La sposa bambina

di La Mutaforma
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Ecco, io non sapevo neanche che ci fosse una sezione. Al diavolo la biologia, ora mi metto a scrivere. 
A parte l'entrata trionfante, cercando perle di storia su cui riflettere ho scoperto che Girolamo Riario sposò Caterina Sforza quando questa aveva ancora appena dieci anni. 
Ovviamente, la fangirl entra in azione e immagina come si comporterebbe il buon Riario con una bambina. 
La Mutaforma





Entrò nella stanza per porgere, più per educazione che per affetto, i suoi saluti alla moglie.
“Buonasera”
Lei si voltò. “Buonasera, mio signore” lo salutò Caterina con un ampio sorriso. Un sorriso bambino, sincero, fatto di cuore.
Girolamo pensò che non c’era cattiveria nel sorriso di una moglie così giovane, così immacolata.
Si chinò sulla poltrona per posarle un bacio sui capelli rossi. “State bene?”
“Sì. Mi siete mancato”
Lui sorrise, ma fu breve. I suoi sorrisi erano falsi, meschini. Cinici. Poco sinceri. E davanti a lei, che sorrideva così spontaneamente, provava vergogna di fingere.
Avrebbe voluto inginocchiarsi e chiederle perdono per la sua falsità, per la sua ostinazione a mostrare un vago interessamento alla sua già cagionevole salute.
Riconosceva di essere fallimentare come marito, lui che l’aveva strappata solo tre anni prima tra le braccia della madre.
Avrebbe dovuto essere la sua famiglia. Invece era l’uomo nero che veniva a salutarla quando poteva, che le accarezzava i capelli quando ne aveva il tempo.
Che non si impegnava a celare la sua ingratitudine verso quella moglie bambina.
Tossì la leggiadra fanciulla. Lui stesso sentì una strana pulsazione nel vederla china a tossire e la prese per la spalla.
“Volete che chiami un medico?” le chiese Girolamo con tono piatto, poco preoccupato. Caterina scosse la testa e sorrise, più stancamente stavolta.
“Forse dovrei dormire. Ci sono già tutte le stelle in cielo? Non mi è permesso avvicinarmi alle finestre. Sono troppo alte e potrei ammalarmi di nuovo”
Riario rimandò uno sguardo fuori. Il cielo era nero e pesante. “C’è un cielo splendido, mia adorata”
Caterina sorrise, ancora, leggiadra come una creatura irreale.
“Allora per me è ora di andare a letto” si alzò dalla poltrona. In piedi era notevolmente più bassa di lui “Buonanotte, conte Riario”
Girolamo le baciò la fronte. “Buonanotte, Caterina”
La ragazzina uscì volteggiando. Lo lasciò solo, nella stanza. Lui e i suoi sensi di colpa.
 
 
 




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