La guida

di pattydcm
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Un nuovo arrivo ***
Capitolo 2: *** Il bambino terribile ***
Capitolo 3: *** Una rivelazione scioccante ***
Capitolo 4: *** Biscotti alla vaniglia ***
Capitolo 5: *** Svegliati! ***
Capitolo 6: *** Maschere ***
Capitolo 7: *** Le pietre gemelle ***
Capitolo 8: *** Fuoco! ***
Capitolo 9: *** Un'assurda teoria ***
Capitolo 10: *** Soffitti bassi e acide nonnine ***
Capitolo 11: *** Profumo ***
Capitolo 12: *** Perso in un riflesso ***
Capitolo 13: *** Lasciami in pace ***
Capitolo 14: *** L'intervista ***
Capitolo 15: *** Strategie di sopravvivenza ***
Capitolo 16: *** Un segreto importante ***
Capitolo 17: *** Il funerale ***
Capitolo 18: *** La peggiore delle punizioni ***
Capitolo 19: *** Marco ***
Capitolo 20: *** La dama urlante ***
Capitolo 21: *** Coincidenze sospette ***
Capitolo 22: *** Un'inaspettata richiesta d'aiuto ***
Capitolo 23: *** L'esorcismo ***
Capitolo 24: *** L'ira di una madre ***
Capitolo 25: *** Telefonate, messaggi e cortei ***
Capitolo 26: *** Il dono ***
Capitolo 27: *** Il giornalista investigativo ***
Capitolo 28: *** Il convento abbandonato ***
Capitolo 29: *** Pericola bellezza ***
Capitolo 30: *** Un nodo stretto ***
Capitolo 31: *** La caduta ***
Capitolo 32: *** Il cimitero in fondo al mare ***
Capitolo 33: *** La donna fatta di luce ***
Capitolo 34: *** Liber Sum ***
Capitolo 35: *** Un nuovo importante indizio ***
Capitolo 36: *** Il registro degli indagati ***
Capitolo 37: *** Indagando in mare e in terra ***
Capitolo 38: *** Un macabro bottino ***
Capitolo 39: *** Reazione a catena ***
Capitolo 40: *** L'invito ***
Capitolo 41: *** Per i comuni mortali ***
Capitolo 42: *** Perduto! ***



Capitolo 1
*** Un nuovo arrivo ***


Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza.
I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.
 
Gibran
 
 
Parte prima
 
Mirco Neigo
 
 
 
  1. Il nuovo arrivo
 
La receptionist del piano è talmente presa da quanto sta scrivendo al pc da ignorare del tutto il suo saluto. Strano. Le altre volte in cui ha fatto ritorno da uno dei suoi viaggi, questa ragazza lo ha investito di domande su come fossero andate le sagre che ha visitato. Questa mattina, invece, non lo degna neppure di uno sguardo.
Le passa accanto cogliendo con la coda dell’occhio la chat aziendale aperta sullo schermo. A quanto pare Anna sta intrattenendo una fitta conversazione con le receptionist degli altri due piani sui quali si estende la redazione.
“C’è aria di novità”.
Il capannello di colleghi radunati attorno al monitor del pc di Vanessa, la curatrice della rubrica 'La posta del cuore', conferma la sua deduzione. A giudicare dagli sguardi attenti stanno leggendo qualcosa di interessantissimo. Solo Ylenia è rimasta seduta alla sua scrivania, catturata dal libro che sta leggendo.
<< A quanto pare mi sono perso qualcosa di importante >> dice, cogliendola di sorpresa.
<< Valerio! Bentornato >> lo saluta lei con un grande e luminoso sorriso. << Un nuovo arrivo >> risponde volgendo lo sguardo ai colleghi, che ora guardano con interesse verso l’ufficio del caporedattore.
<< Un nuovo arrivo? In questo settore? >> le domanda, del tutto impreparato ad una simile notizia.
<< Pare proprio di sì. Anna ha fatto la soffiata la settimana scorsa e da allora in tutta la redazione non fanno che parlarne >> aggiunge alzando gli occhi al cielo.
Una settimana. Non riesce a credere che la notizia di un nuovo arrivo in questo settore circoli da una settimana e che lui non ne sia stato messo a conoscenza. Tira fuori lo smartphone dallo zaino e informa il suo team di questa novità. A quanto pare sapevano dell’arrivo di un tirocinante, ma sono stupiti quanto lui del fatto che sia stato assegnato a questo settore.
Per affidarlo, poi, a quale isola?” si chiede, sapendole tutte al completo e alcune già affollate dal loro stesso curatore.
Il telefono squilla alla sua scrivania. Ylenia lo guarda stupita, come del resto tutti i colleghi presenti al piano.
<< Sarà la PR con le nuove mete per il prossimo mese >> le dice, incredulo della possibilità che il nuovo arrivato possa essere assegnato proprio a lui. Il sangue gli si gela nelle vene nel sentire la voce del caporedattore all’altro capo del telefono.
Cazzo, non è possibile!” esclama tra sé, scrivendo subito un messaggio al suo team.
Tra i borbottii curiosi dei colleghi e il continuo vibrare dello smartphone nella sua mano, raggiunge l’ufficio di Renzi. Anna lo accoglie con un grande sorriso e le dita sulla tastiera, pronte a informare le colleghe del nuovo avvenimento.
Attiva il registratore vocale dell’app di messaggistica che usa con il suo team e bussa alla porta che viene subito aperta.
<< Valerio Rossi, bentornato! >>.
Liberatore, redattore capo centrale di questa redazione, lo accoglie a braccia aperte e un sorriso di finta cordialità sulle labbra. Un simile comportamento può significare solo che ha davvero vinto lui il nuovo arrivo. Scorge, infatti, un ragazzino in completo blu osservarlo entusiasta, del tutto inconsapevole del casino nel quale lo sta cacciando.
<< Ti presento Mirco Neigo. Arriva dalla rivista di viaggi ‘Paesi e uomini’, dove stava portando avanti il suo praticantato. Purtroppo questa ha chiuso i battenti, impedendogli di concludere gli ultimi sei mesi. Mendez ha pensato di mandarlo qui da noi e io e Renato abbiamo deciso di affidarlo a te >>.
Dall'espressione contrita che ha sul volto è chiaro quanto il caporedattore appena tirato in ballo sia dispiaciuto per questa spiacevole novità che gli è piovuta addosso e che non è riuscito ad impedire.
“Gran bel casino” pensa stringendo appena i pugni. Dato quanto ha scoperto in quest'ultimo mese di sagre non può essere una coincidenza che il direttore abbia deciso proprio adesso di assegnare a lui questo ragazzo. Mette da parte l’incazzatura, però, che sente ribollirgli nelle vene e si cala del tutto nel personaggio di Valerio Rossi.
Con voce titubante e gesti impacciati fa presente a Liberatore di non essere la persona più adatta per un simile incarico. Questi, però, non vuole sentire ragioni. Gioca sul senso in colpa sottolineando come il ragazzo rischierebbe di essere licenziato e di dover ricominciare da capo l’intero anno e mezzo di praticantato altrove.
E chi se ne frega?” pensa lui, ma Valerio Rossi non potrebbe mai restare indifferente dinanzi a un simile attacco. Si scusa, quindi, tentando la strada delle mille difficoltà che incontra nel portare avanti la rubrica che gestisce da soli sei mesi. Il redattore capo centrale, però, lo zittisce un’altra volta dicendosi sicuro che dopo tutti questi viaggi in solitaria l’aiuto di questo ragazzo potrà solo giovare alla sua rubrica.
E soprattutto al tuo maledetto direttore” conclude lui, mandando giù la rabbia.
Renato Renzi lo guarda rammaricato e scuote appena il capo. Deve aver a sua volta tentato di far ragionare questo pallone gonfiato e come lui non ha avuto successo.
Non mi resta che stare al gioco e tentare altre strade per liberarmene” pensa, facendo l’unica cosa che Liberatore si aspetta da uno come lui, ovvero che non gli crei problemi.
<< Sapevo che ti avrei trovato ben disposto dinanzi a questa decisione >> conclude, infatti, battendogli la mano sulla spalla con un po’ troppa violenza, per i suoi gusti. << Neigo, benvenuto tra noi >> dice, poi, porgendo la mano al ragazzino che la stringe sviolinando ringraziamenti.
Il capo redattore centrale esce dall’ufficio, lasciando i danni da lui creati in mano a Renzi. Questi in modo sbrigativo consegna loro i documenti da compilare in qualità di tutor e praticante e si lancia in una lezione sui diritti e i doveri delle due parti.
Neigo lo ascolta rapito e attento. Con quel completo blu notte e la cravatta bordeaux ben annodata al collo, somiglia a un personaggio diafano e pallido dei manga giapponesi, quelli con gli occhioni grandi e l’eterno sorriso sulle labbra.
Potrebbe essere coinvolto in questo casino? Scarta subito l’idea. È davvero sincera la sua gioia e palpabile la voglia che ha di iniziare questa nuova avventura, a giudicare dalla quantità di ringraziamenti e di scossoni alla mano del caporedattore, quando questi lo congeda.
<< Sarà un piacere per me lavorare con lei, signor Rossi >> gli dice sincero, portando la mano al petto. Raggiunge, poi, la porta col passo allegro di chi ha appena vinto il più bello dei premi.
<< Credimi, Fox, ho fatto il possibile per fargli cambiare idea! >> esclama Renzi non appena il ragazzo si chiude la porta alle spalle. << Mi è preso un colpo quando me li sono visti entrare in ufficio e Liberatore, con la sua faccia da culo sorridente, mi ha detto ‘Ecco il vostro nuovo acquisto’! >> dice imitandone la voce, per poi chinarsi verso il frigobar nascosto sotto la scrivania, dal quale tira fuori una lattina di the freddo alla pesca.
<< Posso immaginarlo >> conviene Fox, inviando l’audio appena registrato al suo team.
Si alza, poi, in piedi per avvicinarsi alla finestra dalla quale osserva Piazza Solferino. Renato lo raggiunge e gli porge una delle sue preziose lattine, segno di quanto si senta davvero in colpa per non essere riuscito ad evitare quest’assegnazione.
<< Pensi sia stata una mossa per insabbiare le indagini che stai portando avanti? >>.
In questi sei mesi è riuscito a recuperare parecchie informazioni e allo stesso tempo a mettere i bastoni tra le ruote ai compari di Mendez. Questo ragazzino arriva in un momento troppo giusto per non dare l’idea che gli sia stato affidato apposta.
<< Non lo so, Renato. Non ti nascondo, però, di averci pensato >> ammette, passando la mano tra i capelli. << Cosa sai dirmi di lui? >> gli chiede e Renzi gli porge la cartellina che recupera dalla scrivania.
<< Mirco Neigo, nato a Vallepiana in provincia di Cuneo il 6 gennaio del 1988. Due lauree, una in psicologia e l’altra in scienze delle comunicazioni, entrambe conseguite a marzo del 2011 con il massimo dei voti. Assunto come praticante per ‘Il nostro paese’ a giugno dello stesso anno, dove si è occupato prevalentemente di ricerche su internet. Avrebbe dovuto iniziare adesso a lavorare sul campo >> conclude, accomodandosi alla poltrona. << Fox, cosa sta succedendo? >> gli chiede serio, guardandolo dritto negli occhi.
<< Non lo so, Renato. Non avevamo idea che sarebbe successa una cosa simile >> risponde, scorrendo i tanti messaggi che ha ricevuto nella chat.
<< Mi pare chiaro che non potrai portarti in giro quel ragazzino >>.
<< Certo che no. Per questo dovrò convincerlo a rinunciare a quest’offerta e ho pochi giorni per farlo >>.
<< Nulla di coercitivo, mi auguro >> lo guarda severo, ben consapevole di come i loro metodi possano a volte essere un po’ troppo duri.
<< Questo non posso garantirlo >> dice ricevendone un’occhiataccia. << Ovviamente stavo scherzando, sta tranquillo. Dopo tutto sono un innocuo giornalista sfigato e smidollato che non riesce a spiccare il volo in questo settore >>.
<< Certo, come no. Bella copertura ti sei scelto >>.
<< Già, e spero che non sia saltata. Ti terrò aggiornato >> dice avviandosi alla porta.
<< E’ il minimo che tu possa fare. Mannaggia a me e quando ho accettato di coprirti >>.
Fox chiude la porta in faccia alle imprecazioni di Renzi. Quando alza gli occhi dal cellulare sul quale sta scrivendo un altro messaggio si ritrova puntati addosso quelli di tutto il settore rubriche.
Dopo un momento di imbarazzato immobilismo, i colleghi portano il loro interesse altrove e lui cammina svelto verso l’area ristoro.
 
***
 
Sospeso dall’incarico fino a nuovo ordine. Fox impreca, sedendosi con malagrazia su una delle seggiole. Dopo sei mesi di viaggi su e giù per l’Italia, di soggiorni in sistemazioni ai limiti della decenza, di pranzi e cene che hanno peggiorato la condizione del suo delicato stomaco, si ritrova sollevato dall’incarico a causa dell’arrivo di un ragazzino fresco di laurea.
La vita di Mirco Neigo è stata rivoltata come un calzino da Sky Fall, il tecnico informatico del team di giornalisti investigativi di cui fa parte.  Come aveva sospettato, il ragazzo non ha nulla a che fare con Mandez.
<< E non sa minimamente in che guaio lo ha cacciato >> sbotta.
Appoggia i gomiti sul tavolino e prende la testa tra le mani, ancora incredulo di quanto Gray Stone, il suo capo, gli ha comunicato.
<< Caspita, allora è vero >>.
L’entrata in scena di Ylenia lo coglie di sorpresa. E’ sconvolto al punto di non essersi accorto di lei che lo osserva preoccupata dalla porta.
<< Hai davanti a te il vincitore del premio ‘A chi assegniamo il nuovo arrivato?’ >> conferma, senza stupirsi del fatto che la notizia sia già stata data alle rotative da Anna e le sue colleghe.
La ragazza si avvicina piano e prende posto ad una delle seggiole. Posa sul tavolo il sacchetto di carta colmo dei biscotti che è solita preparare ogni giorno e che spinge verso di lui.
<< Gli farai da tutor? >>.
<< Già, e non ho la minima idea di cosa questo voglia dire! >> risponde, interpretando la sua parte. << Sai bene il mio lavoro in cosa consiste. Lunghi viaggi in auto per raggiungere paesi dimenticati da Dio, sagre non sempre belle come si vorrebbe far credere siano e mille sorprese trasversali. Mi auguro che questo ragazzo sia di poche pretese, perché di dovermi portare in giro per l’Italia uno dal lamento facile proprio non ne ho voglia >> sospira addentando un biscotto.
La ragazza sospira a sua volta e riavvia più volte una ciocca dietro l’orecchio, segno di grande imbarazzo. In questi mesi si sono ritrovati a pranzare insieme in questa stanza e a condividere i suoi biscotti senza affrontare conversazioni che non andassero oltre i convenevoli. Quando gli è tornato utile, Fox le ha posto domande sulla redazione per reperire informazioni sui rapporti che intercorrono tra i colleghi e tra questi e il direttore. E’ la prima volta che si ritrovano in una situazione diversa e che rischia di toccare corde più personali, soprattutto per quel che riguarda Valerio Rossi.
<< Io collaboro con questa rivista da cinque anni e ne ho visti di giornalisti stazionare sulla tua isola per poco tempo per poi scappare via dalla disperazione >> gli dice sostenendo a fatica il suo sguardo. << Tu la gestisci da sei mesi e stai tenendo botta. Direi che quel ragazzo è fortunato a ritrovarsi qui durante la tua reggenza, perché potrai insegnargli come funziona questo tipo di lavoro e anche a farsi le ossa sul campo. Se vuole diventare un reporter di viaggi, come dicono abbia scritto sulla sua lettera di presentazione, penso che la ‘Visitato per voi!’ con tutti i suoi scazzi sia la palestra giusta e tu gli insegnerai ciò che hai avuto modo di imparare >>.
Se lui fosse davvero Valerio Rossi, giornalista incapace che si è ritrovato un praticante tra capo e collo, il consiglio di Ylenia sarebbe ottimo. Fox, però, è un giornalista investigativo che si è infiltrato sotto copertura in questa rivista per indagare sui loschi traffici di Mendez, direttore ed editore di questa testata, e queste belle parole lo rincuorano ben poco.
<< Non sarà per nulla facile. Dovrò ripartire la prossima settimana e non avrò propriamente il tempo per abituarmi a lui >> sussurra, mettendo su quello sguardo affranto che ha molta presa su di lei.
La ragazza, infatti, sospira e avvicina la mano alla sua. Cambia, però, idea, dirottandola al vicino sacchetto di biscotti dal quale ne pesca uno che rigira tra le dita esaminandolo minuziosamente.
E’ già capitato che restassero intrappolati in simili silenzi. Questa volta, però, Fox deve ammettere di provare un disagio maggiore, al punto da sperare che la ragazza decida di andare via e lasciarlo da solo con i suoi pensieri.
In modo provvidenziale il telefono di Ylenia suona facendola trasalire.  
<< Devo andare >> dice lei scattando in piedi. Con mani frenetiche stacca la sveglia che è solita mettere al cellulare per tenere il tempo dei mille impegni che ha da seguire.
<< Stai dimenticando i biscotti >> gli dice lui porgendole il sacchetto.
<< No, tienili tu. Per addolcire un po’ la tua giornata. Chissà che non ti aiutino a mandare giù questa notizia >> fa spallucce, abbozzando un sorriso.
<< Oh. Ti ringrazio >> borbotta lui, impacciato. << Ci vediamo domani? >>.
<< Certo >> risponde lei e svelta raggiunge la porta, lasciando dietro di sé la scia del suo profumo alla vaniglia.
Fox fissa inebetito la porta addentando distrattamente un biscotto. Per quanto sia dolce, però, non riesce a mandare giù l’idea di essere stato esonerato dal caso.
“Devo trovare il modo di farti capire che è meglio per te andare via da qui, Mirco Neigo! Mi spiace, ma non ho altra scelta” pensa mandando giù il boccone.
Non è tipo da architettare piani ai danni di giovani colleghi sconosciuti e incensurati, ma non vede altra possibilità se non questa per poter portare avanti il suo lavoro.

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Capitolo 2
*** Il bambino terribile ***


 
 2 Il  bambino terribile
 
 
La vegetazione è talmente fitta da catturare i piedi ad ogni passo rendendo difficoltoso il cammino. Foglie gigantesche schiaffeggiano e lasciano addosso rugiada e ragnatele. Per l’ennesima volta Fox impreca ripulendosi il viso e quando riapre gli occhi resta stupito dal ritrovarsi dinanzi ad una radura perfettamente circolare. C’è qualcosa, però, in questo luogo che gli impedisce di provare sollievo all’idea di poter finalmente uscire dal bosco. A renderlo inquieto non è l’erba corta che sembra essere stata appena tagliata, né il muro di alberi e foglie che la delimita. Uno strano silenzio avvolge questo spazio aperto.
Con circospezione esce dall’abbraccio insistente della vegetazione per entrare in questo cerchio. Si guarda attorno intimorito dalla possibilità che qualcosa possa sbucare improvvisamente dal muro di foglie e grida terrorizzato quando scorge un bambino dall’esatta parte opposta della radura, semi nascosto dalla vegetazione rigogliosa. Ha il viso ceruleo e occhiaie violacee sotto gli occhi neri e profondi, terribilmente seri per appartenere a un bambino di non più di dieci anni.
 << Ehi, ciao! Ti sei perso? >> gli chiede, cercando di stabilire un contatto. Il bambino non risponde ma entra a sua volta nella radura. Un solo passo, per poi fermarsi nuovamente ad osservarlo.
Fox non sa se avvicinarsi o meno. L’istinto gli consiglia di non fidarsi di questo strano incontro e di tornare sui suoi passi, anche se questo vuol dire tuffarsi nuovamente tra le braccia del bosco. Gli alberi attorno a lui, però, iniziano a vibrare.
<< Ma cosa diavolo sta succedendo? >> si chiede allontanandosi spaventato da loro.
Il canto prodotto dalle foglie è tutt’altro che piacevole, soprattutto considerando il fatto che non c’è neppure una bava di vento.
“Ti stavo aspettando”.
Una voce giovane esplode nella testa di Fox causandogli un dolore fortissimo alle tempie. Spaventato si volta verso il punto nel quale ha scorto il bambino e si lascia sfuggire un grido nel ritrovarlo a poco meno di un metro da sè.
<< Cosa vuoi da me? >> gli chiede terrorizzato.
“Devo darti una cosa” risponde questi, senza muovere le labbra. Era davvero la sua voce quella che poco prima ha sentito rimbombare nella testa. Fox è talmente colpito da questa cosa da rendersi conto solo in un secondo momento del braccio che il bambino ha proteso verso di lui. Tiene stretto nel pugno un pupazzo sorridente dai capelli scuri e gli occhi grandi che sembra fatto a mano.
Gli incute timore, questa bambola di pezza, come si aspettasse di vederla animarsi e saltargli al collo da un momento all’altro.
“Fa paura, ma non è pericoloso” cerca di rassicurarlo il bambino.
<< Perché vuoi darlo a me? >>.
“Io non posso più tenerlo. Gli voglio bene, tanto bene, e non voglio perderlo. Prendilo tu, ti prego!” lo supplica con occhi infinitamente tristi e colmi di lacrime. La mano trema scossa dai singhiozzi senza perdere, però, la presa sull’amato pupazzo.
<< Va bene >> dice, allora, accettandolo.
“Te ne prenderai cura?” gli chiede il bambino e lui annuisce, nella speranza di potergli togliere quello sguardo triste dal volto.
Non lo lascerai mai da solo? aggiunge. Fox annuisce una seconda volta.
Lo terrai con te anche se avrai paura di lui?.
<< Paura di un pupazzo? Perché mai? >> gli chiede, abbozzando un sorriso.
Lo so. E’ innocuo, ma le cose che vanno da lui non sempre lo sono”.
 << Quali cose? >>.
Sarai coraggioso per lui?  lo incalza senza rispondere alla sua domanda.
<< Sì, sarò coraggioso per lui >>  risponde, confuso dalle strane richieste che continuano a rimbombargli nella testa.
Sapevo di potermi fidare di te!” dice il bambino soddisfatto.
Una folata di vento gelido si alza dall’erba ai loro piedi e li avvolge in un vortice violento. Fox copre il volto con le mani, consapevole di non poter fare altro per proteggersi.
All’improvviso il vento si placa e al suo posto torna il silenzio inquietante. Diffidente apre gli occhi a guardarsi attorno e si ritrova solo al centro della radura. Non c’è alcuna traccia del bambino.
Se lo è portato via il vento” pensa, ridendo nervoso. Inizia a chiedersi se non abbia avuto un’allucinazione, forse suggestionato dalla strana atmosfera ricreata dal bosco e da questo spiazzo aperto. Scorge, però, ai suoi piedi il pupazzo parzialmente nascosto dall’erba.
Tu, invece, sei rimasto qui” constata, chinandosi a raccoglierlo.
È pesante e caldo, caratteristiche che non aveva per nulla notato quando ha accettato di tenerlo con sé e che lo inquietano parecchio, ora. Gli abiti che indossa sono logori e strappati in più punti ed è parecchio sporco e danneggiato.
<< Cosa mai avrai di così speciale? >> si domanda. I bambini, però, sono capaci di affezionarsi a oggetti che dovrebbero solo essere buttati via. Devono averne passate tante insieme, questi due. In effetti, scalda il cuore l’idea di un’amicizia così forte al punto da trovare qualcuno a cui affidare l’amato compagno di avventure.
Fox sorride accarezzando il viso di pezza del pupazzo. La semplice linea curva che ha per sorriso è ancora intatta nonostante le mille ammaccature, come volesse ancora avere la possibilità di divertirsi. Gli occhioni grandi e allegri sembrano così reali sebbene siano semplicemente dipinti sulla stoffa. Magnetici al punto da rendergli impossibile distogliere lo sguardo. Deve fare un vero sforzo per riuscire a chiudere le palpebre e quando le riapre si ritrova a guardare il mondo da un’altra prospettiva.
<< Cosa succede? >> si chiede. Attraverso due cerchi grandi posti sopra di lui scorge il cielo grigio e si rende conto, per quanto sia assurdo, di essere intrappolato dentro il pupazzo, che deve essere nuovamente caduto di schiena sull’erba, e di stare guardando il mondo attraverso i suoi occhi.
Un brusio lontano cattura la sua attenzione bloccando per un istante il panico nascente dentro di lui. Piano piano, quei suoni si fanno sempre più nitidi. Sono richieste di aiuto pronunciate in lingue diverse da persone disperate. Inizia anche lui ad urlare come loro e a sperare che qualcuno possa sentirlo e salvarlo da questa assurda situazione.
Il terreno trema al ritmo cadenzato di passi incerti che portano il suo cuore a battere sempre più forte, preda della paura e della speranza insieme. Le voci disperate si fanno più forti un passo dopo l’altro e sembrano accerchiarlo.
<< Stanno… stanno venendo qui >> si rende conto e la disperazione prende il sopravvento quando scorge un volto devastato dal dolore comparire nel suo spazio visivo.
 
Fox si sveglia gridando. Madido di sudore, si ritrova seduto al centro del letto con ancora davanti agli occhi i volti devastati dal dolore di quelle persone che sempre più numerose comparivano a invadere il suo spazio visivo. Li stropiccia forte cercando di riprendere fiato e calmare il suo cuore impazzito.
<< Cristo, era maledettamente reale! A quanto pare anche il mio subconscio non ha digerito l’arrivo di Mirco Neigo >> constata alzandosi in piedi. Con passo incerto raggiunge il bagno e si piazza sotto il getto freddo della doccia.
In effetti, grazie a quel ragazzino ora si trova bloccato in una situazione assurda e per nulla piacevole. Inoltre, è ancora parecchio arrabbiato per il categorico ‘no’ col quale Gray Stone ha bocciato la sua idea di convincerlo a rifiutare l’incarico e togliersi di torno. Il suo capo ha ritenuto, infatti, che potesse essere giudicata sospetta una richiesta di riassegnazione mossa da un ragazzo che si è visto chiudere la rivista nella quale stava lavorando a soli sei mesi dalla conclusione del praticantato. Dal momento che non è loro ancora chiaro cosa stia succedendo, una simile mossa potrebbe segnare un punto a favore degli eventuali dubbi di Mendez e fargli saltare davvero la copertura. Fox, ovviamente, aveva già tenuto in considerazione questa eventualità, ma era disposto a rischiare piuttosto che restare sospeso dall’inchiesta.
<< E trovarmi a dover portare in scena Valerio Rossi nei panni del tutor >> borbotta, uscendo dalla doccia che non lo ha per nulla rinvigorito.
A dirla tutta, per restare davvero in linea con il personaggio dovrebbe chiamare in redazione e darsi malato. Dal momento, però, che tra soli sette giorni dovranno partire, gli conviene capire se Mirco Neigo possa essere perspicace al punto da poter avere dei sospetti su di lui nel corso del tempo che trascorreranno forzatamente insieme.
<< Devo studiare una strategia per proteggere la mia copertura >> sbuffa, preparandosi ad uscire.
Avrebbe fatto volentieri a meno di un simile ulteriore stress. Dei molti incarichi sotto copertura ai quali ha preso parte in questi sei anni e mezzo di lavoro per il settore investigativo della testata giornalistica madrilena ‘El Mundo’, questo gli sta pesando parecchio.

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Capitolo 3
*** Una rivelazione scioccante ***


Non si stupisce nel ritrovare il bancone della reception deserto quando le porte dell’ascensore si aprono al piano. Anna si è unita ai giornalisti che stanno formando un capannello attorno alla sua isola al centro della quale troneggia Mirco Neigo. Oggi non indossa il completo blu notte con tanto di cravatta nera annodata al collo che ieri lo rendeva simile al diafano protagonista di un manga giapponese e il suo sorriso è molto meno luminoso. E’ possibile che il caloroso benvenuto offerto dai colleghi gli abbia già tolto parecchie energie, oppure è bastata la sola presenza di Vanessa, appoggiata alla scrivania nella posa plastica che è solita assumere quando vuole essere seducente, ad avergli fatto passare la voglia di ridere. Distrattamente la curatrice de ‘La posta del cuore’ volge lo sguardo verso Fox e il sorriso muore anche sulle sue labbra.
<< Oh, ecco il giornalista delle sagre! >> esclama rimettendosi in piedi. Saluta svelta il ragazzo e si allontana per tornare alla sua postazione, seguita a ruota dal resto dei colleghi che badano bene a non incontrare il suo sguardo.
<< Buongiorno, signor Rossi. Sono felice che sia arrivato, stavo per esaurire le scorte di sorrisi di cortesia >> lo accoglie il ragazzo sollevato.
<< Io non ho mai neppure provato a procurarmele. Ma penso che i rubricanti te lo abbiano detto >>.
<< I rubricanti? >>.
<< Il mio personale modo di chiamare i colleghi alle nostre spalle >> spiega, buttando appena la testa indietro. Il ragazzo ride ripetendo tra sé questo aggettivo che sembra piacergli parecchio.
<< Mi hanno detto che tra tutti i curatori che ha avuto questa rubrica lei è quello che se ne occupa da più tempo >> dice, sedendosi sulla sedia recuperata per lui dal magazzino scorte.
<< Chiamami Valerio e dammi del tu. Non sono poi così vecchio >> dice, scoccandogli un’occhiataccia. << Immagino ti abbiano detto anche come mai non sono scappato >>.
<< Veramente a me interessa di più sapere perché gli altri lo abbiano fatto >>.
In un settore come questo la maggioranza delle persone che lo compone è più interessata a scavare nella vita privata di chi fa una scelta piuttosto che ad indagare il perché questa sia stata compiuta. Questo ragazzino, invece, si è posto fin da subito la domanda più importante e sembra proprio che non gliene freghi nulla di tutte le cose poco felici che gli sono state dette riguardo al suo nuovo tutor. Sì, potrebbe davvero essere un osso duro.
<< Cosa ne pensi della ‘Visitato per voi!’? >> gli chiede appoggiandosi allo schienale della poltrona.
<< Penso che sia tecnicamente eccellente, ma che manchi del brio necessario ad un reportage di viaggio >> risponde sincero. << Il lettore dovrebbe terminarne la lettura sentendosi incuriosito dall’avvenimento presentato e desideroso di farci un salto alla prossima occasione. Così com’è, invece, chi legge ha molte informazioni riguardo al prodotto, ma sulla sagra ne sa quanto prima >>.
Mirco continua a guadagnare punti, ponendo l’accento proprio sulla nota stonata di questa rubrica di viaggi ed è anche sinceramente curioso di capire perché le sia stato dato un taglio simile. Fox non può certo dirgli che è stata creata con l’unico scopo di permettere a Mendez di concedere spazi pubblicitari all’apparenza gratuiti dietro i quali, invece, si cela un giro di danaro mica male.
<< Purtroppo il direttore così la vuole e io così gliela devo presentare >> gli dice, alzando le mani.  << Questa rubrica è stata ideata con lo scopo di favorire il turismo nei piccoli centri e angoli d’Italia dimenticati da Dio. Se la “Insieme a te!” è diventata una leader nel settore lo deve anche alla ‘Visitato per voi!’, ma il numero di lettori per noi non è salito. Ad oggi siamo il fanalino di coda di questo settore proprio a causa di ciò che tu stesso hai evidenziato >>.
<< Per questo i colleghi sono scappati da qui in passato? >>.
<< No, fosse per quello sarebbe da pazzi mollare. Dove altro troveresti l’opportunità di girare l'Italia e per giunta pagato? >>.
In effetti, chi rinuncerebbe ad una simile opportunità? Peccato che l'amministrazione rimborsi solo le spese di viaggio e pernottare in un hotel a proprie spese per tre settimane vorrebbe dire giocarsi lo stipendio. Per questo il curatore della rubrica si ritrova obbligato a chiedere ospitalità agli organizzatori delle tre sagre che l’ufficio relazioni con il pubblico ogni mese seleziona, pescandole dai numerosi inviti che puntualmente riceve. Purtroppo, le condizioni di vitto e alloggio che le Pro Loco propongono il più delle volte sono pessime e sono state queste a spingere i curatori precedenti a scappare via esasperati e stanchi. Valerio Rossi riesce a sopportare la situazione solo grazie alla sua navigata capacità di adattamento. Inoltre, gioca a suo favore il fatto di non avere un vero e proprio articolo da scrivere ma solo lo stesso pezzo al quale apportare poche modifiche di volta in volta, come indicato dalle rigide direttive di Mendez.
<< Devo in qualche modo arrivare a fine mese e questo passa il convento. Voglio essere sincero con te >> dice appoggiando i gomiti sulle ginocchia. << Io posso spiegarti come funziona questa rubrica che gestisco a mia volta da soli sei mesi e portarti con me in giro per l’Italia, ma non credo che quel che faccio sia anche solo minimamente paragonabile al lavoro di un vero reporter di viaggi >>.
Il ragazzo annuisce inarcando, però, un sopracciglio, segno evidente di quanto non lo stia per nulla prendendo sul serio. Appoggia a sua volta i gomiti sulle ginocchia e prende un lungo respiro.
<< Senti, mi rendo conto di essere stato per te come un fulmine a ciel sereno. I rubricanti hanno detto che sei un tipo riservato e immagino che scoprire di dover tra pochi giorni partire per i tuoi viaggi condividendo con uno sconosciuto tutti i tuoi spazi vitali ti abbia infastidito. Ti prometto, però, che cercherò di starti il meno possibile tra i piedi. Quindi puoi smetterla di tentare di terrorizzarmi >>.
 “In effetti era proprio ciò che avrei voluto fare” conviene Fox, che deve segnare un altro punto a favore dell’acume del ragazzo. "Con tutti gli incompetenti freschi di laurea che vogliono diventare giornalisti doveva capitarmi tra i piedi proprio un tipo intelligente e perspicare come te” pensa, passando sconsolato la mano tra i capelli.
Sì, potrebbe essere difficile mantenere viva la sua copertura dinanzi a un simile elemento. Per quanto sia preparato, portare in scena Valerio Rossi ventiquattro ore su ventiquattro è qualcosa di troppo grande persino per lui. Certo, Mirco ora aveva drizzato le antenne perché stimolato dagli input forniti dai colleghi e non è detto che sarebbe così attento per tutto il resto del tempo. Questa potrebbe forse essere la sua salvezza.
Resta il fatto che ho un motivo in più per non poter rientrare nel caso finchè ti avrò tra i piedi, maledizione” conviene, abbozzando un sorriso per fingersi imbarazzato per essere stato scoperto.
Richiama dal desktop del pc il file inviato dall’Ufficio relazioni con il pubblico nel quale sono indicate le sagre che visiteranno questo mese. Mirco annota sulla sua agenda con una scrittura chiara e lineare le date e le relative mete e scosta continuamente con piccoli cenni del capo il ciuffo che gli ricade sulla fronte.
Andiamo bene: mi danno già ai nervi i suoi movimenti stereotipati” nota Fox obbligandosi a non sbuffare. Sente, però, il bisogno di muoversi da lì per evitare di dare modo all’intero settore rubriche di conoscere chi si celi dietro la maschera del giornalista delle sagre.
<< Che ne dici di spostarci in area ristoro? Tanto non abbiamo nulla da fare >> chiede al ragazzo.
Questi resta sorpreso dalla sua proposta, ma annuisce alzandosi in piedi a sua volta. Con passo svelto, Fox percorre il corridoio, prende le scale e sale su fino al secondo piano. Ignora lo sguardo curioso della receptionist, prontamente avvertita dei loro movimenti, e cammina svelto verso la sala ristoro. È felice di trovarla vuota, cosa che dava quasi per scontata dato che tutti gli altri colleghi sono più che impegnati sui loro pezzi.
Si avvicina al distributore delle bibite e lo alleggerisce di una bottiglia di acqua naturale. Sta per svitarne il tappo quando lo stomaco gli si chiude gettandolo in uno strano senso di allerta.
Ma che diavolo mi prende?” si chiede guardandosi attorno convinto che qualcosa di terribile possa accadere da un momento all’altro.
Mirco è rimasto fermo davanti alla porta ormai chiusa alle sue spalle. Ha lo sguardo spento e perso nella contemplazione di un punto sul pavimento.
<< Tutto bene? >> gli chiede piazzandosi davanti a lui che, però, sembra proprio non vederlo. << Ehi, Neigo, dico a te! >> insiste, colpendogli la spalla con la mano.
Quel semplice contatto riporta il ragazzo alla realtà, ma ora sembra nervoso, sospettoso e per nulla a suo agio. È come se varcata la soglia di questa stanza Mirco Neigo sia cambiato del tutto. Via il sorriso fastidioso, via il visetto da bambino innocente al quale non si darebbero mai ventiquattro anni.
<< Non stai bene >> sentenzia Fox porgendogli la bottiglia d’acqua.
<< Non ho fatto colazione stamattina >> borbotta il ragazzo, prendendone distrattamente un sorso.
“Sta mentendo” deduce, ma decide di tenere la cosa per sé e stare al suo gioco. Va al distributore dei gelati e ne fa ritorno con un biscotto farcito di crema e cacao che gli consegna. 
<< Ti ringrazio >> dice Mirco scartando il biscotto. Ha la fronte imperlata di sudore, cosa alquanto curiosa. Al primo piano, dove il caldo torrido regna sovrano, appariva lindo e pulito. Qui, dove si sta tremendamente bene, invece, sta sudando.
<< Va meglio? >>.
<< Cosa? >> ribatte il ragazzo, che sembra essere stato distolto da un importantissimo pensiero.
<< Ti ho chiesto se stai meglio >>.
<< Oh sì, sì, grazie. Scusami, ma cosa intendevi prima, quando hai detto che non abbiamo nulla da fare? >> chiede, portando il discorso strategicamente altrove.
<< Quel che ho detto: non abbiamo nulla da fare >>.
<< E il pezzo sui viaggi dai quali sei tornato ieri? >>.
<< Guarda che non ti stavo prendendo in giro. Non c’è da scrivere nessun pezzo. Devo solo mettere i nominativi di coloro ai quali abbiamo fatto pubblicità questo mese al posto di quelli del precedente e cambiare nomi e luoghi delle sagre. Il resto è praticamente invariato. Tanto, quale differenza vuoi che ci sia tra una sagra e l’altra? Sono sempre opportunità per mangiare, bere e divertirsi, per chi ci riesce >>.
<< Allora cosa fai di solito? >>.
<< Niente! >> .
Mirco non riesce a credere alle sue parole. Lo fissa a lungo, col gelato che lentamente gli si scioglie tra le mani.
<< Nella redazione di ‘Paesi e uomini’ mi avevano riempito di lavoro all’inverosimile . A quanto pare non farò la vita del praticante sfruttato qui! >>.
<< Oh, non da me di sicuro >> dice, posando il volto tra le mani a coppa. Mirco, sospira e appoggia a sua volta i gomiti sul tavolo e la guancia sulla mano sinistra.
Uno spiacevole silenzio cala tra di loro. Il ragazzo da l’idea di aver finalmente capito quanto assurda sia la rubrica alla quale lo hanno assegnato, ma non ha davvero nessuna alternativa. L’unica cosa che potrebbe fare per ritrovarsi in un settore di sua competenza sarebbe quella di rinunciare all’incarico e ricominciare l’intero praticantato da capo altrove. Al suo posto, però, anche Fox si accontenterebbe di questa soluzione seppure lontana da ciò che è di suo interesse, giusto per poter concludere il percorso, sostenere l’esame di stato e potersi finalmente dedicare a ciò che più lo aggrada.
<< Quindi se ho ben capito, tu non puoi scegliere le mete, non puoi scrivere il pezzo come vorresti perché ingabbiato dalle rigide direttive del direttore… praticamente devi solo fare presenza e sopravvivere ai luoghi nei quali volta per volta ti mandano >>.
<< Tristemente vero >> sospira, mettendo su la miglior espressione affranta che Valerio Rossi ha in repertorio.
<< Mi rendo conto che te ne fai davvero poco di un assistente >> sussurra Mirco, alzando appena gli occhi a incontrare i suoi.
<< Per quanto riguarda il lavoro qui e sul campo in effetti sì. Però, dai, ci smezzeremo le ore di guida. Ti assicuro che quello è un aiuto molto bene accetto >> gli dice, intenerito dal suo sconforto.
Il ragazzo, però, non prende per nulla bene questo suo tentativo di tirargli su il morale. Abbozza, infatti, un sorriso imbarazzato e si allontana da lui fino ad appoggiare la schiena contro lo schienale della seggiola.
<< Sì, ecco… era proprio di questo che avrei voluto parlarti >> sussurra strofinando nervoso una mano contro l’altra.
<< Ti hanno tolto la patente! >> esclama cogliendolo di sorpresa. Mirco, però, scuote il capo sempre più imbarazzato e tentenna a lungo alla ricerca delle parole giuste con le quali spiegarsi. Fox, però, è già troppo nervoso per rispettare i suoi tempi.
<< Senti, non puoi dirmi che sei stato capace di prendere due lauree nello stesso numero di anni, entrambe col massimo dei voti e a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, ma di non essere stato in grado di superare l’esame di guida! >>.
Il ragazzo si sgonfia come un palloncino e Fox si rende conto di essere stato troppo se stesso nel manifestare il suo disappunto. In fin dei conti, è pieno il mondo di persone geniali nello studio che poi si perdono in un bicchier d’acqua nelle mansioni pratiche e Mirco potrebbe appartenere a questa categoria.
<< Ho esagerato, scusami >> gli dice, rimettendo la maschera. << E’ che, dal momento che dici di voler fare del viaggiare il tuo lavoro, ho dato per scontato che tu avessi la patente  >>.
<< Io l’avrei anche presa >> ribatte indispettito. << Anzi, se potessi correrei a fare l’esame pure domani perché so guidare >>.
<< Allora cosa te lo impedisce >> gli chiede, colpito da questa informazione.
Il ragazzo tentenna ancora un po’ e poi, dopo un lungo sospiro, la rassegnazione si impossessa del suo viso imberbe. Questo repentino mutare del colore emotivo sul suo volto chiude lo stomaco di Fox ed ecco che di nuovo la sensazione di allerta giunge a scuoterlo da capo a piedi.
<< Sono epilettico >> gli dice guardandolo appena.
Mille spilli infuocati pungono tutti insieme la sua pelle pallida. Queste due semplici parole hanno il potere di togliergli il fiato e paralizzarlo sul posto. Fox non può pensare di dover viaggiare e trascorrere intere giornate e nottate con lui. L’istinto lo invita a scappare il più lontano possibile per poter uscire da questo stato di allerta nel quale è caduto.
Mirco gli scocca appena un’occhiata curiosa prima di tornare all’interessantissima macchia di caffè che sta esaminando sul tavolino.
<< Scusami, non volevo turbarti >> sussurra. << Non ci ho dormito la notte pensando a come dirtelo. Ammetto che avevo pure preso in considerazione di inventarmi una scusa, ma trovo che non sia corretto. Avevo immaginato che avresti avuto piacere di smezzarci le ore di viaggio e, credimi, mi spiace davvero tanto non poterti essere utile neppure per questo >>.
Abbozza un sorriso che, però, subito scompare quando torna a guardarlo in viso. Non deve avere la più conciliante delle espressioni in questo momento, ma non può farci proprio nulla. La maschera è caduta del tutto.
<< Non voglio che pensi io sia il tipo che da addosso a chi sta male, ma ci ritroveremo a viaggiare su strade isolate e dimenticate da Dio e a sostare in paesi lontani ore da ospedali decenti. So che se dovessero mandarti via da questa rubrica ti ritroveresti a ricominciare tutti e diciotto i mesi di praticantato da un’altra parte, però vorrei capissi che stiamo rischiando di fare una vera pazzia. Io non me la sento di viaggiare col timore di vederti stramazzare al suolo da un momento all’altro e di non riuscire a darti le cure necessarie >>.
Si alza di scatto dalla sedia, scosso da quanto ha appena detto.
Non ho nessuna intenzione di assistere impotente alla tua morte” pensa e subito scuote il capo a scacciare i ricordi che veloci si accavallano gli uni sugli altri agli occhi della sua mente.
Cammina verso la porta intenzionato ad andare da Renzi, metterlo a conoscenza di questa cosa e tirare una linea sul nome di questo ragazzo e poco gli importa di come la prenderà Gray Stone. Ora ha un motivo più che valido per mandarlo via.
<< Aspetta, Valerio! Fammi spiegare, per favore >> lo supplica Mirco, bloccandogli la strada. << Mi rendo conto della situazione e ti garantisco che non sono uno sprovveduto. Ho le mie medicine e non dimentico mai di prenderle e poi io non ho le convulsioni. Nel mio caso è come se mi mettessi in stand by >>.
<< Cosa? >> esclama Fox stupito. Ha sempre associato all’epilessia la sola forma alla quale purtroppo ha molte volte assistito e non riesce ad immaginarsene nessun’altra.
<< Resto imbambolato per alcuni minuti per poi riprendermi e tornare quello di sempre >>.
<< Come ti è successo appena sei entrato qui dentro? >>.
<< Sì, proprio così. Questa è durata poco. A volte arrivo al minuto, raramente ai due >>.
<< Quindi il sudore, il pallore e l’irrequietezza sono conseguenza della crisi >>.
<< Te ne sei accorto? >>.
<< Certo. E’ il mio lavoro >> risponde e il ragazzo impallidisce.
Mirco non può saperlo, ovviamente. Ai suoi occhi si è mostrato come un giornalista che prende ciò che gli viene proposto, convinto di non poter ambire a null’altro. Forse per questo ora lo guarda con sospetto.
<< Senti, Valerio, non ho mai avuto problemi sul lavoro. Se non ci credi informati, fa tutte le ricerche che ritieni necessarie. Io non vedo l’ora di lavorare sul campo, anche se la ‘Visitato per voi!’ fa sinceramente schifo! In questo anno mi è stato ripromesso più volte, ma l’occasione non è mai arrivata. Ammesso che ci fosse davvero >> sospira affranto. << So bene di non essere… di essere più fragile di voi. Per favore, aiutami a portare a termine questo percorso >>.
Le mani di Mirco strette a pugno mostrano la tensione alimentata dal timore di essere rifiutato e dal bisogno di avere qualcuno che creda nelle sue capacità nonostante la malattia. Agli occhi di Fox, il volto deciso del ragazzo si trasforma in un altro più giovane ma ugualmente determinato nella medesima richiesta. Li chiude forte per scacciare quello strano scherzo della mente. Non vuole lasciarsi andare ai ricordi dolorosi che stanno spingendo per tornare a galla. Gli dispiace per lui e ammira il fatto che abbia preferito raccontargli la verità piuttosto che ripiegare su una bugia. Di problemi, però, ne ha già a bizzeffe e di caricarsi anche quelli di un altro non ne ha proprio voglia.
Un capogiro lo coglie di sorpresa. Mirco gli si avvicina intenzionato a sostenerlo, ma lui lo allontana. Chiude gli occhi nel tentativo di riprendersi e quando li riapre si ritrova nella radura perfettamente circolare del suo sogno. Il terribile bambino pallido è nuovamente lì, fermo dall’esatta parte opposta alla sua. Lo tiene agganciato a sé con i suoi occhi scuri che ora sono minacciosi. Le strane domande che gli ha posto si accavallano le une sulle altre, divenendo un vociare doloroso e incomprensibile che sembra volergli fare esplodere la testa da un momento all’altro.
<< Chi sei tu? Perché mi fai questo? >> gli chiede.
Il ragazzino, però, non risponde. Vola veloce verso di lui e come un fantasma lo trapassa, pungendolo col suo gelo. Il terreno sotto i suoi piedi scompare e Fox cade nel nero pece che lo circonda, finchè qualcuno non gli afferra le gambe. Un calore improvviso le avvolge e da lì si propaga al resto del corpo, riportandogli alla memoria gli episodi più tristi e angoscianti della sua vita. Spaventato a morte come da troppo tempo non gli capitava di essere, Fox chiude forte gli occhi nella speranza di sottrarsi a queste immagini.
Quando li riapre la luce torna a ferirlo e lontana sente una voce familiare. Prende grandi sorsate d’aria nelle quali percepisce la dolcezza della vaniglia ed è il volto di Ylenia quello che a poco a poco mette a fuoco.
<< Stavo per mandarlo a chiamare aiuto >> dice la ragazza, che con la mano fresca gli accarezza il viso imperlato di sudore.
<< Cosa è successo? >> biascica, sentendo il corpo pesante e spossato.
<< Hai iniziato a barcollare e poi sei caduto giù >> dice Mirco, che scorge impegnato a tenergli le gambe verso l’alto. << Per fortuna lei stava entrando qui e ti ha soccorso >>.
<< Credo tu abbia avuto un calo di pressione. Sei pallido come un cadavere  e gelido, anche >> dice massaggiandogli energeticamente le braccia. << Appoggia le gambe su quella sedia e prepara un bicchiere di acqua e zucchero, per favore. Tanto zucchero >> chiede al ragazzo, che esegue l’ordine senza farselo ripetere.
Un bicchiere di plastica gli viene premuto contro le labbra e l’acqua che beve è talmente dolce da dargli la nausea. Nonostante Ylenia insista affinchè resti sdraiato, Fox si mette a sedere. Viene forzato a bere dell’altra acqua zuccherata e lo fa solo strappando la promessa di potersi, poi, alzare in piedi. Proprio quando torna dritto sulle sue gambe, la porta dell’area ristoro si apre e Vanessa ne fa capolino.
<< Sapevo che ti avrei trovato qui! >> strilla, rivolgendo tutte le sue attenzioni a Mirco dal quale corre. << Stiamo andando in pausa caffè al Break qui all’angolo. Ti unisci a noi, vero? >> gli domanda, sbattendo le lunghe ciglia finte. Il ragazzo volge lo sguardo a Fox, obbligando la donna a prenderlo in considerazione.
<< Non ho interrotto nulla, vero? Non sareste qui, altrimenti >> sottolinea ridacchiando.
<< Nulla >> conferma questi, ancora intontito.
Vanessa non perde tempo a trascinarlo fuori dall’area ristoro. Il ragazzo gli rivolge uno sguardo disperato, ma Fox non ha alcuna intenzione di muovere un dito per aiutarlo. Ha già troppi problemi nel cercare di capire cosa diavolo gli sia successo.
<< Mi spiace per lui >> sospira Ylenia addolorata.
<<  Ha da farsi le ossa e Vanessa è un’ottima palestra >> ribatte lasciandosi cadere su una delle seggiole. << Sono felice sia arrivata tu prima di lei. Sarebbe stata ben felice di andare dicendo in giro che il giornalista delle sagre è talmente sconvolto dal nuovo incarico da svenire >>.
 << Non ti offendere, ma in effetti sei parecchio sconvolto >> dice la ragazza sedendosi di fronte a lui.
<< E’ per quel che mi ha detto >> sussurra, passando le mani sul volto.
<< Cosa ti ha detto? >>.
Ha parlato troppo. La situazione è più preoccupante del dovuto se lo porta a dimenticare di dover indossare la maschera di Valerio Rossi. Se Gray Stone venisse a conoscenza di quanto sta accadendo inizierebbe a pensare non sia più in grado di portare avanti l’inchiesta e potrebbe decidere di passare al piano B. Dopo tutti i sacrifici che ha fatto in questi mesi non sopporterebbe un tale smacco.
La sua informatrice inconsapevole lo osserva preoccupata e per la prima volta si sente in colpa nei suoi confronti. Non ci ha pensato due volte a soccorrerlo e sa che terrà per sé quanto accaduto. Lui, invece, non può renderle il favore raccontandole cosa davvero lo abbia mandato in crisi. Non solo perché la metterebbe a conoscenza di uno dei traumi che hanno segnato la sua vita, ma anche perché se ne parlasse in questo momento sente che potrebbe esplodere e non può permetterselo.
<< Mi ha detto di essere epilettico e… non pensare male di me, ma è una grossa responsabilità quella di viaggiare con una persona malata e io… non me la sento. Quando siamo entrati qui è rimasto imbambolato per alcuni secondi. E’ stato davvero impressionante >>.
<< Si è… imbambolato? >>.
<< Sì. Mi ha detto che le sue crisi sono catatoniche e non convulsive. Io non sapevo neppure che esistessero quelle catatoniche e ti assicuro che sono impressionanti. Ha detto che durano pochi secondi, ma… che ne so? Viaggiare potrebbe peggiorare le cose e nei paesi che visitiamo non ci sono ospedali decenti. Purtroppo, sono costretto a mettere Renzi a conoscenza della situazione >>.
Ylenia sospira e distoglie lo sguardo dal suo. E’ chiaro quanto stia giudicando insensibile e vigliacco Valerio Rossi. Sebbene fino ad ora non gli abbiano creato alcun problema le considerazioni dei colleghi, il modo in cui questa ragazza si allontana piano da lui lo porta ad odiare il personaggio che sta portando in scena.
<< Posso immaginare il tuo timore. È fondato, dato che sai meglio di chiunque altro in che condizioni ti ritrovi a vivere. Però… >>.
Ylenia sospira di nuovo e quando alza gli occhi a incontrare i suoi sono talmente sinceri da fare sentire Fox l’ultimo degli stronzi.
<< Io l’ho incontrato qui oggi per la prima volta, ma ho sentito dire di quanto sia euforico all’idea di partire. Sembra tenerci davvero a questo lavoro, non solo per concludere il praticantato e poter tentare l’esame di stato. Non avrebbe nessun altro posto dove realizzare il suo sogno, Valerio. Potresti dargli la possibilità di un primo viaggio insieme e poi, se la situazione dovesse risultare essere disperata come temi, potresti invitarlo ad essere lui stesso a chiedere un ulteriore trasferimento o a mollare Mendez e ricominciare tutto da capo altrove >>.
Fox si rende conto di aver sbagliato. Se le avesse detto di aver perso una persona cara a seguito di una crisi epilettica che l’ha portata a morire tra le sue braccia, forse Ylenia avrebbe reagito diversamente. Proteggere la sua copertura questa volta lo ha portato a cadere nel senso di colpa.
La ragazza, infatti, ha posto l’accento sul sogno che Mirco non potrebbe realizzare se lui rendesse pubblica la sua malattia. Fox sa bene quanto sia frustrante non poter raggiungere i propri obiettivi quando il destino si accanisce contro il corpo. Sa anche quanto sia importante per chi è affetto da una malattia cronica trovare qualcuno che creda nelle sue capacità e che gli dia una possibilità. Lui, però, sta conducendo un’inchiesta ed è questa la cosa più importante. Solo al sentirgli dire di essere epilettico ha avuto questo strano mancamento e ora si ritrova con la testa invasa da ricordi che sta tentando con tutto se stesso di reprimere. Questo ragazzo non rischia solo di impedirgli di portare avanti il suo lavoro con la sua sola presenza, ma anche di farlo cadere nuovamente nel dolore.
Si è trovato spesso a dover ‘spezzare cuori’ per portare a termine un’indagine. Questa volta, però, non riesce a zittire la voce della sua coscienza. Il modo in cui Ylenia continua a guardarlo, poi, non lo aiuta per nulla. C’è speranza nel suo sguardo e fiducia, anche, cose che Valerio Rossi non merita. Non è lui, però, che annuisce facendo fiorire uno splendido sorriso sulle labbra della collega.
<< Penso che Neigo ti debba un favore >> dice facendola ridere.
<< Mi assumo le responsabilità di quanto potrà accadere. Che ne dici se diamo fondo ai biscotti? >> propone, indicando il sacchetto di carta che ha lasciato sul tavolo più vicino alla porta d’ingresso.
<< Dico che è una buonissima idea >> accetta, sentendo lo stomaco brontolare affamato.

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Capitolo 4
*** Biscotti alla vaniglia ***


3 Biscotti alla vaniglia

Fox rilegge più volte lo stampato del file che i PR hanno inviato via e-mail a lui e in copia a Renzi. Caporedattore del settore rubriche. Non ha fatto a tempo a raggiungere la sua isola stamattina, che questi l’ha fermato appena l’ha visto passare dinanzi al suo ufficio. Nervoso, l’ha invitato a sedere, si è accertato che non ci fosse nessuno a portata d’orecchio e gli ha piazzato il foglio tra le mani. Non ha aggiunto una sola parola, consapevole di come sia meglio evitare di parlare troppo.
Che cazzo è successo?” si chiede Fox passando la mano tra i capelli.
Il Piemonte è tra le mete del mese di agosto e questo non ha senso. Sarebbe dovuto andare in Basilicata, dove Mendez ha stretto accordi importanti con il presidente della Pro Loco e organizzatore della sagra della porchetta di Morsico Vecchio in provincia di Potenza. Proprio grazie a questi accordi Fox è riuscito ad ottenere ulteriori informazioni importanti su quanto grande e articolato sia il giro d’affari sporchi di quest’uomo. Era anche andato molto vicino all’ottenere una prova che lo veda direttamente coinvolto, cosa che ancora manca loro. E’ bravo, infatti, quest’uomo a mandare avanti pedine insignificanti restando nell’ombra a muoverne i fili. Un simile rimescolamento delle carte non può essere altro che la riprova che il dubbio che qualcuno stia indagando su di lui si è insidiato nella mente di Mendez.
E che io devo aver indubbiamente commesso un errore” constata, sebbene sia da quando Neigo è piombato nella sua vita che ripensa a tutti i suoi movimenti da gennaio a ieri senza trovare nessun punto sul quale possa essere inciampato.
Scatta una foto al documento che ha tra le mani e lo invia alla chat del suo team, richiedendo un incontro immediato.
<< Le mete del prossimo mese, finalmente. Le comunicherò quanto prima a Neigo. Sono vicino casa sua, questo gli permetterà di sentirsi maggiormente a suo agio >> dice Fox, strizzando l’occhio a un confuso Renato.
<< Sì, l’ho pensato anch’io >> ribatte questi, preoccupato dallo scambio di messaggi che sta avvenendo dinanzi a lui.
Gray Stone, infatti, non ha perso tempo ad accogliere la sua proposta di incontro straordinario e Fox scrive un appunto sul documento prima di consegnarlo a Renzi.
<< Se non ha altro da dirmi io andrei >>.
Il caporedattore impallidisce dopo aver letto quanto gli ha scritto e passa nervoso la lingua sulle labbra.
<< Oh, sì! Sì, vai pure. Buon lavoro >>.
Fox si alza in piedi e si affretta ad uscire dall’ufficio. Lascia il caporedattore pallido e nervoso alla sua scrivania e si augura che faccia quanto gli ha suggerito senza dare troppo nell’occhio. Il suo contatto sul posto ha un grande coraggio e tanta voglia di rendersi utile, ma in quanto a nervi saldi lascia a desiderare.
Butta un occhio alla sua postazione e scorge Mirco parlottare amabilmente con Ylenia.
<< Buongiorno capo! >> esclama quando si accorge della sua presenza. Da quando ha acconsentito a tenere la bocca chiusa sulla sua epilessia e gli ha proposto un mese di prova per vedere come reagisce allo stress dei continui viaggi, gli occhi di questo ragazzo si illuminano ogni volta che lo vede.
<< Scarica la posta: sono arrivate le mete di agosto >> gli dice saltando i convenevoli. Dopo avergli spiegato cosa fare gli affida il compito di contattare le Pro Loco e si dedica alla chat del suo team, sulla quale gli sono arrivati innumerevoli massaggi.
Benchè sia il suo capo che Sky Fall, il tecnico informatico del team, ritengano difficile che la usa copertura sia stata scoperta, come lui ipotizzano che Mendez possa davvero essere stato colpito dal dubbio che qualcuno stia mettendo il naso nei suoi affari. Per l’ennesima volta, Fox passa in rassegna ogni sua mossa, ogni parola detta, ogni azione compiuta per portare avanti il suo lavoro cercando di essere il più autocritico possibile.
Non posso essere stato cosi stupido da commettere un errore!” esclama sicuro di sè.
L’unica cosa che pungola la sua insicurezza è che in questi sei anni e mezzo di collaborazione hanno lavorato sempre tutti e quattro insieme. Certo ha agito in solitaria, ma costantemente monitorato da Sky Fall e con la possibilità di rivedere i suoi movimenti e riascoltare quanto ha detto, grazie alla tecnologia fornita dal tecnico. Questa è la prima volta che si ritrova completamente da solo sul campo. Sono troppo lontani per un contatto radio continuo. Mistica, la collega che si occupa della crezione delle coperture ogni volta diverse che si trovano ad assumere, non può nascondere a regola d’arte telecamere e microfoni su di lui, come è solita fare quando chi agisce sotto copertura può tornare facilmente alla base. Ha solo le sue foto, i video e gli audio che riesce a recuperare da sé, sorretti dagli altrettanti materiali che riesce a produrre Sky Fall con le sue intercettazioni.
Ora capisco perché continua a chiedere fondi per la tecnologia all’avanguardia. Non lo prenderò più per il culo ribattendo che siamo giornalisti investigativi e non James Bond con le spalle coperte dell’MI6, lo giuro!”.
Proprio per queste difficoltà causate dalla distanza, Gray Stone si era detto contrario fin dall’inizio alla sua idea di infiltrarsi alla ‘Insieme a te!’. Ritrovarsi a dovergli dare ragione lo preoccupa quasi più della possibilità di aver mandato a monte l’intera inchiesta.
Mirco lo distoglie dai suoi pensieri chiedendogli un parere sul lavoro che sta svolgendo e il resto della mattina passa tra una sbirciata allo smartphone in risposta ai colleghi e il far toccare con mano al suo assistente la pochezza del lavoro che comporta questa rubrica.
Quando le 12 scattano sull’orologio del pc Fox si alza in piedi e informa il suo assistente di avere un impegno per pranzo. Con lo zaino in spalla esce dalla redazione e si incammina verso via Pietro Micca. Svolta, poi, in via San Francesco D’Assisi e la percorre fino al numero 23. Aveva sperato di non dover mai utilizzare ‘il bunker’, questo posto sicuro creato apposta per affrontare simili situazioni di emergenza. A quanto pare, però, è arrivato il momento di aprire il portone di questa palazzina e salire del secondo piano per raggiungere l’appartamento numero cinque.
<< La situazione è grave se mi hai chiesto di vederci qui >> lo accoglie Renzi con un’immancabile lattina di the alla pesca tra le mani. << Che sta succedendo? >>.
<< Stiamo per avere una video call con Gray Stone e con il nostro tecnico informatico >> risponde sedendosi al tavolo della piccola cucina sul quale posa il laptop e l’antenna che gli permetterà di agganciarsi alla rete sicura creata da Sky Fall appositamente per loro.
<< Gray Stone? Cristo! >>.
Renato tracanna nervoso dalla lattina per poi passare il dorso della mano sulla bocca. Il suo capo è solito generare nervosismo in chi si ritrova a dover avere a che fare con lui. Renzi, però, è addirittura terrorizzato all’idea di incontrarlo. Tiene così tanto stretta la lattina nella mano da ammaccarla e sembra perso in un febbrile dialogo interno.
La video chiamata arriva puntuale e quando la accetta i volti seri Gray Stone e Sky Fall invadono lo schermo del suo laptop. Senza perdere tempo, lo aggiornano sui controlli effettuati nelle ultime ore dal tecnico. Sperava che questi producesse uno dei suoi ennesimi miracoli e scoprisse cosa avesse portato Mendez a un simile cambiamento repentino dei piani. Invece non ha trovato nulla.
<< Beh allora, forse ci stiamo preoccupando >> ridacchia Renzi. << E’ possibile che, come per l’arrivo del ragazzo, il cambio delle mete sia una coincidenza >>
Data la meticolosità con la quale il suo collega è solito affrontare il lavoro la supposizione di Renzi potrebbe anche essere presa in considerazione e se fosse accaduto solo uno dei due eventi forse lo farebbero davvero.
<< E’ meglio diffidare delle coincidenze >> gli spiega, però. << Soprattuto quando se ne verificano due ravvicinate e una di queste va a rompere una routine che non è mai cambiata da che la ‘Visitato per voi!’ è stata creata >>.
<< Ed è per questo che Sky verrà a farvi visita >> aggiunge il suo capo.
La decisione di Gray Stone lo lascia senza parole. In un’operazione delicata quanto questa introdurre un nuovo elemento può essere un azzardo, anche se questo si presenterà in redazione sotto mentite spoglie. Vestirà i panni di uno dei tecnici dell’impianto di aereazione che da giugno li ha abbandonati e controllerà da cima a fondo la redazione, accertandosi che non ci sia la presenza di cimici. Approfitterà, inoltre, della possibilità di essere fisicamente lì per controllare la banca dati della rivista direttamente da uno dei pc presenti in redazione e azzerare, così, la possibilità che le sue azioni di hackeraggio possano essere scoperte da un tecnico altrettanto abile assoldato da Mendez.
<< Così potrà anche verificar l’eventuale presensia di una talpa >> aggiunge Gray Stone, assottigliando lo sguardo. Fox resta interdetto quando Renzi dinanzi a quest’affermazione.
<< Una talpa? Hérnandez, non starà dubitando di me, per caso? >> esclama Renato.
<< Io non dubito, verifico >> ribatte Gray Stone, severo. << Vede, sono i piccoli errori, come questo che lei ha appena commesso non usando il mio nome in codice, che creano i problemi più seri. Come Fox le ha spiegato, le coincidensie nel nostro lavoro sono viste con sospetto. Fino ad oggi è stato portato avanti un lavoro impecabile e se ora ci troviamo in esta situasione qualcosa deve esser nesessariamente successo >>.
Non aggiunge altro, ma il modo in cui lo sta guardando la dice lunga sull’idea che si è fatto e purtroppo Fox teme anche di sapere cosa lo abbia portato a crearla.
Renzi volge a sua volta lo sguardo verso Fox. Non è il tipo di persona che punta il dito contro qualcuno per cavarsi d’impiccio, ma è chiaro come stia pensando che se in questa operazione è stato fatto un errore è più facile che a commetterlo sia stato l’infiltrato piuttosto che il suo contatto sul posto.
Che una cosa simile la pensi il caporedattore del settore rubriche di una rivista femminile a Fox non tocca minimamente. Che lo possa pensare, però, anche il suo capo che conosce bene con quanta dedizione e scrupolosità sia solito affrontare i casi, questo sì che lo innervosisce parecchio.
<< Va bene, mandi pure il suo tecnico e faccia tutti i controlli che deve. Sicuramente sarò più tranquillo dopo il suo passaggio. Però la avverto, Gray Stone >>, esclama Renzi puntando il dito contro lo schermo, << se c’è anche solo la minima possibilità che Fox sia in pericolo dovete dirmelo! Soprattutto ora che sarà accompagnato da quel ragazzino, che non sa di trovarsi in mezzo a una storia terribilmente più grande di lui. Non li voglio sulla coscienza e se lo ritenessi necessario potrei annullare l’incarico. Ne ho il potere, in fondo >>.
<< Lo so. Se lo facese, però, sarebe una ulteriore conferma che Fox sta conducendo delle indagini su Mendez >> cerca di farlo ragionare Gray Stone. << E’ lo stesso motivo per il quale ci siamo visti costretti ad accettare la presensia di Neigo >>.
Il caporedattore terge la fronte imperlata di sudore con il polsino della camicia e annuisce sconsolato.
<< Ha ragione, ma… cosa posso fare? >>.
<< Niente >> risponde Gray Stone sorridendogli. << Il suo compito sarà quello di accolliere il tecnico dell’impianto di aereazione che si presenterà al suo piano domani mattina. Il resto lo lassi fare a noi >>.
Renzi non può che annuire impotente e accettare il consiglio di lasciare l’appartamento e tornare al suo ufficio mantenendo un basso profilo. Fox lo saluta con un cenno della mano. Gli dispiace che stiano creando così tanti grattacapi a questo brav’uomo.
<< Hablas en serio, Gray? Pensé que te habìa explicado por qué los tenìas[1] >> chiede Fox.
Non può immaginare che l’assurda idea esposta dal suo capo nasca da quel sacchetto di biscotti alla vaniglia. Quello che era apparso agli occhi di Gray Stone quando lui, nervoso per aver ricevuto un categorico ‘no’ alla sua idea di spingere Neigo ad andaresene, aveva appoggiato la schiena contro lo schienale della sedia. Era talmente arrabbiato che era riuscito solo a trovare fuori luogo la sua richiesta di spiegazioni per una cosa tanto sciocca. Pensava fosse stato sufficiente spiegargli che Ylenia si era sentita in dovere di fare un dono a Valerio Rossi per tirargli su il morale, dato il pessimo modo in cui aveva accolto la sua fresca nomina a tutor. Ora, invece, si rende conto di quanto quell’espressione poco convinta che gli aveva visto in viso fosse più seria di quanto immaginasse.
Gray Stone continua a osservarlo in silenzio. Uno di quei silenzi studiati per mettere alla prova la pazienza del suo interlocutore. Fox questa volta non riesce a viverlo serenamente, perchè giusto ieri ha davvero rischiato di dire qualcosa di troppo ad Ylenia. Ammetterlo, però, vorrebbe dire doverli mettere a conoscenza anche del mancamento avuto a seguito del turbamento causato da quanto dettogli da Mirco, nonché dell’epilessia del ragazzo. Dinanzi a questi fatti, il suo capo non ci metterebbe molto a decidere di eliminare Valerio Rossi dall’equazione e passare al piano B.
<< Non fraintendérme, Fox >> rompe il silenzio parlandogli in italiano, cosa che gli da ai nervi. << Esta es una inchiesta difficìl e tu sei in Italia, da solo e sotto stress. Quella ragassa, poi, sa prendersi cura del prossimo in modo amorevole e può sucedèr anche a un professionista come te di comettèr l’errore di lasciarsi sfuggire inavvertitamente qualcosa che poi lei, sempre inavvertitamente, potrebbe riportare altrove >>.
Sky Fall, visibilmente stupito dalle sue parole, volge lo sguardo prima a lui e poi al loro capo, curioso di capire cosa diavolo stia succedendo. Data la particolarità del loro metodo di lavoro, tutte le informazioni, anche quelle personali, sono condivise tra i quattro componenti del team. Per questo è strano che il tecnico non sia a conoscenza di quanto si siano detti lui e Gray Stone durante la loro video call e questo porta Fox a confermare l’ipotesi che si sta facendo strada nella sua testa.
<< Sai bene che non sono il tipo da anteporre una donna al mio lavoro >> dice tra i denti. << Io non le ho detto niente, Gray, né può aver colto qualcosa perché ha sempre avuto a che fare con Valerio Rossi. Come ti ho detto è stato lui ad aver accettato quei biscotti, non io, e se li avevo ancora con me è stato solo perché ero incazzato nero per essere stato sospeso dal caso a causa di quel ragazzino. Sky, fai un ulteriore controllo su Ylenia Fiori, giusto per togliere questi dubbi assurdi dalla testa del nostro capo >>.
Il tecnico volge lo sguardo confuso verso Gray Stone, che però non gli presta attenzione. I suoi occhi restano agganciati a quelli di Fox. E’ una battaglia silenziosa quella che ingaggiano e nella quale il ragazzo si sforza con tutto se stesso di non far trasparire alcun dubbio, insicurezza o senso di colpa da ogni suo muscolo.
<< Il mio non vuole eser un attacco nei tuoi confronti. Sono nella scomoda posisione de dover controllar ogni cosa sensa dare nulla per scontato, lo sai >>.
Il modo in cui sta cercando di pararsi il culo anteponendo i suoi doveri di capo dinanzi alle rimostranze che gli sta facendo gli da la nausea. La stessa che aveva provato quando gli aveva chiesto perché fosse contrario alla sua proposta di infiltrarsi in questa rivista e lui gli aveva confessato di essere preoccupato per lui. Fox aveva pensato che tali preoccupazioni nascessero dal saperlo nella sua città natale che fin troppi traumi gli ha regalato e dalla possibilità che la solitudine e lo stress causato da un’inchiesta così difficile avrebbero potuto riaprire antiche ferite. Ora, invece, inizia a temere che ci siano ben altre spiegazioni.
Far nascere una discussione, però, non servirebbe a nulla, considerata anche la presenza in questo caso scomoda di Sky Fall. Si salutano in modo molto freddo, lasciando una notevole tensione nell’aria e subito Fox abbandona questo piccolo appartamento per tornare in redazione, ignorando lo stomaco che brontola a reclamare cibo. Qui trova Mirco talmente assorto nel lavoro da non rendersi neppure conto del suo arrivo.
Ylenia, invece, lo accoglie con il bel sorriso di sempre. Sebbene sappia quanto sia assurda l’idea che questa ragazza possa essere una spia inconsapevole, il suo capo con le sue illazioni è riuscito a mettergli un tarlo nell’orecchio, vorace al punto da portarlo ad ignorarla.  
Si avvicina al suo assistente, le cui gambe, due stecchini da spiedino foderati dai jeans, si agitano, come se stesse correndo al ritmo che le dita creano pigiando sui tasti.
Fox si siede accanto a lui che finalmente lo scorge. Leva il dito a chiedere ancora un momento e poi raddrizza la schiena per poter cliccare in modo solenne sul tasto ‘stampa’. La stampante si aziona gracchiando e vomita i fogli del file che ha prodotto in questa sola ora e mezza di lavoro. Li raggruppa soddisfatto pinzandoli all’angolo sinistro per poi ruotare la sedia verso di lui e consegnargli il plico.
<< Missione compiuta, capo! >> esclama. Il sorriso che ha sulle labbra in questo momento illumina il visetto liscio e in ordine da bambino dagli occhioni scuri, grandi ed espressivi. Uno di quei volti che ti fanno subito sentire in colpa se lo rimproveri.
“E sono sicuro che su questo ci giochi tanto” pensa. Lo sfoglia, stupito dell’immenso e preciso lavoro che è riuscito a fare in così poco tempo.
<< Facevi questo alla “Paesi e uomini”? >>.
<< Più o meno. Il mio tutor voleva che mettessi insieme delle informazioni, giusto per arricchire il suo pezzo. Io, però, la trovavo una cosa molto disordinata e dispersiva. Così gli presentavo un plico simile a questo qui, dove cercavo di dare un senso logico alle informazioni che raccoglievo facendole diventare un racconto unico >>.
<< E a lui non piacevano? >>.
<< Tutt’altro >> sospira il ragazzo lasciandosi cadere contro lo schienale. << Un buon tre quarti dei pezzi che ha pubblicato nell’ultimo anno in realtà li ho scritti io. Quando gliel’ho fatto notare mi ha detto che dovevo essere fiero di aver contribuito alla stesura e che, ovviamente, non poteva citare il mio nome perché sono solo un praticante >>.
<< Grandissimo stronzo! >> sbotta Fox . << Avresti dovuto ribellarti e pretendere di veder scritto anche il tuo nome come coautore del pezzo! Ci credo che non ti ha mai portato sul campo, gli eri molto più utile davanti al computer >>.
<< Ormai è acqua passata >> ribatte Mirco riprendendo in mano il suo elaborato.
<< Guarda che l’acqua passa sempre. Non si ferma mai ed è da sciocchi aspettare che lo faccia da sè! >> lo redarguisce piazzandogli l’indice sotto il naso. << Se non ti metti in testa di iniziare a costruire una bella diga per arginarla un po’, lei continuerà a passare. Tu resterai lì a pisciarci dentro il tuo contributo e altri se ne prenderanno il merito, senza farsi tanti complimenti e magari facendoti passare per inutile e insignificante. Io del piscio degli altri non me ne faccio nulla! >> ribadisce, guardandolo dritto negli occhioni da cucciolo stupito. << Ti ho detto ieri che questi pezzi purtroppo sono preconfezionati. Davo per scontato comunque che ne avremmo diviso la gloria. Certo, per il tipo di strada che vuoi intraprendere tu, co-firmare un pezzo dei miei ha meno valore che uno di quelli della rivista dov’eri prima >>.
<< Beh, dai, è già qualcosa, no? Dicono che chi si accontenta gode >>.
<< Sì, ma poi diventa cieco! >> ribatte Fox alzando gli occhi al cielo.
La risata di Mirco lo coglie alla sprovvista, così come la pacca che questi gli dà sulla spalla.
<< Questa è davvero bella, capo! >> esclama allegro.
Evidentemente è ancora troppo scosso dalla videocall intercorsa col suo capo. Non può spiegarsi altrimenti perché il suo corpo sia stato come pervaso da mille spilli al semplice tocco della mano del ragazzo. Sicuramente era teso e questo scossone deve aver rotto qualcosa in lui. Fatto sta che la risata di Mirco continua a rimbombargli nelle orecchie, chiudendogli lo stomaco e rimandandogli su quella fastidiosa sensazione di allerta.
“Ehi, non vorrai avere un mancamento proprio qui, spero?” si domanda, cercando di gestire la situazione. Purtroppo, però, ha la brutta sensazione di guardare la scena come fosse al di fuori di se stesso. Mirco, con quel sorriso enorme sul viso, si è sporto verso Ylenia per dirle qualcosa. La ragazza sta ancora sorridendo, ma il sorriso le muore sulle labbra quando incontra il suo sguardo.
Gli chiede se sta bene e le sue parole gli sembrano provenire da molto lontano. Allontana il braccio dalla mano di lei che si protende per toccarlo e si alza in piedi, sperando che le gambe lo sorreggano fino al bagno. Incespica, ma riesce a proseguire senza intoppi e quando raggiunge il bagno si chiude la porta alle spalle tirando un sospiro di sollievo.
“Non va! Non va bene per nulla, cazzo!” pensa, andando verso i lavandini. Sciacqua il viso con abbondante acqua fredda e un’altra ondata di brividi lo attraversa da capo a piedi.
Sente ancora rimbombargli nelle orecchie la risata di Mirco. Chiude forte le palpebre nella speranza di ritrovare il controllo di sé ed è il volto di suo fratello quello che compare a spezzare il buio.
Gli dava sempre una pacca sulla spalla. Forte, senza porsi il problema che potesse fargli male e magari lasciare anche un livido sulla sua pelle troppo bianca. Poi esplodeva in quella risata irriverente e fragorosa, capace di stravolgergli il viso e renderlo ancora più bello di quanto già non fosse. Invidiava tanto la sua capacità di ridere a crepapelle. Senza pensieri, senza censure. Lui che si limitava ad abbozzare un sorriso e gli sembrava già di avere tutti gli occhi puntati contro.
Cristo no! Non è possibile!” pensa, sentendo il fiato farsi sempre più corto. “E’ la stessa. Ha la stessa risata di Marco!".
<< Tutto bene? >>.
Trasale a questa domanda. Apre gli occhi e per un attimo gli sembra di rivedere il bambino terribile del suo sogno nel riflesso dello specchio. Si volta di scatto, battendo contro i lavandini, ed è lo sguardo stupito di Mirco quello che incontra.
<< Che ci fai qui? >> gli chiede con un filo di voce.
<< Io… mi ha mandato Ylenia. Temeva stessi di nuovo male. Come ieri in area ristoro >> dice abbassando lo sguardo.
<< Sto bene >> mente e si rende conto di non essere per nulla credibile. << Sì, in effetti non sto benissimo, ma non è il caso che lei lo sappia >>.
Il ragazzo annuisce dando l’idea di saperla lunga su quanto possa dare fastidio la preoccupazione altrui.
<< Posso fare qualcosa per te? >>.
<< Darmi tempo >> risponde brusco. << Torna all’isola e porta avanti il lavoro. Io mi bagno ancora un po’ il viso, passo a prendere qualcosa in area ristoro e ti raggiungo, ok? >>.
Il ragazzo annuisce e impacciato prende la porta e lo libera della sua presenza. Il telefono vibra nella sua tasca e fa piuttosto fatica a recuperarlo. Nella chat di gruppo Sky Fall annuncia che arriverà all’aeroporto di Torino per le 18. Ecco la realtà che torna a presentargli il conto.
Il passato è passato. Marco è morto e questo ragazzo… questo ragazzo non c’entra niente con lui!” esclama.
Bagna nuovamente il viso e fatica a riconoscersi allo specchio. I capelli neri e lisci e gli occhi scuri di Valerio Rossi lo disturbano parecchio anziché aiutarlo a rientrare nel personaggio e ad allontanarsi dal modo violento in cui sta reagendo a ciò che Mirco è stato capace di strappargli dall’armadio dei ricordi con quella risata.
Le lenti a contatto colorate, anzi, gli danno così fastidio che le toglierebbe volentieri. I suoi occhi verdi, però, verrebbero subito notati. Vorrebbe toglierle e idratare gli occhi con il collirio che porta sempre con sé quando sa di doverle tenere su a lungo, ma le mani gli tremano così tanto che rischierebbe di farle cadere o di non riuscire più a metterle.
Ride nervoso, pensando al fatto che a breve queste lenti le dovrà tenere su per tutto il giorno. Che dovrà essere Valerio Rossi per tutto il giorno, accanto ad un ragazzo che con la sua sola presenza rischia di strappargli la maschera dal viso.
Ylenia gli aveva proposto di usare questo primo mese di viaggi per valutare se Mirco fosse in grado di sostenere tutti gli stress richiesti da un lavoro simile. Per come si stanno mettendo le cose, sembra proprio che questo test sarà rivolto più a lui che al ragazzo e si chiede se sarà davvero in grado di sostenerlo.
Non è importante se ne sia in grado o meno. Devo farlo. Non ho altra scelta” sospira, affondando le mani tra i capelli. Vorrebbe poter sentire tra le dita le curve morbide dei suoi ricci a ostacolarne il percorso. La finta fluidità di questi capelli lisci, invece, sembra sottolineare la falsità di tutta quanta questa situazione. Fare buon viso a cattivo gioco. Ignorare la rabbia che questo crea. Chiudere a forza cassetti ingombranti e capaci di far dubitare di se stessi e nonostante tutto questo essere costretti ad andare avanti come se nulla fosse.
 
[1] Fai sul serio, Gray? Credevo di averti spiegato perché li avessi con me

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Capitolo 5
*** Svegliati! ***


Da quando ha avuto inizio questa calda estate è un piacere tuffarsi nell’acqua fredda della piscina. Oggi più di ieri, però, i pensieri ossessivi non mollano Fox nemmeno durante la nuotata. Anzi, la sua mente sembra si stia divertendo a rimandargli l’immagine del volto sorridente del suo assistente per sottolinearne tutti i punti in comune che questi ha con suo fratello. Non ha fatto altro per tutto il pomeriggio.
In vasca il crawl ha sempre avuto la precedenza su ogni cosa e su ogni pensiero, dal più grave al più insignificante. È da ieri, però, che sta nuotando decisamente male. Ha troppa roba in testa. Zavorre mal bilanciate che lo affaticano e non gli permettono di godersi la nuotata. Ricordi che gli ritornano alla mente sempre più spesso e sempre più numerosi.
Se all’inizio era solo la scena della morte di Marco quella che gli dava il tormento, nel corso di queste ventiquattro ore si sono fatti strada nella sua mente ricordi di ingiustizie e cattivere che lui ha subito.
Questo spostamento del focus lo ha turbato ancora di più. Ha lavorato tanto e a lungo su se stesso, il suo passato, i suoi traumi e pensava di essere riuscito ad elaborare tutti i suoi lutti.
A quanto pare si è solo illuso di averlo fatto. Anzi, se gli è bastato così poco per perdere la bussola, allora i suoi sforzi non sono serviti a nulla. Si è limitato a dirsi ‘Ok, ne ho parlato. Ho fatto il compitino e ora metto tutto via. Chiudo a chiave e non ne parliamo più’.
‘La soluciòn de los cabardes[1]’, come è solito dire Gray Stone. Deve pensare di esserlo? Di non aver capito niente, nonostante sia da sempre in grado di vedere tutto?
In fondo, sono scappato via da Madrid. Sono scappato dalla mia famiglia. Dalla mia terra e ora che ci sono tornato, forse è questo il conto che mi tocca pagare. Ritrovarmi al punto di partenza con nove anni di più sul groppone a scontrarmi contro un potenziale delirio di onnipotenza per rendermi conto che, in fin dei conti, non ho nulla di così speciale”.
All’improvviso tutto diventa nero.
L’assenza di gravità creata dall’acqua scompare e Fox si ritrova a precipitare in un buio senza fine.
Dov’è finito il tuo coraggio?”.
Una voce gli esplode nella testa, facendogli battere forte le meningi. Ripete più volte questa domanda e Fox stringe forte palpebre, portando le mani alle orecchie nella speranza di non sentirla più.
Il volto del terribile bambino del sogno gli compare all’improvviso davanti agli occhi.
 “Svegliati! Dormi ormai da troppi anni! Troppi!” esclama, gridando ancora più forte. Lo tiene agganciato a sè con i suoi occhi neri e profondi, affilati come pugnali.
<< Apri gli occhi! >>.
Fox esegue l’ordine e si ritrova a un palmo dalle piastrelle azzurre del fondale della piscina. Braccia forti lo afferrano e lo riportano svelte in superficie. Quando rompe lo specchio dell’acqua una mano gli preme sulla fronte bloccandogli la testa. Lo libera solo quando raggiungono le scalette alle quali lui si aggrappa.
<< Sto bene >> si affretta a dire togliendo gli occhialini.
<< Dio mio che brutto scherzo mi hai fatto >> esclama il bagnino, un giovane sui vent’anni. << Ho visto da come nuoti che sei un professionista, ma oggi sembra proprio non essere giornata. Che ti prende? >>.
Gran bella domanda alla quale non sa per nulla rispondere. Si limita a scrollare le spalle e a rifiutare qualunque altro tipo di aiuto. Esce dalla vasca evitando gli sguardi curiosi dei presenti e,  recuperate le sue cose, va in spogliatoio. Solo quando ha ben chiusa la porta del cesso alle spalle lascia andare la tensione.
“Che ti prende? Hai sempre mantenuto la lucidità anche nei momenti più difficili e sbrocchi adesso? Che sta succedendo? Cosa mi sta succedendo?” si chiede mentre scivola lento contro la porta fino a ritrovarsi accosciato dinanzi al cesso.
Il moccioso maledetto ha ragione nel chiedergli dove sia finito il suo coraggio. Aveva la forza di risollevarsi sempre dalla porta contro la quale si accucciava e quello che gli toccava affrontare ogni giorno, ogni notte, era molto peggio di un giovane apprendista capace di riaprire cassetti chiusi nell’armadio della sua memoria.
Lentamente si rimette in piedi. La testa gli gira forte e si ritrova a rigettare il pranzo nella tazza priva di coperchio. Esce dal bagno ancora sconvolto dal conato e un passo lento per volta si porta alle docce, dove lascia che il getto caldo dell’acqua lavi via tutta questa tensione.
Quando raggiunge l’armadietto è più spossato che mai e impiega molto tempo a rivestirsi. Sale piano le scale, con la sensazione ad ogni passo di sollevare gambe che pesano diechi chili in più del dovuto. Un’altra brutta sensazione che da tempo non provava.
L’aria fresca della sera gli accappona la pelle causandogli un piacevole shock termico. Raggiunge piano l’auto, chiedendosi se sarà in grado di guidare. Quando apre lo zaino alla ricerca delle chiavi viene investito dalla dolce fragranza dei biscotti di Ylenia, che sembra risvegliarlo.
Si siede  al volante tirando fuori dallo zaino il sacchetto dal quale prende un biscotto. Lo addenta, come sempre sorpreso della bravura di questa ragazza, e sembra proprio che avesse bisogno di questo.
Forse sono davvero preda di continui cali di zuccheri. Mi pare che l’ipoglicemia porti anche allucinazioni” pensa, considerando che in effetti sta mangiando davvero poco da che ha iniziato a viaggiare.
Le allergie alimentari lo accompagnano da che è venuto al mondo. E’ talmente lungo l’elenco di alimenti che rischiano seriamente di ucciderlo che da sempre diffida del cibo preparato da mani che non siano le sue e quelle di poche altre persone. Nel corso di questi mesi ha attuato tutta una serie di escamotage per mangiare il meno possibile ciò che gli organizzatori delle sagre gli mettevano orgogliosi sotto il naso e allo stesso tempo non morire di fame. Ha comunque perso una decina di chili, cosa che Gray Stone non manca mai di fargli notare nelle videocall che hanno al suo rientro a Torino.
Per quanto insolito sia che uno come lui accetti del cibo, lo tenga con sé e lo mangi, non riesce a credere che il suo capo sia arrivato a pensare che i rapporti tra lui ed Ylenia possano essere diventati più intimi del necessario dallo scoprirlo in possesso di un sacchetto simile a questo. Lo conosce e sa che il lavoro per lui è sempre venuto prima di ogni altra cosa.
L’unica spiegazione che sa darsi, nonostante fatichi anche solo a pensarla possibile, è che Gray Stone sia geloso di Ylenia. Troppe volte lo ha messo in guardia da lei, dicendogli di cogliere sul suo viso un’espressione sospetta quando il discorso va su questa ragazza. Non sa proprio quale possa essere questa ‘espressione sospetta’ di cui gli ha parlato. Lui sa solo di essersi comportato con la collega come ha sempre fatto con le altre persone che ha eletto informatori inconsapevoli nel corso delle diverse operazioni sotto copertura alle quali ha preso parte.
Si rende conto di come questa inchiesta sia iniziata male su più fronti. Non solo data la situazione nella quale si trovava prima che questa fosse aperta e che lo hanno spinto a proporsi come infiltrato, ma anche per il modo in cui Gray Stone si sta comportando e al quale oggi si aggiunge questa assurda gelosia.
Sospira pescando un altro biscotto. Era deciso a non accettarli, ancora scosso dai sospetti del suo capo, ma il suo assistente si è messo in mezzo e ha intercettato il sacchetto dal quale ha rubato qualche biscotto ‘portato apposta per voi’, come non ha mancato di sottolinerare Ylenia. A fine giornata, però, ha insistito affinchè tenesse per sè gli ultimi rimasti.
<< Dai, è palese li abbia portati per te >> gli ha detto, strizzandogli l’occhio, mentre cacciava a forza il sacchetto nel suo zaino. Lo avrebbe volentieri appeso per i capelli da qualche parte, ma il dover interpretare la scomoda parte di Valerio Rossi lo ha obbligato a limitarsi ad abbozzare un sorriso facendo spallucce.
Sente la testa indolenzita e teme che da lì a poco inizierà a dolergli. Afferra il sacchetto, deciso a gettarlo fuori dal finestrino, ma il profumo di vaniglia è davvero troppo invitante. Lo respira a fondo prima di pescare l’ultimo biscotto, capace di sedare persino il suo principio di mal di testa.
“Devo smetterla. Domani non li accetterò” si impone, mandando giù il boccone che ha un amaro retrogusto di dispiacere.
 
[1] La soluzione dei vigliacchi

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Capitolo 6
*** Maschere ***


5 Maschere
 
Fox rigira il fazzoletto di stoffa umido che ha posato sugli occhi, trovandone un blando sollievo. Si è svegliato con la testa dolorante e la situazione è talmente peggiorata in redazione da obbligarlo a tornare a casa subito dopo pranzo, cosa che non è da lui. E’ stato, però, sospeso dall’inchiesta e non gli sembrava il caso di continuare a soffrire sotto gli occhi beffardi di Vanessa & Co. e quelli preoccupati del suo assistente e soprattutto di Ylenia. I conati che era palese stesse reprimendo hanno convinto la ragazza a tenere per sé i biscotti e questa sarebbe stata l’unica nota positiva della giornata, se non si fosse lasciato sfuggire di essere allergico agli antidolorifici quando si è proposta di passare in farmacia a prendergli qualcosa.
Ne aggiusto una per romperne un’altra” pensa mettendosi a sedere. Un capogiro lo porta a un passo dal rimettere questa volta seriamente il poco che ha mangiato.
In questi giorni, per spiegare questa condizione di malessere pressoché costante ha tirato in ballo la possibile ipoglicemia data dalle cattive abitudini alimentari degli ultimi mesi e lo sconvolgimento causatogli dall’arrivo del suo assistente, entrambe cose che possono davvero stare avendo un effetto devastante su di lui. Ora, però, si ritrova a non poter muovere la testa senza rischiare di vomitare e ad essere continuamente preda di fitte atroci alla tempia sinistra che irradiano il dolore all’occhio e alla mascella. Potrebbe anche continuare a dare la colpa alle sagre e a Mirco Neigo, ma sa bene quanto questi siano gli effetti che è solito causargli il risveglio della sua frattura cranica. Che poi questa, ormai vecchia di quindici anni, si stia facendo viva in concomitanza con i molti ricordi legati a Marco e al periodo della sua morte è solo un dettaglio. Non trascurabile, ovviamente, dato che alcuni ricordi legati al maledetto ‘incidente’ avvenuto un anno dopo la scomparsa di suo fratello stanno iniziando a riaffiorare.
Ha cercato di tenere chiuso quel cassetto dedicandosi alla lettura delle email che i suoi genitori e sua sorella sono soliti inviargli il primo di ogni mese. Date le molte novità scomode che gli sono piovute addosso non era ancora riuscito a dedicare loro tempo e ora si rende conto che se avesse deciso semplicemente di prendere un sonnifero e obbligarsi a dormire sarebbe stato molto meglio.
Luglio, infatti, ha deciso di portare avanti il gioco al massacro iniziato dagli ultimi giorni di giugno regalandogli altre brutte notizie questa volta dal fronte familiare. Ovviamente, la sua emicrania non ha potuto che peggiorare obbligandolo a spegnere il laptop senza neppure scrivere una veloce risposta e a sperare di trovare sollievo nel fazzoletto umido, che ora, però, getta via in malo modo. Di rimedi alternativi per sedare il dolore ne conosce a bizzeffe e quando non funzionano non fanno altro che aumentare la sua frustrazione e peggiorare la situazione.
Il suono stridulo del campanello gli perfora i timpani strappandogli un’imprecazione. Ha avuto la fortuna di incontrare sul pianerottolo la casalinga disperata che ha per vicina di casa, che lo ha trattenuto per mezz’ora decantando rimedi miracolosi contro l’emicrania e offrendosi di portargli quello inventato da sua nonna ‘che ti rimetterà in sesto in poco tempo, vedrai!’. Sapeva che non se ne sarebbe dimenticata. Personaggi di questo tipo sono soliti mantenere la parola data, fosse anche solo per poter avere una scusa per entrare in casa d’altri e ricavare nuovo materiale per i pettegolezzi.
Rassegnato, inforca gli occhiali da sole per nascondere i suoi occhi verdi allo sguardo troppo acuto di quella donna e lentamente raggiunge la porta. Un profumo dolcissimo lo investe non appena la apre, obbligandolo a reprimere un conato. Gestisce, però, la situazione e quando apre gli occhi si ritrova puntati addosso quelli carichi di giudizio della sua vicina di casa.
Durante il loro primissimo incontro avvenuto su questo stesso pianerottolo, alla domanda diretta e piuttosto invadente di lei circa la sua vita sentimentale aveva risposto rassicurandola del fatto che non avrebbe dato noie, dal momento che sarebbe stato via per la maggior parte del tempo. Poco importa alla signora se in questi sei mesi è stato davvero pressoché invisibile e silenzioso. Oggi si è presentata alla sua porta una bella ragazza dai lunghi capelli biondi tenuti stretti in un’alta coda di cavallo e con indosso un abitino succinto che non lascia spazio all’immaginazione. Come se non bastasse, sembra averle strappato di mano il contenitore con il miracoloso rimedio di sua nonna e ora le parla come una mitraglietta con quella vocetta stridula e la risatina da ochetta giuliva che usa come un punto e a capo tra un discorso e l’altro. Il pessimo giudizio che questa donna sta dando a entrambi è perfettamente espresso dal sopracciglio inarcato quanto un punto interrogativo.
Fox potrebbe trovare la situazione persino divertente, se non fosse che la presenza di Christine a casa sua sia l’ennesima brutta notizia della settimana. Questa, con studiata teatralità si volta verso di lui in un mulinar di capelli biondi e sbatte le palpebre cariche di mascara e ciglia finte prima di aprirsi in un sorriso adorante.
<< Ciao bel fusto. No mi avevi detto di aver vicini di casa sì gentil >> cinguetta, facendo bella mostra del porta cibo.
La cara signora è talmente indignata che le strapperebbe volentieri il contenitore dalle mani ritirandosi poi in casa sbattendo la porta. Cerca, però, di fare buon viso a cattivo gioco e decide persino che può fare a meno del porta cibo, dal momento che lo rassicura di non disturbarsi a restituirlo.
Christine porta avanti la sua recita stringendole la mano per ringraziarla ancora e rassicurarla del fatto che si occuperà lei del malato. Lo sguardo che a lui rivolge, però, lascia intendere nemmeno così tanto velatamente che non saranno caste cure materne le sue. A questo punto, Fox è più che sicuro che la prossima mossa della donna sarà quella di chiamare l’amministratore e denunciare il giovane vicino scapolo per le sue pessime frequentazioni del tutto fuori luogo per il decoro del palazzo e il rispetto di chi lo abita.
Ancheggiando vistosamente, la ragazza entra in casa e posa sul pavimento lo zainetto che ha sulle spalle insieme al miracoloso rimedio della nonna della vicina.
<< ¿Deberìa preocuparme?[1] >> chiede Fox una volta chiusa la porta alle sue spalle.
<< Iba a preguntarte lo mismo[2] >> risponde lei, che lo osserva con attenzione prima di stringerlo in un lungo abbraccio.
Non credeva potessero mancargli così tanto gli abbracci. All’inizio della sua collaborazione con la redazione spagnola ha fatto fatica ad abituarsi a queste manifestazioni fisiche di affetto, che pian piano ha finito col trovare piacevoli. Dopo sei mesi, però, la proposta di rassicurazione di queste braccia apparentemente esili rischia di rompere l’equilibrio già precario di Fox, che dopo l’iniziale timore di esplodere in un pianto a dirotto, lentamente si concede di rilassarsi.
<< Te extrane, lo admito[3] >> borbotta, imbarazzato. Christine sorride, consapevole di come sia impacciato quando esprime sinceramente ciò che prova.
<< Tu tambien[4] >> ribatte, rompendo appena l’abbraccio per posargli un bacio sulle labbra. << Pensé que habìas inventado una excusa para salir de la sala de redacciòn, pero te sientes muy mal. ¿Qué te pasa?[5] >>.
<< Me duele la cabeza[6] >> risponde, fuggendo il suo sguardo preoccupato.
Le palpebre della ragazza si socchiudono sospettose. E’ passato moltissimo tempo dall’ultima volta che lo ha visto stare male e sicuramente starà collegando il ritrovarlo ora in queste condizioni con l’essere stato sospeso dal caso e soprattutto con l’accusa mossagli da Gray Stone.
<< Entonces serà mejor que me apure para que preda descansar[7] >> sussurra, allontanandosi da lui con studiata lentezza.
Inizia a sbottonare l’abitino che indossa, canticchiando la canzone che ha scoperto farà da colonna sonora al prossimo film di James Bond. Certo il suo timbro vocale è lontano anni luce da quello di Adele, ma è intonata al punto da renderle onore e, sebbene questa sia una canzone creata per un film di spionaggio, sta riuscendo a trasformarla in una sensuale colonna sonora adatta al suo striptease.
In un certo senso questo rito sta lenendo il mal di testa di Fox. La segue con lo sguardo, mentre con passo lento indietreggia verso il tavolo lasciando dietro di sé la scia degli indumenti dei quali lentamente si sta liberando. Le sorride quando, con indosso ormai solo reggiseno e mutandine, si volta di schiena strizzandogli l’occhio. Sulle note più acute della canzone slaccia il reggiseno per poi lasciarlo cadere per terra. Sciogle i capelli, che, liberati dalla stretta coda di cavallo, le ricadono sulle spalle coprendole la schiena e accompagnano il movimento lento dei fianchi sulle note morenti di questa canzone.
<<  ¿Me ayudas a quitar la ùltima pieza?[8] >> gli chiede con voce sensuale voltandosi verso di lui.
Fox annuisce facendola ridere. Prende da terra lo zainetto rosa confetto che ha abbandonato davanti alla porta e raccogliendo gli abiti che ha lasciato dietro di sè le si avvicina. Posa il tutto sul tavolo sul quale la ragazza appoggia le mani. Sale sulle punte dei piedi e inarca la schiena presentandogli il culetto sodo del quale va fin troppo fiera, in un chiaro invito a concedersi di giocare un po’.
Deve ammettere che ogni volta prova imbarazzo dinanzi a questi occhi sensuali e alla loro proposta. Di solito scuote il capo limitandosi all’aiuto che gli è stato richiesto. Oggi, però, vuole stare un po’ al gioco. Forse sono i sei mesi di lontananza da questo tipo di routine a spingerlo a sfiorare con le dita il braccio abbronzato di Christine. Oppure è il mal di testa, ora diventato un dolore latente messo in secondo piano da questo striptease, a spingerlo a posare piccoli baci dalla spalla al collo della ragazza, che ride, affondando la mano nei suoi capelli mentre si porta alle spalle di lei.
<< No puedo creerlo[9] >> sospira lei avvicinando i fianchi ai suoi. Si volta a catturargli le labbra in un bacio appassionato che lui accetta. Le cinge la vita lasciando salire lenta la mano destra ad accarezzare il ventre tonico e poi su fino al seno quasi inesistente. Un brivido lo scuote nel sentire il capezzolo appuntito sotto il palmo della mano e capisce di essere andato decisamente oltre.
Affonda la mano nei capelli di Christine e li tira forte, fino a sfilare la parrucca bionda. Sky Fall si lascia sfuggire il solito studiato grido di piacere. Restano entrambi interdetti, però, per alcuni istanti finchè Fox non decide di allontanarsi da lui, gettare la parrucca sul cumulo di vestiti e andare a sedersi sul divano.
Il collega lo segue curioso con lo sguardo. Ha molte domande, ma non ne pone neppure una. Si limita a tornare con i piedi per terra, strappare la retina che tiene a bada i suoi capelli castani e corti e scompigliarli soddisfatto.
<< Sangre de Dìos, no podìa mas! Las pelucas deberìan ser prohibidas cuando hace tanto calor[10] >> esclama tirando fuori dallo zaino un paio di pantaloncini e una canottiera. Continuando a imprecare contro la scomodità degli abiti femminili che ha dovuto indossare si libera delle lunghe ciglia finte e delle lenti a contatto azzurro cielo che ripone accuratamente, consapevole di come Mistica lo sgriderebbe in caso dovesse perderli.
Il geniale hacker e tecnico informatico del suo team è solito tornare se stesso così, prendendo a parole il personaggio del quale ha appena svestito i panni. Poco importa se sia Christine o una qualunque altra donna oppure un uomo dalle età più disparate. Puntualmente quando deve liberarsene si perde in dieci minuti di offese, come se queste gli servissero a mettere una distanza tra sé e loro.
Fox lo osserva come sempre incuriosito dall’ambiguità intrinseca che lo caratterizza. Se si è liberato della copertura vuol dire che si tratterrà da lui a lungo, forse anche per tutta la notte e non erano questi i piani originari. Una volta ispezionata la redazione avrebbe dovuto raggiugere l’appartamento di via San Francesco d’Assisi e da lì condurre le sue indagini informatiche ben poco legali. Deve aver deciso, invece, di usare ‘il bunker’, come hanno deciso di chiamarlo, per svestire i panni del tecnico dell’impianto di aereazione e indossare quelli di Christine. La sua, però non è una visita di cortesia, né ha fatto irruzione nel suo appartamento al solo scopo di metterlo in cattiva luce agli occhi della vicina.
I rapporti tra lui e Sky Fall sono stati tesi all’inizio. Questi ha da subito preso fin troppo seriamente il compito per il quale è stato arruolato da Gray Stone e ancora oggi porta avanti in modo ossessivo il ruolo di ‘angelo custode’. Le telecamere a circuito chiuso, i computer e le reti internet, gli smartphone nei quali si intrufola gli permettono di essere gli occhi e le orecchie del team. Fin troppe volte li ha tirati fuori dai guai o salvati per il rotto della cuffia e sicuramente l’essere stato tenuto all’oscuro di un dato più che importante per la buona riuscita dell’inchiesta lo ha infastidito al punto da spingerlo a disobbedire al suo capo e trovarsi qui, ora, in casa sua.
Senza levargli un solo istante gli occhi di dosso si siede al suo fianco sul divano portando lo zainetto rosa confetto con sé. Ne tira fuori un sacchetto di plastica annodato e un forte odore di vaniglia si propaga da questo quando lo apre.
Tipico di lui sorprendere il prossimo. Quando non lo fa dimostrando di essere a conoscenza di dati personali che ha ottenuto hackerando smartphone, profili privati di social media o personal computer, lo fa sfoggiando la sua fluidità di genere. Lo si potrebbe definire un provocatore, ma lui preferisce dirsi figlio e servo fedele della legge del caos. Oggi ha deciso di confonderlo porgendogli il sacchetto di carta che contiene i biscotti della discordia.
<< Ne vuoi uno? >> gli chiede con nonchalance. Avrebbe tanta voglia di togliergli a suon di schiaffi quel sorrisetto dal viso e invece pesca un biscotto, che addenta con un po’ troppa rabbia.
<< E’ un modo originale per mettermi a conoscenza della decisione di cambiare il tuo nome in codice in quello di ‘Rubber Biscuit’? >> lo canzona lui facendolo ridere di gusto.
<< No, no. Resto fidel a mi nombre, ora che mi hanno pure dedicato una cansone >> dice fiero prendendo un biscotto dal sacchetto. << Ci tengo a precisar che li ho ottenuti spontaneamente. Ho incontrato tu asistente y Ylenia in area ristoro. El chico es muy interesante. Sguardo acuto, intuito sviluppato e una notevole dose de curiosidad. Mi ha messo en dificulta con le domande tecniche sul sistema de aereasione. La cicha, en vez, es muy bonita. Ha un perfume cosi dolce che viene quasi volia de mangiarla >> dice leccando via lo zucchero a velo dal biscotto prima di addentarlo.
<< Non ho assaggiato anche lei insieme ai suoi biscotti >> sbotta infastidito e anche disgustato da quel gesto, che più che malizioso trova volgare e del tutto fuori luogo.
<< Oh, lo sé. Fire Fox non oserebe mai distoliere l’attension da un caso por coger con una mujer. Juan, pero, sembra averlo dimenticato y yo me pregunto por qué?[11]. >>.
<< Allora ci stiamo ponendo la stessa domanda >> dice sostenendo il suo sguardo indagatore.
Sky Fall lo osserva a lungo in silenzio, prendendosi tutto il tempo di masticare con cura il biscotto e deglutire. Sul suo volto apparentemente immobile Fox coglie intensificarsi sempre più il sospetto di essere tagliato fuori da informazioni importanti. Non può confermare la sua intuizione. Scoppierebbe il putiferio che ha tentato di evitare facendosi spedire in esilio nella sua città natale ad occupersi da solo di questa inchiesta scomoda e pericolosa.
<< Non sapevi che si era tenuto per sé esta historia >> deduce Sky Fall e lui annuisce. << E’ strano, no crees? >> .
<< Parecchio strano, sì >>.
<< Tu mi conossi, Fox, y comprendi quanto asistere a la vostra discusiòne me ha portado a pormi tante domande. Che sono aumentate quando Juan me ha realmente ordinado de controlar la chica. Io l’ho fatto, pero, dato che pare che voi avete deciso de giocar a nascondino, ho deciso anche io de usare mi cabeza >>.
Gli occhi d’ambra di questo genio dell’informatica sostengono il suo sguardo con una determinazione tale da farlo preoccupare. Sembra proprio compiaciuto mentre recupera il piccolo laptop lasciato sul tavolo, grazie al quale gli mostra un file da lui creato in cui ha riunito i momenti a suo dire più importanti vissuti da lui e Ylenia in questi sei mesi.
<< Me soy chiesto si Juan no abìa visto qualcosa en ti che tù potevi no aber notado >> gli dice tenendolo ancora attentamente sotto esame.
Fox osserva stupito questi frammenti rubati dalle telecamere a circuito chiuso del loro openspace e dell’area ristoro. È la prima volta che può vedersi in azione in questa inchiesta e lui stesso si rende conto di come sia cambiato nel tempo il modo non verbale di comunicare suo e di Ylenia. Lo trova piuttosto normale e tipico di due persone che ormai si conoscono, seppur superficialmente. Sky Fall però, da bravo professionista quale è, ha strutturato questo video ponendo in sequenza prima una carrellata delle immagini in campo totale, poi un’altra delle stesse con uno zoom-in sui dettagli. Ha potuto cogliere, così,  gli scambi di sguardi, i sorrisi, i gesti spontanei o quelli indicatori di tensione e nervosismo.
Dio mio, ha ragione!” esclama tra sé.
La vede anche lui adesso, l’espressione della quale Gray Stone gli ha parlato più volte. Quella che a suo dire mette su quando parla di Ylenia. E’ sinceramente sconvolto da ciò che sta scoprendo di sé e che non sa spiegarsi. Passa sconsolato la mano tra i capelli, consapevole di come il suo capo abbia ragione a dubitare di lui.
<< Io… non me ne sono accorto. Davvero io… non ho alcun interesse nei suoi confronti. Parliamo. Tutto qui >> fa spallucce sentendosi infinitamente colpevole.
<< ¿No tienes ningùn interés[12]? Cosa è suceso, allora, con Christine prima? Debo pensar che dopo años che tenta de seducirte ahora hai deciso de darle un assagio? >>.
<< No, certo che no. Io volevo solo… stare al suo gioco, ecco >> ribatte, rendendosi conto di quanto regga poco la sua obiezione.
<< Volevi stare al su gioco? Sangre de Dìos, Fox, ma ti è così dificìl ammettérlo? Esta mujer te gusta, te calienta la sangre en las venas, lo suficiente para pegarte a la primera hembra disponibile que te muestre el culo[13] >>.
<< Di femmine disponibili me ne ritrovo davanti ogni giorno, Sky >>.
<< Lo sè, ma sei troppo spaventado y troppo professional por lassiarti andare. Christine, en vez, la conossi. Sai come è fatta y especialmente sai che no avresti problemas si decidieria de aceptar su invito. A propòsito, puedo usar su ropa de nuevo si quieres[14] >> aggiunge strizzandogli l’occhio. Fox si allontana istintivamente da lui, cosa che lo fa ridere di gusto.
<< Vale, vale, no volevo spaventarti >> aggiunge lui in fretta. << Personalmente penso sia una ottima cosa por ti. Es bueno saber che sei umano anche tu. Debo ammettere che vi vedo bene insieme. Ella es una bella persona, oltre che una bella donna ed è sinceramente innamorata de ti >>.
<< Di Valerio Rossi, non di me. E poi ‘innamorata’ è esagerato, non lo conosce nemmeno! Si è presa una cotta e si sente sessualmente attratta, tutto qui >>.
<< ‘Tutto qui’, claro >> sospira Sky Fall, alzando gli occhi al cielo. << Sangre de Dìos, sarai anche el mejore ne la lettura de les microespressioni faciali, ma quando si tratta di donne diventi analfabeta. Sei tu che no conossi lo animo femminile, mìo. Lassiatelo dire da chi è per metà donna >> gli da di gomito rendendolo ancora più nervoso. << Mira[15] >>.
Fa una ricerca veloce sul suo cellulare che poi gli consegna. Sullo schermo, la foto di una rosa rossa lo lascia alquanto interdetto. Sky Fall lo invita a scrollare la galleria e si ritrova davanti a tutta una serie di fotografie di fiori rossi sempre diversi.
<< Ne li ultimi dos años no ha mai cambiato su foto profilo. Da abril, esattamente dal primero lunedì de abril, ha inisiato a cambiarla spesso. Siempre y solo immaghini de Fiori Rossi >> dice, indicando prima la foto e poi lui. << Tiene anche un diario nel su computer. Parla molto spesso de ti. Ti stupiresti de quante cose ha comprendido de ti, esta mujer. De ti, Liber, no de Valerio Rossi y neppure di Fox, come eroneamente pensa el nostro capo >>.
L’idea che una persona possa avergli letto l’anima, come direbbe Mistica, lo inquieta. Può solo voler dire che ha davvero abbassato la guardia con lei e, cosa peggiore, non se ne è minimamente accorto. È gravissimo che stia succedendo proprio ora.
<< Lassiami parlare con Liber, ahora, por favor. Volio che me dica cosa ne pensa de esta historia >>.
La richiesta di Sky Fall lo inquieta ancora di più. Non tanto perché col suo modo di parlare delle loro coperture e di loro stessi sembra si stia riferendo a persone con un serio disturbo di personalità multiple, quanto per il fatto che si rende conto di essere lontanissimo da se stesso.
Non solo in questi sei mesi” pensa e lo stomaco gli si chiude al punto da iniziare a dolergli.
Serra gli occhi nel tentativo di gestire il dolore e il viso del terribile bambino del sogno compare nel buio, proprio come è successo la sera prima in piscina. Come un fulmine a ciel sereno, si rende conto che l’ordine che gli aveva dato di svegliarsi e di aprire gli occhi ora ha un senso. Si è talmente tanto barricato dietro il suo ruolo di giornalista investigativo da essersi dimenticato di sé. Non ci si può, però, chiudere del tutto in un ruolo. Qualcosa di se stessi sguscia sempre fuori e in questo caso sembra che sia successo con Ylenia. Una ragazza pacata, gentile e che ha mantenuto con lui una comunicazione priva di malizia, doppi sensi e tentativi di abbordaggio. Forse per questo si è concesso di mettersi a suo agio con lei e di parlarle di sé, fregando il giornalista investigativo intento a portare avanti il suo compito di reperire da lei informazioni. Solo così può spiegarsi come mai abbia mangiato i suoi biscotti senza farsi problemi, come li avessero preparati sua nonna o sua madre. Persone della quali sa di potersi fidare, insomma.
<< Io sono sinceramente confuso, Àngel >> dice, chiamandolo col suo nome. << Posso anche razionalmente capire cosa mi abbia portato ad essere me stesso con lei, ma non mi capacito che sia stato possibile >>.
<< Lo comprendo, Liber. Lo sé cosa vuole dire eser confuso. La tengo en el Dna la confusione >> ride, questa volta di una risata amara. << Esta chica è gentìl y è posibile che avevi bisogno de esta gentilessa. El sorriso col quale ti accolie. El suo perfume buono. L’eser pronta a correre in tuo aiuto, anche >>.
Mille spilli roventi lo pungono contemporaneamente. Sebbene si fosse preparato anche a questo, quando Sky Fall fa ripartire il video il cuore di Fox batte forte del timore di essere stato scoperto. Non è piacevole vedersi vacillare e cadere a terra come un sacco di patate. Deve ammettere, però, che è rassicurante assistere all’entrata in scena di Ylenia proprio nel momento in cui va giù e a come si fionda su di lui, prendendo il controllo della situazione.
<< Debo ammettere che quando mi sono ritrovato davanti a esto ho tremato >> dice serio Sky Fall. << Si Gray Stone ne fosse stato a conosiensia no ti avrebe trattato male. Sarebbe stato preocupado por ti. Por esto ho deciso de cambiar i piani e mentir sia a lui, che no sa che soy aquì, che a ti, che no ti aspettavi esta visita. No es normal che tu tienes por ti una cosa così importante, Liber >>.
<< E immagino tu sia qui per valutare se condividere questa scoperta con Juan >> ribatte sostenendo lo sguardo di lui.
<< No, soy aquì por ottener risposte a le mie domande >> ribatte lui deciso. << Mi hai spiegato perché hai deciso di vestire i panni de Valerio Rossi, ma yo resto ancora con i miei dubbi. Dubbi che sono aumentati ne el corso de estos meses, dove ti ho visto deperire e che sia colpa de tu fobia per i cibi cotti da altri y por le alerghie inisio a no beberla più. Especialmente dopo che ho visto esto video y che ho parlato con una chica muy preocupada por ti. No dopo che arrivo aquì y te trovo con l’emicrania. Sei sotto copertura, Fox, y es importante che tu sia forte e in salute, cosa che non sei e ciò che me preoccupa maggiormente è che te ostini a tenerlo por ti. Che ti sta succedendo? >>.
<< Mirco Neigo è epilettico >>.
Pompato dal discorso concitato del collega, Fox sputa questa risposta come fosse qualcosa di guasto che ha avvertito sulla punta della lingua. Gli fa uno strano effetto averlo detto ad alta voce. Come si fosse tolto un grosso peso dal petto e ora potesse respirare meglio.
Con la coda dell’occhio vede Sky Fall sgranare gli occhi, consapevole di cosa rappresenti per lui l’epilessia. Passa la mano sul volto per poi tornare a smanettare sul laptop. Recupera dalla cartella un altro file, che apre muovendo il cursore fino al punto che gli interessa.
<< Esta conversasione. Es en esto momento che te lo ha detto, ecco perchè sei shoccato. Sangre de Dìos, yo temevo che avessi scoperto di avere un brutto male >> dice sollevato. Abituato a vivere costantemente l’attimo, quest’uomo non è mai riuscito a capire il concetto di trauma. Quell’unica volta in cui si è trovato a parlare loro di suo fratello, Sky Fall si è dissociato dalle parole di cordoglio espresse da Mistica e Gray Stone per minimizzare quanto accaduto. Con la sua logica asettica e puntuale gli aveva detto quanto a suo avviso fosse sciocco e inutile portarsi ancora addosso il peso di quella perdita dopo tutti quegli anni. Ora, però, gli sta risparmiando l’ennesima predica, forse perché non si aspettava nulla di simile.
<< Cosi è esto che te fa dolere la testa? >> gli chiede, infatti, stupito.
<< Forse. Non lo so. Da quando me lo ha detto mi stanno tornando a galla molti ricordi e credo che tutto questo abbia risvegliato la mia frattura cranica >> dice, massaggiando la tempia sinistra che ha ricominciato a pulsare.
Dal modo in cui si agita sul posto, sembra che qualcosa di quanto gli ha appena detto abbia aggirato l’alta muraglia della logica e sia riuscita a toccare Sky Fall. Non è per nulla facile, però, per lui entrare in empatia col prossimo. Anche per questo gli tornano utili i personaggi dei quali è solito vestire i panni e, tra tutti loro, Christine è quella che gli permette di manifestare le emozioni che prova. Per questo il suo sguardo si posa sul cumulo di vestiti dei quali si è da poco liberato. Distoglie lo sguardo, però, riportandolo su di lui.
<< Hai parlato con tu padre? >> gli chiede nuovamente sospettoso.
<< Non la smetterai mai di leggere la mia posta personale, vero? >> ribatte lui, alzando gli occhi al cielo. << No, Àngel, non ho parlato con nessuno dei miei familiari, ovviamente. Ho tenuto per me l’epilessia di Neigo e l’effetto che questa sta avendo su di me, ma ciò non vuol dire che ora debba iniziare a fregarmene di tutte le regole che dobbiamo seguire durante un’inchiesta >>.
<< Allora come te lo spieghi quel sonnio e ciò che ti ha scritto? >> gli domanda ancora scettico, cosa che gli fa male molto più delle fitte che continuano a tormentargli la tempia sinistra.
Non ha una spiegazione, ovviamente. Non una logica e razionale, almeno, come Sky Fall la vorrebbe. L’unica cosa che può dirgli è che leggendo quell’email ha avuto la sensazione di ritrovarsi nel pub in cui si era rifugiato la piovosa notte di ottobre in cui finalmente Fabio lo aveva trovato, dopo averlo a lungo cercato nei quattro mesi successivi alla morte di Marco. Mesi dei quali Fox conserva solo brandelli di memoria, tanto trascorreva le giornate ubriaco e sotto l’effetto di qualunque sostanza stupefacente potesse sollevarlo dal dolore. Questa notte è uno di questi brandelli. Il più nitido, forse perché rappresenta il momento in cui ha deciso di tornare a vivere accettando la mano tesagli dall’uomo che sarebbe diventato suo padre.
<< Non ho intenzione di darmi alle droghe o all’alcol come feci allora. Ammetto di aver pensato di chiamare Fabio, il giorno in cui ho scoperto che avrei dovuto lavorare gomito a gomito con un ragazzo epilettico. Mirco Neigo, però, non è mio fratello e io sono decisamente cambiato >> dice e si rende conto di aver in effetti desiderato più volte, da che se l’è trovato davanti, che Sky Fall tirasse fuori il portatabacco e preparasse una delle sue ‘cigarrillos màgicos’[16] dalla quale rubargli qualche tiro. << Credo che Fabio abbia proiettato in quel sogno le paure che ha per sua figlia. Sara è sotto stress e ci sta che lui possa temere che dia di matto. Il suo inconscio deve avergli presentato il conto riproponendogli il modo in cui ho dato di matto io. Oppure possiamo iniziare a ragionare come Mistica e pensare che abbia in qualche modo ‘sentito’ il malessere che sto provando nel rivivere i ricordi legati a suo figlio grazie all’arrivo di Neigo >>.
<< Potremmo, claro. Peccato che el sonnio lo abia fatto  prima che tu lo conoscessi >> conviene il collega, giungendo alla sua stessa conclusione. Infatti, sebbene si professi scettico dinanzi a qualunque cosa abbia a che fare con spiritismo, energie sottili e cose simili, Fox era talmente sconvolto dopo averlo letto da aver pensato alla possibilità che ci fosse una qualche connessione energetica padre-figlio alla base di questo sogno.
<< Senti, Àngel, lo so che sembra difficile crederlo, ma ho la situazione sotto controllo. Se non ho detto nulla a Juan è perché, dopo la lavata di capo che mi ha fatto a causa di quei biscotti, non ho voluto dargli punti d’appiglio ai quali aggrapparsi per decidere di passare al piano B >>.
Sky Fall esplode in una grassa risata del tutto fuori luogo, dato l’argomento che stanno trattando.
<< Tu non smetterai mai de stupirmi! >> esclama incredulo. << Sei aquì, ne el tuo personalisimo Ade da più di seis meses, ormai. Solo, sotto stress, ne el costante timor de comettér un errore che possa portarte ad eser descubierto y con tutte le energhie investite ne la costante ricerca de prove che possano incriminar quel bastardo de Mendez. Y tù, antes que scappare via da todo esto, como ogni altro comune mortal attaccado a la vida, speri che el nostro capo no decida de eliminar Valerio Rossi e farte rientrare a la base! Sangre de Dìos, esta è devosione. Anche se, date le circostansie yo la chiamerei pazzia >> conclude serio, scoccandogli un’occhiataccia.
<< Vuoi dirmi che tu al posto mio non faresti la stessa cosa? >> lo sfida facendolo ridere di una risata però priva di alcuna allegria.
<< Fox, yo no avrei mai pensado de imbarcarme en una missione simile. Mai! No tornerei nella Villas de Rio donde soy sobrevivido neppure si me garantissero el Pulizer. Ti ho dicho como la penso y ribadisco che esta es una punisione che ti stai infliggendo. Y por aver fatto cosa, poi? Qualcosa de ammirevole y altruistico por tutti quanti tranne che por ti, a quanto pare. Yo credevo che almeno ti saresti concesso di riavvicinarti alla tua familia >>.
<< Questa sì che sarebbe una follia! >> lo interrompe alzandosi nervoso in piedi. << Come pensi che ci resterebbero se mi vedessero piombare a casa loro in queste condizioni? Cazzo, guardami! Ho i capelli neri e addirittura lisci. Mistica ha coperto i tatuaggi, le cicatrici e ha tolto anche tutti i piercing. Ho perso dieci chili da che sono qui, diventando l’esatta copia di come ero a quindici anni. A mia madre verrebbe un colpo e Fabio penserebbe davvero che con quel sogno ci ha visto giusto. Non ho la forza di vedere i suoi occhi correre a cercare i segni delle iniezioni sulle braccia >>.
<< Eppure ci hai pensato >> lo interrompe Sky Fall.
Ha uno strano sorriso dolce sulle labbra. Strano perchè è solito trovarglielo in viso quando veste i panni di Christine. Riesce a sgonfiarlo del nervosismo che lo ha spinto a balzare in piedi e una vertigine giunge subito a ricordargli che farebbe meglio a tornare a sedere.
<< Sì, ci ho pensato >> ammette in un sussurro. << Sembra… sembra una coincidenza >> ridacchia, lasciandosi cadere su una delle sedie poste attorno al tavolo. << Per anni quella stronza non si è fatta viva. Sembrava non gliene fregasse nulla della decisione di sua figlia di trasferirsi in pianta stabile dal padre e ora, dopo un anno, si è ricordata di essere madre e reclama il suo ruolo. È da maggio che la stressa e sapere che mia sorella sta male e che io sono qui, a pochi chilometri da casa loro, e che non posso andare a confortarla mi distrugge. La sto abbandonando per l’ennesima volta, cazzo, e tutto questo mi uccide >>.
Le mani gli tremano mentre le porta alle tempie doloranti e gli occhi bruciano prossimi al pianto. Sente di stare per perdere il controllo e teme persino che Sky Fall abbia fatto quella battuta proprio per saggiare il suo equilibrio. Scaccia subito quell’idea, rendendosi conto che un simile colpo basso sarebbe stato tipico di Gray Stone. Il tecnico informatico ha solo dato voce ad un’intuizione avuta dal suo lato più femminile ed empatico. Lo stesso che ora lo porta ad appoggiare i gomiti alle ginocchia e a posare il mento sulle mani a coppa.
<< Dopo estos meses de viaggi e indagini continue, comprendo quanto fastidio ti darebbe eser tolto da la prima linea, Liber. Pero ti chiedo di provare a mettere da parte l’orgolio y pensar a tu bene, perché, mìo, tu non stai bene. C’erano già troppi punti di tensione ancora prima che arrivasse esto chico a tirarti fuori el ricordo de tuo hermano y… y todos los otros[17] >> dice, distogliendo lo sguardo, chiaro segno di come abbia associato il risveglio della frattura cranica di cui gli ha parlato a ciò che l’ha causata.
<< Ci ho pensato. Credimi, mi pongo questa domanda da quando ho avuto quel mezzo svenimento in area ristoro. Tornare a Madrid ora, però, sarebbe peggio, Àngel. Qui ci sono tutti questi stress, è vero, ma posso gestirli ancora come ho fatto fin’ora. Ne approfitterò per darmi ai reportage di viaggi >> fa spallucce, facendo ridere ancora una volta il collega.
<< Tu un reporter di viaggi? No prendérme in giro, Liber. Sabemos entrambi che continuerai le indagini nonostante la presencia del chico. Y si te conosco ben quanto creo, soy seguro che riussirai anche a trovare le prove che ci servono, tenendo in salvo tu copertura. Ti ho visto fare cose impossibili por chiunque altro e quindi sono pronto a scommetterci su. Pero te dico la misma cosa che tu padre te ha scritto: se hai bisogno di aiuto gliamame y corro subito da ti. Sabes che no resisto a la possibilidad de mettérme nei guai >> conclude strizzandogli l’occhio.
<< Ti sto già mettendo nei guai >>.
<< Con Juan? Por favor! Tu sopravvaluti troppo esto hombre. Claro che con dos niños che piangono toda la noche y todo el dìa es mas intratabile del solito. Con tua assensia, poi, si è ritrovato a doversi tolliere da sé le castange dal fuego che prima tollievi tu. No era più abituado a farlo e, personalmente, penso che ne avesse bisonio. Occupiamoci de ti, ahora >> taglia corto, raggiungendolo al tavolo con il piccolo laptop in mano. << Schermerò tu profilo personale de Messanger y quello de tu hermana, cosi potete telefonarvi o scrivervi. No osare dirme de no! >> lo anticipa, puntandogli contro l’indice accusatore. << No sono el tipo che lasia una chicha en dificoldad. Ella es desperada y ha bisonio de su hermano. Se no può averlo in presensia creo si meriti almeno di poterci hablar. Tu sabes che yo soy bravo con este cose, quindi se continuerai con quell’aria scettica inizierò a ritenermi seriamente offeso, Liber >>.
Fox sorride sinceramente senza parole dinanzi alla possibilità che gli sta offrendo. Non solo quella di poter confortare sua sorella, ma soprattutto quella di poter lenire il suo senso di colpa per la sua assenza. Quando ha accettato la proposta di collaborazione di Gray Stone sapeva che avrebbe dovuto rinunciare a molte cose. Prima tra tutte alla verità, cosa paradossale, dal momento che il loro motto, ‘Hasta la verdad, siempre!’, ha proprio il significato di perseguire la verità fino in fondo e a qualunque costo. Solo nel lavoro, però. Al di fuori del suo team e della redazione, ha dovuto imparare a mentire.
Annunciare alla famiglia periodi non ben precisati nei quali non potrà contattarli perché alle prese con un’inchiesta è diventata una routine, ormai. I suoi genitori hanno accettato la sua scelta. Sara, invece, è la voce fuori dal coro che puntualmente mette il dito nella piaga della sua continua assenza. Ora che è sotto stress i suoi attacchi sono ancora più violenti, proprio come lo erano quelli di lui contro suo padre durante il periodo nero che sono stati i primi anni dopo la morte di Marco.
<< Vuoi che schermi anche il profilo Messanger di Ylenia? >>.
La richiesta di Sky Fall lo strappa ai suoi pensieri per gettarlo nuovamente nella confusione.
<< Perché dovresti? >> gli chiede provando un certo imbarazzo.
<< Perché penso che no ci sia nulla di male se Valerio Rossi si concede alla bella giardiniera >> lo provoca il collega, intimamente divertito.
<< Oh, certo, non ci sarebbe nulla di male se lo facesse. Fox, però, come sai non può per dovere professionale e io non ho alcuna intenzione di approfittare di quella donna >>.
<< Ah, el peso de nostro folle mestiere è quello de convivir con le molte maschere che indossiamo >> sospira Sky fall. << Finirà presto, vedrai, y potrai tornare a tu capelli ricci e rossi como el fuego, a tu tatuaje che dan colore a tu piel troppo blanca y a tu opinable modo de vestire y riempirte de ferrallia. La incontrerai per caso, attaccherai bottone con lei, che te chiederà più volte como te gliami perché, mìo, Liber es un nombre davvero troppo strano! >>.
<< Sai bene che nulla di tutto questo accadrà mai, vero, Àngel? >>.
<< Y perché no dovrebbe? Una mujer che no fa parte de tu familia o de nostro team attira finalmente tu interesse y la lassi andare così? No, mi lindo! A costo de trassinarte por el braccio ti porto da ella y creo sia mellio, perché la versione orighinal de ti potrebbe spaventarla >>.
Ridono entrambi e mentre Sky Fall continua a sfottere il suo stile punk rock, Fox prova una certa malinconia nel rendersi conto di come stia dando già per scontato che non tornerà nel team una volta conclusa questa inchiesta. È una cosa alla quale ha a lungo pensato dal momento in cui Lopez, il direttore di ‘El Mundo’ ha concesso loro di aprire questa inchiesta e a lui di infiltrarsi alla ‘Insieme a te!’. Aveva, però, tenuto per sé questa decisione non ufficiale e ora che, sebbene non direttamente, il suo collega la sta dando per scontata inizia a chiedersi se sia davvero ciò che vuole. Ha mosso mari e monti per poter lavorare con loro e ha ingoiato veleno a litri in questi anni per arrivare ad essere il braccio destro del loro capo. E’ davvero disposto a buttare tutto via così per una cosa sciocca come i sentimenti? Quando Sky Fall gli aveva posto questa domanda, dopo aver ascoltato incredulo la spiegazione circa il perché si fosse proposto come infiltrato, la sua risposta era stata una chiara rassicurazione del fatto che avesse bisogno solo di tempo per poter ragionare sul da farsi stando lontano da tutti quanti loro. Il collega, però, non ha mai creduto a questa necessità e ora che lo considera già follemente innamorato di Ylenia sembra essersi rassegnato all’idea che il loro gruppo esploderà. Fox deve anzi dirsi felice che non lo stia ricoprendo di insulti per la crisi interna che sta scatenando. Vorrebbe parlare di questo e rassicurarlo nuovamente del fatto che non c’è ancora nulla di certo, ma l’emicrania gli rende difficile portare avanti un argomento così importante.
<< Creo que Renzi tenìa razòn. Es absurdo, pero es posible que fuera una coincidencia[18] >> dice Sky Fall tornando improvvisamente sul caso, cosa che aumenta il senso di confusione di Fox.
<< Una coincidenza? Mandes manda in vacca la sua solita maniacale routine così: per caso. Non lo so, Sky. Non mi piace >>.
<< Ni a mì[19] >> sospira questi, lo sguardo fisso allo schermo del laptop sul quale sono presenti tutta una serie di codici per Fox incomprensibili. << No ci sono cimici en la redazione e no rilevo alcuna anomalia che possa fare pensar a la presensia de un hacker. Ho controllato mille volte le registrasioni dei movimenti de Mendez e nulla è cambiato. Posso solo dedurre che si sia spostato personalmente e abbia stretto un accordo senza avvalersi de alcuno strumento tecnologhico. Lo aveva fatto anche a Pamplona, ricordi? >>.
<< Certo che lo ricordo. È stato proprio quell’accordo a metterlo nei guai. Si trattava di un grosso quantitativo di droga da rivendere ai vip spagnoli. Non riesco a immaginare nulla di simile se penso alle mete di agosto. Aspetta! >> esclama colto da un’improvvisa intuizione. << E se ci stessimo sbagliado? Se la decisione di cambiare le mete del prossimo mese derivasse da un qualche accordo che si è consolidato solo adesso con una delle tre di questo? >>.
<< Interessante >> sussurra Sky Fall, spostandosi sul piccolo laptop. Fox lo segue, eccitato all’idea che possa saltare fuori una buona notizia. Un’imprecazione sfugge al tecnico quando si ritrova ad aprire uno dei file presenti in una cartella della posta elettronica personale di Mendez. È un’email che questi ha ricevuto il giorno prima dell’invio delle mete di agosto dal presidente della Pro Loco di Bagno Calo, luogo in cui Fox si recherà nell’ultima settimana di viaggi. Una frase molto formale nella quale gli viene confermata la possibile attuazione degli accordi precedentemente presi >>.
<< No tengo alcuna comunicasione in cui vengano citati questi accordi >>.
<< Quindi hai ragione anche tu, devono essersi visti di persona >>.
<< Claro que sì. Pero, no me bastano le suposisioni! Mi volo parte domani in tarda mattinata, ho todo el tiempo di fare i controlli che dovevo e aggiungere anche questi. È stata ottima la decisione di venire a trovarti, Liber >> gli strizza l’occhio per poi tornare a portare tutte le sue attenzioni sullo schermo.
La prima cosa a cui Fox pensa sono le molte domande che Gray Stone farà al tecnico circa il fatto di aver trovare insieme a lui quella pista. Non dovevano incontrarsi, questo era stato il suo ordine. Sky fall, però, ha ragione nel dirgli che si fa troppi problemi quando ci sono di mezzo il loro capo e le sue regole. Il timore di incorrere nelle sue ire lo ha sempre bloccato o portato a farsi mille problemi le volte in cui si è trovato costretto ad aggirarle.
Il più delle volte ottenendo notevoli risultati positivi” pensa, provando rabbia per il rimprovero eccessivo che ha comunque subito da parte sua.
<< Che ne dici de ordinar pizza y cerveza? >> gli propone il collega.
La nausea sale a importunargli lo stomaco al solo pensiero di ingerire del cibo. Contatta comunque la pizzeria da asporto che fa anche consegne a domicilio che c’è in piazza Solferino e chiede loro la pizza preferita di Sky Fall. La sua vicina di casa avrà un argomento in più col quale diffamarlo quando lo vedrà aprire al fattorino e ritirare la cena e soprattutto le birre. Tra pochi giorni, però, partirà per un nuovo viaggio e se le cose prendono la piega giusta forse a breve potrà dire addio a questa casa e al suo scomodo vicinato.
 
[1] Devo preoccuparmi?
[2] Stavo per chiederti la stessa cosa
[3] Mi sei mancato, lo ammetto
[4] Anche tu
[5] Pensavo avessi inventato una scusa per andare via dalla redazione e invece stai davvero male. Che ti succede? hai una pessima cera, amico mio
[6] Mi fa male la testa
[7] Allora sarà meglio che mi sbrighi, così potrai riposarti
[8] Mi aiuti a togliere l’ultimo pezzo?
[9] Non ci posso credere
[10] Sangue di Dio, non ne potevo più! Le parrucche dovrebbero essere vietate quando fa così caldo
[11] Scopare con una donna… io mi chiedo perché?
[12] Non hai alcun interesse?
[13] Questa donna ti piace, ti scalda il sangue nelle vene tanto da attaccarti alla prima femmina disponibile che ti mostra il culo
[14] A proposito, posso indossare di nuovo i suoi abiti se vuoi
[15] Guarda
[16] Sigarette magiche
[17] E tutti gli altri
[18] Credo che Renzi avesse ragione. E’ assurdo, ma è possibile che fosse una coincidenza
[19] Neanche a me

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Capitolo 7
*** Le pietre gemelle ***


5 Le pietre gemelle
 
 
Il centro storico di Moncalieri è gremito di persone accorse a visitare le bancarelle del piccolo mercatino che fa da apertura alla festa patronale del Beato Bernardo. Tra queste, Ylenia cammina sotto braccio alla sua coinquilina, che da quando si sono incontrate non ha smesso un solo istante di parlare. Ultimato l’incarico più pesante della giornata presso la famiglia Baldizzone, avrebbe preferito impiegare le sue ultime forze nel pedalare fino a casa e svenire sul letto dopo una bella doccia gelata, anziché correre fin quaggiù sul finire del giorno.
Chiara, però, l’ha convinta a raggiungerla lì, ricordandole quanto la sua vita da troppo tempo si muova esclusivamente tra lavoro e casa senza alcuna forma di svago nel mezzo. Avrebbe voluto ribattere che gli svaghi hanno un costo e che lei ha troppe spese alle quali riesce a far fronte per miracolo. Ha, però, deciso di accettare, sebbene senta il peso dei dieci euro che conserva nel portafoglio e con i quali deve arrivare almeno fino alla fine della prossima settimana, quando riceverà lo stipendio dalla redazione.
Annuisce per l’ennesima volta del tutto ignara con cosa stia concordando. E’ dal momento in cui ha lasciato la redazione che la sua mente è altrove. Prova ancora imbarazzo per la domanda diretta che Mirco le ha posto in area ristoro. Persino il tecnico del sistema di aereazione, che era da poco entrato a prendere un caffè si è messo a ridere sotto i baffi del suo imbarazzo.
<< Lo chiedo a te perché lui non me lo direbbe mai e ho sinceramente anche paura che mi lincerebbe: tu è Valerio state insieme, vero? >>.
Ancora adesso sente lo stomaco chiudersi e le guance incendiarsi al solo ricordo del sorriso curioso e malizioso del giovane praticante. Aveva balbettato un incerto ‘No, ma che vai a pensare?’, rendendosi lei stessa conto di quanto suonasse più come una conferma che come una negazione, la sua. Mirco, poi, aveva continuato ad aggiungere prove a sostegno della sua tesi che le avevano fatto desiderare ancor di più di sprofondare nel terreno.
<< Sei l’unica alla quale sorride. Cosa non da poco, dal momento che a mala pena guarda in faccia tutti gli altri. Quando sei presente in redazione, poi, cambia del tutto. Sembra essere più rilassato e a suo agio e poi è palese quanto gli piaccia trascorrere del tempo con te. Quindi, se davvero non state insieme come dici, che vi piacciate a vicenda credo sia palese >>.
Anche lei ha notato quel modo diverso di porsi che Valerio ha con lei rispetto a tutti gli altri, ma non avrebbe mai detto essere un segnale di interesse da parte di lui. In realtà intimamente lo ha sperato fin dalla prima volta che le ha rivolto la parola, ma poi si è ricordata di avere ormai trent’anni e di non essere più l’adolescente che può permettersi di vedere cose che non esistono. Peccato che anche Mirco le abbia viste queste cose.
<< Hai mai pensato di fare tu il primo passo? Perché, sai, credo che sia il tipo che ha bisogno di essere andato a prendere >> aveva aggiunto il collega, dicendo ciò che Chiara le ripete da mesi.
Certo se davvero fosse così e Valerio le parlasse non solo perché trova sia ‘una delle poche persone assennate in questa redazione’, come una volta le aveva detto, ma perché mosso da un interesse, allora forse potrebbe osare. Peccato che non abbia la minima idea di come si faccia e non è di certo il tipo di donna capace di lanciarsi nel buio. Anche perché potrebbe cadere e farsi male e come potrebbe, poi, sopravvivere alla settimana in cui se lo ritrova davanti?
Le relazioni devono restare all’esterno del luogo di lavoro” si ripete e avrebbe voluto ribattere così a Mirco. Non era riuscita, però, a spiaccicare una parola. L’aveva salvata il tecnico del sistema di aereazione, che aveva fatto notare al ragazzo quanto fosse poco delicato insistere così tanto senza rendersi conto del disagio che le stava causando. Mirco sembrava davvero non aver minimamente pensato a questa cosa e si era scusato in mille modi, visibilmente in colpa. Lei lo aveva rassicurato, ma non aveva perso tempo a regalare l’intero pacchetto di biscotti al suo salvatore, che aveva tutta l’aria di aver saltato a piè pari il pranzo e di essere ancora molto lontano dal poterselo concedere.
<< E il giornalista delle sagre? Come sta? >>.
Con questa domanda capace di farla arrossire fin sopra le orecchie Chiara la strappa ai suoi pensieri riportandola tra la folla riversa nel borgo antico di Moncalieri. L’amica ridacchia della sua reazione, ma lei non se la prende. Anzi ride insieme a lei, giusto per stemperare l’imbarazzo.
<< Continua a non stare bene >>.
<< E’ svenuto di nuovo? >>.
<< No, quello no. Ha, però, ancora l’emicrania. E’ dovuto tornare a casa prima, oggi, e non è il tipo di uomo che crolla alla minima bua. A febbraio è tornato con la febbre, era ridotto uno straccio, ma non si è preso neppure un giorno di mutua. Sono sinceramente preoccupata, Claire >>.
<< Avresti potuto proporti come infermiera >> ribatte maliziosa lei, strizzandole l’occhio.
<< Mi chiedo perché mi ostini a cercare di fare discorsi seri con te >> sbuffa scoccandole un’occhiataccia.
<< Oh, quanto siamo permalose! Guarda che stavo scherzando. Anzi, no, non scherzavo affatto! >> esclama fermandosi di colpo, arrestando anche il suo passo. << Mi spieghi perché non ti fai avanti se hai capito che anche lui è interessato a te? >>.
<< Ma figurati, Claire! Non ho mai detto una cosa simile >> ribatte imbarazzata, rimettendosi in marcia. La ragazza, però, la blocca ancora una volta.
<< Cosa diavolo ti preoccupa? Quel tipo sta fuori Torino per la maggior parte del tempo. Che male ci sarebbe se per quel poco che sta qui decideste di divertirvi un po’ insieme? >>.
<< Mi conosci da vent’anni, dovresti saperlo che non sono il tipo di pesona che si diverte in questo modo >>.
<< Puoi sempre provare a diventarlo, no? Cristo, Lilli, non devono essere per forza tutti degli stronzi. ‘Sto tipo ti piace e per quel poco che mi hai detto sembra uno a posto. Prova a conoscerlo un po’ di più e se ti confermi questo sospetto, buttati >>.
A dirla tutta, non è che lo conosca così tanto da poter dire che sia un tipo a posto. Hanno trascorso il poco tempo insieme parlando di lavoro e della loro assurda redazione. Alcune volte l’argomento ha virato sul cinema, sulla musica e sui libri, ma non ha mai toccato la sfera personale.
L’imbarazzo del quale Ylenia è costantemente preda le ha impedito di fare il primo passo addentrandosi in simili argomenti e, dal momento che anche lui ha continuato a restare sulle proprie sono rimasti sempre lì, sulla superficie.
Certo, quando lo ha visto turbato per aver scoperto dell’epilessia di Mirco avrebbe voluto dar voce al suo intuito e chiedergli se per caso non avesse avuto a che fare con una persona affetta dalla stessa malattia. Non riesce a immaginare, infatti, che una tale reazione possa essere stata scatenata solo dal carico di responsabilità che comporta viaggiare con una persona ammalata. Si è messa, però, nei suoi panni e ha pensato a come lei stessa si chiuderebbe ancor di più fino a scappare via se qualcuno le domandasse, anche nel più gentile dei modi, di parlarle dei suoi periodi più bui. L’ultima cosa che vuole è quella di rischiare di perdere ciò che si è creato tra loro solo per soddisfare un’intuizione.
<< Oddio guarda qui! >>.
Chiara la strappa nuovamente ai suoi pensieri questa volta trascinandola per il braccio verso un banco che espone piccole pietre e cristalli colorati. Preda dell’entusiasmo, Chiara continua a illustrarle quanto ogni singolo pezzo presente sul bancone starebbe benissimo in casa loro o quanti gioielli carini riuscirebbe a creare grazie a queste pietre.
Ylenia sta per ricordarle dei solitari dieci euro che ha in tasca, quando una coppia di diaspri rossi cattura la sua attenzione. Sono di ottima qualità e non belle imitazioni in vetro o plastica lucida. Brillano, lasciando ombre rosse sul lenzuolino bianco sopra il quale sono posati creando un bellissimo effetto di luce.
<< Sono così vivi perché provengono dalla stessa roccia >>.
La voce allegra di un bambino di pressappoco dodici anni la coglie di sorpresa. Ha grandi occhioni neri e profondi che spiccano sul volto talmente pallido da dare l’idea che sia malato e, a quanto pare, non gli è sfuggito il suo interesse per le due pietre.
<< Devi assolutamente prenderli, sai? Se li carichi insieme nella stessa notte e nello stesso sale resteranno in contatto. Così, quella che donerai all’uomo che ami, non solo lo proteggerà dalle energie negative e dalle presenze occulte, ma ti terrà accanto a lui. Sarà come se foste sempre l’uno al fianco dell’altra. È il regalo ideale per una coppia felice, non credi? >>.
<< Sono d’accordo con lui! >> si intromette Chiara. << Dai, fiorellino, sei appesa lì da sei mesi, è arrivato il momento di smuovere un po’ le acque! >>.
<< Ma ti sei impazzita? Pensi davvero che avrei il coraggio di fargli un regalo! >> esclama a disagio.  
<< La fortuna aiuta gli audaci. Secondo me la tua amica ha ragione >> torna all’attacco il bambino, che ha un futuro assicurato da venditore.
<< Sei gentile, ma temo che, con me andrebbero sprecati >>.
<< Io, invece, sono sicuro del contrario. Fidati di me, i bambini non mentono! >>.
<< Hai sentito, fiorellino? Non vorrai mica deludere un bambino? >> insiste Chiara e i due si scambiano uno sguardo complice.
<< Va bene, voglio fidarmi di te >> cede. A malincuore consegna i suoi ultimi dieci euro al futuro re delle vendite. Le toccherà razionare il cibo e pregare di non incorrere in nessun tipo d’imprevisto per la prossima settimana.
Il bambino ripone i due piccoli diaspri in un sacchettino di raso e glieli consegna soddisfatto.
<< Vedrai che non ti deluderanno. I cristalli non lo fanno mai >>.
Un brivido le percorre la schiena nel sentire quelle parole, le stesse che era solito dire suo padre riguardo ai cristalli e alle pietre nei cui poteri curativi e schermanti credeva ciecamente. Le dita gelide del piccolo venditore sfiorano le sue mentre recupera il sacchettino e improvvisamente Ylenia si sente a disagio dinanzi a lui.
Lo saluta in fretta e altrettanto in fretta si allontana dalla bancarella con Chiara nuovamente attaccata al braccio, che pontifica già del suo futuro col bel giornalista.
<< Claire, sii seria: pensi che avrei mai il coraggio di consegnargli questo diaspro? >> le chiede nervosa.
<< Sei tu la prima a dire che nulla accade per caso, no? >>.
<< E’ vero lo dico sempre, ma non in questo caso. Ho comprato queste pietre solo perché tu e quel bambino mi avreste dato il tormento >> dice, voltandosi verso la bancarella.
Dietro al bancone è presente solo una signora notevolmente in sovrappeso che non aveva per nulla notata, sebbene non passi di certo inosservata.
<< Questa non me la bevo, Lilli. Figuriamoci se sputtani i tuoi ultimi soldi solo per chiudere la bocca alla tua migliore amica e a un bellissimo bambino >> le sta dicendo Chiara. << Si può sapere che ti prende? >> le chiede passandole la mano davanti agli occhi.
<< Quella donna. Io non l’ho vista prima, tu? >> chiede, indicando la signora che ha appena concluso una vendita e soddisfatta ripone i soldi nella cassa.
<< Boh, non lo so. Magari era dentro al furgone. Sei sicura di stare bene? >> le domanda sinceramente preoccupata.
<< Sì, certo. Io sono solo stanca. Che ne dici di tornare a casa? >> propone, continuando a scoccare occhiate verso la bancarella nella speranza di veder sbucare il bambino da qualche parte.
Non sa spiegarsi perché la inquieti così tanto questa strana sparizione. Cerca di liberarsi di questa sensazione di disagio sforzandosi borbottare monosillabi senza senso al continuo tentativo dell’amica di convincerla a regalare una di quelle pietre al collega. Lei, invece, si chiede se non dovrebbe trovare il modo di disfarsene, dal momento che le stanno scatenando emozioni e pensieri poco piacevoli.
Chiara le propone di cederle la guida della bicicletta e lei accetta. Mentre libera la bici della catena trova una banconota da dieci euro accartocciata e malconcia nascosta tra l’erba ai piedi della ruota anteriore. La raccoglie e stringe nel pugno, come volesse nasconderla alla sua stessa vista.
Oddio, papà, tu che faresti al mio posto?” chiede al suo personale angelo custode, temendo che questo ritrovamento possa essere la conferma di un assurdo sospetto che gli sta balenando per la mente.
“La fortuna aiuta gli audaci!” gli torna, però, in mente.
Se mettesse da parte l’idea assurda che le chiude lo stomaco, in fondo, potrebbe dirsi fortunata di aver acquistato una coppia di ottime pietre ad un prezzo abbordabile e di avere adesso ritrovato la banconota con la quale sarebbe dovuta arrivare fino alla prossima settimana. Decide, quindi, di sorridere di questa piccola gioia e di nascondere i soldi alla vista dell’amica, che sarebbe capace di proporle un altro giro per festeggiare il dono inatteso acquistando cianfrusaglie.
Preoccupata della guida spericolata di Chiara, Ylenia si lascia portare a casa seduta sullo scomodo portapacchi della sua bicicletta. Sono già le dieci di questa notte afosa quando arrivano in via Volta, nonostante tutto sane e salve.
Carlo, il ragazzo di Chiara è appena arrivato al loro portone e Ylenia tira un sospiro di sollievo quando lo sente proporre alla ragazza di andare a bere qualcosa al loro solito pub. Potrà fare con calma una doccia e mettersi a dormire senza sentirli ridere come matti e lasciarsi andare a rumorose effusioni.
Prima di andare via, consapevole del fatto che l’indomani mattina quando si sveglierà Ylenia sarà già uscita da parecchio, Chiara la stringe in un forte abbraccio e le ribadisce di consegnare il diaspro a Valerio senza pensarci su più di tanto. Ylenia la rassicura del fatto che farà il possibile e quando finalmente se ne vanno entra nell’androne e da lì sale svelta al secondo piano.
Tira un sospiro di sollievo solo quando si chiude la porta di casa alle spalle. Lascia le sue cose accanto alla porta ed entra direttamente in bagno per una doccia ristoratrice. La tira per le lunghe cercando di non pensare a quello strano bambino, alla frase che gli ha detto, alla folle coincidenza di aver ritrovato proprio una banconota da dieci euro e a quei due diaspri.
Figurati se ce la faccio” sbuffa, avvolgendo un asciugamano tra i capelli, consapevole di quanto non veda l’ora di caricare davvero quelle due pietre. Va subito in cucina, infatti, dove prende il bicchiere di vetro più grosso che hanno.
“La fortuna aiuta gli audaci” ripete tra sé e, sebbene si stia dando della pazza, riempie il bicchiere per metà con acqua minerale e ci versa dentro due generosi cucchiaini di sale grosso. Esce sulla veranda illuminata dalla luce argentata della bellissima luna piena che, neanche a farlo apposta, regna sovrana nel cielo. Posa sul pavimento il bicchiere e torna in casa per recuperare il sacchetto di raso dalla borsa.
Resta ferma in piedi accarezzando il velluto morbido. È consapevole del fatto che davvero non darà mai una delle due pietre a Valerio. Sarebbe troppo assurdo e poi non saprebbe proprio come giustificare un dono simile. Dalle notizie che Anna ha fatto trapelare su di lui, è venuta a sapere che il suo compleanno è stato il 18 marzo e lei era troppo imbarazzata all’idea di fargli gli auguri una volta tornato dalle sagre, figuriamoci tirare in ballo un regalo in ritardo proprio adesso. Questo tipo di regalo, poi, più adatto ad una donna che ad un uomo.
Anche  accettasse sono sicura che ti metterebbe in un cassetto e mi spiacerebbe molto saperti lì tutta sola, pietrolina” sospira facendosi scivolare sul palmo della mano le due piccole pietre.
Canticchiando il motivetto che era solito intonare suo padre quando metteva in carica pietre e cristalli, Ylenia porta i diaspri rossi in veranda e li lascia scivolare nel bicchiere. Quando conclude il canto, un bagliore ramato percorre le due pietre. La ragazza sbatte più volte le palpebre stupita e si accuccia vicino al bicchiere per osservarle attentamente.
“Forse sono solo stanca” pensa rimettendosi in piedi. Ha vissuto troppe emozioni in questi ultimi giorni e ha ben poche energie per affrontarle. Spera solo di potersi addormentare presto e che domani sia un giorno tranquillo.

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Capitolo 8
*** Fuoco! ***


7 Fuoco!
 
Nonostante abbia passato gran parte della notte a lavorare con Sky Fall sull’intuizione che li ha portati a scoprire l’accordo che Mendez ha stretto con il presidente della Pro Loco di Bagno Calo, l’emicrania che ha messo a dura prova Fox è passata del tutto. Questi si è svegliato con la testa leggera e la casa vuota della presenza ingombrante del suo collega. Sul cellulare ha trovato ad accoglierlo numerosi messaggi da parte di Gray Stone che lo informava di un altro accordo, quello che aleggiava nell’aria da tempo e che finalmente è stato stretto tra l’attore principale della loro inchiesta e Carco, direttore ed editore di ‘Oh, mia dea!’, l’acerrima nemica della ‘Insieme a te!’.
I primi effetti di questo accordo che non è ancora stato reso noto al pubblico sono riassunti nella circolare che Renzi gli ha piazzato in mano e che sta rileggendo per la terza volta, nella quale Mendez chiede ai capiredattori dei diversi settori della redazione di attuare un drastico taglio del personale.
<< Cosa ne pensi? >> gli chiede Renzi, che non gli ha tolto lo sguardo serio e preoccupato di dosso per un solo istante da che lo ha mandato a chiamare.
<< Che potrebbe essere la risposta ai nostri dubbi >> risponde Fox, posando il foglio sulla scrivania. << Prima di tornare qui e subire l’avvento di Neigo, avevo scoperto che il nostro direttore si stava preparando ad intascare una grossa somma di denaro. Una parte di questa proveniva dalle mazzette pagate da coloro che ricevono la mia visita, l’altra da un unico grande cliente molto abile nel non far comparire il suo nome da nessuna parte. L’accordo che Mendez ha stipulato con Carco, prevede la cessione di quote di mercato, cosa che porterà ben presto altre riviste dirette da lui a fare la fine della ‘Paesi e uomini’ >>.
<< Pensi che possa essere Carco questo anonimo benefattore? >> gli chiede Renzi e Fox annuisce. << Un suicidio assistito, dunque >> .
<< Per il quale qualcuno sta pagando profumatamente. ‘Insieme a te!’ è una rivista unica nel suo genere ed è sulla cresta dell’onda da anni. Ora qualcuno sta pagando per distruggerla un pezzo dopo l’altro >> ragiona Fox, posando i gomiti sulle ginocchia.
<< Così facendo, però, Mendez perderà i suoi intrallazzi sparsi per l’Italia nati grazie alle promozioni ben pagate sulla tua rubrica >>.
<< Così parrebbe >> annuisce, posando il viso tra le mani a coppa. << E sarebbe un’ulteriore spiegazione al perché abbia cambiato le carte in tavola per quanto riguarda le sagre da visitare >>.
<< Credi sia spinto dalla fretta, ora che ha ceduto all’accordo con Carco? >>.
Renzi ha posto la domanda che gli gira per la testa dal momento in cui Gray Stone lo ha informato di questo. La fretta non porta mai a nulla di buono. Persino un uomo abile come Mendez potrebbe perdere qualche pezzo per strada e questo può giocare a loro favore.
“Proprio nel momento in cui le mie mani sono legate dalla presenza di Mirco!” pensa digrignando i denti.
<< A proposito della circolare >> sospira Renzi, facendo saltare la linguetta dell’ennesima lattina di the freddo. << Avevo pensato di proporre le quattro rubriche meno lette, giusto per non creare polemiche. Sai bene che la vostra è tra queste. Sarebbe assurdo, dati tutti i soldi che gli frutta, ma con tutti questi cambiamenti Mendez potrebbe anche accettare la mia proposta. Anche perché se non lo facesse scoppierebbe un putiferio tale da suscitare troppe domande, cosa che a lui non conviene per nulla >>.
<< Già. Ciò vuol dire che ho poco tempo per chiudere l’inchiesta >>.
<< Ma sei stato anche sospeso >> gli ricorda Renzi. Le sue sopracciglia arcuate gli stanno chiedendo se per caso non abbia in mente di fregarsene della decisione del suo capo e portare avanti comunque l’inchiesta. Cosa che ha per altro già fatto questa notte insieme a un collega che non avrebbe dovuto neppure essere lì con lui.
“Non va bene per niente!” pensa, sempre più consapevole di come il suo team stia andando alla deriva proprio come questa rivista.
<< Senti, Fox. La situazione è cambiata. Parecchio cambiata, come quella circolare non manca di sottolineare. In questo settore quale siano i pezzi da togliere non è poi così difficile da immaginare e posso già comunicare la mia scelta. Questo mi darebbe la possibilità anche di chiedere che sia annullato il contratto di praticantato di Neigo. Trovo inutile e assurdo bloccare qui quel ragazzo per altri due mesi per poi comunicargli la chiusura della rubrica e il suo nuovo ricollocamento del tutto inattuabile. Quel ragazzino è comunque condannato a ricominciare tutto da capo. Tu, però, così avresti l’opportunità di fruttare al meglio questi ultimi due mesi e tentare davvero di portare a casa questa inchiesta >>.
La proposta di Renzi è allettante e del tutto attuabile. Fox, però, ha lasciato sulla sua isola un ragazzo piacevolmente impegnato a parlottare con la collega dei preparativi per il viaggio imminente. Un ragazzo entusiasta che questa mattina è persino arrivato in redazione con un vassoio di pasticcini per festeggiare l’avventura che attende da tanto tempo.
Gli si chiude lo stomaco all’idea dell’espressione sconsolata che assumerebbe il volto di Mirco dinanzi ad una simile notizia. Immagina già i suoi genitori e la sua ragazza tentare di consolarlo, ma non mancare di aggiungere anche uno stupidissimo ‘Dai, in fondo è meglio così’. Queste parole gli farebbero molto più male delle sue continue crisi, ne è sicuro.
Sebbene non sarebbe lui a compiere e comunicare questa decisione non può fare a meno di sentirsene complice. Renzi ha ragione, non avrebbe senso bloccarlo per altri due mesi, ma è anche vero che, dato il panorama attuale di questo settore, farebbe fatica a trovare un’altra possibilità di esperienza sul campo e due mesi fanno comunque curriculum. Resta il fatto che per lui questi stessi due mesi sono fondamentali per chiudere l’inchiesta.
Fox si vede preso tra due fuochi: quello della sua coscienza, da una parte, quello delle sue priorità, dall’altra, e questa cosa non gli piace per nulla.
<< Sono un professionista e come tale posso portare avanti un caso senza distruggere le aspettative di un ragazzo. La ringrazio comunque della proposta >> dice alzandosi in piedi.
<< Ne sei sicuro? >>.
Quelle sopracciglia inarcate continuano a fargli presente che così facendo contravverrà alla decisione del suo capo.
<< Gray Stone non potrà che essere d’accordo con me, date le ultime novità >> gli dice sicuro di sé e la cosa sembra rassicurare il caporedattore.
A dire il vero, però, Fox non è per nulla sicuro che il suo capo cambierà idea nonostante la situazione che si è venuta a creare. Fosse stato lì con loro in questo momento avrebbe appoggiato la proposta di Renzi senza battere ciglio. Gli passa per la testa la possibilità che stia compiendo un azzardo, ma la stretta allo stomaco torna a riproporsi, come a rassicurarlo della validità della scelta presa.
<< Allora me ne starò qui, buono buono, ad attendere lo scadere del termine per proporre le rubriche da eliminare >> decide il caporedattore, bevendo avidamente dalla lattina.
Fox resta nel silenzio rotto dal fastidioso rumore prodotto da Renzi alle prese con la sua bevanda zuccherata. La rubrica di Ylenia sarà il secondo nome nell’elenco che presenterà a Liberatore in prossimità dello scadere del termine stabilito. Anche di questo si sente responsabile, sebbene una simile richiesta sarebbe pervenuta anche se non fosse mai stata aperta l’inchiesta alla quale sta lavorando. Sa quanto la collega fatichi ad arrivare a fine mese e come sia solita girare come una trottola tra mille impegni. L’idea che possa perdere quello che le permette di ottenere l’entrata economica maggiore lo innervosisce parecchio.
Si chiude alla spalle la porta dell’ufficio di Renzi con un peso sul cuore. Sente fin da qui Ylenia e Mirco ridere tra loro, del tutto ignari della spada che sta per cadere sulle loro teste.
<< Tutto bene, Rossi? Ti ho visto andare via sui gomiti ieri >> gli chiede Anna, distogliendolo dai suoi pensieri. Le sorride appena, infastidito dal fatto che una come lei non verrà mai strappata dalla sua postazione per un ridimensionamento del personale.
 << Solo un’emicrania >> risponde, giusto per levarsela di torno.
<< A pochi giorni dalla partenza? Che brutta storia! >> esclama scuotendo il capo << Hai provato uno dei rimedi miracolosi di Ylenia? A me le sue tisane hanno salvato la vita >>.
Ha una strana luce negli occhi mentre gli parla di queste cose. Non gli risulta che Ylenia le abbia mai dato nulla, né che Anna le rivolga qualcosa di più dello sguardo di sufficienza con il quale è solita accoglierla in redazione. Non gli piace la possibilità che questa donna si sia messa in testa qualcosa che possa riguardarli.
<< Ho i miei di rimedi e come puoi vedere funzionano, grazie >> ribatte acido, togliendole il sorriso dalle labbra rifatte.
Entra nell’openspace macinando improperi contro la receptionist. Si chiede se una simile idea possa essersela messa in testa anche grazie al modo in cui lui si è comportanto con Ylenia in questi mesi. Non riesce a togliersi dalla testa quell’espressione che si è visto in viso mentre parlava con lei in area ristoro, quando pensava di stare semplicemente recuperando informazioni utili all’inchiesta. Questa mattina è entrato in redazione pronto a verificare se davvero fosse così interessato a lei e il modo in cui ha subito sentito nell’aria il suo profumo alla vaniglia appena ha messo piede fuori dall’ascensore lo ha preoccupato parecchio. Sebbene si fosse detto più volte che non avrebbe risposto al suo sorriso, si è ritrovato a non poterne fare a meno. Fin dalla prima volta che glielo ha rivolto gli è sembrato che quelle semplici labbra arcuate gli dicessero ‘Bentornato! È bello rivederti’, facendolo sentire in qualche modo a casa.
La cosa che più di tutte, però, lo ha sorpreso è stata quella di notare come con quanta facilità i suoi occhi cadessero in determinati e specifici punti del corpo di Ylenia. Le spalle, ad esempio. Quelle che anche adesso che sta tornando alla sua isola non può fare a meno di notare, abbronzate e pieni di efelidi. La curva gentile del collo di lei perennemente sfiorato dalle ciocche che sfuggono all’impalcatura di mollette con le quali tiene su i lunghi capelli castani e ricci. Sarebbe interessante scoprire come starebbe se decidesse di tenerli sciolti. Le ricadrebbero morbidi sulle spalle, forse persino sulla schiena.
Fox si scuote al ricordo dei baci che ha posato sulla spalla di Christine, percorrendo proprio il trapezio e poi il collo fino all’orecchio. Rendersi conto che in effetti non gli dispiacerebbe cogliere  di sorpresa Ylenia con simili baci lo turba parecchio. È sicuro che lei si lascerebbe sfuggire una risata leggera, di quelle che spesso le ha visto reprimere durante i tanti discorsi che hanno fatto in area ristoro. Sarebbe capace persino lui di perdere la testa in una simile situazione.
<< Eccoti di ritorno! Ci sono problemi, capo? >>.
La domanda giustamente ansiosa di Mirco lo strappa da pensieri che stavano per diventare un po’ troppo caldi.
<< No, nessuno. Ultimi ragguagli al tutor prima che porti a spasso per l’Italia il suo pupillo >> mente, tornando al suo posto.
Mirco, entusiasta, lo investe con una fiumana di parole che lui ascolta appena, preso com’è dal continuo vibrare dei tanti messaggi che sta ricevendo sullo smartphone e dal tenere il profumo intenso di Ylenia e la sua presenza lontani da sé.
Si lascia trascinare in area ristoro quando giunge l’ora di pranzo e li segue lungo le scale dando una veloce scorsa alla chat di gruppo. Come aveva previsto, Gray Stone resta dell’idea che sia più prudente che lui sospenda ogni azione fino a nuovo ordine. È sicuro che potrà, insieme a Sky Fall, recuperare informazioni e prove sufficienti hackerando email e banche dati.
Neppure la piacevole frescura presente nell’area ristoro riesce a dissipare il nervosismo che gli scorre sotto la pelle. Forse dovrebbe davvero accettare la proposta di Renzi e liberarsi di Mirco. Inizia a pensare sia l’unico modo che ha per riuscire a mettere il suo nome in cima alla lista degli ideatori di questa inchiesta.
“Ne ho abbastanza di farmi il culo e vedermi poi retrocesso a collaboratore” sbuffa. Un fischio continuo gli esplode nelle orecchie, facendogli temere il ritorno dell’emicrania.  
Alza la testa dal cellulare sul quale è stato forse un po’ troppo chino nelle ultime ore. Si accorge così che il rumore che sente non è un fischio ma il tintinnio delle posate che Ylenia sta sistemando sul tavolo.
C’è una strana tensione nell’aria. Ha i nervi tesi come se un pericolo imminente stesse per abbattersi su tutti loro e no, non ha nulla a che vedere con Mendez e i suoi intrallazzi.
 “Tutto questo, però, non ha senso. Che pericolo potrebbe mai esserci qui?” .
Non fa a tempo a completare la frase che i suoi occhi cadono sul suo assistente, fermo in piedi vicino alla sedia che ha appena scostato dal tavolo. Ylenia lo osserva preoccupata, la mano protesa verso di lui ma incerta sul toccarlo o meno.
<< Credo stia avendo una crisi >> le dice avvicinandosi al ragazzo.
Un’ondata di gelo lo avvolge, lasciandolo a sua volta con la mano protesa verso Mirco. Ylenia volge a lui lo sguardo spaventato. La pelle ustionata del suo braccio si è accapponata, segno che ha avvertito anche lei questo freddo anomalo che sembra provenire proprio dal giovane collega.
Il volto del terribile bambino del suo sogno compare per un istante agli occhi della mente di Fox. Si era trovato nel gelo anche in sua presenza e aveva provato questa stessa sensazione di pericolo imminente.
“Non ha senso. Era un sogno” si ripete stupito. Il suo istinto gli sta gridando a piena voce di scappare a gambe levate il più in fretta possibile da lì e non riesce proprio a capirne il perché.
<< Possiamo fare qualcosa per lui? >> gli chiede Ylenia con un filo di voce.
<< Non lo so >> ammette Fox, che prova sempre più forte il desiderio di afferrarla per un braccio e trascinarla il più lontano possibile da questo ragazzo e dalla sua strana forma di epilessia.
Una vibrazione leggera sotto i loro piedi richiama l’attenzione di entrambi. Alle loro spalle, i cucchiaini tenuti all’interno di un bicchiere di vetro tintinnano, così come le posate sul tavolo. Un altro lungo fischio continuo esplode nelle orecchie di Fox.
<< Il terremoto! >> esclama Ylenia preoccupata. I loro sguardi si incontrano e sul volto di lei ritrova la sua stessa domanda: come possono portare Mirco via da lì in queste condizioni?
Gli sportelli dei mobiletti della cucina si aprono appena per poi richiudersi facendoli trasalire.
<< Dobbiamo metterci al riparo sotto il tavolo >> dice la ragazza.
Una nuvoletta di fumo accompagna ogni sua parola. Fox si rende conto che anche il suo respiro si condensa. Quell’ondata di gelo che lo aveva investito sembra essersi estesa a tutta la stanza, già di per sé insolitamente fredda rispetto alle altre. La temperatura, ora, sembra essere scesa ulteriormente in modo del tutto anomalo.
Esorta Ylenia a ripararsi sotto il tavolo e, spaventato, afferra Mirco per un braccio pronto a tirarlo giù. Scosta, però, immeditamente la mano.
“Cristo, è bollente!” esclama.
Nuovamente tra due fuochi, Fox non sa se lasciarlo lì dov’è e pensare a se stesso mettendosi a riparo, oppure se rischiare di ustionarsi una mano pur di trascinarlo giù con loro. Prova ad afferrargli nuovamente il polso, ma è incandescente.
“Mi dispiace, cazzo!” esclama deciso a mettersi a riparo senza di lui.
All’improvviso, però, gli occhi di Fox diventano ciechi e il fischio continuo nelle sue orecchie si fa più forte per poi sparire del tutto.
 
<< TIENILO! >>.
 
Acuta, spaventata e nervosa, la voce del bambino del sogno gli esplode nella testa, ferendo con una luce accecante la sua brevissima cecità. La vista torna lentamente sull’eco del grido del moccioso, che sente rimbombare contro le pareti del cranio.
“Cosa devo tenere? Cosa diavolo vuol dire?” si chiede incredulo. Avverte nella testa la presenza del bambino, ma nessuna risposta viene data alla sua domanda. Anche se non sa dire bene perché, sente che la situazione sta degenerando.
Un’ondata di calore improvvisa gli invade il petto. Fox porta una mano sul cuore, dal quale sembra stia sgorgando fuoco che percorre vene e arterie, arroventandogli il corpo. Sente il fiato mancare e la gola inaridirsi, rendendogli impossibile sputare fuori le grida testimoni del dolore che sta provando.
“Cristo Santo, vado a fuoco!” pensa strizzando le palpebre. Il calore insopportabile lentamente scivola lungo il braccio sinistro, facendogli temere che l’emicrania e tutte le strane cose vissute in questi ultimi giorni fossero state l’avvisaglia di un infarto.
La voce del bambino, però, si fa strada nella sua mente. Bisbiglia qualcosa d’incomprensibile facendogli pulsare ancor di più le tempie e poi il braccio, che ormai percepisce avvolto dalle fiamme, si muove. Fox lo osserva incredulo, come fosse l’arto di qualcun altro quello che sta salendo veloce diretto verso Mirco. La mano afferra decisa il polso del ragazzo, rovente come un tizzone ardente. Fox cerca istintivamente di allontanarsi, ma la mano non risponde ai suoi comandi. Stringe, anzi, ancora di più il polso del suo assistente con tutta la forza che gli è possibile esercitare.
I lineamenti di Mirco si distendono in una buffa espressione di stupore e la tensione abbandona il suo polso, che torna fresco. Pian piano, il velo scuro che era calato sugli occhi del ragazzo si dissolve. La luce che sempre ha albergato in loro in questi giorni si riaccende e il vederla rinascere scaccia l’inquietudine e la sensazione di pericolo che fino ad ora Fox ha provato.
Mirco si guarda attorno, stupito di ritrovarsi in piedi accanto al tavolo e con il polso stretto dalla mano del suo tutor. Poi di colpo capisce cosa può essere successo e, imbarazzato, li guarda appena, dispiaciuto di averli spaventati.
<< Scusatemi >> sussurra.
Fox, turbato per quanto di folle gli è appena accaduto, annuisce appena. Gli libera lentamente il polso sentendo le dita doloranti per l’ustione subita. Anche Marco diveniva bollente durante le sue crisi convulsive, ma non lo era mai stato così tanto da ustionarlo.
<< Forse hai avvertito la scossa di terremoto >> sta ipotizzando Ylenia e qualcosa nell’espressione accigliata di lei colpisce Fox. Sembra sospettosa e persino scettica. E, cosa ancor più assurda, la sua osservazione oltre ad aver messo in imbarazzo Mirco lo ha anche impaurito.
“Beh, è normale essere spaventati da un terremoto” pensa Fox. Si guarda attorno stupito dalla calma e dallo strano silenzio che ora li avvolge. Non ha molta esperienza di terremoti, per fortuna, e forse è normale che ci sia un’atmosfera quasi irreale dopo. In fondo, la terra si è mossa ricordando loro la sua esistenza.
<< La cosa importante, però, è che tu ora stia meglio… perché stai meglio, vero? >> sta chiedendo la ragazza a Mirco, carezzandogli il viso con fare materno. Qualunque fosse stata l’idea che le era passata per la mente sembra aver deciso di metterla da parte.
<< Certo, certo, sto meglio >> risponde lui, accettando di buon grado le coccole. << Ho rovinato il pranzo, scusate >>.
<< Rovinato? E perché mai? >> esclama Fox, infastidito dal suo continuo scusarsi. << I pasticcini sono sani e salvi ancora nel loro pacchetto e abbiamo abbastanza tempo per pranzare prima di farli fuori >> dice, prendendo posto al tavolo e invitandoli a fare altrettanto.
<< Io… spero che tu voglia ancora tener fede al nostro patto >> sussurra Mirco, alzando appena lo sguardo a incontrare il suo.
 << Fa in modo di non restare a corto di medicine >> ribatte Fox, aprendo il suo contenitore porta cibo. << Non sei il primo epilettico con cui ho a che fare. Certo le sue crisi erano diverse dalle tue, ma in fondo, convulsive, catatoniche o… terrificanti che siano, la base è la stessa. E io… credo di essere in grado di aiutarti se è necessario. Anche se spero di doverlo fare il meno possibile >>.
Non ha ben capito cosa sia successo poco prima, ma sembra proprio che quanto gli è accaduto abbia in qualche modo tirato fuori Mirco dalla sua strana crisi. Certo è il ragionamento più assurdo che una mente logica e razionale come la sua abbia mai fatto e spera davvero sia solo una coincidenza. E' possibile che il suo sia stato un attacco di panico solo un po’ più scenografico di quelli che ha avuto in passato, reso tale, forse, dai ricordi traumatici che Mirco gli ha riportato alla mente.
<< Hai… hai avuto a che fare con una persona affetta da epilessia? >> gli chiede il ragazzo, facendogli andare di traverso il boccone. Ecco che ancora una volta si è lasciato sfuggire un pezzo di verità.
<< Non è una cosa di cui voglio parlare >> risponde scrollando la spalle. Scorge appena Mirco e Ylenia scambiarsi un’occhiata. Ed è lei che decide di portare l’argomento altrove. Il ragazzo accoglie l’imbeccata e torna a parlare di come ha organizzato lo zaino, delle lunghe e pensanti telefonate con i suoi genitori e la sua ragazza e di come abbia vuotato la scheda della Reflex per poterla riempire di tutte le foto che conta di fare durante il viaggio.
Quando Fox decide di alzare lo sguardo è quello di Ylenia che incontra. Ha il volto teso ed è chiaro quanto si stia sforzando di fingersi interessata a ciò che Mirco sta dicendo. Sembra persino spaventata da lui e accoglie con sollievo l’arrivo di una telefonata sul telefono del ragazzo. Questi sbuffa, ben poco felice di parlare con la madre e si scusa con loro prima di alzarsi e uscire sul balcone.
<< Credo proprio che mi porterò in viaggio anche la madre e la ragazza >> commenta lui. Ylenia abbozza appena un sorriso alla sua battuta. La vede nervosa e tesa, come stesse cercando le parole giuste per dirgli qualcosa.
<< Tutto bene? >> le chiede e lei annuisce, prendendo un sorso d’acqua dalla bottiglia. Anche il suo telefono suona ma questa volta è la sveglia che tiene il ritmo dei suoi mille impegni.
<< Scheiße![1] >> esclama, spegnendola.
Fox resta decisamente stupito di sentirla imprecare in tedesco e ancora di più lo è quando lo sguardo deciso di lei incontra il suo.
<< Hai impegni dopo il lavoro oggi? >> gli chiede.
Non si aspettava una simile proposta, che nulla ha, però, dell’invito per una piacevole serata in compagnia. Per questo scuote il capo, curioso di scoprire cosa l’abbia spinta a porgergli questa domanda.
<< Senti, io devo scappare. Ho due giardini di cui occuparmi a Moncalieri e rischio di fare tardi. Vorrei, però, parlare di quanto è appena successo e dovrei riuscire ad essere di ritorno qui per le 17 >>.
<< Per quel che mi riguarda è ok, però contavo di spedire a casa Mirco appena ultimato il pranzo >>.
<< Perfetto! E’ con te che voglio parlare >> specifica e le guance le si infiammano, nonostante l’espressione resti più che seria.
È colpito da tanta determinazione e la cosa lo incuriosisce ancor di più. Sta per dirle che l’aspetterà all’ingresso del palazzo, ma poi si rende conto che usciranno tutti quanti a quell’ora. Dopo la battuta fattagli da Anna vuole evitare di dare loro modo di costruire altri castelli in aria di cui poi ne pagherebbe le spese soprattutto Ylenia.
<< Hai detto che lavori a Moncalieri? Potrei raggiungerti io da qualche parte. Non può farmi male sgranchirmi le gambe in vista delle molte ore di guida che farò da lunedì e soprattutto dopo quanto è successo >> aggiunge, scoccando un’occhiata al suo assistente che sembra stia discutendo animatamente con la madre.
<< Beh, se vuoi possiamo incontrarci al parco del Valentino. Oppure ai Murazzi, se ti è più comodo >>.
<< Il Valentino va più che bene. Da che sono arrivato ho girato mezza Italia, ma non ho ancora avuto modo di visitare questa città >> ridacchia, rincalzandosi la sua copertura addosso.
<< Pensi di riuscire a raggiungere il Borgo Medievale? Potremmo incontrarci all’imbarchino dei battelli sul Po, io arriverò lì dalla direzione opposta alla tua >>.
<< Sì, credo che San Google Maps mi farà questa grazia >> dice e questa volta riesce a farla ridere, sebbene la sua sia una risata piuttosto nervosa.
Mirco torna nella stanza nello stesso momento in cui la seconda sveglia avverte Ylenia di essere decisamente in ritardo. La ragazza si scusa del non potersi fermare per gustare con loro i dolci che ha portato. Nonostante continui a guardarlo con timore gli da due baci sulle guance stringendolo anche in un forte abbraccio prima di correre via a gambe levate.
<< Sembra proprio che dovremo dividerceli io e te questi, capo >> sussurra il ragazzo amareggiato mentre libera il vassoietto della carta col quale è stato rivestito. Per fortuna contiene pasticceria secca e molti biscotti di meliga. Fox ne prende uno proponendogli di tenere quelli che avanzeranno per il lungo viaggio che li aspetta.
<< A proposito, hai vinto il pomeriggio libero >> gli dice, ma la notizia non sembra piacergli per nulla.
<< Sto bene, Valerio. Mi spiace per avervi spaventato. Soprattutto Ylenia. Non riusciva più nemmeno a guardarmi in faccia, cazzo >> sbotta addentando con furia un biscotto.
<< Guarda che lo avresti vinto comunque >> gli dice Fox, che, in effetti, aveva già pensato a questa proposta. << Devi tornare a Borgaro, prendere lo zaino e poi correre alla stazione per tornare a Cuneo e da lì farti recuperare da qualcuno per raggiungere Vallepiana. Se aspettassi le cinque arriveresti a casa a mezzanotte e avresti meno tempo da trascorrere con la tua donna prima della partenza >> sottolinea strizzandogli l’occhio. Il ragazzo arrossisce e abbozza un sorriso sentendosi scoperto.
<< Ma dici che posso? Così, senza avvisare nessuno? >> sussurra sporgendosi verso di lui.
<< Mirco, sono il tuo tutor e decido io di te. Quindi muoviti, che hai un buon numero di mezzi pubblici da prendere. E ricordati: lunedì ti voglio puntuale qui sotto alle 7 >>.
<< Non mancherò! >> esclama allegro.
Fox addenta un altro biscotto, ascoltando appena la nuova bordata di parole del ragazzino eccitato per la partenza imminente. Il braccio sinistro gli fa ancora male per non parlare della mano che crede proprio sia ustionata. Per il momento, però, non vuole pensarci. A quanto pare, Ylenia ha qualcosa da dirgli a riguardo e lui è curioso di scoprire di cosa si tratti.
 
[1] Merda!

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Capitolo 9
*** Un'assurda teoria ***


8 Un’assurda teoria
 
 
Se non ci fosse questo palmo arrossato e dolorante a rendere reale quanto è accaduto in area ristoro, Fox avrebbe già liquidato lo strano fenomeno come frutto di un ‘teatrale’ attacco di panico. Quest’ustione, però, c’è davvero e fa anche parecchio male. Continua ad osservare inebetito la sua mano immersa nell’acqua della Fontana del Melograno e a chiedersi cosa diavolo sia successo. Non c’entra nulla Marco in tutto questo. Non può attribuire quella voce esplosa nella sua testa e il fuoco che gli è divampato in corpo a una reazione estrema del suo inconscio all’epilessia che accomuna il suo assistente a suo fratello.
No. Il denominatore comune di tutti gli strani eventi che si è ritrovato a vivere in questi giorni è quel maledetto bambino. E’ lui che continua a comparirgli davanti agli occhi ed è la sua voce quella che gli martella la testa. Chi è, perché lo tormenta da giorni e soprattutto cosa diavolo è successo in quell’area ristoro? Non può fare a meno di continuare a porsi queste domande che vanno contro ogni logica e che hanno dato il via ad uno scontro aperto tra la sua parte razionale, fermamente convinta che siano segnali di un serio problema fisico o mentale, e un’altra del tutto nuova, certa che questo bambino non sia solo frutto di un sogno.
“Ma che vado a pensare, cristo? Dovrei solo andare al pronto soccorso e farmi visitare per escludere che davvero abbia qualcosa che non va al cuore o al cervello” dice, sporgendosi verso lo zampillo d’acqua che esce da uno dei rami in ferro battuto dell’albero di Melograno, in modo che possa bagnargli il viso accaldato.
Lunedì dovrà mettersi in viaggio e trascorrere molte ore alla guida con, questa volta, la responsabilità di un passeggero. Sarebbe un irresponsabile se non si accertasse di stare bene prima di rischiare la vita di entrambi. Anzi, forse dovrebbe cogliere quest’occasione per confessare a Gray Stone il suo stato di malessere e chiedergli di attuare il piano B. La visita al pronto soccorso potrebbe essere un valido strumento per ritenere Valerio Rossi non più in grado di viaggiare e obbligarlo a chiedere le dimissioni. Non rovinerebbe neppure i piani di Mirco, dal momento che Mendez ordinerebbe di farlo partire comunque da solo pur di non perdere gli accordi presi.
“Allora di cosa mai vorrà parlarti Ylenia? Dell’epilessia di Mirco? No, anche lei deve aver visto qualcosa di strano in tutta quanta quella situazione” riparte all’attacco questa voce, sicura che sarebbe solo tempo sprecato quello trascorso in pronto soccorso.
In effetti, però, non ha tutti i torti. La ragazza era decisamente seria quando gli ha detto di voler parlare con lui di quanto accaduto. Con lui soltanto e non anche con Mirco. L’ipotesi che abbia visto ‘qualcosa’, dunque, non è del tutto da buttare via.
Una moneta viene lanciata nella vasca della fontana e scende giù ad unirsi alle altre. Il bambino che l’ha gettata si sporge, curioso di vedere dove sia andata a finire. Al suo fianco, un amichetto insiste per sapere cosa abbia desiderato ma lui scuote il capo, risoluto a tenere per sé quell’informazione. Fox sorride rivedendo in loro se stesso e suo fratello. Marco era capace di dare il tormento quando si metteva qualcosa in testa e, proprio come questo bambino, insisteva per sapere quale fosse il desiderio che aveva affidato alla moneta.
‘Per favore, fai che il mio papà diventi buono’, questo chiedeva sempre Fox. Ha gettato un vero e proprio capitale in monetine in questa fontana, sperando che il dio dell’acqua di cui gli aveva parlato suo nonno esaudisse il suo disperato desiderio. Gli dei, però, non esistono e lo ha imparato presto. Eppure prende lo stesso il portafogli dallo zaino alla ricerca di una moneta. La posa sul palmo ustionato e le gocce d’acqua ancora presenti su questo gli riportano alla mente quell’ultima volta in cui ha affidato un desiderio a una moneta.
Era scappato via dal funerale di Marco e aveva iniziato a correre senza mai fermarsi fino a raggiungere questo piccolo borgo. Erano sempre bellissime le domeniche della sua infanzia, durante le quali il nonno li portava qui e loro giocavano ai cavalieri sempre alla ricerca di un nemico da sconfiggere e di una damigella da salvare. Quella prima domenica di giugno, invece, era silenziosa, umida e triste.
Pioveva a dirotto. Gocce pesanti gli battevano sulla testa, mentre percorreva questa stradina acciottolata col vestito nero da cerimonia pesante d’acqua. Si era fermato vicino alla fontana, fissando inebetito l’allegro gioco che le gocce di pioggia facevano tuffandosi nella vasca già perturbata dallo zampillo che sgorga dal Melograno.
Sua madre gli aveva messo in mano una moneta, prima che scappasse via. ‘Per l’offerta’, aveva sussurrato e gli era sembrato così assurdo dover pagare qualcuno che stava per chiudere il coperchio di una cassa di legno in faccia a suo fratello. La stringeva ancora nella mano sinistra ed era stato per lui automatico pensare di donarla al dio dell’acqua, pregandolo con tutto se stesso che la morte di suo fratello fosse solo un bruttissimo sogno.
“Forse lo è e non mi sono ancora svegliato” pensa lasciando cadere la moneta anche oggi. Si chiede se non si stesse riferendo a questo il bambino del sogno quando lo ha quasi fatto annegare ordinandogli di svegliarsi.
<< Hai espresso un desiderio prima di farla cadere? >>.
Si volta sorpreso dalla domanda e il sorriso gentile di Ylenia si illumina ancora di più. Ha la fronte imperlata di sudore e numerose ciocche sono sfuggite alle mollette con cui tiene su i capelli, segno che deve aver corso parecchio per arrivare in tempo.
<< In realtà l’avevo appena ripescata per tenermi un souvenir. Tu, però, non dirlo a nessuno >> le sussurra facendola ridere. << Ti ringrazio per avermi offerto l’occasione di prendere la famosa metropolitana telecomandata che mi ha permesso di arrivare velocemente in questo bellissimo posto >>.
<< Oh, sì. Io adoro il borgo medievale. Quando non ti ho visto là fuori ho subito pensato che potessi essere rimasto anche tu affascinato e non abbia resistito ad entrare >>.
<< In effetti è così. Mi ha riportato… indietro >> dice abbozzando un sorriso.
Ylenia sembra cogliere la sua malinconia e non aggiunge altro. Il silenzio cala tra loro, fermi in piedi accanto alla fontana. Se l’idea di incontrarla fuori dalle mura della redazione gli era sembrata folle ma comunque carina, ora, invece, scapperebbe volentieri via da lì a gambe levate.
<< Preferisci camminare o ci sediamo qui alle panchine? >> gli chiede lei. Le legge chiaro in viso quanto preferirebbe sedersi, stanca delle molte ore di lavoro e dalla veloce pedalata, e per questo acconsente a restare. Camminano verso una delle panchine in legno e non appena di siedono uno scoiattolo corre loro in contro. Ylenia lo saluta e parlotta con lui, che sembra più interessato al sacchettino che sta tirando fuori dalla borsa che alle sue parole. Le sale addirittura sulla coscia per prendere una delle noccioline che lei gli offre.
<< Pazzesco! >> esclama Fox, che ricordava essere pieno di scoiattoli questo luogo, ma non che fossero addomesticati al punto da saltare in grembo agli esseri umani.
<< Quando torno da Moncalieri e non sono di corsa e qui è ancora aperto, mi siedo su una di queste panchine e subito uno di loro arriva. Trovo che sia rilassante sfamarli. Alcuni si lasciano persino accarezzare >> dice Ylenia, dando un’altra nocciolina allo scoiattolo goloso. << Vuoi provare? >> gli chiede porgenogliene una.
Fox non è troppo convinto di voler interagire con il cugino elegante di un grosso ratto. Uno dei tanti parenti dell’amichetto di Ylenia, però, gli si avvicina e resta lì a guardarlo, seduto sulle zampe posteriori. Titubante, Fox avvicina la nocciolina e ritrae subito la mano quando lo scoiattolo si sporge per prenderla. Potrebbe giurare che il roditore abbia alzato gli occhi al cielo e sospirato, infastidito dalle sue sciocche paure.
<< Mi scusi se non sono pratico di queste cose >> borbotta Fox, facendo ridere Ylenia.
<< Mettila sulle punte delle dita e lascia che si avvicini. Non ti farà nulla >> lo rassicura e lui segue il consiglio. Le zampette dello scoiattolo non lo sfiorano neppure, troppo concentrate sull’agguantare la nocciolina e scappare via lontano.
<< Prego! >> esclama Fox strofinando i polpastrelli.
<< Cos’hai fatto alla mano? >>.
Il tono serio con cui Ylenia gli ha posto la domanda gli toglie il sorriso dalle labbra. La ragazza avvicina appena le mani alla sua, senza però toccarla. Ha sul volto quella stessa espressione sospettosa che ha rivolto a Mirco una volta uscito dalla sua crisi.
<< Io… volevo prepararmi una tisana appena tornato a casa e devo essermi ustionato tenendo in mano la tazza rovente >> mente.
La collega sostiene a lungo il suo sguardo senza dire una sola parola. Gli hanno sempre riportato quanto non sia per nulla capace di raccontare frottole e questa volta, poi, il fatto che ci siano come minimo quaranta gradi rende ancora più inverosimile la sua spiegazione.
Ylenia non mette a parole i tanti dubbi che le legge in viso. Apre la borsa e torna a frugarci dentro per tirarne fuori, questa volta, un barattolo bianco piuttosto grande.  
<< E’ anallergica e alla calendula. Ottima contro le ustioni >> lo rassicura svitando il tappo. Con sua stessa sorpresa, Fox non ritrae la mano millantando la possibilità di avere comunque una reazione allergica ad una crema sconosciuta. Lascia che la ragazza posi una noce di prodotto sul palmo gonfio della sua mano e che poi inizi a massaggiarla delicatamente per farla assorbire, cosa che gli da in effetti un immediato sollievo.
<< Grazie >> sussurra e le guance di lei diventano rosse appena alza lo sguardo a incontrare il suo.
Questo nuovo silenzio è piacevole, morbido e profumato. Ylenia porta avanti il massaggio spostandosi verso l’avanbraccio. Il pensiero che la crema possa in qualche modo rovinare la copertura semipermanente con la quale Mistica ha nascosto il tatuaggio che ha all’interno del polso gli passa appena per la testa. Scopre di non avere alcuna voglia che queste mani calde ed esperte si fermino. Quando lo fanno, la ragazza trattiene la sua mano tra le proprie per trovare il coraggio di dare inizio alla conversazione che li ha condotti fin qui.
<< Che succede? >> le chiede, sfiorando col pollice una delle sue dita. Lei gli sorride appena.
<< Mirco >> sussurra.
<< E’ arrivato a casa sano e salvo. Sta bene >> la rassicura. Si rende conto, però, che non era di questo tipo di rassicurazione che ha bisogno.
<< Questo lo so. Tu come stai? >> gli chiede, infatti, accarezzandogli la mano.
La parte di lui convinta che la ragazza possa aver visto qualcosa di quanto è successo tra lui e il suo assistente torna alla carica. In effetti, sembra proprio che Ylenia abbia ricollegato l’ustione che ha alla mano con il loro giovane collega. Forse ha visto dalla sua postazione di sicurezza sotto al tavolo la smorfia di dolore che deve aver messo su quando ha afferrato il polso di Mirco. Se così fosse, questa domanda non sarebbe legata esclusivamente al timore che assistere a quella crisi può avergli provocato.
<< Sinceramente non lo so >> ammette. << E’… è successo qualcosa oggi. In mezzo a tutto quel casino di lui imbambolato a quel modo e del terremoto… è stato come se andassi a fuoco. Ero senza fiato, col cuore che batteva come un matto e ho pensato che stesse per scoppiare. È stato strano perché… perché è stato l’opposto di quello che di solito accadeva. Non è stato lui ad avere le convulsioni, ma la stanza >>.
Si rende conto di aver detto un’assurdità e che dovrebbe ridere per sminuirla. Questo è, però, realmente ciò che ha provato. Ciò che prova ancora adesso. In questa calma apparente, infatti, gli sembra che tutto in qualche modo tremi ancora attorno a lui.
<< Non sei obbligato a farlo >> dice Ylenia, cercando il suo sguardo. << Mi rendo conto del peso della responsabilità che ti hanno dato e anche io ti ho invitato a dare a Mirco una possibilità, ma… davvero, Valerio, non sei obbligato a farlo. Puoi dire di non stare bene, cosa che in effetti è vera. Mirco si troverebbe a partire da solo, ma non è uno sciocco e sicuramente saprebbe come cavarsela e tu potresti riposare >>.
<< E se dovesse stare male di nuovo? Non posso lasciarlo da solo >>.
Eccola qui la trappola. Il timore di lasciare l’altro in difficoltà e questa assurda convinzione di essere l’unico in grado di aiutarlo. Ci è cresciuto in questo deja vu del quale pensava di essersi liberato. Dopo quindici anni, invece, la fitta di dolore che avverte al torace gli dice che è ancora tutto qui.
<< Questo è ammirevole, Valerio. Scusami se tocco un tasto delicato, però mi chiedo chi tu non voglia lasciare da solo >>.
Sapeva che, dopo quanto si è lasciato sfuggire in area ristoro, Ylenia avrebbe messo il dito in questa piaga. Sente agitarsi un’esplosione dentro di sé e tenta di reprimerla, consapevole che se dovesse lasciarsi andare al pianto con questa donna, è sicuro che sarebbe la fine di Valerio Rossi. Ylenia gli stringe un po’ di più la mano tra le sue e lui risponde alla stretta.
<< Era di questo che volevi parlarmi? Mi hai chiesto di vederci per dirmi di rinunciare all’incarico? >> le chiede e lei distoglie subito lo sguardo dal suo. Non riesce a spiegarsi il perché del leggero tremore delle sue mani.
<< Hai sentito anche tu quel freddo terribile in area ristoro? >> dice con un filo di voce. << Ho pensato che la scossa avesse in qualche modo azionato il condizionatore e che questo avesse preso a funzionare più del dovuto. Quando, però, sono uscita dall’area ristoro mi è quasi preso un colpo per lo sbalzo termico. Era tutto troppo in ordine. In quella stanza ogni cosa si è messa a tremare, ma fuori non sembrava essere successo nulla. I fogli della bacheca erano su. Le penne abbandonate sulle scrivanie non sono cadute per terra. Nulla. Come se tutto fosse accaduto solo ed esclusivamente in quella stanza >>.
<< Ma questo è… è assurdo >> sussurra Fox, incredulo.
<< Lo so. Per questo mi sono messa subito a cercare notizie e non ho trovato nulla. Non è stato registrato nessun terremoto in Piemonte, oggi >>.
Fox sbatte le palpebre più volte. Sta facendo davvero fatica a processarle l’informazione che ha appena ricevuto. Era talmente preso dall’esplosione della voce del bambino nella sua testa e da quell’ondata di fuoco da aver messo in secondo piano tutto il resto. Cerca di recuperare dalla memoria fotogrammi dell’openspace e gli sembra proprio che non ci fosse nulla fuori posto neppure lì, in effetti. Nessuno dei colleghi, poi, ha detto anche solo una parola sul terremoto e questo è già di per sé strano. Gli smottamenti sismici spaventano ed è normale, poi, che se ne parli.
<< La stanza ha avuto davvero le convulsioni >> borbotta e la ragazza annuisce appena. << E’ impossibile >> aggiunge, ma lei non sembra dello stesso parere e la cosa lo turba ancora di più.
<< Però è successo. Noi eravamo lì. Entrambi >> ribatte lei, sottolineando l’esclusione di Mirco dall’equazione, cosa che continua a non capire.
<< Potremmo esserci fatti suggestionare dal vedere Mirco in quelle condizioni. Potremmo aver avuto un’allucinazione condivisa >>.
<< Oppure quella di Mirco non è stata una crisi epilettica >>.
L’ipotesi di Ylenia pone bruscamente fine al suo disperato tentativo di trovare una spiegazione il più possibile logica.
<< E cosa sarebbe stata, allora? >> le chiede stupito.
La ragazza distoglie lo sguardo dal suo e morde nervosa il labbro inferiore.
<< Io non so molto di epilessia >> sussurra, fissando le loro mani. << So, però, che le crisi epilettiche non generano terremoti, né fanno colare a picco la temperatura in una stanza. Se ci fosse stato realmente un terremoto, allora avremmo potuto dire che lo ha inconsciamente avvertirlo e che questo ha scatenato la crisi epilettica. Ci sono capacità del cervello umano che non conosciamo, quindi anche un’ipotesi di questo tipo avrebbe potuto avere un senso >>.
<< Ma non c’è stato alcun terremoto. Allora se non è stata una crisi epilettica, cosa pensi possa essere successo a Mirco, oggi? >> insiste lui riportandola sulla domanda iniziale.
<< Io… non posso saperlo con esattezza. Credo, però, che non siano cose né logiche, né di questo mondo >> dice in un sussurro.
In altre circostanze Fox avrebbe dovuto fare un vero sforzo per non ridere. Oggi, però, si è ritrovato a pensare che il terribile bambino che lo perseguita in realtà possa essere uno spirito maligno che in qualche modo lo sta possedendo.
Solo adesso, però, Ylenia sta tirando anche Mirco all’interno di questa illogica equazione. Fin’ora Fox aveva visto questo ragazzo come un inconsapevole attivatore di ricordi spiacevoli legati al suo passato. Non aveva minimamente pensato a un possibile collegamente tra lui e il bambino terribile e deve ammettere che la cosa lo inquieta parecchio. In effetti, però, questo spiegherebbe il perché di quell’ordine gridato a gran voce e del suo braccio che ha preso fuoco dal di dentro per muoversi ad afferrare il polso del ragazzo.
<< Quando dici non di questo mondo… cosa  intendi? >> le chiede cauto.
<< Ecco… io ci penso da anni. Quella stanza è sempre stata più fredda di tutte le altre e… quando sono da sola lì dentro non sono a mio agio. So che può sembrare folle, ma ho sempre pensato che ci fosse un fantasma e che la temperatura fosse così bassa a causa sua >>.
<< E perché un fantasma dovrebbe rendere bassa la temperatura di una stanza, scusa? >>.
<< Perché ciò che è morto non ha calore e lo toglie a ciò che lo circonda >>.
No, a quanto pare la ragazza sta considerando Mirco solo come la vittima prescelta dal fantasma che pensa abiti la sala ristoro. Forse, ha preferito parlare solo con lui per evitare di spaventare un ragazzo affetto da epilessia. Ipotesi plausibile, dato l’argomento, ma qualcosa nel modo di fare della collega gli dice che c’è dell’altro.
<< Quindi tu pensi che quel fantasma abbia… posseduto Mirco? >> le chiede e lei distoglie lo sguardo e copre il volto con le mani per poi annuire.
<< E’ folle, lo so, e ovviamente non sei obbligato a credere in queste cose. Io ho solo preso in considerazione i fatti parecchio strani che si sono verificati e non trovando una risposta nell’ambito della razionalità ho preso in considerazione l’irrazionale >>.
<< E mi hai chiesto di parlare per condividere con me il risutato della tua analisi >> conclude. La ragazza annuisce imbarazzata.
<< Sono preoccupata per te >> sussurra.
<< Perché? >> le chiede stupito e lei alza lo sguardo incredula. Lotta un po’ con se stessa, indecisa se rispondere o meno con ciò che realmente pensa e quando finalmente sceglie cosa fare si apre in un sorriso.
<< Perché sono una sciocca >> ride di se stessa. << E questo è il mio sciocco tentativo di proteggerti da qualcosa che mi spaventa >>.
Arrossisce per la verità che gli ha confessato. Fox non può fare a meno di sorridere e trovarla bellissima in questo che per lei deve essere un momento terribile nel quale, sicuramente, vorrebbe poter sprofondare sotto terra.
Il giorno in cui è arrivato in redazione, Vanessa e le altre donne del loro settore si erano dette dispiaciute del fatto che avrebbe avuto come vicina di scrivania ‘una figlia dei fiori e delle fate’. Se avessero avuto modo di ascoltare anche loro l’assurda teoria che gli ha appena esposto non avrebbero esitato a darle della pazza visionaria o della ‘strafatta di funghetti allucinogeni e cannabis’, come già qualcuna di loro l’ha giudicata.
<< No, non sei una sciocca >> ribatte, invece, lui, intenerito dal suo desiderio di proteggerlo. E’ sicuro di non meritare le sue cure, dal momento che non può condividere con lei quanto è venuto a sapere circa il suo prossimo licenziamento e prepararla, così, a cercare altro.
<< Dato che ne sei così certo, pensi di poterti fidare di me? >> gli chiede seria, sostenendo il suo sguardo.
Sebbene la fiducia nel prossimo non sia il suo forte, Fox annuisce, vinto dal senso di colpa. Ylenia decide di fidarsi a sua volta della sua risposta affermativa e apre la borsa nella quale fruga a lungo. Finalmene trova un sacchettino di velluto scuro che gli porge. Fox, stupito, lo apre e una piccola pietra rossa legata ad un cordino nero gli rotola sul palmo della mano sinistra.
<< E’ un diaspro rosso. Credo che potrà esserti utile >>.
<< Utile? Per cosa? >>.
<< Le pietre rosse sono dotate di una forte energia e la donano sia a livello fisico che mentale. Ti aiuterà a riprenderti da questo momento di fragilità e a trovare dentro di te la forza di lottare e mentre lo farai ti proteggerà dalle energie negative e dagli attacchi occulti >>.
<< Dagli attacchi occulti? Beh, passeranno settimane prima che torni in quella stanza. Temi che possa ricevere la visita di qualche altro spiritello? >> ridacchia, ma il volto di Ylenia resta serio. << Vuoi che la tenga con me? >> le chiede stupito.
<< Pensi di poterlo fare? >> gli domanda lei improvvisamente nervosa.   
Questa piccola pietra non è per nulla il genere di cosa che né lui né Valerio Rossi metterebbero al collo. Anzi, gli fa sentire parecchio la mancanza del suo collare di pelle carico di borchie e spuntoni. La ragazza, però, sembra sinceramente interessata alla sua incolumità e se ha indossato per mesi un braccialetto rosa confetto con perline dalla forma e colori improponibili intrecciato a mano da sua sorella, allora può fare lo stesso con questa piccola pietra.
<< Beh… è il tuo tentativo di proteggermi. Sarebbe sciocco non farlo, non trovi? >> dice, cercando il suo sguardo. Lei gli sorride e un brivido percorre la schiena di Fox, che resta un bel po’ di secondi in apnea mentre farfalle impazzite gli volano nello stomaco.
<< Posso? >> gli chiede Ylenia sfiorandogli la mano con le dita. Attende il suo consenso prima di prendere il diaspro, aprire il gancetto e avvicinarsi a lui per assicurargli la collana al collo.
Un gesto semplice, innocente, anche, ma capace di mandarlo in tilt. Sono stati vicini altre volte, ma mai così tanto da sentire i ricci ribelli di lei accarezzargli il viso. Il profumo intenso di vaniglia gli obnubila i sensi al punto da portarlo a un passo dallo stringerla in un forte abbraccio.
Ylenia si allontana un po’ per contemplare la pietra, soddisfatta di come gli stia. Sorride, e per la mente di Fox passa la folle idea di azzerare nuovamente la distanza che c’è tra loro e posarle un bacio sulle labbra.
<< Ecco fatto >> sta dicendo lei, che finalmente alza lo sguardo e subito si allontana imbarazzata, mettendo un mezzo metro buono tra di loro. E’ probabile che abbia avvertito gli ormoni impazziti che Fox sta cercando di tenere a bada o forse è anche lei preda del suo stesso turbamento, ipotesi che gli rende ancora più difficile ritrovare il controllo di sé.
<< Grazie >> borbotta passando la mano tremante tra i capelli. << C’è il soddisfatti o rimborsati in caso non dovesse funzionare? >> dice per sdrammatizzare. .
<< No, mi spiace. Ma sono sicura che non ti deluderà. I cristalli non lo fanno mai >> risponde lei. << Tieni anche questa >> aggiunge porgendogli il barattolo di crema alla calendula.
<< No, dai, non posso accettare, ti sarà costata un capitale. Mi segno la marca e la compro in farmacia >> dice, rigirando il barattolo bianco tra le mani senza trovare, però, alcuna etichetta.
<< Non credo la troveresti. L’ho fatta io >> lo informa lei arrossendo un po’ di più. << Beh, non voglio trattenerti oltre. Ti ringrazio, anzi, per aver accettato questo invito >> dice balzando di colpo in piedi.
<< Figurati. Sono io a doverti ringraziare >> dice alzandosi a sua volta.
La ragazza riavvia più volte la solita ciocca dietro il solito orecchio e guarda speranzosa la piccola pietra che gli ha messo al collo.
<< Ti auguro un buon viaggio, Valerio >> dice tendendogli la mano.
Lui la stringe e non riesce a credere che quella conversazione ai confini della realtà si stia davvero concludendo in modo così brusco. La saluta, però, augurandole di trascorrere bene questo lungo mese e resta in piedi con quel barattolo tra le mani a guardarla spingere la bici verso l’ingresso principale del borgo.
Sky Fall se la riderebbe di gusto se fosse qui in questo momento. Dopo sei mesi finalmente ha l’occazione di incontrare questa ragazza fuori dalla redazione e, anziché invitarla a prendere un gelato la lascia andare via senza neppure provarci. Sì, gli sembra proprio di sentirlo ripetere tra una risata e l’altra ‘Mìo, no eres muy bueno con las mujeres[1]’.
 “Non avrei dovuto neppure accettare questo invito” ribatte al collega, camminando lentamente verso l’uscita dal borgo. Si è ripromesso di passare al pronto soccorso delle Molinette per accertarsi che il suo cervello e il suo cuore siano ancora giovani e forti come spera e gli conviene sfruttare il fatto di essere già in zona perché è sicuro che altrimenti non ci tornerà apposta.
Certo, lo soffoca l’idea di ritrovarsi in quella vera e propria città fatta di corridoi, reparti, persone in continuo movimento e tanta, troppa, sofferenza. Al solo pensiero si ritrova di colpo ad essere quel ragazzino di sedici anni che si era fermato a guardare un’ultima volta questa stessa struttura, felice di poterne finalmente uscire sulle sue gambe. Gambe che ora si fermano sull’uscita del borgo.
“No, non ha senso che vada fin là!” scuote il capo, facendo un passo indietro. “E’ solo ansia. Non possono fare nulla per l’ansia se non darmi farmaci che tanto non posso prendere”.
Sicuramente qualcosa di strano è avvenuto in quell’area ristoro. Preferisce, però, tornare all’ipotesi del ‘teatrale’ attacco di panico. La stanza, poi, può essersi messa a tremare per qualcosa che stava accadendo al piano superiore del palazzo o in quello accanto o chissà dove altro. Non deve per forza essere stato un terremoto, né tantomeno il fantasma di cui ha parlato Ylenia.  
E poi, diamine, si trova al parco del Valentino, luogo dove suo fratello era solito portare le ragazze ‘per una passeggaiata, una bevuta al chiosco e una limonata sul lungo lago’, come era solito dire. Lui non ci ha mai portato nessuno se non se stesso, principalmente in quei quattro mesi trascorsi alla perenne ricerca di alcol e droghe.
 “Non c’è nulla di male nel fare quattro chiacchiere in compagnia, in fondo” pensa tornando sui suoi passi. “E poi sto già meglio. Forse ho solo bisogno di distrarmi un po’”.
Cammina sempre più veloce fino a ritrovarsi a correre verso l’ingresso del borgo e a sperare che Ylenia non sia risalita in sella al suo destriero arrugginito per correre via.
Oltrepassa il ponte levatoio e si guarda attorno, ma non la vede da nessuna parte. Raggiunge la strada principale nella speranza di scorgerla, ma sembra proprio che sia già lontana.
Non può fare a meno di darsi dello stupido per aver tentato di rischiare seriamente la sua copertura. Eppure gli sarebbe piaciuto proporle di trascorrere insieme una della sue ultime serate di libertà prima del viaggio stressante che sta per intraprendere. A quanto pare, però, il destino ha più buon senso di lui.
È quasi tentato di andare all'Imbarchino e farsi una birra, giusto per mandare giù l'amarezza. Forse anche due.
"No. Mi ero ripromesso di andare al pronto soccorso e così farò" pensa risoluto.
Torna quindi sui suoi passi e decide di percorrere il lungo fiume fino al ponte Balbis dal quale risalirà per raggiungere l'ospedale. Un modo davvero insolito di trascorrere il venerdì sera. Forse, però, non fa per lui chiacchierare davanti a una birra con la ragazza che ha attirato il suo interesse in un modo così spontaneo da non essersene neppure accorto. Non può fare a meno di sorridere di sé stesso. Del suo essere stato a un passo dallo sbarazzarsi di tutti i dubbi etici e scegliere di godersi la vita come un qualunque trentenne.
 
[1] Amore mio, non ci sai proprio fare con le donne

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Capitolo 10
*** Soffitti bassi e acide nonnine ***


The Crown will plainly show
the prisoner who now stands before you
was caught red-handed showing feelings.
Showing feelings of an almost human nature.
This will not do
 
The Wall - The Trial – Pink Floyd
 
 
Libro secondo
 
L’intervista a Jean Picard
 
 
8  Soffitti bassi e acide nonnine
 
 
 
Che non sarebbe stato facile lo aveva capito. Così come che avrebbe dovuto richiamare a sé tutto il suo autocontrollo per gestire l’invasione dei suoi spazi vitali. Fox, però, non si aspettava che avrebbe iniziato a desiderare di accostare e abbandonarlo sul ciglio della strada fin da subito.
L’odore alcolico e pungente di non sa neppure cosa Mirco si sia spruzzato addosso stamattina lo ha investito con una verocia che forse solo il suo continuo parlare ha saputo eguagliare. Non si è zittito un solo istante. Da tre ore porta avanti un monologo interrompendosi per pochi istanti, di quando in quando, per scattare foto con la Reflex che ha subito tirato fuori dallo zaino una volta preso posto in auto.
Visto l’andazzo, Fox ha chiuso l’audio dopo i primi dieci minuti e ha cercato di concentrarsi esclusivamente sulla musica. In alcuni momenti ha sentito anche Mirco cantare dietro la radio, per poi dire la sua sul brano, il gruppo e attaccarci qualche aneddoto a suo dire divertente.
Non ha mai stretto con così tanta forza il volante tra le mani da che ha iniziato a viaggiare per l’Italia e non ha neppure mai pestato così forte sull’acceleratore. Il bisogno, però, di scrollarselo di dosso e mettere almeno due metri tra loro si è fatto sempre più forte chilometro dopo chilometro.
Per fortuna si sono appena lasciati alle spalle Aosta. Le deviazioni causate dai lavori stradali prolungano la sua agonia facendolo girare in tondo alla ricerca della strada che dovrebbe condurli a Saint Boser e che il navigatore non riesce a trovare.
Mirco gli propone di chiedere informazioni ad alcuni passanti e si sporge dal finestrino ad attirare l’attenzione di un gruppo di vecchietti. Perdono un altro quarto d’ora tra una battuta e una risata, ma gli attempati villici locali li aiutano effettivamente a ritrovare la retta via.
Più la meta si avvicina, più il suo assistente sembra non stare nella pelle. Scatta foto in continuazione alle incantevoli casette dai muri di pietra e i tetti d’ardesia sparse tra il verde degli alberi e il cielo azzurro, collocate su grossi gradini, così da formare una grande scala che segue il pendio della montagna. Percorrono i tornanti di queste strade lastricate di ciottoli e grandi blocchi di pietra fino a ritrovarsi davanti ad una lunga salita che li conduce ad una piccola chiesetta bianca che si affaccia sul declivio della montagna.
<< Ci siamo! Siamo arrivati! >> esclama Mirco euforico.
Scrive svelto un messaggio al cellulare, sicuramente diretto alla sua ragazza, e non appena il motore dell’auto viene spento slaccia la cintura pronto a fiondarsi fuori.
<< Aspetta! Credo sia il caso di ricomporsi un po’ prima di correre la fuori >> lo blocca Fox, smorzando il suo entusiasmo.
Mirco si volta verso di lui e pian piano l’imbarazzo prende possesso del suo viso scacciando ogni traccia del perenne sorriso che fin’ora ha dominato.
<< Sono stato fastidiosissimo, vero? >> domanda a disagio.
 << Chi tu? No! >> ironizza Fox. << Io comunque non mi stavo riferendo a… >>.
<< Ok, ok, lo so! Ho tenuto un vero e proprio monologo >> lo interrompe nervoso. << È che l’idea di ritrovarmi in un silenzio carico di tensione non mi piaceva per nulla. Uno di quelli dove non sai cosa dire e non fai altro che pensare che dovresti dire qualcosa, hai presente? Per questo l’ho fatto >>.
<< E lo stai facendo ancora >>.
<< Già, già! Che sciocco >> ridacchia imbarazzato. << Io sono già esuberante di mio, lo avrai notato, e oggi, sai com’è? L’eccitazione del viaggio... In questo weekend non ho praticamente dormito! >>.
<< Non penso sia stata solo l’attesa per il grande giorno a tenerti sveglio >> ribatte Fox, rassegnato.
Con sua grande sorpresa si rende conto di essere riuscito a spegnerlo. Mirco lo sta guardando confuso e lui gli indica col dito un ‘livido’ che ha sul collo. Stupito, il ragazzo abbassa il parasole per dare un’occhiata al punto indicato nello specchietto al suo interno.
<< Oh, cazzo! >> esclama, coprendo il succhiotto con la mano. << Ci metto subito un cerotto >>.
Fruga nello zaino alla ricerca del beautycase, dal quale saltano fuori tra le altre mille cose anche due scatole di medicine.
“Le mie amanti”, così era solito chiamarle Marco, dal momento che diceva lo facessero sentire calmo e rilassato come dopo un orgasmo. Fox distoglie lo sguardo, infastidito dalla vista dei medicinali.
<< Eppure di solito Nikky ci sta attenta a queste cose. Evidentemente l’idea di non vedermi per così tanto tempo l’ha resa più passionale del solito >> sta dicendo Mirco.
<< Buon per te. E’ per questo che ti ho bloccato prima che saltassi fuori da qui come una rana impazzita. Ricorda che nei luoghi che visiteremo saremo oggetto di curiosità e giudizi costanti. La cosa più importante, quindi, e non dare loro modo di mettere in giro voci sul nostro conto. Soprattutto voci che possano ricondurre a strane abitudini sessuali, intesi? >> gli dice, facendo scivolare appena gli occhiali da sole sul naso per guardarlo dritto negli occhi.
<< Ok, ma… non è una strana abitudine sessuale. È solo un succhiotto >> borbotta imbarazzato il ragazzo, premendo ancor di più il cerotto sul collo.
<< Lo so che cos’è, Mirco. Per questa gente, però, siamo uomini di città in visita al loro piccolissimo borgo timorato di Dio. Io e te sappiamo che è proprio in simili posti che succedono le peggio cose, ma per loro siamo noi gli stranieri pronti ad avventarci sulle loro donne >> dice scendendo dall’auto.
<< Non credi di stare esagerando? >> gli chiede Mirco seguendolo fuori.
<< Lascerò che il tempo e l’esperienza rispondano a questa domanda al posto mio. Avanti, andiamo alla ricerca del Municipio e del suo inquilino >> ribatte Fox, chiudendo l’auto.
Mirco lo segue con ancora sul viso l’espressione scettica di chi è convinto di essere in compagnia di una persona dalla mente chiusa e dai forti pregiudizi. Decide poi di tornare a scattare foto, mentre si avvicinano a quella che sembra la via principale di questo borgo al momento ancora deserto. Decisamente troppo deserto.
<< Siamo sicuri di essere nel posto giusto? >> gli chiede il ragazzo, guardandosi attorno perplesso. Le immagini che avevano visto sul sito internet del comune di Saint Boser, davano l’idea che questo paesello di montagna fosse un vero e proprio borgo medievale. La pittoresca strada in pietra grigia, invece, sembra essere stata rimossa e sostituita da una di classico asfalto sulla quale si affacciano le abitazioni dalle pareti esterne stuccate e imbiancate di fresco.
Fox si volta verso Mirco per controllare se sia ancora presente sul suo volto quell’espressione scettica e con soddisfazione la vede già vacillare.
Non dovrei godere così tanto nel vederlo crollare” si ammonisce, ma non può fare a meno di trovare che sia una giusta punizione per gli interminabili monologhi che gli ha vomitato addosso non solo in queste ultime ore, ma nell’intera settimana precedente.
<< Ecco i nostri ospiti più attesi! >> esclama un uomo alto, magro, dai capelli e i grossi baffi bianchi che sembra sbucato improvvisamente dal nulla. Fox e Mirco si scambiano un’occhiata e poi istintivamente si guardano attorno: sì, è proprio a loro che si sta rivolgendo il villico locale che si presenta col solo titolo di Sindaco di Saint Boser. Il fatto che li abbia riconosciuti senza mai averli visti prima la dice lunga su quanto piccolo sia il paese.
Senza dare loro neppure il tempo di confermargli di essere chi crede che siano, si lancia in un monologo accorato incentrato su quanto lui e la comunità che ha l’onore di rappresentare siano orgogliosi di poter ospitare gli inviati di un’importante rivista di settore. Nel tragitto verso l’alloggio che hanno riservato loro, prosegue con una breve storia del prodotto locale che li ha resi famosi nel mondo: il loro prestigioso prosciutto.
<< Che avrete modo di gustare nel pranzo che abbiamo organizzato per darvi il benvenuto >> ci tiene a sottolineare.
Mentre lo seguono su per questa ripida stradina larga appena un metro e mezzo, le tende alle finestre delle case dai tetti bassi vengono scostate dai curiosi abitanti e i più temerari tra loro si affacciano ai balconcini in ferro battuto, carichi di vasi fioriti. Mirco li saluta allegro con la mano ma i loro volti restano impassibili. Lui, però, non si offende e tra una foto e un saluto commenta con brevi parole senza senso il monologo autoriferito del primo cittadino. Fox prova quasi tenerezza per la luce che gli vede negli occhi quando questi indica loro una casetta di pietra dagli infissi in legno chiaro nella quale alloggeranno. L’ingresso, in effetti, è così pittoresco da dare l’idea di essersi fermati davanti alla tipica casina di montagna descritta nelle fiabe.
Il Sindaco salta con un sol balzo i tre gradini che conducono alla porta d’ingresso, chiamando a gran voce Josephine, la padrona di casa. Senza tanti complimenti, scosta la tenda dell’uscio che danza allegra al vento e fa capolino all’interno della casa dalla quale proviene un saporito profumo di cibo.
<< Dai, non è male >> dice Mirco assaporando con lo sguardo la bellezza della piccola casetta.
<< Regola di sopravvivenza numero uno: diffidare delle apparenze e non lasciarsi andare a giudizi affrettati >> recita Fox, cercando di rimanere il più possibile serio e Mirco alza gli occhi al cielo. Deve essere un tipetto privo di pazienza a giudicare dall’occhiataccia che gli sta lanciando.
Fox non se la prende. Ridacchia tra sé, sicuro che tra poco lo sentirà scusarsi per averlo giudicato male. Gli sono bastate due occhiate al Sindaco per capire cosa li attende.
<< Avanti ragazzi, entrate! >> esclama questi invitandoli a raggiungerlo. Mirco sale allegro i tre scalini, varca la soglia con un grande sorriso stampato sulle labbra e si ferma di colpo. Per un istante, Fox teme che sia caduto in un’altra delle sue strane crisi epilettiche. Poi, però, lo vede guardarsi attorno stupito dal ritrovarsi appena pochi centimetri sopra la testa ad impedirgli di sfiorare il soffitto.
<< Ora capisco cos’ha provato Gandalf quando è entrato in casa di Bilbo! >> sussurra sforzandosi di compiere un altro passo all’interno della casa.
Josephine, una donna anziata, piccola e curva, dal viso carico di rughe, non sembra per nulla felice di ospitarli in casa sua, come sta, invece, assicurando l’uomo che ha l’onore di rappresentare anche lei. Che l’anziana signora sia orgogliosa di essere da lui rappresentata, però, non sembra proprio, a giudicare dallo sguardo truce col quale lo punta da che ha iniziato la sua scenetta. Non è forse un caso, quindi, che il Sindaco le si avvicini sempre con  un po’ troppa cautela.
Mirco ora non sorride più. Si porta, anzi, molto vicino a Fox, che, con studiata cortesia, sta ringraziando la signora per l’ospitalità. Questa gli risponde con un ringhio, che porta il suo assistente ad avvicinarsi un po’ di più a lui e il Sindaco ad allontanarsi da lei di un altro passo.
<< Josephine ha messo a vostra disposizione una bella camera, il bagno e la colazione >> continua questi più cauto. << La stanza in cui alloggerete ha una porta che dà all’esterno e che potrete usare in modo da essere liberi di entrare e uscire a qualunque orario >>.
Quest’ultima informazione sembra essere davvero troppo per la donna, che dapprima diviene rossa paonazza, dando l’idea di essere prossima ad un infarto, e poi, esplode come una furia, investendo il Sindaco di improperi e sputacchi.
<< Ouei-po heutte forèhtin i men mite! Ouei-po heutte mesieu che fan perde la tehta i fémale inocente[1] >> sbraita con la voce stanca e stentorea degli ottuagenari, mulinando il dito deformato dall’artrite contro i due giornalisti.
Il Sindaco sorride loro imbarazzato, leva l’indice in alto a chiedere di concedergli un attimo e subito agguanta la vecchina e la trascina mezzo metro più in là, parlottando veloce in dialetto nel vano tentativo di farla ragionare.
<< Non mi avevano mai dato del “mesieu che fa perde la tehta” prima d’ora >> sussurra Mirco.
<< Non ne avevo dubbi, Neigo, non ne avevo dubbi >> ridacchia Fox. << Regola di sopravvivenza numero due: mantenere la calma in caso si abbia a che fare con persone che lasciano intendere, nemmeno così tanto velatamente, di non avere la minima fiducia in te che lavori per il girone infernale del giornalismo >>.
E l’energica nonnina è decisamente priva di alcun filtro. Brandisce minacciosa il cucchiaio di legno contro il Sindaco, che non sa più come tenerla a bada. La situazione da divertente diventa allarmante quando la donna rivolge verso di loro il cucchiaio dal quale partono alcune gocce del sugo che stava rimestando e che cadono ai loro piedi.
Fox decide allora di aver visto abbastanza. Non conosce il Patois, ma sa bene il francese e grazie a questo e ai suoi modi determinati ma affabili, riesce a calmare l’uragano Josephine. Il Sindaco ne approfitta per defilarsi millantando impegni urgenti e ricordando loro di essere attesi per il pranzo che avrà luogo da lì a poco alla Trattoria in fondo alla strada.
Rimasta da sola con loro, la donna si chiude in un silenzio riflessivo, squadrandoli da capo a piedi con i suoi occhi appesantiti dal tempo. Uno studio attento, capace di mettere a disagio persino Fox, che avrebbe volentieri fatto a meno di ritrovarsi in una simile situazione.
Finalmente, Josephine sembra prendere una decisione sul da farsi. Asciuga le mani sul canovaccio e fa loro cenno di seguirla. A passi lenti e incerti raggiunge il grande caminetto in pietra per prendere una grossa chiave arrugginita appesa ad un chiodo. Fox e Mirco la seguono attraverso una porticina, dalla quale si accede ad un altro locale dai soffitti così bassi che questa volta devono entrambi ingobbirsi. Restano intrappolati nel piccolo disimpegno dove fan fatica a starci tutti e tre insieme tant’è stretto. Mentre armeggia con la serratura della porta in legno grezzo che sta tentando di aprire, la donna indica col dito un’altra porticina alle loro spalle, così piccola da passare del tutto inosservata.
<< Lo bagn[2] >> biascica riuscendo finalmente ad avere la meglio sulla serratura.
La porta si apre con un cigolio un po’ tetro e dall’interno della stanza giunge a dar loro il benvenuto una forte puzza di vernice. Josephine tossicchia borbottando qualcosa di incomprensibile prima di entrare. Accende la luce di una solitaria lampadina appesa a un filo che pende dal soffitto e che illumina quella che sarà la loro stanza per le prossime sei notti.
<< Oh, mi signur! >> sussurra Mirco varcandone cauto la soglia.
La nonnina lo scansa del tutto, andando dritta da Fox al quale consegna la chiave della porta di servizio, raccomandandosi di ‘utiliser correctement cette pièce[3]’. L’occhiataccia con la quale accompagna questo avvertimento la dice lunga sulla stima che ha di loro. Con passetti incerti e lenti li libera della loro presenza, anche se dal modo in cui si tira dietro la porta sembra sia stata lei a togliersi loro due dai piedi, rinchiudendoli in questo sgabuzzino dal nauseante puzzo di vernice.
Mirco impreca in dialetto e strappa dalla mano di Fox la chiave della porta di servizio. Litiga non poco con la serratura arrugginita e quando finalmente ha la meglio esce fuori a respirare a pieni polmoni.
Fox lo osserva preoccupato. All’inizio poteva essere divertente il suo stupore, ora, invece, si rende conto che potrebbero non fargli bene tutte queste emozioni. Gli tiene gli occhi addosso mentre muove qualche passo sulla stradina dissestata, raggiungendo la casetta diroccata subito di fronte.
<< Non ci posso credere! >> esclama inorridito voltandosi verso di lui fermo sulla porta. << Qui c’è una pila di ceppi con su scritto ‘Legna di Josephine’. Ci hanno sistemati nella legnaia! >>.
<< Benvenuto nel mio mondo >> ribatte Fox facendo spallucce. << Posso garantirti che è già decente come sistemazione. Ci hanno persino fatto la gentilezza di ridipingere le pareti e mettere le mattonelle per terra. Stasera sarà meglio tenere la porta aperta per un po’ prima di andare a dormire, altrimenti sai che mal di testa domattina! E temo dovremo trovare anche una soluzione alternativa per quanto riguarda il letto >> aggiunge indicando con un cenno del capo lo spaventoso letto a castello in ferro battuto con tanto di pittoresche fioriture rosse di ruggine. Il lettino superiore è talmente attaccato al soffitto da dare l’idea di essere un piccolo e freddo loculo.
Mirco lo guarda appena inorridito, facendo capolino dalla porta. Impreca ancora un paio di volte in dialetto rientrando nella stanza. Un violento capogiro lo obbliga ad aggrapparsi al letto e ancora prima che Fox possa intervenire cade a sedere sul materasso del lettino inferiore, scatenando un tripudio di cigolii e lo stridere di molle e reti.
<< Ehi, tutto bene? >> .
<< Sì, tutto ok. Forse avrei fatto meglio a restare ancora un po’ fuori >> ridacchia faticando a tenere gli occhi aperti, preda della nausea. << Non ti dà fastidio il soffitto così basso? Io non sopporto di avere poco spazio sopra la testa, mi manca l’aria >>.
<< Pensi possa essere un problema? >> gli chiede Fox e il ragazzo coglie subito quale sia la sua reale preoccupazione.
<< Oh, no, davvero, nessun problema >> risponde rimettendosi in piedi. << Sbaglio o avevi già capito l’inganno che ci ha teso il Sindaco? >> gli chiede, deciso a cambiare del tutto argomento.
<< Sì, ammetto che avevo capito quali fossero le sue intenzioni >>.
<< E come diavolo hai fatto? >>.
<< Microespressioni facciali e lettura del linguaggio corporeo >>.
Gli occhioni di Mirco si spalancano esterrefatti. Si era aspettato che avrebbe reagito in questo modo ad una simile risposta. Ha capito in fretta di avere a che fare con un ottimo osservatore che avrebbe ben presto notato la sua capacità di leggere le persone. Negare l’evidenza lo avrebbe solo portato ad insospettirsi e per questo Fox ha deciso di rispondere semplicemente con la verità ad un’eventuale simile domanda. Di giornalisti affascinati dal linguaggio non verbale che decidono di frequentare corsi di Pnl[4] ne è pieno il mondo, in fondo.
<< Caspita. Allora non ho scampo! >> ridacchia il ragazzo amareggiato, passando il dorso della mano sulla fronte imperlata di sudore. << E non ti sbagli mai? >>.
<< Solo quando mi fa comodo >> risponde Fox facendo spallucce, giusto per sdrammatizzare. Il ragazzo, sollevato dalla sua battuta, si lascia sfuggire una risata nervosa.
“Sembra proprio che questa notizia gli sia andata per traverso” constata stupito. 
<< Cosa hai dedotto, quindi, sul Sindaco? >>.
Fox accoglie l’invito e mentre fa ginnastica per riprendersi dalle ore di guida, illustra al ragazzo la sua teoria in base alla quale il simpatico primo cittadino sia un falso opportunista e per loro indubbia fonte di guai, a giudicare da dove li ha alloggiati e, soprattutto, da come ha raggirato la nonnina. Mirco lo ascolta attento e la sua bocca disegna una ‘O’ sempre più netta di stupore.
<< Oh, boja! Dici che dobbiamo preoccuparci? >> gli chiede tormentando l’unica maglietta che ha tirato fuori dallo zaino.
<< No, troppo stress. Ci basterà stare in guardia >>.
<< E non è la stessa cosa? >> ribatte confuso, strappandogli una risata.
<< Senti, preoccuparci anzi tempo non ci serve a nulla se non a renderci ancora più difficile il lavoro. Ora ce ne andiamo a pranzo alla famosa Trattoria di Saint Boser e vediamo se l’amico conferma la mia ipotesi >>.
<< Ok, tu però non tenerti le cose per te. Le collaborazioni sono basate sulla condivisione, capo, hai presente? >> gli fa notare, alzandosi a sua volta in piedi.
Lo segue fuori dalla loro uscita privata, continuando ad argomentare quest’ultimo concetto lungo tutta la breve discesa che da casa di Josephine conduce alla chiesetta bianca. Si ammutolisce solo quando, superato il Bed & Breakfast dai balconcini fioriti, giungono ai piedi della tanto rinomata Trattoria.
<< Non ci posso credere! Hai visto? >> esclama, indicandogli la semplice insegna del locale in legno scolorito. << Questa trattoria si chiama ‘Trattoria” >> ride, scattando un buon numero di fotografie alla scalinata in ferro battuto che conduce all’ingresso del locale al primo piano di una vecchia palazzina.
Vengono accolti dal Sindaco che va loro incontro a braccia aperte. Li presenta al nutrito gruppo già accomodato ai tavolacci rustici di legno scuro sui quali è stato allestito il pranzo in loro onore, come non manca più volte di rimarcare. Li spinge a forza verso le panchette di legno sulle quali si accomodano pigiati l’uno contro l’altro, tanto poco è lo spazio a disposizione. 
<< Chiedo scusa per la discussione alla quale avete assistito >> sussurra loro. << Josephine è buona come il pane ma non ha mai messo piede fuori da questo paese e diffida di chiunque non sia nato e cresciuto qui >>.
<< Sono certo che il pane che fate qui è davvero speciale >> ribatte Fox con la sua solita falsa cortesia, facendo ridere di gusto il Sindaco che non ha colto il sarcasmo delle sue parole. A Mirco, invece, non è passato inosservato e lo guarda con tanto d’occhi, incredulo del suo essersi rivolto a quel modo a una persona che è un’autorità ai suoi occhi.
Tra una portata e l'altra, l’uomo parla loro dell'organizzazione della manifestazione, dell'intrattenimento e si dilunga sul prodotto festeggiato e sui migliori produttori locali, sul prezzo di mercato e tante altre cose. Solo quando anche i piattini del dolce vengono portati via sgancia finalmente la bomba.
<< Quella di quest’anno sarà la ventesima edizione della nostra sagra ed è per questo che siamo ancor più onorati della vostra presenza. Ci saranno manifestazioni ed eventi dedicati a questo traguardo e uno di questi sarà l’inaugurazione della mostra dedicata a Jean Picard presso i locali della chiesa. Saremmo davvero felici se nel vostro articolo poteste parlare di lui, concedendogli un’intervista >>.
<< E chi sarebbe, mi scusi? >> chiede Fox, stando al gioco.
<< Jean Picard è l’ultimo esponente della famiglia che produce il nostro pregiato prosciutto dal 1800! >> risponde orgoglioso il Sindaco. << Ha più di novant'anni e da un paio di questi non si muove dalla sua casetta arroccata tra le rocce >>.
<< Mi perdoni, ma io non vorrei ritrovarmi in una situazione come quella vissuta prima con la signora Josephine. Anche perché immagino che dovremo recarci da soli da questo signore, dato che voi sarete impegnati con la manifestazione, e non vorrei che vedendo arrivare due forestieri… >>.
<< … sciogliesse i cani costringendoci a scappare a gambe levate >> conclude Mirco, che è rimasto fin’ora in silenzio.
<< Ma no, ma no, ragazzi! Hi viey, Jean iet bon me lo pan![5] >>.
<< Lo mémou de madama Josephine?[6] >> chiede il ragazzo, dimostrando di conoscere il Patois.
La sua battuta, però, genera una raffica di risate, cosa che lo lascia interdetto.
<< Non capisco se sono ubriachi o se ci stanno prendendo in giro >> sussurra confuso.
<< Ancora una volta: benvenuto nel mio mondo >> sbuffa Fox, pronto a partire per un’ennesima, inutile richiesta da parte dei clienti di Mendez.
<< Non correte alcun pericolo, ve lo garantisco >> li rassicura il Sindaco, riacquistando il controllo di sé. << Picard vive con la nipote che gli fa praticamente da badante da quando non esce più di casa. Ogni giorno lei scende in paese a prendere il pane: l’avviseremo del vostro arrivo. Vi va bene andare da lui dopodomani in mattinata? >> chiede aprendo l’agenda, pronto ad annotare il loro impegno.
Gli occhi di tutta la tavolata sono nuovamente rivolti a loro. Ovviamente si aspettano che siano ben contenti di svolgere questo incarico e Fox li accontenta, ripromettendosi di comunicare a Sky Fall il nome del beneamino locale in modo che possa fare le dovute ricerche per cercare di capire quale accordo possano aver stipulato queste persone con il loro direttore.
Il Sindaco gli spiega come raggiungere la casa di Picard e sentendogli parlare di strade dissestate e mulattiere Fox immagina già le maledizioni che gli manderà il motore della sua vecchia Clio. Conclusa la faccenda, il primo cittadino si alza in piedi in fretta e altrettanto velocemente li invita a ‘godere delle bellezze del loro borgo’, accompagnandoli alla porta.
<< Ma che gentile! Ti devo delle scuse, capo. Pensavo fossi spinto solo dal pregiudizio e invece ci hai preso su quest’uomo >> dice Mirco, scendendo le scale.
<< Lo so. La ruota però gira per tutti e io ho imparato a prendermi le mie soddisfazioni >> gli dice strizzandogli l’occhio.
<< E quali sarebbero? >> gli chiede lui curioso seguendolo lungo la passeggiata panoramica.
<< Ti risulta sia prevista la pubblicazione di interviste o stralci di interviste sulla nostra rubrica? >>.
Il ragazzo esplode in una risata resa ancor più fragorosa dall’eco presente in questo luogo. Fox si lascia contagiare ridendo a sua volta, mentre salgono sempre più su seguendo la passeggiata. Questa, però, si interrompe bruscamente per lavori in corso che sembrano abbandonati da anni.
<< Che sfiga, capo! Sta a vedere che le bellezze di questo borgo stavano proprio dall’altra parte? >> dice Mirco battendogli la mano sulla spalla.
Un’altra risata irriverente rompe il silenzio e li accompagna lungo il tragitto che percorrono a ritroso, consapevoli che li attende un lungo pomeriggio noioso.

 
 
[1] Non voglio questi sconosciuti in casa mia. Non voglio questi cittadini, seduttori di donne innocenti
[2] Il bagno
[3] Usare in modo appropriato questa stanza
[4] Programmazione Neuro Linguistica
[5] Il vecchio Jean è buono come il pane!
[6] Lo stesso della signora Josephine?

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Capitolo 11
*** Profumo ***


9 Perso in un riflesso
 
Freddo. Fox lo sente fin dentro alle ossa e neppure l'acqua bollente di questa doccia riesce a scacciarlo.
Ha trascorso un inutile pomeriggio ad aspettare che arrivasse la notte. In altre circostanze avrebbe portato avanti le sue indagini o alla peggio sarebbe scappato alla ricerca di una piscina. Purtroppo, però, Mirco gli è sempre troppo addosso e la piscina più vicina è a 10 chilometri da questo posto dimenticato da Dio.
Si avvolge stretto nell'asciugamano e poi stende un velo della miracolosa crema di Ylenia sul corpo. Ha preso l'abitudine di farlo durante il weekend appena passato e ha scoperto che questa dolce fragranza è capace di rilassarlo, oltre che di guarire la sua pelle chiara tormentata dal sole troppo caldo.
Sbuffa all'idea di indossare di nuovo le lenti a contatto colorate, ma Mirco, purtroppo per lui, non è il tipo d'uomo distratto e poco attento ai dettagli. Anzi, l'esatto opposto. Lo ha più volte sorpreso a tentare di sbirciare i messaggi che stava scrivendo ai suoi colleghi, al punto che si è visto costretto a gettare la spugna e chiudere la conversazione.
<< Che non era poi neppure così costruttiva >> borbotta applicando la seconda lente.
Un riflesso luminoso colpisce lo specchio cogliendolo di sorpresa. Sembrava provenire dal diaspro che ha al collo, cosa assurda, dal momento che è notte e non c’è alcuna fonte di luce che possa averlo colpito al punto da farlo risplendere. Lo prende stupito tra indice e pollice per osservarlo attentamente. È un po' più caldo del solito, forse a causa della lunga esposizione all'acqua bollente.
"Devono essere queste maledette lenti che tengo su da troppe ore" pensa, vincendo il desiderio di stropicciare gli occhi stanchi.
Lascia andare la pietra, si riveste e raccoglie le sue cose, preparandosi psicologicamente al puzzo di vernice che gli farà compagnia questa notte. È un'altro, però, l'odore che lo accoglie nel piccolo disimpegno.
Leggero. Probabilmente impercettibilmente a un naso non allenato, ma capace lo stesso di turbarlo. Ritiene sia improbabile che provenga da un qualche ospite venuto in visita da Josephine questa sera. La vecchina da l'idea di essere parecchio poco incline al ricevere anche i conpaesani in casa sua. Ancora più improbabile è che appartenga a Mirco. Non avrebbe senso, poi, mettere un profumo prima di andare a dormire e persino prima di fare la doccia.
"Non ha senso neppure che lo senta io" pensa deglutendo.
Il sapore amaro di questo profumo gli scende giù per la gola, proprio come quando Marco se ne spruzzava addosso quantità eccessive, dicendosi convinto lo avrebbe aiutato a fare colpo sulla ragazzetta di turno. Ogni volta Fox starnutiva e gli occhi gli bruciavano fino alle lacrime. Odiava quel profumo che finiva col restare addosso anche a lui e che, per quel che ne sa, non è più in commercio da una decina d'anni. Motivo in più per trovare strano sentirlo oggi.
Lo segue annusando l'aria, come già altre volte si è trovato a fare durante un'indagine. 'El sabueso entró en acción![1]' è solito esclamare Sky Fall in questi casi, un po' per sfotterlo e un po' ammirato.
Apre la porta della stanzetta e la fragranza si fa un po' più intensa. Trova Mirco fermo davanti alla porta di servizio, lo sguardo fisso verso il buio fitto che regna sovrano all’esterno. Sembra proprio sia caduto in un'altra delle sue inquietanti crisi epilettiche.
Nel rivederlo così, fermo e immobile in un ambiente inquietante nel quale questo profumo si fa sempre più intenso, l’assurda teoria di Ylenia si ripresenta prepotente alla mente di Fox. Cauto, sbircia fuori dalla porta, ma non trova nulla in direzione dello sguardo di Mirco. Esce guardandosi attorno per avere la conferma che non ci sia nessuno.
E chi pensavi di trovarci, poi?” pensa, dandosi dell’idiota. Un brivido lo scuote da capo a piedi, ricordandogli di essere a piedi nudi sul terriccio gelido e con indosso solo una felpa e i pantaloni della tuta. Rientra tirandosi la porta alle spalle e quando questa si chiude con un rumore sordo e fastidioso Mirco riemerge dalla sua crisi.
<< Ben tornato tra noi >> gli dice dandogli una pacca sulla spalla. Non è bollente, questa volta e si stupisce di averlo voluto toccare solo per sincerarsi che non lo fosse.
<< Troppe emozioni oggi >> borbotta il ragazzo imbarazzato, guardando confuso la maglietta che ha in mano.
<< C’era qualcuno qui fuori? >> gli chiede e resta stupito dalla veloce occhiata spaventata che gli scocca.
<< Io… ecco… credo di aver visto qualcosa. Un gatto, forse. Credo mi abbia spaventato. È così buio là fuori. Roba da film horror >> ridacchia distogliendo lo sguardo dal suo.
Fox lo guarda con sospetto. Tutto nel suo modo di muoversi ed esprimersi gli comunica che sta mentendo. Non vede, però, perché dovrebbe farlo. Chi mai avrebbe potuto vedere là fuori di così importante da portarlo a inventarsi questa storia del gatto e della paura? Non c’è traccia di questa emozione in lui. Vede solo imbarazzo, sicuramente per le sue continue crisi catatoniche.
<< Cos’è questo profumo? >> gli sta chiedendo Mirco annusando l’aria.
<< Lo senti anche tu? >>.
<< Sarebbe difficile non sentirlo! Sembra quello della crema per le mani che usa Ylenia >> dice il ragazzo, mettendosi sulle labbra quel fastidioso sorriso malizioso.
Scemo che sono stato a non aver tenuto in considerazione anche questo” sbuffa alzando gli occhi al cielo. Se al pronto soccorso non lo avessero rassicurato del fatto che non ha nulla che non vada continuerebbe a pensare di avere un tumore al cervello, tanti sono i pezzi che sta perdendo per strada.
<< Senti, dato che vedo già l’opera di costruzione dei castelli in aria che ti stai facendo, blocco il progetto sul nascere dicendoti che tra me e Ylenia non c’è assolutamente nulla, chiaro? >> gli punta il dito contro, ma neppure la sua più riuscita espressione di disappunto riesce a cancellargli quel dannato sorriso dalle labbra.
<< Mirco, dico davvero e ti chiedo di smetterla di pensarla diversamente >> insiste e questa volta il ragazzo sbuffa e annuisce facendo spallucce. << Bene. Ora che abbiamo chiarito questo fatto direi che possiamo andarcene a letto >> aggiunge gettandosi in ginocchio su uno dei materassi che hanno sistemato sul pavimento pur di non utilizzare il vecchio letto a castello.
<< Quindi sei solo uno dei suoi clienti? >>.
Questa domanda lo sorprende non poco. Mirco prende posto sul suo letto e sembra compiaciuto dell’effetto che ha avuto su di lui.
<< Clienti? >> gli chiede curioso.
<< Per la crema. Dai, non fare finta di non sapere che è lei a farle >>.
In effetti, prima di scattare in piedi e lasciarlo alla panchina del cortile del melograno da solo come un idiota, Ylenia aveva detto qualcosa a riguardo.
<< E’ una giardiniera. Cosa c’entrano le creme corpo con il giardinaggio? >> chiede confuso, guardando il palmo della mano sinistra ormai guarita. La risata di Mirco lo confonden ancora di più.
<< Si occupa di giardinaggio per portare avanti la tradizione di famiglia e mantenere viva la memoria del padre, ma è laureata in biologia con la specializzazione in scienze degli alimenti e della nutrizione umana e sta completando un corso di perfezionamento in scienze cosmetiche >>.
Fox resta senza parole dinanzi a queste informazioni. Non è mai venuto fuori nulla di tutto questo nel corso dei sei mesi di chiacchierate, riassumibili in una sessantina di giorni scarsi, se si considera la sua poca permanenza in redazione.
Non sa bene cosa stia provando in questo momento. Una sorta di gelosia nei confronti di questo ragazzo, ma anche senso di colpa per non essersi interessato a lei. Per averla usata semplicemente come informatrice, mentre Ylenia ha apertamente manifestato il desiderio di prendersi cura di lui.
<< Te l’ha data lei quella pietra? >> gli sta chiedendo Mirco e Fox si rende conto di aver distrattemente preso il diaspro tra indice e pollice. Annuisce appena in risposta, lasciandosi sfuggire un lungo sospiro.
<< Ti ha raccontato tutte queste cose… >>.
<< Beh, abbiamo parlato. Giovedì, soprattutto, quando sei andato via a causa dell’emicrania. Lei era tanto preoccupata e ho cercato di distrarla >> dice facendo spallucce. << Senti, l’ho capito che non è proprio un ambiente tutto rose e fiori quello della redazione e lei è… beh, da l’idea di essere così indifesa e tutti sparano a zero gratuitamente su di te. Capisco tu voglia proteggerla dal fatto che possano farlo anche su di lei per il semplice fatto che state insieme. Ci siamo passati anche io e Nikky, vi posso capire. Io, però, so mantenere i segreti >> conclude strizzandogli l’occhio.
Fox sorride e prova una strana tenerezza nei confronti di questo ragazzo che sta proiettando su di loro le pene che devono aver patito e forse patiscono ancora lui e la sua compagna. Nel piccolo paesino dal quale proviene, sicuramente una persona affetta da un’epilessia strana come la sua non dev’essere ben vista, né considerata essere ‘un buon partito’.
<< Mirco, ti ringrazio per la tua premura, ma, davvero, io e Ylenia non stiamo insieme. Io tutte queste cose non le sapevo. Nei pochi giorni che ho trascorso in redazione abbiamo parlato, ma prevalentemente di lavoro >>.
<< Oh! >> esclama il ragazzo, che sembra esserci rimasto parecchio male. << Ma scusa allora… la crema… questa pietra? >>.
<< Me le ha date venerdì. Mi ha chiesto di vederci perché voleva parlare di quanto era successo in area ristoro e mi ha messo in mano questa pietra >> ridacchia prendendola di nuovo tra le dita. << Dice che aiuti a recuperare le forze e che protegga, anche >> aggiunge, decidendo, però, di non andare fino in fondo nella spiegazione.
Il ragazzo, infatti, si è già rabbuiato in viso e sembra ora molto interessato al disegno geometrico della coperta di lana fatta a maglia che ha messo sulle lenzuola.
<< L’ho spaventata >> sussurra.
<< Purtroppo sì. Hai spaventato anche me. Che puoi farci, però? >> dice facendo spallucce e lui lo imita, abbozzando un sorriso triste. << Come ti è sembrato questo primo giorno di lavoro? >> gli chiede per cambiare argomento.
<< Uno schifo >> ridacchia lui stropicciando un occhio. << Mi auguro che la situazione cambi domani con l’inizio della sagra altrimenti dovrò proporre a Renzi di farti una statua a grandezza naturale >>.
<< In marmo nero, grazie, che sono già fin troppo bianco di mio >> approva, strappandogli una risata. << Che ne dici, poniamo la parola fine su questa inutile giornata? >>.
<< A caratteri cubitali! >> esclama lui gettandosi di pancia sul letto.
<< Tu mettiti giù. Io faccio ancora una tappa in bagno e torno >> dice alzandosi in piedi. Spegne la luce ed entra in bagno dove toglie le lenti per il sollievo dei suoi occhi.
<< Biologa specializzata in alimentazione umana e cosmesi. Caspita, con i problemi di allergie che ho sembri proprio essere la mia donna ideale >> borbotta al diaspro che osserva dal riflesso dello specchio. Potrebbe davvero esserlo, in fin dei conti.
Esce dal bagno e rientra nella stanza avvolta dall’oscurità. Muove qualche passo incerto, trovando subito il materasso sul quale si sdraia. Sbadiglia sonoramente, consapevole che dovrà schizzare fuori dal letto al primo suono della sveglia per indossare nuovamente quelle maledette lenti prima che Mirco possa guardarlo in faccia.
<< Hai mai pensato di darvi una possibilità? >> gli chiede Mirco ed è un bene che non possa vedere la sua espressione in questo momento.
<< Perché me lo chiedi? >>.
<< Perché mi sembrate parecchio presi l’uno dall’altra >> dice girandosi verso di lui. Ne scorge il viso nella debole luce lunare che penetra dal lucernaio. Questi occhioni da cucciolo curioso che lo fissano trova che siano alquanto fastidiosi.
<< Pensi di riuscire a farmi il favore di non tornare più sull’argomento? Non è qualcosa di cui ho il piacere di parlare. In generale, intendo, non perché sei tu a chiedermelo >>.
<< Ok, capo, cercherò di ricordarmelo >> dice lui sbadigliando. << Buonanotte >> esclama battendogli la mano sulla spalla.
Si gira sul fianco opposto e subito il suo respiro si fa pensante, come si fosse addormentato di colpo. Non può fare a meno di invidiarlo per questo, perché lui teme, invece, che resterà sveglio a lungo e non solo per via del materasso scomodo e della sua cronica insonnia, questa volta.
 
[1] Il segugio è entrato in azione!

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Capitolo 12
*** Perso in un riflesso ***


‘La Primavera’ di Vivaldi viene interrotta ancor prima che raggiunga il suo primo crescendo. Disorientato, Mirco sente l’aria spostarsi bruscamente, un rumore di passi pesanti percorrere la stanza e la porta aprirsi e richiudersi. Deve sbattere più volte le palpebre per ricordarsi dove si trova e che quello che ha sentito non può che essere il suo tutor. Sembra sia schizzato via come se anziché sdraiato a dormire fosse stato fino ad ora ai blocchi di partenza in attesa dello starter.
Un gallo canta in lontananza. Un suono familiare che lo riporta al profumo del caffè appena fatto e a sua madre in vestaglia davanti ai fornelli. Si stiracchia deciso, voltandosi a pancia in su. Contempla la lampadina appesa al soffitto, illuminato dai fasci di luce provenienti dal piccolo lucernaio.
“La prima notte è andata!” pensa sospirando.
Valerio si è dimostrato essere il compagno di stanza ideale: non russa, non si agita nel sonno, a malapena respira. La cosa lo ha piuttosto stupito, dato che  le persone che durante il giorno tendono ad essere silenziose e controllate come il suo tutor sono solite fare fatica ad addormentarsi oppure hanno sonni inquieti.
Si alza a sedere stranito da questa nuova prospettiva. Se sua madre sapesse che ha dormito su un materasso gettato sul pavimento lo verrebbe a prendere di persona per riportarlo a casa. Conoscendola, sarebbe anche capace di irrompere nell’ufficio di Renzi per cantargliene quattro.
La porta si apre bruscamente e Valerio rientra in camera vestito di tutto punto e con tanto di barba fatta.
<< Su, Neigo, alzati che è tardi! >> gli ordina, scavalcando con un sol passo i due materassi per aprire la porta di servizio.
Il ragazzo rabbrividisce dell’aria fredda che entra con violenza nella stanza. Prende il beautycase e l’asciugamano dall’armadio e sbadigliando va alla porta.
<< Cinque minuti! >> gli grida dietro il suo tutor mentre sta per uscire.
<< Capo, io al mattino in cinque minuti ci faccio stare a malapena una pipì >> ribatte.
<< E da oggi ci fai stare anche tutto il resto. Muoviti! >>.
“Sarà figlio di un militare!” pensa, ciabattando verso il bagno che profuma dell'ottimo dopo barba di lui.
Ancora assonnato si accomoda sul water e controlla il cellulare. Nikky gli ha già mandato una ventina di messaggi. Tutte domande che trasudano ansia e che girano attorno allo stesso argomento. Sospira rispondendole e subito la ritrova on line, come se fosse stata lì ad aspettare solo lui. Non ha ancora ultimato il messaggio che il cellulare gli squilla tra le mani.
<< Allora? Come sta andando? >> gli domanda lei senza neppure dargli il tempo di dire ‘pronto’.
<< Buongiorno anche a te, amore mio. Mi sono appena alzato. Ti potrò rispondere quando usciremo di casa. Oggi inizia la sagra e spero proprio che la situazione si faccia interessante, perché ieri è stata una noia mort… >>.
<< Chi se ne frega della sagra, Mirco! Sai bene a cosa mi riferisco! >>.
Certo che lo sa. È da quando le ha parlato della proposta ricevuta di continuare il praticantato in questa rubrica che gli da il tormento. Dopo cinque anni di relazione, questo nuovo incarico è stata l’unica cosa nella quale lei e sua madre si siano trovate d’accordo e ora sono coalizzate nel dargli il tormento. Spinte, però, da motivazioni diverse.
<< Sono commosso dall’interesse che manifesti nei confronti dell’esperienza che sto vivendo >> ribatte seccato.
<< Ti prego, non ricominciare! Sai bene come la penso e sai anche che Alex sarebbe perfettamente d’accordo con me! >>.
<< Oh, basta! Mi son stufi de sentir tirare in ballo Alex ogni tre per due! Per piasir, Nikky, fidati di me. Ti ho detto che va tutto bene e che posso gestire la situazione. Possiamo parlare d’altro? >>.
La ragazza sospira e resta in silenzio. Il silenzio che da due mesi cala fin troppo spesso tra di loro, carico di preoccupazione e ansia. E’ chiaro quanto non ci sia spazio per parlare d’altro e gli dispiace, perché vorrebbe che fosse sua complice in questa avventura come lo è stata negli ultimi anni. Purtroppo, però, da quando ha perso Alex ed è stato lasciato solo tutto è cambiato. E’ cambiata lei e di conseguenza sta cambiando il loro rapporto.
Non è giusto!” pensa, rattristato da questa inevitabilità dei fatti.
<< Amore, lo so quanto quest’esperienza sia importante per te. Credimi, lo so davvero >> dice lei, scandendo le parole in quel modo che riesce solo a dargli ai nervi. << Questo tutor, però, ti è sembrato già di suo sull’orlo di una crisi di nervi. Ti rendi conto di cosa potrebbe accadere se… >>.
<< Sì, certo che me ne rendo conto! Renditi conto, però, anche tu di come io sia da solo qui in prima linea. Come fate a non capire sia tu che i miei cazzo di genitori quanto la vostra ansia e le vostre cazzo di preoccupazioni mi facciano male? Ho bisogno del vostro sostegno in questo momento, non delle vostre paure. Almeno da parte tua, Nikky. Non mi sembra di chiedere troppo >>
Altro silenzio. Altro sospiro, capace di farlo innervosire ancora di più.
<< Hai ragione >> sussurra lei, che sa bene quanto gli dia fastidio quest’affermazione, soprattutto quando affrontano simili argomenti.
<< Senti, devo andare. Ti chiamo più tardi, ok? >>.
<< Va bin. Mirco? >>.
<< Dimmi >> la esorta, sapendo già cosa sta per chiedere.
<< Ti è successo altre volte? >>.
Morde il labbro inferiore, dandosi dell’idiota per averle raccontato dell’ultima ‘crisi’ avuta in area ristoro. Dopo quanto accaduto due mesi prima e dopo aver visto quanto questi episodi mandino in ansia la sua ragazza, Mirco aveva deciso di tenerli per sé. Non trovava, infatti, alcun conforto nel condividerli con lei, ma solo ondate di ansia e domande alle quali non sa rispondere.
Quanto accaduto in area ristoro, però, lo ha spaventato davvero e ingenuamente ne aveva parlato con lei che per tutto il weekend non ha fatto altro che stressarlo sul suo tutor, su come abbia potuto essere in grado di tirarlo fuori da quello stato e del rischio al quale si sta esponendo.
<< No >> mente ancora una volta e ancora una volta lei se la beve. Forse Nikky coglie questa menzogna, ma è possibile che sia per lei più facile stare al suo gioco che insistere e sentirsi dire la verità.
Chiude la chiamata e gli si chiude anche lo stomaco. Si sta chiedendo sempre più spesso se non sia meglio chiudere anche questa relazione. Il senso di colpa per il male che le sta facendo, infatti, inizia a dargli il tormento.
Quando fa ritorno in stanza, abbondantemente dopo i cinque minuti comandati, trova i due materassi riposti l’uno sull’altro nella struttura di sotto del letto a castello, con coperte e lenzuola ben piegate.
Valerio, già pronto per uscire, gli scocca un’occhiataccia ma ricaccia giù il rimprovero che stava per fargli. Il suo sguardo compassionevole lo urta parecchio. Avrebbe preferito rispondergli per le rime e magari arrivare pure al litigio, giusto per sfogare su di lui la frustrazione che prova.
<< Perché hai messo via i materassi? >> gli chiede evitando il suo sguardo.
Valerio gli indica col dito lo spiraglio di quasi mezzo centimetro presente tra la porta e il pavimento dal quale sicuramente entra molta polvere. Dormirci dentro, in effetti, non è il massimo, così come sarebbe scomodo rientrare di corsa e rischiare di camminarci sopra con le scarpe sporche o di inciampare rovinosamente nel tentativo di raggiungere l’armadio. Mirco a tutte queste cose non aveva minimamente pensato. Hanno fatto una tale fatica ieri sera per tirarli giù che non gli sarebbe mai passata per la testa l’idea di faticare ulteriormente ogni mattina per metterli via e ogni sera per riporli nuovamente. È troppo pigro per questo genere di cose.
<< Vieni, ti offro un caffè. Credo tu ne abbia bisogno >> gli dice Valerio, invitandolo a precederlo oltre la porta di servizio.
L’odore pungente di sterco di vacca gli da il benvenuto, mentre lasciano il retro della casa per immettersi nella strada principale di questo piccolo borgo. Al fondo si intravedono i tendoni degli stand attorno ai quali gravita un esiguo numero di persone. L’inaugurazione, infatti, avverrà solo alle dieci, ovvero tra poco più di un’ora.
<< Perché ci siamo alzati così presto? >> chiede, infastidito dal continuo vibrare del cellulare nella sua tasca, segno che Nikky sta continuando a perorare la sua causa.
<< Il primo giorno è sempre meglio farsi vedere in giro già dal mattino presto, in modo che i paesani possano rendersi conto che sei pronto a fare il tuo lavoro e che non sei qui solo per scroccare soggiorno e vitto gratis. Così, poi, se nei giorni successivi per qualche ora ti dilegui sarà più facile passare inosservato >>.
<< Ti dilegui? Per andare dove? >> domanda Mirco, allungando il passo per stargli dietro. L’irruenza del Sindaco, però, impedisce a Valerio di rispondergli. Questi li saluta a gran voce chiedendo poi, con tono più contenuto, come abbiano passato la notte e se la colazione sia stata di loro gradimento.
<< Vuole davvero che le risponda o preferisce giocarsi la domanda di riserva? >> sbuffa Valerio, anticipando Mirco che prontamente stava per ribattere con il solito ‘Tutto bene, grazie’, anche se non ha visto neppure da lontano la tanto decantata colazione che Josephine avrebbe approntato per loro.
Il Sindaco decide strategicamente di cambiare del tutto argomento, invitandoli al vicino bar per un caffè. Li coinvolge subito in un tour del dietro le quinte della sagra, durante il quale presenta loro gli organizzatori e gli standisti. Non perde mai occasione di ricordare a chiunque incontrino dell’intervista che faranno a Jean Picard e ogni volta che nomina quest’uomo gli occhi dei loro interlocutori si accendono di interesse.
<< Sembrano proprio tenerci a questo tizio >> fa notare al suo tutor, quando finalmente il Sindaco li lascia liberi di farsi i fatti propri.
<< In una maniera alquanto sospetta, sì >> conferma lui e la curiosità di Mirco schizza alle stelle.
Non riesce, però, a porgli le mille domande che ha per la testa. Viene distratto dal ritrovare appoggiato alla ringhiera in legno di questa passeggiata panoramica, il ragazzino che ha scorto la sera prima nel nero della notte al di là della porta di servizio. Lo osserva ancora con la stessa espressione contrariata e ostile.
Ancora tu?” pensa e per tutta risposta questi abbozza un sorriso strafottente, prima di sputare per terra.
<< Eccovi! >> la voce allegra del Sindaco lo coglie di sorpresa strappandogli quasi un grido.
Quando si volta verso di lui lo trova in compagnia di una donna piccola e tonda che, a quanto pare, è la famosa nipote dell’esimio Jean Picard. Mentre il primo cittadino esegue per lei una vera sviolinata su quanto sia importante che una rivista così illustre possa conoscere e divulgare il nome del suo altrettanto illustre zio, Mirco riporta l’attenzione alla ringhiera ma del ragazzino non c’è più alcuna traccia.
<< Sono emozionata. Mio Zio sarà più che contento di poter parlare con voi. Non vedo l’ora di informarlo >> sta dicendo allegra la donna.
<< Eravamo rimasti per domani alle undici, vero ragazzi? >>.
<< Veramente non avevamo ancora deciso l’orario >> precisare Valerio. << Dal momento che non abbiamo altri impegni vada per le 11. Sempre che stia bene anche a lei e a suo zio, signora >> continua rivolgendosi in modo decisamente più gentile alla donna e questa annuisce con un grande sorriso entusiasta.
Conclusa la missione che sembra essere per lui la più importante della sagra, il Sindaco ricorda loro che sono attesi alla Trattoria per il pranzo e si allontana con Michelle Picard.
Nonostante la prospettiva del nuovo ottimo pranzo, Mirco ha ancora addosso il fastidio che ha provato per il comportamento del ragazzino. Si guarda attorno cercandolo tra la folla, ma, ovviamente, è svanito nel nulla. Volge, allora, lo sguardo al suo tutor per cercare di capire se si sia accorto di qualcosa anche oggi così come sembra essere accaduto ieri sera. Questi, però, sta osservando attento il Sindaco e la donna. Anzi, più corretto sarebbe dire che non stacca loro gli occhi di dosso neppure per battere le palpebre.
<< Cosa mi sto perdendo? >> sussurra curioso, attirando la sua attenzione. Valerio si volta verso di lui con la buffa espressione di chi è stato colto con le mani nel sacco.
<< Nulla di rilevante >> taglia corto, digitando velocemente un messaggio sullo smarthphone.
Mirco non sarà esperto di PNL, ma si rende benissimo conto che sta mentendo.
<< Andiamo! Non sarà rilevante per il nostro lavoro, ma ti interessi di microespressioni e linguaggio corporeo e io sono qui per imparare >> insiste, sperando di essere stato convincente.
<< Sei qui per imparare a fare il reporter di viaggio >> precisa Valerio serio.
<< Certo, per una rubrica fatta di pezzi tutti uguali dove si cambiano solo i nomi delle sagre e dei luoghi che si visitano >> ribatte lui ironico. << Senti, sono uno psicologo, ho fatto ben due esami sugli studi di Ekman. Certo ho acquisito solo nozioni teoriche e non sarei mai in grado di cimentarmi nella pratica ma, caspita, tu invece sembri cavartela parecchio. Che male vuoi che ci sia nel condividere con me ciò che sei in grado di vedere. Potrebbe comunque tornarmi utile per i miei reportage di viaggio. Quelli veri che farò in futuro >> specifica, strappandogli, però, un sorriso, evento che lo fa ben sperare. Valerio, infatti, annuisce e Mirco deve trattenersi dall’urlare di gioia.
<< Osserva attentamente quei due e dimmi cosa vedi >> gli dice, indicando con un cenno del capo il Sindaco e la nipote di Picar.
Mirco esegue l’ordine e desideroso di fare una buona impressione sul suo tutor, richiama dalla memoria quanto ha imparato durante gli esami di psicologia delle comunicazioni e si focalizza sul linguaggio non verbale della coppia. Nota come Michelle rida ad ogni battuta del primo cittadino. Mentre le parla, questi le strizza l’occhio più volte. Ora le posa confidenzialmente la mano sulla spalla. La lascia scivolare volutamente in modo lento lungo il braccio per raggiungere la mano che lei stringe, mordendo il labbro inferiore.
<< Un momento! >> esclama Mirco colto da folgorazione. << Quei due hanno una relazione? >> ipotizza e Valerio annuisce compiaciuto. Il ragazzo è soddisfatto di questo risultato che lo rende euforico.
<< Tutto qui? >> gli chiede, però, il suo tutor. << Quando ascolti una conversazione non ti limiti a sentire le parole e coglierne il senso. Le colleghi anche a un contesto, in modo da avere un quadro più chiaro che ti permetta di comprendere cosa sta accadendo >>.
Mirco annuisce e riporta lo sguardo sui due che ora non si tengono più per mano. Si sono anzi allontanati l’uno dall’altra. Il Sindaco ha le mani in tasca e Michelle le strofina lentamente l’una contro l’altra, nervosa.
<< E’ una relazione segreta >> dice Mirco, sicuro e Valerio annuisce. << Eppure… perché tenerla segreta? Non mi sembra che nessuno dei due sia sposato >>.
<< Di questo non possiamo esserne sicuri. Ci sono molti coniugi che non portano la fede >> precisa serio il suo tutor, osservando con occhi indagatori i due allontanarsi in direzioni opposte. << Se, però, tu avessi ragione, la domanda che sorge spontanea è… >>.
<< … perché si nascondono? >>.
<< Esatto. Ci sarebbero vagonate d’ipotesi da buttare giù, ma… >>.
<< … non sono di pertinenza al nostro incarico. Ed è un vero peccato Sai che scoop sarebbe? >> precisa Mirco, battendo il pugno nel palmo.
<< Per una rubrica di gossip, forse. Sei sicuro di aver scelto il settore giusto? >> ridacchia, guardando il messaggio che ha appena ricevuto. Lo legge in fretta e subito risponde.
<< Cos’è, sei ancora offeso per quanto ho detto ieri su te e Ylenia? >> dice, ricevendo un’occhiataccia. << In effetti, anche nel vostro caso non capisco quale sia il problema >>.
<< Non c’è alcun problema perché non c’è alcuna relazione! >> esclama Valerio ed è palese come stia cercando di mantenersi calmo per il semplice fatto che sono in pubblico.
<< Quindi non è a lei che scrivi in continuazione? >> chiede di getto e si rende subito conto, dall’espressione improvvisamente tetra di lui, di aver fatto il passo più lungo della gamba.
“Sono morto!” pensa, deglutendo. Non riesce a sganciare gli occhi da quelli di Valerio. Il frammento di un’immagine violenta gli attraversa la mente. Una mano che gli afferra la gola e la stringe forte, lasciandolo senza fiato. Il volto olivastro di un’uomo dai lineamenti forti, squadrati, taglienti e gli occhi azzurri, gelidi, nei quali si perde ogni tratto d’umanità. Nel petto il cuore galoppa terrorizzato, convinto che sia giunta la fine. Che stia arrivando nel modo più crudele e che l’ultima cosa che vedrà saranno questi occhi carichi d’orrore.
Un calore improvviso giunge a trarlo in salvo. Un fuoco caldo che lo avvolge riportandolo al presente.
<< Mirco ci sei? >> sente lontana la voce di Valerio. Quando i suoi occhi tornano a vedere è il volto preoccupato di lui che incontrano.
<< Tutto bene, capo. Mi ero perso in un riflesso >> lo rassicura ridacchiando.
<< Cosa? Ok, lasciamo perdere >> aggiunge, passando la mano a ferire i capelli. << Temo sia stata colpa mia. Mi hanno detto più volte che sarei capace di uccidere con lo sguardo quando mi arrabbio. Non ti ho ucciso, ma sicuramente ti ho spaventato e… >>.
<< Non è assolutamente colpa tua, Valerio… >>.
<< No, infatti, la colpa è tua! >> esclama lui, brusco. Porta poi la mano alla bocca, imprecando a bassa voce in una lingua che sembra essere lo spagnolo. Mirco vorrebbe scusarsi, ma crede sia meglio stia zitto mentre il suo tutor cerca di ritrovare il controllo di sé. Quando i loro sguardi si incontrano di nuovo Valerio sembra tremendamente stanco.
<< Ti avevo chiesto di farmi il favore di non tornare più sull’argomento. Non stavo scherzando, Mirco >> dice con un tono di voce calmo. << Mi rendo conto di quanto tu abbia voglia di condividere cose che vanno al di là del lavoro. È questa vicinanza forzata, credo. Non lo so, non sono bravo con le persone e credo che te lo abbiano detto in tanti. Quindi, per favore, non insistere con domande personali. Non voglio rischiare di ritrovarmi in una situazione simile. A me non è per nulla piaciuta e penso sia così anche per te >>.
Mirco annuisce deciso, perché ritrovarsi nuovamente perso in un simile riflesso è un’esperienza che preferisce non replicare. Valerio gli da una pacca sulla spalla e lo invita a proseguire il giro e lui prende la Reflex in mano e torna a fare foto del tutto inutili, giusto per mantenere alto il morale del Sindaco e dei suoi elettori.
Mentre mette a fuoco il particolare del logo di un’azienda agricola scorge di nuovo quel ragazzino. Quando si rende conto di aver attirato la sua attenzione, questi scaccia il ciuffo biondo dalla fronte e alza il mento, mostrandogli beffardo il suo sorriso arrogante. Poi, affonda le mani nelle tasche dei jeans troppo larghi e di nuovo sputa per terra.
Irritato dal suo atteggiamento, Mirco vorrebbe proprio andare da lui e togliergli quel sorrisetto dalle labbra a suon di schiaffi. Il suo tutor, però, lo chiama a sé per un’ennesima foto inutile ad un inutile vip locale.
“Ora non è proprio il momento, ma stai certo che ne parleremo” pensa Mirco, scoccando un’occhiataccia al ragazzino per poi affrettandosi a raggiungere il collega.

 

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Capitolo 13
*** Lasciami in pace ***


12 Lasciami in pace!
 
Che qualcosa fosse cambiato nel dietro le quinte della rubrica che gestisce, a Fox è stato chiaro fin dal momento in cui Renzi lo ha convocato nel suo ufficio per metterlo a conoscenza delle mete del mese prossimo. Che il cambiamento avrebbe interessato già le sagre di questo luglio, però, non se lo aspettava. Non in questo modo, almeno.
Gli era già capitato di ricevere la richiesta di intervistare persone ritenute importanti. Interviste delle quali sono state riportate solo alcune righe e che Renzi odia a morte, perché poi si ritrova a dover rispondere puntualmente alle e-mail di richiesta di spiegazioni dell’organizzatore di turno. Per questo, Fox non si è stupito più di tanto nel ricevere la richiesta di intervistare questo Picard. Ora che, però, rilegge con attenzione la lista con le possibili domande da porgli che il Sindaco gli ha messo tra le mani, non può fare a meno di notare come questa situazione sia del tutto diversa dalle precedenti.
<< Direi che il nostro amico non è propriamente spinto dall’amore >> sussurra a Mirco, che cerca di sbirciare curioso il foglietto. Gli indica l’ultima domanda, scritta con una calligrafia più chiara e accurata rispetto alle altre e che racchiudere il motivo per il quale si vedranno costretti ad inerpicarsi fin lassù con la sua vecchia Clio.
<< ‘A chi pensa di lasciare in eredità la sua azienda?’ >> legge Mirco a bassa voce e il suo viso si rabbuia. Fox ne è sorpreso. Si sarebbe aspettato una risata soffocata e qualche battuta e, invece, sembra dispiaciuto.
<< La sta usando >> sussurra, scoccando un’occhiataccia al Sindaco, che ride allegro con gli altri commensali presenti alla tavolata. << E sta usando anche noi. Perché? >> aggiunge ancor più infastidito.
<< Questa è un’ottima domanda >> conviene Fox, chiedendosi quali siano gli accordi che il Sindaco di questo piccolo paese ha preso con Mendez per ottenere un simile favore.
<< Allora ribelliamoci! >>.
La determinazione di Mirco lo strappa ai suoi pensieri e lo mette davanti all’ennesima leggerezza che ha commesso, ovvero dare quella risposta alla sua domanda.
<< Non possiamo tirarci indietro >> ribatte in un sussurro.
<< Ma sì che possiamo! Mi hai detto che non è possibile cambiare la struttura della rubrica, quindi basta dirgli che non puoi pubblicarla >>.
<< Non importa se non posso, Mirco >> taglia corto perentorio. << Se mi viene chiesta una cosa che ha a che fare col giornalismo devo acconsentire. Sarà compito di Renzi comunicargli che l’intervista non potrà andare in stampa perché è al di fuori dei canoni editoriali >>.
<< Ma è assurdo! >>.
<< Ancora una volta benvenuto nel mio mondo! >>.
Il ragazzo incrocia forte le braccia al petto mettendo su un broncio da far invidia a un bambino.
Fox vorrebbe dirgli che ha ragione e che anche a lui piacerebbe smontare i piani del Sindaco. Ha bisogno, però, di capire cosa ha in mente Mendez e questa novità può essergli d’aiuto. Il direttore potrebbe decidere di fare davvero un’eccezione, e, chissà, dal prossimo mese potrebbe emettere una circolare con le indicazioni circa la nuova struttura della loro rubrica. Oppure tutto resterà invariato e sarà solo l’intervista ad essere consegnata al Sindaco per l’uso personale che vorrà farne.
“E io mi ritroverò a fare spionaggio industriale, maledizione” constata, rendendosi conto di aver messo il broncio anche lui.
Mirco non gli rivolge la parola per l’intero pomeriggio. La sua aggressività passiva è pungente e fastidiosa, come lo stridere di un gessetto spezzato contro una lavagna. Fox si impone di non prendere il gancio della sua silenziosa provocazione. E’ comunque troppo preso dall’importante scambio di messaggi con i suoi colleghi, scatenato dalla foto della lista di domande che ha inviato loro. La sua attenzione allo smartphone sembra innervosire ancora di più il suo assistente.
<< Senti, io non ci sto! >> dice questi finalmente, affrontandolo a viso aperto. << Io sono un giornalista! Se volevo fare la spia mi davo davvero al gossip. Non so quali problemi tu abbia con te stesso, perché a me sembri davvero in gamba. Se pensi di non riuscire a ottenere di meglio e conti di essere complice di questo schifo fallo pure. Io non ci sto! >> .
Potrebbe cogliere la palla al balzo e invitarlo a tornare a Torino e a chiedere di essere trasferito altrove. Risolverebbe così il grande problema che è la sua presenza e potrebbe dedicarsi alle indagini che stanno prendendo una piega inaspettata e troppo interessante. Eppure Fox non lo fa.
Per la prima volta in questi otto anni di lavoro una sua copertura gli sta pesando parecchio. Mirco sta gridando contro Valerio Rossi, eppure non può fare a meno di sentire quelle parole come dirette a lui. Al giornalista investigativo che non si piegherebbe mai ad un simile ricatto se non per rompere i piani di chi si sta approfittando del prossimo.
Vorrebbe afferrare per un braccio il ragazzino, allontanarsi con lui dalla calca di persone che sempre più numerose si stanno riversando in questa piazza e dirgli tutto quanto. Tutto, senza tralasciare nulla e poco gli importa dei consigli che Gray Stone gli ha dato per mantenere il controllo sul suo assistente.
Sa bene cosa voglia dire essere un tutor. Ne ha seguiti tanti di stagisti in Spagna, che grazie a lui hanno imparato il mestiere e a nessuno di loro ha mai mentito. Lo manda in bestia che si debba ritrovare a farlo ora e proprio con questo ragazzo che sembra avere delle ottime qualità delle quali neppure lui stesso è a conoscenza.
Non vuole, però, arrabbiarsi di nuovo e rischiare di causargli un’altra delle sue crisi così inquietanti. Per questo prende un profondo respiro, cercando di mantenere la calma.
<< Posso immaginare ciò che provi e, credimi, lo condivido. Mi rendo conto anche io di come siamo finiti in mezzo a qualcosa che con la sagra e la nostra rubrica non c’entra nulla >>.
<< Ma non farai niente >>.
Deve aver interpretato il suo personaggio meglio di quanto immaginasse. E’ importante che ora cavalchi l’onda della conclusione alla quale è giunto il suo assistente per sperare che questo lo porti davvero a liberarlo della sua presenza. Annuisce, e anziché il disgusto nei suoi confronti, ritrova sul volto di Mirco una dolorosa tristezza.
<< Andrò da solo. Tu potrai restare qui e fare qualche foto >>.
Mirco abbozza un sorriso, ma tiene gli occhi bassi. A nulla gli serve ripetersi che è verso Valerio Rossi che il ragazzo sta provando risentimento e, sì, pena. Il modo in cui si allontana senza neppure più fingere di scattare foto gli spezza il cuore.
Il cellulare vibra per l’ennesima volta nella sua mano. Gray Stone gli da conferma dei sospetti che ha loro esposto riguardo a tutta quanta la storia dell’intervista. Pare proprio che il Sindaco e un buon numero di suoi elettori abbiano pagato profumatamente per fare in modo che il giornalista inviato per la sagra intervistasse l’eroe locale al fine di scoprire a chi lascerà il suo regno.
Fox sorride soddisfatto della sua ipotesi e si ritrova a dover fermare l’istinto di chiamare Mirco e condividere con lui la notizia per togliergli quell’espressione di pena dal volto.
“Ma perché me la sto prendendo tanto?” si chiede muovendosi nella direzione opposta a quella del suo assistente.
<< Perché sei stanco di indossare una maschera e vivere nell’ombra >>.
Benchè desiderasse trovare una risposta a questa domanda, l’incursione della voce del bambino nella sua testa non gli piace per niente. Sperava di averla lasciata a Torino, insieme al timore di avere un tumore al cervello o, peggio, che stesse insorgendo una qualche problematica psichiatrica. E, invece, eccola di nuovo qui. La cosa peggiore è che sta prendendo seriamente in considerazione le sue parole.
Negli ultimi sei anni il suo lavoro lo ha portato a recitare costantemente una parte come fosse un attore. Anzi, come dice Mistica, la collega che ha il compito di creare i loro alterego, anche meglio di un attore, dal momento che se uscisse dal personaggio nella migliore delle ipotesi rischierebbe la vita.
Al di fuori del lavoro, poi, deve ammettere di non aver mai davvero smesso di recitare. C’è sempre qualcosa che è meglio non dire per evitare di mettere in pericolo o far soffrire qualcuno. Del dolore che tutto questo gli genera, però, non ne ha mai parlato con nessuno.
Secondo il bimbo alieno nella sua testa, quindi, ora si sentirebbe tanto colpito dalla pena che Mirco ha mostrato nei confronti di Valerio Rossi perché è stanco di mentire. Al prossimo e anche a sé stesso.
“Questo vorrebbe dire che sono stanco del mio lavoro?” si chiede, attendendo una risposta dal moccioso impiccione. Questa non arriva e lui si da del matto anche solo per averci provato. Non saprebbe cos’altro fare se non il giornalista investigativo. Ha dedicato tutto se stesso per costruire una carriera della quale può essere orgoglioso.
“Ma che non posso condividere” pensa, voltandosi a cercare con lo sguardo il suo assistente.
Forse è l’entusiasmo di Mirco quello che più di tutti lo tocca. Sì, è possibile che lui quell'entusiasmo lo abbia perso.
<< Credevo fossi un uomo libero >> .
Fox porta le mani alla testa mentre il riverbero di quell’ultima parola anziché scemare si fa sempre più forte.
“Certo che lo sono!” ribatte e per tutta risposta una risata rimbomba contro le pareti del suo cranio facendogli dolere le tempie.
Il cellulare vibra nuovamente e lui fatica a mettere a fuoco lo schermo tanto gli fa male la testa.
 
                   Hacer la entrevista y mantener un perfil bajo[1]
 
Il bambino ride di nuovo e rimanda in loop la sua ultima affermazione, prendendosi gioco di lui e delle sue convinzioni.
Il silenzio torna di colpo e in questo attimo di respiro Fox si rende conto del perché abbia perso l’entusiasmo. Il momento esatto in cui ciò è accaduto gli scorre dinanzi agli occhi della mente. Scuote, però, il capo, scacciando via questa consapevolezza. Accettarla vorrebbe dire darla vinta a quest'allucinazione uditiva.
 
                  Lasciami in pace!
 
Scrive nella chat di gruppo, senza neppure rendersene conto.
 
[1] Fai l’intervista e mantieni un basso profilo
 

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Capitolo 14
*** L'intervista ***


13 L’intervista
 
<< No, no non puoi farmi questo, no! >>.
Con un tempismo perfetto la vecchia Clio dice basta. Ha ansimato, grattato, sbraitato lungo tutto il sentiero ed ora, giunta all’ultima curva prima dell’abitazione del vecchio Jean Picard, ha gettato la spugna.
Fox si esibisce in un crescendo d’imprecazioni borbottate come fossero parole supplici di una triste preghiera. Prende il cellulare per chiamare il soccorso stradale, ma si rende conto di non avere campo.
<< Benissimo! Sono sperso in mezzo al nulla, impossibilitato ad usare il cellulare, lontano un buon due ore a piedi dal borgo e vicinissimo ad una casetta in cui il telefono non sapranno nemmeno cosa sia >>. Scende dall’auto sbattendo la portiera. << E non dovevo nemmeno venirci quassù! >> grida rivolto al panorama spettacolare che lo circonda.
Chiude gli occhi cercando di darsi una calmata, ben sapendo che a nulla gli serve scaldarsi in quel modo. Un venticello gelido giunge a dargli una mano, accapponandogli la pelle. Recupera dal sedile la felpa di pail e mentre la indossa si accorge di quanto la piccola pietra che ha al collo sia calda.
“Si sarà scaldata con i raggi di sole che entravano in auto” ipotizza, rigirandola tra indice e pollice.
<< Problemi con il motore? >>.
La voce improvvisa alle sue spalle gli strappa un grido. Fox si volta di scatto e si ritrova davanti un sorridente e scarno vecchietto che lo osserva con occhi pieni di risate.
<< Jean Picard? >> gli domanda, sicuro che in quel posto desolato le uniche forme di vita umana possano appartenere solo al beneamino locale e a sua nipote. Il nonnino annuisce e Fox si presenta porgendogli la mano che questi stringe con energia.
“E’ talmente fredda che sembra morta!” pensa, massaggiandosi la mano con discrezione, una volta liberata dalla stretta del vecchio.
<< Non me la cavo male con i motori >> gli sta dicendo Picard. << Se vuole posso darci un’occhiata >>.
Fox accetta volentieri il suo aiuto e si ritrovano entrambi ad affondare fino ai gomiti nel cofano, sporcati dal grasso del motore, a parlare di chiavi inglesi, valvole e candele nel tentativo di riportare in vita l’ostinata vecchia Clio. Finalmente, dopo una buona mezz’ora di lavoro, il motore torna a ruggire, furioso per essere stato richiamato in servizio.
<< Signor Picard mi ha salvato da una situazione complicata >> dice Fox realmente grato al vecchio al punto da doversi trattenere dal prenderlo in braccio dalla gioia.
<< Dovere. In fondo è a causa mia che si è ritrovato in questo guaio >>.
<< Mi avevano detto che non poteva più muovervi di casa. Mi fa piacere vedere, invece, che è più che in forma >>.
<< Sì, posso dire che ora sto molto meglio >> ridacchia il nonnino battendogli la mano in modo confidenziale sulla spalla. << Mi era sembrato di capire, però, che sareste venuti fin quassù in due >>.
Lo sguardo curioso del vecchietto lo mette a disagio, quasi quanto l’indifferenza di Mirco, rimasto a letto mentre lui si preparava per raggiungere quest’uomo.
<< Il mio assistente è rimasto in paese per occuparsi del resto >> improvvisa. L’uomo lo osserva perplesso e dal modo solenne in cui annuisce, Fox capisce che non se l’è bevuta.
<< Michelle mi ha detto che siete ospiti di Josephine >> ridacchia, cambiando argomento.
<< Ospiti abbastanza indesiderati, sì >> ride a sua volta Fox, pensando a come, però, questa mattina la vecchietta gli abbia preparato una colazione degna di questo nome, mostrandosi stranamente cordiale.
<< A proposito, me ne stavo quasi dimenticando! >> esclama, recuparendo lo zaino dall’auto. << La signora mi ha chiesto di portarle questo >> dice porgendogli un pacchetto di carta. Il vecchio lo accetta commosso e lo avvicina al viso per trarne un profondo respiro.
<< Lou min prefeéi[1] >> sussurra trasognato, stringendo il pacchetto al petto.
Fox si sente a disagio nell’assistere ad un momento così intimo. La stessa emozione aveva scorto negli occhi di Josephine quando gli ha consegnato il pacchetto, raccomandandogli di ascoltare Jean Picard con sincero interesse e non per carpire chissà quale segreto. La loro padrona di casa sembra saperla lunga sulle mire del Sindaco e di una buona parte degli abitanti del paese. 
<< Se non le dispiace preferirei rilasciare l’intervista qui fuori, tra i miei monti. Sono stato al chiuso anche per troppo tempo >> gli propone, per poi incamminarsi verso un sentiero che si inerpica ancora più su.
Nonostante l’età avanzata, Jean Picard saltella con agilità di pietra in pietra. Fox, invece, si ritrova fin da subito a restare parecchio indietro. Dopo l’‘incidente’ che gli ha causato la frattura cranica e della dodicesima vertebra toracica ha riportato notevoli problemi di equilibrio e in generale alla struttura muscolo - scheletrica. Nonostante abbia lavorato sodo per risolverli al 95%, le strade accidentate come questa che stanno percorrendo gli sono state categoricamente vietate dal neurologo e, in più, lo preoccupano parecchio. Cadere e rischiare di farsi male non rientra nei suoi piani, soprattutto da quando sa di non poter più fare pieno affidamente sulla sua schiena. Oggi, poi, non indossa le protezioni che è solito usare quando parte per una qualunque missione che prevede scontri fisici o arrampicate di questo tipo.
Mica potevo immaginarmi che il vecchietto mi avrebbe proposto un’escursione fuori porta?” sbuffa, alzando lo sguardo a cercare Picard che scorge un buon tre metri più in là rispetto a lui.
Il vecchietto si volta verso di lui, gli sorride e lo invita a raggiungerlo con un gesto della mano per poi scomparire oltre il dosso creato da questa ripida salita.
<< Maledizione! >> esclama Fox, che a furia di aiutarsi con le braccia a salire su lungo il percorso avverte già un fastidioso dolore alle spalle.
Finalmente raggiunge il punto in cui Picard è scomparso alla sua vista e si stupisce di ritrovarsi su uno spiazzo perfettamente pianeggiante. Lo spettacolare panorama che si staglia solenne dinanzi a lui gli toglie quel poco fiato che gli è rimasto.
<< Eccoci qua. Le presento il mio paradiso >> dice Picard, indicando le bellissime colline verdi e rigogliose coltivate a terrazzamento. Le case isolate sparse un po’ ovunque e il borgo di Saint Boser da quassù sembrano piccole come le casette di un presepio, protette dalle montagne imperiose spruzzate di neve sulle cime più alte.
<< So perché le hanno chiesto di venire fin qui e le dico fin da ora che non ho alcuna intenzione di rispondere a nessuna delle loro domande >> dice, volgendo con dispresso lo sguardo al piccolo borgo.
<< Non gliele porgerò, signor Picard >> lo rassicura Fox cogliendolo di sorpresa. << Ascolterò ciò che mi vorrà dire. Era mia intenzione farlo già prima che il Sindaco mi consegnasse questo >> dice, porgendogli il foglietto che ha ricevuto da questi. Picard lo legge con attenzione e reagisce con un moto di stizza all’ultima domanda.
<< Perché me lo ha dato? >> gli chiede sospettoso.
<< Perché non sopporto chi si prende gioco degli altri e forse lei potrà far aprire gli occhi a sua nipote >> ammette e l’uomo annuisce soddisfatto.
<< La ringrazio per essere stato sincero con me. Temo, però, di non essere in grado di far ragionare una donna innamorata >> sospira amareggiato. Ripiega il foglietto in tasca e col pacchetto ancora stretto al cuore gli fa segno di essere pronto a cominciare. Fox accende il registratore vocale del cellulare.
<< Come le avranno già detto, sono l’ultimo discendente della famiglia che iniziò tanti, tanti anni fa’ a produrre il famoso prosciutto di Saint Boser. Agli occhi dei miei compaesani sono vecchio, malato e senza figli, ma con una gran quantità di danaro e beni immobili. Negli ultimi mesi, la mia piccola dimora è stata un continuo pellegrinare di tanti di quegli ipocriti che ne ho perso il conto. Tutti a cercare di entrare nelle mie grazie, affinchè mi rendessi conto di quanto fossero in grado di gestire la roba mia >> dice, pronunciando quelle due parole come stesse leggendo una parte della famosa opera di Verga. << Come le dicevo, non voglio parlarle della mia vita, delle mie opere, né tanto meno dei miei prosciutti. Voglio raccontarle quella che per me è la storia più importante, che mi ha accompagnato per buona parte della vita >>.
Jean Picard gli racconta con voce accorata del suo grande amore, reso impossibile dalla famiglia e dalla guerra che arriva e devasta qualunque cosa senza chiedere scusa, né permesso. Un amore mai dimenticato e ritrovato in età adulta. Lei sposata ad un altro, lui cronicamente scapolo e intenzionato a restarlo. Ostacoli che, però, non hanno frenato il loro amore dal quale è nato un bambino, che lui non ha mai riconosciuto per non mettere lei nei guai, ma che ha sostenuto economicamente. Jean Picard e il suo grande amore sono riusciti ad andare avanti nonostante l’età che avanza e le malelingue della gente.
<< Porci velenosi dai quali non si ricaverebbe nulla di buono a macellarli! >> sbotta, concludendo il suo racconto. << L’ho delusa, dica la verità? Forse si aspettava chissà quale rivelazione, e invece si è ritrovato ad ascoltare questo vecchio raccontarle di un’antica storia d’amore >> ride, scuotendo malinconico il capo.
Fox ride con lui, soddisfatto di come quest’uomo con quanto gli ha appena detto stia per far saltare i giochi di non poche persone giù in paese. Gli spiace davvero di non poter pubblicare quest'intervista e aiutarlo nel suo intento.
<< Posso farle una foto, signor Picard? >> chiede e questi acconsente volentieri mettendosi in posa.
<< Trovo buffo che la storia di un vecchio come me possa interessare altri che non siano quei bigotti perdigiorno dei miei compaesani. So che tutta non potrà riportarla, però le chiedo per favore di parlare di mio figlio e di aiutarmi a rendere pubblico ciò che per troppo tempo mi sono trovato costretto a nascondere. Sa, non mi è mai piaciuto lasciare la cose a metà >> ride, strizzandogli l’occhio.
<< Farò il possibile per aiutarla. Come si chiama suo figlio? >> gli chiede curioso, sebbene abbia già un sospetto.
<< Ogni cosa a suo tempo, ragazzo mio >> ribatte Picard, posandogli ancora una volta la mano gelida sulla spalla. << Prima che ve ne andiate vi rivelerò il suo nome >>.
Fox non capisce il perché di tanto mistero. Il nonnino, però, ha l’aria di volersi togliere qualche sassolino dalla scarpa e chi è lui per impedirglielo?
<< Dovrebbe farlo anche lei. I segreti sono come macigni, ragazzo mio. La verità rende liberi >> gli dice lasciandolo senza parole. << Vada pure, ora. Io resto qui, tra i miei monti. È un posto bellissimo dove riposare, non trova? >>.
Una strana inquietudine si impossessa di Fox, che sorride appena al vecchio, borbottando uno sciocco saluto prima di allontanarsi in fretta dal suo sguardo enigmatico. Ha come l’impressione che con quell’ultima osservazione avesse voluto dargli a intendere altro. Non sa bene di cosa possa trattarsi ma si rende conto che è proprio questo a inquietarlo. Questo e la certezza assurda di non doversi preoccupare del fatto di aver lasciato un ultra novantenne da solo in un luogo che sebbene conosca come le sue tasche può comunque essere pericoloso per lui, soprattutto in fase di discesa.
Dio, forse invece dovrei tornare su e chiedergli di tornare indietro con me. Potrei aver colto in lui l’intenzione di suicidarsi” pensa, tornando con lo sguardo alla sommità del sentiero che ha iniziato a discendere.
Nonostante la sua sia un’ipotesi plausibile, sente, però, che le cose non stanno così. Jean Picard gli è sembrato davvero intenzionato a riprendersi la sua rivincita sui concittadini e abbastanza energico da ridiscendere il sentiero sulle sue gambe. La stessa cosa non può dirla di se stesso, che si salva per un pelo dal ruzzolare rovinosamente a valle.
Resta seduto sul sentiero, scosso dai brividi che nulla hanno a che fare con il freddo dato che è anzi abbastanza accaldato dalla lunga camminata. Rabbrividisce perché l’altra causa dell’inquietudine che prova è la similitudine tra le parole di Picard con quelle che gli ha detto la sera prima il bambino che abita nella sua testa. La verità rende liberi, ha detto il vecchio e quale menzogna più grande può esserci di quella di indossare perennemente una maschera. Quando poi questa inizia a cadere un pezzo alla volta sebbene si cerchi di fare il possibile per tenerla su, ci si ritrova ancor più soli e spaventati.
Gli sta pesando tutto questo silenzio. Quello del suo team, che sembra aver preso alla lettera la sua richiesta di essere lasciato in pace. Non ha avuto il coraggio di spiegare loro di aver inviato quel messaggio per sbaglio. Avrebbe dovuto mentire e sa bene di non esserne capace, oppure raccontare loro la verità rischiando di essere preso per pazzo. Ha deciso, quindi, di congelarsi, non dire nulla, agire passivamente, cosa che da molto tempo non faceva e che non gli piace per nulla.
Anche Mirco con la sua passività aggressiva sta dando il suo contributo alla creazione di questo silenzio. Da che lo conosce non ha fatto che sperare la smettesse di parlare anche solo per un solo istante e ora se ne pente, perché sta diventando tutto così maledettamente pesante.
Affonda le mani tra i capelli e respira piano per ritrovare il controllo che sente essere sul punto di perdere. Tutto questo parlare di pesi, di segreti e di libertà lo rende nervoso. È un invito a riconsiderare la sua vita e le sue priorità che arriva in un momento in cui ha le mani più legate che mai.
“E quindi basta!” esclama, schiaffeggiando le guance. Si rimette in piedi e continua a ripercorrere a ritroso il sentiero.
Con sollievo scorge finalmente l’auto e spera che si metta in moto senza dare problemi. Sta per aprire la portiera quando sente un grido provenire dall’alto. Con passo veloce percorre la stradina che porta alla casetta di Jean Picard. Una donna grida di nuovo disperata e Fox entra di corsa nel piccolo cortile, spaventando due galline che razzolano tra la ghiaia. Su una panca vicino alla porta d’ingresso spalancata trova seduta Michelle, la nipote del vecchio.
<< Signora, cos’è successo? >> le chiede avvicinandosi.
Questa alza la testa, tira su col naso un buon numero di volte e poi gli getta le braccia al collo esplodendo in un fiume di lacrime.
Ci mette un po’ a calmarla e convincerla a rientrare in casa, dove la fa accomodare su una sedia per poi porgerle un bicchiere d’acqua dal quale la invita a bere.
<< Michelle, se la sente di spiegarmi cosa è successo? >> le chiede, ora che ha ripreso un po’ di colore.
<< M-Mio z-zio >> balbetta la donna. << Poco fa so-sono entrata per vede-re come st-stava. Ieri sera non si sentiva bene, ma no-ma non pensavo… non potevo immaginare… era c-così f-felice all’idea di es-di essere intervistato da v-voi >> balbetta piangendo in silenzio.
Fox è alquanto confuso. Non riesce a capire il senso di quanto la donna sta biascicando tra le lacrime.
<< Signora  temo di non aver capito bene cosa sia succes… >>.
<< Mio zio è morto! >> esclama Michelle investendolo con un altro fiume di lacrime.
Sbatte più volte le palpebre. Ciò che questa donna sta dicendo è impossibile. Jean Picard non può essere morto. Lo ha lasciato a contemplare i suoi monti come lui stesso li ha chiamati ed è ben poco probabile che abbia percorso un altro sentiero camminando più velocemente di lui per rientrare in casa di soppiatto e adagiarsi nel letto giusto in tempo per morire.
“No, cazzo, ci dev’essere un errore!” pensa, passando una mano tra i capelli.
<< Signora, ma è sicura che sia morto? >> le chiede guardandola dritta negli occhi. La donna, continuando il suo fiume di lacrime, gli indica la porta di una stanza. Fox si volta nella direzione indicata e deciso a vederci chiaro apre con cautela la porta, sentendo la pelle accapponarsi allo stridere dei cardini arrugginiti.
La camera di Jean Picard è piccola e semplice. La luce del sole che filtra appena dalle persiane chiuse le conferisce un’atmosfera spettrale. Fox resta immobile vicino al letto da una piazza e mezzo che occupa gran parte della stanza.
<< Non è possibile >> sussurra, gli occhi fissi sul volto scarno dell’uomo che vi giace. Gli si avvicina titubante, tendendo l’orecchio alla ricerca di un suono, di un sospiro, di uno sbuffo, ma tutto tace. L’uomo dal volto cereo solcato da profonde rughe è davvero morto e, cosa che più di tutte lo lascia incredulo, è davvero Jean Picard. Più stanco e più logorato dalla malattia che se lo è portato via, forse, ma non c’è alcun dubbio che sia lui.
<< Non è possibile >> ripete, scuotendo lentamente il capo.
Prende il cellulare dalla tasca dei jeans e scatta un paio di foto della salma usando il flash. Le osserva attentamente, confrontandole con quelle fatte all’uomo che gli ha rilasciato l’intervista e non può che constatare come siano la stessa persona.
Shoccato, Fox esce dalla stanza e con passi incerti raggiunge la donna, sedendole accanto.
<< E’ morto, vero? >> gli chiede lei, sperando di sentirsi dire il contrario. Lui, però, annuisce togliendole ogni illusione.
<< Mi spiace così tanto. Era davvero felice all’idea di poter parlare con lei >> sospira Michelle rammaricata.
<< Lo ha fatto. Mi ha parlato >> sussurra Fox.
Fissando attonito un punto imprecisato sul parquet le racconta di come suo zio lo abbia aiutato a far ripartire l’auto in panne e gli abbia poi chiesto di poter rilasciare l’intervistato ‘tra i suoi monti’.
<< Ma non è possibile >> esclama Michelle incredula alzandosi in piedi.
<< Lo so, signora. Fatico anch’io a crederci, ma, vede? Gli ho anche scattato alcune foto >> dice porgendole il cellulare. << Lo riconosce? E’ davvero l’uomo che ora giace in quella stanza o è un impostore che si è preso gioco di me? >> chiede, sperando in una risposta negativa che possa soddisfare la razionalità e la logica.
<< E’ lui! E’ lui! >> ripete, invece, Michelle lasciandosi cadere sulla sedia. << Mi portava spesso da bambina là dove lo ha intervistato. Ci andavamo con il nostro cane. Era felice lassù. Prima che la malattia lo costringesse a letto ci andava ogni giorno. Passava ore a contemplare le sue montagne >>.
“Non è possibile. Non è empiricamente possibile!” continua a ripetersi Fox, che non vuole credere che sia potuto davvero accadere.
<< Io… penso sia il caso di avvisare qualcuno giù al borgo >> propone lei. << Vorrebbe andare lei? Io non voglio lasciarlo solo >>.
‘Non voglio lasciarlo solo!’ aveva esclamato anche lui queste parole mentre gli infermieri lo strappavano a forza dal lettino sul quale era stato adagiato il corpo senza vita di suo fratello.
La stessa disperazione che ha provato in quel momento lo investe ora come uno tsunami. Scappa via a gambe levate da quella casa, da quella donna, da questa assurda situazione e si ritrova a vuotare i visceri accanto alla ruota della sua auto.
Crolla sul terriccio freddo di questo sentiero sul quale la Clio aveva deciso di arrendersi. Avrebbe dovuto darle retta, cercare di rimetterla in pista e scendere a valle. Anzi, avrebbe dovuto ascoltare Mirco e rifiutarsi di compiere quest’intervista per il semplice fatto che fare spionaggio industriale non rientra nei loro compiti.
Invece eccolo qui. Ligio al dovere si è inerpicato su per questa strada e ora si ritrova con mille dubbi per la testa e lo stomaco sottosopra. Prende il cellulare dalla tasca e seleziona il numero delle emergenze, quello che lo connette direttamente a loro ufficio e al quale dovrebbe trovare tutti e tre i suoi colleghi. Ha bisogno di loro adesso, perché quanto è appena successo non ha alcun senso e non ha idea di cosa fare.
Non riconosce neppure chi tra Gray Stone, Sky Fall e Mistica abbia risposto. Come un fiume in piena racconta quanto è accaduto mescolando insieme spagnolo ed italiano. Si rende conto di stare piangendo solo una volta ultimato il racconto. Nel silenzio surreale di questo luogo rotto dai suoi singhiozzi percepisce i respiri concitati dei suoi colleghi. Chiunque abbia preso la telefonata deve averlo messo in viva voce, cosa che ora lo imbarazza parecchio.
<< Ascoltami bene, Fox >> dice Gray Stone, scandendo le parole. << L’uomo che hai incontrato potrebbe essersi spacciato per Jean Picard con la intensione di metter in giro esta strana historia di amori segreti e figli illegittimi e quella donna potrebbe essere sua complice. C’è in ballo l’eredità di una grande azienda e dare il via alla caccia all’erede potrebbe esser un buon modo per mandarla in crisi >>.
<< Ti dico che era lui! Cristo, lo sapete come funziono! L’uomo che ho intervistato è lo stesso che ho trovato morto in quella stanza! >>.
<< Oh, Dìos! No puede ser![2] >> sente sussurrare a Mistica, che sicuramente si starà facendo l’ennesimo segno della croce da che ha iniziato a parlare.
<< Intentemos no perder la cabeza ahora![3] >> ribatte severo Gray Stone. << Una simile messa in siena devono averla studiata da mesi e non avranno lassiato nulla al caso. Hai detto che la stansa era buia ed è possibìl che ti sia lassiato suggestionare >>.
<< Io non sono il tipo di persona che si lascia suggestionare, Juan! >> grida fuori di sé, schizzando in piedi. << Ne ho abbastanza delle tue accuse! Io so cosa ho visto, so che può sembrare assurdo, ma non me lo sono immaginato! Sky, ti giro le foto che ho fatto al vecchio durante l’intervista e sul letto nel quale l’ho trovato morto. Confrontale, così forse il nostro capo potrà ricredersi anche questa volta! >>.
Invia le foto via email al tecnico che appena le riceve inizia a controllarle. Restano tutti col fiato sospeso in attesa degli esiti del programma di riconoscimento dei tratti somatici che Sky Fall ha ackerato alla polizia.
<< Sangre de Dìos! >> esclama il collega e a Fox non serve altro per capire che i match somatici delle due foto sono risultati corrispondenti.
Le gambe gli tremano e deve aggrapparsi al cofano dell’auto per non ritrovarsi nuovamente sul terriccio gelido. Una parte di lui sperava che il collega gli dicesse che non c’era alcuna corrispondenza. Avrebbe preferito subire le ire del suo capo che avere invece la conferma che è davvero accaduto qualcosa di impossibile.
A tentoni raggiunge la portiera e una volta aperta si lascia cadere sul sedile. Dal telefono sente i suoi colleghi parlottare e gli sembra persino che Mistica stia piangendo.
<< Sei soddisfatto, Juan? >> chiede stanco.
Il silenzio cade dall’altra parte del ricevitore. Per un lungo istante non avverte più alcun segnale, tanto che inizia a temere sia caduta la linea. 
<< Liber, non era mia intensione dubitar de ti >> dice cauto il suo capo. << Esta cosa che è successa è… è assurda, Dìos! Credo che al mio posto avresti avuto gli stessi dubbi >>.
Eccolo che inizia ad agire le sue subdole manipolazioni e la cosa che più lo manda in bestia è che lo stia facendo proprio con lui, come se non si rendesse conto del fatto che sia in grado di accorgersene.
<< Pensi davvero che la cosa migliore da fare ora sia quella di farmi sentire in colpa? >> ribatte disgustato. << Ditemi come diavolo devo comportarmi! Ho fatto la cazzata di parlare a quella donna di quanto accaduto e se questa storia viene a galla io mi gioco la copertura! >>.
<< Ella era sconvolta. Ti basterà smentire ogni cosa e farle creder de esersi immaghinata todo >> interviene Sky Fall e Mistica concorda con lui.
<< No! >> esclama invece Gray Stone. << Lassia che la notisia venga messa in giro. Fa che ne parli todo el paese, che raggiunga anche i media >>.
<< ¿Estás loco?[4] >> ribatte Mistica incredula.
<< ¡Esta es una excelente oportunidad para nosotros![5] >> insiste lui. << Un simile evento eccesional capace de dare pubblicità gratuita a la rivista potrebbe portar Mendez a commetér un passo falso, spinto da la possibilidad de fare soldi. Ed è proprio un suo errore di valutasione che stiamo aspettando da sei mesi >>.
Deve ammettere che ha ragione. Se sono ancora dietro questo caso, infatti, è perché quest’individuo è stato fino ad ora bravissimo a non lasciare tracce che possano essere direttamente riconducibili a lui. Il Sindaco di Saint Boser, poi, sembra essere la persona adatta da usare per far sì che una notizia si espanda a macchia d’olio. Anche lui desideroso di arricchirsi, potrebbe vedere nella strana dipartita del beneamino locale la possibilità di ottenere la fama e il prestigio che sta tentando di raggiungere raggirando Michelle.
<< Un piano ineccepibile, Gray, davvero. Ti rendi conto, però, che così rischio di essere fotografato e magari anche filmato? Ho un trucco minimalista e se la mia faccia farà il giro dei notiziari i miei genitori potrebbero riconoscermi e forse persino mia sorella e chiunque altro mi abbia conosciuto da ragazzo >> gli fa presente, generando un altro momento di silenzio.
<< Deja crecer la barba >> si intromette Mistica. << Nunca la has hecho crecer antes. Esto y una gorra en la cabeza te protegerà[6] >>.
<< Mi barba es roja, Misty. Puede explìcarme còmo demonios escondo el color, especialmente al principio?[7] >>.
<< Oh, esto no es un problema! Te enviearé un tutorial[8] >> minimizza e la immagina già correre a prepararlo.
<< Aspetta, Misty! >> interviene Sky Fall. << Comprendo la importansia de chiudere el caso. Pero creo che sia mas importante chiarire un punto fondamental: Fox, te la senti di aggiungere anche esto stress a todo el resto? >>.
Tra tutti i presenti a questa conversazione, il tecnico informatico è l’unico ad averlo visto di persona e a conoscere anche ciò che è successo durante questa prima stranissima settimana trascorsa in redazione. Gli è grato di questa premura, perché davvero farebbe volentieri a meno di ritrovarsi sotto i riflettori e preda della curiosità dei loro colleghi. Vuole, però, porre la parola fine su questa inchiesta e Gray Stone ha ragione: questa è davvero un’eccelllente opportunità per loro. Dovrà solo stringere i denti ancora un po’.
<< Posso farlo >> dice e lo sbuffo di disapprovazione di Sky Fall precede solo di qualche secondo il sospiro soddisfatto del loro capo. << In fondo, per Valerio Rossi un simile evento giocherebbe solo a suo favore, dato l’odore di licenziamento che c’è in redazione. Il paranormale fa notizia e questa storia porterebbe un sacco di curiosi e, di conseguenza, di visibilità. Forse talmente tanta da evitargli il licenziamento. Non credo, però, che il ragazzino approverà >>.
<< Se dovesse decider de andarsene sarebbe solo un vantagio per noi >> si intromette Gray Stone, che solo fino a qualche giorno fa’ si era detto contrario al suo voler tentare di fare desistere Mirco dall’accettare l’incarico. Certo i presupposti ora sono notevolmente cambiati e pensa che davvero il suo assistente potrebbe decidere di andarsene indignato. Non può, però, fare a meno di provare disgusto per questa nuova presa di posizione.
<< Farà ciò che riterrà opportuno fare >> ribatte, quindi, deciso. << Tanto, se le cose vanno come speriamo, dovrò tenere su la copertura più a lungo possibile anche in sua assenza, quindi per me non cambierebbe nulla. Gli affiderò l’aggiornamento della pagina Facebook della rubrica, in modo da amplificare la cassa di risonanza della notizia e aumentare ancora di più le possibilità del direttore di cacciarsi nei guai con le proprie mani >>.
<< Ottima idea! Vi aiuterò io a difondérla >> propone Sky Fall.
<< Ti ringrazio. Posso, quindi, ritenermi nuovamente attivo nelle indagini? >> chiede al suo capo rimasto stranamente in silenzio.
<< Non finchè il ragazzo resta con te! >> esclama questi perentorio. << E’ importante che non venga a conossiensia de tu copertura y no por el bene dell’indagine, Fox, ma per il tuo. Limitati a render pubblica esta strana historia tenendo per te nastri e foto. Al resto, come ti avevo già detto, penseremo noi >>.
Sky Fall prende le sue parti e un fastidioso batti becco ha inizio tra i suoi colleghi. Fox non può fare altro che massaggiare le tempie già doloranti a causa di un principio di mal di testa e pensare quanto sia assurdo ciò che sta accadendo. Forse ancora più assurdo della sua intervista al fantasma di Jean Picard.
Interrompe il litigio dicendosi pronto ad obbedire agli ordini ricevuti. Senza aggiungere altro conclude la chiamata e mette in moto. Il motore si accende senza alcuna esitazione, ricordandogli come lui e il vecchio abbiano lavorato gomito a gomito per aggiustarlo.
Non so se ce la farò a rendere nota la tua storia, vecchio mio. Sicuramente, però, la strana intervista che mi hai rilasciato farà il giro dei media. In qualche modo credo potrai dirti soddisfatto” pensa, convinto che forse grazie al putiferio medianico che si scatenerà da lì a poco, riuscirà ad essere molto più utile al vecchio Picard di quanto non lo sarebbe stato se gli eventi avessero preso il loro corso abituale.
 
[1] Il mio preferito
[2] Oddio, non può essere!
[3] Cerchiamo di non perdere la testa, ora!
[4] Sei impazzito?
[5] Questa è un’ottima opportunità per noi!
[6] Fai crescere la barba. Non l’hai mai fatta crescere prima d’ora. Questa e un cappellino in testa basterà a proteggerti.
[7] La mia barba è rossa, Misty. Mi spieghi come diavolo faccio a nasconderne il colore, soprattutto all’inizio?
[8] Oh, questo non è un problema! Ti mando un tutorial.

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Capitolo 15
*** Strategie di sopravvivenza ***


14 Strategie di sopravvivenza
 
 
<< E’ successo un casino! Molla qualunque cosa stessi facendo e cerca il Sindaco. Fatti trovare insieme a lui davanti alla chiesa. Sto arrivando! >>.
Senza aggiungere altro, Fox chiude la conversazione sulla richiesta di chiarimenti che Mirco stava giustamente per porgli. Sta facendo di tutto per tenere appiccicato con lo scotch il suo sistema nervoso. Continua a ricacciare indietro i dubbi che gli affollano la testa riguardo a cosa ci sia dopo la morte e che stanno minando le convinzioni di una vita.
L’arrivare alle porte del paese e trovare una fila di macchine parcheggiate l’una dietro l’altra lo aiuta a distogliere l’attenzione. Si rende conto che a nessuno è venuto in mente che sarebbe stato un problema per lui trovare parcheggio una volta sceso giù dai bellissimi monti di Jean Picard e decide di segnare pure questa nel lungo elenco di maledizioni da inviare al gentile primo cittadino.
Abbandona la Clio nel primo angolo che trova disponibile e inizia a correre tra le persone che passeggiano tranquille, pronte a godersi l’inaugurazione della sagra.
E’ sudato marcio e del tutto senza fiato quando raggiunge la chiesa. Mirco lo saluta preoccupato avvisando il Sindaco del suo arrivo. Questi si volta accigliato verso di lui e porta minaccioso le mani ai fianchi.
<< Eccola qui, Rossi! Si può sapere perché ha chiesto al suo assistente di disturbarmi proprio adesso che la sagra è stata da poco aperta? E perché poi tutto questo mistero? >> chiede indignato, sventolandogli sotto il naso il dito indice in modo accusatorio.
Fox prende un profondo respiro, ribadendo a se stesso che ci sono troppi testimoni ai suoi danni per afferrare questo disgustoso individuo per il collo. Si limita, quindi a stringere forte nella sua quell’indice accusatorio.
<< Credevo che Jean Picard fosse importante per lei. Forse, però, non abbiamo lo stesso concetto di ‘importanza nei confronti del prossimo’, dato che dinanzi ad una richiesta simile io mi sarei preoccupato. Il vostro mito locale, in fondo, è vecchio e malato >>.
<< Oddio! Non vorra mica dire che…? >> si intromette Mirco, senza concludere la frase.
Fox annuisce e anche il Sindaco sembra finalmente capire cosa sia successo. La sua espressione di sgomento, però, dura appena qualche istante. Batte, infatti, le mani l’una contro l’altra e un grande sorriso euforico gli compare sul volto.
<< E’ morto! >> esclama, trattenendo a stento l’entusiasmo, cosa che lo fa risultare ancora più ridicolo di Voldemort dinanzi alla notizia della morte di Harry Potter.
<< E’riuscito a porgli le domande che le avevo indicato in quel foglietto? L’ultima, soprattutto! >> chiede preoccupato afferrando Fox per le spalle.
Se lo scrolla di dosso disgustato e ancora una volta deve fare un vero sforzo per non afferrarlo per la gola e scaraventarlo oltre la ringhiera del belvedere.
<< La sua compagna è da sola in quella casa distrutta dal dolore per la morte dello zio e lei è capace solo di pensare alla sua eredita? >> esclama, felice di vederlo sbiancare all’idea che qualcuno sia a conoscenza della loro storia segreta. << Non crede sia arrivato il momento di proporci di andare da lei? >>.
<< Oh, sì, certamente. Venite, andiamo a prendere la mia auto >> dice ossequioso facendo loro strada.
<< Cristo, Valerio, ma che è successo? Picard si è sentito male durante l’intervista? >> gli chiede Mirco afferrandolo per il braccio.
<< No, quello sarebbe stato normale. Tragico ma normale >> risponde mentre sgomitano tra la moltitudine di persone che si è riversata nella piccola piazza.
<< Normale? Ma che vai dicendo? >> insiste il ragazzo afferrandolo di nuovo.
Si volta verso di lui, infastidito dalla sua mano gelida che tanto gli ricorda quella del vecchietto.
<< Ho intervistato il fantasma di Picard >> sussurra portandosi a un palmo dal suo naso. << Lo so che sembra pazzesco, ma per i dettagli dovrai attendere che si arrivi in quella casa >>.
Stranamente il ragazzo non chiede altre informazioni. L’assurdità che gli ha appena detto sembra averlo spaventato al punto da togliergli la parola. Preoccupato che possa avere un’altra crisi, Fox si volta spesso verso di lui mentre seguono il Sindaco lungo una delle stradine che si inerpica per il paese. Mirco tiene lo sguardo basso e sembra stia combattendo una violenta battaglia con se stesso.
<< Pensi sia davvero indispensabile la mia presenza >> gli chiede, uscendo dal suo silenzio. Fox non si sarebbe mai aspettata una tale uscita da una persona così curiosa. Si rende conto, però, che ha ragione. In quella casa c’è un cadavere, e cosa può esserci di più traumatico che ritrovarsi nella stessa stanza con un morto?
<< Sì, in effetti è meglio se resti qui. Non vorrei la cosa ti turbasse al punto da… >> lascia la frase in sospeso, sicuro che il ragazzo capisca a cosa si stia riferendo. Mirco, infatti, annuisce sebbene a malincuore.
Arrivano finalmente ad una grande casa in pietra simile a quella di Josephine, davanti alla quale il Sindaco dice loro di attenderlo mentre apre la basculante del garage.
<< Ti affido un compito importante >> dice Fox per tirarlo su di morale. << Ti invio questo file audio e queste foto. Corri da Josephine e scaricalo sul tuo laptop. Assicurati che il file audio si senta e usa le cuffie per farlo. Appena hai fatto tutto mandami un messaggio così che possa cancellare gli originali >>.
<< Perché tutto questo mistero? >> domanda il ragazzo confuso.
<< Ma sei serio? >> gli chiede incredulo. << Ti ho appena detto che ho intervistato un fantasma, Mirco, e tu mi chiedi perché sia così misterioso? >>.
<< Pensi che sospenderanno la sagra? >> sussurra il ragazzo, che sembra turbato più da questa eventualità  che da quanto gli ha appena ribadito.
<< Ma figurati! Non hai ancora inquadrato il nostro caro amico? >> dice indicando il Sindaco, che ha finalmente tirato l’auto fuori dal garage. << Quanto è successo porterà solo più pubblicità gratuita all’evento e se ci giochiamo bene questa storia, forse potremo guadagnare qualche lettore in più e salutare le retrovie! Renzi dovrà concedermi per forza di modificare la rubrica, questa volta! >> aggiunge, recitando la sua parte.
Mirco appare ancora più confuso. Continua a portare lo sguardo da lui allo smartphone sul quale ha appena ricevuto quanto gli ha inviato. Il Sindaco suona il clacson, invitandolo a salire a bordo .
<< Senti, non pensarci su più di tanto e fai quanto ti ho detto. Ti chiamerò appena saremo tornati >> gli dice, per poi raggiungere l’auto.
Quando partono il ragazzo è ancora lì, fermo con lo smartphone in mano. Alcune persone gli si avvicinano, sicuramente incuriosite dal veloce defilarsi del Sindaco in compagnia del suo collega. Mirco, però, scuote il capo. Non dice loro nulla. Potrebbe dare il via alla diffusione di questa assurda notizia e invece la tiene per sé.
 
***
 
Durante il primo anno di lavoro presso il settore investigativo della redazione di ‘El Mundo’, Fox si sorprendeva del fatto che i piani architettati da Gray Stone filassero lisci e senza intoppi, come se il suo capo fosse in grado di prevedere il futuro. Oggi, invece, dopo anni di esperienze sul campo si ritrova a sbuffare annoiato dalla prevedibilità del genere umano.
Il Sindaco, infatti, battendosi il petto come un personaggio della Bibbia, sta inconsapevolmente facendo sì che anche questo piano fili liscio e senza intoppi. Ha concesso solo qualche pacca sulla spalla alla sua amata sinceramente dispiaciuta della morte dello zio, per potersi catapultare subito nella piazza gremita e dare il triste annuncio.
Come da copione, la folla è rimasta senza parole quando ha raccontato loro della miracolosa intervista, fornendo a Fox su un piatto d’argento la possibilità di servire il colpo di scena rifiutandosi di far ascoltare loro le ultime parole del vecchio.
Questo secco ‘no’ e i successivi strategici ‘no comment’ riguardo al futuro erede dell’impero di Picard, hanno fatto inalberare il Sindaco e il suo seguito, che, come prevedibile, ha fatto partire la gogna medianica contro la famosa rivista e il suo inviato. Oltre a pubblicare post indignati su Facebook ha chiamato le TV locali che si sono presentate in meno di un’ora sul posto, incuriosite dall’insolito evento e all’ellettate dalla possibilità di attaccare un colosso editoriale come il loro.
Renzi, già avvisato da Fox circa quanto successo e soprattutto del piano che hanno deciso di cucire attorno a questa assurda intervista, ha sostenuto una lunghissima conversazione con un furioso primo cittadino. Nonostante gli abbia ricordato del contratto da lui firmato al momento in cui ha accettato la loro visita e dove è scritto molto chiaramente che tutto il materiale raccolto durante l’evento resta di esclusiva proprietà della rivista ‘Insieme a te!’, questi si è detto pronto a fare di tutto pur di ottenere ciò che spetta loro di diritto. Questa minaccia lo porterà a bussare alle porte di Mendez e questi sicuramente gli chiederà altri soldi per poter entrare in possesso del famigerato nastro. Se il Sindaco farà il suo dovere accettando l’offerta, potranno dirsi soddisfatti anche loro per aver ottenuto la prova incriminante che da tempo rincorrono.
“E vorrei poter essere lì quando quel bastardo ascolterà la registrazione e si renderà conto dello scherzo che Picard ha tirato a tutti quanti loro” pensa Fox, ridendo sotto i baffi, mentre assiste alla nuova comunicazione che il primo cittadino sta facendo alla folla, prima di dare inizio alla cena in piazza.
A quanto pare i funerali di Jean Picard si svolgeranno domenica, durante l’ultimo giorno di sagra. La camera ardente sarà allestita presso la sala riunioni del Comune, in modo che ognuno possa rendere omaggio all’uomo che ‘ha amato così tanto quesa cittadina, da tornare dalla morte per poter rilasciare l’intervista in cui narra la sua storia’.
<< Questa storia mi da la nausea >> sbuffa Mirco, storcendo poi il naso all’ennesima notifica che riceve sul cellulare .
<< Anche a me. Ci farà, però, guadagnare un po’ di notorietà. Come procedono le cose su Facebook? >> gli chiede, sbirciandogli il telefono.
<< Ho postato la notizia solo mezz’ora dopo il vostro ritorno e siamo già a più di duemila visualizzazioni >> .
<< Ottimo! >> esclama contento Fox, ben consapevole di come i suoi colleghi stiano ora col fiato sul collo alla loro preda.
<< Ottimo non lo è per nulla >> sbotta Mirco, guardandolo storto. << Tutto questo non c’entra un bel niente con la sagra >> specifica mulinando il suo cellulare sotto il naso di lui.
<< Di nuovo con questa storia? Se non hai voglia di occuparti dei social me la vedo io >>.
<< Non è per i social, Valerio! >> esclama il ragazzo, alterato. << L’avevo capito che non era il posto migliore nel quale fare esperienza, ma non pensavo saremmo scesi così in basso >>.
<< Credi davvero che dalle altre parti funzioni diversamente? >> gli chiede, vedendolo alzare gli occhi al cielo. Forse dopo questo ennesimo attacco ai suoi saldi principi etici il ragazzino deciderà davvero di tornare sui propri passi e liberarlo della sua presenza. << Senti, io ho questo tra le mani e con questo devo andare  avanti. Mi fa schifo questa storia, ma per evitare di soccombere ho bisogno di cavalcare l’onda. Se la cosa non ti sta bene… >> conclude facendo spallucce, lasciandogli intendere quale potrebbe essere l’unica soluzione possibile.
<< Credevo potessi insegnarmi davvero qualcosa >> sussurra Mirco affranto, chiudendogli lo stomaco. È molto in gamba questo ragazzino e gli dispiace tanto non solo trattarlo così, ma anche che possa conservare un ricordo così meschino di lui, anche se meglio sarebbe dire di Valerio Rossi.
<< Ti sto insegnando a sopravvivere >> ribatte lui, dandogli il colpo di grazia e Mirco annuisce sconsolato.
<< Senti, io sono stanco. Me ne vado a dormire >> dice, facendosi strada tra la folla in mezzo alla quale ben presto scompare.
Fox lo guarda andare via con la brutta sensazione di aver distrutto qualcosa di importante. Spesso si è chiesto quanto il suo lavoro lo potesse cambiare, facendo di lui una persona che non vorrebbe essere. Stasera pensa di aver ottenuto risposta alla sua domanda.

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Capitolo 16
*** Un segreto importante ***


15 Un segreto importante
 
<< Le persone sanno essere crudeli e doppiogiochiste e tu sei troppo ingenuo per rendertene conto >>.
Ha perso il conto delle tante volte in cui Alex gli ha ribadito questo concetto. Così tante da portarlo ora a ripeterlo da sé, nonostante lui non ci sia più. Non sopportava questo essere descritto come un ingenuo senza speranza e ancor di più non riesce a digerire il fatto di aver confermato la sua teoria.
Si era illuso del fatto che i colleghi in redazione avessero agito da bulli raccontandogli il peggio possibile sull’uomo che gli avrebbe fatto da tutor. Dal momento che ha attirato l’attenzione di una bella persona come Ylenia non poteva essere, poi, così male. Ovviamente si è sbagliato. Come deve essersi sbagliata anche lei ed è un bene che non ci sia nulla tra loro. Sempre meglio guardarsi bene dai disperati arrivisti e depressi.
Eppure, gli sarebbe piaciuto poter dire ai ‘rubricanti’ che si sono sbagliati e sfoggiare una complicità lavorativa invidiabile tra lui e ‘il giornalista delle sagre’. Invece, lo distrugge emotivamente scoprire che Alex lo avrebbe messo in guardia proprio come hanno fatto i colleghi. E’ una di quelle sconfitte che mettono dinanzi a quei limiti invalicabili con i quali non si può fare altro che convivere. A quanto pare, l’ingenuità e l’istantanea fiducia nel prossimo sono il suo limite. Questi, uniti alla disperata ricerca di una persona amica, lo portano costantemente a collezionare delusioni.
Sì, è arrabbiato con Valerio. Decisamente arrabbiato con lui, che solo il giorno prima sembrava così entusiasta della possibilità di insegnargli qualcosa sulle microespressioni facciali e che, poi, si è trasformato in un avvoltoio interessato esclusivamente al suo stomaco.
E’ anche, però, arrabbiato con Jean Picard. Quell’uomo non poteva scegliere momento migliore per morire. La cosa peggiore è che sa bene come questa morte avvenuta proprio oggi non sia per nulla una coincidenza.
Una folata di vento gelido lo avvolge, dandogli il benvenuto davanti al loro ingresso privato alla ex legnaia di Josephine. Sperava di poter avere ancora un po’ di tempo per rimettere insieme i cocci del suo malumore e, invece, eccolo qui il suo nuovo cliente, fermo e in piedi accanto all’armadio. Lo osserva con occhi carichi di risate che Mirco troverebbe persino simpatici se solo non fosse così ostile ad ogni cosa.
<< Sei giovane >> dice sorpreso il vecchio.
<< Questo passa il convento >> ribatte Mirco, facendo spallucce. << Ha agito in modo sconsiderato, se ne rende conto? >>. 
<< Sì, me ne rendo conto. Avevo, però, delle faccende in sospeso. Ho avvertito la tua presenza e ne ho approfittato >>.
<< Grazie tante >> sbuffa Mirco, chiudendosi la porta alle spalle. << Cosa vuole che faccia per lei? >>.
<< Non dovresti già esserne al corrente? >> gli chiede. Non sopporta quando si perdono in chiacchiere.
<< Al momento la compagnia ha dei problemi col personale di servizio >> risponde. Afferra il materasso e si prepara a faticare per tirarlo giù.
<< Non hai sentito neppure l’intervista che ho rilasciato al tuo collega? >> insiste, ancor più sorpreso nel vedergli scuotere la testa. << Ti sbagli su di lui >>.
Mirco si volta deciso a mettere in chiaro che non ha bisogno del suo parere. Si ammutolisce, però, dinanzi alla mano tesa del vecchio. Prende il foglietto che gli sta porgendo e, stupito, ritrova le domande che il Sindaco aveva consegnato a Valerio. 
<< Me lo ha lasciato affichè potessi aprire gli occhi a mia nipote sulle vere intenzioni dell’uomo di cui è innamorata. Non mi ha posto nessuna di queste domande. Non ne ha mai avuto l'intenzione >>.
Mirco sorride sinceramente felice. Dovrebbe frenare questo entusiasmo perché, in fondo, Valerio è ancora là fuori a cercare di tirare acqua la suo mulino, eppure quanto Jean Picard gli ha appena detto ha avuto l’effetto di un colpo di spugna che torna a far brillare una superficie sporcata dal fango. abbozza un sorriso e alza gli occhi a incontrare finalmente quelli del vecchietto.
<< Eri deluso. Posso capirti. Questo mondo è fin troppo pieno di maschere. Alcuni la indossano per scelta, altri perché ne sono obbligati dalle circostanze >> sottolinea strizzandogli l’occhio. << Forse non dovrei, dato che sono un umile spirito al tuo cospetto, ma ti consiglio di non limitarti alle apparenze. Il tuo collega custodisce segreti importanti. Molto importanti per te >> .
E’ dal giorno in cui ha avuto quel pessimo incontro in area ristoro che si chiede come possa essere stato possibile per Valerio riuscire a salvarlo dalla bruttissima situazione nella quale stava rischiando di restare impigliato. Ne ha parlato a lungo con Nikky e con lei si sono dati alle teorie più assurde. Ora, dinanzi alle parole cariche di mistero di questo spirito, Mirco non può fare a meno di pensare che questo segreto importante abbia a che fare proprio con quanto è accaduto in quella stanza. Sa che Jean Picard non gli dirà altro, glielo legge nel sorrisetto furbo che gli curva le labbra secche e rugose. È giusto così. ‘Ogni cosa a suo tempo’, come non mancava di dirgli sempre Alex.
<< Cosa posso fare per lei? >> gli chiede, quindi, gentilmente.
Resta stupito del piano articolato che questo spirito gli sta esponendo e si riserva di ascoltare seriamente l’intervista che ha rilasciato a Valerio e che non fa altro che citare. Un piano che gli conferma ancora una volta quanto il Sindaco e non poche altre persone di questo piccolo borgo siano davvero molto poco raccomandabili. Infatti, prima di congedarsi da lui, Jean Picard gli lascia il foglietto con le domande che non gli sono state poste chiedendogli di consegnarlo a sua nipote affinchè si renda conto di chi realmente sia l’uomo che dice di amarla.
Mirco sa che di tutte le cose che gli ha chiesto questa sarà la più complicata da attuare, dal momento che dovrà trovare il modo di farlo senza farsi vedere dal suo tutor. Non può fare a meno di sentirsi euforico con questo foglietto tra le mani. Aveva seriamente pensato di preparare lo zaino e trovare il modo di ritornare a Torino l’indomani mattina. Ora, invece, si chiede curioso come mai Valerio non abbia posto al vecchio le domande come gli aveva detto fosse suo compito fare. 
Di certo non ha cambiato idea a causa della sua reazione esagerata sull’etica professionale. Crede, però, che questa presa di posizione possa in qualche modo avere a che fare con il suo essere stato in grado di tirarlo fuori dai guai in area ristoro.
E’ possibile che anche Valerio se ne sia reso conto. In fondo, gli è bastato toccarlo per destarlo dal suo stato di trance e ad un occhio allenato come il suo non deve essere passato inosservato. Non può sapere, però, che il suo non è stato per nulla un semplice gesto, come può esserlo quello di afferrare il polso di una persona in difficoltà. E non sa neppure che si tratti di qualcosa che non può essere fatto a cuor leggero da un qualsiasi essere umano. L’energia che è solito sprigionare in simili situazioni, infatti, sarebbe capace di ucciderlo.
Solo una guida è in grado di tenerlo ancorato alla realtà e di resistere all’onda d’urto della sua energia impazzita, dal momento che è puro spirito. Cosa che Valerio non è e sul fatto che sia vivo può esserne certo. Un’intera redazione sparla di lui e una collega ne è persino innamorata.
Allora come diavolo è stato possibile?” si chiede rigirando il fogliettino tra le mani, infastidito dal non avere risposta a questa domanda.

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Capitolo 17
*** Il funerale ***


16 Il funerale
 
“Ma una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun giornale, come una freccia dall’arco scocca e vola veloce di bocca in bocca”, cantava il poeta[1]. Ciò che sta accadendo a Saint Boser, però, non è frutto solo del passa parola dei cittadini.
L’idea del Sindaco di convocare la rete tv locale per raccontare quanto di straordinario è capitato al loro beneamino ha portato la notizia a rimbalzare da un’emittente locale all’altra, fino a raggiungere quelle nazionali. Fox e Mirco, inoltre, hanno contribuito alla divulgazione postando aggiornamenti quasi ogni ora sulla pagina Facebook, che Sky Fall ha pompato un po’ in modo che divenisse ancora più popolare.
Quest’azione congiunta di reti televisive, radiofoniche e social media ha portato ad una concentrazione eccezionale di curiosi e giornalisti riversi in quell’incrocio di strade che è il borgo di Saint Boser. Da sabato, infatti, una fila ancor più lunga di curiosi si è creata davanti alla porticina del castello, divenuto per l’occasione camera ardente. Coloro che l’hanno composta si sono scambiati impressioni sulla veridicità dell’accaduto, hanno scattato selfie dinanzi alla bara del defunto e rilasciato interviste agli inviati di Rai e Mediaset.
La ‘sagra del jambon’ è passata del tutto in secondo piano, quest’anno. Nelle precedenti edizioni l’ultimo giorno di questa festa di paese era stato preso d’assalto per la grande grigliata pubblica accompagnata da canti e balli. Quest’anno, invece, lo è per il funerale di Jean Picard.
Nonostante il triste evento che sta per avere luogo, il Sindaco non ha perso tempo ad attirare su di sé l’attenzione dei media ai quali sta concedendo l’ennesima intervista. Quando, però, il suo sguardo incontra quello di Fox, giunto insieme a Mirco davanti alla chiesa, perde per un istante il filo del discorso.
Il piano di Gray Stone ha funzionato, dal momento che quest’uomo non ha perso tempo a rivolgersi a Mendez, che gli ha chiesto una somma di danaro considerevole per convincere il suo inviato a consegnargli ciò a cui tiene. Somma che, a quanto pare, il Sindaco non ritiene giusto spendere e per questo non perde occasione per stare col fiato sul collo di Fox allo scopo di convincerlo a consegnargli il file audio dell’intervista. Se all’inizio era tutto una moina e tante belle promesse, da quando ha capito che non avrebbe ottenuto nulla neppure da lui ha iniziato con la linea dura.
Fox sostiene il suo sguardo per un lungo istante. La sua vita sarebbe molto più semplice se acconsentisse alla richiesta, ma il ‘no comment’ che sta continuando a dare in risposta ai suoi colleghi, unito al perentorio ‘Non mi è possibile, mi dispiace’, che si ritrova a ripetere al Sindaco, stanno aiutando parecchio il proseguimento delle indagini.
Sperava che almeno in occasione dei funerali dello zio della sua compagna segreta il primo cittadino lo avrebbe lasciato in pace e, invece, ecco che se lo ritrova alle spalle proprio dopo aver porto le sue condoglianze alla donna.
<< Noto che non le piace essere al centro dell’attenzione, Rossi >> dice picchiettando col dito la visiera del cappellino che indossa dal momento in cui tv e giornalisti hanno invaso questo borgo.
<< Perché non la facciamo finita, allora, e mi consegna ciò che mi spetta di diritto? Avanti, non mi costringa a dover usare altri mezzi per entrarne in possesso. Sarebbe più comodo per entrambi risolverla tra di noi, non crede? >> insiste l’uomo.
<< E lei non mi costringa a dire ai miei colleghi che il Sindaco di questo ridente paese mi sta minacciando >> ribatte a tono, scrollandoselo di dosso. L’uomo gli scocca un’occhiataccia prima di buttarsi tra le braccia dei media ai quali non perde tempo di ribadire quanto si stiano comportando in modo scorretto lui e la loro rivista nei confronti della loro comunità.
<< Capo, quel tipo ha brutte intenzioni >> gli sussurra Mirco all’orecchio, mentre trovano un posticino non troppo in vista in fondo alla chiesa gremita.
<< Lo so, purtroppo >> concorda col ragazzo, portando una mano in tasca a stringere la chiavetta usb che lì custodisce. Proprio perché si aspettava un’uscita di questo tipo da un uomo simile, ha deciso di trasferire i file incriminati dal laptop a questa chiavetta che porta sempre con sé. Mirco lo ha giudicato esagerato ai limiti della paranoia. Ora, però, è possibile che abbia finalmente capito di che pasta sia davvero fatto il Sindaco di questo paese.
“E temo che tutto il casino che questa intervista sta scatenando non servirà a nulla” sospira, pensando a come sia difficile che quest’uomo decida di pagare Mendez per ottenere i file. Per l’ennesima volta, lui e i suoi colleghi resteranno lì a veder sfumare l’opportunità di ottenere una prova che possa essere utilizzabile ai danni dell'editore.
Renzi, gli ha già comunicato di come questi sia entusiasta dello strano imprevisto e della pubblicità gratuita che sta portando loro. Gli ha, infatti, ordinato di invitare i giornalisti in loco, ovvero lui e Neigo, a sfruttare il più possibile la situazione.
“Qui rischio di fare il suo gioco tentando di portare avanti il mio” sbuffa Fox, calcando ancora di più il berretto sulla testa.
A dirla tutta, se sta restando sul ‘No comment’ non è solo per la possibilità di segnare un punto a loro favore, ma perché non saprebbe come commentare. Non ha ancora ben chiaro cosa sia successo quella mattina su quella stradina dissestata e se potesse, anzi, non ci penserebbe due volte a levare le tende da lì. Soprattutto perché di assistere ad un funerale non ne ha per nulla voglia.
Non sopporta le funzioni religiose. Trova inquietante l’essere circondato da persone che ripetono a pappagallo le stesse insensate parole e che accettano di buon grado di sottomettersi a un’entità invisibile grazie alla quale dei loro simili, meno pecoroni e più furbi, si riempiono le tasche di soldi. Poco importa, ovviamente, che siano battesimi, comunioni o matrimoni: il suo fastidio è abbastanza democratico a riguardo. I funerali, però, sono quelli che più di ogni altra cosa detesta con tutto il cuore.
Osserva accigliato la grande bara di legno scuro posta davanti all’altare, sulla quale sono stati posati lo stemma di famiglia e il logo dell’azienda. Benchè si fosse preparato all’evento e si fosse ripromesso di non riaprire cassetti chiusi da tempo, gli torna in mente un altro funerale, celebrato in una chiesa meno gremita. Gli pare di vedere la bara di Picard farsi più piccola e colorarsi di bianco. Non era riuscito a restare fermo fino alla fine davanti a quella bara bianca. Aveva guardato a lungo Fabio e Stefania, i genitori di Marco, stretti in un triste abbraccio e senza dire una parola si era allontanato a passi grandi ed era corso via.
Ora freme allo stesso modo per poter uscire da lì alla svelta. Quando il parroco chiama in causa lui e Mirco, definendoli niente poco di meno che angeli inviati dal Signore per portare tra noi le ultime parole del nostro Jean’, Fox decide che ha sentito abbastanza ed esce dalla chiesa.
Prende una profonda boccata d’aria e raggiunge la panchina posta sul sagrato, sulla quale si siede. Non gli dispiacerebbe avere la possibilità di fumare una sigaretta. Forse anche due.
Passa la mano sul viso ispido della barba che ha deciso di lasciar crescere, seguendo il consiglio di Mistica. Ha trascorso una mezzora buona a seguire il tutorial che gli ha inviato per capire come scurirla fin da subito con i prodotti che lei gli ha fornito prima che partisse, gli stessi che usa per mantenere scuri i capelli. Quelli, però, non crescono con la stessa velocità della barba, che lo tiene costantemente in ansia all’idea che l’occhio curioso di Mirco o l’obiettivo dei fotografi possano rendersi conto della presenza di zone rosse sul suo viso. Calca ancora di più il berretto sulla testa, infastidito dalle occhiate che un gruppetto di ragazze gli sta lanciando.
<< Ti pare corretto andartene e lasciarmi lì da solo? >>.
Mirco lo osserva accigliato, le esili braccia incrociate al petto sotto la reflex.
<< Credevo ti piacesse essere un angelo inviato dal signore >> risponde, facendo spallucce. Il ragazzino ride irrispettoso, sedendosi accanto a lui sulla panchina.
<< Io, invece, credo che il Sindaco abbia ragione: non ti piace per nulla la notorietà >> ribatte lui, salutando con la mano due ragazze che stanno scattando loro una foto. << Da quando sei tornato dalla spedizione a casa Picard non fai che portare questo berretto. Tieni la visiera talmente bassa e gli occhiali scuri sul naso che mi chiedo come tu faccia a non cadere lungo e disteso ad ogni passo >>.
<< Ci sono troppi colleghi curiosi in giro e io ci tengo alla mia privacy >>.
<< Già, già. Peccato che così ti rendi ancora più interessante ai loro occhi, Rio >>.
<< Rio? >> domanda lui, lasciando scivolare appena gli occhiali sul naso per guardarlo negli occhi.
<< Oh, dai! ‘Valerio’ è troppo lungo e ‘Vale’ non mi piace >>.
<< In teoria dovrei essere io a stabilire quale abbreviazione sia meglio per me, Mic >> ribatte lui, buttando lì quel nomignolo che sembra piacere al ragazzo.
Lo ha visto così abbattuto la sera in cui tutto questo ha avuto inizio, che ha davvero pensato di essere riuscito a convincerlo a tornare a Torino. Invece la mattina dopo era ancora lì, più entusiasta che mai. Via il muso lungo che gli teneva da quando aveva ricevuto le domande dal Sindaco; via tutte le storie riguardo a princìpi etici e comportamenti nauseanti dei villici locali. E’ tornato a fare l’amicone, come se nulla fosse successo e ha iniziato a divertirsi parecchio ad aggiornare costantemente la pagina Facebook della rubrica.
Ora che ci pensa, Mirco, curioso com’è, è l’unico a non avergli chiesto cosa sia davvero successo con Picard. Eppure, da come ne parlotta con le persone che li fermano sembra informato come fosse stato anche lui lassù col fantasma di quell’uomo.
<< Oh, guarda! >> esclama il ragazzo, interrompendo i suoi pensieri. Gli piazza il cellulare sotto il naso e Fox rivede loro due seduti sulla panchina. Quelle ragazze hanno postato la foto che hanno appena fatto loro sulla pagina della rubrica.
<< ‘Non credevo a questa storia. Poi ho scoperto che a fare l’intervista è stato il sosia di Erik Draven e mi sono ricreduta. Ora mi resta una domanda: dov’è il corvo? Che faccio, glielo chiedo?’. Chi è Erik Draven? >> chiede Mirco, dopo aver letto il commento che accompagna la foto.
<< Il protagonista de ‘Il corvo’, il film del ’94 con Brandon Lee >>.
<< Oh, quello dove l’attore è stato ucciso durante le riprese e poi ricostruito al computer? >> chiede, cercando informazioni su Google. << Mmm, non lo so. Sì, forse lo ricordi un po’, ma da lontano >> dice, portando lo sguardo da una foto del protagonista del film a lui.
<< E meno male. Non è propriamente una storia allegra >>.
<< Nemmeno quanto accaduto all’attore lo è, in effetti. Senti questa! Un’altra utente ha risposto ‘Ma che dici? L’intervista è stata fatta dal sosia moro di Jon Bon Jovi!’. Capo, stai suscitando l’interesse del pubblico femminile >> dice malizioso dandogli di gomito, mentre scrive un messaggio in risposta.
Fox sbircia curioso e ridacchia nel leggere: ‘Concordo con te! Decisamente più somigliante con Bon Jovi. Lui, almeno, non scatena le ire del pazzo leader di una gang di assassini che si è inventato la focosa ‘notte del diavolo’. Valerio, invece, si limita a scatenare quelle del Sindaco della città che ospita la sagra del Jambon’.
<< Questo offre il convento, mio caro assistente >> ribatte e la loro risata corale viene interrotta da una baraonda di voci che giunge dalla chiesa alle loro spalle.
Stupiti, assistono alla veloce fuga del Sindaco, rincorso da Michelle, la nipote di Picard, e alcuni giornalisti che non vogliono per nessun motivo perdersi la scena. La donna grida furiosa in dialetto e sembra proprio che siano parole ben poco gentili quelle che sta dedicando al suo segreto amante. Senza farsi troppi problemi, toglie una delle scarpe nere col tacco e gliela lancia contro colpendolo alla spalla, continuando, poi, a inseguirlo, pronta a lanciargli anche l’altra.
<< Ma cosa è successo? >> domanda Fox, avvicinandosi a un loro collega con Mirco a seguito.
<< Pare che la nipote di Picard abbia trovato un foglietto nel libretto dei canti. Ha iniziato a gridare contro il Sindaco accusandolo di essersi preso gioco di lei solo per arrivare all’eredità dello zio >>.
<< Un foglietto? >> chiede Fox, colpito da un sospetto.
<< Sì, eccolo. Sono riuscito a immortalarlo >> dice uno dei fotografi, mostrandogli lo scatto di un primo piano di Michelle di spalle con il foglio stretto in pugno. Fox gli chiede di ingrandire l’immagine e scorge l’elenco di domande.
<< Cristo. Non è possibile! >> esclama, catturando l’attenzione dei colleghi che lo circondano voraci.
Gli occhi curiosi, i microfoni puntati contro e i continui flash delle macchine fotografiche sottolineano come abbia parlato nuovamente troppo. Questa volta, però, questo piccolo incidente può tornargli utile. In fondo, è da giorni che quell’uomo getta fango su di lui e non ci vede nulla di male nel rendergliene un po’.
Così, Fox si concede finalmente alle domande dei colleghi, spiegando loro che il foglietto che ha scatenato le ire di Michelle gli era stato dato dal Sindaco. Non ha idea di come abbia fatto a finire tra le mani della donna, dal momento che lui lo aveva consegnato a Jean Picard, ma sa che se ha dato in escandescenze è soprattutto per l’ultima delle domande che il primo cittadino gli aveva chiesto di porre allo zio,quella relativa alla sua eredità. Quando, però, gli chiedono quale sia stata la risposta di Picard, Fox si barrica nuovamente dietro a un ‘no comment’.
Non è facile, ora che ha dato loro questo zuccherino, convincerli ad accettare il suo silenzio ed a scappare dal loro abbraccio insistente. Per fortuna l’uscita del feretro dalla chiesa distoglie la loro attenzione e Fox ne approfitta per mimetizzarsi tra lo stuolo di persone che lo accompagna al cimitero.
<< Ricordami di non farti mai un torto, capo. Le tue vendette sono terribili! >> gli dice Mirco che nonostante il casino è riuscito a stargli dietro.
<< Ho solo fatto il suo gioco >> ribatte lui trascinandolo verso l’inizio del corteo funebre.
<< Vuoi dirmi che se avessi voluto vendicarti avresti fatto di peggio? >>.
<< Credimi, non vuoi saperlo! >> gli dice varcando con lui a seguito il muro del cimitero, per poi correre a nascondersi dietro agli alberi del piccolo sentiero che conduce alle cappelle di famiglia tra le quali c’è anche quella dei Picard.
Affannato dalla veloce camminata Fox osserva la folla dal loro punto strategico, attendendo che le delegazioni di giornalisti facciano il loro ingresso.
<< E perché non voglio saperlo? >> gli sta chiedendo Mirco, rimasto fermo a quello stupido scambio di battute.
Si volta irritato verso di lui, ma è una sincera paura quella che gli scorge sul viso. La cosa lo stupisce parecchio. Non ha tempo, però, per indagare oltre. I loro colleghi sono già lontani ed e arrivato per loro il momento di uscire dal cimitero e tornare a casa di Josephine.
<< Direi che per questa sagra può bastare! Recuperiamo le nostre cose e leviamo le tende >> esclama mentre con passo svelto raggiungono la via principale.
<< Così? Senza un congedo ufficiale? >> domanda Mirco stupito, faticando a stargli dietro.
<< Credo che il Sindaco sia troppo impegnato a scampare alle ire di Michelle e, come hai potuto vedere, non gli sono per nulla simpatico. Non se la prenderà a male se non ci stringeremo le mani augurandoci ogni bene. Non mi dirai che attendevi con ansia la grigliata e i balli folcloristici? >> gli chiede voltandosi verso di lui.
<< Non lo so. Mi verrebbe da dire che siamo qui per questo, ma, in fondo, questa sagra è da un pezzo che non interessa più a nessuno >> ribatte sconsolato.
Fox non riesce a credere che Mirco sia davvero interessato a un evento stupido come questo, ma non ha il fiato per dirglielo. Ora è solo felice di vedere la casetta di Josephine farsi sempre più vicina, come la possibilità di abbandonare questa cittadina.
Non trovare la loro gentile padrona di casa seduta davanti alla porta, con lo sguardo spento e triste perso dinanzi a lei e un rosario in mano, cattura la sua attenzione. Dal giorno della morte di Picard è così che Josephine ha trascorso le sue giornate e questa mattina ha ribadito loro che sarebbe rimasta lì a pregare in memoria di quell’uomo per loro così importante. È possibile che abbia cambiato idea e si sia spostata in casa, disturbata da tutta l’agitazione che anima il paese in un giorno che dovrebbe essere di lutto cittadino. Una serie di impronte di fango lasciate da scarpe grandi sui tre gradini che conducono all’ingresso, però, porta Fox a temere che l’agitazione legata al funerale non c’entri nulla con l’assenza della nonnina.
Fa cenno a Mirco di passare dal loro ingresso personale e come sempre litiga un po’ con la serratura. Quando riesce ad aprirla, però, non entra nella stanza.
<< Ehi, che ti prende? >> gli chiede il ragazzo.
<< Qualcuno è stato qui >> dice, indicando il pavimento sul quale sono presenti le stesse impronte che ha visto sui tre gradini dell’ingresso. Può vedere come si è mosso l’intruso semplicemente leggendole. Un tipo tutto sommato discreto, dato che da una prima occhiata sembra essere tutto in ordine, eccezion fatta per la porta della stanza lasciata aperta.
“Interessante” pensa Fox, carezzando il mento ispido. Si avvicina all’armadio e lo apre, trovando quello che già si aspettava. Fa cenno a Mirco di avvicinarsi e usa la Reflex che ha al collo per fare una foto ad un pezzo di carta trasparente che si trova ai piedi del suo zaino.
<< Vuoi spiegarmi cosa…? >>.
Lo zittisce posandogli un dito sulle labbra e lo invita a seguirlo, mantenendo il silenzio. Non è del tutto certo che chi sia entrato nella loro stanza non si trovi ancora in casa. Si ferma all’ingresso della cucina e dalle impronte sul pavimento capisce che i visitatori sono andati via.
<< Regola di sopravvivenza numero tre >> dice al suo assistente, sventolandogli il pezzo di carta trasparente sotto il naso. << Quando sei in possesso di roba che scotta non lasciare i tuoi bagagli incustoditi senza prima applicare qualche trappola >>.
Mirco lo osserva interdetto, del tutto sicuro che si sia bevuto il cervello.
<< Da quando quell’idiota non fa altro che chiedere della registrazione e delle foto ho pensato di prendere le dovute precauzioni e lasciare questo tipo di discrete trappole tra le mie cose riposte nell’armadio. Come vedi, ancora una volta il nostro Sindaco ha confermato l’idea che ho di lui >> dice consegnandogli il pezzo di carta.
<< Geniale >> sussurra il ragazzo, tenendo tra le mani l’invisibile e artigianale allarme come fosse una reliquia. << Pensi abbiano fatto del male a Josephine? >>.
<< Non lo so. Non escludo che abbia capito l’intento dei visitatori e si sia in qualche modo ribellata loro >>.
<< Perché parli al plurale? >>.
<< Perché più d’una persona è entrata da quella porta. Guarda >> dice, indicando il pavimento. << Josephine è una maniaca della pulizia e non permetterebbe mai che si entri in casa sua con le scarpe sporche >>.
<< Già, già >> ne conviene Mirco, guardando le due serie distinte di impronte polverose sul pavimento in coccio.
<< Le impronte partono dalla porta d’ingresso. Sono arrivati insieme fin qui al tavolo, poi uno di loro si è allontanato per andare verso camera nostra >>.
<< Pensi siano ancora qui? >>.
<< No, sono andati via di corsa >> dice, indicando le due serie di impronte dirette verso la porta d’ingresso. << E’ possibile che siano arrivati qui subito dopo che noi siamo usciti per andare al funerale >>.
<< Hanno agito quando è rimasta sola, bastardi >> dice il ragazzo, muovendosi deciso verso la stanza della donna.
<< Vedo che hai capito finalmente che non abbiamo a che fare con dei puri di cuore, Neigo >> conviene Fox, seguendolo.
Un calore improvviso gli invade il petto e per un istante teme che quell’ondata di fuoco che lo aveva bruciato da dentro in area ristoro sia tornata a fargli visita. Porta spaventato la mano al torace e scopre che il calore proviene dal diaspro.
Ma che ti prende?” gli chiede allontanando la piccola pietra da sé.
Un suono familiare, però, cattura la sua attenzione.
<< Lo senti? >> chiede a Mirco, che come lui aguzza l’udito.
Una voce maschile proviene dalla stanza della nonnina, la cui porta è chiusa. Fox si avvicina e vi poggia contro l’orecchio, restando in ascolto.
<< Non è possibile! Sta ascoltando la registrazione! >> esclama. Mette la mano in tasca e trova la chiavetta ancora al suo posto.
Incredulo, alza lo sguardo a incontrare quello del suo assistente, che, però, non sembra spaventato, né stupito. Si fa avanti, anzi, ed apre piano la porta dietro la quale scorgono Josephine inginocchiata ai piedi del letto. La luce azzurrognola dello schermo del laptop che ha sul letto fa brillare le lacrime che creano percorsi tortuosi tra le rughe del suo viso.
La donna, pallida e sconvolta, si volta verso di loro e borbotta in francese qualcosa che Fox, però, non comprende. Mirco, invece, si inginocchia svelto al suo fianco e parlotta con lei che subito si scioglie in un pianto a dirotto, lasciandosi abbracciare in cerca di conforto.
Fox è talmente shoccato da restare fermo in piedi ad osservare sbigottito il suo assistente cullare piano la nonnina e questa borbottare frasi rese incomprensibili dal pianto. Sul pavimento della stanza sono sparse a casaccio tante lettere e fotografie ingiallite dal tempo, che sembrano essere state tirate fuori da un porta gioie grande quanto una scatola da scarpe.
Forzandosi ad uscire da questo stato di congelamento, Fox ne prende una tra le mani, inginocchiandosi a sua volta sul pavimento. Sono lettere d’amore che scopre essere state scritte da un Jean nel fiore degli anni ad una Josephine molto diversa da quella di oggi, come è possibile notare da una delle foto che la ritraggono nel 1940, quando aveva sui vent’anni.
Lettera dopo lettera, nel sottofondo creato dai singhiozzi di Josephine e dalle parole di Jean, scopre nei dettagli il segreto della loro passione clandestina. Lei troppo povera per lui divenuto ricco. Famiglie che si oppongono al matrimonio. Progetti di fuga impediti dal sopraggiungere della guerra. Anni di separazione in cui Josephine trova un altro compagno e mette su famiglia. Lo struggente ricongiungimento e, infine, la nascita del figlio, che non sa nulla della tresca della madre con l’imprenditore, così come nulla ne sapeva colui che credeva esserne il padre, ormai morto da molto tempo.
<< Vorrei proprio sapere cosa sta succedendo qui >> sussurra Fox incredulo.
<< Jean voleva che ascoltasse le sue ultime parole >> spiega Mirco, stringendo ancora la vecchina tra le braccia. << E le ha portato anche un’altra cosa >> aggiunge, indicando il letto sul quale giacciono una lettera che reca il timbro postale con la data odierna e una serie di fogli di carta intestata a nome di un notaio locale. Fox li prende avvicinandosi con cautela al letto, quasi temesse di sentire la mano fredda del morto ghermire la propria.
<< Il testamento >> sussurra incredulo, sfogliando le pagine autenticate delle ultime volontà dell’ex imprenditore, che ha lasciato tutto il suo patrimonio, inclusa l’azienda di famiglia, al suo unico figlio.
<< Non gli è mai piaciuto lasciare le cose a metà >> dice Mirco, aiutando la nonnina a rialzarsi.
Mille spilli percorrono il corpo di Fox nel sentirgli pronunciare la stessa frase detta da Picard.
“Lui sa” pensa, consapevole, però, di quanto sia impossibile. Da dove può aver preso tutte quelle informazioni? Sebbene lui fosse preso dalla lettura delle lettere, non gli è sembrato che tra le lacrime la vecchina abbia parlato molto.
<< Merçi, merçi tan que eide po oblidzà-lo a gavese e a queté-no! >> dice questa, abbracciando ancora una volta Mirco. << Merçi co a te![2] >> continua, rivolgendosi a Fox, che scorge nel sorriso della donna un accenno della sua antica bellezza.
Confuso per la nuova situazione insolita nella quale si ritrova impelagato, cerca un appiglio alla realtà per non dare del tutto di matto e chiede alla vecchietta chi sia entrato nella loro stanza.
Lei accigliandosi racconta della visita di due dei ragazzi della Pro Loco poco dopo che loro erano usciti di casa. Questi l’avevano distolta dalla lettura delle lettere, suo personale modo di salutare l’amato ormai defunto. Si erano detti preoccupati, dal momento che avevano sentito di come avesse reagito alla morte di Jean Picard, ma lei ha subito sospettato avessero altri fini. Da anni vive da sola, con i figli ad Aosta a portare avanti le loro vite, e mai nessuno è venuto a chiederle come stesse. Hanno solo saputo spettegolare quando il più giovane ha deciso di tornare da lei dopo il divorzio e dirsi indignati nel vederlo partire per le vacanze con ‘chissà quale donna’.
E’ rimasta guardinga, quindi, e quando ha capito che uno di loro stava cercando di distrarla per permettere all’altro di intrufolarsi nella loro stanza, li ha buttati fuori minacciandoli con una scopa. Non le era sembrato però che avessero toccato nulla. Solo quando era uscita dalla ex legnaia ha sentito la voce di Jean chiamarla. Ha creduto di essere impazzita, poi, però, è entrata nella sua camera e l’ha visto seduto sul letto con le lettere antiche tra le mani.
La donna chiude gli occhi e porta una mano al petto perdendosi per un momento nel ricordo dell’ultimo, eccezionale incontro con il suo caro amato. Dinanzi alla sua espressione beata Fox sente l’aria mancare. Si precipita fuori dalla stanza e incespica sui suoi stessi piedi, rischiando di cadere lungo e disteso sul pavimento in coccio della cucina. Afferra il tavolo con entrambe le mani e lì resta a respirare profondamente nel disperato tentativo di recuperare il controllo di sè.
<< Tutto bene, Rio? >> gli chiede Mirco. Si volta appena verso di lui e ritrova solo imbarazzo sul suo volto. Non è per nulla stupito da quanto accaduto. Neanche minimamente spaventato.
Non ha senso” pensa, sicuro del fatto che una reazione come quella che sta accusando lui sia del tutto legittima a fronte di una simile situazione. Mirco, invece, è lì, in piedi e nel pieno controllo di sé, come se fosse avvezzo a fare da spalla a nonnine emozionate dall’apparizione dello spirito del caro estinto.
<< Come facevi a saperlo? >>.
<< Sapere cosa? >>.
<< Che a Jean Picard non piacesse lasciare le cose a metà >>.
<< Io non lo sapevo >>.
<< Allora perché lo hai detto? >> lo fronteggia portandosi a un palmo dal suo naso.
<< Io… io non lo so. Dico davvero >> insiste il ragazzo, ma è palese come gli stia mentendo e la cosa ancora più folle è che Fox non riesce a spiegarsi perché lo stia facendo.
Lo afferra, affondando con forza le dita nelle sue gracili spalle.
<< Quella donna ha appena detto che il fantasma del suo amante le ha portato dei documenti, Mirco, te ne rendi conto? >> esclama fuori di sé. Il ragazzo annuisce, spaventato dalla sua reazione.
<< Lo hai visto anche tu, vero? >> continua stringendolo ancora di più.
<< Sì, sì, l’ho visto. Ho visto tutto ed è… pazzesco! >> borbotta, ma non c’è traccia di stupore sul suo volto. Solo la paura che prova nei suoi confronti. Lo lascia andare, allora, allontanandosi da lui di qualche passo.
<< Sì, hai ragione. E’ pazzesco >> ne conviene, passando le mani tra i capelli. << Io… voglio andare via da qui. Devo andare via da qui! >>.
Con passi incerti raggiunge la porta d’ingresso, ignorando i continui richiami di Mirco. Si rende conto di stare correndo solo quando scorge la piazza al fondo della via. Un muro di persone gli blocca la strada e lui, senza fiato, lo guarda spaventato sentendosi in trappola. La sua auto è al di là della piazza, oltre tutta questa gente e l’idea di attraversarla gli fa tremare ancora di più le gambe.
 
<< Io sarò sempre con te >>.
 
Le parole di Marco gli esplodono nelle orecchie sulle quali preme spaventato le mani. Il viso ceruleo. Gli occhi che lentamente si velano. Il corpo che diviene rigido, freddo, privo di vita. È tutto qui. Tutto di nuovo dentro di lui, attorno a lui, pesante come un macigno.
<< No! >> grida gettandosi tra la folla pronto a farsi strada a gomitate.
Non ha mai creduto a nulla che non fosse visibile, tangibile e investigabile. I morti, dal suo punto di vista, sono morti, punto e basta. Non diventano fantasmi, non diventano angeli, né tanto meno si reincarnano. Quel che resta dell’uomo quando la vita giunge al termine non è altro che un mucchio d’ossa, qualche fotografia, alcuni filmini familiari e tanti ricordi. Se proprio l’essere umano deve in qualche modo sopravvivere alla morte lo fa attraverso i ricordi che lascia di sé a chi rimane. Questa è l’unica religione che si è costruito e ne è sempre stato convinto, fino ad oggi.
Adesso, infatti, lo strano caso dell’intervista al vecchio Jean Picard sta dando voce ad un gran numero di domande, che stanno facendo nascere grandi dubbi. Se gli spiriti esistono, se i morti non si limitano ad essere solo dei mucchi d’ossa chiusi in casse di legno, allora forse anche Marco vaga ancora da qualche parte su questa terra. E se così fosse, allora perché non si è mai fatto vedere? Perché un vecchio sconosciuto, forte del desiderio di raccontare del suo amore segreto, si è materializzato davanti a lui, e suo fratello, invece, lo ha del tutto ignorato?
<< Avevi detto che ci saresti stato sempre! >> grida scosso da brividi violenti mentre continua a scansare con forza questa massa di idioti in festa.
Sbuca dalla parte opposta della piazza e corre disperato giù per la strada costeggiata da auto parcheggiate alla buona. I muscoli delle gambe bruciano e la milza lancia stilettate di dolore quando finalmente raggiunge la sua Clio. Con mani tremanti recupera le chiavi dal marsupio e si lascia cadere sul sedile. Deve aiutarsi con l’altra mano per riuscire a centrare la serratura, ma quando mette in moto l’auto questa non parte. Il motore gracchia afono e per quanto giri la chiave, per quanto pesti sulla frizione e per quanto imprechi non c’è verso di metterla in moto.
<< Maledizione! >> esclama battendo le mani sul volante, sentendosi in trappola.
Le gambe tremano convulse, sottoposte ad uno stress al quale non sono abituate al di fuori dell’acqua. Cerca di tenerle ferme afferrando le ginocchia ma è un tentativo del tutto inutile. Impotente, esplode nel pianto. Singhiozzi profondi che gli tolgono quel poco fiato che gli è rimasto.
<< Perché non ti sei mai fatto vedere? >> grida e mettere a parole quella che è stata la prima domanda che si è posto da che ha compreso di aver davvero intervistato un fantasma rinforza il suo pianto disperato.
<< Sei davvero sicuro che non sia mai accaduto? >>.
Fox raddrizza la schiena e si guarda attorno spaventato. Questa volta gli è sembrato che il bambino alieno gliel’avesse sussurrata all’orecchio quella frase senza senso.
<< Certo che sì! Lo saprei se lo avessi visto! >> risponde in tono di sfida.
<< Ti ostini a guardare con gli occhi. Non lo hai mai ‘sentito’? Non ti è mai sembrato di avvertirne la presenza al tuo fianco? >>.
Fox resta interdetto a quelle parole che non riesce a capire. Il fatto che il moccioso stia mettendo in dubbio ciò che dice lo innervosisce parecchio. Poi, come un fulmine a ciel sereno un terribile ricordo gli torna alla mente.
Ha solo dei vaghi flash della notte in cui ha rischiato seriamente di morire. La paura, il trauma cranico, il dolore e l’ingente perdita di sangue hanno contribuito a frammentare il ricordo rendendolo nebuloso, onirico. Gli era già capitato in passato di recuperare particolari nuovi di quanto fosse successo. Ora, aggrappato al volante della sua auto, ricorda di aver avuto la netta sensazione che qualcuno gli tenesse la mano e gli accarezzasse i capelli. Gli faceva coraggio sussurrando parole che non ricorda. Benchè nel torpore causato dal trauma continuasse ad avere paura che quel pazzo furioso dello Chef decidesse di tornare là dove lo aveva lasciato per infierire ancora su di lui, sentiva che chi lo stava incoraggiando gli era amico.
 
<< Sta tranquillo. Papà arriverà presto e ti porterà in salvo! >>.
 
Mille spilli gli trafiggono il corpo. Come ha potuto dimenticare? Come ha potuto cancellare il ricordo delle parole di Marco, che ora gli rimbombano nella testa come se le avesse appena pronunciate?
<< Sei ancora convinto che lui ti abbia abbandonato? >> gli chiede ora il bambino con voce carezzevole.
<< Mi dispiace. Ho dimenticato. Come ho potuto? >> sussurra Fox, appoggiato allo schienale del sedile.
<< Voi vivi siete soliti dimenticare. Non fartene una colpa. È la vita che va avanti >>.
La vita che va avanti. Si chiede se sia davvero così. Se la sua vita sia andata davvero avanti o se sia finita con lui quel pomeriggio e a proseguire sia stata solo la sua ombra. Non ha più provato nulla da allora. Nessuna emozione, nessuna sensazione fisica, come se avesse viaggiato a risparmio energetico. Il minimo indispensabile per restare in piedi.
Il tempo non guarisce per nulla le ferite. Non questo tipo di ferite, almeno. La morte di Marco gli ha lasciato una voragine enorme nel petto. Un buco nel quale scivola e si perde ogni cosa. Le emozioni, i traguardi, le vittorie che ha riportato in questi quindici anni sono sempre stati frenati dal ricordo della sua assenza. Dalla domanda che lo ha sempre tormentato tra tutte: ‘Chissà come sarebbe se tu fossi qui con me oggi?’.
Non ha mai cercato di darsi una risposta. La domanda stessa basta a spegnere ogni cosa e vorrebbe lo facesse anche adesso. Purtroppo, però, ora sembra che di colpo tutto si sia acceso. Le emozioni, le sensazioni fisiche, i ricordi, sono tutti qui, a scuoterlo da dentro e a togliergli il fiato con singhiozzi e naso intasato.
<< Dov’è... lui dov’è ora? >> chiede in un sussurro.
<< E’ rimasto al tuo fianco >>.
 
<< Io sarò sempre con te >>.
 
Le parole di Marco esplodono nella sua testa con così tanta forza da fargli male. Preme forte i palmi sulle tempie proprio come era solito fare lui nel bel mezzo di una conversazione come di qualunque altra cosa stesse facendo. Marco si fermava e prendeva la testa tra le mani.
<< Per tenere fermi i bulloni >> diceva ridacchiando quando poi riemergeva da quegli istanti in cui strizzava forte le palpebre trattenendo il respiro. Gli aveva rivelato, poi, che avvertiva delle fitte dolorose alle tempie che a volte si rivelavano essere le avvisaglie di una crisi. Lui, allora, si era inventato questo escamotage che aveva notato funzionare. Fox non ha mai saputo se quella messa in scena avesse un fondamento scientifico o meno, ma è stata la cosa che fin da subito ha attirato la sua attenzione sul bambino col caschetto paracolpi che si era trovato come compagno di banco dal primo giorno delle elementari.
La loro amicizia era nata grazie alle croci che entrambi portavano sulle spalle, fatte di crisi epilettiche continue per Marco e di continue violenze fisiche e psicologiche per lui da parte di un uomo che la natura e la legge dicevano essere suo padre. Croci che tra le mura della scuola si fondevano in quella del bullismo che entrambi subivano dai compagni di classe e purtroppo anche dalle insegnanti.
Hanno trascorso una decina d’anni nel loro mondo fatto di giochi, fantasie di normalità e condivisione di situazioni che avrebbero reso chiunque pazzo. Dieci anni nei quali sono stati fratelli. Fox ha sempre pensato fosse una crudele ironia da parte della vita stessa, quella che lo ha portato ad essere legalmente adottato da Fabio un anno e mezzo dopo la morte di Marco. Come se gli eventi si fossero coalizzati per impedire loro di poter dire di essere davvero fratelli.
Sarebbe poi stato così importante?” si chiede Fox, ponendosi la stessa domanda che gli farebbe Marco se fosse lì con lui in questo momento.
A quanto pare, però, lui è davvero al mio fianco” pensa aprendo gli occhi. Ha timore di alzare la testa, come se si aspettasse di vedere un altro fantasma e trasale al veloce bussare contro il vetro del lato passeggero. Scorge Mirco chino a sbirciare dentro l’abitacolo.
<< Posso entrare? >> gli chiede e per quanto vorrebbe gridargli di lasciarlo solo, annuisce.
Il ragazzo, però, apro lo sportello posteriore e con un grande sforzo getta i loro zaini e le borse dei laptop sul sedile.
<< Ho preparato in fretta i nostri zaini e salutato Josephine anche da parte tua >> lo informa, per poi chiudere lo sportello. << Ho trovato un’ostello a meno di un’ora da qui, sulla strada che abbiamo deciso di prendere per raggiungere Lumi. L’ho già chiamato e ho prenotato una stanza doppia >> continua, prendendo posto al suo fianco.
<< Sei stato… efficiente >>.
<< E’ quel che ci si aspetta da un assistente >> ribatte lui facendo spallucce. << Senti, è vero che non ho la patente ma so guidare. Lo faccio dall’età di dodici anni, quindi se vuoi mi metto io alla guida. Anzi, credo sia davvero il caso che lo faccia >> dice, scoccando un’occhiata alle sue gambe, scosse ancora da brividi violenti.
<< Non saprei. E se ci fermassero? >>.
<< Gli facciamo un autografo. Siamo diventati parecchio famosi, capo >> dice mostrandogli la loro pagina Facebook, sulla quale i followers stanno postando i link delle notizie sulla loro strana intervista pubblicate da testate ufficiali e non.
<< Ok >> annuisce, perso nella contemplazione dello schermo del cellulare che Mirco gli ha messo tra le mani. Sky Fall sta facendo un ottimo lavoro con questi tre profili fake creati al solo scopo di far crescere la pagina grazie a simili condivisioni.
<< Bene. Scivola da questa parte, allora >>.
Scende dall’auto e ne percorre il perimetro fino alla portiera del lato guida, che apre. Fox ci mette un po’ a capire cosa deve fare e molto di più a farlo. Mirco attende paziente che si allacci la cintura prima di sedersi alla guida. Con scrupolosità regola il sedile, aggiusta lo specchietto e porta la mano alla chiave.
Fox si ricorda che l’auto è ingolfata proprio nel momento in cui la gira. Il rombo del motore, però, lo zittisce.
<< Tieni, bevi qualche sorso d’acqua >> gli dice Mirco, piazzandogli una bottiglia tra le mani.
Meccanicamente segue il suo consiglio, trovando ristoro nell’acqua fresca che gli invade la gola e il torace.
<< Portami via da qui >> gli dice e il ragazzo annuisce. Con poche manovre esce dal parcheggio e si immette sulla strada.
Solo quando si lasciano alle spalle il cartello che li informa di essere ufficialmente fuori da Saint Boser Fox si concede un profondo respiro.
<< Come fai ad essere così calmo dopo quello che è successo? >> chiede finalmente al suo assistente.
<< Non lo so. Forse perché quando hai una malattia cronica tutto il resto è normale amministrazione. Anche l’intervista a un fantasma che poi lascia il suo testamento alla donna che ha amato in vita >> dice facendo spallucce.
Un ragionamento che non fa una piega, deve rendergliene atto. Marco forse gli avrebbe risposto allo stesso modo. In un certo senso lo faceva già e spesso anche lui si è detto la stessa cosa, pensando a ciò che gli è toccato vivere. In effetti, è sfuggito alla morte per un soffio e ha dovuto ricominciare da zero a compiere ogni movimento e persino a parlare. Cosa mai potrà esserci di strano, quindi, in quanto si sono appena lasciati alle spalle?
Nulla” ride tra sé, poggiando la testa contro lo schienale. Prende il diaspro tra indice e pollice e inizia a giocarci. Vagamente gli sembra di ricordare di averlo sentito divenire rovente poco prima che scoprissero Josephine intenta ad ascoltare l’intervista rilasciata dal fantasma di Jean Picard.
Le palpebre gli si chiudono pesanti obbligandolo a mettere da parte il pensiero di qualcosa di importante legato alla strana teoria di Ylenia e il paio di deduzioni che stava valutando su quanto è appena accaduto in quella casa.
 
[1] De Andrè. Citazione tratta da ‘Bocca di rosa’
[2] Grazie. Grazie mille per non averlo obbligato a lasciarci! Grazie anche a te!
 

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Capitolo 18
*** La peggiore delle punizioni ***


Pour mercy, mercy on me, I’ll fall upon my knees
And they’ll say “I told you so
Come on, when you know, you know’
All the lonely shadow dances from the
cradle to the grave
It’s a solo song and it’s only for the brave
 
Only the brave – Louis Tomlinson
 
 
 
 
Libro terzo
 
Il Guardiano
 
 
 
17 La peggiore delle punizioni
 
 
<< Bòja fàuss, che stuffia! >> esclama Mirco, aprendo con violenza la cerniera della tasca dello zaino nel quale ha riposto il cellulare. Lo spegne senza neppure degnare di uno sguardo i molti messaggi di Nikky. Glieli invia in continuazione da stamattina e deve ammettere di averne davvero abbastanza. Sia dell’ansia di lei che degli sciocchi giudizi dei suoi genitori circa ‘il guaio’ che hanno combinato lui e il suo tutor.
Imprecando si sdrai sull’asciugamano e sistema gli occhiali da sole sugli occhi, deciso a godere di questa imprevista sosta al mare. Imprevista per lui, dal momento che Valerio, invece, aveva dato per scontate sia questa che le molte altre che faranno lungo il viaggio, dimenticandosi di metterlo a conoscenza della sua dipendenza dal nuoto. Ora è tra le onde a soddisfare il bisogno di scaricare la tensione accumulata una bracciata alla volta e Mirco si trova costretto a uno stressante bagno di sole in attesa che lui ritorni.
<< Ah, com’è dura la vita! >> sospira, ridacchiando al ricordo dei tuors de force ai quali il suo tutor della ‘Paesi e Uomini’ lo sottoponeva. Nulla a che vedere con questa vacanza retribuita che tante soddisfazioni gli sta dando. Certo, non ci fosse stato Jean Picard a mettergli i bastoni tra le ruote sarebbe stato meglio. Soprattutto per Valerio che ha ancora addosso tutti i segni di un’imminente crisi di nervi della quale Mirco si sente responsabil. Spera, infatti, che nessun’altro moribondo decida di approfittare del suo arrivo a Lumi per salutare la vita e bussare alla sua porta con richieste capaci di gettarli di nuovo al centro di un nuovo casino medianico.
Si tira su sorreggendosi con i gomiti per scrutare l’orizzonte. La piccola spiaggia libera di La Spezia è affollata di persone di ogni età tra i quali lui è l’unico ad essere vestito di tutto punto. Si è limitato a togliere solo scarpe e calzini, il massimo della nudità che riesce a concedersi in pubblico e deve ammettere che inizia a sentirsi un po’ un cretino.
Avrei dovuto chiedergli per quanto tempo è solito andare avanti a bracciate prima di sentirsi soddisfatto” sbuffa mettendosi a sedere.
Questo è il genere di cose che odia dell’estate. Sì, perché alla fine qualcuno degli amici idioti di Nikky finisce sempre col proporre una gita al mare e lui si ritrova a fare la guardia alle borse mentre loro giocano a palla in acqua o nuotano senza alcun pensiero per la testa. Non mancando di sfottere il suo ostinarsi a restare vestito sotto il sole cocente, ovviamente.
<< Ti vergogni a far sfoggio delle tue ossa, Neigo? >> gli chiedono puntualmente, convinti che non si spogli a causa della sua magrezza e non può negare che uno dei motivi sia anche questo. Nonostante mangi come un lupo è sempre stato alto e secco come un grissino con un accenno di bicipiti e polpacci e poi solo ossa e quel po’ di carne che serve a coprirle. Ha passato ore a fare pesi nel tentativo di mettere su massa muscolare, ma non è servito a niente.
E’ un miscuglio di solitudine e senso di ingiustizia quello che prova in queste occasioni che non fanno altro che sottolineare quanto non appartenga al gruppo degli esseri umani ‘normali’, quelli che guarderebbero inorriditi le cicatrici che ha sul corpo. Sfiora col dito l’ultima che si è procurato solo due mesi prima e che ogni tanto pizzica ancora. Non saprebbe come giustificarne la presenza, di questa come di tutte le altre. Gli amici scemi di Nikky metterebbero subito in giro voci assurde di abusi familiari, perché se lui è strano e inquietante anche i suoi non devono essere da meno. Oppure si lancerebbero nelle ipotesi di giochi sadomaso da pervertito maniaco sessuale cercando di convincere la sua ragazza a lasciarlo una volta per tutte.
Di cosa potrebbe pensare Valerio non vuole neppure scoprirlo e per questo da che è iniziata questa avventura ha visto bene di restare il più possibile vestito in sua presenza. Cosa che ha fatto anche il suo tutor, esagerando, poi, con quest’ostinato tentativo di nascondersi dietro il berretto e gli occhiali da sole. Questo finchè il bisogno di nuotare non lo ha portato a strapparseli di dosso insieme alla t-shirt e ai jeans per la gioia di un gruppetto di ragazze accampate poco più in là rispetto a loro, ammaliate dal suo fisico atletico e pallido come una statua di marmo.
Deve ammettere che in queste settimane ha notato alternarsi in Valerio umori e comportamenti talmente contrastanti da dargli l’idea che sia bipolare. A dirla tutta gli è sembrato fin’ora di viaggiare con tre persone diverse che si alternano costantemente. Lo spaventa e preoccupa non poco l’uomo serioso che non stacca gli occhi dal cellulare sul quale scrive in continuazione e che sembra prossimo ad esplodere come un vulcano, gettando lapilli in ogni dove. Trova finto e costruito il tizio depresso e costantemente vittima del suo triste destino da sfigato incompetente, quello che i colleghi in redazione hanno soprannominato ‘il giornalista delle sagre’. Gli piace molto, invece, la terza personalità che è comparsa poche volte, ma che Mirco percepisce essere sempre presente seppur nascosta. Quella che canta allegra dietro la radio, che è capace di ridere sinceramente, che si preoccupa per le sue ‘crisi’ e che in redazione guardava timidamente Ylenia con una dolcezza bambina negli occhi.
Quella che devo tenere sott’occhio perché più delle altre potrebbe rendersi conto del mio segreto” pensa e una folata di vento lo avvolge, facendogli accapponare la pelle. Volge lo sguardo nella direzione dalla quale questa è giunta e seduto sul muretto di cemento che separa la spiaggia libera da quella attrezzata ritrova il ragazzino biondo e arrabbiato che aveva già avuto modo di incontrare a Saint Boser. Questi sputa per terra appena i loro sguardi si incontrano, facendosi poi ancora più severo in viso.
“Si può sapere cosa vuoi da me?”.
Le labbra del ragazzino si curvano a formare un ghigno, soddisfatto della reazione che ha causato in lui. Mirco vorrebbe andargli incontro e chiarire una volta per tutte la situazione. Sente, però, che non è ancora il momento. Il ragazzino lo sta studiando, forse per farsi un’idea di chi lui sia. Non gli piace, però, l’atteggiamento che sta adottando.
Schizzi gelidi lo colpiscono riportandolo alla realtà. In piedi accanto a lui, Valerio sta scuotendo via l’acqua dai capelli.
<< Bentornato tra noi >> gli dice sedendosi sull’asciugamano che ha appena usato.
<< Bentornato anche tu >> gli fa eco sempre più stupito di come sia capace di accorgersi delle sue ‘crisi’. << Hai davvero nuotato senza sosta per un’ora? >>.
<< Due >> precisa lui, bevendo un sorso d’acqua.
Mirco prende il cellulare e lo accende osservando incredulo l’orologio. Sì, è davvero passata un’ora da che lo ha spento e se quel ragazzino lo ha strappato per così tanto tempo alla realtà vuol dire che può ritenere valido il sospetto che ha nei suoi confronti. Cosa che non gli piace per nulla, ovviamente.
<< Tieni, bevi un sorso. Mi sa che ne hai bisogno >> gli propone Valerio porgendogli la bottiglia. << Senti, non te l’ho detto prima perché avevo bisogno di mettere un po’ di cose a posto con questa nuotata. Stamattina mi ha chiamato Renzi per comunicarmi che, data la particolarità di quanto è successo a Saint Boser, il direttore ci ha dato la possibilità di rompere il solito schema della rubrica e comporre di nostra iniziativa l’articolo >>.
<< Ma è fantastico! >> esclama euforico Mirco. Valerio, invece, si limita ad abbozzare un sorriso poco convinto. << Non era quello che volevi? >> .
<< Oh, sì, sì, certamente! >> si affretta a dire lui. << Contavo di iniziare a buttar giù due righe stasera in ostello. Ti va bene se ci fermiamo ancora un po’ prima di ripartire? Ho bisogno di farmi un sonnellino >>.
Mirco annuisce alla sua richiesta e come lui si sdraia al sole. Questa ennesima incongruenza lo infastidisce. Non sa se sentirsi preso in giro, date le tante parole cariche di furore che gli ha vomitato addosso a Saint Boser circa la possibilità di ottenere più spazio di manovra nella rubrica, o se il suo tutor gli stia tenendo nascosto qualcosa.
<< Che c’è? >> gli chiede questi da dietro il berretto che ha messo sul viso per ripararsi dal sole.
<< Cosa? >>.
<< Dimmelo tu. Li sento fin qui i criceti che corrono nella ruota del tuo cervello. Cigola in modo fastidioso e mi rende impossibile dormire, Neigo >> sbuffa scoccandogli un’occhiataccia.
<< E’ che… ecco… non capisco >>.
<< E dov’è la novita? >>.
<< Nuotare tira fuori il lato simpatico di te, vedo >> sbotta lui facendolo ridere. << Mi aspettavo di vederti saltare dalla gioia per questa vittoria e invece me l’hai comunicata sbadigliando >>.
<< Se sbadiglio è perché sono stanco. Non ho dormito molto negli ultimi giorni. Soprattutto stanotte e ora sono in scarico di tensione >>.
Più che in scarico di tensione gli sembra essere contrariato e se non lo è per quanto comunicatogli da Renzi si chiede allora per cosa lo sia.
<< Non è che mi stai nascondendo qualcosa? >> gli chiede deciso.
<< E perché mai dovrei farlo? >> sbuffa lui da dietro il berretto.
<< Beh, è successo un vero e proprio casino a Saint Boser e va bene il risvolto positivo, ma non può essere filato tutto liscio come sembra. Mi chiedevo, quindi, se non avessero cazziato te che sei il titolare. Spiegherebbe il tuo essere così… ombroso >>.
<< Ombroso? >> ridacchia Valerio tornando a guardarlo in viso. << Senti, apprezzo l’interessamento ma non mi hanno comunicato nulla di negativo, né fatto solenni cazziatoni. Va tutto a gonfie vele per i nostri capi e se mi vedi ‘ombroso’ è solo perché sono fottutamente stanco. Ti basta come rassicurazione? >>.
<< Certo, sì, non avevo bisogno di essere rassicurato >> mente e lo sente ridacchiare da sotto il berretto che ha messo di nuovo sulla faccia. << Siamo una squadra noi due, non è vero Rio? >>.
<< Mah… più che una squadra al momento ci vedo più come due che si sono ritrovati messi in coppia ad un gioco che entrambi conoscono bene poco >>.
<< Oh >> sussurra Mirco colpito dalla sua descrizione. << Ok, facciamo che sia così. Ci hanno messi insieme e a te hanno dato il comando. Cosa che ti rende immensamente felice >>.
<< Non immagini quanto! >>.
<< Oh, credimi che un’idea me la sono fatta >> ridacchia lui amareggiato. << Ad ogni modo, dal momento che ci troviamo insieme su questa barca ti chiedo il favore di tenermi al corrente delle notizie che arrivano dalla base. Anche di quelle che io, in quanto praticante, non dovrei sapere. Pensi si possa fare? >>.
Valerio scosta il berretto dal viso e lo sguardo che gli posa addosso è talmente serio e severo da far sentire Mirco piccolo e insignificante.
<< E perché dovrei farlo? >> gli chiede, continuando a trapassarlo da parte a parte con i suoi occhi scuri e indagatori.
<< Beh… perché… perché ti sono piovuto addosso all’improvviso e già di questo mi dispiace. Che tu debba tenerti addosso il peso anche dei fastidi che potrei causare indirettamente con te o per i fatti miei ecco… credo sia un’ulteriore ingiustizia >>.
Pensa davvero quel che ha detto e per questo si sente al sicuro del suo poter dedurre gli stia mentendo. Sì, perché in realtà avrebbe voluto dirgli che è più che convinto che gli stia nascondendo qualcosa e che lo spaventa parecchio l’effetto che ha avuto su di lui la pessima notizia che crede abbia ricevutolo. Non riesce a togliersi dalla testa l’immagine del vulcano prossimo all’eruzione e non gli piace molto l’idea di rischiare di ritrovarsi suo malgrado colpito dai lapilli e sommerso dalla lava incandescente.
<< Dio mio, devo essere ridotto davvero male se ti spavento così tanto >> ridacchia Valerio, lasciandolo a bocca aperta per la sua deduzione. << Ok, se ti può far stare tranquillo ti renderò partecipe di eventuali comunicazioni scomode. Ora, però, stai sereno perché non ne sono arrivate per davvero e io, come ti ho già detto, sono solo stanco. A meno che non ci sorprendano altri fantasmi le novità, per quel che mi riguarda, sono finite. Passo e chiudo >>.
Valerio copre di nuovo il volto e Mirco capisce che gli conviene chiudere la bocca e prendere per buone le sue parole. Sì, ha ragione: è spaventato. Non tanto dalla situazione che si sono lasciati alle spalle o dalle comunicazioni della redazione, come ha tentato di lasciargli credere. Ciò che lo spaventa è questa assenza di informazioni, quelle che prima riceveva costantemente dalle sue guide riguardo alle persone che lo circondavano. Soprattutto su coloro con i quali era a più stretto contatto. Ora, invece, si trova qui, da solo con quest’uomo che non riesce a inquadrare e inizia a sentire forte la mancanza delle sue guide. Si era già sentito perso senza di loro quando due mesi fa’ gli erano state tolte. Era riuscito, però, a trovare un equilibrio, dato che aveva a che fare con le stesse persone. Ha ignorato del tutto il timore di non avere la situazione sotto controllo che ora gli sale sempre più spesso al cuore da quando ha accettato questo nuovo incarico. Da come glielo avevano descritto si era detto sicuro di poter gestire Valerio, ma si sta rendendo conto di essersi clamorosamente sbagliato. Sia lui che i rubricanti si sono sbagliati, perché quest’uomo non è per nulla il semplice sfigato che sembra.
 “E, sì, spero anche io che le novità siano finite. Soprattutto quelle che mi riguardano” sospira.
Con la coda dell’occhio scorge nuovamente il biondino impertinente. Un sorrisetto soddisfatto gli curva le labbra pallide. Appoggiato al muretto, sembra pronto a godersi queste novità che sia lui che il suo tutor si augurano di non trovare lungo la loro strada.
E credo proprio che tu sia una di queste” sospira e il sorriso che curva le labbra del ragazzino si fa ancora più beffardo.
 
***
 
Mirco sistema meglio il cuscino contro la testata in ferro battuto del letto dell’ostello in cui si trovano a Livorno. Sta ascoltando distrattamente l’ennesimo elenco di raccomandazioni che Nikky sta sciorinando per telefono e allo stesso tempo spia dalla finestra Valerio, sceso in cortile dopo aver ricevuto una telefonata. Dal modo in cui gesticola e dalla velocità con la quale percorre il cortile avanti e indietro, sembra che la discussione sia piuttosto animata. Si era da poco appisolato sulla spiaggia di La Spezia, quando ha iniziato a ricevere una carrellata di messaggi che hanno catturato la sua attenzione e reso nero il suo umore. Questa telefonata sembra stia peggiorando la situazione e Mirco è talmente curioso che vorrebbe chiudere la telefonata e aguzzare l’udito per poter capire cosa stia succedendo.
<< E la tua collega? Ti ha contattato dopo aver sentito dell’intervista al fantasma? >>.
Alza gli occhi al cielo ingoiando l’imprecazione che stava per sfuggirgli. Questo interrogatorio che sembra non voler avere fine inizia a infastidirlo. Dopo una mattinata a chiedergli aggiornamenti su Josephine, che, secondo lei, hanno lasciato da sola a sbrogliare i guai nei quali loro l’hanno cacciata e rassicurazioni sul fatto che Valerio continui ad essere all’oscuro dei fatti suoi, ora Nikky ha deciso di tirare in ballo persino Ylenia. Era rimasta senza parole quando le ha raccontato del diaspro che ha regalato a Valerio. Mirco avrebbe voluto condividere con lei la sua ipotesi circa una relazione segreta tra i due, ma Nikky, invece, si è subito preoccupata del fatto che se Ylenia ha deciso di dare a Valerio quella pietra subito dopo aver assistito alla sua teatrale ‘crisi’ avvenuta in area ristoro possa solo voler dire che ha dei forti sospetti su di lui.
<< Devi proteggerti >> continua a ripetergli. << Alex non vedeva di buon occhio il fatto che io fossi a conoscenza del tuo segreto, figuriamoci cosa direbbe se sapesse che ci sono altre due persone che rischiano di scoprire cosa sono in realtà le tue crisi >>.
Non sopporta il suo continuo parlare di Alex. Sembra lontano il tempo in cui alzava lo sguardo al cielo ogni volta che lui le riferiva un suo ammonimento per poi sbuffare infastidita dalle limitazioni imposte loro dalla prima tra le sue guide. Ora, invece, sembra mancarle più che a lui e lo sta emulando in modo se possibile ancor più irritante.
Inizia seriamente a chiedersi se non le stia facendo un torto. In fondo, questa ragazza avrebbe diritto di avere una normale vita di coppia, con un uomo che non cada in stati catatonici a random che gli impediscono di fare qualsiasi cosa.
<< Se invece di avere a che fare con questa croce tu fossi stato davvero epilettico, io per questo avrei dovuto lasciarti? >> gli ha detto quell’unica volta in cui hanno affrontato apertamente l’argomento.
Peccato, però, che lui, come lei ben sa, non sia epilettico. La malattia di cui soffre è peggiore dell’epilessia, come di qualsiasi altra malattia che, in qualche modo, può essere curata o tenuta a bada con i farmaci. Lui, invece, si ritrova ad avere a che fare con qualcosa che non può essere domato o vinto.
La saluta in fretta, sentendosi in colpa per i suoi modi bruschi. Il senso di pesantezza che prova dinanzi all’ansia di lei, che tanto gli ricorda quella di sua madre, è una di quelle novità che non gli piacciono.
Un’imprecazione proveniente dal cortile lo distoglie dalle sue preoccupazioni. Valerio è ancora al telefono e spera proprio che non sia Ylenia la persona con la quale sta litigando. Vorrebbe chiedergli come si faccia a portare avanti una relazione quando un simile lavoro giunge a sconvolgere le carte, ma sa di non avere abbastanza confidenza per porre una simile domanda.
Spegne, quindi, la luce e decide di mettersi a dormire. Risistema il cuscino, si mette giù e quasi urla spaventato quando scorge fermo all’angolo opposto della stanza il ragazzino biondo.
<< Insomma, si può sapere cosa vuoi? >> gli chiede, accendendo la luce. Questi sputa per terra come ha fatto tutte le altre volte, ma Mirco ne ha davvero abbastanza.
<< Senti, ora mi spieghi chi sei e perché ti comporti così! >> esclama alzandosi dal letto pronto ad affrontarlo. Il ragazzino ride e la sua risata sguaiata riecheggia per la stanza così forte da costringerlo a tappare le orecchie con le mani. Mirco non sopporta quando si prendono gioco di lui. Può ancora tollerare quando a farlo sono i bambini, ma gli adolescenti proprio non li sopporta.
Cammina deciso verso il biondino, che, però, scompare un’attimo prima che gli sia di fronte
<< Vigliacco! >> esclama, colpendo la parete spoglia con la mano.
<< Che stai facendo? >> .
Mirco trasale alla domanda di Valerio, che non ha sentito entrare nella stanza.
<< C’era un ragno enorme >> dice, fingendo di pulirsi la mano.
Valerio lo guarda con sospetto. E’ stanchissimo, come fosse appena tornato da una corsa a perdifiato.
<< Tutto bene? >> osa chiedergli e lui distoglie prontamente lo sguardo dal suo.
<< E’ stata una settimana pensante >> dice, togliendo la maglietta che sistema sulla testata del letto. << Volevo fare una doccia, ma non mi reggo in piedi >>.
<< Ci penserai domani >> dice lui tornando al letto sul quale si sdraia. Valerio, invece, spegne la luce, si siede sul letto e posa i gomiti sulle ginocchia. Resta così, con la testa tra le mani per un lungo momento.
Mirco vorrebbe chiedergli cosa lo tormenta e invitarlo a sfogarsi con lui. Si chiede, però, se in realtà non sia lui ad aver bisogno di parlare. Avrebbe voluto poter raccontare a Nikky del funerale al quale gli è toccato assistere. Di come avesse visto la bara grande e scura che custodiva il vecchio Picard, trasformarsi in una più piccola e chiara. Aveva dovuto sedare la risata che allora gli sfuggì e che aveva spezzato la sacralità dell’ipocrita cerimonia fatta per esorcizzare le paure dei vivi. Una risata che aveva contagiato i presenti, persino il parroco, e che aveva trasformato l’evento che prima trasudava tristezza da ogni lato in una felice festa in cui le prodezze del defunto erano state raccontate con sorrisi sinceri e tanta allegria da parenti ed amici.
Valerio sbadiglia in modo sgraziato e finalmente si sdraia, dandogli le spalle. Borbotta un ‘buonanotte’, lasciando cadere il silenzio nella piccola stanza. In questo silenzio, Mirco sente acuire la malinconica sensazione di solitudine che si porta dietro da ben due mesi.
Non è abituato ad essere solo perché non lo è mai stato. Ha sempre avuto Alex al suo fianco. Lui e… tutti gli altri. La sua testa è sempre stata un via vai di voci, per lo più impegnate a dirgli cosa fare, cosa non fare, a metterlo in guardia. Certo, lo confortavano anche, ed Alex era quello che lo sapeva fare meglio. O forse, è meglio dire che lui era solito ricercare conforto il lui, probabilmente perché si conoscevano prima che divenisse una voce. Non poteva subire punizione peggiore di quella di ritrovarsi nel silenzio. Da solo. Senza più alcuna voce a proteggerlo, ad informarlo, ad aiutarlo a svolgere il suo compito.

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Capitolo 19
*** Marco ***


18 Marco
 
Mirco e Valerio siedono l’uno di fronte all’altro nella piccola sala d’attesa del Municipio di Lumi. Sono lì già da una buona mezz’ora e dell’assessore che si occupa della sagra non si hanno ancora notizie.
Valerio si alza in piedi e inizia a percorrere a grandi passi il piccolo spazio, avanti e indietro. Mirco lo ha trovato nervoso al risveglio e non è servita a calmarlo la nuotata del mattino che ha fatto prima di lasciare Livorno.
“La discussione con chi gli scrive in continuazione a quanto pare continua” pensa, vedendolo rileggere i messaggi della chat e storcere il naso, indispettito.
Un rumore di tacchi rompe la bolla di silenzio che li avvolge. Appartengono a un donnone enorme che sta camminando con passo spedito verso di loro con le braccia cariche di cartelline e fogli.
<< Siete voi i giornalisti della ‘Insieme a te!’? >> chiede con un forte accento romanesco. Valerio annuisce e la donna gli piazza una cartellina tra le mani, senza dargli il tempo di dire nulla. << Eccovi il nostro programma >> dice mettendone una anche tra le mani di Mirco. << Sono indicati anche l’ora e il posto in cui oggi pranzeremo e ceneremo insieme e la pensione presso la quale vi abbiamo concesso una stanza. Per qualsiasi cosa, al fondo sono segnati il mio numero di cellulare e quello del Sindaco. Vi lascio liberi di sistemarvi. Ci vediamo a pranzo >>.
La donna gira i tacchi e se ne va da dove è venuta, lasciando i due giornalisti increduli a rimirare il suo mastodontico e ancheggiante deretano.
<< Grazie, anche per noi è stato un piacere conoscerla >> borbotta Valerio, che se prima era già nervoso per i fatti suoi ora sembra davvero arrabbiato. Mirco cerca subito l’indirizzo dell’hotel su google maps e fa strada al suo tutor, che continua a sbuffare come un toro pronto alla carica.
Dopo una passeggiata di una ventina di minuti, arrivano ad una palazzina di quattro piani i cui bellissimi balconcini in ferro battuto decorati con vasi carichi di fiori allegri e colorati e finestrelle dalle imposte in legno si affacciano sulla piazza principale. Sulla facciata spicca in rosso il nome ‘Miralumi’, che da solo basta a rendere l’idea del senso dell’umorismo dei villici locali.
“Almeno questa volta ci eviteremo vecchiette poco ospitali” pensa Mirco, tenendo per sé le sue osservazioni, memore della regola di sopravvivenza numero uno.
Con zaini e attrezzatura in spalla entrano nella hall pulita e semplice. Dietro il bancone, un ragazzo sta leggendo un fumetto del quale ride sotto i baffi.
<< Buongiorno >> lo saluta Valerio, distogliendolo dalla lettura. << Siamo Rossi e Neigo della rivist… >>.
<< Sì, la signora Sordo ci ha avvisato >> lo interrompe il ragazzo voltandosi verso il mobiletto portachiavi. << Ecco le chiavi. Camera numero 33, quarto piano. L’ascensore è rotto. Le scale stanno là >> dice indicandole col dito per poi tornare alla lettura.
<< La ringrazio per la sua gentilezza >> ribatte Valerio tra i denti. Il ragazzo annuisce e abbozza un sorriso sollevando appena lo sguardo dal fumetto.
Si avventurano su per le scale carichi dei loro zaini e quando giungono affannati alla porta questa non vuole saperne di aprirsi. Valerio spinge forte sulla chiave, tenta di ruotare la maniglia, riprova più volte ma non ottiene alcun risultato.
<< Sta a vedere che quell’idiota ci ha dato la chiave sbagliata! >> sbuffa controllando il cartellino sul quale, però, è riportato proprio il numero 33.
<< Posso provare io? >> gli chiede Mirco ricevendo un’occhiataccia.
<< Certo, scusami >> risponde consegnandogli la chiave. Valerio passa la mano sul volto ed è chiaro come stia tentando di non riversare su di lui la rabbia che prova.
Mirco inserisce la chiave nella serratura, spinge la maniglia verso di sè e, facendo leva sul braccio, fa scattare la serratura. La porta si apre con un tetro cigolio.
<< Grazie >> dice Valerio dandogli una pacca sulla spalla prima di entrare nella piccolissima stanza. Il secondo piccolo e soffocante ambiente dentro il quale trascorreranno queste altre sei notti è interamente occupato dai due letti singoli coperti da copriletto azzurri in tinta con le pareti e divisi da un comodino bianco come il soffitto e gli infissi. Un armadio occupa la parete di fronte ai due letti, lasciando un trenta centimetri di spazio calpestabile.
<< Claustrofobico >> sussurra Mirco, andando subito ad aprire la porta finestra che da su un piccolissimo balcone. << Ce ne vuole di furbizia! Ospiti due giornalisti che sai parleranno della tua città e cosa fai? Li piazzi in una pensione che da sulla piazza principale, ma assegni loro una camera che si affaccia sul cortile interno >>.
<< Se è per questo, anziché ospitarli nell’altro hotel, quello chic che vanta ben quattro stelle, concedi loro questo buco che non ha neppure un bagno privato >> aggiunge Valerio tra i denti. << Vado a salutare i funghi del piatto doccia >>.
<< Conserverò di te quest’ultimo ricordo! >> esclama Mirco, strappandogli uno sbuffo. Le sue labbra, però, si arcuano e il ragazzo è soddisfatto di essere riuscito a farlo sorridere.
<< E’ inutile che provi a tirarlo su di morale. Tanto si arrabbierà comunque e per allora farai meglio a scappare >>.
A quanto pare il biondino impertinente ha finalmente deciso di parlargli. Appoggiato alla parete, scaccia il ciuffo dagli occhi con uno scatto veloce del capo mostrandogli ancora una volta il sorriso arrogante e beffardo.
<< E’ più grosso di te, sottiletta. E ti assicuro che sa menare forte >> lo informa, affondando ancora di più le mani nelle tasche dei pantaloni ormai fuori moda.
<< Devo dedurre tu lo conosca bene >>.
<< Deduci giusto >> ride mostrandogli il pollice in su.
Mirco aveva già ipotizzato che potesse essere collegato al suo tutor. Ora che gliene sta dando conferma, teme anche di aver capito perché gli stia dicendo che Valerio si arrabbierà.
<< Sei meno idiota di quel che pensavo >> dice il biondino. Nel suo sguardo indagatore, Mirco coglie la stessa luce che ha visto in quello del suo tutor e si rende tragicamente conto di come la situazione sia davvero potenzialmente molto pericolosa per lui.
<< Sì, sono suo fratello, morto a quindici anni tra le sue braccia a causa di una crisi epilettica più stronza delle altre! >> esclama il ragazzino in tono di sfida. << Credimi, si incazzerà di brutto quando scoprirà che quella dell’epilessia è una frottola. Avresti fatto meglio a scegliere un’altra malattia come copertura >>.
<< Come potevo saperlo? >> esclama infastidito. << Vedo le anime dei morti, io, mica leggo nel pensiero >>.
<< Ah, con lui questa capacità ti tornerebbe utile! >> ride il ragazzino, scacciando di nuovo il ciuffo biondo che torna subito a coprirgli gli occhi azzurri. << Ha dei forti sospetti su di te. Non ci metterà molto a scoprire il tuo segreto, puoi starne certo >>.
<< Tu cosa gli hai detto? >>.
Il biondino distoglie lo sguardo facendosi serio. Gli scocca due rapide occhiate, scacciando più volte il ciuffo. Da l’idea di stare valutando la possibilità di rispondere o meno alla domanda che gli ha posto, come se da questa risposta ne divenisse la sua stessa esistenza.
<< E’ proprio questo che mi ha spinto ad uscire allo scoperto >> dice, passando una mano tra i capelli dorati. Lo stesso gesto segnalatore d’ansia e nervosismo di Valerio. << Non riesco più a comunicare con lui. Qualcosa si è impadronita di mio fratello e mi scaccia tenendomi lontano. Non so cosa sia, ma sono sicuro che ha a che fare con te! >>.
Gli occhi taglienti di questo ragazzino gli incutono timore. Quando lo ha visto per la prima volta a Saint Boser aveva ipotizzato che potesse essere la persona epilettica della quale Valerio gli aveva parlato, rimasta bloccata in questo mondo a causa della sua morte traumatica e che adesso, incontrandolo, volesse cogliere l’occasione per fare il 'salto'. A quanto pare, però, si è sbagliato.
Questa anima inquieta parla di sé e del fratello con lo stesso ardore con il quale un custode parlerebbe del suo protetto. I custodi, però, hanno una carica energetica particolare che Mirco è solito avvertire quando si trova accanto ad una persona che ne possiede uno. Il problema è che da Valerio non ha sentito provenire nulla che gli facesse pensare che fosse custodito. E’ possibile, quindi, che questo ragazzino gli stia mentendo. Il perché dovrebbe farlo, però, non gli è dato saperlo.
Accade raramente che un custode venga spodestato da un’entità capace di svincolare il vivente dalla sua protezione e fargli perdere la sua carica energetica. Solo spiriti maligni molto forti sono in grado di farlo, ma in quel caso lui lo avrebbe sentito. Benchè non abbia più con sé tutta la sua schiera di guide ad aiutarlo è ancora in grado di entrare in contatto con l’anima di coloro che tocca e quando Valerio è svenuto in area ristoro e lui si è ritrovato a dovergli tenere sollevate le gambe è stato investito da una grande quantità di informazioni, ma non ha avvertito alcuna presenza molesta.
 “A meno che anziché di uno spirito maligno si tratti di una guida” pensa, catturando l’attenzione del ragazzino.
<< Perché questo ‘qualcosa’ che si è impadronito di tuo fratello dovrebbe avere a che fare con me? >> gli chiede e il cuore gli batte forte all’idea che possa validare l’ipotesi che gli sta nascendo nel cuore.
<< Perché è arrivata lo stesso giorno in cui vi siete conosciuti. È forte, dannatamente forte se riesce a fregare persino te! >>.
Mirco non può fare a meno di sorridere mentre gli occhi gli si accendono di emozione, cosa che non passa inosservata allo sguardo attento del ragazzino. Quanto questi gli ha appena detto potrebbe essere la soluzione al mistero di come abbia fatto Valerio a riuscire a ‘tenerlo’ quando ha rischiato di perdere il controllo in area ristoro. In effetti, solo qualcuno a lui legato sarebbe stato in grado di salvarlo dal tentativo di intrusione dell’entità malvagia che ha fatto di quella stanza il suo regno.
<< Credevo potessi aiutarmi, ma se non riesci a sentire nemmeno il casino nel quale si trova chi ti sta accanto, allora credo che come guardiano tu non valga nulla. Vorrà dire che farò da me >> dice il ragazzino, strappandolo ai suoi pensieri.
<< No, non è compito tuo questo! >> esclama Mirco bloccandolo prima che scompaia. << E’ pericoloso per te allontanarti da Valerio! Potresti essere punito e non poter più… >>.
<< Se quello continua a restare dov’è, 'non potrò più' comunque! Questo tipo non può arrivare e prendersi senza fare complimenti ciò che è mio! >> grida il ragazzo, divenendo terribile.
I custodi sono testardi. Il loro unico obiettivo è quello di proteggere il mortale al quale hanno deciso di rimanere legati e per farlo sarebbero capaci di qualunque cosa. Anche di mettersi nei guai con le proprie mani. Mirco, però, non può permettere che accada. Di ritrovarsi nuovamente punito a causa di un’anima ossessionata non ne ha proprio voglia.
Questo custode, però, è parecchio spaventato da quanto sta accadendo sia a lui che al fratello. Ci ha messo ben dieci giorni prima di decidere di parlargli e, per quanto giochi a fare lo sbruffone arrogante, è ben consapevole di aver bisogno di aiuto. Mirco, però, deve essere sicuro che non si metta a fare l’eroe.
“E quindi non mi lasci altra scelta” pensa, sebbene agire in modo così subdolo non gli piaccia.
<< Hai la mia benedizione >> gli dice facendo il suo gioco.
<< Non mi serve! >> ribatte arrogante il ragazzo.
<< Sì, invece. Se ti metterai nei guai io potrò tirartene fuori. Non sottovalutarmi, posso tornarti utile come alleato >>.
<< Non riesci a sentire nemmeno chi gli incasina i pensieri, come puoi essermi d’aiuto? >> gli chiede scettico, scuotendo il capo.
<< L’esistenza è tua, amico. A te la scelta >> ribatte Mirco, facendo spallucce. << Posso sapere almeno come ti chiami? >> gli chiede e ancora una volta il ragazzino sembra titubante circa il rispondergli o meno.
<< Marco >> dice infine, cadendo nel suo tranello.
<< Piacere di averti conosciuto, Marco >> dice, porgendogli la mano. Il ragazzino lo osserva sospettoso, ma decide di stringergli comunque la mano.
Non si abituerà mai allo schiaffo violento delle emozioni delle anime con cui entra in contatto, né al carnevale di immagini dei momenti più importanti della loro vita che gli invade la mente. Nel breve tempo di pochi istanti, si ritrova a vivere sulla sua pelle lo stesso dolore provato da Marco durante le crisi epilettiche. La rabbia per le occhiate di sufficienza delle persone e per il bullismo dei compagni. La disperazione nel vedere i suoi genitori così distanti tra loro. Il padre eternamente preoccupato, la madre distante e costantemente in imbarazzo.
Un grande amore arriva poi a scaldargli il corpo. E’ legato al ricordo di un bambino pallido col volto spruzzato di lentiggini, gli occhi verdi e i capelli rossi come una fiamma. Li vede giocare insieme, ridere e piangere stretti l’uno tra le braccia dell’altro, legati da quest’amore reciproco e dalla fedeltà incondizionata che solo due fratelli sanno provare l’uno per l’altro.
E’ il volto devastato dalla disperazione di questo bambino divenuto ormai adolescente, l’ultima cosa che vede. L’eco della sua voce, il suo triste ‘Non lasciarmi’, l’ultima cosa che sente. La decisione forte siglata in quel ‘Io sarò sempre con te’ l’ultimo pensiero che ha processato, prima che il buio freddo della morte giungesse a togliergli la vita.
<< Lasciami, maledetto! >> esclama Marco, liberando la mano dalla stretta di lui. << Cosa mi hai fatto? >> chiede colmo di rabbia.
<< Ho accolto la tua richiesta di aiuto. Da oggi e finchè questa situazione non sarà risolta sarai assoggettato alla mia supervisione. Sono il tuo guardiano, se può esserti più chiaro. Benvenuto a bordo >> dice strizzandogli l’occhio.
Il ragazzino lo guarda senza parole. Mirco pensa di averlo in qualche modo stupito con questo piccolo effetto speciale dal momento che non esplode in un altro moto di rabbia.
<< Mi spiace che la tua vita sia stata così difficile, Marco >>.
<< Cosa vuoi saperne tu >> ribatte lui, gli occhi rossi di lacrime che non potranno cadere.
<< Non sono epilettico, è vero, ma nessuno lo sa a parte me >> dice amareggiato. << Mia madre è costantemente preoccupata e mio padre si vergogna di avere un figlio malato. Ogni volta che cadevo in trance a scuola i miei compagni si divertivano a farmene di ogni colore. Una volta mi sono ritrovato persino con le braghe calate al centro del corridoio. La mia ragazza >> dice e il nodo alla gola gli rende difficile continuare. << Beh, vivo ogni giorno con lei col timore che possa da un momento all’altro dirmi che si è stufata di avere a che fare con un mostro come me >>.
Una solitaria lacrima scende dai suoi occhi a segnargli la guancia glabra. Il suo sguardo incontra quello di Marco la cui rabbia sembra essersi dissolta.
<< Dovrei provare pena per te? >> gli chiede, fingendo arroganza.
<< Non lo so, fai un po’ come ti pare >> ribatte facendo spallucce. << Tuo fratello mi è simpatico, nonostante faccia di tutto per farsi odiare. Ti voleva bene. Te ne vuole ancora >> dice e il ragazzino distoglie lo sguardo imbarazzato. << Se davvero siete stati allontanati da qualcosa che con me ha a che fare, beh, allora è mio compito aiutarti a risolvere la faccenda. Non mi sarei mai perdonato di saperti finire nei guai a causa mia. Per questo ho dovuto farlo. Ti chiedo scusa per avere usato un mezzo così subdolo, ma voi custodi sapete essere testardi >>.
Il ragazzino lo guarda a lungo con espressione seria e accigliata prima di annuire e ricacciare le mani in tasca.
<< Non credere che me ne dimenticherò tanto facilmente >> dice, scacciando il ciuffo dagli occhi. << Fai in modo che cambi la pessima idea che di te mi sono fatto e aiutami a rientrare in contatto con mio fratello >>.
Lentamente diviene sempre più evanescente, fino a scomparire del tutto. Mirco prende un profondo respiro e porta le mani alle tempie.
<< Cosa diavolo ti sei messo in testa, Alex? >> pensa, passando le dita sugli occhi davanti ai quali ha ancora impresso il viso di Valerio dilaniato dal dolore e così diverso da come lo conosce lui oggi.
Un brivido gli corre lungo la schiena strappandolo a questi pensieri. Il cuore inizia a battergli forte e la brutta sensazione di essere seriamente in pericolo si impadronisce di lui. Un forte vento entra dal balconcino a gonfiare le tende bianche come fossero due vele. Un chiaro invito ad affacciarsi, ma è sinceramente spaventato da ciò che potrebbe trovare là fuori.
Titubante accetta comunque la proposta e nel cortile sul quale si affaccia il balconcino trova una ragazzina seduta sulla pietra grigia di un vecchio pozzo in disuso. I capelli lunghi e biondissimi danzano nel vento che da lei stessa si propaga accarezzandole il viso bello ma privo di alcuna espressione.
No. Oddio, no. Non adesso!” pensa Mirco terrorizzato.
La ragazza alza appena lo sguardo verso di lui e questo basta a fargli esplodere nella testa un vortice di emozioni e brandelli di ricordi così violenti da farlo cadere nell’ombra.

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Capitolo 20
*** La dama urlante ***


19 La dama urlante
 
<< … e per finire dovete fare un bel reportage fotografico del nostro corteo storico e, mi raccomando, non deve mancare anche una bella descrizione nell’articolo >>.
Il Sindaco di Lumi blatera di ‘dovete’ e ‘fate’ col cipiglio di un caporedattore. Mirco, però, ha staccato l’audio da un bel pezzo e, prendendo esempio dal suo tutor,  si esibisce in vistosi dondolii del capo e sporadici ‘Mhmm’, ‘Ok’, ‘Sicuro’ buttati un po’ a caso.
Ha ben altri pensieri per la testa. Valerio continua a scoccargli occhiate furtive ad ogni sospiro che gli sente emettere. Si è nuovamente ritrovato a tirarlo fuori dal suo stato di trance e questa volta lo ha visto preoccupato quanto lo era stato in area ristoro.
Non può dargli torto, dal momento che anche lui è preoccupato. Lo spirito antico con il quale è entrato in contatto ha una carica energetica malvagia molto forte. E’ probabile che possieda da anni quella ragazzina e non ha nessuna intenzione di liberarla della sua presenza. Fa di tutto, anzi, per non essere notato e di certo non è il suo aiuto che vuole perché è proprio in lei che ha deciso di abitare.
<< Un parassita >> bisbiglia, chiudendo piano gli occhi.
Ha sperato così tanto di non incappare mai più in una simile entità. Sono i più difficili con i quali avere a che fare e sono forti, al punto che si chiede come potrà affrontarlo ora che è stato privato dei suoi spiriti guida.
“Se anche questa volta Valerio è stato in grado di tenermi può essere solo grazie alla presenza di cui mi ha parlato Marco” deduce, afferrando con la mano sinistra il polso destro ancora dolorante a causa della stretta rovente della mano del suo tutor. Solo Alex era in grado di compiere un simile prodigio. Non può, però, essere davvero lui. Un’azione simile lo portarebbe a subire la più terribile delle punizioni.
Mirco trasale al solo pensiero e gli occhi indagatori di Valerio gli sono nuovamente addosso. Non osa immaginare che idee possa essersi fatto riguardo a lui e alle sue ‘crisi’. Marco gli ha detto che ha forti dubbi e oggi con questo nuovo episodio pensa proprio di essere riuscito ad acuirli.
“Non posso farci nulla” sospira affranto e il tutor gli scocca un’altra occhiata che lui prontamente fugge.
A pranzo ultimato, il Primo Cittadino e la Sordo li incastrano in un tour della città al solo scopo di continuare a intontirli di parole. Non mancano mai di concludere ogni frase con un ridondante: << … che, ovviamente, citerete nel vostro articolo! >>.
Solo un’ora prima di cena li lasciano liberi di tornare nella loro stanza per rinfrescarsi. L’ascensore non è ancora stato aggiustato, così come la porta della stanza. Mirco la apre con lo stesso metodo usato la mattina, mentre Valerio non perde tempo ad esprimere il proprio parere riguardo al mestiere della madre di chi gestisce la pensione.
<< A cena butterò lì che potrei citare anche questi disservizi nell’articolo, vediamo se si decidono a porvi rimedio! >> sbraita entrando in camera.
Mirco ridacchia della sua battuta e sta per ribattere quando un brivido gli percorre la schiena. Le tende si gonfiano ancora una volta come le vele di un antico veliero. Mirco le accarezza, consapevole di come questo sia un invito a portare la sua attenzione ancora una volta a ciò che c’è là fuori. La ragazza dai lunghi capelli biondissimi è affacciata ad una delle finestre del palazzo di fronte. Il suo volto, però, questa volta non è privo di espressioni. Gli rivolge uno sguardo disperato capace di straziargli il cuore.
All’improvviso, il volto di lei muta assumendo le fattezze butterate di un uomo.
<< You’ll not have her, Guardian![1] >>.
Una voce carica di odio esplode con la potenza stordente di un pugno nella testa di Mirco, che si rende conto di essere caduto in trappola. Nel nero che si crea davanti ai suoi occhi, un carnevale di immagini violente si alternano impazzite. Scene risalenti a un periodo antico in cui i mari erano infestati dai pirati dei quali questo parassita sembra abbia fatto parte. E’ il suo volto spietato quello che compare in ogni sequenza. La sua risata cinica quella che accompagna ogni omicidio, ogni stupro, ogni abbordaggio nei quali si gettava sprezzante del pericolo.
Questo spirito folle lo sta sfidando apertamente e attraverso il racconto del suo passato vuole lasciargli intendere quanto sia meglio per lui non disturbarlo. Nel buio che nuovamente torna a dominare dinanzi ai suoi occhi, è la ragazzina quella che decide di mostrargli. Silenziosa e del tutto plagiata al suo volere la stringe a sé reclamandone la proprietà. 
<< I do not allow anyone to take away what belongs to me[2] >> ringhia come un feroce felino pronto all’attacco, prima di chiudersi alla sua vista.
Mirco torna alla realtà su gambe malferme che, incapaci di sorreggerlo, lo portano a cadere per terra a un passo dalla porta finestra.
<< Ehi, che ti prende? >> gli chiede Valerio avvicinandosi allarmato a lui.
<< Lo stomaco >> risponde portando una mano al ventre. << Non ho digerito il pranzo! >>.
Corre in bagno per sfuggire alle domande del suo tutor e, bagnando il viso con l’acqua fredda, cerca di scacciare le grida disperate della ragazza. La sua richiesta di aiuto gli ronza ancora nelle orecchie.
“Non posso lasciarla in balia di quel mostro. Devo spedirlo dove dovrebbe già essere da un bel pezzo. Ma come?” si chiede, asciugando il viso. “Non posso allontanarmi da Valerio, né portarlo a conoscenza di quest’altro casino”.
<< Mirco, tutto bene? >> gli chiede il tutor, bussando alla porta.
<< Sì, tutto bene >> risponde, facendo partire lo sciacquone per non destare sospetti. Esce dal bagno e se lo ritrova davanti, le mani ai fianchi e, cosa davvero inquietante, nessuna espressione sul viso.
<< E’ già la seconda volta che quella ragazza ti provocata una crisi epilettica >> dice andando subito al punto. Mille spilli roventi pungono la pelle di Mirco, che cerca il più possibile di non dare a vedere quanto le sue parole lo stiano turbando.
<< Un’altra? Quando mai me ne avrebbe provocata una? >> ribatte ridacchiando.
<< Stamattina quando l’hai vista in cortile >>.
<< Quella è stata causata dalla stanza claustrofobica >> risponde Mirco allontanandosi da lui per rientrare in camera.
<< Smettila di mentirmi >> sbotta Valerio, con un tono così brusco da fargli accapponare la pelle.
<< Perché dovrei farlo? >>.
<< Questo non lo so >> ammette, piegando appena la testa di lato. << Eppure lo stai facendo e io non capisco il perché >>.
Mirco distoglie lo sguardo e gli occhi iniziano a bruciare del calore delle lacrime. Prendersi gioco di lui è l’ultima cosa che vorrebbe fare ma non ne ha altra scelta. Marco compare alle spalle del fratello. Fermo e ben piantato sui piedi lo osserva severo, tenendo le braccia incrociate al petto. È chiaro il rimprovero sul suo volto capace di farlo sentire ancora più piccolo.
<< Temo tu possa mandarmi via. Per questo cerco di non fartele notare >>.
Marco sputa per terra, disgustato dalla sua decisione. Valerio, infatti, annuisce ed è chiaro il disagio che prova. Mirco si odia con tutto se stesso. Merita davvero il disprezzo del custode, dinanzi al quale abbassa lo sguardo. La mano di Valerio cala dolcemente sulla sua spalla.
<< Perdonami. Io… credo che quanto successo a Saint Boser mi abbia condizionato più del dovuto >>.
Ha il volto stanco delle nottate che ha sicuramente trascorse insonni. Con la mano gli stringe la spalla e Mirco ne ricava un conforto che sente di non meritare. Vede l’altra, però, impegnata a rigirare il piccolo diaspro tra indice e pollice. Non conosce a fondo il potere di cristalli e pietre, ma crede davvero che questa pietra stia facendo bene il suo lavoro. Che è anche quello di insospettirlo.
<< Cosa succede, Rio? È da ieri che ti vedo nervoso. Ha a che fare con quanto accaduto a Saint Boser? >>.
Il suo tutor distoglie lo sguardo e dopo un attimo di esitazione gli parla piano della telefonata avuta con Renzi la sera prima. Di come questi gli abbia comunicato di aver ricevuto dal direttore una circolare nella quale gli viene chiesto di ordinare loro di fare in modo che anche nelle prossime sagre accada qualcosa di eccezionale.
<< Vuole che creiamo ad hoc una situazione surreale come quella? >> esclama Mirco stupito, pensando a come, in effetti, ne abbia una già pronta e pure più pericolosa.
<< Non ho alcuna intenzione di sottostare a quest’ordine, tranquillo >> dice Valerio, battendogli la mano sulla spalla prima di allontanarla da lui. << Un conto è approfittarsi di un qualcosa di pazzesco realmente accaduto. Un altro inventarselo di sana pianta per fottere i lettori. Ho anche io una mia morale >>.
<< La stessa che ti ha portato a non porre a Picard le domande che ti aveva consegnato il Sindaco >>.
<< E tu come lo sai? >> domanda Valerio, stupito e alle sue spalle Marco se la ride di gusto per il guaio nel quale si è cacciato con le sue stesse mani.
<< Ho sentito l’intervista. E’ la prima cosa che mi hai detto di fare quando mi hai chiesto di salvarla sul laptop. Era un lungo monologo del vecchio che parlava del suo amore segreto. Tu non hai detto una sola parola. Da questo ho dedotto tu avessi ignorato la richiesta del Sindaco >>.
<< Per questo motivo sei rimasto? Perchè ho creduto davvero avessi deciso di andartene, dopo essere scappato via incazzato >>.
Ancora una volta Mirco non può fare altro che essere stupito della perspicacia del suo tutor e avergli mentito su questa storia dell’intervista lo butta giù ancora di più.
<< La notte porta consiglio >> fa spallucce, facendolo ridere di gusto. Il volto di Valerio si illlumina quando ride, cambiando del tutto. Avrebbe davvero il mondo ai suoi piedi se sorridesse più spesso e forse è proprio per questo che non lo fa.
<< Su, andiamo. Non vorrei ci punissero per il nostro ritardo con un tour by night di questo posto >> dice, invitandolo a recuperare le sue cose.
 
***
 
Arrivano puntuali al ‘Faggio rosso’, il ristorante pizzeria di Lumi. I ‘dovete’ e i ‘fate’ sembrano essere stati accantonati dal Sindaco e dalla Sordo, intenti ad ingozzarsi di pizza e birra in abiti informali.
<< E allora, vi state trovando bene alla ‘Miralumi’? >>
Valerio non aspettava altro che questa domanda per poter elencare tutte le magagne trovate alla pensione. Il sorriso plastico della Sordo si inclina un pezzo alla volta mentre ascolta attenta la mitragliata di segnalazioni e li informa che provvederà a far sistemare tutto al più presto.
<< E sei fortunata si nun t’hanno ancora chiesto spiegazioni su a ‘dama urlante!’ >> si intromette un assessore, visibilmente alticcio, seduto accanto Mirco.
<< La dama urlante? >> domanda il ragazzo stupito, dopo aver scambiato uno sguardo col suo tutor.
<< Perla. Oh, la noterete! >> esclama strizzando l’occhio da vecchio marpione. << C’ha li capelli così biondi da sembrare bianchi ed è tanto bella. Peccato sia malata, porella >>.
<< Che cos’ha? >> chiede Valerio.
<< Mah, cosa di preciso non te lo so dì. Ma è così da che c’aveva sett’anni. Dico bene, Caterina? >> chiede conferma alla Sordo, intenta a scrivere freneticamente un messaggino sul cellulare.
<< Sì, sì, da quando la madre è annegata in mare >> dice, continuando a battere veloce sui tastini. << La psicologa della Asl ha detto che è diventata autistica >>.
<< Autistica? >> chiede Mirco stupito della diagnosi.
<< Sì, autistica, ecco, nun me veniva a malattia >> riprende l’assessore. << Praticamente nun parla, nun vole fasse tocca da nesuno, in certi momenti, de punto en bianco, strilla come la stessero a scannà. Pe questo a chiamano ‘La dama urlante’. Il padre, poraccio, nun sa come tenella bbona. E sì che è na così bella fijola! >>.
Mirco riflette su quanto ha appena scoperto e nota che questa storia della diagnosi sbagliata può tornargli utile su più fronti. Deve salvare Perla dal parassita che la possiede da parecchi anni, da quanto ha detto quel tizio, e farlo comporterebbe in lei dei cambiamenti evidenti che non passerebbero inosservati. Il direttore ha chiesto loro di fare in modo di creare altri eventi straordinari e questo lo sarebbe. Avrebbe, così, l’occasione di salvare la ragazza e portare alla ribalta per la seconda volta la rubrica per la quale sta lavorando. Soddisfatto per la soluzione che ha trovato al suo problema, Mirco consuma con gusto le molte portate e non vede l’ora di poter esporre al suo tutor il piano che ha elaborato.
Quando finalmente il Sindaco e la Sordo augurano loro la buona notte lasciandoli tornare in hotel, Mirco, emozionato, richiama l’attenzione del suo tutor, nuovamente perso tra i messaggi che continua a ricevere.
<< Che ne pensi di quanto ha detto quell’uomo su ‘La dama urlante’ >> gli chiede sondando il terreno.
<< Penso che sia una triste storia. Dimmi cos’hai in mente. Ho visto la testa fumarti per tutta la cena e sono troppo stanco per seguirti in giro per il castello dei tuoi pensieri >> dice, sbadigliando sonoramente.
Mirco accartoccia e getta nel cestino tutto il discorso che si era preparato prima che il suo tutor gli scombinasse i piani.
<< Hai detto che il direttore vuole una storia eccezionale anche per le prossime due sagre. Ecco, credo che questa potrebbe esserlo >>.
Valerio si ferma di colpo in mezzo alla strada semideserta, costringendo anche lui a fare altrettanto.
<< Mi hai praticamente dato del ‘venduto’ mandandomi a fanculo quando ho colto l’occasione offerta dall’intervista al fantasma di Picard e ora mi proponi di sfruttare le disgrazie di una ragazza? >>.
Non si aspettava una simile reazione da parte di Valerio, che lo guarda con lo stesso disgusto che ha visto nei suoi confronti sul volto di Marco.
<< Posso spiegarti tutto quanto prima di essere bannato a vita? >> tenta con la chiave dell’umorismo, cosa che porta Valerio a sollevare un sopracciglio. Non lo manda a stendere, però, né si muove di un passo e Mirco lo prende come un invito a proseguire. << Non ci si ammala di autismo, Rio. Questo viene diagnosticato attorno al terzo anno di vita e non si manifesta a sette dopo un trauma. Le cose, quindi, sono due: o Perla lo era già prima e i nostri amici hanno riportato male le informazioni o la psicologa dell’Asl ha scambiato un ritiro traumatico per autismo >>.
<< E quale sarebbe la differenza? >> gli chiede Valerio, ora interessato alla sua storia.
<< Che da un ritiro traumatico si può uscire. Certo, se è in questa condizione da quando aveva sette anni potrebbe risentire di qualche deficit cognitivo e avere un basso QI, ma sicuramente potrebbe tornare ad avere una vita normale >>.
<< Quindi lo scoop sarebbe rendere nota l’incompetenza della sanità locale. Non ci vedo nulla di straordinario in questo. Sicuramente utile, soprattutto per quella ragazza, ma non credo che Mendez ce la farebbe passare >> dice, ricominciando a camminare verso l’hotel.
<< Ok, ma se la ragazza ne uscisse il suo cambiamento sarebbe sorprendente. Quasi magico! >> insiste, raggiungendolo.
<< Lo posso immaginare, Mic. Peccato che ciò accadrebbe dopo anni e anni di psicoterapia e noi saremo qui solo fino a domenica >> dice, battendogli la mano sul braccio.
<< Ci sono metodi molto più veloci della psicoterapia >> dice e questa volta è lui a fermarsi. << Hai mai sentito parlare di ipnosi regressiva? >>.
<< Ipnosi? >> ripete lui, stupito.
<< Sì. Anche poche sessioni di ipnosi regressiva sono capaci di fare miracoli sulle rimozioni legate ai traumi >>.
<< Siamo, però, punto e a capo, Mic. Dove lo troviamo un ipnotista in grado di fare una cosa simile? >> dice, ponendogli la domanda che aspettava.
<< Eccolo! >> esclama, battendosi il petto.
Valerio, stupito, lo osserva a lungo prima di passare la mano sul volto stanco. Con un passo elimina la distanza che c’è tra loro e si guarda attorno per accertarsi che non ci sia nessuno a portata d’orecchio.
<< Ti rendi conto del casino nel quale vorresti buttarti in prima persona? >> gli chiede serio. << Quella ragazza è in quelle condizioni da quando aveva sette anni e tu vorresti andare dai suoi genitori, proporre loro la soluzione miracolosa e convincerli a lasciare che tu la sottoponga a una seduta di ipnosi regressiva. Nel caso riuscissi nell’impresa saresti visto come una sorta di santone e la tua vita diventerebbe un inferno. Nel caso in cui, invece, fallissi non solo scateneresti le ire di quella povera gente, ma metteresti la rivista sotto un riflettore scomodo. Mendez ci licenzierebbe entrambi e ti assicuro che i nostri nomi farebbero il giro di tutte le redazioni tradizionali e on line del mondo e un altro lavoro non lo troveremmo neppure pagando, Mirco >>.
Deve ammettere che non aveva pensato a queste considerazioni precise e puntuali, spinto dalla certezza di poter avere successo. Le osservazioni del suo tutor, però, gli stanno ricordando che avere a che fare con i parassiti era, sì, fastidioso quando c’erano le sue guide, ma alla fine ce la faceva sempre grazie al loro aiuto. Ora, in effetti, senza di loro potrebbe non essere una passeggiata.
<< Non metto in dubbio le tue capacità >> continua Valerio e la sua mano cala di nuovo dolcemente sulla spalla a dargli conforto. << Ti invito solo a valutare le conseguenze. Nel bene e nel male. Puoi provare a parlare con il padre della ragazza e mettergli la pulce nell’orecchio circa la diagnosi errata e la possibilità di curarla con l’ipnosi, ma segui il consiglio di uno che nella merda ci si è trovato tante volte: tieniti fuori da una situazione così pericolosa per la tua reputazione. E adesso andiamo che non mi reggo più in piedi dal sonno >>.
Colpito e affondato. Gli era sembrato un piano utile per salvare capra e cavoli e, invece, si ritrova con una bella ramanzina e ad essere punto e a capo con il problema che ha tra le mani.
Mi vedo costretto a tentare di scacciarlo da lei con un esorcismo astrale” sospira e un brivido gli percorre la schiena. È una pratica che era pericolosa per lui quando poteva disporre dell’aiuto delle sue guide. Ora che si ritrova solo dovrà lasciare parte della sua essenza a guardia del suo corpo e con la sola metà delle sue forze a disposizione non è per nulla convinto di riuscire ad avere la meglio.
Potrei morire o peggio quel bastardo potrebbe schizzare fuori dal corpo di Perla e decidere di possedere il mio. Oddio, non voglio neppure pensarci” rabbrividisce e le molte raccomandazioni che Alex gli ha fatto negli anni circa l’importanza che una cosa simile non avvenga mai gli invadono la testa. 
L’ascensore dell’hotel è stato riparato e li porta lento al piano dove questa volta non devono fare alcuna fatica ad aprire la porta della stanza. A quanto pare il teatrino messo su da Valerio a cena ha dato i suoi frutti. Questi sbadiglia in continuazione da che sono usciti dal ristorante e in qualche modo il suo stiracchiarsi e stropicciare il viso riesce a tranquillizzarlo. Dovrà attendere che sia profondamente addormentato per entrare in azione. Anzi, forse è persino meglio che lo oblivi per assicurarsi che non si svegli, dato il suo sonno estremamente leggero. Dal momento che con la sola stretta delle sue mani è capace di tirarlo fuori dai sui stati di trance, non vorrebbe mai che vedendolo fermo e immobile nel letto con chissà quale espressione sul viso potesse preoccuparsi e tentare di svegliarlo. Questo sì che potrebbe essere davvero pericoloso e non solo per lui.
Certo, se la mia ipotesi dovesse essere corretta e ci fosse Alex dentro di lui tutte queste precauzioni da parte mia sarebbero inutili” constata, sicuro che la sua guida si adopererebbe al massimo delle sue possibilità per evitargli guai. Come ha sempre fatto in tutti questi anni.
Non può essere sicuro, però, che quanto riferitogli da Marco corrisponda a verità. Continua a non avvertire alcuna presenza provenire da Valerio, che gratta infastidito la barba sempre più folta e scura, cosa che lo colpisce parecchio. Nei ricordi del custode lo ha visto rosso di capelli e col volto pieno di lentigini. Che possa aver deciso di cambiare del tutto aspetto dopo la morte del fratello ci può stare, soprattutto se, come crede di aver capito, siano stati gemelli. Che arrivi addirittura a tingersi la barba, però, lo trova eccessivo. Sicuro sintomo di un lutto non risolto, ma anche di parecchi problemi psicologici. Gli stessi che forse lo portano a questa ossessione per la privacy, che a quanto pare teme ancora possa essere messa a repentaglio dall’inaspettata notorietà che è loro piovuta addosso a Saint Boser.
Beh, se le cose dovessero andare come spero potremmo ritrovarci di nuovo al centro dei riflettori. Se, invece, dovessi fallire…”.
Non riesce a concludere la frase. È spaventato. Troppo spaventato, ed è controproducente affrontare un esorcismo astrale in queste condizioni. Quel parassita, infatti, potrebbe usare il suo timore a proprio favore.
Perché deve essere sempre così maledettamente difficile!” esclama stropicciando il viso per nascondere le lacrime che sente prossime a cadere dagli occhi roventi.
<< Tutto bene? >>.
La domanda di Valerio lo coglie di sorpresa al punto da farlo trasalire. Questi inclina la testa di lato, come un cane curioso e poi, con le braccia cariche della sua roba, si siede sul letto.
<< Pensi ancora a lei? >> gli domanda, indicando con un cenno del capo il balcone alle sue spalle. Mirco si limita ad annuire, ormai rassegnato all’idea di essere un libro aperto ai suoi occhi.
<< Senti, magari domani cerchiamo di capire chi sia suo padre e gli esponiamo i tuoi dubbi. Che ne dici? >> gli chiede grattando distrattamente la barba.
<< Potrebbe essere utile, sì >> risponde cercando di abbozzare un sorriso. Valerio sorride e scuote il capo mentre si alza in piedi.
<< Cerca di dormire, ok? Domani ce ne occuperemo insieme >> dice scompigliandogli i capelli.
Non si aspettava un simile gesto e non sa se possa essere di sincera rassicurazione o semplice pietà per il novellino che si fa coinvolgere eccessivamente dalle situazioni. Ad ogni modo, questa carezza è stata in grado di scacciare quel fastidioso tremore che lo scuoteva da dentro, facendogli già credere di essere spacciato.
Posso farcela!” esclama tra sé volgendo lo sguardo al palazzo di fronte. La luce è spenta alla finestra della stanza di Perla. Tutto tace. Mirco incrocia le gambe e raddrizza la schiena, pronto a una lunga serie di respiri profondi che possano aiutarlo a richiamare a sé il maggior numero di energie.
 
[1] Non la avrai, Guardiano!
[2] Non permetto a nessuno di portarsi via ciò che mi appartiene

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Capitolo 21
*** Coincidenze sospette ***


20 Coincidenze sospette

L’odore neutro della crema colorante che dall’intervista allo spirito di Jean Picard mette sulla barba inizia a dargli seriamente la nausea. Mistica lo ha rassicurato del fatto che non gli avrebbe causato nessuna reazione allergica, eppure lui continua ad avere prurito a guance e mento. Risciacqua il viso con abbondante acqua calda e storce il naso dinanzi a questa peluria castano scura che sta crescendo in modo ben poco uniforme.
<< Dìos mio, sembro un vagabondo >> borbotta guardando con disgusto il suo riflesso.
Il volto butterato di un uomo dagli occhi spiritati gli compare dinanzi agli occhi, che subito strizza coprendoli con le mani. In effetti, sembrava anche quello un vagabondo dalla pelle giallognola e malaticcia e il volto pieno di macchie e piaghe.
<< Non ne posso più di questi sogni assurdi! >> esclama passando la mano tra i capelli.
Raccoglie le sue cose e si prepara al compito più difficile: buttare giù dal letto il suo assistente.
Come si aspettava, Mirco è ancora placidamente addormentato in posizione fetale sul fianco destro.
<< Avanti, Neigo, è ora di alzarsi. Se l’ho fatto io che dovrò stare al guinzaglio della Sordo per tutta la giornata puoi farlo anche tu che sarai in giro a far conquiste >>.
Il ragazzo borbotta qualcosa di incomprensibile per poi sbadigliare sonoramente. Ormai ha capito che tra il primo sbadiglio e il vederlo vestito di tutto punto e pronto ad uscire passa una buona mezz’ora e per questo si siede ai piedi del letto deciso a leggere, nell’attesa, i molti messaggi arrivati in chat.
Dal riflesso dello specchio dell’armadio lo vede tirarsi su a sedere con difficoltà, come fosse preda di un grande mal di schiena. Mirco è solito essere lento al mattino, non dolorante, cosa che è più facile accada a lui.
<< Ti senti bene? >> gli chiede voltandosi verso di lui e mentre il ragazzo si alza in piedi Fox nota una macchia viola che gli copre l’avanbraccio dal gomito al polso.
<< Oh cristo, ma che ti è successo? >> gli domanda andandogli incontro. Mirco sembra sinceramente stupito della sua reazione, quasi quanto lui del vedergli l’occhio destro e il labbro inferiore gonfi e altri lividi sparsi sul viso, sulle braccia e sulle gambe.
<< Sembra tu abbia fatto a botte col diavolo! >> esclama facendolo ridacchiare.
<< Addirittura! Sarò gonfio di sonno >> ribatte lui avvicinandosi allo specchio. C’è qualcosa di strano, però, nel modo in cui reagisce alla vista delle ecchimosi che ha sul corpo. Il suo stupore sembra finto, così come la preoccupazione nei continui ‘Oddio’ che pronuncia con troppa enfasi.
Come se stesse recitando la parte dello stupito. Possibile che sapesse già di essere ridotto così e non me lo abbia detto sempre per timore che lo rispedisca a casa?” pensa, ma non ne è molto sicuro.
<< Forse è un’allergia. I farmaci che prendo a volte interagiscono male con un cambio di alimentazione e in questi giorni ho mangiato cose del tutto nuove per me >> dice, facendo spallucce.
Fox non se la beve. Conosce per esperienza diretta gli effetti di una reazione allergica e per quanto si sia potuto nel corso degli anni gonfiare e ricoprire di macchie non è mai arrivato a sembrare di essere stato vittima di un violento pestaggio.
<< Allora sarà meglio che ti porti all’ospedale più vicino >>.
<< Non se ne parla! >> ribatte Mirco perentorio voltadosi verso di lui. << Prenderò del cortisone e lascerò che faccia il suo corso >>.
<< Va bene, come vuoi >> concorda, alzando le mani in segno di resa. << Tu conosci il tuo corpo e io non posso importi nulla. Vado di sotto. Tu… arriva appena puoi >>.
Afferra lo zaino ed esce sbattendo un po’ troppo forte la porta. Corre giù per le scale e solo dopo i primi tre piani inizia a rallentare fino a fermarsi del tutto. Resta aggrappato alla ringhiera cercando di respirare lentamente.
Non riesce a capire perché stia reagendo così. Potrebbe aver rivisto Marco nel suo assistente, quando con le crisi del suo ultimo triste anno di vita aveva convulsioni così forti da farlo sbattere contro il pavimento al punto da causarsi lividi e abrasioni?
Oppure niente di tutto questo ha a che fare con me” pensa rendendosi conto per caso di aver afferrato il diaspro con la mano. “Quando Ylenia mi ha raccontato la sua ipotesi assurda, ho avuto la netta sensazione che ci fosse dell’altro che non ha avuto il coraggio di dirmi, forse perché ancor più folle”.
Mirco gli sta palesemente mentendo. Non riesce a capire il perché, ma è da Saint Boser che ritrova spesso la menzogna sul suo volto e sta iniziando a dubitare del fatto che questa sia causata dal timore di metterlo a conoscenza delle sue continue crisi. Non c’è nulla di normale nel ritrovare piena di lividi al mattino una persona che si era vista andare a letto tranquilla la sera prima. Sente di essere intrappolato in una situazione dalla quale non sa come uscire perché non ha la minima idea di come ci sia entrato. O se ci stia davvero dentro.
Una coppia esce dalla porta antipanico per accedere alle scale e lo riconosce essere il giornalista che ha intervistato un fantasma in Val d’Aosta. Deve richiamare a sé tutto il suo self control per rispondere alle loro domande e rifiutare con gentilezza la richiesta di una foto insieme spiegando loro quanto non ami essere fotografato. Riesce a liberarsi dai loro ‘Perché?’ tirando in ballo l’appuntamento con la Sordo, al quale sta davvero rischiando di arrivare tardi.
Nel breve percorso dalle scale alla porta d’ingresso dell’hotel e da lì al luogo in cui l’assessora gli ha raccomandato di farsi trovare molte altre persone cercano di attaccare bottone al solo scopo di sapere cosa ci sia di vero dietro quanto avvenuto nella sagra precedente.
Si aspettava che un avvenimento insolito come quello avrebbe creato una scia, ma ritrovarcisi dentro non gli piace. Soprattutto ora che Mirco quando uscirà dall’hotel avrà addosso tutti quei lividi e non vuole neppure immaginare le voci che potrebbero essere messe in giro dalla gente sul gigantesco e taciturno tutor che ha preso a botte il simpatico ed esile praticante. E la loro fantasia viaggerà sicuramente a briglia sciolta circa cosa lo abbia spinto a farlo.
Scorge da lontano la Sordo, vestita di uno sgargiante abito rosso che la fa sembrare una boa spersa in mezzo a questo mare di gente. Il suo sorriso finto si illumina ancora di più appena lo vede e non manca di annunciare a gran voce il suo arrivo al gruppetto di donne che la circonda.
Ecco che inizia il rito delle molte mani da stringere, dei ‘piacere di conoscerla’ e dei file audio ad intasare lo smartphone. L’assessora tesse le lodi di ognuna delle persone che gli presenta tenendolo sotto braccio con la stessa insistenza con la quale l’uomo dalla risata folle e gli occhi spiritati del bruttissimo sogno che ha fatto si era aggrappato alle sue caviglie con l’intenzione di annegarlo trattenendolo sott’acqua.
<< Oh, ma ecco Cesare, il gestore della ‘Miralumi’ >> esclama l’assessora, strappandolo ai suoi pensieri. 
Un uomo piccolo e magro gli porge la mano dicendosi felice di fare la sua conoscenza, ma dal modo deciso e piuttosto violento col quale la stringe gli da l’idea del contrario. Sul volto olivastro, spigoloso e fin troppo curato spicca lo sguardo carico di disappunto col quale lo squadra. Non è la prima volta che i gestori degli hotel o dei ristoranti prestigiosi o alcuni esponenti delle famiglie ‘bene’ locali guardano in questo modo Valerio Rossi. Il suo vestirsi con la prima cosa che pesca a caso dall’armadio, i capelli spettinati e l’aria perennemente assonnata e stanca non corrispondono al ‘giornalista tipo’ che queste persone si aspettavano di ospitare nella loro cittadina. Ora, poi, che ha anche questa barba incolta e a zone deve essere ancora più difficile per Cesare accettare di aver tolto una delle sue stanze alla possibilità di guadagno per ospitare uno come lui.
<< Spero abbiate potuto riposare bene nonostante la baraonda >> gli sta dicendo.
<< Quale baraonda? >>.
<< I miei complimenti per il sonno pesante! >> esclama, convinto che non ci si sarebbe potuti aspettare altro da uno come lui.
<< Non mi dire che lo ha fatto ancora? >> si intromette la Sordo, visibilmente infastidita.
<< ‘La dama urlante’ è andata avanti per due ore questa volta! >> annuisce lui, alzando gli occhi al cielo.
‘La dama urlante’. A Fox vengono i brividi al solo sentirla nominare. Nel suo incubo se l’è ritrovata appesa alle caviglie mentre era impegnato in una nuotata in mare aperto. Con occhi disperati lo implorava silenziosamente di aiutarla. I suoi capelli così biondi da sembrare quasi bianchi, fluttuando nell’acqua le avevano coperto il viso e quando poi si erano allontanati questo si era trasformato in quello butterato del vagabondo.
<< Ho chiesto a Paride che le fosse preso questa volta e lui m’ha detto che l’ha trovata in terra piena di lividi >> continua Cesare.
<< Lividi? >> domanda sconvolto.
<< Quando le vengono queste crisi si colpisce e si taglia da sola >> gli spiega la Sordo, che ha notato il suo sgomento dinanzi a questa notizia.
<< Macche dassola! >> si intromette una vecchina. << E il demonio che je mena pe tenella bbona! Su padre dovrebe chiamà ‘n’esorcista! >>.
Prontamente la Sordo agguanta di nuovo il suo braccio e, liquidato il direttore della pensione, lo spinge lontano dall’anziana polemica e poco gentile.
<< La prego di non badare a quel che ha detto Lella. Sa bene quanto l’età porti le persone a perdere qualche rotella >> sussurra la donna ridendoci su. << Quel pover’uomo ha già tanti problemi per la testa e non merita d’esse ‘nfastidito co simili stupidaggini >>.
<< Mi auguro che al di là dei giudizi abbia qualcuno che lo aiuti a gestire la situazione >> ribatte Fox, che non può fare a meno di scoccare occhiatacce alla vecchietta che ancora sbraita alle loro spalle.
<< Purtroppo sono successe così tante cose che lo hanno portato a diffidare di qualunque aiuto >> sospira la Sordo. << Piuttosto che affidare Perla a qualcuno che possa sostituirlo anche solo per qualche ora, fa i salti mortali per stalle dietro. Sa, ha paura che le facciano del male >>.
<< Perché credono che sia posseduta dal demonio? >>.
<< Fosse solo per quello! >> esclama, alzando gli occhi al cielo. << Quella povera ragazza non solo ha la malasorte di essere pazza, ma anche quella di essere bella e si sa che c’è tanta brutta gente in giro. Subito dopo il fattaccio, quando anche lei ha iniziato a essere strana come lo era stata la madre, Paride l’aveva portata in una casa di cura ma poi se l’è ripresa in casa perché qualcuno aveva tentato di farle del male. Da allora non la perde di vista un attimo, pover’uomo. Questo, però, non lo scriverete nel vostro articolo, vero? >> chiede la donna, arrestando di colpo il suo cammino.
<< Signora, io sono qui per la sagra. Ai fini del mio articolo questa storia, per quanto triste, non serve >>.
<< Meno male >> sospira visibilmente sollevata. << Sa, ogni paese ha la sua famiglia un po’, diciamo… particolare >>.
Rassicurata dell’inutilità di quella storia ai fini dell’articolo, la donna si lascia andare ai pettegolezzi, raccontandogli la triste storia di Arianna, la madre di Perla. Una donna gentile e sempre sorridente, che, però, era impazzita dal giorno alla notte dopo un incidente in mare. Per tre anni aveva vissuto in uno stato catatonico perenne interrotto da crisi violente durante le quali si faceva del male al punto da causarsi ferite profonde. La sua triste storia si era conclusa in quello stesso tratto di mare, dove ha deciso di lasciarsi annegare. Non è chiaro se abbia portato la figlia di soli sette anni con sé o se questa l’abbia seguita spontaneamente. Fatto sta che sono entrate entrambe in acqua ma ne è uscita viva solo la bambina. Il corpo di Arianna non è mai stato ritrovato.
<< Ieri ha detto che Perla è stata giudicata autistica >> chiede Fox colpito dal racconto.
<< Ragazzo mio, io non so cosa sia questo autismo >> ammette la donna. << So solo che Perla si comporta da allora come sua madre. In effetti, per quanto io non ci creda, sembra sia stata posseduta dallo stesso demone della madre >>.
Anche lui non crede all’esistenza di demoni, spiriti e cose simili. Dall’inizio di questo mese, però, gli stanno succedendo cose talmente strane da portarlo a dubitare delle sue stesse idee. E questi dubbi non sono causati solo dall’intervista allo spirito di Jean Picard. C’è questo bambino, pallido, serio e fastidioso che continua a fargli pesare la sua presenza insinuandosi tra i suoi pensieri, parlandogli persino da sveglio e tornando a fargli visita nei sogni.
Sì, perché questo incubo che si è concluso con la folle lotta contro quel vagabondo per riguadagnare la superficie e salvarsi dall’essere annegato aveva avuto inizio con uno strano ordine.
<< Tienilo lontano dall’acqua! >> gli aveva detto il bambino, senza aggiungere altro e restando zitto alla sua richiesta di spiegazioni.
“Possibile che si riferisse a questa ragazza?” si chiede confuso. Che lui ci creda o no, esistono casi documentati di persone possedute dal demonio, poi prontamente esorcizzato. Dal momento che la madre di Perla ha deciso di suicidarsi, forse sfinita dalla sua stessa triste condizione, potrebbe questo ordine essere riferito a un possibile tentativo anticonservativo della ragazza.
Ok, ma che c’entro io?” si domanda mentre distrattamente stringe altre mani e si dichiara felice di fare la conoscenza di perfetti sconosciuti.
Anche tenendo per buona l’ipotesi che Arianna in mare abbia incontrato una presenza e che questa l’abbia posseduta, soggiogandola al suo volere e che una volta morta questo stesso spirito abbia approfittato della presenza di Perla per trasferirsi nel suo corpo, perché questo bambino gli avrebbe mostrato tutto questo?
Sono un giornalista, io, non un esorcista!” sbuffa infastidito.
Anche se il bambino questa volta gli fosse apparso in sogno nei panni del messaggero, non può essere Perla la persona che deve tenere lontana dall’acqua. Per prima cosa perché la ragazza era già con lui in acqua. Poi, il bambino sembrava riferirsi a qualcuno di sesso maschile e il suo pensiero va automanticamente al suo assistente. Perla, infatti, non è stata l’unica a risvegliarsi piena di lividi.
 “Non puo essere solo una coincidenza” pensa, lui che per esperienza sa che le coincidenze non esistono. “Porca misaria, mi sto ritrovando ancora una volta con una storia assurda tra le mani” constata, pensando all’ordine che Mendez ha dato a Renzi e, di conseguenza, alla possibilità, rendendola pubblica, di creare nuovamente il terreno sul quale il direttore potrebbe fare le sue proposte illegali. Questa volta qualcuno potrebbe abboccare, dando loro la possibilità di acquisire una prova a suo carico.
Fox, però, scuote il capo dandosi dell’idiota insensibile ed egoista Questa non è solo un’occasione per fare il gioco del loro direttore. Non si tratta neppure più di portare alla luce gli effetti a lungo termine di una diagnosi errata su una bambina per aiutarla a tornare in possesso della sua vita. Se questa folle ipotesi che gli è saltata in mente fosse vera, una ragazza sarebbe vittima di una costante violenza da parte di un essere incorporeo e la cosa che più conta è liberarla dal mostro che si sta approfittando di lei da ben tredici anni.
Cristo! E se fosse proprio questo ciò che quel moccioso voleva dirmi? Portarmi a conoscenza di questa terribile situazione affichè possa essere portata a termine da…
Il campanile della chiesa batte i dodici rintocchi, distogliendolo dalle sue elucubrazioni. La Sordo lo lascia libero per la pausa enogastronomica per la quale è stata allestita, al limitare della piazza, una grande mensa all’aperto con lunghi tavoli e panche.
Deciso a ricevere delle risposte sensate alle sue domande, Fox afferra il cellulare ma ancor prima di chiamare il suo assistente ne sente la risata fragorosa e allegra giungere da un gruppetto di ragazzi del posto seduti ad un tavolo. Mirco è così preso da ciò che sta dicendo loro da non accorgersi del suo arrivo, che gli viene annunciato dal silenzioso volgere degli sguardi degli uditori alle sue spalle.
<< Ecco il mio capo! >> esclama a gran voce. Entusiasta gli presenta i ragazzetti con i quali ha fatto amicizia, che stringendogli la mano non perdono tempo a chiedergli se davvero abbia intervistato un fantasma e cosa abbia provato nel farlo. Ancora una volta si trova a ripetere distrattamente le stesse risposte e quando finalmente riesce a liberarsi della loro curiosità, si incammina verso la cucina all’aperto.
<< Ho un regalo per te >> gli dice Mirco, proprio nello stesso istante in cui stava per partire con la prima bordata di domande. << Ti ho trovato l’indirizzo della piscina.  E’ a meno di venti minuti da qui! >> dice, piazzandogli felice un foglietto tra le mani.
La baldanza con la quale non vedeva l’ora di metterlo all’angolo e obbligarlo a confessare la sua verità si sgonfia. Fox si sente ancor più un cretino per aver pensato che questo ragazzino possa essere un non-saprebbe-nemmeno-bene-cosa capace di scacciare pericolosi demoni da innocenti fanciulle. Lo ringrazia, pensando di andare a farsi una nuotata già questa sera stessa. Sono troppe le cose che deve metabolizzare.
<< Come va la tua allergia? >> gli chiede mentre prendono posto l’uno accanto all’altro in un angolo ancora vuoto di uno dei lunghi tavoli.
<< Dimmelo tu. Io mi sento bene >> gli risponde Mirco, togliendo gli occhiali da sole e il cappellino che per fortuna ha pensato bene di indossare. Dove poche ore prima c’erano gonfiore e aloni violacei, ora ci sono solo pallidi lividi giallognoli camuffati bene dall’abbronzatura. Il cortisone a quanto pare ha fatto effetto e ciò vuol dire che erano davvero gli effetti di una reazione allergica.
<< Sembra sia tutto passato, per fortuna >> constata stupito e ancora più confuso di prima.
<< Già già. Volevo scusarmi per come ho reagito stamattina >> ribatte il ragazzo, analizzando minuziosamente il contenuto del suo piatto.
<< Sono io a doverti chiedere scusa e a imparare a fidarmi di te, anziché gettarti addosso le mie preoccupazioni >>.
<< Grazie >> gli dice Mirco, regalandogli un grande sorriso. Fox ne abbozza uno poco convincente a sua volta e ancora meno convinto assaggia ciò che gli hanno messo nel piatto.
<< Ho conosciuto il gestore della pensione >>.
<< Ti ha confermato l’antico mestiere materno? >>.
<< Sì, ma di quello non avevo dubbi. Grazie a lui, però, ho ottenuto qualche informazione in più su ‘La dama urlante’, che pare abbia dato spettacolo stanotte >>.
 Mirco ascolta attento la triste storia di Perla e anziché ridere, come lui, della strampalata ipotesi fatta dalla Sordo circa il demone che sembrerebbe essere passato dalla madre alla figlia, si acciglia ancora di più.
<< Forse Perla è davvero posseduta >> dice, poi, uscendo dal suo silenzio.
<< Non dirmi che credi in queste cose? >> ribatte lui, facendolo quasi strozzare dalle risate.
<< Mi stupisce che dopo quanto accaduto a Saint Boser sia tu quello ad essere ancora scettico, Rio. Non vedo perché non dovremmo tenere in considerazione la possibilità che davvero uno spirito abbia approfittato della presenza della figlia al momento della morte della madre per non restare privo di un organismo ospite >>.
<< Forse perché è qualcosa di peggio che il fantasma di un uomo appena morto che decide di togliersi qualche sassolino dalla scarpa? >> ribatte, infastidito dal modo rilassato col quale Mirco affronta l’argomento.
<< Te lo concedo >> annuisce questi, serio. << Allora perché ne stiamo parlando? Hai intenzione di usare questa storia della possessione demoniaca per soddisfare la richiesta di Mendez? >> sussurra Mirco, sospettoso.
In effetti, questa offerta da Perla sarebbe una ghiotta opportunità per il loro direttore e di conseguenza per le loro indagini. La Sordo ha ribadito più volte che non vuole ‘guai’ simili a quelli successi a Saint Boser e se si facesse leva su una storia del genere Mendez sicuramente ne approfitterebbe per venderle il loro silenzio a caro prezzo.
<< No. Niente di simile, figurati. Sarebbe crudele >> scuote il capo, deciso a tenersi lontano da altri problemi ultraterreni che possano portarlo nuovamente al centro della scena.
<< Ok. Allora perché mi sembra di sentire come dei criceti impazziti correre nella grande ruota del tuo cervello? >> gli chiede Mirco, scrutandolo curioso.
<< Ti sbagli. Sono i fagioli che fanno a botte con le cotiche nell’arena del mio povero stomaco >> dice alzandosi in piedi << Avanti, giovane! Ci attende un lungo pomeriggio di bancarelle >>.
<< Immagino che, a un certo punto, dovrò far finta di non sapere dove tu sia finito? >>.
<< Esatto. E prevedo che ciò avverrà più o meno due ore prima di cena >> risponde Fox mostrandogli il pollice in su, mentre insieme tornano al loro lavoro.  

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Capitolo 22
*** Un'inaspettata richiesta d'aiuto ***


21 Un’inaspettata richiesta d’aiuto
 
La sala da pranzo della pensione conta qualche ospite in più stamattina. Questi non mancano di scoccargli occhiate sorprese per poi bisbigliare tra loro. Fox ha talmente sonno che spera davvero che a nessuno venga in mente di chiedergli dei fatti di Saint Boser. Che armeggino con i cellulari non gli piace. Sono troppe le foto rubate che i followers della pagina Facebook della loro rubrica stanno postando, come si fosse dato il via ad una gara su chi ne pubblica di più.
Il buffet della pensione per sua fortuna è fornito anche di gallette di riso, quelle che da che ha iniziato questo lavoro sono diventate la sua pietanza principale. Ne prende alcune insieme ad una banana, una mela e una tazza di the e col suo piatto colmo di prelibatezze prende posto ad uno dei tavoli del dehors nella piazza principale. Sgranocchia distrattamente la prima galletta di riso, maledicendo Mirco per averlo coinvolto ieri sera in quell’uscita con i ragazzetti del posto. Sono tornati decisamente troppo tardi per i suoi gusti e adesso si ritrova a sbadigliare e stropicciare gli occhi, infastidito dal dover trascorrere una nuova giornata in compagnia della Sordo.
Rilegge lo scambio di messaggi che ha avuto con Gray Stone il giorno prima riguardo all’idea del suo assistente di sfruttare ‘la dama urlante’ per soddisfare la richiesta del direttore. Si aspettava che il suo capo gli ribadisse di lasciar perdere e che avrebbero proseguito con la linea di indagini legata all’accordo tra Mendez e Carco. Questi, invece, ha valutato positivamente la proposta di Mirco, lasciando, però, a lui la scelta riguardo all’attuarla o meno.
“Tante grazie” sbuffa, sorseggiando il suo the. Si sta scoprendo troppo spesso indispettito dalle decisioni del suo capo. Nei sei anni trascorsi insieme tra lavoro e vita privata si sono sempre ritrovati sulla stessa lunghezza d’onda e quando Gray Stone gli ha portato un’osservazione lui l’ha sempre accettata positivamente. Da quando è arrivato Mirco e la conseguente estromissione dal caso, invece, Fox nota giorno dopo giorno dettagli e modi di fare del suo capo che lo urtano. Sta iniziando a chiedersi se sia lui ad essere più nervoso e teso, come ha fin’ora ipotizzato, o se queste cose ci siano sempre state ma non avesse mai dato loro peso.
Risate sguaiate e battute cariche di doppi sensi distolgono la sua attenzione dalla chat. Provengono da tre ragazzi del posto seduti ad un tavolino dalla parte opposta del dehors. Le loro attenzioni sono rivolte a Perla, la quale sta spazzando il marciapiede. Pare che i tre trovino eccessivo, dato il clima caldo, che la ragazza indossi un copri spalle di lino sul vestitino bianco leggero. Lo scopo dell’indumento è sicuramente quello di togliere alla vista i lividi che si è procurata il giorno prima durante la sua ultima crisi. Purtroppo, però, sembra proprio che stia attirando comunque le scomode attenzioni di questi tre trogloditi.
Persa nel suo mondo, Perla non li degna di uno sguardo, ma Fox nota come il suo modo di spazzare si stia facendo via via più agitato.
Non è così inconsapevole del pericolo, allora” costata.
Uno dei ragazzi decide di alzarsi in piedi ed avvicinarsi a lei. Dapprima le parla cercando di incontrare il suo sguardo, poi, dal momento che lei continua ad ignorarlo, decide di afferrare il bastone della scopa. Perla inizia a tremare visibilmente, ma questo anziché portare il ragazzo a desistere lo fa ridere di gusto.
<< Smettila, non vedi che la stai spaventando? >> gli dice Fox dal suo posto. I tre si voltano appena verso di lui.
<< Voglio solo aiutarla a scopare >> ribatte il simpaticone, facendo ridere i suoi amici. Le altre persone sedute nel dehours si voltano appena a osservare la scena per poi tornare a farsi i fatti propri. Fox richiama ancora una volta il ragazzo, che lo ignora del tutto riuscendo a togliere la scopa dalle mani di Perla. Questa indietreggia fino a toccare il muro con la schiena, tenendo lo sguardo basso ai suoi piedi sempre più spaventata e Fox decide che ha visto abbastanza.
Sta per alzarsi in piedi quando dalla stradina che fa angolo col dehors giunge un urlo furioso. Il simpaticone indietreggia con la scopa ancora tra le mani e i suoi due amici si alzano in piedi, a loro volta spaventati dall’uomo altissimo e massiccio che è appena sbucato sulla strada. Questi afferra il bastone della scopa strappandolo in malo modo dalle mani del ragazzo e ringhia loro lasciare in pace la figlia.
I tre bulli, anziché correre via tra mille scuse, sprezzanti del pericolo danno addosso all’omone accusandolo di aver travisato del tutto la situazione e di stare agendo senza alcun motivo in modo violento contro di loro. Questa deve essere una situazione che si ripete forse addirittura quotidianamente, purtroppo, a giudicare dai borbottii infastiditi degli avventori presenti nel dehors. Tra occhi al cielo e sguardi di sufficienza, ritengono esagerato il comportamento di Paride e assurde le sue parole, dal momento che Perla resta del tutto indifferente dinanzi alle bravate dei ragazzi. Questo potrà anche essere vero ad uno sguardo superficiale e distratto, ma Fox, nota il leggero tremore che sta scuotendo la ragazza, che sgrana gli occhi a intervalli regolari e il suo viso è teso dietro ai capelli che lo nascondono quasi del tutto alla vista.
Può immaginare cosa stiano provando questa povera ragazza e suo padre. Si è trovato lui stesso molte volte a vestire i panni di Paride, quando difendeva Marco dai compagni di scuola che sembravano molto divertiti dal prenderlo in giro dopo che si riprendeva da una crisi. Ha provato lo stesso timore di Perla quando lui stesso si era ritrovato con le spalle al muro, oggetto diretto dei loro atti di bullismo e i pochi presenti non avevano mosso un dito per lui, come stanno facendo le persone sedute al dehors. Per questo si alza in piedi, compiendo la scelta di aiutare questa famiglia ‘particolare’.
<< Smettetela! >> esclama, ponendosi tra i tre ragazzi e Paride, che lo guarda stupito e incredulo. << Vi ho detto più volte di lasciare in pace questa ragazza e non mi avete dato retta e adesso date addosso persino al padre che sta cercando di proteggerla? >>.
<< A coso, levate che è mejo >> lo minaccia il ragazzo che ha dato il via a tutto questo casino.
<< Levate tu, piuttosto. Ma non vi fate schifo da soli a comportarvi a questo modo? >>.
<< Ha parlato quello che s’è ‘nventato n’intervista a un fantasma pe’ fasse pubblicità! >> ribatte il bullo facendo un passo verso di lui. Sebbene sia venti centimetri più basso e con una corporatura piuttosto rilassata si fa forte delle spalle coperte dai suoi compari, che mostrano i pugni nel tentativo di intimidirlo. Fox, però, ne ha viste e vissute decisamente troppe per spaventarsi per così poco. Sa di potersi sbarazzare di tutti e tre loro senza riportare neppure un graffio e forse questa scazzottata da sola basterebbe sia a soddisfare Mendez che ad allarmare la Sordo quanto basta per pagare per il loro silenzio.
<< Cosa sta succedendo qui? >> tuona Cesare, intromettendosi nella diatriba. Quando si accorge della sua presenza tra la famiglia ‘particolare’ e i tre bulli e di come lui e uno di questi siano sul punto di fare a botte, il direttore della pensione cambia quelle che devono essere le sue battute ogni volta che entra in questa assurda sceneggiata. L’assessora, che come il sindaco sta cercando di mostrare una bella immagine della loro città agli inviati della famosa rivista, deve averlo strigliato a dovere la sera prima per le magagne che le sono state riportate proprio sulla sua pensione e per questo ora sta cercando di tenerselo buono prendendo le parti di Paride e Perla.
I tre bulli, infatti, si guardano stupiti l’un l’altro per il rimprovero che gli sta facendo a seguito della risposta che Fox ha dato alla sua domanda. Scocca persino un’occhiataccia ad un vecchietto che tenta di prendere le loro parti e questi indispettito si allontana dal dehors borbottando improperi.
Sistemata la faccenda e mandati via in malo modo i ragazzi, Cesare si scusa per l’accaduto sia con lui che con il suo inserviente che lo guarda incredulo.
<< Immagino non le dispiacerà se li invito ad unirsi a me per la colazione? >> gli chiede Fox.
E’ evidente l’imbarazzo del direttore nel rispondergli affermativamente. Chiama a sé la cameriera del bar dicendole di portare loro qualunque cosa vogliano per poi salutare ossequioso e andarsene tra lo stupore dei presenti.
Lo sguardo di Paride viaggia incredulo da Fox al suo datore di lavoro ormai lontano. E’ possibile che l’essere considerati la famiglia ‘particolare’ di questo paese li porti ad essere isolati e scherniti da tutti quanti. Grande e grosso com’è fa fatica ad accomodarsi nel piccolo spazio tra il tavolino e la sedia e quando anche sua figlia prende posto al suo fianco il dehors si svuota velocemente lasciandoli da soli. Quando la cameriera si avvicina loro col taccuino alla mano pronta a prendere le ordinazioni Paride non sa proprio cosa dire. La ragazza allora gli consiglia due cappuccini e due brioches, salvandolo dall’imbarazzo.
Un silenzio strano cala al loro tavolo. Fox lo ascolta appoggiandosi tranquillo allo schienale della sedia, per nulla infastidito dalle continue occhiate nervose che Paride gli scocca. E’successo qualcosa di nuovo e insolito per quest’uomo e ha bisogno del suo tempo per metabolizzarlo e, se Fox sarà in grado di giocare bene le sue carte, anche per aprirsi.
La cameriera torna con le ordinazioni e l’uomo sembra sollevato dal vedere la figlia prendere tra le mani una delle brioches.
<< Credo di dovette ringrazià >> dice confuso, offrendogli la mano.
<< No, sono io che la ringrazio. Mi ha dato la possibilità di mettere il direttore in difficoltà. Spero, però, che tutto questo non le si ritorca contro >>.
<< Oh, nun preoccupatte. Ce semo abituati a ‘ste cose. Cesare fa a voce grossa, ma è solo perchè lo fa sentì forte pijassela co me. >> gli dice, prendendo con difficoltà la tazza del cappuccino tra le mani enormi e piene di calli.
Ha pensato a lungo a questa famiglia ‘particolare’ e alla soluzione trovata da Mirco, a suo dire capace di tirare fuori Perla dalla sua triste condizione. Questa libertà di scelta che Gray Stone gli ha lasciato lo ha accompagnato durante tutta la nuotata, ieri sera. Vasca dopo vasca l’idea di aiutarli si è fatta sempre più forte e, sebbene gli abbiano fatto salire tutti questi ricordi angosciosi alla mente, deve ringraziare quei tre trogloditi per avergli servito su un piatto d’argento la possibilità di trovarsi qui, ora, a parlare con Paride. Sa di averlo già colpito col suo aver preso le sue difese, cosa che gli ha permesso di ottenere la sua attenzione. Ora non gli basta che attuare una delle strategie migliori per portare l’altro dalla propria parte e per farlo attingerà proprio ai ricordi angosciosi usciti prepotentemente dal cassetto della sua memoria.
<< Posso immaginare quanto sia difficile dover far fronte costantemente a situazioni di questo tipo >> dice e dal modo in cui Paride inarca il sopracciglio si evince quanto non creda assolutamente sia possibile. << Da bambino mi ritrovavo quasi quotidianamente a difendere mio fratello proprio come lei fa con sua figlia e le prendevo spesso da ragazzini molto più gracili di me. E’ stato un calvario che ha accompagnato tutto il periodo delle scuole elementari e medie. La situazione è cambiata alle superiori, ma purtroppo, proprio mentre la nostra vita scolastica sembrava essere migliorata, una crisi epilettica più violenta delle altre ha posto fine alla sua vita proprio all’uscita da scuola. È morto tra le mie braccia a soli quindici anni e una parte di me se n’è andata via con lui. Anch’io da allora preferisco il silenzio alle troppe parole >> dice, volgendo lo sguardo a Perla, che alza appena gli occhi a incontrare i suoi. Li sposta, poi, sul diaspro che ha al collo e resta a guardarlo come ipnotizzata dalla piccola pietra.
<< Ti piace questa? >> le chiede, prendendola tra indice e pollice.
Il diaspro è di nuovo stranamente caldo e Fox si rende conto solo adesso di come questo fenomeno si sia ripresentato in tutte le altre occasioni in cui è accaduto qualcosa di strano.
Ylenia gli aveva detto che una delle caratteristiche principali delle pietre rosse è quella di proteggere degli attacchi occulti, il che, se ha capito bene, significa essere protetti dalla possibilità che un fantasma o qualcosa di simile tenti di impossessarsi di lui.
Eccolo che ancora una volta si ritrova a riaprire il file nel quale ha salvato tutti gli strani fenomeni fin’ora avvenuti, compresa l’ipotesi che ieri gli era balenata per la testa che questa ragazza possa essere davvero posseduta da un demone. Ipotesi che aveva subito scartato, dopo essersi reso conto di come davvero i lividi di Mirco fossero guariti dopo l’assunzione di cortisone.
Ora, però, non può fare a meno di pensare che se quanto gli è stato mostrato dal bambino nel suo sogno dovesse corrispondere a verità e questa ragazza fosse posseduta dallo stesso demone della madra, allora, forse, questa pietra sia calda perché lo sta proteggendo dall’energia malvagia di questo parassita.
<< E’ strano. Di solito nun se interessa de niente >> sta dicendo Paride, richiamandolo dai suoi pensieri.
L’uomo osserva curioso la figlia il cui sguardo è ancora puntato sulla pietra. La rendono parecchio inquietante questi occhi chiari, sgranati e immobili al punto da non sbattere neppure le palpebre.
<< Nun importunà il signore, Perla >> le dice, posando la manona sulla spalla di lei.
<< Oh, non si preoccupi non mi disturba. Penso non abbia mai visto un diaspro rosso. È un oggettino interessante. Un’amica mi ha detto protegga dagli attacchi occulti e dalle energie negative >> dice e la ragazza alza di nuovo gli occhi a incontrare i suoi e dallo stupore che vede nel volto del padre, sembra proprio che questa sia una novità. Quel bulletto, infatti, non faceva altro che dirle di guardarlo in faccia, cosa che lascia pensare non sia solita incontrare lo sguardo di nessuno.
Non è, però, a lui che sta rivolgendo il suo interesse. L’attenzione della ragazza nei suoi confronti, infatti, si è destata quando ha descritto le caratteristiche del diaspro, come volesse confermargli di essere davvero posseduta da un’entità malvagia.
“Io, però, devo convincere tuo padre a farti ipnotizzare e non esorcizzare da Mirco. A meno che lui non sia pratico anche di esorcismi” pensa, ed è il volto imbarazzato di Ylenia quello che gli compare agli occhi della mente. Che possa essere stata questa l’ipotesi ancora più folle che la ragazza non ha avuto il coraggio di illustrargli?
Paride attira l’attenzione della figlia e le chiede di andare ad aiutare la cameriera al bancone. La ragazza ci mette un po’ ad obbedire, ma alla fine si alza e lentamente entra nel bar dell’hotel dove la cameriera la accoglie con un sorriso, dimostrando che non sono tutti pessimi in questo paese.
Rimasti da soli al tavolo i due si ritrovano nuovamente avvolti dal silenzio. Fox attende fiducioso, sforzandosi di tenere a bada i tanti dubbi e le ipotesi che spingono per uscire dal file nuovamente aperto.
<< Sai, io nun ce credo a tutte ste cose de spettri e compagnia. A vorte, però… ecco, me chiedo se per caso… >> dice, visibilmente a disagio.
Il chiacchiericcio nella testa di Fox si blocca, incuriosito da dove quest’uomo stia andando a parare. Non gli mette fretta, ora che si è nuovamente chiuso nel silenzio, consapevole di cosa gli stia passando per la testa e di quanto assurdo possa essere metterlo a parole.
<< Forse li medici se so sbajati. Forse mi fija nun è autistica, ma… >> alza gli occhi a incontrare i suoi e subito li abbassa, imbarazzato, lasciando in sospeso la frase.
<< Ha provato a chiedere un altro parere medico? >> gli domanda e l’uomo si acciglia.
<< Co li medici ho chiuso >> dice, battendo la manona sul tavolo. << Me la sono andata a riprendere da quella comunità perché uno di loro c’aveva le mani troppo lunghe. Ho provato a decunciallo, ma diceva che avrebe lui denunciato a me pe calunnia e che dovevo rassegnamme ad avé ‘na fija matta >> dice e gli occhi gli si accendono di lacrime che prontamente toglie via. << Ma poi a te che te frega? Vuoi solo ‘n'artra storia strana pe fa parlare de te. Lo so come siete fatti, voi giornalisti >> esclama, arrabbiato, senza però dare cenno di volersene andare.
<< Paride, io sono qui per la sagra ed è di quella che mi occupo >> lo rassicura. << La storia dell’intervista… non parlerò neppure di quella sull’articolo. Sono stati altri a metterla in giro. Fosse stato per me l’avrei tenuta nascosta >>.
L’uomo lo guarda sospettoso, ma è chiaro come le sue parole abbiano aperto una breccia nella corazza spessa che si porta addosso. Forse ha solo bisogno di parlare con qualcuno e il fatto che persino sua figlia gli abbia rivolto lo sguardo deve averlo convinto di trovarsi dinanzia ad una persona della quale può fidarsi.  
<< Scusame è che… nun so abbituato a parlà co la gente, figurate ad aver quarcuno che me difenne e m’ascorta >> dice, infatti, passando la mano sul viso. << Io so solo che le ho perse entrambe. A volte vorrei solo che me dicesse quarcosa. Che me guardasse ne li occhi. Era così allegra la mia bambina >>.
Parla della figlia come di qualcuno che non c’è più. In un certo senso è così, ma a Fox fa effetto sentir parlare al passato di una persona che è ancora a tutti gli effetti lì presente con loro.
<< Mi avevano detto che c’era un modo pe falla torna ‘n sè, ma io non mi fidavo più. Mi hanno fregato troppi soldi co la madre, questi dottoroni, promettendome che sarebero riusciti ad aiutalla, mentre, ‘nvece, lei era sempre la stessa >>.
L’uomo si chiude nel silenzio, tormentando con le mani la pelle screpolata su entrambi i gomiti. Fox capisce che è il momento per dare la stoccata finale, quella che gli permetterà di raggiungere l’obiettivo. L’idea di mentire a quest’uomo non gli piace, ma mette a bada la coscienza raccontandosi che è per il bene suo e della figlia che lo sta facendo.
<< Quando mio fratello è morto, uno psicologo mi ha aiutato a superare il trauma tramite delle sedute di ipnosi >>.
<< Ipnosi? Quella cosa da maghi e stregoni? >>.
<< No, quella seria. Gli sono bastate poche sedute per aiutarmi a elaborare il lutto e ad andare avanti. Forse non sarò la più espansiva delle persone ma, come vedi, sono qui >>.
Paride ci pensa su e alza lo sguardo a cercare la figlia, che sta pulendo piano il bancone del bar.
<< Potresti avecce pure raggione, ma io ‘ndo lo trovo uno serio che fa ‘ste cose, qui? >> gli chiede, scuotendo la testa.
Con un tempiscmo perfetto, Mirco esce dall’hotel correndo a perdifiato diretto in piazza. Si ferma di colpo per strada e si volta verso di loro. Fox lo saluta con la mano e lui, stupito, ripercorre i suoi passi.
<< Credevo fossi già incatenato alla Sordo >> dice affannato, volgendo lo sguardo curioso prima a Paride e poi a lui.
<< Prendi una sedia e unisciti a noi. Questa mattina mi farò desiderare >> gli dice, strizzandogli l’occhio. << Mirco, se non ricordo male la tua tesi di laurea in psicologia clinica è stata sull’ipnosi, non è così? >>.
<< Sì. Mi sono laureato con una tesi sull’ipnosi per il recupero dei ricordi traumatici con il professor Perussia >> dice, addentando la brioches che deve aver rubato al buffet prima di scappare fuori. << E’ un argomento che è sempre stato di mio interesse. Ho chiesto al prof già dal primo anno del biennio di specializzazione di poter fare con lui una tesi di questo tipo e ho avuto modo di seguire tanti corsi e seminari, mettendomi in gioco in prima persona come ipnotista. Perché ne stiamo parlando?  >>.  
<< Vuoi dire che tu sai fallo? Sai ipnotizzare? >> gli chiede Paride, guardandolo con sospetto. È presente, però, sul suo viso anche nervosismo che denota una qualche speranza.
<< Sì >> risponde il ragazzo, sicuro di sè.
<< E funziona? >> gli domanda l’uomo, sporgendosi verso di lui.
<< Me lo chiede perché vorrebbe provarlo su sua figlia? >> domanda a sua volta e Fox teme che una domanda così diretta possa portare l’uomo a chiudersi a riccio.
<< Magari nun è autistica. Magari è così perché ha visto morì su madre >> dice, però, questi impacciato.
Mirco volge a lui lo sguardo e Fox annuisce appena, sperando che se la giochi bene.
<< Se vuole possiamo provare, ma non posso garantirle nulla, né voglio darle false speranze. Non le farà male, questo è certo. L’ipnosi non è, però, una magia o qualcosa di miracoloso, come si pensa che sia. Ha bisogno della collaborazione della persona e… beh, non so quanto sua figlia sarebbe disposta a collaborare >>.
<< Nun lo so neppure io >> ammette Paride, scuotendo il capo. << Lui, però, mi ha difeso, mettendosi perfino tra me e quei tre. Voglio darvi fiducia. Se nun po falle alcun male, come hai detto, tanto vale provare, no? Nun lo direte in giro, però, vero? >> chiede allarmato.
<< Come le dicevo, noi siamo qui per la sagra e in qualità di giornalisti. Che il mio collega sia anche psicologo non importa a nessuno. Perché dovremmo parlarne, quindi? >> lo rassicura Fox e Mirco annuisce.
Paride sembra rassicurarsi della cosa e li invita a casa sua questa stessa sera alle undici, dopo che avrà finito il suo turno da inserviente e loro il proprio dovere di inviati.
Perla li sorprende arrivando al tavolo con un piattino in mano sul quale tiene in equilibrio un bicchiere di succo di frutta che piazza davanti a Fox.
<< Credo sia per lui >> dice indicando Mirco.
<< Veramente io non ho ordinato niente >> dice il ragazzo, ma Perla non gli da retta. E’ tornata a rivolgere la sua attenzione al diaspro rosso.
<< Beh, vorà dì che è offerto dalla casa. Andiamo Perlina mia, che li signori c’hanno da lavorà e pure noi >> dice Paride alzandosi in piedi. Posa una manona sulla spalla della figlia trascinandola delicatamente via mentre ricorda loro l’accordo preso. Perla, però, non ne vuole sapere di andarsene. Alza nuovamente gli occhi a incontrare quelli di Fox che questa volta li vede carichi di quella che sembra essere speranza.
<< Ti auguro una buona giornata >> le dice, chinando appena il capo e tanto basta per convincerla a seguire il padre.
<< Dio mio. Mette i brividi quella ragazza! >> esclama non appena sono lontani, allontanando il piattino e il bicchiere da sé.
<< Mi avevi consigliato di non mettermi in mezzo in prima persona. Cosa è cambiato? >> gli chiede Mirco, mandando giù l’ultimo boccone della sua brioches.
<< Ho visto Perla importunata da tre deficienti e Paride bullizzato dal suo capo per averla protetta. Inoltre non sembrano ben visti in paese e ho la malsana abitudine di schierarmi dalla parte degli ultimi. Terremo la cosa per noi, tranquillo. Non ho alcuna intenzione di fare il gioco del nostro direttore. Tu, piuttosto, sei davvero in grado di fare quanto hai detto? >>.
<< Come ho detto a lui non posso garantire nulla, ma che ci lasci provare è già un traguardo >> dice lui afferrando il bicchiere.
Il salviettino che Perla vi ha posto sotto resta appiccicato al fondo del bicchiere e dalle sue pieghe ne esce un bigliettino.
<< E questo cos’è? >> dice Fox attirando l’attenzione del suo assistente.
Lo apre e resta senza parole dinanzi alle tre semplici parole scritte con la calligrafia pulita di una bambina delle elementari: Aiutami, ti prego!

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Capitolo 23
*** L'esorcismo ***



22 L’esorcismo
 
Una piacevole brezza gonfia le tende come fossero due grandi vele bianche, proprio come quelle del veliero sul quale quel maledetto parassita ha solcato i mari in vita.
Mirco non avrebbe mai immaginato di imbattersi addirittura in un pirata. Sembra una realtà così distante da lui eppure eccolo qui, seduto sul pavimento fresco di questa stanza a richiamare a sé le energie.
Dall’esorcismo astrale ne è uscito vivo per un puro colpo di fortuna. William, così si chiamava in vita questo spirito, lo ha attaccato con una ferocia inaudita reclamando il pieno possesso di Perla e quella notte è riuscito a vincere la sua battaglia. In questa che sta per arrivare, invece, dovrà essere il Guardiano a vincere. Peccato che Mirco non sia per nulla sicuro di riuscire a richiamarlo. Erano le sue guide a gestire la metamorfosi. Lui ha sempre e solo dovuto raccogliere le forze, farsi da parte e lasciare a questa entità il controllo del suo corpo.
È proprio la consapevolezza di essere da solo quella che gli impedisce di rilassarsi come si deve per poter entrare in contatto con l’Energia Universale e sperare che in qualche modo la metamorfosi avvenga. Purtroppo, è spaventato come mai lo è stato prima d’ora e non crede che questa sia la condizione emotiva migliore per accogliere il Guardiano. Non sono solo queste, però, le consapevolezze che gli rendono difficile la preparazione. Valerio, infatti, sarà con lui e assisterà inevitabilmente agli evidenti cambiamenti che subirà il suo corpo.
Oltre a obliviare sia lui che Paride per tenerli al sicuro, dovrò ipnotizzarlo ulteriormente e togliergli dalla testa il ricordo di quanto vedrà” pensa vedendo questa come l’unica soluzione possibile per proteggere il suo segreto. E sarà meglio che la modifica della memoria parta dal bigliettino che Perla gli ha consegnato questa mattina.
Da che lo ha letto, Valerio si è chiuso in uno strano silenzio. Non gli ha posto domande, né chiesto pareri. Si è solo alzato e ha raggiunto l’assessora, dandogli appuntamento in questa stanza mezz’ora prima di quello che hanno preso con Paride. Mirco non vuole neppure immaginare a quali conclusioni sia giunto. Lo ha visto parecchio colpito dall’aver sentito tirare in ballo l’ipotesi di una possessione demoniaca che sia passata di madre in figlia. Forse ha ricollegato la cosa a quanto gli starà capitando di vivere sulla sua stessa pelle e i sospetti ai quali Marco aveva accennato si saranno fatti più forti e spaventosi per una mente razionale come la sua.
Oltre a quello del suo tutor, anche il comportamente di Perla desta nervosismo e confusione in Mirco. Non si sarebbe mai aspettato una simile iniziativa da parte di una persona assoggettata al volere di un parassita così agguerrito. Avrebbe senso solo se fosse una trappola ai loro danni, ma non si spiega perché William dovrebbe tirare anche il suo tutor dentro a questa storia.
<< Ci si è tirato dentro da solo. Non ha avuto bisogno di alcun invito >>.
Seduto alle sue spalle sul letto del fratello, Marco spezza quella leggera concentrazione che era riuscito ad ottenere invadendolo con tutto il suo disappunto.
<< E come avrebbe fatto? >> gli chiede Mirco, curioso .
<< Si è lasciato coinvolgere. Come fa sempre, mannaggia a lui >> sbuffa, scacciando il ciuffo biondo dalla fronte con un rapido movimento del capo. << Non posso più sentire cosa gli passi per la testa, è vero, ma gli ho leggo in faccia quanto la storia di quella ragazzina lo abbia portando a fare collegamenti e abbia aperto cassetti che sarebbero dovuti rimanere chiusi. Stamattina l’ha vista in difficoltà e accettando di aiutare lei e il padre si è messo definitivamente nei guai >>.
<< Quindi Perla gli avrebbe chiesto aiuto perché lo ha visto mettersi tra loro e quei bulli pronto a prendere le loro difese. Sì, ci può stare >>.
<< E invece non ci sta per nulla! >> sbotta Marco balzando in piedi. << Che lui vada a cercarsi i guai di proposito è un conto, che si ritrovi coinvolto nei tuoi, invece, non lo accetto >>.
<< Farò il possibile affinchè ne resti fuori >>.
<< Ma come potrai farlo se ci sta già dentro fino al collo? >> insiste furioso. << Sei qui a preoccuparti che scopra il tuo segreto senza renderti conto che il problema non è che sappia o no chi sei, ma che si siano create le condizione affinchè sappia! Perché diavolo non te lo sei ancora chiesto? >>.
È scomoda la domanda che Marco gli ha posto. Maledettamente scomoda, dal momento che muove troppe emozioni, troppi scenari tutti catastrofici, troppe responsabilità e troppe domande. Ha pensato a lungo alla possibilità che fosse davvero Alex lo spirito che si è impossessato di Valerio, ma ci sono molti punti che non gli tornano. Questi è sempre stato ligio alle regole a livelli maniacali e non le avrebbe mai violate senza tenere conto delle conseguenze delle sue azioni, neppure per compiere un nobile gesto come quello di continuare a proteggerlo. Tali conseguenze comporterebbero il mettere in pericolo la vita di un uomo, oltre che la salute psichica, e la sua stessa esistenza, in caso l’Energia Universale lo scoprisse.
Questo ha portato Mirco a ipotizzare che lo spirito di cui gli ha parlato il custode possa essere un emissario dell’Energia Universale stessa, inviato da questa a prendere possesso dell’essere umano a lui più vicino al fine di osservare le sue mosse, valutarlo e se è il caso punirlo ulteriormente, anche.
<< Vuoi dire che non si farebbero problemi ad usare un innocente per i propri scopi? >> domanda Marco disgustato.
<< E perché dovrebbero farsene? Guarda cosa stanno facendo con me? >> ribatte amareggiato e il custode distoglie lo sguardo dal suo carico di rassegnazione.
<< Ok. Senti, vedi di richiamare a te tutte le energie possibili per attivare la metamorfosi, compiere questo esorcismo e mettere la parola fine a questa storia. Io cercherò di aiutarti a tenere quel testone fuori dall’esorcismo. Tu, però, poi gli dirai la verità e tutti insieme vedremo di trovare una soluzione, intesi? >>.
<< E se fosse proprio questa la prova? Se volessero vedere fino a che punto sono in grado di custodire il mio segreto? >>.
<< E cos’altro potrebbero farti? Ti hanno già tolto le tue guide, quale altra punizione potrebbe essere peggiore di questa per uno come te? >>.
Una risata nervosa scuote Mirco da capo a piedi. Non ha risposta a questa domanda e non è forse questa la tortura perfetta? Gettare nel dubbio la vittima portandola a pensare che qualunque mossa, qualunque pensiero possa trasformarsi in un’arma capace di ucciderlo. Marco impreca, scacciando in rapida sequenza per un buon numero di volte il ciuffo dagli occhi.
<< Va bene. Limitati a prepararti per questo esorcismo. Del resto ce ne occuperemo in un altro momento >> dice impacciato. Mirco annuisce appena, ritrovando il controllo di sé. Sul volto del custode trova una profonda espressione di pena e quasi si dispiace di non vederlo sputare arrabbiato sul pavimento. Senza aggiungere altro scompare lentamente alla sua vista, lasciandolo nuovamente da solo con i suoi pensieri.
Prende tra le mani il sacchetto di velluto nero e chiude gli occhi. Non ricorda bene come questo sacchetto sia giunto a lui. Era piccolo quando se lo è trovato tra le mani, abbandonato in mezzo ai suoi giocattoli.
<< Sono specchietti per le allodole >> gli aveva detto Alex quando, curioso, lo aveva aperto osservandone rapito il contenuto. Aveva trovato carina quella definizione.
Erano dieci questi specchietti, che lui, però, avrebbe potuto utilizzare solo dal compimento del decimo anno di età. Alex gli avrebbe spiegato a cosa servivano e come utilizzarli. Fino ad allora avrebbe dovuto custodirli come un tesoro segreto.
Nei quattordici anni trascorsi dal compimento del suo decimo anno gli specchietti sono diventati otto. I due mancanti sono oggi dimora di entità malvage e questa sera probabilmente si aggiungerà un terzo ospite all’elenco.
Consapevole di non avere più molto tempo per potersi preparare cerca di allontanare dalla mente le paure e di concentrarsi sulla leggera brezza che continua a gonfiare le tende. Ne percepisce la carezza sul viso e sui capelli, come volesse rassicurarlo. Lo aiuta a scivolare lentamente in un profondo stato di trance dove rivede se stesso seduto sul pavimento di questa stanza con in grembo, accucciato come un gattino addormentato, il sacchetto nero di raso. Questo inizia a vibrare dolcemente e poco per volta la piacevole vibrazione si trasferisce alle sue mani e da lì all’intero corpo. I suoi muscoli si distendono, ma il pizzicore alla base della nuca che è solito avvertirlo dell’inizio della metamorfosi non compare.
Ti prego, aiutami! Non posso affrontare quel parassita da solo” lo implora, ma tutto resta immutato. Il Guardiano sembra proprio non avere intenzione di rispondere al suo appello.
Percepisce appena la porta aprirsi alle sue spalle e il forte odore di cloro che si propaga nell’aria annuncia che il tempo a sua disposizione è finito. Con un profondo respiro risale su dagli abissi nei quali è sprofondato e lentamente si volta verso Valerio che lo osserva incuriosito,
<< Tutto bene? >> gli chiede questi, stupito del ritrovarlo seduto sul pavimento.
<< Meditavo >>.
<< E’ la prima volta che te lo vedo fare >>.
<< Sarà anche la prima volta che mi vedrai ipnotizzare qualcuno >> gli dice mettendosi in piedi. << La piscina meritava? >>.
<< Abbastanza. Temo, però che dovrò sospendere gli allenamenti almeno finchè non si saranno calmate le acque attorno a quanto successo a Saint Boser. In troppi mi hanno fatto domande e temo anche delle foto >> dice mettendo a stendere il costume sul dorso di una sedia che porta sul balconcino. Volge, poi, lo sguardo alla finestra dell’appartamento nel quale tra poco si recheranno.
<< Cosa ti spaventa così tanto? >> gli chiede rientrando nella stanza.
Sta iniziando a non stupirsi più della perspicacia del suo tutor. Non è un bene che sia così visibile quanto se la stia letteralmente facendo sotto. Rappresenta per lui un punto debole sul quale il parassita si getterà a capofitto. Purtroppo, però, non può spegnere le sue emozioni semplicemente schiacciando un pulsante, né può mentire su ciò che prova.
<< Lo hai visto il padre di quella ragazza? Grande, grosso e iperprotettivo. Lei potrebbe non essere facile alle induzioni ipnotiche e lui... che ne so? Magari si è fatto chissà quali aspettative e potrebbe prendersela con me e… ecco, sapere di rischiare di essere raccolto col cucchino dal pavimento di casa sua non mi rende tranquillo >> ridacchia nervoso, rendendosi conto di stare tremando.
La mano di Valerio si posa sulla sua spalla, cogliendolo di sorpresa.
<< Ehi, Mic, non sei obbligato a farlo. Se non te la senti possiamo sempre dirgli che ci hai ripensato >>.
<< No. Quella agazza merita una possibilità. Al massimo ti ritroverai a dover difendere me da lui, questa volta. Oppure puoi sempre raccogliermi col cucchino >>.
<< Scherzi? Sei il mio assistente, solo io posso farti a pezzi >> ribatte serio, battendogli la mano sulla spalla.
Questo scossone riverbera in tutto il suo corpo, come i cerchi su uno specchio d’acqua rotto dal lancio di una pietra. Scioglie la tensione da ogni muscolo facendo nascere un piacevole calore capace di dargli coraggio.
Non è possibile!” esclama Mirco tra sé, mentre l’effetto pian piano svanire. “Non so chi ci sia dentro di te, ma pare voglia aiutarmi” pensa speranzoso.
<< Posso chiederti una cosa, Rio? >> gli domanda sull’onda dell’entusiasmo. Quando, però, questi annuisce l’imbarazzo prende il sopravvento.
Valerio sorride e passa la mano tra i capelli ancora umidi. Apre, poi, le braccia attendendo che sia lui a fare la prima mossa. Mirco si avvicina piano appoggiando appena la guancia contro la spalla sinistra di lui ed ecco che la piacevole onda torna ad invaderlo.
Ho una speranza” sospira sorridente avvertendo il familiare pizzicore alla base del capo. Ancora una volta la mano di Valerio lo coglie di sorpresa posandosi proprio in questo punto.
<< Sta tranquillo, Mic, io sono qui. Ti tengo! >> sussurra, battendogli piano l’altra sulla spalla prima di stringerlo in un vero e proprio abbraccio.
E’ fuoco puro quello che ora scorre sotto la pelle di Mirco, portando il pizzicore a discendere lungo la spina dorsale e da lì agli arti. Prova la fastidiosa sensazione di essere messo sotto una campana di vetro dalla quale percepisce ogni cosa come fosse ovattata. Attorno a sé, infatti, si sta facendo sempre più nitida la presenza del Guardiano richiamato dalle parole pronunciate dal suo tutor, le stesse che gli diceva sempre Alex prima che la metamorfosi avvenisse.
Sei davvero tu!” esclama, sentendo il calore delle lacrime salirgli agli occhi. Stringe a sua volta Valerio, che in questo momento è più che certo ospiti inconsapevolemente l’anima a lui più cara.
<< Mi tieni. Lo so >> risponde sentendo lontane le sue parole pronunciate dal timbro vocale più profondo del Guardiano.
Attraverso i suoi occhi vede Valerio scostarsi e percepisce appena le sue braccia irrigidirsi. Lo osserva confuso e anche un po’ spaventato dalla persona del tutto diversa che si è ritrovato a stringere tra le braccia. E’ sicuro che si stia chiedendo cosa…
 
***
 
diavolo sta succedendo?”.
Fox non riesce a credere ai propri occhi. Nello spazio di un abbraccio Mirco è invecchiato di una ventina d’anni. I lineamenti dolci e arrotondati del viso fanciullesco hanno lasciato il posto a quelli netti e marcati di un uomo. I suoi occhi, poi, sono neri e profondissimi, come il tono di voce.
<< Ti ringrazio. I tuoi abbracci fanno miracoli >> gli dice strizzandogli l’occhio. Raccoglie da terra un sacchetto nero di raso e poi esce dalla stanza, lasciandolo lì, attonito e sconvolto.
Fox lo segue, facendo fatica a tenere il passo di quelle lunghe gambe che ora camminano veloci. Abbracciare Mirco è stato come stringere a sé uno di quegli scheletri di plastica che si trovano negli studi degli ortopedici. È più che certo non ci fossero tutti quei muscoli che ora riempiono gli abiti facendoli risultare persino stretti.
Ho le allucinazioni, visive e uditive, non può esserci altra spiegazione. Deve essere l’effetto collaterale a scoppio ritardato delle canne che quei ragazzetti si sono fumati ieri sera” pensa, seguendo Mirco verso l’ingresso del condominio nel quale abita Paride.
Un grido acuto e stridulo li sorprende, accapponandogli la pelle.
<< Perla >> dice questa nuova versione di Mirco, volgendo lo sguardo verso la finestra dell’appartamento. Sale svelto le scale, costringendolo ancora una volta a corrergli dietro.
<< Ehi, aspettami! >> esclama affannato e preoccupato da queste grida demoniache che fatica a credere possano davvero essere umane.
Il campanile della chiesa inizia a battere undici rintocchi quando giungono davanti alla porta. Nello stesso istante in cui Mirco suona il campanello la ragazza lancia un acuto così straziante da gelare il sangue nelle vene.
<< Temo che dovremo rimandare >> dice Fox, raggiungendolo.
<< Io invece credo di no >> ribatte Mirco, che ha tirato fuori un taccuino dal sacchetto di raso che ha attaccato alla cintura dei jeans, sul quale sta annotando qualcosa con un pezzo di carboncino.
<< Se prima non sapevi se saresti riuscito a indurla in ipnosi in queste condizioni temo sia del tutto impossibile >>.
<< Fidati di me, vuoi? >> gli chiede guardandolo negli occhi per la prima volta.
Un violento capogiro si impadronisce di Fox che ha la brutta sensazione di perdere il terreno sotto i piedi. La nuotata, il caldo torrido e lo stress che sta provando in questo momento devono aver avuto un pessimo impatto sul suo stomaco pieno solo di gallette di riso e un paio di banane.
Un fischio costante gli esplode nelle orecchie portandolo a temere di stare per svenire. Riapre piano gli occhi ritrovandosi, però, in piedi sulle sue gambe. Paride ha aperto la porta e sta dicendo loro che forse non è il caso di tentare l’ipnosi, data la violenta crisi che sta avendo la figlia. Sente la sua voce ovattata sotto il fischio continuo e gli sembra di essere molto più lontano da loro di quanto in realtà non sia.
Ma che cosa mi sta succedendo?” si chiede, tentando di portare una mano alla fronte. Il braccio, però, è pesantissimo al punto da portarlo a desistere dal tentativo.
<< Mi permetta di provare >> sta chiedendo Mirco. Gli posa una mano sulla spalla e il volto dell’uomo, pallido come un lenzuolo sul quale domina la paura, si spegne di ogni colore emotivo assumento una stupida espressione inebetita.
E’ lui… è stato lui” pensa sentendo in lontananza i battiti del suo cuore accelerare appena.
<< Che ne dici di fargli compagnia? >> gli sta dicendo Mirco invitandolo ad entrare in casa.
Lente e pesanti le sue gambe si muovono contro la sua volontà, come fossero comandate a distanza, fino a parcheggiarlo accanto Paride che fissa ostinato il pavimento.
Mirco sorride soddisfatto e chiude la porta d’ingresso sulla quale appiccica il foglietto strappato dal taccuino. Pronuncia poi una frase in una lingua a Fox sconosciuta, ultimata la quale le grida di Perla si fanno ancora più lontane, come fosse stata posata una coperta ad attutirle.
<< Aspettatemi qui da bravi. Io vado a fare due chiacchiere con quel parassita >> dice loro per poi scomparire alla vista.
Il foglietto che Mirco ha appiccicato alla porta inizia a sfrigolare come una patatina gettata nell’olio bollente. Fox tenta di metterlo a fuoco curioso di capire cosa ci sia scritto.
Silentium et fidem tueri domum et pulchritudo lucis circumdet[1]. Cos’è, una preghiera in latino?”.
Si rende conto di fare fatica non solo a muoversi ma anche a ragionare, proprio come se gli fosse stata somministrata una dose esagerata di calmanti o dell’eroina. Gli effetti che provava quando se la sparava in vena non erano poi tanto diversi, in fondo.
Le grida disumane sembrano essersi concluse. Al loro posto ora, sente lontana la voce di un uomo. L’aggressività delle sue parole e il desiderio violento che sente in esse riescono a dargli i brividi anche in queste strane condizioni. Ci mette un po’ a rendersi conto che quest’uomo parla in inglese e che quella strana versione palestrata di Mirco sta ribattendo alle sue minacce con nonchalance. Ad ogni battuta dei due il diaspro che ha al collo diviene sempre più caldo, tanto da bruciargli la pelle, ma Fox è talmente lontano da ogni cosa da non riuscire neppure ad allontanarlo da sé per proteggersi dall’ustione.
All’improvviso il volto del bambino terribile gli compare davanti agli occhi.
<< SVEGLIATI! >> grida facendogli dolere la testa talmente forte da portarlo a temere possa esplodere davvero, questa volta. Il riverbero di questo ordine violento scende lungo la schiena e da lì si propaga agli arti, permettendogli di portare le mani alla testa.
Ti prego, smettila!” implora strizzando gli occhi, ma la eco della voce del bambino si fa sempre più forte. Poi si spegne del tutto.
Un brusio lontano rompe il breve istante di sordità nel quale è caduto. Fox prende un lungo respiro, come fosse appena riemerso dopo interminabili minuti di apnea e quando apre gli occhi si ritrova catapultato in un’atmosfera carica di elettricità, dove un vento caldo gli scompiglia i capelli vorticando attorno a lui.
<< I'll kill you!![2] >> .
La violenta minaccia dell’uomo inglese gli ferisce le orecchie, che sono tornate ora a sentire i rumori reali di questo luogo. Fox si volta in direzione di questa voce e la scopre provenire dalla stanza in fondo al corridoio, la stessa dalla quale si propaga il vento caldo.
La conversazione al di là della porta prosegue tra le imprecazioni volgari e violente dell’uomo inglese e le risposte pacate di Mirco. Uno sfrigolio simile a quello prodotto dalle scariche elettrostatiche spezza regolarmente la loro conversazione, subito seguito da un grido e nuove imprecazioni da parte dell’inglese.
Sempre più curioso, nonostante il timore, Fox trattiene il fiato prima di fare capolino dalla porta. Vede Mirco di spalle fronteggiare un uomo che sembra indossare una camicia da notte tutta pizzi e merletti. Questi compie un balzo verso il ragazzo e finalmente Fox ha la possibilità di vederlo in faccia.
E’ lui!” esclama tra sé, posando una mano sulla bocca per non urlare.
Ricorda bene quegli occhi spiritati, il ghigno sadico e l’intenzione violenta del vagabondo che nell’incubo che ha fatto solo ieri era aggrappato ai suoi piedi, intenzionato ad annegarlo.
Sto ancora sognando, non c’è altra spiegazione. Devo essermi addormentato sulla poltrona del dehors della piscina” deduce, trovando così una soluzione anche per l’insolita trasformazioni di Mirco e per tutto ciò che sta accadendo.
Decide allora di stare a guardare cosa abbia in programma il suo inconscio per lui, consapevole di potersi svegliare in caso la situazione dovesse diventare pericolosa. Il vagabondo, infatti, è ancor più spaventoso e violento. La sua pelle non è più giallognola e malaticcia ma rossa come il fuoco, il volto, contratto in una terribile espressione di furia, è gonfio e deforme, circondato da capelli arruffati colore del fieno bruciato. I muscoli di quello che è il corpo sono tesi, gonfi e rossi, come se vi stesse affluendo troppo sangue ed emana un odore ripugnante di carne putrefatta. Compie dei piccoli balzi in avanti con l’intenzione di avventarsi su Mirco, ma viene puntualmente respinto indietro come se sbattesse contro una parete di gomma.
Colpito da questo fenomeno, Fox focalizza l’attenzione su ciò che accade poco prima che il vagabondo venga respinto indietro. Si accorge, così, di come questi sia all’interno di un cerchio disegnato apposta sul pavimento e al cui interno l’aria sembra essere più densa. Questa densità la si percepisce solo nel momento in cui il vagabondo si lancia verso Mirco e si manifesta come l’effetto che si produce quando si fa benzina e l’aria attorno all’erogatore sembra vibrare.
<< Perla, io ho bisogno del tuo aiuto. Mi devi aiutare ad aiutarti! >>. 
Fox non riesce a capire il significato di quanto ha appena detto Mirco. Nel suo incubo in effetti quest’uomo trasandato e spaventoso prendeva il posto della ragazzina pallida e silenziosa che ha tentato di proteggere questa mattina dalle mire di tre bulli e, a quanto pare, la situazione si sta ripetendo anche in questo sogno. Questo potrebbe spiegare perché il vagabondo indossi una camicia da notte.
<< She will do nothing for you[3] >> ride l’uomo, che continua a tentare di raggiungere Mirco. Ogni volta che si scontra con la barriera si ferisce e sangue scuro cola dalle sue braccia.
Aspetta. Se quello è il corpo di Perla… allora sono le sue braccia quelle che si stanno ferendo” realizza Fox.
Mille spilli pungono la sua pelle ora che si rende conto di come i lividi che aveva visto sulla ragazza potevano davvero essere stati causati dalla violenza di quest’uomo. Era ben sveglio quando l’ha incontrata, di questo ne è certo, e questi odori, queste grida e tutte le sensazioni fisiche che sta provando sono troppo reali. 
Non sta sognando. Questa consapevolezza lo colpisce come un pugno in pieno viso. Perla è davvero posseduta da un demone che non è altri che questo vagabondo. E’ per liberarsi di lui che gli ha chiesto aiuto. Ha pensato tutto il giorno al perché questa ragazzina gli avesse lasciato quel biglietto, dal momento che non era presente al tavolo quando lui e il padre hanno parlato della possibilità di tentare la strada dell’ipnosi. Sembrava aver intuito che l’avrebbe potuta aiutare solo perché aveva al collo il diaspro rosso.
Fox si ritrae sconvolto dalla porta. Preme anche l’altra mano sulla bocca, tentando di soffocare così il panico che si sta impadronendo di lui ora che si rende conto di quanto sta accadendo.
E’ un sogno anche questo! Cristo, non può che essere un sogno!” pensa, prendendo la testa tra le mani, mentre nella stanza il mostruoso vagabondo e il suo assistente stanno portando avanti la loro assurda conversazione.
Una scarica elettrostatica più forte delle altre illumina a giorno l’appartamento e Fox soffoca in tempo un grido. Luci e ombre si alternano su Paride, che del tutto inconsapevole di quanto stia accadendo resta fermo dove lo ha lasciato con lo sguardo ancora perso nel vuoto.
Mirco lo ha ridotto così toccandolo appena” realizza sempre più affannato. “Ylenia… mi ha dato questa pietra per proteggermi. Lei deve aver capito chi lui sia in realtà, ma non me lo ha detto perché è assurdo. Cristo, certo che è assurdo! Come può non esserlo pensare di avere a che fare con un esorcista!” esclama premendo forte le mani sulla bocca, mentre scivola piano contro la parete.
Dalla stanza accanto giungono grida, bestemmie e imprecazioni e l’intensa puzza di sangue gli da la nausea. Proprio come quella maledetta sera. Quella in cui era rientrato nel piccolo appartamento nel quale si era stabilito con la madre e ha sentito questo stesso odore. Lo Chef gridava furioso e i suoi pugni sull’esile corpo di lei producevano un suono sordo e cadenzato come il battito accelerato del suo cuore.
<< Lui è mio! Mio e di nessun altro! >> gridava del tutto fuori di sé con la stessa ferocia che ora sente nella voce di questo demone.
Fox cade a terra carponi. Senza fiato, col cuore che gli rimbomba nelle orecchie cerca a fatica di raggiungere la porta.
“Devo andare via da qui!” pensa, ma le gambe non rispondono al suo comando. Non le sente più, come fosse tornato ad essere il quindicenne paralizzato dal torace in giù che non ha potuto difendersi in alcun modo dalla violenza di quel pazzo.
No! Non è possibile! Non lo accetto! Voglio andare via da qui!” pensa strisciando sui gomiti, mentre alle sue spalle sembra si stia compiendo una battaglia molto simile a quella che sta causando dentro di lui quest’onda anomala di ricordi dolorosi.
Una folata di vento gelido lo investe obbligandolo a chiudere gli occhi e quando li riapre trova davanti a sé i piedini nudi del terribile bambino. Alza lo sguardo a incontrare il suo, serio e solenne.
<< Hai promesso! >> esclama assottigliando lo sguardo.
<< Io… io non so di cosa parli. Cosa vuoi da me? >> gli chiede con un filo di voce.
Questi volge lo sguardo alla stanza alle sue spalle, dalla quale si levano nuove grida e improperi.
<< Voglio che ti liberati del passato. È nel presente che si vive e in questo presente non è la tua vita ad essere in pericolo! SVEGLIATI! >>. 
Come avesse ricevuto uno schiaffo in pieno viso, questa parola lo colpisce facendo esplodere un carnevale di immagini nella sua testa. Come se i cassetti nei quali conserva i ricordi gioiosi si fossero aperti tutti insieme, rivede frammenti dei momenti più belli della sua vita scorrergli davanti agli occhi. Momenti spesso nati a seguito di periodi dolorosi, tristi, pericolosi, anche, ma che si sono conclusi con un lieto fine.
Sua madre torna spesso in questi fotogrammi. Sorridente, commossa, felice e soddisfatta della propria vita e di quella di lui. Gli scalda il cuore rivederla così e gli torna in mente quel proverbio che era solito recitare sempre suo nonno e che entrambi ripetono ancora oggi, soprattutto quando qualcuno cerca di prendersi gioco di loro.
<< Scherza coi fanti, ma lascia stare i Santi! >> esclama aprendo gli occhi. << Vuoi che mi liberi del passato? Eccoti accontentato. Ora, però, voglio liberarmi anche di questo presente così poi tu mi lascerai stare! >> dice al bambino ormai scomparso, sicuro che possa comunque sentirlo ovunque sia andato a rintanarsi.
Si avvicina nuovamente alla porta della stanza dalla quale fa capolino. Mirco sta intimando al demone di lasciare il corpo della ragazza, ma questi continua a tentare di rompere quella strana barriera d’aria densa che lo circonda, ferendole sempre più le braccia.
 “Prima ha chiesto a Perla di aiutarlo a scacciare il demoneQuel mostro, però, gli ha detto che lei non avrebbe fatto nulla per lui. Certo, deve essere spaventata e una bambina spaventata ha bisogno di essere rassicurata”.
Seguendo la sua intuizione raggiunge Paride, lo afferra per i polsi e lo scuote con tutte le sue forze.
<< Svegliati! Tua figlia ha bisogno di te! >> esclama e nel retro cranio sente il bambino bisbigliare una sorta di preghiera in una lingua sconosciuta. Quando questa finisce l’uomo alza la testa di scatto e si guarda attorno, confuso.
<< Ma che succede? >> gli chiede sospettoso, liberandosi dalla sua stretta.
<< E’ lungo da spiegare. Ho bisogno che ti fidi di me >> dice, ma un grido disumano si leva dalla stanza.
<< Perla! Che le state facendo, maledetti? >>.
Paride lo afferra per le spalle tirandolo su da terra come pesasse niente e in un moto di rabbia lo scaglia contro la parete. Fox accusa il colpo e subito si rimette in piedi.
<< Fermati, così ti farai ammazzare! >> cerca di farlo ragionare correndogli dietro.
<< So io che v’ammazzo a te e al tuo collega, maledetti fiji de na… >>.
Stupito dalla scena che gli si presenta davanti, Paride resta immobile, la bocca aperta e un’espressione incredula sul viso. Fox si getta su di lui con tutto il suo peso e lo allontana dalla porta.
<< Vuoi starmi ad ascoltare adesso, maledetto testone? >> sussurra, sperando che siano riusciti a passare inosservati.
<< Ma che… che è quella cosa? >> balbetta Paride esangue. Un leggero tremore lo scuote da capo a piedi e Fox spera solo che non gli venga in mente di svenire proprio adesso.
<< Senti, lo so, è folle ma avevi ragione. Quello che hai visto è il demone che si è impossessato prima di tua moglie e ora di tua figlia. Mirco sta cercando di scacciarlo via, ma… >>.
<< Un demone? Vuoi dire che davero Arianna e Perla non sono impazzite? >> esclama l’omone afferrandolo per le spalle.
<< Sì, è così. Non sono impazzite, ma sono state soggiogate al volere di quel mostro. Tua moglie deve aver pensato che l’unica soluzione per liberarsene potesse essere quella di suicidarsi, ma putroppo quel bastardo si è impossessato di Perla e… >>.
<< Maledetto! Io lo ammazzo! Lo ammazzo! >>.
Ancora una volta Fox viene lanciato via mentre Paride irrompe nella stanza, gridando come un pirata pronto all’arrembaggio.
<< Sta indietro! >>. 
L’ordine perentorio congela sul posto anche Fox. Fatica a credere che possa esserci qualcosa di Mirco nell’uomo che ora li guarda furioso.
<< Vi avevo obliati! Che ci fate qui? >> domanda loro.
<< Perla è spaventata e penso sia per questo che non ascolta le tue richieste >> risponde Fox facendosi avanti. << Ha bisogno di conforto e l’unico che può darglielo qui è suo padre. Lui saprà convincerla >>.
<< Sì, certo che la convinco >> si intromette Paride dandogli man forte.
Il mostro ride di loro e assesta un colpo più violento degli altri che fa scricchiolare pericolosamente la barriera. Mirco si lascia sfuggire un gemito, portando addolorato una mano al torace. Solo adesso Fox nota quanto la sua fronte sia imperlata di sudore. La nonchalance con la quale lo ha fin’ora sentito affrontare il suo avversario a quanto pare era un bluff. Sembra poi che sia in qualche modo collegato alla barriera che ha eretto attorno al demone. Cosa gli accadrebbe, quindi, se questi dovesse infrangerla?
Fox trova risposta alla sua domanda nell’espressione preoccupata che si impadronisce per un istante del volto di Mirco e nel modo in cui il diaspro che ha al collo diviene rovente e pesante. Lo afferra con delicatezza con indice e pollice e inizia a temere che la situazione stia per precipitare.
<< Lasciati aiutare! Hai a che fare con una bambina spaventata che è possibile veda in te un altro mostro >> cerca di farlo ragionare e il demone ride nuovamente di loro mentre continua a gettarsi contro la barriera che produce una gran quantità di scariche elettrostatiche.
<< Lei è una brava bambina ubbidiente, vero? >> chiede a Paride, abbozzando un sorriso che mitiga appena l’aria spaventosa che ha assunto. I due si osservano a lungo e poi come ad un muto cenno d’accordo, l’uomo si fa a lui più vicino.
<< Rivojo mi fija! Vojo che torni a vive libbera! >> ringhia, guardando con odio il demone che sta devastando il corpo di Perla.
<< Allora aiutami a convincerla a ribellarsi a lui >> lo esorta Mirco.
Paride gonfia il petto e stringe i pugni, assumendo una posizione di guardia.
<< Perla, io lo so che sei lì da quarche parte >> dice in tono severo. << E so che ti ricordi ancora der compleanno de Riccardo. Nun voleva che voi piccoli vi avvicinasse a li regali sua, ricordi? V’aveva pure menato, ma tu nun hai pianto. J’hai puntato contro er dito e hai iniziato a dijene de tutti i colori e quanno lui ti ha afferato il polso tu c’hai dato un mozzico così forte da lasciagli er segno >> ride Paride mentre sul pavimento si allarga sempre più la pozza del sangue versato da sua figlia. << Piccola mia questo mostro è propio come Riccardo: prepotente e disposto a tutto pe pottasse via ciò che je piace. Ora vojo che tu prenda in mano lo stesso coraggio che c’hai avuto co Riccardo e che je faccia sentì chi ssei. Devi ajutare sto ragazzo, che ce la sta a mette tutta pe tojette de dosso sto maledetto bbastardo! >>.
La barriera emette un bagliore ancora più vivo e Mirco cade in ginocchio mentre, ridendo beffardo, il demone gioisce per la breccia che è riuscito a crearvi. La colpisce ancora una volta e questa volta si infrange del tutto, spargendo sul pavimento mille luci colorate. Un fuoco fatto di fiamme azzurre si leva dal cerchio di sale e poi subito scompare, alzando una sottile nebbiolina dalla quale emerge trionfante il demone come una rockstar pronta ad esibirsi. È nuovamente libero e se ne compiace, ridendo beffardo.
Nonostante sia visibilmente provato, Mirco si alza in piedi intenzionato a non darla vinta a quel fottutissimo bastardo.
<< Perla riappropriati di ciò che è tuo! Riappropriati della tua vita. Fagli sentire chi comanda! >>.
<< Io sono suo solo signore e padrone! >> ribatte il demone piegandosi come un gatto pronto al balzo, ma qualcosa gli impedisce di compierlo. La sua espressione spavalda muta in una di sorpresa.
Molte espressioni tutte diverse scorrono sul volto del mostro, che lentamente torna ai suoi lineamenti originari. Le mani grondanti sangue tremano per la tensione dei muscoli tesi.
<< You can’t! >> esclama il demone osservando disperato il rossore abbandonare le braccia che lentamente. Grida portando le mani ai capelli dai quali strappa una buona quantità di ciocche, prima di cadere a terra carponi.
<< Stop it! I’m your master! >> grida furioso sottolineando ogni parola con un violento pugno al viso o all’addome.
<< Basta! >>.
La vocetta acuta di una bimba esce dalla sua bocca e il volto del demone muta per un istante in quello di Perla. Questi continua a tentare di riprendere possesso di lei facendo riaffiorare il suo volto sempre più disperato. La ragazzina, però, tenta imperterrita di posare sul pavimento le mani che frenetiche continuano a colpirla e quando finalmente ci riesce si blocca di colpo.
Il volto chino sul petto si muove al ritmo veloce dei respiri, celato dai capelli tornati del loro solito biondo chiaro e lucente.
<< Perla guardami >> le chiede Mirco e la ragazza volge piano il bel volto tumefatto verso di lui, guardandolo con i grandi occhi azzurri carichi di lacrime.
<< E’ caduto. L’ho colpito ed è caduto >>.
<< Sei stata bravissima. Purtroppo è solo svenuto. Non è ancora finita. Pensi di potercela fare? >>.
<< Voglio la mia mamma >> sussurra la ragazza, mentre le lacrime le rotolano sulle guance, cadendo sulle mani bruciate e sanguinanti.
Alle sue spalle, Paride guarda la figlia con tanto d’occhi. Si avvicina con passo incerto e s’inginocchia a sua volta vicino alla ragazza che piange silenziosa, come una bambina intrappolata in un corpo troppo grande che fatica a gestire e a sentire suo.
<< Me lo ricordo come fosse oggi >> sussurra con voce prossima al pianto. << Arianna era annata ar mare co Perla e mi madre. Lei nun era na gran notatrice e la corente l’aveva spinta un po’ più in là e ha rischiato d’annegare. Ricordo che tutta notte nun ha fatto artro che ripete: ‘Mi tira giù, me vole affogà!’. Dalla mattina dopo nun ha più parlato. Stava seduta la maggior parte der tempo co li occhi persi chisà dove. E poi dopo er fattaccio >>, sospira, << anche Perla tutta notte nun ha fatto che ripete ‘Mi tira giù, m’affoga!’ e il giorno dopo anche lei s’è ammutolita, propio come su madre. Io ho sempre sospettato che quarcosa… quarcuno le avesse… stregate. Ma che potevo fa? Fanno presto a dì che uno è pazzo, sai? Pazza a moje, pazza a fija e mo se ’mpazzito pure lui. E 'nvece... 'nvece li matti nun semo noartri, Perlina mia >>.
Paride avvicina la mano enorme al capo della figlia scosso dai singhiozzi e lo sfiora appena, quasi spaventato dall’idea di farle male. La ragazza alza lo sguardo a incontrare il suo e con la spontaneità tipica dei bambini gli getta le braccia al collo chiamandolo 'papà' con la voce rotta dal pianto. L’uomo resta interdetto per alcuni istanti, poi stringe a sé la figlia cullandola e rincuorandola.
Mirco si alza in piedi e si allontana di qualche passo per lasciare che quel breve istante sia solo loro. Prende un profondo respiro e il suo viso si rilassa, così come il corpo che torna lentamente ad assumere il suo consueto volume, lasciando Fox senza parole ad assistere alla sua metamorfosi.
<< Immagino tu abbia tante domande per la testa >> gli dice il ragazzo visibilmente a disagio. << Se potessi aspettare a porle te ne sarei grato >>.
<< Non lo hai sconfitto? >> gli chiede, cercando di mettere in secondo piano il suo stupore.
<< No >> risponde Mirco la cui voce è tornata ad essere quella di sempre. << È ancora dentro di lei. Perla ha fatto la sua parte ed è stata brava. Mi ha dimostrato di voler davvero porre fine a questa storia. Ora, meritano di godersi questo splendido attimo con suo padre >>.
<< Certo, ma… come farai a mandarlo via? >>.
Mirco sorride e gli strizza l’occhio, senza però rispondergli. Si avvicina a Paride e Perla inginocchiandosi accanto a loro ancora stretti nell’abbraccio.
<< Purtroppo non abbiamo molto tempo. Dobbiamo agire prima che William si risvegli. Ho bisogno ancora del tuo aiuto, Perla >> dice Mirco, prendendo tra le sue le mani insanguinate della ragazza. << Devo addormentarti in modo che tu non possa sentire, né vedere. Lo devo fare per evitare che quando si sarà svegliato, William possa riprendere dalla tua memoria le informazioni su quanto ho intenzione di fare per scacciarlo definitivamente >>.
<< Cosa devo fare? >> gli chiede la ragazza, sprofondando ancora di più tra le braccia del padre.
<< Devi solo fissare il mio dito >> dice Mirco sorridendo, piazzandole il dito proprio davanti al naso. << Devi fissarlo e non pensare a nulla. Concentrati solo su di lui. Solo sul mio dito indice. Ora le tue palpebre si fanno pesanti. Pensantissime. E tu hai tanta voglia di chiuderle. Di chiuderle e sprofondare. Chiuderle e sprofondare. Quando schioccherò le dita, tu cadrai come addormentata e quando le sentirai schioccare per due volte di seguitò riaprirai gli occhi. Solo quando le sentirai schioccare due volte di seguito da me e da me soltanto. Hai capito, Perla? >>.
La ragazza risponde con un flebile ‘sì’. Mirco schiocca le dita e gli occhi di Perla si chiudono di scatto, come fossero state il sipario di un teatro che cala a scena conclusa.
<< Che l’è successo? >> chiede Paride, preoccupato.
<< Semplice induzione ipnotica >> risponde Mirco alzandosi in piedi.<< Paride procurati bende e disinfettante: quelle braccia non sono per nulla un bello spettacolo. Rio, tu, invece, porta qui l’auto >>.
<< L’auto? >> chiedono all’unisono Fox e Paride, scambiandosi un’occhiata.
<< Signori miei, dobbiamo andare nella spiaggia dove Arianna si è tolta la vita >> annuncia Mirco, battendo le mani l’una contro l’altra. << Sarà lei ad aiutarci ad uscire da questa brutta situazione! >>.
 

[1] La protezione del silenzio e la purezza della luce avvolgono e proteggono questa dimora.
[2] Ti ammazzero!
[3] Lei non farà proprio nulla per te
 

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Capitolo 24
*** L'ira di una madre ***


23 L’ira di una madre
 
 
Il ronzio del motore e il canto del vento che si insinua dai finestrini spalancati fanno da colonna sonora al viaggio inatteso che Fox si sarebbe risparmiato volentieri. Sta guidando in uno stato fisico e mentale di allerta e addossato allo sportello nel vano tentativo di stare il più lontano possibile da Mirco. Non si sente per nulla al sicuro con lui capace di mutare in un uomo adulto e spaventoso al suo fianco e Perla che, sebbene ora dorma, custodisce ancora dentro di sé una presenza demoniaca decisamente pericolosa. Si chiede come possa Paride tenerla tranquillamente tra le braccia e accarezzarle piano la testa, nonostante abbia visto cosa può diventare. Forse la speranza di poterla liberare da quel mostro lo sta aiutando ad accettare quanto di straordinario è accaduto dinanzi a lui.
Fox, invece, ha alzato il ponte levatoio e armato le torri in difesa delle mura. Finalmente ha capito cosa ha originato le stranezze che ha vissuto nelle ultime due settimane e non gli piace per nulla essere stato usato e raggirato da un bambino. Un moccioso che senza alcuna pietà ha ignorato il timore che lo stava gettando nel panico per ricordargli la promessa che gli ha estorto con l’inganno. Per la seconda volta gli ha ordinato di tenerlo senza dare altre spiegazioni su cosa questo significhi. Non gli importa, però, di capire perché si sia insinuato nella sua testa e neppure il significato dei suoi continui ordini. Vuole solo sbarazzarsi di entrambi il prima possibile.
Allora perché hai accettato di portarli fino a qui senza pensarci due volte?” si chiede, stringendo ancora di più il volante tra le mani.
Se lo ha fatto è perché ha deciso di aiutare Perla. Anzi, se proprio deve dirla tutta, sta aiutando la proiezione di se stesso che ha visto in quella povera ragazza. Sa bene cosa voglia dire essere assoggettati al volere di un pazzo imprevedibile capace di uccidere e quanto sia difficile liberarsene. Lui e sua madre ce l’hanno fatta solo grazie all’aiuto di Fabio e alla loro decisione congiunta di volersi una volta per tutte tirare fuori da quella situazione ormai invivibile.
<< Non basta che il fantomatico principe azzurro senza macchia né paura affronti il drago. E’ la principessa che per prima deve prendere in mano la propria vita e decidere che ne ha abbastanza di restare intrappolata in quella maledetta torre! >>.
Così sua madre gli ha spiegato perché avesse deciso di fare i bagagli per entrambi e accettare l’offerta di Fabio di trasferirsi nel monolocale sfitto di un suo collega. In quella casa si erano riabbracciati dopo i quattro lunghi mesi da lui trascorsi per strada e sempre lì hanno rischiato entrambi di morire per mano dello Chef.
Per quanto gli attori e la trama siano diversi, ci sono delle similitudini tra la sua storia e quella di Perla. Le loro madri, infatti, oltre ad avere lo stesso nome hanno entrambe messo a repentaglio la propria vita nel tentativo di liberarsi del loro demone, causando, però, involontariamente gravi conseguenze nei figli che stavano cercando di proteggere. La madre di Perla purtroppo ne è morta. La sua è viva solo grazie ad una serie di casualità che hanno permesso a lui di arrivare giusto in tempo per salvarla.
Ora, dopo aver saggiato l’intenzione di Perla di riprendere in mano la propria vita, Mirco sembra voglia dare ad Arianna la possibilità di salvare la figlia e vendicarsi del demone che l’ha obbligata a prendere quella decisione estrema. Fox si augura che anche la madre di questa ragazza riesca a dare la giusta punizione al suo aguzzino.
E spero che le tue magie le permettano di agire più in fretta e di soffrire meno mentre compie la sua vendetta” pensa volgendo lo sguardo a Mirco.
Non è più così convinto che questo ragazzo sia un esorcista. La sua voce, il suo corpo e il suo volto si sono trasformati dinanzi ai suoi occhi e questa non è una cosa che è solita accadere a un comune essere umano. Quindi, per quanto stia agendo per il bene di questa ragazza potrebbe a sua volta essere un demone.
Forse Ylenia mi ha dato questa pietra per proteggermi da lui” pensa afferrando il diaspro che continua ad essere tiepido. Inizia a pensare che dovrebbe farsi coraggio e contattare la collega per chiederle di dirgli la verità sul perché di questo dono e su come questo funzioni. La piccola pietra, infatti, ha fino ad ora risposto alla presenza di entità divenendo calda, segno, forse, dell’attivazione del suo potere protettivo. Lo sta davvero proteggendo, però, da Mirco o dalle entità che fino ad oggi ha incontrato?
Questa domanda gli da il tormento e lo porta ad armare ancora di più le torri contro il bambino terribile. E’ possibile che anche lui sia uno degli spiriti maligni dai quali il diaspro lo sta proteggendo. Non è poi così diverso il suo spaccargli la testa dal di dentro gridando ordini, dai lividi che William ha fino ad ora causato a Perla per assoggettarla al suo volere. Non riesce, però, a capire perché il bambino abbia reclutato proprio lui, costringendolo in modo subdolo ad accettare di prendersi cura del pupazzo che altri non è che Mirco. In queste settimane è arrivato a pensare di avere un tumore al cervello, di stare risentendo del trauma cranico causatogli dallo Chef o delle droghe prese dopo la morte di Marco. Invece, ora scopre che davvero lui e il suo passato non c’entrano nulla. Tutto questo casino è stato causato da quel maledetto bambino.
“Mi hai fregato!” pensa, scoccando un’altra occhiataccia a Mirco, che però, a conti fatti non ha colpe. È più che sicuro che non sappia nulla del bambino che gli infesta i pensieri, altrimenti perché lo avrebbe tenuto all’oscuro del suo segreto fino ad ora? Ha profonde occhiaie sotto gli occhi. Deve aver impiegato molte energie durante l’esorcismo, tanto da essersi addormentato praticamente all’istante non appena si è seduto in auto. Sebbene lo spaventi e lo abbia definito mostruoso, Fox prova una sorta di reverenza nei suoi confronti. Mirco, infatti, era spaventato all’idea di incontrare Perla. Avrebbe potuto voltarle le spalle e invece eccolo qui.
Se avesse lui questo dono (anche se non è sicuro sia la parola giusta per definirlo), sicuramente sarebbe ancora più cupo e intrattabile. Invece, questo ragazzo è sempre allegro, pieno di entusiamo e gioia di vivere. Ammira la forza d’animo che deve avere per poter portare avanti ogni giorno la sua vita e affrontare situazioni di questo tipo, lui che sembra così fragile.
‘Ti prenderai cura di lui?’ gli aveva chiesto il bambino, citando la prima clausola del misterioso contratto. Fox aveva risposto affermativamente, ma ora si chiede come potrebbe lui, semplice e sciocco umano, prendersi cura di un ragazzo simile.
‘Non lo lascerai mai da solo?’ era stata la seconda clausola, quella che ora lo preoccupa non poco, perchè se questo bambino è legato a Mirco e ora ‘vive’ nella sua testa, allora questo può solo voler dire che ha legato anche lui al ragazzo.
‘Lo terrai con te anche se avrai paura di lui?’ era stata la terza clausola, quella della quale aveva riso, trovando strano poter avere paura di un pupazzo. Quella che, a conti fatti, sta mettendo ora in discussione tutto quanto, perché Mirco gli fa davvero paura in questo momento e non vorrebbe affatto ‘tenerlo con sé’. Non gli interessa neppure scoprire la verità sul suo mistero. Lo aiuterà a liberare la ragazza da quell’immonda presenza e poi gli chiederà di andarsene, portandosi via anche il moccioso intrusivo.
‘Sarai coraggioso per lui?’.
L’ultima clausola gli toglie il fiato. Non è neppure una questione di coraggio questa. E’ una storia fin troppo grande e pazzesca per lui, che di situazioni ai limiti della follia ne ha vissute parecchie. Questo ragazzo ha a che fare con qualcosa di impossibile da concepire che richiama violenza, orrore, dolore e sofferenza.
“E io ne ho già passate davvero troppe!” pensa scuotendo piano il capo.
Dallo specchietto retrovisore scorge gli occhi curiosi di Paride, che, colpito per aver catturato la sua attenzione, umetta le labbra ansioso.
<< Chi siete voi? >>.
Si aspettava di ricevere una domanda simile. Per quanto quest’uomo possa aver accettato di buon grado ogni stranezza vissuta finora nella speranza di poter riavere sua figlia, è una domanda troppo importante per essere ignorata.
<< Io mi occupo della rubrica di viaggi della ‘Insieme a te!’ e lui… lui è il mio assistente. Non credo, però, che ti stessi riferendo a questo >> dice, guardandolo dallo specchietto.
<< Già. Lui… cos’è lui? >> chiede in un sussurro, timoroso di svegliarlo.
<< Non lo so, Paride. Lo conosco da nemmeno due settimane e non mi aspettavo nulla di tutto questo, credimi >> ammette ma l’uomo gli scocca un’occhiata scettica.
<< E che conti de fa’ adesso? >>.
<< Non lo so >> sospira, volgendo lo sguardo a Mirco, che respira piano. << Mi spaventa. A te no? >> gli chiede, sentendo di aver bisogno del parere di quest’uomo, che, come lui, si ritrova coinvolto in questa storia assurda.
<< Quanno m’ha urlato contro prima, pe’ poco nun me la so fatta sotto. L’hai visto, però, quanno ha parlato co mi fija? È stato gentile. Io nun j'ho chiesto niente e lui s’è spompato p’ajutalla. Credo fosse anche in pericolo. Nun po esse ‘na brutta persona se se mette ‘n pericolo pe ‘na ragazza sconosciuta. Oh, aspetta, semo arivati! >>.
Dinanzi a loro il nero pece del cielo si fonde con quello del mare in perenne movimento in questa notte strana che li ha portati in questa località di mare chiamata Villaggio del Fanciullo. Fox parcheggia la Clio vicino alla spiaggia e mentre Paride scende dall’auto con sua figlia ancora addormentata tra le braccia lui cerca di trovare il coraggio per avvicinarsi al suo assistente e svegliarlo.
<< Ehi, Mirco, siamo arrivati >> sussurra, battendo piano la mano sul braccio del ragazzo. Questi si guarda attorno e in un batter d’occhio si sveglia del tutto, scende dall’auto e si dirige alla spiaggia invitandoli a seguirlo. Chiede a Paride di adagiare Perla sulla sabbia umida e poi li trascina lontani da lei. Con un ramo riportato a riva dalle onde traccia attorno a loro un cerchio, borbottando una litania incomprensibile.
<< Che non vi venga in mente di uscire da qui. Qualunque cosa accada >> ordina loro.
<< Ma che davero riporterai in vita mi moje? >> gli chiede Paride sconvolto ed emozionato.
<< Non ho questo potere, mi spiace. Ne invocherò lo spirito affinchè possa aiutarci a liberare vostra figlia dalla presenza tossica di William >>.
<< Hanno anche un nome questi mostri? >> domanda Fox stupito.
<< Non è un mostro. E’ un’anima che ha deciso di restare sulla terra e di percorrere la strada della dannazione. Scusate, non ho molto tempo per le spiegazioni. Ho bisogno di raccogliere le energie >> dice, levando una mano a bloccare un’altra domanda. Si allontana da loro di qualche metro e toglie jeans e pantaloni riponendoli con cura al suo fianco. Aggancia il sacchettino di raso nero all’elastico degli slip e si siede sulla sabbia a gambe incrociate.
<< Che sta a fa’? >> sussurra Paride curioso.
<< Medita. Credo >> risponde lui.
Restano in silenzio a guardarlo, sicuri che da un momento all’altro qualcosa di pazzesco finirà con l’accadere. Dopo qualche minuto, però, Mirco scuote il capo e si alza in piedi. Quando si volta verso di loro sembra piuttosto imbarazzato.
<< Che te pija? >> gli chiede Paride, stupito del vederlo avvicinarsi così remissivo.
<< Io… credevo che una volta avviato il processo sarei riuscito a richiamarlo senza problemi e, invece, non ci riesco. Ho bisogno del tuo aiuto >> sospira sconsolato, porgendogli la mano.
<< Un momento. Vuoi dire che… che quel tipo tutto muscoli è comparso grazie a me? >>.
<< Per favore, Valerio, ti spiegherò tutto, te lo prometto, ma non adesso >> lo implora Mirco tenendo lo sguardo basso.
Paride gli da di gomito invitandolo, poi, con un gesto del capo a non fare troppe storie e stringergli la mano. Fox la afferra titubante e nel retro cranio sente di nuovo il bambino borbottare quella strana preghiera.
<< Te possino >> sussurra l’omone, sconvolto dalla trasformazione che si compie dinanzi ai loro occhi. Le ossa sporgenti di Mirco tornano pian piano a ricoprirsi di muscoli ben delineati, tonici e scattanti. Quando alza la testa a incontrare i loro sguardi stupiti, non c’è più traccia del ragazzo di prima. L’uomo che ne ha preso il posto sorride loro e gli stringe forte la mano prima di lasciarla andare.
<< Per la vostra incolumità vi consiglio di non uscire dal cerchio >> dice per poi voltarsi e camminare deciso verso il bagnasciuga.
<< Nun so te, ma io nun me la sento di disobbedire >> borbotta Paride piazzandosi al centro esatto del cerchio. Fox, invece, resta sul bordo preoccupato nel vederlo entrare in mare.
<< Mi aveva detto di tenerlo lontano dall’acqua >> sussurra, realizzando solo adesso che il bambino non poteva che riferirsi a Mirco quando gli ha impartito quell’ordine in sogno. Non sa, però, se sia valido anche per questa versione del ragazzo. Stringe i pugni, terrorizzato all’idea che qualcosa possa uscire dall’acqua e avventarsi contro di lui.
Questa nuova versione di Mirco ha preso un oggetto dal sacchetto di raso e lo tiene tra le mani che congiunge, poi, al petto. Con la sua voce profonda pronuncia una preghiera in quella che sembra essere la stessa lingua usata dal bambino. Una volta ultimata, la cosa che ha posto tra le mani si accende brillando come una stella. Un vento gelido si alza dal mare e in risposta ad esso il diaspro divenire caldo e pesante.
“Ci siamo!” si prepara Fox, percependo la sensazione di pericolo imminente.
Mirco ha appena iniziato a ripetere la preghiera quando il corpo di Perla inizia a vibrare forte, come se la ragazza fosse in preda ad una violenta crisi epilettica. Paride la guarda preoccupato e si lascia sfuggire un grido quando questa balza in piedi, agile come un gatto. Punta su di loro occhi rossi e infuocati ed entrambi capiscono che non è lei ad essersi risvegliata. Ringhiando furioso il demone si scaglia contro di loro, ma viene ricacciato indietro dalla barriera. Si rialza più furioso che mai e si accorge solo in quel momento della presenza di Mirco, ancora intento a ripetere la preghiera. Ride di una risata spettrale e scatta veloce verso di lui.
<< Attento, ti viene addosso! >> grida Fox, pronto a correre in suo aiuto. Mirco, però, balza all’indietro, compiendo una spettacolare piroetta in aria per poi atterrare a pochi passi dal cerchio da lui creato. William, colto del tutto di sorpresa, cade miseramente in acqua.
<< You, damn coward![1] >> grida, sputando sabbia e improperi.
Mirco non si lascia toccare dai suoi insulti e ricongiunge le mani davanti al petto, pronto a continuare la sua invocazione. William scatta nuovamente e stavolta il ragazzo non si sposta di un solo millimetro. Il pugno del demone lo colpisce in pieno volto, facendolo cadere sulla sabbia, che veloce si macchia del rosso del suo sangue.
<< Maledetto bastardo! >> grida Fox muovendo un passo fuori dal cerchio.
<< Resta dove sei! >> gli intima Mirco, rimettendosi in piedi e lui intimorito dall’ordine ricevuto rientra nel cerchio. Non è da lui, però, stare fermo in un luogo protetto ed assistere impotente a un pestaggio. William, infatti, si è gettato su Mirco e lo sta crivellandolo di pugni.
<< Perché nun reaggisce. Così se farà ammazzare! >> esclama Paride, che, come lui, sembra non riuscire a stare fermo.
<< Non lo colpisce per non fare del male a Perla >> realizza Fox.
E’ così subdolo e misero l’agire di questo demone, che si fa scudo del corpo di una ragazzina.
<< Che potemo fa’? >> gli domanda Paride disperato. Fox si guarda attorno alla ricerca di una soluzione. Non possono uscire dal cerchio perché sarebbero esposti alla furia di questo demone e a chissà quale altro pericolo. Possono, però, sfruttare in favore di Mirco la protezione offerta loro dalla barriera.
<< William, you’re a damn coward[2] >> grida, sperando che il suo piano abbia successo. Il demone si ferma con la mano a mezz’aria e si volta lentamente verso di loro.
<< Ce sei riuscito, bravo! >> esclama Paride, scrocchiando le dita delle mani.
<< You use a woman's body as a shield, shame you! If not, Mirco would not hesitate to respond to your punches[3] >> continua, deciso a tenergli testa.
William si alza in piedi, permettendo a Mirco di riprendere fiato. Cammina lentamente verso di lui, puntandogli contro occhi che brillano come tizzoni ardenti.
<< You wouldn't scruple, would you? You would hit me to save your friend, right?[4] >> gli domanda partendo poi all’attacco. La barriera brilla così tanto da abbagliarlo e per un istante Fox teme che anche questa possa disintegrarsi in mille pezzi.
<< Come out of there and fight like a man![5] >> ringhia furioso il demone battendo i pugni ancora una volta sulla barriera.
<< Non lasciarti provocare! >> lo avverte Mirco rimettendosi lentamente in piedi.
<< No, lui no lo fa! Due feminuce come voi no può nulla contro me >> li sfotte il demone in un italiano sgrammaticato.
<< Hai ragione, Willy, due femminucce come noi non possono nulla! Qui ci vuole una vera donna! >>.
Una forte luce dorata interrompe la sua risata cinica e spettrale. Eterea e bellissima, sorge dal mare una figura femminile che illumina il cielo a giorno come un piccolo sole. Il demone la guarda attonito, schermandosi gli occhi con la mano.
Mirco approfitta del suo attimo di stupore per raggiungerlo alle spalle. Lo afferra per i capelli costringendolo a cadere in ginocchio. Preme sul capo di Perla l’oggetto che ha tra le mani e inizia a borbottare una strana nenia incomprensibile. Il demone grida divincolandosi, ma Mirco lo domina. Una debole luce bianca sguscia tra le sue. La figura luminosa si porta sopra di loro e lì resta, come fosse in attesa di un ordine.
<< Ma quella… quella è davero… >> borbotta Paride, guardandola con occhi carichi di stupore.
Fox alza a sua volta lo sguardo verso lo spirito di Arianna. Scorge il volto bello tra i lunghi capelli che sembrano ancora danzare tra le onde. Un moto di commozione gli stringe la gola nel ritrovare in lei lo stesso sguardo determinato di sua madre.
<< Per troppo tempo mi è stato impedito di parlare. È giunto il momento, ora, che quel bastardo paghi per ciò che ci ha fatto! >> gli aveva detto all’inizio del lungo processo che a portato lo Chef ad essere condannato a quindici anni di reclusione. È un’altra Arianna quella che sta per battersi, ora, ma sono unite dallo stesso filo che conduce all’ottenimento della giustizia per i torti subiti e per le torture inflitte a loro stesse e ai loro figli.
Quando Mirco conclude la litania, volge a lei lo sguardo e con un sorriso complice la invita a farsi avanti. Una terribile espressione di furia nasce sul volto di colei che un tempo fu donna e madre. Lanciando un grido disumano, Arianna entra nel corpo di Perla, pronta a riversare su William tutta la sua ira.
Il silenzio cala sulla spiaggia. Fox e Paride trattengono il fiato dinanzi al corpo della ragazza che si è paralizzato all’istante.
<< Arrenditi alla forza della luce! Per il potere conferitomi dall’Energia Universale ti impongo di abbandonare il corpo di questa giovane donna e permetterle di condurre la sua vita. Liberala dalla tua presenza, ora! >>.
Esortato dall’ordine impartito da Mirco, il corpo di Perla esce dallo stato di paralisi temporanea e inizia a tremare e contorcersi. Il ragazzo le afferra la spalla con la mano libera e cerca di non perderne il contatto. Una smorfia di dolore gli si disegna, però, sul volto.
Non si è lamentato dei pugni. Non ha fatto una piega e si è rialzato pronto a prenderne ancora e ora che la sta solo tenendo ferma sembra soffrire così tanto… perché?” si chiede Fox.
Lo sta forzando” risponde il bambino, comparendo tra i suoi pensieri.
“Cosa vuol dire questo?” gli domanda, preoccupato nel vedere la fronte di Mirco aggrottarsi e le sue labbra assottigliarsi fino a divenire null’altro che una sottile linea bianca sul viso abbronzato.
Quel fottutissimo bastardo!  grida il bambino.
<< Cosa diavolo sta succedendo? >> chiede, frustrato dal non ricevere risposta alle sue domande.
<< TIENILO! >> grida, facendolo trasalire.
Fox non sa bene cosa debba fare, nè perché sia arrivato proprio adesso quell’ordine, eppure salta fuori dalla protezione del cerchio. Resta scioccato dallo sbalzo termico. La temperatura, infatti, è altissima al di là della barriera eretta attorno a loro e la fonte di tutto questo calore sembra proprio essere Mirco.
Mio dio, è rovente!” pensa, stringendo a pugno la mano sinistra ancora indolenzita dall’ustione subita in area ristoro. Prova ad avvicinarsi al ragazzo, ma il calore è tale da ustionarlo pur restando a meno di un metro da lui.
 << SMETTILA DI TERGIVERSARE! STRINGILO A TE! TIENILO ANCORATO ALLA REALTA’! >>.
Questa volta il bambino sembra aver deciso di affidarsi a lui piuttosto che muoverlo come fosse una marionetta e obbligarlo a subire in silenzio. Gli aveva chiesto se sarebbe stato coraggioso per lui, in fondo, e quello che gli sta chiedendo comporta una notevole dose di coraggio.
Devo essere del tutto pazzo!” esclama tra sé gettandosi su Mirco. Morde forte il labbro inferiore per non gridare disperato a causa del dolore e combattendo contro l’istinto di sopravvivenza che vorrebbe allontanarlo dal lui, Fox lo stringe forte a sé.
<< Dio santo, ma perché tutto questo casino? >> grida tra le lacrime. << Avremmo dovuto solo presenziare alla fottutissima sagra del cinghiale e, invece, sono qui a morire di dolore perché questo maledetto figlio di puttana non so neppure cosa cazzo ti sta facendo. Cacciarlo via, ti prego! Sei qui per sconfiggerlo! >>.
Mirco apre gli occhi e sbatte più volte le palpebre. Si volta incredulo verso di lui, euforico all’idea di essere riuscito a richiamarlo.
<< Direi che questa storia è durata pure troppo, non trovi? >> gli chiede e il ragazzo annuisce deciso.
<< Arrenditi alla forza della Luce, William. Per il potere a me conferito dall’Energia Universale, ti condanno a cento anni di pentimento! >>.
Mirco torna a canticchiare quella strana litania. Il suo corpo diviene ancora più caldo e Fox stringe ancor di più i denti per vincere l’istinto di allontanarsi da lui. Viene investito da uno strano fumo bianco che sale dall’oggetto che il suo assistente tiene ancora premuto sul capo della ragazza. Una grande luce prende poi il posto del fumo. William grida di dolore e il suo grido diventa sempre più forte, così come il bagliore sprigionato dall’oggetto che fende le dita di Mirco.
Poi entrambi scemano. Il corpo di Perla, fino a poco prima scosso dagli spasmi, si accascia privo di sensi. Mirco leva la mano dal capo della ragazza e si abbandona stremato tra le braccia di Fox. Il suo corpo nel giro di un sospiro torna quello magro di sempre e lentamente inizia a raffreddarsi.
<< Lo hai sconfitto? >> gli chiede Fox, stremato.
<< Già, già >> ride Mirco sollevando la mano destra ustionata e sanguinante. Apre il pugno a mostrare un oggetto nero grande come un lumino a pastiglia. Al posto della cera, però, c’è uno specchietto dalla superficie annerita.
<< E’ li dentro? >> gli chiede stupito e Mirco annuisce. << Non conterai di portarlo in viaggio con noi, spero? >>.
<< Per niente! >> ridacchia il ragazzo raddrizzando la schiena. << Lo getterò in mare non appena Arianna sarà tornata allo scoglio che è divenuto la sua tomba >>.
Fox sospira sollevato. Si allontana piano da Mirco e si rende conto di essere a torace scoperto. Della parte davanti della t-shirt che indossava non resta più nulla. Guarda preoccupato l’ustione diffusa di terzo grado che si è procurato con quell’abbraccio e alzando lo sguardo sconsolato incontra quello turbato di Paride.
L’uomo si avvicina loro a passi incerti. Sembra un gigantesco bambino di pochi anni, intimorito e imbarazzato. Il suo sguardo viaggia dal torace ustionato di Fox, alla mano sanguinante di Mirco fino a posarsi sulla figlia addormentata.
<< E’ davero finita? >> chiede, la voce rotta dall’emozione.
<< Sì, ce l’abbiamo fatta! >> risponde Mirco, mostrandogli trionfante l’oggetto nel quale ha rinchiuso il demone.
Le gambe di Paride iniziano a tremare e poi cedono, facendolo cadere in ginocchio. Scosso dai singhiozzi, avvicina la mano al viso della figlia priva di sensi, senza però toccarla. Piangendo come un bambino ringrazia il ragazzo che ha lottato con tutto se stesso per liberarla e afferra tra le mani enormi il pugno insanguinato di lui che stringe ancora lo strano oggetto nel quale ha racchiuso il mostro che ha ucciso sua moglie.
<< Immagino tu voglia salutarli, Arianna >> dice Mirco e per tutta risposta il corpo di Perla si illumina e pian piano si leva da lei la figura eterea della donna. Il ragazzo schiocca due volte le dita e Perla apre gli occhi, uscendo dallo stato ipnotico in cui era stata indotta. Dopo un primo momento di sbigottimento, si apre in un grande sorriso e si getta tra le braccia della madre. Ora è finalmente libera di riappropriarsi della sua vita, di compiere le sue scelte e di seguire i ritmi impazziti delle sue emozioni. Sarebbe rimasta il pallido spettro inquietante che tutti in paese hanno ribattezzato ‘La dama urlante’ se Mirco non avesse deciso di prendersi cura di lei, mettendo a repentaglio la sua stessa vita.
Il ragazzo tenta di rimettersi in piedi. Fox lo aiuta e insieme si allontanano per lasciare alla famigliola la dovuta privacy.
<< Ogni volta ho paura e vorrei scappare lontano, evitare le botte e di perdere tutte le mie forze. Poi assisto a queste scene e mi sento ripagato di tutto >> dice Mirco guardandoli commosso. << Sei riuscito ancora una volta a tirarmi fuori da una situazione disperata. Te ne sono grato >>.
<< Io mi chiedo come sia stato possibile >>.
<< Allora ci stiamo ponendo la stessa domanda >> gli dice il ragazzo improvvisamente serio e allo stesso tempo imbarazzato.
<< Credo che impazzirò >> sospira Fox passando la mano sul viso stanco. Il vento freddo lo avvolge, facendogli bruciare il petto ustionato. Con una smorfia osserva i segni delle scottature, testimonianza della veridicità di quanto è accaduto.
“Mi resteranno delle brutte cicatrici, maledizione” pensa, storcendo il naso dal dolore.
<< Permettimi di tentare di porvi rimedio >> dice Mirco, prendendo dal sacchetto di raso un fazzoletto di cotone pulito e ben piegato. Con passo pesante e stanco si avvicina al bagnasciuga e lo immerge nell’acqua marina per poi tornare da lui.
<< Pensi di poterti fidare di me? >> gli chiede, tenendo davanti a sè il fazzoletto umido di mare, che lentamente si sta macchiando del rosso del sangue della sua mano destra ferita.
Fox osserva con ribrezzo la chiazza rossa che si allarga sempre più. La vista del sangue non gli ha mai causato problemi, eppure quello di Mirco lo infastidisce abbastanza. Nonostante questo, annuisce in risposta alla sua domanda.
Con delicatezza il ragazzo inizia a frizionare le scottature con il fazzoletto. Un leggero fumo bianco si alza dal suo petto dopo il passaggio del panno.
<< Che succede? >> balbetta Fox, guardando al fenomeno con tanto d’occhi.
<< Come hai potuto vedere tu stesso qualche giorno fa, le ferite che mi infliggono gli spiriti guariscono nel giro di poche ore >> spiega Mirco. << Nel corso del tempo, ho notato che il mio sangue è in grado di curare con la stessa velocità anche le ferite che gli spiriti infliggono a voi esseri umani ‘normali’ >>.
<< Vuoi dire che non mi resteranno cicatrici? >> chiede incredulo e Mirco annuisce. << Allora, perché, invece, tu ne hai il corpo pieno? >>.
La mano con cui il ragazzo sta portando avanti il suo lavoro si blocca e un sorriso amaro gli compare sul viso.
<< Perdonami, sono stato indelicato >> si affretta a dire Fox, imbarazzato.
<< Così dovrebbe bastare >> sorride Mirco, strizzando il fazzoletto che appende all’elastico degli slip. << Non tutte le ferite guariscono miracolosamente. Alcune restano. Non so nemmeno io perché. Molte delle cose che mi accadono sono a me ignote, Rio. Io mi limito a eseguire gli ordini e a permettere al Guardiano di compiere il suo dovere >>.
<< Il Guardiano? >>.
<< Il tipo tutto muscoli di cui parlavi >>.
<< Quindi è vero. Non sei tu. Ti trasformi in un’altra persona >>.
<< Non sono nemmeno sicuro sia una persona >> ammette il ragazzo passando una mano sul volto stanco. << Rimandiamo le spiegazioni a domani, vuoi? Ora devo… devo svolgere il compito più triste. Li lascia sempre a me, quel bastardo! >>.
Si allontana da lui zoppicando per raggiungere Perla e la sua famiglia, lasciandolo lì a fare i conti con il peso delle cose che gli ha appena detto. A vederlo adesso sembra impossibile che possa essere lo stesso ragazzo che solo pochi minuti prima ha lottato con tutto se stesso contro la furia di uno spirito maligno. La sicurezza, la tonicità e la baldanza che aveva mostrato al momento dell’esorcismo sono scomparsi con quell’uomo atletico e inquietante che ha chiamato ‘Guardiano’. Fox non è sicuro di voler sapere a cosa faccia la guardia.
<< Ti prego, lasciala con me! Falla restare! >>.
La disperazione nella voce di Perla distoglie Fox dai suoi pensieri. Mirco la guarda affranto e soffre nel vederla piangere inconsolabile all’idea che la madre debba andarsene per sempre. Nella sua memoria di bambina forse ricorda appena di averla seguita in mare quella mattina di ormai quattordici anni fa’. Si è appena svegliata da un incubo e subito sta ricadendo in un altro che la accompagnerà per tutta la vita.
E’ così maledettamente ingiusto” sospira Fox, che dopo l’ultima inchiesta alla quale ha preso parte prima di questa si era ripromesso di non assistere più a così tanto dolore.
Con voce leggiadra Arianna cerca di rassicurare la figlia. Fox, però, sa per esperienza che nessuna delle parole che le dirà sapranno dare senso alla sua sofferenza. Dovrà da sola trovare la forza di rialzarsi e andare avanti e nonostante questo il vuoto creato da questa grandissima assenza non si colmerà mai.
Arianna le accarezza il viso per l’ultima volta e poi finalmente serena si alza in volo. Solo per un istante i loro sguardi si incontrano e il sorriso che gli rivolge gli fa battere forte il cuore.
“Hai compiuto la tua vendetta” pensa sorridendole a sua volta, felice che questa donna possa essersi tolta di dosso il peso del senso di colpa così come ha fatto sua madre. Certo né Paride, né Perla avranno la fortuna che lui ha avuto di vederla rifiorire dopo anni di sofferenza e di continuare a ricevere tutto il suo amore.
“Sono stato fortunato” pensa guardando Arianna volare leggiadra sul pelo dell’acqua.
 Raggiunge lo scoglio che è la sua tomba e lentamente come era sorta s’inabissa, illuminando le profondità marine per un breve istante, prima che il buio ricada sul mare.
<< Mamma! >> grida Perla tra i singhiozzi, correndo sul bagnasciuga. Tiene le mani giunte al petto, tremanti a causa del vento. I capelli biondi, scompigliati e rovinati dalla violenza di William, le celano il viso reso ancora più bello dalle lacrime.
<< Non l’hai perduta >> le dice, attirando la sua attenzione. Lei lo guarda stupita come si fosse accorta solo in quel momento della sua presenza. << So che la vorresti con te e so quanto sia triste non poterla avere al tuo fianco, credimi. Però, ora sai dove si trova e se vorrai un suo abbraccio ti basterà tornare qui. Sei stata triste per tanto tempo. È giunto il momento di sorridere, non credi? >>.
Perla asciuga le lacrime e annuisce, facendo fiorire un bellissimo sorriso sulle sue labbra. Anche per lei è giunta al termine la lunga e infernale guerra nella quale viveva.
“La libertà ti farà paura, ma col tempo le paure svaniranno e scoprirai che è bello vivere, creare il tuo futuro, amare” pensa, la gola troppo stretta per potersi esprimere a voce. Amare, è la cosa che più di tutte gli è ancora difficile e forse lo sarà sempre.
<< Bene, è giunto il momento di liberarci di questo maledetto parassita! >> esclama Mirco.
Curioso lo segue verso il piccolo molo di fronte al quale si staglia lo scoglio di Arianna. Mirco borbotta sommesso la nenia incomprensibile e tende in avanti il braccio destro, il palmo rivolto al mare. Poi, ultimata la cantilena apre il pugno e il piccolo specchio cade inghiottito dal mare e scompare per sempre nel nero pece degli abissi.
<< Sarai coraggioso per lui? >>.
L'ultima clausola del contratto che il bambino lo ha indotto a siglare con l’inganno gli si ripropone alla mente. Accarezza il torace che Mirco gli ha curato e che sta già miracolosamente guarendo delle ferite che si era procurato. Alle sue spalle Perla stringe forte suo padre che ha sulle labbra un bellissimo sorriso.
<< Sì! >> esclama, accettando questo strano destino.
 
[1] Tu, maledetto vigliacco!
[2] William tu sei un dannato vigliacco.
[3] Usi il corpo di una donna come scudo, vergognati! In caso contrario, Mirco non esiterebbe a rispondere ai tuoi pugni
[4] Tu, invece, non ti faresti scrupoli, vero? Mi picchieresti pur di salvare il tuo amichetto, vero?
[5] Vieni fuori da lì e battiti da uomo!

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Capitolo 25
*** Telefonate, messaggi e cortei ***



 
24 Telefonate, messaggi e cortei
 
A giudicare dal chiacchiericcio che proviene dalla strada, il corteo storico che avrà inizio tra mezz’ora non stava a cuore solo al sindaco e alla signora Sordo. Fox osserva da una delle finestre del corridoio la fiumana di persone che ha invaso la piazza, spettacolo che non fa altro che peggiorare il suo mal di testa. La rievocazione storica, infatti, è talmente ben fatta che per un istante ha pensato di essersi risvegliato nel basso medioevo, evento che, dati i fatti della notte scorsa, non lo stupirebbe.
Scorge tra la folla l’assessora, vestita di un bellissimo abito bordeaux d’epoca con tanto di veletta sul viso. Scruta seria la folla alla sicura ricerca di lui e del suo assistente, contribuendo al peggioramento della sua emicrania. Infatti, se potesse Fox se ne tornerebbe a letto piuttosto che immolarsi per l’ennesima giornata al guinzaglio di questa donna. Gli tocca, invece, strascicare i piedi fino al bagno, dove nello specchio trova ad accoglierlo la peggiore tra le versioni di Valerio Rossi.
<< Vecchio mio, te ne sto facendo passare davvero troppe >> sospira, tentennando sul togliere la maglietta. Si scopre preoccupato all’idea di rendersi conto di quale sia stato il risultato della cura ‘particolare’ usata da Mirco sulle ustioni che si è procurato.
<< Avanti, Liber! Dimostra a questo reporter da quattro soldi di che pasta sei fatto! >> dice  togliendo con un gesto deciso la t-shirt.
Quando si è guardato a questo stesso specchio solo poche ore prima, il torace, le braccia e parte dell’addome erano ricoperti di bolle rosse che sembravano, però, essere in fase di guarigione. Ora la sua pelle non è solo tornata del solito pallore spruzzato di efelidi, ma il fazzoletto intriso di acqua di mare oltre alle ustioni si è portato via anche la copertura semi permanente applicata da Mistica sui tatuaggi.
<< Oh cazzo! >> esclama, afferrando il beautycase alla ricerca di uno dei barattoli di fondotinta waterproof a lunga tenuta che la collega gli ha dato proprio per tamponare simili situazioni. Lei, però, si riferiva alla possibilità che la copertura sbiadisse o ne saltasse qualche pezzo, non che se ne andasse via del tutto. Svita il tappo deciso a porre rimedio alla situazione, ma si rende conto che la procedura di applicazione e asciugatura richiede troppo tempo e lui è già parecchio in ritardo.
Decide allora di fare una doccia lampo e correre in stanza ad indossare una delle camicie leggere che è solito portarsi dietro per fare fronte al fresco della sera in zone marittime. Mentre allaccia persino i polsini per nascondere il più possibile i tatuaggi, una luce lampeggiante cattura la sua attenzione. Proviene dalla tasca posteriore dei pantaloni di Mirco e per un istante teme si tratti dello specchietto nel quale ha rinchiuso William. Si ricorda, poi, che quello ormai giace in fondo al mare e che a lampeggiare è lo smartphone. Si rende conto di averlo sfilato dalla tasca solo quando la luce insistente gli ferisce gli occhi.  Il nome di Nikky campeggia sullo schermo.
Beh, dal momento che l’ho preso…” pensa, accettando la chiamata mentre si avvia alla porta.
<< Si può sapere che fine hai fatto? E’ da ieri sera che ti chiamo e tu non mi rispondi! Cos’è successo? Cosa diavolo è successo? >> chiede la ragazza con voce affannata.
<< Mi spiace, ma non sono Mirco >> le risponde togliendole il respiro, terrorizzata all’idea di stare per ricevere la peggiore delle notizie.
<< Lui sta bene >> la rincuora e lei sospira di sollievo per poi esplodere in lacrime.
<< Io… temevo… le sue crisi… >> dice, cercando di ritrovare il controllo. Mentire è ancora più difficile quando si è sinceramente sconvolti. Fox non sa, però, se metterla a conoscenza del fatto che abbia scoperto che quelle di Mirco non sono crisi epilettiche.
<< Cosa è successo? >> gli chiede e a quanto pare anche lei ha il suo stesso dubbio.
<< Questa è una gran bella domanda >> ridacchia nervoso, passando la mano tra i capelli. << Ha… dovuto usare uno specchietto >>.
<< Un esorcismo! Oddio! >>. Il respiro già rotto dalle lacrime ora diviene affannato, indice del fatto che stia andando in panico.
<< È andato tutto bene, stai tranquilla >>.
<< Come può essere andato bene? Lui non può affrontare un esorcismo senza le sue guide! >> esclama, sempre più preda del panico e Fox capisce perché Mirco non l’abbia messa a conoscenza della cosa.
<< L’ho aiutato io, gli ho fatto io da guida >> ribatte nervoso.
Entrambi restano in silenzio, stupiti. È davvero questo ciò che ha fatto? Fox non lo sa. Non sa di quali ‘guide’ la ragazza stia parlando, né a cosa mai possano servire al suo assistente. Non sa nulla e questa ignoranza lo manda in confusione. Il calore delle lacrime gli brucia gli occhi e ritrovarsi esposto al giudizio di troppe persone nella piazza gremita di questa cittadina attiva in lui il panico.
<< Io non lo so! Non lo so cosa sia successo! Non so se sia corretto quello che ti ho detto, non so nulla! Credevo l’avrebbe ipnotizzata e invece… invece... >>.
Non riesce ad andare avanti. Un nodo stretto e doloroso gli stringe la gola e le lacrime iniziano a sgorgare dagli occhi coperti dalle lenti scure degli occhiali da sole. La sua esplosione, però, sembra aver fatto rientrare quella della ragazza, che ascolta attenta il suo silenzio.
<< Grazie per essere rimasto al suo fianco >> gli dice piena di gratitudine e queste parole hanno il solo effetto di aumentare il panico di cui è preda.
E’ stanco di essere 'colui che resta', 'l'eroe’ da ringraziare. Sembra quasi che basti quel ‘grazie’ a sanare la sofferenza che prova. Solo lui può sapere quanto sia stato terribile rivivere il momento della sua vita più doloroso e carico di paura senza poter avere la possibilità di fermarsi a riprendere fiato neppure per un istante, perché impegnato ad aiutare il suo assistente. Vorrebbe raccontarle di come abbia accettato troppe cose, persino di provare dolore fisico, senza fare neppure una domanda e di come ora debba fingere che tutto sia normale, mentre, invece, di normale non c’è nulla. Non riesce, però, a dirle niente di tutto questo e il silenzio di lei gli da ai nervi. Allo stesso tempo, però, non vuole mettere giù la chiamata perché si rende conto di come questa ragazza sia l’unica con la quale può parlare di quanto ha vissuto senza rischiare di essere giudicato pazzo.
<< Non è facile, lo so >> gli sta dicendo Nikky con un filo di voce. << Io stessa non sapevo cosa fare quando l’ho scoperto. È… pazzesco. L’unico consiglio che sento di darti è quello di non cercare risposte logiche a questa storia. Accettala e basta. Altrimenti finirai con l’impazzire davvero! >>.
Fox teme di essere già sull’orlo della follia. Si è ritrovato altre volte su quel bordo fangoso a osservare l’abisso temendo di scivolarci dentro e non sa neppure lui come sia riuscito a salvarsi. È scappato dalla Spagna in uno stato psicofisico precario e questi sei mesi lo hanno debilitato fisicamente e stressato mentalmente. Non aveva per nulla bisogno dell’arrivo di questo ragazzo e dei suoi misteri.
<< Lui… chi è lui? >> le chiede, sentendo la gola dolere ad ogni parola. Nikky trattiene il fiato e prende tempo prima di rispondere.
<< Credo sia meglio che sia Mirco a raccontarti tutto quanto. Alex non voleva che lo dicesse a me e quindi non so… >>
<< Chi è Alex? >> .
Nikky trattiene il fiato dinanzi alla curiosità con la quale ha accolto il nuovo personaggio che, come loro, è a conoscenza di tutta quanta questa storia. Un personaggio scomodo, a quanto pare, dal momento che la ragazza ne sembra terrorizzata.
<< Per favore parlane con lui >> gli chiede e tutto questo timore lo porta a pensare che la situazione legata a Mirco sia più pericolosa e complessa di quanto ha finora potuto vedere e intuire.
<< Certo. Sarà la prima cosa che farò non appena si sveglierà >> .
<< Se ne parlerà domani mattina, allora. Ogni volta si fa certe dormite! >> ride nervosa la ragazza. << Per favore, assicurati che mangi del cioccolato. Molto cioccolato. Se fondente è meglio. È l’unica cosa che lo aiuta a recuperare le forze >>.
Vorrebbe urlarle in faccia che delle sue forze non se ne sta occupando nessuno e che pensa di aver fatto fin troppo per lui. Tiene per sé, però, anche questa informazione, dandosi dell’idiota per essere sempre quello che alla fine si prende più cura del benessere degli altri che del proprio.
<< Senti, adesso devo andare. Ti farò richiamare >> dice chiudendo bruscamente la conversazione.
Rimette il cellulare in tasca ed è quasi tentato dal fare dietro front, prendere l’auto e raggiungere da solo la prossima meta, lasciando Mirco non solo a sbrogliarsela con la Sordo, il sindaco e non sa chi altri, ma anche libero di fare i bagagli e ritornare a Torino.
<< Sarai coraggioso per lui? >>.
Quella maledetta clausola alla quale ieri ha risposto ancora una volta in modo affermativo gli torna in mente. In fondo, però, quale obbligo ha nei confronti di questo ragazzo o del bambino che si nasconde nella sua testa? Perché dovrebbe sottostare a questo ricatto?
<< Rossi! Eccola qui, finalmente! >>. La signora Sordo lo afferra per un braccio e lo trascina lontano dalla folla con una foga tale da mandarlo ancora di più in confusione. << Come ha fatto? >> gli chiede, poi, andandogli a un palmo dal naso. Lo sguardo di febbrile curiosità mista a preoccupazione che gli punta contro ha il potere di fargli ricacciare in gola il fiume in piena di insulti che stava per vomitarle contro.
<< Come ha fatto cosa? >> le domanda stupito e per tutta risposta la donna alza gli occhi al cielo prima di guardarsi attorno con circospezione. La imita e si rende conto di come abbiano puntanti contro gli sguardi curiosi dei presenti.
<< Ah regazzì nun ce provà, sai? >> intima la donna tra i denti, stringendogli ancor di più il braccio. << L’ho vista! L’hanno vista tutti. Va dicendo che l’ha guarita Mirco e a me me pare proprio che quello sia il nome del tuo assistente >>.
Fox deve fare un vero sforzo per non imprecare ad alta voce ed impedire che gli si legga in faccia quanto ciò che gli è stato appena detto lo abbia colpito. Si era raccomandato tanto con Paride di fare il possibile affinchè la ‘guarigione’ della figlia uscisse allo scoperto dopo la loro partenza da questa cittadina e aveva sottolineato più volte di non attribuirne al suo assistente il merito. A quanto pare queste richieste sono state del tutto inascoltate e non può fare altro che darsi dell’idiota per essersi fidato della parola di un uomo colpito da un vero e proprio miracolo.
<< T’avevo detto molto chiaramente che né io né il sindaco volevamo problemi >> continua la donna ponendo enfasi sull’ultima parola. << M’avevi garantito che della storia di quella ragazza nun te ne fregava nulla e, ‘nvece, ora so tutti tarmente presi da lei ca nun fanno che parlare d’artro. Ho lavorato a ‘sta manifestazione pè n’intero anno e nun posso tollerà ch’ora passi ‘n secondo piano grazie a e vostre strateggie de marketing! >>.
<< Questo è troppo! >> sbotta Fox, liberando il braccio dalla stretta della mano di questa donna. << Non le permetto di pensare che io sia il tipo di giornalista che escogita ‘strategie di marketing’. Non ho ancora trovato spiegazione a ciò che è successo a Saint Boser e non so nemmeno se ce ne sia una! Per quanto riguarda Perla, è anche sua responsabilità, mia cara signora, se ora la sta togliendo dai riflettori! >>.
<< Ma che stai a dì? In che modo potrei esse causa de tutto ‘sto casino? >>.
<< E’ stata lei a dire che prima della morte di sua madre Perla era una bambina sveglia e vivace, cosa che stonava con la diagnosi di autismo dell’Asl. Questa anomalia ha portato il mio collega, laureato anche in psicologia, a parlare con Paride per capire se la figlia non fosse vittima di un ritiro traumatico e quindi di una diagnosi errata >>.
La donna sbatte le palpebre pesantemente truccate con lunghissime ciglia finte e impiega un buon numero di minuti prima di registrare l’informazione.
<< Va bene, diciamo che il ragazzino abbia voluto vederci chiaro. Io, però, nun me spiego com’ha fatto a guarilla ‘n così poco tempo? >> si chiede stupita.
<< Nel suo percorso di studi si è molto interessato ai traumi e all’impiego dell’ipnosi per la loro risoluzione e ha proposto a Paride di tentare con delle sedute. Ovviamente, non era sicuro che avrebbero sortito l’effetto sperato, dato che Perla avrebbe potuto non rispondere all’induzione ipnotica. Per fortuna così non è stato e ora quella ragazza potrà tornare ad avere una vita. Avevo chiesto a Paride di tenere per sé quanto accaduto, ma posso immaginare anche quanto felice sia di riavere sua figlia e quanto Perla si sia fatta prendere dall’aria di festa. Il fatto che lei, signora, veda questa bella notizia solo come un’ostacolo alla sua sagra mi disgusta molto più delle accusa che ci muove contro >>.
Fox trova la conferma di aver recitato bene la parte nell’imbarazzo col quale la donna distoglie lo sguardo. Una smorfia di dissenso per l’ultima considerazione fatta le compare per un breve istante sul volto, subito soppiantata da un’espressione meditabonda che sembra portarla ad un’ottima idea.
“Temo finirà anche qui come a Saint Boser. Ho fatto bene a non tagliare la barba” sospira il ragazzo, fin troppo avvezzo a quel genere di guizzi di furbizia da immaginare dove la Sordo stia per andare a parare.
<< Non era mia intenzione offenderla, Rossi. Né lei, né il suo collega >> dice sommessa, incontrando appena il suo sguardo. << Sono… stupita, credo. Quella ragazza… l’ho vista ciondolare per anni come un fantasma e adesso è lì che se la ride piena di vita. Ha ragione, un evento simile va festeggiato! Proporrò subito al sindaco di invitare Perla e suo padre al tavolo d’onore questa sera. I concittadini, però, immagino che avranno tante domande. Pensa sia possibile per il suo collega rilasciare un’intervista al nostro giornale locale? Giusto per evitare che quei poveretti siano vittima della curiosità della gente, che potrà leggere dell’accaduto nell’articolo del nostro addetto stampa della Pro Loco >>.
<< Devo parlarne con il mio capo, signora. Non ho il potere di prendere una decisione così importante >> ribatte e il rapido inarcarsi delle sopracciglia indica quanto la donna lo stia prendendo ben poco sul serio.
<< Beh, lo faccia allora! Nel frattempo il suo assistente potrà occuparsi della sfilata che sta per avere inizio. A proposito, dov’è? >> domanda guardandosi attorno.
<< E’ rimasto in hotel e non credo proprio che uscirà da lì tanto presto >>.
<< E perché mai? >>.
<< Si è sentito parecchio male dopo la cena di ieri sera. Stavo giusto rassicurando la sua ragazza, che l’ha sentito più morto che vivo al telefono >>.
L’assessora impallidisce e il modo in cui lascia cadere l’argomento per scappare a gambe levate da lì adducendo impegni improvvisi, lascia pensare che possano esserci davvero state delle persone che si sono sentite male a causa del cibo che stanno somministrando.
Come si fosse sentito chiamare in causa, il cellulare di Mirco vibra nella tasca in cui lo ha riposto. Fox lo prende, sicuro che abbia ricevuto altri messaggi da parte di Nikky e, invece, si ritrova davanti alle tante notifiche di Facebook che invadono l’anteprima. I loro followers stanno letteralmente intasando la pagina della rubrica con mille domande circa quanto si dice in giro sul coinvolgimento di Mirco nella guarigione di una ragazza autistica. Sono stati gli abitanti stessi di Lumi a postare le prime notizie dicendosi entusiasti per questo miracolo. Tra i commenti di persone scettiche e altre addirittura indignate, Mirco sta anche ricevendo richieste di aiuto, come fosse un guaritore o qualcosa di simile.
“Sarà meglio che chiarisca questa faccenda” pensa, sebbene tema che possa servire a ben poco farlo. Quanto gli aveva detto circa il rischio che un suo coinvolgimento in prima persona avrebbe potuto causargli si sta verificando e la cosa oltre a dispiacergli lo preoccupa. Hanno ancora una sagra da visitare per questo mese, infatti, per non parlare di tutte le altre dei prossimi cinque e poco gli piace la possibilità di ritrovarsi a girare per l’Italia con persone che potrebbero rivolgersi al suo assistente venerandolo come fosse un santo.
Non fa a tempo, però, a sbloccare lo smartphone di Mirco che il suo inizia a vibrare dal marsupio. Non è l’annuncio di un ennesimo messaggio giunto alla chat del suo team, ma la vibrazione continua tipica di una telefonata in arrivo. Ritrovare il nome del suo capo sullo schermo lo lascia senza parole. Gray Stone, infatti, non è solito chiamare direttamente al telefono durante un’operazione.
<< ¿Por qué estàs ignorando el chat?[1] >> gli chiede senza neppure dargli il tempo di dire ‘Hola!’. Il suo tono di voce non promette nulla di buono.
<< Creìa que me habìan relevado de mi cargo[2] >> ribatte, troppo stanco per contenere i toni.
<< Para con esa mierda! ¿Es verdad lo que la gente dice sobre tu asistente y esa chica?[3] >> gli domanda, andando subito al punto.
<< Claro que sì[4] >>.
Conosce bene Gray Stone e sa quanto sia abile quasi quanto lui a riconoscere la menzogna dalla minima inflessione di incertezza nella voce del suo interlocutore. Per questo Fox sta bene attento a cosa dice e soprattutto a come lo dice, perchè questa volta la verità è decisamente assurda. Non sta, però, proteggendola per il timore che possa crederlo pazzo nel sentirgli raccontare dell’avventura alla quale ha preso parte la notte scorsa. Semplicemente non vuole condividerla con lui e questa è la vera novità. Un tempo, infatti, non avrebbe esitato dal chiedergli consiglio e soprattutto rassicurazione. Oggi, invece, la sola idea che possa scoprire il segreto di Mirco lo innervosisce.
Non mi fido più di te” realizza, consapevole che dovrà stare più che attento d’ora in poi a come parlerà alla persona più perspicace e testarda che abbia mai conosciuto.
Gli racconta la stessa storiella che ha inanellato poco prima per la Sordo, trovandolo favorevole alla richiesta della donna circa l’intervista. E’ sicuro che Mendez li autorizzerà a rilasciarla, soddisfatto di come non abbiano perso occasione di seguire le sue direttive e trovare il modo di inventarsi altri casi eccezionali al solo scopo di garantire alla rivista maggiore visibilità.
<< Dada la situaciòn, dirìa que podemos volver a meterte en la investigaciòn[5] >> annuncia soddisfatto.
<< Mejor que no. Prefiero quedarme fuera, al menos mientras el chico esté conmigo[6] >>.
Un lungo silenzio segue quanto ha appena detto. Dall’altra parte del ricevitore non giunge alcun suono, come se la chiamata si fosse interrotta. Fox, però, sa che Gray Stone è ancora lì, sicuramente stupito dalle sue parole. In passato, infatti, non si sarebbe mai sognato di rifiutare una simile offerta, come una qualunque altra opinione del suo capo.
<< ¿Què diablos està pasando, Liber?[7] >> gli chiede tra i denti. Non è tipo da lasciarsi sfuggire una cosa importante come il vero nome di un inviato sotto copertura durante una telefonata. Fox si rende conto solo adesso di qualcosa che ha sempre saputo ma che ha tenuto poco in considerazione, ovvero quanto perdere il controllo sconvolga il suo capo. Con questo rifiuto, infatti, gli sta togliendo il controllo che in questi anni è sempre stato sicuro di avere su di lui ed è ciò che lo sta mandando in tilt.
Cosa mi sta succedendo? si chiede, avvertendo un leggero brivido di timore.
<< Ti stai svegliando >>.
Ancora una volta il bambino gli invade i pensieri, tornando su questo risveglio al quale sembra si stia preparando. Sembra essere per lui un punto davvero importante e Fox non riesce a capirne il perchè.
<< Non sei lì per fare da tutor ad un chico che vuole diventar reporter di viaggi, te lo sei dimenticato? >> tuona Gray Stone, furioso.
<< Non l’ho dimenticato, Juan. Sai bene quanto tenga al mio lavoro ed è per proteggere ciò che abbiamo fatto finora che preferisco tenermi fuori. Mirco ci scoprirebbe. Passiamo troppo tempo insieme per riuscire a tenerlo all’oscuro di ogni cosa >>.
Ancora una volta il silenzio cala dall’altra parte del ricevitore. Fox scopre di essere teso e non solo per l’attesa di una risposta da parte del suo capo. Questa presa di posizione diametralmente opposta è una vera e propria rivoluzione per lui. Troppe cose potrebbero cambiare a seconda di come Gray Stone reagirà a questa precisazione e non sa se sarebbe in grado di reggere ulteriori tensioni.
<< Hai ragione >> concorda il suo capo, cogliendolo di sorpresa. E’ insolito, infatti, che un uomo tanto testardo e orgoglioso dia ragione a qualcuno. << Sei… sei sicuro che vada tutto bene? >> aggiunge titubante.
Non è da lui insistere su un argomento e se lo sta facendo non è solo perché ha annusato la sua menzogna. Sarebbe troppo pensare che possa aver ipotizzato quanto di assurdo nasconda Mirco. Forse ha solo capito di aver esagerato e, se volesse tentare il colpo della psicologia inversa, Fox potrebbe pensare che stia rivolgendo a se stesso quella domanda piuttosto che a lui.
<< Io sì. E tu? >> gli chiede senza quasi rendersene conto. Gray Stone resta senza parole ad una simile domanda. Deve ammettere che poche volte gli è capitato di coglierlo così alla sprovvista.
<< ¿Yo? Estoy bien. ¿Por qué yo no debería estar bien?[8] >>.
Fox abbozza un sorriso. Ricorda bene quando proprio lui gli spiegò come una persona torni a parlare la propria lingua madre in due occasioni: quando si sente messo alle strette e quando mente.
“E penso che per te ora valgano entrambe” deduce con una certa soddisfazione.
<< Yo no sé. Tu me lo explicas[9] >> insiste. Sembra proprio che i ruoli si siano invertiti e non sia più lui, ora, quello spaventato.
<< No hay nada que explicar. Llevas mucho tiempo en Italia y están pasando cosas extrañas[10] >>.
“Non immagini quanto” pensa Fox, trattenendo a stento una risata nervosa.
<< Solo estoy preocupado por ti y ... te extraño[11] >>.
Uno dei gemelli strilla in lontananza e dopo poco anche l’altro lo segue. Gray Stone impreca infastidito.
<< Juliana te necesita. Estoy bien, Juan, de verdad. No tienes nada de qué preocuparte[12] >> gli dice, ringraziando tra sé e sé  i due bambini per averlo tolto da questa scomoda situazione.
Fox si butta tra la folla in festa per l’inizio del corteo storico con l’obiettivo di distrarsi il più possibile da quanto gli è appena stato detto dal suo capo. Il bellissimo lavoro di ricostruzione, però, non lo aiuta.
‘Te extraño’. Questa parola continua a rimbombargli per la testa devastandolo persino di più di quanto non faccia il bambino terribile durante le sue fastidiose incursioni. Tenere chiuso nel cassetto in cui li ha sigillati i ricordi legati all’ultimo anno trascorso a Madrid diviene sempre più difficile. Non vuole però tornarci, non ora che ha le difese ridotte al minimo dalla stanchezza e da tutte le cose assurde che gli sono capitate in queste ultime settimane. Situazioni che dinanzi alla gelosia da lui mostrata nei confronti di Ylenia e a questo ‘te extraño’ sussurrato appena sembrano essere persino più tollerabili.
Le occhiate curiose e i bisbiglii che le persone attorno a lui gli dedicano non lo aiutano a gestire le emozioni contrastanti che sta provando. Nell’ultimo anno madrileno, infatti, aveva spesso avuto la sensazione che chiunque gli puntasse addosso occhi giudicanti e contrariati. L’ansia e la frustrazione erano diventati tali da togliergli il sonno e l’appetito. Solo una simile condizione di disagio poteva portarlo a proporsi volontariamente per questo incarico in solitaria.
Il cellulare di Mirco vibra di nuovo strappandolo bruscamente ai suoi pensieri. L’anteprima lo informa che questa volta ha davvero ricevuto un messaggio da parte di Nikky.

       Dormi bene, amore mio
       Il tuo tutor mi ha detto cosa hai fatto
       Sono felice tu non sia più solo ad affrontare questo inferno
       Chiamami appena puoi
 
Trova che sia davvero bello che nonostante il suo segreto inquietante Mirco sia riuscito a trovare una donna che lo ama a quanto pare in modo sincero. Certo, quel suo porre l’accento sul fatto che ‘ora non sia più solo’ lo preoccupa. E’ talmente colpito dalla cosa da cliccare per sbaglio sull’anteprima e aprire Whatsapp. Chiude subito la chat, imbarazzato per questa intrusione nella vita privata del suo assistente e l’occhio gli cade su un’altra conversazione posta subito dopo quella che il ragazzo ha con lui. Mille spilli gli pungono la pelle mentre fissa imbambolato il nome di Ylenia Fiori, la loro collega della rubrica ‘Piantato per voi!’. Il dito si muove da solo ad aprire la conversazione.
 
       Sono contenta che abbia tenuto il diaspro.
       Non riesco a credere che lo indossi ancora!
       Ho temuto lo riponesse in un cassetto.
       Per fortuna così non è stato
       Io tra un po’ vado a casa
       Sono in piedi dalle 5 e inizio ad accusarne il colpo!
 
Fox rilegge più volte quell’ultimo messaggio mandato da lei. Scorre la chat fino a recuperare i primi che si sono scambiati quando ancora erano in redazione e scopre di essere l’argomento principale delle loro conversazioni.
“Piccolo bastardo. La sta incoraggiando a provarci con me!” esclama, leggendo quanto scritto da Mirco.
Lo stomaco gli si chiude e questa volta anche la gola. Il respiro diviene faticoso e riconosce i segni di un iniziale attacco di panico.
“Devo calmarmi” si ripete, cercando di respirare lentamente.
<< Ehi, Valè, tutto bene? >>.
Si volta sorpreso verso Paride, che con la sua stazza è in grado di oscurare il sole anche per lui già alto. Dal modo in cui inarca scettico il sopracciglio gli è chiaro come non si stia bevendo il suo tentativo di rispondergli affermativamente.
<< Vieni co me >> dice, gettandogli il braccio enorme sulle spalle. << L’avevo capito che c’era quarcosa che non andava. Scusace pe tutto sto casino. Hai ricevuto brutte notizie? >> gli chiede scortandolo fuori dall’abbraccio insistente della folla. Fox scorge appena Perla, nascosta dietro a padre. Lo guarda con occhioni spauriti che quando incontrano i suoi rivolge altrove imbarazzata.
<< Sembri terrorizzato. Che te pija? >>.
<< Un calo di tensione >> dice piano, percependo il calore delle lacrime salirgli agli occhi. Vorrebbe poter essere da solo, in un luogo tranquillo nel quale poter gestire la situazione, anziché dover rispondere a queste domande.
<< Ci credo. È stata ‘na notte intensa e tu hai pure dormito poco. Ti accompagno alla pensione >> dice e senza attendere il suo parere, l’omone lo solleva quasi da terra per trascinarlo verso l’hotel.
Per quanto si sforzi di tenere gli occhi bassi, Fox non può fare a meno di alzarli ad incontrare gli sguardi curiosi delle persone che incrociano. Quelle mani portate a coprire le bocche un attimo prima di parlottare e quelle dita protese ad indicarlo, a volte sfacciatamente altre appena, incrementano la sensazione di disagio che gli toglie il respiro.
Lo sanno. Lo sanno tutti!” si ritrova a pensare e gli occhi tornano a bruciare del calore delle lacrime che si sforza di trattenere. Nella sua mente si mescolano le tante volte in cui si è ritrovato a ripetere queste parole cariche di terrore. Le rivive tutte, ritrovandosi a girare in balia di una vertigine nella quale sente di sprofondare finchè il volto del bambino terribile compare prepotente a scacciare questi brandelli di vita.
<< Lasciali andare. Sei tu l’unico giudice di te stesso >> gli dice e questa volta le sue parole enigmatiche hanno il potere di fermare il turbinio del quale è preda. << Svegliati, Liber. Svegliati! >> ripete e Fox apre gli occhi.
<< Oddio, che colpo m’hai fatto prende, Valè! >>.
Pallido come un lenzuolo, Paride lo guarda con occhi resi grandi dalla paura. Fox si rende conto appena di essere seduto e gli ci vuole qualche istante per riconoscere di essere su una delle sedie della sala da pranzo del Miralumi. A quanto pare ha perso i sensi mentre vorticava in preda alle vertigini, dal momento che non ha memoria di come siano finiti dalla strada a questa stanza.
Da molto lontano sente Paride mandare la figlia a recuparere del ghiaccio e lo coglie di sorpresa il bicchiere che gli sta premendo contro le labbra. L’acqua che gli scende sulla lingua è fredda e fa partire brividi lungo tutto il suo corpo, ridestandolo.
Singhiozzi improvvisi lo travolgono facendogli andare per traverso l’acqua, mentre il pianto esplode. Si ritrova aggrappato alle spalle di quest’uomo che impacciato cerca di rassicurarlo. Le pacche che la sua mano enorme gli da sulla spalla lo scuotono ancora di più, come fosse un invito a sputare fuori tutto quanto anziché a calmarsi.
Non ha idea di quanto sia durata la deflagrazione. Si accorge quasi per caso di stare respirando con più calma, sebbene sporadici singhiozzi lo scuotano ancora. Una stanchezza più morbida si sta impadronendo di lui, che fatica a tenere gli occhi aperti.
<< C’hai propio bisogno de fatte na dormita come si deve >> ridacchia l’uomo, la cui mano ora è ferma sulla sua spalla. << Devo dì che quanno t’ho visto a prima vorta mi sei sembrato er solito sbruffone de città che guarda tutti come a dire ‘Io so ‘mportante e voi no’. Quella stronza della Sordo poi, ti portava al guinzaglio, felice de fassi vède da le artre co ‘n bel bambolotto appresso. ‘Nvece devo de dì che sei ‘n bravo tipo. Anche pe come te comporti co Mirco. Nonostante lui abbia ‘sto strano… potere, l’hai accettato, te ne sei preso cura. Che dire, sotto ‘sta corazza >>, dice battendogli la mano sulla schiena, << ce sta ‘n core >>.
<< A quanto pare >> ridacchia Fox, che non è abituato a ricevere questo tipo di complimenti.
<< Capisco perché lo proteggi, sai? >> continua Paride. << Quelli granni e grossi come noi sembrano nati p’affrontà ogni cosa a muso duro. Sarà perché gli artri fin da piccoli ce vedono così ben piazzati e pensano che niente possa tiracce giù. ‘Nvece, giù ce sapemo annà anche noi, eh? E quanno c’annamo facciamo er botto bello forte. Me ricordo che sembrava nun potessi piagne quando Arianna è morta >>.
Paride sospira e Fox si allontana da lui. Si scambiano appena uno sguardo e un sorriso imbarazzato. Vorrebbe potergli dire qualcosa per rendergli il favore di averlo aiutato in un momento di crisi, ma non riesce a trovare le parole. Forse è quella breve frase a chiudergli la gola.
‘Arianna è morta’. Il timore che sua madre potesse morire lo ha accompagnato per tutta l’infanzia. La stringeva forte ogni volta che dovevano separarsi e pregava un dio che ha poi rinnegato di far sì che la ritrovasse viva al suo ritorno. Essere seduto, ora, accanto ad un uomo che ha davvero perso la sua Arianna lo mette a disagio. Riesce a mala pena a sollevare la mano e a batterla piano sulla spalla di lui, che sembra comunque apprezzare il gesto.
<< L’hai visto quant'era bbella? >> sussurra questi con occhi lucidi e innamorati. << Quanno ce semo fidanzati tutti pensavano l’avessi obbligata. Nun era possibbile che una così bella donna potesse voler stare di suo co ‘n gigante scorbutico. Eppure lei mi amava e anch’io… anch’io l’amavo e mi sentivo l’omo più fortunato der monno! >>.
Questa stessa frase la sente spesso ripetere da Fabio, che con gli stessi occhi carichi d’amore guarda sua madre da più di vent’anni. Non ha mai perso la speranza di poter stare con lei nonostante tutte le difficoltà e la follia che li circondava. Ora stanno insieme da dieci anni e lui non può che gioire della possibilità che è stata data a sua madre di potersi rifare una vita accanto ad un uomo sinceramente innamorato dopo i tanti anni di terrore che ha dovuto vivere.
<< Succederà anche a te. Non vedo perché se è stato possibile per me non possa esserlo anche per mio figlio >>.
Sua madre se ne era uscita con questa frase dopo averlo osservato a lungo in quell’ultimo giorno trascorso a casa loro prima che avesse inizio l’inchiesta che lo ha portato a vestire i panni di Valerio Rossi. Erano da soli, l’una accanto all’altro, nel giardino della loro casetta a Rivoli in un momento di relativa calma subito dopo il pranzo. Lui avrebbe voluto metterla a conoscenza di cosa stava per fare e soprattutto di cosa lo ha portato a proporsi per questo caso. Più volte, però, aveva preso un respiro pronto a dirle tutto, ma lo aveva puntualmente ricacciato giù. Lei era rimasta in silenzio ad ascoltare questi suoi sterili tentativi e contrariamente alle altre volte non si era proposta di aiutarlo a tirare fuori ciò che aveva dentro. Forse aveva sentito quanto fosse pesante o forse con la sua allenata abilità analitica si era resa conto di quanto non fosse ancora pronto ad affrontare un simile argomento. Aveva deciso, però, di rompere il silenzio con quella frase, che in un certo senso rispondeva al caos che gli si agitava dentro.
<< Mi succederà cosa? >> le aveva chiesto confuso.
<< Di incontrare una persona che ti ami sinceramente >> aveva risposto lei facendolo arrossire.
Era stato capace di sorriderle appena, ma lei aveva sicuramente letto molto altro sul suo viso. La carezza che gli aveva dato e quel bacio proprio al centro della fronte erano stati il suo modo di rinforzare questa convinzione per contrastare il suo scetticismo. Fox, infatti, si trova più in linea con il pensiero dei paesani di Paride piuttosto che con quello di sua madre. Non tanto per il caratteraccio o la stazza, come nel caso di quest’uomo, ma per le troppe ferite che si porta nel corpo e nell’anima che lo hanno reso duro, disilluso e spaventato. Poi, certo, i suoi capelli rossi, la pelle troppo chiara e le tante cicatrici che la segnano lo portano a sentirsi a disagio.
<< Devo tornare in piazza per il corteo >> dice pronto a rimettersi in piedi.
<< Nun se ne parla propio! >> esclama Paride impedendoglielo. << Tu ora te ne vai a dormì. A fare il tuo lavoro ce penso io >>.
<< Ma non puoi… >>.
<< Senti! >> esclama l’uomo piazzandogli la manona davanti alla faccia. << Nun ce vo chissà quale genio pe sta stronzata. Quella donna c’ha invitato a pranzo e a cena e nun so stupido, l’ho capito che vuole sfruttà a situazione. Io terrò il cellulare acceso a riprendere tutto quanto e tu te fai na dormita e te ripresenti pe cena. Chiaro? >>.
La proposta di Paride è allettante e quell’indice minaccioso che gli punta contro la rende ancor più interessante. Senza opporre ulteriore resistenza Fox ubbidisce all’ordine impartito e si lascia accompagnare all’ascensore. Perla, sbucata dal nulla, gli mette in mano una borsa termica piena di ghiaccio. Il suo sorriso allegro è l’ultima cosa che vede prima che le porte si chiudano.
“Cristo, non posso credere sia davvero lei!” pensa, faticando a raffrontare il ricordo della ragazzina inespressiva che ha difeso dai bulli con quella che ha appena visto.
Il ricordo di sua madre si insinua in questa operazione resa ancor più difficile dalla stanchezza. Gli anni di convivenza con quell’uomo folle che era suo padre le avevano spento il sorriso e lo sguardo facendo del suo volto una bellissima maschera priva di vita. Aveva subito un cambiamento repentino simile a quello di Perla quando dopo la sentenza era riuscita finalmente a ottenere il divorzio ed è diventata ancora più bella dal momento in cui ha deciso di dare a Fabio un’opportunità.
Liberarsi della presenza di un demone, a quanto pare, fa questo effetto. Un effetto che su di sé non ha però notato. Forse perché ha iniziato a collaborare con ‘El Mundo’ subito dopo la fine del processo ed è passato dal vestire i panni di innumerevoli personaggi concedendosi per periodi troppo brevi di essere se stesso.
 “Non credo che le piacerei se mi vedesse senza la maschera di Valerio Rossi” si trova a pensare e lo stomaco gli si chiude di nuovo al ricordo delle parole che si sono scambiati Ylenia e Mirco in quella chat. Sente il peso del cellulare del suo assistente nella tasca dei pantaloni e si scopre combattuto tra il rileggerla e il fare finta che non sia mai esistita.
 “Questa non te la perdono, ragazzino!” pensa mentre le porte si aprono dinanzi al lungo corridoio.
Come Nikky gli aveva annunciato Mirco dorme ancora. E’ forte l’istinto di svegliarlo per vomitargli addosso il turbinio di emozioni che gli ha causato scoprire il suo piano, ma fa davvero troppa fatica a tenere gli occhi aperti.
Verrà il momento del dialogo e il suo assistente oltre a quanto è successo la sera prima dovrà spiegargli perché mai si sia messo in testo di incoraggiare Ylenia a farsi avanti con lui.
E tu come risponderai alle sue domande?” si chiede, rendendosi conto che non ha una scusa pronta e valida che possa sostenere la sua tesi, perché sicuramente Mirco cercherà di convincerlo a dare un’opportunità alla collega.
Qualcosa mi inventerò” sbadiglia, sdraiandosi sul letto che lo culla rapidamente verso un sonno pesante privo di sogni.
 
[1] Perché stai ignorando la chat?
[2] Credevo di essere stato sollevato dall’incarico
[3] Basta con queste stronzate! E’ vero quel che sta dicendo la gente riguardo al tuo assistente e a quella ragazza?
[4] Certo che sì
[5] Data la situazione, direi che possiamo reinserirti nell’inchiesta
[6] Meglio di no. Preferisco restarne fuori, almeno finchè il ragazzo sarà con me
[7] Cosa diavolo sta succedendo, Liber?
[8] Io? Sto bene. Perché non dovrei stare bene?
[9] Non lo so. Spiegamelo tu
[10] Non c'è niente da spiegare. Sei in Italia da molto tempo e stanno accadendo cose strane
[11] Sono solo preoccupato per te e ... mi manchi
[12]  Juliana ha bisogno di te. Io sto bene Juan, davvero. Non hai nulla di cui preoccuparti
 

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Capitolo 26
*** Il dono ***


25 Il dono
 
Il cielo si sta schiarendo al di là della finestra, creando una morbida penombra nella stanza. Seduto a gambe incrociate sul letto nel quale ha dormito per 24 ore esatte, Mirco sta sgranocchiando la seconda barretta di cioccolata che ha trovato ad attenderlo sul comodino. Valerio è stato gentile a seguire il consiglio dato da Nikky dopo averla rassicurata dalla sicura crisi isterica che deve avergli vomitato addosso. Mentre lui dormiva beato, il suo tutor ha portato avanti l’ultimo giorno di questa sagra. Ha ancora le scarpe ai piedi e la camicia ormai zuppa di sudore, segno che doveva essere davvero stanco quando è rientrato in camera le sera prima.
<< Non solo stanco, sottiletta >> lo informa Marco, comparendo seduto al fondo del letto del fratello. Lo sguardo torvo racconta di come Valerio debba essere rimasto sconvolto da ciò che è successo.
<< Non immagini quanto >> gli conferma il ragazzino tra i denti.
“Dovrò fare i bagagli e tornare a Torino, quindi” sospira rammaricato.
<< Purtroppo no. Non ti abbandonerà, se è questo che temi >> sbuffa Marco. << È incuriosito da te. Ha persino rinunciato alla possibilità di essere riabilitato, tanto è attratto dal tuo segreto >>.
"Riabilitato? Per cosa?".
<< Oh, lascia perdere! >> esclama il custode, improvvisamente a disagio. << Devo dire che, anche se avrei preferito molto volentieri saperti fuori da questa storia, la tua presenza è tornata utile. Sei la star del momento, sottiletta! Hai persino un’intervista da rilasciare a ‘L’eco di Lumi’ >> .
Stupito, Mirco afferra svelto il telefono e apre la pagina Facebook della loro rubrica, sulla quale trova un numero spropositato di post riguardanti Perla e il modo miracoloso in cui lui l’avrebbe guarita. Quanto predetto da Valerio si è avverato e lui tutto avrebbe voluto tranne che ritrovarsi in una simile situazione.
<< Alle undici l’addetto stampa ti coprirà di domande e sarà bene che tu ti metta a riflettere bene prima di rispondere. Non ne va solo del tuo culo secco >>.
“Senti, mi spiace che tuo fratello sia venuto a conoscenza dei cazzi miei, ok? Io ci ho provato a tenerlo fuori”.
<< E, come ti avevo detto, non ci sei riuscito! >> lo interrompe il ragazzino, mostrandogli il medio. 
Mirco sospira affranto, colpito dalla durezza delle parole del custode. E’ convinto di non meritare la sua rabbia, né di dover essere il cestino nel quale riversare frustrazioni e malcontento. Valerio, però, non ha fatto una piega quando si è trattato di aiutarlo, quindi manda giù il boccone amaro e fa finta di non aver sentito.
“Come devo comportarmi con lui?”.
<< Dovrai essere molto paziente e dargli tempo >> risponde Marco. << Quel bastardo lo ha spaventato. Gli ho detto che avrebbe fatto meglio a parlargli anziché metterlo in trappola a sua insaputa, ma non mi ha dato retta >> dice tra i denti, scoccando a lui l’occhiataccia dedicata alla presenza che domina Valerio.
 “Oh, quindi gli hai parlato. Immagino abbiate raggiunto un accordo” .
<< Chi pensi abbia avvertito Arianna del tuo arrivo rendendoti il lavoro più facile? >>.
Dinanzi ad una simile affermazione, l’idea che sia Alex ad essersi impadronito del suo tutor vacilla. Questi, infatti, non avrebbe mai permesso ad un custode di allontanarsi dal suo protetto. Ciò che Marco ha fatto è una situazione estremamente borderline che se scoperta e giudicata eccessiva potrebbe portarlo ad essere rimosso dal suo incarico.
<< Mi piace esistere pericolosamente >> fa spallucce il ragazzino.  << E poi, agevolarti il lavoro è stato un modo di prendermi cura di mio fratello. Se quell’anima non fosse arrivata in tempo ci avreste rimesso la pelle tutti e quattro, sottiletta. Dovresti ringraziarmi >>.
Credo che tu non ti renda conto della pericolosità della situazione, Marco! L’Energia Universale sa essere severa, credimi!” insiste, preoccupato non solo per lui ma anche per se stesso. Ha stretto un patto con il custode e questo lo rende responsabile di ogni sua azione.
<< Sapevo che anche tu come quel bastardo siete buoni solo a pensare al vostro culo! >> ringhia il custode. << Non avete la minima idea di cosa abbia vissuto mio fratello, né di cosa stia tutt’ora vivendo! Non potete arrivare dal nulla e sconvolgergli i piani, riportandogli alla mente traumi antichi e gettandolo nuovamente nella paura. Tu aiuterai pure le anime a ritrovare la loro strada, ma i vivi che si trovano sul tuo cammino li porti alla pazzia! >>.
Lo distrugge sentire mettere a parole il suo timore più grande. L’ansia di Nikky, cresciuta in quest’ultimo mese a causa dell’assenza delle sue guide, lo ha destabilizzato molto più dello straniamento che vede costantemente nei suoi genitori quando il barlume della consapevolezza li sfiora prima che loro lo ricaccino via terrorizzati. Come se tutto questo non bastasse, ora anche Valerio è entrato a far parte delle cerchia di persone che alimentano il suo senso di colpa.
Sì, se davvero l’anima che lo possiede fosse quella di Alex, questa volta la prima tra le sue guide ha commesso un grosso errore. Ha scorto pochi fotogrammi del passato terribile citato da Marco e non riesce a capire perché Alex abbia compiuto la scelta pericolosa su più fronti di reclutare proprio lui. Non vuole essere causa della compromissione dell’equilibrio mentale di qualcuno che non ha deciso di stargli accanto nonostante tutto, come può aver fatto Nikky, ad esempio. Di qualcuno che è stato, anzi, fatto cadere in una trappola.
“Mi dispiace” dice scosso dai singhiozzi. “Non ho scelto io di essere così. Non ho scelto io di coinvolgerlo e non posso prendermi la responsabilità delle decisioni altrui”.
Non vuole scoppiare in lacrime dinanzi allo sguardo poco conciliante di questo ragazzino. Quando si alza in piedi deciso ad uscire dalla stanza, però, le gambe non lo reggono e si ritrova a sbattere la faccia contro la moquette. A quanto apre non si è ancora ripreso e questo è strano. Di solito, quando si risveglia dopo il lungo sonno che fa seguito ad uno sforzo simile ha ancora più energie di quante ne avesse avute prima di compierlo. Ora, invece, qualcosa è cambiato e forse proprio a causa dell’assenza delle sue guide.
<< Non è giusto! >> sussurra, colpendo il pavimento con un pugno, mentre il sangue cola lento dal suo naso ammaccato.
<< Ehi, che succede? >>.
La voce di Valerio ancora impastata di sonno lo coglie di sorpresa. Scende dal letto e lo raggiunge avvicinando una mano a lui senza però toccarlo. Nonostante la paura evidente che prova nei suoi confronti sta comunque scegliendo di soccorrendo e sembra anche sinceramente preoccupato per lui. Mirco sente di non meritare tutto questo, non dopo quanto Alex gli ha fatto.
<< Mi dispiace. Ho provato a tenerti fuori, perdonami >> singhiozza, convinto di non meritare le sue attenzioni, non dopo l’inganno del quale è stato vittima. << Torno a casa. Prendo le mie cose e me ne vado. Non voglio farti altro male >>.
<< So per esperienza che le decisioni prese sull’onda di emozioni troppo forti sono le peggiori, Mic >> ribatte Valerio, sedendosi a gambe incrociate accanto a lui. << Sei bravo nel tuo lavoro e sarebbe un peccato mollassi >>.
<< Bravo nel mio lavoro? Ho combinato un casino anche questa volta! >> ribatte mulinando il cellulare sul quale campeggia la foto profilo della pagina Facebook della rubrica.
<< I tuoi casini, però, hanno fatto felice Mandes e stanno facendo crescere l’attenzione sulla nostra rubrica >>.
<< Certo, come no? Questo non è per nulla fare bene il nostro lavoro, Valerio >> sottolinea piccato.
<< Lo so, sono d’accordo con te. Se, però, abbiamo tutto questo seguito è anche per come hai mantenuto viva la pagina con post e soprattutto le tue foto! Sono eccezionali, davvero. Certo lo sono anche le strane cose che ci sono capitate... >>.
Lascia cadere la frase e insieme a lei il silenzio tra di loro. Mirco riesce a malapena a scoccare brevi occhiate verso di lui, provato già dal peso dello sguardo giudicante di Marco che li osserva serio, fermo a braccia conserte a pochi passi da loro.
<< Non hai domande da pormi? >> sussurra, catturando l’attenzione del suo tutor.
<< Certo che le ho. Pensi, però, sia il caso? >>.
Mirco ricorda bene quante storie Alex gli avesse fatto quando si è messo con Nikky circa l’importanza del mantenere il suo segreto e di come si fosse arrabbiato seriamente quando lei, in un modo non troppo diverso da Valerio, ne è venuta a conoscenza. Se, però, nonostante la stranezza dell’accordo siglato con Marco, fosse davvero lui ad essersi impossessato di Valerio, allora il minimo che possa concedere a questi è di conoscere la verità sul compito del quale farebbe volentieri a meno.
Annuisce, quindi, in risposta alla sua domanda e, ancora una volta, il suo tutor passa la mano tra i capelli. Appoggia la schiena contro il letto mettendosi più comodo e il fratello gli si siede accanto. Lo guardano con lo stesso sospetto negli occhi.
<< Fino a ieri mattina mi dicevo curioso di scoprire cosa fosse successo a quella ragazza e a cosa avessi assistito. Poi ho capito di averci preso sulla storia del demone che è passato dalla madre alla figlia, inducendo la prima a suicidarsi e soggiogando la seconda. Quindi credo che la domanda più importante che ho per te sia questa: chi sei tu? >>.
Valerio non si perde in giri di parole e va dritto al sodo, cosa che deve ammettere lo stupisce parecchio. I suoi occhi, che scorge appena nella penombra, lo trapassano da parte a parte per cogliere ogni sua minima espressione, cosa che lo fa sentire parecchio in soggezione.
<< Inizi con la domanda più difficile >> ridacchia nel tentativo di sdrammatizzare. << Io sono Mirco Neigo, ho 24 anni e sono nato a Vallepiana in provincia di Cuneo, ma questo già lo sai. Credo tu voglia sapere cosa sono e beh… questo è un mistero anche per me. Mi hanno detto di essere un Guardiano di anime, anche se non sono proprio io ad esserlo >>.
<< No, non sei per nulla tu >> concorda Valerio. << Cambia tutto di te. La corporatura, il volto, la voce e persino il carattere. Come fossi un’altra persona >>.
<< Il Guardiano, appunto >>.
<< Appunto >> ripete il suo tutor assottigliando lo sguardo. << Ho avuto il piacere di fare la conoscenza di Nikky, ragazza dal notevole sangue freddo e nervi saldi >> aggiunge, facendo ridere di gusto il fratello. << Si è detta stupita del fatto che tu avessi portato a compimento un esorcismo, data l’assenza delle tue guide, e, pensa un po’?, me ne sono uscito dicendole che ti ho fatto io da guida. Pensi sia possibile una cosa del genere? Perché sono accadute tante cose strane da che ti ho conosciuto, come ad esempio il riuscire a tirarti fuori dalle tue strane crisi catatoniche solo toccandoti. Per non parlare, poi, dell’aver attivato per ben due volte la mutazione che ti ha reso il Guardiano di cui mi parli. E infine… beh, infine credo di averti in qualche modo salvato il culo procurandomi non poche ustioni. A proposito, sono scomparse e sebbene mi senta in dovere di ringraziarti per le cure che mi hai dato, non nascondo che sono la ciliegina alla crisi di nervi che sta per cogliermi in pieno >>.
Sono fin troppo fermi e severi gli occhi di Valerio per essere quelli di una persona sull’orlo di un esaurimento nervoso. Non gli trema la voce né è presente alcuno spasmo muscolare sul suo viso o nel suo corpo che possa portarlo a pensare che stia davvero per avvenire qualcosa di simile. Reazione del tutto legittima, ovviamente, soprattutto data la nottata appena trascorsa e quanto ha egregiamente riassunto gli sia successo.
Confuso da questa idiosincrasia di parole e reazioni psicofisiche, Mirco volge lo sguardo al custode, il cui volto si è mutato in una maschera priva di espressioni nella quale non trova alcun sostegno né conforto.
<< Credimi, Valerio, non ho idea di come tu possa essere stato in grado di fare ciò che hai fatto >> sussurra. << Nikky ha ragione. Quelli che come me hanno il compito di aiutare le anime erranti hanno bisogno di tutta l’assistenza possibile. Purtroppo, però… sono quasi due mesi, ormai, che sono stato privato delle mie guide >>.
<< E perché? >> gli domanda assottigliando lo sguardo.
<< Sono stato punito >> confessa provando imbarazzo. << Una punizione ingiusta, dal momento che sono stato raggirato, ma le sentenze emesse dall’Energia Universale non prevedono la possibilità di fare ricorso >>.
Si rende conto di non essere ancora pronto per parlare di questo terribile momento della sua vita. L’imbarazzo lo scuote da capo a piedi al ricordo di quanto è stato ingenuo, come Alex gli ha più volte ripetuto. Valerio sembra cogliere il suo disagio.
<< Non so cosa sia successo di così grave da portare chiunque sia il tuo capo a decidere di assegnarti una punizione così estrema e non sono neppure sicuro di volerlo sapere. Se qualcosa, però, ho capito di tutto questo casino è che non puoi girare da solo per il mondo senza queste guide a proteggerti. Dovremo capire, quindi, come poter fare per fartele riassegnare, perché questa mia condizione di guida ausiliaria non può che essere momentanea. Questa è la nostra missione, adesso, e credo sia l’unico modo per entrambi di tornare ad una vita normale >>.
<< Una vita normale! Non immagini quanto mi piacerebbe poter avere davvero una vita normale. Sono anch’io un essere umano, in fondo. Ho anch’io dei sentimenti e dei sacrosanti momenti di debolezza, ma loro pretendono che non ne abbia. E’ così… difficile >> dice tra i denti, mentre le lacrime scendono a rigargli il viso. << Ho paura che un giorno perderò la capacità di distinguere il nostro mondo dal loro e darò di matto del tutto. Ho paura di essere pervaso dall’odio, dall’angoscia, dalla rabbia, dalla sofferenza di questi stronzi invisibili al punto da tramutarmi in un mostro. Essere quello che sono, vedere le cose che vedo non è facile. Sono dappertutto, cazzo, e se non mi distraessi cercando di vivere come un qualsiasi ragazzo di 24 anni impazzirei nel giro di poche ore! >>.
La gola gli duole per la foga con la quale ha vomitato in fretta tutte queste parole. Parole che teneva strette lì, proprio sotto il pomo d’Adamo da molto prima che questo iniziasse a sporgere in fuori prominente. Valerio continua a tenerlo sotto il tiro dei suoi occhi chiari ed enigmatici e lui vorrebbe solo afferrarlo per le spalle e scuoterlo gridandogli di dirgli qualunque cosa gli passi per la testa, perché quel silenzio assordante gli sta lacerando il cuore. E la mano del suo tutor, però, quella che cala sulla sua spalla.
<< Io non vedo le anime dei morti, ma, credimi… so bene di cosa stai parlando >> confessa, abbassando appena lo sguardo. << Ho avuto anche io per anni le tue stesse paure e devo ammettere che quanto è accaduto in questi ultimi mesi le ha fatte tornare tutte forse anche più forti di prima. La tua vita deve essere terribile e io ammiro tanto il modo in cui tu sappia essere così sereno e allegro nonostante tutto. Io credo sarei ancora più solitario e silenzioso >> sussurra allontanando la mano da lui.
Se avesse avuto con sè le sue guide ora Mirco sarebbe già a conoscenza di ogni suo segreto, anziché essere qui a morire di curiosità. Deve accontentarsi, invece, dei pochi frammenti d’immagini di un passato turbolento che l’hanno investito quando l’ha toccato la prima volta in area ristoro e delle sensazioni che gli giungono dallo stargli accanto e da Marco, il cui sguardo ora è ancora più ostile.
<< Non sono sempre stato così >> ammette, provando lo strano bisogno di raccontarsi. << Ho la sfortuna di vivere in un paese piccolissimo nel quale tutti conoscono tutti, nel bene e nel male. Nel mio caso il male ha sempre avuto la forma degli inquietanti stati catatonici nei quali cado di punto in bianco >>.
<< E immagino che dire loro che si tratti di epilessia non sia stato di alcun aiuto per te >>.
<< Proprio così >> sospira affranto. << Da bambino ero sempre silenzioso e sulla difensiva. Non sapevo se ciò che vedevo fosse reale o meno e se potesse essere pericoloso o innocuo per me. Solo quando iniziai ad andare a scuola le maestre dissero ai miei genitori che forse c’era ‘qualcosa che non andava’ in me. Ebbe inizio da quel momento il mio peregrinare da uno specialista all’altro. Nessuno di questi, però, è mai riuscito a spiegare questi attimi di estraniamento che mi assalgono. Mi diedero dell’autistico, dello psicotico, del ritardato e tante altre belle cose prima di decidere di diagnosticarle come crisi epilettiche catatoniche. Ovviamente, capirai bene come raccontargli la verità mi avrebbe fatto vincere un viaggio di solo andata per un reparto psichiatrico >>.
<< Ovviamente >> ripete Valerio, serio. << Quindi i tuoi genitori non lo sanno? >>.
<< No, non sanno nulla. Non vedo perché dovrei metterli in ansia. Penso, però, che qualcosa abbiano intuito. Mia madre, soprattutto >>.
 << Non è loro possibile nascondere nulla >> ridacchia Valerio. << Quindi reggi il peso di questo grande segreto tutto da solo da che sei nato? >>.
<< Non l’ho retto da solo. C’è sempre stato Alex con me, fin dal primo momento >>.
<< Alex? E’ una delle tue guide o un comune mortale? >>.
Mirco ride della sua domanda e si rende conto di fare fatica a smetttere. Trova esilarante il modo in cui il nome di Alex sia finito nella stessa frase insieme a ‘comune mortale’. Non ha mai avuto nulla di ‘comune’, cosa che è saltata all’occhio di chiunque fin da subito, e l’essere ‘mortale’ lo ha sempre giudicato una grandissima rottura di scatole.
Fino al giorno in cui non ha ricevuto questa ingiusta punizione, nonostante fossero passati quasi vent’anni dall’ultima volta che lo ha incontrato, il suo sguardo severo e altero gli compariva ancora dinanzi agli occhi ogni volta che sentiva la sua voce rimbombargli nella testa. Gli manca. Mirco non avrebbe mai immaginato che gli sarebbe mancato così tanto, sebbene la maggior parte delle volte intervenisse solo per rimproverarlo o ‘rimetterlo sulla retta via’, come era solito declamare.
   << E’ difficile dire chi sia stato. Certamente un punto di riferimento. Il più delle volte severo e castrante, ma anche amorevole a suo modo. Ci teneva a me. Al mio bene. Alla mia incolumità. Non faceva altro che ribadirlo >>.
Un groppo alla gola lo costringe a fermarsi. Le lacrime gli rigano il viso ed è la prima volta, si rende conto solo adesso, che piange per questa grande perdita. Valerio resta in silenzio, concedendosi solo un lungo sospiro. Poi, posa di nuovo la mano sulla sua spalla e Mirco si trova a dover reprimere l’istinto di cercare conforto tra le sue braccia. Non hanno tutta questa confidenza. Forse non l’avranno mai e Alex gli direbbe che è giusto così.
 “Allora perché gli stai facendo questo?” gli chiede, appoggiando appena la guancia umida contro la mano del suo tutor. “Sei tu! Solo tu puoi essere capace di scacciare un custode dal suo protetto e io non posso credere tu sia arrivato a tanto! Dovevi lasciarmi andare al mio destino e, invece, hai deciso di tirare Valerio dentro alla mia assurda storia. Perché?” .
<< Esistono persone predisposte e altre che si predispongono, Mirco. Tu sei predisposto, io e tutte le altre guide ci siamo predisposte >> gli risponderebbe Alex. Peccato che Valerio non abbia scelto di predisporsi.
<< Mi dispiace >> balbetta tra le lacrime, premendo ancora di più la guancia contro il dorso della mano di lui. << Mi dispiace! >> ripete e il pianto prende il sopravvento, togliendogli il fiato.
Vorrebbe poter scappare via lontano dal suo tutor, dalle anime che continuamente gli chiedono aiuto, dalla folle decisione di Alex che lo sta mettendo in una posizione davvero scomoda e dolorosa. La leggera carezza delle dita di Valerio contro la guancia lo strappa, però, alla sua fuga. Apre gli occhi e tra le lacrime che gli offuscano la vista scorge il suo sorriso.
<< Lo sento quanto sei dispiaciuto. Non puoi farci nulla, però, giusto? Allora basta. Va bene così >>.
<< Va bene così? >> gli domanda stupito.
<< Certo >> ribadisce lui. << Qualcuno ha deciso di fare di me la tua guida ausiliaria, cosa che non ti nascondo mi faccia incazzare parecchio. Non per ciò che questo comporta, ma per il modo in cui mi è stato imposto. Non le sopporto le imposizioni >> ribadisce e al suo fianco Marco annuisce concorde prima di scoccare a Mirco un’occhiata che sembra dirgli ‘Che ti avevo detto?’. << Ora, però, siamo qua, costretti a ballare un ballo che non conosciamo e che dovremo imparare seguendo la musica. Tu da solo non puoi stare, questo è chiaro a entrambi. Quindi, come ti dicevo, la nostra missione ora è quella di scoprire come farti assolvere dalle tue colpe in modo che tu possa riottenere le tue guide ed io la mia libertà >>.
<< Valerio io… io non sono sicuro che questo possa essere possibile. Che mi assolvano, intendo. L’Energia Universale raramente torna sulle sue decisioni >>.
<< L’Energia Universale non conosce me, caro mio >> ribatte, picchiettandogli la guancia prima di richiamare a sé la mano e rimettersi in piedi. << Non sono il tipo di persona che si arrende davanti ad un ostacolo, anzi. Più il gioco si fa duro più mi intestardisco. Alzati da lì, avanti. Chiudiamo con questa gente e leviamo le tende! >> esclama, porgendogli la mano.
Mirco sbatte le palpebre stupito, spostando lo sguardo da quella mano al viso di lui. Sembra avvenuta una metamorfosi anche nel suo tutor e si chiede se possa essere in qualche modo indotta dalla presenza di Alex. Marco, però, ride divertito dandogli a intendere che la sua ex guida in questo caso non c’entri proprio nulla. Afferra allora la mano che Valerio continua a tendergli e lascia che questi lo aiuti a rimettersi in piedi.
<< Sono quasi le sette. Pensi possano bastarci quattro ore per preparare l’intervista? >>.
<< In quattro ore potremmo addirittura scrivere un intero pezzo pronto da mandare in stampa! Tu, però, come fai a sapere dell’intervista? >> gli chiede Valerio sospettoso. La risata di Marco irrompe ancora una volta tra di loro, ricordandogli quanto riesca ad essere stupido quando ci si mette d’impegno.
<< Io l’ho… letto su Facebook >> balbetta impacciato, alimentando la risata del custode.
Valerio sospira e passa la mano sul viso e da lì a trafiggere i capelli sempre più spettinati.
<< Ragazzino, a me va bene tutto. Mi va bene farti da guida ausiliaria, mi va bene tirarti fuori dai guai, mi va bene persino soffrire il dolore delle ustioni e poi essere guarito magicamente dal tuo sangue. Se vogliamo andare d’accordo, però, devi smetterla di mentirmi! A meno che tu non voglia davvero farmi incazzare >>.
<< Cosa che ti sconsiglio di fare >> si intromette Marco. << Diglielo >>.
Mirco lo guarda stupito e Valerio volge a sua volta lo sguardo nella stessa direzione. Il custode ribadisce la sua idea con un cenno del capo.
Non credo sia il caso. Non in questo momento, almeno” cerca di farlo ragionare
<< Io, invece, penso proprio che lo sia. Può tornarti utile che sappia della mia presenza, sottiletta >> insiste e data la minaccia appena ricevuta crede possa avere davvero ragione.
Riporta quindi lo sguardo su Valerio, che lo osserva sempre più accigliato e sospettoso. Sospira e sperando che non si accanisca su di lui o, peggio, gli prenda un colpo, si prepara ad assolvere alla richiesta del suo protetto.
<< Me lo ha detto Marco >> dice andando subito al punto, proprio come aveva fatto lui.
Valerio impallidisce allontanandosi di qualche passo. Non dice nulla, ma questa reazione naturale vale più di tutte le parole che in questo momento sicuramente sono bloccate tra stupore e paura.
<< Avevo avvertito la sua presenza attorno a te già da quando eravamo in redazione >> continua, scegliendo bene le parole. << L’ho visto anche più volte guardarmi storto, fermo a qualche metro da noi a Saint Boser. Ha deciso, però, di parlarmi solo quando siamo arrivati qui al Miralumi e mi ha detto che ti saresti incazzato quando avresti scoperto che la mia non è una vera epilessia. Ti chiedo scusa >> sospira congiungendo le mani. << Se avessi saputo che tuo fratello era epilettico e che una crisi te lo ha portato via non avrei tirato in ballo questa diagnosi >>.
<< Ti prego non… non giocare con queste cose >> esclama Valerio, puntandogli contro il dito.
<< Non potrei essere mai così meschino da giocare con il tuo dolore, Rio >> ribatte lui, ma Valerio gli intima di stare zitto. Trema da capo a piedi mentre porta la mano alla bocca. Mirco volge lo sguardo preoccupato al custode che lentamente posa la mano sulla spalla del fratello.
<< Lui è qui? >> gli chiede, scoccando appena un’occhiata al vuoto al suo fianco.
<< Sì >> .
Valerio vacilla e con gesti sicuramente collaudati da anni di esperienza Marco lo afferra, impedendogli di cadere.
<< Ti tengo, Capitano! Sta tranquillo, va tutto bene >> gli sussurra, riuscendo nell’arduo compito di tranquillizzarlo.
Ma certo! Ora capisco perché ha scelto proprio lui” realizza Mirco, emozionato. In vita Marco aveva continue crisi convulsive e le persone che ne soffrono vanno tenute ferme il più possibile per evitare che si facciano male. In qualche modo le si tiene ancorate alla vita ed è possibile che l’essere cresciuto avvezzo a un simile ‘rito’ abbia portato Valerio ad essere il candidato ideale per il posto di guida ausiliaria.
<< Mi auguro ci sia dietro un motivo più serio di questo, sottiletta. E poi non mi pare proprio questo il momento di simili ragionamenti >> sbotta Marco, scoccandogli un’occhiataccia. Il fratello sta respirando profondamente nel tentativo di gestire lo shock causato dalla conferma che gli ha dato.
<< Immaginavo che la cosa ti avrebbe turbato, ma lui mi ha detto di dirtelo e io non sapevo come fare. Sono stato troppo diretto, scusami >>.
<< Smettila di scusarti! >> ringhia Valerio. Marco lo stringe ancora di più tra le braccia e scuote il capo, invitando Mirco ad evitare di fare o dire qualunque cosa. Dopo qualche ulteriore respiro il ringhio sommesso che accompagnava ogni espirazione scompare e Valerio sembra tornare padrone di se stesso.
<< Ho bisogno di restare da solo >> dice e ancora prima che Mirco possa proporsi di prendere le sue cose ed andare via, lui apre la porta ed esce velocemente dalla stanza.
<< Non vai con lui? >> chiede a Marco, rimasto fermo a fissare la stessa porta. Il ragazzino scuote il capo senza, però, voltarsi.
<< Gli sto dando tempo. Mi prenderò il mio dopo, ma ora… ora ha bisogno di restare con se stesso >>.
<< Te lo avevo detto che non era il momento di dirgli di te. Perché non mi hai dato retta? >> gli chiede, preoccupato della reazione avuta dal fratello. Il custode si volta piano verso di lui e lentamente scuote il capo contrariato.
<< Non ti rendi nemmeno conto di ciò che hai fatto. Ma che razza di Guardiano sei? >> sbotta e alza poi subito la mano a interrompere la sua replica. << Non lo dirò altre volte, quindi stammi bene a sentire, sottiletta >>. 
Resta in silenzio per un lungo istante durante il quale Mirco si preparare a sorbirsi l’ennesima sfuriata. Il custode, però, scuote nuovamente il capo per poi ridacchiare allegro.
<< Grazie >> sussurra, regalendogli un bellissimo sorriso.
Sorpreso dalle sue parole, Mirco sbatte le palpebre più volte vedendolo divenire sempre più evanescente.
<< Io davvero non capisco >> si chiede grattandosi il capo, del tutto ignaro del perché di quel ringraziamento e soprattutto di cosa abbia fatto per meritarselo.
Il telefono vibra e lo schermo si illumina catturando la sua attenzione. L’anteprima lo informa di un messaggio da parte di Nikky, ma non se la sente ancora di chiamarla. Parlare con lei potrebbe aggiungere ansia alla sua ansia e ha un’intervista da rilasciare. Deve studiare un buon discorso e prepararsi a mantenerlo, qualunque siano le domande che il loro collega potrebbe porgli.
“E sarà meglio che mi inventi qualcosa anche per voi” pensa, scorrendo i molti post lasciati sulla loro pagina Facebook.
 
***
 
Un conato violento costringe Fox in ginocchio. Affannato e scombussolato cerca a fatica la maniglia del water per tirare l’acqua e si aggrappa al lavandino, tentando di rimettersi in piedi. Nello specchio incontra il volto pallido e sconvolto di Valerio Rossi rigato dalle lacrime che incessanti gli scendono dagli occhi.
Di tutte le cose che Mirco gli ha detto quel ‘sì’ è stato quello che lo ha sconvolto di più. Ha dato vita, infatti, alla sensazione del tutto impossibile di essere stretto in un abbraccio freddo ma piacevole. La voce di Marco, poi, gli è esplosa nelle orecchie, come fosse davvero lì al suo fianco a dirgli ‘ti tengo’, quella promessa che erano soliti farsi l’un l’altro nei momenti peggiori per ricordarsi di non essere soli.
Mirco gli ha confermato ciò che il terribile bambino gli aveva detto nell’abitacolo della sua vecchia Clio ferma sul ciglio del burrone dal quale ha rischiato di cadere. Suo fratello gli è rimasto accanto.
<< Sono un maledetto egoista! >> esclama, soffocando altri singhiozzi.
Fa male il senso di colpa. Molto più male di qualunque dolore fisico. Preme contro la bocca dello stomaco togliendo il fiato e richiama su il sapore acido dei succhi gastrici. Un acido che corrode da dentro in modo lento e inesorabile.
A lungo ha provato rabbia nei confronti di Marco. Una rabbia che è mutata nel tempo. Quando è morto, infatti, è stato come se si fossero diradate le nuvole e Fox avesse visto finalmente il cielo che nascondevano. Ha scoperto così come la famiglia perfetta del suo amico in realtà perfetta non lo fosse affatto. Ha capito di essere stato sfruttato, soprattutto dalla madre di lui, che ne ha sempre tollerato la presenza solo perché le assicurava che il figlio potesse avere qualcuno accanto in grado di proteggerlo e prendersene cura.
Si è ritrovato improvvisamente solo e impaurito e lo ha maledetto per essere morto, scegliendo la soluzione più semplice come il peggiore dei vigliacci. Ha tentato di raggiungerlo più volte senza mai riuscirci e ne ha dato a Marco la colpa, accusandolo di come il suo sopravvivere fosse la prova che neppure lui lo volesse accanto e lo avesse solo usato. Mentre lui, Marco, a quanto pare ha scelto fin da subito di restare al suo fianco.
Fox porta la mano al ventre contratto e dolente. Si sarebbe risparmiato tutto questo dolore se Mirco non fosse entrato nella sua vita. Anzi, se quel maledetto moccioso non avesse deciso di impossessarsi di lui.
<< Alex >> ne pronuncia il nome tra i denti, afferrando con forza il bordo del lavandino. << Abbi il coraggio di affrontarmi! >> ringhia, volgendo lo sguardo furioso al suo stesso riflesso.
 
<< Eccomi >>.
 
La voce del bambino questa volta è talmente violenta da accecarlo. Confuso e spaventato, Fox non percepisce più la solidità del lavandino contro il quale era appoggiato, né quella del pavimento sul quale tentava di stare ritto in piedi. Ha la sensazione di essere sospeso in uno spazio nero e vuoto, privo di suoni e punti di riferimento. Uno spazio nel quale, poi, inizia a precipitare.
Dopo una lunghissima caduta libera finalmente atterra su una superficie morbida e lentamente la luce torna ad illuminare il buio. Quando anche la sfocatura si dissolve, Fox si rende conto di essere nella radura perfettamente circolare nella quale ha incontrato il bambino in sogno e questi per la prima volta gli ha parlato.
<< Vieni fuori, maledetto! >> esclama balzando in piedi. << Mi hai chiesto più volte di essere coraggioso e ora che mi hai portato fin qui ti nascondi? >> continua, guardandosi attorno alla ricerca del volto pallido di Alex.
Una folata di vento gelido lo investe raffreddando la sua rabbia. Crea un mulinello che si ristringe sempre più fino a dissolversi del tutto a qualche metro da lui. Al suo posto compare il pupazzo di pezza. Fox raggela alla vista di quella versione inanimata di Mirco che ora sembra essere ancora più malconcia di come gli era apparsa in sogno.
<< Hai scoperto il mio nome per bocca di quella sciocca ragazzina e hai reperito tutte le altre informazioni ponendo al mio protetto le giuste domande, senza che questi si accorgesse minimamente di stare subendo un vero e proprio interrogatorio. I miei complimenti, Liber >>.
Sospeso a mezzo metro da terra come un palloncino, Alex fa il suo ingresso in scena accompagnato da questa  battuta ad effetto. Raggiunge il pupazzo e lentamente scende a posare i piedi sull’erba corta della radura.
L’istinto di saltargli alla gola è forte e Fox fatica a tenerlo a bada. Deve stare attento, perché questo bambino terribile gioca sporco e di cadere in un’altra delle sue trappole non ne ha per nulla voglia.
<< Io so di essere bravo nel mio lavoro. Mi chiedo se ciò che mi hai fatto rientri nel tuo >> ribatte, deciso a giocare bene le sue carte.
<< Non esattamente. Mi sono trovato costretto a dover gestire una situazione pericolosa. Tu stesso ti sei reso conto di come lui abbia bisogno dell’aiuto di una guida >> dice, volgendo lo sguardo al pupazzo ai loro piedi.
<< Certo. Quel che non capisco è perché tu lo abbia affidato a me? >>.
 << Perché tu conosci la sofferenza. La conosci così bene da poterle camminare affianco senza temerla e Mirco ha bisogno di avere una persona come te accanto >>.
Fox ride nervoso. Suona così assurda questa motivazione e non può credere che davvero sia stato questo a spingere Alex a sceglierlo. Se come dice non temesse la sofferenza non avrebbe messo da parte il ricordo di suo fratello, né in questo momento sarebbe intimorito da un oggetto di stoffa.
<< Non è della tua sofferenza che sto parlando, ma di quella altrui. Tu sai vedere al di là di ciò che hai dinanzi agli occhi. L’hai sempre fatto >> dice alzando solenne lo sguardo al cielo.
Un turbinio di immagini scorrono contro il grigio che li sovrasta. Fox le osserva stupito, chiedendosi se fossero lì già da prima e non se ne sia accorto o se siano state annunciate dalle sue parole. Trasale nel rendersi conto che quelli che sta osservando sono i volti di molte persone che ha incontrato sul cammino in questi trent’anni di vita. Persone che in qualche modo ha aiutato, addirittura salvato da morte certa o protetto il più delle volte da loro stesse. Un passato fatto di violenze, dolore e sofferenza le accomuna e ad alcune di loro nessuno avrebbe dato una seconda possibilità o le avrebbe anche solo prese in considerazione.
Il volto di Mirco compare in primo piano su tutti gli altri. Lo sguardo curioso, il sorriso perenne sulle labbra, l’entusiasmo contagioso e l’allegria con la quale si relaziona col prossimo sono tutte lì, in questa singola immagine. Il suo assistente è affamato di vita e questa fame causata dalla costante presenza della morte al suo fianco. E’ palese quanto ami la vita, proprio come la amavano Marco, sua madre e tutte le persone che queste immagini gli hanno mostrato.
<< L’amore per la vita, ecco ciò che tu sei realmente in grado di vedere >> gli dice Alex. << Non la verità tra le microespressioni facciali. Quell’abilità ti è servita per sopravvivere, ma sai bene quanto tu sia capace di ignorare queste informazioni. Al richiamo della vita, però, non puoi fare a meno di rispondere. Ogni volta che la morte rischia di prenderti e portarti via tu insegui la vita prendendoti cura di chi, come te, la ama >>.
Sarebbe facile gridargli che ciò che sta dicendo non ha senso e dargli addosso. Purtroppo, però, il discorso di Alex ha maledettamente senso. Tutte le volte in cui la sua gioia di vivere è stata messa a rischio si è aggrappato a quella di qualcun altro per riemergere dall’abisso nel quale il timore, la sofferenza e la disperazione lo avevano gettato e per non perdere questa fonte di energia vitale se ne è preso cura con tutte le sue forze. Negli anni trascorsi tra l’una o l’altra di queste sue ancore di salvezza non ha fatto altro che andare avanti a fatica, spinto dal solo istinto di sopravvivenza, che non è gioia di vivere ma solo la necessità di continuare a vivere nonostante tutto. Cosa che in effetti sta ancora facendo.
<< Più volte ti ho detto che ti stai svegliando. Questo accade quando si decide di iniziare a vivere smettendo di limitarsi a sopravvivere >> dice Alex e le immagini scompaiono riportando il cielo grigio sulle loro teste.
<< Tu mi hai raggirato e imposto la tua presenza con l’inganno e la forza. Potrà anche esserci il risvolto positivo per me in tutta quanta questa storia, ma non approvo il modo in cui hai agito >> dice, deciso a non far passare sotto silenzio l’abuso del quale si ritiene essere vittima.
<< Ammetto di non essermi comportato nel migliore dei modi e ti chiedo di perdonarmi. Questa è stata l’unica soluzione che ho trovato per proteggerlo. L’esorcismo che ha eseguito lo ha debilitato più del dovuto >> sussurra inginocchiandosi accanto al pupazzo, verso il quale allunga la mano senza, però, toccarlo. << Non avrebbe dovuto eseguirlo, non senza noi ad aiutarlo e proteggerlo >>.
<< Perché lo ha fatto, allora? >> .
<< Tu perché hai aiutato tutta quella gente? >> gli domanda, alzando lo sguardo a incontrare il suo. Fox non sa cosa rispondere. Non si fida delle sue domande con le quali lo ha già ingannato una volta. Alex sorride della sua diffidenza e scuotendo il capo torna a contemplare il suo amato pupazzo.
<< I Guardiani di anime sono creature pure, innocenti e disinteressate. Aiutano chi si rivolge loro senza chiedersi se sia giusto o sbagliato, mettendo loro stessi in secondo piano. Conoscono poco del loro smisurato potere, che fa gola a molte delle anime nere che si celano nell’Ombra. Per questo noi guide li proteggiamo >> dice alzandosi in piedi e quando i loro sguardi si incontrano Fox ha l’impressione che sia più vecchio degli anni che dimostra di avere.
<< Chi sei tu? >> gli chiede colpito da questa cosa.
<< Sono e sono sempre stato il Custode del Guardiano di anime che in questa vita risponde al nome di Mirco Neigo >>.
Inizia a capire il perché della sensazione di essere al cospetto di un bambino più vecchio dei suoi anni. Non è mai stato indirizzato ad una dottrina religiosa specifica, cosa della quale si ritiene fortunato, e nel corso degli anni non ha perso tempo ad aggregarsi ad una di queste. Ha incontrato parecchie persone convinte che l’anima si reincarni e che la persona che si è oggi abbia già vissuto molte altre vite e altre ancora gliene aspettano. Data la quantità di dolore che in questa ha vissuto, lo inquiesta pensare che non finisca tutto con il sollievo della morte. Perché se questo bambino gli sta parlando di reincarnazione allora forse qualcosa di vero c’è.
<< Se, come dici, Mirco è un Guardiano di anime, allora perché mi ha parlato di lui come fosse assoggettato al suo volere e la mutazione portasse allo scoperto qualcuno che con lui non ha nulla a che fare? >>.
Sebbene l’espressione seria non abbandoni per un solo istante il volto ceruleo di Alex, il suo restare in silenzio fa intuire a Fox di aver posto una domanda scomoda.
<< I Guardiani hanno un grande potere e per questo sono assoggettati a numerose regole che servono a tenerlo a freno. Scinderne la mente è una di queste >>.
<< Questo non ha senso! >> esclama infastidito dal sentirsi preso in giro. << Io ero lì, l’ho visto con i miei occhi e so quanto sanno essere buoni! Quel bestione tutto muscoli non era Mirco! Non lo era nel corpo, non lo era nella mente e neppure nello spirito! Sembrava non conoscermi neppure, proprio come se quella fosse la prima volta in cui posava lo sguardo su di me >>.
Il bambino sospira e alza appena gli occhi al cielo esasperato, cosa che lo irrita ancora di più.
<< La scissione operata su Mirco è diversa, ovviamente, dal meccanismo di difesa che siete soliti adoperare voi esseri umani, Liber >> spiega paziente, come se avesse a che fare con una persona affetta da ritardo mentale.
<< Questo vorrebbe dire che Mirco non è un essere umano? >> gli domanda sfidante.
<< Non come lo sei tu. Il suo scopo è quello di essere un Guardiano. Lo è stato fin dal primo momento in cui la sua anima è nata e da quello stesso istante è stato assegnato alla mia custodia >>.
<< E il tuo compito, se ho ben capito, consiste nel tenerlo all’oscuro delle sue vite passate e del fatto che il palestrato nel quale si trasforma non sia altri che lui >>.
Questa volta la sua osservazione coglie alla sprovvista il bambino, che sgrana velocemente gli occhi per poi sorridere.
<< Non è proprio possibile fartela, eh, Liber? >> ridacchia, ottenendo solo il risultato di irritarlo ancora di più. << Gradirei mantenessi anche tu lo stesso riserbo >>.
<< E perché mai? Non voglio essere complice di questa sgradevole menzogna ai danni di un ragazzo innocente >>.
<< Questa sgradevole menzogna è necessaria! >> .
<< A davvero? A me sembra che sia comunque stato punito. E in un modo che definire sadico è ben poca cosa >> ribatte colpendolo in pieno, questa volta.
<< Non posso che essere d’accordo con te >> sussurra, infatti, Alex, abbassando lo sguardo affranto.
<< Allora perché non ti ribelli alla loro decisione e torni al tuo posto nella sua di testa >> esclama, indicando il pupazzo che giace inerme sull’erba.
<< Lo farei molto volentieri, credimi. Putroppo, però, non è così semplice. Non sarebbe solo la mia esistenza ad essere in pericolo >>.
È terrore puro quello che ritrova nel suo sguardo. Una sensazione talmente sbagliata da inquietare persino lui, al punto da rendergli difficile restare fermo.
<< Insomma, si può sapere cosa diavolo ha fatto per meritarsi tanto? >>.
Alex sembra restio a parlarne. Tristezza e rabbia si alternano sul suo viso pallido insieme a quello che sembra essere senso di colpa.
<< L’istinto dei Guardiani è quello di usare il loro dono per fare del bene in modo del tutto disinteressato. La vita, però, può corrompere la loro innocenza e le anime nere puntano molto su questo. Anzi, fanno di tutto affinchè si compromettano e usino questo stesso potere per  fare del male per il proprio egoistico vantaggio >>.
<< E lui lo ha fatto? >> gli domanda e il bambino risponde con una smorfia di dolore. Serra i piccoli pugni, tremando come una foglia.
<< E’ stato raggirato >> sussurra, tenendo lo sguardo basso.
Fox coglie l’assurdità di tutto questo. Se Mirco nasce, cresce e vive come ogni altro essere umano e in mezzo a questi, come si può pensare che non venga ‘contaminato’ dal desiderio, dall’invidia, da ogni altra umana forma di ‘corruzione’?
<< Il tuo ragionamento è logico e preciso, ma, come ti ho già detto, lui non è un essere umano come puoi esserlo tu, che porti avanti la tua esistenza reincarnazione dopo reincarnazione per raggiungere l’obiettivo assegnato alla tua anima. Essere un Guardiano è il suo scopo. È sempre stato questo e sempre lo sarà. Se voi commettete errori retrocedete nella linea del Karma. Lui, invece, viene punito in vita e il modo peggiore in cui può essere punito un Guardiano di anime è quello di essere lasciato solo in balia dei suoi nemici >>.
Eccola la conferma di come davvero esista la reincarnazione. Un brivido gli percorre la schiena all’idea che il giorno in cui arriverà la sua ora si ritroverà a dover ricominciare tutto da capo ancora una volta. Ne ha già passate troppe in questa vita e visto il modo in cui questa Energia Universale tratta uno dei suoi ‘dipendenti’ non gli è difficile immaginare quanto si diverta ad accanirsi contro comuni mortali come lui. Come se non bastasse, proprio nell’ennesimo momento pessimo di questa sua esistenza il Custode di un Guardiano di anime ha deciso di tirarlo dentro questa strana storia.
<< Senti, forse sarò stato un gerarca nazista e per questo in questa vita ne ho passate tante, ma credo che il carico da novanta assegnato alla mia anima mi basti e avanzi, grazie! >> dice, pronto a girare i tacchi e andare via.
Alex non fa una piega dinanzi alla sua reazione. Si limita a portare lo sguardo sul pupazzo sempre fermo e inerme sull’erba.
<< Andiamo, come diavolo pensi che possa io fare tutto quello che facevi tu che sei puro spirito? >> gli chiede Fox alterato.
 << So che un vivo non può essere una guida al mio pari per un Guardiano di anime >> ribatte il bambino, sostenendo il suo sguardo.
<< Oh, bene, allora ragioni. Non è proprio possibile provare a ragionare con questa Energia Universale? Dovrebbe essere misericordiosa, in fondo, no? >>.
<< Non siamo dinanzi al Dio dei Cristiani, Liber. Se l’Energia Universale scoprisse cosa ho fatto mi estinguerebbe all’istante >>.
Non c’è paura negli occhi di Alex, né rabbia per quello che Fox trova sia una tremenda ingiustizia imposta da un’organizzazione tutt’altro che giusta. Quello che coglie nel suo sguardo è solo determinazione. Quella determinazione che non si piega neppure dinanzi al pericolo.
<< Temo che Mirco abbia capito qualcosa. Gliel’ho letto in faccia >> gli dice, provando uno strano dispiacere per lui.
<< Lo ha capito perché sa che solo io potrei essere così pazzo da rischiare l’estinzione pur di proteggerlo >> sospira il bambino. << Lui è, però, costantemente sotto il controllo dell’Energia Universale, proprio come è costantemente rintracciabile dalle anime sospese tra questo e l’altro mondo. Un dubbio non desta sospetti. È nell’umana natura averne e Mirco è pur sempre in parte umano. Se ne avesse la certezza, invece, per me sarebbe la fine >>.
<< E a lui… a me… cosa accadrebbe? >> .
<< A te nulla. Sei vittima delle circostanze e per questo innocente. Mirco, invece… spero che venga ritenuto innocente anche lui, dal momento che i Guardiani sono assoggettati agli ordini delle loro guide >>.
Deve essere stata terribile l’esistenza di Mirco finora. Ordini ai quali attendere senza potersi tirare indietro e spiriti che chiedono il suo aiuto in ogni momento, fregandosene della sua vita. Da quel che Alex gli sta dicendo non ci si aspetta neppure che abbia una vita al di fuori di quello che è il suo compito. Le sue guide gli hanno concesso di poter avere un’istruzione, di poter lavorare e di poter amare come gli stessero facendo un favore, mentre, invece, dovrebbe essere un suo diritto inalienabile.
Dall’occhiata che Alex gli scocca, Fox intuisce sia meglio tenere per sé questi pensieri. Questo bambino sta sì mettendo a repentaglio la propria esistenza per il suo protetto, ma, per quanto sia visibile il bene che gli vuole, sembra anche infastidito da lui. O forse deluso.
“E sicuramente questa cosa ha a che fare con ciò che lo ha portato a essere punito” pensa e il bambino distoglie lo sguardo dal suo, dandogliene conferma.
<< Senti, io non metto in dubbio il tuo operato, anche perché non ne so nulla di tutte queste cose. Voglio solo tu sappia che io non darò a Mirco nessun ordine, a meno che non valuti che sia obiettivamente necessario. Allo stesso modo non eseguirò i tuoi e sappi che non ti servirà a nulla torturarmi con la tua voce. Ho una capacità di resistenza piuttosto alta >>.
<< Non lo metto in dubbio >> concorda Alex ridacchiando. << Cercheremo di adottare una civile convivenza >>.
<< E di trovare una soluzione al nostro problema. Perché per me la tua presenza è un problema >> sottolinea, puntandogli il dito contro. << Ho da portare avanti un’inchiesta e quando questa sarà finita tornerò in Spagna. Non posso fargli da guida per sempre >>.
<< Lo so. Troveremo il modo di rimettere a posto le cose. Ma non è questo il momento per farlo >>.
<< E perché no? >>.
<< Perché non ci sono le giuste condizioni >> puntualizza con uno sguardo che non lascia spazio a repliche.
“Mi darai del filo da torcere, lo so. E io mi impegnerò a restituirtelo, moccioso” pensa e queste condizioni non sembrano le migliori per instaurare una civile convivenza.
<< Ho da aiutare il tuo Guardiano a prepararsi per un’intervista e a salvare il culo dall’avvento dei media >> dice, deciso a levare le tende da qui, ovunque si trovi questo luogo.
<< Certo, il dovere prima di tutto >> ironizza Alex. << Permettimi, però, di farti un dono affinchè possa scusarmi per averti raggirato e ringraziarti di quanto hai fatto finora per Mirco >>.
Frasi di questo tipo lo mettono sempre all’erta e ancora una volta il bambino ride della sua diffidenza. Volge lo sguardo verso un punto alle sue spalle e solleva, poi, il braccio muovendo la mano come a richiamare qualcuno. I cespugli di rovi si muovono annunciando che qualcuno sta per unirsi a loro. Quando lo vede entrare nel cerchio perfetto d’erba tagliata di fresco il suo cuore perde un colpo.
Vestito con gli abiti che tanto gli piacevano in vita, il ragazzino che per lui fu fratello e amico scosta con un cenno veloce del capo il ciuffo biondo che gli ricade sugli occhi, sorridendogli. Fox lo vede sfocarsi dietro le lacrime che gli riempiono gli occhi.
<< Marco! >> esclama, correndo verso di lui su gambe instabili.
<< Capitano! >> grida lui a sua volta correndogli incontro. La sua risata fragorosa lo assorda quando sono l’uno tra le braccia dell’altro.
Restano abbracciati per un tempo eterno, l’uno piangendo e l’altro ridendo come un matto. Marco sulle punte dei piedi per poter raggiungere lui, divenuto molto più alto dell’ultima volta in cui si sono potuti abbracciare.
<< Non posso credere stia succedendo davvero! >> esclama Fox, respirando il profumo della colonia costosissima che Marco aveva preteso per il suo compleanno. << Perdonami per averti messo da parte >> sussurra, stringendolo ancora di più.
<< Siamo nel tuo inconscio, Capitano, e io qui praticamente ci abito. Non mi hai messo da parte, anzi, mi hai dato ascolto spesso. Tutte le decisioni le abbiamo prese insieme. Io ci sono stato in ogni attimo che hai vissuto >> gli dice il ragazzo, posando la fronte contro quella di lui.
<< Che ne pensi di questa storia? >> gli chiede, scoccando appena un’occhiata al bambino fermo dove l’ha lasciato.
<< Penso sia un vero schifo, ma anche maledettamente interessante >> risponde Marco e sul volto pallido di lui ritrova la curiosità che li portava spesso a mettersi nei guai.
<< Fottutamente interessante >> concorda e ridono tornando ad essere entrambi ragazzini. << Mi terrai, Reporter? >> gli chiede serio, stringendogli forte le mani.
<< Certo, Capitano, e insieme terremo ancorata alla realtà quella sciocca sottiletta >> dice sicuro di sé, strizzandogli l’occhio mentre alza il pollice verso l’alto. << Ora vai, il dovere ti chiama >>.
Fox scopre di non volersene andare. Gli tiene strette le mani ed è un contatto così reale e bello che non vuole perderlo.
<< Ehi, guarda che sarò sempre accanto a te >> lo rassicura Marco.
<< Come lo sei ora? >> gli chiede con una voce così piccola che sorprende entrambi.
<< Putroppo no. Sentirai la mia voce e percepirai la mia presenza. Sono riuscito a strappare solo questo a quel tipo >> dice, scoccando anche lui un’occhiataccia al bambino. << Ma ho pensato, poi, che sarebbe stato meglio. Se mi potessi vedere rischieresti di rivolgerti a me con più spontaneità e la tua credibilità ne risentirebbe, Capitano >> .
Fox sorride d’accordo con lui e lo stringe di nuovo, imprimendo nella mente la sensazione del suo corpo piccolo e magro tra le braccia.
Quando apre gli occhi è il soffitto del bagno quello che vede. Si ritrova sdraiato sul pavimento sul quale deve essere caduto mentre precipitava nel buio. Sente addosso il profumo di Marco e lo respira profondamente ancora una volta.
<< Grazie, Alex >> sussurra colmo di gratitudine per il bellissimo dono che questi gli ha fatto.
Si alza da terra, sciacqua il viso con acqua fredda e ritorna in camera senza asciugarlo. Trova Mirco seduto sul letto col telefono in mano. Si volta verso di lui preoccupato.
<< Abbiamo meno di tre ore per prepararti per l’intervista >> dice, sedendosi di fronte a lui. Il ragazzo gli porge il cellulare sul quale c’è un file video che sembra aver appena registrato.
<< Ho pensato che potesse essere utile informare i nostri followers >> dice, mentre Fox ascolta le sue parole registrate. << Potremmo pubblicarlo subito dopo che avrò rilasciato l’intervista, che ne dici? >>.
<< Dico che è un’ottima idea >> constata Fox ultimata la visione. << Ora prendi carta e penna. Quell’addetto stampa ha l’aria di essere un vero stronzo >>.
Mirco prende dallo zaino il taccuino mentre Fox si alza in piedi, iniziando a misurare a piccoli passi il poco spazio calpestabile della stanza.
<< Come stai? >> gli chiede il ragazzo, faticando a guardarlo negli occhi.
<< In piedi >> risponde, facendolo ridere. << Parleremo più tardi di tutto il resto. Ora la nostra priorità è evitare di sputtanarti la reputazione, Neigo >>.
Il ragazzo annuisce concorde e apre il taccuino su una pagina pulita.

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Capitolo 27
*** Il giornalista investigativo ***


 And since your history of silence
Wont’ do you any good
Did you think it would?
Let your words be anything but empty
Why don’t you tell them the truth?
Say what you wanna say
And let the words fall out
Honestly, I wanna see you be brave
With what you wanna say
And let the words fall out
Honestly, I wanna see you be brave
 
Brave – Sara Bareilles
 
Libro quarto
 
Fire Fox
 
 
26 Il giornalista investigativo
 
Dopo una mattina trascorsa a studiare cosa dire all’intervista e la tensione da nascondere dinanzi al sorriso sfacciatamente finto dell’addetto stampa de ‘L’eco di Lumi’, Mirco si gode la leggera brezza che giunge dal mare e il canto della risacca che dolcemente lo culla.
Scocca ripetute occhiate distratte a Valerio, seduto sul muretto che delimita il giardino dell’ostello dalla spiaggia di sua pertinenza. Sta parlando animatamente al telefono, dopo aver trascorso in silenzio il resto della mattinata e le sei lunghe ore di viaggio ininterrotto.
“Sembra che la conversazione stia prendendo una brutta piega” pensa Mirco, volgendo lo sguardo curioso a Marco, seduto ai piedi del dondolo. Il ragazzino ignora il suo tentativo di conversazione e lui decide di alzarsi a sedere per recuperare dallo zaino uno dei panini con salame di cinghiale preparati per loro da Paride e Perla.
Sta per mandare giù l’ultimo boccone quando Valerio chiude la conversazione e impreca ad alta voce. Resta seduto sul muretto a guardare il mare e trafigge con le dita i capelli scompigliati, dando l’idea di stare cercando di calmarsi.
“A quanto pare non è finita bene” nota, appallottolando la stagnola del panino che ha divorato prima di buttarla nello zaino. “Si può sapere con chi litiga in continuazione al telefono?”.
<< No >> risponde Marco categorico.
“Beh, chiunque sia non mi sta rendendo la serata facile. Io ho già le mie preoccupazioni con lui”.
<< Mio fratello non è il tipo da riversare su altri l’incazzatura, sottiletta >>.
“E direi che questa è una buona notizia. Lo vedo, però, proprio nero” nota, per poi sporgersi verso Marco. “Si tratta di una donna?” gli chiede sempre più curioso, e inaspettatamente il custode ride divertito.
<< Eppure il concetto di privacy dovrebbe esserti chiaro >> ribatte, deciso a stare sulle sue.
<< Ok, va bene! >> dice, balzando in piedi.
<< Cosa vuoi fare, adesso? >>.
“Vado lì e lo invito a parlare di quanto gli sta succedendo” dice, mettendo lo zaino in spalla.
<< Questo sì che è il modo migliore per farlo incazzare! Ti conviene lasciare che sbollisca e rimandare ogni forma di conversazione a domani >>.
“E invece no! Ho già sopportato pure troppo questo assurdo silenzio” dice, ignorando il consiglio del custode.
Cammina verso il suo tutor con passo deciso. Dopo poco, però, inizia a rallentare e a prendere in considerazione la possibilità che stia facendo una vera cavolata. Un’aura scura, infatti, circonda Valerio in questo momento.
<< Qualcosa non va? >> gli domanda questi preoccupato, sorpreso di ritrovarselo accanto.
<< Non a me, pare >> risponde Mirco abbozzando un sorriso.
<< Scusa io… non volevo dare spettacolo >>.
<< Una volta per uno non fa male a nessuno >> ironizza lui, sedendosi sul muretto al suo fianco. Prende due panini dallo zaino e gliene porge uno.
<< Cos’è questo? >> gli chiede lui, inarcando sospettoso un sopracciglio.
<< Uno dei panini che ci ha dato Paride >>.
<< No, intendo cosa rappresenta l’essere venuto qui con questa offerta >> precisa Valerio alzando gli occhi al cielo.
<< Oh… beh, ecco… ti ho visto discutere animatamente al telefono e poi sedere qui tutto solo e mi sono detto che forse ti andava di parlarne… >> borbotta, addentando, poi, subito il panino.
Valerio assottiglia ancora di più lo sguardo prima di abbassarlo sulla stagnola che ricopre il panino.
<< Ci sono tante cose di cui vorrei parlare con te >> sospira, volgendo lo sguardo al mare.
<< Immagino che nessuna di queste abbia a che fare con la conversazione che hai appena concluso >> dice e Valerio annuisce serio. Mirco annuisce a sua volta, preoccupato.
<< Senti… io posso capirlo. Davvero >> sussurra, badando bene di tenere lo sguardo basso per non incontrare quello di lui, che lo osserva incuriosito. << A Saint Boser mi avevi detto di non credere nella possibilità che qualcosa resti dopo la morte e posso capire come trovarti dinanzi alla prova del contrario debba averti sconvolto. Come hai detto tu stesso ‘non è empiricamente possibile!’ >> dice, imitando la sua voce. << Mi rendo conto che sia difficile da accettare e per questo se hai cambiato idea e non vuoi saperne più nulla ti terrò fuori da ogni cosa e me ne tornerò a casa >>.
Valerio sospira e resta a lungo in silenzio, lo sguardo rivolto al mare. Il fratello compare accanto a lui e a sua volta osserva l’orizzonte. Mirco non regge il silenzio carico di parole di quest’uomo e dal nervoso scarta un altro panino e ne strappa un grosso boccone.
<< E’ difficile, sì >> concorda Valerio, uscendo dal silenzio. << Sono accadute talmente tante cose strane da quando sono tornato in redazione dall’ultimo mese di sagre che ho temuto di stare impazzendo. Sono pure andato a fare dei controlli in ospedale per capire fino a che punto stessi bene. C’è questa voce che irrompe tra i miei pensieri spaccandomi la testa in due >> dice portando la mano alla tempia sinistra. << Ora ho capito a chi appartiene e cosa l’ha portata da me. Gli ho parlato, finalmente, e mi ha spiegato come mai io sia stato in grado di aiutarti su quella spiaggia e di tirarti fuori dalle tue ‘crisi’. Mi ha confermato anche quel che avevo ipotizzato: sono io la tua guida, adesso >>.
Il cuore batte forte nel petto di Mirco, del tutto rapito dalle sue parole. Vorrebbe chiedergli se questa voce gli ha detto quale sia il suo nome per poter avere conferma dei suoi sospetti, nonostante le stranezze che lo hanno fatto dubitare. Quel che, però, Valerio gli ha detto è molto più importante in questo momento. E’ davvero stato ingannato e costretto a divenire sua guida vivente.
<< Mi dispiace >> sussurra, distogliendo lo sguardo da quello di lui.
<< Anche a me >> sospira il tutor. << Mi dispiace che la tua vita sia resa impossibile dal compito che ti hanno affidato. Guardiano di anime >> dice con voce impostata. << Cristo, è pazzesco. Questa situazione mi spaventa e non mi sento per nulla all’altezza, ma non ho alcuna intenzione di essere lasciato fuori. Resto fedele alla regola di sopravvivenza numero 4 >>.
<< E quale sarebbe? >> gli chiede incredulo del punto di vista dal quale sta osservando tutta quanta questa folle situazione.
<< ‘Se qualcosa ti incuriosisce al punto da non poter pensare ad altro, prima di buttartici dentro assicurati di avere una corda robusta ancorata ad un solido appiglio ed una buona imbracatura’ >> recita Valerio. << Marco è accanto a me, ora lo so. Lui è il mio solido appiglio. Lo è sempre stato. Con lui accanto non ho nulla da temere. Credo che la corda robusta sia questa piccola pietra >> dice, rigirando il diaspro tra indice e pollice. << Non so come sia possibile, ma finora mi ha allertato divenendo rovente ogni volta che uno dei tuoi spiriti si è palesato. Se le presterò ascolto potrò sfruttare le sue qualità a mio vantaggio. La buona imbracatura, invece, me la sono costruita nel corso della vita >>.
Il silenzio cala nuovamente tra di loro, ma questa volta Mirco non lo trova scomodo. Valerio ha deciso di aprire una breccia nella corazza che ha messo su da che hanno lasciato Lumi. Decide, quindi, di rispettare i suoi tempi  e di restare pazientemente in attesa finendo il suo panino.
<< Se raccontassi in giro la tua verità, sono sicuro che verrei messo in guardia della possibilità che tu sia uno psicotico preda di allucinazioni violente. Se dicessi di aver visto anche io quel demone e di aver parlato con una guida che si è impossessata dei miei pensieri, mi potrebbero dire di essere caduto in una ‘folie a deux’ a causa del nostro aver trascorso insieme troppo tempo. E’ più facile pensare che ci sia della follia in tutto questo, perché la realtà è spaventosa. Questo purtroppo accade anche quando non si parla di anime, demoni e guide. So bene quanto possa essere cattiva e ignorante la gente, Mirco, e come sia facile per loro giudicare il prossimo ‘pazzo’ o ‘strano’ quando in realtà i soli ad essere folli sono loro. Ci ho messo anni a capire di non essere io sbagliato. Sbagliata e crudele è l’ignoranza della gente >>.
Mirco nella sua vita ha parlato con molte anime morte in modo violento per mano di esseri che di umano hanno ben poco. Sebbene abbia ascoltato le loro storie, consolato il loro pianto e in alcuni casi li abbia aiutati a risolvere attivamente dei sospesi, è la prima volta che si ritrova a stare per ascoltare racconti simili da un uomo vivo e vegeto. Prova disagio e si impone di restare attento, di non scappare via almeno con i pensieri dal dolore che a ondate prepotenti sente giungere dal suo tutor. 
<< Questa presenza che si è stabilita nella mia testa mi ha chiesto di essere ‘coraggioso per te’. E’ una cosa strana da chiedere, non trovi? >> sta dicendo questi e Mirco abbozza un sorriso, confuso da questa altra notizia. << Si pensa che il coraggio stia nelle grandi azioni, nelle gesta prodigiose che meritano in premio una medaglia al valore. Invece, questo può consistere nel continuare a vivere con serenità nonostante si sia circondati dalla morte. Non quella che prima o poi ci tocca tutti, ma quella con cui tu hai a che fare ogni giorno >> gli dice, battendogli la mano sulla spalla curva. << Di Marco tutti avevano paura perché le sue crisi imprevedibili erano impressionanti. L’unica cosa che preoccupava me, invece, era che si facesse male e che non si riprendesse, come infine è successo, ma mai mi sono sentito toccato dalla paura che la sua sofferenza causava, benchè la morte si manifestasse in ogni sua crisi. Perché mai, allora, non dovrei essere coraggioso per te così come lo sono stato per mio fratello? Perché dovrei avere paura degli spiriti che ti chiedono aiuto, quando non ne ho avuto delle sue crisi? Qualcuno mi ha scelto come sostegno per un ragazzo coraggioso dai ‘poteri’ alquanto insoliti. Mi ha buttato dentro ad una storia bella grossa, troppo grossa e sì, mi ha raggirato con l’inganno, ma ora, nonostante tutto, compio io la scelta di restare. E lo sai perché? >> gli domanda solenne e lui commosso scuote il capo. << Perché la curiosità è una ninfomane e io sono in astinenza da troppo tempo >>.
I loro sguardi restano agganciati per un lungo istante prima che entrambi esplodano in una fragorosa risata che si libra nell’aria, raggiungendo il cielo che diventa di un blu sempre più intenso.
<< Dai, non ci credo che uno come te sia in astinenza da tempo >> esclama Mirco malizioso, prendendo un altro panino dallo zaino. Valerio ride ancora per poi scuotere il capo.
<< Avanti, Neigo, sgancia la bomba che ti porti addosso da che ti sei seduto qui >> lo invita, alzando gli occhi al cielo.
<< Non è una bomba, ma una deduzione. Oh, sì, caro il mio Rio, sono anch’io capace di compiere una deduzione >> ribatte, mulinando il panino che ha in mano dinanzi al suo sguardo scettico. << Litighi al telefono con qualcuno da che abbiamo iniziato questo viaggio, ergo la persona che chiami e che ti scrive in continuazione non può che essere una donna >>.
<< Quindi dal tuo punto di vista, se un uomo discute al telefono non può che esserci una donna dall’altra parte? Esattamente, in che rapporti siete tu e la tua ragazza? >> gli chiede, portando la mano al mento ispido.
<< Rapporti molto soddisfacenti, grazie per l’interessamento. Stavamo comunque parlando di te e della tua di ragazza >>.
<< Mirco, io non ho una ragazza e, per la cronaca, non ho bisogno che qualcuno si impegni a trovarmene una >> precisa, scoccandogli un’occhiataccia.
<< Beccato! >> esclama Marco, ridendo di gusto.
Mirco fissa il dito indice che il suo tutor gli sta puntando contro e lentamente deglutisce il boccone.
<< Ieri sera hai ricevuto un messaggio da Nikky che io ho accidentalmente aperto. Ho scoperto così la chat che hai con Ylenia e di chi siete soliti parlare >>.
<< Senti, io volevo solo aiutarvi. Mi siete sembrati bloccati nelle vostre paure ma propensi l’uno all’altra e allora ho pensato di… >>.
<< … impicciarti di cose che non ti riguardano! >> esclama Marco, ridendo ancora più forte.
<< Esattamente >> concorda Valerio.
<< Un momento! Tu riesci a sentirlo? >> domanda Mirco stupito.
<< Un regalo della presenza di cui ti parlavo prima >> annuisce Valerio.
<< Te l’avevo detto che mi ero messo d’accordo con lui, sottiletta >> aggiunge Marco, mostrandogli il medio, gesto che sembra amare parecchio.
<< Non pensare di cavartela con questo diversivo! >> lo addita Valerio tornando serio. << Perché prima di illuderla non hai chiesto a me cosa ne pensassi? >>.
<< Vorresti dire che non sei interessato a lei? >> ridacchia lui scettico. << Oh, andiamo! È l’unica alla quale sorridi, l’unica con la quale parli, l’unica alla quale permetti di avvicinarti. Se non è interesse questo non so cosa sia >>.
Non è sicuro che sottolineare questi particolari sia stata un’ottima strategia. Valerio, infatti, si rabbuia nuovamente.
<< Lei sa essere discreta e non rompe con tentativi di abbordaggio di alcun tipo, per questo le ‘permetto di avvicinarmi’ >> dice, scimmiottandolo. << Non c’è alcun interesse >> taglia corto categorico.
<< Quindi deduco tu sia già impegnato >> insiste, ed entrambi i fratelli gli scoccano la stessa occhiataccia. << Oh, scusate se mi permetto! >> esclama alzando le mani. << E’ una semplice deduzione logica, la mia. Se lei non ti interessa e ricevi continui messaggi e telefonate come quella che hai appena conclusa, posso solo pensare che sia perchè sei già impegnato >>.
<< In un certo senso >> borbotta Marco, cogliendo di sorpresa Valerio, che si volta in direzione della sua voce. Dopo un istante di attonito silenzio sospira per poi passare la mano sul volto stanco.
<< Non pensarci neanche! >> esclama il custode.
<< E perché no? >> ribatte Valerio, facendo spallucce. << Io so di lui qualcosa di molto più importante >>.
<< Non possiamo fidarci. Ha la lingua troppo lunga, per i miei gusti >> insiste, scoccando a Mirco un’occhiataccia.
<< Grazie tante >> ribatte lui offeso. Valerio ride del loro battibecco e con un gesto della mano scaccia quanto detto dal fratello.
<< Io sono sicuro che saprà essere discreto come saprò esserlo io, dico bene? >>.
<< Ma si può sapere cosa vi prende? Non mi piace per niente questo vostro agire alla James Bond >>.
<< Perspicace il ragazzo. In effetti come Bond girl sei un amore >> ride forte il custode.
<< Piantala Marco >> lo ammonisce Valerio, sebbene fatichi a trattenersi dal ridere con lui. << Sarebbe comodo per me dirti che sì, sono impegnato e che quelle alle quali hai assistito in questi giorni sono state liti tra me e il mio impegno. Solo che non è così. Ciò che tu mi hai rivelato è sconcertante e difficile da accettare. Ciò che io sto per dirti potrebbe esserlo allo stesso modo, sebbene io non abbia il piacere e l’onore di vedere gli spiriti dei defunti >>.
Mirco sbatte più volte le palpebre sugli occhi stupiti. I due fratelli sostengono il suo sguardo con la stessa espressione seria e tesa sul volto pallido, cosa che gli stringe lo stomaco.
<< Siete talmente seri che non posso fare a meno di pensare che non stiate scherzando >>.
<< Infatti non scherziamo, sottiletta >> puntualizza Marco << Guardatelo! Con la vita che fa è ancora capace di terrorizzarsi >>.
<< Ho imparato a diffidare dei vivi, moccioso, e come vi ho detto questo clima alla James Bond non mi piace. Si può sapere che succede? >>.
<< Succede che Valerio Rossi non esiste >> risponde il tutor prendendo il portafogli dal marsupio. Mirco, stupito, osserva le sue mani grandi estrarre la carta d’identità ed aprirla. << Valerio Rossi è nato il 5 maggio 1979 a Milano e la sua residenza è ancora lì, come puoi vedere >> gli dice porgendogli il documento. << Ha lavorato per testate minori e l’essere assunto da una rivista importante come la ‘Insieme a te!' è stata una vera occasione per lui. I suoi seri problemi di comunicazione col prossimo lo portano a isolarsi e ad essere considerato l’orso del quale i rubricanti ti hanno parlato. La sua autostima è molto bassa, al punto che fatica a sostenere lo sguardo di chi ha di fronte, certo di non poter essere al suo livello. Gestire una rubrica nella quale non deve aggiungere nulla di suo sembra essere la soluzione più adatta per un fallito come lui >>.
Lo sguardo di Mirco viaggia stupito dalla carta d’identità al volto del suo tutor. La descrizione che ha fatto coincide con quanto i colleghi gli avevano detto in redazione. Deve ammettere, però, che gli era sembrata del tutto stonata rispetto all’uomo che aveva visto entrare nell’ufficio di Renzi e ora sembra proprio sia stato messo a conoscenza del perché.
<< Quindi… se non sei Valerio Rossi, allora… chi sei? >> gli chiede sinceramente preoccupato. È la prima volta che si ritrova ad avere a che fare con qualcuno che come lui sembri nascondere più di un segreto. Questa novità lo incuriosisce e spaventa al tempo stesso. Perché mai qualcuno dovrebbe presentarsi sotto mentite spoglie e mostrare un carattere del tutto diverso nella redazione di una rivista come la ‘Insieme a Te!’?
<< Sono un giornalista investigativo >>.
Mirco trattiene il fiato e la sua reazione strappa un’altra risata a Marco. Il suo tutor, invece, resta serio e non distoglie lo sguardo dal suo per un solo istante.
<< Quei momenti in cui sembravi così diverso dal giornalista depresso e sulle sue… lì non sei stato Valerio Rossi! >> esclama, felice di ricevere da lui conferma della sua osservazione. << Caspita, hai fregato tutti in redazione! Sono davvero sicuri tu sia uno sfigato incapace. Eppure, quando te ne sei uscito con quella ramanzina dell’acqua che passa sotto i ponti, ho pensato che fosse strano che un tizio additato da tutti come incapace mi stesse strigliando per non essermi fatto valere. Un incapace che ha letto le impronte sul pavimento della casa di Josephine come fosse un Cherokee ed è riuscito a convincere un padre iperprotettivo a far ipnotizzare la figlia da un neo laureato. Ecco perché ci tieni così tanto alla tua privacy! >> continua Mirco, colto da un’altra illuminazione. Avvicina la mano al volto del suo tutor accarezzandone la barba ormai lunga. << Caspita, ho rischiato di farti saltare la copertura. Mi spiace >>.
<< In effetti sei un bel problema, sottiletta >> rincara la dose Marco, che sembra proprio felice di poterlo umiliare.
<< La copertura l’ho fatta saltare da me >> dice, invece, il suo tutor, allontanando delicatamente la mano dal suo viso. Prende dalla tasca dei jeans una scatolina di plastica che apre e posa sul muretto. << La parte più bella di questa confessione è che finalmente potrò liberarmi di queste >> dice, alzando la testa al cielo. Porta le dita all’occhio destro dal quale cattura qualcosa che ripone poi nella scatolina. Mirco resta a bocca aperta nel rendersi conto che è una lente a contatto colorata di marrone scuro quella che è stata appena sistemata in uno dei due alloggiamenti rotondi presenti nella scatolina. Anche l’altra giunge a farle compagnia e il ragazzo si scopre emozionato all’idea di alzare lo sguardo e incontrare quello del suo tutor.
<< Oh mio dio! Sono verdi! >> esclama stupito avvicinandosi a lui che ancora una volta lo allontana delicatamente da sé. << Scusami è che… caspita! I tuoi occhi sono bellissimi >> dice colpito dal modo in cui il colore naturale delle iridi modifichi del tutto il suo volto.
<< Ecco un’altra vittima del tuo fascino, capitano >> esclama Marco per poi ridere divertito.
Mirco carico di imbarazzo si ritrae spontaneamente questa volta e borbotta un sommesso ‘scusa’, incapace, ora, di alzare lo sguardo verso di lui.
<< Non devi scusarti. Posso immaginare quanto l’effetto sia shoccante. Uniti al colore naturale dei capelli avrebbero destato meno scalpore >> minimizza Valerio, versando il contenuto di un flaconcino sopra le lenti prima di richiudere la scatola.
<< Quindi non sono neri? Ma… la barba allora? Tingi anche quella? >> gli chiede avvicinando ancora una volta la mano al suo volto.
<< Avrei preferito evitarlo. Purtroppo è stato necessario per ridurre ancor di più la possibilità che qualcuno mi riconosca >>.
<< E come fai? Voglio dire, non credo si usi la stessa tintura per capelli. E poi dovrai applicarla ogni giorno >>.
<< Più volte al giorno, anche >> sospira Valerio, questa volta allontanando se stesso dalla sua mano che insistente affonda le dita nella barba sempre più lunga che gli ricopre mento e guance. << La collega che si occupa della creazione degli avatar è molto brava e utilizza prodotti di alta qualità. Rimarresti stupito dal confrontare una mia foto al naturale con Valerio Rossi >>.
<< Forte! >> esclama Mirco, eccitato. << Ma… se ti ha reso diverso da te stesso, perché insistere con occhiali da sole e barba? >>.
Valerio ride della sua domanda che, a giudicare dalla reazione stizzita di Marco, sembra aver colpito un nervo scoperto.
<< Perché ci sono alcune persone dallo sguardo così fino che potrebbero riconoscermi nonostante mille travestimenti. Persone alle quali tengo e che preferisco continuino a restare all’oscuro di ogni cosa >> risponde serio passando la mano tra i capelli scompiglaiti i quali Mirco sta provando ad immaginare di colori diversi dal nero corvino.
<< Ti ho messo nei guai più del necessario con le mie diavolerie >> sospira, rendendosi conto di come non abbia rischiato solo di fargli saltare la copertura ma lo abbia costretto anche a proteggerla ancora di più.  
<< Credo che siamo stati, da questo punto di vista, un problema l’uno per l’altro >> ribatte Valerio facendo spallucce.
<< Già già >> annuisce Mirco, strappando un altro morso al panino.
<< Devo ammettere che la cosa che più di tutte mi ha dato noia è stato proprio dover tenere queste lenti per tutto il giorno. Avevo notato fin da subito quanto tu fossi un ottimo osservatore e ora so il perché. Il tuo costante chiederti se sia reale o meno ciò che vedi ti ha aiutato a sviluppare una buona capacità deduttiva e ciò ti ha portato a notare ciò che altri colgono appena. Per questo in queste settimane ho dovuto trovare mille escamotage per evitare che ti rendessi conto dell’esistenza di queste lenti. Stamattina mi sono del tutto dimenticato di non averle e ho letto sul tuo viso che avevi notato qualcosa di insolito. Gli argomenti trattati, però, erano importanti al punto da aver messo in secondo piano l’informazione che il tuo inconscio ti avrà sicuramente comunicato e questo, unito alla penombra della stanza, mi ha permesso di proteggermi >>.
<< Hai ragione! Ora che ci penso mi era parso che ci fosse qualcosa di diverso sul tuo viso >> esclama Mirco stupito. << Gli argomenti erano insoliti per te eppure la mia reazione non ti è passata inosservata. Hai imparato durante il master ad usare la PNL? >>.
Ancora una volta Valerio ride mentre Marco, invece, diviene insolitamente triste. Quando i loro sguardi si incontrano, però, torna ad osservarlo con aperta ostilità, cosa che mette in confusione Mirco.
<< No. Il master non prevedeva nulla di simile. È stata una mia scelta >> risponde, volgendo i suoi occhi verdi e intensi al mare. Mirco stringe tra le mani la stagnola dell’ennesimo panino che ha divorato, nel tentativo di lenire la curiosità. Ci sono troppe cose nell’atteggiamente di Marco e in quello di Valerio che la pungolano, ma una domanda tra tutte continua a girargli per la testa.
<<  Qual è il tuo vero nome? >> chiede e questa volta Valerio si limita a sorridere e scuotere il capo prima di voltarsi verso di lui.
<< Questo preferisco non dirtelo. La faccenda è molto seria, Mirco. Maledettamente seria >> sospira, passando le mani tra i capelli. << Continua pure a chiamarmi ‘Rio’. Devo ammettere che mi piace >>.
<< Ok, capisco >> dice, sebbene in realtà gli dispiaccia. << Immagino tu stia portando avanti un’inchiesta su qualcuno della redazione >> sussurra, guardandosi attorno per sincerarsi che non ci sia nessuno oltre loro tre.
<< Ti ha già detto troppo! >> grida Marco, che evidentemente stava trattenendosi da troppo tempo dall’intervenire. << Tu, sottiletta, hai l’animo del gossipper e se dovesse sfuggirti qualcosa non solo lui si giocherebbe la copertura, ma sputtaneresti anche l’intera inchiesta, mettendo a rischio la sua vita >>.
<< La vita? È davvero così pericoloso? >> domanda Mirco, il cui stomaco si chiude, rimandandogli su il gusto amaro dei panini consumanti. Il due fratelli annuiscono.
<< Mi è sembrato giusto metterti a conoscenza di un pezzo della mia verità, ma per la tua incolumità, la mia e la salvaguardia del mio lavoro non intendo dirti altro e ti prego di non fare più domande in merito >>.
<< Certo, capisco. Un giornalista investigativo. Questa proprio non me l’aspettavo >> dice incredulo, scuotendo il capo. << Sei riuscito a sorprendermi. Non è cosa facile, i miei complimenti. Ora capisco perché il mio arrivo ti abbia sconvolto così tanto >>.
<< Il tuo arrivo ha mandato in crisi le indagini. Pensavamo che mi avessero scoperto e che tu fossi stato messo apposta al mio fianco per fermarmi, dal momento che ero venuto a conoscenza di informazioni importanti. Per questo sono stato sollevato dall’incarico in attesa di comprendere la situazione. A quanto pare, però, la mia copertura non è saltata. Il mio capo ha detto che posso rientrare nell’inchiesta, ma io ho rifiutato >>.
<< A causa tua, sottiletta >> precisa Marco puntandogli il dito contro.
<< Causa mia? E perché? >>.
<< Mi pare più che ovvio il perché, Mic. Questo tuo particolare dono mi impegna già troppo. Rischierei di compromettere le indagini e per questo ho chiesto di starne fuori finchè non avremo risolto la situazione >>.
<< Ma…cosa ne sarà del tuo lavoro? >>.
<< Ecco, bravo, iniziamo a porre le domande giuste! >> esclama Marco, guardano storto il fratello.
<< Il mio lavoro è solo stato messo in stand by. Come ti dicevo stamattina, ho un caso più stimolante da risolvere adesso >> dice e Mirco prova una grande sensazione di disagio nell’essere diventato il suo caso interessante.
<< Beh, ora capisco anche perché non vuoi che parli di te ad Ylenia >> dice abbassando lo sguardo. << Non potresti mentirle e raccontarle la verità la metterebbe in pericolo. Caspita, non puoi neppure dirle il tuo vero nome. Non si può dare luogo ad una relazione con questi presupposti. Rio, la tua situazione con lei è quasi più complicata della mia con Nikky. Fantasmi a parte, si intende >>.
Marco sospira annuendo concorde con ciò che ha detto e già solo questa cosa è eccezionale. Il suo tutor, invece, ridacchia scuotendo il capo.
<< Continui ad essere convinto che provi qualcosa per quella donna >> sbuffa, divenendo serio.
<< Dai, capo, che lei ti interessi è evidente. Ti piace perché sa essere discreta e di dove i tuoi occhi cadano quando la guardi non serve parlarne >> ridacchia malizioso. << Ad ogni modo, dato quanto mi hai detto, svestirò i panni di cupido. E’ un vero peccato, però, perché lei a te ci tiene davvero. Non è solo attrazione fisica >>.
<< Ma se non mi conosce nemmeno! >> sbotta il suo tutor saltando giù dal muretto. << A conti fatti io e te abbiamo trascorso più tempo insieme in queste settimane di quanto ne abbia passato io con lei in sei mesi! Si è infatuata di un’illusione e per il resto sì che è solo attrazione >>.
<< Se fosse stata solo attrazione fisica non ti avrebbe dato il diaspro, quello che tu prima mi sembra abbia definito essere la tua corda robusta >> gli fa notare, catturando la sua attenzione. << Quella pietra ti protegge dagli attacchi occulti ed è stato proprio per saperti al sicuro che ti ha fatto questo regalo davvero utile >>.
<< Beh, vista la situazione direi di sì. >> risponde lui, guardando stupito la piccola pietra. << È pazzesco! Lei ha capito subito che tu… beh, sì, insomma, non si è lasciata condizionare dalla razionalità >>.
<< Già, già. Quando ha assistito alla mia crisi ha capito che non si trattava affatto di epilessia e la cosa più spontanea che le è venuta in mente di fare è stata quella di difendere l’uomo che ama >>.
<< Smettila di parlare di amore! >> esclama alterato e persino Marco si stupisce della sua reazione.
<< A quanto pare non sei solito comportarti in questo modo >> constata Mirco meditabondo, cogliendo di sorpresa entrambi. << Se così non fosse, Marco non sarebbe stupito del tuo comportamento. Prima mi diceva che non riversi l’incazzatura sul prossimo. Oh, sì ci sono! >> esclama Mirco, indicando col dito il diaspro. << Credo sia l’effetto di quella pietra. Non sono un esperto, ma oltre a proteggere dalle energie occulte agisce anche sulla sfera emotiva e sensoriale. Risveglia la capacità di emozionarsi, aiuta a darsi il permesso di vivere senza filtrare tutto con la logica della ragione e scalda il cuore >>.
Valerio fissa a lungo la piccola pietra che continua a rigirare tra indice e pollice. La lascia, poi, ricadere sul petto e passa entrambe le mani tra i capelli.
<< Ho bisogno di una nuotata >> dice volgendo lo sguardo al mare
<< A quest’ora! >> esclama Mirco stupito.
<< Che problema c’è? >> domanda, togliendo la maglietta che posa ben piegata sul muretto.
<< Caspita, è proprio una dipendenza la tua. Non lo mangi quello? >> chiede, indicando il panino che gli aveva dato e che lui non ha neppure aperto.
<< Certo che l’appetito non ti manca! >> esclama Valerio, togliendo scarpe e pantaloni.
<< Il mio metabolismo è del tutto differente dal vostro. L’esposizione al gelo costante degli spiriti che incontro mi porta a bruciare molte più calorie del necessario  >> spiega, dandoci dentro con il panino.
<< In effetti attorno a te l’aria è più fredda. Me ne ero accorto, ma non potevo di certo immaginare che ci fosse dietro una simile motivazione >> dice, sistemando il resto degli abiti sul muretto.
<< La stessa cosa che fa la maggior parte della gente. La loro razionalità mi salva da molte situazioni che altrimenti dovrei spiegare e che potrebbero portarmi ad avere parecchi problemi >>.
<< Che genere di problemi? >>.
<< Oggi non mi metterebbero più al rogo, per fortuna, né in manicomio, dato che quel grand’uomo di Basaglia li ha fatti chiudere, ma troverebbero comunque il modo di rendermi la vita impossibile. Posso dirmi fortunato ad essere stato etichettato solo come epilettico >> dice, appallottolando l’ennesima pallina di stagnola che finisce con le altre dentro lo zaino.
<< Sì, direi che una bella nuotata è ciò che ci vuole! Se torni dentro puoi portare con te il cellulare, per favore? >>.
<< Porterò anche i vestiti, così avrò la gratitutide del gruppetto di ragazzine che ti ha letteralmente mangiato con gli occhi al nostro arrivo >>.
<< Fallo e ti ritroverai a girare per l’ostello come mamma ti ha fatto, Neigo >> lo minaccia mostrandogli il medio.
Mentre Valerio entra in acqua, Mirco resta sul muretto a godere della dolce brezza che giunge dal mare e dello splendido spicchio di luna che si fa sempre più brillante nel cielo ormai buio. Prende un altro panino dallo zaino per aiutarsi a metabolizzare il segreto pericoloso che gli ha appena rivelato il suo tutor. Deve ammetere che non gli dispiace per una volta essere custode di una verità scomoda.
Il cellulare vibra nella sua tasca ed è un messaggio di Ylenia quello che vi trova quando lo recupera.
<< Mi dispiace davvero tanto >> sussurra, mandando giù un boccone amaro. Marco si sporge a leggerlo a sua volta e sospira dispiaciuto quanto lui.
<< Cosa conti di fare con lei? >> gli chiede, scoccandogli un’occhiata sospettosa.
 “NullaNon intendo insistere oltre, ma neppure tarparle le ali. Mi è bastato vederli l’uno accanto all’altra per capirlo. Vibrano della stessa frequenza”.
<< Pazzesco vero? Credevo quella fosse solo una favoletta per gli allocchi è invece esistono davvero >> dice Marco emozionato .
“Lui, però, è già impegnato. E non mi riferisco all’inchiesta. E questo impegno a te piace poco” dice, cogliendo di sorpresa il custode. Marco sospira e scaccia il ciuffo dagli occhi un paio di volte, nervoso.
<< Più che un impegno è un maledetto imprevisto. Un mio imprevisto >> dice affranto.
“Anche io sono un imprevisto sul cammino di tuo fratello e, guarda un po’?, grazie a me lei gli ha dato il diaspro stabilendo un contatto. Questo genere di legami sono forti, Marco. Qualunque sia questo ‘impegno imprevisto’ si risolverà da sé, vedrai”.
<< Vorrei poter essere ottimista come te, sottiletta >> sospira il ragazzo, appoggiando la testa contro la sua spalla. Se Marco si sta concedendo questa confidenza proprio con lui deve essere davvero preoccupato per questo ‘imprevisto’. Mirco decide, però, di non insistere. Come il fratello, anche questo giovane custode ha bisogno che vengano rispettati i suoi tempi, che ora non sono per nulla maturi.
Mirco fa una foto del bellissimo spicchio di luna che oramai domina sul cielo nero e lo invia a Ylenia. ‘Viaggiare con un nuoto-dipendente comporta fare la guardia ai suoi vestiti in attesa che lui riemerga dalle acque’, le scrive strappando una risata a Marco.
<< Sei quasi peggio di me quando ti metti in testa qualcosa, sottiletta >> dice questi compiaciuto.
“E ancora non mi conosci, moccioso” ribatte Mirco ed entrambi ridono.

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Capitolo 28
*** Il convento abbandonato ***


28 Il convento abbandonato
 
 
Il sorriso del presidente della Pro Loco di Bagno calo è un’accozzaglia di denti ingialliti dalla nicotina e dalla scarsa igiene orale disposti in modo disordinato sulle gengive sanguigne. Li mostra quasi con orgoglio, sollevando le labbra screpolate circondate dalla barba bianca.
Non era così che Fox si era immaginato l’uomo col quale Mendez ha stretto gli accordi citati nella e-mail che lui e Sky Fall hanno trovato. Forse sono stati la formalità e l’italiano corretto con la quale era scritta ad averlo portato a pensare che si sarebbe trovato dinanzi ad un distinto uomo in giacca e cravatta. Calogero Lo Presti, invece, di distinto non ha nulla. I suoi abiti eleganti non riescono a celare il suo essere un uomo fondamentalmente volgare e trasandato e le occhiate di rimprovero che scocca ai commensali presenti al pranzo di benvenuto, i toni duri e diretti con i quali zittisce persino il sindaco e la sicurezza che ostenta mentre si prende gioco dei loro trascorsi a Saint Boser e a Lumi mostrano quanto sia anche disonesto e pericoloso. Non poteva che avere queste caratteristiche il potenziale socio del loro direttore.
Non sai con chi ti sei messo in affari, vecchio mio” pensa Fox, nauseato dal monologo autoreferenziale con il quale li sta intrattenendo. Parola dopo parola vede sfumare la possibilità di riuscire a reperire le prove che gli servono per chiudere l’inchiesta. Mendez, molto probabilmente, fregherà per bene questo pallone gonfiato prendendosi qualunque cosa gli abbia promesso per poi lasciarlo a bocca asciutta. Senza lasciare traccia del suo passaggio, ovviamente, come solo un professionista della truffa quale è sa fare.
E sono quasi tentato di tifare per lui, questa volta” sbuffa Fox, inorridito dal modo in cui Calogero sta parlando delle concorrenti che parteciperanno al concorso di bellezza che si terrà durante la sagra. Un gioco innocente proposto a ragazzine dai diciotto ai ventidue anni che lui sta descrivendo scendendo in dettagli così intimi da dare l’idea di volerle vendere al miglior offerente.
<< …e se quest’anno ce ne sono dippiù è solo grazie alla vostra presenza >> chiosa in conclusione al suo discorso, facendo addirittura partire un applauso al quale i commensali si aggregano entusiasti.
Fox ha il terribile sospetto che gli accordi che quest’uomo ha preso con Mendez riguardino proprio le concorrenti e ben poco gli piace sapere di essere stato in qualche modo complice di questi due farabutti grazie alle disavventure che hanno vissuto e al successo che da queste stanno ottenendo. Non sarebbe la prima volta che il loro direttore si ritrova a gestire giri di giovani ragazze costrette con l’inganno alla prostituzione e teme che possa non essere poi così difficile per un individuo come Calogero raggirare una di loro con false promesse di successo o altre simili esche.
Oltre che potenziale complice non gli piace per nulla la possibilità di ritrovarsi spettatore impotente di una così infima situazione. Forse se chiamasse Gray Stone e lo mettesse a conoscenza dei suoi sospetti questi cambierebbe idea e porrebbe fine al ‘silenzio radio’ che gli ha imposto da ieri sera.
E’ inutile che mi illuda. Mi ringrazierebbe per l’informazione rassicurandomi che se ne occuperebbe insieme a Sky” sospira, sentendo montargli dentro la stessa rabbia che li ha portati a litigare al telefono. L’estromissione dalla chat e il conseguente ‘silenzio radio’ non sono solo uno schiaffo che per soddisfare il suo orgoglio ferito Gray Stone ha dato ai sacrifici che ha fatto negli ultimi sei mesi. Sotto la rabbia, infatti, Fox percepisce la paura. Trovarsi in prima linea proprio quando si è ancora più vicini a un potenziale contatto con il nemico ed essere privati della protezione e della rassicurazione che un collegamento con la base sanno dare non è poi così diverso da ciò che è successo a Mirco.
Volge lo sguardo al suo assistente, concentratissimo sul cibo che ha nel piatto. Il ragazzo non stava più nella pelle all’idea di ritrovarsi così a sud del Paese e aveva stretto entusiasta la mano di Giorgio Neri, il sindaco di questa cittadina alla quale aveva preso a scattare foto a raffica. Da quando si sono seduti a questo tavolo allestito per dare loro il benvenuto, lo ha visto scoccare occhiate furtive in direzione del presidente della Pro Loco e non è solo disgusto nei confronti di quest’uomo quello che trova sul suo viso. È spaventato da lui e il fatto che una persona con le sue capacità guardi con timore ad un individuo simile non è per nulla rassicurante.
Deve aver ‘visto’ qualcosa in lui” deduce e il timore che proprio Calogero possa diventare il loro ennesimo problema acuisce ancora di più la rabbia nei confronti di Gray Stone e della sua ingiusta decisione. Non merita una simile punizione da parte sua, proprio come è convinto non l’abbia meritata Mirco. E’ possibile, infatti, che entrambi abbiano vissuto la spiacevole esperienza di essere usati come pedine da un capo pretenzioso ed egoista che li ha assoggettati al suo volere con l’unico scopo di soddisfare i propri interessi.
Calogero gli da una pacca sulla spalla dicendosi entusiasta della possibilità di ospitarli sulla sua barca in occasione della nottata in cui si svolgerà la gara di pesca. Fox deve fare un vero e proprio sforzo per mettersi un sorriso cordiale sulle labbra e ringraziarlo per la grande possibilità che sta offrendo loro. L’uomo ride di gusto convinto che non possano che essere felici della sua proposta e si alza in piedi decretando la fine del pranzo. Tutti gli altri commensali scattano sull’attenti come tanti soldatini pronti a ricevere ordini dal loro generale. Solo il sindaco si avvicina loro sganciandosi dal gruppetto.
<< Ci tenevo a scusarmi ancora per quanto accaduto in hotel >> dice stringendo loro le mani. << spero abbiate trovato il pranzo di vostro gradimento, nonostante… >> lascia la frase in sospeso, però, volgendo lo sguardo in modo eloquente verso Calogero ormai lontano.
<< Tutto ottimo, signor sindaco. Non si preoccupi per la stanza. Ci siamo trovati in posti molto meno accoglienti e non sarà un problema per noi condividere lo stesso letto >> lo rassicura Fox al quale tutto sommato fa simpatia questo ometto basso e tondo con i baffetti da moschettiere e la pelata lucida. Giorgio Neri si scusa ancora e il suo sguardo sottolinea nuovamente quale sia l’oggetto reale delle sue scuse. Non deve essere facile ricoprire il ruolo di sindaco in un piccolo paesino dove un uomo come Calogero Lo Presti detta legge sentendosene il padrone.
<< Senti… l’invito che quell’uomo ci ha fatto per il concorso di pesca… ecco, io preferirei restare con i piedi sulla terra ferma >> gli sta dicendo Mirco mentre percorrono la passeggiata, finalmente liberi dalla soffocante ospitalità locale.
<< Certo. Tu devi restare con i piedi per terra! >>.
<< Oh. Quindi lo sai >> gli domanda il ragazzo, che, colpito dall’enfasi col quale ha sottolineato quel ‘devi’, abbassa lo sguardo imbarazzato.
<< In realtà non so nulla. L’‘inquilino’ mi è apparso in sogno a Lumi prima che venisse fuori tutto il casino legato a Perla ripetendomi più volte ‘tienilo lontano dal mare!’. Non sapevo neppure si riferisse a te e mi chiedo ancora il perché di questo monito >>.
Mirco storce il naso e china ancora di più il capo incassato tra le spalle ossute. Da come si sta comportando, Fox non è più cosi sicuro di voler scoprire perché la grande distesa d’acqua salata che lui adora sia per il suo assistente fonte di pericolo.
<< Non siamo scesi nei dettagli, ma penso tu abbia capito che le mie ‘crisi’ avvengono quando entro in contatto con un’anima errante. Durante questi stati di trance ricevo tutte le informazioni che possono essere a me utili per capire se devo aiutarla o proteggermi da lei. Il mare è un moto perpetuo di correnti che trasportano coloro che in lui hanno trovato la morte. Se vi cadessi dentro o se l’impatto con una di queste anime fosse forte al punto da stordirmi e farmici cadere, annegherei. Per questo è importante che ne stia alla larga, dal mare come da tutti i corsi d’acqua >>.
<< Dio santo >> si lascia sfuggire Fox, sconvolto dal fatto che questo ragazzo non possa godere neppure della piacevolezza di un bagno in mare. << Vale, ora che mi hai spiegato la faccenda sono tentato di tenerti lontano persino dalla vasca da bagno >>.
<< Non credo che ti convenga! >> ride Mirco e per un bel pezzo di questa passeggiata sul mare calabro scherzano sugli effetti indesiderati di una scarsa igiene personale prolungata. Poi il silenzio cala, pesante come una coperta e Fox prova di nuovo la sensazione che il suo assistente non gli abbia proprio detto tutto riguardo al perché sia meglio per lui non entrare in mare.
<< Sei davvero sicuro di voler trascorrere un’intera notte da solo su una barca a largo con quell’uomo? >> gli chiede, alzando appena lo sguardo a incontrare il suo.
<< Quel tipo non piace neanche a te, eh? >> ribatte lui che nella smorfia con la quale Mirco accoglie la sua battuta coglie paura e ribrezzo.
<< Quel tipo ha ucciso della gente, Rio >> borbotta a disagio.
<< Come fai ad esserne così certo? >> gli chiede arrestando il suo cammino. Ha colto anche lui la crudeltà sul volto e nei modi di Calogero e non scommetterebbe un centesimo sul suo essere immacolato, ma avrebbe bisogno di elementi e indagini ulteriori per dirsi sicuro di aver da poco stretto la mano di un assassino come invece sta facendo Mirco.
<< Non te ne sei accorto perché il sindaco non faceva altro che parlarti, ma quando gli ho stretto la mano sono andato in trance per alcuni secondi. E’ così che ho visto quanto le sue mani siano sporche di sangue >>.
<< No, aspetta un attimo! >> esclama inorridito afferrandogli la spalla. << Vuoi dire che anche i vivi sono in grado di scatenare le tue crisi? >>.
<< Solo quando hanno vissuto simili esperienze. Avrai notato che cerco di evitare di stringere la mano a chiunque. Quel bastardo, però, l’ha praticamente afferrata da sè >>.
<< Sì, in effetti l’avevo notato. Caspita, mi chiedo proprio come tu faccia a sopportare tutto questo >> dice battendogli la mano sulla spalla. Mirco abbozza un sorriso e distoglie lo sguardo dal suo, sempre più in imbarazzo. La sensazione che non gli stia dicendo tutta la verità torna a farsi viva e con lei giunge un’improvviso dubbio capace di gelargli il sangue nelle vene.
<< Queste trance sono scatenate solo dal tocco dei vivi che hanno commesso crimini violenti oppure anche da altre cose? >> gli chiede e gli basta avvertire la tensione che subito si impadronisce del corpo del ragazzo per avere la risposta che temeva. Allontana da lui la mano e fa istintivamente un passo indietro cosa che allarma il suo assistente.
<< Mi dispiace >> dice questi facendosi piccolo.
<< Di cosa? >> gli chiede lui diffidente.
<< Beh… di essere così, per prima cosa, e poi… ecco, non ho colto nulla di definito in te e quando accade di solito è perché la persona ne ha vissute talmente tante che neppure la sua anima sa da dove partire per mostrarmele. Ho vissuto il tuo terrore, però, questo sì. E il dolore, anche >>.
<< Cosa vorrebbe dire che lo hai vissuto? >> gli chiede inorridito.
<< Che l’ho vissuto >> ridacchia lui impacciato. << Queste esperienze, queste emozioni, questi traumi… io li sento sulla mia pelle, nelle mie viscere. Risuonano in tutto il mio essere e sono… sono terribili. E se lo sono per me coglierli indirettamente non oso immaginare come siano per chi ha avuto la disgrazia di viverli davvero >>.
Fox scuote il capo e si allontana ancora di qualche passo da Mirco. Quello che gli sta dicendo è davvero troppo. Che vedesse le anime dei defunti ha fatto già fatica a digerirlo e forse non ci è neppure ancora riuscito. Questa ulteriore novità, però, gli toglie il fiato e non solo per la brutta sensazione di essere stato violato nella sua privacy. Lo sgomento per ciò che è costretto a vivere questo ragazzo ogni istante della sua esistenza gli chiude lo stomaco. Nonostante continui a ripetersi che dovrebbe pensare a se stesso, in questo momento, e alle cose che Mirco può aver visto e colto del suo passato, l’unica domanda che gli gira per la testa è ‘come si può vivere così?’.
Era solito chiedersi la stessa cosa ogni volta che Marco cadeva per terra preda delle convulsioni. Provava continuamente a mettersi nei suoi panni e, sebbene lui vivesse una situazione tossica in casa e subisse, insieme a sua madre, costanti violenze fisiche e psicologiche, era terrorizzato dall’intromissione randomica delle crisi epilettiche a sconvolgere la vita di suo fratello.
E’ anche questo un modo per fuggire da se stessi e dai proprio problemi” pensa, rendendosi conto di come lo stia facendo ancora. Nonostante il desiderio di portare avanti l’inchiesta, non ha accettato di tornare ad essere operativo a causa del mistero di Mirco. Trovare una soluzione ai problemi del suo assistente ha di fatto assunto una priorità maggiore e capace di distoglierlo dalla risoluzione dei propri.
<< Tutto bene, Rio? >> gli sta domandando Mirco, che ha avvicinato la mano al suo braccio senza però toccarlo.
<< No >> ammette allontanandosi da lui. << Ho bisogno di una nuotata >> aggiunge tornando a ripercorrere la passeggiata diretto all’hotel.
<< Vuoi nuotare adesso? Ma hai appena finito di mangiare >> si preoccupa il ragazzo standogli dietro.
<< Quelle sono cazzate per madri ansiose, Mic >> ribatte accelerando il passo, desideroso solo di togliersi di dosso lui e la sgradevole sensazione di disagio e imbarazzo che gli genera la sua presenza.
Quando raggiunge l’hotel scorge già dalla passeggiata un capannello di ragazze ferme attorno all’ombrellone a loro assegnato. Una di queste si volta verso di lui e inizia a saltellare entusiasta indicandolo col dito, reazione che allerta tutte le altre. Mentre alcune si limitano a restare all’ombrellone e puntargli contro lo smartphone pronte a scattere foto e fare video, altre corrono verso la passeggiata urlando esagitate, tanto da portarlo a indietreggiare spaventato.
<< Sei proprio sicuro di volerti mettere in costume davanti a loro? >> gli domanda Mirco che ritrova alle sue spalle, affannato dalla corsa fatta per stargli dietro.
Il gruppetto di ragazze li circonda e a loro si aggiungono altri curiosi. Sottrarsi alla richiesta di selfie è pressocchè impossibile e Fox ha troppi pensieri per la testa, troppe mani che lo toccano e troppe voci nelle orecchie per poter reagire lucidamente. Per fortuna Mirco prende in mano la situazione un attimo prima che l’istinto di gridare a tutti quanti di lasciarli in pace prenda il sopravvento. Riesce a convincerli di lasciare che raggiungano il loro posto nella spiaggia e catalizza l’attenzione interamente su di sé.
Fox non perde l’occasione per fuggire all’abbraccio isterico di questa piccola folla e raggiungere la cabina dentro la quale si chiude. Si siede sulla panchetta e prende la testa tra le mani cercando di gestire il panico incalzante con lunghi e lenti respiri profondi.
<< Avanti, capitano, ne sei venuto fuori >> gli dice Marco la cui gelida presenza sente al suo fianco.
<< Quella pagina Facebook sarà la mia rovina >> borbotta bloccandosi un attimo prima di sfregare forte gli occhi con le mani, memore della presenza delle lenti a contatto.
<< La sottiletta se l’è cavata bene e tu hai reagito in linea col personaggio di Valerio Rossi. Temo, però, che sia meglio se ti limiti a nuotare al mattino presto, altrimenti non ti giochi solo la copertura, ma rischi pure di finire in chissà quali siti >>.
La battuta di Marco gli strappa una risata isterica che cerca di contenere premendo forte la mano sulla bocca. In effetti il fratello non ha tutti i torti. Per quanto le gare di nuoto lo abbiano abituato agli sguardi sfacciati della gente deve ammettere che non se la sente di finire in pasto ai leoni da tastiera che già si sono scatenati nel commentare la visiera del berretto perennemente calata sugli occhiali da soli dalle lenti grandi. Il problema è che avrebbe davvero bisogno di sfogare con una nuotata le emozioni e le tensioni che gli vorticano dentro in questo momento.
<< Lui non sa niente, Liber! >> gli dice Marco, lasciandolo senza fiato. << Ha davvero visto solo brandelli di immagini dalle quali ha capito che hai rischiato di essere ucciso, ma non sa altro >>.
La rassicurazione del fratello crea un’onda calda capace di portarsi via parte della tensione e permettergli di respirare. Non gli piace il senso di vergogna che, nonostante gli anni di psicoterapia e le consapevolezze acquisite, continua a presentarsi prepotente al solo sfiorare il ricordo di quanto ha vissuto. È un meccanismo assurdo che porta chiunque sia vittima di una qualunque forma di violenza a sentirsi in difetto e a cercare in sè le colpe di quanto accaduto, quando l’unica persona che dovrebbe vergognarsi è colei che quella violenza l’ha causata. Un modo subdolo di continuare a mantenerne vivo il ricordo nella propria mente, restando vittime di un vissuto doloroso che continua a danneggiare anche quando le ferite del corpo si rimarginano. Ferite che hanno lasciato cicatrici che mostrano al mondo ogni giorno la triste verità senza che si possa fare nulla per nasconderla.
<< Mistica c’è riuscita >> borbotta Marco. Fox ridacchia passando le dita sulla cicatrice che ha sotto la clavicola sinistra lasciata dalla più profonda delle pugnalate che per poco non l’hanno ucciso. La avverte appena grazie al filler a base di acido ialuronico con il quale Mistica le ha trattate per eliminarle da quello che sarebbe diventato il corpo di Valerio Rossi. Un trattamento che andrebbe ripetuto nel tempo per renderlo permanente e al quale Fox ha pensato di sottoporsi perché il risultato lo ha lasciato davvero a bocca aperta.
Gray Stone gli ha scoccato un’occhiataccia quando si è lasciato sfuggire questo desiderio. Benchè a sua volta cerchi di nascondere le cicatrici che gli deturpano il viso e il corpo in modo inquietante, il suo capo è dell’idea che facciano parte della propria storia, come possono esserlo le rughe o i capelli bianchi e che eliminarle del tutto vorrebbe dire nascondere la verità per prima cosa a se stessi, togliendo valore al dolore che si è provato.
 << Io credo, invece, che non ci sia nulla di male nel voler voltare pagina e andare avanti >> sbotta Marco palesemente infastidito. Lo stranisce il fatto che a generare questo fastidio possano essere le idee di Gray Stone, persona che in vita ha ammirato più di ogni altra. Era stato lui, infatti, a proporgli più volte di scappare via insieme da Torino per chiedere ospitalità a questo giornalista investigativo che non temeva di raccontare le verità più scomode, prima tra tutte quella che aveva dato origine alle sue cicatrici. Evidentemente avrà cambiato idea nel corso di questi anni e degli eventi ai quali avrà assistito restando al suo fianco.
Ecco che torna forte il senso di vergogna, questa volta per ciò che lo ha portato a scappare da Madrid e farsi assegnare a questa assurda operazione sotto copertura.
<<  E’ stata la cosa migliore che tu abbia fatto >> sottolinea Marco e per fortuna lo smartphone inizia a vibrare togliendolo dalla scomoda situazione di parlare col fratello di un argomento che non è ancora pronto ad affrontare.
<< Ti prego, solo buone notizie! >> eslama ancora prima che Mirco dica alcunché.
<< Ho disperso la folla di fans >>.
<< Ottimo lavoro! Ora vai con la brutta notizia >>.
<< In realtà non so se sia brutta >>.
<< Perché la cosa mi preoccupa ancora di più? >> sbuffa, appoggiando la testa contro la parete della cabina.
<< Dai, non essere così pessimista. Magari vuole solo giocare prima di fare il salto >>.
<< Ma di cosa diavolo stai parlando? >>.
<< Vieni fuori che te lo spiego >>.
Fox alza gli occhi al cielo e con la stanchezza di mille persone sulle spalle si rimette in piedi ed apre cauto la porta della cabina. Scorge il suo assistente accosciato accanto ad una bambina di circa quattro anni che sta costruendo un castello di sabbia ai piedi dell’ombrellone al di là della passerella in legno che divide la spiaggia attrezzata dell’hotel da quella confinante. La madre, visibilmente incinta, li osserva dalla sdraio e tenta di interrompere il fiume di parole della figlioletta che però non le da retta. Fox non riesce a capire cosa possa esserci di insolito in questo quadretto se non il fatto che Mirco stia a tutti gli effetti giocando con la sabbia insieme ad una bambina probabilmente iperattiva.
Decide allora di uscire dal suo rifugio e raggiungere questa insolita coppia. Man mano che si avvicina loro nota che la bimba molto spesso guarda un punto nel vuoto accanto a sé e sembra anche interagire con questo. Se non avesse saputo nulla del mistero del suo assistente avrebbe trovato tenerissima questa interazione tra una bambina e il suo amico immaginario. Dopo gli ultimi accadimenti, però, la scena che sempre più gli si delinea dinanzi agli occhi gli gela il sangue nelle vene.
<< Ecco il mio capo! >> esclama Mirco, portando l’attenzione della donna e della bambina su di lui. In poche battute Fox si ritrova a sua volta seduto sulla sabbia con un rastrello in mano a ricevere ordini da Federica su come innalzare l’ultimo torrione. Scopre ben presto di essere del tutto inadeguato a simili opere d’ingegno e di stare facendo parecchio ridere sia lei che Andrea.
<< E’ il suo amichetto invisibile. Sa com’è, la pediatra dice che sono cose che succedono quando c’è in arrivo un fratellino… >> ci tiene a precisare la donna, sicuramente preoccupata che qualcuno possa mettere in giro strane voci riguardo alla salute mentale della figlia.
Fox alza gli occhi a incontrare quelli di Mirco che si limina ad annuire. Pare proprio che dopo Jean Picard e William, alla schiera di anime giunte a rendere più interessante questo mese di sagre si sia aggiunta quella di un bambino.
<< Io lo so dove Andrea vi porta >> sta dicendo la piccola, che, con un sorriso birichino sulle labbra, scocca occhiate dispettose verso il vuoto al suo fianco. << Ci posso venère pure io? >> chiede a Fox guardandolo con occhioni supplici.
<< Federica, non essere invadente. I signori devono lavorare >> la richiama la madre e il modo in cui la piccola alza gli occhi al cielo per poi scoccarle un’occhiataccia la dice lunga sul suo caratterino. Si blocca, però, un attimo prima di far partire il concerto di strilli ed è inquietante sapere che c’è davvero qualcuno accanto a lei che le sta dicendo qualcosa di convincente al punto da farla desistere dai suoi intenti.
<< Va bene, allora me lo raccontate poi >> dice, infatti, congedandoli, per poi versare il resto dell’acqua di mare contenuta nel secchiello nel fossato che hanno creato attorno al castello.
Mirco si alza in piedi, saluta le loro vicine di ombrellone e si incammina verso il bagnasciuga. Fox si affretta a fare altrettanto, curioso di capire cosa diavolo stia succedendo.
<< Lui è con noi? >>.
<< Sta dando noia a quei gabbiani >> annuisce Mirco, indicando con un cenno del capo i grassi pennuti che volano via spaventati qualche metro più in là rispetto a loro.
<< E’ davvero un bambino? >>.
<< Purtroppo sì >> sospira il ragazzo. << Ha all’incirca 5 anni ed è morto affogato a causa di un’onda anomala in una giornata di mare grosso. A quanto pare è scappato alle attenzioni di sua madre e sua nonna ed è convinto che loro siano ancora qui da qualche parte >>.
<< Non sa, quindi, di essere morto? >>.
<< Ovviamente no. La sua esistenza è un gioco continuo sulla spiaggia nella speranza che mamma e nonna non si accorgano del suo essere scappato alle loro attenzioni. Mi ha detto che ha qualcosa di misterioso da mostrarmi >>.
<< E’ così che funziona? Uno di loro ti dice che ha qualcosa da mostrarti e tu lo segui senza pensare alla possibilità che possa essere una trappola o qualcosa di simile? >> gli chiede, preoccupato dei nemici ai quali aveva accennato Alex e che a suo dire sarebbero sempre pronti a portare Mirco sulla cattiva strada per impadronirsi dei suoi poteri di Guardiano di anime.
<< Credimi, Rio, che qui attorno di anime erranti ce ne sono a mazzi. Non è un caso che tra tutte proprio Andrea mi abbia rivolto la parola e se dice di avere qualcosa di importante da mostrarmi è mio compito seguirlo, dal momento che potrebbe essere utile per aiutarlo a compiere il salto da questo mondo nel quale è intrappolato da troppo tempo all’altro nel quale potrà proseguire il suo percorso >>.
<< Quindi il tuo compito è quello di aiutarle a saltare via da qui >> riflette acquisendo questa nuova informazione. << Questo vuol dire che non dovrai fare un altro esorcismo >>.
<< No, la bambina non è posseduta >>.
<< Allora come può vederlo e giocarci persino assieme? >>.
<< Perché è una bambina >> fa spallucce Mirco. << I bambini non hanno tutti i filtri cognitivi degli adulti e questo li rende maggiormente recettivi e capaci di entrare in contatto con le anime dei defunti. Questo non vuole necessariamente dire che debba essere sempre pericoloso per loro. In questo caso, ad esempio, sono amici >>.
<< Dovrai, però, dire loro la verità. A lei che il suo amico è un fantasma e a lui che è… morto >>.
Lo stomaco di Fox si chiude talmente forte da obbligarlo a posarvi sopra la mano, gesto che non passa inosservato al suo assistente. Questa nuova avventura si posa su basi ancora più tristi e difficili da accettare. In questi sei anni di inchieste ha avuto la sfortunata occasione di conoscere bambini ancora troppo piccoli per comprendere le brutture del mondo che, però, purtroppo ne erano già stati sporcati. Se ha accettato questo incarico sotto copertura è stato anche per allontanarsi dalla possibilità di provare ancora simili strette allo stomaco e invece eccolo nuovamente coinvolto in una situazione che teme diventerà emotivamente pesante.
<< Non è ancora tempo per queste cose >> sussurra Mirco, distogliendolo dai suoi pensieri. << Ciò che è importante adesso è questa ‘cosa’ che vuole mostrarmi >>.
La ‘cosa’ misteriosa che tanto sta a cuore ad Andrea li sta conducendo oltre il porto, verso uno stretto sentiero che si inerpica lungo il costone di montagna che cade a picco sul mare. Questo si fa via via più stretto, assumendo le fattezze di una brulla mulattiera che sembra volerli condurre fino alle rovine di un palazzo.
Impiegano parecchio tempo a salire fino alla base del rudere e quando finalmente ci arrivano sudati e graffiati come fossero usciti da uno scontro con gatti selvatici, Mirco indica una breccia nel muro davanti alla quale pare che il bambino si sia fermato. Li invita, poi, a seguirlo intrufolandosi nel palazzo attraverso lo stretto passaggio.
Spingendo e imprecando, prima Fox e poi Mirco lo seguono, ritrovandosi a strisciare sull’erba secca e pungente di un giardino abbandonato a se stesso.
Una strana tensione è presente in questo luogo fin troppo silenzioso. Fox la avverte accapponargli la pelle, tanto che preferirebbe attraversare nuovamente quella breccia nel muro e allontanarsi da questo luogo, piuttosto che raggiungere con circospezione il sentiero brullo poco distante che li conduce al portone d’ingresso del palazzo. Inciso sulla pietra proprio sopra il sestante della porta vi sono delle parole sbiadite dal tempo.
<< Silentium quod aperit ianuam Paradisi clavis oboedientiae[1] >> fatica a leggere Mirco.
<< Potrebbe essere stato un vecchio convento… o un monastero >> ipotizza Fox. Questo posto non gli piace per nulla e ancora meno dover seguire Mirco che ha già attraversato il portone divelto di legno ormai marcio.
A dispetto del caldo torrido esterno, la temperatura è molto fredda dentro questo luogo abbandonato a sè stesso dove i raggi del sole filtrano appena dalle grandi imposte chiuse sulle finestre, conferendo al salone principale un aspetto tetro e per nulla rassicurante. Dal soffitto molto alto pendono lunghe ragnatele che coprono in parte vecchi affreschi ormai quasi del tutto sbiaditi.
<< Sarebbe il set perfetto per un film dell’orrore >> sussurra Fox, la cui voce rimbomba nell’ampio spazio vuoto. I loro passi stanno sollevando nuvole di polvere dal pavimento in pietra sbrecciato e coperto di calcinacci e immondizie. Ora che gli occhi si stanno abituando alla penombra è possibile notare la presenza di due porte poste alle estremità del salone principale e che condurranno sicuramente alle altre ali del palazzo.
Un rumore improvviso fa sobbalzare entrambi. Fox e Mirco si scambiano un’occhiata spaventata prima di volgere lo sguardo alla grande scala in legno che come un ventaglio dal centro del salone si apre per salire imponente fino al primo piano.
<< Non vorrai mica andare lassù? >> bisbiglia al suo assistente che per tutta risposta muove un passo verso la scalinata. << Ma che cazzo fai? >> lo blocca afferrandolo per un braccio. << Per prima cosa non sappiamo cosa può esserci lassù e poi, cristo, guardati attorno! Questo posto potrebbe crollarci addosso e… >>.
<< Miii come site lenti! >>.
Una voce squillante rimbomba contro le pareti del salone facendo ondeggiare persino le ragnatele appesa al soffitto. Stupito, Fox alza lo sguardo e strilla nel vedere un bambino guardarli con le manine salde ai fianchi fermo sulla sommità delle scale. Questo ride della sua reazione e li esorta a seguirlo prima di scomparire al di là della balconata.
<< Quello era Andrea, vero? L’ho visto! L’ho visto anche io, Mirco, com’è possibile? >> chiede Fox spaventato.
<< C’è una strana energia in questo luogo >> risponde criptico il ragazzo, prima di muovere un altro passo verso la scalinata.
<< Ma sei matto? Vuoi davvero andare lassù? >>.
<< E’ quello che ha chiesto di fare >>.
<< E tu, ovviamente, ti attieni al suo volere senza pensare alla tua salute >> ribatte Fox, nervoso.
<< Rio, credimi, è molto più facile che la mia salute sia messa a rischio se non mi attengo a ciò che vuole >> dice il ragazzo, liberando il braccio dalla sua stretta. << Puoi aspettarmi qui, se preferisci >> propone per poi iniziare a salire attento la rampa dissestata della grande scalinata.
Fox deglutisce e rassegnato posa il piede sul primo gradino che per tutta risposta scricchiola in modo preoccupante. Il rumore prodotto dal loro incedere lento spaventa alcuni topi che sgusciano fuori da sotto i gradini per correre via a perdifiato verso l’ingresso principale, come volessero abbandonare una nave prossima a colare a picco.
Questa non è per nulla una buona cosa” pensa Fox ormai giunto al pianerottolo ai cui estremi si trovano altre due enormi porte in legno. Quella alla loro destra si apre sul buio tetro che sembra dominare l’ala est del palazzo. L’altra alla loro sinistra, invece, non è solo chiusa ma addirittura sprangata con delle grandi assi di legno chiaro. Ed è dinanzi a questa che compare nuovamente Andrea, che li esorta a seguirlo per poi attraversarla.
<< Fantastico! >> esclama Fox, passando entrambe le mani tra i capelli. << Questa è l’unica porta del palazzo che non solo è chiusa, ma sembra che qualcuno si sia impegnato per renderla inespugnabile, te ne sei reso conto? >> fa notare a Mirco, che, però, non fa una piega dinanzi alla sua osservazione. I suoi occhi sono puntati proprio contro quelle assi di legno che sembrano averlo ipnotizzato.
<< Ehi, che fai? Hai sentito cosa ti ho detto? >> ripete Fox muovendo un passo verso di lui.
Non toccarlo!”.
Violenta come una bastonata, la voce di Alex gli spacca la testa dal di dentro obbligandolo ad afferrarla con le mani.
<< Ma che cazzo succede? >> gli chiede scorgendo tra le lacrime Mirco dirigersi come un automa verso la porta.
“Rischieresti di spezzare il contatto. Stagli accanto senza toccarlo. Ti dirò io quando intervenire” gli ordina Alex e sebbene scapperebbe volentieri a gambe levate da lì, si porta vicino al ragazzo che ha ormai raggiunto la porta. È inquietante il suo volto privo di alcuna espressione con quegli occhi fissi sulle assi alle quali avvicina piano la mano. Nello stesso momento in cui la posa contro la porta, il diaspro che Fox ha al collo diviene incandescente e pesante.
<< Oh, cristo! >> esclama questi terrorizzato, afferrandolo per il cordino in modo da allontanarlo dalla pelle.
Uno strano rumore lo distoglie, però, dal dolore. Dalla porta contro la quale il suo assistente ha ancora la mano appoggiata proviene un rumore leggero simile al graffiare di un unghia contro il legno. Pian piano a questo unico graffio se ne aggiunge un altro e poi molti altri che si fanno via via sempre più forti e imponenti. Come in un Bolero a questi graffi si aggiugono dei colpi sordi e regolari provenienti dal piano di sotto che aumentano anch’essi di velocità proprio come i battiti del cuore impazzito di Fox.
“Ma dove cazzo sono finito?” si chiede, terrorizzato da un lamento tutt’altro che umano che sta salendo dal basso ad aggiungersi al resto della macabra sinfonia.
Allontanalo da quella porta, presto!” intima Alex e senza farselo ripetere due volte Fox afferra il polso della mano destra di Mirco deciso a staccarla da questa maledetta porta che sembra racchiudere demoni infernali pronti a farla a pezzi pur di uscire. Fallisce, però, nel suo intento. Non solo la mano del ragazzo sembra essere incollata all’asse sulla quale è posata, ma addirittura il suo intero corpo è diventato un monolite di pietra inamovibile.
<< Eddai, Mic, non rendere le cose più difficili! >> sbotta Fox deciso a levare le tende da lì ad ogni costo. Spalle alla porta, abbraccia Mirco e facendo leva sulle gambe tenta di sradicarlo da lì. Nel retro cranio riconosce la strana nenia che aveva sentito invocare ad Alex in area ristoro e spera che quanto prima riesca ad aiutarlo, perché teme che la sua schiene non potrà reggere a lungo lo sforzo di spingere con così tanta forza.
Di colpo la resistenza viene meno e lui e Mirco si ritrovano sul pavimento polveroso. Il silenzio cala su di loro come una coperta.
<< Tu! Tu mi farai impazzire, lo so! >> esclama Fox, allontanandosi dal ragazzo che, confuso, sembra essersi appena svegliato da un brutto sogno. << Andiamo via da qui, subito! >> aggiunge balzando in piedi.
<< No >>.
<< Come sarebbe a dire ‘no’? >> grida Fox del tutto fuori di sè. << Mentre tu eri chissà dove, qui è successo di tutto ! Quindi smettila di dire cazzate e andiamo via! >>.
<< Non posso! >> insiste il ragazzo serio. << Troppe anime soffrono in questo luogo >>.
<< Senti, io capisco che il tuo compito sia questo, ma… >> .
<< Non ci sono ‘ma’, Rio, mi spiace. Non ce ne sono per me. Non ce ne sono stati per loro >>.
<< Ma si può sapere cosa c’è al di là di questa maledetta porta? >> sbotta Fox additando le assi di legno ora silenziose.
Il ragazzo si alza lentamente in piedi e senza rispondere alla domanda che gli ha posto raggiunge una porticina che apre con la stessa sicurezza che adopererebbe a casa propria. Un refolo d’aria calda entra a scompigliare i capelli di Fox che cauto lo segue. La luce del sole troppo forte ferisce i suoi occhi ormai abituati alla penombra e gli ci vogliono alcuni secondi prima di mettere a fuoco l’ampia terrazza sulla quale si trova. Stupito raggiunge con passi incerti la ringhiera in muratura che si affaccia sullo strapiombo al di sotto del quale onde violente colpiscono la roccia. Da questa altezza si può godere della vista spettacolare della costa Viola e la Sicilia sembra così vicina da poterla raggiungere con poche bracciate.
<< E’… è bellissimo >> sussurra estasiato e intimamente commosso.
<< Già già >> conviene Mirco che ritrova al suo fianco. << Purtroppo è spesso nei luoghi più belli che accadono le cose peggiori >>.
Un brivido di freddo percorre la schiena di Fox al sentirgli pronunciare parole così tetre. Nel voltarsi verso di lui si rende conto della presenza di due finestre e una porta finestra che collega direttamente la stanza misteriosa alla terrazza. Le imposte di quest’ultima sembrano essere state sradicate dai cardini per essere appoggiate sulla parete in modo meticoloso, particolare che Fox non manca di notare.
Interessante” pensa avvicinandosi alla finestra dai vetri stranamente intatti in questo luogo in cui tutto sembra prossimo a sbriciolarsi. Pone le mani ai lati del volto nel tentativo di vincere il riflesso della luce sul vetro e riuscire a cogliere qualcosa dell’interno della stanza. Nella fetta di luce creata dalla finestra riesce a vedere solo che vi sono alcune reti ammucchiate in un angolo e vecchi materassi in un altro. Lunghe ragnatele pendono anche qui dal soffitto come tante macabre corde.
Un puzzo terribile sale da questi infissi, come se stessero non solo invecchiando ma addirittura putrefacendosi. Il diaspro risponde a questo fetore tornando a farsi rovente e pesante e fa male al punto da costringere Fox ad allontanarsi.
<< Cosa è successo qui, Mirco? >> chiede al suo assistente, perso nella contemplazione del bellissimo panorama.
<< Nulla di buono, purtroppo >>.
<< Questo l’ho intuito da me. Cosa voleva mostrarti Andrea? Cos’è questa cosa misteriosa che ha scoperto? >>.
Il ragazzo prende un profondo respiro prima di voltandorsi appena verso di lui. il volto fanciullesco che poco prima si era tramutato in una maschera inespressiva ora è segnato da una profonda smorfia di dolore.
<< In quella stanza sono state uccise e torturate molte persone, tutte per mano dello stesso carnefice >>.
 
[1] Silenzio e obbedienza sono la chiave che apre la porta del paradiso

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Capitolo 29
*** Pericola bellezza ***



 
29  Pericolosa bellezza
 
L’inconsapevolezza delle persone che lo circondano è la cosa che Mirco più di tutte invidia. Non hanno la benchè minima idea di essere circondate da anime erranti, alcune delle quali appartengono a persone che in vita hanno pure conosciuto. Anime che osservano, giudicano, agiscono anche sul loro umore e, se sono tanto motivate, persino sulla loro stessa esistenza terrena.
Eppure loro non le vedono. Addirittura buona parte di queste persone non crede che esistano e vorrebbe davvero tanto poter essere come loro. Invece eccolo qui, seduto a questo tavolo imbandito a festa dove si beve, si mangia e si ride forte. Il suo stomaco, però, è chiuso come poche altre volte lo è stato. Quella stanza e gli orrori che contiene tornano prepotenti agli occhi della memoria stringendogli l’addome sempre più.
<< Sei un Guardiano di anime, Mirco. Non hai pensato a cosa accadrebbe se ti muovessi da qui per andare in giro per il mondo? >> gli aveva chiesto Alex, quando aveva annunciato alle sue guide di voler diventare un reporter di viaggi, smontato il suo entusiasmo. Allora aveva pensato fosse uno dei tanti moniti imposto con l’obiettivo di tarpargli le ali. Oggi, però, si rende conto di quanto la prima tra le sue guide avesse ragione.
Nei diciotto anni vissuti esclusivamente a Vallepiana era entrato in contatto con anime spaventose per lui ancora giovane, ma tutto sommato gestibili e dalle richieste poco complesse. Quando ha iniziato a viaggiare da casa a Torino per frequentare l’Università ha notato come le caratteristiche delle anime che a lui si presentavano fossero cambiate. Erano più nervose, dal passato complicato e spesso vittime di morti violente. Inoltre, il numero di quelle che gli chiedevano aiuto era aumentato, portandolo a non avere davvero un attimo di tregua. Non era mai entrato, però, in contatto con vittime di omicidi efferati come quelle che ha percepito in quel palazzo.
Alex stava evidentemente cercando di metterlo in guardia da questo pericolo. Ci sono luoghi che fungono da catalizzatore per le energie negative e quel palazzo sembra proprio esserlo. Solo adesso, però, Mirco si sta rendendo conto di come muovendosi per il mondo rischi di incontrare situazioni non solo tristi o fastidiose, ma anche pericolose.
“Cosa dovrei fare, quindi? Rinunciare ai miei sogni e rinchiudermi nell’azienda di famiglia a lavorare la terra e allevare animali?” si chiede come allora .
<< Sei un Guardiano. E’ questo il tuo compito >> gli aveva risposto Alex ed è convinto che glielo ribadirebbe ancora oggi nonostante tutto. Lui, invece, resta fermo sulle sue convinzioni. Se allora non aveva dubbi a riguardo, oggi, invece, ne ha parecchi e sono tutti seduti al suo fianco.
Anche i piatti di Rio vengono portati via quasi del tutto intatti. Non ha detto una sola parola su quella terrazza. Lo ha afferrato per il polso e portato via da lì, come se questo bastasse a liberarlo dai suoi doveri. Non può sapere, pero, che dal momento in cui è entrato in contatto con queste anime intrappolate nel vecchio convento persino il vento caldo che proviene dal mare gli riporta l’eco del loro lamento straziante, della continua ricerca di aiuto e pietà che non è mai giunta. Sente sulle spalle il peso di dover essere questa sorta di cavaliere senza macchia, né paura che giunge in loro soccorso con tanto di spada sguianata e bianco destriero. Peccato che di macchie e paure ne abbia a bizzeffe e al suo fianco di bianco ci sia solo Rio.
“E per fortuna che ci sei” pensa, volgendo lo sguardo a lui che si sforza di tenere su la maschera di Valerio Rossi. Mirco è sicuro che dietro il silenzio nel quale si è chiuso ci sia il costante lavorìo della sua mente indagatrice. Il modo in cui Marco gli gravita attorno glielo conferma. Dialogano tra loro in quel modo misterioso persino a lui che hanno un custode e il suo protetto e deve ammettere che un po’ lo invidia. Perché per quanto soffocante sapesse essere, in questo momento gli manca la continua presenza invadente di Alex nei suoi pensieri.
Il presidente della Pro Loco irrompe nel ristorante accompagnato dalle venti ragazze che parteciperanno al concorso di Miss Bagno Calo. Saluta il sindaco a gran voce e con lo stesso tono chiassoso presenta alle concorrenti ‘i due giornalisti della famosa rivista’. Alcune di queste erano presenti anche nel gruppetto che li ha circondati solo poche ore prima in spiaggia e, come allora, tornano a tentare in tutti i modi di attirare l’attenzione di Rio.
<< Il mio collega va un po’ in crisi quando c’è troppa gente >> aveva detto alle fans accorse all’ombrellone, che, con suo stupore, erano rimaste intenerite dalla spiegazione che ha dato a quella fuga a gambe levate verso la cabina. È più che sicuro che nessuno abbia mai trovato tenere le sue espressioni imbambolate né tanto meno sapere che sono causate da una ‘crisi epilettica’ e deve ammettere di essere parecchio infastidito da questa situazione e sì, anche invidioso. Non ha idea di quale sia il vero volto di Rio, ma che sia alto, atletico e obiettivamente attrente è indubbio, caratteristiche che lo mettono al centro dell’attenzione oscurando del tutto il suo assistente.
<< Non sembrano essere tutte indifferenti a quello sfigato del suo assistente >> si intromette il custode, dandogli di gomito.
Gli indica con un cenno del capo una ragazza dai lunghi capelli nerissimi, i lineamenti sensuali e la pelle abbronzata. A quanto pare sembra davvero interessata solo a lui e non manca di regalargli un sorriso al quale Mirco risponde imbarazzato. Inizia così uno scambio di sguardi capace di distoglierlo dal richiamo costante delle anime che invocano il suo aiuto. Un gioco per lui nuovo e che deve ammettere essere piacevole, fatto di soli sorrisi e ammiccamenti capaci, però, di risvegliare gli ormoni provati dall’astinenza causata da queste ormai tre settimane di viaggio.
<< Occupati tu degli scatti. Io mi tolgo di torno >> gli sussurra Rio, per poi affrettarsi a seguire il sindaco approfittando della conclusione della cena.
Così, Mirco si ritrova di colpo circondato dagli occhioni curiosi delle aspiranti Miss e sommerso dalle loro domande. Abituato com’è ad essere al centro dell’attenzione altrui a causa delle sue crisi inquietanti, battuta dopo battuta scopre quanto sia piacevole esserlo per la notorietà imprevista che hanno ottenuto a conti fatti esclusivamente grazie a lui. Le ragazze, però, non gli pongono alcuna domanda su questi strani accadimenti. Sono interessate esclusivamente alla rubrica, alla pagina Facebook che sta riscuotendo sempre più successo, a come funzioni il mondo dello spettacolo e alle opportunità che il finire sulla loro rivista potrebbe offrire loro.
In redazione Rio lo aveva messo in guardia su come si sarebbero potuti ritrovare circondati da ragazzine desiderose di diventare famose e ingenuamente convinte che possa bastare una foto con loro per poter realizzare questo sogno. Mirco, però, aveva trovato assurda una simile situazione, giudicando il suo tutor esagerato e ancora una volta sta sbattendo il muso contro la sua ingenuità.
Negli sguardi languidi e nelle moine di queste aspiranti Miss scorge la falsa illusione che davvero il comparire su una rubrica insulsa come la loro possa aiutarle a spiccare il volo. Dal modo in cui gli si stringono contro per questi selfie, poi, si rende conto di quanto sarebbe davvero facile persino per un novellino come lui ottenere particolari favori in cambio di false promesse. Ora comprende perché Rio lo avesse minacciato di rispedirlo a casa senza pensarci due volte se lo avesse colto in atteggiamenti equivoci con una qualunque donna durante la loro permanenza nei luoghi che visitano. Quando, poi, alzando lo sguardo incontra nuovamente quello della bella ragazza dai lunghi capelli neri con la quale si è perso in un silenzioso scambio di sorrisi, si rende conto di quanto persino il suo proclamarsi felicemente fidanzato e fedele alla sua amata potrebbe suonare come una scusa facilmente raggirabile.
L’assessora alle Pari Opportunità, una donna massiccia e dal cipiglio di un generale, giunge a salvarlo proponendo una foto di gruppo con le Miss e gli organizzatori del concorso. La richiesta viene accolta con piacere da tutti quanti, così come quella di raggiungere il vicino pub sulla spiaggia per un brindisi di buon augurio.
 << Posso avere anche io un selfie con te? >>.
Uno sciame di farfalle impazzite si scatena nella pancia di Mirco quando si rende conto che la richiesta ormai ridondante per lui questa sera questa volta giuge dalla silenziosa brunetta. Era rimasta in disparte fino ad ora e il modo in cui distoglie lo sguardo imbarazzata dinanzi al suo ‘sì, certo!’ porta lo sciame ad agitarsi ancora di più.
Contrariamente alle sue colleghe, la ragazza gli consegna lo smartphone e lui si rende conto di come gli tremino le mani solo quando tenta di scattare la foto. Si è stretta a lui come fossero soliti stare l’uno tra le braccia dell’altra da sempre.
Mi resterà il suo profumo addosso” pensa, inebriato dalla fragranza accattivante di lei che per un istante lo porta a temere che Nikky sentendola possa mostrarsi gelosa. Lei, però, e a moltissimi chilometri di distanza da dove lui ora si trova e le parole di Rio gli esplodono nella testa forti al punto da bloccare il fuoco che pian piano gli si sta propagando dentro.
<< Questa è meglio se non la pubblichi. La mia ragazza altrimenti mi ucciderà >> esclama, nel tentativo estremo e un po’ ingenuo di salvarsi da lei e dalle ire del suo tutor.
<< Allora vorrà dire che la terrò per me e pubblicherò questa >> ribatte lei, scattando un selfie più formale che subito posta tra i commenti della pagina. << Se ho capito bene ti chiami Mirco. Io sono Selvaggia >> aggiunge porgendogli la mano.
Il nome particolare di lei lo porta velocemente a sostituire il monito di Rio con scene decisamente hot di un improbabile scambio di effusioni tra loro, mentre le stringe la mano forse con un po’ troppa forza.
<< Mi fai compagnia durante il brindisi? >> gli propone intrecciando le dita con le sue.
Lo stupore deve essere fin troppo visibile sul suo volto, dato il modo in cui lei sorride. Non riesce a credere che questa bellissima donna sembri davvero non avere alcuna voglia di lasciarlo andare via. Ha trascorso anni a fantasticare su Nikky, convinto che non avrebbe mai potuto destare il suo interesse ed ecco che questa sera per ricevere le attenzioni di questa bellissima ragazza gli è bastato un cartellino al collo col nome di una famosa rivista e il compito di aggiornare una pagina che sta riscuotendo molto successo su un noto social media. Sicuramente, però, sarà anche lei interessata solo alla possibilità di divenire famosa grazie alla rubrica che gestisce e di vedersi rispedito a Torino con la prospettiva di ricominciare il praticantato altrove non ne ha per nulla voglia.
<< Non partecipo all’evento, mi dispiace. Il mio lavoro inizia ufficialmente da domani >> fa spallucce rammaricato del dispiacere che vede nascare sul volto di lei.
<< Beh, proprio perché non sei ancora ufficialmente a lavoro potresti concederti una serata di svago, non credi >> insiste lei, stringendosi nelle spalle, gesto che mette in mostra il seno fin troppo perfetto sul quale Mirco si sforza di non far cadere lo sguardo.
<< Potrei. Il mio capo, però, mi ucciderebbe >> dice inclinando appena la testa di lato, cosa che la fa sorridere.
<< Se ne va della tua vita allora è meglio di no. Avremo modo di rivederci >> aggiunge avvicinandosi a lui per posargli un bacio sulla guancia così studiatamente lento e sensuale da fargli salire il sangue alla testa (e non solo quello). Si allontana, poi, per raggiungere le sue colleghe lasciandolo lì ad ammirare il suo ancheggiare.
Oddio, ho bisogno di una doccia gelata!” pensa, sforzandosi di distogliere lo sguardo da lei, dalle sue curve e dai sorrisi che ancora gli regala quando si volta verso di lui.
Prende il cellulare intenzionato a chiamare Rio per ricongiungersi a lui e trova un suo messaggio su Whatsapp.
 
C’è un volo per Torino che parte domani da
Lamezia alle dieci e mezza.
Ho salvato la prenotazione.
Valuterò l’acquisto in base a quanto sarai
capace di convincermi di aver fatto il
bravo ragazzo
Ci vediamo in hotel

 
 Imprecando, Mirco corre a perdifiato verso il Miramare pensando alle giuste parole da usare per convincere Rio della sua innocenza. Lo scorge seduto al tavolino in balcone e si affretta a salire col cuore che gli batte forte nel petto. Raggiunge il balconcino e resta sulla soglia.
<< Vostro onore, sono innocente! >> esclama, affannato.
<< Non credo proprio >> ribatte Rio, alzando appena lo sguardo a incontrare il suo.
<< Come non lo credi? Guardami, troverai solo la verità sul mio volto!  >> esclama sporgendo il viso verso di lui. << Lei mi ha proposto di seguirla al pub e io le ho detto che non potevo >>.
<< Veramente le hai detto che il tuo capo ti avrebbe ucciso se ti fossi concesso dello ‘svago’ con lei >> si intromette Marco comparendo appoggiato alla ringhiera del balcone.
<< Mi hai fatto spiare? >> chiede inorridito a Rio, scatenando la risata irriverente del custode.
<< E ho fatto bene. Ti avessi lasciato a briglia sciolta saresti già infrattato da qualche parte in compagnia di quella tizia per poi morire di sensi di colpa per aver tradito la tua donna >>.
<< Non sono il tipo da fare cose simili >> sbuffa, distogliendo lo sguardo nel vano tentativo che non gli legga in viso quanto in effetti ci abbia pensato. << E comunque non puoi chiedere al tuo Custode di fare questo tipo di lavoretti sporchi per tuo conto >>.
<< Ti ricordo, sottiletta, che grazie a te al momento non sono più il suo Custode. E comunque non me lo ha chiesto lui. La mia è stata una candidatura spontanea >>.
<< Te la potevi risparmiare! Sono felicemente impegnato e intelligente abbastanza da non cadere nei giochetti di una ragazzina in cerca di notorietà >>.
<< Certo, come no? Se sei fedele come dici, allora perché le hai lasciato intendere che ci saresti stato molto volentieri? >> lo affronta chinandosi verso di lui a mostrare il sorriso scettico. << Quella ti ha messo gli occhi addosso perché ha capito che rispetto a lui ti può raggirare come vuole e credo che informarla dell’esistenza della tua ragazza le abbia reso la caccia ancor più interessante >>.
<< Ma davvero? Quindi, sentiamo, sei anche tu bravo come lui a leggere il prossimo o quella che parla è solo l’invidia? >>.
<< Vale, direi che può bastare così >> si intromette Rio, alzandosi in piedi per frapporsi tra lui e il fratello che sebbene non possa vedere deve aver sentito essere prossimo all’attacco, dopo la battuta infelice che gli ha appena fatto. Marco, infatti, lo guarda furente e per quanto si renda conto di aver esagerato, Mirco non vuole retrocedere di un solo passo dalla sua linea di difesa.
<< Siete due idioti! >>  esclama, alzandosi dalla sedia per poi rientrare in stanza e da lì chiudersi in bagno. Solo dopo una lunga sequela di imprecazioni si rende conto di aver agito come un bambino capriccioso. Prova un profondo disagio nel rendersi conto di essere totalmente impreparato a questo tipo di situazioni. Ha sempre e solo avuto occhi per Nikky e per nessun’altra fino ad ora. Nessuna che fosse possibile e disponibile, almeno, e sentire di essere così eccitato all’idea di rivederla e magari sì anche di poter avere qualcosa in più da lei lo manda in confusione.
Lei non sa chi sono. Non sa della mia epilessia. Ci sta provando solo perché sono un giornalista? E chi se ne frega!” pensa accarezzando dalla patta dei pantaloni l’erezione che è tornata a proporsi. “No, ma che sto facendo?” si blocca di colpo alzando le mani.
Fuori da questa porta ci sono il suo tutor e il suo fastidioso Custode e non può pensare di lasciarsi andare a qualosa di così personale come la masturbazione con loro lì presenti. Si butta allora sotto il getto gelido della doccia e lì resta finchè i bollenti spiriti e l’arrabbiatura non si placano. Si riveste piano e facendosi coraggio apre appena la porta, scorgendo Rio seduto sul lato del letto rivolto al balconcino. Non c’è traccia di Marco, ma sa che potrebbe apparire da un momento all’altro.
<< Sei davvero bravo. Le tue foto sono molto belle >> dice il suo tutor, che sta guardando i suoi scatti dalla Reflex. << Anche il soggetto non è male >> aggiunge, voltandosi verso di lui che, rosso come un gambero, lo raggiunge, sedendosi al suo fianco. Restano in silenzio, l’uno a scorrere gli scatti l’altro a digerire l’imbarazzo.
<< Credo di doverti ringraziare >> ammette finalmente Mirco. << Non sono abituato a questo genere di cose >>.
<< Lo so >>.
<< Te lo ha detto la tua guida? >> .
<< Te l’ho letto in faccia, Mic >> risponde continuando a scorrere le foto. << Marco è stato brusco, ma purtroppo ha ragione. Quella ci ha presi di mira fin da subito. Ci è gironzolata attorno quando siamo arrivati in paese, si è avvicinata al gruppetto della spiaggia e poco fa ha avuto modo di osservarci da vicino. Ha visto che io non mi concedo minimamente a nessuno e si è aggrappata con tutte le forze al tuo averla subito notata, mettendo in bella vista la mercanzia e i suoi occhietti da cerbiatta >> dice mostrandogli uno zoom di una foto di lei.
<< Gran begli occhietti >> sospira Mirco, che ovviamente non è quelli che sta guardando. << Me lo spieghi come diavolo fai ad essere così impassibile? >>.
<< Non ho interesse per una donna mossa dall’unico scopo di usarmi per ottenere qualcosa che non posso darle. Persone simili non hanno il minimo rispetto per loro stesse e di conseguenza neppure per il prossimo. Non mi piace essere considerato così troglodita da perdere la testa dinanzi a un paio di tette  >>.
Mirco si rende conto, invece, di essere attirato dalle tette che il suo tutor riesce a ignorare. Pensa sia normale, dopo tutto, ma il punto di vista che gli è stato appena proposto aumenta il suo imbarazzo. In effetti è uno strano concetto quello della bellezza. Un fattore soggettivo che, però, si cerca di oggettivare con regole, canoni e stili e tutti, uomini e donne, fanno i salti mortali per rientrare in questi. Spesso, poi, accade che le persone ritenute belle esteriormente risultino essere brutte e marce dentro. Che ci sia una sorta di legge cosmica in tutto questo? Una spartizione errata delle qualità che porta a far viaggiare di pari passo bellezza e malvagità da un lato, bruttezza e bontà dall’altra? Ovviamente, come in tutte le regole ci sono le dovute eccezioni, fatto sta che in quel gruppetto di ragazze ce ne sono alcune che se potessero farebbero fuori tutte le altre concorrenti per ottenere il semplice titolo di Miss Bagno Calo. Quello che dovrebbe essere solo un gioco finisce col divenire rischioso, perché la bellezza data in mano a chi guarda solo al vantaggio che questa porta può diventare pericolosa.
Nel momento in cui Mirco formula questo pensiero, le immagini spaventose della sala torture del vecchio convento gli ricompaiono davanti agli occhi e il dolore di queste anime lo invade. L’eco della loro sofferenza lo raggiunge. Le sente implorare pietà. Gridare da innumerevoli anni ininterrottamente. Prova sulla propria pelle il dolore delle torture che sono state inflitte loro e che lo portano a gridare a sua volta, incatenato per le mani ad una lunga catena che penzola dal soffitto. I bracciali di queste manette sono incandescenti e gli bruciano i polsi strappandogli altre grida.
<< Ehi, Mirco, avanti riprenditi! >>.
Sbatte svelto le palpebre, incredulo del ritrovarsi sul balconcino della loro stanza. Rio gli tiene ancora stretti i polsi ed è sulla sua spalla che Mirco posa la fronte, esausto.
<< Ancora loro? >> gli chiede e il ragazzo avverte il calore del diaspro che il suo tutor ha al collo e che deve averlo messo in guardia.
<< Come ci sono finito qui? >> gli chiede guardandosi attorno.
<< Hai detto qualcosa sulla bellezza pericolosa e ti sei alzato dal letto per venire qui. Ti sei sporto dal balcone è ho temuto che ti buttassi giù, per questo ti ho afferrato. Non avevo capito fossi in trance finchè non ti ho guardato in viso >>.
<< Ho gridato? >> gli chiede e il suo tutor scuote il capo, incuriosito.
Mirco si appoggia alla ringhiera del balcone. Nonostante l’ora tarda, molte persone passeggiano tranquille lungo la strada. Ragazzetti che ridono divertiti, coppiette che camminano mano nella mano, bambini ancora svegli che giocano rincorrendosi. Vivono sereni una placida nottata che a lui, però, non è concessa. Gli spiriti con i quali è entrato in contatto lo cercano. Non potendo muoversi verso di lui lo chiamano a gran voce, invocando il suo aiuto.
<< Non posso abbandonarli >> sussurra, volgendo lo sguardo al vecchio convento. << Ci sono luoghi che sorgono su punti che attirano energie negative. Dei catalizzatori, diciamo così. Il convento abbandonato sembra essere uno di questi. Luoghi simili attirano le menti malate come quella di questo efferato assassino >>.
<< Chissà da cosa era mosso quel pazzo furioso >> si chiede Rio, appoggiandosi alla ringhiera.
<< Dalla bellezza >> risponde Mirco, cogliendolo di sorpresa. << Mi è venuto in mente questo concetto poco fa e ha scatenato le loro voci obbligandoti a fare i salti mortali per tenermi  >>.
<< Quale concetto? >>.
<< Le vittime di questo assassino erano tutte apparentemente belle: begli uomini e belle donne. Il cuore di queste persone, però, non lo era e lui le ha punite accanendosi su di loro con crudeltà. Ho sentito il loro dolore, la loro sofferenza, la disperazione, la paura >>.
Rio scuote il capo, contrariato.
<< Che tu veda i morti e debba aiutarli, suona già come una cosa strana, ma, dopo quanto ti ho visto fare, posso cercare di accettarne l’idea. Che, però, tu debba anche rivivere sulla tua pelle il dolore degli spiriti che ti si mostrano, che tu debba patirne la stessa sofferenza e la stessa paura, no, questo proprio non riesco ad accettarlo >>.
<< Giusto o no è ciò che sono >>.
<< E la tua vita, allora? Devi solo chinare il capo e tirare avanti e per cosa? >>.
<< Nulla >> risponde Mirco sorridendo. << Potessi li manderei tutti a fanculo senza pensarci due volte, ma più li ignoro più ne arrivano. E poi alcuni sono così innocenti. Con che cuore potrei lasciarli al loro triste destino? >> ribatte volgendo lo sguardo al mare. La risacca canta il suo canto solitario, che sale dall’immensa distesa colore dell’inchiostro, che solo nelle notti di luna piena rende visibile la sua presenza.
<< Vale. Domani apriremo ufficialmente l’inchiesta che ti porterà a compiere il tuo dovere in sicurezza. Non metteremo piede lassù finchè non sarò sicuro che non ci sia il rischio di incontrare questo simpatico psicotico con delirio di onnipotenza >> dice Rio, passando la mano tra i capelli. << Che ne dici di andare a letto? >> gli propone sbadigliando e lui contagiato lo imita e insieme entrano nella stanza.
Avanti, vieni fuori!” esclama non appena Rio si chiude in bagno per la doccia.
Marco compare accanto alla porta d’ingresso, scuro in volto e con le braccia incrociate al petto.
Scusami per ciò che ho detto prima. Mi sono comportato da idiota”.
<< Idiota? Io direi da stronzo, insensibile ed egoista >> puntualizza il custode e Mirco manda giù il boccone amaro. << Questa storia della bellezza. Non mi piace per nulla, sottiletta >>
Neanche a me” concorda lui sedendosi sul letto. “Sono, però, troppo stanco per parlarne. Guarda. Gliel’ho fatta stamattina di ritorno dalla nuotata e l’ho mandata praticamente subito ad Ylenia” gli dice in tono complice, mostrandogli il cellulare.
<< Ma tu sei fuori! >> ride Marco, guardando incredulo la foto di un bellissimo primo piano di suo fratello con i capelli umidi e lo sguardo rivolto all’infinito. “‘Mirco ti ringrazio, ma temo che si arrabbierà se ti scopre. È molto riservato’. Cristo, questa ragazza è quasi più ligia alle regole di lui! Senti, scusami per aver fatto la spia >> aggiunge, evitando accuratamente di incrociare il suo sguardo.
“Come ho detto a tuo fratello, credo di dovervi ringraziare. Mi sarei davvero messo nei guai e, anzi, è bene ci stia attento in futuro. E poi, caspita, se quella spiata è servita a portarti a chiedermi scusa è la benvenuta!” ribatte ironico e il ragazzino alza gli occhi al cielo.
<< Posso sempre rimangiarmelo, se vuoi? >> dice strappandogli una risata.
<< Mi sono perso qualcosa? >> chiede Rio uscendo dal bagno con i soli boxer addosso.
Mirco si affretta a oscurare il cellulare e riporlo sopra il comodino .
<< Tuo fratello a quanto pare ci tiene all’esistenza: mi ha chiesto scusa >> dice ricevendone un dito medio da parte del ragazzo.
<< Non ci credo! Piuttosto che scusarsi Marco avrebbe preferito tagliarsi la mano destra >> ride Rio sdraiandosi sul letto.
<< Chissà come mai proprio la destra >> puntualizza Mirco, riprendendosi la sua rivincita sul giovane Custode.

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Capitolo 30
*** Un nodo stretto ***


30 Un nodo stretto
 
<< Il vecchio convento? Eh, non è un posto fortunato quello, proprio no >>.
Dopo un’intera mattina trascorsa in biblioteca a fare le pulci ai quotidiani locali nella speranza di leggere di ritrovamenti di cadaveri che potessero presentare i segni delle torture inferte da quel pazzo assassino, con l’unico risultato di essere inseriti nella ‘lista nera delle persone non gradite’ da parte dell’anziana bibliotecaria, Fox ha deciso di tentare la sorte ponendo domande dirette al sindaco. Giorgio Neri, però, ridacchia nervoso e sembra proprio non aver gradito l’oggetto della sua curiosità.  
<< C’è morta gente in incidenti inspiegabbili >>, capitola messo alle strette, dando a intendere, però, di non voler aggiungere altro.
<< Che genere di incidenti? >> insiste Fox, sperando di riuscire almeno da lui ad ottenere qualche valida informazione.
<< E’ storia vecchia che non credo proprio possa essere di vostro interesse. A meno che non abbiate intenzione di andare fin lassù a intervistare i fantasmi delle suore che si dice lo abitino >>.
Se quest’uomo sapesse quanto davvero quel luogo sia pieno di quelli che lui ha chiamato fantasmi e di come non ci siano solo quelli delle suore murate vive in quanto scomode o ‘disonorate’, ma anche quelli di trenta individui barbaramente uccisi, forse la smetterebbe di fare della futile ironia. Giorgio Neri, però, è di fondo un brav’uomo e coglie dal suo silenzio quanto Fox possa essersi risentito per la battuta poco felice che ha appena fatto.
<< Non era mi intenzione offenderla >> si affretta, infatti, a dire. << E’ solo che ci hanno ricamato le peggio storie su quell’edificio e gradirei che non se ne creassero delle altre >>.
<< Signor sindaco, io e il mio collega siamo qui per la sagra. Le mie domande erano pura curiosità e ciò che ci è accaduto nelle sagre precedenti… che ci creda o no, sono state due strane coincidenze >>.
<< Non deve giustificarsi in alcun modo con me, signor Rossi >> lo interrompe Giorgio. << Ribadisco di avere io mancato di rispetto al vostro lavoro. Quel convento è abbandonato a se stesso da vent’anni, ormai. Di ciò che è successo in passato so ben poco e credo che ancor meno ce ne sia di vero. Ma eccoci finalmente arrivati alla storica scuola di danza, fiore all’occhiello di questa cittadina >> .
Il sindaco li lascia in compagnia della direttrice della scuola, una donna austera, dai capelli grigio ferro raccolti in un cignon e un rossetto rosso sangue sulle labbra. Questa li accoglie con un sorriso di plastica e con quel passo leggiadro tipico delle ballerine di danza classica li accompagna in un tour della scuola che ben poco attira l’attenzione di Fox, impegnato a inserire il tassello appena recuperato.
Il convento risulta essere abbandonato da vent’anni. Mirco non ha saputo dire con certezza da quanto quelle anime siano lì, ciò significa che gli omicidi potrebbero essere stati commessi anche agli inizi del secolo scorso e questo spiegherebbe l’assenza di notizie sui giornali custoditi in biblioteca e persino sul web. Sarebbe troppo facile, però, archiviare questa storia come ormai passata e limitare le loro azioni al compito di Mirco.
<< E’ perché no, scusa? A che ti serve sperare che ci sia qualcosa di più grande? >> gli chiede Marco la cui gelida presenza avverte al suo fianco.
Suo fratello conosce già la risposta alla domanda che ha posto: questa storia è una valida scusa per tenersi lontano dal risolvere i suoi di problemi o almeno a dar loro un’occhiata. Eppure c’è dell’altro. E’ davvero convinto che questa situazione non possa essere semplice come sembra e non sa dire se questa convinzione sia frutto del suo intuito o se appartenga ad Alex, sebbene questi non abbia più detto una sola parola né dato cenni della sua presenza dal giorno in cui lo ha invitato ad allontanare Mirco dalla porta sprangata contro la quale aveva appoggiato la mano.
<< Gli amici di Andrea! >>.
Vestita di un tutù rosa confetto che la fa sembrare una bambola antica con i capelli raccolti in un cignon e un velo di cipria sulle guance, Federica corre loro incontro allegra.
<< Vi piace? >> chiede loro facendo una piroetta, del tutto indifferente allo sguardo di rimprovero con il quale la direttrice della scuola la sta fulminando. Senza dare loro modo di risponderle, la donna richiama a gran voce l’insegnante della classe dalla quale la bambina è corsa via, che impallidisce nel vederla lì e la raggiunge in fretta.
<< Quantu oti teia diri na mi ti luntani, eh? Quantu oti?[1] >> la sgrida afferrandola per un braccio.
Per tutta risposta, la bambina si libera dalla sua stretta e due perle luminose le si affacciano agli occhi pronte a rotolare giù. Fox si inginocchia dinanzi a lei che con la sua entrata in scena ad effetto gli ha ricordato sua sorella Sara che alla stessa età gli era corsa incontro con lo stesso entusiasmo per mostrargli la divisa del corso di gioco-volley al quale i suoi genitori l’avevano iscritta.
<< Sei davvero molto carina vestita così >> le dice riaccendendo il suo sorriso. L’insegnante, una ragazza sulla ventina dallo sguardo stanco di chi non vede l’ora che la giornata volga al termine, lo ringrazia a sua volta con un luminoso sorriso.
<< Mi scuso per l’interruzione. Federica ha il brutto vizio di scappare via appena le è possibile >> dice, riavviando dietro l’orecchio una ciocca sfuggita dall’alta coda di cavallo.
<< Maestra Flora, è che li ho visti e volevo sapere se incontrarono i fantasmi al palazzo abbandonato. Andrea non mi vose dire niente >> dice la bambina a gran voce dando modo sia a Fox che a Mirco di preoccuparsi.
<< Questo non è un valido motivo per interrompere degli adulti che stanno parlando. Non posso tollerere che continui a scappare via dall’aula. Fa qualcosa per tenerla a bada! >>.
La direttrice da il via ad una predica drammatica da premio Oscar ai danni dell’insegnante di Federica che resiste stoicamente all’attacco. Questa deve essere solo l’ennesima di una lunga serie di sgridate alle quali Flora deve aver fatto il callo, a giudicare da come si conceda comunque di scoccargli un’occhiata complice alla quale Fox risponde con un mezzo sorriso.
<< Ehi, tu, signorina, perche scappi via dall’aula? Non ci si allontana senza chiedere il permesso, sai? >> sussurra alla bimba.
<< Sì, lo so. Andrea mi disse di stare attenta perché sono bella e l’uomo cattivo mi piglia. Voi, però, conoscete lui, quindi siete buoni per forza! >> ribatte Federica testarda.
<< Cosa ti ha detto Andrea? >> le chiede, scoccando un’occhiata al suo assistente a sua volta colpito dalle parole della bambina.
Federica guarda diffidente le due donne impegnate l’una nel monologo e l’altra nel subirlo, per poi avvicinarsim a loro.
<< Mi disse che i fantasmi lì portò lì un uomo cattivo e che sta cercando altre persone belle da portarci per farle diventare fantasmi. Per questo devo stare attenta >> sussurra la bimba coprendo la bocca con la manina.
‘Sta cercando altre persone belle da portarci per farle diventare fantasmi’. Questa frase gli gira in loop per la testa, coprendo le parole della direttrice, quelle di Flora che gli sorride ancora una volta prima di tentare di riportare Federica in classe e le grida della bambina che non ne vuole sapere di seguirla. Muove qualcosa dentro di lui che da tempo giaceva addormentata. Qualcosa che non è neppure così tanto conveniente provare, dato l’argomento e il compito che lo ha spinto fin quaggiù.
Adrenalina. Quella vera. Quella che esplodeva facendogli battere forte il cuore ogni volta che si trovava dinanzi ad un caso maledettamente interessante. Uno di quelli complicati al punto da dover tirare fuori il meglio per risolverli. Credeva già di stare conducendo un’indagine capace di caricarlo di adrenalina, ma ora che la sente pulsare nelle vene si rende conto di come questa inchiesta non sia nulla paragonata con un serial killer.
<< E allora cosa aspetti? Risolviamo questo caso, capitano! >> lo sprona suo fratello interrompendo il loop.
<< Abbiamo bisogno di parlare con Andrea. Tu puoi richiamarlo? >> chiede a Mirco perso a sua volta in chissà quali catastrofici pensieri.
<< Perché me lo chiedi? >> gli domanda il ragazzo sospettoso.
<< Ma che razza di domande fai? Non ti rendi conto che se quello che il bambino ha detto a Federica è vero quel bastardo assassino non solo è libero e impunito ma è ancora in questa città in cerca di vittime? >> si intromette Marco.
<< Certo che me ne rendo conto. Non posso, però, mettere in pericolo quella povera anima. Non è pronta a rendersi conto della condizione in cui verte e se questo accadesse potrebbe andare in crisi e per me sarebbero solo ulteriori guai >> ribatte Mirco, rivolto al vuoto al suo fianco.
<< E se ne parlassimo con lui in presenza di Federica? >> gli propone Fox interrompendo il sicuro ribattere a tono di suo fratello.
<< Intendi se usassimo lei come tramite? Sì, potrebbe essere più soft per lui, ma come facciamo? >> domanda il ragazzo volgendo lo sguardo alla bambina in lacrime, che sembra proprio non volerne sapere di quietarsi nonostante i tentativi della sua maestra. Flora alza lo sguardo a incontrare quello di Fox ed è un sorriso imbarazzato dalle circostanze quello che gli rivolge.
<< Tu richiama Andrea. Marco ti aiuterà a rivolgere le giuste domande sia a lui che a Federica. Io mi occupo del resto. Ora stammi dietro e limitati a reggermi il gioco, intesi? >> dice per poi volgere il più seducente dei sorrisi che ha in repertorio alla direttrice di questa assurda scuola.
 
***
 
La donna austera e severa si scioglie in un sorriso civettuolo dinanzi ai modi affabili e agli sguardi seducenti che fin’ora Rio non ha dedicato a nessuno. Riesce persino a strapparle la possibilità di intervistare la maestra e la bambina che sta pesantemente criticando. Flora stessa resta stupita della cosa e ricambia con sorrisi languidi i complimenti che lui le sta facendo dinanzi alla direttrice per il suo operato.
<< Guarda e impara, sottiletta >> gli da di gomito Marco. << Ora tocca a noi. Richiama Andrea e diamoci da fare >> aggiunge battendo le mani l’una contro l’altra.
Il bambino si materializza accanto a Federica come fosse stato richiamato dal battito di mani del custode. La semplicità con la quale questa giovane anima è riuscita a lasciare la spiaggia sulla quale ha perso la vita per raggiungerli in questo luogo stupisce Mirco, sicuro che gli ci sarebbero voluti almeno cinque minuti di invocazioni per richiamarlo a sé. Se la facilità con la quale Andrea sembra essersi liberato dalle regole imposte dalla sua triste dipartita fosse data dal legame che ha instaurato con Federica, il suo salto potrebbe essere ancor più difficile per lui.
<< Direi che a questo penseremo in un secondo momento >> si intromette Marco, scoccando un’occhiata complice al fratello, che sta accendendo il registratore del cellulare per portare avanti la pantomima dell’intervista alla maestra.
<< E tu chi sei? >> gli domanda Andrea sospettoso, e Mirco spera davvero che il custode riesca a non tradirsi lasciandogli scoprire di essere anche lui un fantasma.
<< Mi chiamo Marco. Rio mi ha chiesto di aiutarlo a intervistare voi bambini perché, sai, non è che la sottiletta, qui, sia tanto capace >> gli dice indicandolo col pollice.
<< Sottiletta >> ripete divertita Federia, indicandolo col ditito e per fortuna anche Andrea si unisce a lei.
Marco si volta verso di lui e gli strizza l’occhio, soddisfatto del risultato. Mirco, però, non è del tutto sicuro che farlo passare come l’oggetto dei loro sfottò basti ad evitare che Andrea possa scoprire la verità e cadere in una crisi.
<< Sottiletta, i fantasmi mi dissero di riportarti da loro così li aiuti a lasciare quel palazzo >> si affretta ad informarlo il bambino, dandogli una possibile risposta alternativa al come sia stato possibile per lui lasciare la spiaggia e comparire in questo luogo con così tanta facilità.
<< Te lo hanno detto i fantasmi? >> gli chiede.  
<< >> annuisce frenetico Andrea. << Un bambino senza occhi mi disse che ce li ha portati lì un uomo cattivo >>.
Mirco e il custode si scambiano un’occhiata, sconvolti dallo scoprire che tra le vittime di questo assassino possano esserci stati anche dei minori. Marco gli fa segno di prendere il cellulare, giusto per portare a sua volta avanti la pantomima dell’intervista.
<< Perché non ci racconti cosa vi siete detti tu e questo bambino-fantasma? >> chiede ad Andrea, che emozionato all’idea di essere intervistato, spiega loro di come il bambino senza occhi gli abbia detto che lui e gli altri sono stati trasformati in fantasmi dalla stessa mano e che sembrava preoccupato del fatto che questa potesse tornare da un momento all’altro con nuove vittime.
Messo alle strette dalle domande sempre più puntuali di Marco circa l’idendità dell’uomo cattivo, la piccola anima ammette di non essere sicura di aver capito bene chi possa essere, perchè quando anche gli altri fantasmi avevano iniziato a parlare di lui sembrava si stessero riferendo a persone diverse. Il bambino senza occhi, ad esempio, aveva detto di essere arrabbiato per essersi fatto fregare da un coetaneo, una donna senza naso, probabilmente straniera, aveva continuto a parlare di un 'evil boy'[2] che l’aveva raggirata e infine un uomo anziano, alto e dalle spalle larghe, lo aveva giudicato essere un ‘omm’e merda’.
<< Però il bambino senza occhi ti ha detto che erano stati trasformati dalla stessa mano >> chiede conferma Marco, confuso e preoccupato quanto lui.
<< Forse la mano è cresciuta >> si intromette Federica, che è rimasta in silenzio fino ad ora a giocherellare con il cinturino di velluto del tutù.
Illuminati dall’osservazione della bambina, Mirco e il custode si scambiano un’occhiata stupita e sembrano entrambi non volersi prendere la responsabilità di mettere a parole quanto hanno compreso. Marco alza lo sguardo in direzione del fratello che subito di volta verso di loro, annuendo appena. Si congeda dalla maestra che sembra proprio non volergli lasciare la mano che le ha offerto di stringere e torna a regalare sorrisi persino alla direttrice insieme alla quale li raggiunge.
<< Federica, allora, l’intervista è stata interessante? >> domanda alla bambina accosciandosi accanto a lei. Per tutta risposta questa gli getta le braccia al collo e lì resta in silenzio per un lungo istante prima di sussurrargli qualcosa all’orecchio. Rio sorride e le risponde di ‘sì’, cosa che la fa scattare come un petardo. Corre, poi, verso la maestra ferma sulla porta dell’aula, strillando di volersi preparare bene per l’assolo perché i giornalisti verranno a vederla.
<< Mieti vittime anche tra le più giovani, capitano >> ridacchia Marco, mentre con altre mille sviolinate e sorrisi seducenti Rio congeda entrambi dalle attenzioni della direttrice.
La velocità con la quale il suo tutor varcata la soglia della scuola di danza si libera della maschera che ha indossato per questa messa in scena sconvolge Mirco quasi più di quanto sia venuto fuori dalla chiacchierata con Andrea. Serio in volto, Rio cammina a grandi passi verso il piccolo parco non lontano dalla scuola e una volta raggiunta la fontanella apre il rubinetto e mette la testa sotto il getto d’acqua.
<< E così il nostro uomo cattivo ha iniziato a creare fantasmi già da bambino >> dice, il volto stanco rigato dai rivoli d’acqua che continuano a bagnargli la testa. Mirco annuisce, non molto stupito del fatto che Marco abbia già comunicato al suo protetto quanto hanno scoperto.
<< Che quei fantasmi reclamassero il tuo aiuto mi era chiaro. Non capisco perché, però, abbiano incaricato Andrea di portarti da loro >> gli chiede, volgendo a lui lo sguardo serio.
<< Chi muore di morte violenta resta bloccato nel luogo in cui questa è avvenuta. Così, non potendosi muovere per venire da me hanno eletto quella piccola anima come loro inconsapevole messaggero. Perché proprio lui e non qualunque altra non so dirlo >> si affretta ad anticipare la prossima domanda del suo tutor. << Penso solo che questo incarico deve avere in qualche modo cambiato la natura dell’anima di Andrea, altrimenti non mi spiego come possa essere stato capace di lasciare la spiaggia >>.
<< Può essere un problema per lui? >> gli chiede, chiudendo finalmente il rubinetto della fontana.
<< Sinceramente non lo so. Non mi sono mai trovato in una simile situazione >> fa spallucce Mirco. Legge sul volto del suo tutor lo sconforto legato al non sapere, cosa che deve essere una vera novità per lui.
<< Vale. E’ arrivato il momento di iniziare a buttare giù qualche ipotesi >> annuncia, accomodandosi su una vicina panchina. << Cosa sappiamo di questo psicopatico? >> chiede, prendendo dal marsupio un taccuino piuttosto vissuto e una penna.
Dinanzi a questa domanda, l’unica cosa che Mirco riesce a fare è quella di sbattere le palpebre come un miope che abbia perso gli occhiali. Questa mattina ha seguito Rio in biblioteca, entusiasta all’idea di vederlo compiere il suo vero lavoro e ha svolto con meticolosità l’incarico che gli ha assegnato di compiere delle ricerche sulla storia del vecchio convento. Ora, però, con questa domanda Rio lo sta coinvolgendo direttamente nel ragionamento e lui è talmente emozionato da non riuscire a proferire verbo.
<< Sappiamo che ha iniziato ad uccidere già da bambino e che in quel palazzo ci sono le anime delle sue trenta vittime >> dice impacciato, sedendosi al suo fianco. Il modo teatrale in cui Marco alza gli occhi al cielo per poi scuotere il capo lo fa sentire a disagio.
<< Vale. Questi sono i nostri dati certi e li mettiamo qui >> annuisce Rio, annotandoli al centro del foglio bianco. << Ora, cerchiamo di tracciarne un profilo per capire come agisce >>.
<< Io credo che non sia il tipo da uccidere in modo premeditato >> risponde Marco, accomodandosi a sua volta accanto al fratello. << E’ possibile che il raptus omicida gli scatti dentro quando si trova in presenza di una persona bella ma dal cuore nero >>.
<< Quindi potrebbe stare anche anni senza uccidere >> concorda Rio. << Infatti le sue vittime ci dicono che sta attendendo la giusta occasione per farlo ancora >> aggiunge, annotando il nuovo dato.
Il custode gli scocca un’occhiata provocatoria e per la prima volta in vita sua Mirco prova quella che sembra proprio essere competizione. Non si è mai identificato con questa manifestazione di antagonismo tra individui e per quanto si sforzi di ignorarlo e classificarlo come invidia nei confronti del fratello, non riesce a non provare fastidio per l’atteggiamento di Marco.
<< Ora passiamo al secondo punto: possiamo fare delle ipotesi su quando abbia ucciso la sua prima vittima nel palazzo? >> continua Rio.
<< No, dal momento che abbiamo appena detto che non segue un rito ben preciso per i suoi omicidi >> si affretta a rispondere.
<< Quello era il primo punto, sottiletta, ora siamo al secondo >> ridacchia Marco e il suo tono sembra proprio non piacere al suo protetto.
<< Quel che mio fratello voleva dire è che hai ragione >> ribatte, infatti, scoccando un’occhiataccia al custode che ci rimane decisamente male. << In base a quanto emerso dal primo punto è difficile trovare risposta al secondo. Se ci fermassimo qui, però, le indagini non potrebbero andare avanti. Dobbiamo, quindi, tentare di raggirare l’ostacolo basandoci su quanto sappiamo sul luogo del delitto e, dal momento che quel pazzo assassino è ancora vivo, dobbiamo soffermarci sulla storia più recente di questo palazzo >> specifica, segnando il dato ‘Ultimi novant’anni’ tra parentesi a lato di quanto scritto, prima di volgere a lui lo sguardo.
Emozionato e intenzionato a ribattere con i fatti alle prese in giro del custode, Mirco si affretta a prendere dallo zaino il taccuino sul quale ha trascritto gli appunti e il plico di fotocopie che ha fatto degli articoli più interessanti che ha trovato sul vecchio convento.
<< Ponendo il focus sugli ultimi novant’anni, sappiamo che nel 1920 il Cavalier Augusto Mascialli, erede di una famiglia aristocratica locale nonché Generale dell’esercito in pensione, acquistò il terreno del convento e vi fece costruire il ‘Regio Collegio Maschile Mascialli’ per i giovani di buona famiglia.
Il collegio era famoso per i selettivi test d’ingresso, che alla fin fine ruotavano tutti attorno a quanto le famiglie erano disposte a pagare per iscrivervi il proprio pargolo; per l’alta qualità dell’insegnamento, che vantava docenti rinomati e per la disciplina ferrea impartita dal direttore, che non era altri che lo stesso Augusto Mascialli. Alla sua morte, sopraggiunta nel 1938 per malattia, venne sostituito dall’amico e collega d’armi Ferdinando d’Anna ancora più impallinato con la disciplina.
Sotto la sua reggenza si verificarono fatti poco chiari, tra i quali la morte di Donato Rinaldi, primogenito di Felice Rinaldi della casata Rinaldi-Doria. Questa sembra sia stata la goccia che fece traboccare il vaso facendo esplodere la polemica che portò nel 1940 alla chiusura del collegio.
Il palazzo è, così, rimasto chiuso e in stato di abbandono fino al 1962, quando James Hallow, benestante inglese, lo acquistò con l’intento di trasformarlo in un hotel. La sua idea era quella di tenere la struttura di base per non snaturare la bellezza del palazzo antico.
I lavori di ristrutturazione, però, furono interrotti dalla scomparsa di Alfonso Donadio, operaio di 45 anni morto in circostanze mai del tutto chiarite, mentre stava lavorando all’impianto delle cucine >>.
<< Non mi piace sentire che non sono mai state chiarite, Neigo >>.
<< E io lo immaginavo e per questo ho fatto delle ricerche trasversali >> ribatte Mirco, fiero di sé. << Pare che Donadio si trovasse nei sotterranei dell’ala est del palazzo dove sono collocate le cucine. Visto che noi crediamo nei fantasmi, bisogna dire che in quell’ala del palazzo vi erano le celle di rigore del fu convento, dove venivano tenute prigioniere le suore alle quali ti ho accennato stamattina. Queste celle furono smantellate dal Mascialli, che decise di spostare lì la zona cucina che in origine si trovava subito sopra queste. Nella stessa cucina ha trovato la morte Donato Rinaldi durante quello che qui è descritto come una bravata, ma che a me sembra un tentato rito satanico.
Tralasciando per il momento questo punto e tornando a Donadio, da quanto riferito dal collega presente con lui nelle cucine e che si è salvato per miracolo, pare che inspiegabilmente tutte le vecchie tubature si siano messe a vibrare per poi esplodere. Questo collega, il cui nome non viene citato da nessuna parte, riportò una brutta frattura a entrambe le gambe e dovette essere internato per un po’ e per questo i lavori tardarono a riprendere.
Riassumendo, il palazzo è rimasto chiuso dal marzo - aprile del 1963 al maggio-giugno del 1964. Purtroppo non mi è stato possibile risalire alle date esatte >> dice Mirco anticipando la richiesta del suo tutor, che rimane con la mano a mezz’aria e una buffa espressione in viso.
<< L’hotel ‘Vecchio Convento’ come venne chiamato, rimase aperto fino al marzo del 1978. Non ebbe vita facile, ma questo, dato il luogo in cui sorge, potevamo immaginarlo. Le continue segnalazioni di apparizioni e di grida inumane avevano portato pian piano a una diminuzione della selezionata clientela tanto agognata dal Hallow, che ha lasciato il posto ai cultori del soprannaturale. Per loro si organizzarono soggiorni a tema in cui veniva indetta la caccia al fantasma >>.
<< Ma che stronzata! >> sbotta Marco.
<< Una stronzata che ha permesso loro di stare aperti altri quattro anni sempre sul filo della bancarotta. James Hallow se l’è evitata cogliendo al volo l’opportunità datagli da un omicidio avvenuto, guarda un po’?, nell’ala ovest del palazzo >>.
<< Cioè nel covo del nostro serial killer >> puntualizza Rio.
<< Proprio così! >> annuisce soddisfatto Mirco. << Pare che il movente sia stato davvero passionale. Stefano Onesti aveva scoperto che la moglie non era andata a farsi la vacanza da brivido con l’amica, come aveva a lui detto, ma con l’amante, tale Vincenzo Cotichella. Onesti non ci ha visto più dalla rabbia, si è recato al vecchio convento e ha commesso il delitto.
Per noi che crediamo nei fantasmi, il modo in cui questo è avvenuto è interessante. Onesti ha preso una camera nell’ala opposta a quella in cui si trovavano i due amanti e poi, quando l’hotel si è svuotato grazie alla ‘caccia al fantasma’ che era solita tenersi nei sotterranei, ha rubato un passepartout e si è introdotto nella stanza. Ha legato la moglie e il suo amico e poi li ha torturati lentamente andando avanti per molte ore, prima di tagliare loro i polsi e guardarli morire >>.
<< Lo stesso moduso operandi del nostro serial killer >> annuisce Rio, meditabondo. << Potrebbe essere Onesti il nostro cattivo ancora in libertà? >>.
<< Ci avevo sperato pure io, ma pare che sia morto presso il manicomio di Catanzaro un anno dopo il fatto. Era stato internato perché asseriva di essere stato indotto dal diavolo ad agire in modo tanto brutale. Si è impiccato con un lenzuolo alle grate della finestra della sua stanza >>.
<< Però il modo in cui ha ucciso la moglie e l’amante può dirci che… >>.
<< … il nostro psicopatico aveva già ucciso >> conclude Mirco, abbozzando un sorriso soddisfatto.
<< E quindi che… >> lo invita a continuare.
<< … che i primi delitti potrebbero essere antecedenti l’arrivo di James Hallow o avvenuti nel periodo di chiusura dei lavori causato dalla diatriba per la morte di Donadio >> aggiunge e Rio annuisce concorde, fissando pensieroso il taccuino.
L’atmosfera attorno ai due fratelli vibra della stessa energia. Mirco la avverte giungergli contro a ondate intermittenti. Affascinato, assiste alla connessione delle menti acute di questi due giornalisti investigativi, che insieme stanno analizzando da ogni angolazione il puzzle che si sta componendo dinanzi a loro. Il ragazzo trattiene il fiato, preoccupato di poterle in qualche modo disturbare e perdere il privilegio di assistere a quel qualcosa di magico che sente stia per compiersi. I due, infatti, ridacchiano all’unisono e scuotono il capo.
<< Che sciocchi siamo >> dice Rio uscendo dal suo silenzio. << Partire per un’indagine senza prendere in considerazione la domanda principale >>.
<< La… domanda principale? >> osa Mirco, abbassando subito lo sguardo quando all’unisono si voltano verso di lui.
<< La bellezza. Perché questo folle ha deciso di uccidere in nome della bellezza? >>.
 Il ragazzo batte ancora una volta le palpebre, stupito. In effetti hanno dato per scontato questo aspetto senza interrogarsi sul perché stia così tanto a cuore al loro serial killer. Mirco vorrebbe poter avere la risposta o anche solo qualche ipotesi su quale questa possa essere, ma non riesce a processare alcun pensiero in questo momento. Al convento, nei ricordi delle trenta vittime tornava più volte il bisogno da parte dell’assassino di preservare la bellezza dalla corruzione del male. Del perché voglia farlo, però, non ne ha idea e lo rattrista rendersi conto di non essere in grado di farsi un’idea di chi abbia davanti senza l’aiuto delle sue guide. Riesce solo a distogliere lo sguardo da quello di Rio, perso già nella ricerca di una risposta per la quale lui si sente del tutto inutile
<< Potrebbe avere il pallino della bellezza pura da difendere ad ogni costo forse perchè ha qualche handicap fisico che, però, non gli impedisce di essere in grado di appendere un corpo al soffitto >> ipotizza questi.
<< O forse non si sente bello, si svaluta, oppure è sempre stato soggetto a svalutazioni >> aggiunge Marco e l’atmosfera si tende ancora di più attorno a loro.
<< Dato il delirio di onnipotenza evidente, potrebbe essere a modo suo una persona buona, di quelle che non penseresti mai possano essere capaci di commettere simili abomini. Magari addirittura impegnato nel sociale o nelle relazioni pubbliche e per questo più predisposto alla possibilità di incappare in persone belle fuori ma marce dentro >>.
<< Se è impegnato nel sociale o nelle pubbliche relazioni è possibile che viaggi per lavoro e, quindi, potrebbe aver commesso anche altrove crimini simili! >>.
<< Un’altra possibile linea di indagine, quindi, è quella di controllare su internet se ci sono altrove notizie di delitti con un modus operandi simile al suo >> concorda Rio segnando un appunto sul taccuino.
<< Ehi! Capitano, ferma tutto! >> esclama Marco balzando in piedi. << Va bene quanto abbiamo detto. Va bene anche battere questa pista, ma è proprio da qui che ne parte un’altra più importante! >> dice portandosi a un palmo di naso dal suo. << Eravamo convinti che quei delitti fossero stati commessi anni, forse anche secoli fa, ricordi? Oggi, invece, abbiamo scoperto che questo pazzo assassino è ancora vivo e pronto ad uccidere, ma perchè negli ultimi sette anni non ha agito?  >>.
<< Cazzo, hai ragione! >> esclama Rio balzando a sua volta in piedi. << Il concorso di bellezza potrebbe dargli innumerevoli quantità di prede, eppure in queste sette edizioni non si è verificata nessuna sparizione. Se io fossi questo pazzo assassino e mi ritrovassi tra i piedi tutte queste ragazze belle tra le quali sicuramente qualcuna perfida dentro ci sarà, non riuscirei a stare fermo con le mani in mano! >>.
<< Esatto! Sentirei il desiderio folle di farle a pezzi come ho fatto con gli altri! Cosa me lo impedisce? >>. 
<< Sono troppo coinvolto! >>.
I due fratelli restano entrambi in silenzio, colpiti dal peso della conclusione alla quale è giunta il loro ragionamento.
<< Coinvolto? Nel concorso? >> domanda Mirco, stupito.
<< Direttamente o indirettamente ma ad ogni modo coinvolto in esso, sì >> conferma Marco.
<< Così coinvolto da rischiare di farsi scoprire. Il bambino fantasma ha detto che è in attesa di mietere altre vittime. Questo può solo voler dire che sta cercando di capire come fare per evitare di essere scoperto >>.
<< Caspita, così restringi la cerchia dei sospettati di un bel po’ e non è una bella cosa questa >> sussurra Mirco esangue.
<< Scherzi? Col poco tempo che abbiamo questa è una benedizione per noi! >>  lo aggredisce Marco, prontamente interrotto da Rio con un semplice gesto della mano.
<< Avete ragione entrambi, invece >> dice cogliendoli di sorpresa. << Non è una bella cosa perché vorrebbe dire che abbiamo un’alta probabilità di essere già entrati in contatto con lui e in questo caso avremmo già un sospettato >>.
<< Calogero! >> annuisce Marco. << Cazzo, non poteva che essere lui >>.
<< Ehi, frena, Repoter. Il modo migliore per fottersi un’indagine è dare per scontato di averla già risolta e per questo hai ragione anche tu. Abbiamo poco tempo e sapere che il nostro assassino può trovarsi tra gli organizzatori del concorso è sicuramente un vantaggio >>.
<< Benissimo, allora incrociamo i dati che abbiamo! >> lo incalza Marco. << Possiamo ipotizzare che il nostro pazzo assassino avesse dieci anni all’epoca in cui uccise il bambino che ha detto di essersi fatto fregare da un coetaneo. Se così fosse oggi avrebbe… >>
<< Settant’anni! >> esclama Mirco prendendo la testa tra le mani.
<< Ma anche sessanta o cinquanta >> ribatte Marco.
<< Ancora peggio! >> ridacchia il ragazzo scuotendo il capo. << Hai una vaga idea di quanti cinquantenni ci possano essere in paese? Cosa facciamo, andiamo da ognuno di loro a chiedere se per caso abbiano l’hobby della torture? Sentite il mio compito è quello di aiutare i morti. Sui vivi, su questo tipo di vivi non posso nulla. Non voglio poterne nulla! >> dice, balzando in piedi a sua volta.
<< Lo so, Mic, lo so! Il problema è che questo continua a crearteli i morti >> risponde Rio, posandogli la mano rassicurante sulla spalla. << Che poi vorrei proprio sapere dove sono finiti i corpi. Trenta cadaveri non passano certo inosservati >>.
<< Sulla terra no di certo >> sussurra il ragazzo.
I due fratelli si scambiano un’occhiata prima di volgere lo sguardo su di lui, che ancora una volta si chiede cosa mai possa aver detto di così importante.
<< Già stamattina hai buttato lì questa ipotesi e a te le cose non capitano né saltano alla mente per caso… giusto? >> gli chiede Rio e lui annuisce. << Bene, penso proprio che domani mi farò una bella nuotata nel tratto di mare sul quale si affaccia il vecchio convento >>.
<< Ma ti sei impazzito? Potrebbe essere pericoloso >> ribatte Mirco preoccupato.
<< Non può succedermi nulla, sta tranquillo >> risponde Rio battendogli sulla mano. Mirco l’afferra poco prima che lui possa ritrarla e la tiene stretta nelle sue.
<< Io non posso perderti. Lo capisci, vero? Non posso entrare in quel palazzo senza di te! Non posso fare nulla senza di te! >>.
Il cuore di Mirco è gonfio di paura e sa bene come il suo tutor questa stessa emozione gliela stia leggendo in faccia. E’ sicuro di come anche Rio avesse visto fin da subito la più importante delle conseguenze allo strano avvenimento che lo ha portato ad essere sua ‘guida ausiliaria’. Solo ora, però, gli eventi li stanno obbligando entrambi a guardare in faccia questa realtà che li sta portando entrambi a capire di essere legati a doppio filo. Giorno dopo giorno, questo nodo si sta stringendo sempre più e continuerà a farlo finchè non sarà impossibile scioglierlo, a meno che non si tagli uno dei due capi per poter riottenere due fili liberi l’uno dall’altro.
 
[1] Quante volte te lo devo dire di non allontanarti da me? Quante volte?
[2] Ragazzo malvagio
 

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Capitolo 31
*** La caduta ***


 31 La caduta
 
Fox ripiega con cura i pantaloni di tela leggera e li sistema all’interno della cabina a loro assegnata sulla spiaggia di pertinenza dell’hotel Miramare. Onde evitare un ulteriore assalto da parte delle loro fans, ha deciso di anticipare il sopralluogo alle sette del mattino. Infatti, sono presenti in spiaggia solo alcuni anziani e alcuni gabbiani alla ricerca di cibo, che con i loro garriti rendono l’atmosfera ancora più surreale.
<< Ne sei proprio sicuro? >> gli domanda Mirco, alzando appena lo sguardo a incontrare il suo.
Gli occhi carichi di terrore di questo ragazzo lo innervosiscono e per questo si affretta a volgere altrove la sua attenzione. La domanda che gli ha posto dopo la lunga sequela di ipotesi formulate nel piccolo giardino dinanzi la scuola di danza gli è ronzata per la testa per tutto il resto della giornata, togliendogli anche il sonno. Questa volta non è andato neppure a cercarselo l’ennesimo legame indissolubile nel quale restare intrappolato. Ha fatto tutto quel maledetto moccioso la cui presenza costante percepisce nella testa.
<< Io, davvero, non so più come dirti che tra le poche certezze che ho su me stesso, quella di essere un ottimo nuotatore è la più forte >> risponde assicurando al polso il braccialetto al quale è appesa la chiave della cabina. << Senti, oltre a cercare omicidi commessi altrove con lo stesso modus operandi, fai anche una ricerca sulle persone scomparse in questa regione e vedi se per caso erano originarie di qui. Non si sa mai che con la scusa del vederli lasciare la regione per studiare o lavorare il nostro amico li abbia fatti fuori altrove. Ah, e tieni tu il mio cellulare. Di lasciarlo qui non mi fido. Ci rivediamo in hotel a mezzogiorno, vale? >> conclude porgendogli lo smartphone.
Senza dargli il tempo di ribattere si allontana in fretta da lui, fermo accanto alla cabina. Avverte, però, il peso del suo sguardo spaventato e vinto da un assurdo senso di colpa si ferma, passa la mano tra i capelli e ripercorre i suoi passi.
<< Si può sapere perché sei così preoccupato? >> gli chiede brusco, infastidito da quei continui occhi bassi e colpevoli.
<< Non me lo perdonerei se ti accadesse qualcosa >> sussurra lui, alzando appena lo sguardo.
<< Mirco, è una semplice ispezione. Cosa vuoi che possa accadermi? >> cerca di rassicurarlo posando le mani sulle sue spalle. << Starò via meno di un’ora, recupererò i vestiti e passerò il resto della mattina a macinare ipotesi. Dovresti essere preoccupato della valanga di parole che ti vomiterò addosso piuttosto che di quanto sto per fare >> tenta di sdrammatizzare e il ragazzo abbozza appena un sorriso. Volge lo sguardo al mare calmo alle loro spalle ed è terrore puro quello che ha dipinto in volto.
<< Mi hai già spiegato perché il mare ti spaventi così tanto, ma ho sentito che c’era dell’altro. Vuoi dirmi, per favore, cosa ti terrorizza al punto da fare fatica anche solo a rivolgergli lo sguardo? >>.
Dopo numerosi sospiri, con un filo di voce Mirco gli racconta di un brutto incontro che ha avuto a quattro anni la prima e unica volta in cui i suoi genitori lo portarono al mare in Liguria. Stava giocando sulla battigia quando aveva visto una bambina poco più grande di lui camminare sulla superficie dell’acqua, proprio come gli era stato detto avesse fatto Gesù. Questa gli aveva sorriso, invitandolo a raggiungerla e lui, curioso, aveva accettato. Quando l’acqua gli era arrivata al petto la bambina gli aveva detto ‘E adesso guarda!’ per poi scendere lentamente sotto la superficie, come se i suoi piedi fossero appoggiati ad una pedana che pian piano si stava andando a fondo. Quando lei era del tutto scomparsa ai suoi occhi, si era sentito afferrare per i piedi da qualcosa che lo ha bruscamente tirato giù. Spaventato aveva aperto gli occhi sottacqua e aveva visto la bambina di prima sorridergli ancora, del tutto indifferente del pericolo che gli stava facendo correre. Attimo dopo attimo, però, tutto di lei aveva preso a mutare, spaventando Mirco ancor di più del ritrovarsi privo d’aria. Aveva cercato di dimenarsi e scalciare via da sé il mostro che quella bambina era diventata. Questi, però, lo fissava con i suoi occhi rossi incandescenti e il sorriso folle, tenendogli stretti i piedi tra le mani dalle lunghe dita artigliate, senza avere alcuna intenzione di permettergli di scappare.
Ancora una volta Fox si rende conto di come Alex lo porti a conoscenza di frammenti della vita di Mirco attraverso i sogni nei quali gli si manifesta. Quella bambina proprio come Perla si era trasformata in un mostro deciso a trascinarlo a fondo. Mirco, però, ha vissuto tutto questo nella realtà e non in sogno. Quel mostro lo stava davvero per uccidere e lui ancora oggi trema al ricordo di quel momento traumatico.
<< La sua risata infernale. Boja, mi sembra ancora di sentirla nella testa >> dice il ragazzo, portando una mano alla fronte. << Continuava a gridare ‘Sono miei, maledetto. Miei e non li avrai!’ e io non capivo a cosa si riferisse. Ero terrorizzato dai suoi occhi, dal suo volto, da quel sorriso largo e cinico. Mi sono salvato per miracolo e da allora, come ti ho già detto, ho una vera e propria fobia non solo del mare, ma di tutti i corsi d’acqua >>.
Colpito dalle sue parole, l’unica cosa che Fox riesce a fare è tentare di rassicurarlo massaggiandogli le braccia magre dalla pelle accapponata. Ora gli è ancora più chiaro perché questo ragazzo sia nervoso e tema che possa accadergli qualcosa, soprattutto adesso che sta andando in mare per indagare sui suoi fantasmi.
<< Posso immaginare quanto sia stato traumatico quel momento. Ciò che è pericoloso per te, però non lo è per me >> gli dice cercando il suo sguardo.
<< No. Tu sei protetto >> concorda Mirco, fissando il diaspro. Lo prende tra indice e pollice ed è un sospiro di sollievo quello che ora gli sfugge. << Stai comunque attento, per favore >>.
<< Stai tranquillo, sottiletta, veglierò io su di lui >> .
<< Oh, allora sì che sei in una botte di ferro! >> sbuffa Mirco, alzando gli occhi al cielo. Porta poi la mano al torace e una piccola espressione di dolore gli oscura il viso. << Bada che c’è un esorcismo sempre pronto per te, moccioso! >> lo minaccia, guardando accigliato il vuoto al suo fianco.
Fox sbuffa, stufo di ritrovarsi preso in mezzo ad un’altra delle loro liti. Vanno avanti da quando, la sera precedente, Marco si è proposto di fargli da spalla in questa indagine e lui, invece, ha avuto la folle idea di dirsi più tranquillo nel saperlo con Mirco in modo che potesse, per quanto possibile, fare le sue veci. Questa proposta ha aperto la strada ad una serie di battutine, litigi e discussioni tra i due come solo i bambini dell’asilo sanno fare peggio.
<< Mi sento un padre single in vacanza con i figli >> sbotta, passando la mano sul viso stanco. << Ne ho abbastanza di tutte queste storie. Tu fila in biblioteca a fare il tuo lavoro e tu >>, dice, volgendo appena lo sguardo alla presenza gelida del fratello al suo fianco, << smettila di dargli addosso. Andiamo! >> esclama, camminando deciso verso il bagnasciuga.
<< E così sarebbe colpa mia, eh? >> ribatte Marco seguendolo in acqua.
“Io non capisco perché tu ti accanisca così tanto contro di lui! Qualunque motivazione ci sia, però,  faresti bene a finirla. Sei più grande di lui, Cristo, dai il buon esempio!” esclama, portandosi a largo a bracciate.
Marco continua a perorare la sua causa con lo stesso sfiancante ardone che era solito mettere in campo in vita. Che fosse arrogante e dall’offesa facile lo ricordava bene e rendersi conto di come non sia cambiato neppure di una virgola lo destabilizza. Pensava, infatti, che, nonostante la morte lo avesse colto in giovane età, suo fratello potesse essere ‘cresciuto’ con lui in questi anni in cui gli è rimasto accanto.
<< Sarei io quello che non è cresciuto? Anche tu mi sembra stia per mettere in atto una delle cazzate che eravamo soliti fare da bambini >>.
Ho avuto un ottimo maestro”.
<< Non dare a me la colpa delle tue azioni, Liber! Ti ho detto fin da subito di non essere d’accordo col tuo piano, ma vedo che continui a voler andare lassù da solo >>.
L’altra volta ero troppo impegnato a farmela sotto per poter ispezionare come si deve quel palazzo. Ora, senza Mirco al seguito avrò sicuramente più possibilità di non incappare nei suoi fantasmi”.
<< Ma davvero? E come fai ad esserne così sicuro? >>.
Per un motivo molto semplice, Reporter” risponde smettendo di nuotare, ormai giunto al porto. “Se ci fosse il reale rischio che le vittime di quel pazzo possano in qualche modo nuovermi, Alex mi impedirebbe di compiere questa azione sconsiderata”.
<< Certo, mettiamo la nostra vita nelle mani di una guida che senza farsi alcun problema ci ha invasi e gettati in questo casino! >> lo canzona Marco. << Il piccolo particolare di cui non stai minimamente tenendo conto, però, è che potresti imbatterti accidentalmente nel nostro pazzo omicida >>.
<< Ne dubito >> ribatte tranquillo, arrampicandosi sulle rocce fino a giungere sul molo. << Il concorso di bellezza è appena iniziato. Se dovesse decidere di tornare all’opera dopo anni di inattività non lo farebbe adesso. Attenderebbe la fine di questa sagra, per dare meno nell’occhio, non credi? >> .
<< Ovvio, non può che essere così >> sospira Marco, vinto dall’impotenza di non stare riuscendo a fargli cambiare idea.
<< E, infatti, è così. Ci sono ancora troppe zone d’ombra e l’unico modo che ho per vederci chiaro è ispezionare il posto con calma >>.
<<  Certamente. Vado in avan scoperta >> conclude Marco la cui gelida presenza sente di colpo venire meno.
<< Ehi, stai attento! >> esclama, raggiungendo il sentiero sul quale Andrea li ha condotti.
Le parole di suo fratello sono state fin da subito capaci di insinuare il tarlo del dubbio nella sua non poi così solida certezza di stare agendo nel migliore dei modi. Affidarsi ad Alex, infatti, non è per nulla una buona idea, ma l’adrenalina che sta sentendo ancora adesso scorreregli sotto pelle lo spinge a silenziare quella che forse è la voce della ragione e ad andare avanti.
Non è solo l’adrenalina, però, a tenere a bada i dubbi insinuati da Marco. L’idea di potersela cavare anche in questa situazione è avvalorata dalla consapevolezza di aver già avuto a che fare in passato con un folle che ha tentato di uccidere sia lui che sua madre e che per anni ha messo entrambi in situazioni pericolose dalle quali in qualche modo sono sempre riusciti a uscire vivi. In un certo senso, questa convinzione lo ha sempre accompagnato in tutte le azioni folli che ha deciso di compiere in questi anni di lavoro sotto copertura e l’essere riuscito a uscirne incolume non ha fatto altro che rinforzarla.
Potrei questa volta cadere e farmi seriamente male” pensa, ma subito una risatina sarcastica gli sfugge dalle labbra. No. Questa possibilità sembra proprio non poter essere contemplata ed è anzi con un’enfasi maggiore che spinge con le braccia per forzare le sue spalle larghe ad attraversare la breccia sul muro di cinta del palazzo scoperta dal bambino.
Si alza in piedi contemplando i graffi che si è procurato un po’ dappertutto, mentre scuote via la polvere da gambe e braccia. Solo quando volge lo sguardo al desolato giardino nel quale è sbucato si rende conto di quanto il cuore gli batta all’impazzata.
<< Il posto è deserto >> lo informa Marco comparendo nuovamente al suo fianco.
<< Lo senti? >> gli chiede guardandosi attorno.
<< Cosa? Io non sento niente >>.
<< Infatti. Questo silenzio non è naturale. Dovremmo sentire la risacca del mare e il rumore del vento e invece non si sente assolutamente niente >> .
<< Come se questo palazzo lasciasse fuori da sé ogni cosa >>.
<< E quel che non mi lascia tranquillo è non sapere se anche l’altra volta era tutto così silenzioso, ma non ci ho fatto caso, oppure se è segno di qualcosa di potenzialmente pericoloso >>.
<< Beh, siamo ancora in tempo a fare dietro front >>. 
<< No. Qui è tutto strano. Se mi fermo davanti ad ognuna di queste stranezze non ne ricaverò mai nulla >> dice Fox, muovendo i primi passi su quest’erba secca al punto da graffiargli le piante dei piedi.
Con la rassicurante presenza di Marco accanto, perlustra il perimetro del palazzo, lasciando viaggiare lo sguardo su ogni parete esterna in modo da disegnare mentalmente una planimetria di questo luogo. Solo quando si ritiene soddisfatto dei dati raccolti all’esterno si ferma davanti al portone d’ingresso.
<< Conti di perlustrare allo stesso modo ogni ala del palazzo? >> gli domanda Marco con una nota di preoccupazione nella voce.
<< Perderei solo tempo prezioso >> risponde lui, scuotendo il capo. << I dati che abbiamo ci permettono di escludere il pian terreno e l’ala est, per non parlare delle cantine >>.
<< Non ci resta che raggiungere subito la terrazza, allora >> concorda Marco e dopo qualche istante di esitazione Fox compie il primo passo per salire i tre gradini che portano al portone.
Un innaturale vento gelido lo accoglie, portando il diaspro che ha al collo a divenire rovente. Tenendo la piccola pietra lontana dal torace, sale con circospezione i gradini della maestosa scalinata centrale ritrovandosi ben presto al pianerottolo. Decide di tenersi a debita distanza dalla porta sprangata che conduce all’ala ovest, stanza dei giochi del serial killer, e raggiunge subito la terrazza. L’abbagliante luce solare gli ferisce gli occhi rubandogli alcuni minuti necessari per scacciare il baluginio prima di osservare attentamente questo luogo.
Le piastrelle sbrecciate e screpolate dovrebbero essere roventi sotto i suoi piedi già provati dalla lunga camminata e dall’erba secca del giardino. Le trova, invece, fredde come fosse piena notte anziché prima mattina, particolare di per sé già parecchio inquietante. Cerca di non badarci troppo e si muove cauto, un passo alla volta, verso la ringhiera della terrazza.
<< Questo è l’unico affaccio sul mare >> nota, sporgendosi a guardare le onde infrangersi contro la parete rocciosa.
Un adulto fa presto a procurarsi una barchetta e prendere il largo con il suo cadavere da occultare. Il loro serial killer, però, ha iniziato a mietere vittime da bambino e un bambino deve arrangiarsi con quello che ha sotto mano. Quale luogo può essere migliore del mare per gettare via ciò di cui ci si vuole liberare per sempre?
Aveva già notato il cumulo di grossi massi accatastati nell’angolo della terrazza adiacente la portafinestra. Portarli fin lassù non deve essere stato semplice per un  bambino e questa constatazione lo porta ad aprire un’altra ipotesi ancor più inquietante.
 << Mi stai dicendo che quando la vittima non era più utile ai suoi scopi, la tirava giù dai ganci ai quali l’aveva appesa, la trascinava fino a qui, prendeva una di quelle rocce gliele assicurava alla vita, la issava fin sulla ringhiera e da qui la lasciava cadere in mare? Come può un bambino fare da solo tutto questo? >> gli chiede Marco scettico.
<< Non sono sicuro fosse da solo >>.
<< Pensi abbia un complice? >>.
Lo schiaffo improvviso del vento gelido gli toglie il fiato. Sente colare sul labbro superiore un rivolo di sangue e si protegge da un nuovo attacco coprendo il viso con le mani. Questo vento strano gli gira attorno un paio di volte prima di allontanarsi e solo dopo un lungo istante Fox riesce a scostare le mani dal viso.
Una pozzanghera scura si è creata attorno ai suoi piedi. Si propaga da lì un odore nauseante e gli ci vogliono alcuni istanti di attonito stupore per rendersi conto che quella non è altri che una pozza di sangue denso e freddo. Con un balzo ne esce fuori e striscia i piedi sulle mattonelle nell’automatico tentativo di ripulirli, mentre controlla di non avere ferite tali da giustificare tutto quel sangue.
Sotto i suoi occhi terrorizzati, però, lentamente dalla macchia inizia a disegnarsi una lunga striscia di sangue che termina la sua corsa contro la porta finestra della stanza delle torture all’interno della quale è probabile che continui. Fox ripercorre a ritroso con lo sguardo la scia di sangue dalla porta alla balconata, anch’essa ora macchiata dello stesso rosso cupo.
<< Li appoggiava lì prima di gettarli di sotto. Caspita, capitano, ci hai preso >> dice Marco con voce tremula.
  << Non aveva alcuna paura di essere scoperto. Si sentiva… si sente al sicuro qui >> deduce Fox con un filo di voce.
Un grido acuto, inumano e spaventoso, si leva dalla stanza delle torture. Il vento lo avvolge ancora una volta togliendogli il fiato e quando si allontana permettendogli di riaprire gli occhi, Fox si ritrova a incontrare lo sguardo di una donna.
Gli sorride appena appoggiata contro la portafinestra, del tutto a suo agio nonostante sia completamente nuda dinanzi a lui. Sulla pelle bianca come la neve ricadono i lunghi capelli neri, che sposta con un cenno del capo scoprendo il seno pallido.
“Non può essere reale!” razionalizza Fox, sbattendo più volte le palpebre, mentre il diaspro che ora tiene stretto nel pugno pulsa come un piccolo cuore.
<< Questa storia non mi piace per nulla >> sta dicendo Marco, che come lui starà sicuramente guardando con sospetto l’incedere lento della donna, che, rivolgendogli uno sguardo seducente, sta percorrendo la scia di sangue come fosse un red carpet. Raggiunge la ringhiera insanguinata e lì si ferma ad osservare per un lungo istante il bellissimo panorama.
<< L’estate eterna è per chi non teme la morte e tu, uomo, non la temi >> dice, volgendo a lui lo sguardo enigmatico.
<< Chi sei tu? >> le chiede, provando quel timore del quale lei è convinta sia privo.
<< Io? Io so chi sono e so chi sono stata. Tu, piuttosto? Tu sai chi sei? >> domanda inclinando appena la testa come un gatto curioso.
La domanda che gli ha posto continua a girargli per la testa, confondendogli le idee. In queste settimane il suo aver indossato molte maschere che lo hanno portato a non vivere la sua vita ma quelle di personaggi inesistenti è stato l’argomento preferito di Alex e ora sembra che questa donna inquietante voglia tirarlo nuovamente fuori. Il sorriso di lei si trasforma in una risata di schermo ai suoi danni che si aggiunge alla domanda ancora in loop, il cui volume aumenta sempre più al punto da fargli dolere la testa.
<< Piccolo uomo, sei confuso e cerchi di mettere ordine dentro di te prendendoti cura di ciò che non ti riguarda. Può essere pericoloso, non lo sai? >> gli dice, sporgendo la mano verso di lui per quella che sembra voler essere una carezza.
Quando, però, sta per raggiungerlo, la bella mano bianca di lei si tinge di rosso. Fox guarda attonito il colore scarlatto e solo dopo alcuni istanti si rende conto che non è tintura quella che le ricopre le dita. Le unghie sono state strappate con una violenza tale da portare via parte di alcune falangette e mentre poco per volta si avvicina al suo viso la mano sembra mostrargli le barbare torture che devono esserle state inferte.
<< Sei protetto >> constata la donna contrariata, ritraendo la mano che torna ad essere bella e priva delle orribili mutilazioni. Il suo sguardo, ora severo, guarda con rimprovero il piccolo diaspro che ha al collo, che oltre a divenire sempre più caldo ha anche iniziato a brillare.
<< Sì, è protetto, è anche bene! Quindi levati di torno, bellezza! >>.
Marco si frappone tra lui e questa donna pronto a difenderlo da un suo eventuale attacco. Un debole bagliore dorato lo circonda da capo a piedi rendendo la sua apparizione ancora più shoccante agli occhi di Fox. La donna, però, ride della sua minaccia. Solleva appena la mano e quello che sembrava essere il semplice gesto di chi scaccia via una mosca fastidiosa, genera un vento forte e gelido che investe in pieno il custode facendolo scomparire.
<< Marco! >> esclama Fox spaventato, sulla scia del grido del fratello. << Cosa gli hai fatto, maledetta? >> domanda alla donna gettandosi verso di lei.
<< Oh, anima inquieta che antepone l’altrui benessere al proprio >> ride del suo attacco, afferrandogli entrambi i polsi con quelle mani gelide che tornano a mostrare le mutilazioni subite. Con semplicità si oppone alla sua furia, muovendo appena un passo verso di lui.
<< Un custode dai poteri ridotti e la debole luce di una strega bianca. La tua protezione non può nulla contro di me, piccolo uomo >> gli dice lei con voce sensuale, mentre gli rivela il suo vero volto. Come attravessasse una barriera capace di cancellare l’incantesimo con il quale si mostra bellissima ai suoi occhi, man mano che si avvicina a lui le labbra che prima erano curvate in un sorriso apparentemente dolce, ora sembra siano state strappate, così come buona parte dei denti, il naso e le orecchie. Il cuoio capelluto e la pelle del viso, invece, sembrano essere stati bruciati e nel volto così devastato sono presenti solo gli occhi, ma privi di palpebre.
<< Sei entrato qui con l’intento di scoprire segreti che non ti appartengono. Tu che insegui la verità, dimmi: fino a che punto sei disposto a spingerti pur di conoscerla? >>.
Fox tenta di liberarsi dalla morsa d’acciaio che è la stretta delle mani di lei senza però riuscirci. Inizia allora a prendere a calci il corpo scarnificato e privo di grandi porzioni di muscoli con l’unico risultato di farla esplodere in una grassa risata.
<< A quanto pare hai cambiato idea, piccolo uomo. Vorresti fuggire lontano dalla verità, ma ecco che invece io ti ci porto >>.
La donna gli libera i polsi per poi subito stringerlo in un crudele abbraccio. Il puzzo del suo corpo putrefatto lo investe dandogli la nausea e con sorpresa si rende conto che le è bastato un solo balzo per sollevare entrambi da terra e restare in equilibrio sulla ringhiera con lui tra le braccia. Per la prima volta, la tanto amata distesa d’acqua azzurra che vede sotto di sé gli incute timore.
“Sono spacciato!” pensa, volgendo lo sguardo terrorizzato al volto mutilato e orribile della donna. Questa compie un passo nel vuoto e poi insieme cadono giù

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Capitolo 32
*** Il cimitero in fondo al mare ***


32 Il cimitero in fondo al mare
 
Nei due mesi trascorsi nel silenzio improvviso causato dall’assenza delle sue guide, Mirco ha avuto modo di sperimentare cosa sia la solitudine. Fino ad allora non ha mai potuto dire di essere solo, nonostante a tutti gli effetti lo fosse. Senza amici degni di essere definiti tali, l’ingresso di Nikky nella sua vita è stato un miracolo per lui ancora incomprensibile.
Ora, nel vedere il suo tutor divenire un punto lontano all’orizzonte, si chiede se la solitudine che nuovamente si sta impadronendo di lui sia causata dallo strano legame che tra loro si sta forzatamante creando o se sia solo il timore che possa accadergli qualcosa. Il suo sonno, infatti, è stato tormentato da bruttissimi sogni legati a questa indagine.
“Dai, che cosa vuoi mai che gli accada? Lui non ha i tuoi problemi con gli abitanti degli abissi marini e poi è dipendente dal nuoto, quindi chi sta meglio di lui adesso?” si dice per convincersi a lasciare la spiaggia e iniziare anche lui a lavorare. Non sono, però, neppure le sette e mezza e la biblioteca aprirà alle nove.
“Tanto vale che vada a fare colazione” pensa, dal momento che prima era stato troppo teso per mandare giù qualcosa. Raggiunge, quindi, la sala da pranzo dell’hotel, ma il grande buffet approntato per la colazione cattura ben poco il suo interesse.
<< Tutto solo stamattina? >>.
Il cuore inizia a battergli forte ancora prima che alzi lo sguardo a incontrare quello di Selvaggia, che con nonchalance prende posto al suo tavolo. È talmente perfetta nel trucco e nell’abbigliamento da sembrare finta. La vertiginosa scollatura dell’abito che indossa cattura l’attenzione di Mirco e la reazione del suo corpo è talmente violenta da spaventarlo.
<< Rio… Valerio è andato a nuotare. Io ho del lavoro da fare in biblioteca, ma è presto e così… tu, invece? >> le domanda per porre fine alla sequela di parole senza senso gracchiate con imbarazzo.
<< Alle dieci inizieranno le esibizioni per il concorso, ma io preferisco arrivare sempre prima. Cosa ci vai a fare in biblioteca? Credevo ti saresti occupato del concorso >>.
<< Oh, certo, sì, farò anche quello. Dopo. Ora è meglio che vada. Si sta facendo tardi >> dice alzandosi in piedi, deciso a togliersi in fretta da questa situazione potenzialmente compromettente su più fronti.
<< Guarda che è ancora presto. La biblioteca è qui dietro e quella strega della Mosso non aprirebbe un minuto prima neppure se venisse a farle visita il Papa >> ride lei, bloccando la sua fuga con un’altra validissima argomentazione. Messo alle strette, Mirco torna ad appoggiarsi allo schienale della sedia, abbozzando a sua volta un sorriso.
“Boja, che figura di merda sto facendo” pensa, muovendo veloce la gamba destra.
<< Che ne dici se approfittiamo del reciproco essere in anticipo per un tour del dietro le quinte del concorso? Ti faccio visitare i camerini delle Miss >> propone, strizzandogli l’occhio.
Mirco non sa come interpretare questo ammiccamento. Potrebbe riferirsi davvero alla visita alla quale ha accennato oppure, dato il modo in cui questa donna continua a sorridergli e a guardarlo, potrebbe anche esserci dell’altro. Sebbene cerchi con tutto se stesso di negarlo, è la possibilità che ci sia davvero ‘altro’ a spingerlo ad afferrare la mano che lei gli offre, lasciandosi condurre fuori dalla sala da pranzo.
Il conflitto interno tra il dovere, la fedeltà e quanto gli ormoni stanno alimentando in lui passa in secondo piano quando viene investito dal profumo dolce e invitante di Selvaggia. Ciò che gli sta dicendo in merito all’organizzazione del concorso e alle sciocche scaramucce tra le concorrenti si perde nel suo ancheggiare sensuale dinanzi al quale Mirco si ritrova a pronunciare dei monosillabi a caso, giusto per dare l’idea di essere lì con lei anziché perso nell’immaginare scene erotiche di ogni tipo.
Si rende conto di essere davanti ad una delle stanze del pian terreno dell’hotel solo quando Selvaggia gli lascia la mano per recuperare la chiave dalla borsetta. Lo trascina all’interno di questo piccolo appartamento dove sono state allestite delle postazioni dotate di un tavolinetto, una specchiera e una sedia sono state all’estite un po’ ovunque, separate l’un l’altra da bastoni attaccapanni carichi di abiti di ogni tipo. La ragazza si ferma dinanzi a quello a lei riservato e si accomoda al tavolino.
<< Potrei farti da modella per il back stage, che ne pensi? >> cinguetta mettendosi in posa.
Mirco decide di accontentarla, consapevole di come fosse esclusivamente quello il suo obiettivo. Non gli piace l’idea di essere usato, né quella di dover ammettere per l’ennesima volta che il suo tutor avesse ragione. Si sente persino in colpa di essere lì a servizio di questa ragazzina viziata mentre Rio sta rischiando grosso per portare avanti un’indagine che non è neppure quella per la quale sta agendo sotto copertura.
<< Vuoi che indossi uno di questi? >> gli chiede Selvaggia, accarezzando con la mano gli abiti appesi all’attaccapanni. Qualcosa nello sguardo di lei porta i suoi ormoni a prendere nuovamente il sopravvento. Evidentemente il suo attonito silenzio le è bastato come risposta, dal momento che si alza in piedi e si volta di spalle scostando i lunghissimi capelli neri per mostrare la cerniera dell’abito che indossa.
<< Mi aiuti? >>.
Poche volte nella vita gli è capitato di perdere la testa come sta accadendo in questo momento. Se avesse avuto con sé le sue guide ora non si ritroverebbe in questo mini appartamento a percorrere i pochi passi che lo separano da Selvaggia su gambe rese molli dall’emozione. Nella sua testa, ora, c’è solo la bella schiena di questa donna e il desiderio di vederla nuda, coprirla di baci, stringerla a sé e chi se ne frega di tutto il resto.
Le mani gli tremano mentre slaccia piano il bottoncino e afferra il gancio della cerniera che lentamente fa scivolare giù. Mentre il vestito si apre le sfiora appena la pelle col pollice, gesto che lei non manca di sottolineare inarcando la schiena mandandogli ancora di più il sangue alla testa.
La raccomandazione fattagli da Rio in redazione, però, gli torna prepotentemente alla mente portandolo a fermarsi.
<< Qualcosa non va? >> domanda lei, voltandosi appena verso di lui che scuote subito il capo.
<< No, no, tutto bene. Penso che ora tu possa procedere da sola >> dice, pronto ad allontanarsi. Selvaggia, però, lo blocca di nuovo voltandosi verso di lui. Sorridendo gli accarezza il viso con entrambe le mani per poi gettargli le braccia al collo e catturargli le labbra con le proprie.
Dopo un primo istante di smarrimento, Mirco risponde al bacio che diviene sempre più carico di passione. Posa le mani sui fianchi di lei e le lascia scorrere lungo la schiena fino a raggiungere la cerniera che spinge giù. La sua mano si avventura sotto l’abito, sfiora il tessuto morbido del perizoma e quando le stringe il gluteo tonico forse con un po’ troppa forza, Selvaggia rompe il bacio per lasciarsi andare ad un gemito. Eccitato, Mirco bacia avidamente il lungo collo di lei accapponandole la pelle.
<< Credevo fossi un timidone. Mi sbagliavo >> gli sussurra Selvaggia all’orecchio e per tutta risposta lui le cattura nuovamente le labbra. Torna alla ragione solo quando lei posa la mano sul suo pene che preme impaziente contro la patta dei pantaloni. All’improvviso si rende conto di essere andato troppo oltre e che questa è forse l’ultima occasione che ha a disposizione per fermarsi ed evitare di pentirsi, poi, delle proprie azioni.
<< Io… non posso… mi spiace >> sussurra allontanandosi.
<< Cos’è che non puoi? >> gli chiede lei sensuale, sporgendosi verso di lui a premere il bacino contro il suo pene, teso al punto da essere doloroso.
<< Sono fidanzato e non… >>.
<< Lei non lo saprà. Nessuno lo saprà. Sarà il nostro segreto >> lo interrompe tappandogli la bocca con un altro bacio. Il movimento lento dei suoi fianchi è talmente invitante che Mirco deve fare un vero sforzo per allontanarsi da lei per la seconda volta.
<< Non posso! >> esclama allontanandosi bruscamente.
La ragazza indietreggia a sua volta fino a toccare il tavolino contro il quale si appoggia. Il vestito è scivolato fino a mettere in mostra il seno che ora copre, imbarazzata forse per essere stata respinta.
<< Perdonami. Io… io non avrei dovuto >> dice Mirco, colpevole. << Sono qui per lavoro… e poi c’è Nikky… scusami >>.
Afferra la reflex e scappa via dal piccolo appartamento e nella sua disperata corsa verso l’ascensore travolge una persona sbucata fuori dal nulla.
<< Si sente bene? >> gli chiede l’alto e allampanato direttore dell’hotel. Troppo sconvolto per dare spiegazioni, lo rassicura in fretta per poi rinchiudersi nell’ascensore contro lo specchio del quale si appoggia di peso.
<< Ma bòja fàuss, cojon ed merda ch’a sun! >> esclama, portando le mani al volto, già convinto di aver mandato a monte non solo il praticantato, ma anche la sua carriera. Rio lo aveva messo in guardia dalle mire di Selvaggia, che se dovesse davvero essere diabolica come lui l’ha descritta potrebbe inventarsi chissà quale tipo di aggressione inesistente e avrebbe anche il direttore dell’hotel a testimoniare di averlo visto scappare via dall’appartamento.
Questa sensazione di fine imminente non lo abbandona neppure quando si chiude la porta della loro camera alle spalle. Anzi, i pensieri paranoici qui partono a briglia sciolta portandolo a vedersi condotto al patibolo da Rio, che senza mezzi termini lo accuserà dinanzi a Renzi di aver raggirato una ragazzina con false promesse al solo scopo di approfittarsi di lei. La notizia giungerà inevitabilmente alle orecchie dei suoi genitori e di Nikky, che gli volteranno le spalle durante il processo che lo vedrà accusato di violenza carnale e che inevitabilmente perderà, finendo il resto dei suoi giorni a subire le peggiori nefandezze in una squallida galera.
<< Oddio, oddio! Alex aiutami! >> esclama cadendo in ginocchio, vinto dalle sue paure. << Sgridami! Dammi dell’idiota, anche, ma aiutami! Ti prego! >>.
Rabbrividisce nel sentire l’eco della sua disperazione riverberare nella stanza vuota. Questo brivido, però, gli permette di ritrovare pian piano il controllo e scacciare la sciocca convinzione di non essere in grado di camminare sulle proprie gambe senza rischiare di cadere ad ogni passo.
<< E’ stato solo un bacio. Solo un bacio >> si dice razionalizzando quanto accaduto. Una risata isterica lo scuote da capo a piedi rendendogli faticoso rialzarsi in piedi e raggiungere il bagno, dove si libera dei vestiti per trovare refrigerio sotto il getto gelido della doccia.
Mentre l’acqua fredda gli picchietta sulla testa si rende conto di aver avuto una di quelle avventure occasionali delle quali i suoi compagni di università e gli amici di Nikky si vantano il lunedì mattina dopo un weekend trascorso tra pubs e discoteche.
Ride ancora, pensando alla velocità con cui tutto è accaduto, così diversa dai mesi fatti di uscite galanti, baci casti e momenti di passione molto più blandi di questo, prima che le cose tra lui e Nikky si facessero più serie permettendo a entrambi di concedersi una sessualità adulta.
<< Chi l’avrebbe mai detto >> scuote il capo, iniziando a provare un piacevole compiacimento per se stesso. In fondo, cosa importa se questa ragazza ha agito lo abbia con chissà quale scopo collaterale? Lui, Mirco Neigo, il nerd, il ragazzino malato e inquietante, ha limonato duro con una donna che avrebbe voluto da lui molto altro.
<< Potrebbe anche iniziare a piacermi >> dice fiero, alzando la testa per godere della piacevole sensazione dell’acqua fresca sul viso. Lentamente inizia ad accarezzarsi, deciso a non relegare questa esperienza nel cassetto delle ‘cose che è bene non fare’. Anzi, con la fantasia cancella il momento in cui si allontana e scappa via e lascia che le mani di Selvaggia continuino ad accarezzarlo piano. Audace decide, poi, di sbottonare i jeans con una lentezza sensuale e snervante allo stesso tempo e una volta compiuta l’opera i vestiti di entrambi volano magicamente via, lasciandoli liberi di correre alla ricerca del piacere reciproco.
L’orgasmo arriva a ondate calde e lente, accompagnato da una risata liberatoria e soddisfatta che sovrasta i dieci rintocchi del campanile della chiesa.
<< Merda! >> esclama, rendendosi conto di quanto si sia fatto tardi.
Si riveste in fretta, ripetendo in continuazione questa parola. Rio sta portando avanti le indagini e se vuole evitare che scopra quanto è appena accaduto è bene che inizi anche lui a fare la sua parte.
Evitando accuratamente lo sguardo del direttore che scorge dietro il bancone della reception, Mirco esce dall’hotel pronto a correre in biblioteca e recuperare il tempo perso. Scende lungo la passeggiata e sta per attraversare la strada per raggiungere il centro del paese quando viene colpito da una folata di vento gelido. Il volto scarnificato di una donna gli compare davanti agli occhi, seguito, poi, da una sequenza di immagini violente che sembrano ambientate in fondo al mare in cui braccia putride sbucano da involucri di stoffa che galleggiano ancorati al fondale. Volti marci dalle bocche ottusamente aperte gridano la loro furia mentre cercano di afferrarlo, finchè una luce dorata e accecante non gli ferisce gli occhi.
<< Sottiletta! Rio sta male! Ha bisogno di te, mòvite! >>.
Non è tanto l’odioso nomignolo affibbiatogli da Marco a riportarlo alla realtà, quanto il fatto che sia gridato con disperazione da Andrea. Le gambe, però, sembrano non volerne sapere di accettare l’invito. Restano bloccate ad osservare la scena più brutta di uno degli incubi avuti nella notte che gli sta scorrendo dinanzi agli occhi. Rio coperto di sangue, adagiato su una roccia e irrimediabilmente morto.
<< Oh, cristo. No! >> esclama e finalmente riesce a muovere un passo. Blocca, però, l’impulso di correre a perdifiato, rendendosi conto di come agire in questo modo attirerebbe troppo l’attenzione dei presenti su di sé.
“E non è proprio il caso che scoprano di cosa ci stiamo occupando!” pensa mentre cammina veloce lungo la passaggiata, seguendo Andrea che continua a gridargli di muoversi.
“Cos’è successo?” gli chiede, cercando di mantenere il sorriso plastico sulle labbra per ricambiare il saluto delle persone che incontra mentre si dirige verso il porto.
<< Stavo giocando al molo quando vidi una grande luce illuminare il mare. La luce salì sempre più e quando arrivò su si portò dietro a Rio. Marco lo spingeva verso le rocce e quando mi vide mi disse di vénere a cercariti >>.
La luce di cui parla il bambino è possibile che sia qualla che lo ha accecato al termine della sequenza di immagini che lo ha colpito poco prima del suo arrivo. Se così fosse, anche quei cadaveri che tentavano di prenderlo devono far parte di quanto si è ritrovato a vivere il suo tutor. Questo potrebbe voler dire che Rio è riuscito a trovare il cimitero personale del loro serial killer.
<< Ecco! Là sotto stanno. Mòvite! >> dice il bambino, scendendo con un salto sulle rocce al di là del molo. Mirco cammina svelto verso lo stesso punto e da lì si sporge, trovando Rio appallottolato sul fianco su una roccia piatta al pelo dell’acqua. Marco, inginocchiato alle sue spalle, scruta il mare dinanzi a sé protettivo come una leonessa sul suo cucciolo ferito. Volge lo sguardo verso Andrea corso al suo fianco e il volto teso e disperato si distende quando si rende conto di come sia riuscito a portare lì anche lui.
<< Aiutalo, ti prego! >> grida dando sfogo alle lacrime.
Mirco si affretta a raggiungerli e quando finalmente gli è vicino si rende conto di quanto le condizioni del suo tutor siano serie. Ha il corpo coperto di lividi e presenta molti graffi sui polpacci e sui piedi, alcuni dei quali sono profondi e sanguinando macchiano la roccia sulla quale ha trovato riparo.
<< Cosa diavolo è successo? >>.
<< Gli avevo detto di non farlo, ma lui è maledettamente testardo! >> balbetta tra le lacrime. << Lei mi ha scacciato. Le è bastato sventolare una mano. Lo ha catturato e si è gettata con lui dal terrazzo del convento. Lo ha trascinato a fondo e laggiù quei cadaveri si sono rianimati e non volevano lasciarlo andare. Non mi risponde, Mirco. Gli hanno fatto qualcosa e l’ho perso. L’ho perso! >>.
Per quanto in questo momento Marco non sia nel pieno possesso del suo protetto, un custode resta difficile da scacciare e il fatto che questa donna di cui parla ci sia riuscita non promette nulla di buono. Sebbene nella sua testa stia esplodendo un allarme forte al punto da farlo rabbrividire da capo a piedi, Mirco lo ignora perché a nulla gli servirebbe farsi prendere dal panico proprio in questo momento. Si avvicina a Marco, che, disperato, stringe a sé il fratello e cerca di infondere tutta la sua capacità persuasiva nella mano che gli posa sulla spalla.
<< Marco, siediti vicino ad Andrea e lascia tuo fratello a me, ok? >> gli dice e questi ci mette un po’ a capire cosa gli abbia chiesto e ancora di più a lasciargli campo libero sul suo protetto.
Nonappena posa le mani sulla testa di Rio, Mirco viene investito da una sequela di immagini terribili nelle quali è presente il volto di un uomo sempre troppo vicino, invadente, violento. Un bell’uomo dai tratti mediterranei e gli occhi di un azzurro così chiaro da sembrare ghiaccio, la cui voce gli esplode nelle orecchie carica di rabbia e disprezzo. Lo umilia con parole pesanti, che, però, poco per volta divengono dolci, persino amorevoli, variazione che anziché rassicurarlo lo inquieta ancora di più. E’ terrore puro quello che sta provando nei confronti di quest’uomo per mano del quale è convinto che morirà.
In effetti gli manca il fiato e la vista è offuscata da momenti di buio e perdita di conoscenza. Scorge il suo corpo riverso in una pozza di sangue che si espande sempre più nel pavimento bianco di quello che sembra essere un lungo corridoio. Nelle orecchie la voce furiosa di quest’uomo grida che è suo, suo e di nessun altro e che nessuno potrà portarlo via da lui. Poi il grido di una donna, movimenti concitati al suo fianco e il volto sconvolto dal terrore di quest’uomo che gli prende il viso tra le mani, disperato all’idea di averlo ucciso. Scappa via, uscendo dalla porta d’ingresso di questo appartamento lasciandolo intimorito del fatto che possa tornare a finirlo. Le braccia di una donna lo cullano, chiedendogli di non lasciarlo. Gli occhi verdi di lei colmi di lacrime e disperazione risaltano sul volto ricoperto di sangue ed ecchimosi che pian piano si trasforma in quello di Marco. E a lui che chiede aiuto. Che lo porti via da lì prima che lui torni. Che lo liberi da tutto quel dolore, per sempre.
Lontana, nascosta dietro questi ricordi non suoi Mirco percepisce un’altra voce a lui familiare, che sta combattendo per impedire a Rio di venire investito in modo ancor più violento dalle memorie angoscianti che la terribile esperienza che ha vissuto negli abissi ha tirato fuori da cassetti mal chiusi.
Nell’invocazione che sta pronunciando in loop questa voce si rivolge al suo tutor chiamandolo Liber. Una parola latina che significa libero, ma che non ha alcun senso all’interno dell’invocazione se non quello di essere il vero nome di Rio
<< Sono qui, Liber. Sono Mirco, il tuo assistente. Questi sono solo ricordi, Liber. Non sei più lì. Torna da me, qui, a Bagno Calo. Abbiamo un caso da risolvere, ricordi? >>.
Rio si squote appena, segno non solo del fatto che Liber sia davvero il suo nome, ma che è riuscito a raggiungerlo con quanto gli ha appena detto.
<< Bene, ora ci sono io con lui >> dice rivolgendosi alla guida. << Puoi lasciarlo andare. Lo tengo io qui al posto tuo >>.
 
***
 
<< Eccotelo! >> .
Con quell’ultima parola la lenta litania che Alex stava pronunciando in modo solenne in quella lingua sconosciuta si conclude e subito i ricordi angosciosi che Fox vedeva lontani, balzano in primo piano spaventandolo.
<< Resta con me, Liber. Apri gli occhi. Guard dove siamo >>.
La voce di Mirco, che prima ha avvertito lontana, dolce e gentile, lo ripesca da quel mulinare di immagini violente. Seguendo il suo consiglio Fox apre gli occhi e nel baluginio del sole intravede il sorriso del suo assistente. Lo tiene stretto per i polsi, come fino ad ora ha fatto lui nel tentativo di tirarlo fuori dai suoi strani momenti di black out. Il mare sciaborda alle sue spalle e schizzi d’acqua lo colpiscono ogni volta che le onde si infrangono sulle rocce.
“Come… come ci sono arrivato qui?” si chiede guardandosi attorno.
Il volto scarnificato di una donna gli compare dinanzi agli occhi e con lei riaffiora il ricordo della terribile caduta libera che si è conclusa con il violento impatto contro l’acqua. Con la forza dirompente di un proiettile hanno raggiunto in fretta le profondità marine tanto che i timpani hanno iniziato a dolergli per il brusco cambiamento di pressione.
Confuso, spaventato e dolorante si è ritrovato dinanzi a quelli che sembravano bianchi palloncini oblunghi ammassati l’uno vicino all’altro che ondeggiavano lenti ai capricci della corrente ancorati al fondale con una corda. Solo quanto si è trovato più vicino ha capito che si trattava di involucri, alcuni dei quali presentavano squarci che lasciavano intravedere porzioni di braccia, gambe o torsi.
Rendersi conto di trovarsi dinanzi a resti umani lo ha sconvolto e ha cercato di divincolarsi dall’abbraccio feroce della donna, che, del tutto indifferente, si è avvicinata ad uno di questi involucri e lo ha colpito facendolo sbattere contro gli altri. Il tetro effetto domino che si è venuto a creare ha risvegliato i corpi morti che hanno  iniziato a muoversi per cercare di liberarsi.
<< Le loro mani. Il tocco delle loro mani! >> sussurra, tremando come una foglia. << Mi sono ritrovato ghermito da quei cadaveri! Com’è possibile, Mirco? Qui non si parla più di spiriti ma di morti viventi, ti rendi conto? >> grida tentando di rimettersi piano a sedere. << Le loro mani… le sento ancora addosso. Non volevano lasciarmi andare. Volevano tenermi là con loro a morire! >>.
<< Ma non ce l’hanno fatta >> lo interrompe Mirco, prendendogli il viso tra le mani. << Sei qui adesso, Liber. Sei qui e sei vivo ed è questo ciò che conta. Pensi di riuscire a camminare? >> gli chiede e si rende conto di non avere risposta alla sua domanda.
Proprio come dopo l’ultima aggressione subita dallo Chef, Fox ha la brutta sensazione di non sentire il suo corpo, ma vedere le sue stesse mani muoversi lo rassicura del fatto di non essere paralizzato come allora. Le vede, però, lontane, come se avesse braccia lunghe molti metri e quest’illusione ottica lo distrae da quanto gli sta dicendo Mirco. Questi si toglie la t-shirt e lo aiuta ad indossarla, mettendogli i suoi occhiali da sole sul naso e il berretto in testa con la visiera ben calata sugli occhi, che poi bruscamente tira su e Fox si guarda attorno, stupito del ritrovarsi dentro la cabina messa a loro disposizione dall’hotel.
<< Ma… cosa è successo? >> domanda al ragazzo che con pazienza lo sta facendo sedere sulla panca.
<< Stai andando bene, Liber >> risponde lui, che, però, sembra parecchio preoccupato mentre lo aiuta ad indossare i jeans e le scarpe. Prende per sé la sua camicia dentro la quale sembra scomparire tanto è grande per lui e lo trascina in hotel. Fox ricambia con un cenno della mano il saluto del direttore, che sembra parecchio stupito di vederli lì e continua a seguirli attonito con lo sguardo fino a che non si chiudono le porte dell’ascensore.  
Quando queste si aprono è direttamente dentro la loro stanza che si ritrova e questo ennesimo balzo spazio temporale questa volta lo spaventa. Mirco lo spinge verso il letto e gli strappa di dosso prima il berretto, poi la t-shirt e infine le scarpe.  
<< Ma che cazzo stai facendo? >> gli chiede, bloccandogli le mani che veloci gli stanno slacciano la cintura dei pantaloni.
<< Mi sto prendendo cura di te, Liber. Sono sicuro che non te ne stai rendendo conto, ma sei messo parecchio male. Mi chiedo come tu abbia fatto ad uscire vivo dallo scontro con quegli zombie >> dice il ragazzo, togliendogli piano i jeans di dosso.
Fox perde l’equilibrio e sta per cadere di schiena quando Mirco lo afferra per le braccia tirandolo a sè. All’improvviso ricorda che qualcuno lo ha afferrato allo stesso modo, strappandolo alla furia delle vittime del serial killer. Una strana creatura fatta di luce molto calda, che col suo calore ha terrorizzato quei corpi putrefatti, riuscendo, così, a liberarlo dalla loro presa.
Da dove questa sia apparsa, però, non sa dirlo e solo adesso gli sembra di riuscire a metterne a fuoco i lineamenti, i capelli lunghi e dorati che lo circondavano e il sorriso che gli ha rivolto quando ha capito di essere riuscita a metterlo in salvo.
<< E’ stata lei… che mi ha… riportato su >> biascica e il mondo inizia a girare velocemente attorno a lui mentre la luce forte e calda si accende sul sorriso di questa creatura, abbagliandolo fino a fargli dolere gli occhi per poi spegnersi di colpo lasciando il posto alle tenebre.

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Capitolo 33
*** La donna fatta di luce ***


33 La donna fatta di luce
 
Quando finalmente rompe la superficie dell’acqua, il calore che si era impossessato del suo corpo scompare e un fischio continuo le invade le orecchie. L’aria che le riempie i polmoni ad ogni respiro le brucia la gola, il naso e il torace, causandole colpi di tosse secca che la scuotono da capo a piedi. Avverte appena una mano fresca posarsi sulla sua fronte e scostarle i riccioli.
<< Oh, grazie a Dio! Stai riaprendo gli occhi tesoro, finalmente! >>.
Il volto rugoso della signora Gallo emerge dalla nebbia e in un primo momento Ylenia la scambia per un pallido e spaventoso mostro.
<< Cosa… cos’è successo? >> le chiede, stupita di ritrovarsi sdraiata sul divano verde mela del soggiorno.
<< Sei svenuta, piccola mia. Ti eri appena messa a lavorare all’aiuola di primule e all’improvviso, ‘puff’, sei caduta a terra come un sacco di patate! E’ colpa di quella bici sgangherata con la quale ti sposti. Con questo caldo non è salutare pedalare da una parte all’altra della città >> puntualizza la donna colpendole piano il dorso della mano.
La signora Gallo, però, si sbaglia. Sebbene in questo momento sia confusa, è più che sicura che a farle perdere i sensi non sia stata la corsa in bici sotto il sole caldo del mattino da casa sua in centro a Torino fino alla loro prestigiosa villetta alle porte di Moncalieri.
<< No, no, cara resta giù! >> le intima la donna, impedendole di mettersi a sedere. In effetti, fa bene a seguire il suo consiglio, dal momento che la testa ha iniziato a girarle non appena l’ha sollevata dal cuscino. Una fitta dolorosa al torace le fa temere che la Gallo abbia ragione e che quanto successo possa essere stato causato da un infarto. La cosa non la stupirebbe, dato che corre da una parte all’altra come una trottola da troppo tempo e spesso a stomaco vuoto.
Un bicchiere le viene premuto a forza contro le labbra ed è acqua fredda con tantissimo zucchero quella che sente scendere sulla lingua.
<< Per fortuna Paolo era in casa. Non avrei proprio saputo come portarti via dal sole caldo, altrimenti! >> sta dicendo la signora Gallo e il sorso le va per traverso facendola tossire. Paolo, il figlio cinquantenne di questa donna, avrà fatto salti di gioia all’idea di poterla stringere tra le braccia. Lei, invece, rabbrividisce al pensiero delle mani di lui sul suo corpo incosciente e un conato la obbliga a mettersi svelta a sedere. Per fortuna riesce a reprimerlo, salvando il pregiato pavimento in cotto dall’essere inondato da succhi gastrici e pochi resti di cibo.
<< Non vorrei sembrarti indiscreta, Ylenia, ma… sei per caso incinta?  >>.
Non riesce, invece, a reprimere la risata nervosa causata dall’idiozia che questa donna timorata di dio ha appena detto.
<< No, signora. A dire il vero è l’esatto opposto >> la rassicura, nonostante il prossimo ciclo mestruale sia ancora lontano. Questa religiosissima signora, però, è la committente più importante e ben pagante che ha e perderla per una sciocchezza simile sarebbe la sua rovina. << Mi dispiace averla fatta preoccupare. Non è proprio da me svenire >>.
<< Oh, cara, ma non è colpa tua, cosa dici? >> risponde la donna, stringendole la mano nelle sue. << Ora è meglio che torni a casa tranquilla. Paolo ti accompagnerà volentieri >>.
<< No! Non è il caso si disturbi per così poco >> si affretta a dire, sentendo un altro conato chiuderle lo stomaco.
<< Ma quale disturbo? Sarebbe da folli lasciarti andar via su quel ferro vecchio con questo caldo! Ora riposa tranquilla ancora per un po’. Stai già riprendendo colore, per fortuna >> dice, accarezzandole il viso, per poi rimettersi in piedi con l’aiuto di un vecchio bastone e avviarsi verso la cucina.
“E menomale che oggi avevo solo quest’impegno” sospira Ylenia e un’altra fitta di dolore le trafigge il petto. Vi posa sopra la mano e avverte sotto le dita la presenza di una bolla. Stupita afferra uno dei raffinatissimi 'ciapa puer'[1] messi in bella mostra sul tavolino e nel riflesso dell’argento tirato a lucido nota una vescica che sembra causata da un’ustione proprio sotto la fossetta giugolare.
“Oddio, ma… allora…”.
Incredula, Ylenia rigira tra le dita il piccolo diaspro, che ricade perfettamente sulla vescicola. Ricorda che poco prima che perdesse i sensi, questa pietra era diventata non solo rovente ma anche pesante al punto da obbligarla ad allontanarla da sé. Ed era stato in quel momento, quando lo aveva fissato stupita, che era stata catturata dal diaspro e catapultata in una realtà scura, ovattata, terribile e fredda dove si era ritrovata ad essere l’ambita preda di decine di corpi putrescenti che tentavano di liberarsi dagli involucri bianchi nei quali erano prigionieri per afferrarla.
Alle sue spalle aveva avvertito la presenza di un corpo caldo e i battiti impazziti di un cuore e quando un movimento improvviso l’aveva ribaltata a testa in giù aveva scoperto trattarsi di Valerio. Terrorizzato, tentava di sottrarsi alle mire degli zombi che sembravano interessati a catturare lui e non lei.
“Non vi permetterò di fargli del male!” aveva gridato e sebbene non sappia spiegarsi come possa essere stato possibile, le emozioni di rabbia e paura che le premevano sul petto si erano trasformate in una luce dorata che aveva illuminato il diaspro come una piccola torcia. Questa luce l’aveva avvolta e le era pian piano entrata sotto la pelle, trapassandole i muscoli per arrivare fino alle ossa e allora Ylenia aveva capito di essere diventata essa stessa luce calda e accecante.
I corpi che si contendevano Valerio si erano ritirati dinanzi al suo splendore, permettendole di afferrarlo per i polsi e sfrecciare veloce verso quel tenue bagliore che li sovrastava. Sentiva di dover fare in fretta, che ogni secondo era prezioso per la vita del suo amato.
Durante la veloce risalita, il debole bagliore si era fatto sempre più forte e solo quando aveva rotto la superficie dell’acqua ritrovandosi nel cielo terso, Ylenia si era sentita sicura di averlo salvato.
<< Ed è qui che devo aver ripreso i sensi >> sussurra a se stessa rigirando la piccola pietra, ora fresca e leggera, tra le dita.
‘Sarà come se foste sempre l’uno al fianco dell’altra’ aveva detto il bambino che le ha venduto questi diaspri. Volendo anche dare per possibile che pietre provenienti dallo stesso blocco possano essere in grado di comunicare tra loro, in questo caso avrebbero addirittura permesso al suo corpo astrale di salvare Valerio dall’essere ucciso da un buon numero di morti viventi.
<< E’ pazzesco! >> sussurra, scuotendo il capo.
Certo di cose ‘strane’ agli inviati della ‘Visitato per voi!’ ne sono accadute in queste settimane, eppure fino ad oggi il diaspro che ha al collo è rimasto tranquillo, forse perché Valerio non era stato realmente in pericolo. In effetti, perché mai si trovava in fondo al mare a fare a botte con quei mostri?
<< Oh, ma siamo nuovamente in noi, vedo? >>.
La voce di Paolo Gallo la ruba ai suoi pensieri, facendola trasalire. Le sorride dalla porta d’ingresso in quel modo lascivo che ben poco tollera ed è un altro conato quello che deve bloccare al solo pensiero di essere stata priva di coscienza tra le sue braccia. Quest’uomo non le toglie gli occhi di dosso dalla prima volta che l’ha vista ed è arrivato a fare i salti mortali per riuscire ad essere in casa con la madre quando lei si reca da loro per i lavori in giardino. Ovviamente non perde tempo nel confermarle di essere ben disposto ad accompagnarla a casa e l’idea di ritrovarsi sola in auto con lui la preoccupa seriamente. Non si è mai fatto avanti in modo esplicito, né con l’etichetta di un invito ufficiale né con l’intento di saltarle addosso, ma Ylenia si è sempre guardata bene dal restare da sola in sua compagnia.
Oggi, però, non può fare a meno di accettare il passaggio messa alle strette dall’ordine categorico impartitole dalla sua migliore committente. Quando Paolo le chiede l’indirizzo di casa, pronto a memorizzarlo sul navigatore, le viene spontaneo dargli quello di Valerio anziché il proprio.
Io ho salvato te dagli zombi, tu salverai me da questo porco” pensa, prendendo posto sul sedile lato passeggero di quest’auto di lusso, badando bene di stare il più possibile attaccata allo sportello.
Cerca di mantenere un sorriso cordiale di circostanza durante tutto il tragitto, fingendosi interessata ai discorsi del Gallo, farciti di frasi fatte e pregiudizi e quando giungono al fondo di via Cernaia, approfitta del semaforo rosso per comunicargli l’intenzione di scendere lì per evitargli il giro della piazza. 
<< Non se ne parla, tesoro! >> esclama lui prendendosi la confidenza di chiamarla a quel modo. << Ti lascio sotto casa e non me ne vado finchè non sei dentro >>.
“Di bene in meglio” pensa la ragazza, chiamando a raccolta tutti i suoi Santi in paradiso affinchè compiano un miracolo.
Paolo attraversa la piazza, si immette in Via Alfieri e ferma l’auto con le quattro frecce accese proprio davanti al numero 20. Ylenia scende in fretta, decisa a non restare un momento di più al suo fianco. Vedere il portone del palazzo chiuso la fa sentire in trappola.
<< Ecco il suo destriero, madamoiselle >> dice Gallo con tanto d’inchino porgendole la bici. Lei abbozza un sorriso forzato, lo ringrazia augurandogli una buona serata e veloce si avvicina al portone.
<< Ylenia, aspetta >>.
“In paradiso staranno prendendo un aperitivo, evidentemente” pensa la ragazza, alzando gli occhi al cielo. Si mette sulle labbra l’ennesimo sorriso di circostanza e si volta paziente verso di lui.
<< Mi chiedevo se ti andrebbe di accettare un mio invito a cena >>.
A quanto pare lo svenimento prima e questo viaggio in auto poi hanno dato al Gallo il coraggio di pronunciarsi per l’invito ufficiale che Ylenia sperava di non ricevere mai.
In modo provvidenziale una donna esce dal portone.
<< Deve entrare? >> le chiede e lei le regala un luminosissimo ‘sì’, ringraziando i suoi Santi per essersi ricordati di lei.
<< Vuoi che ti accompagni fin su la por… >>.
<< No! >> esclama perentoria, piazzando la mano aperta davanti al viso stupito del fastidioso spasimante. << Ha già fatto tanto per me, davvero. Le auguro una buona serata, signor Gallo >> gli dice, scivolando al di là del portone che chiude per bene alle sue spalle.
Purtroppo le capita fin troppo spesso di ricevere inviti e avances da individui simili e ogni volta non sa come fare per liberarsi di loro. Anche in questa occasione ha trovato un escamotage per evitare di comunicare chiaramente il suo disinteresse, ritrovandosi con un sospeso che l’altro userà come gancio per tornare all’attacco con un’altra proposta.
“Mai che arrivino dalla persona giusta” sospira, mandando giù il magone.
L’unica cosa positiva che le ha procurato questa pessima esperienza è quella di ritrovarsi nel palazzo in cui abita Valerio. Questa cosa la emoziona al punto da farla avvampare. Si guarda attorno preoccupata che qualcuno possa vederla e ride di se stessa preparandosi ad uscire.
“Eppure…” pensa, restando aggrappata al pomolo del portone.
Volge lo sguardo alla porticina che conduce alle scale e, facendosi coraggio, lascia la bici nel cortile ed entra nell’androne con la spiacevole sensazione di stare commettendo qualcosa di illecito.
Cerca il nome di Valerio sulle buche delle lettere e lo trova scritto in stampatello con una penna rossa su un foglietto incollato sopra una vecchia targhetta.
“Come fossi qui solo di passaggio” pensa malinconica, accarezzando il vetro della buca con le dita.
Volge lo sguardo alle scale e le percorre piano, con il cuore che accelera i suoi battiti un gradino dopo l’altro. La sua ricerca si conclude già al primo piano dove ritrova il nome del ragazzo scritto con la stessa penna su un foglietto attaccato alla targhetta di inquilini precedenti. Un sorriso le incurva le labbra.
“Sei peggiorata, Lilli. Una cosa simile non l’avresti fatta neppure a tredici anni” ride di sé, accarezzando il pomolo della porta. “Questo è il tuo spazio privato. Il luogo nel quale ti senti liberoNo… il luogo in cui ti senti solo” si corregge e lo sguardo terrorizzato di Valerio le ricompare agli occhi della mente.
“E’ stata un’allucinazione, Lilli. Non c’è altra spiegazione. Non deve esserci altra spiegazione!” pensa prendendo la pietra tra le dita. Sfiora la vescicola che questa a creato sulla sua pelle e che ancora una volta le strappa una smorfia di dolore. “Le allucinazioni, però, non lasciano segni di questo tipo”.
Cero, questa bolla potrebbe essere stata causata dall’esposizione della pietra al sole caldo che potrebbe aver causato una sorta di ‘effetto lente’ che l’ha portata a scaldarsi al punto da ustionarla. Sa bene, però, di stare tentando con tutta se stessa di trovare una spiegazione razionale.
Perché la possibilità che io abbia salvato Valerio da un’orda di zombi è tutto tranne che razionale” sospira, volgendo lo sguardo al nome scritto a penna sul campanello.
<< Cosa è successo dopo? >> chiede preoccupata al piccolo diaspro che tiene stretto in mano.
Non sopporta l’idea di rimanere all’oscuro di quanto davvero possa essere accaduto e delle conseguenze che il suo intervento può aver generato. E’ consapevole, però di non poter chiedere a Mirco se per caso il suo tutor abbia avuto qualche brutto incontro in mare oggi.
“Mi prenderebbe per matta” pensa sconsolata, avvicinando la piccola pietra alle labbra, sentendone la superficie liscia e perfetta.
<< Proteggilo, ti prego >> le sussurra per poi lasciarla ricadere sull’ustione.
Per quanto sia ingiusto, se la sua ipotesi fosse corretta e l’Universo l’avesse portata ad entrare in possesso di questi diaspri con uno scopo ben preciso, forse il suo ruolo all’interno del disegno più grande del quale è entrata a far parte potrebbe essere proprio quello di proteggere Valerio da lontano e dover fare i conti con l’ansia di non sapere né cosa lo abbia messo in pericolo, né come abbia reagito al suo intervento.
Qualcuno apre una porta ai piani superiori e per poco non le scappa un grido. Intimorita, scende in fretta le scale, recupera la bici e la trascina fino al portone che apre appena, per assicurarsi che il Gallo sia tornato all’ovile liberandolo della sua presenza.
Si tuffa in strada e pedala svelta verso casa sua, non troppo lontana da qui. Il piccolo diaspro le batte sul petto ad ogni pedalata, come a volerle ricordare non solo della sua presenza ma anche di questa ennesima assurda ipotesi nata sulla soglia della casa di Valerio.  
 
***
 
<< Ma è sicuro di non volerlo portare in ospedale? >>.
<< Le ho già detto che preferisco aspettare che si risvegli! Lei piuttosto? Sta meglio? >>.
<< Oh, sì, sì, grazie. E’ solo che… tutto quel s-sangue… oh, mio Dio… >>.
Le voci di Mirco e del suo interlocutore giungono a Fox lontane e ovattate, in contrasto con l’odore pungente dei succhi gastrici e il bruciore fastidioso agli occhi causato dalla luce forte che li ferisce.
<< Ehi, Capo, come stai? Riesci a sentirmi? >> >> gli chiede Mirco e lui annuisce piano, sentendo la testa girare appena a causa di questo piccolo movimento.
<< La luce >> biascica e Mirco prontamente corre a tirare le tende.
<< Come ha fatto a ridursi così, signor Rossi? >>.
<< Antonio… era lei a vomitare? >> domanda Fox, che inizia finalmente a mettere a fuoco il volto pallido del direttore dell’hotel.
<< M-mi scusi ma la vista del sangue mi fa… mi fa sempre… mi fa… >> balbetta prima di correre nuovamente in bagno a rimettere.
<< La vista del sangue? >>.
<< Tu non ti rendi conto di come stai messo, vero? >> gli chiede Mirco.
Questa domanda lo confonde. Avverte solo un fastidioso mal di testa acuito da un fiscio continuo nelle orecchie, ma gli sembra più che normale data la rapida discesa e la risalita da capogiro che ha fatto. Quel che può essergli rimasto addosso sono i lividi ai polsi causati dalla forte stretta delle mani della donna fatta di luce che lo ha tratto in salvo. Quando, però, abbassa lo sguardo su questi raggela nel vedere che la sua pelle solitamente pallida è coperta di lividi violacei sugli arti superiori e sul tronco, mentre sulle gambe sono presenti parecchi graffi e tagli profondi da alcuni dei quali sgorga ancora qualche goccia di sangue. Nei lividi riconosce la forma delle dita scheletriche che hanno tentato di trattenerlo sul fondale marino affinchè diventasse l’ennesimo ospite di quel tetro cimitero.
<< Pensi sia il caso di andare in ospedale? >> gli sta chiedendo Mirco, distogliendolo dai suoi pensieri.
<< No >> risponde deciso.
Nonostante le ferite che ha in corpo non siano belle in passato si è preso cura autonomamente di lesioni ben peggiori. Al di là della sua personale allergia per gli ospedali, poi, data la situazione gli farebbero troppe domande alle quali non saprebbe come rispondere. Inoltre, l’arrivo di un’ambulanza dinanzi all’hotel attirerebbe l’attenzione e non vuole che i riflettori dei media vengano puntati su di lui e soprattutto sull’indagine che lo ha portato a ridursi così.
<< Ne è sicuro, signor Rossi? >> gli chiede il direttore uscendo dal bagno. << Alcuni di quei… tagli sono profondi >> insiste, portando il fazzoletto alla bocca.
<< Sto bene, davvero. Ho solo bisogno di riposo >> ribatte, volgendo lo sguardo lentamente verso di lui.
<< Ma cosa le è successo? >>.
<< Sono scivolato su uno scoglio giù al molo >>  risponde di getto.
<< E’ sicuro di non aver battuto la testa? Magari è svenuto a seguito di un trauma cranico. Davvero, io credo che lei dovrebbe farsi vedere da un medico >>.
<< Antonio, le assicuro che se dovessi peggiorare prenderò in considerazione la cosa >> ribatte Fox, che vorrebbe solo gridargli di andare via. << Penso che sia meglio per lei prendere una boccata d’aria. Credo che in questo momento stia quasi peggio di me >>.
Il direttore borbotta qualche parola sconnessa portando alla bocca il fazzoletto molte altre volte prima di liberarli definitivamente della sua presenza. Mirco corre allo spioncino della porta per assicurarsi che si sia allontanato e solo quando è certo di questo Fox si concede di lasciarsi andare a parecchie, colorite imprecazioni.
<< Perché quell’uomo era qui? >> chiede al ragazzo, mettendosi a sedere. Mille puntini luminosi gli esplodono davanti agli occhi, ma preferisce strizzare forte le palpebre e tenersi sù puntando le mani contro il materasso piuttosto che tornare a sdraiarsi.
<< Perché per quanto sembri un tonto è un ottimo osservatore. Quando siamo entrati in hotel ha notato i tuoi jeans sporchi di sangue e i lividi sulle braccia e si è sentito in dovere di controllare che stessi bene. A modo suo è stato gentile >> gli spiega il ragazzo, spostando l’asciugamano che gli ha posto sotto le gambe per non macchiare le lenzuola.
Questo telo bianco di spugna gli riporta alla mente quello scuro da spiaggia recuperato chissà dove da suo fratello e che Mirco gli aveva legato in vita quando erano risaliti sul molo. Deve riconoscere che il ragazzo ha avuto un notevole sangue freddo nel gestire la situazione avendo cura di preservarla dalla morbosa curiosità della gente. Forse avrebbe fatto meglio a lasciare quel telo al suo posto anziché fargli indossare i jeans, cosa che forse li avrebbe salvati dalla preoccupazione di Antonio.
Il nervoso direttore non ha tutti i torti. I graffi profondi che ha sui polpacci e sui piedi sono davvero brutti. Nel guardarli gli compaiono agli occhi della mente dei fotogrammi concitati dei terribili momenti in cui si è ritrovato prima braccato dalle vittime del serial killer e poi conteso tra questi e la donna fatta di luce. Ha ancora addosso la spiacevole sensazione delle loro mani scheletriche sulla sua pelle.
Scorge qualcosa incastrato in uno dei tagli più profondi che ha sul polpaccio destro. Con dita tremanti afferra quella piccola scheggia che ad uno sguardo più accurato scopre essere…
<< … un’unghia >> sussurra divenendo esangue.
La lascia cadere disgustato sul pavimento e si alza svelto dal letto per raggiungere il bagno, dove si libera del contenuto dei suoi visceri. Quando alza la testa ancora scosso dal conato, vede Mirco osservare disgustato il pezzo d’unghia e dalla tenue sfumatura verde che ha assunto il suo viso sembra prossimo a correre in bagno, allontanarlo dalla tazza e ficcarci dentro la testa a sua volta. Invece, gli si avvicina e lo aiuta ad appoggiarsi contro la parete, per poi tirare lo sciacquone.
<< Va meglio? >> gli chiede inginocchiandosi dinanzi a lui.
<< Non lo so. Non sento niente. Credo di essere sotto shock >> gli dice, rendendosi conto di come non avverta alcun dolore fisico, oltre alla sensazione di estraniamento della quale si sente preda.
 << Lo immaginavo. E’ possibile che sia rimasto qualcos’altro attaccato a queste ferite oltre a ciò che hai trovato >>.
Fox lo guarda interdetto, cercando di dare un senso alle sue parole, ma riesce solo a sbattere le palpebre e scuotere lento il capo.
<< Mi da la nausea pensare che possa esserci qualunque altra cosa che appartenga a loro sopra di me >> sussurra, trattenendo a stento un altro conato. << Me li sento ancora addosso, ora più di prima >>.
<< Conosco un modo per toglierli >> sussurra, sostenere il suo sguardo a fatica. << A dire il vero non l’ho mai usato per un caso così particolare, però funziona. Pensi… pensi di poterti ancora fidare di me? >>.
<< Dipende da cosa vuoi fare >> gli chiede preoccupato.
<< Un rito di purificazione. Solo che non sarei io a farlo. Dovremmo richiamare il Guardiano >>.
Lo stomaco di Fox si chiude al solo sentire pronunciare il nome del tizio inquietante nel quale Mirco si trasforma. Anche se non sa bene dire il perché, l’idea che questi possa anche solo toccarlo con un dito gli piace ben poco.
<< E’ proprio necessario richimarlo? A Lumi per curarmi le ustioni ti è bastato frizionarle con un fazzoletto >>
<< E’ vero, ma in questo caso non stiamo parlando solo di guarire le ferite ed evitarti le cicatrici. E’ una situazione più complessa e ho bisogno che sia lui a gestirla. È cosi… è cosi tanto inquietante? >>.
Fox si rende conto di aver annuito automaticamente in risposta alla domanda di Mirco solo dopo averlo fatto. Il ragazzo abbassa lo sguardo rammaricato e per quanto vorrebbe rassicurarlo e rimangiarsi quella risposta, Fox non riesce a farlo. L’idea, però, che qualcosa di quegli orribili mostri gli sia rimasto addosso lo disgusta al punto da dargli la nausea. Avvicina la testa al water pronto a dare di stomaco, ma il conato gli si blocca a mezza via quando si rende conto in quali altre occasioni ha provato una simile, pessima sensazione fisica.
<< Ehi, che ti prende? >> gli sta chiedendo Mirco.
<< Ok, ci sto. Richiamiamo il Guardiano e spero che davvero me li tolga di dosso >> risponde afferrando con forza la mano che gli aveva teso. Il ragazzo lo guarda confuso, ma per fortuna non fa altre domande.
<< Aspettami qui. Vado a procurarmi il necessario e torno >> dice per poi alzarsi e uscire prima dal bagno e poi dalla stanza.
La porta chiusa in tutta fretta produce un rumore sordo che nelle sue orecchie frastornate continua a riecheggiare. Quando scompare ne prende il posto un silenzio inquietante nel quale Fox sente il suo cuore battere sempre più forte. Una dopo l’altra, gli tornano alla mente le tante volte in cui si è ritrovato privo di forze, ferito e mezzo svenuto ai piedi di un water con così tanta disperazione nel cuore da temere che scoppiasse.
<< No. Basta! >> sussurra strizzando forte le palpebre nella speranza che questo escamotage gli permetta di richiudere nei cassetti tutti i terribili ricordi che gli stanno affollando la mente confusa.
<< Ehi, capitano, sta tranquillo che ci penso io a tenerli a bada >>
La gelida presenza di Marco gli avvolte la mano e Fox alza la testa con un gesto troppo rapido che la fa dolere ancora di più.
<< Sei vivo? >> domanda al fratello che ricordava essere stato fatto scomparire da quella donna mostruosa con un solo gesto della mano.
<< Beh, proprio vivo no. Però, mi difendo bene >> ribatte il ragazzino. Fox ride della sua battuta e piano piano questa risata nervosa si tramuta in un pianto a dirotto talmente violento da togliergli il fiato. Vorrebbe dirgli che avrebbe dovuto dargli retta e stare lontano da quel maledetto palazzo, ma non ce la fa. La consapevolezza di aver rischiato la vita e che anche questa volta la sua morte sarebbe avvenuta in modo violento lo sta devastando.
<< Li ho addosso, Marco. Sono pieno dei loro schifosissimi resti >> borbotta tra i singhiozzi e veloce recupera il ricordo di una frase simile detta sempre a lui molti anni prima.
<< Vedrai che questo rito si porterà via ogni cosa >> cerca di rassicurarlo il fratello.
<< Non mi fido di quel tipo >> ribatte raddrizzando la schiena.
<< Nemmeno io. Non riesco a inquadrarlo ma di una cosa sono certo: non è come loro, Liber >>.
Le parole di Marco gli gelano il sangue aiutandolo a tornare rapidamente padrone di se stesso. Con questa semplice osservazione è riuscito a dare un senso al perché il Guardiano lo inquieti così tanto.
<< Come fai ad esserne così sicuro? >> gli chiede diffidente.
<< Perché è una sorta di spirito e quelli di norma sono asessuati e privi delle tipiche pulsioni umane >>.
Alex gli aveva spiegato quanto Mirco non sia del tutto umano e, di conseguenza, ciò che gli sta dicendo Marco potrebbe avere un senso. Non riesce, però, a tranquillarzi all’idea di ritrovarsi ad avere addosso le mani di quella misteriosa creatura mentre si trova in queste precarie condizioni psicofisiche.
<< Ci sono io con te e resterò al tuo fianco per tutto il tempo. Dovessi vedergli fare cose poco chiare so dove andare a scatenare l’inferno, sta tranquillo >>.
La gelida persenza di Marco che avverte tutt’attorno a sé, nonostante lo rassicuri lo porta a chiedersi in quante altre occasioni sia rimasto al suo fianco ad imprecare per le scelte sbagliate, a fare l’impossibile per trarlo in salvo e forse anche per farlo ragionare. Prova un profondo, sconcertante imbarazzo nel saperlo così informato di quanto gli passi per la testa e per il cuore. La decisione di restargli accanto ha abbattuto quel lembo di privacy che quando era in vita Fox ha sempre cercato di mantenere. Per proteggerlo, si diceva. Ora, invece, si rende conto che quel limite che metteva al suo confidarsi con lui era il tentativo di proteggere se stesso dall’imbarazzo del metterlo a conoscenza dei particolari più sconcertanti.
<< In realtà ne ero già a conoscenza >> sussurra Marco cogliendolo di sorpresa. << Non nel dettaglio, ovviamente, ma che qualcosa di terribile ti stesse capitando… che qualcosa di terribile ti capitasse sempre… quello l’ho capito fin dal primo momento. È solo che… metterlo a parole era così… così… >>
<< Spaventoso >> conclude al suo posto, consapevole di quante volte lui stesso abbia zittito la sua mente razionale dal formulare ragionamenti lucidi su quanto era costretto a subire. Un modo come un altro per cercare di non impazzire.
<< Eccomi qua! >> annuncia Mirco, entrando in bagno, accompagnato dal forte odore di limoni proveniente da una cassetta di legno che posa sul pavimento.
<< E questi a che servono? >> gli chiede stupito.
<< Per il rito >> risponde il ragazzo tagliando a metà alcuni limoni. << Ok, lo so, può sembrare strano. Mi hai visto fare di peggio però nelle ultime settimane, no? Fa finta di aver vinto un ingresso in una Spa. Tra poco ti sdraierai nella vasca piena di piacevole acqua calda e lascerai che un addetto so prenda cura di te. Tutto il resto sono effetti speciali offerti dalla direzione del centro benessere >> ridacchia, strizzandogli l’occhio.
<< Ok >> ribatte Fox, confuso << Dove ti sei procurato tutta questa roba? >>.
<< Ho chiesto aiuto al direttore >> risponde il ragazzo mentre, in bilico sul bordo della vasca rigira più volte la tenda di plastica sul bastone. << Gli ho detto che mi serviva per disinfettarti le ferite. Mi ha guardato in modo strano, ma me li ha dati senza fare storie >>.
In questi giorni trascorsi insieme, Fox ha potuto notare quanto Mirco sia disordinato e poco incline al prendersi cura delle sue cose. A quanto pare, però, quando si tratta di esorcismi o riti particolari è in grado di tirare fuori un lato meticoloso che lo sta portando a sfregare quelle bucce di limone in ogni angolo della superficie della vasca e delle piastrelle delle tre pareti che la circondano. Finito con i limoni, apre un pacco di sale grosso e ne butta a manciate nella vasca per sfregarlo poi ovunque con l’aiuto delle bucce.
<< A cosa servono le cose che stai usando? >> gli chiede Marco curioso.
<< Il limone è un disinfettante naturale capace di eliminare le contaminazioni e il sale purifica gli ambienti, scaccia o tiene lontane le presenze >> risponde Mirco, mentre con il doccino sciacqua bene ogni cosa. Getta, poi, nel lavandino le bucce dei limoni che ha consumato, richiude lo scarico della vasca con il tappo e inizia a riempirla. Mentre attende che sia piena recupera dal sacchetto di velluto cinque specchietti e ne posiziona quattro agli angoli della vasca e uno sul pavimento del bagno proprio ai piedi di Fox.
<< Perché gli specchietti? >> chiede questi, preoccupato.
<< Per catturare eventuali riflessi >>.
<< Che sarebbero? >>.
<< Un riflesso è come un’eco: non è forte come la voce che lo crea ma ne ripete il verso, amplificandolo >> gli spiega, tagliando altri limoni che spreme nell’acqua che sta riempiendo la vasca. << Hai presente quando entri in risonanza empatica con qualcuno percependo il suo stato d’animo? Ecco, un riflesso ti resta addosso proprio come quella sensazione. Non ti appartiene, ma è capace di squoterti, mutarti l’umore, condizionare la giornata e nel peggiore dei casi la vita. >> dice gettando un pugno di sale nella vasca. << Dal momento che sei entrato in contatto con quei cadaveri è possibile che qualcosa di loro ti sia rimasto addosso, oltre alle loro unghie, e con questo rito verrà eliminato. Quando il contatto è fresco, è un metodo efficace per evitare di dover incorrere in esorcismi più complessi in futuro >>.
<< Hai detto, però, che non lo hai mai fatto per situazioni così particolari >>.
<< Infatti. Lo faccio spesso a Nikky, soprattutto quando si trova insieme a me durante un esorcismo o l’incontro con uno spirito più stronzo del solito >> dice, spremendo altri due grossi limoni nell’acqua calda e fumante. Prende, poi, una brocca di vetro dalla cassetta della frutta e inizia a lavarla e a sfregarla con i limoni e il sale, prima di posarla ai piedi della vasca.
<< Bene, è arrivato il momento di evocare il Guardiano >> dice Mirco inginocchiandosi davanti a lui prima di porgergli la mano. Fox la afferra con ben poca convinzione e subito sente riverberare nelle orecchie la strana litania già altre volte sussurrata da Alex. Il ragazzo chiude gli occhi e ad ogni respiro lento che compie la muscolatura inesistente che copre le sue lunghe ossa sporgenti si gonfia divenendo sempre più evidente contro la t-shirt che indossa. Alza il viso verso l’alto esponendo il collo come a voler aiutare il pomo d’Adamo a venire fuori e lentamente, poi, riporta la testa in linea. E’ ora evidente come la mascella si sia fatta più netta cancellando del tutto i lineamenti fanciulleschi.
Quando la preghiera sussurrata da Alex si conclude, non c’è più traccia di Mirco nell’uomo adulto seduto di fronte a Fox. Questi prende un profondo respiro, apre lentamente gli occhi e dopo un primo istante di contemplazione delle loro mani unite alza lo sguardo a incontrare il suo.
<< Buongiorno, Liber. Felice di rivederti. Mi spiace, però, che le circostanze ben poco lo siano >> dice stringendogli la mano. << Sì, sento che questa felicità è solo mia. Sento anche di non poterti rassicurare a pieno circa la fiducia che puoi riporre in me. Il ragazzo, però, ha ragione: molti riflessi ti sono rimasti addosso ed è necessario che io esegua questo rito >> dice sporgendosi appena verso di lui.
Fox si allontana di conseguenza, liberandosi dalla stretta della sua mano. Si accorge appena di aver alzato la propria e di stare tenendola aperta verso quest’uomo, ad indicare un limite personale che non vuole sia valicato. Il Guardiano accoglie la sua richiesta e si fa indietro.
<< Sembri essere a conoscenza di molte cose >> osserva Fox.
<< Sono un guardiano di anime, è normale che le conosca >>.
<< Sei il guardiano delle anime dei morti e io non lo sono >> ribatte, temendo per un istante di essere in uno di quegli strani sogni così reali che lo hanno accompagnato durante i quattro lunghi mesi trascorsi in coma.
<< No. Non lo sei. Né morto né in coma, se può rassicurarti. Quella che vedi attorno a te è la tua vita che scorre in questo giorno e in questo tempo. Come tutti gli esseri viventi possiedi un’anima ed è quella che io leggo e, per quel che mi riguarda, spero tu non debba mai avere bisogno di me quando renderai questo corpo >>.
<< Dipendesse da me non mi avvarrei del tuo aiuto neppure adesso >> ribatte sincero facendolo ridere. Nel sorriso che gli curva le labbra e nel modo in cui butta appena un po’ la testa indietro Fox riconosce qualcosa di Mirco in quest’uomo.
Il sorriso muore all’improvviso sulle labbra del Guardiano, come se qualcosa lo avesse disturbato.
<< Vogliamo cominciare? >> chiede severo.
<< Aspetta >> si intromette Marco e per la prima volta il Guardiano rivolge lo sguardo alla presenza gelida del fratello che Fox percepisce al suo fianco. << Questo rito. Quanto è pericoloso? >>.
L’uomo scuote piano il capo e quando riporta gli occhi sullo spazio vuoto, questo viene riempito della presenza di Marco.
<< Ma che diavolo… >> borbotta il custode, stupito.
<< Sta tranquillo, è provvisorio. Penso che sarà tutto più facile per lui se ha la possibilità di vederti >>.
<< Vuoi dire che è davvero pericoloso? >> chiede Fox preoccupato.
<< Non corri alcun pericolo. Hai il tuo Custode accanto e poi sei protetto >> dice portando il dito alla fossetta giugolare ad indicare il diaspro che Fox di riflesso afferra. << E’ possibile, però, che proverai dolore >>.
<< Quanto dolore? >> chiede Marco.
<< Nulla che non possa sopportare >> risponde il Guardiano.
Marco si volta verso di lui, preoccupato e indeciso allo stesso tempo su cosa sia meglio fare. Sebbene non vedesse il suo viso da più di quindici anni Fox conosce bene quell’espressione. La ritrovava ogni volta che si rivedevano al mattino dopo una delle notti in cui lo Chef decideva di ‘trascorrere del tempo insieme’ e come allora il desiderio di suo fratello di poterlo aiutare mescolato alla consapevolezza di non poter fare nulla gli chiude lo stomaco.
<< Smettila! >> esclama, proprio come faceva quelle mattine e si ritrovano entrambi a ridere. << Cosa vuoi che sia un po’ di sofferenza rispetto alla consapevolezza di essere contaminato da… non so neppure da cosa. Forza: cominciamo! >>.
<< Benissimo >> concorda il Guardiano. Recupera il coltello usato da Mirco per tagliare i limoni e con un colpo deciso incide il polso sinistro dal quale inizia a sgorgare parecchio sangue che cade nell’acqua tingendola di rosso.
<< Ma che cazzo hai fatto? >> esclama Marco inorridito.
<< L’unica possibilità che ho per curare le sue ferite e fare in modo che esse si rimarginino in fretta senza lasciare segni evidenti è quella di farlo entrare a contatto ancora una volta con il mio sangue. Quando avrò completato la formula di guarigione, se qualcosa gli è rimasta attaccata addoso salterà subito fuori e la catturerò negli specchietti. Poi sottoporrò le sue ferite ad un accurato lavaggio con limone e sale, cosa che penso troverai poco piacevole ma, credimi, ti farà davvero bene >> dice volgendo lo sguardo a Fox, mentre lecca il taglio che si è procurato e che immediatamente smette di sanguinare. << Ecco fatto. Ora, per favore, togli il costume ed entra in acqua >>.
Marco si alza in piedi e gli porge entrambe le mani per aiutarlo. Lui le afferra e si lascia tirare su appoggiandosi poi subito contro le parete alle sue spalle, colto da un capogiro. Volge lo sguardo al Guardiano che impassibile lo osserva fermo e in piedi accanto alla vasca.
<< Dai, capitano, dicono si debba provare tutto nella vita. In fondo, cosa vuoi che sia questo dopo un’azzuffata con trenta zombie? >>.
Incoraggiato dal fratello, Fox si libera del costume e badando bene di stare a debita distanza dal Guardiano entra nella vasca e si mette a sedere, disturbato dal forte odore di limone.
<< Ora sdraiati. Voglio che mi ascoltiate bene entrambi. Qualunque cosa accadrà, tu non uscirai dalla vasca e tu >> dice voltandosi verso di Marco fermo alle sue spalle. << Tu resta qui. Intesi? >>.
Fox e Marco si scambiano un lungo sguardo prima di annuire all’unisono all’ordine impartito dal Guardiano, che senza perdersi in ulteriori raccomandazioni congiunge le mani davanti al petto e inizia a recitare una monotona litania fatta di bisbigli e suoni gutturali. Quando il tono della sua voce aumenta, l’acqua della vasca inizia a vibrare e il profumo dei limoni si espande ancora di più nel piccolo bagno. La temperatura giù calda dell’acqua aumenta pian piano fino a che non inizia a  ribollire, come se qualcuno avesse azionato un idromassaggio, senza diventare, però, insopportabile per Fox che osserva questo strano fenomeno con timorosa curiosità.
Le bolle aumentano d’intensità esplodendo in mille spruzzi che colpiscono il Guardiano e sfrigolano sulla sua pelle come se cadessero su una piastra incandescente. La temperatura sempre più elevata dell’acqua crea sbuffi di vapore che salgono verso l’alto, colpiscono il soffitto e girano in mille spire. Mentre continua a recitare quella stessa preghiera con un tono di voce sempre più alto, il Guardiano inizia a muovere le mani come a voler radunare l’aria davanti a sé. Compie questo gesto un paio di volte dando origine a un piccolo vortice dal quale si leva un grido che nulla ha di umano.
Incapace di credere ai suoi occhi, Fox vede nascere da quegli sbuffi di vapore bocche spalancate in espressioni di profonda sofferenza e braccia dalle mani protese in un’eterna richiesta di aiuto. Come volesse rispondere alla loro disperazione, il Guardiano apre gli occhi e volge lo sguardo verso l’alto mentre agita l’indice teso della mano destra come un direttore d’orchestra, continuando con la sinistra quello strano movimento di raccolta. Queste anime disperate vengono dirottate una per una verso i quattro specchietti posti agli angoli della vasca fino a che il vortice non si esaurisce del tutto lasciando il soffitto sgombro e l’acqua nuovamente ferma.
Il Guardiano riporta le braccia lungo i fianchi e chiude gli occhi prendendo un profondo respiro. Fox si sarebbe aspettato di vedere il suo corpo sgonfiarsi e le ossa sporgenti di Mirco tornare a fare bella mostra di loro e invece questa creatura misteriosa apre gli occhi volgendo a lui lo sguardo.
<< Cosa… cosa erano quei mostri? >> gli chiede con un filo di voce.
<< Erano il riflesso della rabbia di quelle anime dannate nei confronti del loro assassino. Sono rimasti agganciati a te perché anche tu in questa vita hai rischiato di morire e proprio come loro hai provato sulla tua pelle il disperato dolore inflitto dalla tortura >>.
Contemporaneamente tutte le ferite che nel corso della sua vita hanno segnato il suo corpo con cicatrici più o meno evidenti iniziano a dolere come fossero state appena inferte, togliendogli il fiato. Incapace di gestire così tanto dolore, Fox inizia a gridare e a piangere disperato contorcendosi nell’acqua ancora innaturalmente calda della vasca. Scorge appena Marco tentare di correre in suo aiuto e il Guardiano bloccarlo con una mano. Indifferente al suo dolore, recupera la brocca che Mirco aveva disinfettato con i limoni e la immerge nell’acqua della vasca per poi porgergliela.
<< Bevi >> gli ordina serio.
Per quanto trovi assurda la sua richiesta, Fox afferra la brocca e la vuota del contenuto ferroso e acido che come per magia lo libera dal dolore. Volge lo sguardo stupito prima al Guardiano poi al fratello, sollevato dal vederlo stare bene. Un conato, però, lo obbliga a saltare fuori in fretta dalla vasca per infilare la testa nel water per l’ennesima volta. 
Il Guardiano lo aiuta a rimettersi in piedi e poi torna a congiungere le mani al petto e a bisbigliare la monotona preghiera. Questa volta il piccolo vortice sale dal water, vortica veloce sul soffitto e altre anime dannate vengono intrappolate nello specchietto.
<< Le hai eliminate tutte? >> gli chiede Marco quando gli vede riportare le braccia lungo i fianchi.
<< Sì. Sono tutte qui, ora >> risponde indicando gli specchietti che recupera uno ad uno riponendoli nel sacchetto di raso. << Torna nella vasca, Liber. Devo prendermi cura di queste brutte ferite >> gli dice invitandolo a rientrare.
Con passo più sicuro, ma ancora ben poco presente a se stesso, Fox segue il consiglio e immerge un piede nell’acqua che, però, lo ustiona obbligandolo ad allontanarlo in fretta.
<< Non era… non era così calda prima >> dice confuso massaggiando il piede. Solo così si accorge di come la sua pelle sia arrossata, segno che l’acqua era rovente anche prima ma era lui ad essere talmente disconnesso dal suo corpo da non rendersene conto. Solo quando l’occhio gli cade sul braccio destro si rende conto che il rito oltre a liberarlo dei riflessi di quei mostri si è portato via la copertura semipermanente applicata da Mistica ai suoi tatuaggi, riportandoli in bella mostra.
<< Oh, cazzo! >> esclama colto da un sospetto, che trova conferma nel riflesso dello specchio nel quale rivede il suo viso cosparso di efelidi, i capelli rossi e ricci e le ciglia e sopracciglia chiarissime che rendono ancora più grandi di stupore i suoi occhi verdi. Porta titubante la mano alla barba che non si è mai fatto crescere prima e che scopre con stupore essere di un rosso più scuro rispetto a quello dei capelli, cosa che accentua ancora di più il pallore della sua pelle.
<< Bentornato, Liber >> gli sorride il Guardiano, che scorge alle sue spalle dal riflesso dello specchio.
<< No. Tu non capisci! Questo è un grandissimo problema! >> esclama prossimo ad un’attacco di panico.
<< Davvero? Quindi sei tu il problema? Credevo lo fossero i riflessi che ho appena eliminato >> ribatte serafico l’uomo, sedando con questa semplice replica la sua crisi.
Fox non sa come replicare all’ovvietà della sua osservazione. Si avvicina allo specchio per guardare sconsolato il volto che da sette mesi non vedeva e che non dovrebbe ritenere scomodo e pericoloso. La cicatrice che gli spacca in due il sopracciglio sinistro è tornata al suo posto, così come quella sul labbro inferiore e sono persino nuovamente visibili i fori del piercing con i quali ha  tentato di mascherarle. Ripercorre con un dito quelle che ha sul torace e sul fianco, private del filler di acido ialuronico usato da Mistica per farle scomparire e guarda commosso ai tanti tatuaggi fatti nel corso degli anni e che non pensava potessero mancargli così tanto.
<< Sono io il problema? >> ripete in un sussurro afferrando i gomiti con le mani in un auto abbraccio nel quale si stringe sempre più.
<< No che non lo sei, toglitelo dalla testa!  >> interviene Marco posando le mani gelide sulle sue. << Mistica è stata previdente e ti ha dato scorte di fondotinta waterproof, crema autoabbronzante e tintura per capelli. Useremo queste per tamponare la situazione e quando torneremo a Torino valuteremo se chiamarla per rimettere a posto come si deve Valerio Rossi. Ok? >>.
Fox annuisce posando la fronte contro quella di lui che lo stringe in un gelido abbraccio capace di raffreddare il turbinio di emozioni che gli si sta agitando dentro.
<< Ti tengo, capitano. Sta tranquillo che potrò pure essere fatto d’aria ma sono ancora capace di tenerti in piedi >> dice facendolo ridere. << Concludiamo questo rito, che ne dici? >>.
Tenendolo stretto a sé, Marco lo accompagna alla vasca e questa volta resta al suo fianco, frapponendosi tra lui e il Guardiano in modo da impedirgli di vedere l’imponente e inquietante figura di lui. Sente, però, quelle mani innaturalmente calde afferrargli la gamba sinistra e quella voce profonda sussurrare un’ennesima preghiera mentre si occupa delle ferite profonde causate dall’aggressione degli zombi.
<< Se sono qui lo devo solo a lei >> sussurra stringendo la mano che il fratello tiene tra le sue.
<< Sei sicuro che quella donna fatta di luce fosse Ylenia? >> gli chiede lui scettico.
<< Certo che lo sono. So che sembra folle, ma è uscita da questa pietra >> dice afferrando il diaspro con indice e pollice. << L’ho riconosciuta quanto si è voltata verso di me dopo aver scacciato gli zombi con la luce intensa che emanava. Mi ha afferrato per i polsi e portato in salvo. Non me la sono sognata, Marco. Era proprio lei >>.
<< Certo che era lei >> si intromette il Guardiano, catturando l’attenzione di entrambi. << Il suo corpo astrale è giunto in tuo aiuto percependo il reale pericolo di morte nel quale ti sei trovato >>.
<< Che cosa? >> chiede preoccupato raddrizzando la schiena.
<< Come può essere possibile una cosa simile? >> chiede a sua volta Marco.
<< Come ho detto prima: sei protetto >> risponde portando l’indice alla fossetta giugolare a indicare la presenza del diaspro.
Ancora una volta quel gesto. Ancora una volta quello sguardo rivolto al diaspro datogli da Ylenia. Anche Mirco se ne era uscito con questa storia della protezione guardando al dono della ragazza allo stesso modo. Fox, però, non aveva allora collegato questo concetto a ciò che porta al collo e che gli ha già dato modo in queste settimane di rendersi conto non essere il semplice pezzo di roccia opaca e levigata che sembra.
<< Io… non riesco a credere che tutto sia stato possibile grazie a questa pietra >> dice incredulo. << E cosa pensi che le sia successo? Voglio dire, mentre il suo corpo astrale era lì con me in fondo al mare, cosa è successo al suo corpo carnale? >>.
<< E’ possibile sia andata in trance, come succede al ragazzo >> risponde il Guardiano, tornando ad occuparsi delle sue ferite.
<< No! >> esclama Fox afferrandogli la mano. << Non ti rendi conto di quanto sia maledettamente pericoloso? Lei non può essere coinvolta in tutto questo casino! >> .
<< Lei è già coinvolta, Liber >> risponde lui, liberandosi dalla sua stretta.
<< Io non voglio che lo sia! Non è giusto! Lei non sa nulla di te, di Mirco né di quanto sta accadendo qui >>.
<< Sì, è possibile che non sappia nulla dell’uomo inquieto che ha dato origine alla dannazione di queste anime. Ma sei così sicuro che non abbia intuito chi Mirco possa essere? >>.
In effetti se ora ha al collo queta pietra che, come Ylenia stessa gli ha detto, ha il compito di proteggerlo dalle energie negative è solo grazie al dubbio che lei ha avuto a seguito di quanto successo in area ristoro. Da quando è venuto a conoscenza del segreto di Mirco, più volte ha pensato a quanto la teoria strampalata raccontatagli dalla ragazza in realtà fosse vicina alla realtà dei fatti.
<< Ok, lei forse ha capito molte cose avvalendosi di pochi elementi, ma… non capisco perché debba essere condannata a tutto questo? >>.
<< Davvero non lo capisci? >> ribatte il Guardiano, inarcando le sopracciglia, scettico.
Quella blanda presa in giro gli chiude lo stomaco e deve fare un vero sforzo per non vomitare per l’ennesima volta.
<< Non può essere… o meglio, non sarebbe giusto se fosse questo il motivo >> sussurra, cercando lo sguardo di quest’uomo che serafico continua a portare avanti il suo lavoro.
<< Perché no? >> si intromette Marco.
<< E me lo chiedi pure? >> ribatte incredulo. << Lei si è innamorata di Valerio rossi, non di me. Non posso accettare che rischi la vita a causa di una maschera >>.
<< Lei si è innamorata di te, Liber, per il semplice fatto che con lei sei stato te stesso >>.
<< Ma questo non toglie che lei non sappia chi sono! Guardami! >> esclama indicando se stesso. << Valerio Rossi non ha la pelle bianca in modo inquietante e cosparsa di efelidi che la rendono ancor più orribile, né capelli rossi e ciglia così chiare da sembrare bianche. Non ha cicatrici che ha cercato di coprire con tatuaggi o piercing, né un lavoro pericoloso che lo obbliga a mentire costantemente e a vestire i panni di personaggi inventati ad hoc ai fini dell’inchiesta che sta conducendo. Non ha subìto violenze di alcun tipo né è stato costantemente spaventato per tutta le sua fottutissima vita ed ha tutte le ossa del corpo integre che non causano dolori costanti capaci di diventare insopportabili! >>.
I singhiozzi gli chiudono la gola rendendogli impossibile continuare questa carrellata di caratteristiche delle quali il suo avatar è privo e che vorrebbe egli stesso non possedere. Anche in quel caso sfruttare a suo vantaggio i sentimenti di questa ragazza non sarebbe onesto, ma almeno potrebbe farsi avanti con lei e vedere se potrebbe esserci un futuro per loro.
<< Non sarai Valerio Rossi per sempre e tutte le cose che stai dicendo e pensando… credi davvero che sarebbero un problema per lei? >> gli chiede Marco e lui non può fare a meno di restare a bocca aperta davanti a questa domanda.
<< Se ti innamorassi di una persona e poi scoprissi che in realtà non è chi credevi fosse, tu come la prenderesti? >> ribatte aggressivo.
<< Ascolterei le sue motivazioni e sicuramente potrei aver bisogno di tempo per metabolizzare la cosa. Non vedo, però, perché la verità dovrebbe portarmi a cancellare ciò che provo per lei >>.
<< Perché è questo che fa la verità, Marco! Fa crollare le certezze, genera diffidenza e paura e porta le persone ad allontanarsi e ad arrabbiarsi con loro stesse per non essere state capaci di rendersi conto che c’era qualcosa che non andava >>.
<< Questo è quello che è successo a te, Liber! >>.
<< Questo è ciò che accade a tutti, Marco! >> grida colpendo l’acqua con i pugni. << La verità è una stronza capace di nascondersi e saltare fuori quando ormai sei troppo coinvolto, portandoti a trovarti intrappolato in situazioni scomode nelle quali non avresti messo mai piede! Se avesse saputo tutto questo di me, sono più che sicuro che non mi avrebbe dato questa pietra, proprio come io non avrei fatto di tutto per entrare nel team di giornalisti investigativi di Juan ritrovandomi, poi, intrappolato nelle morbose attenzioni di quello stronzo! >>.
Quest’ultima frase riverbera nella piccola stanza, come a voler sottolineare l’importanza di questa verità sputata fuori con veemenza. Una verità che fino ad oggi aveva tenuto celata persino a se stesso e che così descritta mette in discussione quella che è stata la scelta più importante da lui compiuta e che ha condizionato gli ultimi sette anni della sua vita. Ha la sensazione di non aver imparato nulla dalla bruttissima esperienza vissuta con lo Chef, dal momento che ha permesso ad un'altra persona di approfittarsi di lui su più fronti.
Prende la testa tra le mani, sconvolto dall’associazione che sta facendo tra l’uomo che lo ha messo al mondo e quello che gli ha insegnato tutto ciò che sa sul giornalismo investigativo.
<< Come ho potuto cadere di nuovo nella stessa trappola? >> si chiede sconvolto.
<< Cadere è nell’umana natura. Ciò che è importante è rendersi conto di essere inciampati nello stesso punto e scoprire cosa ha causato la caduta >> dice il Guardiano, che continua a passare le bucce di limone sulle ferite che ha sulle gambe, che sembrano essere già in fase avanzata di guarigione.
<< Cosa lo ha causato? >> ripete Fox turbato dalle sue parole. << Sei anche uno psicologo adesso? Nei tanti anni trascorsi in terapia dopo quanto quel folle dello Chef mi ha fatto ho sviscerato ‘le cause’ di cui parli e ho capito che non ho alcuna colpa in tutto quello che è successo! >>.
<< E io concordo con te. Infatti non ho parlato di colpe da parte tua, ma di ciò che ha causato questa ulteriore caduta. Lasciami aggiungere, però, che se quanto ho detto ha acceso tutta questa rabbia, nonostante il lungo lavoro che hai fatto su di te intimamente sei ancora convinto di essere la causa di ciò che ti è successo. Forse è proprio questo il problema, non credi? >>.
Lo sguardo acuto del Guardiano lo trapassa da parte a parte facendolo sentire ancor più nudo di quanto in effetti non sia. Vede sgretolarsi il castello di convinzioni dietro il quale si era detto sicuro della sua innocenza. Una sicurezza di facciata dietro la quale si nasconde accuratamente quella parte di lui plagiata dalle parole di quell’uomo che avrebbe dovuto solo proteggerlo e che invece lo ha portato a un passo dalla morte.
Il turbinio di emozioni contrastanti lo manda in confusione mentre nella sua mente la voce dello Chef e quella di Juan si accavallano e nei loro volti ora scorge gli stessi sguardi, gli stessi sorrisi e persino la stessa severità.
<< Ho avuto sempre tutto sotto il naso eppure non ho visto nulla >> sussurra attonito, avvertendo il calore delle lacrime rigargli il viso.
<< Non hai voluto vedere nulla. Dovresti provare a chiederti il perché >>.
<< Deve farlo proprio adesso? >> ringhia Marco protettivo, scoccando un’occhiataccia al Guardiano che per tutta risposta si alza in piedi.
<< Il rito è concluso. Ora ti consiglio di fare una doccia e poi una lunga dormita >> dice asciugandosi le mani. Chiude, poi, gli occhi e alza la testa esponendo il pomo d’Adamo, pronto a prendere il profondo respiro che riporterà Mirco tra loro.
<< Aspetta! >> esclama Fox. Gli occhi scuri di quest’uomo lo guardano stupiti mentre lentamente si rimette in piedi ed esce dalla vasca.
<< E se fosse un riflesso anche questo? Se qualcosa dello Chef mi fosse rimasto attaccato addosso e stesse condizionando la mia esistenza? >> gli chiede, nella speranza che possa bastare un suo intervento a risolvere la situazione. Il Guardiano, però, gli sorride e lentamente scuote il capo.
<< Sei un uomo intelligente e mi aspettavo un ragionamente simile da te. Purtroppo non si tratta di un riflesso. Se lo fosse stato lo avrei spedito volentieri con tutti gli altri, liberandoti della sua presenza >>.
<< Allora cos’è? Non ho risposta a quella domanda >> gli chiede afferrandogli entrambe le mani. Il Guardiano osserva a lungo la stretta convulsa e quando alza gli occhi a incontrare i suoi vi legge una nota triste capace di scoraggiarlo.
<< Non posso condurti per mano in questo percorso, mi dispiace. Io mi occupo di anime erranti e tu, per fortuna, ancora non lo sei. Troverai la risposta che cerchi. Il processo è già iniziato >> dice volgendo lo sguardo al diaspro che ha al collo. Fox lo prende tra le dita e, sebbene sia ancora contrario all’idea che Ylenia possa essere coinvolta in questa storia, accetta il silenzioso indizio.
<< Ce l’hai un nome? >> gli chiede e per la prima volta vede nascere sorpresa e imbarazzo su questo volto perennemente serio.
<< Un nome? A che servirebbe? >> domanda confuso.
<< A permettermi di non riferirmi a te con dei poco gentili ‘Ehi, tu!’ o con il più formale titolo di ‘Guardiano’ >>.
<< Che è ciò che sono >> puntualizza l’uomo sempre più confuso. Fox non può fare a meno di ridere a crepapelle del suo essere così concreto.
<< Vale, vale. Facciamo così: ‘Guardiano’ in spagnolo si dice ‘Guardiàn’. Potremmo abbreviarlo con ‘Ian’, che ne dici? >>.
<< Ian? Non saprei. Se, però, ritieni sia necessario, per me va bene >> fa spallucce, sebbene sembri emozionato da questa novità.
<< Beh, allora: arrivederci Ian >> dice tendendogli la mano.
<< Arrivederci Liber >> ricambia lui stringendola.
Volge poi lo sguardo verso l’alto a mostrare il pomo d’Adamo, prende un profondo respiro e durante la lunga espirazione che ne segue il suo corpo muta fino a tornare quello spigoloso e scheletrico di Mirco.
 
[1] Prendi polvere, termine usato nel dialetto piemontese per indicare i soprammobili

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Capitolo 34
*** Liber Sum ***


34 Liber Sum
 
Prima che le sue guide gli venissero tolte, mentre il processo di ritorno al suo corpo aveva luogo queste lo mettevano a conoscenza di quanto il Guardiano si era ritrovato a fare. Ora, invece, il familiare strappo e la brutta sensazione di caduta libera avvengono in un silenzio capace di rendere il fenomeno ancora più fastidioso. Forse per questo lo stupore è ancora più grande quando, una volta aperti gli occhi, si ritrova a stringere la mano ad un uomo sconosciuto totalmente nudo.
Gli ci vuole qualche istante per recuperare il nome di quella malattia che porta la pelle a scolorire creando macchie che su quest’uomo hanno disegnato un reticolato interessante e capace di rendere difficile distogliere lo sguardo. Per quanto abbia la pelle chiara, entrambi gli occhi sono circondati da macchie bianche che hanno del tutto decolorato le ciglia. Quella sull’occhio sinistro, poi, si è estesa fino al sopracciglio, anche questo in buona parte bianco e spaccato in due da una brutta cicatrice. Un’altra, più piccola, segna il labbro inferiore circondato da una folta barba rosso scuro che rende ancor più netto il contrasto tra questa pelle pallida e macchiata e i capelli rosso fuoco, che ricadono sul volto in ricci ben delineati.   
<< Sono io, Mic >> sbuffa l’uomo, alzando gli occhi al cielo.
<< Rio? Oh, bòja. Ma che ti è successo? >>.
<< Sono stato purificato >> risponde lui, lasciandogli la mano.
<< Pure troppo >> ridacchia Marco, la cui presenza nota solo adesso. << Quindi tu davvero non ricordi nulla degli interventi del Guardiano? >>.
<< Non è che non ricordo nulla. Sento ciò che accade in lontananza e vedo ombre. Era compito delle mie guide farmi un resoconto di quanto successo, una volta ritornato in me. Devo ammettere che una cosa simile non mi è mai successa prima d’ora >> ammette guardando ancora una volta con stupore quello che è il vero volto del suo tutor.
<< Figurati a me >> sbuffa questi, tornando nella vasca. << Ian mi ha detto di fare una doccia e una dormita. Sulla prima concordo, per la seconda non credo proprio che ci riuscirò >> dice sbadigliando.
<< Ian? E chi sarebbe? >> domanda Mirco, confuso.
<< Vieni, sottiletta, ti spiego un po’ di cose >> si intromette Marco, accompagnandolo fuori dal bagno. Lo mette al corrente del nome che Rio ha deciso di assegnare al Guardiano e resta stupito del fatto di essersi del tutto perso questa parte del discorso incorso tra loro.
<< A quanto pare le tue guide non ti dicevano proprio tutto >> dice il custode sedendosi sul letto.
Non saprebbe dire se è una conseguenza del silenzioso ritorno al suo corpo, della pazzesca novità che ha trovato al suo arrivo o della battuta appena fatta dal Custode, fatto sta che Mirco prova uno spiacevole senso di spaesamento. Si è sempre fidato del resoconto delle sue guide, dal momento che collimava con quanto lui stesso era in grado di sentire e vedere seppure non chiaramente. Ora, però, gli stanno tornando alla mente tutte le volte in cui Nikky gli ha riferito dei particolari avvenuti durante la presenza del Guardiano e dei quali lui non aveva alcuna memoria. Dettagli che a volte erano irrilevanti altre, invece, importanti o terribili.
<< Sì, non è bello scoprire di essere stati usati >> sospira Marco, lo sguardo triste rivolto alla porta del bagno.
Deve ammettere di non aver capito bene a cosa si riferisse il suo tutor quando ha accusato questo Juan di aver avuto attenzioni morbose nei suoi confronti. Potrebbe trattarsi di una persona soffocante così come di un vero e proprio abuso che purtroppo Rio si è trovato a subire.
<< Entrambe le cose, purtroppo >> ringhia Marco tra i denti. << Juan Hèrnandez è un fottutissimo manipolatore travestito da difensore dei più deboli. Era il mio mito e alla fine si è rivelato essere il mio più grande errore. Non mi perdonerò mai di aver spinto Liber ad entrare nel suo team e di conseguenza nella sua trappola >>.
<< Tu non potevi sapere cosa sarebbe successo >>.
<< Non dire cazzate! >> esclama con tanta veemenza da catturare l’attenzione del fratello, che subito esce dal bagno con un asciugamano annodato in vita e dalla porta fissa accigliato Mirco e il vuoto al suo fianco. 
<< Che succede? >> gli chiede sbadigliando e lui si limita a scrollare le spalle. Per fortuna è troppo stanco per indagare la menzogna che gli ha appena raccontato. Barcolla fino alla parte del letto che ha occupato in queste notti e lì si lascia cadere di pancia, addormentandosi all’istante.
<< E’ normale questa cosa? >> domanda Marco, preoccupato.
<< Il sonno aiuta a risistemare le cose. Dormirà a lungo. Direi che per oggi questa sagra e le indagini dovranno fare a meno di lui >> lo informa Mirco e il custode appare sollevato all’idea di sapere il suo protetto al sicuro per il resto della giornata. Accarezza sereno i suoi riccioli rossi che come molle tornano subito nella forma originaria.
<< E’ pazzesco >> sussurra Mirco, rapito da questo piccolo gesto. << Posso capire tingere i capelli e renderli lisci, ma… come ha fatto a far sparire tutto il resto? >>.
<< La collega che si occupa della messa in opera degli avatar è davvero in gamba. Credimi, quelli di Valerio Rossi sono i panni più semplici che ha vestito in questi sei anni e se lo sono è solo perché è stata concepita come una copertura a lungo termine >>.
 << Forte! >> bisbiglia Mirco guardando al suo tutor come ad un’opera d’arte che continua a mostrare le sue meraviglie. Ora che è di spalle, infatti, un tatuaggio formato dalla frase in latino ‘Liber sum’[1]  spicca in una porzione di pelle priva di macchie tra le scapole.
<< Liber è davvero il suo nome? >> chiede a Marco che annuisce continuando a giocherellare con i capelli ancora umidi del fratello.
<< A dire il vero non è proprio il suo, ma è quello che ha scelto per sé >>.
<< Un nome d’arte, intendi? >> domanda Mirco e il custode scuote il capo dinanzi alla sua curiosità.
<< Liber è il nome di suo nonno materno >>.
<< Di vostro nonno materno >> lo interrompe, pignolo. Il custode alza gli occhi al cielo indispettito e ancora una volta scuote il capo.
<< Sai essere fastidioso, eh? >> gli dice e per un istante Mirco teme di essersi giocato la possibilità di venire a conoscenza di qualche informazione in più sulla vera identità del suo tutor.
<< Scusami >> pigola facendo ridere di gusto Marco.
<< Che terribile paraculo che sei! Pur di soddisfare la tua curiosità saresti capace di vendere tua madre al miglior offerente, sottiletta. Hai un futuro garantito nel settore del giornalismo >> dice mostrandogli il pollice rivolto verso l’alto. << E comunque è corretto. Liber è il nome del padre di sua madre. Noi non siamo fratelli né in alcun modo parenti >>.
La notizia lascia Mirco a bocca aperta, cosa che fa nuovamente ridere di gusto il custode. Il ragazzo si lascia cadere a sedere ai piedi del letto e non può fare a meno di far viaggiare lo sguardo dall’uno all’altro di quelli che credeva essere fratelli gemelli, continuando a vederne la somiglianza.
<< Mi stai prendendo in giro >> conclude serio. << Voi due vi somigliate e tanto, anche! Ora che la maschera di Rio è caduta del tutto questa somiglianza si nota ancora di più e poi avete lo stesso modo di osservare il prossimo e di leggere ciò che accade attorno a voi. Non può essere solo il modellamento che porta un custode col tempo ad assomigliare al suo protetto >>.
<< E infatti non lo è >> lo interrompe Marco. << Fin da subito ci hanno scambiati per fratelli e noi con questa cosa ci giocavamo. Credimi, ciò che ho sempre voluto in vita è stato poter mettere insieme mio padre e sua madre e creare la nostra piccola famiglia >>.
Il silenzio che cala tra loro è carico della stessa tristezza che scurisce il volto del custode. Non può essere uno dei suoi scherzi e questa consapevolezza curva ancora di più l’ossuta schiena di Mirco.
<< Oh, boja. Questa proprio non me l’aspettavo >> scuote il capo sconsolato.
<< E perché avresti dovuto? Tu non sai un cazzo e te ne stai accorgendo ogni giorno di più. Quello stronzo che si è insinuato nella testa di mio fratello è l’unico responsabile di tutto questo casino >> dice scandendo ogni singola parole che sottolinea quanto sia furioso. << A causa sua ho rischiato di perderlo e questa volta non mi è stato nemmeno possibile aiutarlo. Quella stronza mi ha scacciato via manco fossi una mosca fastidiosa >>.
Non era stato ancora messo a conoscenza dei dettagli di quanto è accaduto prima che Andrea corresse a cercarlo e sentire di questa entità femminile capace di eludere un custode con così tanta facilità lo spaventa parecchio. La situazione in quel convento è più pericolosa di quanto abbiano ipotizzato fino ad ora e non per la presenza di un serial killer.
<< Benissimo! >> ridacchia nervoso Marco. << Liber avrà anche deciso di aiutarti accettando di buon grado questa intrusione, ma io no! Quello stronzo sta sfruttando il suo istinto ad adattarsi per sopravvivere e io trovo che sia la cosa più scorretta che una guida possa fare! >>.
Il peso del senso di colpa toglie il fiato a Mirco che non sa cosa ribattere alla dura verità alla quale il custode sta dando voce. Non avrebbe mai pensato Alex capace di simili azioni scorrette nei confronti di un uomo innocente già provato da un passato e, da quel che gli è stato appena detto, un presente complicato. 
<< Io… io non so cosa pensare. Posso solo dirti che mi dispiace e mi rendo conto che non ve ne fate nulla del mio dolore. Anche perché in confronto al suo… al vostro dolore… il mio non è niente >> sospira, incapace di sostenere lo sguardo severo di questo ragazzino.
<< Smettila di fare la vittima >> sbuffa Marco infastidito.
<< Non è mia intenzione farlo, davvero. Io… io vorrei solo che tu capissi in che situazione mi trovo anche io. Mi sto rendendo conto che la normalità alla quale mi affidavo senza la minima idea di metterla in discussione è piena di buchi. Mi sto chiedendo quante cose le guide hanno omesso o modificato non solo per ciò che riguarda le azioni del Guardiano, ma anche su tutto quanto il mistero che avvolge il mio dannato compito. Io, in fondo, sono solo un ragazzino che tenta di capire cosa gli accade. Pensa che dalle cose che avevo intravisto del passato di Rio mi ero fatto l’idea che tu non fossi morto a causa di una crisi, ma per mano di quell’uomo dagli occhi di ghiaccio >>.
<< Lo Chef >> dice Marco tra i denti << No, quel bastardo ha quasi ucciso lui, non me. Gli ha rotto la schiena, lo ha pugnalato più volte e preso a pugni fino a spaccargli il cranio  mandandolo in coma per quattro lunghissimi mesi. Purtroppo non ho potuto fare nulla per fermarlo. Ho potuto solo attutire il più possibile colpi. Se ho deciso di restare al suo fianco è stato proprio perché mi aspettavo che i guai nella sua vita non sarebbero finiti. Un po’ per la sfiga che gli crolla sulle spalle anche troppo spesso, un po’ perché se li va a cercare. È una delle abilità dei Santi, come diceva suo nonno >>.
Marco alza appena lo sguardo a incontrare il suo e poi subito lo distoglie. Mirco si rende conto di non sapere nulla di questo giovane Custode e di aver sbagliato clamorosamente quel poco che aveva ipotizzato.
Alex gli aveva detto che le anime con uno squilibrio di positività sceglievano di divenire custodi perché legati al protetto da loro scelto da un forte legame affettivo. Lui, invece, fino ad oggi era stato convinto che lo facessero per poter continuare in qualche modo a vivere.
Nello sguardo di Marco, nel modo in cui pettina i capelli del fratello e si strugge per non essere riuscito a fare di più per evitargli il male che la vita terrena ha previsto per lui, non può fare a meno di vedere un amore incondizionato, puro e innocente capace di stringergli il cuore e di fargli provare anche un po’ di invidia nei confronti del suo tutor.
<< No, sottiletta, levatelo dalla testa >> ridacchia lui. << Io non sono stato un santo e in questi quindici anni trascorsi al suo fianco ho avuto modo di vedere quali sono state le mie pecche e di vergognarmene >>.
Sono determinati gli occhi da tempo velati di questo custode e non c’è in loro alcuna traccia della vergogna della quale parla. Anche adesso che distoglie lo sguardo per ridere di questa sua considerazione, l’unica cosa che nota in lui è quest’arroganza che gli ha mostrato fin dal primo giorno. Quella che è possibile sia e sia sempre stata la maschera dietro la quale ha nascosto al mondo le sue paure.
Marco ride e scuote il capo, tornando poi subito a giocherellare con i capelli del fratello. Sospira più volte forse dietro il ricordo di qualche bravata compiuta insieme in passato o di un’impresa epica portata a termine con l’intento di aiutare il suo protetto a venire fuori dai guai.
Mirco vorrebbe porgli tante domande, ma ognuna di queste gli muore sulle labbra. Sebbene siano poche le informazioni che ha su di loro, sa che ogni risposta che Marco gli darebbe avrebbe un fondo di tristezza e dolore. E’ un po’ come quando si è a conoscenza del finale di una storia: se si decide di guardarla non si può fare a meno di esserne condizionati.
<< Ci siamo conosciuti alle elementari >> dice all’improvviso Marco, rompendo il suo silenzio. << Io ero abituato ad essere additato dagli altri bambini a causa del cappellino paracolpi che dovevo indossare. Gli altri non avevano di questi problemi. Erano tutti così fottutamente normali. Quel primo giorno di scuola, invece, sono finito casualmente seduto accanto a lui .
Con gli anni è notevolmente cambiato. Questa fiamma viva che sono i suoi capelli si è scurita e questa vitiligine così estesa non offusca la sua bellezza, anzi, lo rende ancor più interessante. Da bambino, invece, era davvero inquietante
>> ridacchia. << I più piccoli quando lo vedevano piangevano spaventati e persino agli adulti facevano venire un colpo le vene cosi evidenti sotto la pelle da farla sembrare trasparente e tutte queste macchie bianchissime tra le quali sbucavano gli occhi verdi enormi circondati da ciglia bianche.
Ricordo che durante quel primo giorno di scuola non riuscivo a togliergli gli occhi di dosso. Lui, però, non se ne curava più di tanto, già rassegnato, come ho poi capito, dall’essere oggetto della curiosità altrui.
Per la prima volta in quei pochi anni di vita mi sono ritrovato ad avere la possibilità di sentirmi normale grazie all’incontro con un bambino ancora più strano di me. Credo che inconsciamente sia stato questo a portarmi a voler diventare suo amico. L’affetto è arrivato dopo
>>, sospira, << quando mi sono reso conto che questo bambino inquietante aveva un cuore grande quasi quanto i problemi che aveva in casa e che li avesse l’ho capito per caso verso la fine del primo anno di scuola, quando ho scoperto che aveva anche lui un padre >>.
<< Lo hai scoperto? >> chiede Mirco confuso e il custode abbozza un sorriso amaro mentre annuisce.
<< Il primo giorno di scuola sono stati sua madre e suo nonno ad accompagnarlo. Entrambi troppo giovani per essere una già madre e l’altro già nonno e se unisci questo elemento al fatto che fossero originari sud Italia, penso ti sia facile capire come le insegnanti perbeniste e le famiglie timorate di dio dei nostri compagni le abbiano subito dato della puttana. Suo nonno, però, era un uomo alto, dalle spalle larghe e malato di nuoto quanto lui, con il quale si poteva ridere e scherzare su tutto tranne che sulla figlia e il nipote.
Liber, poi, della sua famiglia non parlava mai. Spesso veniva a scuola con lividi evidenti sulle braccia che lui spiegava essere dovuti al fatto che la sua pelle fosse così delicata che bastava premerci un dito un po’ più a lungo del dovuto per ferirla, cosa che in effetti era vera. Ogni tanto, però, ne aveva qualcuno di troppo e quando abbiamo iniziato a entrare in confidenza, spesso borbottava qualcosa riguardo a uno Chef che lo strattonava con troppa forza. Sapevo che la sua famiglia aveva un ristorante e quindi non ci facevo caso, sebbene mi facesse strano che un estraneo potesse comportarsi così con lui senza essere richiamato dal nonno o dalla madre.
Poi alla stupida recita di fine anno è spuntato fuori questo Chef e si è scoperto che anche l’inquietante bambino rosso e vitilitico aveva un padre. Avresti dovuto vedere le maestre >> alza gli occhi al cielo disgustato. << Sebbene fossero timorate di dio non si erano mai fatte problemi a civettare col giovane nonno atletico e attraente e quando si sono ritrovate davanti questo bell’uomo dagli occhi di ghiaccio che ha raccontato loro di essere uno Chef stellato parecchio famoso nel suo settore sono andate in brodo di giuggiole >>.
<< Quindi lo chef che lo picchiava era suo padre? >> chiede Mirco e quando il custode annuisce il suo stomaco si chiude. 
<< Quando le insegnati hanno capito che era figlio di un uomo illustre, tutte le battute sulle possibili violenze che subiva in casa sono cadute, sostituite dalla scusa della pelle troppo delicata. Io, però, avevo avuto una bruttissima impressione di quell’uomo. Mi era sembrato un bellissimo manichino di plastica apparentemente affabile e sorridente ma intimamente violento e pazzo. Poi trovavo anomalo che Liber lo chiamasse Chef anziché papà e quando mi ha detto che era lui a voler essere chiamato così persino dal figlio mi sono seriamente spaventato.
Col tempo, però, la presenza dei lividi a macchiargli la pelle è diventata normale come le mie crisi, con la differenza che queste erano causate da un guasto al mio sistema nervoso e non indotte da qualcuno. Oggi mi rendo conto che quando ci incontravamo quei lividi erano la prima cosa che cercavo. Allora mi dicevo fossi mosso dalla speranza che non li avesse. Ho capito col tempo, custodendolo, che a rassicurarmi era proprio ritrovarglieli addosso.
Sapevo, infatti, che il suo unico problema era avere per padre un mostro. Se questi fosse cambiato o se se ne fosse andato definitivamente dalla sua vita, Liber avrebbe potuto acquisire fiducia in se stesso, affrontare i bulli tirando fuori già allora il carattere che ha maturato crescendo, farsi altri amici e dimenticarsi di me. Per tutta la durata della mia vita ho avuto paura che se quel pazzo avesse smesso di essere violento lui si sarebbe sentito libero di andarsene via da me. Così, quando gli vedevo un nuovo livido addosso ero sollevato perché sapevo che non se ne sarebbe andato. Avrebbe avuto bisogno di me, del mio conforto, dell’aiuto che potevo dargli cosi come io avevo bisogno del suo. Sono una brutta persona, lo so >>.
Eccolo il vero volto dietro la maschera che porta alla luce la vergogna della quale parlava poco prima e dietro questa vergogna sapientemente nascosta, finalmente viene fuori la tristezza. Una profonda tristezza che in questo caso nasce dalla solitudine.
Mirco sa bene quanto brutta sia la solitudine perché l’ha provata sulla propria pelle. Non avere nessuno con cui parlare delle proprie paure e di cosa si è costretti a vivere porta a creare maschere utili a non impazzire e Marco ha fatto la stessa cosa che fece lui alla sua stessa età. Solo che nel momento in cui lui perdeva una persona importante, questo giovane custode, invece, la trovava e chi può giudicarlo per aver sperato con tutto se stesso di non perderla. Quando una simile speranza posa le sue basi su qualcosa di terribile, nasconderla per non sentire di essere ancor più mostruosi di come il mondo ti disegna è una difesa vitale.
<< Non credo tu sia stato una brutta persona >> lo rassicura Mirco, ricevendo per tutta risposta un’occhiata scettica da parte sua. << Eri solo un bambino che voleva un amico e aveva paura di perdere l’unico che aveva trovato >>.
<< Potresti anche avere ragione >> gli concede, dopo un lungo attimo di riflessione. << Ma dovresti ascoltare le storie fino alla fine prima di esprimere un parere. Perché se scoprire che non siamo fratelli ti ha shoccato, sapere che lo Chef era gay potrebbe sconvolgerti >> dice e sembra compiaciuto dello stupore che inevitabilmente si impossessa di lui. Proprio come davanti a un film drammatico del quale anticipa la prossima situazione pesante da digerire, Mirco vorrebbe chiedergli di cambiare argomento proprio come lui è solito cambiare canale. In fondo, perché restare lì a guardare il male che c’è nel mondo senza poter fare altro che farsi venire il mal di pancia? Peccato che quella che Marco gli sta raccontando non sia una storia né il protagonista un attore. Si tratta di Rio, il suo tutor, un amico che ora dorme dopo aver vissuto una brutta avventura.
E’ così pesante da sostenere lo sguardo del suo custode che, un po’ con sfiga e un po’ col desiderio di poter finalmente raccontare a qualcuno questa triste storia non accetterà la sua muta richiesta.
<< Crescendo e iniziando a capire come funziona il mondo, ci eravamo entrambi fatti un’idea del perché i suoi genitori non dormissero nello stesso letto e in compagnia di chi lo Chef a volte trascorresse le notti.
Poi è arrivata l’estate del ‘95 e quando Liber è tornato dalle vacanze io stesso ho faticato a riconoscerlo. Nel giro di poco tempo era cresciuto di trenta centimetri e il suo corpo era diventato quello di un uomo adulto. Lo smacco più grande per me è che lui doveva ancora compiere quattordici anni, mentre io li avevo già da mesi. L’ho odiato per questo. Mi sentivo tradito. Io ero sempre lo stesso anonimo ragazzino che vedi e accanto a lui così alto e massiccio mi sentivo ancora più insignificante. Ovviamente non potevo immaginare che non sarei stato l’unico a guardarlo con occhi diversi. La mia, però, ero invidia e non un desiderio malato. Mi sono sentito così in colpa per averlo odiato per essere cresciuto lasciandomi indietro
>> sussurra con voce strozzata dall’emozione. << Non potevo immaginare che quell’uomo potesse essere pazzo al punto da fare al proprio figlio una cosa simile. Quello un padre non lo deve fare a un figlio! >>.
Sono enormi gli occhi di Marco, carichi di orrore e di lacrime che non possono cadere. Si è tenuto dentro tutto questo dolore durante gli ultimi anni della sua vita e in tutti quelli di non vita e ora finalmente può concedersi di esplodere.
Mirco gli posa la mano sulla spalla e lui si aggrappa al suo braccio stringendolo forte. Avrebbe bisogno di un abbraccio, ma non glielo chiederà. È possibile che li abbia concessi solo a suo fratello e che solo le sue siano state le braccia tra le quali si sia sentito sicuro di poter esprimere le proprie emozioni.
<< Io ho cercato di tenerlo al sicuro. Ci ho provato, davvero >> dice e sembra ancora più giovane nella sua insicurezza. << Facevo di tutto per convincere i miei a farlo restare il più possibile con noi, ma la notte doveva tornare a casa sua e di notte… di notte era da solo con quel mostro e io mi sentivo morire. Avevo paura che potesse ucciderlo o che lui decidesse di farla finita esasperato da quanto era costretto a vivere.
L’anno dopo la mia morte quel bastardo lo ha quasi ucciso. Io sono riuscito per miracolo a salvarlo, contattando mio padre che si è precipitato nell’appartamento nel quale Liber e sua madre si erano trasferiti. Ho ancora nelle orecchie le grida disperate di Arianna e l’invocazione di lui che continuava a chiedermi di portarlo via da tutto quel dolore. Non ho potuto. Non ho voluto!
>> esclama severo stringendogli forte il polso.
<< Non avresti potuto comunque, Marco. Non sarebbe stato compito tuo. Lo hai tenuto in vita. Hai fatto in modo che giungessero i soccorsi. Sei stato bravo >> lo rincuora e lentamente lo sguardo del custode si ammorbidisce.
<< Gli anni che seguirono non furono facili. Ha rischiato seriamente di restare per sempre paralizzato dal torace in giù e solo l’abilità dei chirurghi unita al sostegno di mio padre e alla sua testardaggine lo hanno portato a rimettersi in piedi. E allora che ha deciso di prendere il nome del nonno materno, che finchè era in vita gli ha fatto da padre e ha tentato sempre di proteggere lui e Arianna dalla violenza dello Chef. >> dice, sfiorando col dito il tatuaggio che il fratello ha tra le scapole. << Era un uomo eccezionale al quale somiglia molto, sia fisicamente che caratterialmente. Ogni volta che qualcuno gli chiedeva il perché di un nome così strano lui raccontava con pazienza che suo zio era stato spedito all’anagrafe per registrarlo, ma nessuno aveva pensato di informarlo sul sesso del nipote. Sapeva, però, che gli avrebbero dato il nome del nonno paterno, come da tradizione, e allora disse all’impiegato di registrarlo come ‘Liber’ e che poi il fratello sarebbe tornato a modificarlo a seconda del genere. Suo padre, però, decise di lasciare le cose così per rendere più epico il nome del suo primogenito. Il nonno, però, era convinto che non avesse avuto voglia di occuparsi della burocrazia necessaria per modificare il nome per aggiungere una semplice ‘o’ >> ridacchia, liberandogli il polso dalla sua stretta.
<< Quando mio padre propose a Liber di adottarlo e renderlo a tutti gli effetti figlio suo, la scelta di cambiare il nome venne legalizzata e lui decise di suggellarla con questo tatuaggio che è il primo tra tutti gli interventi ornamentali, come li definisce lui, che ha apportato al suo corpo. E sai qual è l’altra cosa che mi da alla testa? >> gli chiede volgendo lo sguardo a incontrare il suo. << Ho passato quei dieci anni della mia vita a convincere mio padre a lasciare mia madre e dichiararsi ad Arianna per poter essere una vera famiglia e non ci sono riuscito. Lei era troppo spaventata delle ritorsioni che lo Chef avrebbe fatto a me e mio padre e lui era assoggettato al ricatto emotivo di quella gran stronza di mia madre. Poi io sono morto, lui ci ha quasi rimesso prima la vita e poi la schiena e solo allora questo mio desiderio si è avverato. Mia madre e lo Chef si sono tolti dal cazzo e finalmente loro si sono messi insieme e Liber ha potuto avere una vera famiglia. Ecco, io posso pure essere felice per lui, ma allo stesso tempo mi rode il culo perché avrei voluto anche io far parte di quella famiglia da vivo e non negli scomodi panni di un custode. Lo vedi adesso perché sono una brutta persona? >>.
La stretta gelida della sua mano è così forte che Mirco prova dolore al polso. Non si lamenta, però, perché è la manifestazione della frustrazione e della sofferenza di questa giovane anima che sta finalmente aprendosi con qualcuno che non sia il fratello accanto al quale per troppo tempo è dovuto stare in silenzio.
<< Resto della mia idea, Marco: non sei una brutta persona >>.
<< Contento tu >> borbotta lui, tornando a tormentare i ricci del fratello. << In un certo senso, devo ringraziare quello stronzo di Juan per avermi aperto gli occhi. Quando ho visto il mio mito crollare ho iniziato a mettere in discussione anche me stesso. Non è stato bello, ma è stato utile a capire che ho proiettato troppo del futuro che volevo per me su Liber.
Quando è arrivata quella guida a prendere il sopravvento su di lui ho temuto fosse una punizione da parte dell’Energia Universale. Non merito il dono che mi è stato fatto e non capisco come possa essere stato giudicato in squilibrio di positività
>> si chiede confuso volgendo a lui lo sguardo.
<< Se non fossi stato in squilibrio di positività non ti saresti messo in discussione né avresti accettato le fragilità che hai avuto in vita. Questa consapevolezza fa parte del processo di crescita animica, Marco >>.
<< Non avevo idea che potessero funzionare così le cose >> sussurra stupito dopo un lungo attimo di silenzio. << Sento di avere così tanta rabbia dentro, Mirco. Così tanta che a volte temo di esplodere. Non è giusto quanto è successo a lui e a dirla tutta neppure quanto è accaduto a me. Una madre rimasta ferma ai quindici anni, un padre che è dovuto crescere troppo in fretta e una vita fatta di continue crisi per le quali i chili di farmaci che ingoiavo a settimana non facevano alcun effetto. Sedici anni sono fottutamene pochi per morire, cazzo >>.
<< Troppo pochi, già >> gli fa eco Mirco incapace di restare nei suoi silenzio così pesanti.
<< E poi il mio 'mito' >> prosegue, questa volta più spossato che arrabbiato. << Cazzo, tenevo in considerazione il suo pensiero molto più dei consigli di mio padre e guarda che è successo? Un arrivista disposto a schiacciare chiunque pur di ottenere meriti e successi.
Lo avrei accettato se si fosse trattato solo di quello. Certo non mi avrebbe fatto piacere ma l’ambiente del giornalismo pullula di stronzi simili. Invece lui ha dovuto fare di peggio e, cazzo, hai ragione: io non potevo sapere quel che sarebbe successo. Solo che… cazzo,  sai meglio di me come funziona
>> sussurra, alzando appena lo sguardo a incontrare il suo. << Non è solo il trauma legato a un brutto incontro violento. È una forma-pensiero nata dall’aver subito continue torture, umiliazioni e manipolazioni della realtà tali da portare a pensare di meritare quanto si subisce.
Quando hai una base simile per quanto tu ci possa lavorare sopra e possa imparare a gestirla, inconsciamente queste convinzioni restano e Juan è il tipo di persona che le annusa come un lupo la preda.
All’inizio pensavo fosse interessato a lui per le sue abilità perché, credimi, nel suo lavoro è davvero bravo. Poi, però, ho iniziato a vedere altro e non potevo crederci. Non poteva esserci un simile interesse da parte di uno come lui.
Quando ho avuto la conferma dei miei sospetti ho provato ad avvisare Liber, ma lui non ne voleva sapere di darmi retta. Continuava a ripetersi che sicuramente si stava sbagliando e si è accorto di essere caduto nella sua trappola solo quando se lo è ritrovato addosso. Allora ha messo in atto l’unico meccanismo col quale ha sempre tentato di salvarsi: la fuga.
Ecco, ora sai cosa vi ha portato a lavorare insieme. A proposito, credo che sia meglio tu vada. Lui è fuori gioco, è vero, ma sia la sagra che le indagini devono continuare
>>.
Lo sguardo severo di Marco sottolinea come il suo lungo sfogo si sia concluso e non voglia ricevere ulteriori domande. Mirco acconsente alla sua richiesta e si alza dal letto per entrare in bagno dove è ancora molto forte l’odore dei limoni usati per il rito. Sistema le bucce nella cesta di legno insieme al coltello e al pacco ormai vuoto di sale e si concede una lunga doccia con la quale spera di togliersi di dosso la disperazione che gli scorre sotto la pelle.
Per quanto abbia avuto modo di scorgere alcuni fotogrammi dei momenti peggiori della vita di Rio, non avrebbe mai immaginato che fosse stato vittima di questo tipo di violenze perpetrate da persone che avrebbero dovuto proteggerlo e delle quali si sarebbe dovuto poter fidare. Ora gli è più chiaro perché abbia scelto un lavoro che lo porta ad indossare continuamente una maschera e a vivere vite non sue.
In un certo senso, ogni volta che il Guardiano viene invocato prende possesso del suo corpo e in buona parte della sua mente. Anche questa potrebbe essere considerata una violenza. Non sessuale, ovviamente, ma dati i lividi che gli restano sul corpo e la perenne tensione emotiva possono essere definite violenze fisiche e psicologiche che lo hanno obbligato a indossare delle maschere. Ora, proprio come Rio, vorrebbe potersi liberare di loro e mostrarsi apertamente al mondo intero. Sa bene, però, che non ci riuscirebbe. Ammettere di aver subito violenze brutali come quelle di Rio può mettere a disagio, ma attivare comunque l’empatia del prossimo. La sua verità, invece, lo porterebbe a concludere i suoi giorni nel repartino di psichiatria dell’ospedale di Cuneo.
Sarebbe più facile, forse, rifiutarsi di tornare quando il Guardiano lo richiama al suo corpo e scegliere di restare al sicuro in quel bozzolo ovattato nel quale lo rinchiude ogni volta. Dovrebbe lasciargli il comando, ora che gli è stato dato persino un nome, e obbligarlo a vivere questa vita allo scoperto al posto suo.
Ride dei suoi stessi pensieri, mentre esce dal bagno con quel blando ristoro dato dalla doccia e la cassetta carica di bucce di limone tra le mani. Mette lo zaino in spalla e si prepara a raggiungere la biblioteca per portare a termine le indagini assegnategli da Rio prima di tuffarsi nella frivolezza di questa sagra.
<< E ricordati di usare delle precauzioni se deciderai di ‘tuffarti’ anche dentro alla tua bella Miss >> gli dice Marco strizzandogli l’occhio. Per tutta risposta gli mostra il medio scatenando la sua risata irriverente che lo accompagna fino all’ascensore.
 
[1] Sono Libero

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Capitolo 35
*** Un nuovo importante indizio ***


35 Un nuovo importante indizio

 

<< Non dovrai preoccuparti perché io sarò sempre con te. Non ti farà male in alcun modo. Anzi, ti ritroverai in un luogo tranquillo dove potrai riposare al sicuro >>.

Alex gli ha ripetuto più volte questa frase durante tutto l’ultimo mese dei suoi nove anni. Il luogo di cui gli parlava lo incuriosiva ma allo stesso tempo ne aveva paura. Di quello come del Guardiano che sarebbe arrivato a impossessarsi del suo corpo.

<< Per assolvere al tuo compito >> diceva Alex, ma non riusciva a capire perché dovesse arrivare un estraneo a svolgere qualcosa che era stato affidato a lui.

<< Perché sei troppo giovane >> gli aveva risposto nei primi cinque anni.

<< Perché lui conosce tecniche che sarebbe complicato per te apprendere >> gli aveva detto nei cinque anni seguenti e lui, poi, non aveva più posto domande.

Dopo quattordici anni sta tornando a chiedersi perché debba prestare il suo corpo e la sua mente a questo Guardiano di anime del quale non conosce neppure il volto. Deve, però, essere inquietante e il terrore di Rio all’idea di avere a che fare con lui è stata solo l’ennesima conferma.

Marco ha ragione, non è per nulla bello scoprire di essere usati. È frustrante, disarmante e scatena un turbinio di emozioni contrastanti che vorticano tutte insieme, generando una confusione tale da togliere il fiato.

Non è neppure più certo che quest’uomo che si impossessa del suo corpo e che gli è stato detto essere un Guardiano di anime giochi dalla parte dei buoni, sebbene fino ad ora sia stato invocato per aiutare il prossimo, vivo o anima errante che fosse.

<< Il prossimo. Non me >> realizza e la morsa che gli attanaglia i visceri è forte come una pugnalata.

Anche per lui un luogo sicuro si è trasformato in una trappola capace di generare solo paura e sofferenza. Anche lui come Rio ha dovuto farvi fronte indossando innumerevoli maschere. Oggi quella del figlio devoto. Domani quella dello studente giudizioso. Poi quella del ragazzo innamorato e fedele. E se è bastato un rito di purificazione per far cadere l’ultima maschera indossata dal suo tutor, perché non potrebbe anche lui lasciarne cadere almeno una?

E’ così invitante lo sguardo seducente di Selvaggia e lo sono anche le sue labbra carnose e desiderose di portarlo a percorrere un nuovo sentiero fatto di regole da infrangere. Regole che ha iniziato alle quali ha iniziato a disubbidire quando ha deciso di accettare l’offerta di lavoro che oggi lo porta a viaggiare per l’Italia saltando di sagra in sagra. Una decisione che gli è stata possibile compiere grazie all’assenza delle sue guide.

<< Liber sum >> ripete ora tra sé e i caratteri con i quali queste due parole sono state incise per sempre sulla pelle del suo tutor lo circondano e lo stringono fino ad entrargli dentro.

<< Nessuno lo saprà. Sarà il nostro segreto >> sussurra Selvaggia prima di lanciarsi in un ennesimo bacio appassionato. Il profumo della sua pelle morbida sotto le dita lo porta lontano dal Guardiano di anime, da Nikky e dal suo fedele amore romantico e travagliato, lontano da tutte le regole da seguire con giudizio e coscienza.

<< Chi può impedirmelo? >> si chiede, provando un’enorme soddisfazione all’idea di violare volutamente gli ordini sociali, morali ed etici fino ad ora impartiti. << Chi può impedirmelo? >> ripete, maturando dentro di sé per la prima volta il desiderio reale di voltare le spalle all’Energia Universale e a tutte quelle dannate anime che invocano il suo aiuto.

 

<< Ehi, Mic? Mic, Svegliati! Che ti prende? >>.

Balza a sedere spaventato dal volto sconosciuto che si trova davanti agli occhi.

<< Sì, lo so, sono orrendo. Non c’è bisogno che tu mi sbatta la realtà dei fatti in modo così violento davanti agli occhi >> ribatte Rio.

<< Ma no. Non era per quello. Non ti ho riconosciuto >>.

<< Vale, vale. No hay problema. Vamos, alza il culo dal letto. Ho bisogno del tuo aiuto per mettere a posto ‘sto casino >>.

Mirco stropiccia gli occhi mettendo a fuoco un pezzo alla volta la scena che sembra essere iniziata da un pezzo e nella quale è stato tirato dentro solo adesso. Un numero esagerato di barattoli e flaconi sono stati ordinati ai piedi del letto e Rio è intento a spalmare quello che sembra essere un olio su tutto il corpo.

<< Hai avuto un altro incubo? >> gli sta chiedendo questi, scrutandolo col suo sguardo inquisitore.

<< Nulla di serio. Tu, piuttosto, che stai facendo? >> gli chiede Mirco arricciando il naso.

<< Pongo rimedio alle conseguenze del vostro rito di purificazione. Per fortuna Mistica mi ha dato una bella scorta di questa roba >> risponde e Mirco si rende conto di come le macchie bianche causate dalla vitiligine non siano più presenti sulla sua pelle che è ora uniformemente chiara.

<< Forte! >> esclama avvicinandosi ai barattolini che inizia ad esaminare.

<< Per nulla! E’ dannatamente provvisorio >> ribatte Rio. << Quando mi hai guarito dalle ustioni, la copertura si era già in parte sbiadita e l’ho sistemata con questi cosmetici waterproof iper coprenti, ma la situazione non era così grave. Mistica aveva coperto sia le macchie che i tatuaggi con il trucco semipermanente, che è molto più sicuro e mi leva parecchio stress di dosso. Una volta a Torino dovrò chiederle di venire a trovarmi per rimettere su per bene Valerio Rossi. Tieni questo >> gli dice passandogli un barattolo di crema. << Ho bisogno del tuo aiuto per la schiena >>.

Rio si siede ai piedi del letto e Mirco gli si avvicina provando soggezione dinanzi a queste spalle larghe e forti. Toglie il tappo al barattolo che contiene una crema dal colore chiaro verso la quale avvicina appena il dito per raccoglierne un po’ prima di avvicinare la mano al tatuaggio che però non tocca. Non dovrebbe più essere invaso dalle terribili immagini del passato di quest’uomo eppure teme che possa accadere.

C’è anche qualcos’altro che lo spaventa. Aveva già notato come gli occhi verdi di Rio fossero capaci di rendere il suo sguardo e quel modo di osservare il prossimo ancora più duro, al punto da metterlo in soggezione. Ora che la maschera è caduta rivelando il suo vero volto, prova vergogna nel rendersi conto di quanto lo spaventino queste sopracciglia aggrottate, la mascella serrata e le labbra assottigliate dalla tensione. Non sa dire se siano le cicatrici che le spaccano entrambe a conferirgli quest’aria feroce o se sia la consapevolezza di essere a conoscenza del suo segreto. Perché quale sia il vero aspetto di Rio è una di quelle cose che nessuno all’interno della redazione deve conoscere.

Forse è per questo che il suo tutor stamattina è così nervoso. E’ possibile che essere così a nudo dinanzi a lui lo metta a disagio oltre che preoccuparlo, al punto da rivolgergli sguardi truci e atteggiamenti bruschi capaci di far tremare le dita di Mirco, ora che finalmente decide di appoggiare sul tatuaggio del quale gli ha chiesto di occuparsi.

Rio si irrigidisce a quel semplice tocco tanto che il ragazzo allontana la mano sussurrando delle scuse alle quale lui risponde con una veloce alzata di spalle.

<< Devi usare questi pennelli >> gli dice porgendogliene uno, che subito intinge nel barattolo.

<< I tuoi tatuaggi hanno un significato? >> gli chiede impacciato, nel disperato tentativo di rompere il pesante silenzio nel quale sono caduti.

<< Certo che ce l’hanno e tu lo conosci >>.

A quanto pare si è sbagliato: il suo tutor non è nervoso perché il rito effettuato dal Guardiano ha cancellato le tracce di Valerio Rossi dal suo corpo. A indispettirlo è stato lo scoprire che suo fratello lo abbia messo a conoscenza del suo passato.

Marco compare appoggiato alla parete dinanzi a loro. Fatica a rivolgere lo sguardo a Rio, che deve averlo sgridato per bene a giudicare dalla colpa che ha dipinta in viso. Annuisce scoccandogli appena un’occhiata e Mirco non trova per nulla giusta questa situazione.

<< Nikky è venuta a conoscenza del mio segreto trovandosi nel posto sbagliato e al momento sbagliato >> dice catturando l’attenzione di entrambi. << Mi ero detto che avrei fatto di tutto per proteggerla o, come diceva Alex, proteggere me stesso. Non si può, però, controllare ogni cosa e quando è successo ho capito perché la mia guida continuasse a darmi dell’ingenuo e dell’irresponsabile. Me ne ha dette tante! Oh bòja, nemmeno mia madre mi ha mai sgridato così tanto >> ridacchia amareggiato. << E il suo cazziatone mi ha portato a diffidare di lei, ad avere paura che potesse guardarmi con occhi diversi e che raccontasse in giro il mio segreto mettendomi seriamente nei guai. Non riuscivo a reggere la tensione e le avevo chiesto di vederci con l’intenzione di cancellare ogni traccia di ciò che era accaduto dalla sua memoria >>.

<< Puoi davvero fare una cosa simile? >> domanda Rio stupito.

<< Certo. E’ una semplice tecnica ipnotica di rimozione non molto più complessa di quella che ho usato su Selvaggia dopo l’interrogatorio. Non ho avuto il coraggio di farlo, però. Sarebbe stato come usarle violenza e non me lo sarei mai perdonato. Sono riuscito solo a esplodere in un pianto disperato e a vuotare il sacco senza pensare al fatto che mettendola a conoscenza delle mie intenzioni lei potesse spaventarsi ancora di più. E invece sai che ha fatto? >> dice incontrando lo sguardo curioso di Rio << Mi ha tenuto stretto per tutto il tempo e mi ha assicurato che avrebbe custodito il mio segreto. Le era fin troppo chiaro che svelandolo avrebbe dato solo un pretesto ai nostri paesani ignoranti per armarsi di forconi e correre a dare la caccia al mostro >>

<< E nonostante questa possibilità tu ti sei fidato di lei? >>.

<< Già già. L’ho fatto perché so quanto ci tenga a me. Ammetto, però, di essermi chiesto molte volte se non avessi fatto meglio a strappale quel ricordo dalla memoria, perché i segreti anno un costo, Rio e tu lo sai meglio di me >> sospira volgendo a lui lo sguardo. << Non è facile tenersi dentro il dolore di sapere una persona amata intrappolata in una situazione complicata e per la quale non c’è alcun rimedio. Vivere l’impotenza di non poter essere d’alcun aiuto ma solo di conforto è devastante ed è nell’umana natura aver bisogno di potersi sfogare. Lei spesso parla con la sua migliore amica di quanto questa mia epilessia la preoccupi e in questa bugia versa tutte le lacrime causate dalla verità che non può rivelare. Marco, invece, aveva solo te >> dice cogliendolo di sorpresa. << Si è tenuto dentro l’inferno che anche lui ha vissuto al tuo fianco per tutti gli anni in cui è stato in vita e poi, divenendo tuo custode, è entrato ancora di più nel tuo dramma e questa volta non aveva proprio nessuno con cui potersi sfogare. Ieri lo ha fatto con me e non solo perché sono il suo guardiano. Lo ha fatto anche perché sa che io non ti guarderò con occhi diversi, né ti giudicherò in alcun modo e soprattutto terrò per me il tuo segreto proprio come ha fatto lui >>.

Le mani di Rio tremano mentre passano tra i ricci e sembrano proprio non riuscire a stare ferme quando da lì scendono ad accarezzare il viso. Dalle palpebre, strette in una dolorosa espressione di tristezza scendono alcune lacrime che gli rigano il viso per poi cadere giù e continuare la loro corsa lungo il braccio. Il suo respiro trema nonostante cerchi di controllarlo e Mirco vorrebbe posare anche solo la mano sulla sua spalla per confortarlo, ma sente a pelle che è meglio che resti fermo al suo fianco.

È Marco che si avvicina loro. Ha la stessa tristezza del fratello sul volto e la gola bloccata dall’emozione. Riesce solo a volgere lo sguardo verso Mirco e chinare appena il capo a ringraziarlo per le sue parole prima di posare la sua mano su quella che Rio tiene ancora sul volto. Il tremore si quieta immediatamente così come il respiro che diviene più regolare.

<< Disculpame, soy un maldito egoìsta1 >> sussurra e Marco lo stringe in un abbraccio dinanzi al quale Mirco si sente di troppo.

<< Yo también. Perdònense unos a otros, capitàn2 >> sorride, volgendo poi lo sguardo a Mirco al quale sussurra un ‘grazie’ che lo mette ancora di più in imbarazzo.

<< Bene, direi che vi siete chiariti. Ora torniamo al lavoro >> dice lui, spostandosi nuovamente alle spalle di Rio << Questa è una volpe? >> chiede, picchiettando col pennello sulla spalla destra dove ha tatuato quello che sembra essere il logo del motore di ricerca Fire Fox.

<< Sì. E’ una cosa legata al mio lavoro. E lo è anche questo >> lo anticipa mostrandogli la scritta che ha alla base del polso sinistro.

<< ‘Hasta la verdad, siempre’. Ma non era la victoria? >>.

<< Quella lo era per Che Guevara. Per il mio capo, invece, la cosa più importante di tutte è quella di continuare imperterriti finchè non si porta alla luce la verità >> spiega gettando sul letto il barattolo dell’olio per pescarne un altro.

Lo apre con non poca difficoltà a causa del tremore che ancora gli scuote le mani. E’ possibile che accennare al suo capo non gli abbia fatto piacere e per questo sia di nuovo scosso da tremori. Marco, però, scuote il capo senza dare altra spiegazione, cosa che incuriosisce Mirco.

<< E quello sul torace? E’ anche lui legato al tuo lavoro? >> cambia argomento, indicando il gomitolo disegnato sulla clavicola sinistra dal quale parte un filo che percorre il petto fino all’incavo del braccio destro per poi scendere giù a formare una frase sull’avambraccio prima di raggiungere il polso e trovare la sua fine attorcigliandosi sul mignolo.

<< No. Questo è con me dal 2003. L’ho fatto subito dopo quello che ho sulla schiena >> dice esponendo l’interno dell’avambraccio cosi che Mirco possa leggere la frase ‘Resta con me’ formata dal filo. << Delle due pugnalate inferte dallo Chef questa è stata quella che mi ha quasi fatto morire dissanguato. Mia madre ci ha tenuto la mano premuta su finché non sono arrivati i soccorsi e continuava a ripetere questa frase in modo ossessivo. L’ha ripetuta ogni giorno dei quattro mesi in cui sono stato sospeso nel limbo del coma.

Anche lei è uscita distrutta da quell’aggressione. Quel bastardo l’ha quasi ammazzata di botte >>, dice tra i denti, << ma nonostante si reggesse a malapena in piedi, scappava sempre dalla sua stanza d’ospedale per raggiungere me, tanto che alla fine le hanno messo un letto accanto al mio. Lei, però, trascorreva le giornate sulla sedia per potermi tenere stretta la mano >> dice aprendo la mano destra sulla quale si conclude il viaggio di quel lungo filo. << I medici temevano che la frattura cranica e il conseguente trauma avessero creato danni seri al mio cervello e lei era terrorizzata dalla possibilità che avessero ragione. Si sente responsabile di quanto è accaduto >>.

Non averlo accanto, non incontrare il suo sguardo e di conseguenza non scorgerne la compassione è possibile che stiano permettendo a Rio di raccontarsi. Di cicatrici sul corpo anche Mirco ne ha tante ma sono lontani ricordi di ferite rimarginate in fretta e che hanno fatto male per poco tempo. Dai vivi, invece, ha solo preso qualche scapaccione dalla madre e un pugno in faccia dal bulletto della scuola e il dolore che ha provato ancora lo ricorda.

Marco gli ha parlato di un recupero lento durato persino anni e non riesce neppure ad immaginare cosa si deve provare nel ritrovarsi bloccati in un letto con la terribile possibilità di non potersi più muovere.

<< A quanto pare, però, i medici si sono sbagliati >> dice, sicuro di sé, dal momento che Rio gli ha sempre dato l’idea di essere un uomo forte e inattaccabile.

<< No, Mic. Non si sono sbagliati >> sospira questi, chinando il capo verso il petto. << La frattura cranica ha lesionato il lobo temporale sinistro. Non ricordo molto dei primi mesi dopo il mio risveglio. Mi hanno detto che avevo frequenti crisi di panico, allucinazioni e che ero terrorizzato dal ritrovarmi paralizzato dal torace in giù. Ho dovuto ricominciare tutto da zero >>.

<< Tutto? >> gli chiede stupito, sporgendosi appena verso di lui.

<< Tutto. Le lesioni al lobo temporale sinistro hanno compromesso la mia capacità di parlare e di comprendere ciò che mi dicevano gli altri. Ho dovuto ricominciare dalla lallazione e mi ci sono voluti due anni spesi tra logopedia, dizione e canto per ricominciare a sostenere una conversazione.

Recuperare la motilità fine delle mani e delle braccia ha richiesto più tempo. Per fortuna sono nato mancino e per quanto a scuola quelle stronze delle insegnanti mi avessero corretto, le funzioni legate alla scrittura sono rimaste in gestione del lobo temporale destro. Io, però, mi ero impuntato a voler recuperare la scrittura anche con la mano destra >> dice, mostrando la mano nella quale tiene stretto un barattolo di crema. << Volevo il più possibile che tutto tornasse come prima. Rimettermi in piedi, camminare sulle mie gambe e occuparmi di me autonomamente è stato l’ostacolo più difficile da superare e se ce l’ho fatta è stato solo grazie a mio padre. Al padre di Marco, intendo. Dìos mio, quanta merda ho vomitato addosso a quell’uomo >> ridacchia, tirando su col naso. << Lo accusavo costantemente di darsi da fare con me solo per fare bella figura con mia madre e riuscire finalmente a portarsela a letto. Sono stato un vero stronzo >>.

<< Eri disperato e non ti si può dare torto >> borbotta Marco, facendolo ridere di una risata amara.

<< Beh, però i tuoi sforzi sono stati ricompensati. Hai recuperato alla grande >> dice con l’intento di smorzare la tensione.

<< No, Mic. Ho recuperato l’ottanta per cento su terra e il novanta in vasca. Sono sempre stato più una creatura acquatica che terrestre >> ride e il barattolo al quale sta tentando di togliere il coperchio gli cade dalle mani. << Vedi? >>.

<< Cosa? Ti è scivolato di mano >> dice lui correndo a riprendere il barattolo che apre prima di porgerglielo. Rio, però, scuote il capo prendendo le mani l’una nell’altra per poi appoggiarle sulle cosce. Mirco nota solo adesso come anche queste siano percorse da un leggero tremore.

<< E’ un lavoro costante ed estenuante >> sussurra Rio dopo un lungo silenzio. << Le gambe tremano e io mi impongo di andare avanti. Le mani non rispondono come vorrei ai miei comandi per i movimenti fini e io mi impongo di compierli lo stesso. Metto in atto automaticamente tutte le tecniche di memorizzazione che ho appreso mentre lavoravo per ricreare le sinapsi in grado di mettere una toppa ai problemi causati da quella dannata frattura e la stessa cosa la faccio costantemente per tenere allenato l’apparato fonatorio e ridurre al minimo la dislessia. Faccio di tutto affinchè si noti il meno possibile quanto sia difficile e doloroso per me ogni singolo movimento. Ora, invece, la maschera è davvero caduta e non mi riferisco solo a Valerio Rossi. Sono troppo stanco per rimettere in piedi il teatrino. Quando mi sono svegliato e ho capito cosa Marco ti aveva raccontato ci ho provato. Adesso, però, mi chiedo che senso abbia. Tu ti sei messo a nudo, ora tocca a me. La cosa non mi rende felice, ma devo dire che provo del sollievo all’idea di potermi lasciare andare. Temo, infatti, di essermi sforzato un po’ troppo >> ridacchia e una lacrima scivola via dalle sue ciglia. << Quel tuffo fuori programma. Questa presenza nella mia testa. La tua presenza al mio fianco e… e questa pietra >> dice, prendendo il diaspro tra le dita. << Tutto questo è decisamente troppo per me, Mic >>.

Posa i gomiti sulle ginocchia e la sua schiena così curva mette ancora più in mostra il tatuaggio che ha tra le scapole. Quell’artistico ‘Liber Sum’ suona così inappropriato in questo momento, quasi come una presa in giro.

Mirco torna a piazzarsi alle sue spalle ancora curve e con due sole pennellate copre del tutto queste due parole. Si rende conto, però, che non basta coprire un tatuaggio per sistemare tutto questo casino e l’angoscia esplode come un colpo di pistola a squarciargli il ventre.

<< Mi dispiace >> sussurra, trattenendo a stento le lacrime. << Di storie terribili ne ho sentite tante e ogni volta mi chiedo il perché di tutto il male che c’è nel mondo. Mi sono state raccontate, però, da anime erranti che non conoscevo. Tu, invece… beh, sto imparando a conoscerti nei limiti di quanto ti è possibile dirmi e immagino che già, direttamente o indirettamente, tu mi abbia detto troppo >> ridacchia tirando su col naso. << Non meritavi anche questo. Me, intendo, e tutto ciò che mi porto dietro >>.

<< Non lo so, Mic, e non credo neppure che sia il caso di stare a rompersi la testa dietro questa storia del meritare o meno >> sospira Rio. << Anzi, in un certo senso ti devo ringraziare perché col tuo arrivo hai permesso al mio capo di mostrarsi per lo stronzo che è e a me di prendere ancor più consapevolezza del casino nel quale mi sono cacciato. E’ un’altra la cosa legata al tuo segreto che davvero mi preoccupa e non mi fa stare bene >> dice prendendo il diaspro con qualche difficoltà tra indice e pollice.

<< Spiace anche a me che Ylenia sia stata coinvolta in questa storia >> dice sporgendosi appena verso di lui. << Sono anche consapevole, però, che se lei non fosse uscita da quella pietra per proteggerti ora saresti morto, Liber >>.

<< Non usare questo nome! >> esclama voltandosi veloce verso di lui. << Sono sotto copertura, non dimenticarlo mai! Per te resto Valerio Rossi, chiaro? >>.

Mirco annuisce, spaventato dalla furia che infiamma gli occhi verdi del suo tutor. Marco si avvicina al fratello e gli posa una mano sulla spalla, gesto che lo placa istantaneamente.

<< Scusami >> sussurra lasciando andare il bavero della maglia dal quale lo ha afferrato e nel silenzio che li avvolge Mirco sente il suo cuore battere forte.

Quando è così instabile devi stare molto attento a ciò che dici, sottiletta. Non è detto che riesca sempre a contenerlo” gli dice Marco e le sue parole lo spaventano ancora di più. Si allontana appena da questa schiena sulla quale il tatuaggio che declama il suo essere libero ora è del tutto invisibile dietro lo strato di crema col quale lo ha coperto.

<< So che sarei morto >> sussurra Rio uscendo dal suo silenzio. << Lo so è… ed è per questo che non ho ancora gettato via questa pietra. Non mi piace. No, non mi piace per nulla approfittarmi di lei solo perché ho paura che qualcosa di terribile torni a mettere in pericolo la mia vita. Se tu fossi al mio posto e questa pietra richiamasse il corpo astrale di Nikky cosa faresti? >>.

Mirco resta a bocca aperta dinanzi a questa domanda. La sua ragazza
si è ritrovata alcune volte presa in mezzo alle sue ‘faccende da Guardiano’, come lei le chiama, ma non è mai stato nulla di troppo serio o pericoloso. Quel che sta accadendo ai suoi colleghi, invece, è ben diverso. È qualcosa di sconosciuto e persino illegale agli occhi dell’Energia Universale.

<< Parlerei con lei >> decide di rispondere, sostenendo a fatica lo sguardo indagatore del suo tutor. << Le spiegherei cosa sta succedendo in modo che possa scegliere >>.

<< Avevo pensato a questa possibilità >> annuisce Rio concorde.

<< Ma non lo hai fatto. Perchè? >>.

<< Perchè temo mi dica di tenere il diaspro al suo posto >>.

<< Che è una delle possibili scelte >>.

<< Ma non sarebbe quella giusta! >> esclama Rio nuovamente alterato. << Vedi? Non sono nelle condizioni migliori per poter sostenere una conversazione costruttiva con lei >>.

<< Se per ‘costruttiva’ intendi obbligarla a compiere la scelta più logica per te, sì, meglio posticipare >> si arrischia Mirco, ricevendo un’occhiataccia da Rio. << Una cosa che non ti ho detto prima è che quando Nikky scoprì l’esistenza del Guardiano le proposi di chiudere la nostra relazione iniziata da appena pochi mesi. Lei, però, non volle sentire ragioni. ‘L’amore non può essere acceso o spento come una lampadina’ mi disse >>.

<< E questo è tutto molto bello, Mirco. Peccato che qui il problema non è metterla a conoscenza del tuo dono, dal momento che ci è arrivata molto prima di me. Per farle capire che sarebbe folle decidere di lasciarmi portare questa pietra al collo dovrei rivelarle che potrebbe scegliere di rischiare la via per un personaggio inventato >>.

<< E la cosa che ti spaventa è che possa comunque chiederti di tenere il diaspro al suo posto >>.

<< Dìos mio, non ti ci mettere anche tu! Quale essere umano senziente deciderebbe di mettere a rischio la propria vita dopo aver capito di essere stato raggirato da una persona che considerava amica e per la quale ha pure iniziato a provare dei sentimenti? >>.

<< E quale donna senziente deciderebbe di restare accanto al proprio uomo dopo aver scoperto che è in grado non solo di vedere le anime dei defunti, ma anche di trasformarsi in un essere inquietante capace di eseguire esorcismi e tante altre diavolerie? >>.

Questa volta tocca a Rio restare senza parole dinanzi alla sua valida argomentazione. Passa entrambe le mani tra i ricci ormai scuri prima di tornare a sedere ai piedi del letto, sospirare e riportare i gomiti sulle ginocchia. Marco gli si avvicina e posa questa volta la mano tra i suoi capelli ora scuri. Un sorriso gli curva le labbra e quando si volta a incontrare lo sguardo curioso di Mirco si fa ancora più luminoso. Il custode annuisce, invitandolo silenziosamente a mettere a parole i suoi pensieri.

<< Sono donne, Rio >> dice allora Mirco. << Hanno un punto di vista sul mondo diverso dal nostro e priorità per noi del tutto illogiche, soprattutto se ci sono di mezzo i sentimenti >>.

<< Sangre de Dìos. La cosa pazzesca è che hai ragione, cazzo >> sbuffa stropicciando il viso con mani ora più ferme.

<< Temo di sì >> ribatte Mirco. << Quindi penso che faresti bene ad abbandonare l’idea di portarla a scegliere la tua più sensata e assennata soluzione e a limitarti a spiegarle cosa sta accadendo. E a sapere come sta, anche >>.

<< Vale >> annuisce Rio e il custode soddisfatto mostra a Mirco il pollice verso l’alto.

La sua muta richiesta di spiegazioni viene interrotta dalla voce allegra del sindaco che ricorda alla popolazione la gara ‘Miglior amo’, che avrà luogo quella notte e alla quale anche Rio dovrà prendere parte.

<< Non ne sei obbligato. Ricordi che Antonio ti ha visto ferito? Può testimoniare sul perché tu ti sia ritirato nelle tue stanze >>.

<< No, grazie. Se le voci girassero qualcuno potrebbe chiedersi perché abbia deciso di nuotare al di là del molo. È meglio proteggere le indagini, tanto sto bene e non ci metterò molto a concludere la trasformazione in Valerio Rossi. A proposito, come sono andate le tue ricerche ieri? >> gli chiede, prendendogli dalle mani il barattolo di crema coprente che inizia a spalmare sul tatuaggio che ha sul torace.

<< Non ho trovato nulla in rete circa omicidi simili avvenuti altrove, ma la spedizione in biblioteca ha comunque dato i suoi frutti >> dice catturando l’attenzione del suo tutor. << Una delle volontarie ha fatto cadere una pila di libri sulla scrivania della Mosso, la bibliotecaria, mandando in mille pezzi un portaritratti. Ti lascio solo immaginare come quell’arpia l’abbia aggredita facendola scappare via in lacrime. Uno dei vecchietti seduto al tavolo dei giornali ha cercato di difenderla spiegandomi che ha reagito così perché teneva molto alla foto di lei e del fratello maggiore scomparso misteriosamente nel 1959 >>.

<< Nel 1959? >> ribatte Rio stupito.

<< Già già >> annuisce lui orgoglioso. << La coincidenza ha colpito anche me e allora mi sono messo a chiacchierare con lei e ho scoperto che Samuele Mosso aveva soli nove anni quando è scomparso ed era un bambino bellissimo e buono come il pane >>.

<< Hai colto al volo una grandissima opportunità, sei stato grandioso! >> esclama Rio, balzando in piedi. Le gambe gli cedono e Marco lo afferra giusto in tempo evitandogli di cadere per terra.

<< Ora conosciamo l’identità del bambino senza occhi di cui ci ha parlato Andrea >> dice a sua volta euforico per l’indizio acquisito.

<< Sì, ho pensato anche io che potesse trattarsi di lui >> annuisce Mirco. << Era bello, buono, intelligente ed è scomparso in modo misterioso nel 1959 all’età di nove anni. Non può di certo essere una coincidenza >>.

<< No che non lo è e troviamo conferma nel fatto che sei stato proprio tu ad imbatterti in sua sorella. Come mi hai detto più volte a te nulla accade per caso >> conclude Rio strizzando l’occhio. << Ora dovremo indagare attorno a questo bambino per scoprire quali fossero le sue amicizie abituali. Dobbiamo trovare un obiettivo-specchio che possa permetterci di indagare senza destare sospetti >>.

<< E cosa sarebbe un obiettivo-specchio? >> domanda Mirco curioso.

<< Un diversivo >> gli spiega Marco. << Fai convergere l’attenzione degli altri su un argomento apparentemente lontano dal tuo obiettivo per evitare che vengano scoperte le tue vere intenzioni >>.

<< Come la donna-specchio di Dante? >>.

<< Esatto, solo che in questo caso l’obiettivo che fa da specchio torna utile per l’indagine stessa >>.

<< Ok, ho capito. E quale potrebbe essere il nostro obiettivo-specchio? >>.

<< La scuola >> risponde Rio. << Il sindaco ha citato spesso la loro prestigiosa e antichissima scuola. Credo sia giunto il momento di visitarla. Finalmente abbiamo un vero punto di partenza! >> esclama Rio, battendo le mani l’una contro l’altra. << Devi tornare in biblioteca. Chiacchiera con la Mosso, chiedile di suo fratello, di quanto era buono e bello, eccetera, eccetera. Io, invece, chiederò al Sindaco di portarmi presso la locale scuola e di mostrarmi gli archivi fotografici delle classi. Se sarò fortunato riuscirò a strappargli qualcosa riguardo al piccolo Mosso. Tanto fino a stasera non abbiamo nulla di importante a cui assistere per il nostro articolo. A che ora inizierà quell’assurdo torneo? >>.

<< Alle 21. Passerai una romantica notte in mare con quel simpaticone di Calogero >>.

<< E tu ne approfitterai per portarti a letto la bella Miss. Sempre che non sia già accaduto >> lo canzona Marco, catturando l’attenzione del fratello che scocca a Mirco un’occhiataccia.

<< Non me la sono portata a letto >> ribatte, sicuro, però, di essere diventato rosso paonazzo di vergogna. << Ieri ho incontrato sia lei che le altre Miss per le solite foto inutili, ma abbiamo solo parlato. Sì, lei mi ha dato il suo numero, ma io non l’ho richiamata >> precisa alzando l’indice a sottolineare l’importanza della cosa. << Ci tengo al mio lavoro >>.

<< Mirco, per come si sono messe le cose tra noi non potrei rispedirti a Torino neppure se lo volessi >> sbuffa Rio. << Il punto non è ricevere o no una punizione da me, ma valutare la situazione in modo adulto e non col cazzo. Tentazioni di questo tipo ne potresti trovare a bizzeffe, ma se vuoi davvero fare questo lavoro devi saper riconoscere le possibili conseguenze delle tue azioni. E non dobbiamo per forza bussare alla porta della finta accusa di molestie sessuali perpetrata da una ragazzina in cerca di notorietà. Non è professionale, Mic, tutto qui e poi… cristo, hai una relazione stabile con una donna che ti ama davvero. Vale la pena gettarla nel cesso per una scopata? >>.

<< No che non ne vale la pena e, infatti, non ho alcuna intenzione di fare sesso con quella donna! >>.

<< Benissimo! Possiamo, quindi, dedicarci al nostro lavoro. Al tuo lavoro. Corri in biblioteca dalla Mosso. Io finisco qui e ti raggiungo. Ci vediamo a pranzo >>.

Rio si piazza davanti allo specchio posto sopra la piccola scrivania e continua a nascondere i suoi tatuaggi dietro strati di crema. Mirco coglie al balzo la sua richiesta di non portare oltre la conversazione e si chiude in bagno per una doccia, che, però, non riesce a scacciare via l’ultima domanda che gli ha posto. Selvaggia è una tentazione troppo ghiotta per lui che per una vita si è ritrovato a dover sottostare ai limiti imposti da altri e che ora che si ritrova libero sta scoprendo di non essere capace di mettere da sé.

Oh bòja che situazione” sospira chiudendo il rubinetto della doccia.

Sottiletta, io al tuo posto me la sarei già fatta, ma sento di darti lo stesso consiglio che ti ha dato Liber per quanto riguarda quella donna. Potrai anche piacerle davvero, ma sono ben altre le sue intenzioni”.

Al di là della tenda trova Marco appoggiato alla parete con le mani affondate nelle tasche dei pantaloni e il sorrisetto fastidioso sulle labbra glabre.

L’ho capito, non serve che tu me lo ribadisca. Anche avessi avuto intenzione di farlo tuo fratello mi ha fatto definitivamente sentire in colpa” sbuffa strappando l’asciugamano dall’attaccapanni per legarlo in vita

Certo. Tanto lo sappiamo entrambi che le basterà sbattere le ciglia finte e muovere un po’ i fianchi per non farti capisci più nulla”.

Ma si può sapere perché ci tieni così tanto che resti fedele alla mia ragazza? Non ero il cattivo della situazione che ti ha portato via dal tuo protetto?”.

Sì, questo lo pensavo fino alla settimana scorsa. Poi ho capito che non sei altro che una vittima delle circostanze, come tutti noi, sottiletta mia. E poi, Liber si sta affezionando a te. Mi pesa dirlo ma è così!”.

“E di conseguenza ti stai affezionando anche tu?”.

Ora non esageriamo!” esclama Marco, mettendo le mani avanti. “Diciamo che al di là del fatto che ti sei esposto parecchio per aiutarlo, mi stai dando una grande mano nel mettergli in testa che non c’è nulla di male nell’essere amati”.

Ti riferisci ad Ylenia?” gli domanda sorpreso della piega che sta prendendo la conversazione.

E a chi se non a lei?” ribatte lui alzando gli occhi al cielo. “Liber si nasconde dietro alla sua maschera e alla certezza che lei cambierebbe idea su di lui se lo vedesse senza. Farebbe di tutto pur di non ammettere neppure a se stesso quanto lei in realtà gli piaccia davvero”.

Perché ammetterlo vorrebbe dire prendere in considerazione di lasciare il suo lavoro?”.

Sì, è possibile che lui la metterebbe così. Però non è questo il vero motivo” specifica Marco guardandolo dritto negli occhi.

E’ per… per ciò che è successo con suo padre?” si arrischia lui.

Con lo Chef. Non fare mai l’errore di riferiti a quell’uomo come suo padre, altrimenti ti ritroverai in una situazione ancora peggiore di quella dell’aver usato il suo vero nome” gli spiega Marco, scoccando un’occhiata preoccupata al di là della porta. “Comunque sì, è per quello. Per quello e per tante altre piccole sfighe avute con ignobili rappresentanti del cosi detto gentil sesso che di gentile in quel caso non avevano nulla. Ho dovuto fare i salti mortali per convincerlo a concedersi qualche avventura, ma per quanto riguarda coinvolgersi seriamente con una donna… beh, non ci sono riuscito”.

C’è da dire che non avevi neppure l’idea dell’esistenza di Ylenia”.

Non avevo idea di poter trovare un alleato capace di farlo ragionare e di fargli da esempio” puntualizza Marco strizzandogli l’occhio.

Io?” ribatte Mirco stupito. “E come potrei io essere da esempio a lui?”.

Per cinque motivi che vado ad illustrarti ” dice, schiarendosi la gola con fare teatrale. “Per prima cosa, sei considerato da tutti come affetto da epilessia. Secondo, sei lo zimbello del paese, tenuto a distanza perché giudicato strano. Terzo, sei talmente magro da risultare spaventoso alla vista. Quarto, come se tutto questo non bastasse sei anche un inquietantissimo Guardiano di anime, ma” sottolinea sventolandogli la mano aperta sotto il naso, “nonostante tutte queste caratteristiche a dir poco raccapriccianti hai trovato una donna che ti accetta per ciò che sei e che per giunta ti ama. Questo ci porta a pensare che o lei ha seri problemi, cosa ancora da appurare, o che nonostante tutte queste magagne c’è sempre una speranza”.

La scenetta appena conclusa lascia Mirco non poco confuso. La maggior parte delle motivazioni addotte da Marco sono offensive e gli ci vuole una forte dose di autocontrollo per non mandarlo a stendere. A una seconda analisi, però, si rende conto che quanto ha detto ha un senso. Rio ha del suo corpo un’idea assolutamente negativa a causa dei capelli rossi e della vitiligine, caratteristiche che lo hanno portato al centro delle attenzioni dei bulli e che forse sono state anche l’oggetto delle cattiverie delle ragazze poco prima citate dal custode. Le violenze subite dallo Chef, poi, lo fanno sentire rotto e difettoso ed è tipica di chi ha subito violenze la convinzione di non potersi aggiustare in alcun modo e che i segni di queste crepe siano visibili al mondo intero.

Alla luce di questa analisi, Mirco si rende conto di poter essere per lui l’esempio di cui il custode parla, anche se più corretto sarebbe dire che possono esserlo Nikky e la sua decisione di restare al suo fianco.

Bene. Dopo questa ennesima ramanzina, non riuscirei a combinare nulla con Selvaggia neppure se mi si spogliasse davanti” sospira, sentendo forte il senso di colpa premergli sul petto.

Giuro che non era mia intenzione” congiunge le mani al petto Marco, ma il ragazzo non è del tutto sicuro che non avesse già in mente questo secondo fine.

Senza ribattere esce dal bagno e ritrova il suo tutor intento ad allisciare i capelli con l’aiuto di una piastra, operazione che farcisce di improperi ad ogni passaggio. Decide di non interromperlo e lo saluta appena prima di uscire dalla stanza.

<< Andiamo dalla Mosso a studiare il decadimento fisico causato dall’età >> borbotta, sforzandosi di tenere chiuso a chiave in un cassetto della sua memoria lo sguardo sensuale della bella Miss.

1 Perdonami, sono un maledetto egoista

2 Lo sono anche io. Perdoniamoci a vicenda, capitano

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Capitolo 36
*** Il registro degli indagati ***


36 Il registro degli indagati

 

All’interno dell’antico e prestigioso complesso scolastico di Bagno Calo vi è una piacevole frescura. Negli ampi e lunghi corridoi dai pavimenti a scacchiera risuonano i passi del sindaco Giorgio Neri e di Fox, che sta facendo davvero fatica a seguire il filo del discorso. La frattura cranica pulsa facendogli dolere la testa e questo fischio continuo che gli invade le orecchie lo porta seriamente a preoccuparsi delle conseguenze della brutta avventura vissuta il giorno prima.

Forse è stato troppo affrettato nel giudicarsi guarito solo perché le ferite sono state fatte scomparire magicamente dal Guardiano e avrebbe fatto bene a restare a letto almeno fino a stasera, per prepararsi alla lunga notte da trascorrere in mare. Non è stato mai, però, il tipo di persona capace di oziare per un intero pomeriggio e da dopo quei quattro mesi di coma e tutti quegli altri trascorsi a faticare per rimettersi in piedi, stare anche solo più di un paio d’ore seduto lo innervosisce.

Seguire le tante parole del sindaco, però, è reso difficile anche dai continui flashback che gli compaiono improvvisi dinanzi agli occhi. Le bocche fameliche di quei cadaveri, le loro mani marce protese verso di lui, il volto luminoso di Ylenia sgusciano fuori dal suo inconscio tra una frase e l’altra.

“Spero solo non stesse pedalando o usando attrezzi pericolosi che possano averla messa in pericolo” si ritrova a pensare, annuendo distrattamente ad una domanda.

Si è ripromesso più volte di mettersi in contatto con lei mentre si affannava a restituire a Valerio Rossi un volto e un corpo. Quando, però, ha provato a scriverle su Messanger gli occhi gli si incrociavano nel tentativo di digitare anche solo un semplice ‘ciao’. Ha deciso, quindi, di lasciar perdere e ora il senso di colpa inizia a pungolarlo rendendogli ancora più difficile portare l’attenzione su quanto Giorgio gli sta dicendo.

<< Valerio, si sente bene? >> gli chiede il sindaco per l’ennesima volta da che si sono incontrati, altra conferma del fatto che avrebbe fatto bene a restarsene a letto.

Liquida la domanda con un sorriso e un ‘sì’ al quale cerca di infondere un po’ di convinzione. Se Ylenia non avesse avuto la prontezza d’animo di mandare a quel paese le sue paure e dargli il diaspro ora Valerio Rossi e la notizia della sua tragica morte in mare sarebbero il piatto forte di tutti i notiziari e una bella gatta da pelare per questo simpatico ometto.

<< Mi scusi se insisto, ma la vedo davvero stanco. E’ per via della sistemazione, non è vero? Anche a me gli occhi si arrossano a quel modo quando dormo male >>.

Ancora una volta sorride e lo rassicura del fatto che non c’entra nulla il cattivo sonno. Dare la colpa al sole caldo e fastidioso è più facile dello spiegargli che se i capillari dei suoi occhi si sono rotti è perché è stato portato a grandi profondità in pochi secondi e riportato a galla in ancora meno. Li massaggia sentendoli bruciare e fatica a mettere a fuoco quando li riapre. Avrebbe bisogno di posarli su Ylenia, come fa quando torna in redazione dopo un lungo mese di sagre ed esce sul balconcino alle sue spalle dal quale la osserva senza partire per chissà quale tipo di analisi o ricerca di informazioni. I suoi occhi, costantemente impegnati nel catturare le emozioni sul volto del prossimo, si posano semplicemente su di lei, come fossero in un luogo sicuro nel quale potersi riposare.

Avrei bisogno anche adesso di un po’ di riposto” sospira, destando ancora di più le preoccupazioni di Giorgio, che quasi col timore di causargli chissà quale danno gli porge un grande e pesante volume.

<< L’annuario >> risponde alla sua muta richiesta di spiegazioni. Fox lo ringrazia dandosi dell’idiota, ora che recupera quale fosse la domanda alla quale ha risposto affermativamente pochi istanti prima.

Per fortuna che ci sei tu con me” pensa, sicuro che Marco lo stia guidando nell’indagine coprendo i buchi causati dalle sue pessime condizioni psicofisiche.

<< Tranquillo, capitano, che poi facciamo tutto un conto >> lo schernisce il fratello, mentre Giorgio gli indica tra le foto in toni di seppia una piccola versione di se stesso con indosso un grembiule nero e un ridicolo fiocco bianco al collo.

<< Eh, questa foto e del ’66. Ero in prima elementare, pensa un po’ quanto tempo è passato >>.

Fox lo distrae con una domanda alla quale Giorgio si impegna a rispondere, per poter avere il tempo di cercare le foto delle classi del 1956, l’anno in cui ha ipotizzato il loro serial killer possa aver iniziato la scuola.

<< Ehi, guarda qui! >> esclama Marco che deve aver posato la mano sulla pagina impedendogli di girarla. La foto che ha catturato l’attenzione di suo fratello ritrae trenta bambini della prima elementare tutti vestiti con lo stesso grembiule nero e i ridicoli fiocchi. Nella prima fila, uno dei bambini più alti ha sulle labbra un sorriso furbetto che gli sembra familiare.

<< L’ho detto fin da subito che avevate occhio, Valerio. Sì, è proprio Calogero! O malanova miavi, si viriva già i figghiolu che era na cosa fitusa1 >>  ride Giorgio, sonoramente.

<< Quel tizio fin dall’inizio non è piaciuto per nulla a Mirco >> nota Marco, ma per Fox è troppo furbo e pure farabutto per ergersi come difensore della reale e genuina bellezza.

“E’ il primo che se potesse si porterebbe a letto una dietro l’altra le Miss, magari corrompendole pur di ottenerne le attenzioni” dice e Marco non può che convenire con lui.

L’occhio gli cade su un bambino proprio al centro della seconda fila. E’ davvero bello e anche lui come Calogero sorride, ma in modo più dolce e gentile.

<< Quello è Samuele Mosso. La sua storia è legata a uno dei misteri di questa città >> dice il sindaco rammaricato. << Io avevo solo tre anni quando è scomparso in mare. Purtroppo il suo corpo non è mai stato ritrovato e per questo non si può essere certi sia annegato. La famiglia ha preferito pensare a quel tipo di morte piuttosto che a quella per mano di chissà quale maniaco >>.

<< Mosso? Come la signora della biblioteca? >>.

<< Sì, Filomena è sua sorella >>.

Il fatto che la prima ipotetica vittima di questo serial killer sia stato compagno di classe del contatto di Mendez in questa sagra manda in fibrillazione il cuore di Fox.

Sta per voltare pagina quando scorge un bimbetto seduto per terra in prima fila. Magrolino e anonimo, passa del tutto inosservato, fagocitato dal nero imponente delle uniformi tutte uguali.

<< Oh, quello è Antonio >> ridacchia Giorgio.

<< Mi sta dicendo che il direttore del ‘Miramare’ ha 62 anni? >> esclama incredulo.

<< Eh, pari sempre nu figghiolu2 >> conferma il sindaco divertito. << Da piccolo era sempre malato. Una polmonite oggi, un raffreddore domani. Calogero lo aveva preso di mira come vittima prediletta per i suoi scherzi e ancora oggi gliene combina di tutti i colori, poveraccio. E sì che ha un carattere che si presta a qualsiasi gioco. Mai che si lamenti, sempre silenzioso e timidissimo >>.

Un brivido percorre la schiena di Fox che si isola da tutto il resto per riconsiderare quanto ha appena scoperto. L’adrenalina che lo aveva travolto all’inizio di questa indagine e che lo spiacevole incontro con gli zombie sembrava aver cancellato torna a investirlo da capo a piedi portando i suoi neuroni a lavorare frenetici. Due personaggi vicini al concorso di bellezza sono stati compagni di classe del piccolo Samuele Mosso, definito dalla sorella buono e generoso. Se davvero così stavano le cose, Fox si chiede quale possa essere stata la sua posizione dinanzi agli atti di bullismo perpetrati da Calogero ai danni di Antonio. Si è esposto troppo accusando pubblicamente Calogero al punto da spingerlo ad ucciderlo oppure ha usato la maschera del bambino adorabile per salvarsi dagli atti crudeli che, invece, commetteva? Se questa seconda ipotesi fosse giusta, Antonio potrebbe ritrovarsi inscritto nella lista degli indagati, dal momento che avrebbe potuto covare rabbia al punto da vendicarsi di questa falsa faccia d’angelo uccidendolo.

<< No. Quell’uomo ha vomitato l’anima quando ti ha visto ricoperto di sangue. Non posso crederlo capace di torturare a morte così tante persone >> dice Marco e Fox non può fare a meno di essere d’accordo con lui.

“Non possiamo, però, arrogarci il diritto di mettere limiti alla follia umana. Aspettiamo di vedere quanto ha scoperto Mirco sul nostro bambino buono e bello e per quanto riguarda Calogero ho una lunga notte a disposizione per capire meglio che persona sia”.

<< Ciao giornalista! >>.

La voce allegra di una ragazza strappa Fox ai suoi pensieri. Lei scuote il capo divertita mentre lui si rende conto di essere uscito dalla scuola probabilmente dopo aver salutato il sindaco.

<< Na mi riri chi ti spirdisti i mia!3 >> lo redarguisce lei agitando il dito indice.

<< No, no, io di una così non mi dimentico >> dice Marco malizioso.

<< Flora? >> le chiede, stupito facendola ridere di gusto. Quando si erano incontrati indossava una tuta larga e informe e aveva i capelli tenuti a casaccio da una molletta. Ora, invece, indossa un vestito corto blu notte che mette in mostra le belle gambe lunghe e le lascia scoperte le spalle abbronzate sulle quali ricadono i capelli castani ordinati e lisci.

<< Ti sei salvato in corner, giornalista. E’ da un po’ che non ci si vede, eh? Sei pallido. Non stai bene? >> gli chiede posandogli la mano sul braccio.

Fox sistema meglio gli occhiali da sole dalle lenti grandi e scure sugli occhi e impreca contro Ian e il suo rito che lo ha purificato davvero troppo, portandolo a doversi inventare indigestioni e altre fesserie per giustificare il pallore causato dal non aver avuto il tempo di applicare tutti gli strati d’olio autoabbronzante necessario a riportare il suo incarnato al colore di quello creato da Mistica per Valerio Rossi.

<< Immagino che il tuo lavoro comporti parecchi mal di pancia con tutte quelle sagre. Devo dire, però, che ti mantieni in forma >> sorride maliziosa la ragazza, radiografandolo con lo sguardo.

Riavvia poi una ciocca dietro l’orecchio, ridendo imbarazzata di se stessa e questo gesto cattura l’attenzione di Fox, che si rende conto appena di stare ricambiando il suo interesse. Non riesce a distogliere lo sguardo dal punto luce che pende della collanina che indossa.

<< Sì, certo, è proprio da quello che non riesci a distogliere lo sguardo >> lo canzona Marco al quale se potesse darebbe volentieri uno scappellotto.

<< Pensi di essere troppo provato per un gelato? >> gli chiede Flora, accarezzandogli distrattamente il bicipite.

<< A un buon gelato non si dice mai di no >> ribatte Marco.

Flora ride e gli rivolge uno sguardo seducente e solo quando le vede mordere il labbro inferiore si rende conto di aver pronunciato lui stesso la frase detta dal fratello. Senza lasciargli il tempo di spiegarsi, la ragazza lo prende a braccetto per condurlo a quella che reputa essere la migliore delle gelaterie di Bagno Calo.

Parla in continuazione mentre mangiano questo gelato davvero niente male ed è quel tipo di persona fastidiosa che deve toccare in continuazione il suo interlocutore mentre parla. Ylenia, invece, ha sempre mantenuto almeno un metro di distanza da lui, e anche in quell’unica occasione in cui si sono trovati seduti vicini al Borgo Medievale si è limitata a tenergli strette le mani nelle sue. Quando, poi, gli ha messo al collo questa piccola pietra e si è accorta di essergli troppo vicina ha in fretta ripristinato quel metro di distanza per poi riavviare la solita ciocca ribelle dietro l’orecchio, stringendosi nella spalle. La semplice canotta azzurra che indossava la avvolgeva delicatamente lasciandole scoperto il ventre morbido, particolare che gli genera non poco piacere ogni volta che ha la fortuna di scorgerlo.

<< Grazie per il gelato, giornalista >> cinguetta Flora lanciandosi in un bacio.

Fox dovrebbe usare il buon senso ed allontanarla da sé invitandola a non ripetere simili avventati gesti e in altre circostanze lo avrebbe anche fatto. Ora, invece, si ritrova stupito di se stesso a stringerla a sé, trasformando quel semplice bacio stampo in uno sempre più appassionato.

Il sapore dolce delle sue labbra lo avvolge mentre la stringe ancora di più e il calore dorato lo accende al punto che è sicuro stiano entrambi brillando, proprio come brillava lei in quegli abissi bui e freddi. Questa volta risalgono in superficie stretti l’uno all’altra, così vicini da azzerare qualunque distanza. Dai capelli, dal collo e dal seno morbido che preme contro il suo torace si espande la dolce fragranza alla vaniglia che da mesi stuzzica i suoi sensi. Corre a cercarla posandole baci leggeri sul collo che le fanno accapponare la pelle e affondare le unghie nelle spalle alle quali si aggrappa.

<< Giornalista, forse faremmo meglio a cercare un luogo più appartato, non credi? >>.

Come una doccia fredda, la voce di Flora raffredda i bollenti spiriti di Fox portandolo ad allontanarsi in fretta da lei.

Dìos mio, Marco! Perché non mi hai richiamato all’ordine?” ringhia contro il fratello che ride divertito della situazione imbarazzante nella quale lo ha cacciato.

<< Perché ti ci voleva una limonata, Capitano. Non è giusto che si diverta solo quell’assurda sottiletta >> ribatte lui, e Fox lo manda a quel paese con tante colorite imprecazioni.

La ragazza approfitta del suo attimo di confusione per prenderlo per mano e condurlo verso l’hotel, intenzionata, ovviamente, a visitare la loro stanza e continuare lì quanto hanno iniziato per strada.

<< Flora, aspetta >> le dice rallentando il passo. << Mi sono lasciato prendere la mano e ti chiedo scusa. Sta accadendo tutto un po’ troppo in fretta e io sono qui per lavoro >>.

La ragazza è chiaramente stupita dalle sue parole e l’imbarazzo pian piano si manifesta anche sul suo viso.

<< In effetti ho iniziato io. È la prima volta, però, che sento un uomo anteporre il dovere al piacere >> ride confusa e riavvia i capelli dietro l’orecchio, gesto che porta Fox a pensare che dopotutto non sarebbe male invitarla nella loro camera.

Si rende conto, però, che sta di nuovo rivedendo Ylenia in questa donna e la cosa non gli va giù. Non ha nessuna voglia di mancare di rispetto a entrambe solo per soddisfare un passeggero picco ormonale.

<< Dìos mio, non ti ho proprio insegnato nulla! >> sbuffa Marco alle sue spalle, ma Fox non ci bada.

Passeggiano in silenzio, mano nella mano, fino a raggiungere l’ombrellone che il ‘Miramare’ ha messo a loro disposizione. Si siedono uno accanto all’altra su uno dei lettini e per un lungo istante restano persi ognuno nei propri pensieri

<< E stasera… pensi ci si possa vedere? >> sussurra Flora, alzando gli occhi a incontrare i suoi.

<< Stasera temo proprio no >>.

<< Nemmeno tardi, tardi? >> insiste lei facendosi più vicina.

<< No, mi spiace. Trascorrerò l’intera notte in mare con il presidente della Pro Loco a caccia di alilunghe >> dice e la ragazza si rabbuia in viso distogliendo subito lo sguardo. Questo repentino cambiamento lo incuriosisce.

<< Che succede? Non ti piace il vecchio lupo di mare >>.

<< U vecchiu porcu o riri?4 >> risponde lei tra i denti.

<< Porco? Che ti ha fatto? >> le chiede preoccupato, ma la ragazza si allontana ancora di più e incerta gli lancia ripetute occhiate diffidenti. Fox sostiene il suo esame attendendone l’esito che non tarda ad arrivare con un sospiro rassegnato.

<< Lo terrai per te, vero? Non voglio essere messa in mezzo >> dice spaventata.

<< Sono qui per la sagra e da quel che mi risulta le alilunghe non commettono atti impuri >> cerca di sdrammatizzare. La ragazza abbozza appena un sorriso incerto e si concede un altro sospiro.

<< L’anno scorso ho partecipato anch’io al concorso. Già durante le selezioni Calogero mi ha riempita di complimenti, ma io non ci ho badato più di tanto perché è normale riceverne quando stai in costume davanti a tante persone che sono lì apposta per giudicarti in base all’aspetto fisico. Al termine della prima serata mi ha presa da parte e mi ha detto che avevo tutti i numeri per diventare Miss Bagno Calo 2011. Eravamo, però, tutte molto belle e quindi se avessi voluto davvero quel premio avrei dovuto saperlo convincere a mettermi tra le finaliste. Io non ho avuto il coraggio di rispondergli >> dice rabbrividendo al solo ricordo. << Mi sono liberata dalla sua stretta e sono scappata via. Il giorno seguente ho finto un malore e mi sono ritirata dalla competizione. Ora mi guardo bene dallo stare alla larga da quell’uomo >>.

<< Ti ha minacciata per aver abbandonato il concorso? >> le chiede Fox strappandole una risatina nervosa.

<< E perché avrebbe dovuto? Anche avessi detto a qualcuno della sua proposta credi che sarebbe servito a qualcosa? Non mi avrebbero presa sul serio e non tanto perché è un uomo disonesto e pericoloso, ma perché se non avessi voluto incorrere in simili sgradite attenzioni avrei dovuto semplicemente non iscrivermi a un concorso di bellezza. Così va il mondo, giornalista. Dovresti saperlo >>.

<< Purtroppo lo so >> sospira Fox rammaricato. << E’ che spero sempre di non ricevere conferma alle mie certezze. Andare a letto con un simile rifiuto umano per vincere questa sciocca competizione… non riesco a capacitarmi di come si possa arrivare a tanto? >>.

<< Io credo che proponga anche altro oltre alla vittoria. Come puoi ben immaginare non mi sono mai presa la briga di indagare, ma la vincitrice dell’anno scorso è partita per un lungo viaggio appena poche settimane dopo la conclusione della sagra >>.

<< Ed è tornata? >>.

<< Perché me lo chiedi? >>.

<< Beh, forse perché dal mio punto di vista darla a un vecchio che puzza di pesce, tabacco e vino scadente per una semplice vacanza è ancora troppo poco >> risponde salvandosi così dalla curiosa diffidenza di questa ragazza.

<< Devo dire che la pensiamo allo stesso modo >> ribatte lei dopo un lungo attimo di silenzio. << Sì, l’ex Miss è tornata e da quel che ho sentito dire era anche parecchio soddisfatta dell’esperienza vissuta. Si è trasferita a Milano, mi pare, all’inizio dell’anno ed è tornata qui per le vacanze, ma, chissà come mai, è dovuta ripartire proprio poco prima dell’inizio della sagra >>.

<< Già, chissà come mai >> borbotta Fox, che non può fare a meno di pensare che quest’uomo è il responsabile del suo essere in questo angolo d’Italia oggi, grazie ai suoi segreti accordi con Mendez. Rabbrividisce all’idea che l’ipotesi che gli era saltata alla mente poco dopo aver conosciuto Calogero possa essere confermata e che la collaborazione tra il presidente della Pro Loco e l’editore e direttore di parecchie testate giornalistiche possa essere finalizzata alla creazione di un giro di prostituzione.

<< Ma è davvero un uomo pericoloso? No, sai, perché vorrei capire con chi sto per trascorrere una lunga e gelida notte in mare >> domanda, nel tentativo di estorcere altre informazioni a questa ragazza.

<< Sta tranquillo, è troppo furbo per causare danni a un giornalista venuto fin qui dal nord. E poi sei un uomo e per quanto tu sia estremamente attraente, Calogero non subisce il fascino maschile >> dice gettandogli nuovamente le braccia al collo. << Non può neppure tentare di strapparti qualche favore, dal momento che non ti conosce >>.

<< Con strappare favori alludi al ricattare? >>.

<< Questo lo stai dicendo tu >> ribatte prontamente lei strizzandogli poi l’occhio. << Calogero è un maestro nello strappare favori. Ogni estate, ad esempio, obbliga quel poveraccio di Antonio, il direttore del ‘Miramare’, a riservare uno degli appartamenti del pianterreno per l’organizzazione del concorso. Quell’uomo mi fa tenerezza. Non riesce proprio a farsi valere. Le persone sensibili come lui non sono fatte per i posti di comando >>.

Già dal loro primo incontro con il proprietario dell’hotel che li ospita, Fox si era fatto questa stessa idea. Timido, impacciato e perennemente nervoso, Antonio sembra essersi trovato per sbaglio con un hotel da gestire e chiunque non perde occasione per farglielo notare. Persino Giorgio, rispettoso e alla mano, era andato su tutte le furie con lui per essersi dimenticato della email inviatagli da Mirco nella quale comunicava che si sarebbero presentati in due per questa sagra. Resterebbe da scoprire quale possa essere il ricatto perpetrato da Calogero nei suoi confronti.

<< L’albergatore sembra piacerti molto >> dice Fox nel tentativo di venire a conoscenza di qualche altra informazione a riguardo.

<< Sei geloso? >> gli chiede, invece, lei maliziosa, catturandogli le labbra. La mente di Fox, però, è già partita a briglia sciolta dietro mille piste e questa volta la bella maestra non suscita alcun effetto su di lui, che rompe il bacio.

<< Flora, io voglio essere sincero con te >> dice e gli dispiace vedere le sopracciglia di lei convergere verso l’alto, consapevoli del rifiuto in arrivo.

<< Sei già impegnato, non è così? >> sospira, infatti.

<< Sì >> risponde lui, abbozzando un sorriso. << Scusami per il bacio. È che tu sei così… esuberante. Con lei… non so se avrà futuro, ma è importante e non vorrei bruciarlo, capisci? >>.

<< Come si chiama? >> gli chiede cogliendolo alla sprovvista.

<< Ylenia >> sussurra e senza accorgersene inizia a rigirare il diaspro tra le dita.

<< E’ un bel nome. Beh, mi spiace, poteva essere una bella avventura. Baci in un modo così… travolgente >> risponde la ragazza, mimando un brivido. << Scommetto che ti ha regalato lei il diaspro >>.

<< Conosci questa pietra? >> le chiede stupito strappandole un sorriso.

<< Ho un’amica che ha una bancarella di pietre e cristalli e ha la brutta abitudine di parlare troppo del suo lavoro. Se ricordo bene, questa pietra ha lo scopo di proteggere dalle energie negative chi la indossa. Non deve essere facile per lei saperti sempre in giro in auto su e giù per questo pazzo stivale. Quando ami qualcuno vuoi proteggerlo e quella che hai al collo è la prova che Ylenia ti ama, giornalista. Anche se la invidio parecchio, mi piacerebbe poterle dire che mi hai dato prova di essere innamorato di lei >>.

Poche volte gli è capitato di arrossire ed erano tutte circoscritte all’infanzia e in alcuni casi anche all’adolescenza. Ora, alla veneranda età di trent’anni Fox sente il volto avvampare di imbarazzo, proprio come accade quasi costantemente ad Ylenia. Flora sorride, intenerita della sua manifestazione fisica che renderebbe inutile ribattere alla sua affermazione.

<< Direi che dovresti farti due domande, giornalista, e fare tesoro di queste parole, anche >> torna all’attacco suo fratello, rimasto stranamente in silenzio fino a questo momento.

Il telefono squilla facendo trasalire entrambi e imprecare Marco. Il nome del suo assistente compare sullo schermo dello smartphone a riportarlo alla realtà delle loro indagini.

<< Stai attento questa notte >> gli dice Flora, che, nonostante quanto gli ha detto su Calogero sembra sinceramente preoccupata.

È davvero carina questa ragazza, al punto da fargli rimpiangere di avere tutti questi limiti personali e professionali. Le posa un bacio sulla guancia che poi accarezza a lungo prima di alzarsi dal lettino.

<< Il dovere mi chiama. Ci vediamo in giro, Flora >> le dice rispondendo finalmente al telefono.

 

***

 

Mirco ha passato due intere ore a sentir parlare del ‘bel Samuele’ di qua, del ‘buon Samuele’ di là e sinceramente se lo sentisse nominare ancora una sola volta salterebbe per aria come un gatto isterico. La cosa che più di tutte lo rende nervoso, però, è il non sapere fino a che punto quanto gli ha detto e ripetuto la Mosso sul fratello sia attendibile.

Nell’aria si espande il profumo del pranzo, cosa che gli fa brontolare sonoramente lo stomaco. Nella piazza ancor più gremita di persone giunte fin qui per l’imminente partenza dei pescherecci, Mirco si guarda attorno alla ricerca di Rio. Questi gli aveva detto che si sarebbero incontrati a mezzogiorno all’ingresso della biblioteca, ma il campanile della chiesa ha ultimato i dodici rintocchi e del suo tutor non c’è traccia.

<< Questo è molto strano >> borbotta tra sé. Il suo tutor è maledettamente puntuale e questo ritardo inizia a preoccuparlo. Richiama il suo contatto dalla rubrica dello smartphone e fa partire la chiamata.

<< Tutto bene? >> gli chiede ancora prima che lui possa dire ‘pronto?’.

<< Certo. Ho da darti delle news. Parecchie news >>.

<< Brutte? >> domanda preoccupato.

<< Dipende dai punti di vista. Dammi un attimo che arrivo. Questo posto si è maledettamente riempito di umanità. Mettiti in fila per il pranzo e recupera qualcosa anche per me >> sbuffa riagganciando la chiamata.

<< Sarà meglio che ti dica io cosa prendere. Giusto per evitare shock anafilattici >> dice Marco comparendogli accanto.

Hai deciso di farmi venire un infarto, moccioso?” sbuffa lui raggiungendo la fila della mensa all’aperto. “Perchè sei così su di giri?” gli chiede, notando un sorriso più beffardo del solito su quelle labbra sottili.

<< Perché il nostro piano sta funzionando, sottiletta >> risponde lui dandogli di gomito.

Abbiamo un piano?” gli chiede, recuperando due vassoi.

<< Dìos mio, come sei lento! >> esclama alzando gli occhi al cielo. << Certo che abbiamo un piano: quello di ricongiungere due anime gemelle! >>.

<< Oh, quello! Perché che è successo? >>.

<< Qualcosa di eccezionale! >>.

<< A davvero? E cosa, sentiamo? >> domanda Rio, che con la sua battuta ad effetto riesce a far trasalire il fratello. Mirco ride forte ricevendo in risposta colorite imprecazioni da parte del custode.

<< Ehi, che hai fatto alle labbra? >> chiede al suo tutor che ha la bocca arrossata e gonfia. Rio porta le dita a tastarle e storce il naso in una smorfia di dolore.

<< Maledetti rossetti all’olio di mandorla >> dice tra i denti, recuperando una pastiglia dal marsupio che manda giù senz’acqua.

<< Rossetti? Cosa c’entrano i rossetti? >> gli domanda Mirco, incuriosito dal sorriso soddisfatto del custode. Senza degnarlo di una risposta Rio gli toglie il vassoio che ha preparato per lui dalle mani e si mette alla ricerca di un tavolo. Ne trova uno abbastanza isolato e lì gli racconta di quanto è venuto a conoscenza a scuola grazie al sindaco e delle proposte indecenti di Calogero alle concorrenti del concorso raccontategli da Flora.

<< Aspetta! Hai incontrato la maestra di danza di Federica? >> dice ed ecco di nuovo quel sorriso soddisfatto sul volto di Marco.

<< Ma cosa c’entra questo adesso? >> ribatte Rio, alzando gli occhi al cielo.

<< C’entra e come, se il rossetto del quale parlavi prima e che ti ha causato questa evidente reazione allergica è il suo >> sbotta infastidito. << Mi fa terrorismo con la storia del non farsela con le donne del posto e poi va in giro a limonare >>.

<< Io non vado in giro a limonare, ragazzino! >> ringhia Rio afferrandogli il polso. << Quella mi è saltata addosso e io l’ho respinta. Poi se ne è venuta fuori con la storia delle proposte indecenti al concorso e le ho dato corda per cavarne qualcosa di buono per quest’indagine >>.

<< Oh, quindi per le indagini si può fare, mentre per divertimento no? >> ribatte piccato a discapito del suo polso che viene ulteriormente stritolato. << Davvero hai respinto quello schianto di donna? >> gli chiede e da come annuisce affranto Marco pare proprio che lo abbia fatto.

<< A differenza tua, Neigo, io non ragiono col cazzo >> risponde Rio mollandogli il polso. << Tu, invece, hai ricavato qualcosa di positivo dal tuo pomeriggio di indagini oppure hai dato sfogo ai sensi? >>.

<< Avrei quasi preferito farlo, dato che quella donna non ha fatto altro che tessere le lodi di San Samuele Mosso Martire da Bagno Calo >> risponde addentando con rabbia un totano fritto. << Un santo che a quanto pare aveva per miglior amico un farabutto che fa proposte indecenti alle ragazzine >>.

<< Che cosa? >> esclamano in corso i due fratelli facendogli quasi andare il boccone per traverso.

<< Calogero era il migliore amico della prima ipotetica vittima del nostro killer? >> sussurra stupito Rio sporgendosi verso di lui.

Mirco annuisce messo in soggezione da questi quattro occhi che lo guardano increduli.

<< Cristo! Questa è un’informazione importantissima! >> esclama il suo tutor battendo la mano sul tavolo. << Dimmi tutto ciò che la donna ti ha riferito in merito >> gli chiede recuperando il taccuino dal marsupio.

Mirco annuisce prontamente e tira fuori dallo zaino gli appunti che ha preso. Filomena Mosso gli ha raccontato che suo fratello aveva preso a cuore Calogero, rattristato dal fatto che il padre sfogasse costantemente su di lui la propria rabbia. La donna sostiene che questi sia riuscito a prendere la licenza elementare solo grazie all’aiuto di Samuele e che non sarebbe oggi la pessima persona che è se lui non fosse scomparso. Si è rifiutata categoricamente, però, di dirgli perché consideri Calogero essere una pessima persona. Così, il ragazzo ha deciso di condurre alcune ricerche su quest’uomo, giusto per togliersi la curiosità, ma non ha trovato nulla se non un paio di denunce da parte di altri pescatori per motivi di pescato.

<< Adesso, però, sappiamo grazie a Flora che è un mago nell’arte di ‘strappare favori’ >> dice Marco.

<< Già, già, ed è possibile che sia grazie a questa arte che è riuscito fin da ragazzo a risalire la scala sociale fino a divenire uno dei vip del paese, cosa che ha cambiato notevolmente la sua situazione economica negli ultimi trent’anni >> concorda Mirco.

<< Chissà se questa ascesa la deve agli insegnamenti impartiti dal suo amico >> si chiede Rio.

<< Pensi che Samuele non sia stato il santo che descrive la sorella? >>.

<< Mi sto chiedendo che ruolo e quale influenza abbia avuto nella sua vita >> risponde allisciando la barba. << Giorgio mi ha detto che Calogero bullizza Antonio fin dai tempi della scuola, quindi da prima che Samuele scomparisse misteriosamente. Se era davvero buono come viene descritto e aveva preso a cuore la situazione familiare dell’amico, allora perché gli permetteva di accanirsi su un altro povero sfigato? >>.

<< Sfigato è un termine riduttivo per descrivere il direttore dell’hotel >> si intromette Mirco, svogliando i suoi appunti. << Chiacchierando ieri con gli ultracinquantenni del paese sono venuto a sapere che Antonio è l’unico figlio di una famiglia molto facoltosa e proprietaria dell’hotel ‘Miramare’. Da bambino è sempre stato cagionevole di salute e cronicamente timido. È cresciuto, anzi, forse sarebbe meglio dire che è sopravvissuto alle angherie di un padre padrone tutto frusta e bastone. Filomena si è fatta sfuggire che il padre di Antonio e quello di Calogero sarebbero potuti andare a braccetto in quanto a brutto carattere. Peccato che il direttore sia stato ancora più sfortunato, perché era l’oggetto degli scherzi di praticamente tutti i bambini. Tutti tranne ‘San Samuele Mosso da Bagno Calo’, ovviamente >>.

<< Ovviamente >> gli fanno eco Rio e Marco.

<< Si è ritrovato a dover gestire l’hotel di famiglia, ma purtroppo sembra non essere per nulla alla sua altezza. Più volte ha rischiato di far fallire l’attività e pare sia stato proprio Calogero ad aiutarlo economicamente ad uscire dal mare di debiti nel quale stava affogando >>.

<< Ed ecco qui come gli ha ‘strappato il favore’ di riservargli uno degli appartamenti del pian terreno per il concorso >> esclama Marco battendo le mani l’una contro l’altra.

<< Mica solo per il concorso. Calogero praticamente ci abita nell’appartamento numero cinque dell’hotel >> precisa Mirco. << Ma la cosa che mi ha colpito di più e che mi porta ad inscrivere non solo Calogero ma anche Antonio nel registro degli indagati è questa >> aggiunge Mirco porgendo a Rio lo smartphone. << Questa foto me l’ha mostrata Filomena e ritrae i padri di Calogero e Antonio, due uomini bellissimi dai modi affabili quando conveniva loro, ma dal pessimo carattere e una forte inclinazione alla violenza >>.

Marco esplode in colorite imprecazioni e si rivolge in spagnolo al fratello, ancora concentrato sullo schermo dello smartphone. Con espressione terribilmente seria continua ad analizzare quei due uomini e solo quando gli sfugge un sospiro il custode interrompe il suo monologo.

<< No, dai. Questo è impossibile! >> esclama contrariato.

<< E perché dovrebbe esserlo? >> ribatte Rio alzando appena lo sguardo verso di lui.

<< Perché i serial killer operano in coppia solo quando sono parenti, amanti o amici molto intimi. Calogero e Antonio non ci risulta appartengano a nessuna di queste categorie >> puntualizza Marco.

<< Questo è un punto sul quale dobbiamo ancora indagare e direi che avrò tutta una notte per sciogliere i dubbi a riguardo >>.

<< Senti, per come si stanno mettendo le cose direi che è meglio se trovi una scusa per stanotte >> si intromette Mirco afferrandogli il polso. << Non mi piace per nulla l’idea di saperti da solo in mare aperto con un potenziale serial killer. Potrai intervistarlo in qualunque altro momento ma qui sulla terra ferma, dove è più difficile inventarsi tragici incidenti o altre simili diavolerie >>.

<< Non sarà solo, sottiletta >> sbotta Marco alzando gli occhi al cielo.

<< Oh, questo non lo metto in dubbio >> ammette Mirco infastidito dall’arroganza del giovane. << Mi chiedo solo come potresti intervenire in caso avesse bisogno di aiuto. Mi spiace dovertelo ricordare ma sei puro spirito >>.

<< Il puro spirito lo ha già tirato fuori dai guai così tante volte che ne resteresti stupito >> ribatte acido Marco.

<< Volete piantarla voi due! >> li richiama Rio. << Mirco, tu stai tranquillo che mi sono ritrovato in situazioni peggiori e in compagnia di gente ancora più folle che mi ha permesso di imparare per bene a difendermi. Tu poi questa storia delle tante volte in cui mi hai tolto dai guai me la racconti >> dice rivolto al fratello la cui attenzione, però, è altrove.

Mirco si volta nella stessa direzione verso la quale Marco sta guardando e scorge Selvaggia alle spalle del suo tutor. Questa gli sorride e si avvicina loro mettendolo a disagio nel ritrovarsi a parlare con lei in presenza di Rio, soprattutto dopo quanto è accaduto il giorno precedente.

<< Sono proprio tanto arrabbiata con te, giornalista >> gli dice, sorridendo. << Mi aspettavo anche solo un messaggio e invece niente. Ti sembra corretto? >> gli domanda sedendosi su una delle due sedie libere al loro tavolo.

<< Come ti avevo detto sono qui per lavoro, Selvaggia, e non ho avuto modo di contattarti >> risponde, scoccando un’occhiata colpevole al suo tutor, che osserva interessato la scena.

La ragazza si volta appena verso Rio infastidita dalla sua presenza prima di riportare lo sguardo ammaliatore su di lui.

<< Tra poco ci saranno le prime eliminazioni e sono così nervosa >> dice stringendosi nelle spalle, movimento che strizza il suo seno richiamando in Mirco immagini hot che subito censura. << Secondo te ho qualche possibilità? >> gli chiede prendendogli la mano.

<< Dipende se il vecchio lupo di mare ha gradito quanto gli hai offerto, bellezza >> esclama Marco, che, forte del suo essere invisibile, non si fa alcun problema a guardarle con insistenza il seno.

<< Non ho alcun dubbio sul fatto che il premio sarà tuo >> le dice Mirco, cercando di rimanere il più possibile professionale. Lei ridacchia civettuola, facendosi ancora più vicina. Il buon senso vorrebbe che si evitasse di mettere a disagio una persona, soprattutto se questa siede di fronte a colui che è a tutti gli effetti il suo capo. Selvaggia, però, sembra proprio fregarsene e forse questa è anche una piccola vendetta per essersi tirato indietro e averla lasciata mezza nuda sul tavolino della sua postazione.

<< Spero proprio che la giuria la pensi come te. Sai, ci sono in giro persone che non sanno apprezzare le donne >> dice, scoccando un’occhiataccia a Rio. << Ora è meglio che vada >> dice, posandogli un bacio sulla guancia. << Chiamami, ci conto >> gli sussurra all’orecchio prima di alzarsi e allontanarsi da loro con studiata lentezza.

<< Quindi, se ho capito bene, secondo la sua logica un uomo che non cada imbambolato davanti alle sue tette non può che essere gay? >> dice Marco, che è il primo a fissare inebetito il lento ancheggiare della Miss. << Spero tu ti sia procurato le dovute precauzioni, Sottiletta. Rischi davvero di introdurre una parte delicata di te nello stesso luogo in cui ha bazzicato Calogero >>.

<< Stai esagerando! Come si potrebbe davvero fare sesso con quell’uomo per poter vincere un concorso stupido come quello indetto da una sagra di paese? >> ribatte Mirco, che rabbrividisce all’idea della bellissima Selvaggia tra le braccia di quell’uomo così rozzo e volgare.

<<  Pensi che per concorsi più seri, invece, abbia senso farlo? >>.

<< Non mettermi in bocca parole che non ho detto >> esclama Mirco a disagio.

<< Oh, tranquillo sottiletta, io non ti metterei in bocca proprio nulla >>.

<< Ok, ok, ragazzi diamoci una calmata >> interviene Rio, bloccandolo dal saltare al collo del custode. << Se ho ben capito hai il numero di quella ragazza >> dice e Mirco annuisce imbarazzato.

Rio, però, accarezza la barba con fare interessato e Mirco inizia a preoccuparsi quando vede il custode battere le mani l’una contro l’altra per poi appoggiarsi allo schienale della sedia e incrociare soddisfatto le braccia al petto.

<< Perché mi guardate così? >> chiede loro cauto.

<< Perché questo tuo filarino con una delle concorrenti del concorso può tornarci molto utile, Mic >> risponde Rio sporgendosi verso di lui.

<< Aspetta! Prima lui mi dice quella cosa sul bazzicare nello stesso luogo in cui è passato Calogero e ora tu mi inviti a farlo per dovere di indagine? >> lo interrompe Mirco esterrefatto.

<< Ora sei tu che metti in bocca a me parole che non ho detto >> ribatte Rio. << Non ti sto dicendo di farci sesso, sai bene come la pensi a riguardo, dal momento che sei in servizio. Sei bravo con l’ipnosi e penso che non ti sia difficile indurre uno stato ipnotico in una donna, interrogarla e poi tirarla fuori da lì facendo in modo che non si ricordi di nulla, o sbaglio? >>.

<< E’… è scorrettissimo ciò che mi chiedi! >> esclama Mirco inorridito. << E poi, scusa, cosa dovrei chiederle?