Nel Mondo dello Specchio

di Made of Snow and Dreams
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Nel Mondo dello Specchio




Prologo

Into the wild




Azzannò il labbro inferiore fino a farlo sbiancare, tanta era la pressione esercitata dalla sua mascella. L’impulso di scaricare l’adrenalina e la tensione era impellente; voleva ridere, saltare, correre fino a perdere l’orientamento. Attraversare distese di abeti senza un meta ben precisa, per perdersi in un quel groviglio di radici e fronde dondolate dal vento. Arrancare su quel tappeto di foglie ramate, dorate e color ebano per marchiare, per lasciare un segno della sua venuta. Per sentire il cuore palpitare nell’affacciarsi, affannato e con le guance imporporate, alla radura più vicina, possibilmente baciata dal sole. Tutto per quel brivido di vittoria nel considerarsi, per la prima volta nella sua vita, finalmente libero.

Libero da ogni costrizione sociale, morale, politica e individuale. Libero da ogni futile bisogno che la tecnologia impone, che una vita programmata impone. Libero da ogni veleno che l’essere uomo assume quotidianamente, accettando senza obiezioni la condanna giornaliera che la convivenza con i propri simili esige. Un esilio che lui aveva scelto di auto-imporsi, adottando una vita da vagabondo errante in realtà intricate e talmente innovative da risultare meravigliose.

E non c’era niente di più innovativo, terrificante e divino nell’'osservare i massi macchiettati dal morbido muschio profumato, nell’esporre al sole più cocente e alla pioggia più battente la schiena nuda, nell’addormentarsi immerso nel freddo umido dei monti della Germania. Nel vivere dentro le mille sfaccettature che la Natura, dimenticata ma sempre presente, gli proponeva.

Mondi diversi e sempre sovversivi, dentro il quale suo padre aveva deciso di vivere e morire, aborrendo ogni contatto con l’umanità. Il pensiero dell’uomo con cui condivideva il sangue e lo spirito, un uomo dai brillanti occhi azzurri e dai capelli spruzzati d’argento alle tempie, gli causò un brivido che gli percorse tutta la schiena. Era così che Albrecht Hofmann si era sentito, abbracciando l’idea di un viaggiatore la cui casa è la strada? L’emozione gli aveva ammutolito la gola come aveva fatto con suo figlio, Ludwig Hofmann?

Davanti ai suoi occhi, lande desolate e pregne di odori sconosciuti, di colori tonanti e cicli di selvaticità agreste, primitiva. Tante semplicità da ripassare, tanti mondi da ispezionare con gli occhi curiosi di un bambino che si affaccia a una finestra per la prima volta. Tanti soli da conoscere, tanti brezze da odorare e da riconoscere, tante carni di cui nutrirsi, tante fonti da cui abbeverarsi, tante creature da incontrare.

Sì. Ludwig Hofmann, figlio di un giramondo idealista e giramondo anch’egli, non poteva essere più contento in quel giorno di conquista.
 
 



Note dell’Autrice:
Questa storia rinasce da un mio primo, elementare tentativo di dipingere uno tra i tanti mondi da cui è composta la mia mente e in cui io sopravvivo. La precedente versione s’intitola ‘Nel mondo dello specchio’, che ho voluto riprendere in una versione migliorata, in cui diluire le mie idee da adolescente in una realtà creata dalla me-bambina (bah, anche adesso lo sono). Ogni capitolo porterà il titolo di un film a cui tengo particolarmente o a cui mi sono ispirata (in questo caso ‘Into the wild’, che mi ha fatto maledettamente commuovere), e qualche personaggio farà riferimento a personaggi che mi hanno lasciato il segno. Detto questo, benvenuti nel mio mondo personale e buona lettura!
 

Made of Snow and Dreams.
 
 

 




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