Sembrava vano

di IlGattoSenzaRadici
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Mi ritrovai a camminare nel vuoto. Questa cosa mi è difficile spiegarla, in quanto per vuoto spesso s'intende un qualche deserto lontano fatto di dune di sabbia e cammelli,  o qualche calice vuoto da riempire per un'altra volta ancora di vino rosso e buono, fino a che la serata si tramuterà in mattino e al mattino, ancora reduci della bevuta, non si percepiranno le distanze degli oggetti e l'alba sembrerà tanto vicina da poterla sfiorare. 
Io ho sfiorato il vuoto. 
L'ho preso tra le dita ed era un gracile niente. Tra il pollice e l'indice, ma non ne leggevo significato. 
Anche le gambe che si muovevano a mo di camminata non sapevano dove sarebbero affondate, perché quel mio vuoto era davvero tale: non c'era nessun pavimento, né pareti alla mia destra, né pareti alla mia sinistra, né qualcosa davanti o sopra, e alle spalle era tutto immensamente niente. Non c'erano sedie e tavoli, o comodini vicini ad un letto dove potevo riposare.
Suppongo non ci fosse neanche aria, perché il petto mi si era tutto compresso e ogni boccata in cui tentavo di raggiungere l'ossigeno era uno sforzo vano.
Non precipitavo, ché il mio vuoto mi reggeva, ma neanche mi muovevo davvero perché ogni passo mi riportava allo stesso, pesantissimo, vuoto di prima. 
Era come se le mie corse fossero impercettibili e ogni mio movimento sciocco, ma ora che scrivo di questo vuoto da un letto d'ospedale, mi rendo conto che il vero vuoto di quel posto era non vedere nessun altro essere vivente a cui bagnare la maglia di lacrime o a cui fare da spalla nei momenti di sconforto.




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