In Nomine Patris

di _Frame_
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16. ONORE (AIZAWA)

 
-Sta crescendo.
-Si, è vero.
Da lontano, io e il mio collega lo osservavamo mentre era intento a parlare alla lapide di sua madre.
Faceva piacere vederlo.
Questo significava che aveva accettato serenamente la sua condizione di orfano.
Ryuzaki sorrideva.
Era strano…ma, nonostante il suo aspetto, non riconoscevo in lui l’immagine di Light Yagami.
Il solo fatto che sorridesse lo rendeva diverso da suo padre.
E, per tutti noi, era un sollievo vederlo crescere sotto un’altra luce.
Ci raggiunse, ed io gli porsi la mano, che strinse, porgendo l’altra a Ide.
Io e lui rimanemmo ancora a contemplare il sepolcro del vicedirettore, ripensando all’amara e ironica sorte che l’aveva trafitto.
Era così dannatamente crudele il fatto che suo figlio fosse stato Kira.
Sentii gli occhi gonfiarsi.
Non provo imbarazzo nel dire che feci fatica a trattenermi.
-Zietti, com’era mio nonno?
Ide si gonfiò il petto.
-Le parole non bastano a descrivere la sua persona. Era l’uomo più buono e forte che io abbia mai conosciuto. La giustizia fatta a persona.
 Sospirò.
-Magari a questo mondo ci fossero più persone come lui.
Ryuzaki guardava dinnanzi a se, in direzione della tomba.
-Mi sarebbe piaciuto conoscerlo.
Si alzò il vento.
-Voi, credete che gli avrebbe fatto piacere conoscermi?
Gli sorridemmo entrambi.
-Ma certo. Sono sicuro che sarebbe stato orgoglioso di te.
-Davvero?
Ci fissava con uno sguardo che era una via di mezzo tra il gioioso e l’imbarazzato.
 Ide gli accarezzò la testa.
-Sicuro. Ti stai occupando tu, di tua nonna. Non avrebbe potuto affidarla a mani migliori. Sei l’ometto di casa.
 Ryuzaki arrossì.
-La nonna non mi parla mai di lui. Ma io vorrei così tanto conoscere la sua storia. Lei diventa triste, quando pensa al nonno. Secondo voi è una cosa brutta, essere così curiosi?
 Rimanemmo sorpresi da tutta questa sua sensibilità nei confronti di Sachiko.
Non ce l’aspettavamo, da un bambino così giovane.
-No, Ryuzaki. Ma, vedi, a volte le persone fanno fatica a superare il passato e a ricominciare. Non devi preoccuparti, non è colpa tua se la nonna a volte può sembrare un po’ triste.
 Non sembrava molto convinto da quella mia affermazione.
Arricciò il naso, mantenendo lo sguardo basso.
-Comunque, io preferisco non parlare più con lei di queste cose.
 Sollevò gli occhi, che incrociarono i miei, provocandomi la solita esitazione.
Quella sensazione non scivolerà mai via dalla mia pelle…
-Ma, se chiedo a voi, non diventate tristi. Vero, zio?
 Raddolcii lo sguardo.
-Ma cosa dici? Lo sai che con noi puoi parlare di qualsiasi cosa. Siamo qui per questo.
 A quel punto, il piccolo fece una domanda che nessuno di noi due si aspettava, almeno in quel momento.
Era come se l’avesse faticosamente trattenuta dentro di se per tutto quel tempo.
Comprensibile.
Non c’è nulla da rimproverare.
Lui aveva il diritto di sapere.
-Com’è morto?
Ci fissammo a lungo, io e Ide.
Ryuzaki era un bambino molto intelligente, e sono sicuro che anche il mio collega pensava, come me, che sarebbe stato stupido e inutile raccontargli una balla.
-Tuo nonno…ha dato la sua vita per proteggere un oggetto molto prezioso. Sai, è stato davvero molto coraggioso. Devi essere fiero di lui. Ha fatto onore alla polizia.
-Onore?
Ci guardava con gli occhi stracolmi di meraviglia.
-Anche mio padre, è morto con onore?





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