Volare senza ali

di JKRowling_4ever
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Conoscerla per me è stato come vedere l’arcobaleno dopo una tempesta o il sorriso di una mamma con il suo bambino, è stato amore e odio, gioia e dolore, divertimento e noia. La prima volta che l’ho vista era così semplice e bella che mi sono dimenticato dei miei impegni, di andare a fare la spesa per la nonna, di correre dallo zio per aiutarlo con i cavalli, di pulire la mia stanza e dar da mangiare ad Oscar, il mio mastino. Tutto è scomparso. La mia vita non era più mia, tutto girava intorno a quella ragazza acqua e sapone eppure ai miei occhi stupenda.
 
Il suo nome lo scoprii solo molto tempo dopo, quando dopo mesi presi coraggio e chiesi a una delle sue amiche un po’ di informazioni. Naturalmente, visto che le voci girano in fretta, venne a saperlo mezza scuola, tanto che dopo qualche giorno la ragazza dagli occhi color del ghiaccio mi venne a parlare, volendo conoscere il ragazzo che si era tanto interessato a lei.
 
Sam era ed è una ragazza incredibile, con gli occhi chiari e trasparenti come un lago di montagna e i capelli colorati dai raggi del sole. Ha solo sedici anni e sembra già una donna: mi guarda con i suoi occhi grandi e senza parole riesce a comunicare tante cose, cose che a volte fanno piangere e a volte ridere, cose solo sue e mie. Con lei ogni cosa prende colore e forma, dagli alberi piantati nel giardino della scuola alle aule scure e tristi di uno studio medico.
 
Il giorno che la conobbi era un caldo pomeriggio di fine maggio, la primavera ormai era agli sgoccioli e l’afa era talmente forte che le magliette sembravano attaccarsi sulla pelle e odorare di sudore già appena indossate e stare seduti nei banchi di scuola del terzo piano era davvero difficile, anche per l’inflessibile Brizza, l’insegnante di matematica.          
Ricordo ancora quando all’uscita da scuola la scorsi seduta vicino alla mia bici, sembrava aspettare qualcuno e quel qualcuno ero proprio io, sempre così invisibile agli occhi degli altri. Ricordo il mio cuore, sembrava volermi uscire dal petto, e le mie gambe, di solito così forti, erano diventate cioccolato, pronto a sciogliersi da un momento all’altro. Ricordo la sua voce, dolce e un po’ emozionata, leggermente roca e così sensuale da farmi venire i brividi.
-         Ciao Gabriel, ti starai chiedendo cosa ci faccio qui, seduta tra le biciclette ad aspettarti. Beh, volevo solo dirti che se vuoi ogni tanto possiamo uscire, per un gelato o per bere qualcosa. –
La mia gola secca non mi permetteva di parlare, mi sentivo come nel mezzo di un’interrogazione, con il fiato corto e la gola senza saliva. Mi sforzai comunque di dire qualcosa, davanti alla mia dea non volevo fare brutte figure.
-         Cccciao Sam….- biascicai – cccerto, ssarei più che ffelice di uscire con te oogni tannto.-
-         Va bene, ci vediamo allora Gabri! Posso chiamarti Gabri vero?- mi disse, strizzandomi l’occhio.
-         Mmma ceeerto!-
Dopo questa imbarazzante conversazione, arrivai a casa e mi buttai sul letto, soddisfatto “dell’appuntamento” non ancora accordato ma comunque deluso dal mio parlare così inceppato, come un balbuziente.                                                                                                                                          




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