Say something before I go crazy

di _xhiLauren_
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Capitolo Uno ***
Capitolo 2: *** Capitolo Due ***



Capitolo 1
*** Capitolo Uno ***


‘’Ha un profumo delizioso Nadia’’ dice Villanelle, prendendo il caffè che la sua barista le stava porgendo, la stessa barista con cui era andata a letto poche ore prima.
Nadia arrossisce e si appoggia al bancone. ‘’Sei impegnata stasera?’’ chiede.
‘’Sei così impaziente’’ Villanelle sorride mentre estrae il suo telefono. Finge di controllare i suoi impegni ma sa perfettamente di non averne.
‘’Mi dispiace, ma stasera ho un impegno per l’ora di cena’’
‘’Oh’’ sospira Nadia. ‘’Magari potrei venire dopo?’’

Villanelle aggrotta le sopracciglia mentre fa scivolare il telefono nella tasca dei pantaloni. Nadia sta diventando troppo appiccicosa, pensa. Non vuole che pensi ci sia qualcosa tra loro.
‘’Ti chiamerò, okay?’’
La risposta sembra soddisfare Nadia che annuisce prima di allontanarsi e raggiungere il cliente appena entrato. Un uomo sui trent’anni che a giudicare dall’uniforme lavora per la rivista Villanelle ma con l'aria di chi non ha assolutamente idea di chi sia il suo capo e che l’omonimo della rivista per cui lavora sia a pochi passi.

Villanelle lo osserva mentre ordina da bere e ne studia i movimenti. Alza gli occhi al cielo e si dirige verso l’uscita sbattendo di proposito contro di lui. ‘’Ei! Guarda dove stai andando!’’ brontola l’uomo.
Villanelle sorride e si gira. ‘’Lavori qui?’’ chiede.
Questo si gira verso di lei e la guarda dall’alto in basso. Capì che doveva essere una figura importante dall’abito rosso di Victoria Beckham che stava indossando. ‘’Si, sono un fotografo.’’
Lei annuisce, dicendo ‘’Hai mai scattato una foto di copertina?’’
Sa che la risposta è no perché altrimenti se ne ricorderebbe.
‘’O hai mai scattato delle foto alle persone che io ho inserito nella rivista? O ti sei solo limitato a fotografare dei prodotti su uno sfondo verde per poi inviarli al mio editore?’’
‘’Mi dispiace, io non..’’
‘’Sai che sono il tuo capo, sai che lavori per me? Mi aspetto che i miei dipendenti si preoccupino di sapere per chi lavorano’’
‘’Si! Infatti, è così. Non mi ero accorta che fossi tu, non avrei comunque dovuto essere scortese con nessuno’’

Villanelle sorride nell'intravedere quel velo di panico negli occhi dell’altro.
‘’Come ti chiami?’’
L’uomo glielo dice e lei tirò fuori il telefono per appuntarselo. Poi uscì senza dire una parola. L’idea che la paura di essere licenziati lo avrebbero assalito bastava per migliorare l’umore di Villanelle.

Il fastidio causato dalla conversazione con Nadia sparì. Tira fuori le sue airpods e si incammina per le strade di Londra. La gente la guarda quando lei gli passa accanto ma non gli dà troppa importanza. Doveva vedere una persona ed era felice che fosse lunedì. Di solito indossava abiti eleganti durante le occasioni importanti o in occasione di un uscita. Oppure li indossava di lunedì. Preme ripetutamente il pulsante inefficiente del semaforo in attesa che cambi colore. Il rosso durava sempre troppo a lungo e la faceva un po’ incazzare. Quando scattò il verde superò abilmente gli altri passanti e accelerò il passo. I marciapiedi erano ancora bagnati a causa della pioggia della scorsa notte. Spalanca la porta d’ingresso dell’ufficio, mostra la sua scheda all’agente della hall e si precipita verso l’ascensore.

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‘’Perché pensi di averla amata?’’
Il tocco leggero di una matita che sfregava contro un block notes era l’unico suono che riempiva la stanza.
‘’Lei..’’
‘’No,no,no’’ la ferma la terapista incrociando le gambe e sporgendosi in avanti per prendere un bicchiere d’acqua dal tavolino.
Beve un sorso poi si rimette comoda sulla poltrona.
‘’Perché pensi di averla amata? Cosa ti fa pensare che quello che provavi era amore?’’
Il clacson delle auto era ben distinguibile. Anche se l’ufficio del suo terapista si trovava al sesto piano poteva udirlo e il suono la infastidiva. Se saltassi?

‘’Non ho mai provato prima quello che provavo quando ero con lei. Lo sentivo solo quando ero con lei’’
Un mmm arrivò in risposta e seguì il cigolio della matita contro il blocco di carta.
‘’Prima mi hai detto che fai fatica a provare delle emozioni e a volte combatti con esse perché sono differenti e si mischiano tra loro. È possibile che la tua sensazione sia stata confusa con un'altra? Forse con l’ammirazione?’’

‘’Ah’’. Villanelle si morde il labbro, gli occhi rivolti verso la finestra. ‘’Non l’ho mai ammirata’’ dice dopo qualche minuto.
‘’Perché no?’’ ‘
’Era povera. Infelice. Si è rifiutata di fare quello che voleva. Cosa c’è di ammirevole in questo?’’
‘’E’ possibile che si stesse sacrificando per te o per qualcun altro?’’
‘’Non l’ho forzata a stare con me’’
‘’Villanelle, possiamo fare progressi solo se sei onesta con me’’
‘’Avevo sedici anni! Lei quaranta. Pensi davvero che sarebbe stato possibile manipolarla? Da adulta quale era, e in quanto mia insegnate, avrebbe dovuto rifiutare!’’
Villanelle prende fiato per calmarsi.
‘’Sono d’accordo. Avevi sedici anni e lei avrebbe dovuto tirarsi indietro. Ora però ne hai ventisei e continui a pensare a lei e dici di averla amata..’’ la donna scrisse qualcosa sul suo block notes poi studiò Villanelle. ‘’Perché pensi di averla amata?’’

Villanelle sospira e si passa una mano fra i capelli.
‘’Ero felice quando ero con lei. ho sempre pensato di renderla orgogliosa e questa cosa mi faceva sentire uno strano calore al petto. Come se la nebbia che circonda le mie emozioni andasse via e potessi davvero sentire delle cose vere con lei. Non ero arrabbiato o infastidita quando ero con lei’’ ‘’Quindi, solo perché non ti infastidiva tu hai pensato di essere innamorata di lei?’’
‘’IO..’’
‘’Ti infastidisco?’’ chiese la terapista. ‘
’No’’ rispose Villanelle alzandosi.
Infila le mani dentro le tasche rosse dei suoi pantaloni e si avvicina alla finestra, lo sguardo rivolto al soffitto.
‘’Io invece ti infastidisco?’’
‘’Quindi dato che non ti infastidisco tu sei innamorata di me?’’ provò la donna. 
Villanelle sorrise e guardò nel vetro il riflesso della donna. ‘’Hai ignorato la mia domanda’’
‘’Non mi infastidisci, no. Alcune persone del tuo passato mi infastidiscono ma tu no’’ rispesa la terapista ‘’Ora rispondi alla mia domanda’’.

Si era abituata a giocare a questo gioco con Villanelle, dove a turno si facevano domande. Era un gioco che doveva funzionare, perché Villanelle aveva sempre molte domande e lei doveva accontentarla per far si che rispondesse poi alle sue.
‘’Non lo so. Sei la mia terapista, quindi penso di no. Ma se ci incontrassimo là fuori.. Se ci dessimo appuntamento, se ti facessi ballare, se ti facessi ridere là fuori dove posso sentire la tua vera risata e non qui.. In quel caso si. Penso che lo sarei’’

Stava fissando un bar a pochi passi dall’edificio in cui era. La terapista rimase in silenzio, così Villanelle ne approfittò per farle un’altra domanda.
‘’Anna ti infastidisce?’’
‘’Si. Ha approfittato di uno studente che aveva bisogno di una figura genitoriale. Si è approfittata di te’’
‘’Pensi che io abbia amato Anna perché la mamma ha ucciso papà per poi uccidere se stessa?’’
Villanelle si gira per guardarla ‘’Che grande teoria’’. Mancano un po’ di collegamenti e di dettagli, rifletté Villanelle.
‘’Penso, che tu abbia attraversato un momento difficile in cui eri particolarmente sensibile, che tutte le ragazze a quell’età cercano approvazione e hanno bisogno dell’affetto di una madre. Ma penso anche che eri troppo piccola per desiderare sessualmente Anna e ti sei trovata in una particolare situazione. Qualcuno ha attirato la tua attenzione, era orgoglioso dei tuoi successi e magari era interessata a te. E, magari, cercava anche qualcuno da portare a letto’’
Villanelle solleva le sopracciglia. In sei anni lei era l’unica terapista che era riuscita a durare per più di un paio di mesi e l’unica che avesse mai sbottato in sui presenza. È stata anche l’unica con cui ha parlato di Anna.
‘’Abbiamo fatto molto sesso’’
Villanelle si tocca il mento mentre fingere di essere immersa nei suoi pensieri. ‘’Soprattutto sulla poltrona di sua marito. Forse è un segno dei problemi avuti con mio padre’’.

‘’Ti stai arrabbiando’’ disse la terapista semplicemente. ‘’Penso che quando mi sto avvicinando alla verità vai sulla difensiva e inizi a fare battute per coprire la tua rabbia’’.
La mascella di Villanelle si contrae istintivamente. Poi sorride e annuisce. Schiocca improvvisamente le dita come chi ha appena scoperto qualcosa di sensazionale. ‘’Sai che l’orgoglio è un peccato mortale?’’
‘’Per certi versi.. Anche la lussuria lo è’’ rispose immediatamente la donna.
Le sfuggì un mezzo sorriso poi con la mano fece segno a Villanelle di sedersi.
‘’Perché pensi di averla amata?’’

Villanelle si lecca le labbra e studia la donna che ha di fronte. Gli occhi le scivolano sul naso mentre è intenta a scrivere qualcosa sul suo blocco, non notando che Villanelle la stava fissando. I suoi capelli sono raccolti in una coda e indossa un maglione a collo alto verde. Villanelle non l’avrebbe mai indossato, ma a lei stava davvero bene. Sicuramente la terapista più attraente che aveva avuto finora. E la prima a non provare compassione per lei. Lodava i suoi progressi e sembrava davvero comprende la sua lotta con la noia. Era la prima persona con cui Villanelle sentiva di voler essere se stessa.
‘’Non l’ho fatto’’
‘’Che cosa?’’ chiese sorpresa la terapista.
‘’Ero ossessionata da quello che mi dava. Non da lei. Avrebbe potuto darmelo qualcun altro e io mi sarei sentita.. così per loro. La sua personalità non mi piaceva invece. Era troppo calma, troppo modesta, troppo… moralista’’
‘’Hai cambiato idea molto velocemente per essere una che ha creduto per dieci anni di essere innamorata di lei’’, sottolinea.
‘’Ho avuto un’epifania’’, rispose Villanelle.
La donna indicò fuori dalla finestra ‘’Hai visto un angelo o qualcosa del genere?’’
‘’Dai, sai cosa intendo’’ disse Villanelle ridendo.
Scrisse ancora qualcosa sul suo block notes poi lo chiuse e si alzò dalla poltrona.

‘’La prossima sessione è la dodicesima’’
‘’Ooo, sei mesi insieme. Devo portare fiori e cioccolatini?’’ chiese scherzando.
‘’No, probabilmente.. Si. Okay, puoi corrompermi con dei cioccolatini se vuoi’’
Villanelle sorrise, schioccò le mani in un applauso e si avvicinò alla sua terapista. Le porse la mano per stringere quelle dell’altra donna.
‘’Ci vediamo tra due settimane, Villanelle’’
‘’Ci vediamo tra due settimane, Eve’’
Villanelle le rivolse un ultimo sorriso poi uscì chiudendosi la porta alle spalle.

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Capitolo 2
*** Capitolo Due ***


Eve non aveva programmato di diventare terapista. Studiò criminologia e rimase alcuni anni all’M15. Il suo sogno era quello di diventare una spia. Poi c’è stato il caso del figlio di un ambasciatore che ha ucciso tutta la sua famiglia senza provare alcun rimorso. Questa storia l’aveva incuriosita, voleva capire perché l’aveva fatto e l’idea di poter entrare nella mente di quel criminale la mandava su di giri. Così era diventata una psicologa per persone con un passato violento.
È questo che caratterizza la maggior parte dei suoi clienti e il suo compito era quello di aiutarli a controllare l’impulsività e la rabbia.
Fu Carolyn Martens a offrirle il lavoro dei suoi sogni. Ed era sempre lei che le passava i clienti. Eve non capiva perché le era stata affidata Villanelle, però.

Lei era diversa dagli altri pazienti che aveva. Non aveva un passato violento e non aveva fatto del male a nessuno. Tutto quello che Eve sapeva era che Villanelle doveva essere seguita per rimanere comproprietaria di una compagnia con suo zio dopo che le era stata diagnosticata la psicopatia.
Più Eve conosceva Villanelle più la diagnosi le sembrava errata.
Non poteva fare a meno di notare che era diversa da qualsiasi paziente avuto finora.

Lei è sgargiante e mette alla prova la pazienza di Eve nel miglior modo possibile. Il suo umorismo è oscuro e lei assolutamente senza vergogna. Flertava continuamente, cosa che Eve doveva costantemente ignorare.
A Villanelle piaceva il sesso. Un sacco. E non aveva avuto alcun problema nel raccontare a Eve dei suoi desideri sessuali.
Le piace avere il controllo durante le loro sessioni. Il controllo è qualcosa che Villanelle ha paura di perdere. Non faceva uso di droghe, non beveva quasi mai e se lo faceva era con misura. Un bicchiere di champagne o di vino.
È raffinata, ma selvaggia. C’è un modo in cui Villanelle sorride di tanto in tanto che le fa venire i brividi. Come i predatori che mostrano i denti alle loro prede per intimorirle. Questa immagine era l’unica che Eve aveva trovato che rendesse l’idea.

Rivolse uno sguardo all’orologio. Si lasciò sfuggire un gemito e cadde in avanti contro la sua scrivania. Villanelle aveva lasciato l’ufficio da tre ore ormai e lei non aveva fatto altro che pensare a lei.

‘’Momento sbagliato?’’

Eve si girò in direzione della voce. Il suo miglior amico, Bill, era sull’uscio della porta con una sacchettino di carta marrone in mano e un bicchiere di caffè fumante. Sorride ed entra.
Bill Stills lavora all’M15 ma raggiunge tutti i giorni Eve per poter pranzare con lei. Si siede di fronte a Eve e aspetta che lei apra il sacchetto pieno di deliziose alette di pollo, le sue preferite.
‘’Conosci qualcuno che sia.. frustrante, ma non troppo e allo stesso tempo intrigante? Come se ci fossero due persona distinte in una sola?’’ chiese Eve.

‘’Ti conosco’’ la prende in giro Bill scartando il suo panino. ‘’Parli del tuo nuovo paziente?’’
‘’Non lo considererei più nuovo, però si’’
Eve non dava mai informazioni personali sui suoi pazienti, a volte non specificava neanche il genere. Ma era solita confidarsi con Bill quando un paziente la stressava particolarmente o quando faceva grossi progressi.
‘’Com’è?’’
‘’Oh dio’’ Eve prende il suo caffè e si alza, spostandosi dove Villanelle era stata poche ore prima. ‘’E’ completamente aperta con me, ma assolutamente inaccessibile. Ogni volta che imparo una cosa, ci sono centinaia di altre cose che sembrano sfuggirmi. E’ sgargiante, ama l’attenzione e gli elogi. E’ attraente e cazzo se ne è consapevole. Arrogante come tanti, ma non è un arroganza fastidiosa, capisci?’’
‘’Ti è permesso avere una cotta per i tuoi pazienti?’’ chiese Bill inarcando le sopracciglia. 
‘’Oh mio dio Bill. Non ho una cotta per lui’’ Eve alza gli occhi al cielo e guarda verso la finestra. ‘’E, cotta? Veramente? Siamo adulti!.’’

‘’Quel che sto dicendo è: ti è permesso descrivere i tuoi pazienti come attraenti?’’
‘’Non dovrei neanche descriverli i miei pazienti’’
‘’Mmh, però lo fai comunque. Dai dimmi, cosa ti sei sentita dire di così sconvolgente oggi?’’

Ha detto che potrebbe essere innamorata di me.  

‘’Non capisco perché l’abbiano mandato a me. Sai che ho a che fare con pazienti aggressivi no? Questo paziente invece non ha assolutamente nulla in archivio e non si comporta in modo violento. Cerca sempre di controllarsi. Non fa uso di droghe o altre sostanze. Nessuna dipendenza da gioco o robe simili. Gli piace però spendere soldi per cose costose. Vestiti costosi, macchine, profumi, appartamenti. Viaggia molto ma non vive a spese di altri, sono cose che può permettersi’’
Eve si gira e si appoggia alla finestra. ‘’E’ solo una persona normale, ricca certo, e con un trauma legato al passato’’

A Eve non piaceva affatto quel’espressione. Villanelle non era normale. Ma non c’era nessun aggettivo che si adattasse a lei. Non l’aveva ancora trovato.
‘’Pensi che possa essere capace di commettere atti violenti?’’
Eve poteva presumere di si. Villanelle era una persona troppo attenta per aver accidentalmente ferito un compagno di classe di jiu-jitsu. Aveva una strana passione per i coltelli e sapeva troppo bene come macellare un animale. Quello gliel’aveva rivelato durante una sessione, dopo averle offerto la colazione preparata da lei stessa. Aveva detto che durante il fine settimana era stata in una fattoria solo per imparare a macellare un maiale. Al suo perché aveva risposto ‘’Ero solo annoiata e curiosa’’. Eve annuisce.
‘’Beh, forse è per questo. Sei la prevenzione, così che non sviluppi un carattere aggressivo. Chi te lo ha affidato?’’
‘’Carolyn’’

Carolyn Martens gestisce l’ufficio di consulenza gestito da una ventina di terapisti. Ogni terapista era specializzato in un data categoria ed erano i migliori a Londra. Il fatto che Carolyn avesse deciso di affidargli Villanelle non aveva senso per lei.

‘’Davvero? Quindi deve aver pensato che sei la persona più adatta’’
‘’Non ne ho idea. Spero solo che non stia cercando un motivo per licenziarmi.’’
‘’Non avvicinarti al tuo paziente attraente e molto arrogante e non ne avrà motivo.’’ Eve alzò gli occhi al cielo. ‘’Sono i miei pazienti. Non potrebbe mai accadere nulla tra di noi’’
‘’Anche se tu non fossi sposata?’’ ribatté Bill.
‘’Anche se io non fossi sposata’’


Note: Ho divorato killing Eve nel giro di un paio di giorni e.. come diamine si fa ad aspettare una settimana per poter vedere un nuovo episodio?! Così ho deciso che nel frattempo mi sarei data alla lettura perchè proprio non riesco a togliermele dalla testa. Ho trovato questa storia su un sito simile a questo, mi è piaciuta un sacco e ho deciso di tradurla. 
Spero vi piaccia come è piciuta a me :) 
ps. perdonate gli errori di battitura, è tardi ma non riuscivo più a resistere e volevo pubblicarla. 

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