Nel Roseto

di Beads and Flowers
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Nel Roseto

 

 Il padre e la figlia, insieme, camminavano nel roseto. Come due uccellini, guidati da percorsi di zucchero, avanzavano lungo la strada bianca. La bambina, altezzosa nel suo vestitino di pizzo, fissava con sguardo rapito le rose, interrogando silenziosamente il loro mistero. Suo padre, invece, leggeva i cartellini piantati nelle aiuole, mormorando tra sé e sé gli antichi nomi dei fiori.
 Arrivarono ad una panchina di marmo immacolato, bianco come la Luna.
 Le cetonie ronzavano nell’aria, come insolenti messaggeri di bronzo e smeraldo. Le rose venivano cullate dalla delicatezza del vento, e le nuvole viaggiavano nella perfezione del cielo. Il padre le inseguiva con lo sguardo attento, riscoprendosi vivo in quell’ingenua illusione. La bambina, raccolto da terra un vecchio ramo, iniziò a tracciare delle figure nella polvere.
 “Che cosa disegni, tesoro mio?”
 “Il Sole.” 
 “Il Sole?”
 “Sì. Nel cielo non c’è, non riesco a vederlo.”
 Il signore corrugò la fronte, non riuscendo a capire. Alzò nuovamente lo sguardo, e cercò il Sole. Nell’immensità del cielo, all’orizzonte, dietro le nuvole. Non riuscì a credere a ciò che non vedeva: il Sole era sparito. Eppure, il tepore della Primavera riscaldava le rose, il cielo splendeva come uno specchio marino.
 “Ma come è possibile?”
 “Non lo so.”
 “Quando è accaduto?”
 “Non so, non ricordo. Da circa un minuto, o forse un anno.”
 “Non può essere.”
 “Mi annoio, non voglio più stare seduta. Continuiamo la passeggiata?”
 “Eppure, io… sì. Sì, va bene.”
 Si alzarono in piedi, e la bambina gettò a terra il ramo secco. Camminarono in silenzio, percorrendo mano nella mano il sentiero. La bimba prese a recitare una canzoncina, ma dopo un poco si stancò. Il suo sguardo assorto si posò su di una rosa. I suoi colori, i suoi petali, le sue spine. Il suo mistero.
 “Papà?”
 “Sì?”
 “Raggiungeremo mai la fine del sentiero?”
 “Certamente.”
 “Ne sei sicuro?”
 “Sì.”
 “Eppure, eri anche convinto che nel cielo splendesse il Sole.”
 Il signore la guardò a lungo, non riuscendo a dare una spiegazione a ciò che lo circondava. Rialzò lo sguardo al cielo, cercando disperatamente l’astro perduto. Non lo vide. Era davvero un giorno senza Sole.
 La bambina si rivolse al padre, sorridendo.
 “Stanotte ho fatto un sogno meraviglioso.”
 “Davvero? E che cosa hai sognato?”
 “Non so, non ricordo. Ma era un sogno bellissimo, straordinario. Mi sono svegliata ridendo. Ero contenta. Felice. Il perché, in fondo, non è mai stato molto importante.”
 La bambina sorrideva. Suo padre la osservava con meraviglia, senza capire.
 “Guarda! Papà, guarda! Ecco il cancello! Siamo arrivati alla fine del sentiero.”
 Il signore alzò lo sguardo, e non lontano vide un grazioso cancello di ferro dipinto, che univa due muretti di pietra. Oltre il cancello, un campo di trifoglio, ed oltre ancora, all’orizzonte, una piccola casetta di legno. La loro casa.
 “Papà, guarda laggiù!”
 Il signore si voltò, dove sua figlia indicava. Non lontano, nel cielo, il Sole era ricomparso. Il pomeriggio era ormai trascorso da tempo, e già la sera calava su quel luogo incantato. E l’astro tramontava lentamente all’orizzonte, tingendosi del colore delle rose.





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