I know the world's a broken bone, but melt your headaches, call it home

di Alphabet Loser
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Davanti allo specchio, con le mani a sistemarsi i capelli. Si sentiva uno studente che si prepara all’esame. Anche lui stava per ricevere un giudizio di cui aveva paura. Uscì. La strada era nera, come la notte che la copriva, ma punteggiata da mille luci colorate. Fari delle auto, insegne luminose, case, lampioni, discoteche.
Voleva arrivare un po’ in ritardo, per non doversi trovare da solo con Brendon o Spencer.
Era come confessare ai genitori di essersi presi un 4+, dopo anni di ottimi voti.
Era così evidente che Ryan e Jon dovevano rivelare qualcosa di spiacevole? A giudicare dalle facce degli altri due, sì.
Quando lo disse, sembrava che se lo aspettassero. Ryan quasi voleva che si arrabbiassero, che lo insultassero, che lo convincessero a cambiare idea. Perché, in fondo, una parte di lui si pentiva di ciò che aveva appena fatto.
 
Quando lo annunciarono al manager, al produttore, all’arrangiatore e a tutti i loro vari collaboratori, ci rimasero davvero male. Glielo si leggeva in faccia, non se lo aspettavano. Ryan fu apatico. Lo sguardo nel vuoto. Eppure era stato lui a prendere quella decisione, a convincere anche Jon. Non sarebbe tornato indietro.
“Ma perché mi faccio tutti ‘sti problemi? È normale essere tristi, adesso. Andrà tutto bene. Di cosa ho paura?”




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