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Autore: Rozenberry    28/12/2011    2 recensioni
[Aku no PV]
E dopo qualche ora dal banchetto nuziale, delle voci agghiaccianti iniziarono a girare per il castello.
" Maestà, " una guardia e il suo seguito, chinati al prospetto di Kaito e Meiko, annunciarono la notizia con non poca preoccupazione " il corpo della figlia del male… vede… "
" Su, avanti, parla! " lo incitò Kaito.
" … è un corpo maschile. " continuò infine, chinando il capo.
Lo sguardo di Meiko si perse nel vuoto. Come poteva essere? Era stata ella stessa a condurre Rin alla ghigliottina, spingendola alla propria spada.
" Non può… non può essere… " balbettò, poi la sua voce si ruppe, si mise a sedere sul trono dietro di lei e le sembrò quasi di impazzire.
"Le assicuro che è così, Maestà."
Delle immagini, dei fotogrammi comparvero davanti agli occhi della nuova sovrana. Quasi le mancò il fiato.
♥♥♥♥♥♥♥
Nemmeno la morte potrà separare me dalla mia amata principessa... Resterò per sempre accanto a lei e la proteggerò per sempre, se è per farla sorridere ed essere felice farò qualunque cosa*.

Dedicata con amore a Harmony394
Genere: Drammatico | Stato: in corso
Tipo di coppia: non specificato | Personaggi: Nuovo personaggio | Coppie: Kaito/Meiko, Len/Rin
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Fan fic dedicata ad Harmony394 con tanto amore, da Hikari. ♥


The Daughter of Evil 2
Il ritorno della figlia del male

 

Eccoci qui, mi sono decisa a iniziare questa fan fic, che è il continuo del racconto della saga del male, meravigliosa e famosissima saga di Mothy, meglio conosciuto come Aku no P. E' davvero bellissima, e vi consiglio di vederla se non lo avete ancora fatto. :) Mmhh... che dire, ci sono alcuni tratti poco chiari nella storia originale, per cui qui, attraverso numerosi e frequenti flash back LOL cercherò di spiegare, attingendo anche ad informazioni relative alle altre svariate canzoni di questa saga. Sono felice di aver iniziato questa storia, spero che possa piacere... e spero di ricevere qualche recensione. :) Tutto qui, ora mi zittisco e lascio la parola ai personaggi XD Buona lettura. ♥


 




Il nuovo regno
Prologo


Flash back

 

Le campane avrebbero rintoccato le tre di lì a poco. La piazza era piena di gente, eserciti di Kaito e ribelli guidati dalla mercenaria rossa. Si faceva spazio tra la folla una graziosa ragazzina che sperava ancora di impedire il tutto. Urlava e correva come mai aveva fatto, con il cuore in gola e arrivata finalmente al patibolo era troppo tardi. La luminosa lama cadde sul collo di Len, proprio sotto gli occhi di Rin.
<< Oh! E’ l’ora della merenda! >> Len sorrise, alzò lo sguardo al cielo ed imitò la femminile vocina della principessa, per l’ultima volta.
<< Leeeeeen! >> si disperava distrutta, con gli occhi pieni di lacrime, il cuore stretto in una morsa, per poi cadere al suono, mentre tutt’intorno si cantava e si gioiva per la morte della figlia del male.
Poi le campane annunciarono le tre del pomeriggio.

 

Fine flash back

***

Era ancora in armatura, aveva appena ghigliottinato la figlia del male e finalmente percepì la soddisfazione per essersi vendicata di quell’esilio, che ora le costava il soprannome di “mercenaria”. Brindò con il principe Kaito in coppe di cristallo, colme di liquido rosso, a capo di un banchetto tenuto all’interno del castello, mentre all’esterno il popolo festeggiava come meglio voleva.
<< E d’ora innanzi, signori, >> annunciò Kaito in tono solenne rivolgendosi agli invitati, nobili feudatari delle varie contee << vi garantisco che vivremo in pace e in serenità e più nessun altro come fece Rin oserà attaccare un vostro territorio. >> si riferiva all’attacco di Contea Verde, contea della sua amata.
Presto tutte le coppe si innalzarono e furono vicine, tintinnando.
<< Un brindisi per il nuovo regno! >> propose Meiko e tutti i presenti, in gran fervore, acconsentirono volentieri, contribuendo a creare un estasiante caos in cui si libravano le loro speranze e le loro convinzioni di essersi liberati dalla figlia del male.
Invece si sbagliavano

Dopo qualche ora dal banchetto vennero celebrate sontuosamente le nozze di Meiko e Kaito che insieme avrebbero regnato sul nuovo regno, il quale si estendeva per tutti i territori di Rin e quelli del principe dagli occhi blu come il mare. Un regno davvero vasto, e Meiko sarebbe stata una buona consorte per il nuovo re, data la sua fermezza e il suo coraggio. Tutto deciso, tutto programmato. Lunga vita alla nuova coppia. E dopo qualche ora dal banchetto nuziale, delle voci agghiaccianti iniziarono a girare per il castello.
<< Maestà, >> una guardia e il suo seguito, chinati al prospetto di Kaito e Meiko, annunciarono la notizia con non poca preoccupazione << il corpo della figlia del male… vede… >>
<< Su, avanti, parla! >> lo incitò Kaito.
<< … è un corpo maschile. >> continuò infine, chinando il capo.
Lo sguardo di Meiko si perse nel vuoto. Come poteva essere? Era stata ella stessa a condurre Rin alla ghigliottina, spingendola con la propria spada.
<< Non può… non può essere… >> balbettò, poi la sua voce si ruppe, si mise a sedere sul trono dietro di lei e le sembrò quasi di impazzire.
<< Le assicuro che è così, Maestà. >>
Delle immagini, dei fotogrammi comparvero davanti agli occhi della nuova sovrana. Quasi le mancò il fiato.

***
Flash back


Una donna, una giovane contadina era seduta, quasi sdraiata ai piedi di Rin. Ai suoi occhi lacrime e lacrime. Vedova com’era, doveva sfamare due bambini di pochi anni, e certo questi non potevano lavorare. I soldi mancavano, ma bisognava dar da mangiare a quei suoi due piccoli. A quanto pare però questo alla sovrana non importava: esigeva che le tasse venissero pagate, e chi non lo avrebbe fatto sarebbe finito al patibolo. A nulla servirono le sue suppliche, i suoi ragionamenti, il cuore di ghiaccio della principessa era irraggiungibile.
<< Molto bene, >> annunciò questa, in una risatina sadica << sia condannata all’impiccagione questo pomeriggio. >> sentenziò.
Le pupille rosse della donna si dilatarono, delle guardie cercavano di allontanarla e prepararla all’esecuzione, ma questa opponeva resistenza, chiedendo ancora pietà.
<< La prego Maestà! La scongiuro! Non mi condanni! I miei bambini come vivranno! >> urlava disperata.
In un periodo come quello nessuno avrebbe avuto abbastanza da poter allevare due bambini così piccoli. Sarebbero di certo morti. Ma nemmeno questo importava a Rin. E fu in quel momento che gli occhi della donna incrociarono quelli di Len, accanto a sua sorella, identica a lei come fosse una goccia d’acqua. Questo, intenerito e quasi con le lacrime agli occhi per quella commovente storia, avvicino una mano alla bocca e sussurrò qualche cosa alla sovrana. Meiko non seppe mai cosa, ma la risposta di Rin fu la seguente:
<< Ebbene verrai esiliata. Fuggi dove ti pare, hai tre ore. Non mettere mai più piede in questo regno. Allora non ci sarà clemenza per te. >> poi sorrise << Naturalmente tutto ciò che potrai portare con te saranno solo i tuoi bambini, da questo momento ciò che ti apparteneva è diventato mio. >>

Qualunque cosa gli abbia detto, il servitore dai capelli color grano le aveva salvato la vita quel giorno. Dai capelli color grano e gli occhi azzurri come il cielo. Identico, come fossero due gocce d’acqua, alla principessa.

Fine flash back

***

Poteva essere solo così. Alla ghigliottina c’era finito Len. Riaprì gli occhi, quasi terrorizzata. Tenne la testa con una mano chiusa a pugno e abbassò lo sguardo.
<< Quello doveva essere il servitore della principessa… le somigliava in maniera impressionante. >> annunciò tutto d’un fiato, per poi passarsi una mano sulla faccia e abbandonarsi al trono.
<< Comunque sia, non potrà far nulla. >> commentò Kaito << E’ sola e nessuno sarà disposto ad aiutarla. In un anno di regno si è guadagnata l’odio di tutti, nessuno può amarla ed ospitarla. Qualcuno ce la consegnerà. >>
Meiko scosse la testa, sguardo basso ed occhi chiusi.
<< Dobbiamo trovarla… dobbiamo eliminarla. Non voglio lasciarla in vita, deve essere uccisa. >> e risollevò la testa per poi lanciare un’occhiata ai soldati << Trovatela, vi ordino di trovarla e di portarmela, viva. >> ordinò determinata << Perlustrate ogni angolo del regno, da cima a fondo, casa per casa. Dovete trovarla assolutamente. >> finì, quasi urlando.
Obbedirono agli ordini e le truppe partirono tutte, arrivando in ogni parte del regno… ma Rin? Dov’era adesso?

Ai confini del regno si estendeva l’immenso oceano dove Rin si precipitò in preda alla disperazione e al profondo dolore di aver perduto suo fratello. Le lacrime non riuscivano a smettere, aveva sul cuore un peso immenso, non sentiva più il dolore fisico, il freddo, l’umiliazione, nulla. Singhiozzava e passava nelle strade vuote, tutti erano a festeggiare, nessuno era per strada a quell’ora. Ed ecco infine il mare laggiù, che luccicava all’orizzonte, con il sole che stava per tramontare su quella giornata, su quella terribile giornata.
<< Fa che ricominci… fa che ricominci! >> balbettò con gli occhi stretti, umidi, le guancia rosse e calde e le mani congiunte in una preghiera verso qualcuno a cui si è fatto torto troppo a lungo.
<< Per favore, ti prego Dio! Tu puoi qualunque cosa!! Fa ritornare mio fratello!! >> gridò, alzando lo sguardo al cielo, mentre anche gli ultimi raggi di sole scesero giù e tutto fu buio.
Il vento iniziava a soffiare violento sul mare e sulla piccola Rin, rannicchiata a terra, stretta al mantello e agli abiti che avevano ancora il profumo di Len. Il respiro era affannato e i singhiozzii profondi, non era mai stata tanto pentita come allora.
<< Dimmi cosa devo fare… lo farò… >> mormorò ancora, tra sé e sé, parlando a Dio, con gli occhi rivolti verso il mare notturno.
E in quel momento una bottiglina, una bottiglina di cristallo con messaggio al suo interno arrivò in riva trascinata dalle onde. Rin accorse immediatamente, sperando di prenderla prima che il mare potesse riportarsela via. L’alta marea l’aveva fatta arrivare fin lì, e ancora non poteva crederci. Quella era la bottiglia con il messaggio di Len. I suoi occhi si spalancarono e smise di piangere per un attimo, riempiendo appieno i polmoni. Stappò la bottiglia, un po’ umida all’interno. “Desidero che la mia sorellina sia sempre felice”
Di nuovo gli occhi le si allagarono rileggendo quelle parole. Urlò di nuovo il nome di suo fratello, del suo amato fratello che tanto aveva sofferto per lei.
<< Io ti ho reso infelice… perdonami Leeeeeen! >> gridò per poi riprendere il suo pianto convulso, coperto dal rumore delle onde.
Forse doveva mandare un messaggio anche lei? Ma come avrebbe potuto farlo… con sé non aveva altro che un mantello e pochi indumenti. E si voltò intorno, con il suo lucido caschetto biondo, alla ricerca di qualche cosa. Lì accanto c’era una piuma di gabbiano, ma non c’era nulla con cui scrivere. Così si punse con un pezzo di conchiglia e usando il suo sangue compilò il suo biglietto. Inevitabilmente le gocce di lacrime andarono a bagnare il foglio e a deformare alcune sillabe, ma non le importava. Richiuse la bottiglia e la rilanciò in acqua. Resto tutta la notte lì, a patire il freddo. In attesa di una risposta. Tremava ormai tutta. “Perché una colpa la si conosce solo dopo averla commessa?”
<< Dio ti prego!! Voglio rinascere!! Se solo potessi… >> e Rin entrò in acqua, nell’acqua gelida << … se solo potessi rinascere… una sola volta! Voglio essere ancora tua sorella! >>
E piangeva, ma le sue lacrime non erano visibili perché le onde ormai continuavano a infrangersi sul suo corpo e sul suo volto, entrando quasi nei suoi polmoni, mano a mano che si inoltrava nel mare. Venne lentamente sommersa e tutto ciò che la sua mente confusa percepì furono delle parole, pronunciate da Len.
<< Ma tu lo sei già, mia dolce sorellina. >>
E poi svenne, stremata, crollando. Sarebbe di certo affogata se dietro di lei non ci fosse stata una certa persona, la quale la sorresse prima che potesse cadere e la portò a casa, stringendola forte a sé, alle prime luci dell’alba.

***




 

 

Continua…

   
 
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