Endless

di Silvy7s
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Ciao a tutti e grazie di aver scelto di leggere questa storia.
 
Prima di cominciare vorrei fare un paio di premesse: si parlerà di un argomento molto complicato e soprattutto delicato, io non sono un medico ma sono appassionata di medicina e tutto ciò che so l'ho vissuto sulla mia pelle o l'ho studiato da sola.
Non scenderò in molto nei dettagli su alcune cose riguardanti la malattia di Grace proprio perché non ho le conoscenze per farlo, non voglio urtare la sensibilità di nessuno e soprattutto questa storia vuole essere incentrata di più sulle emozioni provate dalla protagonista piuttosto che sulla sua cartella clinica.
 
Detto questo spero che questa storia possa comunque piacervi, buona lettura.
 
***

Da quando avevo cominciato il tirocinio ero raggiante, assistere alla nascita di una nuova vita era un miracolo per me e amavo il fatto di poter contribuire ad una cosa simile.
Ormai era la fine del mio turno e mi stavo preparando per tornare a casa. Non avrei mai voluto lasciare quel posto, sentivo come se mi appartenesse e tutto ciò emanava tanta positività.
- Largo arriva la secchiona di turno - disse in tono scherzoso Lea, la mia migliore amica. Risposi con una leggera risata.
 
Non aveva tutti i torti, in fin dei conti amavo studiare. Inoltre le materie scientifiche erano le mie preferite. 
Io e Lea ci conoscevamo da molto tempo, eravamo amiche fin da bambine.
La prima volta che la vidi era nella sabbiera dell’asilo, litigava con un’altro bambino per aggiudicarsi il secchiello più colorato. I suoi capelli ricci scendevano lungo tutte le spalle, coprendogli a tratti il viso. Quel look sbarazzino le dava un’aria decisamente non molto amichevole. Insomma, chi l’avrebbe mai detto che saremmo arrivate qui, diciotto anni dopo più amiche che mai?
 
Mi sfilai la maglia del camice e, sfiorando accidentalmente il seno sinistro, sentii una massa non indifferente. 
Sbiancai di colpo e anche Lea se ne accorse.
- Tesoro c’è qualcosa che non va? - chiese avvicinandosi
- No sto bene - dissi provando a non pensarci.
Mi infilai una t-shirt, legai i miei lunghi capelli castani in una coda alta e mi diressi alla mia auto parcheggiata nel garage dell’ospedale.
 
Quando mi sedetti in auto decisi di analizzare meglio quel corpo estraneo, così iniziai a palpeggiare la zona con il polpastrello. Mi accorsi che aveva un diametro abbastanza notevole, ma sopratutto, che non accennava a spostarsi sotto alla pelle. Anzi, se ci provavo mi provocava abbastanza dolore. 
In quanto a studentessa di medicina sapevo benissimo cosa poteva avere una caratteristica simile, ma non ci voletti credere, non era minimamente possibile alla mia età. Mi convinsi che si trattava solo di una ghiandola, misi in moto la mia bellissima Opel Adam bordeaux e tornai a casa.
 
Ad aspettarmi, oltre ai miei genitori, c’era il mio ragazzo, Vince.
Stavamo insieme da circa cinque anni, per me era una persona molto importante.
Ancora prima di accennare il discorso ai miei genitori decisi di parlarne a lui. Sapevo di potermi confidare, e sapevo anche che nonostante la mia esagerata preoccupazione mi avrebbe rassicurata in modo dolce come sempre.  Con mia grande sorpresa, però, quel giorno non era stato così.
- Beh? Cosa vuoi da me? Cosa vuoi che sia? Vedi di non fare la piattola. -
 
Alla sua risposta rimasti totalmente spiazzata. Mentre spostò lo sguardo verso il computer, per un attimo mi sembrò un’altra persona. Quello non era l’atteggiamento di Vince. Non era il mio ragazzo. La persona di cui ero innamorata.  Nonostante ciò, deglutii il colpo e rimasi in silenzio, sperando che avesse avuto una brutta giornata e che l’indomani sarebbe passato. 
 
Cenammo insieme ma non appena se ne andò scoppiai a piangere.
- Piccola che ti succede? - chiese mia madre avvolgendomi in un abbraccio.
Amavo sentirmi chiamare piccola da lei, nonostante la mia età era sempre rimasto uno dei miei nomignoli preferiti.
- Oggi al lavoro ho sentito qualcosa nel seno e non si muove, ho paura, ma per Vince... non è nulla - Sospirai. - So che è così, ma sono davvero abbattuta - sbottai tutto in un fiato.
 
Lei non disse nulla, mi abbracciò e basta, quel gesto diceva già tutto.
 
 
 
 




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