l'anagramma di dolore è dolore

di Malik_3
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Se fosse vero che le sofferenze rendono migliori, l’umanità avrebbe raggiunto la perfezione.
(Alessandro Morandotti)


Sola. Una macchia scura in un mondo di colori, una sfumatura di cui l’importanza è del tutto irrilevante.  Impotente davanti al destino, alle convinzioni, al fato, vedo il mio futuro smembrarsi e dissolversi nel nulla. È triste tutto ciò, una ragazza di soli diciassettenne anni costretta a reprimere e ripudiare le proprie passioni per far spazio al volere di altri. Qui è tutto catalogato: ogni persona, donna, uomo, ragazza o bambino viene identificato secondo pettegolezzi , voci altrui e azioni compiute. Ad esempio, una donna che decideva di divorziare dal marito era considerata “impura” e una poco raccomandabile , da non considerare come potenziale partner per alcun motivo. Un altro esempio  Luca, mio fratello, fu ripudiato dai miei solo perché aveva deciso di convivere con la sua compagna invece di sposarsi. Qui convivere equivale a fare un patto con il demonio, compiere peccato mortale. E un altro esempio potremo esserlo tutti: ragazze che non hanno trovato ancora la felicità e continuano a cercare e vengono considerate poco di buono;  ragazze violentate che vengono guardate con disprezzo e considerate provocatrici; bambini dislessici, daltonici o anche solo tranquilli e riservati che vengono considerati malati. E i ragazzi no, per loro è tutto più facile. Il mondo è costruito per gli uomini, su misura per loro, e niente potrà mai cambiarlo…  Non ho mai vissuto in una famiglia ricca, d’altronde siamo sempre stati in cinque (sei con Luca). La nostra era una di quella povertà che ti taglia le braccia e ti strugge il cuore, come in inverno quando vuoi qualcosa di caldo ma ne ispiri solo l’odore perché non hai i soldi e ne il coraggio di chiederli ai tuoi. Papà è venuto a mancare sette anni fa, e da quel momento mamma non è più la stessa; bellissima donna imprigionata dentro pesanti vestiti neri che la invecchiano e non la fanno brillare. Si, perché mamma ha sempre brillato di luce propria. È una gran donna, lei: rimasta incinta appena sedicenne con un matrimonio  da organizzare, ha saputo andare avanti e reggere tutto ciò pur essendo solo una ragazzina. Quando il cancro aveva iniziato a circolare e espandersi su mio padre nasce mio fratello minore, Alberto. Io, mia madre e mia sorella abbiamo assistito alla sua crescita , e poi vederlo per strada tra le braccia della morte.  Se l’era cercata, quel bastardo! La cattiva compagnia lo aveva condotto in sporchi giri di spaccio condotti dalla mafia, la mafia calabrese. Forse la più potente, crudele e incolmabile, ndrangheta.  Poco tempo dopo muore papà lasciando noi tre da sole, al buio.
 




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