Par no dismenteà

di Eigengrau
(/viewuser.php?uid=1103048)

Disclaimer: questo testo è proprietà del suo autore e degli aventi diritto. La stampa o il salvataggio del testo dà diritto ad un usufrutto personale a scopo di lettura ed esclude ogni forma di sfruttamento commerciale o altri usi improri.


Ti ricordi di quel giorno lontano

Di un agosto ormai al termine

In cui i tedeschi arrivarono a Torlano?

Ti ricordi della paura,

Delle urla di terrore

Che si spandevano tutto intorno

Di povera gente che andava a morire?

Ti ricordi quei volti

Di donne, uomini, bambini

Tutti dati alle fiamme in una stalla

Cancellati per sempre da questa terra?

Ti ricordi di quel giovane

A cui quei bastardi sterminarono la famiglia?

Si è tolto la vita

Un anno e qualche mese più tardi

Ti ricordi i nomi dei morti?

I più piccoli avrebbero potuto essere nonni

Avere dei nipotini a cui raccontare

Della loro infanzia durante la guerra

Se solo non fossero crepati come agnelli al macello

Vittime sacrificali per qualcosa

Di barbaro, inumano

Conta i nomi e i volti delle vittime

Ti aiuto io: sono trentatré

Adesso fammi un favore

Questa sera accendi una candela

E prega per le loro povere anime

Ti ho consegnato un pezzo di memoria

Da no dismenteà

Par no dismenteà

———————————————————————————-

Angolo autrice:

Domani sarà il 25 agosto. A voi forse non dirà nulla, ma a me, come a tutti quelli della zona, si stringerà nuovamente il cuore. Sarà il settantasettesimo anniversario dell'eccidio nazifascista di Torlano di Nimis (Udine). Settantasette anni da una strage così crudele da far gelare il sangue. Trentatré vite spezzate da un giorno all’altro, nel giro di pochissimo. Famiglie intere e pure una manciata di persone prelevata a caso dalle strade. Vi riporto qualche nozione da un libro di storia locale, chiamato “Nimis, un calvario nei secoli”:

“Le vittime dovevano essere 40 - secondo quanto predisposto a Trieste dal comando superiore[…] prelevate a caso e senza discriminazione di sesso o età. Le prime famiglie al completo con donne e bambini, tra cui una di nove componenti, vennero ammassate in una stalla nel cortile interno del caseggiato dove stazionavano le autoblindo. Si contarono 20 persone: ne mancavano ancora. Gli aguzzini allora prelevarono le restanti dalle strade e dalle case adiacenti. Nel mentre, nella stalla erano raccolte le famiglie Comelli, Dri e De Bortoli al completo, ignare di tutto o forse già terrorizzate dal loro destino. Dopo questa operazione di rastrellamento giunse, in motocicletta e col mitra a tracolla, un maresciallo delle SchutzStaffel soprannominato “Il boia di Colonia”. Egli sarebbe stato il carnefice. Fece appostare le armi attorno alla stalla, in direzione dei boschi, poi attraversò la strada per andare a cercare altre vittime nella casa di fronte. Giunto nel cortile di essa freddò a bruciapelo sei persone che là erano state radunate. Il giovane Giuseppe Vuanello avrebbe dovuto subire la stessa sorte, ma decise di approfittare di una disattenzione dei soldati, che stavano ascoltando un portaordini giunto da Tarcento, per scappare. Verrà ferito alla schiena da una gragnola di pallottole durante la fuga, ma si salverà. I corpi dei morti vennero poi cosparsi di benzina e paglia, infine dati alle fiamme. Il boia entrò poi nella casa adiacente ed uccise quasi l’intera famiglia Comelli. Uno solo si salvò di essi: Albino Comelli. Il diciannovenne si era difatti nascosto nella cappa del camino e da lì aveva assistito al massacro dei genitori e dell’unica sorella. Una visione agghiacciante che lo tormenterà fino all’ottobre del 1946 quando, non riuscendo più a reggere il trauma, si ucciderà con un colpo di pistola sotto il mento come era stato fatto alla sua famiglia. […] Dopo esser tornato dalla stalla, il boia completò la carneficina infierendo a colpi di mitra sulle famiglie lì portate, aiutato da un fascista che gli porgeva i caricatori. Anche i corpi di queste famiglie saranno dati alle fiamme e la stalla prenderà fuoco. Il numero previsto di 40 vittime non venne mai raggiunto perché alcuni, come quelli già citati prima, riuscirono a nascondersi o a fuggire. Tra essi ci sono Giovanni Dri, nascostosi nella tromba del fieno assieme a un bambino di sei anni, Paolo De Bortoli (morto nel 2018), la sorella di Paolo, Gina e altri. Dopo che la rappresaglia si fu consumata, subentrarono i cosacchi. L’unica cosa che permisero fu una pietosa benedizione e la sepoltura in una fossa comune a poca distanza dal luogo dell’eccidio. Solo nel 1947 i poveri resti, contenuti in cinque grosse bare, verranno traslati con una solenne cerimonia al cimitero.”

Al giorno d’oggi, nel luogo dove si è consumata la strage sorge un ristorante. In un’aiuola del parcheggio, un cippo riporta una frase in friulano: “Par no dismenteà” (Per non dimenticare). I nomi delle vittime sono elencati su una grande lapide al centro del cimitero, dove ci sono sempre fiori freschi portati da qualcuno. Spero che questa piccola parentesi storica non vi abbia annoiato. Col cuore pesante

Alexandra





Questa storia è archiviata su: EFP

/viewstory.php?sid=3990040