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di Clitemnestra
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La guardavo.
E lei guardava me.
Poteva essere anche bella, se non fosse stato per gli occhi.
Quegli occhi
Non avevano espressione; neri, impassibili.
Una volta avevo visto un film che diceva che gli occhi erano lo specchio dell’anima.
Ma quegli occhi non avevano anima.
Il vuoto
Ecco cosa erano quegli occhi.
Il vuoto.
Un pozzo nero e profondo.
Sarei sprofondata  se non avesse girato la testa improvvisamente, e i suoi occhi non mi guardarono più.
Tirai un sospiro di sollievo.
Ma lei digrignò i denti e mosse le labbra repentinamente
-Brutta!-
Il suo sussurro mi colpì
-Grassa-
Un altro pugno nel ventre
-Troia-
Ancora, ancora dolore
-Non ti vergogni? !-
-Smettila!- la mia voce risuonò cupa e flebile
Ma lei rise
-Sei una brutta vacca!-
-Ti prego-
-Prega, grassona, di essere magra!-
Afferrai il taglierino e la colpì
Il sangue sprizzò e mi sporcò le dita.
Era caldo e vischioso.
E quella a ridere fui io
 
L’infermiera Jolie guardò la cartella della paziente.
Non aveva più di quattordici anni, eppure sembrava un’anziana ottantenne.
Il corpo rattrappito e il viso scavato.
Non era la prima volta che vedeva un ragazza in quelle condizioni, c’era abituata.
Diede un’ultima occhiata alla riga della cartella.
Ferita da taglio sull’addome
Charles l’aveva portata la sera prima, trascinando la barella.
Non aveva detto niente.
Il mestiere di paramedico gli aveva insegnato a stare zitto.
Portava ancora i recenti segni dell’aggressione subita perché aveva detto a un’infermiera come aveva trovato un importante uomo d’affari nella casa di una prostituta.
La madre della ragazzina non era ancora venuta.
L’aveva chiamata tre volte ma aveva risposto solo la voce elettronica della segreteria.
Le aveva lasciato un messaggio vocale ma dubitava che lo avesse ascoltato.
Uno dei colleghi con cui Charles era andato a prendere la ragazzina  le passò vicino
-Lucas- lo chiamò
L’uomo si voltò e sorrise.
Jolie indicò il letto e Lucas abbassò la testa cupo.
Si avvicinò all’infermiera.
-Cosa le è successo?- la curiosità bruciava la lingua di Jolie
-Ci ha chiamato la vicina. Aveva sentito delle urla. Quando siamo arrivati lei era in camera, con  un taglierino nella pancia-
-Oddio- Jolie si portò una mano alla bocca
-Ma la cosa più strana- continuò Lucas –E che l’abbiamo trovata davanti a uno specchio-
L’infermiera si voltò inorridita.
E per la prima volta notò il sorriso sulle labbra della ragazzina.
 
Ho vinto.
Lei è morta.
L’ho uccisa io.
La odiavo, Dio, quanto l’odiavo.
Ma ora sono libera.
Lei è morta
E l’ho uccisa io.





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