Hurts Like Heaven

di Starships
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Capitolo ***
Capitolo 2: *** Capitolo 2 ***



Capitolo 1
*** Capitolo ***


Capitolo 1 

Riusciva ancora a sentirlo. Scott riusciva ancora a sentire la forza e l’energia che aveva dentro il suo corpo.
Chiuse gli occhi per un istante e si ritrovò lì.
- Entrambe le mani poste una accanto all’altra che spingevano con forza su un muro invisibile. I muscoli delle braccia doloranti. I piedi ben saldi a terra. Il respiro accelerato. Gli occhi di Jennifer Blake lo scrutano al di là del muro invisibile. Lei sa che non può, lui non può distruggere il muro che li separa. Un ghigno beffardo le spunta sul viso. Scott continuava a spingere tanto forte da sentire bruciare ogni singolo muscolo del suo corpo. In quel momento Scott iniziò a pensare al motivo per cui doveva riuscire ad arrivare a quella donna apparentemente bella. Ripensò a sua mamma e a tutto quello che aveva dovuto passare. Melissa lo aveva cresciuto senza l’aiuto di nessuno. Gli aveva voluto bene quando credeva che lui fosse un ragazzo e un figlio come tanti altri e non aveva smesso di volergliene neanche quando aveva scoperto che lui non era affatto come tutti gli altri. Ripensò anche al signor Stilinksi. Il padre di Stiles. Anche lui come Melissa era stato costretto a crescere il proprio figlio da solo. Aveva perso sua moglie e ora stava per perdere suo figlio. Non poteva permettere che questo accadesse. Non poteva lasciar morire il padre del suo migliore amico. Sarebbe stato come perdere anche una parte di se stesso. Ispirò forte col naso e sentì la forza crescere dentro di lui. I suoi muscoli smisero di bruciare e sembrarono essere più duri, più forti. Guardò nuovamente Jennifer e si rese conto che qualcosa stava cambiando. Lei lo guardava con la fronte aggrottata come se qualcosa non stesse andando per il verso giusto. Come se qualcosa si stesse per rompere. Scott fece l’ultimo sforzo, i suoi occhi da oro divennero fuoco e il muro si ruppe. Jennifer cadde a terra visibilmente spaventata.
“Come ci sei riuscito?” Chiese Jennifer indietreggiando.
Scott la guardò attentamente e poi parlò “Sono un alfa, adesso.”
Jennifer indietreggiò ancora con il fiato corto. Deucalion si alzò lentamente anche lui scosso. Scott chiese a Jennifer di cessare la tempesta e che l’avrebbe uccisa se non avesse fatto come diceva, ma non fece in tempo a terminare la frase che Deucalion si avventò su di lei squarciandole la gola. Il volto di Jennifer cambiò. Diventò spaventoso. Senza labbra, la pelle sembrava bruciata e molliccia. Tre grandi graffi rossi le dividevano il volto in tre parti. Si sdraiò a terra convinta di riuscire a respirare, ma invece sentì solo il sangue caldo colarle tra le mani. In quel momento la tempesta si calmò.
 
Stiles aveva corso il più velocemente possibile. La mazza da baseball ben salda in mano. Era arrivato vicino al Nementon quando aveva visto tante voragini intorno al tronco tagliato. Senza esitare si era lanciato in una di quelle buche e si era ritrovato in una sorta di cantina. La tempesta aveva fatto cadere tutto e la terra franata aveva distrutto quei pochi mobiletti che si reggevano in piedi da chissà quanto tempo. Poi li vide. Isaac accovacciato che spingeva con tutte le sue forza una trave in legno posta proprio sopra la sua testa. Allison era sdraiata accanto a lui con un pezzo di legno piantato nul cuore. Melissa era poco più in là che faceva pressione con entrambe le mani insanguinate sul collo di Chris Argent.  Infine Stiles, vide suo padre che tentava da semplice umano di aiutare Isaac. Stiles si precipitò ad aiutarli e piantò la mazza da baseball tra la trave e il terreno. Suo padre alzò gli occhi e lo guardò con gratitudine. La tempesta cessò e Stiles strinse forte suo padre tra le braccia. Isaac invece era piegato sul corpo senza vita di Allison. Gli occhi della ragazza erano puntati verso l’alto e guardavano un punto indefinito. Isaac li chiuse e una lacrima gli rigò il viso. Si strusciò il dorso della mano sotto il naso e iniziò a pensare a come dirlo a Scott.
 
Kira dal canto suo era rimasta con Lydia e Cora nella clinica veterinaria. Non aveva fatto altro che pensare a Scott preoccupata. Anche Lydia sembrava agitata aveva mille sensazioni che le invadevano il corpo e nessuna di queste era buona. Si fermò un attimo ad osservare Cora che sembrava tranquilla, ma poi la vide mangiarsi un unghia e capì che anche lei era preoccupata.
 
Scott e Derek lasciarono andare Deucalion promettendoli che lo avrebbero ritrovato se non avesse rigato dritto. Jennifer era scomparsa, forse si era dissolta con la tempesta. Si incamminarono verso in Nemeton e Scott si sentì molto più leggero.
“Quindi sei un alfa.” Derek lo guardò con la coda dell’occhio pronunciando quelle parole con tono fiducioso e fiero.
“Sì, lo sono.” Scott non poté fare  a meno di sorridere.
“Chissà come la prenderà Peter.”
 
Jennifer si trascinò fuori dal magazzino. Fece una pausa appena si sentì al sicuro e poi tornò a gattonare dolorante verso l’unico posto che avrebbe potuto darle la forza di rialzarsi.  Sentiva ancora il sangue uscirle dalla gola. Sembrava bruciare sempre di più. Lei era una donna forte. Era caduta una volta e si era rialzata  e lo avrebbe rifatto. Di certo non aveva perso le speranze quando la sua migliore amica l’aveva quasi uccisa solo per avere un posto nel branco di Deucalion. Si era appoggiata al Nemeton che l’aveva guarita per darle la forza di vendicarsi. Ed era stata quasi vicina alla vendetta se non fosse stato per quello sciocco di Derek. Lei lo aveva amato. Era così bello e forte. Per un momento le era sembrato di essere ricambiata, ma si sbagliava. A Derek importava solo di essere il capo branco. Si sarebbe vendicata anche di lui appena il Nemeton l’avesse guarita. Quando arrivò al Nemeton non c’era nessuno. Si fece forza e si sollevò sul bordo del tronco, arrivo quasi a toccare il centro se non fosse stato per una mano con tanto di artigli a fermarla. Si voltò e vide Peter.
“Peter… ecco dov’eri finito. Quando il gioco si fa duro tu scappi!” Jennifer pronunciò quelle parole sputando sangue.
“A quanto pare sono nel posto giusto…” Un ghigno beffardo si fece piazzò sul suo bel volto squadrato. Gli occhi celesti erano diventati ghiaccio.
“Scott è diventato un alfa adesso. Tu invece?” Tossì e sputò un grumo di sangue. Jennifer sentì le palpebre diventarle sempre più pesanti. Appoggiò la testa al tronco e fece per sollevarsi, ma Peter le appoggiò una mano sulla spalla e la costrinse a guardarlo.
“IO SONO L’ALFA!!” Le ululò.
Jennifer si sventolò il naso con la mano sporca. “Come ti puzza l’alito!” Esclamò beffarda. Peter sollevò il braccio pronto a spezzarle il collo, ma lei prontamente sollevò le mani e disse: “C’è solo un modo per tornare ad essere l’unico alfa. E se mi uccidi non saprai mai come!”
Peter serrò la mascella indeciso. Ucciderla o non ucciderla. Era quasi dispiaciuto per lei. Così era quasi passabile come donna.  Serrò il pugno e tese il braccio come la corda di un arco pronto a scoccare la sua freccia, ma la sua mano non colpì il volto già dilaniato di Jennifer, finì sul tronco. Sollevò la donna e le trinò una mano verso il centro del tronco. Dalle fessure del Nemeton uscì una luce gialla intensa. Peter chiuse gli occhi e rimase accovacciato su Jennifer.
 
 
 
Una settimana era passata dalla morte di Allison.  Scott finì di preparare lo zaino ed uscì dalla stanza. Arrivò in cucina e trovò lo sceriffo Stilinski seduto a capotavola con una canotta e il pantalone del pigiama. Era un anno che il padre di Stiles frequentava la mamma di Scott. E dopo quello che era successo con Jennifer e Deucalion avevano deciso finalmente di andare a convivere. Ora aveva Stiles 24h su 24 tra i piedi.
“Allora fratello andiamo a scuola?” Stiles aveva appoggiato le mani sulle spalle del padre e con sguardo maligno guardava Scott.
“Sì. Dov’è Isaac?”
“Non ne ho idea… forse dorme ancora!”
“Dovreste prendere esempio da quel ragazzo. È uscito dieci minuti fa!” Esclamò Stilinski senza sollevare lo sguardo dal suo giornale.  
Uscirono di casa e Stiles salì sulla sua adorata Jeep. Scott sulla moto.
“Scotty vado a prendere Lydia, ci vediamo a scuola… ammesso che tu non ti voglia imboscare con Kira prima!” Stiles alzò le sopracciglia come suo solito. Scott rise e partì.
Quando Stiles arrivò davanti casa di Lydia la trovò seduta sui gradini del portico che guardava il cielo. Era bellissima. La sua pelle chiara e quelle labbra carnose. Sembrava una bambola. E quella bambola era la sua ragazza. Ancora non riusciva a crederci. L’aveva desiderata così tanto che ora che era sua neanche ci credeva. Tutto era successo quando lui aveva avuto un brutto attacco di panico e lei per calmarlo lo aveva baciato a terra nel bagno della palestra. Che bacio. Il suo primo bacio. Toccare finalmente quelle labbra morbide.
Lydia gli sorrise e si alzò ondeggiando verso la Jeep. Si era messa un vestitino blu a fiorellini.
“Stiles sei sempre in ritardo!” Lo rimproverò.
“Io arrivo tardi perché tu mi fai sempre aspettare un’ora!”
“Io sono una donna e in quanto tale ho le mie esigenze!”
“Beh puoi iniziare prima a fare le tue esigenze così quando arrivo io sei pronta!”
Lydia mandò gli occhi al cielo. Ogni mattina la stessa storia. Ormai era di routine. Lo trovava divertente. Lo prendeva sempre in giro e le piaceva farlo aspettare. Lui non si arrabbiava mai e quelle poche volte che lo faceva lei lo guardava con occhi dolci e finivano con il baciarsi.
 
Isaac quella mattina decise di andare a scuola a piedi. Non aveva voglia di stare in macchina con Lydia e Stiles. Quei due non facevano altro che punzecchiarsi a vicenda per poi baciarsi appassionatamente ad ogni stop o semaforo rosso. L’aria fresca gli fece venire la pelle d’oca, si mise le mani nelle tasche dei jeans e camminò così guardandosi i piedi. Era passata una settimana da quando aveva perso una cara amica, era arrabbiato con se stesso perché voleva sentirsi in lutto per quella perdita così importante e invece lui era contento perché sentiva di far parte di un branco, un vero branco. Non erano più solo lui, Erika e Derek. Ora c’era Scott, l’alfa, Kira,  Derek, Erika, Lydia e Stiles. E poi c’era anche Cora… Cora con quel sedere perfetto.
Lei aveva iniziato ad andare  a scuola con loro e i primi giorni non aveva indossato altro che pantaloni aderentissimi. Gli occhi di Isaac erano finiti sempre sul suo sedere. Lui non lo faceva a posta. Capitava. Cora se ne era anche accorta una volta e aveva girato gli occhi al cielo seccata.
Fu il primo ad arrivare a scuola quella mattina. Prese posto in classe e poco dopo arrivarono anche Kira e Scott mano nella mano. E lo stesso fecero Lydia e Stiles. Arrivò anche Erika che si guardò in torno con la puzza sotto il naso. Era così sexy quando si vestiva in pelle. Isaac voleva provare ad uscirci, ma Derek era arrivato prima di lui ed ora erano circa quattro mesi che quei due stavano insieme. Cora si sistemò dietro Isaac e iniziò a giocare con una matita.  Isaac si voltò a guardarla.
“Scusa Isaac, mi sono seduta prima che tu potessi sbavare guardando il mio culo.” Si finse dispiaciuta.
“Hai un bel sedere.” Le sorrise lui facendo spallucce.
Cora non fece in tempo a rispondergli perché in quel momento entro il Coach strillando dietro un povero ragazzo “Greenberg se fossi stato tua mamma mi sarei vergognato!”
 
Peter lasciò che il sole gli scaldasse la pelle. Aveva gli occhi chiusi davanti alla grande vetrata del suo appartamento. Sentii il rumore dell’acqua della doccia che colpiva qualcosa… per la precisione Jennifer. Si era trasferita da lui. Non stavano insieme erano semplicemente complici. Lei voleva vendicarsi di Derek e lui invece voleva tornare ad essere un alfa. Eliminare Scott e gli altri marmocchi avrebbe fatto felici tutti. Peter affinò l’udito e senti Jennifer che apriva il barattolo del bagnoschiuma, ma mano che scivolava sul proprio corpo.
 
Finalmente Jennifer era tranquilla. La doccia l’aiutava a rilassarsi era una settimana che organizzava con Peter un modo per vendicarsi. Ma quei due erano troppo differenti per avere idee comuni o accontentarsi dei piani dell’altro. Entrambi volevano comandarsi a vicenda e nessuno dei due voleva sottomettersi. Sarebbe stato più duro di quanto potessero immaginarsi.
L’acqua continuò a scorrere. Pace. Solo per qualche minuto. Jennifer si sentì come non si sentiva da tempo. E forse non sarebbe più tornata ad essere quella di prima. Sempre sorridente e gentile. Non dopo che le persone che amava di più al mondo l’avevano tradita.

 
                        

Mi sono cimentata in questa storia perché io e la mia bff volevamo che le nostre ship si realizzassero. 
Perché non eravamo contente della morte di alcuni personaggi. 
E' la prima volta che scrivo una fanfiction su personaggi creati da altri quindi site clementi. 
Spero vi piaccia.

xx Cla' 
 

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Capitolo 2
*** Capitolo 2 ***


Capitolo 2 


Erika annoiata iniziò a giocare con una ciocca dei suoi capelli. Indossava un pantalone in pelle, una canotta bianca e una giacca nera. Iniziò a pensare alla fantastica notte con Derek. Le mani di lui erano ovunque e quello sguardo dolce era solo per lei. Le scappò un sorriso compiaciuto e si morse il labbro. Infine appoggiò la testa sul banco e si lasciò andare nei ricordi. Il professore continuò a spiegare senza accorgersi della bella addormentata. Cora la guardò e mandò gli occhi al cielo. Sapeva a cosa la bella bionda stava pensando. Lei  li aveva sentiti e non perché lei fosse un lupo con un udito sopraffino, li avrebbe sentiti anche un umano con uno scarso udito. I gemiti della bionda erano davvero alti. Come se dovesse far sentire  a tutti che lei si stava divertendo. Aveva provato a tapparsi le orecchie, ma non era bastato. Così era uscita a fare una corsa. Sentiva la mancanza della famiglia e le mancava qualcuno con cui confidarsi. Derek era diventato un cane da guardia. Era stato sempre protettivo nei suoi confronti, ma da quando era tornato nella sua vita era diventato iperprotettivo. Tranne quando era a letto con Erika. Quelle erano le poche volte che poteva andarsene in giro da sola senza doverlo avvertire. Guardò Isaac completamente sdraiato sul banco. Era annoiato anche lui. Cora sorrise guardando la sua schiena muscolosa attraverso la magliettina a maniche corte che indossava. Cercò di tornare a concentrarsi sulla voce del professore.
Isaac dormiva beato con la testa sul banco. Stava sognando di essere su una spiaggia deserta con una modella in bikini. Mentre lei si avvicinava a grandi passi ancheggiando una scossa di terremoto la fece cadere. Lui la guardò preoccupato, una scossa più forte lo fece svegliare urlando. Aveva la faccia del Coach a pochi centimetri dalla sua che lo guardava con quei grandi occhi celesti. La fronte corrugata.
“Lahey ti disturbo??”
“Ehm… sì. Stavo sognando una bella modella in bikini… si stava per togliere il bikini” Isaac sbatté le palpebre per scacciare il sonno “non so se capisce cosa voglio dire!”
“Non durante la mia lezione, ragazzo!” Il Coach gli poggiò un foglio sul banco che stava ad indicare che dopo scuola sarebbe rimasto lì per scontare la punizione. “Greenberg non ti toccare, mani sul banco!”
Stiles guardò Isaac facendogli l’occhiolino e poi gli lanciò una pallina di carta e gli fece segno di aprirlo. Isaac non se lo fece ripetere.
 
“Dopo le lezioni al campo di lacrosse, riunione del branco!! Fai girare.”
 
Isaac annuì all’amico e passò il bigliettino a Cora. La ragazza lo prese e lesse, alzò la testa guardò Stiles e girò gli occhi al cielo. Poi passò il bigliettino a Erika ancora sognante. Anche lei lesse e guardò Stiles sorridendogli. Poi passò il biglietto a Scott che lo passò a Kira e che passò a Lydia per tornare in fine a Stiles.
“Stilinski cos’è quel bigliettino?!” Chiese il Coach avvicinandosi a grandi falcate.
“Gli appunti!”
“Vediamo?” Il Coach tese la mano e Stiles nel panico mise il bigliettino in bocca, lo masticò e lo buttò giù.
Lydia lo guardò schifata pensando “Oddio sto davvero con lui? Dopo dovrò baciarlo… chissà se saprà di carta e inchiostro?!”
“Stilinski mi fai schifo!”  Il Coach tornò alla cattedra disgustato “dovresti fare compagnia a Lahey dopo scuola!”
“In realtà se non c’è il corpo del reato… il suddetto reato non è stato commesso. Quindi mi mette in punizione per cosa?” Disse astutamente Stiles.
“Va bene… Allora dicevo…”
“Coach non lo mette in punizione? Ha ingoiato un foglio!”  Intervenne Cora.
“Non posso metterlo in punizione perché ha mangiato un foglio.”
Cora continuò a lamentarsi e il Coach spazientito decise di metterla in punizione. Cora continuò a protestare sinché non fu sbattuta fuori dall’aula.
 
 
Durante la punizione Cora ed Isaac si ritrovarono insieme a mettere a posto dei rotoli di carta igienica nello sgabuzzino del bidello. Isaac portava tutti i rotoli attento a non farli cadere, mentre Cora lo affiancava portandone solo uno. Il silenzio era diventato quasi imbarazzante e Cora sentì il bisogno di parlare con lui.
“Allora, come vanno le cose a casa McCall-Stilinski?”
“Vanno. Siamo un’allegra famiglia felice.”
“Dovresti essere contento di avere una famiglia.” Nella voce di Cora si intuì la tristezza.
Non passava giorno in cui la ragazza non pensasse alla sua famiglia. Più di ogni altra cosa le mancava qualcuno con cui parlare della propria giornata, qualcuno che le desse consigli nel momento del bisogno. Invece si ritrovava sola con Derek e a discutere sul poter uscire o no senza il suo permesso. Aveva paura di perderla di nuovo. E lei era contenta di stare con lui, ma a volte esagerava. Poi c’era anche Peter, che era scomparso da una settimana, ma quando c’era era come se non ci fosse.
“Io sono contento… solo che non mi sento ancora parte integrante.”
In realtà, Isaac non si era mai sentito parte integrante né in un gruppo a scuola e né tanto meno a casa. Viveva solo con suo padre dopo la morte della madre e le cose tra loro erano peggiorate. I brutti ricordi si fecero velocemente strada tra i suoi pensieri e per un attimo gli sembrò di essere tornato in quel mini freezer a chiedere aiuto. L’aria iniziò a mancare e sentiva le risate di suo padre attutite dalla spessa porta del freezer. Gli mancò il respiro. Si voltò per uscire dallo sgabuzzino per prendere un po’ d’aria fresca, ma la porta era chiusa. Se prima la sensazione di essere senza respiro lo aveva fatto agitare, ora era completamente in apnea. La porta davanti a lui era bianca come la cella frigorifera, e se  qualche secondo prima intorno a lui c’erano scaffali con detersivi, pezze e scope ora invece c’erano pareti strette e bianche. Fredde con dei segni di graffi, le sue unghia che graffiavano nel disperato tentativo di uscire da quel maledetto freezer.
“Isaac! Isaac!!” Cora cercò di strattonarlo.
“Non respiro, devo uscire di qui. DEVO USCIREEEE!” Ormai sentiva i polmoni bruciare come se davvero avesse finito ogni riserva d’aria.
“Basta che pieghi la maniglia. Isaac la maniglia!” Gridò Cora.
Isaac tirò giù la maniglia e uscì di lì alla velocità della luce. Cora rimase a guardarlo sbigottita.
 
Poco dopo lo ritrovò seduto sugli spalti del campo da lacrosse. Fissava il vuoto. Per la prima volta dopo tanto tempo Cora si sentì in colpa. Non conosceva bene la storia della famiglia di Isaac e forse prima nello sgabuzzino non sarebbe successo niente se lei non avesse iniziato a parlare di… non voleva neanche pronunciare quella parola. Come se Isaac potesse sentire i suoi pensieri. Rammaricata si avvicinò al ragazzo che aveva le mani posate sulle tempie.
“Hey stai bene?” Chiese sedendosi con cautela accanto a lui.
“Adesso sì.”
“Mi dispiace per prima, non avrei dovuto chiederti della famiglia….” Cora non sapeva come scusarsi o quali parole usare. Le sembravano tutte sbagliate.
“Non ti preoccupare.” Tagliò corto Isaac.
“Se vuoi parlarne sappi che io ci sono. Lo so che non ci conosciamo da molto, ma…”
“Mio padre mi picchiava…” la interruppe per sganciare questa bomba. Questo peso che portava dentro di se da ormai una vita. Non ne aveva mai parlato con nessuno. Scott e Derek lo avevano visto, ma non ne avevano mai parlato. Ed ora era lì a sputare il rospo con una nuova conoscenza. Sentiva che doveva dirle tutto, sentiva che di lei poteva fidarsi. “…in ogni modo possibile. Ogni tortura che conosceva la metteva in pratica su di me. Senza risparmiarsi. A volte quando era stanco mi chiudeva in un freezer e mi lasciava lì ore a riflettere su errori che… non avevo commesso. Voleva tutti i voti alti e io facevo di tutto per accontentarlo. Una volta presi A-  in un compito… mi lanciò addosso un bicchiere, poi passo ai coltelli… mi prese a schiaffi e pugni svariate volte per poi togliersi la cinta…” un nodo alla gola pieno di amarezza lo fece interrompere. Raccontare quelle cose era come riviverle. Sentì la schiena bruciargli.
“Poi una sera dopo una violenta litigata riuscii a scappare, presi la mia bici e pedalai sino a sentir male ai muscoli. Quando tornai a casa trovai la polizia sulla porta che suonava… mi chiesi se stessero cercando me. Quando mi videro però mi guardarono tristi come se non volessero dirmi quello che stavano per dire. –Figliolo ci dispiace… tuo padre è deceduto.- Credevo scherzassero. Pensai che era tutta opera di mio padre per farmi spaventare. Allora chiesi come e loro mi dissero che lo avevano trovato fatto a pezzettini… Quello fu il giorno più bello della mia vita. Provai una gioia assurda. Iniziai a piangere per la felicità. Quando andarono via mi sentii così solo e allo stesso tempo libero.”
Cora aveva il viso rigato dalle lacrime. Non sapeva che dire. Gli occhi di Isaac erano sempre rimasti fissi sul campo e ora che incrociarono quelli della ragazza si rese conto di quello che le aveva detto. Non voleva farla soffrire raccontandole quelle cose. Volava solo liberarsi di un peso.
“Hey, no.” La strinse forte tra le sue braccia. “Io ora sto bene… a parte la claustrofobia, ma con i McCall-Stilinski sto imparando il vero significato di famiglia e di voler bene.”
“Mi spiace tanto per quello che hai passato Isaac.” Cora si asciugò velocemente le lacrime e ricambiò l’abbraccio di Isaac.
“Hey abbiamo una nuova coppia!” Gridò Stiles dal campo. Erano tutti li a fissarli.
“Stiles chiudi il becco o Lydia potrebbe rimanere vedova!” Lo minacciò Isaac sciogliendo l’abbraccio.
“O povera me!” Bisbigliò Lydia.
“Ci siamo tutti?” Chiese Kira.
“No, manca Derek.” Intervenne Erika annoiata.
Scott aspettò che ci fossero tutti prima di iniziare a parlare. “Ragazzi sono preoccupato. Dopo che abbiamo sconfitto Jennifer io e Derek non siamo riusciti a trovarla. Vorrei che tutti voi teneste gli occhi ben aperti… non voglio farvi preoccupare inutilmente, ma sarei più tranquillo se vi guardaste intorno. Spero solo che sia definitivamente sparita.”
 
 
 
“Peter, smettila di crogiolarti e vieni qui!” Jennifer era furiosa. Peter era stato tutta la mattinata a leggere un libro mentre lei aveva pensato ad un piano perfetto.
“Si può sapere che hai da gridare?”
“Dobbiamo pensare a come vendicarci…”
“Non c’è solo la vendetta nella vita Jennifer. Ti sei avvicinata parecchio a tutti loro ormai dovresti sapere quali sono i loro punti deboli.”
“Anche tu dovresti saperlo!” Disse lei alzandosi dalla sedia in plastica della cucina.
“Infatti io li so… tu non te ne sei ancora resa conto.”  Jennifer fece una risata scocciata. “Vedi Jennifer per un piano ben elaborato dobbiamo essere pazienti ed aspettare il momento giusto.”
“Parli a me di pazienza?” Chiese lei sarcastica. “Hai idea di quanto io sia stata paziente in tutti questi anni? Hai idea di che piano ho architettato per distruggere Deucalion?”
“Sarai anche stata paziente, ma ti sei lasciata influenzare dai sentimenti che provavi per Derek . E io voglio essere certo che non ricapiti di nuovo!”
“Voglio distruggere Derek almeno quanto lo vuoi tu!” Jennifer era furiosa, come poteva insinuare quelle cose su di lei. Derek le aveva spezzato il cuore, l’aveva tradita. Doveva pagare.
“No, io non credo!”
Peter concluse la conversazione andandosene, lasciando Jennifer da sola con la sua rabbia. 

 
                                                                                   

Ecco a voi il secondo capitolo. Cercherò di postarne almeno uno ogni settimana. 
Spero che vi piaccia, ho cercato di cambaire qualche scena del telefilm e aggiungerci la mia fantasia. 
Aspetto le vostre recensioni 
Baci Cla' 

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