The Sillent Age

di Saerling
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** 1 - Prologo ***
Capitolo 2: *** 2 - Concime, saliva e colla ***



Capitolo 1
*** 1 - Prologo ***


The Sillent Age

 

  

 1 – Introduzione: 

  

Siamo in un epoca storica ben lontana dalla nostra. Il mondo, che tutti conoscevamo, è stato devastato da una terribile Apocalisse, accompagnata da una grave epidemia sviluppatasi col passare degli anni, a causa dell’inquinamento marino e atmosferico.
Pochi sono quelli sopravvissuti, giusto una centinaia, e molti coloro che hanno, invece, rischiato la vita per trovare un rimedio alla malattia infettiva, che è stata la causa principale dello spopolamento mondiale.
Uomini, donne e bambini, nessuno è stato risparmiato da questa grave infezione del sangue e dei polmoni.
I medici lo dicevano - In quest’ultimo periodo, abbiamo riscontrato alcune anomalie sull’atmosfera terrestre. Non ne siamo perfettamente certi, ma ciò potrebbe essere la causa della morte di vari volatili. È probabile, che in seguito, anche le persone siano vittime di questo contagio. Per cui vi preghiamo di portare attenzione, noi studiosi cercheremo di scoprire il fattore principale di questa infezione, per poi porvi un rimedio. – Ma nessuno, a parte i più accorti alla propria salute, prestò attenzione a questa notizia.
Fu così, che la maggior parte dell’Emisfero, fu colpito da questa malattia. Inizialmente, i sintomi prevedevano cali di pressione, capogiri, fatica a respirare, emicrania e sonnolenza. Ma non era ancora finita, dopo qualche giorno dall’inizio del virus, la gente incominciò a sentirsi meglio credendo di essere guarita ed evitando così di curarsi, per poi ritrovarsi in uno stato ancora più oneroso del precedente. Quelli che furono maggiormente colpiti furono i bambini, i quali non possedendo ancora tutte le difese immunitarie richieste, per combattere il virus e le donne. Gli uomini, forse grazie alla loro resistenza e stazza, erano in grado di sopportare i sintomi meglio. Non per molto però, poiché dopo qualche giorno dalla falsa guarigione,anch’essi erano soggetti ad un terribile dolore all’addome, quale portava in seguito al decesso del soggetto.
Fu un disastro. Il popolo moriva come se nulla fosse e nessuno, nemmeno i più celebri studiosi riuscirono a placare, anche temporaneamente, tutto ciò.
La paura si diffuse presto, fra gli stati. Vi era chi, come la maggior parte della gente, aveva iniziato a costruire edifici in grado di isolare chi vi risiedeva all’interno dal resto del mondo, prevenendo in tal modo il contagio. E chi invece, prese la cosa molto alla leggera, lasciando tutta la responsabilità agli studiosi e ai responsabili del dipartimento della salute.
Fu uno sbaglio imperdonabile, quello di sottovalutare tale fenomeno.
Un errore che in seguito, non ebbe più modo di essere risolto.
Morirono tutti, a parte alcuni fortunati che riuscirono a dominare i sintomi.
E fu proprio ciò, che segnò l’inizio della Nuova Era: Il Sillent Age.

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Capitolo 2
*** 2 - Concime, saliva e colla ***


The Sillent Age

 



2 – Concime, saliva e colla:

 
 

I rumori assordanti della fabbrica di colla “ Haward & Loyd Company “ erano udibili anche dal sottoterra.
Non sapevo bene cosa facessero in quell’edificio, fatto sta che la notte, soprattutto il martedì e il giovedì, era impossibile dormire. Non comprendevo come potesse essere rumoroso fabbricare un poco di colla, ma una cosa era sicura, un giorno quella fabbrica avrebbe avuto la sua fine. Una fine lenta e dolorosa…
<< Henry! Vai a prendere il concime! Serve a papà! >> Udii urlare mio fratello Lewis.
Come sempre spettavano a me i compiti più maleodoranti e sporchi.
<< Arrivo. >> Risposi semplicemente, senza batter ciglio.
Mi alzai dal letto, sulla quale ero comodamente sdraiato. Le gambe iniziarono a formicolarmi, segno che ero stato fin troppo ad oziare.
<< Yaaa! Boba! Bu… Bu… A-A! >> Sentii strimpellare il mio fratellino piccolo, Benjamin, dalla cameretta.
<< Oh, ci mancava solo questo. >> Sospirai.
E mi avviai verso la stanza del piccoletto, per vedere cosa aveva combinato. Appena entrai nella camera, non potei ignorare l’odore di chiuso che invadeva l’atmosfera. Arricciai il naso, per cercare invano di sopportare il particolare profumo. Vidi Ben, sdraiato per terra a rotolarsi come un pallone da calcio.
<< Ma cosa fai? >> Gli dissi divertito, mentre lo prendevo in braccio amorevolmente.
<< Baba! Bu… Bu! >> Mi rispose di rimando lui, tirando fuori la lingua.
Un rivolo di saliva gli scese sulla maglietta sgualcita.
Inorridii. Odiavo toccare la saliva altrui, la trovavo una cosa davvero disgustosa.
<< Bleah… >> Borbottai schifato dalla pozzanghera invisibile, che si stava formando ai piedi del moccioso.
Afferrai dal tavolino un fazzoletto un po’ consunto e cercai di pulire quanto potevo, la macchia di liquido viscido e incolore.
Finii di lavare e rimisi il piccoletto nella culla, da dove era caduto. Questo mi guardò, lasciandomi un’altra linguaccia.
<< Bravo bambino. >> Gli sussurrai, quando riuscii a farlo sdraiare sulla coperta verde prato, del lettino.
E me ne andai verso l’uscita, socchiudendo la porta lievemente, in modo da far entrare un po’ di aria fresca.
<< Ah-h! Bene, Ben è sistemato, ora mi manca solo il concime! >> Mi dissi fintamente entusiasta, prendendo dall’appendi abiti la giacca grigia e logora.
La indossai e uscii finalmente dalla casa.
Un getto di aria gelida mi fece indietreggiare, costringendomi a socchiudere gli occhi.
<< Forse avrei fatto meglio a coprirmi meglio. >> Riflettei, scrutando attentamente il mio vestiario.
<< Henry! Henry! >> Udii urlare, dal vicolo che si estendeva fuori dal mia dimora.
<< Oh, buonasera signora . Posso aiutarla? >> Esclamai incuriosito, alla donna che mi correva incontro.
<< Si… Asp-petta, per-favore dà’ questa roba a tuo padre. >> Mi rispose lei, con il fiatone in bocca.
Un nuvoletta di aria condensata le si formò alla sommità della bocca. La osservai.
<< Ehi Henry, mi stai ad ascoltà? >> Mi riprese lei, spazientita.
<< Ah-h certo, certo. Cos’è che gli devo dare? >>
<< Questo. >> E mi porse una busta di plastica bianca, dove pendeva un strano oggetto metallico.
<< Che cos’è? >>
<< … Dallo a tuo padre. Io devo andare. >> Tergiversò lei, con aria preoccupata.
<< ... Umh… Va bene. >> Le risposi, sospettoso.
Cosa stavano bramando mio padre e quella vecchia? Dovevo scoprirlo.
<< Allora alla prossima. Salutami Lewis. >> Mi esclamò la donna, oramai inghiottita dall’ombra stagnante della sera.
<< Certo, alla prossima. >> Bisbigliai io, distratto.
L’avevo visto. Avevo notato il suo sguardo, contornato da una strana luce verde smeraldo.
Speravo che non fosse dovuto a quello, ma non ne avevo la certezza.
Oramai le persone sopravvissute dalla tragica epidemia stavano morendo a poco a poco, un segno inconfutabile, che era necessario correre ai ripari.
 
Dopo aver consegnato il letame a mio padre, mi andai a fare una passeggiata. Ovviamente munito di cappellino, mascherina, sciarpa e guanti, un attrezzatura necessario per non essere contagiati.
L’epidemia era scomparsa già da qualche anno. L’Apocalisse si era scatenata irruente e cruenta il 21 Marzo 2013. Un anno, improbabile a dirsi. Ma pur sempre la data della fine del mondo, o almeno parzialmente. Quando accadde io non avevo raggiunto nemmeno i quattro anni. L’unica cosa che rammendo è una grossa nuvola di un bianco lattiginoso, estendersi nel cielo. Per il resto, ho solo degli stralci oscurati.
 
<< Ehi Henry, dove hai messo il concime? >> Mi urlò Lewis, sentendomi entrare nuovamente in casa.
<< L’ho dato prima a papà. >> Gli risposi, con il fiatone.
<< Da dove l’hai preso? >> Mi chiese, diffidente.
Lo guardai stranito. Era mai possibile, che dovesse farmi sempre delle domande inopportune?
<< Al campo. >>
<< Quale? >>
<< Nel campo in cui vado sempre. >>
<< Senti Henry, mi vuoi dire o no da dove hai preso quell’ammasso di sterco puzzolente? >>
<< Da Ewan. Hai dei problemi? >>
<< Ewan hai detto? Ok, allora va bene. >>
<< In che senso, che va bene? >>
<< Dove sei finito Lewis? Ho bisogno di te, aiutami a portare questo terriccio! >> Sentii urlare mio padre dal portone della cucina.
Sospirai.
<< Ah! Stavo quasi per dimenticarmene! Dà questo a papà. Me l’ha consegnato la signora Heather. >> Dissi a mio fratello, porgendogli la busta di plastica bianca, che avevo ricevuto poco prima, e della quale mi ero completamente dimenticato.
<< Cos’è? >> Mi domandò lui, storcendo il naso e afferrando con violenza il sacchetto.
<< Cosa vuoi che ne sappia? Saranno gli attrezzi, che usa sempre papà per coltivare le cipolle. >>
<< Umh… Se lo dici tu. Và a farti la doccia, puzzi da morire. >> Mi consigliò Lewis, guardandomi disgustato.
<< … Come vuoi. Buon lavoro. >> Gli risposi con una maschera impassibilità dipinta sul volto, incamminandomi sulle scale di legno scuro del pianerottolo.
<< Henry! Senti, non credi anche tu che in questi giorni ci sia una strana atmosfera? >> Mi chiese preoccupato, facendomi voltare dalla sua parte.
<< Può darsi. >> Gli risposi, questa volta fintamente disinteressato.
Lewis aveva ragione. In questi giorni l’atmosfera a Alamea District, era realmente“Inquietante”. O almeno più del solito.
La gente, quel poco che ne era rimasto, sembrava tenersi lontana da tutto oramai. Le strade erano deserte, oppure popolate solamente la mattina, i negozi quasi abbandonati e le dimore prive di abitanti. Insomma nessuno usciva più, cosa anche comprensibile data la facile trasmissione del virus, ma che a mio parere destava qualche sospetto.
<< E se… >> Sussurrai allarmato, prima che qualcosa mi fece rimanere allibito.
<< Cos’è tutta questa roba? >> Bisbigliai incredulo.
<< Cosa stai facendo, Henry? >>
Fu un attimo, un secondo lungo quanto il batter di ciglia, l’istante in cui compresi finalmente cosa stava accadendo.
<< Non può essere... >> Sussurrai sconvolto, guardando estere fatto la persona che mi era davanti.





 

* Note dell'autore:

 

Ciao a tutti! Allora come va? Spero bene... Allora, questo è secondo capitolo che ho postato di questa storia, so bene che non è scritto molto bene, in quanto non sono molto portata, ma mi auguro comunque che abbia saputo incuriosirvi...
Purtroppo ci ho messo tanto ad elaborarlo, per quanto sono stata molto impegnata. Comunque vi prometto, che cercherò di accorciare i tempi di pubblicazione.
Grazie a coloro, che hanno letto e che, sono semplicemente passati a dare un'occhiata.
E mi raccomando, non fatevi scrupoli! Se avete qualche consiglio o critica, siete liberi di espormeli!
Al prossimo capitolo!

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