Acqua

di Madame Rohan
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Porcelet ***
Capitolo 2: *** La jeune fille ***



Capitolo 1
*** Porcelet ***


Fersen è ritornato! Dopo sette interminabili anni in cui avevo quasi creduto di aver rimosso dal mio cuore il suo dolce ricordo, si è insinuato nuovamente nella mia vita e nella mia anima; bello come non mai, coraggioso come nessun altro e forse, non più innamorato della mia Regina, ha colorato di luce di mattino il tramonto segreto della mia vita. Non ho mai provato una gioia tanto intensa per un uomo, mai avrei immaginato di poter assaggiare una tale felicità nel saperlo non più innamorato della donna più importante di Francia, eppure ho visto con i miei stessi occhi il fiorire del loro amore; può davvero la lontananza affievolire o addirittura cancellare questo sentimento? Si può davvero dimenticare di un amore tanto intenso? Forse no, non si può, eppure io lo spero, una parte di me lo spera, anzi tutta me stessa lo spera! Spero di poter essere la sola ed unica ad occupare un giorno il cuore di Fersen, perché da anni ormai lui occupa il mio: giorno e notte. Sull’onda di questi pensieri che incontrollati fanno agitare violentemente il mio cuore, mi appresto a prepararmi a trascorrere con André una piacevole giornata in compagnia del nostro ospite, sapere che resterà per una settimana in questo palazzo, mi accende di lieto entusiasmo. Il sole risplende alto e luminoso nell’azzurro cielo di dicembre, neppure una nuvola intacca il suo limpido colore, in sella ai nostri destrieri ci dirigiamo nella zona ovest, nei pressi del lago ed è lì che Fersen e André ingaggiano un duello. Con un interesse ed un entusiasmo che non provavo da anni, osservo ammaliata i movimenti agili, scattanti e raffinati del Conte, sono certa che ne uscirà vincitore ed infatti, con un ultimo impeccabile affondo e una risata divertita, vedo André finire nelle acque del lago.
**
-André, vi ho battuto anche stavolta, comincio a pensare che lo facciate a posta!-
Sorrido alle parole del Conte, il mio sorriso tuttavia è amaro, penosamente amaro. E’ vero Fersen mi avete battuto su tutta la linea, la donna che amo da una vita non ha occhi che per voi, non pensa altro che a voi e da quando siete ritornato come un eroe dall’America non ha sorrisi che per voi, mi sento di troppo. Per un istante avverto il cuore e il respiro fermarsi tanto è intensa ed esplosiva la portata di questo dolore che mi logora e accompagna silenziosamente da anni, il gelo di quest’acqua non è davvero nulla a confronto. 
-André, sbrigati ad uscire dal lago o finirai per ammalarti!-  
Socchiudo leggermente gli occhi mentre sul mio volto affiora l’ombra di un sorriso ancora più amaro, è la prima volta da questa mattina che lei mi rivolge la parola. Completamente fradicio, faccio per uscire quando ad un tratto la vedo avvicinarsi alla riva e guardarmi con un sorriso magnificamente divertito; se potessi tornare indietro nel tempo, a quegli albori puri e spensierati di vita, la trascinerei con me in questo limpido specchio d'acqua che mai come oggi, sembra emanare qualcosa di ultraterreno. Un brivido percorre improvviso il mio corpo ma non è per il freddo, ho come un strano presagio. Nemmeno il tempo di realizzare altro, che sporgendosi per porgermi insolitamente la mano -non è da lei un simile gesto verso di me!- la vedo perdere l’equilibro, ritrovandomi il suo esile corpo di donna stretto al mio e i nostri visi e le nostre labbra straordinariamente vicini. Il mio cuore sembra impazzire, in bilico tra le ardenti fiamme dell’Inferno e la beata letizia del Paradiso.
-Oscar… stai bene?- Le chiedo apprensivo, stringendola ancora leggermente per la vita e fermando i miei occhi nei suoi. La sua espressione tuttavia è indecifrabile, forse è irritata e imbarazzata per la “pessima figura” davanti al suo amato Conte.
-Madamigella Oscar!-
A spezzare ogni mio incanto e contemplazione è lo svedese che immediato viene in suo aiuto, porgendole cavallerescamente la mano per aiutarla ad uscire dalle acque del lago.
-Vi ringrazio Conte di Fersen…-
Mi affretto ad uscire anch’io, assistendo mio malgrado con un’ennesima stretta al petto ed un sorriso ironico che spontaneo si apre sul mio viso, ad una serie di sguardi strapieni di dolcezza e calore che Oscar rivolge unicamente a Fersen. Complimenti Conte, complimenti davvero!
-Madamigella, sarà meglio tornare a palazzo o prenderete freddo!-
Lo sento dire e in silenzio, restando dietro di loro, ci dirigiamo in sella ai nostri destrieri verso casa.
 
**
Le primi luci di un nuovo mattino irradiano di un timido colore le pareti della mia stanza. Mi giro e rigiro concitatamente nel mio letto più volte, reduce da un’ennesima notte insonne, trascorsa ancora nel pensare a lui, l’unico uomo che potrei mai amare in vita mia. Con un sospiro mi alzo dal letto, è l’alba, ma dai miei appartamenti riesco a sentire discretamente il frastuono solerte della servitù che si appresta a svolgere le loro mansioni.
-Ragazze sbrigatevi e dirigetevi immediatamente nelle cucine, il Conte di Fersen ha espressamente detto che gradirebbe per pranzo un arrosto di maiale! Muoversi!-
Mi appresto a vestirmi, lasciandomi sfuggire un leggero sorriso nell’avvertire l’inqueta voce di Nanny prodigarsi nell’impartire le varie direttive alle giovani cameriere di palazzo.
-Ancora arrosto? Fersen deve amare molto i maiali!- Rido divertita, conoscendolo, sono più che sicura che anche André avrà qualcosa da dire a riguardo. Prima di raggiungerli per la colazione, mi dirigo verso il catino, riempendolo d’acqua, malgrado adesso ci sia un dolce sole, la notte si è prospettata molto rigida, ma tanta è la voglia di rivedere e conversare con il mio ospite, che non ho né la voglia e né tempo di aspettare che mi venga portata dell’acqua più calda. Dopodiché è tutta questione di un battito di ciglia, il tempo necessario per inumidire le mani e il volto e l’unico pensiero logico che riesco a realizzare dopo poco è che quello che è accaduto è senz’altro frutto di uno stupido sogno, un incubo allucinante e raccapricciante, perché è assolutamente impossibile che io si diventata un…
-Oscar, bambina, sono venuta a portare dell’acqua calda… Oh cielo, ma cosa ci fa un maiale in questa stanza e perché i vestiti di Madamigella sono qui per terra?!-
-Oink, oinkOINK!!!- 
La mia unica risposta è un grugnito. Il mio cuore rallenta i battiti e una sensazione indefinita mi attanaglia le viscere e lo stomaco. Velocemente cerco di guardarmi intorno, notando con sgomento quanto i miei appartamenti e perfino Nanny risultino incredibilmente immensi ai miei occhi. Non è possibile. Mi accorgo di essere ancora sui miei vestiti e indietreggio istintivamente, preda di una strana sensazione.
-Colette, Veronique, Clementine, venite ad aiutarmi a catturare questo maialino nano, se ci sbrighiamo faremo una bella sorpresa a colazione al Conte di Fersen!-
Oh mio Dio, dovrei essere io la colazione a sorpresa per Fersen?  In un breve lasso di tempo, mi ritrovo circondata dalla mia governante e da tre cameriere, hanno uno sguardo pericolosamente torvo, così come le loro intenzioni. 
-Oink!-  Non so cosa fare, spaventata, indietreggio nuovamente, notando poi con sollievo che tra Colette e Clementine si è creato un piccolo spazio sufficiente da permettermi di scappare. Con il cuore in gola, prendo la rincorsa, ma proprio mentre sto per uscire correndo all’impazzata dai miei appartamenti, avverto la mano di Nanny afferrarmi saldamente per il dorso.
-Oink, oink, oink!- Mi dimeno disperata, agitandomi con tutte le forze che ho nel corpo. E’ questa la fine che dovrò fare? Divorata inconsapevolmente dall’uomo che amo e forse anche dal mio amico André?
-Veronique, vai nelle cucine e comincia a preparare una pentola d’acqua bollente e ordina a Simone di prendere dei limoni e di affilare un coltello!- Senza pensarci troppo, con forza e decisione, mi ritrovo ad affondare i miei piccoli denti nella mano di Nanny, la sento urlare e seppur dispiaciuta, riesco finalmente a fuggire da quell’Inferno. Veloce, corro verso l’aria ovest del palazzo, dirigendomi nella stanza di André, confusa trovo la porta leggermente aperta. Un po’ indecisa mi infilo senza problemi ma quello che vedo mi sconvolge. Le mie pupille si dilatano e non ho nemmeno la forza di grugnire. I vestiti del mio attendente sono disordinatamente sparsi a terra, ma quello che più mi turba è la visione di una ragazza mora mezza nuda, coperta solo da un lenzuolo
.
 

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Capitolo 2
*** La jeune fille ***


-André hai servito il vino a Madamigella Oscar e al Conte di Fersen?-
-Sì nonna.-
-E adesso dove stai andando?-
-Torno da loro, perché?-
-André ascolta, questo momento doveva arrivare prima o poi… la mente e il cuore di Madamigella Oscar sono occupati da un uomo che non sei tu e devi fartene una ragione! Lo dico per il tuo bene, quando mi darai la gioia di vederti finalmente sposato e felice con una donna? Desidero tanto avere dei nipotini!-
-Nonna ma cosa vai a pensare?-
-André, non fingere con me! Non sono poi tanto vecchia da non capire quando un uomo ama una donna! Finirai per farti soltanto del male e io non voglio! Ascolta, tu non devi mai dimenticare che sei soltanto un servo!-
-Non credo si possa scegliere di chi innamorarsi nonna, però se fosse stato possibile avrei scelto comunque lei!-
-Oh cielo cosa devo sentire!-
-André dove sei? Io e il Conte Fersen stiamo aspettando solo te per brindare!-
-Certo Oscar, sono subito da te!-
 
Il lento rintocco del mio cuore è l’unica melodia che mi accompagna in questa fredda notte priva di sogni, presto sarà l’alba di un nuovo giorno. Seduto sul letto, osservo la luna svanire poco a poco, così come le sue stelle che con il loro chiarore hanno dipinto di fragile luce l’ombra del cielo. Il vento soffia con violenza, trascinando via con sé in luoghi sconosciuti e remoti, tutto ciò che incontra al suo passaggio. Sorrido amaramente nel ripensare alle parole di mia nonna, nel cercare di rammentare a me stesso che sono soltanto un servo e che non ho alcun diritto di amare una donna di un rango superiore, appartenente alla nobiltà. Che sciocchezza! Che cosa significa rango? Non siamo tutti uguali forse? Un titolo nobiliare e del denaro non rendono un uomo migliore da un altro, uomini, donne, nobili e plebei amano tutti allo stesso modo. Con un sospiro di stanchezza mi alzo dal letto, il sole non è ancora sorto e il gelo assoluto predomina l’aria con arroganza. A passi veloci mi avvicino al catino, cominciando a spogliarmi davanti la specchiera e adagiando i vestiti da lavare sul pavimento. Stringendo una pezzuola immergo le mani nell’acqua gelida, portandola dapprima al viso e poi al petto. Sobbalzo incredulo e confuso, convinto di sognare, quando asciugandomi gli occhi mi ritrovo a fissare allo specchio non più il mio riflesso ma quello di un’avvenente e prosperosa ragazza completamente… nuda. A quella visione, un brivido improvviso percorre la mia schiena e non è solo per l’imbarazzo, il cuore comincia ad annaspare agitato mentre il respiro sembra venirmi meno, tuttavia, non riesco a non ridere divertito nel realizzare l’impossibilità del mio pensiero, forse ieri sera nel tentativo di annegare i miei più biechi dispiaceri ho esagerato con il vino, non posso di certo essermi trasformato in una… donna, e che donna!
-Sono certo che se Oscar mi vedesse in questo momento morirebbe d’invidia! Guarda qua che corpo, ammirate Capitano!- Sorrido inevitabilmente nel pronunciare quella parole, atteggiandomi con fare scherzoso, avvertendo tuttavia una strana sensazione di disagio e sconcerto opprimermi il petto quando il mio sguardo e le mie mani si posano su… un seno. Ho le allucinazioni?! Sconvolto, scrutando ancora quel riflesso sconosciuto allo specchio, continuo a sfiorare e ad osservare minuziosamente quel corpo femminile meravigliosamente sbocciato, esitando se continuare a ridere o cominciare seriamente a preoccuparmi, provando d’istinto un tale imbarazzo da coprirmi con un lenzuolo, quasi fossi un vile profanatore! Senza sapere il come né tantomeno il perché ad attirare inaspettatamente la mia attenzione, facendomi dimenticare per alcuni secondi la mia insolita situazione è la curiosa presenza di un piccolo e buffo suino dai grandi occhi azzurri e l’aria familiarmente corrucciata che deve essersi introdotto furtivamente nella mia camera attraverso la porta lasciata leggermente aperta. Che sia fuggito dalle cucine?
-Ti è andata bene, se fossi capitato nella stanza del bellissimo Conte Svedese a quest’ora ti ritroveresti già nel suo stomaco!- Sorrido in sua direzione, stringendomi nel lenzuolo e chinandomi per accarezzarlo e guardarlo meglio, la sua presenza mi ha fatto ritornare il buon umore oltre che mettermi anche un certo appetito. Quasi mi avesse letto nel pensiero, lo vedo indietreggiare e guardarmi con… astio, mostrandomi con un ghigno i suoi piccoli ma affilati denti… che caratterino, mi ricorda tanto una persona! Ad arrestare con violenza ogni mio pensiero è tuttavia il suono di una voce fin troppo conosciuta.
-André, Ti ho portato dell’acqua calda per lavarti, non dirmi che non ti sei ancora alzato, abbiamo molte cose da fare questa mattina!-  Oh, no la nonna! E ora cosa faccio? Senza rifletterci troppo, come guidato dall’istinto, mi affretto a nascondere velocemente i vestiti e il piccolo maiale sotto il letto, sistemandomi poi nel mio giaciglio per coprirmi accuratamente con le pesanti coltri nella speranza di salvarmi da questa scomoda e irrazionale situazione. Con un discreto tonfo e un sussulto agitato, avverto la minacciosa presenza della mia cara vecchina nella camera.
 -André! Cosa ci fai ancora a letto! Alzati immediatamente o saranno guai, guarda cosa mi tocca fare alla mia età, questo secchio d’acqua è pesantissimo, vieni a darmi una mano!-
 Irrequieto, trattenendo il respiro, la sento avvicinarsi inesorabilmente. Con il cuore in gola, avverto la sua piccola mano posarsi bruscamente sulla mia spalla, sono certo che scosterà le coperte per farmi una ramanzina e a quel punto cosa ne sarà di me? Privo della forza di protestare, a salvarmi all’ultimo secondo è un grugnito molto simile ad un lamento e l’eco di un urto proveniente dal basso, dopodiché tutto quello che percepisco è il fastidioso bruciore dell’acqua calda che mia nonna mi ha accidentalmente rovesciato addosso per darsi all’inseguimento del buffo intruso.
**
 
-OINK! OINK!- Un dolore atroce, mai provato prima, paralizza il corpo e i miei muscoli. Disperata, non riesco a trattenere un sonoro grugnito di dolore nell’avvertire il piede di Nanny calpestare accidentalmente la mia coda, facendomi sbattere violentemente il capo contro la superficie di quello che deve essere stato il giaciglio d’amore di André e quella sconosciuta. Con i battiti del cuore impazziti e un’opprimente sensazione di disagio a comprimermi densamente lo stomaco, mi ritrovo faccia a faccia con la mia nutrice.
-Fermate quel maiale!-
Con un sussulto al cuore, indietreggiando lentamente, prendo una piccola rincorsa e amaramente pentita di essere entrata nella stanza di André, corro fuori a tutta velocità; cosa speravo di ottenere andando da lui? Non avrei mai immaginato che un giorno potesse abbassarsi a tanto da introdurre furtivamente una donna nella sua camera. Correndo a perdifiato non riesco tuttavia a scansare il violento colpo di una scarpa che Nanny mi lancia nervosamente dietro. Cosa ho fatto di male per meritarmi tutto questo? A fatica, temendo di essere raggiunta dalla mia governante, continuo la folle corsa per le varie stanze del palazzo, riuscendo a seminarla solo dopo molto tempo, quando il sole è ormai già alto in cielo. Facendo molta attenzione a non essere vista, ritorno finalmente nei miei appartamenti ma non faccio in tempo a tirare un sospiro di sollievo che finisco per scivolare sul pavimento bagnato, avvolgendomi maldestramente tra le vesti e le coperte lasciate disordinatamente a terra, rovesciandomi addosso il catino d’acqua calda. Frastornata e indolenzita, mi ritrovo ad aprire gli occhi solo dopo alcuni secondi, accorgendomi con un’ondata di conforto a scaldarmi finalmente il cuore, di essere ritornata al mio aspetto normale. Quasi incredula, faccio per alzarmi, quando allertato forse dal frastuono da me provocato, vedo André entrare nella mia camera da letto.
-Oscar… Oscar che ti è successo?-
Allarmato si precipita verso di me, poggiando gentilmente le mani sulle mie spalle. Solo in quel momento mi accorgo di essere quasi completamente nuda, parzialmente fasciata solo da una coperta. Fortunatamente lui sembra non notarlo, mi viene da ridere se penso che tutto questo è successo solo perché ero andata a cercarlo!
-Vuoi… che chiamo un dottore?- La sua mano si posa sulla mia guancia, ma irritata, avvertendo con nervosismo un disagio interiore comprimermi le viscere e il cuore, mi affretto a scostarmi con freddezza.
-No, non ce n’è è bisogno, sto bene André, sono solo inciampata, se non ti dispiace ora vorrei vestirmi!- Mi affretto a liquidarlo, alzandomi e dandogli le spalle per non incrociare il suo sguardo.
-André?- Continuando a dargli le spalle, lo richiamo, sfoggiando un tono deciso, fermo e composto, devo mettere alcune cose in chiaro.
-Sì?-
-Ti consiglio di usare più prudenza la prossima volta che deciderai di passare un’altra serata in compagnia!

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