Revenge of the Damned

di Miss_Darcy
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Prologo ***
Capitolo 2: *** Capitolo 1 - Congetture ***



Capitolo 1
*** Prologo ***


Prologo


In una delle città più rinomate dell’intera Dimensione Magica l’aria era calda e opprimente e nemmeno un alito di vento donava sollievo ai pochi abitanti di Magix City che avevano il coraggio di sfidare la calura dell’estate per una passeggiata in centro.

Il cortile della scuola per fate di Alfea era completamente deserto: i corsi non sarebbero ricominciati prima di qualche mese e le studentesse erano tornate a casa per le vacanze estive lasciando vuote le loro camere, solitamente animate dalla loro presenza; soltanto un appartamento in particolare era occupato.

Una ragazza dai lunghi capelli biondi e gli occhi ambrati era stesa sul suo morbido letto a baldacchino, coperto da un lenzuolo rosa; le coperte erano stropicciate e piene di grinze, il giaciglio sfatto rispecchiava appieno la situazione di tutta la camera: vestiti sparsi ovunque, valigie e borsette vuote accatastate in un angolo, scarpe e libri buttati a terra senza riguardo.

Stella guardava insensibile le condizioni del suo appartamento, ben sapendo che il suo aspetto era ancora peggiore: profonde occhiaie violacee facevano bella mostra di sé sul suo viso, di un pallore quasi spettrale, i capelli arruffati e pieni di nodi - da quanto non si pettinava? Non riusciva più a ricordarlo - le unghie rotte e le labbra esangui e dall’interno pieno di tagli che lei stessa si era causata mordendosi.

Le finestre erano spalancate e una lieve brezza appena sopraggiunta agitava appena le morbide tende bianche, facendone strusciare l’orlo per terra.

La principessa di Solaria si portò le mani al volto, sentendo le lacrime abbandonare per l’ennesima volta i suoi occhi spenti e trasferirsi sui polpastrelli premuti sulle palpebre calate; non sapeva da quanto tempo aspettava un segno, una speranza, qualcosa, ma doveva essere da parecchio tempo.

La doppia porta della stanza si spalancò, facendola scattare a sedere come una molla: Tecna, in condizioni non dissimili alle sue, la guardava dalla soglia con l’aria distrutta che diceva chiaramente che sarebbe cascata a terra da un momento all’altro.

« A-Avete… » Stella si interruppe per via del bruciore alla gola che le causava parlare e perché, in fondo, sperava che l’amica la interrompesse e, sorridendo, le desse finalmente la buona notizia che aspettava.

La zenitha abbassò gli occhi, sconfitta.

« Abbiamo cercato ovunque, Stella… Ormai è passato un mese, è probabile che sia-... »

Tecna venne interrotta da un urlo rabbioso; la fata del Sole e della Luna era ora in piedi di fronte a lei e la fissava con gli occhi socchiusi che emanavano una strana sensazione di gelo.

« No! » gridò di nuovo Stella, alzando le braccia come per dar forza alla sua esclamazione.  « Non dirlo nemmeno! Lei non è morta, lo so, lo sento! ».

La giovane dai capelli viola non sembrò sorpresa di quello sfogo iroso e così atipico per Stella, anzi sembrava quasi se lo aspettasse; circondò l’amica con le braccia e la strinse a sé anche mentre quella si dibatteva e urlava, finché non la sentì arrendersi al suo abbraccio e sciogliersi in singhiozzi che le scuotevano le spalle. La fata della tecnologia portò quasi di peso la principessa nel suo letto, facendola stendere e coprendola con un lenzuolo leggero e quasi impalpabile; non sarebbe servito a molto, ma doveva fare qualcosa. Strinse l’orlo della coperta nel pugno, serrando la mascella.

Quanto peso doveva aver perso Stella in quel periodo? Tanto, troppo: ogni volta le sembrava che la stringeva era sempre più magra ed esile, le scompariva tra le mani. Ormai anche il suo equilibrio interiore vacillava in maniera evidente: era impossibile portarla con loro nelle ricognizioni, ogni volta dava di matto e cercava di scappare perché era convinta di averla vista.

Fece scorrere due dita sulla palpebre parzialmente calate della fata quasi incosciente, coprendo quelle iridi che ormai faceva fatica a fissare.

« Tecna… ».

La voce di Stella era ridotta ad un sommesso mugolio che fece stringere il cuore all’altra; Tecna deglutì l’enorme groppo che le serrava la gola e si costrinse a rispondere.

« Dimmi, Stella. »

Un sorriso genuino spuntò sul viso della bionda, che aprì gli occhi per qualche secondo prima di piombare nell’incoscienza.

« Dobbiamo comprare un regalo, tra una settimana è il suo compleanno! » Sembrava una bambina, come quando un monile ne aveva alterato l’età regredendola allo stadio d’infante. « Te lo ri… cor… di… ».

Stella cadde finalmente tra le braccia di Morfeo, risparmiando alla fata il dolore di rispondere.

Tecna accarezzò i capelli posati sul guanciale che circondavano il volto cinereo dell’amica come una corona, facendo scorrere le dita in mezzo a quei fili dorati, sciogliendo con delicatezza i nodi che incontrava come una mamma farebbe con la figlia; era così che ormai la zenitha vedeva Stella: come una bambina bisognosa di rassicurazioni.

La sua mente era troppo instabile, prima o poi sarebbe collassata se non avessero fatto qualcosa, e lei si sentiva così dannatamente impotente. Odiava non poterla aiutare, odiava non poter aiutare nessuno che fosse vittima di quella situazione priva di logica.

Logica.

Era ciò a cui Tecna di aggrappava sempre nei momenti difficili, la sua fredda razionalità, e ora anche quella si sgretolava lentamente come la roccia aggredita dalle correnti marine che, beffarde dei suoi sforzi di rimanere salda, la distruggevano dalle fondamenta.

“Maledizione,” imprecò tra sé e sé la fata, alzandosi bruscamente dal letto facendo mugugnare nel sonno Stella, che si rigirò attorcigliandosi nella coperta e dandole le spalle.

La zenitha posò la mano sulla superficie rovente del vetro della finestra, riscaldata dai cocenti raggi di sole che illuminavano l’intera Dimensione Magica.

« Dove sei?»  chiese al nulla in tono basso, permettendo ad un’unica lacrima di rigarle il volto. « Dove sei? ».





Angolino dell’Illusionista

Ehm… Salve, prima di tutto. Sono nuova di EFP e questa è la prima fanfiction che scrivo, quindi sentitevi tutti liberi di bacchettarmi a dovere.

Questa storia di svolge dopo la quinta stagione e non pensò sarà troppo allegra, come questo prologo potrebbe avervi fatto intendere. In teoria ad un prologo dovrebbero seguire dei capitoli, quindi se vi interessa cercherò di scriverli. Fatemi sapere che ne pensate, magari con una recensione.

Penso di aver finito.


Miss_Darcy


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Capitolo 2
*** Capitolo 1 - Congetture ***


Capitolo 1 – Congetture

 

La preside della scuola per fate di Alfea era seduta dietro la scrivania nel suo ufficio, la schiena comodamente appoggiata all’imbottitura verde dello schienale della sedia girevole.

Indossava uno dei suoi vestiti preferiti, un completo azzurro opaco con un rigido bustino che le sosteneva la vita, e i capelli bianchi erano pettinati secondo la moda delle signore di Magix – la quale imponeva un’acconciatura vaporosa e sempre in ordine.

I suoi capelli erano sempre stati motivo di vanto – anche se non era una donna che amava ostentare la sua bellezza – sin da quando era giovane, non vedeva perché non tenerli curati nonostante l’età.

Stava invecchiando, Faragonda se ne rendeva conto con muta rassegnazione. L’aveva capito davvero solo di recente, quando lei era sparita: mai si era sentita così vecchia e inutile; nonostante fossero termini per niente educati, la donna non trovava altre parole per esprimere a pieno ciò che provava. Di fronte alla disperazione delle sue allieve non era riuscita a fare nulla, nulla se non mormorare che “sarebbe andato tutto bene”.

Ed era sicura di non essersi immaginata l’astio che aveva scorto negli occhi delle giovani fate in lacrime innanzi a lei. Del resto, come poteva biasimarle? Lei era Faragonda, un membro della Compagnia della Luce, la preside di Alfea, una delle persone più potenti della Dimensione Magica che non vantava poteri da immortale, non avrebbe forse dovuto sapere – o quantomeno prevedere – un fatto del genere? Probabilmente le sue studentesse la vedevano come una donna incrollabile e dalle mille risorse, ma era in realtà più debole di quanto non dimostrasse.

C’era qualcosa che ribolliva sotto la superficie della Dimensione Magica, la preside ne era convinta: ciò che era successo non lasciava spazio a troppi dubbi, del resto. Una strana inquietudine le serpeggiava dentro da un paio di settimane, aggredendola con tormentose domande quando meno se lo aspettava, e Faragonda non poteva fare a meno di provare un sottile timore. Aveva affrontato di tutto nella sua vita, dai mostri d’ombra alle Streghe Antenate, ma l’ignoto era sempre stato qualcosa che la spaventava. Il non sapere cosa si celava nell’ombra di una stanza la inquietava in misura tale da costringerla ad accendere la luce per controllare che non ci fossero nemici di qualche genere nascosti nelle tenebre.

Ecco, questo – la paura del buio – era qualcosa che non si addiceva per niente all’idea che gran parte delle persone aveva di lei.

Il filo dei suoi pensieri venne spezzato – troppo bruscamente per i suoi gusti – da un insistente bussare alla porta. La preside di Alfea si ricompose, tossicchiò appena e disse  « Avanti ».

La porta di mogano verde si spalancò e Grizelda entrò a passo di marcia, con il suo fedele registro sottobraccio e un cipiglio che non prometteva nulla di buono.

« Ah, Ispettrice, » disse Faragonda, con una nota di esasperazione nella voce quasi impercettibile. « Che posso fare per lei? ».

« Preside Faragonda! » esclamò con voce stridula la donna dai corti capelli castani. « E’ una cosa inammissibile! Deve venire immediatamente a vedere: le allieve del primo anno… ».

« Suvvia, Grizelda, si calmi! » disse con voce fin troppo irritata la preside, mettendo a tacere l’altra donna. « A meno che non sia scoppiato un incendio non vedo per quale ragione dovrebbe importunarmi, soprattutto in questo momento così delicato! ».

Faragonda si pentì delle parole pronunciate non appena le uscirono di bocca: Grizelda era sempre stata una fedele collaboratrice – un po’ troppo ligia alle regole, questo sì – e le era sempre stata grata per l’aiuto che le dava nel gestire la scuola, ma era davvero suscettibile. E poi si sentiva ingrata nel trattarla così. Inaspettatamente l’Ispettrice calò gli occhi sul pavimento e assunse un’aria mortificata.

« Mi perdoni, » disse. « Come stanno le ragazze? ».

La preside sospirò: «  Non bene, temo. Sono distrutte, soprattutto Stella ».

La donna annuì tristemente, poi si congedò e uscì dallo studio.

 

 

* * *

 

In tutt’altro luogo, in una dimensione sconosciuta, ove realtà e illusione erano una cosa sola, una creatura nascosta nell’ombra osservava con attenzione un globo luminescente, sospeso davanti a ciò che un tempo era il suo viso. Il pallido baluginio dell’incantesimo della Finestra sul Mondo illuminava appena le letali tenaglie che schioccavano, sadicamente divertite.

Intorno all’essere numerosi suoi figli banchettavano con la preda del giorno, animando l’altrimenti silenzioso ambiente con lo scattare delle loro fauci, il rumore delle ossa spezzate e un orribile risucchio.

« Molto bene, mia cara Faragonda…  » ringhiò in quello che una volta era il suo linguaggio comune, facendo scivolare la lingua ruvida tra le zanne letali come se stesse per gustare una preda succulenta. « A quanto pare anche tu subodori qualcosa, eh? Ma quando capirai, stolta, sarà ormai troppo tardi! ».

La scena della Finestra sul Mondo cambiò, e l’immensa creatura sporse la sua mole in avanti per osservare meglio l’immagine della ragazza intenta a respingere la sua prole. Sfiorò con le chele la bolla luminosa, facendo schioccare le fauci con irritazione.

« Possibile che le fate siano così dannatamente testarde? » gorgogliò, per poi scoppiare in una risata gutturale che di umano non aveva nulla. « Oh, be’, suppongo che così sia più divertente! ».

Un urlo animale, sgorgato dalle gole dei mostri attorno a lui, fece da sfondo alla sua osservazione.

 


L’Angolino dell’Illusionista

Penso di essere abbastanza soddisfatta di questo capitolo. Ho voluto esplorare un po’ la psiche di Faragonda, anche se non credo di esserci riuscita bene, e ho anche dato una sorta di ‘assaggio’ di ciò che attende i nostri personaggi. Spero che vi piaccia e che mi lascerete un commento.

Ringrazio Tressa e Alquade01 per aver recensito lo scorso capitolo, nuovamente Tressa che ha messo questa storia tra le preferite e Sara JB che l’ha messa tra le seguite. 

Piccolo avviso: in questo periodo non sarò presente su EFP, dato che il mio computer deve andare in riparazione e non so quando potrò riaverlo. In caso, mi farò sentire tra qualche settimana con il pc di una mia amica.

Ci vediamo al prossimo capitolo.

 

Miss_Darcy

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