Pressoché impossibile

di 8WeirdSisters8
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Pressocchè impossibile -FF

Pressoché impossibile






Sedeva, coi gomiti poggiati sul tavolo, l'espressione imbronciata. La Sala Grande era quasi totalmente vuota, se si eccettuano qui due o tre sparuti gruppetti sparpagliati per i quattro lunghi tavoli, dai quali si alzava un ovattato chiacchiericcio e, a tratti, una risata nervosa, di quelle che solo la prospettiva degli esami di fine corso può far nascere.
Lui, per contro, non ne sembrava affatto toccato.
Di più, non poteva importargliene di meno. Sembrava rimuginare su qualcosa di molto diverso ed estremamente più rilevante.
Capitava, senza che ne accorgesse, che qualcuno si voltasse a guardarlo o gli passasse proprio accanto e notasse quel sopracciglio che s'inarcava di tanto in tanto mentre un pensiero più complesso gli attraversava la mente. O un ostacolo più arduo. O un incantesimo più difficile, o la preoccupazione per una pozione che non gli riusciva mai, o magari, così pensava il casuale studente che aveva adocchiato quel sopracciglio, vuole solo far colpo su una ragazza e non sa come fare.
Piccoli, ignari studenti, così lontani dalla verità.
Talvolta non erano gli studenti ad accorgersi del muto stato meditativo in cui lui si richiudeva: era accaduto, infatti, che qualche professore l'avesse sorpreso in tale condizione, ma erano stati pochi a preoccuparsene.
Per di più, quei pochi erano stati criticati, se non redarguiti, con sprezzante superbia.
«Scherziamo?», s'era sentito una volta o forse più dalla sala professori, «non s'è mai visto studente migliore ad Hogwarts. Pensa agli esami, agli esami soltanto!»
«E alla sua futura, brillante carriera» aveva chiocciato qualcun altro con pio fervore.
«Ma certo. Sono d'accordo anch'io».
Di solito seguiva uno stizzito «Humpf!» che metteva fine alla discussione.
E lo stesso si udiva lontano dai gargoyle e dalla sala che custodivano, per i corridoi in pietra, che quegli stessi professori attraversavano ogni dì.
Quel giorno erano in due, il professore di Pozioni e quello di Trasfigurazione, che recandosi al pranzo, s'erano trovati per l'ennesima volta a discutere l'argomento.
«Non voglio insistere» disse il professore di Pozioni, con l'aria di chi non vuole far altro, «ma mi sento quasi offeso a sentirti esprimere questi dubbi sul ragazzo».
L'altro rimase in silenzio, invitandolo a continuare.
«È un ottimo studente, ha i massimi voti in tutte le materie e questo vale per ogni anno da quando è qui». Si sarebbe detto che si era fatto prendere dall'entusiasmo nel difendere il pupillo e non si fermò all'entrata della Sala Grande.
«È diligente, morigerato, appassionato e maturo!», il professore strepitava ormai, «quindi ti dico che non c'è alcuna possibilità che stia covando qualcosa di sinistro, è pressoché impossibile!».
E nello stesso istante, ecco l'oggetto della disputa di fronte agli acquosi occhi del professore di Pozioni.
Tom sorrise. «Professore, posso chiederle degli... approfondimenti in privato?» chiese con voce sinuosa.
«Ma certo, Tom», disse Lumacorno, «dopo pranzo», per poi aggiungere quando i due raggiunsero il tavolo dei docenti e stavano sedendosi: «Visto? Che ti avevo detto?»
Albus Silente scrutò il collega al di sopra degli occhiali a mezza luna e tacque.






Le ultime parole famose, vero? Essere bravi a scuola non è tutto. Però è già qualcosa.




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