Destino

di Degonia
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Questo racconto è dedicato a Lei (Empirya), la sola...




Il sole, alto nel cielo, faceva capolino tra le bianche nubi migranti.
L’aria estiva giungeva lieta e festosa sul mio viso.
Le ombre si rincorrevano sul praticello bagnato ancora dalla rugiada della mattina.
L’aquila solcava la volta celeste alla ricerca del suo secondo “pasto” giornaliero.
I mercanti frettolosi, tra il rumore di un carro e il fruscio di stoffe pregiate, ritornavano alle loro abitazioni, stanchi e affamati.
Fu quella la prima volta che ti vidi.
Maneggiavo una spada, era una di quelle vere, di quelle che ammazzano la gente in battaglia; sì, di quelle che spargono il sangue nemico.
L’avevo “presa in prestito” da mio padre che, non voleva assolutamente che l’usassi.
Falciavo goffamente l’aria, cercando di non perdere l’equilibrio.
Era una spada possente e pesante, degna di un valoroso cavaliere.
Mio padre mi ripeteva sempre che un giorno sarebbe stata mia: ma io non volevo aspettare!
Ti vidi da lontano; mi spiavi da dietro il grande tronco di un albero baciato dal sole.
Eri lì a fissarmi da ore; chissà perché poi.
Avevi i capelli ricci che ricadevano posandosi sulle tue bianche spalle.
Conoscevo i ragazzini del mio quartiere e non eri uno di loro.
Non mi parlasti quel giorno; più tardi, fui io a presentarmi.

Avevo saputo dal mio maestro d’armi che eri giunto da poco, con la tua famiglia, nel nostro quartiere ed eri solito rimanere a giocare da solo.
Ti chiesi perché mi fissavi quel giorno, tu mi rispondesti:
“sembrava che ti divertissi molto e mi piaceva vederti sorridere”.
Spontaneo ti risposi
“la prossima volta, verrai a sorridere insieme a me?”
Vidi i tuoi occhi farsi lucidi.
Afferrai la tua piccola mano e ti condussi, veloce, fuori dal palazzo.
Eravamo dei bambini e la notte spaventosa, e coi suoi segreti, ci avvolgeva.
Stringendo forte la mia mano destra e indicando la luna piena mi dicesti
“insieme fino alla fine?”.
Non ti conoscevo affatto.
Ti risposi imbronciato “no, non fino alla fine…”,
mi guardasti sorpreso e deluso.
Ma, affettuoso, ti abbracciai “perché noi saremo insieme anche nella morte” dissi chiudendo gli occhi e sentendo che anche tu, annuendo, ricambiavi il mio abbraccio.




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