Banale ripetizione.

di addo
(/viewuser.php?uid=183117)

Disclaimer: questo testo è proprietà del suo autore e degli aventi diritto. La stampa o il salvataggio del testo dà diritto ad un usufrutto personale a scopo di lettura ed esclude ogni forma di sfruttamento commerciale o altri usi improri.


Giugno 1984. Sabato sera. Un ragazzo liceale, M, come tanti altri finalmente ha la possibilità di rilassarsi dopo le fatiche della settimana. Si vede con gli amici. Va in discoteca. Beve al massimo una birra. Poi torna a casa felice e la sua vita riprende normale a trascorrere.
Giugno 2009. Sabato sera. Un ragazzo liceale, G, come tanti altri finalmente ha la possibilità di rilassarsi dopo le fatiche della settimana. Si vede con gli amici. Va in discoteca. Si ubriaca. Ogni tanto gli capita di "tirare" un po' di coca. Ogni tanto prende una pasticca di ecstasy. Esce dalla discoteca e a a bere ancora qualcosa sempre con i soliti amici e le solite amiche. Poi torna a casa felice e la sua vita riprende normale a trascorrere. O dovrebbe essere così. Perchè sale sulla macchina che lo riporterà a casa con più alcol che sangue in corpo. Pensa comunque, il ragazzo, di farcela a tornare a casa. Non si preoccupa del suo stato attuale e gira la chiave. Parte. Imbocca l'autostrada. Non capisce cosa succede attorno a lui. Ha paura e pensa di fuggirne pigiando quel maledetto pedale dell'acceleratore ancora più giù. Sbanda. Si scontra a 150 Km/h sul guard-rail. Qualcuno assiste alla scena. L'ambulanza arriva dopo neanche 4 minuti. Ci sono anche i pompieri. Dovranno districare quel corpo quasi esanime, dal groviglio di lamiere. Arriva in ospedale vivo, o quasi. Viene intubato e portato in rianimazione. E' in coma. Dopo 9 giorni si sveglia. Dovrà rimanere ancora una settimana in ospedale. L'undicesimo giorno gli dicono che nello sbandare ha urtato un'altra macchina con a bordo una famiglia. Tutti morti. Il dodicesimo giorno dice di voler prendere un poco d'aria. Convince il medico a farlo uscire sul balcone della sua stanza al quinto piano. G esce. Sta male. Molto male. Ma non è dolore fisico. Pensa a quei due bambini e ai loro genitori morti tutti per colpa Sua. Poi si chiede perchè quella maledetta sera ha preso quel secondo cocktail. E quel terzo. E quel quarto. E quel quinto. E quel sesto. Poi si butta giù... Ora è in pace.




Questa storia è archiviata su: EFP

/viewstory.php?sid=1010456