You're the abstract puzzle of my life.

di Sacrebleu
(/viewuser.php?uid=586451)

Disclaimer: Questo testo proprietà del suo autore e degli aventi diritto. La stampa o il salvataggio del testo dà diritto ad un usufrutto personale a scopo di lettura ed esclude ogni forma di sfruttamento commerciale o altri usi improri.


Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Somewhere else. ***
Capitolo 2: *** A cloud of smoke ***



Capitolo 1
*** Somewhere else. ***


Sentii un pianto lacerarmi la testa. 
"Bandit! Bandit!" Urlai.
Aprii gli occhi. Era notte. Lyn mi aveva lasciato ormai da un anno. Avevo bisogno di riflettere, avevamo bisogno separarci. E alla fine avevo preferito così.
Ero dannatamente solo in quella casa fredda.
Non era Bandit a piangere. Quello... Quello ero io.

Avevo fatto crollare tutto. E, appresso, ero crollato io.
Non appartenevo più a quel mondo da tempo ormai. Non appartenevo più a quelle quattro mura fredde che continuavo a chiamare casa. 
Stavo sognando. I ricordi mi stavano distruggendo. Avevo la febbre, ipotizzai.
Erano le due di notte. Che giorno era?
Avevo tre milioni di notifiche su twitter. Un anno fa.
Scacciai i pensieri dalla testa. 
Scesi giù e presi quello che c'era di più simile ad una medicina. 
"Ore 9 importante appuntamento di lavoro, che forse ti cambierà la vita", lessi sul calendario.
Avevo completamente dimenticato tutto.
Cosa cazzo stai facendo Gerard?
Perché ti stai di nuovo conciando così? 
Stai sprofondando.
Non mangi più decentemente da mesi.
Andai in bagno. 
Ormai ero sveglio... Tanto valeva prepararsi.
Feci una doccia. 
Avevo scordato l'asciugamano, di nuovo.
Attraversai la stanza scolando ovunque.
Paradossalmente il bagno era l'unico luogo decente della casa. Lì c'era tutta la mia intimità. Era l'unico luogo che mi aveva visto piangere, urlare.
Ero circondato da muri colorati. Su uno di essi c'erano le impronti delle mani di Bandit. Non la vedevo ormai da Natale. Era andata via dai nonni con Lyn. Lei non era più mia moglie. O meglio. Io non ero più suo marito. Ci eravamo allontanati così tanto. Non sopportavo più il suo essere costantemente incazzata con me. E, per il bene di Bandit abbiamo preso questa decisione. 
O meglio. 
Lei é quasi scappata via. Probabilmente l'unica cosa sensata che ha fatto da dieci anni a questa parte. 
Vidi un'immagine strana nello specchio.
Quello... Quello ero io. 
No. 
Assolutamente.
Non potevo essere io.
Ero dimagrito forse di dieci chili. Riuscivo perfettamente a contare le costole, cazzo.
L'unica cosa che mi riportava alla mente il vecchio Gerard Arthur Way erano i capelli. Li avevo rossi di nuovo. Rossi lunghi. 
Ieri avevo visto Mik e Ray. Bob l'avevo incontrato a capodanno con la sua ragazza.
E... Frank... Be' l'ultimo mio contatto con lui risale forse all'anno scorso. Praticamente al giorno dello scioglimento. Si, sono uno stronzo. Ma non completamente... l'ho chiamato un paio di volte. Ci siamo fatti gli auguri per i vari compleanni da finti conoscenti e poi siamo spariti entrambi.
Sta soffrendo ancora. 
Ma anche io sto soffrendo.
Fanculo, non deve essere sempre trattato da "povero piccolo Frank, spero che ti riprenda presto".  No cazzo. É adulto anche lui.
Maledizione. Stavo di nuovo pensando ai Chem.
Il dolore alla testa era persistente. Ero bollente ed ancora bagnato. 
Dove erano gli asciugamani? Dove diavolo erano?
Ormai completamente arreso spostai il mio sguardo dallo specchio all'altra parete, quella quasi completamente coperta da un mobile ormai vuoto.
Ed ecco che mi vennero in mente delle immagini...
Dannazione, stavo completamente delirando.
Era notte. Forse proprio le due di notte...
Ero in bagno. Ero chino sul lavandino. Fortunatamente Lyn era in tour e Bandit da mia madre.
Eravamo tornati completamente sbronzi da un concerto. Ero completamente stordito, ma riuscivo a sentire gli altri russare in soggiorno.
Stavo rimettendo anche l'anima. 
Presi un foglio dal mobile. In esso avevo anche i block notes e le matite... Non credetemi pazzo. Non si sa mai avessi avuto delle idee improvvise in bagno avrei potuto scrivere o disegnare subito, diciamo...
Scrissi alcune parole.
Suppongo qualcosa tipo un "Gerard, evita di bere, soprattutto dopo i concerti. Non fare sempre  stronzate."
Qualcosa di simile, ma penso molto meno articolato e raffinato. Da ubriaco era già molto difficile scrivere, figuratevi rispettare la grammatica ed l'ordine delle parole...
"SORRRIDIII" senti urlare alla mia destra.
Ero di nuovo chino sul lavandino.
Girai il volto.
Un iPhone. 
Un IPhone nero.
Qualcuno che mi stava scattando una fottuta foto.
Qualcuno di troppo basso, troppo stonato e troppo "pelato" per essere Ray o Mik.
"FERMO LURIDO STRONZO!"
Poi il mio ricordo si interrompeva.
Ricordo vagamente un iPhone a terra ed io...
Io che baciavo Frank.
Poi non so per quale motivo Frank aveva scritto "Together, forever." o qualcosa di simile, molto da adolescente innamorato depresso sul retro del mio appunto al non bere e l'aveva incastrato tra lo specchio e il mobile...

Cazzo. Perché stavo ripensando ai Chem a distanza di tre minuti dall'ultima volta?! Fanculo ego, fanculo cervello, fanculo cuore.
Seriamente.
Fanculo.

Una dolore cane alla spalla mi riportò alla realtà.
Ero disteso per terra come un idiota. 
Non mi ero nemmeno accorto di aver perso i sensi.
Wow Gerard, stai davvero migliorando, pensai.
Ero a tre centimetri e 27 esatti dal piede del mobile. 
Non chiedetemi come facessi a sapere la distanza precisa. 
Quel fottuto oggetto checcoso che mi ritrovavo al posto del cuore fece si che infilassi una mano dietro al mobile per cercare quel biglietto.
Non c'era nulla. Non c'era mai stato nulla...
La sbornia mi aveva fatto sognare tutto probabilmente. 
Mi alzai, parecchio deluso... 
No. Non ero deluso. Ero fottutamente incazzato con il mio cuore.
Tirai un pugno al mobile.
Bene, avevo anche spaccato l'anta. Ottimo lavoro. 
Tanto, a chi sarebbe importato di quel mobile se non avevo nessuno accanto?
Fanculo.
Ed ecco, che, taaaa daaan come nelle migliori favole, era caduto quel pezzo di block notes che cercavo.
Era reale. 
"Coglione. No bere dpoconert" 
Ve l'avevo detto! Però era abbastanza leggibile. Rude, sgrammaticato, ma leggibile.
Stavo immaginando di nuovo quella scena.
Stavo ridendo come un idiota.
Non volevo girare quel foglio.
Non dovevo.
Chiusi gli occhi rassegnato.
Smisi di sorridere.
Indovinate un po' cosa avevo appena fatto?
"Me, you, together. Forever. (in realtà era un "forevah". Amavo quando Frank scriveva ste cazzate.) 
Momento.
Cosa cazzo avevo appena pensato?
NO. Odiavo quell'uomo ormai.
Ho già detto fanculo?
Si. Bene.
Fanculo di nuovo.
Stavo guardando quelle parole da cinque minuti buoni.
Se qualcuno fosse entrato in quel momento avrebbe visto un uomo completamente pazzo, che alla fine é riuscito a rovinare tutto, alle prese con i sentimenti come una femminuccia.
Non stavo facendo una cosa giusta da quando mi ero svegliato nel cuore della notte. Cioè da mezz'ora circa...
Gerard é sinonimo di stronzate, capite?
Ed ecco perché feci tutto ciò che venne dopo.
Presi il fottuto foglio, un asciugamano, (finalmente) e gli scattai una foto, che, da perfetta ragazza innamorata (si. INNAMORATA) impostai come sfondo del mio IPhone. Poi lo presi e mi diressi verso il cestino. 
E no, non lo buttai. (Bravo il coglione)
Lo misi nel portafoglio. (doppiamente coglione)
Si. Stavo completamente delirando.
Ma...
Mi mancavano.
Mi mancavano troppo.
E mi mancava Frank.
L'avevo ammesso.
Mi mancava baciare Frank.
Taaaa dan.
Cosa vi aspettavate di tanto diverso?
Ma non l'avrei mai ammesso davanti a nessuno.
Loro stavano bene anche senza di me.
Ed io potevo stare senza di loro.
Un anno.
Era passato un fottuto anno.
Accesi la tele.
Ormai vedevo solamente canali musicali.
Avevo da sempre odiato i Tg. Maledetti. Sempre e solo notizie terribili.
Poi odiavo le trasmissioni di gossip. Pensare che mi avevano quasi forzato ad essere intervistato sulla fine dei Chem, prima, e poi sulla separazione con Lyn mi faceva venire il voltastomaco.
Stavano trasmettendo uno speciale sui My Chemical Romance.
E viva l'allegria!
Qualcuno mi stava spiando.
Me lo sentivo...
Non saltarono nessuna canzone.
Sta di fatto che passai circa tre ore e mezzo a cantare.
Poi, a mo' di motivo di suicidio per i fan sentimentali trasmisero il breve video  dopo la vittoria del Kerrang!
Mio dio quanto ero stupido. Ero l'unico a parlare. Frank beveva un caffè (come al solito) Mik e Ray ridevano. 
Sono sempre stati di grande aiuto quei due!
Non ci credo.
Quanto cavolo sembravano immense le mie mani nel video?
Ciao sono Gerard Way, un mostro/zombie pallido con 46 di piede e due mani immense.
Ero sproporzionato.
Soprattutto ora.
Woah erano già le 6.
Non ragionavo più decentemente.
Comunicavo attraverso flussi di coscienza. 
Strano per uno come me, parecchio.
Mangiai qualcosa di accettabile ed uscì di casa...


"Già un anno.."
"Mik cosa diavolo ci fai qui?"
"Siamo accampati qui da ieri notte. E non ho giocato alla play per colpa tua." Aggiunse Ray.
"Cosa ci fate sotto casa mia?! Potevate bussare! Ci saran forse 4 gradi!"
"Abbiamo anche dormito in aeroporto stesi a terra... Siamo abituati."
"Mik..."
"Non dire nulla."
".. Ma quindi che volete?" Mi stavano seccando quei due.
"Rimettere insieme la band."
"Si.. Nel duemilacredici"
Ray mi fulminò con lo sguardo.
Mik rimase a bocca aperta...
"La risposta la conoscete, fa male -lo so- ma é questa. Che vi piaccia o no."
"Visto?" Disse Ray sul punto di scoppiare a piangere.
Non l'avevo mai visto così.
"Sei un fottuto idiota Gerard." Aggiunse scoppiando in lacrime.
Lo guardai.
Poi spostai lo sguardo su Mik.
Mi guardava deluso. 
"Non lo farò mai."
E corsi via..



Vagai per circa un'ora.
Odiavo la gente.
Odiavo i sentimenti.
Avevo ancora quel dolore alla testa, così entrai nel primo bar che vidi.
Era il luogo più sudicio e malconcio che avessi mai visto, quell'odore stagnante di nicotina mixato con puzza di alcol era da voltastomaco.
"Salve!" Il barista salutò con un sorriso finto prestampato sul volto.
Mi limitai ad annuire a mo' di saluto per non essere scortese.
Conoscevo quel bar.
Tutto lì mi era familiare.
Fin troppo..
Al muro c'era appesa una tela non terminata.
"Scusi, chi ha dipinto questo quadro? Se tale si può definire..."
"Un ragazzo. Tanti anni fa..."
"Ricordo ancora la scena" aggiunse un anziano dai lineamenti dolci e materni.
"Era un ragazzo meraviglioso. Un artista nato, in qualsiasi ambito.
Amavo vederlo disegnare. Ogni giorno si sedeva al tavolo di fronte all'entrata. Amavo ancora di più vederlo litigare con la gente che si alzava dal proprio tavolo, il ritratto doveva essere perfetto. Passava ore a convincere le persone  a posare per lui. Le guardava sedute mentre bevevano il caffè o aspiravano il fumo dalla sigaretta. E alla fine disegnava tutto tranne che i modelli improvvisati. Quel bozzetto lo stava dipingendo in una mattinata di settembre.. Ho ancora altri disegni nel retro.. Vieni!"
Lo seguì incuriosito.
Finalmente qualcun altro amava il disegno e l'arte quanto me! Ero curioso di conoscere il nome di quel ragazzo.
"Guarda questi capolavori. Era un ragazzo eccezionale, e lo é ancora."
Mi fece l'occhiolino e sorrisi.
Era simpatico quel vecchietto.
C'erano circa una ventina di fogli disegnati con una matita sanguigna. Iniziai a sfogliarli, ad analizzarli. Studiai ogni dettaglio, ed il vecchietto, quasi leggendomi nella mente aggiunse:
"Penso che questo ragazzo abbia studiato all'Accademia.. Ogni giorno dopo le lezioni veniva qui a disegnare. Appena si stufava-cosa che accadeva circa dieci volte in tre ore- prendeva dal giubbotto una sigaretta e fumava. Lo odiavo in quei momenti. Si stava distruggendo la voce così. Era cambiata, stava diventando ogni giorno sempre più gutturale.
Qui veniva solo per disegnare. Poche volte ordinava qualcosa, ma mi piaceva averlo lì.
Lo vidi quasi ogni giorno per tre anni. Poi sparì dalla circolazione. Probabilmente si era trasferito."
Iniziò a tossire. Corsi fuori e chiesi un bicchiere d'acqua.
Il vecchietto si riprese e mi guardò.
"Quel ragazzo era gentile quanto te. Non ci conosciamo nemmeno, eppure hai ascoltato con rispetto e curiosità le parole di un vecchio sentimentale"
Sorrisi.. "Dicevamo.. non ha finito di raccontarmi quando il ragazzo ha disegnato quel quadro appeso."
"Oh che sbadato...Allora, era settembre. Ricordo bene quel giorno. Fu l'ultimo nel quale lo vidi. Entrò come al solito e si sedette al suo tavolo. Guardò per un'ora buona la finestra.. Poi soffermò la sua attenzione su una bambina. Sorrise alla piccola come un ebete e disegnò ciò che vedi appeso."
Mi avvicinai alla tela.
Definirla tela era tanto.. Era un qualcosa a metà tra una tela, un foglio ed un cartone.
"Ma lei sa perché é incompleta e senza firma? Mi spiego, nemmeno sui bozzetti c'era."
"Ragazzo, ti facevo più attento!"
Lo guardai perplesso.
"Ogni artista ha il suo segno di riconoscimento. Cosa vedi di simile nei due disegni?"
Guardai il quadro e cercai di ricordare i bozzetti.
"Il tratto?"
"Troppo scontato."
"La matita."
"Ancora più scontato."
"Le idee?"
"Si, anche. Non sei stato attento... Te lo dirò dopo. Fammi finire la storia, prima.
Dicevo, stava disegnando questa fenice. Stranamente quel giorno aveva uno sguardo cupo. Non l'avevo mai visto così. Aveva fumato dio solo sa quante sigarette quel giorno...Poi..."
"Poi?" Risposi incuriosito
"Poi i suoi occhi di colpo si illuminarono di luce."
Fece una lunga pausa..
"Era entrato qualcuno nel bar?" Domandai stupito.
"Esattamente..."
"Chi era?"
Non rispose alla domanda.
"Con lo sguardo studiò ogni singolo dettaglio della persona che era entrata nella sala.."
Interruppe la narrazione. Si aspettava qualche domanda...
"Il ragazzo cosa fece poi?"
"Continuò a guardare fisso quella figura. Studiò ogni singola piega del jeans e della felpa che indossava..."
"Poi?"
"Poi i loro sguardi si incrociarono. E si sorrisero. Non si salutarono..."
"Con questo vuole dire che non si conoscevano?"
"No. Almeno, non di persona. Ma inconsciamente si appartenevano."
"Non ha ancora risposto alla mia domanda. Chi era entrato nella sala?"
Non rispose di nuovo.
"Lei é il proprietario vero?
"Certamente, perché?"
"Quindi sarebbe capace di riconoscere quel ragazzo e quella figura "misteriosa" tra tante, vero?"
Mi stavo appassionando alla storia.
"Penso di si. Anche tra un milione di persone."
"Davvero?"
"Come si guardavano loro due non si guardava nessuno... Poi quella figura é tornata di nuovo, per forse una settimana, ma al tavolo l'artista non c'era più. Allora la figura prendeva il suo posto, si sedeva ed iniziava a fumare... Penso fosse una persona un po' insicura."
"Vorrei conoscere l'artista. Vorrei conoscere la figura. Sarebbe capace di disegnare uno dei due protagonisti?"
"Chi io?" Rise.
"Ho sempre fatto schifo in queste cose."
"Non dica così! Guardi me.. Anche io dicevo così.Ora sono un fumettista!"
"Lo so.. So tante cose."
Mi rifece l'occhiolino. 
Mi stava iniziando a spaventare.
"Non mi dici nulla?"
"Cosa dovrei dirle?" Risposi perplesso.
"Non sei più curioso di sapere chi siano i protagonisti della storia?"
"Si, ma mi preoccupa di più il fatto che lei li riesca a riconoscere anche a distanza di anni."
"Oh, sarebbe più facile riconoscerli insieme. Sono come due calamite. Una attira l'altra. Ma da sole funzionano poco. Non servono, più o meno..."
Lo guardai spaesato.
"Sei perplesso, stupito, stranito e spaventato, vero.."
"S.." Mi interruppe. "...Gerard?"
"Come mi ha chiamato?"
"Con il tuo nome forse?.."
"Come fa a conoscermi?"
"E tu come fai a non riconoscere te stesso?.."
Sgranai gli occhi.
Mi diede un foglio. Su di esso c'era disegnato un corpo. Il vecchio coprì la testa della figura prima che io potessi vederla.
"Questa é la figura di cui ti parlavo."
Scarpe larghe, forse tre numeri più grandi, jeans strappati al ginocchio e felpa.
"Vuoi che io ti faccia vedere il volto della figura?"
"No. Non ne ho bisogno.."
Mi girai intento a scappare via.
Il vecchio non disse nulla.
Raggiunsi la porta ansimando.
E poi, dannazione tornai indietro.
"Sapevo saresti tornato. Se non ora, domani."
"Quell'artista mi somigliava vero? 
O meglio... Quell'artista ero io.."
"Non ricordi nulla a quanto vedo.. É molto strano."
"Frank."
"Esattamente."
Guardai la fenice. Era bellissima. Mi ci vollero dieci minuti buoni per staccare lo sguardo da quel capolavoro, dal mio capolavoro. 
"Non vi parlate da parecchio.."
"Come fa a saperlo?"
"Guarda tu stesso." 
Indicò il tavolo dove l'artista-io- si sedeva.
C'era una persona. 
Una persona china sul tavolo.
Aveva tre mozziconi di sigaretta spenti accanto a lui.
Il bar era stranamente vuoto.
Eravamo solo in tre.
Sentivo chiaramente dei singhiozzi riecheggiare nella sala.
Mi avvicinai sempre più curioso.
Insomma, avevo un fottuto istinto auto suicida.
Mi sedetti di fronte a lui. Ma non si mosse dalla sua posizione. Il cappuccio  e le lacrime gli oscuravano la vista e nascondevano il suo volto.
Aspettai circa mezz'ora così.
Stavo per tirargli un calcio o dio sa cosa. Stavo per urlare di alzare quella fottuta testa e di smettere di piangere come una bambina, quando alzò la testa.
I nostri sguardi si incrociarono.
Una fitta allo stomaco. Il dolore alla testa era ricominciato. Sempre più forte.
Mi alzai.
Buttai all'aria la sedia ed il tavolo.
Lo presi dalla felpa e lo sollevai difronte a me.
Abbassai il cappuccio.
E lo baciai.
Dio se non lo feci.
Avevo lo stomaco in subbuglio.
Mi mancavano quelle labbra.
Si avvinghiò a me.
Mi strinse a sé sempre più forte.
Poi abbandonò la presa. Si allontanò dalle mie labbra e mi sentì spaesato.
Si guardò i piedi.
"Il tempo passa, ma rimanete sempre gli stessi" disse il vecchio.
"Cazzo. Mi ero dimenticato che c'era anche lei qui."
"Tranquillo. Sapevo prima o poi sarebbe accaduto. E ringrazio il cielo sia accaduto proprio oggi."
Guardai Frank.
"Cosa hai combinato al volto?" Aveva una brutta cicatrice.
"Nulla..."
"Andiamo Frank. Non fare la testa di cazzo come al tuo solito." Disse il vecchio.
"Smettila!" Urlò..
"Frank?"
"Gerard."
"Frank?..."
Mi baciò.
"Non mi importa cosa ti sia fatto. Mi mancavi. Mi mancava il sapore delle tue labbra... Cristo se mi mancavano."
Era forse la diciottesima cosa stupida che facevo nell'arco di una giornata. 
Forse la diciannovesima. 
Avevo perso il conto.
I nostri corpi si allontanarono.
"So tutto di Ray e Mik.."
"Merda."
"Non sei cambiato."
"Coosa!?" Dissi accigliato.
"Sei sempre rimasto una testa di cazzo." Sorrise.
Le sue labbra umide erano la cosa più bella che avevo mai visto.
"Voi due dovreste parlare.." Aggiunse il vecchio.
"E di cosa? Ha già detto tutto a Ray..."
Frank era deluso.
"Andiamo piccolo... Parliamone davanti ad una tazza di caffé. É da parecchio che non fumo.. Hai te?"
Annuì.
Mi stavo cacciando in un guaio immenso.
Però, alla fine lo ammisi a me stesso, mi mancavano.

 

Ritorna all'indice


Capitolo 2
*** A cloud of smoke ***


Una nuvola di fumo venne fuori dalla mia bocca.
Mi mancava quel sapore di nicotina che mi riempiva la gola.
Non fumavo decentemente da non so quanto tempo..
Avevo mediato usando quelle sottospecie di sigarette elettroniche.
Che schifezza.
Così avevo smesso completamente...
Ero seduto comodamente al mio tavolo, quello che mi aveva visto crescere, disegnare...
Eppure non ricordavo nulla..
Incrociai i piedi sul tavolo.
Avevo indosso ancora le converse bianche.
Spostai lo sguardo oltre i miei piedi giganti.
Frank giochicchiava con la sigaretta.
Lo guardai incuriosito per un po' di tempo, poi scoppiai a ridere al suo "Merda" quando si bruciò il dito medio.
"Cosa ridi?" Rideva anche lui, ma penso volesse semplicemente dar fastidio.
"Sei un idiota."
"Oh, detto da te è un complimento."
Mi mancava il Frank permaloso pronto ad attaccare.
"Come siamo teneri.."
"Fanculo."
"Heeey. Calmati."
"..."
"Frank?.."
Non rispose.
"Fraaaank?"
Non rispose nuovamente.
"Piccolo, mi stai facendo preoccupare..."
"Sembri mia madre." Aggiunse quasi offeso.
"Ehm, sono troppo figo per aver fatto nascere qualcuno come te.." Gli feci l'occhiolino.
Una risata fragorosa riempì il vuoto del bar.
"Gerard sono la modestia fatta persona Way"
"Frank permaloso del cazzo Anthony Thomas Iero" 
"Non mi piace essere chiamato così."
"Davvero?"
"Si Gerard, dovresti saperlo."
"Non ricordo tu me l'abbia mai detto."
"È possibile che tu non ricordi mai nulla di importante?"
"Frank, non ricordo davvero nulla!" mi stavo alterando...
"Pazienza dai" disse sorridendo.
"Scusami.. Non so perché, ma te lo giuro, non ricordo nulla.."
"Giusto, merda."
"Cosa?"
"Nulla di importante Gerard.." Prese le mie mani e le strinse..
Non aveva più la fede notai..
"Speravo non lo vedessi.." aveva spostato lo sguardo sui miei occhi..
"Scusami, sono un idiota." 
Lo guardai.
I suoi occhi non trasmettevano più  felicità ed entusiasmo. Non erano più gli occhi di cui ero innamorato, quelli che a guardarli mi tremava lo stomaco.
Erano  spiritati. Aveva perso qualsiasi cosa. Sembrava freddo, privo di emozioni. Erano vuoti come quella stanza. Cupi...
Aveva pianto, l'avevo dimenticato.
E suppongo fosse sul punto di liberarsi da tutto.
"Gerard?" sussurrò tra i singhiozzi trattenuti..
Stavo guardando i suoi occhi. 
Se n'era accorto.
"Puoi farlo." aggiunsi.
Guardò la mia figura sollevarsi di peso dalla sedia, sapeva che io aveva capito cosa voleva fare.
Si alzò, abbassò lo sguardo e corse verso di me. Mi abbracciò ed iniziò a piangere sul mio petto.
Lo strinsi a me più forte che mai.
Avevo sbagliato tutto.
Frank aveva sempre avuto bisogno d'aiuto. Era ancora il "povero piccolo, spero ti riprenda presto."
È una persona troppo emotiva.
La sua felicità, la sua voglia di fare si trasmettono a chiunque gli stia intorno.
Ti fanno innamorare. Ti inebriano. Puoi essere anche il più cazzone incazzato. Ti bastano due secondi con lui e baam sei strafelice.
Invece ora era deluso, triste, solo. E aveva bisogno di qualcuno con cui stare, con cui sfogarsi.
Quel qualcuno non dovevo essere io, non sono la persona adatta con cui parlare, ma a lui andavo più bene. 
"Vuoi parlare?"
Mi morsi il labbro. Avevo il tatto sotto il culo.
"Scusami."
Si allontanò da me.
Stavo premendo i denti sempre più sul labbro.
Stavo iniziando a perdere sangue.
Mi ero tagliato.
"Fr.."
Non finì in tempo di pronunciare il suo nome. Mi corse incontro con foga. Piangeva ancora, più forte di prima. Il suo petto impattò contro il mio. Non lo ressi e caddi indietro trasportandolo con me sul divanetto.
Eravamo così vicini, troppo vicini.
Sentivo il suo cuore battere. 
Una sensazione bellissima, che non avrei scambiato con nessuna nicotina gratis.
Sentivo i battiti perfettamente, come se il suo cuore fosse collegato al mio.
Avevano un ritmo accelerato.
Eravamo abbracciati.
Ogni volta che lo sentivo singhiozzare più forte lo stringevo a me, lo soffocavo quasi.
E lui si calmava.
Aveva il fiatone, come se avesse corso. 
In realtà non l'aveva fatto, ma è un po' come se avesse corso per acchiapparmi e bloccarmi, per trovarmi, per parlare.
Non pensavo fosse così debole, o meglio, lo sapevo inconsciamente, ma non volevo ammetterlo.
Aveva la testa sulla mia spalla destra, le braccia dietro la nuca. 
Lo sentivo respirare.
Staccai le mie mani incrociate dalla sua schiena e lo allontanai da me.
Mi guardò spaventato.
Gli occhi erano gonfi, ma al contempo meravigliosi.
Aveva ragione il signore del bar.
Io e lui siamo due calamite.
Un leggero sorriso spuntò dal suo volto.
Lo faceva spesso quando mi fermavo ad osservare.
Avvicinai il suo volto al mio.
Gli schioccai un bacio sulla guancia.
Poi, prese le mie mani. Le incrociò alle sue.
Erano fredde. Fredde e ruvide.
Era lui ora ad osservarmi.
Le lacrime gli segnavano il viso.
Accarezzai il suo volto. La barriera di mani tra di noi era stata "espugnata" ed in quel secondo staccò l'altra mano dalla mia e mi baciò.
Come potevo esser stato così stupido? 
Come potevo aver distrutto tutto? Abbandonato loro così?
"Hey, sono qui! Ti sei perso di nuovo nei tuoi pensieri come vedo."
"Scusa Frank.."
Si era calmato.
"No, hey sono io che mi devo scusare.."
"Andiamo...."
"Mi mancava il sapore delle tue labbra."
"A me mancava sentire il tuo cuore."
"Come sei romantica. Sono, umide. Come quel giorno.."
"Tu sei la checca qui, non io." Gli feci la linguaccia e sorrise.
"Fuochi d'artificio? Ricordi Frank?"
"Oh si. E ricordi cosa ti feci dopo? Eh?" La sua risata riempì la stanza e soprattutto il mio cuore.
"Ora, da persona civile, potresti scendere dalle mie gambe? La posizione non mi dispiace per nulla, però non mi sento più i piedi.."
"Gerard!" Lo stavo facendo ridere. 
Tutto sommato era una cosa buona.
"Frank! Mi riferivo al fatto che riesco a sentire il tuo cuore."
"Oh, si, certo. Conosco bene i miei polli.."
Risi anche io.
Si sedette accanto a me.
Il suo volto era sconvolto, pallido.
"Possiamo parlare?"
"Frank, se non ti va.."
"Ne ho bisogno."
"Come vuoi..."
"Jamia mi ha lasciato."
"Cosa è successo?"
"Abbiamo litigato di brutto. Non mi va di spiegarti i motivi.. Però alla fine mi ha sbattuto fuori di casa."
"C'entriamo io o la band vero?"
"..la colpa è mia. Cioè, non è stato per te o per la band, ma solo e soltanto per colpa mia."
"Ed ora?"
"Mi ha lasciato dormire, nella stanza degli ospiti. Solo per stare con i bambini."
"Merda. Ma tu sei scappato, vero?"
"Si. Era diventato tutto insopportabile... Posso?"
"Oh, ehm, si, tranquillo."
Si stese su di me.
Gli iniziai ad accarezzare i capelli.
"Se vuoi puoi stare da me.."
"Oh, no. Assolutamente no."
"Perché?"
"È questo il problema."
"Spiegati."
"Sono innamorato ancora di te, dopo tutto ciò che è accaduto. Jamia non ne poteva più. Lei l'ha sempre saputo. Ma ha lasciato correre. Ultimamente ero molto isterico e vulnerabile. Mi ha cacciato per.."
Si interruppe, partì The Sharpest lives a tutto volume.
"Pronto?"
"Frank."
"Ja?"
"Torna a casa. Ho bisogno di te."
Chiuse la chiamata.  
"Fanculo."
"Fraank! Torna da lei."
"Non posso."
"Perché? Perché mi ami? Oh be' io no."
Che grande cazzata. Non sapevo cosa dirgli. Doveva tornare a casa e basta.
"Cosa?"
"Hai capito."
"Ma Gerard. Le carezze? I baci? Perché continui a prendermi per il culo?"
Volevo dirgli la verità. Volevo farlo. Ma non riuscivo. 
"Frank.."
"Non voglio sentire più un cazzo."
"Oh, allora fanculo."
Lo spostai e mi alzai. 
Scappai via, come al mio solito.

"Ragazzo.."
"Lei è ancora qui? Possibile?"
"Sono il proprietario di questo bar forse? Gerard ti ama. Ti ama più di se stesso. Sarebbe capace di morire per te."
"Ma non me lo dimostra! Fa di tutto per scappare via!"
"Torna da Jamia. Torna a casa, nella tua casa."
"Si.."
"Non sembri molto convinto."
"Infatti."
"Ascoltami. Tu hai una casa, una famiglia.. La tua casa, la tua famiglia.
Gerard è un girovago. Non ha niente di suo. Esiste solo lui... Mi spiego, non ha una sua famiglia. Certo, ha i genitori ed una moglie, ormai ex, ed una figlia, ma lui non si riconosce appieno nella sua famiglia. Anzi, non si riconosce proprio in essa."
"Non capisco."
"Non importa... Vai a casa, da Jamia. Il tuo cuore sa già quando sarà il momento giusto."
"Per cosa? Lei mi sembra un indovino."
L'anziano rise. 
"Che stupidaggine è mai questa!.."
"Ma allora, quel bacio, le carezze?"
"Te lo ripeto. Se vuoi anche in un'altra lingua. Gerard ti ama. Lo deve ammettere completamente a se stesso. Si sente stupido."
"Perché mai?"
"Oh, è difficile da spiegare questo.."
"Ci provi.."
"Lotta. Lotta dentro di sé. Da un lato vorrebbe scappare, quasi uccidere te e gli altri. Dall'altro vorrebbe.. Ehm.. Stare con te in tutti i sensi, rimettere insieme la band. La parte "cattiva" per ora ha il meglio. Come Jekyll e Hyde. Hai presente?"
Frank si limitò ad annuire. Non rispose. 
"Ho una domanda per te."
"Mi dica."
"Dammi del tu."
"Okay.."
"Perché sei venuto qui? Tra i tanti posti in cui potevi andare?.. Intendo qui a Los Angeles. So che abiti nel Jersey. Perché proprio qui?"
"Perché speravo, o meglio sapevo che un giorno l'avrei incontrato di nuovo."
"Siete due calamite."
"Ma ora siamo di nuovo lontani." 
"Dai tempo al tempo ragazzo..."
"Ma quale tempo e tempo!.."
"Va a casa, ascoltami."



Ero scappato via da tutto prima, poi l'amore mi aveva di nuovo accecato ed ora stavo scappando ancora.
Nulla aveva più un senso.
Perché non gli avevo semplicemente detto la verità prima? 
La sua vita è con Jamia.
Non merita di stare con me.
Non posso ricadere nella stessa trappola.
Non voglio averlo accanto.
Lo deluderei.
L'ho già fatto.
Ma lo farei ancora, senza volerlo.
Ho bisogno delle mie libertà. 
Non mi merita. 
Eppure continua a cercarmi.
È pazzo.
Lo sono anche io.
Sapevo che prima o poi sarebbe accaduto.
Speravo in un poi. Cercavo di convincere me stesso che quello era solamente un momento di debolezza.
Ma è proprio in quei momenti  di debolezza che i veri sentimenti escono fuori. 
Avevo ricominciato a pensare alla band...
Provavo tutto ciò che ho scritto nei testi delle canzoni. 
Prendete the light behind your eyes per esempio.
Tutto è cambiato.
Noi siamo cambiati. 
O forse solo io.
"Mentirei se non ho detto che mi mancano tutti sta sera. 
E se solo sapessero quello che vorrei dire, se potessi essere con voi sta sera..."
Vedete? 
È tutto fottutamente chiaro.
"Se potessi essere con voi sta sera.."
Tutto si è deteriorato.
Se potessi essere, ma non sono. Il cuore o dio sa cosa non me lo permette. 
Ho bisogno di stare con loro ma qualcosa mi blocca. 
Ho solo bisogno di allontanarmi...

Smisi di correre. Stavo di nuovo parlando da solo. Convinto che qualcuno mi stesse ascoltando. Avevo l'affanno.
"Andiamo Gerard.. Sei così ridotto male?!
Il lavoro ti aspetta. Devi scacciare via dalla mente tutto."
Continuavo a ripetermi come un idiota.
Sarei crollato per strada, grazie a dio passò un taxi.
Erano le 8:30. Mezz'ora e la mia vita avrebbe preso una svolta completamente diversa da ciò che avevo programmato...

Ritorna all'indice


Questa storia è archiviata su: EFP

/viewstory.php?sid=2308445