Era meglio prima

di SuperWhoLock
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La tristezza è imprevedibile. Arriva sempre quando non te lo aspetti. E, certe volte, se l’aspetti non arriva.
Ricordo che al funerale di nonna non era arrivata. Eppure l’aspettavo. Poi dopo una settimana, mentre ero in attesa che il sonno arrivasse, è arrivata all’improvviso. Potente. Non mi permetteva di respirare tanto era opprimente. Ricordo di aver pianto per mezz’ora, nel letto, non avevo neanche i fazzoletti a portata.
Oggi mi sento come quella sera, con una forte tristezza addosso che non vuole andare via. Però quella sera sapevo che era per nonna, sapevo a cosa era dovuta quella sensazione di mancanza che sentivo dentro. Ma oggi?
Ripensiamo: mi sono alzata, ho visto il sole, ho portato a spasso il cane, ho fatto colazione. Mmh... Normale. E allora perché mi sento come se mi avessero detto che avrei perso un arto?
Continuiamo: volevo andare in campagna, non mi ci hanno portato. Ma non è la fine del mondo. Mi sono messa a studiare. Non riuscivo a concentrarmi, ricordi di un’infanzia spensierata, in compagnia di amici che non vedo più. Risate, corse, palloni. Un garage verde. Amici. Il primo amore. Però lui voleva la tua amica.
Perché mi ritornano in mente oggi? Sarà l’aria di primavera.
Torno a studiare, ci provo. Inutile, i ricordi non mi danno tregua. Passo dalla felicità per i bei ricordi alla tristezza che non vuole andarsene, che resta. Lei è l’unica.
Ormai è ora di pranzo. Recupero il telefono. Controllo la data. Notifiche di compleanni. Ricontrollo la data. È il tuo compleanno.
Ah, ora ha senso, ho trovato la ragione della mia tristezza. Anche dopo anni il tuo ricordo mi fa ancora male. Pensavo di averla superata. Pensavo di averti finalmente dimenticato.
A quanto pare no.




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