Life Bites

di ChrisAndreini
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Sotto al letto (e dentro un metaforico armadio) ***
Capitolo 2: *** Just Dance (e non pensare a quanto sia figa la tua finta fidanzata) ***
Capitolo 3: *** Trucy Wright (puoi gentilmente non derubare la mia cotta?) ***
Capitolo 4: *** Ad almeno dieci metri di distanza (e ringrazia che non chiamo un avvocato) ***
Capitolo 5: *** Proposta imprevista (se aspettavi sedici ore non rovinavi tutto!) ***
Capitolo 6: *** Cronache dell'accademia di Agaliria: Primo giorno ***



Capitolo 1
*** Sotto al letto (e dentro un metaforico armadio) ***


Sotto il letto (e dentro un metaforico armadio)

 

Nota iniziale: Questa one shot è un missing moment del capitolo 11 della long “Corona Crew”, ma può essere letta singolarmente, anche se c’è il rischio che non capiate tutto.

 

16 Febbraio

Denny non era granché fiero della sua bassezza e del suo essere di statura decisamente minuta. Aveva già i complessi da solo, ed essere il membro più basso del gruppo, secondo solo ad Amabelle (e quindi venendo battuto dalle altre due ragazze) non aiutava la sua di per sé precaria autostima.

Ma almeno questo suo difetto genetico lo aiutava a trovare sempre un buon nascondiglio durante lotte a palle di neve, con i cuscini, o con entrambi, come sembrava stare succedendo in quel momento nella camera di Clover, durante il pigiama party che avrebbe concluso la loro piccola vacanza di gruppo in montagna.

Si era infatti nascosto sotto il letto gigantesco della ragazza e aspettava che la battaglia che infuriava tutta intorno a lui sfumasse, lasciando i suoi compagni in balia delle agguerrite ragazze. O almeno, così sospettava, dato che sotto al letto era difficile capire cosa stesse succedendo, anche se le lamentele di Felix erano un ottimo indizio, insieme alle risate di Amabelle e i cenni vittoriosi di Clover.

Per fortuna lui era lì sotto al sicuro, e spesso in momenti come questo si chiedeva se si nascondeva perché era minuto, o se la natura gli aveva concesso l’essere minuto per dargli la possibilità di nascondersi.

Purtroppo non era un ottimista, e solitamente il dibattito filosofico si concludeva sempre con un sicuro “se fossi grande e grosso non avrei di certo bisogno di nascondermi” dopo il quale si lamentava con madre natura matrigna per non avergli dato questa possibilità.

Se il nascondersi si protraeva ulteriormente, iniziava anche a riflettere su come, effettivamente, grande o piccolo che fosse, Denny avrebbe sicuramente trovato un altro motivo per lamentarsi di sé stesso, perché era una delle sue migliori qualità… o difetti… probabilmente difetti, ed era sempre decisamente facile trovare modi di abbattersi e ripetersi che non sarebbe mai stato all’altezza del mondo.

Quel giorno, però, non arrivò a pensare a tanto. Non arrivò neanche a riflettere sul quesito filosofico in generale, perché era troppo occupato a pensare alla vacanza che aveva appena vissuto. E, per una volta, anche con una certa serenità.

Denny si era divertito parecchio, doveva ammetterlo, nonostante sciare fosse stato oltremodo imbarazzante. Ma la presenza di Mathi, il suo nuovo migliore amico da circa un mese anche se sembrava molto più tempo, aveva reso l’esperienza quasi memorabile.

Soprattutto quando lo aveva battuto nel pattinaggio.

Denny si era dimostrato abilissimo a mantenersi in equilibrio, e si era sentito davvero bene con sé stesso per essersi fatto convincere a provare.

Un tonfo provenire da sopra di lui, accompagnato da uno sfinito -Tregua, tregua, ti prego, sto per morire!- esclamato dalla voce di Felix, lo distolse dai suoi pensieri, facendogli emettere un piccolo acuto sorpreso.

Provò a tapparsi la bocca, anche se lo spazio era decisamente stretto, e sperò con tutto il cuore che Amabelle non lo avesse sentito, o che almeno non si piegasse per raggiungerlo tirandogli un cuscino proprio lì dove non poteva scappare.

Vide la coperta sollevarsi, e fu in procinto di scappare davvero, temendo il peggio, ma si fermò appena in tempo quando notò che il volto appena comparso nella luce che si era venuta a creare era quello di Mathi.

Tirò un sospiro di sollievo.

-Che ci fai qui?- chiese la nuova figura, mentre le ragazze continuavano a prendersela con Felix.

Denny fece cenno a Mathi di entrare prima che iniziassero a prendere di mira anche loro, e quest’ultimo eseguì, con molta più difficoltà, dato che ci entrava pelo pelo.

Mathi era decisamente molto più grosso di Denny. Aveva le spalle larghe, il fisico robusto, e se avesse provato ad abbracciarlo completamente sarebbe stato lui stesso un ottimo nascondiglio per il ragazzo più giovane.

Non che Denny si sarebbe mai fatto abbracciare completamente da Mathi, era una cosa decisamente fraintendibile.

E Denny, per la cronaca, era etero.

Molto etero.

-Che ci fai qui?- ripeté Mathi, in tono più confidenziale.

Denny iniziò a chiedere se fosse stata una buona idea farlo entrare nel nascondiglio.

Perché il letto di Clover era decisamente grande e spazioso, ma il sotto decisamente meno, e i due ragazzi erano vicini, troppo vicini probabilmente.

-Mi nascondo dalla lotta- rispose ovvio, a voce ancora più bassa sia per evitare di sentire, che per non spostare troppa aria.

Sentiva già il respiro di Mathi sul suo viso, ed era già abbastanza senza che Denny ricambiasse.

-Comprensibile, le ragazze ci stanno dando giù pesante con il povero Felix- ridacchiò Mathi, proprio mentre Felix si rotolava giù dal letto, con lamenti agonizzanti finti ma comunque molto realistici.

-Non le biasimo. Se non fossi nascosto me la prenderei anche io con lui- borbottò Denny, ripensando ai momenti imbarazzanti che aveva vissuto per colpa di Felix, tra la neve e il ghiaccio.

E soprattutto pensando a come si fosse sempre messo in mezzo a loro, quel pomeriggio.

Cioè, non in mezzo a loro, ma era stato con Mathi, anche solo loro due. E Mathi era gay mentre Felix bisex, quindi… un momento, non era per quello che Denny era infastidito, giusto? Che gli importava a lui se scoccava la scintilla tra loro. Mica era geloso, era etero!

-Ma povero, cosa ti ha fatto?- Mathi continuò a ridacchiare, spostandosi un po’ verso Denny per cercare una posizione più comoda e colpendogli inavvertitamente il piede.

La scarica di adrenalina che seguì il semplice gesto avrebbe dovuto dare una risposta piuttosto chiara a Denny, ma il ragazzo si limitò ad arrossire, dare la colpa allo spazio stretto, e impanicarsi per una risposta da dare piuttosto che riflettere, per davvero, sul motivo per cui l’amicizia che si stava creando tra Felix e Mathi gli dava così fastidio.

-Beh, mi prende sempre in giro, e oggi ci è venuto addosso due volte!- trovò una scusa in fretta, in tono acuto, coprendosi subito dopo nuovamente la bocca. Beh, a dire la verità non era proprio lontano dalla verità. Anche se forse non avrebbe dovuto ricordare a Mathi proprio le due parti più imbarazzanti della giornata.

Il ragazzo davanti a lui rimase qualche istante in silenzio, ma poi rispose con tono, davvero, fraintendibile. Così fraintendibile che Denny decise di non concentrarsi sul tono, perché era meglio così, decisamente.

E poi già le parole erano abbastanza fraintendibili di loro.

-Beh, effettivamente mi sarebbe piaciuto di più finire addosso solo a te, senza il terzo incomodo- Mathi gli fece un occhiolino, o almeno Denny credette di vedere un occhiolino, perché sotto al letto era effettivamente buio, quindi non si poteva fare affidamento troppo sulla vista. 

Motivo per cui il rossore che aveva appena tinto le guance di Denny non esisteva. Perché non c’erano prove che fosse effettivamente comparso.

Anche se, considerando gli altri sensi, si sarebbero trovate non poche prove del rossore, dato che l’imbarazzo di Denny emanava un calore palpabile, e il ragazzo non aveva la minima idea di come rispondere e aveva iniziato a borbottare.

In effetti il suo cervello era andato completamente in tilt.

Cosa intendeva dire Mathi con quella frase ambigua? Denny sarebbe dovuto arrivarci, ma la risposta veniva sbattuta fuori dalla sua mente ogni volta che provava ad entrare.

La mente di Denny aveva un ottimo buttafuori per qualsiasi argomento sfiorasse la sua sessualità, o i tentativi di flirt delle persone nei suoi confronti, o le emozioni suscitate da tentativi di flirt delle persone nei suoi confronti che rischiavano di fargli riflettere sulla propria sessualità, argomento completamente tabù.

…Non perché Denny fosse omofobo, okay? Suo fratello era bisessuale, Mathi era omosessuale, Amabelle pansessuale e insomma l’unica completamente etero nel gruppo era Clover, quindi non era omofobo!

Ma era anche etero.

Si poteva essere etero e pro LGBT. Non c’era nulla di male.

Quindi si univa a Clover nel considerarsi uno dei pochi del tutto etero del gruppo, e buona serata. 

Fine della discussione.

Time out.

Non sapeva neanche perché aveva tirato fuori l’argomento nella sua testa, in realtà, non è che un commento di Mathi doveva avere il potere di fargli dubitare di tutto. Era solo un commento.

Flirtante, forse… diciamo ambiguo e fraintendibile, ma Mathi era fatto così… probabilmente. Denny non lo conosceva da tanto ma era piuttosto certo che fosse così, in generale. Un po’ flirtante. 

E magari neanche lo intendeva in tono flirtante. Forse stava solo cercando di rassicurare Denny che preferiva la sua compagnia a quella di Felix, in modo amichevole.

Dopotutto Denny e Mathi erano molto più amici rispetto a Mathi e Felix. Erano usciti insieme un paio di volte… come amici, sia chiaro.

Quindi sì, sicuramente Denny aveva frainteso tutta la situazione, era una frase fraintendibile dopotutto, e non c’era assolutamente nulla di male o poco etero in quello che Mathi aveva detto.

Dopo quelle che parvero ore ma in realtà erano stati pochi istanti, le guance di Denny sembrarono tornare di un calore e colorito normale, il battito del cuore del ragazzo diminuì leggermente di intensità, e aprì la bocca per dare una risposta soddisfacente. Non sapeva ancora quale sarebbe stata, ma si fidava delle proprie abilità oratorie che un giorno gli sarebbero decisamente servite a fare l’avvocato. Anche se più immaginava di andare in una corte, meno si sentiva adatto a farlo. Da dove gli era venuto quello stupido e irrealizzabile sogno?!

Prima di poter esternare una frase qualsiasi (la sua mente preponderava verso un sempreverde “Che hai detto? Non ho sentito bene”) Denny venne interrotto da una voce dietro di lui, che aveva appena sollevato leggermente la coperta che nascondeva Denny alla vista del mondo.

Si era quasi dimenticato di essere ancora in camera di Clover, sotto al letto.

-Oh, Clover, giù dal tuo letto c’è una coppia appartata- commentò curiosa la voce di Felix, ormai fuori dalle grinfie delle due ragazze e nuovamente disponibile a rovinare ogni singolo momento che Denny aveva con Mathi, maledizione!

Sentì Mathi scoppiare a ridere, imbarazzato.

Avvertì l’attenzione di Amabelle, che cercava sempre una scusa per combinare qualche coppia.

Vide chiaramente negli occhi di Felix un leggero panico mentre si rendeva conto dell’errore che aveva commesso, e cercava di chiedere scusa per averli esposti.

Ma soprattutto provò di nuovo la sensazione di avere le guance in fiamme, scariche su tutto il corpo, farfalle nello stomaco, e un maledetto pensiero che continuava a cercare di entrargli nella testa.

“Tu e Mathi una coppietta”

-Obiezione!- esclamò con forza… e voce decisamente tremante, contro tutto ciò che al momento si stava concentrando su di lui, e su Mathi, e metteva in dubbio ogni sua sicurezza.

Beh, dai, almeno si era appena ricordato il motivo per cui voleva fare l’avvocato.

Maledetto Phoenix Wright!

 

Accanto a Denny, il ragazzone troppo massiccio per non soffocare stando sotto un letto, approfittò del momento di distrazione per segnarsi con urgenza un appunto nella mente.

“Mai più flirtare così palesemente con Dan”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(A.A.)

Ho iniziato questa piccola one-shot tipo un’ora fa, forse un’ora e mezza.

È scritta di getto, è probabilmente piena di errori, e mi riprometto di correggerli domani mattina come prima cosa, ma ho avuto una giornata dove la mia felicità mentale era leggermente sotto i tacchi, e scrivere aiuta, e dato che oggi avrei dovuto aggiornare la storia principale ma non ci sono riuscita ho pensato che fosse una buona idea trovare un compromesso con me stessa e pubblicare almeno questa.

Ho fallito di qualche minuto il giorno di pubblicazione, ma è tutto pronto quindi dai, pubblico comunque adesso.

Se siete arrivati fin qui mi dispiace per il discorso confuso.

 

Se conoscete la mia storia, la Corona Crew (dubito ma chissà, non si può mai sapere), spero che questo missing moment vi sia piaciuto.

Se non conoscete la storia (cosa molto più probabile), spero che comunque questo piccolo momento introspettivo di uno dei personaggi non sia stato troppo strano da leggere.

La Corona Crew è una fanfiction originale romantica (ma forse ho sbagliato genere perché ci sta molto tra le commedie) che si concentra sulle avventure romantiche di un gruppo di amici, che non ha niente a che fare con il coronavirus, alle prese con parecchie situazioni assurde e molti cliché rivisitati però in chiave psicologicamente più realistica, si spera.

E divertente, e molto semplice, per certi versi.

Qui il link se sono riuscita a interessarvi: Corona Crew

 

Per tutti quanti invece dico che questa sarà una raccolta di piccoli momenti, a volte missing moments, ma anche AU, o What if, o background dei personaggi, o il futuro eventualmente, che non avrà un ordine preciso, né una pubblicazione costante. 

Quando mi sentirò in vena di scrivere qualcosa che non riesco a includere nella storia principale, o non è abbastanza in tema con la storia principale, la metterò qui.

Potrebbero anche esserci mini saghe di più parti, ma nulla è certo.

So solo che per il momento ho due storie in mente da mettere qui.

Ed è probabile che aggiornerò quando la storia principale non riesco a farla uscire per tempo.

Credo di aver detto tutto, è mezzanotte passata e questo angolo autore è uscito più lungo della storia in sé.

Spero davvero che questa raccolta possa piacervi.

Un grande bacione e alla prossima :-*

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Capitolo 2
*** Just Dance (e non pensare a quanto sia figa la tua finta fidanzata) ***


Just Dance (e non pensare a quanto sia figa la tua finta fidanzata)

 

Nota iniziale: Diego e Clover sono in una relazione finta. Questa one-shot si svolge la mattina dopo aver dormito (letteralmente, non fate i maliziosi) insieme dai genitori di Diego, nella dependance, dopo la festa di fidanzamento del fratello di Diego. Coco, la sorellina piccola di Diego, ha chiesto di dormire con loro.

 

Domenica 24 Marzo

Diego detestava la sua finta fidanzata.

Si era svegliato a terra, di nuovo, perché lei e Coco si erano completamente impossessate del letto che teoricamente avrebbero dovuto condividere in tre. 

Letto che, appena si era svegliato, era completamente vuoto, cosa che lo aveva fatto preoccupare, dato che di solito, se Coco si svegliava prima di lui, non si faceva problemi a scuoterlo per liberarlo dall’abbraccio di Morfero e a farsi accompagnare a casa.

E come ciliegina sulla torta, andando in bagno si era reso conto che le due ragazze, prima di sparire nel nulla, gli avevano anche disegnato occhiali e baffi sul volto mentre era ancora addormentato.

Quindi sì, Diego non sopportava per niente la sua finta fidanzata!

In meno di un giorno aveva completamente conquistato tutta la sua famiglia, che si era prontamente rivoltata contro di lui.

Uscito dal bagno era assetato di sangue, e pronto a farla pagare alla finta fidanzata in modi crudeli e innominabili, per esempio non portandole il vestito a lavare, o chiamandola con il soprannome peggiore di tutti: “piccola”!

Certo, era una vendetta forse esageratamente cattiva, ma Clover la meritava.

Si avviò all’armadio per prendere i vestiti, e notò un biglietto appeso insieme al suo abito da sera.

Strano, eppure ricordava di averlo lasciato sulla poltrona.

Prese il biglietto senza sapere che aspettarsi.

“Buongiorno fiorellino. Io e Coco siamo in casa. Ti ho rubato una tuta. Gli occhiali fatti con il pennarello ti donano. P.s. Mi sono vendicata per i tuoi nomignoli, quindi se provi a continuare farò di peggio”

Diego roteò gli occhi, e scartò l’idea di usare piccola perché sarebbe stato troppo, e poi, alla fine, Clover era stata meno terribile di quanto si sarebbe aspettato.

Indossò i primi vestiti che trovò nell’armadio e decise di andare in esplorazione e assicurarsi che Coco stesse bene, e fare colazione.

Chissà se i churros del giorno prima erano avanzati.

Appena entrò dalla porta sul retro, due cose lo colpirono.

1) I churros erano avanzati, dato che l’odore arrivava fino a lì (evviva!);

2) Qualcuno stava giocando a Just Dance sulla Xbox.

Corse immediatamente in salotto, sballando un po’ l’ordine delle sue priorità, perché nessuno doveva permettersi di toccare la sua Xbox senza chiedere, ed era già pronto a fare una sfuriata a Juanita o Oliver, quando la visione lo lasciò di stucco.

A ballare, sulle note di una canzone latino-americana, c’era Clover, e, oggettivamente, toglieva il fiato.

Si muoveva con energia e precisione, e per qualche motivo, nonostante la tuta le andasse piuttosto larga, la calzava a pennello, e le dava un tocco rustico perfetto per lei.

Era più bella così che in ghingheri per la festa.

Ed era bellissima alla festa.

Non che a Diego interessasse, perché gli stava antipatica, ma era un dato oggettivo: Clover era davvero una bella ragazza, bisognava ammetterlo.

-Se non chiudi la bocca ci entreranno le mosche- gli fece notare Juanita, dopo quelli che erano parsi pochissimi istanti ma probabilmente potevano essere addirittura minuti, dato che Clover aveva già finito di ballare e stava chiacchierando con Oliver, che la guardava con occhi brillanti.

Diego sobbalzò vistosamente, e si affrettò a chiudere di scatto la bocca che aveva aperto per un motivo non identificato. Poi si ricordò del motivo per cui era in salotto e non in cucina a rifornirsi di churros.

-Ollie! Quante volte ti ho detto di non accendere la mia Xbox senza chiedermelo?!- si arrabbiò, indignandosi con il fratello minore e attirando l’attenzione sua e della sua finta ragazza.

-Non chiamarmi Ollie! E poi tu non ci sei quasi più, quindi la Xbox è di tutti!- rispose Oliver, in tono acuto, arrossendo fino alla punta delle orecchie.

-E poi è stata colpa mia. Volevo andare a correre un po’ per smaltire la cena di ieri e tuo fratello mi ha proposto di ballare. È un ottimo allenamento. La Xbox è quella di quando eravamo piccoli?- si intromise Clover, legandosi i capelli in una coda e rivolgendosi a Diego per la prima volta senza la sua sempiterna maschera sarcastica e a tratti sgradevole.

Sembrava rilassata e divertita.

Sembrava la bambina entusiasta che era stata la sua migliore amica da piccola.

E Diego non sapeva assolutamente come reagire ai sentimenti sopiti che per anni aveva cercato in tutti i modi di seppellire così a fondo nel suo cuore da non doverci mai più pensare.

-Sì, è una vecchia Xbox, quindi bisogna trattarla con cura, e chiedermi il permesso!- cercò di aggrapparsi a emozioni che poteva controllare, ovvero la sua protezione nei confronti del più vecchio oggetto personale che possedeva. L’unico che non amava condividere con il resto della sua famiglia, perché anche l’unico che gli apparteneva davvero.

-Uff, va bene. Possiamo continuare a giocare, Diego?- chiese Oliver, sbuffando, e già pronto a selezionare la canzone successiva.

Diego strinse i denti, cercando di non cedere. Avrebbe dovuto chiederglielo prima, non dopo.

-Dai, fiorellino- lo pregò Clover, con un finto sorriso civettuolo, afferrandogli il braccio nel rispetto delle regole che si erano imposti di seguire per rendere la relazione credibile.

Diego sbuffò.

-Va bene. Ma state attenti. Vado ad abbuffarmi di churros- acconsentì alla fine, alzando le mani in segno di resa, abbandonando del tutto la sua seccatura e dirigendosi in cucina, dove si iniziò a rimpinzare dei deliziosi dolci.

-Perché non ti unisci anche tu a qualche ballo?- gli chiese Juanita, che lo aveva seguito, e ora lo guardava maliziosa.

-Sto facendo colazione, e poi loro due si stanno divertendo un sacco- Diego alzò le spalle -Dove sono gli altri?- chiese poi, cambiando argomento.

-Papà è a lavoro, nonna è in giardino e mamma sta facendo il bagno a Coco. Dovrebbero scendere tra poco. Sai, se mamma vi vedesse ballare insieme sicuramente crederebbe ancora di più alla sceneggiata- suggerì sua sorella, sempre più maliziosa.

Diego aveva capito dove volesse andare a parare, e non le avrebbe dato la soddisfazione di cedere.

-Abbiamo dormito insieme, non credo che un ballo sia una prova migliore- le fece notare, prendendo un bicchiere d’acqua e continuando a mangiare.

Sentiva la musica dall’altra stanza, e parecchie risate.

Effettivamente in cuor suo gli sarebbe piaciuto unirsi al divertimento.

-Ma è stata lei a suggerire l’idea, e perché credi che l’abbia fatto? Perché non è convinta- insistette Juanita, iniziando ad essere più seria.

-È convinta. Perché non dovrebbe esserlo?- non aveva senso dopotutto. Avevano fatto tutto bene.

-Forse perché sei molto meno affettuoso con lei rispetto a tutte le tue ex. Forse perché non avete fatto niente insieme che non fosse suggerito da lei o che sembrasse apposta un intrattenimento per lei, forse perché…- iniziò ad elencare Juanita, sulle dita di una mano.

Diego sbuffò.

-Okay, okay, mi unisco alle danze. Basta che smetti di stressarmi- mise il piatto vuoto nel lavandino e si avviò di nuovo in salotto, proprio mentre Oliver, irritato sudato e visibilmente stremato, stava per gettare a terra il controller in un impeto di rabbia.

-Se ci provi non ti avvicinerai mai più alla Xbox!- lo ammonì il fratello maggiore, fermandolo sul posto e facendolo sobbalzare.

-Prenditela con lei, vince sempre!- si lamentò Oliver, indicando furioso Clover, che fresca come una rosa, sembrava pronta a continuare in ogni momento.

-Me la prendo con te perché non sai perdere- lo riprese Diego, facendogli una linguaccia, prontamente ricambiata da Oliver.

-No, ha ragione. È colpa mia perché sono troppo fantastica- si vantò Clover, scuotendo la chioma.

Oliver le lanciò un’occhiata irritata.

-Diego, falle vedere tu!- incoraggiò poi il fratello.

-Cosa?- 

Sì, beh, Diego era arrivato per giocare. Ma con Clover, non contro di lei.

Non avrebbe mai convinto la mamma che erano una coppia se si affrontavano a duello.

-Hai paura per caso? Ricordo che da piccola ti stracciavo sempre- Clover fece un occhiolino verso il ragazzo, che non trattenne un sorrisino.

-È vero che mi battevi sempre, ma mi sono allenato, non credere- la sfidò. Sapeva a memoria ogni movimento di ogni canzone. Era il migliore della casa. Non poteva proprio perdere.

-Se sei così sicuro facciamo una scommessa, che ne dici?- propose Clover, avvicinandosi a lui e alzandosi sulle punte per stargli perfettamente alla stessa altezza. Si portavano cinque centimetri, quindi non ci voleva molto. 

-Ci sto!- acconsentì Diego, facendo esultare Oliver.

-Se vinco io… mi cederai tutti i tuoi turni di scelta del film durante la serata cinema a casa di Max!- dettò le condizioni Clover, in tono sacrale, e tradendo che alla fine, quella, era una sfida davvero stupida.

O almeno per Diego, dato che non gli interessava nulla della scelta del film durante le serate cinema.

-Va bene. Ma se vinco io, dovrai offrirmi sempre il caffè al Corona durante le riunioni di emergenza- dettò le condizioni Diego, convinto che per Clover più che un problema fosse un piacere.

Clover fece un sorrisino, confermando la sua ipotesi.

-Che scommessa del cavolo- commentò un po’ tra sé Oliver, ma nessuno gli diede attenzione.

E, onestamente, con la ragazza a pochi centimetri di distanza, nessuno sarebbe riuscito a pensare ai propri dintorni e a non concederle la totale attenzione.

-Ci sto!- Clover imitò il finto ragazzo, e si sgranchì le ossa, preparandosi ad una nuova canzone.

Diego era già pronto a mettere quella che più gli riusciva, ma Juanita, arrivata senza che nessuno dei due se ne accorgesse, gli rubò il controller dalle mani. 

-Credo che un giudice imparziale dovrebbe scegliere la canzone. E il giudice imparziale sarò io!- si autoproclamò, iniziando a scorrere le canzoni senza aspettare una risposta.

-A me va benissimo- annuì Clover.

-Scegli il cavallo di battaglia di Diego- le suggerì Oliver.

-Ehi, imparziale!- si lamentò la finta fidanzata.

-Ho un pessimo presentimento- osservò Diego, rabbrividendo quando notò che la sorella si era fermata ad una canzone romantica, di difficoltà immensa, con due giocatori che dovevano anche interagire tra loro durante il pezzo.

-No!- obiettò immediatamente, ammonendo Juanita con il dito.

-Perché no? Non è carino fare una canzone romantica con la tua ragazza?- lo provocò Juanita, sbattendo le ciglia angelica.

Diego era lì lì per ribattere che non stavano davvero insieme, e lei lo sapeva bene (ed era l’unica oltre a loro), ma si interruppe appena in tempo. Perché non poteva tradirsi davanti a Oliver.

Quel bambino non si sapeva tenere un cecio in bocca.

Si maledisse mentalmente per tutte le scelte di vita fatte nella sua vita, e accettò il suo triste fato.

Annuì semplicemente, cercando di non tradirsi.

E lo stesso fece Clover, che aveva un espressione molto simile in volto.

Per qualche strano scherzo del destino, Diego fu costretto a seguire i movimenti della donna, mentre Clover quelli dell’uomo.

E prima che potessero lamentarsi o criticare l’altro perché si lamentava (entrambi, femministi, non sapeva se essere l’una o l’altra cosa), la canzone cominciò e loro si ritrovarono a ballare.

Diego, con sua grande soddisfazione, passò subito in testa. Sapeva i passi a memoria, anche se quella non era la sua canzone preferita, e in generale era molto bravo.

Ma anche Clover se la cavava egregiamente.

Wow, davvero egregiamente.

Clover lo prese per mano, gli fece fare una giravolta, e un casqué, e Diego, ritrovandosi a pochi centimetri dal suo volto, perse un attimo la concentrazione, facendola passare in testa.

-Non farti abbagliare dall’amore!- lo rimproverò Oliver, facendolo tornare in sé.

Anche se non era amore. Al massimo ormoni.

Perché a lui non piaceva Clover!

Era un contratto di affari.

Cercò di recuperarsi, senza sbagliare neanche una mossa, ma anche Clover difendeva il suo titolo. Ora che aveva capito l’andazzo della canzone, non si lasciava sfuggire neanche un movimento, e li eseguiva con fluidità ed energia. E anche una buona dose di mascolinità per entrare meglio nel personaggio, cosa che onestamente, per qualche motivo, la rendeva quasi più attraente.

Forse perché si vedeva che si stava divertendo un sacco, a prescindere dalla gara.

O forse perché era molto più simile alla bambina che era stata, spontanea e allegra.

La bambina che Diego aveva sempre… 

No, doveva restare concentrato, e sfruttare i punti bonus.

Lui era esperto con i punti bonus.

Parte dei quali venivano assegnati proprio per l’immedesimazione.

Quindi lui sarebbe diventato una leggiadrissima signorina.

Quando arrivò la seconda giravolta e casqué, si fece trasportare, e diede il meglio di sé per sembrare credibile, scuotendo la folta chioma e arricciando le labbra.

Clover non sembrò affatto colpita, ma scoppiò a ridere, rischiando di farlo cadere, e questa volta perdendo lei la concentrazione, restituendogli la corona.

-Grazie tesoro- le fece un occhiolino, tornando a ballare, con il tono più effemminato che riuscì a tirar fuori.

Non aveva neanche avuto intenzione di usare il nomignolo, gli era venuto spontaneo, ma Clover gli lanciò un’occhiataccia.

-Prego, piccola- rispose, con la voce più bassa che riuscì a cacciare, approfittando poi per un movimento del bacino per scontrarsi con lui e farlo quasi finire a terra.

-Ops- commentò divertita, mentre tornava in testa.

Diego approfittò di un momento di vicinanza per soffiarle nell’orecchio e farla distrarre.

Riconquistò la corona.

Dato che Clover gli doveva girare intorno, colse l’occasione al volo per pestargli un piede, riprendendosi così l’ambito primo posto.

Diego ribatté approfittando della medesima situazione per pizzicargli una spalla, e guadagnò quei punti in più necessari a vincere.

Ma ciò che più di tutto stava pian piano guadagnando era un enorme divertimento, che iniziò a farlo sbagliare da solo, dato che non riusciva a trattenersi dal ridere. 

Per sua fortuna, anche Clover iniziava a sbagliare i passi, e un ciuffo ribelle le era caduto davanti agli occhi, offuscandole la vista.

La corona oscillava da uno all’altro, finché non sparì.

Tra di loro c’erano davvero pochissimi punti di differenza, troppo pochi per stabilire chi fosse effettivamente il miglior candidato alla vittoria.

E fin troppo presto, arrivarono al terzo casqué, l’ultima mossa del gioco, che avrebbe decretato la vittoria o la sconfitta.

Clover lo fece volteggiare con cura, Diego si atteggiò a principessa, anche se entrambi stavano ridendo un po’ troppo per ottenere un punteggio perfetto.

E, per imitare al meglio la ragazza che doveva impersonare, Diego ammiccò e arricciò le labbra per fingere di dare un bacio al suo gentiluomo in gonnella.

Al ché, Clover lo fece cadere a terra con un sussurrato -Regola numero 5- e approfittò della sua distrazione per concludere il pezzo e guadagnare quei tre punti in più che l’avrebbero portata irrimediabilmente alla vittoria.

-Ah ah! Fregato!- esultò, indicandolo divertita.

Ma Diego aveva ancora un asso nella manica.

Si alzò in piedi in fretta, anche se il brano era già finito, e imitò la ragazza anche nei saluti non contemplati di fine canzone, quando la musica ormai era finita, nello sconcerto di Clover e l’esultanza di Oliver.

Guadagnò solo qualche punto ma fu sufficiente.

Sufficiente a finire la partita in un pareggio con Clover.

-Un pareggio?! Ma è possibile?!- si indignò Oliver, a bocca aperta, osservando i punti.

Persino il gioco era piuttosto sconcertato, e alternava la corona da uno all’altro senza sapere bene chi far vincere.

Sia Diego che Clover, però, si limitarono a sorridere l’uno verso l’altra.

-È stato divertente- commentò la ragazza.

-Bella partita- Diego porse la mano, e dopo una leggera esitazione, Clover la strinse.

-Piacere, il mio nome è Clover e sono arrivata pari a te, quindi ho vinto la scommessa- lo prese in giro, con il loro motto, facendogli un occhiolino divertito.

Diego ridacchiò.

-Piacere, il mio nome è Diego e sono arrivato anche io pari insieme a te, quindi ho vinto la mia scommessa- le fece notare.

Anche Clover ridacchiò.

Diego sentì vagamente Oliver commentare che erano entrambi impazziti. Juanita borbottare che erano adorabili perché avevano un inside joke.

Ma non diede peso a nessuna delle due voci.

Perché, con la sua migliore amica d’infanzia davanti a lui, allegra e identica a sempre. Dopo una partita così divertente, e la consapevolezza che probabilmente non era mai stato così in sintonia ballando con qualcuno, nella sua mente c’era solo una consapevolezza, ormai davvero chiara.

A Diego piaceva davvero un sacco la sua finta fidanzata.

E poteva, forse, essere un problema.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(A.A.)

Questo missing moment volevo introdurlo nel capitolo Meet the Flores, ma sarebbe stato troppo lungo, e poi volevo chiuderlo la sera del 23 Marzo, quindi ecco qui cosa è successo il mattino dopo!

L’idea mi è venuta giocando a Just Dance durante il Coronavirus come modo per tenermi in forma (fallendo, ma dettagli). Spero che il missing moment vi sia piaciuto. E spero che Just Dance sia stato realistico per la Xbox, io ci ho giocato solo con la Wii. 

Un bacione e alla prossima :-*

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Capitolo 3
*** Trucy Wright (puoi gentilmente non derubare la mia cotta?) ***


Trucy Wright (puoi gentilmente non derubare la mia cotta?)

 

Nota iniziale: Durante il New Malfair Comic & Games (capitolo 18 della long), Mathi e Denny hanno incontrato una cosplay di Trucy Wright, hanno fatto una foto, e Mathi ha avuto un attacco di panico. Verso la fine della fiera Mathi ha intenzione di ritrovare la ragazza

 

Sabato 27 Aprile

Mathi aveva lasciato Denny in fila per provare la realtà virtuale, con la stupida scusa di dover andare in bagno, e aveva circa quaranta minuti per tornare prima di perdere il posto e far preoccupare l’amico, quindi doveva sbrigarsi.

E per sbrigarsi, intendeva trovare la cosplayer di Trucy Wright, parlarle e cercare di risolvere il motivo del suo attacco di panico.

Tutto, possibilmente, senza che lei lo riconoscesse, anche se era davvero chiedere tanto.

Doveva giocarsela bene.

E possibilmente trovarla.

Magari voleva partecipare alla gara di cosplay.

Mathi vi si diresse riflettendo bene su cosa fare e che parole usare, ma si nascose subito quando notò che l’oggetto della sua indagine stava parlando con Clover, Diego e Juanita, in fila per la gara.

Era fuori, quindi non sembrava avere intenzione di partecipare, ma dal modo in cui muoveva le mani e sorrideva, Mathi era piuttosto certo che non stesse facendo una normalissima conversazione sui cosplay.

Oh, no. Se provava a derubare Clover l’avrebbero beccata di sicuro. Doveva entrare nella conversazione in qualche modo, o fermarla, o…

Prima che potesse elaborare un piano, Trucy abbandonò il gruppo senza prendere nulla e senza che Clover la scoprisse.

Mathi non trattenne un sospiro di sollievo, e aspettò che i suoi amici fossero distratti per avvicinarsi alla ragazza.

Sembrava scrutare con attenzione l’area in cerca di possibili vittime dal portafogli molto corposo, ma stranamente non notò Mathi avvicinarsi a lei.

-Herr Wright, che piacere rivederti- salutò la ragazza rimettendo su la facciata da Klavier Gavin.

Non avrebbe mai ringraziato Denny e Clover abbastanza per avergli dato un cosplay che lo celasse così bene.

La ragazza sobbalzò, e indietreggiò di qualche passo, guardandolo preoccupata.

Si aprì poi in un allegro sorriso, assumendo la sua facciata da Trucy.

-Klavier, è un piacere rivederti. C’è anche Apollo con te?- chiese, guardandosi intorno in cerca di Denny.

-No, è in fila per provare la realtà virtuale. Una lunghissima fila- rispose lui, avvicinandosi alla ragazza di qualche passo -Ti stavo cercando- le disse poi, facendosi mortalmente serio.

L’allegria della ragazza lasciò posto a uno sguardo di sfida davvero ben fatto, grandi complimenti, Mathi era orgoglioso.

-E per quale motivo, Klavier?- indagò, incrociando le braccia e preparandosi a chiedere aiuto.

Mathi tirò fuori tre portafogli che le aveva rubato senza che se ne accorgesse. La ragazza sgranò gli occhi.

-Hey, quelli…!- provò a riprenderseli, ma Mathi fu più veloce di lei.

-Voglio solo parlare in un posto tranquillo, Trucy. E non ho intenzione di denunciarti- la rassicurò, facendo sparire i portafogli in modo da tenerli come merce di scambio per una tranquilla chiacchierata.

-Se provi a denunciarmi io dico che hai provato a molestarmi- lo minacciò Trucy.

Wow, era brava a quel gioco.

Mathi non riuscì a non rabbrividire all’idea.

-Ja, ja. Quindi io non denuncerò te e tu non denuncerai me. Possiamo parlare, per favore, prima di attirare troppo l’attenzione?- tagliò corto, indicando un vicoletto solitario dietro uno stand poco visitato.

Trucy non sembrava molto convinta.

-Oh, giusto per chiarezza. Sono la persona più gay che incontrerai mai, quindi non hai nulla da temere in quel senso- la rassicurò, anche se non ci sarebbe stato bisogno di sottolinearlo. Ma non voleva che la ragazza si spaventasse e lo allontanasse. Aveva davvero bisogno di parlarle.

-Spero sia breve- alla fine, malavoglia, Trucy lo anticipò nel vicolo, tenendosi sempre pronta a scappare e a chiamare qualcuno per aiutarla nel caso le cose si fossero messe male.

Una volta fuori da occhi e orecchie indiscrete, Mathi tirò fuori i portafogli rubati alla ladruncola da fiera.

-Perché rubi?- chiese, preoccupato.

Trucy sbuffò.

-Che ti importa?! Senti, scusa se ho provato a derubare te e il tuo amico, ma avevate dei costumi chiaramente costosi, e pensavo che un centinaio di dollari in più o in meno non avrebbero fatto molta differenza. Dopo aver preso i soldi avrei lasciato il portafogli tra gli oggetti smarriti per far recuperare i documenti e il resto- spiegò la ragazza, pratica, e incrociando le braccia.

Almeno manteneva una certa integrità, grazie al cielo.

-Un cosplay costoso non fa una persona ricca. Ce li hanno regalati, e lui si fidava di te- obiettò Mathi, per poi sospirare e riflettere sulla questione.

Denny era importante, ma al momento doveva concentrarsi sulla ragazza davanti a lui, e non sulla propria cotta.

Era stato già un trauma vederla lì, e pensare che avesse iniziato a rubare era davvero troppo per la sua psiche.

-Mi dispiace, okay! Ma tanto mi hai rubato il portafogli rubato dalla tasca senza che il tuo ragazzo si accorgesse di nulla, quindi tutti contenti. Se vuoi puoi tenere quelli che mi hai preso e amici come prima. Tanto si vede lontano un miglio che sei anche tu un ladruncolo da fiera- lo accusò la ragazza, iniziando ad irritarsi.

Mathi scosse la testa.

-No, non sono un ladruncolo, io…- ma si interruppe. Non era il momento di difendere il proprio onore -Perché hai bisogno di rubare? Non hai abbastanza soldi? Non si prendono abbastanza cura di te?- chiese, arrivando al nocciolo della questione, al vero motivo per cui aveva avuto un attacco di panico.

Credeva che quella ragazza stesse bene, era convinto che fosse al sicuro, sana e con abbastanza soldi.

-Non sono affari tuoi! Chi ti credi di essere a questionare le mie scelte di vita?!- la ragazza lo spinse via, facendolo quasi cadere a terra. Mathi si assicurò di non perdere la parrucca e gli occhiali. Ora più che mai doveva mantenere l’anonimato.

-Voglio solo assicurarmi che tu stia bene. So che significa essere abbastanza disperati da…- provò a mettersi sulla sua stessa lunghezza d’onda, ma la ragazza non lo fece parlare.

-Dubito che un fighetto con amici ricchi come te possa anche solo immaginare che significhi essere completamente sola al mondo. Se vuoi proprio saperlo, rubo perché ne ho bisogno, per davvero. Non c’è più nessuno che si prenda cura di me. E ora mollami. Tieni i portafogli, se vuoi. E non darmi più fastidio- Trucy gli diede una spallata e lo superò per uscire dal vicolo.

Mathi sentiva che fosse in procinto di avere un altro attacco, ma non era il momento di autocommiserarsi e sentirsi in colpa.

-Aspetta!- richiamò Trucy, prendendo i portafogli rubati.

Lei si fermò, ma non si girò a guardarlo.

-Prendi- le restituì i portafogli, e armeggiò in tasca.

-Che stai facendo?- chiese la ragazza, abbandonando per un attimo tutta la sua rabbia mentre sorpresa osservava Mathi prendere tutti i soldi che gli erano rimasti nel portafogli.

-Tieni. Sono tutto ciò che ho in questo momento, ma ti prego, non continuare a rubare a questa fiera. Non vorrei mai che qualcuno ti beccasse- le fece presente i suoi timori, dandole in mano più di quattrocento dollari.

-Ma sei pazzo?! Perché mi stai dando così tanto?!- chiese Trucy, ad occhi sgranati, provando a restituirglieli.

-Prendili, ti prego. Voglio solo che tu sia felice- Mathi insistette nel darle il malloppo, spingendo leggermente la mano tesa della ragazza verso di lei.

Trucy scosse la testa.

-Perché…?- chiese con un filo di voce, aggrottando le sopracciglia. Poi sgranò gli occhi, che si riempirono di lacrime -…Matthew?- chiese, sconvolta, avvicinandosi per cercare di scorgere meglio i suoi occhi dietro gli occhiali da sole.

Mathi si ritirò come se si fosse scottato.

No, non avrebbe dovuto riconoscerlo.

-Nein, non so a chi tu ti stia riferendo, ma non sono lui- negò con forza, riprendendo l’accento tedesco, indietreggiando e girandosi di spalle per uscire dal vicolo e abbandonare la ragazza.

-Aspetta, ti prego!- Trucy lo chiamò, provando a seguirlo, ma Mathi non si fermò.

Accelerò il passo, correndo via il più velocemente possibile, per allontanarsi da lì.

Non aveva la minima intenzione di affrontare quella situazione.

Non poteva avvicinarsi di nuovo a lei.

Riuscì per fortuna a seminarla e a tornare da Denny, che si guardava intorno preoccupato, ormai alla fine della fila.

-Eccomi, scusa il ritardo- Mathi tornò il solito Mathi di sempre, e sorrise all’amico, rilassato e tranquillo.

-Mi stavo preoccupando, è quasi il nostro turno. Ho già preso i biglietti perché passavano per risparmiare tempo. E offro io, tiè!- gli fece la linguaccia, porgendogli il biglietto.

-La fila al bagno mi ha precluso dal pagare, noooo!- Mathi fece il melodrammatico, facendo ridacchiare non poco Denny.

Dentro di sé tirò un profondo sospiro di sollievo, perché non aveva più un soldo neanche per una bottiglietta d’acqua.

Ma avrebbe fatto qualsiasi cosa per quella ragazza speciale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(A.A.)

The plot thickens. Probabilmente avrei dovuto includerlo nel capitolo e non metterlo a parte. Ma alla fine è più un extra. E praticamente si capisce un sacco di Mathi e di questa Trucy, con cui evidentemente ha un passato. Un passato palese.

Si accettano teorie.

Dovrei pubblicizzare di più questa raccolta nella storia principale perché sembra che nessuno di quelli che leggono la raccolta principale legga questa storia.

Ma a parte questo, spero che questa side story vi sia piaciuta. Il prossimo capitolo è già a metà ma non sarei mai riuscita a finirlo entro la settimana quindi ecco qui uno speciale, anche se cortissimo :)

Un bacione e alla prossima :-*

 

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Capitolo 4
*** Ad almeno dieci metri di distanza (e ringrazia che non chiamo un avvocato) ***


Ad almeno dieci metri di distanza (e ringrazia che non chiamo un avvocato)

 

Nota iniziale: Non bisogna sapere niente sulla storia principale per leggere questo capitolo

 

Nonostante avesse solo cinque anni, Mirren era sempre stato un bambino molto precoce, e sveglio, come non facevano che ripetergli le numerose tate, le sempre mutevoli ragazze di suo padre, e i tutor privati che si occupavano di lui per prepararlo all’inizio della scuola elementare, che sarebbe avvenuto di lì a pochi mesi.

E dato che era precoce e sveglio, quando quella calda mattina estiva, vide un via vai di gente in strada, un enorme camion, tanto fracasso e un bambino che urlava, capì immediatamente che qualcosa di grande stava succedendo nel quartiere.

E con “grande”, intendeva molto, molto, brutto.

Si mise a sedere sul letto, stropicciandosi gli occhi, e controllò con una leggera curiosità ma soprattutto un grande fastidio la causa di quel fracasso, sporgendo la testa fuori dalla finestra.

C’erano parecchi uomini che portavano oggetti nella casa inabitata lì vicino, una donna che coordinava il tutto, e un uomo accanto a lei che esclamava qualcosa verso la figura che più attirò l’attenzione di Mirren.

Un bambino, che correva nel giardino vicino con un aquilone urlando in preda all’esagitazione.

Aveva i capelli color oro, ricci, lunghi e che sembravano lana di una pecora.

Ed era disordinato, sporco, con le ginocchia sbucciate da cui usciva un po’ di sangue, ma dagli occhi pieni di gioia, e un grande sorriso.

Ew, davvero i bambini della sua età erano così?! Mirren sperava che se ne sarebbe andato presto da lì, perché non voleva averci niente a che fare.

-Oh, Mirren, il frastuono ti ha svegliato, eh?- una voce alla porta attirò la sua attenzione, ma Mirren non riuscì comunque a non restare a fissare il bambino che si rifiutava di ascoltare il padre e continuava a correre via con l’aquilone, e ridendo come un matto.

La sua fuga finì in fretta, quando cadde di faccia, e venne immediatamente soccorso dal padre.

Mirren si aspettava che si mettesse a piangere, ma lo stupì scoppiando a ridere, nonostante la faccia graffiata.

-Chi sono?- chiese rivolto alla figura appena entrata, appartenente a sua nonna Rea, che gli si era avvicinata e aveva osservato tutta la scena accanto a lui.

-I nostri nuovi vicini. Si stanno trasferendo nella casa accanto- spiegò, pettinando i capelli del nipote con le dita.

Era l’unico contatto fisico che Mirren tollerasse senza irrigidirsi, e lo tollerava specialmente perché veniva da sua nonna.

-Per l’estate?- chiese, speranzoso.

E “speranza” qui significava “spero sia solo per l’estate e non per il resto della mia vita”.

Probabilmente nonna Rea fraintese per “Spero restino qui a lungo così farò amicizia con un bambino della mia età”, perché sorrise caldamente e annuì.

-Sì, per l’estate e non solo. Si trasferiscono per sempre. Il loro figlio ha la tua età- spiegò, soddisfatta.

Per la prima volta da che ne avesse memoria, Mirren si scansò dal suo tocco, infastidito dalla risposta che la nonna gli aveva dato.

Il gesto la sorprese non poco.

-No!- disse il bambino, irragionevole, lanciando un’occhiataccia al bambino dall’altra parte della strada, che si era rialzato e aveva contagiato il padre con le sue risate.

-No? No cosa?- sua nonna guardò Mirren con un sopracciglio inarcato, incuriosita e sorpresa dalla reazione tanto schifata alla prospettiva di un vicino di casa.

-Non lo voglio vicino a casa mia! Non mi piace!- esclamò Mirren, sempre più irragionevole, incrociando le braccia e facendo il muso.

Nonna Rea roteò gli occhi, esasperata.

-Non possiamo controllare ciò che fanno gli altri, e non bisogna mai giudicare un libro dalla copertina, lo sai. Perché non andiamo a conoscerli di persona?- propose, incoraggiandolo con una pacca sulla testa che Mirren scansò con prontezza di riflessi.

-No! Non voglio parlarci! Mi sta antipatico, è sporco, stupido e non voglio le sue urla vicino a casa mia!- insistette, battendo i piedi e alzando la voce a sua volta.

L’esasperazione di nonna Rea si trasformò in irritazione. Mise le mai sui fianchi, e guardò il nipote con aria di rimprovero.

-Modera i toni, giovanotto! Non ti ho cresciuto così! Ora ti vesti e mi accompagni a salutare i vicini, o puoi scordarti la colazione- lo  minacciò, guardandolo fisso negli occhi.

Mirren mantenne il suo sguardo, per nulla intenzionato a cedere.

-Non puoi obbligarmi, non sei mia mamma!- Mirren non tirava mai fuori l’argomento “mamma”, soprattutto non davanti nonna Rea, ma era fuori di sé. Quel bambino biondo non gli piaceva per niente! Fine! Non voleva parlarci!

-Sono la madre di tua mamma, quindi valgo doppio. E non alzare così tanto la voce. Petra dorme ancora- sua nonna però era preparata all’eventualità che un giorno avrebbe usato quel colpo basso, e non esitò neanche un secondo.

-E allora?- Mirren alzò le spalle. Del benessere della sorella minore che non aveva mai voluto non gli importava un accidente.

-Non usare quel tono con me, sai?! Sei troppo maturo per fare i capricci-

-Ho cinque anni, posso permettermi un capriccio!- Mirren le fece una linguaccia. Si sentiva sempre un genio quando riusciva a tenere testa a sua nonna. Era davvero intelligente come dicevano, eh eh.

Dopo un’ultima occhiata di fuoco, nonna Rea sospirò, e cedette. O almeno così sembrò a Mirren.

-Va bene, hai vinto. Sei ancora un bambino dopotutto. Vorrà dire che andrò da sola. Almeno il figlio dei vicini non ha paura di presentarsi- la nonna scosse la testa, e si preparò a levare le tende.

Ma il suo commento attirò l’attenzione di Mirren, che la guardò storto.

-Io non ho paura di presentarmi!- ci tenne a sottolineare.

-Allora perché non vuoi accompagnarmi?- chiese nonna Rea, fingendo sorpresa.

-Mi sta antipatico!- insistette Mirren, iniziando ad esitare.

-Senza conoscerlo. Nah, non me la bevo. Scommetto che hai solo troppa paura di fare una figuraccia e di risultare molto più immaturo di lui- lo provocò la nonna, e a livello di manipolazione mentale era molto più in gamba di Mirren, perché riuscì a toccare il tallone d’Achille di Mirren: la sua maturità.

-Io sono molto più maturo di lui, e lo dimostrerò!- esclamò il bambino, andando verso l’armadio per scegliere dei bei vestiti da indossare prima dell’incontro.

Nonna Rea sogghignò tra i baffi, e, forse sentendola, forse rendendosi conto da solo di essere stato raggirato, Mirren si voltò verso di lei e la guardò storto.

-Comunque non lo faccio volentieri, mi sta ancora antipatico, e voglio solo togliermelo così da fare colazione!- insistette, prima di iniziare a cambiarsi.

-Molto bene, ti aspetto all’ingresso tra cinque minuti- nonna Rea lo lasciò fare.

E nonostante Mirren fosse decisamente restio ad incontrare il nuovo vicino, arrivò all’ingresso puntuale, ben vestito, e pronto a dimostrarsi decisamente superiore a lui.

-Qualcuno qui si è proprio svegliato con il piede storto- commentò nonna Rea, sistemandogli i capelli, divertita dalla sua espressione imbronciata.

Mirren si ritirò.

-Allora, andiamo?- chiese, incrociando le braccia e mantenendo l’espressione seccata.

Nonna Rea sospirò, e lo precedette fuori dalla porta, con un cesto di vettovaglie da regalare ai nuovi vicini, e un grande sorriso.

Raggiunsero abbastanza presto il portico della casa accanto, dove la madre stava dando indicazioni agli addetti della ditta di traslochi su dove posare le varie cose. Il marito le stava dando una mano portando gli scatoloni, mentre il figlio non si vedeva da nessuna parte.

Molto meglio così, magari Mirren avrebbe evitato di parlargli e presentarsi.

-Salve, disturbo?- chiese nonna Rea alla madre, con un cenno di saluto e mostrando il cesto di benvenuto.

La donna sorrise caldamente, e le si avvicinò.

-Assolutamente no, salve! Scusate il caos, dovevamo arrivare più tardi ma sia io che mio marito lavoriamo preso questo pomeriggio e dovevamo arrivare il prima possibile- provò a giustificarsi, un po’ imbarazzata.

Era molto giovane per essere una madre con un figlio dell’età di Mirren, sembrava avere ventidue o ventitrè anni.

Ma a quella età non si andava all’università a studiare, di solito?

Proprio lì a dare fastidio a lui dovevano stare?

Ora, queste sono le opinioni di Mirren, che ha cinque anni, e non rispecchiano né la sua visione futura, né tantomeno la mia.

Ebbe comunque l’accortezza di non dirle ad alta voce, e limitarsi a guardare la donna dall’alto in basso.

-Figurati. È un piacere per noi avere finalmente dei vicini. Sono Soreana, chiamatemi Rea- si presentò nonna Rea, informale.

-Johanne, e mio marito è Bartie- si presentò la donna, stringendole con energia la mano.

Il marito, che stava passando in quel momento con una scatola molto pesante, fece un gesto di saluto verso entrambi, prima di sparire dentro casa.

Nonna Rea continuò.

-Vi ho portato un cesto di benvenuto e… Mirren, perché non saluti la signora?- nonna Rea porse la cesta, che venne presa con allegria dalla donna, e poi incoraggiò Mirren a smettersi di nascondersi dietro di lei e fare la persona educata.

-Salve- Mirren fece un cenno del capo, cercando di non mostrare tutto il proprio fastidio.

-Ciao, non ti ho svegliato, vero?- chiese la donna, piegandosi in modo da essere al suo stesso livello e mostrando un sorriso di scuse.

Mirren fu seriamente in procinto di ammettere che sì, lo avevano svegliato ed era anche parecchio irritato per questo, ma sua nonna fu più rapida, e gli accarezzò la testa.

-Si sveglia sempre presto, non preoccupatevi. Ho notato dalla finestra che avete anche un figlio della sua età, giusto?- chiese, guadagnandosi un’occhiataccia di Mirren, che sperava davvero che avrebbe evitato la presentazione con il bambino chiassoso e infantile.

-Sì, infatti. Sono felicissima che ci sia un bambino della sua età con cui fare amicizia- ammise Johanne, stringendo il cesto con entusiasmo, e perdendosi l’espressione disgustata di Mirren.

-Dovrebbe essere in giardino, lo chiamo subito- continuò poi la vicina, entrando un secondo dentro per posare il cesto ed uscendo di nuovo pochi istanti dopo accompagnata dal bambino allegro che Mirren aveva già visto dalla finestra.

Ora che era più vicino, Mirren notava che era ancora più energico e brillante di come apparisse da lontano.

I suoi riccioli biondi riflettevano la luce del sole, e sembravano quasi raggi luminosi. E non sembrava riuscire a stare fermo sul posto, dato che anche quando si fermò davanti alla madre, continuò a dondolare avanti e indietro, rigirandosi tra le mani l’aquilone di prima. 

Le sue mani e ginocchia erano sporche di fango, e Mirren pregò con tutto il cuore di non venire obbligato a stringergli la mano.

-Loro sono i nostri nuovi vicini. Perché non ti presenti?- sua madre lo incoraggiò a fare il primo passo, e dopo una leggera incertezza iniziale, il bambino sorrise e porse la mano verso entrambi.

-Ciao, io sono Felix! Ci siamo trasferiti!- esclamò, esaltato.

Ew, Mirren avrebbe preferito morire che essere obbligato a diventare amico di uno così, che diceva anche cose ovvie.

-Ciao Felix, io sono Rea. Mirren, perché non ti presenti anche tu- nonna Rea strinse la mano del bambino sporco, che poi la porse verso Mirren, che la guardò con chiaro disgusto, e scosse leggermente la testa in direzione di sua nonna, per supplicarla di potersi ritirare da quel supplizio.

Sua nonna però gli lanciò un’occhiata eloquente, e dopo qualche secondo di esitazione e supplica silenziosa, Mirren cedette.

-Io sono Mirren- si presentò sconsolato, rifiutandosi però di stringergli la mano, e tenendosi a distanza.

Dopo qualche secondo in cui Felix rimase con la mano sollevata, la ritirò timidamente al petto, perdendo il sorriso.

-Mio nipote è molto timido- provò a giustificarlo nonna Rea. Mirren avrebbe obiettato ma sapeva che era poco maturo, così si limitò ad evitare lo sguardo del bambino e guardarlo storto.

-Capisco, il mio Felix invece è super amichevole, vero tesoro?- Johanne provò a risollevare l’atmosfera, e Felix recuperò il sorriso, e annuì.

-Sì! Adoro farmi degli amici!- esclamò, entusiasta.

-Allora devi certamente provare a farti amico questo piccolo orso- nonna Rea prese in giro Mirren, che arrossì leggermente e mise ancora di più il muso.

-Non voglio amici- disse, incrociando le braccia, e guardando storto sua nonna, che rimase senza parole.

Non si aspettava certamente che avrebbe esternato il suo fastidio.

-Mirren!- lo rimproverò, senza alzare troppo la voce per non fare scenate ma con chiaro tono ammonitore.

Mirren si zittì.

-A volte si sta bene anche da soli, vero Mirren?- Johanne provò a mettersi nei suoi panni e Mirren annuì, senza però guardarla negli occhi.

-Io non ce la faccio- borbottò Felix.

-Questo perché tutti noi siamo diversi. C’è chi preferisce stare in compagnia e chi preferisce stare solo- spiegò, Johanne, dandogli un’importante lezione di vita.

Mirren avrebbe aggiunto un “e certe persone sono troppo diverse per diventare amiche quindi stammi lontano” ma non voleva fare scenate.

-Ben detto! Sarà meglio lasciarvi e sistemare le vostre cose. Se avete bisogno noi siamo disponibili. Anche nel caso cercaste una babysitter per Felix. Ho un passato da educatrice- nonna Rea fece una proposta che Mirren sperò davvero che Johanne rifiutasse, e poi fece cenno a Mirren di seguirla verso casa.

Mirren non se lo fece ripetere due volte.

-È davvero, davvero gentile. Spero di non approfittarne troppo presto ma ammetto che mi salverebbe la vita- sorrise Johanne, prima di salutarla.

-Non faccia complimenti- insistette nonna Rea.

Mirren scosse la testa, e una volta dentro casa, nonna Rea lo guardò severa, con le mani sui fianchi.

-È questo il modo di comportarsi con degli estranei?- lo riprese, Mirren fece di nuovo il muso.

-Io non voglio fare amicizia con quel bambino!- insistette.

-Di certo non con questo atteggiamento- nonna Rea scosse la testa, e decide di lasciar perdere.

-Volevo darti una bella fetta di torta al cioccolato per premiarti, ma dato che hai avuto un pessimo comportamento, ti dovrai accontentare di latte e cereali- indicò la cucina con fare severo, e Mirren fu in procinto di obiettare, ma si trattenne, e sbuffò.

-Non me ne pento!- esclamò, orgoglioso, facendo sospirare sua nonna.

 

Purtroppo per Mirren, l’invito di nonna Rea venne accolto già quel pomeriggio.

Johanne si era presentata davanti alla porta di casa di Mirren con un’espressione afflitta, occhi stanchi, e la supplica, davanti a nonna Rea, di tenere Felix per massimo un’ora, dato che doveva scappare a lavoro e suo marito era stato trattenuto oltre il suo orario.

Nonna Rea era stata entusiasta della cosa, e aveva accolto Felix in casa con tutti gli onori, offrendogli anche la torta al cioccolato che sarebbe spettata a Mirren di diritto.

Aveva poi incoraggiato i due a giocare insieme in giardino, dato che era una bella giornata estiva, e Mirren si era messo sull’altalena e aveva fatto il muso, cercando di trasmettere al bambino irritante quanto poco volesse averlo intorno.

Il bambino non aveva però recepito, sicuramente era molto stupido, perché si era messo nell’altalena accanto alla sua, e aveva provato a parlare.

I suoi cartoni preferiti, i giochi, un libro che aveva letto insieme a sua madre la sera prima, e la città dove era stato.

Aveva parlato un po’ di sé, cercando di incoraggiare Mirren a fare altrettanto, e si era zittito solo dopo parecchi minuti in cui era stato completamente ignorato, come fosse un fantasma.

-Mi odi, vero?- aveva chiesto dopo un po’ di tempo nell’agognato silenzio.

Mirren sollevò gli occhi al cielo, irritato.

-Sì- rispose senza peli sulla lingua, girandosi finalmente a guardarlo per mostrargli tutto il suo disprezzo, ma sentendosi leggermente in colpa quando vide i suoi occhi lucidi pieni di lacrime pronte ad uscire.

Che bambino!

…però effettivamente forse Mirren, che era più maturo, sarebbe dovuto essere meno diretto, no?

-Io non volevo venire qui, però- si lamentò Felix, in tono di scuse.

-E io non volevo che venissi- Mirren alzò le spalle, chiedendosi il perché di quello che il bambino aveva appena detto.

-Non è colpa mia se i miei genitori si sono trasferiti, io volevo restare con i miei amici dell’asilo! Avevo tanti vicini simpatici. Ho lasciato anche la mia fidanzata- Felix incrociò le braccia, iniziando a lamentarsi.

Era la prima volta che faceva il muso. Venendo da uno che aveva riso quando era caduto di faccia a terra, sembrava davvero strano.

L’astio di Mirren iniziò a scemare.

Le persone tristi le capiva meglio di quelle allegre.

-Non puoi fidanzarti a cinque anni, sei troppo piccolo- obiettò, guardando la cosa con logica.

-Sì invece! Se trovi il vero amore puoi fidanzarti anche a cinque anni- obiettò Felix, scaldandosi.

-Beh ma devi aspettare altri venti anni, è tanto- Mirren non aveva la più pallida idea di come funzionasse la legalità per sposarsi, oppure non era ancora un grandissimo esperto di matematica, dato che aveva solo cinque anni. O entrambe le cose.

-Venti anni passano in fretta- Felix fece spallucce.

-Meh, non penso proprio- Mirren scosse la testa.

-Comunque non devi per forza essere mio amico, se non vuoi, ma sei l’unica persona che conosco in questa città…- Felix tagliò corto e tornò alla situazione iniziale.

-Conosci anche nonna Rea, i tuoi genitori, Petra che hai visto prima…- obiettò Mirren.

-Intendo della mia età!- insistette Felix, indicandolo e poi indicando sé stesso.

-Oh… e quindi?- Mirren non capiva che differenza ci fosse -Anche tu sei l’unico bambino della mia età che conosco- aggiunse, alzando le spalle.

-Cosa? Davvero? Stavo per chiederti se potevi farmi conoscere amici tuoi- Felix iniziò a dondolarsi sull’altalena, abbattuto.

A Mirren venne quasi da ridere per la sua enfasi, ma fece finta di niente.

-E invece non conosco nessuno- insistette, scuotendo la testa.

-No, conosci tua nonna, i tuoi genitori, i miei genitori…- gli fece notare Felix.

Mirren lo guardò con un sopracciglio inarcato, e notò che Felix stava ridacchiando tra sé.

-Che?- chiese, confuso.

Nessuno l’aveva mai preso in giro così prima d’ora.

-Sto scherzando- gli fece notare Felix, divertito.

Mirren lo guardò qualche secondo, senza parole, poi si rese conto della battuta.

…e scoppiò a ridere senza potersi trattenere, sorprendendo non poco sia Felix, che a momenti cadde dall’altalena, sia sua nonna, che non l’aveva mai sentito ridere e per un attimo temette che stesse piangendo.

Felix si unì alla risata, e per un attimo sembrarono due normali bambini di cinque anni.

Poi Mirren provò a darsi un certo contegno, imbarazzato dall’essere crollato così rovinosamente.

-Mi sei ancora antipatico- informò Felix, che però non sembrò prendersela.

-Anche tu mi stai antipatico- gli rivelò, con un sorrisino che sembrava dire tutto il contrario -Ma finché non inizia la scuola, possiamo giocare insieme?- chiese poi, guardandolo con occhi da cucciolo.

Mirren lo guardò come se fosse pazzo.

-Perché dovrei giocare insieme a te? Mi stai antipatico- chiese in tono ovvio.

-Beh, perché conosci solo me, e io conosco solo te, e poi quando inizia la scuola ci facciamo altri amici e smettiamo di giocare insieme- spiegò Felix.

Il suo tono in effetti non faceva una piega.

-Tu a cosa giochi?- chiese Mirren, non ancora convinto.

-A tante cose! Con le bambole, le macchinine, mi piace fingere di essere un supereroe… oh, e mi piace tanto disegnare!- 

-E vedere i cartoni animati- ricordò Mirren, dando a vedere che aveva sentito almeno in parte il monologo del bambino.

-Sì! Adoro quelli Disney!- ripeté lui, annuendo con entusiasmo.

Mirren ci pensò ancora un po’ su.

Se giocava con Felix avrebbe fatto felice sua nonna, e poi era solo una cosa temporanea.

-Va bene- cedette infine -Ma solo ogni tanto, quando proprio ti annoi- aggiunse poi, con aria di superiorità.

Felix acconsentì, ritornando sorridente come prima, e per la prima volta, a Mirren quel sorriso, quei riccioli biondi, e quell’iperattività non sembrarono poi così odiose.

E, inutile dirlo, quelle poche volte iniziali si trasformarono in un’estate piena di giochi e avventure infantili.

Almeno fino al primo giorno di elementari.

…ma questa è un’altra storia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(A.A.)

Nel sondaggio sulle side stories avete chiesto in tanti il primo incontro tra Clover e Diego, Amabelle e Petra e Felix e Mirren. Siccome il primo è troppo lungo e il secondo avviene dopo questo, ho deciso di partire da Felix e Mirren, ed è stato divertente.

L’ho scritto perché avevo voglia di fluff e interazioni pucciose tra bambini.

Spero che i pochi che ci daranno un’occhiata apprezzeranno.

 

 

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Capitolo 5
*** Proposta imprevista (se aspettavi sedici ore non rovinavi tutto!) ***


Proposta imprevista (se aspettavi sedici ore non rovinavi tutto!)

 

Nota iniziale: Questa one shot si svolge dopo la conclusione della storia, quindi se non si è finito Corona Crew non conviene leggerla, perché ci saranno spoiler

 

Mirren aveva organizzato tutto nei minimi e più accurati dettagli, e stava lavorando e progettando il momento della sua proposta di matrimonio da mesi, MESI! 

E finalmente era a sedici ore dalla fatidica domanda, e non c’era stato alcun imprevisto.

Sarebbero andati alla galleria d’arte, luogo del loro primo appuntamento ufficiale, e una volta giunti alla mostra temporanea, Mirren si sarebbe inginocchiato, avrebbe preso l’anello che sua nonna gli aveva lasciato, appartenente alla sua famiglia da generazioni (e fatto sistemare per l’occasione) e gli avrebbe posto la fatidica domanda.

Ovviamente la scelta del luogo non era solo per una questione di nostalgia, sia mai. Aveva pagato una cifra enorme per allestire al posto della solita mostra temporanea, una collezione di foto di loro due, e disegni di Felix di loro due, e Amabelle e Petra sarebbero state lì a riprendere tutto da telecamere professionali poste in tutta la sala. Le immagini sarebbero servite per creare un filmino da mostrare al matrimonio.

Era stato quasi impossibile organizzare tutto alle spalle di Felix, dato che il suo ragazzo lavorava alla galleria d’arte, e il responsabile della sicurezza di quel luogo era un chiacchierone senza pari. Ma con l’aiuto del direttore del museo, Mirren era riuscito nell’impresa, e non vedeva l’ora di arrivare al giorno successivo, per mettere in scena il suo piano grandioso.

Sarebbe andato tutto perfettamente!

E non era solo una speranza ottimista, ma un dato di fatto.

Non c’era modo che le cose potessero prendere una brutta piega, perché Mirren aveva messo in conto qualsiasi cosa.

Amabelle mandava inavvertitamente a fuoco le foto in mostra? Nessun problema, Mirren ne aveva preparate dieci copie per sicurezza.

La galleria subiva una perdita e si allagava completamente? Tutto sistemato, Mirren aveva già predisposto un idraulico pronto ad intervenire.

Il direttore si lasciava sfuggire al responsabile della sicurezza che c’era una sorpresa per Felix? Niente da temere, Mirren aveva già chiesto a Mathi di bloccare qualsiasi messaggio da parte di Tyson in modo che non potesse avvertire Felix neanche per sbaglio (a dire il vero questo blocco andava avanti ormai da un mese, ma per fortuna Felix non se n’era accorto).

Un meteorite cadeva sulla galleria d’arte distruggendo tutto? Mirren aveva pensato anche a quella possibilità, e aveva preparato un allestimento di fortuna da posizionare sui resti della galleria d’arte distrutta.

Niente gli avrebbe rovinato quella proposta! 

ASSOLUTAMENTE NULLA!

E sapete cosa si dice nei post tumblr di scrittura creativa: quando un piano è destinato a fallire, illustralo prima ai lettori, così sanno come sarebbe dovuta andare a capiscono i problemi che sopraggiungono. 

Quindi sì… qualcosa rovinò quella proposta.

O meglio qualcuno.

Qualcuno che in quel momento, mentre Mirren, distrattamente, stava nel suo studio a revisionare dei documenti di lavoro, era sdraiato a terra, a disegnare su carta.

C’erano un divanetto e una poltrona in quella stanza, ma niente, Felix era a terra, perché sì.

Entrambi in abiti da casa, Mirren vagamente più elegante di Felix, ma solo perché indossava ancora la camicia che aveva messo a lavoro sopra i pantaloni della tuta mentre il suo ragazzo (e futuro fidanzato) era in t-shirt e pantaloncini.

Era luglio dopotutto, faceva caldo.

E il giorno successivo sarebbe stato il loro terzo anniversario da quando si erano messi insieme ufficialmente.

Quale giorno migliore per chiedergli di sposarlo, no? 

E poi avrebbero avuto un bellissimo matrimonio senza badare a spese, che sarebbe stato organizzato anch’esso nei minimi dettagli in modo che nulla andasse storto.

E sì, Mirren stava già pensando al matrimonio, perché era sempre meglio progettare le cose con largo anticipo.

-Secondo me dovremmo sposarci in primavera, tipo Aprile o massimo a Maggio. A nessuno piacciono i matrimoni estivi, fa troppo caldo!- Felix ruppe il silenzio, parlando con nonchalance, e continuando a disegnare.

-Già, ci stavo pensando anche io. Direi i primi di maggio, è un periodo ideale, e abbiamo abbastanza tempo per organizzare. Anche l’autunno non è male. Fine Settembre o inizio Ottobre, ma poi avremmo poco tempo per progettare il tutto, dato che è dietro l’angolo- rispose Mirren, tranquillamente, e senza rendersi conto che c’era qualcosa che non andava, dato che stava lavorando nel frattempo, e il matrimonio era davvero nella sua testa, come se Felix avesse già detto di sì.

Il suo ragazzo e futuro promesso sposo ridacchiò.

-Già, avevo pensato anche io a Ottobre, e francamente mi andrebbe alla grande, ma so che se non ci sono almeno cinque mesi di preparazione non puoi sposarti sereno, quindi sono disposto ad aspettare, anche se non vedo l’ora- Felix gli lanciò un’occhiata piena di amore, e Mirren fece altrettanto, dimenticando i suoi documenti.

-Anche io non vedo l’ora, Felix- rispose, concentrandosi completamente su di lui.

…e rendendosi finalmente conto del problema.

Perché stavano parlando di matrimonio?!

Sgranò gli occhi, e si alzò in piedi.

-Aspetta, Felix, di che stai parlando?- chiese, iniziando a ripercorrere tra sé la conversazione e i giorni precedenti per capire come Felix avesse scoperto il suo piano.

-Del matrimonio, ieri io… aspetta…- Felix si mise a sedere, poi osservò le dita di Mirren, con un sopracciglio inarcato, poi impallidì -…oh, ecco cosa mi ero dimenticato- disse poi, arrossendo appena.

-Dimenticato?- Mirren era incredulo. 

Il giorno prima, lui e Felix erano andati ad un appuntamento al Violin’s key, il loro ristorante preferito. Era stata una serata particolarmente magica, persino per i loro standard, e come sempre erano stati così intenti a godersi della compagnia reciproca, e a chiacchierare, che Mirren non si era accorto del tempo che passava, e quando erano tornati a casa, beh, il fatto che dovesse svegliarsi presto per andare a lavoro era passato in secondo piano.

Ma cosa c’entrava una bellissima serata con un matrimonio?

A meno che…

-Felix, cosa hai dimenticato?- Mirren non voleva saperlo, proprio non voleva, ma la domanda gli uscì dalla bocca prima che potesse censurarsi.

E la faccia di Felix, imbarazzata e chiaramente colpevole, rispose alla sua domanda confermando la sua peggior paura senza bisogno di parole.

-Beh… ehm.. puoi aspettare qualche secondo qui? Devo prendere una cosa in camera… o la giacca è finita in salotto?- Felix si alzò e iniziò ad avviarsi alla porta, ma Mirren fu più veloce e si mise davanti a lui, bloccandogli ogni via d’uscita.

-Felix ti giuro che se provi a fare quello che vuoi fare io…- non aveva grandi minacce contro di lui, a dire il vero, ma era davvero furioso.

Come poteva Felix pensare di fargli la domanda lì, in abiti da casa, in quel momento, e soprattutto… sedici ore prima della proposta perfettamente programmata di Mirren?!

-Ehi, perché questa veemenza?! Ti stava piacendo parlare del matrimonio- Felix lo prese in giro, incrociando le braccia offeso.

Mirren era fumante di rabbia, a denti stretti, e cercava con tutto sé stesso di mantenere una faccia a poker convincente e non mostrare cosa gli passava per la testa.

Felix lo leggeva troppo bene, purtroppo.

Sgranò gli occhi, colto da un’illuminazione.

-Aspetta… tu…?- cominciò a supporre, indicando il ragazzo a bocca aperta.

-No! Io… ugh! Non potevi aspettare un giorno?! Sedici ore almeno! Mesi di lavoro buttati al vento!- ormai arrendendosi al fatto che Felix aveva rovinato tutto, Mirren si mise le mani tra i capelli, superò Felix, e iniziò a battere la testa contro il muro.

Aveva programmato ogni singolo imprevisto, ma mai nella vita avrebbe potuto pensare che Felix l’avrebbe battuto sul tempo.

E non perché non credesse che Felix avrebbe voluto chiedergli di sposarlo, ma perché se avesse voluto farlo, era chiaro che Mirren l’avrebbe capito subito, dato che, come si poteva evincere dalla proposta imprevista, Felix non era granché con quel tipo di preparazioni.

…aveva sottovalutato grandemente le sue capacità.

…o forse no dato che la proposta non gliel’aveva neanche fatta!

Che fastidio!

-Awww, addirittura mesi? Io ci penso solo da qualche settimana. Ed è anche troppo, vista la mia impulsività, ma volevo fare le cose per bene… beh…- Felix si osservò, osservò Mirren (che era ad un passo dal procurarsi una commozione celebrale) e poi si sistemò i capelli imbarazzato -…quantomeno ci ho provato- borbottò tra sé, diventando più rosso.

-Sedici ore, Felix! Era tutto perfetto!- ripeté Mirren, indicandolo con tono accusatorio, e aumentando la sua irritazione nel notare che Felix non sembrava affatto dispiaciuto, ma lo guardava con occhi brillanti e un sorrisino intenerito e pieno di amore.

Come poteva avercela con la persona che amava più al mondo?!

Come osava tale persona manipolarlo con quello sguardo in modo che Mirren non ce l’avesse con lei?!

-Ti odio!- disse con enfasi, non intendendo neanche una parola.

-Su, Mirr, fingo di non saperlo, e domani farò il sorpreso. Guarda, guarda la mia faccia sorpresa: Woah! Mirr! Non me l’aspettavo! Sì! Ti voglio sposare!- Felix fece un’imitazione immensamente irrealistica di una reazione genuina, e Mirren ritornò a battere la testa contro il muro.

-Non spoilerare la tua reazione! Ecco, ora non ha proprio senso! Uffa!- si lamentò.

-Opsie! Scusa!- Felix si portò le mani alla bocca, per evitare che altre parole uscissero fuori.

Ci furono alcuni secondi di silenzio nei quali Mirren smise di procurarsi una commozione celebrale, e iniziò a riflettere per davvero su ciò che era appena successo.

Effettivamente, quella era la situazione più da Felix dell’intero universo.

Solo Felix poteva dimenticarsi di fare la proposta e iniziare comunque a parlare di matrimonio come se l’avesse fatta. Tra parentesi, dando per scontato che Mirren avrebbe accettato… cosa che sì… avrebbe fatto.

E se tutti i piani di Mirren fossero andati in fumo la sera prima, con la ufficiale proposta di Felix che l’aveva battuto sul tempo, non sarebbe stata la stessa cosa. Sarebbe stato meno da Felix di quello che stavano vivendo ora.

-Beh… io… vado a preparare la cena e a piangere di gioia da qualche altra parte… vuoi pollo o hamburger?- Felix interruppe quel silenzio con voce fintamente rilassata che tradiva dei singhiozzi, e quando Mirren si voltò verso il suo ragazzo, confermò subito che stava piangendo, anche se provava a trattenersi in tutti i modi.

Il sorriso smagliante che esibiva dietro le mani che provavano a nasconderlo alla vista lo rassicurò sul fatto che quelle fossero lacrime di gioia.

E Mirren, sospirando, capì che non esisteva momento migliore di quello.

Fortuna che teneva sempre l’anello al proprio dito.

Si avvicinò a Felix.

Dai, poteva trasformare l’allestimento per la proposta di matrimonio nella festa di fidanzamento.

-Uh? Facciamo pollo?- provò a suggerire Felix, indicando la porta e iniziando ad indietreggiare.

-Sta zitto, Durke- Mirren gli lanciò un’occhiataccia, prima di mettersi in ginocchio.

Felix rimase pietrificato, e sgranò gli occhi.

-…Mirr?- chiese in un sussurro.

-Ho passato gli ultimi cinque mesi a preparare la mia proposta di matrimonio in ogni singolo dettaglio. Luogo, giorno, come evitare gli imprevisti, metodologia, e discorso. Non hai idea delle ore passate tra stesura e prove allo specchio del discorso perfetto per la proposta di matrimonio…- cominciò il discorso in tono irritato, andando completamente fuori copione.

-…non che servisse a qualcosa, dato che già così sei una valle di lacrime- borbottò poi tra sé, indicando Felix che in effetti singhiozzava della grossa davanti a lui.

-Ci sto provando a trattenermi, giuro, ma sono troppo felice, Mirr- si giustificò Felix, asciugando le lacrime al meglio, ma senza successo.

Mirren non riuscì più a tenere il muso, e abbozzò un affettuoso sorriso.

-Sai, Felix…- tornò al discorso -…avevo progettato ogni cosa, per cinque mesi… e tu sei riuscito a rovinarlo comunque- era incredulo di fronte a tale talento.

-Scusa- Felix non sembrava affatto dispiaciuto.

-No, non scusarti, perché non avrei potuto desiderare di meglio, in realtà- il sorriso di Mirren aumentò -Perché è così da te, rovinare ogni mio piano. Avevo programmato tutta la mia vita fin da quando ero piccolo, e tu sei sempre stato l’imprevisto a tutto, la variante, la rotella fuori posto nell’ingranaggio perfetto che era la mia vita. E per tutto il tempo sei sempre rimasto imprevedibile, e unico, e sempre pieno di nuove cose da farmi provare. Mi hai preso per mano e trascinato fuori dall’autostrada dritta e nelle curve delle stradine di campagna- riuscì a metterci un po’ di quello che aveva già programmato, ma funzionava molto meglio in quella circostanza.

Forse inconsciamente si era già preparato all’inevitabile imprevisto che non sarebbe riuscito a prevedere.

-…letteralmente- commentò Felix, pensando alle lezioni di guida che avevano svolto insieme agli inizi della loro relazione.

-Oh sì, parlavo per esperienza. E sebbene a volte sono finito in un vicolo cieco, o ho rischiato di essere preso da un cinghiale…-

Felix ridacchiò.

-…non voglio neanche osare immaginare la mia vita senza i tuoi imprevisti. Perché sono la cosa più bella del mondo. Tu sei la cosa migliore che mi sia mai capitata. E voglio passare il resto della mia vita con te. So che passeremmo la vita insieme anche se non ci mettessimo un anello al dito, ma voglio rendere ufficiale il nostro amore, legarmi a te per sempre, e vorrei, con tutto il cuore, che questo sia l’anello al tuo dito- Mirren si tolse l’anello dall’anulare. Aveva tenuto quel momento per ultimo, perché quel gioiello era un simbolo importante. 

E Felix lo sapeva benissimo, infatti trattenne bruscamente il fiato, sgranando gli occhi.

-L’anello di nonna Rea…!- esclamò, sorpreso. Mirren gli prese la mano.

-Già, l’anello di nonna Rea. Mi sono sempre chiesto perché avesse deciso di dare a me la parte maschile del set, e a Petra quella femminile, dato che si è fatta promettere che un giorno lo dessi alla persona che avrei amato e con la quale avrei passato il resto della mia vita…- ricordò con affetto il giorno in cui sua nonna, poco prima di morire, gli aveva affidato quel cimelio, con la sua burbera sicurezza e dolcezza.

-…ora capisco che sapeva dall’inizio come le cose sarebbero andate a finire. Mi sento stupido ad averci messo così tanto, ma ti prego, Felix, amore della mia vita, migliore amico che io abbia mai avuto… puoi concedermi l’onore sposarti?- Mirren gli prese la mano, e lo guardò negli occhi, pronto a mettergli l’anello al dito. L’aveva fatto allargare leggermente in modo che gli calzasse come un guanto.

E in quel momento Felix, che già era un disastro piangente, crollò completamente.

Provò ad aprire la bocca per confermare, ma le parole non gli uscivano, quindi si limitò ad annuire, e sollevò il dito per permettere a Mirren di metterci l’anello.

-Non… non potrei… imm_immaginare una… una prop_osta… migliore- disse dopo qualche secondo, tra i singhiozzi.

Mirren, con le lacrime agli occhi a sua volta, ma più bravo a nasconderlo, sorrise, e si rimise in piedi, prendendo il volto del suo promesso sposo tra le mani.

-Fidati, Felix… avessi aspettato sedici ore, ne avresti ricevuta una migliore- sdrammatizzò, dandogli un bacio sulla fronte.

-No, qualsiasi tua proposta sarebbe stata la migliore del mondo, per me- Felix scosse la testa, e poi diede a Mirren un bacio sulle labbra, intenso, pieno di emozione, e di gioia.

-Ti amo tantissimo, Mirren!- disse poi, separandosi, e provando ad asciugare le lacrime che ancora scorrevano lungo le sue guance.

-Ti amo anche io, nonostante tutto. Non so se essere rammaricato o felice che questo momento non sia stato immortalato- osservò, tenendo strette le mani di Felix, e riflettendo sul fatto che fossero soli ma anche decisamente poco presentabili.

Tranquillo, Mirren, ci sono io che ho segnato tutto quanto!

-Beh, l’agente dell’FBI assegnato a noi ci ha osservato dal computer- Felix indicò il laptop lavorativo di Mirren, sulla scrivania e bloccato per la mancata attività, e lo salutò.

Mirren guardò invece il fidanzato, un misto tra esasperato e completamente catturato. Felix era un idiota, ma era il suo idiota, e lo sarebbe stato per sempre.

Non trattenne un sorriso a tutto denti.

-Non vedo l’ora di scoprire come rovinerai anche il matrimonio- borbottò, scompigliandogli i capelli.

Felix ridacchiò, e gli diede una spinta amichevole.

-Almeno non ti annoi con me- gli fece una linguaccia. Non provò neanche a promettere di non rovinare nulla, perché sapeva che era una promessa che non poteva mantenere.

Poi si girò l’anello sul dito.

-Wow...- lo osservò con affetto. Era incapace di esprimere con altre parole l’emozione che provava.

Non che servissero, dato che i gesti erano abbastanza.

A vederlo così emozionato, Mirren fu felice che le cose fossero andate così, e soprattutto che fosse riuscito a tenere tutta per sé la reazione adorabile del suo promesso sposo.

Promesso sposo… suonava davvero bene.

-Felix… non so tu, ma non ho molta voglia di preparare la cena- gli si avvicinò, con fare ammiccante.

Felix gli rispose con uno sguardo malizioso.

-Neanche io ho molta voglia di preparare qualcosa…- si avvicinarono, con sguardo eloquente.

-Questo significa solo una cosa…- continuò Mirren, contando con le dita fino a tre.

-Cena dolce con gelato e maratona di Steven Universe!- dissero insieme subito dopo, scoppiando poi a ridere.

-Ottimo modo di festeggiare- Felix annuì, prendendo il promesso sposo per un braccio e incoraggiandolo a dirigersi in cucina.

-Fortuna che domani non devo lavorare- borbottò Mirren, seguendolo.

Perché no, non avrebbero passato la notte soltanto a vedere un cartone per bambini e a mangiare gelato!

Ma questa storia è a rating verde, quindi accontentatevi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(A.A.)

Sappiate che l’idea dell’imbarazzante proposta Ferren mi è venuta da una incorrect quote (sì, sono una di quelle persone che cercano le incorrect quote da far dire ai propri personaggi): 

“Felix: I'm thinking a spring marriage, or maybe fall. I don't want it to be cold, though.

Mirren: Love, we aren't even engaged.

Felix: ...So that's what I forgot to do last night.”

E non potevo non rendere canon il tutto.

È troppo da Felix dimenticarsi di non aver chiesto a Mirren di sposarlo, e rovinare inavvertitamente la proposta perfettamente programmata di Mirren.

Mi mancava un sacco scrivere di loro, anche se è passato meno di un mese. Wow, come passa il tempo.

E credo che sia una delle cose più tenere che ho scritto negli ultimi tempi. Ho adorato ogni riga di questa one shot. 

Mi sono davvero commossa scrivendo dei miei due bambini che finalmente si sono fidanzati. Awww.

Spero che sia piaciuta anche a voi, e soprattutto che qualcuno leggerà questa storia perché mi sa che nessuno sta leggendo questa raccolta :-/

Vabbè, un bacione e alla prossima :-*

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Capitolo 6
*** Cronache dell'accademia di Agaliria: Primo giorno ***


Cronache dell’accademia di Agaliria: Primo giorno

 

Nota iniziale: Questa one shot è la prima di una serie, probabilmente, e si svolge dopo la fine della storia principale, quindi è sconsigliato leggerla se non si è completata Corona Crew.

Inoltre tutte le parti in corsivo sono teoricamente dette in tedesco.

Quelle in grassetto sono in francese.

 

Borsa di studio: presa.

Approvazione del re: conquistata.

Trasferimento: completato.

Jet leg: quasi del tutto superato.

Profilo: molto molto basso.

Ansia ed eccitazione insieme: alle stelle!

Max era già stato all’Accademia di Agaliria per finalizzare i dettagli della propria iscrizione e per sostenere il test di ammissione e quello per la borsa di studio, ma quello sarebbe stato il suo primo giorno di lezione ufficiale, e non stava più nella pelle.

Non che fosse uno studente alle prime armi, dato che aveva conseguito sia una laurea breve che una magistrale in archeologia, ma arte e politica erano due cose molto, molto diverse.

Anche se non era solo politica che avrebbe dovuto studiare, ma politica, economia, lingue e un triliardo di altre cose tra cui etichetta.

L’accademia di Agaliria era un’istituzione di elite. Probabilmente l’unico motivo per cui Max era riuscito ad ottenere una borsa di studio, era la sua relazione con la principessa del regno di tale scuola d’elite, ma non gli piaceva pensare che fosse raccomandato, solo con una preparazione avvantaggiata.

L’esame per la borsa di studio, dopotutto, l’aveva conseguito con le sue sole forze, studiando per più di nove mesi senza neanche un secondo di respiro.

Pensate che su Duolingo aveva raggiunto la lega Diamante ed era al primo posto da così tanti giorni che il gufetto omicida gli faceva addirittura i complimenti quando entrava nell’applicazione, e non gli mandava notifiche per ricordargli di studiare con inquietanti messaggi del calibro di “Come si scrive “MORIRE” in spagnolo? Entra nell’app e scoprilo”.

Quando aveva un po’ di tempo libero per entrarci dato che lo studio del tedesco, del francese e dello spagnolo erano riservate al suo tempo libero quando non era impegnato con storia, politica, economia eccetera.

Insomma, ora che finalmente era entrato all’accademia, sperava che quantomeno il primo giorno sarebbe riuscito a respirare, e imparare con l’aiuto dei professionali insegnanti.

Non aveva idea che la sua sofferenza era solo all’inizio.

Ma andiamo con ordine.

Il primo appuntamento della giornata fu l’orientamento, con il rettore e tutti gli insegnanti.

Come si confaceva ad un futuro re di Agaliria, Max si diresse nell’aula principale con ben quaranta minuti di anticipo, e fu piuttosto rassicurato nel rendersi conto di essere stato il primo.

Aprì il fedele (solo a lui) Duolingo per ripassare un po’ il suo tedesco, nell’attesa che la sala si riempisse.

E gli studenti non tardarono ad arrivare.

I primi furono due fratelli dagli abiti estremamente eleganti e la carnagione scura. Entrarono entrambi, soprattutto la sorella, con energia e sicurezza.

-Visto, siamo i pri…- ma la voce della ragazza, che parlava francese, si spense e il suo volto si incupì quando notò Max seduto in prima fila, che fece loro un sorriso e un cortese e formale cenno di saluto.

Oltre a lui, c’era solo un’altra persona tra gli studenti a non essere di nobili origini, quindi era meglio comportarsi a modo con tutti quelli che vedeva.

-Ah, sei stata battuta- ridacchiò il fratello, prendendola in giro. Lei lo guardò storto, e si sedette lontana da Max, sempre in prima fila, e a braccia incrociate.

Max valutò l’idea di fare conversazione, ma il linguaggio del corpo di entrambi era piuttosto chiaro, e imponeva di non disturbare, quindi tornò alla propria lezione di tedesco su telefono.

Molto presto giunsero anche un gruppo compatto di nobili che parlavano amabilmente tra di loro, e si misero da un’altra parte ancora della sala, senza degnare i presenti né di uno sguardo, né tantomeno di un saluto.

Forse i due fratelli erano isolati anche tra i nobili. Poteva essere un’occasione per avvicinarsi a loro. Max sapeva di aver bisogno di conoscenze e alleati in quella giungla. Non poteva sopravvivere solo con le sue forze.

Ma prima che potesse provare ad approcciarli, un altro paio di persone entrarono, tra cui una ragazza con stile preppy e lunghissimi capelli, e un ragazzo con gli occhiali e i capelli rossi, e si aggregarono a loro, come se li conoscessero da sempre.

Un gruppo era molto più difficile da approcciare rispetto ad una coppia.

Quando mancavano circa dieci minuti all’orientamento, arrivarono anche i professori, e il rettore, che controllarono la stanza, e sorrisero verso le persone in anticipo. Iniziarono a preparare il materiale. Max decise di mettere da parte il telefono perché era irrispettoso usarlo, e tirò fuori un libro di economia, per portarsi avanti con lo studio.

Era l’unico che si stesse dando pena per studiare. Forse era irrispettoso anche leggere davanti a professori e al rettore, ma non poteva perdere ben dieci minuti a girarsi i pollici, e a differenza di quasi tutti gli altri lì dentro, lui non aveva avuto una istruzione nobile, e non si preparava alla politica da tutta la vita.

A cinque minuti dall’inizio dell’orientamento, finalmente gli ultimi due studenti arrivarono. Entrambi biondi, entrambi che Max conosceva per motivi diversi, ma completamente opposti sotto ogni punto di vista.

Uno di loro arrivò trafelato, vestito elegante ma malmesso, salutò con profondo rispetto, e si sedette nel primo posto disponibile riprendendo fiato e cercando di asciugare il sudore palese sulla sua fronte. Max non conosceva il suo nome, ma l’aveva visto al test di ammissione per ottenere la borsa di studio, e gli aveva fatto una buona impressione.

Il secondo sembrava annoiato, vestito estremamente elegante, salutò quasi distrattamente e si avvicinò al gruppo dei nobili irrispettosi, che era dall’altra parte della stanza, ignaro di essere sì, in anticipo, ma in ritardo per i tempi richiesti da quel luogo. Era Bastien Borsche, duca, ex promesso sposo della principessa Veronika e unica persona al mondo che provava per Max un senso di profondo odio, dato che il ragazzo era piuttosto amabile in generale.

Un’insegnante, che aveva un blocco per appunti tra le mani, segnò un paio di informazioni, e poi fece cenno al rettore, che si alzò in piedi.

Max si affrettò a chiudere il libro e a mettersi in ascolto.

-Bene, ora che siamo tutti, è il momento di cominciare con l’orientamento. Innanzitutto devo ammettere di essere piacevolmente colpito dall’anticipo che avete dimostrato. Come sapete tutti quanti, la puntualità è dei gentiluomini, mentre l’anticipo è dei re. E non tutti voi diverrete dei sovrani, ma se siete qui di certo non escludete l’idea. E sarà questo il nostro compito: farvi diventare dei perfetti pilastri per il nostro piccolo ma florido regno- iniziò il discorso. 

Un basilare discorso di inizio anno, solo leggermente più pomposo e formale.

I professori illustrarono le rispettive materie, gli orari, e risposero a varie domande sui corsi. Non ce ne furono molte, dato che porre delle domande significava ammettere di non sapere qualcosa, ed era inconcepibile a molti nobili di alta classe.

-Bene, ora prima di salutarci, ho una sorpresa per tutti voi: direttamente dal palazzo, ho l’onore immenso di presentarvi, anche se molti di voi la conoscono già, la principessa Veronika Laura Krone di Agaliria- alla fine, il rettore si alzò, insieme ai suoi colleghi, e presentò l’ultima persona che Max si sarebbe aspettato di vedere in quel momento, e il motivo per il quale era lì in primo luogo.

Fu il primo studente ad alzarsi, mentre dalle porte entrava composta la principessa del regno, unica erede, e donna che Max amava con tutto il cuore.

Non riuscì a trattenere un enorme sorriso alla sua vista, ed era rimasto così incantato che per poco si dimenticò di inchinarsi quando raggiunse il palchetto dove era posta la cattedra.

-Prego, risedetevi- la principessa incoraggiò gli studenti con un cenno, prima di sedersi accanto al rettore.

-A dire il vero sarebbe dovuto essere mio padre a dare il via all’anno scolastico, ma l’accademia di Agaliria è un progetto che mi sta particolarmente a cuore…- la principessa cominciò il suo discorso, e fece un enorme sorriso in direzione di Max, cercando di essere comunque discreta.

-…pertanto ho insistito per essere io la responsabile del discorso di benvenuto. Ero ansiosa di vedervi tutti. Non sarà una passeggiata, ma spero vivamente di lavorare con voi un giorno. Diamo del nostro meglio per rendere Agaliria un regno sempre più prospero. Ma non solo Agaliria, ovviamente. Cerchiamo di imparare, migliorarci, e rendere il mondo intero un posto migliore: con giuste regole, privo di discriminazione, in armonia con la natura che ci circonda, e mantenendo vive le tradizioni patrimonio fondamentale della nostra cultura senza per questo restare troppo ancorati al passato. Il cambiamento e il futuro sono anche nelle nostre mani- sebbene Veronika avesse imparato il discorso a memoria, lo disse con tale convinzione e dolcezza che nessuno poteva dubitare che venisse dal cuore. Guardò tutti loro, uno a uno, dritti negli occhi, prima di continuare.

-Lo so, è un po’ utopistico, ma bisogna puntare oltre la galassia se si vogliono raggiungere le stelle. Ora, andando più sul pratico, il nuovo corso di studi dell’accademia di Agaliria è pensato per…- dopo l’incoraggiamento, Veronika spiegò il lato pratico dell’esperienza. Max aveva aiutato in parte a progettare il tutto, quindi sapeva buona parte delle informazioni, ma dalla bocca di Veronika uscivano ancora più incantevoli.

-Avete qualche domanda?- chiese poi la ragazza, rivolta agli studenti.

Max dubitava ce ne sarebbe stata qualcuna. Se gli orgogliosi nobili avevano evitato di fare domande ai professori per non risultare ignoranti, figurarsi se osavano porne alla principessa del regno, futura regina di Agaliria e possibile futura moglie di uno di loro, dato che la laurea di quel corso rendeva idonei alla corona, anche se non era venduta esclusivamente per quel motivo.

Sorprendentemente, una mano si alzò, e Max intuì da come il sorriso di Veronika si congelò sul suo volto, chi fosse colui ad averla alzata.

-Sì, duca Borsche?- la principessa diede la parola a Bastien.

-Solo una semplice specificazione: quindi chiunque si laureerà da qui potrà sposarti, giusto? Chiunque egli sia avrà il diritto di sposarti, non è così?- chiese, senza alcuna formalità, ma con tono estremamente irritato.

Max non lo biasimava del tutto, a dire il vero, dato che all’inizio dell’anno avrebbe dovuto sposarsi dopo un fidanzamento durato tutta la loro vita, ma non gli piacque comunque il tono che usò, affatto. Nessuno poteva permettersi di trattare Veronika in quel modo.

Cercò comunque di non girarsi a guardarlo e mantenere la calma come stava già facendo Veronika, che infatti non si scompose di una virgola.

-Una laurea in questa prestigiosa università certifica che si è adeguati a ricoprire un ruolo di rilievo nella politica nazionale e internazionale, quindi sì, chiunque abbia una laurea da questa università sarà idoneo a diventare eventualmente re. Ma ovviamente la decisione finale del mio coniuge spetterà a me e a mio padre. Lo scopo primario di questo corso non è trovarmi un marito, duca- rispose la ragazza, con fermezza e autorità.

-Quindi potremmo ritrovarci ad affidare il nostro amato regno ad uno straniero senza alcuna preparazione. Interessante decreto- Bastien lanciò una frecciatina dritta contro Max, cosa resa chiara dal fatto che aveva improvvisamente iniziato a parlare inglese, e il ragazzo chiamato in causa dovette far fronte a tutto il suo autocontrollo per non girarsi a guardarlo. Sentiva lo sguardo di tutti i nobili, e vedeva anche quello dei professori e del rettore, su di sé.

Era l’unico non europeo, uno dei due non nobili, e il più isolato in generale nei posti a sedere.

-La preparazione viene da questa università. Ed è aperta a tutto il mondo. Chiunque si trova qui in questo momento ha dimostrato di possedere le abilità necessarie per cominciare questo percorso, ma dovrà dare il massimo per dimostrare di meritarsi la laurea. E questo vale anche per te, Bastien- alla fine Veronika lasciò perdere completamente le formalità, pur restando professionale e composta, switchando senza alcun problema a sua volta la lingua.

Bastien non ribatté, ma lo sguardo torvo dei presenti in direzione di Max non si acquietò.

Veronika si affrettò a cambiare argomento.

-Altre domande?- chiese, riacquistando il sorriso.

Non ce ne furono.

-Perfetto! Vi auguro di passare uno splendido primo giorno. Sarò presente per numerose lezioni ed esami nel corso di questi anni. Non sono una studentessa ma sono comunque desiderosa di migliorarmi per essere una principessa esemplare, quindi spero che riusciremo ad avere un buon rapporto. Ora purtroppo devo andare. Ho delle faccende importanti da sbrigare a palazzo. Buona fortuna a tutti! E arrivederci, professori, e rettore- con un saluto verso di loro e un rispettoso e formale cenno del capo ai professori, la principessa uscì dalla stanza, elegante, perfetta. Memento del motivo principale per il quale Max era lì.

-L’assemblea è aggiornata. Tra venti minuti comincia la prima lezione di economia, siate puntuali- il rettore congedò gli studenti, che comunque aspettarono che tutti i professori fossero andati via per rilassarsi.

Max controllò l’orario, e decise di dirigersi direttamente nell’aula di economia.

Mentre usciva, notò finalmente lo sguardo di Bastien, che lo fissava con odio malcelato. 

Notò anche che tutti i posti accanto a lui erano vuoti, e nessuno sembrava voler intrattenere una conversazione con lui.

In quel momento, mentre attraversava le porte dell’aula, Max si rese conto di una cosa che fino a quel momento non aveva valutato: Bastien era stato isolato. In quel mondo di nobili che dovevano vincere a tutti i costi, essere l’ex fidanzato della principessa, che era stato praticamente abbandonato all’altare, era un’onta incancellabile. E le sue uscite di rabbia, molte delle quali erano finite sul giornale, non lo stavano aiutando affatto a riconquistare il favore del pubblico e dei nobili.

Tutti quelli che erano lì avevano il desiderio di conquistare il re e la principessa. E nessuno avrebbe preso le parti con una persona che chiaramente la principessa non sopportava.

Max aveva a lungo pensato che Bastien fosse il suo maggior rivale, ma ora si rendeva finalmente conto che era solo un poveraccio, per niente abituato a perdere, che aveva perso tutto e non sapeva come comportarsi.

Provò una certa pena per lui. 

Ma non aveva tempo di farsi prendere dall’empatia.

 

Dopo la prima lezione di economia c’era la pausa pranzo, ma Max non aveva tempo da perdere, perché doveva rivedere gli appunti, partecipare ad una lezione di spagnolo su Duolingo, e possibilmente preparasi alla lezione successiva.

Per fortuna si era preparato un’insalata fresca da mangiare a pranzo, in modo da non perdere tempo con la fila alla mensa.

Sì, la mensa era il luogo migliore dove stringere amicizia, ma Max doveva essere preparato, soprattutto quel giorno. Voleva fare una buona prima impressione ai professori. E aveva già avuto troppe difficoltà a seguire economia.

Più per la lingua che per i concetti, ma non era consolante.

Si sedette poco fuori dalla mensa su una panchina vicino alla fontana, con il suo piatto e un il quaderno, senza prestare minimamente attenzione all’ambiente circostante.

Quindi quando sentì una voce in tedesco al suo fianco, per poco non fece cadere tutto quanto a terra sobbalzando per la sorpresa.

-Ciao, ti ho visto al… ah! Scusa, ti ho spaventato?- il ragazzo che lo aveva raggiunto capì subito la situazione e si affrettò ad aiutarlo, tenendo in equilibrio il quaderno.

-Oh, salve. No, sì… ero concentrato, scusami… aspetta, lo dovrei dire in tedesco… scusami, ero…- Max andò totalmente nel pallone, ma il ragazzo lo interruppe con una risatina.

-Tranquillo, parlo anche inglese. Sei americano, giusto? Ti ho visto all’esame per la borsa di studio. Mi chiamo Helios, Krüger- il ragazzo che per poco non gli aveva procurato un infarto si rivelò essere il secondo “ritardatario” all’orientamento, il biondino sudato per la corsa. Ora che era più riposato si rivelò essere piuttosto energico, con un grande sorriso brillante quanto i suoi capelli dorati, lentiggini e un’aria molto imbarazzata.

-Sì, mi ricordo. Io sono Max, Max Sleefing- Max gli strinse la mano, recuperando la compostezza, anche se Helios non sembrava un tipo molto formale.

-Scusa se sono piombato così all’improvviso, ma, ecco, non conosco nessuno, e siamo gli unici due non nobili… credo… sì, quell’esame era per i non nobili, quindi insomma, speravo di… conoscerci. Scusa sono un po’… ugh, spero ci sia un corso sulla comunicazione in questa università- il ragazzo seppellì il volto tra le mani, rosso come un pomodoro.

Max ridacchiò, intenerito, e lo invitò a sedersi accanto a lui.

-Credo sia al secondo anno: “Comunicazione formale per la diplomazia”- ricordò poi, pensieroso.

-Grazie al cielo. Non vedo l’ora di arrivare a quel corso allora- Helios giocherellò con una ciocca di capelli, a disagio.

Sembrava un ragazzo molto alla mano, e Max era piuttosto bravo a giudicare le persone, anche se mai quanto lo fosse la sua migliore amica Clover.

Sarebbe stato davvero ottimo riuscire a fare amicizia con qualcuno come lui.

-Io temo più tutto il resto. Le relazioni con il prossimo sono più o meno il mio campo- ammise, aprendosi un po’ ma non troppo.

-Hai esperienza di diplomazia?- chiese Helios, curioso e affascinato.

Max fu quasi in procinto di rivelargli che aveva avuto più di un colloquio con il re di Agaliria, ma decise di non esporsi ancora troppo.

-Anni da cameriere insegnano una cosa o due. E ho fatto anche il babysitter, e l’assistente di un professore universitario... è già qualcosa dai- disse invece. Non era un segreto che venisse da un background tutt’altro che ricco.

-Fighissimo! Scusa la domanda, ma quanti anni hai?- chiese Helios, affascinato.

-Venticinque, compiuti qualche giorno fa. Tu?- 

-Ventitré, ma non ho neanche la metà dell’esperienza lavorativa che hai tu. Dopo il liceo ho iniziato l’università, scienze politiche, proprio qui ad Agaliria, ma il corso basico, diciamo. Mi sono laureato qualche mese fa e ho pensato… dai, proviamo il corso per vip, ed è un miracolo che sia rientrato- Helios, al contrario di Max, non aveva esitazioni ad esporsi. Si vedeva che era molto socievole… e molto solo in quel contesto dove tutti si conoscevano ed erano di classe sociale superiore.

-Solo l’elite entra qui, quindi te lo sei meritato- Max provò ad incoraggiarlo. Tra tutti gli studenti probabilmente era lui a meritare di più di essere lì. Quasi tutti erano nobili con parecchie conoscenze, mentre Max era un mezzo raccomandato, dopotutto (in realtà no perché aveva lavorato un sacco per entrare e nessuno aveva messo nessuna buona parola per lui ma lui pensa di esserlo).

-Vorrei avere la tua sicurezza- Helios non sembrò molto convinto, anche se sorrise caldamente a Max. 

-È tutta facciata, fidati. Che vuoi fare dopo l’università?- Max decise di cambiare argomento. Era il primo poco convinto delle proprie abilità. E poi era davvero curioso di conoscere le motivazioni che avevano spinto le persone a partecipare a quel nuovo e particolare corso di studi.

-Entrare nel concilio dei ministri. Ho tante cose che vorrei proporre. Soprattutto decreti per i diritti sociali, sai. Contro le discriminazioni di etnia, genere, sessualità…- Helios si interruppe, un po’ a disagio, arrossendo appena. 

Oh… beh, era un motivo decisamente nobile. E chiaramente non indirizzato verso il diventare re sposando Veronika, cosa che Max apprezzava, perché sì, non era geloso, ma già soffriva abbastanza di sindrome da impostore, quindi meno spasimanti aveva l’amore della sua vita, meglio si sarebbe sentito psicologicamente.

-Concordo completamente. Personalmente sono più portato verso decreti ambientali, ma quelli sociali sono ugualmente importanti. Anche se so che legalmente Agaliria è molto progressista- cavalcò l’onda dell’innovazione, anche per mostrare al suo nuovo amico quanto fosse favorevole alla sua idea.

-Beh… sulla carta, ma è un po’ tradizionalista andando a fondo- Helios abbassò lo sguardo un po’ turbato. Max valutò l’idea di rivelargli la propria sessualità, per farlo sentire a suo agio, ma venne fermato da una voce poco distante, che si rivolse a lui, e non era affatto contenta.

-Eccoti, maledetto traditore dello stato e terzo incomodo e… krass, quanto ti odio!- Max non riuscì a non sospirare quando riconobbe la fastidiosa voce di Bastien, che sembrava rivolgersi direttamente a lui.

-Buon pomeriggio, duca Borsche- lo salutò, alzandosi in piedi e sorridendogli formalmente, con un leggero inchino.

-Lascia perdere le formalità! La tua falsità è il lato più irritante di te- Bastien non ricambiò il saluto, e incrociò le braccia, squadrando Max dall’altro in basso.

Max sospirò.

-Preferisco considerarmi cortese piuttosto che falso. Mi dispiace che tu abbia un problema con me, perché l’astio non è affatto reciproco- provò a calmarlo, ma ottenne solo di farlo irritare di più.

-Quindi ti piace rovinare la vita delle persone per sport, eh? O sei solo così ambizioso da non avere alcun ritegno verso le persone a cui rovini la vita nella tua scalata al successo?!- iniziò ad accusarlo, a voce alta, con un dito per aria.

Max si guardò intorno, e notò che oltre a Helios, che era rimasto seduto e fissava i due con preoccupazione come se fosse pronto ad intervenire da un momento all’altro ma non sapesse minimamente come fare, anche altri studenti, tra cui i due fratelli che erano arrivati secondi alla presentazione, erano in ascolto, e osservavano con curiosità nella loro direzione.

Bastien non era mai stato bravo nella discrezione. Max ricordava ancora come avesse rischiato più di uno scandalo a causa della sua bocca larga e del suo temperamento impulsivo. La scenata all’aeroporto di Agaliria, il giorno in cui Max aveva conosciuto il re, era stata il vero motivo che gli aveva fatto perdere il fidanzamento con la principessa.

Ma probabilmente nessuno glielo aveva fatto presente.

O forse era lui a non aver creduto ai fatti, troppo concentrato su sé stesso e su ciò che aveva perso.

-Sono spiacente che tu creda che io ti abbia rovinato la vita. Non ho mai voluto ferire nessuno, e non ho mai avuto alcun interesse nello “scalare al successo”, specialmente a scapito di altri. Voglio solo dare il mio massimo per questo regno- cercò di spiegarsi, con calma.

Si sentiva un po’ in colpa per le condizioni del duca, ma sapeva consciamente di non essere responsabile della sua disfatta, e in ogni caso, aveva salvato Veronika da un matrimonio infelice. Che l’avesse poi sposata lui o no, era felice che non avesse dovuto sposare Bastien, quantomeno.

E poi… era convinto che per certi versi anche Bastien fosse stato salvato da un ruolo troppo grande per lui.

-Non hai alcun diritto in questo regno! Non sei di Agaliria. Non ti importa niente di Agaliria! Vuoi soltanto fregarmi la ragazza e avere soldi e potere! Credi che non sappiamo che tutta questa baracca è stata messa in piedi solo per te?! È tutta una stupida scusa per…- non aveva tutti i torti, ma ne aveva parecchi, e Max era stanco della sua lingua lunga nei suoi sfoghi impulsivi.

E soprattutto non voleva che il suo unico amico lì dentro pensasse che Max fosse un raccomandato! Non aveva mai voluto il trono! Voleva solo avere il diritto e le capacità per sposare l’amore della sua vita! E sentirsi meno inferiore a lei.

-Duca Borsche, la prego…- lo interruppe, con tono gentile, ma fermo -… capisco che lei sia turbato dalla situazione, ma non può accusare il re e la principessa di favoritismi. Hanno sempre voluto il meglio per il popolo, e si impegnano per rendere sempre migliore questo regno- Max si erse in difesa della monarchia. Non perché fosse necessariamente un monarchico, ma perché sapeva perfettamente che Agaliria fosse l’unico posto al mondo probabilmente dove la monarchia era quella idilliaca che vedi nei film Disney, dove non esiste corruzione né eccessiva differenza sociale ed economica. 

…beh, c’era comunque, ma non a causa di re Manfred e soprattutto della principessa Veronika, che stavano cercando di distruggere questa differenza e basare il potere sulla meritocrazia. 

-Io sono nato, cresciuto ed educato per diventare re, e se tu non fossi esistito, a quest’ora io sarei re! È tutta colpa tua!- come se non l’avesse sentito, Bastien continuò a lamentarsi. Questa volta, però, colpì Max nel segno.

Sia per l’uso delle parole, che per il leggero tremore che aveva assunto la sua voce nel raccontare del suo diritto di nascita.

Max era molto bravo ad empatizzare, era lo psicologo non retribuito del suo gruppo di amici, e il pensiero che già aveva avuto all’inizio della giornata si completò nella sua mente.

Non solo Bastien era un poveraccio, per niente abituato a perdere, che aveva perso tutto e non sapeva come comportarsi. No, Bastien era anche un nobile schiacciato per tutta la vita dal peso delle responsabilità e con un futuro scritto che era stato cancellato senza che lui potesse fare nulla per impedirlo. La sua intera vita era stata basata su uno scopo, e ora che non aveva più tale scopo non sapeva dove aggrapparsi. 

-Diventare re è quello che vuoi davvero?- si ritrovò a chiedere Max, in un sussurro, riflettendo sulle motivazioni che spingevano il duca a comportarsi come un bambino viziato.

E a giudicare dalla reazione di Bastien, che sobbalzò come se Max l’avesse appena accoltellato, aveva colpito nel segno.

-C_cosa stai insinuando?- disse in un sussurro.

-Nulla, mi chiedo solo se il tuo desiderio di essere re sia perché lo desideri, o semplicemente perché non riesci a concepire la tua vita con alcun altro scopo che non sia l’essere re- si spiegò Max, con tranquillità, e anche un certo orgoglio nell’essere riuscito a trovare un modo per aiutare anche Bastien per ripagarlo di essere stato indirettamente complice della distruzione della sua vita.

Vedendo che non ribatteva, ma lo fissava boccheggiando come un pesce fuori dall’acqua, Max lo prese come un invito a continuare.

-Anche lo sposare la principessa Veronika… l’amavi davvero? O ti sei convinto ad amarla per sopportare l’idea di dover passare la tua intera vita con lei dato che non potevi fare altrimenti, costretto dal tuo dovere di nascita?-  Max continuò la psicanalizzazione. Senza malizia e senza alcun desiderio di mandare il cervello del suo interlocutore in pappa, ma con il sincero scopo di aiutarlo a rimettere le sue convinzioni in gioco, convinto che il suo intervento potesse aiutarlo.

E Bastien rimase a fissarlo, ormai neanche più con l’intento di ribattere, ma con espressione vuota e persa.

-Forse questa potrebbe essere un’opportunità per decidere da solo cosa vuoi davvero. Forse non sarai mai re, o forse lo diventerai un giorno comunque, ma pensa che grazie alla decisione del re e della principessa ora sei libero di scegliere il tuo futuro. Non è una bella sensazione, avere in mano la propria vita?- concluse Max, con un grande sorriso incoraggiante ed estremamente sincero, che però non venne recepito dal duca, che sembrò svegliarsi da un sonno quando si rese conto che il discorso era finito.

-Tu… io… oh, sta zitto! Non sai nulla di me! Sei pazzo! Ti odio! Vattene!- iniziò ad additarlo, la voce piena di panico, e ad indietreggiare come se Max potesse in qualche modo infettarlo, prima di scappare via dalla scena (e probabilmente andare ad avere una crisi d’identità in un posto isolato).

Max rimase in piedi confuso e ricapitolando nella sua mente la conversazione appena avuta.

Tutti gli studenti in cortile lo fissavano.

-Ho detto qualcosa di sconveniente?- chiese preoccupato a Helios, che lo fissava a bocca aperta e occhi brillanti, e che distolse lo sguardo arrossendo appena Max si rivolse a lui.

-No! No… è stato… fighissimo- lo rassicurò, giocherellando con una ciocca di capelli.

Max gli sorrise un po’ più tranquillo, e si risedette sulla panchina, tornando al proprio cibo e controllando l’ora per assicurarsi di non essere in ritardo per la successiva lezione. Mancava ancora parecchio per fortuna.

-Immagino che avrai delle domande sul mio rapporto con il duca Borsche, ma ti posso assicurare che sono soprattutto equivoci e incomprensioni- si rivolse nuovamente a Helios, sperando di poter rattoppare qualsiasi idea si fosse fatto di lui a causa di quell’imprevisto.

-Oh, tranquillo, l’ho capito… Cioè… non voglio supporre cose, e sembri uno veramente figo… cioè, come persona… cioè… qualsiasi sia il motivo per cui tu sia qui, e per il quale conosci il duca, o la principessa… io non ti giudico, né sto assumendo nulla… ugh, Helios, datti una calmata… quello che intendo dire è che vorrei essere tuo amico a prescindere da chi tu sia… socialmente intendo… perché mi piace la tua personalità. Ecco, l’ho detto… credo di aver fatto capire il concetto- il giocherellare con i capelli di Helios divenne quasi nevrotico mentre provava a non essere un disastro sociale con il suo nuovo amico. Max lo trovò adorabile.

-Hai fatto capire il concetto. Grazie. A dire il vero sono molto in ansia per tutto. E mi ci vorrebbe davvero un amico. Anche la tua personalità mi piace- Max ridacchiò per il modo di fare di Helios. Gli ricordava appena suo fratello Denny, anche se si vedeva che fossero molto diversi in quanto a personalità (e altezza… Helios è molto più alto).

-Ne sono davvero contento!- esclamò Helios, rassicurato, con un sorriso brillante quanto il sole. E considerando il colore dei suoi capelli e il suo nome, è un paragone azzeccato.

-E comunque, sono qui perché mi sono davvero innamorato di Agaliria- aggiunse poi il ragazzo, mettendo in chiaro di essere davvero affezionato al regno. Lo aveva conquistato interamente il primo momento in cui aveva messo piede lì, anche se era andato per motivi molto controversi la prima volta.

Helios annuì, e non indagò ulteriormente.

Il resto della pausa pranzo passò senza ulteriori imprevisti, ma a Max non sfuggì che le occhiate nella sua direzione non si fermarono, e non erano neanche particolarmente discrete.

La più insistente fu però quella della ragazza francese con il fratello, che lo fissò senza pudore per tutto il tempo, finché non venne richiamata dal fratello per andare a lezione.

-Minerva, se andiamo adesso saremo sicuramente i primi- le disse a voce abbastanza alta perché anche Max lo sentisse. Probabilmente perché la sorella era troppo concentrata e non lo avrebbe ascoltato altrimenti.

-Sicuramente…- rispose lei, molto tra sé.

Max incrociò lo sguardo con lei, e, a disagio, le fece un rispettoso cenno con il capo, al quale lei rispose con un sorrisino e un saluto formale, prima di alzarsi e seguire il fratello.

Max sperò fosse una cosa positiva, ma non ci avrebbe messo la mano sul fuoco.

I nobili sono parecchio imprevedibili.

 

Il resto della giornata procedette bene, ma una volta nel dormitorio, super lussuoso che sembrava uscito da un castello (e Max aveva visitato il castello reale, sapeva di cosa parlava), il ragazzo era mentalmente devastato.

Le lezioni erano pesantissime, soprattutto perché in un’altra lingua, e sentiva che la sua preparazione era meno sufficiente di quanto pensasse.

Certo, sapeva già tutte le informazioni che avevano dato a lezione di storia di Agaliria, ma era perché era un appassionato di storia e arte, quindi l’aveva studiata con particolare passione. 

Solo che il resto era stato devastante.

E dopo una cena molto frugale in compagnia di Helios, era pronto a rielaborare tutti gli appunti, preparare le lezioni del giorno successivo, e farsi qualche ora di tedesco su Duolingo prima di andare a dormire.

Giuro che questo capitolo non è sponsorizzato da Duolingo, solo che mia madre ci gioca un sacco e mi ha dato ispirazione (e di certo tutta la mia famiglia non è tenuta ostaggio dal gufetto malefico che mi ha minacciato di ucciderli se non lo sponsorizzo in questo capitolo).

Ma meme di Duolingo a parte…

Stava giusto rielaborando gli appunti guidato dalla forza d’inerzia e con gli occhi che quasi si chiudevano, quando un bussare alla finestra lo svegliò del tutto… e quasi gli fece prendere un infarto donandogli il sonno eterno.

Si girò verso la finestra convinto di trovarci Bastien venuto a vendicarsi, ma invece incrociò degli occhi vispi dietro occhiali molto spessi e quasi coperti da una zazzera di capelli castani tenuti a bada da un enorme cappello.

-Manny?!- esclamò, sorpreso, andando immediatamente alla finestra e facendo entrare il proprio ragazzo.

-Come è andato il primo giorno?- chiese lui, entrando con un salto e quasi aggredendo Max, eccitato come un bambino il giorno di Natale.

-Ti ha visto qualcuno? È rischiosissimo venirmi a trovare così, e poi… siamo al terzo piano! Stai bene? Non ti sei fatta male, vero? Ti prego non rischiare così tanto!- Max era di tutt’altro avviso, e iniziò a controllare le condizioni del ragazzo, che ridacchiando tolse la parrucca e gli occhiali, mostrando di essere in realtà una ragazza… beh… la principessa, ad essere precisi.

-Lo sai che sono abile ad intrufolarmi e uscire di nascosto. E poi so perfettamente l’ubicazione delle telecamere, i passaggi segreti, e le camere sono insonorizzate e oscurate, quindi non hai nulla da temere. Allora, come è andata? Mi dispiace per i commenti di Bastien, lo sai com’è fatto! Ugh, avrei voluto ammazzarlo quando ha iniziato ad insinuare. Ma il resto è andata bene? Com’erano le lezioni? Una passeggiata, vero? Tu sei così bravo. Oh, ti sei fatto qualche amico? Sono gentili, vero? Conosco alcuni di quei nobili e la maggior parte di loro sono brave persone molto giuste- una volta rassicurato il ragazzo, Veronika iniziò ad andare da una parte all’altra della stanza, zompettando allegra e cambiando umore così in fretta che per poco a Max non venne mal di testa.

Ma togliendogli anche tutta la stanchezza accumulata, e restituendogli le energie che aveva perso durante quella interminabile giornata.

Era come un dissennatore al contrario.

-È stata una giornata intensa, devo dirlo. Vederti all’orientamento è stato il momento più bello- flirtò, facendole un occhiolino. 

Lei gli sorrise raggiante, ricambiando con un bacio sulla guancia.

-Sono felice che ti abbia fatto piacere! Volevo farti una sorpresa, e incoraggiarti da lontano!- lo strinse forte, per trasmettergli tutta la propria energia.

-È stato davvero rassicurante!- Max la strinse forte a sua volta, felice di poterla vedere finalmente dopo tanto tempo -E mi sono fatto un amico. L’unico non nobile, si chiama Helios Krüger- raccontò poi, sorridendo nel ricordare di avere un nuovo amico.

-Oh, lo conosco! Cioè, non personalmente, ma ho visto un po’ tutte le informazioni degli studenti e lui mi sembra molto gentile. I Krüger sono artigiani da generazioni, hanno un negozio molto caratteristico e sono dei patrioti… forse non è molto carino fare ricerche sulle persone, ma voglio assicurarmi che sia tutto perfetto per questo progetto! Soprattutto per te! Bastien non ti ha dato altri problemi, vero?- Veronika si sedette sul bordo del letto, e incoraggiò Max a fare altrettanto, per parlare con più calma. Max eseguì.

E raccontò il problema sopraggiunto a pranzo, perché non aveva segreti con Veronika. Si dicevano sempre tutto senza alcun problema.

Dopo l’inizio un po’… beh… chi ha letto Corona Crew lo sa… la comunicazione tra i due era perfettamente cristallina, anche quando qualcosa da dire sembrava superfluo o imbarazzante.

E Max adorava poter parlare così liberamente con la donna che amava, anche se non stavano ancora ufficialmente insieme per non causare uno scandalo.

Anche se pubblicamente era stato confermato che i due fossero amici, e che si erano conosciuti durante i mesi passati dalla principessa a Harriswood, in incognito.

Era stata un’informazione necessaria da dare, dato che Bastien aveva sollevato un polverone.

Anche se Max non era poi così famoso nel web… per ora.

-Sei davvero incredibile, Max. L’hai proprio rimesso al suo posto! E sono sicura che il sorrisino di Minerva fosse positivo. La conosco bene, lei e il fratello sono molto in gamba. Probabilmente come me ha apprezzato il modo in cui hai rimesso Bastien al suo posto- a fine racconto, Veronika era estasiata, e sorrideva maleficamente divertita dalla figuraccia del suo ex.

-Non volevo rimetterlo al suo posto, volevo solo aiutarlo a vedere le cose da un’altra prospettiva- si difese Max, che aveva sempre le migliori intenzioni.

Veronika lo guardò con affetto.

-Lo so, liebling. Sei troppo buono per questo mondo- gli diede un dolce bacio a fior di labbra -E sarai il re migliore di Agaliria… non dire a mio padre che l’ho detto- appoggiò poi la testa sulla sua spalla, godendosi la sua compagnia.

Max le accarezzò dolcemente i capelli, guardandola con un affetto indescrivibile.

La conosceva da poco meno di due anni, e avevano passato insieme dei momenti davvero assurdi. Avevano superato ostacoli che sembravano giganteschi ed erano solo all’inizio del lungo viaggio che li avrebbe, forse, portati verso il lieto fine.

E a volte Max si chiedeva se valesse davvero la pena inseguire quel lieto fine non assicurato per cinque anni.

Ma ogni volta che qualche dubbio si infilava prepotentemente nella sua testa cercando di fargli cambiare idea, veniva immediatamente eliminato al solo guardare Veronika. Perché Max non aveva mai amato così tanto una persona, e non avrebbe mai amato così tanto una persona che non fosse lei.

Se esisteva un’anima gemella, da qualche parte, Max era certo che Veronika fosse la sua.

E avrebbe lottato con tutte le sue forze per tenerla nella sua vita.

Non aveva mentito, a Helios. Max era davvero innamorato di Agaliria.

…ma anche e soprattutto della sua principessa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(A.A.)

Ah, questo capitolo fa proprio schifo, uff. È in cantiere da circa tre mesi (sì, doveva uscire prima dello speciale Ferren) quindi non riuscivo più a lavorarci, ed è troppo importante per cancellarlo e basta. Spero mi perdoniate per quanto è scritto male.

Ci saranno altri capitoli anche più brevi delle cronache di Agaliria, volevo giusto introdurre alcuni nuovi personaggi e la dinamica generale. Come avrete probabilmente intuito, Helios sarà un personaggio importante, ed infatti lo troverete nel seguito, mentre Bastien spunterà fuori di tanto in tanto a rompere le scatole.

Volevo pubblicare questo capitolo prima di Natale ma questo periodo l’ispirazione è sottoterra, complice anche il covid che ha raggiunto la famiglia e pertanto molta solitudine e ansia in quarantena. Spero che il capitolo vi sia piaciuto.

E chi aspetta il seguito di Corona Crew… il prologo verrà pubblicato il 1 Gennaio. Si ricomincerà l’anno con il botto.

Spero davvero di riuscire a finirlo per allora ma sono positiva di sì. Sarà piuttosto breve dopotutto.

Comunque buone feste in ritardo, spero abbiate passato un buon Natale! 

Un bacione e alla prossima (che spero sarà anche prima del primo Gennaio con Laboratorio di Filmmaking ma non posso promettere nulla) :-* 

 

 

 

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