Il figlio del Caos

di Alern97
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Verso l'ignoto ***
Capitolo 2: *** Spazzatura ***



Capitolo 1
*** Verso l'ignoto ***


Note: Nell'opera sono presenti personaggi che prendono spunto dai miti di Lovecraft ma sono contestualizzati in modo completamente diverso. 
Questa è la mia prima storia da cui vorrei trarre un romanzo, per cui sono aperto a critiche costruttive di ogni genere.


Prefazione:

Verso L’ignoto
Hastur e Cthuhlu brindavano soddisfatti per l'avvenuto accordo, Azazel e Cthylla erano finalmente promessi sposi. << Tua figlia è meravigliosamente abominevole fratello mio! Il mio Azazel sarà deliziato alla sua vista >>. Hastur versò dell'altro vino nell'enorme calice del mostro alato che con la sua enorme mano viscida alzò la coppa traboccante di liquido rosso e lo fece rovesciare direttamente nelle sue fauci, proprio sotto i suoi disgustosi tentacoli da polpo. << Al contrario suo, tuo figlio è ... >> Cthulhu si interruppe prima di commettere una gaffe; Il piccolo e gracile Azazel non era mai stato visto di buon occhio dalla famiglia ma in questo caso si trattava di affari, poteva sorvolare la delicatezza del nipote che infondo si era dimostrato un ottimo praticante delle arti oscure; Hastur che aveva fattezze umanoidi a scapito dei tentacoli al posto delle gambe e pur essendo di dimensioni nettamente superiori di un semplice umano , diede una pacca all'altro sulla spalla in segno di perdono; << Lo so vecchio mio, per colpa della mia scellerataggine in gioventù è venuto fuori un semi-umano, una razza inferiore a noi. Ma proprio per questo noi dobbiamo comportarci da gli Dei che siamo e accettarlo nella nostra comunità, infondo lo amo come tutti i miei altri figli. >>. L'altro ricambiò la pacca quasi commosso dalla magnanimità d'animo del fratello nei confronti dello sfortunato figlio. Ai tempi la cosa aveva fatto molto scalpore, il bambino venne silenziosamente accettato nel Regno Oscuro solo per il rispetto che tutti nutrivano verso Hastur, ma nei fatti il bimbo era trattato come un menomato che non era capace di fare ciò che tutti i suoi fratelli e cugini facevano con naturalezza, che addirittura si era macchiato di reati disgustosi come la pietà e la bontà d'animo. "Mai risparmiare un nemico o un amico!" ripeteva Hastur al suo figlio sfortunato, e queste parole risuonavano continuamente nella testa di Azazel che ormai era un giovane adulto, nascosto lì ad ascoltare i discorsi del padre con il cuore che si riempiva di rabbia e odio per la famiglia e per se stesso. Il ragazzo corse in camera sua, un' enorme stanza fatta completamente in marmo nero, buttandosi sul letto il cui materasso lo fece rimbalzare leggermente. << Fanculo!Fanculo!FANCULO! >> erano le uniche parole che riuscivano ad uscire dalla bocca di Azazel mentre stringeva avidamente il cuscino tra le sue braccia anche se in quel momento nella sua testa il tormento continuava "Perché mi trattano come se non fossi normale e non capissi!? Solo perché non sono un gigante o non ho un corpo ricoperto di squame e tentacoli." Si rigirò a pancia all'aria sul letto concentrandosi sulle ultime due parole, "Squame" e "Tentacoli" pensò ancora mentre si accarezzava da solo il braccio che al posto delle ultime aveva una candida pelle setosa. Prese posto davanti ad un vecchio e logoro specchio presente in camera sua. Era in tutto e per tutto un umano. Niente squame,niente tentacoli,solo due occhi del colore del sangue. Negli anni aveva imparato ad evocare due grandi ali nere da pipistrello grazie alla magia nera. Quelle due grandi ali gli davano conforto facendolo sentire meno diverso, anche la magia gli donava la stessa sensazione; era una delle poche cose in cui eccelleva, se non l'unica. Il pensiero si interruppe al suono secco di qualcuno che bussava alla porta, si alzò di scatto per andare ad aprire per poi sbatterla subito dopo aver scoperto l'identità che si celava dietro. << Voglio solo parlare >> pronunciò una voce profonda e inquietante ma che aveva con sé anche un tono caloroso. Sospirando decise di aprire la porta al possente padre, che per entrare dovette usare qualche magia per divenire delle dimensioni umane del figlio, poco più alto. << Sai che non devi dare retta alle parole di tuo zio... >>. Hustur aprì le braccia in segno di affetto cercando di abbracciare il figlioletto. << Le parole di Cthuhlu sono anche le parole del popolo e tu lo sai bene! >> sbottò il giovane sottraendosi all'abbraccio. << Ne sono consapevole figlio mio, ma se ascoltassi bene sapresti che abbiamo raggiunto un accordo, in questo modo un giorno potresti entrare a far parte dei Grandi Antichi ed essere rispettato! >>. Azazel si guardò ancora allo specchio, due braccia,due gambe, due maledetti occhi, ed era l'unico a possedere quelli che dovevano essere capelli, bianchi come la sua pelle,segnata dalla cicatrici che al contrario degli altri abitanti del Regno Oscuro, non si rimarginavano mai; una in particolare sull'occhio destro dovuta ad un combattimento con uno dei suoi cugini. << Non mi accetteranno mai! E anche se fosse io non voglio, sarebbe solo una grande menzogna! Un contentino per far vedere che siete aperti di mente verso i menomati! >>. Hustur aveva il volto sempre nell'ombra,coperto dal cappuccio della sua vestaglia gialla che gli scendeva giù fino ai tentacoli, non mostrava, forse non poteva provare emozioni ma in quel momento Azazel era sicuro di avergli spezzato il cuore. << Padre io non volevo... >> ma entrambi sapevano che era la verità. Ci fu qualche istante di silenzio per essere poi nuovamente interrotto dal più vecchio << Ormai la decisione è presa,che tu voglia o meno! Tra una settimana ci sarà la cerimonia di matrimonio, Cthylla diverrà tua moglie! E se oserai ribellarti a questo... >> prese un respiro per poi riprendere con più calma << Verrai esiliato!>> l'ultima frase più che una minaccia sembrava quasi un consiglio, un modo per fuggire dal quel luogo dannato e scoprire le sue origini. <> sussurrò leggermente il ragazzo mentre Hustur usciva silenziosamente dalla camera chiudendo delicatamente la porta per poi riprendere le sue colossali dimensioni e sparire nel buio del corridoio. Quella fu una notte lunga per il giovane Azazel che continuava a rigirarsi nel suo letto meditando su quello che sarebbe accaduto a poco tempo da lì. Nella sua mente appariva vivida l'immagine della giovane figlia di Cthulhu, mostruosa come il padre, imponente e minacciosa che infieriva su di lui tentando di divorarlo. Aprì gli occhi di scatto, si era addormentato senza accorgersene, la stanza era completamente buia, anche perché non vi erano finestre. Nel Regno Oscuro le ore non esistevano,vi era solo un'eterna oscurità illuminata dagli astri lontani. Si strofinò gli occhi e si guardò intorno; nell'aria c'era ancora quel silenzio macabro che evidenziava il tempo del sonno, almeno per lui. Cercò di sforzarsi e di ricordare il sogno che ora gli sembrava quasi blasfemo, anche se involontariamente aveva insultato la disgustosa Principessa Chtylla, colei che era il sogno proibito di molti, ma che nel suoi incubo gli aveva provocato solo terrore. Sicuramente ciò era dovuto al suo subconscio umano. Fin da piccolo era vissuto tra mostri raccapriccianti che per lui erano passati come la normalità; e anche se maturava nel corpo molto più lentamente di un normale umano, in 19.000 anni non aveva mai provato attrazione fisica per nessuno, figurarsi amore. E ora pensare che a breve avrebbe dovuto sposarla e poi celebrare in rito di accoppiamento gli provocava solo una forte nausea. Quando il letto si asciugò del suo sudore e ritornò ad essere fresco e confortevole, si riaddormentò questa volta in un profondo sonno apparentemente senza sogni. Questo ciclo notturno di incubi seguiti da un profondo sonno andò avanti fino al fatidico giorno della cerimonia. Aveva rimuginato molto sulla parole del suo vecchio ma per ora sembrava un' utopia poiché se fosse scappato non osava immaginare quale panico e rabbia avrebbe scatenato nel Regno. E lui era già stato fonte di abbastanza guai. Quella mattina la sua camera fu invasa da parte dello staff della corte,tutti impegnati a infiocchettarlo per renderlo perfetto agli occhi della sposa. Gli vennero tirati indietro i capelli e fatto indossare un abito nero più simile ad una armatura con tanto di lungo mantello che gli finiva sotto i piedi. Già sentiva rimbombare nella mente le risate dei suoi cugini mentre inciampava nel mantello,oppure mentre si sedeva accanto la ben più possente mogliettina. Il cuore gli batteva sempre più veloce, l'ansia cresceva proporzionalmente al tempo che diminuiva. Nella sua testa ripeteva in loop la scena dove rubava una delle navicelle e fuggiva dalla parte opposta dell'universo, ma nella realtà era in piedi tremante mentre un mucchio di essere mostruosi gli ripeteva la cantilena da pronunciare durante il matrimonio. "Questa non è casa mia, io non appartengo a questo luogo". Intanto maggiordomi e cameriere varie iniziarono ad uscire dalla stanza e una piccola serva con le fattezze di una grossa mosca gli ronzò: << Tra venti minuti puntuale nella Sala Gialla!>> poi volò via accompagnata da un fastidioso ronzio che si insinuò nei timpani di Azazel per il resto della giornata. Ok, ora che era da solo poteva riflettere, "Forse ho già pensato troppo, devo solo andarmene..." rivolse un paio di sguardi verso una grossa borsa di pelle molto usurata, nella quale custodiva i suoi libri di magia preferiti. "Solo per sicurezza!" pensò mentre infilava l'ingombrante borsa a tracolla nel vestito, ben nascosta sotto il mantello. Il tempo ormai era quasi scaduto, si rigettò nel lungo corridoio che portava fino alla famosa sala delle cerimonie. Arrivato all'ingresso si affacciò a controllare. La sala come il resto del castello era completamente di un materiale lucido, simile al marmo e completamente nero. Si chiamava Sala Gialla a causa degli enormi stendardi del medesimo colore che decoravano tutte le pareti. Raffiguravano suo padre, il Grande Hastur, in tutta la sua magnificenza, col pesante mantello giallo e il volto coperto dalle tenebre. Gli bastò abbassare lo sguardo per poterlo ammirare in carne ed ossa, era lontano, vicino all'altare dove dalla parte opposta vi era Cthulhu a vegliare sulla sua adorata figlia, nei suoi molteplici occhi si poteva notare un velo di tristezza, anche se Azazel non era sicuro sul fatto che potesse provarne. Era spaventato, non aveva idea in cosa che consistesse un matrimonio del Regno Oscuro, benché abitasse lì da secoli non ne aveva mai assistito ad uno poiché questi non avveniva da tempi antichi. Continuava a ripetersi gli arcani passi pronunciati dalla servitù poco prima. << Ah !>> fu sorpreso alla spalle da uno dei suoi cugini che gli grugnì contro << Vedi di muoverti handicappato! La tua sposina è pronta a divorarti! >> fu preso da un mezzo infarto << Cosa!? >>. All'inizio pensò che era solo uno scherzo di cattivo gusto, ma guardando attentamente nella stanza non lo sembrò più così tanto. Quello che all'inizio aveva scambiato per un semplice tavolo di marmo era un altare sacrificale, e Chtylla stava venendo istruita dal prete su come smembrarlo e apparentemente mangiargli il cuore. "Ora ha tutto senso! Mio padre mi ha consigliato di scappare perché non è sicuro che io sia in grado di rigenerarmi come gli altri!" ed effettivamente guardando tutte le cicatrici che aveva sul corpo, specialmente quella sul viso, non ne era tanto sicuro nemmeno lui. Avevano senso ora anche gli incubi fatti, forse una premonizione, magari causati proprio da suo padre per avvertirlo. Vista quella scena non aveva più dubbi. Gli servì un istante per estrarre dalla borsa che aveva tenuto nascosta fino ad allora uno dei suoi libri e per pronunciare un potente incantesimo che gli permise di teletrasportarsi nel porto delle navi spaziali. Aveva poco tempo, per quanto quegli incantesimi ad un occhio umano potessero sembrare fenomenali, contro gli abitanti del Regno Oscuro erano quasi inutili, e lui vista la sua natura bastarda, era facile bersaglio per i controlli mentali degli altri. Si fiondò nella prima navicella che gli si presentò davanti, facendo saltare in aria i due soldati alla sua guardia, con un altro dei suoi incantesimi. Accese tutto e mise il motore a mille, con una di quelle poteva viaggiare milioni di anni luce in un secondo. Mentre partiva verso l'ignoto, notò suo padre che fermava i soldati che si stavano precipitando per catturarlo, accennò un sorriso, sapeva che quello che stava facendo avrebbe portato a dure conseguenze, non solo per lui.

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Capitolo 2
*** Spazzatura ***


Spazzatura Erano passate due settimane dall’atterraggio su quel bizzarro pianeta, fortunatamente il clima non era ostile ma le creature che lo abitavano si. Aveva seguito le rotte indicate su una delle mappe presenti nella navicella, a quanto pare quello era uno dei pianeti preferiti della sua famiglia per raccattare cibo e sacrifici, effettivamente gli abitanti della Terra erano abbastanza stupidi e primitivi da quello che aveva capito dal suo breve soggiorno, e l’unica cosa che avevano in comune con lui era l’aspetto. Per sopravvivere aveva cercato di integrarsi, cosa affatto facile visto che quegli stupidi umani non facevano altro che azzuffarsi per il cibo. Nella Discarica (probabilmente il nome del luogo in cui era atterrato) vi era una gerarchia ben cementata alla cui cima si trovava Skinny John, un barbone afroamericano dall’età indefinita e dall’aspetto gracile e avvizzito , era lui a decidere chi nei vari giorni della settimana doveva andare a procurarsi il cibo e poi toccava sempre a lui dividerlo in modo equo. Al di sotto di John si trovavano Natasha e Brian. Natasha era quella che gli altri chiamavano “Prostituta” ma Azazel non aveva idea di cosa volesse dire quella parola, sapeva solo che era certo di averla vista mangiare un uomo ancora vivo, o almeno parte di esso visto che poi l’aveva visto uscire dalla vecchia macchina ancora capace di camminare, fatto sta che il giovane era terrorizzato da lei. Brian invece era quello con cui aveva stretto un rapporto quasi amichevole. Era un uomo non molto alto e abbastanza tozzo anche se non grasso che non rivolgeva mai la parola a nessuno se non alla sua birra, di cui ormai aveva assorbito l’odore su tutto il suo corpo. Infine alla base della piramide gerarchica vi erano lui e un piccolo umano di nome Bob. Le giornate di Azazel erano condite da nuove scoperte ogni minuto, anche se il suo entusiasmo solitamente veniva spento dagli stupidi commenti degli umani che solitamente si trovavano a passare davanti alla “Discarica”. Discarica che poi non era altro che un marciapiede abbandonato, colmo di immondizia, situato in una delle strade più malfamate della città. Ogni volta che vedeva uno di quegli sguardi la mente del ragazzo si incendiava di rabbia. Aveva imparato che così come sul suo pianeta natale, anche qui sulla terra, la cosa che lo faceva impazzire di più era essere considerato un idiota. Ci fu un episodio in particolare che lo fece infuriare più degli altri. In primavera capita che sulla terra le cose fioriscano, nel Regno Oscuro questo è un fenomeno sconosciuto poiché le terre non sono fertili e non vi è praticamente nulla di vivo. Bene, questa era la prima volta per Azazel che vedeva un fiore sbocciare, era rimasto sull’uscio del marciapiede ad osservarlo per ore, accompagnato dal piccolo Bob, rimasto incantato come lui da quella strana magia. Il piccolo germoglio era spuntato qualche giorno prima dal cemento ormai crepato, e pian piano si era fatto strada fino a che non si potevano notare dei piccoli petali gialli pronti a spuntare. Se ne accorse appena era alto il sole, ed era rimasto lì fino a quando il bambino non lo aveva raggiunto. Il resto del gruppo non aveva fatto commenti, probabilmente troppo ubriachi dalla sera precedente, come ogni giorno del resto. Le prime frecciatine non erano verbali ma provenivano dagli sguardi fissi dei passanti. Per Azazel i sentimenti e le sensazioni umane erano come un libro aperto, però il libro era scritto in una lingua a lui completamente sconosciuta. Quegli sguardi erano un misto di pena e disprezzo, ma non riusciva a capire perché. Probabilmente gli altri non vedevano quello che stava vedendo lui, erano forse ciechi? A quanto pare però non erano affatto ciechi, lo capì quando una signora accompagnata da un bambino ancora più piccolo di Bob si fermò per sgridare il figlioletto che si era avvicinato anche lui ad osservare. << Vieni qui Thomas! Non vedi che non sono normali!? >>. Dopodiché la signora prese per il braccio il piccolo e lo trascinò via. Negli occhi di quella donna aveva visto il terrore ma tutti erano rimasti fermi davanti alla scena, come se non fosse successo niente. “Sta forse insinuando che sono un mostro!? Che sono anormale!?”. Al solo pensiero di essere trattato di nuovo come sul suo pianeta, Azazel scattò in piedi recandosi a passo veloce verso la donna e prendendola per il colletto della camicia che indossava. << Cosa cazzo hai detto? >>, in quell’ esatto momento si poteva udire un seccatissimo “Oh mio Dio…” di Natasha e Brian che si strozzava nella sua birra alla vista della scena. La donna iniziò ad urlare e finalmente tutti quelli che prima sembravano indifferenti accorsero ad assistere. Si era avvicinato anche un agente di polizia che non perse tempo a tirar fuori una pistola. << Giù le mani dalla signora giovanotto!>> si sbrigò ad urlare l’agente che vide la sua richiesta subito soddisfatta anche se fu rapidamente costretto ad alzare di nuovo l’arma perché ora il ragazzo dai capelli bianchi puntava verso di lui, non fece in tempo ad urlare un altro avvertimento che vide la sua amata pistola scaraventarsi verso l’altra parte della strada. << Quella donna mi ha insultato! >> . Quell’umano forse non capiva che da dove veniva lui gli insulti gratuiti fatti a qualcuno più forte di te erano pagati con la morte, e se osava fermarlo mentre portava giustizia, avrebbe punito anche lui. << Si calmi, o sarò costretto ad arrestarla! >>. Ma prima che Azazel potesse controbattere nuovamente, venne soccorso da Brian che lo staccò dal poliziotto serrandolo tra le sue braccia muscolose. << Vede, signor agente lui è un po’… >> e con una mano fece segno sulla testa, in modo da fargli intendere che fosse pazzo. Quando le acque si calmarono, l’agente scambiò due parole con Brian e dopo un giro di entrambi in caserma, riuscirono a farsi rilasciare, grazie anche a qualche trucchetto per manipolare la mente di Azazel. <> sbottò Brian. << Quella donna ha insultato me e Bobbie, meritava di essere punita. >>. Nella risposta non vi era rabbia, per lui era una cosa ovvia uccidere se qualcuno più debole di te ti insultava. << Non so da quale manicomio tu sia uscito, ma sappi che qua non funziona così! >>. Brian non aveva mai creduto alla storiella che aveva raccontato Azazel appena arrivato.” Un alieno? Un semidio? Al massimo un ragazzino sotto effetto di stupefacenti!” ecco cosa pensava delle sue stronzate, ma in un certo senso quel delinquentello con qualche rotella fuori posto gli faceva un po’ di tenerezza, forse gli ricordava la sua gioventù? No, lui era un codardo che scappava al minimo pericolo. Azazel affrontava le cose di petto, forse perché era un po’ stupido, forse perché al contrario suo non sapesse cos’era la paura. << Senti, quella signora ha sbagliato, ma se ogni volta che qualcuno ti insulta reagisci in questo modo non durerai molto. >> gli diede una pacca sulla spalla per poi vedere che non sembrava ancora soddisfatto della risposta. << Perché ha detto che non siamo normali?>> “Forse perché hai i capelli bianchi e gli occhi rossi? O perché sembravi sotto effetto di LSD guardando un filo d’erba”. Brian respinse questa risposta nella sua mente, cercò di essere delicato e dosare le parole, anche perché dopo aver visto la forza con cui aveva disarmato il poliziotto un po’ di paura ne aveva. << E che ogni tanto tu…>> deglutì << Sembri un po’ fuori di testa. >> pessima scelta di parole. Si preparò per un’ aggressione che però non arrivò mai. << Beh, posso capirlo, sono un alieno, non conosco niente di questo posto, ma perché anche Bob? Che c’è che non va in lui? >>. Ora davvero non sapeva cosa rispondere, davvero non lo aveva notato? << Bob ha una sindrome di Down abbastanza grave, insomma,basta guardarlo in faccia. >> Lo sguardo accigliato di Azazel gli fece capire che non aveva compreso, quasi iniziava a credere davvero che fosse un alieno. << Te lo spiegherò dopo, ora andiamo a casa. >> . “Casa” che non era altro che una vecchia roulotte dove i cinque si accampavano per la notte. Solitamente Natasha era fuori con qualche cliente quindi si creava abbastanza spazio per quattro. una piccola parte per lasciare il resto al più piccolo della combriccola, il quale appena vide rientrare Brian e Azazel dopo la lunga giornata passata alla stazione di polizia, lanciò gridolini di gioia e corse ad abbracciarli. Azazel stava riflettendo sul discorso avvenuto poco prima e iniziò ad osservare il bambino. Tutti gli esseri umani avevano tratti somatici diversi ma quelli di Bob erano alquanto unici ora che ci pensava, inoltre non parlava molto bene, ma alla fine era solo un cucciolo d’uomo quindi era normale secondo lui. << Ehi, Bob, non sei arrabbiato per quello che ha detto oggi quella signora? >>. Alla domanda di Azazel calò il silenzio nella roulotte, da parte del bambino nessuna risposta se non qualche risolino sconnesso. << Perché non mi rispondi!? >> sbottò il ragazzo, che a quanto pare non aveva una grande pazienza. Brian gli poggiò una mano sulla spalla in modo da farlo calmare << Lui è così, non ci possiamo fare niente… >>. Ma questo non servì a farlo calmare, andò dal bambino prendendolo per il colletto del maglione e lo guardò negli occhi. << Che c’è, non hai un orgoglio? >> ancora altri versi insensati, ora stava davvero perdendo la pazienza, si sentiva come se lo stesse prendendo in giro. << Adesso basta! Devi calmarti o sarò costretto a cacciarti! >> Skinny Jonh si alzò in piedi, anche se questo gli richiedeva molta fatica. Puntò il suo vecchio bastone contro il ragazzo e lo minacciò << Se osi ancora infierire contro mio nipote dovrò cacciarti! >>. Azazel mollò la presa e guardò il vecchio sbigottito. “ Se non sa fare niente perché lo tengono in vita? “. Dalle sue parti uno come Bob sarebbe stato divorato dai genitori appena nato, lui avrebbe subito la sua stessa fine se non fosse stato per suo Padre. << Ho capito, voi umani non sapete liberarvi delle cose inutili. >> Silenzio. Brian cercò di parlare ma emise solo un suono rauco e prima ancora di riuscire a pensare si ritrovò addosso una sostanza calda e rossa. Sangue. Un urlò squarciò quell’odioso silenzio e prima che qualcuno potesse fare qualcosa, il cadavere del bambino cadeva con un tonfo sordo sul pavimento, rivestendolo di rosso. Al centro del corpo, vi era una voragine causata dal pugno di Azazel, che si ripulì la mano sporca sui vestiti e si voltò con un sorriso inquietante verso Brian. << Visto? Non è così difficile. Ora Bob ha imparato la lezione e potrà vivere meglio. >> Guardò il cadavere del bambino per un po’ mentre gli altri erano ancora immobili e terrorizzati. << Uhm, perché non si rigenera? >>. Forse proprio come lui gli umani non erano immortali, e una volta andata non tornavano mai più. In quel momento il ragazzo poteva quasi assaporare la paura che era presente in quel piccolo spazio vitale, e piano piano prese coscienza delle sue azioni, anche se era ancora molto confuso.

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