Sweet Dreams

di miss_D24
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Sabato, ore: 02.27 am

Il suono della serratura che scattò invase la stanza buia.
La porta si chiuse delicatamente e bastò solamente fare un piccolo passo alla cieca per urtare e far cadere rovinosamente il grande e inutile vaso decorativo poco più in là dell'ingresso.
Il rumore dei cocci infranti si disperse nel salotto buio.

"Porca puttana".

Forse erano tutti andati a dormire. Sperava che nessuno l'avesse sentito, dopotutto erano quasi le 02.30 del mattino.
O...Forse no. Dopo qualche istante di panico e imprecazioni dette sottovoce, dalle scale scese una figura in vestaglia, parecchio assonnata che accese la luce. Aveva lo sguardo di chi sarebbe stato in grado di mozzare la testa del malcapitato che ha osato disturbare il suo sonno di bellezza.

"Maledizione, ti rendi conto di che ore sono? Che accidenti ci fai ancora sveglio? Io e tuo padre dormivamo già da un bel pezzo".

"Sono appena rientrato e...Il vaso, mi dispiace, so che valeva un sacco di soldi".

"Ragazzino, tu domani devi andare a scuola e..."

"Domani è sabato, o meglio... tecnicamente lo è già".

Il silenzio si propagò nella stanza. Due paia di occhi erano fissi sui resti dell'antico vaso egiziano andato in malora.

"Beh, non mi è mai piaciuto quel coso. Guai a te se lo dici a Fergus!"

Sorrisero entrambi.

Dopo un momento di indecisione sul da farsi, si sedettero al tavolo della cucina in attesa che il pentolino dell'acqua si scaldasse con l'intenzione di preparare quella che doveva essere una tisana rilassante. Purtroppo in credenza era rimasta solo la tisana al finocchio e liquirizia, gusto alquanto raccapricciante e non gradito da nessuno dei due presenti.

Il ragazzo fremeva dalla voglia di porre una domanda che gli frullava in testa da quando ne aveva memoria. Non aveva mai avuto il coraggio di chiedere prima. Forse per la paura di scoprire qualcosa che non avrebbe mai voluto sapere, forse per paura che la sua vita non sarebbe mai più stata la stessa dopo aver scoperto la verità, insomma, non sapeva esattamente il perché ma gli era sembrato il momento adatto. Era il momento di affrontare le sue paure.
Prese un gran respiro e contò fino a tre.
"Come siamo arrivati qui?"

La persona seduta difronte a lui parve confusa. Dopo qualche istante capì cosa intendesse dire il ragazzo e subito addolcì gli occhi.
"Intendi che ti racconti la tua storia, dico bene?"

"Si...Non solo la mia, ma anche quella della nostra famiglia. Ad esempio: Qual è la tua storia, la vostra storia?"

"Hai ragione ragazzino, è giunto il momento che ti racconti della storia strappalacrime da ragazzine di dodici anni. La più grande storia d'amore mai raccontata.
C'era una volta un bellissimo principe..."

"Wo wo wo, ho sedici anni! Non ne ho più quattro! Non sono psicologicamente preparato per sentir parlare di principi, rospi e unicorni alati".

"Okay grande uomo. Ora taci e apri le orecchie, è già tanto se riesco a stare in piedi a quest'ora".

Nel mentre, le tisane intoccate si stavano raffreddando sul tavolo davanti a loro.
Restarono intatte.

***

N/A: Questo capitolo è il prologo e mi è sembrato più che giusto farlo breve (i sucessivi saranno più lunghi) e che non si capisca nulla di ciò che sta accadendo, dopotutto ogni cosa ha il suo tempo.





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