Attraverso lo specchio

di BaronessSamedi
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Alice è un errore dell’alchimista. Alice è la patologia della perfezione. Alice è lo sguardo che ti segue senza che tu possa vederlo. Alice si mostra e ti osserva attraverso un effimero strato di vetro, danzando leggera, in punta di piedi, sul confine sottile tra esibizione e prostituzione. Perché è instabile l’equilibrio tra offrire qualcosa di sé e sfruttarlo, basta un soffio di vento, l’attimo di morbida perversione di una mente labile, e tutto cambia. Non per Alice, no, lei aspetta in silenzio, guardata ma non vista attraverso la vetrata. Neve, brina, delicati cristalli invernali accendono di luce i colori della festa. Sono forse gli occhi suoi immoti specchio ingannevole della mente sua vagabonda, che senza mai davvero avanzare rincorre chimere impazzite mentre il mondo fuori passa, corre, ha fretta, si vergogna? Aspetta paziente, Alice, che qualcuno si accorga del cuore che batte, non percepito, sotto i lustrini dell’abito e dei tacchi. Non-viva. Un dettaglio nella tappezzeria. E rimane in vetrina, e aspetta un’altra ora o forse un anno ancora. Ma la festa è passata e nessuno l’ha invitata fuori. E così Alice rimane a scrutare la vita che avviene fuori dalla sua gabbia, oggetto del desiderio dello spazio di un battito d’ali. 




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