19 years later

di EleRitz96
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 “Tu porti il nome di due presidi di Hogwarts. Uno di loro era un Serpeverde e probabilmente l’uomo più coraggioso che io abbia mai conosciuto”

Albus stava ancora pensando alle parole del padre quando prese posto nel primo scompartimento vuoto che incontrò lungo il corridoio dell’Espresso per Hogwarts.
Rose lo seguì e si sedette di fronte al cugino. Era il primo anno per entrambi, ma Albus era di gran lunga più preoccupato: temeva di essere assegnato a Serpeverde…
Papà e mamma cercavano di fargli credere che non fosse una tragedia, ma lui sapeva che serpe è sinonimo di cattivo. Per esempio il ragazzino biondo dall’aria
antipatica che Albus aveva visto prima di salire sul treno, Scorpius, dava decisamente l’idea di dover appartenere a quella casa di vipere; era un Malfoy, uno snob
con l’ossessione del sangue puro. Lui sì che sarebbe filato dritto sotto la bandiera Verde e Argento, come tutta la sua ricca e malefica famiglia. Tutto questo lo sapeva
perché aveva letto le storie sul padre…
Ma qualcosa in fondo alla sua testa cercava di dirgli che non poteva fare di tutta l’erba un fascio. Il maghetto zittì quella vocina coscienziosa e prese ad osservare
attentamente la punta delle scarpe nuove di zecca che mamma Ginny gli aveva regalato per l’occasione: non voleva più pensare.
-Severus- chiamò Rose. Il giovane Potter alzò lo sguardo, accigliato: solo lei usava il suo secondo nome, quello del preside che gli piaceva meno. La cugina gli stava
offrendo una manciata di gelatine tutti i gusti più uno. Lui la rifiutò con un cenno del capo: non aveva né fame né voglia di mangiare data l’agitazione che gli attanagliava
la bocca dello stomaco.
-Devi stare più tranquillo- lo ammonì Rose con le mani sui fianchi. La saputella si sistemò gli occhiali sul naso e continuò ad osservarlo, curiosa. Nonostante le
apparenze, era una ragazzina dolce e cercava sempre di prendersi cura del prossimo, consapevole di essere intellettualmente più “avanti” dei suoi coetanei.
Guardava agli eventi con oggettività e spirito critico e risolveva i problemi senza farsi prendere dal panico o influenzare eccessivamente dalle emozioni.
Per esempio, ora se ne stava seduta tranquilla a sgranocchiare una merendina babbana che le avevano dato i nonni, senza tormentarsi inutilmente riguardo la
sorte che le sarebbe toccata. Questa forma di intelligenza talvolta irritava profondamente Albus, che si ritrovò a pensare che se era geloso era anche cattivo e
che quindi sarebbe finito a Serpeverde. Sbuffò e si gettò rassegnato contro lo schienale, voltò la testa verso il finestrino e assistette alla partenza dell’Espresso
per Hogwarts per la prima volta nella sua vita.
“Ci vediamo a Natale” aveva detto la mamma.
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