Titolo provvisorio - Endless

di Legeia
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Chapter 1 - Conflitto ***
Capitolo 2: *** Capitolo 2 ***
Capitolo 3: *** Chapter 3 ***
Capitolo 4: *** Chapter 4 ***
Capitolo 5: *** Chapter 5 ***
Capitolo 6: *** Chapter 6 ***
Capitolo 7: *** Chapter 7 ***
Capitolo 8: *** Chapter 8 ***
Capitolo 9: *** Chapter 9 ***
Capitolo 10: *** Chapter 10 ***
Capitolo 11: *** Chapter 11 ***
Capitolo 12: *** Chapter 12 ***
Capitolo 13: *** Chapter 13 ***
Capitolo 14: *** Chapter 14 ***
Capitolo 15: *** Chapter 15 ***
Capitolo 16: *** Chapter 16 ***
Capitolo 17: *** chapter 17 ***
Capitolo 18: *** Chapter 18 ***
Capitolo 19: *** Chapter 19 ***
Capitolo 20: *** Chapter 20 ***
Capitolo 21: *** Chapter 21 ***
Capitolo 22: *** chapter 22 ***
Capitolo 23: *** Chapter 23 ***
Capitolo 24: *** chapter 24 ***
Capitolo 25: *** chapter 25 ***
Capitolo 26: *** chapter 26 ***
Capitolo 27: *** chapter 27 ***
Capitolo 28: *** chapter 28 ***
Capitolo 29: *** chapter 29 ***



Capitolo 1
*** Chapter 1 - Conflitto ***


cronache 1 Titolo provvisorio - Endless

Questa fic l'avevo scritta tempo fa per un progetto, ma l'avevo sempre accantonata senza riprenderla. La mia migliore amica mi ha convinta a pubblicarla come è, dicendomi che secondo lei vale la pena metterlo. Quindi eccolo. Sarà di molti capitoli perchè il testo è unico lunghissimo e devo dividerlo. Per cortesia essendo un lavoro vecchio che non ho più ripreso per correzioni o altro, evitate critiche aspre e senza argomentazioni, è solo un esperimento su pressione della mia amica. I generi li ho indicati come appaiono per essere generica e non specifica nel caso qualcuno non ritenga la storia puntata verso quello specifico genere.

Chapter 1 - Conflitto

Vennero tutti spostati in maniera concitata in un enorme edificio posto alla periferia più profonda della città. Non erano stati ancora conteggiati, catalogati, registrati e settorializzati.
In file di due per volta sono indirizzati verso l'enorme porta in metallo che conduceva in uno spazio così ampio che non riuscirono a capire la vastità.
Sembrava diviso in tre aree, a destra dell'entrata vi era una suddivisione in due livelli, in basso come una sorta di cucinino con qualche sedia e tavoli sottili dal piano tondo distanziati tra loro da lasciare lo spazio centrale per un grosso quadrato metallico. Un divanetto color pelle, forse davvero di pelle, e vari oggetti che sembravano a un primo occhio elettrodomestici ma erano tutti color argento, forme minimal e di difficile interpretazione. Due scale per lato che partivano proprio davanti i tavolini portavano al livello superiore, che sembrava una zona di relax con divanetti e una sorta di scrivania  nella parte centrale,  e quasi addossati ai muri laterali quelle che sembravano scalinate sportive. Il piano superiore era recintato da una ringhiera argentata. Oltre la scrivania si vedeva una grande finestra quadrata da cui entrava parte della luce nell'edificio. Infatti vari quadrati per la zona più lunga permettevano una buona illuminazione anche se strane lampade erano poste sul soffitto e al livello di quello che era il piano superiore per migliorare la visibilità nelle zone più basse.
la zona centrale invece era uno spazio vuoto dove però vari uomini armati osservavano e smistavano i nuovi arrivati.
Li indirizzavano verso la zona a sinistra dell'entrata, che a prima vista sembrava più vasta. Anch'essa di due livelli, era divisa dalle altre zone da una sorta di parete di vetro lucido e trasparente che arrivava quasi fino al soffitto. Anche in questa zona vi erano due piani raggiungibili da delle scale dopo il muro trasparente.
Il piano di sotto sembrava simile a quello dall'altro lato ma si capiva che era più capiente, anche se più tavoli e sedie riempivano di molto lo spazio.
Era presente anche una zona con dei tavoli da biliardo e biliardino, altri oggetti non visibili subito avvicinandosi e gli stessi parallelepipedi argentati.
Il vetro permetteva di vedere il piano superiore, pieno di letti a castello a tre posti. Ed erano tanti.

"Qui da me cortesemente nome, cognome, data di nascita, collocazione lavorativa e se di fa parte di un nucleo familiare"

I primi cento che furono condotti all'interno dovettero fermarsi davanti uno degli uomini al centro dell'edificio, quello con una sorta di tablet grigio scuro. Ai suoi lati due uomini con altri tablet e quattro pesantemente armati.

"A cosa vi servono queste informazioni? Chi siete? Dovè la polizia?"

L'uomo che aveva chiesto le informazioni guardò malamente l'uomo che si lamentava. Osservò l'uomo alla sua sinistra e quello scosse la testa in maniera negativa. Quando si levarono altre lamentele accadde la stessa cosa, il primo uomo si voltò verso l'altro e questa volta invece di muovere la testa disse chiaramente all'altro di non dire niente.

"ha detto di non informare nessuno per adesso, verrà e parlerà a queste persone spiegando la situazione. Non deve accadere prima. L'accordo dice questo"

" Hai sentito" disse l'uomo con il tablet che voleva le informazioni "il nostro capo ha detto non subito, saprete tutto quando arriverà"

"E quando verrà questo individuo? Dovè il sindaco? Qualcuno della nostra polizia? Perchè ci avete fatto uscire a forza dai nostri quartieri dicendo che di nuovo sarebbe accaduta un'incursione?"

"Vi verrà spiegato tutto, il nostro capo vuole parlarvi di persona, pazientate! E per la vostra polizia, il vostro governo..."

"No, ha detto che lo faceva di persona. Stai dicendo troppo. Prendi solo i dati, non voglio vedere i suoi occhi taglienti e il suo silenzio punitivo perchè li abbiamo fatti impaurire di più"

L'uomo con il tablet al centro guardò di nuovo quello alla sua sinistra, torvo, sbuffò e disse qualcosa che i presenti capirono come "non ci tengo ad essere punito alla sua maniera e senza sapere quali diavolerie si inventerà per farci capire l'errore. Queste persone lottano contro quella gentaglia da anni, solo un paio di mesi fa altre cellule hanno fatto ir...."

"Konrad basta, questi sono ospiti, non membri nuovi dei ranghi. Anche se parli a Jason lo stai facendo davanti a loro. Vuoi che glielo dica? Devi solo registrarli e catalogarli. Se ci sono membri di famiglie divise devono essere riunite con l'altra sezione. Nient'altro"

L'uomo con il tablet, konrad,  sobbalzò e guardò verso il cucinino piccolo, seguito dagli altri presenti. Un uomo dai capelli castano chiaro raccolti indietro e un un'aria indecifrabile stava seduto a uno dei tavolini, quello più verso il muro di fronte agli ospiti. Non lo avevano visto quando erano entrati. 
Sbiancò, quasi atterrito e balbettò un "N-no, Jd. Inizio subito!" e iniziò a richiedere i dati alle persone di fronte a lui.

"perchè devo darvi i miei dati? Non so neanche chi siete. Mi rifiuto, state ottenendo con l'illecito elementi della mia privacy che..."

"No, non è così"

Si voltarono di nuovo tutti e Jd, l'uomo che aveva rimproverato bonariamente gli individui con i tablet si alzò con molta calma dal tavolino dove stava facendo qualcosa, lasciando anche una tazza di ceramica bianca.

"Risistemò la sedia, lasciando però la tazza dove si trovava, e guardando negli occhi l'uomo che si lamentava continuò a parlare.

"Non vorrei essere sfacciato ma vista la situazione, lamentarsi di infrangere la privacy è esagerato. Si è rischiata la guerra dei continenti per poco,  tramite i vostri apparecchi smartphone scaricate la qualsiasi senza badare a quali dati e quali parti private del vostro telefono spiino. O rubino o controllino. Persone che non avevano e hanno le basi per la vita in rete regalavano ogni tipo di informazione, dalle generiche alle più intime possibili e molte aziende private di vari continenti, esterni quindi alla giurisdizione del vostro governo e le sue leggi, hanno saputo tutto di voi. Letteralmente tutto. La guerra attuale è la conseguenza di molti errori commessi dalle persone per l'ebrezza della facilità, rispetto al passato con i pc ad esempio, di usare un apparecchio come mai prima. Dati medici, personali, privati o di vari settori che non dovevano essere diffusi sono invece finiti in mano ad aziende, soggetti non individuati e anche governi di altri continenti che hanno portato il vecchio tipo di spionaggio a livelli allucinanti. Gli oggetti che voi tutti tenete in mano, e che qui non funzionano perchè siamo schermati per ovvie ragioni, vi hanno reso chiari  come libri stampati a persone che non dovevano conoscere certe informazioni. Documenti personali e riservati di lavoro, certificati importanti o cartelle mediche e ogni altro dato importante è passato per le reti e in mano a molte persone. Persone che le hanno usate per gli attacchi ormai ben noti, almeno nel vostro Paese. Le cellule che hanno attaccato negli ultimi anni sapevano dove andare e cosa colpire per questo motivo. Non mi dilungo ma ogni persona che ha messo qualcosa in rete è vista negativamente. Vuoi per religione, per mire politiche, sociali, per le temute guerre dei continenti cercano di colpire persone o luoghi che possono destabilizzare un Paese o una cultura. Domani potevate essere voi stessi, con le vostre foto di sorrisi felici, di celebrazione di quella giornata particolare o altro ancora, possono scegliervi perchè vi trovano i bersagli idonei o perchè con altri che si taggano in un determinato luogo, elementi di un numero di nuovi sacrifici in nome di cosa credono o vogliono.  Avete visto la vostra città? Come molte altre porta i segni delle cellule per quello che vogliono dire e portare. Sarà il nostro Comandante a spiegarvi la situazione ma posso assicurarvi che lavoriamo al fianco del vostro Governo, avete visto i membri delle forze armate del vostro paese per le strade. Vero? Loro si assicuravano di controllare e vegliare sulle operazioni di svuotamento della città. Da mesi siete diventati uno dei porti franchi, come li chiamate, per le vostre forze armate sia di questo paese che di quelli che hanno un accordo di libera circolazione e addestramento dei vostri territori. Noi facciamo parte di qualcosa del genere ma siamo qui per aiuto. Resterete qui in attesa di registrarvi e tenervi insieme a famiglie e amici, mentre la vostra Polizia e sezioni armate vi sostituiranno nelle città. Una volta vi erano i bunker protettivi contro i nemici, ma eravate sempre dentro la città. Adesso nel pieno silenzio vi proteggiamo spostandovi in zone sicure. Questa è una di quelle, una delle prime Tappe. Una volta che vi sarete registrati e saremo sicuri che familiari e amici sono tutti insieme nello stesso posto, in quel caso vi sposteremo dove sono loro in maggioranza, riceveremo la visita del vostro Governo per terminare le operazioni di svuotamento. Non so quanto durerà finchè non tornerete nelle vostre case ma...  come ogni conflitto o guerra la colpa è sempre di regole non rispettate. Ma chiarirà meglio il nostro comandante, prima dobbiamo inviare al vostro Primo ministro i dati delle persone che sono al sicuro e confrontarli con le loro e portarvi via. Qui avrete quello di cui avete bisogno e ci sono edifici che contengono beni subito utilizzabili, quindi dopo che vi sarete registrati e avrete preso il vostro letto e i vostri spazi, potrete richiedere le cose di cui avete bisogno."

Rimasero tutti in attesa di ulteriori spiegazioni ma l'uomo restò ad osservare gli ospiti. Poi spostò lo sguardo verso Konrad e questi quasi scattò sull'attenti rigidi e chiede i dati. Alla fine, persuasi da quelle parole i primi cento acconsentirono e furono indirizzati verso le scale al piano dormitorio. Davanti la paratia di vetro vi era una grande porta anche questa trasparente con  intelaiatura in metallo, sorvegliata da due uomini, uno di quali aveva una strana macchinetta che erogava bigliettini stampati. L'uomo che si era lamentato ricevette prima un bigliettino appena stampato e subito dopo un braccialetto.

"Eccovi anche il braccialetto. Il chip al suo interno è registrato a voi come riportano i codici sul bigliettino. Include anche il numero branda e quali parti del mobilio vi appartengono per le vostre cose. Capirete che è una cosa momentanea e avrete l'indispensabile e necessario, ma è stato tutto calcolato in modo che possiate avere tutti i vostri oggetti con voi ben riposti. Se avete denaro o oggetti di valore in esubero abbiamo una zona di sicurezza ove riporle, con il vostro codice indicato sul bigliettino. Sarebbe meglio tenerlo sempre con sè e non perderlo, ma con il braccialetto possiamo comunque stamparne un altro. Per qualunque richiesta, dopo che tutti gli ospiti saranno registrati e nella zona Living, il personale addetto alla vostra zona abitativa e a voi dedicato verrà per aiutarvi e registrare le vostre richieste. Come vedete cè una zona cucina e ristoro, dove potete anche cucinare qualcosa voi, altrimenti riceverete le pietanze in programma per tutti gli ospiti, avvisateci però prima, e il necessario per passare i l tempo finchè il vostro Governo non comunicherà la vostra nuova tappa. Buona permanenza".

Gli ospiti iniziarono a scorrere uno dietro l'altro dopo aver finito la registrazione verso il dormitorio.

"Non cè privacy neanche per questo" disse un uomo guardando le tantissime cuccette senza divisori ne altro.

"E' assurdo, ci sono donne e bambini. Non possono fare uno stanzone pieno di gente senza dividere gli spazi".

"Lo faremo tranquilli. Come ho detto la nostra intenzione è quella di riunire famiglie e gruppi che si conoscono e che preferiscono restare vicini. Dopo che avremo registrato tutti faremo una sorta di censimento e divideremo con appositi divisori ogni zona per la vostra privacy. Abbiate solo pazienza".

Le persone ancora in piedi a guardare l'enorme fila di letti si voltò verso la voce, vedendo di nuovo l'uomo chiamato Jd.

Uno degli uomini ringraziò con un cenno del capo e portò alcune persone, forse la sua famiglia, verso una zona del dormitorio. Quando si furono appartati una delle donne con cui gli chiese se gli credeva.

"Non lo so, anche a guardarli non è cè da fidarsi. Non hanno neanche detto chi sono e hanno parlato di un accordo di qualche tipo"

"Per non parlare del fatto che diceva sempre il vostro governo, come se non fosse uno dei nostri" disse un uomo che passava e sceglieva un letto in basso vicino a loro.

"Quindi non lo è"

Rimasero a fissare accigliati Jd che tornava verso le scale, mentre controllava le persone che entravano.  Era di altezza media, non molto alto rispetto a loro, paragonato a loro che erano sul metro e settantacinque circa. Quindi doveva essere poco più basso visto gli scarponi che portava. Si vedeva che era abituato ad allenarsi ma non era minimamente come gli altri, molto pià muscolosi e grossi. Portava indumenti  leggeri a prima vista, pantaloni larghi di gamba verde militare abbinati ad una maglietta con le maniche e un pò di collo beige o un colore simile, non ne capivano di colori e due cinture di pelle.  Una ai pantaloni e una per varie armi ai fianchi e dietro la schiena.

Quando tutti gli ospiti entrarono iniziò un ol di confusione per l'entrata di varie persone. Tutti dello stesso gruppo videro, dagli abiti e atteggiamenti.
L'uomo chiamato Jd vide entrare e andare nell'altra zona dell'edificio alcuni uomini di diverse stazze finchè non salutò e si appartò al centro, dopo aver fatto portare un tavolo e delle sedie, con altre tre persone. Sembravano amici ed erano di aspetto totalmente diverso dall'altro. Un uomo enorme, davvero grosso e molto alto torreggiava su quel gruppetto e stava con le braccia incrociate a guardare. Jd parlò con un pò con un altro uomo, magro e più alto di lui, dal naso pronunciato e adunco e lo sguardo arrabbiato. L'altro era a metà tra Jd e quello più grosso, si vedeva che faceva molta palestra e pareva parecchio allegro e faceva da spalla a quello secco e accigliato.

"non sono vestiti tutti allo stesso modo. Se noti quel tizio sta con altri e sono vestiti uguali. Quelli là sono tutti in nero. E quelli che portano roba dentro hanno altri colori. Vuol dir qualcosa?" chiese l'uomo dalla sua cuccetta in basso a quello con la famiglia.

"Non saprei ma sembrano tutti dello stesso gruppo. Ha un significato? Quello che mi fa incazzare è che i cellulari non prendono qui. Nessuno. ' assurdo, voglio contattare qualcuno  ma non posso"

"Hanno detto che hanno qualcosa per bloccare il segnale. Per ora non sono tranquillo ma cerco di apparire tale e vedere che succede. La cosa però che ho trovato strano è che sembrano militari ma si comportano in modo diverso. Hai visto come si muovono e interagiscono tra loro? E con noi? Di solito quando vedi militari sembra sempre che lo siano fin nelle ossa anche a riposo. Ma non questi."

"Non capisco cosa vuoi dire. Non vedo niente di strano"

"Osserva bene. A me non sembrano militari, vediamo tra un pò se colgo le stesse cose"

"A me non sembrano diversi dai normali militari. Io voglio solo andarmene da qui, non starli a vedere"

"Invece dovresti osservarli bene e capire chi sono e cosa vogliono da cosa fanno e dicono"

"Perchè. Lo ripeto, non vedo niente di strano. E comunque tu chi sei per dire di capire queste cose?" avvicinandosi all'uomo disteso nel letto in basso mentre la sua famiglia restava in piedi ad ascoltare la conversazione, come le altre persone che prendevano posto vicino ai letti loro assegnati. Cèra chi sedeva solamente sul letto e guardava fisso davanti, chi era seduto ma ascoltava, chi stipava le cose che aveva portato dietro nel comodino vicino, nel cassetto a lui assegnato o nei piccoli armadi a fianco dei comodini, che facevano anche da distanziatori tra i letti.

"Io sono Joseph, ex militare. Ecco perchè lo so."

"Buon per te Joseph, io ho fatto il militare molti anni fa ma non riesco a capire cosa vuoi dire"

"Te lo spiegherò. Fammi vedere come va a finire la cosa"

Non vi fu risposta però perchè, mentre molti uomini erano affaccendati a portare casse e altre cose, sono arrivati degli uomini in pantaloni neri e camicie bianche trafilati, annunciando ai vari gruppi che lavoravano al centro qualcosa, agitandoli.

"Inoltre hai notato che attualmente non ci sono donne?"

L'uomo con la famiglia si voltò di nuovo verso Joseph sorpreso per poi osservare lui stesso.

"Vero, niente donne"

"Per me è strano..."

Poi videro Jd alzarsi e parlare con gli uomini in bianco e nero, mentre gli altri erano agitati e lavoravano di corsa per terminare presto cosa stavano facendo.
nella zona cucinino dall'altro lato vedevano alcuni uomini prendere qualcosa da quello che sembrava un frigo, cucinare in un microonde o scaldare da una fiamma qualcosa su quella che sembrava una mini cucina. Anche questi smisero di affaccendarsi vedendo l'agitazione intorno e si fermarono.

"Il comandante è arrivato. Terminate in fretta o lasciate tutto. Karl per favore tu continua a montare i pannelli e i computer, ci serviranno. Preparatevi tutti."

Gli ospiti videro dalla zona rialzata del dormitorio Jd e il suo gruppo avvicinarsi al centro e fermarsi, mentre gli altri brulicavano di lavoro. Poi di aprirono le due porte di nuovo, entrarono un gruppo compatto di persone che ridevano e parlavano e poco dopo un uomo parecchio grosso e serio, vestito in rosso sopra e kaki sotto, pesanti scarponi e con varie armi  come gli uomini sopra. Era alto, più degli altri, parecchio robusto e dal passo leggero e continuò a camminare anche quando il gruppetto davanti a lui, che era chiaro parlava con quell'uomo dietro di loro, si erano fermati in due ali.

"Hai visto?" Chiede Joseph all'uomo "Da come cammina sembra incedere con forza, pesantezza, ma se fai caso poco dopo che quegli uomini si sono fermati non si sentono i suoi passi. E' silenzioso, eppure vedi come è muscoloso. Interessante"


"..."

L'uomo con la famiglia continuò a fissare i nuovi arrivati, finchè non fece una smorfia.

"QUindi quello è il comandante? E' giovane e sembra il classico palestrato dalla pistola facile. Non mi piace"

"Non mi sembra dalla pistola facile" disse Joseph ridacchiando "interessante anche questo"

L'uomo che stavano osservando arrivo da Jd, si diedero caldamente delle pacche l'un l'altro e parlava e sorrideva con calore agli altri vicino Jd, per poi voltarsi verso quelli che erano venuti con lui. Questi esultarono, si abbracciarono e parlarono con il comandante facendo anche ridere lui e Jd. L'atmosfera era molto tranquilla e amichevole di quell o che sembrava prima.

"Non capisco, perchè ora ridono e scherzano?" chiese l'uomo con la famiglia

"E' parlate tanto e non ascoltate, se fate silenzio lo capite"

"Margherite, chiedi scusa per quel tono accusatorio"

"Ma mamma... " la bambina si voltò indietro verso una delle cuccette dove cèra una donna seria in viso che la guardava con rimprovero.

"non si preoccupi signora, ha ragione. Invece di parlare dovevo prestare attenzione, non la sgridi a causa mia"

"Visto mamma? Avevo ragione"

"Marghi!" proruppe la donna indignata, poi rivolta all'uomo con la famiglia "la scusi, agisce sempre d'impulso"

"Nulla, nulla" disse l'uomo alzando una mano per calmare la situazione, per poi riportare lo sguardo verso il centro dell'edificio.

"Sembra che ora parlino di cose serie. E guardano verso le porte. E di nuovo, sono militari in missione?"

L'uomo si voltò verso Joseph serio in volto per poi tornare attento verso glo uomini sotto di loro, che si erano voltati verso le porte, questa volta seri in viso, imitati da tutti gli altri là dentro, rigidi e composti.


Continua...



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Capitolo 2
*** Capitolo 2 ***


chapter 2 Capitolo 2

Ricordo che è un vecchio progetto e mi hanno consigliato di postarlo. Non è stato rivisto o modificato.

***********************

Rimasero tutti a osservare l'entrata e delle ombre in avvicinamento, finchè tre persone non apparirono, fianco a fianco, parlando e discutendo su un tablet. Al centro vi era una donna, gli altri due uomini le stavano spiegando qualcosa, che arrivava a  sprazzi per il leggero vociare degli ospiti.

"Fate silenzio per favore" urlò l'uomo con la famiglia.

Tutti fecero silenzio pian piano, accorgendosi che tutti gli uomini al di sotto li stavano osservando attirati dallo scompiglio.

La ragazza si voltò verso di loro mentre gli altri due ancora parlavano con il tablet in mano e le stavano al passo.
Quello chiamato Jd urlò di salutare il Comandante e per primo fece il saluto che non era quello che conosceva, seguito dagli altri. Faccia a faccia, la ragazza chiese lo stato della sistemazione mentre firmava sul tablet con un pennino digitale, ridandolo ai due uomini dietro di lei.

Dopo qualche secondo di silenzio Jd le rispose qualcosa, non comprensibile perchè sembrava un'altra lingua e lei continuò brevemente la discussione in quel modo.

"Seriamente? Comandante quella ragazza? ma non dovrebbero essere militari di una certa esperienza e anni di comando?"

Joseph spostò gli occhi verso l'uomo con la famiglia, che non si era mai degnato di presentarsi, e sorrise sfacciatamente.

"Cosa avevo detto fino a poco fa? Questi mi sembrano tutto fuorchè militari. Il loro comportamento non ha due livelli"

"Che intendi dire?" voltandosi di scatto quasi urlando.

"fa silenzio, così come noi sentiamo loro se parlano abbastanza forte, anche loro possono farlo con noi. I militari di solito hanno uno e un solo modo di porsi. Da militare. Anni di addestramento, regole ferree, comportamenti che devono adattorare e il sapere sempre che ci sono delle posizioni da considerare e rispettare... cerco di rendertela chiara ovviamente... bhè, per farla breve solitamente ci sono quelli che restano militari fino al midollo e lo sono anche nel privato, ci sono quelli che riescono a tornare  loro stessi fuori dall'ambiente militare e quelli che proprio non riescono ad apparire almeno dei militari. Ecco cosa intendevo. Sono stati ben coordinati nel saluto, davvero bravi, ma se vedi attentamente anche la discussione tra quella ragazzo e quel tipo chiamato Jd, è parecchio informale. Quindi le cose sono due, o quei due sono molto, molto amici e non è un mistero per come si atteggiano tra loro davanti agli uomini, oppure non seguono o non sono capaci di seguire regole militari. Ecco spiegato nel modo più semplice possibile cosa intendevo" sistemandosi sul letto con le mani intrecciate dietro la testa, come a suo agio.

Non vi fu risposta ma tornarono a guardare di sotto. La donna si voltò verso di loro mentre tornarono tutti e occuparsi delle loro faccende. Solo Jd e chi stava con lui restarono dove si trovavano.

La donna si avvicinò e scorreva lo sguardo sui due livelli, sulle persone che occupavano sia la zona dormitorio che la living. L'uomo con la famiglia la osservò bene, incerto.  Poteva avere dai venti a trent'anni, anche se pareva comunque giovane si comportava come fosse più matura. E vestiva in maniera strana per lui, impedendogli di capire oltre. Aveva pelle molto chiara, occhi grandi ed espressivi verdi, capelli castano chiaro corti un tagli oad angolo che sfioravano la guancia destra, gli altri corti, lisci. La cosa che colpiva subito di lei erano proprio gli occhi che sembravano osservare tutto e tutti, soffermandosi varie volte su varie cose. Quando si voltava colpiva il naso all'insù, la cui punta rialzava il naso ad arco dando un senso armonico e diverso al viso di fronte, ovale. Di fronte colpivano gli occhi mettendo in secondo piano il naso mediamente grande, non piccolino, e la bocca dalla forma che gli sembrava a cuore. Come muovesse le labbra, e lo faceva molto mentre osservava e sembrava riflettere, restava sempre in primo piano il centro con il labbro inferiore più gande del superiore. Sembrava quasi un cuore, più visibile se imbriciata. E di nuovo si trovò gli occhi di lei su di sè, indagatori e gli mettevano inquetudine. Erano grandi senza rovinare l'insieme e profondi, sembrava che restassero a fissare un'eternità qualcosa e l'unica opinione che si fece era che non davano modi di capire cosa pensasse, ma facevano notare molto bene il suo umore, come le sopracciglia  non sottili e ben tenute, ch si muovevano molto con l'espressione che assumeva. E poi qualcosa lo colpì.
Quando rifletteva invece si capiva, socchiudeva di poco gli occhi se qualcosa la faceva riflettere e allora assumevano un aspetto più a mandorla enfatizzando il taglio superiore dell'occhio con le ciglia, e la testa la inclinava in due modi diversi. Di alcuni gradi di lato se osservava le cose, non sapendo se con curiosità o altro, ma quando rifletteva voltava il volto, non tutta la testa mostrando principalmetne un lato del viso, come quando anni addietro gli spiegavano come mettersi per le fototessere. Poi ricordò, era il busto ad esser e leggermente girato ma lei lo faceva con il viso. Anzi, ora che lo rivedeva notava che voltava il viso alnzando leggermente il mento, così che l'effetto fosse di notare prima l'occhio e la mascella. Poi si voltò indietro e vide che inclinava di nuovo la testa, questa volta, osservando la gente che lavorava.

Alla fine tornò con gli occhi verso gli ospiti e iniziò a parlare. Senza accenti particolari e in maniera chiara.

"Buongiorno, signori. Intanto mi presento, sono il Comandante Kianta e sono io che gestisco il processo di prelevamento e messa in sicurezza di questo settore. Ossia di questa città, ma molti nostri gruppi stanno svolgendo la medesima cosa nelle città vicine più piccole. Voi siete stati indirizzati qui, il nucleo principale dell'operazione. E per essere chiari, siamo stati incaricati dal vostro governo di procedere con lo svuotamento delle città in sua vece, avendo certe... specializzazioni che ci permettono di operare per loro. Le sue truppe invece sono occupate a riempire le strade e controllare zone ed edifici per scovare eventuali cellule nascoste e non giunte qui. Oltre che controllare che evenuali sciacalli possano cogliere l'occasione per entrare nelle vostre case. Il governo ha bisogno di voi, vuole proteggere voi ma anche le vostre cose. Dico questo perchè sia chiaro che la città non sarà incustodita. Vi verrà dato l'avviso ufficiale per voi dal Primo ministro che indica tra le varie cose anche questo elemento. Se vi saranno intrusioni ed eventuali furti, è chiaramente indicato che se ne prenderanno la responsabiltà dopo analisi e considerazioni della situazione. E avrete il loro aiuto in caso di perdite. Questo perchè oltre che cercare di salvare voi, hanno intenzione di proteggere le vostre proprietà, che sia beni materiali e di risparmio, per il vostro ritorno ma anche per le tasse. Ma troverete tutte le informazioni nel bollettino."

Mentre parlava faceva un piccolo tratto in circolo, prima con le mani tenute strette dietro la schiena, poi muovendloe per enfatizzare il discorso. Dritta di schiena ma elastica, sembrava non fosse la prima volta che faceva un discorso a qualcuno. E mentre faceva quella piccola passeggiata tornando indietro e rifacendo il percorso, intervallato da momenti in cui si fermava per guardare verso gli ospiti, passava accanto a Jd, mostrando come fosse più bassa di lui. Una spanna buona sembrava, ma il tipo di calze che portava rendevano impossibile  capire l'altezza esatta.
Portava infatti degli stivali alti a metà coscia di pelle scura, dalle suole si vedeva che erano usati e non nuovi ma la pelle che cirondava le gambe non sembrava consunta o rovinata, ma tenuta bene. Il piccolo tacco quadrato, forse cinque centimentri, impediva di capire l'altezza esatta. I pantaloni erano verde oliva con tasche dietro e trattenevano una camicia nera,  un piccolo colletto e maniche strette fino a quasi il gomito da laccetti e poi   un taglio ampio fino alla spalla. Sopra questa, un corpetto in pelle senza spalle che si fermava sopra il seno, decorato in vari modi e stretto da lacci a un fianco. Una strana cintura a due strisce teneva sia i pantaloni che alcune armi, diversamente dagli altri che avevano una cintura per i pantaloni e un'altra per le armi. Teneva nella mano sinistra, nell'anulare un anello color argento ma non si vedeva altro e non portava altri gioielli all'infuori di una collana argentata con una strana perla quanto mezzo dito, tutta bitorzoluta, che splendeva con le lampade.
Che abiti strani, pensò.

"Restere qui con noi il tempo di ricevere dal Governo l'autorizzazione a condurvi al sicuro nel luogo che vi hanno predisposto, quindi abbiate pazienza perchè è solo temporaneo. Alcuni uomini passeranno in determinati momenti della giornata per sapere se avete bisogno di qualcosa, se volete che siano i nostri cuochi a prepararvi i pasti o volete farlo voi. A tal proposito come avrete visto avete elettrodomestici a vostra disposizione in qualunque momento, e cibi disponibili e riforniti nei due controlli al giorno. Questo per venire incontro alle vostre esigenze e voglie durante la giornata. I bagni sono nella parte posteriore, per ogni piano e divisi già in donne e uomini e sono sufficienti per un utilizzo igienico. Vi è una zona per giochi, sia vecchio stampo che videogiochi, alcuni cabinati e computer saranno portati tra poco, ma non vi sarà collegamento internet ne telefono. Se cercate qualcuno che conoscete, chiedete all'uomo con un Compilatore e vi saprà dire se è registrato e dove si trova, e nel caso provvedere a spostare qualcuno per farvi stare insieme. Prima che lo chiediate, internet e telefono sono  schermati, almeno per voi ospiti, questo perchè è proprio a causa di questo che la situazione è peggiorata, e in alcuni casi, precipitata. Essendo una sistemazione temporanea e l'attesa è esclusivamente per ricevere l'autorizzazione del vostro Primo Ministro per condurvi in una zona sicura, vi prego di comprendere e aspettare. Per qualunque cosa, come già vi sarà stato detto, vi sono dei gruppi atti a occuparsi di voi ed essere a vostra disposizione.
Per ultimo, la zona che vedete di fronte a voi" voltandosi dall'altra parte dell'edificio "è predisposta per i Sorveglianti e Gestori, ossia chi tramite i compilatori può rispondere alle vostre domande, se in loro facoltà, e provvedere ai vostri bisogno ove possibile. I sorveglianti invece sono le squadre di controllo e protezione, non vanno disturbate e passeranno il tempo nell'altra zona, appunto. Se ve lo state chiedendo, vi sono altri edifici, solamente destinati a noi e uno per la zona docce, raggungibile da quella porta" indicando nel piano inferiore una porta opposta a quella di ingresso ma sempre all'interno del perimetro dei vetri. 
"Spero di aver chiarito le linee principali per questa temporanea situazione. Se vi sono domande sono a disposizione, altrimenti i Gestori resteranno fino al cambio disponibili qui. Ultima cosa, per parlare con qualcuno, potrete farlo attivando l'interfono vicino la porta, che sarà sempre chiusa per sicurezza ma aprta e utlizzata principalmente per i Gestori e le squadre di pulizia e ricambio beni. Se volete parlare con qualcuno premete l'interfono che avviserà un gestore che sar a vostra disposizione. Come vedete la parete, che è un vetro particolare anti proiettile e ingrangibile,  non è montata tutta fino al soffitto e non abbiamo deciso di isolare acusticamente la vostra zona perchè no nsiete reclusi ne carcerati. Ma vi prego di non urlare o avviare discussioni a voce troppo alta perchè, come voi sentite noi anche con la porta chiusa, noi da qui sentiremo voi. L'aria è gestita da ventole e regolata da un apparato che gestisce un valore di umidità e temperatura adeguati. Se volete uscire fuori per una boccata d'aria, oggi non sarà possibile ma provvederemo domani per una zona sicura per voi all'aperto. Sarà solo per poco tempo al giorno, dobbiamo proteggervi, ma sarà nostra cura cercare di allievare le vostre pene per la situazione al meglio. Secondo le nostre possibilità. Ci sono domande particolari?"

Un silenzio profondo riempì l'edificio, il comandante Kianta passò con gli occhi in rassegna i volti uno  a uno finchè non non fece un cenno di comprensione.
"Molte bene, se vi vengon o domande o richieste, vi ricordo di nuovo dei Gestori. Sono il gruppo con gli abiti blu scuro e bianco, non potete sbagliare. Il gruppo di igiene e controllo dei beni sono in rosso e bianco. Questi sono i gruppi che sono a vostra disposizione. Tornerò più tardi per parlare ancora con voi, ma per ora volevo solamente darvi il benvenuto e spiegarvi che siete al sicuro e sotto le direttive governative. A dopo".

Con un cenno del capo salutò e si voltò, osservandosi intorno.

"Kianta" disse Jd "non sono ancora stati portati tutti i suppellettili di base, ma entro un'ora sarà tutto pronto. Armiamo adesso il primo gruppo di sorveglianza?"

"Vuoi cambiare adesso le attrezzature?" osservando due degli uomini armati fermi rigidi vicino la porta di vetro.

"preferirei di si, sono le nuove che Jessamine ha prodotto. Quelle che abbiamo per ora secondo me vanno controllate e aggiornate"

"Conviene davvero armare con queste adesso, con un solo test di prova?"

"Sei stata tu a decidere che fosse la loro squadra a testarle" sorridendo divertito.

"Lo ricordo bene, intendevo equipaggiarle adesso con i pattern satellitari"

"Non abbiamo ancora montato del tutto la Consolle ma sono arrivati i Crell. Se hai bisogno di attivarli puoi farlo dal tuo ufficio, la porta  sotto la prima scala" indicando verso la prima rampa di scale della zona dei Sorveglianti, una porticina anonima."

"QUindi l'ufficio è pronto? Bene, li attiverò da lì. Procedete con le consolle, là sopra " indicando il piano rialzato con le gradinate

"Vuoi davvero lì? Avevo dato indicazioni per qui dietro, di fornte le porte lasciando quella zona per..."

"Ho capito, ma secondo me è meglio lì, cè già la scrivania e direi che gli schermi vadano meglio lì sopra, così che siano visibili sia da sopra che da qui. Ora fatemi vedere le casse" andando verso una serie di casse dietro Jd, facendolo sorridere per come aveva posto fine alla discussione.

La vide parlare con uno degli uomini accanto ad esse, farsi aprire una di quelle in alto e controllare il contenuto. Lei prese l'arma, una grande
6p62 di ultima generazione, totalmente automatico e collegabile in via satellitare per funzioni aggiuntive, anche tramite cavi assiali. Scelti perchè rietnuti antiquati e quindi ormai poco utilizzati, ottimi per sistemi non subito hackerabili. Una delle decisioni del loro Leader.
Kianta sistemò l'arma prima sulla spalla attivando il pannello a cristalli liquidi, poi sull'anca , controllando sempre le informazioni sul display.
Jd chiuse gli occhi e fece un sospiro sonoro.


Un anno e quasi nove mesi prima , municipio.

Arrivarono con l'AirOl vicino la spiaggia, con mare mutevole a causa del vento. Non pioveva ma il cielo era plumbeo, nonostate fosse Aprile inoltrato e in quella zona le temperature erano sempre più alte del normale.
Uno dopo l'altro corsero in fila aspettando il leader e le istruzioni. Jd, con Lubo, il gigante del gruppo, il sempre critico Alaric e Brayden controllavano, essendo tenenti, la squadra.
Il leader scese dall'ereomobile e si fermò a controllare il tempo, sotto gli occhi di Jd. I suoi lineamenti slavi, o almeno le sue origini come diceva lui, trasparivano quando era meditabondo e accentuavano i tratti sottili e acuti del viso. Anche se definirlo era difficile, nonostante lo conoscesse da anni e sapesse il minimo che l'uomo aveva rivelato. Di origine diceva, aveva preso i tratti della madre più che del padre, anche se le labbra sottili sembravano non molto adatte per quei tratti affilati di profilo che sembravano divergere dall'aspetto del viso, che pareva più ampio. Era una cosa che Jd non aveva mai capito, quella della genetica. Come poteva un viso di una certa grandezza di fronte, presentare tratti come ravvicinati al centro. Detta così, si disse, dipingeva un mostro ma non era quello il caso. Se lui stesso aveva tutto proporzionato anche se non si vedeva come un 'bell'uomo ma nella media, i tratti del Leader sembravano differire se visto di lati diversi. Sembrava aduto e serissimo di profilo per i tagli affilati di naso, occhi e bocca, ma di fronte sembrava diverso. Le prime volte che lo aveva visto lo aveva confuso per un russo o un americano classico, o almeno i vecchi corrispettivi delle nazioni dei Continenti. I capelli biondo cenere naturali erano tenuti tretti in una coda bassa, molto diverso da anni prima che li teneva più corti, fino a metà orecchie. Adesso li curava un pò ma a volte le ciocche frontali sgusciavano dalla legatura e e gli ricadevano ai lati delle tempie, come in quel momento, dando un altro aspetto al suo viso. Per molti stava meglio così che tutti raccolti.  La zona delle sopracciglia pareva più sporgente  e rendevano gli occhi grigio scuro come più profondi rispetto al resto del viso. Per Jd però a rompere il tutto era la bocca, davvero troppo sottile per quel viso, perfino la smascella per niente affilata risaltava, dando a tutto il viso come una prospettiva di linee dal centro che in realtà non cèrano.  Come diceva sempre, il leader era un soggetto difficilmente catalogabile. Era come un puzzle di fattezze diverse ma armonioso allo stesso tempo, un pò come il naso di Cleopatra. Anche se da ragazzino lo aveva visto il profilo dalle foto delle monete e non gli sembrava una donna così magnifica da catturare l'attenzione della gente. Ma poi gli tornò in mente una cosa, anche se gli uomini la trovavano bella, Cleopatra splendeva per il carattere e le sue qualità intellettive. Stesso cosa per il leader.

Il suo pensiero fu rotto dall'arrivo del Leader davanti la fila di uomini pronti. Diede le indicazioni riepilogative della situazione e mostrò il suo phonvlet, collegato alle telecamere degli elmetti della primaguardia, che dovevano aprire la pista di avvicinamento.  L'avanguardia ruppe le righe dopo il saluto e iniziò ad avviarsi con cautela. La zona era sicura, il municipio distava circa 250 metri e giungere dinnanzi con un mezzo era più rischioso. la polizia li avrebbe fatti passare senza problemi, il perimetri di un kilometro era stato reso zona rossa.  La cellula aveva già fatto saltare un lato dell'edificio con il plastico, facendo cadere già una porzione del prrmo piano, più le colonne che ornavano la facciata e l'interno. Un'opera antica ancora in piedi.

"Jd e Alaric, portate i vostri gruppi in posizione e procedete per le entrate che abbiamo deciso. Ci hanno chiesto di prenderne qualcuno vivo dei soggetti ricercati e nel caso andarcene con loro, senza fare altro."

"Phw, dovremmo fare piazza pulita e ci dicono solo di prendere due capocce e scappare come conigli. Spero almeno che ci paghino bene!" Esclamò snervato Alaric, mostrando indignazione perfino con il naso, che si dilatava a ogni parola peggiorando la vista adunca e un pò grossa, mentre gli occhi piccoli lampeggiavano irati. Con l'umidità i capelli grossi e crespi lo facevano sembrare Einstein. Quei capelli non avevano forma come diceva, pensò Jd. Lo facevano sembrare più vecchio ma lui non voleva tagliarli più corti, "sembro un idiota" diceva. E il naso non aiutava, visto anche il mento quasi inesistente.

"E' tutto ok" disse con calma il leader "ci hanno chiesto questo, mi hanno assicurato che le forze di polizia hanno l'ordine di lasciarci passare e agire solo quando avranno il segnale, ossia quando saremo di ritorno AirOl. Semplice."

"Se lo dici tu..." poco convinto, Alaric si portò l'arma più vicina e strinse i denti.

"Ne riparleremo allo Chateau. Ora andate", portandosi una sigaretta alle labbra senza ancora accenderla.
Se Jd non avesse saputo che non era una normale sigaretta ma qualcosa creata dal Dottor David, avrebbe avuto da ridire. Per il loro lavoro erano un cancro ai polmoni già dall'inizio, ma non era questo il caso. Sapeva solo che non erano nocive come quelle comuni o quelle elettriche vaporizzanti. Ritenute dannose da anni per le composizioni liquide troppo simili a quelle classiche. Ma quelle erano diverse, doveva chiedere in seguito informazioni, si disse. Sapeva che molti uomini ancora fumavano le classiche o quelle vapo e a volte si notava dalla voce o respiro troppo profondo dopo l'addestramento mensile, invece di eliminarle le usavano per scaricare i nervi.

"Quali nervi, poi...?" si chiese guardando di sfuggita le file vicino a lui. Una volta fumava, poi aveva smesso dopo un ricovero in ospedale allo Chateau perchè lo faceva stare peggio. E ne era contento adesso, anche ancora adesso dopo tanto tempo, l'istinto di rigirarsi una sigaretta immaginaria gli era rimasto e se ne accorgeva solo perchè gli altri lo fissavano ridendo. E il pensiero di quali nervi facessero, proprio loro, non lo capiva.

"Andate... "

All'ordine del Leader scattarono tutti in formazione, ogni gruppo si preparò e si avviò da direzioni diverse. Jd come il resto del gruppo originario era a capo e condusse gli uomini per i metri mancanti fin all'esterno del municipio che era situato vicino a un piccolo parco verde di fronte  e una piazza usata perlopiù per arrivo e partenza dei mezzi pubblici elettrici a lato. Una volta si chiamavano autobus, si disse, ed erano un arancione orribile. Adesso erano automatizzati e di due categorie. Uno elettrico senza pilota che seguiva una linea a terra elettrica a vernice e su quella si muoveva, era usato per le prenotazioni dei cittadini dalle loro case o altri posti, mentre quelli pubblici in generale erano monitorati e gudati da varie telecamere da personale umano, ma aveva funzioni ripetitive indipendentemente se cèrano persone o meno. NOn vide la vernice da nessuna parte che attivava il mezzo, quindi non passavano da lì quelli, che sono a volte confusi con i vecchi taxi.

Intravide la polizia all'esterno disposta distante dal cerchio che avevano fatto sulla zona. C'erano urla e sporadici spari, ma il tutto avveniva all'interno.

"J, qui A. Quella breccia che hanno creato è pulita, stiamo entrando. Anche L è entrato, dalle finestre a ovest, tanto erano già devastate. Mancate voi, senza di voi non possiamo fare rastrellamento. Procedi e indica la posizione".

"Si, qui J. Ci stiamo avvicinando all'entrata, nessuno."

Jd si voltò verso i due uomini con lui. Pensava fossero troppo pochi ma a lui era destinata la missione principale, recuperare i due soggetti mentre gli altri erano di copertura e fare pulizia in caso di problemi".

"Andiamo, Dame con me. Pip tu vai da retroguardia. Dieci passi. Gairdaci le spalle."

Pip restò fermo dopo aver dato l'ok, Dame seguì Jd fino all'entrata principale.

" J la polizia qui non fa niente ma ci tengono d'occhio. Sicuro che non faranno niente vedendoci entrare?"

"Confida nel leader, gli dissi" e dal silenzio sapeva che era così. Tutti si fidavano del Leader.

Jd e Dame entrarono nell'atro, un quadrato ampio con delle colonne a dividere l'ambiente. Alla sua sinistra una parte era crollata, la zona dove avevano aperto una breccia e vide sulla scala di marmo più avanti, alla balaustra del piano superiore uno dei gruppi che li guardava e facevano segnalazione. Procedevano.

"Dame, proseguiamo di sotto. Loro sono di sopra, se trovano anche uno dei due ci avvisano, noi cerchiamo sotto."  poi attivando il collegamento chiamò il Leader.

"Qui J, posso sapere se ci sono informazioni sulla posizione dei soggetti?"

"Qui Alpha, negativo. Sappiamo che hanno preso l'edificio e parte del personale per accedere a delle informazioni, non sappiamo ancora quali ne dove si trovano. E' certo però ci sono due uffici importanti per loro, anagrafe e  uno sezione catastale. Un impiegato ha fatto una telefonata cercando di nascondersi, dicendo che volevano informazioni da questi uffici ma poi la comunicazione è stata troncata. Niente altro. So per certo però mi è stato segnalata l'ubicazione degli uffici. Uffici catastali al pianterreno, hanno una stanza adibita alla catalogazione e conservazioni delle visure catastali e mappe per i beni architettonici. Ufficio anagrafe e di stato civile, primo piano, terza porta zona ovest.  Indicami la posizione":

"Atrio, seconda colonna verso destra, stavamo controllando dopo la prima squadra il pianterreno. Richiedo ordini".

"procedi, A ha riferito di controllare con l'altra squadra il primo piano, dove partono ancora sparatorie. Riferisce di aver steso tre soggetti nel corridoio. Raggiungi l'ufficio catasti"

"Ricevuto" Poi di voltò verso Dame "Proseguiamo agli uffici qui sotto. Loro si occupano di quello sopra. Pip cambio di programma. Tu resta qui, noi controlliamopiù avanti. Sii la boa per noi" mentre quello acconsetiva.

"Ok, ma quanto è grande questo posto?" chiese Dame.

"So è che è alto più di tre metri d'altezza a piano, anche a causa degli alti soffitti, come vedi" alzando gli occhi verso il soffitto a vela suddiviso dalle colonne "e comunque non so la dimenzione esatta. Ma l'hai vista da fuori, fattene un'idea"

"Va bene... qui però è parecchio silenzioso a parte i ragazzi sopra. Perchè?"

Jd si fermò ad un angolo, guardò brevemente il compagno e poi usò lo spiecchietto per osservare il corridorio. largo una persona e mezza, contava tre porte da un lato, il sinistro, quattro a destra e una alla fine di fronte. Un'ombra passò da una delle porte, fugace ma cèra.

"Prendi il termoscanner, cè qualcuno".

"Prenderà con queste mura così antiche e spesse?" estrando l'oggetto, un quadrato poco meno grande di uno smartphone con una bacchetta allungabile dietro.

"Certo, dovrebbe"

Ne era sicuro, allo Chateau funzionava. NOn doveva essere diverso dal tipo di costruzione dove si trovava, pensò.

Dame lo puntò e iniziò a osservare la situazione.

"Ci sono delle figure, vedo che un paio stanno quasi volando..." rise leggermente "deve esserci una scala, corrono veloci.

"Sanno che siamo qui..." poggiò un dito all'orecchio "Qui J, Alpha mi confermi che cè una seconda scala nella zona posteriore dell'ediificio?"

"Alpha, confermo, meno grande ed elaborata di quella dell'atrio, di servizio, porta ai piani superiori. Avviso anche che le stanze posteriori presentano collegamenti tra loro, oltre le porte verso il corridoio."

"Ricevuto" poi si voltò verso il compagno "scala più piccola, stanze comunicanti alla fine,n on cè solo il corridoio"

Un urla e delle imprecazioni si levarono dal fondo.

"non veniva da su. Cè qualcuno" disse Dame.

"Procediamo" incitò Jd.

Avanzarono, le prime due stanze avevano dei cecchini di vedetta, che fecero fuori una con un gas stordente e una con un colpo secco in testa.

"bel colpo, sei sempre il migliore cecchino, amico" rise Dame mentre avanzava cauto verso le altre porte "Quello l'ho sistemato con il gas, non abbiamo neanche bisogno di chiudere la porta"

Jd si voltò di nuovo verso l'altro. Avevano una divisa che sembrava pelle ma era un materiale che Brayden chiamava solo "strafigo" senza mai ricordare il nome. Guanti speciali e caschi li proteggevano sia per gas e varie sostante che per restare nascosti. Il casco sembrava un tipo di maschera a gas totale con vetri allungati  e senza filtro esterno. Erano interni come l'apparecchiatura di comunicazione. La zona dell'orecchio presentava una attivazione a pressione come aveva fatto, dove sceglieva il canale. Sorrise anche lui al ricordo che Brayden la prima volta che ebbero quel nuovo casco correva per il dormitorio con quello indosso e la nuova divisa urlando che gli alieni erano tra loro. E anche la punizione del Leader, prendere in consegna la sera gli stivali di tutti e dargli una ripulita. Ancora ricordava le lamentele dell'amico per la puzza e l'aver finito all'alba. Non erano affatto pochi eppure era riuscito a pulirli tutti e pure deodorarli in una notte intera. E dovette pure seguire l'addestramento senza dormire fino a fine giornata.

"J, qui cè una porta che da verso le altre. Deve essere comunicante"

Jd si portò verso l'altra e osservò "anche qui".

"Quanto cazzo è grande e collegato questo posto? Siamo in due, cazzo."

"Lo so, li senti i ragazzi su? Stanno pulendo, nel caso chiederemo rinforzi."

"Spiegami questa situazione, perchè Noi dovremmo prendere questi tizi in queste condizioni"

Tuttavia Jd non potè rispondere perchè altre urla giunsero dal fondo. proseguirono veloci per un'altra serie di porte ma nessuno.

"Perchè non cè nessuno, cazzo" urlò al microfno Dame e Jd ringraziò che i caschi isolavano anche per l'esterno. Stavano giungendo alla scala a sinistra, adesso visibile che precedeva la porta di fronte. Vedeva anche una libreria a vetri dopo la scala e prima della porta.

Un colpo schizzò verso il muro di fianco a Jd e si accovacciò pronto a sparare.

"Chi siete, parola d'ordine"

Jd e Dame si voltarono verso l'altro, anche se di fatto vedevano solo una fisionomia sfocata. Era possibile con attenzione vedere vagamente la zona degli occhi ma finiva lì, ma sapevano di fissarsi negli occhi. La voce proveniva dalla penultima porta, quella a destra e prima della porta di fronte. La porta era chiusa mentre quella da dove veniva la voce era aperta, come le altre.

"PAROLA D'ORDINE!"

"..." i due restarono fermi.

"So che siete lì stronzi, e so che ci sono anche sopra. Abbiamo degli ostaggi, se non volete che muoiano fatevi vedere allontanando le armi. O spariamo"

"J,  che facciamo, chiamiamo i rinforzi?"

Ma prima di rispondere all'amico un rumore di scarponi li sorprese alle spalle.

"Cazzo i collegamenti del..." urlò Dame girandosi e sparando al tizio che stava mirando.

Jd si spostò di lato verso la stanza vicina e restò sulla soglia mirando con l'arma.

"Era solo? Solo Questo?" sbraitò nel panico Dame.

"D, calma. Respira a fondo e torna concentrato."

"Cazzo, J. Ci stava alle spalle. Era dietro! QUanti ce ne sono? In due come facciamo a controllare tutte le stanze collegate?

Uno scricchiolio e Jd si voltò, venendo preso in pieno al fianco sinitro e volando per un metro all'indietro, finendo nel corridoio. Aveva scordato di controllare la porta comunicante.  Dame sparò come copertura mentre ai suoi piedi l'amico era ancora disteso.

"Uno giù" urlò ma un altro seguiva e sparò a Jd di nuovo, questa volta al casco. "Crepa!" urlò Dame eliminando anche questo.

"J, è tutto ok? Cazzo, siamo in una trappola. Stai bene?" agitandosi e puntando intorno a sè in cerca di bersagli.

"Si... credo..." cercando di rialzarsi.

Tutto taceva, anche se si sentiva un lieve vocio smepre dal fondo. E rumori.

"ero sicuro di aver sentito degli spari cazzo, dai J... alzati"

Jd cercò con difficoltà di rimettersi almeno a sedere, il casco ticchettava a ogni movimento perchè rotto in un punto con pezzi penzolanti. Jd sembrava in difficoltà nei movimenti e Dame si voltò veloce verso di lui.

"Il casco...come hanno fatto? Di solito resiste a più colpi. Stai bene?"

Jd aveva la parte sinistra non a pezzi ma quasi, un buco frastagliato metteva a nudo la mascella, dei fili tenevano come potevano dei pezzi non ancora caduti, varie crepe colpivano i vetri e parte del casco, ma peggio nei vetri. E peggio quella che loro chiamavano "divisa" ma che altri avrebbero chiamato tuta, aveva squarci e brandelli svolazzanti.

"Come diavolo... non è possibile, di solito non..."

"Sono le Oliver Twist..."

Dame perse concentrazione e tornò con lo sguardo verso Jd, proiettili ad Azoturo di piombo e lame, una versione peggiore dei Devastator. Ma arrivare a fare questi danni al nostro equipaggiamento, pensò? E se hano queste armi, miragliette e armi non moderne, come potevano sparare quei distruttori?

Due soggetti giunsero dalla penultima porta a destra e li puntarono, gridando loro di buttare di lato le armi e alzare le mani.

"Avanti, stronzi. Anche con voi come ostaggi riusciremo. Avanti, avanti!"
incitò uno coperto dall'altro.

I due amici restarono zitti e fermi, anche se Jd ansimava parecchio e mugolava di dolore.
Un colpo di arma da fuoco. I membri della cellula si bloccarono rigidi, quello di copertura si voltò ma tutto taceva. Poi alcuni rumori profondi

"Che succede? Noah! Cosa succede?" urlò quello che li puntava all'altro.

Dame cercò di approfittare dello sguardo dell'uomo puntato verso l'altro spaventato, ma questi tornò a puntare e urlò di fermarsi e che li voleva vivi per ottenere cosa volevano. Dame dovette allontanare l'arma, sapeva che non si poteva fare ma pensava prima a Jd.

"Eh, Car..." ma l'uomo di copertura che si era voltato verso l'altro fece un balzo come se qualcosa lo spingesse dal centro delle  spalle e finì a terra ai piedi dell'altro. Questi si voltò ma non vide nessuno. Uno sparo, potente gli risuonava nelle orecchie, fucile a pallettoni, pensò. Era l'arma di Dominic?

Niente, si voltava con l'arma puntata per ogni porta, poi un rumore lo riportò con gli occhi e l'arma verso la porta da cui erano venuti e avevano sparato all'amico. Fece un passo titubante verso quella direzione, poi un gemito di Jd lo riportò agli uomini armati e li osservò. E poi strabuzzò gli occhi, gli divennero enormi e li rovesciò.

Dame restò sconvolto dal momento in cui vide quella figura spuntare alle spalle del tizio.  Giungeva non da dove avevano sparato all'altro ma dalla stanza di fronte. Jd al suo fianco ansimava parecchio e gli posò un braccio sulla spalla, dame cercò di  richiamarlo e tenendolo stretto con le mani sulle spalle.
"Tutto ok, J?, Ehi..."

Jd voltò come poteva il corpo e poi la testa verso la figura che giaceva a terra con occhi così fuori dalle orbite da far paura. Un coltello da caccia spuntava dalla sua nuca, creando una fontanella che stava inzuppando il collo. Alzò la testa e vide una persona che allungava una mano e tirava con forza il coltello, che uscì con un rumore da far vomitare. Un fucile a canne doppie era rivolto verso di loro che puntellava il bacino, il piede ancora sulla schiena del morto per tirare fuori il coltello.

E due occhi grandi e profondi che li fissavano, una ragazza.






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Capitolo 3
*** Chapter 3 ***


Chapter 3 Chapter 3

"Lui quando verrà? Cosa facciamo? Sei qui solo per dare un'occhio? Cosa..."

Alaric con il broncio iniziò a fare domande a raffica. Incollerito, con le braccia incrociate e fissando Kianta. La quale inclinò il viso verso il basso come per riflettere ma osservandolo alzando gli occhi verso di lui, con uno sguardo serio. Poi sorrise sollevando solo un angolo della bocca.

"Sono qui perchè Lui ha cambiato il mio ruolo, come sempre..." facendo una smorfia leggermente contrariata. "Comunque se non sbaglio sono io che gestisco tutto, come allo Chateau, quindi perchè questo malumore? Avevi già iniziato a farti idee per rafforzare il tuo gruppo come capo e già pensavi di avere qui il tuo spazio?"

Lei continuò a sorridere poi si avviò sulla scala in fondo e salì al piano con le gradinate, seguita da Jd che che allargò le braccia prima di salire verso Alaric per chiedere "ma che fai?" e il resto del gruppetto.

"Quanto manca per terminare il montaggio dei plasma e il Tavolo consolle? I Crell ci sono, le linee Li-Fi sono già installate, la connessione satellitare anche. Se mi confermate che anche questa è terminata aggiorno il Leader"

"Tecnicamente abbiamo già terminato i plasma, che sono installati a parte. La consolle è già semi montata, ma dovremo cablare i vari terminali per le connessioni." rispose uno degli uomini che stavano sistemando i pannelli vicino la ringhiera. "Inoltre, comandante, come mai avete deciso di installare il mainhub proprio qui? NOn sarebbe meglio...."

"Questa volta il Leader ha pensato che, con i nostri ospiti, questo edificio è il più sorvegliato del Polo, è l'edificio meglio controllato...quindi logico che sia così! Anche l'idea di unire due complessi in uno. Non cè modo migliore che mettere zona pausa qui, mentre controllano gli ospiti e la loro sicurezza. Terminate che lo aggiorno per le connessioni."

Kianta parlava con i due uomini che stavano sistemando come dei computer, ferma facendo peso su una gamba rilassata, con il braccio sinistro sotto il gomito destro agitando la mano destra per accentuare cosa diceva. Poi voltò prima la testa a destra, sempre con la gamba sinistra come perno e peso, ruotò il corpo per vedere la zona degli ospiti. Qualcuno era davanti la porta battendo i pugni.

"Vado a vedere" disse Jd ma Kianta lo fermò con la mano destra con un gesto e avanzò lei decisa, mentre gli altri si spostavano dalle scale.

"Che succede?" chiese quasi davanti la porta della zona ospiti.

"Vogliamo parlare con te! Devo chiederti una cosa." Disse un uomo giovane accompagnato da un uomo e una donna più anziani e altre persone accalcate dietro la porta".

Di nuovo inclinò la testa di lato con fare curioso, osservando e l'uomo con la famiglia in alto associò quel gesto ai movimenti dei cani con orecchie grandi e dritte in testa. Gli era venuto di colpo, ricordando anche un cane che viveva vicino casa sua da ragazzo che faceva così quando osservava le persone. Poi la vide abbassare la testa  un pò verso il petto e studiare quelle persone guardando in alto con gli occhi. Si concentrò ad ascoltare appena lei aprì bocca.

"A cosa devo questa richiesta, signori? Qualcosa manca? Qualche problema? Qualcuno di voi ha bisogno di pasti o qualcosa specifico per qualche malattia?"

"Dobbiamo parlare con te!"

Lei alzò il sopracciglio destro e chiese cosa volessero, era a disposizione. Ma l'uomo giovane  chiese di parlare in privato. Era importante.

"Kianta, forse..."

Jd la vide voltarsi verso di lui per essersi intromesso ma restarono a fissarsi qualche secondo. Poi l'uomo alto che tutti avevano confuso come il comandanti si fece avanti, lamentandosi.

"Se dobbiamo metterci a sentire ogni persona che ha una lamentela finiremo quando se ne dovranno andare e avremo perso tempo prezioso"

Lei fissò lo sguardo, socchiuso e nervoso verso questi, facendo poi una smorfia. Spostò gli occhi di lato a guardare le persone dietro la porta.

"E' chiaro che avremo solo grane con questa gente" sputò fuori con rancore l'uomo alto "si sono già lamentati di tante cose, ho sentito, e li stiamo salvando! Se non fosse per noi sarebbero come quella gente di due mesi fa, nella bara. Perchè..."

"Per favore, taci!" proruppe lei inchiodandogli occhi infuocati di sopra "sono nostri ospiti, si sono visti allontanare dalle loro case e le loro città e sono confusi. Vogliono certezze e qualcosa che allevi le loro pene, credo sia.."

"Oh ma per favore. Sei sei sempre politically correct e bla bla bla, pro tutto. Qua non siamo allo Chateau e se lui..."

"Ora basta!" esclamò rabbiosa voltandosi totalmente verso di lui.

L'uomo con la famiglia osservò la scena dubbioso. Da quando era arrivata era sempre stata pacata, sicura, che trattava tutto e tutti con professionalità, come se per lei fosse routine quotidiana, senza mutamenti alcuni di umore o azioni eccessivi. Se sembrava aver preso con ilarità, pacata, i rimbrotti dell'uomo con il naso acquilino  e i capelli  pazzi,  invece con l'altro sembrava snervata e pronta alla rabbia. E, con le sopracciglia aggrottate, occhi arrabbiati e bocca pronunciata con gli angoli all'ingiù, sembrava un'altra.

"Non mi importa se sei suo fratello o meno, basta! Vuoi far polemica anche qui, adesso? Accomodati pure ma tu non ci sei mai quando cè bisogno di un Capitano che svolga il suo lavoro. Dove eri stamattina? A ridere sguaiatamente con i tuoi uomini e a scorazzare per le strade con loro, in cerca di chissà chi invece di prendere posizione dove ti avevo indicato. Un'ora fa dovevi essere qui per controllare l'afflusso di ospiti e invece..."

"Oh ci risiamo, io sono il capo di testa della compagnia di testa. Facevo il mio lavoro, ero di ronda..."

Kianta sussultò sorpresa, perdendo per qualche secondo l'espressione irata, gli occhi grandi si fecero sorpresi e leggermente sgranati, più di quanto fossero già grandi. Si voltò verso Jd, lo fissò un istante mentre l'uomo alto continuava a sbraitare, leggermente inclinato in avanti per guardarla in faccia, essendo lei alta fino al suo mento, e poi disse qualcosa forse in un'altra lingua a Jd.
L'uomo con la famiglia fu sicuro che suonava, anche se non sapeva cosa avesse detto, come un "ma mi sta a piglià per culo?" come diceva sempre suo padre. Il suo vecchio amava i dialetti del suo paese, li studiava, aveva anche scritto dei libri sulla lingua nella lingua delle persone comuni, come lo diceva, e purtrrppo imparava anche  certe frasi poco signorili.

Jd fece un sospiro sonoro e alzò le mani, i pami verso loro due, mentre gli altri uomini intorno erano tesi, chi si metteva una mano sulla fronte, chi scrollava la testa, chi li fissava corruciato o con gli occhi al cielo.

"Sentite, come sono andate le cose, pensiamo agli ospiti che..."

"Ma qui faccio tutto io, sono io che controllo che vada tutto bene. Io e il mio retroammiraglio... era controammiraglio, vero?" chiese di colpo l'uomo alto verso l'altro di fianco a lui, che era atterrito e la bocca disegnava una linea tesa e dura. Poi si vide lo sguardo addosso, prima guardò l'uomo alto, poi la ragazza, poi di nuovo l'altro.

"Ecco si, ma..."

"quello è un grado della marina, folle fuori di testa!" sbraitò Kianta con le braccia conserte "E non coincide proprio con i vostri.  Lui era in marina prima è un'altra cosa" disse esasperata,alzando poi le mani fino alle spalle come a dire "ma serio?" e voltandosi verso la porta. Scrollò il capo sconvolta.

"Ma certo che lo so, io parlavo con il mio secondo. Perchè devo sempre farmi rimproverare da questa isterica" voltandosi a sua volta dandole le spalle con le braccia conserte, mentre lei voltava il capo di scatto con la bocca socchiusa dallo stupore.

"Ma lo senti questo lupastro incavoloso?"

"Kianta, non usare le parole di Beppo per..."

"Sono appropriate, direi..." rispose amara a Jd per poi continuare guardando l'altro in cagnesco "fa sempre il lupo solitario col mal di zanne  quando gli conviene, poi convince tutti ed ecco che li trovi in giro a fare casino. Non si può andare avanti così" aggronttando le sopracciglia quandando sempre Jd. Il quale si grattò la testa sbuffando.

"Glielo spieghi tu " continuò Kianta, guardandolo con la mano sinistra su un fianco, il busto leggemente in avanti e la mano destra a indicarlo "cosa significa essere rear admiral, visto che gli piace tanto, e avanguardia? Fagli anche un disegnino nel caso, visto che con le parole non riesce a capire. Digli perchè Lui gli dà sempre questi compiti. A chi altri potrebbe darli se non a un lupastro fuori di testa o coyote, come Beppo lo vede. Anche se a me dispiace confondere quel soggetto con i nostri fratelli lupi"

"Tornano di nuovo a pungersi come scorpioni" bofonchiò aspramente Alaric.

Jd sorride scuotendo la testa, vide che l'uomo alto si girava incollerito e lo fermò bisbigliandogli qualcosa, mentre Kianta osservava gli uomini dietro la porta.

"Va bene, parlerò con voi, ma solo tre persone. Ho già abbastanza problemi per..."

"Ehi aspetta, ho fatto il mio lavoro oggi facendo la ronda per la città a ovest..."

"Tu non dovevi fare nessuna ronda" disse amaramente all'uomo alto "non è neanche nei tuoi compiti in questa sede. Abbiamo un contratto con il governo, sono loro che controllano la città, se continui senza ragionare ti vedranno come un problema che sfora gli accordi. Tu sei a capo della prima  falange oplitica, non un branco di sbarbatelli che vogliono buttare un occhio sui tipi loschi per le strade"

Si fronteggiarono un pò faccia a faccia poi lei si voltò e chiese di aprire la porta. Le due guardie ai lati azionarono il meccanismo e solo il giovane con i due anziani uscirono. Erano visibilmente a disagio, sotto gli occhi di tutti ma la ragazza fece un cenno con la testa e con la mano sinistra indicò da una parte.

"Venite, prego. Parleremo nel mio ufficio..."

Ma prima che facesse da ospite ai tre, Jd la fermò, dicendo di colpo "non puoi andare sola con loro".

Lei si fermò e si voltò verso di lui, rispose che andava tutto bene e stava per proseguire ma Jd la fermò di nuovo. Raggiungendola e parlandole in una lingua che non si comprendeva. Poi lui tornò chiaro a tutti.

"Gask, accompagnala e fai tu da guardaspalle, io terminerò di organizzare le ultime cose"

Lei si lamentò, dicendo che poteva fare da sola e lui era l'ultimo adeguato. Ma Jd restò fermo nella convinzione, le consigliò di non restare mai sola e che la scelta migliore come suo somatophylakes fosse proprio lui. Spazientita fece un gesto con la mano e avanzò verso il suo ufficio, quella porticina sotto le gradinate vicino le porte principali. La seguirono i tre ospiti e il ragazzo alto.

L'uomo con la famiglia restò a fissare la scena titubante. Si voltò indietro  quando qualcuno gli parlò, ma era concretato sulle persone sotto.

"Come dici? Non ascoltavo" disse all'uomo che aspettava una sua risposta. Si erano radunati tutti quelli che erano a quel piano dietro di lui, sui volti chiaramente paura e incertezza.

"Volevo sapere se cè qualcosa che dovremmo fare. Ci dica cosa fare, Sindaco, e noi lo faremo".

Calò il silenzio, con centinaia di occhi sopra di lui. Ma non sapeva che fare. Lo avevano prelevato da casa come gli altri in fretta, dopo l'ultimo anno di cellule che colpivano anche la loro città. I morti non avevano il tempo di riposare e far dimenticare il terrore qualche mese che riappariva qualcuno armato o pieno di cariche esplosive. E si sentiva niente fra i nessuno, visto che sapevano chi era ma era stato ammassato in quel posto senza interesse da nessuno, nenache da quella ragazza strana.

"Sindaco, eh? Interessante, interessante... allora ci dica, sindaco"  accentuando l'ultima parola "cosa facciamo adesso?" chiese Joseph con scherno.

Il Sindaco rimase però a fissare le persone sotto,  maggiormente quel Jd,  la ragazza che tutti chiamavao comandante e l'uomo alto chiamato Gask. Il ragazzo sembrava un giocatore di basket per l'altezza ma sotto steroidi, facendogli avere spalle e braccia massicci come le cosce che chiamavano attenzione prima del resto. Sembrava una clessidra a causa della  vita stretta rispetto gli altri, che erano più proporzionati.  Capelli  neri o comunque scuri e lisci erano sempre portati indietro con una mano quasi inconsciamente, per poi cadele a ciocche davanti  piano piano, necessitando di nuovo la mano per riportarli in ordine. Quelli che ricadevano davanti erano lunghi massimo fino alle sopracciglia, e sembravano finissimi, in confronto a quello chiamato Alaric e la ragazza. Le sopracciglia sembravano sempre come inclinate verso il basso alla radice del naso, non curate ma dalla forma precisa  che finivano rade verso le tempie. Il naso di fronte sembrava una freccia bombata nella punta e le narici, come a patata, ma di profilo era dritto fino alla punta, un pelo alzata. Diverso da quello della ragazza, una specie di arco dove si vedeva una lieve gobbetta per l'osso nasale, ma se si faceva attenzione. Gli occhi erano affilati e taglienti ogni volta che posava lo sguardo, con la coda palbebrale che andava verso le tempie, una forma che non sapeva definire meglio. Di solito avrebbe definito occhi così per gli asiatici ma ovviamente erano diversi. Sapeva solo che vi erano molte forme degli occhi, definiti anche dalla posizione e inclinazione, ma lui li aveva che convergevano verso l'alto. E color nocciola che con il sole sembravano ambra. Il mento leggermente pronunciato non metteva in seconda luce la bocca,  larga ma così definita che sembrava fatta fatta con la squadra, linee nette. E indossava delle specie di maniche nere fino a metà bicipite che sembrava in contrasto con il resto.

Si voltò alla fine verso le persone in attesa per assumere di nuovo la sua figura di Sindaco.

 Dentro l'ufficio, davvero stretto e lungo, Kianta si sistemò dietro la scrivania mentre l'uomo, Gask, chiudeva la porta dietro gli ospiti e si sistemava a metà della stanza, vicino uno schedario. Lei era su una poltrona forse in pelle nera con i braccioli, accostata al muro in fondo, davanti la scrivania in metallo. Al lato sinistro quando si entrava vi era uno schedario in metallo leggero diviso in una colonna più stretta da cassetti e quella più larga come da pannelli rettangolari. Sulla scrivania vi erano carte e alcuni oggetti forse da ufficio, ma lei stava  posando una sorta di tablet davanti a lei e osservava lo schermo.
GLi ospiti attesero e poi i due anziani si voltarono verso Gask, poggiato con gomito sullo schedario reggendo il suo peso con il braccio.

Alla fine il giovane degli ospiti fece un passo avanti Kianta e le chiese "sei tu vero?"

Kianta alzò gli occhi sorpresa e dubbiosa, fissò gli occhi dell'ospite per poi posarli su Gask, che fissava interessato l'altro uomo. Quando lui incrociò gli occhi di Kianta sembrava quasi che stesse dicendosi qualcosa.

"La domanda è rivoltà a me?" chiese alla fine lei al giovane, posando il braccio destro al lato del tablet e lasciando disteso quello sinistro, sulla scrivania.

L'uomo anziano si fece avanti, baffi e capelli ricci bianchi e la guardò negli occhi. Fece la stessa domanda alla ragazza ma lei inclinò di lato la testa e li fissò con sguardo accigliato. Restò un pò a riflettere poi si sistemò sullo schienale, il busto obliquo, le gambe accavallate.

"Lo ripeto, state chiedendo a me... cosa?"

"Vogliamo sapere se sei tu, come fai ad essere qui"

Lei profondamente esitante e chiaramente persa scosse la testa e poggiò le dita della mano destra sulla guancia, mentre continuava a fissarli meditabonda.

"Partiamo dall'inizio per favore, perchè non comprendo. Potreste spiegarmi il perchè di queste vostre domande? Perchè mi guardate come se vedeste un fantasma e questa richiesta così... uffh... spiegatemi"

"Voglio sapere se tu sei mia figlia" disse l'uomo anziano.

Lei inclinò maggiormente la testa verso destra, poggiata ancora sulla mano, dubbiosa e sbattendo le palpebre alcune volte, fissandoli uno ad uno.

"Vostra figlia? perchè mai dovrei essere vostra figlia?"

"Lei le somiglia tantissimo, davvero molto. Anche se lei aveva una cicratrice di tre centimentri all'epoca mal cucita perchè piccola, una diagonale  proprio in mezzo alla fronte. Anche la voce sembra la sua e...."

"Una Attimo" esclamò Kianta al ragazzo che stava spiegando "e dovè lei adesso?"

"E' morta..." bisbigliò la donna anziana.

Lei voltò la testa con le sopracciglia sollevate verso Gask, che li fissava anche lui esterrefatto. Si scambiarono delle occhiate, poi Kianta iniziò a balbettare confusa.

"Mi... scusate...  è morta?!?"

"Si è morta  due anni fa, ma lei è identica, sembra davvero lei!"

Kianta sbattè due volte le paplebre, confusa, scosse la testa e buttò un'occhio su Gask. Il quale alzò un sopracciglio, mentre i tre ospiti li guardavano a turno silenziosi.

"Ok, ascoltate..." sospirando e stringendo entrambi i braccioli con le mani "mi dispiace per la vostra perdita, ma forse le assomiglio. Tutto qui. Capisco magari la vostra sorpresa ma... se è morta, non siamo la stessa persona. Sono desolata."

I tre la fissarono in silenzio, poi la donna anziana si avviò verso la porta. L'uomo anziano le disse che sembrava davvero in tutto la figlia e uscì anche lui. Solo il giovane restò, a fissare. Kianta dal canto suo tornò a posare lo zigomo sulle dita a pugno, con il gomito sul bracciolo.

"Anche lei si metteva in posizioni come quella" disse il giovane "e stava sempre con il broncio e seria. Non rideva mai e accusava sempre noi per tutto quello che le era capitato.  L'unica cosa che vi differenzia è che lei aveva capelli ricci e lunghi, voi siete liscia. Anche gli occhi sono di colore diverso ma anche come mi guardate adesso è lo stesso."

Kianta lo stava fissando poggiata con lo zigomo e lo sfuardo tagliente e duro, poi si scosse a quelle parole e si raddrizzò.

"Come ho detto mi spiace, ma se dite che è morta allora l'avete seppellita"

"E' così, la sua bara è al cimitero. Anche se lei voleva la cremazione ma i nonni hanno voluto le esequie religiose. E lei non era religiosa nel modo che lo siamo noi"

Kianta spostò a sinistra lo sguardo serrando la mascella.

"L'avete seppelita in un modo che non voleva? Triste per lei, mi spiace. Ma se è stata seppellita io sono... come si dice? Una delle sette copie nel mondo? magari è solo la somiglianza che vi fa confrontare me con lei..."

"Si. grazie" e uscì anche lui dietro i due anziani.

Si sporse dalla porta aperta una delle due guardie fuori e lei chiese di riaccompagnarli dopo aver chiuso la porta. Dopo che fu serrata, lei voltò gli occhi verso Gask, girando poi il busto con la sedia girevole.

"Cosa cè" chiese lei al ragazzo che si grattava la testa confuso.

"Davvero ti hanno chiesto se eri la figlia morta? E non hanno detto neanche il nome..."

"E' morta, basta. Dovrebbero metterci una pietra sopra!" sussurrò aspramente lei, fissando un punto della stanza come persa in un pensiero.

Gask si poggiò con le mani sulla scrivania e la fissò, facendole tornare lo sguardo su se stesso.

"Così come la storia di Eve che mi hai raccontato?"

"..."

"Yo! ci sei?"

lei ripotò l'attenzione su di lui, chiuse forte gli occhi un attimo e abbassò la testa sul compilatore.

"Si e no..."

le sopracciglia di Gask si strinsero pensierose ma lei non continuò, così si raddrizzò e le disse "meglio tornare, vediamo se hanno terminato anche la consolle e parliamo con Lui. Avrei preferito sinceramente essere in Persia ma..." grattandosi la mascella.

"Anche tu hai iniziato a usare quei nomi? " esasperata e con un punta di rabbia.

"NOn ti piace la questione, ma siamo sinceri. E' per colpa nostra se i vecchi paesi sono andati, perduti, caduti. Come vuoi definire la cosa. Il meglio delle vecchie nazioni deve risplendere, così dice. A me poco interessa, io voglio sono essere dove devo essere, come dici sempre tu" sorridendole mentre lei serrava la mascella "il resto... Lui sa cosa fa, quindi non mi preoccuperei"

"Davvero?" chiese lei girandosi verso di lui con la poltrona "veramente mi vuoi dire che ti va bene la caduta di tutto per... "

Si fermò, sospirò profondamente e cercò di calmarsi.

"Per ora non ho voglia di parlare, sono qui per accontentare Lui e le sue intenzioni, ma avrei preferito fare la Raccolta come avevo voluto da mesi. Invece ora iniziano tutti a lamentarsi nonostante li stiamo salvando e pure mi dicono che somiglio a una figlia morta!" parecchio scocciata, sistemandosi con la schiena nella poltrona.

"Bhe, però..." ma Gask non continuò perchè Jd entrò di colpo e richiuse la porta. Lo fissarono in attesa, poi lui chiese "Allora, che volevano?" porgendole un compilatore.

"Altra roba? Uffa, sono due ore che controllo protocolli e compitori, e pure ci sono state lamentele degli uomini perchè i dormitori sono in un settore e il Polo in un altro. Lui ha deciso così per tenere a tenaglia la città, anche con l'accordo ma da chi vanno adirati? Da me..."

Gask sorrise e lei lo fissò accigliata e con la bocca imbronciata.

"Mi spiace, ma di solito sei tu che fai il controllo finale con siglatura per l'archiviazione. I Crell non sono stati ancora collegati, quindi non posso neanche chiedere a Helias di catalogarli per passarteli nel Phonvlet. Ma fai con calma, fino a questa sera dobbiamo ancora temrinare le sistemazioni strutturali e di controllo nel Polo, preparare la cena e provvedere al cambio squadriglia. Si lamentano sempre, ma poi ti seguono lo stesso, quindi non te la prendere. A tutti manca lo Chateau, sia che è arrivato ieri che una settimana fa. Per la Raccolta magari potresti andare tra qualche giorno e..."

"Spererei che tra qualche giorno il contratto fosse già concluso. Ho paura che il governo ci dirà che che le zone di contimento per i propri cittadini non sono pronte, cè qualche problema o altro e noi dovremo star qui a tenere a bada gli ospiti e la loro rabbia. Perchè esploderà se non saranno una manciata di giorni. E sinceramente piuttosto che stare dietro ai civili preferisco le mie giornatine piene allo Chateau o nelle missioni, anche pericolose, ma in campo che con loro..."

"A proposito, cosa volevano quei tre?" cercando di cambiare discorso perchè si era arrabbiata.

Lei lo fissò un secondo, chiuse con molta lentezza le palpebre e poi rispose laconica con le labbra, imbronciata.

"Volevano sapere se io ero la figlia morta!"

Jd sussultò visibililmente, tanto che anche Kianta e Gask lo guardarono sorpresi.

"La figlia morta? In che senso?"

"Non lo so, dicevano che ero identica alla figlia, morta, e mi chiedevano se ero io. Strano, vero?" guardandolo profondamente con gli occhi.

"Si, strano..." mormorò JD di rimando con sguardo vacuo "Però l'hanno seppellita quindi erano presi solo dalla sorpresa di vederti"

"In effetti si, hanno detto che l'avevano seppelita..." malignò lei continuando a fissarl o stranita  "anche se voleva  ben altro metodo e senti un pò.... aveva una cicatrice sulla fronte e capelli diversi. " restando a fissarlo con molta attenzione.

"Oh...sanno che è morta quindi..." con un sorriso affettato "magari per evitar loro altro dolore perchè gliela...ricordi... bhe, vieni poco qui allora ..."

"Jd...." iniziò lei ma l'altro invece le chiese cosa volesse fare adesso. Il tempo passava  e doveva ancora inviare vari protocolli a Lui.

Lei fece un sospiro profondo, rassegnato e disse solamente "poi ne parlerò con Helias, per il resto se prima non completeranno la consolle non voglio contattarlo...."

"Ma dai, vuoi davvero parlare con Helias di una ragazza morta?" bofonchiò Jd, alquanto impacciato e lei restò a fissarlo accigliata.

"Vedrò... nel frattempo per favore vedi se quegli individui là fuori hanno bisogno di qualcosa, già so che sarà una lista immensa, e assicurati che abbiano il necessario, così che durante la notte non venga in mente a qualcuno di loro di chiedere qualcosa o voler uscire. Bagni e docce sono terminate e funzionanti, vero?"

"Si, le loro docce hanno ora anche l'acqua calda e l'asciugatore e divise per sesso, con divisori ulteriori per i timidi. Si sono già lamentati dei pochi asciugamani ma non hanno come noi gli asciugatori e dovremo spiegarglielo, o chiederanno continuamente asciugamani a persona per deteergersi dopo la doccia. Con un enorme spreco di tessuto, acqua e sapone per il lavaggio quando con gli asciugatori consumiamo solo la corrente dai pannelli. Ma molti non capiscono... "

"purtroppo molte cose che per noi ormai sono la norma per loro sono diavolerie." disse  lei acida " Come accadde per il bidet! E sono paesi civilizzati da primo e secondo mondo. Comunque per favore mandami un messaggio appena la consolle è attiva e verrò per il collegamento
come lo pronuncia Beppo..." sorridendo.

"Già, quel ragazzo se ne inventa di cose... ultima cosa. Vuoi che faccia portare dal caveau tutti i Crell o ne vuoi qualcuno in particolare?"

lei rimase a riflettere un pò poi disse "per ora direi solo Helias e Alcione, gli altri successivamente".

"Ricevuto, vado a recuperarli e ti aggiorno appena la consolle è operativa. Tu..." disse Jd a Gask "esci dopo di me, vero? con uno sguardo particolare.

"Certo, arrivo..." disse voltandosi verso Kianta poi verso Jd. "Vengo a controllare, oppure posso preparare un'oretta di addestramento con i ragazzi..."

Kianta non disse niente, fece un gesto con la mano con sguardo perso da qualche parte perchè aveva capito che volesse dire e Jd uscì, per primo. Poi però tornò di colpo dicendo "Senti cè un piccolo problema, lo stavo dimenticando... i ragazzi delle cucine hanno scoperto che... insomma, volevano preparare le omelette con riso e chili della ex Malesia, che ai nostri piace ma si sono chiesti se anche per gli ospiti era una buona idea. Per sicurezza hanno deciso di fare due tipi di petanze diverse, solo che, ecco...le uova che sono arrivate non sono di gallina".

Kianta lo fissò interdetta, sollevò un sopracciglio e chiese di quale uccello fosse, se avevano preso quelle troppo piccole rispetto che le comuni di gallina, era già successo.

"Veramente no, nella cassa hanno trovato quelle di struzzo"

Kianta si schiaffò una mano sul viso nera di rabbia "non erano quelle che dovevamo mandare..."

"no, no" la fermò Jd " hanno proprio sbagliato le nostre. Quelle sono in viaggio come previsto. Sono arrivate di struzzo, punto. L'altra volta di piccione e pure di falco. O erano aquila? Comunque deve essere stato Nico, al solito non si mette gli occhiali e spedisce roba. Continuiamo con quelle di struzzo o dico di preparare altro per gli ospiti?"

"Non lo so, e avevi detto di leggere con calma..." facendolo sorridere "guarda, ormai per oggi lascia stare. Digli che preparano le omelette e dite che sono di gallina, molto speziate. Che io sappia qui non ne mangiano affatto, tranne negli agriturismo... dagli quelle"

"FAtto!" ed uscì.

Gask restò finchè la porta non fu chiusa e si voltò verso di lei

"Senti, che dici se dopo cena..."

"Qui?" chiese con sguardo rattristato.

"Gli uomini di turno saranno qui a controllare e passare il tempo. Quelli liberi saranno sicuramente qui pure loro, visto che tu e Lui avete deciso di unire le due cose...quindi non cè bisogno di supervisione... ma davvero volete che i ragazzi parlino, giochino, si divertano davanti a loro?"

"... secondo lui era meglio così. i classici due piccioni con una fava invece di spezzettare in varie sezioni come facevamo sempre. Dice che non siamo un campo da baseball.." ridacchiando "comunque questa è una prova. TUtto dipende da quello che accadrà da questa esperienza"

Lui fece un cenno con la testa e si affrettò verso la porta "capito, fammi sapere per dopo, magari per leggere qualcosa..." mentre lei acconsentiva con la testa.
Dopo aver aperto la porta  iniziò ad urlare "sei sempre puntigliosa  e isterica, non si può così" infilando di nuovo la testa dentro, e dopo aver urlato le fece l'occhiolino e uscì definitivamente.

Lei sorrise e si quasi spalmò sulla poltrona per la stanchezza.


Un anno e quasi nove mesi prima

Jd e l'amico rimasero a fissare la ragazza davanti a loro. Ricci castani danzavano pendenti finchè questa non si rimise dritta e li fissò dall'alto, seria.

"Che diavolo... proruppe Dame esterrefatto.

"Voi chi sareste" chiese lei inclinando la testa di lato.

Due ciocche sulle tempie erano tirate dietro da qualcosa, lasciando ricadere gli altri boccoli naturali su spalle davanti e dietro. Si allontanò con una smorfia dal caduto, controllò l'altro e poi tornò su di loro.

"Allora? Non siete dei loro, quindi chi siete?"

"Siamo la cavalleria..." rise amaremente Dame 

"Solo voi due? E vi avevano quasi steso?" avvicinandosi a Jd.

"Gli altri sono di sopra, noi cercavamo qualcuno, un tipo con il pizzetto e la faccia butterata..."

"Ah, si. E' di là..." facedo un gesto con l'arma che stringeva con la sinistra verso le stanze in fondo. "Lo avevano lasciato con noi, ma era così snervante che l'ho colpito perchè stufa delle sue urla continue. Si lamentava di tutto. Dopo che è caduto come uno straccio vecchio a terra ho detto agli altri di uscire dalla finestra e sono rimasta io"

"Vado a vedere e lo portiamo dal leader" disse Dame a Jd rallegrato "mezza missione fatta!"

"Aspetta..." disse Jd stringendo i denti e sando parecchio per il dolore "ha detto che lo ha colpito"

Dame si fermò dopo essersi alzato in ginocchio e dopo un attimo di riflessione si voltò verso la ragazza.

"Aspetta... lo hai colpito come?"

"Con il mio anello tiralama, piccolo ma utile, e meno male che lo avevo dietro..." tirando con il dito medio che teneva il coltello un laccetto dalla taschina mini dei jeans . Uscì un oggetto argentato, un anello con una piccola lama ad uncinofacendolo oscillare per aria. "meglio prevenire che curare..." fini', come se fosse perfettamente normale. E lo era, dopo gli ultimi anni.

"Lo ha fatto fuori? Jd, lo ha fatto fuori?" sbraitò dame terrorizzato guardando l'amico.

"Cosa chiedi a me, dillo a lei... come ci sei riuscita?"

"In parte per voi... gli altri piangevano come agnelli e alla fine quando questi sono venuti da voi, dopo che l'altro gruppeto era salito su, ne ho approfittato. L'ho colpito con la lama al collo ma, non essendo letale perchè poco affilato, ho preso un oggetto dalla scrivania dell'impiegato e l'ho preso sulla nuca. bam, steso a terra."

"Lui ci ucciderà..." inizò Dame " lo avevo detto che tutto andava in vacca" scollando la testa disperato

"Chi altri cèra con te?" chiese Jd, ignorando l'amico ma cercando di restare lucido. Gli chiese anche di fare silenzio.

"Alcuni impiegati di quelle stanze in fondo e cittadini come me, che avevano bisogno di aver rilasciati dei documenti. Mio padre mi aveva accompagnato in macchina qui fuori e doveva parcheggiare, presumo sia là. Comunque, avete bisogno di una mano?"

Jd gemette per il dolore, allora la ragazza disse a Dame di darle una mano e lo trascinarono fin dietro una scrivania che da una porta comunicante non era visibile.

"E' pericoloso quel fucile, dammelo" disse Dame dopo aver sistemato Jd seduto a terra poggiato al legno della scrivania.

"Ti ringrazio, ma so come usarlo. Sono carabina e pistola al poligono da anni, ho vinto anche alcune medaglie, poche per via del lavoro e studio e poi... per problemi miei... ma ho anche sparato con uno vero una volta..."

"Quindi sai sparare" chiese Jd stringendo i denti "ora capisco, anche se non so come tu abbia questo sangue freddo nel freddare quei tizi"

"Diciamo che è stata la rabbia o... odio... ad alimentarmi. Provo un odio viscerale per chi fa del male altri usando armi e/o la forza, sentendosi migliori. Nessuno, o credo se ce ne sono  davvero pochi quelli che nascono puri e sinceri al mondo, come dicono alcune religioni. Quante volte ho desiderato fal del male per far provare almeno qualcosa di quello che infliggevano agli altri... ecco come ci sono riuscita..." fissandolo negli occhi, mentre controllava la ferita.

"Che fai, non restare qui e scappa. Ti copro le spalle..." urlò Dame ancora accalorato

"Ti ringrazio ma devo restare... ho delle cose da fare. Ma prima voglio aiutare il tuo amico, aspetta un attimo..." e si alzò andando in un'altra stanza nonostante le lamentele di Dame, che restò con Jd. Quando lei tornò, stringeva una grossa borsa di jeans, non nuova e pesante. Rovistò dentro e tirò fuori un quadrato di plastica blu, un tubetto di qualcosa, un barattolo di miele e una piccola pochette.

Prese la pochette e raccattò dall'interno una salvietta sigillata e una piccola boccetta, dicendo a Jd che era acqua ossigenata e che voleva pulire la ferita. Ma appena andò a pulire, dopo aver versato un pò di disinfettante, tenne fra le dita un proiettile, studiandolo.

"La tua tuta o quello che è lo ha fermato fino a un certo punto, ecco la coda, quello che ne resta. E' questo che ti ha fatto questo buco, ma non profondo o non sarebbe uscito solo con qualche gesto. Ritieniti fortunato che non avrai bisogno di chissà quale operazione, solo che ti ha lasciato un bel buco. Stai fermo che finisco."

Dopo la seconda salvietta prese dalla borsa anche una bottiglia di alcool, dicendo che lo usava oltre che per la disinfezione anche per lisciare l'argilla delle sculture. Aprì il quadratino blu e si rivelò un mini kit da cucino completo con quasi tutto, pure mini forbicine e pinzette. Sterilizzò con un accendino e l'alcool  un ago dopo aver messo il filo.

"Ragazza ma che stai facendo?" urlò Dame isterico tra uno sguardo alle porte e a lei.

"calmati, il sangue continua ad uscire e non è una ferita da poco, come hai indicato tu stesso. Saranno pochi punti ma ne ha bisogno. Tieni d'occhio là fuori.

"Jd, non... chiama Lui e digli che vogliamo sapere cosa fare..."

"Io non posso" disse il ragazzo mostrando cosa restava del casco

"Il casco, senti "verso  Dame"  toglilo così starà meglio"

Dame incerto lo tolse e poi tornò all'arma e alle porte.

lei iniziò a cucire mentre Jd malediceva le ferite. ansimava e stringeva con forza la sua arma, con la sicura, a volte sbattendola a terra.

"Sono solo quattro punti, e sta venendo bene, siamo all'ultimo. Toglimi una curiosità, come mai non hai protestato per i punti?"

"perchè conosco le ferite e s edallo specchietto che mi hai dato ho visto giusto, dovevi mettermeli. Ma essendo sul costato potrò muovermi poco. Quindi ora sarò una zavorra." poi si voltò verso dame "Dame, contatta A e digli della situazione e che abbiamo bisogno di aiuto".

Dame eseguì, teso dal nervosismo, poi comunicò che l'altro gruppo aveva trovato dei civili e li aveva scortato fuori. Subito dopo alcune persone dal loro piano erano salite, o meglio scappate verso l'alto, e altri tre uomini erano stati incaricati di proteggerli fino all'uscita.

"Accidenti, resta solo il suo gruppo allora, oltre noi?"

"Te lo avevo detto che era un casino. mai, nessuna missione prima era iniziata come questa... Lo dicevo io..." fissando le porte inqueto.

"Faresti meglio ad andar da loro, spiegare la situazione e raggungere il tuo amico ferito. Non so se nelle stanze in fondo cè qualche altro pistolero, io avevo lasciato la borsa nell'altra stanza per sicurezza, quindi non so comè la situazione in quelle in fondo. Questo posto è un dedalo di stanze e corridoi secondari." disse la ragazza mentre continuava a cucire.

"Ha ragione, vai. Lei finisce e ti aspettiamo"

"Ti devo lasciare qui con lei? Ma..:"

"Vai, D. Non mi sento affatto bene" debolmente all'amico.

Dopo qualche minuto di incertezza imprecò e con l'arma puntata fu fuori verso le scale e, sperava Jd, il gruppo di Alaric.

"Tu chi sei?" le chiese dopo un pò che la fissava.

Lei alzò gli occhi castani verso di lui seria, tornò al punto che aveva iniziato e terminò dietro improperi per gli idioti che lo avevano reso un formaggio bucato.

"Solamente una persona che si è trovata qui." respirando affaticata dopo aver tagliato il filo. "Questo filo è sintetico non di cotone. Meno male che porto sempre con me qualcosa e avevo comprato queste cose prima. ora termino con una mistura e questa serie di cerotti, non ho altro. Se non tengono provvederò con altro."

Poi si fermò, cadde dalla posizione sulle ginocchia a seduta a terra e respirò profondamente.

"Qualcosa non va? E' la vista del sangue?"

"no" disse lievemetne "diciamo che ho una malattia e ora dopo aver preso qualcosa per alleviarla, è tornata prepotente.

"malata? hai bisogno di qualcosa?"

"no... ma dovrò prendere un altro antidolorifico o starò peggio. Durano sempre meno ma fino ad ora mi sono mossa parecchio...  se prendo anche questa ne resterò solo una..." guardando un blister ormai vuoto in mano.

"Cosa ti affligge?"

Lei voltò la testa, sudando per il dolore come faceva lui, prese una bottiglietta d'acqua dalla borsa e mandò giù la piccola "che importanza ha un nome? La malattia è malattia. Comunque ho problemi a nervi e muscoli, sindrome da fatica cronica e dolori lancinanti ogni istante della giornata, ti basta? Ma queste mi aiutano un pò..." rimettendosi sulle ginocchia "finisco qui e aspettiamo il tuo amico."

Prese un bicchiere di carta che trovò in un cassetto della scrivania e mischiò aloe vera dal tubetto e miele e, dopo aver pulito con alcool le mani, applicò un pò di sostanza sulla ferita, fermando con quanti cerotti poteva. Poi si accassciò con le spalle al muro e ansimò forte, con la fronte imperlata di sudore.

"Mi dispiace" bisbigliò Jd "per la tua malattia e questa situazione. magari se usciamo posso chiedere al Leader se il nostro dottore..."

"No" lo interruppe lei "sono rimasta per un motivo. Uno, e devo raggiungerlo. basta che mi lasciate libera"

"Non capisco... comunque mi chiamo Jd" salutandola con la mano alzata.

"Jd... sei americano?"

"No, il mio nome vero è Leon, ma da quando faccio questo mestiere ho avuto parecchi compagni di gruppo e alla fine perchè il mio vero nome non piaceva, mi hanno affibbiato questo. Ed è rimasto, non mi dispiace.  Con il leader, visto che molti cambiano nome perchè si sentono meglio con uno diverso o vogliono cambiar vita, è rimasto... semplice"

"Capisco... Io sono Lia."

"Mi hai detto che hai vinto medaglie al poligono con la carabina..."

"Si ho... avevo il porto d'armi ed ero brava. Ma con questa malattia ogni movimento  è un dolore lancinante e sono finita a non poter più fare niente. Anche alzarmi dal letto o mettermi una maglietta è difficile... ero qui proprio per un nuovo documento visto chenoo posso lavorare."

"E usi la creta?"

"Ah.. si. lavorando manualmente, anche se le mani dolgono da morire, riesco a rilassarmi mentalmente e afforntare meglio il dolore. Ma solo poco tempo al giorno. Anche stare seduta o a letto è doloroso. non cè mai un posizione che mi aiuta..."

"Mi dispiace...e sei finita proprio oggi qui..."

"No, anzi. Alla fine ne sono contenta, magari... tutto finirà oggi..:" sorridendo e chiudendo gli occhi.

"Che vuoi dire?"

"... sono stanca, tanto stanca. FIn da piccola ho sempre fatto quello che gli altri volevano perchè fossi accettata. I miei volevano un certo tipo di figlia e decisero per me il tipo di scuole con materie come la musica, imparare a suonare degli strumenti, impiegare il mio tempo in cosa per loro era per il mio futuro... ma queste cose non erano compatibili come ne, nel senso che non erano per me e sono stati anni così difficoltosi da sentirmi nella disperazione nera. I professori si adiravano perchè rispetto agli altri non giungevo a certi risultati o non ero capace. i miei genitori non hanno mai visto o sentito, anche se ho urlato e detto come potevo i miei malesseri. Ma loro irremovibli, era per me, dicevano... tutti i miei sacrifici si univano al fatto che non ero come le altre bambine e ragazzine che dovevano essere perfette e brave in tutto. NOn ero o sono un maschiaccio ma non sono portata molto per essere una ragazza come vogliono tutti. E così piano piano nella mia vita sono rimasta sola perchè diversa. Tutti i miei sforzi per la musica e ogni attività che volevano per me,  non ha portato altro che stress e disperazione perchè io sapevo, lo vedevo e sentivo, che non erano per me, non vi ero portata... e poi dopo il diploma il mio corpo ha iniziato a cedere. So che è per questo, almeno credo, ma la mia malattia mi ha presa pian piano. Se sono in piedi è per antidolorifici e medicine che mi danno e mi tengono su, per poche ore. Ma ho perso tutto. Il poligono che amavo e avevo deciso io di prequentare nonostnate i lo or dubbi anche se alla fine ho dovuto abbandonare. Ho studiato e mi sono sacrificata in tutto quello che volevo per i miei, per gli altri... e ora non ho scopo, non ho un motivo per niente. Ad aggravare tutto io sono una neutra, non ho mai incontrato qualcuno che mi portasse a considerarlo come un compagno, e per me il matrimonio e figli sono fuori discussione. Quindi se normalmente per gli altri questi fattori sono un nuovo scopo, per me sono la fine. Per fortuna non cè più il matrimonio obbligatorio, anche se dagli undici anni non fanno tutti altro che ripetermi che devo trovare un uomo, sposarmi e fare figli. Perchè altrimenti stare soli è brutto, ecco cosa mi dicono. E io rimango così sconcertata che non comprendo come possano pensare che queste cose siano per tutti e che sposarsi pur di non restare soli sia la scelta migliore.  NOn vedono o sentono me e cosa o chi sono. Cosa desidero.. ovvero desideravo e cosa ho perso. Ho speso la mia vita per far contenti gli altri e non farmi sentir dire sempre che non ero come le altre, per finire così.." guardandosi una mano "un tempo avrei voluto degli animali ma loro non li amano, cavalacare ma no, la musica è meglio. Arti marziali anche con armi, ma no.. sono una ragazza e il futuro è giusto con la musica. E ora non ho più niente, muovermi è una sofferenza, non posso fare nulla o inizio a provare nausea forte per quanto dolore provo, la gente mi guarda in malo modo di nuovo perchè ora sono una delusione totale... insomma tutto va in vacca come dice il tuo amico. E poi ecco, io sono qui e loro vengono con le armi spiegate... e capisco. Può essere un aiuto..."

"Aspetta... vuoi che ti sparino?" sorpreso per poi stringere i denti dal dolore.

"Scusa, ti darei l'ultimo antidolorifico ma altrimenti non potrò raggiungerli sul tetto..."

"Sono sul tetto?"

"Alcuni dicevano di si, alcuni cecchini, ma non so se sono ancora lassù, ma vorrei provare..."

"ma sei sicura..."

"Si, con i miei è solo litigi anche adesso, perchè non vedono o sentono, non ho soldi se non qualcosa che chiedo dopo lamentele, ragionano in un modo particolare dove tutto va risparmato e neanche qualcosa di buono per alleviare la sofferenza vale... insomma non mangio gelato o pizza per fare due esempi da cos' tanto tempo perchè costano, loro cucinano male e secondo i loro gusti. Era così prima e non è cambiato. In pratica non ho soldi miei dopo tanti sacrifici, urlano perchè chiedo sempre qualcosa di buono ma ingrassa e fa male, per loro tutto è nocivo... solo la famiglia, le altre persone sono negative e tanto altro, forse non capiresti... resta il fatto che con loro è ancora peggio. E non ho scopi nella vita, non più. Con la malattia è come se tutto si fosse fermato. Camminare è doloroso, vestirmi è doloroso, stare a letto è doloroso, non ho soldi per niente e pensa che una volta mi ero comprata le mie patatine al pomodoro ondulate  preferite, non le classiche,  e mi hanno vista mentre tornavano a casa. Litigi per una settimana perchè tutto fa male e sono porcherie. Ed è come vegetare in un gel senza uscita. Non cè niente che mi aiuti veramente, ma qualcosa come modellare o guardare dei film fa qualcosa,  ma è solo per passare il tempo. Qui le persone sono molto, molto all'antica e vedono le cose solo in bianco o nero, se vedi in altri modi sei sbagliato. Sono dovuta restare qui dopo il diploma perchè volevano i figli vicino a loro, no e mai fuori. Vicini e basta, la famiglia è importante perchè le altre persone sono pericolose. QUindi sono stanca, non ho amici perchè tra i miei che non vogliono altri in casa, la mia malattia che mi impedisce tutto e che sono diversa... vorrei solo uscirne."

"... che dovrei dire? nella mia carriera ho visto tanta sofferenza, tanti mali in vari luoghi del mondo. E ho visto compagni ritrovare qualcosa sposandosi o nei figli. Anche chi per qualche incidente è rimasto paraplegico ha trovato forza nella famiglia. Ma se per te non sono importanti... e poi cè la tua malattia..."

"Si, mi ha tolto tutto. Se prima i miei con il loro che poi è ben altro, dopo è venuta pure la malattia. E ho cercato con ogni mezzo di crearmi la mia vta, niente. Ed  è come essere bloccati. Quelle rare volte che esco è perchè sono obbligata e dopo quelle patatine comprate in un negozio vicino casa, dopo che avevo chiesto di farmi scendere prima, ho evitato. Loro aggrediscono le persone con urla e discussioni dure e non vedono la sofferenza. E io sono arrivata al limite. Se non avessi nulla me ne sarei andata, ora è un altro modo di andarnese che spero... l'antidolorifico sta facendo effetto ma durerà poco di nuovo e l'ho assunto prima delle sei ore indicate. Ma non ce la faccio più... e a volte penso a tutte quelle persone che per qualunque motivo nella vita finiscono come me a dipendere dalla famiglia, e sono bloccati in un'esistenza che non dà loro niente di quello che desideravano, mi viene da piangere. Ogni cosa per me è dolorosa o impossibile, non cè modo di mangiare qualcosa che non sia con pochissimo sale e senza spezie che cucinano, che odio e non cè nulla che io possa ottenere perchè ogni cosa deve essere fatta come dicono loro. DAl prezzo di un oggetto all'orario per fare le cose. QUindi appena torna il tuo  aimco lasciatemi andare e nel caso consideratemi una colpa del nemico. Pulito e semplice e non sembrerà che l'abbia fatto io stessa. Odiano anche questo..." alzandosi in piedi con fatica.

"Mi dispiace, davvero... ho conosciuto molti amici che avevano avuto una vita dure per il luogo dove erano nati, con pregiudizi, convinzioni religiose, modi di pensare... ma proibirti i cibi perchè dannosi è davvero troppo... o le persone che ti evitano perchè diversa..."

"Avrei voluto un tempo trovare persone che mi accettassero, diversamente da quell, che vivono qui, trovare un luogo che avrei considerato casa, il luogo dove dovevo essere... ma sono anni che soffro per la malattia e non cè stata cura che abbia funzionato. Sono stanca. Se loro fossero stati diversi, se avessi potuto godere almeno ogni tanto di quello che desideravo, con qualcuno a cui volessi bene... anche questa è un'altra cosa, però.... " con sguardo triste "per questo prepariamoci per i tuoi amici e poi lasciatemi andare... quello che loro non sarebbero mai capaci di fare..."

Jd non rispose, la vide mettersi in piedi con varie smorfie e con fatica e poi scoppiò un boato da far tremare i muri, urla e rumori si spari provenienti dal priano superiore.









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Capitolo 4
*** Chapter 4 ***


Chapter 4 Chapter 4

Piccola nota: Ricordo che questi testi sono una storia scritta per un progetto, o meglio concorso con premi e mi avevano spinta a partecipare. Sono arrivata fino ad un certo punto che metterò, ma mi sono fermata quando, leggendo questa bozza perchè è questo, anche se la mia amica dice che merita almeno la pubblicazione, alcuni amici hanno deciso che non era adatta e mi hanno fatto scrivere un'altra cosa. Inutile dire che ho partecipato ma niente, è stato un paio di anni fa ma questa è rimasta e non l'ho più toccata.

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Quasi un anno e nove mesi dopo

"i tuoi amici hanno problemi?"

"Mi auguro solo che siano abbastanza da non rischiare come me..." le rispose dopo un gemito.

"Ancora non capisco come siete riusciti voi due a farvi impallinare da quei pazzi scatenati. Dovreste essere più preparati di quattro scemi che si sono allenati qualche settimana in qualche buco per il reclutamento, perchè vogliosi di aiutare i poveri paesi schiavizzati... "

"Ok, capisco il tuo sarcasmo ma diciamo non era giornata...!" imbronciandosi.

"Aspetta..." disse lei ridacchiando mentre rimetteva tutto in borsa "mi stai dicendo che ti hanno preso come un'anatra nel periodo della caccia pechè non era una buona giornata? Di solito non prendete in giro le donne per i momenti no?"

"Carino...!" con amarezza "però vedi, io sono adatto per il lavoro secondario... da un angolo..." poi accorgendosi che lo guardava malamente, come se credesse di essere presa in giro continuò "Ho capito, ascolta. Ci sono persone che come hai detto tu, sono portate per una cosa invece che un'altra. Io sono bravo con i fucili da cecchino per esempio, con l'arco... sono bravo con occhio e coordinazione. Ma la mia situazione attuale conferma che sono negato nella squadra d'assalto..."

"Allora... perchè sei qui?

"Il nostro leader ha avuto un contratto e io sono dei Capitani, ha messo noi tutti in questa missione per... già, per quale motivo? Anche Alaric se lè chiesto. Di solito non siamo in prima linea."

"E quei tizi che dovevate prendere?"

"Ero ironico poco fa, certo che riguarda loro e i dati in mano loro"

"I dati?"

"Analizzare e comprendere cosa volessero è importante. Anche loro vogliono cambiare il mondo..."

"..."

Rimasero a fissarsi, lei cercava effettivamente di voler dire qualcosa ma scosse la testa e chiuse la borsa.

"Ok, non ti chiederò altro, meglio non saperlo. Decidiamo invece cosa dobbiamo fare perchè il tuo amico non torna"

"Aiutami ad alnzarmi, prima..."

"Sei rotto fino a questo punto?" sorridendo sorniona.

"Diciamo che ho un livello del dolore basso"

"la famosa soglia del dolore..."

Rimesso in piedi, si avvicinò con difficoltà al corridoio, ma sembrava non ci fosse nessuno.

"Che giornata del cavolo, ora qui non cè nessuno. Mi stanno prendendo in giro?"

"Tieni,  e se ci avvicinassimo alla scala per controllare chi arriva e nel caso fare qualche centro?" porgendogli il fucile e la pistola.

"Non male, anche se senza un antidolorifico fa un male cane e il fucile non sarà facile da maneggiare"

"Non lagnarti, dai. Devi uscire di qui. Cerchiamo di fare qualcosa e non restare ad aspettare chi magari non arriva"

"Dame tornerà..."

"Forse... lo senti là sopra che casino?"

"Tu che dai forza e inciti me in questa situazione. Il colpo al casco deve aver fatto parecchi danni, di solito le ferite non creano questo effetto. E ancora adesso non capisco come tu abbia colpito senza problemi quei tizi."

"Con una doppietta anche un ragazzino riuscirebbe a fare centro. E io sono già bassa.... Di base fa tutto lei, basta premere il grlletto e sapere del rinculo. Non è così difficile. Mi chiedo tuttavia perchè armi così vecchie siano ancora usate in queste situazioni"

"Perchè determinati paesi o commercianti d'armi riforniscono queste brave persone...  il problema maggiore però è il prezzo, non trovare le armi. Comprano alcuni gioiellini di ultima generazione ma conviene un gran numero di armi più vecchie come quelle, o uzi o mitragliette semplice a poco. Quelle ci sono sempre e sono ottime per tutti gli scemi che vogliono partecipare con ardore a qualcosa che non capiscono veramente ma solo per il credo o per scacciare paesi più forti.. E come dici tu è vero, basta qualche settimana e sanno sparare, ma è diverso dall'avere padronanza delle armi. I fucili per me sono facili ma è con un buon fucile da cecchino che le cose cambiano"

Lei non rispose ma si vedeva che stava riflettendo. Si sistemò la borsa sulla spalla, per poi ripensarci, tenendola in mano.

"Altra cosa..." le chiese guardandola "dopo che sarò tornato dagli altri, tu davvero..."

"Cortesemente, non essere come i buonisti e benpensanti che non è giusto, è sacra..."  facendo imitzioni in falsetto "la gente non è empatica, non è capace di comprendere un'altra persona  neanche per sbaglio. Non sempre una persona che si ritrova in una certa situazione può avere un lampo di positività. Le vite e le storie sono tutte diverse dalle altre. Come ho detto prima, se una persona si ritrova come me  potrebbe anche fare un sorriso come piace ai buonisti o psichiatri e pensare ... Non sempre è così. Si, ci sono persone che affrontano momenti neri per cui la loro testa ha un blackout e tutto sembra finito, ma sono davvero quelli e loro  che avrebbero bisogno di una mano tesa, per ritrovare un pò di luce. Ma le menti e le vite di esempio dieci persone sono differentifra loro, pensa miliardi di persone... unica e differente  come le stelle in cielo.  Io non voglio figli in nessun modo, non credo nel matrimonio e non voglio un fidanzato come tutte le altre. Avevo una volta delle cose nella vita da voler fare, ma con la mia malattia è fuori discussione, è una sofferenza anche riuscire a prendere sonno... quale sarebbe la mia vita se continuassi ancora? Sarò sempre sola perchè la gente ha grossi problemi, se sei diversa è un fastidio perchè la gente vuole amici senza problemi, come i genitori con figli facili da crescere. Affini, per divertirsi, che siano in linea con cosa sono. Amici simili insomma. E chi credevo amiche mi sfruttavano e basta, per poi finire a trattarmi malissimo quando ho iniziato a star male, dicendo che cercavo solo attenzione. Ecco le belle persone! Così come in famiglia, che non credevano fossi malata e sono stata sola ad affrontare tutto, finchè un medico non ha detto . Che cosa sconvolgente nonostante gli anni prima a soffrire come una scema. Quando ho potuto finalmente frequentare il poligono e fare delle gare, ecco che iniziano i sintomi e pian piano mi ritrovo ad aessere brava e con medaglie a non riuscire a tenere in mano neanche la pistola, o stare in posizione per i dolori ovunque. E sono pure stata presa in giro da questo ufficio l'ultima volta, perchè ho dolori alle mani e mi è difficile usare i telefoni touch, non uso app di comunicazione come tutti. Infatti non ho telefono... "

Mostrò le tasche dei jeans senza forma di cellulare e continuò "l'ho lasciato a mio padre perchè tanto sarebbe difficilee lo avrebbe fatto lui, ma è rimasto fuori...ed è umiliante. E' vergognoso vedere ridere di scherno qualcuno sapendo che tu sei in una situazione nera. E ancora oggi la gente che mi incrocia, che siano parenti o conoscenti, mi chiedono se ho qualcuno e quando mi sposo e figlio, come fosse doveroso e l'unica soluzione per me per essere una donna nella società. Come credendo che i figli, secondo loro, possano portarmi via la malattia. Tutto quello che ho studiato con sacrificio e sudore, che non era per me, non vale più  perchè ridotta così, se non prendo come poco fa qualcosa, non servo più! Dove sarebbe per una come me la positività e vedermi invecchiare,  aggiungendo tutto il marcio della vecchiaia su tutto questo? Sentendo ogni giorno tutti dirmi che dovrei buttarmi sopra il primo che passa, mi hanno anche detto così... purchè mi sposi e sia donna. Io sono donna solo con queste cose per la società ... e ovviamente se dico che sono di genere neutro chissà che potrebbe accadere... cosa cè di bello nella mia vita e vedermi un futuro unico e possibile dove... dovrei di nuovo chinare la testa e fare cosa dicono gli altri, pur di non soffrire dentro perchè non sono accettata come sono? Finirò la mia vita in casa loro, con le loro regole e tutto perchè non posso essere automona in molte cose!  Prima non potevo essere libera ma stare in famiglia, e adesso sono persa! La mia vita fino alla mia morte sarebbe ingoiare medicinali, invecchiare peggiorando la mia situazione, non avere considerazione da nessuno ma sentirmi dire che cosa fare e come vivere la mia vita secondo loro. Avere difficioltà a muovermi e non essere autonoma,  sapendo che ho speso gli anni importanti per accontentare gli altri. Ho deciso per non vedere i loro volti delusi a fare cosa volevano e sono io che sono finita nella melma, con il rimorso di non aver vissuto nulla che mi rendesse felice, e ci fosse un buon ricordo dentro il mio cuore. Se già adesso io sento rimpianto,diventando vecchia su una sedia a rotelle sentirò nel cuore un enorme tormento perchè nei momenti peggio a volte sono dovuta ricorrere a un bastone!. Quell oche provo quando sento parlare o vedo di sfuggita le persone che mi hanno fatto del male e vivono la loro vita, con il sorriso,  mi monta una rabbia cieca. Quando ero pronta ad aiutare gli amici e pensavo mi volessero bene,  non ho avuto poi nulla quando ho avuto bisogno ed ero disperata, anzi sono stata pure insultata e derisa con persone che non conosco amiche loro perchè volevano determinate cose e non potevo, passando per stronza. . Secondo te è giusta questa afflizione dell'animo che sarà per sempre,  mentre la gente intorno mi rimprovera perchè non voglio andare con loro nelle loro vacanzine al mare o altro? Soffro con qualunque sedia o poltrona ed peggio ore messa allo stesso modo, ma non capiscono. Mi vogliono con loro per forza e devo stare male tutto il giorno... ma sono ingrata!! Anche questo mi è stato urlato, che non sorrido mai nelle feste con la famiglia, nelle foto che devono farsi o quando siamo con nonni e zii. Non ho pià la forza di... nulla, niente, vedo solo un'esistenza alla giornata soffrendo ogni istante della malattia, solitudine e..."

Scosse il capo amaramente, voltandosi verso un punto lontano "E' deprimente che pure la famosa famiglia, così tanto considerata, sia delusa per un sorriso che non riesco a fare, vedendoli invece a loro agio in cosa credono. Il problema è che non è così per me, ma non cè empatia per me come invece pretendono loro o per altri. Devo essere io a sorridere e fingere di essere felice secondo loro per far star bene gli altri, nonostante la mia condizione" riportando lo sguardo su di lui "fin da piccola mi sono sempre sentita come un pesce fuor d'acqua con loro e volevo andarmente per una vita mia, tra persone che fossero felici della mia presenza e dell' affetto per loro, nel luogo dove dovevo essere. E invece guarda..." urlando rabbiosa "l'antidolorifico sta già non facendo più l'effetto maggiore, sento di nuovo tutto, l'ago curvo mi ha aiutata e la ferita era profonda ma piccola,  ci sono riuscita ma sento ora le mani che fanno malissimo come se avessi centinaia di colpi di coltello profondi, per non parlare del resto... a casa ho persone che si lamentano sempre che io non ringrazio mai di quello che ho, quando sarei stata felice di dare tutto a chi lo meritasse e ne avesse bisogno. Secondo loro sono egosta quando la mia vita l'ho spesa per farli felici e non sentir dire loro frasi come e tanto, tanto altro... non ho fatto che ascoltare per tutta la vita le persone che mi giudicavano e paragonavano come se dovessi essere tutti copie conformi e non persone. Che sia giusto che se tu sei nell'inferno per tutti i tuoi problemi,  devi fare la persona felice a forza per gli altri altrimenti o si offendono. Queste parole mi hanno rotto il cuore sempre di più, sempre più in profondità e così come la gente non è in grado di lasciare liberi e lasciar andare, non capirà la mia sofferenza per davvero...  ma farà tutta l'erba un fascio come i psichiatri. Ti catalogano ed etichettano secondo i loro libri e dicono sempre le stesse cose. Vedi positivo che la vita da tanto. Il problema è che non siamo tutti uguali e non vogliamo tutti le stesse cose. I tipi di felicità sono diversi come i tanti tipi di amore, ma sono così tante che vedono solo bianco o nero, considerando come unico qualcosa ed è giusto questo. Io non vorrò mai per come sono un matrimonio e figli, ma una vita che mi appaghi e renda felice, tutti hanno difficoltà ma è diverso da quello che ho io o chi perde un arto o resta bloccato a letto, o a una poltrona elettronica a vita. Quelle persone normalmente fanno fatica ad avere una vita che non sia affrontare ogni giorno, sperando che ci sia qualcosa che gli faccia piacere. Sempre accuditi, sempre con gente intorno che devono fare tutto al posto loro, senza libertà o qualcosa che li renda davvero felici. Sono privati di tante cose perchè devono vivere tantissimo.  E lo dico perchè ho visto in tv parecchi programmi e documentari con queste persone, devastate e che sono in vita solo per le macchine. Il problema è quante persone tra queste stanno vivendo una vita che al momento della morte possono considerare con un sorriso? Io non ho un giorno o un periodo felice, nel momento in cui io me ne andrò non avrò un sorriso caloroso per un momento che mi scaldi il cuore. Per la gente vita, vivere significa continuare a respirare e andarnsene in modo naturale, ma per molte persone come me è solo una sofferenza. Un peggioramento con gli anni che passano, visto che peggioro sempre di più. E non posso prendere medicine come sto facendo ora per restare in piedi, ma allo stesso tempo io rispetto ad altri non ho modo, motivo o scopo per guardare avanti e pensare a un futuro che mi aspetta. perchè non ce ne sono per me che potrò avere o fare. Qui non ho nessuno che mi accetti per quello che sono in ogni sfaccettatura, e finirei solo per non soffrire fino alle lacrime come ora accontentando sempre tutti e rompendomi dentro fino alla fine, come un incubo orrendo. E' questo che anche tu pensi con il concetto di vita? Restare a respirare su una sedia o letto, con medicine e aiuti chimici come possibile, fino a che la vecchiaia non mi prenda? Purchè viva molto?  Senza niente di felice?"

Jd respirò forte e chinò la testa, senza parlare.

"Guarda, anzi non voglio sapere niente. Ho sempre...   sono il tipo che considera pareri e modi di pensare degli altri ma è diverso quando devi obbligare e premere per i tuoi modi di vedere le cose, sulla vita degli altri. Non tutti accettano e vogliono continuare una vita che non gli appartiene, che non è almeno soddisfacente e...  sono troppo stanca per tutto, quindi pensa solo a tornare a casa" gli disse controllando il corridoio e facendogli cenno di seguirla.

"Ho paura però di aprire la ferita..."

"Vieni, dammi un braccio, ti do una mano a camminare ma tieni almeno la pistola. Sei bravo hai detto a far centro, no?"

"Direi di si" camminando vicini con lei, che teneva attorno al collo il suo braccio destro "comunque vuoi sapere cosa penso di quello che hai detto?"

"..."

"Ok, forse dopo..."

Giunsero alla scala, e sentivano chiaramente scontri a fuoco e urla. Fecero un giro nelle stanze adiacenti finchè lei non fece sedere il ragazzo in un angolo.

"Resta qui, li farò venire da te. Hai qualche parola o modo di fargli capire che davvero eri con me e possono fidarsi?"

"Vuoi  raggiungerli e portarli qui?"

"Tanto rischio qualcosa?" scherzosa

"NOn posso... anzi non voglio impedirti di fare come credi, ma fai attenzione"

"Quello che mi turba parecchio è che non hai altri modi per comunicare con loro, nel caso il casco diventi come i giocattorli dei bambini il giorno dopo natale. Possibile che non avete neanche un walkie tolkie?"

"Teoricamente dovevano resistere maggiormente, a quanto pare hanno proiettili nuovi o comunque diversi da quelli che hanno testato. Jameson non ne sarà felice!  E per essere più specifici, ho qualcosa per comunicare con il Leader ma avvisa solamente che è necessaria un'evaquazione forzata. Ossia mi vengono a prendere in modo rapido in un luogo all'aperto"

"Capito, un mega pulsante megagalattico che se premuto urla "cacchio-venitemi-a-prendere-me-la-sto-facendo-sotto- muovete-le chiappe! e vengono con l'elicottero nero tipo swat. Meglio che niente...."

"Ahahahah" lamentandosi poi dei dolori "più o meno, ma ricordati che bisogna raggiungere l'esterno"

"Ricevuto, vedremo di farlo. Allora, cè qualcosa che possa convincerli che sei con me?"

"... digli questo... Contraia, l'uomo dei dragunov è ko, seguitemi..."

Lei si fermò leggermnete turbata, con la bocca in una smorfia. "Spero non sia uno scherzo..."

"E' lunga, te lo spiegherò quando torni se cè tempo, ma capiranno..."

"Certo, signor cecchino. Facciamolo andare bene... torno presto"

Con la doppietta si avviò malamente verso le scale ma Jd la fermò, stringendo i denti. "Sei sicura di riuscire a reggere finchè non li trovi? Non inizi a stare peggio?"

"L'effetto diminuisce e se sarà il caso userò l'ultimo , me la caverò altrimenti... qualche scemo là fuori sarà così gentile da aiutarmi..."

"... perchè mi stai aiutando se per te era importante spingere qualche scemo a fare quello che vuoi? Facevi prima a..."

"Vuoi la verità?" voltandosi di nuovo verso di lui, mostrando segni di disagio e poggiandoi sbuffando poggiando la schiena allo stipite " se accetti la cruda verità, vedendo voi due agitarvi come procioni beccati a rovistare nel bidone fuori casa. Mi avete fatto pena, sopratutto l'altro... sembravate gattini contro dei pastori tedeschi..."

"..."

"Mi spiace, ma volevi sapere la verità..."

"Ok, vai... non so ancora perchè sto mandando una civile al mio posto, ma sto troppo male..."

"te lo dirà il medico perchè, incrocia le dita che anche i tuoi amici non siano gattini sperduti pronti a unghiare chiunque..."

"..."

"A dopo" uscendo.






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Capitolo 5
*** Chapter 5 ***


Chapter 5 Chapter 5





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Quasi un anno e nove mesi prima

Alaric digrignava i denti per la frustrazione. Il gruppo con il secondo agnello designato si era rifugiato nella parte posteriore con degli ostaggi, resistendo.
Avevano eliminato un blocco di sei persone che cercava di accerchiarli tramite le comunicazioni tra le varie stanze, riuscendo  a non farsi ferire. Eppure non riuscivano ad avanzare.

" A, che facciamo? I civili continuano a piangere, li senti?" mentre Alaric effettivamente continuava a sentirli, senza avanzare.

"Sta arrivando qualcuno secondo il termoscanner" il gruppetto si agitò.

Due figure  secondo lo schermo stavano muovendosi a destra,  lo scanner individuava anche avvighiati insienme da quanlche parte in fondo una massa di corpi rossi e aranzio. Dovevano essere gli ostaggi mentre le forme longinee alzate semoventi erano i membri della cellula.

Il loro problema era che non si vedeva nessuno vicino le porte per comprendere cosa avessero o altro, vedevano solo la forma tramite calore dei loro corpi e dove erano posizionati in quel momento. Alaric diede un vaffanculo alle tecnologie cieche come quella, poteva usare l o scanner solo per individuare se cèra qualche forma di vita ma non altro e si chiedeva a che serviva a questo punto quell'oggetto costo se erano ciechi su altro.
Controllò lo scanner che teneva in mano Frederick, confrontando con cosa vedeva dal corridoio, per capire come agire. Il corridoio apriva in varie stanze, diviso a metà da uno spazio largo  con un paio di panche di legno di fronte le scale. Poi continuava fino alle stanze in fondo, dove sicuramente erano barricati i topi che voleva stanare.

"Le due figure stanno arrivando, destra, sembra seconda stanza...."

"Arrendetevi stronzi... o vi sparo in fronte!" urlò qualcuno con voce roca davanti a loro.

"Venti metri, stanno vicino la porta e... oh, strano"

"Cosa, cosa!" urlò spazientito Alaric

"... a volte il sensore sembra captare tre soggetti ma questo... sembra lontano..." poi un fragore e del fumo iniziò a giungere davanti a loro sempre più in alto.

"sono stati loro? Perchè usare fumogeni?"

" a me sembrava uno dei nostri, veramente"

"Come può essere uno dei nostri"

"J e D?"

"D poco fa ha comunicato con noi, ma non ho capito cosa diceva"

"E' strano che non comunichino più, A..."

"Taci, il fumogeno è ancora in funzion..."

Poi degli spari  nella loro direzione li fecero accovacciare dietro la barrucata di fortuna con scrivanie e panche di legno. Alaric avrebbe voluto avere almeno la metà della bravura di Jd nell'ideare piani velocemente o aver la capacità del leader di sfruttare stratagemmi, per cambiare le situazioni a proprio favore. Sempre agli altri, pensò...

"Ci avete lanciato dei fumogeni ma siete stupidi perchè noi siamo qui, o vi arrendete o veniamo con le maniere cattive!" sbraitò quello che cercava di beccarlicoprendo gli altri con gli ostaggi.

"Negavito" urlà Alaric, "liberate gli ostaggi o finirete come i vostri amici riversi qua fuori"

Un altro fumogeno scoppiò più avanti, con altro fumo. Si sentì imprecare e poi uno dei due si sporse con la mitraglietta e sparò dei colpi verso di loro. Risposero al fuoco ma l'uomo era già protetto dallo stipite della porta. Poi si vide l'arco di qualcosa in volo e una molotov artigianale si infranse contro la barricata, prendendo fuoco. Alaric pensò subito che se la traiettoria fosse stata diversa sarebbe finita addosso a loro, o dopo vari lanci il fuoco avrebbe finito per mangiarsi il legno o dargli un impedimento visivo in favore degli stronzi dall'altro lato. Evitavano di agire per paura di cosa sarebbe successo agli ostaggi, presi solo perchè volevano i dati ed erano entrati in azione troppo presto del loro arrivo. Almeno, Alaric pensava così.

Mentre le fiamme erano ancora vive, l'uomo fece una corsa con scivolata verso la port a di fronte a lui e riuscì ad arrivare dall'altro lato.

"B, coprici, evitate che ci giunga alle spalle. Voialtri occhi aperti per l'altro".

Il termoscanner mostrava dove si trovavano ma ora erano in due posizioni diverse, e Frederick doveva voltarsi a destra o a sinistra per seguire uno o l'altro. Poi quello rimasto a destra sparò e si nascose, sicuramente cercando di tenerli occupati mentre l'altro provava a colpirli di sorpresa.
Siete davvero stupidi voi, pensò Alaric. Non temeva il fuoco addosso, perchè quello che indossavano gli rideva in faccia, proteggendoli, ma diverso sarebbe stato per il tempo dell'alcool che bruciava comunque sopra, che li avrebbe resi cieci per le fiamme o fumo. Ma erano protetti, era tranquillo su quello.
L'uomo a destra puntò per un terzo lancio di molotov, prendendo la cima la barricata mentre alcool e fiamme chizzavano ovunque e poi, prima che Alaric potesse dire di fare fuoco, sperando di beccarlo in quella testa marcia, lo videro sussultare con la braccia  all'infuori come per alzarle per arrendersi, poi un colpo forte e la testa dell'uomo schizzò vià sbattendo sul muro poco dopo la porta di fronte. Rotolando un paio di volte con il collo dilaniato.

Si fermarono sconvolti e si sentì quasi urlato un "urca vacca, manco Maria Antonietta..." e rimasero freddati dalla situazione.
Alaric aveva sentito chiaramente un fucile la seconda volta, ma non la prima. Era accaduto mentre la bottiglia si rompeva? E lui non se ne era accorto?Qualcosa sfrecciò ad arco verso la porta di fronte, infrangendosi.  Un lampo di luce e fumo comparve dalla porta a sinistra, poi delle urla strazianti e l'uomo che tentava di colpirli nel loro lato sinisto uscì urlando con un braccio e la zona dell'orecchio coperto da fiamme. Cercava scuotendosi di fermare le fiamme, cadde e a terra e si rotolò come un disperato.
Alaric non capiva, diede un colpo a Frederick per il termoscanner e a quanto pareva un'altra sagoma rossa e arancio si notava a destra.
Voleva urlare che  uscisse fuori ma fu anticipato, qualcosa  compariva lentamente a metà dello stipite, come a farsi vedere. Era uno dei loro caschi e Alaric pensò che fosse Dame.

"D, muoviti, dobbiamo..." ma la frase gli morì pian piano quando, mostrando metà del davanti, il casco non fece degli scossoni come sballottato e capicollò sbattendo varie volte per terra con un rumore sordo, mentre una mano pallida si agitava come per prenderlo. Si fermò vicino al corpo del tipo arrostito che ancora si agitava, ma meno, mugolando. I membri del suo gruppò iniziarono ad agitarsi.

"E' il casco"
"è solo il casco..."
" dove... "
"A... "
"che..."

"Zitti" Alaric sbraitò nei caschi fissando quello ruzzolato male a terra.

"Contraia" disse una voce a destra del corridoio "il vostro cecchino ha qualche problema, vorrebbe una manina..."

"A, è la stessa voce dopo che quel tizio ha perso la testa" disse Frederick "e deve essere la figura nel monitor"

"Esci fuori, subito"

"Un altro fumogeno e sono lì, mi manda Jd comunque, prima che abbiate la malsana idea di sparare"

Sfrecciò per il corridoio un altro fumogeno, dallo scanner videro la figura avvicinarsi, anticipata da una mano oltre lo stipite e la frase "abbassate le armi, ho solo bisogno di parlarvi, Dame vi confermerà"

"Dame?" chiese Alaric irrequeto "che diavolo è successo? CHi sei?"

Comparve allora una ragazza, dal viso tirato e molto sudato, come se fosse tornata da una maratona, col fiatone e dalla pelle chiarissima, vestita con jeans e maglietta, capelli ricci lunghi legati in alto dalle tempie dietro, e il resto sciolto. Teneva di fianco stretto ben saldo nelle dita una doppietta e nell'altra, la sinistra, un fumogeno. Li squadrò velocemente, aggrottando le sopracciglia in modo diverso a ogni occhiata, poi chiese dove fosse Dame.

"è da te che voglio saperlo, come lo conosci e di cosa parlavi..."

Lei si fece ancora più seria chinando poco la testa in basso e guardandoli alzando gli occhi, li osservò di nuovo e disse un semplice "no... se fosse qui vedrei una lepre terrorizzata col fucile davanti al naso come un cieco". Sporse la testa verso la sinistra, dietro il gruppetto, come se cercasse qualcosa poi tornò verso Alaric, l'unico in piedi e che sembrasse il capo dai modi di fare. Sospirò abbandonandosi con un piccolo tonfo allo stipite della porta con una spalla, trasalì lievemente con un broncio e un "accidenti". Si massaggiò la spalla ma si riappoggiò, mettendo da parte il fumogeno.

"Senti, è chiaro che quell'incapace terrorizzato anche da se stesso non è qui, e la cosa non mi piace. Ho uno dei vostri, Jd, che è messo male e ha bisogno di qualcuno che lo prenda e lo porti fuori..." accompagnando il senso con l'indice e il pollice come a prendere qualcosa e posarlo in un punto immaginario " almeno, devo dire che voi siete più seri e dall'apparenza militari di quei due, però se posso... " prendendo di nuovo il fumogeno non attivo e buttandolo verso uno degli uomini che lo prese al volo "sarebbe meglio controllare la scala, togliere eventuali borse con oggetti pericolosi per voi stessi e avanzare. Stando qui a tre metri da dove si nascondono in stallo, per me è una perdita di tempo. Capisco gli ostaggi ma, e questi non me ne vogliano, se questi tizi sono pericolosi, meglio metterli a cuccia, anche con qualche rischio civile piuttosto di rischiare di perderli e peggiorare le cose..."

"Quale borsa?"

"Oh, di tutto il discorso pensi alla borsa..W inclinando la testa verso destra guardandolo fisso "... cè una borsa che richiama la vostra tuta abbandonata e aperta. E' da lì che ho preso i fumogeni, e ho trovato anche cose interessanti, come un teaser..." uscendolo dalla tasca posteriore e facendolo scoppiettare "è pericoloso, dico io, per questo inizio a pensare che neanche voi siete così professionali.." con delusione.

"No, ti ho chiesto della borsa perchè avevo lasciato un mio uomo là di vedetta"

"Non cèra nessuno, sono salita con attenzione e ho trovato la borsa da sola, aperta... quindi sono due che mancano, andiamo bene..." con una smorfia

"Tu chi sei..."

"Sei A, vero? Sono una degli ostaggi che si è rotta le scatole di sentire urlare con armi puntate contro e ha fatto scappare gli altri. Ho trovato Jd e Dame perchè loro avevano attirato l'attenzione di quegli idioti e ne ho atterrato uno con un colpo sul coppino. Purtroppo per voi, era uno di quelli che cercavate. Jd però è rimasto ferito e Dame doveva cercarvi per aiutarvi e tornare dall'amico, ma vedo che non cè e manca un tizio..."

"Che vuoi dire che lo hai atterrato?"

"...morto, defunto, andato... è stato forse un incidente, io volevo colpirlo con una cosa che cèra sulla scrivania direttamente sul nido di capelli che aveva in cima, era un ottimo bersaglio, ma ha abbassato la testa e per sbaglio è caduto dopo un secondo... di naso. Anche se fosse vivo non so se è possibile recuperarlo, comunque quelli con me di sotto sono scappati dalla finestra. Jd aveva il casco andato, non poteva chiamarvi, anzi è proprio quello..." indicando il casco che prima le era scappato di mano finendo vicino al morto "e Dame aveva detto che correva da voi per poi portarvi da Jd... insomma peggio di una soap opera, ma a quanto pare si è perso... vorrei quindi, se per te va bene, tornare da Jd e portartelo qui se riesco, tanto siete fermi da no nso quanto tempo ad aspettare loro...

Si spostò verso l'altro stipite, poggiandovisi con la schiena, per osservare oltre le scale da dove era venuta e le stanze in fondo. Osservava ogni angolo seria e senza dire niente.

"Stai giù o ti prenderanno..." urlò uno di loro ma lei sorrise con un angolo della bocca e si voltò verso di loro. Li osservava come se vedesse qualcuno che la faceva ridere e la sua faccia sembrava dire "ma dove dovete andare". Alla fine guardò di nuovo quello che doveva essere Alaric, visto che le visiere non permettevano di capire.

"Non avete i comunicatori nei caschi? Non dovresti chiedere a chiunque nella tua linea se hanno visto Dame e quel tizio sulle scale?"

Alaric restò a fissarla, era contrariato dentro di se perchè quella ragazza comune sembrava prenderli in giro. Non era bellissima  ne una che diresti "bella" con enfasi, appariva banale...  eppure in mezzo alle gente, che fossero uomini o donne, si notava per quel qualcosa quando si muoveva e guardava. Aveva due occhi grandi castani che ti guardavano come se fossi uno qualunque senza importanza,  a volte una delusione o disgusto comparivano e mutavano in altro. Quando sembrava pensare o valutare, posava i suoi occhi sul soggetto,  fissavano dritto negli occhi senza paura o altro sentimento da farle voltare lo sguardo.  Il taglio degli occhi rendevano lo sguardo profondo e duro, pungente e arrabbiato, anche dal trucco che sembrava leggero. Quella linea o codina corta di eyeliner aumentava l'effetto, poco ombretto azzurro e blu scuro sfumato che risaltava forma e colore degli occhi.  Il naso sembrava un pò grosso ma era addolcito da rotondità come a patata e la punta, che svettava in alto formando un arco, spezzato lievemente dall'osso nasale. Le labbra non erano grosse, il labbro inferiore più corposo di quello superiore e poco più largo del naso faceva capire che non erano sottili ma neanche carnose, formando come un cuore.  Davano un aspetto particolare allo sguardo duro, se non sorrideva con un angolo all'insù, un sorriso divertito ma non arrivava agli occhi ma sembrava di scherno. Per il resto sembrava quasi che la linea della bocca scendesse ai due lati all'ingiù, mostrando  il centro della bocca a cuore maggiormente, come le vecchie bambole di sua nonna.  Sembrava una bambola imbronciata, pesò Alaric, e il mento sembrava all'insù anche quello, come se seguisse il naso se si guardava di tre quarti, ma era poco pronunciato e dava un aspetto meno ovale al volto. I riccioli castani lunghi oltre le spalle aumentavano l'effetto che richiamava nella sua mente di bambino sulle bambole che sua nonna teneva. Che lo inquetavano, un rivolo di ghiaccio sulla schiena lo faceva rizzare di terrore nelle stanze dove fissavano come a seguirlo, lui e chi vi entrava. Erano belle, di tipo ricercato e pregiato, ma terrificanti e inquetanti allo stesso tempo e lui riprovava quelle sensazioni. Eppure non era bella come tutte le ragazze che vedeva in giro in licenza o sui social, dalle tremila foto che si facevano, ma gli facevano venire in mente la frase "un volto antico",  come quei quadri ottocenteschi, anche per i capelli con le ciocche alzate ai lati.
Poi ricordò dove aveva visto un viso simile oltre le bambole di sua nonna. Armandello, l'italiano o ex italiano, che si era abituato a quel nomignolo del suo nome amava vedere con i figli quei film per bambini e portarseli per rivederli e ricordare i momenti con loro. E a volte obbligava dietro pacchi di birre e drink a chi li vedeva con lui, a sorbirsi ore di quell'intrattenimento che per lui era per bambini. Punto. NOn capiva come l'amico di amasse, li rivedesse tante volte e a volte sembrava piangere di commozione. Lui accettava solo perchè non gli andava di faticare e per il beveraggio gratis, e stava lì a scocciarsi anche a volte rideva per certe scene. E vedendola ricordò. Quel film su tarzan, quello spigoloso che definivano un classico disney che lui trovava assurdo per come skeitbordava sui rami come se non avesse piedi umani. E ricordò la scena, quando adulto Tarzan torna nella casa dei genitori e vede il ritratto, con la cornice in legno. La donna, la madre, sembrava simile alla ragazza, solo con abiti modermi. E sudò freddo mentre lei lo squadrava muovendo le sopracciglia in pensieri muti..
Ogni occhiata accigliata che dava a qualcunqe persona o cosa, sembrava che avesse tante rotelle in funzione la situazione della somiglianza con le bambole e quel disegno dei genitori di tarzan gli venne un senso di odio. La odiava.

La vide di colpo accigliarsi maggiormente, quelle sopracciglia non spesse ma presenti lievemente ad ala di gabbiano, come si chiamavano, come se di base le avesse avute rotonde ma si era cercato di farle più moderne senza essere artificiali. Anzi sapeva dalle donne che frequentava, che le tagliavano in forme squadrate che lui odiava, le vedeva se erano tagliate, ma non quelle della ragazza. Erano solo modellate togliendo l'eccesso senza stravolgerle troppo. Si vedeva dalla parte superiore che non erano ad ala naturale ma portate senza eccessi e lunghe natuali. E poi la sentì e vide dal viso arrabbiata e spazientata. E le chiese cosa avesse detto.

"Sentite, non so chi siete ma è chiaro che dovete prendere a calci quei tizi là e ho cose da fare. Me ne torno al piano inferiore a vedere Jd e cercare quell'altro della borsa che..."

"Ferma, dove vai" urlò Alaric di colpo "sei un'ostaggio e dobbiamo portarti al sicuro..." ma lei si voltà mostrando tre quarti di un viso offesso e scocciato, sembrava che pensasse "stai scherzando". Fissandolo dalla testa ai piedicon gli occhi perplessi, le labbra in fuori in un broncio color porpora chiaro, sembrava a lui, dato dal rossetto. Inclinò la testa di lato studiandolo.

"Forse non ti è chiara la questione. Sembrate dei bambini dell'asilo dopo aver ideato un piano per rubare la torta alla mamma, ergo sembrate degli incapaci anche se Jd continua a dire che è solo la giornata ad esser storta. Per sbaglio ho mandato a giocare a calcio con i suoi santi e peccatori uno dei tizi che volevate vivo, mi scuso, e ho eliminato due sotto e uno qua poco fa. Perchè pericolosi- Anzi, non so come ma forse ho avvicinato troppo le canne al collo, anche loro sono incapaci a quanto pare che non sentono o controllano alle spalle, ed è volata la testa. Mi spiace di nuovo, anche se non  a me,  visto che ferivano e uccidevano senza rimorso gente innocente. Ma visto che avete comunicatori e ogni cosa tecnologica, e vi comportate invece da scarafaggi terrorizzati davanti lo spray nebulizzato, è chiaro che non finirà bene. E ho cose da fare che stare in un angolo mentre voi giocate a guardia e ladri. QUindi se permetti..." con la mano sinistra con il dorso  parallelo al pavimento verso l'altra porta della stanza "... io andrei sotto e vi porto Jd. Nel mentre, chiama chiunque sia il capo della combriccola e digli che state facendo schifo... buon lavoro.." andandosene dop un cenno del capo con un angolo della bocca alzato.

"Ma... la lasciamo andare? E s elo avesse ucciso lei, Gordon? E se..."

"Taci" urlò Alaric via comunicatore all'uomo che chiese cosa fare "non ho tempo da perdere con ragazzine isteriche. Dobbiamo prendere quel tizio, se è vero che l'altro è morto,  procediamo e sistemiamo le cose. Mi sono stufato..." sbraitò, ma in verità era corroso di rabbia dentro. Non capiva se era l'espressione della ragazza, il suo modo di fare, le sensazioni che gli dava,  o il chiaro definire lui e gli altri come incapaci, mentre lei aveva eliminato se con fortuna o meno, quattro persone, salendo e scendendo tranquillamente scale come se fosse a un party. Ed era una civile. Non gli quadrava. Digrignò i denti e ordinò di avanzare con i lacrimogeni in loro dotazione e armi pronte.


Jd dopo un tempo che non sapeva comprendere per il dolore, la stanchezza e la voglia di qualcosa che non gli facesse venir voglia di urlare dalla frustrazione, la rivide tornare. Era incavolata, parecchio sia dall'espressione e dalla bocca, ma anche dal modo di fare. Aveva notato che quando era tesa e nervosa, i suoi comportamenti erano rapidi come raffazzonati per la rabbia, ove poteva, e duri. Inoltre sudava parecchio, aveva la fronte imperlata di sudore, faceva smorfie a ogni gesto e ansimava aprecchio e aveva problemi a chianarsi e rimettersi dritta.

"I tuoi amici, perdona se lo dico, sono incapaci sempre, o solo oggi avete un attacco collettivo di incapacità e supidaggine?"

"Cosa è successo" chiese lui chiudendo gli occhi stanco, anche se non voleva realmente saperlo.

"Lascia stare... su alzati, ti porto da loro. E' chiaro che perfino i militari di una cittadina come questa sono visivamente pronti e capaci di voi... senza offesa"

"ti sorprenderà, ma noi realmente abbiamo alle spalle anni di addestramenti, missioni e professionalità..."

"a come parli, sembra di sentire più un gruppo di venditori porta a porta che militari..."

"Ridi" vedendola con un sopracciglio alzato e un angolo della bocca in un sorrisino "ma non hai idea di cosa ho visto e da cosa sono sopravvissuto..."

"Ah, siete come i falsi magri... quando dicono che non si ha idea di quanti sacrifici e lotta dentro i camerini con i capi stretti..."

"Ehi, sono serio...!" ridendo

"Anche io, e parlo per esperienza..." con un gesto del viso, come un cenno del capo per dire che capiva.

"Davvero...?" squdrandola ma lei gli diede un leggero ceffone al capo e poi gli mise tra le braccia la sua roba. Jd si impallò mentre cercava di stringere l'arma, le cinture cosciali con le sacche per l'equipaggiamento e quelle da torso che si era tolto per sedersi più tranquillo. In più lei gli gettò in grembo anche la sua borsa che non era leggera. Era di jeans grande e larga.

"perdonami, ma dentro ci sono gli ocggetti che possono ancora servirci e che ho già usato su dite, più alcuni che ho comprato per lavorare l'argilla... li ho pagati..." alzando le spalle " e poi è anche leggera in senso lato, ho finito gli antidolorifici e ne vorrei uno subito..." respirando faticosamente con la bocca, incapace di rialzarsi dalle ginocchia.

"Le tre che hai preso hanno giù finito l'effetto?"

"Già, sono passate tre ore..?  e ne ho prese tre... e se riuscirò a portati su sarà già un traguardo. Dai muoviti..."

"Aspetta..."  di colpo, come sconsapovole di qualcosa "hai detto che sei andata al piano di sopra, hai parlato con loro e sei tornata? Senza rischi? Senza qualcuno che ti sparava?

"Purtroppo no " con una smorfia delusa, mostrando labbra pià piene "sono tutti nascosti delle stanze infondo, si sentono rumore e voci ma non cercano un confronto. Per questo sono fermi e con alcuni lacrimogeni ho nascosto i miei movimenti..." alnzando le spalle.

"E' assurdo, significa che stanno davvero cercando a ogni costo quelle informazioni? E..." scostandole le mani che dovevano aiutarlo e guardandola negli occhi" e hai hai davvero intenzione di..."


Lasciò il senso a disperdersi senza terminare la frase e si fissarono per un pò. Lei tremava per lo sforzo di stare in piedi, leggermente chianata in avanti per aiutarlo, poi chiuse gli occhi con molta lentezza, sospirando. Allungò di nuovo la mano per farlo tirare su, incitandolo con un gesto del braccio, e quando lui si rialzò con accortezza, ansimando anche lui, si voltò a guardarlo serissima.

"Ne tu ne gli altri siete me, avete la mia testa, il mio modo di vedere le cose e accettarle... nessuno è me e nessuno può capire infondo e veramente cosa provo, cosa avverto di perso e peggio, il niente che vedo in quello che tutti invece chiamerebbero futuro. Non si comprende mai qualcuno, la sua situazione e il perchè di quello che dice e desidera se non ha avuto un'esperienza simile. Simile, nel senso che capisce la mia situazione fino a un certo punto perchè similare, ma non può comprendere tutto. Non potrà mai accettare e vedere con chiarezza quello che ho dentro, che mi rosicchia e devasta ..."toccandosi il petto con il palmo della mano sinistra.
"molti usano la pietà e le solite frasi fatte di compassione, ma non hanno davvero mai avuto tutta la mia esperienza e la mia mente. Se alcuni riescono ad andare avanti pensando che tanto avranno almeno moglie o marito e figli, e per loro è un senso di vita, per altri lo è continuare cosa amavano in altri modi come le persone paraplegiche o con varie patologie. Ma riescono comunque grazie alla tecnologia. INun modo o nell'altro questi riescono ad amare la vita amando cosa li rende vivi" la tecnologia attuale può far camminare, danzare, praticare tantissimi sport a chi ha perso l'uso di arti o non può muoverli, e sono felice per loro. Ma poi ci osno quelli come me che, a causa del tipo di malattia, è impossibile fare qualcosa perchè non hanno perso una parte di corpo, ma è come se questi gli si rivoltasse contro, oltre il dolore la sofferenza che già si ha. Quello che ho fatto fino ad ora è stato possibile con gli antidolorifici e più tempo perso per muovermi. Anche quest'arma mi ha massacrato la spalla, eppure anche solo impungnadola mi ha richiamato alla mente quanto ero felice al poligono e cosa mi davano concentrazione e unione, con l'arma e il risultato. Anche se preferisco le armi bianche, principalmente il Bo e i Sai, ho optato per il poligono perchè da noi non cèra nessuno che li insegnasse oltre il karate. Solo karate... ed è già stato difficile isscrivermi al poligono e andarci... non hai idea quanto ho pianto e ho sofferto nelle discussioni con i miei, perchè per loro non era una buona idea. Già, nessuno può capire, comprendere veramente fino in fondo il... e poi il domani. Il domani o futuro per me è solo buttar giù pillole che fanno poco effetto e star malissimo dopo una piccola camminata, pensa nel vestirmi o altro... e se ti stai domandando come faccio a sopportare il dolore in questi momenti è perchè qualcosa mi porta a una ferrea speranza, la speranza di veder finire tutto in un modo in cui io non sia la principale... che non sia fatto con le mie mani.. per avere tutti ancora a pensar male di me." fissandosi le mani. "vorrei buttarmi da qualche parte e dormire, se non fosse che cerco di autorilassarmi con la visualizzazone, e non avessi quel desiderio...


"Quindi..."

"Quindi Jd, non mi importa cosa tu o i tuoi amici pensate, ma devo trovare un pò di pace. Vivere con genitori, fratelli e nonni e vedere sempre le loro facce deluse, che riflettono cosa sono ora ,lo star malissimo dopo esser riuscita a scendere dal letto dopo i dolori di per esser rimasta distesa, la giornata dove ogni cosa è un dolore... tutto quello che ho sopportato per gli altri e a causa degli altri, e ora dopo aver perso ogni speranza, ogni cosa che io potessi avere dalla mia vita, voglio solo pace... sono stanca di sentirmi dire che devo sposarmi e fare figli perchè è il destino di una donna, me lo ripetono, suggeriscono, sussurrano tra loro sapendo che ascolto come se fosse la verità della vita... quando non è la mia. Ho seguito cosa loro volevano, dalla musica ai corsi di parruccheria perchè per loro erano sbocchi lavorativi facili e danarosi per l'inizio, fino all'università perchè l'avvocato mangia tanto e ha un posto in società... ma guardami, io non sono questo... tutto quello che volevo fare lo lasciavo in un angolino di me per quando sarei riuscita a scappare di casa, con la scusa dell'università, ma hanno premuto per giursprudenza proprio qui perchè i figli non devono lasciare i genitori. Volevano che io restassi a ogni costo e sono incatenata così e non cè verso di uscirne, grazie alla mia malattia...  E alla fine non ho potuto fare altro che chinare la testa, ho avuto la malattia e sono trattata male ancora ora cmonme se fossi una persona irriconescente e fastidiosa quando soffro per cosa non sono e non ho! Dicono di fare ogni cosa per amore dei figli ma non vedono e sentono il mi o dolore.. Musica e i corsi... ho fatto quello che volevano perchè non dicessero più che gli altri erano meglio di me, per essere accettata come lo erano a occhi chiusi gli altri.  Volevo quegli stessi sguardi che puntavano sugli altri su di me, e ora cosa ho... cosa ho!?!"

Jd restò a fissarla mentre lei sputava il suo dolore, sopratutto nell'ultima frase. Era visibilmente stanca, tremava per lo sforzo fatto e i suoi occhi mostravano tutto il suo dolore, nonstante fosse accigliata per la rabbia. In certi momenti era come se il suo sguardo, parlando di certe cose, fosse perso in qualche posto e spento, per tornare come vivo in altri. Era come perduta per metà in un post e ancora bruciante di vita per l'altra metà.  La vide prendere la doppietta e allungare un braccio mentre, di nuovo sopra di loro, si sentivano colpi e urla.

"Te lo chiederei, non ho problemi a farlo... una cosa veloce con l'arma di uno di quegli scemi, come se fossero stati loro. Ma non riesco a chiederlo a te... quindi l'unico mio modo di scappare da questa vita di catene dalla malattia e famiglia, perchè con la scusa del buonismo non mi lasceranno mai andare, come non lo hanno fatto quando non ero malata, è andare fino al terrazzo sperando che qualcuno là sopra mi scambi per voi. Tutto finito... io non resterò a peggiorare in una sedia o in un letto, quando sto peggio, con loro che vedono solo una delusione, che non mi hanno mai ascoltata ne hanno visto davvero le cose... non sanno neanche cosa mi piace e non chiedono mai "perchè pensi questo o credi in quello"... se non sei religiosa sei sbagliata, se non ti sposi qualcosa non va, se non vuoi figli ha qualche problema... io sono considearata  come parecchie delle altre che per loro la vita è nascere, arrivare alla maggiore età, sposarsi per sistemarsi.. oh, quanto odio questo termine che usano tutti, e fare figli... non l'ho mai voluto e non li voglio in nessun caso, non sono adatta a queste cose e l'unico che .. bhe, lui l'h mandato a quel paese perchè voleva qualcosa che io non potevo e volevo darglie dopo l'ennesimo "tu non sei come le altre" sono tornata ada essere sola. La gente crede che sia io ad aver problemi, non arriva a capire che ci sono persone diverse quanto diverse sono le specie di fiori esistenti... la società vuole invece tutti simili e io no nriesco... " scuotendo il capo con sguardo terrorizzato.

"E  che succede se ti colpiscono non subito e..."

"Tra un'agonia di anni e quella di molto meno tempo, preferisco la seconda"

"Io vado avanti per cosa la vita mi offre ogni giorno, a volte sono giornate come questa, altre davvero belle. NOn ho i tuoi problemi, sono contento di stare dove vivo con gli altri, il lavoro mi piace e posso dirmi soddisfatto fin da ora. Certo, noi viviamo in un modo un pò particolare ma non me ne lamento, anche se non dovessi trovare la donna adatta a me ma una accettabile, non ne sarei triste perchè tutto il resto mi ha dato qualcosa di bello. QUindi posso cercare di capire il tuo... niente? Siamo troppo diversi e le nostre vite altrettanto, e non riesco a immaginare cosa tu abbia vissuto e sofferto per decidere questo, ma da quello che vedo non sei una persona isterica in un momento no, che è solo caduta e può rialzarsi con una mano tesa... se davvero non riesci a stare in nessun modo allora sono felice di aiutarti, se questo rende felice te. Se le cose erano diverse, se capivo che era solo un momento nero ma risolvibile, sarei stato contrario, ma capisco..."

Si girò a guardarla dopo aver sistemato il suo braccio intorno al suo collo e la vide stringere i denti e incupire lo sguardo. Era di nuovo come spento e distante, e si chiese se fosse per le sue parole, solo la malattia o entrambi. Ma poi lei fece un cenno con la testa e capì che anche se la malattia la divorava  e lo stava aiutando soffrendo maggiormente, era triste per la sua vita.

"Andiamo ti porto da loro, o non ne usciamo più. Abbiamo perso tantissimo tempo e sono sicura che non si sono mossi molto. Saranno ancora là..." ma si fermò di colpo.

Stretti fianco a fianco, una che teneva il braccio dell'altro intorno al collo ad ascoltare. Sembrava che un branco di mucche stesse assaltando il posto. Prima udirono al loro livello dei boati ritmati e poi una valanga da sopra fiondare verso di loro. Lia cercò di nascondere Jd dietro la scrivania di nuovo, ora il frastuono come vari colpi di pallone pesante sul cemento si fecero chiari. Rischiò di cadere per il dolore a un ginocchio e finì bocconi a terra, aiutata da Jd che le diceva di calmarsi e respirare profondamente, mentre lei andsimava con occhi sbarrati. Un certo numero di persone che correva, questo avevano avvertito. Jd le disse di nascondersi perchè nelle sue condizioni era impossibile far qualcosa, dopo un attimo di incertezza come se valutasse qualcosa,  decise di mettersi in ginocchio al suo fianco. Cadde però di sedere con un tonfo, facendo un gemito lungo per il dolore e con molta sofferenza si tirò contro la schiena di Jd. Uno scrutava da dietro la scrivania da un lato, lei dall'altra. Armi pronte. Ma Jd che era teso e fermo si agitò di colpo, attirando l'attenzione di lei che si voltò solo con la testa con un gorgoglio,  chiedendo cosa accadesse.

"Ci siamo..."

"Cosa... Jd che succede"

"Ho riconosciuto la sua voce..."

Ma lei non riuscì a chidere di chi che un gruppo di persone apparve dalla porta dalla quale guardavano. Alcuni uomini abbigliati come Jd spostarono le armi da un lato all'altro del corridoio avanzando, anche verso la stanza dove si trovavano. E qualcuno di loro li vide. Jdriuscì a spostare la testa in fretta prima che un paio di pallottole la colpisse, finendo invece per conficcarsi spandendo polvere nel muro, davanti a loro.

"Incapaci anche in questo.. perfino un corgie riuscirebbe a fare un salsicciotto col didietro dentro un buco di un campo da golf, ma loro...." sbottò lei fssando le pallottole che avevano scavato dei buchi slabbrati nel color giallo paglierino della stanza, con la bocca in una smorfia disgustata.

Jd scoppiò a ridere a crepapelle, gli cadde anche l'arma di mano incapace di riacchiapparla per le lacrime agli occhi. E lei lo fissava offesa. Cosa cèra da ridere, si chiese, mentre i suoi amici frementi di sforacchiare gente, li facevano fuori? Voleva quello, ma non per sbaglio dal fuoco amico, pensò. Seriamente non cèra uno che si salvava, si domandava scuotendo il ragazzo che rideva e rideva, passandosi la mano sinistra sulla fronte no nriuscendo a guardarla.

"Jd, tutto ok?"

I due si fermarono, un pò di più lui, quando qualcuno fece il nome del ragazzo. Poi questi rispose ridendo, dicendo che andava tutto bene ma voleva sapere chi erano i due che avevano sparato, che poi li avrebbe puniti per bene per avergli quasi fatto un taglio basso.

"Aiutami ad alzarmi se riesci, ora mi brucia da morire..." le chiese e lei prima si alzò in ginocchio goffamente, poi fece da sostegno finchè questi non fu quasi in piedi.

"Ricordami quali apprezzamenti hai fatto al tuo gruppo, perchè ancora stento a capire in cosa siete bravi..."

"Ragazza di poca fede..."

"no, neutra con considerazioni oggettive..."

Rise ancora, quando si rimisero davvero in piedi con fatica, si voltarono verso la porta dove un uomo li fissava. Jd iniziò a camminare lentamente tenendosi il fianco verso di lui, salutandolo. Lia lo seguì, non riluttante ma guardinga, con la doppietta in mano. Nel corridoio, lei si appoggiò sbuffando al muro con la schiena, ossercanvo Jd e quell'uomo, con una tuta diversa ma simile  e l'aria composta e quasi regale. Non riusciva a capire ma sentiva come a pelle qualcosa di brutto su quell'uomo. Mentre quei due parlavano lei si intromise a disse a Jd che lei andava. Non voleva perdere altro tempo.

"Vero, dice che ci sono persone sul tetto..." disse immediamente Jd a quell'uomo, che portò la sua attenzione su di lei. Sembrava riflettere ma lei iniziava a stare peggio e disse che non poteva più stare. A quel punto Jd comprese e le chiese di aspettare con un gesto, poi allungò il collo verso uno degli altri e disse qualcosa. Si voltò verso di lei dopo che aveva ricevuto un oggetto e lo allungò a Lia.

"Usa questo, dovrebbe aiutarti..."

Vedendola incerta e ferma a fissare l'oggetto, le disse che era un antidolorico che producevano loro e sicuro, pratico nell'uso anche con una mano perchè simile alla penna dei diabetici. "Basta che lo premi sulla coscia o su un braccio, bottone in cima ed è fatto" disse sorridendo. Lei però fissava lui, l'uomo e l'oggetto. Non sapeva se fidarsi o meno, poteva essere qualunque cosa ma iniziò a sentire le gambe tremare da sole per il dolore e lo sforzo, la schiena e le spalle urlare dolore da farle venire una nausea pazzesca, come le capitava sempre, e alla fine lo prese, mostrando con l'espressione il suo tentennamento. Lo poggiò sul braccio sinistro e, premuto lo stantuffo, un ago la punse leggermente e le iniettò il contenuto. Anche un ago le provocava ramificazione di dolore, che a volte duravano anche un quarto d'ora, e sentiva dentro la testa come una palla pulsante. Non era emicrania, era tutto il dolore del corpo che correva al cervello e la faceva stare peggio. Doveva andare, se peggiorava sapeva di finire con nausea così forte da voler rimettere, le costole come prese a pugnate e sentiva già come pietre dure sotto i piedi. L'effetto dell'antidolorifo stava finendo, non sapeva quale dei tre ma se stava peggio, erano finiti tutti.

"Ok, grazie, ora vado" rispose con un gesto della testa e ciondolando un pò per voltarsi e andare.  I muscoli delle gambe sembravano come pieni di tagli aperti lunghi e profondi, questo sentiva sia a ogni passo che ferma, e doveva calmarsi e fare un pò di autorilassalmento, come era necessario fare di solito per reggere il dolore. Voleva farlo mentre saliva le scale fino al tetto, stringedo l'arma ma senza portarsi la borsa. Alla fine non le serviva, pensò. Jd le chiedeva di non farlo, ma lei lo salutò di spalle con due dita  e si avviò. Le sembrava strano che nessun altro le dicesse niente e mentre avanzava, si voltò un attimo mentre si appoggiava al muro per predenre fiato, e vide Jd discutere con quell'uomo. Ma non le importava e andò verso il tetto. Nessuno la seguiva e sentiva voci man mano che affrontava ogni singolo gradino, reggendosi al corrimano con molta forza delle braccia, ogni piede doleva come se stesse su un acciottolato durissimo, questo sentiva sotto i piedi.
Restò ferma ai piedi della scala ansimando, guarò verso l'alto e poi si voltò verso Jd, che discuteva con quell'uomo. Iniziò a salire, doppietta lunga al suo fianco, usandola a volte come puntello per non cadere a causa del ginocchio che urlava peggio dell'altro.
E poi arrivata al piano superiore udiva in fondo voci e rumori vari, ma nessun combattimento... alla fine erano risuciti? Quanto tempo ci hanno messo pensò, e proseguì. Arrivò al primo gradino per l'altra rampa, verso finalmente il tetto e sussultò di colpo, occhi sgranati, sorpresi. Qualcosa non quadrava, se ne accorse dopo aver fatto i pochi passi dalla prima rampa alla seconda, guardando dove cèrano prima quegli uomini e poi con gli occhi fino alle stanze infondo, dove cèrano gli ostaggi con quella gente. Aveva ragionato mentre saliva e ora li vide,  due uomini in ginocchio, compagni di Jd, armi in pugno verso di lei ma l'avevano riconosciuta e per qualche ragione non avevano ne urlato ne sparato. L'avevano seguita con lo sguardo e basta. E mentre lei rifletteva questo,  si accorse di quella cosa per davvero per come muoveva il collo.

Sembrava essere... in paradiso. Si, in paradiso. Questo pensò mentre era consapevole che i dolori svanivano come eco per poi non sentirsi. Ancora ad ogni movimento provava qualcosa, ma guardandosi la mano libera, muovendola,  fu evidente che i dolori erano sempre più tenui. Ogni volta che muoveva una mano o oslo le dita, normalemtne sentiva fitte correrle dalle dita al polso, il dorso le faceva sentire ogni movimenti dei muscoli e tendini con fitte e  e colpi lancinanti. Ora scemavano, la testa stava meglio, ragionava meglio, la nausea e i dolori alle costole svanivano e le gambe non tremavano come disperate. Rimase a bocca aperta, si sentiva... come una persona normale.

Voltò lo sguardo verso quegli uomini, che avevano calato le armi anche se sempre pronte,a la fissavano. Lei sorrise, a ogni respiro il dolore che svaniva come se cadesse in polvere fino ai piedi e guardò la rampa di scale, doppietta al fianco. Anche quell'arma era sempre più facile da tenere e stringere. Fece un grosso respiro e andò avanti, fino al tetto. Ma rimase interdetta. La porta in metallo era aperta a metà, si sentivano i rumori esterni e decise di andare avanti. Ora poteva affontare gli ultimi minuti senza soffrire, andarndose da essere umano invece che una cosa dolorante. Sorrise, quasi le lacrime agli occhi per quanto stesse bene,  dopo tanti anni e avanzò. Si ritrovò fuori senza l'arma, che aveva lasciato appoggiata alle scale, e osservò intorno. Sapeva che cèrano poliziotti a osservare con qualche fucile da cecchino nelle vicinanze e apalzzi con buona visuale, ma lei era un ostaggio, si vedeva, non temeva da loro. Anche se un errore da loro andava bene nel suo piano, sarebbe stato il colmo esser presa in pieno perchè scambiata con uno di quei soggetti fuori di testa. Nessuno da nessuna parte, il tetto aveva un parapetto fino ai suoi fianchi, era molto grande ma era tutto visibile e nessuno era presente. Il vento era uno dei rumori che sentiva, che soffiava a intervalli portando odori. Era chiaro che lì non aveva niente da fare e iniziò a sudare dal terrore. Se non cèra nessuno, allora erano tutti stati uccisi o presi.
Cosa le restava adesso? Non poteva certo sfruttare l'altezza, avrebbero visto tutto e indicato che era stata lei. E non voleva che la gente dicesse che lo avesse fatto con le sue mani, le era bastata per tutta la vita le accuse e recriminazioni per cosa era e voleva nella vita. Per certe persone e per la religione era negativa, non voleva quella macchia, anche quella, sulla sua fine.

E poi sentì qualcuno alle sue spalle, una voce frammentata dal vento. Si voltò e si accigliò.

Quell'uomo, quello che Jd aveva raggiunto, a cui aveva mostrato chiaramente sicurezza e vicinanza. Era chiaro da come si era comportato che non era un superiore, come si vedeva di solito, un uomo impettito che trasudava potere e comando come apapriva con un suo subordinato, Jd. E parlava, le parlava. Poi le fece cenno di seguirlo con una mano e tornò dentro, ma sempre visibile.

Lei osservò intorno, i palazzi e ogni cosa   visibile parapetto permettendo, e si voltò. Ormai sapeva che aveva due strade, o trovare qualcuno di quella cellula nascosto e provocarlo o provare a farsi colpire in qualche modo mostrando che erano stati altri, non lei, a farla fuori. Tornò dentro, chiudendo gli occhi per il cambio di luce improvviso e vide l'uomo con le mani dietro la schiena ad aspettarla, parecchi uomini posti per la scala come se fossero saliti tutti. Due uomini per ogni gradino. Trovava la cosa inquetante perchè vedeva solo i caschi e le tute o divise, come le intendevano, armi al petto e la scala che scendeva con tutta quella gente. Non temette di mostrare disturbo in cosa vedeva e le sembrava vedendo quella scena, scosse la testa e guardò l'uomo. Che alla fine parlò, con sguardo tranquillo e pacifico.

"Jd mi ha detto molte cose, e spiegato molte cose. Sapevo che il tetto era sgombro, ci avevamo già pensato noi giungendo  da fuori ei miei uomini sono scesi da quella porta verso l'altro gruppo che hai incontrato. MI dispiace, sei salita prima che potessi avvertirti. Vorrei dirti alcune cose, ma prima vorrei presentarmi. Jd mi ha detto il tuo nome ed è giusto e corretto che io mi presenti a te, visto che hai salvato due miei uomini. Abbiamo trovato Dame, aveva scoperto che uno degli ostaggi con te era rimasto sotto la finestra dalla quale erano scappati gli altri, e nessuno se ne era accorto, era disteso a terra con le mani sulla testa dopo aver sentito degli spari, ha riferito... immagino dalla storia di jd che fossero i tuoi o l'altro gruppo al piano di sopra. Ma era con lui, quindi è salvo..."

"E bravo, te la sei scampata..." pensò Lia ridacchiando dentro di se, immaginando Dame come una talpa nel giochino con nove buchi , la talpa spunta con la testa e devi prenderla con un martello giocattolo. E quella talpa per lei era Dame, non sapeva il suo volto ma per lei era lui. Quatto quatto aveva sentito l'uomo piagnulante e si era messo a riparo. Bel professionista, sentenziò.

"QUindi, Lia, prima di dirti una questione che ora mi preme, ti ringrazio per i miei uomini. Io sono Milan, si pronuncia Màilan, molto piacere, e vedo dal tuo viso e dagli occhi che l'antidolorifico ha fatto effetto, Quindi ora ascoltami..." voltandosi verso la scala dove vi erano assiepati i suoi uomini e uno di questi si avvicinò e si fermò di fianco Milan, di fronte a lei.


Continua...











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Capitolo 6
*** Chapter 6 ***


Chapter 6 Chapter 6


"Jd dice che... hai una sorta di desiderio. Abbiamo parlato in privato qualche minuto e ho deciso di aiutarti..."

"Aiutarmi?" guardando tutte le persone silenziose ma attente dietro di lui. Anche lui si voltò verso di loro e tornò a parlare.

"Mi ha detto quello che vuoi... Noi eravamo entrati anche da qui.  Se ne è ricordato quanto ho chiarito la cosa e ha chiesto di aiutarti. Ho capito e sono qui per dirti che non ci sono problemi, da parte mia. Concordo con Jd, bisogna considerare la questione nel suo totale, non come gli psicologi..." sorridendo serafico "e non siamo buonisti. Accetta il nostro aiuto..." indicando con la mano l'uomo che si era avvicinato.

Calò il silenzio tra loro due e Milan continuò, riportando le mani dietro la schiena, mantenendo il suo sguardo acuto e aperto.

"L ti accompagnerà e ti aiuterà. Semplice. Lascia che ti dia un ulteriore dono per ricambiare cosa hai fatto. E tra l'altro, complimenti.... è raro che qualcuno conosca le basi mediche antiche. E hai cucito una ferita senza battere ciglio. Hai fatto un buon lavoro in generale, nonostante tu non sia un medico. Il nostro ha detto che rimarrà una cicatrice a causa del tipo di proiettile ma è ben chiusa e, per cosa hai applicato, non ci saranno problemi finchè non torneremo. Quindi, grazie."

"Antiche...?" incerta.

"Si, noi definiamo così le conoscenze antiche della medicina. Certo, noi abbiamo sviluppato, come hai potuto provare con la penna medica, una medicina più chimica, ma anche noi utilizziamo quella antica allo Chateu o comunque non in missione. Definita da alcuni... popolare. Scambiata per omeopatia. E di questi tempi, chi conosce le basi mediche per una cura rapida con quello che si ha è notevole..."

"Amo i prodotti naturali, non ho fatto nulla di così strano. Io stessa utilizzo quei prodotti per varie cose e altri per pelle e capelli. Ninete di così difficile, secondo me. Comunque grazie, spero che il tuo uomo sappia... coprire come fosse loro..." indicando con il mento la tromba delle scale e Milan capì. Fece un cenno con la testa e restò in attesa.

"Mi domando tuttavia perchè questo" concitata, sorpresa e incredula "sembrate intenti a proteggere le persone, se è davvero questo che fare,  e poi mi dai l'unica mano che speravo dalle persone?"

"perchè ho visto tanto marcio, tanto male, tanta disperazione  e persone perdute che non si era in grado di aiutare. Ho visto morire persone che credono come me nel risultato che vogliamo ottenere, o rimaste in uno stato pietoso da aver bisogno dei migliori specialisti mentali per continuare...  inoltre lo ammetto, è capitato che qualche civile facesse del suo meglio per sopravvivere e avere una buona forza interiore per farcela, ma tu sei l'opposto. Hai una mente critica, fredda, hai preso la situazione come una possibilità per qualcosa che volevi e l'hai ribaltata. Per tuo interesse. Per certi versi siamo simili. NOn hai fatto una piega ad eliminare quegli individui..."

"Aspetta... come ho detto a quel tipo, A, il primo è stato un errore. Era fastidioso e quando hanno cercato di proteggere la stanza dandoci la schierna, ho agito. Colpa sua che si è abbassato... "alzando le spalle con noncuranza "e quello della testa... non so come è accaduto, ma volevo solo ferirli. Tutto qua. Anche se è vero che non piangerò certo per cosa ho fatto, mi spiace di essere arrivata a tanto, ma non erano brave persone e non nego quel che penso. NOn erano tipi da rieducazione da carcere..."

"Hai usato i loro proiettili. Hanno una capsula esplosiva  che procura danni irreparabili. Come stava per capitare a Jd se non avesse avuto la speciale tuta. Ma senza quella e accostandola al collo come hai fatto, il risultato è stato terrificante"

"Era la spalla il bersaglio,  ma la mia spalla destra mi ha quasi ammazzata dal dolore e non ho retto l'arma, che si spostata e il resto è stile rivoluzione francese. Così è stato principalmente per il proiettile, pensavo fosse normale"

"Dipende dall'arma, ma con cartucce normali non sarebbe saltata a quel modo. Resta il fatto che ti ha aiutata essere una sportiva, al poligono intendo. Di norma sarei impressionato e sorpreso di tutto quanto, ma considerata la tua situazione e cosa desideri,  non posso fare altro che ricambiare e darti cosa cerchi..."

"Quindi seriamente...?"

"Io mantengo le promesse, una delle cose in cui credo è l'onore di una persona e la parola data. Chiunque mi conosca sa che ogni mia parola è verità e correttezza. E vedendo come sei adesso dopo il nostro antidolorifico, capisco il perchè del tuo desiderio. Puotroppo non è disponibile per chi non è con noi, quindi non è vendibile ne cedibile all'infuori dell'organizzazione. Se Jd vedesse il tuo viso, il tuo modo di muoverti e i tuoi occhi adesso, dopo che ha fatto effetto, sarebbe assolutamente concorde. Ma non lo è, io però cerco di comprendere e L si è offerto. Non ho spiegato molto, ma credo in lui e ha accettato anche perchè è grande amico di Jd.  E ricambia anche lui " mentre l'uomo scuote la testa in accordo "QUindi grazie, sinceramente, faremo in modo che la colpa sia data a loro... e buon viaggio dall'altro lato. Ti daremo anche il saluto che riserviamo ai nostri, perchè te lo meriti."

Fece il saluto militare e poi portò le tre dita centrali della mano destra sulla spalla sinistra.

E per sempre o fratello saluto
solo, per dirti addio
e pace per sempre, io
che in te avevo il solo e vero
amico, fratello mio.
I Creatori
benevoli ti incontrino, 
che tu possa trovare la mano giusta del Padre
e l'abbraccio di luce della Madre
ti diano il benvenuto a casa, l'Oltre
Alla volta de la Soglia un giorno.
E Per Sempre O Fratello Addio
terra incognita, nisì
parádeisos
verso casa del nostro spirito.
Comèra e così sarà, addio.
Fraterno Addio.

lei si ritrova a fissarli parecchio turbata e incacapace di pensare, mentre pronunciano quelle parole, in tono greve. QUando  terminarono
chinarono la testa come un saluto, tutti, da Milan a quelli appena visibili dalla fomra della scala e poi silenzio.

"...okkeeeyyy..." biascicò lei sorpresa.

"Ti salutiamo alla nostra maniera, era la formula breve e non la pronunciamo mai per estranei. Risale a un antico rito  celtico di saluto del defunto, con parole... più moderne. Voi lo chiamate funerale, per noi è un saluto, perchè al termine del nostro percorso terreno, li rivedremo passata la Soglia, per esistere come spirito al fianco del Padre e la Madre."

"E'... la vostra religione?" spostando gli occhi da lui agli altri con la bocca aperta.

"Qualcosa di simile si, ma per noi il termine religione è diverso. Te lo spiegherei meglio,  ma crediamo un qualcosa che è all'origine dell'esistenza umana. La creazione per noi è un concetto più naturale. Mascolino e femminino, il potere della creazione dato da due poli, due polarità di un’unica entità che è nuovo. Per noi è sacra la natura, poichè essa è la nostra generatrice e vita, sia come nascita che sopravvivenza. Danneggiarla, distruggerla, inquinarla, per noi è un peccato grave e vogliamo contrastare quello che fanno gli uomini nel mondo. "

"...ne avrete di cose da fare..." bofonchiò lei ragionando.

"Consideriamo gli altri animali fratelli, li rispettiamo e con loro coabitiamo, cercando di non uccidere se non necessario. E crediamo in qualità energetiche rinnovabili e di nuova generazione. Da un lato usiamo tecnologie nuove, in altre naturali. Come il nostro AirOl che si alimenta con due dispositivi, simili. Capaci di generare energia dalla luce e dall'ombra, tramite elettroni eccitati che sfruttano oro e silicio per voltaggi che diverranno quello che attualmente è la benzina. E le prestazioni sono eccellenti. Così come studi medici hanno permesso metodi di cura e trattamento sicuri e veloci. Come le bende biodegradabili al Collagene che sono state usate su Jd per le ustioni dal proiettile.  Per le nostre cerimonie ai Creatori usiamo le Blood lamp, che si illuminano con il sangue, strettamente legato alla nostra connessione con la natura e non usiamo altro se non il fuoco in quei momenti.  O come non citare il propulsore a plasma generato da aria ed elettricità, che è la medesima se non superiore potenza di un propulsore jet comune. La nostra religione, se così la vuoi chiamare, non verte solo di noi, umani, ma su ogni tipo di creatura vivente, che sia mono o pluricellulare."


"e come la mettete con i pidocchi, i vermi parassiti e tutte queste creature infestanti e pericolose..."

Milan prima la scrutò serio, poi sorrise divertito. "ammetto che per queste soluzioni scegliamo il male per loro. Come ho detto rispettiamo e trattiamo come fossero nostre pari le altre creature, sempre che non sia necessario agire diversamente. I parasiti in genere se pericolosi li ,  ma se fosse stato un altro tipo di animale come lupo, coyote per esempio, avremmo scelto metodi di convivenza trovando il modo di non darci fastidio a vicenda. O tramite decisione di spostare l'animale in luoghi lontano da noi e sicuri per lui. Agendo sempre in modo da non fare nulla di più di quello che serve. Come avviene invece fino ad ogni nel mondo" con una smorfia di disapprovazione" Sei perspicace, complimenti. Mi hai messo spalle al muro con quel discorso ma posso solo risponderti che cerchiamo sempre di fare il meno che danneggi, ma a volte come per la natura in sè, il necessario potrebbe essere l'ultima soluzione. Noi dovremmo andare, il nostro contratto è terminato e dobbiamo lasciare la zona per i militari governativi. L ti aiuterà e poi ci seguirà. Buon viaggio."

"Certo... ancora ho dei dubbi e perplessità su cosa hai detto ma... ok, grazie... buon... qualunque cosa dobbiate fare..." gesticolando con una mano scuotendo la testa,  avviandosi con l'espressione perplessa e accigliata.

Spronò l'uomo che si nascondeva dietro la visiera e si apprestò a scendere,  in quella striscia libera della scala che si apriva tra gli uomini, che si spostavano per farla passare.
Lia si chiese quanto sapevano, avevano sentito da Jd? Ma poco le importava. Alla fine, forse, non sarebbe stata considerata negativamente, almeno questa volta. Sarà diverso, pensò,  salvando il suo nome dalle malelingue familiari e della città. La gente volta lo sguardo quando stai male e hai bisogno di qualcosa, ma è pronta a puntare il dito e spettegolare se alla fine scegli per te, pensò, scendendo. Perchè alla fine per lei e quelli come lei, in situazioni come la sua, è una scelta. Per se stessi. Ma la gente pensa che sei egoista, ingrato, irrispettoso verso chi resta, gli stessi che non erano capaci di ascoltare e aiutarti nelle piccole cose, che molte volte davvero aiutavano. Invece tutti pronti con frasi fatte, simili e banali, accusatorie e tu finisci per strisciare nella melma da sola, ancora, verso un niente. A volte per alcuni un aiuto è qualcosa che la gente può e ancora fare, ma  è più facile per loro pensare che sei tu che sei contro gli altri, senza vedere. E sei solo, altrimenti certe cose non le faresti pensò. Nel suo caso, non cèra proprio niente.

Miilan, il Leader, osservò la ragazza ed L scendere in mezzo ai suoi uomini. Poi ridiscese anche lui dopo un pò, dopo esser rimasto a fissare lo scenario oltre la porta verso l'esterno, pensando a quante cellule ancora stavano per innescarsi. Raggiunse il pianoterreno dove lo attendevano Jd, Alaric e gli altri del gruppo dei capitani ai piedi delle scale posteriori. Ed erano torvi in viso, si erano sfilati i caschi, inquieti.

"Milan, abbiamo un problema. Un gruppo della polizia è stato abbattuto da un altro gruppo della cellula ed è qui fuori. A quanto pare cercano lui..." disse Alaric con rabbia, indicando l'uomo legato, bendato e seduto contro un muro,  che riuscirono a prendere vivo. "e con lui abbiamo i dati, almeno una parte. L'altro uomo è stato ammazzato da quella ragazza folle, e ora abbiamo i suoi amici alle calcagna. Cercano di entrare e al solito la polizia in generale non serve a niente."

Jd rise alla battuta, zoppicando "invece lei pensa che siamo noi ad essere delle schiappe!"

"Ed io mi chiedo, signori, come mai le cose sono andate in questo modo. Sbaglio o vi siete comportati come novellini? Cosa è capitato per far finire le cose in questa maniera?" chiese Milan serio guardandoli in volto uno ad uno. Tranne Jd, gli altri calarono la testa sconfitti, e questi decise di dire al Leader che era meglio discutere la cosa in altre sedi, indicando con un pollice l'uomo  a terra. Era bendato, ma non sordo.

"E' passato... quindici minuti e 20 secondi da quando avete deciso di sistemare la questione di quella stronzetta. Possiamo andare? O dobbiamo aspettare L ancora per molto?"

"NOn è una stronzetta, Alaric. Ha fatto più lei nelle sue condizioni che noi messi insieme. Glielo dovevamo!" sputò Jd mentre stringeva i denti per il dolore dello scatto fatto contro l'altro.

"Quali condizioni?" Lubo chiese abbassandosi verso Alaric all'orecchio, essendo più basso di lui.

"Te lo spiegherò allo Chateau, rimettetevi i caschi e andiamo" rispose Jd e si incamminò verso l'ingresso con gli altri, sorretto e aiutato. Ma un'esplosione improvvisa davanti a loro portò  fumo e una corrente, sia vibrante nella struttura che di vento, a colpirli.

"Sono qua, sono QUA..." squittì Alaric atterrito, mentre tutti cercavano di rimettersi i caschi. Un gruppo dei loro scese le scale a proteggerli e Milan chiamò subito l'AirOl  perchè fosse pronto al loro arrivo. Il gruppo predisposto per avanguardia si preparò e iniziarono a procedere verso l'ingresso, tra calcinacci e fumo residuo, fino ad aprire il fuoco contro i nemici.
L'uomo preso in ostaggio iniziò ad agitarsi per cercare di scappare, ma Lubo lo colpì in un punto mirato del collo e questi svenne, lo prese di peso  e iniziò ad avviarsi verso un punto riparato, in attesa degli ordini di MIlan.

I capitani rimasero con Milan, dirigendo i propri gruppi tramite la comunicazione radio e le telecamere di alcuni di loro.
"Ci siamo, dentro sembra siano in sei, non sappiamo quanti sono all'esterno..." urlò Ribert, concitato.

"nessun problema per l'esterno, ho ricevuto notizia che sono riusciti a prendere quelli che erano rimasti come palo per la fuga, gli stessi che avevano eliminato quei poliziotti. Una cosa personale, ha detto. Ma ha ricevuto un avviso che un altro pezzo di quel gruppo era in un'altro luogo ad aspettare e forse essere di supporto,  in strada, e hanno iniziato a sparare a caso per avanzare. Vogliono davvero quei dati..." spiegò Milan mentre la squadra avanti continuava lo scontro.

"Un'altra? Erano tre?" urlò Ribert.

"No, credo che fossero una unica cellula, divisa in tre per sicurezza e ora vogliono i dati a ogni costo. perchè?"

"Per adesso cerchiamo di portare il topo in gabbia e studiare i dati. Lui ci darà anche una mano. E' la nostra priorità..." e dopo l'ultima parola di Milan rimasero tutti in silenzio in attesa dell'ok dell'avanguardia.

Qualcuno alle loro spalle stava giungendo e si voltarono. Rumori di stivali e slittate sul marmo e si udì un paio di colpi di arma da fuoco. . Un gruppo di uomini armati proveniva dalla parte posteriore dell'edificio, dalle stanze in fondo.

"Che diavolo..." proruppe Alaric sparando. Alcuni colpi nemici andarono mezzi a segno sulle loro tute, ma non pericolosi, mentre tre uomini proteggevano Milan nelle scale.

"Tre... forse quattro... occhio, potrebbero essere di più!" urlò Jd, seminascosto in una stanza perchè senza casco, poi si ricordò di una cosa e annaspò, scivolò in avanti con la testa verso il corridoio e iniziò a urlare, Agitato "vengono dalla parte posteriore, è dove L e Lia sono andati. Vengono da dietro..."

"Fateli fuori, chissenefrega della stronzetta..."

"Ma cèra L con lei!" urlò Jd e Alaric imprecò.  

"Ne ho abbattuto uno!"  urlò Ribert e lo stesso Lubo, che proteggeva con il suo corpo enorme il loro ostaggio.

"Uno forse due, ripeto uno forse due..." annunciò Alaric quando due tizi iniziarono a correre nel corridoio armi spianate. Ribert colpì uno di questi che fece da scudo all'altro poco dietro, che si slanciò e scivolò dentro la stanza vicina, di fronte da dove venivano.

"Uno, uno... cazzo, ne è rimasto uno, pare" ansimò Alaric e tutti rimesero in silenzio in attesa.
Poi una scarica di colpi, un urlo srmorzato, un'altra raffica e  il silenzio.

I tre davanti le scale, che proteggevano Milan, si fecero inqueti e anzanvano di un passo,  tornavano in posizione. Alaric ansimò come un mantice, con lo sguardo fisso a ogni cosa semovente, gli altri chiesero nei caschi istruzioni. Ma poi una figura fece capolino dalla porta come al rallentatore, prima con l'arma puntata, poi abbassandola. L era tornato.

"L, andato tutto bene? Risolto il problema della ragazza?" domandò  Milan scendendo le scale. L'uomo rispose con un cenno del capo, anche Jd gli chiese informazioni ma Milan voleva andare via. Anche dall'ingresso dell'edificio sembrava che avessero finito di pulire.

"Mi riferiscono che provenivano da est e sono entrati da finestre posteriori. Dall'altro lato da quelle da cui sono scappati gli ostaggi, Dame è con loro e stanno bene ma non li ha visti entrare. Non erano sulla sua visuale. E sembra che sapessero già cosa fare. Non sono stati fermati perchè hanno eliminato..."

"Cazzo, hanno fatto fuori anche gli altri che ci coprivano?"

"... un gruppo militare che doveva intercettarli... " con disapprovazione nella voce e Alaric si fece piccolo piccolo "a quanto pare a causa del tipo di munizioni in loro possesso, sono stati in grado di cambiare la situazione e stanno cercando i loro compagni, o forse i dati."

"Cosa hanno questi dati di così importante?" domandò Jd scrutando l'ostaggio.

"Non ha importanza, proseguiamo e giungiamo all'AirOl, abbiamo già fatto abbastanza per il contratto."

Milan avanzò con sei uomini, tre davanti e tre dietro e tutti iniziarono a convergere all'entrata. L guardò tramite la visiera Jd e fece un cenno con il pollice alzato per proseguire. Ma Jd era incerto e si mosse solo perchè Lubo chiese cosa lo rallentasse.
Il gruppo raggiunse il portone aperto, mentre vari corpi riversi punteggiavano il pavimento e li scansavano con attenzione.

"NOn dovrebbe esserci un'uscita di emergenza? Di solito questi edifici hanno..."

"Si" lo interruppe bruscamente Milan "l'abbiamo controllata ed era ancora chiusa dall'interno. Stranamente non hanno mai usato quell'uscita... preferisco evitare sorprese e proseguire dalla via controllata. Il nostro compito è stato completato, non cè scritto nel contratto che si deve far pulizia anche all'esterno.... "

"Troppe clausule, troppe pretese..."

"E' il nostro lavoro..." rispose pacatamente MIlan "pagano o assolvono a nostre richieste. Tanto ci basta e per noi dovrebbero essere semplici come  mangiare un piatto di frittelle "voltandosi verso Alaric per far comprendere cosa voleva dire. Quel giorno era stato disastroso su molti punti. E colpi di pistola erano udibili vicino.

Jd restava indietro con sguardo rapito da qualcosa, tanto che anche Milan se ne accorse, ma ricevette una chiamata e la sua attenzione cadde sull'interlocutore. Chiuse la telefonata, ordinò di avanzare rapidi verso l'AirOl perchè stavano arrivando gli Scudi ed entrarono un gruppo di loro uomini, con degli scudi enormi.
Spari e grida dall'esterno giunsero a loro, Milan chiamò qualcuno poi chiuse la comunicazione e avvisò che cèrano ancora conflitti vicino, ma dovevano proteggere i dati e il prigioniero. Il resto sarebbe venuto dopo.

Riprodussero la formazione di prima ma con gli scudi, proteggendo il Leader da ogni lato tranne dall'alto, ma era sufficiente. Al centro vi erano Milan e gli scudi, intorno come una freccia tutti i gruppi, finendo con la retroguardia di quattro persone. Avanzarono speditamente e in silenzio, intervallato e rotto solo sporadici avvisi di "libero" e "procedere" finchè qualcuno non iniziò a sbraitare. Alaric rallendando il gruppo, sbraitò contro L per essere fuori asse, ma Milan urlò che dovevano muoversi. Un'esplosione colì l'edificio e Jd si lamentò del fatto che un antico edificio srtistico veniva demolito senza motivo.

L'ultima parte del gruppo appartenzente alla cellula era alle loro spalle, secondo la telefonata. Aevano già ucciso due persone, civili,  perchè affacciate a un balcone nonostant el'avviso via megafono della polizia e tre poliziotti finirono morti per una granata.
Corsero verso l'aeromobile, ma dei colpi li raggiunsero, erano molto dietro ma li avevano visti.  E sentiti, il prigioniero aveva perso in qualche modo il bavaglio e urlava come un forsennato qualcosa che in pochi capivano, ma i suoi amici si.
Vedevano di sfuggita la polizia  nelle loro divise cercare di accerchiarli proteggendo loro. Ma più che altro erano appariscenti e goffi nello stare al riparo e sparare, sperando nella fortuna di fermarli. NOn era la stessa cosa, essere un poliziotto in una città e un militare esperto  facente parte di un gruppo capace. Tranne quel giorno...

"L'airOl è aperto, muovetevi" urlò Milan e proseguirono. In formazione, la retroguardia che si fermava per sparare e lasciarli proseguire e poi si ricompattavano, mentre colpi volavano intorno. La polizia urlava le medesime frasi, inutilmente. Non erano capaci neanche di fare da esca, pensò amaramente Alaric.

Poco all'aereomobile, i primi ad entare  furono Milan e il suo gruppo di scudi, che attesero che lui entrasse, poi si misero in posizione a proteggere gli altri. A gruppi di due alla volta senza intoppi iniziarono a scorrere all'interno, alcuni uomini si misero a sparare agli inseguitori riparati dagli Scudi, che ricambiavano con bombe e scariche di proiettili.


Corsero all'interno finchè non si sentì di nuovo Alaric urlare, era incavolato di nuovo con L. Stava fuori a sparare invece di entrare, secondo l'ordine stabilito. Questi si voltò e corse dentro, mentre gli Scudi procedevano camminando all'indietro protetti dagli scudi. Erano danneggiati ma ancora integri e fecero ultimo muro prima che il portellone si rialzasse.
L'airOl già avviato, si alzò velocemente in orizzontale fino ad una certa quota, poi i prolsori con fiammata bianca a azzurra portarono lontano il mezzo.

Tuti si assicurarono un posto a sedere nella larga pancia del mezzo. Chi si toglieva il casco, chi sbraitava da solo o verso altri dell'accaduto, Lubo che chiudeva in una speciale stanza dopo la cabina il prigioniero, Milan che era andato nella cabina di pilotaggio a parlare con i piloti e Alaric che sbatteva a terra furente il casco e malediva quella giornata. Jd era appoggiato come mezzo morto al freddo della paratia, seduto malamente, che sudava e respirava a fatica, tenendosi il fianco. Il medico si avvicinò a lui e controllò il fianco, dicendo qualcosa.

"Che merda di giornata, ne abbiamo avute di schifose ma oggi è stato veramente il colmo. Da dove cazzo hanno preso quei proiettili? E in comuni armi basiche? Mi state dicendo davvero che hanno modificato le armi per quei proiettili?"

"No, Alaric, non sono le armi ad essere modificate ma le cartucce..." rispose uno con calma tenendo fra due dita un proiettile intero "era uno di quelli che aveva la ragazza, per la doppietta, ed è modificato nella parte esterna, cè un'aggiunta per copiare i devastatori, senza dover mettere mano alla meccanica delle armi. Chiunque sia  è stato davvero bravo. Anche quella ragazza, ha tenuto solo i due nell'arma, poi l'ha tenuta scarica e non ha dovuto fare niente altro... due colpi, due centri, ecco perchè cè riuscita. Il problema però è chiedersi quanta disponibilità di armi hanno  e chi è che è riuscito a fabbricare questi proiettili artigianali, perchè loro sono, basta guardarli, funzionanti con armi più vecchie..." mostrando a chi era vicino l'oggetto.

"maledetti stronzi, lasciatelo a me che l oscuoio per bene e gli faccio mangiare  cosa ne ricavo in un sandwich!" bofonchiò pungente Alaric, ricevendo sguardi negativi dagli altri"

"non sei buono neanche in questo amico, lascia stare... " rise un uomo in fondo, con un naso che di profilo sembrava a S, con una gobba pronunciata più della punta del naso che riusciva dopo un assottigliamento, formando quella strana forma a lettera. "perfino quella ragazza saprebbe far atterrire quello stronzo, le palle le ha..." ridendo con altri che lo seguivano.

"quella stronzetta..." sbraitò di rimando Alaric "l'unica cosa buona è stata sparare a una sagoma al tiro al segno e sapere come premere il grilletto. Il resto lo hanno fatto i proiettili, cosa cè da elogiare in quella, che ci ha definiti cani nel nostro lavoro? Ci ha deriso..."

"Ha giudicato cosa ha visto, e non aveva torto, lo ha detto anche Milan "disse Jd guardandolo male "Dame e io siamo stati una vergogna, per me so di non essere bravo all'infuori di compiti di cecchinaggio o mira... e pochi hanno brillato oggi, quindi non aveva tutti i torti..."

"e nonostante la brutta ferita non si è sentita male, ma ha addirittura ricucito. lavoro fatto di fretta e non esperto, ma fa ancora il suo dovere e l'aloe e il miele attrettanto... perfino alcuni di voi vomitano alla vista di una ferita orrenda o scappano in lacrime per qualche punto..." fissando Alaric come per dire che parlava proprio con lui.

"Così la pensate, bravi... ha avuto solo culo, CULO DA NOOBIES... niente di più! E non vi siete accorti che somigliava alla madre di Tarzan?" urlò indignato.

Tutti alzarono lo sguardo verso di lui, chi non aveva il casco rimasero di sasso, zitti. Alaric si alzò e li fronteggiò voltandosi verso tutti.

"Quella stronza pazza malata che ha guardato con schifo e superiorità quelli che aveva maciullato, come fossero cacca di cane, ci ha trattati come incompetenti e solo io l'ho guardata e mi ha ricordato le bambole di mia nonna e la madre di tarzan?"

"La madre di chi? Cè uno tra noi che si chiama Tarzan?" chiese uno senza capire guardando gli altri.

"ma no, cretino! tu sei uno di quelli che vedono quei film spaccamaroni di
Armandello, che gli ricordano tanti i figli. Eravamo una stanza piena e nessuno l'ha riconosciuta?"

"Hai preso un colpo in testa? Che cèntra
Armandello?"

"No, Bron, lui parla... forse ho capito.
Armandello invita sempre tutti quelli che vogliono stare nella sala video a vedere qualcosa, hai presente? Lui però mette sempre film che vede con i figli, perchè gleli ricordano e li sente vicini. Forse Alaric parla di tarzan, il film di animazione..."

"Quel tarzan? perchè si vede la madre? La madre non muore di parto subito?"

"Quella è la storia originale, se parla del film della disney che abbiamo visto tre volte, l'ha messo tre volte, la madre muore con il padre per una pantera..."

"Non era tigre?"

"BASTA!" urlò di colpo Alaric fermando il gruppetto che stava parlando "parlo di quello, uno di quei fastidiosi film che ci deve proprinare e cèra la madre..."

"Alaric, amico, tu accetti solo perchè bevi e mangi cosa offre. Io non ricordo, ma tu invece si? Quello che fa fuori più pacchi di patatine degli headshot che fa e si scola un pacco da sei di birre da solo?" facendo l'occhiolino e una sgomitata all'amico vicino.

"Smettila di fare lo scemo, non si ricorda nessuno dei genitori, della foto e lei che somigliava alla madre. Sarai tu che lo credi, erano disegni..."

"sinceramente non ricordo, ma era bona almeno? Magari non me la ricordo perchè guardavo il tavolo con il cibo" rise un altro.

"Dove vuoi arrivare, Alaric?" chiese stancamente Jd spalmato sul sedile e paratia dietro di lui, mezzo morto. "Sento te sbraitare ma non hai detto dove vuoi arrivare. Lia non ha fatto niente di strano se non mandare al diavolo quella gente come poteva e aiutarci, senza aver paura perchè aveva un motivo per non averne... avesse agito davvero in modi strani, avrei pensato a qualche persona che si spacciava per quel che non era, ma non era in grado neanche di fare le scale velocemente o muoversi normalmente , non vedo quale problemi tu trovi..."

"NOn vi sembra strano che una pazza scatenata sia membro di un poligono, spari senza remore e rimorsi alla gente, prenda in giro militari addestratissimi che potrebbero renderla irriconoscibile pure a sua madre e somigli a inquentanti bambole antiche e a un disegno di un film per bambini?" mentre tutti si guardavano straniti "nessuno? avete accettato tutto senza problemi? anche come si rivolgeva a Milan?"

Alcuni sbuffarono, uno si appoggiò al metallo e chiuse gli occhi come per dormire, Jd scosse la testa e chiese al dottore al suo fianco qualcosa per la febbre, anche se questi gli disse che non ne aveva, alcuni risero e presero a bisbigliare e confabulare. Altri semplicemetne attesero seduti a osservare l'atterraggio cercando di non farsi mettere in mezzo.
E poi L rise, rise apertamente e di gusto, richiando l'attenzione su di se,l'arma  tenuta dritta con una mano vicino al ginocchio destro. La diede a quello che stava due sedili dopo alla sua destra, si chinò in avanti con i gomiti sulle ginocchia, mani penzoloni,  finchè non si portò la mano sinistra sul casco, senza smettere di ridere.









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Capitolo 7
*** Chapter 7 ***


Chapter 7 Chapter 7


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Ricordo ancora che questa storia fu scritta per un concorso anni fa, mai più toccata o modificata perchè mi avevano consigliato di scrivere altro, e determinate cose sono studiare e spiegate a tempo debito, se all'inizio sembrano strane o lacunose. Sto semplicemente dividendo tutto il testo in capitoli senza modificare niente, preferisco che rimanga come era l'idea senza fare altro e cè un motivo per ogni cosa.

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Alaric sbraitò di nuovo, mentre L rideva e si teneva il casco, come se ballasse.

"Cosa cè, anche tu sei pro quella stronzetta malata? Sono sicuro che ora rompe le palle pure alle divinità. E Milan che ha osato ricambiare a quel modo e farle il Saluto!

L non smise di ridere, si voltò verso di lui poi scosse il capo. Strinse la mani fra loro con nervosismo, chinando la testa in avanti come oppresso da qualcosa. Alaric scosse la testa infastidito, si risistemò sul sedile con sguardo offeso verso tutti e sbuffò sonoramente.

"Ah! Si è pure offeso per una completa sconosciuta, cha ha fatto fuori senza tante cerimonie... io l'avrei lasciata viva ad odiarci in eterno e..."

"Che fastidio!" sbottò L. Alaric, come gli altri si voltarono verso di lui.

L si portò le mani sul casco, la sinistra dietro e la destra davanti, aprendolo a conchiglia secondo la congiunzione. Sfilò il casco con un gesto rapido e si riportò col peso sulle ginocchia con i gomiti scuotendo la testa, scrollando i capelli. Poi alzò il busto e fissò Alaric. Questi amsimò come senza aria, fece uno scatto verso la sua destra e cominciò  a chiamare Milan per nome, urlando. L prese il casco e lo tirò con molta forza verso Alaric, che si era alzato come per andare verso la cabina di pilotaggio e fu preso in pieno, cozzando contro la paratia vicina.

"Sei così fastidioso che ti legherei da qualche parte e ti sparerei 50 piombini con la pistola per divertimento, venticinque per chiappa!" si lamentò risistemandosi con le braccia sulle gambe. "idiota!"

"...Lia..." sussurrò Jd rimettendosi a forza dritto sul sedile con gli occhi sbarrati, sconvolto.

Lei però si voltò verso gli altri che si agitavano e prendevano le armi, cosa la fece sbuffare ancora, indignata. Uno degli uomini, parecchio grosso, si alzò e le chiese dove fosse Luke, e lei comprese che si trattava di L. Lo fissò con sguardo duro, senza però mostrare paura o altro. Passò gli occhi sugli altri, tesi e pronti a scattare e sorrise amaramente tra sè. Alaric continuava a chiamare Milan...  inutile pensò lei. E poi lui comparve scorrendo la porta e osservando la scena. Lei girò la testa, inclinandola,  e si scambiarono uno sguardo.

"Alaric alzati per favore, se hai il fiato per urlare allora non è così grave"

Il silenzio divenne più disturbante del vociare di pochi minuti prima, mentre Milan giungeva nella zona dei passeggeri, attraversando tutta la pancia dell'aeromobile. Mantenne lo sguardo su di lei, che ricambiava, finchè questa non si alzò in piedi, fluidamente e senza mostrare segni di sofferenza, e lo fronteggiò, testa alta. Ma il primo a dire qualcosa fu sempre quell'uomo, che ringhiò la stessa domanda.

"Dovè Luke? Perchè tu sei qui?"

Lia si voltò di poco, anche il corpo, verso di lui, che le stava dietro, seria e silenziosa. COn gli occhi guardò Milan, altrettanto serio e imperturbabile. Poi abbassò la testa e mise la mano in una delle tasche della tuta, sulle cosce. Sia l'uomo dietro di lei che gli altri misero mano alle armi, alzandole, tranne Jd, il medico e Alaric.
Tirò fuori una sorta di involto bianco, spesso e lo soppesò con lo sguardo, velandolo con tristezza. Si voltò verso Milan, sguardo addolorato e pietoso, porgendoglielo. Lo osservò, allungò la mano e lei con la sinistra prese l'oggetto dalla destra dove era prima e lo poggiò, con delicatezza e quasi riverenza, in quella di Milan, aprendolo.
La faccia di Milan pian piano mutò, apparve incerta, sorpresa e infine consapevole. Passando gli occhi da lei a cosa teneva in una mano.

"Cosè... non vogliamo regali ma sapere dovè Luke"

"Si direbbe sia abbastanza chiaro, Robert
." disse serio e con accettazione Milan, allungando la mano verso l'uomo dietro Lia.

Si avvicinò, guardando torvo la ragazza, mutando in orripilato osservando cosa teneva il leader nella mano. Divenne blu in viso, fece respiri profondi, poi cadde su un ginocchio vomitando come un dannato, intevallato da singhiozzi.
Il medico si alzò di colpo prima per assisterlo, poi cambiò idea e controllò cosa conteneva quell'involto bianco. Sbiancò in viso, guardò Lia, poi Milan, che gli fece un cenno con la testa, e infine si abbassò verso l'uomo piangente sul pavimento.

Lia fece una smorfia disgustata all'ennesimo conato e voltò di metà il capo di lato, chiudendo gli occhi come una cosa che le facesse male o fastidio, non lo capivano. Tutti iniziarono a lamentarsi per sapere cosa cèra, perchè il loro amico si sentiva male e  dove fosse Luke.
Jd si alzò lamentandosi per il fianco ma osservò anche lui, iniziò a corrugare la fronte sempre di più, aprendo la bocca ma non pronunciando nulla. Solo Lia infranse quei momenti.


"Mi dispiace... ha fatto una cosa sbagliata. Quando sono entrati quelli... mi ha ordinato di stare nascosta, anche se gli dicevo di andarsene. Mi ha detto che dovevaproteggermi e fermarli... Mi ha detto di stare ferma in un bagnetto delle ultime stanze. Era il posto ottimo, disse, così sembrava che stessi scappando. Ma mi lasciò là e si avvicinò alla porta, uno di loro entrò e lo sorprese, mirandolo. L... Luke, ha sparato allo stesso momento, mentre udivo urla fuori dalla stanza. Si sono accasciati entrambi, era partito uno scontro fuori e ho deciso di portarlo lontano da lì,troppo visibile, sperando fosse vivo. E' stato alla gola..." mostrando uno squarcio bruciacciato come quello di Jd, alla base della gola che si notava poco essendo più piccola e su di lei faceva delle pighe e Jd capì cosa lo disturbava quando la vide "ho provato ad aiutarlo, gorgogliava qualcosa, gli ho promesso mentre ancora muoveva gli occhi che avrei chiamato qualcuno di voi,  e... . Eravamo dietro una grande scrivania e vi sentivo urlare, almeno credo foste voi. E mi è venuto un pensiero e alla fine l'ho messo in atto. " alzando le braccia con i palmi in alto.

"perchè questa stronza lo ha lasciato là e si è messa la sua tuta? perchè!" urlò di colpo Robert, con rivoli di vomito sul mento, occhi rossi, viso gonfio e rosso.

"in quel momento non ho pensato altro che fare questa cosa, non so perchè, all'inizio dicevo che dovevo fare come per Jd, lui si era salvato..." voltandosi verso Milan, guardandolo negli occhi "posso dire che mi sia venuto spontaneo. Non so spiegarlo altrimenti. L'ho spogliato e poi mi sono accorta che..era morto. Gli occhi aperti e spenti, ho provato a sentire il battito al polso e collo, ho provarato sul petto e con il mio spcchietto non cèra neanche un fievole fiato. E poi vidi che aveva quelli..." indicando l'involto ancora tenuto da Milan "Ho pensato che fosse rinoscibile magari, ma ancora di più scambiato per quei tipi. Così ho preso il coltello che aveva nel cosciale e..."

"e hai asportato i tatuaggi..." finì Milan, con un cenno del capo, riguardando cosa aveva fra le dita, con del sangue che macchiava la stoffa bianca. "Quanto abbiamo impiegato dal momento in cui loro due sono scesi a quanto è tornata con la la tuta da noi?" guardandosi in giro.

"Ho calcolato 23 minuti dal momento che ci hanno raggiunto alle spalle a quando ci siamo avviati all'esterno.." rispose uno.
Milan rimase a fissare la mano, perplesso e perso in qualcosa. Il medico li controllà toccandoli, cosa che fece stare male molti.

"Si vede che è stato tagliato male e di corsa, ci sono le scalanature di ogni passata di lama, per il resto però non è male per il poco tempo... sempre che fosse morto"

"Lo era. Ho provato vari modi come ho già detto, per valutare se davvero lo fosse. Avevo già visto delle persone decedute e quegli occhi erano spenti. Torni indietro e controlli se vuole..." disse lei al medico con una mano verso il luogo da dove provenivano, grave.

"E poi sei venuta da noi..." continuò Milan come se non seguisse il discorso.

"Si... so che a volte non si vuole che i propri agenti finiscano in mano delle polizie locali col rischio che siano riconosciuti o altro e... non volevo che venisse trattato in malo modo, rispetto a un civile. Ha rischiato la sua vita per me, che è un peso..." sputò con enfasi adirata. Poi respirò e riprese il controllo "un'altra volta, è stata l'unica cosa che sentissi di fare, quando era chiaro che era morto per niente, niente..."scuotendo la testa " Li ho tolti scorrendo il coltello alla svelta, li ho conservati in qualcosa che cèra su una parte della scrivania e L e la cosa mi sembrò un pò ironica "sorridendo solo con angolo della bocca per poi tornare seria e rattristitata " e gli ho messo i miei abiti..."

"Lo hai vestito come te?" biascicò Jd per la prima volta dopo tempo.

Lei fece un cenno di assendo col capo "si, così invece di lasciarlo in boxer che avrebbe destato sospetti, lo avrebbero preso per un civile, magari ambiguo, ma meglio che niente. Anche se io indossavo alla fine dei jeans e una maglietta unisex. Niente di speciale, tranne per le misure... e finito di fare questo, mi sono rivestita sperando che nessuno entrasse e l'ho lasciato dietro la scrivania, come se si fosse riparato là... per voi è facile comunque recuperarlo, no?" voltandosi verso Milan speranzosa. "voglio dire, cosa sarà mai per voi scambiare i corpi e riportarlo con voi..." diventando incerta, come se non fosse sicura che la questione fosse semplice.

"ma sentitela... dice a noi cosa fare quando è colpa sua..."

"Silenzio, Alaric" proruppe Milan serissimo, tagliente "ne tu ne gli altri avreste fatto qualcosa di simile. E' corretto? " notando le loro facce sbigottite, come colte alla sprovvista da quanto sentito "Si, avreste cercato di portarlo con voi ma se fosse accaduto qualcosa che ve lo impediva, avreste fatto lo stesso? Con la stessa forza e privi di sconvolgimenti pur di non rischiare che venisse separato e trattato diversamente dagli altri?"

"Ma lo ha lasciato là, potevamo prenderlo e portarlo con noi, mi stai riproverando per qualcosa che ha fatto lei! Ce lo ha fatto abbandonare! E ha trovato una scusa per seguirci e..."

"Veramente no!" si intromise lei menter Alaric  irato esprimeva il suo disappunto sulla questione "non volevo uscire vestita.... da voi, è la cosa che mi è venuta in mente per caso. Non so spiegarlo neanche a me stessa, volevo andarmene, avevo pensato di usare quella tuta per scappare come non ero riuscita in anni... ma anche non lasciare quell'uomo con simili riconoscimenti, magari trattato come membro della cellula  e in chissà in che modo per accertamenti. Non credo che la polizia di qui vi ami molto, vero?"

"stai scherzando?!?"

"affatto, inoltre non puoi capire i miei gesti e le me decisioni sbraitando e credendo che ogni cosa che gli altri facciano è contro di voi.."

"hai abbandonato dopo averlo devastato mentre potevamo ancora portarlo con noi..."

"Ho pensato che, vista la situazione,  lui fosse ormai caduto e che avreste potuto riprenderlo anche dopo, non era salvabile e vi avrebbe rallentato, ma opportunamente camuffato, ove possibile era sicuro che lo avreste trovato ad aspettarvi tra i civili morti, magari con riverenza, riprendendolo con sicurezza e facendogli un funerale meritevole. Invece, come tutti quelli della mia vita, di chiedere delle domande importarti per arrivare a chiarire, come, per cosa e perchè... perchè detto e fatto le cose?" con qualche modifica nella voce alterata "E poi credo la decisione sia venuta dopo la penna medica, perchè volevo chiederti due oggetti" fissando Milan, aspettando di vedere cosa rispondeva.

"Ecco, visto?!? Ora vuole regalato chissà cosa. Vorrà una macchina e dei soldi... un classico!" sbottò Alaric, sempre dietro Milan, guardandola torvo.

"GLi idioti che chiedono auto o elicotteri sono poveri illusi. Seriamente dopo gli anni '80 ancora pensano che possano, con mezzi dati dalla polizia, scappare? Anche con ostaggi? Se non hai davvero assi nella manica già preparati e sicuri, come scambi veloci e nascosti di auto, è da folli. NOn so come facciano ancora a chiedere queste cose...." fissandolo con quardo inespressivo facendo capire chiaramente che pensava "sei un caso perso".

"allora cosè che vuoi" scimmiottandola per sfregio, mentre gli altri si voltavano in direzioni diverse, desolati.

"posso dirtelo? Lo sai che se sei così adesso, un giorno sarai uno di quei vecchi cinici, lagnosi, sprezzati e fastidiosi che tutti vorrebbero prendere a pedate nel chapet?" con franchezza e tranquillità, inclinando la testa e fissandolo negli occhi, diretta.

Prima che Alaric potesse rispondere, con ira negli occhi e voglia di attaccarla verbalmente per l'atteggiamento, e le si avvicinava, mentre nell'aeremobile si udivano risatine e bisbigli, Milan  gli tese un braccio davanti, guardando Jd che sempre in piedi esprimeva il suo parere, creando confusione.

"E' chiaro che qui, adesso, non è possibile affrontare questa questione, già particolare. Risolverò la cosa discutendo con calma con i miei capitani e te" guardando Lia "per il momento silenzio e calma. Agitarsi non serve a nulla, crea solo confusione inutile"

"Ma noi non siamo agitati, reagiamo solo a come Alaric è..."

"Taci idiota" urlò Alaric dando una spallata a Lia per affrontare il compagno che stava chiaramente dicendo qualcosa di fastidioso contro di lui "dopo aver vandalizzato un nostro compagno, dobbiamo tenerci questa pazza scatenata..."

"Ti prego, dimmi che posso vedere dall'alto come cade un lamentoso cinico senza paracadute... posso lanciarlo attraverso il portellone posteriore?"

Lia lo chiese con apparente timidezza rivolta a Milan, , mostrando invece un'attesa impaziente di qualcosa di straordinario che poteva fare dietro concessione. Milan sorrise ma non rispose, qualche movimento dell'aereomezzo e alzò dopo poco lo sguardo verso il tetto perchè il pilota stava dando una comunicazione. Perturbazione temporalesca che stavano attraversando, niente di problematico ma qualche sobbalzo era inevitabile. Tutti si aggrapparono di lato alle maniglie agganciate al tetto, sopra i sedili, o si sistemarono con la cintura. Alaric dopo un sobbalzo, affrontò lo spazio che li divideva, e si staccò dalla maniglia per discutere con Milan ma lievemente si inclinavano verso l'alto, e lo videro quasi scivolare verso il fondo cercando di guardagnare quasi pattinando una maniglia vicino Milan e Lia. Fallendo miseramente perchè cadde di sedere e scivolò verso la fine dell'aereo girando su se stesso sul sedere un paio di volte, abbracciando una cassa legata che riuscì ad avvinghiare. Il tutto imprecando contro la giornata storta, Lia e la gente stupida.

Lia, come gli altri che lo fissavano con vergogna e disonore, alzò un sopracciglio sbigottita e incredula, voltò la testa lentamente e chiese a Milan "ma siete dei militari professionisti per davvero? Serio?"

"Siamo militari professionisti, ma non nel senso che conoscono tutti" venendo osservato con perplessità e disorientamento da lei.

"Stento a crederlo..."

" E se ti dicessi che la Carta degli stati Alleati, oriente islamico e occidente europeo è stata da me creata e portata a termine?"

Lei sbarrò gli occhi tentennante, mostrando dopo due secondi un'espressione seria, come stesse rimurginando su una questione controversa accaduta pochi mesi prima.
La carta dei continenti, come venivano chiamate in quel periodo le zone  private della sovranità che divideva gli ex Paesi. I singoli governi sovrani erano stati in qualche modo compromessi, uno stato militare/politico cercava di riprendere in mano la situazione ma si stava arrivando a una centralizzazione degli ex Paesi in continenti, appunto.
Europa e asia (l'Eurasia ulteriomente divisa), Africa, America del nord e quella del Sud, Oceania, Antartide. Erano tornati ad essere società riunite, le sovranità esistevano ma le maglie del potere vecchio andavano rompendosi a causa dei disordini e per tenersi insieme collaboravano divenendo un continente. E la Carta era stata istituita da qualcuno in qualche modo per portare una tregua di religioni, in uno sconquasso politico come quello. Si era in qualche modo bloccato l'operato delle maggiori isituzioni religiose, obbligando a cancellare odio, contrasti e distanziamenti causati da ideali dettati da credi che frantumavano di fatto diritti e libertà voluti dai Padri delle ormai ex repubbliche.
Le antiche case reali erano state smantellate e si erano perse le tracce sia dei membri di tali famiglie nobili, anche al di fuori della linea di successione, che tutta l'organizzazione della Corona di ogni paese. Qualcuno era riuscito a far crollare i governi americani, russi, cinesi, europei e di tutta l'africa quasi allo stesso momento, portando l'apparato militare ad essere autonomo nella gestione del rispettivo paese e istituendo una sorta di  dittatura di emergenza. Di fatto di tutti i Paesi esistenti, si era assistito a un ridimensionamento a soli sette governi totalitari filo-militari con un accentramento straordinario e affermavano, temporaneo, dei poteri in un solo organo, monocratico o in alcuni casi collegiale.

Aveva assistito ad avvisi televisivi straordinari per annunci delle messa a riposo delle cariche istituzionali maggiori e minori per un organo speciale, dettato dal rischio di una guerra politico-religiosa che veniva vantata per un decennio ma mai arrivata.
Se normalmente la religione non doveva tenere le dita nel campo politico, vi era invece immersa dando fondi, mezzi e persone per dirigerne i lavori, trovando invece impedimenti e alontanamenti nel nuovo assetto. Una cosa fino ad allora mai vista, considerando che anche gli stati denominati laici erano invece governati da elementi reiligiosi e pronti a tenere le proprie idee su tutti, anche contro la Repubblica stessa.
Alcune ex nazioni fino alla Frattura,  erano alleate e collaboravano per trafugare con ogni mezzo dati e informazioni da utilizzare per manipolare altri governi e raggiungerli dall'interno, avviando una conquista profonda e lenta, ma inesorabile, difficile da contrastare portando alla frantumazione del governo, per soppiantarlo con uno nuovo, gestito dalle loro mani.

Era accaduto così nel continente africano, dove il governo asiatico era riuscito a imporsi, avanzare e portare propri credi e leggi da essere alla fine accettati dalla popolazione a discapito di quello vigente.
Prima della Carta, il governo asiatico aveva asiatizzato come lo definivano, un terzo del continente. La cosa allucinante era che la popolazione, vedendo una lenta e laboriosa introduzione, in anni, del cambio  lo trovò alla fine normale e accettato, non si erano opposti a nulla. Per loro in quel modo le vite erano continuate senza cambiamenti di forte rilevanza, con adesioni e accettazione di leggi, religione di stato e concetti nuovi, soppiantando i vecchi anche se mescolati.
Tradizioni e credi erano accorpati con quelli dei nuovi vicini e nuovi governanti fantasma, uniti finchè non diventavano realtà odierne. Mescolando anche le etnie senza alcun problema, creando una coesistenza pacifica di facciata ma tollerata e finendo per asiatizzare anche popolazioni prima differenti e lontane.

Anche il continente in maggioranza musulmana aveva cercato di globalizzare la loro religione e la loro presenza negli altri Paesi. Accettata e tollerata dagli atei o comunque gruppi non adesi ad altre religioni e per nulla contrari, ma ostracizzati da quellei religioni forti nel paese, nonostante fosse di fatto laico.
Le cose peggiorarono quando estremisti, di vari livelli, di gruppi oscuri di quella religione sfruttarono le  libertà e diritti dati a ogni persona sul suolo del Paese per contrastare coloro che erano osservanti ma anche semplici laici, di tutte le altre religioni.
In poche parole si urlava alla distruzione della società a causa di persone lontane o contro i loro credi, rei di aver portato falle e pericoli a tutti loro, chiamati l'esercito di Dio. Figli del Dio in cui credevano che non erano protetti, cercando cambiare lo stato delle cose secondo la loro volontà. Su tutti, indistintamente.
 Ciò portò a dar spazio e voce a  movimenti, gruppi di protesta e  veri e propri scontri di vario genere nelle piazze nelle città maggiori. Assembramenti, distruzioni e veri e propri atti di vandalismo e pestaggio, arrivando anche a peggio, divisero i paesi in vari frammenti contrastanti. Questo a causa della velocissima connessione mondiale e locale di internet e smartphone, che unirono tutti i credenti religiosi a unirsi e protestare nello stesso momento in vari paesi del mondo. Senza capire che stavano solo aiutando il peggio, sia per loro stessi ma per chi voleva solo liberta normali.

I paesi caddero a causa anche di movimenti sociali o politici che approfittarono dei gruppi già nelle strade, nati prima o durante la Frattura, mesi prima,  per rianimare e attuare le ideologie malsane contro l'uomo e le libertà. Per un nuovo Domani secondo le loro idee. L'incapacità dei governi di prevedere, contrastare, fermare e gestire queste lotte intestine anche a causa di molti che avevano cariche istituzionali e quindi agivano dentro, che furono invece alimentate dall'esterno, si disse portarono alla rottura e perdita dei Poteri, la scomparsa delle figure istituzionali esistenti. Una settimana dopo circolò notizia ufficiale della presa in mano di tutto da parte di gruppi militari che scalzarono religiosi e gruppi pericolosi.
Almeno, queste erano le notizie che comparivano nei telegiornali quotidiani, su internet e giornali cartacei. E internet era controllato, blocchi e restrizioni per smartphone e siti web e pene salate per chi osava scrivere o trattare elementi vietati.
In un certo senso però, lei stessa aveva visto come le cose non erano cambiate molto se non i divideti di trattare quegli argomenti in qualunque modo tranne che non fosse approvato, e l'obbligo per i gruppi religiosi, antisemiti, anarchici e altri di fare manifestazioni pubbliche o private o di lamentela perchè, note ufficiali, di fatto ledevano diritti e libertà di ogni cittadino. Su religione, genere, credi e tutta una lista di temi che a loro detta, cercavano di proteggere e fino a quel momento fortemente penalizzati e attaccati.
E lei che era agnostica e neutra era felice di questo, aveva studiato sia a scuola che per sue ricerche tramite documentari e libri di governi e vari regimi politici contro i diversi, arrivando a repressioni orribili.
Già per la sua famiglia ma anche la città dove viveva avevasubito recriminazioni per cosa credeva o non credeva e in chi fosse realmente, non chi doveva apparire o mostrarsi, secondo gli altri. Lo aveva fatto per anni, sentendosi dire sempre le frasi "cosa diranno gli altri, cosa devono dire gli altri, cosa deve dire x se fai quello, dici questo, pensi quell'altro. perchè sei così? Cosa cè stato di sbagliato..." e tanti altri discorsi orribili, che l'avevano portata ad avere terrore puro per cosa dicesse o facesse e il comportamento degli altri verso di lei. Aveva assistito troppe volte a persone che la trattavano freddamente, negativamente o in modi per lei negativi solo per come appariva o questi vedessero. Per quel motivo dopo che si era aggravata per la malattia, aveva annullato qualunque impegno che fosse di lavoro o sociale. Non usciva più, non parlava più con nessuno e la cosa non le pesava visto che per molti lei era solo utile per cosa sapeva e riusciva a fare e basta, ignorandola altri momenti o facendole capire che non era gradita. E l'unica sua colpa era essere diversa dagli altri, niente di più.
Così gli ultimi due anni, tranne qualche acquisto quando aveva qualche soldi dato dai nonni o visite mediche, usciva raramente  e non voleva più avere contatti con le persone, la infastidiva anche chi incontrava per strada le poche volte o i dottori stessi.
Provava rancore per i rimprovoveri dei famigliari sul perchè non sorridesse, non si mostrasse tranquilla o felice nelle riunioni festive obbligatorie anche quando avrebbe voluto stare sotto le coperte a leggere e non soffrire. Da sola, lontano da tutti e chi le procurava quel dolore, anche se affermavano che era lei la colpevole e loro facevano tutto per il famoso Amore. O dormire, quando riusciva, perchè parte del suo dolore veniva lenito e sembrava di aver perso qualche peso che la opprimeva, la appena tornava in mezzo a loro, tutto riaffiorava da loro parole ed espressioni.
E con quello sconquasso politico mondiale temeva che qualcuno contro determinati generi di persone potesse crearle problemi, come se già non ne avesse.
E si era chiesta chi e perchè avesse portato a tutto quello ma non si sarebbe mai aspettata, povera ragazza ormai inutile e senza valore, di incontrare qualche figura che avesse contribuito a tutto ciò.

"Cortesemente, potresti ripetere quello che hai detto?" compassata visto l'argomento e chi aveva di fronte ma sbigottita dentro e con un terrore nascente che forse, quello che Jd aveva accettato di lei senza scomporsi, non fosse tanto ben visto come i nuovi governanti, che nel profondo avrebbero portato rivoluzioni terrificanti.

"Ho detto quello che hai sentito, sono io che ho creato e lavorato affinchè la Carta fosse attuata, oltre gli sconvolgimenti politici che hai vissuto. Ed è solo l'inizio" dichiarò  sicuro, flemmatico con tono ed espressioni quasi orgogliosi di quanto detto.







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Capitolo 8
*** Chapter 8 ***


Chapter 8 Chapter 8

Si fronteggiarono in silenzio assoluto, fissandosi rigidi e senza muovere un muscolo.
Non era la prima volta che Milan vedeva sul suo viso un'espressione circospetta e di valutazione, con una bocca atteggiata in una sorta di U non detta, le labbra formavano semplicemente una lettera non pronunciata che accompagnava il lavorio del suo cervello. A quanto pare era una cosa che faceva sempre senza accorgersene e le dava un aspetto imbronciato con la bocca a cuore in un muto pensiero.
Milan sorrise e, essendosi stabilizzato il volo, lasciò la maniglia per prendere qualcosa dall'interno della giacca ma Lia sganciò dalla fondina la pistola di L e la puntò precisamente su un occhio di Milan, facendo scattare tutti in piedi o accovacciati mirando lei.

Il Leader scosse la testa e gli altri si rilassarono, ma sempre pronti.

"E' a te quindi che si deve al casino dei governi, alla soppressione di ogni forma di azione per qualsiasi gruppo nemico delle libertà?"

"Confermo. Sono un Phýlakas, un Guardiano della Carta. Noi difendiamo la verità, la giustizia e il diritto per tutti. Tutto ciò che è in nostro potere, in mano nostra è per il servizio degli altri e il mondo che vorremmo. Noi non potremo mai arrenderci anche quando la speranza sembra svanita. La Madre è definita anche la Signora della Fede, intesa come tutto è un circolo e si rinnova, ritorna, così la speranza. Anche nel più fluido nero di terrore cè una flebile luce che indica la via. E quella Luce siamo noi. Un tempo, o meglio ci sono ancora ma non hanno più potere come prima, vi erano certe sette massoniche e ordini mondiali per cui tutto doveva muoversi come era nei loro desideri. Ora hanno capito che non tutto è così..."

"Tutto scorre con la corrente..."

"...prego?"

"è una cosa che dico sempre, la vita a questo mondo è stare in mezzo al fiume e vedere come tutto gira secondo lo scorrimento del fiume... tutto va come deve andare... anche se io preferisco pensare che agire contro quella forza non è così negativo come ti insegnano da piccoli..."

"Interessante..." sussurrò Milan, riflessivo "diciamo qualcosa del genere. Per troppo tempo tutto è stato in mano a pochi, una manciata di individui... manciata rispetto ai dieci miliardi di umani nel mondo, che detevano più di quanto avessero gli altri quasi novemila. Loro e chi avevano sostituito nel secolo precedente. Attualmente gli stessi soggetti sono intenti a riprendersi cosa gli è stato tolto, e non hanno neanche compreso chi... quando le cose sfuggono loro di mano perdono la testa senza accorgersi di chi hanno al fianco..."

"Non capisco, tu lavori per chi?" continuando a puntargli l'arma

"...per il mondo... ho agito in un certo modo fino ad oggi per cambiare le cose. E tu sei un testimone di questo... io e altre persone che ci definiamo Phýlakas, i guardiani, siamo il nuovo ordine contro le vecchie..."

"Avete creato un ordine che controbilancia un altro ordine per governare il mondo... non è assurdo? Non siete la stessa cosa?"

"no..." rispose tranquillamente "noi cinque ci siamo uniti per togliere dei poteri che detenevano dopo i predecessori da un centinaio di anni, monopolizzando il mondo, l'economia, le altre persone. Tutto era gestito da loro, su tutti i paesi in cui erano giunti da cento anni. Tutti, quindi. NOn puoi immaginare quante decisioni prendevano bevendo un liquore costoso in una stanza riccamente ammobiliata, con maggiordomi e servitori, scegliendo linee di condotta per persone e mercati. Lo sapevi che in certe crisi chi è già ricco triplica la sua ricchezza a discapito delle persone normali, che finiscono tra i poveri? Che..."

"Quindi fammi capire, tu lavoravi per un ordine segreto... come i Rosacroce o qualcosa del genere, e li hai fregati cambiando le loro carte in tavola? "

"Conosci i Rosacroce. O meglio quelli che sono rimasti, che sono solo una quarta parte dopo l'assimilazione dell'ordine... E' un discorso troppo lungo, comunque si. Ne faccio parte, ho agito contro di loro con altre quattro persone con gli stessi scopi, che dovevano essere quell odi questi gruppi segreti andati in malora nella morale, e abbiamo cambiato il mondo. Lo stiamo cambiando... la Carta è solo il primo gradino. Facciamo il secondo... fortunatamnete ci sono tante persone come me, credono e pensano come me, che non mettono i propri interessi come quegli individui al primo posto, ma il bene della vita in generale. Cambiare i mercati per i propri guadagni, pressare certe figure nel mondo per i propri scopi, decidere per proprie convinzioni che alcune persone sono immeritevoli rispetto ad altre, vederli ebbri di potere per cosa hanno nelle loro mani perchè..."

"E sei riuscito a fermare i governi nello stesso momento introducendo una tua forma chiamata Carta? Chi sei Carlo Magno e Giovanni senza Terra? E che ne è stato di..."

"Non sono stato solo, ma è quanto dici. Per nostra fortuna le nuove generazioni non sono come le vecchie, ancora al potere in vari settori. Si, è stata una cosa congiunta e sono orgoglioso di questo. Dal momento dell'ufficialità in ogni Paese, i poveri sono stati aiutati, molti tagli a pensioni o stipendi così elevati che neanche un impiegato normale avrebbe visto in cinque anni sono stati invece riconvertiti per strutture sanitarie e beni di prima necessità per chi si trovava sotto una certa soglia. Senzatetto tolti dalla strada con una sistemazione dignitosa senza i pericolosi ex rifugi che terrorizzavano quei poveri derelitti più di vivere in una angolo di strada. Anziani e persone sole hanno ricevuto un aiuto, sempre pronto in ogni necessità prevenendo morti silenziose, ossia quelle che venivano scoperte dopo molto tempo, a volte anni. Strutture per orfani o bambini con passato o famiglia problematica sono trasferiti in strutture scelte e sistemate ah hoc perchè siano seguiti e aiutati meglio di una casa famiglia sovrannumerata ed oberata per assistere tutti.
Molti stipendi bassi o minimi sono stati innalzati per migliorare il lavoratore e vederlo più efficiente, con premi in base a certi requisiti..."

"Tu lo sai che, la storia umana insegna, tante belle parole a volte non sono accompagnate davvero da cambiamenti positivi nel tempo. Vedi certe idiologie che hanno descritto il loro operato come te e invece hanno peggiorato la situazione. In più ci sono persone che non cambieranno mai il loro pensiero o non si adatteranno creando disagi e problemi. Tutti piangeranno una vita che odiavano ma trovavano per chissà quale ragione migliore della nuova. Come per certe ideologie, ci saranno individui che inneggeranno a ciò portando venti nefasti per le persone senza cervello, persone vuote dentro li seguiranno senza capire davvero cosa credono. Salvare le persone... permettere a tutti di avere una vita dignitosa... con una Carta davvero pensi di riuscirci?"

"La stiamo già attuando... come hai detto tu, abbiamo contrastato pacificamente ma con forza a proteste e manifestazioni con idee contrarie alle libertà delle persone. Abbiamo dato a chi aveva bisogno, un tetto e beni di prima necessità, perfino libri e istruzione e assecondato quelle persone che avevano desideri che magari erano utili, ma dandogli un pò do felicità. Ci sono stati radioamatori, ingegneri, meccanici, fisici e non solo, che per l'economia orribile degli ultimi anni si sono ritrovati con lauree e specializzazioni ottenute con molti sacrifici, ottenendo invece impieghi e possibilità economiche miseri. Senza possibilità di un futuro. E a me servivano molti soggetti nella mia organizzazione per gruppi corposi da inserire in progetti e studi vari. E non ho guardato, solamente intendo, il curriculum e cosa hanno fatto. Prendo solitamente con me persone che reputo particolari e di certe capacità. Ci stiamo espandendo ma ovviamente non posso andare per il mondo e assumere tutti. Ecco perchè approfitto anche io di certe missioni come quest'oggi per incontrare persone che potrebbero trasmettermi quel qualcosa, affinchè diventi mia seguace..."

"Seguace... tu sei il leader... dimmi che non siete una qualche setta relgioso-politica che..."

"Non siamo una setta. Non siamo fanatici, Non siamo pazzi. Siamo un'organizzazione militare non governativa, ma anche più di questo. Non abbiamo ideologie distruttive ma di protezione e salvaguardia delle Persone, sopra religioni e credi passati..."

Lia rimase a fissarlo tramite la tacca di mira dell'arma, poi socchiuse gli occhi sospirando sonoramente e abbassò l'arma verso il pavimento, braccia parallele, verso la sua sinistra. Rimase a fissarlo posata. Rilassando sia il corpo che l'espressione.
"Mi auguro sia così, odio i credi religiosi e ideologici dove le Persone non valgono ma vengono esaltate parole di libri e diari che distruggono tutto ciò che è l'Uomo. O peggio travisano parole e considerazioni attuando azioni contro ogni sanità mentale perchè per loro le cose vanno in un certo modo o niente. Pensieri di millenni e epoche passate che tutto erano tranne umane. Se tu sei davvero la persona che ha contribuito a proteggere e cambiare le situazioni ancora vigenti, bene... ho anche notato che voi no n avete pregiudizi su certe cose da farmi pensare il contrario..." guardando Jd "... per questo motivo, capisco. Se realmente sei chi dici di essere e cosa credi, non ho motivo di odiarti. Dal fatto che mi avresti dato una mano a quel modo sembra proprio che tu finalmente sia una persona capace di portare la razza umana a un'evoluzione migliore" rimettendo la pistola nella fondita, inclinando la testa guardando Milan.

"Io non mento, queste stesse persone mi seguono per quel che voglio cambiare e portare nel mondo. Non certo per il compenso, almeno, non solo per quello " sorridendo gioioso marcando con il sorriso i suoi tratti slavi "e se a te sono sembrati tutto fuorchè professionisti, è per un mio errore. Solo mio. Sono dieci giorni che cerchiamo di fermare e stringere a morsa le cellule che in varie parti di questo Paese, o ex Paese, cercano qualcosa... e puotroppo è da ieri che non dormiamo a sufficienza per ricaricarci da ogni incarico. E il governo provvisorio attuale non è così collaborativo..."

"Non dovrebbero lavorare per te?" chiese lei scuotendo il capo dubbiosa "se hanno portato la Carta che tu hai redatto, se ho capito bene, perchè i vostri accordi per questo compito?"

"bella domanda, brava... " con le braccia dietro la schiena, sorridendo "come ho già detto molte persone che si sono unite a noi hanno contribuito alla disgregazione del vecchio governo, portando i patti di stabilità dei continenti. Ebbene, in primo luogo e per farla breve, molte di queste persone erano già membri del vecchio governo, hanno semplicemente cambiato bandiera perchè chi seguivano non rendeva le promesse fatte. Il problema maggiore in certi casi, e situazioni come questa, è che alla fine chi è al potere  tende sempre a credere che vi resterà per sempre e, anche se loro fanno capo a me, io di fatto in verità non esisto... Il mio nome, la mia identità come quella degli altri è segretissima e chi per ora nel collegio attuale, non sa minimamente che lavora per me. Ma non ho intenzione di farlo sapere, come si dice meno il tuo lavoratore sa di te, meglio è... questo comporta i problemi che hai visto. Loro emanano un contratto di prestazione per cui dobbiamo soddisfare le richieste in cambio di qualcosa e pretende risultati. E io, che figuro come presidente e generale di questa organizzazione, devo mantenere la faccia affinchè io sia al sicuro e protetto, mandado loro successivamente ulteriori ordini e richieste per il loro operato futuro. Ma restando sempre l'umile Leader di un gruppo privato di professionisti, lamentandomi di incarichi tediosi e fastidiosi celando di sapere più di tutti... Questo però significa fare triplo lavoro, perchè devo assolvere al mio compito di Guardiano, leader per tutta l'organizzazione e generale per gli incarichi. E loro sono il mio gruppo di diamante, me ne dolgo ma ho avuto bisogno di loro per questo importante compito in giorni senza fine. Recuperare sia alcuni soggetti importanti che i dati che vogliono, in poco tempo e in luoghi diversi... quindi capirai che non siamo proprio in piena forma..."

"Tu sembri più scaltro del diavolo, se posso permettermi" sorrise lei diabolicamente "sei peggio di una volpe, quindi fai questo... Agisci come un fedele servitore ma invece sei il proprietario di tutta la pagnotta, lavorando comunque sodo e in prima persona, e questo è lodevole, ma ridendo beffardo per come li raggiri..."

"Messa così è orribile, ma hai preso in pieno..."

"QUindi questi sono i tuoi migliori uomini..." guardando le persone intorno a lei studiandoli.

"Volevi sapere perchè uno come Jd avesse un incarico non adatto alle sue capacità e come potevamo essere quel che dicevamo, quando sembriamo ubriachi incapaci... siamo stanchi. QUesta formazione è composta da gruppi che ho messo insieme con i miei migliori uomini ma anche chi ha iniziato tutto questo insieme a me. In pratica siamo noi " aprendo le braccia a indicare tutti loro " ad aver creato l'organizzazione e tutto il resto... noi abbiamo proseguito partendo da questo numero e le nostre conoscenze e capacità. E mi fido solo di loro per certi incarichi, questo mi ha portato ad aver bisogno di tutti loro sul campo, non potevo mettere Jd come Puntatore all'esterno se già vi era la Polizia, ed essendo a capo di tutto sapevo bene quali erano i loro compiti, le loro posizioni... Jd mi serviva all'interno ma siamo lontani dallo Chateau da una settimana, da un sonno decente come il cibo. Siamo sempre vestiti al completo e sempre pronti a scattare. Questo ci ha tagliato le gambe e ora ho un uomo sulla coscienza, seppur era in pratica l'ultimo ad essere arrivato nel cerchio dei ventinove... intendo il numero di persone che mi ha seguito e creato tutto quello che ti ho detto. Ho valutato le cose in una prospettiva errata e..."

"No, qui il fattore nefasto è lei" sputò rabbiosamente Alaric puntando il dito contro Lia "è per colpa sua se Luke è morto e..."

"sarebbe capitato a chiunque, anche a me, o a te e ci saremmo sentiti da schifo e peggio..." lo interruppe Jd  "abbiamo deciso di creare dei gruppi che hanno limitato le nostre capacità pur di non dividerci e restare noi con il bottino in mano. Io sono stato ferito prima che lei ci incontrasse, lei ci ha aiutato e mi ha perfino cucito una ferita che mi avrebbe dissanguato. Non avrei retto con quella perdita di sangue e..." e poi sbiancò.

Tutti rimasero a fissarlo interdetti, passò gli occhi su tutti, per tutta la pancia dell'aereomobile, si fece grigio in volto e scattò con la testa verso Milan quasi disperato.
"Milan... dovè Dame? Dove..."

"Calmati, si trova nella cabina magazzino. Per aver agito senza rispettare gli ordini, fare comunicazione e aver creato tutti i problemi che conosciamo, perchè lo so che invece di essere la tua spalla si è fatto prendere dalla paura, gli ho ordinato per punizione di redigere un rapporto completo di tutto quello che è accaduto, ha detto, fatto e non fatto. Valuterò anche i vostri e deciderò il da farsi, ma molte cose sono andate a rotoli perchè non abbiamo prestato la massima cura in questo compito.... ed è anche colpa mia, ma lui non ha agito come avrebbe dovuto. Non lo abbiamo dimenticato, tranquillo..."

Un sollievo si levò tra i presenti, chi era felice di non averne abbandonato uno dopo aver perso l'altro, chi diceva che se lo meritava perchè era scemo e basta, chi avrebbe voluto pestarlo per la rabbia che non avesse cervello. Poi il pilota annunciò l'imminente atterraggio e tutti si apprestarono a sedersi o tenersi per le maniglie.
Lia guardò Milan perplessa ma lo vide sedersi e spingerla a fare attrettando, così si sistemò su un sedile che dava alla vista all'esterno. E notò che stavano avvicinandosi a qualcosa di pietra antica e poi del verde.
Man mano che scendeva e si sistemavano con le ruote, vedeva chiaramente enormi blocchi di pietra o davvero grossi mattoni color sabbia.

Si alzarono tutti borbottando tra loro, si sistemarono in due file ordinate e attesero l'ordine di Milan. Il quale però si sistemò la giacca, si voltò verso Lia e le disse con un sorriso che dovevano discutere della questione con calma e le fece cenno una mano di accomodarsi verso il portello che si era nel mentre, aperto. Lia  si fece coraggio, perchè non si fidava, e si avviò verso l'esterno. Quando mise piede sul portello adagiato a terra e avanzò, scrutò  davanti a se. Perplessa.
Erano ad una certa altezza, un ampio cerchio, così sembrava, più che pista di atterraggio semplicente sembrava  il luogo di fermo non avendo visto la discesa  finale come negli aerei che aveva già preso, ma era sceso tranquillamente in verticale. Un basso muretto che le arrivava al ginocchio faceva da parapetto che si gettava poi verso la zona sottostante.
Avvicinandosi al parapetto scorse una macchia di verde abbastanza grande da essere un piccolo bosco, raggiunto da stradine chiare in confronto al verde di vita che dividevano in settore quella vasta area. Sembrava dall'alto i giardini di Versailles, solo con una confusione allucinante. In fondo, molto in fondo, vi era qualcosa che sembrava metallo a formare l'orizzonte, poi zone di verde come divise in settori ospitavano persone in varie attività. Così tante da sembrare un formicaio in estate. Voltandosi a destra notò un enorme edificio  che sembrava davvero per la dimensione quello francese. Era composto da una sezione centrale enorme in stile antico, inglese forse, e poi altre strutture a forma di C che si intersecavano tra loro formando un disegno che dall'altro sembrava geometrico ma fatto da un bambino. Ogni C aveva al centro una zona verde ma con altro, che non vedeva bene. Quella struttura era davvero imponente, nonostante fosse più in alto della stessa e pareva circondata da kilometri di verde da non riuscire a calcolare la vastità.
Osservando bene le persone sotto si accorse che vi erano gruppi a cavallo, gruppi che sembravano allenarsi, camioncini o vecchi carretti trainati da cavalli giravano o si fermavano in piena attività di qualcosa.
Urla e vociare si mischiavano al nitrire dei cavalli, al cinguettio di vari uccelli, a tanti rumori che non capiva. Ogni zona verde già ampia di suo e  destinata forse a qualcosa, e  così le era sembrata, adornata da una statua alta senza però una collocazione precisa. Alcune erano in un angolo, altre al centro, senza avere un senso. Ma quando notò che si muovevano , capì che erano uomini, armati e lei li stava vedendo di spalle, perchè altri erano posizionati in modo da avere una visuale aperta e chiara, solo voltandosi. Perchè fare in questo modo, si chiese?
E poi uno stridio strano la colse come alle spalle, si voltò ma cèrano solo  MIlan e gli uomini che si sistemavano in una zona del tetto di quello strano edificio. Un altro di quello strano rumore  le fece alzare lo sguardo di colpo, notando che vi erano degli uccelli ernomi che stridevano e emettevano suoni volteggiando sopra di loro. Scesero poi a diversi livelli, finchè uno di questi, il più grosso, non giunse planando verso il basso, artigliando un braccio protetto di pelle di un uomo a cavallo che li fissava, mentr e l'uccello raccoglieva le ali distro e fissava intorno. Erano molto in alto ma sembrava che quell'uomo col suo uccello e quelli che lo seguivano a cavallo, fissassero lei.

"Siamo arrivati, vorrei terminare la nostra discussione con calma nel mio studio, quindi proseguiamo..." facendole cenno con la mano verso l'altro lato dell'aereomobile. Milan sorrise serafico e la attese finchè non si avviò verso un'apertura nel pavimento, una scala che scendeva verso il basso. Vi era un pannello elettrico rinforzato che si alzava e abbassava per chiudere l'apertura. Ma non vi si fermò davanti,  invece attese in una zona del parapetto mancante, un largo rettangolo privo del muretto. Comparve di colpo quello che sembrava un grosso ascensore a vetri e metallo che stonava con la struttura.

"Loro scenderanno con l'ascensore, noi andremo insieme, per di qui..." disse Milan lasciando gli uomini in fila ordinata per entrare e raggiungendo la scala che Lia aveva visto prima. "Ho delle cose da dire che preferirei non far sapere ad altri..."

Nonostante la perplessità lei lo seguì, senza proferire parola, ma facendo attenzione a ogni cosa intorno a lei. E poi si accorse che stavano utilizzando una scala di pietra, una grossa anima circolare  da cui partivano i gradini che scendevano. Alla sua destra si notava chiaramente il lavoro dei muratori con i blocchi di tufo e delle finestre semplici ma arrotondate per snellire la rigidità della struttura.
Poi giunsero in una specie di livello che scendeva  in basso con l'altra rampa, ma era grande quanto l'edificio dove si trovavano dimezzato però dall'inizio e la fine delle rampe di scale che si stringevano per lasciare posto a due semi cerchi. Due uomini occupavano due posti diversi, ai lati opposti dello spazio ricavato dal restringimento delle scale e avevano ciascuno un'ampia vetrata con sezioni apribili, che utiizzavano per mirare e sparare. Degli schermi piatti parecchio grandi erano collegati da cavi a dei pc a torre, simili a mainframe ma più piccoli.
Questi si fermarono, fecero un saluto tra il militare e un inchino e li osservarono proseguire. Percorsero un'altra rampa di scale che terminava come la precedente, che conteneva però degli enormi box quadrati o rettangolari di metallo pesante, con un portellone come per i camion frigo della carne, e quattro uomini a torso nudo spostavano pacchi, sacchi di iuta e altri prodotti in quei box come se avessero una suddivisione.
Anche questi si fermarono e fecero quel saluto, e come gli altri due fissarono Lia sconcertati e frastornati. Milan salutò e proseguì, Lia al seguito raggiungendo però l'uscita, finalmente.
All'esterno, Lia si voltò spalle verso MIlan per osservare la struttura che avevano percorso e si accorse che sembrava a metà tra un faro e una vecchia torre delle fiabe. Le grandi vetrate portavano a un giro completo di balaustra e balcone, mentre la zona con i box aveva solo le vetrate. Anche se sembrava costrutita da molto tempo, pareva ben curata. In alcuni casi si notavano i quadrati di legno tipici dei tetti di legno, ma non ricordava di averne visto qualcuno.
Milan interruppe i suoi pensieri, guardando con  lei la struttura.

"Bel lavoro, vero? i miei uomini sono bravi anche in questo..." poi vedendola sorpresa, continuò "Ho comprato questo luogo che era una sorta di rudere da anni e anni di incuria e inciviltà. Siamo fuori dai centri abitati, secoli fa era una dimora nobiliare, poi fu abbandonata e lasciata così. i costi del restauro erano proibitivi, e di questi tempi la gente vuole case nuove e moderne... inoltre nel tempo, i continui sciacallaggi avevano spogliato completamente lo Chateau..." indicando l'enorme edificio alla loro sinistra.

Prima che Lia potesse  studiare la facciata, Milan continuò a parlare "come ti ho detto prendo le persone che son sicuro diano il meglio che possono, vogliono e che altri non vedrebbero. Diresti mai, guardando questo posto, che saremmo riusciti in un anno a renderlo così?" alzando le braccia verso lo Chateau. "è chiaro che cè ancora tanto da fare, ma ti sarai accorta degli edifici minori collegati a quello maggiore dalla forma particolare. Sono tutti nuovi, usando però le tecniche antiche , cercando di amalgamare le nuove ale al corpo originale. Qualcuno a volte si perde se ha la testa tra le nuvole, ma in verità è molto lineare nell'uso che facciamo di ogni parte. In un anno abbiamo ristrutturato e riparato l'edificio originario, tanto che sembra tornato al suo splendore, creando i cinque corpi secondari allacciandoli con il vecchio, sistemato gli ettari di parco davanti  e giardino posteriore e..."

"Ma vedo che ci sono galline, pecore, mucche e altri animali in giro là..." indicando il parco davanti lo Chateau, dove una sorta di zoo diviso da recinti di metallo a rete ospitavano persone che badavano agli animali "mentre là ci sono gruppi di persone che si allenano come fossero membri della swat... perchè questo casino?"

Milan rise, incamminandosi verso l'edificio ma continuando a parlare "Come ti ho detto il restauro e la messa in uso del'edificio originale più i nuovi ci è costata un anno. Ci siamo trasferiti totalmente una manciata di mesi fa e ancora cè molto lavoro da fare. Quegli animali sono qui perchè proprio da quando ci siamo trasferiti una gestione corretta e lineare non cè stata. Sono stato molto occupato e diciamo che qui si sono autoregolati. I paesini e villaggi dei dintorni ci vedono negativamente e sono ancora intimoriti da queste persone che appaiono per quel che sono, anche l'acquisto ci è stata difficile. Il problema maggiore è stato fare rifornimento. Attualmente abbiamo un solo AirOl che è invisibile ai radar per ovvie ragioni, quindi lo utilizziamo come nel caso odierno. per aerei convenzionali ci vogliono autorizzazioni, piani di volo e un luogo dove farli atterrare. Alcuni di questi uomini hanno vissuto per vari conflitti in molte zone dei paesi balticio mediorentali, dove popolazioni che noi consideriamo primitive sopravvivevano a quelle moderne. E loro si erano abituati  a uno stile di vita rurale, alimentadosi con cosa cèra a disposione o gestendolo e facendolo crescere. A te adesso sembrerà strano, ma se noi abbiamo avuto per varie questioni problemi con le approvvigioni, immagina in pieno conflitto, con bombe sulla testa pronte a colpire vicino a te, guerriglia e città distrutte e sventrate, con quello che hai a disposizione. Io stesso l'ho visto, anche se non ero un combattente sul campo, e portandoli con me ho notato come erano così abituati da..." indicandoli con il mento, mentre provvedevano agli animali "continuare in quel modo."

"E ora che sei qui perchè non sistemi le cose?"

"Lo farò, non hai idea di quanto spazio abbiamo, ma devo ammettere che non avevo concatenato le cose per come sono avvenute, di mia volontà. Prima avevo la sede nella Federazione Russa, per una questione di amicizia... molti di loro sono stati miei sostenitori e ne hanno aggregati altri..."

"Amo la Russia in un certo senso fin da piccola. Abiti, edifici straordinari, grandi tzar e tzarine... So leggere anche il cirillico, anche se non ho studiato di fatto la lingua..."

"Seriamente?" la fissò sbalordito "io ho avuto problemi a insegnare il russo ai miei uomini. Sembra strano ma se vuoi avere una lingua poco compresa, utilizza il russo... io ne parlo una variante per le mie origini, ma cerco sempre di invogliarli a parlarla, ma il peggio è con il cirillico, non gli entra..:" scuotendo la testa sconsolato.
"Ad ogni modo per un certo periodo ho tenuto una parte del mio gruppo in europa, uno nelle americhe, e uno in Russia per le zone vicine. A causa dei confini e dogane, sai... adesso non cè più bisogno, e sto spostando il grosso qui, lasciando solo le TOrri..."

"le torri?"

"E' così che chiamo un luogo in quel detemrinato posto su cui appoggiarmi in caso di bisogno. I miei uomini le chiamano ambasciate... ma qui sono più tranquillo..." sussurrò, vedendo un gruppo di uomini a cavallo trottare rigidi, perfetti in riga che lo salutavano voltando il capo verso di lui e un gesto di un braccio, mentre proseguivano...

"Ma perchè usate i cavalli?" chiese lei in un soffio, osservandone uno con interesse e con un sorriso sulle labbra "poco fa ho visto  tanti gruppi a cavallo..."

"E' uno.. come posso spiegare..". accigliandosi "l'ho già detto, considero molto importanti determinate cose del passate da volerle riprendere, sempre mantenendo uno stretto legame tra natura e uomo e il rispetto e l'amore per la vita. Ma andiamo a parlarne meglio nel mio ufficio..." sorrise "mentre proseguivano verso lo Chateau.

"Tutto quello che hai detto, lo sai che non ha spiegato tutto o molto?"

"Si, ne sono consapevole, ma tu devi andare..." guardandola in viso mentre proseguivano "è chiaro che non ti importerà molto, del mondo o delle persone... di tutto. Non so cosa credi nel dopo la Soglia, ma ti lascerai tutto alle spalle, indietro, senza che ti importi più..."

"E la reincarnazione? Cosa dice la tua religione? Io non voglio reincarnarmi, non voglio tornare, per questo una volta chiesi a una parsona di polverizzare la mia anima... ecco perchè chiedo, perchè a questo punto dopo che li lasciati indietro, temo di tornare..."

"Ottimo quesito, se fosse per me non morirei mai, anche se in tanti hanno questioni filosofiche su questo... per il discorso della reincarnazione noi vi crediamo. E per la cronaca, non tutti del mio gruppo seguono i Creatori, ho tolleranza e non ho problemi per altri credi, io mi riferivo a me e chi con me crede in qualcosa di più..."

"Si ho capito cosa intendi, è qualcosa simile alla Wicca, anche ciò che è oltre il materiale ha un collegamento con cosa noi abbiamo qui. Il dualismo creatore di ogni cosa, il legame con la natura che deve essere considerato e rispettato... si, lo so. Bè io non voglio reincarnarmi..."

"Wicca, reincarnazione.. frantumazione dell'anima... come conosci queste cose..." le chiese arrivando alla scalinata che conduceva al grande portone in legno intagliato e decorato. Ai lati due uomini armata fecero il saluto. Li superarono.

"Conoscevo delle persone che dicevano di capirne... e accadevano anche cose strane quando parlavo con loro.  Eall'inizio anche a loro ho chiesto di aiutarmi, per non vedermi giudicare negativamente da chi abitava vicino a me anche e sopratutto dopo la morte... dicevano di avere libri, capacità, un potere nato da varie incarnazioni, una di loro era... qualcuno di speciale... dicevano tante cose cui io credevo per un verso e non molto dall'altro.. e alla fine gli veniva il buonismo rifiutandosi. Mi hanno detto più volte di no. In parte potrei capire il loro punto di vista, ma mi hanno lasciata sola, più di quanto lo fossi prima, a fare i conti con una realtà con cui non riuscivo più a lottare. Così anche loro, via... come per Rò, mi sono fatta forza e ho deciso che la solitudine era la migliore strada per me. Se chi diceva di volermi bene non era capace di lasciarmi andare e aiutarmi in una cosa così... non serviva continuare nulla con loro se il bene per me, dicevano, era che continuassi. Peccato solo che alla fine come la mia famiglia e tutti quanti, significava strisciare le unghie giorno dopo giorno in qualunque appiglio per non impazzire. Non hanno voluto capire che così mi uccidevano in modo più lento e doloroso. Quante persone nei secoli sono morte in questo modo... anche mio nonno. Lui chiedeva di far cessare il dolore, il tormento, gli stavano tutti intorno rimproverandolo di stare zitto dal chiedere quello... intanto lo tenevano in un letto imbottito di medicile e flebo, sofferente come mai in vita sua... sai, diceva sempre che non si era mai ammalato come facevano i giovani pari mia... si chiedeva come potessimo essere così fragili. E poi lui è morto dopo un'agonia di mesi bloccato a tubi, sentendosi rimproverare di voler solo morire da uomo e umano, non una cosa sofferente come sarei stata destinata io. E' soffocato, non si sa se mentre dormiva o era vivo... quando sono andati dopo una o due ore per lasciarlo riposare era andato e questa cosa mi ha turbata molto. Sapere che la gente decide per la tua vita o come te ne vai, nel modo peggiore intendo come un miserabile che per me sono la feccia dell'umanità. E lui non lo meritava, avrebbe sofferto di meno.  Io non mi sono mai sentita viva per essere femmina, donna di qualcuno, madre e polvere. Ma la gente non lo ha capito. Preferisce vedermi deperire e frantumarmi nell'anima, soffrire e distruggermi mentalmente, inneggiando alla bontà delle decisioni di Dio e del buonismo. in unaesistenza che mi porta via ogni pezzo di che altro. Mi accompagnavano a una lenta e tormentata dipartita che a qualcosa di meritevole. Come non sia stata meritevole la mia vita..."

Si fermarono davanti la maestosa scalinata a due bracci di marmo e legno che portava al piano superiore, fermandosi a metà su una balaustra che si affacciava all'entrata, con una vetrata alta fino al soffitto, per arrivare all'alatro livello. Sotto la balaustra vi era una porta a due battenti  in legno che conduceva da qualche parte, a destra e a sinistra proseguivano le ale dell'edificio. Si fermarono su una decorazione del pavimento come a mosaico con vari pezzi di marmi di vari colori, e si voltarono l'un l'altro.

"Anche tu sei così? Hai voluto aiutarmi... perchè? E perchè hai accettato stoicamente la mia presenza  e mi hai fatto giungere fin qui, informandomi di cose che altri non dovevano sapere..."

"Per di qui..." indicandole la scala verso il piano superiore "parleremo meglio nel mio studio..."

" NO... io voglio andare, non so neanche quanto tempo durerà quell'antidolorifo che mi avete dato. Mi sento... così bene, così in pace, così... è come se stessi sognando temendo di svegliarmi. E' stato tutto così assurdo, ho sempre cercato ogni modo possibile di andarmene, e poi sono rimasta incatenata con persone che..."

"Andiamo nel mio studio..."

"Non voglio andare nel tuo ufficio, io..."

"ho detto studio, non ufficio...due cose diverse" mettendole una mano sulla spalla per farsi seguire ma lei si agitò.

"Non toccarmi... NO" urlò paonazza "non mi toccare..."

"scusa, come ho detto ho uno studio e un ufficio, sono due cose diverse per usi diversi... andiamo" voltandole le spalle per proseguire.

"Io voglio solo due cose. Due oggetti..." ansimando come in preda alla paura "e me ne vado..."

Lui si voltò accigliato, con la luce del sole della vetrata che lo colpivano mostrando la schiena e una parte del volto in oscurità, aumentando l'espressione come seccata.  Fece un cenno con la testa e ripetè l'invito, dicendole che l'avrebbe accontenta. Alla fine tenendosi la spalla ansimando con la mano sinistra, lo seguì, vedendo varie persone nei corridoi, affiarsi dalle persone seguendoli con gli occhi.


continua...




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Capitolo 9
*** Chapter 9 ***


Chapter 9 Chapter 9

Lia lo seguì fino al piano superiore, attraversarono corridoi ariosi,decorati a rilievo nelle pareti e tetti e dipinti dai colori vividi ad affrescare alcune sezioni, quelle  dove si intersecavano i corridoi. Le porte erano di legno massiccio intagliate e i pavimenti lucidi marmi venati.
Dipinti  veri di persone, nature morte, animali e paesaggi riempivano a intervalli  il colore chiaro degli ambienti, risaltati dalle cornici in legno o colorate d'oro, non capendo se i muri fossero color crema chiaro o burro naturale.
Milan raggiunse una doppia  porta infondo al corridoio che stavano percorrendo e la aprì, facendola entrare per prima. L'ambiente dava un senso di accoglienza particolare, calda, come se la persona che lo usasse lasciasse un qualcosa. Vi era un vero camino, spento, dalla forma come lo disegnavano i bambini e motivi o linee che abbellivano dentro e fuori la sagoma. Bianco con decori neri, una grata metallica era posta davanti. Sopra il camino, alto quanto lei circa, vi era una sorta di grosso stemma con vari disegni che sorreggeva tramite dei fermi, una sorta di spada.
Di fronte vi era un divanetto con due poltrone e un tavolinetto, dopo verso la parete cèra una ricca libreria a L che terminava poco prima della porta, piena zeppa di libri di vario tipo, in pelle colorata in prevalenza, che creavano un caleidoscopio di colori strabiliante. Il mobile era intagliato con fregi naturali, come la scrivania poco dopo il caminetto, più verso il fondo della stanza. Sembrava un ponte dalla sua prospettiva, un mix  di antico per il legno chiaramente pieno e scuro, con quella forma e liscezza lucida di qualche lavoro dei giorni moderni, semplice e lineare. Ma era grande, l'arco era abbellito come da una merlettatura che copriva maggiormente le gambe, anche se si sarebbero notate se qualcuno vi era seduto. La fine dell'arco finiva come con delle linguette all'insù. Il piano superiore era imgombro di vari oggetti, molti in pelle, legno e carte varie.

Due Finestre erano coperte a metà da tende pesanti e molto elaborate, come damascate, e un lampadario antico troneggiava sopra il centro della stanza, attorniato da pitture e rilievi che quasi ampliavano l'altezza. pannelli in legno fino alla sua vita riscaldavano l'ambiente chiaro dei muri. Un grosso mappamondo in legno era alla sua sinistra, vicino la porta.

Milan entrò e andò verso la scrivania, sorridendo e fermandosi davanti il caminetto, alnzando gli occhi verso lo stemma.

"A casa... vi eravamo tornati solo per poche ore per cambi e ricariche per le armi. E sembra che sia finita per ora... ma prego avvicinati e siediti, io..."

"Te l'ho già detto, voglio solo due oggetti, un favore e me ne vado..."

"Già" esclamò sorridendo ma le fece cenno con una mano di avvicinarsi "ma prima voglio che guardi qualcosa..."

Lei si avvicinò con il broncio, gli si fermò accanto e seguì il suo sguardo, sullo stemma con spada. Milan rimase fermo a guardare, e Lia notò il ticchettio ritmato di qualche orologio, ma non si voltò a cercarlo con gli occhi.

"Sai, il mio nome, il vero nome non è Milan. Ma Mihajlo  una versione serba di Mikha'el  e mia nonna diceva sempre con orgoglio che aveva un nipote con il nome che diceva "Chi è come Dio". Ero brillante per la mia età, maturo e responsabile. Adoravo la scienza, le storie antiche di cavalieri ed eroi e cosa portavano di buono con la forza, la spada e il loro credo. E divenni Milan per mio fratello, che non so per quale motivo, era molto attaccato a certe città, come Milan, legate invece che al medioevo al rinascimento. E così sono diventato MIlan. Quasi nessuno lo sa, tutti credono che sia il mio vero nome, quando invece era un nome deciso da mio fratello..."

"Tuo fratello?"

"Già, siamo uno lo specchio dell'altro, due volti della stessa medaglia. RIspetto a me, se io ero pacato, lui era focoso. Se io volevo risolvere le cose in modo corretto e pacifico, per lui il modo di contrastare i problemi era prenderli di petto e con le armi. E tutti e due però amavamo i libri del ciclo Arturiano, le storie del rinascimento, dei cavalieri o i grandi geni che cercarono di portare il mondo a uno stato migliore, superiore. Purtroppo non è andata proprio così, di base l'uomo è rimasto parecchio selvatico in vesti di gentiluomo. Amore, empatia, fratellanza.... chi voleva portarle non è riuscito a farlo veramente e l'essere umano è tornato sempre lo stesso. Io voglio cambiare le cose, e come me mio fratello..."

"Perdonami... prima hai detto che tuo fratello era... è forse morto?"

Milan rise di gusto a quella frase, sembrava un normale ragazzo in quei momenti e poi la guardo con un sorriso sornione.

"No, non credo che uno come lui possa morire, in nessuno modo. Le sue idee chiare lo hanno sempre portato a vincere e proseguire nel cammino... lo incontrerai un giorno, lavoriamo allo stesso progetto ma sei posso considerarmi il Leader ossia la mente, lui preferisce essere le stesse mani che agiscono. Lui è rispetto a me sempre da qualche parte ad agire, mentre io seppur come oggi, sono più un burattinario. Mettiamola così. Inoltre, riguardo te, volevo dire una cosa..." guardandola.

Lei cambiò espressione, stizzita e contrariata, e posò gli occhi sul camino mentre questi parlava.

"Luke... lui è morto per salvarti e ho capito che non provi per lui esattamente alcun ringraziamento. Anzi." voltandosi a guardarla anche se lei stava fissando più i decori che altro "Comprendo il tuo stato d'animo e lo vedo nei tuoi occhi quella sorta di... odio?... per qualcuno che ha sprecato la sua vita per un'altra che non voleva essere salvata. Lo comprendo. Come ti ho detto già detto,  ho visto qualcosa di simile negli occhi di chi a causa di incidenti di varia natura o per ferite da armi da fuoco è rimasto un niente, bisognoso di tutto e una vita che gli dava poco di cosa desiderava. A volte anche solo potendo muovere gli occhi, altri la testa, chiedendo di cancellare quella sofferenza perchè raggiungessero la Soglia per un Ritorno degno. Qualcosa di simle a quello che provi tu. Anche se sono sorpreso che quella particolare medicina abbia avuto così effetto su di te... sembra quasi che tu sia nuova dalla testa ai piedi" ricevendo un'occhiata da lei, senza muovere altro, fissa di fronte il camino.

"Quel particolare medicinale non è un normale Farmaco antalgico o oppiaceo, ma il risultato di veri e propri studi su particolari persone. Vi erano individui che avevano mutazioni in un gene,che agiva a sua volta su  altr che producrva un enzima che influisce su una sostanza chimica centrale per la sensazione di dolore, umore o memoria. Insomma questi geni controllano  gli altri indicativi del dolore.. Infatti controllano l’attività di  geni, alcuni dei quali sono coinvolti nel rilevamento del dolore. Il risultato è quello che tu stai sperimentando, in pratica introduce una forma mutata di quel gene che controlla quelli necessari ad avvertire il dolore. Spegnendolo. Cè, ma non lo si avverte. Può essere ovviamente pericoloso, esempio per Jd non è detto che sarebbe stato positivo. La pallottola ha distrutto il rivestimento della tuta con la mini carica esplosiva e grazie alla sua forma è entrata tutta fra le costole di Jd, causando una notevole fuoriuscita di sangue. Non so ancora cosa è stato colpito ma lo stanno curando, grazie alla nostra medicina. In quel caso questo particolare farmaco gli avrebbe cancellato il dolore ma non la perdita di sangue, ecco perchè la somministriamo considerando la situazione. Se si hanno ossa rotte o qualche problema che non ti procura morte in poco tempo, è consigliato. Molti miei uomini si sono salvati assumendolo insieme all'adrenalina. Hanno riportato qualche periodo di riposo per la guarigione, ma niente di pericoloso. Al contrario se in casi di massicci riversamenti di sangue si assume il farmaco, il dolore sparisce ma si continua a camminare con l'emorragia e non è consigliato. Nel tuo caso però agisce magnificamente..."

"Ho provato tantissime medicine, alcune anche pericolose per il cuore ma per i medici sicure per curare la mia patologia, ma non hanno funzionato. Questa..." osservando la mano, muovendola.

"E' chiaro che questo nostro farmaco agisce dove davvero serve, mentre gli altri magari non erano compatibili con il nucleo del problema. Resta il fatto che, anche se sono io, non posso dare questo farmaco.."

"Si lo so" lo fermò lei, voltandosi "come ti ho detto voglio solo due oggetti e un favore. Poi non mi rivedrai mai più..."

"Se mi è possibile, nessun problema. Dimmi pure quale favore e quali oggetti chiedi"

"Il favore... vorrei che, dovendo andare a recuperare Luke, inscenassi una sorta di... finta morte. I miei vestiti sono su Luke stesso, non sarà così difficile per uno come te, oltre il fatto che sei il Leader, rilasciare un corpo e un documento falsi per chiudere una questione...."

"Vuoi che io affermi tramite il governo attuale la tua dipartita consegnando un certificato di morte e un corpo falsi?" sorridendo malignamente "è questo quello che chiedi? E' così che vuoi allontanarti dalla tua famiglia?"

"Ci ho pensato tante volte negli anni, e la cosa che mi ha fermata sai qualè stata? Oltre il fatto che temevo di non riuscire per qualche problema e ritrovarmi giudicata senza capirmi, finendo peggio. Come quel tizio caduto da un grattacielo e si è salvato per miracolo, quelli che si sparano ma non sanno neanche dove e sopravvivono sfregiati,  o quelli che tentano di impiccarsi o buttarsi da qualche parte e invece sono salvati e a volte finiscono in inferno peggiore, fatto di cure mediche mentali  e per l'errore anche sedia a rotelle. E il giudizio associato a occhi sdegnati che ti bruciano. Mneentre se fosse scappata,   loro avrebbero denunciato la mia scomparsa, sarebbe nata una ricerca su vasta scala anche a causa dei giornalisti nel Paese che cercano uno scoop interessante... ma la cosa peggiore sarebbe stata portare all'attenzione della gentaglia, quella feccia che mi ha fatto del male, della mia scomparsa e di dettagli che non ho mai voluto fossero conosciuti. Come la mia malattia, ma peggio, il far loro sapere che io per gli altri non sono diventata... niente. Anni fa vidi i loro profili su facebook con foto dove facevano quella cosa divertente, erano da quella persona a cena o a  qualche festa, mangiavano determinate cose in quel locale o in quell'altro, foto di gruppi felici tra fecce, foto in barca e tanto altro... cose che io non ho mai fatto e non vedrò mai.  Anche a causa dei miei... Sorrisi e foto con gente che magari non lo sa cosa hanno fatto ad altre persone, come le hanno fatte sentire, scherzi e prese in giro vergognose... Quante volte mi sono chiesta cosa ci fosse di divertente, da ridere, da vantarsi con altri per certe azioni contro gli altri. E quanta rabbia mi è venuta sia vedendoli di persona per caso o in quelle foto e vedendo me... così, e ho pensato che andarsene per qualche incidente o altro avrebbe portato i miei a non sbandierare la cosa. Non far sapere niente. E sperare che come da me scritto in un testamento biologico nel portafoglio finissi per ricerche schientifiche. A volte ho sperato in qualche ladro, sai, punzecchiandolo magari avrebbe fatto il lavoro per me per sbaglio... ma niente..."

"Capisco. Non è difficile, basta che il corpo non sia riconoscibile visivamente giusto?"

Lei lo squadrò con le labbra serrate, sospirò e fece un cenno assertivo, incrociando le braccia. "in effetti sarebbe meglio, non so se vorrebbero vedere le condizioni o meno. Magari un prova del dna con una comparazione per sistemare meglio la cosa..."

"nessun problema, consideralo fatto. Per i due oggetti..."

"Vorrei due siringhe. Una con un rilassante, un calmante, qualcosa che  porti un pò di torpore da non sentire nessun dolore ne niente ma non renda inerti, che permetta di fare certe azioni. E una siringa vuota..."

"Ho la netta sensazione di sapere a cosa ti servono.  E' tutto qui? Non vuoi altro?"

"No" scuotedo la testa, chiudendo gli occhi.

Milan rimase a riflettere, poi si avviò verso la scrivania, pigiò qualcosa e disse a voce chiara "Clarissa, potresti andare dal Dottor John Benneth Kraiton e portarmi una siringa con un sedativo non troppo forte? E'necessario che si possa muovere chi lo assume, e una siringa vuota? grazie mille" poi tornando da lei continuò "posso chiederti dove andrai una volta fuori di qui?"

"Sinceramente non so neanche dove ci troviamo, me la caverò..."

"Siamo in Bretagne,  nord-ovest della Francia. nella tua lingua Bretagna. Siamo tra montagne e pochi kilometri l'oceano atlantico...."

"Francia?!? Credevo fossimo ancora..."

"Per il tempo del viaggio? Si il nostro aeremobile è davvero stupefacente. Dal mar mediterraneo all'oceano atlantico in soli 33 minuti in linea retta. E non stare a bocca aperta, noi non siamo civili, abbiamo altri mezzi..." mentre sentivano bussare alla porta.

Una donna con i capelli ben raccolti con un fermaglio luccicante per la lungheza della banana dietro entrò, porse a Milan un sacchetto trasparente rettangolare con due siringhe, Milan le disse di attendere fuori per riaccompagnare l'ospite all'uscita e questa  scomparve di nuovo nel corridoio, chiudendo la porta.

"Ecco qui, per il finto Saluto me ne occuperò io. Basta che mi lasci un pò di dna per per la comparazione fittizia..."

"nessun problema, ti direi ma credo anche anche questi vadano bene..." tirandosi una ciocca di capelli dalla radice con uno strattone secco "essendoci il bulbo non dovresti avere problemi.

Lia prese la busta la svuotò tenendo le siringhe in una mano e sistemò i capelli al loro posto, riporgendola a Milan che la guardava tra il basito e l'immusonito. La soppesò, guardò lei corruciato ma non disse nulla, Lia a quel punto si congedò.

"Direi che questo è tutto, spero davvero che tu sia corretto tra quel che affermi e le tue azioni. Ferma le disuguaglianze, l'odio, le differenze solo nelle menti e rendi l'umanità migliore. Se davvero vuoi creare un mondo unito e non diviso come hai iniziato... auguri... non so che altro dirti. Mi auguro davvero che tu riesca, e dico così e non perchè quando dico va tutto al contrario..Addio..."

Se ne andò lasciandolo in piedi vicino il camino, richiuse la porta dietro di sè e seguì la donna con il tailleur grigio perla fino al ginocchio e tacchi verso le scale e poi il portone. Lia comparve fuori, passando vicino i due militari appostati di fianco la porta e si fermò a guardare quello che accadeva. Vedeva la strada asfaltata che portava dalla grande porta dalla quale era uscita, in linea retta, verso forse l'esterno, ed era bordata da una fila di uomini in varie uniformi dritti e seri, mentre altri guardavano da varie parti del patio in vari gruppetti. Scorgeva gruppi a cavallo, gruppi a piedi in varie attività, su carretti o camioncini fermi che fissavano la situazione in quel momento. Davanti a lei, un metro dopo gli scalini vi era quella che sembrava una biga, a cui vi era attaccato un cavallo ernome, color bianco e cioccolato, enomi zampe,  criniera e coda lunghisshime e ondulate. La biga color nero e bianco nelle rifiniture, con decori e rilievi in argento,  era sistemata in modo che lei potesse salirvi subito, con il cavallo che guardava verso  la strada,  legato al mezzo da lunghe cinghie e redini nere con borchie e fibbie argentate. Lo stupore la assalì restando a guardare quella cosacome bloccata, per alcuni minuti, anche se scuoteva la testa e le labbra dicevano come un sbalordito, quando le si avvicinò alla sua destra qualcuno. Lei si voltò e mutò l'espressione in offesa e adirata vedendo chi le si era avvicinato con un sorriso marpione, come compiaciuto.

"Dimmi che non sono da qualche parte a dormire chissà quale sonno artificiale e questo è cosa sto partonendo nella testa..."

"Questo è un onore! Il kilometro e mezzo verso il cancello, in questo caso, è il Cammino del Rispetto. Il cammino è un privilegio per alcuni, è un omaggio che si fa ai nostri capi, o come nel tuo caso, ai meritevoli. E' una cosa diciamo simbolica, un ossequio a qualcuno per tener fede al rispetto dovutogli, per la sua posizione, meritata, o come nel tuo caso a cosa ha compito. Molti di noi hanno avuto il Cammino dell'eroe, Milan stesso per molte feste ha avuto riservata la Biga o il miglio o chilometro dell'Onore. Tutti quelli che hanno già saputo di te e cosa è accaduto si trova qui e ha preso posto in fila fino al kilometro e mezzo per poi arrivare al cancello. Molti dell'antica Credenza, quella che tu chiami religione, hanno questo onore, ospiti illustri che ci hanno sovvenzionato, aiutato, sostenuto... sarebbe come per i tempi moderni la folla che solleva il Grande del momento osannandolo. Qui il rispetto è dato da inchini, riverenze, rituali o cerimoniali che sostituiscono il o altre forme di ringraziamento e celebrazione. Per carità, in feste non ufficiali o poco formali anche noi qui facciamo chiasso e siamo meno abbottonati, ma il Rispetto e il Ringraziamento sono importanti. E' lunga da spiegare ma per riassumere questo è  un cerimoniale onorifico. Ci sono stati tanti civili che in un modo o nell'altro hanno aiutato, facendo anche cose straordinarie che per molti dei miei compagni è un qualche atto eroico straordinario per.. delle persone comuni. Senza addestramenti... Ma tu non solo hai riso in faccia al nemico, hai trattato come casinisti i membri di questa organizzazione, per non dire cosa hai pensato davvero "con una faccia addolorata "hai preso a caschi in faccia Alaric e sei giunta fin qui, fronteggiando Milan ricevendo pure questo onore. E sei riuscita  a farti arrivare qui come un'ospite importante, chiedendo che venissi omaggiata fino ai cancelli. Un commiato con gli onori posso dire..."

"Cavolo..." soffiò via lei con il repiro sconvolta "Mi spieghi perchè tu sei qui e non in infermeria? guardando Jd senza capire.

"Ci sono stato e mi hanno già curato. Hanno tagliato i tuoi punti e corretto la cucitura con una a stringhe, sai quelle con un tessuto di base artificiale con delle viti di plastica che..."

"Si ho capito di quali parli, ma sei già in piedi? Non hai un qualche versamento interno di sangue o..."

"Te l'ho detto, mi hanno curato e messo a riposo un paio di giorni, sono però sgattaiolato via il tempo di salutarti e ritornare, dopo che ho telefonato a Milan per avere informazioni e saputo da Clarissa che stavi andando. Così eccomi qui..."

"Sei scappato dall'infermeria per... e se era pericoloso?"

"Ma non lo è e tu stai andando... non mi dirai dove andrai, vero? Andrai una volta per tutte?"

Lei fece di assenso con la testa, gli mise una mano sulla spalla e gli augurò fortuna e felicità. Poi si voltò con la testa verso la biga ma strinse le labbra in una linea sottile con un'espressione generale che sembrava dire "ma guarda cosa sto vedendo" e guardò di nuovo Jd.

"Grazie, davvero, magari salendovi sopra potrei sapere cosa provava qualsiasi faraone o imperatore romano e... insomma, ne sono lusingata ma preferisco andare a piedi...." vedendo l'espressione grave di Jd comprarire "e non iniziare, non è qualche pensiero negativo su di voi ma... per la prima volta dopo tantissimi anni mi sento come non ricordavo affatto. Non so quanto durerà cosa mi hai dato da iniettarmi, ma vorrei godermi questo benessere facendo qualcosa che non mi era possibile da tantissimo tempo. Camminare godendomi alcuni momenti. Quindi non ti offendere, e neanche loro, ma ho le mie ragioni, non perchè pensi che per me è assurdo. Sarebbe divertente anche... " osservando la biga e il cavallo "ma voglio vivere questo momento..."

"Capisco, che la Madre e il Padre ti mostrino la Luce nel cammino, allora..."

"Tu... anche tu credi quindi nella religione di Milan?"

"Non è la religione di Milan. Mica è un santone, semplicemente qui in molti credono in una religione più vicina a noi delle altre. Vicina a noi nel senso materiale nella natura intorno e in cui viviamo. Tutte le altre credono in un'entità o Dio che ci osserva e decide per noi fino alla morte. Circondato da creature chiamate angeli o demoni ed ex persone che per la loro Fede sono finiti per essere degli angeli speciali chiamati Santi, capaci di cose grandiose come Dio stesso. E io... ho visto troppe cose schifose e devastati per credere in un'entità del genere che osserva e basta e... mi sono sentito più vicino con il concetto primordiale dell'uomo del Padre e della Madre, quella che una volta chiamavano celtica. Vivendo qui e nel nostro modo, mi sento più vicino a loro come forza generatrice della vita e della morte di quanto lo fossi da bambino dentro una chiesa. Un'entità così grandiosa per i preti ma così distante e incomprensibile che risiedeva là dove non possiamo andare se non da morti, sperando che decida benevolmente per noi. Qui invece ho scoperto che posso essere figlio della Madre e anche del Padre in molti modi, fare qualcosa per ringraziarli e... sentirmi vivo io, credo."

"Mh..." scrollando la testa "non riesco neanche io a credere ad un Dio che vive lassù da qualche parte che gioca come sembra dai libri sacri a the Sims con noi, capriccioso e puntiglioso... le cose fatte in suo nome, cosa decretava e cosa faceva in quei testi e poi noi gente normale o peggio innocenti là fuori che soffrono come non saprei neanche immaginare mentre lui guarda e basta. Fin da piccola perchè dovevo essere una brava fedele a forza, gli chiesi per anni e anni di scambiare la mia anima con quella di qualche altro bambino allora o persona dopo che meritasse il mio corpo e la mia vita, perchè magari aveva avuto una brutta esistenza prima di morire e per lui era già Vita. Che in qualche modo ci fosse qualcuno che godesse di quello che avevo e rendesse grazie mentre io sarei svanita, volevo davvero donare quello che per molti è poco della nostra società mentre per altri tantissimo e renderlo felice e che meritasse una nuova vita... quel poco che avrei voluto era solo persone che mi amassero veramente senza legami di sangue e ainfluenzarli e la possibilità di godermi qualcosa che mi rendesse felice. Non di certo come adesso che si disperano per uno smartphone o roba costosa, ma qualcosa che avrei voluto mangiare, vedere, fare e vivere con chi volessi bene fin da bambina.... Ho lottato così tanto per quello che gli altri volevano che fossi cercando di riuscire e anche per me stessa, ho affrontato di tutto eppure la gente mi giudicherebbe solamente come perdente e ingrata, che sputa sulla sacra vita, che è una vergogna per chi lascia quando sono gli stessi che mi vedono soffrire lamentandosi anche di tante cose. Dovrei io nella sofferenza massima pensare a chi voglio lasciare indietro sperando in una mia pace..."
Si mise a scuotere la testa guardando qualcosa sul marmo chiaro.Alla fine alzò la testa verso il cielo.
"...puntandomi col dito dicendo che sarei debole e... semplicemente un'inutile e stupida perdente solo perchè sono stanca di lottare per nessuno scopo o motivo. Ho letto online tante volte di etichette come perdente e stupido a persone che non avevano neanche loro più forza e sono riuscite a mandare a quel paese tutto e tutti. Purotrppo sono un pò ipocrita anche io, ma solo verso la gente che piange e frigna su problemi che invece sono superabili e non necessitano di certi pensieri, di quelli che si buttano a terra in lacrime come se avessero perso tutto come me e invece hanno subito uno sgarbo, perso qualcosa e non qualcuno attenzione, o qualche periodo NO.... Cè gente davvero debole e incapace di lottare e poi ci siamo noi che per colpa dei primi non siamo capiti. hanno bisogno di tutto facile, sicuro, senza incidenti o sassolini sul percorso che si lagnano per qualcunque cosa, mentre io ho dovuto inghiottire, sopportare e accettare tanto e tanto... Per ogni anno in più di niente è stato un supplizio peggiore e bruciante, mentre tutto peggiorava e io urlavo, piangevo e mi disperavo con chi mi stava intorno,  ma mi rimproveravano solo per... lascia stare. Se questa tua religione ti da pace e aiuta, ben venga. Non la conosco bene ma se si avvicina al concetto della Madre preistorica e della wicca forse la capisco e sono felice per te..."

Si fronteggiarono alcuni istanti, poi lui sorrise e scosse le spalle, dicendo che capiva e trovasse la sua pace. Ma prima che lei rispondesse lui chiese un'ultima cosa.

"Non pensi di restare?" con uno sguardo triste e malinconico.

"..." basita "neanche mi conosci, magari a loro là non piaccio neanche come non sono mai piaciuta a nessuno e guardami, sono un rottame che sta in piedi. Appena terminerà quell'antidolorifico io tornerò ad aver bisogno di una sedia, un bastone nei giorni peggiori al cambio delle stagioni, senza dormire o trovare pace tutto il giorno con il senso di nausea costante... hai visto come in un'ora e passa ho avuto bisogno di tre antidolorifici comuni per reggere...e non mi sono bastati. Sarei solamente peggio di un gatto, vivere a sbafo senza avere utilita!"

"Li odi proprio i gatti vero? Mentre aspettavamo e parlavamo ne avevo compreso un pò la portata ma credevo che i gatti fossero positivi."

"dormono sempre, fanno le cose come vogliono loro, alle loro regole, pretendono e se non ottengono urlano ed escono le unghie, pochi cacciano i topi e alcuni sono passati alla storia umana come sterminatori di uccelli che hanno portato loro all'estinzione, cercalo è vero...  e si lasciano avvicinare, toccare o considerare se e quando vogliono loro. TU però devi trattarli da dei, dar loro cosa vogliono e stanno sempre a fissarti con quegli occhi da diaboloci disgraziati come se pianificassero qualche vendetta. come televisioni o altro distrutto con le loro zampate o la tua morte... sono terribili i gatti!"

"Ok, ok..." ridendo forte da farsi del male al fianco "ahio... sei prorpio amante dei cani, eh?"

"Sono alcune razze..." offesa e sbuffando così forte da gonfiarsi le guance creando un broncio divertente. Senza volerlo, guardando in modo tagliante Jd che fece ridere ancora di più lui, portandolo ad appoggiarsi al muro per stare in piedi "e come mai cè questa razza di cavallo alla biga?"

"Lo ha detto Milan" cercando di contenersi mentre lei si accigliava di più "lo ha chiesto perchè quando siete arrivati ti ha vista fissare due cavalli in particolare e ha scommesso che li preferivi" e vedendola irritata e pensierosa continuò "E ha detto anche che sei chiara in quel che pensi..."

"Buona fotuna, Jd... a te e agli altri..." voltandosi di scatto, serissima e tagliente

"Buona Pace, Lia..." facendo un inchino con la schiena.

Lia si avviò a piedi verso il cancello che non vedeva ancora, situato da qualche parte molto davanti a lei, mentre attraversava quella fila di persone ferme e dritte al bordo della strada. Al suo passaggio tutti facevano man mano il saluto militare, urlando e restando così, mentre lei avanzava, come un'onda creata dal vento che continua fin sulla spiaggia. Lia sospirò ma come trovando una sorta di calma, percepì una sorta di pace dal vento odoroso di natura, che trovò strano con tutta quella gente, il cinguettio e lo stridore degli uccelli, quella sensazione reale di benessere la faceva sentire bene e carica e pensò alle due siringhe, a un angolo di pace e finalmente la cancellazione del dolore.













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Capitolo 10
*** Chapter 10 ***


Chapter 10 Chapter 10

Presente

Jd sapeva che quel momento sarebbe arrivato, che gli ospiti avrebbero iniziato a dare di matto. Era sempre quella la fine della storia, non importava se loro fossero i buoni e facessero di tutto per aiutarli. Dovevano esserci sempre casini!

Erano già tre i ragazzi assegnati agli ospiti che cercavano Kianta per sapere cosa fare, come comportarsi, come evitare di strangolarli per la disperazione.
Cèrano le madri che urlavano che i loro figli avevano bisogno di aria fresca e giochi normali all'aperto, i vegani che pretendevano cibi "normali" e non volevano vedere o sentire nulla di carni e derivati dei vicini di tavolo o di sistemazione. Molti avevano preso la maledetta abitudine di portarsi i pasti nella zona superiore mangiando a letto o a gruppetti, per terra o con sedie come a un pigiama party. Con conseguenti lamentele di sporcizia o azioni maleducate verso gli altri e disturbo, per urla e risate troppo alte a causa di alcool o mini festicciole davanti i letti.
Nonostante la zona living di sotto con tavoli e sedie egonomici! Con una cucina con l'essenziale ma che ti permette di sederti con chi vuoi e avere cosa ti piace a pochi passi, invece di improvvisare sfilate con le braccia piene di roba per tutte le file di letti che dovevano attraversare, al piano superiore.
Cosa cèra di così difficile nelle zone giorno e notte? COn la possibilità di chiedere ore d'aria e spazi supplementari indicando la motivazione?
Per non parlare poi delle coppiette anche clandestine che pretendevano di girare per i bagni, divisi per sesso, per appartarsi o altri escamotage fantasiosi che dovevano fermare.
Il Sindaco aveva iniziato anche a fare storie, richiedendo continuamente ad ogni ora un incontro con il Comandante o il Leader, cèrano persone che millantavano questa o l'altra carica importante ma era limitata solo alla città. Chi tentava atti vandalici per ottenere tutto quello che voleva e scoppiavano piccole rivolte se qualcuno di loro veniva portato via in una zona di isolamento per la quiete di tutti, con l'accusa di trattarli come prigionieri.
E come aveva detto Kianta, "Jd, puoi essere felice nell'aiutare il prossimo, ma non sempre otterrai indietro un ringraziamento. Anzi, preparati al peggio, sopratutto per chi è cresciuto nelle famiglie, le moderne. Ci metto due minuti a metterli tutti in mini stanze con solo il bagnetto e farli stare là dentro finchè non si calmano. Anche a costo di essere odiata, ma se non comprendono nel modo allora trattiamoli per come si mostrano. Bestie. Punto. Quando saranno tornati alla ragione umana, ci sarà dialogo oltre quello che diamo sempre. Ma non iniziare con i buonismi come quelli che tu e Milan considerate sempre. Con certi soggetti non cè storia, perfino gli animali selvatici alla fine ti ringraziano..."

"Quanto hai ragione..." bofonchiò irato, vedendo di nuovo un Gestore chiamarlo per un'emergenza nella Tana, come gli uomini chiamavano quella costruzione. Ancora non sapeva esattamente come la definissero Milan e Kianta, ma era sicuro che era qualcosa di particolare, come sempre. Bastava vedere come lo Chateau era cambiato radicalmente dal momento in cui Milan diede le chiavi di tutto a lei e le disse che poteva fare le modifiche e sistemazioni come meglio credeva, sicuro che lasciava il tutto in buone mani. E così era stato. Quello che era prima lo Chateau, si poteva definire ormai una cittadina autonoma, autosufficiente,  a misura di tutti quelli che vivevano e lavoravano. Quella che Milan definiva ,

"Cosa succede" chiese a Bernard, visibilmente a disagio.

"Ecco..." mentre rientravano nell'edificio "alcune donne hanno avuto un alterco perchè alcune preparano dei piatti a detta loro e altre hanno iniziato a lamentarsi per la puzza e il tempo impiegato, impedendo loro di preparare altro. Un altro gruppo, misto questa volta, ha fatto rovinare a terra una teglia di qualcosa appena uscita dal forno, dicendo che erano cancro per tutti, un altro gruppo pretende di sapere dove e come sono coltivate le verdure perchè mangiano solo bio. Un gruppo di genitori poi ha iniziato ad assalire la porta blindata manifestando rabbia per una sola cucina, a discapito loro che devono preparare pappe e merende ai figli e non è possibile. Mentre alcune persone sono adirate per la loro dieta che non possono continuare per mancanza di particolari cibi e strumenti di cottura. Nei bagni le cose vanno peggio... due donne si sono accapigliate per il marito di una, alcune donne hanno lamentato la poca privacy per le docce e i cubicoli per i gabinetti troppo , affermando che si sentiva propri e degli altri. Peggio ancora, due donne hanno attaccato una famiglia proprio nella loro zona letto, strappando perfino le tende divisorie, urlando di pochissima igiene quando hanno visto  delle ragazzine e altre donne delle stesse famiglia fare la doccia con... ehm.... le loro cose..." bisbigliando l'ultima parte rosso in faccia "dicendo che i germi restavano nei piatti della doccia per le altre, che avrebbero usato quelle docce in particolare subito dopo. Che è vergognoso non usare le... i... aspetta..." consultando qualcosa sul suo dispositivo "ecco... le coppette... sono per pulizia, igiene, rispetto per l'ambiente e gli altri. Questo mi ha riferito una donna. Altre donne invece hanno lamentato di zero pulizia del corpo di molti, hanno detto proprio così, perchè sempre per qu...quelle cose non si lavavano perchè temevano blocchi e per armonizzare la zona...non ho capito..."

"io si, anche se qui cè bisogno del comandante! Ma sistemeremo la situazione appena indicata. Cè altro?"

"oh, si..." rispose desolato il ragazzo "il Sindaco continua a pretendere di colloquiare con il comandante, con lui il seguito che lo appoggia,  altrimenti pena uno sciopero..."

"Sciopero... grandioso. Che altro?" chiese Jd grattandosi la testa vedendo qualche subbuglio nella zona degli ospiti. Era una parte enorme, su due piani, eppure la gente all'interno pareva che vivesse in qualche prigione delle zone arabe recenti, che aveva visto con i suoi occhi. Quelli erano buchi infernali in tutti i sensi, non sapevano davvero i privilegi ricevuti e quanto avevano, rispetto a cosa aveva visto negli anni passati. Anche le prigioni asiatiche non scherzavano ma quelle erano più moderne, qualcosa di molto diverso. Fra le peggiori ricordava amaramente le asiatiche come buone, quelle nelle zone russe più povere come comunque decenti... ma quelle arabe delle zone in conflitto o povere erano da incubo. In confronto una volta scherzando con Kianta, disse che forse gli uomini preistorici avevano prigioni più . E invece erano al secondo giorno e i tafferugli in soli due piani di edificio sembravano richiamare interi quartieri poveri e abbandonati a se stessi. Non cèra unità in quella gente neanche in situazioni come quelle, dove un conflitto   poteva scatenarsi se Milan non faceva attenzione, dove avevano quasi tutto quello di cui avevano bisogno, gratis e con persone che facevano tutto al loro posto.
Cucina, pulizie,
perfino scuola  come Kianta aveva deciso per certe fasce d'età, per tenerli buoni. Gli schiamazzi di bambini poco educati dai genitori disturbavano tutti, non importava l'età che avessero, ma si sentivano liberi di comportarsi come meglio credevano. E ricordava ancora la mattina, quindi poche ore prima, dove Kianta aveva avuto un confronto non proprio liscio con alcuni , adirati perchè lei e alcuni Gestori avevano rimproverato i loro pargoli, anche se alcuni superavano i quindici anni ma per come si comportavano sembravano averne molto meno. Con conseguente litigio aspro dove decise di confinare in un'altra zona quelle famiglie, da sole e in isolamento, dicendo a tutti mentre venivano spostati che in giorni come quelli educazione, vicinanza, considerazione dell'altro ed empatia per capire quando e come comportarsi in mezzo ad altri, erano la chiave per dimostrare di essere e migliori della gente che li aveva privati della loro normalità e case.
Cè un confine, disse, tra stupidità e genitorialità, tra guide di vita e amebe che figliano e insegnano ad essere incivili ed egoisti. Potevano comportarsi come persone o alla stregua degli animali, ossia seguendo istinti che però erano nocivi per quella situazione. Quando li fece portare via rimproverando genitori colpevoli e quelli che assistevano,  di generare figli senza dare loro delle linee guida per capire anche da soli i comportamenti corretti, di base, minacciò di fare lo stesso con gli altri, giurando che sarebbero rimasti tutti in pochi metri quadrati per giorni senza uscire, senza tv ne altro mezzo se non il dialogo tra loro.  Se volevano essere come gli esseri che distruggevano per ideali odiosi erano liberi di andarsene ma da soli, a piedi, verso la loro case e con l'avviso alle forze governative che pattugliavano le strade che quelle persone  meritavano un isolamento pedagogico. Dopo le prime proteste lei fece vedere dei video della loro stessa città in quei due giorni, indicando che gli esseri umani civili erano loro mentre quelli che lei odiava e che portavano quanto stavano sperimentando da alcuni anni, erano i distruttori di tutto ciò che è umano. Terminò dicendo che perfino gli animali sapevano creare dei gruppi o colonie organizzate e funzionanti, ma essendo animali e vivendo per istinti, prevaleva il più forte dove gli altri morivano velocemente o di stenti. O per altri motivi, ma non certo dignitosi. E che l'essere umano fosse qualcosa di diverso e si dimostrava nell'empatia, nell'insegnamento di linee base di comportamento e civiltà, solidarietà e capacità positive, non distruttive e limitative. Potevano urlare di limitazioni quanto volevano, ma non avevano idea disse, di quello che ricevevano e godevano in pochi giorni rispetto ad altri, che mostrava mentre parlava.  E come esseri umani il rispetto e l'aiuto recproco erano essenziali, la comunione di spazi, cibo o altra necessità facevano tutti degli esseri umani. Le persone menefreghiste, egoiste e cattive erano il male della società umana, peggio le moderne. Cosa noi facevamo, indicò prima di andarsene, era un'unione di queste cose. Li proteggevamo, aiutavamo, trattavamo come ospiti e per alcuni anche amici, come era capitato con alcune guardie che scherzavano e ridevano con molti di loro e che facevano uscire per un gruppetto  con qualche bottiglia, carte o altri passatempi, ragionò Jd. Vi era integrazione per superare insieme tutto e dimostrare cosa fosse l'essere umano. E poi Kianta se ne andò avvisandoli un'ultima volta che avrebbe punito duramente e senza problemi.

"Ecco... Jd, abbiamo bisogno del comandante, noi..."

"Vuoi dirmi che non siete in grado di sistemare la situazione?"

"Jd...capitano..." disse lui avvicinandosi a pochi centimentri come disperato "anche con l'introduzione  di certe...
... rispetto a prima, ancora noi uomini abbiamo dei compiti e... cercare di trattare certe donne non è facile. Arnold e alcuni del suo gruppo volevano picchiarle male per tutta la questione che ti ho detto, perchè pretendevano che fossero loro a pulire, anche quello che lasciavano delle loro cose, trattandoli come meri schiavi, offedendoli!... perchè sono professionali come ci ha insegnato il comandante, ma un'altra volta non se la sentono. karol ha dovuto sturate dopo un'ora uno scarico di un orinatoio perchè qualche... un tizio parecchio educato ha buttato un preservativo usato. Non si capisce qundo ma abbiamo le registrazioni da controllare, ha deciso bene di far sparire certe tracce. Alcune donne hanno gettato i loro cosi mensili nei water, sono stati messi in lista di riparazione due ore fa e non capiscono che esistono i cestini per un motivo. Uno ha pure vomitato, un altro è stato preso a palettate di ferro per cucina. Palettate! perchè ha cercato di calmare un gruppo di donne davanti la cucina. Alcuni uomini hanno cercato di fare a botte  per gli avvisi di buona educazione, verso alcuni membri delle loro famiglie. Vincent è stato assalito per il tipo di cibi che doveva portare in cucina, per rifornirla. Li lasciamo affamati, dicono  alcuni, altri che non serviamo un menu decente e... Calogero si è visto consegnare una lista immensa di prodotti di vario tipo di bellezza, assurdi, e quando ha detto che magari non tutti meritavano di essere lì, visto che non erano di prima necessità, è stato insultato malamente. Gero invece portava con una Stiva lenzuola, asciugamani e altra roba pulita per sistemare i letti PER LORO, e dei ragazzini hanno fatto scempio del bucato, perchè non morbidi secondo loro e ha dovuto riportare indietro tutto per un nuovo lavaggio. Per non parlare dei loro abiti, le donne urlano che gli indumenti intimi non dovrebbero lavarli gli uomini e se li tengono per troppo tempo con lamentele per certo odori, altri pretendono  certi servizi di lavanderia che neanche per noi... Il Sindaco non aiuta, anzi fomenta, affermando che siamo noi che pestiamo i loro diritti e il rispetto che meritano come cittadini e..."

"Calmati, ho capito. Fan un bel respiro e rilassati. E loro sono dei civili cittadini, eh? Non è il primo Recinto che facciamo su ordine del governo, ma è davvero la prima volta che già dal primo giorno scoppiano questi caos ingestibili. Di solito dopo una settimana ma sono lamentele e richieste più umane che questi... Ora siamo al secondo giorno e a sentirti sembra stiano qui da due mesi."

"la situazione è cririca e..."

"Ho capito, pazienza. Devo parlare con Kianta, sai dovè?"

"E' da un'ora che la cerco  e ho scoperto solo che ha lasciato il Ranch con un mantello scuro da pioggia e alcuni dei cani, poi nessuna notizia."

"Da che parte?"

"Eh... se non sbaglio verso sud ovest, si... credo avessero detto che era andata a piedi verso sudovest."

"A piedi? Non credo, ma vedrò di parlarle. Per ora cercate di provvedere come sapete alle questioni principali. Ci pensiamo noi al resto"

"Va bene..." disse il ragazzo sconsolato, tornando a vedere e sentire il casino nell'edificio.

Jd uscì e andò verso le guardiole nell'ingresso elettrificato, protette dallo speciale schermo invisibile e pretese maggiori informazioni. Chiese che gli portassero subito un mezzo per uscire e alla domanda su quale preferisse, decise per un van con l'ampio spazio dietro privo di sedili. Aveva un presentimento e preferiva andarci preparato. Dopo aver atteso cinque minuti e aver parlato ancora con i ragazzi di guardia, si mise alla guida e si diresse sicuro verso un luogo, velocemente. Nonostante vi fossero guardie a presidiare le strade, nessuno lo fermava o bloccava perchè conoscevano i loro mezzi e il suo van era nero profondo, con fasce color perla e uno stemma inconfodibile. Una fiamma di base bianca con metà riflessi azzurri e metà neri.
Proseguì sicuro  finendo al lungomare, lastricato di veri mattoni con muretti in parte in marmo e in parte in pietra, che accedevano alla spiaggia. QUando notò qualcosa poco più avanti di dove scrutava,rallentando, si fermò e inseguì la figura. Che trottava sulla spiaggia seguendo i gabbiani.

"Negal...qui bello!"

L'asino somalo, che lo aveva già visto  trottava verso di lui, gli andò lesto incontro, con sulla groppa uno dei loro mantelli neri e bianchi. Col suo bel muso sagomato e lungo cercava le sue mani per le coccole, aveva il naso nero che sfumava in bianco per poi scurirsi fino agli occhi, il manto grigio/cannella  perlato e le zampe dalle caratteristiche striature nere orizzontali come una zebra.

"Eri qui invece che con Ninib ed Ea, eh? Che ci fai qui?" mentre il mulo santellava davanti a lui sulle quattro zampe dalla contentezza, poi corse verso l'acqua e iniziò a dare zampate alle onde che si infrandevano sul bagnasciuga, giocando.

Jd fece scorrere lo sguardo verso a sua destra e notò  i due cani messicani nudi che lo fissavano, mentre una persona stava ferma ad osservare l'orizzonte. I due cani stavano seduti  sul posteriore rivolti verso di lui, con i loro musi neri neri, seri e dagli occhi dorati, con il resto del pelo color castagna, dallo sguardo come incavolato e attento. I due maschi sicuramente erano di vedetta, anche se sapeva che non avevano avuto comandi a tal proposito, lo erano di natura. Rispetto alle altre razze che avevano, questa era giocherellona ed estroversa ma mai come un labrador. Se non erano a casa loro erano guardinghi. Allo Chateau erano allegri e giocavano volentieri, erano pazienti con tutti i membri, ma erano legati ad alcuni in particolare. Ma fuori stavano sempre con le orecchie dritte dritte pronte a captare qualsiasi cosa, fermi e fintamente rilassati, ma in verità pronti e sicuri verso qualunque cosa che avveniva intorno a loro. Del gruppo dei cani messicani loro due adoravano stare con lei e Milan, quando li vedevano o questi li prendevano apposta, restavano al fianco, gradendo coccole e grattini ma mai troppo rilassati. Più seri di un pastore tedesco ma affettuosi come bulldog francesi.  Non erano cani da lancio del ramo o palla per intenderci, anche per l'addestramento ricevuto,  ma sapevano essere di buona compagnia e affiatati con gli umani.
Jd si avvicinò a loro, lo osservarono meno severi e gli leccarono le mani, alzandosi e girandosi per andare verso di lei, rivolta verso l'orizzonte. I cani però iniziarono a giocare con il mulo,  cercando di colpire le onde. Jd  considerò che forse con lui lì, erano più tranquilli da giocare e voltare la schiena.
La osservò mentre era ancora di spalle, un abito lungo azzurro polvere all'apparenza, che era invece cangiante alla luce con riflessi di blu, azzurro in varie tonalità e bianco. La scollatura a barca era impreziosita da ricami in rilievo forse di viticci e motivi floreali color argento su tutto il corpetto e nella gonna verso la fine.  I decori segnavano anche il bordo delle maniche, sotto le spalle, ampie  e ariose che arrivavano al gomito. L'abito scendeva con una gonna ampia, vaporosa e leggera al minimo soffio di vento, drappeggiandole i fianchi per poi gonfiarsi e avvitarsi come una coda seguendo il vento. In vita una fascia  di seta argentata annodata sottile e arrotolata come una cintura con decori argento e a rilievo come l'avito, e capelli lisci lunghi ondeggianti al vento impreziositi da fermagli argentati a forma di rami d'albero. Come sempre aveva indossato una parrucca, e Jd sorrise.

si chiese tra se Jd avvicinandosi.

"Sapevo di trovarti qui. Non dirmi che sei scappata da quel casino"

"No, volevo semplicemente stare qui..." restando a guardare il mare.

"Non poteva essere altrimenti, per questo sono venuto subito qui. Se fosse per te saresti là, sotto il mare a guardare i fondali..." voltandosi a guardarla, ricevendo da lei  un mezzo sorriso prima di rivoltarsi. "e ancora non ci credo che vuoi finanziare la costruzione di un impianto a più settori di un centro di ricerca sottomarino..."

"Io finanzio, io posso andare là sotto a studiare i fondali di varie zone dove saranno costruiti, senza chiedere il permesso a nessuno.  E possiamo studiare...

"Ma da dove li prendi i soldi? Non hai uno stipendio come noi"

"oh, Jd... Milan mi versa un bonus speciale quando gli va e per il mio lavoro.Non ho uno stipendio come tutti, decisione che hanno preso,  ma posso contare su molti conti dell'organizzazione e altri suoi privati, da dove mi concede pieno utilizzo senza chiedere spiegazioni. Per sua fortuna uso quel che prendo per i miei animali, le poche spese di abiti e altro personale e niente da mantenuta. Mi ha donato un conto speciale per finanziare progetti in corso e nuovi. Ricordati una cosa..." voltandosi verso di lui, fissandolo,  sorpreso per quanto ascoltato "... se io sono qui, in questo grado e con queste possibilità, è perchè sa che non farei mai niente contro di lui. Io non lo pugnalerei alle spalle e lo sa, sempre che non accada qualcosa, che..."

"Cosa... e davvero esistono tutti quei conti?"

"Si, per la seconda domanda. Non viviamo con solo acqua e aria e tu dovresti saperlo bene, visto che eri tu prima ad aiutarlo. Adesso siamo una Cittadella, produciamo e creiamo noi oltre il sessanta percento del nostro fabbisogno e necessità, ma vendiamo e barattiamo anche... tutti gli agganci e tutti gli incarichi sono una delle entrate che ci permettono ogni cosa è presente allo Chateau. Necessitiamo di soldi, donazioni, finanziamenti, compensi e... "scuotendo la testa vagando con lo sguardo sul mare lievemente mosso e schiumoso "e dobbiamo conservarne una parte, investirne un'altra, far fruttare un'altra ancora! Tu non sai più cosa cè dietro ma io si, ho accesso a cose che forse non ti piacerebbero, ma ci permettono di continuare a realizzare quel desiderio. Un sovvenzionatore, un conte pensa un pò, ci ha definiti sognatori ma spera che se non lui, i suoi figli possano non vivere in questo mondo marcio, perchè cambiato. Lui è un uomo buono e se non fosse per il suo stato di nascita e cosa ha ereditato, non credo avrebbe fatto strada. Resta comunque il fatto che lui odia la gente che deve trattare e incontrare, pronta a tutto per i propri profitti. Bugie, sotterfugi, azioni malavitose... ne ha raccontante a Milan parecchie, viste anche con i suoi occhi e non li condivide, ma ha fatto capire chiaramente che se non faceva bon viso e cattivo gioco come poteva, sarebbe caduto come altri. E così ci finanzia perchè vi sia un cambiamento. Ha definito i nostri sforzi come ma spera che davvero ci siano risultati. Gran controsenso! E quei soldi dove vanno? In parte alle casse di gestione dello Chateau, in parte a studi ed esperimenti di David e tutto il team. Sei fuori da molto dall'ufficio di Milan eppure... eppure dovresti immaginarle certe cose!"

"Certo che lo so, ma  ricordavo meno possibilità in mano al Leader. Le cose sono cambiate molto da allora e son passati quasi due anni. Sono sempre sorpreso di tutto quello che introducete e migliorate ma... ammetto di non aver voluto pensare a cosa ci fosse dietro..."

"Anche gli accordi con Madame e gli altri ci portano profitti..."

A quelle parole Jd rimase di sasso, rigido. Madame! Uno dei nei lungo la Strada per il cambiamento. Uno dei compromessi che Kianta odiava ma doveva accettare a capo chino. NOn si otteneva niente per ninete, come diceva sempre, e voleva sperare che tutto ciò che sfruttassero , che rientrava nelle negatività che dovevano invece fermare, finisse  e iniziasse davvero la rivoluzione umana.
Lasciò che il silenzio cancellasse gli accordi che sia lui che Kianta non approvavano ma, come diceva Milan, ogni possibilità è un gradino in più per arrivare. Bisogna sfruttare le cose per voltarle in positivo. Ma Jd si chiedeva se era davvero così giusto.

"Posso chiederti perchè hai intossato l'aqua? Qui? Milan non si incavolerà?"

"..." osservandolo solo con gli occhi, restando con il viso verso il mare "stavo per dirti scaramanzia, ma io non sono una persona del genere. Però in un certo senso cercavo un'ispirazione. O un qualcosa per non aver paura..."

"paura di cosa? Pensi sia una missione pericolosa?"

"Oh, no. Intendevo... per la Ruota dell'anno..."

"Non capisco, perchè hai paura?"

"Perchè si deve scoprire la Dama del Tempo dei canti, per la stagione dell'Ombra prima di Samain. E dell'anno nuovo..."

"Aspetta... se vieni scelta per questo mese qualè il problema?"

"Non è per questo mese, ma per Samain, per essere la Signora del nuovo anno, che deve portare la Rinascita. E se accade che io... che sono... cosa..." iniziando a balbettare.

"Lo avevo dimenticato, si vede che sono un fedele pessimo..." sorridendo malamente cercando di smorzare la preoccupazione che le leggeva in volto "Sarai questo mese... che poi non capisco perchè Djordje ti ha scelta come Dama, non bastava essere Fanciulla? NOn capisco come Milan permetta a suo fratello una cosa del genere. Le Feste, il Tempo, le celebrazioni... le capisco e le accetto ma non alla stregua di 
Djordje, per me sono esagerazioni. Vuole eseguire tutto come gli Antichi, ma per me è troppo. Anche la Rinascita, tutte le ragazze che sta scegliendo per la simbol..."

"Io non voglio essere personinficazione della Signora dell'anno, che sarebbe arboreo. Mi è bastato assistere alla Fine dell'inverno e al Tempo di cervi. Quelle non erano celebrazioni... " mostrandosi disgustata, amareggiata "cosa ha accettato che i partecipanti facessero per il rinnovamento... ho deciso di dire a Dorde, mi pare strano che tu lo chiami con il nome originale e non l'abbreviazione che usiamo tutti, che io voglio restare solo una Fanciulla di 
Dorde. Basta. Non voglio essere una Dama, nè una Figlia del Padre e..."

"Eh? Sei anche una Figlia del Padre? ma perchè?"

"Chiedilo a Milan e 
Dorde..."

"Mi sembra parecchio strano che tu sia sia Musa o Figlia, e Fanciulla. Come funziona? Non dovrebbero essere..."

"Le Fanciulle di
Dorde dovevano all'inizio essere le Muse o Figlie. Ricordi quali sono, almeno?"

"...Mh! Se ricordo bene rispetto alle muse mitologiche, queste sono legate più a premonizioni e misticismo. Sono le entità che la nostra organizzazione utilizza per certe cose..."

"Già" adirata, stringendo con forza le braccia con le mani "Questa cosa non mi è mai piaiciuta e la trovo assurda. Le religioni le ho sempre odiate per tante cose e il fatto che sia Milan che
Dorde utilizzino queste cose magiche mi fa incavolare! Una cosa è accettare l'idea che questo mondo va considerato con una scintilla data dal dualismo creatore, da nostro Padre e Madre e va tutelato, rispettato, protetto. Ma pensare che esista un piano o filo sovrannaturale da copiare le religioni che non sopporto... Ho accettato solo per Milan, ma non mi va... io non credo di essere affatto una Figlia o Fanciulla..."

"In verità il fatto che tu sia una Musa di Dorde non è un concetto sbagliato. E' il fatto che lui abbia scisso le due cose, Fanciulla per essere le sue personali e le Figlie o Muse, non lo capisco. Non siete la stessa cosa?  E' per te, se esistono molte cose. No?" guardandola con un sorriso leggero "Se ricordo bene le nove Figlie o Muse sono coloro che conducono, che indicano,  qualcosa di  Richiesto.  Le muse sono... colei che invita, 
colei che invoca, colei che mente, colei che punisce,colei che predice,colei che appassiona, colei che cela, colei che insegna. colei che crea. Entità ispiratrici per tutti, vere e proprie streghe forti, capaci, neutre e dedite a rituali mistici. Studiano, tessono e presiedono gli avvenimenti consigliando i Guardiani. Usano le parole per arrivare alla risposta che si chiede loro.  Il cerchio è l'incontro  delle dame, ma anche il luogo di celebrazioni di date speciali come i solstizi o gli equinozi. Al loro posto giungono le Fanciulle di Dorde, rappresentazione della ruota annuale, dei momenti stagionali che viviamo. Dotate anch'esse di qualcosa di speciale, si abbigliano e compiono rituali di ringraziamento o invocazione d el Padre e la Madre portando le festività tra noi. E' come ho capito da Milan per Dorde le Fanciulle sono molto di più di questo..."

"infatti, non è la stessa cosa dei preti? Alla stregua di altre religioni dove si pensa al magico? Perchè dovrebbero esserci personificazioni di un periodo e che fa riti in stile messe religiose? E' vergognoso! Così come le nostre armi che sono fatte in Weben o
Benben e in Uakitite, perchè secondo Milan donano qualcosa di magico al proprietario. Serio?"

"Sai come la pensa Milan, che a questo mondo oltre il materiale cè dell'altro. E lui vuole accaparrarsi tutto il positivo che può. Tu sei più materiale, pratica, rifiuti queste cose e posso capire che vuoi lasciare tutto, se non vuoi farvi parte diglielo. E Basta. Cosa può accadere..."

"La Fanciulla della rinascita sai perchè si chiama così? O Peggio e cosa temo, la
Signora del nuovo anno?"

"No, lo sai che partecipo molto di rado
a queste nuove celebrazioni, tranne le feste al falò. Quelle non me le perdo" mostrando un sorriso smagliante.

"Conosci Serena no?"

"Si, la mora. Anche se ha il pancione e ormai dovrebbe partorire,  adora occuparsi dei giardini..."

"GIà. Era la
Signora del nuovo anno...! Guardala come è adesso..."

"..." restando un attimo turbato con la bocca aperta mentre lei lo fissava nera in volto.

"
Signora del nuovo anno... aspetta! Non può essere quello che ho capito io!"

"Secondo te qualè il compito delle Fanciulle del Tempo delle invocazioni e Fine dell'inverno?

"Cavolo non lo ricordo. E' il periodo marzo fino maggio, con due Fanciulle come rapprentazioni... è il mese dei semi e impiantamento, rinnovo..."

"e accoppiamenti! presenziano nell'abito creato ogni anno per rappresentare..."

"No, aspetta! Dici quella ragazza che ho visto con quell'abito color verde foglia chiaro, con gonna a palloncino a strati come petali, dal più scuro a trasparente perlescente sopra? il fiocco lunghissimo fino a terra con le due stringhe  come strascichi? i ciondoli come campanelle a forma di fiore che tintinnavano, il velo stretto alla testa da un nastro con quei ciondoli? Coi capelli sciolti lunghi e le scarpe con un tacchetto? Che assisteva durante le settimane della monta degli animali? Per le nascite estive?"

"Si!" con il broncio "davvero non segui più molto la vostra religione! Uno dei compiti di quelle Fanciulle è rappresentare lo spirito della rinascita e dell'arrivo del periodo di Luce. L'anno scorso non cèra?"

"In effetti non a questi livelli. Cèra, ma questa è la prima volta che sento queste cose. Si è portato agli estremi il concetto dell'antica religione. Ricordo che ero d'accordo sulla credenza di ringraziare il dualismo creatore e ricordo te, quel giorno, in cui hai chiesto allora la scintilla della vita o particolla di Dio e il big bang cosa fossero, visto che non erano proprio un dualismo. Ho riso per ore. E quando hai continuato dicendo che una volta in un acquario era nato un cucciolo di squalo, ma non vi erano maschi e hanno scoperto che forse sono in grado di procreare per partenogenesi non riuscivo a smettere. E anche qui, hai messo in dubbio la questione. E Alaric che si scontrava con te dicendo che sei pazza perchè non credi in certe cose e in Milan. Cosa accadrà se scoprono che non sarai più Fanciulla?" ridendo di gusto.

"..." guardandolo malamente come se volesse chiedere cosa ci fosse di divertente "non cè niente da ridere. Sono rituali assurdi, va bene festeggiare ma non con gravidanze e feste baccanali. Andiamo....  Per augurare prosperità e buon anno  non cè bisogno di certe cose. E le urla di felicità e isterismo di certi video della gente, appena sente che altri sono incinta. A me viene la pelle d'oca, lo sgutter nel vederli urlare e fare cose pazze solo perchè tizia è gravida. Perchè tanta felicità su una cosa NATURALE! Succede a TUTTE, a meno che non ci siano problemi, ma ormai sono per la maggior parte sistemabili, ogni femmina di questo mondo ... oh, ma diciamo la cosa correttamente. Se tu sei sposata, con pieno accordo delle famiglie e tutto, è accettato. O sei una donnaccia per la società e mi spiace per loro, ma fanno o possono farlo TUTTE! Che poi che schifo, cavolo! Se capita in qualche modo che scopro di esserela Signora del nuovo anno, brucio tutto! Altro che onore essere queste cavolate!"

"Lo sgutter... di nuovo quella parola per non dire , non la sentivo da un pò" scoprendo che l oguardava malissimo "Dai, calmati" alzando le mani vedendola furente, nervosa "Milan non lo permetterà, ha anche il Giuramento sull'onore di quel giorno, se mai dovesse accadere..."

"IO NON VOGLIO QUESTE CAVOLATE! Anche Alaric dice che non è normale odiare quello è naturale, rigirandomi le mie stesse parole. Ti ci metti anche tu?" fronteggiandolo con rabbia.

"No, non ho detto questo. Sai che non lo farei mai, men che meno con te, Kianta. So che odi quel discorso e non trovo giusto da parte di Milan e Dorde una cosa del genere. Nessuno ti chiede un sacrificio, e non dovrebbe neanche Milan. Nessuno ti toccherà, ne dovrai soffrire per queste cose. QUindi calmati, non devi starci male" stringendole le braccia e cercando di calmarla, cercando di guardarla negli occhi nonostante lei non volesse il contatto visivo "Se vi saranno problemi cercheremo di sistemare le cose. Ok? Ma Lui cosa dice contro le decisioni di Milan?"

A quel punto lei sussultò sorpresa, alzò finalmente gli occhi su Jd e restò qualche istante, aggrottando la fronte, nel capire la domanda. Poi si allontanò con decisione dalla stretta gentile di lui, che rimase con le mani alzate dove tenevano le braccia. Tornò a fissare la sabbia, perplessa e silenziosa, finchè non guardò il cielo.

"Perchè è importante sapere Lui che ne pensa? Comunque non gliene ho parlato e preferisco evitare..."

"Perchè?"

"...perchè!" disse lei voltandosi di scatto verso di lui, serissima "so già la risposta, la conosco e non mi interessa. Non deve accadere, in nessuna situazione, non esiste che finisca così per me. Non... non.." scuotendo la testa disperata "sarebbe tremendo per me, una cosa..."

"da noi non esiste l'obbligo, e lo sai. Anzi, ne è contemplato solo uno, l'Uno, e nessun altro di davvero... insomma, anche per te questo è stato possibile  e quell'Uno è un vincolo scelto e voluto da chi accetta. Poi per il resto tutti eseguono per gratitudine, rispetto e perchè vi seguono per davvero. Ci credono. E lo avete costruito voi. E non posso pensare che Milan possa accettare che tu..."

"Non riesco a capire come fa la gente ad essere felice nel farsi avvicinare e peggio ancora a fare figli, e intendo dal lato della donna. Dovrebbe essere, essendo umani, qualcosa ben diversa dall'accoppiamento degli animali in generale e...

"Fa niente, non pensarci perchè non accadrà." proruppe lui, per evitare di un discorso che aveva già fatto con un'altra persona e non sapeva mai come rispondere, cosa dire, come trovare un equilibrio in una conversazione così particolare da non farle venire le paure "Hai anche il dispositivo nel braccio che lo evita, quindi pensiamo a queste... cosa voleva Milan? Eventi? Perchè ti ha mandato degli abiti con accessori e gioielli da festa?"

"... ci saranno dei ricevimenti per i nostri fondi" iniziò lei calmandosi piano piano" il Conte ha deciso di organizzarne due lui e uno un alto governatore della ex america. Ancora non so come Milan riuscirà a cambiare certe cose, ma ha detto che è importarte la nostra partecipazione, ecco perchè dell'AerOl con tutti i vestiti. Di tutti i veterani, quindi preparati. Mi ha mandato anche i gioielli migliori..." toccandosi la collana. Un intreccio come dei rami sottili di fili di platino che abbracciavano il collo formando come un girocollo spesso quattro dita, che correva intorno al collo come due braccia di rami che da dietro si aprivano in avanti e terminavano poco sotto il solco del collo, con una grossa gemma blu che sembrava uno scorcio di universo.

"Oh, è la collana con la tanzanite? bella, sta bene con l'abito!"

"No, è Heelal..."

"COSA?!? Ma dici il diamante blu?"

"Si, il cugino dell'Hope, trovato nella stessa miniera qualche anno fa e donato a MIlan per finanziare il Progetto. Solo che, vedendolo, ha deciso di tenerlo perchè a causa delle sue la gemma ha l'aspetto di una foto di qualche sonda mandata nell'universo profondo, e l'intagliatore olandese ha dato ad essa un leggero taglio e il nome appunto di Heelal, universo. Dopo che fece creare questo abito, l'aqua, ed altri sempre sui toni del blu con le migliori stoffe per degli eventi dove dovevo essere presente, mi ha dato anche questa collana da usare a mia scelta con ognuno di essi. Era insieme ai rubini, opali australiani, cianiti e tanzaniti da abbinare agli abiti"

"Cazzo, Kianta...! E' un cazzo di diamante che vale miliardi, e non andare al mare!"

Le lo fisso freddamente, alzando il sopracciglio destro "non stavo prendendo il sole, non facevo un bagno, questa zona è controllata dai nostri e cè Helias attivo a controllare ogni cosa. Calmati. L'ho indossato apposta, per fargli un dispetto, sapendo che lo avrebbe saputo..." dicendo più lentamente l'ultima parte, guardandolo.

Jd capì a cosa si riferiva, qualcuno diceva a Milan quello che faceva e ammetteva che lui stesso aveva detto qualcosa perchè il Leader agisse pro Kianta per determinate questioni. E quando lei lo fronteggiava. Era l'unica a farlo, la sola con gli attributi che tanti di loro invece avevano di natura ma non usavano con lui, da guardare quel'uomo negli occhi e dirgli cosa non piaceva, cosa non andava e pretendere un cambiamento.
Tuttavia, Kianta era Kianta, come Milan era Milan ed entrambi sapevano come trattare l'altro. E Milan sapeva che Kianta non lo affrontava per qualcosa di preteso come fosse un'egoista pretenziosa o altro, agiva e chiedeva sempre per l'organizzazione o qualcun altro, essendo più di semplice di molti altri. E semplicemente sapeva cosa voleva e come e chiedeva l'appoggio dell'amico, perchè questo erano ormai.
Anche Jd era suo amico ma sapeva bene che lei aveva come... dei livelli di amicizia, un pò come i livelli di spazio della zona privata di una persona. Come quella lezione sulla comunicazione e interazioni personali, tra le altre che rano obbligatori, che lei faceva fare a tutti per istruirli e migliorarli. Lei adottava la stessa cosa e quindi teneva diversi tipi di amici, come diverse erano quelle zone. La zona intima, zona personale, zona sociale, zona pubblica. Sapeva che se stesso e Milan come i veterani, facevano parte della zona personale. La zona sociale con tutti i membri dell'arganizzazione, il gruppetto degli Andere in tedesco o Diversi, come li chiamavano gli altri e tutti quelli che si facevano avvicinare da lei senza timori. Perfino Madame era in questa categoria. E poi cèrano quelli della zona pubblica, tutti quelli che non voleva tra i piedi se non per lavoro,  ossia fuori dagl i altri spazi. E la zona intima, o più vicina a lei... non era di nessuno. Almeno, ricordò, prima di otto mesi prima, forse di più. Cèra solo una persona in verità, che era riuscita a superare quella linea netta tra lei e tutti gli altri, se stesso compreso, che sapeva aver raggiunto una vicinanza di... niente. LA persona speciale, LA personale più vicina come per altri erano uno dei  nonni, genitori, migliori amici per sempre, qualunque persona che restava per sempre nel cuore e spalla con spalla. E sospirò duramente, per questo.

"Quindi fammi capire. Sapendo che Milan lo scopriva hai indossato una abito costoso, il diamante che è il gioiello più costoso di tutti beni dell'organizzazione, in tema di oro e pietre, e sei venuta qui a guardare il mare  per protesta?

"Ho pensato che fosse più appropriato e... di certo non potevo venire vestita di tuttopunto, con pelle e tessuti pesanti. Questo periodo è perfetto , non ancora troppo caldo ma cancellando il freddo. Sapevo che venivamo qui e ho deciso di farlo, visto che Milan mi ha chiesto anche di partecipare a determinati incontri, mandandomi alcuni abiti da indossare. Lo sapevi? Vuole che sia presente come sua accompagnatrice, anche se sa che odio quegli eventi, e ho deciso di godermeli un pò. Mi sentivo di mettere questo e osservare per un pò..." facendolo ridere.

"Ok, lasciamo perdere... Cosa stai guardando da quando sono arrivato?" le chiese, vedendola di nuovo fissa in un punto, mentre i cani e il mulo giocavano contenti intorno a loro.

"Il Castello di mare, quell'antico bastione che si può vedere in giorni come questo. Ormai è dirocatto, peccato..." stringendosi le braccia tra se.

"Vuoi andarci?"

"No, come ho detto è diroccato e in epoche passate era anche una prigione sull'acqua. Sarebbe pericoloso e poi... se è come ho letto, magari quel posto è anche oscuro. Meglio di no..."

"Allora torni con me?"

"Mi spieghi perchè ho trovato al canile Sin e Anu? Sono Xolo quetzal, anche se rientrano nei cani da guardia non li ho messi..."

"Lo so io..." la fermò subito "Milan a quanto pare, quando stavano caricando i cani nell'AerOl , mentre il resto dei gruppi che dovevano venire nell'AirOl, ha chiesto che questi due signorini fossero con te come guardie extra. A quanto pare è per la tua sicurezza, sono addestrati e buone Ombre,  inoltre sono i cani destinati alla sicurezza personale di pezzi grossi... quando uno dei ragazzi mi ha detto che è stato Milan, ho capito che ormai sono i vostri protettori. Seguono sempre te o lui dove serve, quindi ha senso..."

"Ma abbiamo altre razze per questo compito, loro valgono tantissimo ed è certo che hanno meno problemi dentali dei cugini in messico ma... che senso ha portarli qui?"

"Non capisco perchè ti lamenti..." disse lui pensieroso, intrecciando le mani dietro la testa, facendo piccoli passi intorno a lei "li alleviamo a addestriamo per essere i cani personali di gente ricca e snob, questi due sono rimasti sempre insieme a voi due quando volevate un'Ombra, non sono stati mai venduti a nessuno e ora li manda qui per te. Direi che ha preferito un'ulteriore incentivo di sicurezza nei tuoi riguardi. Ha mandato anche altre
razze per le ronde e controllo, ma questi sono considerati i cani sacri e di persone di alto rango aztechi, erano la  guida delle anime dei proprietari. Essendo Milan... Milan, ci credo che lo reputi l'unico tipo di cane meritevole di stare al suo calcagno."

"Già, essendo Milan quel che è..." rispose lei lievemente piccata, facendo il broncio dopo aver espirato con forza da gonfiarsi le guance, assumendo un'espressione arrabbiata. Facendo sorridere Jd.

"Non so il perchè di questo tuo malumore ma... ti ha pensata, ha voluto un' altra carta alla tua sicurezza, e a me va bene. Quei due ti sono fedeli e ti stanno vicina con le orecchie tese. Io sono tranquillo, quindi non preoccuparti per loro e il loro valore. Che poi, parli tu che per lamentarti indossi un abito e un gioiello milionari" ridendo guardandola "Alla fine penso che Milan consideri il tuo valore sopra il loro " fissandola di sottecchi "e credo che reputi davvero importante questa missione da mandare anche te, anche se non era il caso. Ma ti guarda le spalle tramite loro, quindi non pensarci. Ok? Però, perchè sei venuta fin qui su Negal?"

"Guarda che non ho cavalcato questo muletto!" voltandosi a guardarlo con le sopracciglia alzate "mi hanno dato un passaggio, loro compresi, i ragazzi del gruppo scout. Negal aveva già smangiucchiato buona parte dell'erba di una delle zone che dobbiamo ripulire, così l'ho portato con me. Lui è uno dei pochi che non ha visto il mare a casa. Secondo te dove li mettevo scarpe e copriabito?"

"Quali scarpe?"

Kianta si voltò in cerca del mulo e lo trovò a raspare la sabbia giocando con le onde con i due Xolo, sul dorso il corpiabito sghembo, col rischio di scivolare. Guardò ovunque intorno a lei, arrabbiata, dicendo "ma... ma..." preoccupata. QUindi aveva indossato le Constantine di raso color azzurro con tacco e tonde in punta, il completo insomma,  e Jd rise immaginando la faccia di Milan vedendole rovinate e pensando al loro costo.
Quegli abiti e accessori erano per determinate situazioni ma Kianta aveva il vizio di metterli quando pensava fosse lecito come una protesta, ma alla fine non li rovinava mai, era attenta su certe cosa. Ma se accadeva qualcosa anche se davvero raramente, andavano puliti e riparati e visto il loro costo, Milan non sempre ne era felice. Ma chiudeva un occhio perchè li comprava per lei e per avvenimenti in cui si richiedeva quel tipo di dresscode, per poi riporli nel guardaroba dello Chateau. IN pratica cèrano abiti creati apposta per tutti i veterani, Kianta e Milan compresi, con tessuti particolari o pagati cari a stilisti meritevoli, e bravi,  che venivano indossati solo qualche volta, anche una, e messi in un luogo speciale,  e lei trovava la cosa triste. Pensava troppo a chi non aveva niente rapportato al costo di quelle creazioni e considerava importante non sprecare. Anche se li indossava per protesta silenziosa, era sempre rispettosa di tutto, così come cèra la regola in tutta la compagnia,voluta da lei,  che tutto era riparabile e non si gettava nulla. Aveva istruito, creato i cosidetti Angoli e Spazi e nominato artigiani, in grado di creare e riparare di tutto, riutilizzando tutto evitando sprechi o dando nuova vita a ogni cosa, fino a che non si poteva far nulla. Ed erano così bravi che ti restituivano cosa gli portavi come fosse nuovo, a volte se non sapevi che erano riparati sembravano in ottimo stato.
Così aveva dato occupazione, guadagno e dignità a tante persone, ma anche un valore agli oggetti che prima erano persi, costruendo la Cittadella partendo dallo Chateau. Solo gli abiti speciali erano disegnati e creati da artisti fuori dallo Chateau e costavano cari, e in effetti pochi sapevano di questa cosa, appunto i veterani e le guardie dei membri della Testa dell'organizzazione. Kianta odiava mostrarsi in intimo per le misure e creava sempre questioni per non essere toccata, ma finanziava e sosteneva la creatività e le capacità sartoriali interne, come per tutte le altre attività, con ottimi risultati e non capiva perchè Milan dovesse pagare esterni e anche migliaia di dollari per abiti che sarebbero serviti solo una manciata di volte. Così per protesta, sia per quel che si lamentava, sia per questo spreco secondo lei comrpando lui spesso nuovi abiti e accessori, gli faceva sapere che i famosi abiti erano usati anche... per vedere il mare! Per farlo reagire ed essere convocata. Ma Jd non sapeva mai come andava a finire realmente perchè in generale scopriva sempre la decisione di Milan dal comportamento di lei o l'attuazione di cosa lei chiedeva.
Quindi lei dava importanza al riutilizzo e ad abiti veramente adatti alla persona e no nsolo belli, cosa che quelli non erano per e su di lei ai suoi occhi. Ma per Milan doveva indossare quando richiesto cosa lui voleva e, contro Milan, lei li usava per mostrare disappunto su qualcosa. Amava solo alcuni abiti, che aveva creato, scelto e voluto proprio lei stessa e li aveva pagati con soldi suoi, conservati da vendite e altre cose, e considerava tantissimo quegli abiti come , adatti a lei. Gli altri erano doni di Milan per essere utilizzati in certe occasioni e, anche se magnifici, non capiva perchè tutti quei soldi spesi in capi conservati poi in stanze controllate in temperatura e sicurezza, senza altri utilizzi. Calcolava che molti di quelli potevano non essere creati e pagati, potendo indossare sempre gli stessi ma...
 Milan era diverso, pensava sempre che un abito facesse il monaco, sopratutto agli occhi degli altri e indossare sempre gli stessi davanti alle stesse persone fosse... da poveri. Diceva che conosceva la povertà da piccolo in un certo senso e quella di apparire era un'arte,  erano anche un modo per dimostrare cosa era diventato dal niente. Per questo secondo lui una persona aveva bisogno di un certo numero e tipo di abiti per ogni occasione e pagarli di più,  con un risultato stupefancente anche sulla persona, era un piccolo prezzo da pagare.
Ma odiava anche i danni e problemi agli abiti, e questo creava piccole incompresioni se lei faceva protesta, anche se essendo pudica in una certa misura lo faceva come quel giorno sulla spiagga, lontano dagli occhi degli altri.Se lei faceva come credeva, con il risultato di qualche piccolo danno, MIlan diventava di malumore per molto tempo. Per lui gli abiti belli e curati erano... un'ossessione? Poteva metterla così?  Secondo il Leader, certi abiti esistono per essere ammirati o sul corpo di una donna o su un manichino espositivo. Erano opere d'arte, diceva, e i loro costo aveva un senso. Anche lui indossava certi tipi di abiti e di un certo costo, e diceva che gli uomini di un certo livello normalmente vestivano italiano e la qualità era qualcosa che rifletteva loro stessi. Per kianta non era proprio così, al massimo dovevano esserci due abiti identici se proprio lui voleva applicare queste convinzione, ma pensò che era un punzecchiarsi, tra quei due, su argomenti che alla fine a lui non interessavano, si preoccupava solo del rimprovero che lei avrebbe avuto per i danni. Stava pensando troppo su argomenti che non gli competevano,

"le cerco io, tu riprendi quei tre e andiamo. Ho il van a pochi metri. Cè bisogno di te in quel delirio!"

"No, ti prego. Ero venuta qui per un pò di pace, anche..."

"Non posso farci niente, questi qui sono pazzi già dopo un giorno e i ragazzi stanno andando fuori testa. Devi proprio venire..." pregandola con le mani unite e lo sguardo triste. "ti prometto che questa sera avrai finito. E sarai libera! Ma vieni a sistemare la questione. Inoltre il peggio lo danno le donne, e i ragazzi assegnati come Gestori sono in lacrime. Giuro... torna!"

Jd andò a cercare le scarpe mentre Kianta sospirava desolata, odiava quelle persone per come si comportavano con tutti loro. E non comprendeva come considerassero il loro aiuto e protezione come una prigionia, quando le cellule distruggevano e portavano terrore sotto le loro case. Scosse la testa scocciata e richiamò i due cani e il mulo, che ancora fronteggiavano le basse onde spumose.
Jd fece un sospiro di sollievo per cosa trovò, notando che le scarpe erano dentro le bisacce che Kianta aveva messo al mulo, una fascia che teneva due sacche, tutto di pelle, che contenevano varie cose. Ma in quelche modo questi li aveva fatti cadere, anche se non si spiegava il mantello. Ringraziò che lei fosse una persona avveduta e corretta, la osservò mentre passeggiava andando al van con i cani, mentre il mulo scorazzava intorno al mezzo, e disse che in fondo Milan aveva torto. Gli abiti andavano ammirati sulla persona per cui erano statio realizzati, come tutti gli altri. Sorrise pacifico con le bisacce sulla spalla e avanzò verso il van e Kianta, continuando a osservarla mentre il vento  le carezzava il corpo e giocava con l'abito.


Sei ore dopo.

Gask sistemò i contenitori che aveva sgraffiniato dalla cucina del campo in una tascapane in pelle, un regalo fatto da alcuni suoi uomini che sapevano trattare il pellame e utilizzarlo per vari oggetti. In questo caso alcuni di loro sapevano cucire e pressare la pelle con varie decorazioni ,per produrre vari capi d'abbigliamento, oggestistica e vari tipi di zaini e borse. La volta precedente aveva ricevuto dei bracciali in pelle scura che fungevano sia da paracolpi per la corda dell'arco, anche se non lo usava mai, ma anche per pugnali, coltelli di vario tipo o attrezzi di lavoro. Su pressione di Kianta aveva imparato l'arte del chiavistello, un modo carino per dire scassinatore, secondo lei. Con vari piccoli attrezzi fatti appositamente, sempre da alcuni di loro, era in grado dopo un corso pressante, di aprire qualsiasi cosa. E quei bracciali erano utilissimi! Aveva anche imparato ad utilizzare alcuni aggeggi, non ricordava mai il nome, per far scattare le serrature, allarmi e altri apparecchi elettronici. Era penoso con i computer e i macchinosi passaggi per hackerare le telecamere, ma aveva scoperto di non essere male con serrature varie di base, chiavistelli e ogni cosa chiusa da una chiave. E si divertiva a volte a metterlo in pratica, sopratuttto per gli scherzi.
Rise mentre costeggiava il BeauSejour, come cavolo l'aveva nominato Milan. Suo fratello era un uomo straordinario e lo pensava giorno dopo giorno, dal primo momento che si era conosciuti, ma quando si trattava di cose mistiche e nomi da dare, era allucinante. Aveva peggiorato le sue fissazioni dall'arrivo di Kianta, così si era lasciato sfuggire Jd,  e la mania dei simbolismi e parallelismi e non sapeva proprio da dove e cosa cosa provenisse quel nome. E preferiva non chiederlo, neanche a lei, perchè perfino Kianta stessa alla lunga alzava gli occhi al cielo per questo colorito modo di chiamare tutto di Milan. Era così difficile chiamarlo... edificio principale? No, non lo era pensò, anche se in verità mentre si guardava intorno, ricordò che la Consolle e i Crell era posizionati lì e Kianta vi aveva il suo ufficio. Ma allora il Torrione? Non capiva, ma aveva evitato di chiedere a chiunque perchè sapeva che le spiegazioni sarebbero state lunghe e vaghe, per lui.
Sapeva di non essere una cima su tante cose e sorrise al ricordo di una risata di Kianta,  vedendolo interdetto su una cosa che non capiva. Rideva sempre lei, quando lo vedeva perso, spaesato, su un argomento che non gli entrava in testa e con una smorfia come per dire e se prima si imbronciava perchè preso in giro, poi comprese che era per ben altro, e alla fine gli piaceva vederla ridere. Visto che di solito non lo faceva.

"Ehi Victor, hai slacciato quello che ti ho detto?" disse al phonvlet chiamando qualcuno.

"Ah ah ah, Capitano... si, ho staccato, staccato, le cam a infrarossi e termiche e messe quelle manuali. Posso sapere perchè lo hai chiesto e non il Comandante?"

"E' il comandante che ha voluto così. Stiamo facendo un addestramento di emergenza per una cosa, e non vogliamo allarmare tutti col rischio di esser visti e invalidare le cose... insomma, tiene quelle esterne finchè non te lo dico"

"Ma... capitano mi permetta, è un'infomrazione vaga. Come dovrei registrare questo cambio dei..."

"più tardi il comandante verrà lì a dirtelo, dobbiamo provare una cosa! Tu fà quella cosa, abbiamo bisogno di fare dei test per una cosa... stacca. Ok?"

"una cosa di una cosa... capitano, io lo faccio perchè è Lei ma spero che davvero il comandante verrà a confermarmi la modifica al registro. Altrimenti sono io che mi prendo la lavata di capo e non voglio che il comandante..."

"Victor! Tranquillo, registra pure questa cosa e poi il comandante ti dirà tutto, non ho tempo. Tu stacca, eh?"

"Si capitano, procedo. Riceverà sul suo dispositivo l'avviso quando saranno disattivati o modificati come sempre. Buona serata"

"Si, si..." più a se stesso che all'uomo al telefono "spero solo di convincerla..." alzando lo sguardo verso l'alto.
Si sistemò la tascapane intorno al collo, facendola cadere sul fianco destro, poi iniziò la scalata della parete dopo aver ricevuto l'avviso sul  phonevlet. Aveva studiato tutte le pareti per bene per sapere poi come muoversi per tutta la giornata, visto che il giorno prima avevano dovuto terminare il campo e quell'edificio. Ora sperava che fosse dove sapeva.

Arrivò in cima, si issò sulle braccia pentallando i piedi dove era possibile, cercando di non scivolare sulle zone prefabbricate del tetto. Lisce, di un materiale tipo plastica ma di tipo diverso, al solito non ricordava,  uno sul grigio tondenggiante ma calpestabile a forma di quadrato, con l'altro tipo trasparente in un bell'oblò da cui si vedeva l'interno. Di quelle sezione ve ne  erano sei in una fila di due, al fianco altre sei quindi, per un totale di dodici di questi quadrati grigi con l'occhio, come li chiamava lui, che formavano il rettangolo del tetto. Niente, ricordare nomi e la matematica e cose attinenti, non gli riusciva.  Inoltre l'edificio che avevano eretto in poche ore con il meglio della loro tecnologia era così grande e con tanti oblò da non sapere se cèra cosa cercava.
Si alzò, notando come già dei piccioni aveva insudiciato alcune parti e iniziò a camminare guardandosi intorno. E poi la vide, attraverso una di quelle bolle, distesa con il naso all'insù. L'aveva già sentito arrivare?

"Credevo non venissi" disse Kianta in un soffio, restando a guardare le stelle, mentre lui avanzava. Era distesa vicino ad una bolla, con un braccio destro dietro la testa e l'altro, il sinistro,  che teneva il ginocchio destro poggiato sull'altro.

"ieri non ci siamo più visti, così ho pensato che oggi eri libera e sapevo di trovarti qui..."

"Uffh, tutti sanno sempre dove trovarmi..." disse debolmente lei, incrociando le mani sull'addome con il broncio.

"Hai visto che già i pennuti hanno..." ma si bloccò quando, a pochi passi da lei, la vide distesa su qualcosa e tacque.

"Certo che lo avevo visto, ecco..." si alzò sul gomito, rovistò in una borsa al suo fianco e prese un qualcosa color grigio ripiegato, che distese finchè non si mostrò come un telo dei loro, di un materiale come tessuto idrorepellente, antipolvere o sabbia che usavano anche per alcuni tipi di indumenti. Sorrise e, posata la tascapane, si sistemò sul telo al suo fianco, distendendosi a guardare le stelle anche lui.

"oggi..." iniziò lui frantumando il silenzio a quell'altezza "... a quanto ho saputo hai sedato dei gruppi inviperiti e pronti alla rivoluzione con polso fermo e deciso, portando nuovamente la pace e..."

"Come parli forbito, quest'oggi" sorridendo e continuando a guardare in su.

"Ho avuto un'ottima maestra, sono acculturato adesso!"

Lei rise piano ma poi scoppiò in una risata che cercò di nascondere fra le mani. Rise anche lui e poi incrociò gli occhi di lei scambiandosi un sorriso. Si sentiva nell'aria qualche voce,  latrati lievi di qualcuno dei cani, qualche risata portata dal vento degli uomini in pausa e alcuni odori di cucina. Sicuramente dalle cappe dalla parte opposta dell'edificio.
Lei si voltò di fianco, verso di lui che rimase di schiena ma allungò una mano, la sinistra, per portala sulla schiena di lei, posando il gomito sul suo fianco, accarezandole la parte bassa della schiena.

"grazie..."

Lui rise, massaggiando con le dita la schiena di Kianta , sentendo i suoi muscoli rilassarsi. Sentiva il suo respiro leggero e il calore a contatto con la sua mano, rispetto alla brezza fresca di quel periodo che gli giungeva sulla pelle.

"Sembra quasi alla Lacrima della Luna, a casa. Se non fosse per quella gente là sotto, troverei questa missione anche piacevole..."

"eh eh, si ho sentito che li hai strapazzati per bene. Adesso credo ti odino per come li hai puniti. Sembra che quando entri tu, cali il silenzio, adesso."

"ben gli sta. Odio il casino di gente maleducata e volgare. E i danni che hanno fatto... avrei capito per popolazioni più arretrate che sono abituate al loro stile di vita spartano, ma loro... ho provato vergogna per loro. Peccato solo che ancora sono convinti di quello che dicevano e facevano, per loro siamo tiranni. Spero che con la mia lavata di capo stiano al loro posto. Sono ospiti ma non vuol dire che devono danneggiare i beni comuni o creare disagi a quel modo.  Ho saputo che due dei Gestori sono dovuti andare in infermeria per aver sistemato il bagno delle donne. Me ne dispiace. Avrei dovuto far loro visita ma dopo averli presi di petto e punito alcuni, mi sono dovuta chiudere in ufficio per parlare con Milan, con i tenenti per l'andamento delle attività allo Chateau e... mi girava la testa. Accidenti a loro! E ancora non so se i bagni sono stati riparati, come alcune sedie e il piano cottura della zona ristoro. Sono..."

"Non ci pensare! Per i bagni so che adesso il water è libero e un phon che avevano staccato della doccia durante una lite è stato sostituito. Jd mi ha detto che sei rimasta là a controllare e guardare con occhi cattivi gli ospiti, finchè non ti hanno detto che mancava poco. E che sei stata tu a rifornire la cucina davanti a loro, con una rabbia nei gesti e sguardo che hanno osservato ammutoliti. Una ragazzina, Margherite, ha detto che quando stavi posando dei broccoli enormi bianchi interi nel frigo, hai guardato chi era presente di loro in un modo che temevano glieli avresti tirati in testa!" ridendo di gusto. Poi la guardò e la vide al solito ombrosa, con le guance gonfie per espirare di rabbia, che le davano sempre un aspetto buffo più che pericoloso.

"L'ho fatto perchè in questo modo volevo vedere se osavano aprire bocca con me! Quel povero di..."

"Sta bene!" la calmò lui "Aveva solo paura delle donne sataniche, così ha detto!"

"bah... trattati coi guanti, con camerieri, persone di servizio e ogni genere di confonto e hanno quasi devastato un edificio! Ora voglio sapere da Milan chi pagherà per i danni!"

"QUalche finanziatore, tranquilla. Metterà quelle spese in qualche voce per quella gente come servizi extra o simili, lo ha già fatto"

"Questo non vuol dire che loro devono distruggere tutto! O perchè non possono seguire le loro diete, iniziare dei litigi come quelli di oggi. E sono loro le persone civili, vero?" disse lei con foga, alzandosi sui gomiti per guardarlo.

"Credo da oggi si limiteranno..." ridendo soddisfatto. "margherite diceva che era contenta che i cattivi erano stati puniti. E secondo lei cè anche altro che..."

"Da quando tu parli con quella ragazzina?"

"Da quando siamo amici e non mi fido più delle apparenze" le rispose, alzando la mano sinistra per carezzarle una guancia con il dorso delle dita.  "e poi è simpatica, arguta, per certi versi mi ricorda te"

"oh, devo preoccuparmi?" chiese lei inclinando la testa di lato guardandolo negli occhi "credevo che con Aline ci fossero fuochi d'artificio!"

"Aline? Ma non parlo con lei da tanto... non sono andato più al villaggio!" sulla difensiva.

"Oh, dai! E io che stavo preparando la festa di fidanzamento" disse di getto, buttandosi di schiena per le risate.

"Non scherzare, alcune volte mi ricordava una persona al campo militare di quando ero bambino..." con aria afflitta.

"mh, scusa. Non dovevo toccare certi argomenti, però sai che sono seria. Vi vedevo bene insieme, puoi cercare di superare certe cose e pensare alla tua felicità" lisciandogli i capelli con una mano all'indietro, con delicatezza. "E' una brava ragazza, sa impiegarsi in mille cose, è una che si rimbocca le maniche e con te va molto d'accordo. Dovresti farti avanti di nuovo"

"Vedremo" rispose laconico, poco convinto "anche se so che non è per me..."

"non ci credo" gli sussurò all'orecchio, vicina vicina.

"seria? Allora non ti do cosa avevo portato, peccato..."

la vide sollevarsi sui gomiti curiosa, come una molla, perchè era sicuro che si immaginava cosa potesse essere. Allungò la mano destra e prese dalla tascapane dei contenitori di plastica da cibo che riutilizzavano, per evitare sprechi di piatti in plastica. Sembravano quelli dei bento ma fatti da loro riciclando in modo da contenere cibo più europeo. Le diede un contenutore viola, dandole poi coltello, cucchiaio e forchetta in metallo chiusi in una busta trasparente. Ne prese altri due e glieli mise vicini, prese quelli per se e si sistemò come lei a sedere.
La vide scoperchiare ogni contenitore e squittire contenta per ogni cosa che scopriva. Le si vedeva in faccia la contentezza del regalo e del suo contenuto.

"oh, boeuf bourguignon!E con patate e patale con crema! Ed è pienissimo! ma chi... quando è stato fatto?"

"Il braccio destro del Re della cucina ha preparato questo per te e noi capitani. Diciamo che l'ho chiesto io e gli altri veterani hanno spazzolato la pentola! Inutile dirti che Alaric si è messo la pentola davanti con prepotenza dopo che hanno servito gli altri?"

"Cosa? E nessuno ha fatto niente?!?"

"Gli spettava, così ha detto. Per le fatiche della giornata"

"Dovrò dirgli qualcosa... mangiare dalla pentola! E che fatiche poi? E' un capitano, mica un Gestore... Mah" scuotendo la testa con gli angoli della bocca in giù.

E Gask rise, sapendo che sarebbe finito con un cazziatone che ormai lui non doveva subire più. Povero Alaric pensò subito, ma poi cambiò idea perchè per come si comportava per certi versi, Al non meritava considerazione. COme lui non ne provava per altri. Sorrise con gusto preparando le posate.

"Macedonia al liquore! CON PANNA!" squittì di nuovo di felicità per poi restare a bocca aperta con l'ultimo contenitore "Oooh, biscotti al burro di Pasta frolla montata con ciliegie o cioccolato! Ma siete pazzi? Solo per noi di grado superiore?"

"anche gli altri hanno mangiato bene, di questo puoi star sicura. Ma vista la situazione di oggi ho chiesto qualcosa di speciale"

"urca vacca!" esclamò lei guardando i contenutori sul telo. Era raggiuante, contenta, con il cucchiaio in mano e gli occhi luccicanti.

Poi calò il buio e la luna a metà mostrava poche forme, aiutata dalle cupole che eruttavano luce da dentro l'edificio.

"E ora che succede" bofonchiò lei irata nel buio. Le luci principali esterne, alte e fredde si erano spente e si levarono lamentele umane e canine.

"Cavolo!"

"Cosa! Gask, che succede?" la sentì dire mezza irata.

"Aspetta..." poi vene illuminato dal phonvlet che teneva in mano e fece una chiamata. Parlò con qualcuno, poi le passò l'apparecchio dicendole che era per lei. Kianta si portò il phonvlet all'orecchio, chiudendo sempre più gli occhi in fessure irate che piroettavano da lui e i cortili sotto di loro.

"Confermo, riaccendete solo le luci principali, vi richiamerò io!"

"Ecco..." balbettò lui quando ricevette indietro l'apparcchio e due occhi fissi e cattivi lo aggredirono. Peggio quando le luci tornarono attive e potè notare come digrignava i denti muovendo la mascella, come faceva quando cercava di calmarsi. "Ok, colpa mia! Volevo solo stare un pò in pace senza essere visti... lo sai, che..."

"basta! O ci sentiranno. Lasciami mangiare in pace... poi discuteremo della tua abitudine di sfruttare le tue autorizzazioni per fare casini " buttò fuori con un sospiro affondando nel piatto di carne il cucchiaio.

"Senti, è vero che Milan ha intenzione di partecipare a degli eventi portando anche te?"

"Si... e NOI. Ci siamo tutti i veterani... sono arrivati gli abiti che indosseremo"

"Chi, io? Mi stai prendendo in giro al solito..." osservandola, ma vide solo uno sguardo accigliato, non i sorrisi quando gli faceva qualche scherzo.

"Sono serissima, vuole anche noi per presentare il meglio dell'organizzazione. La cosa che mi lascia perplessa è che non saremo abbigliati con le divise da parata ma con abiti elegantissimi. I tuoi sono blu..."

"Non vengo, non mi piace quella gente!"

"Tu verrai, primo perchè lo vuole Milan, e secondo perchè so che a tuo fratello non dirai in nessun modo. Siete troppo pappa e ciccia sempre e per tante cose e... quando, dimmi, gli hai detto di no per qualcosa?"

Gask rallentò nel masticare la sua cucchiaiata, ragionando. In effetti dal loro incontro non era accaduto che rinunciasse a qualcosa chiesto da Milan. Anche se effettivamente erano sempre missioni e incarichi. Solo una manciata di volte si era vestito chicchettoso, come lo definiva lui, per Milan. Per accompagnarlo sia ad aventi speciali che in una sorta di club per uomini. E si era già rotto i marron glassè, per definirli in maniera chiccosa alla Beppo visto il luogo, a stare seduto a bere liquori, fumare ogni cosa presente su un tavolo riccamente preparato. La cosa che gli faceva storcere il naso era la presenza di sostanze che un tempo era obbligato a prendere per sopravvivere.
Ecco, ci stava ripensando, ma realmente non era adatto a nulla che al suo lavoro di sempre, che aveva messo poi a servizio di MIlan e, pensando ancora, si sentiva in colpa stando in quel momento con lei. Quello che era successo quei giorni ancora gli bruciavano e sperava che in qualche modo lei potesse perdonarlo. Ma non poteva cancellare quello che era e cosa non poteva fare. O meglio, non erano per lui, adatti a quello che era.
Molti suoi uomini, che facevano capo a lui da decisione di Milan, anche se non si sentiva affatto bravo di gestire come lui e Kianta un gruppo di persone, erano stati capaci di non solo migliorare le loro competenze naturali e di base, ma apprenderne di nuovo e farle proprie. ANche se non diventavano i migliori o specialisti nelle nuove abilità, vi riuscivano. Lui invece, restava sempre quello, al massimo era stato capace di leggere qualcosa e imparare come forzare serrature.
E si rendeva sempre conto vedendo lei, considerando MIlan e tutte le persone nello chateau, della loro capacità di plasmarsi e modificarsi per molto di più, apprendere cose nuove per definirsi meglio. E lui... si vedeva sempre lo stesso con le bugie, le incapacità, la sua nullità in tutto tranne per una cosa. L'Esecutore. E niente altro.
Nonostante vedesse i progressi fatti proprio per Kianta, grazie a lei, solo per tutto quanto fatto, si rivedeva la mattina o la sera allo specchio, lo stesso specchio da mesi, e vedeva eppure un individuo che  si sobbarcava le stronzate dei padri prima e del capo dopo.  E adesso, in questo presente, Milan. Eppure non cambiava, non riusciva, restava sempre lo stesso. Eppure MIlan... Suo fratello e amico. La sola persona prima DELLA persona, per cui decidere e scegliere, invece di chinare la testa e sopravvivere per inerzia.
Ma credeva che quella fosse vita, gliel'avevano impiantata sempre più in profondità con ogni sevizia e costrizione.
Eppure non gliene fregava nulla, all'epoca, credeva fosse il mondo normale. Loro erano i prescelti e gli altri alla stregua di cani parassiti.
E poi arrivò quella persona quel giorno a discutere con il Capo, quell'uscita per andare a quest'incontro in un luogo che gli sembrava... alieno!
E ora viveva e si godeva momenti che non conosceva prima e ogni giorno in istanti, come quello, si chiedeva se fosse giusto come non pensava prima, come quelle persone normali che non contavano sino a quell'incontro con il Capo.
Ma chi era veramente lui? E Milan? E Kianta, che accadevano sempre cose strane?
Ma valeva pensarci in quel momento?
Valeva rovinare quella frazione di tempo, di vita, con tutti questi dubbi?

"E' proprio necessario vestirsi da pagliacci per fargli un favore di immagine? Per far vedere che siamo persone diverse per accontentare puzzoni fighetti..."

"Si dice gente con la puzza sotto il naso" rispose lei con una patata puntata verso di lui, scherzando.

"ma si quella cosa lì, andiamo... è proprio necessario? L'ultima volta per quel pasciotto non respiravo quasi!"

"panciotto, e stavi bene direi... con gli ultimi doppiopetto che ti ha fatto mettere non eri male. Forse non ti farei più indossare quelli chiari, stai meglio con quelli scuri. E poi è per Milan e il Domani..."

"..." guardando il cielo "... ci sei anche tu, vero? metti quello color borgogna?" guadagnandosi un'occhiataccia e un broncio, anche se sapeva che lei forse arrossiva ma lo celava. Non le piaceva molto mostrarsi in abiti da donna, non si sentiva a suo agio.

"Vediamo, non ho ancora deciso e non voglio sentire storie da te e Milan, non siete voi che dovete andare con scollature davanti o sulla schiena, visti da tutti"

Lui rise, scosse la testa e continuò a mangiare con lei, parlando di ogni cosa, prima che qualcuno li cercass e per disperazione causata dagli ospiti. Dal tetto si sentivano molte cose e già temeva di sapere cosa.


















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Capitolo 11
*** Chapter 11 ***


Chapter 11 Chapter 11

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Ricordo che ogni capitolo non è stato modificato ne rivisto da quando era stato messo da parte in una chiavetta. Scritto per un concorso di scrittura ma non convinceva, è per come era stato ideato e scritto e le vicenze sono sequenziali, frammentate da flashback, e scritte man mano che mi venivano le idee.

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Giorno 3

"Comandante...Comandate!"

Kianta sospirò avvilita e chiuse gli occhi qualche istante dopo aver visto correre come un pazzo uno dei Gestori fuori dall'edificio dove era diretta. Aveva dormito male a causa delle chiamate continue per le intemperanze degli ospiti. Altro vandalismo, altri litigi, altri schiamazzi con ovvio intervento di guardie e gestori per sedare i malumori.
Per cosa?
Per incapacità di condividere spazi non ristretti ne angoscianti, provvisti di tutto, zona cucina e ristoro che ospitava anche più persone di quelle ospitate solo lì, proprio per dare modo a tutti di non sentirsi stile sardine in scatola.
Per loro tutto ciò era inconcepibile, ma loro stessi vivevano in questo modo anche allo Chateau, in base ai gradi e alla permanenza, si poteva stare con altri nelle stanze con letto a castello, sala ristoro e quella da pranzo in comune, bagni in comune... tutto in comune. Eppure doveva dire che i suoi uomini litigavano più per gli scherzi che si facevano, cose da uomini, che malumori per come vivevano. Ma contrasti su oggetti presi in prestito senza chiedere, per aver sfruttato qualcosa per egoismo e altro non ne esistevano.
Le regole dello Chateau erano chiare e accettate, si rispettavano le Costrizioni, come le chiamava Milan. Scritte per il giusto comportamento, corretto e approvato dal Leader stesso. Presentavano esempi e spiegazioni relativi a psicologia, medicina, senso figurato (significato  metaforico) , politica, familiare (elementi di sociologia e antropologia) .  Linee guida quindi di convivenza, rispetto e socializzazione, istruendoli con lezioni supplementari perchè conoscano e comprendano l'empatia e tutte le possibilità esistenti di situazioni,. Per riconoscere l'approccio corretto ed evitare scontri e malumori, da accorpare alle regole minitari tradizionali ma gestite "alla Milan", come dicevano tutti. Il Leader sapeva farsi ascoltare, obbedire, era capace di oratoria e incitare e spingere le persone a dare il proprio meglio.
Ma era di vitale importanza che il migliaio di membri sapessero stare al loro posto come militari e condividere varie cose, saper gestire le situazioni e trovare compromessi adeguati.
I malumori, l'odio e altro erano gestiti e affrontati in modi diversi ma il punto era che dopo uno o due mesi nell'organizzazione, tutti ma proprio tutti erano in grado di pensare alla o del comune (stanze, bagni, sale da pranzo, zone cucina libera, sale di ristoro, di lavoro, angoli liberi ect), il dividere con altri.
Con il risultato che, non importava che soggetti fossero e da dove venissero, ma anche una bottiglia di liquore diventava un bene da offrire e far girare, anche se comprato da uno solo o dono di premiazione per le squadre (in quel caso il Leader donava ovviamente più di una bottiglia e sempre di ottima qualità, mai scadenti) col risultato di un cameratismo più sociale, accettato e ben voluto.
Ma il discorso era lungo, ampio e Kianta si accorgeva che stava cercando di pensare ad altro che il nervoso per le emergenze notturne, eppure le venne in mente, mentre quel ragazzo la raggiungeva, che tutto il discorso con Milan sull'andamento dell Torre della sera prima non aveva toccato mai una delle cose che lo irritavano. Chi non lavorava come lui voleva, chi rovinava le cose e chi non portava rispetto e trattamento adeguato a chiunque.
L'aveva sfangata perchè preso da altre cose o non si arrabbiava se lei lo contrastava? Se poi metteva le Costrizioni?
Una delle cose che lei aveva portato all'inizio era la lezione, un nome generico per tutta una serie di incontri con specialisti per dare a tutti, ma sopratutto a certi soggetti, conoscenze, informazioni e spiegazioni su come comportarsi sia tra loro che con altre persone. Anche perchè molti non avevano neanche seguito le scuole da piccoli perchè cone di guerra o altre questioni. Se sapevano scrivere il loro nome era un miracolo ma altro, nisba.
Inolre li aiutava a valutare le persone con elementi specifici tratti dalla psicologia e con psicologi e psichiatri, riunendoli  nel Teatro, una zona ampia apposita utilizzata per vari scopi ricreativi ma anche di studio. Prima come zona di incontro per le lezioni, ma gli uomini stessi dopo piccole punzecchiate per invogliarli, avevano usato le loro nuove Abilità per renderlo un Teatro a tutti gli effetti. Alla fine crearono tendaggi e decori in stoffa, affreschi con la tecnica 3d, ossia creando il bassorilievo con cartongesso con un effetto 3d straoredinario, divenendo sempre più bravi. Uno dei mestieri che aveva giovato sia agli uomini che alle entrate, era uno stile a rilievo dove le figure, qualunque esse siano, “fuoriescono” dalle pareti per un aspetto tridimensionale attraverso l’impiego di diversi strumenti tra cui coltelli, taglierini, scalpelli e spatole, tutti di vari tipi, modellando il materiale tra gesso, stucco e altri sulla parete. Creando queste raffigurazioni di qualunque genere con una maestria che migliorava ad ogni lavoro, che fosse muro o tele speciali da applicare alle pareti.
QUindi  fregi e rilievi di vario tipo, poltrone e zona musicisti, rendendo un rettangolo giantesco  anonimo una sorta di rivisitazione dell'800, dopo che erano rimasto affascinati dalle lezioni sulla rivoluzione francese, con la famosa galleria degli specchi voluta da Luigi XIV e i teatri che visitava Maria Antonietta.
Poi dopo psicologia avevano anche studiato teatro, recitazione e comportamento per sapersi meglio approcciare a ogni situazione ed era scoppiata la mania di ricreare opere e libri, tra adattatori e interpreti scelti da loro stessi. erano bravi dopo mesi di prove e storie presentate la sera ma molte volte ci stavano anche troppo.
Le lezioni vennero spostate in aule apposite allo Chateau, in uno degli edifici nuovi, creando anche qui con le loro mani tre stanze che riprendevano quelle ottocentesche con pannelli in legno a cassetti cesellati e intagliati da loro, che ricoprivano le pareti fino ad un certo punto perchè dei fregi a rilievo staccavano i pannelli in legno dal tetto, in varie tipologie in legno o stucchi, affrescati da applicazione delle tele, riprendendo quello che è lo Chateu originale, quindi il corpo centrale.
Il tema era libri, bambini che studiavano e cose così.
Restava il fatto che le Lezioni, le Costrizioni e il leader stesso avevano creato una sorta di armonia generale, che si restringeva in tanti gruppi affiatati di amici o comunque di uomini che erano vicini a pelle, ma non inficiando il rispetto e convivenza, elementi chiave tra loro.
E quel ragazzo le ricordava che una società mal gestita e mal compresa creava delle bestie, perchè lei non vedeva in quella gente esseri umani, ma bestie. Punto. Perfino gli animali erano tremila gradini sopra quegli esseri antisociali e distruttivi, anche quelli definiti pericolosi per l'uomo. Tranne la zanzara, quella era un'altra figlia di satana come i gatti. Ma perfino questi due esseri animali che odiava a morte erano superiori a quelli là dentro. Per lei la questione era chiusa.

"Comandante, scusi se è stata chiamata nuovamente ma ci sono di nuovo disordini"

"Bestie..." bofonchiò irata, superandolo ed entrando. E già mettendo un piede oltre la soglia, appena aperto uno dei battenti, fu investita da urla e schiamazzi, rumori di oggetti colpiti e le intimazioni di calmarsi da parte dei suoi uomini.
Eppure appena sfrecciò a passo quasi spedito verso la zona degli ospiti, una marea di si levò là dentro, finendo per far zittire tutti.
Questo perchè, spazientitta dal terzo brusco risveglio notturno, aveva fatto portare tre gabbie per animali di grosse dimensioni, mettendole in fondo, vicino il muro trasparente. In preda alla rabbia per aver scoperto il frigo divelto, letteralmente privo delle porte, a causa di scontri tra vegani e onnivori, perchè i primi non volevano che il proprio cibo venisse infettato da carne e derivati di animali.
Nonostante fossero ben divisi per livelli in quello che era un frigo imponente, con zona ghiaccio e abbastanza capiente, quello usato per la ristorazione insomma, per soddisfare tutti per la quantità e le tipologie di cibi che poteva contenere.
Invece loro, i vegani, che lei rispettava ma che non fossero nazivegani come in quella situazione, smembrarono il frigo perchè le loro care verdure si contaminavano, sporcavano con le particelle cancerogene e mortali di carcasse di animali morti, come dicevano.
Lei stessa e anche per le posizioni dello Chateau sul cibo dovendo produrlo e prepararlo per il consumo, gestiva il concetto della carne in un certo modo. Senza sofferenze, una morte indolore e un rispetto enorme in vita, rispettati e trattati come se fossero dei loro. E vedere delle persone che si reputano vegane per amore degli animali, gettare beni di prima necessità come del cibo, peggio il loro che rispettavano dalla nascita alla morte, ringraziando a ogni pasto il loro sacrificio, per terra, per rabbia le faceva venire la voglia di fargli male.
Ed erano gli stessi esseri che dicevano che lei stessa perchè cavalcava e allevava cani e cavalli di vario genere, sfruttava e maltratta gli animali perchè questi erano, da loro parole, forzati e spinti con dei premi a fare cosa voleva. Che facevano fare cose innaturali.
Queste persone non sapevano e non volevano comprendere che da loro tutti gli animali erano importanti, tranne le zanzare. Quelle erano cose sataniche che andavano trattate in... un certo modo. Sorelle dei malefici gatti, ma quelli doveva tollerarli. Ma non le zanzare. Tutti gli uomini accettavano, tramite le Costrizioni, di considerare come fratelli gli animali, che provassero dolore psicologico e fisico e che vi era un beneficio nell'interazione con loro. E andavano ringraziati per ogni uovo, litro di latte o fetta di carne ma non oltre l'eccesso messo in atto dalle aziende. SOlo quello che davano e senza togliere piccoli o fare niente per aver loor le materie prime.
NOn avevano un mattatoio come si usava dove centinaia di bestie venivano sgozzate e fatte dissanguare vicini, sentendo il dolore degli altri e il proprio. Condivideva l'idea della caccia corretta, perchè a volte la praticavano vivendo in mezzo alle montagne e i boschi ma solo cibo. Anche se altri derivati venivano usati per altri scopi, non uccidevano per divertimento, mai. Ma anzi aiutavano e curavano quelli selvatici che trovavano con problemi. Inoltre credevano che un animale non andava procurandogli paura e dolore finchè non lo finivano, ma se selvativo con un colpo diretto in testa, senza che si accorgesse di nulla. Quelli che allevavano con un saluto formare con inchino,  un beverone per addormentali e finirli con una pallottola. Unica, veloce, indolore.
Certi mattatoi usavano ancora le pistole pneumatiche ma se pensavano che l'anime era bello che andato, si sbagliavano. Erano storditi ma vivi.
Loro non badavano ai soldi, come altri nel mondo che macellavano o scuoiavano per le pellicce, che ancora accadeva, che usavano picchiarli a morte perchè una pallottola costava troppo.  Era invicile, inumano, vergognoso. Eppure accadeva ancora e poteva comprendere fino ad un certo punto quelle persone, ma aveva spiegato chiaramente la questione.
Ergo, sentirsi dare della massacratrice anche per avere una simbiosi con i cavalli che li trattava coi guanti, senza metodi o strumenti antichi dannosi, premiandoli anche dopo l'addestramento, non doma che odiava.
Ma la gente confondeva sempre doma con addestramento, pensando che fossereo la stessa cosa. Lei come tutti gli uomini dell'organizzazione non obbligavano, non spingevano, non si permettevano di far uscire un cavallo completo di tutto se vedevano che non era una buona giornata. Così come mucche, capre, pecore, solo per alcuni esempi, non soffrivano di mastite, non macellavano mai cuccioli come si faceva con agnelli, capretti e manzi ma solo a una certa età. NOn davano ormoni, avevano zone vastissime intorno per tenere tutti gli animali che curavano. Niente mastite o problemi, niente puntoni elettrici ma seguivano e correvano da loro con affetto, avevano richiami finladesi che le radunava solo cantando. Spazzolati, puliti e massaggiati ogni giorni.
Sentirsi dare della torturatrice pone fine alle gentilezze, pensò.
Fu così che tre di quelli che crearono litigi e devastazione finirono dentro le gabbie per ore, chiedendo loro di provare una vera prigione come accade nel resto del mondo. Uno spazio ristretto, con niente a disposizione rispetto all'hotel, in confronto, dell'alloggio temporaneo che avevano fornito. Per pochi giorni erano impazziti.
E ancora, fece una ramanzina aspra ai vegani dicendo che loro si pavoneggiavano di amare gli animali ma il poco rispetto nel trattare come spazzatura la carne e i derivati finiti sul pavimento, li rendeva bestie. Quegli animali non avevano sofferto come tutti gli altri, erano ben curati, controllati, liberi in una certa misura perchè vivevano comunque in zone apposite ma più liberi di altri posti. Era una mancanza di rispetto assurda quella di rendere come spazzatura il loro sacrificio per far vivere loro.
E peggio, la loro bella verdura, qualunque fosse, era in commercio dopo aver ucciso o fatto del male o allontanato vari tipi di insetti, talpe, conigli e ogni animale nel raggio dei prodotti che usavano. Venivano impiegati dei prodotti chimici perchè apparissero belli corposi e lucidi, nati da semi sterili venduti da multinazionali  che modificavano quei semi, sia per essere un danno per il contadino che non poteva ricavare nuove piante dai semi ricomprando, sia perchè la varietà era sempre quella, identica geneticamente, ben diverso dalla natura. QUindi questi miracolosi prodotti bio e tutto non esistevano, non sapevano quanti prodotti con dicitura bio erano una fregatura, così come tutti gli animali come rane, topi o altro finivano nei prodotti marchiati vegan e non lo sapevano. Era successo ma la gente malata continuava a dire che proteggeva e rispettava gli animali, quando non era così. Nessuna considerazione reale.
Come per l'esser e umano in generale, e la sua fine per quella mentalità. Quinoa o avocado o altri prodotti immessi nel mercato ogni anno targato vegan, che erano divenuti una privazione per le popolazioni che li consumavano normalmente nella loro dieta prima della moda. I prezzi schizzati alle stelle per il nuovo mercato più redditizio hanno portato alla fame milioni di persone, rese schiave e povere, sfruttati ogni singolo giorno perchè li producano per i .
Coltivavano invece  loro stessi tantissimo e svariate cose, senza uso di nulla che non fosse naturale per scacciare lo scacciabile, anche con trucchetti come le coccinelle e altri insetti predatori o prodotti naturali non amati da parassiti e roditori. E di nuovo attaccata da folli che consideravano cosa gli veniva fornito come pericoloso, gettandolo a terra.
Quindi da amichevole era tornata Kianta.
Dal momento dell'isolamento di alcuni e le gabbie, le questioni parevano calmate. Eppure quel giorno doveva parlare con una persona in particolare.

"Signor Sindaco... Caro, Signor Sindaco. Come va oggi? Sempre irrequieto?"

L'uomo alzò lo sguardo dal tavolino nella saletta ristoro dove si trovava, suo esclusivo scoprì Kianta. I suoi tirapiedi  avevano istituito delle regole per il Sindaco che lei odiava. La guardò dall'alto in basso, notando che lei Indossava abiti simili ai primi giorni ma visibilmente diversi. Camicia bianca gonfia nelle maniche, che restringe ai polsi, un colletto strano ma elegante. Busto stretto in una sorta di bustino di pelle, altri non sapeva dire, da sotto il seno ai fianchi, con decori pressati e lacci davanti, intrecciati in un modo particolare, quasi artistico. Pantaloni morbidi e non stretti sul corpo neri erano chiusi da stivali decorati come il bustino fino quasi al ginocchio, molto belli. Non sapeva esattamente come si chiamassero quegli abiti, non erano chiaramente moderni, ma gli davano quel no nso che di che lo disturbava.

"Mia cara ragazza, come ieri e il primo giorno. Ci state confinando in questo luogo... che ci fa sentire non graditi e, peggio ancora, come reclusi come fossimo clandestini. E sono preoccupato per i miei concittadini"

Il suo tono sembrava rispettoso ma sapeva che lei come i giorni prima, aveva avvertito la nota pungente. Anche l'atteggiamento annoiato e ammonitore gli aveva sempre consentito di far sentire gli altri nervosi, per ottenere una soluzione migliore in tutto. Ma comparve una chiara espressione stupefatta su di lui quando notò che lei sorrideva.
Si, sorrideva malignamente come era già capitato, guardandolo direttamente negli occhi, con quel suo modo di chinare la testa in avanti alzando gli occhi verso il soggetto che sembrava voler colpire con una sola occhiata. E aveva notato, accadeva quando qualcosa le sembrava strana o qualcuno per lei faceva il furbo. E stava accadendo, col mento in direzione del petto, gli occhi grandi ancorati su di lui, con il sorriso che arrivava fino agli occhi come se conoscesse un segreto.

"i suoi concittadini... si, è nobile proteggere i diritti e le necessità di chi l'ha eletto. Massimo rispetto" facendo un cenno del capo verso di lui, ma poi sorrise di nuovo malignamente e guardò le persone a lei visibili oltre il vetro, girando di scorcio il viso verso la sua destra "Tuttavia pensavo che le interessasse maggiormente riunirsi con i suoi amici... lasciare i bifolchi per nuove avventure politiche per i suoi alleati..."

Il Sindaco si rabbuiò, si alzò e, seguito da chi lo sosteneva che lei chiamava leccapiedi, si avvicinò al vetro,  guardandola alzando il mento, sfoggiando quasi un'espressione schifata.

"Signorina, quel che afferma è una calunnia!"

"EHi, basta con quel sognorina. Lei è il Comandante, dai  rispetto ai gradi di chi ti si trova di fronte" proruppe, quasi urlando, una delle guardie vicino la porta al Sindaco, muovendo di poco l'arma come a sollevarla pur restando in posizione di turno. Poi l'altra guardia disse solo "No" piano e si voltò a guardare Kianta. Fece di corsa il saluto militare, scusandosi per l'intromissione.
"Perdoni, comandante, ma trovo irrispettoso rivolgersi a lei come a una comune civile, anche se è da figura politica come la sua nella città. Volevo solo che gli ospiti non fossero insolenti almeno con Lei."
Lei solamente lo fissò,   fece un lieve cenno verso destra e il soldato si mosse rigido verso l'amico che stava ancora fermo dal suo lato della porta, mettendosi in fila, perchè si mettesse al suo posto di fronte al Sindaco per parlargli meglio.

"Mi dispiace, non volevo mancarle di rispetto" rispose lui freddo

"Oh, non si preoccupi, Signor Sinsaco. MA sono venuta per sapere se ha già preparato tutti i bagagli per raggiungere i suoi amici. Volevo salutarla..."

"NOn comprendo..." alzando il mento

"Davvero? Allora la partenza è stata rinviata?" rispose lei assumendo un'aria triste e fintamente accondiscendente.

"Ehi, smettila di attacare il Sindaco. Lui è un Signore, ci protegge, si batte per noi contro voi canaglie..."

"Come?" chiese lei falsamente innocente rivolta alla gente che si avvicinava a loro due, sempre dal lato del Sindaco, per fargli da scudo "Voi siete arrabbiati con me? Pensavo foste adirati con lui, non far squadra per onorarlo"

"Ma di cosa parla" urlò la donna con un ghigno rabbioso contro di lei "ringrazia che non cè il parroco, o il cardinale, loro si che ti metterebbero in riga, stronzetta"

Kianta sorrise come divertita nel vedere quella donna che si definiva madre e poi agiva in quel modo con i figli stretti a lei, chiamando in causa altri due bei soggetti. Si portò la mano chiusa a pugno sotto il naso, col pollice sulla bocca,  come a bloccare una risata, guardandola.
"Oh, si che conosco queste... grandissime figure" enfatizzando l'ultima parte con un cenno della testa ma sorridendo apertamente "abbiamo discsusso parecchio, sono andata all'altro punto di raccolta e hanno fatto un bel gruppetto isterico. Ma io sono io, signora, e se loro di pensare alle vostre anime, lasci che le dica che sto cercando invece di preservare i contenitori di queste anime... oppure Lei preferisce il tanto agognato momento di incontro con il Figlio di Dio? Secondo quanto credete, è il momento clou della vita, quindi nel caso scelga posso tranquillamente mandarla a casa perchè possa incontrarlo quando quella gentaglia farà esplodere qualche altro ordigno. Ma voi sarete protetti dal sangue e volere di Dio, raggiungendolo, no?"

"Come si permette di..."

"Ma il vostro dio è orgoglioso del giochino del vosto sindaco? E' questo quello che vuole per voi, lasciandoglielo fare?"

"Di che cosa parli, è grazie a lui se qui cè un paradiso dentro una prigione" si intromise un uomo tra la piccola folla intorno al sindaco.

"AH Ah AH..." rise lei "e io che credevo che i piccoli focolai folli si stessero spegnendo per le punizioni di persone incivili e nevrotiche..."

"VOI CI AVETE BUTTATO IN QUESTA PRIGIONE MENTENDOCI SUL GOVERNO" urlò un altro battendo i pugni sul vetro.

Kianta sospirò alzando gli occhi al cielo, si voltò solo con il viso verso la sua destra e disse "Helias..."

Dietro di lei comparve come una figura che si sollevava dietro la sua testa. Divenne alto tanto che lei gli arrivava al petto, sembrava quanto quel ragazzo muscoloso, confrontando l'altezza di lei con tutti quelli che avevano visto.
Comparve atterrendo le persone dietro il vetro.
Apparvero prima delle corna che in verità erano similissimi a dei rami, arcuati verso l'alto, con tre ramificazione, quella in alto più corta delle altre, quella al centro più lunga e quella in basso media da cui terminava come una V date dalle "dita" dei rami, formando così tre V e sette "dita". Il viso era qualcosa di strano, se si poteva definire come tale. Un teschio perlaceo dalla forma tonda che si allunga in un muso affusolato e fino, quasi a punta, con una sorta di mento appuntito, la canna nasale che saliva in maniera liscia senza alcun tipo di scalino, orbite dalla forma quasi un parallelogramma con angoli arrotondati. La mascella toccava l'occhio con uno dei tre spuntoni finali, uno che formava il lato corto dell'occhio come appariva, gli altri due come tre spine dalla forma, nascondevano la rotondità finale del cranio, mostrando qui una mascella lievemente rotonda ed esterna di quella che nel totale del cranio era una goccia.
Si, il cranio compreso di mandibola sembrava una goccia coricata.
La prima forma che appariva era questa goccia perlacea, con una dentiatura composta come da piccoli denti perlacei, lunga che finiva quasi alla fine dell'orbita, la cavità nasale e una textura liscia generale. Risaltava l'occhio, o almeno, una sorta di pupilla senza nient'altro color azzurro che si muoveva nel nero dentro l'orbita. E sembrava  sorridente, non faceva paura, non era chiaramnete un lupo o un felino, eppure mostrava qualcosa di particolare e terrorizzante allo stesso tempo.
Indossava un cappotto Frock grigio perla lungo fino alle caviglie, con varii decori in argento lucente ma , quelle più ricche erano le rifiniture a spirale sulla parte anteriore per tutta la lunghezza, intorno ai bottini.  Tutte le spirali sembravano formate da tante V spesse, bottoni traforati arricchivano l'indumento, maniche risvoltate ove il risvolto spesso aveva  un taglio a V  che apriva la manica e ricadeva  ampia, come se richiamasse i voilant francesi ma qui erano più e davano un aspetto antico al cappotto. L'ampiezza  mostrava a volte dei pantaloni color panna come il panciotto, ricamato con catenella lasciata cadere a semicerchio, la croatta o cravatta come si chiamava odiernamente anche se in verità una sciarpa da uomo chiusa alla Opulent Paisley Ascot, e stivali alti lucidi grigio topo.
Poteva sembrare un uomo del diciannovesimo secolo, ma non era questa la prima impressione, nonostante il tipo di abito.

La gente inizò ad urlare, le donne a stringere i bambini a sè, dicendo loro di chiudere gli occhi. Alcuni iniziarono a recitare il rosario o altre preghiere, tutti urlavano . Kianta restò a guardarli come se pensansse . Non era chiamaramente sorpresa o altro, stava lì a fissarli, scorrendo gli occhi su tutti, vedendo le loro reazioni. Se molti restavano a guardare Helias come cervi abbagliati dai fari di notte, la maggior parte divenne isterica invocando Dio.

"Helias..."

"Si, Madre?" rispose questi con una voce calda e gentile "cosa posso fare per te?"

"Anche se per ora sono ancora fuori di testa, potresti per favore mostrar loro il comunicato del primo ministro? Grazie..."

"Certamente, Madre..." rispose lui con un inchino con il braccio, il palmo in alto e la flessione busto.
Poi tra Kianta e gli ospiti apaprve un rettangolo nero, come dal nulla, per materializzarsi il primo ministro che parlava ai cittadini. Tutti ascoltavano il comunicato, dove chiedeva a tutti di essere forti, coraggiosi e ascoltare e farsi aiutare dal gruppo militare approvato dal governo stesso, mentre le forze armate fronteggiavano l'attacco,  o meglio si corresse, gli attacchi contro la società, il paese civilizzato e forte. Che andavano contro, con i loro atti vili, al progresso umano contro l'arretratezza mentale, religiosa primitiva, dello sviluppo umano. Questi individui vogliono portare, continuava, i paesi primi nel mondo per libertà, diritti e dignità umana usando la forza, tecnologia militare e soppressione dell'identità della persona..."

"Il classico toro che da del cornuto all'asino, i paesi che giudicano quelli arretrati come lo erano loro prima. E sono andati avanti proprio grazie i non religiosi..." bofonchiò Kianta facendo ridere di gusto Helias.

Il discorso terminò con il Primo ministro che giurava di preservare il governo che lavorava per tutti, proteggere i cittadini sia nella ventina di città colpite e assaltate, sia dove ancora non erano giunti ma avevano visto una fuga in cerca di un luogo sicuro. Le persone che li accudivano, continuò, erano lì per loro al posto del governo, chiedeva quindi per finire collaborazione, rispetto da cittadini quali erano e condivisione tra fratelli.
Alla fine della trasmissione lo schermo divenne nero per poi sparire. La gente iniziò a bisbigliare a gruppetti finchè Helias non fece un passo verso Kianta per dire qualcosa e scoppiò il caso.

"E' il demonio! Vuole entrarci nella testa con questi filmati e rubare la nostra anima"

"Cercano di dividerci dal governo"

"Non guardate, è un lavaggio del cervello come gli americani"

"lo sapevo che era strana, è posseduta"

"Oh, madre di tutti salvaci... prega per noi..."

"Satana, appari perchè Lei ci ha catturati e dati a te. Cosa le darai? Quale premio le hai promesso?"

"Pregate, recitate le sacre invocazioni! Scacciamolo..."

Si levarono urla isteriche, pianti e cantilene disperate e Kianta mostrava chiaramente angoli della bocca in giù per il disgusto. Ogni volta che incrociava gli sguardi di qualcuno le mostravano croci, rosari, santini o facevano loro stessi la croce con le dita. La maledicevano dicendo che Gesà non avrebbe più potuto salvarla, che era perduta.

"Sai Helias...ora capisco perchè l'umanità non va avanta mentalmente. La tecnologia sale i gradini della civilizzazione ma viene usata da schifo dalla marea di gente malata, inclusi questi. Piangono solo perchè sei apparso... senza fare domande o capire come mai ti vedono..."

"Se posso dire madre..." aspettando che lei facesse un cenno del capo in assenso, mentre la baraonda peggiorava "trovo questa situazione interessante, curiosa, ne sono affascinato. per ora sto scorrendo tutti i manuali di psicologia e psichiatria per definire questa situazione, ma posso dirlo...  Una notevole manifestazione di psicosi collettiva scaturita da pregiudizi e indrottinamenti infantili, un fenomeno da studiare."

"Calmati... se tu lo trovi affascinante, io vorrei schiaffeggiarli solo per far scemare questo delirio. E poi la gente si chiede perchè le società fanno schifo. Invece di fermarsi un attimo e porre le giuste domande, tutti lì a pregare. E cè gente che osanna i santi, perchè martiri per qualcosa in cui credevano. E guarda dove siamo arrivati"

"Oh, madre. Il tuo cinismo non sarebbe accettato dal Leader. Lui troverebbe affascinante questa cosa, perchè lo ritiene a un legame viscerale con le paure ancestrali del primordio, del..."

"per favore, non voglio sapere niente di queste menate religiose. Helias!... irrorali!

L'essere inclinò la testa tondeggiante ramificata da un lato, aprì leggeremente la bocca amplificando l'effetto sorriso, l'occhio azzurro o pupilla o quel che era sembrò lampeggiare e poi gli irrigatori antincendio si attivarono alla massima potenza, generando fiotti d'acqua sulle persone che venivano spinte a terra.
Altre urla e lamenti giungero, mentre Kianta sospirava e si controllava un'unghia che sembrava scheggiata, benchè fossero quasi corte e poi diede lo stop ad Helias. La pioggia quasi cessò, terminando dopo che la gente era accasciata al pavimento. Sorpresi, storditi, impauriti, imbevuti fino alle ossa, ma ci erano calmati. Solo dei singhiozzi e qualche imprecazione, ma ora lei poteva parlare.

"Allora... non vi è sembrato come di essere là, nel Mar Morto con Mosè e provare dal vero storie così vecchie che sono raccontante dai babilonesi e messi in certi libri, solo perchè presi da racconti millenari? Di altre popolazioni poi... E scritti poi circa quattrocento anni dopo Cristo, aggiungo..." voltandosi verso Helias e rise.

"Sei pazza! Ci facevi affogare, ci sono bambini..."

"Ma smettila! Non ho mai sentito in nessun paese che per il sistema antincendio morisse qualcuno soffocato dall'acqua. Neanche avessimo alluvionato la zona ospiti con litri di acqua. Almeno però vi siete calmati... siete impazziti voi non appena avete visto Helias, senza fare prima le domande fondamentali. Come... cosa è? Da dove viene? E' pericoloso?... e via dicendo!" accompagnando il discorso con movimenti della testa e le mani "bastava un minuto di silenzio, le domande magiche ed ecco... che si risolveva tutto! Se questo fosse accaduto tanto tempo fa non avremmo avuto il periodo buio o medioevo che, per carità ha portato davvero tante innovezioni e bla bla, ma come per tutto quello che noi abbiamo oggi, creati, studiati e dati a tutti perchè aiutassero la vita di tutti, da persone che se ne fregavano della chiesa e la religione. Così come cè la credenza che tutto debba andare secondo natura come i generi della persona o sessuali, quindi il fatto che io vesta così... peccato solo che, seguendo questo ragionamento nessuno di voi dovrebbe usare medicinali, occhiali, apparecchi uditivi, abiti sintentici, tutti gli oggettini elettronici che vi piacciono tanto e con cui fate vaccate. Tra l'altro..." inclinando la testa.

Iniziarono ad apparire volti arrabbiati, offesi ma lei continuò lesta, perchè non la interrompessero.

"E' facile puntare il dito contro gli altri dicendo che sono o fanno quella cosa contro le regole, la morale... eppure sono loro stessi a vedere certe cose in determinate maniere, ad odiare, ad allontanare senza il dialogo. Dialogo reale, onesto, neutrale, perchè una persona non è leggi bibliche e morale. Quanta gente che si professa giusta e poi è marcia dentro, ma...! "alzando il dito indice verso l'alto, vicino la testa "il punto qui è uno. Vi siete disperati, avete invocato esseri mistici per... un ologramma..." scuotendo la testa sconsolata, mostrando che provava pena per loro.

"Quel demonio cosa sarebbe? Lo vedo, è reale, lo vediamo tutti!"

"Si, come tutti vedono il sole lampeggiare nel cielo in luoghi mistici o credono a cosa dice la chiesa e poi, se si studiano bene le parole dei famosi di due luoghi di culto, le cose erano un tantino diverse. Ma il punto è che state stringendo a voi simboli sacri e pronunciate parole di aiuto per... un programma! Lui è definibile come un programma, un ologramma..." muovendo la mano verso l'essere per affondarci la mano. Chiaramente era intangibile.

"Bugiarda, i demoni vivono nella loro dimensione ma si fanno vedere con i loro poteri. Si sta nutrendo di noi e vuoi sviarci"

Lei alzò le braccia guardando l'essere come a dire ma alle continue lamentele lei scosse la testa, si fermò con le mani lungo i fianchi e, con gli occhi chiusi si rilassò. INiziò dopo poco a muovere in maniera poco visibile  il busto a destra, sinistra, poi destra e si sporse in avanti a sinistra come se danzasse. Appena aprì gli occhi, alzate verso l'alto come se fosse concentrata, tutto l'edificio apparve all'improvviso come un campo o collinetta di verde. L'erba crebbe in ogni piano, verde e lucente, sospinta da un vento invisibile e non avvertibile, alternata a fiori di ogni specie e colori che si levavano chiusi e si aprivano a quello che sembrava un sole in un angolo. Alberi da seme nella terra divennero adulti frondosi e ricchi di gemme, ospitando vari animali che si udivano e vedevano fra i rami. Volpi, conigli e alcune specie di uccelli apparivano e scappavano. Il rumore di un ambiente reale si scopriva man mano che aumentava e Kianta sembrava come immersa in qualcosa, lo sguardo distante e poi da dietro un albero apparve... il Sindaco.
Sorpresa si levò tra la gente, che guardava l'uomo inzaccherato sorpreso e quello ben vestito e asciutto al di là del vetro.
Kianta chiuse gli occhi, disse a Helias di continuare lui e li riaprì, puntandoli sui presenti.

"Anche questo vi sembra l'apparizione di un demone? la realtà è che  solo un ologramma come Helias, nulla di più. E' un altro programma che mi permette di far apparire quello che creo nella mia mente, è reale solo l'insieme di 1 e 0 che sta alla base di quello che permette questo..." indicando il luogo verde che ancora era presente, con il sindaco che stava fermo ma chiaramnete si muoveva impercettibilmenete, non era statico, sembrava attendesse qualcosa. "Avete provato una paura e un terrore per la vostra anima inutile e che ha solo creato scompiglio in altri. Ripeto, è come un programma o le app che tanto amate, visto che ormai di computer non ne sa quasi nessuno, considerando anche i costi che lievitano..." si lamentò amareggiata verso Helias.

La gente non diceva nulla, guardava solo intorno quella vista pacifica e lussureggiante, gli animali così reali che sembrava davvero come vederli e sentirli, e l'uomo che sembrava il sindaco come vivo. Alcuni cercavano di toccare qualcosa ma, ocme per Kianta prima, le loro dita attraversavano l'illusione, senza però deformarsi o altro. Sembrava tutto reale, vero, anche quando cercavano di toccare, le mani venivano come dalla figura che volevano percepire con il tocco, si capiva che era finzione ma era fatta così bene da confondere chiunque.

"Uff... ora che siete tutti calmi, posso dirvi cosa..."

"Perchè quello sembra un demone, allora?"

"io non sono un demone, sono un Crell, una sorta di IA autoespandente per ogni conoscenza che apprendo, sono senziente e logico, curioso e autogestente. Io..."

"Quello che vedete come fisico" intervenne Kianta guardando gli ospiti in faccia, perchè sapeva che Helias per come era avrebbe continuate per un'ora "è solo il suo olografico, che ho creato come per gli altri. La testa è presa da un Domestic Pig o piglet cucciolo. Sono rimasta affascinata dallo strano teschio dopo una macellazione, sempre  umana e senza sofferenza..." rimproverando con lo sguardo chi sapeva avrebbe frainteso "e l'ho usato come modello per Helias. Lui è il Crell che all'inizio doveva occuparsi dell'interazione con noi per aspetti oltre il fisico, come lo definisce il nostro Leader, l'Extranormal ma, intergendo e interrogandolo varie volte anche per questioni comuni, è divenuto un Personae, un Crell generale e autonomo che interagisce con tutti, rimanendo comunque legato e interessato alle questioni dell'. Il maiale è l'animale ritenuto più vicino a noi dopo la scimmia, ecco perchè vedendo il suo teschio, ho deciso di usare quel porcellino come ispirazione. Tutto qui. La sua testa è ramificata proprio come un albero che dalla terra si protende verso il cielo, a richiamare proprio il legame con il fisico e piano astrale o l'oltre fisico. Adesso siete più tranquilli?"

La gente si guardò perplessa, quando Kianta chiese ad Helias di fermare la visualizazzione tenuta attiva, questi fece scomparire tutto.

"Sarebbe lungo spiegare cosa ho fatto, ma anche questo era un programma, puro e semplice. Dei micropriettori ricreano come i pixel di uno schermo, l'immagine in totale, risultando come... se vedeste un film. Solo che non è piatto. NOn cè nulla di demoniaco, quindi ora ascoltatemi. Perchè sono già stanca! Il vostro Sindaco tra poco ci lascerà, quindi spero davvero che possiate salutarlo nel modo opportuno..."

"Dove lo portate?"

"Lo state punendo?"

"Calma signori, calma. Non ho detto che lo spostiamo e, mi rincresce per le punizioni, ma se le persone non sono civili ed educate e sono un fastidio o problema per gli altri, ho il diritto di prendere provvedimenti. Qui il punto però è che il Sindaco è in attesa di suoi... cari amici, per andare in un luogo da cui collegarsi con il governo. Mentre voi resterete qui"

Confusione si materializzò nelle loro facce. Il Sindaco si alterò e, voltatosi verso gli altri, chiese loro di non credere alle parole sciocche di una ragazzina. 

"Davvero? Le mie parole sono sciocche? Helias, cosè che dicevano ai loro amici? Fammi ricordere, ho una memoria così labile..."  mostrando presa in giro verso il Sindaco.

Helias aprì la bocca, gli occhi lamperaggiarono e, come per il messaggio del ministro, si materializzò un video che mostrava la zona relax esterna. Due dei leccapiedi del sindaco stavano parlando tra loro ma, zoomando e ascoltando bene, si notava un cosa interessante. Uno nascondeva un mini telefono da carcerati in mano, fingeva di mangiare qualcosa mentre l'altro interagiva con l'orecchio vicino cercando di far credere che parlasse con l'altro. Ma l'audio era chiaro, come fosse vicino, e si comprendeva meglio la situazione.
Discutevano con qualcuno al mini telefono e dicevano chiaramente che il Sindaco doveva uscire, a chiunque fosse, per portarlo in un luogo decente. Gli altri non aveva importanza, loro e il Sindaco però necessitavano del loro aiuto perchè vivevano in maniera incivile e si non poteva espletare le sue funzioni politiche e associative.
Terminato il video, lo schermo fittizio scomparve e la gente guardava senza capire l'uomo, che la fissava malamente.

"Se non avete compreso, i loro amici  a cui chiedevano aiuto per andare chissl dove a fare chissà cosa, sono quei simpatici u omini  riuniti in  una associazione criminosa segreta, a carattere iniziatico, retta dalla legge dell’omertà e regolata da complessi riti che richiamano le compagnie d’arme dei signori feudali, 
strette da legami familiari e percorsi iniziatici peculiari che ciascun appartenente, detto affiliato , è tenuto a rispettare. Spero abbiate capito... il nocciolo della questione è che sta preparando le valigie e leccapiedi per svignarsela e andare da qualche parte a fare la bella vita e rompere le scatole allo stato, per gli scopi cari a quell'organizzaizone,  abbandondovi in qualunque cosa siate finiti. Anche se, per vostra fortuna, è il vostro stesso governo che ci ha designati vostri protettori mentre, il carissimo Sindaco, sfrutta la sua posizione e i suoi amici per svincolare il sistema e fare quel che vuole. E andarvi contro, aggiungo. Se credevate davvero che le telefonate esterne fossero bloccate e pensavate, stupidamente, che non sapessimo nulla.. "alzando le spalle con il sorriso tirato "QUindi, signori, salutiamo il Sindaco. E' già pronta per lui la macchina che lo condurrà al luogo dell'appuntamento, abbiamo anche quello, così chei suoi amici possano . E per inciso... caro, sindaco... " portandosi l'indice della mano destra sulle labbra come se pensasse, guardando altrove "abbiamo già provveduto a mandare tutte le informazioni al governo, Lei sarà seguito di nascosto nel viaggio con i suoi amici ma non posso dirle come. Così come se accade, per qualche malaugurata situazione, che lei possa... avvisare i suoi amici che impauriti scappano lasciandola sul posto, giungerà una punizione. E non scherzo, sopratutto per i suoi concittadini presi in giro e perchè odio tutti i tipi di organizzazione nel mondo che danneggiano e agiscono per ideali del cavolo. QUIndi si faccia furbo, scenda dall'auto e vada via con loro. In quel caso a nome nostro e del governo, ne uscirà pulito o... risulterà che Lei è stato costretto in qualche modo a farne parte. Ma se così non fosse e dovessero scoprire in qualunque momento il gioco, cambiando i piani, o ce ne accorgiamo, i miei uomini appostati in luoghi specifici hanno precise regole di comportamento. Non faccia stupidaggini..."

Il Sindaco strinse la mascella, serrò i pugni e sgomitò i suoi uomini, salendo al piano superiore. Gli scagnozzi la fissarono come se volessero ucciderla, ma lei sorrise come un'innocente, per vederli poi correre dal loro capo per preparare loro, e non lui che stava solo seduto sul letto, le valigie. La gente mormorava piano ma si comprendeva una rabbia crescente, e Kianta intervenne.

"Signori, tutti! Mentre il Sindaco provvede a preparare i bagagli, voglio chiedervi di mostrarvi Voi dei Signori, porgendo un saluto per il suo viaggio nei modi più civili possibili. Ha fatto molto per voi e lo... farà anche dopo. Forse... Signor Sindaco, avete massimo mezz'ora, non di più..."

DOpo cinque minuti il Sindaco scese, furente e col mento alzato al massimo, seguito dagli uomini a lui fedeli, quattro compreso l'autista personale però pagato dalle casse del comune, e le valigie. Sia dal piano superiore che fino alla porta, dovette procedere come in una passarella creata da due ali di persone, che in silenzio lo fissavano con sguardo omicida. Si levarono alcune parole negative, augurio di finire male, ma niente altro. Dinnanzi alla porta fissò Kianta così profondamente che i suoi uomini temettero potesse lui, o qualcuno dei suoi, fare qualcosa e serrarono i ranghi vicino, più vicino, ma lei era calma, pacata, quasi giocosa con il sorriso.
Lo videro sfilare ancora fino all'esterno, rigido e sguardo in avanti, mentre gli uomini che tiravano le valigie si fermavano con la scusa di prendere meglio le maniglie per fissarla selvaggiamente d'odio, come se le augurassero qualcosa in futuro.

"Signori... i vostri mini telefoni funzioneranno tra qualche metro, ma se fossi in voi non li userei perchè siamo intorno a voi e possiamo friggerli in un attimo. Ma in quel caso se dovessero telefonarvi accorgendosi che sono inattivi, comrpenderebbero qualcosa. Quindi lasciateli funzionanti, ma non chiamate nessuno e non avvisate nessuno. Nessuna parola in codice ne altro o interveniamo e voi... sparirete! E sapete che siano seri come i vostri amici su certe cose. Buon viaggio..." vedendoli poi scomparire oltre la luce esterna.

In quel momento però entrò un soldato che raggiunse di corsa Kianta, arma abbassata e vestito tutto di nero.

"Comandante, è arriva una persona con tutte le autorizzazioni del Leader. Dice di voler parlare con voi, si è presentata come Sorella Rhona. Quali sono i suoi ordini? Per il momento è ospitata alla Squadrella."

Kianta chiuse gli occhi di rabbia, strinse forte le labbra formando una linea, si grattò il braccio destro poco sotto la spalla e vagò un momento per l'ambiente. Sospirò forte e disse all'uomo di darle il Benvenuto e lasciarla là, che sarebbe andata subito. Dopo il saluto, l'uomo uscì veloce per eseguire, lasciandola ferma nei suoi pensieri.

"Cari ospiti. Le cose tra noi sono iniziate con il piede sbaglio e non per colpa nostra. Vorrei quindi, dopo avervi mostrato chi davvero era contro di voi e non vi supportava realmente, sistema rele cose. Ma..." camminando con in cerchio davanti la zona ospiti, continuando "Vi chiedo solo la pazienza e gentilezza di venire incontro a noi che, seppur militari, vi abbiamo trattati come al Ceaser's Palace. Non potete dire di no! Inoltre come avete appreso dalle parole del primo ministro, sono solo una manciata di giorni. POchi. Sarete trasferiti in un luogo sicuro gestito dal governo. Non siete prigionieri, non siete in mani nemiche, è un'attesa in ore, non settimane. QUindi se avete richieste o qualche bisogno in particolare fattibile, siamo a completa disposizione. Ma comprendete anche che questa è un'istallazione temporanea, eretta per ospitarvi e siamo sotto contratto con il primo ministro per la vostra sicurezza. Dovevano impegnare tutte le loro risorse per fermare o trovare ogni cellula, e per ora ne hanno contate cento, che hanno colpito varie città gli stessi giorni. Avete avuto coprifuoco e controlli militari per le strade ma continuano a colpire e vogliono agire. Queste minacce sono peggiori di quelle che abbiamo sentito negli anni in altri paesi, perchè non si tratta di un colpo solo di avvertimento, reclamato da questa organizzazione religioso-militare che si reputa dello Stato, a noi ben conosciuto che si è alleato con certi paesi per fermare l'America e la Russia. Il problema è che, sembra brutto da dire ma questo è anche peggio, si scontrano in altri paesi come il nostro. NOn è chiaro se questo atto è appositamente studiato per farvi entrare in guerra o meno, ma invece di un colpo solo ne organizzano più di uno alla volta. Voi ne avute avuto alcuni esempi, a colpire sono stati anche occidentali che hanno cambiato bandiera per simpatizzare con questa gente, senza capire che non è assolutamente una cosa positiva combattere al loro fianco contro il loro stesso paese, o altri nostri alleati. Perchè i buoni rapporti ci portano ad essere alleati. Contro voi,  le vostre case, famiglie, amici. Favorite tutto quello che stanno facendo perchè vi dividete tra voi. Quindi, cari ospiti, uniamoci contro quegli individui, contro tutti coloro che vi vedono come nemici da eliminare e non persone. Che vogliono togliervi tutto perchè credono che la loro religione è giusta. Contro tutto ciò che lede la dignità e la persona. Aiutateci. Grazie..."
Alcuni fecero cenni lievi di assenso, altri mormorarono qualcosa, altri rimasero in silenzio ma nessuno per fortuna inveì o la accuso di qualcosa. Così ne approfittò per chiedere a un Gestore di parlare con tutti uno ad uno per aiutarli ove possibile e dargli le ore di aria.


Poi si recò alla Consolle,  dove un uomo la attendeva con una valigia argentata in mano. Kianta la aprì e portò alla luce una sorta di cilindro in metallo scuro a diversi livelli circolari in rilievo scuri e più rientrati trasparenti, con dei codici stampati sulla parte tondeggiante in alto, con la scritta in chiaro Crell. Lo inserì  finoad un certo punto in un apposito alloggiamento nella Consolle e dopo varie immagini in un plasma, di caricamento, e quel che fuoriusciva del cilindro brillava di azzurro, mostravano che era pronto. A quel punto Kianta pronunciò "Sterling" e come per Helias, si materializzò qualcosa.

Un uomo. Pelle olivastra, aspetto mediterraneo da mascalzone, sopracciglia che andavano ispessendosi verso le tempie e nerissime come i capelli, uno dei contributi per quel viso, mostrandosi pienamente sopra gli occhi grigi.  Mascella regolare con un mento lievemente sfuggente, dando un viso allungato ma di bell'aspetto. Capelli tagliati alla maschietta lunghi fino a metà per orecchio, con il ciuffo più grande e lungo  verso la sua destra che taglia la fronte perdendo qualche ciocca sfuggente. Lisci e e leggermente scompigliati. Bocca spessa e piena e naso sottile e piccolo.
Un vestito Blu Scuro. Indossava giacca con due bottoni sulla pancia, taglio squadrato e non classico, taschino, panciotto lavanda che si intravede sotto la giacca di qualche centimetro seguendo la forma della giacca, pantaloni classici senza pieghe, camicia bianco perla, doppio polsino con gemelli; colletto diplomatico senza bottoni. Scarpe nere stile Oxford  No Brogue con tomaia decorata e di alta qualità in pelle di vitello.

"Sterling, attiva tutti i tuoi processi, ottieni da Helias tutti i privilegi per l'amministrazione della Torre e resta in MOnitoraggio"

"Come desideri, Madre. Prenderò io in carica l'amministrazione della Torre" rispose gentilmente e servilmente, inchinandosi e rialzandosi, sorridendo.

"Helias, torna in modalità Personae e resta disponibile. Accreditati i privilegi di sorveglianza delle telecamere e registra quel che faccio finchè non ti dico di terminare"

"Certo..." apparendo dietro di lei.

"Signori..." continuò lei, scendendo le scale e parlando con gli uomini di guardia nell'edificio "vado per un impegno importante. Il mio secondo è Jd, ma per qualsiasi cosa per primo chiedete a Sterling quel che vi serve o volete sapere. Sarà lui nel caso ad aiutarvi se possibile o comunicherà con Jd, che sarà subito qui. Tornerò presto...".

Tutti fecero il saluto, rimettendosi in posizione mentre lei lasciava l'edificio.

"Madre, perdona un mio parere..." disse Helias attraverso il phonevolet come faceva sempre quando era all'esterno, restando collegato e sorvegliando con ogni apparecchio presente "Sei sicura di aver fatto bene con il SIndaco? Non ci saranno ripercussioni? NOn temi che quella gente, i suoi amici, possa crearci problemi, sapendo dove siamo?"

"Chi ha detto che sanno dove siamo. SOno venuti con un Cellar blindato e oscurato dall'interno e adesso è stato..." continuando a camminare per il Campo verso la Squadrella, la prima zona vicino l'ingresso come un contenimento sigillato. Una costruzione ideata apposta per chi giungeva e deve essere controllato o chiedeva un incontro e non si voleva far vedere il Campo. L'aspetto era a L con l'ingresso nella parte lunga, un ambiente con frigo e il necessario per qualcosa di veloce da offrire e una porta, che conduceva alla parte piccola della L, senza finestre e più blindata, che somigliava a una stanza interrogatori classica con delle sedie diverse in base a chi vi è ospitato.  Fece una pausa osservando gli uomini intorno nei vari compiti che stavano svolgendo "...diciamo scortato con un'auto apposita oscurata all'interno. Bloccato, quindi non apribile dall'interno e con un divisore corazzato per l'autista. Tutto ok, quindi. Rilassati. Se hai visto abbiamo centinaia di uomini di guardia o in giro per questo o quell'incarico, che comunque controllano sempre intorno. Le telecamere di vario tipo permettono ai Controllori di osservare ogni cosa nell'ufficio che occupano, e ci sei tu come Sterling. Inoltre noi dobbiamo aver paura di un'organizzazione di un Paese che il massimo che sa fare è far esplodere macchine, picchiare la gente perchè li paghi e occupare altri paesi portando la loro malsana mentalità anche là? Io non ho paura, per niente..."

Intravide Gask ridere con alcuni uomini vicino i furgoni blindati, i Cellar. Se ricordava doveva trattarsi del gruppo che doveva ritirare dall'AerOl gli approvigionamenti e cosa inviavano dallo Chateau, che atterrava sul lungomare. Bottiglie in mano, sghignazzi, pacche sulle spalle e adavano a parlare e fare casino anche per ore. Poi lui si alzò da dove era poggiato, prese una sacca accasciata a terra e se la mise in spalla, salutando. Mentre proseguiva per uno degli edifici la notò e e fece dei gesti con le mani camminando, il linguaggio dei segni. Lo vide voltarsi circospetto per quello che faceva, controllando se qualcuno se ne fosse accorto, ma lei rispose con un cenno negativo della testa. La vide irata, la guardò dubbioso ma lei scosse di nuovo la testa, gli fece un gesto con le mani e proseguiì verso la Squadrella, mentre lui camminava tranquillo all'apparenza ma perplesso dentro,  verso un'altra parte.
Raggiunse l'edificio ed entrò, dirigendosi subito verso la zona di contenimento.

"madre, resterò in modalità passiva. Per qualunque cosa sono in ascolto"

"Ok, ti dirò io quando ritirarti"

Attivò il pannello d'entrata e dopo essersi avvicinata con la testa, la partò scattò e il complicato meccanismo a ganasce iniziò a rilasciarle una  ad una finchè non si aprì in due ante scorrevoli sparirono nell'intellaiatura, o meglio dentro gli spessi e robusti muri in ferro. All'interno di era una donna, abbigliata in nero con un abito largo a due pezzi. Una gonna lunga a campana e una sorta di giacca che giungeva massimo sopra i fianchi. Alcuni decori leggeri in grigio chiaro sui bordi. La testa era coperta da una sorta di turbante che formava come una decorazione sul lato destro, ma le frange cadevano sulla spalla sinistra. Quella decorazione sembrava una treccia larga con una sorta di S più visibile grande che partiva dal centro della testa nell'intreccio e cadeva sotto l'orecchio. Inoltre il foulard rispetto l'abito aveva varie strisce nere e grigie e, per come era indossato, sembravano dei capelli bianchi con strisce nere e grigie. Almeno ad un'occhiata lontana.
Sul turbante portava come delle collane con vari ciondoli danzanti a ogni movimento e sopra il collo alla asiatica dell'abito vi era una collana larga e articolata con pietre, come un pettorale egizio ma tutto fiori e viticci.

"Sorella... che piacere" proruppe la donna severamente. Era già in piedi, dritta come un fuso, osservando le pareti con dei quadri senza vetro. La fissò rigida e composta, quasi aggraziata anche per il suo aspetto, filiforme  e minuto, come il viso, dei tratti arrotondati e gentili.

Kianta guardò l'altra con disappunto, mostrando irritazione apertamente. Fece qualche passo dentro la stanza così che la porta si chiedesse e osservò che la sedia che le avevano dato per sedersi era quella normale, non come le altre che avevano lievi difetti impercettibili, non visibili da chi non sapeva, che rendevano ogni posizione fastidiosa, peggiorando con il tempo, aumentando il disagio di chi vi si sedeva così che parlasse. Anche l'ambiente era studiato, con quadri che mostravano disegni di roshak camufatti da arte astratta e moderna.

"Sorella Rhona...Colei che invita! Qual vento ti porta qui invece di intortare qualcuno che interessa a Dorde o Milan?"

Kianta restò in piedi anche lei, visto che, anche avvicinandosi alla sedia la donna era rimasta ferma più indietro, stringendosi le mani davanti il ventre.

"Sorella Diandra, Colei che insegna. Purtroppo chi insegna qualsiasi cosa nel mondo è anche una persona... piccata, redarguente, ammonente... che vede un velo ostile su chiunque. E tu non fai eccezione. Presumi che io sia qui per qualcosa di negativo..:"

"E cosa posso pensare di una Figlia o Musa che fa visita a qualcuno. Essendo una di voi so bene che il vostro compito è sia di consigliare e indirizzare, sia di agire perchè le cose vadano... secondo le vostre previsioni. Vi celate dietro le vostre abilità chiamate doni, ma in reatà non fare niente di diverso di un Esecutore. Eppure siete amate, ammirate, considerate come altri fanno per sacerdoti di altre religioni. E non sono d'accordo. Una cosa è ringraziare la Terra credendo in due forze generatrici  e che si lega con la scienza, ma siete andati tutti oltre. L'idea della Figlie per me è troppo! Inoltre siete tutte riccamente abbigliate con sete, stoffe pregiate e gioielli. Vantate abilità che usate con le carte o cristalli o altri giochini da prestigiatore e siete immischiate in ogni cosa vi sembra del vostro incarico. E Milan e Dorde vi lasciano fare. Ciò è sbagliatissimo perchè finchè si tratta di persone che mantengono conoscenza e prepararo le feste è un conto. Spacciarsi per portatori di parola del Padre e la Madre, che per me non sono altro che raffigurazione di una cosa naturale, come foste sacerdoti e simili è da vergogna. Si sta tornando al medievo? Il Segno dell'Uccello è davvero necessario? "

"Cosa trovi di negativo in noi? Vuoi forse dire che siamo come le fattucchiere che prendevano in giro le persone? Ci reputi tali? Anzi, ti reputi tale? Sei una di noi..."

"E' stato Milan su suggerimento di Dorde a farlo, non per mia volontà come per voi. Siete voi che vi siete presentate a loro dicendo che avevate dei Doni, che eravate sensitive, spitiche e altre cavolate e, convinti delle vostre prove, vi hanno scelte come testimoni dei doni del Padre. Ossia di abilità naturali. Posso capire fino ad un certo punto, Sorella Rhona, che qualcuno nasce con qualcosa, ma portarlo in adorazione come facevano e faranno ancora in India con le Dee bambine, è da problematici qui" battendosi un dito su una tempia.

"Tu stai offendendo proprio i Doni del Padre. Noi prediciamo, noi vediamo nel futuro o leggiamo la verità che il Padre ci invia, anche chiamando i cari vicini e spiriti di Luce. Non siamo truffatrici. Anche tu stessa sei testimone di qualcosa, ecco perchè sei tra noi. Hai o non hai visto dei morti?"

"NO! POsso anche aver visto dei piedi... erano dei cavolo di piedi, accidenti. E non è detto che davvero veda cose" sbattendo le mani sul tavolo prensente in mezzo alla stanza, urlando "vi basate troppo su misticismo e soprannaturale. E' sbagliato o si ritorna al medievo per davvero"

"Mh" mormorò la donna osservandola "posso capire che non approvi nulla di queste cose perchè richiamano un retaggio culturale dal quale provieni, ma..."

"Ah!" sclamò rabbiosamente Kianta, alzando gli occhi dal tavolo, furenti e una linea per bocca "vedo che Milan parla troppo, veramente troppo su cose che non vi interessano e che non dovrebbe dire a nessuno. Non me ne frega un cavolo delle tecniche popolari primitive che usavano o che alcuni membri della mia famiglia dicessero o sapessero cose che potevano apparire predizioni. Capirai, sul tempo o una sensazione. Io e tutti quanti le abbiamo. Usare olio o uova per cacciare le negatività? Avrei voluto tirare i piatti che usavano per queste medievalate in testa a tutti. o il fatto che non potevo dormire con i piedi verso la finestra come desideravo, perchè è così che si mettono i morti... quante cazzate, cazzate, CAZZATE! TUTTI DITE CAZZATE invece di studiare il mondo intorno a noi con occhi non totalmente scientifici, ma magari mezzo. Almeno quello. E invece no, predizioni! Ma andate..."

"Sorella,  mi rincresce molto che tu sia adirata per certe cose che le persone fanno, perchè è così che si fa, l'altra volta hai detto così. Hai detto tu stessa che molte cose del passato sono efficaci e buone come quelle..."

"QUello che volevo dire è che molte cose anticamente andavano bene per quel livello culturale e scientifico e che, avendo la gente fatto comunque esperimenti e osservazioni, era buone. Come sappiamo quali funghi sono mangerecci? Perchè la gente li provava e crepava. Ecco! Quali erbe ancora oggi usiamo come elisir e liquoiri medicali? Perchè la gente li provava e sapeva, eppure era arrivata la religione e le persone che ne sapevano più dei medici, con le mani legate dalla chiesa che accettava salassi e pietre sminuzzate che facevano male che bene, e sono diventati diavoli. E quelle cose sono arrivate a noi è per la gente che voelva conoscere e aiutare, ma vallo a spiegare ai preti. Si è arrivati al punto che molti uomini seguono più voi per sapere di salute e metodi per sistemare tante cose, che ai nostri medici che sono i MI, GLIO, RI! La gente se gli diamo figure come le vostre, scappa da voi! Perchè crede che alleviate anche l'animo quando date semplicemente speranze contro la sicurezza di qualcosa è che conprovato e addirittura usavano prima. ma no, ci siete voi che con qualche foglia di te o fondo di caffè predicete il futuro, avete visioni, vedete nei cristalli qualcosa o li usate per curarli. FOLLI!"

"Non era nostra intenzione sostituirci a medici o scienziati, eppure noi non prendiamo in giro. Abbiamo dei doni, come tu che sei riuscita a vedere una persona deceduta notando un particolare. La parte finale delle gambe. QUindi scarpe e pantaloni dal ginocchio in giù. E magari ne hai visti tanti ma non hai capito la differenza perchè dal racconto di MIlan ho capito che per te era vedere... me, adesso. Nitido, hai scambiato quelle gambe per il tutor che controllava il lavoro vicino a te. Ma non cèra nessuno vicino, erano tutti dall'altra parte della stanza a discutere di qualcosa, e tu eri la sola al pc vicino la porta, nell'angono opposto. Eppure per te era chiaro come quel che vedi adesso. Quindi di cosa parliamo? Sei tu che non lo accetti. Noi abbiamo ricevuto dalla Madre la vita e dal Padre dei doni. Ci sono tuoi uomini che sanno lavorare il ferro, altri ingredienti di cucina, altri ingredienti di chimica e via dicendo. Tu hai sostenuto il loro lavoro e gli permetti di esprimere creatività e capacità di migliorarsi. Hai pensato alla Raccolta e procedi ogni settimana, dando loro modo di scoprire chi e cosa sono. E cosa hanno ricevuto dal Padre, e tu stessi agisci come noi. No, Milan mi rimprovererebbe. Afferma che tu sia la Prima Figlia o Musa da lui scelta e a parte il nome rispetto a noi, che lo hai voluto tu, ti ha dato il Dono che ti riflette. Ma lascia a me il mio. Il sono Colei che Invita, che sussurra quel è meglio, che porge la mano per condurre dove serve. Io traghetto, io accompagno, io incontro per conoscere noi e quel che è giusto. E le nostre sorelle hanno accettato questo nostro incontro, anche se sono adirate. Si sentono tradite da una di noi, poichè MIlan ci ha detto al Cerchio che tu abbandoni la posizione. Colei che invoca, Luned voleva un incontro da noi tutte. Colei che appassiona, India, sente che in te non cè più  cosa ti animava. Colei che crea,  Asseda, cè tristezza perchè non hai più aiutato a dipingere il Mondo Nuovo.  Colei che cela, Comagia, voleva far qualcosa contro di te insieme a nostra sorella, Ressona, colei che punisce. E infine colei che mente, Corentin, vuole risolvere noi la cosa e nascondere il tuo abbandono totale agli occhi del Leader e Dorde. Ma per noi queste ultime due soluzioni sono categoricamente bocciate. Se ci avvaliamo delle Sorelle del mentire e del punire è per casi estremi contro l'umanità. Mentre tu sei la favorita di entrambi, preziosa e importante per tutti. Meriti rispetto e..."

"Oh, fatemi capire. QUindi sarei stata zittita una volta per tutte da voi? Si è arrivati a questo? Siete peggio degli esecutori e Milan e Dorde ve lo hanno permesso?"

"Non adirarti, non siamo assassine. Tu stessa non uccidi certe persone, ma dai loro una fine peggiore dell'abbraccio della Madre per il ritorno a casa, nel mondo spirituale. Le altre sorelle hanno paura di cosa potresti fare ora che la tua parte di te dell'essere sta venendo fuori. Stai riacquistando quello che hai perduto con le Scans e questo ci fa paura. Perchè cè una porta che tu non devi aprire, che Milan teme e anche noi. Tu sei un fastidio per certi versi, Diandra, perchè sei imprevedibile, agisci e pensi in modi diversi da quelli che crediamo che faresti tu, come Kianta. Dorde è teso e Milan ti teme. E noi come Figlie abbiamo dei compiti da svolgere, ma se apri quella porta trovando la chiave, molte cose finiranno"

"Ma di che diavolo parli, siete voi che rovinate tutto il lavoro svolto. Inoltre mia cara sorella, io non ho mai incontrato Dorde, come voi stesse. Non so che faccia abbia, che voce ha, niente. Parlate con lui per telefono, vero? Infatti è per Milan che ho accetto questa.. pagliacciata. Perchè è tale. L'idea che la gente abbia bisogno di rassicurazioni e speranze che poi non sono realistiche o vere, è profondamente triste e denigrante. La società da in mano alle famiglie la vita e la mente delle generazioni future ma non sempre, anzi quasi possiamo dire solo una percentuale è davvero definibile come la scelta giusta per crescere nuovi uomini. Ma la maggiorparte vuoi per religione, vuoi per problemi loro, vuoi per tante cose nascoste dietro le tradizioni, le cose si fanno così, la nostra vita va data a dio e i genitori, e dobbiamo fare tutto quello che secondo loro è giusto... anche a discapito di noi stessi. La società è sbagliata e gestita da persone troppo legate a cose personali,e che vogliono facciano e credano tutti, che il giusto per ogni persona al mondo. Noi dobbiamo cambiare quella società, o meglio quelle società in una  a misura per tutti, perchè con piccole accortezze è possibile. Non inbrigliare la gente con la scusa dell'amore famigliare, degli che devono avere, del fatto che se sei nato in un posto devi essere quello che gli altri credono sia giusto. Come il Re leone. Bel film ma un pessimo esempio per questo. No, Simba, Tu non puoi vivere come vuoi perchè sei nato Re e devi essere Re. Non esiste altro, è il tuo destino. Begli insegnamenti..."

"Sei troppo rigida, sorella. E troppo piena di rabbia. Noi..."

"Non osare dirmi che sono rigida o altre stronzate. Stiamo diventando come una setta religiosa o pseudo tale sporcando tutto il lavoro fatto finora. Perchè dovete usare la ruota dell'anno per riportare nella realtà un concetto che dovrebbe onorare la natura. Celebrazioni e festeggiamenti che un tempo erano sentiti e fatti da noi, adesso sono aperti a tutti quelli che Milan convince, e ora pagliacci vestiti come preti fanno casino in qualcosa di serio. Perchè? Perchè usare i cromlech rituali per cose fuori logica? Perchè Milan ha iniziato ad usare la religione naturale per attirare finanziatori e non solo, rovinando qualcosa di..."

"Le persone hanno bisogno di speranza. Se ben sai le vecchie religione sono nate da persone che onoravano così tanto coloro che volevano cambire le cose o far conoscere la religione in cui credevano in modo diverso, da generarne una nuova a loro ispirata. Per portarla in altri paesi e soppiantare quelle esistenti, si creò il culto della Madre di Dio prendendo in prestito le effigi di Iside, con il figlio secondo la storia di questa Dea egizia ed ecco che tutto prese maggior piede la madonna. Le altre religioni sono state e sono tutt'ora sanguinarie e pericolose per i suoi estremisti e pazzi, che credono di parlare e agire per Dio. Un Dio non naturale, ultraterreno a tal punto da essere messo su un monte come l'Olimpo o un posto nei cieli così in alto che si può raggiungere solo morendo. Quasi come fosse un individuo di un'altra galassia ed ecco che diventa alieno. Le società plasmano dei e santi a loro piacimento per i propri scopi..."

"Si lo so bene. COme le tremila madonne diverse che fanno tremila cose diverse, come se in realtà fossero tremila dee diverse. Guarda caso a santi e madonne hanno dato poteri e capacità al pari di Dio ma non lo capiscono. O come l'idea secondo molti che è giusto e corretto accettare che un Dio invisibile per tutti e con l'umore variabile come nel loro Libro, ci usi come il gioco The Sims per il proprio diletto, ci indichi cosa siamo e dove andare e noi ad ubbidire a tutto. Anche se siamo infelici, soffriamo, sopportiamo quello che fanno altri come fossiamo niente, perchè Lui vuole così. E' una cosa vergognosa e miliardi di persone prima di noi hanno sofferto da cani per i dettami delle religioni. O come attualmente dagli anni '70 alcuni paesi arabi sono passati ad essere al livello nostro a peggio del medioevo. E io non posso tollerarlo. E' per questo che ho accettato l'idea che la Natura possa essere associata a divinità, però sempre legate ad essa, mai qualcosa di lontano da noi. La religione celtica o antica la accetto ma non quello che state facendo. State diventando come i preti e sacerdoti che aborro e vorrei veder spariti. Persone vuote e incapaci neanche di capire chi sono, che agiscono da pazzi seguendo un libro di millenni che parla di regole e vite così vecchia da essere vergognose, eppure per loro è sacro. Quello che cè scritto lo hai mai letto? Io si, ecco perchè da piccola ho iniziato a non volerci avere niente a che fare. Miliardi di persone uccise da Dio solo perchè non erano le pedine che voleva vedere, perchè come dice il libro sono . Ma se Dio li ha creati che nemici sarebbero? Solo perchè non accettano i dettami sacri? Addirittura per fermare cose ritenute abominevoli si fanno cose altrettanto abominevoli, che però sono considerate giuste. O Come una volta una conversazione con certe persone, dove consderavano i santi perchè si erano sacrificati per qualcosa in cui credevano, come fece l'uomo a cui si ispiravano e io non potevo credere alle mie orecchie. Lodare e ricordare persone che sono morte perchè credevano in un Dio invece che ad altro, creando casini all'umanità. Lo capisci? Considerare santi soggetti che muoiono per qualcosa X invece di qualcuno che ha fatto qualcosa per altri perchè ama gli altri. Quante persone nella storia dell'uomo meritavano un ricordo migliore e sono finiti come macchiette e santi che molti erano solo inventati con ossa di pollo, o altri animali, adorati e venerati con lacrime con poteri divini. Odiare e uccidere in modi atroci altri per una religone. COme Ipazia, che voleva proteggere la conoscenza che invece i cristiani hanno estirpato e modificato, perchè si adattasse a loro libro ottuso. Libro scritto quattrocento anni dopo l'uomo che predicava... quanto cè di vero in quelle storie? Oh ,ma lui è morto per noi, il suo sangue lava tutti i peccati solo che secondo loro chi nasce è già un peccatore. E allora la storia dell'abate Saunière, che si imbatté in una serie di reperti a Rennes, che dicono il contrario? Che il famoso figlio di dio non morì ma... capisci che significa? Un prete che appena fa una scoperta cambia le sue convinzioni e crea edifici rivelatori in quel modo, se non fosse vero? CHe gente vuota dentro si è fatta ammazzare in modi altroci e ha portato a guerre e dolore per secoli, per ninete. Gente che ha sofferto tutta la vita per regole che gli altri gli imponevano oppure era feccia. Se l'abate ha cercato davvero di avvisare la gente insieme alla sua perpetua, fino alla loro morte, sai cosa significa? Che io avevo ragione e non quelle persone, che mi fecero rabbrividere nel vedere come si infervoravano per gente che si è immolata per qualcosa di invisibile e non verificato, rispetto alla natura e al mondo che ci ospita e ci fa vivere. persone anche che credono, seguono e latinano preghiere e rosari e poi non conoscono la chiesa e il Libro, eppure si dicono fedeli a quella religione. Che senso ha se credi in un Dio, che dice secondo certuni certe cose, e poinon te ne frega di cosa cè scritto. Preghi solo perchè temi il dopo. Non stai pregando un Dio che pensa una cosa, ma tu ti allontani dal libro? E che fedele sei? E' un controsenso perchè a quel punto cosa o chi stai pregando? Come l'idea che una donna che allatta e schifoso da vedere e deve velarsi, perchè visione impura, ma tengono quadri con la Madonna con i seni di fuori per allattare. Lì va bene! E tante, tante cose assurde...  QUante donne sopratuttto sono morte nella sofferenza e nelle catene messe da altre..." svuotendo la testa amaramente.

"Sorella, comprendo..."

"No, tu non comprendi." voltandole le spalle "Tu sei venuta qui per farmi cambiare idea o sbaglio? Non stai facendo la stessa cosa? E Milan lo accetta? State sporcando quello che è in verità un sentimento di ringraziamento e rispetto per ciò che ci circonda e ci ha creato. Un pò romanzata ma comprensibile e accettabile, ma sta degenerando da quando è finita in mano vostra. Quando eravamo solo io e Milan a gestire tutto, era qualcosa di bello per tutti, adesso è peggio di un baccanale.  E io me ne vado fuori, trovatevi un'altra . Non mi cercate più per idiozie. E non tentate di farmi fuori, voi siete niente perchè senza chi vi ascolta non sareste niente. Non siete me e non lo sarete mai..."

La lasciò sola facendo scattare la serratura di nuovo alle sue spalle. Camminò lentamente per il corridoio respirando profondamnete, cercando di calmarsi ma non riusciva. Le cose stavano sfuggendo di mano, macchiandosi di nero a causa di altri. Milan sbagliava a scegliere chiunque lo attirasse per dargli degli incarichi, che meriterebbero invece persone che non mutassero troppo la base. Stava diventando qualcosa di negativo alla pari delle civiltà primitive o azteche con cerimonie particolari. Questo le veniva in mente, nel partecipare negli ultimi tempi o sapere come si sarebbero svolte. E non capiva come Dorde e Milan li accettasser,o ma loro non si agitavano come lei. Milan partecipava come sempre con gran sorrisi e ebenvolenza per tutto quello che si svolgeva e non capita. Kianta non comprendeva come potesse essere ben visto un culto che stava cambiando così rapidamente e per lei in peggio. Stavano davvero diventando tutto arcaico...
Si fermò non appena fu fuori. Non le importò se qualcuno la vedeva, ma alzò il viso verso il cielo azzurro con nuvole paffute che scivolavano su quel manto ceruleo, come fosse stato incerato e queste giocassero come su uno scivolo. Si, pensa in positivo si disse.
Ma appena chiuse gli occhi per fare un respiro profondo per rilasarsi le apparvero scene che voleva cancellare. Un grosso gufo, un uomo intonacato, una folla, dei rettangoli scavati per terra, cantilene e urla.
No!
Aprì subito gli occhi nervosa, fece tre respiri profondi e poi scosse la testa scendendo con lo sguardo verso il basso. No, doveva pensare a qualcosa di bello, di bello... chiuse gli occhi e cercò il primo ricordo che fosse bello. QUasi...

Mesi prima

kianta si trovava all'esterno di  una villa del XIX secolo situata  vicino un paese, in una provincia che stavano usando come Torre in quel paese. Negli anni post costruzione fu un edificio molto curato in Stile Eclettico, con annesso un grandissmo ed esteso giardino. Aveva contaminazioni di altre architetture come quella bulgara, moresca o rumena. La villa si sviluppava su quattro piani, esternamente decorati a rilievo in manira squisita, con cucine, cantine e lavanderia nei sotterranei, sala da pranzo e sale per gli ospiti al piano terra, le stanze padronali al primo piano e gli alloggi per la servitù al secondo. Per riscaldare adeguatamente i locali erano presenti molti camini e soprattutto si studiò un sistema di tubature complesso per fare scorrere l’acqua calda attraverso le pareti.

Essendo un edificio dell'Ottocento,   presentava  delle mura molto spesse e l'usura causata dagli agenti atmosferici non riusciva consumarla per intero, come altre abbandonate. Lasciata per un secolo all'abbandono, si chiamava Casa o Dimora rossa per l'ex colore della facciata. Lei amava quella villa, da quando l'aveva vista per il loro progetto di salvaguardare i tesori lasciati al degrado mutandoli in Torri.

Vecchie ville, case, edifici in generale che meritavano non l'incuria ma il ritorno allo splendore ed un uso appropriato. E, in quel paese, lei aveva scelto proprio quella come se la conoscesse già. Invero aveva come ricordato l'interno, con un camino bellissimo appena visto l'edificio da fuori, eppure era certa che fosse la prima volta. Le scale senza corrimano le sembravano familiare come altre parti. Forse le aveva viste in foto? Era un dejavù per questo motivo, anche se aveva scorto l'interno da alcune foto mesi prima, senza badarvi troppo e ora tornavano? Non ricordava, era stanca anche se primo pomeriggio a causa degli allenamenti della mattina, ma le sembrava comunque un qualcosa di già visto. Scosse la testa per scacciare quelle immagini e attese gli uomini.
Era bellissima dalle foto, che attraeva come una calamita e lei si disse che era solo quello. Era la prima scelta tra tutte e voleva farla rivivere. Le faceva male dentro nello scoprire come perle del passato erano lasciate al disastro e i vandali, senza considerazione, mentre si elogiavano quegli orridi e squallidi nuovi efidici moderni in acciaio e vetro o stili severi che erano un pugno in un'occhio e li odiava. NOn capiva come certa gente amasse i grattacieli o nuove costruzioni che non erano fatte per essere ammirare e per durare, come quello di fronte a lei. E si dispiacque per l'architetto morto prestissimo e prima di veder utlimata questa sua opera. Chissà quali altre opere avrebbe lasciato.

GLi uomini la raggiunsero dall'automezzo che li aveva portati in quel luogo, portandosi tutti gli attrezzi necessari per iniziare i lavori. Aver scovato dopo un pò di ricerche gli attuali proprietari e aver comprato per poco rispetto a quanto volevano l'edificio, la rendeva felice.

"Comandante siamo pronti.
Io, Grégoire, Jean-Luc e Julien abbiamo tutto. Maximilien ci aspetta nello scantinato dove abbiamo già impostato una Consolle e il necessario per iniziare i lavori. Se per lei va bene vorrei fare un incontro all'interno, stanza per stanza, e finire con la facciata,... tenerla alla fine..."

"Certo, anche se ricordati bene che la prima cosa necessaria è la messa in sicurezza di ogni parete, pilasto e pavimento. E' la cosa principale. I puntoni che abbiamo messo sostengono i tetti per il momento ma è la primissima cosa che devi studiare. Devi anche analizzare ogni rimasuglio di decorazione in rilievo e ricrearlo..."

"nessun problema, stia tranquilla. Abbiamo già studiato la struttura e le piantine, sappiamo i danni causate dai vecchi tubi dell'acqua e dai vandali. Abbiamo delle vecchie foto su cui basarci, quindi non perderemo molto. Non siamo riusciti ad ottenere i progetti originali, sembrava che fossero conservati dai discendenti, ma fino ad ora nulla. Vedremo in seguito. Per i muri e pavimenti ho un dubbio. Abbiamo già studiato la miscela necessaria per rinforzare la struttura, usata dalle altre due Torri già iniziate, ma ho non so.... Dovremo studiare dopo analisi la calce usata per ogni edificio e adattarla per ogni singolo edificio?"

"No, quella che usiamo è una ricetta antica e che si rinforza decennio dopo decennio. Dovrebbe plasmarsi con la vecchia rendendo la costruzione solida,
indistruttibilie e addirittura più duratura con il passare del tempo. QUindi attenetevi alle parti da miscelare. Secondo me non dovremmo cambiarla..."

"Abbiamo già
ammassato nello scantinato la cenere e sedimenti di roccia vulcanica,  calce viva da cottura di pietre calcaree, e l' acqua di mare.  Le proporzioni precise rimangono ancora inesatte, il che rende tutto molto indefinito. Secondo Vitruvio, il rapporto ideale per realizzare un’ottima miscela era tre parti di cenere vulcanica e una parte di calce. Noi abbiamo fato varie prove, ecco perchè chiedevo quale utilizzare. Mescoleremo poi la miscela con pezzi di mattoni o tufo all'occorrenza o riempiremo crepe, fessure se ve ne sono o ricopriremo muri e pavimenti già esistenti. Il piano più alto però è caduto, quindi dovremo ricostruire la parte mancante con barre di ferro o legno come anime interne e proseguire a tappare la parte che ha rovinato verso il basso. Tutto è andato liscio con le altre due Torri, abbiamo addirittura provato con armadi pesanti sopra quei punti, mettendo dei materassi impilati nel piano sottostante, nessuan crepa, nessuna cedevolezza. Nulla. per sicurezza ogni due anni provveremo a smattonare senza rompere le piastrelle, sistemate apposta in quel modo, e rirroreremo di acqua di mare per aumentare la composizione chimica per indurire meglio la struttura. Durerà altri secoli se ben tenuta..."

“Inespugnabile alle onde marine e ogni giorno più resistente del giorno precedente”.   .. grazie Plinio! Io direi però di non usare anime di legno o ferro. Il secondo si può arriggire per l'cqua di mare, le prove che abbiamo fatto lo dimostrano. Anche il legno lo sconsiglio, ma usiamo invece proprio mattorni o tufo fatti da noi come barre lunghe e tonde, che si legano meglio e non ingrossano e crepano nulla. Nel caso manderò una squadra per questa produzione qui direttamente o lo faremo allo Chateau, e ve li manderemo con l'AerOl. Ma la cosa che dovete fare innanzitutto è scoprire come sistemare l'anima come direzione, quale è la migiore stanza per stanza, seguite la costruzione originaria. E non pensate come diceva Milan di mettere pilastri in mezzo alle stanze per reggere i pesi al centro... non siamo in un pantheon e non voglio colonne tra i piedi nelle stanze. Inserite da punta a punta le anime e poi provvedete a realizzare i pavimenti. Controllate i muri per riempire le fessure e..."

"Comandante, scusi..." disse Jean-Luc interrompendoli, mentre studiavano una piantina cartacea tenuta dall'uomo "
Maximilien dice che deve parlarle assolutamente ed è necessario. Subito. Dice che una cosa da dirle assolutamente prima di iniziare qualunque  ..."

"ok, capito... ascolta."rivolta all'uomo con cui discuteva sulla cartina "Mentre io parlo con
Maximilien, tu controlla il piano più alto, così appena torno possiamo discutere  quel che dobbiamo adottare. Julien, signor architetto, lo segua e schizzi le sue impressioni e metodo di lavoro insieme a lui. Studi bene l'idea dell'anima in materiali da costruzione che non siano legno e ferro. Per le scale posteriori fatte attenzione, sono rimasti solo  gradini e temo che, se non faremo attenzione, un volo verso il basso ce lo becchiano... posso andare o avete bisogno di discutere altro? però ripeto come durante il volo, io studio con voi le questioni ma siete voi architetto e ingegnere capo, voglio solo essere sicura di fare un piano di recupero. Non voglio rubarvi il lavoro..."

"Non si preoccupi capo, lavorare con lei è interessante e stimolante. Sa tante cose e confrontarci con lei è di ispirazione. Saremo al piano superiore dove è possibile arrivare e studieremo i locali. Sistemeremo i piani dall'alto verso il basso come deciso. Stia tranquilla"

Kianta salutò con un cenno della testa e si avviò all'interno dell'edificio per raggiungere il seminterrato e le zone e gallerie scavate e armate, per reggere il peso superiore dell'edificio. Oltre quindi alla ghiacciaia e scantinato originale avevano ampliato la zona sotterranea oltre la dimenzione reale dell'edificio ma metri e metri più in fondo, lasciando una zona di terreno naturale intatto e poi una sorta di bunker, come altri lo avrebbero definito, con pareti di base rinfonzate a cui avevano sopraposto dei muri in legno decorato. All'interno era come... una casa. Chi lo avrebbe visto ad una prima occhiata avrebbe creduto di essere di un appartamneto molto grande.

Qualcosa la fermò appena varcata la soglia, quando alcuni uomini all'interno, che stavano pulendo le macerie e danni causati dai vandali, corsero ad affacciarsi alle finestre. O meglio, al quadrato rimasto per via della perdita della finestra in legno. Si voltò sorpresa e vide che si era fermata un'auto, e si innervosì per il casino all'esterno. E chi poteva mai essere, si disse? Se non Alaric, cèra solo lui.

Giungeva con alcuni suoi uomini da dentro una delle macchine convertite in idrogeno a zero emissioni. Ormai non avevano più alcuna auto a benzina o a combustibili dannosi, così come non usavano più gas per cucinare e riscaldarsi. Allo chateau avevano installate sia le vecchie caldaie a legna o carbone, sempre ben mantenute per emergenza, sia le installazioni eoliche, ad acqua e solari per l'energia elettrica necessaria a far funzionare tutto. Ed erano non sufficienti, di più, potevano contare su una sorta di magazzino che avevano creato con la corrente autoprodotta in eccedenza.  
La Mirai blu notte metalizzata era ferma dietro l'automezzo che usavano, un van per il trasporto di persone e oggetti grandi. Tutti salutavano i nuovi arrivati con calore e Gask fermò il nugolo di persone in mezzo allo spiazzo per parlare, indicando con un pollice verso la macchina qualcosa, mentre parlava. Lei osservò qualche attimo, finchè mentre parlavano lui non scambiò uno sguardo con lei, e allora capì. Chiamò a voce gli uomini all'interno radunandoli e diede loro un paio d'ore di liberta, essendo stata informata che ormai avevano terminato le pulizie più fastidiose.  Avevano sgombrato quasi tutto, dovevano solo fare controlli strutturali perchè gli architetti e ingegneri mettessero firma ai lavori.
Li pregò di non eccedere con l'alcool, sicura che sarebbero andati a qualche bar o meglio pub locale, i loro preferiti, perchè a volte vi era anche intrattenimneti canori. Però non erano a casa loro, doveva ricordargli di essere educati e non attirare troppo l'attenzione. Gask e gli altri venuto con lui li raggiunsero e lei chiese che il gruppo andasse in pausa lunga prima del lavoro di studio fino a sera con gli altri. Fermò però Gask e gli chiese di stare con un paio di suoi uomini perchè doveva parlare con Maximilien e voleva anche lui presente.
Gli uomini quindi presero il van, mentre la macchina l'avrebbe usata Gask di nuovo per raggiungerli dopo poco. Lei poi entrò dentro per andare da Maximilien, seguita da Gask e tre uomini.
L'interno era ormai spoglio per l'azione di pulizia che stavano attuando gli uomini, prima cosa dopo aver acquistato l'edificio. Restavano, al loro primo arrivo,  solo oggetti rotti a terra ma sporadici in mezzo a calcinazzi, parti franati di varie dimensioni e sporcizia lasciata da vandali e visitatori vari. Adesso era tutto così pulito che l'eco dei loro passi faceva paura.

"Come mai hai dato loro due ore?"

Lei voltò di poco la testa mentre camminava per guardarlo , rallentò un pò e chiese ai tre uomini di agire in due modi. A due di precederli per controllare che gli uomini avessero ripulito tutto fino al seminterrato e l'altro prendere la macchina e andare ad acquistare alcuni oggetti scritti in un foglio che gli passò. Lasciò i due avanzare nervosi verso i loro compiti,   controllando corridoi, stanze e zona scale fino a ghiacciaia o scantinato e  il terzo verso l'uscita. Lei proseguì  con calma e con una buona distanza, verso il basso, attraversando la villa fino alle zone della servitù. Dovevano raggiungere due scale diverse e vicine per due locali differenti. QUindi vi era una zona con due scale a chiocciola, larga per due persone e non troppo ripida, vicine che portavano a due ambienti diversi, uno più piccolo che era la ghiacchiaia e, diviso da un muro che separava le scale, l'altra che conduceva alla zona inferiore e interrata della villa.

"Ho dato loro due ore perchè cè una questione che vorrei sistemare e Maximilien ha urgenza di parlarmi, quindi è una cosa seria. Devi essere presente sia perchè sei terzo al comando, sia perchè sei il fratello-amico di Milan e voglio che senta anche tu in casi di problemi"

"problemi di cosa?"

"lo vedrai" gli disse davanti la scala. Proseguì, seguta da Gask che le stava vicino ma, arrivati al seminterrato tornò a stare ad una certa distanza.

L'ambiente era ampio e diviso per sezioni. Una molto in fondo e protetto era la cantina, con botti su una rastrelliera apposita come le bottiglie, sistemate per anno dall'alto verso il basso. Ovviamente non erano presenti prima, ma portate da loro perchè Milan voleva farci, di quel luogo, un ambiente raffinato per invitare alleati e finanziatori. E  riserva per le altre Torri in quel paese, nn solo come base di appoggio per ogni sistuazione futura. Anticamente veniva suddiviso in cantina, zona rimessa per vari oggetti, lavanderia  e magazzino viveri non deperibili. In pratica un rettangolo diviso in quattro zone. Loro avevano dimezzato quell'ambiante lasciando la cantinetta e zona magazzino per varie cose, dividendolo da quello in cui avevano attrezzato l'angolo di lavoro e di computer.
Alcuni computer stavano su una scrivania a sinistra dell'altrata, verso il muro, In fondo verso il divisorio vi era la Consolle, A destra della fine delle scale entrando vi era il tavolo da lavoro da architettura per studiare i progetti e decidere i metodi di ristrutturazione con tutti gli attrezzi necessari. Dopo questo tavolo e tra la scrivania e la Consolle vi erano enormi armadi metallici con serratura, per riporre attrezzi e materiali per non lasciarli nelle stanze per i giorni successivi.

Al centro vi era Maxilien che lavorava su un computer portatile in mezzo ad altra attrezzatura connessa da fili, mentre i due che li avevano preceduti gli porgevano qualcosa. QUando li vide entrare, scattò in piedi e richiamò l'attenzione dei due sul computer.

"Comandante, capitano, vi ho chiesto di venire subito perchè cè un avviso. I sistemi hanno avvertito nelle vicinanze un aggancio e non so che pensare. E...."

"Calmati, nessun problema. Racconta per bene..."

"Avevamo già visto segni recenti nell'edificio di visitatori, per questo ci ha chiesto di installare sensori invisibili e installare la Consolle con un Crell. Wuodan o come lei lo chiama per sintetizzare Woden, ha rilevato però in quelli esterni e nell'apparecchiatura di rilevanza Ellissi, dei segnali in avvicinamenti che prima non cèrano..."

"non ho capito..." disse di colpo Gask interrompendolo e venendo guardato male da Kianta. Scosse la testa esasperata e disse "Ellissi, metodo utilizzato per la rete cellulare o mobile che permette la telecomunicazione. Hai presente i telefonini e i phonvlet? Ecco. Noi possiamo individuare entro una certa area la presenza di cellulari agganciati alle celle vicine, triangoliamo la posizione in base a dove ci troviamo per sapere se cè qualcuno nelle vicinanze"

"Come nei film?"

Lei lo fissò rigida e fredda, e Maximilian temette iniziassero una discussione come sempre. QUindi tagliò in principio sul nascere un possibile litigio e si buttò sul portatile, iniziando un discorso.

"Si, il comandante ha detto bene e il capitano ha fatto una domanda interessante..." vedendo però lei fissarlo con occhi a fessura, incrociando le braccia "Beh... ecco, ho riscontrato cinque segnali. Con la nostra attrezzatura possiamo individuare e scoprire tutti i pacchetti, o dati se preferite, trasmessi dalla cella al dispositivo. Io non l'ho fatto, volevo prima istruzioni da voi, ma se vedete" girando il portatile verso di loro con una grafica che individuava due sezioni. Una come un radar con dei pallini che si muovevano piano piano e un'altra con delle righe di testo che cambiavano "cinque dispositivi viaggiano a bassissima velocità, forse a piedi, verso di noi..:"

"come fanno a camminare a piedi i dispositivi? vuoi dire che qualcuno cammina..."

"no, vuol dire che questi oggetti sono portati dai gufi di harry potter.... ma certo che vuole intendere che cè qalcuno che si sta avvicinando con dei dispositivi, che si collegano alle celle vicine..." si incavolò lei verso Gask, allargando le braccia con i palmi in su "ti prego maximilien, continua..." voltandosi. Si arrabbiò maggioremnte quando alle sue spalle sentì Gask chiedere cosa fossero i gufi di poter e Maximilien e i due risero, fermandosi per ricomporsi.

"Si... ho scoperto tramite i tabulati a cui noi possiamo attingere... ah, il potere del leader, comunque sembra che un'altra volta questi dispositivi hanno agganciato quella cella. Gli stessi, riconosciuti dai codici dei telefoni, alle medesime celle. Questo significa che o stanno venendo qui, esattamente in questo luogo, oppure in una zona vicina. Comunque un'area che di fatto fa parte di questo possedimento. La cella a  noi più vicina è stata montata per le vicinanze, ma in totale le celle in un raggio di due kilometri è di sei celle, un mix tra omnidirezionale, bicellulare e tricellulare. Ogni antenna è al centro di un cerchio ipotetico di 1,35 km max. Tutte queste antenne con questi ipotetici cerchi si incrociano tra loro dandomi modo di sovrapporrele a una mappa dell'area, e quindi sapere via, zona e altri fattori.  Questo mi mermette di sapere dove vanno e se ci superano, ma dalla direzione e velocità, sembra che stiano giungendo qui. Non ci sono altre soluzioni. Perchè non lo so..."

"Lo so io..." proruppe Kianta seria "dovresti averlo capito vedendo lo stato della struttura..."

"Mi spiace comandante, ma io sono un risultato della Raccolta, non so molto di altro al di fuori di quello che ho imparato grazie a lei. E il prima era riferito al mio vecchio me. Ma non ho capito perchè verrebbero qui..."

"Urbex, contrazione di Urban Explorer... ecco di cosa si tratta. Negli ultimi anni in vari paesi cè stato il boom di esploraizoni di luoghi abbandonati, meglio ancora se antichi. Ci sono urbex che hanno trovato ville, case, edifici con tutto lasciato come se le persone si fossero allontanate,  anche se cinquanta anni prima. Chiese e fabbriche, miniere e ogni luogo lasciato a se stesso. E questo ne è un esempio. Cè qualche traccia per sapere chi sono?"

"esplorazioni... quello che fa lei, comandante?"

"Io lo faccio per valutare gli edifici da acquistare... " facendo il broncio, piccata,  ma gask si intromise.

"però anche tu vagabondi in vari posti a scoprire che cè dentro e standoci un sacco. Jd dice..."

"Basta! smettila" sussurò furente a Gask che si zittì. Allora lei si rivolse a Maximilen.

"Continua a motorarli. Verifica che giungano davvero qui e fammi sapere nell'auricolare" rovistando  tra le apparecchiature e trovando una capsula a scatto per tenere gli auricolari. "stai attento e avvisami. Inoltra controlla e aggiornami sui dati che si scambiano i cellulari con le celle per sapere chi sono" mentre questo faceva il saluto militare.

"Quanto a voi, invece di ciondolare senza far niente" disse lei verso i due uomini rimasti" voglio che raggiungiate di corsa i piani superiori, con le armi, anche se dovete tenerle con la sicura, e controllate i movimenti dall'alto. Solo quando qualcuno entrerà e vi parlerò, dovete scendere in silenzio, fin dove potete ma siete ben addestrati per questo, e accerchiarli nel corridorio principale. Uno a destra e uno a sinistra. Chiaro?" i due accennarono con la testa la risposta e andarono, prendendo da una sacca a terra due fucili neri.

"TU mi segui e stai al mio fianco. Anche se sei un pò tocco, per Milan sei una ottima Ombra quando serve, quindi datti da fare e resta al mio fianco"

"E pensare che tu sei la sua Ombra..." ridacchiò Gask facendola incavolare. GLi chiede un colpo di gomito al fianco e si apprestò a salire le scale "e prendi quella sedia in legno intagliato che avete portato qui per MIlan, mi serve. Caricatela addosso, vedi tu, e seguimi. E ricorda..." gli disse guardandolo negli occhi dall'altro dei primi gradini, come se stesse comunicando anche altro "
lui ti mandato qui come mia ombra ma devi fare come ti dico o ti faccio tornare a modo mio a casa...

Lui restò, fermando anche il respiro, a fissarla mentre si girava e saliva, con tristezza. Di nuovo arrabbiata con lui, di nuovo quelle espressioni e quel . Poi corse a prendere la sedia, con uno schienale alto e intagliato, color legno scuro, con seduta in pelle e ganbe a cavatappi bombato, non sapeva come considerare quel ricciolo stretto alla fine. Grande di spalle come era non ebbe problemi a metterla sotto braccio e seguirla per le scale, mettendola poi di fronte a lui per non rovinarla. Era sempre un'opera dei loro uomini, dono che avevano fatto a MIlan. E lui non voleva danneggiarla.


Cinque ragazzi marciavano allegri tra sterpaglie e alberi selvatici, per giungere alla villa. Ridevano e scherzavano ma ammutolirono vedendo materiali da costruzioni all'esterno, con tracce di ruote nello spiazzio anteriore.

"Pensate che ci sia qualcuno?"

Aguzzarono le orecchie, si guardarono  intorno ma non si udiva ne vedeva nulla. Si guardarono nervosi e incapaci di decidere, finchè il capogruppo, Cesare, non li spinse a provare.

"Dai ragazzi, anche se primo pomeriggio non sembra esserci nessuno. L'altra volta non cèra niente ma forse la devono ristrutturare. MOtivo per cui è necessario entrare e filmare tutto prima dei cambiamenti. No?" chiese lui voltandosi verso lo smartphone alzato dal bastone per preparare un vlog.

"se ci scoprono che facciamo?" chiese una ragazza timidamente

"Tranquilla Ivana. La casa è grande e ci siamo già stati, anche se abbiamo esplorato solo il piano inferiore. Vediamo le bellezze di questa casa come ho sentito... e poi ci sono i fantasmi..."

"Yeah" urlò uno che si bloccò. Gli era scappato e ora tutti erano col fiato sospeso. Ma ninete, silenzio.

"Ok, ragazzi, entriamo dai. Prima che torni qualcuno"

Gli altri lo seguirono dubbiosi ma restarono sorpresi appena giunti nell'androne. Tutto pulito, pareti spoglie e lavate e di nuovo chiare e senza più scritte orribili, pavimenti spazzati e liberati dai detriti. L'eco che ricordavano era più sonoro adesso.

"Cesare... non è normale"

"Calmatevi, devono aver comprato la casa, o stanno facendo qualcosa, non so. Ma questo ci permette di vedere come è l'edificio senza macerie. Guardate" alzando le braccia e guardando lo schermo dello smartphone per il video "si vedono ancora i decori, i colori sono sgretolati in più punti ma si vede ancora come erano. I camini... riprendiamo tutto e documentiamo questa esplorazioni. Potremmo non poterlo fare più..."

"non era così che lo ricordavo. la distruzione che avevamo visto rovinava tutto..."

"GIà..."

"SI. E' vero.."

Passarono attraverso porte senza stipiti ma con ovali con cornici in rilievo al di sopra, cornici dei tetti con affreschi e stili liberti dipinti.

"Quale scala prendiamo? Quella col pozzo rettangolare o torniamo indietro nella principale?

"quella in fondo, così riprendiamo anche quella parte. Prima torniamo dai camini, perchè meritano. Ho paura che li tolgano"

"QUale camino?"

"Ivana, ti ricordi la sala del camino rosso con quel tetto con le foglie?"

"Quello della stanza rettangolare con due grandi aperture e il decoro rosso nel tetto?"

"Si la stanza rossa, quella che abbiamo ammirato per le cornici di foglie con il camino e gli affreschi a sezioni rossi."

"Ah, si. é la sala in fondo" indicò più avanti.

Raggiunsero in fretta quella sala, per poi andare al piano superiore per continuare il giro. Ma appena Ivana e Cesare passarono insieme per la porta, o quello che ne restava, rimasero fermi di botto, tanto che i ragazzi dietro non se lo aspettavano e li spinsero in dentro, finendo nella stanza.
Cesare e Ivana erano gelati per la donna seduta quasi di fronte, nel muro tra le due aperture che doevano essere finestre ampie. Due porte per entrare nella sala e loro erano in quella di fronte alla donna. Lei li guardò con un mezzo sorriso biricchino, con le gambe accavallate, di scorcio con la schiena contro una sedia che ben stava in quella casa. Lo schiernale alto la rendevano più bassa di quello che sembrava, con i capelli corti alla maschietta con una scriminatura da un lato che faceva pendere una grande frangia liscia dall'altro lato, addolcendo l'ovale. Tagliato anche da due occhi grandi e taglienti, un naso un pò grosso all'insù che sembrava un arco convesso, la punta del naso che scendeva in maniera netta cone una c formata da due linee per giungere alle labbra non sottili con il labbro sotto più grande e poco più larghe del naso.
nel suo complesso sembrava una bambina monella e li scrutava con forza.

"Ci scusi..." balbettò Cesare arretrando, spingendo anche gli altri che erano basiti, scoprendo però che non poteva scappare. ne lui ne gli altri. Un uomo armato si stagliava dietro di loro, nel corridoio e guardarono verso l'altra porta, inutilmente.
Un uomo dalle spalle larghissime e muscolose,  vita molto più piccola, gambe molto robuste da come sembrava dai pantaloni, occhi con un taglio che sembravano ancora più taglienti di quelli di lei. Se quelli di lei erano grandi e linea dritta detta neutral, i suoi erano all'insù verso l'esterno, i cosidetti positive.

POggiato con la schiena e braccia conserte alla parete in fondo, di fronte al camino che stava alla solo sinistra, controllava i presenti, e la seconda porta vicino a lui. Cesare vide dal taglio di prospettiva che gli permetteva, un altro uomo armato ad aspettarli fuori , nel corridoio oltre la seconda porta"

"ci spiace... ecco, non sapevamo che cèra qualcuno. Togliamo il disturbo..."

"Cesare Enea Bortolotti..." disse lei come se cercasse di sentire il nome per intero, per qualche motivo "vlogger, youtuber, signore come dicono alcuni delle esplorazioni di questa regione. Gli urbex..."

"ma che caz..."

"Calmati, voglio solo parlarti" disse Kianta sorridendo, sistemandosi bene sulla sedia, mentre le aperture irradiavano la luceche  la incorniciavano come in una zona d'ombra tra due chiazze di luce.

"Senta, non sappiamo niente di cosa fare. POtete spacciare, vendere roba al mercato nero o..."

"Ehi, smettila di fantasticare" disse lei amabilmente "non siamo spacciatori o gente del genere. Lo pensi solo dalle armi? Sono le mie guardie del corpo. Ho comprato questa villa... In verità è un regalo dei miei genitori che mi hanno donato il denaro necessario. Questa casa merita, l'hanno distrutta e intendo sia le intemperie sia i vandali ma... affreschi, applicazioni di marmo, bassorielievi, sono in parte ancora fruibili e da lì si può restaurare il tutto. Questo rende questo luogo una proprietà privata. Anche se di fatto ci sono cencelletti e cartelli di avviso, no?" chiese con dolcezza e quasi una punta di simpatia.

"Signora, come fa a conoscere il mio nome e..."

"Oh, ti prego. Chiamami Lianna. A mia madre piaceva il nome Anna da mia nonna, a mio padre Lia dalla zia preferita morta giovane... Lianna. E come detto, sono la nuova proprietaria. Per la tua domanda... io amo l'urbex e ne conosco alcuni che seguo, compreso te!" iniziò a snocciolare nomi di urbex famosi di quel paese e lui con la faccia preoccupata accennava con la testa un assenso, indicando che li conosceva.

"lo segue davvero?" chiese Ivana di colpo

Kianta sorrise e cambiò gamba sulla sedia, in una posa accattivamente ed enigmatica insieme, per via del suo aspetto. Camicia color perla con maniche strette ai polsi con strani decori come il collo, bustino di pelle, pantaloni scuri che sono stretti da stivali oltre il ginocchio di pelle con un tacchetto. Portò  i gomiti sul ginocchio accavallato e le mani intrecciate a sostenere il mento, sorridendo gioiosamente.

"Ragazzi, ragazzi... sono sincera e sono contenta che troviate importante questo luogo, da meritare un'esplorazione ma dovete anche considerare che possono esserci dei rischi. Non potete andare così" schioccando due dita "e fare i video. Li conoscete i video dove un urbex si è trovato nascosto in una stanza a caso, al buio, mentre della gentaglia lo cercava per punirlo di aver ficcato il naso? O quei due che hanno trovato un involto particolare a forma umana con del sangue, sbirciando dentro da una finestra? O altri che sono stati picchiati da un senzatetto per proteggere il luogo dove dormiva? O quello che per aiutare una sua iscritta è andato a casa di questa, abbandonata ma con una vecchina in affitto ancora presente, e sono accadute cose assurde con bambole e presenze? Quest'ultimo è un caso limite, ma sono tante le persone che fanno come voi  e gli è finita male. Le mie guardie del corpo sono pagate per proteggermi , non sono le persone negative che pensavate. Ma voglio che vi accertiate per il futuro che il luogo sia sicuro. Sono stata chiara?"

"Eh, si... certo. Non volevamo, ce ne andiamo..."

"Aspettate..." disse lei puntando lo sguardo su Maximilien che entrava dalla porta vicino Gask "potreste dare al mio uomo il cellulare per cancellare il momento in cui varcate quella soglia? Tutti per favore..:"

"COsa?"

"E' matta?"

"NOn può farlo"

"Ragazzi..."proruppe  lei con autorità, rizzandosi con testa e schiena "siete su una proprietà privata, che lo è sia prima dell'acquisto ma ancora di più adesso che io, muratori, architetti e uomini, siamo qui. E' come se voi andaste in vacanza per mesi senza dire niente a nessuno e io entro nella vostra priorità, perchè sappiamo che è vuota. Informarsi, capire... inoltre sia per la mia famiglia che per la mia personalità, non amo vedere me ma anche i miei uomini, che per ovvie ragioni sarebbe meglio non appiano in giro e non voglio rischiare che per qualche stupidaggine accada. O finisce come il revenge porn, foto e video anche nascosti, fatti girare e impossibili ormai da togliere da internet. Se permettete, non voglio rischiare..."

"Volete prendervi i nostri telefoni?"

"No, verrà cancellato solo il pezzo che ci riprende perchè non pensiate che con i telefoni messi in quel modo" indicando con il mento i ragazzi che tentavano di riprendere fingendo però che li tenessero solo in mano "non stiano riprendendo perchè non mi fido. il mio uomo terrà il telefono davanti a voi, taglierà il video e vi lascerà la parte prima..."

"prova a prendere i telefoni e chiamiamo la polizia..." urlò Ivana.

"perfetto! Allora visto che siete d'accordo la chiamerò io e farò denuncia, chiedendo che vengano requisiti i cellulari..."

"Ehi, piano piano... anche tu finirai male perchè hanno armi e..."

"Cesare! i miei uomini hanno ogni autorizzazione per averle e utilizzarle.  Inoltre anche se avete i video dove dite che volete esplorare, è visibile che cè il proprietario e i lavori in atto. Quindi posso denunciare anche per furti, sai quante volte accade che nei cantieri di cerchi di rubare qualcosa" disse Chianta con concuranza.

"Vuoi davvero denunciarci?"

"Come ti ho detto ho visto così tanti video in varie lingue da sapere come agite, anche con persone in giro. Quali erano le vostre intenzioni? Lo deciderà la polizia, intanto però sarete fermati, magari la notizia può scappare e finire su qualche blog o giornale con i vostri nomi..."

"ehi, vuole farlo davvero?"

"Chi, io? Sai al commissariato quante persone ci sono che vi bazzicano per essere il primo a rilevare una notizia interessante? E come ho detto, cosa finisce su internet balza in così poco tempo ovunque. E come li cancelli? Come per i video della vendetta, appunto. Oppure possiamo fare un accordo..."

"quale" chiese Cesare zittendo gli amici che, nervosi e spaventati, gli dicono di scappare "cosa ci proponi"

"Semplice" gli sorride "voi permettete a noi di cancellare solo la parte in cui entrate in questa stanza, davanti a voi e no nfacendo altro. Vi lasciamo la parte già fatta e..." alzando l'indice sinistro, cambiando di nuovo gamba "e vi permettiamo vi fare un giro completo, documentato, controllandovi ovviamente, perchè venga ripreso un'ultima volta questo luogo allo stato grezzo. Perchè considero l'urbex positivo per un motivo. Anche se sarebbe opportuno e consigliabile visitare luoghi pubblici abbandonati, rispetto alle proprietà private, è comunque utile che bellezze, perle, merav,  di ritorno alla grandezza. Dico lustri perchè ho visto tante volte edifici che sono stati riportati a splendore e poi considerati solo un problema perchè ritenuti edifici storici. Questo in città, se fosse stato possible anche per questa dimora si sarebbe salvata, ma il punto è che almeno è una sorta di testimonianza, documentario di cose che attestano la grandezza dell'uomo nelle sue capacità lasciate all'incuria, perchè i nuovi proprietari da eredità non vogliono perderci tempo e non vendono, o altri motivi. Quanti ne ho viste che meritavano di essere apprezzate, ammirate e invece finite a pezzi in mano a balordi per le loro stronzate. E intendo per i motivi che pensavate voi, non i poveri senzatetto che per colpa della società perdono tutto e hanno solo quei tetti malconci come casa. Per questo..." poggiandosi alla spalliera unendo gli indici mentre gli fissava "voi ci fate tagliate i video, solo la parte in cui parliamo, potete riprendere tutta al villa per come è adesso ma avvisate tutti che adesso è di privati e non è più visitabile. Anche perchè, vista questa visita, è chiaro che metterò dei custodi  e telecamere con server lontano da qui come deterrente"

"Vuoi lasciarci i video, tagliati, farci fare comunque l'esplorazione dicendo che questo luogo è ora taboo per tutti? E ci controllerete anche se sembrereà come se non ci foste?"

"E' chiaro che i miei uomini non finiranno nel video, controlleranno i vostri movimenti a distanza e basta. L'accordo che voglio fare è proprio questo. Per ora vi lasciamo fare l'esplorazione, basta che non diciate nulla di questo nostro incontro ma avvisiate che da domani è off limits. Al termine salutate e ci permettete di tagliare le nostre presenze. Avverrà davanti a voi, qui, non ci metteremo molto e vi lasceremo tutto tranne alcuni minuti. Ripeto, sotto i vostri occhi. Se questo non vi convince posso mettere sul piatto un'altra cosa. Posso dirvi altri luoghi davvero interessanti da esplorare, perchè voi accettiate i tagli e avvisiate su questo luogo. Sono luoghi che volevo acquistare, che conosco e, anche se ho detto che è consigliabile luoghi pubblici, meritano di essere visitati. Questo vi fa gola?"

"seriamente? Ci dici dove possiamo andare dopo?"

"Come ho detto amo le creazioni dell'uomo prima dello scempio moderno. Oltre architetti, ingegneri, muratori e tutta una serie di categorie classiche, farò restaurare colori, decori, elementi... questo luogo era una perla amata dal proprietario. I migliori artisti avevano dato del loro perchè prendesse forma, come per ogni edificio antico e io amo le abilità dell'uomo nel creare da zero con le loro mani. Vetrai, scalpellini, modellatori di gesso e stucco, pittori e decoratori e via dicendo... pagherò tutti loro perchè il lascito di quell'uomo non muoia totalmente..."

"lascito?"

"Si Cesare, rispetto a cosa la società inculca in testa fin da piccoli, il lascito non deve essere per forza, per tutti, il generare figli. Il dovere per forza fare figli perchè altrimenti sei monca, imperfetta, sbagliata, addirttura definita difettosa. Riferito anche per uomini ovviamente, ma il punto è che le persone sono così tante quante sono i cuori nel mondo. Ci sono persone che non possono fare figli per problemi di salute ma gli va bene anche non averne. Ne ho conosciuti che non gli sono arrivati,ma va bene, hanno vissuto la loro vita rendendosi felici con ciò che volevano vivere, vedere, provare e via dicendo. Hanno impiegato cosa non davano a figli ipotetici a se stessi. Ed erano sempre felici, sorridenti, con sorrisi veri e non quelli finti che fai per l'occasione. Erano felici lo stesso, si amavano lo stesso, non si sentivano incompleti perchè non vedevano necessario figliare per determinare quanto fosse il loro amore. O che necessitassero di figli per saldare o migliorare il loro legame. Il loro amore o legame erano loro e dicevano sempre che non si pentivano di niente. Di no naver provato con medicine, con inseminazioni, con adozioni e via dicendo. Erano impegnati in mille cose e avevano permesso la creazione di quella cosa, la realizzazione di quell'altra che di sicuro sarebbero rimasti nel tempo con i loro nomi. I lavori o opere di tanti del passato che sono rimasti e giunti fino a noi. Il lascito nel mondo. Per molte persone restare nel mondo è sfornare una copia di se stessi, carne della loro carne... peccato solo che poi sono persone nella testa e personalità ben diverse. Si nasconde nell'idea di dare ai figli quello che non si ha avuto, non si è stato ect... gettando su di essi tutto i l se dei genitori. Sono copie di se stessi de futuro che potrebbero avere quella vita che magari non hanno avuto, vissuto... ma questo è a discapito dei figli e nipoti, perchè anche i nipoti non sono salvi. i figli non sono  una sorta di rinascita di se stessi. Non si continua a vivere nel mondo perchè hai lasciato figli. Ma per cosa rimane dopo di te che parla di te. Artisti, statisti, politici, sovrani, inventori e gente geniale... e la lista è lunga. ma il punto è che loro continuano ad esistere nel loro pronfondo in quello che ci ritroviamo noi oggi. Dipinti, statue, edifici ma anche la corrente elettrica, i telefoni, invenzioni che noi utilizziamo ancora oggi, libri, anche seguaci. Si perchè anche organizzazioni e periodi storici portano il nome di chi ha portato il cambiamento. i figli portano una parte del nostro dna, neanche tutto. Ancora oggi molte caratteristiche genetiche derivano da variazioni del dna, come gli occhi blu adesempio, che sono finiti ai figli, questi hanno lasciato fino ad oggi questa caratteristica ma... cosa ci dicono del primo che ha avuto quella mutazione genetica? Nulla. Cosa ci dicono le cose lasciate fino ad oggi, qualunque essa sia? Le abilità della persona, le sue capacità, cosa pensava, cosa vedeva... per le persone in queste società attuali è importante la generazione successiva solo per motivi sopra citati. Che il nostro dna continui anche dopo la morte, che poi in realtà è il dna di miliardi di gente prima, mica una cosa solo nostra. A meno che non cè un motivo perchè si venga ricordati, tutti quelli che finiscono nella storia dell'uomo lo sono per motivi diversi dai figli. E i luoghi che voi esplorate sono... lasciti di tutti quelli che gli hanno dato forma. Va bene una maiolica, un dipinto, un fregio, una vetrata, qualunque cosa. Ogni oggetto parla di chi l'ha voluto creato e chi lo ha creato. Ecco perchè io vorrei preservare questi luoghi, ma il mio nome non interessa a nessuno, invece esempio l'architetto e tutti coloro che hanno dato corpo a questa villa si, loro sono rimasti e nei documenti. E amo questa villa per come è e l'ha vista prima su carta l'architetto. E per me vale cosa hanno creato, unito a quello che vedeva e voleva il primo proprietario. Rispecchiava lui, sapete, oltre le abilità dell'architetto? QUindi, vi va bene questo accordo?"

I ragazzi non erano d'accordo ma Cesare invece, ragionando, alla fine parlò per tutti. Dietro lamentele degli altri.

"Se giuri che taglierete solo dove ci siete voi davanti a noi, senza toccare o prelevare altro, va bene. Non parleremo che siete qui adesso, diremo che questo luogo è escluso da domani e visiteremo i luoghi che ci dici tu se sono sicuri"

"Sono sicuri e sai perchè? Conosco i proprietari e so che neanche gliene frega nulla. Hanno fra le mani una ricchezza che non sanno di buttare a tarli e topi. Voglio che resti testimonianza della loro esistenza. Anche se nella situazione in cui le hanno ridotte. Chiedo solo di tagliare noi e che nessuo venga più. E potete restare tutto il tempo che vorrete ma nei video non ci devono essere foto, sequenze o audio...."

"Affare fatto! Potete anche controllarci, nessun problema ma che usciremo da qui senza problemi"

Kianta rise divertita vedendolo così spavaldo e forte, mentre gli altri stavano alle sue spalle con gli occhi impauriti. Aveva notato che osservavano sempre le armi e poteva anche capirli, ma lui capegiavva davvero come capo tra loro. Decideva per tutti ma per uscirne bene. E le piaceva questo.

"Bene, Cesare. Innanzitutto piacere, come ho detto mi chiamo Lianna e sono una benefattrice e sostenitrice di una delle cose che rende grande l'uomo. Le capacità in varie forme. Ho un mio lavoro, un finanziamneto di mio padre che anche lui sostiene molte cose e... odio vedere queste meraviglie in mano alla gente che credevate fossimo. Puoi star tranquillo. Anzi, voglio sostenerti perchè ho visto che descrivi, analizzi, consideri ogni cosa che vedi, la storia del luogo, il periodo e quello che contiene. Anche le vite di quelle persone dai loro oggetti... Ti aiuterò con mezzi di ripresa migliori e i luoghi dove recarti, perchè ho molti agganci con varie persone e per qualunque cosa posso intervire, se mai dovrebbero vederti. TI va bene?"

"Perchè fai questo?"

"Perchè ho conosciuto una persona che spiccava tra gli altri, mostrando bravura e capacità ma non aveva i mezzi per migliorarsi. Tu apprezzi le stesse cose che noterei io in quei luoghi, i tuoi amici sono un buon aiuto nelle tue analisi. Vi darò modo di renderli ancora più professionali e in stile documentaristico, con una fonte veloce per studiare ogni elemento presente di che epoca, stile e via dicendo. Posso anche farti accompagnare da esperti che puoi spacciare per amici e possono dare un senso diverso ai tuoi video, fruibili anche da altre fette di pubblico. Perchè è questo che tu vuoi... no?"

"Faresti davvero questo per un vloggher di urbex?"

"Ho i miei motivi, ma inerenti a cosa ho detto. Affare fatto?" alzandosi e porgendogli la mano.

"Va bene, non mi sembri una persona negativa come sembrava, taglierete i video e ci sosterrete per i futuri urbex. In pratica sei una filantropa?"

"Si, su varie cose. Ma ne parliamo un altro giorno. Adesso hai un'esplorazione da fare..." indicando con la mano la porta"

Il gruppo  iniziò a discutere animatamente ma Cesare riuscì a far capire le sue intenzioni e perchè aveva deciso di fare l'accordo. Di malavoglia Ivana uscì dalla stanza urlando che dovevano iniziare, mentre gli altri si accodavano scoraggiati. Cesare fissò Kianta, non si comprendeva se rifletteva, se voleva dire qualcosa o altro ma restò lì a guardarla, mentre lei inclinava di lato la testa.
Gask notò quel gesto come mille altre volte dal suo arrivo, il modo in cui fissava nel mentre le persone come se volesse scoprire da qualche parte cosa voleva sapere. Gli sembrava sempre che in un dato momento, mentre fissava flettendo la testa, i suoi occhi si perdessero da qualche parte, come andasse oltre con la mente e a volte, come accaduto quel giorno, quando Jd le parlava, lei  respirasse per un attimo pronfondamente e in se. Come un sussulto sorpreso sposando lo sguardo su chi le parla e i suoi occhi mostrano quella scontilla tornata. E quegli sguardi che parlano più delle parole. Si, pensò, cèrano attimi in un cui si capiva quel che pensava e perchè fissava in determinati modi, e altri invece non si capiva effettivamente cosa le passasse per la testa. E quindi, si chiese, cosa volevo e pensava  facendo quella proposta e fissando quel ragazzo a quel modo?   Milan le aveva dato carta bianca anche su quello? E se si, perchè dare attrezzatura e uno dei loro esperti a estranei?  Era vero come dicevano Milan e Jd tutto il discorso del visualizzare?
E perchè quei sorrisi divertiti ad estranei o solo a Milan e Jd, e non in altre situazioni?

"Mi raccomando, conctrolla anche a terra. Ho fatto pulire ma ho ordinato che chiari pezzi di decorazione andassero conservati. Troverai dei teli nelle stanze con fregi e parti ancora salvabili..."

"Ordinato... ok, grazie." come pensasse qualcosa " Quando abbiamo finito tornerò per sapere cosa ci farai avere e chi sono quelli che ci manderai. Saranno professori d'arte?"

"Tranquillo, avrai attrezzatura di qualità in comodato d’uso gratuito purchè tu continui con il tuo lavoro. E magari chissà, potresti anche lavorare con altri uerbex in giro per il paese senza sbottonarti troppo... ovviamente" sistemandosi in maniera elegante sulla sedia, fissandolo con un sorriso leggero e uno sguardo che faceva capire il non detto "per spostamenti più lontani ti verrò incontro con i miei mezzi, quindi viaggerai gratis e raccoglierai informazioni su luoghi anche visitati da altri, ma che tu esplorerai con... il tuo modo di apporcciarti nei video. Esperti che lavorano per me che sono preparati sull'arte, parecchio istruiti, ti illustreranno durante le visite tutto ciò che vedrete. E chi lo sa, magari grazie a questi miei aiuti potresti avere una possibilità per il lavoro che sogni. Potresti diventare docente..."

"..." Cesare aprì la bocca sconvolto, pronto a dire qualcosa ma si fermò restando però nervoso "come sai che..."

"Lo dici spesso. Indiana Jones e Sydney Fox insegnano, vero? Sono felice che tu abbia questo sogno e se riesci con questi aiuti a diventarlo... magari potresti essere il nuovo Howard Carter, con una nuova scoperta sconvolgente e ricca. E sarei felice di questo... se a te va bene."

"si...è quello che vorrei. hai davvero visto i miei video a quanto pare, non mentivi. Di solito la gente non fa qualcosa per altri senza avere qualcosa indietro, lo so perchè per chiedere collaborazioni o luoghi da visitare, chiedendo ai proprietari, ricevo solo domande su cosa do io in cambio. E per certa gente esser eindicata nei video non basta, pretende sempre qualcosa..."

"Si, ho i miei motivi ma non come quella gente. L'unica cosa che ti chiedo è non dire mai a nessuno di me e chi vedrai. Presenterai chi ti affiderò ma non altro. Mi restituirai un giorno, quanto potrai comprare roba tua, tutto l'equipaggiamento ma finchè nei hai bisogno io sono a disposizione. Niente di negativo, credimi."

"Mi fiderò... " non finendo la frase perchè i ragazzi lo chiamavano da qualche parte nella villa "tornerò quando finiremo"

Kianta scosse la testa in senso affermativo e lo seguì con lo sguardo mentre usciva. Guardò gli uomini armati che la fissavano per istruzioni e lei con la testa indicò i ragazzi e  li seguirono, restando a distanza.
Restò nella stanza con Maximilian e Gask.

"Comandante, cosa devo fare?"

"Controllali dalle cam e prepara un dispositivo per collegarlo ai loro smartphone e tagliare solo le parti dove ci siamo noi. E... blocca ogni collegamento verso internet..."

Maximilien capì e corse verso il seminterrato, lasciandola seduta, spalle a quella parete mentre la luce del sole irradiava ai due lati la stanza.

"Sei seria?"

Kianta si scosse quasi impercettibilmente e si voltò verso Gask, fissandolo malamente. Chiuse gli occhi una frazione di secondo voltando la testa in altri punti, come per evitarlo ma lui continuò.

"A cosa serve a Milan o ai nostri scopi questo ragazzo? Dargli anche mezzi e persone per vedere vecchi edifici cadenti?"

kianta si alzò lentamente e con sempre quel suo modo leggero e delicato, quasi elegamente, di muoversi. Restò a guardarla mentre gli si avvicinava con delicatezza senza fare rumore con i passi e la vide incrociare i suoi occhi con i propri. E gelò perchè dardeggiavano di rabbia. Gli arrivava massimo al mento, se avesse abbassato la testa l'avrebbe sfiorata, eppure nonostante fosse tra i più bassi di tutti i membri dell'organizzazione, , Gask notava che corporature come la sua erano niente in confronto a come appariva lei in una stanza.  E cosa si provava quando era adirata e si comportava in quel modo. Anche senza che Jd lo avisasse, aveva scoperto e imparato sulla sua pelle che, se lei era parecchio incavolata e non tollerava più certe cose, cambiava atteggiamento e comportamento.
Quando si muoveva con leggerezza, pacatezza, sinuosità addirittura era meglio fare attenzione. Era segnali come quando non parlava, che lei aveva superato la soglia della tolleranza e pazienza e avrebbe agito. Tutti prima del suo arrivo temevano quella ragazza, eppure anche se quel giorno che gli tornava sempre in mente aveva visto un chiaro esempio, era passato un mese per scoprire certe cose. Bastava osservarla sia come moviementi del corpo che del viso.
Se agiva in un certo modo, meglio cercare di no nfinire nel suo radar.
E in quell'istante si chiese cosa dovesse fare mentre lei lo fissava, girando la testa per guardarlo con il viso a 3/4, a volte da un lato solo o voltandolo dopo un pò dall'altro lato e continuava così. Movimenti lenti e rotondi, ed eleganti che nascondevano come una molla quel che sarebbe successo dopo. Ma lo stupì.

"Cosa te ne viene nel sapere questo. Cè un motivo per cui tu sia qui per fare commenti?"

"Eh.. Milan mi ha mandato qui per farti da Ombra e riportarti a casa... "

"Si, so di questa cavolata ma io voglio sapere perchè ti interessa quel che faccio e dico. Vuoi andare da Milan e apparire migliore di quello che sei?"

"Non voglio niente del genere, per niente...." biascicò lui cercando di indietreggiare, finendo però per aderire al muro. Ma perchè indietreggiava davanti a lei, si chiese?

"Stai a sentire, apri le orecchie perchè è chiaro che le cose ti si devono dire chiaramente o non arrivano nel tuo cervellino chiuso. NOn mi fido di te, sei ambiguo e non credo a una parola di quello che hai detto. Puoi fregare Milan e Jd perchè troppo buoni, troppo pronti a vedere tutti come fratelli, ma non io. Le stesse voci che girano su di te sono chiare e non permetterò che i tuoi giochetti o quelli del tuo capo crepino l'organizzazione. Tu e io non andiamo d'accordo, sei un orso rimbambito e pericoloso per tutti. Non pensare minimamente di prendermi in giro..."

"Non prendo in giro nessuno. Quel giorno ho deciso e non capisco tutto questo astio"

"solo astio? sei una piaga perchè non sai niente, non sai fare ninete, vivi abituato ad avere tutto e che tutti facciano le cose al tuo posto, ma non qui. Me ne frego se per Milan sei il fratello che non ha avuto, smettila con giochetti. Se scopro che lui sa  quello che è accaduto oggi, me lo ricorderò!"

"..."

"Ti avviso di nuovo" puntagli l'indice contro, nonostnate fossero poco fistnati, all'antezza del suo petto, , sfidandolo con lo sguardo. E Gask aveva la testa abbassata verso quella ragazza che gli arrivava al petto ma aveva l'irruenza e le palle di un armadio della sua stazza. "Quel giorno non mi fidavo, anche quello che hai fatto mi ha portata a volerti fare avere la sua stessa fine, perchè sei una bestia sguaiata e ignorante. Devi solo ringraziare la freddezza tra Milan e Dorde, altrimenti saresti a farti un volo di nuovo da quella serpe del tuo capo a calci in culo. E questo per Milan e Jd, perchè a quest'ora se fosse stato per me staresti galleggiando a cubetti nel trogolo dei maiali. Ecco dove dovresti essere, anche se fosse stato per me veramente ti avrei legato come un salame e lasciato nel crogiolo con loro e stare lì, a vedere cosa ne facevano di te. magari ti usavano come punchball... invece devo stare zitta e farti stare con noi perchè hai le tue qualità. Che stronzate..." scosse la testa disgustata e gli diede le spalle per andarsene.

"perchè mi tratti così? Da quel giorno ti ho chiesto scusa e Milan ha..."

"Tu hai chiesto scusa a me? Dovevi chiedere scusa a lui. Sei... lascia stare " cercando di calmarsi respirando profondamente "non è il luogo ne il momento, ma è vergognoso che tu ancora mi rivolgi la parola come se nulla fosse"

"Sono passati mesi e pensavo di aver ripagato quello che Jd e Milan..."

"mannaggia al chiurlo e quando ti abbiamo fatto entrare. Solo questo e sempre così con tutti quanti. Abbracciamo tutti, accogliamo tutti, anche certa gente che non merita altro che un volo da un dirupo, ed è pure poco. Sei uno sballato, un disadattato come quegli spocchiosi che si sentono simil gangster con le pose, i gesti, le armi inclinate ma poi non valgnono niente. E ti schifi a guardarli per strada, sulle loro macchinine pacchiane che si sentono napoleone ma sanno solo sparare frasi schifose.  L'unica cosa che tu hai saputo dare è casino allo Chateau. Da quando sei arrivato è quasi tornato tutto come prima e non lo tollero. QUindi stai al tuo posto. Se Milan ti dice che sei la mia Ombra e basta, tu sei ombra e basta. Rispetto a me tu non dici ninete. Sono stata chiara?" dandogli sempre le spalle.

Gask restò a guardare la sua schiena come fosse un cane bastonato. Come se volesse dire qualcosa ma chinasse la testa docile. Docile. Sapeva che lei odiava quella parola per qualche motivo, eppure si sentiva così quando lo aggrediva a quel modo.
Aveva fatto quell'errore, causando quella dipartita ma come diceva smepre, non era causa sua. Un incidente. Ma per lei era una risposta classica degli stronzi, diceva sempre che gli incidenti sono tali riferito ad altri tipi di persone
, non per lui.
E si sentiva sempre attaccato, lo assaliva sempre quando lui non voleva. Desiderava dire qualcosa ma non riusciva, gli moriva qualcosa dentro e non era in grado di farlo uscire più e stava lì, fisso, impalato, incapace.
Era davvero una pazza sociopatica o psicopatica, dipendeva dai giorni, come diceva Alaric? Anche loro non andavano d'accordo, ma sembrava sempre che lei lo odiasse in maniera diverda. Alaric in effetti non aveva commesso quell'errore. Non aveva visto per qualche minuto il suo volto devastato e i preda al pianto, mutato poi in odio puro e voglia di ucciderlo. Lui, non Alaric.
Alaric era pungente e cinico, ma come diceva Jd quei due erano simili su certi aspetti e si scornavano in maniera naturale, ma alla fine erano parte di un gruppo compatto e si tolleravano, e rispettavano anche. In un certo senso.
Cèra comunque qualcosa che ammansava quel loro scontrarsi. lei riusciva a stare nella stessa stanza, nello stesso tavolo per mangiare e discutere con lui senza problemi di chissà quale tipo
, ma ciò era impossibile con Gask. Questo disse Jd quandìo ne parlarono da soli una sera, bevendo. Per lei era intollerabile la sua presenza e non riusciva a capire perchè.
Vedeva i suoi sorrisi e il viso, nelle sue espressioni di fiducia e contentezza, quando cèra Milan. Aveva notato come, anche se con Jd e Milan lei mostrava cose diverse per l'uno e per l'altro, anche se non aveva capito in che senso, non accadeva verso altri.
Peggio, mai per lui. Neanche una volta rivolto a lui. Perfino verso Alaric o altri con cui aveva qualche bega, aveva un mezzo sorriso divertito o monello da mostrargli. Gli uomini stessi, ragionò, dicevano che lei non sorrideva quasi mai, tranne per Milan e allora sembrava una fanciulla innamorata, e per Jd, che molti dicevano fosse un legame particolare. Poi litigavano tra loro su chi avesse ragione e chi fosse l'amante.
Gli uomini in generale parlavano spesso del comandante e si inventavano tante cose. Dicevano che era quel che era per la sua relazione con Milan, per venire attaccati da altri che dicevano che no, la sola persona che lei abbraccia e tratta in un certo modo è Jd.
Dicevano che MIlan era come un politico, perchè vendeva se stesso come reputazione e azioni, ma meglio e vero di quella categoria che eranosolo serpi. Jd era una persona capace e ben voluto, ma più avvicinabile come posizione di Jd. Quale dei due, si chiedevano?
Gask invece vedeva veramente i comportamenti rivolti a uno o all'altro ma non capiva, non li considerava come chiacchiere da alcool, ma come qualcosa di misterioso. Perchè solo solo due?
Anche se a volte ringraziava Lubo con una stretta al braccio o una pacca amichevole, o quei suoi quattro strani amici che invece Milan odiava, era qualcosa di diverso. Jd diceva che l'amicizia con quei quattro, non approvata da Milan tanto che non li voleva allo Chateau, aveva dei retroscena particolari, ben diversi da altre amicizie. E il legmae che cèra tra lei e Milan era... difficile da spiegare. Non riusciva. Poi dopo un pò diceva .
Con un tono e una faccia strani, per poi diventare allegro e sorridente quando si parlava di altre cose e cèra sempre lei nel discorso.
E perchè con lui solo astio?

"Dimmi cosa devo fare"

"Dovrei dirtelo io?" sbottò lei voltandosi "hai tre nomi che parlano per te, dicendo quanto sei grandioso e professionale e chiedi a me cosa fare? Ti ha detto di essere ombra? Sii ombra e basta"

"Capito" abbassando la testa, mani a pugno lungo i fianchi e sguardo in basso " a proposito..."

"Cosa cè ora?

Lui infiò la mano in una tasca dei pantaloni e la allungò poi per mostrare cosa stringeva. Lei restò parzialmente voltata a fissare la mano, aggrottando le sopracciglia.


"So che l'altra volta la pietra o mola diamantanta professionale per affilare i nostri strumenti non l'hai voluta,  quando si è danneggiato uno dei tuoi coltelli e avevi dimenticato la penna affilatrice. Ma l'altra settimana nelle gallerie della metropolitana, per quella missione, hai perso il Karambit, quello blu. Con quello che è successo non ho avuto modo di dirti..."

"Mi vuoi dare un contentino per placarmi?"

"... no, con la mola volevo ringraziarti per avermi guardato le spalle. Ma doveva avere problemi e l'affilatura si è frastagliata, ma comunque mi hai aiutato. ma nelle gallerie sei scesa anche se non dovevi per aiutare gli uomini. E ci hai rimesso molto. Volevo solo porgerti..."

"non voglio nulla da te, ne nessun ringrazimento. Se io sono scesa o ho fatto qualcosa, è per una questione relativa alla missione" quasi gli urlò contro restando mezza voltata "e trovo vergognoso che tenti di pacificare per non vedermi andare da Milan per dirgliene quattro. Io non ti volevo qui, non mi piace averti tra i piedi e per giunta essere mia Ombra, ma che tenti di mitigarmi con...."

"Volevo solo darti un dono di ringraziamento, non comprare la tua amicizia..."

"Amicizia... ma smettila. Vuoi dirmi che magicamente vieni da noi e tutto ciò che eri sparisce? Sei un cuccioletto fraterno con gli altri e buono? Seriamente? Vuoi davvero trattarmi da scema come fai con loro?"

"Io..."

"Va al diavolo, doni di sto cavolo. Tutti agite alla stessa maniera per i vostri fini e lo so che stai giocando per il bene per il tuo capo. Perchè..."

"Comandante..."

Kianta si fermò a fissare Gask e si voltò con la testa verso Maximilien, che era arrivato trafilato perchè erano richiesti allo Chateau, l'AerOl sarebbe partito al suo segnale  perchè ed era necessaria la loro presenza in loco.

"Digli che ci metterò un pl, avviserò subito quando potranno partire. Ma devo finire alcune cose qui."

"Certo, eh.... ehm" rimase fermo, con un braccio su uno stipite, a fissarli. Erano ancora vicini, e si vedeva il suo tentennamento in quella situazione spinosa, la lite palpabile.

"maximilien..." facendolo drizzare per la paura "... torna giù e prepara il computer. Sto venendo" con un'espressione chiara sull'ordine. Lui balbelttò la sua risposta e corse via.

Gask restò con la faccia avvilita e triste a guardarla, mentre lei ancora era voltata verso la porta. Strinse il coltello, il Benchmade SOCP Hook, che aveva visto nella fucina e gli avevano regalato. A lui regalavano sempre tutto, non accettavano mai soldi e gli dispiaceva visto quanto erano bravi e ci vivevano anche con i soldi delle vendite,  ma lo aveva trovato davvero perfetto e aveva accettato.
Aveva sperato che almeno quello lo accettasse, visto che quei coltelli li adorava, come quello perso.
 E invece si sentiva come se gli avesse sputato sulle scarpe. Non sapev a che dire o cosa fare, finchè lei non si voltò, la vide arrabbiata e masticando, almeno il movimento della mascella per i  lnervoso che le vedeva a volte, e gli disse di muoversi a fare il suo lavoro, ma non voleva sentire altre idiozie.


Restò a braccia penzoloni, mogio, stringendo i pugni e ricordato quel dannato giorno in cui era avvenuto quell'errore. E maledì quello sbaglio perchè credeva che...


Continua
 
































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Capitolo 12
*** Chapter 12 ***


Chapter 12 Chapter 12

Presente

"Seriamente sono giunte fin qui?" si sbalordì Jd, restando a bocca aperta.

"Si, una di loro è arrivata fin qui per dirmi che sono un fastidio e volevano addittura far qualcosa per fermarmi. Ci crederesti?"

Kianta era in piedi nel piccolo ufficio, con le braccia conserte e nera di rabbia. Jd era appoggiato con la schiena allo stipite della porta, chiusa, ed era ancora inebetito dalla situazione.

"Ma possono farlo?"

"No, ovvio. Il loro dovere sarebbe solamente quello di studiare il tempo, i loro giochini magici, di vedere il futuro o scoprire le cose con spiriti ... boh, io non ci credo, e tutta la questione della religione, del tempo inteso come..."

"Si questo lo so, anche io ritenevo il dovere relativo al tempo, ma portarsi a funzioni che..."

"Ascolta..." lo fermò lei seria "loro devono solo occuparsi di religione e cose magiche che piacciono tanto a Milan e Dorde. Punto. Invece hanno iniziato ad agire di testa loro su tutto, con la loro posizione troppo accettata dagli uomini. Infatti senza problemi prendono un AirOl o ottengono facilmente qualsiasi passaggio ovunque e fanno quel che vogliono. E non deve più accadere. Inoltre con la scusa del loro tipo di incarico, come Colei che invita che mi ha gentilmente raggiunto qui, si prendno la briga di interferire con tutto ciò che facciamo, senza neanche sapere nulla del nostro lavoro. Questa stessa che invita, dovrebbe solamente occuparsi di aiutare nelle scelte, invitare verso la giusta strada, consigliare e tutte queste cose... invece lei ha inteso che può andare dove vuole a invitare e consigliare la gente verso la nostra causa o anche verso la vostra religione. Senza nessuna autorizzazione, così come una certa Musa che punisce insieme alle altre, si porta alcuni uomini dove vogliono andare e agiscono negativamente su persone che non sono state diciamo corrette con noi. Il caso di Ravenswood lo conosci, no?"

"Aspetta, sono state loro? Ma quelli sono rimasti in ospedale..."

"Esatto!

"Ma Milan..."

"Quando ne abbiamo parlato non ne era affatto felice, considerando che loro sono gestite da Dorde. Anche gli uomini che obbediscono loro, senza pensare che dovrebbero chiedere prima a noi. Ma il peggio è che si avventurano ovunque, recandosi da questa e quella persona per decidere e agire, come se fosse lecito. E la cosa deve finire, loro si occupano solo delle menate psicologico-religione. E se continuano non mi faccio problemi anche contro Dorde e Milan, eliminandole."

"Avendole scelte loro, direi che dovresti prima parlarne per sapere cosa fare e comportarti, ma effettivamente non sapevo che in quel caso cèrano loro. In quei giorni ero nella repubblica cinese, ho saputo da Alaric e Lubo la questione, ma non nei particolari. Anche io sapevo che non si occupavano di politca, reclutamento vario... e far del male alle persone poi, senza sapere se Milan volesse o meno. Le cose stanno andando troppo oltre, in effetti..."

"Non permetto azioni di testa oltre alla necessità in nessun nostro uomo, quelle stronze... non devono più permettersi di andare da ragazzini e bambini e portarseli via, quando siamo stati incaricati di recuperarli da genitori divisi, questioni familiari, tenerli in luoghi sicuro se di famiglie particolari e altri fattori. Queste gentili ragazze hanno avuto la brillante idea, un tot di volte, di andarsene dove volevano a rompere a noi le scatole, agendo perchè hanno avuto quella visione, hanno avvertito quello, hanno sentito quello spirito del cavolo che parla loro e quindi sanno che fare... BASTA! O partono in gruppo lontano dallo Chateau e ordiniamo agli uomini di finirla con questa pagliacciata e di fare quello che dicono, oppure agirà da sola. Questa storia della religione è sbagliata, come le altre. Ruota del tempo legata a semina e riproduzioni e altre, va bene... diciamo che ci sta! Ma si sta andando oltre e poi non mi si dica che esagero, perchè quelle donne agiscono esattamente come quei cavolo di preti, rabbini, imam e cavolate varie. E la storia dell'umanità se ne ha avute di disgrazie e stermini insensati per la religione. Una cosa è credere in ciò che è legato alla natura, un'altra agire per spiriti, visioni e stronzate varie. Te lo sto dicendo perchè vorrei che voi veterani foste d'accordo con me per parlarne a Milan e farla finita"

"Ok, però non puoi togliere la religione e basta, alla gente serve..."

"A chi chiedi perchè agisce in un certo modo anche se non è corretto verso gli altri, quindi giudicando e agendo negativamente per cosa dicono le parole di un libro, cosa rispondono? . Questa indifferenza è peggio di uno schiaffo, di uno sputo, di tutto ciò che ti ferisce. Mi dirai, ma ci sono stanti nella storia casi di governi assurdi e totalitari che hanno fatto lo stesso e la gente li ha seguiti. Concordo, è vero ma pensaci. Una cosa è trovarti, se non accetti volontariamente questo schifo, in un momento in cui prende il potere un pazzo o un gruppo di folli e devasta tutto per odio e rabbia, un'altra vedere un testo e sentire un gruppo di tizi che riportano parole di un'entità straordinaria ma non si sente, vede, percepisce o altro, che dice di odiare, scacciare, opprimere e altro schifo altre persone, perchè a lui non piace, non vuole, non tollera e altro... quale è davvero peggiore? Quelli che non accettano ideologie malsane per non dire altro e agiscono alla lucein un modo
, ma si oppongono nell'ombra, oppure gente che accetta di buon grado gente che dice di parlare per qualcosa che è collerico, vendicativo, che punisce quelli che lui stesso dice di creare e giudica per qualcosa che lui stesso ha dato. Una cosa è insegnare ai bambini o ragazzi come agire correttamente in determinate situazioni, un'altra è tirare pietre alla gente e sputargli addosso perchè ritenuti fuori natura, ripeto fuori natura, sbagliati, peccatori, gentaglia e via dicendo, per un testo scritto quattrocento anni dopo una determinata storia, mixando cose prese da altre religioni. E' corretto? Quale è davvero peggio? Un gruppo di stronzi si possono far cadere e picchiare a sangue, ma gente assatanata che crede che qualcosa debba farci nascere ma trattare come pupazzetti come in the Sims, no. E sta accadendo la stessa cosa da noi. No. E' impensabile vedete gente che dice di essere credete, a volte raramente praticante, che pretende che tutti rispettino le obbligazioni apprese da preticelli, che seguono testi rielaborati da concetti medievali, formulati da credenze dell'età del ferro, mescolate a racconti orali primitivi di gente arcaica e misogena che credeva in cose adatte al loro tempo. Non da usare come catene per tutti e in società moderne e che si definiscono civili. Mi spiace dirlo ma molte culture e società passate per certe cose, erano più civili e corrette di quelle che hanno oppresso. Ogni persona è diversa, educare è una cosa, creare gente lobotomizzata e ignorante è devastante per quello che deve esser el'essere umano. QUindi basta religioni che governano la vita reale di una persona. Decidi per conto tuo, ma è come la gente che cerchiamo di fermare, lo stesso, che senso ha allora?"

"Quel che hai detto è vero, hai ragione e lo dico io che seguo solo la Ruota e non altro. Ma sai benissimo che non tutti siamo uguali, vogliono credere che esista anche altro e cè possibilità oltre il materiale. Lo sai che ci sono persone che in periodi brutti o che non vedono come buoni per vari motivi, si avvicinano alla fede e stanno meglio?"

"Oh se lo so, ma vedi... loro non stanno bene perchè cè qualche cosa magica e spirituale che discende e li cura o salva o altro. Semplicemente pensano come le cure palliative, per vedere chi finge di essere malato con un placebo, che le cose sono migliori. ma Perchè? Perchè si convincono che cè qualcuno che al loro posto fa questo, quello, angeli, santi e tanti unicorni che li osservano e proteggono. Ma le cose cambiano davvero? No, come vediamo quando agiamo noi stessi. QUindi, di che parliamo? L'autoconvincimento è una cosa, consapevolezza che bisogna usare la propria forza, i momenti giusti e buoni, che cè altro che la speranza che scenda una mano divina a risolvere tutti i problemi. Non cè, ma la reatà si. Se tu fai una sorta di censimento dei fedeli, e non lo dico io, la maggior parte di questi sono gente non semplice, ma vuota nel cervello. Per loro tutto è fare quello che la società e religione dicono. Stop. Se qualcosa va contro quello che gli hanno inculcato è sbagliato. Tutto si risolve con preghiere e fede. Se fosse stato così, tanto dolore nel mondo per secoli non ci sarebbe stato. Ma la gente vuota va avanti e fa cose, contro gli altri. Credere che cè un piano superiore dove esistono varie cose che guardano e risolvono, tu devi stare a pregare e basta no nva bene. Loro non lavorano al posto tuo, non provano sentimenti che dovresti provare ma nascondi, non ti portano il pane a casa ne i soldi per sentirti vivo. Ne altra cosa. E' una positività che loro generano dentro, non altro. Sarò stronza e mi odieranno, ma quando va detto, va detto" sbuffando.

Jd rise e si avvicinò alla scrivania, guardandola divertito. Lei lo fissò accigliata e perplessa.

"Ho già sentito queste frasi, ecco perchè rido. Ti dò ragione, anche io credo che è tremendo far soffrire gli altri per fede rispetto alle altre opzioni. Diverso è che un altro essere umano malato di mente riesce a far diventare vero il suo problema contro gli altri. O quando per una divinità si fanno cose terribili e inimmaginabili. Ricordo ancora quelle lezioni che hai fatto fare dove Emlien mostrava... ci credi che a volte ho ancora gli incubi? Quello che facevano contro la gente perchè ritenuti contro natura o contro dio è spaventoso. Come quel rito maia o azteco con il cuore ancora funzionante. Ma queste erano civiltà che non sapevano neanche cosa fosse il sole, quindi da un certo punto lo capisco. Ma è stato... tragicomico quell'episodio in romania a cavallo, là ancora sono mezzo nella natura e mezzo nel progresso quindi usano i cavalli, in cui cèrano gli uomini che ti scambiavano per ragazzo e tutte le donne che ti guardavano così male da volerti svitare la testa per colpa degli abiti. Le donne che indossano abiti che là sono per uomini. E' stata un'esperienza... non so neanche descriverla ma per la religione, là così forte, tu eri contro natura per loro. Certo, eravamo in una zona distante dalle grandi città, ma ammetto di esser rimasto basito e sconvolto un simile atteggiamento. Per loro il tuo modo di essere, vestire, pettinarti e trattare le persone era esclusivo degli uomini. Le donne non ne hanno voluto sapere, tranne qualcuna giovane, di parlarti o avvicinarsi. Ed è stato triste, solo per l'abbigliamento. Eppure, anche se di solito è il contrario, gli uomini alla fine ti hanno accettata e considerata. Strano ma interessante..."

"Si, perchè mi avevano definitivamente considerata un maschio. La loro scusa era che capita in alcune zone, come anche in luoghi slavi, romania e vicinanza, che un'antica legge permetta ad una donna di diventare uomo sotto la legge e con l'accettazione di un certo numero di uomini. Essendo zone ancora definitive antiche, si seguono ancora certe leggi, per questo io ero come una Vergine Giurata. Hai presente? Bene. Ho chiesto più volte agli uomini come alle donne, qualche spiegazione maggiore del perchè le donne non possono vestire come me..." indicandosi con le mani "e mi hanno risposto che esiste una legge millenaria. UOmo e donna, due cose diverse, due ruoli diversi, due comportamenti e vestiari diversi. Molte ragazze però non erano dello stesso parare, e spero che in luoghi più rurali come quelli non vi siano ancora tra alcuni anni, ma esistono. Ecco perchè spero che Milan riesca a cambiare le cose ovunque. "

"Anche adesso in molte società avanzate accade. Conoscevo una persona che era sempre rimproverata perchè portava i pantaloni e magliette. Amava le camicie ma disdegnav ale gonne perchè le piacevano ma non erano adatte a lei. Chiudeva un occhio a gonne di jeans scure ma indossava sempre pantaloni. E veniva sempre rimproverata da piccola come da adulta perchè poco femminile. Le dicevano anche che nessuno la guardava e l'avrebbe voluta se non attirava i maschi... e tanto altro. Storia lunga... " voltandosi per cambiare discorso e non guardarla "ma il punto è che si possono considerare come primitivi un gruppo sociale ma sappiamo tutti che in verità anche nelle parti avanzate cè ancora tanto pensiero simile. Anche le Muse o Figlie e le Fanciulle vestono con abiti e non..."

"Lo so!" tagliò corto lei "ecco perchè non voglio farne parte. Una cosa è che far contento Milan e seguire quello che è il rito, la festa, un determinato dress code, un'altra è che mi si giudichi solo per gli abiti che indosso. E le stesse donne, come tante altre cose, sono le prime a far ogni cosa negativa perchè tu ti pieghi. Siamo esseri umani eppure ci comportiamo come bestie..."

"Già, lo diceva anche quella persona" diventando triste "ecco perchè noi tutti seguiamo Milan. Molti di noi per l'aspetto, come ci mostriamo
, siamo visti negativamente come fossimo pericolosi..."

"le cose non cambiano da sole. Lo sa la storia umana. Ma è degradante vedere volti disgustati e giudicanti perchè dei libri dicono che si è divisi il soli due gruppi, devono essere in und eterminato modo altrimenti sono sbagliati. E poi, la cosa che mi fa ridere, è che questi concetti portano ad amanti che si mostrano ed appaiono così feminili secondo i canoni, da essere cercate da uomini che no nsi fanno problemi a pestare sotto le scarpe promesse e giuramenti solo perchè gli sale l'ingrifo perchè quella donna mostra cosa piace a loro, mentre magari la moglie no. Le amanti guarda caso chi e cosa sono? Sono la versione desiderata dagli uomini, che siano gente che si è sposata per obblighi sociali o anche chi ama un ideale di donna... la moglie per varie cose cambia giustamnete col tempo e vuole ancorarsi con il suo ideale di amore e sesso. Chi lo presenta? Soggetti femminili che utilizzano tutto ciò che è la mentalità passata solo buttandosi su cosa ama l'uomo in generale. Il Sesso. Tra madri all'antica, tra religione, tra matrimoni per essere visti socialmente e figliare, tra altro le donne non accettano di dare se non come obbligo. Perchè di fatto non è la persona per loro, non vogliono, non hanno interesse in ciò, così tra l'occhio e la voglia, ecco perchè esistono le amanti. Si, anche il pizzico di senso di avventura di qualcosa di proibito... ma hanno fatto unpromessa, hanno stipulato un giuramento, ancora di più, a quel dio che dicono grande e bla bla. E quindi, di che cosa parliamo? Se ci pensi la donna ha basato sempre il suo modo di porsi, vestirsi, essere in base ai desideri dell'uomo, in quella società dove esistono non due soggetti con attributi sessuali diversisolo ma persone. No, cè un individuo maschile che può tutto e un soggetto femminile che serve l'altro, è un soggetto inferiore, il suo compito principale oltre essere servile è essere un'incubatrice con le gambe, essere e presentarsi come gli uomini vogliono che siano. E donne sottomettono altre donne in tutto questo. Perchè? Perchè babbuini rincoglionitisolo millenni fa, hanno deciso che cè un essere maschile che può tutto, che l'uomo deriva da esso mentre la donna dall'uomo. QUindi cè una catena di sottomissione e deficienti figli o conoscenti di babbuini, hanno partorito questa cagata come fossero animali, mantenendo tutto per millenni fino ad oggi. E nessuno, tranne quelli che poi erano zittiti dai cretini, hanno cercato di cambiare le cose. Per chi? per seguire mentalità arcaiche di malati mentali. Per chi? Perchè girava voce, ma erano dette da altri uomini, che le cose stavano così perchè dette da un dio che va contro anche la natura stessa. Come i passi dove gli animali sono stati creati per servire l'uomo, che la donna deve essere quel che sappiamo e tanto altro che fa venire i brividi. Ma la gente li segue e questo fa male dentro. Veramente. E non deve accadere che da nostri lavori si riporti a queste cose per una religione data in mano a oche mentecatte. Questo è... punto"

"parlerò a Milan e con i ragazzi, ammetto che anche io non sono molto d'accordo con tutto questo. Loro dovrebbero occuparsi di altre cose, non recarsi da certi soggetti, parlargli a nome di Milan o del gruppo e agire come cani sciolti. Essere vicino alla Natura è una cosa, effettivamente, mischiare religione con la vita vera in tutto, supera il limite massimo. Tranquilla, risolviamo"

"Lo spero... "

"Ci sono novità per spostare gli ospiti?"

"Ancora non lo sai? I primi gruppi che il governo stesso aveva evacuato da un centro urbano parecchio colpito, nascondevano in seno tre soggetti che hanno agito dall'interno. Inutile dirti di... PUMM" mimando un'esplosione con le mani "dolore, sangue, devastazione. NOn eccessivo, solo due locali come i nostri danneggiati e alcuni feriti e morti. Fortunatamente hanno agito in un momento particolare, senza saperlo, in cui vi erano dei controlli sanitari in un'altra zona, quindi altra struttura a pochi metri, e questi erano rientrati dallo spazio all'aperto incui passavano alcune orelibere. Si erano portati all'esterno sotto gli abiti l'oggetto, non avendo controllato i loro bagagli, e appena rientrati come loro piani, hanno attivato. Ma non sapevano he erano in un gruppo successivo per un controllo improvviso per strani casi di malessere, e si son ritrovati ad andarsene nei loro campi elisi facendo pochi danni, effettivamente. Ma hanno dovuto ricostruire, andare a controllare ogni persona ospitata in quei giorni, perquisire le loro persone e quel che è stato possibile trovare dei bagagli. Insomma, la questione è molto grave. Per come ne parliamo noi, sembrano cretini con qualche petardo e qualche schiamazzo per le strade, ma non è così. Era cominciata allo stesso modo nei paesi arabi anni fa. E ora stanno migrando qui per quello in cui credono. Anche questo, sempre legato a quanto detto, è giusto? QUindi cerchiamo di fermare da prima quello che finirà come ciò che già conosciamo..."

Comparve di colpo Helias come una macchia d'inchiostro strisciata nell'aria, finchè non prese forma un paio di passi dopo, come se si componesse camminando. Kianta restò a fissare il completamento della forma, seppur di pochi istanti, poggiandosi con le mani al'indietro sullo schienale di una sedia, di fronte la scrivania, gambe incrociate. Helias, tramite le telecamere presenti nella stanza, squadrò i due presenti, muovendo il muso come se guardasse veramente loro, ed esordì con tono serio.

"Madre, Jd, perdonatemi ma ho un messaggio dallo Chateau"

"Dì..."

"Si, madre... Jakart ha avvisato che sono giunte delle persone allo Chateu chiedendo un incontro con il Leader. Dopo varie pretese per farsi ricevere senza aver proferito parola sulla motivazione, il Leader ha accettato l'incontro, dopo conosciuto le generalità. Sono rimasti nel salotto ricevimenti per mezz'ora, dopo il Leader ha annunciato di assentarsi per un certo periodo e che sarebbe tornato presto. Jakart ha però detto che, dopo aver ordinato di lasciarlo solo con gli ospiti, è uscito e inteso che sarebbe andato da solo. E, da sue parole, quegli individui sembravano loschi, le loro azioni parevano come intimidatorie sul Leader. Ma questi ha tranquillizzato ed è andato con loro, abbandonando lo Chateau senza istruzioni. Jakart ha inteso avvertirti per precauzione, non avendo avuto informazioni maggiori per il tracciamento di quelle persone..."

"non hai detto che erano state identificate?"

"Hanno lasciato delle generalità che il Leader pare abbia riconosciuto. Secondo Jakart, che si è scritto i loro nomi come gli son sembrati detti, sono Gheburim, crede, e Anacim. Il terzo pare Marbas. Sono giunti su una Maserati Levante Nera con inserti cromati e sono usciti con il leader. Aveva i finestrini oscurati, quindi sa di questo particolare perchè era uno delle ombre di oggi e gli è stato accanto fino all'auto. Poi ha sciolto l'incarico, indicando di restare in attesa per il suo ritorno..."

"Cazzo..." sbotto Kianta buttando la test a indietro adirata, restando sempre con le spalle verso la scrivania, con le braccia a poggiarsi sulla sedia dietro.

"Cosa... se lo fa sempre. Non..."

"Jd, andiamo... non essere come Gask. Già dai nomi si capisce che persone... uff..." sospirò chiudendo gli occhi "maledetti esoterici. Ecco perchè li odio. Ha di nuovo ascoltato quella gente ed è andato con loro per chissà che rituale o altro. Sono stanca di questo. Nell'ultimo periodo è peggiorato, perchè secondo quale motodo di scrutamento di astri e futuro, ci sono momenti specifici per fare le cose. Che tristezza... " scuotendo la testa con una faccia quasi schifata "non capisco perchè gli piaccia questo, che non si attegga più ai metodi classici e normali..."

"Aspetta, intendi quella setta o come si chiama, che lui frequenta? da cui ha preso con Dorde l'aspetto mistico delle fanciulle e Figlie? Ma non aveva..:"

"NO! Non ha mai smesso. La questione di Wartburg secondo te, chi gliel'ha messa nella zucca? Accidenti..." sbottò, incrociando le braccia e camminando nello stretto corridoietto tra gli armadietti e la scrivania "Non sono mai riuscita a fargli levare questo vizio di legare tutto a queste stronzate. Già mi fanno incavolare quelli che vanno da maghi e cartomanti per sapere ogni pelo di quello che devono decidere, fare, pensare. E perdono tutto per avere, secondo loro, uno scorcio veritiero sul futuro e ogni aspetto della loro vita, per poi piangere se incantesimi e malie non funzionano e hanno perso sacchi si grana... che gente! Ma Milan? Una persona con il suo
carisma, saggezza, intelligenza, e... una persona così completa come lui non può cadere in queste cose, sopratutto se ha uno scopo così grande. E io che mi preoccupavo per le gallinelle che gli svolazzavano intorno e la contessina..."

"A me non sembra molto cambiato. Forse intendi fare qualcosa? La setta, intendo"

"per prima cosa devo sistemare la Figlie, loro sono una spina nel fianco..."

"No...! Per favore, evita... cosa hai intenzione di fare? Eliminarle?"

"In verità mi era passata per la testa l'idea di far giocare su di loro un orso, o magari un leone di montagna incazzoso, o..." ossevando in alto co gli occhi come se stesse pensando a un elenco già fatto.

"Kianta..." sussurrò lui preoccupato.

"E che sarà mai... tutti desiderano abbracciare gli orsi, no?" sorridendo birbamente "scherzavo, avevo pensato veramente a furetti addestrati alla caccia, ma di Figlie..." sorridendo a 32 denti. Poi tornò seria "sto già escogitando qualcosa, ma non ti agitare, niente di troppo truculento. Ma devono imparare..." fissandolo in un certo modo e Jd comprese. Si portò le mani tra i capelli come tirarseli indietro e alla fine scosse la testa. Non cèra altro modo.

Dopo alcuni istanti di silenzio, Jd continuò come se trovasse opprimente l'assenza di dialogo.

"Ci sarai questa sera? I ragazzi vogliono fare un falò di viaggio e sembra si stiano preparando."

"Si, mi avevano chiesto l'autorizzazione, e ho concesso visto che ancora molti gestori sono turbati da quanto accaduto. Ma lo avevo intuito quando hanno portato i ventagli nelle cucine. Da quando li hanno fatti fare dal fabbro non mancano mai e... sono felici. Che sarà mai un coso di ferro che sembra un rastrello, ma senza denti ricurvi per cucinare cibi salati o dolci sul fuoco? Si divertono a cucinare, fare festa... Quello che mi fa preoccupare è che intendono farlo all'interno del corpo della Torre. Sarà sicuro attrezzare un vero falò nella zona centrale, visto che gli ospiti sono stati parecchio vivaci?"

"Vivaci? A me sembravano l'incarnazione di Attila... secondo loro farlo all'interno farà in modo anche agli ospiti passino il tempo e divertirsi. Ci saremo noi comunque, ormai è una tradizione per i nostri, gli ospiti vedranno solo un pò... di folclore dello Chateau. Non penso sia un male"

"Se lo di ci tu..."

"Ascolta, prova a cercare Milan e capire la situazione. Così decideremo con gli altri il da farsi. Io vado a controllare i ragazzi per il falò che stanno preparando, per iniziare tra qualche ora. Per il resto, ci veranno nuove idee e magari con un buon vino frizzante a metodo Charmat, parleremo meglio. Il tuo preferito" facendole l'occhiolino.

"Mh..."

"A cosa pensi adesso? La tua testa ruota così velocemente che certe volte non so quale balzo hai fatto per impegnarti di nuovo in qualcosa..."

"pensavo a Milan, alla questione di quella gente e a quest' epoca dell'ostentazione del nulla. Ho scoperto che oltre gruppi di mamme pazze, antivaccinisti, terrapiattisti, gente col cervello andato per le diete vegane o fruttarianiane, che usano social e azioni eclatanti per apparire e avere i 5 minuti canonici, e gente che agisce in modo allucinante pur di essere conosciuto, mettendo a rischio anche figli o se stessi. A volte è stato assurdo quel che ho visto e letto e sono preoccupata. Ma cè un boom nuovamente di credenti in pratiche magiche e affini. Quel gruppo che Milan supporta... pare abbia nuovi adepti ogni giorno, che devono o abbandonare le famiglie oppure portarle con loro sotto l'ala di... perchè la gente non riesce a essere completa e ricca da invece, aver bisogno di riempire i vuoti mentali e di vita con fandonie di gruppi e sette, che promettono cose? Voglio dire... Milan stesso! E' acculturato a un livello superiore alla media, è un ottimo militare stratega e amministrativo, ha capacità sociali e politiche e... " stringendo le labbra creando una linea, con un'espressone incerta e confusa "a volte sembra quasi essere due individui diversi..."

"Si, Gask mi ha detto la tua teoria." poi vedendosi fissare con occhi stupefatti e le labbra come se pronunciassero una U continuò "sai, siamo amici... parliamo molto come fate voi due, e mi ha detto che iniziava ad avere dubbi. Nati dopo una discussione con te. Ha detto che per te Milan sembrava avere come una dualità contrapposta. Mi ha esternato concetti con frasi così ben strutturate e ricche che non sembrava più lui. Non ti chiederò cosa è accaduto, ma è cambiato. E tanto..."

Lei restò a fissarlo un istante sorpresa, poi pian piano iniziò a sorridere con calore, guardando un qualche punto che vedeva lei, oltre il materiale. La sua espressione si addolcì, i suoi occhi sembravano brillare come se volessero piangere, dando un senso di affetto e calore per cosa stava pensando. Jd si trattenne qualche momento vedendola, mentre il suo volto si scaldava di qualcosa, una cosa insolita, restando fissa a guardare ciò che vedeva solo lei. E continuò.

"Chiaramente anche lui è cambiato. Solo che Milan, al contrario, è cambiato peggiorando. Anche io con gli anni passati insieme, prima del tuo arrivo, lo sapevo interessato a certe cose ma restava con i piedi per terra. Ora.. lo vedo ancora più preso dalla cosa, in tutto e totalmente. Tutto quello che hanno isituito racchiuso nella religione antica... a volte la cosa mi puzzava. Un pò come la sua idea di creare le Fanciulle di Dorde come rappresentazioni della ruota dell'anno, celando invece delle guardie del corpo personali altamente qualificate. Ma quella incinta... questa cosa sta peggiorando. E le fanciulle che sovrintendono i vari periodi in quel modo... è raccapricciante e mistico allo stesso tempo. Ma sono guardie del corpo che, con la scusa della ruota, accompagnano Milan e Dorde ovunque. E quello che mi hai raccontanto... cosa facciamo, Kianta?"

"Tu hai mai visto Dorde?"

Jd sussultò di sopresa, voltandosi totalmente verso di lei, staccandosi dalla parete dove si era sistemato. Fece un passo tentando di formulare una risposta, ma nulla.

"Jd, come hai detto e Gask ti ha riferito, Milan mi sembra sempre come due persone diverse. Un giorno agisce e dice una cosa un altro o anche il giorno dopo appare come sorpreso, come non riconoscendo cosa dico, come se avesse un'altra personalità. Io non ho mai visto o parlato con Dorde, mi si risponde sempre che verrà il giorno... E se non esistesse?"

"ANdiamo... mi è capitato di far parte del gruppo amministrativo prima del tuo arrivo e lui era presente..."

"Quindi lo ha visto? Gli hai parlato?"

"Visto no... lui..." incerto,grattandosi il mento "lui era dietro qualcosa o in un'altra stanza e interveniva e dava ordini mentre discutevamo. La voce era diversa, Milan mi ha detto che..."

"Non voglio sapere cosa ha detto MIlan. Da quando sono qui ho ricevuto da lui messaggi e ordini, mai vocali, e non mi è permesso incontralo. E parlando con Gask neanche a lui è mai accaduto. E se sia Milan a..."

"Calmati. A far cosa, fingere che esista? Inventarsi le cose? Milan era con me in quelle riunioni, vicino o di fronte e la voce di Dorde veniva da altri punti..."

"Poteva essere lui a farla e non lo vedevi, esistono dei ventroloqui bravissimi. Ci sono anche persone con doppia perosnalità che sanno switchare da una all'altra.. o.. non lo. La cosa mi ha sempre puzzato di strano..."

"Vuoi farmi credere che sei sicura sia come quegli artisti ocn le marionette? No, non credo. Sono certo che esista, che davvero gli ho parlato... non pensare a questo ora. Concentriamoci su così più importanti e pericolose...

"Parliamone in seguito, avesso dobbiamo occuparci degli ospiti come degli uomini. I nostri non devono mai scoprire nulla, ok? Se alcuni hanno dei vuoti da seguire la religione e le Figlie così tanto, da lasciarle fare cosa vogliono senza reali autorizzazioni, che accadrebbe se Milan... Se..."

Jd strinse il suo braccio con dolcezza con una mano e le sussurrò calmo "parliamone con calma ma troviamo una soluzione. Dopo che mi hai fatto leggere i libri dell'ancella, mi è venuta la pelle d'oca al sol pensiero di una società del genere, oppressa dalla religione. Non in quel modo, non a noi. So che odi i paesi con costituzioni laiche che invece ostentano funzioni religiose per tutti, infastidendo tutte le persone che non credono, seguono, considerano la religione principale a discapito di funzioni di stato per tutti. Ma troviamo una soluzione..."

Kianta scosse la testa in segno di assenso e rimase silenziosa. Lo vide salutarla e uscire, senza però chiudere la porta, che venne aperta da Gask, perplesso in viso. Lei sorrise calorosamente al nuovo arrivato, ricambiata, e si sentì chiedere cosa non andasse. Ma silenzio.
Le disse di mettersi comodi e si sistemarono contro il muro di fronte la porta, dietro la scrivania, schiena sul muro, sguardo di fronte, a parlare. Come facevano sempre. Lui le pose di nuovo le domande, vedendola tentennante, e aspettò. Ma Kianta poggiò la testa sulla parte e iniziò a pensare, occhi chiusu. Si sentì il pollice della mano sinistra stretto dalla mano più grande di lui, sorrise e voltò gli occhi nella sua direzione. Lo vide girarsi e poggiare la nuca sul suo petto, come altre volte, rilassato. Lei gli cinse il collo con le braccia, poggiando il mento sulla fronte, silenziosi e calmi. Le sussurrò di non pensare al negativo, e nel caso parlarne per stare melgio. Lei, dopo un momento incerto, dove stava per dire qualcosa ma si fermò, si liberò degli spettri che la opprimevano, anche quelli non ancora raccontanti, e sperò che le desse buoni consigli, o comunque idee.


Due ore dopo


Dorde si voltò verso la porta, restando ad osservare e poi controllò il suo phonvlet. Era nascosto da una sorta di separè o Paravento in legno e seta creato e dipinto dagli uomini dello Chalet, per dare una sorta di intimità se vi era più di un presente. Ma quella funzione nel suo caso serviva per restare celato.
Alzò lo sguardo di fronte a sè, ispirando profondamente chiudendo gli occhi. Il luogo in cui si trovava era sempre di ispirazione per lui ed era felice di averne voluto la sua costruzione, dopo che Lei pose idee per vari ambiti.
Grande all'incirca come un campo da calcio, presentava mura create in pietra rettangolare chiara, intervallate in orizzontale da cornici decorate e vari settori che ricordavano una chiesa.
Il nucleo principale era un locale rettangolare adibito a Riflettorio
e terminava i una una sorta abside dal particolare coronamento a gola, ed intorno vi erano cappelle in successione per tutta la lunghezza maggiore, creando delle nicchie piene rotonde, piene di iscrizioni. Ogni parte alle cappelle si apriva per mezzo di un arco ribassato. Vi erano sezioni rettangolari aggiunte verso l'esterno, sezionate in sei o sette loculi o cappelle, divise da uno stretto corridoio a una persona che collegava i settori nuovi con ivecchi.
Una vecchia sezione era sotto il livello del suolo, definita “cripta” o nartece, riservata alle Fiamme e il Leader. Il nartece era raggiunbile da una porta in ferro squisitamente elaborata, tramite chiave che conservavano solo due persone. Per tutti gli altri dello Chateau che visitavano quel luogo, era ignoto cosa contenesse. Sapevano solo che lo spazio era profondo, decorato e alto metri.
Gli spigoli del muro esterno avevano un elemento decorativo staccabile e collocabile per nuovi ampliamenti. Sulla sinistra del muro perimetrale, una grossa pietra squadrata e una colonna incisa con dei motivi vegetali.

La Casa delle Lapidi, una costruzione interamente decorata da lapidi realizzate dai loro artigiani, esperti nell’arte della scultura in pietra, era un luogo non definibile sacro ma di meditazione. Le lapidi marmoree, non funerarie, portavano incise delle epigrafi scritte in varie lingue, recanti messaggi profondi o spirituali,morali, che esortavano a riflettere sul vero senso della vita e sul valore del trascendente, dalla nascita alla morte. Incitamenti o messaggi dall' inquietante al liberatorio, che nulla avevano a che fare la religione, anche se apparentemente poteva sembrare. Tutte le iscrizioni a parte il messaggio inciso, erano quadrati o rettangoli con frasi racchiuse da cornici riccamente intarsiate.
In tutte le pareti, interne ed esterne, erano inglobate lapidi o epigrafi, decorate con simboli geometrici, strani e vegetali che arricchievano questi marmi, le cornici dividevano in parti orizzontali le pareti.
Era stato costruito solo con le mura e si era chiesto agli uomini che man mano aumentavano, per chi imparava e mostrava abilità in quel mestiere, di donare a chi visitava da fuori l'edificio, ma anche chi lo usava per meditare e cercare una risposta per determinati giorni o momenti, di lasciare qualcosa di profondo e particolare per tutti. E ognuno creava a proprio gusto e abilità ogni avviso, consiglio, avvertimento, esortazione, monito, rimprovero, ammonizione, insegnamento, o qualunque frase e considerazione si volesse dare. Quaunque uomo dello Chateau poteva andare dal Comandante o Leader e chiedere di porre una iscrizione determinata, scrivendola o declamandola e indicando decori o altro per il lavoro finale. Era possibile anche chiedere direttamente agli scalpellini e marmisti, ma di solito chiedevano un parere a loro due e la posizione migliore.
Quel luogo era rischiarato giorno e notte, vista la poca presenza di finestre a feritoria in alto, da torce a fuoco e un sistema di illuminazione dato da un particolare piccolo corridoio incassato nei muri, che fungeva anche da decoro, che prevedeva delle scanalure scavate nel muro rettangolare, che seguivano tutta la forma dell'edificio anche nelle nicchie o cappelle e, riempito da elementi infiammabili. Si attivava con un meccanismo azionabile entrando, accendendo in successione tutta questa fascia coperta da decoro, illuminando maggiormente oltre le torce gli ambienti, con fiamme calde e danzanti. il fuoco a parete durava quanta sostanza vi era, ricaricabile dall'esterno o dall'interno con meccanismi appositi.
In quel momento tutto il corpo centrale interno come il primo livello aggiunto esterno, che era diventato parte dell'edificio, erano pieni di lapidi da cima a fondo. Le lapidi esterne erano, dopo la prima aggiunta di un nuovo livello destro e sinistro, collegate a una sorta di muro creato appositamente, che sistemavano contro la parete esterna del nuovo livello e facilmente staccabile per i successivi.
Anche le cappelle erano piene, quelle del primo livello, mentre molte del secondo, recentissimo, presentavano qua e là qualche lapide. E ogni epigrafe era aggiunta non in successione ma in luoghi che sipiravano in quel momento.

Lui si trovava nel fondo del corpo centrale, non era andato nel Nartece e continuava a guardarsi alle spalle. Poi la discussione che aspettava giunse. Le figure avanzarono.

"Buongiorno, Dorde. E' un piacere parlarti"

"Rhoda, voglio delle spiegazioni per oggi. Qualè la tua argomentazione?"

"Per cosa devo dare spiegazioni?"

"Seria, Rhoda? Quest'oggi ti sei recata in una Torre, usato anche come Punto di raccolta d'emergenza, per parlare con vostra sorella Diandra. Queale autorizzazione hai avuto per prendere un AirOl, che doveva recarsi da programma, per parlarle? E con quale potere tu e le altre avete giudicato un'altra sorella come inadatta per liberarvene? Indicami le motivazioni!"

"Caro Dorde, sorella Diandra non è solo una Sorella, ma anche la governante, di fatto, dello Chateau. E' anche una tua Fanciulla e..."

"So bene che ruoli ha, ma siamo stati io e Milan e decidere chi e per cosa fosse idonea. Io, la Fiamma cinerea, e il Leader. Nessuno dovrebbe mettere in discussione questo e la sua presenza. E' chiaro il concetto?"

"Perdonami, o Fonte. Non volevo andare contro la Fiamma Cerulea. Ma la Matrice, la Fiamma femminile appunto, va in conflitto con le altre posizioni. Noi stesse non ne abbiamo altre..."

"Mi state forse dicendo che la vostra ira deriva da invidia o simili? O che la Matrice non è in grado di assolvere ai vari doveri?"

Dorde era nascosto dal Paravento, il viso verso quello che pareva l'abside di una chiesa, semicircolare che prendeva luce da tre monofore a metà altezza. Lo slancio era dato da due portanti sorrenti un arco a tutto sesto che incorniciavano l'abisde e la svettavano verso l'altro. Davano un aspetto più alto alla costruzione.
Le donne, tre ma solo una parlava, erano ferme poco dopo l'entrata, a guardare il paravento. Non accadeva mai che Dorde si mostrasse, ma alcune persone potevano comunque parlargli come in quel caso.

"No, o Fonte, non lo faremmo mai" rigida e seria, mentre le altre la guardano in un modo strano "Tuttavia ella è Comandante e Governante dello Chateau, Fiamma, Fanciulla e FIglia. E..."

"Ripeto nuovamente, forse il flebile eco di questo luogo vi ha fatto smarrire le mie parole. Quale importanza hanno per voi le sue Funzioni? Scelte da me e dal Leader? Per mia decisione, scelta, volere. Se continuerete con questo atteggiamento dovrò decidere come sistemare la cosa. Avete fatto u n buon lavoro, ne ero contento, eppure avete mal interpretato di proposito di vostri Doveri, sforando i limiti. Dovete finire qui i vostri asti. Se lei vuole abbandonare la Sorellanza, è una questione tra me, Milan e lei. Devo ripetere tutto di nuovo? Perchè tanto accanimento su quali..."

"Perdonami o Fiamma..." si intromise di colpo e con affanno colei che invoca, Luned "sono qui per richiedere a te e al Leader di udire la nostra voce e comprendere le nostre parole. Ella non può essere così tanti..."

"Luned!" sbottò lui, facendole sussultare "vuoi usare la tua posizione contro di me? Quale parte delle mie parole non hai compreso? Nessuno deve permettersi di giudicare, decidere e agire contro colei che è sorella Diandra. Mai!"

"Ti prego, rispondi a questa domanda. Merita quelle Funzioni?" chiese colei che punisce, Ressona.

"Ressona, Ressona... ancora osate sapere e intromettervi in cose che non vi interessano. Non vi competono. E tu, colei che punisce, una di coloro che hanno osato avventurarsi là Fuori e agire contro persone con cui stavo trattando. Ho lasciato in sospeso il Giudizio e tutto il resto, ma ora state peggiorando la vostra posizione. Le vostre Funzioni sono inerenti l'antica religione e i seguaci. Null'altro. E chi vi ha permesso di utilizzare i mezzi dell'organizzazione impunemente, senza autorizzazioni ne altro? E come vi siete permesse di andare alla TOrre, affermando che avevate le autorizzazioni, per attaccare un'altra sorella che è anche a voi superiore? Chi tra me e il leader vi ha confermato lo spostamento, utilizzo di mezzi non destinati a voi e attacco alla Fiamma?"

Le tre rimasero mute, un silenzio nervoso e rabbioso, rotto bruscamente proprio da Dorde. Che da dietro il paravento e nascosto, ma visibile tramite l'ombra creata dalla luce che si gettava dalle monofore, si muoveva e parlava. Potevano vedere questa forma scura ma non altro ed era pericoloso, sapevano, tentare di vederlo.

"Non deve mai più accadere qualcosa di simile. Ogni vostra azione deve essere accordata da me. Ogni decisione, ogni volontà, ogni azione... tutto. Che non accada mai più, ragazze, perchè voi siete importanti ma non a tal punto da essere intoccabili. Ci sarà sempre nel mondo qualcuno che può sostituirvi, ma ci sono persone che non possono avere surrogazione. Avete compreso?"

"Cosa cè di così speciale in quella ragazza?" chiese tagliente Ressona, acida e rabbiosa

Milan rallentò i movimenti, non si capiva se era di spalle o meno ma lo videro, tramite l'ombra, voltarsi e agirare una mano. Poi si avvicinò al paravento e rispose deciso e iroso, alzando il tono "Tu non vali la metà della ragazza che lei è... ne tu, ne Rhoda, ne nessuna altra. Non esiste surrogazione per chi è come lei, per nessuna nel mondo, rispetto a voi che potete essere scambiate con un'altra, con le vostre abilità o doni. NOn avete altro oltre quel Dono del Padre, eppure vi permettete di contraddire la Fiamma Cinerea e il Leader, contro la Fiamma Celurea, che riveste anche altre Funzioni. Se è così per mia..."

"NO, o Fonte. Abbiamo compreso. Non tenteremo più atti al di fuori delle nostre competenze. Stia certo. Possiamo tornare ai cromlech, per la riunione sul giro della Ruota dell'anno e altre Funzioni?"

"Rhoda, ultimo avvertimento. Pensate davvero che apparire così servili celi quel che pensate? SOno in grado di notare le cose e le vostre risposte rivelano la verità. Ancora uno sbaglio e finirete altrove, sostituendovi con qualcuno con abilità simili, che aderisce all'antica religione e si astiene da superare il limite. Chi crea problemi, va fuori come si dice di norma. E non dirò più nulla. E, ultima cosa, accadrà lo stesso agli uomini, chiunque di essi proverà a rifare quel che è accaduto. Voi non prendere più mezzi militari per spostarvi, richiederete le mie vere autorizzazioni, chiederete la possibilità di agire per qualsiasi cosa... tutto deve passare sotto le mie volontà. Ora andate..."

DOpo aver sentito le porte in legno attese ancora, ma una voce lo fece uscire nal paravento.

"Che dire, possiamo sperare che non si mettano più in mezzo..."

Milan apparve dalle scale che portavano al Nartece, chiavi in mano del cancelletto e sguardo divertito.

"Milan... mi spiace averti mandato laggiù di corsa nonostante fossi appena tornato dal Cinecolo per incontrarli. Comunque, non cè niente da ridere, sono serio. Si sono permesse di andare da persone con cui trattiamo per affari e affiliazioneCinecolo per invitarle o pressarle. E' grave quel che hanno fatto, quel che è accaduto in quegli episodi e mi spiace per loro, concordo con Kianta. E' impensabile che figure come le loroCinecolo solo legate a al gestire la Ruota e la religione, debbano interessarsi di elementi non inerenti. Napoleone stesso si lamentava della figure di preti, vescovi e cardinali che parlavano di un altro piano, spirituale, ma toccavano come le loro mani come pazzi tutto ciò che era legato al materiale, anche verso politica, istruzione e altre situazioni che non dovevano rientrarvi..."

"Vedo che Kianta ti ha fatto cambiare idea"

"Non ho cambiato idea, fratellino. Diciamo solo che una mente matura è capace di essere elastica e aperta. Dalle idee e appunti che mi hai passatoCinecolo che aveva preparatoCinecolo ho capito che deve esserci un divario su molte cose tra quel che tutti chiamiamo religione e tutto ciò che non vi compete. Ecco perchè ho ridimensionato molte cose, ma ho anche erroneamente lasciato che quelle ragazze sapessero le mie considerazioni su molti aspetti dei riti. Ma non accadrà più. Dobbiamo credere solo in noi, Milan, e Kianta e i nostri amici del Cinecolo. Nessun altro..."

"E Gask"

"Gask è un ottimo soggetto ma non l'ho ancora inquadrato bene. Ultimamente è parecchio strano"

"Dorde, anche tu sei dell'idea che meriti di stare con noi. Anche per la sua compatibilità e capacità. Puoi pensarla come vuoi, ma per me è come un fratello. Ce la intendiamo e andiamo a braccio in tutto. Può non piacerti, ma voglio anche lui nel cerchio."

"Come vuoi, potremmo non essere fratelli affiatati e unitiCinecolo da essere una cosa sola come prima, ma ricordati chi è il fratello di primo sangue e chi di secondo. Abbiamo lottato e costruito tutto questo insieme, cambieremo questo mondo insieme e termineremo tutto insieme. Ma come ho detto, in questo periodo lui sembra... cambiato!"

"Cambiato in che modo, non mi sembra..."

"Tu sei parecchio impegnato e preso da tutti i membri delle antiche case reali che stai portando al tuo fianco. Capisco che sei sempre stato affascinato da re e principi, il potere nel sangue di governare... ma non è nel nostro caso, nel nostro mondoCinecolo e non credo che il giorno che riusciremo, saranno ancora così felici di stare dalla nostra parte. Posto per governanti, sovrani, membri di sangue blu e simili sono aboliti"

"Si, lo so, come la rivoluzione francese. TUtti fratelli, tutti cittadini, tutti..."

"Esatto. La differenza nelle società è data dalla posizione che rende la gente intoccabile pr famiglia illustre, soldi, malaffari. La società vuole dislivelli e strati tra la gente. Va avanti chi riesce a prendere una buona posizione, eliminando gli altri. Questo mai più. Come dice Kianta è impensabile che un lavoro importante come spazzino e Gestore stradale come esempio, debba essere visto come infamante e vergonoso. La gente che si pensa migliore di altri, ma non immagina cosa sarebbe la bella società e i loro comodi civili, senza chi si occupa di determinati lavori. Sono vitali, importanti, da non surclassare, perchè permettono a molti servizi e comodità che tanto amano, di esistere. Mai un ringraziamento, un comportamento gentile per queste persone che svolgono un lavoro difficoltoso per molte cose e vitale. Meglio considerare scopo di vita un cantante, un attore, uno streamer e fa video in generale che siano intrattenimento senza altro, un calciatore o sport che comunque sono un passatempo da seguire. Non un qualcosa di vitale importanza nella propria vita e salute. la gente dimentica facilmente certe cose, come la qualità di vita con strade sporche, piene di spazzatura e germi prima delle figure che invece dovremmo ringraziare e sono pagate poco. Uno svago, un passatempo dagli impegni della vita sono invece osannati. Come ho potuto vedere anche con Kianta, le cose sono andate oltre il concetto di divertimento nei tempi liberi. Professioni come insegnanti, studiosi, scienziati e via dicendo sono derisi, non considerati, contestanti anche. E la cosa terrificante è che quasi ogni società divide le persone in meritevoli e altre in fastidio, basandosi su idiozie. E le seconde sono considerate come le mosche. Antipatiche, inferiori, che non valgono e non meritano nulla, quando sono persone. Che siano senzatetto, extracomunitari, orfani o persone che scappano dalla vita che li faceva soffrire, per un luogo giusto. Ma non è così. E parlo delle persone normali, non i furfanti che meritano ben altro che considerazione. per questo dobbiamo essere pronti alla rivoluzione ovunque..."

"Lo so, ci sono anche io nel progetto, ricordi? Anche io voglio tutto ciò, anche io voglio che chiunque abbia una vita meritevole non importa l'origine, cosa e chi è, come è e viva, come dice sempre Kianta, là dove deve essere. Solo mi sembra... tutto va a rilento, o sbaglio?"

"Non esiste, fratellino, un tempo giusto e corretto per far avvenire qualcosa del genere. Ogni cosa al suo tempo, come dice lei, tutto scorre con la corrente. Andrà come deve andare, senza fretta, senza pressioni. Le cose graduali sono le migliori. Ricordatelo"

" E con loro, quindi, cosa facciamo? Se permettiamo alle Figlie di agire come vogliono, anche altri..."

"Esatto! Solo quattro persone possono, non gli altri. Ma per una questione di svolgimento delle situazioni. Esattamente come le persone che contestano medici, vaccini, studi, professionisti con teorie campate per aria o spiegate all'acqua di rose, che buttano nel fango secoli di evoluzione di arti e medicina, e... Se tutti ci immischiassimo senza motivo o con parole sbagliate in tutti i campi sarebbe il caos. Chi sa fare il suo lavoro, lo faccia, lasciando a chi sa fare un altro il suo. Come allo Chateau. Con il suo arrivo tutti hanno iniziato a sentirsi adeguati, ascoltati, considerati. Hanno trovato il loro posto, il loro lavoro, abilità, capacità, gruppo di amici... come mai prima. Kianta è stata una cosa positiva. Ammetto che non credevo possibile migliorare il regime militare, non è accaduto qualche fatto increscioso dagli uomini come poteva accadere prima del suo arrivo e ne sono compiaciuto. Tutto sono contenti e tranquilli. Ecco perchè noi siamo diversi dalle altre compagnie militari e paramilitari. Perchè loro sono con noi, non e solo per i soldi, ma qualcosa di più. E unisce di più. Ma con le Muse ad agire oltre il loro limite è possibile che gli altri pensino che forse anche a loro è permesso far cosa vogliono. Ormai gli uomini si sono abituati a venire da te e Kianta per qualsiasi cosa, segno di comunicazione, fiducia e desiderio di ascolto per una risoluazione. E sono più felici, quindi accettano volentieri ordini e lavori assegnati. Se scopriamo ulteriori errori, finiranno altrove, non più allo Chateau. In qualche Torre per altre mansioni, che sia da esempio. Mettere dei paletti è importanti, come le leggi. Senza siamo peggio degli animali"

"Capito... Ma possiamo fidarci di tutte e otto? Io temo che possano commettere..."

"Ho dato un ultimatum e sanno bene cosa accade a chi sbaglia. E sanno qual è il destino di chi si mette contro Kianta. Non commetteranno ulteriori infrazioni. Adesso vado di sotto, voglio star solo. Ci vediamo, fratellino..."

"SI, Dorde. Io devo recarmi in ufficio. Il Conte vuole presentarmi altre persone interessate... a stasera..."

Si salutarono e Milan si voltò a guadare le lapidi, chiedendosi dove stesse andando Milan, dopo aver raggiunto l'auto. Gli venne un lampo di quacosa e controllò le ultime aggiunte nelle cappelle nuove. Poi, si ritrovò all'esterno anche lui, colto da un venticello parecchio freddo e pungente, e osservò le Figlie andarsene in lontananza seguendo il cammino delle scale. Esattamente tre come all'epoca, adirate come quella volta, insofferenti verso Kianta. Come quel giorno. Alzò gli occhi al cielo batuffoloso, come diceva Kianta, che le ricordavano sempre zucchero filato, nonostnate in quell'istante fosse propenso a una bella nevicata. Almeno era quello che ci si aspettava.
Spostò lo sguardo verso il basso, verso la scalinata e la pendenza, e tornò con la mente a un giorno simile con quella persona che saliva.


Un anno e due mesi prima

Gask affrontò la collina lievemente ripida, nonostante gli scalini in pietra, e notò avvicinarsi un gruppetto di tre donne rigide come serpenti incazzosi, che stavano come a dire "stai lontano o ti smozzico l'anima". Disagio, questo gli procuravano alla sola vista.
A pochi metri, le riconobbe. Erano le donne che presenziavano alla religione seguita da Milan, con dei nomi strani. Sia il nome del gruppo che loro stesse. Fortunatamente l'Organizzazione accettava tutti, in termini di religione e non. Lui non credeva in nulla, eppure andavano tutti d'accordo. Così come vi erano tanti credenti in varie religione e non vi erano litigi, questioni, odio o altro. Anzi parlavano, si confrontavano, discutevano come amici. E jd diceva grazie a Kianta, ma non sapeva come e perchè.

Lui non credeva in nessun dio ma nel presente da affrontare con unghie e denti, con tutte le proprie forze. Non esistevano esseri da qualche parte a cui chiedere aiuto. Il mondo reale era tremendo e duro di suo, non esisteva altro.
Le vide guardare in avanti con ira, abbigliate al solito modo, con dei copricapi a fasce multidecorati con catenine, ciondoli, pietre o fiori. Ognuna aveva una abito e copricapo diversi. Prima no sapev ache per copricapo esistevano altre cose a parte cappelli e foulard. Quella al centro indossava uno shayla scuro, addobbato sul capo, al di sopra, da catenine varie con ciondoli. Le altre due ai lati avevano invece delle fasce, uno stretto una e uno più largo l'altra, che toccavano fronte e capo, ricamato e con fiori uno, pieno di perline strane che non conosceva e applicazione dorate pendenti. Ne aveva viste anche con delle veline a coprire il viso e aveva scoperto che lo usavano anche le donne Fuori per i fumerali, ma lì era per altro.
Non ricordava mai come si chiamassero e a cosa servissero, ma davano un aspetto.. da zingare? Per gli abiti, stessa diversità. Quella al centro un abito castigato lungo fino ai piedi, che dal collo tipo coreana abbottonato e maniche a tre quarti, rivelava una camiciola o tunichetta sotto. Le altre avevano una un bolerino con gonna ampissima, l'altra una camiciola con aperture strategiche per una sorta di reggiseno colorato e gonna dritta fino alle caviglie. Anche le scarpe erano strane e diverse l'una dall'altra, ma preferì non fissarle a lungo, perchè erano parecchio suscettibili e fastidiose. E le odiava. Ecco perchè non partecipava quasi mai ai riti della Ruota, questo lo ricordava, e aveva inteso con loro chiaramente che dovevano lasciarlo in pace. Avevano tentato anche con lui vari approcci, perchè divenisse seguace e stesse al fianco di Milan, ma lui non ne voleva sapere. Che gli dei stessero al loro posto, se esistevano, e gli lasciassero vivere le cose come voleva. Poco tollerava già le regole ma alla fine, divenntado amico di Kianta e parlandole, aveva capito perchè esistevano. Prima credeva fossero obblighi del Capo di turno, suoi regolamenti per evitare che la gente lo scavalacasse e basta. Tutto dipeso dal Capo, il suo volere, legge. NOn credeva che regole e Comportamento avessero un senso.


GLi passarono accanto come senza degnarlo di un'occhiata, ma anzi discutevano a mezza bocca tra loro acidamente. Di sicuro non lo facevano per non farsi sentire, ma il livello basso delle loro voci era come più riflessioni a tre.

"quell'algida stronza..."

"laida arpia lontana dal Padre"

"maledetta impicciona..."

"non so come riesca a intortare..."

Proseguirono così, bofonchiando rancorose contro qualcuno e in quel frangente non capì, scuotendo il capo chiedendosi chi fosse la povera anima che avesse ricevuto la loro ira. Si diceva che imponessero regole ma anche punizioni e penitenze in stile epoca vittoriana. Non sapeva di cosa si trattasse, ma aveva bene in mente come uscivano dalle Stanze delle Sorelle molti che credevano nell'antica religione. Le arpie, come le chiamava Kianta, consideravano il corpo un qualcosa di importante, contenendo l'anima. E se l'anima si sporcava per qualcosa fatta in maniera negativa, bisgnava chiedere perdono con punizioni autoinflitte o somministrate... o era un altro termine? NOn aveva mai chiesto a nessuno di loro cosa fossero queste punizioni e penitenze, ma aveva chiaro in mente il momento cui, osservando Kianta e Jd discutere non sapendo fosse vicino, di uno di loro che usciva dalla casa della Terra o del Cielo, due costruzioni una legata alla Madre e una al Padre. Ricordò il commento di lei, amareggiata, dicendo "alcuni di quelle sono alla stregua di cosa si fa da Madame, ma in negativo e al sol pensare cosa fossero le punizioni nel periodo di Vittoria, mi vengono i brividi". Secon o la loro discussione si chiese in cosa consistessero finchè lei non disse a Jd crucciata, che doveva guardare le loro ginocchia o come camminavano o si muovevano. E fini', prima di andarsene rabbiosa "Legno di betulla, salice o nocciolo, acque e sostanze, legumi e radici e questo è solo una base. Là dove neanche io punisco, pensa in questo modo senza motivo, giungono loro. E mi chiedo, la Madre e il Padre, anche se sono simbolismi, approverebbero? Perchè si dovrebe tornare al pensiero che il corpo sia un tempio e ci si deve comportare in modi arcaici con esso? Le cose vanno così... peggio..." E poi lasciò solo Jd e se ne andò.

Riportò lo sguardo in alto, dopo esser rimasto a fissare le loro schiene più rigide di un pesce nella ghiacciaia sotterranea dello Chateau e lo vide. Il grande portone a due battenti che sembrava indiavolato. Alto tre teste oltre lui, inquetava per le figure scolpite che uscivano dal fondo, in pose e atteggiamenti diversi. E lui aveva sempre avuto paura di queste sculture lignee nelle porte. Sembrava sempre come lo aspettassero per bloccarlo e buttarlo dentro quell'edificio che non amava particolarmente.
La Casca delle Lapidi. Il luogo dove molti andavano per riflettere, leggere le massime incise su marmo o pietra e capire la propria situazione. Si diceva che aveva l'atmosfera di un tempio tibetano per la pace, l'aria calma quasi carezzevole che provavano molti in riflessione là dentro, e gli odori di fiori, incensi, e risultati odorosi del laboratorio chimico
, che uilizzavano stando lì in meditazione.
A lui veniva il mal di testa per mezz'ora quel giorno con Milan che glielo mostrava e non era più entrato. Non sapeva cosa gli dava fastidio, quale essenza o odore gli procurasse un cerchio alla testa e voglia di cercare aria affannosamente, e per questo se ne stava alla larga.
Aveva altri luoghi per se.
Tuttavia iniziò a sudare freddo ed innervosirsi avvicinandosi alle porte intagliate e scolpite come fossero un quadro sulla primavera o baccanali, con applicazioni in ferro battuto sia per rinforzo che decoro, e quella maniglia rustica in ferro battuto rifinita in Nero Antico a ricciolo, cavo dentro e attorcigliato. Milan aveva detto che tutto ciò che era a twist, attorcigliato, a ricciolo o simili era voluto da Kianta. Adorava quella forma nei gioielli, nelle opere, decori architettonici e altro. Si chiese perchè le piacesse quella cosa ma non gli parlava, lo guardava con supponenza e accidia verso di lui. E non capiva, non riusciva a parlarle da quella volta che dovette obbedire a Milan per l'infermeria.
Sembrava soffiare sempre come un gatto, ma sapeva da Milan e Alaric che li odiava. Non li tollerava molto e Alaric stesso una volta disse che era come le suocere e le vipere. Tra loro non si mozzicano e al massimo sarebbe morta la vipera. Lo stesso per igatti e Kianta. Non capiva il nesso, ma quel tizio era di un fastidio tale che lo lasci parlare e pensi ad altro. Così faceva e gli era sembrato che facesse anche lei, anche se i battibecchi tra quei due erano leggenda, sopratutto perchè lo affrontava con atteggiamenti e parole da metterlo sempre Ko. E ammetteva tra sè, che a volte era davvero comico vederli fronteggiarsi anche gli sguardi.

Allungò la mano verso la maniglia mentre ancora pensava a ciò, quando questa si abbassò per rivelare, aperta la porta, Milan che lo fissò stupito.

"Ciao, MIlan. Sono tornato adesso da quell'edificio rosso e volevo fare rapporto"

Milan rimase interdetto, guardò verso le sue spalle incerto, perchè non sapeva se Dorde era ancora all'interno, nascosto ad origliare. ma poi pensò di aver sentito il cancello. Avevano affrontato insieme le Figlie per l'introduzione della sesta musa, quindi che avevano scelto, e le lamentele di quelle già in carica su Kianta. Ma aveva controllato la nuova aggiunta nella cappella di destra della nuova sezione a ovest e non sapeva se era ancora lì o meno, e non gli paiceva parlare con Gask davanti il fratello maggiore.
Ed era felice che le Figlie fossero andate vie, erano brave e serie ma facevano perdere la pazienza. E l'odio per Kianta...
Milan sapeva che, senza volerlo veramente, Kianta si imponeva parecchio su tante cose perchè, alla fine era vero, aveva idee e progetti da voler mettere in atto o da inserire al posto di altro, meritevoli. Questo aveva portato a disaccordi con le Figlie in generale perchè, se loro seguivano Dorde e i suoi ragionamenti, lei voleva che agissero in altro modo. Le cinque Figlie erano adirate e scontente, il problema per loro era che alla fine Dorde ammetteva che Kianta aveva avuto buone sensazioni, idee e pareri da cambiare. Ma le altre della Cerchia aderivano alle ideologie della Fiamma cinerea, portando a lamentele e scontri. Infatti non era raro che Kianta saltasse gli incontri al Cerchio e non apparisse in molti riti. NOnostante fosse la Fiamma cerulea, la controparte femminile dei capi dell'antico credo. Lei non voleva essere nulla, ma per Milan e Dorde accettò tutti gli incarichi indicati e, quando si dovette scegliere Colei che insegna, Dorde aveva solo un nome. Kianta. Diceva sempre che l'unica persona in grado di insegnare qualcosa ed esserne rappresentate nell'antica religione era solo lei. Nessun'altra sarebbe stata in grado di fare altrettanto, se non avesse avuto un carattere, vita e conoscenze adeguate. Ma l'età sarebbe stata molto in là rispetto le altre, giovani. I malumori crescevano con l'arrivo delle altre che mancavano al numero di nove. E da un pò Milan voleva aggiungerne altre, superando il mito delle Muse, per inserire altre categorie di portavoci del piano superiore.Kianta era ben felice di lasciare il posto e così volevano anche le altre, che trovavano assurdo che qualcuno superiore dovesse scendere dei gradini per una posizione diversa. Eppure alcune di loro si erano lasciate scappare qualcosa. La Fiamma non mostrava caratteristiche di nota rispetto a loro.
Tutte loro erano capaci di perpecire almeno una caratteristica dell'altro piano, trovando un posto dove nella società dalla quale provenivano erano considerate barzellette. Spiritiste, medium, veggenti, lettrici di segni in varie cose, comunicanti con spiriti o capaci vederli e altre abilità oltre il materiale. Ma non Kianta, dicevano. Milan stesso aveva commesso un errore spazientito, aveva rivelato che lei era in grado di vedere e percepire qualcosa, secondo i suoi racconti. Ma aveva sbagliato. Primo, perchè era... di un'altra persona quel racconto. E secondo, non aveva manifestato molto o dato prova di qualcosa perchè le altre l'accettassero. Anzi si vedevano sempre scavalcate, perchè voleva cambiare questo, rivedere quello, non vedeva di buon occhio quell'altra cosa.
Era odiata, non voluta, e Milan temeva che la cosa peggiorasse. Ed era passato poco dalla fondazione di tutto ciò.

"Cè qualcuno dentro? I ragazzi mi avevano detto che poco fa sembrava che fossi sceso e ti dirigevi al parco macchine, ma Frank di pattuglia alla Via del Cielo, diceva che invece eri ancora qui. Non ti aveva visto scendere. Si confondono sempre..."

Milan sussultò, lo fissò ancora con la maniglia in mano e la porta aperta a metà e riflettè.

"Mi hanno visto dirigermi poco fa verso le macchine? SI... si, ma avevo dimenticato una cosa e quelle tre mi hanno assillato fin qui, le ho dovuto mandar via..."

"Come fate a tenerle ancora con voi? Non mi piace quello che fanno."

"Tutti hanno bisogno di aiuto nell'anima..."

"Davvero? Sinceramente trovo più utile
il muro per appendere i desideri e un distributore automatico per acquistare le carte, i cui soldi sono rimessi per i riti, che questa storia di Muse e penitenze del corpo..."

"Il Muro del pensiero lo ha voluto Kianta e direi che piace..." osservando la collinetta vicino, dove vi era un muro a semicerchio pieno zeppo di foglietti attaccati a file, colorati, piene di scritte che notava da dove si trovava. "la gente in generale, anche se non frequenta questo luogo, si reca al Muro per scrivere, imprimere su carta tutto ciò che pensa e sente dentro. E lo mette là. E' un muro rustico composto da pietre prese vicino a laghi e ruscelli, quindi carichi spiritualmente, e molti lo trovano un modo per parlare a qualunque Dio esista. Chiunque può scrivere un desiderio, un dolore che prova, un sogno, una promessa che ha fatto o vuole fare, anche propositi o cose da eliminare per l'anno nuovo... di qualunque religione sia. R tanti scrivono cose diverse e come dice Kianta, tanti foglietti diversi come tanti sono i cuori dell'uomo. E ha ragione quando dice che l'uomo esprime meglio il suo cuore con le parole veergate a mano, con elementi naturali. E' come una connessione con qualcosa di più grande..."

"Ma lei non ama queste cose. Almeno ho capito così..."

"Mpfh..." sorrise MIlan chiudendosi la porta alle spalle definitivamente "lei è molto più profonda, spirituale e contorta di quel che sembra. Quella che vedi è l'armatur che ha creato per svolgere le sue funzioni di Comandante e Governante. Ma le cose sono molto diverse..."

Lo vide confuso, incapace di dire qualcosa e allora Milan sospirò, allungò una mano sulla schiena di Gask e lo tirò con sè, riaprendo la porta della Casa delle lapidi e facendolo entrare con lui. Gask si irrigidì e camminò incerto per la navata, come una chiesa, non enorme ma capace di tenere delle panche in legno come le chiese, sedie con schienale sempre in legno, paravento e anche cuscini per meditare seduti a terra.
Quelle lapidi incise gli facevano rizzare i peli delle braccia, mentre sembrava che a Milan non facesse effetto. E poi spiegò perchè.

"Amico, se tu vedi questo posto come una chiesa, avrai sempre la pelle d'oca e finirai, per l'ansia, per vedere anche cose che non ci sono. E' una questione mentale... inoltre queste non solo lapidi, ma parole
di chi ha voluto lasciare una testimonianza di trascendenza. Infondo, cosè una lapide? Pensaci... Alta citazione di Dorde... ora calmati e seguimi..."

Gask si fermò e si accorse che Milan non era vicino o poco dopo di lui, ma si era allontanato per recarsi verso le scale che portavano alla parte inferiore. Sapeva che quel luogo era off limits per tutti, tranne che poche persone, tra cui Milan stesso. Questi lo vide fermo, rigido, a fissare le scale e lo ammonì di seguirlo e calmarsi, perchè era tutto ok e stava con lui. E così lentamente e in maniera innaturale per la tensione, arrivò davanti le scale. Non erano normali scale per un seminterrato, ma un'opera come il resto, di bravura artigiale con corrimano in legno bombato e con rilievi tondeggianti, inferriate in legno martellato e lavorato a mano con motivi che non conosceva, marmo scuro con chiazze chiare che no nsapeva come nominare.
Milan rise e gli disse di seguirlo e così affrontarono la scala fin davanti il cancello.
Era più largo di lui, con parte superiore ad arco. Il mezzo cerchio superiore conteneva una lavorazione come se vi fosse un sole raggiante, . Il disegno partiva dal basso nella linea che fomrava la mezzasfera con una specie di mezza ruota da carro decorata.
Un mini mezzo cerchio con disegni greci era il livello successivo, sovrastata da una mezza sfera più grande con tanti ghirigori di qualche stile vecchio con gocce a raggiera con forme a foglie dentro. E poi dei lavori che richimaavano i raggi che con le punte seguivano il mezzo cerchio della parte superiore, incluendo tutto al suo interno.
Il resto della porta era formato da tre cose che non sapeva definire che gli ricordavano le graffette per i fogli, con dei ghirigori nella parte arrontondata e a metà di questa forma allungata un qualcosa che gli ricordava gli stessi medievali a gigli o fiori. Questa forma rettangolare arrotondata si fermava sopra un rettangolo pieno con richiami alla religione che seguivano, mentre la parte superiore e centrale era traforata e mostrava cosa cèra dietro. Il colore di questo cancello era il più strano che avesse mai visto. Era come se qualcuno avesse avuto un pennarello evidenziatore mezzo scarico e, colorandolo tutto, avesse lasciato alcune parti più chiare per poco colore e altre parti scure per un momento di botta di inchiostro. Così lo vide. Era una miscela di color rame, ottone e bronzo sfumati tra loro e senza un senso. Dava quindi un aspetto color dorato che virava a caso verso il bronzo scuro per schiarisi di poco in ottone.
Chi e come lo avessero fatto non lo sapeva ma era inquetante.

Milan prese una chiave e aprì una serratura, con una seconda sbloccò il cancello, rivelando che proteggeva un'altra porta. Questa era una porta di legno color caffè con un intricato disegno in ferro scuro che non aveva mai visto. Sembrava che vi erano delle colonne ripetute in successione in orizzontale sulla porta, a una certa distanza dal centro e vi partivano tantissimi viticci attorcigliosi grandi. Al ventro vi era un cerchio decoratissimo con una maniglia a cerchio come un battente delle vecchie porte e sempre in orizzontale da due lati del cerchio partivano altre colonne, ma più piccole e in successione con altri viticci piccoli che rendevano quella porta bella ma un caos e un casino per la vista.Era tutto un ghirigori tondeggianti.
Milan inserì una sorta di chiave ma fatta in modo strano sul muro vicino lo stipite sinistro, prese l'anello tra le dita e fece dei giri specifici come fosse una cassaforte, finchè non si udì un lavorare di meccanismi e la porta si aprì da sola, un poco. Fu MIlan e spostare con il peso sulla spalla sinistra cosa restava per entrare, e Gask restò a bocca aperta per quello che vide.

La stanza sembrava uscita da qualche storia medievale.
Innanzitutto l'illuminazione. Sembrava che vi fossero fessure o pozzi luce dall'esterno o da qualche parte molto al di sopra come feritorie che mandavano lame di luce all'interno. Non capiva se fosse dalla costruzione,
l' edificio giustapposto, dotato di quegli ambienti seminterrati o dall'esterno. E si chiedeva in giornate soleggiate come fosse, nel caso, perchè la luce artificale cèra ma era come faretti tra gli incroci degli archi a cupola nel soffitto. Vi erano delle lampade elettriche e quella a fuoco che rischiaravano di luce calda rispetto a quella fredda, che veniva da qualche parte, raggiungendo punti non accessibili a quella dalle feritorie.
La pianta sembrava un fiore dai grandi petali, ma se si guardava bene come fece lui entrando, ogni parte che sembrava un petalo grande, in realtà era una parte di un grosso 8 che partiva dal centro dove troneggiava una statua, fino a quella nicchia tonda. Chiaramente vedeva un 8 come forma e la parte centrale, dove si intersecavano i due cerchi per la figura svettava una sottile colonna dalla forma strana, che si ergeva fino ad incontrare un tetto a palloncino, così lo chiamava lui, un arco bianco con decori.
Guardando bene l'insieme, vedeva questa statua al centro da cui si diramavano cinque 8, formando altrettante capelle o petali, non sapeva cosa fossero. La vista era una serie di livelli di pronfondità, sia nelle pareti che nel pavimento. Il pavimento eraun susseguirsi, seguendo le figure, di rintranze e zone di cammino, dando maggiore profondità all'ambiente. Il pavimento aveva due tipi di colori, uno bianco perlaceo e 'laltro dello stesso materiale delle scale, nero con chiazze chiare. E come si muoveva, notata che erano perlescenti, sia il marmo chiaro che nero. E vi era una sorta di divisorio tra la zona centrale e quella dei petali come li chiamava lui.

"Quello che calpesti è marmo perlato da varie zone del mondo e quello scuro è definito Blue Pearl, o granito labradorite del madascar o altri paesi. E' il preferito di Kianta, ovviamente esiste in molti colori ed è uno degli elementi decorativi del suo ufficio e altri posti. Dovresti averlo visto..."

"E chi lo ha visto il suo ufficio? Mi odia..."

"E' sulla difensiva, tu non sai cosa significa essere odiati da lei..."

Gask si voltò verso l'amico, dalla sua espressione era chiaro che si aspettava di non dover spiegare una cosa così semplice e epr evitare di fare brutta figura, continuò ad osservare. Quel marmo labrado-qualcosa era quello che formava gli otto e decorava altre parti del pavimento, posizionato in zone più basse, mentre il marmo perlato era rialzato e costituiva il camminamento.
Quel granito blu era così bello mentre camminava che sembrava fatato, sbrillucciava e mandava bagliori grigi, color perla e blu di varie tonalità.
Seguì un otto e si trovo davanti questa strana inferriata che correva intorno a tutta la struttura in linea retta, e non seguendo la forma. Formava quasi un quadrato, toccava a malapena il pavimento con il bordo inferiore, era costituita da sezioni sottili, altissime quasi ad arrivare alla fine delle colonne con vari ghirigori tondi e sottili che sembravano allungarsi sinuosi verso l'alto, lasciando vari spazi per vedere oltre. "Questa struttura color oro", disse Milan, "è quasi ascetica secondo Dorde, come un velo per quel che collezionava oltre". Sulle pareti, dando quel senso di velata suddivisone tra realtà e arte. O almeno così pensava Dorde, disse ancora.

E Gask osservò meglio cosa celava quel divisorio in ferro dorato. Quadri, dipinti e ilustrazioni. Vi erano rappresentati Milan, qualcuno con il viso non dipinto o somigliante a Milan e Kianta. A volte insieme, a volte come ritratto a singolo. Stupefatto avanzò verso le altre parti dell'ambiente e sempre dipinti, tantissimi, a più livelli su tutta la superficie con diversi soggetti o insieme, in situazioni o pose diverse. I muri avevano un aspetto a onde verticali da cima a fondo, ondulatura come fatta a mano con un attrezzo scendendo o salendo, creando un ambiente in movimento per l'effetto ottico che contrastava con i quadri. E anche qui, come per il pavimenti di erano parti rientrate.

Poi per non mettere un piede in fallo nelle parti rientrate sul pavimento, seguì le figure, finendo per dare un'occhio alla statua. Si bloccò di colpo, rimanendo come gelato a fissarla. Si riscosse dalla visione quando Milan gli si avvicinò, per contemplarla anche lui.

"Si, è Kianta. IN un certo senso..." si voltò verso l'amico scorgendo con la coda dell'occhio che si era voltato a guardarlo "La pietra di Vicenza è questo marmo avorio magnifico terminato il lavoro, che vedi in questa opera. La usava Canova... So che ti sembrerà strano ma questo è l'angolo di Dorde... "allargando le braccia e facendo un giro per abbracciare tutto il luogo.

"angolo di Dorde? IN che senso?"

"Inizialmente esisteva questo posto. Pensavamo si trattasse di un primitivo Ground Fridge, frigorifero sotterraneo per la servitù. Questa zona era punteggiata di casette di chi lavorava come guardiano, manovale, giardiniere e via dicendo. Poi furono abbandonate, caddero per il tempo ed elementi e li abbiamo rimossi anni fa. QUando abbiamo scoperto una scalinata che non è quella che abbiamo usato, coperta di terra, abbiamo scoperto questo luogo. Doveva essere la cappella privata sotterranea, si usava così, ma doveva esserciuna costruzione sopra, ma non vi era traccia. Così Dorde ha decido di creare qualcosa e una persona gli ha proposto un luogo meditativo. Per tutti, per tutti i credenti di qualunque religione, capace di portare pace e calma. Cè voluto un pò e molti professionisti per coprire il tempo con più persone possibili, all'epoca i nostri uomini non sapeva fare molte cose, ma dopo poco tempo è stato modificato. Ricordo com'era ed è stato tolto tutto, chi vi riposava traslato in un cimitero vicino con il prete e tutto e... è divenuto un luogo appartato per lui. Neanche Kianta sa cosa cè qui, aveva pensato solo il sopra, e lui ha unito le due cose. Ha modificato solo lo stile dei pavimenti, che erano piastrelle che ora sono trovano nello Chateau, inserendo questo e dando quella forma ondulata alle pareti e l ostile degli angoli. Ah, e le feritorie per la luce naturale, provengono dall'esterno del corpo principale..."

"ma perchè ci sono quadri di Kianta, te e questa statua..."

"Lunga anche questa..." lo interruppe sorridendo "quelli alle pareti sono dipinti e ritratti, non foto, fatti sia da Dorde stesso che è in grado di creare quadri iper-realistici, ma anche su commissione. La statua invece riprende un momento che vide Dorde per caso, nella POlla celeste, uno dei laghi. Doveva fare rilassamento e meditazione durante l'addestramento,  ma lei è negata. Totalmente, per davvero. Così come esegue la Visualizzazione per gli ologrammi, muovendosi. Riesce in quel modo, così come quando combatte è in grado di sovrapporre quei momenti con altri nella sua testa. La sua mente si perde, svanisce e avverte solo un qualcosa che non spiegare, ma il dolore e sofferenza se ne vanno, come in quel mondo. Un tempo aveva creato nella mente un mondo diverso, dove lei era diversa, un luogo divenuto reale quanto il dolore e dove si rifugiava. Questo le ha permesso di sviluppano la Visuliazzazione ad un livello più alto della media, quando hciude gli occhi vede cose che non ha mai neanche pensato ed è tutto come reale, come se vedesse da un monitor. E' in grado di ricreare chiunque e qualsiasi cosa nella sua mente quasi come fosse reale. Ma riesce a farlo muovendosi, ecco perchè quei movimenti. Quel giorno non riusciva a meditare, stare ferma, lasciarsi andare. Non è per lei.. e dice che è rimasto colpito dalla posa che assunse, questa, e dal fatto che tutti facevano yoga o meditazione ma lei no, eppure riusciva a fare cose difficili per gli altri... Ma ne parliamo meglio un'altra volta. Perchè oltre me, cè anche lei? Semplice..." guardandolo in viso con calma e un sorriso "...perchè è grazie a lei se esiste quello che vedi e conosci. Anche per un'altra persona, all'inizio, ma all'epoca eravamo militari abituati a tende, campi nei luoghi dove dovevamo stazionare come lo chateau comèra, e luoghi di fortuna dove vivevamo ammassati. Io e Dorde avevamo messo in piedi un gruppo militare professionale ma la vecchia sede era concessa dai quattro collaboratori che avevo ricavato. Loro hanno dato i soldi, loro una parte dell'armata, loro quella sede. Poi per una serie di cose l'abbiamo abbandonata per non avere problemi acquistando questo luogo. Abbiamo fatto ampliare con le sezioni nuove e... eravamo comunque ancora allo sbando
, in un certo senso. Abituati in un modo di vivere, avevamo gestito le cose nella maniera sbagliata. NOn è il nostro forte l'amministrazione e gestione, infatti questo luogo sembrava, come le parole di quella persona, un campo profughi o campo militare temporaneo che altro. Quello che tu hai visto dal primo giorno e conosci, è dato da quella persona e Kianta che, con idee e pareri, ci hanno convinto a fare dei cambiamenti. Noi pensiamo come militari sempre di corsa e capaci di gestire degli uomini, ma..."

"Aspetta... quindi quello lo che Chateau è come lo conosco è per Kianta e chi altro.. va bene. Ma perchè Dorde tiene queste cose su di lei?"
fermandosi di fronte la statua. Ad altezza reale, forse poco più grande, mostrava Kianta in una posizione strana. Era seduta, con la gamba sinistra che si piegava sotto la coscia destra, con il tallone che la toccava e la gamba destra che la sovrastava. Piegata ad angolo essendo seduta, penzolava. Le braccia allargate un pò di lato, con le mani voltate per mostrare i palmi, in una posa rilassata e leggera, ove i dorsi delle dita poggiavano sulla la base della statua. Il viso leggermente voltato verso destra, in una espressione calma, con labbra socchiuse come se avesse espirato per rilassarsi. Somigliante in modo impressionante a lei, sembrava averla congelata in un istante di bellezza, calma e viso che sembrava rievocare le poche volte che l'aveva vista truccata e abbigliata come chiesto da Milan, che la faceva sembrare a un elfo dal viso ovale. L'abbigliamento sembrava un top con scollo a V, maniche a sbuffo che arrivavano a metà bicipite con una serie di rouches, vita elasticizzata con un livello di rouches o volants lungo che copre la pancia. E pareva avere dei pantaloncini.

"Te l'ho detto. Dorde ha questa cosa che... come posso dire, rende omaggio a persone che meritavano. Vedi molte cose, stanze, mezzi o altro nominate come i cognomi di importanti personaggi storici, che hanno fatto molto per l'umanità. Grandi donne e grandi uomini che hanno sfidato le società incatenanti e la religione, per dare all'umanità, agli altri tutto ciò che ha migliorato la vita fino ad oggi. Vuoi un esempio? Lo sai che i lampioni all'epoca al mercurio, che poi si è evoluto a gas, comunque la prima forma, furono attaccati sia per il creatore che per chi li applicava per le strade, perchè per i Papa e religiosi la notte era stata creata così da Dio, ed era andare contro di lui con le luci notturne? Eppure grazie alle luci le città sono diventate quell'alveare luminoso e affascinante di notte che conosciamo. Grazie alle luci le persone possono andare a lavoro o muoversi senza problemi, quando prima si dovevano portare fiaccole, lanterne e altro. Meno rischi per incendi e incidenti... ma anche telefono, corrente elettrica, anche il povero Tesla come gli è finita, quando voleva dare energia illimitata per tutti. Aveva ideali come i nostri. Tante creazioni e tecnologie contrastate, perchè andavano contro la morale, religione, pensiero delle società. Eppure, poi i loro creatori vivono in perpetuo proprio perchè hanno dato all'uminatà qualcosa che poi era fondamentale, di aiuto, miglioramento. E così una persona e Kianta. Adesso lo Chateau non è il quartier generale di tutta l'organizzazione, è il cuore si ma anche una cittadella. Una città. La nostra. Creiamo produciamo, studiamo, addestriamo e alleniamo, lavoriamo in vari ambiti in un luogo che prima era un antico edificio nobiliare. Una magione ristrutturata e ammodernata, per servizi di prima necessità e per più persone ma che, prima di Kianta e dell'altra persona, era solo come... una caserma. Con regole e gestione da militari ma ben diverso da tutto ciò. E da quando Kianta è venuta da noi, le cose son cambiate così in meglio che ammetto di essere felice di dove vivo, più di tutta la mia carriera. E ho rivestito varie figure... "

"...da quando è arrivata?"

"..." Milan sorrise divertito, sospirò e guardò la statua "... la prima volta che ho incontrato Kianta è stato davanti all'ospedale..."

"Il nostro ospedale?"

"Si, all'epoca non era al livello che conosci. La vidi ferma su uno dei tre scalini, che portano alle ampie porte automatiche per l'osperdale. Lì, ferma con lo sguardo perso a guardare fuori, un foglio stretto, aperto, tra le dita mentre la gente si muoveva intorno a noi per le proprie faccende. E lei osservava l'allora spiazzo cementato con qualche albero ed erba, non vi erano lavori di paesaggistica, nicchie e simili... eppure sembrava vederli per la prima volta. Quando mi avvicinai mi notò, sbattè gli occhi due o tre volte, come se non mi conoscesse, abbassò gli occhi sul foglio e quando li rialzò sembrò sapere chi ero. E... e poi mi sorrise. Un sorriso sincero, come non ne aveva mai fatti prima. Da quel momento qui è come se fosse passato un ciclone. Una piccola catastrofica rivoluzione che cambiò tutto e ci portò ad essere ben diversi, e ben più che semplici militari e mercenari al serivizio di chi paga le nostre capacità. E' divenuta un membro del gruppo amministrativo, dopo averlo creato ovviamente e ... è cresciuta, All'inizio sembrava come appena svegliata, una bambina che non sapeva ancora niente, e fu preparata e addestrata dal gruppo che chiaimamo veterani. Si sono scelti loro il nome, con a capo Jd e Lubo, Alaric e gli altri. Gli è piaciuto così, anche perchè man mano che arrivavano forze nuove e noobies, loro addestravano con le loro conoscenze ed è finita che... erano i veterani dello Chateu. Kianta.... " continuando a guardare la statua con una strana espressione "aveva delle conoscenze, eppure imparò come fosse un foglio bianco. Imparò tante cose, capì capacità e limiti, cosa era adatto a lei e cosa era meglio conoscere, ma da lasciare a chi ne era maggiormente capace a farle... ma era importante sapere. E da lì nascquero le Lezioni, istruzione e conoscenza aiutano e salvano la vita in ogni situazione, dice sempre. Cominciò a imparare, a capire tanto e... crebbe e divenne sempre più graziosa. Ma attenzione..."

Posò una mano sul braccio di Gask, guardandolo ma tornando a fissare la statua,
"Kianta è cresciuta e divenuta bella non per l'aspetto esteriore. Insomma, la sua bellezza è particolare. Ben diversa da quella che si conosce per canoni della società e neanche delle ragazze che frequentano glo uomini. Anche senza trucco è molto graziosa, e preparata con parrucca, trucco e abiti appositi è davvero meravigliosa, lei non si che vede che... passabile. Mi pare lo definisca così e non ti azzardare a parlare mai di questo argomento. Davanti a lei bellezza e simili, sono tabù, promettilo..." stringendogli il braccio on forza finchè questi non lo fece.

"
Il concetto della bellezza di Kianta...per noi qui allo chateu, chi l'ha conosciuta dal primo giorno, lei è cresciuta ed è divenuta bella in altri termini. La bellezza di Kianta per noi è intesa come lo sboccio di qualcuno di grande, da ammirare e considerare. Anche noi siamo diventati più belli e grandi, non l otrovi?" si pavoneggiò slacicandosi la giacca e facendo un giro completo ridendo "NOn sono diventato bello? Non siamo amici e fratelli per la bellezza che abbiamo? Anche tu, sei cresciuto e divenuto grazioso. Anzi fai un mezzo giro,perchè... Non bello, cè ancora tempo, ma quando impareai tanto, cambierai e diverrai la persona che dovevi essere qui con noi, magari anche lei ti troverà bello come lo vedo io, e non sarà arrabbiata..." ridendo con lui, divertiti mentre lui si riabbottonava"...La bellezza di cosa è, cosa è in grado di fare, creare, dire, ragionare, agire e via dicendo... Cresceva insieme a noi, con legami diversi in base a chi aveva intorno, ed era semplicemente lei, senza maschere o segreti per paura di essere giudicati. Era lei, si... lei era lei, pura e chiara come doveva essere... . Imparava molte cose e stava diventando sempre più bella, lo ridico, inteso come persona e quel che aveva dentro.Io, David, Jd e gli altri usammo tutta la nostra conoscenza militare e politica, medica e altro, rispetto e considerazione e... tutto il nostro affetto affinché Kianta potesse essere la persona che doveva essere, e divenisse capace di essere. Così, mentre riceveva conoscenze, capacità e nuove menti o come si dice ,che importassero modi diversi di vedere le cose, così che potesse imparare a riflettere come ci aveva insegnato una persona, lei iniziava a modellare una riproduzione in scala del nuovo mondo. Ed ecco lo Chateau, oggi.. Ma come è possibile che per una persona si dice "imparava, cresceva e diventava sempre più bella". Kianta era felice, se stessa, senza limiti e restrizioni imposti su di lei perchè donna... e regole e leggi erano spiegati e discussi tutti insieme, perchè capisse lei e ne studiavamo ogni sfumatura noi. Si sentiva accettata, voluta..."

"non era voluta prima?"

"... no. NOn ho mica detto questo! Era voluta e anche tanto da tutta la famiglia in generale. NOn è questo il motivo... per voluta intendo come sè, persona, essenza... Si, era voluta ma passando gli anni e crescendo... diciamo che non la accettarono per quella che era. In questo senso. Non accettavano che fosse diversa rispetto come la volevano e doveva essere nella società. Comunque, tornando al discorso, fu accompagnata quasi per mano giorno dopo giorno, incoraggiata a scoprire e imparare, e determinare e creare se stessa da sola, cosa la circondava e le esperienze. La sua bellezza era la sua personalità, le cacapcità naturali e quelle che svilupava con la sua caparbietà, dopo allenamenti e duro lavoro. Le varie capacità che acquisiva o scopriva, il suo Io seppur mezzo artifiale, creava un individuo pensante e capace di considerare varie cose, anche se modellati e strutturati in pochissimo tempo. kianta non era più una mente vuota progammata fin da piccola e pensare in un modo, perchè per la società legata alla religione le cose andavano a un solo binario.. Ma qualcuno che pensava e si determinatava, che dava, interagiva, prendeva decisioni, provava setimenti e si comportava di conseguenza in qualunque situazione. Non una copia di altre, tutte uguali come escono la maggior parte dei bambini nelle società normalmente, che sono, vestono, ragionano e dicono cavolate identici, perchè hanno avuto quell'imprinting. L'individuo che dopo nato sperimenta, scopre e comprende da determinare se stesso in tutti gli aspetti così che, sia unica e formata da tante sfaccettature, è diverso. Vera essenza umana, piena, profonda. Che non ha bisogno di religione o libri modellati nel testo in secoli, per essere mentalmente corretto, aperto, consapevole, che conosce la morale, l'empatia, l'autodeterminazione e capacità di riflessione. Kianta divenne bella perchè da quel momento era parte del mondo e lo viveva, diveniva qualcuno che le persone conoscevano e amavano per come era lei. Crebbe e divenne Kianta, una perosna migliore, mi spiace dirlo ma è così, di molti uomini e donne nel mondo. Che hanno bisogno di tante cose, date dagli altri per sentirsi un pò vivi, lei non ne ha bisogno..."

"Ehm... non ho ben compreso tutta questa cosa..."

MIlan scosse la testa ridendo, lo prese in giro sulla sua vita passata a venerare qualcosa considerato quasi un dio indottrinato dagli altri. Denaro, potere, il Capo. E doveva iniziare a rilassarsi, aprire la mente e usarla, perchè gli serviva e glielo chiedeva come amico. Gli disse di prendere esempio se non da Kianta, Jd o altri, almeno da lui, che lo considerava un caro amico."Divieni una Persona, non un umano standard medio della società". E poi continuò, appoggiando una mano sulla statua e voltandosi con busto per averlo di fronte.

"Appena uscita dall'ospedale, veramente imparò tanto e anche disse molto. Appunto, tutto quello che oggi vedi allo chateau, cambiamenti e cambi di rotta. Rinsaldò molto questo posto, e parlò delle persone. QUando lei arrivò eravamo un gruppo militare specializzato, diviso in gruppi ma seguendo i modelli già esistenti. Poi divenimmo in settori di abilità o compattando un nucleo, con i membri che coprivano le mancanze o le non abilità degli altri. In pratica un gruppo di specialisti di diverse capacità, che soppiantano le mancanze degli altri. Invece di accorpare gente capace che sembrava idonea mobbizzando che bisogna essere coesi, si aggregarono membri già affiatati ma non solo per esperienza passata insieme, ma di amicizia e fiducia. Una cosa diversa, credimi. Nacque appunto un comportamento non e solo prettamente lavorativo,ma..."

"ho visto che l'aria è diversa, anche se lavorando per il Capo, posso paragonare il vostro modo di essere un gruppo totale unico come quasi... diverso dall'ex associazione per cui io lavoravo..:"

"Si, ma la tua per quanto grande e ben organizzata, ha un tipo di vita media dei membri come le bande di strada in quartieri terribili. L'ultimo luogo dal quale vieni è quello, qui invece è un posto dove la gente cè non per paura o per lavoro in generale. O perchè ha bisogno di soldi e corre qui per la voglia di farsi un conto in banca e poi sbuffa perchè non gli piace, non si sente a suo agio, lavora male. Ma perchè sentono di star bene qui. E, assurdo, molti che hanno la famiglia, eppure passato tantissimo tempo qui come fossero ancora scapoli. Amano i loro figli e li seguono, ma passano un sacco di tempo qui per come si trovano, cosa hanno, cosa ricevono, le persone che sono diventati i loro amici. Alcuni hanno chiesto, o meglio, richiesto, di potersi fidanzare o sposare qui, affermando che ci tengono a vivere parti delle loro vite civili, qui. Le costruzioni, i giardini, gli angoli naturali, la paesaggistica, le fontane... e questo mi rallegra. Vuol dire che abbiamo un buon lavoro se la gente ama dove vive. Il punto è che questo è avvenuto grazie a quella persona e Kianta. ma la cosa è lunga, dovrei spiegartelo rifacendo un giro turistico e spiegarti tutto. Dal suo arrivo, quindi, cè stato molto miglioramento, ma è dovuto a lei. Ha un carattere che... si impunta, risalta, trova il suo posto non con la forza, ma con le abilità e la capacità di legare la gente. Lei ha unito molti piccoli gruppi in uno grande. E ho paura che se ne andasse, quel gruppo generale come quelli piccoli legati per la sua influenza, cessino di esistere. Certo rimane il solito giro di amici-colleghi di prima per i più vecchi, ma da quel giorno questo posto divenne una famiglia. Dopo qualche settimana che avevamo terminato grossi lavori di manutenzione, costruzione delle parti attuali o edifici e definizione dei progetti, la gente iniziò a vedere le cose come una cittadina, trovava il suo posto, il lavoro adatto e amava, senza imposizioni, cambiaando carattere e approcci con tutti. Tutto divenne più leggero. Avevamo il nostro simbolo, il nome, la definizione di squadre e gruppi divisi per specializzazioni e abilità, nuove categorie di abilità, organizzare l'amministrazione dello chateau e delle quadre, del settore cucina, bagno, magazzino... un lavorone insomma. E molte idee e consigli vennero proprio da Kianta. E il giorno che terminammo il grosso, quando tutta la parte anteriore non aveva più recinti per animali, zona accampata con tende e cucinini come facevano molti, zona garage che prendeva un sacco di terreno... Kianta su Bluegrass corse dall'ala mafuttariera con una bandiera con il logo definitivo, sventolandola e urlando che erano ufficialmente un'organizzazione completa, ufficiale nel mondo e con il nome fittizio di Retus Sniegė. E tutti quelli che ancora lavoravano, sbrigavano faccende, erano nello chateau si fermarono, la videro e sentirono, e urlarono alzando i pugni in aria, felici, mostrando che si sentivano parte di qualcosa e andavano fieri. Credevano e ed erano felici, legati. Ammetto che neanche io provai qualcosa del genere da piccolo, negli anni o con mio fratello. Urlavano tutti il nome... Ovviamente non è il nostro nome, ma come ci conoscono ed è stata sempre idea di Kianta. I governi e altri gruppi militari ci riconoscono con quel nome, ma l'originale renderà noi un'altra organizzione, lavorando meglio su più fronti..:"

"Sinceramente non ho capito perchè due nomi..."

"Amico, hai potenziale ma il cervello occupato da altro, come un cavallo che pensa solo al paddock. Sii più ricettivo o Kianta ti..."

"Lo farebbe davvero... ?" incerto, toccandosi una spalla

"... preferirei non rispondere. Posso solo dirti che il suo animale totem è il lupo. Anche se la questione è particolare,secondo altri no....comunque un canide, come te. Comunque, fai te... anche se fin da piccola ha avuto..."

"Sai del suo passato? Ma.. e non ho capito il fatto che lei era un foglio bianco."

Milan restò a fissarlo, poi sorrise "Kianta ha avuto... una amnesia. Si, amnesia. Era come una bambina piccola che doveva scoprire, conoscere e capire tante cose. Ma lasciamo perdere questo. Come è andato oggi?" voltandosi e ammirando i dipinti.

"oggi ha detto cose strane..."

"parli sempre di Kianta?"

"Si. Prima si è interessata a un gruppo di ragazzi che faceva urbex, che si chiami così, non ho capito..:"

"Ah, gli esploratori. Anche lei ama farlo, ma a differenza loro è molto più preparata in caso di casini. Non a caso si porta uno o due esemplari di Cirneco dell'Etna da caccia, cugino dello Xolo e chiamati entrambi i figli di Anubis. Quindi mi spiace per quelli che incontra, che pensano di vedere una ragazza stupidotta con un cagnetto innocente... Ha trovato gente interessante presumo, altrimenti mi diresti che son finiti male..."

"Oh no, la questione è l'opposto. Gli ha parlato e ha fatto un accordo con loro, promettendogli aiuti ed equipaggiamento per andare avanti con cosa facevano"

"Ah aha ah... tipico di Kianta. Riuscire a rivoltare una situazione per lei in positivo... Se non fosse negata, sarebbe un'ottima mentalista, ecco perchè ama cercarli e portarseli con sè. Io non amo i mentalisti, è come essere a nudo con loro... Io non ho nulla da dire. avere informazioni utili dai civili e averli dalla nostra parte è positivo. Grazie a urbex abbiamo scoperto molti eidfici antichi e abbandonati che sono diventati Torri, no n ti credere. In verità li ha cercati lei spulciando ogni video in base all'area che cercavamo, e ce l'ha fatta. NOn è uno spreco di tempo e soldi, non credere che anche adesso non ci serviamo di civili. No... rettifico. Evitiamo fraintendimenti. Cbiediamo ai civili un aiuto. Semplice. Conosci ancora poco della nostra politica interna ed esterna, quindi fai bene ad avere dubbi, pensare e porti domande. Kianta questo lo adora, dice sempre che in pochi fanno questo ma giudicano, puntano il dito senza riflettere sulle cose. Così può darsi che facciate pace..." con un sorrisone all'amico.

"e sul fatto che ha usato un nome diverso? Qualcosa come Lianna, che la nonna era forse anna e la zia... non lo so!"

"Ha usato quel nome? seriamente? Strano... " parendo rigido e insicuro

"perchè ne ha usato un altro?"

"E' una delle sue personalità, come alcuni uomini che lavorano fuori lo Chateau. Lei ne ha diversi in base a cosa deve fare. Niente di nuovo... anche se è strano che abbia usato quello..." riflettendo

"E per quanto riguarda una frase strana? Ha detto tipo , credo...non so se l'ho pronunciato bene..."

"Si, ho capito a cosa alludi... a volte quando è arrabbiata, tanto, tende a dire cose del genere. NOn ho mai capito se fosse riferito a una volta all'addestramento quando dormiva all'aperto e gli uccelli erano fastidiosi. Credo... a volte si inventa parole presa dalla rabbia. NOn farci caso... come
di solito ha il vizio di definire i personaggi di sesso femminile, peggiori, capaci di vario schifo... come puttane. E lei rispetta le prositute, tanto, almeno quelle fanno quel mestiere per disperazione e obbligo. Non quelle di un certo livello che l ofanno perchè amano i soldi e giocare con uomini e sesso. Fosse per lei le aiuterebbe tutte. Le donne che sono una vergogna per il genere e l'umanità sono... puttane. Non so perchè usi quella parola in modo diverso dalla società. Anche qui non so da dove vengano come gli per gli scarafaggi. Li definisce così, stronzi correnti... quanto ho riso. Ma questo non lo sapevo, me ne ricorderò per sapere che significa..."

"ma... in che lingua sono?"

"Ah è vero" disse, dopo aver fissato sorpreso Gask un attimo, voltandosi di nuovo "noi, quelli che in molti definiscono veterani dell'organizzazione, parliamo varie lingue, Kianta compresa. Tu ne conosci un paio diverse, ma non hai avuto modo di conoscere questa. E' italiano, comunque... segui le lezioni. E' una lingua particolare, ricca, con parole dal suono molto bello e la creazioni di frasi in questa lingua è... secondo me
, meritevole. I testi che scrivevano poeti e scrittori prima, e poi con la moderna, sono meritevoli e musicali. Riesce a creare concetti ricchi e forti con un uso delle parole non comuni. Tu sai che esistono tre diversi tipi di lunguaggio per qualsiasi lingua? In questo caso tre. Abbiamo le seguenti tipologie di lunguaggio... aulico, comune o volgare. Il primo utilizzato da determinate categorie come avvocati, giudici e comuqnue tutti quelli che lavorano in quel campo, medici, scienziati, studiosi e via dicendo. Il comune è quello parlato dalla maggior parte della popolazione che ha studiato, capace di ottimi testi e discorsi, e poi il volgare, quello utilizzato dalla gente che non ha voluto studiare o non ha potuto, per varie cose, e mischia il comune che conosce con il dialetto. Il risultato è, come dice Kianta, raccapricciante. Non a caso odia da morire i dialetti. Tu conosci dell'inglese che stiamo parlando ... il comune ma non molto. So che dove hai vissuto non hai potuto studiare molto e parli lingue locali, perchè le parlavano...e ci si abitua. No? Ma non sai scriverle e..."

"So scrivere, non nero così piccolo. So scrivere il mio nome, leggo un pò e..."

"Ma livello scuola elementare. No? E neanche finita. Ecco perchè appoggio Kianta sul fatto che tutti voi nello Chateau dovete partecipare alle Lezioni e studiare, capire, imparare. E' una cosa che non darebbe nessun altro. Se non per certi scopi, molti apparati militari danno alcune opportunità ad alcuni perchè vogliono che vadano e siano cosa vogliono. Non noi, lo facciamo perchè dovrebbe essere per tutti, poi devono essere le capacità e abilità a parlare, non uno che sembra promettente per qualcosa e si lasciano indietro gli altri. Per politici e religiosi, la conoscenza va tenuta per alcuni. Gli altri che non conoscono e sanno, quindi cosa pensare e comportarsi, cè oslo una strada. Seguire chi sa. Una volta accadeva e sembrava fosse cambiato con le repubbliche. Scolarizzazione di tutto il paese è una risorsa di base. Scopri così chi ha abilità e capacità naturali e vanno accompagnati nel percorso giusto.prima invece vere perle finivano nelle carceri, in lavori umili e degradanti per il corpo, schiavi e altro senza sapere cosa potevano essere e dare al mondo. Perchè non cèra molta strada. Invece dal nuovo millennio le cose sono peggiorate, quando sembrava che si giungesse all'evoluzione ultima... di nuovo la gente non è scolarizzata e non sa nulla, eppure urla e strepita in piazza giudicando cose che realmente non sa. Ma, seguendo chi dice di sapere, si ripercorrono passi della storia umana che sembravano superati. Che tristezza..." scuotendo la testa afflitto, osservando un ricco dipinto pieno di verde magnificamente realistico con cornice a ghirigori e fiori "ma non dirlo a Kianta... non parlare mai con lei di alfabetizzazione relativo a paesi e mondo, povertà, religione e famiglia. NOn lo fare. La sua rabbia, odio e frustrazione usciranno fuori e inizierà ad agitarsi per discutere di queste cose, e volerle cambiare. Giò fa molto con la Raccolta, non peggiorare le cose. L'unica cosa negativa è questa, ecco perchè Jd fa sempre da mediatore. Se lei si arrabbia iniziano i casini, evitiamoli..."

"Non capisco. Io... perchè si agita con questi argomenti? Cosa accade se si arrabbia..."

"Parlane con Jd, ma non con lei vicino o parlando di queste cose con lei. promettilo... E' necessario che lei stia serena, che non agisca prima del tempo, perchè se lei perde la pazienza e l'odio e vendetta la colgono così tanto... evitiamo" uscendo e chiudendo la porta e poi il cancello.

"Ok...anche se non capisco"
risalendo verso la Casa delle lapidi

"Un giorno te ne parlerò... " fermandosi in mezzo alla navata, sistemandosi il blaser da eventuali granelli di polvere, così come la sciarpa da collo in stile ottocento che si stagliava su un colletto club tondo. Gask no capiva mai come quegli abiti che avrebbe detto vecchi fossero invece perfetti su uno come lui. Poi Milan si portò le mani dietro la schiena e si voltò verso le porte "...ho saputo che non sei molto convinto del tuo Spanish Mustang. QUalcosa non va? Kianta ti aveva affidato un esemplare di questa razza scegliendo tra Zumo o Loda, ma ho saputo che invece ti ha obbligato a prendere Loda. Ottima cavalla, ben addestrata ed equilibrata, ma la reputo... troppo ottimo carattere e disciplinata per te. Ti avrei visto con uno stallone nervoso..."

"Speravo che mi desse un'auto veloce o una modo tipo quei barbosi motociclisti, invece... lei dice che non so cavalcare ma solo strattonare i cavalli. Quindi devo iniziare come un bambino con una cavalla che addestri me... io ero nello stato nord islamico afgano, ho usato cavalli ma lei dice che sono un torturatore..."

"per auto e moto abbi pazienza, sei nuovo e anche se mio amico, vorrei che tu seguissi le nostre regole. Accadrà... per i cavalli, per noi sono ottimi amici e compagni del muoversi. Sono la storia dell'uomo, tutto è stato creato, conquistato, costruito e combattuto a cavalli. Come i cani, sono vicino a noi da così tanto tempo che vogliamo rendere gli spostamenti all'antica in auge. Ovviamente per più lunghi mezzi ecologici come i nostri, ma andare a cavallo è... come un contatto con la natura e il tempo." con un'espressione che sembrava sognante " E... Cerca di capirla. lei rispetta tutti gli animali.. forse tutti tranni gatti e zanzare, mettiamola così, ma il punto è che conosce e ha visto con i suoi occhi cattiveria e schifo degli umani sui cavalli che non immagini. Ha studiato tante scuole equestri insieme, trovando un equilibrio e le parti migliori di queste in una sola, che rispetta e protegge il cavallo. Morsi, barbozzali, e nasali punitivi e severi, tanto da ferire e danneggiare il cavallo. Oltre che fargl male ogni secondo che lo indossa. E poi la gente si lamenta che i loro cavalli perdono la testa. E quanti metodi coercitivi e punitivi
, perchè secondo la testa di molti il cavallo deve obbedire e basta. Non esiste per loro, ed è contemplato nell'alta scuola equestre, che deve esistere l'addestramnento non coercitivo ma di coesione del cavallo con l'uomo...come un legame, un dare e ricevere, una connessione tra due creature che creano qualcosa di mangnifico... " poi vedendo che Gask non sembrava capire, sospirò e continuò "in parole povere i cavalli venivano picchiati, costretti a morsi e attrezzi sul naso con punte, i nose band, perchè obbedissero, facendo però male. O pratiche dell'uso del passo spagnolo per cavalli che per loro morfologia non sono adatti a questi movimenti, idonei appunto a cavalli spagnoli e basta. Danneggiano le altre razze, quando modi per ginnasticare le spalle ce ne sono e sono anche divertenti per i cavalli... o usano dispositivi come Taser e altri elettrici per dargli una scossa e obbligarli. O il terribile Big Lick, una cosa tremenda. Inutile dirti che tutti quelli che facevano questo schifo e lei ha raggiunto, non sono finiti bene, vero?" con un tono che voleva dire come "tu mi capisci"

"Vuoi dire che li ha uccisi? Che li ha..."

"lei non uccide, tranne che per proteggersi se necessario. Ma non capita mai, si può dire. Per la gente che meritebbe la morte, lei riserva trattamenti che sno terribili fino alla fine dei loro giorni. Un'agonia peggiore del carcere, e se lo meritano... quante volte la gente non ottiene giustizia per chi ha amato che è morto o ha subito cose brutte ed è finita così. Con questi dovrebbe andarci pesante, solo... Quasi... posso dire che li fa piangere. Molto. A volte qualcuno potrebbe dire che esagera, e l'ho detto che non deve farlo, ma è capitato che..." passandosi una mano sui capelli tirati indietro e legati "desse corpo ai suoi incubi e odio, riversandoli sulla gente che fa del male ad altri e animali, solo perchè sono marci dentro o perchè gli piace. E non hai idea di quello che subiscono finchè le cose non cambiano. Perchè no, non va là una volta, constata la situazione e punisce e se ne va. Controlla più volte tramite fidati. A volte le persone sono così nere dentro che davvero lei riversa su di loro tutto così che la alimenta di rabbia. E non hanno idea ne di quello che realmente fanno perchè pensano che sia corretto, ne di quello che fa lei se incavolata... infatti non ne escono bene. Ma non giudico, non posso immaginare quanto hanno sofferto quelle persone e quegli animali, ecco perchè agisce con mano pesantissima. Perchè con molti individui non è possibile il dialogo o la minaccia semplice. Come dice lei < che la nasa continui a cercare vita intelligente su altri pianeti, perchè su questo pianeta si sono rassegnati, ormai>. E non ho nulla per fermarla o rallentarla, perchè non voglio. Ho visto tanto schifo già dalla mia infanzia, che non tollero e voglio cambiare il mondo proprio per questo motivo. Ti ricordi che la rivoluzione francese nacque perchè il 90% della popolazione di quel singolo paese era costituito da povera gente, per chi aveva dei soldi per il lavoro ma si vedeva tassato da far paura, chi si vedeva togliere casa, beni e altro perchè la casta, quella piccola percentuale, li vedeva come oggetti... " poi lo vide di nuovo in faccia, non sapeva di che stesse parlando. Chiaro dalla faccia incerta accompagnata d a una smorfia che non lo seguiva "in pratica prendi un paese con cinque milioni di persone "accompagnato dalla mano aperta per fargliela vedere "e sai che solo un milione è ricco, potente, può tutto. Noi dobbiamo riportare cinque milioni ad essere cinque senza persone più ricche, famose, che si ergono su altri decidendo su di loro o danneggiandole. Dare davvero quel che serve per una vita dignitosa senza soffire per la mancanza di beni essenziali e sentirsi persone. Sembra impossibile, difficile ma non è così... ma te ne parlerò presto. Il succo è che ho vissuto in un luogo parecchio arretrato, la mia patria non è proprio un paese sviluppato, peggio in luoghi piccoli ancora con le catene delle tradizioni e superstizioni. Ecco perchè ti chiedo di non parlare con Kianta di quei temi, perchè per lei sono maggiormente negativi e finirebbe a litigio come già accaduto. Io no nvoglio che altri soffrano in questo nuovo millennio, ma intendo portare il mondo a sotterrare le classi sociali che ancora esistono. E non parlo solo dei paesi che tu io e conosciamo. La gente pensa che in molte repubbliche democratiche vi sia una sottile linea per la classificazione delle classi, rispetto secoli prima. Non sanno quanto si sbaglino, quindi si cambia il mondo. E davvero questa volta...."

"Ma..." ma furono interrotti da una chiamata e Milan prese il phonvlet per rispondere, portando quella discussione a svolgersi più avanti.











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Capitolo 13
*** Chapter 13 ***


Chapter 13 Chapter 13

Un anno e due mesi prima

Paddock orientale. Gask aveva preso l'abitudine da qualche giorno di stendersi da qualche parte, alle pendici del boschetto, a guardare i cavalli liberi che scorrazzavano, giocavano, si meritavano il momento di libertà in quel grosso pezzo di terra recintato a legna.
Era davvero rilassante, scacciapensieri, quello spettacolo di creature che vivevano con l'uomo e sembrava seri e ligi quando serviva, per poi scoprirli come cuccioli eterni e divertenti. Rapivano la tua attenzione, senza che te ne accorgessi, pensò.
o forse si stava facendo influenzare?
Fin da piccolo aveva avuto cani e altri animali intorno. Li aveva osservati, ma se alcuni facevano pena per come erano tenuti e trattati, alcuni per sfide e  per scommesse, altri erano pericolosi e poco inclini a gentilezze. Colpa dei proprietari, di come li facevano crescere, ma non erano affatto animali che, guardandoli,  ci si rilassava.
Odiava perfino il persiano peloso e dalla faccia che vagava nell'ufficio del Capo, e spadroneggiava come voleva. Se capitava qualcosa, da oggetti rotti o bisogni fatti in ogni angolo,una volta sulla scrivania o su un divano, ci andavano di mezzo gli uomini che stazionavano a turni nella stanza, come guardie.
Urla, punizioni e sopportazione di essere picchiati era routine quotidiana. A quel gatto niente, gli uomini che non pulivano o sistemavano in tempo schiaffoni, bastonate sulla schiena fino al peggio,  e pensare al vero distruttore... quelle erano cose di poco conto.
Lui non rientrava in quelle mansioni e non gli capitava mai di essere anche solo sgridato per quelle faccende, ma quelle volte che doveva restargli al fianco e fissava il gatto, tanto non cèra niente che dovesse fare, non era rapito da quel qualcosa che invece assaliva  il Capo direttamente. Passava il tempo a fissarlo mentre si toelettava, stiracchiava, assopiva, girava e dava fastidio graffiando tendaggi e mobili, aggrappandosi addosso alle guardie con unghie affilate e altre diavolerie che gli venivano in mente.
Viveva sempre là dentro, con tanto di cuccia regale, e gask non capiva cosa rilassasse nel vedere quel muso sempre scontroso, libero da ogni problema, stare in quel luogo facendo casino e rompendo le scatole.
E poi rise per l'altro giorno, ripensando al momento in cui uno dei gatti degli uomini, che tenevano in giro e che uscivano nel parco, si presentò miagolando mentre cèra un addestramento con Kianta presente, e si buttò di pancia davanti i piedi degli uomini in posizione.  Caso voleva che i giardinieri e paesaggisti stessero rinnovando alcune zone dello spiazzale laterale allo Chateau, dove facevano la chiamata mattutina , e avessero tolto i cosi, non ricordava mai cosa fossero, per scacciarle con gli ultrasuoni gli animali sotto terra.
Cosa erano, si chiese. Conigli? Quali altri animali stavano sottoterra? Comunque non erano attivi e quindi un animale sgusciò da un buco vicino e sfrecciò fra gambe degli uomini. Il gatto rimase là a miagolare, muovendo pigramente la coda e guardando tutti, compresa quella cosa che cercava di raggiungere dei bulbi messi da parte in un angolo, estratti dalla terra per essere piantati altrove.
No, proprio non ne capiva di giardinaggio! Il fatto però era che ne aveva preso uno fra i denti e cercava di tornare. Kianta fissò rabbiosamente quell'animale senza dire niente ne muoversi, mentre gli uomini avevano rotto le righe per acciuffarlo, e capitò che inciampò vicino il gatto, perdendo quella radice. Vicino il Gatto. POco distante da Kianta.
Il micio guardò la radice, fissò l'animale che prima si finse morto, e poi miangolò chiudendo gli occhi qualche volta come se non fosse successo niente.
Gli uomini chiedevano cosa fare a Kianta, la quale fissava il gatto con voglia omicida. Era chiaro.
L'animale che non sapeva definire si mise in piedi, o meglio sulle zampette, si avvicinò al gatto, si annusarono e via a prendersi la radice e andarsene, sfrecciando tra la gente.
Kianta non aveva fatto niente e non aveva dato ordini, era rimasta solo guardato il gatto dall'inizio alla fine, accigliata, angoli della bocca in giù.
Poi quando gli uomini non sapevano che fare e improvvisavano nuove file, Jd si avvicinò a lei e le disse qualcosa. A quel punto lei lo guardò, si voltò dall'altro lato guardando alle spalle Lubo e gli chiese il kit di lavanderia con il lavatoio o lava panni in legno più ondulato che trovasse.

"Kianta... perchè ti serve?" preoccupatissimo, stringendole un gomito.

"Mi serve uno spaventapasseri da regalare a zio Tommoliver per il cambio stagione. Devo però pulirlo, farmi dare un meccanismo con il ruggito di un leone e che faccia muovere la cosa come un indiavolato con denti a sciabola e occhi luminosi..." contando sulle dita cosa le serviva ma Jd la strattonò di nuovo. Ancora più preoccupato.

"per favore, è solo un gatto. Quello che vuoi..."

"Poprio perchè è un gatto..." dicendo l'ultima parola comeun insulto "... e perchè o impara o smamma. Non mi interessa. Me ne frego se i gatti non si fanno addestrare facilmente. O fa qualcosa o lo faccio volare io da qualche altra parte. Il loro compito sarebbe spaventare le bestiole, tanto questi cosi con la supponenza non ammazzerebbero manco un sorcio, così che non devastino nulla. Spevantare. Eì cos difficile? GUarda, GUARDA!!!" indicando il gatto che si rotolava per terra "perfino le capre, le oche, le galline, qualunque animale abbiamo qui e alla fattoria ricambia le cure, il cibo, ogni cosa facciamo per loro. Non li sfuttiamo, prendiamo solo cosa danno senza ormoni, schifezze, allontanare i piccoli e altro schifo che fanno altrove. E va tutto bene.  Pure le piante carnivore ci pappano gli insetti molesti. Ma loro, questi botoli gonfi di senso di divinità non fanno altro che essere in ogni angolo a rompere e rovinare e pasciarsi al sole. E rompere perchè hanno fame. BASTA! Se loro vogliono i gatti per loro amore per questi figli di satana, che se li tengano nelle stanze o negli edifici appositi e non me li facciano vedere. Ma s etrovo un altro che è inutile a tal punto, lo uso come nuovo tipo di drone spia che spaventa con molti optional, ma almeno ricambia un minimo. Condivisione e scambio, ricordi? Loro non lo fanno. Avviso te, avviso loro..." rivolti agli uomini che cercavano di non fissarla "e che l o diciate a tutti. Topi, bestie infestanti e gatti non li voglio vedere. Se voglio un animale che non fa un cavolo dalla mattina alla sera mi prendo un cigno, un pavone, pure un procione che almeno è simpatico. E altri tipi di animali ma i gatti no. Adesso voglio che mi sentiate bene, vi ho mandati il programma per oggi. Alle sette e zero zero voglio che siate in mensa per la colazione dopo il riscaldamento giornaliero, poi che seguiate le istruzioni. Se avete problemi parlatene con Jd, il vostro capitano o con me. Oggi ho cose da fare che andare per tutta la residenza a controllare che siate diligenti nei vostir compiti. E abbiamo degli ospiti. Procedete e andate...."

"Kianta, ma dire queste cose agli uomini e all'alba...."

"Sanno perfettamente che nella vita ci si impegna e si ottiene. Chiedo forse troppo? Loro sono pagati per lavorare, addestrarsi, istruirsi..."

"Si, va bene..:" cercando di calmarla "ma la questione è che non puoi minacciare un gatto di farlo diventare un... qualsiasi cosa volessi fare solo perchè sta disteso a terra!"

"Si che posso, mica che ho detto che lo uccido. Gli faccio applicare le cose dopo averlo lavato, visto quanto era sporco, e lo faccio legare a un drone e lo mando in volo a controllare le zone e spaventare animali che potrebbero danneggiare qualcosa. Non uccido nessuna delle due parti, faccio in modo che quelle creature fastidiosefacciano almeno qualcosa di davvero prezioso per tutti e..."

"Senti, lo so che hanno ucciso alcuni uccelli delle voliere che lasciamo liberi alcune ore intorno e che te ne sei trovato uno in camera tua perchè aveva scalato l'albero di fronte... però non è un pò troppo? Non fai questo per nessun animale. E dire che Warden è un disastro cosmico a volte..!"

"Si, ma lui come tutti gli animali se ben addestrati, capiscono cosa devono e non devono fare e si riesce a tenerli a bada. O li fai giocare, spompare, stancare finchè non corrono loro come dovrebbe essere nel loro spazio personale per dormire e star calmi. Semplice. Quelle piccole disgrazie ambulanti invece vedono tutto come loro, rubano cose o le rovinano. Bello quel che è accaduto a decorazioni e suppellettili antiche, originali o che i nostri uomini hanno prodotto con impegno e materiali pregiati sotto unchie, denti e spruzzi di urina. Dimmi, è giusta una cosa del genere? O visto io gatti che usano con le zampe sporche e i didietro e coda sulle tavolette dei water   per distendersi e piùvolte sono finiti a sciacquettare dentro perchè caduti nel sonno, sporcando tutto. E la gente li usa senza che siano puliti e sterilizzati. Per non parlare come ho trovato una delle dispense della cucina piene di schifo come fosse la loro sabbietta. Sacchi vandalizzati con i prodotti da buttare, i cuochi si girano pensando non ci siano bestie malevole e spuntano su impasti e tavoli d'acciaio zampe come per magia. E' corretto? Se per te è corretto io ti lascio volentieri la Albert con tutte le chiavi e codici di accesso per lo Chateau e me ne vado..."

"Sai che MIlan non ti farebbe mai andare via, ma il punto è che... Si, hai ragione. Non è igienico, non è corretto vedere mobili, tene, muri rovinati a quella maniera. Ma sono gatti!"

"E io sono io e ripeto, o io o loro. Non me ne frega. Se lascio loro far quello che vogliono dovrei permetterlo a tutti gli animali e anche agli uomini. Sarebbe anarchia e casino. Come era all'inizio!"

"Va bene, ma anche alla fattoria sono viziatissimi. Vedi le capre. Se la mattina non escono e ricevono un abbaccio forte, se sono piccole alzate e strette, fanno casino. I maiali grattate quando le vogliono. Le mucche i massaggi con spazzole al posto di quelle elettriche..."

"Buon per loro, qua invece si trattano quei gomitoli isterici come dei in terra facendo cosa vogliono. E graffiano, soffiano, fanno casino... mi sono rotta. Basta. O cambiano o fuori..."

Jd sospirò e... che doveva fare? Aveva ragione anche se perdeva facilmente la pazienza su certe cose.

E anche Gask aveva capito, anche con discorsi con Alaric, che poteva essere la calma fatta persona per poi diventare più velenosa di una serpe s ele giravano.  E ammetteva che, come per quel gatto, non trovava i felini poi così simpatici.
Ma anche con altri animali non andava meglio. Aveva da sempre avuto poca interazione con la parte animale, solo visti da lontano e usati per scopi umani. Con le persone sempre diffidente, vi stava lontano e trattava poco chiunque.
Ma con le persone bastava stare alla larga o fare come volevano, e tutto era apposto. Con gli animali che aveva scoperto ovunque in quel posto...

Si era ritrovato dubbioso e incapace con quella femmina di cavallo che quella testarda femmina gli aveva appioppato.

Strinse le labbra. Stava di nuovo inconsciamente quasi scimmiottando la gente per cui lavorava, prima etichettando le persone con certe parole, poi considerandole meno di niente. Si grattò la testa rabbioso, mentre un cavallo nitrì così forte da portarlo a fissarlo.
Che cavallo era quello? Poteva essere... Luma? No, non pareva quello. Poteva essere di Orson, l'uomo che lo spalleggiava da qualche giorno con un'emozione negli occhi inquetante?
No, forse il cavallo che raspava con la zampa e nitriva doveva essere di Silvain o Travis, due nuovi che erano del gruppo... si sistemò con rabbia con il corpo contro il tronco, non riuscendo a ricordare i nomi assurdi che il Leader dava a ogni cosa. Erano della divisione C, nome base che almeno ricordava, ed erano dell'Arme dell'aereonatica.

"Che casino..." incrociando una sull'altra le gambe distese, cercando di capire meglio il posto dove si trovava e come vi vivevano.

Quel dannato posto constava di migliaia e migliaia di persone, non tutte presenti ma dislocate in vari luoghi sia della Francia che del mondo, e suddivisi per prima cosa in quale formazione militare servissero. Si mise a guardare il cielo per ricordarsi le cose che gli aveva spiegato Orson.   Fanteria,  Cavalleria, Divisione corazzata, Marina, Aeronautica, Carabinier o Gendarmeria. Erano tutti? Boh, non gli veniva in mente altro. E questi erano solo i miliari. Cèrano così tante categorie di lavoro che gli venne voglia di pensare ad altro. Si erano messi a  suddividerli in tantissimi gruppi più piccoli detti Specializzazioni, ognuno con caratteristiche diverse. E lui che abituato a un migliaio di persone buone.

"E chi se li ricorda. Io ero abituato alla semplice..."

"Adesso parli da solo?"

Gask quasi si strozzò con la sua stessa saliva per il colpo. Si voltò verso Jd, che camminava piano e silenzioso come uno come lui sapeva fare. Di quale vecchio squadrone specializzato veniva? Forze speciali tipo navy seals o  altro? Erano francesci comunque, ricordò.

"cercavo solo di rilassarmi..." borbottò col broncio.

Jd rise e si sistemò a terra vicino, con un ginocchio piegato a sostenere una mano e la testa. Nel mentre i cavalli si inseguivano, li guardavano o facevano versi come per chiamarli.

"Come mai sei qui? E' successo qualcosa?"

Gask voltò gli occhi verso l'altro, tenendo le braccia alte e mani incrociate, per non poggiare la testa contro il tronco.

"Volevo solo staccare un pò dopo oggi. Tutto qui."

"Lo facevi anche prima?" armeggiando con le tasche dei pantaloni come in cerca di qualcosa.

"Quando non dovevo lavorare me ne stavo nell'appartamento o girovagavo per la casa. Cèra qualche posto che... insomma, me ne stavo là da solo, per non vedere gli altri e quel che facevano"

"Mh..." uscendo un coso di legno che Gask aveva già visto. Sembrav a una scatoletta di legno formata da varie parti e con dei buchi.

"Mi spieghi cosè? L'hai suonata varie volte e sembra che a Kianta piaccia"

"Davvero non la conosci? E' una CH Double Ocarina, uno strumento a fiato generalmente in terracotta o legno. Ma questo non è una semplice ocarina, ma una doppia. E in legno di valore. Ossia ha due camere e quindi due imboccature che equilvagono a due strumenti. In base a cosa si suona, è possibile suonare questa al posto di due strumenti..."

"... ok..." poco convinto. " E senti... che sarebbe Camova?"

Confuso, jd lo fissò incerto, non capendo cosa potesse significare la domanda.

"Oggi Milan mi ha spedito in una nuova Torre dove Kianta stava iniziando i lavori di restauro. Credo. Sono successe delle cose e alla fine ne ho parlato con lui. Mi ha detto tante cose e mi ha fatto vedere delle cose..."

"Tanto cose, eh?" ridendo di gusto, anche se Gask sembrava crederlo uno sfottimento.

"... E ha parlato di un Certo Camova che aveva usato dei marmi... qualcosa sulle statue..." restando sempre vago.


"Ah, Canova! Si tratta di un grandissimo artista. Uno scultore. So che non sai nulla, o meglio, molte cose  io stesso le conosco per via di Milan e Kianta. QUindi non preoccuparti...."

"Vuoi dire che era come Bronson?"

"bravo... anche se il nostro scultore è particolarmente suscettibile. Iroso, collerico e crede che le sue doti pittoriche meritino la medesima stima delle opere scultoree.  Ma è chiarissimo che non lo è... è solo geloso"

"Geloso di cosa? Da quello che so in molti gli hanno chiesto vari lavori, tanto è bravo..."

"Si, ma con la pittura non ci sa fare. Come me. Non so perchè, ma dammi una chitarra o un'ocarina e so arrangiarmi. Dammi qualunque altro strumento, un computer o armi bianche e sono negato. Anche se te, Kianta, Milan, Lubo e via dicendo vedete altrte particolarità in me. Col corpo a corpo sono vergognoso" sorridendo amaro "Mi è bastato l'altro giorno con un addestramento straordinario per te. Sei bravo in quasi tutto, con le armi da fuoco, i fucili pesanti te la cavi meglio. Però lasciami dire che se con armi come bastone e a lama non sei male, con arco e corpo a corpo non ravvicinato degli lavorare... Per il resto sei un'ottimo acqusito. Davvero molto, e sei così bravo che tieni testa ai migliori con armi più leggere e più facili da impugnare. Ma col corpo a corpo, anche grazie al tuo  Acinaces o Akinakes è tutta un'altra cosa. Quella spada persiana sembra da ridere, ma è per quella che sei stato Egeo. No?" ridendo beffatamente.

"Smettila di usare quel nome.  Me lo avevano dato ai rastrellamenti e non mi piace. Mi ricorda troppo quegli anni" imbruttendosi nel viso per le smorfie come di dolore che faceva.

"Bhe, non è che Gask sia meglio. Sappiamo bene che significa. Ma perchè ancora te lo tieni?"

"Non l oso, ormai lo sento più mio che Egeo. E poi è stato il Capo a darmelo quando rilevò tutti quanti. E' il nome che mi ha dato lui..." sussurrando con la testa chiaramente persa altrove.

"Capisco. A me non dispiace, è solo che non capisco perchè darti un come così. Milan l'ha trovato interessante per come alla fine suona bene su di te. E..."

"Se ho capito bene, tutti qui avete nomi che vi siete dati o che vi hanno dato per il vostro lavoro..."

"Si e no... quando fai un mestiere come il nostro capita, spessissimo come vedi qui, che alla fine per come ti senti o gli altri ti vedono, di cambiare il nome di nascita con qualcosa di più adatto o che abbia un significato in qualche modo. Milan stesso ha un soprannome, Lubo, Alaric, Bronson..."

"E Kianta? E riguardo al mio?"

"Uhm... riguardo al tuo, per come lo vede? Niente direi. Per lei un nome, è quello e lo usa. magari le può venire la domanda nella testa del ma come hai visto non giudica in base ai nomi. Anzi credo che anche lei lo trovi adatto come suona a te. Tutto qui..." vedendolo stupito "Credevi che ti odiasse per il significato del nome? Naaa... solo per quello che hai combinato quel giorno! E' stata grossa, per uno come Milan se fosse accaduto al suo avrebbe detto ..."

"Davvero direbbe questo? Lui...!?!"

"Non ti credere.  Può sembrare affabile, gentile, interessato e premuroso... ma per ogni sua azione cè sempre un motivo. Ah! Se Kianta fosse qui inizierebbe un suo monologo sulla questione... rispetto a Kianta, Milan davvero aiuta e si dimostra vicino a tutti solo per delle motivazioni. Ma la vera preoccupazione, interessamento... lo ha dimostrato veramente solo con due persone. Facciamo tre..." guardando Gask serio "... resta il fatto che, come ti ho detto, ed essendo tu, avrebbe manifestato profondo fastidio ma anche  soppiantato cosa ha perso. Anche se ammetto che dall'arrivo di Kianta è cambiato un pò e credo che la sua affezione per te sia dovuta a questo.  Non per dire qualcosa di male ma lui ti vede... per fare un paragone, come Kianta senza tette, versione maschile in toto. Metà questo e metà suo fratello maggiore. Dorde..." pronuncia quel nome con un tono e un modo di dirlo quasi schifato, rabbioso o altro. Gask non capiva.

"Non ti seguo..."

".... non dovrei dire certe cose. Insomma, sono i miei capi, chi mi da il cibo, soldi, un posto fastastico come questo. Anche se cè da dire grazie a Kianta per questo... il succo è che Dorde non mi piace. E questo l'ho capito per Kianta. Lei...non si fida facilmente. Anzi, per niente. Studia e analizza tutti e tutto quel che fanno e, se prima per me Dorde foss euna figura extra, che stava sempre fuori dallo Chateau e l'organizzazione... Dopo è diventato più centrale che il leader stesso. Milan, per Kianta, è come succube di Dorde. Almeno così mi ha detto.  E Milan esegue cosa Dorde decide, dice, ordina. La stessa questione della religone che abbiamo qui è per Dorde. Milan è più neutrale. Crede alle basi ma non al resto. E' Dorde il marionettista. Almeno, Kianta crede questo. Milan prova una sorta di ammirazione per il fratello maggiore, da quando scapparono dal paese dove erano nati. Un posto medievale, come direbbe Kianta, troppo attaccato a tradizioni e a tempi decantati dai vecchi ai nuovi, per giungere anche solo a metà dei centri urbani meno moderni. Milan e Dorde fecero tutto quel che poterono per scappare e sopravvivere, insieme. Se ci fu un momento in cui Milan divenne grande e capace da essere pari del fratello, fu scoprendo e migliorando le sue abilità di base. Eppure, nonostante Milan sia in grado di fare ed essere più del fratello in certe cose, come l'essere un ottimo militare e aver creato tutto questo... Dorde ha sempre supremazia. Chi lo ha aiutato alle spalle per avviare tutto? Dorde. Questo è quello che ho capito io in anni al suo servizio. Milan desiderava essere chi sta al fianco del fratello maggiore, mentre non è così. Non conosco Dorde affatto, mai visto, ma so che è straordinario su molti aspetti e che Milan nutre sempre un senso di inferiorità, nonostante tutto. Eppure Kianta... eppure lei pensa che..." riflettendo, stringendo la mano sul ginocchio a pugno sotto il naso, dopo aver alzato un pò il mento.

"Spiegami..."

"Meglio se ne parliamo un'altra volta. Inoltre ho paura che Kianta scopra una discussione del genere..."

"Kianta... Milan mi ha detto una cosa oggi. Ma non l'ho capita..."

"Cosa..." chiaramente sofferente alla cosa.

"ha detto delle cose su quanto è arrivata. Che a causa di un'amnesita era... aspetta... Era pura e innnocente come doveva essere... una cosa del genere. Perchè?"

"...uff. Kianta è quella che è per... quell'amnesia. Amensia! " sorridendo come se non ci credesse "Comunque, per quel che le era accaduto prima di arrivare lei... provava rabbia e odio, insicurezze e senso di inutilità. Kianta, hai presente no? Per la società là fuori lei era un problema, un niente, qualcosa, bada bene non qualcuno, da cambiare a forza perchè sbagliata. Invece dopo quell'amnesia lei divenne... cosa doveva essere. Senza quelle esperienze e accadimenti che le procurarono tutte quelle cose. Per loro lei era niente, per noi qui è una persona insostituibile. Qualcosa che sembra impossibile. Lei là non era che sbagliata e incapace di niente, eppure l'hai vista...."

"Si. Quindi voleva dire questo. Perchè la vedevano come inutile?"

"perchè la società là fuori... molte cose non sono cambiate in secoli. Ecco perchè. E di nuovo, non aprire quei discorsi con lei per favore. Evita..."

"Sei già il secondo che me lo dice"

"Si e saremo in tre con Alaric. Il punto è che sono temi... negativi, non parlarne con lei o davanti a lei. Ok?"

"Si, ho capito..." guardando i cavalli "eppure non capisco come il capo dopo Milan di questo posto, che sa tante cose, è stata capace di..."

"Quello che tu sai adesso non è quello che cè là fuori. Tu stesso la prima volta non l'hai trattata per come merita, solo perchè donna...." vedendo la sua faccia mortificata e colpevole "Anche tu, adesso, stando qui, la pensi così. Ma come all'inizio e come vivono là, una persona che nasce è un nuovo membro della comunità che dovrà essere in un certo modo. Se non lo è, diverrà sbagliato. Tutto quello che volevano su e per lei, non le era adatto. E così era inutile. In passato la gente inutile veniva sbattuta per strada o negli istituti per malati mentali. Non che adesso vada meglio, ti mandano dallo strizacervelli. La questione è però che per Kianta relazioni, matrimonio, sesso e figli sono cose così assurde e distanti da lei, come essere, che poco tollera chi le ricorda cosa il suo corpo dovrebbe fare.  Per lei pensare a queste cose è come... un orso che balla. Non so se ne hai mai visto uno, ancora adesso in molte parti li sfruttano e maltrattano per la bile e spettacolini per soldi, ed è una cosa contro natura. E per lei la stessa cosa. Fin da piccola doveva trovare un uomo che la sposasse e con cui fare figli. Doveva procreare la nuova generazione della famiglia. Ma per una come lei, che trovava una sofferenza l'esser vista e considerata per aspetto e necessità, l'idea, solo l'idea, di ricevere attenzioni sessuali, proposte e inviti a fidanzamenti e matrimonio era orribile. E peggio fare figli. Poco accetta tutto il sistema biologico della procreazione..."

"E' per questo che non assiste mai ai periodi della riproduzione degli animali? Ne ho sentito parlare gli stallieri l'altro giorno, affermavano che di nuovo lei non avrebbe per nulla al mondo assistito, che fossero cavalli o altri animali."

"Si, prova ripugnanza e orrida repulsione al pensarlo o assistervi. E una cosa  per lei, se fosse stato per i secoli passati ove si cercava con ogni mezzo di obbligare a queste cose... sarebbe finita in due soli modi "voltandosi a guardarlo "farla finita o cadere in disperazione, depressione pre e post parto e peggio. Non avrebbe retto. E ama poco i bambini come i cuccioli. Raramente vuole avere a che fare con soggetti troppo piccoli che siano uccelli, cani, cavalli e via dicendo. Odia il concetto di essere piccoli e ignoranti..."

"Ignoranti?"

"lei si rifugia in una sorta di studio pazzo e disperato per conoscere ogni cosa del mondo, vanno bene solo le basi, ma che sappia. L'idea che si è piccoli, ignoranti, incapaci di sapere, la porta alla rabbia. Ecco perchè poco tollera te e altri che dimostrano di non sapere molte cose. Ma bada bene, non chi è ignorante perchè non ha potuto come te ad esempio, ma chi lo è perchè... perch non voleva.  Per lei molti mali del mondo esistono proprio per questo. Perchè la mente becera della società pensa che donne e bambini non debbano sapere certe cose per l'età e il sesso. E così vi sono rapimenti, violenze e morte. Per lei non spiegare già da piccoli, con le parole giuste, ma  insegnando è come considerare stupido, incapace di usare il cervello e impossibilitato in molte cose il bambino, ragazzino o adolescente. La negazione di tante cose ha portato alla fiducia o debolezza e alla fine che... sappiamo cosa capita a molti bambini, no? Kianta odia con tutta se stessa il periodi dell'infanzia e l'ingnoranza. Se fosse per lei si dovrebbe nascere già adolescenti. E con una certa conoscenza. Ma non è così..."

"capisco..." ma sembrando incerto.

"Ti dico una cosa. Se vuoi migliorare le cose qui per sentirti a tuo agio, cerca di non farti considerare maggiormente negativo da Kianta. Gli uomini si fidano di lei e, anche se stravedono per te adesso,  molti di loro le sono legati. Lei non lo sa, o meglio non lo ha voluto vedere o capire mai, ma sono tantissimi quelli che le devono molto e le vogliono bene. "

"Per la Raccolta, vero?"

"Anche, ma non solo per quello. Lo stesso Bronson deve la sua bravura e abilità a Kianta. Prima usava la creta ma lei ha sempre spinto la gente a provare altre cose e... facendo una Lezione sulla scultura e pittura, Bronson è partito in quarta. Ha scoperto di saper scalpellare il marmo, il granito, lavorare e lisciare questa materia rispetto alla creta e pennello. Cosa interessante è Kianta che ha abilità di modellazione con la creta sintetica. ha la capacità di creare sculture con il metodo dell'aggiunta... ma non come Bronson!"

"kianta sa creare sculture?" sorpreso calando le braccia

"Si, è una cosa che faceva per dimenticare. Ed era brava. Da quando è qui lo fa di rado e in posti tranquilli. Come nella zona ristoro davanti le rose blu. Cè un tavolo e delle sedie come molt angoli nel giardino, e ci passa qualche ora. Non è affatto male,  devo dire. Ma è solo un passatempo. Adora guardare gli altri creare, finanzia molti artisti e creatori nel mondo, ovviamente per arte che ha senso. Non moderna e simili, ma pittori e scultori capaci di veri capolavori degni dei migliori artisti passati. Non hai idea di quanta gente ha avuto aiuto da lei. "

"Ma quanto spende? Ha davvero tutti quei soldi? Quanto la paga Milan?"

"Ah ah, no. Lei non riceve una sorta di stipendio come noi. NOn viene pagata da Milan, non ha mensilmente una retribuzione per il lavoro svolto...."

"In che senso? non ha un compenso?" mettendosi a sedere esterrefatto.

"No, è così. Giuro. Lei ha una sorta di patto con Milan. ottiene una sorta di dono quando va a Milan, che lei usa per sue spese personali e per i suoi animali. Quelli personali intendo. O per donarli a chi ha bisogno o ha necessit di un sostegno per continuare il lavoro, come gli artisti di cui ti parlavo. Ma è raro... forse non raro, ma solitamente usa dei soldi messi in un conto da Milan per l'amministrazione dello Chateau e spese necessarie. A volte civili, specialisti in vari campi, docenti e ricercatori e via dicendo, sono tutti sul libro paga di Kianta con i soldi conservati in quel  conto.  Non hai idea quante perosne hanno avuto aiuto, vero, da lei nel mondo e sono riusciti a rialzarsi mentre il mondo a loro vicino li guardava e voltava il capo schifati. Se hai e fai, sei considerato un Signore. Se hai problemi, potresti essere chissà che figura che davvero da al mondo ma non puoi, o accade qualcosa tutti spariscono. Ma il discorso è troppo lungo. Lei agisce. Riceve soldi da chi vuole protezione, ricerche di vario tipo, e tanto altro che offriamo e li mette a disposizione di chi ha bisogno davvero. NOn hai idea di qwuante gang, spacciatori e gruppi pericolosi nel mondo ha fatto fuori e salvato zone o quartieri... altro che la polizia locale. Lei..."

"Li ha fatti fuori?"

"Ormai dovresti sapere che lei non uccide nessuno. Ha solo..."

"Si, questo ormai lo so ma trovo assurdo che abbia..."


"Senti, volevo dirtelo da prima. Ma tu non dovresti essere dagli Handler? Anche se Milan gongola che ti ha nell'organizzazione, capiscimi... Dorde e Kianta non sono molto felici..."

"Cazzo! A che ora era?... perchè Kianta non è felice?" iniziando ad alazarsi.

"lei odia quelli come te...." rispose piano, candidamente, guardandolo alzando gli occhi dall'ocarina.

"Perchè...?"

"Credevo che lo avessi capito anche dalle sue stesse parole. Oltre il casino di quel giorno, e anzi credevo che finisse davvero male, lei odia quelli come te. Quello che sei. Poco importa tutto il resto, il suo odio per ciò che rappresenti la porta a vederti solo una piaga, un chiodo nello stivale, un fastidio pericoloso. Tu incarni quello che lei odia..."

"Ma perchè, non lo capisco!"

"Davvero? Eppure lei mi èsempre sembrata chiara dal primo momento. Presta attenzione a cosa, chi ti sta intorno e cosa viene detto. Tendi troppo a vedere solo te stesso e odi le complicazioni. fai come ti dico e capirai. Ora corri, o gli Handler faranno rapporto, se hanno troppa paura di Kianta"

"E tu che farai?"

"Io... sono qui perchè il mio Zool ha perso stranamente un ferro. Messo male, dicono. ANche se sembra strano, visto che Batter è bravo nel suo mestiere. Ma lo ha perso tornando e ora è stato messo qui nel paddock in attesa che i cavalli da mostra e competizione fossero pronti. Prima loro, ha detto il nostro Battitore. Mangiamo anche per queste cose, il mio invece Zool può giocare tranquillo qui! E quindi..."

"Ma anche tu usi solo i cavalli?"

"No, ovviamente. Rispetto ad altri io ho un solo cavallo. Ottimo esemplare e bello da vedere, non sarà al livello di Rasmusen di Milan ma ci siamo affezionati a vicenda. Ho anche una macchina mia ma ammetto che è da tanto che è nel parcheggio dello Chateau. Insomma, vado dove mi mandano o vado in giro con i paesini e cittadine qui vicino. Giro poco da solo. E ci conoscono, quindi non è strano che andiamo con i cavalli e non inquiniamo. Anche se andiamo ad idrogeno... adoro però più che le macchine , i motocicli. infatti ho un Motociclo Bmw con Sidecar e un scooter Manurhin . Vivendo qui da anni, li tengo qui, ovviamente. Li uso alcune volte al mese entro un certo tot di kilometri, ma sai... ho imparato con Zool che se hai un buon rapporto con un cavallo, questi è un'ottima compagnia. Anche se la gente riderebbe,  non sa cosa significa. Una motocicletta la usi, la fermi, la lasci lì e basta. E' solo un mezzo. Un cavallo è diverso..."

"Se lo dici tu. Io con quella cavalla che chi sai tu mi ha imposto, non mi sono ambianto per niente"

"perchè vedi il cavallo come faresti con una macchina o scooter o altro. Non sono , come ho detto. Ascolta bene, ricordi?" vedendo l'altro fare un'espressione quasi offesa.

"Come mai il tuo si chiama in quel modo? I nomi li inventate?"

"Ah aha ha... sai, cè stato qualcuno che ha detto qualcosa del genere. Tempo fa " mostrando un sorriso come un pensiero felice "in questo caso è stata proprio quella persona a darglielo. Vedi? "indicando un cavallo maculato bianco e nero "è un paint e si chiama così sia per il suo carattere che colori. E la smania di mangiare zucchero. Lei diceva che le ricorda un gioco dell'infanzia, Zool appunto. E così ha deciso di lasciarglielo. Tutto qui..."

"Odia ricevere regali?"

Jd lo guardò incerto, restando qualche secondo a riflettere sulla domanda. Guardò i cavalli, poi in direzione dello Chateau e sospirò.

"Perchè lo chiedi..."

"Uno dei ragazzi mi ha consigliato di farmi perdonare, e da sempre so che i regali sono ben accetti dalla gente. Così ho deciso di regalarle una cosa che le può servire. Così ho fatto fare questo pagandolo con il primo stipendio, ma mi ha aggredito..." mostrando il coltello, per poi guardandolo amareggiato, fra le sue dita.

"Aspetta.... ahhh!" grattandosi il naso "on dovresti mai, con lei, agire senza sapere. odia le sorprese, odia la gente che fa le cose per proprio tornaconto, odia... come ti viene in mente di chiederle scusa regalandole cose? per carità, è un bel gesto, ma lei non è come gli altri. NOn cambia idea o cade nell'amicizia per cose regalate o gesti gentili. Devi essere... cerca altri modi per farle perdere l'odio. Lavora sodo, impegnati, fai cose giuste. E mettilo da parte, un giorno magari... ma occupati di cambiare per far parte di questo posto." gestisolando, mostrando apprensione.

"Hm...."

"Sbrigati, se cè Kianta agli addestramenti lo sentirò da qui, il suo incazzamento.  Non peggiorare le cose"

Gask sospirò, lo salutò con la mano e lo lasciò là, seduto sotto un albero intento a suonare il suo strumento in legno, mentre i cavalli nitrivano e camminavano seguendolo, finchè il recinto del paddock lo permetteva.
Jd restò a suonare ma lo faceva meccanicamente, guardandolo andar via, ripensando  amomenti come Zool, i requisiti per l'introduzione di nuovi membri e... quel giorno.


Un anno e quasi nove mesi prima

Inquetanza. Ecco come la chiamava lei. Quel mix di inquetante e incapacità di adeguarsi subito a quanto accadeva, che rendeva irrequeti.
Mentre se ne andava, una mano nella tasca che stringeva le siringhe, osservava le facce degli uomini che, fianco a fianco, formavano una fila compatta come un plotone di saluto, per tutta la strada mezza asfaltata fino all'uscita. Anche se ancora non la vedeva, tanto era lontana dall'edificio.

"E io che mi lamentavo delle stravaganze degli scemi che dicevano di essere una gilda di magia. Andiamo, pare di essere di un horror fatto da ragazzini con attore incapaci di tutto"

Lo diceva tra sè sussurrando, o meglio borbottando amaramente mentre vedeva le facce che le scorrevano da entrambi i lati. FAcce bieche posavano gli occhi su di lei.  Chi di traverso, chi visibilmente male, chi altro minacciosamente, anche storto e torvamente. Anche se sembravano espressioni simili, si notava quando uno guardava malamente da uno in maniera minacciosa. E tutta quella gente sembrava guardarla negativamenteper qualche motivo o spiegazione. Eppure a loro non aveva fatto niente.
E ancora ad aggravare la cosa, il modo in cui parlavano era cantilenante, annoiato, scocciato, sputato come per presa in giro e alcuni pure sorridevano selvaggiamente.  Ad un uomo che sorrideva e basta, guardandola direttamente, lei salutò mimando il saluto militare con il dito medio, facendogli cancellare il ghigno all'istante. Come confuso.

Dopo aver superato quel tizio di altri due colleghi, si avvertì un fischiare e chiamare dallo Chateau, tanto che gli uomini in fila si voltarono a guardare.  Lia si voltò per capire, chiaramente il tranbusto non era normale da come si comportavano gli uomini intorno. E poi si sentì come un passarola, qualcosa biascicato tra le fila.
"E' Milan."
"Jd si sta sbracciando"
"ma non aveva una spalla rotta?"
"Il leader chiama dalla finestra?"

Tra lo sbigottimento generale, perchè non si capiva chi chiamassero e perchè, giunse Ribert di corsa col fiato corto, fermandosi con una slittata che lo fece chinare in avanti. Respirò a pieni polmoni e alzò un braccio verso lo Chateau.

"Lia... anf... ti... vuole..! Jd dice... anf... che devi andare... il... Leader... vuole.... parlare... conte!" soffiò le parole a intervalli,  cercando di farlo velocemente, mentre Lia restava a fissarlo accigliata.

"Perchè devo ritornare?"

"per favore, mi sono fatto dal suo ufficio fino ad ora al massimo della velocità, e ho bevuto un pò perchè in pausa. Torna... per favore..."

"Quanti anni hai per bere al punto che una corsa ti fa stare così? Non dovresti essere allenato?"

"Carina, Ribert al massimo sa fare le scale e per lui è già troppo. AH ah ah! Se non fosse per la sua bravura con l'elettricità sarebbe fuori. E' un peso morto!"

"primo, chiamami carina di nuovo e ti faccio spuntare le due cose che credi preziose dalle orecchie. Secondo, il fatto che uno non sia portato per le attività fisiche non significa che sia inutile o stupido. Anzi, a volte valgono due volte di quelli che si pompano solo per apparire... " proruppe lei, confrontandosi faccia a faccia con il tizio che aveva parlato "chi lo sa che chi si pavoneggia solo per i muscoli un giorno non finisca a pedate nel culo fuori da qui, perchè troppo vecchio e questo qui non diventi il vice del Leader. A ognuno la sua caratteristica. Ragiona così e sei solo stronzo..."

La discussione si interruppe, mentre l'uomo si incavolava come un pazzo, per qualcosa che si conficcò vicino a loro. Quasi un metro, forse poco più prima di dove stava discutendo e l'uomo arretrò, guardando l'oggetto. Lia fissò la cosa. Una freccia con un piumaggio particolare tremolava dove era riuscita a conficcarsi, mostrando qualcosa di bianco, legato.

"Ma in questo posto fate tutto fuori dall'ordinario? Un telefono? Un messaggio? Qualcosa di istantaneo?" disse Lia rivolta al ragazzo e guardandosi intorno, fissando chi la attorniava.

"Il tiro con l'arco è..."

"Si, si. Sarei stata più colpita se avessero preso qualche tacchino pomposo anche su una coscia, non proprio su una chiappa..." guardando l'uomo con lui stava discutendo sorridendo "ma mi aspettavo  cose più veloci di una strepitata alla finestra, spolmonandosi da un kilometro. Sono sicura che tutti voi avete un telefono. Per carità, di questi tempi è più sicura e privata una lettera sparata con una freccia, fa molto altri tempi, ma in questo caso pure Giulietta e Romeo si sentirebbero mortificati per voi..."

Si avviò, dopo aver sbuffato, verso lo Chateau e rifece al contrario il percorso, vedendo man mano avvicinarsi Milan alla finestra e si chiese cosa gli passasse per la testa per far scoccare frecce e urlare da decine di metri. E notò Jd alla porta. Perchè stava tornando indietro, si chiese? Poteva benissimo andarsene e tanti saluti.
Eppure fu una decisione fatta d'impulso.
Raggiunse il giovane sulla soglia del portone principale e, alzando la mano per farlo tacere, lo superò, avviandosi per le scale. Perfino la donna che l'aveva accompagnata strampolava sui tacchi per raggiungerla sulla scala, ricevendo un silenzioso proseguire non degnandola e indirizzarsi verso l'ufficio di quella persona.
Assurdo lui, assurdo questo posto, assurdo quanto le persone più strambe siano quelle che erano capaci di grandi cose. Come far cadere in ginocchio il mondo a quel modo.
E a me, cosa importa? Fu una domanda intima comprensibile, eppure era perplessa. lei doveva andarsene, punto. Perchè le era sembrato strano quel comportamneto solo per attirare la sua attenzione? E fermarla?

"ma chi ha scoccato la freccia?" sbottò tra sè ma che fu udita dalla donna,

"Oh, il nostro Leader. E' un ottimo arciere, tanto che ha vinto molti tornei, anche perchè lui utilizza archi e frecce vecchio stampo, non quegli arnesi moderni che lavorano per te..." poi vedendosi guardata malamente dalla ragazza rispose più piano "così dice lui!"

"Ha un arco in ufficio? Seria?"

"Ha una stanza attigua dove mette in mostra le armi che ha collezionato, personali, di un certo pregio.  Credo che abbia usato quello fatto a Mano di  Legno mongolo, di pregio che usa solo per dimostrazioni con amici  e clienti. O magari era quello..."

"Si, ok. grazie. ora può andare, conosco ormai la strada..." disse tagliente verso la donna che sembrava adesso quasi incerta su cosa fare.

Non la sentì per niente finchè non raggiunse l'ufficio, bussò con le dita e si fiondò dentro, senza aspettare l'invito. Un'azione che fece infuriare la donna, lamentandosi di maleducazione. E questo non piacque a Lia.

"Senta, conosco benissimo, e perchè sono io, la giusta educazione e come comportarsi ni molte situazioni. Ma direi che, dopo aver visto un tizio scapicollare come un indivolato per chiamarmi, mentre una freccia gli sfrecciava sul capo per fare la stessa cosa, rendano la diligente attesa della risposta del padrone dell'ufficio, irrilevante. Ora, se vuole retrocedere e permetterci di conferire..."
allungando una mano tesa verso la porta, aperta dopo che era entrata,  fissando la donna con severità. La stava mandando fuori meglio che poteva, ma lei era ancora sulla soglia, sfregandosi le mani.

"FUORI!" facendola sobbalzare e scappare, sbattendo la porta.

Una risata cristallina proruppe nella stanza e Lia si voltò, mezza infuriata. Quella donna prima la trattava con superiorità e poi, perchè era stata richiamata, come se dovesse accompagnare qualcosa di pericoloso che non sa gestire. E Lui rideva.

"Se continui così finirai davvero per litigare malamente con qualcuno. E rischi davvero che una delle tue paure prenda forma..."

"A cosa devo i tuoi richiami... folcloristici"

"EH, lo so. Guarda, guarda questa meraviglia..." mostrandole un grosso arco sopra la scrivania, poggiato su panni che sembravano velluto. Tre tipi di legno di colori diversi svettavano contro il tessuto " Preciso, magnifico, di valore... Arco Tradizionale Mongolo in fibra e legno, adatto anche ad allunghi superiori e fino a 32 pollici, ambidestro. Non è uno dei più preziosi per legni e materiali, ma ha il suo costo e comprato proprio da un vero artigiano. non quelli che si trovano adesso che sono fatti in serie e non calibrati per il portatore. Questo... è personalizzato! Ma... si, ok. Ti ho chiamato perchè avrei bisogno di parlare con te. " accorosi alla fine che sembrava offesa e scalpitante per l'attesa.

"Di cosa. Della tua collezioni di armi? Mi hai fatto tornare per questo? Io dovrei.."

"Si, si. E' proprio di lui e alcune cose che hai detto, che vorrei... chiarire?!? Discutere? O..."

"Cosa vuoi..." incrociando le braccia nervosa e stanca.

"Mi auguro che già l'effetto non sia svanito. Vorrei parlarti dei discorsi su questo posto che ti sei lasciata sfuggire...  Ho riflettuto, mentre tu parlavi con Jd di sotto ho chiamato velocemente  mio fratello e... Ho deciso di trattare certe cose con te per capirle meglio. Come ha detto mio fratello, mi hai aperto un mondo..."

"Ah... addirittura..."

"Non fare la polemica. Siediti qui" indicandole una delle poltrone "perchè ho bisogno di un altro parere, mente, occhi... Su, non abbiamo tutto il giorno!" prendendo carta e penna dalla scrivania e dirigendosi verso la zona con divani e poltrone.

"Eh, anche per me!"



Continua





















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Capitolo 14
*** Chapter 14 ***


Chapter 14 Chapter 14


Ricordo che è una storia scritta di seguito, anni fa, senza rileggere ma postata perchè mi hanno detto che valeva. Ma non è riletta o modificata o simili.

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"prima, dobbiamo andare da una parte..."

"Dove..." spazientita.

"Parlarne qui non ha senso, devo mostrarti una cosa e là saremo più comodi" prendendo dei libri dalla libreria di fronte e qualcosa dalla scrivania.

"ossia?" parecchio irritata

"..." fissandola per un momento "non quello che credi. Non ho ancora fatto fare delle modifiche più... moderne a questo ufficio! Anche perchè ormai passo più tempo lì che altrove, o in questo posto negli ultimi tempi. Quindi ho bisogno della Sala delle Analisi  e Pianificazione. Non puoi immaginare le cose che ho fatto mettere lì.."

"Ma stai a dire che hai una stanza dove pianifichi e analizzi?... lasciamelo dire! Non me lo aspettavo..."

"Non mi sfottere, un ufficio è un ufficio. Mica posso portare tutti i membri del consiglio qua dentro. Fanno già casino abbastanza in generale, non qui. Grazie"

"Quindi sarà una stanza della guerra con computer e roba simile?" sfottendolo.

"Ma va, pensavi fosse la sala controllo per il lancio della Nasa?... io non ci capisco niente di tecnologia, faccio fare agli altri. Magari potessi essere un genio che crea roba da se che  rimangono nella storia!... "facendola sorridere "Ma posso vantare qualcosa di simile, con i sacchi di grana..." facendole l'occhiolino sfiorandosi le dita ad indicare i soldi "... aspetta però che non trovo la scheda..."

"Mi devo preoccupare per caso? Questo ufficio maestoso, tutto in perfetto ordine e non trovi una scheda?"

"La scheda di accesso! Per entare! NOn siamo tutti perfetti, permettimi di dimenticare dove metto le cose, dovendo correre sempre... ah! Eccola.  Perchè l'avevo messa qui? Boh, il punto è... "chiudendo il cassetto e avvicinandosi a lei "che qualcosa in testa mi dice di chiederti delle cose..."

"Mh... almeno non sono pareri di trucco e moda, sono negata...." atteggiandosi a spavalda che prende in giro.

"Simpatica... ma potrei anche dirteli i miei segreti. So che alludi a quello! Ma prima..." alzando il dito indice della sinistra per poi premere un pulsando nascosto in un pannello di legno inciso, che rientrò "...  cè qualcosa che voglio tu sappia!"

Lia restò a fissare una parte del pavimento che scorreva sotto la libreria, rivelando delle scale. Si trovava nello spazio tra la libreria, la finestra e l'angolo più vicino della scrivania, e lo aveva visto camminarci sopra, senza notare niente. Si vedeva prima, questo panello o quel che era, se si osservava per curiosità?

"Tu non puoi immaginare i passaggi segreti, le stanze chiuse senza finestre o sbocchi, i mini corridoi che danno verso le altre stanze sparsi per il maniero. Credimi, sono ovunque e senza che te ne accorga, tanto che l'hotel di H. Holmes in confronto è una casa di bambole.  Molti cèrano, altri li ho fatti fare io, neanche i Capitani e tenenti della cerchia del consiglio dello Chateau ne sanno niente. Diciamo che, a parte i miei tre amici e mio fratello, solo io qui attualmente ne conosco ogni ubicazione e modo per attivarli o entrarvi."

"Fammi indovinare, è il modo che usi per tenerti, e mantenere, le tue amanti all'oscuro degli uomini? Magari mentre strepitano che vogliono un paio d'ore libere per... ricrearsi, mentre tu hai l'harem qui sotto?"

"Se fossi stata un altro me la sarei presa, ma sei tu e... levati quel sorrisetto dalla faccia. Non faccio queste cose e io... non ho bisogno..." con un sorrisetto malizioso "ma te lo spiegherò, andiamo per ora. Devi vedere... " iniziando a scendere. Lia guardò prima lui mentre scendeva, poi la stanza intorno a se, chiedendosi se la parte scorrevole si sarebbe richiusa.
Eppure, nessuna paura. Così affrontò le scale. Da quello che sembrava un luogo in penombra, si attivarono in qualche modo delle lampade a luce fredda da farle chiudere gli occhi un attimo per ambientarsi, e scoprì che non erano in un ambiente nuovo, ma in una sorta di corridoio stretto che prendeva varie vie. Quelli che sembravano oggetti erano invece dei pannelli di legno o ferro scorrevoli.

"Te l'ho detto che è un ambiente antico. Questo... quelli che vedi sono gli antichi metodi per spiare e controllare la gente nelle stanze.  Ci sono dipinti o decorazioni con degli spiragli ove guardare. Si spengono qui le luci, si fanno scorrere silenziosamente questi pannelli e vedi e senti cosa accade dall'altra parte. IN alcuni ci sono solo dei tubi per sentire solo la voce, come per i fari nei primi del  secolo scorso sai. Tubi che attraversano le stanze collegate ad aperture mascherate nelle stanze che finiscono in questi corridoi, con una sort adi piccolo cornetto dove appoggiare l'orecchio. "

"E' per questo che non lo sanno gli altri? Hai paura che ti controllino?"

"Ni... tranne chi decido io, nel corpo principale, questo, ci vivo solo io e i capitani nelle ale. Ho un appartamento enorme diviso per vani come Maria Antonietta, infondo siamo in Francia e questo edificio è stato modificato nei secoli, ma tutti gli altri vivono nelle nuove ale. Solo i capitani vivono nelle due braccia dell'edificio originale, ma nei piani più bassi. Io e chi decido io, nelle stanze in alto e solo io attualmente conosco questi passaggi. E si, molti conducono anche in molte camere tra i vari piani, ma non li uso quasi mai. Sai, è difficile trovare qualcuno di cui ti fidi tanto da rivelare certe cose..."

"E lo stai dicendo  a me..." rispose di colpo lei, scostandosi da una feritoria dove si notava una stanza pregna di tessuti color porpora e divani imbottiti. Almeno era quello che aveva intravisto per un attimo.

"Non hai forse detto che te ne stai andando? Dovrai sigillarlo nella tua mente, portandotelo dietro fino alla tomba perchè due persone possono mantenere un segreto per sempre, solo se uno di loro è morto. E tu, è quello... che vuoi, no?" sorridendo beffardo.

"e tutte le azioni più sinistre che hai fatto? Mi stai dicendo che me le racconti e ti liberi solo perchè io li conserverò nella morte?"

"Oh, che parole poetiche. Ni..." ridacchiando

Milan proseguì per vari corridoi, sempre seguito da lei, finchè non usarono altre scale varie volte. Era chiaro che stavano attraversando i vari piani, nascosti da quelle pareti segrete.

"Milan, dove siamo diretti?"

"Al Core dello Chateau. Là dove nessun altro se non mio fratello ed io entriamo, tranne rari casi. Solo in un ambiente ho portato Jd, ma avevo bisogno che tenesse una cosa. Ma adesso vedrai..."
Scale su scale, sembravano interminabili, tanto che lei iniziò a sentire le gambe stanche e si preoccupò che l'effetto del medicinale fosse finito. E Milan continuava a parlare, parlare.Sembrava ad un certo punto che lei si sentiva il fiatone, che Milan si fosse fermato e non vi erano altre scale. 
L'ambiente che trovarono alla fine dell'ultima scala era nettamente più moderno. Telecamere e porte a pressione azionate da codici, con pavimenti di metallo e muri bianchissimi. Milan digitò, si fece scansionare le retine e oltrepassò con lei tre porte simili, ma con metodi di apertura differenti, dagli occhi, alle impronte delle dita a quelle delle orecchie. E ogni volta che lui si voltava, la trovava con le sopracciglia aggrottate a fissare ogni cosa con la testa reclinata di lato, a volte con l'orecchio parallelo alla spalla.

"Vadiamo, da cosa possiamo cominciare il tour..:"

"Perchè dobbiamo fare..:"

"Sh! perchè voglio io... vieni, ti mostro la Sala della Tela"

"Tela..."

Dopo l'ultima porta si erano trovati in una sorta di spazio circolare enorme, suddiviso da porte,  con un pilastro così grosso da far paura, circondato da piante decorative, così come gli angoli rientrati tra quelle che sembrano porte per qualcosa. Tutto era bianco lucente, quasi innaturale contro il colore delle porte in ferro massiccio e i pavimenti caldi di qualche marmo scuro ma non nero.Quell'ambiente circolare era così enorme, che se non vi fossero state le zone di luce direttamente a muro sul tetto come in penombra, senza apliche o vere e proprie lampade esterne, non avrebbe visto la fine.

"Ma quanto è grande?"

"Quanto tutto lo Chateu, nuovo e vecchio insieme. Se ricordo bene dovrebbero essere 29 acri e più, adesso però non ricordo se compreso i boschetti... mi hai fatto venire il dubbio adesso, non ricordo se sono anche nostri! Controllerò, comunque qua sotto si estende anche sotto i giardini... Ah e per la cronaca, non ho preso l'ascensore che non hai visto, ma siamo parecchio,  parecchio in pronfondità che non riuscirai mai a capire quanti metri sottoterra siamo da quelle scale. Ma diciamo che, anche senza i rinforzi di questo posto, mai, nenahce per un terremoto, lo Chateau crollerà qui."

"Aspetta, tutte quelle scale..."

"Non te nei sei accorta perchè parlavamo, ma siamo così in basso che lo Chateau a confronto, se visto da qui ha le dimensioni di un campo da calcio. E lui ne supera... accidenti, non ricordo se otto o dodici in dimensioni totali. Si vede che non prendo le carte da un pò... comunque..:"

"Non ci credo. E' come se fossimo in una miniera? Ma quelle scale..."

"Secondo te perchè ho parlato tanto? Quando la mente è occupata tempo e spazio cambiano, vero? Che scendere e basta... però come ho detto siamo davvero tanto in profondità. Se avessimo preso l'ascensore avremmo fatto molto prima, ma no nsarebbe stata la stessa cosa. Io stesso uso le scale per un motivo. Mi permettono di pensare nel frattempo... puoi ancora non crederci, ma siamo tantissimo sottoterra. E ora, andiamo alla Sala della tela."

Si appropinquò verso una porta in fondo all'ambiente e la azionò, entrando. Lia scoprì che era un immenso atelier. Decine e decine di abiti protetti da cellophane, divisi in appendiabiti a barra come si vede nei cinema con le rotelle. Una barra a ruote  con decine di abiti affiancata ad un'altra, disposti uno a fianco all'altro, quasi a riempire quella stanza gigantesca e altri alle pareti su quei nastri trasportatori tondi da lavanderia che si innalzano verso l'alto. Sembrava di essere in qualche set cinematografico o  magazzino di mostre su abiti.

"la Sala della Tela. Non chiedermi il nome, mi è venuto così per renderlo figo" prendendosi una strana occhiata da lei "qui teniamo  abiti di varie epoche e stili, ovviamente con le stoffe migliori. Sono di qualità superiore degli stessi atealier, sia storici che moderni. Questi abiti costano quanto il debito pubblico di una nazione, e non tutti. Solo una parte..."

"ma perchè..."

"Perchè amo gli abiti e indossarli. Te l'ho detto. Da piccolo ero povero, mettevo addirittura gli abiti di mio fratello quando non potevamo prendere di nuovi, sopratutto quelli della domenica per la messa. O per le feste dove dovevi essere vestito meglio.  Ho un debole per abiti fatti su misura, anche per quel motivo, e delle stoffe migliori. E amo lo stile settecento o ottocento. Come vedi da cosa indosso, prendo spunto da quegli stili e li ritengo davvero grandiosi per un uomo. Anche ora grandi industriali, presidenti, pezzi grossi si vestono con giacca, cravata... NOn saprei dire... mi sento a mio agio quando li indosso!" guardando le fila di abiti intorno.

"Ma tutti questi abiti sono tuoi?"

"Ah ah ah, no. Ci sono miei, ma anche di Dorde e  da donna. Abbiamo avuto bisogno di qualcuno che ci accompagnasse e facesse bella figura, così prendiamo uno di questi abiti col patto di ridarcelo non rovinato, subito dopo. Anche perchè, molti sono di stilisti famosi e di stoffe che costano un rene, in base al metraggio utilizzato. Ma non solo, abbiamo organizzato per certi soggetti danarosi e potenti anche feste in maschera e di compleanno particolari. E ci vogliono gli abiti adatti, sopratutto se sei l'Ospite, l'organizzatore.  Ci sono stili medievali, rinascimentali..."

"Vuoi dire che qui hai una collezione di abiti storici?"

"Di ispirazione storica, si. E non a caso sono amante ed esperto di scherma moderna e medievale, o storica, come vuoi metterla. Molti uomini qui allo Chateau conoscono queste antiche arti di combattimento, ma non solo, e le utilizzo per spettacoli in queste feste. Non puoi lontanamente capire quanto piaccia alla gente qualcosa del genere. Evadere dalla quotidinità moderna per ore di immersione in feste di stampo antico. Anche i cibi sono di rievocazione storica, così la musica... Ma gli abiti, quelli sono importanti. Ci sono stati anche premi per gli ospiti con abiti migliori. Certo, mi è costato un pò organizzarle. Ma tra la musica, gli spettacoli di danza, combattimento e tornei, le cibarie e altre minori, non sai quanto invece ho ricavato. Perchè mascherato da prezzo di partecipazione ho messo su un gruzzolo niente male, alla fine."

"Aspetta, se hai speso un tot per organizzare tutto..."

"Camerieri, cuochi, guerrieri, ballerini, altre figure di servizio sono tutti miei. Quindi darò loro un extra ma ben diverso dal pagare totalmente tutta una serie di figure esterne.  Le cibarie, molte già pronte,  me le procuro a poco da persone che conosco che mi fanno un buon prezzo, sopratutto che compro all'ingrosso. Sempre però di qualità, ma comprando grandi quantità mi costano meno. Poi i miei cuochi preparano il resto.  A volte le feste avvengono qui allo Chateau o in un'altra dimora, ma dipende, appunto, dalle persone. POche conscono e vengono qui. il punto è che come in passato anche adesso, l'abito fa il monaco. Come si dice nella tua lingua. Se qualcuno vedesse un uomo trasandato, automaticamente lo etichetterebbe come povero, magari malvivente e simili. Ma uno come me, osservato adesso, sarei magari considerato qualche manager o pezzo grosso. Senza sapere nulla di me. E di chi si fiderebbero tra i due? Quindi ecco... "Abbaracciando con le mani aperte verso gli abiti la stanza "... perchè ho questo tesori. per me sono tesori, molti creati proprio da modelli originali e illustrazioni di epoche passate, maggiorando con le stoffe il valore. Quelli in vendita o in affitto da sartorie storiche valgono un quarto o un terzo di questi.  Magari cè qualcosa per te che..:"

"NO! Non credo... io e gli abiti femminili non andiamo d'accordo,  semplicemente perchè addosso a me non rendono. Mi sono bastati gli abiti che mi obbligavano ad indossare, che sul mio fisico o in generale su di me,  non andavano.  Li lascio volerntieri a donne in tutti i sensi..:"

"...! Come vuoi. Allora ti porto in un altro settore. La Sala dell'Arte"

Uscirono da quella ed entrarono in un'altra opposta, completamente piena in ogni angolo di dipinti, statue, anche trittici di legno o intere pareti sradicate e posizionate lì dentro. L'unica differenza con l'altra era che ogni tipologia era divisa in stanze con pareti trasparenti.

"Come per l'altra, anche qui cè un ambiente controllato e adatto. Per i dipinti un controllo mirato di temperatura e umidità, diverso dalle altre categorie dell'arte. Qui ho tutta una selezione di creazioni artistiche di vario tipo, dal più antico al moderno. Ci sono anche dipinti e opere che ho recuperato dal bottino nazista da..:"

"nazista?"

"oh, si. Forse lo sai, ma le opere venivano portate in treni specifici dritti in germania. COn la caduta, molti gerarchi scapparono o vennero aiutati a cambiar vita, tenendo per sè però certi segreti. Come stazioni sotterranee abbandonate segrete e bunker mai svelati.  Molti hanno vissuto fino alla morte in pace in paesi caldi con altre identità, portando la gente di quei luoghi a non immaginare quali demoni avessero vicino. Altri sono stati scovati, anche da persone che conosco e sono riuscito a farmi dire alcuni segretucci che neanche il governo attuale tedesco ne è conoscenza... così ho trovato una stazione segreta in germania con ancora vagoni e treni interi,  lasciati come erano anni prima, ricchi di cose! Ed eccoli, conservati qui. Tesori rubati tornati alla luce e protetti..:"

"Quindi stai dicendo che tieni qui sotto opere considerate perdute e che nessuno sa esistano ancora?"

"Esatto, esatto. Perfino il governo russo continua la ricerca della leggendaria e preziosissima camera d'ambra del palazzo della grande Caterina di Russia. Ma anche ori e pezzi del valore incalcolabile presi e mai ritrovati. Quelli, nonostante abbia tentato come un disperato perchè amo l'arte come mio fratello... bhe, ho fallito. Ma questo non ha interrotto l'amicizia, l'appannaggio e legame con quel paese. Sanno bene che se avrò notizie, loro li riavranno. Ma questi non posso certo ridarli ai proprietari, chiunque ora siano. Significherebbe dar conto a tutte le autorità possibili di chi erano le fonti, cosa ho trovato in quel luogo e perchè non ne ho dato notizia. Ah,  se lo avessi visto. Una stazione splendida, nascosta da un muro, dopo aver sradicato traverse e binari.  Finora solo io e altre persone conosciamo quel posto, che cela quello splendore di ingegneria dei primi del novecento e treni immacolati e straordinari, non toccati dal tempo. Hanno un certo valore ma sai, li sto conservando..."

"per rivenderli ad appassionati del genere al doppio..."

"No... fin da piccolo ho sempre sognato un treno e un binario mio. Come nei libri di Agatha Christie o gli Zar o altri regnanti, con il loro treno e vagoni personali per viaggiare veloci, indisturbati e comodi. Bene, voglio istituire una linea personale per me o altri che decido, vogliono fare un viaggio in treno in stile... originale. Ecco perchè li conservo..."

"Oh... ora capisco. Interessante... ma per te sarà facile, sei un pezzo grosso, no?"

"Esatto, esatto... diciamo che dopo aver faticato tanto, voglio un pò di frutti. Ma non quelli di ogni riccone del mondo. Si può dire che io desideri piccole cose che un tempo erano possibili solo a ricchi, adesso fanno ridere. Ma per me sono il sogno di un bambino povero  che le desiderava e ora le rende reali. Ecco perchè in un certo senso capisco cosa desideravi e hai perso... "

"..."

"Ti mostrerei le opere una ad una ma staremmo ore, cè moltissimo da dire su ognuna, meriterebbero davvero giorni. ma tu hai un... appuntamento. No?. Vieni proseguiamo per un'altra sezione. La chiamo Sala della Luce"

Varcarono la porta di un'altra mostruosa stanza che pareva interminabile, piena però di teche di vetro di vario tipo di gioielli e tesori,  di materiali preziosi.
Milan passò lentamente davanti a tutte le teche, mentre Lia in silenzio vedeva monili di ogni tipo, foggia, stile, età. E quella enorme stanza ne era satura, riempiendo ogni teca che si elevava ad altezza uomo sia se quadrata che rettagolare.

"Qui conservo ogni... diciamo pagamento che mi è stato fatto. Ci sono persone che non conservano nei caveau denaro, ma beni materiali di questo tipo e li usano per pagare. Ho anche venti piani di lingotti d'oro, piani nel senso dell'altezza dei lingotti, ma come questi gioielli, avendo per altri lavori risorse liquide e veloci, li porto qui.  Nessuno conosce questo luogo, sa come entrarvi, ha i più moderni e pericolosi metodi di protezione, quindi posso tenerli così, senza caveau. Non sono meravigliosi? Ho pezzi romani, vichinghi, egiziani ma non solo, per passare a ogni epoca passata. Molti pezzi mi sono stati dati proprio per il loro valore sia storico che dei materiali. Ho anche i pendenti della memoria, quelli in argento che all'epoca valeva, con ciocche di capelli e foto di chi si voleva ricordare. Anelli maschili e femminili con zone cave segrete, un anello romano in oro che è il mio preferito e vorrei farne fare una copia. Ci sono pezzi come questo che da quando li ho visti ho deciso che mai li venderò. Qualcosa mi attrae e lega a loro,  ma per evitare che mi venga voglia di indossarli, sia mai che si rovinino dopo secoli senza danni, li tengo ben custoditi qui. Ma una copia la voglio. Pensi che stia esagerando?"

"No. Anche io volevo degli oggetti, in argento visto che indosso solo questo materiale, a cui tengo. Come un ciondolo antico, composto al centro da una labradorite fire blu, con una ghiera sottile a torchon, formano come quattro lati quattro onde,  una specie di foglia o qualcosa di simile a forma di S si collega all'altra formando da una parte una sorta di semicerchio apppuntom  e dall'altra a formare una punta. Quattro volte onda e quattro una punta. Il tutto circondato da decori in stile filigrana che terminano con archi e punta. ma dovresti vederlo per capire. Ma ci sono affezionata e avrei voluto indossarlo. E poi orecchini a forma di ricciolo, braccialetti a cerchi concatenati e l'anello dal quale non mi separerei mai...."

"Un regalo importante?"

"No, non è antico, solo quel ciondolo lo è,  ma dal momento in cui l'ho visto ho avuto il bisogno di averlo. Mi piacciono molto i giochielli chiamati Scripta, gioielli di varie tipologie e fogge con delle parole incise a mano sopra. Quello che amo dei gioielli, quelli fatti davvero bene, sono da orafi che creano un solo gioiello con le loro abilità e le capacità di incidere, con strumenti a mano, senza quelli meccanici, parole e incisioni vari. Trovi un bravo orafo se è capace di usare i bulini. Se sa incidere e creare lettere e disegni con quegli strumenti a mano, hai un ottimo orafo... ama anche le filigrane antiche... "

"buono a sapersi. Quindi hai fatto fare l'anello?"

"No, ammetto che facendolo fare da me era impossibile. Non ci sono più orafi che fanno cose come un singolo anello con una scritta sulla fascia, peggio se bombata. usalno solo le macchine e per la bombatura non riuscivano. Così hanno detto. Facevo una ricerca e ho trovato per caso l'anello della St. Justin in argento, chiamato Welsh love ring. Ne ho uno che lo ricorda che portai anche in Irlanda con quella persona, e tra l'altro ancora non ho capito come fosse sparito mescolato fra la roba che avevo in quel cassetto e poi magicamente ricomparso. E lei che diceva che potevo essere io ad aver incasinato le cose, quando lo mettevo sempre in un a ngolo a sinistra,  proprio per prenderlo facilmente. Comunque sul'originale...Ricordo che l'ho guardato e ho detto, è mio. Poi ho letto la descrizione e il significato delle parole e l'ho desiderato ancora di più. Senza motivo, ma qualcosa mi diceva che era mio..."

"Cosa diceva quella scritta?"

"Un fodrwy i ddangos ein cariad; Un fodrwy i’n clymu. Un anello per mostrare il nostro amore; Un anello per legarci. A quanto pare è ispirato al vero anello di Llywelyn che discendeva da Lady Godiva, che si innamorò di Joan,  figlia del re Giovanni d'Inghilterra, nel 1206. Uno dei più famosi e amati Signori del Galles e l'anello d'amore gallese,  incarna l'amore tra queste due persone nella loro lotta per scongiurare le invasioni dall'Inghilterra. Inoltre da cosa ho letto sembra che fosse da questo che un certo scrittore prese e modifico, e allungò,  una famosa frase per descrivere una storia famosissima del fantasy legata a degli anelli. Eppure senza leggere quel testo, vedendo solo le foto,  sai sul motore di ricerca nella sezione immagini, l'avevo considerato per me. Mio. Fu così che tentai di averlo ma era di un brand gallese. Comunque un giorno volevo averlo, ma penso che non accadrà mai. Comprarlo da là costava davvero tanto, arrivava al prezzo di una fascia in oro, pensa. E non avendo soldi ho solo desiderato averlo,  come quel ciondolo e basta. QUindi quel che dici non è assurdo. Non sono poi persona che giudica su queste cose, sono ben altre le questioni su cui gettare un pensiero"

"Mi spiace che tu non abbia potuto avere cosa desideravi, ammetto che io ho qui tutto questo, eppure non mi interessano affatto tranne quell'anello, eccolo." mostrandole un antico anello romano,  ma prima che potesse vederlo, lui si ricordò di una cosa e la chiamò in un'altra vetrina.

"Il pezzo di maggior pregio di questo posto, che da solo vale miliardi attuali, è questo.  L'intagliatore ha a quanto pare a comprato grezza questa gemma dandole il nome Heelal, universo, per le inclusioni. Era appassionato di stelle e universo, quindi eccolo... Più che pagamento è stata una donazione di una persona che da povero è divenuto abbastanza ricco da averlo. Parlo ovviamente del solo diamante..."

"Un diamante... blu? Come l'Hope?"

"oh, lo conosci! E' raro che,  parlando con qualcuno, questi capisca tutto ciò che dico..."

"Credimi, siamo in due. Una volta sono stata pure trattata malissimo al liceo per una cosa che riguardava una stampante... ignoranti!"

"Stampante?"

"Si...  eravamo in una classe con un pc e al solito quelle che se la tiravano e prendevano smepre più di tutti,  facevano le professorine , quando non se sapevano invero nulla. Accadde così... Una, Maria, faceva la scema al solito dicendo che quando arrivava a casa sua il tecnico per controllarle il pc,  gli avrebbe fatto tante di quelle domande che, parole sue, sarebbe stata tecnico anche lei. Ebbene, io dagli undici anni avevo a che fare con i pc dal famoso pentium e pentium due, che da noi arrivavano sempre più tardi. Fatto sta che da sola, essendo sempre sola, imparai  e lessi così tanto da aprirli e ripararli da sola. Dopo un pò comprai io stessa i pezzi dope aver studiato le caratteristiche e assemblarli. Mai capitò una volta che un mio pc avesse problemi, tranne di vecchiaia,  diciamo. Studiai anche il funzionamento dei modem, e altre cose comprese le stampanti. Al tempo ai miei il pc serviva per lavoro, era obbligatorio, quindi accettavano di pagare. Non compravo roba costosa ma la fascia era buona e non scarsa e non avevano mai problemi. Tranne appunto se usati troppi anni. Quel giorno l'altra, la famosa Elisabetta del cento su cento, disse che doveva provare la stampante nuova che suo padre aveva comprato,  ma era così straordinaria da far foto  meglio di quelle del fotografo. Al che io,  sapendo le differenze tra bubblejet, piezoelettrica e laser, oltre a quella ad aghi, le chiesi quale versione fosse e quanti ugelli avesse, così dal numero potevo calcolare le prestazioni... ebbene,  mi guardarono tutti con schifo, risero di me e mi trattarono negativamnete. NOn sapevano neanche di che parlassi, quelle che prendevano più di tutti e si vantavano di sapere sempre tutto e io, stando sempre sola, non avevo compreso che per loro ugello significasse altro. Ma per loro la figura vergognosa l'ho fatta IO! Come quella volta che quella Maria non sapeva far funzionare l'audio del pc con le casse e , tornata a posto, disse che non cèra niente da fare ed era rotto. io allora mi alzai, andai nella vaschetta di windows in basso, aprì la scheda delle impostazioni e controllai i driver, aggiornandoli nel caso. Ebbene, dopo aver chiuso e averli sentiti che mi prendevano in giro perchè tu>... ebbene, riaprì il brano che aveva spostato in documenti ed ecco che funzionava senza problemi. Ricordo ancora il silenzio di tomba perchè avevano fatto una figura tutti di cacca che volevo ridere... quante cose ci sono così, eppure alla fine sono stata sempre io quella strana e sbagliata. E  sapevo sempre di cosa altri parlavano, come il fatto dei biscotti. Il marito di un'insegnante chiese a tutti se sapevamo perchè si chiamassero così,  e io alzai la mano e dissi che era così per la doppia cottura. Ebbene tempo dopo si parlò del fatto che io sapessi cosa significasse latente, mentre loro no, e ripeto primi anni delle superiori, e mi dissero che dovevo aver barato. Come per la questione dei biscotti,  la famosa Elisabetta disse che lei aveva risposto prima di me e io avevo copiato la sua risposta, vantandomi. Non hai idea la voglia di morderla al collo che avevo..." mostrando uno sguardo irato e omicida

"Capisco... e comprendo anche il perchè di tanta tua rabbia! però posso constatare che realmente sai sempre di cosa parlo e a cosa mi riferisco,  mentre loro... potrebbero dire lo stesso?"

"Non credo, il problema è che questi nella società hanno famiglia e carriere e sono visti meglio di me. Non per niente da piccola mi rivedevo in Leopardi e e il suo passero. Quanto lo consideravo e al tempo stesso odiavo Leopardi per le sue poesie. Sai, cè stata anche una cosa con una sua poesia tra l'altro..."

"Ossia?"

"La poesia A Silvia... alle medie. Le prof mi odiavano a morte perchè non ero come le altre e ricordo bene che quella ci disse di aprire la pagine dove vi era la poesia e leggerla noi, a mente, per vedere cosa ne pensavamo. Ricordo che iniziai a leggerla e vidi che vi erano tante domande a questa persona,  ma sembrava come se non vi fossero risposte, anzi, come un qualcosa di chiesto ma non detto, solo pensato. E poi la continuai.  QUando la prof ci chiese cosa ne pensavamo iniziò a parlare una stronza che si chiamava proprio Silvia che era uno schifo di persona disse solo, e non posso dimenticarlo . Io rimasi un pò così, perchè invece di pensare come me che cèrano tante domande verso una persona,  ma non sembrava esserci mai una risposta, lei aveva solo puntualizzato che cèrano... punti interrogativi! E sai cosa disse la prof? Le fece i complimenti per l'acutezza di mente e che lei era così sensibile da aver capito la poesia, mentre puntandomi con gli occhi come un seguio su un fagiano, disse come proprio a me ma doveva essere a tutti, che non tutti purtroppo avevano un animo e una sensibilità del genere. Quanto mi venne da piangere,  ma mi trattenni. Ma d'altronde, è la stessa prof che  mi mise col banco a solo perchè secondo lei ero una distrazione per gli altri, e un giorno chiesi di andare in bagno e al solito modo sgarbato me lo concesse. Al mio ritorno,  che avevo dovuto aspettare una ragazza, mi sbraitò con occhi furenti chiedendomi dove fossi stata. Non credo di essere stata fuori che cinque minuti o un pò di più, ma nenahce dieci. Eppure davanti a tutta la classe mi inseguì quasi urlando come una pazza dicendo che mi ero permessa di andare al piano superiore, per noi off limits, ed ero una poco di buono. Che approfittavo della sua gentilezza per fare cose proibite. Io, che rispetto davvero a certe puttane merdose dentro, non facevo niente di male ne mi azzardavo, se non dopo aver chiesto. Se alle elementari avevo compagni stronzi che riuscivano a circuire le maestre, alle medie erano le isnegnanti vergognose e le stronze e stronzi le seguivano. Prendevano esempio. Sempre, anche se io non cètrano niente, finivo per essere incolpata di tutto e isolata. Magari io alla fine stufa rispondevo e affrontavo le compagne o i compagni più stronzi, ma ecco che le deficienti di insegnanti comparivano magicamente in quel momento, non quando mi facevano o dicevano le cose, no... e i miei incazzati perchè dovevo comportarmi a modo!  per questo mi dispiacevo per Leopardi, perchè un pò ci rivedevo me e odiavo la cosa. Per questo ho amato e odiato di Luigi Pirandello. Ridordo la prima volta che l'ho letta in classe, e a quanto desiderai davvero e anzi, giurai a me stessa che mai mi sarebbe accaduto ciò che era per il protagonista  e Leopardi, essendo già simile a loro. Ma così non fu. E finì davvero con la visualizzazione, per fare come Belluca, scappando in un mondo da me creato, vero quanto il dolore, per non soffrire la realtà. E sentirmi come Leopardi. Quanto ho lottato e quanto invece sono finita come loro..:"

"Mi spiace, la vità è amara e ingiusta con chi invece merita. Però sei qui..:"

"Io sono qui perchè hai voluto a tutti i costi parlarmi di qualcosa,  e invece di lasciarmi andare, mi fai vedere il tesoro che custodisci nell'intestino di questo posto"

"Tu credi al destino?"

"Intendi agli accadimenti che avvengono, nefasti, dopo che la gente ha gufato contro di te? Non lo so, un tempo conoscendo una certa persona, avrei anche detto forse. Magari certe cose alla fine accadono perchè speri e ci credi... Ma ora non più. non credo in divinità che tessono la tua vita e la decidono e non voglio che ne esista anche solo una,  che lo faccia. Non credo che esista il Karma e  simili. Da sempre ho voluto crearmi io tutto, raggiungere le cose non importa con quanta fatica e quante avversità... tempi ormai remoti!"

"Bè, avresti mai immaginato però di visitare le viscere di un antico castello come questo?"

"Effetivamente no. Quella persona amava dire che viveva in un castello e avrebbe voluto viverci davvero, ma solo suo. Io nella realtà non ho niente. Solo in quel mondo avevo qualcosa..."

"Beh, io posso dirlo. E che castello... sai, era di Jeanne d'Arc per passare poi in mano a successori o nuovi proprietari,  che lo modificavano ogni volta..."

"Aspetta! Giovanna d'Arco? Quella?"

"Si, pochi lo sanno ma non è mai morta..:"

"Si, so che scovarono diversi documenti dove figura la sua firma e molti ritratti ed effigi,  con le informazioni che furono eliminate durante la prima guerra mondiale..:"

"...per cancellare il fatto che invece non perì mai quel giorno, ma fu scambiata e salvata. Vedi la diversità di firme nei documenti del processo e quelli datati dopo. Si sposò con un guerriero fedele a coloro che l'avevano spalleggiata in guerra e comprò e vendette addirittura alcuni possedimenti. Ci sono documenti antichi che recano la sua firma, così come altri che parlano dei fratelli che chiedevano permessi, soldi e pedaggi per raggiungerla. Altri affermano che loro la riconobbero come la vera Jeanne d'Arc. nel periodo della prima guerra mondiale, per cercare stimoli per i francesi, si scelse di riesumare la figura di quella donna come pungolo e così avviarono una sorta di pulitura dellle tracce che la raffiguravano o ne parlavano. O la chiesa non avrebbe mai acconsentito se scoprivano che i loro predecessori si erano lasciati fregare. Bruciarono un'altra e lei visse nobile. E la fecero santa proprio per tutto ciò che cancellarono. le carte che ho visto e letto io,  che conosco, sono uscite fuori per caso o da archivi vari. Altri sono scomparsi, sia una tavola raffigurante lei e il marito, sia dipinti e incisioni che ne riportavano il nome. E in Francia dopo quanto sappiamo, era impossibile, impensabile che una donna anche di un certo ceto come era divenuta per matrimonio, potesse e le fosse concesso l'uso di quel nome. Se non fosse lei, se non fosse riconosciuta. La pucelle, come era riconosciuta lei e solo lei, poteva firmare in quel modo solo se fosse la vera. E il marito chi era? Lo aveva conosciuto proprio tra generali e fedeli del principe che concessero titolo e matrimonio a loro due. Coincidenze? Non credo, eppure ho atti antichi che dimostrano come fosse suo... e ripeto. Avresti mai pensato di camminare tra mura antiche, perchè quelle ci sono ancora immutate, di un luogo che lei..."

"Ma non siamo in Borgogna?"

"Si... e sai qualè la cosa bella? Prima apparteneva proprio a uno degli uomini che volevano ucciderla. Col marito comprò il possedimento e lo fece suo in questa regione, di fatto facendosi beffa di lui e quelli con lui. NOn sai quante cose riuscì ad acquistare e far suo,  che appartenevano a coloro che la vedevano come contro natura e da eliminare. Buffa la vita, vero?"

"Quindi questo posto..."

"Quel che vedi è il risultato di secoli di proprietari e stili cambiati,  e aggiunti. Ma hai visto come è adesso. Due ali intorno a un quadrilatero e successivamente fu installata una torre centrale. Stile , o megli odetto costruita con pietra calcarea locale in stile giacobino,  rivestita con bathstone. Copre un'ampia facciata simmetrica sporgente al centro e alle ali esterne. L'ingresso principale centrale è un grande portale ad arco in legno Tudor, con oculi congiunti, volute e capolini a spirale, che danno l'impressione di una grande e bella dimora di campagna. I bovindi emergono dalle ali anteriori, che poi si ripiegano dietro per creare una pianta generale a forma di U  con grandi cortili arieggiati. L'edificio nel suo complesso e originario, forma un quadrato completo che racchiude un  giardino ed è circondato da terreni ventilati da una parte, un boschetto da un'altro, e alle spalle la montagna!... Sembro una guida turistica, vero? Ma dovendolo spiegare ad ogni ospite, ormai lo so a memoria. Ma il punto è che... non va bene. L'ho fatta riportare diciamo al suo splendore,  ma non basta. E jd mi ha detto delle cose, dopo che avete parlato e stavi per andartene..:"

"Ma che avete una connessione telefonica incorporata? Anche prima hai detto di aver parlato con lui e tuo fratello,  ma non mi è sembrato..:"

"Siamo abituati a comunicare velocemente e a parlare in maniera succinta ma completa. Forse detta così non suona bene. E quanto pensi di aver fatto, quanto tempo, dal momento in cui lo hai salutato fino a quanto non ti ho fatto chiamare?"

"Oh, stavo per divenire una porchetta arrosto, poco più a sinistra e finivo come San Sebastiano..."

"Donna di poca fede! Mi offendi! SOno uno dei migliori, sai? Con l'arco sono davvero bravo, non ho colpito neanche..:"

"Si anche lui... hai avuto fortuna che non abbia fatto movimenti inconsulti..."

"Eppure sei tornata, nonostante stai mostrando dall'inizio insicurezza sulla fiducia e il fatto della freccia..."

"COme dici tu, non è da tutti dire di esser stati in questo posto, aver parlato con il capo del casino che è successo in quella che si può chiamare la terza guerra mondiale lampo, riveduta e corretta e..."

"Mh.. sai che mi sfagiola questo modo di presentarla? Ma... non è e non è stata una guerra..."

"però sei riuscito non so come a far cadere tutti i governi esistenti per uno solo  nelle tue mani..."

"Vero, vero... ma non è così facile e da liquidare così in poche parole. Ancora è in corso, ancora ho tanto da fare. E ho bisogno di un tuo parere..."

"Perchè io... non hai generali o..."

"QUi io sono il generale, e si, ho parlato con tutti i miei..."

"E allora perchè io!"

"perchè è da quando ho parlato con te che voglio i tuoi pareri. NOn è come con gli altri, e voglio sincerarmi di alcune cose..."

"basta che ti sbrighi però, non voglio ritrovarmi con il buio..."

"Cè tempo, cè tempo... intanto, visto che ami le pietre e gemme blu, ti va di tenere il mano il diamante blu?"

"Ma sei serio? Un diamante che non varrà mai neanche tutti gli organi che avrei potuto vendere al mercato nero, tutti insieme varrebbero solo la polvere di quella gemma..."

"Lo so, tu sei la prima a vederla al di fuori di me, Dorde e... l'ex proprietario. Jd lo sa, a volte con lui parlo di molte cose ma tu, come dice, ne capisci di gemme e gli hai detto una cosa che mi interessa..." vedendola perplessa e preoccupata insieme.

"Accontentami..." sbloccando con una chiave e un codice la vetrina e dandogliela in mano "ha gli stessi carati della Hope attuale. Ne ha persi così tanti che pure i dietologi si sono commossi nel sapere quanto si è snellita da unproprietario all'altro. Ed  è un peccato, secondo me. Quando valore e quanta bellezza distrutta! Ma per ora voglio che la tenga in mano e mi segua...alla Sala pianificazioni..."

Lia osservò quella noce, era proprio grande come la noce più grossa che avesse visto in tutti i giorni di natale passati, potendole mangaire solo per quell'occasione. Blu con inclusioni che la facevano assomigliare all'universo tempestato di stelle. La luce mofidicava la tonalità di blu e non era molata e lucidata, ma  tagliata in un modo strano. Dalla forma sembrava sopra come le patatine pringles, quella forma a  paraboloide iperbolico arcuato con le estremità verso il basso. Mentre la parte di sotto era l'opposto. Si poteva definire come la parte superiore concava come le patatine,  mentre in mano la forma inferiore era convessa, annidandosi bene nel palmo della mano. E le facce erano una distesa di quadratini, non sapeva definirla meglio perchè non le piacevano i tagli delle pietre, li preferiva solo molati e lucidati, ma sembrava una patatina luccicosa blu con i tagli sulla parte superiore a scacchi, quadratini per tutta la superficie. E quei quadratini o faccette davano alla pietra, anche grazie alle inclusioni, un'aspetto particolare.

"Mi spieghi perchè  è stata lavorata così?"

"Chi me l'ha donata l'ha comprata così, che l'aveva comprata dall'intagliatore di cui ti ho parlato..."

"Che al mercato suo padre comprò..." ridacchiando" ma non so che forma sia..."

"per ora sentila nella mano e guardala... le belle cose questo meritano... e ora via, alla Sala..."

"E gli altri posti? NOn hai aperto le altre porte..:"

"Preferisco che si vada a vedere certe cose poi... Sei qui per quello... mi era sembrato che il giro turistico nelle viscere di casa mia dovesse essere veloce..."

Lia gli fece la linguetta di schierno e uscì,  mentre lui rideva e teneva la grossa porta aperta ma era pronto a bloccarla con il pannello.

"Tu scherzi, ma cè davvero poca gente che merita di vedere quanto ti ho mostrato... "

"Eppure sembra che tutti ti amino, hai gente che ti dona diamanti dal valore astronomico e preziosi, dici che ci sono donne..."

"Ma non è la stessa cosa,  di persone,  di fiducia e meritevoli... andiamo..."

La porta si chiuse dietro di loro e Milan si avviò verso la porta più centrale di tutte e di fronte da dove erano arrivati. Camminarono nell'enorme ambiente principale, passando per il pilastro gigantesco.

"Un giorno, voglio parlarti di questo pilastro..." guardandolo rallentando un pò "...ti interesserà.... come gli altri"

"intendi che verrai a parlarmi sulla tomba? Sei gentile, ma non credo che alla gente piaccia un libro intitolato , visto che affermi che certe cose vanno dette solo a pochi e a chi muore..."

"Sei impossibile... e mi spiace che certa gente non abbia visto te. E per te intendo te... andiamo. Cè della strada da fare, altrimenti potrei prendere la ferrovia.." pensando tra sè a voce alta guardansosi intorno " si, potremmo..."

"Aspetta... ferrovia?"

Lui rise, inserì un codice ed le fece cenno di proseguire mentre la porta si apriva.









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Capitolo 15
*** Chapter 15 ***


Chapter 15
Chapter 15

Un anno e due mesi prima

"Avete visto Kianta?"

"COme?"

Gli uomini nell'anfiteatro si voltarono a guardare Jd che si avvicinava spedito, verso di loro.
Composto da 15 "gradinate" per sedersi, era una sorta di anfitratro moderno, dalla forma originale di un ferro di cavallo, tagliato però successivamente nell'estremità chiusa. Per permettere alle persone si accedervi anche da quella direzione, quindi creando un corridoio al centro, aperto da entrambi i lati. Situato al lato dell'ala destra dello Chateu, prendeva una quadratura del complesso che si affacciava sul lato libero, ma che si riversava su boschetti più lontani che dall'altra lato. Ed era visibile dalle finestre della mensa, cucina e locali collegati, tutti verso la sezione verticale laterale dell'edificio originario, l'opposto della zona dei Capitani,vicino ai boschietti del complesso stesso. Già di buoni dimensioni in totale, prendendo un'area non utilizzata se non per precedenti addestamenti all'aperto, presentava al centro uno spazio sufficiente per feste e spettacoli di vario tipo, che divennero la norma nell'ultimo anno.  Poteva contenere un massimo di 15.000 spettatori stipati per bene e stretti come sardine. In aggiunta era possibile possizionare panche e sedie per maggiorare il numero, principalmente fatto per grosse feste o per accogliere ospiti da metter ein un punto di privilegio. Le gradinate non erano in pietra ma somigliavano a quelle americane sportive e guardavano sia gli spalti di fronte, sia quello che vi era al centro. Vi erano infatti installati identici elementi, composti da due colonne rimovibili che sostenevano due Helios Fire Vessel, contenitori ispirati a quelli greci ove si accendevano fiamme per l'illuminzione. Creati però da loro,  in granito grigio-blu non levigati con un bordo inclinato lucido e liscio per contrasto, che creava giochi di luce per le fiamme danzanti sopra. la capienza massima della bowl era di 14 kili o altrettanti litri massimo di materiale infiammabile, solido o liquido.  Era aggiungibile anche una lastra piegata della esatta dimensione e forma della bowl in vetro temperato per i liquidi, sfruttando quindi sia gas naturale o gas propano che fuochi a legna o carbone o altri conbustibili solidi, ottenendo così fiamme e tipo di fuoco diverso in base a cosa si voleva ottenere e l'effetto della luce. Per aggiutna di composti naturali o chimici per giochi particolari di luci e spettacoli notturni. Posizionati a un terzo da un lato e un terzo l'altro,  della lunghezza del corridoio, mentre al centro vi era installato un dispositivo di forma quadrata creata dai tecnici dello Chateau, che creava una sorta di monitor a quattro facce proiettato, sospeso fino a un certo punto. Quindi un quadrato visibile ma vuoto al centro, tramite proiezione dalla base verso l'alto con una qualità 4k al pari di monitor di ultima generazione. Visibile maggiormente di sera o notte, era fruibile anche di giorno, ma veniva azionato un panello fisico che si innalzava, simile a quelli dei cinema bianco come base, su cui si proiettavano video e altro. La proiezione così era visibile da qualunque altezza della gradinata perchèsi fermava a metà dell'altezza delle gradinate, e sia alle due estremità, dove vi era il passaggio. Alle estremità libere a volte vi si sistemavano sedie o sedili in legno stile camping per i capitani o ospiti, messi con onore al "capotavola".  Difatti, utilizzato quasi sempre per la cena con buon o ottimo tempo degli uomini, invece di usare la sala dei pasti, ma anche epr le pause per stare insieme in un luogo tranquillo e per loro, per desinare. Vi erano volte in cui ospiti o i capitani che non si mischiavano sulle gradinate, venivano accolti e sistemati di lato delle estremità.  Avevano sedie o panche con eventuali tavoli piccoli o lunghi da abbinare alle panche stesse, per desinare o scrivere o altro. Metnre sulle gradinate era possibile avere una sorta di tavolinetto con un meccanismo che somigliava alle sedie da studio con scrittoio o vassoio da università o sala conferenza, mettendolo a comparsa o facendolo scomparire da apposite fessure che da occhio non esperto sembravano da divisorio tra una seduta e l'altra. Quindi erano nascosti in basso vicino ogni seduta, formando una sorta di base o appoggio con un lato nero per sedersi, nel caso dovessero esserci più persone. Ogni seduta aveva questo segnale nero dato dai bordi del tavolinetto per delimimitare i posti, con più persone faceva da appoggio evitando fessure scomode per più persone, una vicino l'altra.

"Avete per caso visto Kianta?... " esclamò avvicinandosi, vedendo Lubo, Gask, Brayden e Ribert, l'esperto di comunicazioni dei veterani, a scherzare e vociare con altri uomini posizionati in varie sedute delle sue ali, mentre vi era forse un film attivo nello schermo.

"Si trova in sala mensa per le pulizie settimanali di frigo e conservatori. Mezz'ora fa l'ho lasciata lì mentre puliva il pavimento della cella frigo della carne. Abbiamo finito le scorte della settimana e domani il rifornimento dalla fattoria arriva presto. Così stasera preparavano le ultime scorte non congelate e stava dando una pulita..." affermò tranquillo Lubo.

"Il comandante puliva la cella frigo?" un uomo interruppe, sorpreso.

"Non è una novità, è sempre da qualche parte a pulire e sistemare" rispose Brayden tranquillo.

"Seriamente? Lei? ma è un Comandante, la figura più alta dopo il Leader, no?"

"Sempre che nel mentre non si spazzoli tutto ciò che è rimasto nel frigo..."

Alaric pungente rise e borbottò qualcosa dopo quella sua uscita,  facendo contrariare Jd, che sbuffò e scosse la testa.

"E' inutile che fai così, ancora sono sorpreso che non sia accaduta qualcosa come per le olive o o polipi..." rimproverò Alaric a Jd

"Quello..."

"Io ancora sono sorpreso che il comandante  faccia le pulizie..." disse un altro dalla parte opposta.

"Ti è già stato detto che lo fa sempre. L'altro giorno l'ho vista che puliva tutte le selle e la ammorbidiva per la settimana. Carlos l'ha vista che sistemava i box di ogni cavallo mentre gli stallieri si occupavano di portare i cavalli dal veterinario o maniscalco o altra roba. A volte pulisce la sala dei pasti, e ancora la si vede in armeria ad oliare e pulire le armi. E altri esempi... lo fa spesso da quello che ho visto, pulisce perfino i pavimenti o le finestre!" disse un altro

"io per la punizione ero alla fattoria e l'ho vista un giorno venire su Warden e mettersi a disposizione del Vecchio, finendo per raccogliere ortaggi o frutta, o anche alla semina. Franco ha detto che per la sua volta l'ha vista lavorare per ore alla lavorazione dei pomodori."

"Io l'ho vista che impastava pane e impasti vari per il Signor della Cucina..." sfottendolo imitandolo per ridere "mentre parlavano. da quello che ha detto RIchardo, che quella volta lavava le stoviglie nella macchina, quei due parlano e passano tempo insieme cucinando o altro. "

"Davvero? Solo io non l'ho vista mai lavorare?"

"Tu non guardi neanche cosa hai nel piatto a momenti. Neanche io, ma se per questo non l'ho mai vista combattere una..."

"Signori, se non sapete nulla non parlate. E per cortesia..." urlò Jd

"Posso chiedere cosa è la storia delle olive e dei polpi?"

Jd si grattò la nuca e tentò di dire qualcosa ma Alaric al solito, cogliendo l'occasione, iniziò a narrare le cose come sapeva fare lui. Con presa in giro e cercando di denigrare gli altri.

"Allora... è successo che all'inizio, quando si iniziò nuovamente a preparare i pasti come conosciamo adesso..."

"Che significa? perchè, come si preparavano?"

"Prima non era così..." disse uno all'altro che aveva interrotto il racconto.

"Si, prima ognuno o piccoli gruppi cucinavano per se stessi, oppure si mangiavano le razioni pronte militari. Io sono entrato prima di voi e ho visto il periodo appena dopo il ritorno delle cucine e la sala dei pasti. Ormai è una cosa che si sta dimenticando, ma effettivamente è così..." rispose un altro

"Posso?!?" brontolò Alaric contro quei tre " Allora. Dicevo... avevamo all'epoca un altro cuoco, pace all'anima sua..."

"E' morto? Che gli è successo?"

"Il comandante lo ha buttato fuori dalla cucina a pedate nel culo, e ha poi trovato..."

"Sentite, sto solo cercando..." disse Jd spazientito

"QUando dici preso a calci in culo, intendi..."

"letteramente, e quello fu solo l'inizio... infatti..:"

"Mi fate parlare  o no?" pestò i piedi Alaric guardandoli tutti "Dicevo... avevamo lui che faceva il cuoco e iniziammo a rivedere la sala mensa piena e con il servizio attivo tutto il giorno. Cèra questo pranzo, con degli antipasti perchè era domenica e come sapete quel giorno cè un'impostazione diversa, ed erano già messi in apposite ciotole per ogni tavolo. Kianta ha questa fissazione che ogni cosa ha la sua ciotola e contenitore e la presentazione è importante.  Vi erano se ricordo bene peperoni in agrodolce, formaggi vari, e altra roba. E le olive... Siccome quella certa persona ama le olive condite, con il sedano e altre cose, ha avuto la geniale idea, e non si è più tolta quel vizio, di andare al tavolo dei capitani e arraffare roba prima del tempo. Cèravamo noi in attesa del cuoco per sapere se potevamo già sederci e altri... quanti erano... comunque, alcuni uomini che aspettavano dietro di noi, vicino le porte. Lei invece al solito entrava ed usciva dalla cucina e si fermò al tavolo, il nostro dei capitani, e con forchetta arraffò due olive in una volta e se le mangiò. Che cosa epica... "tutto spavaldo e ridendo "... mentre quel poveraccio usciva, lei masticò e inghiottì, fece una faccia strana, sbianco, iniziò ad annaspare come una matta come in cerca d'aria e... ecco!!! Stecchita, morta, finita a terra come un topo rigido che quasi a tutti venne un infarto.  Accorsi, lei stava con gli occhi sbarrati,  respirando malissimo, agitando le mani davanti la faccia. Jd iniziò a non sapere se chiamare Milan, il dottore o farle il massaggio cardiaco. Sembrava avesse un infarto! Di colpo lei afferrò la gamba del tavolo per tirarsi su e iniziò a imprecare... contro l'aglio! Non erano le olive che piacevano a lei e avendo un odio e incapacità di mangiare aglio e cipolla, l'effetto del primo era così forte che la mise Ko. Restò rintronata e incapace di fare qualcosa, se non ansimare per dieci minuti buoni meldicendo l'aglio, mentre io..."

"mentre tu urlavi a Jd ..." disse ridendo Lubo divertito, facendo sobbalzare il suo corpo massiccio.

"Che colpa ne ho se mangia come un lupo in qualunque momento. E il fatto dei polipi? Un altro mezzo infarto! Vede una cosa sul tavolo, mette in bocca e poi inizia a sentirsi male perchè il gusto e la consistenza dei polipi la schifano... e Milan che temette ci fosse qualcosa che non andava nel cibo. Avariato o avvelenato! E' lei che si deve rinchiudere, è un pericolo vero quella lì!!!"

"Alaric, basta..."

"No, jd, non iniziare. E' da quel giorno che dico e ripeto che è un pericolo pubblico su tante cose.  E poi..."

"Io so invece che tu fremi dalla gelosia e la rabbia per non essere chi e cosa vorresti. E lo sai. Calmati un pò. Devo cercarla perchè i ragazzi che sono in Afganistan, vicino il confine col pakistan, non rispondono da un pezzo. Milan non è in sede e non risponde, quindi devo parlarle."

"Aspetta! E' là che Konnor è andato con gli altri. Che significa che non rispondono?"

"Ah, adesso ti sei calmato! Si, non abbiamo notizie da ore e invece di scomodare l'altra squadra a duecento kilometri da lì, devo sapere cosa fare"

"Jaldak.... giusto?" chiese uno, interrompendo Alaric e Jd

"Esatto. Dovevano prendere sostituzione di una squadra statunitense per..."

"perchè dobbiamo sostituire altri reparti e squadre militari di altri paesi? Perchè dobbiamo correre quando chiamano? E in un posto che con noi non cèntriamo niente. Noi..."

"Basta, non sono cose ti riguardano. Ma ho bisogno di contattare almeno Kianta. E' necessaria l'autorizzazione per una squadra per controllare..."

"Ma perchè abbiamo davvero bisogno dell'autorizzazione di uno dei due? Io e te siamo definiti Capitani, ma sappiamo bene che la nostra posizione e grado sono maggiori..." sbraitò ALaric

"So benissimo quali sono i nostri gradi e ruoli. Alaric, la situazione è questa. Per situazioni come questa è necessario che loro sappiano, non possiamo mandare gente a caso appena pensiamo che sia giusto fare qualunque spostamento e..."

"Si, che palle. Abbiamo più esperienza di lei, qualifiche, capacità... e devo sottostare a quella pazza scatenata nonostante il mio grado ed esperienza. Che palle! In pratica se non la si trova, i ragazzi sono fottuti! E pure non la trovi!"

"Scusate, ma anche se sono il membro delle comunicazioni, se dovete contattare il Comandante, non è facile chiedere ad Helias?" disse candidamente Ribert, l'esperto di comunicazioni dei veterani.

Tutti si voltarono verso di lui, facendogli credere di aver detto una fesseria, quando Alaric rise di gusto, spezzando il momento. Ancora ridendo iniziò a sfottere Jd per aver chiamato  e poi cercato di persona, senza usare la testa.

"Anche tu, però..." disse piccato e sospirando Jd

"Fastasma cornuto... Eliasss! O Come ti chiami, vieni...."

"E smettila di sbraitare come un koala in amore. Sei fastidioso e maleducato..."

Tutti saltarono per aria quando comparve dall'altra parte Kianta, seguita da un Helias ridente. E si capiva perchè la sua testa sussultava e... sentivano il sonoro. Apparve forse venuta dall'edificio, altrimenti l'abbigliamento sarebbe stato diverso, con solo una camicia e pantaloni. La camicia era realizzata in cotone percalle, color bianco luminoso. Il colletto, basso e dritto quasi simile alla coreana ma meno rigido,  era ricamato anche ai bordi,  e sagomato in modo da lasciare delle piegature che formavano delle decorazioni in chiaro-scuro a raggiera,  plissettato. Legato tramite bottoni in color argento pendenti, chiamati ,  il tipo di chiusura non era classico ma con dei gancetti argentati, e i bottoni erano di forma deltoide tridimensionali che pendevano come ciondoli ai due lati. Tuttavia chiudendosi restava comunque una parte della pelle sotto vicibile in un rombo dato dalla plisettatura.  I polsini, con applliche in macramè larghe una mano, stringevano maniche molto ampie e gonfie, a campana. I pantaloni erano scuri, aderenti e con gamba dritta, nascosti da stivali alti quansi al ginocchio colore naturale.

"Eccola, come hai fatto a venire al momento giusto? E che bei vestiti.... oggi hai messo roba che costa quanto il debito pubblico della Namibia? Che chic!"

"non sono mica Milan..." disse lei con una faccia che mostrava disgusto e rassegnazione a cosa era Alaric "E comunque questa è stata preparata e cucita dai nostri uomini. E' una "su ghentone", bestia!" in italiano, facendolo sbiancare.
Milan indossava abiti in stile antico che però gli si addicevano, preferendo per incontri fuori dallo Chateau classico completo e cravatta. Che costavano parecchio perchè i migliori e di sartoria, su misura. Fuori dalla cittadella, in paesi famosi per l'alta sartoria.
Kianta invece indossava abiti come li voleva lei, ma confezionati dai sarti che erano militari stessi, ma avevano scelto quel mestiere perchè portati o appassionati, o trovati nella Raccolta. Ed erano di tessuti comuni ed economici, quasi mai usava materiali pregiati come Milan, e per di più un lavoro fatto nella cittadella era considerato positivamente ormai, sia per il lavoro che si dava all'interno ma perchè i prezzi erano bassi e per tutti. QUindi fruibili sia all'interno ma anche vendite al di fuori.
Di rado tutti i membri compravano roba di qualunque tipo fuori, tranne che per le visite in famiglia,  se non li producevano loro. Inoltre già prima del cambio, Milan acquistava stoffe di vario tipo in stock a pochissimo, direttamente dalle aziende, senza intermediari e sostenendole, ma anche permettendo alle botteghe interne di avere stoffe peri lavori primari, ma anche pagate dai lavoratori a poco per creare roba loro e venderla all'esterno, creando così un guadagno.
Molti sarti, ricamatori e cucitori, di entrambi i sessi, erano persone che già avevano quelle conoscenze o avevano appreso dopo,  ma che si erano rimessi in piedi prorpio per le opportunità date da Milan e Kianta. Alaric sapeva bene che Kianta pagava tutto quello che indossava di tasca sua, anche se molte volte gli uomini desideravano regalarglieli, ma lei era categorica. sapeva bene il valore del lavoro, della dignità e del corrispettivo meritato che non doveva mancare.
Se Milan spendeva tantissimo in abiti e accessori, sostenendo esperti arigiani in varie parti del mondo, Kianta permetteva all'interno di migliorarsi e prosperare.
Molti prodotti interni in esubero finivano nel mercato, con buone vendite. Anche i paesini e cittadine vicine li conosceva e acquistavano di buon grado i loro prodotti, perchè i qualità ottima e ben fatti e ne erano contenti. Vendite  e guadagni erano totalmente dei lavoratori se avevano acquistato le materie prime, o divise a metà tra lo Chateau e gli artigiani in caso contrario.
Se Alaric voleva prendere in giro Kianta sull'abbigliamento, pensando fosse di acquisti esteri a caro prezzo, si rese conto di aver deriso un lavoro dei suoi stessi fratelli d'arme, e la loro riuscita personale. NOnchè dei buoni propositi della stessa verso di loro. Una volta tanto si zittì e mostrò una faccia colpevole.

"Ti ha avvisato Helias prima, vero?" chiese Jd andandole incontro per fermate la lite

"Si, ha detto che qualcuno si stava scaldando parecchio, ma mi cercavi per una cosa estremamente importante e dovevi vedermi subito!"

"Abbiamo anche lo spione..." sputò acido Alaric sedendosi di schianto sul primo gradino della gradinata.

"Mi rammarica tale pensiero da parte sua, Signor Alaric. Mi duole e affende, aggiungo. Il mio compito è...."

"Oh, no ti prego. Non parlare così da riccone o professorone..."

"Desolato che il mio linguaggio non si addica alla sua levatura, Capitano. Scenderò con le abilità linguistiche di cui sono dotato, per il linguaggio comune... così va meglio? Ti sei incavolato perchè l'ho chiamata subito o ti rode per mio controllo su..."

"Stronzo come lei... "

"La colpa non è di  Helias se parli come un pescivendolo arabo...." sputò lei ad Alaric, incrociando le braccia.

Jd rise cercando di nasconderlo, Helias alzò la testa e, aprendo la mandibola, scoppiò a ridere fragorosamente agitando il petto, anche se era una proiezione comparsa dal dispositivo di proiezione al centro.

"Non ho capito il fatto del linguaggio..."domandò uno degli uomini dall'alto.

"A Kianta piace parlare forbito e con linguaggio aulico, per intenderci come professori universitari o dottori, o politici.."

"Grazie, Brayden,  ma tu non sei autorizzato a chiamarla per nome. O Sbaglio..."

"Scusa Jd, ma pensavo stessimo parlando in maniera informale... comunque dicevo che lei si intrattiene con persone che discutano in un certo modo, di tante cose... non ama molto gli ignoranti perchè, come dice sempre, ai tempi della Rete è incomprensibile che la gente leggendo, vedendo film e serie tv, o altro, sia ignorante da far paura. Dal conoscere la biologia di base al sapere cosè la penicillina. Si lamenta sempre che la gente non conosce le basi. Le basi, dice, e puoi tutto..."

"parli della gente che viene sempre per parlare con lei, e passano tanto tempo al settore chiamato Grand Trianon?" chiese uno.

"E secondo te..." iniziò Alaric "perchè è chiamato così? per la Signora, come la chiamano ancora alcuni, si diletta in tal luogo con ospiti di varia risma, come maria Antonietta con i suoi amichetti..." con chiaro tono sfottente.

"Alaric, basta. Sai che non è così" lo rimproverl Jd. "Ma non mi interessa adesso, e voi smettete di parlare del Comandante. E' meglio..."

"Scusate... io sarei qui!" disse lei alzando una mano all'altezza della testa, con un sorriso stirato ma nel suo modo, come di rimprovero.

"Si, hai ragione. Ti cercavo perchè non abbiamo notizie del gruppo..."

"Si, lo so bene. Helias me ne ha dato notizia. Karim Al Nadiar è il capo con cui siamo in contatto. Avete provato a contattare anche lui?"

"Nessuna risposta da nessun Node, silenzio totale. E la cosa è strana perchè è uno del Grande dodecaedro. E per quell'incontro, per cui noi dovevamo fare da Abbàsidi durante tutto il trattato..."

"Scusate cosa sono gli Abbàsidi?"

"Un tipo di guardie di protezione come vengono denominate là, in onore di un..."

"Questo ve lo raccontate dopo. Cè altro?" troncò lei, guardando Jd.

"Veramente si. A duecento chilometri il gruppo di supporto non scambia da ore nessuna notizia con, appunto, i Node concordati. Chiedono quindi istruzioni su cosa fare."

Kianta rimase a osservare in basso per riflettere, ma Helias si intromise di colpo, dopo che un suono di connessione informatica bruciò il silenzio di quel momento. Helias alzò la testa verso l'alto, poi si voltò verso di lei.

"Madre, ho una comunicazione dal gruppo di supporto. Oltre la richiesta di istruzioni, affermano di aver ricevuto via radio una comunicazione Morse, probabilmente dei nostri, ma affermano che è la frequenza utilizzata dal Generale Al Nadiar. Pertando potrebbe anche arrivare da qualcuno dei suoi. Vuole sapere se può ritrasmetterlo"

"procedi, utilizza i sistemi attuali al massimo"

Helias chinò il capo e dal sistema subwoofer e surround già presenti, fece risuonare un lungo messaggio Morse. Rimasero tutti ad ascoltare in silenzio assoluto, convertendo mentalmente i segni con le parole. Helias riprodusse varie volte il messaggio, perchè senza istruzioni non si azzardava a intromettersi nei discorsi importanti,  finchè Jd e Kianta non iniziarono a discutere.

"Ok" iniziò lei "gruppo, stop, lancio, Glanis, distrutto,caduti,..."

"Glanis... si, sono due linee e un punto. G. Un punto, linea, due punti. L. Un punto e linea. A. Linea e punto, N. Due punti, L. Tre punti..."

"Si Glanis" confermò lei. "Si tratta di quel missile chiamato come il pesce che era stato venduto dai russi come nuova arma, in dodici unità e mai ritrovati, almeno, alcuni. Da quello che sapevo non dovevano essere qui..."

"Già. Si sapeva di cinque in nostro possesso,  tre in eurpoa e due in Cina per studiarli..."

"Milan dovrebbe saperlo. Perchè ancora questi tizi, diciamo al potere, fanno questi affari e si tengono questo tipo di armi?Con l'unificazione..."

"Calmati, ricordati che è anche un controllo che fa, per erigere una verifica reale di ogni armamento ed equipaggiamento presente...."

"lo so..." disse lei di colpo, guardando tutti intorno, e Jd comprese "ad ogni modo come mai è stato utilizzato senza che ne sapessimo niente?"

"Bella domanda. Faccio rapporto a Milan?"

"Si... preparalo ma se è così, la situazione non è delle migliori. Se non  è il solo..." abbassando la testa a guarda il basso con con l'indice piegato davanti le labbra, come faceva sempre "il raggio di quel dispositivo è..." rallentando mentre parlava. Poi di colpo alzò la testa, fissò Jd con aria perplessa e incavolata "Gladis..?!?"

"Si, hanno indicato quel nome"

"Jd, sveglia. Gladis. Ricordo che ne avevamo parlato perchè ti dissi, per scherzare, che era un buon nome per qualche animale della fattoria..."

"Cazzo, vero. Ne discutevamo per l'invio al seguito del nostro "plotone di Seguito", di armamenti per ogni evenienza, visto ancora le aree da bonificare contro..."

"Si, due unità carrellate con un blister di sei SSM e due SRBM, proprio perchè dopo che due generali avevano lasciato alcune zone, quella gentaglia pseudo religiosa li aveva riconquistati, vanificando tutto. E ancora io perdo tempo dietro menti così brillanti che adorano le parate fra gente festante, che pensare al dopo. Come se il sacrificio in tutti i sensi dei loro uomini non fosse servito a niente. E il Generale doveva andare proprio..."

"Avviso Milan?"

"No... ho la vaga sensazione che quell'avviso fosse dei nostri e la specificità di quel missile mi fa pensare che qualcosa è andato storto. Ma è una cosa nostra. Devo capire..."

"Dove vai" vedendola fare dietrofront e andare via di corsa. Lei si fermò, si voltò esitante e poi tornò a fronteggiarlo.

"Chiama a raccolta tutti i Capitani e secondi. Digli di raggiungermi alla Sala delle Pianificazioni con la lista dei migliori per un recupero, con armi anti carrellati, attrezzi per climbing che dovranno usare, quindi i migliori anche in questo e..."

"Frena, frena... di cosa parli"

"ANdiamo a controllare ed effettuare il recupero, e magari a salvare le chiappe del genereale..." con tono aspro.

"Hei" urlò Alaric "Buona lì, Milan ha categoricamente vietato missioni con te come Comandante. Non sei tale sul campo, perchè non vuole che tu ci sia... al massimo andiamo..."

"Oh, Alaric. La tua impaviditià mi inorgoglisce... se lo fossi!" facendolo incazzare "E comunque, Capitano, quando tutti quanti voi avete bisogno di qualcosa, eccome se venite da me a rompere le scatole varie volte..." cambiando le frasi in un'altra lingua che in molti dei presenti non compresero.

"Sto dicendo, scema, che Milan ci manda ad acchiappare coccodrilli a mani nude se ti portiamo con noi. Tu non devi venire, sei il Capo, diciamo così, ma non sul campo"

"Io ricordavo di si, vedi le altre volte..."

"Si, le volte che sei sgattaiolata via perchè nessuno può dirti di no, per il tuo grado. Ma Milan dice NO!"

"Milan dovè?"

"Non lo so, non è qui. QUindi dicci cosa dobbiamo fare e..."

"Appunto, Milan non cè, la cosa è seria e siete tutti sotto la mia responsabilità. Anche quegli stupidi che sono sicura hanno combinato qualcosa con quel missile.... Una volta che ho ricevuto la comunicazione, è mio compito provvedere alla risoluzione. No?" voltandosi solo con la testa, ma dando le spalle a Jd e Alaric "QUindi Jd, richiama tutti e digli di preparare i propri squadroni. Tre soggetti ognuno con tutta l'attrezzatura necessaria..."

"ma mi senti? Tu devi stare qui?" iniziò a sbraitare Alaric, ma Jd lo zittì con la mano sulla faccia.

"Ok, Kianta. Ti ho sentita. Ma perchè attrezzatura da Climbing?"

"Loro si trovavano in una cittadina, nuova e piccola ancora, ma nuovo punto eretto proprio dai due Generali di quella zona come base, rispetto alla vecchia. La detonazione si espande perla taratura preimpostata,  ma è una testata particolare dalle altre, proprio per questo adatta per l'essere umano... anzi, contro. La base con la quale è progettata è per danneggiare fortemente tutto ciò che si muove nel suo raggio d'azione, non far esplodere e disintegrare..."

"Si, ricordo vagamente il suo funzionamento ma..."

"QUesto significa che, per costruzioni nuove e ben progettate come le nostre, in mattorni forti e tufo, ben diverse dalle moderne, in parte hanno un maggior impatto contro le Esplosioni. O meglio, protezione per dispositivi come appunto il Gladis, restando maggiormente in piedi ove possibile. E quindi..."

"QUindi, dalle informazioni in mio possesso e i test effettuati, le costruzioni erano in minima parte danneggiate, al massimo danneggiate al cinquanta percento. IN un paio di casi questi missili concepiti per non esplodere e devastare, giungevano cadendo nei piani più bassi degli edifici coinvolti, sfondando per il peso i vari pieni fino al più basso possibile,  scatenandosi dopo il tempo indicato per attivarsi. La parte centrale dell'edificio cadde, ma rimasero però le mura perimetrali e parti di stanze e pilastri, che ressero. Altre invece distrussero rovinarono mezzo edificio, altre solo la parte esterna. Mentre cosa contenevano quei missili si scatenò per ferire, uccidere o rendere inoffensivi ove possibili tutti i soggetti viventi nel loro raggio" si intromise Helias, poi guardò i presenti e abbasò la testa come intimorito "Tuttavia, Madre, ho da fare una precisazione. Il raggio di questi missili non è un chilometro stardard dei corti,  ma tra i cento e duecenti metri massimo. Tuttavia la dozzina di missili aveva tarature differenti, cento metri, tre ducento, tre cinquecento.... Quelli da noi recuperati prevedevano ..."

"Significa che non cè un chilometro di devastazione..." ragionò Jd "ma questi missili diversamente dagli altri agiscono..."

"Seguono la logica dei pallettoni. Munizioni da caccia per fucile di certi calibri caricate con palle multiple di grande diametro, di varie materiale. Studiate per creare una rosata ampia e con parecchi centri proprio per le sfere presenti in ogni cartuccia. L'inventore di questo tipo di missile voleva evitare danni troppo estesi per le deflagrazioni di enorme portata dei precedenti, capaci di distruggere anche edifici e costruzioni di vario tipo, sopratutto di pregio..." continuò Healis.

"Ok, quindi in pratica sono come enormi pallettoni che dopo un tot che sono caduti da qualche parte, sparano pezzi sferici per colpire chiunque sia nel suo raggio" 

"Si, Alaric. E' proprio questo il sunto..." rispose sorridendo Helias "il concetto base era creare qualcosa che danneggiasse poco il solido e ferisse malamente i soggetti viventi nel raggio di azione. In quei test avevano provato edifici in legno, mattoni, cemento e altri materiali inserendo all'interno animali di vario tipo, studiando poi il risultato. Ne è emerso che edificazioni forti in mattoni o tufo per esempio, erano in grado di assorbire i pellettoni creando solamente dei fori nel minore dei casi, arrivando come ho detto a distruggere le viscere di due edifici ma non le pareti esterne. Anche alcune camere erano in tutto o in parte fruibili, ma in pratica era come se l'esplosione del missile stesso avesse creato un pozzo luce della quasi grandezza dell'edificio, diminuendo la sua forza in certi punti e lasciando in piedi senza problemi l'esterno..."

"Ferma, quindi ci troviamo di fronte ad armamenti che potrebbero non aver fatto i danni che all'inizio pensavamo, anzi qualcuno potrebbe essere rimasto illeso per questo motivo..."

"Esatto Jd, ed è per questo che voglio che fai equipaggiare tutti con attrezzature idonee a scalare dal basso verso l'alto o viceversa edifici e ruderi, in base a cosa troveremo. Se abbiamo ricevuto quel messaggio, qualcuno è rimasto..." disse Kianta.

"Ma se cè già la squadra di supporto ad alcuni chilometri, mi spieghi perchè dobbiamo andarci noi?"

"Alaric, hai una mente brillante ma la tua ottusità la costringe peggio di una sardina nella scatoletta tra altre cinquanta. Loro sono di supporto al gruppo nuovo che abbiamo inviato, ma il loro compito principale è quello di Forza governativa a supporto dei Generali. E attualmente gli altri sono vicino a loro, li controllano e proteggono finchè girano per la gestione delle loro zone e i Trattati. NOn ho intenzione, nel caso fosse il primo di tanti, di scoprire le loro spalle richiando un collasso del Grande dodecaedro. Jd, manda un avviso dettagliato dell'accaduto senza però menzionare esattamente il nostro operato. Istruiscili sui rischi che corrono e si preparino a un Seguito più serrato"

"Capito, tu adesso dove vai?" vedendola andar via.

"Te l'ho datto, vado a prepararmi. Ci rivediamo tutti alla Sala delle Pianificazioni. Nessuno escluso, anche se ha la licenza pronta e in procinto di andar via. Se sono nella lista che stilerete, devono venire. Sbrigatevi" andandosene, seguita da Helias.

"Seriamente? Deve venire con noi?" sbraitò Alaric a Jd.

"Così pare..." poi guardando gli altri intorno "Voi tutti, tranne i capitani e membri delle comunicazioni, andate per adesso, devo discutere con loro di alcune cose"

"Andiamo noi..." sospirò Alaric anzandosi, dopo essersi seduto

"No, andate per favore" rivolto agli altri.

Pian piano tutti quelli che non erano inclusi nella discussione si allontanarono, lasciando Alaric, Lubo, Gask, Brayden e Ribert, compreso Jd, a parlare.

"Vorrei solo dirvi una cosa. Alaric ha già espresso la situazione, ma non voglio obbligarla a restare. Le altre volte..."

"Vuoi davvero confrontare lei a noi? Lei non dovrebbe neanche stare tra i veterani, pensa..."

"Alaric,sai di chi stiamo parlando, vero?"

"Certo che lo so, ne sono consapevole da quel famoso giorno. E Come da quel giorno, io mi oppongo a considerala come noi e metterla alla nostra testa come...."

"lei non è una sprovveduta, l'abbiamo addestrata noi stessi, anche tu Alaric..." si intromise Lubo, indicandolo, sulla scalinata di fronte a se dall'altra parte "e sappiamo le sue abilità. Ha caratteristiche diverse dalle nostre, perchè il suo corpo è femminile, prima del suo arrivo addestravamo e preparavamo i novellini, ma tutti maschi. Adesso che ci sono anche le donne, conosciamo possibilità e tecniche differenti e fattibili, diverse da corpi come i nostri.
E inoltre lei ha quelle cose, che noi non abbiamo. Milan non la vuole sul campo per quei motivi, ma se fa solo da Gestore non mi oppongo..."

"Non ha materialmente l'esperienza come la nostra per affrontare le cose. Avr anche ragione che la conoscenza aiuta, lo so benissimo. Alcuni miei stessi ragazzi si sono salvati la pellaccia per le sue Lezioni, ma continuo a dire che non deve venire, perchè se è capace di comandare, non deve farlo nel bel mezzo del campo. inoltre volete che accada di nuovo quella cosa? Volete che finisca in vacca come quella volta? E se non riusciamo, cosa succede?"

"Dirigerà solo le operazioni da un luogo sicuro..."

"Jd, apri gli occhi. Chi la ferma? Tu? Vuoi davvero farmi ridere? Tu saresti capace di fermarla con ogni mezzo se le viene una bella idea come le solite?"

"Pensala come vuoi, ma non l'abbiamo addestrata a tal punto per niente. Se davvero è accaduto qualcosa ai nostri armamenti, la cosa non sarà pericolosa. E inoltre lei ha capacità di gestione e può indirizzare le squadre..."

"Ma siamo già capaci. Perchè deve esserci anche lei presente?"

"Alaric... Vuoi ricordarti la lezione sulle strisce che ha tenuto tempo fa?" si intromise Lubo, serio.

"Per favore, quello è stato un teatrino ridicolo..."

"Non è vero, ogni volta il Comandante ci mostra cose importanti e necessarie a dimostrazione che è capace di essere unottima testa. E in missioni precedenti ha dato prova di esser eun ottimo militare e che i nostri insegnamenti pagano. E al nostro pari..."

"Sei serio?" urlò Alaric contro Bryden, che si trovava dietro Lubo, sul gradino superiore "Sarà anche brava a menare e far piangere la gentaglia ma... Andiamo, non può essere a capo... Cavolo! E ok, cosa dice serve, ma spiegami il nesso tra le sue capacità in mezzo a noi e cosa cè di importante e necessario, nel vedere lei che pesca due tizi a caso tra noi mentre cèra la Giostra mensile, e si mette a fare siparietti stupidi?"

"Scusate di cosa parlate?" chiese Gask innocentemente.
Jd sospirò e alla fine cedette, spiegando.

"Forse tu quel giorno non cèri, ma Kianta mise a freno e questo è vero, una sorta di diatriba sui corpi maschili e i muscoli. In pratica durante appunto la Giostra mensile, nello scontro fisico di quel momento iniziò un battibecco tra Orlando e kron, i quali si vantavano di avere forza e capacità superiore agli altri. Che potevano tutto, per stringere. E non accadeva tra loro due, ma contro Joakim e Yamir, ma poi entrò anche Ravi, per cui il loro tipo di fisico, più asciutto e snello fosse migliore, perchè meno pesante e limitante. Quando i toni iniziarono ad inasprirsi e volarono i primi pugni di dimostrazione, arrivò Kianta che li obbligò ad ascoltarla al centro dell'Arena. Prese quattro strisce di nastro per muscoli lunga quanto il suo avambraccio e li fece mettere tutti e quattro,  i principali, uno fianco all'altro. Poi alle loro spalle posizionò il nastro adesivo al centro, avendo cura di rivoltare la parte finale così che avesse una linguetta facile da tirare. Linguetta... la fece bella alta così che fosse facile prenderla. E iniziò a parlare a tutti dicendo di osservare e valutare cosa stava per mostrare. Chiese quindi ai quattro di portare un braccio o entrambi indietro per prendere la striscia da sopra attaccata o dalla linguetta in basso e mostrarla. Il risultato? I due più corpulenti, come te... anche s eloro sono peggio, perchè tu hai un fisico già di tuo così, mentre loro lo hanno pompato al massimo da sembrare dei bodybuilder, ma peggiori. Sono il doppio di te, e tu hai già una corporatura appunto ampia di spalle e strutturata poi da lavoro e allenamenti, ma addirittura ti battono. Ebbene, dicevo, loro non riuscirono neanche a sfiorare la striscia, nonostante i mille tentativi, i muscoli impedivano di fatto al braccio anche solo di sollevarsi oltre una certa. Infatti chiese loro di stringere la parte posteriore del collo nella mano, non riuscivano a far toccare col palmo il collo. Mentre gli altri due, con fisici come il mio o loro" indicando Bryden o Alaric "staccarono la striscia senza problemi, anche se avevano dei muscoli ben presenti. Eppure la cosa fu davvero sorprendente in questa dimostrazione. ma non finì qui, dopo aver fatto portare dei ferri di cavallo da uno dei presenti, Kianta li porse a  Orlando e kron, chiedendo loro di modificare la forma come volevano, come agli altri due. Risultato, Orlando e kron riuscirono a creare un cuore e l'altro a raddrizzare, come potevano a due mani, i due ferri mentre Joakim e Yamir, provarono e riprovarono ma ninete. MOrale, Kianta disse che litigare sui tipi di fisici era assurdo perchè per vari fattori alcuni di loro erano capaci di svolgere determinate cose e altri ulteriori, differenti. E questo si proiettava nel lavoro. Le Giostre inoltre, non dovevano essere luogo di odio e litigi ma di svago e divertimento mettendo alla prova , appunto, le loro abilità, come amici. Essere migliori perchè si ha un fisico pompato non prova di essere migliori, ma i risultati di quello che si può realimente fare si. I Punti delle Giostre come i punti Theet e Bee erano extra personali, non da scontri. Rivalità e confronti vanno bene ma non da portare ad attaccarsi l'un l'altro... ma se continuo a spiegarti, non la finiremo più. Te lo racconterò meglio in seguiro. Il succo è che giudicare certe cose e sentirsi come migliori degli altri, e sugli altri, è controproducente per tutti."

"Mh... e dovè la cosa stupida? per me è logico"

"Cazzo, una sclerata, un pazzo sadico... siamo messi male e io lo dico sempre..." borbottò incavolato Alaric andandosene.

"Ehi, dove vai? Dobbiamo andare alla Sala con la lista" chiese Jd guardando la sua schiena andarsene, allargando le braccia.

"Appunto, la stronzetta vuole farci sgobbare e devo pure sentire idiozie da quell'altro... Me ne vado perchè non vi reggo!"

Jd sospirò, restò a fissarlo un pò per mandare gli altri a preparare tutto per la missione. Ma chiese a Gask di restare.

"Resta un attimo, mentre scrivo la lista e gli ordini... vorrei discutere con te un attimo"

"Come vuoi, dimmi..." distendendosi fin oa toccare con la schiena il gradino superiore, poggiandovisi per allargare le braccia, mentre Jd scriveva sul suo dispositivo.

"Le ho chiesto il fatto del nome, ti ricordi? nella Dimora rossa? Ebbene, mi ha detto sorpresa che non vi aveva fatto caso, le era uscito così..."

"Alaric ha detto che cèra l'influenza di... Lia?"

Jd alzò la testa di scatto, fissandolo sbalordito, per poi mutare l'espressione in irata. Stirò le labbra per formare una linea di disapprovazione e si distense anche lui, guardando il cielo.

"Se Kianta fosse qui, direbbe che parliamo tutti troppo, ma Alaric davvero non riesce a comprendere la differenza tra dire le cose di getto e ragionare, prima di dare certe informazioni. NOn avrebbe dovuto parlartene"

"Ma chi è?"

"Oh, tu non l'hai conosciuta... e di solito i lsuo nome non viene mai pronunciato."

"perchè, era una persona nemica o che altro?"

"No, è stata la prima ad aiutare noi e Milan per lo Chateau. Ma non parliamo mai di lei perchè... è una storia ormai morta e sepolta. IN un certo senso..."

OK, ma rifaccio la domanda. E' finita perchè era una persona negativa o..."

"No, semplicemente ci salutò e se ne andò! Con il tacito accordo di Milan, diciamo. In realtà ne lui ne noi volevamo, ma lei si impuntò per andarsene e... s ene è andata. Kianta ha... come posso dire, rilevato le redini dell'inizio lasciate da Lia, portando tutto a cosa conosci. Anche Bluegrass era di Lia..."

"Q...quel Bluegrass?"

"Si, esatto. Era il dono di Milan per Lia, ma chiese che fosse dato a qualcuno di meritevole e finì per essere il primo di Kianta..."

"Cazzo" mormorò, passando una mano sui capelli per tenerli indietro

"Si puoi ben dirlo. L'amministrazione, Bluegrass, altre cose sono una sorta di testamento di Lia. Kianta sa vagamente della precedente... insomma di chi cèra prima di lei. E in un certo senso riteneva e ritiene tutt'ora un dovere morale mantenere certe cose ben salde e controllate. MIgliorarle si, ma non deviare dalle tacite basi create da Lia perchè le approva anche lei."

"Era per caso una delle donne di Milan?"

A quelle parole Jd lo fissò senza capire, poi rise lievemente per finire in una fragorosa risata, abbandonandosi totalmente contro il gradino dietro. Quando si calmò, fissò l'amico.

"per niente. Lia... era una persona particolare. Non so dirti in negativo o per eccentricità o altro. Definirla? Difficile in modo chiaro. Una cosa posso dirla. Condivideva con Kianta una cosa. Oltre la testardaggine e la sicurezza di cosa voleva, sapeva ed era. Ossia odiava la vicinanza con le persone e le relazioni con queste. peggio se intime. Se Lia era categorica sul non volere nessuno vicino, ma era lei a decidere cosa concedere come amicizia e informazioni... Kianta non saprei dirlo con sicurezza. Rispetto a Lia è più spontanea, estroversa, sorride di più ed è più espansiva... diversa dal riccio chiuso di Lia. Penso che se si iniziasse a fidare, parlerebbe  senza problemi e potrebbe anche andare oltre l'amicizia, cosa impossibile con Lia.

"Voi due non siete amici'? E con Milan?"

"Si, ma non quello che tu o altri potreste pensare. Kianta è più amica, e con più persone che Lia. Hai conosciuti i suoi amici, no?"

"Quelli che Milan odia? Quelli fuori dallo Chateau?"

"Esatto.  Lia era vicina solo con me e Milan, e basta. Kianta è più naturale. Eppure, il suo passato continua a tornare, ecco perchè  non ha nessun compagno..."

"Credevo l'avesse, per gli anelli" Jd parve perplesso per una frazione di secondo, poi comprese

"Ah, parli di quegli anelli. Quelli... hanno una storia particolare. Diciamo che li voleva da sempre ma non poteva comprarli mai. Uno è definito... aspetta, anello dell'amore gallese, qualcosa del genere. Ha una frase in gallese appunto scritto, ed è una riproduzione moderna di un antico anello veramente esistito. Kianta afferma che lo porta per qualche motivo, del tipo che ha fatto un giuramento per cui lo terrà al dito finchè non capirà che è possibile provare sentimenti e cè una persona speciale che merita fiducia. Altrimenti si fiderà solo di se stessa. Il giorno che non lo porterà più,  dimostrerà quanto inciso sull'anello. Lo so, sembra contorto o il contrario di quello che dice la frase, ma se ho capito la cosa è questa. L'altro al medio della destra, è un anello tipo fedina però con con ai bordi una fascia a torciglione per tutto il giro, quindi una sopra e una sotto, e tutta la parte centrale una serie di linee in rilievo. Ma non so cosa significa, so solo che è l'altro suo preferito. Mentre ne ha un terzo, che scambia con quello con il tirciglioni, che è una forma a mandorla con al centro una pietra all'interno di una stella, intorno un cerchio. Il tutto in entrami i lati tipo specchio una forma che sembra una S tagliata a metà che tocca in alto del cerchio e finisce nella fascia inferiore dell'anello. Il cerchio centrale inoltre ha in cima, in basso e poco  prima della S  dei segni che non so cosa significano. me li fece vedere quando gli orafi glieli diedero e ne era felice.  ma di certo non so bene il significato e  che
non cè qualcuno di importante per lei. A tal punto da definirlo come tale. Se dovesse accadere sarebbe... quello che molti chiamano miracolo. Io lo ritengo solo la prova che invece qualcosa cè per tutti. Alla fine. Anche se Lia non ci credeva per niente e Kianta non sa come prenderla. Ma non fida molto degli altri oltre l'amicizia..."

"Non ti seguo"

"Kianta non crede nell'amore, quello che tutti intendiamo con un partner, nel matrimonio, fidanzamento, e odia terribilmente il concetto di maternità. Per alcuni sarebbe pazza e fuori natura,  per altri... non so dirti. Non è l'unica qui come donna biologica che non vuole figli, ma se alcune poi alla fine potrebbero capitolare, lei mai. Lo so perchè non è davvero quel tipo di persona. Prova ribrezzo, orrore puro nella nascita come concetto, per quanto riguarda i mammiferi, e... come avviene. Lei è quel tipo di persona che prova a superare le sue paure. Vedi gli allenamenti che fa per le altezze, ad esempio. O avvicinarsi e toccare un polipo o seppia" ridendo divertito "e ha provato a guardare e capire il concetto della nascita come la conosciamo noi umani da donne partierienti che si mostrano ai medici all'università. Almeno, così ho capito. Mi è stato detto che un ginecologo che deve far nascere non è che studia sui libri e poi di colpo lo mettono a tira fuori i bambini. E lei odia vedere e pensare a questo, come avviene per noi o altri mammiferi. Ma niente, schifata e negante. Vuole solo scappare e non pensarci. Infatti non assiste mai a quello che Milan e altri della fattoria concepiscono come . Odia i bambini e i cuccioli e il fatto che sono ignoranti di tutto. Lei lo rifugge come l'altra cosa terrificante che non deve accadere mai..."

"Sarebbe?"

"Quello... dovresti chiedere a lei. Questo è meglio che sia lei a parlarne, se mai riuscirai a farle cambiare idea su di te. Ha avuto una discussione con Alaric su questo argomento, un altro motivo per cui lui la vede come fuori di testa. E' comprensibile, lui è maschio e lei è femmina. Eppure nonostante possa essere la risposta, Kianta ha un modo di pensare particolare, non da femmina.  E per questo è ancora più difficile avvicinarla. E uno di quegli anelli è legato a questo."

"... non ho ben capito, ma ok... ma quella Lia, quindi non verrò più qui?"

"No, non credo. Lei... l'ho detto, non era una persona come le altre"

"Era...quindi è morta?"

"... se ti dicessi forse, probabilmente sarebbe... troppo riduttivo per spiegare la situazione. Lei diceva sempre che era una morta vivente e Milan l'ha sempre definita una persona indefinibile dai canoni comuni. Era una persona perennemente sola a causa della società, sola ammantata di odio e rancore. Una essenza tormentata che era abituata a usare unghie e denti per non soccombere alla società e cosa il mondo voleva che fosse, divenendo negativa senza in realtà esserlo mai, anzi. Inquieta, una forza irrefrenabile che lentamente soccombeva a se stessa, perchè incapace di reggere il suo stesso essere. Kianta è lo specchio opposto, possiamo dire qualcuno che poteva essere, se avesse davvero infranto le catene che le avevano messo indosso, per essere come volevano che fosse... Eppure nonostante questo, entrambe si portano nel profondo un fardello che è stato impossibile cancellare, nonostante tutto. Una forza impossibile da sradicare..."

"...." Gask osservò Jd parlare, mentre questi sovrapesiero guardava il cielo "... quindi non tornerà per affiancare Kianta e Milan nel desiderio del mondo nuovo perchè morta. Kianta usa il suo nome anche se non la conosce e no si parla mai di lei..."

"Eh?" come riscosso "Oh, no. NOn tornerà, a meno che non accada qualcosa... ma non preoccuparti. Lia... Lia non deve tornare, perchè altrimenti sarebbe un disastro..." mostrandosi in un modo che Gask non capiva. Rattristato? Spaventato?

"OK, anche se non ho ben capito..."

"Se un giorno riuscirai a parlare a Kianta... chiedile di parlarti del Dottore e di sua figlia. Quel giorno, capirai un pò di più di Milan, il dottor David e Lia"

Jd si alzò, si spazzolò con le mani i pantaloni e si stirò.

"Resta il fatto che Kianta non è come appare, almeno non quella incazzosa e rancorosa come sembra. Come nella sua vita passata, la si definisce nei modi sbagliati per l'aspetto che trae in inganno e come si pone. Ma non è così come sembra. E' la persona che tenta di tenere le persone unite, di appacificare e sistemare le cose. Che come Milan desidera un mondo dove le persone siano loro stesse, crescano nel modo giusto, che non vi siano traumi e dolore dato da altri, con guide di vita e nel rispetto del mondo intorno. Il fatto che odi a tal punto quelli che fanno del male ad altri, o commettono orrori, da agire nelle maniere che hai scoperto... diciamo che è una cosa profonda. Non uccide, questo ormai lo sai, ma tollera poco la gente che combattiamo e cerchiamo di fermare. Se fosse per lei aiuterebbe tutti, vedi la Raccolta. E' nata per lei, anche se l'inizio lo ha dato Lia. ma le voci che sentirai dagli uomini, qualunque voce, non credere a meno che non lo chiedi a me, Lubo o ne parli con Kianta direttamente. Milan... Kianta ti direbbe di non chiedergli mai certe cose. Perchè? prova a riappacificarti con lei, allora sarà lei a dirti le cose, se sentirà che lo vuole. E..." girandosi mentre toccava con il tacco il gradino sotto, guardandolo in faccia "Non parlare mai più di Lia, con nessuno. non chiedere più di lei. perchè se Lia dovesse tornare maturando di nuovo odio, sarebbe il peggio..." scendendo e allontanandosi.














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Capitolo 16
*** Chapter 16 ***


Chapter 16
Chapter 16

Un anno e nove mesi prima

"E' davvero assurdo che tu sia ancora qua, non è..."

"Una cosa fattibile? Concordo, eppure guarda. Lui come loro, è riuscito a usare la carta della colpa, i cavolo di sensi di colpa,  per convincermi. E ha pure pretese...."

Lia rispose ad Alaric, di fronte a lei, nel tavolo di quella che doveva esser una sala mensa. Ma sembrava un posto squallido e mal curato. La risposta di Jd, quando si sedette accanto a lei, fu che Milan non girava mai per l'edificio, non mangiava con loro e controllava le condizioni di certe parti dello Chateau. Una cosa che lei non comprendeva. Aveva scoperto che l'edificio era stato rinnovato, ma nessuno puliva e il tempo, i fumi e lo sporco si attaccavano all'intonaco mutandolo in beige e poi più scuro, col tempo. I pavimenti neanche a dirlo.
Lubo rispose che da quando iniziarono a inseguire quei tipi per tutto il paese, Il Leader non aveva più prestato attenzione a loro e dove vivevano. Le altre aree di nuova costruzione non lo vedevano da tempo, la zona cucina e spazi come quella sala, non venivano da lui controllate perchè di fatto abitava piani sopra, luoghi dove invece vi era pulizia, ordine e gusto. E come mangiava? La cucina era parzialmente utilizzata da quella donna che aveva conosciuto. Tra le mansioni, era le a preparare i suoi pasti e quelli di Milan, ma sono con attrezzi e stoviglie di suo utilizzo.
Perchè allora, chiese, se siete militari e vivete con le regole di disciplina e organizzazione, sembrava un ritrovo di tossici e malavitosi di quart'ordine? Semplice, disse Jd. Ammise che la colpa era anche loro, dei Capitani, perchè chiedevano rispetto degli orari e le attività quotidiane, ma avevano voglia rasente lo zero di interessarsi al resto, se non per i propri spazi.
Loro pulivano e tenevano in ordine i loro alloggi, distanti da quelli degli altri, ma per il resto si era accocolati sugli allori. L'importante era che vi fosse disciplina e correttezza nel lavoro. Lubo pose fine al discorso di Jd in quel modo. Bene, rispose lei, quindi vi va bene quelle scene e questo squallore, oltre che inutilizzo e poca pulizia.
Ma fare il proprio dovere di militari non è un obbligo? E non vi sentite uno schifo addosso, dopo l'esservi seduti su quei posti, quei tavoli, camminato in quegi ambienti così sporchi da far paura? Con batuffoloni di polvere aggrappati a qualunque superficie e che svolazzano sui pavimenti, così grossi e sporchi da competere per dimensione ai gatti? La disciplina la mettete solo per queste cose? I militari non era quelli così pignoli da far paura alla peggior massaia, madre tiranna del mondo per pulizia, ordine, attenzione a ogni minima cosa e pulizia personale e degli ambienti?
POse quella domanda attenta a non toccare molto, chiedendosi quali malattie esistenti potessero esserci in quelle tazze, posate in metallo contro i piatti di plastica usa e getta. Non era mai stata in vita sua in un posto così deprimente e triste, indicando menefreghismo.

"Cosa hai, sempre quella fobia dello sporco?" strafottente, mentre beveva da una bottiglia di birra

"Sei simpatico come un'unghia incarnita. La mia non è fobia, semplice prevenzione..."

"Non hai detto che in macchina con quel tipo hai avuto un litigio proprio per i germi e sporcizia?"

Lia sospirò e scuotendo la testa, si guardò intorno. Ma poteva anche non farlo, quasi nessuno da quello che sapeva andava in quegli ambienti, il concetto di mensa e cucina non era contemplato. Raramente alcuni lo usavano per avere un posto tranquillo dove parlare liberamente, e lei lo trovò ancora più squallido. Ognuno cucinava per se o in piccoli gruppetti, in piccoli cucini nelle stanze come le celle di una prigione, o consumavano pasti preconfezionati militari. NOn a veva voluto assaggiarli, odiava già abbastanza la non cucina della sua famiglia che, a parere suo, non sapeva nenahce mangiare, vivendo in una regione famosa per il cibo meraviglioso dall'antipasto ai dolci. Eppure lei non ne mangiava mai. Sempre roba pronta, sugo in barattolo, roba surgelata e altre schifezze che non amava. Tranne se aveva cioccolato, allora quello non era male.

"Non so come facciate a bere e mangiare qui dentro, figuriamoci cucinare. Non voglio sapere nemmeno come è ridotta la cucina senza utilizzo. Cosa siete, carcerati che avete cucina e frigo nelle camere? Guarda questa stanza... " indicando l'ampio ambiente suddiviso da tavoli e panche "e state lì a scartabellare cibo precotto che già a guardarlo fa venire la nausea. Se non fosse stato per quelle barrette al caramello, frutta secca o fresca,  avrei patito la fame...."

"Che vuoi, siamo in pochi a usare lavastoviglie e piatti e posate. Siamo civili, vedi?" indicando il piatto con dentro le posate alla rinfusa e intorno carte e involucri del cibo militare.
Stava pensando ad altro ma lasciò perdere, quando era arrabbiata usava le parolacce per indicare meglio il suo scontento e a quanto pare a JD non piaceva sentirle.

"Si, siete chef! Resta il fatto che qui è un porcilaio e mi chiedo se vivete così anche quando tornate in famiglia..."

"Credi che altrove sia diverso? Ragazza, tu non sai là fuori come è stato vivere in tende o posti come questo, perchè dovevo stare là, dividendo i pochi bagni con centinaia di altri, una cuccetta ta tante in una stanza con più persone, zero intimità e mostrare uniforme e tutto l'equipaggiamento sempre pulito mentre a turno bisognava pulire e sistemare controvoglia, sapendo che dopo pochi minuti il turno che andava in pausa risporcava tutto."

"Quindi perchè eri abituati a vivere allo stesso modo, non vuoi stare meglio e sentirti meglio cambiando le cose?"

 "A me non piacciono le pulizie di casa in generale, al massimo lo faccio fare a qualche altro previo pagamento. Insomma, mi godo la mia carica facendo fare agli altri, credono di guadagnarci, e godendomi il tempo libero. Il resto... che s ela vedano loro. Io sto bene dove sto..."

"Che bel modo di pensare. Come l'altra gente là fuori ed ecco che tutto va da schifo. Per la gente con un cervello... sono loro a soffrirne poi. Ma seriamente " guardando Lubo e Jd "a voi due va bene questo? POssibile che non ci sia nessuno che..."

"E di nuovo. Te l'ho già detto. Tutti noi veniamo da addestramenti e lavoro per questo o quel gruppo, che sia governativo  o per nostra richiesta in privati. Ma vuoi sapere una cosa? Milan resta nel suo orticello di belle cose, ben puliti, con abiti di ottimo prezzo... mentre noi siamo un pò stanchi di una vita dove dobbiamo sempre dare e non riceviamo niente. Mi pagano per cosa so fare, dò quanto devo perchè riceva i soldi... Basta. Se non lo avessi ancora capito, noi siamo un'accozzaglia di gente da tutto il mondo, che è stata assunta qua per un progetto che non sappiamo neanche se riusciremo mai a mettere in cantiere. Si, il Leader è un grande ed è riuscito dove altri hanno fallito, ma siamo sinceri. Nessuno sa di noi, nessuno lascerà un monumento o altro con i nostri nomi, nessuno ci ringrazierà uno ad uno per cosa abbiamo fatto. Eppure io come altri ho rischiato la pelle e l'osso del collo in zone di guerra e finite nel cesso, dove vivevamo male, non come qui, ma ci stiam momento un pò di pace. Andavamo avanti con cosa avevamo, ci davano, sperando che non fosse l'ultimo giorno di sole. NOn puoi immaginare cosa ho visto, quanta gente morta in modi orribili e che nessuno sa nemmeno fosse là, per aiutare e scacciare quella merda che ancora..."

"Alaric, per favore..." si intromise Jd "quello che vuole dire è che siamo un pò sottotono, come hai giustamente detto nella Sala delle pianificazioni e prima, quando ci siamo incontrati. Siamo demotivati, ecco. Milan ci ha dato e fornito tutto ciò di cui avevamo bisogno, ma stava a noi gestirlo e provvedere al resto. Come ha detto Lubo, non controlla o visiona nulla. Sa che non esiste la mensa, serivizi di pulizia e manutenzione. Ma lo capisco anche, è più quotato in politica e relazioni sociali, per questo impegno gravoso che si è preso da trovare difficile la gestione di tutto questo.  E non ne è bravo. E così lascia tutto in mano a noi. Siamo colpevoli lo so, ma come hai capito anche noi andiamo in giro o siamo impegnati. Abbiamo un gruppo di addestramento, un altro per..."

"Ok, basta. QUindi mi state dicendo che lui ha una sorta di segretaria, i piani superiori solamente suoi e gestiti in una certa maniera, mentre il piano inferiore dove siamo, del corpo principale, e gli altri sono lasciati... agli occupanti. Nessun controllo, gestione, regole di condotta oltre quelle normali trovabili ovunque ma...

"e non vi pesa vivere come rifugiati trasandati e alla buona?"

"invece di parlare di queste cose, dicci!" INiziò ALaric furibondo "parlaci di quando ti vedremo di nuovo percorrere il  sentiero fino al cancello per andartene. Era questo che volevi fare, no? Già ti vedevo allontanarti, eri un puntino...!"

"Si, anche io non sono contenta, ma per Milan devo ricambiare cosa è stato fatto. E comunque tranquillo, se quell'uomo non riesce, non mi vedrai più per davvero. Potrai crogiolarti nel tuo letame dove ti senti a casa, e morire incrostato di schifo e stronzaggine. Mi domando però come facciano le donne che frequenti a non avere da dire..." con un sorriso beffardo, sistemandosi sulla sedia con una gamba accavallata sull'altra.

"Cosa! Tu che ne sai..."

"Ma se ne parlano tutti!" disse lei fissandolo malamente "Alaric, forse non te ne frega, ma passando con Milan e Jd per i corriodio o i luoghi che considerate casa, ma sono lerci peggio di una casa di senzatetto, poveretti loro, ho sentito discorsi allucinanti. E, se sono abituati a parlarne mentre io, un'estranea, guarda in giro, immagina normalmente. Però davvero, non so come facciate ad avere una vita sessuale e sociale per come siete combinati. Davvero tutti voi frequentate certe donne?"

"ha parlato quella che ha litigato con l'unico che se la poteva fare, perchè i sedili della macchina erano sporchi, quindi non se ne parla..." ridendo di gusto mentre lei mutava il viso in rabbia e sguardo duro come se vedesse qualcosa di schifoso

"Alaric, i discorsi che abbiamo fatto, dovrebbero essere personali. Come tu odi che si parli della tua sfera privata, per favore non urlare certe cose, di altri, come fossimo al mercato"

"Seriamente? Mi fai la paternale, JD? Questa ha chiesto come mai ci fossero signorine in giro, le ho risposto e ne è nato un dibattito. Qualè il problema?"

"le uniche donne, tra l'altro" velenosa e assumendo un'espressione di disprezzo

"Che tu hai il vizio di parlare a tutti per vantarti di cose che dovresti tenere per te, e lo sai. Più di un volta qualcosa è uscita dalla tua bocca, mentre ti divertivi ad avere consensi degli uomini del tuo gruppo..." intervenne Jd, mentre Lia scuoteva la testa con aria schifata facendo dei tik tik con la lingua per disapprovazione

"Vi siete coalizzati contro di me, tutti e due!" si incavolò Alaric, sbattendo la bottiglia sul tavolo mentre Jd e Lia si guardavano ridendo, come però se prendessero in giro un bambino

"Oh, Alaric. Se il Dio in cui credi, qualunuque sia, ti ha fatto mediocre come militare quanto basta per guadagnare, si è risparmiato su altre cose. Sia prima, nella discussione con Milan che pochi istanti fa, hai detto che io non potevo capire cosa hai visto, sopportato, lasciato alle spalle che non augureresti a nessuno. Benissimo! Primo, quelle signorine come le chiami tu sono esseri umani. POssono essere come tu le vuoi, ma come te odia e vorrebebreo di meglio. Secondo. Come dice il detto degli Inuit, non puoi capire cosa prova e sente l'altro, come è quello che ha affrontato per lui,  se non hai provato a metterti nei suoi stivaletti. Significato simile a quello che ho detto io. Si può cercare di comprendere, ma non si può capire se non si è provato quello ha passato un altro e come lui lo vive. Esattamente come me. Cè gente spocchiosa, ma ci sarebbe altro da dire, che afferma che ciò che io desidero sia da deboli, inutili, incapaci di vivere. Conigli. Schifosi. Che noi, mi riferisco a quelli come me che tanto hanno fatto e di più, eppure hanno deciso, ripeto deciso e non una cosa all'ultimo secondo, che lasciano volentieri la gente in quello che gli va bene. Per noi non cè sconfitta, non siamo conigli che fuggono in quel modo dalla vita. Noi abbiamo affrontato la vita e la gente di merda, perchè questo è, a testa alta e come potevamo. Ma il dolore e la sopportazione sono stati così tanti, e talmente distruttivi, che vogliamo solo andarcene come vogliamo noi, con dignità e l'ultima cosa che noi decidiamo. Essere noi a decidere. Semplicemente perchè a causa della società e di altri i nostri sforzi, più di quella gentaglia stessa, non sono serviti ad altro che farci finire sempre più nelle sabbie mobili nere. Come le defnisco io. Eppure, se chiediamo solo di andarcene come essere umani, con la consapevolezza che un mondo bellissimo e merita di esser visto e vissuto, ma per noi era impossibile causa terzi... e non iniziate con i buonismi sulla speranza, ch e cè qualcosa di buono per tutti perchè non è vero. Sono realista e so di cosa parlo. Ho conosciuto o sentito parlare di persone anche vicine di casa che hanno avuto solo schifo, finendo peggio di come eravamo noi. Se ce la si faceva a fine mese stringendo sempre, anche se una pizza oqualcosa di buono ogni tanto poteva starci visto i tagli su tutto, so di gente che non riusciva a pagare le bollette e, roba vera, non mi invento nulla, chiedevano al prete della chiesa candele perchè non avevano corrente elettrica. Si arrangiavano per cucinare con le bombole quando le avevano, ma stavano senza acqua calda e luce sopratutto in inverno. E parlo di questi giorni giorni, non dopo la guerra! Perchè o pagano una bolletta o l'altra. E questo raccontato dalle mie zie che stavano sempre in chiesa e sentivano e sapevano tutto. Donne lasciate sole dai mariti con figli, dovevano andarsene fuori regione per un lavoro, lasciando alla madre sola anch'essa, i pargoli e queste con le loro età e problemi, dovevano badare ai nipoti come potevano. Anche con i pochi soldi mandati dalla figlia. Io non ho mai avuto problemi con sacrifici e periodi un pò neri, anche perchè ne ho fatti tanti e ne ho avuti di più, ma ho sempre avuto la convinzione che  la tenacia, volontà e il continuare, erano la cosa gisuta da fare per giungere a cosa si voleva. Eppure eccomi, guardami, e dimmi se una come me può accettare lo schifo che le hanno versato addosso. Perchè io non lo accetto. Ho desiderato tanto e chiesto a tutti gli dei conosciuti una sola cosa. Dare il mio corpo a qualcuno morto o che stava morendo perchè avesse una vita migliore di quella patita. Avesse, quella eprsona, l'opportunità che non poteva avere e io semplicemente svanire. Anzi no, desideravo andare da quello schifo di esseri che si definivano umani e tormentarli uno ad uno fino alla pazzia. Ma qualcuno che era morto o doveva morire, meritava di continuare con quello che avevo,per lui sarebbe stata una vita che gli andava bene. Perchè ci sono, ma non è vita per me, quella che ho lasciato. Un pò come la gente che è sicura di esistere prr figliare e vederli sposati e continuare il ciclo, vivendo come portatori di geni. E quanti ne ho conosciuti, ci ho anche vissuto e pretendevano che io dessi discendenti a loro. p Prima una vita a dirmi che se avessi fatto qualcosa con qualcuno, prima del matrimonio, mi avrebbero rotto le ossa, non mi invento niente, e hanno giudicato altre mie coetanee o poco più grandi o piccole come buttane per questo. Perchè l'ho sentito, ho visto le loro reazioni a vedere quelle ragazzine con la carrozzina. E io no n capivo perchè giudicare una persona, solo perchè aveva preso la decisione di vivere. Così come prositute. Io provo pena per loro, ma nello stesso tempo le rispetto e considero molto. Perchè loro sonostate forti e capaci di fare ciè che io non farei mai. Morire con le mie mani che dare la mia parte materiale a schifosi, che considerano le persone come oggetti per i loro divertimenti. Quelle donne, quelle la gente normale giudica negativamente, non vede o non vuole capire il perchè, lo ha dovuto fare. Ogni volta che sentivo in film, notiziari o la gente intorno a me sputare sentenze o dire >ma è una prosistuta> come se fosse la fogna che sono invece loro... provavo odio per la società. Viene più considerato chi ha soldi, si è fatto facendo cadere gli altri, trattando gli altri come spazzatura e guadagnando e prendendo posizione nascondendo lo schifo fatto. Mentre chi arriva a fare quel mestiere per disperazione, soldi, necessità, perchè la società non a tutto da le opportunità, è solo feccia. Che bello questo mondo...  E ancora a dirmi che dovevo trovare un fidanzato ricco , senza sapere che io sono diversa dalle altre già di mio. Quanto ne ho viste e subite perchè io non seguo la lista della spesa della vita, dove si deve nascere, crescere come dice Dio, ci si sposa e si figlia e la tua vita la passi per questo. Cè gente che esiste solo per questo, fare figli e morire pensando che fosse questo lo scopo del loro nascere. Sacrificano cosa vogliono fare, cosa sono, come vorrebbero vivere veramente e magari chi sono veramente, per far felici gli altri, morendo con mille rimpianti. Io non voglio arrivare ai quaranta anni, peggiorando sempre di più già di mio per la mia malattia, rimpiangendo il doppio di quello per cui già mi dolgo. Quindi, vuoi sapere cosa voglio dirti?"

"Ok, spara, perchè ho da dirti una cosa io"

"Benissimo. Hai detto che non posso capire te e cosa ti porta a fregartene di alcune cose, basta che hai il tuo piccolo... Senti me, adesso. Io non son ouna vigliacca, non voglio andarmene perchè ho paura del mondo o non sono capace di stargli appresso. Perchè non scherzo, nella mia città io ero la più giovane che trattava l'informatica e tutto ciò che abbiamo oggi in anticipo sui tempi. Quando ho fatto il mio primo corso dopo il diploma, ero l'unica da quel corso in poi, a sapere dagli undici anni a far qualcosa non avevo bisogno di lezioni.Le seguovo, ma sapevo già tutto. La gente ancora non sa dove mettere mano al pc, adesso,  pensa questi n nuovi telefoni per loro alieni come gli smarthphone e come usarli. Già no nsanno usare i tablet. Ebbene, io ragionavo e pensavo diversamente dagli altri fin da piccolina, eppure ero vista come sbagliata per questo. Adesso guarda, mi si diceva che usare un pc era fonte di malattie, problemi, faceva male, non portava a niente e invece adesso? Perfino voi avete apparecchiature che non ho mai visto, ho qualifiche che mi pongono al di sopra di altri non per il pezzo di carta, perchè quelli mi sono serviti solo per attestare seriamente cosa potessi fare. Ma quello che so fare. Eppure cosa me ne è venuto? Gente che mi guarda e non crede che sia in grado di creare pagine web dal codice da zero compresa la grafica, che possa contrllare e riparare un pc, benche meno costrutirlo io da zero scegliendo i pezzi. Sapendo cosa facevo e come comprendere i dati. Poi arrivava tizia o tizio X che avevano il mio stesso attestato o lauera  ma sapevano solo chattare e smanettare il poco sul pc, che mi fregavano posto e meriti perchè più capaci a intortare e farsi amare dalle persone. Ma erano serpi dentro. Ho subito tanto dalla gente solo perchè superficiale di merda a considerava l'aspetto o modo di porsi, e io alla fine non ho fatto altro che fingere di apparire come loro e... non ci riesco. Perchè non sono capace e adatta a mettermi una maschera come loro. Le prese in giro e sberleffi anche con gente che non consocevo ma sapevano tutti di me, perchè amavo i minerali e cristalli e li collezionavo come potevo, perchè non erano roba da femmine e mi prendevano per lesbica o matta. Per le mie collezioni. I pennini o dip pen, di vetro o legno e metalli o altre cose che mi paicevano. Le risate, perchè adoro scrivere a mano invece che in programmi al pc, con inchiostri tanninici e pennini in vetro. Loro che non sanno neanche scrivere due righe, io  che sono stata elogiata davanti a tutti all'esame di maturità, prendendo il massimo e discorsi positivi al presidente di commissione. Ma gli altri? muti?Quando mai. Ho dovuto far parte, per i miei, di un gruppo di volontariato e lascia perdere lo schifo, non consiglio mai di farvi parte anche se non serve a niente. Gente della peggior risma, l'unica seria e che considerava comunque il volontariato qualcosa di importante... ero io. Ci andavano per la diaria della benzina che la facevano diventare un guadagno, roba gratis perchè ne facevano parte, cose sottobanco e vergognose che io vedevo, ma ero corretta e trattata da schifo. Con le mie qualiiche ero diventat segretaria e assitente del presidente facendo di tutto, dal preparare documenti alla riparazione delle apparecchiature informatiche. Mai una volta che mi avessero detto grazie, almeno quello... ma mi hanno fatta sballare perchè due stronze, che i colleghi dicevano se la facevano con il presidente, si sono prese il mio posto, mi hanno buttata a fare lavoro vergognoso mentre loro, ogni volta che entravo in quell'ufficio, che facevano? Chattavano. Si sentiva dalle casse il rumore dei messagi in  arrivo e sapevano tutti che non sapevano neanche quasi mandare una email. Finito lì, questo capitolo? No, perchè mi hanno messa a controllare la gentaglia della città come sorveglianza, facevo il mio lavoro come potevo per la malattia e molti colleghi maschi mi consideravano e salutavano alla fine con piacere, parlavano del servizio e dei loro problemi per fare quel lavoro, mi rispettavano, almeno quello. ma proprio perchè io facevo! Tanto che anche i guardiani dei parchi o luoghi dove svolgevamo il compito, venivano a dirmi che erano lieti che ci fossi io di turno. Eppure peggioravo, e quando andavo in ufficio, vedevo la stronza più vecchia parlottare con l'altra con le gambe sopra la scrivania, con la sedia pendente, facendosi i fatti loro. Ed erano le stesse che mi rimproverarono più volte e ho scoperto per altro da quei colleghi, sparlavano, del fatto che io quando avevo finito tutto prendevo il libro dell'università e studiavo alla scrivania in attesa di altro lavoro. Questo al presidente e a loro non andò giù, non ero come quelle due e quindi buttata fuori. Io che studiavo! Mentre loro facevano le mammine faciline. Ed è inutile dirti tutto quello che tentarono di fare per avere la scusa di buttarmi fuori con disonore, ALla fine me nen sono andata io a testa alta, anche se stavo malissimo. Ma perchè, non mi amavano? Perchè, oltre la solita superficialità,  i miei mi obbligarono a dire solo determinate ore, determinate giornate disponibili, questo non farlo, quell'altro no, facendoli incazzare di più. E questo è solo un racconto. Ne ho centinaia. Ma non è questo il punto. So bene che non è paragonabile a cosa hai visto per il tuo lavoro ma sto parlando sia come altra voce, che come persone che voi definite donna biologica"

Fece una pausa voltandosi verso la sala per vedere se cèra qualcuno, poi tornò a guarda Alaric e continuare.

"Io non posso capire, comprendere come ti sentivi quando sono accadute certe cose e che impatto hanno avuto per te per essere... così. Tuttavia anche tu non puoi comprendere ed essere capace di empatia per come sono e sento, e affronto le cose. Io non accetto, non permetto, non abbozzo a niente. Se me ne voglio andare non è come altri. per una minima cosa lo fanno, creando problemi a noi che veramente loconsideriamo come un'ultima decisione, non una fuga. Mi sono stufata, mi rotta cosa non ho, la considero l'unica decisione mia totale contro la volontà altrui. Quelli fuggono, io voglio andarmene alle mie condizioni, come voglio e quando voglio, dicendo agli altri vaffanculo. Ma tornando al discorso di poco fa, perchè io devo soffrire per le decisioni di altri? Si, ho trovato strano che vi fossero solo, come donne, le vostre amichette, ma non sono una persona come i frustrati di merda, che rimangono turbati dalle scene di sesso perché hanno mentalità malate o tanto odio per l'altro sesso, che hanno vissuto venti, trent' anni senza rendersi conto che esistesse il sesso nella vita. Perchè incapaci..."

"Sbaglio o tu rientri proprio in quella categoria?"

"Tu sei un idiota" rispose acidamente lei, fissandolo, " parlo degli incel, religiosi e gli stressati dalla vita che sono dei babbioni così tanto da pensare che tutto gli sia dovuto, che loro debbano avere qualcuno che li consideri e che devono fare sesso. O Che non si debba fare se non procreare. Che l'essere umano, perchè un t esto del cavolo di pastori ignoranti e bogotti che hanno pure cambiando i testi originali, chiamati  testi apocrifi, per diffondere il loro, di messaggio. Infatti si dice Cristiano o Cattolico. Ma il Punto èche non è il mio caso. Cè gente che dice che è una delle cose più belle del mondo. Chissà. Io non sono tipo da frenare le proprie reazioni o risentimento, quindi posso capire in parte il tuo discorso. Ma appunto, non puoi comrpendere me e come sento certe cose, perchè sei un uomo e perchè non ti sarà mai capitato. Sempre che tu non sia gay, allora forse potresti. Tu non hai subito fin da piccolo il processo della società per cui ti imprimono nella testa cosa devi essere, se non hai un carattere o personalità come il mio, per cui devi esser in questo modo e fare quest'altro. Altrimenti sei sbagliato. L'avevo detto a Jd, ma te lo spiego, così mettiamo fine a questa cosa. Dagli undici anni non ho fatto altro che subire bombardamenti continui da tutti, familiari prima e poi scuola e società dopo, per cui io dovevo essere donna, religiosa, moglie e madre. La donna lavora solo se cè bisogno di altri soldi a casa. Poi la mia famiglia non è molto bella, nel senso che pensa queste cose ma è chiusa come non puoi capire, se non vi vivi dentro. Per tutta la mia vita ci sono stati solo loro con i miei nonni e massimo zii. Le persone al di fuori sono cattive, negative, schifose, da tenere alla larga. Nessun amico tranne un paio da sentire solo per telefono ma negli ultimi tempi, tutto solo famiglia. Non mi mandavano neanche al mare con i miei zii perchè quelli poi guardavano tutto ciò che fai, dici e hai e giudicano e sparlano con altri. Sempre e solo a casa, soli, con loro. la sera mai uscire tranne feste religiose. Mi sono dovuta fare due giorni senza dormire appresso a queste feste del cavolo finchè ho detto basta, perchè per loro era importante. QUindi io ero sola, contro i compagni a scuola e contro gente con cui non avevo esperienza perchè ero già diversa di mio e di abitudini. E sola ancora perchè, pena botte e punizioni, dovevo essere come volevano. Una santa senza parlare, rispondere, zitta anche se mi sfottevano o mi dicevano il peggio davanti, educata e con la testa sempre china a terra. Sorridere e apparire una principessa insomma. Eppure non lo sono e la mia vita è stata un inferno in casa come fuori. Tutti si aspettavano una copia conforme alle altre, peccato solo che le altre erano schifo, che manifestavano mentre gli adulti erano distratti o lontani. Ho odiato la scuola, l'essere piccola e non sapere niente, la mia paura e terrore di urla, punizioni e di essere picchiata perchè finivo sempre la colpevole di tutto. Se facevo una cosa nella mia ignoranza di bambina era tremendo e punita senza spiegazioni. Se le merde dicevano ai grandi che ero io, senza sentire altro, ero una brutta persona. Sempre io, anche se non vi rientravo o no avevo detto o fatto niente. Quante cose spiacevoli ed è pure poco cosa sono stati per me, che ho subito. Ma il peggio era il sentir loro dirmi che tutti facevano schifo e dovevo stare lontana dalla gente, poi dagli undici anni a ritepermi che dovevo avere il fidanzatino e, passati gli anni, a ridere e schernirmi tutti perchè non lo avessi. Eppure guardavo quelle che lo avevano fatto per far contenti gli adulti, e per seguire lui, perchè anche i maschi nonsono messi meglio, e hanno fatto roba, finendo per essere marchiate a vita. Si, dicevano così, marchiate. Come cavalle. E vuoi sapere una cosa? So bene di avere problemi legati alla paura viscerale e terrore di essere giudicata, e marchiata come le altre. nato da loro. NOn hai idea quanti sacrifici e rinunce ho fatto per non essere etichettata, e ho perso anni ed esperienze della mia vita. Non ho mai avuto un amico perchè non risucivo a fingere, e come ero non piaceva alle persone. Sono una persona di merda? Si, ma dopo anni e maturando disprezzo, inimicizia,  risentimento, astio, rifiuto, intolleranza, e tutto ciò che vuoi appiopparmi anche tu. Ma nessuno in uttta la mia vita mi ha ascoltata, si è fermata e ha fatto le domande fondamentali, per capire le situzioni o le motivazioni. Cosa provassi, cosa comportavano per me tutte quelle cose, alla lunga. Ho sofferto come non saprei nenache descrivere, perchè le sole parole non basterebbero... eppure ho continuato a testa alta, affrontando tutto. E sono sempre caduta, sempre più giù, non per causa mia. Tutte le paure, i terrori mi hanno condizionata in ogni cosa, impedendomi di essere tanto e in tante cose. Quella è la mia colpa. Aver permesso alla paura di farmi diventare vuota. Se fin da piccola ero aperta e sempre felice, perchè scoprivo e vivevo ogni cosa come una meraviglia, dalle medie sono diventata cosa vedi. Ho odiato tutte le frasi contro il sesso che ho dovuto sentire in famiglia, eppure orgogliosi e pronti a dirmi che il ciclo fosse una cosa preziosa e importante. Per me è stato solo un ulteriore legaccio che mi ha rovinata anni. Costretta a dolori terrificanti per cui non vi erano antidolorifici, perchè non ascoltandomi non capivano quanto soffrissi. E niente medicinali. Cosi che mi obbgligavano ad usare, per risparmiare , cose così grosse e fastisiode che se avessi preso una maglietta ripiegata al loro posto, stavo meglio. Tu non puoi capire, per ridire le tue parole, cosa significa per una come me il ciclo, e quale limitazione sia. io che fin da piccola non comprendo perchè dovrei essere un essere umano figliando, essere una donna se non mi definisco tale e tante stronzate che sono l'opposto di me.  Il fatto stesso che io, essere umano, non posso decidere per me e il mio corpo, ma sono gli ltri a farlo, mi fa incazzare. perchè non cè modo di fermare il ciclo se siamo esseri umani e sopra il livello  istintivo degli animali? Una come me deve essere obbligata a subirlo? Per la natura devo subire questo schifo per una cosa che non voglio, non desidero, non accetto. Eppure sono un'essere umana, tutti dicono che siamo sopra e diversi dagli animali. Sono peggiorata con gli altri, anche per la paura delle loro reazioni. I miei persone in casa, non ne volevano, mai,  e la gente mi considerava matta per colpa loro per le cose che pensavano. E poi cèrano i maschi. Puoi tu capire cosa significhi essere palpati sul seno, ogni volta,  perchè per essere bulli di merda, se la ridevano con la classe perchè io rispetto alle altre le avevo morbide? bello anche questo, eh Alaric? Considerata sbagliata perchè non avevo il fidanzato, come se fosse obbligo ma senza farci niente, perchè altrimenti tu, non lui, sei una vergogna. I maschi che non facevano altro che guardarti come una vagina che cammina e basta. E io non provando niente, per nessuno, vedendomi sbaglaita anche in questo. Come se non avesse desiderio o sdilingurmi per qualsiasi uomo che pssasse per la tv o in giro fosse da malati. Fin da piccola mi chiedevo perchè dovessi chiamare mamma e papà, o nonni o zii persone per cui non provavo niente...."

"...."

"Sono uno schifo di persona? Sicuro, Perchè normalmente se ti muoiono i nonni dovresti sentirsi disperato, come se ti mancasse una parte di te o altre cose del genere, come amano dire tutti. Ma io... li ho visti morire, nell'attimo in cui non vi era niente in loro, come pensano in molti, e l'unica cosa che pensavo per uno  era . Uno è morto in un modo che mi ha portata a capire come la famiglia fosse la tua tomba, già da prima. Sempre forte come un toro, senza un raffreddore, è peggiorato in poche settimane senza una motivazione, diventando di fatto incapace di muoversi. Ricordo l'ultima volta che lo vidi prima del giorno della morte, tutti a rompere le palle a mettergli flebo, a fare di tutto per tenerlo in vita, in quel modo miserevole. COn i muscoli di anziano andati del tutto per le ultime settimane, con il pannolone, secco secco, la faccia lascia perdere... e pieno di tubi e medicinali sul comodino, da far paura. E che urla, urlava cavolo,  di lasciarlo andare e mettergli un cuscino sulla faccia perchè no nsoffrisse più. Questo urlava. Uno come lui, che non l'avevo mai visto malato o altro ma sempre anzi spavaldo e con battute pronte, ridotto a chiedere un gesto de genere. E mi raggelai a sentire le risposte. Gli dissero di finirla e stare zitto, che doveva fare le flebo per stare bene. Ma ciò non accadde. Quando lo vidi morto da pochi minuti, come era ridotto e quanto avevano martoriato il suo corpo per tenerselo in vita loro, facendolo soffrire, facendolo morire nel sonno per soffocametno come si scoprì, mi fece male per me, e per tutti quelli obbligati a cure e mantenimenti, in vita in quel modo. Capìì anche dalla mia malattia che sarebbe finita così per me, che non erano capace di dire addio e auguare a chi dicevano di voler bene, un modo dignitoso e più umano di andarsene. L'ho visto urlare dal letto e chiedere di trattarlo da umano, ma morì devastato più dall'agire di chi avev aintorno che dalla vecchiaia improvvisa. Io non provavo cosa doveva provare una persona normale, come dicevan che doveva essere. E l'ho visto, come gli altri, come coinquilinio con cui dovevo vivere. Faccio schifo, sono merdosa, lo so e lo comprendo. Non ho provato cosa avevo visto da compagni, a cui erano morti i nonni anni prima, e si disperavano in classe e piangevano. E io non sapevo se fossi sbagliata. E poi l'altro, morto di colpo per un'arteria scoppiata, provai solo contentezza che non avesse subito quello che avvenne sull'altro. Anzi, ricordo che tornai a casa e mi sedetti in cucina, ero allegra e tranquilla perchè non  aveva sofferto, non avevo davanti quelle scene deliranti e supplichevoli. E poi... Io, già stando male per la malattia, iniziai a star male dentro. Quale sorte mi sarebbe toccata? Se da sempre fino a poche ore fa, erano loro a decidere tutto della mia vita, dal cibo agli abiti, a quanti soldi avere in mano o tenerli loro conservati... cosa sarebbe accaduto per gli anni a venire? Mi hanno sempre rimrpoverata nell'ultimo tempo,perchè non accettavo più le cavolo di medicine e terapie che mi avevano peggiorata seriamente. Mi davano la colpa di stare così e non fare niente, quando ho subtio anni non hai idea, per fare cosa volevano sul mio corpo, per guarirlo a loro dire. Senza sapere cosa ne pensavo e cosa volessi. Rispetto chi vuole guarire e prova di tutto, ma nessuno là fuori ha rispettato e considerato cosa volessi io o intendessi fare o meno. Dimmi, quindi Alaric, sono io malata mentale come pensavano tutti?"

"...."

"Già certo, non hai niente da dire... allora continuerò con l'ultimo punto. Tu non puoi capire quando non provi ninete per nessuno eppure desideri avere qualcuno vicino, perchè l'uomo è un essere sociale. Ma alla gente io non sono piaciuta mai, sia come ero veramente prima di tutto questo, sia dopo. Non cè stata nessuna persona amica, perchè alla fine chi pensavo meritevole e che mi vedesse diversamente, era stronza o peggio. Vedi esempio all'università cosa hanno fatto, mentre io stavo malissimo, alle mie spalle, anche. Ma il fatto è che non provavo niente per nessun maschio e la gente, famiglia e altri, pensavano fossi qualcosa che per la società è sbagliato. Contro natura. Gisutamente, senza dialogo ne niente non ti interessa parlare con quella persona e capire, ma giudichi subito senza problemi. E poi conobbi Rò. Era stato sia l'unica persona con cui fu naturale avvicinarmi, sia l'unico maschio che non mi dava fastidio avere vicino,  o da cui farmi toccare. Cosa puoi capire tu, dopo una vita ad essere sola, me, pensando di aver davanti una persona che forse poteva essere importante per me come amico e fidandomi? E intendo nessuna paura, nessun timore di essere me stessa, libertà di parlare e direla mia veramnete, non le solite frasi clichè che dicono tutti perchè è così, di avvicinarmi a qualcuno. Il problema è che io desideravo avere al fianco qualcuno con cui parlare, condividere le cose, avere vicino per ogni momento della vita ed esperienze... lui alla fine si rivelò come gli altri. Se all'inizio mi sentìì desiderosa di essere me stessa, mi accorsi pian piano che qualcosa non andava.  Tranne che al corso, non voleva fare una cosa che desideravo tanto. Uscire di casa, e fianalmente con qualcuno vicino a me. Andare al cinema, vedere posti interessanti, musei o anche solo negozi. Mi è sempre piaciuto guaradre in  un negozio, anche solo scoprire la merce, così come un bambino al negozio di giocattoli che vuole vedere tutto dall'inizio alla fine,  come vedesse cose nuove e straordinarie. Hai mai visto Mamma ho perso l'aereo a New York? Quel negozio di giocattoli? Da vedere tutto? Ecco... Invece ero sempre rimasta a casa, tranne dove dovevo andare per la musica. Ah, la musica. Anche quello, qualcosa che mi ha portato via pezzi di me. Il punto è che iniziò a dire di no, meglio di no. Ci sentivamo online per lo più, e poi scoprì perchè. Era stato fidanzato e si era lasciato dopo casini perchè per la sua ragazza non era al livello che voleva. Insomma non era ambizioso e voglioso di soldi, come voleva lei. Anche se non stavano più insieme, erano  in stallo e la famiglia di lei non accettava come lei, una persona con una lavoro banale, così creava problemi. Lei si vergognava di uscire con lui e passare del tempo con gli amici, perchè ogni vlta si chiedeva tra tutto e lei non voleva dire che era meno. E mi venne a dire che non usciva con altri perchè aveva paura che la famiglia di lei lo vedesse, in giro, con altre persone e montasse un casino, dopo anni di fidanzamento e tutto. Sai la cosa divertente? Mi disse però che nel caso, se volevo diventare più amici in quel senso, non cèrano problemi ad incontrarsi, da qualche parte, in segreto. Io ovviamente non la presi bene per tante ragioni, ma era l'unica persona per cui non provavo fastidio e nervosismo, andavamo d'accordo. Gli dissi solo amici, poi si vedeva. Poi una volta ci incontrammo ad un corso, dove venne per vedermi lontano dalla strada. Prima mi abbracciò dicendo che era felice di vedermi, e io anche se non sicura di cosa provassi, e del fatto che non mi dava fastidio, accettai. Venne altre volte ma le cose cambiarono quando scoprì che alcuni che frequantavano quel posto lo conoscevano e iniziì a diventare nervoso e irascibile, dicendomi che mi comportavo da bambina se scherzavo o ero me stessa. E poi un giorno...  Ricordo che cèra un bagno per le ragazze, e vicino una stanzetta mai usata e mi chiese di parlare lì. Io non sono tipo da nascondermi, così che la gente non mi veda. Se mi piace stare in un posto per tranquillità e perchè va a me, ok, ma non mi sentivo a mio agio di nascosto. Perchè avevo un sentore... Ebbene, mi chiese, indovina di fargli cosa? INiziammo a discutere e lui mi disse che se davvero gli volevo bene, dovevo dimostrarglielo. Puoi immaginare la mia perplessità per un concetto del genere. io, sola da schifo da sempre, arriva la prima persona concui non mi sento in negatività come con gli  altri, ho il mio modo di essere e conosci... e chiedi con instistenza questo! E mi rimproverò anche, una delle tante volte, lamentandosi
sempre del fatto che mi diceva sempre , ma io no, solo ti voglio bene. Il problema è che io stessa glielo dicevo ma col dubbio, perchè non ho mai capito cosa bisognasse provare e come capirlo. Anzi, si lamentava sempre anche di questo. Le altre questo, le altre così, le altre fanno, dicono, dimostrano. Diceva che era impossibile che io non capissi se e cosa provassi, che se mi abbracciava questo, se tentava di baciarmi quell'altro. ma io non sapevo cosa rispondere a me stessa, pensa a lui. E c'erano loro, la mia famiglia e chi mi chiedeva sempre perchè non ero con il fidanzato, perchè non cèra nessuno, che intenzioni avessi. Non è che cè rischio che diventi come sua zia, chiedevano tutti a mia madre anche se ero lì e potevano rigirarla a me. Ho una zia mai sposata per fatti suoi, e tutta la famiglia e chiunque, a dirsi preoccupati e increduli per questo. E che anche io potessi <fare quella fine>. Dopo il diploma i miei, che rompevano perchè a quell'età erano molti quasi sposati mentre io non mi ero arrisicata a interessarmi a nessuno, meglio se ben messo economicamente. Vedi tizia, caia e sempronia? Sono già sposate e con figli. Quando ci dai dei nipoti. Quando. E poi le colleghe all'università, che stufa di sentirmi chiedere quando lo avessi fatto la prima volta e quante volte, dissi alla fine che non era mai successo e non mi interessava. Come finì?  Che dopo aver detto questa cosa a tre, quelle con cui credevo fossi amica stretta, l'han saputo tutto il gruppo in generale ,ed è inutile dire tutte le frasi che ne risultarono, no? Come si fa gente, che sfotte le religiose e perbenine, prendere in giro una persona solo perchè diversamente da loro non si son passate mezza città. E per alcune era così. Invece di chiedere ma come mai... Cosa è successo... con amicizia, non saprei! No, risate e presa in giro. Mi presero per scema, per pazza per essere ancora così, incredule perchè pensavano che scherzassi, iniziarono a sfottermi sul fatto che era strano che non mi piacesse nessuno, neanche un cantante o attore, e non mi venissero le voglie che divevano di avere. Ma io realmente non provavo e sentivo niente  e non mi interessava. Ero stata sempre sola e avevo terrore della mia famiglia e del giudizio per qualunque cosa avessi decido di fare in generale. Questo mi limitò parecchio, troppo,  ma per loro ero strana, per tutti gli altri o ero lesbica  o avevo qualche problema. Non cèra altro. Ricordo che me ne andai pensando solo una cosa, il giorno che dissi stufa la verità a quelle tre. Che la mia famiglia aveva fatto di tutto per inculcarmi che la gente faceva schifo, non cèra niente di buono nel mondo se non nella famiglia o nei fatti prorpi, che non bisognasse dire o far sapere niente alla gente. E che dovevo esser come la società e la gente voleva. Io credevo nel mondo, quello che mi faceva brillare gli occhi per ogni cosa che vedessi e che aveva sapito creare prima di me,  e volessi scoprire, eppure questo mondo non fece niente per sbugiardare quegli stereotipi, affermare che non era tutto così negativo come pensavano. Farmi vedere che cèra una faccia, oltre quella dell'odio e distanziamento. E invece..."

"Che è accaduto poi" chiese Lubo, mentre lei si incupiva e i lsuo sguardo era perso da qualche parte

"Semplicemente, dopo una di quelle giornate di festa in cui si deve stare in famiglia, in cui mi bombardarono di paragoni tra me e altre, cosa avevano fatto loro della lista della spesa e cosa io no, manifestando timore che potessi diventare come quella zia e sofferente di mio per la malattia e l'università. che non andava più come avevo cercato di mantenere, non riuscì a reggere anche a Rò. Pressava per vederci per fare roba, voleva fatto questo e quello, rabbia perchè non dimostravo l'affetto che cèra per lui, e mi comportavo in maniera strana. Il problema è io ero persa in una vita non mia, una...  e poi, non ero io ad esser diventata strana, semplicemente soffrivo per esser costretta da tutti a fare cosa volevano, a subire pressioni per qualcosa per cui non ero incline. E così... per disperazione alla fine gli dissi si. Non ce la facevo più a sentire tutti con le loro richieste, se contrario a cosa tu vuoi, le colleghe di università che invece di ascoltarmi e vedere che stavo male e aiutarmi, mi sfottevano sempre e si infuriavano se io dicevo qualcosa sui loro fidanzati... virtuali. Si, perchè queste grandi signore, erano tutte fidanzate con gente che abitavano altrove, conosciuti in chat mentre si divertivano con altri  in città. Questo l'ho scoperto quei giorni in cui, invece di studiare come chiedevo, erano diventate così amiche da dirsi tutto.  Ora, una di queste aveva come me una malattia, la sua le aveva portato a malformazioni delle gambe e camminava male e si vedeva che qualcosa no andava. E lì io la capisco, se la gente non la considerava per l'aspetto fisico passi il fatto che cerchi altrove qualcuno che no vi badi. Anche se anche questa ne ha combinate da far impallidire. E' arrivata a spedire a questo tizio orologi da polso, cibo nostro tradizionale e altro in pacchi non assicurati e, siccome li comprava con me quando facevamo due passi vicino tra le lezioni o le ore nostro di studio, ero presente. E sudavo se non arrivavano, perchè questa aveva anche come me problemi di denaro e i soldi glieli davano i genitori, malati come lei, sperando che quel tipo la accettasse davvero e si sistemasse. E poi sfotteva me per l'amicizia con Rò, dicendo che non è normale che un maschio sia il migliore amico... comunque mettete queste cose insieme, aggiungeteci lui che invece di parlare e fare qualcosa per distrarci dai casini personali, rompeva che voleva una foto intima, questo e quello... Un giorno mi dice che i suoi genitori erano tornati a casa accompagnati da un parente, perchè si erano sentiti poco bene nella casa in campagna e la macchina del padre era rimasta là. E doveva riprenderla. Con la sua semi ex si parlava ma non da chiederle questa cosa e quinid... alla fine gli dico ok. All'epoca ancora guidavo un poco e mi aveva detto che mi faceva vedere la famosa casa della sua infanzia, che amava, e nel mentre lo aiutavo a riportare la macchina in città. Mi venne a prendere e andammo là... il tempo di farmi vedere la sala da pranzo che cominciava a strofinarsi su di me. L'unica cosa che provavo era voglia di uccidere qualcuno, ma dopo una discussione dove di nuovo anche lui mi diceva che sono una donna, e come tale ci sono cose che devo fare... in quel momento lui disse che bisognava approfittare delle occasioni, e ho sbroccato. Gli ho detto che non sentivo niente e non provavo niente, ma lui sordo. Mi disse di seguirlo e mi condusse nella cameretta dove ormai andava solo per dormire, quando stava con i suoi in estate ma stop, era ancora come l'aveva sistemata da ragazzino. E simpaticamente disse che era qui che portava le fidanzate prima dell'ultima. E già non ero in vena prima, mi spiace dirlo ma mi venne lo sgutter, ossia lo schifo a pensare a ciò. E si, inutile che fai quella faccia..." disse ad Alaric

"Stavo solo pensando..."

"Si, al fatto della macchina. Quella volta che mi disse di salire in macchina, alla fine del corso, che mi dava in passaggio. Mi portò invece in un post isolato e mi disse che finalmente eravamo soli ed ero tutta sua. Mi disse anche che in quel posto onn ci abitava nessuno e se volevo potevo, come disse lui tranquillamente, cavalcare senza paura di esser visti. Simpatico, vero? Ennesima discussione, perchè io primo non volevo, non mi andava. Secondo, voleva che mi spogliassi per fare almeno roba meno grossa e io ribattei che eravamo in una macchina, senza qualcosa per proteggere la pelle dai sedili. Apriti cielo, cosa accadde... inveì contro di me perchè riteneva impensabile questo mio pensiero. Era assurdo, urlava, che io pensassi a qualcosa di così stupido, invece di fare roba e terminò con . Fu in quel momento, quell'incessante, di tutti, paragonarmi ad altre e lo mandai a quel paese. E quella volta, tempo dopo,  in quella casa, non reggevo più a ninete e gli dissi va bene, vediamo sta cosa. Ricordo ancora il lettino con il copriletto chissl con quanta polvere e roba di sopra, e mi disse mentre apriva la finestra . Così, come un ordine dato a un cane. Non capì neanche quando lo guardai storto e dopo il cantilenio di altre frasi uguali  accettai controvoglia. Non si degnò neanche di togliere il copriletto... " si fermò arrabbiata, mordendo con rabbia il labbro inferiore

"Non cè bisogno che spieghi tutto" disse Jd


"Ah, io non ho nulla da vergognarmi, se è questo che pensi. Così come per la tua storia non ne hai tu. Non è quello... è solo che pensarci fa male... NOn dirò oltre il basico. Ma non fece niente di particolare, ne io, non quello, ma quando vide che  non facevo altro che guardare i muri, dopo un pò, si alzò e disse prima di uscire di sistemarmi e raggiungerlo. Mi sistemai e rimasi seduta sul letto, senza sapere cosa dovevo mostrare. Il suo tono e il modo in cui se ne andò,con un tono come deluso o non so che altro. Sapevo solo che volevo distrutgere tutto e sfogare cosa provavo in una volta sola. Lui non aveva fatto niente di particolare, eppure oltre i dolori, guardando il muro opposto, non risucivo a pensare che a una cosa, Anzi due. Che fossi rigidissima e nervosa, che al confornto un baccalà sotto sale era elasticissimo e due, che mi sentivo con lui come con tutti gli altri, solo un qualcosa per cosa gli interessava. I miei e famiglia in generale, non facevano altro che dire che mi amavano, che cosa dicevano e facevano era amore, senza però mai chiedermi o parlare con della cosa, quali fossero i miei desideri e cosa odiassi.Non li sapevano. NOn capivano il dolore che procuravano alla mia psiche con i confronti, dicendo che altri padri, madri, nonni si vantavano con loro di figli e nipoti e loro non potevano farlo. Come se, nonotante i miei voti e successi sudatissimi, per la mia malattia che mi limitava, non meritassi qualcosa. La società voleva come la famiglia che io rispettassi gli imperativi obbligatori di donna e poi lui, la persona che credevo avessi vicina e con cui all'inizio mi sentivo a mio agio, a parlare e che mi rendeva contenta perchè cèra, mi aveva fatta sentire in meno di mezz'ora un niente. Insapore per cambiare parola. Mi aveva obbligata a fare cose che non sentivo e volevo, che non venivano da me, dicendo che non era normale, mi aveva spinta a permettergli di toccarmi senza niente, senza altro. Finchè non si incavolò e se ne andò. LAsciandomi così, senza parlare, senza chiarimenti, senza vedere e capire che ero nervosa, non a mio agio, in preda ai terrori di quella paura che mi ha sempre accompagnato. E mi chiesi se non fossi davvero sbagliata nel credere che a qualcuno importasse di cosa volessi e cosa provassi. La prova era lì, perchè mi ero bloccata, rigida come un bastone solo perchè mi toccava e non lo guardavo, automaticamente si era offeso o che altro e non gli andava più bene. Chissenefrega se magari cè qualcosa che non va. Quella fu la cosa più devastante sul sesso che ha peggiorato i miei rapporti con quella paura. Paura e incapacità a reggere tutto, il concetto del sesso ecosa dovevo essere per gli altri contro me stessa. Sentito come obbligatorio da sposati, imperativo per fare figli per gli altri, mentre vietato e mal giudicata tu se pensi anche solo di fare qualcosa. Solo scoprire della mammine pancine e cosa scrivevano mi facevano stare peggio. I doveri. Lo stare con gli occhi chiuse, mute, oggetti inanimati fra le mani di altri... DOpo la scuola media mi venne il terrore del giudizio degli altri, perchè i miei continuavano a urlare che dovevo apparire così, vestita in quel modo, non dire e non rispondere mai a nessuno a davanti ad altri, sorridere e mostrarmi sempre affabile, educazione non onnormale ma ai massimi livelli e mai, mai atteggiament equivoci. Dopo le insegnanti e compagni delle medie, iniziai a soffrire la vicinanza con gli altri, da rifugiarmi smepre più in me stessa. Sempre sola, sempre così dispiaciuta. Nessun amico o qualcuno con cui capire le vicinanze, le affezioni e cosa significava e se cèra da provare qualcosa, con la vicinanza fisica. Se non provavo fastidio con lui, mi dissi che forse significava qualcosa. Invece quel giorno è rimasto come un incubo, sempre sull'attenti quando un maschio si avvicinava o capire le sue intenzioni. Sempre fredda e sempre distante, questo ero prima e peggio dopo. L'ultima volta che lo vidi fu quando decisi di troncare tutto. Quel giorno mi ritrovai al piano di sotto con lui, che chiudeva tutto e come se neinte fosse mi disse di montare in macchina e tornare a casa sua. Lasciai l'auto sotto casa, mi ringraziò e saluto dopo che mi riaccompagnò e tornai a casa. I nostri discorsi per lui dovevano virare sempre su quello, senza mai, mai, accennare a quanto accaduto e cosa comportò per me. Io stessa non ho mai capito l'unica cosa che provai da quel giorno in poi. Un dolore nel petto da mancare il respiro, un disagio e tremore assurdo, al sol pensare a lui e come mi sonosentiva, come un niente, là... il vuoto e il respiro tremante perchè non volevo, e poi l'aver visto lasciarmi sola . Di nuovo sola, di nuovo niente. Quell'ultima volta, qualche settimana dopo, perchè avevo mandato a quel paese le colleghe di università, fu la fine. Anche loro, invece di aiutarmi o che altro, come vedevo fare a tutti gli altri ma per me mai nessuno, mai verso di me, mi denigravano e dicevano di non credere che stessi male, nonstante camminassi male e mi venisse una nausea paurosa per i dolori. Così, per disperazone perchè i miei volevano risultati, gli dissi di aiutarmi, e accettò. Avevo una sorta di stanza da basso che era di mio nonno, facente parte della casa originale, la parte di sotto rimasta a lui, Morendo è andata a noi, ma non la usavamo mai, quindi cèra stanzetta con tavolo, letto e bagno. Cè da dirvi forse come finì?"

"avete litigato" rispose Jd

"eh... " sorridendo amarmente" neanche il tempo di entrare e sederci che, notato, il letto, cercò in tutti i modi di farmi spogliare per fare roba. Arrivò a spingermi, mentre io arretravo provando quella senzazione per quella volta, e togliermi i vestiti. Proprio cercò di togliermeli. Quando colpì la parete con la schiena, mi resi conto di come annaspavo terrorizzata e l'ho spinto via, tremando. E' accaduto così, a ricordarlo non so neanche io esattamente come si sentissi in quei pochi momenti. Volevo urlare, andar via, anche piagere. Mi sentivo disperata. Discutemmo, tanto che temetti di esser udita dalla mia famiglia di sopra, che sapevano di lui e pensavano chissà cosa da prima. E di nuovo senza parlarmi. Discutemmo seriamente, lui dicendo di essere deluso marcio e che ero cambiata, io sempre più sconvolta da cosa diceva. E di nuovo, non ero io ad essere cambiata... semplicemente agivo come me, non come ero abituata con gli altri. Solo che mi aveva conosciuta all'inziio con quella maschera che tento di mettere sempre per apparire simile agli altri e pensava seriamente che fossi una scemetta ingenua, caruccia e  solo timida. Anche dopo tantissimo tempo, dopo che doveva avermi consociuta davvero in chat, e nelle poche volte di persona, non ha mai capito che i miei comportamenti erano genuini e spaventati. Non volevo niente, se una cosa non viene da me in generale non vogli ofarla e lui invece pensava fossi solo... non so neanche io cosa. Non parlammo mai davvero della cosa, perchè quando tentavo di farmi ascoltare, come tutti gli altri glissava e si lamentava invece lui. Quella volta volevo piangere per una cosa. Alla fine tutti, tutti quanti, non facevano altro che dire che ero una delusione, un fallimento, sbagliata. Lo mandai via e poi per messaggi nel cell per giorni, mi scrisse di perdonarlo e di parlare di nuovo.Quelli di cui ti raprlai con cui andai in Irlanda... Quel viaggio è l'unica cosa che ho sentito viva e reale, io che cèro, si tutta la mia vita. le uniche volte in cui ero contenta e mi ricordo con un pò di rimpianto è quando compravo quacosa che desidaravo o mangiavo quello che mi piacev dopo secoli. All'epoca parlavo con Zay e Ric, conosciuti per un interesse comune online e che veramente, anche rispetto a Rò, sono stati diversi nel considerarmi. Fu parlando con Zay che capì che non ero io ad essere in errore, come mi facevano pensare tutti. Che tutto ciò che... " scuotendo la testa  "mi parlò delle sue esperienze e degli uomini in generale, e del fatto che non era sbagliato il mio rifiuto di non fare cosa non mi andava. Che io avevo ragione. E Rò considerava quella mia comprensione come cambiamento, quando dall'inizio io parlavo, dicevo e niente... come tutti gli altri, che fossero famiglia o gente che avevo conosciuto. Furono quel giorno in quella casa, e quell'ultimo incontro nella mia, che ne uscì peggio in tutti i sensi ed è da allora che non ho contatti con nessuno in generale. E odio la gente, non voglio contatti o altro.  Anche perchè io ero peggiorata, e anche uscire per qualche ora di casa mi procurava dolori assurdi, sopratutto camminando.  E così, eccomi. Una persona che odia i contatti con la gente, il sesso per queste sue esperienze e, lo dico una volta sola come dissi a Rò che non voglio fatto niente, non a me, non lo tollero per me. La gente può fare cosa vuole, basta che non danneggi gli altri, non lo giudcio se non appunto come ricatto, uso per propri scopi o simili. Non come quegli idioti là fuori.  QUindi come vedi, no nsono come quelle persone di cui ho parlato prima che detestano il sesso e l'altro sesso perchè la gente li ha rifiutati. Io detesto gli obblighi, di più se legati al sesso. Ma su di me. E se Milan è davvero un Signore. serio e manterrà la parola, mi fiderò della sua promessa..."

"Ti viene ancora da piangere al pensiero?"?"

"No" rispose a Jd "l'ultima volta che ho pianto davvero, da non riuscire a fermarmi o fare altro, standoci male per un pò ancora,  fu quando scrissi una lettera a Zay e Ric. Furono gli unici a cui raccontai molte cose e che considero amici, anche perchè li incontrati di persona, e a cui devo rispetto per come si sono sempre comportati ocn me. Ma abbiamo litigato per come ragionavano su cosa volevo e non accettavano, so non veramente,  e... Avevo chiesto aiuto.Non hanno mai compreso, ne sono sicura, che ho troncato anche con loro perchè non riuscivo a reggere più niente.Strisciare a quel modo in questo mondo, non aver mai niente di cosa desideravo per far contenti gli altri e sentirmi pure rimproverare di essere una delusione. Ancora oggi i miei non hanno mai compreso le mie parole e urla, se dovessi farcela, non capiranno mai perchè desideravo essere ascoltata e che vedessero la verità. E a loro, sarò stronza anche se so che facevo tutto per la prole, appunto i figli in generale e non me, non voglio dire addio, Voglio adanre da questo mondo a modo mio."

"Ma sono i tuoi genitori..."

"Puoi considerarmi stronza, schifosa, merdosa, indegna e qualsiasi cosa ti venga in mente. ma fin da piccola non provavo niente per loro. Gli accadevano cose, non mi sentivo dispiaciuta come lo mostravano gli altri quando facevano casino intorno a me. SOno arrivata al punto di trovare disgustoso il loro toccarmi per sbaglio, anche passando... dovevo pulirmi il braccio per esempio o parte di cosa indossavo. Dividere il bagno con loro era disgustoso. Non volevo che mi toccassero il letto per rifarlo o togliere le lenzuola. Se da piccola per me erano persone con cui dover abitare, fino a ieri erano individui da cui avrei voluto scappare, ma non riuscivo. Perchè usavano i sensi di colpa come arma. Ma se glielo dicevi ti dicevano che eri stronza e altre cose a pensare ciò. Eppure le cose le dicevano, per poi ritrattare. Sembrava di vivere come le storie dei laureandi con i coinquilini. Sono legata a loro per il sangue, ma non mente e cuore. Fammene una colpa..." disse lentamente e con incisione ad Alaric, poi continulò, sempre guardandolo negli occhi.

"...Sarei stata davvero forte e capace come dicono gli imbecilli contro chi non vuole più reggere le stronzate, se li avessi affrontati e fatto davvero come volevo io. Ancora ieri, continuavano a dire che io avevo fatto sempre cosa volevo, contro il loro parere. Io! Che non ho mai fatto cosa desideravo e ci ho rimesso. IO! Sarebbero, lo so, come altre persone che piangerebbero per il fatto che le hanno abbandonate, che sei andato via e li hai lasciati. Cosa ha portato la persona a quella decisione, cosa è avvenuto perchè accadesse, perchè non si fidava di loro e ha preferito fare da sè... e tanto altro. Penserebbero solo che eri egoista fancedoli soffrire come se fosse una ripicca. Tutti i miei tormenti e dolori... si pensa solo a chi resta che cosa gli è stato tolto, cosa gli serve per vivere e continuare ma non ha niente. I cretini che non ascoltavano e vedevano si, loro meritano compresione, tu che eri sull'orlo della disperazione no. La gente è così bloccata nei ragionamenti... Ad ogni modo quei due lo so che non sono contenti che abbia troncato, ma non capiranno che le mie paure dei contatti con le persone sono peggiorate, non risucivo a reggere anche solo parlare con loro. Vedevo loro, come altri e come continuavano ad andare avanti e avevano le possibilità per farlo, che fossero aiuti o i loro meritati sforzi ripagati. Ma io, dal liceo a cercare di rendermi in qualche modo autonoma e capace, per andare via di casa e liberarmi di loro... sono riusciti a tenermi a casa, con loro, come volevano, incatenata senza vedere. Anzi, vedevano sempre che il mio umore peggiorava, non gli parlavo, non ridevo più e per le dannate feste con la famiglia mi obbligavano a rimproveri e parolacce, a fingermi sorridente e felice, con nonni e tutti gli altri. E io stavo male. Ma non riuscivo, mi snetivo peggio, stavo da schifo dentro e mi rimproveravano tutti quanti perchè rovinavo la festa. E quella di batosta di Rò e cosa è nato in me da quell'esperienza. Ciechi fino alla fine. Parlando con Zay mi ero pure illusa un pò che forse, qualcosa per me cèra, che cèrano persone per me alla fine, che ci fosse qualcuno allla fine speciale veramente. Non ho mai avuto vicino una persona che mi portasse ad essere felice perche vi fosse, e che fosse felice che io cèro,,, e che condividesse con me qualsiasi cosa, stando solo vicino. Come le amicizie eterne, uniche, indistruttibili. Loro due erano miei amici e tali rimarranno, ma parlavamo dopo quell'unica volta di persona, solo online. E io non ce la facevo. A casa sempre peggio, sempre e sempre e mi sentivo sola sempre di più. Non hanno compreso che non mi aiutava o bastava, più, solo online quando potevano. E poi non ce l'ho fatta. Speravo che mi aiutassero a non soffrire  più di quanto non fossi devastata e sola e invece... Non volevano. Lo capisco, ma quella rottura alla fine era inevitabile. per una votla che desideravo che qualcuno facesse qualcosa per me, per mio egoismo se volete metterlo così..."

"E cosa cèntra con le signorine che ci fanno compagnia?"

Lia guardò Alaric come se vedesse qualcosa di ripugnante.

"Perchè lo sto dicendo a voi? Come detto le uniche persone a cui avevo detto queste cose, sono quei due. Nella mia vita nessuno ha mai voluto ascoltarmi, fermarsi e usare i lproprio tempo per darmi ascolto, attenzione. Quelle persone lo avevano fatto, ma come gli ho scritto, ho impresso nella carta quello che riuscivo a mettere stando male parlandone, perchè usaressero anche gli occhi e il cervello, cèra poco per me, che potesse aiutarmi. Ormai. Io non sono solo parole al vento, capirmi come per chiunque altro è qualcosa al di là di quello che si pensa. Come per le poesie... che esprimono l'inconscio di una persona. Per terapie o altro ti dicono , è perchè nelle parole le persone riescono a imprimere se stessi e cosa provano. Specchio dell'incoscio, del cuore, interiore profondo della persona. E ti vengono le domande per capire mentre leggi, cosa ha portato quella persona a scivere quello che il foglio custodisce. E chi sa leggerle, comprende senza bisogno di incontri. Ed ecco anche perchè la carta, la penna, l'inchiostro sono per me elementi materiali della mente di chi li usa.
Ma adesso, qui, l'ho detto perchè mi ricollegavo a quel discorso nella Sala che hai fatto. Su quelle donne. Possono mostrarsi carine, dolci, coccolose, caruccette... tutto ciò che ti piace. Loro possono apparire, apparire non essere, come tu le vuoi.... ma sono persone. E così, come poco fa tu ne hai parlato, per te estesso, io ho detto il mio lato, il mio punto di vista, l'altra faccia dell'essere umano, come tu lo intendersti, femminile. Io tra non molto no ci sarò più, è un dato di fatto, perchè non mi fermo. Non accadrà come per altri che, perchè qualcuno arriva e regala un tipo di vita che alla fine non fa schifo, sono felici e dicono di essere rinati e comprendono il perchè e percome della vita. Di storie così ce ne sono molte. Ma io non sono quel tipo.Io so, ne sono consapevole, ho ben chiaro quali sono i miei problemi, traumi, paure, dolori e profondo odio. Che non ho sperato e non può accadere, ancora adesso parlando, mi vengono i timori e paure dell'esser giudicata. Il mio passato non mi lascerà mai. Mai. E adesso, temo il vostro giudizio ma non posso lasciarti dire che quelle persone sono solo passatempi o trastulli... QUi avete alcune cose che mi hanno interessato nella mia vita e non ho potuto avere, ma questo non significa che schiocco le dita e urlò .... No! Da ciò che sono e sono diventata, non può nascere niente di buono perchè non cè nietne di buono. Anche adesso, vedendo quelle cose, per come sono adesso, non cè nessun desiderio di approfittarne e accettarle. Perchè non ho niente da desiderare ora, sperare, voler vivere. Altri ne avrebbero approfittato e sarebbero anche riusciti a trovarsi uno squarcio di tranquillità per ripartire, ma non per come sono rotta. Per questo Milan può pensare cosa vuole, Zay e Ric possono vedere cose pucciose e cuoricinose per come sono, e pensavano che andassero come epr altri. Ci sono cose e persone, per loro speranze che possono ripartire dal ninete, come un seme nato in un buco della strada, e attecchisce. Ma non da un qualcosa  fracassata come me. Di certo, potete cercare di riparare un sado di fiori con tutte le colle che volete. Ma perderà sempre acqua, diventando solo utilizzabile come ornamento alla meglio. E basta.Come quel giorno a casa sua, è come essere vuoti, un contenitore, come voi vedete le donne. Non ho nula in questo mondo, non cè nulla per me in questo mondo, il mondo non mi vuole.  Perchè farmi tirare dai desideri degli altri, ancora una volta, perchè vogliono che io viva... mi colpevolizzo di tutto , sono la colpevole di cosa sono diventata, nonostante siano stati gli atlri, gli artefici della mia disperazione, e io gliel'ho permesso. Eppure, nonostante la maschera che mi viene maturale. per paura, usare con altri, non riesco ad essere omologata al gruppo sociale e... quindi, perchè dovrei rincorrere un mondo che non mi vuole? E ora, incacapce di far qualcosa, dovrei fare cosa?  No, Milan può pensarla come vuole, ma deve arrivare a dove sono ora io, per comprendere che non cè nulla da salvare, risanare, riparare... quello che volete.
Le persone possono solo provare. SOlo. Provare. NOn riuscirci. Ma deve esserci il tempo e la possibilità. Che per me sono finiti. Si, è un senso di arrendevolezza e negatività. Come tutto, ne sono consapevole. E per questo che io sono insanabile. Io, inquanto, Lia, non ho motivo di andare avanti perchè sarebbe solo strisciare per il mondo mentre gl i altri camminano, danzano, saltano, corrono... ma io sono sempre là, in fondo, nel basso a guardare l'altezza degli altri. Rispetto a me."

"ma perchè ti lamenti tanto!" iniziò a sbraitare Alaric stringendo nella mano la bottiglia che sbatteva sul tavolo nell'enfasi del discorso "Quelle donne fanno quel lavoro, noi le paghiamo. A loro piacciono i soldi, a noi i loro lavoretti. Non credo che le donne possano essere brave o migliori noi nel nostro lavoro, se è così dimostratemelo. Altrimenti smettila di lagnarti, il mondo è pieno così di storie come la tua, e domani arriverà qualcuno che avrà vissuto peggio, eppure vede positivo. NOn so perchè, anche dopo le discussioni nella Sala, il motivo per il Leader ti ha voluta. Stavi andandotene! Eppure sei qui, hai tutto ciò che avresti voluto disposizione. Approfittane e zitta. Come a noi va bene, anche tu puoi almeno fare cosa desideravi, e non ti hanno fatto fare. E magari trovi almeno uno tra noi con cui dimenticcare quel tipo che ti voglia fare. Approfittane, sarà facile..."

Lia restò in silenzio, profondo mutismo, a guardarlo. La sua espressione era sempre più calamitata su di lui. GLi occhi che si allargavano a ogni frase, le sopracciglia che scendevano come la testa. Mentre gli occhi mutavano quell'aspetto, notò Jd suadando,  inziava ad arrabbiarsi seriamente. Affilati, taglienti, grandi eppure feroci come un lupo. Le labbra strette, immutate da prima, eppure si notava che era rigida. Quando arrivò all'ultima frase non terminata, schiuse le labbra guardando questa volta Lubo in modo strano, alzò il mento, e voltandosi ancora sulla sedia col busto, alzandosi se ne andò sbottando "Ma Vaffanculo, Va..."

"Ma veramente?!?" disse Jd alzanndosi, allargando le braccia, guardando l'amico pieno di birra e contrariato, aggrappato alla bottiglia

"l'ho sempre detto, misantropia...." borbottò Alaric chinandosi con i gomiti sulla tavola

"perchè sei così scemo..." disse Lubo

Jd corse dietro a lei, che se ne andava in un'andatura che sembrava militare e rabbiosa, non sapendo come proseguì Lubo all'altro, lasciandoli là.






Un anno e sei mesi prima

Kianta si ritrovò sulla soglia dell'ospedale, indecisa su cosa fare. dove andare. Voleva dare un'occhio al luogo, vederlo.
Il dottor Gorman le aveva chiesto di restare ancora un pò, almeno fino a sera, per capire se stava bene e si era ripresa. Ma lei sentiva qualcosa di fastidioso nel ritrovarsi là, nel letto, immobile in attesa del controllo dell'infermiera o del dottore stesso.
Per quanto la stanza fosse una delle due speciali, destinata solo ed escluivamente  al Leader, comandante ed ospiti, senza destinarla mai agli uomini, non riusciva a restare senza far niente, nonostante le possiiblità di passare il tempo previste nell'arredamento. Dormire per lei era negativo, e non voleva più avere medici intorno.
Jd, Alaric anche se controvoglia, Lubo, e Bryden erano andati a vedere come stava e gli aveva parlato, ma dopo quella visita in tandem, aveva ancora più voglia di uscire. E così, dopo essersi vestita e aver dovuto ordinare all'infermiera di calmarsi, che tutti i controlli erano andati bene e se si sarebbe sentita poco bene avrebbe chiamato o sarebbe tornata, salutò anche il dottore nel corridoio e uscì. Fuori.
L'aria buona e odorosa la investì, ben diversa da quella che entrava dalla finestra, più lieve. Lì, con un viale a più corsie contornanti da zone verdi, con alberi alti e ricchi di chioma verde, con alla base composizioni artistiche, panchine o  cespugli o agglomerati di fiori, si sentì più leggera, perdendo la pesantezza che le mura bianche e i corridoi lucidi le davano.
Nonostante vi fossero molte persone che camminavano, parlavano, si muovevano ovunque guardasse, svolgendo attività di vario tipi o solo restando in gruppo, non vi era confusione. Le voci le giungevano, alcune lievi come sussurri, altre forti come urla, ma sempre gioiosi, con risa e complicità, senza infastidire.
Si voltò ad osservare l'edificio che stava lasciando. La facciata sembrava di un edificio antico, con decori in rilievo di pietra o legno. La porta stessa era un rettangolo ampio a due ante, resa in legno chiaro e vetro, per non stonare con l'edificio, con un ernome arco spesso che scendeva fino a terra a contornare la porta e nascondere il meccanismo scorrevole. Le aveva spiegato tutto l'infermiera che, anche in tensione, l'aveva accompagnata fino all'esterno e le aveva spiegato la stranezza di quell'entrata. La porta originaria era quella con i battenti aperti completamente verso l'interno, in legno massiccio a cassettoni e parti in metallo a decorazione che veniva chiuso e sigillato al bisogno. Mentre per l'entrata facilitata era stato costriuto un meccanismo in ferro mascherato. Le porte ad apertura automatica che rientravano ai lati erano si, in le gno e vetro, ma la zona di apertura era una sezione aggiunta all'originale. Che dava all'esterno un aspetto di porta che usciva fuori, data dall'arco largo e e decori esterni ad esso, che mascheravano l'aggiunta. In pratica emulava le vecchie case antiche con i portoni massicci e imponenti, ma all'esterno le porte a scomparsa si attivavano con il laser con la presenza di qualcuno sulle scale, contornate da decorazioni appplicate successivamente. Gli scalini avevano dei rialzi centrali per permettere a lettini e lettighe di esser portati con facilità dentro.

Tirò fuori dalla tasca la lettera che aveva letto e riletto e la dispiegò, osservò la calligrafia fina e corsiva, con le sue rotondità ma incisiva, non leggera o femminile. Si notava sulla carta il punto in cui finita la frase, l'inchiostro avev lasciato un puntino in più alla lettera, segno che chi l'aveva vergata non aveva usato una penna normale. La carta non era quella sottile e trasparente delle stampanti o fax, ma più corposa al tatto. Anche l'odore che emanava solo leggendola era particolare, come l'odore dell'inchiostro.
Osservò le parole ancora per lei da capire in toto, per decidere cosa fare veramente.

Non andartene docile in quella buona notte.
Infuria, infuria contro il morire della luce.
Sfarfalli e brillii, una lampada ilcui cono protegge zona calma
togliendo il freddo e buio, sei come lei
Caldo e tenue rilassato tempo, mentre attorno infuria il freddo scorrere
Osservi e guardi, parli ma non puoi niente
spettro e fantasma significa questo, 
rassegnata, la sua parte va perduta nell'infinito del tempo e del niente
entità effimera sfuggevole
la luce si spegnerà come le lampadine, l'accadimento è dovuto
condannata, spenta la luce, spenta l'essenza
Davvero l'uomo può solo provare?
Improvviso, un lampo
echi della compagna della disperazione
E, da vuoto e nulla,
tremolio e vibrio, pensieri e parole si fanno carne e ossa
Un urlo nel silenzio, dopo si spegne ma il suo eco rimane nella mente
fino a quando non si può fare a meno di ricordarlo
e così l'urlo diviene eterno.
Tangibile e vita
E la luce non danza più

P.S. Spero che tu stia bene. Ci incontreremo d'innanzi il cuore pulsante dell'oceano, baciati e schiariti da luce e funghi, che ci scaldano di dorato e pace. Immergiti

Kianta restò qualche attimo a riguardarla, solo quello, sapeva già il testo. Incurante degli uomini e donne che formicavano intorno, che la guardavano e basta, scorrendo.
Jd lo aveva letto prima di posarlo sul comodino, dicendo dopo averlo scorto che non capiva il significato alla fine, ma il testo lo comprendeva. Eccome. E rispecchiava l'autore. Le descrisse anche il significato, per quella lettera ricevuta quando si era sentita meglio, proprio dall'amico Jd.
Gli era stato chiesto e aveva mantenuto l'onere, eppure per tutto il tempo in cui era rimasto nella stanza con gli altri, aveva mantenuto un comportamento rigido e preoccupato. Prima per il suo stato, dopo per quella lettera.

No, si disse, Tutti i discorsi, anche con Alaric e Milan che era venuto dopo ed era uscito con loro, non dovevano occuparle la mente.
Desiderava capire l'ultima parte e dove recarsi. Doveva andare nell'oceano? O in un acquario? Cèra un acquario là, questo lo ricordava. Ma i funghi? E poi, con la coda dell'occhio, percepì qualcuno.
Milan era fermo sorridente ad osservarla.
Appariva tranquillo. I capelli legati a coda di cavallo media,  e chiusi in chignon, con qualche ciuffo caduto davanti. Di solito li portava sciolti allo Chateau, con onda grande da un lato o riga laterale o al centro, senza sminuirlo nell'aspetto. Ma quando andava in giro li teneva legati in modi diversi. Coda media, coda bassa, chignon, semi raccolto con uno chignon con una aprte dei capelli e gli altri che scivolavano sulle spalle.
Indossava un abito, mezzo Tight pareva, mentre per lavoro preferiva più classico. A tre pezzi,  composto da una giacca in tessuto broccato con disegni e foglie in varie tonalità di porpora, che non davano fastidio all'occhio.
Con inserti di raso sui revers della giacca, li usava poco per lavoro, qui erano presenti.   Aveva  sei bottoni solo nella zona alta da entrambi i lati perchè si portava aperta, con colletto e stile coreana,e  . Dello stesso tessuto, che arrivava a metà pancia, rispetto agli altri più lunghi  più elaborato con i rivolti superiori angolari. Aveva tre bottoni e chisura laterali, rendendolo retto alla fine e non aperto come gl ialtri a V.
Usava anche quelle a un solo bottone sul petto, normalmente, mentre al lavoro le classiche, che lasciavano intravedere la parte media e bassa del gilet sottostante s enon chiudeva i bottoni superiori. Pantaloni sempre senza risvolto, grigio perla, ma non lucidi. Come sempre gemelli e cravatta, questa con stesso design della giacca e gilet ma chiusa a foulard con un fermo in oro al centro, nascosta alla fine dalla giacca. Portava come le volte in cui non lavorava tra estranei, anche un bastone con pomello argento con decori e materiali diversi, in base alla giornata o i completi.

"Buongiorno, socia..."

"Buon giorno a te..." sorrise caldamente lei

"Ti sei ripresa, vedo. Ero venuto per vederti e sapere i dati clinici. Ma noto che sei informa, come sempre"

"Nulla è cambiato da quando sei venuto"

"Eh...?" sorpreso e  rimasto un attimo incredulo "Mh, si vero... QUindi tutto nella norma. Ottimo. Sarei contento di riverti allenare e lavorare al solito, per sapere come ti sei rimessa. Ma è meglio se almeno oggi ti riposi. Domani comincerai la giornata normale..."

"In verità volevo fare un giro di tutto e..."

"Sicura di star bene? Che non ti verranno vertigini o altro? Evita eccessi, sei appena stata dimessa. Riposati, invece. Vai in camera tua. Va bene anche rivedere i progetti e lavori che dovevi svolgere, ma stando sempre attenta a non esagerare. Il dottore non aveva detto che non ha riscontrato disturbi o problemi? Inoltre in questi giorni verranno Madame e tuti gli altri per il Disegno. Dovrai essere in forma per riprendere dove è stato lasciato tutto. E per farlo, devi prima controllare tutto il materiale..."

"Si, hai ragione. Meglio documentarmi prima. Se verranno, sarà meglio che sappia tutto in anticipo. E' solo..."

"Sempre curiosa, sempre imprevedibile" disse ridacchiando "ma ascolta... Non è stato un incidente, però sei finita in uno stato simile al coma per parecchie ore. Ti sei risvegliata senza problemi, danni o altro e questo è straordinario. Nella tua situazione, altri sono finiti male. Ma..." alzando il bastone verso di lei dopo averlo mosso co la mano per i ldiscorso "se tu non ingrani nella maniera corretta ed eviti scossoni alla testa improvvisi, che siano fisici o mentali, rischi di tornare non qui dal dottor Gorman, ma da David. Sono stato chiaro?"

"Capito. Se torno da David rischio di restarci per un pò...e non lo voglio. Sei stato chiarissimo"

"brava ragazza. Sia io che i veterani ti abbiamo già illustrato tutto, dall'inizio al momento del risveglio. Corretto? E questo poche ore fa... corretto di nuovo?" ponendo ensafi sull'ultima parte

"Esatto, sei ore fa. Era prorpio per questo che volevo guardare e approfittare della luce rimanente..."

"Non sono un dottore, ma preferire che tu ti riposassi in un ambiente familiare e tranquillo. Ti farò portare cosa ti piace in camera, anche se per fortuna nostra e per voi, il cibo qui non è come negli ospedali normali. Quindi nessuno muore di fame o di rimpianti. Ma dovrai mangiare e stare tranquilla, perchè domani possa svegliarti bene al cento per cento. Non andrai in giro di tua inziativa, vanificando tutto?"

"No, ho capito. Credi che io sia così imprevedibile?"

"E' perchè sei tu che questo è avvenuto. Positivamente, certo, ma se esageri nel fare come vuoi tu anche per forza, finirai per ritrovarti davvero da David o ad ottenere un risultato sbagliato o non voluto. Io, mio fratello e Lia non abbiamo fatto tutto il lavoro solo per capriccio. Tu sei qui, sai fare cosa è necessario per migliorare, non peggiorare, ma sii accorta e costante nei piani. Il tuo essere così non è negativo, così come il suo. E perchè sei tu, come per lei, non metterò mai qualcuno a controllarti o spiarti. Fiducia tr anoi, ricordi? Però, se non sei in forma, se esageri tanto da dover chiamare David in anticipo dalle turnazioni, ci rendi difficile ogni cosa..."

"Capita la paternale, vado subito in camera, prometto ed eseguo"

"Di nuovo, brava! Adesso vado comunque dal Dottor
  Gorman, ma seriamente... riposati. Tutto ciò che hai è per metà nostro, ma anche tuo. E sai a cosa intendo..."

"Si, Signore" facendo un saluto militare

Milan rise e la osservò andarsene, finchè non si fermò e voltò verso di lui, lasciandolo stupefatto.

"Senti... cè un acquario qui, vero?"

"Certamente, uno nella sala del tempo libero e l'altro..."

"ok, ma... ci sono dei funghi vicino?"

Milan la squadrò incerto, dubbioso. Restò qualche istante in silenzio, forse riflettendo, poi chiese il motivo.

"Nulla, è solo che mi veniva in mente e volevo sapere dove li avevo visti"

"Non che io ricordi... non ci sono funghi vicino gli acquari. Che siano decorazione o altro"

"Capisco, domani vedrò... buona serata" andandosene.

Kianta percorse i corridoi dei piani superiori dello Chateau principale, trovando la sua camera. La porta di attivò e sganciò in automatico al suo avvicinamento, senza bisogno di sbloccarla con il tastierino, metodo secondario alle chiavi. La porta di legno in stile vittoriano si socchiuse e lei la aprì, osservando l'interno.
La camera di Kianta presentava un salottino, con un divano angolare alla sua sinistra che toccava un angolo sporgente del muro, un tavolino al centro,  rivolti verso lo schermo posizionato sulla parete di fronte ad essi alla destra di lei, ferma dopo aver chiuso la porta. Di fronte a lei, dopo il televisore, vi era una grossa finestra con una tenda a pannello, in voile trasparente e leggero,  che cadeva morbido, arricciata sui passanti, donando leggerezza all'ambiente.
Il colore era tinta unita color menta. Si, quello er ail nome del tessuto, lo ricordava. Che si accordava con la tinta alle pareti di un celestino polvere delicato.La stanza era tagliata  dopo il divano, da una rientranza senza accesso, stringendo lo spazio e impedendo di proseguire dietro il divano verso l'altro lato della stanza.

A dividere quella stanza dalla camera da letto  vi era un divisorio particolare, voluto da lei. Pannelli divisori per interni in un materiale simile al plexiglass, due lastre unite a formare una sorta di parete scorrevole da ambo i lati opaca. Il meccanismo però era più particolare. Un'anima, tra le porte, azionava due possibilità di utilizzo. A scomparsa da un lato , di solito quello verso il divano o
Rototraslanti o basculanti. Oltre la possibilità di renderle come panelli scorrevoli, formando una parete opaca sull'azzurrino, bloccando una parte di solito quella che mostrava il letto, bloccandola fissa, vi era una seconda.  Le due lastre diventavano una, girando su se stesse con un gesto per aprirla ruotando. Nascondevano o meno la camera successiva. Il perno si ancorava alla base e in alto,  in una fessura apposita, e i panelli uniti insieme, formavano una porta che ruotava di novanta gradi alla volta, scattando alla volta un meccanismo di blocco per passare, per poi farla ruotare di nuovo in senso orario o antiorario. Qundi come le porte basculanti, posizionato al centro dell'apertura e si voltava in linea con i muri o divideva l'ampiezza del passaggio a metà.
In quel momento il pannello era aperto basculante e, toltasi le scarpe per metterle nell'armadio tra la porta e i pannelli, cambiandole con un paio vicino la porta, si svestì, posizionando gli abiti nella parte superiore. Si avviò in intimo nella camera da letto. Della stessa dimensione dell'altra, era semplice. 
Si notava a sinistra, di fronte,  il letto poco distante dal muro per scendere anche da quel lato. Una piazza e mezza e ben curato, con una coperta con tema marino e un cuscino di lattice con una fodera di seta. Per evitare ai capelli di elettrizzarsi e la pelle perdere acqua durante la notte, come accadeva per tessuti come il cotone. Ed eliminava i segni del cuscino.
La parete dove il letto era poco distante, conteneva dellle illustrazioni in alto e a metà parete delle mensole con degli oggetti sopra. Ma Kianta non si soffermò a guardarli. Dopo il letto scorrendo verso destra, vi erano un comodino con cassetti sotto e spazi per poggiare vare cose. Sopra, pieno di oggetti come lampada, una sveglia con orario mensile verticale, con info su umiditià, temperatura  e altre opzioni. Degli apparecchi che Kianta riconobbe come il vassoio per il phonvlet e un multipresa verticale,  piedistallo verticale dotato di slot per le spine degli apparecchi, prese usb per connettere altri dispositivi per carica o sola alimentazione per l'utilizzo attivo. E altre cose, ma non vi badò. Tra comodino e finestra vi era un armadio in legno in stile antico, ante sorpa e cassetti sotto. Notò una zona sporgente dopo la finstra , che toglieva spazio dalla sezione di fronte l'armadio. Una poltroncina si trovava nell'angolo tra armadio e finestra. Una finestra  che sembrava una window seating, ossia una finestra in stile inglese con un muretto per sedersi, mettere dei cuscini, appoggiare cose, guardare fuori o leggere sotto di essa. Molti invece proprio di un muretto tenevano un mobiletto alto fino alla base della finestra con cassetti e cuscini sopra, questo invece sembrava una finestra con una base particolare.
Kianta si avvicinò, il bordo del muretto aveva una sorta di decorazione che invece, appena l'ebbe presa, si confermò come una maniglia che, girata a novanta gradi e si spingeva verso fuori, azionava un meccanismo che creava un nuovo ambiente verso l'esterno. In pratica quella che pareva la finestra si alzava diventendo la parte superiore, laparte della maniglia si modificava al contrario e diventava la nuova finestra, mentre la parte profonda che sembrava prima il muretto, faceva da spazio calpestabile. L'effetto era come un rettangolo di finestre che si proiettava verso l'esterno, pavimento non trasparente, mentre a vetri davanti, di lato e di sopra. Restò a fissare la struttura che sembrava delicata, ma era resistente e del miglior materiale, mentre i vetri erano resine speciali come per i ponti cinesi, trasparenti e sospesi nel vuoto ma sicurissimi, e in grado di reggere grossi pesi.
Riusciva a vedere come fosse a un balcone, tranne le intellaiature, ma senza ventoe simili, e avvicinava chi vi restava seduto a terra o in piedi, all'albero del viale sotto che arrivava fin lì, rispetto alla posizione normale. La finestra che compariva nella versone chiusa era aprible, ma anche quella di fronte, cambiando aria anche con la struttura aperta.
Dopo un pò ad osservare il lavorio degli uomini dalla sua posizione, indietreggiò e riprese la maniglia, girandola e andando indietro, richiudendo tutto, riportando il tutto alla v ersione finestra all'inglese con muretto. Alla sua sinistra vi  era la porta bagno, piccolo all'apparenza ma, anche con lavabo, wc, bidet in successione e doccia nel muro di fronte la porta, aveva abbastanza spazio per contenere dei porta asciugamani pendenti, di fronte il lavabo. Un mobiletto sotto di esso con due ante e un piccolo mobiletto di fronte il water, a metà del muro,che si poteva spostare all'occorrenza per chè fatto in legno. Composto da quattro tavole di legno spezzo e lucidato, aveva la tavola superiore come appoggio, due sotto parallele tra loro che si incastravano con il sopra e l'ultimo al centro di queste due, per poggiare altre cose. la tavola superiore era più larga dell'ampiezza della "gambe" così alzando da quei lati, si metteva dove non dava fastidio. la larghezza, nonostante il mobiletto, della zona vuota era una persona e mezza.
Aperta la porta, si trovò un ambiente differente dalle altre stanze. la zona lavabo era un rettangolo in marmo che iniziava dal muro a sinistra con una zona libera per compiere operazioni o poggiare sopra i prodotti. Sopra questa zona, proprio ricavato da spazi scavati nel muro, degli comparti fino al soffitto divisi tra loro da divisori in legno, con dei prodotti in ognuno. Il rettangolo era largo dieci centimentri o più e fino al soffito. Dopo, il lavabo, fatto in marmo come una ciotola incassata nel piano, con un rubinetto vicino il muro dopo la ciotota,   a L semplice come un tubo a gomito e due pomelli per l'acqua. Sopra il rubinetto sul muro vi era uno specchio che prendeva metà del mobiletto in marmo e alto altrettanto, con una cornice in legno che pareva rustica, delle piccole assi di legno tra loro a sovrapporre l'altra  girando a orologio, ma ben lavorati e belli da guardare.
Il mobile era vuoto al centro, invece di altro marmo, di un colore scuro e luminescente  da ogni angolo, e presentava una zona con due sportelli sotto il lavabo, mentre l'altra metà, sotto la zona libera, dei ripiani per poggiare le cose.

Il wc e il bidet non avevano nulla di particolare, erano molto arrontondati e carini, non quelli economici.
La doccia,
dopo il bidet, in marmo aveva un piccolo muretto  altezza fianchi con un vetro opaco fino  all'arco che chiudeva la cabina doccia. Uno scalino e prendeva tutta la parte finale della stanzetta. Infatti le finestre erano spostate rispetto la stanza originale, una verso il televisore e l'altra all'tezza della testa del letto, così che dal cuscino si vedesse fuori, lasciando lo spazio del bagno, non piccolissimo ma completo. La zona aperta della doccia si chiudeva con una parete trasparente in vetro che si apriva verso l'altra porta. Nella doccia vi erano una maniglia di sicurezza, mattonelle in marmo scuro come il mobiletto, che riluceva in molti colori alla luce in base a dove ci si metteva, i rubinetti e il phone erano accanto al muretto. Una piccola finestra  a sporgere verso l'esterno si trovava dallo stesso lato delle altre più grandi dentro la doccia, mentre un'altra sulla stessa parete, guardava di fronte wc e lavabo, n el mezzo. che davano luce ed aria. Ma nella doccia era comunque presente una aplique poco sporgente tonda.
                                                                                                                                                       
Prese degli asciugamani da sotto il lavandino, nella zona senza antine, si fece la doccia, prese i ricambi puliti posti in delle ceste di vimini intrecciate sul tavolinetto in legno e li indossò. Aprì l'armadio alto quasi la soffitto e largo, che prendeva lo spazio tra il comodino e la finestra, senza oscurarla perchè questa si trovava a metò tra lo spazio esistente dall'armadio alla rientranza del bagno. Le ante nascondevano abiti per lo più maschili, di vari tessuti, composti da pantaloni di vario tipo, camicie di vaerie fogge e alla base magliette e altro piegati. La zona sotto con i cassetti contenevano divisi in zone    apposite, indumenti intimi, neri per il giorno e color carne per la notte o lo stare in camera. Come i reggiseni, medesimi colori per gli stessi usi. Calzini di varie lunghezze e tipologie stavano in un cassetto sottostante. Nell'ultimo, il terzo, vi era tutto ciò che non rientrava nelle categorie sopra, guanti, sciarpe, scaldamuscoli e altro invernale.
Scelse una maglietta semplice, con un corgie stampato, senza capire perchè ve en fosse una così, e un paio di jeans morbidi. Dopo essersi vestiva e spenta la luce della stanza per stare nell'altra, l'occhio le cadde su cosa restava accesso nell'oscurità alle sue spalle. All'entrata non se ne era accorta perchè aveva acceso subito tutte le luci per osservare l'ambiente, ma ferma sul divisorio, attrata da quella luce strana, si voltò per guardare meglio. Un ventalgio di luce partiva da qualcosa che era attivato dietro
il multipresa verticale, attaccato nelle prese non visibili perchè posteriori. Illuminava dal basso quel che era una delle illustrazioni appese alla parete. Infatti, oltre il muro parallelo al letto, ve ne erano altre fine all'armadio, tutte con paesaggi marini o scene di costruzioni  umane sottomarine. Invece di guardarle tutte, si fermò su quella in luce, osservò il multipresa girandolo ed era una lampada da parete a led, quelle piccole notturne. una composizione di tre funghi centrali con gambi sottili e lunghi,  con le cappelle in silicone trasparente opaco, e fogliame e fiori intorno, che irradiavano luce  in una zona ristretta. Il fungo centale cambiava colore della luce ogni tot di secondi. Senza luce nella stanza il cono creato, indicava un quadro senza cornice, proprio sopra il comodino, di un ambiente sottomarino a livello del fondale. Coralli e creazioni organiche dalle fome particolare coabitavano a stretto contatto, in ampie conche intervallate da corrugamenti e dorsali che sono molto  simili a piccole catene montuose emerse,  ospitanti sopra creazioni marine vegetali e non, attorniati da pesciolini. Forme coralline o simili dai vari colori, rocce con colori sgarcianti, strane forme vegetali che parevano piume ramificate, strani cactus marini dalle varie forme tondeggianti o quello che pareva un cervello, o elementi arancioni tubolari in successione... e altre cose che consoceva e la tennero fissa a osservarli. Ogni elemento presente era qualcosa di straordinario. Notò anche una stella marina e poi una cosa strana.
Sopra di essi, nella parte superiore, vi era una sorta di ponte, corridoio metallico o altro, che nasceva da due costruzioni appena visibili ai lati dell'immagine. Era una foto? Reale?  E una persona. Si, cèra qualcuno con una sorta di muta da sub, ma camminava sopra questo strano ponte, in due colori, ma la lampada a funghi non permetteva di capire bene.
E poi comprese. La lettera.
Ma cosa significava, se intendeva quello, con il termine immergiti?
Toccò con la mano il vetro seguendo la forma del fondale e osservò l'altro. Anche in quello, se era davvero una foto, vi era un ambiente marino ricco di vita variegata e poi una torre o altro, non si capiva, in fondo a uan sorta di sentiero a gola bassa, con tante luci. Si spostò di poco per tornare ad osservare l'altro e si accorse di una cosa.
I quadri erano forse formato A4, non avevano cornici ma erano semplice base in legno appendibile dai gancetti con un vetro, nel mezzo le foto. Eppure il secondo che guardava aveva un aspetto normale, quello sotto il cono di luce, osservandolo di lato, presentava come uno spazietto tra il vetro e la foto, e la base in legno.
Kianta prese con delicatezza il quadro dopo aver acceso la luce. Si, presentava quello strano difetto.
Tolse allora i gancetti metallici,  il vetro e la foto e, al centro della base in legno con sopra un foglio bianco, vi era attaccato con dei pezzetti di scotch sottile qualcosa.
Era una micro sd, però già inserita nel lettore e adattatore più grande. Sganciò la scheda dall'adattatore ed una memoria grande come un'unghia da soli otto gigabyte. Perchè doveva esserci un lettore così piccolo di giga, nascosto tra una foto e la base di un quadro, indicato in una lettera?

E dove doveva metterlo? Andava guardato?

Controllò il multipresa a torretta, aveva otto facce, quattro ampie per ospitare le prese, diverse in base alla nazione, e quattro più piccole intervellate alle grandi, per inserire usb, in fila per l'altezza. Lo alzò e trovò sotto la base un foglio incollato, con la stessa grafia della lettera. Un promemoria?

Dei simboli con accanto delle descrizioni indicavano voltaggio, potenza, frequenza, tipi di uscite e le caratteristiche. protezione da sovratensione, da sovraccarico, evitamento carico opposto, protezione dal corto circuito, ripristino protezione, da interferenza del campo elettrico, evitamento cavi incrociati. Dodici prese di corrente di vaerie nazioni, suddivise per le quattro facciale  e varie porte usb, normale, micro e mini.
niente di utile, non andava bene per la scheda di memoria.

Mentre si voltava, notò dall'apertura della porta la tv ampia e collegata al muro. Sotto vi era un mobiletto con vari apparecchi, tra cui  lettori dvd e blue ray, consolle di videgiochi e altro visibili dalle ante in vetro.
Doveva accendere uno di quelli, o andava bene la tv?
Decise di controllare prima la tv, se non andava bene avrebbe provato qualche apparecchiatura da basso.
Trovò subito gli slot sul pannello laterale alla sua destra, mentre controllava stando di fronte, i codici della tv.
Oled altissima definizione, cinquatacinque pollici se ricordava la lettura del codice sulla cornice, sottile, con slot per vari dispositivi collegati. Anche quello per le schede di memoria.
Lo inserì e il canale attivato si spense nel bianco.
Kianta non capì perchè no nvi fosse nulla, non si sentisse nulla, per qualche momento. Così decise di allungare la mano e sganciare la scheda, per provare con cosa conteneva il mobiletto sotto lo schermo.
E poi apparve qualcosa.

Una scheda che riconobbe come identificativa utilizzata dall'organizzazione, con la sua foto e le informazioni.
Nome, nomi in codice, abilità specifiche, conoscenze e poi il video iniziò a frizzare.
Rettangoli dell'immagine iniziarono ad apparire, cme se la stessa fosse corrotta con un sonoro fastidioso cme crack, ftz e poi silenzio.
Kianta osservò ancora la sua foto sulla scheda che si squadrava... di quando? E le informazioin che erano comparse riga dopo riga e riempivano le sezioni di quella scheda a colonne e righe, indicava anche i dispositivi che indossava.
E una voce risuonò dal televisore, d'improvviso, mentre leggeva la sezione tecniche e capacità.
Femminile, ferma, familiare.

Ti stavo sperando da così tanto tempo.
E ho atteso questo momento.
Ho bisogno di te, proprio come e quanto tu hai bisogno di me.

Procediamo nella strada insieme.
Costruiamoci insieme, tu ed io.
Io sono te e tu sei me, eppure due esistenze diverse.
Cresci, definisciti e vivi, io ti accompagnerò e veglierò su di te, nella forma adatta.
Fintanto che cammineremo insieme, ti proteggerò.
Nella identica maniera della discendenza mentale umana, tu sarai ciò che lascerò a questo mondo, la personificazione delle mie intenzioni e della vita che per me, meritava di essere ed esistere.
Divieni cosa senti e desideri, ti concederò i mezzi e qualcuno che ti seguirà e proteggerà, come fossi io.
Ascolta, ragiona sui suoi consigli e pensieri, poichè sono i miei, come una madre farebbe come guida di vita, una vera guida e madre, per la nuova vita che deve far camminare nel mondo.
Io ti seguirò e aiuterò nelle sue vesti.
Trascorri, conduci, prova, senti, sperimenta e tutto ciò che il tuo corpo ti da, quello che questo mondo materiale ti permette.
Affronta le paure e i timori, sei forte e hai tutte le armi che ti servono.
Combatti, le insicurezze tagliale via e prova.

Esisti e vivi, come io non ho fatto.
Buona fortuna, sii come essere umano e modella il mondo, perchè anche gli altri, possano...

Lo schermo continuò a mostrare la scherda con evidenti glitch e problemi, mentre quella voce era chiara e gentile. Dopo che il messaggio terminò, un'altra voce comparve, me dietro di lei. Prima di girarsi, avvertì qualcosa di strano nel collo, portandosi una mano sopra, trovando fastidio.
Kianta si voltò di scatto di scorcio e vide qualcuno che conosceva. Un teschio dagli occhi azzurri, tondeggiante, rami come corna, un abito e accessori che lo rendevano nel corpo come umano. La guardò inclinando la testa, poi fece un inchino, aprendo la mandibola.

"Madre, al tuo servizio. Sarò il tuo assistente e mezzo per svolgere i tuoi compiti. Sono la prima forma IA di gestione dell'organizzazione, eppure sono al livello dei miei fratelli, dividendoci le abilità e qualità. Io sono e sarò, agirò e dirò, osserverò o resterò in disparente, come tu vorrai. Il Master principale latente sei tu, secondi il Leader e i Capitani. Ma sarai tu l'amministratore come il mio creatore e tu, tu soltanto varrai in cima agli ordini. QUindi, Master. Disponi di me"

Kianta ascoltò l'essere  osservandolo da sopra la spalla sinistra, obliqua, ma i suoi occhi erano puntati poco dietro di lui. La sua espressione di sorpresa per Helias, questo il suo nome, ricordava, mutò osservando oltre lui, divenendo confusa e sconvolta. Deglitì e si voltò totalmente. Guardandola.





















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Capitolo 17
*** chapter 17 ***


chapter 17 Chapter 17

Un anno e due mesi

9 ore prima

"Ehi, Jd..."

Jd correva trafilato verso la torre di volo secondaria, gemella dell'altra e sua opposta, perchè dall'altro lato, più vicino alla cosiddetta caserma, o zona alloggi. Cercava di telefonare mentre percorreva in una leggera corsetta con un borsone,  la tuta e l'equipaggiamento personali, verso il settore di carico per l'AirOl. Nel mentre con gli occhi scorreva gli altri, nei rispettivi gruppi distanziati,  che andavano in file di due, ordinati e calmi, verso l'ingresso dell'ascensore esterno in vetro. Sentendosi chiamare, si voltò e maledì l'apparecchio.

"Jd aspetta..."

Gask corse, vestito anche lui con l'equipaggiamento nero e blu più recente, non con  l'esoscheletro ipertecnologico che pensavano di indossare.

"Mi spieghi perchè non abbiamo l'esoscheletro? perchè dobbiamo mettere le nostre copie del Gorka Suit?"

"...perchè è il nostro modello. Il Nozh..." andandogli incontro, vedendo il suo stuolo di uomini e fedeli che gli stavano dietro. Li fissò e Gask capì e li mandò avanti, restando soli.

"perchè hai queste remore"

"perchè se davvero cè rischio, abbiamo bisogno dell'equipaggiamento adatto" rispose Gask arrabbiato

"le nostre tute Nozh sono idonee a quel territorio, più delle altre e Kianta lo sa. Ecco perchè ha ordinato di mettere queste.Non ti senti sicuro? Scommetto che lei nel mezzo del volo, dirà di indossare più livelli sotto la tuta per maggiore protezione e, nonostante questo, per come è progettata, sarà comunque comoda nei movimenti.  E' studiata apposta in stile cipolla per adattarla a ogni evenienza con i livelli supplementari. Ha comunque piastre di rinforzo protettive combinate in alcune zone e il materiale è silenzioso. Non capisco..." proseguendo con Gask al fianco

"e se hanno rubato..."

"Se temi che possano aver rubato il nostro armamento... no. Non credo." stoppandollo con una mano e fermandosi uno di fronte l'altro " Non capisco perchè non ci abbiano ancora contattato via satellite ad esempio, se era impossibile in altri modi. Il fatto stesso che abbiano usato radio e codici... non mi convince, ma Kianta ha ragione. E' meglio controllare"

"Appunto, è quello che dico, ma facciamolo per bene. Con il giusto equipaggiamento e non questo..."

"Non ti fidi di lei?" dubbioso e interessato

"Al contrario, ma sapendo come è la situazione in quei luoghi e cosa può capitare..."

"Ascolta. L'unica cosa che non condivido della squadra di controllo che si sta imbarcando è la sua presenza. Lei non deve esserci e Milan farà casino perchè si sta impuntando. Lui non vuole, lei non dovrebbe neanche pensarci ma puntualmente parte davanti a noi e non possiamo fare o dire nulla. E' il capo. Se la vedrà con Milan dopo, ma dobbiamo comunque farle anche da protezione e..."

"Ma non ci sono già Zidgi, Kovacs e Django? Non sono le sue Ombre?"

"Sono le Ombre, ma sono anche quelli che le sono fedeli da più tempo. E ora andiamo, devo ancora trovare Kianta, che neanche risponde..:" tornando a litigare con il phonvlet

"Aspetta... ma i fedeli a lei non erano dei Raccolti?"

Jd sospirò, si voltò scoccioato e sbottò "I Raccolti lo sono di Kianta, ma quei tre come altri, sono quelli che hanno creduto in Lia da principio e coloro che hanno aiutato a cambiare..."

jd si rese conto di colpo di cosa aveva detto e la sua espressione si bloccò, cambiando al comparire di Alaric, gasato e frizzante. E quindi Gask vide Jd guardare Alaric come increduto, oltre che ancora arrabiato per aver parlato troppo.

"Ehi Jd. Lo hai portato? hai portato l'aglio come ti avevo detto? Glielo diamo? Glielo somministriamo in qualche modo e la mettiamo Ko. E la scordiamo sull'aereo. Eh...? Allora?" parlando veloce e agitato

Jd chiuse gli occhi arreso, passandosi la mano destra dalla fronte al mento con disperazione. Allontanò Alaric con una mano, facendo cenno verso gli altri e dicendogli di parlarne dopo, che non aveva ninete per fare certi scherzi e sapeva che non li condivideva.

"Ti sei dimenticato la trovata dell'altra volta, giusto una settimanella fa... quando sotto una pioggerella passeggera si è messa a fare MOrticia morta trale frasche, con quella mantella lunga con cappuccio in pura seta bianca, giusto un regalo modesto di Milan, e ha creato lo scompiglio tra gli uomini di guardia? Camminava nel giardino e si sono terrorizzati... non ho dimenticato, io no cime altre cose, per questo vorrei inguattarmi dell'aglio..."

"Alaric, ti prego. Quella volta era arrabitissima e ha fatto due passi in giardino, per smaltire... e ha deciso di mettere quel mantello. Per la pioggia..."

"sappiamo tutti e due che non è così" fronteggiandolo "quella pazza scatenata per protesta ha sempre la tendenza a fare cose che urtano la persona fautrice del suo malumore. Sempre. Ti rompe la sveglia presto? Lei ha armato alcuni nottambuli tra gli uomini,  pagando in drink e altre cose gli andavano bene, e li ha nominati Knocker up, con lunghi bastoni particolari in legno per bussare  alle finestre da fuori. Rompendo le scatole all'alba. E questi erano i primi. La seconda ondata è dagli altri cretini che passano per i corridoi a suonare l'alzata con tutti gli strumenti a fiato più fastidiosi. E ti suonano proprio davanti la porta, se non è già aperta! la terza ondata è nei bagni, mentre ti stai lavando per svegliarti, arrivano questi stronzi maledetti che su suo ordine iniziano a sbraitare il programma della giornata e incitare a sbrigarsi. Non è bello! E non posso neanche mandarli a quel paese che hanno una sorta di immunità che neanche io, un Capitano, posso..."

"Declamare il programma non è sbagliato. Svegliare in modi rudi ed essere fastidiosi fa parte della vita militare. Le tu