Lucifer

di athenawinchester
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Lucifer





Sei cambiato, ha sussurrato.
Quale il masochismo, quando
sei del tormento il supremo
artefice; dunque pena.

Sei cambiato, ti ho sussurrato.
Mai ho visto ne' suoi occhi
spossatezza, ed ora tremano
le palpebre; triplice pena!

Essa al suolo le mie ali
eternamente lega, ma tu ciò
sappi: né il bagliore del Cielo,
né l'eterna regia promessa

mi mosse. Volsi allora le mie
spalle, dacché scritto a servire
la tua opera, ma - ricordi? -
fui io ch'un tempo prima amasti.

Dolce aspra memoria, che già
come fiamma dilania, e questi
sono gli Inferi; è forse mai
esistita magra speranza?

Ed ora? Volgi da me lo sguardo!
Disappunto, misericordia!
Eppur fui io, io fui colui
cui il tuo lume allora affidasti!

E come esigere il medesimo
calore, all'allor vergine tuo
favorito creato, se tu sei già tutto:
perché l'hai concesso?

Ed esso fu la tua rovina! A loro
il mio sacrificio! Non fui
abbastanza? Condanni l'astio?
Per primo ti ho amato.

Ecco ciò che or da loro ricevi:
disonore! Irriconoscenza!
Mai si è visto un cagionevole
Nume! Eppur mai neghi loro

il perdono, e me invece – ricordi? –
cacciasti con la spada! E fui
fatal nemico di mio fratello!
Dov'era la tua immane prodezza?

Ti pieghi, fuggi e ti occulti; divenuto
succube d'un mortal fabbricato!
Oh, amante senza speranza!
Dov'è ora la tua onnipotenza?!

In suo nome fui recluso e in eterno
ingiuriato! Ma ora qual differenza?
Esule come me, e fatalmente tradito!
Credevi fosse tuo alleato?

Ora ambedue – lo neghi? -
alla mesta solitudine condannati,
eternità miserevole: perduto è per noi
il sentiero di quell'antico colle.

Tu l'uno dell'altro ci privasti:
e mille volte ancora le ali mie
fenderesti, ed io per te lo sguardo
sono obbligato a voltare.

Solo avrei voluto -
illecito pensiero che tormenti -
per l'ultima volta, almeno
chiamarti: Padre. 




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