Red Memory [traduzione di Kit_05]

di floorcoaster
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Disclaimer: Questo testo proprietà del suo autore e degli aventi diritto. La stampa o il salvataggio del testo dà diritto ad un usufrutto personale a scopo di lettura ed esclude ogni forma di sfruttamento commerciale o altri usi improri.


Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Parte Prima ***
Capitolo 2: *** Parte Seconda ***



Capitolo 1
*** Parte Prima ***



Disclaimer: HarryPotter&Co sono di proprietà di JKRowling, nessun diritto si ritiene leso.

Nota della Traduttrice: Rieccomi qui, stavolta con una fanfiction di floorcoaster, scrittrice americana relativamente nuova nel fandom, dotata di una vivace inventiva e originalità, nonché di uno stile vivido e coinvolgente.
Questa fanfiction nasce come one-shot (e come one-shot la potete leggere su fanfiction.net), ma nel pubblicarla ho preferito, data la sua lunghezza, adottare la divisione in due parti che la stessa floorcoaster ha usato per archiviarla su colouredgrey.com
Tutti i credits aggiuntivi li troverete a fine seconda parte, mentre a fine capitolo sono segnate le mie consuete note di traduzione.
Se volete leggere questa o altre opere di questa autrice, potete trovarle o su fanfiction.net sotto il nick luckei1 o su colouredgrey.com sotto il nick floorcoaster.
E con questo ho finito di tediarvi. Sperando di aver reso onore a questa autrice, buona lettura!
Kit_05



Red Memory


Ogni mattina Draco Malfoy vive lo stesso sogno. È vivido, tagliente; le immagini scorrono su uno sfondo nero. Si muovono velocemente – troppo velocemente – e deve combattere per ricordarle quando si sveglia. Sono tutte in bianco e nero e sfocate, e non riesce a capire cosa stia succedendo. Poi il sogno finisce con un lampo di luce rossa e lui cede al panico. Vuole ricordare il sogno, è certo che sia importante – deve esserlo. Perché tutto è così familiare, come se l’avesse già vissuto in precedenza.

Il lampo di luce e poi si sveglia.

Non ricorda nemmeno che c’è qualcosa da ricordare, non ricorda il sogno. E accade questo da quasi tre anni. Due anni e undici mesi, per essere precisi.

Questa mattina è diversa, però. Appena dopo il lampo rosso e il panico, si sveglia. Gli occhi ancora chiusi, si chiede perché stia ansimando.

I suoi occhi si spalancano, ardenti, e vede il lampo rosso; poi vede se stesso, infagottato, e fa freddo, tanto freddo, e fuori è tutto bianco e nero. Sta camminando lungo una strada deserta ed è veramente felice per qualcosa… qualcosa che ha appena comprato. Poi percepisce… delle persone – cinque persone. Una, una donna, ringhia verso di lui, dice qualcosa; lui cerca la sua bacchetta, ma gli altri sono troppo veloci. È colpito con una luce rossa, due maledizioni differenti, e poi –

Niente. Solo bianco e nero. Un soffitto bianco. Lentamente si mette a sedere, confuso. Le lenzuola del suo letto sono bianche, sta indossando pantaloni grigi e una maglia bianca. E non ne è certo, ma è abbastanza sicuro di non essere a casa, né a Hogwarts. O in Kansas, dovunque esso sia.

Si guarda intorno e vede altro. Pareti bianche, una sedia grigia, un tavolino nero con una pila di libri neri, un mela grigia, una boccetta d’inchiostro – la sua testa ritorna di scatto ai libri. Uno di essi – vede il dorso – è Rosso. Lo squadra con forza, aspettando che qualcosa – qualsiasi cosa – accada, ma è solo un libro, così rimane fermo lì.

Con riluttanza continua a scandagliare la stanza. Tutto è nero o bianco, o un colore nel mezzo. Tranne il libro e una cornice di una fotografia vicina al suo letto; anch’essa è Rossa. Non è sicuro di come faccia sapere cosa sia il Rosso, ma è come una di quelle cose che nascono spontaneamente nella propria mente. Non ha idea di cosa sia il soggetto della fotografia, è solo un grande gatto grigio. Non crede che gli piacciano i gatti, ma non ne è sicuro. Sa anche che c’è qualcosa di veramente, veramente sbagliato con tutto quel bianco e nero, ma non riesce a ricordare cosa. Dovrebbe esserci… di più, crede, ma non riesce a pensare. L’arredamento della stanza è composto solo dal letto, un tavolo, una sedia e un comodino. Si acciglia, notando che la sola sedia significa che non ha molta compagnia.

Poi nota una finestra e si alza per guardare fuori. L’immagine davanti a lui è un mare di sfumature di grigio, e sa che sono case e tetti, così capisce di essere in alto. Sopra alcune cose, ma ancora sotto ad altre. Ma c’è troppo grigio, e la sua testa inizia a fargli male, mentre si sforza per vedere attraverso quella monotonia. Vuole vedere il libro Rosso e altre cose ancora così. Sono importanti anch’esse, lo sa, ma quando tenta di pensarci la sua testa pulsa.

Si risiede sul letto, e una porta che non aveva notato si apre. Una ragazza dall’aspetto stanco entra e lui sbatte le palpebre, sorpreso. Indossa un vestito Rosso che le arriva alle ginocchia, sotto a un camice bianco. I suoi riccioluti capelli neri – ma sa che c’è qualcosa che non va in questo – sono raccolti in una coda legata con un elastico Rosso. Sa che lei è bellissima – basta guardarla.

E lui la guarda, con una intensità che la sorprende. Hermione gli sorride e tira fuori una cartelletta e una piuma.

“Buon giorno, Signor Malfoy,” dice, guardando la cartelletta. “Come si sente?”

“Di solito non vesti in nero?” chiede e non è sicuro da dove quello sia venuto fuori, ma sa che è vero.

Lei è colpita e il suo cuore manca un battito. Non è cambiato nulla per tre anni, tre lunghi anni ed è colta da una passeggera sensazione di gioia e paura perché questo è diverso…

Era stato portato al San Mungo una fredda notte d’inverno, portato al quarto piano, il reparto riservato ai lungo degenti. Non dimenticherà mai la lettura della sua diagnosi. È per sempre marchiata nella sua memoria.

Coma; danni cerebrali permanenti. Cause: sconosciute.

L’aveva preso come suo paziente e ogni mattina sin da quella fredda notte invernale ha seguito la stessa routine. Va nella sua stanza, lo saluta, gli pone una serie di domande. La sua menomazione è tale che ogni mattina ricomincia tutto da capo. Lui non ricorda il giorno precedente. Nessuno dei Guaritori che sono stati consultati ha mai sentito di un caso del genere e la teoria più diffusa è che sia una maledizione che ricomincia da capo ogni giorno. In ogni caso, ci sono enormi crateri nella sua memoria. Non è più veramente se stesso.

La lista di domande è rigorosa e inflessibile. Non cambia mai: (1) Come si sente questa mattina? (2) Qual è l’ultima cosa che ricorda? (3) E prima di questo quanto ricorda? (4) Sa chi è? (5) Sa dove si trova? (6) C’è nient’altro che ricorda?

Le risposte sono solitamente simili ogni giorno, a volte identiche. (1) Bene, okay, confuso, stanco. (2) Pansy ad Hogwarts, il suo ultimo anno, lei che gli stava urlando contro perché lui si era rifiutato di aiutarla con un compito di Difesa contro le Arti Oscure, era troppo impegnato con il suo, di progetto. (3) Alcune cose, immagini vaghe, tutto. (4) No, sì. (5) Non lo so. (6) La sua risposta a questa domanda variava, ma mai si giungeva a qualcosa.

Poi solitamente lui s’innervosisce e lei se ne va. È sempre controllato, quindi sanno che si arrabbia e tira oggetti per la stanza e urla, ma dopo che si è calmato gli portano il pranzo. Lui mangia, poi legge per un paio d’ore – sempre lo stesso libro – e alla stessa ora ogni giorno – quattro e quarantasette nel pomeriggio – si gratta il braccio sinistro, ora libero da ogni marchio.

Quindi si calma e vaga per la stanza, infine va alla finestra e fissa l’esterno per un poco. Hermione ritorna, o Harry che lavora anche lui al suo caso sebbene non così da vicino come la ragazza, e passa un po’ di tempo con lui. A volte fa delle domande e lei gli dice tutto quello che vuole sapere. Beh, quasi tutto. Ha tentato di dirgli alcune cose e si è solo fatta male in ritorno, così quelle non gliele ripete di nuovo.

A volte giocano a qualcosa, scacchi o Spara Schiocco, e a volte rimane per la cena. E poi lei va a casa e piange fino ad addormentarsi. Draco legge finché non gli si chiudono gli occhi. E il giorno successivo tutto riinizia da capo, fanno le stesse cose solo con piccole varianti.

È diventato troppo per lei, e ha chiesto al suo capo un trasferimento. L’anziana donna le ha sorriso compassionevole e lo ha concesso. Oggi è l’ultimo giorno di Hermione con Draco e Ron la porterà fuori per cena a celebrare. A simbolo che lei, Harry e Ron si stanno lasciando Draco alle spalle e stanno cercando di andare avanti. Perché hanno detto loro ancora, e ancora e ancora, che lui non migliorerà mai.

A dire il vero Harry e Ron stanno bene; è lei quella che sta avendo grandi difficoltà ad andare avanti. È oltre un anno che Ron le chiede di uscire e ha dovuto ripetere la sua richiesta dieci volte prima che lei dicesse sì. E Ron è stato veramente paziente con lei, anche se ormai era giunto al limite. Questo è parte del motivo per cui sta per dire addio a Draco oggi. Un ultimo addio, che lui non avrebbe ricordato l’indomani.

Quindi il suo commento sul suo abbigliamento scuote Hermione.

“Spesso vesto di nero” dice, sedendosi alla sedia del tavolo, mantenendo una facciata calma, fredda, composta.

Lui scrolla le spalle.

“Allora, Signor Malfoy. Ditemi come vi sentite questa mattina.”

Si muove di nuovo verso la finestra e osserva il vetro appannarsi sotto il suo respiro. Un flash, e ricorda una notte nebbiosa. Solo un’impressione, ma comprende che è importante. Si aggrappa ad essa, la tiene con tutta la sua forza, ma dopo un istante se n’è andata.

“C’è qualcosa che non va in questa stanza,” dice.

“E’ troppo calda? Troppo fredda?” chiede, non lasciando che questo nuovo cambiamento significhi qualcosa per lei.

Scuote la testa e lei pensa a quanto soffici siano i suoi capelli. Cerca di ricordare l’ultima volta che li ha toccati, che ha fatto scorrere le sue dita su di essi, ma non ci riesce.

“Non è nulla del genere,” dice. Poi la guarda. “E’ giusto che tutto sia o bianco o nero? E se così, perché quel libro è rosso?” chiede, indicando la pila. “E quella cornice?”, indicando ora la cornice. “E il tuo vestito?”

Il suo cuore batte adesso furiosamente. Questo è qualcosa di completamente nuovo…

“Che libro?” chiede, incapace di pensare a cosa voglia dire la sua ultima domanda.

S’avvicina alla pila e ne estrae uno dal mezzo. Guarda il titolo e ha un altro flash, sente risa e qualcuno che dice di ridare indietro il libro, lui obbedisce e il flash finisce. La ragazza lo sta osservando curiosamente, il braccio di lui è steso, il libro in mano.

Prende il libro e lo guarda, lui vede che i suoi occhi si stanno inumidendo, ma non sa il perché.

“Non so perché questo libro sia Rosso”, risponde, continuando a osservarlo.

Lui è seduto sul letto e la studia ed è strano, perché lui sa di sapere chi sia, ma questo è tutto quello che sa. È tutto così – nebbioso – ed è frustrante.

“Vorrei farti delle domande,” prosegue Hermione, guardando la sua cartelletta e rimettendo il libro sul tavolo.

“Okay”, dice, strapazzando le lenzuola. Solo non dovrebbero essere bianche; s’acciglia; dovrebbero essere – verdi?

“Qual è l’ultima cosa che ricordi?”

Aggrotta la fronte, è quello che sta cercando di capire da tutta mattina. Le cose sembrano stratificate, come se avesse già fatto tutto questo in precedenza. Come se avesse guardato fuori da quella finestra un centinaio di volte, o forse più. È una sensazione, e non ne può essere sicuro, ma allo stesso tempo, lo è. Sa alcune cose, ma non come o perché.

Sa che lei prende il tè con due cucchiaini di zucchero e niente latte. E perché mai sulla faccia della terra dovrebbe sapere questo?

“Cosa c’è che non va in me?” chiede, e lei sembra presa in contropiede.

“Cosa vuoi dire?”

“Mi sento – intrappolato. Come se tutto questo fosse già successo, e voglio fermarlo, ma non ci riesco. So che c’è qualcosa che non va.”

Lei prende un profondo respiro. “Sei in ospedale. Sei stato colpito con una maledizione sconosciuta che ha colpito la tua memoria. Ogni giorno dimentichi il precedente. Ricominci da capo, se così si può dire.”

“Da quanto?” chiede, calmo, non veramente sorpreso. Come se l’avesse già sentito.

“Due anni, undici mesi.”

Neanche questo è nuovo. “Dimmi qualcosa che non mi hai mai detto prima.”

Lei s’acciglia. “Vediamo… Mi piace la pancetta.”

Con un gesto la ferma. “Lo so questo. Dimmi qualcosa che non conosco.” I suoi occhi s’inumidiscono di nuovo e ciò causa una fitta di dolore in lui, qualcosa di familiare, e si spaventa. “Di solito non succede questo, vero?” chiede. Lei scuote la testa. “Dimmi.”

Un altro respiro profondo. “Ero qui quando ti hanno portato.”

Sapeva anche questo. “No. Qualcosa che io assolutamente non conosco.” Inizia a spazientirsi; perché non lo – accontenta?

“Harry ha un figlio.”

Ah-hah! Si rende conto che è differente. Questo non lo sapeva. Lei lo sta guardando con aspettativa e poi un altro lampo rosso, e la vede, sta ridendo, i suoi capelli sotto un cappello e ha una sciarpa intorno al collo. Infagottata, solo il viso è scoperto; stanno camminando mano nella mano attraverso un parco ed è autunno, ci sono colori intorno a loro – colori – che si intonano a lei, e il suo sorriso è caldo, pieno di –

Ritorna al presente, e lei lo sta squadrando. “Allora, qual è il suo nome?” chiede.

“James.”

“Prevedibile.” La guarda e vede che è di nuovo sorpresa.

“Dimmi di più,” dice. “Noi eravamo – amici, vero?”

Annuisce, esitante.

“Solo, eravamo qualcosa di più. Ho ragione, giusto?”

Lei s’irrigidisce e strabuzza gli occhi, le sue labbra si aprono leggermente.

“Hermione,” dice, e in qualche modo la ricorda. Un momento, nulla, e il successivo la ricorda. È come andare in banca. Un momento non hai soldi in mano, l’istante dopo, sì. In un attimo i soldi sono lì; qualcosa è cambiato, ed è la stessa cosa, adesso. Non ricorda i tre anni precedenti; solo lei, prima. E sono per lo più impressioni, non memorie specifiche. Sa che l’amava, questo è dolorosamente ovvio. E l’ama ancora, dopo tutto; per lui sono passati solo attimi dall’ultima volta che sapeva consciamente di amarla.

Lei è intontita da quello che vede nei suoi occhi – esattamente quello che aveva visto l’ultima notte che lo ha veramente visto. E la spaventa. Oggi è il suo ultimo giorno, ma eccolo qui, che ricorda qualcosa. Come è possibile? Tutti i Guaritori hanno detto che non c’era speranza, specialmente con il passare del tempo. Avevano provato tutto quello che sapevano e nulla aveva oltrepassato il muro eretto intorno alla sua mente da qualunque fosse la maledizione che l’aveva colpito.

È terrorizzata. Pensava di essere pronta ad andare avanti, a lasciarlo andare, ad affidarlo ad altri Guaritori, a lasciarlo vivere in questa stanza d’ospedale fino a che… questa parte la spaventa ancora di più. L’avrebbe semplicemente lasciato lì a morire? Da solo? Dopo tutto quello che…

“De- Devo andare” balbetta, perché non riesce a pensare a nient’altro da dire, nient’altro da fare. Vuole correre via, il più velocemente possibile. Improvvisamente ha difficoltà nel respirare, la stanza sta diventando bollente e, se non trova dell’aria, sta per svenire. Così corre fuori dalla stanza, lasciandolo lì, un impercettibile sorriso sul suo volto.

ooo


Sa che ha ragione. Semplicemente lo sa. Ma sa anche che lei è andata avanti. In fin dei conti sono stati quasi tre anni per lei. Un giorno per lui, però. Così fa male come nient’altro che abbia mai sentito prima, solo è un tipo di dolore disconnesso. Il suo cuore sa che dovrebbe frantumarsi, così è quello che fa. Ma non sente tutto il dolore, perché ricorda solo le impressioni, le sensazioni, le emozioni. Come immagini annacquate, viste attraverso una finestra quando fuori tormenta. Così è come ricorda lei. E loro. Tutto quello che sa è che l’ama terribilmente, e lei se n’è andata e lo ha lasciato alle sue spalle.

Ha lasciato loro alle sue spalle.

Si sente un po’ frastornato, così si siede sul letto. Tempo indefinito passa e la porta si apre. Un uomo alto con capelli neri, pantaloni grigi e maglia bianca entra. Come Hermione, anche lui indossa un camice bianco. E indossa un paio di occhiali. E ha una strana cicatrice sulla fronte.

“Malfoy,” dice, e Draco nota che ha condotto un carrello con sé. Il panico gli inonda il corpo, ma l’uomo sta sorridendo e poi Draco vede che il carrello contiene del cibo. Il suo stomaco brontola e capisce di essere molto affamato.

Draco guarda l’uomo posare il vassoio sul piccolo tavolo e poi voltarsi a guardare lui.

“Come ti senti oggi?” chiede.

“L’ha già chiesto lei,” risponde, frustrato per la ripetizione non necessaria.

“Lo so. Vorrei però che mi rispondessi tu, se va bene.”

Draco alza le spalle. “Sto bene. Confuso però, ad esempio sul perché vedo solo in scala di grigio. Sono abbastanza sicuro che non dovrebbe essere così.”

L’uomo s’acciglia e Draco quasi ricorda il suo nome. “No, non è normale. Non hai mai accennato al vedere le cose solo in bianco e nero prima d’ora. È qualcosa di nuovo?”

Lo sguardo di Draco si fa torvo. “Come potrei saperlo?”

L’uomo arrossisce. “Oh, giusto. Naturalmente. Scusami.”

È allora che Draco ricorda. “Potter.”

L’uomo lo guarda con occhi acuti, poi con una scintilla di eccitazione. “Sì, è il mio nome. Ti ricordi altro di me?”

Draco aggrotta le ciglia e pensa con tutta la forza di cui dispone. “No, mi dispiace.” È come una vibrazione. Draco immagina una lunga corda sottile, le vibrazioni sono portate dalla corda. Quelle vibrazioni sono memorie, o impressioni, e quando si avvicinano abbastanza alla sua mente a volte può afferrarle.

“Bene, mangia il tuo pranzo. Parleremo dopo.”

Draco annuisce e l’uomo lo lascia solo. Si porta al tavolo e esamina il suo cibo. Non sembra molto buono, dal momento che tutto è sfumato di grigio. Ma mangia comunque, e mentre mangia legge quel libro rosso. “Storia di Hogwarts” è il titolo e, mentre legge, afferra tantissime di quelle vibrazioni. Memorie di scuola, di amici, di insegnanti e classi, e di altri libri. Nulla di concreto, di nuovo, solo frammenti di conversazioni o lezioni, o paragrafi. E per qualche ragione, lei è nella maggior parte di loro e lui si chiede quanta parte della sua vita l’abbia inclusa. Una sensazione insistente gli dice che in verità non è molto che lei ne ha fatto parte, ma non può essere sicuro di nulla.

Solo impressioni di lei, circondata da colori, quando è con lui. E che lui la ama.

Lei ritorna, due ore dopo che lui ha finito di mangiare. È seduto sul letto, la fronte corrugata per la concentrazione perché sta cercando di ricordare di più.

“Come era il pranzo?” chiede, e lui alza lo sguardo verso di lei. Alcune ciocche di capelli sono fuoriuscite dall’elastico e le incorniciano il volto, e lui non riesce a ricordare nulla che sia altrettanto bello. Ma a dire il vero, non riesce a ricordare molte cose. Però sa che è vero.

Scrolla le spalle. “Okay.” Poi una di quelle vibrazioni colpisce direttamente il suo cervello. “Dove sono i vestiti che avevo quando sono stato portato qui?” chiede.

Lei reclina un poco la testa di lato. “Nel secondo cassetto del comodino.”

S’allunga e apre il cassetto. Trova un pesante mantello, un paio di pantaloni e una camicia. Tutto nero. Per qualche ragione estrae il mantello, lo annusa. Ricorda ancora come lei profumava quella notte, quando l’aveva salutata con un abbraccio. Come latte e miele. Respira profondamente e percepisce anche un odore di bruciato.

Un altro lampo rosso, ma va bene questa volta.

Poi la guarda e le rivolge un timido sorriso. Trova la tasca segreta nel suo mantello, quella che è stata incantata per poter contenere praticamente ogni cosa, di qualsiasi dimensione. E quello che contiene al momento ha un alto valore. La guarda ancora prima di mormorare la parola d’ordine: Meissa. Il nome che avevano deciso di voler dare alla loro prima figlia, era il nome di una stella.

Ritorna a rivolgersi al mantello prima di poter vedere gli occhi di lei inumidirsi. Ma sa che si sono inumiditi.

La tasca segreta si apre e lui ne estrae una piccola scatola. Sorride al ricordo della ricerca e della scelta del suo contenuto. Tiene la scatolina tra le sue mani e la apre, attento a far sì che Hermione non possa vedere cosa sia. Quando vede l’anello, che ha fatto fare apposta per lei, il suo cuore si stringe e il dolore è tale che deve combattere le lacrime. È irritato che non riesca a ricordare tutto, gli sembra quasi che stia male per un fantasma, non per qualcosa di tangibile, non per la ragazza seduta nella stanza con lui.

“Cos’è?” chiede e lui non riesce a trattenere un sorriso. È curiosa, così come lo è sempre stata.

“Niente,” risponde, anche se sa che lei non gli crederà.

Lei si alza e si dirige verso di lui, prontamente lui rimette la scatola nel mantello. “Se è qualcosa della notte che sei stato colpito, potrebbe essere utile per determinare quello che ti hanno fatto,” dice, un po’ irritata, un po’ curiosa, un po’ spezzata.

“Non lo è, te lo assicuro. È quasi completamente scorrelato da quella notte.” S’acciglia. “Credo.”

“Magari dovresti lasciare che siano i Guaritori a deciderlo,” dice e allunga una mano. C’è un altro flash e rivede la notte che le ha detto che l’amava. Erano a un ballo e lei indossava un abito blu scuro. A lui solitamente non piaceva ballare, ma quando lei aveva steso una mano, implorandolo con i suoi occhi scintillanti, aveva accettato. E mentre danzavano era stato colpito in pieno da quello che lei significava per lui e glielo aveva detto di botto, lì. Lei aveva riso e s’era rigirata tra le sua braccia, aspettando che la canzone finisse prima di dirgli che lo amava anche lei.

“No,” dice, scacciando il macigno che s’è formato nella sua mente con il ricordo. “Non è utile.”

Lei sospira e torna al tavolo. “Come va? Da stamattina, intendo. Sembra che stai facendo dei progressi,” dice, cercando di suonare clinica e distaccata, e se lui non l’avesse conosciuta meglio avrebbe potuto ingannarlo, ma lui la conosce, così non viene ingannato.

“E’ la terza volta, oggi, che me lo si chiede. Sto bene. A parte per il fatto che non riesco a ricordare molto, mentre so che non dovrebbe essere così, e che non riesco a vedere bene, e che tu sei maledettamente – diversa.”

È ferita di nuovo, lo sa con certezza. Proprio allora la porta si apre e Harry – questo il suo nome – entra. Parla sottovoce con Hermione, che all’inizio sembra controbattere, poi annuisce riluttante e, con un’occhiata a Draco, lascia la stanza.

“Allora, Draco, vorrei che mi dessi una lista completa delle cose che ti ricordi.”

Guarda intensamente l’altro uomo. “E’ difficile da spiegare”, dice, dopo aver deciso che il suo desiderio di sapere cosa ci sia che non vada in lui, e di sistemarlo, è più forte del suo desiderio di essere se stesso e di dire a Potter di andare a farsi fottere. Sorride all’idea, però.

“Ho avuto solo pochi lampi di memoria. Il resto – mi è tornato in mente. Quello che non c’era prima, adesso c’è, improvvisamente. E per la maggior parte sono solo impressioni, o idee. Ricordo cose, senza sapere i come e i perché dietro di esse.”

Potter inala profondamente. “Come Hermione.”

Draco lo squadra, poi annuisce.

“Che cosa sai esattamente di lei?”

“Perché dovrei condividerlo con te? Sono sicuro siano cose tra me e lei.”

“Sto cercando di aiutarti. Più mi dici, più materiale ho per cercare di capire cosa ti sia successo.”

“Mi sfugge il perché conoscere specifiche memorie mie possa aiutarti, a parte che per soddisfare la tua curiosità.”

Harry sorride e sogghigna. “Non posso credere di stare per dirlo, ma mi è mancato il tuo atteggiamento polemico. Fin da quando sei stato portato qui sei stato cooperativo, e piacevole – non proprio te stesso. Ed è bello vederti di nuovo fare il difficile.”

Draco lo guarda torvo. “Torna all’argomento, Potter.”

Harry annuisce. “Suppongo tu abbia ragione. Non ho bisogno di sapere esattamente cosa ricordi.”

“Io so che io – io l’amavo. Tutti qui, per il momento. Il resto sono solo annebbiati dettagli, o a dire il vero, mancanza di dettagli. Annacquate impressioni di lei, e di noi.”

Harry scribacchia qualcosa sulla sua cartelletta.

“Non voglio che lei sappia questo,” dice Draco, una nota di avvertimento.

“Va bene. Non glielo dirò.”

“Davvero?”

“Davvero.”

Draco fa un cenno con la testa. “Bene. C’è altro?”

“Niente. A meno che non ci sia qualcosa che vuoi dirmi.”

“Nulla. Solo – credo mi abbia lasciato alle spalle,” dice, sperando in una conferma delle sue paure, sperando per un diniego, contemporaneamente. A questo punto non sa veramente quello che vuole.

Harry evita di guardarlo. “Questo è qualcosa tra te e lei, credo.” Si alza. “Adesso hai il resto del pomeriggio per te. Hermione ritornerà più tardi per salutarti. È il suo ultimo giorno qui, oggi.”

Un dolore acuto, sordo, nella sua testa, ed è costretto a capire quello che Harry gli sta dicendo esattamente. È andata oltre veramente. L’ha lasciato indietro. Annuisce verso Harry, che chiude la porta dietro di sé. Suona così definitivo. Lui è rimasto intrappolato in una stanza di ospedale, mentre la vita è andata avanti per quasi tre anni. Quasi senza accorgersi che lui non era rimasto al passo.

ooo


Lei torna alla fine del suo turno, appena prima che Ron passi a prenderla per la loro cena. Esita, perché ha paura di quello che lui ricorda dall’ultima volta che l’ha visto, ed ha anche paura che magari abbia dimenticato tutto.

È seduto alla sedia, a guardare fuori dalla finestra, quando sente la porta aprirsi. Si volta e rifiuta di mostrare una qualsiasi emozione quando incontra il suo sguardo.

Lei si avvicina al suo letto, ma non si siede, sebbene sia l’unico posto dove potrebbe farlo. Si sta contorcendo le mani e Draco vede la preoccupazione nei suoi occhi. Strano, pensa.

“Volevo dirti… E’ il mio ultimo giorno, oggi. Harry prenderà in mano il tuo caso.”

Lui si limita a guardarla e lei è innervosita dalla chiarezza che vede nei suoi occhi. È come se la stesse leggendo, come quel libro che è aperto a pagina centoquarantasette sul tavolo.

Draco si alza e cammina verso di lei, che sembra farsi piccola, e questo gli fa male, perché non ne capisce il motivo. Si ferma con la fronte aggrottata.

“Che c’è? Non hai paura di me, vero?” chiede.

“Cosa? No, oh no. Non è – non è nulla. Mi dispiace,” dice, frettolosamente.

“Harry mi aveva detto che era il tuo ultimo giorno. Non c’era bisogno che me lo dicessi anche tu. Quindi, perché sei qui?”

Si guarda i piedi e sposta il peso da una parte all’altra. “Volevo vedere se c’erano stati dei progressi,” dice, lanciandogli occhiate furtive.

“E?” la incalza, perché la conosce, e sa che lei è lì per qualcos’altro.

“E”, dice, di corsa. “Se la mia paura più profonda si realizzasse domani mattina e tu non ricordassi oggi, allora ho bisogno di dirti, di dire a te, di me. La persona che è stata in questa stanza negli ultimi tre anni non sei stato tu. E io credo che oggi tu sia veramente te stesso. Così, mentre tu sei tu, io ho bisogno di parlarti.”

Lui annuisce e incrocia le braccia.

“Stavo lavorando il giorno che ti hanno portato qui. Ti ricordi che ero una Guaritrice?” Lui scuote la testa. “Oh. Beh, lo ero. E stavo lavorando quel giorno. Sei stato in coma per due mesi, poi ti sei svegliato e non puoi nemmeno immaginare quanto felice fossi. Ma non ti ricordavi di me. Non ricordavi praticamente nulla di nessuno. Ed è stata dura. Ho dedicato tutto il mio tempo a cercare di capire cosa ti era successo, cosa c’era che non andava in te. Io -”

Alza una mano per fermarla, poi prosegue lui a parlare. “Passavi tutto il tuo tempo qui, da mattina a sera. A volte dormivi anche qui. Hai studiato le mie condizioni, hai provato a capire chi mi avesse fatto questo. Ti sei buttata via e poi, dopo un tre mesi, hai avuto un esaurimento. I tuoi amici ti hanno detto di prenderti una pausa, in effetti probabilmente ti avranno detto di lasciare che fosse un altro Guaritore ad occuparsi del mio caso. Hai accettato la pausa, ma poi sei ritornata determinata quanto prima.”

“Solo che questa volta sei stata un po’ più discreta e un po’ più cauta. Ci sono voluti quasi nove mesi prima del secondo esaurimento. Questa volta perché non stavi mangiando, né dormendo. Eri concentrata unicamente sul guarire me, e questo ti ha quasi ucciso, un paio di volte. I tuoi amici ti hanno convinto a prendere una lunga pausa e ti sei resa conto che avevano ragione, non potevi continuare a lavorare a quel ritmo. Così hai accettato. E poi, quando sei tornata, ti sei data una regolata e ti sei sforzata di lavorare le tue ore, di mangiare, di dormire. Lentamente sei caduta in questa routine e lentamente sei andata oltre. Ero solamente un altro paziente.”

“No,” lo interrompe. “Non sei mai stato solo un altro paziente.” Sta così male, perché ha completamente ragione su tutto il resto. La conosce così bene, dentro e fuori. E vedere lui, veramente lui, è magnifico e orribile allo stesso tempo. Perché potrebbe essersene andato, domani.

“Hermione,” dice, guardandola negli occhi, avvicinandosi a pochi centimetri da lei. “Voglio che tu sappia sempre che ti ho amato.” Non riesce a portarsi a dire che l’ama ancora; è naturale che l’ami ancora. Inoltre, lei dovrebbe saperlo. “Più di ogni altra cosa. Non dubitare mai di questo.”

Lei ha, di nuovo, le lacrime negli occhi, e le lascia cadere. Sembra che stia piangendo molto, oggi. Per abitudine, lui allunga una mano e le asciuga via. Lei abbassa lo sguardo. “Ti ho amato anch’io, Draco. Allo stesso modo.”

Vuole baciarla. Vuole farlo più di qualsiasi altra cosa abbia voluto da lungo tempo. Più del cibo, più dell’acqua, più del respiro. Ma non lo fa, lei è andata oltre. Un bacio non cambierebbe quello che è accaduto in quei tre anni.

Poi, così come era abituata a fare, gli cinge le braccia al collo e affonda il volto nel suo petto, piangendo. Lui si sente dilaniato. Vorrebbe confortarla, portarle vie quel dolore, ma anche lui sta male. Anche lui ha bisogno di essere confortato. Con esitazione la stringe tra le sue braccia e così la sorregge. La sua testa sa di non ricordare il passato, ma il suo corpo sa di non averla tenuta così da quasi tre anni e l’istinto prende il sopravvento. La porta più vicina – molto vicina – e una mano è nei suoi capelli, ed è immerso nella sensazione di lei, nel suo profumo – ancora latte e miele – nel peso leggero di lei, avvolta intorno a lui.

Poi la porta si apre.

“Hermione, stai – ehi! Che sta succedendo?”

Draco sente Hermione venirgli strappata via e si volta con sguardo truce sul colpevole. Weasley. Lei non lo sta guardando, piange con le mani sugli occhi. Ron la abbraccia e ricambia l’occhiataccia a Draco.

“Cosa stai facendo, Malfoy?”

Non risponde, non riconosce la presenza della testa rossa. Sta guardando Hermione, che finalmente, da dietro Ron, alza gli occhi bagnati verso di lui.

Alza un sopracciglio, e sa che lei ha capito la sua domanda silenziosa, “Lui?”, e una nuova ondata di lacrime la sommerge e lei sposta lo sguardo, verso il muro.

“Esci dalla mia stanza, Weasley,” sputa e torna alla finestra.

Non vede gli occhi di Ron spalancarsi, non lo vede alternare la sua attenzione tra lui e Hermione, non vede i suoi occhi fissarsi sulla sua nuca. Questo lo sente, però, e lo ignora. Improvvisamente le macchine e le persone che stanno camminando nella strada sottostante sono le cose più interessanti che Draco abbia mai visto.

Li sente andarsene e la stanza si riempie di silenzio. Non crede che il suo cuore possa sopportare qualcosa ancora. Weasley. Lei è con Weasley. È quasi come un tradimento, anche se parte di lui comprende perché lei abbia voluto andare oltre. Ma con lui? Questo è il punto. Weasley non è degno di lei, non lo è mai stato, non lo sarà mai. Lui l’ha sempre saputo, ha sempre pensato che lo sapesse anche lei.

Va a sedersi sul letto ed estrae nuovamente l’anello. Lo fissa, guarda la luce riflettersi sulla gemma – tutti i diversi colori della luce –

E c’è un lampo verde – verde, questa volta. Poi, come onde di marea, immagini si abbattono sulla sua mente. Immagini di dolore, di morte, di urla, di tortura, di orrende maschere e vesti nere e risa crudeli e –

Si sdraia sul letto e tre ore dopo Harry lo trova in posizione fetale, gli occhi in fuori, sbarrati, ciechi, vitrei. La sua mano sinistra è quasi bianca per la forza con cui da ore sta stringendo un oggetto. Prova a scuoterlo per svegliarlo, ma nulla sembra raggiungerlo.

Harry cammina avanti e indietro per la stanza, cercando di decidere cosa fare. Cosa fare! Non sa nemmeno cosa è successo, ancor meno da dove iniziare. Torna da Draco e cerca di togliergli l’oggetto dalla mano. È inutile, è quasi come se Draco fosse morto e le sue membra si fossero irrigidite. Ma sta respirando, Harry può vederlo per quanto il respiro sia debole.

Proprio in quel momento la porta si apre e Harry alza lo sguardo. Ron e Hermione entrano, lei con guance striate di lacrime (lacrime recenti, stabilisce) e lui con una smorfia irata sul volto. Con un’occhiata Hermione s’accorge che Draco non sta bene e corre al suo fianco.

“Harry, cosa è successo?” chiede.

“Non lo so. Sono entrato per controllare come andava e l’ho trovato così. Non ho idea da quanto sia in questo stato.”

“I suoi occhi”, la sua voce è spezzata.

“Hermione, va’ a casa. Non c’è niente che puoi fare. Non credo ci sia nulla che si possa fare per lui. Dobbiamo solo aspettare e vedere.”

“Già, Hermione,” interviene Ron, il viso deformato in una nuova smorfia. “Sai che sarà ritornato al suo solito domani. Non c’è motivo di rimanere. Harry si prenderà cura di lui d’ora in avanti.”

Harry rivolga un’occhiataccia a Ron, ma nessuno lo nota.

“Vuoi veramente passare il resto della tua vita ad aspettarlo? Ad aspettare che si svegli e che magari ti ricordi per un giorno? Io sono qui, Hermione. Sono sempre stato qui. Ad aspettare te. Devi deciderti. Me o lui. Me, qualcuno che ti ama, che ti amerà sempre, che ti tratterà meglio di quanto lui non abbia mai fatto, come meriti. Qualcuno con puoi ridere e con cui puoi ricordare. O lui,” dice, la malizia nella sua voce. “Che può solo farti male, Hermione. Che vuoi?” pretende di sapere, le braccia incrociate, un cipiglio fiero sul suo volto.

Lei sta piangendo di nuovo e guarda Harry, che tenta di dirle che è una decisione che spetta a lei, che lei ha bisogno di decidere cosa vuole fare con Draco, ma che magari Ron non è la persona migliore che possa aiutarla nel processo. Solo, lei non può vedere tutto questo in una singola occhiata, così si volta verso Ron, poi verso Draco, con occhi ancora umidi e sfocati, e di nuovo verso Ron. Poi fugge dalla stanza e Ron corre dietro lei, lasciando Harry da solo con Draco.

Harry cerca una volta ancora di carpire l’oggetto dalla presa di Draco, ma non ha fortuna. Decide di sedersi e aspettare.

Dopo un’ora Harry osserva Draco e vede che i suoi occhi sono chiusi. Si avvicina al letto per esaminarlo e nota che il suo respiro è più regolare. Fa per andarsene, ma viene fermato.

“Potter,” dice Draco, con voce pesante. Come se fosse stato drogato.

Harry si gira, Draco lo sta guardando, ancora raggomitolato sul letto.

“Che c’è?” chiede, sollevato che almeno Draco si ricordi ancora di lui.

Draco guarda Harry finché questi non torna alla sedia e la porta vicino al letto.

“Che tipo di – persona – sono? Ero?”

Harry si acciglia. “Cosa vuoi dire?”

“Voglio dire – sono stato sommerso da immagini che mi hanno attraversato la mente. Ho fatto male a delle persone. Ho – ucciso delle persone.” Come può essere anche solo mai piaciuto a una ragazza come Hermione?

Harry guarda Draco con gentilezza. “Beh, Draco, un tempo eri un Mangiamorte. Ti ricorda cosa vuol dire?” Draco fa un cenno di diniego. “Ah, un Mangiamorte era un seguace di Voldemort, un mago molto malvagio.”

“Ricordo quel nome,” dice Draco, rafforzando la presa intorno all’oggetto.

Harry annuisce. “Tu – tu hai fatto del male e ucciso persone. Ma sei cambiato. Ti sei unito a noi, hai combattuto con noi e hai tradito Voldemort. Sei stato fondamentale nel liberare il mondo dalla sua crudele tirannia.”

Draco assorbe l’informazione. “Così ero cattivo, poi buono.” Harry annuisce. “E’ stato a causa sua, di lei?”

“No. È stato perché ti sei reso conto di quello che Voldemort voleva veramente, di quello che fosse il suo scopo ultimo e tu non volevi che accadesse. Così sei venuto da noi – da me, in effetti – e ti sei offerto come spia- Come ho detto, sei stato molto utile. Senza di te innumerevoli vite sarebbero state perdute perché ci sarebbe voluto molto più tempo per sconfiggerlo.”

Draco annuisce, poi attenua la stretta sulla scatola. Lentamente si mette a sedere. “Tutto quello che riesco a vedere sono brutte immagini. Quello di orribile che ho fatto io.”

“Non posso nemmeno iniziare a immaginare come sia.”

“Mi hanno colpito, come un Bolide impazzito.”

Harry sorride. “Cosa hai in mano?”

Draco lo osserva con occhi acuti per un momento, poi gli lancia la scatola. “Ricordo che eravamo amici,” dice.

Harry afferra la scatola, annuisce, poi la apre. C’è un anello, un anello d’argento, con un granato rosso scuro incastonato tra due piccole perle. Non è grande, non è piccolo; è perfetto per la strega per cui è stato fatto.

“Wow, Malfoy. Non ne avevo idea.”

Draco scrolla le spalle e fa segno a Harry di ridargli la scatola. Una volta che è nelle sue mani la guarda ancora. “Era stato fatto a misura per lei. Ha un mucchio di incantesimi speciali. La banda è stata fatta su un modello unico, apposta per questo anello. Il mio nome, con tutto quello che porta con sé, era stato messo in questo anello. Questo può fare la magia, infondere l’essenza in un oggetto. Stavo per propormi il giorno dopo che sono stato attaccato. San Valentino.”

Guarda Harry. “Lo so quello che stai pensando. Non è da me e oh, così clichè. Ma in verità quel giorno è stata una scelta casuale. Come quando mi sono reso conto che l’amavo e glielo ho detto lì al momento, mi sono reso conto che volevo sposarla e ho fatto l’ordine per l’anello in meno di un’ora. Il vecchio mi aveva mandato un gufo per dirmi che era pronto e io sono andato a ritirarlo, quella notte.” Guarda di nuovo l’anello, sospira, e lo posa nel comodino.

“Malfoy, non sapevamo che stavi per chiederle di sposarti.”

Draco sogghigna. “Non è quella l’idea? Una sorpresa?”

“Beh, sì, ma – neanche lei ne aveva idea.”

Draco alza le spalle. “Sono stato spontaneo poche volte nella mia vita. Per quello che posso ricordare.” Una risata, soffocata. “Ma sono abbastanza sicuro che questa fosse una di quelle volte. Non le avevo detto nulla. Non ne avevo parlato – niente. Volevo che fosse una completa sorpresa.”

Harry lo guarda con occhi tristi.

“Va bene, Harry. La vita non è giusta. Credimi, lo so.”

“Quindi, ricordi?”

“No. Solo sempre più di lei, e ora – tutto questo.” Strofina il suo braccio sinistro. “Posso quasi vederlo, che tenta di bruciarmi la pelle,” dice. “Ho paura, Harry. E se – e se non ricordassi? Domani. Potrei svegliarmi e non ricordare più nulla.”

Harry si alza. “Lo so. Tutti noi siamo preoccupati per questo.”

“Noi?” dice Draco e ride. “Noi. Giusto.”

“Cerca solo di riposare. Okay? Verrò a trovarti subito domani mattina.”

Draco annuisce e un’ondata di stanchezza lo colpisce. Harry se ne va. Draco striscia sotto le coperte e rabbrividisce, non perché ha freddo, ma perché ha paura di addormentarsi; ha paura di risvegliarsi.

ooo


Vive lo stesso sogno che ha vissuto ogni altra notte.

Sorride mentre esce dalla gioielleria, l’anello riposto al sicuro nel suo mantello. Quattro passi dopo aver svoltato a sinistra è circondato. Cinque persone in tutto, i cappucci neri sollevati e le bacchette spianate, puntate al suo cuore.

Si ferma, il sorriso prima congelato, poi svanito.

Conosce queste persone. Le ha condannate a morte, ma queste sono sopravvissute. Invano cerca di prendere la sua bacchetta.

Con una risata stridula la persona più vicina – una strega – sua Zia – lo disarma.

“Stupido nipotino,” dice, tirando indietro il cappuccio. Gli altri fanno lo stesso. Tre non li conosce, il quinto è Rabastan, il cognato di Bella.

“Credevi veramente che non saremmo venuti a cercarti? Che non ti avremmo trovato? Che saresti stato al sicuro? Ci hai traditi. Ho perso tutta la mia famiglia – la tua famiglia – a causa tua.” Gira intorno a lui, fermo a testa alta.

Quando torna a guardarlo in volto sogghigna, poi conficca la bacchetta nella sua gola. “Ti abbiamo trovato, Draco. E adesso ci divertiremo con te, prima di ucciderti.” Ride ancora, così come Rabastan.

Gli lanciano contro maledizioni, lo colpiscono, ma curano i segni esterni dell’attacco. Infine, nonostante un mal di testa lancinante, Draco cerca di Smaterializzarsi. Appena prima di riuscirci Bellatrix e Rabastan lo colpiscono con due maledizioni, contemporaneamente, entrambe Rosse. C’è un lampo Rosso.

Si sveglia con un sussulto e si mette seduto sul letto. Si guarda intorno e nota che tutto è colorato, e lo trova strano. Poi si rende conto che è bizzarro notare la presenza del colore e capisce che è nuovo per lui sapere che c’è qualcosa di diverso dal giorno prima.

Il giorno prima.

Si allunga verso il comodino e apre il cassetto. Cerca nell’angolo sinistro e afferra la piccola scatola nera. La tira fuori, la apre e vede l’anello.

E questa mattina ricorda tutto. Non gli ultimi tre anni passati in ospedale, ma quello che è successo prima. Tutto.

Perché ha lasciato il Signore Oscuro. Come Hermione ha catturato per la prima volta il suo interesse. Quando lo ha baciato la prima volta per farlo stare zitto e come erano andati avanti a baciarsi un dieci minuti buoni prima di rendersi conto cosa fosse successo.

Il loro primo appuntamento, quello che indossava; la prima volta che si sono tenuti per mano. Tutto.

Harry. Ron. Ginny. L’Ordine. I suoi genitori. La medaglia al merito ricevuta dal Ministro – una medaglia che ha dato a Hermione.

La notte che le ha dato un bacio di buonanotte ed è andato a ritirare un anello. E tutto quello che è accaduto nel mezzo.

La comprensione lo fa quasi stare male fisicamente. Era tutto – lì – e sa che non sempre è stato così, così accessibile.

Poi, guidato da un sussurro nella sua mente, guarda alla cornice accanto al suo letto. È Grattastinchi, ma quello che è strano è che la cornice è azzurra, non Rossa. Si alza e si avvicina alla pila di libri. Storia di Hogwarts è marrone. Corruga la fronte.

La porta si apre e Harry entra. “Buon giorno, Signor Malfoy. Come -”

“Di che colore era vestita ieri Hermione?” lo interrompe Draco con impazienza.

Harry s’acciglia. “Rosso.”

“Sei sicuro. Era Rosso.”

“Sì. Un vestito Rosso. Draco -”

“Che colore è questo libro” chiede, tenendo in mano il vecchio volume, Rosso solo fino a poche ore prima.

“Marrone.”

Draco attraversa la stanza fino al comodino. “Questa cornice?”

“Azzurra. Draco, perché queste domande?”

Draco fissa Harry. “Ieri erano Rosse.”

“Ieri.”

Annuisce.

“Ti ricordi di ieri?”

Annuisce ancora.

“Allora di certo ti ricorderai che è una grande novità per te ricordare ieri.”

E allora Draco si lascia cadere sul letto, lo sguardo fisso sul muro di fronte a sé. “Sì,” conferma.. Poi si prende la testa tra le mani. “E’ tutto vero, eh? Sono passati quasi tre anni.”

Harry annuisce e Draco si stringe tra sé. Hermione è veramente con Ron. Non è stato solo un terribile incubo. Tutto quello –

“Vorrei farti alcune domande, Draco.”

Fa un cenno di assenso.

“A chi ho dato metà della bacchetta di Voldemort?”

“A Remus.”

Harry conferma. “E che cosa mi ha detto Molly quando sono tornato dalla battaglia?”

“Ha detto Harry Potter, mettiti un maglione o ti prenderai un raffreddore. Ma stava ridendo e ti stava abbracciando e stava piangendo, tutto insieme.”

“Che cosa aveva programmato Ron per Luna per il giorno di San Valentino che hai, uhm, saltato?”

La testa di Draco scatta per incontrare lo sguardo di Harry. È veramente arrabbiato. “Perché mi chiederesti questo?

“Perché sei una delle sole tre persone a conoscere la risposta.”

Lo sguardo di Draco verso Harry è assassino. “Voleva portarla al parco per farle fare un giro su una carrozza trainata da cavalli. Cosa che, suppongo, non è mai avvenuta.”

“Uhm, no. Eravamo tutti qui quel giorno.”

Draco sospira e si passa una mano tra i capelli. C’è un dolore costante, sordo, che gli attanaglia il cuore e le interiora.

Harry gli sorride con calore. “Tieni, la tua bacchetta” dice, porgendola a Draco. La prende e un poco di quel dolore e di quel disagio scompare.

“Adesso ti chiederò di fare alcuni incantesimi.” Draco sbuffa. “Giusto per essere sicuro. Ti prego di sopportarmi.”

“Levitazione… Appello… Disillusione… Patronus…”

Draco li esegue uno dopo l’altro, con facilità. È annoiato.

“Bene,” conclude Harry. “Credo tu sia pronto, puoi raccogliere le tue cose e seguirmi nel mio ufficio.”

Draco sbatte le palpebre. “Vuoi che lasci questa stanza?”

“Sì. Sto per dimetterti.”

Sta andando a casa. Cede al panico. Casa. Non c’è bisogno di fare domande per chiedere in che stato sia la sua casa. No, aspetta. Lui sa tutto di come sta messa la sua casa. È la sua abitazione di cui non sa nulla. No, casa se n’è andata.* Così, Draco ubbidisce e raccoglie i suoi averi. Non ha molto, solo l’anello e i vestiti che indossava e che indossa, per uscire.

Una volta nell’ufficio di Harry, si rilassa. Ma Harry nota che il suo colorito è verdognolo.

“Draco? Stai bene?” gli chiede, porgendogli un bicchiere d’acqua.

“Sì. È solo – è accaduto anche ieri. La mia testa, il mio cervello, sa che non posso ricordare gli ultimi anni. Ma c’è una parte di me, sprofondata in me, che sa che sono stato in quella stanza per tanto tempo. E quella parte inizia a cedere al panico. Ma starò bene, ne sono sicuro. Una volta che mi abituo a questo -” Si ferma, perché non sa come chiamarlo. Una nuova vita? Un nuovo stato delle cose? Un nuovo mondo? Non ne è sicuro.

Harry aggrotta la fronte. “Magari dovresti parlare con qualcuno.”

“A chi? A un Guaritore per la testa? No, grazie, Potter. Posso farcela da solo.”

Harry gli rivolge un sorriso saputo. “Sapevo che avresti detto qualcosa del genere.” Poi si mette a sistemare alcuni fogli sul suo tavolo. “Questi sono i fogli per il tuo rilascio. Io – gli ho preparati la scorsa notte, giusto in caso. Firma dovunque vedi una ‘X’. T’ho ridato la bacchetta e hai preso le tue cose. Le tue proprietà e le rendite finanziarie sono state curate tutte da Hermione. Ti saranno ridate subito, con effetto immediato.”

Draco rimane interdetto. “Hermione?”

Lo sguardo di Harry è preoccupato. “Sì. Ti – ti ricordi di lei, vero?”

“Sì, certo,” risponde. “Ma perché lei?”

Harry scrolla le spalle. “Voleva farlo e ha chiesto i permessi al Ministero. Si sono detti d’accordo, a patto di ricevere un piccolo ammontare degli interessi.”

L’espressione di Draco è sarcastica. “Giusto. Piccolo.”

“Sono sicuro che sarà felice di farti un rapporto sullo stato della tua compagnia.” I loro sguardi si incrociano ed è Harry ad allontanare per primo gli occhi.

“Ne sono sicuro”, dice Draco, anche se non è molta la voglia di ricevere un rapporto dei suoi affari da Hermione-

“C’e nient’altro di cui hai bisogno?” Gli chiede infine Harry, una volta firmati tutti i fogli.

“No,” replica Draco, a disagio. Tuttavia c’è qualcosa di cui avrebbe bisogno. Di avere indietro la sua vita, tanto per cominciare. “Ho fatto un sogno la scorsa notte, solo che non credo fosse un semplice sogno. Riguardava la notte in cui tutto questo è successo.”

Harry si mette sull’attenti. “Oh? Cosa hai visto?”

“Tutto. Esattamente come lo ricordo.”

“Chi- chi è stato?”

Draco si lascia andare a un sorriso amaro. “Zia Bella. E altri quattro Mangiamorte. Dicevano che era solo questione di tempo prima che mi trovassero e mi ripagassero per averli traditi. Anche Rabastan era con lei, entrambi mi hanno colpito con differenti maledizioni mentre tentavo di Smaterializzarmi. E la cosa che ricordo dopo questo è svegliarmi ieri mattina e vedere tutto in bianco e nero.”

“Sei arrivato qui.”

“Era quello il mio obiettivo. Sapevo di essere ferito, gravemente. Volevano che mi pentissi veramente di quello che avevo fatto. Prima di uccidermi, ovviamente.”

“Ovviamente,” gli fa eco Harry, con una smorfia. “Bellatrix è l’unica Mangiamorte ancora alla macchia. Gli altri quattro, Rabastan incluso, sono stati presi.” Si ferma e guarda Draco. “Malfoy, mi – mi dispiace per quello che è successo.”

Sospira. “Anche a me.”

C’è un momento di silenzio, poi Harry chiede, “Che farai d’ora in poi?”

“Cercherò di rimettere la mia vita in ordine. Poi darò la caccia a zia Bella. Se gli altri fossero ancora liberi, darei la caccia pure a loro. Ma c’è solo Bella, e che Bella sia. Non sono sicuro di quello che farò una volta che l’avrò trovata. Sia chiaro, Harry, la troverò.”

“Se c’è qualcuno che può, Malfoy, quello sei tu. Voglio che ritorni tra qualche settimana per un controllo. Niente di che, solo per essere sicuri che tu stia bene,” dice Harry. “E se succede qualcosa prima, vieni qui subito.”

Draco mormora il suo assenso e Harry scrive una data su un fogliettino.

“Malfoy, è – è bello riaverti con noi.”

E’ chiaro che Harry non lo stia dicendo per circostanza e Draco cerca con tutte le sue forze di sorridere, ma non riesce a metterci il cuore. È un misto tra un sorriso, una smorfia e un groviglio di dolore. Ma Harry lo comprende e annuisce.

“E Draco, se hai bisogno di qualcosa non esitare. Non sei un estraneo. Vieni a vedere James.”

Draco esita, poi annuisce e si alza, pronto per lasciare l’ospedale. “Va bene. Mandami un gufo.”

“E non inviterò Hermione e Ron.”

Draco si irrigidisce e un’ondata di rabbia lo travolge. “Sarebbe saggio, suppongo, se vuoi che venga a fare una visita. Saluta Ginny da parte mia, okay?”

“Sicuro.”

“Grazie, Harry, per tutto quello che hai fatto per me. E – e se vedi Hermione, per piacere estendi i miei ringraziamenti anche a lei,” dice, una espressione triste sul volto.

Harry annuisce, poi dice, “Non essere così depresso, Malfoy. Casa tua è lì dove l’hai lasciata.”

Draco si ferma con la sua mano sulla maniglia e replica, a bassa voce. “La mia abitazione è rimasta dove l’ho lasciata. Non casa mia.” Poi abbassa la maniglia e lascia la stanza.

ooo


Un’ora più tardi Hermione arriva al San Mungo. Si dirige verso la stanza di Draco e quando ci arriva spalanca la porta. Solo per trovare qualcuno che sta pulendo la stanza, cambiando il letto, e scuotendo i cuscini.

“Cosa sta facendo?” chiede, una nota di panico che si fa largo nella sua voce.

“Pulendo la stanza,” risponde la donna.

“Ma, perché?”

“Il paziente se n’è andato.”

Il panico si moltiplica, per due, per tre, per dieci. L’ultima volta che ha visto Draco era in uno stato catatonico, raggomitolato su se stesso. Di certo non può essere – morto; non può essere. La vita non le farebbe questo, giusto?

“Cosa è successo?” chiede, freneticamente.

La donna alza le spalle. “Deve chiedere al Guaritore. Io mi limito a pulire le stanze.”

Hermione corre fuori dalla stanza, corre nell’ufficio di Harry. Deve bussare sei volte prima di sentire la sua voce invitarla ad entrare.

“Dov’è?” chiede, mentre sta ancora entrando.

“Malfoy?”

Hermione gli rivolge un’occhiataccia. “No. Il paziente nella stanza 200. Certo che Malfoy!” Sta praticamente urlando. “Sta bene?”

“Hermione, ti prego, calmati. Sì, sta bene. Siediti, prendi una caramella al limone**,” dice Harry, indicando una sedia sistemata di fronte a lui e una coppa ripiena di dolcetti gialli.

Si siede, ma non prende nessuna caramella. “Dov’è?” chiede di nuovo, stavolta calma, come se tutta la sua energia si fosse evaporata una volta scoperto che stava bene.

“In questo momento, sarà probabilmente arrivato a casa. L’ho dimesso.”

Gli occhi le fuoriescono dalle orbite. “Tu l’hai lasciato andare?

“Sì. S’è svegliato stamattina con tutti i suoi ricordi intatti. Tranne che per il tempo trascorso qui, naturalmente. Non c’erano ragioni per trattenerlo. Gli ho fatto delle domande, gli ho chiesto che eseguisse alcuni incantesimi minori, e poi l’ho lasciato andare.”

Lei sembra affondare ancora più nella sedia. “Non gli ho nemmeno detto addio***.”

Harry la guarda con occhi acuti. “Pensavo gli avessi detto addio ieri.”

“L’ho fatto, ma…” si ferma, non sapendo cosa dire esattamente.

“Hermione. Lo sai che ti voglio bene. E lo so che questi ultimi giorni sono stati un terremoto. Ma devi dargli un po’ di tempo perché si riabitui alla vita. Il suo intero mondo gli è stato tolto da sotto i suoi piedi, l’ultima cosa che ricorda è darti la buonanotte in una fredda notte invernale e poi venire attaccato da dei Mangiamorte.”

Lei sussulta. “Si ricorda quello che gli è successo?”

Harry annuisce. “Sì. Sua zia e pochi altri.”

“Oh, povero Draco. Sta bene?”

“E’ forte. Si rimetterà. Come ho detto, ha bisogno di tempo, Hermione. Specialmente per digerire le novità che – che ti riguardano.”

“Che riguardano me?” chiede, arrabbiata.

“Di te e Ron.”

“Oh, al diavolo! Io e Ron abbiamo avuto un’enorme litigata ieri sera.”

“Su di lui?”

“Certo. Cosa si aspetta? Draco è stato di gran lunga la cosa più importante nella mia vita, e ora sta bene.”

“Credo che la domanda sia, qual è la cosa più importante nella tua vita ora? Ron? C’è qualcosa? Vuoi che sia Draco?”

Lei balbetta, non pronta ad affrontare queste domande. “I-io non lo so, Harry.”

“Credo che tu abbia bisogno di decidere, Hermione.”



Fine Prima Parte



Note di traduzione

*) Nell’originale vengono usati i termini “Home” e “House” la cui traduzione italiana letterale è, per entrambi, “Casa”. Tuttavia il primo porta con sé, oltre al siginificato di abitazione, anche i concetti di famiglia, di affetto e di intimità che sono assenti nel secondo. Non esistendo in italiano una simile distinzione, ho scelto le traduzioni “Home -> Casa” e “House -> Abitazione” sperando si notasse la maggior freddezza del secondo rispetto al primo.


**)Nel primo capitolo di Harry Potter e la pietra filosofale, Silente offre alla professoressa McGranitt un ghiacciolo al limone: in realtà, sherbet lemon (o lemon drop nell’edizione americana) indica, oltre al sorbetto, anche un tipo di caramelle al limone molto diffuso nel Regno Unito.

***) Nell’originale Hermione dice ad Harry che non è riuscita a dare il suo “Goodbye” a Draco. In questo contesto il significato di “Goodbye” è un po’ più forte del nostro arrivederci e contemporaneamente un po’ meno definitivo del nostro addio.


Ulteriore nota.
La frase iniziale originale è “Every morning Draco Malfoy has the same dream” la cui traduzione letterale sarebbe “Ogni mattina Draco Malfoy fa lo stesso sogno”. Il verbo fare, però, in questo contesto non mi convinceva proprio. Come avrete capito Draco non ha nessun controllo sul suo sogno/ricordo e usare un verbo “attivo” come “fare” che prevede, quindi, una qualche compartecipazione di Draco, non mi piaceva. Inizialmente avevo pensato di tradurre la frase come “Ogni mattina Draco Malfoy ha lo stesso sogno”, sfruttando la doppia traduzione dall’inglese di “to have a dream” sia in “fare un sogno” che “avere un sogno”, tuttavia nell’accezione italiana la seconda forma ha un significato e un uso leggermente diverso da quella inglese che avrebbe reso il testo poco scorrevole. Nel bel mezzo dei miei dubbi mi è venuta in soccorso merryluna, che ringrazio tantissimo, suggerendomi l’utilizzo del verbo “vivere”, un ottimo compromesso tra il rispetto del senso originale della frase e la non storpiatura dell’italiano.

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Capitolo 2
*** Parte Seconda ***


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Red Memory - Seconda Parte


È la notte prima di San Valentino, tre anni da quando Draco ha avuto i suoi ricordi strappati via. Non ha reagito bene a quello che gli è successo; per lo più è arrabbiato, un po’ rassegnato. Riceve un gufo dal San Mungo che gli ricorda che la sua visita di controllo è fissata per l’indomani.

Draco riesce persino a sorridere quando si rende conto che Harry gli ha fissato un appuntamento per San Valentino. Probabilmente solo per esser certo che non combini qualcosa di stupido, o se ne stia a letto tutto il giorno, o si riduca il cervello in poltiglia a furia di bere. Quello che farebbe un buon amico. Quando il suo sorriso si dissolve getta il bicchiere di Firewhiskey nel camino.

La notte sta calando e decide di andare a trovare il vecchio che ha forgiato l’anello. L’anello che tiene riposto nella sua tasca segreta, al sicuro dietro una parola d’ordine più che preziosa. Aspetta fino a dopo l’orario usuale di chiusura dei negozi, sperando di evitare… la gente, nel suo complesso.

Quando pensa che sia giunto il momento Draco si copre per la passeggiata al freddo che sta per intraprendere. Sono quasi le dieci e mezza e spera che magari, semplicemente magari, il vecchio abbia ricevuto una commissione all’ultimo minuto da parte di qualche altro tizio sfortunato e sia ricurvo sul suo tavolo da lavoro, a infondere magia. Sicuramente gli chiederà se la signorina è rimasta soddisfatta dal suo lavoro e Draco si rende conto che teme dover dare la riposta a questa domanda.

Con un ultimo controllo si assicura di avere tutto con sé – bacchetta, anello, mantello, cappello – e si Smaterializza.

Arriva a Diagon Alley. Cammina verso la gioielleria e scopre con sua sorpresa che ora, al suo posto, c’è un café*. Il vecchio, pensa, deve essere morto. Fissa la vetrina, cercando di rimpiazzare le mensole con le vetrinette, l’ambiente intimo con il polveroso laboratorio. Riesce quasi a vedere il fantasma del vecchio, chino sul bancone, a lavorare.

Draco era arrivato un po’ in anticipo, l’anello non era ancora finito.

Si erano seduti e avevano chiacchierato un po’, mentre il vecchio portava a termine il lavoro, e il vecchio gli aveva raccontato come avesse incontrato sua moglie. La loro storia era un poco simile a quella di Draco ed Hermione, sebbene senza lo stesso astio. Erano in Case rivali ad Hogwarts e si erano cordialmente odiati fino al loro ultimo anno, quando erano stati appaiati per un progetto di Pozioni. Le loro liti e la loro animosità si erano presto tramutate in aperti flirt e sguardi rubati, e da lì non si erano più voltati indietro. La strega in discussione era allora entrata nel laboratorio, portando a Draco e al marito del tè, e s’era fermata con loro.

Aveva raccontato a Draco delle loro notorie lotte, che a volte erano risultate in muri crepati, ritratti squarciati e sedie divelte. Solo per citare qualcosa, ovviamente. Poi gli aveva chiesto della ragazza per cui era stato intarsiato l’anello.

Draco aveva raccontato alla vecchia coppia la sua storia e naturalmente sapevano chi era, lui e la sua famiglia, e la loro vicinanza con tutto ciò che è Oscuro. Sapevano anche che era stato coinvolto nella sconfitta del Signore Oscuro. Raccontò loro come lui e Hermione erano simili a loro due, in Case rivali, a punzecchiarsi di continuo, o per lo meno ogni volta che lui ne aveva voglia. Si odiavano veramente l’un l’altra e il loro odio era persistito per tutta la scuola e oltre. Quando Draco aveva deciso di unirsi all’Ordine avevano ripreso da dove si erano lasciati, solo che ora le loro lotte erano ancor più cattive e cruente.

Lei lo odiava per essere la causa, per come vedeva le cose, della morte di Silente e nulla le avrebbe mai fatto cambiare idea. Almeno finché lui non aveva fatto qualcosa di completamente insolito, almeno per come lei vedeva lui. Qualcosa per lei.

Il suo compleanno si stava avvicinando, ma nessuno sembrava ricordarsene. La Guerra stava impazzando e nessuno ne parlava. Si accorse che se ne stavano per dimenticare completamente – solo lui sembrava ricordarsene. Ma, per qualche motivo non chiaro in lui, non voleva vederla ferita, così come lo sarebbe stata dalla dimenticanza dei suoi amici. Dopo tutto quello che lei aveva fatto per loro – per l’Ordine – dopo tutti i sacrifici che aveva fatto, si meritava almeno un giorno in cui sentirsi speciale.

Aveva così ricordato a Harry che al suo compleanno mancavano solo tre giorni. Harry aveva assunto un color pomodoro e balbettando aveva ringraziato Draco per averglielo ricordato. Poi l’aveva detto a Ron e al resto dei Weasley, e Hermione s’era ritrovata con una festa a sorpresa assolutamente enorme quando era tornata da una missione con Ron. Draco pensava che avessero un po’ esagerato, probabilmente sentendosi un po’ in colpa per essersene quasi dimenticati. Lui, durante i festeggiamenti, era rimasto nel retro, l’aveva vista aprire i primi regali e, senza aspettare che arrivasse al suo, se ne era andato.

Poi era tornato ai suoi compiti di spia, e la volta successiva che era tornato al quartiere generale dell’Ordine tutti l’avevano guardato in maniera diversa, e la cosa l’aveva spaventato, all’inizio. Aveva creduto che sospettassero un suo tradimento, cosa che era assurda, ma le persone si possono convincere di tante cose. Poi Hermione era stata carina con lui e gli aveva passato il burro quando gliel’aveva chiesto, ed era bastato porgere la richiesta una volta sola. Con un lampo di comprensione aveva capito che Harry e Ron dovevano averle detto quello che aveva fatto, o perlomeno dovevano averla convinta che lui non fosse quel bastardo freddo e insensibile che voleva far credere.

Da lì le cose erano precipitate ed esplose e non molto tempo dopo erano insieme. L’aveva sorpreso scoprire che il suo corpo tremava ogni volta che era vicino a lei. Aveva sempre pensato che avesse a che fare con l’odio che si irradiava tra loro, ma dopo che l’odio s’era spento, i tremiti erano rimasti. Quando un giorno le loro mani s’erano sfiorate e lui s’era sentito contorcere fino alla punta dei capelli, aveva capito come stavano le cose. Per convincere lei, ovviamente, c’era voluto molto più tempo, ma poi l’aveva baciato, apparentemente per zittirlo, e dopo quello anche lei si era convinta.

Il vecchio aveva finito l’anello e Draco l’aveva pagato, un largo sorriso sulle labbra, sentendosi ancora più leggero che in precedenza. L’aveva riposto nel suo mantello, assicurato la tasca magica con la preziosa parola d’ordine e aveva augurato la buona notte alla coppia.

Stare in piedi fuori dal negozio, sforzando la sua mente a ricordare ogni particolare, ogni immagine fugace di quella notte gli fa dimenticare che è Febbraio e che sta congelando. I ricordi si dissolvono, il café ritorna e Draco non sente quasi più il suo naso. Lo riscalda strofinandolo con una mano guantata, poi si gira e cammina via.

È una notte molto fredda, e tranquilla, la tranquillità di una via ricoperta di neve, senza suoni se non quelli della neve che si compatta sotto il suo peso, mentre cammina. Un passo alla sua sinistra e il suo cuore sta martellando. Due passi, e le sue mani sudano e la presa sulla sua bacchetta si fa ferrea. Tre passi, e fa fatica a respirare. Quattro, e i suoi occhi dardeggiano a guardare tutto intorno a lui, e lui è quasi immobile per la paura.

Poi cinque passi, e sente i polmoni contrarsi e venir colpiti dall’aria fredda che ha inalato. Sei, e la presa sulla bacchetta si fa meno forte, sette e sta respirando normalmente. Otto passi, e si volta per vedere il luogo in cui la sua vita è cambiata.

Sembra uguale a ogni altro punto di quella strada – ricoperto di neve e freddo. Non c’è un solo cartello a gridare “È successo qui!”, nulla che dica ai passanti che è lì che Draco Malfoy è stato privato della sua vita. Solo un ricordo nella sua testa e le ombre dei Mangiamorte nella sua mente.

Fissa il punto, mentre il suo respiro si condensa davanti a lui. I pochi lampioni e la luna argentata tingono d’argento anche la neve. È tardi, ormai, il tempo è passato mentre lui rimaneva in piedi fuori dal café e tutti i negozi sono chiusi. Questa notte, nessuno è in giro.

Inizia a nevicare e le luci illuminano i fiocchi nel loro volteggiare verso il terreno, facendogli distogliere lo sguardo da quel punto. Vede solo la neve che cade intorno a lui, ma è bellissimo, e vorrebbe non essere solo a vedere quel miracolo della natura. È così tranquillo che può quasi sentire i fiocchi colpire il suolo. Rimane in piedi, la neve lo circonda, respira l’aria gelata, e ora non riesce più a sentire del tutto il suo naso.

Ascolta le sue scarpe scricchiolare nella neve e lasciare una traccia del suo cammino mentre si dirige al Paiolo Magico.

ooo

Il giorno seguente si sveglia con uno strano misto di paura e pace, tutto insieme. È San Valentino, tre anni da quando aveva programmato di dichiararsi a Hermione. E invece che svegliarsi accanto a lei, è solo.

Non l’ha vista da quel giorno in ospedale e i suoi sentimenti sono contrastanti. È triste e arrabbiato, perché lei dovrebbe essere sua. Ma è anche sollevato perché lei non è sua e non è sicuro di riuscire a sostenere una conversazione civile con lei, anche mettendosi d’impegno. È ancora così arrabbiato con la sua situazione, con quello che gli è successo.

Lentamente si prepara per il suo appuntamento. Si sveglia alle otto e la visita è alle dieci, ma non vuole fare tardi. Si Materializza a qualche isolato di distanza e ricopre il resto della distanza camminando. È vestito completamente di nero, non elegante, visto che non sa che cosa vorrà fare poi. Ha anche un paio di occhiali da sole, nel mezzo di Febbraio. In questo modo non deve rispondere agli sguardi delle persone che lo guardano.

È dall’altra parte della strada, guarda il magazzino abbandonato che funge da ingresso all’ospedale. Rimane lì in piedi e guarda, e non sa per quanto. Dovunque sposti lo sguardo, vede lei. Ogni strega o mago, che si guarda fugacemente intorno prima di entrare, è Hermione.

Lei è l’ospedale. Ha lavorato lì in passato, lavora lì ora. Ha lavorato lì per tutto il tempo in cui è rimasto ricoverato. Non aveva pensato fino ad ora che avrebbe potuto incontrarla andando alla sua visita con Harry. Anche se non è un suo paziente, lo è stato per tre anni e sa che vorrà sapere come sta andando.

E così non può andare. Non può entrare. Si limita a fissare. Centinaia di persone gli passano accanto, ma nessuna lo sfiora. Si sente come un masso in mezzo a un fiume.

Infine distoglie lo sguardo e si volta, controcorrente. Non è ancora passata l’ora di pranzo, ma un drink gli sembra un’ottima idea. Che modo migliore c’è di passare questo giorno, il più orribile dei giorni, che con un bicchiere senza fondo da un parte e un’alta bottiglia piena di promesse dall’altra?

Solo, è già stato lì la scorsa notte e il vecchio Tom lo riconosce e si mostra preoccupato. Preoccupato che forse stia bevendo troppo. Ma Draco gli rivolge il più disarmante dei suoi sorrisi e, ben più importante, i suoi soldi e Tom borbotta che ‘non è un suo problema, non è un suo problema’ e serve a Draco l’ambrosia richiesta.

Dopo tre bicchieri si sente quasi male. Dal giorno prima non ha mangiato nulla e sono quasi le due del pomeriggio. Vorrebbe mangiare, ma crede che starà male di sicuro se lo facesse. Così si mette la bottiglia in tasca ed esce in strada. Non è sicuro di dove sia più improbabile vederla, Diagon Alley o Londra, ma crede che probabilmente stia lavorando, così sceglie Londra.

Cammina per il parco gelato e avvolto in una coperta di neve. Odia sentirsi così. Amaro, vuoto e arrabbiato. In quello che per lui era il mese precedente era felice. Maledettamente felice. Solo, sono passati tre anni, in realtà. Non riesce sempre a tenerlo presente. È andato a letto una sera e s’è svegliato la mattina successiva senza avere più nulla. Questo è quello che importa. Divelto come un vecchio quadro scrostato.

Ci sono alcuni bambini che corrono intorno a lui e pensa che vorrebbe avere una famiglia. Una famiglia vera, dove i genitori si amano l’un l’altro e giocano in parchi ghiacciati con i propri figli. Si chiede se dovrà fare qualche sorta di patto con Hermione per decidere chi potrà tenere i nomi dei bimbi.

Si sgrida con forza per aver pensato a lei, di nuovo. Ma mentre avanza faticosamente, senza prestare attenzione a dove stia andando, non può esimersi dal dirsi che ha il diritto di pensare a lei. A tutto quello che vuole! E a volte vuole che lei bussi alla sua porta e inizi a parlare – di tutto. Del tempo, o della riunione noiosa a cui è appena stata, o dei prezzi dei pizzi e dei merletti.

Ma è anche arrabbiato. Alla vita, al mondo, al sistema dell’universo. Sa che ha fatto cose orribili, ma chi non le ha fatte? Perché lui? Ma pensa anche, perché non lui? Perché lui dovrebbe avere tutto quello che vuole? E ancora, è lei tutto quello che lui vuole. Per il mondo lei è solo una ragazza, ma per lui, lei è tutto.

Ed è arrabbiato con lei, e odia anche questo.

Quando finalmente alza lo sguardo non riconosce il posto in cui si trova, cosa non del tutto sorprendente visto che è nella Londra Babbana. È su una panchina ai bordi del fiume, a fissare l’acqua che serpeggia verso il mare.

Decide che è il momento di smetterla di essere così preso da se stesso. Momento di smetterla di pensare a lei così tanto. Lei è andata avanti. Dovrebbe farlo anche lui. Si è dato un po’ di tempo, e adesso è tempo di lasciarsela alle spalle. Di iniziare il tentativo di lasciarsela alle spalle. Sospira e si appoggia alla panchina, le mani in tasca e senza più gli occhiali da sole, che il sole sta ormai finendo il suo cammino.

Qualcosa attira la sua attenzione e si volta per trovare accanto a lui un bambino, con capelli scuri. Il piccolo lo guarda e gli rivolge un largo sorriso sdentato. Draco risponde al sorriso e per la prima volta non sente nessun briciolo di amarezza.

Poi il bambino si alza e gli mette in mano un pezzo di pane. Draco lo accetta con uno sguardo curioso, ma il bimbo si è avvicinato alla riva e sta gettando pezzi di pane nel fiume. Draco si avvicina, si ferma accanto a lui e guarda l’acqua. Le anatre si stanno radunando sotto di loro, attaccano le briciole di pane galleggiante. Il bambino alza di nuovo lo sguardo su Draco, sorride e riprende la sua attività.

Draco si unisce a lui e silenziosamente gettano pezzettini di pane nell’acqua sporca. E Draco pensa di nuovo che vorrebbe una famiglia. In quel momento quel bimbo è la sua famiglia.

“Sai cosa dice mamma quando torna a casa dal lavoro ed è troppo stanca per fare nulla e si mette di fronte alla tv con qualcosa che puzza come il dopobarba del nonno?” chiede il bambino.

Draco è sorpreso, riesce solo a formulare un debole, “Cosa?”

“Anche questo deve passare.”

Draco annuisce, ha capito. Finisce il suo pezzo di pane e osserva le anatre litigare per prendersi le briciole più grosse. Rimette una mano in tasca, aspetta che anche il bimbo abbia finito. Poi sorride e arruffa i capelli del ragazzino. “Grazie, amico.”

Ritorna al Maniero, alla sua casa enorme e insopportabilmente vuota, e zigzagheggia verso i giardini, immaginando una bimba di tre anni con ricci biondi che corre verso di lui, finché non raggiunge il suo posto preferito. Poi immagina un bambino dai capelli castani, forse un poco più grande della bambina, che le corre dietro. È un pensiero bello e lui rimane in giardino finché non sente più il suo naso.

ooo

Un paio d’ore più tardi, quando l’orario per ricevere visite è alle spalle da molto, qualcuno bussa alla porta. Il capo degli elfi domestici lo avverte, e lui si fa forza per alzarsi.

“Chi è?” chiede.

L’elfo domestico lo informa che non ha aperto la porta, vista la tarda ora, e ha solo informato il Padrone del visitatore. Draco annuisce e fa cenno all’elfo che può andarsene, poi si alza e si getta addosso una veste da camera. Arriva al portone principale e sente un leggero bussare.

Apre.

E lei è lì, in piedi sotto il suo portico, evidentemente raffreddata, nervosa e speranzosa.

Lui non riesce a parlare, così si limita a fissarla.

“Ciao” gli dice, sbattendo i denti.

Dopo aver sbattuto le palpebre un paio di volte, risponde, “Ciao.”

Si fissano l’un l’altra per un momento o due, poi lei sbotta, “Hai qualcosa da mangiare?”

Quasi ride, quasi. “Certo, Uhm, vieni dentro.”

Entra, strofinandosi le braccia per riscaldarsi. È sorpreso di vederla vestita con solamente un cappotto leggero, una camicia a maniche lunghe e un paio di jeans, e un cappello. Niente sciarpa, niente guanti, e nessun incantesimo riscaldante.

Una volta nell’atrio del massiccio ingresso frontale, riprendono a guardarsi. Draco sente la rabbia, come bile, rivoltargli lo stomaco. Ma lei sembra così piccola che si sforza a non sciogliere le briglie lì, dove sono.

“La cucina è da questa parte,” dice, iniziando a camminare.

Lei lo segue, sebbene stia camminando velocemente, e presto perde il passo. Servono loro un paio di minuti prima di raggiungere la cucina, minuti passati in uno strano silenzio.

Una volta lì, Hermione inizia immediatamente a rovistare tra le credenze e la dispensa, alla ricerca del cibo. È sorpreso che lei sia così a suo agio in quell’ambiente, ma poi si ricorda che probabilmente è venuta lì spesso durante la sua… assenza. E ora sta mangiando come se non avesse mangiato da settimane.

Vuole iniziare a parlare, apre la bocca e tutto, ma non sa come chiamarla. Hermione gli pare troppo personale, ma Granger troppo duro, persino considerando quanto arrabbiato si senta. Ha giurato che non avrebbe mai più pensato a lei in quel modo, solo come a un nome, e questo significa che non l’ha chiamata “Granger” da molto tempo. Decide infine di non chiamarla del tutto.

“Quand’è stata l’ultima volta che hai mangiato?” chiede.

Lo guarda. “Qualche giorno fa. Hai cenato?” Ha un pacchetto di cracker in mano e lo scuote.

Alza un sopracciglio. “È quasi mezzanotte; sì, ho cenato.” Non si preoccupa di dirle che la sua cena sono stati quegli stessi cracker.

“Oh,” dice. Poi si dirige verso il frigo e fruga alla ricerca di qualcosa da bere. E lui non riesce a permetterle di bere dal cartone, così le toglie il succo di frutta di mano e lo rimette a posto. Lo guarda con occhi interrogativi.

“Siediti. Ti preparo qualcosa da mangiare. Non mangerai come un Weasley nella mia cucina.”

Lei abbassa gli occhi, ma si siede comunque su una sedia. Draco s’ingegna a preparare un piatto semplice ma gustoso – ha degli standard, dopotutto – e Hermione, con ostinazione, guarda dappertutto tranne che verso di lui.

È veloce a prepararlo e dopo pochi minuti le porge un sandwich. Guarda il piatto, poi guarda lui, poi ancora il piatto.

“Perché sei qui?” le chiede, più rudemente di quanto non avesse voluto, ma non gli importa.

Lo guarda prima di prendere un morso. Poi dice, “Hai saltato il tuo appuntamento.”

Lui ride e mormora tra sé, “certo.”

“Io- noi- eravamo preoccupati. È importante andare ai controlli.”

“Che cosa sconsiderata da parte mia. Causarti una preoccupazione,” dice, la sua paura di essere incapace di rimanere civile che si fa vera.

Lei sembra ferita, ma lo maschera velocemente. “Lasceresti che ti esamini io? Così non dovresti prendere un altro appuntamento.”

Lui scrolla le spalle.

“Harry era impaziente di vederti.”

“Sono necessarie tutte queste formalità?” Il suo tono è secco.

Di nuovo lei non dice nulla. Finisce il suo panino ed estrae una piuma e un documento. “Allora. Come va la memoria?”

“Alla grande,” mormora, sedendosi di fronte a lei.

“Hai avuto delle ricadute? Momenti in cui ti sei dimenticato di qualcosa?”

“No.”

“Ti ricordi del tempo passato in ospedale?”

“No.”

“Hmm,” dice, mordendosi il labbro e guardando con curiosità i suoi fogli. “Ho una teoria,” inizia e, prima che lui possa dirle che non potrebbe interessargli meno delle sue teorie, prosegue. “Che non ti ricorderai mai del tempo trascorso in ospedale. Che sarà sempre come se quegli anni non fossero mai esistiti.”

“Beh, non è troppo male, no? Non mi ricorderò di tre anni di inutili giorni a girare in tondo nella mia testa.”

Lo guarda, un po’ preoccupata, un po’ curiosa. “C’è stato qualcosa di anormale? Qualche spiacevole effetto collaterale? Qualsiasi cosa?”

Le rivolge uno sguardo torvo. “Nulla di inaspettato.”

Lei si muove a disagio sulla sua sedia, e lui è certo di aver colpito un nervo scoperto. È sempre la stessa, può ancora premere i tasti giusti per ottenere una reazione, e in qualche modo questo è confortante. “Va bene. Ho solo bisogno che rispondi a queste tre semplici domande. A chi ha dato Harry metà della bacchetta di Voldemort?”

Sospira sonoramente, con impazienza. “Remus.”

“E qual è il nome del figlio di Harry?”

“James.”

“E infine, che cosa avevi programmato di fare in questo giorno, tre anni fa?”

Fa una smorfia. “È un colpo basso, Granger. E fuori discussione.”

Lei sospira e mette via la sua piuma. Il cuore di lui si stringe dolorosamente, perché significa che ha finito e non è sicuro che sia pronto a lasciarla andare. Non è nemmeno sicuro di volere che rimanga, però. Lei si prende il suo tempo per sistemare la sua borsa e infine lascia cadere le pretese di essere in partenza.

Invece, chiede, “Come stai?”

Quasi ride. “È una domanda professionale? O ti interessa veramente?”

Lo guarda, sul limitare della tristezza, ma non esplode. “Mi interessa veramente.”

“Beh, sto da cani, grazie per averlo chiesto.”

I suoi occhi si spalancano. “Cosa?”

Con un gesto la ferma. “Basta parlare di me. Come stai tu?” chiede, nonostante sia difficile tenere l’amarezza lontana dalla sua voce.

“Sto… bene,” risponde.

Non riesce più a trattenersi, così chiede, “Perché sei venuta qui? Veramente, voglio dire. Sarebbe potuto venire Potter a farmi quelle domande, senza dover coinvolgere te.”

Finisce di bere il suo bicchiere di succo prima di rispondere. “Volevo vedere come stavi.”

“Mi ripeto: è quasi mezzanotte.”

“Sono passata prima, ma non c’eri.”

“Ah. Giusto. Ho avuto una giornata piena.”

Si acciglia. “Cosa c’è che non va, Draco? Sembri – arrabbiato. Tanto.”

Ora scoppia a ridere. “Io? E perché mai al mondo dovrei essere arrabbiato?”

“Smettila. Ti prego, dimmi solo come sei stato da quando hai lasciato l’ospedale. Harry mi ha detto che sta ancora aspettando che tu accetti il suo invito per una cena.”

“Sono stato molto occupato.”

I tratti di lei passano dal mostrare preoccupazione ad ira in un istante. “Ascolta, Draco. Comprendo che sei arrabbiato con me e posso accettarlo. L’ho capito. Possiamo andare avanti? Voglio sapere come -”

“Sto. Va bene, va bene. Te l’ho già detto: da cani. Sto passando tutto il mio tempo a rimettermi in pari con quello che ho saltato.” Suona così amaro, anche alle sue stesse orecchie, che si ritrae. “Novità, la mia compagnia, gli amici, tutto.” Si ferma e la guarda. “Devo dire, però, che hai maneggiato gli affari della mia famiglia meglio di quanto non avessi immaginato. Non solo hai fatto andare tutto liscio, ma hai anche incrementato i guadagni. Ti ringrazio.” Sogghigna. “Non ti dico quanti mi hanno detto che, per quanto siano felici che sia tornato, dovrei assumerti, che hai fatto un ottimo lavoro al mio posto e della fortuna che ho avuto che ci fossi tu.”

Poi torna alla sua ira. “Oh, ma poi c’è anche quella parte sull’accettare di averti persa. È stato un mucchio di divertimento.”

“Draco -” inizia.

“No, l’hai chiesto. E ora ascolti la risposta.” La squadra, la sua mente che turbina con il pensare su cosa dire ora, ma si ferma quando nota quanto piccola sembra. “In effetti, ho finito. Il tuo turno.”

Prende un profondo respiro e si alza per mettere un pentolino d’acqua sul fornello. Accende il fuoco e tira fuori la scatola con le bustine da tè. “Cosa vuoi sapere? Com’è stato l’ultimo mese? O gli ultimi tre anni?”

Scrolla le spalle. “Sorprendimi,” dice, come se non gli importasse.

“Va bene, allora. Avevi visto giusto nel tuo ricostruire il primo anno dopo il tuo attacco. Harry e Ron mi convinsero a rallentare un po’ il ritmo, e lo feci. Ron mi chiese di uscire dieci volte prima che gli dicessi di sì -”

Alza una mano, i suoi occhi bruciano. “Non siamo al punto in – cui desidero sentir parlare di te e di Weasley? Chiaro?”

Gli rivolge un’occhiataccia. “Oh cresci, Malfoy. Gli ho detto di sì, ma poi mi sono tirata indietro -”

Ora è livido. “CRESCI? Cresci? Sei seria? Mi hai appena detto di crescere?” E ora sta urlando.

Solo, sta urlando anche lei. “- e poi, dopo altre due richieste di appuntamento, sono uscita effettivamente con lui, ed è stato terribile! Piangevo tutto il tempo -”

“Bene! È quello che avresti dovuto fare! Il tuo ragazzo era in ospedale per danni cerebrali, nello stesso ospedale in cui lavoravi, e tu sei uscita con qualcun altro!”

“- mi sentivo malissimo, perché mi sembrava di starti tradendo -”

“Lo stavi facendo!

“- e Ron era veramente comprensivo -”

Ringhia. “Cosa ho detto? Non voglio sentire -”

Tu ha chiesto e adesso tu ascolti la risposta!”

“Stavo solo facendo la persona educata! Non mi importa!” Solo che entrambi sanno che non è vero, e lei smette di urlare, e lui vede i suoi occhi inumidirsi, e quella parte di lui che è ancora follemente innamorata di lei si stringe e cerca di costringere il suo corpo ad avvicinarsi a lei per confortarla.

È felice che l’altra parte di lui, quella arrabbiata, è al momento molto più forte della prima.

Si rifiuta di prendere nota delle sue lacrime, e lei continua, con più calma. “Sono venuta qui per parlarti di – di tutto. E il minimo che potresti fare è stare a sentire.”

Lui non dice nulla, così lei prosegue.

“Ron è – un mio amico. E credo stesse tentando di aiutarmi ad andare avanti -”

“Che carino. Molto gentile da parte sua, così altruistico!” sputa.

“- perché voleva quella che era meglio per me. Lui -”

“Quello che era meglio per te? No, lui voleva te. E tu ti sei lasciata ingannare dalla sua sceneggiata.”

Si schiarisce la gola e gli rivolge un’occhiata torva. “Era comprensivo e premuroso in un periodo in cui mi sentivo completamente sola. Non hai idea di come sia, vederti tutti i giorni e sapere che tu non avevi nessuna idea di chi ero. Non mi sono mai sentita così insignificante – così inutile – in tutta la mia vita. Mi guardavi con quegli occhi ciechi e rispondevi alle mie domande, e tutto quello che io volevo fare era urlarti di ricordare, baciarti e farti ricordare di me! Ma non potevo, i miei colleghi mi avevano avvisato che sarebbe stata la cosa peggiore che potessi fare – cercare di forzare la tua mente a qualcosa per cui non era pronta. Così aspettavo, e stavo male, e piangevo.”

Lo guarda, aspettando che la interrompa, ma lui la sta semplicemente fissando, con una fredda espressione e occhi fieri.

Tremando si versa il tè nella tazza, cercando di trattenere le lacrime. Ha quasi finito, ormai.

“Ci sono voluti quasi tre anni, ma Harry e Ron mi hanno convinto ad andarmene, a non averti più come paziente. E-”

“Mi hai lasciato andare, in più e più modi, no? Dopotutto eri perfettamente felice con lui.” Lei apre la bocca, ma lui la ferma. “Non lo capisco, Hermione.” Il suo nome ha il sapore della segatura sulle sue labbra, e vorrebbe non averlo detto. “Mi avevi detto che mai, mai, avresti avuto dei sentimenti per lui. Che era l’ultima persona sulla faccia della terra che avresti -” Non riesce a finire, perché è troppo.

Lei si guarda le mani, unite nel suo grembo. “Lui- lui era confortante – quando così tanto della mia vita era traballante. Era familiare, e carino. Ha sempre avuto paura che ti risvegliassi, però.”

“Sapeva che l’avrei maledetto da qui al prossimo universo.”

“Sì, qualcosa del genere,” dice, con un timido sorriso. E questo lo fa traballare un poco. Lei lo guarda, il sorriso andato. “Mi sei mancato ogni singolo giorno, ogni singolo momento. Così tante volte ho pensato che sarei morta perché di certo nessuno può soffrire così tanto e vivere ancora. Ma vivevo e lentamente il dolore si soffocava. E ho creduto di essere pronta per andare avanti con la mia vita.” Ora la sua voce è solo un sussurro. “Non ho più creduto che saresti migliorato. Ho rinunciato a sperare, Draco. Per questo, mi dispiace.”

“Colpa tua. Come hai potuto farlo?” dice, la rabbia che danza sulle sue parole. “Io t’avrei aspettato. Non avrei mai dubitato per un secondo che le cose sarebbero andate per il meglio. Io ti avrei aspettato.”

Lei lascia che una lacrima scivoli via, e dice, in un mormorio sofferente, “Lo so. Lo so, adesso, e so che è quello che avrei dovuto fare.”

Lui non può più mantenere il suo tono amaro, che viene rimpiazzato da rimpianto, e nostalgia, e tristezza. “Di tutto quello che avevo – soldi, prestigio, il mio nome – di tutto questo, avrei potuto perdere tutto finché avessi avuto te. E non avrei rimpianto nulla per un secondo. E invece, adesso, ho tutto quello, ma ti ho perso.” Scuote la testa e si volta, mette le stoviglie nel lavabo. Fare qualcosa di normale sembra una buona idea, in questo momento.

Il silenzio li avvolge mentre lava i piatti e le posate, e lui cerca di far durare l’operazione a lungo, ma non è una di quelle cose che possono durare all’infinito.

La guarda e può giurare che stia pensando.

“Cos’hai fatto oggi?” gli chiede.

Scrolla le spalle. “Niente di che.” Poi decide che non può venir del male a dirle la verità. “Sono andato all’ospedale, ma non sono riuscito ad entrare. Poi sono andato al Paiolo Magico e ho fatto amicizia con il fondo di un bicchiere. Poi mi sono fatto un giro per Londra, finendo al fiume.” Crede di aver avvertito la scatolina muoversi nella sua tasca ed è così dilaniato che vorrebbe urlare. “Perché?”

Alza le spalle. “Ero solo curiosa. Se avessi pensato… beh, di noi, per un istante.”

La sua risata è amara. “Se ho pensato a noi due, chiedi? Merlino! Onestamente, cosa credi? Come avrei potuto non pensare a noi? Considerando…” La sua voce si spegne e lui rimpiange anche quell’unica parola. Sa che lei non lascerà perdere.

I suoi occhi scattano a incontrare quelli di lui. “Cosa? Considerando cosa?”

Stringe le spalle. “Cosa?”

“Cosa stavi per dire?”

Dibatte tra sé se deve dirglielo o meno. Se lo fa, che accadrà? Le farà del male? Le importerà? Scuote la testa; certo che le importerà. Lui vuole buttarsi tutto alle spalle e magari dirglielo è il modo giusto per farlo. “Considerando quello che avevo programmato per noi, tre anni fa.”

“Per San Valentino?” chiede, incredula, e lui fa un mezzo sorriso.

“Sì.”

“Ma io odiavo San Valentino.”

“Lo so. Era capitato per quel giorno, tutto qui. Lo sai come sono le mie improvvisate.”

Fresche lacrime le riempiono gli occhi. “Odio questo giorno. Non mi era mai piaciuto prima, ma dopo che tu sei stato ferito… è stato in questo giorno che mi hanno detto che eri in coma, con danno cerebrale. Ogni anno, in questo giorno, ho pianto tutte le mie lacrime. Volevo vederti oggi e cercare di alleviare un po’ questo. Tutto questo mese… da quando ti sei ripreso, sono stata completamente dilaniata. Volevo vederti, ma volevo anche lasciarti guarire, lasciarti trovare il tuo spazio.”

“E poi c’era anche il problema di capire cosa stesse andando per la mia testa, cosa che mi ha preso un po’ di tempo – troppo, effettivamente, ma mi conosci, dovevo essere sicura. Poi questo giorno è arrivato, e il dolore è ancora forte, e intenso. Odio Febbraio per questo giorno, odio il sole che si alza in questo giorno. Perché è come sale strofinato sul mio cuore, a ricordarmi che il mondo continua ad andare avanti, anche se per me si è fermato in questo giorno, anni fa.”

Non sa perché, ma ora vuole dirglielo. Tutto. Adesso. “Vuoi sapere com’è stato per me?” le chiede, incerto se voglia farle ancor più male o solo dirglielo perché lei lo conosce, lei lo ha sempre capito. “Sai che per me è come se fosse passato solo un mese.” Lei annuisce. “Un mese non è un periodo tanto lungo, specie se comparato a tre anni.” Si ferma di nuovo e lei appoggia la tazza sul tavolo, sostenendo il suo sguardo. “Seguimi. E prendi il tuo cappotto.” Si gira e lascia la stanza. Lei deve correre per seguirlo e tenere il passo mentre attraversano la casa, e la porta sul retro, nei giardini.

La conduce nel luogo dove aveva pianificato di proporsi. È in piedi, lo sguardo su un arbusto, il favorito di sua madre.

“Cosa?” chiede lei, i suoi occhi che scrutano quello che la circonda.

Draco la guarda e decide, infine, che deve farlo, deve sapere quello che lei ha significato per lui, tutto quello che ha significato. Se poi riuscirà a lasciarsela alle spalle, se la lascerà alle spalle. Se no… ci sarebbe riuscito, prima o poi. Mette una mano in tasca e pronuncia la parola d’ordine, e gli occhi di lei si spalancano. Continuando a tenere lo sguardo fisso nel suo, estrae la scatola e dopo averla stretta leggermente tra le dita gliela porge. Lei la prende, guardinga, senza mai distogliere gli occhi.

“Così stavano le cose per me un mese fa. Uno. Questo – questo è quello che sento oggi. Quello che ho provato tutto questo mese, da quando mi sono risvegliato.”

Lei apre la scatola e le lacrime le inondano il volto. Cade a terra, piangendo, stringendo la scatola, e non trema nemmeno. Lui s’accorge che non s’è messa il cappotto, così l’avvolge con il suo, mentre lei è seduta per terra, e piange.

Le lacrime smettono di scorrerle sul volto, ma non può smettere di fissare l’anello. “Draco, è – è – bellissimo.”

“Ti piace davvero?” chiede, con gentilezza, ora.

Lei annuisce e vorrebbe metterselo, perché le sembra passato solo un giorno.

“Speravo ti piacesse. Pensavo ti sarebbe piaciuto, perché non sei la classica ragazza, ma a volte mi sorprendevi ed eri la classica ragazza, così non ne ero sicuro.”

“Mi- mi piace davvero.” Vorrebbe dire che non solo le piace: lo ama, ma quella particolare parola sembra inopportuna, in quel momento. “Draco, non sto con Ron.” Non sa perché l’ha detto, né perché l’ha detto adesso, ma è la cosa più importante che l’è venuta in mente.

È il suo turno di sentirsi senza fiato. Pensa che il suo cuore stia per scoppiargli fuori dal petto, sta battendo così forte, ma allo stesso tempo così leggero, e la combinazione non può essere buona, ma è bello.

“Volevo dirtelo, ma non sapevo come. È successo la notte che ti sei ripreso, ed è stata la cosa migliore che potesse capitare. Ed era inevitabile, comunque, perché avevi ragione; non mi era stato vicino come amico per tutto quel tempo. Voleva solo che ti dimenticassi. L’ho capito settimane prima che tu ti riprendessi, ma ero ancora così debole che continuavo a rimandare il momento in cui fare qualcosa. Dovevamo andare fuori a cena anche con Harry, ma Ron aveva costretto Harry a non venire, e poi tu stavi meglio e Harry è dovuto rimanere, e -”

Draco la zittisce con un dito sulle sue labbra. Tutto il suo corpo ricorda com’è baciarla e deve sopprimere l’istinto di farlo, perché non è il momento giusto, e magari lei non ha finito di dirgli quello che deve dirgli.

“Hermione,” dice, ed ora è come miele sulle labbra. “Capisco.” Lei annuisce e lui si accovaccia di fianco a lei, e pensa che potrebbe iniziare a galleggiare per come lo sta guardando.

“Ricordi di quello che hai detto sul perdermi?” Lui annuisce. “Sul tuo denaro, e sul tuo nome, e su tutto il resto, ma non me?” Lui annuisce ancora. “Draco, tu non mi hai persa. Non mi hai mai persa. Solo – ero confusa e tutto era così distorto, e – mi dispiace.”

La zittisce di nuovo, e le toglie una lacrima dalla gota. “Sai dove sono rimasto io, vero?” Annuisce lei, stavolta. “È passato solo un mese ed io volevo sposarti. Devi aver capito che ti amo ancora. Ma sono passati tre anni per te, non è possibile che i tuoi sentimenti siano gli stessi.”

“Non sono cambiati di molto”, dice, con un piccolo sorriso. “Ma hai ragione, le cose sono cambiate, ora. Probabilmente anch’io sono diversa. Potresti scoprire che non t’interesso più così tanto.”

“Impossibile,” replica, ricolmo di convinzione. Riprende la scatola con l’anello. “Lo metterò via e lo terrò al sicuro.” Lo ripone nella sua tasca e lo assicura con il nome di sua figlia.

Lei fa un cenno d’assenso con il capo. “È veramente perfetto, Draco, per me. Lo amo,” dice, guardandolo negli occhi, sperando che capisca che sta dicendo che ama anche lui. Gli occhi di lui brillano per un istante, e lei crede che lui l’abbia compreso.

“Beh, non ti chiederò di sposarti stanotte,” dice, alzandosi e porgendole una mano per aiutarla a rimettersi in piedi. “Ma vorresti uscire a cena con me, domani?”

Gli getta le braccia al collo e grida, “Sì!”, in giardino e da qualche parte un stormo di uccelli prende il volo, irritato d’essere stato disturbato nel suo sonno.

Poi la bacia, perché non può aspettare un secondo di più e lei ricambia il bacio, e il suo mondo è rimesso a posto. Anche se tre anni più tardi.


Fine



Nota dell'Autrice: Fonti di ispirazione per questa fanfiction sono state il telefilm Alias e il film Memento (sebbene questo tipo di menomazione della memoria, che impedisce la creazione di nuovi ricordi, sia una condizione reale).

Nota di Traduzione:

*) Café viene qui inteso come luogo di ritrovo, per leggere, bere e stare in compagnia.

***********************

Ed ecco qui la fine, che spero non vi abbia deluso. Un grazie speciale a Merryluna per aver ricontrollato il tutto e vinto la mia pigrizia.

marygenoana: Grazie, cara! Mi fa sempre enorme piacere ritrovarti a ogni mia traduzione :) Spero di non averti fatta aspettare troppo (perché i miei computer hanno il vizio di fracassarsi ogni due per tre? ^^) e che ti sia piaciuta anche questa seconda parte. Un bacione.
PiperHG: Grazie! Provo a risponderti su Ron. Più che essere brusco e crudele perché questa è una D/Hr, io credo che Ron sappia davvero esserlo specie quando si sente insicuro e tenta, a modo suo, di "accaparrarsi" Hermione. Finora nei libri raramente è riuscito a esprimere se stesso e i suoi sentimenti in maniera chiara, diretta e semplice. Ama (anche se io preferisco dire che "gli piace" o "ha una cotta per" XD) Hermione, eppure nel sesto si comporta da cani con lei (e con Lavanda^^). Qui è, più o meno, la stessa cosa. Come dice Hermione in questa seconda parte, le è stato vicino, l'ha consolata e supportata, ma nel momento in cui s'è ritrovato davanti la possibilità di perderla ha ceduto alla rabbia e quelle reazioni che sono tipiche del Ron adolescente. Ecco, probabilmente è un po' immaturo rispetto alla sua età ;) Su Harry e Draco è un po' una caratteristica di questa autrice andare a esplorare il terreno di una amicizia tra i due. Se mai ti capiterà di leggerla, nella sua long-fiction We Learned the Sea lo sviluppo del loro rapporto e l'amicizia che viene a instaurarsi tra loro sono tra gli elementi chiave. Grazie ancora per i complimenti e spero ti sia piaciuta anche questa seconda parte ;) Un bacio.
Malfoy_lover: Grazie mille! Che bellissimi complimenti :D Spero questa seconda parte non ti abbia deluso ;) Un bacio e grazie ancora :)
Gy_MrSMaLfOy: Ecco qua tutte le risposte e le scelte dei nostri, un po' sofferte ma sicuramente quelle giuste (Ron! A cuccia! La tua opinione non è richiesta! XD). Grazie mille per i complimenti e spero di non averti fatto aspettare troppo :) Un bacio.
merryluna: Carissima, eccomi qua^^ Finalmente ce l'ho fatta ad impossessarmi del pc abbastanza a lungo per sistemare il tutto. Sui ghiaccioli/sorbetti al limone, ti dirò la verità, fino a questa fic non mi ero mai posta il problema. Mi sembrava un po' bizzarro, ma dopotutto si tratta sempre di Silente. Poi quando ho visto Harry chiedere a Hermione se voleva un "lemon drop" e poi indicare la ciotolina con delle caramelle gialle, ho incominciato a capire che c'era qualcosa che non tornava^^ Cercando su wiki ho scoperto l'arcano. Il resto credo di avertelo già detto, volevo solo ringraziarti ancora perché il sapere di essere riuscita a trasmettere la stessa atmosfera dell'originale è il più bel complimento che potessi ricevere :) Grazie di tutto, un bacione.
lunachan62: Sei gentilissima come sempre! Spero di non averti fatto aspettare troppo ;) Grazie e un bacio.
gemellina: Grazie mille! Personalmente non conosco "Butterfly Effect". Oh beh, a dirla tutta manco ho mai visto "Memento" o "Alias" (sono un disastro, eh? XD), ma negli ultimi anni sono usciti parecchi film sull'argomento. E' affascinante (per quanto tragico), così come sono affascinanti e complicati i rapporti e gli equilibri che devono riadattarsi durante e dopo una situazione del genere. Grazie ancora e un bacio :)
Briseide: Ciao Bri! Il tempo è proprio una brutta bestia^^ Grazie per la fiducia sulle mie scelte e non preoccuparti per CS, che rimane lì e non scappa (spero... quando c'è Draco in mezzo non si può mai sapere XD). Addirittura un mese senza infierire sul Sifilico, ehm Ron? Sei troppo buona! Se ci riesci avrai tutta la mia ammirazione :P Grazie mille e spero che questo finale sia stato all'altezza ;) Un bacio.

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