En sport comme en amour, l'instinct suffit

di Pandora_chan
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Occasions Spéciales ***
Capitolo 2: *** L’amour est toujours devant vous! ***



Capitolo 1
*** Occasions Spéciales ***


«Oggi Tsubasa sembrava instancabile. Secondo me voleva veramente stenderci con questo allentamento!» Ryo come al solito si lamentava rientrando nello spogliatoio a fine allenamento.
«Ma dai, sei il solito pigrone Ishizaki. Sempre a lamentarti di tutto. Questa per Tsubasa è stata una semplice seduta di allenamento. Ricordi quando era Roberto a seguire gli allenamenti? L’unico a fine giornata ad avere ancora energie era lui!» Cominciarono a ridere tutti quanti, pensando all’energia infinita contenuta nel corpo del loro capitano.
«Ishizaki, sempre il solito. Però ad un buffet di dolci mangeresti ad oltranza eh, non ti sentiresti stanco per nulla!» Mamoru era sempre pronto a prendere di mira Ishizaki. Era il classico tipo dal carattere strafottente e sicuro di sé. Diverso dai suoi compagni.
«Ovviamente sono un uomo con lo stomaco d’acciaio…» - Si fece grande lui davanti ai suoi compagni - «Ora che ci penso tra poco sarà anche San Valentino.» Ed iniziò così uno sproloquio sulla mole di cioccolato -del tutto ipotetico- che avrebbe ricevuto quel giorno, di file e file di ragazze pronte a dichiararsi per lui e di quanti cuori si sarebbe ritrovato ad infrangere.
«Ah ah non farmi ridere Ishizaki, veramente pensi di ricevere, solo lontanamente, del cioccolato quest’anno?»
«Shh Izawa, sappiamo tutti della tua fama da sciupafemmene. Ma quest’anno sicuramente ti darò del filo da torcere.»
Continuarono a stuzzicarsi ancora per un po', a mano a mano gli altri compagni rientravano dal campo. L’ultimo a rientrare, come sempre, fu Yuzo. Era solito fermarsi di più rispetto agli altri. Davanti a lui aveva il mito di Wakabayashi Genzo, e non era semplice conviverci. Chiedeva a Tsubasa di fare una seduta extra di tiri in porta ogni giorno, e lui acconsentiva senza esitare. Erano uguali su questo, volevano entrambi migliorare le loro prestazioni calcistiche anche sacrificando ore di riposo.
«Ah no, questa volta sbagli mio caro Ishizaki. Ovvio, anche io come tutti voi mi aspetto di ricevere del cioccolato per San Valentino. Ma quest’anno lo voglio ricevere solo da una persona.»
Strizzò l’occhio in direzione di Ryo, dietro il quale era appena apparso Yuzo. In un secondo il suo volto avvampò, divenne rosso dall’imbarazzo e si avvicinò al suo borsone per prendere l’occorrente per cambiarsi.
«Ma cosa odono le mie orecchie? Allora anche il nostro sciupafemmene vuol mettere la testa a posto. E illuminaci, chi sarebbe la fortunata?» Ryo non si fece perdere un’occasione così ghiotta e mentre si incamminava verso le docce glielo chiese. Sapevano tutti quando fosse curioso ed impiccione degli affari altrui.
«Al momento non è dato saperlo… e poi onestamente non so neanche se me lo regalerà il cioccolato questa persona. Perciò, al momento ti lascio morire di curiosità fino a data da destinarsi!»
Tutti continuavano a ridere, parlare e a far casino dentro lo spogliatoio, quando all’improvviso Mamoru si vide arrivare dritto in faccia un guantone da portiere. Yuzo non aveva ancora smaltito il rossore, che se possibile era anche aumentato. Mamoru gli sorrise e gli riportò il guantone di sua proprietà.
«Allora… ci posso sperare di ricevere del cioccolato dalla mia persona per San Valentino?» soffiò questa frase così vicino all’orecchio di Yuzo che avvampò di nuovo e per l’imbarazzo lo spinse via con una gomitata. Non appena una delle docce fu libera ci si buttò dentro, nella speranza che tutto tornasse alla normalità.
 
Le ragazze finito l’allenamento cominciarono a riordinare il campo, chi si occupava di rimettere a posto i palloni e chi i gli attrezzi utilizzati durante la giornata.
«Ero vicina allo spogliatoio a sistemare delle cose ed ho sentito i ragazzi parlottare su San Valentino.» esordì Kumi, mentre insieme a Yukari recuperava i palloni usati quel pomeriggio dai ragazzi e li riponeva nella cesta.
«Ma dai, allora anche loro riescono a far discorsi frivoli che non riguardino il calcio. Ma guarda un po' che sorpresa» Era veramente sorpresa Yukari, ed anche un po' curiosa… «E dimmi un po', cos’hai sentito?»
Si conoscevano da diversi anni ormai. Kumi, Yukari e Sanae erano le manager della squadra di calcio fin dal primo anno delle medie.
«Ehm, vuoi sapere tutto ciò che ho sentito o hai intenzione di chiedermi qualcosa in particolare?»
Il volto di Yukari diventò rosso dalla vergogna, nonostante Kumi non avesse nominato nessuno in particolare.
«Eh… no…beh ecco…Ahhh insomma! Se vuoi dirmi ciò che hai sentito bene altrimenti amen! Che poi a me di San Valentino neanche interessa!»
Kumi cominciò a ridere a crepapelle vedendo Yukari in preda ad un timido farfugliamento. Erano amiche, ma alcuni argomenti ancora la rendevano imbarazzata. Tutti loro avevano intuito che a Yukari piacesse Ryo, ma entrambi erano troppo imbranati per rendersene conto.
«Va bene, va bene…comunque non hanno detto niente di che. Izawa prendeva in giro Ishizaki che fantasticava sulla montagna di cioccolato che riceverà in regalo. Secondo te, qualcuna avrà il coraggio di regalarglielo del cioccolato?» Amava stuzzicarla con queste cose, per farla ingelosire.
«Ah non ne ho la più pallida idea, ma se qualcuna glielo regalerà che ben venga per lui!»
Yukari si era innervosita, l’idea che qualche ragazza potesse regalare a Ryo del cioccolato effettivamente non era da escludere. Erano cresciuti ormai, e per quanto lei faticasse ad ammetterlo Ryo era diventato più alto e più spiritoso. Mentre riponeva le cose nel magazzino, due figure in lontananza attirarono la sua attenzione.
«Ehi Kumi, sbaglio o quelli laggiù sono Tsubasa e Sanae? Guardali come sono carini insieme. Chissà che fine faranno quei due…»
«Chi lo sa Yukari, sono anni che si corrono dietro. Somigliano ad un’altra coppia di miei amici… Lo sanno, ma non se lo dicono…» e ridendo chiusero il magazzino ed andarono incontro a Sanae, che nel frattempo aveva salutato Tsubasa.
«Ciao Manager, cosa stai facendo? Contieniti, i tuoi occhi sbrilluccicanti mi accecano…» Yukari e Kumi cominciarono a ridere nel vedere l’espressione fra le nuvole di Sanae, rimasta imbambolata ad osservare la schiena di Tsubasa che si allontanava.
«Abbiamo visto che eri in compagnia poco fa… Cosa vi siete detti?»
“Se possibile Yukari è anche peggio di Ryo…beh d’altronde qualcosa doveva pur accomunarli” Sanae si riprese dai suoi pensieri e rispose con molta tranquillità.
«Mi stava spiegando che tipo di allenamenti voleva mettere in pratica in questi giorni e voleva avere qualche consiglio. Niente di più.» Ed era vero, niente più di quello. Ma a lei andava bene anche così. Le dedicava del tempo, ascoltava i suoi consigli e li metteva in pratica. Le andava bene così.
«Ah capisco. Sai prima Kumi ha origliato nello spogliatoio maschile e sai di cosa parlavano? San Valentino!» ed infine aggiunse «Tu, Sanae, cosa farai per San Valentino?»
«Niente, cosa dovrei mai fare per San Valentino? Non ho un ragazzo e praticamente passo tutto il mio tempo qui al club… Se anche volessi… non avrei materialmente tempo di preparare qualcosa…» fece una piccola pausa e riprese dicendo amareggiata «Poi, per chi dovrei prepararlo? Nonostante passino gli anni…resto sempre una manager.»      
A Kumi venne in mente una fantastica idea e la propose subito alle ragazze che acconsentirono. Attesero insieme l’uscita di tutti i ragazzi dallo spogliatoio e appena fuori la scuola prese parola.
«Ragazzi, stavano pensando noi ragazze di organizzare una serata al karaoke per il quattordici, dopo gli allenamenti. Cosa ne pensate?». Tutti in coro furono entusiasti della proposta. «Ok perfetto, creerò un gruppo su whatsapp e lì daremo le nostre adesioni. Poi mi occuperò io di prenotare la sala per quella sera. Va bene?». Di nuovo acconsentirono tutti.
«Bene, allora ci vediamo domani ragazzi. Yukari, Sanae, a domani!» La prima ad andare via fu Kumi, insieme ad altri ragazzi della squadra che abitavano vicino.
«Vado anche io Sanae, è già tardi e i miei sicuramente mi stanno aspettando. Ci vediamo domani. Ciao ragazzi, ciao capitano.»
«È buio, non sarebbe il caso che tu l’accompagnassi per un pezzo di strada? Abiti vicino a lei, non è sicuro mandare una ragazza da sola a casa.» esordì Tsubasa a bassa voce guardando verso Ryo.
Rosso, divenne talmente rosso che ringraziò la poca luce che illuminava quella sera di febbraio.
«Ehi, Nishimoto aspettami. Anche io vado da quella parte, ti faccio compagnia per un pezzo di strada.». Era imbarazzato e non la guardò negli occhi neanche per un secondo. Fecero il tragitto quasi completamente in silenzio, parlando del tempo e degli allenamenti. Difficilmente si ritrovavano da soli. Non erano abituati.
 
«Beh manager, che ne dici se torniamo a casa anche io? Siamo rimasti solo noi fuori dal cancello.» Sorridendo Tsubasa si voltò verso Sanae, la quale acconsentì senza problemi. Spesso facevano quel tratto di strada insieme, piaceva ad entrambi passare per il parco. Allungavano un po' il percorso, ma il panorama che rilasciava quel posto ne valeva la pena.
«Carina l’idea per il giorno di San Valentino. Farà bene anche ai ragazzi svagarsi un po' quella sera… ultimamente agli allenamenti non si risparmia nessuno. Si meritano una serata di relax.»
Come sempre Tsubasa precedeva Sanae, la quale manteneva una piccola distanza tra di loro. Distanza che le permetteva di osservarlo, senza dover incrociare il suo sguardo ed arrossire.
«Già è vero. Ho saputo dai ragazzi che oggi Ryo si è lamentato della durezza degli allenamenti.» sorridendo si fermò sul piccolo pontile che affacciava sul laghetto del parco e continuò il discorso.
«Certo, possibile che voi ragazze quel giorno non avete niente di meglio da fare che passarlo con noi maniaci del calcio?» e si voltò verso Sanae.
Per l’imbarazzo lei distolse lo sguardò e cercò di mettere insieme un pensiero. «Non è questo… Ecco…Beh abbiamo pensato che passare una serata tutti insieme fosse piacevole. Al di fuori del campo intendo. E poi, non è detto che a qualcuno di noi non faccia piacere passarlo insieme.»
Si rese conto dopo della frase che aveva appena detto e il suo viso avvampò di calore all’improvviso. Si affrettò a riprendere il passo per tornare a casa e cancellare l’imbarazzo che aveva creato.
«Ma si manager, anche a noi fa piacere stare con voi. Ne approfitteremo per ringraziarvi per tutto quello che fate per noi… Siamo arrivati a casa tua. Buonanotte manager, a domani!» Tsubasa si voltò ed andò via. Sanae rimase per pochi istanti vicino al cancello a vedere la figura di Tsubasa scomparire.
«Buonanotte capitano! A domani!». Urlò sorridendo. Si, anche se il tempo mancava avrebbe sicuramente preparato qualcosa per San Valentino per il suo capitano.
 
“La prossima settimana torno a Nankatsu. Ho qualche settimana di riposo dal campionato. Ti chiamo appena arrivo. Genzo”. Tsubasa lesse il messaggio e subito inviò un messaggio nel gruppo whatsapp appena creato da Kumi. Tutti, proprio tutti, furono felici della notizia del ritorno di Genzo.
 
Date alle donne occasioni adeguate
ed esse saranno capaci di tutto.
(Oscar Wilde)
 
 
Note: in teoria avrei voluto scrivere una one-shot per San Valentino, ma scrivendo mi sono detta che sarebbe uscito fuori un capitolo troppo lungo. Perciò eccomi qui, a dividere questa one-shot in una piccola long. Sarà breve e divertente, spero! Ovviamente il prossimo aggiornamento, salvo intoppi, avverrà il 14 stesso!

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Capitolo 2
*** L’amour est toujours devant vous! ***


Mancavano ancora due giorni alla festa ed i preparativi procedevano senza intoppi.
“Allora ragazzi, come siamo messi per il party?”. Kumi inviò il messaggio sul gruppo per fare con tutti loro il punto della situazione.
“Per quel che mi riguarda ho preso tutte le presenze: dovremmo esserci tutti”. Rispose Tappei.
“Io invece mi sono occupato di riservare la sala al karaoke. Perciò sala prenotata”. Scrisse Hajime.
“Anche il dolce è ok. A questo punto non credo manchi altro”. Comunicò Yukari.
“Perfetto, allora domani ci aggiorneremo per l’orario del 14. Ciao a tutti”. Saluto Kumi.
E si susseguirono una serie di risposte tra chi aveva letto la conversazione e chi chiedeva informazioni maggiori.
“Ragazzi, ho sentito Genzo. Dovrebbe arrivare alla stazione domani alla fine dei nostri allenamenti. Io lo andrò a prendere.”. Tsubasa informò il gruppo di questa novità.
“Ma a Genzo qualcuno lo ha detto della festa? Ci sarà vero?”. Ryo non vedeva l’ora di fare questa rimpatriata, adorava i festeggiamenti. Di qualunque origine fossero.
“Si, ci ho pensato io. Mi sono preso l’onere di invitarlo senza chiedervi nulla. Scusate.”
“Ma no Tsubasa, hai fatto benissimo! E poi parliamo di Genzo. È una vita che non lo vediamo”. Kumi si mostrò particolarmente entusiasta all’idea di rivederlo dopo tutto quel tempo.
 
Come sempre quando qualcuno partiva o tornava, l’intero gruppo di ritrovava in stazione ad attenderlo. Quel giorno era il caso di Genzo. Mancava da Nankatsu ormai da mesi e anche se grazie alla tecnologia era riuscito a rimanere in contatto con tutti. L’aria tedesca sembrava averlo reso più alto e più spigliato.
«Bentornato Genzo. Ci sei mancato.». Il primo a prendere la parola fu proprio Tsubasa. Tra di loro c’era un rapporto d’amore e odio, ma riuscivano a supportarsi sempre quando serviva.
«Capitano così mi fai arrossire! Sono contento di essere tornato a casa per un po'. L’aria giapponese, onestamente, iniziava a mancarmi.». Genzo era veramente felice di essere rientrato
«Oggi è veramente freddo, chissà se verrà a nevicare. Com’è il tempo in questo periodo in Germania?». Chiese Tsubasa sulla strada verso villa Wakabayashi.
«Nevoso. Non tantissima neve, ma quanto basta a rendere bella Amburgo. Nevica quasi sempre in questo periodo e fa piuttosto freddo. Niente a cui si fa fatica ad abituarsi insomma…» Era una sensazione strana per Genzo. Profumi. Suoni. Paesaggi. Tutto gli mancava. Amburgo era la sua città di adozione, arrivò lì da giovanissimo. La parte più caratteristica e bella, per lui, era quella del porto. Negli anni l’avevano ristrutturata, creando grandi spazi verdi e piste ciclabili. Il luogo giusto in cui andare per allontanarsi un po' dal caos cittadino.
«Siamo arrivati da te Genzo. Io torno dagli altri all’allenamento, anzi se ti va di passare sono sicuro che ne sarebbero felici. Nel caso, ti aggiungo al gruppo whatsapp per la festa così ti aggiorneremo per domani! Ciao!»
«Ciao Tsubasa. Passo più tardo al campo, ho voglia di fare un paio di tiri e sgranchirmi le gambe dopo il viaggio in aereo!».
Si salutarono dandosi appuntamento per il pomeriggio.
 
«Tieni capitano.». Sanae si avvicinò a Tsubasa porgendogli un asciugamano e poi continuò il giro consegnandoli anche agli altri. Genzo seguì la scena da lontano sorridendo tra sé e sé.
«Passano i giorni, i mesi e gli anni… ma alcune cose non cambiano mai eh Tsubasa?». Cominciò a ridere vedendo il volto di Tsubasa diventare rosso.
«M-ma non è così. Vedi? Il mio lavoro di manager è prendermi cura della squadra e tutti, dico tutti, hanno in mano un asciugamano. Perciò piantala con queste allusioni!». Sanae rimproverò Genzo imbarazzata.
«Si si Anego, vedo! Fidati che vedo bene come svolgete bene il vostro lavoro!» continuò a ridere incurante dello sguardo furente di Sanae.
«Piuttosto, visto che siamo tutti qui adesso. A che ora vogliamo vederci domani? Il mister ha detto che terminerà gli allenamenti con un paio di ore di anticipo.» Sanae trovò il pretesto per cambiare discorso.
«Guarda, organizzati con le ragazze e aggiornateci sul gruppo! Adesso andiamo a cambiarci che siamo inguardabili così.». Disse Tsubasa, dirigendosi con gli altri nello spogliatoio. In realtà aveva bisogno di parlare con i suoi amici relativamente alla festa.
Finirono di prepararsi e quando furono tutti pronti uscirono dall’istituto. Si salutarono e Tsubasa fermò con lui solo Genzo e Ryo.
«Ragazzi…ehm… Scusatemi. Avrei bisogno del vostro aiuto per una cosa.» Era fortemente imbarazzato, non gli era mai importato granché del giorno degli innamorati. Ma quest’anno era diverso.
«Si, chiedi pure capitano.». Risposero in coro Genzo e Ryo, ridendo sotto i baffi avendo già capito dove voleva andare a parare Tsubasa.
«E-ecco, vorrei comprare qualcosa per la manager… Non è come pensate voi eh. Voglio solo ringraziarla per tutto quello che fa per m… per noi.» disse Tsubasa con imbarazzo, passandosi una mano dietro la nuca.
«A-ah. Si, si. Immaginiamo sia per questo capitano. Proprio per questo. Non avevamo altro in mente noi due, vero?». I due amici si guardarono e scoppiarono a ridere davanti al loro capitano rosso di vergogna.
«Va bene. Domani vediamoci alla fine dell’allenamento e andremo a vedere qualcosa per entrambi. Immagino che anche tu, Ryo, voglia cercare qualcosa per quella santa di Nishimoto, no?»
Genzo era molto arguto. Nel periodo in cui era stato con loro aveva visto i loro atteggiamenti e aveva intuito che i loro sentimenti andavano oltre l’ammirazione e il rispetto reciproco.
 
«Bene. L’allenamento è finito. Ottimo lavoro a tutti. Ci vediamo domani, buona serata.». Il mister congedò tutti con qualche ora di anticipo. Aveva saputo della festa dalle ragazze e li aveva lasciati liberi di divertirsi un po'.
«Allora Ishizaki, non ho visto orde di ragazze intorno a te oggi o sbaglio?» Mamoru appena misero piede nello spogliatoio andò dritto da Ryo, avevano una scommessa in ballo.
«Ricorda Izawa, la speranza è l’ultima a morire! E la giornata ancora non è finita. Tu piuttosto hai rifiutato tutto quello che ti hanno regalato, o da buon donnaiolo che sei lo hai accettato?»
«Ah-ah secondo te? Non avrei mai potuto…»
Mamoru non finì la frase che sentì la porta dello spogliatoio sbattere e intravide Yuzo andare dritto verso le docce. Non si era fermato a parlare con nessuno di loro. Qualcosa gli diceva che fosse arrabbiato… Ma lui si era comportato benissimo quel giorno. Perciò cosa aveva Yuzo?
Uscito dalla doccia non trovò ne Yuzo ne il suo borsone.
“Ciao Yuzo, pensavo mi avresti aspettato all’uscita dagli allenamenti. Passo da te intorno alle 18 così andiamo insieme al karaoke. Mamoru”
Gli inviò un messaggio nella speranza che lo leggesse, mancavano ancora un paio di ore all’appuntamento e ne approfittò per andare in qualche negozio.
Mentre girava per le vetrine del centro commerciale intravide tre volti abbastanza familiari e gli andrò incontro.
«Ciao ragazzi, cosa ci fate da queste parti voi tre insieme?».
«Ciao Mamoru, siamo venuti per fare degli acquisti. E tu? Cosa ci fai da queste parte?» Incalzò Genzo.
«Mmm, anche io sono qui per degli acquisti. Niente di particolare però. Facevo un giro per le vetrine e vi ho visti.» Rispose tranquillamente Mamoru.
«Bene allora unisciti a noi. Sto aiutando questi due polli a cercare qualcosa per Nakazawa e Nishimoto. Magari il tuo buongusto può esserci d’aiuto.» Lo invitò ad unirsi a loro ed effettivamente fu di grande aiuto. Era l’unico del gruppo ad avere una sorella maggiore, perciò si intendeva un po' di quello che potesse o meno piacere ad una ragazza della loro età.
«Grazie mille ragazzi. Senza il vostro aiuto non sarei riuscito ad acquistare nulla per Sanae.» un po' in imbarazzo ringraziò i suoi amici per il loro supporto.
«Già, concordo con Tsubasa. Avete veramente dei gusti fantastici. Mi domando come facciate ad essere ancora single voi due!» - Ryo aveva un modo tutto suo di ringraziare - «Sentite Yukari mi ha chiesto di andare in pasticceria a ritirare la torta perché lei non riesce. Iniziamo ad andare, altrimenti rischiamo di far tardi.»
«Si, voi andate. Io mi devo incontrare con Yuzo, vi raggiungiamo direttamente alla festa. A dopo.». Ed in parte era vero, aveva dato appuntamento a Yuzo intorno alle 18, mancava ancora un po' all’incontro e decise di tornare al negozio per acquistare una cosa che aveva visto poco prima.
Si era fatto preparare dalla commessa un pacchetto regalo. Pensandoci bene era il suo primo pacchetto di San Valentino. Non si sarebbe mai sognato di regalare ad un altro ragazzo un regalo per quella festa… ripensandoci, in generale, non aveva mai fatto regali a nessuno.
 
Arrivò fuori casa di Yuzo e suonò il campanello.
«Buonasera, sono Mamoru. C’è Yuzo?». Aveva il timore che a rispondere fosse lui. Non sapeva se fosse ancora arrabbiato, o, se realmente lo fosse, il perché.
«Ciao Mamoru, il tempo di prendere il cappotto e arrivo.». Il tono di Yuzo era freddo, abbastanza per capire che qualcosa non andasse. Avrebbe aspettato di trovarsi lontano da casa sua per parlargli.
Camminavano in silenzio. Sguardo dritto davanti a loro senza dire una parola.
«Ehi. Si può sapere che ti è successo oggi? Dopo l’allenamento te ne sei andato. Non hai neanche risposto al mio messaggio.» Mamoru era abituato a risolvere le incomprensioni. Odiava il silenzio, e soprattutto odiava quello di Yuzo.
«Niente. Avevo delle commissioni urgenti da fare prima della festa e me ne sono andato velocemente.». Il tono di Yuzo non era per niente tranquillo.
Continuarono a camminare l’uno accanto all’altro senza parlare e senza guardarsi. Nervosismo.
Mamoru si fermò di colpo. Restò indietro di qualche passo e Yuzo, notandolo, si fermò a sua volta.
«Cosa c’è? Perché ti sei fermato all’improvviso?». Chiese Yuzo.
«Prendi. Questo è per te. Ero indeciso se dartelo o meno, ma l’ho acquistato per te e mi sembrava uno spreco non dartelo. Non è cioccolato, ma spero ti piaccia.». Mamoru, con un tono acceso e arrabbiato gli porse la bustina del negozio dove aveva acquistato il regalo per Yuzo.
Yuzo rimase immobile davanti a Mamoru. Non avevano mai parlato di regali e non si aspettava che fosse proprio lui a regalargli qualcosa quel giorno. Era abituato a vederlo ricevere i regali, non a farli. Era sorpreso.
«Puoi aprirlo. Te lo do adesso perché dopo ci saranno troppe persone. Lo sai, non amo fare queste cose davanti agli altri.». Si giustificò Mamoru.
Ed era vero, lo sapeva e lo conosceva bene.
«Si, lo so. Sono sorpreso infatti. Grazie…» - aprì piano la busta e ne tirò fuori due braccialetti - «Sono bellissimi. Grazie Mamoru.»
«Figurati. È una sciocchezza. Li ho visti oggi al centro commerciale ed ho pensato che potessero andarci bene. Mi fa piacere che ti piacciano». Il tono di Mamoru era seccato. Avrebbe voluto passare una serata piacevole insieme a lui ed ai suoi amici, ma Yuzo era arrabbiato e lui non sapeva perché. Iniziò a camminare e sorpassò Yuzo, rimasto fermo a guardare il pacchetto ricevuto dal suo ragazzo.  Lo vide allontanarsi di qualche passo e, sorprendendo anche sé stesso, lo abbracciò da dietro. Scostò i capelli di Mamoru e lasciò un piccolo bacio vicino all’orecchio.
«Scusami…Scusami Mamoru. Oggi è stata una giornata difficile... Ogni volta che mi giravo ad osservarti vicino a te trovavo una ragazza con un pacchetto in mano per te.» sospirando continuò a parlare «Avrei voluto dire ad ognuna di loro di non avvicinarsi, di non sorriderti e non arrossire davanti a te. Avrei voluto dirgli che sei di mia proprietà, ma non potevo... Poi quando sono entrato nello spogliatoio ed ho sentito te e Ryo, mi sono innervosito e me ne so andato. Scusami.»
Yuzo lo bloccava da dietro. Non voleva farsi vedere così da Mamoru.
«Stupido. Se fossi rimasto un secondo di più avresti anche sentito che ho rifiutato ogni singolo pacchetto che mi è stato regalato.», con il sorriso sulle labbra si voltò verso Yuzo e lo baciò.
«Vogliamo andare adesso? Gli altri ci staranno sicuramente aspettando.». Prese il suo ragazzo per mano e, dopo essersi messi i braccialetti, camminarono insieme fino al locale.
 
La serata proseguì tranquilla per tutti. Appena arrivati avevano iniziato a cantare le canzoni più romantiche del karaoke. Hajime e Tappei avevano deliziato i loro compagni in un duetto dolcissimo sulle note di “Amarti è l’immenso per me”*, mentre Mamoru aveva intonato “Sei solo Tu”* con tutto il fiato  che aveva in corpo. Per non farsi mancare nulla quella sera, Ryo decise di buttarsi a cantare “Love me tender”* del grande Elvis, imitandone movenze e voce. L’imitazione riuscì talmente bene che avevano tutti le lacrime agli occhi e i crampi allo stomaco per il troppo ridere.
Tsubasa l’aveva cercata con gli occhi tutta la sera. Indossava un vestito color panna, con uno scollo a V e le maniche a tre quarti. Sopra portava un leggero spolverino dello stesso colore e delle décolleté nere. Aveva raccolto i capelli su un lato con un fermaglio. Sul volto un trucco leggero, quasi invisibile ed un paio di orecchini a forma di goccia. Era diversa dal solito. La vedeva ridere insieme agli altri. Era bella. Non riusciva a toglierle gli occhi di dosso.
«Ehi capitano, hai visto la nostra Anego stasera? Se non avesse quel suo modo di fare avvolte da maschiaccio, questa sera non l’avrei proprio riconosciuta!». Genzo amava stuzzicare Tsubasa quando si trattava di Sanae.
«Si, l’ho vista. È bellissima…». Tsubasa rispose a Genzo quasi meccanicamente, senza riflettere.
«Anzi scusami, non la vedo più. Ho visto che prima stavate parlando… Sai per caso dov’è?».
«Si capitano, è uscita a prendere un po' d’aria. Inizia a far caldo qua dentro.». Sorrise. Neanche il tempo di dirle dov’era e Tsubasa sparì oltre la porta.
«Ciao Sanae…Dentro si stanno proprio divertendo eh. Credo che stasera non sarà facile farli tornare a casa.». Tsubasa si avvicinò a lei, poggiata alla finestra.
«Si è vero. Il karaoke fatto così è veramente uno spasso. Onestamente vedere Ryo che canta Elvis è stato veramente appagante!». Entrambi iniziarono a ridere. Sanae si strinse un po' nelle spalle per un brivido di freddo.
«Tieni, poggiati questa sulle spalle. Dentro la sala è caldo, ma qui fuori vicino alla finestra è freddo. Non possiamo certo permetterci di far ammalare la una delle nostre manager.». E le porse la sua giacca. Aveva addosso il suo profumo, e quasi inconsciamente lei ne respirò un po'. Le bastava anche questo. Andava bene così. Non poteva desiderare altro, quelle poche attenzioni che lui le dedicava le bastavano.
«Grazie capitano. Sicuro di non aver freddo tu adesso? Non possiamo neanche permetterci di avere te a letto con la febbre.». Le sorrise di nuovo. Quel sorriso che solo in sua presenza lei tirava fuori. Era una sua esclusiva, nessuno lo conosceva e nessuno doveva conoscerlo. Ne sarebbe stato geloso.
«No, non preoccuparti per me. Ho la camicia ed il gilet a tenermi al caldo. Tranquilla...» - continuò a parlare fissandola negli occhi - «Però riflettendoci bene… potrei anche prendermi un bel raffreddore. Purché poi sia tu a prenderti cura di me.». Lei distolse istintivamente lo sguardo. Sentiva le sue guance farsi sempre più calde, sicuramente erano diventate rosse fuoco.
«Beh capitano… credo che basti tua madre per prendersi cura di te con il raffreddore.». Cercò di usare un tono più normale possibile per nascondere l’imbarazzo di quel momento.
«Allora in quel caso non sarebbe necessario e utile ammalarmi. Pazienza.». Rispose in tono scherzoso Tsubasa, voltandosi verso la finestra per osservare il cielo. Sanae fece lo stesso, si voltò e si poggiò alla finestra. Erano vicini. Tanto vicini da sentirne l’odore dello shampoo che aveva usato quel giorno per i capelli. Tanto vicini da avere i suoi vestiti impregnati del profumo che lei solitamente indossava fuori dal campo di calcio. Tanto vicini da avere un contatto con la spalla e sentire i battiti del suo cuore accelerare.
Senza aspettare oltre, tirò fuori dalla tasca dei pantaloni una piccola scatoletta rossa e ne estrasse una collanina d’oro con un piccolo pendente. Scostò dolcemente i capelli di Sanae e poggiò la collana sul suo collo.
«Buon San Valentino, Sanae.». Pronunciò quasi in un soffio e con tono dolce queste parole. Non arrossiva più ormai quando si trattava di lei. Aveva deciso di amarla. E voleva dimostrarglielo.
Non fece in tempo a finire la frase che lei si voltò verso di lui. Il suo volto era un misto di stupore ed imbarazzo.
«G-grazie Tsubasa…È bellissima… ma perché?». Chiese lei alla fine.
«Ti volevo ringraziare Sanae. Mi sei sempre stata accanto in questi anni. Hai pianto e sofferto per le mie scelte in campo. Non ti sei mai arresa e mi hai sempre supportato. E sopportato. Volevo ringraziarti e…volevo dirti che sei bellissima stasera.» Tsubasa finì di dire quelle parole chiudendola dentro un abbraccio. E lei lo lasciò fare. Non lo scostò, e questa fu l’unica risposta di cui lui aveva bisogno in quel momento.
Rientrarono dentro la sala, dove i ragazzi continuavano a divertirsi e a cantare. Avevano ordinato e mangiato di tutto. Mancava solo il dolce. Sanae si avvicinò a Yukari e Kumi alle quali saltarono subito all’occhio la collana e il pendente.
«Ehi Sanae, quella da dove salta fuori? Non mi sembra tu ne avessi una prima…». Commentò subito Kumi, dopo averla vista.
«Si, è vero. Non avevo una collana prima…Questa, questa è un regalo di Tsubasa. Me l’ha data poco fa.». Era ancora incredula e solo toccando il pendente si rese conto che era vero.
«Wow. È veramente elegante. Questa volta il capitano ha voluto fare proprio le cose per bene eh…». Yukari non si lasciò sfuggire la possibilità di prendere un po' in giro il loro capitano.
Tutte e tre sorridevano, e le due amiche si congratulavano con Sanae.
Genzo come sempre assisteva da lontano. Era felice di vedere la piccola Anego raggiungere un suo piccolo obiettivo. Aveva faticato tanto per ottenerlo ed era giusto che ora godesse di quel momento.
 
«Ehi Yukari, vieni qui. Cantiamo insieme “Vorrei incontrarti tra cent’anni”*. Sarà un duetto splendido!» Shun Nitta aveva richiesto espressamente a Yukari di cantare insieme. Avevano passato tantissimo tempo insieme, ed erano un gruppo affiatato.
Accettò ben volentieri di cantare con lui. Desiderava fare un duetto romantico da quando era iniziata la festa, ma non aveva ancora trovato nessuno tanto intraprendente da cantare insieme a lei.
«“Ritroverò i tuoi occhi neri, tra milioni di occhi neri e saran belli più di ieri”. Ahhh che canzone romantica! Grazie Yukari per aver cantato con me. Devo dire che non te la cavi niente male eh. Qualora da manager dovesse andarti male, prendila in considerazione la carriera di cantante.». Come tutti anche Shun si divertiva a prendersi gioco delle loro manager. Iniziarono a ridere e a scherzare insieme lui e Yukari e la loro vicinanza quella sera non passò inosservata.
«Ryo, occhio. Se non ti muovi a far qualcosa, credo che Yukari possa spostare la sua attenzione altrove…». Genzo ce la mise proprio tutta per far innervosire ulteriormente Ryo quella sera. Era già nervoso abbastanza per non essere riuscito a passare due minuti in sua compagnia, e in più ci si metteva Nitta a farle il filo.
«Stai zitto Genzo! Me ne sono accorto…Guardali come ridono felici. Che dovrei fare? Se mi muovessi ora farei solo casini… che si andrebbero a sommare a quelli che faccio già giornalmente.». Era abbastanza irritato, senza che Genzo mettesse bocca.
«Va bene, va bene. Riponi l’ascia di guerra, non sono io a far ridere a crepapelle la tua ragazza.». rispose Genzo.
«Non è la mia ragazza!!Ed ora basta…». Fece Ryo per alzarsi e senza riflettere molto su ciò che stesse facendo, si avvicinò a Yukari e la prese per una mano. La obbligò a seguirlo senza dire una parola.
«Ehi, Ishizaki. Cosa diavolo pensi di fare? Lasciami immediatamente. La festa non è ancora finita e non abbiamo mangiato neanche la torta!». Gli urlò contro Yukari.
«Bene, per la torta non preoccuparti.» ed urlò verso Sanae «Sanae pensaci tu a lasciare un pezzo di dolce per Yukari. Lei adesso viene con me! Ciao a tutti, buona serata!». E la portò fuori dal locale senza dire altro.
Continuò a trascinarla, sempre tenendola per mano, per alcuni minuti. Quando furono abbastanza lontani dalla strada principale si fermò e la lasciò andare.
«Dico io… Brutto idiota… Ma ti sembra il modo di trattare una ragazza? E poi… abbiamo lasciato la sala senza salutare nessuno. Ma che diavolo ti è preso?». Non aveva mai sentito quel tono così arrabbiato di Yukari. Iniziava a sentirsi in colpa per aver agito in modo così infantile. E non sapeva come rimediare a quella pessima figuraccia.
«Che mi è preso? Ti sembra quello il modo di civettare con gli altri, mentre siamo tutti insieme?»
No, non andava bene. Non voleva trattarla in quel modo, ma vederla così intima con Nitta lo aveva reso particolarmente geloso.
«Civettare?... Ma chi ti credi di essere eh? Mi stavo solo divertendo in compagnia dei miei amici. Non lo vedevi da solo è? Civettare… ma guarda tu…». Yukari stava lentamente sbollentando la rabbia e sul suo volto, rosso di rabbia, uscì un piccolo, microscopico sorriso al pensiero che aveva avuto. Ma, se anche lontanamente possibile, non poteva essere la verità. Dai insomma, si erano parlati spesso. Avevano discusso spesso e tutto sembrava tranne che quello. Seguì del silenzio tra i due… nessuno aveva il coraggio di prendere il discorso.
«Ti sei calmato?».
«Si.».
«Posso farti una domanda allora Ryo?».
«Si.».
«Certo, sarebbe una cosa abbastanza remota…Però sarebbe l’unica a spiegare quel tuo comportamento da pazzo di prima… Però non credo sia possibile, altrimenti… insomma… Me ne sarei accorta… forse…»
«Oh insomma Yukari, mi vuoi fare o no questa domanda?». Si era spazientito di nuovo a sentire quel monologo senza senso di lei.
«Calmati… ok. Pensavo… non è che sei per caso geloso?». Glielo chiese spostando i suoi occhi su un punto indefinito del cielo. Non voleva guardarlo in faccia, era troppo imbarazzante.
«E se anche fosse… quale sarebbe il problema?»
«Nessuno.»
Finalmente si erano guardati nuovamente negli occhi. Il buio aiutava a nascondere il rossore sui loro volti. Si sorrisero e Ryo le porse il sacchetto che aveva custodito per tutta la sera. All’interno vi era un kanzashi color rosso.
«Così potrai indossarlo con lo yukata quando andremo a vedere i fuochi d’artificio insieme…». Era difficile per lui essere dolce, aveva un carattere molto timido.
«Va bene. Lo indosserò quando mi porterai a vedere i fuochi. Grazie Ryo.». Si avvicinò a Ryo e gli diede un piccolo bacio sulla guancia, per ringraziarlo.
«Vogliamo tornare alla festa dagli altri?». Chiese Yukari.
«No. Se non ti dispiace vorrei rimanere ancora un po' con te. Ti va?». Ryo non voleva tornare indietro, un po' per l’imbarazzante scena a cui avevano assistito tutto e un po' perché voleva realmente resta solo con lei.
«Si, restiamo ancora un po' insieme.». e si poggiò alla sua spalla.
 
La serata, nonostante le varie scenate e i vari problemi, si chiuse benissimo per tutti. Avevano cantano, giocato, mangiato e bevuto in compagnia. Un San Valentino fuori dagli schemi, ma divertente per tutti quanti. Accompagnati o meno. La torta alla fine la mangiarono. Era un dolce a base di mousse al cioccolato bianco e frutto della passione, ricoperta con una glassa di cioccolato fondente. Buona e adatta all’occasione.
«Sai Kumi, hai avuto veramente un’ottima idea per questa sera. È stato piacevole passarla insieme.»
Genzo si era offerto di riaccompagnarla a casa quella sera, visto che Yukari non aveva più fatto ritorno e Sanae era in compagnia di Tsubasa.
«Si è vero, ho avuto una fantastica idea! Modestamente parlando… E poi diciamo che è servita come trampolino di lancio per quei quattro zucconi dei nostri amici.». Si era lodata da sola e rideva di gusto ripensando alle scene di quella sera.
«Noto con piacere che non sei minimamente modesta… Però questa volta ti do ragione, si sono dati una svegliati. Al passo loro non avrebbero mai visto la luce del sole. Troppo imbranati, ma d’altronde. Dio li fa e poi li accoppia, no?». Trovava piacevole la sua compagnia. Raramente si era fermato a parlare con lei quando passava a Nankatsu.
«È vero. Non posso non darti ragione. E poi comunque sono rimasti tutti contenti. Mi fa piacere insomma.». Kumi si fermò ad osservare il cielo, ed un fiocco di neve le si posò sulla mano.
«Oh guarda Genzo! Guarda, sta iniziando a nevicare! Che bello. Mi è sempre piaciuta la neve.»
Vedeva il suo sguardo brillare come una bambina che vede per prima volta qualcosa di veramente bello.
«Si è vero, è veramente bella… la neve. Aspettami un attimo qui Kumi, torno subito.» Genzo si allontanò, svoltò l’angolo e tornò poco dopo con in mano un bouquet di camelie bianche.
«Tieni Kumi, queste sono per te. So di non essere nessuno di speciale per te, ma vederti con quel volto sorridente prima mi ha reso felice. Spero le accetterai.».
La ragazza li accettò molto volentieri. Si incamminarono di nuovo verso casa. Quella sera entrambi approfittarono ancora un po' della reciproca compagnia.
 
Ci terremo semplicemente per mano
e andremo con passo leggero,
dicendo cose insensate, stupide e care.
(Dino Buzzati)
 
 
Note: Premessa. Credo che queste note siano le più lunghe che io abbia mai scritto. Parto col citare i titoli delle canzoni che ho usato nel testo. Ovviamente non sono le mie ^__^:
  • “Amarti è l’immenso per me” è di Eros Ramazzotti , “Sei solo tu” di occhibelli NEK, “Love me tender” del grande Elvis e “Vorrei incontrarti tra cent’anni” di Ron e la grande Tosca.
Poi vorrei veramente ringraziare tutti coloro che hanno letto il capitolo precedente e che, spero, abbiano dato una chance a questa piccola storia. Mi fa veramente piacere.
Di ringraziamento necessito di farne ancora uno: ringrazio Melanto, Khrenek e CKS per le loro recensioni ed osservazioni. Spero di essere riuscita a mettere in pratica i vostri consigli.
Ero andata nel panico sono onesta, forse perché mi ero imposta di pubblicare entro oggi. E questo è stato per me un grandissimo errore… non sono abituata a scrivere e impormi una scadenza mi ha giocato un brutto scherzo! XD
Ma fortunatamente sono riuscita a sbloccarmi e, grazie anche all’impegno preso con voi che leggete, sono riuscita a finire il capitolo per oggi.
 
*___* Vi auguro comunque una buona lettura ed un buon San Valentino!

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