Sotto il cielo del Nord

di Star_Rover
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XIII. Bombe e proiettili
 

La vita al fronte aveva iniziato a diventare abitudinaria e monotona. Per molti l’entusiasmo iniziale si era tramutato in triste rassegnazione.
Jari notava gli sguardi dei suoi compagni diventare sempre più vacui e spenti, così come i loro volti pallidi e scarni. La guerra aveva cominciato a logorare i loro animi, privandoli di energie e speranze.
L’unico conforto restava il ricordo di casa.
Quella sera i giovani soldati si radunarono intorno al fuoco.
«Sono giunte notizie dal quartier generale?» domandò Yrjö con apprensione.
Jari scosse il capo: «no, gli ordini rimangono quelli di mantenere la posizione»
Lauri ribatté: «quando si decideranno a farci entrare in azione?»
«Suppongo che la questione sia ben più complessa»
«Abbiamo accettato di unirci all’esercito tedesco per imparare a combattere, abbiamo ricevuto un addestramento dignitoso, ma non abbiamo esperienza sul campo. Questa non è la vera guerra» si lamentò.
«Dobbiamo avere fiducia nei nostri comandanti, sono certo che al momento giusto anche noi prenderemo parte ai combattimenti» disse Jari con estrema convinzione.
«Certo, se non moriremo prima di freddo e di fame» fu l’amara risposta.
Yrjö tentò di placare quegli animi irrequieti: «questa guerra è terribile per tutti, ma dobbiamo ricordarci del motivo per cui siamo qui. Non possiamo arrenderci allo sconforto, il destino della nostra Patria dipende da noi. Dobbiamo resistere per la nostra terra e per i nostri cari. Stiamo facendo tutto questo per il futuro della Finlandia»
Lauri parve apprezzare le parole del compagno: «devo ammettere che questa volta tu abbia ragione. È inutile star qui a lamentarci, siamo jäger ed è come veri soldati che affronteremo questa guerra»
Gli altri parvero condividere il suo punto di vista, la questione non sollevò più alcun dibattito.
Dopo qualche istante di silenzio i ragazzi tornarono a conversare, inevitabilmente i loro pensieri furono rivolti alla Patria lontana.
Iniziarono a ricordare le vite che avevano abbandonato nella terra natia, ben presto finirono per immaginare un ipotetico ritorno a casa.
«Quando tornerò ad Helsinki mi dedicherò a terminare gli studi. Lavorare a fianco del dottor Lange mi ha fatto capire quanto tenga davvero a diventare medico» dichiarò Yrjö.
«Non avevamo dubbi a riguardo, sembra proprio che tu abbia trovato la tua strada» commentò Lauri.
«Tu invece mi sembri più adatto alla vita da soldato piuttosto che a quella da studente»
Egli non poté contraddirlo.
«Non so cosa farò alla fine della guerra, l’unica certezza è che tornerò da mia moglie»
«È strano, non avrei mai pensato di vederti come un marito fedele e devoto» lo provocò Yrjö.
«L’importante è trovare la donna giusta. Da quando ho conosciuto Marija non ho desiderato altro che stare con lei»
«Forse ti preferivo quando non eri così romantico» commentò il suo compagno con una mezza risata.
«Non fare troppo lo spiritoso, anche a te prima o poi capiterà di perdere la testa per una ragazza»
Yrjö scosse il capo, mostrandosi divertito dalla reazione dell’amico.
«E tu Jari? Che cosa farai?» domandò Lauri per cambiare argomento e distogliere l’attenzione da sé.
«Probabilmente tornerò al villaggio dalla mia famiglia, anche se sarà tutto diverso…»
I suoi compagni avvertirono una nota di tristezza nella sua risposta, ma interpretarono ciò come un’espressione di malinconia.
«Adesso basta pensare a queste cose, non sappiamo nemmeno se saremo vivi domani mattina» esordì Lauri rialzandosi in piedi.
«Hai ragione, dobbiamo spegnere il fuoco e organizzare i turni di guardia» disse Yrjö imitandolo.
Jari restò ancora qualche istante seduto a terra ad osservare le braci ardenti.
Aveva scelto di arruolarsi senza pensare alle conseguenze, per lui ormai non esisteva più nulla oltre alla Causa.
 
***

La vallata era avvolta dal silenzio, tutto appariva tranquillo. Nessun rumore sospetto proveniva dal lato opposto del fiume. Guardando attraverso il cannocchiale da campo si potevano notare i bagliori dei fucili e degli elmetti, ma il nemico non aveva ancora dato segno della sua presenza.
Lauri sbuffò con impazienza. Nei giorni precedenti lui e i suoi compagni avevano faticato come muli per trasportare ininterrottamente casse di munizioni lungo il sentiero.
Le trincee erano state rinforzate, i nidi delle mitragliatrici erano stati scavati nel fango, la postazione era ben fornita, tutto era pronto per l’attacco, eppure non era stato sparato ancora nessun colpo.
Il comandante aveva ordinato di restare in posizione e prepararsi all’azione.
Lauri tornò ad accovacciarsi accanto alla mitragliatrice, era stanco e affamato. Il cammino era stato lungo e faticoso, non era stato affatto semplice affrontare la marcia appesantiti dalle armi. Il giovane si inumidì le labbra con un po’ d’acqua, ciò servì a placare la sete, per riempire lo stomaco e riposare le membra avrebbe dovuto attendere il calare del sole.
Il suo compagno gli offrì un sorso dalla sua borraccia: «prendi, hai l’aria di aver bisogno di qualcosa di più forte»
Lauri avvertì l’odore di alcol, intuì che il liquido all’interno fosse acquavite. Al fronte quello era un bene prezioso. Il giovane accettò l’offerta, aveva bisogno di un po’ di sollievo, anche dell’alcol di pessima qualità poteva essere d’aiuto.
Lauri percepì una piacevole sensazione di calore, nonostante la stanchezza riuscì a recuperare un po’ di energie. Socchiuse gli occhi per qualche istante, nel tentativo di riposare.
In quel momento assistette a una discussione tra i suoi commilitoni.
«Sono giunte notizie dalla Finlandia» accennò il soldato dell’acquavite.
«Che genere di notizie?» domandò un altro con curiosità.
«A quanto pare i comunisti stanno creando un bel po’ di problemi ai russi»
Il compagno espresse il suo disappunto: «quelli sono soltanto dei criminali!»
«In fondo anche loro credono nell’Indipendenza»
«Noi siamo qui a combattere e a rischiare la vita per il nostro Paese mentre i rossi con i loro attentati stanno disseminando terrore tra la nostra gente»
Lauri non ebbe il tempo di farsi un’idea chiara su quelle opinioni, all’improvviso sobbalzò udendo una raffica di spari. Provenivano dal lato opposto della collina.
Il giovane ebbe l’istinto di sporgersi dal riparo per controllare la situazione, ma uno dei suoi commilitoni lo trattenne.
«Che ti prende? Perché sei così nervoso? Lo sai che sparano solo per farci sapere che sono ancora lì»
Egli rispose con una smorfia, quella volta avvertì qualcosa di diverso, non sembrava che i russi avessero solo voglia di far esplodere qualche botto per noia o divertimento.
Le detonazioni continuarono a ritmi regolari e ravvicinati, anche l’artiglieria si era messa in movimento.
Lauri avvertì i nervi in tensione e il sangue che scorreva nelle vene, provò una forte eccitazione, finalmente stava vivendo a pieno quella guerra.
Ad un tratto sentì un rombo alle sue spalle, altri colpi echeggiarono nella vallata.
«Questi siamo noi. Le batterie rispondono al fuoco!» annunciò il suo compagno.
Lauri provò profondo orgoglio nel sentire quelle parole, stava prendendo parte a un’azione in prima linea, era per questo che aveva deciso di arruolarsi.
Era intenzionato a tornare alla sua postazione quando all’improvviso udì un fischio. Sui volti dei suoi compagni apparvero espressioni di panico e terrore. Intense nubi di fumo e polvere si sollevarono sulla collina, seguite dal fragore delle esplosioni.
«Dannazione, i russi sparano!»
Lauri si domandò se fosse il caso di prendere posto alla mitragliatrice, avrebbero dovuto prepararsi al contrattacco. Il giovane era intenzionato a raggiungere la postazione di tiro, ma proprio in quel momento un altro fischio lo costrinse ad abbassare la testa. Strisciò nuovamente nella buca insieme ai suoi commilitoni. L’aria era sempre più pesante, si respirava fumo e polvere da sparo.
Lauri avrebbe voluto alzarsi in piedi per controllare la situazione, ma era troppo pericoloso sporgersi oltre al parapetto. Ogni tanto qualcuno cercava di parlare sopra al rumore delle esplosioni, ma era difficile riconoscere i suoni in quella confusione, alle sue orecchie giungevano solo grida confuse. Era necessario gettarsi a terra in continuazione per evitare di essere colpiti dai detriti.
Lauri sentì un nodo alla gola, ebbe la sensazione di soffocare sottoterra, soffriva per il peso dei suoi compagni che gravava sulle sue spalle. Ma non poteva muoversi, doveva stare in allerta. I colpi continuavano ad abbattersi sulla sommità della collina, sempre più rapidi, sempre più vicini. Gli alberi sradicati saltavano in aria insieme ad enormi zolle di terra.
Dopo l’ennesima esplosione i finlandesi alzarono la testa per individuare il punto in cui era caduto il proiettile.
«Che succede? Perché non rispondiamo al fuoco?» domandò Lauri.
Nessuno fu in grado di rispondergli, in quel momento la tattica militare era passata in secondo piano, la priorità era salvarsi la pelle.
«Giù la testa! Svelto!» urlò qualcuno afferrandolo bruscamente per la manica e trascinandolo nuovamente a terra.
Lauri sentì il terreno tremare, il settore ovest era stato colpito.
 
Il bombardamento nemico si placò all’improvviso, i cannoni iniziarono a sparare colpi più distanziati, a ritmi irregolari. Ciò permise ai finlandesi di organizzarsi e prepararsi al contrattacco.
Lauri sentì una gran liberazione quando udì i boati delle batterie finlandesi, finalmente anche i loro colpi potevano andare a segno.
Il giovane si rialzò in ginocchio, quando sollevò la testa intravide delle figure muoversi tra le nubi di fumo. Proprio in quel momento sentì l’ordine del capitano. Il nemico era uscito dalle trincee, ciò significava che bisognava agire.
Prontamente Lauri strisciò fino alla sua postazione, prendendo il controllo della mitragliatrice. Compì ogni azione meccanicamente, così come aveva fatto decine di volte durante le esercitazioni. I colpi nemici continuavano a fischiare sopra alla sua testa, ma ormai era abituato, non era più spaventato, era solo il rumore della guerra. Senza esitazione puntò l’arma in direzione della vallata, scorse alcune sagome muoversi nella terra di nessuno, una squadra era uscita allo scoperto. Era la prima volta che si trovava davanti ad altri soldati, fino a quel momento i suoi avversari non avevano ancora preso la forma umana. Non ebbe il tempo di porsi troppe domande, istintivamente premette il grilletto, la prima raffica si abbatté contro ai russi. Vide due di loro cadere a terra senza più rialzarsi. Era stato lui, li aveva colpiti.
Lauri fu sopraffatto dall’adrenalina, investendo le linee nemiche con una seconda scarica di proiettili.
Distolse lo sguardo dalla canna fumante soltanto per rivolgersi al suo compagno: «munizioni! Svelto! Servono altre munizioni!»
 
***

Jari aveva ormai terminato il suo turno di guardia. Aveva appena abbandonato la postazione di osservazione, allontanandosi per seguire il sentiero e raggiungere le trincee di avvicinamento.
All’improvviso notò delle nubi di fumo bianco e nero sollevarsi all’orizzonte, la terra di nessuno aveva iniziato a bruciare.
Il giovane si bloccò, ma dopo qualche istante di esitazione decise di proseguire. Non aveva altra scelta se non attraversare quell’area colpita dai proiettili per tornare dietro alle sue linee.
Proprio in quel momento un proiettile esplose a pochi metri di distanza, il ragazzo si gettò a terra per proteggersi dai detriti. Poco dopo altre detonazioni scoppiarono ovunque intorno a lui. L’intero settore era stato preso d’assalto dall’artiglieria nemica.
Alle sue spalle poté udire le grida dei suoi compagni, i quali iniziarono a correre in modo disordinato in ogni direzione in cerca di un rifugio sicuro.
«Al riparo, presto!»
Jari era ancora in ginocchio, frastornato dalla confusione e dall’eco delle esplosioni. Non aveva idea di dove fosse, non sapeva quale direzione prendere, a causa del fumo aveva perso ogni punto di riferimento.
Era ormai rassegnato al suo destino di disperso quando ad un tratto avvertì una salda presa sulla spalla, qualcuno si chinò su di lui per soccorrerlo.
«Sei ferito?» domandò il compagno con apprensione.
Jari riconobbe la figura sfocata di Bernhard.
«No, io…credo di stare bene» rispose con voce tremante.
Winkler aiutò l’amico a rialzarsi e sorreggendolo lo trascinò in direzione di un riparo. I due erano ancora troppo distanti dalle trincee, il bombardamento divenne sempre più intenso e le esplosioni si fecero più vicine.
Bernhard realizzò che non avrebbero mai potuto raggiungere le linee finlandesi in tempo. Fortunatamente scorse una fossa nelle vicinanze, così decise di utilizzare quella buca come riparo. Afferrò la giacca del suo compagno e rapidamente lo spinse verso il bordo della cavità.
Jari seguì il suo comandante, strisciando a fatica nel fango, mentre intorno a lui avvertiva il frastuono delle detonazioni. Un proiettile cadde vicino ai reticolati, Jari sentì il terreno tremare sotto di sé, istintivamente si appiattì al suolo tentando di proteggere il capo sotto all’elmetto.
«Non fermarti. Avanti, manca poco» lo incoraggiò Winkler.
 
Il tedesco strisciò sui gomiti raggiungendo il compagno all’interno della buca. L’ennesima bomba scoppiò vicino al loro riparo. Bernhard si rannicchiò insieme al suo sottoposto cercando di proteggerlo dalle schegge.
Jari poggiò la schiena contro alla parete di terra, ritrovandosi stretto al tenente. Lo spazio limitato in quella fossa non consentiva alternativa. Per condividere quel rifugio dovevano restare uniti uno all’altro come in un abbraccio.
Il finlandese fu grato al fatto che la drammaticità della situazione non gli permettesse di pensare ad altro.
In quelle condizioni non avrebbero potuto far altro che attendere la fine dei bombardamenti, nella speranza di trovarsi al sicuro.
Jari tentò di calmarsi, per quanto gli fosse possibile. Il corpo di Winkler premeva su di lui. Soltanto in quel momento realizzò di non essersi mai trovato così vicino al suo compagno. Poteva avvertire il calore del suo respiro sulla pelle e i battiti del suo cuore contro al proprio petto.
I due restarono rannicchiati in quella buca finché non avvertirono gli echi delle esplosioni sempre più flebili e distanti.
Soltanto quando il pericolo fu passato Winkler si distaccò dal suo commilitone per sporgersi oltre al bordo del cratere.
 
***

Yrjö uscì in superficie insieme agli altri soccorritori. Lo scenario di devastazione che gli apparve davanti gli provocò un intenso senso di inquietudine. La terra di nessuno, bruciata dalle esplosioni, era deturpata da profondi crateri. Le trincee interrotte da crolli e detriti impedivano il passaggio.
Quella situazione divenne ancor più macabra e spaventosa quando udì le grida terrificanti dei feriti. Infermieri e barellieri correvano ovunque, nel tentativo di riportare in salvo i loro compagni.  
Yrjö aiutò Hermann a trasportare la barella, seguendo i consigli e gli avvertimenti del commilitone più esperto. Dovettero scavare nel fango per riportare in superficie i sopravvissuti ai crolli e alle frane.
Dopo l’ennesimo viaggio dove avevano ritrovato solo cadaveri il tedesco decise di fermarsi.
«Abbiamo fatto tutto quel che potevamo»
«Ma…potrebbe esserci ancora qualcuno là fuori!» protestò Yrjö.
Hermann tentò di non essere troppo brusco nei confronti di quel giovane.
«Mi dispiace, ma non restano molte speranze»
Egli non diede ascolto alle sue parole, deciso a portare avanti la sua missione scavalcò ancora una volta il parapetto.
Mosse qualche passo nella terra di nessuno, quando incontrò un altro infermiere anch’egli pensò di avvertirlo.
«Dottore, torni indietro! È troppo pericoloso proseguire, mi creda…troverà solo cadaveri»
Il giovane provò una strana sensazione nel sentirsi chiamare in quel modo, la croce rossa sul suo braccio lo identificava come semplice soccorritore. Ma non ebbe il tempo di riflettere a lungo su quel malinteso. Ormai aveva preso la sua decisione, così incurante degli avvertimenti si spinse oltre ai reticolati.
 
Yrjö avanzò nel mezzo del campo di battaglia, seguì il filo spinato per non perdere il senso dell’orientamento. Ad un tratto avvertì qualcosa, un debole rantolio proveniva da una trincea crollata. Immediatamente si avvicinò all’orlo della fossa, nell’istante in cui si sporse una mano si aggrappò al suo braccio, tirando così forte da rischiare di trascinarlo sul fondo.
Yrjö aiutò il suo compagno, stremato e sconvolto, a risalire in superficie. Il soldato aveva la divisa macchiata di sangue e gli occhi sgranati dal terrore. Con le ultime forze si trascinò verso il suo salvatore.
«Laggiù sono tutti morti…sono rimasto solo io» singhiozzò prima di crollare ai suoi piedi.
Yrjö si chinò su di lui, il polso era debole, contò 130 battiti. La divisa era strappata e insanguinata sul petto. Individuò facilmente una lacerazione all’altezza della quinta costola. Non era visibile alcun foro d’entrata, dunque doveva esser stato colpito da una scheggia. La macchia vermiglia continuava ad espandersi, così tentò di fare il possibile per contenere l’emorragia. Il ferito era privo di conoscenza, aveva perso molto sangue.
Il giovane però non era intenzionato ad arrendersi. Cercò di attirare l’attenzione di due barellieri, i quali corsero immediatamente nella sua direzione.
«È sicuro che sia ancora vivo?» domandò uno dei soccorritori con estrema freddezza.
Yrjö annuì: «sì, il respiro e i battiti sono deboli, ma può ancora essere salvato!»
I due caricarono il ferito sulla barella e faticosamente iniziarono la loro corsa in direzione dell’ospedale da campo.
Yrjö diede un’ultima occhiata al fondo della fossa. Vide i corpi dilaniati dei suoi commilitoni, ormai irriconoscibili. Arti e membra erano stati ridotti in brandelli dalle schegge metalliche.
Il giovane rabbrividì, istintivamente si allontanò. Avvertì un’intensa sensazione di nausea, barcollò sulle gambe tremanti, alla fine fu costretto a inginocchiarsi a terra per vomitare.
 
***

L’attacco, per quanto violento e spietato, non aveva particolarmente colpito gli ufficiali di comando. Il numero di feriti e dispersi venne semplicemente annotato nel rapporto, per molti quella fu soltanto un’altra giornata di guerra.
I tedeschi poterono ritenersi soddisfatti dei loro alleati, le truppe finlandesi avevano dimostrato di essere pronte ed efficienti in azione.
Quella sera in prima linea giunse solo un messaggio che invitava i soldati a compiere il loro dovere e a servire la Patria con orgoglio e determinazione. Parole che non servirono a rassicurare gli animi di chi quel giorno aveva assistito alla morte dei propri compagni, scampando per miracolo al loro stesso destino.  
 
Il villaggio abbandonato sulle rive del fiume era calmo e silenzioso. Sul sentiero che proveniva dal fronte marciava una lunga fila di soldati dai volti mesti e cupi.
Jari distolse lo sguardo da quel triste corteo e riprese il cammino. Aveva girovagato ovunque in cerca di notizie dei suoi compagni, fortunatamente aveva appreso che Lauri e Yrjö si trovavano al sicuro. Il primo era tornato nelle retrovie insieme agli uomini del capitano Fricke, l’altro invece aveva raggiunto l’ospedale per assistere i feriti.  
Il giovane si era tranquillizzato nel sapere che i suoi amici erano sani e salvi, sperava di potersi ricongiungere a loro al più presto.
Jari accelerò il passo in direzione di una casa in pietra, una delle poche sopravvissute ai bombardamenti. All’interno si trovavano gli alloggi degli ufficiali.
 
Bernhard non fu sorpreso nel ricevere la visita del suo sottoposto, fu lieto di avere compagnia, quella sera non voleva restare solo con i suoi pensieri.
«Sono felice di vederti qui» disse con sincerità.
Jari tentò di nascondere il nervosismo: «io…volevo ringraziarti per quello che hai fatto»
«Ho solo svolto il mio dovere. Non avrei mai potuto abbandonarti»
«Mi hai salvato la vita»
«È questo che fanno i compagni, si aiutano a vicenda, giusto?»
Il ragazzo annuì.
L’ufficiale assunse un’aria pensierosa, lasciando trasparire una certa inquietudine.
Jari percepì la sua preoccupazione.
«Qualcosa non va?» domandò con la dovuta discrezione.
Il tenente sospirò: «non dovrei parlarti di certe cose, ma sento di poter essere sincero nei tuoi confronti. Ormai ci conosciamo da tempo, sei mio amico prima di essere un mio sottoposto»
«Il mio dovere, come amico e come soldato, è sostenerti» ricordò Jari.
Bernhard prese un profondo respiro prima di rivelare i suoi più intimi timori.
«Temo di aver fallito nel mio intento. Credevo di poter combattere per la Finlandia e servire la Germania. Invece sento di aver deluso tutti quanti»
«Non dovresti preoccuparti per questo. Sei un ottimo comandante, ciò che è accaduto oggi ne è la prova. Hai anteposto la vita di un commilitone alla tua incolumità. Hai dimostrato di essere un ufficiale meritevole di stima e rispetto»
Winkler apprezzò quelle parole di incoraggiamento, ma ciò non fu sufficiente a rassicurarlo.
«I nostri compagni continuano a diffidare di me. Non si fidano di un tedesco»
«Credimi, nessuno può accusarti di non essere un buon comandante»
«Sto cercando di fare il possibile per il bene della Finlandia, eppure non è sufficiente»
«Senza di te molti di noi non sarebbero qui, sei stato tu a risvegliare in questi giovani il senso di giustizia e la voglia di libertà. Ho voluto seguirti perché ho riconosciuto in te un uomo determinato a combattere per quel in cui crede. Niente più di questo potrebbe fare di te un vero finlandese»
Winkler si commosse davanti a tanta devozione.
Jari riconobbe che per il compagno non dovesse essere stato semplice condividere le sue debolezze e insicurezze.
«Io non ho mai pensato che tu potessi tradirci» affermò con decisione.
Bernhard accennò un debole sorriso: «lo so, sei sempre stato un compagno leale»
Jari provò sincero orgoglio nel sentire quelle parole, una parte di sé aveva sempre cercato la sua approvazione. Vedeva in lui un esempio da seguire, desiderava essere all’altezza della situazione.
Inoltre doveva ammettere di provare una certa soddisfazione nel compiacerlo.
«Sai, non ho mai avuto occasione di dirtelo, ma…devo ammettere di aver sempre ammirato la tua determinazione. Fin dal primo momento hai dimostrato di essere disposto a tutto per la causa»
Jari credette di non meritare quegli elogi, aveva solo fatto quel che riteneva giusto.
«Sono lieto di sapere che tu abbia scelto fin dall’inizio di fidarti di me» continuò il tedesco.
«Non ho mai dubitato di te»
I due restarono immobili per qualche istante, guardandosi intensamente negli occhi. Il giovane finlandese trascurò ogni formalità, perdendosi nelle sue iridi verdi.
La distanza tra loro si era ridotta ulteriormente, Jari realizzò che avrebbe dovuto solo sporgersi in avanti per ritrovarsi tra le braccia del suo compagno. Sapeva che avrebbe dovuto allontanarsi prima di perdere del tutto il controllo, ma lo sguardo magnetico di Bernhard continuava ad attirarlo a sé.
Il tedesco si mostrò sempre sicuro di sé, probabilmente già da tempo aveva compreso la vera natura dell’interesse di quel giovane. Dal modo in cui ricambiava il suo sguardo, con consapevolezza e complicità, sembrava altrettanto coinvolto.
L’intimità di quel momento venne bruscamente interrotta da degli insistenti battiti contro alla porta. I due tornarono rapidamente alla realtà.
«Tenente Winkler! C’è un messaggio urgente per lei!»
L’ufficiale si impadronì nuovamente della sua autorevolezza e si presentò alla staffetta per recuperare la lettera.
Jari, ancora scosso per quel che era appena accaduto, tornò a rivolgersi al suo compagno in quanto suo sottoposto.
«Sono ordini dal quartier generale?»
Winkler annuì, poi proclamò con tono freddo e severo: «presto torneremo in prima linea, l’intero battaglione sarà coinvolto in un grande attacco»
Jari trasalì a quella notizia, aveva atteso a lungo il momento di entrare in azione. Pur provando sensazioni contrastanti doveva focalizzarsi sulla sua unica priorità, come tutti si trovava al fronte per combattere.
 
Quella notte Jari faticò ad addormentarsi. Si rigirò nel suo giaciglio, senza riuscire a trovare pace.
Si ritrovò a ripensare agli eventi recenti, in particolare a quel che era accaduto con Winkler.  
I sensi di colpa iniziarono a tormentarlo. Fino a quel momento aveva tentato di reprimere ciò che provava realmente, ma fingere diventava sempre più difficile.
Bernhard rappresentava tutto ciò in cui credeva, condivideva i suoi ideali, egli poteva comprendere pienamente le sue scelte. Si era innamorato dei suoi ideali, forse era stato questo a indurlo a provare attrazione per la sua persona.
Jari non era pronto a confrontarsi con i propri sentimenti, soprattutto dopo quel doloroso abbandono, che ancora restava una ferita aperta nel suo animo. Verner continuava a occupare un posto speciale nel suo cuore. Doveva però riconoscere che il loro rapporto fosse ormai irrimediabilmente corrotto. La loro separazione era stata inevitabile e definitiva. Nulla avrebbe potuto tornare come prima. Era ormai certo di aver perso Verner per sempre.
Jari rifletté sulla situazione, le cose stavano diventando sempre più complesse.
Bernhard non era soltanto un fedele compagno e un prezioso amico, egli restava pur sempre un suo superiore.  
Non poteva trascurare il suo obiettivo, indipendentemente da emozioni e sentimenti. Presto il suo plotone sarebbe stato coinvolto in un grande attacco, avrebbe avuto bisogno di una mente fredda e lucida per svolgere il suo dovere.
Questo fu il suo ultimo pensiero prima di abbandonarsi alla stanchezza, qualunque cosa sarebbe accaduta avrebbe mantenuto fede al suo giuramento.




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