Biglietto di Sola Andata

di Manto
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Biglietto di Sola Andata




Una volta sognavo... una distesa azzurra percorsa da scariche di luce, da frammenti d'oro, da animali mitologici.

Una volta sognavo... un mondo senza paura, senza sangue innocente sparso su un triste pavimento, su un campo di battaglia, su una strada mal frequentata.

Una volta sognavo... una donna, che teneva in braccio una bimba.

“Non dovevate”, avrei voluto dirvi. Mi rivedo, chino su quel biglietto; rivedo i vostri sorrisi, la vostra emozione.
“Impara a nuotare, mi raccomando!”, mi hai detto, dandomi una pacca sulla spalla. Grazie papà.
“Sola andata. Perché chissà quando tornerai a casa!”, mi hai detto, baciandomi. Grazie mamma.
Grazie per tutta la vita che mi avete dato.

Ti amo. Avrei dovuto dirtelo, in ogni momento della mia vita, anche quando non avevo più voce.
Anche ora vorrei dirtelo. Ora, che per me parla il vento.
“Vai, Antonio, realizza il tuo sogno. Quando tornerai, Gaia saprà già parlare.”
Amore mio... ti amo. Ti amerò per sempre.

A te, antica e splendida Bologna, grazie. La più bella di tutte tu sei, per me.


Bologna, 10.25



E ora cosa sono? Sono una borsa senza più un portatore.

Sono una scarpa senza più un piede.

Sono una lacrima senza più una guancia da solcare, che cade nel vuoto ma risuona per sempre.

Sono il rottame di una locomotiva.

Sono una bambola su un binario devastato.

Sono solo un biglietto.

Eppure... eppure io sono ancora qui, qui con voi.

Sono con te, Mamma.

Sono con te, Papà.

Sono con te, Amore mio.

Gaia... il tuo papà è volato in cielo come una preghiera, ma tu non avere paura. Osa amare, Gaia.
Osa sognare.



A mio padre, a quel treno che partì senza aspettarlo e che gli salvò la vita.
A chi non ebbe la stessa fortuna.
L'Italia non dimentica, Bologna non dimentica. Io non dimentico.





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