Niente è facile, nulla è impossibile

di X_98
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Mi spezzerò ma non mi piegherò ***
Capitolo 2: *** Ciò che è giusto ***
Capitolo 3: *** Con la forza della verità ho conquistato l’universo ***
Capitolo 4: *** Grida nel silenzio ***
Capitolo 5: *** Bisogna scegliere chi si vuole amare ***
Capitolo 6: *** L’artefice di tutto ***
Capitolo 7: *** Chi ama crede nell’impossibile ***
Capitolo 8: *** Qui ci sono i leoni ***
Capitolo 9: *** La bocca dello stolto è il suo castigo ***
Capitolo 10: *** Possedere non essere posseduti ***
Capitolo 11: *** Nessuno è obbligato a fare l’impossibile ***
Capitolo 12: *** Un baratro davanti, alle spalle i lupi ***
Capitolo 13: *** Le armi mantengano la pace ***
Capitolo 14: *** Tutto cambia ***
Capitolo 15: *** Dividi e comanda ***
Capitolo 16: *** Contro ogni speranza ***
Capitolo 17: *** La fortuna aiuta gli audaci ***
Capitolo 18: *** Vivere è combattere ***
Capitolo 19: *** Non smettere mai di amare ***
Capitolo 20: *** È stupido temere ciò che non si può evitare ***
Capitolo 21: *** Cogli l’attimo ***
Capitolo 22: *** La gioia di incontrarsi di nuovo ***
Capitolo 23: *** Il ricordo di un’antica rabbia ***
Capitolo 24: *** Se vuoi la pace prepara la guerra ***
Capitolo 25: *** La speranza non è mai così persa da non poter essere ritrovata ***
Capitolo 26: *** Non esiste separazione per chi ama con il cuore ***



Capitolo 1
*** Mi spezzerò ma non mi piegherò ***


Thranduil si svegliò di colpo quando sentì un rumore metallico.

Era il loro modo di fare. Probabilmente le guardie si divertivano appena trovavano una scusa per infastidirli.

Quella cella era diventata familiare ma non per questo aveva abbassato la guardia.

Aveva scoperto presto che mostrarsi estremamente aggressivo lo avvantaggiava.

Non veniva mai messo assieme agli altri prigionieri ne per dormire ne per mangiare, ma solo per allenarsi nell’arena.

Colui che si definiva il suo padrone non voleva perdere la merce preziosa a causa sua e sapeva bene che un guerriero come lui era importante per il proprio guadagno. 

Non lo divertiva fare del male alle persone, ma era necessario perché lo rispettassero. Nel suo regno si era guadagnato la fiducia e la lealtà degli elfi non solo grazie al titolo, ma amministrando bene il regno affinché prosperasse e pensando solo al benessere ed alla sicurezza della propria gente.

Mentre qui, gli esseri umani con cui si trovava, sembravano veramente degli animali! Forse si comportavano in modo aggressivo solo per elevare la propria posizione come aveva fatto lui, oppure erano rozzi di natura.

Ma la curiosità riguardo ai gladiatori che lo circondavano era stata smorzata dal suo desiderio di fuggire. Non avrebbe creato legami con nessuno, altrimenti lo avrebbero svantaggiato, dando al nemico un’arma da usare contro di lui.

Così erano passati centosessant’anni .

In questo lasso di tempo era riuscito a conoscere bene i suoi carcerieri.

I romani erano un popolo prospero. Ampliavano il territorio attraverso numerose battaglie, i cittadini erano divisi in gruppi sociali ed il potere era in mano ad una manciata di uomini.

Ma la maggior parte erano uomini corrotti.

Avidi di potere, coglievano ogni occasione per accrescerlo ed il denaro sembrava l’unica cosa che bramassero.

Specialmente il suo padrone. Non si ricordava il suo nome, non che gli importasse, ma le poche volte che lo aveva potuto osservare era riuscito a vedere il suo sguardo di sufficienza che rivolgeva a chiunque, oltre allo smisurato ego che traspariva da ogni parola che pronunciava, esattamente come i suoi avi. 

L’elfo era consapevole che il padrone veniva sopportato  dai suoi simili solo grazie a lui.

Possedeva un guerriero fuori dal comune, che non era mai stato sconfitto ed il suo antenato era considerato un grande lanista visto che era riuscito a catturarlo.

Thranduil sapeva bene che i lanisti si trovavano nella scala sociale più bassa, ma intrattenere il popolo e rispettare le festività con grandi spettacoli era comunque molto importante.

Nonostante fosse passato molto tempo, non era riuscito a scappare.

Le catene, le torture ed i combattimenti caratterizzavano la sua esistenza. 

Le vittorie avevano accresciuto la fama e la paura che tutti provavano nei suoi confronti.

I romani l’avevano chiamato Azrael,  l’angelo della morte, per incutere timore ai suoi avversari. Anche se doveva dire che non erano eccellenti guerrieri, solo per questo era riuscito a sconfiggerli tutti.

Molti elfi sarebbero svaniti nel condurre una vita simile, ma in lui c’era ancora la speranza di poter fuggire e tornare da Legolas.

Si, suo figlio. Quel figlio che involontariamente aveva abbandonato con il peso di un regno sulle spalle. Era certo che non lo avrebbe deluso e sarebbe stato un grande sovrano, ma era triste al pensiero che, esattamente come era successo a lui, si era ritrovato giovane, solo e con una responsabilità così grande.

Probabilmente lo avevano già dato per morto tempo fa. Era impossibile non pensarlo.

Era scomparso una mattina di primavera non lasciando alcuna traccia di se.

Quel giorno in cui era cambiato tutto!

 

“Thranduil galoppava veloce verso il regno di Imladris. Si sarebbe tenuta un’altra riunione con il Bianconsiglio per discutere sull’aumentare dell’oscurità ed era di vitale importanza che ci fosse anche lui.

Legolas aveva insistito per venire, ma alla fine era stato convinto da suo padre a rimanere nel regno per occuparsene durante l’assenza del re.

Era stato più un ordine da sovrano a suddito che una conversazione tra padre e figlio e Thranduil si era ripromesso che una volta tornato avrebbe cercato di riavvicinarsi a suo figlio.

Il re e la pattuglia di elfi avevano fatto solo le soste necessarie per far riprendere i cavalli, senza rischiare di restare troppo in un posto ed attirare attenzioni indesiderate.

Erano quasi giunti a destinazione quando qualcuno li aveva attaccati.

La sorpresa più grande fu scoprire che erano solo umani, gli esseri avvolti in lunghi mantelli neri che li circondarono. 

“Qualunque cosa accada, proteggete il re!” Ordinò uno delle guardie reali.

“Gurth goth(rim)lye!” (Morte ai nostri nemici!) urlò un altro elfo per incoraggiare e farsi coraggio.

Ma l’elevato numero di umani aveva decretato la loro sconfitta. In quattro erano stati fatti prigionieri. Gli umani aveva fatto a pezzi i corpi dei caduti e gli avevano dato fuoco per far perdere ogni traccia.

Il viaggio era stato lungo e faticoso. Rinchiusi in una piccola cella posta su di un carro, gli elfi erano stati trattati come animali. Uno di loro era morto durante il viaggio a causa delle ferite riportate nello scontro e mai curate.

Thalion era il suo nome. Una giovane guardia che per la prima volta avrebbe viaggiato con il suo re, non sapendo che sarebbe stata anche l’ultima.

Gli altri due si chiamavano Narwain e Galdor, poco più grandi di suo figlio.

Una volta arrivati nella capitale del mondo umano erano stati venduti all’asta e Thranduil, da allora, non aveva più rivisto i due giovani elfi.”

 

I primi anni lo sottoposero a torture atroci. Ma non per ucciderlo, solo per umiliarlo ulteriormente. Con quella punizione volevano toglierli la poca dignità rimasta e fargli abbassare la cresta una volta per tutte! In parte ci erano riusciti, dato che ora ubbidiva, non a tutti, ma a molti degli ordini che gli venivano impartiti!

Il dolore era diventato il suo unico compagno e con sua meraviglia la sua sensibilità si era rafforzata....un disperato tentativo del suo corpo di sopravvivere.

Al dolore fisico ci si abitua!

Gli anni successivi li aveva passati senza far sapere a nessuno cosa stesse pensando. Rinchiuso in un mutismo che esprimeva quanto si sentisse ferito da se stesso per essersi piegato. Questo secondo lui, perché i suoi carcerieri pensavano solo di averlo domato.

Fu del tutto inaspettato. Un sera arrivò un nuovo carico di prigionieri. Schiavi, superstiti dei loro popoli massacrati e uomini strappati dalle loro famiglie, con la falsa promessa di libertà in caso di vittoria.

Un bimbetto in particolare attirò la sua attenzione. Non solo perché era l’unico ad essere così piccolo in quel gruppo di schiavi tutti molto giovani. .......Secondo gli anni umani non dovevano averne più di venti, ma per la vivacità che poteva vedere nei suoi piccoli occhi. I pochi bambini che aveva incontrato avevano perso quella caratteristica dell’ingenua gioventù, consapevoli che la vita che gli si prospettava non sarebbe stata facile.

Il piccolo aveva la pelle molto scura, il corpo esile ed i capelli corti e si mise, a sua volta, ad osservarlo con curiosità. Probabilmente non aveva più di cinque anni umani.

Con sua sorpresa venne messo in cella con lui visto che gli altri prigionieri lo picchiavano. Azrael non si era mai mostrato aggressivo con i bambini e non avrebbe iniziato a farlo.

Si sdraiò sulla sua branda e cercò di riposarsi un po’. Invano. Sentì una piccola manina aggrapparsi al suo braccio sinistro ed aprì gli occhi in tempo per vedere che il bambino era salito sul letto e cercava di stendersi al suo fianco.

Capì subito il perché. La sua branda era posizionata vicino alle sbarre della cella adiacente alla loro e forse temeva che i suoi occupanti potessero fargli del male. Mentre lui si trovava attaccato al muro.

Si poteva dire che questo bambino era molto ostinato oppure molto sciocco.

Era strano che gli si fosse avvicinato con calma e persino confidenza!

Thranduil sospirò e si girò sul fianco sinistro per fargli posto. Dopo un timido “Grazie” in netto contrasto con il suo comportamento, il bimbo si sdraiò accanto a lui e crollò esausto.

 

*

 

Il mattino seguente il piccolo decise di farsi sentire. Mentre facevano colazione iniziò l’interrogatorio.

“Come ti chiami?” “È vero che voi elfi non potete morire?” “Ma sai veramente combattere sia con la lancia che con la spada?...e la rete?” “Io sono Attico!”.

Doveva essere diventato schiavo recentemente dato che era ancora pieno di vita.

Thranduil sospirò e non rispose, decidendo di ignorarlo. Lui non sembrò prendersela, e la sua curiosità si manifestò come un uragano quando andò ad importunare i vicini di cella.

Durante l’allenamento Attico si doveva occupare dell’acqua da dare ai gladiatori. Essendo ancora troppo piccolo per iniziare l’addestramento, veniva sfruttato in altro modo.

L’elfo non si sorprese quando notò che gli altri facevano attenzione a trattare bene il nuovo arrivato, temendo una sua reazione se gli avessero anche solo fatto un graffio.

Era incredibile come gli esseri umani avessero la presunzione di sapere alla perfezione ciò che accadeva intorno a loro. A lui non importava niente della sorte del bambino.

La sera Attico venne messo con lui a mangiare. 

“La mia mamma cucinava molto meglio! Però litigavo sempre con i miei fratelli perché loro avevano molta fame! Il mio papà era un cacciatore molto bravo ma non catturava animali molto grossi!”

Non faceva altro che parlare della sua terra natia e della sua famiglia. Senza nostalgia, era felice.

E non la smetteva di agitarsi sul suo sgabello. Andando avanti così sarebbe....troppo tardi! Grosse risate arrivarono dalla stanza accanto, divisa dalla loro da delle sbarre, appena videro il bambino cadere in terra.

“Non resisterà una settimana!” Rise Dolor, colui che era secondo a Thranduil in quanto a bravura con la spada. “Se fosse stata una femmina avrebbe avuto molte più probabilità!” Disse un’altro alludendo a qualcosa di orribile e guadagnandosi uno sguardo mortale, da parte dell’elfo, che lo fece smettere di ridere all’istante.

Attico dimostrò di essere tenace rialzandosi con apparente calma e finendo di mangiare il suo pasto. Non si agitava più come prima, in parte intimorito dagli adulti ed in parte perché aveva imparato la lezione.

Volendo riposare comodamente, Thranduil fece a scambio di branda con il piccolo per essere sicuro che riposasse. Il fatto che non gli importasse di lui non significava che sarebbe stato crudele.

 

*

 

Al mattino l’elfo si stava allenando con Dolor. Poteva essere uno scontro letale visto che le spade di legno erano abbastanza robuste da spaccare un cranio, ma Thranduil sapeva che non era saggio accanirsi contro al secondo migliore gladiatore del suo padrone.

Lui prediligeva l’uso di due spade, anche se aveva imparato a maneggiare tutti gli altri tipi di armi usate nell’arena, mentre il suo avversario maneggiava una spada ed un grosso scudo.

Arrivati alla ventesima volta che atterrava il rivale, il maestro ordinò loro di cambiare compagno. Ma mentre si dirigeva verso il prossimo avversario, uno sconsiderato lo attaccò. Ci era abituato. 

Per farsi notare in molti tentavano di coglierlo di sorpresa cercando di sfruttare il vantaggio al massimo nella speranza di poter vincere e fare colpo sul padrone, anche se nessuno ci era mai riuscito!

Thranduil cadde a terra di schiena, ma si rialzò velocemente indietreggiando, poggiando un ginocchio ed una mano per terra, posizionando la spada dietro alla schiena pronto a bloccare il colpo successivo. Ma mentre il pazzo stava caricando il colpo, una smorfia di dolore gli si dipinse il volto e crollò anche lui in ginocchio.

L’elfo vide che Attico l’aveva colpito al ginocchio con una spada di legno e considerato il dolore che era riuscito a provocargli, doveva aver colpito il nervo.

Il piccolo si pentì subito del gesto ed urlò quando l’uomo l’afferrò per la gola sollevandolo in aria.

La paura venne sostituita dalla sorpresa quando Thranduil lo liberò sentendo con un colpo l’avversario.

Non contento, l’elfo continuò ad infierire sul pover uomo che non potè fare altro che subire in silenzio, nella speranza che le guardie lo salvassero!

Accadde ciò. Le guardie malmenarono Azrael con i loro bastoni perché capisse che non doveva farlo più e lo trascinarono in una piccola cella angusta dove lo incatenarono con la faccia di fronte al muro e le braccia tese in alto, per tenerlo in punizione senza acqua e cibo, fino a quando il padrone avesse deciso di liberarlo.

Thranduil si agitò inutilmente solo per poter sfogare un po’ della propria rabbia.

Ma non nei confronti dello scellerato.....

Perché? Perché aveva difeso il bambino? Perché si era sentito obbligato a farlo?

Continuava ad agitarsi facendo tintinnare le catene e sbattendo la testa contro al muro. Si odiava! Perché? Era un mortale che avrebbe vissuto una manciata degli anni degli elfi.....perché preoccuparsene? Non gli era mai importato niente degli uomini ed adesso, dopo tutto quello che gli avevano fatto, perché si sarebbe dovuto interessare ad una razza così corrotta e crudele?!

La porta della cella si aprì ed un colpo in testa gli fece perdere i sensi.

 

*

 

Quando si risvegliò capì di essere nella sua cella.

A fatica si mise a sedere. Tutte le nuove ferite protestavano ma non vi badò.

Un singhiozzo lo fece voltare verso la branda di Attico e lo vide.....il bambino aveva un occhio nero e parecchie contusioni alla testa, ma anche le braccia presentavano ferite, così come il resto del corpo.

Avevano punito pure lui.

Thranduil sorrise. 

Aveva protetto per secoli migliaia di elfi ed ora non era in grado di difendere un bambino!

Non capiva perché ma sentiva di dover proteggere quel fanciullo. 

Essere spaesato era una sensazione a cui si era dovuto abituare, mentre era uno schiavo, ma era certo di quello che voleva: tornare da Legolas!

Tutti gli altri gladiatori si trovavano nelle rispettive celle, stesi sulle loro brande.

Doveva essere sera. L’elfo si meravigliò, doveva essere svenuto per più tempo di quanto precedentemente aveva creduto!

Molto più probabile era che i romani lo avessero drogato per evitare che si facesse ulteriormente male.

“Non sei morto?” Una vocina raggiunse il suo orecchio e vide che Attico gli si era inginocchiato accanto.

“Ci vuole molto di più per uccidermi!” Rispose Azrael.

“Dieu merci!” Disse il piccolo “Come?” Chiese l’elfo sorpreso. “Ho detto meno male! La mia mamma parlava sempre in francese con me! Era così che parlavano nella città dove è nata!” Spiegò Attico.

Azrael si sedette sulla sua branda “Dove sono i tuoi?” Domandò, non sicuro di voler sentire la risposta “Non lo so! I romani hanno detto che non li rivedrò mai più. Hanno bruciato la mia casa e i miei fratelli sono stati venduti pure loro!” Disse il piccolo ad un passo dal pianto.

“Va bene. Ho capito! Ora dormi, domani sarà una giornata impegnativa!” Disse ad Attico il quale ubbidì senza fare storie.

“Siamo amici vero?” La domanda del bambino fu inaspettata, ma Thranduil non riuscì ad impedire che un sorriso gli si formasse in viso “Si Attico. Io sono Azrael!” Rispose prima di assopirsi.

 

Va bene, non so se come inizio è interessante, ma è un idea che ho deciso di scrivere!

Farò riferimenti sia al film Pompei del 2014 sia alla serie Spartacus oltre alla Terra di Mezzo di cui Thranduil sarà il protagonista.

Spero che stuzzichi il vostro interesse! E di non stravolgere completamente il Re di Bosco Atro! (Ho sempre molta difficoltà ad impersonarmi in lui e non vorrei farlo diventare un’altra persona rispetto al fiero e riservato sovrano del film!)

Fatemi sapere cosa ne pensate e se avete suggerimenti da darmi!

A presto,

X_98

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Capitolo 2
*** Ciò che è giusto ***


CIÒ CHE È GIUSTO

 

Passarono trenta lunghi anni.

Per un elfo era un battito di ciglia nella sua vita immortale, ma per Azrael furono gli anni migliori della sua nuova vita.

Attico era diventato un giovane uomo ed un caro amico.

L’elfo lo considerava alla pari di un figlio ed il loro rapporto si era rafforzato con il tempo.

Il ragazzo gli aveva insegnato il francese dopo averlo migliorato con un gladiatore morto pochi anni prima e Thranduil aveva cominciato ad interessarsi alle numerose lingue degli uomini, capendo che più ne avesse conosciute, maggiore sarebbe stato il vantaggio.

Coloro che lo avevano introdotto a nuovi idiomi erano morti ma le basi per imparare a parlare correttamente le nuove lingue c’erano, come gladiatori che le parlavano e così la conoscenza dell’elfo si era ampliata.

La loro vita aveva subito una notevole svolta. Se positiva o negativa bisognava aspettare per dirlo.

Il loro precedente padrone era stato assassinato e non avendo degli eredi, il suo patrimonio venne messo all’asta.

Questo comprendeva anche loro.

Al momento si trovavano dentro ad una cella, su di un carro. Diretti verso il luogo di vendita.

“Si nous avions des pièces avec nous, je parierais que le prix qu'ils vous vendront sera d'au moins 100 pièces!”(Se avessimo delle monete con noi scommetterei che il prezzo a cui ti venderanno sarà come minimo 100 monete!) disse Attico che adorava le scommesse.

“Mais nous ne les avons pas, alors essayez de vous calmer! Votre enthousiasme est hors de propos!”(Ma non le abbiamo, quindi vedi di calmarti! 

Questo tuo entusiasmo è fuori luogo!) si lamentò Azrael.

Fortunatamente nessuno degli altri gladiatori presenti parlava il loro idioma, così che potessero avere un minimo di privacy.

J'ai une idée!”(Mi è venuta un idea!) disse Attico.

Ça doit être mieux que "s'évader pendant l'enchère"!” (Deve essere migliore della “fuga durante l’asta”!) si lamentò l’elfo. Quel difetto di suo figlio era irritante. Era più forte di lui: non riusciva a stare zitto!

Vous avez dit que c'est un avantage de connaître plusieurs langues ......(Hai detto che è un vantaggio conoscere molte lingue......) continuò il ragazzo ignorando l’umore nero del padre.

Je le reconnais!” (Lo riconosco!) rispose Azrael atono.

 “Bien! Donc, si les humains croient que vous ne pouvez pas parler leur langue, ils parleront librement devant vous!”(Bene! Quindi se gli umani crederanno che tu non sai parlare la loro lingua parleranno liberamente davanti a te!) rivelò Attico come se avesse avuto un’illuminazione.

Et comment aurais-je obéi aux ordres dans le passé?”(E come avrei ubbidito agli ordini in passato?) chiese curioso Azrael. Era una buona idea. Coloro che l’avevano sentito parlare la lingua dei romani erano quasi tutti morti! Considerando che davanti alla plebe aveva solo combattuto e non tenuto discorsi.

Grâce à moi, j'étais traductrice et avant ..... de fouetter?”(Grazie a me che facevo da traduttore e prima.....frustate?). Una grande idea ed un grande vantaggio!

Anche se il loro futuro era ancora incerto, ma questa era una caratteristica della vita da gladiatore.

Tale cambiamento improvviso poteva essere vantaggioso o fatale.

Aveva imparato i movimenti di ogni guardia ed ogni servo in quegli anni, decidendo di non agire, ma aspettare che Attico fosse abbastanza forte ed esperto perché non rimanesse ucciso durante la loro fuga.........ed ora tutto quel lavoro era sfumato davanti ai loro occhi a causa di quel poveraccio che era stato il loro ex-padrone!

Una volta raggiunta la piazza principale vennero fatti scendere per essere condotti sulla pedana perché tutti i nobili potessero ammirare la merce.

Azrael non si meravigliò quando vide il gran numero di schiavi in vendita e quasi tutti gli sguardi puntati su di lui.

“Ammirate questa bestia mai domata! Ha ucciso più gladiatori nella casa del suo padrone che nell’arena! È un elfo che vive grazie alle anime di cui si impossessa! Quanto offrite per....l’angelo della morte?” A quella domanda rispose un coro di voci concitate.

L’elfo sospirò. Sarebbe stata una lunga giornata.

 

*

 

Alla fine l’acquirente era stato un certo Barahir. Un lanista di scarso successo che però aveva la borsa più gonfia degli altri. Possedeva così tante monete che oltre a lui ed Attico aveva comprato molti altri schiavi, gladiatori e servi.

Vennero stipati su di un carro tutti assieme ed iniziò il viaggio.

Come molti dei compratori, Barahir non era originario di quella piccola città. Si era mosso attirato dalla notizia che “l’angelo della morte” fosse stato messo in vendita.

Lui proveniva da una città portuale chiamata Napoli.

Delle risate attirarono l’attenzione dell’elfo. Due ragazze stavano parlando e ridendo fra di loro. Erano le uniche di buon umore presenti sul carro!

“Che ti ridi? Avrei potuto sposarlo e vivere per sempre nella nostra casa! Invece lui decide di pagarsi la libertà ed andare a morire in un bordello!” Commentò la bruna “Certo che te li scegli proprio matti questi “fidanzati immaginari”. Ti ha mai parlato o solo guardato? Poteva essere uno stronzo o semplicemente un violento! Credo sia meglio com’è andata!” Rispose la mora “Grazie sei sempre di grande conforto amica adorata, guida dei miei passi e........rompiscatole a vita non richiesta!” Commentò la prima.

Attico rise attirando l’attenzione delle due giovani.

“Stava ridendo di te!” Disse la castana “Non è vero! Sei stata tu l’ultima a parlare!” Si difese l’altra.

“Io sono Attico e ridevo della conversazione non di una di voi in particolare!” Cercò di recuperare la situazione. “Piacere io mi chiamo Sara, mentre la mia amica dimentica delle buone maniere è Hanna!” Disse la mora.

“Da dove venite?” Chiese Attico “Questa si che è una bella domanda!” Rispose Hanna incrociando le braccia al petto “Tu da dove vieni?” “Da una terra vicino al fiume rodano!” Rispose Attico.

“E....tu?” Chiese incerta Sara rivolta all’elfo che sedeva accanto al ragazzo con cui stavano conversando e che prestava attenzione alla conversazione.

Lui la fissò e Sara si sentì impotente. Era come se potesse leggerle l’anima con quei Lapislazzuli che si ritrovava al posto degli occhi.....

“E questa da dove mi è uscita?” Si chiese la ragazza mentalmente. Soprattutto perché i suoi occhi erano più simili all’acquamarina dato che erano di un meraviglioso celeste chiaro.

“Lui non parla la vostra lingua!” Intervenne Attico capendo con un occhiata che Azrael non era infastidito, anzi, sembrava divertito, il che era ancora più strano.

Poche cose riuscivano ad attirare l’attenzione dell’elfo come se nella sua vita millenaria avesse già visto tutto!.....probabile!

“E tu saresti così gentile da....” iniziò Sara per essere interrotta “Traduci!” Da Hanna.

Attico rise annuendo “D'où venez-vous?” (Da dove vieni?) chiese al padre riconoscendo che da quando l’aveva conosciuto non gli era mai venuto in mente di porgli tale domanda.

Ce n'est pas leur affaire!”(Non sono affari loro!) rispose seccato l’elfo, irrigidendosi.

Il ragazzo rimase sorpreso alla reazione del padre. Sembrava che non volesse ricordare....e forse non aveva tutti i torti. Lui non aveva memoria della sua vita precedente alla schiavitù poiché era stato troppo piccolo perché i ricordi mettessero radici, mentre suo padre sicuramente ricordava tutto come se fosse accaduto ieri!

“Ha detto che non ve lo dirà!” Tradusse per le ragazze “Maleducato!” Rispose la più temeraria “Se la mia domanda lo ha offeso chiedo scusa!” Disse Sara guardando l’elfo con timore.

“Non credo proprio, ci vuole ben altro per farlo arrabbiare!” La tranquillizzò Attico.

“Se lo costringessi a ballare la samba riuscirei a scalfire quell’autocontrollo pazzesco che ha, su ogni movimento che fa?” Chiese Hannah seria per poi autocriticarsi con un “Ho fattola rima! Direi che non era proprio una rima.....com’è che si chiama quella figura retorica....?”.

“Ma che.....” Sara venne interrotta dal suono di un pesante portone che veniva aperto.

Erano arrivati.

 

*

 

Vedendo la villa lussuosa dove viveva il loro padrone era diventato evidente che Barahir dovesse avere una storia molto interessante alle spalle.

Un semplice lanista non si sarebbe mai potuto permettere tutto quello!

Vennero subito divisi e Azrael fu stupito quando si ritrovò in una piccola stanza fatta con pareti di pietra ed arredata meglio di quanto avesse mai visto.

C’erano le sbarre alla porta però solo nella parte più alta, ed essendo quasi tutta in legno, gli davano più privacy di quanta ne avesse mai avuta!

Affacciandosi dalle sbarre vide che tutte le celle erano fatte così e non si sorprese della moltitudine di corridoi presenti.

“Azrael?” La voce di Attico gli fece capire che si trovava nella cella accanto alla sua “C'était quelque peu inattendu!”(Questo è alquanto inaspettato!) disse l’elfo riferendosi al miglioramento della loro situazione.

“Pas autant que ces filles!”(Non tanto quanto quelle ragazze!) rispose Attico sorridendo al pensiero delle due esuberanti giovani.

“Je crois qu'ils cachent plus qu'ils ne disent! C'est la première fois que vous vous souciez des femelles de votre race!“(Penso che nascondano più di quello che dicono! È la prima volta che ti interessi alle femmine della tua razza!) disse l’elfo certo di avere ragione e curioso di vedere come avrebbe reagito il figlio alla sua provocazione.

“Bien sûr! Les elfes femelles ne sont pas là! Je dois être satisfait!”(Certo! Gli elfi femmina non ci sono! Devo accontentarmi!) tentò di scherzare Attico.

“Ne changez pas de sujet!”(Non cambiare discorso!) lo riprese Azrael. L’ignoranza degli umani era incredibile!

“Je suis parfaitement pertinent!” (Sono perfettamente pertinente!) cercò di difendersi Attico.

Non riuscirono a dire altro che un fragore interruppe la quiete di quella splendida sera.

Quel rumore era una ragazza di un metro e sessanta con capelli castani di nome Hanna.

“No! Vi prego, no! Lasciatemi!” Urlava disperata la poveretta mentre le guardie la trascinavano senza alcuna cura.

Nous devons vous aider!” (Dobbiamo aiutarla!) disse Attico che non riuscendo a vedere Azrael non poteva sapere che si era comodamente disteso sul suo nuovo letto infischiandosene altamente della situazione.

Bonne chance!” (Buona fortuna!) disse l’elfo. Nonostante le pareti in pietra riuscivano a sentirsi bene solo perché Attico si era incollato alle sbarre con la faccia.

“Tu dois m'aider!” (Mi devi aiutare!) lo supplicò il figlio.

“Je n'y pense même pas!” (Non ci penso nemmeno!) rispose risoluto Azrael.

“Vous ne vous souciez pas des problèmes des autres, même avec vos semblables?“ (Ti infischiavi dei problemi altrui anche con i tuoi simili?) cercò di spronarlo il giovane“N'ose pas me parler de cette façon! Et ne les mentionnez plus!” (Non osare parlarmi in questo modo! E non nominarli più!) ringhiò l’elfo ricordandogli che parlare di certe cose, era un grave sbaglio, solo grazie al tono della voce.

“S'il te plait!” (Ti prego!) insistette il figlio testardo quanto il padre, forse di più.

“Tu sais ce qu'ils veulent lui faire?” (Sai cosa vogliono farle?) domandò Azrael disinteressato.

“Non, mais je m'en fiche!” (No, ma non mi interessa!) rispose Attico ostinato.

“Vous voulez avoir des ennuis sur le coup de tête d'une petite fille?” (Desideri metterti nei guai per il capriccio di una bambina?) chiese l’elfo. Quella ragazza aveva mostrato di avere carattere e non sembrava essere abituata a quel tenore di vita. Come schiava. Non l’avrebbe sorpreso scoprire che stesse facendo la ribelle per una semplice sciocchezza.....

“Aidez-la! Tu me dois un "pas de questions posées", tu te souviens?” (Aiutala! Mi devi un “senza fare domande”, ricordi?) disse alla fine Attico riferendosi ad un episodio avvenuto tempo prima.

“Tu te souviens que je n'oublie pas?” (Ricordi che io non dimentico?) chiese Azrael imbarazzato nel ricordare la spiacevole situazione nella quale si era ritrovato. Molti gladiatori avrebbero gioito nell’avere sei ragazze nella propria cella, ma lui no!

Ed Attico era stato più che grato nel toglierli quel dono non voluto pagando una guardia perché le ragazze venissero spostate nella sua di cella.

Allora aveva parlato del “senza fare domande” ma l’elfo aveva compreso a fondo cosa significasse solo in seguito, pentendosi di aver accettato!

“Bien sûr!” (Certo!) rispose il figlio sapendo che si trovava in guai seri ma divertendosi lo stesso visto che era riuscito a vincere.

“Soyez assurés que je vous ferai payer!” (Stai certo che te la farò pagare!) promise l’elfo prima di alzarsi da quel letto fin troppo comodo.

“Je m'inquiéterai le moment venu!” (Mi preoccuperò quando sarà il momento!) rispose il giovane cercando di sembrare sicuro e disinvolto ma sentendo la preoccupazione già iniziare a crescere dentro di lui.

“Vous les humains, vous êtes juste bizarres!” (Voi umani siete proprio bizzarri!) commentò Azrael prima di prendere una breve rincorsa, ruotare in aria e dare un pesante calcio alla porta. Al primo tentativo non cedette, ma quando venne colpita una seconda volta si aprì sbattendo contro la parete con un gran frastuono.

Le guardie gli furono subito addosso, ma per Azrael fu una passeggiata atterrarle ed ucciderle. Gli bastò seguire il suono delle urla per ritrovarsi davanti ad una scena orribile: le guardie stavano tentando di violentare la....Hanna!

Ci fu un momento di stallo appena si resero conto che lui si trovava fuori dalla cella, ma durò un attimo ed anche quegli uomini morirono ancora prima di poter provare paura.

“N-non avevo bisogno di a-aiuto!” Cercò di protestare la ragazza finendo per balbettare rivelando quanto fosse scioccata per l’accaduto.

Azrael cercò di non ridere ed il divertimento passò appena sentì le voci ed i passi di altri uomini che scendevano le scale. Come inizio non c’era male! Barahir avrebbe compreso presto che lui era diverso!

 

*

 

“Secondo te perché ti ha aiutato?” Chiese Sara scrutando l’elfo svenuto con curiosità “Perché Attico gli ha chiesto di farlo! Gli abbiamo appena parlato!” Le ricordò l’amica.

“Si, questo lo so. Ma perché? Avrebbe potuto rifiutare!” Puntualizzò la mora.

“Effettivamente lui non è famoso per andare d’accordo con gli umani! O è impazzito oppure voleva farsi ammazzare!” Disse Hanna. “Che poi non cambia molto! Solo un pazzo punterebbe alla morte!” Rispose Sara.

“Sei sicura? Una vita del genere non dev’essere facile.......” “Credi che venga dalla Terra di Mezzo?” Chiese Sara “Chiediglielo!” Rispose l’amica.

“Neanche morta! Manco se mi paghi! Dovrai....” “Ho capito!” La interruppe Hanna.

Le avevano rinchiuse entrambe assieme all’elfo. Loro erano prive di catene, mentre lui le aveva legate ai polsi. Punto a loro favore in caso si fosse svegliato.

“Non potevamo finire in un film fantasy? No! Noi ci ritroviamo nel passato senza avere la minima possibilità di usufruire della tecnologia per poter tornare a casa!” Si lamentò Hanna.

“Ma gli elfi sono creature immaginarie! E poi non credo che la tecnologia potrebbe aiutarci! Forse Gandalf! La magia mi sembra più appropriata per la nostra situazione!” Riflettè l’amica.

“Per fantasy io non intendevo creature fatate! Ma supereroi! Potevamo ritrovarci con i superpoteri! Sarebbe stato strafigo! Invece la cosa più interessante qui è vedere uomini mezzi nudi che cercano di ammazzarsi!” Protestò Hanna.

“E parlano latino!” Specificò Sara “E non esiste la coca cola!” Continuò l’amica “E non esiste la nutella!” Osservò atterrita la bruna “Nemmeno instagram!” Consatò la bruna “O facebook!” Terminò l’altra.

“Pensa a quanti like avremmo potuto ottenere!” Disse Hanna rivolgendo nuovamente la sua attenzione verso l’elfo ed indicandolo con una mano “Incontro con il grande sovrano di Bosco Tetro!” “È Bosco Atro!” La corresse l’amica “Fa lo stesso! L’importante è capirsi!” Rispose Hanna “E dubito che lui sia Lee Pace! Ho letto che l’elfo ha un carattere terribile!” Disse Sara.

La ragazza si avvicinò ad Azrael inginocchiandoglisi accanto. L’elfo era sdraiato di lato e dal respiro lento e regolare si capiva che era incosciente.

“Lo vuoi venerare ancora per molto?” Chiese Hanna divertita dallo sguardo adorante che l’amica rivolgeva all’elfo.

“No!” Ripose imbarazzata Sara cadendo seduta in terra “Giusto! A te piace Legolas!” Si corresse l’amica “Taci!” Sussurrò la mora guardando preoccupata l’elfo.

“Non credo si sveglierà tanto presto! L’hanno conciato per le feste!” Disse Hanna riferendosi alle numerose contusioni presenti sul viso, testa e sul corpo probabilmente. I vestiti fortunatamente, impedivano di accertarsene. Poteva dire che Thranduil era il gladiatore più pudico dell’antica Roma!

“Giusto!” Asclamò Sara “Cosa?” Chiese l’altra “Tu hai una cotta per Aragon! Normale che di lui non t’importi niente!” Disse la mora.

“No! Il mio personaggio preferito è un’altro!” Specificò Hanna “Bilbo?” Tentò Sara

“È un vecchio decrepito!” Commentò l’amica “Elrond?” Ci riprovò l’amica “È vecchio pure lui!” Insistette la bruna “Antico! C’è una bella differenza!!” Le fece notare Sara “E poi dipende dall’epoca in qui si trovano! Bilbo potrebbe non essere ancora partito con la compagnia! Oppure potrebbe non essere ancora nato! Purtroppo non è facile capire quanti anni abbia lui, solo guardandolo!” Constatò.

“Quindi dici che la profezia della fine dell’era, della seconda tenebra e del lieto fine che Elrond non riesce a vedere potrebbe non essere ancora stata pronunciata?” Chiese Hanna allibita.

“Mi fai domande alle quali non posso rispondere!” Si difese l’amica.

Nel frattempo anche Hanna si era avvicinata all’elfo e lo osservava curiosa.

“È bello vero?” Chiese Sara “Vacci piano! Legolas potrebbe diventare geloso!” La derise la ragazza.

“Guarda che forza! Le orecchie a punta sono proprio buffe!” “Attenta!” Sibilò Hanna all’amica appena si rese conto che nell’osservare più da vicino, lei aveva urtato la spalla dell’elfo con la sua, facendo si che quest’ultimo rotolasse, sdraiandosi di schiena.

Le ragazze trattennero il fiato temendo di svegliarlo, ma passato qualche secondo tirarono un sospiro di sollievo. Peccato che anche l’elfo sospirò profondamente facendole tremare.

“'Un ti posso nasconde che mi è pigliato un magone che dallo stoma'o mi sale dritto al cuore!” Disse Sara cercando di contenere il tono della sua voce.

“Piantala!” La riprese l’amica.

 

*

 

Passò una settimana. Da quanto aveva sentito, Attico poteva dire che le due ragazze avessero avuto molta fortuna. Non solo erano state salvate, ma ora si trovavano al servizio della padrona. 

Era uscito fuori che, a quanto pare, una delle guardie che avevano aggredito Hanna fosse l’amante della padrona e lei, per vendicarsi, avesse deciso di tenerle per se. Due boccioli non ancora in fiore erano considerati molto rari!

Suo padre si era già ripreso dal benvenuto riservatogli ed ora si stavano allenando con i suoni della frusta nelle orecchie.

Fortunatamente, nonostante i mille pensieri che gli affollavano la mente, Azrael riusciva a seguire l’allenamento, abbastanza perché suo figlio non sospettasse nulla.

Giorni prima si era risvegliato nella cella avvertendo e sentendo la presenza delle ragazze. Non se ne stavano zitte e lui aveva dovuto fare uno sforzo enorme per non reagire quando avevano nominato Gandalf ed il suo Bosco! 

Sapevano chi era ed erano a conoscenza del fatto che avesse un figlio!

Ma la cosa più scioccante era che sapessero della predizione di Lord Elrond! Non potevano essere spie! Erano troppo giovani ed ingenue!

Ed inoltre, quando parlavano della Terra di Mezzo sembravano tanto due bambine che si raccontano una storia!

Avevano detto tutto e niente!

Ed era certo che sapessero molto di più su di lui e gli abitanti di Arda!

Avrebbe scoperto i loro segreti! Per la sicurezza della Terra di Mezzo!

La spada di legno di Attico passò terribilmente vicino al suo viso ed Azrael decise che ne aveva abbastanza. Con lo scudo di legno riuscì a disarmare l’avversario per poi ruotare su se stesso prima di colpire Attico al fianco con la spada da allenamento.

Il poveretto gemette crollando in ginocchio ma l’espressione triste durò poco sul suo volto, prima che uno sguardo di sfida gli si dipingesse in viso.

Suo padre era stato clemente con la piccola vendetta! Non abbastanza dal trattenersi dall’umiliarlo, ma nessuno viene mai accontentato a pieno, quindi non si lamentava!

Azrael gli appariva più turbato del solito e si chiese il perché. A preoccupare molto suo padre era la sua sorte oppure quella toccata agli elfi che erano stati catturati con lui e di cui non avevano saputo più niente.

Alla fine Attico decise di non darsi pensiero, presto suo padre si sarebbe confidato oppure la curiosità lo avrebbe aiutato a far luce su tutto!

 

Avevo in mente di inserire le due migliori amiche fin dall'inizio!

E devo confessare che mi sono divertita molto a scrivere i dialoghi! 

Fatemi sapere cosa ne pensate!

Buona serata,

X-98

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Capitolo 3
*** Con la forza della verità ho conquistato l’universo ***


CON LA FORZA DELLA VERITÀ HO CONQUISTATO L’UNIVERSO

 

Azrael schivò una lancia, la afferrò e con la spada spezzò il legno rendendo l’altra estremità inutile. Il gladiatore si fece prendere dal panico una volta persa l’arma e non fu difficile tagliarli la gola appena trovata un’apertura.

Per i romani lo scontro finale tra i due gladiatori migliori di due scuole, era la parte più interessante dello spettacolo, per Azrael era anche fin troppo breve.

Stanco degli esulti di fronte alla morte di un povero innocente, tornò verso i sotterranei ignorando tutto e tutti.

Non aveva mai mostrato rispetto o considerazione per colui che si definiva il suo padrone, ne per i suoi “ammiratori” e questo gli aveva fornito un ottima reputazione visto che era considerato senza cuore. 

Un assassino senz’anima che si nutriva con quelle delle sue vittime, talmente malvagio che persino la morte stessa l’aveva rifiutato.......

Pittoresco! Gli umani avevano una fervida immaginazione non c’era altro da dire!

Excellent travail! Ce salaud avait une excellente réputation que vous avez réussi à détruire en moins d'une minute! Les dieux vous favorisent!” (Ottimo lal lavoro! Quel bastardo aveva una reputazione eccellente che tu sei riuscito a distruggere in meno di un minuto! Gli dei ti favoriscono!) disse Attico una volta che fu tornato nei sotterranei dell’anfiteatro.

“Je ne crois pas en tes dieux!” (Non credo nei tuoi dei!) tagliò corto l’elfo.

“Et moi dans le vôtre. Peut-être que quand je serai libre, je changerai d'avis ou je pourrai vous convaincre du contraire!” (Ed io nei tuoi. Forse quando sarò libero cambierò idea o riuscirò a convincerti del contrario!) gli rispose i figlio.

Azrael sospirò. Ad Attico era bastato vedere una sola volta un gladiatore venire liberato per convincersi che la legge romana sarebbe stata rispettata e lui liberato.

Se un gladiatore si dimostrava degno veniva insignito del rudis, spada di legno con sopra incise tutte le sue vittorie e poteva definirsi un uomo libero.

Arrivata la sera vennero caricati nuovamente sul carro per tornare alla villa.

Ma la libertà non è un oggetto che puoi dare e riprendere! È la vera felicità..........

se per la tua gioia hai bisogno del permesso di altri, sei proprio un povero sciocco.

Questo suo figlio lo avrebbe imparato a sue spese. Era un uomo ormai. Doveva fare le sue esperienze e conviverci.

Verso sera, una volta conclusi quei giochi sanguinari, vennero nuovamente stipati sul carro per fare ritorno alla villa.

Guardandosi attorno per mera abitudine, Azrael notò le due ragazze salire sulla carrozza assieme alla padrona. La più caparbia si fermò, prima di entrare, a guardare il bellissimo tramonto e quando si voltò per seguire la padrona e l’amica, i loro occhi si incontrarono.

L’elfo rimase basito di fronte alla forza che vide trasparire da quei piccoli occhi verdi, pensando anche alla vita che ora conduceva quella fanciulla......si ritrovò a sorridere quando, la padrona, con poca, anzi, assente grazia femminile, la tirò dentro con un braccio rimproverando la sua lentezza.

 

*

 

Azrael non era mai stato così contento di tornare nella sua cella come quella sera.

Il lato negativo di questa nuova sistemazione era che gli umani chiedessero fin troppo da lui! Era stato costretto a misurarsi, oltre che nello scontro finale, anche in numerosi scontri “uno contro tutti”. Un’assurda idea dell’organizzatore dei giochi per mostrare al popolo quanto fosse pericoloso......l’aveva compreso sentendolo mietere complimenti e frasi d’ammirazione verso la propria persona.

Era certo che non tutti i suoi elfi sarebbero sopravvissuti ad una prova del genere ed al posto dell’orgoglio sentì una gelida furia attanagliargli le viscere!

Sta di fatto che a fine giornata fosse esausto e contento di aver resistito così a lungo.

Nella speranza che il padrone lo lasciasse tranquillo, senza incatenarlo di fronte agli ospiti invitati in onore della sua vittoria, come spesso faceva......si mise a sedere sul letto ricordando i bei momenti della sua lunghissima vita.

Le speranze furono vane.

La porta della cella venne aperta e con sua grande sorpresa Hanna fu gettata dentro come fosse stata un sacco di patate.

Lei riuscì ad attutire la caduta con gli avambracci, ma questo non significò che non prese una gran botta.

Fu talmente veloce ed inaspettato che Azrael rimase seduto sul letto a fissarla.

Lei si alzò, tremante e lo guardò in un modo che non riusciva a decifrare.

Senza dire niente si sdraiò sul letto e si tolse la tunica leggera che indossava.

Azrael si alzò di scatto ed indietreggiò confuso, capendo le intenzioni della ragazza anche se non era per niente convinta.

Que veux-tu?”(Cosa vuoi?) chiese scioccato “Non capisco la tua lingua!” Iniziò lei sembrando offesa dalla sua reazione “Ma sono qui per soddisfare i tuoi bisogni!” Disse abbassando gli occhi mentre cercava di nascondere le lacrime.

Azrael si sedette sul letto vicino a lei spaventandola a morte, ma dolcemente allungò una mano, alzandole il mento “Non ti stuprerò!” Disse con tono deciso, ignorando lo shock sul volto di lei, quando lo sentì parlare la sua lingua.

“Tu....” Hanna si zittì quando lui le poggiò il dito indice sulle labbra “Nessuno deve saperlo!” Sussurrò sorridendo.

La ragazza si sentiva leggera come una piuma. Quell’elfo non aveva mai smesso di stupirla ed ora era consapevole che non avrebbe mai smesso di farlo!

Le aveva mostrato moltissima fiducia rivelandole quel segreto e si era dimostrato nobile rispettando lei ed il suo corpo.

Una domanda le si formò in testa, ma temendo che le guardie sentissero, cercò di esprimersi con gli occhi dicendo solo una parola “Attico...?” L’elfo annuì capendo il quesito.

Hanna fece in tempo a vedere gli occhi di lui andare all’indietro prima che svenendo, le cadesse addosso. Non riuscì a reprimere un grido di sorpresa ed all’inizio temette il peggio, ma quando l’elfo rimase immobile capì. Non fingeva e non la stava aggredendo!

Anche se era solo il busto che era premuto contro al suo, faticò parecchio per toglierselo di dosso. Era veramente pesante! Non grasso, pesante! Meglio specificarlo, anche se solo nella sua testa!

Per precauzione controllò i segni vitali ma Azrael era vivo.

Visto che l’elfo era messo in posizione trasversale rispetto al letto, decise di sistemarlo meglio.

Si mise a cavalcioni sul suo busto e gli afferrò le spalle mettendolo a sedere. Abbracciandolo lo girò e trascinò per pochi centimetri prima di cadere con lui e su di lui...sul letto. Almeno la sua testa ora era poggiata sul cuscino. Fu meno difficile spostare le gambe e, leggermente, il bacino.

Dagli spalti aveva assistito al combattimento e non era sorpresa nel vedere quanto fosse esausto l’elfo. Dopo avergli sistemato la coperta addosso, gli si sdraiò accanto cercando di ignorare il calore che sentiva aumentare sulle sue guance.

Se fosse rimasta avrebbe evitato che il servo del padrone tentasse nuovamente di sedurla anche se si sentiva in colpa a lasciare Sara da sola!

 

*

 

Azrael si svegliò vedendo il sole passare una fessure nel legno. Si mise a sedere e trasalì quando si rese conto dell’umana che gli dormiva accanto.

I ricordi della sera precedente tornarono in un lampo e si chiese se le avesse fatto male crollandole addosso. La ragazza si mosse confermando all’elfo che avrebbe dissipato i suoi dubbi in poco tempo.

Dopo una sbadiglio Hannah si stropicciò la faccia e voltò la testa prendendosi un colpo quando notò che l’elfo era sveglio e la fissava.

“Non vi ho stuprato!” Urlò mettendosi a sedere, prima di darsi mentalmente della cretina. Ma che razza di buongiorno è? No, la domanda giusta era: che razza di affermazione, no.....quale donna avrebbe mai detto una cosa del genere ad un...maschio!?

L’elfo, con sua grande sorpresa, rise. “Siete svenuto!” Azrael divenne terribilmente serio. Perfetto! Aveva un tocco magico nel portare cattivo umore! Poteva definirlo un talento!

“Vi sentite bene?” Chiese cercando di riparare quell’inizio giornata disastroso.

Lui annuì “Vi ho fatto male?” Chiese con un tono di voce troppo alto.

“Shhh......no! No! Anzi, all’inizio credevo che foste morto!” Confessò lei. 

L’elfo rise di nuovo ed Hanna credette di aver assistito a due miracoli in rapida successione. Nel film non sembrava divertirsi molto e tantomeno così allegro! 

“Le guardie non ci sono e gli altri dormono ancora. Hanno chiuso completamente la porta” disse indicando le sbarre coperte dal legno che impedivano di vedere all’esterno “Nessuno può sentirci!” Disse.

“Perfetto! Diamoci dentro allora!” Disse Hanna alzandosi dal letto e, con un salto, atterrando in piedi sul freddo pavimento. Si lavò la faccia con l’acqua che si trovava dentro una tinozza di legno.

“Perché avete deciso di parlarmi?” Chiese curiosa mentre si asciugava con uno straccio lurido “Per tranquillizzarvi!” Rispose lui rimanendo seduto sul letto ma incrociando le gambe.

“Non solo per quello! Ho visto gli sguardi che mi lanciate....” “...ed io ho sentito voi e la vostra amica sussurrare alle mie spalle informazioni che solo io credevo di conoscere tra i romani!” Rispose l’elfo.

“Vi preferivo privo di sensi!” Disse lei furiosa “Come conoscete le terre da cui provengo? E le parole di Elrond?” Domandò Azrael inquieto.

“L’Unico sarà ritrovato, e allora tornerà la guerra, e sarà la fine di questa Era. E temo terminerà in una seconda tenebra, a meno che qualche caso fortuito non provochi quel che i miei occhi non sono in grado di vedere.” Ripetè la ragazza come se fosse stata cosa di poco conto.

“Se ti dico la verità........non penso che mi crederai!” Disse scettica.

“Mettimi alla prova!” Disse lui ancora più curioso. Hanna sospirò. Tanto valeva la pena rischiare!

“Io e la mia amica Sara....non siamo di questo mondo!... cioè lo siamo! Aspetta!” Si interruppe cercando di spiegare le cose nel modo più chiaro possibile. Non che fosse facile visto che anche nella sua mente erano tutte ingarbugliate.

“Nel nostro mondo, i romani.....sono....morti........tremila anni fa......poco meno! Ah, non sono brava in matematica! Per me è come se mi fossi ritrovata nel passato!

Nel nostro mondo siamo molto più evoluti! Abbiamo costruito invenzioni che ci permettono di non usare il cavallo e di percorrere lo stesso distanze considerevoli, mezzi che ci permettono di volare......qui invece siamo nell’era della pietra! Insomma...usano ancora la carrozza!” Poteva sembrare pazza, ne era certa!

“Come siete finita in catene? Avete una famiglia?” Sembrava che l’elfo fosse molto curioso e che le stesse credendo. Per il momento!

“Niente domande personali grazie! E per la prima.....non so! Sfortuna? Io e Sara stavamo passeggiando nel bosco quando siamo cadute per una ripida discesa piena di foglie, erbacce e radici. Quando ci siamo risvegliate i romani ci avevano circondato.....prima di rapirci! 

Non ricordo molto del viaggio visto che siamo rimaste in delle casse di legno come se fossimo oggetti. È durato molto e quando ci hanno venduto vi abbiamo incontrato!” Finì di raccontare la ragazza.

“Se vieni da un’altra epoca, come fai a conoscere la mia razza?” Chiese Azrael capendo che non mentiva. Glielo poteva leggere in faccia. Quel misto di emozioni che aveva provato ripercorrendo il suo passato non erano finte....

“Adesso arriva la parte interessante.....nel mio mondo gli elfi non esistono! Ed a quanto pare neanche qui li conoscono visto che vi trattano come una novità! Barahir ha detto che il vostro primo padrone non ha mai rivelato come fosse riuscito, ne dove vi abbia catturato!” Rivelò la ragazza terrorizzando l’elfo.

Non sarebbe più tornato a casa? Era intrappolato per sempre in un mondo sconosciuto come Hannah e Sara?

“Per noi, voi siete solo leggende! Uno scrittore si è inventato il vostro mondo e ce ne ha parlato attraverso i suoi racconti fantastici....anche se, a quanto pare, voi non siate proprio una fantasia!” Si corresse Hanna, cercando di non ridere. “È richiesto un po’ di tatto!” Le disse la sua coscienza. Realizzare che forse non sarebbe più potuto tornare a casa non doveva essere cosa facile!

“So chi siete! Ma non l’ho mai detto a nessuno per evitare guai ed una eventuale vendetta da parte vostra!” Ammise Hanna.

“Ti ringrazio!” Disse l’elfo dopo un lungo momento di silenzio “Credi che anch’io sia in un mondo diverso dal mio?” A quella domanda la ragazza rispose scuotendo la testa con un espressione smarrita ed un “Bo’!” Poco elegante.

“Per la fiducia mostrata nei miei confronti, ti permetto di darmi del tu, ma ti prego di non chiamarmi mai con il mio vero nome!” Disse Azrael dopo un attenta riflessione.

“Thranduil è un nome bellissimo ma al momento troppo strano!” Sussurrò lei sedendosi accanto a lui “Allora anche tu puoi darmi....del tu! Basta con questo voi! Sono una schiava, mannaggia!” Disse la ragazza.

Poi, inaspettatamente Hanna lo abbracciò sussurrando un grazie piena di sincera gratitudine. Una volta finito la vide arrossire mentre si pentiva di aver fatto un gesto del genere.

“Mi fido di te, so che sei un elfo nobile!” Cercò di tranquillizzarlo lei anche se si vergognava molto dell’abbraccio. Forse aveva percepito la sua sorpresa.

“Se ti fidi di me, perché temevi che potessi violentarti?” Chiese Azrael. 

“Non ho idea di cosa tu abbia passato! So che quelli della tua razza possono diventare malvagi e sapendo che ti hanno torturato e fatto chissà cosa.....temevo non fossi più quell’elfo nobile!” Rispose lei con inquietudine.

“E non intendo diventarlo! Ho resistito nella speranza di poter rivedere mio figlio!” Disse Azrael sentendo una stretta al cuore sapendo che forse non sarebbe mai successo. “Quindi è per questo che non sei morto?” Chiese Hanna stupita. 

Lui le rivolse un occhiata cupa “So che gli elfi possono morire dal dolore!...è vero?” Domandò l’umana curiosa “Si!” Rispose l’elfo “Ed ora....” “Proprio ora non puoi morire!” Disse la ragazza alzandosi in piedi “Ho intenzione di visitare la Terra di Mezzo e conoscere il Principe su cui ho sentito una miriade di storie!” Concluse incrociando le braccia al petto.

“Vuoi fuggire?” Chiese Azrael sorpreso “Tu no? Non volevi rivedere tuo figlio?” Le rispose lei. Lui sorrise “E così sia!” Rispose alzandosi quando sentì il cancello principale aprirsi. 

Stava per iniziare un’altra faticosa giornata.

 

*

 

“Tu sei una pazza, insensibile, incauta, idiota di prim’ordine!” Sibilò Sara una volta che l’amica l’ebbe confessato cos’era successo alle prime luci dell’alba.

“Su tre di questi aggettivi sono pienamente d’accordo, ma l’insensibile a cosa è riferito?” Chiese Hanna che si divertiva moltissimo quando riusciva a far infuriare Sara. Colei che si vantava di avere una tempra e pazienza fuori dal comune!

“Insensibile per quanto riguarda lui! Gli hai sbattuto in faccia che non rivedrà mai più l’unica famiglia che ha!” Spiegò Sara avvilita. Non conosceva Thranduil, ma ammirava gli elfi, e l’impeto unito al semplice fatto che la sua amica fosse fin troppo diretta nel dire le cose, avrebbe distrutto ogni minima possibilità di conoscerlo meglio!

“Cosa ci fate ancora qui?” La voce della padrona fece prendere alle ragazze lo spavento più grande della loro vita. Ok, forse era meglio viverla per intero prima di poter dire una cosa del genere!

“Chiedo perdono, ma non ricordiamo la strada per andare alle cantine!” Disse Sara chinando il capo in segno di sottomissione. Era vero che si trovavano in quella villa da un po’ di tempo ormai, ma il loro senso dell’orientamento unito alla grandezza di quel posto, prediceva solo guai!

“Siete proprio inutili! Mio marito è un imbecille, solo questo spiega come abbia potuto comprare due schiave tanto imbranate come voi due!” Urlò la padrona tirando un sonoro schiaffo a Sara. 

Poi le guardò come se avesse voluto incenerirle all’istante “Seguitemi! Attendiamo ospiti e purtroppo dovrò tenervi fino alla prossima asta!” Disse prima di avviarsi con molta fretta, verso un’ampia stanza.

Sara cercò di ricacciare indietro le lacrime iniziando a fare respiri profondi.

Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso!” La ragazza ripensò alle parole che il padre le aveva detto, molto tempo prima, quando era tornata a casa disperata a causa di alcuni bulli che le avevano tirato addosso delle uova.

Una volta nella grande sala non dovettero aspettare molto prima che l’ospite fosse accolto con risate, frasi di benvenuto ed un enorme banchetto.

“La fortuna arride a tutti da quando sei riuscito a procurarti quella bestia selvaggia! La benevolenza degli dei sarà ancora più grande se riuscirai a domarla!” Disse l’ospite mentre osservava Hanna con troppa insistenza.

“Presto i tuoi desideri saranno esauditi! Quell’elfo è rimasto in catene e nell’oscurità per molti anni, non mi sorprende che abbia stretto un patto con il diavolo pur di far cessare una tale tortura! L’ho acquistato perché ero certo di riuscire in tale impresa!” Disse Barahir con la sua solita boria.

“Hai scoperto come poter essere obbedito?” Chiese l’ospite esterrefatto.

Da sempre Azrael veniva liberato nell’arena e si lasciava che uccidesse chiunque tentasse di fare lo stesso. Non ubbidiva a nessuno, per questo nessuno dei suoi avversari era mai sopravvissuto!

“Gli ho solo dato ciò che ogni uomo desidera!” Rispose Barahir guardando Hanna.

La moglie fece una faccia schifata, ma appena si accorse chi, il marito, stesse guardando, scoppiò come un petardo “Come hai potuto! Loro sono di mia proprietà! Ora che le hai rovinate dovrai procurarmene altre!” Urlò alzandosi di scatto dalla sedia e rovesciando un intera caraffa di vino.

“Non fingerti oltraggiata! Dovresti considerarti fortunata ad avere come schiava personale la cagna dell’angelo della morte!” Rispose il marito con altrettanta ferocia.

Quei due erano identici! Peccato che non andassero d’accordo! Più passavano i giorni, più Sara desiderava conoscere la loro storia!

“Lui non è un uomo, ricordalo amico mio!” Disse l’ospite che sembrava essere perfettamente abituato alle liti dei due.

“Allora cercherò di aumentare la sostanza!” Disse Barahir rivolgendosi a Sara “Stanotte andrai anche tu da lui!” E la ragazza tentò di mostrarsi terrorizzata anche se dentro esultava entusiasta.

“È ciò che spero di fare io con gli umili doni che ti ho portato!” Disse l’ospite attirando l’attenzione di tutti i presenti e della sua guardia, che abbassò il capo per poi uscire dalla stanza. “Hai un talento amico mio! Come riesci a fare in modo che i tuoi interlocutori pendano dalle tue labbra?” Domandò curioso il padrone.

“Dopo oggi mi chiamerai fratello!” Disse l’altro indicando con una mano la guardia che rientrava, accompagnata da altri soldati e due prigionieri.

Hanna e Sara erano troppo sconvolte per mostrare la loro sorpresa e shock, urlando o facendo qualsiasi altra cosa a parte restare ferme come statue di marmo.....fissando i due elfi di fronte a loro!

 

*

 

Avete presente l’espressione “Perdere dieci anni in dieci secondi?” Bene. Perché Hanna e Sara la sperimentarono a pieno in un istante! O meglio, dieci secondi!

Quei due elfi sembravano più giovani di quello che conoscevano già! Per quanto potesse sembrare! Potevano essere anche più vecchi!

“Li ho trovati in una miniera! Sono stati gli dei a farmeli trovare. I loro precedenti padroni cercavano di nascondere le orecchie a punta ed i lunghi capelli, caratteristiche peculiari della loro razza!” Disse l’ospite.

“Metteteli in una cella! Me ne occuperò più tardi!” Ordinò Barahir alle sue guardie.

“Portate anche le mie schiave!” Aggiunse la moglie “Desidero avere la massima privacy nel mostrare a pieno la gratitudine che si deve ad un caro fratello!” Disse, rispondendo così allo sguardo confuso del marito.

Furono fortunati a non passare neanche lontanamente vicino allo spiazzo dove si stavano allenando i gladiatori. Le ragazze temevano una qualche isterica reazione di Azrael! Anche se ci stava! Avevano rapito altri elfi!

Quando la porta della cella fu chiusa e le guardie si furono allontanate a sufficienza, Sara si scatenò “È a dir poco pazzesco! Gli dei in cui credono i romani ci prendono per i fondelli! Questa è una coincidenza assurda!” Iniziò a dire camminando per la piccola cella come un uragano.

“Placati!” Tentò Hanna ottenendo però, l’effetto contrario.

“Lui non sarà per niente contento di vedervi! E non perché avete le orecchie a punta ma perché gli stramaledetti romani hanno avuto la brillante idea di schiavizzarvi!

Aspetta!......ma perché non siete dei gladiatori?” “I problemi della vita!” La derise Hanna “Da quello che so gli elfi sanno combattere! Fa parte dell’istruzione di base!” Continuò Sara ignorandola di sana pianta.

“Ora conosci la cultura e le tradizioni elfiche meglio di loro?” Chiese Hanna basita.

Anche se ad essere i più confusi e scioccati erano i due elfi!

Tutti gli umani incontrati fin’ora erano stati curiosi e terrorizzati da loro. Non conoscevano niente del loro popolo e credevano che non fossero in grado di parlare e capire la lingua corrente!

Ma queste umane erano l’eccezione! Sembravano trovarsi a loro agio e pareva fossero preoccupate per la loro incolumità!

Lasta lalaithamin! (Mi fai ridere!) disse l’elfo con i capelli castani.

Amin feuya ten’ lle!” (Mi Disgusti!) disse il biondo.

Sara li guardò con un enorme sorriso che le illuminò il viso “Che figata pazzesca!” Disse adorante. Era la prima volta che sentiva parlare elfico! Sindar, se voleva essere pignola!......si, voleva!

“Ora sviene!” Azzardò Hanna “No! Cielo, sarebbe imbarazzante!” Disse Sara con un tono di voce tutto nuovo, poggiando un palmo della mano sulla sua guancia destra, fingendosi scandalizzata, come se la sua amica avesse urlato la peggiore bestemmia mai sentita!

Sara si sedette in terra davanti ai due elfi e si rivolse a quello biondo “Come ti chiami?” 

Auta miqula orqu!”(Ma Va a baciare un orco!) gli rispose lui.

“Anche non capendo l’elfico, non credo ti abbia fatto un complimento!” Disse Hanna che era più divertita che spaventata.

“Il mio nome è Sara, mentre questa simpaticona è Hanna! Sappiamo che parli la nostra lingua e se le buone maniere elfiche non sono solo una leggenda, ti pregherei di rispondermi!” Disse la mora offesa per non aver capito un accidente ma sicura che l’amica avesse ragione!

Dina!”(Fa silenzio!) disse il biondo.

“A quanto pare, gli elfi sono cocciuti quanto i nani!” Osservò Hanna facendo un paragone sbagliato nel momento meno opportuno.

Man pedich?”(Cos’hai detto?) disse il biondo.

Entrambi si alzarono di scatto terrorizzando le due ragazze che indietreggiarono fino a trovarsi dalla parte opposta della cella. Ma non servì a molto visto che la stanza era decisamente minuscola!

“La mia era una constatazione! Argomentare sarebbe la scelta più saggia!” Tentò di salvare la situazione Hanna. Perché doveva dare voce ad ogni pensiero?

Dei rumori precedettero il passaggio di numerosi gladiatori.

Era l’ora della pausa pranzo. Capitata giusto in tempo per salvarle.

Appena spuntò Azrael, le fissò con sorpresa. Una ciotola di riso in mano.

Mae govannen Aran Thranduil! Amin naa tualle!”(Ben trovato Re Thranduil! Sono ai tuoi servigi) disse il biondo.

Mankoi naa lle sinome?”(Perchè Sei qui?) chiese l’altro.

La ciotola di Azrael scivolò dalla sua presa finendo in terra. Il riso venne sparso ovunque andando contro ogni legge fisica. Cioè, la sua velocità non era tale da creare un disastro! Il raggio sarebbe dovuto essere molto più ristretto. 

Questo fu tutto quello che Sara riuscì a pensare nel tentativo di sperare di non essere realmente dove, effettivamente, si trovava!

“Che spreco!” Osservò Hanna più interessata al cibo che ad altro. 

Per la cronaca: grazie alla dolce e premurosa padrone, loro non avevano ancora pranzato!

“Mankoi naa llie sinome?”(Perchè siete qui?) chiese Azrael ancora scioccato.

“È davvero fico, ma potreste parlare una lingua comprensibile? È anche peggio di quando gli altri si sussurrano segreti nelle orecchie!” Disse Hanna infastidita.

L’elfo biondo scattò furioso verso l’umana, ma la voce imperiosa del suo signore lo fece arrestare “Daro!” (Fermo!) disse Azrael.

“Che succede?” Chiese un Attico parecchio confuso nel ritrovarsi davanti altri due elfi “Hanna, Sara, tutto bene?” Domandò ancora più smarrito nel vederle dietro le sbarre.

“Si, grazie!” Rispose la mora “Davvero? Ma se vogliono ucciderci?” La smentì l’altra.

“Ma siccome Azrael ci ha salvate, direi che le cose vanno meglio di quanto sarebbero.......” “.....per il momento! La sua amicizia non ci salverà per sempre!” Urlò Hanna, furiosa che Sara la contradicesse sempre.

“Ma io parlo di adesso!” Disse l’amica arrabbiata per il fatto che non potesse mai avere l’ultima parola.

“Amicizia?” Chiese l’elfo bruno non capendo perché il suo signore avesse difeso due insulse mortali.

La conversazione venne interrotta dalle guardie che costrinsero i due gladiatori a tornare sui loro passi.

“Possiamo riniziare da capo?” Chiese Sara rivolgendosi ai due elfi che non le stavano guardando più così male. Loro annuirono.

“Piacere io sono Sara!” Disse l’una “Ed io Hanna!” Aggiunse l’altra.

I due elfi si inchinarono davanti alle due e facendo entrambi il baciamano....... rischiando veramente di far svenire Sara..... “Il mio nome è Narwain mentre il mio compagno si chiama Galdor!” Disse l’elfo biondo.

 

La storia scorre più lenta di quanto mi ero immaginata!

Spero questo non vi dispiaccia!

A parte qualche parola, cercherò di non essere troppo volgare, lo prometto!

Come pensate proseguirà? Fatemelo sapere perché per il momento ho esaurito le idee! 

L’ho detto all’inzio! È stata un idea lampo! Spero solo che ne seguiranno altre perchè non mi piace il pensiero di lasciare incompleta una storia!

A presto,

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Capitolo 4
*** Grida nel silenzio ***


GRIDA NEL SILENZIO

 

Passarono quattro mesi.

Hanna poteva dire che la loro nuova vita non fosse poi così male!

Servivano ancora la padrona, per loro fortuna, ed ogni sera venivano spedite nella cella di Azrael, modificata per avere un piccolo sportello che la rendesse comunicante con Attico. Dovevano essersi resi conto che era l’unico in grado di mitigare il temperamento esplosivo di Azrael.

Era strano chiamarlo così, anche inquietante! Ma alla fine si era abituata!

“Una giornata da dimenticare!” Sara si annunciò così prima di entrare nella cella di Azrael.

“Sono curioso! Continua!” Dichiarò Attico che si era comodamente seduto su della paglia fresca per lasciare il letto ai due elfi. Visto che le celle non erano spaziosissime, si erano divisi in quelle due per poter passare un po’ di tempo assieme.

“Questa mattina ho ricevuto l’ordine di passare la cera, ed Hanna ci è scivolata mentre portava la colazione dei padroni, poi......sono inciampata mentre sparecchiavo ed ho rovesciato i resti del pranzo contro Hanna che mi aveva appena insultato....non ricordo nemmeno per cosa........e per finire in bellezza....la bestiaccia dei padroni ha mangiato la mia cena per questo Hanna è arrabbiata con me per essersi vista “costretta” a fare a metà con lei!” Terminò Sara.

“Il cane? E come ha fatto?” Chiese Attico divertito, quelle avrebbero dovuto intrattenere spettacoli comici invece che essere le schiavi personali della padrona!

“Sono andata velocemente al bagno! Credevo Hanna rimanesse a controllare!” Si giustificò Sara.

“Credo che c’entri quello che voi umani chiamate....karma!” Disse Galdor trattenendo a stento le risate “Il kamra è alla base di tutto!” Disse Sara per poi ridere 

“Non la incoraggiare, Galdor!” Lo riprese Narwain.

“Non lo faccio!” Gli rispose l’altro. “Be’ se lei fosse più gentile con me....” “...tutto questo non potrebbe succedere?” La derise Attico conoscendo bene la goffaggine dell’amica visto che più volte ne era stato vittima durante i banchetti, quando aveva rovesciato qualcosa addosso a lui ed altri sfortunati gladiatori!

Risero tutti cogliendo il suo pensiero. Persino Narwain abbozzò un sorriso!

“Posso farti una domanda?” Chiese Hanna approffitando del fatto che gli altri sembrassero molto presi dal racconto dell’amica, mentre Azrael sembrava completamente disinteressato, come sempre.

“L’hai appena fatto!” Le rispose burbero lui “Non ti sei accorto che qualcosa non va?” Domandò Hanna facendo uno sforzo enorme per non rispondergli a tono.

L’elfo la guardò in maniera indecifrabile. Non doveva sorprendersi, un sovrano non avrebbe mai dovuto far capire cosa pensasse ai suoi nemici, punto!

“Narwain e Galdor non stanno bene! Non mi sorprende che il padrone non li abbia ancora fatti combattere! Vabbe’ che non erano uno spettacolo manco la prima volta che li ho visti, ma.....ho una strana sensazione al riguardo!” Confessò lei.

I due elfi erano magri e pallidi e l’unico ad avere ancora un po’ di senso dell’umorismo era Galdor! Forse era così anche quando vivevano nel regno degli elfi, ma erano troppo malinconici e taciturni perché Hanna non si preoccupasse!

Thranduil sospirò. Cioè che temeva stava per accadere!

I due erano troppo giovani per una vita del genere. 

Stavano svanendo!

Per esperienza sapeva bene che senza alcun affetto familiare questo percorso sarebbe stato irreversibile.

Ed era ancora più terribile che si era ritrovato a sperare  che trapassassero presto!

Come poteva? Era un suo compito proteggerli ed assicurarsi che tornassero a casa!

Forse era meglio così, la fuga non sarebbe avvenuta presto e lo struggeva sentirsi inutile! Aveva sempre avuto tutto sotto controllo e questa sensazione non era familiare ma estremamente fastidiosa!

Nelle sale di Mandos avrebbero aspettato con pazienza e senza sofferenze, di riunirsi con i loro cari, quando il tempo degli elfi sarebbe finito e si fossero ritrovati a navigare!

“Riderete meno quando vi mostrerò che non sono completamente tarda! Una volta liberi vi cucinerò il cheescake!” Disse Sara introducendola come una pietanza divina.

“Cos’è?” Chiese Galdor la cui curiosità per il mondo umano non era mai sazia.

“Una dolce delizioso con dentro il formaggio!” Rispose la ragazza.

“Sei google per caso?” La derise Hanna.

“Spesso dite cose senza senso!” Disse Attico non avendo capito l’ultima domanda dell’amica.

 

*

 

Hanna corse a perdifiato fino a raggiungere la cella nella quale erano stati confinati Narwain e Galdor. Preparati per la loro prima ed ultima arena!

Non erano nelle condizioni fisiche e mentali per uscirne! 

Ma l’ego del padrone aveva fatto danni irreparabili! Come poteva non comprendere che non fossero ancora pronti! Che la guerra non era lo stile di vita degli elfi? Che questo non avrebbe guarito i loro spiriti feriti!

“Apri!” La voce di Sara la fece sussultare per la prima volta “Cosa ci fai qui?” Le chiese furiosa. 

Voleva dire addio nella maniera più delicata e garbata possibile senza che la sua cara amica lo urlasse ai quattro venti ed ora non avrebbe potuto più farlo!

“Potrei farti la stessa domanda!” Le rispose Sara prima che entrambe entrassero.

I due elfi erano vestiti con maglietta e pantaloni lunghi dello stesso colore. Avevano delle protezioni ai polpacci e sugli avambracci per poter parare i colpi anche con gli arti. Inoltre indossavano un imbracatura di cuoio tipica dei gladiatori, però erano stati abbigliati in maniera differente visto che non erano umani!

“Siete venute per dirci addio?” Chiese Narwain che era più abbattuto di quanto non l’avessero mai visto “Veramente per augurarvi buona fortuna, ma se vuoi posso cambiare la frase!” Disse Hanna non riuscendo a trattenersi. Non le era mai stato simpatico il biondino, ma non per questo le dispiaceva!

“Azrael...il sovrano....” disse Sara sussurrando “...ha detto che questi umani sono scarsi nel combattimento!” La ragazza estrasse due protezioni di ferro avente ciascuna uno spunzone sull’ampia superficie “Però, per sicurezza, ho impregnato queste punte con un veleno molto particolare! Confonderà i vostri avversari affinché possiate dargli il colp.....” “Non morirò senza onore!” Infuriò Narwain “Ti ringrazio molto Sara, ma anch’io rifiuto la tua offerta, se questo è il nostro destino ho deciso di accettarlo!” Disse Galdor mantenendo una calma glaciale.

“Ma non è giusto!” Protestò lei distrutta “La tua famiglia Galdor! Non vuoi tornare da loro? Narwain, i tuoi figli cresceranno senza un padre!” Insistette inutilmente.

“Li rincontreremo nelle terre immortali!” Rispose Galdor sorridendo nel tentativo di calmare la ragazza “Vi ringrazio!” Disse accennando un leggero inchino assieme a Narwain.

“Per cosa? Per guardarvi morire?” Chiese Hanna mentre cercava di sostituire il dolore con la rabbia.

“Per averci mostrato che non tutti gli umani sono così corrotti e crudeli!” Spiegò l’elfo poggiando una mano sulla spalla di Sara.

Una luce abbagliante li avvolse entrambi e quando si dissolse la ragazza lo guardò confusa, il viso ancora rigato dalle lacrime.

“Ti ho donato la mia immortalità!” Disse Galdor “Promettimi che ti assicurerai che il re torni nel regno sano e salvo! La nostra gente ha bisogno di lui!” Chiese con occhi pieni di speranza.

Sara era talmente scioccata che riuscì solo ad annuire.

Narwain si avvicinò ad Hanna la quale arretrò impaurita “Va de retro! O ti ci rispedisco a calci in culo!” Disse con la sua solita eleganza.

“Siete molto forti per essere così giovani. Il mio compagno ha ragione, solo voi potete aiutarlo! Con voi si comporta in maniera diversa!” Ammise l’elfo biondo come se l’avesse compreso in quel momento. 

“Traduci!” Disse Hanna non capendo cosa intendesse “Vi permette di stargli vicino come non ha mai fatto con nessuno. Solo con sua moglie ed il Principe Legolas. E credo apprezzi la vostra compagnia più di quanto faccia vedere!” Spiegò Galdor così che l’amico non inveisse contro le pessime maniere dell’umana.

Narwain appoggiò la mano sulla spassa della ragazza mentre lei era impegnata ad elaborare le ultime parole di Galdor, non dandole il tempo di reagire.

Quando la luce abbagliante sparì la guardò con un’espressione strana “Promettimi che lo aiuterai!” Anche Hanna riuscì solo ad annuire.

“Ma se sopravvivrete al combattimento sarete mortali! Cioè.....invecchierete!” Disse Sara sentendosi tremendamente in colpa.

“Se torneremo vorrà dire che staremo ancora assieme! Non rinnego la mia scelta! Voi potete aiutare il nostro signore! Noi, no! Moriremmo tra poco lo stesso, con o senza l’aiuto di una spada!” Ammise Galdor affranto.

“Non ci uccideranno facilmente! Ho ancora un po’ del mio orgoglio e non intendo perderlo nell’ultimo scontro!” Disse Narwain sentendo la porta della cella venire aperta.

“Orgoglioso come un elfo!” Ripetè Hanna divertita dall’ultima affermazione.

“Buona fortuna!” Disse Sara prima di veder sparire i due amici oltre la porta.

 

*

 

Ancora prima di parlare con gli elfi Hanna era stata informata che Azrael era impazzito!

Non era sorpresa ed aveva chiesto al padrone di poter restare nella villa per andare da lui. Gli era stato dato il permesso e lei si era sentita incredibilmente sollevata.

Non voleva assistere alla morte dei due elfi! Anche se sarebbe stato meglio dell’affrontare Thranduil!

Non andò verso la cella dell’elfo, ma in quella dove incatenavano gli schiavi ribelli.

Una volta dentro se ne pentì amaramente!

La schiena di Azrael era ricoperta di sangue. Le frustate fresche erano ben visibili e poteva vedere numerose ustioni e lividi su tutto il corpo!

Avevano punito il suo pessimo comportamento!

Era rivolto con il viso verso al muro e le braccia erano tese verso l’alto a causa delle catene che erano troppo corte per arrivare fino in terra. 

L’elfo era inginocchiato sul pavimento, probabilmente sfinito dalle ore di tortura. 

Aveva saputo la sera prima che i suoi due elfi sarebbero stati mandati nell’arena ed essendo ormai pomeriggio, forse stavano combattendo e morendo proprio in quel momento!

I pugni serrati ed il respiro teso le fecero capire che era sveglio, ma non sapeva cosa dire! “Ciao, i tuoi elfi mi hanno donato l’immortalità prima di morire!” Non suonava bene neanche nella sua testa!

“Mi dispiace!” Disse alla fine. 

Era vero ed essere sinceri poteva aiutare!

Thranduil sospirò. Non si era sentito così impotente da tanto tempo, quando suo padre morì ed ebbe il peso della corona addosso troppo presto!

Aveva condannato suo figlio allo stesso destino! Ed anche se, dalla sua cattura, altri elfi non erano stati fatti prigionieri, temeva che i romani potessero riprovarci in futuro!

L’odio per questo popolo stava crescendo a dismisura dentro di lui e temeva in ciò che sarebbe potuto diventare se avesse lasciato che prendesse il sopravvento!

La voce di Hanna lo aveva sorpreso. Credeva che l’umana fosse con la padrona.

Il tono usato per dire quelle poche parole gli fece capire che non mentiva. L’aveva vista interagire con Narwain e Galdor e sapeva che anche lei si era affezionata a loro.

Gli umani, avendo molti meno anni da vivere, erano sempre stati molto diretti. Dove un elfo avrebbe impiegato del tempo per instaurare un legame, loro ci mettevano anche una manciata di giorni.

“So che è dura.....” “Lo sai? Tu, una giovane mortale, pretendi di sapere ciò che un re millenario prova!” Ringhiò Thranduil “Il mio popolo....trucidato per mero divertimento per mano di insulsi mortali! Vite immortali sacrificate per puntiglio!” Sibilò agitandosi nella stretta d’acciaio delle catene.

“No.....ma sono certa che solo tu puoi fermarli!” Disse Hanna guadagnandosi finalmente la piena attenzione furiosa dell’elfo. Una mezza vittoria.

“Ora sai che ci sono romani che catturano elfi! Possiamo fuggire ed avvertire gli altri del pericolo! Possiamo liberare quelli che sono prigionieri, in caso ne trovassimo!

Possiamo fare la differenza!

Non avrai resistito così a lungo per arrenderti adesso?” Chiese cercando di smuovere l’animo spezzato dell’elfo.

Lui non rispose. Si limitò ad abbassare il capo sconfitto.

“Li lascerai morire dimenticandoti di loro?” Chiese arrabbiata.

La reazione fu istantanea: l’elfo si alzò in piedi di scatto tirando le catene con tanta forza che i ganci appesi al muro tremarono leggermente, terrorizzando a morte la ragazza!

“Come osi?” Ringhiò lui.

“Se ti arrendi dimostrerai che di loro e di tutti quelli che verranno catturati non t’importa niente!” Disse Hanna con un coraggio inaspettato “Ma se combattiamo potremmo evitarlo! Io non li dimenticherò mai!” Finì di dire lei.

Era incredibile di come un umana, che aveva vissuto una vita brevissima in confronto alla sua, potesse avere molta più forza d’animo di molti nobili elfi che aveva conosciuto.

Rimasero fermi in silenzio per un tempo lunghissimo. Anche se potevano essere stati benissimo una manciata di minuti.

Alla fine Hanna decise di parlare “Posso pulirti le ferite?” Chiese con timidezza.

Aveva promesso. Avrebbe mantenuto la sua parola.

L’elfo inclinò leggermente la testa per poi rimettersi in ginocchio lentamente.

Prendendolo per un si, Hanna andò a chiamare la guardia affacciandosi dalla cella ed urlando come una straccivendola.

 

*

 

Sara abbassò lo sguardo affranta, non riuscendo a trattenere le lacrime ma sforzandosi di non singhiozzare. 

Non avrebbe dato soddisfazione ai romani dimostrando quanto la cosa la stesse struggendo dentro!

Si trovava nella tribuna d’onore, dietro ai suoi padroni comodamente seduti per godersi lo spettacolo, mentre lei era in piedi dietro a loro per provvedere ad ogni bisogno.

All’inizio si era illusa che tutto sarebbe andato per il meglio......

Narwain e Galdor avevano battuto i loro primi avversari, combattendo separatamente, ma mostrandosi nettamente superiori ai gladiatori sconfitti, in maestria ed abilità.

Ma non era finita lì!

Proprio come avevano fatto con il loro sovrano, i due elfi si erano ritrovati a dover combattere in quasi tutti gli scontri!

La boria dei romani, ma del loro padrone in particolare, si era manifestata costringendoli allo stremo pur di riempire la borsa del lanista!

Non erano nemmeno a metà dei festeggiamenti che l’incubo si era avverato!

Fortunatamente erano stati mandati assieme nell’arena, sfortunatamente i loro avversari erano venti uomini ben armati, freschi e riposati!

Uno in particolare aveva attirato l’attenzione della ragazza. 

Alto quasi due metri, largo come un armadio e con un fisico scolpito!

Era il campione di una città vicina, ma non ci voleva molto a capirlo! 

Per come la folla lo aveva accolto e per come si muoveva, come se l’arena fosse casa sua!

Narwain e Galdor erano sfiniti, glielo poteva leggere in faccia, ma non si erano tirati indietro!

Con attacchi combinati erano riusciti ad uccidere e ferire molti avversari.

Narwain diceva il vero quando aveva ammesso che non si sarebbe arreso facilmente.

Sara sorrise al pensiero che se Thranduil fosse stato presente, sarebbe stato molto orgoglioso del coraggio mostrato dai due giovani elfi, ne era certa!

 

“Lle desiel?” (Sei pronto?) Domandò Galdor al compagno 

“Dago 'ni ngurth!” (Combatterò fino alla morte!) gli rispose lui. 

Gli elfi si misero in posizione di attacco per poi iniziare a correre, senza aspettare che i loro avversari attraversassero di corsa la distanza che li separava.

“Gurth a choth-in-edhil!” (Morte ai nemici degli elfi!) urlò Narwain prima di affondare la spada nel petto di un uomo.

Combattevano come erano stati addestrati a fare. Anche se gli elfi di Bosco Atro prediligevano i pugnali, non si poteva dire che con le spade fossero scarsi.

La fortuna aveva fatto in modo che i due elfi fossero esperti a combattere assieme, avendo affrontato molte creature del male durante i numerosi giri di pattuglia.

Questi umani in quanto a cattivo odore, versi animaleschi e goffaggine era pari agli orchi, quindi non fu molto traumatico ritrovarsi a doverli sterminare per aver salva la vita.

“Ndengina (ta/ho)” (Uccidilo!) urlò Galdor all’amico mentre teneva fermo un gladiatore, per le spalle. Narwain fece appena in tempo ad ucciderlo che altri gli furono addosso.

Stavano cercando di separarli! Essere divisi significava morire!

“Tira ten’ rashwe!” (Attento!) disse Galdor alle sue spalle. Narwain si girò appena in tempo per vedere che il compagno aveva decapitato un nemico codardo che aveva tentato di ucciderlo con un colpo alle spalle. 

Un modo disonorevole di morire!

“Caela ie'lle!” (Prendi Questo!) urlò contro un avversario trafiggendolo con la sua stessa lancia. Sara aveva ragione! Erano scarsi questi umani!

Narwain sentì la speranza travolgerlo all’improvviso.

Credeva che non avrebbe mai più rivisto la sua adorata moglie ed i suoi cari figli, era convinto che l’idea di fuga del Re fosse frutto della pazzia che si era ormai impossessata della sua mente. 

Sperava che una volta tornato nel regno riacquistasse la ragione grazie alla sua gente e tornasse a regnare nel modo fermo e giusto come aveva sempre fatto.

Ora si rendeva conto che aveva ragione! 

Potevano farcela!

Sentendo centro di se una forza nuova nata dalla speranza, Narwain si girò verso l’avversario più grosso che era rimasto comodamente in disparte ad osservare mentre i suoi compagni venivano massacrati.

Corse verso di lui per niente intimorito dalla sua stazza. Come guerriero, sapeva bene che non era quella a fare la differenza fra la vita e la morte in un combattimento.

“Baw!” (Non farlo!) il grido di Galdor gli arrivò troppo tardi.

Iniziò un furioso scontro tra loro due. La folla urlava ed applaudiva ogni volta che le spade cozzavano fra loro.

Narwain si mosse con l’agilità della sua razza costringendo l’avversario a girare in tondo e parare i numerosi attacchi. Il suo scopo era confonderlo così che facesse una mossa falsa!

Accadde ciò che sperava. L’uomo affondò con troppo impeto sul suo scudo che Narwain lasciò cadere in terra prima di affondare la spada nello stomaco dell’avversario. Un esplosione di grida di gioia accompagnò la caduta in terra del gladiatore che era già morto ancora prima di toccare il suolo.

L’elfo sorrise e guardò il suo compagno cercando di fargli capire che c’era ancora speranza!

Rimase confuso quando vide uno sguardo pieno di orrore dipingersi sul volto dell’amico. 

Poi un dolore tremendo lo colpì al petto ed abbassando lo sguardo vide una freccia che spuntava da esso.

Le gambe cedettero all’istante e vide Galdor correre verso di lui chiamandolo a gran voce. 

Sentì le mani dell’altro afferrarlo prima che collassasse in terra.

“Cuio nim mellon!” (Addio amico) riuscì a dire Narwain prima che l’oscurità avvolgesse i suoi occhi.

“Las bedich? Las bennich? Mellonamin!” (Dove stai andando? Dove sei andato? Amico Mio!) urlò Galdor disperato.

Ma non ebbe il tempo di dire altro prima di schivare un colpo che l’avrebbe ucciso se non fosse stato per i suoi portentosi riflessi.

Rotolò di lato ed afferrò una spada che si trovava in terra per affrontare l’ultimo gruppo di uomini sopravvissuti.

Parò numerosi colpi riuscendo a tenere testa a cinque di loro che lo attaccavano da ogni lato. Ma le sue forze lo stavano abbandonando!

Sapendo che non avrebbe resistito ancora a lungo decise che avrebbe portato con se quanti più uomini possibili! Si concentrò su tre di loro.

In rapida successione li uccise uno dopo l’altro. Ma questo lo lasciò scoperto rispetto agli altri che si trovavano alle sue spalle!

Sentì il rumore della lama che lo trapassava per poi vedere la spada spuntargli dallo stomaco. Cadde in terra su un fianco e sorrise sapendo che i romani non avevano vinto.

Il loro Re li avrebbe vendicati e non avrebbe lasciato che fossero morti invano!

 

Sara chiuse gli occhi per non vedere cosa stava realmente accadendo e nel disperato tentativo di fermare le lacrime che ormai bagnavano il suo volto.

Era così che due nobili elfi perivano! 

Sotto scroscianti applausi!

 

AVVERTIMENTO: ho aggiunto una piccola parte finale nel capitolo precedente! Mi sembrava più coerente metterla lì che in questo!

 

Ed invece l’idea per continuare questa storia mi è venuta!

Ok va bene, è stato troppo brutale? Troppo strappa lacrime?

Thranduil è ancora freddo con le ragazze, anche se è vero quello che dice Galdor, con loro si comporta in maniera diversa e potrebbe aprirsi!

Avevo detto che ci spostavamo verso il mondo di Spartacus? Si! Lo ripeto!

Fatemi sapere cosa ne pensate! 

Commenti e suggerimenti li apprezzo davvero molto!

Anche le critiche, servono a migliorare!

Buona serata a tutti,

X-98

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Capitolo 5
*** Bisogna scegliere chi si vuole amare ***


BISOGNA SCEGLIERE CHI SI VUOLE AMARE

 

Sara sospirò sentendo i piedi bruciare a causa dei sandali che non facevano altro che farle venire le vesciche.

Erano almeno tre ore che la padrona girava tra i vari banchi del mercato.

L'arrivo di un gruppo di stranieri aveva attirato tutte le donne d'alta borghesia e si vociferava che le stoffe da loro vendute fossero pregiate ed estremamente preziose.

Questo era bastato per attirare la loro padrona e farle spendere una fortuna pur di poter essere invidiata dalle altre nobildonne.

"A quanto pare il buon vecchio Sesto vi ha ingannato!" Disse una del gruppo di amiche della padrona "Non ti invidiamo affatto cara. Anche se è una cosa risaputa: a tradirti sono sempre coloro che si professano innocenti!" Disse un'altra.

"La speranza è che presto Azrael possa cambiare a vostro favore l'idea che tutti si sono fatti degli elfi!" La difese una.

"Sono gli dei a guidare i suoi passi! Appena vorrà delle anime di cui sfamarsi noi lo asseconderemo!" Rispose la padrona innervosita.

La sconfitta di Narwain e Galdor non era stata vista di buon occhio!

Ora tutti credevano che l'immortalità degli elfi non fosse un dono ma una condanna!

E che Azrael fosse realmente guidato dagli dei visto che era l'unico della sua razza ancora in vita, non sapendo niente della lava che ribolliva sotto la superficie!

"Tuo marito verrà oggi all'asta? Ho sentito che ci saranno bestie molto rare!" Chiese una signora.

"Sarà presente! Chiedo scusa ma doveri urgenti mi costringono a tornare alla mia casa!" Rispose la padrona prima di affrettarsi verso la carrozza.

Hanna aveva fatto appena in tempo a salire quando un urlò le fece fare capolino dalla portiera.

Banditi!

Le stavano attaccando!

La padrona iniziò ad urlare istericamente mentre Sara tentava di proteggerla spingendola verso la carrozza e frapponendosi fra lei ed i banditi.

Le poche guardie al seguito vennero subito neutralizzate dimostrandosi inutili come credeva Hanna.

"Tu vieni con noi!" Disse un di loro rivolto alla padrona "E se tuo marito tiene veramente a te.....pagherà lautamente per salvarti la vita!" Già, peccato che stesse parlando con la persona sbagliata!

Però Sara aveva uno sguardo talmente feroce che era facile sbagliarsi!

Soprattutto perché la padrona sembrava una gallina spaventata, in quel momento nessuno avrebbe potuto pensare che fosse lei la vera padrona!

Hanna ci pensò su e capendo che i banditi potevano sbagliare bersaglio, visto che anche le loro vesti erano pregiate nonostante fossero delle schiave, lampante dimostrazione dell'ego smisurato della padrona, decise di agire!

"Se rapiscono la padrona lui se la prenderà con noi! Se prendono noi ......dato che non siamo delle principesse in pericolo e che Thranduil è in catene dodici ore al giorno, nessuno ci cercherà! Ed anche se fare la parte della damigella in pericolo che il Cavaliere deve salvare sarebbe intrigante, questo non è il momento adatto!"

Pensò Hanna in una manciata di secondi.

Scese di soppiatto dall'altra parte rispetto a dove si trovavano tutti gli altri e si diresse verso un bancone, rimasto incustodito, pieno di padelle ed altri oggetti di metallo.

Fortuna che fosse stata pazza e spericolata in gioventù, tanto da provare molti sport uno dietro l'altro. Tra cui lancio al piattello, tiro con l'arco, cavallo, nuoto, ginnastica artistica, kung fu.....alcuni praticati per pochi mesi ma sufficienti perché i rudimenti mettessero radici profonde.

Prese una grossa padella per il manico fece ruotare il busto assieme alle spalle e poi, come una molla, scattò, lasciando andare l'oggetto.

Appena il primo colpì il bersaglio iniziò ad afferrare qualsiasi cosa le capitasse sotto mano per lanciarla. Le urla della padrona le facevano molto comodo, così poteva essere certa di non colpire ne lei, ne Sara, per sbaglio!

I banditi furono colti di sorpresa ma cercarono di reagire.

Avrebbero raggiunto Hanna per fargliela pagare se Sara non avesse deciso di seguire l'esempio dell'amica ed avesse iniziato a lanciare bottiglie, piccoli vasi e altri oggetti pesanti contro gli intrusi.

I banditi si ritirarono nascondendosi fra le varie bancarelle, salvo per fuggire terrorizzati quando videro arrivare le guardie cittadine.

"Lo shopping più entusiasmante della mia vita!" Commentò Sara appena Hanna raggiunse lei e la padrona ancora sconvolta.

"Ed ecco altri like che vanno a farsi fottere!" "Meglio! Perché oltre quelli avresti potuto prenderti anche una denuncia!" Disse Sara cercando di smorzare l'entusiasmo dell'amica. 

"Ma qui non fanno multe?!" Osservò Hanna confusa "Vero! Ma se avessi potuto fare un video saremmo dovute essere per forza nel nostro mondo e lì le multe sono belle salate! ..... Ma io ho detto denunce! Che c'entrano le multe?" Le chiese Sara.

"Che ne so! Sei stata tu a seguire la mia assurda linea di pensiero senza battere ciglio!" La prese in giro Hanna prima di prendere la saggia decisione di non articolare più parola, sperando che una volta a casa il padrone non fosse abbastanza incollerito per prendersela con loro ed incolparle di tutto......come da prassi!

Era una fortuna che Azrael vegliasse su di loro perché altrimenti Barahir non si sarebbe di certo limitato solo ad urlarle contro!

 

*

 

"Altra giornata da dimenticare!" Era Sara.

"Ma se avevi detto che lo shooping era stato indimenticabile? Devi fare pace con te stessa, sorella!" Hanna.

"Ma a stare zitta dieci secondi ci riesci?" Sara di nuovo.

Silenzio.

"Fatto! Sei soddisfatta? Guarda che non sono io che urlo al vento tutti i nostri problemi!" Sempre e solo Hanna.

La porta della cella venne aperta e due ragazze incollerite entrarono mentre erano impegnate in una lotta di sguardi.

Thranduil non riuscì a trattenere un sorriso. Come facevano ad essere amiche se la maggior parte del tempo lo passavano litigando?

"Sono loro?" "Si loro, loro!" La seconda voce apparteneva ad Attico, ma la prima era sconosciuta!

"E tu chi sei?" Chiese Hanna mettendo la faccia davanti alle sbarre della piccola finestra che univa le due celle.

Un ragazzo. Giovane. Capelli ricci e scuri, come Sara, solo che lei li aveva lisci.

"Perché ti interessa saperlo?" Chiese il ragazzo.

"Perché vorrei sapere con chi sto parlando?!" Precisò Hanna.

"Il mio nome non deve interessarti! Tanto presto sarò morto o messo di nuovo all'asta!" Rispose il ragazzo.

"Ottimismo ammirevole!" Disse Hanna sarcastica.

"Comunque.....io mi chiamo Sara, mentre lei è....." "No!" La interruppe l'amica "Che?" Chiese l'altra confusa "Facciamo il suo gioco! Lasciamolo con il dubbio!" Disse Hanna con un sorriso perfido in volto.

Il ragazzo sbuffò "So chi siete! Sara e Hanna, le due amanti dell'angelo della morte!" Poi si voltò verso il suo compagno di cella" e tu sei Attico, gladiatore addestrato e cresciuto dall'unico elfo superstite della sua razza!" Concluse.

"Unico....superstite?" Domandò Sara divertita "Certo che i romani ne sparano di minchiate!" Commentò Hanna.

"Mi fate il piacere di tacere? Vorrei dormire e gradirei non dover sentire delle galline starnazzare per tutta la notte!" Disse il ragazzo mentre si stendeva sulla sua branda aggiunta proprio per lui.

"Faites attention à la façon dont vous parlez, mon enfant!" (Bada a come parli, bambino!) disse Azrael articolando le prime parole della settimana.

"Mi ricordo poco, siccome il mio francese è quello della scuola secondaria di primo grado, ma "enfant" non significa bambino?" Chiese Sara che voleva si, una conferma, ma il cui scopo principale era tutt'altro.

"Mi hai chiamato bambino?" Esplose il ragazzo come una bomba atomica. No, peggio! 

Però Sara sorrise entusiasta: aveva fatto centro!

"Be' il suo ragionamento non fa una piega! Rispetto ad una creatura millenaria tu sei solo un bambino!" Disse Hanna divertita.

"E tu sei solo la sua sgualdrina!" Rispose il ragazzo avvicinandosi molto e con fare minaccioso alle sbarre.

Il silenzio ed un gelo calò in quel poco spazio che i presenti occupavano.

Azrael fu talmente veloce che il ragazzo si rese conto di avere la sua mano serrata sul collo solo quando la stretta fu talmente forte da impedirgli di respirare.

L'umano prese il bicchiere di latta ed iniziò a batterlo sulle sbarre con concitazione mentre le ragazze avevano afferrato l'elfo una per le spalle e l'altra per un braccio, nel tentativo invano di fermarlo. Anche Attico era impegnato nel cercare di togliere la mano dal collo del ragazzo ma senza risultati!

"Lascialo andare!" Strillò Sara "Desidero prenderlo a calci nel culo di persona se non ti spiace!" Le diede man forte Hanna.

Nessuno potè fare altro perché le guardie entrarono e sedarono la rissa.

 

*

 

"Non è andata male!" Disse Hanna la mattina seguente.

"Ma ti senti quando parli?" Chiese Sara perplessa.

"Avrebbe potuto essere morto, invece è ancora vivo!" Le rispose l'amica solo per osservare l'altra dubbiosa "Tutto bene?" Chiese.

Sara sospirò guardandola spaventata "Hai visto la reazione che ha avuto? Non siamo riuscite a fermarlo!" Osservò preoccupata.

"Voleva difendere il mio onore! È stato nobile ed allo stesso tempo inutile da parte sua!" Spiegò Hanna.

"E se avesse una reazione del genere con noi? Cosa faresti? Manterresti fede alla promessa? Un'elfo non avrebbe mai reagito così! Non credo che sia chi crediamo!" Disse Sara mentre si tormentava le mani.

"Un'elfo non ha passato quello che ha passato lui! È normale che sia diverso!" Rispose Hanna con ferocia "Ed io mi fido di lui!" Finì di dire prima di iniziare a sfregare il pavimento con rabbia.

"Sara, Hanna...." una voce le fece subito zittire ed alzare. Era Barahir.

Le ragazze lo salutarono con un leggero inchino ed un "Padrone!" Rispettoso.

"...esigo che facciate comprendere all'elfo che quel ragazzino lo deve crescere e trasformare nel miglior gladiatore dell'intera Repubblica, non ammazzarlo!" Ordinò furente.

Quindi era stata una sua idea?! Altrimenti non si spiegava perché, improvvisamente, il povero Attico dovesse sopportare quel piantagrane!

Anche se poteva essere stata semplicemente sfortuna visto che i gladiatori acquistati dal padrone erano talmente numerosi che a volte in una cella ce ne dovevano stare tre assieme! Solo Azrael restava solo, e per una buona ragione: era una testa calda, punto!

"Farà i salti di gioia!" Pensò Hanna mentre Sara rispose con un "Come desidera lei, padrone!". C'era almeno una cosa che Hanna aveva imparato: tenere la bocca chiusa! Probabilmente era all'altezza di Marco Polo quando aveva scoperto l'America!

Poco tempo dopo, le ragazze, grazie al permesso di Barahir, andarono a trovare il nuovo arrivato. 

Scortate da guardie perché se fosse successo qualcosa Azrael non sarebbe più potuto essere controllato!

Appena dentro la cella constatarono con rammarico che il ragazzo era stato incatenato. Molto male!

Cioè, una persona normale non intrattiene una conversazione con l'altra che è in catene! Le loro buone intenzioni potevano essere viste in un'altra luce a causa di questo minuscolo particolare!

"Ti chiamano il celta!" Iniziò Hanna.

"Dicono che sei velocissimo! Il tuo avversario non fa in tempo nemmeno a vedere la lama trafiggerlo! Eppure sei considerato molto giovane per essere così bravo!" Continuò Sara rendendosi conto che lo sguardo d'odio del ragazzo nei loro confronti non si era minimamente ammorbidito! 

Adularlo era inutile!

"Perché ci odi?" Chiese Hanna decidendo di arrivare subito al punto.

"Perché dovrei farlo?" Domandò lui di rimando "Non so! A meno che tu non guardi tutti così, allora sospetto che non ti andiamo troppo a genio!" Rispose la ragazza.

Il ragazzo sospirò distogliendo lo sguardo.

"Credi che Azrael con noi si comporti come fa nell'arena? Se fosse così non gli starei manco a cento metri di distanza!" Disse Hanna.

Sara la guardò sospettosa. Cos'aveva in mente?

"Perché dovrebbe importarmi di quel mostro?" Chiese il ragazzo "Perché lo fissavi tutto il tempo?" Domandò di rimando la ragazza.

Lui esitò un momento, prima di parlare "Ci sono molte leggende! Ovviamente nessuno sa che persona è! ......ma quando l'ho visto......non saprei descriverlo! È stato sia incredibile che terrificante!" Disse il ragazzo come se stesse rivivendo quelle emozioni "Quando l'ho guardato negli occhi.....ero vulnerabile! Era come se.......potesse guardarmi fin dentro l'anima! Ci credo che i romani siano convinti che si nutra delle anime delle sue vittime!" Disse sinceramente.

"Ti ha fatto male?" Chiese Sara indicandogli il collo con un dito, contenta che si fosse finalmente aperto con loro.

Lui sorrise "No. Ho passato di peggio! Almeno ora so che non devo mancarvi di rispetto!" Disse divertito.

"È diverso: non devi manco pensarlo!" Lo corresse Hanna.

Tutti e tre risero.

Lui le fissò attentamente, prima di parlare "Come siete finite qui? Non siete nate schiave!" Chiese curioso.

"Come fai a saperlo?" Domandò Sara sorpresa. 

"Le vostre mani! Sono come quelle dei padroni a parte qualche ferita nuova che vi sarete procurate una volta diventate schiave! Ed il vostro atteggiamento! Credo che veniate sopportate solo grazie all'elfo!" Disse il ragazzo.

 "Siamo schiave da un po' di mesi!" Rispose Sara "Ma non credo che torneremo mai a casa!" Continuò Hanna.

"Ottimismo ammirevole!" La derise lui. "Quella battuta è mia!" Ringhiò la ragazza.

"Le nostre famiglie non sanno che siamo state catturate! Non saprebbero nemmeno dove cominciare a cercarci!" Ammise Sara con amarezza.

"La mia famiglia......è stata trucidata dai romani! Aspetto con ansia di poter pareggiare i conti, un giorno!" Disse il ragazzo.

"Ma sei matto a dire cose del genere?!" Chiese Sara guardandosi attorno e notando che le guardie, si le osservavano, ma ad una distanza tale da non riuscire a sentirli. Per fortuna!

"Andrai d'accordo con Azrael, allora!" Ammise Hanna.

"Perché dovrei mai?" Chiese lui stizzito "Anche lui vuole vendicarsi. Aspe....andando per ordine: vendetta, fuga, libertà e........vendetta!" Disse Hanna come se stesse elencando la lista della spesa.

"Veramente?" Domandò lui sbalordito.

"Si! Ma se vogliamo fare le cose per bene prima bisogna abbassare la testa ed ubbidire al padrone!" Introdusse Sara la vera ragione di quella chiacchierata.

"Spiegati!" Disse lui brusco. Allo sguardo torvo di Hanna rispose "Non era un insulto!".

"Sti gran cazzi.....era lo stesso molto maleducato!" Fece notare la castana.

"Ha parlato la regina delle raffinatezze!" La canzonò l'amica.

"Comunque, il padrone vuole che affini la tua tecnica con Azrael! Ti insegnerà tutto quello che sa.....no, forse non tutto, visto che ti ci vorrebbe molto più che tutta la vita per impararlo......ma quello che ci permetterà di fuggire ed assaporare la libertà!" Disse Hanna facendo anche un piccolo ragionamento durante la spiegazione.

Il ragazzo sorrise, alzandosi in piedi "Mi chiamo Milo!" Disse porgendo la mano destra. A turno, le ragazze la strinsero "È un piacere!" Disse Sara.

"Non ne sono sicura!" Ammise Hanna.

 

*

 

"So che non siamo partiti con il piede giusto...." iniziò a parlare Milo.

Attico osservava i due con crescente interesse per sapere sei il ragazzino sarebbe riuscito a farsi ascoltare.

Era sera e si erano ritrovati nuovamente assieme.

Azrael era comodamente seduto sul letto dalla parte opposta rispetto a dove si trovavano le ragazze che invece erano comodamente sdraiate, apparentemente disinteressate dalla conversazione.

"....ma abbiamo degli obbiettivi in comune!" Continuò Milo per lanciare uno sguardo ansioso al compagno di cella.

Attico non interruppe lo sguardo e prendendola come un incitazione a continuare il ragazzo decise di andare avanti "Voglio che i romani paghino per quello che hanno fatto! La richiesta de padrone è un occasione! Potrò migliorare in vista del giorno in cui avrò la mia vendetta!" Disse il ragazzo.

Azrael sembrava completamente assorto nei suoi pensieri, alla faccia della leggendaria educazione degli elfi........... quindi Hanna decise di rifilargli un piccolo calcio sul polpaccio, con il piede, per svegliarlo.

"Se vous pouvez survivre, vous apprendrez!" (Se riesci a sopravvivere, imparerai!)

Rispose atono l'elfo.

"Ma perché non impara a parlare la nostra lingua?" Chiese Milo infastidito anche se Attico aveva subito tradotto.

Le ragazze si irrigidirono e voltarono all'istante, dandogli le spalle, cercando di reprimere delle risate.

"Perché non impari tu il francese?" Chiese Hanna "Così ampli un pochino quella cultura che non hai!" Disse Sara per poi sgranare gli occhi.

Hanna ebbe la medesima reazione "Fai bene a non crederci! Questa è un insolenza all'altezza delle mie! Che ti succede?" Chiese trattenendo a stento le risate.

"È il risultato della tua compagnia!" Rispose Sara.

Le ragazze scoppiarono in una risata isterica che andò avanti per svariati minuti.

Fu Attico a salvarle dal rischio che venisse loro un gran mal di pancia per il troppo ridere "È vero quello che ho sentito dire? L'avete fatta ad un gruppo di banditi?" Chiese sicuro della risposta.

"Già......" rispose Hanna "A quanto pare!" Le si accodò l'amica.

"La padella più veloce del west non ha rivali!" Ammise Hanna.

"Che cos'è questo twest di cui parli?" Domandò Milo curioso.

Le ragazze si guardarono........e risero di nuovo.

"Qual'è il loro problema?" Chiese Milo che era già infastidito dal carattere delle due giovani.

"Non saprei da dove cominciare. Ma in questo caso direi che si divertono con poco e spesso dicono cose prive di senso!" Gli rispose Attico con un sorriso sulle labbra.

Fortunatamente l'allegria delle due amiche era contagiosa!

 

*

 

Milo non riuscì a trattenere un imprecazione quando si ritrovò a mangiare sabbia per la quinta volta nel giro di pochi minuti.

La velocità dell'elfo era sorprendente! Era sia terrorizzato che elettrizzato all'idea di dover passare le restanti ore di allenamento a farsi umiliare nel tentativo di imparare qualcosa!

Era una peculiarità degli elfi, oppure solo di Azrael, far provare all'avversario emozioni contrastanti nel medesimo istante?

Attico ed il gladiatore che si stava allenando con lui, interruppero lo scontro per lanciargli uno sguardo divertito e ridere assieme.

Ma se la risata dello sconosciuto era per schernirlo, quella di Attico sembrava più morbida e sincera. Milo si riprese nel giro di pochi secondi ignorando le sue sensazioni e concentrandosi sull'elfo che lo osservava serio non facendo trasparire nulla dal suo freddo sguardo.

Il ragazzo affondò di nuovo un colpo con la spada di legno, mirando dritto al petto dell'avversario. Ma la sua arma venne bloccata dal braccio dell'altro e tolta dalla sua presa appena lui fece un giro su se stesso, colpendolo alla schiena una volta completato. 

Era una mossa che conosceva bene, ma talmente veloce che riuscì a riconoscerla solo una volta che l'altro l'ebbe ultimata!

"Grazie a te.....non cadrò mai nell'arena!" Disse Milo sapendo bene che stava parlando da solo. Fu sorpreso quando Attico tradusse per lui.

"Il est convaincu que tu le feras invincible!" (È convinto che lo renderai invincibile!)

"Tous les hommes tombent. Seuls le chemin et le moment sont différents" disse Azrael con un tono talmente freddo da far venire i brividi al ragazzo.

Milo si riprese mentalmente. Suo padre avrebbe fatto abbassare la cresta a quest'essere con le orecchie a punta in meno di cinque minuti!

Non poteva mostrarsi da meno! In memoria del suo popolo!

"Tutti gli uomini cadono. Soltanto il modo e il momento sono differenti!" Tradusse Attico mentre lanciava uno sguardo incerto verso il padre.

A cosa voleva riferirsi? 

Per esperienza sapeva che c'era un significato nascosto in ogni parola da lui detta, ma al momento, qualunque esso fosse, non riusciva a coglierlo!

 

*

 

"Quindi i nani sono ancora dentro la montagna?" Chiese Hanna.

Sara accelerò il passo, velocizzando il suo camminare in tondo nella cella.

L'interrogatorio era iniziato.

"Perché non dovrebbero?" Chiese Thranduil curioso di sentire come si sarebbero giustificate.

"I regni nascono, prosperano e cadono! È la natura!" Disse Hanna "Diciamo che nel loro caso sono gli orchi!" La corresse Sara.

Degli orchi avrebbero attaccato Erebor? Con tanta forza da riuscire a conquistarla?

Poteva reputarlo impossibile, ma quelle ragazze gli avevano dimostrato che niente era impossibile, in tanti modi!

"Gli orchi fanno parte della natura di Arda!" Le fece notare Hanna.

"Sbagli anche stavolta! Gli orchi sono una progenie elfica corrotta nella mente e nel corpo da Melkor che storpiò e torturò gli elfi da lui imprigionati in Utumno durante la Prima Era!" Disse Sara per impallidire di fronte allo sguardo perplesso di Thranduil.

Avrebbe mai imparato a non spoilerare tutte le cose che sapeva sulla Terra di Mezzo, prima di dire qualcosa di troppo? 

"Che tedio! Oh meno male.......c'è il vino!" Disse Hanna afferrando una bottiglia per attaccarsi e bere grandi sorsate.

"Ma visto che il galateo non è un opinione, tu questa la lasci!" La riprese Sara strappandole la bottiglia dalle mani e dalla bocca.

"Lui è un elfo nobile e offre le sue cose agli ospiti!" Disse Hanna riprendendosi Il maltolto. "No! Non puoi saperlo! Hai detto tu stessa che non può essere lo stesso elfo di cui abbiamo sentito parlare!" Protestò l'amica recuperando il vino.

"Lo sarà se lo dico io!" Ribatté Hanna "Cosa?" Chiese Sara "Gentile ed accogliente!" Rispose l'altra attaccandosi nuovamente alla bottiglia.

"Non puoi pretendere che tutti stiano ai tuoi ordini per tutta la tua vita! Io e tuo padre ti sopportiamo perché in fondo sappiamo come sei veramente e ti vogliamo bene!" Disse Sara con sincerità.

"Mio padre ha sempre soddisfatto ogni mia richiesta! Ed è quello che pretendo da coloro che si definiscono miei amici!" Disse Hanna con la mente già annebbiata dall'alcol dato che il poco cibo mangiato quella sera, era già stato digerito.

"Bene! Allora mi destituisco dal ruolo di "migliore amica"!" Disse Sara prendendo la bottiglia e constatando che più della metà era ormai vuota.

"Sei una ragazzina viziata!" Disse l'elfo. "Se la cerca!" Sara tentò di dirigere la sua attenzione su di lei....fallendo miseramente.

"Tu un santo invece! Cresciuto in un castello, trattato come un Principe!" Lo derise Hanna. "Ma sei scema?!" La riprese l'amica temendo di perdere il favore dell'elfo.

"Il rispetto non me lo sono guadagnato solo con il mio titolo!" Sostenne Thranduil che non voleva farsi mettere i piedi in faccia da una giovane.

"Dimmi, chi può essere più arrogante e pieno di se di un ricco nobile rispetto ad un umile contadina?" Chiese Hanna con fare canzonatorio. "Lo prendo per un si!" Disse Sara mettendosi le mani nei capelli.

"Tu sei tediosa! Ma forse perché non hai ricevuto una buona educazione" Continuò a stuzzicarla Azrael. "Punto per lui!" Lo sostenne Sara.

"Da quanto posso sentire, dalle tue parti insegnano ad insultare le donne! Credevo che solo i nani fossero una compagnia terribile!" Disse Hanna sapendo di aver tolto la sicura ad una bomba a mano. "Pessimo paragone......come sempre sorella!" Commentò Sara.

"Mi hai dato del nano?" Protestò l'elfo.

"Vedi un po' tu!" Rispose lei lanciando un'occhiataccia all'amica che sembrava interessata solo a fare la telecronaca.

"Non osare....." Thranduil venne interrotto da Hanna che velocemente, si sedette accanto a lui sul letto, arrivandogli ad un palmo dal naso con il proprio viso "..fare cosa? Paragonarti a qualcuno a cui assomigli? O meglio, di cui sei la copia esatta?" Chiese lei con un ghigno. Altro che bomba, quella sera avrebbe dato vita alla terza e quarta guerra mondiale messe assieme!

"Ecco la prova lampante necessaria per appurare che il vino è dannoso per la salute!" Sara riuscì  a dire solo questo, temendo la prossima reazione dell'elfo.

Ma a farla rimanere a bocca aperta fu Hanna che eliminò la distanza fra lei e Thranduil poggiando le labbra sulle sue!

 

Ed ecco Milo! Ha solo 16 anni ma è già abbastanza sveglio per la sua età! Mi sembrava il minimo perché potesse sopravvivere ad un tipo di vita come quella!

È promettente, ma solo con Azrael potrà diventare un campione!

Hanna è troppo orgogliosa per lasciarsi andare o per mostrarsi com'è realmente a qualcuno....a parte Sara! Quindi ho deciso di darle una spinta con il vino!

Cosa ne pensate? Qualche idea?

Alla fine ho allungato più del previsto! Ci sposteremo verso la ribellione e Spartacus più in là, mi spiace di avervi illuso cari lettori!

Chiedo scusa se il capitolo è esageratamente lungo, come sempre ci sono troppe cose da dire e poco tempo per farlo!!

A presto,

X-98

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Capitolo 6
*** L’artefice di tutto ***


L'espressione di "Merda!" Oppure "Oh cazzo!" Anche se la prima si addiceva di più all'amica, la si poteva leggere sul viso di Hanna.

Appena si era resa conto di cos'aveva fatto, la ragazza, era retroceduta ad una velocità pazzesca, per ritrovarsi in terra, accompagnando la caduta con un grido, visto che il letto non era immenso....

Era seguito un lungo momento di silenzio che probabilmente serviva, ai presenti, per assimilare tutto quello che era successo in una manciata di secondi!

Thranduil era rimasto immobile. Perso in una miriade di pensieri che si erano scatenati non per il bacio in se, ma a causa di ciò che aveva provato.

Non era arrabbiato, non aveva sentito l'impulso di allontanarla. Al contrario!

Lo shock l'aveva colto appena si era reso conto di qualcosa che credeva morto da tempo: la desiderava! Ma perché se ne era accorto solo con un bacio?

Era una creatura millenaria. Un padre che aveva osservato Legolas per secoli, per poter cogliere tali segnali ed in caso di necessità, reinderizzarli verso una compagna degna del suo titolo!

Come poteva essere stato così cieco?

Il rumore delle bottiglie che cozzavano fra loro lo riportarono alla realtà.

Hanna ne aveva presa un'altra, aperta e.....versata quasi completamente addosso all'amica quando quest'ultima aveva cercato di strappargliela dalle mani.

Lo ignoravano entrambe!

"Come hai osato?!" Non avrebbe mai ammesso ciò che aveva appena provato. Non davanti a loro. Almeno fino a quando non ci avesse capito qualcosa!

Era strano pensare o persino temere di star tradendo la sua defunta compagna.

Erano passati secoli da quando l'aveva lasciato, ma mai una volta aveva mostrato un nuovo interesse verso qualcun'altra. In sua memoria e dell'amore che lo legava a lei.

Era davvero sbagliato?

Sara si era rifugiata in un angolo della stanza, poggiando le ginocchia al petto e abbassando la testa, come se fosse tutta colpa sua!

Hanna lo guardava male.

"Perché fai domande stupide? Non ho ricevuto una ..........buona educascione.......educazione, l'hai detto tu stesso! Hic!" Ci mancava solo il singhiozzo!

"Devo dedurre che sia unicamente colpa del vino!" Osservò Thranduil non sapendo se fosse il caso di toglierle la bottiglia dalle mani prima che vuotasse anche quella.

"Sherlock Holmes ha colpito di nuovo!" Esultò la ragazza euforica.

"Chi?" Chiese Azrael confuso.

"Sta delirando!" La giustificò Sara che voleva evitare di mettere ulteriormente alla prova la pazienza dell'elfo.

"Watson me lo ricordavo più tosto! E più grasso!" Disse Hanna indicando l'amica e guardandola smarrita. La bottiglia ormai vuota.

"Perdonala! Non ricordo di averla mai vista ad un livello di ubriachezza alla Richard Dawson!" Disse sovrappensiero Sara che si sentiva molto più rilassata vedendo che l'elfo era calmo.

Allo sguardo interrogativo di lui rise "Non è che si mette a baciare chiunque appena è un po' brilla! Credo sia dovuto a questo cambiamento!" Disse Sara allargando le braccia ma riferendosi alla nuova vita che conducevano.

"Lo so, lo so! Vi state chiedendo che cosa ci faccia un posto come me in una ragazza come questa!" Disse Hanna sedendosi in braccio a Thranduil che la spinse immediatamente sul letto.

"Ho capito! È ora di andare!" Disse Sara afferrando l'amica per un braccio e trascinandola verso la porta.

"Forse è meglio che restiate!" La voce di Azrael la congelò sul posto.

"Nono! Non preoccuparti! Staremo.....benissimo.....alla grande!" Cercò di giustificarsi Sara.

"Non siamo bellezze intese........altezze illese! Ma cosa sto dicendo!?" Urlò Hanna buttandosi nuovamente sul letto prima di finire in terra a causa del mal di testa che le stava spaccando il cranio.

"Ragazze indifese! Concordo con lei!" Tradusse l'amica non riuscendo a trattenere un sorriso. Se era cambiato tutto attorno a loro, poteva dire con certezza che anche loro erano cambiate con esso!

Azrael le ignorò sedendosi per terra accanto al letto.

"Deve essere abituato ad essere obbedito! Anche dopo così tanti anni di prigionia?" Si chiese la ragazza mentre restava in piedi, incerta sulla sua prossima mossa e parola.

"La mia era un offerta. Accettarla o meno è una vostra scelta......tua scelta!" Si corresse quando vide che Hanna si era già profondamente addormentata.

Sara sorrise. Un sorriso sincero, non nato dal divertimento, ma dalla gratitudine.

"Grazie!" Disse prima di spostare di peso l'amica che aveva gambe e braccia divaricate che occupavano tutto il letto, per farsi un po' di spazio.

Si rese conto solo allora che la sua veste era completamente sporca a causa del vino che le era stato rovesciato addosso. Rimase seduta sul letto a meditare come risolvere quella situazione più che imbarazzante.

"Domani facciamo i conti!" Pensò, guardando con odio l'amica.

L'elfo, si era sdraiato supino in terra ed aveva chiuso gli occhi, forse con l'intenzione di dormire, ma si tirò su appena percepì l'umore crescente della ragazza.

Sandra evitava il suo sguardo convincendosi che non fosse lì e che non avesse capito cosa le stava passando per la testa. 

Non avrebbe mai dormito nuda! Nossignore!

Un movimento attirò la sua attenzione e vide che Azrael si era tolto la maglietta a maniche corte che indossava e gliela stava porgendo.

Fissò lui per una buona manciata di minuti a causa della sorpresa, non tanto perché avesse fatto una cosa del genere, ma perché non aveva visto un minimo di esitazione o ripensamento nei suoi gesti!

Alla fine prese la maglietta e gli diede le spalle ma prima di togliersi la veste controllò per sicurezza. Thranduil si era nuovamente sdraiato in terra e le dava le spalle.

Era veramente un uomo......elfo d'onore!

Rimase catturata nell'osservare il suo busto. Perfetto e scolpito nonostante quegli anni di prigionia e tortura! Certo, c'erano delle cicatrici, ma non offuscavano la perfezione!

Cavolo! Non era il primo uomo mezzo nudo che vedeva! Doveva controllarsi!

Oppure, se proprio voleva provarci, bere come una spugna poteva essere la soluzione! Grazie sorella!

Per fortuna la maglietta era talmente grande da fungere da camicia da notte.

"Grazie!" Disse prima di rimboccarsi le coperte e crollare per la stanchezza.

Thranduil, dopo molti decenni, si addormentò sereno.

Avere delle amiche non sarebbe stato poi così male.

 

*

 

L'alba arrivò presto.

Poco dopo la luce del sole svegliò proprio chi avrebbe desiderato passare l'intera giornata a poltrire. In memoria delle vecchie abitudini!

Hanna si stiracchiò e scavalcò agilmente l'amica. Era sorpresa! Solitamente le si spiaccicava contro! Com'era possibile che non fosse ancora.......

Ogni dubbio sulla sua nuova agilità venne dissipato quando si ritrovò a cadere su qualcosa di caldo e morbido....o meglio, qualcuno!

Passato un primo momento di confusione, la ragazza si voltò verso colui che si era ritrovato a farle da zerbino.

"Stai sempre in mezzo ai cojoni?" Chiese alterata.

"Buongiorno Hanna!" Rispose Thranduil rivolgendole uno strano sorriso.

"Ma che gli prende? Non è mai stato tanto amichevole....figuriamoci sorridente.....e dove cavolo è la sua maglietta?" 

i pensieri si interruppero appena i ricordi della serata precedente la travolsero.

Lei che lo baciava! Lui, a cui non sembrava esserne importato niente!

"Che vuoi?" Chiese sgarbata. "Credevo che questa domanda spettasse a me!" Disse Azrael fingendosi offeso.

"Perché? Ieri sera.....ho bevuto! Ricordo solo questo!.....non ho fatto cose sconce vero?" Domandò cercando di sembrare il più smarrita possibile.

Thranduil non si sarebbe lasciato ingannare. Sapeva bene che cercava di evitare il problema, ma non aveva passato secoli seduto su di un trono per non riuscire a percepire una menzogna quando la sentiva!

"Con chi credi di parlare? Non eri ubriaca al punto da non avere più il controllo!" Scoppiò l'elfo anche se Hanna rimase seduta in terra a guardarlo come se stessero parlando di te e biscotti.

"Volevo provare come fosse baciare un elfo!" Disse lei atona.

"Non ti credo!" Rispose Thranduil guardandola furioso.

"Ed io non credo che potessi essere tanto entusiasta all'idea! Tanto stupida! Non è stato affatto speciale!" Ammise mentre sentiva le guance diventare incandescenti.

Maledizione a lei che non aveva un controllo assoluto del suo sistema circolatorio!

"La tua espressione dice il contrario!" La provocò lui.

"Dice .....che sono imbarazzata dall'ignoranza e dall'infantilità che traspare dal mio comportamento! Punto!" Urlò la ragazza livida di vergogna.

Azrael le accarezzò una guancia con la mano ed Hanna tremò, comprendendo che non sarebbe riuscita a mentire a se stessa ancora per molto.

L'alcol aveva abbassato così tanto le sue difese? Oppure le aveva rivelato qualcosa che da mesi cercava di evitare, persino nascondere! A se stessa poi!

"Eri sempre molto tesa, ma non credevo che fosse a causa della mia presenza!" Disse l'elfo.

Il riuscire a tornare nel suo regno diventò qualcosa di lontano ed astratto. 

Per una volta in tanti anni Thranduil decise che avrebbe vissuto a pieno il momento presente. Senza preoccuparsi delle guerre future! Senza dover essere solo nell'osservare il susseguirsi dei giorni.

Avrebbe colto quell'opportunità di essere felice! Anche se sarebbe durato solo un battito di ciglia, nella sua vita immortale!

Il suo viso si era avvicinato a quello di lei e le osservava le labbra. Piccole, carnose e perfette!

Hanna decise di lasciarlo avvicinare. Forse sarebbe morta durante la guerra che la loro fuga avrebbe provocato, quindi perché non provare un'ultima pazza esperienza prima di morire? Avrebbe ascoltato il suo cuore che improvvisamente sembrava essersi svegliato dopo tanto tempo e le diceva di rischiare.

Lui era sempre un arrogante, freddo e spocchioso Re degli Elfi, ma in qualche modo, era riuscita a conquistarla con i suoi silenzi e poche parole.

Eppure, durante tutte quelle sere passate assieme si era resa conto di quanto fosse forte e gentile. Nel mostrarsi perfettamente calmo e sicuro di se, aiutando pure loro in quella vita non desiderata; rivolgendosi loro educatamente ed accogliendole ogni sera accanto a se, forse per farle sentire protette.

Ormai erano vicinissimi. Hanna poteva sentire un fuoco indomabile crescerle dentro, aspettando di poter essere scatenato attraverso quel bacio che d'improvviso, bramava con tutta se stessa!

Un rumore metallico li fece sobbalzare ed allontanare a tempo record.

"Oh, scusate!" Disse Sara divertita. I bicchieri di latta cedono alla forza di gravità quando meno te l'aspetti!

"Scusa te! Ci eravamo dimenticati che c'era il terzo incomodo!" Disse Hanna cercando invano di nascondere il fastidio che provava nell'essere stata interrotta.

"Molto male!" La riprese l'amica senza velare la nota di sarcasmo nella sua voce.

 

*

 

"Dobbiamo osservare scrupolosamente i nobili romani nei modi di fare e di parlare! Non è il massimo, ma bisogna accontentarsi! È obbligatorio eliminare le volgarità dal nostro vocabolario! Credo che sia solo un promemoria dell'innata arroganza dei nani....." da quando lei e Sara erano tornate alla villa, l'amica non aveva più chiuso bocca!

"Come mai dobbiamo improvvisamente diventare l'opposto di ciò che siamo? Una volta tanto che possiamo eludere le regole del galateo tu le vuoi improvvisamente imporre di nuovo! Mai una gioia!" Si lamentò Hanna prima di scivolare sulla cera che aveva appena passato. Un classico!

"Se tu decidi di metterti assieme a......una delle persone più importanti di Arda, dobbiamo assolutamente mostrarci all'altezza! Non so te, ma io di figure di merda ne ho fatte a centinaia, ma non so se riuscirei a reggerne una davanti agli elfi! In presenza di Elrond? No, preferirei....." "....ma cosa stai dicendo!" Urlò Hanna prima di trovarsi costretta a sfregare il pavimento con forza quando la serva che le controllava le guardò male.

"Riflettendoci bene....io non ho assistito alle vostre dichiarazioni! Avete deciso di fidanzarvi ufficialmente?" Chiese Sara come se stessero parlando in un aula di scuola e fossero tornate ad essere due sedicenni!

"Non stiamo insieme! Pomiciare non equivale a stabilire una relazione seria!" Disse Hanna consapevole che fosse diventata rossa come un peperone.

"È un elfo! Con lui niente è "normale"! ....tu lo ami?" Chiese Sara con nonchalance.

"Maledizione Sandra! Ero ubriaca!" Disse a denti stretti la castana.

"E questa mattina è stata colpa della sbronza? Ti trasformi in Albert Einstein quando si tratta di inventare scuse!" La accusò l'amica delusa. Sperava che almeno con lei si sarebbe confidata! 

Hanna era diventata imprevedibile da quando la loro vita era cambiata! Era orribile non trovare più quella complicità tra amiche che si crea quando conosci qualcuno talmente bene, da poter dire cosa pensa e cosa farebbe, con certezza.

".....io.....credo di si!" Ok, va bene! Ora poteva dire con sicurezza che non la conosceva affatto! La vera Hanna non avrebbe mai ammesso qualcosa del genere......ed in così poco tempo! 

Avrebbe negato, insultato chiunque pur di cambiare argomento oppure semplicemente, fatto finta che lei non esistesse!

Hanna sospirò "Abbiamo sempre litigato tra di noi! Ma in qualche modo mi ha colpito....." la ragazza si interruppe quando vide lo sguardo dell'amica.

Oh no! Non quello sguardo! Un sorriso sapiente! Il suo ego avrebbe raggiunto vette sconosciute e non le avrebbe dato pace!

"....anche se sono certa che l'ottanta per cento sia solo attrazione sessuale!" Rimediò all'ultimo secondo.

"Il tuo romanticismo è all'altezza della passione che ho nel fare pulizie!" La riprese Sara ancora più affranta.

 

*

 

"Ça va?" (Stai bene?) chiese Attico quella mattina appena si ritrovarono nello spiazzo principale della villa, pronti per l'allenamento quotidiani.

"C'est la première fois que tu me demandes sans être fouettée!" (È la prima volta che me lo chiedi senza che venga frustato!) gli fece notare l'elfo.

"Vous semblez complètement absorbé dans vos pensées!" (Sembri completamente assorto nei tuoi pensieri!) sottolineò l'uomo.

"Je suis!" (Lo sono!) ammise Azrael mentre prendeva spada e scudo di legno.

"Hanna et Sara se sont-elles impliquées?" (C'entrano Hanna e Sara?) insistette il figlio anche se conosceva questa risposta.

"Pourquoi devraient-ils?" (Perché dovrebbero?) chiese Azrael sembrando disinteressato.

"Je ne sais pas, peut-être le fait qu'ils ont sauté de ta cellule ce matin?" (Non so, forse il fatto che stamattina siano uscite saltellando dalla tua cella?) domandò Attico che era rimasto più colpito di quanto potesse immaginare. Le ragazze erano strane, ma a tutto ce un limite. Ed i loro sguardi nascondevano una soddisfazione talmente grande da fargli temere cosa potesse averla provocata.

"Tu sais que je n'aime pas l'humour, c'est une façon stupide de se moquer de toi, en agissant de façon supérieure!" (Sai che non apprezzo l'umorismo, è un modo stupido per prendere in giro, atteggiandosi in modo superiore!) gli fece notare il padre. Si fronteggiarono, aspettando che fosse l'altro a dare inizio allo scontro.

"Dois-je leur parler ou allez-vous me répondre?" (Devo parlare con loro o mi risponderai tu?). Chiese Attico sapendo di averla avuta vinta.

"Avete chiarito la situazione senza parlare la mia lingua!" La voce di Milo distrasse i due dal litigio. "Devo per forza imparare la vostra se voglio farmi capire da te!" Disse indicando l'elfo.

"Nell'arena non stendi l'avversario grazie alle chiacchiere! Devi solo apprendere con la spada! Con lui puoi anche migliorare i riflessi e la strategia senza parlare! Come dicevo prima, non ti serve conoscere l'idioma dell'avversario!" Disse Attico mentre attaccava l'elfo.

Era vero che Milo si stava allenando duramente, ma appena poteva, non perdeva l'occasione di rinfrascarsi la memoria con qualche minuto di lotta.

Attaccò con un fendente seguito a ruota da un montante che il padre deviò con estrema facilità.

Attico non perse tempo e colpì con un imbroccata, cioè un affondo sulla lama avversaria indirizzando la sua al petto dell'avversario. Azrael non si scompose minimamente, come prevedibile, chinandosi all'indietro e schivando così il colpo.

La mossa successiva dell'elfo fu una stoccata e mentre Attico era impegnato a deviarla ruotò il busto in modo tale che il corpo accompagnasse il colpo di scudo rendendolo ancora più potente e colpendo il figlio alla spalla con una forza tale da farlo finire con la schiena in terra.

Attico sfruttò quello slancio per fare una capriola in terra con l'intento di riguadagnare posizione, mettendo però una distanza di sicurezza fra loro, mentre decideva come proseguire.

Dopo quella che sembrò un eternità, ma che per gli spettatori si trattò solo di un secondo, Attico mosse il piede destro in un passo avanti e si cimentò in una finta diretta alla spalla sinistra scoperta dalla guardia dell'avversario cercando d'indurre il movimento di parata in lui. Il suo intento era di scoprire le gambe per restituirgli il colpo e farlo finire a lui in terra!

 Azrael non sembrò intuire la finta e contrattaccò al braccio armato tentando di parare il colpo, opponendo la propria lama uscendo però di lato e facendo si che l'attacco risultasse inefficace.

Attico esultò interiormente. Con un rapido colpo fece passare il suo piede dietro al tallone dell'avversario costringendo la gamba a sollevarsi leggermente. Questo destabilizzò l'elfo e l'altro lo travolse con tutto il corpo.

La loro corsa all'indietro non si concluse in una caduta in terra come sperato.

Andarono a sbattere contro una colonna di legno. Il braccio destro di Azrael era incastrato fra lo scudo del figlio ed il suo corpo, mentre la mano che reggeva lo scudo era libera, ma non nella posizione adatta per sferrare un attacco potente.

Attico era soddisfatto per averlo messo alle strette. Era la prima volta che riusciva nell'impresa. 

Ma fu proprio questo particolare che lo fece bloccare. 

Cosa poteva fare adesso? Se lo avesse lasciato sarebbe tornato punto e a capo! Senza escludere che con suo padre era impossibile ripetere un attacco identico all'altro a meno che non desideravi regalargli la vittoria su un piatto d'argento!

Azrael notò l'esitazione dell'altro e ne approfittò.

Tirò una ginocchiata nello stomaco del figlio. Non fu molto forte da farlo piegare in due, ma gli diede la possibilità di scagliarlo lontano da sè con il braccio sinistro che sembrava inutile e bloccato.

Attico indietreggiò disorientato e in meno di un attimo della durata di un respiro colpì la sabbia di schiena. Azrael, con una velocità tipica della sua razza, gli era arrivato accanto ed aveva colpito da dietro le sue gambe, con la spada, decretando la propria vittoria.

Nonostante tutto Attico sorrise. Era stato un tale stupido a credere di potercela fare!.....però era comunque in ottima forma!

"Tout doute peut être fatal!" (Un qualsiasi dubbio può essere fatale) lo rimproverò Azrael mentee lo aiutava a rialzarsi.

"Vous devez pouvoir voir les intentions de l'adversaire! Tirez le meilleur parti des armes et de l'ingéniosité!" (Devi riuscire ad vedere le intenzioni dell'avversario! Usa al massimo sia le armi che l'ingegno!) aggiunse.

"Pouvez-vous me dire de saisir toutes les possibilités?! Même si vous l'avez, vous utilisez un petit bouclier!" (Mi parli di cogliere tutte le possibilitá?! Anche se ce l'hai, tu usi poco lo scudo!) cercò di rimproverarlo Attico anche se sapeva che era inutile. Suo padre era un maestro nel maneggiare ogni tipo di arma, per questo vinceva sempre! Quindi era difficile criticare un errore perché poteva benissimo essere un arma a doppio taglio!

"Les Romains apprennent à toujours l'utiliser! L'adversaire attend toujours un coup sûr et cela le distrait!" (I romani insegnano ad usarlo sempre! L'avversario si aspetta sempre un colpo e questo lo distrae!) spiegò Azrael.

Come volevasi dimostrare! Nessun'azione di suo padre era priva di significato.

 

10 ANNI DOPO

 

Ah, che bel vivere, che bel piacere (che bel piacere) per una servaaaa ......di qualità! (di qualità!) 

Ah, brava Hanna! Brava, bravissima! Brava! La la la la la la la LA! 

Fortunatissima per verità! Fortunatissima per verità! La la la la, la la la la, la la la la la la la LA! 

 

Se tua madre musicista, tenta di farti seguire i suoi passi senza successo, è così che ti ritrovi: a distruggere un'opera meravigliosa adattandola alla situazione attuale.

Il Barbiere di Siviglia l'aveva sempre affascinata, fin dalla prima volta che l'aveva visto a teatro! Troppo piccola per comprendere i dialoghi cantati, ma sufficientemente grande per appassionarsi a quella melodia! A quel "recitar cantando"!

 

Pronta a far tutto, la notte e il giorno sempre d'intorno in giro sta. Peggior cuccagna per una serva, vita piu nobile, no, non si ha. La la la la la la la la la la la la la! 

Secchi e pettini, strofinacci e sandali, al mio comando tutto qui sta. Secchi e pettini strofinacci e sandali, al mio comando tutto qui sta. 

 

Erano passati dieci lunghi anni. Milo era cresciuto ed ora era un giovane forte che si era già costruito una degna reputazione nel mondo dei gladiatori, grazie alle numerose vittorie accumulate nel giro di cinque anni.

Sara ed Hanna non erano cambiate molto nonostante il tempo trascorso.

Questo grazie alla fortuna che, nei loro confronti, sembrava non esaurirsi mai.

Si trovavano sul carro con i gladiatori solo perché la padrona aveva trovato un'altra schiava personale. 

Loro si occupavano sempre della pulizia della villa ma apparivano al fianco della padrona durante le feste o le cerimonie importanti, per illudere tutti i cittadini che la servissero ancora. Questo serviva per accrescere la fama del padrone e quella della padrona, visto che avere le donne di Azrael al fianco era ritenuta una benedizione degli dei.

Ma la maggior parte del tempo lo passavano con Azrael per ammansirlo.

Illusi!

Attico era diventato un uomo a tutti gli effetti ed era contento della sua vita, non condividendo l'idea di ribellione del padre.

 

Ahime, (ahime) che furia! Ahime, che folla! Uno alla volta, per carita! (per carita! per carita!) Uno alla volta, uno alla volta, uno alla volta, per carita!

 

Azrael sorrise. Lui ed Hanna erano sempre sul piede di guerra ma erano diventati lo stesso buoni amici. Si era stretto molto anche a Sara, ma sentiva che con Hanna poteva esserci qualcosa di più.

Doveva decidersi a fare il primo passo!

 

Dieci anni di qua, dieci anni di là, dieci anni di su, dieci anni di giù.

Son la serva del despotaaaa, sono la serva della despotaaa..

Pronta prontissima son meglio del fulmine:

Sono la serva del despota.

(del despota, del despota, del despota!)

 

 Stavano tornando a casa dopo aver vinto nell'arena.

Thranduil trasse un profondo respiro sentendo a pieno l'aria di mare.

Nonostante tutto non ne sentiva ancora il richiamo. Nonostante quella vita nella quale cercava di sopravvivere, percepiva che doveva restare.

Se fosse tornato nel suo mondo era sicuro che non avrebbe ripreso il controllo del regno. Aveva visto e sopportato troppo. Il suo odio verso gli umani poteva rappresentare la rovina del suo popolo.

Legolas era più giovane e caritatevole. Avrebbe commesso degli errori, ma sarebbe stato un buon sovrano, alla fine. Era certo che lo fosse anche adesso.

Era consapevole di vivere ed interagire e considerare una famiglia, proprio degli umani, ma loro aveva avuto modo di conoscerli. 

Come sovrano non avrebbe avuto questo privilegio e per questo non sarebbe più riuscito a fidarsi, ne era certo!

Vide Milo risalire sul carro, sorprendendosi di non essersi accorto che fosse sceso!

 

Ah, brava Hanna! Brava, bravissima; Ah, brava Hanna! Brava, bravissima; a te fortuna (a te fortuna, a te fortuna) non mancherà. 

Ah, brava Hanna! Brava, bravissima; Ah, brava Hanna! Brava, bravissima; a te fortuna (a te fortuna, a te fortuna) non mancherà. 

Sono la serva del despota, Sono la serva del despota, del despota, del despota, del despota!!!! Del deeespotaaaaaa!!

 

Doveva esserci un modo per riuscire a conquistarla. 

Fino a quel momento avevano evitato quel discorso, come se il bacio non ci fosse mai stato!

Ma poi Sara, da brava pettegola, gli aveva confidato che Hanna non si sentiva pronta ed aveva sperato che l'infatuazione passasse con il tempo.

Così non era stato! E Thranduil non si sarebbe arreso facilmente.

 

*

 

La mattina seguente sia Thranduil che Attico guardarono sorpresi l'amico che dopo aver mangiato la sua porzione in fretta e furia si stava lavando accuratamente.

Azrael sollevò un sopracciglio scettico ed Attico parlò "Non stiamo andando ad una festa, ma verso il massacro!".

"Lei sarà lì!" Disse Milo. Entrambi i suoi amici si guardarono perplessi "Lei?" Chiese curioso Attico. 

"L'ho incontrata eri mentre tornavamo! Si chiama Cassia! Non credevo che in questo mondo potesse esistere una creatura tanto bella quanto aggraziata!" Disse Milo con occhi sognanti.

"Oh giusto, ora ricordo! È quella a cui hai ammazzato il cavallo!" Disse Attico con scherno.

Thranduil scosse la testa prendendosela tra le mani "Tu es juste un peu naïf!" (Sei solo un piccolo ingenuo!).

Attico rise "Azrael ha ragione! Continua a fissarla una volta nell'arena così lei vedrà la tua gloriosa morte e si innamorerà subito!". Uno straccio volò nella cella finendo sopra il viso dell'uomo che non riusciva a smettere di ridere. 

Alla fine anche Milo si unì all'allegria perché sapeva che molto probabilmente avevano ragione....lei non lo aveva sicuramente notato!

Quella sera si stavano tenendo i festeggiamenti in onore della vittoria dei gladiatori del grande Barahir. Il lanista più famoso dell'intera Repubblica.

Il loro compito era stare fermi come belle statuine su degli sgabelli, per gioia degli invitati. Azrael era l'unico con le catene. Troppo pericoloso ed imprevedibile per stare senza!

"Quante lingue conosci?" Chiese sottovoce all'elfo, Milo. Credeva conoscesse solo il francese e la lingua degli elfi, oltre alla loro. Ma si era ricreduto quando l'aveva sentito tradurre le parole di un siriano a suo figlio, dieci secondi prima. 

"Troppe per poterle contare!" Rispose Attico al suo posto. 

Milo venne distratto da due occhi castani che catturarono il suo sguardo e la riconobbe: Cassia! Splendida ed aggraziata come al solito. Sembrava sorpresa di vederlo!

Il loro padrone, Barahir, si avvicinò. A giudicare dal suo senso dell'equilibrio momentaneamente mancante doveva essere piuttosto brillo.

"Dopo questa sera voi non sarete più i miei gladiatori, ma apparterrete a Batiato! Ho deciso di cedervi! Attico, Azrael e Milo. Anche Ariadne è stata venduta. E mi sembra....anche Hanna e Sara........si loro! Corvo voleva dare una lezione alla sua futura moglie e ha ceduto la sua dama al miglior offerente!" Dopodiché si allontanò furioso....con chi era un mistero!

"Credo che ci abbia perso al gioco!" Disse Attico che conosceva bene il loro ex padrone.

"Batiato?" Domandò Milo "Batiato!" Confermò Attico. "Chi è Batiato?" Chiese Milo confuso. "Sarà un lanista come Barahir!" Rispose Attico poco convinto.

Due guardie con armature nere li presero e scortarono su di un carro.

La povera Ariadne era terrorizzata, ma quando vide Milo sembrò rassicurata.

Mentre il ragazzo era preoccupato riguardo al destino della donna che amava, ora prigioniera del suo acerrimo nemico! 

Il senatore Corvo aveva sterminato la sua famiglia! Non poteva permettergli di portargli via anche lei!

Hanna e Sara sembravano due bambine che stavano andando a fare una scampagnata, per quanto fossero piene di entusiasmo.

"Dove ci portano?" Chiese Ariadne con le lacrime agli occhi. "Dal nostro nuovo padrone!" Rispose Milo per niente contento.

Dopo aver passato la notte rinchiusi lì dentro partirono all'alba e passate parecchie ore in viaggio finalmente le guardie li fecero scendere. 

Erano in un largo piazzale e un gran numero di gladiatori li stavano osservando. Quando Azrael scese tutti sussultarono per la sorpresa.

"Come diavolo avrà fatto il padrone a comprarlo?" Chiese Enomao a Gannicus "Che gli dei mi fulminino se lo so!" Rispose lui.

"Così ora l'angelo della morte sarà uno di noi! Sarà un onore chiamarlo fratello!" Disse Crisso che come tutti i presenti conosceva molto bene la leggenda.

"Solo se sarai abbastanza uomo da unirti alla confraternita!" Lo schernì Barca.

Lucrezia dal balcone sobbalzò "Ma quello è......." "No, non ci credo!" Sussurrò Gaia.

"Quanto l'hai pagato Quinto!" Quasi urlò la moglie. 

Lui ghignò "Assolutamente niente! L'ho vinto al gioco assieme agli altri due. Solo la schiave le ho pagate, ma la metà del suo valore perché i loro precedenti padroni mi dovevano un favore!".

Ariadne fu portata su e messa a servizio della padrona assieme a Sara ed Hanna mentre i tre nuovi futuri gladiatori furono messi in fila di fronte agli altri. 

Il padrone Batiato iniziò un discorso "Voi siete fortunati! Vi trovate nella scuola di Quinto Lentulus Batiato procacciatore dei migliori gladiatori di tutta la Repubblica! Nei giorni che verranno dimostrate di essere più che dei semplici uomini! Fallite e morirete, l'alternativa è il lavoro in miniera. Se sarete all'altezza farete parte dei miei titani!". Tutti i gladiatori alzarono un pugno urlando con orgoglio "Batiato! Batiato! Batiato!".

"Ma qui c'è un dono che gli dei hanno voluto concedermi! Un guerriero che non è mai stato vinto. Una bestia che non è mai stata domata. Una leggenda che in centocinquant'anni non è mai stata offuscata: Azrael, l'angelo della morte!" Disse il padrone con orgoglio.

Thranduil si guardava intorno con non tanto interesse, come se il discorso non lo riguardasse o gli importasse più di tanto.

Un colpo di frusta attirò la sua attenzione. Il Maestro sembrava spazientito dal suo comportamento. "Mostrate al padrone cosa sapete fare!" Disse alla fine.

Dopo che Attico e Milo ebbero fatto una bella figura battendo i loro avversari fu il turno di Thranduil.

Il suo avversario era Gneo un reziario. Se la cavava, doveva ammetterlo, ma lui si chiama Azrael, era l'angelo della morte per un motivo: nessuno sfidante sopravviveva ad un confronto!

Dopo averlo atterrato gli si accanì contro con tutta la rabbia che aveva in corpo. Come una furia colpì il suo fragile cranio con la spada da allenamento e con soli due colpi lo spezzò, ma non contento continuò a mettere a segno altri colpi sul quel corpo inerme e privo di vita.

Il suo portentoso udito percepì la frusta appena il Maestro la mosse e riuscì a bloccarla con una mano prima che potesse colpirlo. Tirò con tutte le sue forze ed Enomao, quello era il suo nome, cadde in terra come un sacco di patate. 

"Fermatelo!" Il padrone urlò alle guardie l'ordine le quali si mossero subito.

Per Azrael fu una passeggiata atterrarle ed ucciderle trafiggendole con le loro stesse spade. Nessuno lo avrebbe fermato.....

"Ora basta!" Va bene, qualcuno in grado di farlo c'era. 

Attico gli si avvicinò e gli tolse dalle mani la spada di legno insanguinata "Direi che questo basta a mantenere la tua reputazione!" Gli sussurrò. 

"Lo perdoni padrone. Quando inizia a combattere è molto difficile che si fermi! La sua sete di sangue e vite umane lo acceca!" Disse Attico inchinandosi di fronte al padrone.

Azrael lo imitò, così come Milo.

"Chiudilo in cella ed incatenalo non voglio altri spargimenti di sangue oggi!" Disse Quinto scosso sia positivamente che negativamente da tanta aggressività.

Quell'elfo per molti rappresentava solo un problema, per altri il volere degli dei, ma lui vedeva solo un opportunità unica da cogliere!

 

Ed eccoci qui! Finalmente!

Ho allungato troppo la storia d'amore fra i due? Credo che la certezza di avere un eternità da vivere davanti a sè abbia fatto prendere troppo tempo ad Hanna!

La canzone che canta è "Largo al Factotum" un'aria dell'opera "Il Barbiere di Siviglia" di Rossini, ma modificata dalla ragazza!

Il momento si avvicina e presto ne vedremo di corre e di crude!

A presto,

X-98

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Capitolo 7
*** Chi ama crede nell’impossibile ***


CHI AMA CREDE NELL’IMPOSSIBILE

 

Poteva dire con assoluta certezza che preferiva la vita di prima.

Hanna non aveva un momento libero! 

Mentre precedentemente si ritrovava spesso nella cella di Azrael a discutere, o meglio, ciarlare con Sara, adesso, se non doveva pulire la casa, che non era immensa rispetto a quella di prima, stava al fianco della padrona! 

Oppure era costretta ad intrattenere gli ospiti ballando quello che lei definiva “danza del ventre”! L’abbigliamento era molto....hot! Troppo per i suoi gusti! 

Inoltre lei era una più da danza moderna e si annoiava a morte con i movimenti lenti caratteristici dell’altra!

Come se non bastasse, non avevano potuto vedere ne Azrael, Attico o Milo una sola volta!

Ed era passato un mese!

Per fortuna l’elfo era pienamente d’accordo con lei! Evento raro! Almeno era quello che si era detta!

Un vociare le aveva riferito che Azrael fosse indomabile a tal punto che non veniva liberato nemmeno per allenarsi con gli altri gladiatori!

Era stato tenuto in catene fin dal loro arrivo!

Hanna sapeva che dovesse farsi vedere aggressivo per essere classificato pericoloso per essere rispettato. Così funzionava in quella gabbia di matti!...

Ma il fatto che la sua imprevedibilità fosse aumentata d’improvviso e così a lungo le dava pensiero. Perché agiva a quel modo? 

Si era affranta molto appena aveva saputo che lo avevano rinchiuso e che continuavano a tenerlo in catene. Una volta conosciuto meglio, lui le aveva confidato che il primo padrone di cui era stato schiavo l’aveva tenuto nell’oscurità per anni!

Non voleva che succedesse di nuovo! Non se lei poteva fare o dire qualcosa a riguardo!

Con questi buoni proposito si era diretta dal padrone Quinto Lentulus Batiato.

Aveva chiesto di parlargli tre settimane fa e non si era degnato di riceverla, quindi spettava a lei ricordargli le buone maniere!

“Posso dire di conoscerti benissimo!” Sara la fece sobbalzare.

“Che vuoi?” Chiese Hanna tirando ad indovinare sulla risposta “Visto che dovremmo essere a pulire la vasca, ho intuito che ti fossi stufata! Quindi ho deciso di rischiare la pelle con te!” Rispose l’amica per niente preoccupata.

“Che premurosa! Grazie mamma!” Disse Hanna affrettando il passo.

Forse contavano un po’ troppo nella protezione di Azrael! 

L’avrebbe scoperto una volta raggiunto il padrone!

 

*

 

“Come pensi di poterlo domare? In cinquecento anni nessuno ci è mai riuscito!” Disse Lucrezia. “Se lo mettete a combattere con i vostri rischiamo che uccida anche loro!” Disse Gaia, una cara amica loro ospite, con un entusiasmo fuori luogo. Lucrezia sorrise, la sua amica era raggiante e positiva nonostante la scomoda situazione! Cos’avrebbe fatto senza il suo costante supporto!?

“Nessuno ci è mai riuscito? Io sarò il primo allora!” Disse Quinto avviandosi verso la palestra. Ma le sue parole non rispecchiavano il pensiero!

In un mese la situazione non era cambiata! Se voleva salire nella scala sociale, la prima cosa da fare era diventare il più grande lanista della Repubblica e non poteva permettere che l’Angelo della morte gli sfuggisse dalle mani!

Una volta sotto andò a parlare con il maestro “Cosa ne pensi della leggenda?” Chiese impaziente di conoscere la sua opinione. 

“È imprevedibile e troppo pericoloso! Non lo voglio tra i miei uomini!” Rispose convinto il Maestro.

“Senti, abbiamo un problema, ma non voglio essere come tutti gli altri che si limitavano a toglierli il guinzaglio per poi rimetterlo in gabbia come se fosse una bestia selvaggia!” Disse seccato il padrone “Ma è una bestia selvaggia!” Insistette il maestro. 

“Si, e noi saremo i primi a domarla! Ci deve essere un punto di connessione! È un elfo, ma deve esserci qualcosa per piegarlo! Se riuscissimo ad ottenere la sua obbedienza avremmo tra le mani la leggenda più potente di tutta la Repubblica!” Insistette il padrone “Portalo da me! In catene con te e tre degli uomini migliori! Scoprirò il suo segreto!” Disse alla fine Quinto prima di risalire.

Enomao, Barca e Gannicus entrarono dopo Azrael circondato dalle guardie ed in catene.

Quinto si alzò dal suo seggio ed anche se con esitazione, si avvicinò a lui. Il Maestro fiancheggiava il suo padrone con i nervi tesi, pronto a difenderlo in qualsiasi momento. Era consapevole del rischio tremendo che stavano correndo!

Era cresciuto con storie e leggende su di lui! Ed in pochissimo tempo ne aveva appurato la veridicità: era una creatura che possedeva solo l’istinto di uccidere!

“Tu sei una leggenda! Ma prima di diventarlo sono certo che conducevi una vita tranquilla! Io posso aiutarti a ritrovare la tua famiglia se tu in cambio obbedirai ai miei ordini e mi chiamerai padrone!” Disse Batiato.

L’elfo rimase immobile, più di una statua, non intenzionato a rispondere.

Lo sguardo e la fierezza che emanava erano sufficienti a far tremare tutti i presenti.

“L’offerta del padrone è molto generosa. Rispondi!” Disse nervoso il maestro.

Azrael lo fulminò con lo sguardo poi riportò l’attenzione sul padrone.

Barca lo colpì con un bastone al fianco e questo fu sufficiente a farlo scattare.

Il maestro si mise tra il padrone e l’elfo con fare protettivo, mentre gli altri gladiatori sfoderarono le armi minacciosi. Un buon inizio non c’è che dire!

Ma le catene gli permisero solo di agitarsi mentre i suoi carcerieri aumentavano la presa su di esse costringendolo in ginocchio.

Azrael ringhiò. Dov’erano Hanna e Sara? Cos’aveva fatto loro?

 

*

 

La mattina seguente il maestro ed il padrone avevano convocato Attico.

Sia lui che il ragazzo erano stati tenuti in catene assieme al problema. 

Il maestro si era reso conto che erano gli unici in grado di calmarlo e farsi obbedire durante i suoi scatti d’ira!

“Conosci bene Azrael?” Chiese Batiato. “Si padrone. Da quando ero un fanciullo. È stato lui ad insegnarmi a combattere, è merito suo se sono sopravvissuto per così tanto tempo e sono diventato un campione!” Rispose l’interpellato.

“Oltre a te ha mai mostrato affetto o interesse per qualcun altro?” Chiese il padrone.

“Si!” Con quell’affermazione attirò la completa attenzione dei suoi interlocutori.

“Si chiamano Hanna e Sara. Sono al servizio della padrona. Da quello che so Azrael tiene a loro più di qualunque altra cosa. Trattatele bene e fate in modo che possano parlarsi con frequenza e lui ubbidirà a qualsiasi vostro ordine!” Spiegò Attico.

Una volta che il gladiatore fu uscito Lucrezia sbucò dal suo nascondiglio “Lo schiavo dice il vero!” Affermò con convinzione.

“Cosa vuoi dire?” Chiese sospettoso il marito.

“Ieri le due schiave in questione hanno abbandonato le loro mansioni.....un tentativo maldestro per provare a parlarti!” Raccontò Gaia che era l’ombra della sua amica.

“Per punizione hanno digiunato. Ora che so quanto siano preziose, posso dire di essere sollevata di non aver dato loro una punizione più severa!” Disse Lucrezia con soddisfazione.

Passò una settimana. Azrael era rimasto sempre chiuso nella sua cella in catene. 

Notò, con delusione, che Attico e Milo non non sarebbero riusciti a sopportare quella situazione ancora a lungo! Erano sempre più impazienti e lo stress era decisamente troppo!!

Ma il fatto che gli portassero più cose da mangiare del solito, cioè una pagnotta intera al posto di un minuscolo pezzo, gli faceva capire che il nuovo padrone, aveva in mente qualcosa.

Non rifiutava il cibo. Se lo avessero fatto combattere doveva essere in forze per riuscire a sopravvivere. 

Continuava a pensare alle due ragazze. Il loro comportamento era stato quello di sempre, ma da quanto aveva potuto comprendere, Batiato era ben diverso da Barahir! Avrebbero potuto mettersi in guai seri con una parola sbagliata!

Ed i romani non perdonano facilmente. Anche la più piccola scaramuccia!

Lucrezia guardò con interesse il prezioso bottino. Le due donne di Azrael erano di fronte a lei. Una aveva i capelli scuri lunghi, mentre l’altra li aveva ricci e castani scuro. 

Si erano mostrate molto capaci ed utili!

“Come vi chiamate?” Chiese Lucrezia “Io sono Sara!” Rispose la bruna “Io mi chiamo Hanna!” Disse la riccia.

“Conoscete Azrael?” Chiese Quinto. “Si, è nostro amico!” Rispose Hanna.

“Questa è una bella notizia!” Disse il maestro che era appena arrivato “Padrone lui è pronto!” Quinto sorrise e si avviò verso la palestra seguito da Enomao e le due ragazze.

Thranduil si alzò di scatto quando la porta della sua cella venne aperta.

Non poteva credere ai suoi occhi! Cosa ci facevano lì?!

Hanna fu la prima a corrergli incontro ed abbracciarlo, seguita a ruota da Sara.

Attico e Milo non persero tempo, inginocchiandosi di fronte al padrone, ma sorridendo in direzione delle due ragazze.

“Bene! Mi piace vedere queste riunioni di famiglia!” Disse il padrone con oscura soddisfazione. 

“Se tu combatterai e vincerai per me, chiamandomi padrone, ti prometto che loro saranno trattate con ogni riguardo. Non lascerò che nessun altro le tocchi a parte te e ti permetterò di incontrarle una volta a settimana!” Disse Quinto impaziente di scoprire se il su piano avesse funzionato. Azrael si staccò dalle ragazze e guardò male sia il Maestro che il padrone. 

Hannah si mise tra loro “Accetta! Sono certa che ci troveremo molto bene qui! Melitta è una serva che lavora in questa casa da molti anni ed è stata molto accogliente e premurosa!” Sara si accodò all’amica “Poi i gladiatori qui sembrano più civilizzati!”. 

Merda! Azrael avrebbe capito che mentivano! Ma era meglio farsi vedere fedeli ed ubbidienti invece di imprevedibili ed aggressivi, di questo Sara ne era fermamente convinta!

Alla fine l’elfo cedette. 

L’unica cosa che aveva sperato in quegli anni era di tenerle al sicuro e questa sembrava un occasione da non perdere.

Azrael si inginocchiò di fronte ai due uomini, la schiena gli doleva a causa della vergogna..... poi alzò la testa “Si je les connais en sécurité, je vous obéirai! J'exécuterai vos commandes........principales!” (Se le so al sicuro, vi obbedirò! Eseguirò ogni vostro ordine....padrone! ) Disse Azrael. 

“Ha detto che se ci trattate bene accetta!” Tradusse Sara “E chiede se possiamo vederci più spesso!” Aggiunse Hanna.

Le ragazze avevano imparato talmente bene il francese da sembrare delle cittadine di Parigi! E fu per questo che Sara rifilò una rapida occhiata all’amica .....per farle intendere di non allargarsi troppo! 

Quinto rise “Bene, sarai accontentato. Ora andate ad allenarvi! Ed ascoltate bene le indicazioni del Maestro!” Disse prima di uscire seguito da Hanna e Sara.

 

*

 

Gannicus era proprio di buon umore anche se Melitta, la moglie di Enomao, minacciava di guastarglielo temendo le tragedie prima che accadessero!

“Gannicus!” Una voce lo mise in allarme e si ritrovò ad inchiodare al muro Crisso, il gallo. La recluta si era preso un po’ troppe libertà.

“Non sorprendermi mai più alle spalle!” Lo ammonì prima di allentare la presa.

“Ti chiedo perdono! Hai qualche suggerimento da dare a una semplice recluta?” Chiese Crisso che però sembrava risentire comunque dell’avambraccio dell’altro premuto sulla sua gola.

“Segui le istruzioni di Enomao ed otterrai il marchio, fino ad allora, devi starmi lontano!” Ringhiò prima di lasciare la presa.

Fu sorpreso nel vedere proprio Enomao, raggiungerli in quel momento. Sembrava divertito dal suo comportamento, ma cercò di ignorarlo.

“Io non voglio solo ottenere il marchio, voglio diventare un campione!” Disse Crisso ansimando.

“C’é un solo modo per diventare campioni........” iniziò a rispondere Gannicus ma si fermò quando vide Azrael sbucare in fondo al corridoio “.......non farsi battere da nessuno!”.

Anche Crisso notò la presenza dell’elfo e decise saggiamente di tornare in cella.

L’angelo della morte avanzò, diretto verso i bagni, probabilmente.

Gannicus ebbe il coraggio di osservarlo a fondo. Non aveva avuto modo di farlo bene visto che da quando era arrivato, era rimasto in catene dentro un angusta cella.

Ma ora capiva cosa intendessero gli altri gladiatori quando li aveva sentiti parlare della leggenda.

L’elfo era veramente imponente, sia in altezza, sia nella costituzione fisica.

Il suo portamento era allo stesso tempo aggraziato che minaccioso, come se la sua incredibile forza trasparisse da ogni minimo movimento. Non solo quella data dai muscoli!

Ma la cosa che lo colpì di più furono i suoi occhi. Gelidi ed allo stesso profondi, come se potessero percepire anche il più piccolo dei suoi segreti!

Azrael non interruppe il contatto visivo fino a quando non gli passò accanto.

Gannicus era abbastanza accorto da non osare sfidarlo, nemmeno con il più innocuo dei gesti.

“È agghiacciante! Nemmeno con Teocoles mi sono sentito così impotente!” Disse Enomao osservando l’elfo sparire dietro la curva che conduceva ai bagni.

“E lo stiamo solo osservando! Pensa se dovessimo affrontarlo sulla sabbia!” Disse Gannicus che non riusciva a staccare gli occhi dal punto in qui l’elfo era sparito.

“A Gannicus, il grande campione di capua, tremano le ginocchia in presenza dell’angelo della morte?” Lo derise Enomao. Anche se poteva dire che non fosse il solo. Persino il Maestro ne aveva timore! E lui, con i gladiatori, aveva anni di esperienza alle spalle!

“Solo uno stolto non proverebbe timore!” Ammise l’amico lanciando all’altro uno sguardo preoccupato.

“Temo di doverti dare ragione!” Rispose Enomao.

Quell’elfo non premetteva niente di buono!

 

*

 

Passarono pochi giorni.

“Ti ringrazio per averci ascoltato, soprattutto perché ho visto quanto sia stato umiliante per te! Ora le cose vanno molto meglio!” Disse Hanna sedendosi sul letto presente nella cella di Azrael, accanto a lui.

“Dov’è Sara?” Chiese lui sorpreso di non vederla litigare con l’amica.

“È andata da Attico! Non avendo più le celle comunicanti ha detto che temeva si sentisse solo! Guarda te! Se voleva provarci bastava dirlo!” Si lamentò Hanna.

L’elfo si irrigidì. A quanto pare la ragazza non aveva intuito le vere intenzioni di Sara, invece lui si. Avrebbe trovato un modo per ringraziarla più tardi.

“Sara mi ha confidato che avrebbe desiderato diventare un medico, nel vostro mondo!” Iniziò il discorso. Doveva tastare il terreno.

“Si, ed io......volevo imparare a costruire...case!” Tutto ciò che dava per scontato, qui era molto più difficile da spiegare!

“Quello non è un lavoro solo per gli uomini?” Domandò curioso Azrael. Dalle poche descrizioni ricevute aveva potuto appurare che le cose, da loro, fossero ben diverse!

“Si, ma al progetto chi ci pensa? Devi avere bene in mente cosa vuoi costruire altrimenti uscirà fuori qualcosa di orribile!” Rispose Hanna prima di svuotare il bicchiere d’acqua tutto d’un sorso.

“La calura è insopportabile! E pensare che siamo quasi mezze nude tutto il tempo!” Osservò lei.

“Perché quando vengo nella villa mi stai sempre attaccata?” Chiese volendo capire il perché di quello strano comportamento. All’inizio era sempre stata al fianco della padrona, ma ultimamente lei e Sara diventavano la sua ombra ogni volta che veniva convocato. Sia privatamente che durante feste stravaganti.

Ma non per parlare, lo ignoravano restandogli ad un palmo dal naso, discorrendo fra loro!

“Forse perché non ci vediamo spesso rispetto a prima? Ma lo usi il cervello di tanto in tanto?” Chiese lei infastidita.

“Se è questa la tua motivazione, ti pregherei di smetterla. Faticheranno a credere che io sia senza cuore se permetto ad una ragazzina stupida di starmi tra i piedi!” Disse l’elfo deluso ed offeso che avesse eluso la sua domanda con tanta insolenza.

“Stupida? È così che vedi la mia amicizia con Sara? O sei solo geloso perché non ti coinvolgiamo?” Chiese lei sentendosi ferita “Bene! Mi inchino di fronte a sua maestà e prometto che rispetterò il vostro volere! Ma se mi salta addosso qualcuno la colpa sarà unicamente tua!” Ringhiò Hanna inferocita, alzandosi di scatto e facendo un inchino sgraziato.

“È successo qualcosa?” Chiese l’elfo la cui rabbia si era dissipata sotto un’improvvisa preoccupazione.

“Farebbe differenza? Il padrone ha detto che se ti ribelli ti farà frustare!” Cercò di spaventarlo lei.

“Dimmelo!” Odiava quando cambiava completamente discorso!

“Apri bene quelle antenne che hai al posto delle orecchie: io me la cavo benissimo da sola! Sono una donna ed anche se far pensare di essere la tua amante a tutto il mondo mi ha fatto elevare di posizione, non significa che non ce l’avrei fatta senza di te!” Disse Hanna mostrando una sfrontatezza fuori dal comune.

“Hai paura! Sei terrorizzata! Cos’è successo?” Insistette lui.

“Sono cavoli miei!” Urlò lei spazientita.

“Mi hai messo al corrente! Ora questi “cavoli” riguardano anche me!” Rispose Azrael usando la colorita terminologia di lei.

Hanna lanciò un verso esasperato. Quanto era insopportabile, lui e la sua cocciutaggine! Ma siamo sicuri che un qualche suo antenato non si fosse accoppiato segretamente con un nano?

“Se così stanno le cose, allora dimmi cosa ti hanno fatto durante i primi anni di prigionia!” Azrael si irrigidì di colpo. I ricordi, quei ricordi che non l’avevano mai abbandonato, tornarono come un uragano.

La guardò incollerito. Le aveva chiesto di non chiederglielo mai ed ora lei stava usando quella sua debolezza contro di lui. Non poteva averla vinta!

“So che non ti hanno solo tenuto al buio ed in catene! Mi “hai messo al corrente” e se devo ubbidire, gradirei, che tu ricevessi lo stesso trattamento per provare come ci si sente!” Spiegò lei con un sorriso soddisfatto in viso.

“Le mie esperienze non possono essere paragonate alle tue!” Ringhiò l’elfo. 

Ma Hanna non si lasciò intimorire.

“E cosa ne sai? Non sai niente! Non sai cos’ho passato! Niente della mia vita, eppure sei pronto a farmi la predica!” Urlò furibonda mettendo le mani sui fianchi con fare minaccioso.

“Non voglio sapere della tua vita passata! Ma di quella presente! Se non mi dici quello che ti succede non posso proteggerti!” Rispose lui sentendo la rabbia montargli dentro come un mare in tempesta.

“Chi ha detto che voglio la tua protezione?” Chiese lei offesa.

“Le tue azioni!” Fece notare lui.

“Hai frainteso! Non puoi capire cosa passa per la testa di una ragazzina stupida! Anche con migliaia di anni di vita alle spalle! E pensare che fino a poco fa ero convinta che con la vecchiaia si diventasse più saggi!” Disse Hanna con finta delusione.

“Sei spaventata! Riesco a vedere la paura nei tuoi occhi! Non respingermi! Se lo fai stai negando protezione non solo a te stessa ma anche a Sara!” Disse Azrael con voce gelida ed accusatoria.

“Lei lasciala stare! Non c’entra niente! Questa è una discussione tra me e te! Se io non voglio la tua inutile protezione non significa che lei condivida il mio pensiero!” Urlò Hanna accanendosi sulla brocca e lanciandola contro al muro. 

Non poteva....non doveva colpirlo! Sarebbe passata dalla ragione al torto in meno di un minuto!

Ma lui non doveva permettersi di mettere in mezzo Sara!

Azrael sorrise beffardo. Metterla alle strette era l’unico modo per farla cedere!

Hanna lo vide subito e soppesò bene le prossime parole che avrebbe usato, non poteva lasciarlo vincere!

“Dici che io ho paura?” Chiese Hanna furibonda. “Be’ se dalle mie azioni traspare la paura che provo, dalle tue è come se avessi appeso un cartello ai confini del regno di Bosco Vetro con scritto “Sono una creatura fatata codarda!”....” continuò a dire la ragazza gesticolando come se lui fosse stato sordo “.....visto che ti sei rinchiuso in un bunker come se la bomba atomica fosse imminente! Notizia lampo: da voi non esiste ancora!”

“Stai dicendo cose senza senso!” Le fece notare lui.

“Invece un senso ce l’hanno! Sei tu che sei tardo per capire! E poi perché tutto deve avere un senso? Perché non può essere confuso e disordinato invece di costringersi ad essere l’opposto?!” Sbottò lei.

“L’amore deve per forza avere senso?” Chiese Hanna lasciandolo senza parole. Lui rimase in silenzio aspettando che continuasse.

La ragazza ansimava, forse per il troppo gesticolare o urlare, e guardava in terra terrorizzata, come se non riuscisse a capacitarsi di aver fatto quella domanda.

Eppure era sobria! Solitamente era l’alcol a scioglierle la lingua!

Ognuno è responsabile delle proprie azioni! Chi è causa del suo mal pianga se stesso!

Poteva usare tutti i modi di dire, ma ormai la frittata era fatta! Decise quindi di ultimare quella pazzia lanciandosi a razzo.

“Io.....mi sento diversa quando sto con te! Ma in senso buono! Mi sento a casa, anche se probabilmente sono lontana mille miglia!” Disse lei con sincerità guardandolo diritto negli occhi.

Thranduil sorrise. Ma non c’era scherno nella sua espressione, stavolta.

“Non sono io a farti provare queste emozioni! Sei tu che in questi anni ti sei mostrata per chi sei veramente. Una donna forte e tenace che riesce a non farsi abbattere anche quando tutto sembra contro di te!” Disse Thranduil accogliendola fra le sue braccia quando lei gli si sedette sulle ginocchia.

“Sei stato tu ad insegnarmelo!” Rispose lei affondando in quell’abbraccio e mettendo il viso nell’incavo del suo collo. Le era mancato! Cavolo se le era mancato! 

Quel senso di sicurezza e protezione provato quando era bambina, quando sua madre la stringeva a se, oppure quando suo padre la tirava su per farle vedere che lui era la roccia su cui avrebbe potuto sempre appoggiarsi!

“Non è qualcosa che si può insegnare!” La riprese l’elfo.

Hanna si staccò da lui per guardarlo diritto negli occhi “Ti amo!” E si sentì colmare di gioia ed euforia quando lui disse quelle due parole semplicemente meravigliose!

Era a casa finalmente!

Cercò le sue labbra e si scambiarono un bacio appassionato fino a quando non dovettero staccarsi per poter respirare.

Hanna rise come una scema, anche Thranduil rise lasciandosi cadere di schiena sul letto con lei sopra. 

La sua risata era bellissima! Profonda ed articolata. Perfetta!

Qualcosa che i fan del film “Lo Hobbit” sognavano!

Hanna si mise a cavalcioni su di lui cercando nuovamente il contatto con le sue labbra. Le mani di lui, gentili ma forti accarezzavano il suo corpo facendole percepire un fuoco sconosciuto dentro di sé che cresceva rapido ed impetuoso!

La ragazza sapeva bene cosa stava per succedere, ma non aveva paura, non più!

 

*

 

Può nascere dovunque

Anche dove non ti aspetti

Dove non l'avresti detto

Dove non lo cercheresti

 

Era una sfortuna che Sara non possedesse il suo stesso talento canoro. Il fatto che riuscisse ad azzeccare la melodia di alcune frasi era pura fortuna!

In questo modo Francesca Michelin avrebbe potuto sentire la stonatura anche ad un mondo di distanza!

Come rovinare un brano meraviglioso!” Pensò Hanna prima di decidere di darci un taglio.

 

Può crescere su terra

Dove non arriva il sole

Apre il pugno di una mano

Cambia il senso alle parole

 

L'amore non ha un senso

L'amore non ha un nome

L'amore bagna gli occhi

L'amore riscalda il cuore

L'amore batte i denti

L'amore non ha ragione

 

“Ahi! Che male cane! Ma che bisogno c’era! Se non ti piace la canzone allora cambio playlist!” Protestò Sara massaggiandosi il braccio sul punto leso, dove il sandalo aveva colpito impietoso.

“Non credi di esagerare un tantino? Se ti comporti così adesso cosa farai quando mi sposerò?” Chiese Hanna divertita. Le mancava veramente ascoltare le canzoni del loro mondo e cercare di cantarle assieme alla cara amica stonata!

Divertimento puro!

“Avete intenzione di sposarvi?” Quella domanda le fece dimenticare la nostalgia all’istante!

Pessima scelta di parole!” Si riprese mentalmente.

“Io pretendo di essere la testimone numero uno! Il numero due sceglietelo voi! Ma ricorda, non può essere Attico. Cavolo! Visto che lui lo considera come un figlio.......vuol dire che sei già diventata madre!” Disse Sara con talmente tanta gioia da arrivare a commuoversi.

“Ma se è più vecchio di me!” Fece notare Hanna.

“Però qualche lavata di cervello gliel’hai fatta!” Le ricordò l’altra.

“Si, ma perché sono una rompiscatole di prim’ordine, non per dovere materno!” Specificò l’amica. Maledizione!

“Le intenzioni non erano quelle, ma alla luce dei nuovi eventi tutto cambia irrimediabilmente!” Constatò Sara.

Uscirono dalla stanza degli schiavi in gran fretta, solo per frenare la corsa davanti ad uno sconosciuto.

Un uomo anziano e con uno sguardo feroce.

“E voi due chi siete?” Chiese l’uomo in questione.

Le due ragazze abbassarono la testa in segno di rispetto. Tutto, di lui, gridava che non era una persona qualunque, il tono della voce, il portamento, i vestiti......

“Il mio nome è Sara, mentre lei è Hanna. Siamo le amanti di Azrael!” Rispose la ragazza mantenendo lo sguardo incollato sulle lastre di marmo. Se non l’avesse fatto avrebbe potuto godere a pieno dell’espressione terrorizzata sul volto del povero vecchio che riuscì a riprendersi piuttosto velocemente.

“Perdonatemi! Non mi avevano detto nulla riguardo alla vostra presenza! Posso dire che sono contento di conoscervi e colpito nel sapere che quella bestia selvaggia si sia lasciato avvicinare, anche se da due ragazze belle come voi!” Disse l’uomo mostrandosi molto più cortese del padrone.

“Non lo chiami così!” Hanna scoppiò come un petardo.

Sara, dopo essere invecchiata di colpo, ma non avendone risentito minimamente grazie alla sua immortalità, tentò di arginare i danni “So che trova difficile crederlo signore, ma non è ciò che tutti pensano! Noi gli siamo molto affezionate!” Disse riabbassando la testa, sperando che Hanna avesse il buon senso di fare altrettanto.

“Gli siete fedeli! Nella vita non si finisce mai di rimanere stupiti!” Disse l’anziano con una grande risata.

“Dov’è mio figlio?” Questa domanda le mandò nella confusione più totale.

“Figlio?” Chiese Hanna smarrita “Ma chi è lei?” Domandò Sara anche se osservandolo bene si accorse che l’estraneo le era fin troppo familiare!

“Sono Tito Lentulus Batiato, a capo di questa scuola di gladiatori! Possibile che non abbiate sentito parlare di me?” Chiese l’uomo sia colpito che oltraggiato.

Le ragazze non riuscirono ad impedire alle loro mascelle di abbandonarsi alla forza di gravità, fissandolo come due ebeti.

La prima a riprendersi fu Sara “Mi scusi molto.....padrone! So dove si trova....suo figlio! Mi segua!” Disse prima di voltarsi ed iniziare a camminare.

“E tu dove vai?” La voce del...nuovo padrone la fece voltare. Si era rivolto ad Hanna che temeva di avergli mancato di rispetto.

“A....pulire i pavimenti!” Rispose la ragazza abbassando la testa ed aspettandosi un rimprovero degno di quello che a volte le aveva lanciato il figlio del padrone.

“No, vieni con me! Quinto ha molto da spiegarmi!” Disse prima di incitare Sara a fargli strada.

Arrivarono vicino ad un letto con il baldacchino da cui provenivano suoni inappropriati.

Cioè, erano in mezzo al salone, cavolo!

Tito non ci stette a pensare molto e scostò le tende con furia.

Hanna e Sara si guardarono l’un l’altra per distogliere l’attenzione da quella scena inappropriata e cercare di ammonirsi a vicenda che quello non era il momento adatto per ridere. Quinto, Lucrezia e Gaia stavano festeggiando alla grande, per essere riusciti a piazzare il loro uomo alla sfida finale, durante i giochi imminenti per augurare la costruzione della nuova arena. 

“Ma perchè mi ritrovo a fare sempre la terza incomoda!” Pensò Sara avvampando di vergogna.

Anche se essendo in tre, gli occupanti del letto, doveva autodefinirsi quarta!

 

*

 

“Ho visto che hai comprato molti uomini, in mia assenza!” Disse Tito studiando la reazione del figlio.

“Si, e la maggior parte sono risultati molto promettenti! Seguendo i tuoi insegnamenti questa scuola ha prosperato!” Rispose Quinto adulandolo.

“L’ira di un uomo potente non è di buon auspicio!” Lo ammonì il padre.

Sapeva bene che aveva provocato la collera di Tullio, un abile e rispettato uomo d'affari che aveva investito denaro per la costruzione della nuova Arena di Capua. 

Suo figlio gli aveva rifiutato l’acquisto di un suo gladiatore perché riteneva fosse il campione della loro casa.....ma oltre a quello, c’era altro a turbare i pensieri del povero lanista.

“Nemmeno quella bestia di cui ho visto il nome! Perché non l’hai pagato? Il suo valore come minimo corrisponde ad una fortuna!” Chiese Tito impaziente.

“Azrael.........” iniziò a dire il figlio tentennando “.....l’ho.... vinto al gioco!” Ammise sapendo bene quale sarebbe stata la reazione.

“Tu insudici il buon nome della casa dei Batiato!” Lo accusò il padre.

“Lo innalzo su vette mai raggiunte!” Protestò Quinto.

“Provocando uomini influenti e facendoti carico di un essere tanto spregevole che potrebbe ucciderti seduta stante? Sei un pazzo! O lo tieni in catene o ci penserò io a disfarmi del problema!” Disse Tito furioso.

“Solonio mi ha confidato che l’ha visto allenarsi con gli altri! È per questo che sono tornato! Lui può distruggerci ed io non permetterò che accada!” Disse il padre quando il figlio lo guardò smarrito dopo la sua domanda.

Solonio?!” Pensò Quinto atterrito. Già i rapporti con il padre non erano idilliaci, ora ci si metteva anche il suo amico convocando suo padre a Capua solo per dargli degli altri grattacapi?

Quinto se ne andò ferito. Anche se era normale la paura di suo padre. Lui stesso si era sentito atterrito quando l’aveva convocato tempo fa. Ma non era uno stolto come credeva lui!

“Portatemelo!” Ordinò ad un servo.

Tito si era seduto a riposare e non fu contento quando lo vide arrivare. 

“I miei ordini sono stati eseguiti?” Chiese “Si, padre!” Rispose Quinto indicando due gladiatori che tenevano in catene un terzo.

“Sei uscito di senno?” Urlò il padre appena riconobbe l’angelo della morte.

“Hai detto di metterlo in catene! Così ho fatto, padre. Andate!” Disse ai due gladiatori e loro, dopo aver fissato le catene in terra, fecero come gli era stato detto.

“Ho imparato a conoscerlo! Ho compreso ciò che il suo cuore desidera. Così l’ho potuto domare! Puoi avvicinarti se lo desideri!” Disse Quinto sedendosi su di una sedia come se fosse stato il suo trono.

Tito rimase seduto, la paura sostituita dalla curiosità.

Azrael guardò l’uomo anziano. Quegli occhi erano privi della boria e dell’avidità caratteristica del figlio.

“Non posso credere che questo sia lo stesso elfo che ho visto in azione quando ero ancora un fanciullo!” Disse Tito incredulo. 

Sia Azrael che il figlio gli lanciarono uno sguardo interrogativo. 

“Era considerato ancora un animale allora! Gli avevano messo un collare di ferro al collo e scioglievano la catena solo quando doveva uccidere. Era entusiasmante per la folla vedere con quanta ferocia e crudeltà uccideva le sue vittime...invece adesso si comporta come un servo fedele! Come hai fatto, figlio mio, a domarlo?” Chiese guardando l’elfo con sospetto.

“È semplice! Gli ho ridato le sue donne, che ora vivono qui al servizio di mia moglie. E ho promesso di trattarle con ogni riguardo in cambio della sua obbedienza!” Disse Quinto cercando di calmare il padre e non perdendo occasione per vantarsi.

“L’obbedienza e la lealtà sono bene diverse! Tienilo a mente Quinto! Io non l’avrei mai comprato, nonostante tutta la sua fama! È una decisione che ti si ritorcerà contro, come sempre!” Disse il paters familia prima di ritirarsi.

“Riportatelo giù!” Disse Quinto con una nota di amarezza nella voce.

 

*

 

L’addestramento si rivelò molto più piacevole del previsto, ma solo perché i loro compagni erano delle mezze calzette!

Ogni colpo di frusta di Enomao segnalava di cambiare posizione d’attacco, e le reclute erano dispose l’una accanto all’altra di fronte a lui per mostrare ciò che richiedeva.

Il Maestro era morto la sera prima. In un attacco di rabbia incontrollato aveva attaccato Enomao finendo per essere ucciso. 

Ed ora avevano un nuovo maestro.

Insicuro, inesperto e che non era ancora rispettato!

“Azrael, in coppia con Dagan!” Disse il maestro. Un siriano. Diciamo più un caprone infuriato.

“Maestro....” tentò di fermarli Attico, quando colse lo sguardo omicida negli occhi del padre mentre si metteva in posizione di fronte al suo nuovo avversario.

“Obbedisci ai miei ordini senza fiatare!” urlò Enomao con rabbia.

L’uomo fece come gli era stato imposto, anche se di malavoglia.

“أنتكبير،لكنكتبدوامرأةصغيرةرعشةغزر!” (Sei grande, ma assomigli a una donnetta. Coglione merdoso!) il siriano fece una pessima scelta di parole e mostrò a pieno il suo carattere forte.....con la persona sbagliata!

Inoltre non poteva sapere che Azrael conosceva la sua lingua, mentre il figlio ne era al corrente!

Grandioso!” Pensò Attico avendo capito dal tono dell’energumeno, che non gli aveva fatto un complimento e nemmeno che si fosse presentato.

Milo, trovandoglisi di fronte, intuì il suo pensiero e si limitò a trattenere una risata. C’erano molti più pazzi in giro di quanto pensasse!

Azrael caricò il siriano come un toro infuriato e lo mandò in terra grazie all’effetto sorpresa visto che sarebbe stato più complicato senza, dato che erano molto simili nella costituzione fisica.

Partì una pioggia di pugni diretti al volto di Dagan. Lo schiavo tentò di rovesciare l’avversario, ma era come se l’elfo si fosse ancorato a terra con dei ganci dato che non riuscì minimamente a smuoverlo!

Nel disperato tentativo di ottenere un vantaggio, Dagan colpì Azrael allo stomaco, ma lui non sembrò risentirne. Dopo anni di torture, la suo soglia del dolore era estremamente alta ed un colpo debole come quello non lo avrebbe neanche sentito!

Dagan non si arrese ed afferrò i polsi dell’altro con le mani.

L’elfo si divincolò agitando le braccia con tanta furia, che se il siriano non avesse mollato la presa, si sarebbe rotto un polso!

Azrael inarcò la schiena per il dolore quando la frusta colpì impietosa! Ma, a parte che con il corpo, la sua espressione rimase neutra, non facendo trasparire il fastidio provato.

Commovente! Quel gladiatore era talmente insicuro da dare colpi gentili con la frusta!

Lo ignorò di sana pianta e riprese a colpire quel povero stolto che aveva osato sfidarlo così apertamente!

Si sentì afferrare da dietro e con sua sorpresa, si rese conto che non era Attico, ma il maestro.

“Falla finita, maledizione!” Urlò Enomao mentre cercava di bloccargli le braccia.

Il maestro era completamente appoggiato sulla sua schiena. Gli aveva afferrato le braccia all’altezza delle spalle, serrando la presa con i gomiti e gli avambracci rivolti verso l’alto. 

Fu sufficiente sollevarlo di peso, facendogli perdere l’appoggio a terra, prima di fargli fare una capriola e vederlo cadere, con soddisfazione, in terra di schiena!

Con la coda dell’occhio vide le guardie muoversi con l’intento di fermarlo, ma Gannicus fu più veloce. Con la forza nata dallo slanciò gli si accanì contro, afferrandolo per il busto e finendo nella sabbia assieme a lui.

Seguendo l’esempio del loro campione, gli altri gladiatori si unirono alla rissa, solo per trovare la strada sbarrata da Attico e Milo che non avrebbero lasciato che tutti si accanissero contro l’elfo.

Le urla attirarono l’attenzione dei padroni che corsero al balcone per capire cosa stesse succedendo.

“Siete impazziti, per giove!” Urlò Tito scioccato nel vedere i gladiatori accanirsi nuovamente l’uno contro l’altro. 

Era la seconda volta che accadeva in un lasso di tempo molto ristretto ed avrebbe giurato che la presenza dell’elfo fosse il motivo!

Ma con sua grande sorpresa nessuno sembrò sentirlo, tanto erano concentrati nel cercare di togliere Gannicus dalla stretta mortale che l’elfo esercitava con entrambe le mani, sul collo del campione!

“Padre!” Urlò Quinto terrorizzato quando lo vide dirigersi verso le scale che separavano la villa dalla palestra. Ma trovandosi più avanti di lui, Tito riuscì a scendere senza che potesse neanche provare a fermarlo!

Una volta ritrovatosi nello spiazzo dove la rissa imperversava, l’uomo anziano si era diretto verso la causa di tanto disordine che ora era intento a cercare di uccidere Barca e Auctus.

“Sei solo una disgrazia!” Urlò Tito riuscendo nell’intento di attirare completamente l’attenzione di Azrael.

Quinto si mise davanti al padre con fare protettivo comprendendo finalmente le parole che il genitore gli aveva rivolto qualche giorno prima in merito all’elfo.

Bruciava il suo orgoglio dover ammettere che avesse ragione!

“Stai lontano!” Urlò Quinto quando vide Azrael iniziare ad avvicinarsi con passo lento ma deciso “È il tuo padrone che te lo ordina!” Tentò di nuovo.

I gladiatori si disposero al fianco di Quinto e Tito pronti persino a sacrificare la vita per dei padroni che non avrebbero mai mosso un dito per aiutarli!

Attico rimase fermo. Non sapeva cosa stesse passando per la testa del genitore, ma era consapevole di non poter fare nulla! 

Aveva provato a fermarlo ed era stato respinto e se non ascoltava nemmeno lui allora non c’era niente da fare!

“Li mortacci tua!” 

Forse si sbagliava.

Quando vide Hanna superare tutti quegli uomini imponenti, pestando i piedi, il dubbio si trasformò in certezza!

“Si può sapere che......ah, no cavolo! Dimentico sempre che sei un asino ignorante.....

“Qu'est-ce que tu fais?” (Che cosa stai facendo?) chiese urlando.

“Je ne sais pas et je ne veux pas savoir pourquoi vous avez soudainement décidé de devenir fou en attaquant tout le monde, mais arrêtez-le immédiatement!” (Non so e non voglio sapere perchè improvvisamente hai deciso di dare di matto attaccando tutti, ma smettila subito!) disse alzando una mano quando Azrael sembrava in procinto di risponderle.

“Êtes-vous si handicapé que vous ne comprenez pas que le propriétaire pourrait nous blesser aussi à cause de votre comportement irresponsable? Je m'en fiche si ça peut être humiliant! Mais je ne resterai pas là pendant que vous détruisez ma vie! Tu as dit que j'avais peur, oui, c'est vrai! J'ai peur! Mais c'est toi qui me fais venir! J'espérais ....... après avoir enduré les cruautés de mes cousins pendant des années, pour la première fois, d'avoir quelqu'un qui se souciait de moi au point de mettre de côté la fierté et d'avaler un peu de fumier si cela cela signifiait me protéger! 

Va me faire foutre! 

Pour moi!(Sei talmente menomato da non capire che il padrone potrebbe fare del male anche a noi a causa del tuo comportamento irresponsabile?

Me ne frego del fatto che possa essere umiliante!

Ma non resterò a guardare mentre distruggi la mia vita!

Hai detto che ho paura, si, è vero! Ho paura!

Ma sei tu che me la fai venire!

Speravo ....... dopo aver sopportato le crudeltà dei miei cugini per anni, per la prima volta, di avere qualcuno a cui importava di me al punto da mettere da parte l’orgoglio ed ingoiare un po’ di sterco ........se questo voleva dire proteggermi!

Per me, cazzo!

Per me!)

Hanna regna!” Pensò Sara guardando l’amica con orgoglio. Non era certa che fosse nella ragione piena, visto che erano all’oscuro delle motivazioni dietro allo scatto d’ira di Azrael, ma fare leva sulla compassione era una buona strategia!

L’elfo rimase impassibile, come sempre, di fronte ad una tale sfuriata ed osservò a lungo la ragazza mentre Attico spiegava a Tito e Quinto, a grandi linee, che lei gli aveva fatto una bella ramanzina ed aveva lodato la gentilezza con cui era stata trattata dai padroni (bugia!)! Tralasciando i particolari che al momento non avevano alcuna importanza e mentendo per dare un senso a quel fiume di parole.

“In ginocchio!” Ordinò Hanna “Mostra un po’ di rispetto ai padroni!” Disse indicando il terreno con un dito.

Azrael obbedì e si mise in ginocchio di fronte ad Hanna ed una volta in terra, interruppe il contatto  con gli occhi di lei, che aveva mantenuto tutto il tempo, abbassando la testa.

“Che giove mi fulmini!” Riuscì a dire Gannicus esterrefatto.

Tito, molto più rilassato rispetto ad una manciata di secondi prima, si voltò verso il figlio “Sei riuscito ad ottenere la sua lealtà attraverso di loro!” Disse indicando le due ragazze, che si trovavano in piedi di fronte all’elfo, borbottando fra di loro parole incomprensibili.

Quinto e Lucrezia erano a più sorpresi del paters familias e dei gladiatori messi insieme!

“Allora non sei così stolto come pensavo! A quanto pare tuo padre ti aveva sottovalutato!” Disse il vecchio con un sorriso.

“Tu mi onori padre!” Rispose Quinto alzando la testa pieno d’orgoglio.

“Ti onori da solo! Quando agisci seguendo il buon senso e l’ingegno!” Gli disse Tito.

“Mi ero sbagliato anche su di te!” Disse rivolgendosi a Lucrezia.

“Solo una vera patrizia romana avrebbe compreso ed agito di conseguenza!” Disse sorpreso che quella che aveva sempre considerato una serpe, in realtà fosse una donna di buon cuore che era riuscita ad accattivarsi la benevolenza e l’ammirazione di due schiave in così poco tempo.

Hanna aveva incrociato le braccia al petto il suo respiro era teso e veloce, nel tentativo di non far scendere alcuna lacrima dagli occhi. Era stato difficile dire quelle cose! Ma ad averla distrutta era altro!

Sara le aveva cinto un braccio attorno alle spalle cercando di farle coraggio. Era bastato uno sguardo, tra le due, per fare un discorso intero senza dover articolare parola.

L’elfo di cui avevano letto non avrebbe mai ceduto così velocemente, soprattutto di fronte ad una ragazzina!

Thranduil si era spezzato.........

Per colpa loro!

 

*

 

Un nuovo padrone! 

Le cose stanno andando meglio di quanto io stessa mi aspettassi!

In questo capitolo ed in quello successivo farò riferimento agli eventi del Prequel della Serie Spartacus! 

Quando Spartacus ancora non era arrivato nella casa di Quinto Lentulus Batiato.

Azrael decide, per la prima volta, di inchinarsi di fronte al suo padrone arrivando ad un livello di sottomissione mai raggiunto.........per il bene di Hanna e Sara.

Quanto reggerà?

Per la prima volta dopo decenni, Thranduil (Azrael) viene lasciato libero di girare all’interno della palestra di gladiatori. Cosa ne pensate?

E finalmente la relazione con Hanna prende il via!

Come prevedibile Thranduil esplode! Credete che le ragazze abbiano ragione?

Vi auguro una buona serata,

X-98

 

 

 

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Capitolo 8
*** Qui ci sono i leoni ***


 

Da quel momento in poi Hanna e Sara erano molto rispettate fra gli schiavi della casa di Batiato.

Riuscire a domare la “bestia selvaggia” aveva procurato loro molta notorietà.

Una fortuna considerato quanto fossero goffe nel svolgere le varie mansioni giornaliere. Ora erano tutti un po’ più pazienti! 

Al momento stavano litigando con un candelabro.

Già era difficile dover posizionare le candele dentro alla minuscola base circolare, ma essendo questo diverso, bisognava inserirle negli spunzoni orizzontali che si trovavano in cima. Peccato che, come sempre, le candele si rompessero ad ogni loro tentativo!

Sara era riuscita a metterne una con successo, mentre Hanna si era ritrovata con candele grandi la metà rispetto a com’erano all’inizio.....

Una risata le fece voltare infastidite, era già umiliante, meglio non renderlo peggio!

Diona, una ragazza che doveva avere la loro età (di quando avevano smesso di invecchiare cioè all’incirca ventisei anni) e che era cresciuta lì, decise di aiutarle senza che lo chiedessero.

“Sembra quasi che non abbiate fatto mai lavori del genere!” Dall’espressione sul suo viso, le amiche capirono di aver male interpretato la risata di prima, non era affatto amichevole, tutto il contrario!

“È così! Il nostro precedente padrone ci usava solo per soddisfare Azrael!” Rispose Hanna cercando di restare impassibile come aveva visto fare ad un certo elfo.

“Allora smettetela di comportarvi come delle bambine! L’amicizia è un privilegio che una  prostituta non può permettersi!” Disse Diona arrabbiata.

Sara afferrò l’amica per un braccio impedendo che Katrina si scatenasse “Che ne sai tu......” rimase interdetta quando non trovò un giusto argomento con cui ribattere, ma appena vide Naevia, un altra coetanea, ebbe l’illuminazione “......ci ammonisci in qualcosa di cui anche tu sei colpevole!” Disse indicando l’amica di lei.

“Diona! Aspetta!” La chiamò Naevia quando vide l’altra in procinto di andarsene “Stai bene? Non ci siamo più parlate, ne abbiamo riso insieme!” Fece notare con un espressione triste in volto.

“Ora mi dai ordini anche tu? Deciderai tu anche chi potrà avermi? Non credere di essere superiore a me!” Le rispose Diona prima di voltarsi ed andarsene.

“Perdonatela!” Si scusò Naevia “Ultimamente non è in se!” Disse prima di seguire l’amica.

Hanna e Sara rimasero ferme ad osservarla mentre spariva dentro una stanza.

“Ha qualcosa in mente!” Disse la prima.

“Dobbiamo scoprire cosa!” Dichiarò l’altra.

“Allora cosa ci facciamo ancora qui?” Chiese Hanna.

Cercando di muoversi agilmente come due ninja e sperando di essere invisibili come Bilbo con l’anello del potere, le ragazze si appostarono dietro alla porta, non riuscendo a non spingersi a vicenda per poter sbirciare dallo spiraglio.

Naevia e Diona stavano facendo pace. Molto bene!

Questa era la vera amicizia!

Nevia stava porgendo all’amica qualcosa. Molto strano!

Appena sentirono la parola “fuggiasca” divenne tutto irrimediabilmente spaventoso e sbagliato!

Hanna entrò nella stanza come una furia, ma trovandosi dietro a Sara, la mandò di faccia a terra. “Cos’avete in mente?” Chiese con timore.

Diona e Naevia passato un primo momento di esitazione decisero che era meglio negare tutto “Le ho semplicemente ricordato che siamo amiche e non deve allontanarmi perché ci sarò sempre per lei!” Disse guardando l’amica con amore sincero.

Diceva la verità con quella frase, ma non nel dare la risposta!

“Non diremo niente! Vogliamo solo aiutarvi!” Disse Sara che si era rialzata e come se niente fosse successo, le aveva raggiunte.

“Devo andare via! Se rimango prestò mi uccideranno!” Confessò Diona distrutta.

“Ma cosa dici? Noi siamo  le amanti di Azrael da moltissimo tempo e siamo ancora qua!” Disse Hanna sapendo benissimo che se la ragazza avesse preso una scelta del genere, si sarebbe condannata a morte.

Era così che i romani trattavano i ribelli o i fuggiaschi.

“Se vuoi non avete un briciolo di dignità e lasciate che gli altri vi calpestino non è un mio problema! Io non riesco! L’allegria che percepisco intorno a me è un promemoria costante di ciò che ho perso!” Le aggredì Diona prima di scoppiare a piangere.

“Ho preso dei soldi dalle vesti di Gaia!” Iniziò a spiegare Naevia “L’amica della padrona uccisa da quel mostro di Tullio per vendetta?” Chiese Hanna che con i nomi era una frana.

“Esatto! Diona si pagherà un passaggio!” Concluse la ragazza.

“Ti sconsiglio di fare una cosa del genere!” Dichiarò Hanna.

“Parli tu perché non sei costretta a passare da un uomo all’altro o esibirti per il piacere di quella cagna!” La accusò Diona.

“Allora stai con....noi?” Chiese Sara pure a se stessa “Ma di cosa diavolo stai parlando?” Domandò Hanna basita e furiosa.

“Se Azrael la tiene sotto la sua protezione.....” “NO!” Lo scoppio di Diona interruppe il suo ragionamento a dir poco geniale.

“Non voglio soddisfare i desideri depravati dei nobili signori....e credi che mi prosterei di fronte a quella bestia selvaggia senza cuore?” Chiese offesa.

“Bene!” Sibilò Hanna livida “Allora vai a morì ammazzata!” Ringhiò prima di uscire come una furia.

Sara sospirò. L’amica non lo intendeva. Affatto. Ma recentemente poteva dire che l’elfo fosse diventato un argomento molto delicato.

“Se te ne vai adesso noteranno la tua assenza!” Osservò riconoscendo che non c’era nulla che potesse fare per dissuadere Diona.

“Il padrone, una volta marchiati tutte le reclute, organizzerà dei combattimenti per testare il reale valore degli uomini! Allora lei scapperà!” Rispose Naevia fiduciosa che tutto sarebbe andato bene.

“Buona fortuna allora!” Disse Sara rivolta alla ragazza prima di andare a cercare Hanna e sorbirsi la sfuriata che avrebbe placato la sua ira!

 

*

 

Era l’alba eppure per le reclute questo non faceva alcuna differenza. Si trovavano nello spiazzo a camminare in tondo, la schiena piegata sotto al peso della trave di legno che erano stati obbligati a portare per quasi tutta la notte.

Un colpo di frusta li fece bloccare. “Basta così! Ora mangiate, poi inizierà l’addestramento!” Disse Enomao.

Il Maestro insicuro era sparito. Ora c’era un uomo forte, il cui sguardo intimoriva chiunque lo guardasse.

“Ora dobbiamo pure allenarci?” Chiese Milo mentre poggiava le mani sulle ginocchia, curvo a causa della fatica. “Ti stai tirando indietro?” Lo provocò Attico “Quando avrò sconfitto Gannicus la smetterai di prendermi in giro!” Si vantò lui.

“Non credo......! Perché Gannicus?” Chiese il fratello con un sorriso provocatorio.

Presero la colazione senza problemi, avere la confidenza di Azrael aveva i propri vantaggi. Soprattuto perché non dovettero raccogliere il riso dal pavimento come le altre reclute!

“Forse perché è il campione di questa casa?” Domandò Milo guardandolo come se si chiedesse se fosse stato serio nel porre quella domanda la cui risposta era scontata.

“Perché non lui?” Chiese indicando Azrael che sembrava appena tornato da un bagno rinfrescante visto che era tutto bagnato, ma fresco come una rosa.

“Io al contrario di te non faccio pazzie!” Lo schernì il ragazzo “Nono, non sia mai!” Scherzò Attico.

“E so riconoscere i miei limiti!” Rispose Milo serio. “Se non provi non lo saprai mai!” Gli fece notare l’altro. “Sarò migliorato, ma battermi con lui....scherzi? Mi disarma dopo pochissimo solo in allenamento!” Iniziò a lagnarsi il giovane.

“Sembri un fanciullo a cui hanno negato un balocco!” Attico rise subito dopo aver fatto quel paragone.

La felicità venne smorzata appena notarono il maestro che legava una lunga catena al muro, prima di rivolgersi a loro.

“Legategliela al piede!” Disse Enomao lanciando ad Attico l’anello di trazione da legare alla caviglia. L’uomo rimase congelato sul posto mentre Milo ebbe la sfacciataggine di osservare la reazione dell’elfo.

Azrael era immobile. Fermo come solo lui riusciva a stare, sembrando una statua per davvero. Ma ne suoi occhi si poteva leggere una chiara furia che serpeggiava sotto l’espressione calma del viso, mentre osservava quel vincolo così leggero ma con un peso simbolico enorme.

“Maestro....” Attico tentennò. Sapeva bene che suo padre era stato per anni in catene, ma era da molto tempo che non aveva dovuto essere tenuto al guinzaglio. Da prima che lo incontrasse. Allora, quando era un bambino di appena cinque anni, l’elfo era libero da quei vincoli!

Il colpo di frusta raggiunse le sue orecchie molto prima che il dolore lo facesse irrigidire ed emettere un verso strozzato. L’aveva colpito al petto!

Azrael e Milo si alzarono in piedi di scatto e le guardie vennero fermate ad un cenno di Enomao. Il Maestro voleva farcela da solo.

Tutto si era bloccato. L’attenzione generale era su quelle tre reclute che osavano sfidare ancora, colui che li comandava.

“Non intendevo contraddirla......” iniziò Attico chinando la testa per far vedere che riconosceva la su superiorità “Ma io non posso farlo! Mi aggredirebbe!” Si giustificò.

Azrael lo guardò male. E se per molti sembrava che l’elfo gli stesse dando ragione, Attico sapeva che il padre era colpito dalle sue parole. Lui non gli avrebbe mai fatto del male! Quando aveva perso il controllo pochi giorni prima, una spinta, era ciò che aveva ricevuto. Doveva ritenersi fortunato!

“Tu obbedirai ai miei ordini, o ti staccherò la carne dalle membra!” Ringhiò Enomao.

“La sua donna! Lei potrà farlo! È l’unica a poterlo toccare senza subirne le conseguenze!” Tentò di nuovo Attico.

Il Maestro sembrò pensarci, ma alla fine accettò. Era meglio non tirare troppo la corda! E se quella ragazza l’avesse aiutato a domare quella bestia selvaggia, si sarebbe accontentato.

“Sembri Giove che lancia astri dal cielo!” Disse Gannicus sorpreso che l’angelo della morte non avesse reagito. “Merito delle parole di una moglie devota!” Rispose il Maestro. “Ora torna ad allenarti e non stare mai più all’ombra! Avremo perso la sfida finale, ma questo non vuol dire che tu possa oziare!” Disse Enomao prima di andare a parlare con le guardie perché mandassero giù la donna dell’elfo.

 

*

 

“Ma tu guarda quelli!” “Di chi parli?” Chiese Hanna all’amica.

“Gaia è morta e l’hanno spacciato per un incidente!” Protestò Sara. 

“Senti, già Tullio ed figlio del padrone si odiano! Tito ha fatto bene a spargere in giro la falsa notizia, altrimenti questa casa cadrebbe in miseria e noi rischieremmo di essere vendute!” Disse Hanna mentre versava acqua calda nella vasca. 

Dovevano preparare un bel bagno, per chi ancora non si era capito!

“Quell’uomo è un assassino! Non ti sembra ingiusto che non venga incolpato solo perché è un nobile?” Chiese Sara piccata.

“Storia già sentita! Lui può permettersi di agire così e passarla liscia. Ma perché Quinto ci tiene così tanto a Gannicus se ha Azrael!?” Si chiese Hanna.

“Fammi pensare......forse non vuole vendergli Gannicus perché Tullio ed il suo tirapiedi Vezio lo hanno pestato a sangue?” Domandò Sara sarcastica ricordando di quando avevano curato le ferite del figlio del padrone.

“Quindi solo per ripicca! Molto maturo! Comunque ho sentito il padrone che diceva al figlio che se Gannicus vincerà ai combattimenti organizzati allora potrà restare!” Rispose Hanna prima di versare altra acqua in una grossa pentola sul fuoco.

“Quali combattimenti?” Chiese Sara confusa. Perché Hanna riusciva sempre ad essere più aggiornata di lei? 

“Dopo la prova finale di stasera organizzerà degli duelli tra i vari uomini per testare il valore di ciascuno!” Rispose Hanna. “Anche lui parteciperà?” Domandò Sara curiosa.

“Questo non lo so!” Disse l’amica prima di accogliere il padrone appena giunto.

“Tu, vai a prendere i vestiti in camera mia e lavali. Devono essere pronti entro domani!” Disse Tito indicando Hanna. Lei annuì e fece come le era stato detto anche se detestava essere la piccola lavandaia.

“Padrone!” Una guardia raggiunse Tito prima che potesse andare spogliarsi per lavarsi “Cosa succede?” Chiese sorpreso.

“Il Maestro chiede che la donna di Azrael scenda il prima possibile!” Disse la guardia.

Tito non sembrava preoccupato e rispose con estrema calma “Va bene. Appena sarà libera di ad Enomao che verrà!” Rispose.

“Padrone!” Questa volta fu Sara a parlare. “Cosa vuoi?” Chiese lui prima di rimproverarsi. Stava parlando con una ragazza.

“Perdona i miei modi, ma rimettere in piedi questa scuola ha richiesto più di quanto credessi. Non temere chiedi pure!” Disse con uno sguardo accogliente e gentile.

“Posso andare io da Azrael!” Cercò di dire Sara con tutta la convinzione che possedeva.

“Perché non ci ho pensato prima!” Rispose allegro prima di fare un cenno alla guardia “Ti ringrazio! La tua lealtà è molto gradita!” Disse l’anziano prima di dirigersi verso il bagno.

Sara si ritrovò nello spiazzo principale e non potè fare a meno di guardarsi attorno confusa. Se c’era un problema chiudevano l’elfo in cella! Perché era lì?

Il sollievo la fece sentire più leggera quando vide Enomao ed Azrael aspettarla vicino all’entrata che conduceva alle celle.

L’elfo era seduto e sembrava di pessimo umore. Appariva sempre così, ma stavolta era diverso!

“Ciao Sara. Non ci siamo mai presentati ufficialmente! Io sono Enomao, è un piacere conoscerti!” Disse il Maestro accogliendola con un gran sorriso.

“Il piacere è mio! In cosa posso essere utile?” Domandò la ragazza allegramente cercando di non essere influenzata dall’umore crescente dell’elfo.

“Mettigli questo al piede e fissalo con il lucchetto” Spiegò Enomao.

Solo allora lei notò quella lunghissima catena che pendeva dal muro e l’anello di trazione che le stava porgendo il Maestro.

Si sentì gelare nonostante il caldo afoso! Non bisognava neanche chiedere perché, sapeva bene che temevano in un’altra sua reazione violenta e forse credevano che la catena potesse calmarlo invece che sorbire l’effetto opposto.

Ma per quale motivo avevano deciso di farlo dopo tanti giorni? Forse il padrone non era sicuro se fosse un idea saggia.....ed a quanto pare si era dato la risposta sbagliata.

Incerta, Sara afferrò l’anello e rimase a fissarlo anche quando Enomao si era allontanato. Passato un tempo lunghissimo, fece un sospiro e si decise a parlare “C'est un problème qui devra être résolu!” (Questo è un problema che andrà risolto!) disse cercando di cambiare discorso come se si fossero visti solo per chiacchierare.

“Un morceau de fer est faible par rapport à mon envie de m'évader!” (Un pezzo di ferro è debole in confronto al mio desiderio di fuga!) dichiarò l’elfo cercando di ignorare il freddo che sentiva anche attraverso il tessuto dei pantaloni.

Alors, pourquoi êtes-vous toujoursenchaîné après près de deux cents ans?”(Allora perché sei ancora in catene dopo quasi duecento anni?) chiese Sara soprappensiero per poi riscuotersi “Désolé, je deviens fastidieux! Faute d'Hanna!” (Scusa, sto diventando tediosa! Colpa di Hanna!) la ragazza cercò di recuperare la sua caduta di stile nervosa.

Si nous voulons réussir, nous devons être patients et attendre le bon moment! Cela nous donnera un avantage!”(Se vogliamo avere successo dobbiamo avere pazienza ed aspettare il momento propizio!) ripetè Azrael più a se stesso che ad altri.

Les humains ont tendance à baisser la garde lorsqu'ils se sentent en sécurité!” (Questo ci darà un vantaggio! Gli umani quando si sentono sicuri tendono ad abbassare la guardia!) rivelò con oscura soddisfazione.

Vraiment? Je n'ai jamais remarqué!”(Davvero? Non me n’ero mai accorta!) dovette riconoscere Sara alzandosi in piedi ma sentendosi felice all’idea che la libertà, ormai, non fosse più così lontana.

 

*

 

L’elfo non sembrò risentire della nuova limitazione, anzi. Spesso usava la catena come arma, per far perdere l’equilibrio all’avversario, per bloccarlo o semplicemente per colpirlo.

Era incredibile. Anche in catene incuteva timore!

Attico si divertì moltissimo durante questo nuovo allenamento. Scoprire un pericolo in qualcosa a cui prima non aveva dato il benché minimo peso era intrigante, sia nel vedere come il padre la usava, sia perché lo scontro era diverso dal solito e doveva impegnarsi di più se non voleva finire con l’ingoiare altra sabbia.

Dall’altra parte Enomao stava loro addosso, impartendo ordini su come attaccare o come parare. Stava mettendo alla prova Azrael e lui lo sapeva!

Milo rimase deluso dall’assenza di un’altro scoppio da parte dell’elfo, ma ci ripensò quando il maestro lo chiamo per allenarsi assieme a lui.

Arrivò presto la sera.

Era il momento. La prova finale li avrebbe ammessi tra i fratelli della confraternita o mandati nell’oblio eterno della morte.

Vennero chiamati prima tutti gli altri, cioè i due siriani. Dagan mostrò di sapersela cavare, Ashur di essere scarso anche se riuscì comunque  a passare la prova.

Attico si batte dando una prova del suo grande valore, contro Gannicus, venendo accolto con entusiasmo da tutti i gladiatori. Più eri bravo con la spada, più eri stimato e rispettato.

Milo, nonostante fosse più piccolo del suo sfidante Barca riuscì a tenergli testa per tutto il tempo permettendo al padrone di ritenerlo all’altezza.

Azrael, come prevedibile, uccise il suo avversario con un rapido e potente colpo in testa terminando lo scontro prima che iniziasse.

Una volta ultimato l’esame, come lo chiamavano gli umani, l’elfo venne spedito nella sua cella.

Quando il vociare si attenuò, Azrael capì che tutti i gladiatori si erano ritirati. Si sdraiò sul letto ripensando alla discussione con Sara. Sapeva bene che oltre al momento propizio doveva cercare alleati per poter avere anche la minima possibilità di riuscire a scappare. E questo era un problema. Essere asociale gli dava dei vantaggi, ma lo penalizzava visto che Atticus non si sarebbe unito a lui.

Il rumore delle chiavi lo fece sedere di scatto. Chi era? Hanna? Il padrone? Cosa volevano?

Si irrigidì quando vide due, tre, no quattro guardie entrare una dopo l’altra seguite da Enomao. “Tenetelo!” Disse il Maestro e l’elfo fu rapido a reagire.

Mandò due degli uomini a cadere l’uno sopra l’altro con una violenta spinta, spedì il terzo contro una parete con un poderoso calcio e l’ultimo lo sorpassò ritrovandoglisi dietro e facendogli ruotare un braccio spezzandolo. Fu impreparato all’attacco da parte del maestro, che lo colpì con un grosso bastone.

Cadde in terra stordito e le guardie furono rapide a sollevarlo e metterlo supino sul letto inchiodandolo ad esso. Ogni uomo gli bloccava un arto e l’elfo, stordito, non riuscì ad opporsi. Cosa stavano facendo?

Nella foschia che lo separava dall’incoscienza vide il ferro rovente. Comprese cosa stava per accadere, ma fu impossibile evitarlo.

Tornò pienamente in sé appena il fuoco toccò la sua pelle. Si irrigidì, ma non urlò. Mai avrebbe dato loro una soddisfazione così grande!

Il pezzo arroventato venne tolto pochi secondi dopo. E le guardie quasi corsero fuori dalla stanza. La porta venne richiusa prima che riuscisse a mettersi seduto.

La testa pulsava, così come l’avambraccio destro.

Thranduil sollevò il braccio osservando il marchio a forma di B impresso sulla sua carne che sanguinava.

Non era più un prigioniero. Ora era uno schiavo!

Con un urlo primordiale scaraventò il tavolino presente nella stanza contro il muro, frantumandolo. 

Le ferite erano fresche così come il suo desiderio di vendetta. 

Fuggire non bastava più!

Agognava una giustizia selvaggia, perché la vendetta e la giustizia spesso coincidono! 

Per Narwain e Galdor...........i romani avrebbero pagato!

 

*

 

La sera successiva si ritrovarono tutti nella cella di Azrael. Sara era stata liberata prima dalle sue mansioni per questo si trovava lì, mente l’amica stava terminando di assistere la padrona.

Dei lamenti precedettero l’entrata di Hanna. 

Era in lacrime!

Thranduil fu rapido a stringerla in un abbraccio rassicurante facendola sedere sul letto. Sembrava sconvolta, quindi decise di farla riprendere senza forzarla a dire cosa fosse successo.

Ma Sara non era dello stesso avviso “Ti hanno fatto del male?” Chiese atterrita. L’amica negò.

“Tullio!......” “Che cos’ha fatto ancora quella serpe?” Chiese Milo alterato nel sentire di nuovo quel nome. Rubare loro lo scontro finale a causa dell’astio nei confronti del padrone, non era stato sufficiente? Ed ora?

“Ha ucciso......Tito....e Melitta!” Singhiozzò Hanna. Sara ansimò scioccata.

“La moglie del maestro Enomao?!” Realizzò Attico atterrito.

“Ho bisogno di vino!” Disse Sara afferrando il bicchiere.

“No! Ferma!” Gridò Hanna che era impallidita di colpo appena aveva sentito cos’aveva detto l’amica. Scavalcò le gambe dell’elfo con un balzo e colpì con una mano il bicchiere che Sara teneva in mano facendolo frantumare in terra.

“Un bicchiere non è sufficiente a farmi perdere il controllo, sai? Ed inoltre era l’ultimo dono di Melitta! Aveva condiviso con me un po’ del vino offertole dalla padrona......” Spiegò l’amica offesa e delusa dallo spreco di tanto buon vino ed affranta nel ricordare l’ultimo scambio di parole che aveva avuto con la sua amica, poco tempo prima.

“Quel vino ha tolto la vita a Melitta ed al padrone!” Confessò Hanna facendo prendere un colpo a tutti i presenti “È avvelenato!”.

“Questa casa peggiora di giorno in giorno! Riesco solo a percepirne le mura opprimenti!” Si espresse Milo guardando le pareti di quella cella angusta, scioccato che l’amica avesse rischiato tanto.

I romani erano pericolosi anche tra di loro!

Andavano eliminati!

 

*

 

Nell’arena di Capua la folla rumoreggiava ed esultava con entusiasmo.

La magnifica costruzione era ultimata e finalmente potevano dire di far invidia al Circo Massimo di Roma!

“Gli occhi hanno mai goduto di una tale vista?” Chiese Batiato rivolto si presenti.

“La corona d’alloro della Repubblica!” Disse il magistrato elogiando la nuova arena.

“La sua maestosità è più evidente, se ammirata dalla tribuna!” Sottolineò Varo. Un nobil uomo ricco e potente.

“È un grande onore essere ospiti di Tullio!” Disse Lucrezia.

“Onore che temevo immeritato, ma non ci può sottrarre ai suoi desideri!” Finse di adularlo il marito.

“Strano che sia in ritardo. Non fa che parlare dell’inaugurazione dell’arena e non arriva in tempo per le celebrazioni!” Riflettè il magistrato rammaricato.

Non poteva conoscere l’amara verità. Batiato era stato astuto nel non lasciare alcuna traccia.

“Perdonatemi, Tullio si rammarica, ma non potrà essere presente!” Disse Vezio, un giovane ragazzo, proprietario di una scuola di gladiatori, che grazie a Tullio aveva cercato più volte di impossessarsi di Gannicus.

“Cosa lo distoglie da cotanto spettacolo!” Chiese il magistrato infastidito.

“Affari nella lontana Antiochia! La sua partenza è stata........ inaspettata!” Rispose Vezio porgendo uno sguardo di scuse.

“Quest’arena non darebbe sorta senza Tullio, non sarebbe qui se non fosse stato per lui!” Disse Lucrezia con falsa gratitudine. Quell’uomo aveva pagato il prezzo per i suoi crimini. Era stata veramente astuta nel far credere al marito che fosse stato lui ad avvelenare il vino del padre così che cercasse vendetta. Anche Gaia era stata vendicata!

“Rimandiamo le celebrazioni. Ora informo la folla!” Disse il magistrato ma venne fermato da Vezio “No, Tullio ha lasciato istruzioni affinché la cerimonia si tenga anche senza di lui! Quest’arena è un regalo per la sua amata città. Non sarebbe contento che la sua tempestiva partenza interferisse! Ora perdonatemi, ma anch’io ho deciso di intraprendere il viaggio!” Disse Vezio sorprendendo tutti i presenti.

“Mi ritirerò dalla modesta condizione di lanista!” Aggiunse il ragazzo.

“Che ne sarà dei tuoi uomini? Combatteranno proprio oggi!” Chiese Cossuzio curioso.

“Non vorrei vedere sprecato tutto il tuo, seppur breve, lavoro!” Disse Batiato trattenendo a stento la soddisfazione “Io e Solonio possiamo farti un offerta! Dividerci i tuoi gladiatori!” Disse come se un’idea lampo l’avesse colto sul momento.

“Ti ringrazio, ma ho già concluso un affare con Solonio! Gli ho ceduto la piena proprietà della mia scuola! Ora se mi scusate, devo proprio andare! Date a Solonio tutta la considerazione possibile per il futuro!” Disse il ragazzo, ansioso di sparire per aver salva la vita.

“La fortuna ti arride Solonio, la tua scuderia è diventata la più grande e ben fornita della città!” Disse il magistrato con ammirazione.

“Possano gli dei continuare a favorirmi!” Rispose Solonio chinando il capo.

Batiato li seguì giù per le scale, confuso da quello svolgersi di eventi.

Secondo i loro patti, dopo aver tolto di mezzo Tullio, vendicando il padre e eliminando colui che voleva sottrargli Gannicus ed escluderlo dai giochi, si sarebbero spartiti i gladiatori del ragazzo!

“Perché non hai rispettato il nostro accordo?” Chiese Batiato vedendo che il suo amico minacciava il giovane Vezio se avesse fatto parola con qualcuno riguardo alla sorte di Tullio o se fosse tornato in città. 

Una volta che il problema sparì dalla vista si rivolse al rivale “Ci sono voluti anni e fiume di sangue per capire chi sei veramente!” Ammise Solonio “Guardi solo il tuo profitto personale, ignorando tutti coloro che ti mostrano lealtà. Ti ringrazio per avermi aperto gli occhi, altrimenti non avrei mai avuto il coraggio di tradire chi si professava amico!” Disse prima di tornare sugli spalti.

Batiato ingoiò il boccone amaro prima di seguirlo.

Vennero annunciate le esecuzioni di schiavi ribelli.

“Conosco quella ragazza all’estrema sinistra! Non è una delle tue schiave Batiato? Non mi sovviene il nome!” Disse Cossuzio guardando il lanista.

Hanna, Sara e Naevia sussultarono.

“Diona!” Dissero in coro non riuscendo a velare il terrore nei loro toni a causa della sorpresa.

“Ti chiedo scusa Batiato! La ragazza è stata catturata stamane. Preferisci punirla di persona?” Chiese il magistrato come se stessero parlando di un animale male addestrato.

Nevia guardò il padrone speranzosa. Mentre Sara e Hanna abbassarono la testa affrante. Conoscevano già la risposta! Il padrone era spietato, non c’era spazio per indugiare nella speranza.

“No, proseguite pure. Desidero sia un monito per coloro che vogliono tradirmi!” Disse Batiato guardando l’ex amico con furia.

Hanna serrò la mascella. Era tutta colpa loro! Se avessero insistito lei ora si sarebbe trovata fra le mura della scuola. Non ad un passo dalla morte!

Chissà se la ragazza la pensava allo stesso modo?!

Era terrorizzata, glielo si leggeva in faccia, ma era orgogliosa di morire in nome della libertà che tanto aveva sognato!?

Non voler fare più la prostituta, valeva un tale prezzo?

 

*

 

“La sabbia è stata bagnata dalle nostre prime offerte di sangue! Ma questa giornata ne richiede molto di più! E voi tutti l’avrete!” La folla esultò all’introduzione del magistrato. Azrael, suo malgrado, si ritrovò ad ammirare la nuova arena. Era davvero imponente e magnifica allo stesso tempo.

E finalmente avrebbe avuto più spazio per combattere invece che ritrovarsi ad un braccio di distanza dagli spettatori.

Barahir li faceva esibire in un posto pressoché identico a questo.

“La casa di Solonio e la casa di Batiato si affronteranno in uno scontro mortale. Nessuna pietà verrà mostrata, non ci sarà clemenza. Ed i vincitori si scontreranno faccia a faccia nell’ultima sfida! Sarà uno spettacolo meraviglioso, un evento a cui nemmeno gli dei dell’olimpo hanno mai assistito!” Denigravano pure le loro divinità! “Gloria a Capua! Gloria alla città di Roma!” Concluse il magistrato.

Gli spettatori esplosero in un boato pieno di gioia ed aspettative!

Ognuno di loro venne fatto combattere contro gli uomini del rivale del padrone.

Per Azrael, addestrato a combattere per molte ore di seguito, fu una passeggiata affrontare due soli avversari in un ampio lasso di tempo.

“Azrael è sempre osannato dal popolo di Capua!” Disse il magistrato che si godeva la scena. L’elfo stava camminando in tondo rispetto ai cadaveri dei suoi avversari, come se li stesse sfidando a rialzarsi!

“Non dovremmo sorprenderci! Gli dei guidano i suoi passi. Rendendo omaggio a lui ci favoriranno!” Disse Varo osservando fin troppo attentamente l’elfo.

“Temo che i numeri ti saranno avversi nel gran finale Batiato! Solonio ha in campo il doppio dei tuoi uomini!” Osservò Varo.

“I numeri non hanno significato! È una lezione che il buon Solonio sta per imparare!” Ammise Batiato con ostentata alterigia.

I nobil uomini presenti risero, entusiasti di quella rivalità che permetteva all’adrenalina di aumentare sempre più.

“Voi che siete sopravvissuti fino a questo punto, potete sentirvi superati in potenza solo dagli stessi dei!” Disse il magistrato iniziando il discorso che avrebbe preceduto il gran finale.

“Non avevo mai partecipato ad uno scontro del genere!” Ammise Milo.

“Nemmeno io. Dobbiamo tenere alta la guardia e coprirci a vicenda se vogliamo uscirne vivi!” Disse Attico.

Azrael fece una smorfia. Convinto che parlare potesse cambiare poco l’esito dello scontro. Ed anche perché era sua premura mostrarsi il meno socievole possibile.

Prese il nastro rosso che serviva a distinguere i gladiatori del padrone e lo legò al braccio destro. Gli ricordò molto il dono di buon auspicio che le fanciulle davano ai guerrieri prima di vederli partire per la guerra.

Distogliendo l’attenzione dal passato decise di concentrarsi sul presente e seguì gli altri nell’arena.

Vennero ben accolti, specialmente lui. Ma solo perché apparteneva ad un’altra razza!

Si allarmò quando vide due schiavi passare loro accanto rovesciando in terra un liquido fino a formare un ampio cerchio dentro al quale si ritrovarono.

Cosa si sarebbero inventati stavolta?

“Il fuoco arde nei loro cuori, sarà dunque il fuoco a circondarli durante l’ultimo combattimento!” Azrael si irrigidì. Memore delle ferite inflittegli dal fuoco del drago anni addietro. 

“Se cadrete sulla sabbia al di là delle fiamme sarete eliminati da questa sfida! Se cadrete all’interno........sarete eliminati da questo mondo!” Dichiarò il magistrato.

L’elfo scosse la testa. Cercando di riprendersi. Erano passati anni, non poteva tremare di fronte ad un ricordo!

“Squarciate la volta celeste con il suono della vostra furia! Cominciate!” L’ordine diede il via ed i due gruppi di gladiatori che si stavano fronteggiando, partirono all’attacco!

Attico si ritrovò a combattere con due uomini contemporaneamente, ma essendosi esercitato con il padre e l’amico, gli sembrò più un allenamento che una sfida.

Milo si ritrovò con la schiena sporca di terra quando uno schiavo grande il doppio di lui gli assestò una gomitata sull’elmo, facendolo rovinare sul suolo.

Azrael passò loro accanto e con una semplice torsione del polso sgozzò colui che aveva osato umiliare il figlio ancora prima di iniziare. Due spade erano meglio di una.

Il reziario di Batiato decise di accendere un bel falò dando fuoco alla sua rete e scaraventandola contro ad un nemico.

L’elfo ne approfittò ed aggiunse legna gettandoci il suo avversario.

Gannicus falciava nemici uno dietro l’altro e tolse ad Attico uno dei tre uomini che l’avevano circondato. L’uomo, dopo un primo momento di esitazione, gli rivolse uno sguardo grato, per concentrarsi, subito dopo, sullo scontro successivo.

Milo si era ripreso da quell’inizio disastroso.

Combatteva agile e veloce, facendo capriole e giravolte. Muovendosi di continuo rendeva difficile al nemico capire la prossima mossa.

Rimase scioccato vedendo Dagan che aggrediva Ashur, l’altro siriano. 

Ma i due non erano amici? No, visto che il piccoletto aveva costretto l’energumeno ad andare con un nobile romano privo di buone intenzioni, facendogli capire il contrario.

Non conoscere la lingua era un grande svantaggio in certe occasioni! Specialmente se il romano voleva torturarti!

Il ragazzo alzò gli occhi al cielo. Si era risposto da solo!

Hanna cercò di rimanere il più composta possibile mentre Sara era talmente presa dallo scontro che si era messa a dare pugni all’aria dicendo brevi parole d’incitamento a bassa voce, tipo “Stendilo, attento alle spalle, para, affonda, schiva!”.

Gannicus, con un colpo ben assestato alla gamba, fece fare la capriola ad un nemico finendolo appena toccò terra.

Un’altro avversario riuscì ad affondare la propria spada nel petto di un alleato ma Attico ristabilì l’ordine squarciandogli la gola.

Crisso attaccava con una forza mai vista, ma la troppa sicurezza ebbe la meglio e si ritrovò in terra a causa di un calcio ben assestato in petto da parte di un’atro gladiatore.

Riuscì a schivare i due colpi successivi rotolando prima a destra e poi a sinistra, prima di rimettersi in piedi, solo per ricevere uno scudo in faccia. Usò lo slancio per fare una capriola e rialzandosi trafisse l’avversario che non si aspettava una reazione tanto veloce.

Azrael cadde in terra perdendo la presa sulle sue armi, quando due gladiatori lo atterrarono di peso. Mentre uno tentava di soffocarlo, l’altro impugnò la spada per infliggere un colpo mortale. Ma queste due mosse separate permisero all’elfo di lanciare via, letteralmente, colui che aveva tentato di strangolarlo aiutandosi con braccia e gambe e rotolare di fianco evitando il colpo diretto al suo stomaco.

Si mise in ginocchio ansimando per l’aria, ma fu veloce a schivare colui che aveva tentato di ferirlo prima di strappargli l’arma dalle mani e farla sua, decapitandolo.

Si girò in cerca del secondo aggressore e lo vide, sdraiato in terra.

Era caduto accanto ad uno scudo spezzato che gli aveva aperto una profonda ferita sulla gamba. Strisciava sulla schiena guardandolo terrorizzato mentre cercava di fuggire.

Azrael gli si avvicinò lentamente. Sembrava che improvvisamente fossero soli nell’arena, anche se tutti i suoi sensi erano allerta.

Non aveva mai provato pietà, neanche quando sapeva bene che le sue vittime erano perfettamente consapevoli che di lì a poco sarebbero morte. 

Quel gladiatore era giovane ma erano rari quelli più anziani. Un riflesso di luce dato dal fuoco gli fece notare che l’avversario aveva estratto un pugnale, nascosto abilmente nella sua leggera armatura.

Non volendo perdere ulteriore tempo, Azrael, lanciò la spada che teneva in mano contro al nemico che venne trapassato dalla lama morendo ancora prima di rendersi conto di cosa fosse successo.

“Peccato ti siano rimasti così pochi uomini Solonio! Ma neanche un esercito può niente contro l’angelo della morte!” Disse Batiato contento che le sue speranze non fossero state vane. Azrael lo avrebbe fatto vincere!

Venne distratto quando vide Milo uccidere Dagan, mentre il secondo stava cercando di eliminare Ashur.

“Gli uomini di Batiato stimano così poco il loro padrone che si uccidono tra loro!” Lo derise Solonio “Sono proprio animali male addestrati!”.

Attico raggiunse il fratello in modo originale: travolgendolo per non aver parato un colpo che l’aveva spinto all’indietro.

“Non intrometterti in scontri in cui non c’entri niente e concentrati sugli avversari!” Lo riprese. “Dagan ha insultato Azrael, ho semplicemente tratto un vantaggio quando ha abbassato la guardia per vendicarsi del suo ex amico!” Si giustificò l’altro soddisfatto di aver contribuito ad uccidere quel bisonte puzzolente.

Quella conversazione li distrasse quel poco perché un avversario li colpisse con un lungo bastone spedendoli oltre alla linea di fuoco, eliminandoli automaticamente.

“Merda!” Imprecò il ragazzo. “Questa me la paghi!” Ringhiò Attico per essere stato umiliato. “Ora è colpa mia?” Chiese Milo ancora più infervorato del fratello.

Mentre quei due se ne dicevano di cotte e di crude, lo scontro all’interno del cerchio, imperversava.

Azrael era rimasto disgustato nel vedere Crisso ferire gravemente Ashur solo per toglierlo di mezzo tra lui e la gloria. Gli aveva spezzato il perone ed il poveretto si era ustionato una spalla cadendo sulla linea di fuoco e poi all’esterno.

Gli avversari, in teoria appartenevano alla suola di Solonio, ma comprese che doveva considerarlo altrettanto pericoloso. Anche se dubitava che avrebbe rischiato di provocarlo! Si era sempre mostrato molto saggio in questo.

Capì che il suo obbiettivo era l’ultimo avversario rimasto in piedi che si stava scontrando con Gannicus.

Il gallo prese una rincorsa e saltando sopra ad un cadavere si staccò da terra, dando al suo colpo maggiore forza sfruttando quella di gravità.

Questo non destabilizzò minimamente l’avversario che era molto più alto di lui, forse anche leggermente più dell’elfo.

Crisso e Gannicus iniziarono a colpire assieme il nemico, ma per lui sembrava più un allenamento che un combattimento per la vita.

Riuscì ad atterrare Gannicus con un potente pugno e privò Crisso dello scudo ferendolo al ventre.

Mentre si apprestava a dare il colpo di grazia Gannicus tornò all’attacco, spingendo Crisso al di fuori della linea di fuoco e rischiando di colpire l’elfo.

Azrael cadde in terra ritrovandosi ad un palmo di naso rispetto alle fiamme e perdendosi attraverso di esse. Era una fortuna che a parte quei due, non ci fosse nessuno più in grado di combattere.

Era come se stesse vivendo la stessa esperienza di Hanna e Sara. Lui, un fanciullo che si allena con la spada, suo padre che lo rimprovera ed il suo inutile atto di coraggio mentre carica il drago a cavallo.

“Azrael!” Quel grido lo riportò alla realtà e si mise in ginocchio voltandosi per scorgere il nemico che si dirigeva verso di lui. Gannicus era in terra.

L’elfo si alzò di scatto, pronto allo scontro. Ma con sorpresa sentì il grido di Gannicus raggiungerli. L’avversario non era affatto intimorito nel ritrovarsi due avversari da combattere contemporaneamente e rivolse la sua attenzione a colui che lo stava caricando. Afferrò la sua lancia e la affondò contro Gannicus che intercettò il colpo, altrimenti mortale, spezzando la punta della lancia ed usandola per trafiggere in bocca il nemico.

Spezzò la mascella del gladiatore e lo uccise.

Azrael rimase a distanza osservando la scena mentre anche lui, dava il colpo di grazia ad uno schiavo agonizzante riverso sulla sabbia.

La folla esplose osannando i due vincitori.

Gannicus esultò con entusiasmo, chissà se per il fatto di essere vivo oppure per semplice orgoglio. Azrael proprio non sapeva darsi una risposta!

“Si! La casa di Batiato trionfa e vince su tutto e su tutti!” Urlò Batiato alzandosi in piedi più felice che mai “Ah! Chiedo perdono!” Disse rivolto al magistrato. Nel frattempo anche la moglie esprimeva a pieno la gioia ripetendo “Gannicus è il campione!”.

“Non preoccuparti, uno spettacolo davvero eccezionale!” Si complimentò il magistrato.

“La mia scuola onora questa città ed i miei campioni terranno alto il suo nome!” Disse Batiato pieno della sua solita superbia.

“Quando organizzerò i miei giochi voglio averli assolutamente!” Disse Cossuzio assaporando già quel momento. “Lo stesso vale per me! Sentite come riescono ad infiammare la folla!” Lo appoggiò Varo.

“Non credi che la folla ricorderebbe meglio questo giorno e chi l’ha reso così glorioso se Azrael venisse liberato?” Chiese Solonio al magistrato.

“Impossibile! Su di lui si erge la nostra bene amata città!” Disse Batiato scioccato.

“Batiato ha ragione! Quell’elfo viene guidato dagli dei. Sarebbe un offesa imperdonabile se decidessimo di ignorarli, mandandolo via!” Gli diede man forte Varo.

“Allora Gannicus!” Insistette Solonio.

“Ma di cosa parli?” Chiese Batiato oltraggiato da ciò che l’amico, offeso dalla sua vittoria, volesse fargli.

“Io stesso l’avrei concesso al mio se fosse sopravvissuto!” Ammise con falsa modestia Solonio.

“Tu potrai addestrare altri gladiatori, dimostrando che la tua scuola è la migliore della città e poi che c’è di male nel concludere la cerimonia d’apertura con una tale benedizione?!” Chiese il magistrato convinto.

“In fondo, la mia casa esiste per onorare questa città!” Disse Batiato mascherando la rabbia come meglio poteva.

Il magistrato si alzò in piedi cercando di convincere la folla a calmarsi perché potesse annunciare le loro decisioni.

“Gannicus ha dimostrato il suo coraggio davanti alla città di Capua! Che venga ricompensato: gli sia resa la libertà!” Disse.

Azrael rimase basito di fronte ad una tale notizia.

Erano anni che non assisteva ad un episodio del genere. E Quinto non gli sembrava la persona che potesse fare quel tipo di concessioni. L’idea non era sua!

Gannicus appariva più sorpreso dell’elfo. Il giovane si voltò nella sua direzione e gli si avvicinò.

“È stato un onore combattere al tuo fianco! Anche se hai tentato di uccidermi!” Disse l’uomo porgendogli la mano destra con un sorriso cordiale.

Dopo anni vissuti tra gli umani, Azrael sapeva bene cosa significasse tale gesto.

I mortali lo usavano per salutarsi, i gladiatori lo vedevano come un gesto di complicità o per fare le congratulazioni.

Rimase fermo a fissare la mano del ragazzo per decidere poi, di riconoscere le sue abilità. Era un abile guerriero e meritava rispetto per questo.

La afferrò e gli rivolse un piccolo sorriso. L’altro lo osservò a lungo, stava approfittando della loro vicinanza, ma Azrael ormai si era abituato all’irrispettosa curiosità umana. “Sappi che non ti dimenticherò, sei una persona unica e credo che le ragazze l’abbiano capito....” un sorriso imbarazzato si delineò sul volto di Gannicus “E non hai capito una sola parola di quello che ho detto.....” realizzò, per poi ridere apertamente.

 

*

 

Quella stessa sera Hanna decise che aveva aspettato abbastanza.

“Perchè hai dato di matto? Parlo di quando hai quasi rischiato di farci ammazzare!” Chiese Hanna.

“Ne vuoi parlare ora?” Domandò di rimando Azrael.

“Si!” Rispose lei con insistenza.

“Non mi interessano i tuoi desideri! Non condividerò niente con te!” Le disse lui riprendendo a mangiare.

“A parte il letto? Perchè su quello non ti sei tirato indietro!” Lo provocò lei. 

Sara si soffocò con un sorso d’acqua diventando bordeaux.

Ma in fondo.....cos’era il pudore!?

“Neanche tu!” Deviò il colpo lui.

Arieccoci con la terza incomoda! Sara si spostò dalla posizione centrale o meglio definita “ruota di scorta” o “reggicandela”, visto che si trovava fra i due litiganti e per evitare di venire schiacciata sotto gli sguardi di fuoco e le occhiate che i due si lanciavano.

L’amore fa girare il mondo tranne nel mio caso!”Pensò la ragazza “Nel loro caso è l’odio!” Si corresse.

“Vuoi sentirmelo dire vero? Va bene, mi dispiace! Ti chiedo scusa per averti fatto una cosa del genere! Puoi perdonarmi?” Chiese Hanna avvilita.

“Ma di cosa parli?” Domandò lui confuso.

“Quando ti ho dato ordini e tu hai obbedito senza fiatare.......” iniziò a spiegare lei, solo per essere interrotta “L’ho fatto per la vostra sicurezza!” Ammise l’elfo.

“Ed hai dimostrato che avevo torto! Ci tieni veramente a noi se decidi di farti umiliare in questo modo!” Osservò Hanna decisa a ricordare ai due la sua presenza.

“Tienimi fuori grazie!” La vocina di Sara si fece sentire timida.

“Mi hanno torturato per anni! Cosa possono farmi che non mi sia già stato fatto?” Chiese l’elfo con fin troppa calma. Non stavano parlando di hobby!

“Prima di adesso non ti eri mai prostrato ai piedi del tuo padrone però!” Fece notare Hanna sorpresa che Azrael non avesse inventato una scusa sciocca e balorda per giustificare il livello di sottomissione raggiunto.

“Meglio farlo per qualcuno che per mera sopravvivenza!” Sottolineò lui.

“Quindi alla fine sei un Re saggio!” Lo adulò Hanna credendo a pieno in ciò che aveva appena detto.

“È la prima volta dopo decenni, che qualcuno ricorda il mio titolo!” Disse Thranduil ridendo.

“Desideri carta e penna? No, così appendiamo un cartellone gigante nell’arena! Faremo prima di te nello svelare la sua identità!” Si lamentò Sara.

“Ma mica l’ho chiamato per nome e siamo rinchiusi in una cella! E non interrompermi, questo è un discorso serio!” Si giustificò l’amica “Dov’eravamo? Giusto.....quindi non ti da fastidio?” Continuò il discorso.

“Pensi che le motivazioni dietro a ciò che faccio possano togliere il senso di umiliazione che provo?” Chiese Azrael offeso “È meglio, se so che voi starete al sicuro!” Spiegò “Ciò non significa che presto pareggerò i conti!” Disse con un sorriso meditativo e soddisfatto.

“Sei proprio un vero sovrano! Metti gli altri prima dei tuoi desideri e del tuo orgoglio!” Stavolta fu Sara a complimentarsi.

“Un Re non si inchina a nessuno! Forse un giorno tornerò ad esserlo, ma ora sono solo uno schiavo!” Chiarì la situazione l’elfo.

Un sovrano è tale agli occhi della sua gente e di tutti quelli che lo rispettano. Per i romani lui era solo una vita con un valore ben preciso.

“Uno schiavo ribelle!” Disse Sara divertita. Anche da schiavo non era uno qualunque!

“Perché?” Chiese Hanna riprendendo il nocciolo della questione.

“Sei sicura di volerlo sapere?” Domandò Azrael cauto.

“No! Però dimmelo, ti prego! Se vogliamo che funzioni dobbiamo esseri sinceri!” Disse Hanna smettendo, per qualche minuto, di essere petulante e competitiva.

“È l’oscurità!” Rispose l’elfo.

“Ma.....non eri chiuso in cella!” Osservò la ragazza.

“Alcune volte mi chiedo se fingi o sei veramente stupida!” La prese in giro lui.

“Altre volte mi chiedo come riesca a trattenermi dal mandarti....” “Linguaggio!” Hanna fu interrotta dalla rompiscatole a vita non richiesta.

“Mia madre è resuscitata! Non provare a cambiare discorso e spiega!” Hanna fece sia un commento sarcastico, sia riprese il compagno.

“Sei per caso ancora connesso con il tuo bosco?” Chiese Sara piena di curiosità.

“Nonostante la magia che ho usato nel corso dei secoli per proteggerlo, sia potente, no. È da tempo che non riesco a percepire niente!” Dichiarò Thranduil.

“Non distrarlo!” Protestò Hanna, stufa che continuassero a girare intorno al punto, senza arrivarci mai!

“Lui parla di oscurità e la prima cosa che penso è il regno degli elfi! Cosa ci posso fare?” Sara riuscì a giustificare così la domanda di prima.

“Puoi stare zitta!” La ammonì l’altra.

“Si, ma guardandoti male!” Disse Sara decidendo di non aggiungere altro.

“Per un attimo.......volevo ucciderli tutti!” Confessò Azrael. Gli occhi persi davanti alle immagini di qualche giorno prima, come se stesse rivivendo tutto mentre raccontava.

“Allora si chiama vendetta!” Lo corresse Sara.

“Zitta!” Hanna non sopportava quei commenti fuori luogo!

“Mi sembrava così giusto! .......quello che mi hanno fatto gli umani.....” “Ha lasciato segni profondi!” Concluse lei la frase di lui.

“Ora comprendo! Non è un caso che voi siate comparse in questo mondo! Vi hanno mandato i Valar!” Disse Thranduil  esprimendo le teorie che, in quegli anni, si erano moltiplicate davanti a quel fatto inspiegabile.

“Di che parli?” Chiese Sara sconcertata da una tale affermazione.

“Io avrei ceduto all’oscurità da tempo se non fosse stato per voi.....per questo vi ringrazio!” Disse l’elfo piegando i lati della bocca in un sorriso pieno di riconoscenza.

“Prego, ma come cavolo avremmo fatto?” Chiese Hanna più a se stessa che ad altri.

“Forse abbiamo veramente dei poteri magici!” Disse Sara euforica.

“Ricapitolando, prima è stato Legolas a salvarti ed ora noi! Dobbiamo essere onorate! Dovremmo......” disse Hanna ragionando ad alta voce.

“Continuo a non capacitarmi del fatto che conosciate molto del mio mondo mentre io del vostro poco e niente!” Riuscì a dire l’elfo rendendosi conto che lei conoscesse anche dei dettagli così personali.

Si era sempre imposto di non chiedere di quali e come fossero a conoscenza di moltissimi dettagli su Arda per il bene di tutti, ma ora faticava a trattenere le domande che non facevano altro che aumentare.

Ma conoscere il futuro o troppe cose avrebbe influenzato e cambiato irrimediabilmente il futuro! Era un rischio troppo alto!

Anche se i romani avevano già fatto la loro parte! Se fosse rimasto nel regno le cose sarebbero andate diversamente, e Legolas non si sarebbe trovato addosso così tante responsabilità tutte in una volta!

“Sarebbe troppo complicato spiegarti tutto! Te lo immagini un mondo con soli umani?” Chiese Hanna che censurava l’accenno alla loro vita passata ogni volta che si presentava il rischio di parlarne.

“Ci siamo dentro. Quelli della vostra razza si sono mostrati avidi ed inaffidabili!” Rispose l’elfo con dispetto.

“Be’.....alcuni lo sono anche da noi!” Si ritrovò ad ammettere Sara “Quindi è colpa dei Valar se siamo qui? Non è che ci hanno donato dei poteri e noi non li abbiamo ancora scoperti?” Chiese osservandosi le mani come se non fossero state le sue.

“No, non li avete! Ciò che possedete è uno spirito forte!” Disse Thranduil.

“Tu hai resistito 150 anni....forse di più.....a torture atroci!” Evidenziò Sara non sicura che fosse saggio continuare a ricordarglielo.

“Mi sono illuso che i miei uomini sopravvissuti fossero riusciti a scappare. Mi sono cullato in un illusione!” Ammise Thranduil con sconforto provocato dal solo ricordo.

“Grazie a voi non sono sbiadito!” Dichiarò cercando di non far trasparire dai suoi occhi il turbinio di emozioni che provava.

Come poteva arrendersi senza neanche provare ad aiutare tutti gli altri abitanti del suo regno? Come poteva ammetterlo così facilmente? 

Se l’amore gli dava forza era suo compito accettare ciò che era successo senza lasciarsi abbattere. Senza dimenticare chi realmente fosse.

“Prego!” Rispose Sara piena d’entusiasmo. Si sentiva orgogliosa per ciò che, inconsapevolmente, aveva fatto.

“Non ci sta ringraziando, sta solo spiegando come sono andate le cose!” La riprese Hanna resa nervosa dal fatto che gli occhi di Thranduil avessero raggiunto una profondità che mai aveva visto. Dovevano andarsene, e presto! 

Ed era suo compito tirarlo fuori dal passato! Come aveva fatto lei con il suo!

Come sovrano lo faceva soffrire l’aver perso alcuni suoi sudditi, infrangendo la promessa che aveva fatto nel dichiarare che li avrebbe sempre protetti.

E ciò che aveva vissuto negli ultimi centocinquant’anni non lo aiutava per niente, ma lei voleva conoscere il vero sovrano! Non una sua pallida ombra!

“Per una volta che è gentile non riesci a stare zitta!” La riprese Sara.

“Come prego?” Chiese Thranduil infastidito da quel commento.

Se credevano che i romani fossero riusciti a cambiarlo, si sbagliavano di grosso! 

Ed anche se erano sue amiche non riusciva a restare zitto mentre gli mancavano di rispetto.

“Intendevo con lei! Voi due sembrate cane e gatto ogni volta che parlate!” Commentò Sara, per la prima volta, per niente intimorita dal suo sguardo di fuoco.

“Non ha detto grazie! Ha solo fatto una constatazione!” Insistette Hanna.

“Ed io fatico a credere che due mortali mi abbiano salvato!” Azrael decise di risponderle a tono.

“Cosa?” Domandò Hanna felice che finalmente si era ricordata di dovergli dire quel minuscolo particolare.

“Non gliel’hai detto?” Chiese Sara atterrita.

“Cosa?” Chiese Hanna cercando di recitare al meglio la parte della ragazza innocente. Ma perché doveva essere un suo compito riferire notizie così scottanti? 

“Lo sai bene!” Disse Sara rivolta all’amica che fingeva di essere smarrita quanto l’elfo! Non la sopportava quando faceva così!

“Cosa?” Domandò Azrael non capendo a cosa si riferissero.

“Il disco s’è rotto!” Lo canzonò Sara.

“Come?” Chiese Hanna anche se aveva compreso benissimo a cosa si riferisse l’altra.

“Chi?” Domandò Thranduil non sapendo cosa fosse questo “disco” a cui Sara faceva riferimento.

“Non l’hanno ancora inventato!” Gli spiegò lei.

“Però saremo vive quando lo faranno!” Osservò Hanna contenta. Almeno una cosa buona sarebbe successa di sicuro!

“Tra tanti anni, secoli, volevo dire!” Ammise Sara sapendo che non avrebbe mai potuto aspettare così a lungo. 

Promemoria per me, tornare nel nostro mondo solo per trovare il modo di portarmi dietro la mia playlist preferita!” Pensò, avvilendosi per il fatto che, alcune parole delle sue canzoni preferite, le avesse già scordate!

“Di cosa state parlando?” Chiese Thranduil più confuso che mai. Il loro mondo gli era sconosciuto sotto molti aspetti! 

“Quanto sei più vecchio di noi?” Chiese Hanna ignorandolo di sana pianta.

“Hanna!” La riprese lui che iniziava a sentire la rabbia aumentare.

“Antico!” La corresse Sara, come sempre.

“E riparte la lezione!” Si lagnò l’amica.

“Ma non fare tutte queste storie! È come se stessi parlando di un tempio o di un monumento! Usi l’aggettivo....” “Vecchio, sporco, logoro.....” parlare con Hanna equivaleva a sbattere ripetutamente la testa contro ad un muro di cemento armato!

“Ti stai auto-descrivendo visto che ora sei anche tu una creatura immortale!” Esplose di fronte alla testardaggine della sorella.

“Creatura! Essere vivente! Non un oggetto inanimato!” Specificò l’altra.

Entrambe si bloccarono sgranando gli occhi, capendo di aver svelato quel “minuscolo particolare” senza il benché minimo tatto!

Sara trattenne una risata di fronte all’espressione di Thranduil mentre Hanna si chiese “Può un elfo entrare in uno stato di shock?”“Perché mai avrebbero dovuto farlo?” Chiese lui con un fil di voce “Si!” Si rispose Hanna.

“Dicevano che con noi avresti protetto anche gli altri! Forse anche loro erano convinti che il nostro incontro fosse opera dei valar pur non conoscendo la nostra storia!” Rispose lei al posto di Sara che si era incupita al ricordo dei due amici.

Thranduil strinse i pugni sentendosi oltraggiato. Come avevano potuto fare una cosa del genere senza consultarlo, anzi senza informarlo! Anche se, ripensandoci, non avrebbero potuto visto che era stato rinchiuso in cella.....

Ma lo stesso non riusciva a non essere arrabbiato!

Fece un grosso sospiro cercando di calmarsi. Avevano agito di testa loro, ma credevano ancora in lui. Non poteva, non doveva deluderli.

“Com’è la terra di mezzo?” Chiese Hanna volenterosa di cambiare discorso.

“Semplicemente meravigliosa!” Rispose Thranduil.

 

Chiedo scusa se ho iniziato a scrivere un libro! Ma c’erano troppe cose fondamentali da dire! Cercherò di essere più breve nel prossimo capitolo, lo prometto!

La catena non ha risvegliato il pensiero di fuga di Thranduil, quello c’è sempre stato, ma gli ha fatto comprendere che ne ha abbastanza! 

Presto, con cautela o no, assaporeranno la libertà!

Anche con Sara si sta creando un profondo legame d’amicizia. Cosa ne pensate?

Sono certa che Thranduil non si sarebbe mai inginocchiato per farsi marchiare come se fosse stata la cosa più normale del mondo. Così, come per ogni cosa che lo riguarda, ho voluto rendere la scena molto originale!

Ora è Quinto Lentulus Batiato ad essere l’unico padrone della scuola! È un bene?

Lo scontro finale nell’arena è stato complicato da scrivere, è uscito qualcosa di decente?

E per concludere vi informo che mi sono divertita troppo a scrivere l’ultimo dialogo fra i tre!

Ora arriverà Spartacus e la situazione diventerà incandescente, ancora più del ferro rovente che ha osato incidere una ferita profonda nella carne e nell’orgoglio di Thranduil!

A presto,

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Capitolo 9
*** La bocca dello stolto è il suo castigo ***


È una caratteristica della vita immortale percepire meno lo scorrere del tempo non accorgendosi di come possa scivolare via dalle nostre mani senza esserne pienamente consapevoli?

Sebbene il desiderio di fuga fosse stato più vivo che mai Hanna e Sara avevano compreso che non avrebbero potuto smettere di abbassare la testa tanto presto.

Era sera e finalmente si sarebbero potute riposare dopo un’altra giornata stancante non consapevoli che nella palestra fosse arrivata la risposta a tutti i loro problemi.

Delle risate diedero il benvenuto alla nuova recluta sporca e malconcia.

Un uomo ferito e distrutto inciampò sui gradini all’ingresso dei bagni, alzando lo sguardo vide i gladiatori che lo scrutavano con divertimento. 

Alcuni erano nudi, altri, come lui, portavano un asciugamano sulla vita che dava un minimo di privacy.

“Non mi dire il cane trace è ancora vivo!” Lo accolse un uomo con un fisico scolpito e con uno sguardo pieno di presunzione.

“Sarebbe lui, lo Spartacus di cui tutti parlano?” Disse un altro che se ne stava comodamente seduto su di una panca di legno.

“Spartacus, ma il mio nome non è....” il nuovo arrivato non riuscì a terminare di parlare che il primo uomo lo interruppe “A nessuno importa chi eri trace!” Sbeffeggiandolo.

“Se è per questo non ci interessa neanche chi è adesso!” Gli si accodò l’altro.

“Dove ci troviamo?” Chiese Spartacus nel tentativo di placare quel cattivo umorismo.

“Tu sei l’ospite d’onore di Batiato, padrone della più grande palestra della città di Capua!” Rispose il primo con orgoglio.

Gli altri uomini presenti urlarono il nome della città “Capua!” con gioia e superbia.

“Palestra?” Chiese confuso. Dopo essere sfuggito alla sua esecuzione per aver disertato il campo di battaglia, dov’era finito?

“Una scuola per gladiatori, dove gli uomini si trasformano in dei!” Spiegò colui che l’aveva accolto in modo tanto caloroso.

“Gladiatori....” Spartacus sussurrò quella parola con estremo disprezzo.

“La più vera delle confraternite!” Continuò l’energumeno.

“Siiiiii!” Esultarono gli altri.

“Se sopravviverete, tra qualche giorno tu e le altre reclute potrete unirvi a noi gladiatori e fregiarvi del nostro marchio!” Gli svelò il secondo.

“Nel frattempo, possiamo offrirti qualcosa?” Chiese con improvvisa gentilezza il primo. “Acqua grazie!” Rispose Spartacus che sentiva la gola secca.

“È lento pure di pensiero!” Lo derise il solito uomo arrogante.

“Che ti aspettavi da un trace? Puzzano come il pesce marcio!” Disse il secondo distogliendo lo sguardo con un espressione schifata.

“Sono tutti così, a parte le femmine ......quelle puzzano di piscio e sterco!” Questo fu troppo e Spartacus lo affrontò decidendo di dargli un nome “E tu chi saresti?” Chiese con rabbia.

“Io sono il campione di Capua, il più eroico della mia razza: Crisso, il gallo invincibile!” Rispose lui con evidente alterigia.

“Un gallo, ora capisco, perché puzzi come una femmina!” Lo provocò Spartacus.

Il silenzio divenne assordante e la tensione palpabile. Tutti attesero la reazione del campione con curiosità e trepidazione.

Lui sembrò riflettere attentamente sulla risposta, prima di ridere “Ora pensa a guarire le tue ferite, poi riprenderemo questo discorso!” Disse alla fine.

Spartacus sospirò nervoso capendo di aver appena trovato una testa calda contro cui sarebbe, inevitabilmente, di nuovo andato a scontrarsi.

La sensazione di essere osservato lo fece voltare e rimase a bocca aperta nell’accorgersi della presenza di qualcuno che avrebbe dovuto notare ancora prima del gallo.

Era un uomo alto ed imponente, i capelli biondi gli incorniciavano il viso e ricadevano ordinatamente sulle sue spalle. Erano lunghi, caratteristica rara per uno schiavo dei romani, questo perché a lui erano stati tagliati anche se originariamente fossero stati nettamente più corti.

Osservandolo attentamente vide che, come tutti gli altri, era in perfetta forma fisica ed anche lui portava un asciugamano in vita. Ma la cosa che lo colpì di più furono le orecchie......a punta che spuntavano da sotto quella cascata d’orata.

I suoi gelidi occhi azzurri lo scrutarono facendolo sentire improvvisamente molto vulnerabile, sensazione sgradita che gli fece ricambiare lo sguardo con ferocia.

Una spinta interruppe quel contatto. 

Crisso si avvicinò al suo orecchio e lo avvertì “Sei più pazzo di quanto pensassi se osi fissare a quel modo l’angelo della morte!”.

L’unico pensiero di Spartacus fu “Chi?”.

 

*

 

“La siccità e l’afosità son calamità! Nessun ci aiuterà, nessun ci disseterà!

Mi riscaldo, è colpa del caldo....” “Se continui a cantare ti si seccherà la gola!” Disse Sara interrompendo quella cantilena che andava avanti da almeno mezz’ora.

Le ragazze erano intente a rimettere a posto lo sgabuzzino, facendo cadere più cose di quante ne mettessero a posto!

“Sono solo impaziente di poter vedere le nuove reclute! Per un po’ il padrone non le ha comprate......” Hanna venne nuovamente interrotta “E ha ragion veduta! È solo grazie ad Azrael che stiamo rimanendo a galla, economicamente parlando!” Puntualizzò l’amica.

“Hanna, Sara, il padrone inizierà il discorso a momenti!” Le chiamò Naevia.

Dalla morte di Diona avevano legato molto di più con la loro nuova amica.

“Desiderio esaudito!” Disse Sara prima seguire l’amica piena d’entusiasmo.

Arrestarono la corsa appena giunte sul balcone e videro sei gladiatori schierati nel piazzale sotto di loro.

Come se stesse recitando un copione, il padrone ripetè lo stesso discorso fatto quando erano state loro a giungere in quella casa. Paro paro, non perse neanche una congiunzione o cambiò una parola. Noioso!

Enomao camminava lentamente di fronte alle reclute, ma nonostante la distanza la sua voce arrivava chiara e potente.

“Un gladiatore non teme la morte. La accoglie, la abbraccia......la fotte!” Le risate di uno schiavo lo fecero dirigere verso di esso “Ogni volta che entra nell’arena infila il suo arnese nelle fauci della bestia e prega di concludere, prima che serri le sue mascelle!” Disse colpendolo lì dove non batteva il sole e costringendolo ad irrigidirsi.

“Nessuno di voi sopravvivrebbe nell’arena, eccetto uno di voi!” Continuò a parlare il Maestro fermandosi di fronte ad uno schiavo che portava i segni di un duro combattimento. 

“Questo trace, misero e malconcio ne ha affrontati quattro. Ha sfidato la morte, il fato e gli dei stessi!” Disse adulandolo.

“Osservatelo e ricordate che.....è una nullità! Ha combattuto contro gli uomini incapaci di Solonio, rivale del padrone!” Sbagliato! Stava incoccando il colpo prima di colpire.

“Se avesse sfidato nell’arena uno dei miei gladiatori, la testa giacerebbe molto lontana dal corpo!” Disse Batiato vantando la migliore preparazione dell’intera Repubblica.

L’uomo in questione iniziò ad osservare i gladiatori che aveva davanti come se non credesse a tali parole.

“Il trace è dubbioso! Vuoi darcene una dimostrazione?” Disse Enomao non contento del comportamento dello schiavo. “Crisso!” Chiamò.

Prese una spada di legno e la lanciò ai piedi del trace.

“Dimostraci che siamo in errore!” Gli ordinò. “Prendi quella spada!” Insistette appena vide che l’uomo rimaneva immobile. “Spartacus!” Urlò oltraggiato da tanta insolenza.

Attico rimase sorpreso quando sentì il padre mettersi accanto a lui. Era in catene ma non aveva mai mostrato interesse verso i discorsi del padrone e del Maestro, restando sempre seduto all’ombra, separato da tutti gli altri.

Enomao fece schioccare la frusta come avvertimento prima di dirigerla verso il trace quando si rese conto che non era bastato.

Lui la bloccò alzando un braccio e lasciando che gli si attorcigliasse attorno al polso. “Il mio nome non è Spartacus!” Disse con uno sguardo di sfida.

Il Maestro tirò con forza facendolo finire disteso in terra.

“Del tuo nome e della tua vita, saremo noi a decidere adesso!” Lo informò Enomao.

Il trace si rialzò e come se nulla fosse successo, riprese la sua posizione tra le fila delle reclute. 

Azrael sorrise. Quello schiavo poteva apparire calmo e disinteressato, ma lui percepiva bene la furia che risiedeva pure nel suo sguardo oltre che nello spirito. 

“Forse al trace serve un vantaggio per placare il tremore delle sue ginocchia! Gladio!” Disse il Maestro per poi conficcare la spada nel terreno davanti al trace.

Quando lui rimase immobile non intenzionato ad ascoltare, si rivolse al padrone “Non mi serve uno come questo, mandalo alle miniere!” Disse.

Spartacus colse quel vantaggio. Afferrò la spada per poi fare una capriola che lo avrebbe portato alle spalle del maestro, ma Crisso fu veloce ad intercettarlo mandandolo di schiena in terra, con una potente ginocchiata in viso.

Il gallo non perse tempo e lo attaccò facendolo indietreggiare. Lo schiavo tentò di ferire l’avversario, solo per perdere l’orientamento e parare male un colpo, finendo nuovamente in terra.

“Un attacco ha bisogno di un buon appoggio a terra, lui ha cercato l’affondo prima di ritrovare l’equilibrio!” Disse il Maestro.

Le spade cozzarono nuovamente fra loro, ma Crisso approfittò dello scambio per colpire Spartacus sulla schiena con la sua arma di legno. Lo sventurato cadde in terra emettendo un verso di dolore.

Si rialzò quasi subito, non intenzionato ad arrendersi. Questa volta fu lui ad attaccare, ma Crisso riuscì a fargli alzare la spada per colpirlo su di una gamba e quando finì in ginocchio lo colpì nuovamente sulla schiena, facendolo finire di faccia sulla sabbia.

“Porgi le spalle al tuo avversario e sei spacciato!” Disse il Maestro.

Spartacus si rialzò, tentando un nuovo attacco, ma il gallo gli afferrò i polsi con entrambe le mani costringendolo a rimanere con le braccia tese. Passato qualche secondo cedette e l’altro gli assestò un bel pugno nello stomaco.

“Cerca un corpo a corpo con uno più forte e tu....sei spacciato!” Disse il Maestro ancora.

Spartacus optò per un’altra strategia d’attacco e portò la spada all’indietro impugnandola con forza mentre prendeva la mira. Lanciò l’arma con tutta la forza che possedeva verso Crisso che gli dava le spalle.

Un millisecondo prima che l’arma colpisse il bersaglio, il gallo si voltò di scatto per deviarla. Ma volando e ruotando su se stessa, la lama colpì una recluta alla gola uccidendola all’istante.

“Lancia il gladio nell’arena ed ancora una volta sei spacciato!”

Crisso approfittò della sorpresa di Spartacus per ciò che aveva inconsapevolmente fatto e l’atterrò bloccandogli un braccio con un piede, l’altro con la mano libera e premendogli la spada di legno sulla gola.

“La tua follia è costata una vita. Mentre la tua può ancora essere salvata!” Disse Enomao raggiungendolo. “Due dita alzate in segno di resa. Chiedi clemenza all’organizzatore dei giochi” ordinò osservando la reazione dello schiavo.

Spartacus sembrava completamente disinteressato dal significato delle sue parole e lottava per liberarsi.

“Supplicalo di avere pietà vigliacco!” Insistette Enomao.

Il braccio sotto al piede del gallo si tese e la mano venne serrata a pugno. Spartacus non avrebbe ceduto! 

“Uccidilo!” Disse al campione ma una voce li interruppe “Crisso!” Disse il padrone.

Entrambi gli uomini lo guardarono meravigliati “È solo un allenamento!” Fece notare prima di ritirarsi.

Azrael osservò il trace con gli occhi ridotti a due fessure. Vedeva solo una pallida ombra dell’uomo che era stato. 

Ma come una brace ancora ardente, sarebbe bastato soffiarci sopra perché il fuoco divampasse!

 

*

 

Sara entrò nella palestra felice come una pasqua. Il padrone le aveva ordinato di rimanere tutto il giorno con i gladiatori. Il motivo le era sconosciuto ma non le importava molto visto che finalmente avrebbe soddisfatto la sua curiosità.

Andava sempre per incatenare l’elfo, ma poi era costretta a tornare alla Villa.

L’euforia era tale che andò a scontrarsi contro un gladiatore. Era uno dei nuovi, uno dei pochi ad essere amichevole.

“Che sorpresa gradita!” Disse l’uomo sorridendole “Sono proprio un villano, il mio nome è Varro!” Si presentò.

“È un piacere conoscerti anche per me, io mi chiamo Sara!” Rispose lei ricambiando il sorriso. Varro la guardò stupito e la ragazza sospirò. Lei ed Hanna erano famose quasi quanto l’elfo......

“Scusami, devo andare!” Disse prima di dirigersi verso Attico e Milo.

“Sembra che tu abbia visto un fantasma!” Disse Spartacus stupito che l’amico guardasse con timore una piccola e fragile ragazza.

“Non sai chi è vero?” Chiese Varro non gradendo l’ironia. “Lo scoprirò presto!” Rispose Spartacus “Sei uscito di senno!” Lo riprese l’amico quando si rese conto cosa stava per fare.

“Ora sono convinto che tu lo faccia apposta!” Milo accolse Sara ridendo “Ti ha trattato bene?” Chiese Attico guardingo.

“Si papà!” Rispose sarcastica lei prima di prendere la catena per adempiere all’unico compito davvero importante.

“Quoi de neuf?” (Cosa succede?) le domandò Azrael che si trovava comodamente seduto su di una panca di legno.

“Qu'est-ce que tu racontes?” (Di che parli?) chiese di rimando lei mentre finiva di chiudere il lucchetto.

“Je ressens ta joie, tu n'as jamais été aussi excité à l'idée de mettre la chaîne sur moi!” (Percepisco la tua gioia, non sei mai stata tanto eccitata nel mettermi la catena!) fece notare lui.

“Peut-être qu'il a découvert que c'est un véritable honneur de s'incliner devant l'ange de la mort!” (Forse ha scoperto che è un vero onore inchinarsi di fronte all’angelo della morte! ) scherzò Attico.

“Ou peut-être qu'elle n'a pas rencontré ce type par erreur!“ (O forse non è andata a sbattere contro quel tipo solo per sbaglio!) tirò ad indovinare Milo.

La ragazza si alzò in piedi furente“Comment osez-vous insinuer .....” (Come osi insinuare.....) Sara venne interrotta sentendo una mano afferrarle il braccio, ma subito dopo sentì un grugnito seguito dal rumore della catena.

Girò la testa per vedere Spartacus che osservava Azrael con aria di sfida.

Sarebbe stata una giornata indimenticabile sotto molti punti di vista!

“Non azzardarti a toccarla!” Disse Attico mettendosi al fianco della ragazza.

“Chi sei?” Chiese il trace rivolto a Sara “Ma che razza di domanda idiota è questa?” Protestò lei “Io sono io, chi ero e chi sarò, per sempre!” Disse con decisione.

Ok, forse non era l’influenza di Hanna, forse lei era realmente una maleducata, sfacciata e petulante ragazzina!

Attico e Milo risero sguaiatamente piegandosi addirittura per le troppe risate e Sara non riuscì a non unirsi a loro nel vedere l’espressione del trace, assolutamente unica!

Anche Azrael era compiaciuto, ma si limitò ad accennare un sorriso, mascherando il divertimento perché in realtà, non avrebbe dovuto capire una sola parola.

“Spartacus!” La voce del Maestro interruppe quell’attimo perfetto di allegria pura.

Il Maestro si mise tra l’elfo ed il trace dando le spalle al biondino.

“Sogni le miniere? Prova ad avvicinarti di nuovo all’elfo e sarai accontentato!” Disse prima di trascinarlo via.

“Udite, udite, oggi vi farò compagnia tutto il giorno!” Li informò Sara prima che andassero ad allenarsi “Perché?” Chiese Milo sia contento che sorpreso “Questa si, che è una bella domanda!” Gli rispose lei.

Azrael lanciò un occhiata preoccupata al balcone cercando Hanna con lo sguardo, dov’era? Perché le ragazze non stavano assieme? Batiato non le aveva mai tenute divise per così tanto tempo!

“Elfo?” Chiese Spartacus mentre si allenava con Varro. “Non sai davvero niente?” Domandò di rimando lui esterrefatto “Quello è Azrael, l’angelo della morte! Un elfo immortale, con poteri magici ed una bellezza soprannaturale che vive nutrendosi delle anime delle sue vittime!” Gli disse l’amico.

“Non ti credo!” Ammise Spartacus. “Fai come credi! È una leggenda! I suoi precedenti padroni hanno tentato di ucciderlo senza mai riuscirci. Nell’arena stermina ogni suo avversario....” continuò a raccontare Varro “Ha ucciso anche due guerrieri appartenenti alla sua razza pur di nutrirsi!”.

“Anche noi umani uccidiamo i nostri simili!” Fece notare Spartacus.

“Loro non erano dei combattenti scarsi, ma abili, temprati da mille battaglie.....e si dice che fossero i suoi figli!” Svelò Varro.

Spartacus lo guardò incerto, soppesando le sue parole “È la verità?” Chiese alla fine.

“Chissà, nel mondo dei gladiatori la fama e la gloria contano molto più della verità!” Gli rispose sinceramente l’amico.

“Fama e gloria, non mi interessano!” Mise in chiaro le cose lui.

“Cerchi la ricchezza, come me!” Tentò di nuovo Varro solo per vedere Spartacus correre verso il padrone che si apprestava ad uscire.

“Una parola padrone!” Disse il trace. “Allontaniamoci!” Rispose Quinto guardando gli altri gladiatori. “Hai notizie della mia sposa?” Chiese Spartacus speranzoso.

“È stata venduta ad un siriano, ma per ora non so altro. Le ricerche continuano! Tu vedi di combattere e vincere...... la sua libertà richiederà l’esborso una notevole quantità di denaro da parte tua!” Disse il padrone prima di uscire dal cancello.

 

*

 

Quel pomeriggio poteva essere definito insolito, se paragonato a quelli precedenti.

Hanna aveva potuto usufruire della vasca padronale e non si era mai sentita così pulita ed elegante.

Il padrone la accolse fuori dal bagno con un sorriso raggiante per farle segno di seguirla.

Entrarono in una stanza riccamente addobbata piena di gente.

“In onore del nostro riverito ospite, ecco la donna benedetta dagli dei, una creatura di rara bellezza, la magnifica Hanna, completamente a vostra disposizione!” La presentò il padrone ai due ospiti presenti.

La ragazza rimase impassibile fissando un punto davanti a se. Cosa intendeva Quinto?

Hanna odiava essere tratta come un oggetto. 

In più Sara era scomparsa, quindi non c’era nessuno a tirarla su di morale.

Il nobile Varo e Cossuzio avevano richiesto la sua presenza. Proprio all’ora di pranzo. Cioè, quello che per lei sarebbe stato il momento di pausa in cui poter mangiare, figurarsi se i nobil uomini rimanevano a bocca asciutta.

La stavano osservando da un bel po’, sotto lo sguardo attento del padrone.

“Sei davvero un grande lanista Batiato! Sai blandire un uomo per convincerlo all’acquisto!” Lo adulò Varo mentre studiava la ragazza di fronte a se.

“Riesci sempre a trovare persone interessanti!” Disse Cossuzio rivolto a Varo prima di alzarsi ed avvicinarsi alla ragazza.

“È veramente benedetta dagli dei!” Disse girandole intorno “Un vero peccato che tanta bellezza venga sprecata per soddisfare una bestia selvaggia!” Osservò.

“Azrael viene guidato dagli dei. Non bisogna essere blasfemi, potrebbero offendersi!” Disse Quinto che non perdeva tempo per ricordare a tutti quel particolare che aveva sempre dato molta notorietà al suo animale.

“Desidero godere nuovamente dei piaceri che questa casa ha da offrire!” Decise Varo alzandosi in piedi di scatto pieno di aspettative.

“Come desideri! Seguimi, così potrai scegliere con cura!” Gli rispose Quinto conducendolo verso un altra stanza.

“Cossuzio desideri assistere anche tu?” Chiese Lucrezia quando vide che il rispettabile uomo era rimasto ad osservare la sua schiava.

“Arrivo tra un momento!” Rispose lui non distogliendo l’attenzione dalla sua preda.

La padrona sembrava indecisa se restare oppure seguire il marito.

Fu Cossuzio a renderle le cose più facili “Vai pure, io devo confidarmi con gli dei! Così che possano assolvere tutti i miei peccati!” Rispose senza degnare Lucrezia di uno sguardo.

Lei decise di ubbidire, non volendo offendere un uomo di rango superiore.

L’uomo rimase a fissarla per un tempo che le parve lunghissimo. 

“Ma non doveva confidarsi?” Pensò Hanna stufa di quella situazione di stallo creatasi.

“Ho sentito molto parlare di te! Ma mai prima ho potuto godere della tua presenza!” Iniziò a dire Cossuzio “Mi perdonerai, se mi sono fatto attendere tanto?” Chiese con finto dispiacere.

“Non sarei dovuto venire in questa casa......” Continuò lui.

Hanna non lo ascoltava, più interessata a paragonarlo a quel porco di suo zio che le aveva reso l’infanzia un inferno trattandola più come una donna delle pulizie che come nipote. Per questo appena aveva potuto, si era trovato un impiego che le permettesse di affittare un piccolo appartamento il più lontano possibile dalla loro casa.

“....e non posso offendere gli dei rifiutando un dono fresco e pronto per essere gustato!” Questa particolare frase la riportò al presente, ma non abbastanza in fretta perché potesse reagire in tempo.

L’uomo, che si trovava di fronte a lei, la afferrò per la vita facendola sdraiare su di un tavolo. 

I piatti e le posate che spostarono accidentalmente caddero in terra con un grande frastuono e se quel verme non le si fosse trovato addosso, bloccandole le spalle con le mani e le gambe con il bacino, sarebbe corsa subito via.

Erano tutti improvvisamente diventati sordi? Perché non arrivava nessuno?

Hanna si dimenò con tutta la forza che possedeva, badando bene a non colpire il nobile. Nonostante la protezione di Azrael sapeva bene che un’azione del genere avrebbe portato delle conseguenze da cui nemmeno Thranduil, l’avrebbe potuto salvare!

“Ferma!” Ordinò Cossuzio ma lei non lo ascoltò iniziando ad emettere dei versi di fastidio prima che lui le tappasse la bocca. 

“Dovresti esserci abituata! Azrael non è così?” Chiese con un sorriso che non prometteva niente di buono.

“Rozzo e brutale! Perché nel nostro mondo il sublime e l’osceno.....” disse togliendole le spalline della veste “.....convivono!”.

Hanna aveva serrato entrambe le braccia al petto. Ostinata a non permettergli di vedere oltre le sue spalle.

“Non vi è l’uno senza l’altro! Sono due facce della stessa moneta!” Continuò lui.

“Non si può avere l’uno, senza la minaccia dell’altro!” Disse mentre cercava di spostare le sue braccia.

“E le parole non possono esprime a pieno questo contrasto! È necessario sperimentarlo!” Stavolta la forza dell’uomo fu eccessiva e riuscì ad abbassarle la veste fin sopra la vita.

Hanna urlò.

“Che cosa succede?” La voce del padrone li fece voltare entrambi.

Questo le diede un vantaggio minimo, ma il sussulto di lui le permise di divincolarsi, sfuggire alla sua presa e correre a più non posso lontano da lui.

La prima persona che le venne in mente fu Thranduil. Corse a perdifiato fino alle scale che portavano alla palestra, ma le sue gambe erano troppo molli e cedettero appena fatti due gradini. Scivolò sul sedere per quasi mezza rampa prima di riuscire a mettersi in piedi e ricominciare a correre.

Sentì il suo nome che veniva urlato in lontananza ma ignorò chiunque la stesse chiamando.

La fortuna volle che una guardia uscisse proprio in quel momento dal cancello di sicurezza, posto alla base delle scale, per evitare che i gladiatori potessero entrare nella casa senza il permesso del padrone.

Superò sia la guardia che il cancello e si ritrovò nel portico adiacente allo spiazzo dove tutti si stavano allenando.

Le lacrime ed il fatto che stesse tremando come una foglia al vento sfocarono la sua vista, ma non era difficile distinguere la chioma dorata dell’elfo in mezzo a tutta quella confusione.

Enomao le andò subito incontro “Hanna che succede? Cosa fai qui?” Chiese preoccupato, ma lei lo ignorò correndo verso l’unico che avrebbe potuto proteggerla.

Azrael era in procinto di parare una stoccata da parte di Attico quando lo vide fermarsi nel bel mezzo dell’attacco e fissare qualcosa davanti a lui con smarrimento.

Non fece neanche in tempo a voltarsi che qualcuno gli cinse le braccia attorno al busto. L’elfo si bloccò. Stava per dare a quell’impertinente una lezione quando dei singhiozzi lo costrinsero ad abbassare lo sguardo.

Capelli castano scuro e delle mani estremamente piccole: era Hanna!

Anche tutti gli altri gladiatori si fermarono di colpo appena si resero conto di quella scena inusuale.

L’elfo allontanò la ragazza da lui solo perché lei lo stava abbracciando da dietro, non permettendogli di vederla in faccia. 

Si mise in ginocchio davanti a lei che piangeva guardando il terreno e con una mano le sollevò il mento. Appena i loro occhi s’incontrarono lei lo avvolse in un nuovo abbraccio iniziando a singhiozzare più forte.

Azrael decise di non scacciarla nonostante lo sguardo di tutti puntato su di loro.

La prese in braccio e la portò all’ombra, sedendosi con lei sulla panca dove si trovava una Sara incredula.

“Allenatevi!” L’ordine del Maestro arrivò severo ed autoritario e nessuno lo contestò.

Enomao si avvicinò ai tre “Cos’è successo?” Chiese, sconvolto di vedere quella ragazza che si era sempre mostrata testarda e piena di spirito, ridotta in quello stato.

“M-mi hai m-mentito!” Disse Hanna tra i singhiozzi. Sara tradusse, l’amica era in uno stato tale da essersi dimenticata persino il loro segreto.

“A-avevi d-detto c-che mi avresti p-protetto!” Lo accusò lei.

Azrael notò solo allora la veste strappata che Hanna teneva su con un braccio.

“Milo, Attico!” Chiamò il Maestro capendo che la situazione stava diventando pericolosa. I due risposero prontamente ed in meno di un secondo furono al fianco di Enomao.

“Portatelo in cella e restateci! Adesso!” Ordinò con impazienza.

Attico e Milo obbedirono e non fu difficile convincere l’elfo ad andare.

Azrael si avviò verso un luogo più appartato con una facciata di calma piatta.

Doveva succedere questo per convincerlo a darsi una mossa? 

Era giunto il momento di spezzare le catene!

 

*

 

Era arrivata la sera eppure nella cella di Azrael il tempo sembrava essersi fermato.

Hanna era rimasta aggrappata all’elfo per tutto il tempo fino ad addormentarsi profondamente. Aveva avuto degli incubi, ma Thranduil era stato sempre pronto a calmarla.

Al momento lei ed Azrael erano sdraiati sul letto, mentre Attico, Milo e Sara erano seduti su di un’ampia coperta in terra.

Sara giocava con la cena, prendendo con il cucchiaio la minestra e facendola cadere nuovamente nella scodella, più volte. Nessuno aveva toccato cibo.

Finalmente Hanna si svegliò guardandosi attorno confusa, ma durò solo un attimo, prima di girarsi e controllare che fosse realmente l’elfo colui contro cui si era sdraiata.

“Ho interrotto il vostro allenamento!” Disse con tono colpevole visto che non aveva pensato ad altro di meglio da dire.

“Cos’è successo?” Chiese Azrael cercando di non essere troppo brusco a causa della rabbia che si era risvegliata assieme a lei.

La ragazza guardò gli altri e vide i loro sguardi curiosi ma pazienti.

Sospirò.

“Ci hanno provato!” Disse con un sussurro prima di iniziare a piangere.

Non ci voleva un genio per capire a cosa si riferisse.

“Com’è possibile? Il padrone aveva promesso sicurezza in cambio dell’obbedienza!” Chiese Attico esterrefatto “Forse la rissa che lui ha fatto scoppiare....” “È successo troppo tempo fa!” Milo contradisse Sara, non capendo perché il padrone avesse fatto una cosa del genere ben conoscendo i rischi.

“Avevi ragione fratello! Le promesse dei romani, sono tutte menzogne!” Ammise Attico con rabbia. Com’era potuto essere stato così cieco?

“Non credo che il padrone lo volesse......ma mi hanno lasciato sola con l-lui......e mi ha aggredito!” Iniziò a raccontare Hanna “N-non potevo difendermi! Colpirlo avrebbe portato nefaste conseguenze! N-non potevo fare niente!” Confessò tremando al solo ricordo di quei momenti.

“Non importa se lo voleva o no! Ci ha mentito!” Urlò Milo furibondo.

“Dimmi il nome del porco così appena scappiamo lo prendo a calci in culo!” Disse Sara alzandosi in piedi e calciando l’aria “E gli spezzo le braccia così non potrà più usarle per fare del male!” Disse mimando il gesto.

”Lascia un braccio a me, per favore!” La supplicò Milo “Ed a me le gambe!” Si aggiunse Attico.

“Si, però prima di fantasticare una succulenta vendetta dobbiamo decidere un piano d’azione!” Disse Sara sedendosi sul bordo del letto davanti ad Hanna.

“È imperativo tenervi al sicuro!” Sottolineò Azrael con un tono che non premetteva niente di buono “Resterete qui!” Sentenziò.

“Chiederò udienza dal padrone! Non dovrebbe essere difficile riuscire a convincerlo!” Ragionò Attico prima di voltarsi al suono della serratura che sbloccata.

Enomao apparve davanti a loro “Hanna, è bello rivederti di nuovo in forze!” Disse il Maestro contento. Sara si alzò per permettergli di vederla, andando al fianco di Attico.

“Il padrone si dispiace per quanto avvenuto. È rammaricato e vorrebbe porgerti le sue scuse....” un grugnito fece voltare tutti verso Azrael che aveva stretto la ragazza tra le sue braccia e come un predatore osserva la preda, guardava il Maestro.

Ne respirez pas la bouche inutilement mortelle! Elle ne reviendra jamais sur ces murs froids! Le maître ne m'enchantera plus de sa langue menteuse! (Non dare fiato alla bocca inutilmente mortale! Lei non tornerà più tra quelle fredde mura!

Il padrone non m’incanterà più con la sua lingua menzoniera!) disse l’elfo con voce bassa e gelida.

“Ho urgente bisogno di parlare con il padrone!” S’intromise Attico appena il padre smise di far tremare tutti con il suono della sua voce.

Il Maestro sembrava smarrito ma non sorpreso dal cambio di atteggiamento di Azrael “Mi dispiace, ma altre questioni richiedono la sua attenzione!” Rispose non smettendo di fissare l’elfo, guardingo.

“È importante! Non si è forse dimenticato chi è lui?” Chiese Milo alzandosi in piedi ed indicando Azrael.

“Siete voi che dimenticate il vostro ruolo. Lui è il padrone e voi gli schiavi!” Rispose Enomao in modo glaciale.

Attico si avvicinò al Maestro mettendoglisi di fronte “Allora vai da lui e fallo ragionare. Perché le nostre parole non riusciranno a trattenerlo ancora per molto!” Chiese cercando di usare un tono supplichevole.

“Non ho bisogno di voi per trattenerlo!” Disse Enomao con sicurezza “Guardie!” Urlò.

Appena entrarono gli uomini Milo, Attico ed Azrael si irrigidirono. L’elfo balzò in piedi spingendo Sara sul letto, pronto allo scontro.

“Reagite ed anche le ragazze pagheranno le conseguenze delle vostra azioni!” Minacciò il Maestro prendendo la frusta.

Attico e Milo si scambiarono uno sguardo d’intesa, prima di inginocchiarsi di fronte al Maestro, ma Azrael non li imitò.

Sara fu veloce a mettersi fra l’elfo e le guardie “Faites comme vous dites! Ca ira pour nous! Maintenant que nous connaissons le danger, nous ferons plus attention!” (Fa come dice! Noi staremo bene! Ora che sappiamo del pericolo faremo più attenzione!) lo rassicurò. “Ce n'est pas encore le moment!”(Non è ancora il momento!) disse con una calma ed una sicurezza tali da far ripensare l’elfo sulle sue intenzioni.

Appena Azrael si mise in ginocchio, le guardie lo afferrarono e trascinarono via.

Milo ed Attico vennero riportati nelle loro celle e le ragazze rimasero in quella diventata improvvisamente grande e spaziosa.

 

*

 

Una mattina il padrone entrò nell’ampia cella dove si trovava l’elfo incatenato al muro, seguito da due guardie che portavano un’altro prigioniero.

“Mi hai preso per uno stolto?” Chiese Quinto rivolto a Spartacus dopo che gli anelli vennero stretti attorno ai suoi polsi.

“No padrone!” Rispose lui con tono ravveduto.

“Eppure mi hai disonorato! Eravamo d’accordo, tu l’avevi giurato, avresti seguito l’addestramento, mi avresti chiamato padrone obbedendo alle regole! Ed io, in cambio, avrei cercato di rintracciare la tua preziosa moglie!” Lo riprese il padrone furente, svelando dei dettagli di cui Azrael era all’oscuro.

“Ma ti sei fatto vincere dalla fretta! Le tue manovre per mettere fuori combattimento l’avversario di Crisso nella sfida finale, per prenderne il posto, sono venute alla luce!

La tua prima lotta....con il campione della maledetta Capua!” Quell’uomo era veramente astuto. L’ignoranza del padrone stava giovando a suo vantaggio.

Azrael osservava entrambi standosene comodamente seduto in terra con la schiena poggiata al muro. Le catene erano sufficientemente lunghe da permettergli di stare abbastanza comodo.

Erano solo due giorni che si trovava rinchiuso e le guardie non passavano molto spesso per riempirlo di percosse. Quindi tutto sommato, le cose andavano meglio di quanto potesse sperare.

“Dei del cielo tu avevi la folla in mano! Ma ora il tuo nome viene pronunciato con disprezzo e questo rende il ricongiungimento con la tua sposa molto problematico!” Disse Quinto esasperato.

“Hai avuto suo notizie?” Chiese Spartacus speranzoso.

“Il siriano a cui è stata venduta era diretto a nord, ma non saprei dire con precisione dove!” Gli rispose il padrone.

“Non devi smettere di cercarla!” Lo supplicò Spartacus.

“E con quali soldi pagherai la sua libertà?” Domandò il padrone mostrando ancora la sua rabbia gridando quella semplice domanda

“Fammi combattere!” Disse Spartacus con sicurezza.

“Il favore della folla ha la consistenza del vento, l’interesse per te è ormai svanito!” Svelò Quinto affranto di non poter più sfruttare la sua fama per fare soldi.

“Ci dev’essere un luogo dove posso combattere!” Spartacus era proprio ostinato.

“Solo uno e lì non ci sono regole: le fosse!” Azrael cercò di rimanere impassibile.

Sapeva bene a cosa il padrone si riferisse. Anni addietro, quando era ancora considerato indomabile, ci aveva vissuto per un breve periodo.

Erano un luogo di sofferenza dove la malvagità umana poteva esprimersi liberamente, con gente comune che pagava e scommetteva su scontri fatti persino a mani nude. Dove gli schiavi venivano trattati peggio degli animali.

Il padrone uscì senza degnare l’elfo di uno sguardo.

“Dimmi che non sembro un escremento di cinghiale come te!” La voce di Spartacus interruppe il silenzio.

Azrael gli rifilò un occhiataccia prima di sdraiarsi in terra dandogli le spalle.

“È un piacere anche per me!” Disse Spartacus divertito.

La porta della cella venne aperta all’improvviso e Varro entrò con un grande sorriso sulle labbra.

“Non ti ha ancora ucciso?” Chiese guardando intimorito l’elfo.

“Al momento, con lui rischio solo di morire di noia!” Rispose Spartacus.

“È vero che andrai nelle fosse?” Chiese Varro spaventato. “Cosa sai di quel posto?” Domandò Spartacus capendo che l’amico sapeva bene di cosa stesse parlando.

“Anche troppo! Ci ho fatto delle scommesse tempo fa! E non vado fiero di averlo fatto!” Ammise tristemente “Queste lotte sono diverse dall’arena! Ho visto uomini d’onore perdere il senno! Trasformarsi in bestie!” Disse rifilando un occhiata all’elfo, che sembrava dormire profondamente ma non poteva esserne certo dato che dava loro le spalle.

“Dici che ci è stato?” Chiese Spartacus indicando Azrael con lo sguardo.

“Ne sono certo!” Rispose Varro sicuro “Aspetto con ansia il momento in cui ti riunirai con i tuoi fratelli!” Lo incoraggiò prima di uscire.

Attico e Milo si erano allontanati dagli altri gladiatori, per dare alle ragazze una tregua agli sguardi sgraditi dei loro fratelli e per poterle fare pranzare in pace.

“Quando riesco a farti cambiare idea, quei maledetti decidono di rinchiuderlo!” Disse Milo furioso per il fatto che l’elfo fosse ancora in catene.

Attico osservò le ragazze preoccupato, Hanna e Sara continuavano a guardarsi attorno come se qualcuno le stesse seguendo.

Cercando di non darci peso, per evitare un’altra rissa, decise di porre fine alle lamentele del fratello “Presto lo libereranno! E quando lo faranno, si pentiranno di averci incontrato sul loro cammino!”.

 

*

 

“Questo è il classico momento di stallo!” Disse Sara mentre percorrevano i corridoi della palestra. In quegli ultimi giorni erano rimaste confinate lì, perché, non lo sapevano.

Non avevano visto Azrael nemmeno una volta, però fortunatamente Attico le aveva ospitate nella sua cella ed assieme a Milo aveva fatto intendere che i gladiatori non dovessero nemmeno pensare di toccarle.

“Non vedo l’ora che finisca!” Disse Hanna nervosa.

“Intendi la prigionia?” Chiese l’amica con scetticismo.

“È ovvio! A cosa dovrei riferirmi?” Domandò Hanna offesa.

“Mah, non so....ultimamente sei strana!” Osservò lei.

“È il minimo! Ti rendi conto che i gladiatori non ascolteranno Attico e Milo ancora per molto! Ci guardano in modo diverso ora che lui è in cella!” Disse Hanna impaurita.

“Non dobbiamo cedere al panico. Se ci mostriamo sicure e se li minacciamo con una vendetta da parte di Azrael, dovremmo cavarcela!” Constatò Sara.

“Ci sono troppi se nella tua frase!” La riprese l’amica.

“Ma tu non ti accontenti mai?” Chiese Sara prima che l’altra la bloccasse e la trascinasse dietro al muro, poco prima del corridoio collegato alle scale che portavano alla casa.

“Che...” “Shh...!” Sussurrò Hanna affacciandosi.

Alla base delle scale c’era Naevia. Una guardia aveva appena accompagnato Crisso fin lì, prima di ritirarsi.

“Grazie!” Disse Naevia alla guardia.

“Aspetta!” Chiamò il gladiatore appena l’altro uomo si era allontanato abbastanza da non essere a portata d’orecchio.

“La padrona diventerà impaziente!” Cercò di evitarla Crisso.

“Ma non ti ha ancora convocato!” Svelò la ragazza nervosa.

“Perché sei qui allora?” Chiese lui sorpreso.

“La collana, tu l’avevi comprata per me!?” Domandò Naevia smarrita.

“Non dirmi cose che già so!” Le rispose burbero lui.

“E tu non osare parlare così!” Ringhiò Hanna.

“Ma di quale collana parlano?” Chiede Sara sussurrando.

“Naevia dovrà darci delle spiegazioni!” Decretò l’amica.

“E perché adorna il collo della padrona?” Domandò la ragazza.

“La mente di voi femmine! Prima rifiuti il mio dono e poi ti mostri contrariata! Tu non l’hai accettato!” Rispose Crisso che sembrava ancora avercela per il suo diniego.

“Esatto! Ma non mi hai lasciato finire di parlare!” Gli rispose a tono lei.

“Puoi farlo adesso!” La incoraggiò.

“Per me è impossibile tenerla, a dispetto dei miei desideri! Non possiedo nulla che non mi sia stato dato dalla padrona! Sei così ottuso da non averlo capito? Credi che non se ne sarebbe accorta?” Lo riprese Naevia stanca della testa dura contro cui doveva sbattere.

“Ho frainteso il vero motivo del tuo rifiuto!” Ammise lui amareggiato.

“Ma certo che l’hai fatto! Il tuo solo pensiero è vincere nell’arena. Ragioni solo con la spada e con lo scudo! Sei uno stupido.....” la ragazza non riuscì a finire d’insultarlo che lui la baciò.

Hanna e Sara si ritrovarono a rimanere a bocca aperta, sentendosi delle complete imbecilli per non aver notato nulla fino a quel momento!

“Tu sei pazzo!.....guardia!” Disse Naevia terrorizzata e con un sorriso sul viso, prima di chiamare nuovamente la guardia.

Crisso fece la pessima scelta di tornare nella sua cella passando per il corridoio sbagliato! Le ragazze s’impanicarono quando notarono altri gladiatori che bloccavano l’uscita impedendo loro di sparire dalla direzione intrapresa dal gallo.

Dopo varie spinte ed imprecazioni si appoggiarono al muro di schiena, una di fronte all’altra, fingendo di essere nel pieno di una discussione.

“Alla fine non posso fare altro che darti ragione!” Disse Sara parlando ancora meglio della voce pubblicitaria che è in grado di pronunciare centinaia di lettere in pochi secondi. “Come sempre sorella! Quando accetterai che l’avere ragione è una delle mie innumerevoli doti, allora potremmo riprendere questo discorso!” Hanna aveva decisamente più talento nella recitazione.

Crisso svoltò appena lei finì di parlare.

Le ragazze ed il gallo si fissarono.......o meglio, Hanna e Crisso si guardarono intensamente negli occhi, visto che quelli di Sara, inspiegabilmente, s’incollarono al pavimento.

Lui le studiò per un tempo fin troppo lungo, prima di indurire lo sguardo e passare oltre.

 

*

 

Una calda mattina i gladiatori erano impegnati negli allenamenti quotidiani mentre Quinto in una discussione con la moglie “Pensi che gli dei l’abbiano maledetto!” Disse il marito ad una furiosa Lucrezia “È così! È solo colpa sua se sei finito nelle fosse!” Urlò lei furiosa.

“Mi ha salvato la vita! Dei o non dei, ogni debito va pagato!” Pose fine alla discussione Quinto, prima di andare ad accogliere i suoi ospiti.

La decisione di togliere il trace dalle fosse era arrivata quando lui aveva dato una prova inconfutabile della sua lealtà, salvandolo da due sicari che avevano tentato di privarlo della vita nelle fosse.

Il mandante era ancora nascosto nell’ombra, ma lo sarebbe rimasto per poco.

“Magistrato, sono onorato dalla tua presenza!” Disse Quinto rimarcando lentamente l’ultima parola appena vide Solonio oltre a Tito Calavio.

“Mio buon Batiato, il buon Solonio mi ha parlato dell’efficenza dei tuoi uomini” disse il magistrato ansioso di appurare la veridicità di tali parole “Come sai bene la siccità ha ridotto la popolazione allo stremo! Abbiamo tentato di tutto per convincere il cielo alle lacrime, pure un ecatombe!” Spiegò.

“Abbia sacrificato cento buoi, ma niente è cambiato!” Raccontò Solonio.

“Gli dei preferiscono il sangue degli uomini, non quello degli animali. Ed il buon Solonio ci ha aiutato ad organizzare dei giochi per propiziare gli dei!” Disse il magistrato con entusiasmo.

“Combattimenti all’ultimo sangue. Nessuna grazia o parità!” Disse Solonio.

“Soltanto i migliori gladiatori saranno invitati a partecipare!” Confermò il magistrato.

Quinto si fermò sorridendo spavaldo “Solo i migliori vengono offerti nella casa di Batiato! Venite, esaminate la mia merce!” Disse guidando i due ospiti verso la balconata che affacciava sullo spiazzo principale, dove i gladiatori erano impegnati negli allenamenti.

“Selezione ammirevole! Che rivaleggia con quella del buon Solonio!” Lo adulò Calavio.

“Ma io ho il combattimento finale!” Precisò l’altro.

“Si però.......il contendente va ancora scelto!” Disse il magistrato osservando i gladiatori con interesse.

“Se desideri appagare gli dei devi avere un grande combattente!” S’intromise Quinto

“Crisso, il campione di Capua!” Lo presentò con orgoglio “Vincerà contro chiunque Solonio abbia da offrire!” Dichiarò sicuro di sé.

“Eccellente! Sarà uno scontro tra leggende!” Disse Calavio soddisfatto.

“Leggende?” Chiese Quinto capendo che l’avversario non sarebbe stato un gladiatore qualunque.

“Ho dimenticato di dirtelo.....il buon Solonio si è procurato il grande Teocoles per il finale!” Rispose il magistrato fingendosi rammaricato per la sua distrazione.

“Teocoles?!” Chiese Quinto scioccato.

“Si, l’ho convinto a venire nella nostra bella città, non a poco prezzo!” Evidenziò Solonio con soddisfazione.

“Hai la nostra gratitudine! E se gli dei non ci concedono la pioggia dopo un tale tributo, allo dobbiamo considerarci maledetti!” Disse il magistrato.

“Temo che gli dei non approverebbero, lo scontro è sbilanciato! Solo un uomo si è battuto contro Teocoles ed è sopravvissuto” fece notare Quinto terrorizzato all’idea di perdere un prezioso campione della sua casa.

“E se Crisso venisse affiancato da Spartacus? Era destino che venisse giustiziato, ma lui ha sfidato il fato e mi ha fatto perdere quattro uomini!” Propose Solonio impaziente di pareggiare i conti.

“I tuoi debiti sono ben noti Batiato! Anche se perdessi i tuoi uomini la ricompensa sarebbe sufficiente per risanarli tutti! A meno che tu non preferisca restare fuori da questi giochi e da quelli che seguiranno!” Lo minacciò Calavio così da non essere costretto a cercare un’altro contendente.

“No, saranno pronti per l’incarico!” Si affrettò a rispondere Batiato per sporgersi dal balcone e parlare ai suoi uomini.

“Miei titani! Ascoltate le gloriose notizie!” I gladiatori si disposero ordinatamente in fila appena sentirono la voce del padrone richiedere la loro attenzione. 

“Il magistrato Tito Calavio ha invitato i nostri uomini migliori a partecipare ai prossimi giochi! Crisso un passo avanti!” Chiamò con orgoglio “Spartacus un passo avanti” disse con fastidio “Siete stati scelti per combattere insieme contro Teocoles, L’ombra della morte!” Dichiarò facendo tremare Crisso e confondendo Spartacus.

 

*

 

“Questo Teocoles......la sua leggenda non può essere vera!” Disse Spartacus dubbioso.

“È stato ferito mille volte e non è mai caduto!” Cercò di convincerlo Varro.

“Se dovessimo vincere a quanto ammonterebbe la ricompensa?” Chiese il trace interessato a guadagnare monete per l’amata sposa.

“Basterebbero per riscattare anche dieci mogli!” Gli rispose Varro.

Nel frattempo nella casa le cose erano cambiate. Hanna e Sara erano state richiamate per servire la padrona ed ora potevano assistere alla sua scenata.

Crisso era diventato il suo amante una volta campione e lei stava tentando di salvarlo come meglio poteva.

“Li mandi verso morte certa! Lasciami combattere al loro posto! Ho un conto in sospeso con Teocoles!” Enomao tentava di far cambiare idea la padrone “Ottimo suggerimento!” Ben sostenuto da Lucrezia.

“Tu non sei stato richiesto anche se nessuno ha dimenticato il coraggio che hai mostrato scontrandoti con lui restando in vita!” Rispose il padrone stanco di tutte quelle polemiche “Si, ma senza vittoria!” Ricordò il Maestro.

“Rimani l’unico ad essere sopravvissuto!” Lo adulò ancora Quinto “Preparali allo scontro!” Ordinò. 

“Temo che nessuno sforzo  li salverà dalla stretta di Teocoles!” Disse Enomao. “Preparali ad una morte gloriosa!” Si corresse Quinto prima di congedarlo.

La mattina seguente Enomao era impegnato ad istruire i due gladiatori scelti, con scarsi risultati.....

Quando Crisso finì per terra per la decima volta consecutiva, diede un pugno a Spartacus quando lui cercò di aiutarlo a rialzarsi 

“Due gladiatori che combattono assieme......non esistono cose del genere nell’arena!” Urlò pieno di rabbia rivolto al trace.

“Tu pensi di poter sconfiggere quel gigante, da solo?” Chiese l’altro allibito.

“Sono sempre stato solo!” Fece notare il gallo.

“Questa volta non lo sei!” Spartacus cercava disperatamente un terreno d’incontro.

“Quando Teocoles soccomberà tutta la gloria sarà solo mia!” Disse Crisso con tono deciso.

“Ma se non combattiamo assieme solo la morte sarà nostra!” Gli rispose l’altro.

Il Maestro ne aveva abbastanza dei litigi di due fanciulli che non prestavano attenzione all’avversario, quindi, con due colpi ben assestati delle sue spade, li fece finire nuovamente a gambe all’aria “Vi ostacolate a vicenda! Combatterete contro il grande Teocoles! Cercate di esserne degni!” Li rimproverò.

“Formeranno una grande coppia!” Scherzò Attico osservando l’allenamento.

“Meglio combattere da soli!” Disse Milo che odiava il gallo.

“E morire di certo!” Rispose Attico. La leggenda di Teocoles eguagliava quasi quella di Azrael. Quasi per il semplice fatto che nessuno che avesse affrontato l’elfo era stato in grado di raccontarlo!

“L’ombra della morte? I romani non hanno molta fantasia!” Sussurrò Sara ad Hanna mentre si trovavano nella tribuna d’onore per osservare quello scontro tanto atteso.

“Quel gallo......è proprio il campione di Capua!” Disse Ilizia che osservava il gallo nell’arena con interesse.

“Nessuno può eguagliarlo!” Le diede ragione Lucrezia ammirando Crisso.

Appena entrò Spartacus le urla di gioia vennero sostituite con quelle di scherno.

“Finalmente quel trace incontrerà la sua fine! Ha disonorato Roma e mio marito disertando il campo di battaglia! Avrà ciò che merita!” Disse Ilizia con risentimento, pienamente condiviso da Lucrezia.

Teocoles venne accolto da grida piene di entusiasmo e gravide di aspettativa.

“Speriamo che gli dei accolgano benevolmente questo tributo!” Disse Solonio speranzoso.

“Sarebbe una buona notizia in un momento tanto buio!” Il magistrato si presentò apparendo afflitto.

“Il mio buon caro cugino Ovidio è stato assassinato in casa sua!” Informò i presenti.

“E di suo figlio che ne è? Era così piccolo?” Chiese Lucrezia sconvolta.

“La sua casa è stata bruciata e solo pochi corpi recuperati, ma non nutro alcuna speranza!” Ammise Calavio distrutto.

“Che tragedia! Mi chiedo cosa possa provocare un’azione simile!” Disse Quinto dando al rivale uno sguardo di sfida. Si girò per incontrare lo sguardo confuso della moglie, ma lo distolse appena nell’arena, i gladiatori, si fronteggiarono.

Uccidete quel bastardo figlio di una scrofa!” L’incoraggiamento del Maestro non aveva aiutato molto, almeno non da quando si erano ritrovati faccia a faccia con l’avversario.

“Crisso, è per la mia donna che combatto!” Disse Spartacus prima di attaccare.

All’inizio si alternarono nel parare i colpi dell’avversario con gli scudi, ma presto quella formazione venne rotta.

Crisso, mentre l’altro lo distraeva sferrò un colpo all’addome e riuscì a ferirlo.

Spartacus approfittò del momento per farlo indietreggiare con un calcio.

Il gallo riuscì a coglierlo di sorpresa strappandogli dalle mani una delle due spade con un potente colpo. Spartacus, che si trovava dalla parte opposta del compagno, mandò a segno un ulteriore colpo aprendo un altro squarcio sul ventre dell’avversario. Poi, con un potente calcio, lo mandò in terra di schiena.

L’attacco combinato era riuscito perfettamente!

Il silenzio che seguì avvolse tutti i presenti che attoniti, erano impazienti di vedere cosa sarebbe successo.

Crisso e Spartacus si tolsero gli elmi guardandosi dubbiosi. Poi risero.

La folla esultò in loro favore subito dopo. Avevano trionfato!

“Per Capua!” Urlò Crisso entusiasta.

Il silenzio si ripresentò, ancora più agghiacciante di prima, ma i due uomini non sembrarono notarlo, presi dall’euforia.

Teocoles si era rialzato!

“Capua, vuoi che io cominci!” Urlò articolando le prime parole. La folla lo incoraggiò iniziando a rumoreggiare e lui partì all’attacco.

La formazione di difesa iniziale venne subito sfondata facendo sbattere i due l’uno contro l’altro.

Crisso, furioso, spinse via Spartacus con un “Levati di mezzo!” Trovandosi da solo di fronte al nemico ed apparendo infinitamente piccolo di fronte alla sua stazza.

Con un calcio, il gallo venne mandato addosso al trace e finirono entrambi nella polvere.

“Levati di mezzo...” Ripetè Crisso “....o ti ammazzo con le mie mani!” Aggiunse.

Ma durante quest’attacco, in una parata ruotò troppo il corpo, lasciando il braccio che lo reggeva scoperto, permettendo all’avversario di colpirlo proprio in quel punto. Naevia, Sara e Hanna sussultarono, così come la padrona.

Teocoles lo fece cadere in terra con un colpo sui talloni, ma Spartacus, intromettendosi nello scontro, parò quello successivo.

Questa volta fu lui a volare all’indietro. Preso alla sprovvista dalla forza del nemico.

Crisso, ripresosi caricò l’avversario. Parando numerosi colpi con lo scudo, riuscì finalmente ad infilzare Teocoles al ventre. 

L’energumeno emise un verso sofferente, seguito da un urlo ed un colpo di testa contro quella dell’altro gladiatore. Crisso indietreggiò, disorientato dal colpo. Teocoles gli strappò la spada dalle mani e lo attaccò.

Ma quando il gallo parò un colpo con lo scudo, deviando la lama dell’avversario, non avendo lui una spada, si ritrovò scoperto e venne ferito profondamente al ventre.

Si girò, dando le spalle alla montagna ed ansimando per il dolore mentre Teocoles si apprestava a colpire nuovamente.

Il secondo fendente lo ferì alla schiena e Crisso cadde in ginocchio.

“Teocoles!” L’urlo di Spartacus distrasse il nemico dalla sua preda ed il gallo cadde in avanti, poggiandosi sullo scudo, tenendolo orizzontalmente come se stesse cercando di proteggersi.

Il trace ne approfittò evsi diede lo slancio saltando su di esso.

Iniziò uno scontro a due mentre Crisso crollò a terra ferito gravemente.

Teocoles privò dello scudo Spartacus e lui parava come meglio poteva i suoi colpi.

I due erano così concentrati l’uno sull’altro che non videro il gallo mentre si apprestava a prendere uno dei due elmi precedentemente indossati.

Crisso lo posizionò in modo tale che il riflesso con il sole accecasse l’avversario e Teocoles si ritrovò a doversi coprire gli occhi.

Spartacus rotolò di lato ed afferrò una seconda spada per attaccare il nemico con tutta la ferocia che possedeva.

Riuscì a farlo cadere in ginocchio ferendogli una gamba e non contento lo trapassò al ventre da parte a parte. Non perse tempo ed iniziò a colpirlo sul lato destro del collo con l’intenzione di staccargli la testa.

Lo scontro era realmente finito e Spartacus infierì il colpo mortale mentre la folla gridava “Uccidi! Uccidi! Uccidi!”.

Un giubilo di grida accolse quel sacrificio ed un rombo di tuono gli fece eco.

Minuscole gocce di pioggia iniziarono a cadere, prima di diventare un vero e proprio acquazzone.

Dopo mesi di siccità il popolo rimase lì a godere a pieno di quel dono tanto sperato.

Piene di gioia per la tanta sperata fine della siccità, le persone iniziarono ad acclamare il loro salvatore “Spartacus! Spartacus! Spartacus! Spartacus!”.

Spartacus il portatore della pioggia!

 

*

 

“Abbiamo affrontato innumerevoli sventure! Subito il bruciore della sconfitta, l’umiliazione dello stomaco vuoto. Dicevano che questa casa non sarebbe mai tornata agli antichi fasti! Che saremmo stati ignorati dalla storia, ma abbia provato il contrario!” Urlò Quinto di fronte ai suoi uomini, ergendosi vittorioso sulla sua balconata, mentre la pioggia cadeva incessantemente.

“Abbiamo dimostrato che il nome Batiato prospererà anche quando saremo ossa e polvere! Siate fieri e osannate il portatore della pioggia! Il carnefice dell’ombra della morte! Il nuovo campione di Capua: Spartacus!” Disse Quinto facendo cenno al trace di mettersi al suo fianco.

I gladiatori lo accolsero entusiasti e bagnati dalla testa ai piedi.

Attico e Milo sorrisero appena videro Azrael osservarli da sotto al portico, finalmente libero. L’elfo sembrava esausto, risultato delle numerose torture e privazioni, ma come sempre era calmo........almeno all’apparenza.

Hanna e Sara erano entusiaste per Spartacus e preoccupate per Crisso. In quella casa provare semplici emozioni era impossibile!

“E questo è solo l’inizio! Sul tuo nome costruirò un impero!” Disse Quinto pieno di gioia. “Non è stato il solo a combattere però!” Specificò Lucrezia che era preoccupata a morte per il suo amante.

“Crisso non verrà dimenticato, ma sarà lui a diventare una leggenda! L’ammirazione non farà che aumentare!” Continuò Quinto con un sorriso in volto che le ragazze non gli avevano mai visto.

“Ho sconfitto un uomo impossibile da battere! Cosa possono aspettarsi di più?” Chiese Spartacus con soddisfazione.

“Forse ti favoriranno pure contro....l’angelo della morte!” Lo derise Lucrezia.

“Non per adesso! L’elfo si è calmato finalmente, ma non è ancora arrivato il momento di mettervi a confronto!” Disse il marito.

“Non ora che gli dei lo favoriscono....” aggiunse sventolando un foglio di pergamena “.....e benedicono con notizie che alleggeriranno il suo cuore!” Concluse.

“Sura?” Chiese Spartacus timoroso e speranzoso.

“L’ho trovata!” Confessò il padrone forse più felice di lui.

“Come sta? E dov’è?” Domandò il trace impaziente.

“È stata venduta ad un siriano....approdato in questi giorni al porto di Napoli!” Gli rispose Quinto.

“È qui vicino?” Chiese il gladiatore impaziente. “Due giorno di viaggio!” Svelò il padrone. “Quando potrò partire?” Domandò Spartacus pieno di gioia.

“Uno dei mie è già in viaggio e la sta accompagnando qui!” Le sorprese non finivano!

“Sei un uomo d’onore Batiato! Avrai per sempre la mia gratitudine!” Disse Spartacus apparendo commosso.

“E tu la mia!” Gli rispose Quinto.

 

*

 

La sera seguente le ragazze avevano avuto il permesso di tornare da Azrael.

Hanna gli si era avvinghiata, intenzionata a non lasciarlo andare.

“Sembra di essere a Rio!” Osservò Hanna “Lì fanno cinque giorni di festeggiamenti consecutivi!” Spiegò Sara sentendo le grida provenienti da fuori la cella ed avendo visto il vino accompagnato da donne per tutti i gladiatori.

“Si, ma l’omicidio non è compreso!” Disse Hanna disgustata.

“Omicidio?” Chiese Attico confuso “Il padrone ha fatto uccidere un ricco commerciante!” Rispose la ragazza come se stesse raccontando la sua giornata.

“A quanto pare è stato lui a mandare i sicari che hanno attentato alla sua vita!” Rivelò Sara che aveva assistito alla conversazione dei padroni mentre Quinto chiariva i dubbi della moglie.

“Quell’uomo è pericoloso!” Dichiarò Milo scioccato da ciò che sentiva.

“Adesso ci sei arrivato?” Chiese Hanna prendendolo in giro e nascondendo il viso nel petto di Thranduil quando Milo la guardò male.

“Spartacus è intenzionato a scappare!” Disse Azrael attirando l’attenzione di tutti su di sé.

“E come cavolo fai a saperlo?” Chiese Sara sconvolta e fremendo all’idea di poter essere finalmente libera.

“L’ho sentito mentre esponeva il piano a Varro!” Rispose l’elfo “Prenderà il padrone in ostaggio e scapperà grazie ai cavalli legati al carro che la porteranno in questa casa!” Raccontò.

“E quando saresti stato a portata d’orecchio?” Chiese Milo assolutamente certo che l’elfo fosse stato sempre a debita distanza dal nuovo campione.

“Non ho bisogno di stare incollato al mio interlocutore per poter ascoltare ciò che m’interessa!” Rispose Azrael.

“Hai poteri magici?” Chiese Sara balzando in piedi.

“No!” Rispose lui “Giusto....” la ragazza raggiunse la consapevolezza solo in quel momento, dandosi della stupida per non averci pensato prima.

“Ci rendi partecipe della tua illuminazione?” Domandò Hanna infastidita che Thranduil facesse tanto il misterioso.

“Gli elfi hanno vista ed udito eccezionali!” Rivelò Sara euforica.

“Perché non ce l’hai mai detto?” Chiese Milo infastidito.

“Non è mia premura svelare i segreti del mio popolo!” Rispose l’elfo.

Azrael non era affatto socievole da quando era stato liberato.

“Perfetto! Allora domani mattina saremo liberi!” Disse Attico già pregustando il momento. “No!” La negazione del padre lo prese in contropiede.

“Ti sei affezionato alla tua nuova cella?” Lo prese in giro Milo non capendo quel cambiamento improvviso.

“Tu hai parlato di vendetta durante il nostro primo incontro!” Ricordò Azrael “È vero!” gli diede ragione il ragazzo.

“Come puoi accontentarti della semplice fuga?” Chiese l’elfo sorridendo con malvagia soddisfazione.

“Cos’hai in mente padre?” Chiese Attico incuriosito.

“Grazie ad Hanna e Sara conosciamo bene le mosse del padrone. Voi dovrete solo convincere i gladiatori.....e faremo crollare questa maledetta casa!” Disse Thranduil desideroso di vendicarsi.

La mattina seguente erano tutti sbronzi a parte Azrael, i suoi figli ed ovviamente Spartacus. I tre si sedettero su di una panca sotto al portico, impazienti di godersi lo spettacolo.

Il campione indossava la sua nuova armatura ed era più irrequieto di loro.

I padroni erano scesi nella palestra per poter accogliere la sposa di cui avevano tanto sentito parlare e che tanto avevano cercato. Le ragazze e Naevia erano con loro.

Appena il carro entrò nel piazzale il padrone si affrettò a parlare con l’uomo che lo conduceva e Spartacus lo raggiunse impaziente.

“Ma guarda un po’.....” Milo fece voltare i due per vedere un furente Enomao che procedeva a grandi passi verso il carro. 

“Non dirmi che l’ha scoperto!” Si chiese Attico dubbioso.

Varro cercò di fermare il Maestro ponendosi sulla sua strada......venendo messo da parte con una spinta ed un “Vattene!” Pieno d’ira.

Ma un verso sofferente fece fermare tutti. Colui che conduceva il carro scese cadendo in terra: era ricoperto di sangue!

Azrael si alzò sporgendosi per vedere meglio, seguito a ruota dai suoi figli.

“Sono sbucati dal nulla, sulla strada! Ci hanno attaccato.....! Erano in tanti.....!” Sussurrò l’uomo sofferente al padrone, accorso al suo fianco.

L’orrore si dipinse sul volto del campione che corse ad aprire gli sportelli dietro i quali si trovava la sua sposa. 

Una donna minuta con lunghi capelli neri cadde all’indietro tra le braccia del marito, quando la porta venne aperta e smise di sorreggerle la schiena.

Hanna, Sara e Naevia osservarono scioccate Spartacus mentre la prendeva in braccio con una delicatezza commovente e s’inginocchiava in terra continuando a stringerla a sé.

Sura, così si chiamava, riuscì solo a guardare un’ultima volta il compagno, prima di chiudere gli occhi per sempre.

“Sono qui tesoro!” Disse Spartacus piangendo e stringendola in un abbraccio disperato, dando sfogo al suo dolore.

Il padrone gli passò accanto come se niente fosse successo e si rivolse alla moglie “Ho mantenuto la promessa!” Disse per poi guardarla con un sorriso soddisfatto 

“Si sono ricongiunti!”

 

Mi sono contradetta! Questo capitolo è ancora più lungo del precedente! 

Ma non potevo spezzarlo! Avrei interrotto la storia dove non poteva essere spezzata!

È arrivato Spartacus finalmente!

E visto che non era abbastanza ho deciso di aprire gli occhi alle ragazze mostrando che la vita non è tutta rose e fiori.

Nascono nuovi amori e si presentano nuove difficoltà.

Cos’avete da dire sulla leggenda di Azrael?!

Si presenta un’imprevisto che impedisce la fuga, un cambio di piani......

Succedono tante cose!

Spartacus si è elevato in fretta riuscendo a liberare la moglie tanto cercata, ma purtroppo Quinto non aveva intenzione di risvegliare il suo spirito ribelle ridandogli la sua donna!

Cosa ne pensate? Spero che il capitolo piaccia nonostante la sua lunghezza!

A presto,

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Capitolo 10
*** Possedere non essere posseduti ***


Il giorno seguente si tennero i funerali della donna di Spartacus.

Venne allestita un’enorme pira al centro del piazzale e persino i padroni indossarono i colori del lutto. Stavano omaggiando il loro campione.

Spartacus era distrutto ed Hanna si ritrovò a riflettere sulla moglie di Thranduil.

Anche lui l’aveva persa, cosa stava provando in quel momento? Non gliene importava? Era un doloroso promemoria?

Varro consegnò la torcia all’amico rivolgendogli uno sguardo d’incoraggiamento.

Azrael era come sempre, in disparte ad osservare.

La frase detta dal padrone una volta scoperta la sorte della schiava gli dava pensiero. C’era di più ed era sua premura scoprire cosa!

Hanna e Sara trovarono Naevia che piangeva in un angolo e decisero di capire cosa l’affiggesse prima di andare a svolgere le loro mansioni.

“Tutto bene?” Chiese Sara avvicinandosi all’amica “Si, sono solo affranta per la triste sorte della moglie del campione!” Rispose lei tirando su col naso.

“Credi che ce la beviamo?” Chiese Hanna stufa che lei non si confidasse con loro “Finalmente Crisso si è dichiarato!” Sussurrò all’orecchio di Naevia.

Lei si ritrasse e la guardò atterrita “Tranquilla, abbiamo la bocca cucita!” La rassicurò Hanna “E siamo certe che il gallo ce la farà!” Le diede man forte Sara.

“Come fate ad esserne sicure?” Chiese Naevia più tranquilla ma ancora triste.

“Non credi in Crisso?” Domandò Sara “Certo che si! È un uomo forte!” Rispose Naevia “Allora guarirà! Se ti ama davvero tornerà da te!” Disse Hanna pensando al suo amato.

“Siamo solo dei pazzi a sperare che il nostro amore sia favorito dagli dei!” Disse Naevia sospirando.

“L’amore fa fare cose pazze!” Svelò Sara “Concordo! Non preoccuparti, troveremo un modo per farvi stare assieme!” Le promise Hanna.

“Come?” Chiese Naevia speranzosa “Questo ancora non lo so, ma non sono la donna dell’angelo della morte per puro caso. Se voglio una cosa la ottengo!” Si vantò Hanna.

“Avrei da ridire su questo!” Commentò Sara “Una volta guarito, Crisso potrebbe chiedere la libertà?” Tentò di indovinare “Chissà potrebbe rincontrare Barca che è stato liberato proprio ieri sera!” Aggiunse.

Le ragazze si bloccarono appena videro Naevia sbiancare di fronte all’ultima affermazione.

“Tutto bene?” Chiese preoccupata Sara guardandosi attorno. C’era qualcuno che le aveva sentite?

“No! Crisso non dovrà mai chiedere la libertà!” Le supplicò lei in preda al panico.

“Perché?” Chiese Hanna curiosa. L’amica distolse lo sguardo rifiutandosi di rispondere.

“Naevia, serviamo la padrona assieme da poco, ma puoi fidarti di noi! Non diremo niente di Crisso e nemmeno del motivo per cui temi la libertà!” La rassicurò Sara.

“Non è la libertà di cui ho paura, ma ciò che provocherebbe chiederla!” Decise di confessare l’amica. Naevia prese una grossa boccata d’aria prima di proseguire “Barca....non è stato liberato! Ho visto Batiato ucciderlo con le sue mani!”.

La notizia fu talmente scioccante che per qualche minuto nessuno disse una parola.

Hanna si riprese per prima “N-non importa! Troveremo un modo per farvi stare assieme, promesso!” Chiuse il discorso prima di tornare a svolgere i suoi doveri.

Non passò molto tempo prima che venissero convocate dalla padrona.

“Che gran casino!” Si premurò di commentare Hanna “Abbassa la voce!” La riprese Sara.

Erano iniziati i lavori per riportare la casa di Batiato agli antichi fasti, non c’era una parte della villa ad essere in ordine.

I padroni erano entusiasti.

Naevia ed il medico sopraggiunsero sorprendendoli: Crisso si era svegliato!

Mentre il padrone veniva aggiornato dal dottore sulle condizioni del paziente, Lucrezia si avvicinò al gallo.

“Sarebbe sconveniente venire a farti visita! Ma sappi che i miei pensieri sono rivolti solo a te! Manderò la mia schiava Naevia affinché provveda ai tuoi bisogni! Riposati e recupera le forze!” Disse la padrona guardando Crisso con sincero affetto.

Hanna e Sara si fissarono complici ben sapendo che questa era un opportunità per la loro amica. Seguirono la padrona emettendo delle piccole risate, che fortunatamente lei non sentì oppure ignorò.

 

*

 

Quella mattina gli allenamenti ripresero come di consueto. 

Azrael si era finalmente riunito a loro.

“Dividetevi in coppie!” Ordinò il Maestro. Milo decise di tentare la sorte mettendosi con l’elfo, mentre Attico optò per Varro, un gladiatore esperto.

“Spartacus!” Lo chiamò Enomao “Tu combatterai con me!”. Azrael e Milo si guardarono confusi. Il Maestro solitamente brandiva la frusta, non si allenava con i gladiatori!

Ma appena iniziarono a combattere fu subito chiaro il motivo di quel cambio improvviso. 

Il Maestro non era di ottimo umore “La tua sposa è morta! È stato un evento sfortunato, come il tuo piano di fuga!” Ringhiò prima di menare un fendente allo scudo del trace “Non bevo vino da moltissimi anni, ma un solo bicchiere non sarebbe mai stato sufficiente a farmi perdere i sensi!” Ecco com’era andata e perché il campione era stato smascherato!

“J'en étais sûr!”(Ne ero certo!) affermò Attico, sapendo che il padre poteva sentirlo. Aveva compreso fin da subito le vere intenzioni del Maestro il giorno prima: voleva fermare Spartacus!

“Se vuoi conversare, almeno parla una lingua comprensibile!” Gli fece notare Varro.

“È solo perché hai ucciso Teocoles vendicando la mia sconfitta che non ho informato il padrone! La morte sarebbe la giusta punizione!” Lo minacciò Enomao.

“Diglielo! A me non importa!” Urlò Spartacus che ancora non si era ripreso dal lutto.

“La prossima volta che cerchi di scappare, dovrai uccidermi!” Lo avvisò il Maestro.

Durante la pausa i tre si misero a discutere tra loro.

“Le Maître nous gênera!” (Il Maestro ci ostacolerà!) fece notare Attico.

“Petit mais sûr! Cela signifiera qu'il mourra!” (Poco ma sicuro! Vorrà dire che morira!) sentenziò Milo.

“Il pourrait devenir un bon allié à la place! Ne pensez plus qu'avec l'épée!“ (Potrebbe diventare un valido alleato, invece! Smettila di ragionare solo con la spada!) lo riprese il fratello che era contrario all’idea di uccidere altri schiavi.

“J'ai grandi comme ça, qu'attendez-vous?” (Sono cresciuto così, cosa ti aspetti?) chiese Milo protestando.

“Que vous commencez à utiliser votre cerveau!” (Che inizi ad usare il cervello!) rispose l’altro. Azrael non li stava ascoltando. La sua attenzione era stata catturata da una donna romana che parlava con Varro. Era sua moglie. Prova era il figlio che teneva in braccio identico al padre.

La donna era distrutta. Un’altro romano aveva approfittato dell’assenza del compagno e l’aveva violentata. L’elfo cercò di distrarsi osservando gli altri gladiatori che se la prendevano con il cuoco monco.

Ma l’idea del pericolo costante che correvano le ragazze non abbandonava la sua mente!

 

*

 

La fama di Spartacus aveva raggiunto persino la potente Roma. Nell’intera Repubblica non si faceva altro che parlare del portatore di pioggia.

“Ci sono delle nuove reclute!” Hanna esultò “Credi che ci sarà un futuro campione pure tra loro?” Si chiese Sara pensando a Spartacus.

“Ma come fate a non perdere l’entusiasmo di fronte ad una consuetudine?” Chiese Naevia ridendo, contagiata dalla loro euforia.

Persino nella palestra sottostante c’era allegria nell’aria. Erano tempi favorevoli, sia per il padrone che per i suoi uomini.

Les Romains sont convaincus que c'est vous qui l'avez instruit!” (I romani sono convinti che sia stato tu ad istruirlo!) Milo rise con quell’affermazione.

“Est-ce pour cela que le propriétaire est allé au marché chercher un autre gosse pour me former?” (Per questo il padrone è andato al mercato per rifilarmi un’altro moccioso da addestrare?) Chiese Azrael contrariato.

“Non. Sara m'a dit qu'elle chargeait les Romains de vous regarder vous entraîner!” (No. Sara mi ha detto che sta facendo pagare i romani per poterti osservare mentre ci alleniamo!) lo informò il figlio.

“Comme, comment?” (Come?) Chiese l’elfo infastidito. Già prendevano il suo sangue credendo che avesse dei poteri inebrianti, non accettava di essere rimirato come una creatura rara. Anche se riflettendoci bene, in quel mondo, lui lo era!

“Les Romains sont convaincus qu'en ayant guidé Spartacus, en lui donnant la bénédiction des dieux, en admirant seulement vous pouvez leur porter chance!” (I romani sono convinti che avendo guidato Spartacus, dandogli la benedizione degli dei, solo guardandoti tu possa portare loro buona sorte!) spiegò Milo.

“Surtout parce qu'ils ne peuvent que faire ça! Observez-le dans l'arène ou dans la maison du propriétaire!” (Soprattutto perché possono fare solo questo! Osservarlo o nell’arena o nella casa del padrone!) disse Attico ridendo.

“Leur fantaisie est très colorée et ne disparaît pas au fil des années!” (La loro fantasia è molto colorita e non appasisce con l’avanzare degli anni!) notò Azrael ironicamente.

Delle grida di scherno alternate ad insulti accolsero le nuove reclute.

“Ed ecco il sermone!” Si lamentò Hanna riferendosi al discorso con cui Batiato accoglieva le nuove reclute “Stai zitta!” La riprese Sara.

“Forse dovresti considerare di acquistarne uno!” L’affermazione della padrona distolse completamente l’attenzione delle ragazze dai nuovi schiavi.

Stava offrendo a Ilizia, moglie del legato Claudio Glabro, di comprare una delle reclute per poter vantare tale proprietà ed accrescere il proprio onore con le sue vittorie nell’arena.

“Come faccio a scegliere?” Chiese eccitata la patrizia romana.

“Posso offrire un consiglio per risolvere il dilemma?” Chiese Batiato prima di rivolgersi ad Enomao “Maestro, la nostra riverita ospite desidera osservare le loro virtù!” Ordinò.

Hanna e Sara puntarono gli occhi in terra mentre i gladiatori risero.

“Denudatevi!” Gridò il Maestro.

Ilizia scelse un uomo particolarmente dotato. Un gallo di nome Segovax.

Un uomo possente che, in futuro, avrebbe potuto diventare un grande campione. Arrivò l’ora di pranzo. Crisso era di nuovo in forze. Non che fosse una buona notizia, almeno non per intero.

Era in collera per essere stato spodestato e si preannunciavano degli scontri entusiasmanti contro colui che l’aveva fatto cadere dal piedistallo.

Come a voler rispondere alle aspettative di Milo e Attico, Crisso spinse malamente una recluta quando questa tentò di prendere la sua razione.

“Figlio di una scrofa, aspetta che i veri uomini si siano riempiti lo stomaco!” Si, era proprio il campione di Capua......ex campione!

“Crisso, lasciali mangiare!” Intervenne Spartacus in loro difesa.

“Devono patire dolore e privazioni per diventare dei gladiatori. È questa la regola!” Gli rispose il gallo.

“Non è affar tuo!” Insistette il trace facendo calare un silenzio pieno di tensione fra gli uomini. Azrael osservò i due che si fronteggiavano non riuscendo a reprimere un sorriso. La noia poteva dirsi finalmente conclusa!

“Lasciali mangiare!” Ordinò Spartacus a Crisso.

“Spartacus animo indulgente e generoso!” Lo derise lui. Il trace si alzò dal tavolo sul cui si era poggiato per mettersi di fronte al gallo.

“Non fraintendere le mie parole! Non ho a cuore il benessere di questi uomini. Ma tu non sei più il campione, vieni dopo....e quindi non dai più ordini!” Disse Spartacus imponendo il proprio volere in quanto nuovo campione della casa.

“Ricorda che colui che viene dopo ti sta attaccato alle spalle. Tienilo bene a mente!” Lo minacciò Crisso prima di farsi da parte.

“Gallo bastardo!” Sussurrò una recluta guardandolo con odio.

“C'est Agron! L'un des deux frères germaniques!”(Quello è Agron! Uno dei due fratelli germanici!) Milo iniziò a presentare ad Azrael le nuove reclute.

“Ils sont tous les deux prometteurs!”(Sono entrambi promettenti! ) osservò l’elfo.

“Je pense que nous pourrions les prendre à nos côtés. Dès que l'on trouve le bon levier!”(Credo che potremmo portarli dalla nostra parte. Appena troveremo la giusta leva!) affermò Attico con un sorriso soddisfatto.

Quella sera Hanna e Sara vennero lasciate andare nella palestra prima del solito.

Prese dall’entusiasmo, le ragazze si divisero mentre correvano tra i corridoi della palestra cercando l’elfo ed i loro amici che non si trovavano nelle rispettive celle. 

Forse erano ancora nei bagni.

“Quell’omuncolo sarebbe il grande campione?” Una voce attirò l’attenzione di Sara che si fermò accanto alla cella dentro cui erano rinchiuse le reclute. A parlare era stato Agron, il germano. Stavano osservando Spartacus sparire dentro un corridoio.

“I romani gonfiano sempre la leggenda, possiamo batterlo facilmente!” Seguito dal fratello minore Duro, molto sicuro di sé. Conosceva i loro nomi perché si era ben informata al riguardo!

“Lui ha sconfitto Teocoles, ed il cielo ha pianto per esaltare la sua vittoria! Voi soccombereste come un branco di porci al macello!” Rispose Segovax.

Sara si unì ai fratelli germanici ridendo a quell’affermazione ed attirando l’attenzione generale su di sé.

“Le mie parole ti divertono?” Chiese Segovax rivolto a lei.

La ragazza si spaventò a morte prima di rendersi conto che c’erano le sbarre a dividerla e tenerla al sicuro da quegli energumeni “No, sei tu che mi fai ridere! Dovresti ammirare qualcun’altro e non l’ultimo arrivato!” Decise di essere impertinente fino in fondo. Il trace si trovava in quella casa da a malapena un anno!

“Spartacus è un esempio per tutti! Lo schiavo che incendia l’arena!” Gli rispose lui non mascherando il fastidio provato nel doversi confrontare con una donna.

“Sparisci dalla mia vista p.....” quella lettera rimase sospesa e Sara comprese che qualcuno l’aveva raggiunta alle spalle quando vide gli occhi di tutti guardare oltre di lei con terrore.

Si voltò e sorrise: Azrael stava incenerendo con lo sguardo, uno ad uno, tutti gli uomini presenti nella cella!

“L’angelo della morte!” Balbettò una delle reclute sbiancando mentre osservava l’elfo imponente.

“È lui!” Disse Duro dando una gomitata al fratello come se temesse che lui non lo potesse vedere. Azrael poggiò la mano sulla spalla di Sara stringendola a sé, rivolgendo un’ulteriore sguardo di fuoco agli schiavi che aveva di fronte.

La ragazza rise e poggiò la testa sul suo petto guardando anche lei gli uomini.

Era la prassi, far capire ai nuovi schiavi chi lei fosse, per la sua sicurezza!

L’elfo si avviò verso la sua cella seguito a ruota dalle ragazze, Milo ed Attico che mostrarono anche loro astio nei confronti delle reclute, fissandole con odio.

“Azrael, l’angelo della morte!” Disse Agron incredulo di averlo potuto finalmente vedere. Anche se erano solo degli schiavi la storia della leggenda aveva raggiunto le loro orecchie più volte.

“Sono morto di paura!” Confidò uno degli uomini.

“Questo perché sei una femmina!” Lo derise Segovax che però condivideva il pensiero di colui che aveva avuto il coraggio di esprimerlo.

 

*

 

La mattina seguente un certo germano era in cerca di guai.

“Sei pazzo? Smettila di fissarlo!” Duro avvertì il fratello che da quando aveva visto l’elfo non gli staccava gli occhi di dosso.

“La leggenda non può essere vera!” Contestò Agron “È in catene! Questa è l’occasione per provare il mio valore!” Disse prima di dirigersi a grandi passi verso l’elfo.

“Padrone!” Gridò Hanna rendendosi conto che la situazione non sarebbe rimasta calma ancora per molto! Lei e Sara erano rimaste ad osservare gli allenamenti con interesse, fino a quel momento! Ma quello sconsiderato aveva avuto una pessima idea!

“Come osi rivolgerti a me in questo modo!” La riprese Batiato oltraggiato.

Attico era entusiasta quel giorno. Stavano facendo uno scontro a tre per prepararsi ad un momento simile nell’arena. Se combattere contro due avversari fosse diventato semplice, allora uno si sarebbe presentato come una passeggiata.

Con la coda dell’occhio vide uno dei germani avvicinarsi ignorando tutto e tutti.

Il giovane fissava suo padre con alterigia e sete di potere!

Il Maestro non sembrava essersi accorto di niente, distratto mentre dava istruzioni ad un’altra recluta!

Quella disattenzione permise al padre di farlo inciampare sulla catena che si trovava sempre in mezzo ai piedi.

Quelles pensées envahissent votre esprit qui vous rendent si distrait?” (Quali pensieri affollano la tua mente da renderti così distratto?) chiese Azrael con un sorriso in volto.

“Non, rien! Remarquez juste un imbécile qui va vous attaquer par derrière!” (Oh, niente! Solo notare uno stolto che ti sta per attaccare alle spalle!) rispose Attico rimanendo comodamente sdraiato in terra, poggiandosi sui gomiti.

L’elfo lo guardò confuso, ma subito dopo i suoi occhi si sgranarono quando il suo portentoso udito percepì il nemico avvicinarsi assieme al grido del padrone che richiamava l’attenzione di Enomao “Maestro! Fermali!”.

Schivò il primo fendente, voltandosi nel farlo, per poterlo vedere in faccia.

Agron, il germano.

Con un forte colpo della spada di legno privò l’avversario della sua e lo colpì in faccia con lo scudo, facendolo capitolare al suolo.

Avrebbe continuato ad infierire su quel folle se Attico e Milo non gli fossero saltati addosso atterrandolo, grazie al peso combinato.

“Combien de temps devrions-nous attendre? Ne vous enchaînez pas et la liberté viendra plus tôt que nous ne pouvons l'espérer!”(Quanto ancora dovremmo aspettare? Non farti mettere in catene e la libertà arriverà prima di quanto tutti noi possiamo sperare!) cercò di calmarlo Milo.

“Si vous voulez maintenir votre réputation, vous pouvez vous allonger!”(Se vuoi mantenere la tua reputazione puoi stenderci!) tentò di distrarlo Attico mentre si rialzavano in piedi.

“Qu'est-ce? Oh merde!”(Cosa? Oh, merda!) disse Milo capendo cosa stava per succedere.

I due erano così presi a parlare tra di loro che non si accorsero di trovarsi proprio sotto alla catena legata alla caviglia dell’elfo.

Azrael dovette solo tirarla perché si stendesse completamente, colpendo con forza i due figli in mezzo alle gambe!

Tutti i gladiatori risero vedendo i due uomini accasciarsi in terra doloranti.

“Vous êtes un damné infâme!” (Sei un maledetto infame!) Urlò Hanna dal balcone cercando di trattenersi dal ridere “Arrêter maintenant!”(Smettila subito!) Riuscì a dire tornando seria....per cinque secondi, per poi ridere assieme a Sara.

Azrael fissò le ragazze felici sul balcone e dovette ricorrere a tutto il proprio autocontrollo per rimanere serio ed apparire profondamente infastidito.

 

*

 

Spartacus era finalmente solo.

Seduto nei bagni ripensava agli ultimi eventi accaduti.

La sua amata Sura gli mancava terribilmente ed ormai credeva fermamente alle sue parole: lei sarebbe stata l’unica donna che avrebbe mai amato.

Cosa doveva fare? Seguirla nell’oltretomba oppure abbracciare il fato scelto dagli dei in cui non credeva?

Si sentiva smarrito......

Percepì una stretta improvvisa sul collo per poi vedere di sfuggita una mano che avvolgeva una seconda volta la corda attorno alla sua gola!

Si lanciò all’indietro annaspando alla ricerca d’aria, nel tentativo di stordire l’aggressore.

Spartacus riuscì ad alzarsi in piedi e tirò una gomitata all’intruso che lo teneva ben saldo da dietro. Ma la mancanza d’ossigeno rese il suo pugno estremamente debole e l’estraneo non ne risentì minimamente.

Caddero entrambi in terra rotolando l’uno sull’altro prima che il trace si ritrovasse sdraiato sopra al nemico che rese la stretta mortale.

Spartacus sentì le braccia iniziare a formicolare e la vista farsi sempre più confusa.

Ma prima di cedere all’oscuritá un grido precedette la liberazione da quella presa.

Qualcuno era giunto in suo soccorso.

Crisso era riuscito a prendere di sorpresa l’intruso ed anche se era stato lanciato sul pavimento con fin troppa facilità, aveva salvato Spartacus, distogliendo l’attenzione dell’aggressore dal campione.

L’altro gallo lo aggredì, intenzionato ad ucciderlo.

Afferrò una delle lame con cui i gladiatori si radevano la barba e la usò come arma riuscendo a ferire l’altro alla gamba.

Questo non spaventò Crisso che bloccò la mano che impugnava la lama, prima di sollevare il braccio di Segovax e passarci sotto ruotando su se stesso, ritrovandosi alle spalle dell’avversario, per dargli un potente calcio che lo fece finire con la faccia in terra.

Segovax corse fuori dai bagni accompagnato da uno strano rumore. Forse era il coltello che teneva ancora in mano, Crisso lo ignorò inginocchiandosi quando le ferite protestarono per quello sforzo eccessivo.

“Perché....mi hai salvato la vita?” Chiese Spartacus che distrutto, era rimasto sdraiato in terra “Nella scuola siamo tutti fratelli! Ed un campione merita una morte onorevole nell’arena!” Gli rispose Crisso.

Segovax corse per i corridoi in preda al panico. A quell’ora sarebbero dovuti essere tutti nelle proprie celle. Quel pezzo di sterco gli aveva rovinato i piani!

Sapeva bene quale sarebbe stata la punizione per aver attentato alla vita di Spartacus, ma forse ripiegando su un’altra leggenda la padrona gli avrebbe concesso lo stesso la libertà!

Andò verso una cella precisa e fortunatamente la chiave per aprirla si trovava nel mazzo. Fece scattare la serratura e dopo un rapido sospiro aprì la porta.

L’effetto sorpresa era essenziale, quindi puntò subito all’elfo lanciandoglisi addosso.

Le ragazze urlarono appena si resero conto di cosa stava accadendo.

Azrael lo intercettò dandogli un potente pugno che lo fece finire in terra di schiena.

Ma grazie ad una capriola all’indietro, il gallo ritornò subito in piedi.

Si fissarono per un tempo lunghissimo.

Il rumore di voci ed i passi delle guardie che si avvicinavano diedero nuovamente il via allo scontro.

Il gallo avanzò muovendosi a scatti a destra e sinistra nel tentativo di confondere l’elfo, ma per Azrael non fu un problema capire dove fosse diretto. Gli umani avevano la pessima abitudine di guardare più volte verso la destinazione finale, svelando per tempo le loro intenzioni.

Si afferrarono entrambi le braccia aspettando che l’altro cedesse.

Appena il gallo comprese che non ce l’avrebbe fatta, tirò un calcio sul fianco dell’elfo e lui come risposta lo spinse con talmente tanta forza all’indietro, da farlo cadere in terra. 

Azrael si ancorò al terreno iniziando a menare fendenti sul volto dell’avversario mentre lui si difendeva come meglio poteva. 

Improvvisamente, il braccio destro di Segovax si allungò verso la cintura che portava in vita. Il movimento fu più rapido di quanto Azrael si aspettasse e non potè fare niente fino a quando non percepì un dolore al fianco.

Abbassò lo sguardo e vide che manico di coltello spuntava dal lato del suo addome.

Quando la lama venne tolta Hanna e Sara ripresero ad urlare ed in quel momento arrivarono le guardie.

Due uomini afferrarono per le braccia l’elfo che si dimenò, mentre una terza cercò di tenere a bada il gallo.

Azrael spinse entrambi in terra e con sollievo vide che le ragazze si erano rifugiate sul letto e nonostante fossero terrorizzate, stavano bene.

Non perse tempo ed afferrò la brocca contenente il vino che stavano consumando, frantumandola in testa ad una guardia.

L’elmetto che portava non fu sufficiente ad attutire il colpo e l’uomo cadde contro al muro stordito. Il secondo, rialzandosi, appoggiò un braccio sul letto facendo urlare le ragazze. Le guardò come se fosse infastidito dalle loro grida.

Forse fu il momentaneo pericolo, forse la sua rabbia o il suo istinto, a far partire Azrael all’attacco.

Fu sopra all’uomo in un secondo, atterrandolo ed una volta bloccato iniziò a colpirlo selvaggiamente.

“Attento!” L’urlo d’avvertimento di Hanna arrivò contemporaneamente al colpo sulla spalla destra. L’elfo digrignò i denti, emettendo un ringhio e reagì voltandosi di scatto, colpendo il nemico con un potente pugno con l’arto non offeso.

Preso alla sprovvista, Segovax non riuscì a compensare lo slancio dato dal colpo e finì col schiantarsi contro al muro di testa, svenendo.

Azrael si appoggiò al letto con la parte superiore del busto, respirando pesantemente. La testa era troppo pesante per tenerla alzata e rimase distesa sulle coperte.

Sentiva le voci delle ragazze chiamarlo, ma era tutto molto confuso.

Aveva mirato bene.......il gallo.

Sara, appena vide Azrael accasciarsi, non perse tempo e prese una coperta per tamponare la ferita alla spalla da cui stava fuoriuscendo troppo sangue!

“Toglilo di mezzo! Dobbiamo stenderlo!” Ordinò all’amica indicando il romano su cui l’elfo si era praticamente seduto. Fu più difficile di quanto pensasse, ma alla fine Hanna riuscì nell’intento.

Stesero Azrael sulla schiena cercando di essere il più delicate possibili.

Lui respirava velocemente ed appariva provato dallo scontro.

Hanna premette le mani sulla ferita presente sul fianco di Thranduil mentre Sara cercava di tenerlo sveglio dandogli leggeri schiaffi sulla guancia.

“Ehi! Azrael guardami!” Disse Sara con concitazione, prendendo tra le mani il viso di lui ma non vedendo alcuna risposta nel suo sguardo “Riesci a sentirmi?” Chiese.

“Cos’è successo?” La voce del Maestro le fece saltare e gridare all’unisono.

“Chiamate un medico presto!” Disse Sara alle altre guardie sopraggiunte, preoccupata che Azrael non le rispondesse. “Volete che muoia? Datevi una mossa!” Urlò Hanna furibonda quando vide gli uomini rimanere fermi a fissare la scena.

“Posso aiutare?” Si offrì subito il Maestro.

Sara sembrò pensarci su, prima di rispondere “Fate pressione sulla spalla!” Disse guidando l’enorme mano di Enomao a stendersi sul pavimento, poggiando sul suo palmo la spalla dell’elfo, così che la pressione esercitata sulla ferita fosse maggiore.

“Il tessuto è imbevuto di sangue!” Osservò il Maestro “Ne sta perdendo troppo!” Disse preoccupato.

Un lamento che fece prendere un colpo a tutti, provenne da Azrael il quale cominciò ad agitarsi.

“Ça va, c'est nous!”(È tutto a posto, siamo noi!) Lo tranquillizzò Sara felice di vedere i suoi bellissimi occhi blu fissarla con confusione.

“I-Il fait...froid!” (F-fa...freddo!) sussurrò Azrael iniziando a tremare.

La paura provata dai presenti fu sostituita dal sollievo appena arrivò il medico che non perse tempo ed iniziò a lavorare sul paziente.

 

*

 

Batiato era furibondo “Io esco dalla mia casa solo per qualche istante ed uno schiavo tenta di uccidere Spartacus e ferisce Azrael! Mi domando se sia un caso che sia proprio la recluta di Ilizia!” Hanna e Sara sentirono la rabbia aumentare quando compresero che l’aggressione non era avvenuta per caso.

Quella maledetta! Odiava davvero così tanto Spartacus? E perché aggredire pure Azrael? Se credeva negli dei, l’idea di ferirlo non avrebbe dovuto sfiorare nemmeno l’anticamera del suo cervello!

“E sarebbe riuscito a privare Spartacus della vita se non fosse stato per Crisso! La sua gloria non è appannata. Il suo momento non è ancora arrivato!” Fece notare Lucrezia che era l’unica ad essere di buon umore di fronte a quello svolgersi di eventi inaspettati.

“Manda un messaggio a Vibio, Crisso non è più in vendita!” Disse Batiato ad Ashur.

“Temo che l’accordo non possa essere....” tentò di negare lui “Me ne sbatto! Se dovesse sollevare questioni se la vedrà con me!” Gli rispose il padrone.

La gratitudine era uno dei pochi pregi che quell’uomo possedeva!

“Padrone....l’elfo è ferito gravemente!” Enomao sbucò da un corridoio facendo congelare le ragazze con una semplice frase. 

Hanna si guardò le mani, ancora sporche di sangue, terrorizzata all’idea di perdere il suo amato!

“Com’è possibile?” Chiese Quinto scioccato.

“Stava difendendo le ragazze dalle guardie ed il gallo ne ha approfittato!” Raccontò il Maestro esponendo velocemente i fatti.

“Dei del cielo! Non può morire! È l’oracolo degli dei, perderlo sarebbe un’onta imperdonabile!” Si preoccupò Batiato mettendosi le mani in testa e cominciando a camminare nervosamente in tondo.

“Voi!” Urlò indicando Hanna e Sara “Restate al fianco dell’elfo! Non lasciatelo se non per andare in bagno!” Ordinò e le ragazze obbedirono, per una volta veramente grate al loro padrone. Enomao le seguì.

“Ed ecco che arriva la serpe travestita da femmina!” Ringhiò Quinto vedendo arrivare Ilizia, giunta per assistere alla prova delle reclute.

“Non mi sarò persa l’esame finale?” Chiese eccitata prendendo le mani della padrona tra le sue.

“Cancellato purtroppo! A causa di un evento gravissimo!” Le rispose Lucrezia guardandola afflitta.

“Spartacus ed Azrael sono stati aggrediti!” Spiegò Quinto cercando di mantenere la calma.

“Aggrediti?” Domandò la patrizia romana apparendo scioccata.

“Dalla tua recluta, Segovax!” Continuò a spiegare la moglie.

“Che grande sventura!” Disse Ilizia con dispiacere.

“Si, ma per il tuo uomo!” Specificò Quinto dirigendosi verso la balconata.

“Mi dispiace, ma abbiamo dovuto punirlo in maniera esemplare!” Le confidò Lucrezia prima di affacciarsi assieme alla sua amica.

Il gallo era stato appena crocifisso ed il suo corpo era ricoperto da ferite causate dalle torture a cui era stato sottoposto.

“Spartacus è ancora vivo?” Chiese Ilizia sorpresa di vedere il gladiatore osservare Segovax con disprezzo, stando in piedi davanti a lui, in perfetta salute.

“Già!” Rispose Quinto atono.

“Ed Azrael?” Chiese Ilizia curiosa. “Non lo ha nemmeno sfiorato!” Mentì Batiato.

“Le torture non hanno sciolto la lingua di quello sporco infame! Non ti ha confidato niente durante il vostro incontro della notte scorsa?” Chiese Lucrezia anche se conosceva la risposta.

“No, questo è un mistero!” Ammise Ilizia sembrando molto turbata.

Nel piazzale l’attenzione generale venne distolta da quel pazzo ormai in fin di vita.

Crisso si avvicinò al trace fiducioso di essere tornato quello di un tempo. “Riguadagnerò la mia posizione campione!” Disse porgendo una mano a Spartacus.

“Accetto la sfida con piacere!” Rispose lui stringendo con forza la presa e cingendo l’inizio di un rispetto reciproco, nato grazie a quella fatalità.

 

*

 

Spartacus entrò nell’infermeria affliggendosi alla vista delle due ragazze che piangevano stringendosi in un abbraccio consolatorio.

L’elfo era disteso su di una branda che appariva minuscola in confronto alla sua stazza.

Il trace rimase ad osservarlo a lungo. Non l’aveva mai visto così vulnerabile e credeva che non sarebbe mai successo. Azrael aveva sempre avuto una carnagione molto chiara, ma ora era estremamente pallido, più del normale. Due cerchi neri gli circondavano gli occhi ed era talmente immobile da apparire morto!

Il medico era riuscito a fermare l’emorragia, ma non c’era la certezza che sopravvivesse!

Passato un tempo lunghissimo, Spartacus si avvicinò “Non l’ho mai visto di buon occhio.....” cominciò “...ma sappiate che i miei pensieri sono per lui! E non perdo la speranza che possa riprendersi!” Cercò d’incoraggiarle.

“S-sei qui per ucciderlo?” Chiese Hanna tirando su col naso “Perché dovrebbe venirmi in mente una pazzia del genere?” Chiese il campione scioccato.

“Fama?” Domandò la ragazza prendendo una mano dall’elfo tra le sue.

“Non ci sorprenderebbe se qualcuno ci provasse solo per accrescere la propria gloria....” Confessò Sara.

Spartacus si sedette su di uno sgabello dalla parte opposta del letto di dove si trovavano le ragazze “Non succederà!” Affermò “Vi prometto che nessuno oserà fargli del male!” Promise prima di rialzarsi.

“Perché lo fai?” Chiese Hanna confusa. Azrael non aveva mai avuto alcun tipo di rapporto con altri gladiatori a parte i suoi figli! Non c’era alcun debito da ripagare per costringere il trace a proteggerlo!

Spartacus si fermò sulla soglia della porta “Non lo faccio per lui!” Ammise “Io non ho potuto essere felice con la mia sposa.....” ricordò “....non desidero che altri provino il mio stesso dolore!” Confidò prima di uscire.

Dopo due giorni passati a sperare la situazione era rimasta invariata. 

Anzi, Thranduil bruciava di febbre.....

Enomao entrò con un sorriso triste sulle labbra.

“Da quanto lo conoscete?” Chiese curioso.

“Poco più di dieci anni!” Rispose Hanna immergendo nuovamente un panno nell’acqua fredda per poi poggiarlo sulla fronte di Thranduil.

“Quindi quando l’avete conosciuto eravate solo delle bambine!” Constatò il Maestro.

“Cosa vorresti insinuare? Eravamo delle giovani donne...e poi l’amore è sbocciato solo dopo molto tempo!” Rispose Hanna piccata.

Sara emise un verso strozzato, trattenendo a stento una risata, che si trasformò in una leggera tosse quando l’amica si voltò a guardarla, rossa di vergogna.

“Come siete riuscite ad avvicinarlo?” Continuò a chiedere Enomao.

“Fai queste domande per semplice curiosità o per avere qualcosa da usare contro di lui?” Domandò Hanna mostrando a pieno la sua sfiducia.

“È stato il nostro precedente padrone, Barahir, a mandarci nella sua cella per soddisfarlo!” Raccontò Sara omettendo molti dettagli e cambiando leggermente la storia.

“Parlavate già la sua lingua?” Chiese Enomao contento di essere stato in grado di ottenere delle risposte. Non gli piaceva dover scambiare per propria, la curiosità del padrone, ma lui avrebbe sempre eseguito gli ordini senza battere ciglio.

Però Batiato aveva ragione, con lui forse, si sarebbero aperte di più.

“Quando vai a letto con qualcuno devi tenere un discorso? No, perché questa mi mancava!” Rispose sfacciata Hanna.

Enomao rise “Non è un caso che ti abbia scelto. Sei forte ed hai molto carattere!” A parlare non fu lui, ma una figura minuta nascosta poco prima dell’entrata che si fece timidamente avanti.

“Io ti conosco! Tu sei Arudne!” Disse Hanna sperando di aver azzeccato il nome.

“Ariadne!” Sbagliato, come al solito! Anche Sara la riconobbe, era la ragazza vinta al gioco da Batiato contro al loro ex padrone Barahir! In passato era la schiava personale della figlia di un ricco commerciante di Pompei.

Da quando erano arrivate in quella casa non si erano frequentate molto, più impegnate a fare la guerra con Diona ed accattivarsi la simpatia di Naevia.

“Devo andare a seguire gli allenamenti!” Si congedò Enomao.

 “Che vuoi?” Chiese Hanna con il solito garbo “L’ora di pranzo è passata da un pezzo, ho solo pensato che poteste avere fame!” Si spiegò la ragazza.

“Pensiero giusto!” Disse Hanna afferrando una scodella piena di zuppa ed iniziando a divorarla. “Ti ringrazio!” Sara decise di esprimere gratitudine da parte di entrambe.

“È triste vedere che ora sia Naevia ad essere felice mentre voi no!” Tentò di rompere il ghiaccio Ariadne per non rimanere bloccata in quel silenzio imbarazzante.

“Che intendi?” Chiese Hanna con la bocca piena “Crisso stava per essere venduto a causa della sua lenta guarigione, ma dopo aver salvato Spartacus è potuto restare!” Rispose l’altra.

“Si, questo lo sapevamo!” La informò Hanna. “Sapete anche che Ilizia ha ucciso una patrizia romana? Licinia, la cugina di Marco Crasso!” Ad entrambe le amiche andò di traverso il pranzo.

“Quella è una serpe! Prima dubitavo su questo mio giudizio, ora ne sono certa!” Disse Hanna. “Sai perché abbia dato di matto?” Chiese Sara che moriva dalla voglia di conoscere l’intera storia.

Hanna non era dello stesso parere e decise di ignorarle per rinfrescare di nuovo la fronte rovente dell’elfo.

“La padrona le aveva promesso Crisso, ma si è ritrovata a letto con Spartacus!” Rispose Ariadne sussurrando e guardandosi attorno timorosa che qualcuno stesse ascoltando.

“No vabbe’.......i romani non parleranno che di questo per settimane...mesi! La moglie del legato Claudio Glabro a letto con l’uomo che stava per rovinarlo!” Disse Hanna per poi scoppiare a ridere. Questa notizia era una bomba che non poteva...non doveva essere ignorata!

“Licinia ha visto tutto....” “....e lei ha tolto di mezzo la testimone! Astuta!” Concluse Sara. Ariadne prese le ciotole vuote e si affrettò verso la porta ma prima che potesse uscire sentì la voce di Hanna “Puoi venirci a trovare quando vuoi!” Si voltò e vide Hanna che accarezzava delicatamente una mano dell’elfo stringendola tra le sue “Tanto non andiamo da nessuna parte!” Disse con uno sguardo afflitto.

 

*

 

Dopo un solo giorno Azrael si era svegliato ed Hanna e Sara si erano ritrovate a cantare “Never Give up” di Sia, seguita da movimenti di danza moderna, di fronte ad un elfo molto confuso.

 

And I won't let you get me down 

I'll keep gettin' up when I hit the ground 

Oh, never give up, no, never give up no, no, oh 

 

Thranduil sembrava ancora molto disorientato ed Hanna decise di rimandare i festeggiamenti.

“Ciao!” Gli sussurrò accarezzandogli la guancia delicatamente, sentendo il groppo in gola aumentare. Era salvo!

Sara era troppo concentrata a fare capriole e giravolte, lasciando loro un po’ d’intimità.

Thranduil avrebbe volentieri ceduto nuovamente all’oscurità, ma le lacrime di lei lo obbligarono a costringersi a restare sveglio.

“Qu'est-il arrivé?”(Cos’è successo?) chiese non sentendosi ancora lucido.

“Tu ne te souviens de rien?”(Non ricordi niente?) chiese Hanna preoccupata.

Lui sembrò pensarci su, poi i ricordi tornarono come un uragano.

“Ça va?”(Stai bene?) chiese non essendo certo di essere riuscito a rendere inoffensivo il nemico. Tentò di mettersi seduto, ma le ferite gli inviarono delle fitte lancinanti che gli permisero solo di muovere appena gli arti, prima di cedere.

“Calmez-vous, sinon vous risquez de rouvrir vos blessures!” (Calmati, o rischierai di riaprire le ferite!) lo avvertì Hanna poggiando delicatamente una mano sul suo petto.

“Le coq maudit a obtenu ce qu'il méritait!”(Il gallo maledetto ha avuto ciò che si meritava!) disse Sara una volta che si fu calmata a sufficienza da sedersi su di uno sgabello alla destra dell’elfo, di fronte alla sua amica.

“Ils l'ont torturé à mort!”(L’hanno torturato a morte!) raccontò con una vena di compiacimento.

“Un peu de satisfaction car ça t'a presque tué!”(Una piccola soddisfazione visto che ti ha quasi ucciso!) disse Hanna non riuscendo a mascherare la rabbia al solo ricordo di ciò che aveva rischiato di perdere.

Venne riscossa dai suoi pensieri dalla mano gentile di lui che accarezzava la sua.

Lo fissò negli occhi e sentì l’ira scemare in quello sguardo pieno d’amore.

Peter Jackson si era sbagliato. Non era il freddo sovrano che avevano visto nel film!

Era un elfo nobile, forte e gentile che le aveva rubato il cuore.

Hanna si chinò per rubare un piccolo bacio. I loro nasi strusciarono l’uno contro l’altro ed un sorriso fu sufficiente a togliere ogni dubbio. Sarebbe andato tutto bene.

Thranduil fece un grosso sospiro, prima di cedere nuovamente al sonno e le ragazze si abbracciarono. Contente, ora che un grosso peso era scivolato via dal loro cuore.

Ma se la situazione era migliorata per loro, tra le mura della villa si era consumata una tragedia. 

Il padrone aveva organizzato una sontuosa cerimonia per il figlio del magistrato Tito Calavio per il passaggio alla maggiore età.

Crisso e Spartacus, in quanto rappresentati delle vecchie e nuove glorie della casa di Batiato erano pronti ad esibirsi in duello in onore del giovane Numerius. Ma inaspettatamente il ragazzo aveva richiesto che fosse Varro l’avversario del campione. L’entusiasmo del giovane gladiatore si era spezzato così come la sua vita quando Numerius aveva decretato che il perdente andasse nell’oltretomba. Spartacus era stato costretto a fare qualcosa di orribile: uccidere un’amico!

“Non è facile vedere un’amico a cui si è voluto bene, giacere senza vita!” Disse Enomao vedendo come il campione osservava il corpo privo di vita, pronto per essere restituito alla famiglia del defunto.

“Non se lo meritava! La sua vita si è spezzata....per il capriccio di un ragazzo!” Rispose Spartacus pieno di dolore.

“Varro ha lasciato questo mondo da gladiatore e verrà ricordato per questo!” Lo incoraggiò il Maestro.

“No, lui era un buon padre, uno sposo devoto, un vero amico fra i nemici!” Lo corresse Spartacus non riuscendo a trattenere le lacrime.

Il giorno seguente Hanna e Sara furono felici di vedere Attico e Milo “Non siete ancora morti? Che peccato!” Li accolse Hanna occupata a cambiare le bende dell’elfo.

“Non creperemo fino a quando i romani non verranno travolti dalla nostra vendetta!” Sussurrò Milo. “È vero?” Chiese Azrael “Ne parlez pas la langue du Romains! Ils pourraient vous entendre!”(Non parlare la lingua dei romani! Potrebbero sentirti!) gridò Sara con concitazione.

“Non c’è nessuno capace di sentirmi.....ora invece si!” Rispose Azrael voltando lo sguardo verso la porta.

Due guardie entrarono portando di peso un incosciente Spartacus.

Lo stesero su un letto distante rispetto dove si trovava l’elfo ed il medico iniziò a medicargli una profonda ferita, inferta durante l’esibizione, che si era infettata.

Più in giorni passavano e più Azrael ritornava in forze.

Nel frattempo era giunta Mira una nuova schiava che sembrava aver legato molto con il campione, la quale affiancava il medico per prendersi cura del trace.

Quel pomeriggio Hanna si era addormentata al fianco dell’elfo mentre Sara riposava seduta su di uno sgabello poggiata con il busto sul letto.

Spartacus si svegliò di soprassalto ma Mira fu subito al suo fianco “Stai tranquillo! La febbre è finalmente passata!” Lo rassicurò. Lui si guardò intorno, fissando un altro uomo steso a dormire su uno dei letti dell’infermeria.

“Esci ed informami se arriva qualcuno!” Le ordinò lui “Ci sono le amanti....” “Fai come ho detto, per favore! Non sentiranno niente..!” La interruppe il trace. Mira decise di obbedire.

Spartacus alzò la maglietta dell’uomo addormentato, coricato su di un’altro giaciglio.

“Cosa fai? Cosa vuoi?” Chiese lui spaventato svegliandosi all’improvviso.

“Dimmi com’è andata! Parla!” Gridò il trace.

Azrael aprì gli occhi, destato dalle urla “La mia donna! Sura! La schiava che trasportavi da Napoli! Dimmi cosa le è successo!” Insistette Spartacus.

“Siamo stati attaccati....” tentò di dire il pover uomo trovandosi in difficoltà a causa del braccio premuto sul collo.

“E dov’è la ferita che hai riportato per difendere Sura?” Chiese il trace pazzo di dolore.

“Io ho eseguito solo gli ordini!” Tentò di giustificarsi. Il leggero movimento dell’elfo destò entrambe le ragazze che persero tutti i segni del sonno a tempo record, una volta notato cosa stava facendo il campione.

“Chi ha dato l’ordine di toglierle la vita?” Urlò Spartacus “Chi?!” Gridò.

“Bat...itato! Batiato!” Quelle furono le ultime parole del povero stolto che aveva servito fedelmente un uomo privo d’onore. Il rumore della porta fece abbassare le ragazze che finsero di dormire.

“Cos’hai fatto?” Chiese Mira scioccata.

“Aiutami a sistemarlo e non parlarne mai con nessuno!” Le disse lui prima di essere catturato dagli occhi verdi di Hanna che lo fissavano.

Rimasero a fissarsi per un tempo che parve lunghissimo, prima che il campione le si avvicinasse con fare minaccioso.

Azrael si mise a sedere di scatto fulminando il trace con lo sguardo.

“Hanno visto tutto!” Gli sussurrò nell’orecchio Mira notando con sorpresa che anche Sara si era destata.

“Non m’importa se lui vi protegge...” disse Spartacus rivolto alle ragazze “...dite una parola e sarete le prime a morire dopo Batiato!” Affermò sconvolgendo la sua compagna.

 

*

 

Finalmente Azrael si era completamente ristabilito. Mira le odiava ma questo era un dettaglio di poca importanza. Hanna e Sara erano impegnate a seguire Naevia, diventata improvvisamente schiva e riservata nei loro confronti. Stare lontane per poche settimane le aveva allontanate a tal punto? No, doveva esserci di più!

Il legato Claudio Glabro aveva tentato di umiliare Spartacus facendolo combattere contro sette uomini contemporaneamente, ma era stato costretto a ricredersi quando lui li aveva atterrati tutti con estrema facilità.

Ma quella piccola soddisfazione era stata sostituita dal terrore quando la padrona aveva scoperto la relazione tra Crisso e Naevia, cacciando la sua schiava dalla casa.

Si erano finalmente ritrovati assieme dopo tanto tempo e quella sera non l’avrebbero mai dimenticata.

“Patrocinio?” Chiese Sara “Avere la protezione di un legato aiuterà il padrone a salire nella scala sociale!” Hanna schiarii tutti i dubbi.

“È vero che se uno schiavo uccide il suo padrone, tutti gli schiavi vengono uccisi?” Chiese mettendo nuovamente alla prova l’amica.

“Si! Per questo è meglio se restiamo uniti! A morire saranno solo i romani!” Rispose Milo al posto di Sara.

“Una volta fuori potremmo andare a cercare Naevia!” Le rassicurò Attico.

“Avremmo dovuta proteggerla!” Protestò Sara afflitta “E come? Non sapevamo nemmeno che il padrone l’avesse concessa ad Ashur!” Tentò di consolarla Hanna.

“Ora anche Crisso ha qualcosa per cui sollevare la spada!” Disse Attico soddisfatto.

La porta della cella venne aperta, Spartacus entrò fissando l’angelo della morte con uno sguardo indecifrabile.

Hanna e Sara si allarmarono, ma non furono le uniche dato che Thranduil ricordava bene l’ultima minaccia fatta, dal trace, contro di loro.

“Non sono in cerca di una rissa” Tentò di allentare la tensione “La tua presenza afferma il contrario!” Urlò Attico alzandosi in piedi, consapevole di cosa fosse successo.

“Le fiamme divamperanno presto!” Disse Spartacus bloccando tutti sul posto.

“Di cosa stai parlando?” Chiese Milo eccitato e sicuro di conoscere la risposta.

“Non parlo di nulla!” Rispose il campione “Questo nulla mi suona come un piano di fuga!” Anche Attico era molto interessato dalla piega che il discorso stava prendendo.

Spartacus vide dei sorrisi malevoli dipingersi in volto alle ragazze, seguite dall’elfo una volta che ebbero tradotto le sue parole.

“Dimmi come questo niente potrà eludere le guardie di Batiato!” Lo provocò Milo.

“Esiste solo una via: ucciderli tutti!” Annunciò Spartacus.

 

 

*

 

“La nobile casa di Batiato rende grazie agli dei per le benedizioni che hanno voluto concederle ed anche per la presenza dei più stimati cittadini di tutta Capua. Unitevi a noi per celebrare il patrocinio concessomi dal legato Claudio Glabro” iniziò il discorso Batiato. I gladiatori erano disposti ordinatamente in fila sul piazzale, pronti a deliziare con un magnifico spettacolo gli ospiti, in onore alla celebrazione.

Tutti erano in catene, Azrael era stato ammanettato sia alle braccia che alle gambe, con catene che limitavano i suoi movimenti, ma se Spartacus fosse riuscito a convincere quel testardo di un gallo, non sarebbe stato un problema.

“Lui si scusa ma impegni al senato gli hanno impedito di essere qui con noi, ma ha voluto essere presente affidando le sue parole alla sua deliziosa sposa!” Disse il padrone ed Ilizia iniziò a leggere il discorso preparato dal marito.

“In onore a questo giorno glorioso, due leggende si affronteranno in uno scontro all’ultimo sangue. Senza pietà! Ecco a voi Crisso, l’indomito gallo!” Degli applausi accompagnarono la liberazione dalle catene del gladiatore “E chi oserà affrontarlo? Spartacus l’uccisore dell’ombra della morte!” Lo presentò Batiato.

Lo scontro iniziò, senza esclusione di colpi. Il gallo credeva ancora di potersi conquistare la libertà!

Ma proprio mentre la sfida sembrava all’apice Crisso tentennò. 

Azrael assottigliò lo sguardo, Spartacus aveva ragione: i padroni l’avevano drogato per lo scontro, condannandolo a morte!

“Vogliono ucciderti!” Sussurrò il trace verso il suo avversario “Se ti affidi a loro non rivedrai mai più Naevia!”.

Bastò uno sguardo tra Crisso e Spartacus per comprendere! Il gallo aveva deciso!

Hanna, Sara e Mira erano sgusciate via dalla balconata grazie al gran numero di ospiti che permisero di mascherare la loro assenza.

Andarono verso la porta che separava la palestra dalla villa. C’era una guardia a causa della protezione del legato, quindi finsero di essere lì per prendere da bere e di far cadere una brocca, procurandosi delle armi con i cocci dell’anfora.

Fu Mira, a menare il primo fendente, diretto alla gola dell’uomo, seguita a ruota dalle altre due che colpirono intenzionate a farlo morire il prima possibile.

Completata la prima parte del piano si diressero al portico che affacciava sullo spiazzo nel quale lo scontro stava avendo luogo.

Azrael le vide, coperte di sangue ma sorridenti. Non felici, determinate!

Era giunto il momento!

Anche Spartacus se ne accorse e prese una rincorsa diretto verso l’imponente casa.

Crisso si abbassò tenendo lo scudo sopra la testa, creando il primo gradino verso la libertà.

Con un urlo primordiale Spartacus saltò andando ad aggrapparsi alla ringhiera del balcone, affondando un colpo diretto al petto di Batiato.

La frusta del Maestro bloccò il colpo, permettendo al romano di scappare, seguito dagli ospiti.

Crisso recise la corda che ostacolava il trace, permettendogli di addentrarsi nella villa, per poi urlare ai suoi compagni “Uccidiamoli! Uccidiamoli tutti!” Questo fu sufficiente a far partire all’attacco tutti i gladiatori.

Le guardie presenti riuscirono a opporre una strenua resistenza che si rivelò vana quando Attico liberò Azrael.

L’angelo della morte usò la catena per togliere la spada ad una guardia trapassandola da parte a parte prima di passare a quella successiva.

Bloccò un uomo in procinto di uccidere un gladiatore, afferrandolo per la gola e sollevandolo di peso, poi con la spada lo trafisse al cuore facendolo morire con il terrore impresso sui lineamenti del volto.

“Grazie!” Disse colui che riconobbe come Duro. Lo ignorò e si buttò nella mischia.

Attico e Milo corsero a proteggere le ragazze quando le videro attaccare una guardia. Quelle due erano pazze!

Enomao bloccò Crisso furioso “Cosa stai facendo?” Chiese inorridito “Spartacus ci ha aperto gli occhi!” Gli rispose il gallo “Il trace è un bastardo maledetto!” Rispose urlando il Maestro “Questa casa è maledetta! Batiato ha fatto uccidere la sua sposa e la padrona mi ha condannato a morte perché mi sono innamorato di Naevia!” Gli spiegò nel tentativo di farlo ragionare.

“Questa casa rappresenta tutta la mia vita!” Disse Enomao più a se stesso che ad altri “Te l’hanno rubata la vita! Con menzogne ed inganni!” Urlò di rimando Crisso.

Il Maestro si arrese e decise di lasciarli fare inseguendo Ashur che gli aveva mentito!

Il padrone aveva ucciso Barca, come sostenevano le amanti di Azrael ed era certo che il siriano fosse la causa principale della morte dell’amico!

L’elfo raggiunse Hanna e Sara le quali, senza la minaccia delle guardie, si erano messe a fare una specie di danza della vittoria su di un tavolo!

“Non abbiamo ancora finito!” Le informò Milo, prima di inseguire gli altri che si stavano dirigendo verso le scale che conducevano alla villa.

Ilizia non ne poteva più. Aveva dovuto concedere il patrocinio a Batiato sotto costrizione di Lucrezia. Lei e suo marito erano stati ricattati grazie al suo sbaglio commesso con Licinia. Era il momento di pareggiare i conti.

Invece di chiamare le guardie, ordinò che l’uscita venisse bloccata, così che tutti i suoi problemi fossero tolti di mezzo da un pugno di schiavi ribelli!

“Amici, non è il caso di allarmarsi!” Tentò di rassicurare Batiato “In questo momento le guardie si staranno già occupando di....” venne interrotto dalle urla dei gladiatori penetrati nella villa.

I nobili signori iniziarono a correre da tutte le parti nel disperato tentativo di trovare una via di salvezza, in pochi cercarono di combattere gli schiavi....

“Dei del cielo....” sussurrò Lucrezia quando vide Azrael, privo di catene, sgozzare una delle ultime guardie ancora in vita “Andiamo via, scappiamo!” Disse Batiato afferrandole la mano e trascinandola in un corridoio, seguiti da Numerius e la madre.

Hanna frantumò una brocca in testa ad un nobile, non trovando altro da dire a parte “Quanto buon vino sprecato!”.

L’urlo di Sara la fece voltare e la vide rannicchiata in terra mentre un romano si apprestava a colpirla con un candelabro. Ma non riuscì a fare altro che minacciarla perché venne atterrato da Azrael. 

L’elfo lo uccise spezzandogli il collo con un potente calcio.

Thranduil fece alzare la ragazza ed appena Hanna si unì a loro, si diressero verso il salone principale dove sembravano essersi riuniti tutti dopo quel massacro.

Delle urla li fecero bloccare. “È Aurelia! La moglie di Varro!” Disse Hanna indicando la donna che aveva appena vendicato la morte del marito uccidendo il giovane Numerius.

Qualcuno si scontrò con l’elfo e lui fu rapido a puntare la spada al collo dello sciagurato. Per fermarsi appena si rese conto che era la ragazza venuta spesso a trovarlo quando era ferito.

“Ariadne!” La accolse Sara stringendola in un caloroso abbraccio.

“Cosa sta succedendo?” Chiese lei terrorizzata “Oh, giusto! Non ti avevamo informata!” Si scusò Hanna “Abbiamo iniziato una guerra contro i romani!” Spiegò.

Raggiunsero tutti gli altri e videro il trace, al centro di un salone, uccidere Quinto Lentulus Batiato.

“L’ho fatto perché era giusto!” Il campione iniziò a parlare “Troppo a lungo abbiamo sofferto a causa dei romani! Non sarà più così! Non assisterò più alla morte di un fratello per il divertimento dei romani! Non vedrò più un respiro spezzato a causa loro!” Disse Spartacus guardando Aurelia che sembrava aver finalmente capito che non avrebbe mai voluto uccidere Varro.

“So che non tutti lo volevate! Ma ormai è fatta e non si torna indietro! Andate per la vostra strada o unitevi a noi......ed insieme......faremo tremare Roma!” Urlò Spartacus appoggiato dalle urla concitate di tutti gli altri.

Era arrivata l’ora della vendetta!

*

L’amore sboccia e viene ostacolato!

La fama di Spartacus cresce! La vendetta alimenta pure le azioni dei romani.

Chi apprezza Ilizia?

Credevate mi fossi dimenticata di Ariadne? No! Chi se la ricordava?

Far stingere il loro rapporto in una situazione difficile lo renderà speciale!

Spartacus sa che deve favorirsi l’appoggio di Azrael, ma non cerca di stringere alcun legame! È giusto?

Cosa ne pensate?

La guerra è solo agli inizi! 

Commenti e consigli sono ben accetti!

A presto,

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Capitolo 11
*** Nessuno è obbligato a fare l’impossibile ***


La casa di Batiato era caduta.

Da settimane i ribelli terrorizzavano i cittadini di Capua sterminando qualsiasi gruppo di mercenari inviati dai romani.

Gli schiavi fuggiti dalla casa di Batiato si erano rifugiati nelle fogne sottostanti alla città. Un luogo dove il nemico non guarda è dove si sente più al sicuro!

“Altri otto romani, spediti nell’oltretomba!” Urlò Spartacus rientrato da un’altra sortita.

“Si evviva!” “Ce la faremo!” Degli esulti accolsero il trace “Gli faremo vedere chi siamo!” Forse con troppo entusiasmo.

“È tornato?” Chiese Spartacus rivolto alla sua compagna “Neanche l’ombra!” Rispose Mira afflitta.

Delle ulteriori grida attirarono l’attenzione.

“Rascos, dov’è Crisso?” Chiese Spartacus rivolto al gallo.

“È andato in cerca di Marcello, il bastardo che ha le prostitute” rispose il compagno.

“Vedo che avete da mangiare. Distribuite il cibo equamente fra tutti!” Ordinò il trace.

“Nient’affatto! I conigli devono cavarsela da soli!” Gli rispose Rascos furioso.

“Voi ne avete in abbondanza!” Fece notare Mira che per prima cosa, si preoccupava del benessere di tutti.

“Ci è costato fatica e sangue!” Protestò un’altro gallo.

“Potevate muovervi e andare a procurarvelo!” Lo sfidò Rascos.

“Dividetelo con equità! È l’ultima volta che ve lo chiedo!” Minacciò il trace.

Non passò molto prima che Rascos cedesse.

Spartacus e Mira si erano ritirati a parlare, in un luogo appartato, dei prossimi spostamenti che avrebbero fatto “Spartacus!” Quando la voce di Mira lo fece voltare e rimase senza parole per ciò che vide.

Azrael avanzava a grandi passi verso di lui. La spada legata in vita con le ragazze, Attico e Milo al suo fianco.

Subito dopo la fuga i cinque erano scomparsi ed il portatore di pioggia era convinto che non li avrebbe mai più rivisti.

“Vi credevo al di fuori della Repubblica!” Disse basito, rivolgendosi ad Attico ma restando di fronte all’elfo.

“Per perderci tutto il divertimento?” Chiese Milo sarcastico.

“Dove siete stati?” Domandò di rimando il trace.

“Abbiamo sterminato alcune truppe romane sporadiche! Giusto per ingannare il tempo......e studiare a fondo il territorio!” Rispose Attico.

“Come siete riusciti a non farvi scoprire? Un elfo non può passare inosservato!” Continuò a chiedere Spartacus stupefatto.

“Ed invece possono!” Lo contradisse Attico “Gli elfi sono in grado di conficcarti una freccia in fronte senza che tu te ne accorga, non prima di ritrovarti nell’aldilà!” Svelò Milo ricevendo una padellata in testa da parte di Hanna.

“Chiudi quella cloaca di bocca!” Lo riprese lei.

“Dove l’avete presa?” Chiese Mira indicando l’utensile da cucina, per niente contenta nel rivedere le ragazze “Un carro di passaggio! In un luogo molto distante da dove ci troviamo ora!” Rispose Hanna maneggiando l’oggetto come fosse una spada, prima di cercare un posto dove poggiare le poche cose che portava con se dentro ad un sacco. Coperte, armi, soldi rubati a cadaveri e del cibo, molto cibo che condivise subito con coloro che non erano in grado di impugnare una spada.

“Vi ringrazio! Per il cibo, ma soprattutto, per essere tornati!” Disse Spartacus con sincera gratitudine. Si voltò appena vide che l’attenzione dell’elfo era stata catturata da qualcosa alle sue spalle, o meglio, qualcuno.

“Sento che osi comandare i miei uomini!” Crisso era tornato.

“Gli ho solo ricordato i principi morali che ci accomunano!” Rispose il trace non infastidito dall’astio mostrato dall’altro.

“Gli parlerò! Sono tornati!” Disse il gallo indicando con lo sguardo Azrael ed i suoi figli.

“Si, e sono con noi. Porti notizie!?” Chiese Spartacus speranzoso.

“Marcello ha fatto un nome. Stasera parlerò con Trevius, lo schiavista!” Rispose Crisso. “Possiamo esultare allora!” Disse il trace sollevato che la meta fosse sempre più vicina.

“Il mio cuore esulterà quando avrò di nuovo Naevia fra le braccia! È da due mesi che siamo divisi!” Gli rispose il gallo.

“E tu credi alle parole di Marcello? Pronunciate frignando e con il coltello alla gola?” S’intromise Agron.

“Crisso andrà nel bordello di Arminio questa notte ed io sarò al suo fianco!” Decretò Spartacus.

“Ci facciamo comandare da quel gallo di merda?” Chiese Agron infastidito.

“Oh no!” Sussurrò Milo “Cosa c’è?” Chiese Attico allarmato “Sono d’accordo con il germano di merda!” Sibilò il celta inorridito.

“Io gli ho promesso di dargli una mano, voi no! Potete restare se non volete venire!” Disse Spartacus rivolto ai suoi uomini.

L’elfo li ignorò, andando a cercare le ragazze assieme ad Attico.

“Bene, allora io ed i miei compagni resteremo qui a fare la guardia!” Rispose Milo sedendosi in terra “Ti ringrazio!” Gli disse Spartacus venendo altamente ignorato.

“Sono con te!” Rispose Agron mostrando ancora una volta la sua lealtà “Io vado pazzo per i bordelli!” Gli si accodò un’altro gladiatore.

“Andare in città con tutti quei soldati è una follia!” Protestò Mira vedendoli partire.

“Esattamente come tutto quello che uno fa per conquistare una donna!” La fece tacere Agron prima di avviarsi.

“È una cosa che non ti riguarda!” Li bloccò Crisso.

“L’amore fraterno!” Commentò Milo.

“Ho dato la mia parola. La parola di un fratello, significa sangue e onore! Ricordi?” Domandò Spartacus non volendo tirarsi indietro.

“Andiamo a deliziarci con le urla di terrore dei romani!” Gli rispose il gallo contento.

 

*

 

L’assalto al bordello non durò molto. E poche ore dopo tornarono tutti, bagnati di sangue, feriti ma soddisfatti.

“Ha detto a sud?” Chiese Spartacus.

“Lontano dalle città. Dove si trovano numerose ville e case rurali!” Spiegò Crisso impaziente di partire per ritrovare il suo amore perduto.

“È stata venduta ad uno degli abitanti?” Chiese il trace ben sapendo che informazioni così dettagliate erano rare.

“No, se la sono passata uno dopo l’altro. Un dono di Batiato per assicurarsi l’appoggio per diventare edile!” Ringhiò Crisso pieno di rabbia.

“Quante guardie ci sono a protezione delle ville? Quante abitazioni ci sono? Come possiamo sapere dov’è Naevia? Dobbiamo essere cauti, per non rivelare la nostra posizione!” Tentò di calmarlo Spartacus.

“Tu che mi consigli cautela? È come se la tempesta dicesse alla brezza di calmarsi!” Lo derise il gallo.

“Dobbiamo riflettere sulle nostre azioni!” Continuò il trace imperterrito.

“Non c’è tempo per riflettere. Non l’abbiamo!” Lo contradisse il gallo dirigendosi verso gli altri per informarli della sua tremenda scoperta.

“Cosa intendi dire?” Chiese Spartacus confuso seguendolo.

“Con le sue ultime parole Trevius parlava di una grande legione in arrivo per sradicare la minaccia che rappresentiamo!” Confidò Crisso.

“Un esercito?” Chiese Milo sbucando da dietro un telo appeso per farlo asciugare.

Quella notizia aveva attirato l’attenzione di tutti così come il panico.

“Allora siamo condannati!” Si disperò un’altro schiavo.

“Se permetti, mi gratto le palle!” Gli rispose il celta.

Azrael si fece avanti e parlò per la prima volta da quand’era tornato. La sua voce, calma, profonda e minacciosa risuonò tra i corridoi delle fogne, apparendo come una maledizione per coloro che non ne comprendevano il significato.

"Si nous sommes unis, nous gagnerons, divisés nous succomberons!" Disse.

“Se siamo uniti vinceremo, divisi soccomberemo!” Tradusse Attico.

“Libereremo tutti gli schiavi sul nostro cammino!” Gli diede man forte Milo.

“Aspettavamo questo giorno. Qualcuno la temuto, altri l’hanno desiderato! Pochi ne colgono il significato profondo! Questo momento era fortemente voluto dal destino! Io ho fatto una promessa quando la casa di Batiato è caduta, che avremmo fatto tremare Roma! Uniti faremo vedere ai romani di cosa siamo capaci!” Iniziò a parlare Spartacus per infondere coraggio in tutti, trovandosi in accordo con le parole dell’elfo.

“Voi sarete quelli che tremeranno! Gli uomini di Glabro sono in numero sufficiente per sterminarvi! Il pretore farà un discorso al marcato all’alba per rassicurare la popolazione che verrete uccisi dal primo all’ultimo!” Li informò Enomao ricomparendo anche lui, dopo tanto tempo.

“Maestro!” Lo accolse Crisso entusiasta di vederlo sano e salvo.

“Non ho più diritto di essere chiamato così!” fisse affranto “Dove andrai?” Chiese il gallo abbattuto di vederlo così perso.

“Andrò nell’unico posto per un animale senza onore!” Rispose Enomao afflitto, prima di scomparire nuovamente in un cunicolo.

Un urlo interruppe il silenzio, ampliato dalle gallerie circostanti.

Spartacus e Azrael corsero verso l’origine delle urla trovando un Hanna sconvolta che parlava con se stessa mentre Sara la osservava, stordita dalla frequenza del grido e divertita dalla scenata.

“È ufficiale: Tolkien non sapeva di cosa cavolo stesse parlando! Era solo un pazzo a cui era partita più di una rotella! Ovviamente dovevamo farci notare.....Elros, Elrond, Arwen, Elladan ed Elrohir e tutti quelli venuti prima.... con nomi impossibili da ricordare..... non saranno soli! Be’ almeno mi consolo pensando che saranno i figli di Aragorn ad essere gli ultimi mezzelfi.....NO! Niente potrà aiutare! Ma perché adesso? Perché non dopo! Cioè.......per quale assurdo motivo le persone sono talmente rincoglionite da procreare nei momenti meno opportuni.......se credevo d’essere più sveglia mi ritrovo costretta ad ammettere il contrario e reputarmi una minorata mentale se paragonata.....” “Hanna?” Azrael interruppe quel fiume di parole, scioccato che la sua conoscenza sulla storia di Arda fosse così ampia.

“Sei finalmente uscita di senno?” Chiese Milo cercando di non ridere anche se non aveva compreso affatto il significato di tutte quelle parole.

"Non! Si j'ai l'air plus stressé que d'habitude, c'est à cause des hormones!"(No! Se sembro più svalvolata del solito è a causa degli ormoni!) rispose Hanna con improvvisa calma.

Poi si voltò di scatto verso Azrael “Je suis enceinte!"(Sono incinta!) sussurrò, la paura impressa nei lineamenti del viso.

 

*

 

Passate quattro settimane, si ritrovarono appostati al di fuori di una villa dove il gallo li aveva guidati. Spartacus aveva tentato di uccidere il pretore Glabro, rischiando di rimanere ucciso a sua volta. Solo l’intervento di Crisso aveva evitato una tale tragedia.

Erano stati visti in città e con sconforto avevano appreso la notizia che la padrona Lucrezia era ancora viva ed i pochi uomini mandati assieme ad Aurelia, per cacciare selvaggina e riprendere il figlio suo e di Varro, dalla casa romana dove era stato lasciato........ avevano trovato la morte per mano dei romani!

Aurelia, l’unica ancora in vita, era perita poco dopo a causa delle ferite e questo era riuscito a smuovere la coscienza di Spartacus che aveva abbandonato il proprio desiderio di vendetta, decidendo di seguire Crisso per ritrovare Naevia.

Ma per l’angelo della morte questo era niente in confronto alla scoperta di pochi giorni prima!

Per alcuni era stato scioccante, per altri un buon auspicio, per loro una benedizione.

Azrael sospirò stringendo forte a se la sua compagna.

“"Êtes-vous devenu plus câlin ou je me trompe?" (Sei diventato più coccolone o sbaglio?) lo derise Hanna felice di tali attenzioni.

"Ça te dérange?" (Ti da fastidio?) la provocò lui sorridendo.

"Mais comment diable l'avez-vous réalisé seulement maintenant?" (Ma come cavolo hai fatto a rendertene conto solo adesso?) li interruppe Sara.

"Peut-être parce que mon ventre était trop hémisphérique pour qu'il soit mou?" (Forse perchè la mia pancia era troppo emisferica perchè si trattasse di ciccia?) Scherzò l’amica accarezzandosi il ventre.

“Quand le cycle n'est-il pas venu pendant quatre mois? Ou quand tu es tombé malade il y a quatre mois?” (Quando non ti è venuto il ciclo per quattro mesi? O quando sei stata male quattro mesi fa?) chiese Sara per niente divertita.

“Environ! Semaine plus semaine moins! Il n'y a pas beaucoup de différence!”(Circa! Settimana più settimana meno! Non c’è molta differenza!) Specificò Hanna senza particolare preoccupazione.

“Je pensais que c'était du stress! Voyons voir si vous pouvez être plus aigu que moi!" (Credevo fosse lo stress! Vediamo se quando capiterà a te riuscirai ad essere più acuta di me!) si offese Hanna.

"Alors les elfes et les hommes peuvent s'accoupler!" (Quindi elfi e uomini possono accoppiarsi!) riuscì a salvare la situazione Milo prima che la litigata delle ragazze svelasse troppo presto la loro posizione, alle guardie poste a protezione della villa.

“Nous le faisons depuis des années! Quel genre de questions posez-vous?”(L’abbiamo fatto per anni! Che razza di domande fai?) rispose Hanna sorridendo nel sentire Thranduil irrigidirsi. Non era mai a proprio agio nel parlare di certe cose.

“C'est lent à comprendre! Vous devez être plus précis!”(È lenta di comprendonio! Devi essere più specifico!) la scusò Sara.

“Hawking a parlé!” (Ha parlato Hawking!) rispose Hanna offesa, capendo allora cosa volesse realmente chiedere Milo.

“Je n'ai pas compris ton humour, mais il me semble que je suis l'arriéré!”(Non ho compreso il tuo umorismo, ma sembra che sia io quello ritardato!) le rispose il ragazzo il quale non aveva mai sentito parlare di Hawking.

“La vérité fait mal, mais tôt ou tard, il faut y remédier!”(La verità fa male, ma prima o poi va affrontata!) lo derise sfrontatamente Hanna.

“J'essaye encore: les elfes et les humains peuvent-ils se reproduire? J'étais convaincu qu'appartenir à deux races différentes était impossible!”(Ci riprovo: elfi ed umani possono riprodursi? Ero convinto che appartenendo a due razze differenti fosse impossibile!) la curiosità vinse sull’orgoglio spingendo Milo ad ignorare il commento.

"C'est très rare, mais ça peut arriver!" (È molto raro, ma può succedere!) rispose Hanna.

“Vous aviez raison sur une chose tout en délirant à cause du choc. C'est le moment le moins approprié pour avoir des enfants!" (Su una cosa avevi ragione mentre deliravi a causa dello shock. Questo è il momento meno opportuno per fare figli!) Attico espresse il proprio pensiero apparendo estremamente preoccupato.

“Voulez-vous que je m'en débarrasse?" (Vuoi che me ne sbarazzi?) chiese Hanna infastidita.

“Bien sûr que non! Je n'hésiterai pas à le protéger, mais cette guerre peut durer des années! Nous devons trouver un endroit sûr pour vous!" (Certo che no! Non esiterò a proteggerlo, ma questa guerra potrà durare anni! Dobbiamo trovare un posto sicuro per voi!) si corresse Attico.

"Et partager le triste sort d'Aurelia?" (E condividere la triste sorte di Aurelia?) ricordò Sara con una nota di amarezza nella voce.

“Nous déciderons jour après jour. Pour l'instant je suis plus en sécurité à nos côtés!” (Decideremo giorno per giorno. Per ora sono più al sicuro al nostro fianco!) chiuse il discorso Azrael appena vide Spartacus dare il segnale per attaccare.

 

*

 

Furono silenziosi e letali come i felini quando attaccano la preda. 

Una volta dentro le mura della villa la loro copertura saltò. Le guardie erano numerose, ma non abbastanza esperte per tenere testa ad un gran numero di gladiatori.

Gli schiavi si fecero prendere dal panico ed iniziarono a scappare.

Una volta terminata la carneficina vennero fatti disporre tutti di fronte all’entrata.

“Che gli dei ci proteggano!” “Ci uccideranno tutti!” “Abbiate pietà!” Non avevano compreso che la possibilità di una nuova vita gli si era appena presentata.

“Calma, non vogliamo farvi del male. Cerchiamo coloro che si definiscono i vostri padroni! Un titolo privo di significato ai nostri occhi! Può essere così anche per voi, se è questo che volete! Potete scegliere: sottomettervi per sempre ai romani, o impugnare la spada e lottare per la libertà!” Si presentò il trace.

“E chi sei tu......” iniziò a deriderlo il patrizio romano prima di notare l’elfo dietro di lui.

“Sei Spartacus!” Comprese perdendo tutto il coraggio di qualche secondo prima.

“Chi è il padrone di questa casa?” Chiese Crisso impaziente di raccogliere ulteriori informazioni.

“Ce l’hai davanti!” Gli rispose il romano contento che l’angelo della morte lo stesse ignorando.

“Devo fare un discorso con te!” Disse Crisso prima di trascinarlo dentro la villa.

Quella notte si tenne una grande festa in quel rifugio ospitale che non puzzava quanto le fogne.

“Restate sempre vicino a noi!” Le avvertì Attico guardando i nuovi schiavi liberati con diffidenza.

“E perderci tutto il divertimento? Casomai sei tu che dovrai starci dietro!” Gli rispose Hanna prima di avvicinarsi ad un gruppo di schiave per presentarsi.

“Fa la dura, ma da quando quell’escremento d’orco l’ha aggredita è terrorizzata dagli estranei!” Disse Sara afflitta. Le catene dei romani non erano sparite! Non del tutto. Ci sarebbe voluto molto tempo!

“Non si direbbe!” Osservò Ariadne vedendo come appariva socievole l’amica.

“Perché gliel’ho fatto notare! Dille che non può toccare la luna e lei farà il possibile pur di smentirti!” Rivelò Sara affranta e divertita da un carattere che conosceva fin troppo bene.

 

*

 

Arrivata la sera trovarono una stanza abbastanza grande da poterli ospitare tutti, facendoli stare comodi.

“Da quanto non vedevo un letto!” Esultò Hanna facendoci le capriole sopra.

“Davanti a quello del padrone chiudevi gli occhi?” Chiese Sara non perdendo l’occasione per prenderla in giro.

“Uno con te non può parlare genericamente!....da quanto non dormivo su di un letto!” Si corresse l’amica “Io non l’avevo mai provato!” Rivelò Ariadne facendole tacere.

Di letti ce ne erano tre, come se il loro arrivo in quella casa fosse stato predetto e tutto sistemato appositamente.

Si addormentarono subito, mentre l’elfo ci mise molto a prendere sonno. Non si fidava dei nuovi schiavi liberati!

L’istinto non lo tradì, perché non molto tempo dopo appena era riuscito a prendere sonno, venne destato da un urlo e voci concitate.

Si alzò e facendo attenzione a non svegliare gli altri uscì dalla stanza.

Agron e Crisso stavano trascinando qualcuno in una stanza, che si dimenava emettendo versi animaleschi.

“Vuoi davvero addestrare questo bastardo?” Chiese Crisso fissando il siriano con odio. “Il ragazzo merita una possibilità!” Rispose Spartacus.

“Gliel’hai già data e lui ha tentato di ucciderti!” Protestò Crisso.

“Che gli dei mi perdonino, ma il gallo ha ragione!” Agron si mostrò in accordo con lui per la prima volta.

“Non ci si libera dalle catene in un giorno!” Puntualizzò Spartacus “Le sue non andavano spezzate!” Ringhiò Crisso.

“Se gli togliamo la vita, quale messaggio diamo? Che siamo come i romani?” S’impose il trace “Se ci prova ancora, lo ammazzo con le mie mani!” Crisso minacciò il ragazzo colpendolo in volto.

“E come addomesticherai il cane rabbioso?” Domandò Agron riluttante a offrire una seconda possibilità “Come Batiato ha fatto con me!” Rispose Spartacus.

“Allora stiamo tranquilli!” Disse Agron sarcastico.

Azrael si ritirò senza farsi notare.

Non sarebbero mai stati al sicuro. Gli umani erano imprevedibili e lui non cedeva facilmente la sua fiducia a chiunque incontrasse o per il semplice fatto che portasse un marchio di schiavitù!

 

*

 

“Attaccare un carro in pieno giorno. Solo noi possiamo essere tanto pazzi da farlo!” Commentò Hanna mentre ispezionava un cadavere in cerca di oggetti di valore.

Era trascorso poco più di un mese ed eliminando tre drappelli da ricognizione, scaricando i loro corpi altrove giusto per confondere i romani, erano riusciti a mascherare la loro posizione.

“Sto cercando una donna, di nome Naevia! È stata cacciata dalla casa di Batiato prima della sua caduta!” Iniziò ad indagare Crisso.

“Batiato? Allora tu sei Spartacus!” Chiese un uomo anziano facendo voltare tutti.

“Io mi chiamo Crisso! Spartacus è l’idiota alle mie spalle!” Gli rispose il gallo.

“L’angelo della morte!” L’uomo ne sapeva una più del diavolo. Anche se Azrael era l’unico elfo presente nella Repubblica.

L’elfo camminava tra i cadaveri come se fosse stata una gita di piacere. Crisso non l’avrebbe mai capito! Lo ignorò e riprese a chiedere informazioni agli schiavi liberati.

Agron si avvicinò al gallo timidamente “Naevia è morta!” Quell’affermazione gettò il cuore del gallo nella disperazione più profonda.

Tornarono alla villa.

Hanna e Sara piangevano silenziosamente straziate dalla notizia e nel vedere Crisso soffrire a quel modo.

“Je ne fais pas confiance au canard colvert!”(Io non mi fido del germano!) disse Azrael guardando sottecchi il ragazzo.

“Pourquoi devrait-il mentir?”(Perchè avrebbe dovuto mentire?) chiese Attico mentre si allontanavano dallo spiazzo principale.

“Parce qu'il ne tient compte que de sa vie!”(Perchè tiene in conto solo la sua vita!) rispose l’elfo prima di versarsi del vino in un bicchiere. Era disgustoso se paragonato a quello degli elfi, ma gli anni in catene lo avevano abituato a sopportare di tutto!

Persino un vino che sapeva di piscio!

“Bonne réponse! Je vais chercher de la nourriture. Je ne veux pas que vos doutes s'ajoutent à mes hormones folles!”(Bella risposta! Vado in cerca di cibo. Non voglio che i vostri dubbi si aggiungano ai miei ormoni impazziti!) disse Hanna asciugandosi le lacrime, divertita dal battibecco, prima di avviarsi.

“Nous devons être prudents! Ses sautes d'humeur sont devenues imprévisibles!”(Dobbiamo essere cauti! I suoi sbalzi d’umore sono diventati imprevedibili!) ammise Attico timoroso.

“Agrooon!” Un urlo interruppe la quiete, a quanto pare non era solo Hanna da cui dovevano guardarsi. Giunsero in un grosso spiazzo dove Spartacus divise il gallo ed il germano, impegnati in un violento corpo a corpo.

“Naevia è viva!” La voce di Crisso era cambiata nettamente.

“Nasir mi ha detto che è stata mandata nelle miniere!” Svelò il gallo.

“E allora? È come se fosse già morta!” Gli rispose Agron.

“Perché hai mentito?” Chiese Spartacus sconvolto “C’è in gioco la vita di Naevia!”

“E le nostre vite non valgono niente?” Urlò il germano “Crisso ci manderà tutti verso una morte certa....e solo per colpa del suo amore!” Si espresse Agron.

“Parleresti così.......se ci fosse tuo fratello al suo posto? Nessuno di voi desidererebbe essere liberato da coloro che considera dei fratelli? Sareste contenti se rimanessimo con le mani in mano a grattarci il culo mentre voi morite in catene?” Domandò Attico rivolto a tutti i presenti che si erano radunati, attirati dalla confusione.

“Tutte le vite hanno un valore! Ma se noi possiamo fare qualcosa....non me ne resterò con le mani in mano!” Ringhiò ritrovandosi ad un palmo di naso dal viso di Agron e riservandogli uno degli sguardi di fuoco appresi dal padre.

“Spartacus....” chiamò Attico “..mio padre guiderà i più deboli in salvo! Se ci muoviamo tutti assieme rischiamo che i romani ci scoprino ed annientino! Ma io verrò con te! Andrò con l’indomito gallo!” Urlò alzando un pugno verso il cielo.

La sua affermazione venne ben accolta dal campione e Crisso oltre che dal resto delle persone concordi, le quali esultarono felici.

“Cerca di tornare!” Gli disse timidamente Ariadne “Senz’ombra di dubbio!” Dissipò i suoi timori Attico per poi rivolgersi al padre “Protégez les!”(Proteggile!) Gli disse prima di scambiare un abbraccio affettuoso.

“Ariande est très intéressée par vous! Si vous survivez .... réfléchissez un peu!”(Ariadne è molto interessata a te! Se sopravvivi....facci un pensierino!) lo prese in giro Milo facendogli l’occhiolino.

“Va te faire foutre!”(Va a farti fottere!) Ringhiò Attico evitando lo sguardo.

“Ce pourrait être les derniers mots qu'il adresse à votre frère! Ils ne le seront pas! Va-t-il te baiser?”(Va a farti fottere? Potrebbero essere le ultime parole che rivolgi a tuo fratello!) lo riprese Sara sbucando alle sue spalle e facendogli prendere un colpo.

“J'ai tellement d'insultes à l'esprit et je n'ai pas l'intention de rater une telle opportunité en mourant comme un ver dans les mines!”(Non lo saranno! Ho in mente tantissimi insulti da lanciargli e non intendo perdermi un occasione del genere morendo come un verme nelle miniere!) disse Attico sorridendo prima di seguire Spartacus e gli altri.

 

*

 

“Siete fortunate voi!” Disse una biondina. “E tu chi sei?” Chiese Sara prima di addentare un pezzo di pane. Fame nervosa! Colpa di Attico!

“Di cosa parli?” Chiese Hanna incerta se sorridere o meno.

“Avete Azrael che vi protegge ed offre una posizione!” Disse con ammirazione Chadara. Una delle ex schiave di quella villa.

“Non credo accetti chiunque gli apra le gambe davanti! È suo?” Chiese indicando la pancia che ormai era ben visibile.

“No! E noi non stiamo con lui solo per un’accordo!” Rispose Hanna capendo che sbandierare la paternità del neonato non fosse la cosa più saggia da fare!

“Che tipo di patto avete stretto? Dite che mi accetterebbe nella sua alcova?” Chiese la ragazza con troppo entusiasmo.

“Te sto a ‘mbrutti!” Sussurrò Hanna livida di rabbia ed anche se non l’avrebbe mai ammesso, gelosia!

“È solo un animale! Credo che un sedere tondo e due seni sodi gli faranno cambiare idea!” Disse andandosene.

Sara, Ariadne ed Hanna  si scambiarono uno sguardo incerto, prima di seguirla.

Chadara entrò in una stanza e vide l’elfo con il figlio seduti su di un letto, intenti a costruire delle frecce.

I due si erano abituati agli sguardi curiosi degli altri, per questo la ignorarono.

La ragazza si lanciò verso l’elfo il quale reagì prontamente alzandosi in piedi di scatto e fermando l’incedere di quella piccola sfrontata. Delle imprecazioni precedettero la sua caduta, qualcuno l’aveva sbattuta in terra....

“In culo te c’entra, ma in testa no!” Hanna era furibonda!

“Me stai a sgara’ li cojoni!” Urlò Hanna “Non ti sopporto più!” Tradusse Sara.

Chadara non rispose, limitandosi a fissarla male mentre Azrael fissava le ragazze confuso dallo strano linguaggio della sua compagna. Ma aveva compreso le intenzioni della sconosciuta e non le aveva per niente gradite!

“Cos’è successo?” Chiese Agron giunto sin lì attirato dal rumore e dalle urla.

“È quello che mi sto chiedendo io!” Rispose Milo incerto se ridere o continuare a fissare la scena confuso.

“Wenn ich andere Frauen wollte, würde ich in ein Bordell gehen! Informiere die Sterblichen, bevor ich mich dazu entscheide!”(Se desiderassi altre donne, andrei in un bordello! Informa i mortali, prima che decida di farlo io!) minacciò l’elfo fissando il germano con uno sguardo che avrebbe fatto dubitare anche il più coraggioso degli uomini.

“Du sprichst meine Sprache!” (Parli la mia lingua!) realizzò Agron rimanendo senza parole.

Fortunatamente riuscì parzialmente a riprendersi  “Quante lingue conosci?” Chiese ancora sconvolto.

“Poni la domanda opposta, cioè quante lingue non conosce.....fai sicuramente prima!” Gli rispose Milo divertito dallo scambio anche se non aveva compreso una sola parola.

Nel frattempo le ragazze erano sparite, prese da un combattimento all’ultimo sangue.

“Io non ho un Azrael che mi protegge, ma state certe che risolverò questo mio problema il prima possibile e con l’unica moneta che possiedo!” Le minacciò Chadara con un sorriso beffardo in volto.

“Stai lontano da mio marito! Oppure ti farò vedere i sorci verdi!” Ringhiò Hanna.

“Costruisci il tuo futuro con le tue mani e senza aprire le gambe! Solo così potrai essere felice!” Le consigliò una più diplomatica Sara.

Chadara alzò il mento, infischiandosene delle sue parole e sparendo dalla vista.

“Si te cojo te sdrajo!” Sibilò Hanna facendo ridere l’amica.

 

*

 

Alle miniere le cose non erano andate affatto bene. I romani li stavano aspettando!

Era stato difficile sia entrare che uscire. Dopo tre settimane passati e controllare gli spostamenti delle guardie ed aspettare che la legione romana si ritirasse erano lo stesso caduti in trappola.

Erano riusciti nell’intento, Naevia era libera, ma molti compagni erano morti ed alcuni erano stati fatti prigionieri.

Spartacus correva veloce nonostante il peso di Nasir. Mira reggeva il ragazzo per l’altro braccio mentre Naevia ed Attico stavano al loro fianco.

Del voci li fecero voltare di scatto, ma a causa della nebbia non videro niente.

“Dov’è che sta l’avvoltoio?” Qualcuno chiese.

“Questa voce la conosco!” Osservo Mira felice “È Hanna!” Disse Attico cercandola con lo sguardo.

“Ehi geni! Ammirate il cielo azzurro!” Li chiamò Hanna.

Spartacus alzò lo sguardo e vide Azrael e tutti gli altri schiavi rimasti assieme all’elfo ed Agron, appollaiati sui rami degli alberi come....avvoltoi.

“Cosa fate lassù?” Chiese divertito nel vederli comportarsi come scimmie.

“Eludiamo il nemico!” Rispose Milo ritrovatosi a testa in giù, appeso ad un ramo con le gambe. La causa era di aver perso la concentrazione per un istante.

“I romani non guardano mai oltre il proprio naso! Ne sono passati decine sotto di noi senza accorgersi che li stavamo sputtanando col pensiero!” Disse Hanna con la sua solita eleganza.

La discesa risultò divertente, ma solo perché Azrael le aiutò, mentre le ragazze ammirarono e risero dei voli che alcuni fecero per mancanza di equilibrio, esperienza o semplicemente, cervello. Cioè, se un ramo è mezzo spezzato, tu non ti ci appoggi con tutto il peso!

“Oh, ma allora i romani non hanno sparso il tuo cervello sul terreno!” Urlò Hanna felice mentre si aggrappava ad Attico in un caloroso abbraccio.

“Vedi di smetterla! Non vorrai addolcirti troppo!” Le rispose lui contento nell’essere vivo e nel vedere tutto quell’entusiasmo.

“Ti mostrerò come ci siamo addolcite con l’addestramento di Azrael!” Rivelò Hanna.

Allo sguardo interrogativo di Attico Sara rispose mimando uno spadaccino che affondava il colpo “Vi state allenando con la spada?” Chiese esterrefatto.

“Siete gli unici superstiti?” Chiese Milo interrompendoli, vedendo che c’erano solo Mira, Naevia, Spartacus, un Nasir ferito e lui al posto del gruppo da venti uomini che aveva lasciato la villa. “I sopravvissuti sono stati catturati!” Disse Attico abbattuto.

Si avviarono verso le pendici del Vesuvio mandando alcuni dei più forti in esplorazione.

“L’idea degli alberi potrà tornarci utile!” Osservò Spartacus felice.

Agron tradusse nella sua lingua per l’elfo “È in grado di capirmi questo pezzo di merda!” Rispose Agron al suo sguardo interrogativo.

“Non ha mai mostrato di essere in grado di farlo!” Constatò sorpreso. Quell’elfo era veramente astuto!

“Credi che capisca quello che stiamo dicendo?” Domandò Agron infastidito da quel dubbio “Non penso. Hanna e Sara mi hanno detto che sono state costrette ad imparare la sua lingua per poter comunicare!” Rispose il trace.

“Non può capirvi se parliamo questa lingua!” Eliminò ogni dubbio Attico.

“Y a-t-il quelqu'un!”(C’è qualcuno!) la voce di Azrael gli fece alzare lo sguardo.

Spartacus avvertì dei passi e fece fermare l’avanzata.

Due dei suoi uomini sbucarono dietro da alcuni alberi.

“Ma come fa?” Chiese Agron infastidito dell’anticipo con il quale l’elfo li aveva sentiti arrivare.

“Abbiamo trovato qualcosa!” Lo informarono gli esploratori.

Un piccolo tempio circondato da mura, poco distante dalle pendici del vesuvio, pareva un ottimo rifugio.

“Un seul homme y vit!”(Un solo uomo lo abita!) Attico si premurò di tradurre le parole dell’elfo.

“Va bene, ora mi dici come fai!” Protestò il germano esplodendo.

“Diciamo che ha un udito fuori dal comune!” Rispose Milo sovrappensiero ricevendo l’ennesima padellata in testa da parte di Hanna.

“Questo ci darà molto vantaggio!” Disse Spartacus cercando di non fissare troppo Azrael, conscio che a lui desse fastidio.

Attico e Milo rimasero indietro con gli altri. Dovevano essere certi che non ci fossero romani!

Spartacus ed altri quattro uomini entrarono nel spiazzo davanti all’entrata del tempio con circospezione. L’elfo ed altri due uomini si addentrarono all’interno delle mura.

“Avremo un tetto sulla testa!....più o meno!” Osservò Agron notando le assi rotte e traballanti. Quel tempio era circondato da mura e caratterizzato da un largo spiazzo frontale. Anche il portico era ampio e sembrava possedere numerose camere scavate nella roccia.

“Ci riposiamo, e prepariamo la prossima mossa!” Gli rispose il trace guardandosi attorno.

“Non c’è nessun futuro per voi nel mio tempio, intrusi!” Li minacciò un vecchio incoccando una freccia e puntandola al petto del portatore di pioggia.

“Perdonaci! Pareva abbandonato!” Cercò di calmarlo Spartacus.

“E ora sapete che non è così! Andatevene!” Rispose l’uomo arrabbiato.

Dei rumori lo fecero voltare e la sua attenzione fu subito attirata da due occhi celesti, profondi come il mare.....che rispecchiavano una burrasca!

“Azrael.....l’angelo della morte!” Sussurrò con un’ammirazione fuori luogo.

“Tu sei Spartacus?” Chiese voltandosi di scatto verso il trace, incredulo “Allora gli dei non vogliono fottermi, questa è una benedizione!” Disse il vecchio abbassando l’arma e scoppiando a ridere. Lì invitò ad entrare e loro lo seguirono dubbiosi.

“Questo tempio è abbandonato da anni ormai, ma sarò felice di condividere le poche cose che possiedo!” Disse l’uomo poggiando il mantello e l’arco su di un tavolo, prima di porgere a Spartacus un’anfora.

“Accetti il vino da un romano bastardo?” Chiese Agron ostile.

“E tu che cosa sei? Un gallo a giudicare dalle belle maniere!” Lo derise il vecchio.

“Non sono un fottuto gallo. Mi chiamo Agron, sono un germano!” Gli rispose lui.

“Io sono Lucio, romano, della famiglia dei Celi. Molto piacere testa calda!” Lo salutò non apprezzando le maniere del giovane.

“Cosa ci fai qui?” Chiese Spartacus.

“Un tempo vivevo un’altra vita. Aveva una casa, una famiglia. Silla mi ha portato via tutto....un romano ha marciato contro il suo stesso popolo e contro chiunque tentasse di ostacolarlo!” Gridò furioso al solo ricordo del suo passato.

“Accade lo stesso agli schiavi!” Fece notare il trace.

“Ne ho avuti anch’io!” Rispose Lucio in difficoltà e con sorprendente vergogna “Se lo ritieni offensivo, prendi la mia vita!” Disse porgendo una lancia a Spartacus.

“Eri contento, quando hai visto Azrael e sentito il mio nome!” Notò il trace con soddisfazione. 

Lucio lanciò uno sguardo all’elfo che vacillava tra la paura e l’ammirazione “Tutti coloro a cui volevo bene, sono stati uccisi dai romani. Quello non è più il popolo a cui appartengo!” Affermò con rabbia “In compenso, chiunque mi aiutasse ad ottenere vendetta diventerebbe un fratello!” Confessò volgendo lo sguardo sul campione.

“Se avessi saputo che stavate arrivando, avrei riempito questo posto di scorte!” Disse con entusiasmo.

“Vi credevo morti nelle miniere in Lucania!” Lucio era felice che le notizie si fossero rivelate false “Dove l’hai sentito dire?” Chiese il trace sorpreso.

“Nei vicoli di Napoli esultano per la vostra imminente sconfitta!” Rispose il romano 

“I sopravvissuti moriranno nell’arena. Uno di loro è conosciuto come l’indomito gallo!” Li informò.

“Crisso è vivo!” Esultò Naevia facendo prendere un colpo a tutti tranne che Azrael, l’unico ad averla sentita arrivare.

“Fino a domani! Quando lo condanneranno a morte nell’arena!” Le rispose Lucio.

 

*

 

“Possibile che io abbia sempre fame!?” Si lamentò Hanna “Una vita immortale sta crescendo nel tuo ventre! Cosa ti aspettavi?” Chiese Sara mentre poggiava in terra la legna raccolta.

“Be’ a parte il gonfiarsi come un pallone, devo dire che il seno è un punto a favore!” Osservò Hanna mettendo le mani sui fianchi e la pancia in bella mostra.

“Spartacus vuole attaccare l’arena di Capua!” Sussurrò Milo con fare concitato.

Azrael si strozzò con l’acqua che stava bevendo.

“Ci voleva un’idea sconsiderata di Spartacus per farti sussultare?” Chiese Hanna divertita dall’aver potuto vedere l’elfo in un tale stato.

“Bene! Rischiare di morire ti fa vivere meglio!” Affermò Attico che già si godeva il momento.

Ariadne tremò a quell’affermazione.

“La piantate!” Urlò Sara “Di fare cosa?” Chiesero in coro i fratelli.

“Vi ho visto pomiciare! Smettetela di recitare la parte dei perfetti sconosciuti!” Li accusò la ragazza indicando Ariadne ed Attico con un dito. Sulle loro facce si dipinse l’espressione di due bambini colti a rubate marmellata!

“Mi hai ascoltato?” Domandò Milo prima di iniziare a ridere e scappare per sfuggire all’ira del fratello “Ti consegnerò ai romani se non chiudi quella cloaca di bocca!” Urlò Attico travolgendo qualcuno nella sua folle corsa.

“Quei due formano un duetto comico!” Rise Sara “Devi dirci tutto!” Disse Hanna trascinando la povera Ariadne per un braccio, alla ricerca in un posto abbastanza riservato per spettegolare in santa pace.

Il giorno seguente erano tutti pronti, quasi tutti.

“Dois-je rester ici? Essayez d'arrêter” (Devo restare qui? Prova a fermarmi!) Azrael era furibondo.

“Sei un elfo! Ti noterebbero subito e la nostra copertura salterebbe ancora prima di aver messo piede nell’arena!” Tentò di farlo ragionare Spartacus.

“Père, écoute-le! Tu dois protéger ....”(Padre, ti prego, ascoltalo! Tu devi proteggere....) tentò Attico.

“Je pourrais vous dire la même chose pour votre femme!”(Potrei dirti la stessa cosa per la tua donna!) rispose lui.

“Ce n'est pas ma femme!” (Lei non è la mia donna!) lo contraddisse il figlio.

“Amoureux?”(Amante?) tentò Milo.

“Je vous ai dit que vous n'avez pas à perdre votre souffle!” (Ti ho detto che non devi sprecare fiato!) Ringhiò Attico rifilando un’occhiataccia al fratello.

“Se noi soccomberemo tu sei l’unico che potrà guidarli!” Disse Spartacus.

“Je ne suis pas un humain!” (Non sono un umano!) il figlio tradusse.

“Questo non....” “Et je ne vais pas me mettre en charge d'un groupe de mortels!”(E non ho intenzione di mettermi a capo di un gruppo di mortali!) aggiunse gelido.

“Ma tu sei nato stronzo?” Chiese Agron reso furioso dal fatto che qualcuno sfidasse l’autorità di Spartacus. Anche se al momento, era l’unico che potesse farlo!

“Faites comme ils disent!”(Fai come dicono!) intervenne Hanna sbucata dal nulla.

“S'il vous plaît!” (Ti prego!) insistette quando vide che il suo sguardo era pieno di determinazione.

“Si nous vous perdons tout, nous serons trompés!“ (Se vi perdessimo tutti saremmo spacciate!) Azrael sgranò gli occhi sentendosi in colpa per aver permesso alla sete di vendetta di prevalere sull’amore che lo legava a lei.

“Vous pourrez bientôt combattre les Romains en plein champ!” (Presto potrai combattere contro i romani in campo aperto!) disse Hanna fiduciosa.

“S'il vous plaît!” (Ti prego!) tentò di nuovo vedendolo incerto.

“Je déteste les doublons!” (Odio le suppliche!) rispose lui infastidito ma divertito di come lei tentasse di manipolarlo.

“C'est peut-être pour ça que je les aime tellement!” (Forse è per questo che a me piacciono tanto!) rifletté Hanna come se l’avesse compreso in quel momento.

Azrael l’abbracciò voltandosi e chinando leggermente il capo verso Spartacus per fargli capire che avrebbe fatto come gli veniva richiesto.

 

*

 

“Sono tornati!” “Le nostre preghiere sono state ascoltate!” Le grida di giubilo accolsero Spartacus ed i suoi.

“Femminucce!” Commentò Hanna di fronte a quelle esclamazioni di gioia.

“La fottuitissima arena è crollata, facendo finire i porci romani in cenere!” Gridò Agron con entusiasmo alzando un pugno al cielo.

“Una situazione del genere mi fa venire in mente Kick Ass, di Mika! Il testo è molto azzeccato!” Commentò Sara prima di rendersi conto che stava parlando da sola.

Le sue amiche si erano dirette verso il povero Enomao che appariva mezzo morto mentre due uomini lo trascinavano di peso all’interno del tempio.

“Enomao è forte! Si riprenderà e spero che decida di abbracciare la mia causa!” Disse Spartacus rivolgendo le prime parole a Gannicus.

“La tua causa?” Lo derise l’altro.

“Tu sfideresti anche la potenza di giove con quattro schiavi! Voi siete solo una leggera brezza nella tempesta!” Gannicus era perso, esattamente come quando aveva lasciato la casa di Batiato.

“Dimentichi che l’arena ti è caduta in testa!” Ricordò Mira.

“Roma è molto più solida di una piccola arena! Io non andrò incontro alla morte!” Urlò Gannicus.

“Perché ci hai aiutato allora?” Domandò Spartacus.

“Non confondere i favori con i debiti in sospeso, lo dovevo ad Enomao! Se non fosse per questo, non saremmo qui a parlare!” Si difese Gannicus.

“Come puoi fidarti di lui!” Chiese Mira sospettosa vedendolo allontanarsi infastidito.

“Nasir ha tentato di uccidermi ed ora è un valido alleato. Forse anche lui un giorno sarà degno della mia fiducia!” Rispose Spartacus certo di quello che diceva prima di andare a discutere il piano d’attacco.

“Sotto di noi passano delle gallerie!” Constatò Spartacus rimirando una mappa.

“Se le unissimo al tempio avremmo una via di fuga!” Disse Agron.

“Impedendo che i romani ci intrappolino dentro!” Comprese Attico illuminandosi.

“Pochi uomini armati potrebbero trattenere i romani dando il tempo agli altri di scappare!” Osservò Lucio “Quanti di voi usano arco e frecce?” Chiese.

“Non sono armi richieste nell’arena!” Rispose Agron burbero.

“Ora non siete più nell’arena. Oppure credi che le spade crescano sugli alberi?” Gli rispose a tono Lucio.

“Mio padre è praticamente nato con l’arco in mano!” Disse Milo comparendo all’improvviso, facendo intendere che aveva origliato l’intera conversazione.

“Tuo padre?” Chiese Lucio confuso, non aveva notato alcun uomo a cui somigliasse!

“Azrael! Mi ha cresciuto ed addestrato!” Rispose Milo godendosi a pieno lo stupore del romano “Mentre eravate nelle miniere ci ha iniziato ad addestrare, sia con l’arco e le frecce, sia nel salire sugli alberi!” Continuò a spiegare Attico che si trovava accanto al fratello, con Hanna.

“A cosa vi servirebbe un’abilità del genere?” Domandò Agron che stava per ridere.

“Per osservare il territorio, attaccare avendo un vantaggio, nascondersi.....hai l’imbarazzo della scelta!” Chiarì i dubbi Milo per poi ritrovarsi a fissare Hanna che lo guardava sorridendo. Non riuscì a ricambiare il sorriso, prima di chiedersi perché lei fosse felice “Cosa?” Domandò confuso “L’hai chiamato padre!” Fece notare lei euforica. 

In quegli anni Milo non l’aveva mai chiamato così, ma non aveva nemmeno smentito le fantasie dei romani che sostenevano fosse un bastardo dell’angelo della morte.

Il ragazzo sbuffò infastidito, liquidando la cosa con un’alzata di spalle.

“Vai a Napoli e cerca di scoprire quali navi di schiavi sono in arrivo!” Ordinò Spartacus ad Agron “Dobbiamo aumentare di numero!” Spiegò prima di uscire dal tempio.

Era abbastanza certo che Gannicus non li avrebbe traditi, ma quel minimo dubbio non lo faceva stare traqnuillo!

“Ho già visto quello sguardo! Lo riservavi a me, quando eravamo ancora schiavi nella casa di Batiato!” Gli disse Crisso avvicinandoglisi.

“Vi siete conosciuti là. Anni prima del mio arrivo! Cosa pensi di lui?” Chiese il trace.

“Un grande campione, come noi!” Rispose sincero il gallo e con un po’ di ammirazione.

“Ha espresso molti dubbi sulla mia causa!” Gli fece notare Spartacus.

“L’abbiamo fatto in molti! Sono certo che riuscirai a convincerlo!” Lo rassicurò Crisso.

 

*

 

Passò un mese. Per cercare di allentare la tensione Spartacus decise di andare a caccia in compagnia di Gannicus. Conoscerlo di più gli avrebbe permesso di calargli il velo dagli occhi!

“Tu sei un uomo libero. Perché ti trovavi nell’arena, pronto a trucidare i tuoi fratelli? Cosa ti ha spinto? Una lauta ricompensa?” Chiese interrompendo il silenzio scomodo che era caduto appena avevano lasciato le mura del tempio.

“Che non avrò mai, per perché vi ho lasciato vivere! Ed a causa vostra ho perso il mio rudio, prova inconfutabile che io sono un uomo libero!” Gli rispose l’altro irato.

“La libertà non è un pezzo di legno da lanciare ad un cane obbediente!” Fece notare il trace.

“Noi siamo gladiatori. Quello che meritiamo è una morte onorevole!” L’altro espresse il proprio pensiero.

“Io ero un uomo libero! Vivevo in Tracia, con una sposa!” Iniziò a raccontare Spartacus “Che ne è stato di lei?” Chiese Gannicus.

“Batiato l’ha fatta uccidere! Ed io gli ho tagliato la gola!” Rispose il trace soddisfatto.

“Hai pareggiato i conti!” Constatò l’altro.

“È stato Glabro a condannarci alla schiavitù ed io non sarò soddisfatto, fino a quando  non l’avrò privato della vita!” Confessò il trace.

“È questo il motivo? È per questo che centinaia di schiavi vengono crocifissi ogni giorno se solo osano sussurrare il tuo nome?” Chiese Gannicus inorridito.

“Per amore! Il più alto degli ideali!” Gli rispose a tono il trace.

“Che ha rovinato più di un uomo! Preferisco cacciare da solo!” Chiuse il discorso Gannicus addentrandosi nel bosco.

Ma quando credeva di poter restare da solo con i suoi pensieri, una voce lo fece voltare di scatto.

“Le passé ne vous décevra pas!”(Il passato non ti da tregua!) Azrael sbucò da dietro un’albero assieme ad Attico che sembrava essere presente solo per tradurre le parole del padre. Non li aveva sentiti arrivare! Come avevano fatto a coglierlo di sorpresa?

“Non credevo mi avresti mai rivolto la parola!” Lo salutò.

“Ne soyez pas esclave!”(Non esserne schiavo!) lo ammonì l’elfo.

“Come pretendi di comprendere?” Chiese Gannicus furioso. Odiava le ramanzine!

“Je vis depuis plus de onze mille ans! J'ai vu naître et tomber des royaumes d'hommes!”(Ho vissuto per più di diecimila anni! Ho osservato regni degli uomini nascere e cadere!) disse Azrael facendo prendere un accidente ad Attico “C'est toi qui ne sais pas de quoi tu parles!”(Sei tu che non sai di cosa parli!) gli disse con un accenno di rabbia.

“Sei così vecchio? Avevi una famiglia?” Tentò di sviare l’argomento.

“Vous changez de sujet!”(Stai cambiando discorso!) ma l’elfo se ne accorse subito.

“Neanche tu hai accettato il tuo di passato!” Tentò di attaccarlo Gannicus.

“Vous avez tort! C'est la peur d'avoir perdu mon fils pour toujours qui ne me fait pas reculer! Ce qui n'est pas le résultat de nos choix nous tourmente. Mais je crois que la dette avec Oenomaus concerne les désaccords que vous avez créés de vos propres mains!”(Ti sbagli! È la paura di aver perso per sempre mio figlio a non farmi voltare indietro! Ciò che non è frutto delle nostre scelte ci tormenta. Ma credo che il debito con Enomao riguardi dei dissapori che hai creato con le tue mani!) Gannicus trasalì, ma si rirpese in fretta, intenzionato a non demordere “Hai un figlio?” Chiese.

“Je ne sais pas. Ce dont je suis sûr, c'est que je protégerai celui qui arrive de toutes mes forces!”(Non lo so. Quello di cui sono certo è che proteggerò quello in arrivo con tutte le mie forze!) Rispose Azrael.

“Le tue amanti....” comprese Gannicus “Hanna!” Puntualizzò Attico.

“Anch’io ho amato una donna ed è stata la mia condanna!” Rivelò Gannicus.

“Pourquoi ce n'était pas le vôtre! Melitta?”(Perché non era la tua! Melitta?) cercò d’indovinare l’elfo. Niente gli sfuggiva, neanche le occhiate che i due si erano scambiati poco prima della prematura scomparsa di lei!

“Tua moglie sarebbe contenta nel sapere che la tradisci? Non sei diverso da me!” Lo attaccò il giovane.

“Je ne peux plus le faire. Elle est morte!”(Non può più farlo. È morta!) rispose l’elfo atono. L’imbarazzo colse il giovane, ma durò poco.

“Enomao non mi perdonerà mai!” Gannicus decise di dargliela vinta urlando di rabbia.

“Il le sera. Soyez patient et donnez-lui du temps!”(Lo farà. Sii paziente e dagli tempo!) disse Azrael sorridendogli per la prima volta.

“Hanna e Sara sono fortunate ad averti!” Rispose Gannicus contento di non essersi sbagliato: era veramente una persona.....elfo unico!

 

*

 

Sara sospirò affranta. Quella mattina appariva come tutte le altre.

Enomao era ferito gravemente......sarebbe morto anche lui! I romani presto avrebbero attaccato!

La paura si trasformò in felicità appena vide una coppia riunita: Crisso e Naevia erano finalmente assieme. Naevia si stava lentamente riprendendo dall’esperienza traumatica passata grazie al gallo. Sara sorrise speranzosa di riuscire a trovare anche lei l’anima gemella, in futuro. Alzò lo guardo e li vide.........impegnati a......baciarsi appassionatamente.......

“Eh niente! Anche se mi allontano da voi, resto sempre la terza incomoda!” Protestò Sara raggiungendo le sue amiche.

“Cosa state facendo?” Chiese quando le vide intente a legarsi i capelli.

“Azrael vuole insegnarci a tirare con l’arco!” Spiegò Ariadne entusiasta.

“Io sono la prima!” Urlò Sara vedendo l’elfo ed i suoi figli in procinto di uscire, correndo verso di loro. Non serve dire che iniziò una gran bella litigata!

“Non c’è nessuno in grado di ascoltarci!” Diede il via libera Attico appena si furono addentrati a sufficienza nel bosco.

“E con questo cosa vorresti dire?” Chiese Sara che tentava già d’incoccare una freccia con uno degli archi di Lucio.

“Che posso parlare la lingua di Ariadne senza costringere Attico a tradurre!” Rispose Azrael facendo prendere un colpo alla ragazza.

“È un segreto e desideriamo che rimanga tale!” La pregò Hanna.

“Certo! Non dirò niente promesso!” Rispose Ariadne commossa di fronte a quella dimostrazione di fiducia.

“Per prima cosa dovete porvi perpendicolarmente al bersaglio ed alla linea di tiro, mettete la vostra gamba dominante in avanti!” Spiegò l’elfo mostrando la posizione stando di fronte ai suoi allievi.

“Ma cosa succederebbe se gli rispondessi che entrambe le mie gambe sono remissive, come Sheldon in Big Bang Theory?” Si chiese mentalmente Hanna.

Azrael porse a tutti e cinque un’arco.

“E questi dove li hai trovati?” Chiese Sara confusa. Era certa che nella villa vi fossero solo lance, spade e scudi! Ed i pochi archi forniti dal romano li stavano già utilizzando altri, lei era riuscita a procurarsene uno solo perché nessuno osava dirle di no!

“Li abbiamo costruiti mentre lui e gli altri tentavano il suicidio nelle miniere!” Rispose Milo osservando con ammirazione il suo arco. Le intagliature nel legno erano meravigliose! Come poteva non aver notato il padre che le faceva?

“Sai costruire gli archi?” Chiese Hanna basita. Azrael la guardò infastidito “Credevi non ne fossi capace?” Domandò.

“Ero convinta che non ti fossi mai piegato a fare lavori manuali, correndo il rischio che una scheggia avrebbe potuto rovinare le tue mani perfette!” Lo prese in giro lei.

“Perché non avrebbe dovuto farlo?” Chiese Ariadne confusa.

Dandosi della cretina, Hanna tentò di correre ai ripari il più presto possibile “Dopo esserci messe di fronte al bersaglio dobbiamo osservarlo?” Chiese provocatoria.

“Ponete i piedi a forma di T!” Continuò l’elfo mostrando la posizione, ignorando l’ultima domanda “Ed incoccate la freccia! La corda va tenuta delicatamente con tre dita! Rimanete rilassati!” Disse avvicinandosi agli allievi e correggendo qualche piccolo errore.

“Il vostro gomito dovrebbe essere parallelo al suolo. Osservate lungo l'asse della freccia per prendere la mira. Tendete la corda verso il viso fino al "punto di ancoraggio". Questo punto si trova in corrispondenza del mento, della guancia, dell'orecchio o dell'angolo della bocca. Questo sarà il vostro punto di riferimento, e deve essere lo stesso per ogni tiro. Fate attenzione a non rilassarti troppo e non tendete la corda oltre il punto di ancoraggio o ne risentiranno sia la potenza che la precisione!” Illustrò Azrael camminando fra i principianti ed osservando minuziosamente le loro posture.

“Per rilasciare la freccia basta rilassare le dita della mano che tendono la corda....” disse l’elfo. Quattro frecce partirono sibilando nell’aria. 

Una cadde in terra quando fu l’arco a muoversi e finire in faccia ad Hanna.

“Ho detto, la mano che tende la corda!” La riprese Thranduil non riuscendo a trattenere una leggera risata che terminò appena vide Hanna fissarlo terrorizzata.

Lo sguardo di lei si spostò verso il basso e notarono una pozza aprirsi tra le sue gambe “Le acque!” Sussurrò la ragazza con incredulità.

L’elfo le fu subito accanto, sollevandola delicatamente fra le braccia ed iniziando a correre verso il tempio.

 

*

 

Entrarono nello spiazzo principale come degli uragani.

Spartacus si fece loro incontro “Avete incontrato dei romani?” Chiese ricevendo in risposta il grido di Hanna ad una contrazione.

“È in travaglio!” Urlò Sara pentendosene subito appena vide tutti fissarli.

Il portatore di pioggia seguì l’elfo fin dentro al tempio.

Lucio sistemò una coperta su di un tavolo mentre la schiava più anziana della casa di Batiato cercava di rassicurare la ragazza non avendo il coraggio di far uscire gli uomini.

“Respira, fai respiri profondi assieme a me!” La incoraggiò la signora.

“È troppo presto!....manca ancora un mese! Perché così in anticipo?” Si disperò Hanna. Una mano gentile le accarezzò la guancia facendole voltare la testa verso due iridi blu profonde come il mare.

“Notre fils est impatient de venir au monde! Je resterai à tes côtés pour pouvoir l'accueillir dans nos bras!”(Nostro figlio è impaziente di venire al mondo! Resterò al tuo fianco per poterlo accogliere tra le nostre braccia!) Thranduil riuscì a calmarla con una semplice frase ed uno sguardo pieno d’amore.

Quel momento così romantico venne interrotto da una contrazione ancora peggio dell’ultima. Hanna urlò.

“Hai delle coperte?” Chiese Sara rivolta a Lucio “Certo seguimi!”.

“Milo va a prendere dell’acqua, non possiamo lavarlo con quella gelida!” Disse Attico prendendo una pentola di ferro ed il fratello obbedì senza obbiettare.

Spartacus dovette andare all’entrata per contenere la folla di curiosi che si accalcava. Come sarebbe stato il figlio di un elfo?

Hanna soffriva terribilmente, se ripensava al racconto di un amica di sua madre le veniva voglia di mandarla al rogo“Non ho sentito niente!” Come no!

“Possi campà quanto ‘na scoreggia!” Pensò Hanna maledicendo quell’imbrogliona!

“Mai più. Mai più, lo giuro… non te la darò MAI più!!!” Un’uscita nel suo stile era il minimo che Thranduil potesse aspettarsi.

“Stai tranquilla! Sei bravissima!” Disse la signora stringendole una mano cercando di rassicurarla. Hanna si sorprese di se stessa quando non la mandò a fanculo.

Le fitte erano sempre più debilitanti e le sembrava di stare rinchiusa in quel posto angusto da mesi e non da qualche ora! Già, da quanto?

“TU!” Urlò guardando l’elfo con uno sguardo omicida  “Giuro che quando sarà finita te la farò pagare cara!” Urlò prima di gridare di dolore.

“Devi spingere!” La riprese l’anziana signora. Cioè, stava sopportando le dodici fatiche di Ercole.......e la riprendeva pure!

“Fatemi l’epiduraleeeeee!” Urlò alla contrazione successiva.

“Cos’è l’apirudale?” Chiese Milo che assieme ad Attico si stava occupando dell’acqua “Lo devi domandare a lei.....quando sarà tutto finito!” Specificò, conscio che chiedere delucidazioni n quel momento avrebbe portato solo nefaste conseguenze.

“Posso aiutarvi?” Chiese Gannicus avvicinandosi ai due. Ormai era sera e voleva rendersi utile in qualche modo.

“Vedo la testa!” Si fece sentire Sara eccitata. Thranduil le fu subito accanto con una coperta fra le mani, pronto a prendere suo figlio.

Ma l’esclamazione della ragazza aveva spronato i curiosi a vincere la paura nei confronti dell’elfo ed affacciarsi dalla porta della stanza, poco distante dal tavolo dov’era sdraiata la neomamma. 

“State indietro!” Urlò Agron frapponendosi nella visuale e sul cammino di quegli incauti. “Placatevi per Giove!” Gridò Crisso che tentava invano di trascinare quante più persone lontano dall’entrata.

“Calmatevi!” Urlò Spartacus venendo, con suo sommo dispiacere, ignorato.

“Avete finito di far casino? Qui c’è gente che cerca di partorire!” Si lamentò Hanna appena notò tutti quegli occhi puntati su di lei.

“Hors de ma vue!” (Sparite dalla mia vista!) tuonò Azrael restando immobile al suo posto. Per la prima volta, non ci fu bisogno di alcuna traduzione perché bastò il tono della voce a far dileguare tutti in pochi secondi, lasciando spazio ad un silenzio di tomba interrotto solo dalle urla di Hanna.

“Se riesci a vedergli la testa perché non puoi tirarlo fuori?” Chiese la ragazza esausta. “Devi spingere!” Insistette la signora e questa volta Hanna le ringhiò contro.

Spartacus si avvicinò cauto e fu sorpreso quando Azrael non lo fermò.

Ormai il neonato era quasi del tutto uscito!

Con un ultima potente spinta Hanna comprese che ce l’aveva fatta grazie alle grida gioiose di Sara.

Thranduil fu veloce a ripulire il neonato e liberare le sue vie respiratorie ed il piccolo cominciò subito a piangere.

“Ha le orecchie di suo padre!” Rise Gannicus avvicinandosi spinto dalla curiosità.

“Me lo devo immaginare o me lo date mio figlio!?” Chiese Hanna furiosa.

“C'est une fille!”(È una femmina!) Annunciò Azrael porgendola alla madre.

“Come la volete chiamare?” Chiese Sara che aveva malamente spinto via la signora per prendere il suo posto accanto all’amica per poter ammirare quel meraviglioso tesoro.

“Non vi ho mai sentito discutere su questo!” Osservò Milo constatandolo solo allora, mentre ripensava alle mille litigate passate.

“Il suo nome è Aranel!” Rispose Hanna guardando la figlia con l’amore che solo una madre può provare. 

Thranduil rimase senza parole, ma rispose sorridendo allo sguardo fiero e felice che la sua amata gli rivolse subito dopo.

Aranel: la stella del Re!

 

Ed invece ce l’ho fatta! Ma a cosa serve dormire? Ditemelo, vi prego!

È iniziata la rivolta!

Vi è piaciuta la sorpresa? 

Io l’avevo in mente fin dall’inizio!

È cominciata la guerra e nonostante molti scontri ed incomprensioni alla fine sono ancora tutti vivi....la maggior parte almeno!

Hanna e Sara stanno imparando a combattere e credo che grazie a Thranduil diventeranno delle temibili guerriere.

Gannicus è tornato. Diventerà un alleato o un nemico?

Commenti e suggerimenti sono i benvenuti! 

Scatenatevi e date un caloroso benvenuto ad Aranel!

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Capitolo 12
*** Un baratro davanti, alle spalle i lupi ***


Un'altro mese era trascorso e finalmente avrebbero rimpolpato le fila!

Era una mattina nebbiosa, come se gli dei volessero celare i loro spostamenti.

"Non mi piace essere scomodato alle prime luci del mattino!" Si lamentò lo schiavista mentre accompagnava l'acquirente sulla sua barca.

"Toglieremo il disturbo quanto prima, te lo garantisco! E tu, verrai ben ricompensato per avermi permesso di esaminare la tua mercanzia, qualche ora prima dell'asta!" Rispose Lucio porgendogli un sacchetto pieno di monete.

"Devi averne un gran bisogno per viaggiare di notte!" Osservò l'altro rimirando l'oggetto con avidità.

"Domani mattina potrebbe essere troppo tardi!" Disse Lucio.

"Poco tempo e molte monete. Che uomini cerchi?" Chiese lo schiavista curioso.

"Uomini in grado di combattere!" Rivelò il romano.

"Gladiatori. Ho una vasta scelta e molti potranno soddisfare le tue esigenze!" Rispose contento l'altro.

"Sono benedetto dagli dei. Andiamo, voglio vedere cosa offri!" Lo incitò Lucio seguendolo sotto coperta.

Nessuna delle guardie si avvide di un elfo, nascosto sotto un ampio mantello, comodamente seduto sull'asse di legno alla base di una delle vele, che li osservava annoiato.

Attico fu il primo a saltare sulla barca, seguito da Spartacus ed i suoi. L'elfo uccise le guardie scoccando frecce letali, contro quelle troppo distanti dai compagni perché potessero essere uccise prima di lanciare l'allarme.

"Perdona il fetore. Nel loro paese vivevano tra i loro escrementi, è il loro odore naturale, impossibile da togliere!" Li denigrò lo schiavista.

"Come sono le femmine?" Chiese Lucio per dare un minimo di credibilità.

"Selvagge come i maschi! Non il genere che mi porterei a letto!" Scherzò l'altro.

Azrael ascoltava la conversazione pronto a lanciare il segnale agli altri per quando sarebbe giunto il momento di agire.

Fu Agron a dare dimostrazione della propria intelligenza svelando le proprie intenzioni, nella sua lingua si, peccato che uno dei mercanti di schiavi la capisse a pieno!

Lo scontro durò ancora meno di quanto si fossero aspettati. I prigionieri, anche se in catene, diedero una buona mano.

"Che lingua parlano?" Chiese Milo non capendo niente dei grugniti che emettevano quei porci.

"Quella di Agron! Sono germani!" Gli rispose Attico vedendo che Spartacus era molto infastidito nell'essere all'oscuro sulla provenienza degli schiavi. Effettivamente era sospetto che avendo mandato il germano, lui avesse puntato proprio su una barca piena di gente appartenente al suo popolo!

"Tedesco! Si capisce da quanto è tagliente la pronuncia!" Osservò Sara prima di seguire gli altri fuori da quella sudicia barca.

 

*

 

A quell'ora in giro non c'era nessuno. Ma quel particolare non bastò a far abbassare la guardia. Con i germani erano aumentati di numero così come la cautela.

Delle voci li fecero nascondere in un vicolo.

Spartacus si sporse per scrutare la strada principale, notando un gruppo di uomini ben armati che circondavano sei illlustre figure.

Cosa ci facevano in giro a quell'ora?

"Cosa diranno di te a Roma? Diranno che hai una moglie che non ti obbedisce! Pensa che reputazione ti faresti! Puoi anche sposarmi ma non mi piegherai mai!" Una giovane donna piena di spirito si stava opponendo ad un comandate romano.

"Oh si che ti piegherò e tu ti alzerai in piedi, ti metterai seduta o in ginocchio solo quando sarò io a dirlo, mi hai capito?" La minacciò lui.

Da come agiva una delle due coppie presenti, lanciandosi sguardi preoccupati, dovevano essere i genitori della giovane ragazza maltrattata.

I romani sapevano essere crudeli anche tra di loro!

"I giochi che terremo in onore di questo fidanzamento saranno i più sontuosi a cui i pompeiani abbiano mai assistito!" Disse un uomo anziano mentre stringeva a se la moglie.

Spartacus sentì qualcuno spingerlo e voltandosi rimase di stucco vedendo che Azrael sembrava sconvolto!

"Corvo!" Urlò Milo correndo contro il gruppo con una ferocia mai vista.

Attico e l'elfo gli furono subito dietro. Il trace non riuscì a fermare Sara.

"Andiamo!" Urlò ad Agron mentre si univa al combattimento assieme assieme a tutti gli altri. Nessuno doveva uscirne vivo! Eventuali testimoni avrebbero potuto allertare Glabro prima del tempo!

"I ribelli!" Urlò una guardia prima di essere messa a tacere per sempre.

Azrael stese con un calcio il suo ex padrone prima di essere distratto da una guardia che si era stoltamente lanciata all'attacco.

Milo aveva iniziato un corpo a corpo con il senatore. Calci e pugni venivano dati da entrambe le parti, ma Corvo, con un pugno in pieno viso, riuscì a disorientarelo e tentò di strangolarlo.

Spartacus lo colpì in testa facendogli perdere conoscenza e si voltò curioso di vedere Sara che si agitava nella stretta di Azrael in preda all'ira, lanciando maledizioni verso i romani che Attico aveva costretto in ginocchio. Marito e moglie, stretti in un'ultimo abbraccio disperato.

"Lasciami andare! Loro devono pagare!" C'era anche dolore nelle grida d'ira di Sara.

Milo si era rialzato e fissava l'uomo privo di sensi. Voleva godersi quel momento a pieno! La vendetta andava gustata! 

La sua gente dopo vent'anni, avrebbe avuto giustizia!

"Uccidilo!" Un sussurrò lo fece voltare verso l'altra coppia di romani. I genitori di Cassia, la fanciulla che anni prima l'aveva stregato!

Severo, il mercante, si avvicinò a Corvo tenendo ben stretto un pugnale in mano.

Il vecchio sussultò quando il ragazzo bloccò il suo braccio "Non spetta a te privarlo della vita!" Protestò.

Corvo, destatosi, approfittò di quel momento di stallo per afferrare la spada e trapassare il pover uomo da parte a parte. Le donne urlarono in preda al dolore nel vedere morire un loro caro.

Il celta si ritrovò con l'uomo morente fra le braccia e la sorpresa non lo fece reagire in tempo per fermare il senatore quando lo vide correre verso le donne.

Aurelia, la madre di Cassia si mise in mezzo, prendendo il colpo destinato alla figlia, morendo all'istante.

Fu un germano, Lugo, a ferire Corvo per poi costringerlo in ginocchio.

Milo si rese conto che non c'erano più guardie in vita a distrarre gli altri e questo aveva giocato a suo favore.

"Privarmi della vita non salverà la tua gente! Come io ho sterminato i celti, Roma manderà altre legioni per annientarvi!" Lo provocò il senatore che non aveva perso la sua arroganza neppure di fronte alla morte.

"Accoglierò il destino riservatomi dagli dei! Ma tu non sarai qui per poterlo vedere!" Gli rispose Milo prima di decapitarlo.

"Fermi!" Urlò contro i germani che avevano rivolto le loro sudice intenzioni alla ragazza. Le si avvicinò cercando di rassicurarla con gli occhi "Non ti faremo del male! Sei in salvo!" Le disse.

"Sono più al sicuro con voi che in mezzo alla mia stessa gente!" Rispose lei cercando di mostrare il suo orgoglio anche se offuscato dal dolore provato per aver appena perso entrambi i genitori.

Spartacus si avvicinò agli ultimi romani ancora in vita "Dobbiamo andare!" Disse ad Attico che non smetteva di fissare con odio la coppia.

"Emmenez-les avec nous!" (Portateli con noi!) ordinò Azrael lanciando delle corde al figlio, con cui legare i prigionieri.

Si dileguarono attraverso la fitta nebbia che avrebbe ritardato la scoperta di quella carneficina da parte dei romani.

 

*

 

Nel folto del bosco i ribelli correvano veloci.

Spartacus si guardava continuamente intorno per accertarsi che nessuno restasse indietro. Questo gli permise di vedere l'elfo fermarsi ai piedi di un grosso albero, seguito dai figli che spinsero in terra i prigionieri.

Erano ormai nei pressi del tempio, un luogo sufficientemente isolato per poter decidere la sorte dei romani.

Si avvicinò curioso "Intendete chiedere un riscatto?" Chiese ad Attico.

"No. La giustizia dobbiamo farla con le nostre stesse mani! Ed oggi, gli elfi trucidati dai romani l'avranno!" Rispose Attico con piena soddisfazione.

"Perché vi siete fermati?" Domandò Crisso raggiungendoli seguito da tutti gli altri schiavi giunti appena saputo dell'esistenza dei prigionieri. 

Anche Hanna si avvicinò, tenendo in braccio la piccola Aranel. La ragazza era rimasta indietro sotto la protezione di Crisso. Portare una neonata in una missione del genere sarebbe stato un suicidio!

Restò di sasso vedendo Ariadne abbracciare con gioia una sconosciuta che indossava vestiti romani. Avrebbe chiesto delucidazioni dopo!

Rimasero tutti a debita distanza, formando un vasto cerchio attorno ai due romani e fissando con curiosità ed aspettative lo svolgersi degli eventi.

Azrael si trovava di fronte alla coppia, li fissava con evidente odio.

Spartacus comprese che questi romani dovevano averlo offeso in maniera grave.......perché solo questo spiegava la perdita di controllo sulla sua espressione che solitamente era composta ed illeggibile.

L'elfo iniziò a camminare intorno ai prigionieri e le ragazze sorrisero, consce di poter finalmente ammirare il vero sovrano con i loro occhi!

"Telle est la nature du mal, dehors dans la vaste ignorance du monde, il se resserre et se répand, une ombre qui grandit dans le noir et dans le cœur des hommes. Ils ont la capacité de distinguer le bien du mal" (Tale è la natura del male, la fuori nella vasta ignoranza del mondo, s'inasprisce e si propaga, un'ombra che cresce nel buio e nel cuore degli uomini. Possiedono la capacità di distinguere tra bene e male) disse Thranduil gelido piegandosi leggermente in avanti per poter guardare Barahir diritto negli occhi "Et le droit de l'ignorer!" (E la facoltà di non tenerne conto!).

Il lanista ricambiava quello sguardo con un espressione di disgusto, non riuscendo però, a mascherare il proprio terrore.

Azrael si ritirò, raddrizzandosi in tutta la sua fiera altezza "La faiblesse des êtres humains est de laisser le mal s'infiltrer entre eux. Un insomniaque aussi noir que le mur imminent de la nuit. Cela a toujours été le cas. Il sera donc toujours" (La debolezza degli esseri umani è permettere al male insinuarsi tra loro. Un insonne malanimo tanto nero quanto l'imminente muro della notte. Così è sempre stato. Così sarà sempre) Continuò Thranduil riprendendo a camminare. 

Calmo, sicuro e minaccioso.

"Voir vos semblables mourir, les condamner de vos propres mains est normal pour vous. Je comprends ça! Il y a un abîme qui divise nos races en termes de traditions et de culture...." (Veder morire i tuoi simili, condannandoli con le tue stesse mani è normale per te. Lo capisco questo! C'è un baratro che divide le nostre razze in quanto a tradizioni e cultura....) Continuò l'elfo fermandosi, sorridendo e ritornando serio nel giro di pochi secondi.

"Vous avez agi selon les coutumes des hommes. Faire une erreur impardonnable!" (Tu hai agito seguendo le usanze degli uomini. Ma così facendo ha commesso un errore imperdonabile!) disse riprendendo a camminare.

"Personne ne reste impuni en privant mes frères humains de la vie! Des vies immortelles détruites pour le simple plaisir!" (Nessuno rimane impunito privando della vita i miei simili! Vite immortali distrutte per mero divertimento!) decretò fermandosi di fronte al lanista e fissandolo diritto negli occhi.

"Et personne qui ose m'offenser n'est épargné par ma vengeance implacable!" (E nessuno che osi offendermi, viene risparmiato dalla mia implacabile vendetta!) sussurrò l'elfo irato sollevando la spada e caricando il colpo mortale.

"No!" Una voce lo fece bloccare, prima di voltarsi e fissare con stupore chi aveva osato interromperlo.

"Questa vendetta spetta a me!" S'impose Sara con le lacrime agli occhi che non nascondevano l'odio nel suo sguardo.

"Sara!" Tentò di farla ragionare Azrael appena Attico ebbe tradotto, solo per non far intendere che capiva perfettamente la loro lingua....

"Ti dico che sono io che devo farlo!" Insistette lei avvicinandoglisi, mostrando un coraggio che mai avrebbe creduto potesse avere.

"Io ho ricevuto il loro dono, io ho quasi infranto la promessa di farti tornare nel tuo regno, io.......li ho visti morire!" Disse Sara con la voce rotta dal pianto.

"Nessuno più di te ha il diritto di prendersi la sua vita! Ma ti supplico.......permettimi di liberarmi da quel passato che mi tormenta da allora!" Azrael la guardò confuso quanto Attico che aveva tradotto a metà le sue parole. Di cosa stava parlando?

"Rivivo quei momenti ogni notte!" Continuò la ragazza mentre calde lacrime le bagnavano il viso "La freccia che colpisce Narwain, la spada che trapassa Galdor!".

L'elfo si ritrovò a dover chiudere la bocca che aveva inconsapevolmente aperto.

Ecco quali erano i terrori notturni che celava con tutte le forze!

Era il Sovrano di Bosco Atro, ma avrebbe mentito a se stesso se si fosse detto che Sara non meritava un onore del genere. Quella ragazza aveva mostrato le qualità di una vera guerriera, guadagnandosi il suo rispetto quando ancora si trovavano in catene!

Aveva compreso fin da subito che dentro di lei si celasse un animo puro e combattivo! Lei e pochi altri erano diversi dai loro simili!

"Faites ce dont vous avez besoin!" (Fa quello che devi!) Disse alla fine porgendole la sua spada.

"Êtes-vous sûr qu'il est prudent de la laisser faire?" (Sei sicuro che sia prudente lasciarla fare?) chiese Attico raggiungendolo alle spalle e sussurrandogli il quesito.

"C'est l'un des rares à en être digne!" (È una delle poche ad esserne degna!) disse Thranduil guardando l'umana con orgoglio.

"Molto bene! Se devo morire oggi, porterò nell'oltretomba la puttana di Azrel!" Disse Barahir mentre si alzava in piedi, con un ghigno.

"Forza Sara!" "Uccidilo!" "Uccidi quel cane rognoso!" "Staccagli la testa!" Molti incitamenti vennero dagli schiavi appena le spade cozzarono tra loro dando inizio allo scontro.

Ma la stazza dell'uomo lo avvantaggiava, nonostante l'età. Con una spallata mandò la ragazza nella polvere, ridendo della sua debolezza fisica.

"No!" Azrael fermò uno Spartacus in procinto d'intervenire.

"La gattina fa vedere gli artigli!" La sbeffeggiò il lanista.

"Sono stata istruita dall'angelo della morte!" Gli rispose lei affondando un'ulteriore colpo che l'avversario schivò per l'ennesima volta.

"Ho paura che non ti basterà! Sarò anche un lanista, ma ho ricevuto un educazione di prim'ordine nell'arte del combattimento!" Disse Barahir che sembrava divertirsi a parare i numerosi colpi della ragazza.

Sara menò molti fendenti diretti alla sua gola, ma l'uomo riuscì a schivarli facilmente spostandosi di lato.

"Ne vous laissez pas dominer par les émotions. Restez concentré!" (Non lascarti dominare dalle emozioni. Calmati e rimani concentrata!) le disse Azrael calmandola con il tono della sua voce.

Sara si voltò verso di lui e sorrise: credeva in lei! Mai avrebbe potuto sperare nello stringere un'amicizia così forte con un'elfo. Peter Jackson aveva mostrato solo una facciata della persona a cui si era così tanto legata!

"Le cose belle non durano!" La distrasse Barahir deridendola.

Sara si avvicinò troppo con l'attacco successivo ed un pugno in pieno petto la fece cadere in terra senza fiato, la spada scivolò fuori dalla sua presa. 

Non contento il porco infierì ulteriormente, ferendola al petto con la punta della spada. Il colpo sarebbe stato mortale se lei non fosse rotolata di lato tentando di schivarlo!

"Sara!" La chiamò Azrael avanzando di un passo, ma venendo fermato dalla ragazza.

"No! Lui è mio!" Urlò lei tentando di rialzarsi.

"Stai indietro! Io voglio ammazzare questo maiale per tutto quello che ci ha fatto!" Non si sarebbe arresa! Non avrebbe deluso Narwain, Galdor e Thranduil!

"O morire provandoci!" Gridò ripartendo all'attacco.

Ma Barahir non si divertiva più. Con un pugno allo stomaco la fece piegare in due, per poi costringerla in ginocchio con l'arma puntata alla gola.

"Le tue motivazioni mi sono indifferenti! Anche se morirò ormai ho scoperto come i primi uomini sono riusciti a trovarlo. Tra le alte alpi, c'è una grotta che conduce al regno degli elfi! I suoi simili sono condannati!" Svelò facendo congelare Thranduil.

L'espressione impaurita durò qualche secondo sul volto dell'elfo, prima di essere sostituita da una piena d'ira. Come si permetteva di minacciare il suo popolo!?

"Ed altri moriranno.....come le bestie che ho macellato di fronte ai tuoi occhi!" Sussurrò il lanista con una perversa soddisfazione nel far rivivere quei momenti a quella lurida schiava.

Sara urlò in preda alla collera cogliendolo impreparato mentre si allungava a recuperare l'arma ad una velocità sorprentende, colpendolo con la lama l'inguine sinistro.

Lui cadde in ginocchio emettendo un verso sofferente.

"Ferma!" Urlò l'uomo vedendola in piedi di fronte a lui, pronta a trafiggerlo "S-se mi uccidi....non potrai sapere dove si trova la grotta!" Tentò di salvarsi la vita, sorridendo. Convinto di venire risparmiato.

"In cambio della mia vita....e di quella di mia moglie, vi dirò ciò che volete sapere!" Disse Barahir dando alla consorte uno sguardo rassicurante.

Sara si voltò verso Thranduil e lui annuì in risposta.

Non gli serviva l'aiuto di quel porco! Avrebbero trovato quello che cercavano da soli!

"Non devi sottovalutare gli elfi!" Ringhiò la ragazza prima di ferirlo alla gola.

Barahir aprì la bocca gemendo dal dolore e cominciando a sputare sangue. 

"Credi c-che q-questo........cambierà q-qualcosa!" Sussurrò malevolo "La mia morte non guarirà le cicatrici che porti nell'animo, non cancellerà i ricordi......" disse iniziando a ridere ma fermandosi a causa del sangue che lo fece tossire e lamentare per il dolore.

"No.......non cancellerà tutto!" Gli diede ragione lei "Ma almeno i miei amici riposeranno in pace!" Ammise prima di cominciare a colpirlo ripetutamente alla gola fino a quando la testa non si staccò completamente dal corpo.

La donna cercò di urlare, ma la presa ferrea di Attico sulla sua gola le impedì di farlo.

Hanna, dopo aver dato la figlia al padre, le si avvicinò con uno sguardo indecifrabile in volto.

"Stai lontano da me lurida schiava!" Le urlò contro la partizia romana cercando di colpirla ma venendo bloccata da Milo.

"Tacci tua!" Esclamò Hanna che si era presa un colpo. 

"Arriverà il giorno in cui Glabro vi ammazzerà tutti!" Li minacciò la romana. 

"Ciccia ar culo!" Rispose Hanna estraendo un coltello.

"Anche tu eri su quegli spalti a goderti la scena. Ed ora eccoti qui, tremante come una foglia al vento, di fronte all'imbranata e paurosa schiava che hai umiliato per anni!" La derise puntandole la lama alla gola "Raggiungerai tuo marito sulle sponde dell'Averno così che i nostri amici possano avere un po' di giustizia!" Disse prima di voltarsi verso Thranduil chiedendogli un muto permesso.

Azrael si avvicinò parlando in Sindar "Gurth a choth-in-edhil!" (Morte ai nemici degli elfi!) disse con una voce talmente gelida da far sbiancare la prigioniera anche se non aveva compreso tali parole.

Hanna affondò la lama nella gola della donna che aveva scelto di dimenticare, ma appena si era parlato di vendetta era stata la prima a venirle in mente. E per una buona ragione!

"Per Narwain e Galdor!" Svelò, estraendo l'arma.

 

*

 

"Non c'è giustizia a questo mondo?" Si lamentò Hanna il giorno seguente. 

"Cosa vuoi dire? Barahir e la sua cara mogliettina l'hanno avuta!" Tentò di placarla Sara.

"Nove mesi nel mio ventre, dodici ore di parto, notti passate insonnie, dieci chili in più e poi.....somiglia tutta a suo padre!" Protestò Hanna guardando la figlia poggiata sul tavolo che muoveva gli arti minuscoli come se fosse stata nel pieno di una guerra.

Sara osservò la sua nipotina. Capelli biondi, orecchie a punta, occhi blu....non poteva negarlo!

"Non mi ero reso conto che fossi in attesa!" La voce di Enomao non le fece saltare come accadeva con chiunque dei germani.

"Enomao!" Lo salutò Sara abbracciandolo calorosamente "Manco io!" Rispose Hanna guardando dubbiosa Gannicus. 

Sembrava trovarsi in difficoltà in presenza del Maestro. Ma non erano grandi amici?

Poi notò che anche Enomao lo ignorava e non riusciva a nascondere a pieno il fastidio dovuto alla vicinanza "Devo scoprire cos'è successo!" Le disse la parte di lei curiosa e rompiscatole. Avvolse la figlia in una calda coperta prima di prenderla in braccio.

"Perché ci ammorbi con la tua presenza?" Chiese Enomao acido.

"Non sono qui per te! Devo controllare le ragazze mentre Azrael è a caccia visto che i suoi figli sono partiti per Pompei!" Gli rispose a tono Gannicus.

L'altro gli rivolse uno sguardo di fuoco, ma Hanna sedò la rissa con una semplice domanda "Vuoi tenerla?" Chiese al Maestro.

Lui sembrò trovarsi in difficoltà "Posso?" Domandò per la prima volta timoroso.

"Sono sua madre. Se te la sto porgendo significa che puoi!" Puntualizzò Hanna.

Il Maestro prese in braccio la piccola e non riuscì a trattenere un grande sorriso quando Aranel aprì i suoi occhietti "Ho sempre desiderato che gli dei mi concedessero un tale tesoro!" Disse sovrappensiero "È identica al padre!" Osservò.

"Ti ci metti anche tu?" Chiese Hanna infastidita facendo ridere Sara e di conseguenza Enomao "Una grande delusione! Come si chiama?" Domandò.

"Aranel! Nella lingua degli elfi vuol dire stella del Re!" Rispose Sara per ricevere una spinta da parte dell'amica. Cercò di ignorarla per non far capire di aver appena parlato troppo.

Hanna riprese sua figlia e mentre Enomao parlava con Sara ed Ariadne venendo aggiornato sugli ciò che era realmente accaduto nella casa di Batiato, si avvicinò a Gannicus.

"Sei fortunata ad aver trovato un compagno come lui. E lui lo è altrettanto! Per una volta dall'amore è sbocciato qualcosa invece di appassire!" Commentò Gannicus fissando la bambina.

Hanna non riuscì a reprimere uno sbadiglio.

Una risata li fece voltare e Naevia si fece avanti "Dammela e va a riposare!" Le disse.

Dopo averle rivolto uno sguardo pieno di gratitudine Hanna fece come le era stato detto.

"È bellissima!" Commentò Naevia "Anche nella sventura c'è qualcosa di buono!" Confessò felice. Ormai stava iniziando a superare il suo passato burrascoso e quella nuova vita le aveva dato la prova che le serviva per confidare nuovamente nel futuro, oltre all'appoggio del suo amato!

Delle grida gioiose precedettero il rientro di Azrael ed alcuni germani andati a caccia.

Naevia si bloccò appena vide l'elfo, dando subito la bambina a Gannicus che si impanicò, dato che non aveva mai tenuto in braccio un neonato. 

La ragazza sospirò e decise di riprendersela per evitare che la facesse cadere, ma stranamente l'elfo non sembrò infastidito vedendola con in braccio sua figlia.

Quella sera mangiarono tutti con gusto. Gannicus se n'era andato, ma questo non era bastato a guastare la serata alle ragazze.

"È la prima volta che mangio carne di cinghiale!" Ammise Hanna divorando la sua porzione "Quindi Cassia era la tua padrona?" Chiese Sara a Ariadne cedendo alla curiosità "Si, ma io l'ho sempre considerata una cara amica! Siamo cresciute insieme!" Rispose lei, felice nel ricordare gli splendidi anni della sua infanzia.

"Vado a prendere altra acqua!" Disse Naevia dirigendosi verso una grossa botte posta di fronte all'entrata del tempio "Vengo anch'io!" Disse Hanna seguendola con una brocca fra le mani.

La piccola era in mani sicure tra le calorose braccia di Thranduil.

"Bevete con me!" Un germano alto almeno due metri le sorprese alle spalle.

"No, grazie! Crisso mi aspetta!" Tentò di evitarlo Naevia. 

"Gallo!? Si ho visto suoi occhi..." disse Sedulus disapprovando con lo sguardo "Io no piace!" Disse bloccando la strada alle ragazze prima di posare lo sguardo anche su Hanna. Lei, lentamente, mise la mano sul manico del coltello appositamente nascosto in caso di pericoli inaspettati.

Le tornò in mente l'episodio accaduto con il porco romano e tremò notando che quell'uomo era alto il doppio del suo ultimo aggressore.

Si riscosse subito al pensiero di sua figlia! Doveva difenderla! Ciò significava che i pericoli da cui avrebbe dovuto tutelarla sarebbero stati tantissimi e peggio di un uomo arrapato. Non poteva gettare la spugna! E si rimproverò per aver ceduto alla paura anche se solo per qualche secondo!

Lei era la moglie di Azrael, l'angelo della morte! Doveva mostrarsi all'altezza!

Il germano bloccò Naevia contro il tavolo, ma la ragazza fu veloce ad afferrare un coltello, affondando la lama nel fianco di quel bastardo. Lui la scaraventò in terra furioso.

Questa volta fu il turno di Hanna. Si lanciò all'attacco sfoderando il pugnale ma un colpo in viso la fece retrocedere. Usò lo slancio per fare un salto all'indietro, in ginnastica chiamato flic indietro, atterrando in piedi, di nuovo in guardia.

"Però! Qualcosa della ginnastica artistica mi è rimasto!" Si sorprese osservando che la posa era a dir poco perfetta.

"No piace!" Sedulus non sembrò gradire quella dimostrazione d'agilità.

Fortunatamente Agron aveva notato la scena e si era messo subito in mezzo temendo le reazioni dei compagni delle ragazze. Afferrò l'altro per le spalle cercando di calmarlo "Sedulus macht es nicht!" (Sedulus fermo!) ma l'enorme stazza dell'avversario lo mise in seria difficoltà.

Il germano venne atterrato subito e colpito ripetutamente in viso.

"Azrael!" Lo chiamò Sara, allarmata da quel combattimento innocuo che sarebbe potuto peggiorare in un istante.

L'elfo la spinse, assieme ad Ariadne, dietro di sé appena la rissa cominciò. Cercando Hanna con lo sguardo.

"Sedulus!" Crisso si annunciò con un grido pieno di rabbia togliendo il gigante da sopra Agron. Ma il gallo venne aggredito da un'altro germano, giunto in soccorso del compagno.

Questo diede il via alla rissa.

Azrael si sarebbe unito volentieri se non fosse stato per Aranel. Non che non si fidasse delle ragazze, ma avrebbe rischiato troppo lasciandole sole!

"Basta calmatevi!" Spartacus era arrivato.

Saxa comparve accanto a loro, combattendo contro Mira e Sara si sentì in dovere di immischiarsi, tirando capelli, calci e pugni. Hanna avrebbe fatto lo stesso, se Azrael non l'avesse afferrata per i fianchi bloccandola!

Il campione si mise subito contro a colui che aveva dato il via alla rissa: Sedulus!

Si frappose tra lui ed Agron quando il primo aveva afferrato la spada con l'intento di ucciderlo. Le armi cozzarono tra di loro violentemente.

Bastò un solo altro colpo per porre fine allo scontro e per uccidere il germano.

"È questo che siete? Bestie assetate di sangue? Se non riuscite a stare tra noi come dei fratelli, allora andatevene!" Urlò Spartacus la cui pazienza si era esaurita.

"Io obbedisco a Spartacus! E se i germani si considerano veri uomini, devono fare altrettanto!" Urlò Agron mostrando una cieca lealtà che cancellò i dubbi dei giorni precedenti quando aveva reclutato guerrieri appartenenti al suo popolo.

Un silenzio teso fece trattenere il fiato a tutti.

"Uomo che uccide Sedulus, è grande guerriero! Lugo, obbedisce!" Bastò che uno di loro prendesse la decisione finale perché tutti gli altri lo seguissero, giurando fedeltà al portatore di pioggia.

 

*

 

Quella mattina la situazione era nettamente migliorata.

I germani erano molto più cordiali e più volte si erano rivolti a Spartacus mostrando grande rispetto. Il ritorno di Attico e Milo, con Cassia e gli schiavi liberati della sua casa, più tutti i beni che erano riusciti a portare via dalla Villa di Pompei, calmò ed incoraggiò i ribelli.

Azrael non era convinto della lealtà dei germani, ma sicuramente non lo sarebbe mai stato! E l'occhio nero di Hanna non rendeva le cose facili!

Si voltò verso l'entrata appena sentì dei passi pesanti avvicinarsi al tempio. Quattro persone! Ad essere andati a caccia erano stati solo Spartacus e Mira!

"Attico!" Lo chiamò andando al suo fianco ma continuando a fissare la porta aperta. Il figlio comprese che qualcosa non andava e mise una mano sulla spada che portava alla cinta. Le ragazze smisero di chiacchierare e si tennero pronte per eventuali pericoli.

Spartacus entrò trascinando qualcuno dietro di se.

"Per la barba di Giove!" Sussurrò Agron.

"Hai rapito la moglie di Glabro?" Chiese Crisso scioccato.

"No, l'ho solo presa in prestito, ed avrà la fine che merita!" Disse Spartacus trascinando la patrizia romana all'interno delle mura del tempio.

"È questa la nostra causa? Trucidare donne gravide ed indifese?" Chiese Lucio vedendo quella scena orripilante.

"Glabro non ha avuto pietà per la mia. Una donna ben più rispettabile di quella che abbiamo di fronte!" Si giustificò il trace.

Ilizia venne legata in una stanza ed Agron ed Nasir vennero messi a guardia, per sicurezza.

"Una donna tremante, con un figlio in grembo! Non sembra la serpe velenosa che descrivi!" Nasir espresse i suoi dubbi riguardo alla patrizia romana, bendata e legata.

"È la moglie di colui che ci vuole morti!" Rispose Sara.

"Ma non è lui!" Continuò il siriano.

"Naevia ci ha raccontato di come ha ucciso un'altra patrizia romana sfracassandole il cranio sul freddo marmo!" Ricordò Hanna.

"Il suo cuore è marcio come quello di tutti i romani!" Disse Agron.

"È l'unica canzone che conosci, testa calda?" Si presentò Lucio facendo ridere le ragazze e Nasir.

"Tu sai che ho ragione!" Lo sfidò il germano "E tu sai che condivido i tuoi pensieri, ma ora è il momento di cambiare canzone. Ho del cibo....per la temibile prigioniera!" Disse Lucio mostrando una piccola ciotola che portava in mano.

"Devo prepararle anche l'acqua per un bagno caldo?" Chiese Agron sarcastico.

"Nutriamo almeno la sua creatura. O temi che possa uscire da quel ventre brandendo una daga romana?" E niente, Lucio era in grado di tenere testa a tutti i ribelli messi assieme.

 

*

 

Arrivata la sera Thranduil era impegnato ad asciugare la figlia, dopo un bel bagnetto.

Era incredibile la somiglianza con Legolas! Lo riportava con la mente, agli anni in cui era solo un bambino, continuamente in cerca della sua attenzione.

Col tempo i loro rapporti si erano raffreddati e la distanza fra i loro cuori non aveva fatto che aumentare, con Aranel voleva che fosse diverso. Doveva fare in modo che fosse così!

Aranel rise, muovendo le mani come se volesse afferrargli i capelli. Anche senza denti, era il sorriso più bello che avesse mai visto. Era sempre felice e sorridente, caratteristica presa dalla madre!

"Quali pensieri affollano la tua mente?" Chiese Hanna dopo aver dato un occhiata ad Attico, il quale, capendo la muta richiesta, si mise a guardia della porta per evitare che qualcuno sentisse la conversazione.

Thranduil prese in braccio la sua minuscola bambina cullandola affettuosamente per farla addormentare. 

"Pensi a lui?" Chiese la ragazza intuendo chi fosse al centro dei pensieri del compagno "Continuamente!" Rispose lui.

"Credi che sarà già diventato Re quando torneremo?" Domandò lei curiosa.

"È probabile. L'oscurità è potente e senza una guida gli elfi di Bosco Atro sarebbero troppo vulnerabili!" Le spiegò.

Vedendola abbattuta cercò di tirarla su "Se tornerò per proteggere ed aiutare il mio popolo sarà solo grazie a te!" Disse dandole un piccolo bacio in fronte.

Era sempre stata Hanna quella più energica e positiva e desiderava che rimanesse tale. Quella gioia di vivere aveva guarito il suo animo spezzato e grazie agli umani, stava imparando a vivere giorno per giorno, consapevole che questa guerra avrebbe potuto reclamare le loro vite prima di riuscire a tornare a casa.

"E se ho vissuto questi anni felice e spensierata....porci a parte.....è solo grazie a te!" Disse Hanna reclamando un bacio come si deve.

"Melin le!" (Ti amo!) sussurrò Thranduil stringendola a se, facendo attenzione alla bambina che teneva fra le braccia.

Gli occhi di Hanna incontrarono i suoi, risplendendo di gioia "So cosa vuol dire!" Ammise commossa.

"Vorrei dare una risposta decente. Come si dice in elfico "Io ti amerò per l'eternità!"?" Chiese "Im melithon le an i uir!" Tradusse Thranduil.

"Ecco immagina che sia stata io a dirlo!" Gli disse lei mentre accarezzava la testa della figlia sentendosi al sicuro tra le sue forti braccia.

"Appena torneremo nella Terra di Mezzo mi premurerò di farti seguire dai migliori insegnanti di Bosco Atro!" Disse Azrael ridendo "Troverai un allieva maggiormente interessata in Sara! Credo che abbia delle mire verso....lui!" Si corresse all'ultimo. Meglio non pronunciare mai quel nome, per maggiore sicurezza.

"Rimarrà delusa. È molto improbabile che possano andare d'accordo, i loro caratteri sono troppo diversi!" Le tarpò le ali lui.

"Non esserne sicuro! Era la prima cosa che ho pensato di noi!" Disse Hanna "Chissà cosa penserebbero di me Carlo e Maria sapendo che ho conquistato il cuore di uno dei più potenti elfi della Terra di Mezzo!?" Disse riflettendo ad alta voce.

"Chi?" Chiese Thranduil curioso. Era quasi tenero quando gli interessava qualcosa!

"I miei stramaledetti cugini!" Hanna sospirò, lei sapeva molto di lui, diciamo di Arda. Ma sorprendentemente era stato lui ad aprirsi di più con lei, raccontandole qualche episodio di vita quotidiana con Legolas, oltre ad esprimere a pieno il suo amore. 

Si, Peter Jackson aveva fatto cilecca presentando il grande Re degli elfi come freddo e crudele.

Anche se nella Roma antica era conosciuto come l'angelo della morte, privo di pietà con chiunque, lei sapeva bene che la realtà era un'altra.

Alzò lo sguardo e rise nel vederlo aspettare pazientemente la risposta, come aveva fatto a capire che quello era un'argomento delicato se lei gli aveva appena riso in faccia?

"I miei genitori...sono morti quando avevo dieci anni, in un grave incidente...." forse era meglio lasciare da parte i dettagli. Se avesse aggiunto la parola "automobilistico" l'attenzione si sarebbe completamente spostata!

"Per questo sono stata affidata agli unici parenti che avevo, cioè i miei zii! Ma loro non mi hanno mai voluto. Il fratello di mia madre aveva tagliato qualsiasi rapporto con lei ancora prima che nascessi. Mi vedevano come un peso. Ero costretta a vivere in cantina, potevo uscire solo per andare a scuola. L'unico che mi trattava bene era un vicino, che ho sempre amato come un padre. A quattordici anni sono scappata andando a rifugiarmi da Sara!" era incredibile essere grata ai suoi zii per non aver sporto alcuna denuncia, anzi.....davanti ai giudici che si erano trovati costretti ad affrontare, per volere dei genitori di Sara, avevano ceduto la sua completa custodia a loro. Era l'unica cosa buona che avevano fatto per lei nella loro vita!

"Io e Sara andavamo nella stessa scuola ed è lì che siamo diventate amiche, sin da quando avevamo appena sei anni! Poi la sua famiglia si è trasferita in un paese lontano, dove veniva parlata un'altra lingua. Nel mio mondo è chiamata Irlanda!" Continuò a raccontare ricordando la gioia di non dover più incrociare i suoi cugini tra i corridoi di scuola!

”Avevo da poco finito la scuola e mi ero presa un po' di tempo per iniziare a fare dei piccoli lavori mentre decidevo quale lavoro accettare! Sara aveva ancora molti anni di studio davanti a sé.......! Una mattina abbiamo deciso di fare un escursione.....senza sapere che non saremmo più tornate! Stavamo passeggiando nel bosco quando siamo cadute per una ripida discesa piena di foglie, erbacce e radici. Quando ci siamo risvegliate i romani ci avevano circondato.....prima di catturarci!" Finì di raccontare.

"Mi dispiace che tu abbia dovuto sopportare tutto questo!" Disse Thranduil poggiando il mento sulla testa di lei ed accarezzandole dolcemente la testa.

"A me no! Sono le esperienze passate ad aver formato la donna che sono diventata e devo dire che non sono niente male!" Disse Hanna staccandosi ed abbassando la testa per ammirarsi "Soprattutto modesta!" La prese in giro lui.

"Ha parlato Mister simpatia!" Momento di pace finito.

Aranel interruppe il litigio sul nascere, iniziando a piangere per tutta quella confusione che non le permetteva di dormire in santa pace!

"Ora della nanna!" Disse Hanna sorridendo alla figlia, prima di scambiare un bacio con il suo amato e dirigersi all'esterno, dove i vari gacigli erano già stati preparati.

Azrael la seguì e notò che Spartacus era appena tornato da un faccia a faccia con Ilizia.

"Hai ottenuto la tanto agognata vendetta?" Domandò Gannicus rivolto al trace.

"No, appartiene ancora al mondo dei vivi!" Rispose lui.

"Ho accettato di essere marchiato a vita come nemico di Roma per consegnartela....ed ora le tue mani tremano davanti alla soluzione che potrebbe porre fine a questa inutile guerra? Ottieni la tua vendetta........e falla finita!" Gannicus fece sentire tutta la sua disapprovazione.

"Io non son Glabro! Capace di uccidere una donna indifesa, senza porsi il minimo scrupolo! E la guerra non può essere fermata da un giorno all'altro!" Rispose Spartacus saggiamente.

"Allora molti altri innocenti moriranno in nome della tua causa!" Rispose Gannicus furioso.

Azrael fece una smorfia. La libertà è un diritto, un valore di cui nessuno dovrebbe fare a meno. Il celta non aveva ancora rotto le catene con i fantasmi del passato. Fisicamente era libero, ma spiritualmente ancora prigioniero.

Appena lo vide avvicinarsi ad Enomao comprese la motivazione che l'aveva spinto ad agire così. Era un goffo tentativo per riavvicinarsi al Maestro.

Gli umani erano alquanto prevedibili......

"Spartacus sfoga il suo dolore contro i romani, senza decidersi a fare la mossa conclusiva, determinato a trascinare quante più persone nell'oblio della morte! Forse non avrei dovuto rischiare così tanto catturando la moglie del legato!" Disse il celta non avendo il coraggio di guardare negli occhi il suo interlocutore.

"Tu hai rischiato tutto con il solo scopo di alleggerirti la coscienza!" Gli rispose Enomao irato.

"Sto cercando di salvare innumerevoli vite che lascerebbero questo mondo per una causa inutile! E non voglio che tu, mio fratello, muoia!" L'altro non demorse, tentando nuovamente di riavvicinarsi.

"Noi due non siamo più fratelli!" Ammise il Maestro addolorato.

"Non c'è alcun modo per sanare questo legame?" Chiese Gannicus altrettanto distrutto nel sentire tali parole.

"È impossibile ricucire ciò che non c'è mai stato! Tu mi hai ingannato con tradimenti e menzogne!" Gli ricordò Enomao alterato.

"Credimi quando ti dico che è uno dei miei più grandi rimpianti! Darei la mia vita se questo servisse a far rivivere Melitta!" Gannicus aveva proprio una testa dura!

"Sarebbe uno scambio più che equo!" Ammise Enomao non pienamente convinto.

"Allora cosa stai aspettando!? Sei come Spartacus, hai la possibilità di vendicarti ma ti tiri indietro!" Lo accusò il celta.

"La tua morte ti alleggerirebbe solo la coscienza! Melitta l'ho persa per sempre, solo ed unicamente per colpa tua!" Gli rispose Enomao arrabbiato.

"Dunque mi condanni a portare il peso di questa colpa in eterno, finché le mie stanche membra non cederanno, facendomi ritrovare sulle sponde dell'Averno?" Chiese Gannicus distrutto.

"La tua unica colpa è l'egoismo! È con quello che devi fare i conti!" Disse Enomao prima di allontanarsi.

Sembrava una sfida impossible. Ma Azrael sapeva che una vera amicizia, un legame così forte, sarebbe sopravvissuto a tutto. 

O almeno era ciò che sperava per lui e suo figlio! 

Che nonostante il tempo trascorso e la convinzione di essere stato abbandonato, qualcosa dell'amore che lega un padre ad un figlio, fosse rimasto.....per permettergli di ricostruirlo.

 

*

 

Spartacus era pieno di sorprese, ma non aveva fatto i conti con il nemico.

Il tentativo di barattare la vita della prigioniera in cambio di armi era andato terribilmente storto e durante la fuga, Lucio, aveva trovato la morte.

Spartacus, comprendendo che tipo di mostro fosse Glabro.....colui che era capace di condannare la moglie e l'erede ad una morte atroce non poteva essere definito umano!

Il trace, mettendosi contro quasi tutti, aveva rilasciato la patrizia romana, rifiutandosi di mostrarsi altrettanto spietato, privando della vita una donna gravida.

Una sera la luna brillava nel cielo costellato da migliaia di stelle.

Azrael si alzò di scatto, Aranel dormiva beata in mezzo ai genitori, due sacche delimitavano il suo lettino per evitare che venisse schiacciata.

Scavalcando gli schiavi dormienti si avviò subito verso le mura.

Qualcosa si stava muovendo la fuori!

Le due sentinelle non sembravano essersi accorte di nulla. Ma non erano elfi con un portentoso udito!

"Lugo, vuoi tenere gli occhi aperti?" Lo riprese Nasir.

"Niente da vedere!" Rispose il germano sbadigliando "Tu sveglia quando alberi attaccano!" Disse stringendo la pelliccia che portava sulle spalle.

L'elfo li osservò e sussultò quando li vide cadere dall'altra parte, afferrati da qualcosa!

Sforderò la spada e si nascose sotto all'impalcatura posta accanto al muro.

La luna venne coperta dalle nuvole, come se l'oscurità volesse favorire gli intrusi!

Tre figure, armate di spade e scudi, scesero di soppiatto. Erano le armature romane!

Azrael scattò appena toccarono terra. Fece inciampare una con un calcio, la seconda la mandò in terra con un pugno e si lanciò sulla terza pronto a trafiggerlo con la spada!

"Azrael, fermo!" Un sussurro terrorizzato lo fece bloccare quando la sua lama si ritrovò a pochi millimetri dalla gola dell'intruso. Conosceva quella voce!

La luce della luna sbucò da dietro una nuvola, rivelando il volto di Gannicus.......che se l'era appena fatta addosso!

Alzò lo sguardo e riconobbe Crisso e Spartacus sotto agli altri elmi romani.

Erano pazzi a presentarsi vestiti a quel modo, all'improvviso e senza il minimo avvertimento!

Rimase ancora più sbalordito quando Spartacus gli fece cenno di fare silenzio.

Li lasciò andare osservandoli curioso mentre si addentravano nel tempio indisturbati.

Era la prima volta che non sapeva come agire!

"I romani!" Il grido di Naevia destò quelli con il sonno più leggero, mentre altri rimasero beatamente nel mondo dei sogni.

Come prevedibile, Attico si avventò su uno dei tre romani cadendo in terra con lui e Milo non perse tempo ad aiutarlo. Le ragazze scapparono all'interno del tempio urlando.

Di fronte agli altri due, molti caddero sotto i loro colpi.

Saxa accese una torcia e corse, mostrandosi feroce, contro gli intrusi, ma Spartacus la fermò appena in tempo perché la situazione non degenerasse troppo, togliendosi l'elmo.

"Basta così!" Decretò.

Tutti parvero calmarsi notando che era un falso allarme.

A parte Attico che fissando il padre, lo insultò con lo sguardo appena comprese che lui aveva notato tutto senza avvertire!

"Era solo un'esercitazione?" Chiese Agron, gridando offeso "Se fossero arrivati, a quest'ora..." "...solo Azrael vi avrebbe parato il culo!" Concluse Gannicus interrompendo il trace.

"Lui lo sapeva? E perché non ci ha avvertito?" Chiese Agron oltraggiato.

"Perché l'abbiamo fermato. Speravo non fosse l'unico ad essersi accorto di noi. Purtroppo mi sbagliavo!" Disse Spartacus "Però queste sue capacità potrebbero tornarci molto utili!" Osservò Crisso fissando l'elfo che lo insultò nella sua lingua.

"La prossima volta non ci coglieranno impreparati!" Promise Enomao.

"A queste parole, dovranno seguire i fatti!" Gli rispose il portatore di pioggia.

"Ora chi fa riaddormentare Aranel?" L'urlo furioso di Hanna accompagnato dal pianto della bambina fece congelare tutti sul posto.

 

*

 

L'addestramento procedeva "Lasciamo che romani varcano mura?" Con qualche intoppo!

"Così saranno in trappola fotti capre!" Ringhiò Crisso contro Nemetes.

"Come pesci nella rete!" Gli diede man forte Spartacus.

"Carro in avvicinamento!" Avvertì Gannicus seduto comodamente sulle mura.

Il gallo lo raggiunse muovendosi ad una velocità incredibile considerata la sua stazza.

"C'è Agron alla guida!" Li calmò Nasir.

"Ne ha attaccato un'altro! Di sua iniziativa!" Protestò Crisso.

"No, gliel'ho ordinato io!" Lo contraddisse Spartacus "Per quale motivo?" Chiese Gannicus curioso "Procurare ciò che ci serve per vincere!"

"Je ne le reconnais pas en le voyant si détendu!" (Non lo riconosco vedendolo così rilassato!) disse Attico fissando Spartacus che brindava assieme ai suoi compagni.

"Ce n'est pas le genre d'homme qui s'enivre!" (Non è il genere di uomo che si ubriaca!) Ricordò Milo.

"Son expression ne le révèle pas, mais il a quelque chose en tête!" (La sua espressione non lo rivela, ma ha qualcosa in mente!) disse Azrael sicuro.

"Solleva il cuore, avere lo spirito più leggero!" Iniziò a parlare Spartacus attirando l'attenzione generale "Essere uniti, non da un marchio, una lingua o una patria, ma da un ideale!" Disse con orgoglio.

"Che ogni uomo, donna o bambino abbia il diritto di nascere, vivere e morire con il dolce sapore della libertà sulle labbra!" Nel dire ciò suo sguardo indugiò sulla giovane vita fra le braccia di Hanna, consapevole che con i romani, la bambina, avrebbe trovato solo la morte. 

"Ma se vogliamo sconfiggere il nemico, dobbiamo mettere da parte le differenze e diventare un sol uomo!" Continuò.

"Voglio una sfida fra coppie! Ogni coppia sarà formata da due guerrieri in contrasto fra loro! Così scopriremo se la sete di vendetta avrà la meglio sull'odio!" L'idea proposta dal portatore di pioggia venne ben accolta.

"Maintenant, son but est évident!" (Ora il suo scopo è evidente!) disse Milo con entusiasmo.

"Donar! Nemetes! Prendete posizione!" Ordinò Spartacus "Lugo e Nasir, saranno gli sfidanti!" Aveva scelto bene!

"Noi vince! Tu da parte cerbiattino! Lugo combatte!" Il germano sbeffeggiò il suo compagno ancora prima di cominciare.

"Non chiamarmi mai più così caprone!" Gridò Nasir stufo di quell'orribile soprannome prima di lanciarsi contro ai suoi avversari.

"Quindi tu saresti Cassia, la romana!" Hanna sorprese alle spalle la fanciulla facendole prendere un colpo.

Da quando era tornata pochi giorni prima, si erano evitate, o meglio, lei le aveva evitate dato che era palesemente terrorizzata dall'elfo!

"Quello non è più il mio popolo!" Disse Cassia seria.

"Perché?" Chiese Sara anche se conosceva la risposta.

"Un senatore di Roma ha ricattato la mia famiglia per mesi. Ci ha tessuto addosso una rete tenendoci in gabbia, sfruttando il potere che il suo titolo gli concedeva! E per "la gloria di Roma".....ha assassinato i miei genitori!" Rispose lei  senza mascherare la rabbia che provava "Anche se fosse sopravvissuto non avrebbe mai pagato per ciò che mi ha fatto! Milo ha reso giustizia ai miei ed io.....non credo più in un popolo che mi ha tradita!" Concluse bevendo un grosso sorso di vino.

"Cosa provi per Milo?" Chiese Hanna con insolenza.

"E tu cosa provi per Azrael?" La prese in contropiede l'altra "Cassia, ci siamo legati molto a Milo. È un brav'uomo e se i sentimenti che prova per te sono sinceri, allora sei davvero fortunata!" Le disse Ariadne.

Cassia parve rilassarsi, scambiando con la sua cara amica un caloroso abbraccio.

"Potrai mai perdonarmi?" Chiese affranta "Per cosa?" Domandò Ariadne.

"Per aver lasciato che Corvo ti vendesse! Eri la mia schiava personale ed una sincera amica, mi sarei dovuta opporre!" Disse sincera l'amica.

"Non devi scusarti! Le tue preghiere hanno convinto gli dei a favorirmi!" Rispose Ariadne. Hanna mimò il gesto di spararsi in testa verso Sara, la quale si astenne eroicamente dal ridere "Sono stata messa al servizio della padrona. Una posizione tanto elevata mi ha protetto per tutto il tempo!" Hanna e Sara non credevano nei loro dei, perché se fossero realmente esistiti non sarebbero diventate schiave, vedendosi costrette ad abbandonare la loro vita di prima!

"Lo ami?" Cambiò discorso Ariadne "Non ti ho mai visto guardare un uomo a quel modo!" La prese in giro.

"Perché avrei dovuto guardarlo? Gli devo molto, mi ha salvato la vita!" Disse Cassia ripensando a quella mattina nebbiosa.

"Non so, forse perché era pieno di muscoli!" Continuò a scherzare Ariadne.

"Punto a suo favore!" Commentò Sara.

"Non è di quello che parlavo!" Rispose Cassia guardando male Sara ed Hanna che se la ridevano della grossa.

"Sei sicura?" Insistette Ariadne "Oh per favore!" La fece tacere l'altra.

"Perché hai paura dell'elfo? Non è pericoloso!" Chiese Sara "No? Ti ricordo che stai parlando del gladiatore più temuto dell'intera Repubblica!" Rispose Cassia.

"Tranquilla.....anche se sei Romana non ti ucciderà!" Disse Hanna cercando di rubare la brocca piena di vino a Sara che si ostinava a farla fingere di essere astemia "Lui non uccide persone indifese!" Le si accodò l'amica.

"Non per quello!" La riprese Hanna "Perché?" Chiese Sara confusa.

"Perché Milo prova qualcosa per te! Lo sguardo da pesce lesso che ti rivolge toglie ogni minimo dubbio!" Rispose l'amica.

"Che vuoi fare?" Chiese Ariadne comprendendo che i sentimenti erano ricambiati da entrambe le parti.

"Non saprei! Accanto a Milo ho la sensazione che niente potrebbe nuocermi! Che persino gli dei retrocederebbero, in caso se lo si ritrovassero davanti!" Confessò Cassia.

"Ma perché l'amore arde nel cuore di tutti tranne che nel mio?" Domandò Sara guardandosi attorno come se stesse sperando che il suo principe azzurro le si parasse davanti dicendole "Sei la donna a cui ho donato il mio cuore!".

"Dov'è tua figlia?" Chiese Cassia cambiando completamente discorso.

"È con il padre! Anzi già che ci sei andresti a prenderla?" Domandò Hanna notando che l'elfo in questione era dall'altra parte del piazzale.

"Perché io?" Chiese l'interpellata allibita "Oh sai, il sole, il caldo, la guerra!" Farneticò Hanna correndo all'interno del tempio.

"Lei non sarà in grado di mascherare le proprie intenzioni, ma sono concorde! Guadagnarsi il favore dell'angelo della morte ti garantirà protezione e farà in modo che gli altri ribelli ti accettino!" Disse Ariadne iniziando a spingerla verso il loro obbiettivo.

"Non ti ci mettere anche tu!" Protestò Cassia decidendo, però, di darle retta.

"Gradite del vino?" Le accolse un Milo sorridente "No, ti ringrazio!" Rispose lei.

Cassia non potè non sgranare gli occhi quando vide la sua amica lasciarsi avvolgere dalle possenti braccia di Attico, felice come non l'aveva mai vista.

"Hai omesso di dirmi qualcosa?" Chiese divertita e felice nell'apprendere tale notizia anche in quel modo.

"Non so di che parli!" Le rispose Ariadne per poi ridere.

Cassia rivolse l'attenzione verso l'elfo, fissandolo diritto negli occhi.

Lui ricambiò lo sguardo studiandola attentamente. Era proprio la ragazza di qualche anno prima! Quella per cui Milo si era innamorato solo guardandola!

"Ho sentito molte storie su di te!" Iniziò a dire cercando di apparire sicura "Stento a crederci vedendoti con quella creatura in braccio che ti fa la linguaccia!" Disse indicando con lo sguardo la bambina che teneva la lingua fra le labbra.

Attico sorrise, Milo invece rise, l'elfo rimase impassibile.

"È bellissima!" Disse Cassia osservando la piccola mentre faceva un minuscolo sbadiglio. Milo prese la sorellina dalle braccia del padre e gliela porse "Vuoi tenerla?" Chiese con un ampio sorriso in volto.

Cassia rivolse all'elfo uno sguardo dubbioso. Vedendo che non le stava prestando attenzione e prendendolo come un permesso, accolse quella creatura piccola ed innocente fra le sue braccia.

"La consideri veramente una sorella minore?" Chiese rivolta a Milo.

"Certo! Non è il sangue a fare le famiglie!" Rispose lui sincero.

"È incredibile come pochi giorni fa tremassi all'idea di stringere fra le braccia il figlio del senatore Corvo, mentre adesso ho l'onore di tenere la figlia del gladiatore più temuto della Repubblica!" Disse Cassia intenerita da quella bambina troppo dolce.

"Avresti dovuto opporti al matrimonio!" La rimproverò Milo cercando di addolcire la voce per non sembrare troppo burbero.

"Non avevo scelta!" Ammise lei.

"C'è sempre una scelta!" Insistette lui.

"Si, avrei scelto di condannare a morte la mia famiglia!" Lo fece tacere lei.

Cassia sospirò e presa dalla conversazione, ridiede la figlia al padre senza il minimo timore.

"Sei stato tu a darmi la libertà di scegliere....quando hai ucciso quel bastardo!" Disse prima di tornare dalle due ragazze che sembravano essersi perse all'interno del tempio.

Milo la guardò orgoglioso, si era scelto una donna tenace ed esuberante!

"Più aspetti, più rischi di perderla!" Lo avvertì Attico senza alcuna intenzione, per la prima volta, di deriderlo o indispettirlo!

 

*

 

Un'altra faticosa giornata di allenamenti si era conclusa. 

Il trace vide Gannicus aggiungerlo sull'impalcatura sulla quale si trovava, per controllare l'avvicinarsi di eventuali pericoli.

"Resto convinto che andremo incontro a morte sicura, ma almeno sarà una morte gloriosa!" Disse Gannicus ridendo.

Spartacus si voltò quando sentì un colpo sulla spalla. Azrael guardava verso la montagna.

"Il segnale!" Disse Gannicus vedendo una torcia muoversi nel buio della notte, capendo che era arrivato il momento.

"Glabro comanda dalle retrovie! La posizione del vile. Farà avanzare le sue truppe in formazione compatta, per esaltarne la potenza! È la tattica romana!" Illustrò Spartacus prima di guidare i ribelli contro ai romani.

Cassia cullava la piccola Aranel. La fiducia nei suoi confronti era forte ormai. Lei ed Ariadne si rifugiarono all'interno del tempio per evitare pericoli inutili e nel tentativo di nascondere l'esistenza della bambina.

Azrael stava cominciando a stancarsi di essere lasciato indietro, ma almeno poteva proteggere le ragazze le quali erano state irremovibili, volendo combattere a tutti i costi!

Peccato che restando nelle mura si sarebbero persi la festa.

I suoi pensieri vennero ascoltati quando il combattimento si spostò all'interno delle mura, ma i romani dovettero dividersi per scavalcarle e questo risultò fatale per loro.

"Undici!" Disse Hanna quando un'altra freccia colpì il bersaglio "Quattordici!" Contò Sara soddisfatta. "Mi ritornano in mente Legolas e Gimli!" Sussurrò Sara all'amica.

"Taci per carità! Comunque loro erano molto più divertenti!" Le rispose lei lanciando un'occhiata ad Azrael che però sembrava troppo impegnato a combattere per prestare attenzione alle loro parole.

"Ha detto di non voler conoscere il futuro! Piantala di fare il contrario! Anche una sola affermazione potrebbe essere sufficiente per cambiare tutto irrimediabilmente!" Cercò di farla ragionare.

"Ma è sicuramente già cambiato qualcosa!" Protestò Sara prima di doversi ritirare all'interno del tempio vedendo una palla di fuoco volare nella loro direzione.

"Spartacus!" Fu Mira ad avvertire i guerrieri. A parte l'elfo......che già fissava l'oggetto in arrivo!

I pochi romani ancora in vita perirono, sotto quella pioggia di fuoco, mentre i ribelli fuggirono attraverso la galleria.

"Glabro ha vinto una battaglia, non la guerra!" Ringhiò Attico vedendosi costretto a ripiegare assieme agli altri.

Nel bosco, Azrael deviò una lancia salvando la donna anziana che aveva aiutato Hanna a partorire, da una morte certa.

"Romani!" Urlò Milo vedendoli avanzare verso di loro.

"Prendiamo il sentiero, presto!" Ordinò Spartacus.

"È l'unico che porta in cima! Saremo in trappola!" Protestò Crisso.

"Non c'è altra scelta! Sbrighiamoci!" Urlò il trace prima di seguire i suoi uomini.

 

*

 

La montagna si rivelò una salvezza, ma anche una condanna. 

Non offriva molto come sostentamento e l'impazienza cresceva così come il tempo trascorso in quel luogo inospitale.

"Pane! Per bambina!" Disse Lugo porgendo la fetta ad Hanna "Perché ci aiuti?" Chiese lei dubbiosa. Lui alzò le spalle prima di andarsene appena notò lo sguardo di fuoco dell'elfo.

"Les faveurs ne suffiront plus! Les filles mange trop peu!" (Tra poco i favori non basteranno più! Le ragazze mangiano troppo poco!) Protestò Attico.

"Je sais pourquoi cette fichue chose nous aide!" (So perché quel maledetto ci aiuta!) Rivelò Milo "Pendant le combat il y a une semaine, j'ai empêché son cerveau d'être dispersé sur le sol!" (Durante la fuga verso la montagna ho evitato che il suo cervello venisse sparso per terra!) raccontò.

"Spartacus! Nemetes e i suoi sono scesi a valle!" La voce di Crisso li fece voltare.

"Per quale motivo?" Chiese il trace sconvolto per essere stato ignorato.

"Attaccare l'avamposto che sorveglia il sentiero!" Gli rispose Gannicus.

Azrael fece per seguirli, ma Attico lo fermò. 

"La situation est dangereuse! Plus que jamais, vous devez rester à leurs côtés pour les protéger!" (La situazione è pericolosa! Ora più che mai devi restare al loro fianco per proteggerle! ) disse correndo verso il sentiero non aspettando una risposta.

Appena tornarono gli occhi di tutti notarono Mira inerte fra le braccia di Spartacus il quale si avventò sul germano subito dopo averla poggiata in terra.

"Sei contento adesso?" Urlò pieno di rabbia e dolore "Valeva la pena sacrificarla per trovare qualcosa da mangiare?" Gridò prendendo a pugni Nemetes dopo averlo atterrato "Mira ha perso la vita per colpa tua!" Lo accusò.

"Per colpa tua siamo tutti condannati!" Nemetes espresse finalmente il suo pensiero "Se n'è andata non stremata di fame come noi!" Urlò il germano.

"Le pareti del vesuvio sono a strapiombo! Siamo in posizione elevata!" cercò di recuperare la situazione Spartacus.

"Non conta niente! Tra poco saremo stremati dalla fame e non potremo più combattere!"  Gli rispose Nemetes.

"Nessun uomo sarà mai troppo debole o menomato per combattere! Se si batte per un ideale che vale più della sua stessa vita!" Disse Enomao che nell'ultimo scontro aveva perso un'occhio.

"C'è movimento sul sentiero!" Li avvisò una vedetta.

"Ashur!" Crisso sputò il nome della persona che più odiava.

"Vengo con un messaggio da parte di Glabro!" Lo fermò lui.

"Vuole porre fine a questo conflitto, così che il suo erede possa nascere a Roma!" Tentò di tirarla per le lunghe, sperando che a loro potesse interessar qualcosa dei desideri del loro nemico.

"Dovrebbe importarmi?" Chiese Spartacus e delle risate risposero alla sua domanda.

"T'importa la vita dei tuoi uomini? Se vi arrendete, potrete vivere, altrimenti lui ucciderà ognuno di voi!" Tentò di nuovo il siriano.

"Io non voglio morire!" Disse Nemetes guadagnandosi numerose occhiatacce "Ma se questo è il mio destino, me ne andrò nell'oltretomba combattendo! E non in catene!" Urlò appoggiando il trace e dimostrando di credere in lui. 

"Meglio morire liberi che vivere come schiavi!" Gridò un'altro schiavo, sostenuto da tutti gli altri.

"Hai avuto la tua risposta!" Disse Spartacus ad Ashur.

"Molto bene. Ora scendo a riferire!" Cercò di svignarsela lui.

"Dove credi di andare?" Lo fermò Crisso.

"Il pretore mi aspetta! Devo riferire la vostra risposta!" Tentò di tagliare corto il coniglio solo per venire nuovamente fermato.

"La tua testa potrebbe servire ugualmente allo scopo!" Disse il gallo.

"Spartacus!" Ashur cercò un'ultimo appiglio per la salvezza "Io penso che non abbia tutti i torti!" Ritrovandosi in trappola.

Per Naevia fu un immenso piacere uccidere di quel porco che tanto l'aveva fatta soffrire. Liberandosi completamente da quel passato che tanto l'aveva fatta soffrire.

 

*

 

Il giorno seguente Spartacus decise che era arrivato il momento d'agire.

"Abbiamo usato tutti i tralci che c'erano, bastano per cinque!" Annunciò Nasir mostrando cinque lunghe funi.

"Agron, Crisso, Gannicus, Azrael, voi verrete con me!" Li chiamò il trace.

"Cette fois, c'est nous qui serons laissés pour compte!" (Questa volta siamo noi che resteremo indietro!) Disse Attico stringendo con forza la mano del genitore.

Azrael diede un bacio sulla fronte di sua figlia e dopo aver rivolto ad Hanna uno sguardo d'incoraggiamento si avviò sul fianco della montagna afferrando una delle funi.

"So che la paura vi attanaglia, ma c'è una buona ragione per provare timore. I romani sono più numerosi di noi. Ma ci hanno mostrato il loro punto debole! Quello di credere che la tattica romana sia l'unica vincente. Sono convinti che c'è una sola ed unica via per scendere dal Vesuvio. Impareranno che noi sappiamo aprirci nuove strade.....e che tutto è possibile quando il cuore e la mente hanno uno scopo comune!" Li incoraggiò Spartacus.

"Oggi daremo loro una lezione che non dimenticheranno!" Decise trovandosi in accorto con tutti. Un rombo, accompagnato da un forte vento li travolse.

"I tuoni coprono la nostra discesa! Gli dei ci favoriscono, il fato è dalla nostra!" Urlò Agron poco prima di cominciare la discesa.

"L'uomo libero se lo forgia da solo!" Spartacus fece capire che ancora non credeva negli dei "Questa notte saremo degli dei e la nostra ira si abbatterà sui romani!" Nel modo più assoluto possibile.

Gli altri mantennero una presa salda sulle funi create per i loro compagni e la discesa cominciò.

Arrivati poco prima del suolo Azrael vide due vedette romane annoiate che si guardavano attorno aspettando impazientemente di ricevere il cambio.

Agron poggiò un piede su di una sporgenza con una grazia che credeva appartenere solo ai nani, dovuta all'ansia e dei sassolini caddero, facendo voltare le guardie.

Fortuna volle che non guardarono in alto. Ma erano allerta!

L'elfo si lasciò cadere sfoderando un pugnale ed atterrando colpì da dietro uno dei due uomini alla collo, Spartacus lo imitò e riuscirono ad ucciderle prima che venisse dato l'allarme.

"Noi non avremo mai un vero esercito, come quello dei romani!" Ammise Crisso arrabbiato.

"Il loro unico vantaggio è il numero!" Osservò Spartacus.

"Serviamoci delle loro catapulte!" Disse Azrael facendo prendere un colpo agli altri quattro "Le useremo contro di loro!" L'elfo sorrise vedendo i loro sguardi attoniti.

"Per le tette di giunone!" Gannicus riuscì a dire questo, rimanendo fermo a fissare l'altro con la bocca aperta.

"Da quando hai imparato a parlare la nostra lingua?" Chiese Crisso che era riuscito a superare lo shock iniziale.

"Da sempre!" Rispose Azrael non riuscendo a non sorridere.

"Sei veramente astuto!" Si complimentò Spartacus.

"Elfo merdoso!" Lo insultò Agron.

"Gradirei che rimanesse un segreto. L'ignoranza degli altri è molto utile!" Chiese l'angelo della morte ancora troppo divertito per notare l'insulto.

"Se volevi che nessuno lo sapesse, allora perché ci hai svelato il tuo più grande segreto?" Chiese Crisso offeso di non averlo capito da solo.

"Stiamo andando in cinque contro un esercito, la comunicazione è fondamentale per avere una minima possibilità di vittoria!" Spiegò Azrael guardando male il gallo.

"Hai ragione! Ti ringrazio per la fiducia!" Disse Spartacus stringendogli una mano prima di fare un cenno agli altri "Muoviamoci!".

Arrivarono di soppiatto alle spalle delle poche guardie che sorvegliavano le catapulte, mettendole a tacere per sempre senza che nessuno li notasse.

"Bisogna agire subito, prima che si accorgano di noi!" Ordinò Spartacus ed Azrael si arrampicò sulle catapulte per tagliare le corde che ne bloccavano i meccanismi.

"Muoviti ipocrita!" Sibilò Agron per essere travolto subito dopo da un elfo che si era inciampato nelle corde e gli era accidentalmente caduto addosso.

Spartacus e Gannicus si ritrovarono costretti a dividerli, appena iniziarono a darsele.

"Alt!" La legione romana arrivò poco dopo, ma il campo con l'altra metà dell'esercito era ormai ridotto ad un falò, i romani erano stati decimati dalle loro stesse armi. 

Il legato Claudio Glabro era in testa alla colonna.

I cinque guerrieri si disposero di fronte all'esercito, per niente intimoriti della stragrande maggioranza di soldati di fronte a loro.

"Nervi saldi!" Sussurrò Glabro quando vide i suoi uomini indietreggiare appena notarono l'elfo.

"Una morte gloriosa! È ciò che ho sempre agognato!" Disse Gannicus per poi ridere spavaldo prima di sguainare le spade imitato dagli altri.

Glabro e Spartacus si scambiarono uno sguardo d'odio "Uccideteli!" Urlò il romano.

Bastò questo per dare inizio al finimondo.

I ribelli attaccarono a sorpresa sul fianco della schiera nemica. Spartacus e gli altri quattro si unirono alla mischia con entusiasmo.

Azrael uccideva un romano dietro l'altro e dopo poco la sua spada si schiantò contro quella di Attico. I due si scambiarono sguardi complici prima di darsi le spalle e proseguire nella lotta.

"Retrocedere!" "Indietro!" Le grida di Glabro e del suo sottoposto attirarono la loro attenzione e l'elfo fu uno dei primi a correre dietro ai romani codardi in fuga.

"Dobbiamo avanzare, siamo ad un passo dalla vittoria!" Urlò Spartacus seguendo il suo acerrimo nemico.

Azrael correva veloce nella foresta, intravide le mura del tempio, ora diventato la base operativa dei romani. Con un cenno del capo, Attico lo superò e pose il suo scudo sulla testa per permettergli di salire senza particolare fatica.

I romani vennero colti di sorpresa. Quegli sciocchi credevano che un muro rendesse quel luogo inviolabile.....

All'elfo bastarono due colpi per ogni romano che gli si parava davanti per riuscire ad ucciderli tutti, uno dopo l'altro. All'ultimo che gli venne incontro riservò un trattamento speciale. Lo ferì alla gamba facendolo cadere in ginocchio e lo decapitò.

Prese la sua testa e la esibì come trofeo di fronte agli altri soldati terrorizzati.

Era un atteggiamento da orco, ma per fortuna quei mortali già lo consideravano un mostro e nessun abitante della terra di Mezzo poteva essere testimone di quello scempio!

Spartacus lo raggiunse sorpassandolo di corsa, sfiorandolo per un pelo.

Giusto per ricordare che nemmeno loro fossero al sicuro, Azrael tirò un calcio in pieno stomaco al ribelle successivo che ebbe la malaugurata idea di passargli troppo vicino.

Sopraggiunsero altri schiavi, tra cui Milo ed Attico. Sembravano star bene a parte qualche ferita superficiale e si unirono con entusiasmo allo scontro.

I romani caddero come foglie al vento sotto i loro colpi.

Thranduil tagliò la gola ad un soldato che stava per dare il colpo di grazia ad uno schiavo ferito. Non lo conosceva, ma era giovane ed inesperto, quindi concedergli una seconda possibilità non era proprio una cattiva idea.

Un grido lo fece voltare e con sgomento vide Sara che si era aggrappata sulla schiena di un romano il quale si dimenava selvaggiamente nel vano tentativo di farla cadere.

La distanza tra loro non era amplia, ma all'elfo sembrò di percorrere chilometri prima di raggiungerli ed uccidere il nemico prevenendo una fine terribile all'amica.

"Tu es fou!" (Sei uscita di senno!) urlò contro alla ragazza.

"Hanna a menacé de rejoindre la bataille! Pour l'apaiser, j'ai dû m'offrir en victime sacrificielle!" (Hanna minacciava di unirsi alla battaglia! Per placarla mi sono dovuta offrire io come vittima sacrificale!) si spiegò lei.

"Tu es fou?" (Sei pazza?) anche Attico l'aveva notata.

"Pouvez-vous lui expliquer? J'en ai assez de devoir me justifier auprès de chaque gladiateur que je rencontre!" (Glielo spieghi tu? Sono stanca di dovermi giustificare con ogni gladiatore che incontro!) chiese rivolta ad un elfo molto arrabbiato.

"Votre cerveau a-t-il disparu de temps en temps?" (Ti è andato di volta il cervello?) e come ciliegina sulla torta non poteva mancare Milo.

"Il est possible qu'il soit si difficile de reconnaître une bonne action en tant que telle!" (Possibile che sia così difficile riconoscere una buona azione come tale!) urlò Sara indignata da quella fredda ed aggressiva accoglienza.

Azrael sbuffò prima di correre al fianco di Spartacus che era stato circondato da due uomini.

Sara era al sicuro! Non dalla sua pazzia, ma non si poteva avere tutto dalla vita!

Con un colpo deciso l'elfo deviò la spada del nemico approfittando di quel varco per trafiggerlo mortalmente. Ora Spartacus era da solo contro al legato.

I due si afferrarono i polsi bloccando le armi, ma un lamento del romano fece spostare lo sguardo del trace su una profonda ferita al braccio che obbligò il legato a lasciare la presa. 

Glabro indietreggiò ansimando per lo sforzo "Non intendo morire per mano di un fottuitissimo schiavo!" Sibilò il romano guardando il trace con odio.

"Io, ora, sono un uomo libero!" Gli rispose lui.

Spartacus colpì la mano dell'avversario che teneva la spada, disarmandolo.

Appena l'arma toccò terra quella del trace affondò nello petto del legato.

Lui trattenne a malapena un urlo di dolore ritrovandosi in ginocchio.

Glabro si voltò vedendo che gli ultimi soldati in vita, venivano uccisi in quell'istante.

I ribelli si radunarono nello spiazzo di fronte all'entrata del tempio, osservando il loro nemico prossimo alla morte.

"N-non hai ancora v-vinto!" Ringhiò il romano mentre lottava per respirare "Roma invierà altre legioni......a-anche dopo la m-mia m-morte! Ed un giorno.......tu a-andrai incontro al destino......che meriti!" Glabro venne interrotto da un conato di sangue che gli impedì di parlare.

Era talmente concentrato a respirare che non si accorse della lama puntata sul suo collo fin quando Spartacus non gli alzò il mento con essa.

"Può darsi!" Rispose il trace apparendo abbattuto "Ma non sarà oggi!" Urlò così che tutti i suoi uomini potessero sentirlo.

Affondò la spada nella trachea del suo acerrimo nemico osservando con soddisfazione quando la luce della vita abbandonò i suoi occhi. Il corpo senza vita si accasciò per terra, ma lui si prese ancora qualche momento prima di parlare.

"Lasciamo che Roma invii le sue legioni! Le affronteremo! Ed i suoi soldati subiranno la sorte di Glabro!" Annunciò Spartacus venendo sostenuto da grida di gioia.

"Si!" "A morte i romani!" Moriranno tutti!" "Siamo invincibili!" "Non ci batteranno mai!" Ma un grido si elevava più alto di altri "Lunga vita a Spartacus!".

"I romani impareranno che niente è facile e nulla è impossibile per coloro che si battono per un ideale forte come la libertà!" Urlò Spartacus alzando un pugno al cielo.

"Adesso diventeremo un vero esercito!" Disse il trace rivolto a Crisso il quale sorrise assaporando a pieno quel momento.

"Vive Spartacus!" (Lunga vita a Spartacus!) gridò Azrael sollevando la spada verso il cielo.

 

Scusate l'attesa! Premio chiunque abbia avuto la pazienza di aspettare l'aggiornamento, con un capitolo estremamente lungo!

Ed ecco conclusa la seconda stagione!

La guerra contro i romani non è finita purtroppo!

Ora dovranno confrontarsi con Crasso!

Barahir è morto. Scusate, ma è stata una grande soddisfazione!

Stessa fine è stata riservata al senatore Corvo che ha sterminato il popolo a cui apparteneva Milo! 

Finalmente è stato svelato il passato di Hanna. Direi che dopo un infanzia del genere se la merita un po' di felicità!

Cassia è bella tosta, ma questo non impedirà ad Hanna e Sara di riuscire a stringere una grande amicizia!

Aranel ha ancora pochi mesi, ma presto mostrerà di essere la degna figlia di Thranduil ed Hanna e già tremo al pensiero dei salti mortali che mi ritroverò a fare!

Anche il prossimo capitolo sarà tra un po'....lo sto già scrivendo, ma inizierà la parte interessante, con Crasso che entra in scena e vorrei far uscire qualcosa di decente! 

Mi dispiace!

A presto (più o meno),

X-98

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Capitolo 13
*** Le armi mantengano la pace ***


Su di una vasta pianura due schieramenti si erano dati battaglia.

Il sangue bagnava il terreno ed i guerrieri cadevano da entrambi i lati.

Ma la tecnica dei gladiatori era superiore a quella dei soldati romani che in uno scontro uno ad uno si ritrovavano svantaggiati.

Gli schiavi ribelli lo sapevano, per questo miravano a dividere ed isolare le varie legioni durante la battaglia.

“La cavalleria di Spartacus ha sfondato il fianco sinistro!” Disse un soldato con il fiatone.

“Maledetto selvaggio!” Ringhiò Cossinio “Ordina che si ricompattino a sud!” Comandò.

Ma un urlo fece alzare loro lo sguardo: Spartacus li stava caricando a cavallo, Azrael era dietro di lui!

“Fermateli!” Ordinò Cossinio prima di fuggire assieme al compagno spronando i cavallo al galoppo “Uccideteli!” Gridò un soldato.

Spartacus venne disarcionato ed Azrael scese dal cavallo per coprirlo.

I romani erano numerosi, la formazione a testuggine poteva essere imbattibile, ma una volta rotta si sfaldava con fin troppa facilità. I soldati vennero divisi ed uccisi uno dopo l’altro.

“Dobbiamo andarcene!” Disse Furio appena vide Cossinio fermarsi a poca distanza rispetto dove l’angelo della morte ed il portatore di pioggia stavano massacrando i loro uomini. 

“Che tu sia maledetto Spartacus!” Ringhiò Cossinio prima di decidersi a scappare.

“Bastardi vigliacchi leccaculo!” Milo decise di salutare i senatori in modo originale.

“Spartacus! I romani hanno suonato la ritirata!” Esultò Crisso.

“Abbiamo vinto!” Disse Naevia prima di dare il colpo di grazia ad un soldato agonizzante.

“Niente affatto! Cossinio e Furio ci sono sfuggiti un’altra volta!” Disse Spartacus guardando i due codardi allontanarsi al galoppo.

“Non si può dire la stessa cosa dei loro soldati! Il terreno è pieno di cadaveri!” Osservò Gannicus con entusiasmo.

“Destino meritato!” Rispose Spartacus “Che spetta a chiunque voglia metterci di nuovo in catene!” Disse fissando l’aquila romana in cima al bastone che stringeva con rabbia.

“Noro lim!”(Corri veloce!) sussurrò Azrael rivolto al cavallo una volta risalito in groppa, seguito da Milo e Attico, diretti verso il campo dei romani abbandonato e pieno di risorse preziose.

“Abbiamo spogliato il campo di armi e cavalli!” Disse Crisso una volta giunto nella tenda di Spartacus.

“Il bottino è come sempre ragguardevole!” Specificò Agron contento.

“Dov’è Gannicus? Come sempre manca il suo rapporto!” Chiese Spartacus impaziente.

“Sai bene che ama celebrare le vittorie. Con vino e donne per molti giorni!” Crisso rise ricordando le abitudini dell’amico.

“La cosa mi vedrebbe favorevole, una volta liberati da Furio e Cossinio!” Rispose Spartacus nervoso di essere giunto così vicino alla vittoria per vederla sfumare in pochi secondi.

“I quali hanno dimostrato di essere scaltri! Aspettiamoci qualche mossa ardita!” Disse Crisso osservando la cartina che indicava le varie legioni sparse nel territorio.

I romani erano divisi, ma non per questo meno pericolosi.

“Raddoppia le sentinelle sulle colline! Non ci coglieranno impreparati!” Ordinò il trace.

“Dai troppo credito a quei porci!” Agron espresse a pieno i suoi dubbi.

“Sottovalutare l’avversario è una caratteristica dei romani! Non cascarci anche tu!” Lo riprese Spartacus.

“Cossinio e Furio sono finiti, spacciati! Ogni giorno che passa centinaia di schiavi spezzano le catene per unirsi a noi!” Rispose Agron come se il portatore di pioggia non sapesse.

“Agron sta dicendo il vero! Presto li schiacceremo con la forza dei nostri numeri!” Disse Crisso guardando fuori dalla tenda il vasto campo di tende che si estendeva a perdita d’occhio nella valle.

“Misura il loro valore e livello di preparazione! Alla prima opportunità colpiremo di nuovo e manderemo un ulteriore messaggio a quegli stolti romani che ci vorrebbero schiacciare sotto al tallone!” Ordinò Spartacus.

 

*

 

Un possente cavallo nero sbuffò impaziente. Erano da poco tornati dalla battaglia eppure lui era già pronto per ripartire.

Aegnor (fuoco funesto) questo era il suo nome. Indomabile e fiero, come il suo padrone.

“Sedho, mellonamin!”(Calmati, amico mio!) La voce di Thranduil calmò il possente animale e dopo che la sella venne tolta andò a brucare tranquillo assieme al resto della mandria.

Un botto seguito da risate fece voltare l’elfo. Le nuove reclute erano assolutamente incapaci di cavalcare, come nel fare tutto il resto....

Nuovi schiavi ribelli si univano a loro ogni giorno, quindi il lavoro di addestramento non finiva mai!

In migliaia si erano uniti a loro dopo la liberazione dalle miniere in Lucania!

Schiavi fedeli alla Repubblica. Umili e grati ai loro padroni per tanti anni, avevano tradito di colpo, attratti dalla crescente leggenda di Spartacus!

La fedeltà non si costruisce sotto allo scoccare della frusta, con torture ed umiliazioni......verità di cui molti romani erano venuti a conoscenza troppo tardi!

Dopo la sconfitta del senatore Scrofa sul fiume Calore, erano aumentati ancora.

La guerra imperversava senza esclusioni di colpi da entrambe le parti. Spartacus ed i suoi avevano bisogno di scorte per il sostentamento della loro gente e le razzie erano alla regola del giorno.

Sconfitto Glabro le guerriglie erano andate avanti per due anni senza che i romani prendessero sul serio la loro minaccia, mandando qualcuno a sterminarli. Solo delle piccole legioni vennero inviate nella speranza che potessero disperdere gli schiavi.

Una volta compreso quanto laceranti erano diventate le ferite inflitte dall’esercito ribelle, due senatori, Furio e Cossinio, avidi di gloria e prestigio si erano mossi con l’intento di poter vantare una tale vittoria.

Ma si erano mostrati solo degli uomini mediocri che pensavano poco alla strategia credendo erroneamente, che la forza bruta avrebbe assicurato loro la vittoria.

Thranduil raggiunse la sua tenda, salutando con un cenno della testa Tigris, messo a guardia, prima di entrarvi.

Tigris era un gallo possente, alto quasi quanto l’elfo, orgoglioso e forte. 

In passato nominato campione della scuola dov’era cresciuto, attaccata e saccheggiata da Spartacus, nell’intento di avere uomini validi in battaglia.

Non si era unito subito ai ribelli, ma quando aveva aperto gli occhi, spezzando le catene che lo tenevano ancorato alla sua vita di prima, aveva trovato posto nella cerchia ristretta del trace, accanto a Crisso. Salvare la vita di Sara in battaglia gli aveva assicurato il rispetto e gratitudine dell’angelo della morte, che erano cresciuti con il passare del tempo fino a farlo diventare uno dei suoi sottoposti più leali.

“Desideri che ti dia il cambio, fratello!” Chiese Attico rivolto a Tigris.

“Solo quando è ora di mangiare! Ti ringrazio, ma preferisco obbedire agli ordini!” Gli rispose l’altro.

“Lui si che usa il cervello! Resta qui e non è costretto ad assistere ai penosi allenamenti dei nuovi arrivati!” Lo elogiò Milo che nonostante gli onnipresenti contrasti con il fratello, era diventato la sua ombra.

“Addestrarli e puntare a trasformarli in gladiatori ci assicura vittorie future! Dovresti essere grato della loro presenza invece che rifiutarla!” Lo riprese Attico.

“Hai frainteso le mie parole! Io cerco un avversario degno. Che riesca a movimentare queste noiose giornate!” Precisò Milo.

“Metti di nuovo del pesce nel suo letto e sarai accontentato!” Scherzò Tigris ridendo in quanto non era mai stato una vittima di uno degli scherzi del celta. Per ora....

“Si, nel trovare una morte gloriosa!” Disse Attico prima di entrare nella tenda.

“Perché quando si parla di un nostro eventuale scontro, da per scontato la sua di vittoria?” Chiese Milo infastidito di essere sminuito così tanto.

“Ico!” Aranel salutò Attico alzando le manine verso il cielo in una muta richiesta di essere presa in braccio. Lui l’accontentò.

“Sei sola?” Chiese non notando nessuno nella stanza “No! Ma non sono presentabile quindi le ho lasciato l’onore di accoglierti!” La voce inconfondibile di Sara provenne da una stanza adiacente divisa solo da uno spesso telo.

“Dici che questo mi dona?” Chiese Sara sbucando con indosso un abito romano riccamente ricamato, tesoro acquisito durante uno dei numerosi saccheggi.

“Solo tu nel bel mezzo di una guerra riesci a pensare all’abbigliamento!” Anche Milo si era deciso ad entrare.

“Ma non intendo usarlo adesso! Lo metterò via in attesa di quando la piaga di roma non ci aliterà più sul collo, quelli inadatti li brucio! Spostandoci spesso non posso portarmi dietro una miriade di cose ogni volta!” Le rispose lei.

“Non mi taccerei su qualcosa che già fai! Il tuo cavallo lo hai trasformato in un mulo!” Continuò Milo.

“Dandogli dell’asino dai per certo che sia stupido! Il mio Pegaso non è stupido!” Protestò Sara.

“Gli hai cambiato di nuovo nome?” Chiese Milo confuso “No, questa è la settimana di Pegaso, la prossima sarà di nuovo quella di Bucefalo!” Rise Attico prima di sollevare la bambina in aria facendola ridere.

Aranel era cresciuta molto in quei lunghi anni, resi tali dalla guerra.

Aveva da poco cominciato a parlare, ma già riusciva a capire la maggior parte delle cose dette. Il padre le stava insegnando la lingua degli elfi, che persino Hanna non conosceva! Ed era a lui che somigliava sempre più con il passare del tempo.

L’unica differenza era che la piccola fosse sempre di buon umore, al contrario del padre, circondata da persone che l’amavano. 

Per Aranel quella tenda sporca in compagnia di quei volti divenuti familiari era casa!

“Sfottete pure, voi che parlate solo per dare aria alla bocca!” Disse Sara nervosa.

“Niente brutte parole per favore!” La pregò Milo.

“Temi nefaste conseguenze?” Chiese la ragazza divertita.

Milo le lanciò uno sguardo di morte. Stava alludendo ad un episodio avvenuto tempo fa, ma che mai avrebbe potuto dimenticare......soprattutto se pensava alla conseguente furia di Hanna!

 

"Siamo nella merda!" Disse Milo osservando l’accampamento di fortuna appena costruito. L’inverno li aveva spinti a nascondersi dall’esercito romano, per preservare le energie che già il freddo provvedeva a prosciugare!

"Questo posto è una merda!" Gli rispose Attico mentre tentava di togliere la neve dalla sua barba.

"Diciamo che la situazione attuale è una vera merda!" Decretò Milo tremando come una foglia al vento. Stare di guardia davanti alla tenda era una punizione, non un dovere!

"Me....melda!" I due diventarono statue di ghiaccio prima di girarsi lentamente, abbassare lo sguardo ed accorgersi che c'era un terzo uditore indesiderato!

"Qual è stata la prima parola di Arenel?" Chiese Attico dubbioso.

"Mamma!" Rispose Milo atterrito da ciò che avevano appena fatto! 

 

Non bisognava dire che la piccola Aranel aveva migliorato la pronuncia quella sera stessa, di fronte ai genitori. Il resto era storia!

“Metteresti la cuffia ad Aranel? Tra poco è ora di pranzo!” Chiese Sara porgendo l’oggetto ad Attico, il quale non perse tempo visto che Aranel, con le mani sulle orecchie ed il volto imbronciato, sembrava contraria a quell’idea.

Con l’aumentare del loro numero era diventato prioritario nascondere l’esistenza della bambina per la sua e la loro sicurezza. Fortuna che fosse ancora sufficientemente piccola per non destare sospetti con indosso una cuffia per bambini.

“Hanna ed Azrael?” Chiese Milo guardandosi attorno “Sono da Spartacus!” Le rispose Sara prima di uscire e sbattere contro qualcuno.

“Felice di vederti anch’io!” La salutò Proximo. Anche lui ex campione, era uno dei pochi gladiatori liberati dai romani. Si era unito ai ribelli appena gli era giunta voce che la scuola che l’aveva formato, era caduta.

Aveva sfidato apertamente Azrael in combattimento, mostrando doti eccezionali, venendo risparmiato per ordine di Spartacus ed era diventato un buon amico di Attico e Milo. L’elfo ci aveva messo di più per accettarlo, ma alla fine era divenuto uno dei suoi uomini più fidati, venendo messo al corrente della vera identità di Aranel solo perché aveva la pessima abitudine di palesarsi senza avvisare o chiedere il permesso.

“Se non ti fossi messo ad origliare avrei notato la tua presenza!” Rispose la ragazza.

“Se non ti guardassi i piedi mentre cammini forse sapresti dove vai!” Contraccambiò la gentilezza lui.

“Proximo, dov’è Hagen?” Chiese Attico una volta uscito.

“Starà facendo vedere i sorci verdi a Felix!” Rispose Proximo prima di avviarsi verso la tenda del grande condottiero.

Hagen era un germano. Anche lui imponente come prestazione fisica ma non ex campione. Era stato addestrato dagli uomini di Spartacus. Ritenuto insoddisfacente come gladiatore, il suo destino sembrava essere stato segnato una volta mandato nelle miniere in Lucania!

Era stato il primo ad unirsi ad Azrael e questo non gli aveva reso le cose facili. Ammirava l’elfo per le storie che aveva sentito sul suo conto, per questo gli aveva ronzato attorno per un po’, prima di essere invitato a condividere un pasto da Sara.

Da quel momento la fiducia era iniziata a crescere fino a consolidarsi del tutto.

Aveva ben accolto prima Tigris e poi Proximo assieme a Milo, dato che essendo da poco stati liberati, e non sapendo prendere scelte con la propria testa, a parte che in combattimento, erano estremamente accondiscendenti. 

Felix era colui che veniva chiamato “il nuovo arrivato” anche se si era unito da svariati mesi. Ma il non aver ancora conosciuto Aranel, l’inesperienza con la spada e la giovane età gli facevano mantenere quel nome.

Tutti loro conoscevano il segreto di Azrael, ovvero che comprendeva ed era in grado di parlare la lingua di Spartacus, ma avevano giurato di mantenerlo anche a costo della vita.

Felix era un ragazzo mingherlino con capelli castani corti. Liberato da una delle tante ville saccheggiate, si era mostrato un grande ingenuo saltando in groppa ad Aegnor. 

La sua passione per i cavalli aveva avuto vita breve!

Hanna e Sara si erano gentilmente offerte di curare la ferita in testa procuratagli dal cavallo imbizzarrito ed erano state loro ad accoglierlo nel gruppo.

 

*

 

Naevia si era messa a raccogliere radici. Il cibo rubato dalle abitazioni saccheggiate aveva iniziato a non essere sufficiente quando il loro numero era cresciuto oltre ogni aspettativa. Quindi qualsiasi cosa potesse offrire la natura del territorio dove si stabilivano, veniva colta.

Non stavano mai molto in un posto, con timore che i romani potessero prendere posizione e circondarli.

Otto uomini a cavallo la circondarono. Uno di loro portava un lungo bastone con sopra l’aquila romana dorata!

“Donna!” La chiamò uno di loro “Cosa ci fai così vicino al campo dei ribelli?” Chiese imperioso. Naevia sembrava una giovane fanciulla terrorizzata e rimase in silenzio a fissare il terreno.

“Parla, se non vuoi che ti costringa!” La minacciò lo stesso uomo “C’è qualcun’altro con te?” Chiese sempre più impaziente.

“Si!” Rispose con un sussurro lei prima di tirare fuori un coltello e colpirlo alla gola.

Gli altri sfoderarono le armi ma vennero colti di sorpresa da altri ribelli che sbucarono dalla vegetazione circondandoli.

Azrael ed Attico si premurarono di far scendere da cavallo l’unico rimasto in sella, mentre Hanna e Sara si alternarono con uno combattendo per divertimento, prima di stufarsi e mandarlo all’altro mondo.

Gannicus, Agron, Crisso e Spartacus si occuparono degli altri.

“Azrael, l'un d'eux portait un message!”(Azrael, uno di loro portava un messaggio!) Disse Sara porgendo il piccolo foglio all’elfo. Thranduil sorrise nel comprendere di avere finalmente in pugno quei due senatori che continuavano a sfuggire loro da numerosi mesi.

Poi si rabbuiò, rendendosi conto che quei soldati erano gli unici ad essere passati troppo vicino al loro accampamento!

I soli e con un messaggio recante l’informazione sulla loro posizione!

Perché? Volevano far sapere dove si trovavano? E l’illuminazione lo colse: era una trappola!

Spartacus gli si avvicinò e lui gli porse il biglietto decidendo di tenere per sé i suoi dubbi. Se i romani credevano di poterli sconfiggere con una mossa così elementare si sbagliavano di grosso!

E presto se ne sarebbero resi conto!

 

*

 

Sara si mise ad osservare gli allenamenti con Tigris e Proximo che vegliavano su di lei e sulla bambina. Aranel si era messa a fare un....castello di terra ed essendo abituata al suono del cozzare di spade, non faceva caso agli scontri.

Spartacus, Gannicus e Crisso si erano sbarazzati di Cossinio e Furio mentre Agron attaccava attirandone la maggior parte lontano dalla villa, ed i tre avevano aggredito i senatori come comuni tagliagole e ladri entrando di soppiatto nella loro villa.

Attico e Milo, accanto alla ragazza si diressero verso Agron appena il loro sguardo registrò la sua presenza.

“Diotimo, Spartacus chiede di te!” Lo chiamò Agron.

Andarono veloci nella tenda del trace ed il pover’uomo temeva di venire rimproverato per aver ucciso un cavallo ferito in battaglia ed averne distribuito la carne per sfamare quante più bocche possibili.

“La costa meridionale?” Chiese incerto l’uomo trovandosi impreparato di fronte ad una domanda che non si aspettava.

Anche Attico e Milo cascarono dal pero con quella rivelazione. Essere arrivati tardi alla riunione aveva avuto le sue conseguenze, dato che Azrael non sembrava minimamente sorpreso. 

Hanna non si vedeva da nessuna parte, ma questo non era un problema. In quegli anni era diventata una temibile guerriera ed inoltre, nessuno avrebbe osato sfiorarla. 

Quasi tutti conoscevano il suo viso dato che stava sempre accanto all’elfo, la maggior parte del tempo almeno.

“L’esercito di Crasso dovrà marciare più a lungo per giungere fino a noi! Consumerà energie e viveri!” Illustrò il piano Spartacus.

“Però alla fine del viaggio noi saremo altrettanto esausti!” Osservò Crisso.

“Tutto ciò che ha da offrire la città ci rianimerà, conforto di cui Crasso sarà privato!” Precisò il trace “Diotimo, ho bisogno di un consiglio!” Lo consultò.

“Perdona, ma sono impreparato in quanto a strategie di guerra!” Chiarì lui.

“Il tuo contributo sarà di altra natura!” Lo corresse Spartacus.

“Ci ha parlato di una città protetta da mura, lambita dalla brezza del mare!” Ricordò.

“La città di Sinuessa! Ho vissuto la per molti anni!” Disse Diotimo.

“Conoscerai le sue difese!” Fece notare Milo, comprendendo l’obbiettivo da raggiungere.

“Vuoi conquistarla?” Chiese l’uomo allibito rivolto al trace.

“Le modalità dipendono da ciò che tu dirai!” Gli rispose lui.

“Due ingressi, la porta principale guarda a ponente, aperta ai mercanti tutto il giorno, chiude al tramonto. L’altra è orientata a monte, in direzione della dorsale della Melia! Invalicabile nei mesi invernali e l’inverno arriverà molto presto!” Iniziò a parlare Diotimo. Azrael non riuscì a trattenere una smorfia.

Non l’entusiasmava l’idea di assediare una città, consapevole della miserabile fine a cui avrebbero condannato gli abitanti. Ma le loro speranze di sopravvivenza risiedevano nel numero, che a sua volta si aggrappava alla necessità di trovare rifugio dal gelido inverno.

Gli anni passati non erano morti molti a causa del freddo, ma qualcuno non ce l’aveva fatta e questo problema andava risolto! Specialmente perché a rischiare di più erano i giovani come Aranel.

Ora che Cossinio e Furio non erano più un problema dovevano e potevano concentrarsi a fondo su quello provocato dal cambiare delle stagioni, prima di pensare a Crasso.

“Potremmo ritrovarci in trappola!” Si lamentò Attico.

“La porta principale?” Chiese Crisso impaziente di andare in guerra, specialmente se si trattava di massacrare civili innocenti, ignorando l’ultima osservazione.

“Inviolabile una volta chiusa!” Rispose Diotimo.

“Ritieni possibile aprirla dall’interno, di notte?” Chiese Spartacus mentre rifletteva su come agire.

“È sorvegliata e voi sareste disarmati. L’edile teme attacchi ai danni delle guardie per questo tutte le armi vengono riposte in un deposito all’ingresso” li disilluse l’uomo.

“Requisiscono le spade all’entrata?” Chiese Spartacus contrariato.

“Non esistono prospettive un po’ più favorevoli!” Scherzò Crisso sapendo che sarebbe stato inutile entrare senza avere la possibilità di difendersi o attaccare.

“No, un momento! Durante i miei viaggi ho conosciuto un uomo che veniva da quella città! Si chiama Attius, dovrebbe fare il fabbro!” Disse Gannicus come se fosse impaziente di rincontrare il suo vecchio amico.

“Si, so chi è! Il mio padrone ne parlava con aperto disprezzo!” Diotimo dissolse ogni dubbio.

“Dovremmo fidarci di un romano?” Chiese Milo contrariato, il cui pensiero era ricambiato da quasi tutti coloro che si trovavano nella tenda.

“Di romano ha soltanto il nome che porta! Porgigli una borsa piena di monete sonanti e si dirà Trace o Gallo di madre!” Rispose Gannicus. Azrael comprese che un uomo del genere era solo molto più pericoloso!

“Andiamo ad informare gli altri!” Disse Spartacus ormai sicuro di come agire.

“Voi ci seguirete!” Ordinò rivolgendo lo sguardo prima ad Azrael, poi ad Agron “Resterete alla macchia finché non verrà il tempo!” Finì di spiegare.

“E quel marchio?” Una domanda spezzò l’entusiasmo “Se lo vedono ogni sforzo sarà stato vano!” Disse Agron guardando il marchio della casa di Batiato inciso profondamente nell’avambraccio destro e ben visibile, come se volesse continuamente ricordare loro tutto ciò che avevano passato. Solo Thranduil portava dei vestiti a maniche lunghe, che celavano quel marchio e le cicatrici inferte dai romani, ma lui sarebbe stato troppo riconoscibile se avesse osato entrare in città.

“Giusta osservazione!” Ammise Crisso non contento di dover dare ragione al germano.

“Il mio padrone ha una certa influenza sull’edile. Fa pure il nome di Lauro, di che siete in affari, così ti eviterai complicazioni!” Consigliò Diotimo felice.

“Quando lo rivedrai, Lauro si inginocchierà ai tuoi piedi e ti chiamerà padrone!” Disse Spartacus con oscura soddisfazione.

 

*

 

Quella notte sembrava essere quel momento in cui tutto diventa più tranquillo e silenzioso, aprendo la strada ai sogni e pensieri profondi, esattamente come tutte le altre. 

Ma i ribelli erano pronti a renderla unica, con il cozzare delle spade, le grida di guerra, accompagnate da follia e caos che di li a poco avrebbero travolto i romani!

Dopo alcune settimane di viaggio, facendo attenzione a restare nascosti all’occhio dell’esercito romano, erano giunti presso il loro obbiettivo.

“La luna è quasi al culmine!” Disse Agron impaziente e preoccupato per l’incolumità dei suoi compagni.

“E quella maledetta porta non si apre!” Anche Milo sembrava trovarsi nella stessa patetica situazione.

“Io so che l’apriranno!” Disse Crisso il cui orgoglio l’aveva convinto che niente avrebbe potuto fermarli.

“O moriranno provandoci!” Aggiunse Attico.

“Allerta gli altri! Quando la porta si aprirà, inizierà la carneficina!” Disse Crisso a Nasir che obbedì senza fiatare.

I rumori del primo scontro con le guardie, alla porta delle città, giunsero alle orecchie di Thranduil come se gli stessero combattendo davanti.

“È ora!” Disse Azrael e Crisso comprese che era arrivato il momento di far avanzare gli uomini.

“Tutti alla porta della città!” “Non devono entrare!” Le urla provenirono dalla fessura creatasi dalla porta che stava cominciando ad alzarsi.

Azrael non attese oltre e rotolò all’interno senza aspettare che fosse completamente aperta, imitato da altri.

Iniziò il combattimento e Proximo assieme a Lugo sollevarono di peso la porta così che gli altri potessero entrare il più in fretta possibile.

Le guardie vennero travolte dal fiume in piena rappresentato dai ribelli che invasero le strade ad una velocità incredibile.

Gli scontri raggiunsero ogni via di Sinuessa ed una volta tolte di mezzo le guardie, l’ira dei ribelli si scatenò contro la popolazione indifesa.

“Capturez autant de prisonniers que possible!”(Catturate quanti più prigionieri possibili!) Ordinò Azrel rivolto a Hagen e Tigris.

“Puis-je connaître les intentions derrière un tel acte de clémence?”(Posso sapere le intenzioni dietro ad un tale atto di clemenza?) chiese Milo come se non fossero nel bel mezzo di una guerra.

“Je suis contre le meurtre de femmes et d'enfants sans défense, même s'ils sont romains!”(Sono contrario a trucidare donne e bambini indifesi, anche se sono romani!) rispose Azrael. I suoi decisero di obbedire agli ordini, mostrandosi però, molto riluttanti.

“Ils peuvent devenir une précieuse monnaie d'échange!”(Possono diventare una preziosa merce di scambio!) alla fine l’elfo riuscì a convincerli del tutto.

“Suivez-moi! Nous devons nous assurer que les vivres ne sont pas détruits!”(Seguitemi! Dobbiamo assicurarci che le scorte di cibo non vadano distrutte!) disse rivolto ai suoi figli, avviandosi verso il granarium, dove il grano era stato riposto.

Uccisero ogni guardia che si presentò sul loro cammino e riuscirono ad irrompere nell’edificio appena in tempo, evitando di perdere scorte di cibo preziose che i romani intendevano cospargere di pece.

Le caraffe si frantumarono in terra ed il sangue si mischiò alla pece appena iniziarono gli scontri. Azrael si fermò qualche secondo ad osservare il granarium. Era un edificio imponente e probabilmente i romani stavano mettendo da parte le scorte per l’inverno, solo questo spiegava la presenza di una quantità spropositata di grano. Ogni scaffale era pieno e rischiava di cedere sotto al peso della preziosa merce.

Un uomo riccamente vestito lì attaccò con il coraggio dato dalla disperazione, ma non poteva tenere testa a due ex gladiatori ed un guerriero elfico temprato da innumerevoli battaglie, anche con cinque guardie romane al seguito.

Il celta ferì al braccio colui che doveva essere l’edile, l’uomo più ricco della città, e con un calcio lo spedì in terra.

“Arrêtez!”(Fermo!) Milo si ritrovò a trattenere un grido di disapprovazione quando il padre bloccò il suo fendente mortale.

“Vous ont-ils déjà dit que vous étiez un vrai amortisseur?”(Te l’hanno mai detto che sei un vero guastafeste?) chiese irritato.

”Il est l'homme en charge de la ville, c'est à Spartacus de décider quoi faire de lui! Il doit rester en vie!”(È l’uomo a capo della città, spetta a Spartacus decidere cosa fare di lui! Deve rimanere in vita!) rispose Azrael parlando come se si trovassero davanti ad una tazza di tè e non stesse combattendo contro due uomini contemporaneamente.

“Vivo est un terme très générique, même un homme sans main est .....”(Vivo è un termine molto generico, anche un uomo senza una mano è.....) Milo venne interrotto dall’improvviso colpo in viso da parte dell’edile che aveva colto la sua distrazione al volo, afferrando una piccola asse di legno nella speranza di poter scappare.

L’uomo riuscì a liberarsi dalla stretta mortale del celta, ma indietreggiò e fuggì impaurito appena vide l’elfo fare un passo verso di lui, furioso.

Altre guardie accorsero appena in tempo per coprirgli la fuga, tenendo impegnato l’angelo della morte e sacrificando le loro vite.

L’edile afferrò una torcia ed una caraffa piena di pece e si diresse verso il cancello che lo divideva dai ribelli.

Cosparse velocemente quel liquido altamente infiammabile bagnando il portico, conscio che essendo un edifcio costruito quasi interamente di legno, avrebbe facilmente preso fuoco.

“Avvicinatevi e non rimarrà neanche un chicco di grano, luridi porci schifosi!” Minacciò agitando la torcia che teneva in mano. Un’espressione inorridita gli si dipinse in volto quando vide la moglie accerchiata da quell’orda di selvaggi.

Lei gli si avvicinò terrorizzata “Ti credevo morta!” L’accolse lui sollevato “E presto lo sarò, così come molti altri se non apri questa porta!” Lo supplicò lei.

“Quanti sono sopravvissuti?” Chiese lui distrutto “Troppo pochi! Ti supplico, apri la porta!” Tentò di nuovo lei.

“È il lavoro di tutta la nostra vita!” Gridò tra i denti lui “Non mi piegherò davanti a dei luridi schiavi!”.

“Allontana il pensiero degli schiavi. Se la prenderanno presto la nostra vita! Apri la porta, fallo per coloro che sono ancora di questo mondo, per la nostra gente!” Lo supplicò Leta.

Il marito non riuscì a rispondere perché una lancia gli trapassò il petto da parte a parte, uccidendolo all’istante. Spartacus aveva agito appena la consorte era riuscita a distrarre quel poco il marito.

Crisso l’aveva raggiunto alle spalle grazie al varco aperto dall’elfo ed era giunto appena in tempo per afferrare al volo la torcia, che stava cadendo assieme al cadavere, prima che colpisse la pece.

Leta si disperò alla vista dell’amato privo di vita davanti ai suoi occhi, prendendosela con Spartacus, convinta che il marito l’avrebbe di certo ascoltata....

Nel frattempo Azrael ed Attico si erano diretti verso le porte della città, per far entrare le donne ed i bambini e tutti coloro che non si erano uniti alla battaglia.

Milo, ferito nell’orgoglio, si era separato, inseguendo insieme a molti altri, i fuggitivi che cercavano una via di fuga correndo verso la porta nord.

 

*

 

Nonostante la confusione, la piccola Aranel dormiva profondamente cullata dal caldo abbraccio della madre. Hanna si trovava in groppa ad Aegnor, sfinita dal sonno ma contenta, dopo molto tempo, di poter dormire in una vera casa.

Il suo cavallo era legato a quello di Sara visto che Aegnor non sopportava di avere altri suoi simili troppo vicino. Aveva scelto lui perché in caso di guai, era il più forte, intelligente ed in grado di proteggerla dato che era stato addestrato da un elfo.

Ed invece ora si era ritrovata a varcare il cancello della città di Sinuessa.

Vedendo alcuni uomini ammassare i corpi dei romani caduti, ringraziò il cielo che la figlia dormisse perché non dovesse assistere ad uno spettacolo del genere.

Aranel aveva vissuto quel tipo di vita fin da piccola per questo la viveva a pieno e con naturalezza, permettendo anche a lei e Sara di apprezzarla nonostante fosse lontana anni luce da ciò a cui erano abituate.

Ma era viva, innamorata e con un uomo....elfo che l’amava, una figlia meravigliosa, non importa se nel fango e nella povertà dato che possedeva tesori ben più preziosi!

Parlando del diavolo spuntano le corna, infatti, una volta addentratasi nei vicoli stretti della città, lontano dalla folla eccitata per la vittoria, Thranduil salì sul cavallo dietro di lei, abbracciandola con un amore ed una dolcezza di cui godeva fino in fondo.

“Nous avons trouvé une maison qui nous convient! Bientôt, vous pourrez vous reposer!” (Abbiamo trovato un’abitazione che fa a caso nostro! Presto potrai riposare!) le disse.

Entrarono in un ampia stalla dove lasciarono Aegnor, a lui ci avrebbero pensato Milo ed Attico curando anche gli altri cavalli.

Una volta dentro casa vide che nonostante qualche mobile rovesciato sembrava essere perfetta, senza una macchia di sangue.

“Les propriétaires se sont enfuis dès notre entrée même si je ne pense pas qu'ils soient allés très loin!” (I padroni sono scappati appena siamo entrati anche se non credo siano andati molto lontani!) le spiegò Thranduil mentre infilavano Aranel fra le coperte di un grande letto.

Si erano abituati a dormire con lei in mezzo, non era educativo per lei, ma sicuro!

“Y a-t-il des survivants?”(Ci sono dei sopravvissuti?) chiese Hanna speranzosa.

I soldati, che non esitavano nel tentare di ucciderli, li privava della vita senza pensarci, ma trucidare dei civili non la rendeva contenta. Anche se sapeva che per la loro sopravvivenza, quella città avrebbe fatto la differenza!

“Oui, ils ont été enchaînés!”(Si, sono stati incatenati!) le rispose Thranduil dandole un bacio sulla fronte.

“Je t'aime!”(Ti amo!) disse Hanna abbracciando il suo amato. Lui sorrise e la fece volteggiare in aria “Moi aussi! Tu es mon lever de soleil, mon coucher de soleil, c'est toi qui a recommencé à battre mon cœur et pour qui je vis!”(Anch’io! Sei la mia alba, il mio tramonto, sei colei che ha riniziato a far battere il mio cuore e per cui vivo!) confidò Thranduil prima di baciarla.

“Vas-y doucement! S'il se réveille, il commencera par le troisième degré!”(Vacci piano! Se si sveglia partirà con il terzo grado!) Hanna ricordò la curiosità infinita della figlia che riusciva ad interessarsi anche se una foglia cadeva poco più lenta del normale.

“Où allez-vous?”(Dove vai?) chiese delusa di non addormentarsi tra le sue braccia quando lui si alzò dal letto.

Je dois faire rapport à Spartacus et vérifier qu'il n'y a pas de Romains cachés! Je serai bientôt de retour, vous vous reposez pour que demain la peste nous réveille bientôt!” (Devo fare rapporto a Spartacus e controllare che non ci siano romani nascosti! Torno presto, tu riposa che domani la peste ci sveglierà presto!) le rispose lui prima di uscire. Delle voci le confermarono la presenza di Proximo e Tigris nella stanza adiacente alla sua, per questo riuscì ad assopirsi quasi subito.

 

*

 

La sera seguente in città risuonavano le grida gioiose dei ribelli e di tutti gli schiavi liberati che potevano godersi la prospettiva di alcuni mesi di pace all’interno di quelle mura.

“Dove stiamo andando?” Chiese Attius guardandosi intorno. Il fabbro era sopravvissuto a quella carneficina ed aveva compreso che restare al fianco dell’amico era l’unico modo per restare vivo.

“Voglio mostrarti una cosa!” Disse Gannicus.

“Siamo nella periferia della città. La festa è dall’altra parte!” Si lamentò lui.

“Anus, Anus!” Un bambina con lunghi capelli biondi corse tra le braccia di Gannicus che la sollevò felice.

“Chi è Anus? E chi è lei?” Domandò Attius guardando l’amico come se gli fosse spuntata una seconda testa.

“Sono io! Il mio nome è troppo glorioso perché labbra tanto piccole possano pronunciarlo!” Si vantò Gannicus. 

“Liquame di porco è molto difficile, lo riconosco!” Lo canzonò l’altro.

Il romano tremò appena notò dei particolari che aveva sentito descrivere da tutta la sua vita: occhi azzurri, lunghi capelli biondi....orecchie a punta!

“L’angelo della morte!” Sussurrò basito “Chi avrebbe mai pensato che apparisse tanto innocuo!” Osservò Attius.

“Hai perduto il senno?” Chiese Gannicus allibito prima di voltarsi verso una ragazza che rideva a crepapelle.

“Hanna che succede?” Chiese Sara comparendo alle sue spalle, ma l’amica non potè fare altro che indicare i due uomini a causa delle risate che le impedivano di articolare anche una sola sillaba.

Sara guardò Gannicus in cerca di risposte ma lui evitò di rispondere “Desidero mantenere intatto l’onore del mio amico!” Disse entrando in casa.

“Aranel non è l’angelo della morte! Ma sua figlia!” Spiegò ad Attius una volta seduti attorno ad un grande tavolo.

“Aranel? Che razza di nome è?” Chiese il romano “Quello deciso dai suoi genitori!” Rispose Gannicus.

“Non avrei mai pensato che un infame come te potesse affezionarsi ad una bastarda!” Disse Attius ridendo.

“Nemmeno io. Se ci tieni alla vita, ti consiglio di trattenere i complimenti e far tacere la tua lingua tagliente!” Gli sussurrò Gannicus guardando un punto imprecisato alle spalle dell’amico.

“Che gli dei mi fulminino!” Tremò Attius una volta voltato, vedendo l’elfo che lo guardava male mentre aggiungeva altra legna nel camino.

“Dove sono i tuoi cagnolini fedeli?” Chiese il celta guardandosi attorno e notando che solo Hanna e Sara erano presenti.

“Stanno festeggiando con una sbronza che probabilmente si ricorderanno a vita!” Rispose Sara offrendo del vino all’amico “Tu chi saresti?” Chiese guardinga.

“Colui grazie al quale siamo riusciti ad impadronirci della città!” Rispose Gannicus.

“Prova a dire qualcosa della bambina ad anima viva e non vivrai tanto a lungo da pentirtene!” Lo minacciò Hanna prima di uscire per prendere altra acqua.

“Sono simpatici vero?” Chiese Gannicus prima di ridere.

“Succhiami l’uccello scrofa capelluta! Perché ti diverti a mettermi in situazioni del genere? Prima con la conquista, adesso con questa......adorabile bambina!” Si corresse quando l’elfo gli si avvicinò togliendo la piccola dalle braccia di Gannicus.

“Volevo solo godermi la tua reazione. Sono perfettamente consapevole che non dirai una parola!”  Gli rispose Gannicus.

“Dammi il vino, così che possa dimenticare tutto questo e svegliarmi domani mattina credendo che sia stato solo un brutto sogno!” Gli chiese Attius porgendogli il bicchiere.

“Non siamo qui per bere!” Disse Gannicus rivolgendo uno sguardo d’intesa ad Azrael.

“Potresti essere un po’ più chiaro mostrando apertamente i tuoi propositi?” Chiese Attius reso nervoso dalla presenza dell’angelo della morte.

“Sei un fabbro molto abile. Almeno è quello che dice il tuo amico.....avremmo dei lavori da commissionarti e la ricompensa sarà molto generosa!” Disse Sara poggiando sul tavolo, di fronte al romano, degli schizzi su carta.

“Questi sono i disegni di un fanciullo, ma cercherò di replicarli. Vi avverto che il costo sarà più alto del dovuto!” Disse Attius osservando gli scarabocchi con interesse.

“Il prezzo è a tua completa discrezione!” Gli rispose Hanna.

“Perfetto! Ora ho voglia di godere anch’io delle spoglie di guerra!” Disse il romano alzandosi ed avviandosi verso la porta.

“Vai, io ti raggiungo!” Gli disse Gannicus restando seduto.

“Sembra un tipo a posto!” Affermò Sara una volta che Attius fu sufficientemente lontano da non sentire. “Lo è. Non ci metterà molto ad abbracciare la causa!” Disse Gannicus prima di mandar giù un intero bicchiere in pochi sorsi.

“Con il tempo si vedrà. Per ora l’abbiamo in pugno!” Constatò Hanna.

“Perché Aranel non portava la cuffia? Speravo di non doverlo caricare di un segreto tanto importante quanto pericoloso!” Chiese Gannicus sorpreso.

“Se l’è tolta di nuovo e non ti aspettavamo!” Rispose la madre sapendo che quella era una battaglia persa.

 

*

 

Azrael aprì gli occhi appena sentì Aranel che tentava di salire sul letto.

Hanna dormiva ancora profondamente. La prese per metterla in mezzo a loro e si distese nuovamente sul letto di fianco.

Doveva essersi svegliata presto non riuscendo a risalire una volta scesa. La curiosità di sua figlia li aveva costretti a prendere numerose precauzioni, come il chiudere a chiave la porta della stanza per evitare che uscisse senza essere vista. Era giovane, ma essendo per metà elfo già possedeva il passo dei suoi simili!

“Ada!” Disse la piccola sistemandosi comodamente fra le sue braccia.

Thranduil le diede un tenero bacio in testa accarezzandole la schiena con una mano.

Perché i Valar gli avevano concesso un tale tesoro quando si trovava sull’orlo del baratro? 

Forse per ricondurlo sulla retta via, abbandonando la sete di vendetta e concentrandosi sul tornare dal suo popolo. Certo, era imperativo aspettare che Aranel diventasse abbastanza forte per il viaggio, ma non dubitava che Legolas se la sarebbe cavata qualche anno in più! Si fidava di suo figlio!

Una volta svegli si cambiarono e lavarono, cosa che, per suo sommo dispiacere, era tanto che non faceva per bene.

“Havo dad!”(Siediti!) cercò di calmare la figlia ma senza successo. Fare il bagno ad Aranel equivaleva a farne un secondo anche lui.

Lei si divertiva molto con il sapone ed essendo una cosa rara se la godeva a pieno ogni volta che capitava. Thranduil la risciacquò un’ultima volta prima di voltarsi e prendere l’asciugamano.

“Mani naa lle umien?”(Cosa stai facendo?) chiese una volta che la sua attenzione fu di nuovo sulla figlia, vedendola seduta e completamente immersa nell’acqua della bacinella mentre sembrava stringere qualcosa sott’acqua con le manine.

“En!”(Guarda!) le disse lei e lui fece come gli era stato detto avvicinandosi per vedere meglio. Un secondo dopo si ritrovò i capelli completamente bagnati a causa di Aranel che aveva usato le mani ed i piedi per fargli uno scherzo ed ora se la rideva della grossa. Thranduil sorrise. Meno male che Hanna non era presente, altrimenti non ne avrebbe più sentito la fine!

Finì di vestire la figlia prima di lasciarla con la madre, intenta a preparare la colazione, prima di uscire.

Una volta fuori incontrò Hagen, Milo ed Attico e mandò il primo a controllare la casa anche se era consapevole che Hanna era perfettamente in grado di difendersi da sola.

Girarono per un po’ nella città, controllando le scorte di grano, l’entrata dei nuovi schiavi che riuscivano sempre a sapere dove si trovavano e qualche addestramento.. Incrociarono Nasir che li informò la chiusura della porta a causa di un gruppo di sconosciuti che non sembravano ex schiavi.

Entrarono in una piazza in tempo per vedere l’inizio di uno scontro tra due civili romani che si battevano per un tozzo di pane.

Azrael odiava i romani, ma punizioni tanto barbare non le apprezzava nemmeno lui.

Afferrò per un braccio uno dei due contendenti e lo scaraventò in terra, parandosi di fronte al secondo che buttò la spada a terra inginocchiandoglisi davanti terrorizzato.

Anche gli schiavi indietreggiarono allarmati. Il Gallo fu il solo a restare al suo posto!

“C'est assez!”(Basta così!) Decretò e Milo fu così gentile da tradurre per lui.

“Sono i romani che ci hanno messo in catene!” Lo fronteggiò Crisso “È arrivato il momento di ripagarli con egual moneta! Non ho intenzione di nutrirli e trattarli come loro non hanno mai fatto!” Ringhiò il gallo appoggiato da tutti i presenti.

“J'ai dit ..... assez!”(Ho detto.....basta!) sussurrò l’elfo irato. Non si sarebbe mai abituato che i suoi ordini venissero contestati.

“Si Spartacus donne la permission pour de tels jeux barbares, alors je me retirerai ..... jusque-là ....”(Se Spartacus darà il permesso per giochi tanto barbari, allora mi farò da parte.....fino ad allora....) disse Thranduil sfilando la spada del gallo dal fodero e lanciandola in terra, disarmandolo “... sortez de mon chemin et faites ce que je dis!”(....togliti dalla mia strada e fa come dico!).

Un silenzio surreale avvolse i presenti dopo che Attico ebbe tradotto e lo stallo perdurò per svariati minuti. Alla fine, Crisso, lentamente si ritirò con nello sguardo una promessa di morte.

“Vous vous faites de plus en plus d'amis!” (Ti fai sempre più amici!) Scherzò Milo che condivideva l’antipatia nei confronti del gallo.

Azrael lo ignorò e si diresse da Spartacus per controllare chi fossero gli intrusi in avvicinamento avvistati da Nasir.

 

*

 

“Sanus! Cosa vedono i tuoi occhi?” Chiese Spartacus ad una vedetta.

“Quattro uomini in avvicinamento!” Rispose lui.

“Sono romani?” Chiese Spartacus sospettoso.

“Hanno un aspetto ben diverso, all’apparenza almeno!” Disse l’altro.

“Girate l’argano!” Ordinò Spartacus restando allerta.

L’elfo indossava un ampio mantello con un cappuccio che celava le caratteristiche peculiari della sua razza, pronto ad intervenire al primo accenno di pericolo.

“Chi accidenti sono?” Chiese Milo sospettoso.

“Briganti di cilicia!” Rispose Gannicus che aveva sperato di non rincontrarli più.

“Pirati dici?” Chiese Agron.

“Voglio parlare con l’uomo che comanda questa città!” Si presentò il capo.

“Le sue orecchie ti stanno ascoltando! Di quali notizie sei portatore?” Si mostrò Spartacus con un tono minaccioso invece di accogliente.

“Tu sei Spartacus?” Chiese lo straniero osservandolo bene.

“È così che mi chiamano!” Rispose il trace.

“Saresti quel pazzo che ha distrutto l’arena di Capua? Che ha sconfitto Glabro sul Vesuvio? Provocato indicibili sofferenze alla Repubblica romana ed al suo popolo?” Era ben informato il pirata.

“Cose che per me sono motivo di vanto!” Specificò Spartacus.

Un silenzio carico di tensione calò tra i presenti, ed Azrael si preparò ad attaccare.

“Quand’è così permettimi di chiamarti fratello!” Urlò felice il pirata riempendo di baci ed abbracci un trace incredulo.

Se non fosse stata per la sfiducia nei confronti degli sconosciuti, quella scena sarebbe potuta essere molto divertente.

“Che scorrano fiumi di vino! Beviamo alla disfatta del nostro comune nemico!” Rivelò lo straniero.

“Vai ad avvertire Tigris di stare allerta!” Disse Attico rivolto a Milo “Perché io?” Chiese lui che voleva restare a sentire cos’avevano da dire i pirati.

“Perché sei il più veloce!” Gli rispose il fratello “Sei una cima nel convincere gli altri, enorme lumacone!” Disse Milo correndo via sentendo un eco dell’imprecazione di Attico.

Entrarono nella villa più sontuosa della città, divenuta la base principale.

“Aderbal apri il barile e mesci vino per tutti!” Disse il capo dei pirati con entusiasmo.

“Preferisco scambiare due parole finché la nostra mente non è ancora offuscata!” Lo fermò Spartacus.

“Eraclio obbedisce al tuo volere sono tuo ospite in fondo. È un grande onore per me stare di fronte ad un uomo che è riuscito ad impadronirsi di una città intera!” Lo adulò Eraclio.

“Per colpa dei romani che ci hanno privato della libertà!” Disse Crisso che sperava di vederli uscire dalla città il prima possibile.

“Appoggio pienamente la vostra causa fratelli! C’è qualche romano in vita a Sinuessa?” Chiese Eraclio fingendo che la cosa non lo interessasse più di tanto.

“Qualcuno!” Rispose Spartacus.

“Il magistrato edile è fra loro?” Insistette il pirata.

“Lui è morto!” Dissipò i dubbi il portatore di pioggia.

“Ne siete sicuri?” Chiese Eraclio che sembrava continuare a sperare che non fosse vero.

“La sua villa è il nostro quartier generale!” Rispose Gannicus.

“È andato nell’oltretomba per mano mia!” Tolse ogni dubbio il trace.

“In poche parole sono parte lesa!” Ammise Eraclio afflitto.

“Quest’uomo si diverte a parlare per enigmi!” Ringhiò Attico stufo che lo straniero girasse attorno al punto.

“Esprimiti con chiarezza o levati dalla nostra vista!” Lo incitò Spartacus.

“L’edile ed io avevamo un accordo d’affari!” Iniziò a parlare Eraclio.

“L’avevate stretto alla luce del sole?” Chiese il trace sicuro della risposta.

“Apertamente? No! Ma gli uomini di mondo comprendono la pericolosità del mare, specialmente per coloro che è ragionevole considerare tuoi nemici!” Spiegò il pirata.

“Ed il compenso per i tuoi servigi?” Chiese il portatore di pioggia.

“Soltanto qualche informazione sulle rotte di vascelli mercantili. Le merci rubate entravano in mio possesso....con il sigillo dell’edile che ne attestava la legittimità!” Svelò Eraclio mostrando un vecchio documento con l’immagine del sigillo.

“Che bisogno ha un pirata di mare di documenti in pergamena e sigilli?” Chiese Crisso che non credeva nella sua bella storiella.

“Un documento ufficiale allontana ogni indesiderata curiosità che possa turbare la nostra attività commerciale nei porti! Vantaggio dissolto nel nulla, grazie alla vostra infausta iniziativa!” Rispose lui convincendo tutti.

“Che ti possa cascare la lingua!” Lo insultò ill germano “Agron!” Tentò di zittirlo Spartacus “Di che cosa ci stai minacciando? Di pisciarci addosso dal mare?” Senza successo.

“Rimarresti sorpreso dalla gittata del mio piscio!” Rispose Eraclio a tono.

“Prendiamoci una pausa di riflessione. E cerchiamo di calmare i bollenti spiriti!” Spartacus sedò la rissa sul nascere trattenendo il germano dal colpire il pirata.

“Una coppa in vino ci gioverà!” Tentò di nuovo Eraclio.

“Torna quando la luna sarà alta in cielo e vedremo se ci sarà un motivo per riempire le coppe!” Ordinò il trace.

“Obbedisco al tuo volere, Re Spartacus! Tornerò più tardi!” Si sottomise Eraclio avviandosi verso l’uscita.

Azrael lo fissò con aperto odio, nascosto sulle scale, dove il suo mantello non avrebbe dato nell’occhio dato che era l’unico a portarlo.

Era gente abituata a mentire e parteggiare per coloro la cui promessa di ricchezze era maggiore, in poche parole, Crasso avrebbe potuto corromperli facilmente.

Inoltre Spartacus interagiva con loro nel modo sbagliato, trattandoli come sottoposti invece che pari e dallo sguardo di Eraclio, capiva di avere ragione, potendo vedere che non lo apprezzava affatto.

“Quest’uomo sfiderebbe Giove stesso a chi ce l’ha più lungo!” Rise Gannicus sbeffeggiando colui che non sapeva se definire alleato o nemico.

“Sbattiamolo fuori in fretta e facciamola finita!” Crisso espresse il pensiero di tutti.

“Eppure può esserci utile! Trovate il sigillo, valuteremo quali vantaggi può portare!” Disse Spartacus mostrandosi molto ingegnoso.

Un accordo avrebbe potuto garantire loro rifornimento di cibo necessari per rimanere al sicuro dietro a delle solidi mura.

“Tu sei un pazzo a fidarti di un uomo avvezzo a sotterfugi ed inganni!” Disse Azrael togliendosi il cappuccio ed avvicinandosi al trace.

“So guardarmi da tipi come lui!” Gli rispose Spartacus sicuro di sé.

“È quello che dicono gli stolti!” Disse Azrael prima di uscire dalla villa per accertarsi che i pirati uscissero veramente dalla città.

“Pirati cilici! Quando aprono bocca sputano sterco!” Imprecò Attius quando Gannicus lo informò riguardo alle novità del giorno.

“Ti è capitato di vederlo?” Lo derise il celta divertito che condividessero la stessa opinione su certa gente “Se volete sapere dove si trova il sigillo, perché non lo chiedete alla dolce consorte di quel porco?” Lo illuminò il fabbro.

Alla fine la pista suggerita da Attius si rivelò corretta ed il sigillo venne trovato all’interno di una statua di un dio protettore.

“A che prezzo me lo vendi?” Chiese Eraclio rimirando il tanto agognato oggetto.

“Te lo darò per niente, quando lasceremo la città, il sigillo sarà tuo!” Rivelò Spartacus.

“E prima di tale fausto evento?” Chiese il pirata impaziente di impadronirsene.

“Raggiungiamo un accordo. Oro contro cibo! La prima consegna riguarda tutti i viveri stivati nelle tue navi!” Svelò il portatore di pioggia.

“Saresti capace di chiedere a Poseidone di mettersi in ginocchio ed obbedire ai tuoi ordini!” Scherzò Eraclio, contrario ad uno scambio così svantaggioso.

“Si se fosse davanti a me, ma non è così!” Rispose Spartacus mostrando la boria intrinseca dell’animo dei mortali più delle altre creature della Terra di Mezzo.

“Le mie provviste sono della migliore qualità, frutterebbero diciottomila denari se vendute nei porti!” Tentò di convincerlo Eraclio per cui perdere anche poche monete, era un opzione tremenda.

“Anche in mancanza del sigillo?” Chiese Spartacus certo di avere il coltello dalla parte del manico.

“Tu sei un uomo pieno di sorprese!” Disse Eraclio capendo che un piccolo sacrificio con la prospettiva di futuri guadagni sicuri, era fattibile e necessario. 

Si guardò attorno ed un’espressione avida e soddisfatta gli si stampò in volto “Facciamo duecento libre d’oro e ci aggiungiamo la moglie dell’edile!” Disse afferrando la povera donna e tenendola con una stretta per niente delicata mentre lei si lamentava e tentava di sfuggirgli.

“Non sono un romano, mi spiace. Io non traffico in schiavi!” Rispose Spartacus serio.

“Neanch’io lo farei se fossi in possesso di questa mela succosa!” Disse Eraclio alludendo ad un comportamento che apparteneva solo alla feccia come lui “Trecento libre d’oro, un’ora prima del sorgere del sole. L’approdo scelto sarà fuori dalla città!” Decise infine.

“Fuori dalla città?” Chiese Crisso dubbioso.

“Terreno neutro fratello. Non ho intenzione di entrare in porto per farmi sopraffare!” Rispose il pirata mostrando che la sfiducia era reciproca.

“Fuori dalla città, un’ora prima che sorga il sole!” Concordò Spartacus capendo le sue motivazioni, ma essendo conscio che si esponevano ad un rischio uscendo dalle mura delle città.

“Siamo d’accordo!” Disse Eraclio soddisfatto. Troppo contento per l’elfo, che spiava la conversazione nascosto ma a portata d’orecchio.

“Ora possiamo finalmente bere?” Chiese il pirata che sembrava non aspettare altro.

 

*

 

“Non è vino, è piscio fetente quello che ci offre Eraclio!” Disse Attico con l’euforia data dall’alcol mentre tentavano di raggiungere la loro nuova casa.

“Lo chiamano assenzio! Una volta ne ho mandate giù sei coppe e mi hanno trovato che pestavo a sangue un romano immaginario!” Disse Milo ridendo come uno scemo.

“Allora prosciughiamone il doppio e diamo inizio ad una rissa come si deve!” Esultò Attico con un equilibrio precario.....i vicoli che cambiavano continuamente direzione non aiutavano affatto!

“Sarò anche Romana di nascita, ma vengo da Pompei, le mie origini non comprendono che sappia tutto di quello che una volta era il mio popolo!” Disse Cassia rivolta a Sara che non la finiva di fare domande.

“Crasso è molto famoso fra i romani. Credevo che avendo un padre commerciante potessi sapere qualcosa, ma a quanto pare mi sbagliavo. Per il momento è solo dalla Sicilia che Crasso alimenta le truppe!” Rispose Sara.

“A cosa vi serve un informazione del genere?” Chiese Ariadne curiosa.

“Niente cibo per i soldati significa esercito debole e sarebbe molto vantaggioso per noi dato che ci superano di gran lunga con i loro numeri!” Spiegò Hanna mentre asciugava alcuni piatti, lavati nella fontana subito fuori dall’appartamento.

Azrael era seduto su di una comoda panca con una piccola Aranel esausta fra le braccia. Era molto tardi e la bambina era crollata a causa della stanchezza dopo aver passato molto tempo a perlustrare quello che per lei era una novità.

“Si può sapere dove sono tutti gli altri?” Domandò Proximo furioso di perdere la festa a causa della necessità di dover proteggere le ragazze.

“Eccomi! Ciò che resta di me almeno!” Si annunciò Milo una volta sul portico di casa.

“Stare saldo sulle gambe è un impresa titanica!” Gli si accodò Attico barcollandogli addosso prima di sedersi con mancata grazia, accanto al padre.

“Non vorrei che svegliaste Aranel, io ed Hanna ci ritiriamo!” disse entrando nella stanza da letto con la compagna che condivideva a pieno il suo pensiero.

“Mi ricordi molto gli ubriaconi che vedevo in porto quando andavo ad accogliere mio padre!” Cassia riprese Milo che era talmente brillo da non capire niente e quindi non spaventarsi di fronte alla rabbia della compagna.

Aridne venne bloccata nell’intento di riprendere anche lei il marito dall’uscita di Azrael dalla stanza e di casa. Proximo non era riuscito a reagire in tempo, quindi, decise di restare e meditare come farla pagare ai due ubriaconi, dato che per colpa loro non poteva più uscire.

Spesso l’elfo si allontanava da loro senza dare alcuna spiegazione e sempre perché il suo portentoso udito aveva sentito qualcosa, facendolo intervenire sempre al momento giusto, ma essendo Milo ed Attico fuori gioco, Proximo non potè seguirlo per potergli dare una mano....non che gli servisse, o per mera curiosità!

Thranduil aveva sentito in lontananza dei potenti colpi che potevano appartenere a delle catapulte. Non gli risultava che i pirati ne fossero provvisti, quindi o erano loro oppure i romani.

Mentre camminava verso il suo obbiettivo, incrociò Naevia che andava decisa da una parte. Non fu la sua sicurezza ad attirare l’attenzione, ma la furia che traspariva da ogni suo movimento.

“Dove sono?” Urlò la ragazza una volta giunta nella bottega del fabbro.

“Di cosa stai parlando?” Gli chiese l’altro infastidito “Te ne stai andando?” Chiese Naevia sorpresa.

“Si, se l’accordo con i cilici andrà bene, allora mi comprerò un passaggio!” Disse lui mentre il rumore di monete fece intendere all’elfo che stava radunando i guadagni fatti in quei giorni.

“Lo comprerai pure per i romani che hai aiutato a far fuggire?” L’accusò Naevia attaccandolo. Dei rumori metallici fecero capire a Thranduil, che la ragazza l’aveva mancato.

“Aspetta, io non so niente dei romani fuggiti!” Tentò di fermarla Attius.

“Io non credo più alle menzogne che tu e la tua gente vomitate appena aprite bocca!” Urlò Naevia furiosa prima di riuscire a colpirlo.

“Hai voglia di sangue?” Chiese Attius arrabbiato di essere giudicato solo in base alle sue origini “Allora fatti sotto. Io ti darò più soddisfazione di un povero romano affamato!” La provocò.

Thranduil riflettè attentamente su come muoversi. Attius era si, un’amico di Gannicus, ma aveva visto e forse sentito troppo avendo vissuto svariati giorni fra di loro.

Se fosse capitato nelle mani di Crasso, o peggio fosse andato di sua spontanea volontà, guidato dalla brama di denaro, avrebbe potuto metterli in grave pericolo.

Inoltre, lui sapeva quel segreto che tanto faticosamente avevano custodito che per una leggerezza del celta, era stato rivelato.

Alla fine decise di lasciarla fare. Naevia gli avrebbe tolto un grosso problema!

Nel frattempo l’incontro neutrale con i pirati aveva avuto un risvolto amaro, con Eraclio che non aveva portato con se le merci promesse, ma voleva ugualmente il denaro come garanzia.

Fortunatamente i romani avevano deciso di attaccare in quel momento, costringendoli a collaborare e stringere così un’alleanza sul campo di battaglia.

Naevia uscì dalla bottega come una furia e Thranduil attese che si fosse allontanata a sufficienza prima i seguirla.

Arrivarono in tempo per vedere Spartacus e gli altri rientrare.

“Io volevo venire, ma Nemetes si è rifiutato di aprire la porta!” Disse Nasir ad Agron contento che fosse illeso.

“Ha ubbidito agli ordini!” Lo elogiò Spartacus,

“È strano che ci abbiano attaccati in numero così esiguo capeggiati da un ragazzo!” Osservò Gannicus mentre deponevano in terra quattro corpi di compagni caduti.

“Infatti non ha alcun senso!” Lo appoggiò Crisso il cui sguardo s’indurì appena i suoi occhi incrociarono quelli dell’elfo. La ferita era ancora aperta!

“La risposta la conosce un morto! Uno di quelli che erroneamente definiamo amici!” Si fece sentire Naevia avanzando coperta del sangue di Attius, prima di guidarli alla bottega del fabbro.

“Mi ha aggredito quando l’ho accusato di aver liberato Upianus e gli altri romani fuggiti!” Spiegò quando Gannicus si inginocchiò accanto al corpo dell’amico afflitto per la sua perdita.

Azrael li raggiunse e fece una smorfia. Era stata lei ad attaccare. Voleva ucciderlo, non discuterci. Ma da quando erano arrivati in città e si erano trovati costretti a confrontarsi con i prigionieri romani, l’ira assopita di Naevia era esplosa, mostrando una ragazza ancora ferita che rispondeva con aggressività di fronte ai ricordi.

“Perché aiutarci a prendere la città per poi rischiare la vita facendo fuggire Upianus?” Chiese Agron confuso, come tutti.

“Rivoltiamo la città alla ricerca dei fuggitivi!” Disse Spartacus temendo per l’incolumità di coloro che non sapevano difendersi.

 

*

 

“C’è stato un attacco alle porte delle città!” Li informò Proximo entrando in casa come un uragano “Tacci tua, un corpo che me pija!” Lo riprese Hanna che stava lavando dei vestiti.

“Hanno ucciso gli intrusi?” Chiese Milo che scalpitava impaziente di combattere.

“Si, ma non ne sono sicuri!” Rispose Proximo con concitazione.

“Cosa intendi dire?” Chiese Attico attirato dall’ultima risposta del compagno.

“In molti sono entrati durante la confusione creatasi, senza aver mostrato il marchio!” Svelò Proximo facendo gelare tutti i presenti.

“Hagen, Tigris mettetevi a guardia delle due entrate e non muovetevi per nessun motivo!” Disse Azrael comprendendo la gravità della situazione, i due lasciarono le scodelle del pranzo appena consumato e fecero come gli era stato detto.

“Hanna, Aranel lascia la casa solo con me!” Ordinò rivolto alla moglie “Va bene!” Decise di non controbattere lei “Dove stai andando?” Chiese quando lo vide uscire con la figlia in braccio.

L’elfo raggiunse il trace nella villa dell’edile mentre discutevano dell’ultima piega presa dagli eventi di quella mattina.

“È necessario scoprire perché Crasso si astiene dall’avanzare!” Disse Spartacus “Che si fotta quel bastardo, crede che bastino pochi a sconfiggerci!” Ringhiò Agron teso come una corda.

“Crasso non è uno stolto come coloro che l’hanno preceduto!” Si annunciò Azrael facendo sobbalzare lo stesso i quattro uomini “Mi spieghi come fai? Specialmente con in braccio questo fiore delicato!” Disse Gannicus prendendo la piccola Aranel.

“È un uomo astuto. Ribadisco che non è un caso che abbia preso il comando subito dopo la dipartita di Cossinio e Furio. Una staffetta non sarebbe passata vicino al nostro campo per sbaglio. Ha giocato bene persino con la sua gente!” Ragionò Azrael sperando di essere ascoltato.

“È stata solo fortuna!” Lo liquidò Agron ricevendo uno sguardo di fuoco da parte dell’elfo. Una pernacchia seguita da una risata calmò i loro spiriti ancora prima che la tempesta si scatenasse.

“Vuoi rimanere concentrato!?” Agron riprese Gannicus che si divertiva più di Aranel mentre faceva facce assurde.

“No, Azrael dice il vero. Cossinio e Furio erano impreparati al nostro agguato!” Disse Spartacus “È stato Crasso ad inviare quel messaggio per farci prendere la decisione da lui voluta per permettergli di avere il comando. Azrael aveva ragione: quell’informazione non è giunta a noi per caso! Era una trappola, messa in atto da una mente acuta!” Svelò il portatore di pioggia.

“Maledetto bastardo!” Lo insultò Agron.

Azrael sorrise. Erano rari uomini come questo Crasso. Finalmente si era presentato un rivale interessante!

“Consiglio maggior cautela! E che le porte rimangano ben chiuse!” Continuò il discorso Crisso.

“Non negherò accoglienza a chi si è liberato dalla schiavitù rischiando la vita!” S’impose Spartacus “E comunque ormai è troppo tardi!” S’intromise Agron “Molti sconosciuti sono già entrati per unirsi alla nostra causa. Ammesso che l’aspetto innocuo non celi oscure intenzioni!” Svelò il germano.

“Se si annidano fra noi persone equivoche dobbiamo identificarle e punirle!” Decise Spartacus.

“C’è un’altro aspetto da considerare e non è di poco conto. Se uno dei tuoi schiavi erranti riesce ad ucciderti....lascia andare i miei capelli, per giove!......” Si lamentò Gannicus contro una bambina fin troppo vivace “.......cosa farà, il resto del gregge senza la tua guida?” Chiese preoccupato.

Spartacus sembrava non aver valutato una così oscura opzione e ci mise qualche secondo a rispondere volgendo lo sguardo verso Azrael per poi cambiare idea all’ultimo momento “Crisso, assumerà il comando al mio posto. Con l’aiuto ed il supporto di voi come consiglieri!” Disse infine.

“Io prego gli dei, che quel funesto giorno non arrivi mai fratello!” Rispose Crisso colpito da tale scelta “Ma se dipendesse da me...non esiterei un solo momento a muovere contro Crasso!”. 

Azrael sospirò nervoso. Quel gallo non era atto a comandare e mai lo sarebbe stato! Li avrebbe portati alla rovina.

“Su questo io concordo con lui!” Lo appoggiò Agron “Siamo combattenti, amiamo il sangue e la battaglia. E invece ci stiamo perdendo in ozi e chiacchiere senza costrutto!” Il gallo espresse i suoi dubbi a pieno.

“Dobbiamo attenerci al piano che avevamo stabilito. Le mura della città sono un rifugio perfetto per noi. Le legioni di Crasso in pianura sono meno protette! Nel frattempo moltiplichiamo le braccia che spediranno il nemico fiaccato nell’oltretomba!” Disse Spartacus.

“Magari Attius fosse ancora in vita, per moltiplicare anche le armi!” S’intromise Gannicus.

“Rimpiangi la morte di un traditore che ha assalito Naevia con lo scopo di ucciderla? Che la morte di Attius sia un monito perenne per tutti coloro che vogliono ridurre in schiavitù i nemici di Roma!” Minacciò il gallo furioso.

“Non siamo certi che sia stato lui a fare ciò! Fino a quando i fuggitivi non verranno ritrovati la verità rimarrà ammantata nell’oscuro velo dell’incertezza!” Disse Azrael parandosi di fronte al gallo con fare intimidatorio. Lui ricambiò lo sguardo con ira a malapena contenuta, conscio che in uno scontro avrebbe sicuramente avuto la peggio.

“Adesso concentriamoci sul presente. Valuta le doti belliche dei nuovi rifugiati!” Li calmò Spartacus frapponendosi fra i due.

“I romani fuggiti sono introvabili, Crasso è quasi alle porte e mi chiedi di addestrare un branco di inetti?” Senza successo, purtroppo.

“Ti chiedo di osservarli con particolare attenzione. Se qualcuno di loro supera le aspettative, rischia di rivelare molto di più di quanto non voglia!” Spartacus ebbe l’ultima parola con quella rivelazione.

“Tu va con lui!” Disse rivolto a Gannicus che restituì la bambina al padre prima di avviarsi.

“Perché l’hai portata con te?” Chiese il trace sorpreso. Non che non l’avesse mai visto con la figlia in braccio, ma solitamente la lasciava con la madre quando dovevano discutere.

“Sei sempre stato molto lungimirante nelle tue scelte. Ma ora, ci sono delle spie all’interno delle mura!” Disse poggiando in terra la piccola e guardandola camminare in giro piena di curiosità “Lei è una rarità tra la mia gente! Temo per quello che i romani potrebbero farle se sapessero della sua esistenza!” Confidò.

“Umani ed elfi, non possono procreare?” Chiese Agron sorpreso.

“È successo poche volte. Talmente poche che posso contarle con le dita!” Rispose l’elfo.

“Sei unica!” Disse Agron inginocchiandosi di fronte alla bambina.

Lei lo guardò e scoppiò a piangere andando ad aggrapparsi alla gamba del genitore, facendolo ridere “Come tuo padre!” Concluse offeso.

“Posso prenderla?” Chiese Spartacus chinandosi per poi guardare l’elfo. Lui annuì ed il trace la sollevò delicatamente. Aranel cominciò ad accarezzare la barba del trace con interesse. “Ciccio!” Disse la bambina indicando la morbidezza della barba con l’aggettivo sbagliato.

“Quando lei sarà abbastanza forte, inizierò un viaggio per tornare nel mio regno!” Decise di rivelare trattenendosi dal colpire il germano solo grazie alla presenza della figlia.

“Sarà triste vedere le nostre strade separarsi. Ma quando verrà il momento spero che tu riesca a tornare nella tua terra!” Spartacus accolse quelle parole meglio di quanto si fosse aspettato.

“Sempre che Crasso non riesca a fermarci!” Osservò l’elfo.

“Non è il primo romano che si cimenta nell’impresa!” Rispose Spartacus poggiando la bambina sul tavolo che si mise a giocare con le piccole statuine in legno, distruggendo il piano strategico creato sulla mappa.

“Chi l’ha preceduto non possedeva una mente sagace come la sua!” Lo contradisse Azrael “Stai allerta!” Lo avvertì.

“Sono d’accordo con lui!” Ammise Agron anche se sembrava inorridito da ciò che aveva appena detto “Sei ancora vivo per fortuna e baderò che tu lo rimanga a lungo!” Disse facendo meravigliare sia l’elfo che il trace “Finché non sventeremo la minaccia, ho intenzione di diventare la tua ombra!” Disse mostrando a pieno la sua lealtà, non che ce ne fosse di bisogno.

“Allora aguzziamo l’ingegno e vediamo di scoprire cos’ha in mente il nemico!” Gli rispose il trace prendendo la bambina e restituendola al padre prima di uscire contento di fronte a quella promessa.

Nel frattempo Nasir era già impegnato ad addestrare i nuovi arrivati.

“Se io fossi un romano, la mia lancia ti avrebbe già impalato!” Riprese una delle reclute.

“Se quello smidollato si rivela un assassino, io ho il membro di Giove!” Scherzò Milo vedendo una recluta finire nella polvere dopo un solo affondo.

“No, non vale niente! Non sei per niente dotato!” Rispose Hanna che aveva iniziato a guardarsi intorno con ansia, sapendo che il pericolo per sua figlia non era mai stato così alto.

 

*

 

“È uno dei nuovi arrivati?” Chiese Hagen a Crisso “Esatto! Nemetes dice che ha sete di sangue romano. Lo metterà alla prova assieme a Druso, per vedere la sua vera natura!” Rispose il gallo guardando con sospetto quell’uomo. 

Liciscus, così si chiamava uno dei nuovi arrivati, si guardò attorno curioso. In quella città erano più organizzati di quanto pensasse. Si era unito ai ribelli ed era impaziente di guadagnarsi la loro fiducia ed una posizione. Erano svariati mesi che i ribelli si trovavano in città e finalmente era riuscito ad unirsi a loro. L’inverno era al culmine, ma per sua fortuna, aveva trovato riparo grazie alla protezione offerta da Nemetes.

Non era stato l’unico ad avere una tale fortuna dato che un’altro nuovo arrivato di nome Druso si trovava nella sua stessa situazione cioè circondato da uomini sospettosi!

Vide il germano in fondo al vicolo che stavano percorrendo e decise di staccarsi da lui. 

Poteva sembrare sospetto, visto che non si fidavano ancora di lui, ma doveva assolutamente raggiungere il porto. Da lì avrebbe potuto rendersi conto quanto fosse grande il carico di grano appena giunto e se c’erano opportunità per fare soldi facili con i pirati.

Si ritrovò in una strada mediamente grande e si bloccò appena lo vide.........

Azrael, l’angelo della morte. Non era solo una leggenda. Le voci erano vere: era rimasto al fianco di Spartacus!

Davanti a lui giocava un bambino, con una buffa cuffia in testa. Il piccolo sembrava essere molto in confidenza con l’angelo della morte, mentre si aggrappava alle sue gambe tra una corsa e l’altra. C’era solo un’altra strada collegata a quella dove si trovava l’elfo, ma un uomo imponente la sorvegliava oltre a quello che gli si era parato davanti e lo guardava male. Molto male!

Azrael si voltò verso di lui ed una sensazione stranissima lo travolse, perdendosi in quegli occhi azzurri profondi come il mare che rispecchiavano una burrasca.

“Non fissare angelo di morte a quel modo!” Lo riprese Nemetes dandogli una spinta ed interrompendo quel contatto.

“Non è una menzogna! Lui è con voi!” Disse incredulo Druso, sbucando alle spalle di Nemetes, vedendo che l’elfo sembrava molto interessato alle notizie che gli aveva appena portato uno dei suoi sottoposti. 

“È con Spartacus!” Lo corresse il germano prima di proseguire.

“Aspetta!” Tentò di fermarlo Liciscus “E la creatura che gli si aggrappa alla gamba?” Chiese impaziente di sentire la risposta, seguendo di corsa il germano.

“Sei proprio nuovo! È figlia! Bastarda che non è elfo o umano!” Rispose Nemetes entrando in un grosso spiazzo ghermito di gente.

“Avete guadagnato nostra fiducia! È giusto ricambiare!” Spiegò ”Pochi sanno segreto mortale!” Disse soddisfatto “Non ditelo a Pirzius! Io no credo a sua storia! È troppo gentile con i romani! Sarò felice quando lo ucciderò con mie mani!” Rivelò.

“Tu ci onori con questa dimostrazione. Permettimi di ricambiare dando ai romani ciò che meritano!” Disse Liciscus guidando il suo nuovo compagno e scambiando uno sguardo d’intesa con Druso.

Tornarono verso la piazza principale dove si trovavano molti romani in catene decisi a prendersi la loro vendetta. Crisso aveva appena atterrato Gannicus a causa di una discussione degenerata in violenza.

“Lui protegge romani, come nostro potente capo che è impazzito!” Urlò Nemetes rivolto a Crisso sapendo che se avesse convinto lui, tutti gli altri gli sarebbero andati dietro.

“È per questo che abbiamo rischiato tutto unendoci alla vostra causa?” Lo appoggiò Liciscus “Non è il momento di ripagarli con egual moneta?” Domandò Druso a gran voce.

Quelle due semplici frasi misero Azrael in allerta.

Stava facendo un giro di perlustrazione alla ricerca dei fuggitivi quando decise di tornare verso casa “Amenez ces Romains à Spartacus!”(Portate questi romani da Spartacus!) ordinò a Milo ed Attico indicando un gruppo di prigionieri davanti a loro.

“Cosa succede?” Chiese Hagen vedendolo arrivare.

L’elfo entrò in casa come una furia “Prendete le vostre cose!” Disse rivolto alle ragazze.

“I romani ci attaccano?” Domandò Ariadne sconvolta “No, ma dobbiamo andare nella villa! Solo lì sarete al sicuro!” Stabilì Azrael prendendo Aranel in braccio.

“Hagen, pensa ai cavalli!” Disse l’elfo prima di uscire seguito dalle quattro ragazze.

“D'accord, mais arrête de crier comme un chiffonnier! Sinon, le secret se dissoudra comme de la neige au soleil!”(Va bene, ma smettila di urlare come uno straccivendolo! Altrimenti il segreto si dissolverà come neve al sole!) Lo zittì Hanna prima di ritrovarsi a corrergli dietro a causa delle sue gambe corte.

Si diressero in gran fretta alla villa. L’elfo non voleva che la figlia assistesse ad un’atrocità del genere.

Hanna provò per la prima volta paura, in mezzo a quella che considerava la sua gente. Poteva già sentire le urla di terrore dei romani superstiti che impotenti, non potevano fare altro che soccombere di fronte alla sete di sangue degli schiavi!

L’odio distrugge le persone ed in questo caso tutte quelle vite innocenti.

Per la protezione di Aranel, non potè fare altro che seguire il marito verso la Villa, dove avrebbero evitato di rischiare di venire travolti dall’ira dei ribelli.

“Uccidiamo questi bastardi!” Urlò Nemetes in preda all’entusiasmo. Liciscus sorrise quando Druso attirò la sua attenzione con una gomitata ed i loro suoi occhi vennero catturati da qualcosa di appariscente in quello scenario fatto di sangue e morte: Azrael, seguito da coloro che dovevano essere le sue amanti che per la prima volta potevano vedere con i loro occhi!

 

Ecco la terza stagione!

Inizia la parte difficile del viaggio. 

Sono aumentati di numero, ma ciò non garantisce la vittoria finale.

Cosa ne pensate dei nuovi guerrieri inseriti?

Aranel ha circa due anni e mezzo, quasi tre! E presto inizierà a parlare e nessuno potrà fermarla più.

Conquistano una città intera! Dite che è una buona idea fidarsi dei pirati?

Nuovi pericoli si trovano all’orizzonte? Aranel continuerà ad essere al sicuro?

Ringrazio tutti coloro che hanno aspettato pazientemente l’aggiornamento!

A presto,

Girl98x

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Capitolo 14
*** Tutto cambia ***


Da quella notte di sangue era passato poco più di un giorno.

Un cratere si era aperto tra Crisso e Spartacus, rischiando di dividere i ribelli in due gruppi separati.

Ma i malanimi non finivano qui.

“Ti ha dato proprio una bella botta!” Osservò Hanna mentre medicava la ferita sulla testa di Gannicus. Il celta e Saxa avevano scoperto che Attius non c’entrava niente con la fuga dei romani, in quanto era stata Leta a farli fuggire.

Da lì era nata una discussione degenerata in rissa tra Crisso e Gannicus, con Naevia che l’aveva attaccato alle spalle quando il gallo stava per perdere.

“È solo un graffio!” Rispose lui “Sei sicuro di non voler venire con noi?” Chiese rivolto ad Azrael impegnato a lucidare i pugnali che Attius era riuscito a costruire prima di morire.

“Altre questioni mi spingono a restare!” Disse l’elfo guardando verso Milo che inseguiva la piccola Aranel in un’acchiaparella infinita, mentre lei urlava “Glamhoth!”(Orco!). Ormai aveva tre anni ed il suo vocabolario non faceva che ampliarsi.

“Non c’è motivo più nobile per ritirarsi da una battaglia!” Osservò Gannicus intenerito “Vorrà dire che ucciderò qualche romano in tuo onore!” Disse il celta prima di uscire ridendo. L’elfo lo seguì, prendendo una strada diversa, dirigendosi verso Spartacus.

“Lo riconoscono come loro capo dopo il massacro dei prigionieri!” Disse Agron mentre lui ed il portatore di pioggia osservavano il gallo che si allenava con altri gladiatori.

“E tu che ne pensi? Con chi vuoi stare?” Chiese Spartacus guardando però l’angelo della morte che li aveva appena raggiunti.

“Con te! Sarò sempre al tuo fianco sul campo di battaglia!” Rispose il germano convinto.

“Ritorna alla villa. Voglio che sorvegli Leta e gli altri romani in mia assenza!” Disse Spartacus avvicinandosi all’elfo, ma venendo fermato dall’amico.

“Credi sia saggio partire lasciando la questione in sospeso? Una parola da parte tua sanerebbe tutte le ferite!” Chiese Agron sapendo che la situazione era delicata.

“Ora non è più tempo di parole!” Rispose il trace avvicinandosi ad Azrael ed avviandosi in un luogo più appartato per parlare.

“Sei certo di non voler venire con noi?” Chiese speranzoso. L’elfo annuì.

“Ti chiedo di aiutare Agron mentre sarò via! Molti più di quanti pensi prendono in considerazione la tua parola, anche se spesso non capiscono la tua lingua!” Disse Spartacus sorridendo. In quegli anni Azrael si era mostrato un alleato prezioso, avrebbe osato dire persino un amico, ma non sapeva se per lui fosse lo stesso.

“Farò come dici, niente di più! Sei tu a capo di questa ribellione ed hai mostrato molto più discernimento di tutti gli uomini che ho incontrato fin’ora!” Rispose Azrael atono.

“Mi ha sorpreso scoprire che non hai cercato vendetta con i prigionieri!” Disse Spartacus curioso.

“Noi elfi non permettiamo a sentimenti tanto primitivi di dominarci. Ho avuto giustizia per i miei uomini con la morte di Barahir. Ed anche se questi romani possedevano degli schiavi, non sono loro i diretti responsabili della mia cattura e della morte dei miei simili. Molti sono donne e bambini innocenti, ritrovatisi sul nostro cammino. Ed inoltre, nonostante la mia reputazione, non provo piacere nella sofferenza altrui!” Chiarì le cose Azrael prima di dirigersi alla villa seguito da uno sguardo pieno di ammirazione da parte di Spartacus.

 

*

 

I giorni passarono e la situazione sembrava essere ad un punto morto.

Nella villa si respirava un aria tesa tra i prigionieri ed i ribelli. La costante presenza dell’angelo della morte non aiutava affatto!

“Grazie per il cibo e la protezione che ci offrite!” Disse Leta rivolta ad Agron.

“Eseguiamo gli ordini!” Rispose lui con una scusa pronta.

“Comunque è un gesto molto apprezzato” Tentò di nuovo lei.

“Sentito, la romana apprezza!” Rise Donar come se a loro potesse importare il parere dei prigionieri.

“Tu e la tua maledetta gente, ci avreste già mandato nell’aldilà....” Ringhiò Agron svelando di non essere d’accordo con la decisione di Spartacus.

“E forse noi avremmo fatto la stessa cosa, se Spartacus non vi avesse protetto!” Ricordò incutendo timore nella romana sul cui viso calò un’espressione di terrore.

Il germano sorrise soddisfatto e si allontanò.

Leta tremò a quelle parole. Sarebbero stati al sicuro solo una volta liberi!

Una risata innocente precedette l’apparizione di una bambina.

“Ciao!” La salutò facendola fermare. Esitò appena vide gli sguardi di tutti puntati su di lei. “Lo vuoi un po’ di pane?” Chiese sentendo la paura scemare fissando quegli splendidi occhi blu. Era piccola, ma già bellissima! 

Portava una buffa cuffia in testa che sembrava detestare mentre tentava di togliersela, ma il nodo che la teneva in posizione era troppo stretto per darle anche una sola possibilità.

“Aspetta, ti aiuto!” Disse afferrando i lacci “Non la toccare!” Le urlò una donna allontanando la bambina e prendendola in braccio.

“Ariadne, va tutto bene?” Chiese Nasir attirato dalle sue urla.

“Fai capire ai romani che indicibili sofferenze li attendono se osano toccare i nostri figli!” Minacciò mentre Aranel rideva.

“Da quando sei diventata una madre protettiva?” Chiese divertito nel vederla così feroce. Lei rivolse la sua ira contro di lui e lo fece retrocedere “Va bene!” Disse Nasir prima di ridere nuovamente.

“L’angelo della morte!” Sussurrò terrorizzato un prigioniero.

Leta ansimò nel vederlo per la prima volta da quando la città era stata presa, camminava sembrando disinteressato da ciò che lo circondava, ma nonostante questo i suoi occhi lanciavano saette.

Se non fosse stato per le orecchie a punta avrebbe detto solo che era un uomo imponente e con una bellezza disarmante. Leta si riscosse ricordandosi che era solo un bestia assetata di sangue.

Il rumore della porta che veniva aperta con violenza fece voltare tutti in una direzione. Il Gallo era tornato alla carica.

“Digli di farmi passare o gli stacco la testa!” Urlò Crisso rivolto ad Agron afferrando per il collo una delle due guardie poste all’ingresso.

“Qualunque cosa cerchiate sappiate che io non vi permetterò di toccare i prigionieri!” Li avvertì il germano. Anche Azrael si mise in posizione, stufo di quella testa calda che accecata dalla sete di vendetta, aveva smesso di distinguere gli amici dai nemici.

“Noi ce ne fottiamo dei tuoi animaletti da compagnia!” Disse Naevia furiosa.

“Perché Spartacus ha lasciato la città?” Chiese Crisso sorprendendo sia l‘elfo che il germano.

“Dove l’hai sentito?” Chiese Agron scioccato. Nessuno avrebbe dovuto saperlo a parte loro!

“Devi darmi una risposta!” Insistette Crisso sempre più alterato.

“Te la darà lui stesso al suo ritorno!” Gli rispose Agron ansioso di levarselo dai piedi.

“Lo consideravo un guerriero, non un codardo che trama alle spalle dei compagni!” Ringhiò Crisso libero di poter esprimere a pieno i suoi pensieri senza che l’interpellato potesse rispondere.

“Così come tu hai fatto massacrando i romani!” Gli tenne testa Agron.

“Loro sono il nemico! Loro ci hanno resi schiavi....e si sono presi la vita di tuo fratello!”  Gli ricordò il gallo “Tempo fa non avresti esitato a massacrarli tutti! Che cos’è cambiato?” Chiese sperando di poterlo portare dalla sua parte.

Agron esitò ed Azrael potè vedere chiaramente quel dolore mai sopito, tornare a galla. “Siamo uomini diversi oggi!” Rispose il germano dimostrando a pieno ciò che aveva appena detto, non abboccando all’esca.

“Non tutti!” Sussurrò Crisso furibondo “Quando torna, di a Spartacus che ho bisogno di parlargli!” Disse prima di uscire.

 

*

 

Naevia rimase, dirigendosi verso la stanza dove sapeva esserci le sue amiche. Se fosse riuscita a portarle dalla sua parte anche Azrael si sarebbe unito e con lui quasi la metà delle forze di Spartacus.

“Anche se non c’è il wifi devo dire che questo posto è migliore della nostra vecchia casa!” Disse Sara rovistando in una grossa cassapanca di legno piena di vestiti.

“Cosa faresti con il wifi?” Le chiese Hanna incuriosita.

“Darei un occhiata alla mail, Facebook, Instagram....insomma, mi ricollegherei al mondo!” Rispose Sara con un espressione nostalgica in volto.

Quella vita era pazzesca, ma avrebbe mentito se avesse negato che le mancava quella di prima.

“Credi sia passato molto tempo?” Domandò Hanna sovrappensiero

“Credi che i miei ci credano morte?” Chiese Sara più preoccupata.

“Non saprei! Mi dispiace del peso che debbano sopportare a causa di questo dubbio!” Si confidò.

“Vorrei poterli contattare solo per dirgli che sto bene e sono felice. Sai, dirgli addio per bene! Almeno si calmerebbero!” Disse Sara non riuscendo ad impedire alla sua voce di incrinarsi leggermente.

Era figlia unica, era l’intero mondo dei suoi genitori. Coloro che le avevano dato sempre tutto oltre ad un amore infinito.

“Già, dire addio sarebbe doloroso, ma meno del non sapere niente! Ne da parte nostra o dalla loro!” Sospirò Hanna.

“Pensi a tuo padre?” Domandò Sara “Non è mio padre!” Si difese l’altra.

“Con te non si può mai essere....lasciamo stare va! Pensi a colui che consideri alla strenua di un padre?” Chiese sorridendo. Con Hanna era impossibile essere tristi.

Lei la guardò malissimo prima che un ghigno le comparisse in volto e rispose “Si, sono certa che anche lui si chieda dove siamo finite!”.

“Se solo potessi parlargli...anche per poco tempo!” Gemette Hanna affranta.

“Beep! Ciao Pa, ciao Ma, sono finita nel passato, sto combattendo contro l’esercito di Marco Licinio Crasso ed una volta finito andrò nella Terra di Mezzo di Tolkien con il signore elfico più figo di tutti. Insomma sto bene, quindi smettetela di preoccuparvi!

Hanna è una rompipalle come sempre, da questo potete dedurre che anche lei sta in gran forma! Bye!” Recitò Sara prima che Hanna le lanciasse contro un vestito.

 

*

 

Neavia aveva capito poco e niente di quella conversazione. Ma ora che sapeva le due ragazze erano state strappate alle loro famiglie, aveva qualcosa su cui fare leva!

Una strana sensazione la fece voltare e si prese un colpo quando si rese conto che alle sue spalle si trovava Azrael. Non l’aveva sentito arrivare!

Fece per sfoderare la spada appena si rese conto che era molto arrabbiato......lui la colpì con un calcio facendola sbattere contro la porta che si aprì a causa della botta.

“Wha! I romani ci attaccano!” Urlò Sara cercando di districarsi da sotto la montagna di vestiti dov’era finita.

Le ragazze guardarono curiose i due nuovi arrivati e quando l’elfo chiuse la porta compresero “Ci stavi spiando?” Chiese Hanna guardinga, ripercorrendo ogni parola detta per paura che lei avesse potuto comprendere qualcosa sulle loro origini.

No, alle orecchie di un ignorante, sarebbero sembrate solo parole a vuoto a parte quelle sulla famiglia......maledizione!

“Sono qui per parlarvi!” Disse Naevia restando in terra ma rifilando un occhiataccia all’angelo della morte.

“Ci stavi spiando?” Domandò Sara esigendo la risposta con lo sguardo.

“Se vi unite a noi, non perderemo tempo ad attaccare Crasso ed il suo esercito e voi presto vi ritrovereste fra le braccia di coloro che amate e che vi sono stati ingiustamente strappati!” Continuò Naevia.

“Ci stavi spiando?” Insistette Hanna.

“No, non volevo interr.....” “Quindi hai origliato!” Comprese Hanna.

“Accettate la mia offerta oppure no?” Ringhiò Naevia che voleva anche lei una risposta immediata.

“Andresti contro Spartacus?” Domandò Sara sorpresa anche se avrebbe dovuto aspettarselo dopo il massacro dei romani. Con quell’azione avevano già disubbidito al portatore di pioggia.

“Gli dobbiamo molto, non lo dimentico. Ma è giunto il momento che le nostre strade prendano direzioni diverse! Adesso è il tempo di forgiare da soli il nostro destino!” Dichiarò Naevia.

“No grazie. Se non fosse stato per mia figlia mi sarei gettata nella mischia volentieri, ma devo pensare a lei!” Rispose Hanna cercando di nascondere il fastidio provato nel sapere che all’amica non le importava niente della parola privacy. Anche se le dispiaceva che l’amicizia di qualche anno prima si stesse dissolvendo con il passare del tempo, a causa del loro modo opposto di vedere le cose.

Naevia agiva ancora guidata dai sentimenti, mentre loro mettevano molta più testa in quello che facevano. Per questo motivo, l’incomprensione aveva aperto una spaccatura!

“Io non ho una figlia. Ma preferisco restare al fian....” Sara venne interrotta dall’arrivo di Crisso che impiegò qualche secondo, guardando la sua donna in terra e l’elfo che torreggiava su di lei, per partire all’attacco.

Anche se Azrael si aspettava una mossa del genere, non riuscì a spostarsi in tempo prima che l’altro usasse il peso e lo slancio per trascinarlo in terra.

Lo scontro si articolava in pugni e calci, ma era più una battaglia nel tenere l’avversario in terra, per questo si ritrovarono a rotolare sul pavimento l’uno nella stretta dell’altro.

“Piantatela!” Urlò Hanna “Ma lo fermi o resti qui a mo’ di statua come facevamo quand’eravamo schiavi, impossibilitati a fare qualsiasi cosa?” Sara si scaraventò contro Naevia sapendo bene che immischiarsi era una pessima idea.

“È una questione fra loro!” Tagliò corto lei.

“Cosa succede?” Chiese Cassia entrando, tenendo per mano Aranel seguita da Ariadne.

“Portala via!” Per Hanna il divertimento era finito lì.

Cassia prese la piccola in braccio, ma il Gallo sbatté contro di lei prima che potesse uscire a causa di un calcio da parte dell’elfo.

La ragazza riuscì a pilotare la caduta così da finire in terra di schiena, attutendo la botta alla bambina grazie al suo corpo. Ma non fu sufficiente.....Aranel si spaventò ed iniziò a piangere.

Questo fece scattare l’elfo!

Thranduil afferrò Crisso per gettarlo giù dalle scale. Hanna e Sara si frapposero fra Naevia e l’elfo, preparate in quanto sapevano, grazie a Gannicus che avrebbe attaccato alle spalle chiunque avesse tentato di far del male al suo amato!

“Fatevi da parte!” Le minacciò Naevia per la prima volta aggressiva nei loro confronti.

Azrael stordì il Gallo colpendolo in testa con una brocca, strappata dalle mani di Sibilla, una degli schiavi liberati dalla città, appena Crisso si ritrovò in fondo alle scale.

Non perse tempo e lo afferrò per un piede, trascinandolo fuori dalla Villa sotto lo sguardo terrorizzato dei romani e degli schiavi.

Agron decise saggiamente di restare a guardare, godendosi a pieno la scena. Era sempre stato un suo grande desiderio far abbassare la cresta al Gallo.

Azrael lasciò andare Crisso e gli diede un calcio che lo fece finire in terra, di fronte ai suoi uomini che incenerì con uno sguardo di morte.

Rimasero a fissarsi per molto prima che una voce bloccasse chiunque dal commettere uno sbaglio.

“Che succede?” Chiese Spartacus appena tornato assieme a Gannicus.

“Ha...perduto completamente la ragione!” Ringhiò Crisso ripresosi mentre tentava di rimettersi in piedi.

“Lo stai sfottendo? Tu che hai aggredito una bambina indifesa?!” Urlò Milo venendo fermato dal cenno della mano di Azrael dall’aggredire il Gallo.

Spartacus si allarmò ed entrò in gran fretta nella Villa seguendo Gannicus che sembrava più preoccupato di lui.

Si fermò quando vide che Crisso non se n’era andato. Gli si parò davanti con fare intimidatorio “Fatti da parte!” sussurrò furioso.

Ma lui non sembrava intenzionato a cedere. Il portatore di pioggia fece un cenno all’angelo della morte, ma neanche questa volta venne ascoltato.

“Hai annebbiato la mente di tutti! Se attaccassimo Crasso adesso, manderemo in rotta il suo esercito in poco tempo!” Lo attaccò Crisso.

“Uscite dalla città e le porte si chiuderanno per sempre dietro di voi!” Minacciò Spartacus.

“Non sono il solo a domandarsi cosa ti passi per la testa!” Urlò il Gallo in preda alla collera.

“Ed io mi chiedo se sia giusto...........”  iniziò a dire Spartacus voltandosi verso l’elfo che in volto aveva lo sguardo del predatore quando avvista la preda “...........riporre fiducia in te, per il futuro!” Crisso urlò e caricò, venendo fermato da alcuni uomini del trace.

Il portatore di pioggia si avvicinò all’elfo con l’intento di entrare nella villa.

“Ha aggredito Naevia! Se non proteggi i tuoi fratelli allora è il momento che io cominci a farlo, prendendo il comando!” disse Crisso attirando nuovamente l’attenzione su di sé.

“Non è vero!” Ammise lei ritrovatasi in difficoltà “È mia la colpa!” Confessò “Ho spiato Hanna e Sara! Lui non aveva intenzione di farmi del male!” Disse rivolta a Crisso riuscendo a farlo allontanare.

Spartacus entrò seguendo l’elfo “La situazione è degenerata in fretta, non ho potuto fare niente!” Si giustificò Agron andando incontro al trace.

Una volta nella stanza dove si erano sistemate le ragazze, vide Hanna che cullava la figlia cantandole una canzone per calmarla mentre la piccola singhiozzava, ancora scossa dall’accaduto.

“La prochaine fois que je le verrai approcher de ma fille ... la mort sera son seul destin!”(La prossima volta che lo vedo avvicinarsi a mia figlia....la morte sarà il suo unico destino!) Ringhiò Azrael ancora su di giri. Attico, giunto attirato dalla confusione tradusse nervoso.

“Gli parlerò! Anche se sono certo che senza i romani fra i piedi si calmeranno tutti!” Tentò di tranquillizzarlo Spartacus

“Allez-vous les tuer?”(Intendi ucciderli?) chiese l’elfo allerta.

“No, ho in mente di rilasciare i nostri ospiti!” Rispose il portatore di pioggia prima di uscire dalla stanza.

 

*

 

Il giorno seguente, naturalmente, Crisso ed i suoi uomini diedero non pochi problemi appena seppero della decisione di Spartacus.

Coloro che erano fedeli al trace si ritrovarono costretti a proteggere i romani creando una via sicura che li avrebbe portati fuori dalle mura della città.

“Presto verseremo tuo sangue!” Ringhiò Nemetes contro Leta provocando Spartacus che lo spinse via malamente.

“La vostra fortuna è che Spartacus ha completamente perso la ragione!” Urlò Crisso furioso.

Nonostante il cibo scarseggiasse, gli schiavi ne lanciarono molto contro i romani, oltre ad insulti ed una pioggia dorata cadde sui prigionieri mentre varcavano il portone diretti verso la libertà.

“Ci esponi ad un rischio!” Urlò Crisso dietro a Spartacus avendolo seguito nella villa appena i romani erano spariti oltre l’orizzonte, accolti da una piccola legione romana appostata in avanscoperta.

“Al contrario mi assicuro la vittoria!” Lo contraddisse il trace.

“E come? Liberando i romani?” Domandò il Gallo non comprendendo il piano del fratello.

“Non riversare la tua ira su di loro, il nemico è Crasso!” Ricordò Spartacus.

“Tu gli offri un arma! Sono rimasti con noi fin troppo a lungo. Potrebbero aver sentito o visto qualcosa!” Fece notare Crisso allarmato.

“Ciò che hanno visto sono due fratelli divisi ed è un baratro che va colmato!” Spartacus aveva la risposta pronta.

“E che tu hai creato con la spedizione in sicilia!” Lo accusò Crisso.

“Non sarei mai andato se fossi venuto a conoscenza delle tue intenzioni!” Lo ammonì il trace mostrando delusione oltre che rabbia.

“Quello è stato un incidente!” Si giustificò Crisso conscio che la spaccatura con l’elfo sarebbe stata se non impossibile, molto difficile da risanare e solo perché aveva seguito i suoi più bassi istinti senza ragionare. Come quando aveva condannato Naevia alla schiavitù.

“Spiegalo ad Azrael!” Disse Spartacus abbassando la voce nella speranza di non attirare attenzioni indesiderate.

“Io me ne frego di quel porco! Dovresti mandarlo via!” Replicò Crisso che mai avrebbe ammesso apertamente il suo torto.

“È un’alleato prezioso.....ed un fratello!” Gli ricordò Spartacus inorridito dalle parole che aveva appena sentito.

“Mi ha aggredito! È a causa anche sua se ci siamo dividisi!” Urlò Crisso.

“Solo perché mi appoggia. E non osare insinuare una cosa del genere! Sono state le tue azioni ad allontanarti! Ma l’importante è che ci creda Crasso! Quando Leta glielo riferirà!” Disse Spartacus.

“L’hai liberata solo.....perché Crasso venga informato dei tuoi piani?” Chiese Crisso esterrefatto, comprendendo solo allora una parte del piano.

“E se proverà a contrastarli sarà la sua fine!” Disse Spartacus con entusiasmo.

Entrarono di corsa dentro la stanza dove si trovava la mappa, Gannicus, Agron ed Azrael li stavano aspettando.

“Eraclio trasporterà metà delle nostre forze in sicilia!” Iniziò ad illustrare il piano Spartacus.

“E io rimarrò in città!” Disse Crisso affranto.

“Con coloro che ti sono fedeli! Lo faremo credere a Crasso. Porremo sulle mura i corpi dei romani abbigliati come noi a simulare una presenza! Tu uscirai dalla porta nord andando sulla dorsale della Melia! Noi andremo in sicilia a saccheggiare altro grano!” Proseguì il trace.

“Crasso distaccherà  delle legioni per proteggere i depositi!” Spiegò Gannicus ancora alterato da ciò che era successo.

“Indebolendo le sue truppe!” Comprese Crisso.

“Tu valicherai i monti e li attaccherai quando vi crederanno ancora all’interno delle mura!” Disse Spartacus mostrandogli la strada che avrebbe dovuto percorrere.

“Non avrò i numeri per sconfiggerli!” Ammise Crisso ancora scettico.

“Da solo forse no! Ma non lo sarai! Lasceremo la Sicilia una volta arrivati gli uomini di Crasso e sbarcheremo su queste coste unendoci ai fratelli!” Disse Spartacus svelando tutte le carte.

“Attaccando su due fronti un esercito indebolito!” Si convinse Crisso capendo che non era male come piano.

“Tu lo sapevi quando abbiamo parlato?” Chiese rivolto ad Agron.

“Lo avevo impegnato al silenzio, così come Azrael ed ho informato Gannicus durante la traversata! Non potevo rischiare che Leta e gli altri scoprissero le mie intenzioni!” Disse Spartacus sperando che il fratello comprendesse le sue ragioni.

“Maledetti bastardi!” Sussurrò Crisso contento in vista della guerra che tanto bramava.

“Ultimamente eri inavvicinabile, ti stupisci tanto che ti abbiamo tenuto all’oscuro?” Chiese Gannicus burbero.

“Dobbiamo superare i conflitti o soccomberemo!” Li calmò Spartacus.

“Diotimo diceva che i monti sono invalicabili in questa stagione!” Ricordò Crisso.

“È quello che credono anche i romani e tu dimostrerai che sono in errore!” Disse il trace mostrandosi arrogante di fronte al rischio di una morte al gelo per molti dei suoi uomini.

Uno sbuffo fece voltare tutti verso l’elfo “Si è preso il raffreddore?” Chiese il Gallo freddo.

“No!” Rispose Spartacus “Non è concorde con la mia strategia!” Disse amareggiato.

“Non hai un piano di riserva! Se Crasso riuscisse ad entrare in città quando è deserta? Se qualcosa andasse storto in sicilia, i rinforzi non arriverebbero! Dai per scontato che tutto vada come hai stabilito. L’arroganza porta solo sventura!” Azrael diede voce ad una prospettiva che Spartacus non aveva preso in considerazione.

“Non succederà! Crasso ha già usato questa tattica con noi! Fidati di me!” Tentò di convincerlo il trace, venendo ignorato dall’elfo che in risposta alzò gli occhi al cielo.

“È tanto che attendo questa occasione!” Crisso li ignorò, eccitato al pensiero che, nonostante tutto, quell’attesa era servita a qualcosa.

 

*

 

Erano in corso i preparativi. Quella sera non ci furono feste o sbronze collettive dato che tutti erano pronti per l’imminente partenza.

La sera seguente si sarebbero divisi, una parte verso le montagne e gli altri in Sicilia.

Ma l’avvicinarsi dello scontro non sembrava appesantire gli animi dei fratelli.

Attico ed Ariadne stavano godendo a pieno di un breve momento di pace, stretti l’una nell’abbraccio dell’altro, sdraiati su di una panca, sotto al portico.

“Per le tette di Giunoneee!” Urlò Sara scivolando contro alcune casse piene di scorte di cibo, presentandosi con la sua solita eleganza.

Breve momento, appunto!

“Ma ti ci impegni?” Chiese Milo ridendo.

“No, ma in questo si!” Rispose lei rovesciandogli addosso del vino.

“Che gran spreco di buon vino!” Commentò Attico divertito.

“Indicibili sofferenze attendono chi osa sfidarmi!” Disse Milo prima di cominciare una lotta con Sara. “A volte Aranel appare più matura di loro!” Scherzò Cassia che essendo di buona famiglia non si lasciava andare a delle semplici risse. Aveva imparato a combattere si, diventando pure una temibile guerriera, ma il suo orgoglio le impediva di rotolarsi nella terra come stavano facendo il suo uomo e la sua amica.

“Non che ci voglia molto!” Le diede ragione Hanna che alzò gli occhi al cielo vedendo che sua figlia sembrava interessata alla lotta.

Hagen arrivò e si gettò nella mischia accorrendo in aiuto dell’amica.

Anche Proximo, Felix e Tigris si unirono alla rissa.

Sara decise di farsi da parte appena giunsero gli altri e si ritrovò a ridere di gusto assieme alle amiche quando anche Attico non riuscì a trattenersi, unendosi alla combriccola.

Azrael si avvicinò con tutta la calma del mondo, come se nulla stesse accadendo e si sedette accanto ad Hanna.

Aranel scese dalle gambe della madre e si diresse verso quegli uomini che si stavano comportando in modo molto strano. Poteva essere abituata al cozzare di spade, ma non alle risse dato che i suoi non l’avevano mai portata ad una delle feste degli schiavi.

Hanna esitò, chiedendosi se era il caso di fermarla, ma la mano del compagno la fece voltare verso di lui che la rassicurò con lo sguardo.

“Fratellone!” Rise la piccola indicando Attico e sedando la rissa con quella semplice parola. Gli uomini la osservarono come se fosse stata una creatura molto bizzarra.

“Ieri mi ha chiesto cosa fosse un fratello......ed io le ho risposto che sono quelle persone con cui si ha un'amicizia molto profonda ed a cui si vuole molto bene!” Confessò Ariadne che assieme a Cassia si stava trattenendo a stento dal ridere delle facce assurde assunte dai loro compagni.

“Non ha capito na’ mazza!” Commentò Hanna ancora sorpresa.

“Ed invece è molto più sveglia di quanto credi!” Contrattaccò Sara “Attico e Milo si sono sempre comportati come fratelli maggiori e sono sempre stati al suo fianco, fin da quando era piccolissima!” Spiegò.

“Che Giove mi strafulmini!” Commentò Proximo rimettendosi in piedi assieme agli altri.

“Sono onorato di essere tuo fratello!” Disse Attico prendendola in braccio.

“Si, molto commovente. Ma devi capire che lui è il fratello numero due ed io il numero uno!” S’intromise Milo gesticolando di fronte ad Aranel con una mano i numeri e con l’altra indicando a chi appartenessero.

“Ma se sono molto più vecchio di te!” Gli fece notare Attico.

“Qui gli anni non c’entrano. Anche se la mettessi così, io sono più giovane...e più forte!” Si vantò Milo.

“Ed estremamente ingenuo!” Concluse per lui Attico.

“Altro che fratelli! Voi sembrate una vecchia coppia di sposi!” Disse Hagen sarcastico scatenando l’ilarità generale.

Aranel attirò l’attenzione di Atticus indicando il nuovo arrivato con un misto di timore e curiosità negli occhi “Cara sorellina, questo è Felix!” Disse avvicinandosi a lui.

“Come cavolo è possibile che non l’abbia mai vista in questi mesi passati all’interno della città?” Chiese Felix sorridendo alla bambina.

“Cavolo!” Ripetè la piccola “Ecco svelato l’arcano!” Disse Milo cercando di trattenersi dal ridere per evitare di incoraggiare Aranel con quel tipo di vocabolario.

Felix era impallidito di colpo, voltandosi istintivamente verso i genitori. Hanna sembrava più divertita che infastidita, Azrael era un mistero, come sempre.

Aranel si agitò di colpo scendendo in gran fretta dalle braccia di Attico e correndo in direzione della porta.

Proximo fu l’unico a correrle dietro per poi fermarsi di fronte a Spartacus ed Agron che erano appena arrivati. Rivolse al portatore di pioggia un cenno rispettoso del capo prima di vederlo sparire in una stanza della villa.

Non vedendo Gannicus, Aranel si interessò ad un grosso pezzo di legno, prendendolo in mano “Aspetta!” La chiamò Sara inginocchiandosi accanto a lei “Ti insegno uno dei migliori sport esistenti!” Disse.

“Scannarsi nell’arena?” Chiese Proximo sarcastico.

“Lei è una femmina e per giunta molto più sveglia di te!” Rispose Sara infastidita.

“Ora vai sul personale!” Si finse offeso lui “Anche se era quello che mi ripeteva continuamente quel porco del mio padrone!” Osservò.

“Linguaggio!” Li riprese Hanna.

“Tu sei l’unica che non può parlare!” Le andò contro Sara.

“Da quando sono madre è diventata mia premura stare più attenta. Gradirei che i miei sforzi non risultino vani!” Rispose Hanna per niente offesa, era la verità in fondo!

“Ma per combattere non devi essere bravo con la strategia, ergo molto sveglio?” Chiese Sara rivolgendo nuovamente l’attenzione a Proximo.

“Era il mio padrone ad essere un incapace! E pensare che ho rischiato la mia vita nel tentativo di salvarlo dai ribelli! Dovevo aver perso il senno!” Osservò Proximo disgustato.

“Non è cambiato molto!” Commentò Sara “Un complimento da parte tua sarà molto più appagante del conquistare Roma!” Disse Proximo divertito.

“Non accadranno mai entrambe le cose!” Ammise lei orgogliosa.

“Donna di poca fede!” La criticò lui.

“Visionario!” Rispose lei.

“Ed ecco altri due sposini!” Rise Tigris.

“Questo si chiama baseball!” Disse Sara tornando a pensare al suo proposito iniziale ed ignorando il commento.

“Ecco vedi, devi colpire la palla così!” Illustrò facendo muovere il bastone che Aranel stringeva verso una piccola palla trovata in una delle abitazioni romane.

La piccola sembrava molto incuriosita da quel gioco e caricò il colpo con decisione, mirando alla pallina nella mano di Sara.

Lei era preparata ad una legnata sul braccio, sulla mano o in faccia, il rischio era calcolato. Si ricordò di essere una frana in matematica quando il bastone, andando indietro, colpì Proximo sui gioielli di famiglia, facendolo cadere in ginocchio e subito dopo sdraiato in terra, con un verso di dolore.

Tutti risero di gusto e Sara dovette fermare Aranel dal colpire di nuovo Proximo avendolo trovato divertente, probabilmente incoraggiata dalle risate. 

Non era una pignatta, mannaggia!

 

*

 

La sera successiva la partenza era imminente.

Aegnor cominciò a battere uno zoccolo in terra appena Felix gli si avvicinò troppo ed il ragazzo fece saggiamente qualche passo indietro.

“Come riesci ad avvicinarti?” Chiese il ragazzo impaurito.

“Devi capire come prenderlo!” Rispose Hanna ridendo, legando strette delle sacche sul dorso dell’animale. Il terreno era scosceso e per evitare una caduta sarebbero andati a piedi.

“Non riesco!” Ammise lui dirigendosi verso il suo di cavallo, molto più piccolo e mansueto. 

“Allora...” Hanna decise di fare mente locale “Cibo, acqua, vestiti, la tenda, coperte, il fieno....mi sembra non manchi niente!” Decretò alla fine afferrando le redini di Aegnor ed avvicinandosi agli altri che erano più avanti rispetto a lei, già pronti.

Hagen tentava di tenere un’eccitata Aranel in braccio. 

Una salita impervia ed un cavallo indomabile erano sufficienti per quel viaggio, il germano era molto più forte e resistente di lei ed Aranel non rifiutava di stare in braccio a qualcuno che conosceva, anche se non erano lei o il padre.

“Potremmo farci chiamare “il popolo dei cavalli” per quanti ne abbiamo!” Commentò Hanna “Meno male! I cavalli sono la pietra miliare della civiltà! La storia stessa è stata forgiata dallo scalpito dei loro zoccoli!” Disse Sara accarezzando il suo.

“Che vai farneticando?” Le chiese Hanna divertita. Ubriacarsi di documentari era servito a qualcosa!

“Per millenni il cavallo è stato usato in battaglia!” Raccontò “Se non fosse stato per i cavalli dici che Alessandro sarebbe stato chiamato “Il grande”?” Chiese provocatoria.

“Pensa a Napoleone che conquista la Francia a piedi!” Scherzò Hanna decidendo di stare al gioco. 

“Come fai a sapere tutte queste cose?” Chiese Felix interessato.

“Ho scritto un blog sulla storia dei cavalli!” Rispose Sara “Il mondo ne sentiva un gran bisogno!” La schernì Hanna.

Tutta quell’allegria venne interrotta dall’arrivo di Milo.

“Perché non siete ancora partiti?” Domandò il celta che aveva sperato di non trovarli.

In caso di un attacco, trovarsi in coda sarebbe stato pericoloso!

“Smettila di preoccuparti! Ci prenderemo cura di loro!” Disse Proximo rivolto a Milo.

“Dov’è Azrael?” Chiese Felix non vedendolo con loro.

“È da Spartacus con Attico, pronti a partire per la Sicilia!” Rispose Milo “Giusto! Ma non vai con loro?” Domandò il ragazzo.

“Senti rompicoglioni, sono venuto per controllare che tutto fosse a posto prima della vostra partenza! Perdona se mi preoccupo per....” “Non è il momento adatto per litigare!” Li riprese Tigris dividendoli.

“Peccato, mi sarebbe piaciuta un’ultima rissa prima del gelo!” Disse Hanna avvolgendo la figlia in un’altra coperta mentre Hagen la teneva.

“Sembra una mummia!” Osservò Sara divertita. Aranel la guardò e sorrise.

 

*

 

C’era qualcosa di diverso. Azrael si trovava sulla banchina, la nave di Eraclio stava giungendo in porto, ma una strana sensazione aveva avvolto l’elfo da quando li aveva visti partire.

Poi comprese cosa! Le battute penose di Sanus! Perché non era tornato con i pirati?Non stava rispettando i piani concordati!

Appena vide Spartacus arrivare gli corse incontro e gli afferrò un braccio avvicinando il viso al suo orecchio “C’è qualcosa che non va!” Gli sussurrò.

“Non è il momento di farsi prendere dall’ansia!” Lo riprese il trace.

Odiava essere ignorato! Perciò sfoderò il pugnale mettendosi allerta.

“Ce qui se produit?”(Che succede?) 

“Une sensation!”(Una sensazione!)

“Par expérience, je sais que ces "sensations" de la vôtre sont correctes la plupart du temps, alors merci que ma femme et les autres soient déjà parties et je vais tirer mon épée!”(Per esperienza so che queste tue “sensazioni” sono corrette la maggior parte delle volte, quindi ringrazio che la mia donna e le altre siano già partite e sfodero la spada!)

“Eraclio è arrivato in ritardo!” Osservò Spartacus irritato.

“I cilici mostrano disprezzo per le regole, per le buone maniere e per la pulizia!” Descrisse Gannicus sprezzante.

“Perdonate l’attesa, un fato avverso mi ha trattenuto oltre il necessario!” Si scusò il pirata.

“Dov’è Sanus?” Chiese Spartacus facendo agitare ulteriormente l’elfo ed il figlio che gli si trovavano alle spalle.

“Ha lasciato questo mondo!” Rispose Eraclio fingendosi dispiaciuto.

Gannicus e Spartacus si scambiarono un’occhiata d’allarme “Per mano dei romani?” Chiese il trace che finalmente sembrava non fidarsi.

“Per loro volontà e per un ingente quantità di monete d’oro che neppure un re può offrire!” Rispose Eraclio scostando il mantello e mostrando un medaglione con sopra impressa l’aquila romana. 

Voltandosi verso la nave vide il telone che copriva la stiva venire rimosso mostrando un gruppo di soldati nascosti ed altri si tolsero i mantelli con sguardi sprezzanti e vittoriosi.

Attico alzò la spada urlando di rabbia volgendo la propria attenzione verso i romani e facendo qualche passo in avanti. Azrael si mosse con lui, ma decise subito di fermarsi, con i sensi allerta aspettando che fosse il nemico a fare la prima mossa.

“Perdonami fratello, non ti auguravo questa fine!” Disse Eraclio con soddisfazione.

Le sue orecchie captarono dei passi decisi sorpassarlo e si voltò appena in tempo per bloccare il pugnale indirizzato alla schiena di Spartacus!

Gannicus reagì un secondo dopo colpendo in volto colui che aveva l’aria di essere uno schiavo ribelle come loro, ma che aveva rivelato la sua vera natura: Liciscus!

Spartacus si mise a combattere contro Eraclio e lo atterrò appena in tempo prima che i romani gli fossero addosso.

Azrael e Attico si misero a combattere e con loro sorpresa Milo saltò da sopra un tetto atterrando tre romani con il suo peso piuma.

“Chiamate rinforzi!” Ordinò Spartacus ed il celta afferrò il corno che portava alla cintura soffiandoci dentro con forza.

“Seguitemi! Dobbiamo alzare la porta e riprenderci la città!” Il traditore non venne udito da Spartacus ma per sua sfortuna dall’elfo si.

“Attico, Milo! Allez protéger la porte ouest!” (Attico, Milo! Andate a proteggere la porta a ponente!) urlò teso. Tutti si trovavano all’entrata a monte, nessuno aveva pensato ad un attacco improvviso sia dal mare che da terra!

I due fecero come gli era stato detto correndo a rotta di collo dietro ai romani per portare rinforzi ai pochi uomini che si sarebbero trovati contro quella legione.

Come previsto, solo Agron, Saxa e Donar si trovavano al portone!

Si gettarono nella mischia con entusiasmo, impazienti di combattere. Più romani massacravano più ne agognavano.

“Donar la fune!” Il grido di Agron li riscosse dalla loro euforia e videro due romani che si apprestavano a girare l’argano per sollevare la pesante porta.

Donar corse verso il suo obbiettivo, ma nonostante l’appoggio di Attico, i romani erano troppi perché potessero raggiungere la porta prima che venisse aperta.

Milo tese la corda e rilasciò una freccia così velocemente che si chiese se veramente non fosse il figlio bastardo di Azrael.

La freccia recise di netto la corda facendo richiudere completamente il portone, per quel poco che si era sollevato.

Si unì subito alla mischia e con sollievo i romani smisero di aumentare di numero, perendo sotto i loro colpi. Ma il sollievo durò poco appena il traditore, conosciuto come Liciscus, scaraventò sulla porta la pece che sarebbe servita a Crisso sulla Melia. Non riuscirono ad impedire che gli desse fuoco e questo li fece dubitare per la prima volta, se fosse il caso di ritirarsi.

Altri romani dovevano essere già dall’altra parte!

“Qualunque sia il tuo piano, creperà assieme a te!” Disse Agron appena riuscì ad atterrare il traditore.

Ma il rombo di un tuono li fece sobbalzare e passati tre colpi il legno cedette rivelando una possente costruzione in legno. I ribelli rimasero fermi ad osservare, troppo scioccati ed impegnati a capire cosa stesse accadendo.

“Vi consiglio di andarvene!” Disse Liciscus rialzatosi, con un sorriso in volto.

“Chi sei tu per dirci cosa fare?” Urlò Agron furioso.

“Io sono Gaio Giulio Cesare! E voi siete degli uomini morti!” Rispose l’altro pieno di soddisfazione.

“Dobbiamo presidiare la porta!” Tentò di riscuoterli Donar appena i romani iniziarono ad uscire dalla breccia aperta nella porta.

Ma il numero di nemici non faceva che aumentare ora che si era aperto un varco e poco dopo la porta emise un ultimo cigolio assordante prima di essere completamente abbattuta.

“Quale porta?” Chiese Milo comprendendo che ormai avevano perso. I romani erano troppo numerosi per essere fermati o contenuti!

“Sono troppi!” Urlò Saxa trovandosi costretta a retrocedere.

“Arretriamo!” Ordinò Agron e Milo ed Attico obbedirono senza fiatare.

Nel frattempo Azrael si trovava in difficoltà. La nave poteva portare più romani di quanti pensasse ed essendo solo in cinque, con Lugo e Nasir che si erano uniti per caso, erano in un’inferiorità numerica troppo debilitante.

“Spartacus!” Il grido di Crisso lo annunciò mentre era già a mezz’aria, saltando dalla banchina sopra al nemico.

Fortuna volle che non fosse solo. I romani vennero circondati ed alcuni bloccati sulla nave. In poco tempo tutti i soldati erano morti!

“Crisso! Sei arrivato quando ne avevo più bisogno!” Lo ringraziò Spartacus “Tu l’hai fatto molte volte per me!” Gli rispose il gallo prima di stingere una stretta di mano.

“Spartacus!” Gannicus richiamò l’attenzione generale guardando verso il mare aperto.

Decine di navi romane si apprestavano ad entrare in porto!

“Tutti sui monti!” Ordinò Spartacus.

Ma com’era successo con gli abitanti della città, le strade vennero invase dai nemici che trucidarono i pochi schiavi ancora al loro interno.

Attico e Milo correvano veloci, consapevoli che contro un esercito sarebbero morti di sicuro.

“Dobbiamo avvertire gli altri!” Urlò Milo “Credo che se ne accorgeranno prima con le urla ed il rumore di spade!” Gli rispose Attico.

Si diressero verso una grande piazza passando per uno stretto cunicolo.

“Dobbiamo trovare un modo efficace per avvisarli subito!” Milo riuscì a malapena a finire l’ultima parola prima di schiantarsi contro qualcuno.

Cadde in terra rotolando all’indietro a causa della forza dell’urto. Sentì Attico ridere “L’hai trovato!” Disse il fratello che si sentiva stupido a ridere a quel modo in un momento del genere.

Milo, ripresosi, alzò lo sguardo e vide che in terra, poco distante da lui, c’era....Azrael!

Si, un elfo molto incazzato!

“Ma....non mi hai sentito arrivare? Non ti hanno prurito le orecchie?” Chiese prima di ridere anche lui a crepapelle.

“Si può sapere come hanno fatto a entrare?” Chiese Crisso indicando i corpi dei soldati romani distesi in terra.

“Attraverso la porta! Siamo stati traditi!” Rispose Agron.

“Maledizione!” Ringhiò Gannicus conscio che la città era perduta.

“Non mi perdonerò mai di essermi fidato di Eraclio!” Disse Spartacus affranto.

“Eraclio? È Liciscus che ha fatto il doppio gioco!” Rivelò Agron.

Azrael, una volta in piedi, sorrise, aveva visto bene! Poi si adombrò, se l’avesse ucciso al porto non avrebbe potuto condurre i romani alla porta della città permettendogli di aprirla!

“È un romano quel bastardo!” Disse Saxa “Cane miserabile!” Lo insultò Crisso “Era per questo che aiutava i Cilici!” Osservò Naevia “Ci hanno tradito anche loro?” Chiese Donar cadendo dalle nuvole.

Azrael sospirò alzando gli occhi al cielo. Gli umani avevano il brutto vizio di perdersi in chiacchiere oziose quando era il momento di agire e pensare ad una strategia.......

“Dov’è Nasir?” Il germano fece una domanda alquanto fuori luogo “A dare l’allarme insieme a Lugo!” Rispose Spartacus.

“Io devo trovarlo!” Disse Agron facendo la parte dell’innamorato in pena.

“Raggiungete tutti la porta Nord! Che i superstiti si mettano in salvo sulla montagna!” Decretò.

“Vuoi fuggire?” Chiese Crisso contrario a quella decisione.

“Voglio che restiamo in vita!” Rispose Spartacus stufo di dover sempre rispondergli.

“Dobbiamo combattere e affrontarli faccia a faccia! Qui!” Insistette Crisso.

“Crasso ci ha colto di sorpresa, non siamo preparati a difenderci!” Lo fece tacere il trace.

“Anche uscire dalla porta nord non sarà facile! I romani ci piomberanno addosso!” Fece notare Crisso.

“Creerò un diversivo e guadagneremo tempo!” S’intromise Gannicus “In che modo?” Chiese Spartacus sorpreso e preoccupato “Qualche cosa m’inventerò!” Rispose Gannicus.

“No! Muovetevi io trattengo i romani!” Lo bloccò Spartacus “È un comportamento sconsiderato!” Lo riprese Gannicus. Ma che andassero d’accordo di tanto in tanto no?!

“Tu sei il comandante! La tua caduta sarebbe fatale, la mia morte avrebbe meno conseguenze!” Confessò “Gannicus!” Disse il trace non trovando niente con cui rispondere.

 “Pazzo bastardo!” Commentò Crisso guardandolo con ammirazione.

“Non farti ammazzare!” Gli disse la sua compagna.

“Ti aspetteremo quanto più a lungo possibile!” Gli promise Spartacus.

“Andate, io vi raggiungerò dopo!” Urlò Gannicus prima di avviarsi, ma si fermò voltandosi verso Azrael.

I due si scambiarono un sorriso consapevole e pieno di rispetto, consci che forse era l’ultima volta che si vedevano!

 

*

 

Corsero veloci, uccidendo i pochi romani che incontrarono durante il cammino.

“Qualunque diversivo abbia in mente Gannicus il nemico non ci cascherà!” Disse Azrael a Spartacus mentre raggiungevano la porta nord.

“Tu sei grande nel tirare su di morale!” Lo ammonì il trace.

“Presto uscite!” Urlava Crisso “Ordinatamente!” Spartacus tentava di placare la paura. 

“Un miracolo! Un miracolo te ne prego!” Ed Azrael odiava la superstizione!

“Camminate più in fretta!” Urlò Spartacus.

“Chi è in grado di combattere resti indietro per coprire le spalle agli altri!” Ordinò Spartacus con insolita calma “Fate in fretta, e che nessuno si volti indietro!”.

Delle urla accompagnarono l’arrivo dei romani ed i pochi civili presenti si fecero prendere dal panico iniziando a spingersi l’un l’altro e scavalcare o calpestare coloro che cadevano in terra.

“Nasir, Lugo aiutate la ritirata!” Urlò Spartacus prima di mettersi in posizione di fronte al nemico. Agron, Crisso ed Azrael lo affiancarono. 

I due schieramenti si fissarono per una manciata di secondi, prima che l’ordine di un romano desse il via allo scontro “All’attacco!”

“Blocchiamo la porta dietro di noi!” Urlò il trace ed Azrael fu veloce a lanciare della pece sull’argano aiutato da Agron che le diede fuoco prima di ritirarsi. 

Appena le fiamme avvolsero il meccanismo, una parte della corda cedette ed il portone si abbassò di colpo, non chiudendosi completamente ma solo di metà.

“No, Crisso!” L’urlo spaventato di Naevia spinse il gallo a ripiegare.

Solo Spartacus ed Azrael fronteggiavano il nemico!

“È l’uomo che cerchi!” La frase e la voce fecero voltare l’elfo subito dopo aver tagliato la gola ad un soldato e vide colui che guidava i romani: Crasso!

Con accanto il traditore!

Si fissarono qualche secondo con odio, prima che l’imperatore volgesse la sua attenzione al capo della ribellione “Spartacus!” Premurandosi di urlare il suo nome.

Anche loro due si osservarono attentamente, come se un’occhiata potesse bastare a conoscere il nemico.

“Prendetelo!” Appena arrivò quell’ordine Spartacus ed Azrael corsero alla porta.

L’elfo scivolò sotto di essa mentre il trace decise di rotolare. 

Appena in tempo perché la corda cedette subito dopo il loro passaggio bloccando i romani e permettendo loro di raggiungere le montagne.

 

*

 

Crasso rimase in città per godersi a pieno quella vittoria iniziale. Un’avvisaglia del destino che avrebbe travolto ogni schiavo ribelle!

“Cesare....è bello vedere che hai finalmente un’aspetto umano! Un piacere per gli occhi!” Disse Crasso raggiungendo il suo secondo che si trovava in compagnia del senatore Metello.

“Stavo giusto congratularmi con lui l’abilità mostrata nel mescolarsi in un branco di bestie selvagge!” L’accolse il senatore.

“Cosa che poteva sembrare sconsiderata, se non fosse stata per la lungimiranza di Crasso!” Lo adulò Cesare.

“Non mi resta che rammaricarmi per averla messa in dubbio. In senato saranno entusiasti alla notizia della liberazione di Sinuessa!”  Disse Metello.

“Non avere fretta di tornare a Roma, ho in mente di celebrare la vittoria con una carneficina!” Lo informò Crasso “Esecuzioni?” Chiese sorpreso il senatore.

“Questa sera stessa. Ti ho riservato una delle ville più grandi e comode dove potrai fare un bagno e prepararti adeguatamente per una celebrazione così importante!” L’accolse l’imperatore.

“Un gesto inaspettato, ma molto gradito, te ne sono grato!” Lo ringraziò Metello prima di uscire dalla stanza.

“Maledetto tronfio pavone!” Lo insultò Cesare appena fu sufficientemente lontano da non poterlo sentire.

“Mi ritrovo in accordo con il tuo parere! Ma è la voce e le orecchie del senato. Soddisfare la sua vanità farà in modo che tornando a Roma gonfi le nostre gesta!” Spiegò Crasso sedendosi a rimirare delle carte.

“Tu parli di vittoria, ma Spartacus è ancora in vita ed il suo esercito è numeroso e potente!” Lo avvertì Cesare.

“Non si può fuggire sulla dorsale! È invalicabile!” Gli ricordò l’imperatore.

“Parole già pronunciate da quello sprovveduto di Glabro! Quando si illudeva di averlo intrappolato sul Vesuvio!” Insistette l’altro.

“Sarei uno sprovveduto?” Chiese Crasso piccato.

“No, sei un uomo dalle mille risorse che riesce ad ordire trame più aggrovigliate di chiunque altro!” Lo adulò Cesare.

Crasso sorrise “Mi onorano i tuoi elogi, ora abbandona i dubbi che ti assalgono e rilassati. La ribellione non può riprendersi da uno smacco del genere! Alla celebrazione farò in modo di renderti omaggio per il tuo contributo!” Disse muovendosi per uscire.

“Aspetta!” Lo chiamò Cesare “C’è un fatto alquanto inaspettato di cui gradirei metterti al corrente!” Lo informò.

“Cos’è che riesce a togliere il sorriso al potente Cesare poco prima delle celebrazioni in suo onore?” Chiese l’imperatore divertito ma guardingo.

“Una scoperta! Fatta durante la mia permanenza in città!” Rispose lui.

“Smettila di infittire di mistero le tue parole e parla apertamente!” Lo riprese Crasso.

“Azrael, l’angelo della morte è uno dei generali di Spartacus!” Iniziò a dire Cesare.

“Di questo né ero già al corrente!” Rispose infastidito l’imperatore andandosene.

“Ma non è solo!” Precisò Cesare. Crasso tornò sui suoi passi allarmato “Cosa vuoi dire?” Chiese comprendendo l’importanza di quelle informazioni.

“Ho visto......” tentennò l’altro non sapendo come rivelarlo “Cos’è che ti ha terrorizzato a tal punto da farti tremare le ginocchia?” Chiese Crasso impaziente di sentire la risposta.

“.....ha una figlia! Partorita dal ventre di una delle sue amanti!” Svelò Cesare.

Crasso sgranò gli occhi inorridito “Ne sei sicuro?” Chiese.

“Quale altro neonato ha le orecchie a punta? Le orecchie di un elfo! Uno degli schiavi presenti alla battaglia del Vesuvio mi ha confidato tali dettagli! Lui nasconde i caratteri peculiari della sua razza, costringendo la piccola ad indossare una ridicola cuffia!” Gli rispose Cesare.

“Voleva celare al mondo la sua esistenza!” Realizzò Casso.

“È ancora giovane?” Domandò l’imperatore speranzoso.

“Parla a malapena!” Gli confidò l’altro.

“Questa è un occasione unica!” Annunciò Crasso “Cosa vuoi dire?” Chiese Cesare confuso.

“Avevo in mente di mettere in catene quell’elfo, come simbolo della vittoria, e per spegnere qualsiasi desiderio di ribellione in tutti gli schiavi della Repubblica!” Disse Crasso illustrando il suo piano originario “Mi sembra la giusta punizione!” Lo appoggiò l’altro.

“Ma una bestia selvaggia è difficile, se non impossibile da domare.....e potrebbe fuggire di nuovo!” ammise l’imperatore “......mentre una giovane vita è facile da plasmare a proprio piacimento!” Meditò con oscura soddisfazione.

“Vuoi rapire la figlia di Azrael?” Chiese Cesare scioccato.

“Un padre disperato farebbe di tutto per la sua progenie! Se riusciamo a prenderla la vittoria sarà assicurata!” Disse Crasso.

“Azrael non è un uomo!” Lo ammonì Cesare “Tutti gli schiavi erano terrorizzati all’idea di pensare solo di sfiorarla!” Lo informò.

“Noi non siamo degli inutili schiavi!” Rispose l’imperatore “Anche se sul campo di battaglia non fa la differenza dato che il senato di Roma trema.....al nome di uno schiavo!” Constatò.

“L’elfo diventa feroce come non mai se si tratta di proteggere la figlia! Ho potuto constatarlo con i miei occhi!” Raccontò Cesare cercando di far desistere l’altro dalle sue intenzioni “Quella bambina, ha un intero esercito a proteggerla! Qualunque schiavo si getterebbe stoltamente in suo aiuto pur di guadagnarsi il favore dell’angelo della morte!” Cercò di dissuaderlo, prima che un rumore li facesse voltare.

“Perdonate, non volevo interrompere.....” disse Leta giunta dopo un bagno ristoratore.

“Vai Cesare! Desidero parlare da solo con la moglie dell’edile” Lo congedò Crasso “Continueremo questo discorso dopo le celebrazioni!”.

 

*

 

Tra i pendii ghiacciati dei monti si facevano strada gli ultimi ribelli che avevano ripiegato coprendo la fuga degli altri. Il vento e la neve avrebbero fatto perdere loro la strada se un certo elfo non avesse udito le migliaia di voci ferme in mezzo alla nebbia, guidandoli verso di loro.

“Vedo Aegnor!” Urlò Attico correndo verso il cavallo che si guardava attorno a testa alta e le orecchie diritte. Facendosi largo tra la folla con poderose spinte a destra e a sinistra, i fratelli raggiunsero la meta.

Azrael si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo. Temeva che il nemico avesse attaccato da entrambi i lati, invece sembrava che coloro andati sulle montagne stessero tutti bene.

Avvicinandosi al cavallo notò Sara ed Hanna con Aranel in braccio strette vicine sia tra di loro che all’animale nel tentativo di scaldarsi.

“Azrael!” Lo chiamò Hanna correndogli incontro gettandosi fra le sue braccia.

“Che succede?” Chiese Attico abbracciando Ariadne.

“Perché siete rimasti fermi qui?” Domandò Milo godendo anche lui di una calda accoglienza da parte della sua donna.

“Qualcosa di impossible si è avverato!” Si presentò Nasir ricoperto di neve dalla testa ai piedi prima di venire travolto dal suo amato. Agron era felice come un bambino la notte di Natale nel scoprirlo sano e salvo.

“Azrael!” Lo chiamò Spartacus. Loro due, Agron e Crisso avanzarono rispetto a dove si trovavano tutti gli altri.

Non una parola venne pronunciata appena i loro occhi si posarono su ciò che avrebbe segnato la loro fine: un enorme muraglia si ergeva coprendo l’intera larghezza del passo!

“Crasso!” Sussurrò Spartacus furioso e preoccupato.

“Pensiamo prima a ripararci dal freddo!” Disse Azrael voltandosi ma venendo bloccato da Crisso “Ti si stanno congelando le orecchie?” Chiese provocatorio.

“Vai!” Ordinò Spartacus contento quando lo vide obbedire senza proferire parola, per poter riprendere il gallo per il suo comportamento.

“Dobbiamo farcela prima che si alzi il vento!” Urlò Attico mentre a stento teneva la tenda in piedi. Sara non riusciva a smettere di sorridere dato che continuava a sentirsi un pinguino. Per tenersi al caldo, lei e le altre si erano strette vicine tenendo la schiena rivolta contro il vento....come l’abitudine di quegli uccelli, nell’attesa che le uova si schiudessero.

“Il terreno è ghiacciato!” Protestò Milo ritrovandosi a fare una piroetta che Hanna non potè fare a meno di ammirare.

“Chiudi la bocca e tira!” Lo richiamò Tigris pronto a fissare il chiodo di legno nel terreno appena l’elfo avesse rotto il ghiaccio.

“Presto la bufera sarà su di noi così come Crasso!” Constatò Agron nervoso, osservando come tutti si affrettavano a creare un riparo per il freddo.

“Marcerà contro di noi con il suo potente esercito. E quando arriverà, la morte sarà il nostro unico destino!” Ammise Spartacus afflitto.

 

I contrasti aiutano a rafforzare i legami, una volta superati, no?

Crisso si è guadagnato un posto nella lista nera di Thranduil e tremo al pensiero di come si evolverà il loro rapporto!

Vi è piaciuta la scena con Aranel?

Il piano di Spartacus sembrava buono, peccato che non si fosse reso conto delle carte messe in tavola dal nemico. Una spia romana fra i ribelli.

E non una qualunque, ma il grande Giulio Cesare!

Crasso viene a conoscenza dell’esistenza di Aranel! Ed ha già dei piani in mente per la bambina!

L’imperatore aveva pianificato tutto fin dal principio. Come reagiranno i ribelli bloccati in mezzo a neve e ghiaccio?

Commenti e consigli sono i benvenuti!

A presto,

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Capitolo 15
*** Dividi e comanda ***


Sulle montagne, tra la neve ed il gelo, i ribelli avevano eretto un ampio accampamento di fortuna nella speranza che una tenda li potesse proteggere contro le gelide raffiche con cui la montagna li minacciava.

“È la prima volta che mi ritrovo ad apprezzare una buona zuppa calda!” Confessò Sara prima di soffiare sul cucchiaio per evitare di mandare giù un liquido rovente.

“Ti rendi conto di ciò che hai solo quando l’hai perso!” Disse Hanna mentre serviva gli altri.

“Dici così perché tu adoravi la zuppa di mia madre!” Ricordò Sara.

“Non era di tua madre, ma del supermercato!” La contraddisse l’amica.

“La smetti di fare la saputella?” La implorò Sara, troppo infreddolita per riuscire a risponderle in modo adeguato.

“Non sono una saputella, solo una persona che conosce molte cose ed a cui piace, per tua sfortuna, correggere gli altri quando sbagliano!” Rispose Hanna.

“Ma è la definizione di saputella!” Fece notare Sara esasperata.

“Se alla bufera aggiungiamo pure le polemiche, non ne usciamo davvero più!” Le riprese Cassia seduta tra calde coperte accanto ad Ariadne.

Fuori la situazione non era migliore. Il fuoco attorno a cui si erano riuniti era piccolo e debole a causa delle forti raffiche di vento.

“Non possiamo restare qui!” Protestò Crisso.

“E cosa dovremmo fare? Levarci in volo verso le calde coste baciate da Apollo!?” Chiese Agron che tremava come una foglia al vento.

Anche Thranduil risentiva del freddo. Non si era fermato da quando erano arrivati e lo stomaco vuoto unito alla mancanza di sonno, stavano iniziando a fargli avvertire un senso di spossatezza.

“Ditemi che non sto sognando! Oppure non svegliatemi!” Disse Agron felice di vedere Gannicus, tornato sano e salvo dalla città assediata.

“Dovrai dirmi come sei riuscito a prevalere dove altri hanno fallito!” Lo accolse Azrael, grato di constatare che fosse vivo e senza ferite gravi. Riconobbe subito la schiava seduta dietro di lui a cavallo. Sibilla, colei che era diventata la sua ombra dato che lo venerava come un dio da quando il celta aveva ucciso il suo padrone, salvandole la vita.

“Credevo di essere l’unico impossibile da uccidere!” Scherzò Spartacus anche lui contento.

“C’è una prigioniera?” Chiese Tigris vedendo Spartacus tirare giù dal secondo cavallo colei che riconobbe come la moglie dell’edile. Aveva una ferita al fianco, forse procurata durante la fuga, anzi per certo!

“Leta ora è come noi! Perseguitata dalla Repubblica!” Spiegò Gannicus mentre abbracciava Saxa “Gli dei sono stati mossi a pietà se hanno deciso di risparmiarci una fine orribile!” Azzardò.

“Temo che l’abbiano solo differita!” Lo contradisse Spartacus prima di guidarlo in un punto sufficientemente elevato per osservare la muraglia eretta da Crasso al fine di bloccarli al gelo.

“È impossibile!” Disse Gannicus scioccato.

“Aveva in mente di bloccarci quassù fin dall’inizio!” Ammise Spartacus preoccupato per il destino riservato alle tante vite innocenti che aveva promesso di proteggere anche a costo della sua stessa vita.

 

*

 

Il giorno seguente portò solo sventura e morte.

Numerosi corpi erano disseminati sul terreno freddo, di fronte alla muraglia ed ancora di più si trovavano all’interno del fossato costruito davanti ad essa per rendere sicura la disfatta dei ribelli.

“Gli dei ci hanno fatto vedere la via per la salvezza solo per sfotterci dall’alto!” Disse Gannicus abbattuto, come tutti.

“Ci avevi avvertito che era una pazzia.....avrei dovuto darti retta!” Ammise il trace rivolto all’elfo. Azrael era stato contrario ad attaccare il muro in pieno giorno senza aver prima studiato a fondo il territorio, ma alla fine aveva seguito il trace rimanendo illeso.

Il dubbio dell’elfo si era rivelato giusto quando un fossato si era aperto sotto i piedi di molti facendoli precipitare verso la morte. Una trappola nascosta alla vista, com’era costume di Crasso!

 “Voglio il numero esatto dei caduti!” Ordinò il trace a Gannicus.

“Spartacus!” Lo chiamò Nasir “L’esercito di Crasso sta oltrepassando il valico!” Lo informò.

“Donne e feriti rimanghino a distanza di sicurezza! Tutti gli altri mi seguano!” Disse Spartacus.

Azrael fece un cenno con la testa verso Felix, Proximo, Tigris ed Hagen i quali lo seguirono con le spade sguainate.

Raggiunsero un’altura vedendo una parte dell’esercito avanzare verso di loro.

Tutti i ribelli gridavano pieni d’entusiasmo in vista della battaglia.

“La neve perderà il suo candore, diventerà rossa macchiandosi di sangue romano!” Crisso era tra coloro che fremevano per andare contro una morte certa.

“O del nostro! Versato eroicamente!” Continuò il gallo.

“Inutilmente!” Lo corresse Thranduil. I mortali non avevano molto a cuore i brevi anni di vita che caratterizzavano la loro esistenza.....traevano piacere nel rischiare di morire e sembravano agognare la morte.

“Silenzio! Placate gli animi!” Li fece tacere Spartacus.

“Siamo a pochi passi dal nostro nemico! Dobbiamo muoverci subito così da coglierli impreparati!” Rispose Crisso impaziente come un bambino.

Azrael si pentì di aver lasciato Milo ed Attico con le ragazze perché ora era impossibilitato a rispondergli per le rime. C’erano troppe orecchie in ascolto.

Attaccare significava lasciare indifesi donne, vecchi e bambini!

“Non hanno intenzione di avanzare!” Meno male che Spartacus condivideva la sua idea di non dare battaglia.

“Ora sei in grado anche di prevedere il futuro?” Chiese Gannicus infastidito e sorpreso di vedere l’esercito romano arrestarsi subito dopo le parole del trace.

“No, sfrutto l’esperienza acquisita in passato! Quando facevo parte delle forze militari romani in tracia. Le cinture non sono disposte in formazione d’attacco!” Spiegò Spartacus. 

“Ma hanno la superiorità numerica! Perché dovrebbero temporeggiare?” Chiese Crisso riconoscendo che il compagno aveva ragione.

“Stanno aspettando il loro comandante!” Disse Spartacus.

Azrael comprese che non era quello il motivo principale. Crasso si era mostrato molto astuto ed estremamente imprevedibile. Era un uomo che giocava d’astuzia ed anche se Spartacus l’aveva fatto in passato, il trace tendeva a ripetere le sue tattiche, mentre il romano era sempre pronto ad idearne di diverse e nuove.

Mentre tornavano all’accampamento Thranduil si avvicinò al portatore di pioggia “È prioritario concentrarsi sulla muraglia! Sfuggire al gelo è la prima cosa da fare!” Gli fece notare.

“Tu pensi alla tua famiglia....” “E se sei il grande condottiero che penso, dovresti fare altrettanto. Agisci per il bene della tua gente e non seguendo desideri di vendetta o pensando solo alla guerra!” Lo interruppe l’elfo.

“Siamo in guerra!” Fece notare Spartacus.

“Abbiamo subito una sconfitta molto dura! Questa non è più una guerra per la vittoria, ma una lotta per la sopravvivenza!” Disse Azrael contrito.

 

*

 

Marco Licinio Crasso poteva essere descritto in tanti modi, ma sprovveduto non era un aggettivo che gli si addicesse.

Per questo Azrale fu sorpreso nel vedere, poche ore dopo, la tenda dell’imperatore, costruita sul margine del campo, fin troppo vicina alla loro posizione e pericolosamente esposta.

“Crasso ha fatto erigere una tribuna imperiale come se combattessimo ancora per il suo piacere nell’arena!” Protestò Agron offeso.