Ventiquattr'ore

di killian44peeta
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Prologo ***
Capitolo 2: *** Capitolo 1- Mai sottovalutare un barman ***
Capitolo 3: *** Capitolo 2- Nicholas ***
Capitolo 4: *** Capitolo 3-Case in barattolo? ***
Capitolo 5: *** Capitolo 4- Philip ***
Capitolo 6: *** Capitolo 5- Maximilian ***
Capitolo 7: *** Capitolo 6- Sono una fottuta donna coniglio?! ***
Capitolo 8: *** Capitolo 7- Infanzia ***
Capitolo 9: *** Capitolo 8- Stronzo e sexy, my dear ***
Capitolo 10: *** Capitolo 9- Ma è una donna o un bradipo? ***
Capitolo 11: *** Capitolo 10- Iniziano le route ***
Capitolo 12: *** Capitolo 11- mi sembrava di essere morta e finita in paradiso ***
Capitolo 13: *** Capitolo 12- Natalie.exe ha smesso di funzionare ***
Capitolo 14: *** Capitolo 13- Sto insultando da solo le mie gambe ***
Capitolo 15: *** Capitolo 14- Challenge Accepted ***
Capitolo 16: *** Capitolo 15- Che sia davvero il ricercato killer? ***
Capitolo 17: *** Capitolo 16- Confessione? ***
Capitolo 18: *** Capitolo 17-Delusione ***
Capitolo 19: *** Capitolo 18- Non strozzarti, coniglietta ***
Capitolo 20: *** Capitolo 19- Cinque figli adottivi ***
Capitolo 21: *** Capitolo 20- Carta Pesta ***
Capitolo 22: *** Capitolo 21- Esplosione ***
Capitolo 23: *** Capitolo 22- Era un illusione? ***
Capitolo 24: *** Capitolo 23- Scaricarti? Neanche per idea ***
Capitolo 25: *** Capitolo 24- Dimmi tutto ***
Capitolo 26: *** Capitolo 25- Sono Egoista ***
Capitolo 27: *** Capitolo 26-Questa uscita non me la aspettavo ***
Capitolo 28: *** Capitolo 27- Non ho parole ***
Capitolo 29: *** Capitolo 28- Te le cedo ***
Capitolo 30: *** Capitolo 29- Il porto è stato sbloccato ***
Capitolo 31: *** Capitolo 30- Red Moon ***
Capitolo 32: *** Capitolo 31- Date una nave a questo por bon uomo ***
Capitolo 33: *** Capitolo 32- Non sono geloso del mio piano ***
Capitolo 34: *** Capitolo 33- Ballo ***
Capitolo 35: *** Capitolo 34- Quell'amico ***
Capitolo 36: *** Capitolo 35- Era un chiodo fisso ***
Capitolo 37: *** Capitolo 36- Queste catene invisibili ***
Capitolo 38: *** Capitolo 37- Torna indietro ***
Capitolo 39: *** Capitolo 38- Non è come sembra ***
Capitolo 40: *** Capitolo 39- Apatismo ***
Capitolo 41: *** Capitolo 40- Sei come Tommaso della Bibbia ***
Capitolo 42: *** Capitolo 41- Nessuno ti riconoscerà ***
Capitolo 43: *** Capitolo 42- Il suo sguardo ***
Capitolo 44: *** Capitolo 43- Non Farlo ***
Capitolo 45: *** Capitolo 44- Geloso? ***
Capitolo 46: *** Capitolo 45- Provaci ***
Capitolo 47: *** Capitolo 46- Dove sei? ***
Capitolo 48: *** Capitolo 47- Siringa ***
Capitolo 49: *** Capitolo 48- No ***
Capitolo 50: *** Capitolo 49- Per terra, in un angolo di una stanza, fuori casa, sul tetto? ***
Capitolo 51: *** Capitolo 50- La situazione non cambia ***
Capitolo 52: *** Capitolo 51- Quanto vorrei il potere Anti Gravity in questo momento ***
Capitolo 53: *** Capitolo 52- Che sia dunque la fine? ***
Capitolo 54: *** Capitolo 53- Ho rovinato tutto ***
Capitolo 55: *** Capitolo 54- Okay ***
Capitolo 56: *** Capitolo 55- Sono un alleato ***
Capitolo 57: *** Capitolo 56- Grazie, Walter ***
Capitolo 58: *** Capitolo 57- Mantieni la calma ***
Capitolo 59: *** Capitolo 58- Ho detto girati ***
Capitolo 60: *** Capitolo 59- Un po'come il freesbe o il boomerang ***
Capitolo 61: *** Capitolo 60- Non posso farlo ***
Capitolo 62: *** Capitolo 61- In poche parole ***
Capitolo 63: *** Capitolo 62 - Top secret ***
Capitolo 64: *** Capitolo 63- Logan ***
Capitolo 65: *** Capitolo 64- Cosa diavolo era?! ***
Capitolo 66: *** Capitolo 65- Potresti darmi una mano? ***
Capitolo 67: *** Capitolo 66- Città ***
Capitolo 68: *** Capitolo 67 - A meno che? ***
Capitolo 69: *** Capitolo 68- Ciuffo di capelli ***
Capitolo 70: *** Capitolo 69 - Il solito me ***
Capitolo 71: *** Capitolo 70 - Dolori ***
Capitolo 72: *** Capitolo 71 - Calma Apparente ***



Capitolo 1
*** Prologo ***


Il computer sembrava letteralmente bollire, emetteva suoni che, sinceramente, la ragazza odiava.

Era palese.

Il rumore della ventola che si agitava, rotando pigramente e sbuffando come una bestia arrabbiata, buttando fuori il caldo, mentre sembrava stare per saltare in aria, beh... Decisamente non era il massimo.

Disturbava il suo ascoltare la musica, rallentava il metal che si scambiava di brano in brano con il rock e che era sparato nelle sue orecchie tra growl e chitarra elettrica spacca timpani, facendo saltellare le parole con incompletezze e periodi di pausa che parevano infiniti.

Si poggiò la mano sulla fronte, disperata, quando l'aggeggio che doveva chiamarsi computer, risalente al periodo del paleolitico nel suo sistema DOS 3.0, saltò su con un sonoro quanto fastidioso 'piuuu' lasciandola lí, senza i suoi amati cantanti del rock nelle orecchie, con un -Ma vaffanculo- masticato tra le labbra, staccando ferocemente la spina con pura e viva stizza, particolarmente offesa dall'atteggiamento del vecchio portatile.

Era proprio una schifezza il dover utilizzare lo scarto di computer di suo fratello maggiore Alex, lui poteva avere tutto quello che desiderava, di elettronica, lei doveva accontentarsi dello scarto che lasciava inutilizzato.

Non che se ne lamentasse completamente, per carità, sempre meglio che non averlo, però...

Avrebbe voluto scrivere in quel momento, o, nel caso in cui le fosse passata l'ispirazione, vedere un episodio di uno dei suoi anime preferiti, ma a quanto pareva, il computer era completamente contro alle sue idee, impedendoglielo, lasciandola proprio sul più bello.

-Dannato. Dannato aggeggio di merda- sputò, continuando a lungo con una spire di insulti che parevano decisi a continuare ancora per parecchio tempo.

Il linguaggio lo aveva preso tutto dal fratello quando giocava alla PSP o ad uno dei suoi giochi in generale, non poteva farci nulla, era diventata una scaricatrice di porto nata.

Si passò le mani tra i capelli rossi e dannatamente troppo lisci, tutto per l'esasperazione del momento, battendo le palpebre più volte, così tante volte che temette ad un tratto di perdere le lenti a contatto.

-E ora?- sospirò, espirando ed inspirando piú volte per calmare il bollente spirito e per ragionare -Che cavolo faccio?-

Tacque diversi secondi, mordendosi il labbro, quasi scannandosi il cervello pur di raggiungere una conclusione, ma senza successo, guardando ripetutamente lo schermo nero.

-Non mi và di riaccendere il computer, lo ho già fatto almeno quattro volte in una mattina, ne ho piene le scatole- si lamentò a mezza voce, emettendo una pernacchia distorta, lottando per qualche secondo con un nodo che aveva trovato tra alcune ciocche vicino alla cute.

Forse avrebbe dovuto fare qualcosa di diverso, anzi, decisamente avrebbe dovuto se il vecchietto preistorico voleva farla così tanto dannare.

Ed eccolo lì.

Il lampo di genio giunse al ripensare a quella vecchietta, quella strana vecchietta nel Game Store.

"E se provassi ad utilizzare il nuovo gioco comprato? Quello a realtà aumentata?" Pensò di colpo, quasi saltando sulla sedia all'idea.

Lo aveva quasi dimenticato, davvero, forse perché la fine della scuola la aveva resa così tanto euforica da quasi cancellarlo dalla testa, nonostante fosse palesemente emozionata ed innamorata di quella realtà virtuale.

Dei fighi animati, delle route in cui sicuramente si sarebbe stra innamorata di ogni personaggio e della sua storia, sbavandoci a dietro come non riusciva a non fare.

Non poteva chiedere di meglio, questo si disse.

Se lo era permesso siccome la paghetta raccimulata aveva coperto la spesa, ottenuta da mesi e mesi di pulizie forzate che era più che sicura che non avrebbe più rifatto, soprattutto per le preghiere che il suo naso le aveva fatto a contatto della polvere.

Guardò il sacchetto che aveva gettato in fondo alla scrivania per nasconderlo da occhi indiscreti, tirandolo fuori e appoggiando il contenitore con il CD del gioco sul letto, ovviamente solo dopo aver osservato attentamente la scritta che dominava la plastica, accompagnata già da un ragazzo virtuale di un sexy che la lasciava priva di ossigeno.

"É una divinità per i miei ormoni" pensò, sognante, osservandone i capelli scuri e gli occhi sottili, simili a quelli di un gatto, sgusciando poi al di fuori della stanza, camminando in punta di piedi sul parquet, raggiungendo la stanza del fratello, immersa nell'oscurità, la quale era interrotta solo dalla luce del computer.

Alex stava smanettando con un pc Apple così nuovo da far venire il vomito, le cuffie ben coricate al di sopra delle orecchie, gli occhi coperti dal paio di occhialini che evitavano al fratello di rimanere accecato dai cambiamenti di luminosità dello schermo.

Certa che non la vedesse e che neppure la sentisse, cosa probabilmente vera, soprattutto per via del fatto che era palesemente drogato di elettronica e hip hop a massimo volume, mettendosi a gattoni, raggiunse il cassetto dove lui teneva il casco elettrico che serviva per il gioco.

Mentre cercava di distinguere il cavo principale, lo udí imprecare e quasi si prese un colpo mentre esalò uno -Ma sei una stronza!- che all'inizio credette fosse stato nei suoi confronti.

Con il cuore che sbatteva come un disgraziato nel suo petto, riuscí a riflettere rapidamente e realizzare che, uno, no, non ce l'aveva con lei e che, due, sí, doveva muoversi, altrimenti un secondo accidente simile le avrebbe fatto prendere uno stramaledetto infarto.

Lo afferrò rapidamente, il casco con il cavo, quasi scappando dalla stanza, ridacchiando appena per il nervosismo e schizzando in camera come se non fosse mai stata dal fratello.

Se qualcuno glielo avesse chiesto, lei era innocente come un bambino appena nato: avrebbe sicuramente esibito lo sguardo da cucciolo più dolce e l'espressione più confusa che poteva realizzare il genere umano... Ma ovviamente avrebbe dovuto nascondere le prove, altrimenti sarebbe stata palesemente fottuta.

Tutta piena di entusiasmo ed emozione, attaccò il cavo alla presa, infilando il CD nel casco, provocando così la scritta "loading..." in cui si costrinse ad aspettare il "ready" per poterlo mettere.

Appena infilò il casco, un brivido le percorse la schiena, mettendo a fuoco lo sfondo nero, con una sola scritta rossa che lo dominava, gettandosi così sul letto di peso.

Avvertenze : leggere attentamente le caratteristiche dei personaggi prima di selezionare la route. Il gioco potrebbe essere inadatto per persone con problemi di epilessia o con depressione e/o facile capacità di disturbo psichico. Vuoi continuare?'

La rossa rimase perplessa dall'introduzione, ma non si fece scoraggiare.

Dopotutto era un fantasy, ci sarebbero stati sicuramente scenari di guerra e morte.

Lei si mangiava gli horror come si mangiava il pane, nessun problema, il sangue non la disgustava.

Si limitò dunque ad annuire, cosa che fece partire dunque il gioco.

Una luce bianca la immerse, mentre spuntavano vari tasti.

-Inserisci il tuo nome- fece una voce femminile, particolarmente dolce e carezzevole alle sue orecchie, strappandole un sussulto per la sorpresa.

-Ehm...-

-Il tuo nome é Ehm, dai conferma?-

-N...N...No!- la rossa agitò le mani a destra e manca, cercando di non mettersi a ridere lì per lì.

Le realtà virtuali erano magnifiche, ma allo stesso tempo maledettamente stupide.

-Inserisci il tuo nome- ripeté dunque la voce, con lo stesso identico tono di quello che aveva avuto in precedenza.

-Natalie.- fece, calma, pronunciando quelle lettere con lentezza, cosí che il robot comprendesse a pieno e che non finisse con lo sbagliare platealmente la scrittura.

-Il tuo nome é Natalie, dai conferma?-

"Grazie al cielo"

-Sí.- la rossa prese un respiro - Sono Natalie-

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Capitolo 2
*** Capitolo 1- Mai sottovalutare un barman ***


Natalie
 

Venni catapultata di colpo davanti ad un pub e ci misi parecchio per mettere a fuoco le scritte e in generale ciò che mi circondava.

Ero in una sottospecie di vicolo, piccolo, quindi forse più che un vicolo era un vicoletto, con una puzza di acqua sporca e di fumo che mi distruggeva totalmente le narici.

Dovevano esserci delle fogne nelle vicinanze, sicuro come la luce del sole... E forse anche qualcuno che si stava facendo una sigaretta.

L'aspetto del locale, all'esterno, non era nulla di speciale, ma nemmeno orrido, le pareti bianche, il tetto che pareva sepolto da del grano e un camino non funzionante.

Sull'insegna in legno, dondolante, vi era incisa la scritta "Bar delle creature" in un giallo oro laccato e ben definito che si notava all'istante.

Dentro al locale dovevano esserci già diverse persone, cosa che supponevo per il ridere allegro di qualche ubriacone e dal chiacchierare confusionario che si udiva.

Mi mossi leggermente verso destra, cercando di vedere se dietro di me vi era qualcosa o qualcuno che mi potesse fare, in un modo o nell'altro, la spiegazione del gioco e della motivazione per cui ero qui.

Di solito sarebbe spuntata una scritta da tutorial o comunque un accompagnatore... Ma non c'era nessuno.

"Sospetto" pensai tra me e me, tornando a girarmi verso la locanda.

Se l'avevo trovata per prima cosa... Beh, probabilmente un significato ce l'aveva.

Decisi perciò di fare un passo in sua direzione e, facendolo, una voce, la stessa che aveva richiesto il mio nome, mi fece saltare in aria per l'inaspetatezza generale.

Cavolo, ma erano proprio bravi a far prendere colpi, eh!

-Benvenuta Natalie! Grazie per aver acquistato il seguente gioco. Prima di scegliere la love Route che avrai, i personaggi ti verranno presentati ad uno ad uno, tu dovrai solo seguire il quaderno 'missioni' che si trova nella tua borsa, insieme alla mappa.- spalancai le palpebre al notare il presentarsi improvviso di una borsa a tracolla lungo il mio fianco, di un color viola che andava incontro ai vestiti che indossavo - Alla conclusione della presentazione generale, potrai scegliere chi più ti aggrada. Come abbiamo già consigliato, bisogna scegliere i personaggi studiando la loro descrizione con cura. Bisogna fare attenzione ad alcuni caratteri ed essere sicuri di poter farvi da partner prima di scegliere. Alcuni verranno sbloccati più avanti con degli aggiornamenti se pagherai due euro come garanzia di utilizzo. Per informazioni, andare al market nel gioco, segnato con il punto esclamativo nella mappa. É tutto-

"Certo che la fanno lunga con questa cosa delle avvertenze... Nuovi personaggi? Oh! Già mi si prospettano dei fighi, se poi, quando avrò finito alcune route, ne arrivano di nuovi, potrei anche dare quaranta euro! Altro che due! Dai. Vediamo dunque queste missioni"

Tirai dunque fuori il quaderno dalla borsa, vedendone la copertina in pelle marrone, chiusa da un laccio rosso che rimossi con rapidità.

La prima pagina aveva già diverse scritte, ma solo una era comprensibile, come se le altre fossero state censurate.

La prima diceva platealmente : entra nella locanda e parla con il barista. Intrattienilo con una conversazione sul libro che sta leggendo

"Ma se non lo conosco, il libro? E poi perché il barista? Un barista che legge nel tempo libero invece che lavorare? Questa mi è nuova... é tipo un personaggio casuale che mi farà trovare qualcuno di importante?"

Nonostante i miei dubbi, feci esattamente come vi era scritto.

Entrai rapidamente, facendo cigolare pesantemente la porta di legno, avanzando in direzione del banco, superando uomini e donne sbronze, ignorando l'odore di sudore, ma non potendo fare a meno di notare cose che mi serrarono nettamente il fiato.

Un uomo aveva le mani da polipo, un altro dei canini appuntiti da vampiro, un altro ancora due orecchie a punta...

"Ecco perché bar delle creature " pensai, sorridendo leggermente e passandomi una mano tra i capelli.

Decisi di evitare eventuali perdite di tempo: volevo completare l'obbiettivo, anche perché ero piuttosto curiosa di vedere il barista.

Probabilmente sarebbe stato un uomo calvo, con la pancia e gli occhialini rotondi come quelli di quel famoso cantante, John Lennon, o almeno questa era una delle poche immagini che mi venivano in mente quando pensavo ad un barista, anche perché quello sotto casa mia era proprio così, evitando il dettaglio però della lettura.

Probabilmente era uno di sfondo che ti aumentava le spiegazioni... O che ti introduceva un cliente particolarmente interessante.

O almeno così pensai, ridacchiando leggermente, fino a che non mi trovai davanti ad un ragazzo che scuoteva una bibita con una mano e che nell'altra teneva un volume tra pollice e indice, quasi sorreggendolo con quello.

Aveva dei capelli scuri, tendenti al viola, mossi e abbastanza lunghi, occhi dello stesso colore, coperti sì da un paio di occhiali, ma da lettura, quadrati, che gli davano un aria seria e pacata, dettaglio già leggibile sul volto inflessibile e sensuale.

Aveva una pelle medio pallida ed un fisico slanciato, labbra carnose che avrebbero fatto invidia sia a uomini che a donne.

"Okay... Mi sa... Che non é un personaggio di sfondo" pensai, scioccata, studiando come la camicia bianca, coperta dalla parte superiore di uno smoking, gli fasciasse il fisico da favola.

Lo vidi lasciare in aria il libro, ma questo non crollò a terra, rimase lì, in aria.

Il ragazzo si girò, andando quasi ad incitare un bicchiere a dirigersi verso di lui con un gesto di dita, cosa che lo spostò, andando a sollevarsi anche esso.

Non riuscivo neanche più a capire come si facesse a respirare, semplicemente l'ossigeno era scappato via dai miei polmoni, quasi minacciato di essere preso a calci in culo.

Ero rimasta letteralmente incantata, talmente tanto che a momenti mi sarebbe caduta la mascella.

L'unica cosa che mi venne in mente fu una mentre lo osservavo, ammaliata, sentendo un brivido che mi percorreva la pelle, passando dalla punta dei piedi e raggiungendo la nuca, quasi saettando ed espandendosi lungo ogni parte del mio essere: mai... Mai sottovalutare un barman.

Scossi rapidamente la testa per risvegliarmi dai miei pensieri e mi avvicinai a lui, sentendo il cuore sbalzare in aria ad ogni passo, fino a trovarlo davanti a me.

Riuscii a leggere sulla manica della camicia una scritta in viola, una scritta che, semplicemente, si trattava di un nome.

"Nicholas"


 

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Capitolo 3
*** Capitolo 2- Nicholas ***


Natalie
 

- É da un po' che mi stai fissando. Potresti smetterla, coniglietta? Mi faresti un gran favore - fece lui, ad un tratto, strappandomi un sussulto  -Mai visto un anti gravity?-

"Cavolo. Mi ero proprio incantata, scema a me" mi maledissi mentalmente, mettendomi seduta su uno dei morbidi sedili senza schienale di fodera rossa, appoggiandomi ad un bancone.

"Certo che ha proprio un caratterino e... Aspetta... Coniglietta?"

Scossi la testa per dare una risposta alla sua domanda, nascondendo la mia lieve confusione riguardo il termine con cui mi aveva chiamato, anche perché non mi sembrava il tipo da dare soprannomi affettuosi agli sconosciuti.

Beh, magari mi sbagliavo.

-Mai visto, no. Mai-

-Beh. Anche se fosse davvero così, non é educato fissare.- sospirò, assottigliando lo sguardo, sistemandosi rapidamente gli occhiali sul naso come in un tic nervoso - Vuoi ordinare qualcosa?-

Ecco. Un dilemma a cui decisamente non avevo pensato. Ce li avevo i soldi? Non ne avevo sentito parlare dalla voce guida del gioco, la quale aveva perso più tempo a spiegarmi la questione dei ragazzi che per spiegarmi il gioco.

"Cavolo, ma potevano anche mettercelo questo dettaglio, eh"

Forse avrei dovuto controllare di più nella borsa prima di entrare.

-No, no- dissi rapidamente, facendolo accigliare.

Okay, mi stava guardando a metà tra lo storto e tra l'incuriosito.

Dovevo sembrare una pazza, poco ma sicuro.

-Piú che altro volevo chiederti che libro stai leggendo- dissi, ricordandomi all'improvviso di ciò che mi aveva suggerito il quaderno, cogliendo la palla al balzo.

-Ah- lui si illuminò appena, con gli occhi viola chiaro che presero a brillare di un improvvisa tranquillità... E poi di nuovo da del sospetto.

-Sei entrata in una locanda non per bere o mangiare, ma per chiedere di un libro?- domandò lievemente scettico.

-Piú che altro... Lo ho fatto perché... Perché mi sono persa- accennai un sorriso.

In effetti avevo la capacità di orientamento che sembrava leggermente essersi  persa per strada alla mia nascita... o non era mai stata in programma fin dall'inizio, quindi non stavo esattamente mentendo, in fondo in fondo, anche se avevo già la mappa e con la mappa, se non la mettevo al contrario, potevo arrivare a destinazione -E volevo chiedere a qualcuno esattamente come tornare... Tornare verso il market della città- inventai -Ma poi ho visto che stavi leggendo e... Io adoro leggere, ma non ho mai visto quel libro prima d'ora. Però deve essere bello , da come sembri interessato mentre lo leggi. Di che genere é?-

-Storico- rispose con voce piatta, versando la bibita nel bicchiere che aveva fatto volare in aria, schioccando poi le dita, facendolo così arrivare direttamente ad un tavolo senza aver bisogno di spostarsi.

Uno -Wow- mi scappò involontariamente dalle labbra, attirando la sua attenzione, facendogli inclinare leggermente il capo e portandolo a squadrarmi con un espressione che non sarei mai stata capace di decifrare, mordicchiandosi il labbro.

Il suo potere mi lasciava davvero senza fiato, non ero riuscita a trattenermi: beh, non mi dispiaceva essere guardata da lui, per una volta non ero io quella a fissare.

-Di che periodo tratta?- introdussi, appoggiando il gomito al tavolo e lasciando cadere il mento sul palmo della mano, lasciando dondolare le gambe a vuoto.

-Dell'anno Zero. I primi capitoli sono un po' pesanti, all'inizio, ma poi il resto, fino a dove ho letto io, é a dir poco incalzante e affascinante-

-I protagonisti?-

-Anche. Sì, decisamente anche loro sono interessanti. Diciamo che forse si sono basati più sul tenere il mistero sulla nascita del personaggio maschile, facendogli fare cose un po' senza logica al vederlo così, senza sapere quasi nulla di lui-

-Capisco- asserii, incuriosita -Penso potrebbe essere il mio tipo di libro, anche a me piacciono molto gli storici, li trovo elettrizzanti. É in prima, seconda o terza persona?-

Non mentivo, era vero, adoravo anche gli storici: certo, preferivo appunto l'horror, ma erano fantastici tutti i tipi di libri, quindi...

-Terza. Non credo che ti permetterebbero di inoltrarti nella testa di uno dei due con così tanta facilità. Vogliono mantenere il segreto generale-

-Perfetto- sorrisi istantaneamente - Forse dovrei fare anche io una cosa del genere-

-Scrivi?- lo vidi sorridere leggermente, avvicinandosi di più a me.

-Sí, parecchio. Vado da poesie e canzoni a recensioni vere e proprie-

Continuammo a parlare a lungo dell'argomento, tanto che eravamo entrambi sorridenti e il discorso risultava parecchio piacevole, ma poi mi ritrovai a ricordarmelo, di colpo, poco dopo essermi presentata a lui, siccome in precedenza non gli avevo detto il mio nome: dovevo continuare le missioni, cavolo! Mi ero quasi dimenticata di essere in un gioco.

-Saresti quindi in grado di indicarmi la strada per il market? Magari con tipo qualche punto di riferimento?-

Sì, avevo la mappa, ma no, non volevo fare 'crollare' palesemente la bugia... E poi mi piaceva parlare con lui, quindi...

-Certo, coniglietta-

"Ancora questo soprannome? Non lo aveva più utilizzato"

-Ma prima...- mosse nuovamente il dito, avvicinando un secondo bicchiere a sé e facendo la stessa cosa per una bottiglia con dentro un liquido rosso scuro, con sfumature rosate e arancioni sul fondo.

Lo guardai incerto mentre versava e me lo metteva davanti, girandosi.

-Offre la casa- interruppe, ancora prima che io potessi dire qualcosa.

-A cosa lo devo?- chiesi, guardandolo, mentre voltava soltanto la testa con un fare abbastanza calmo -Per essere stata ad ascoltare. Non ho molti amici amanti della letteratura, purtroppo, arrivare a fare uno scambio di opinioni di questo tipo su un libro non mi era mai capitato prima d'ora. E poi scrivi. Hai tutta la mia stima-

Mi venne spontaneo sorridere, afferrando il bicchiere -Oh, beh, grazie-

"Avrà anche un certo caratterino quando lo si fissa, ma... É proprio carino"

-É nettare di ambrosia, cerca di non berlo troppo rapidamente, potrebbe darti fastidio, essendo una Yeekal-

"Yeekal? Cosa cavolo é uno Yeekal? Okay. Ho bisogno di spiegazioni, spero che il gioco me le dia, altrimenti non potrò mai capire di cosa diavolo stia parlando."

Non dissi nulla, mi limitai a prendere il primo sorso dalla bevanda gentilmente offerta, sentendo un calore espandersi ad altezza dello stomaco appena lo feci.

Avrei potuto bestemmiare fortemente per quanto era buono quell'affare: sembrava l'insieme di tutti i miei frutti preferiti, con un che di... Zuccherato e piacevole, non in maniera esagerata.

Nel caso a in cui avessi avuto dei soldi, in futuro, sarei sicuramente tornata a chiederne dell'altro, che scegliessi la sua route o no.

Al momento era molto vicino al sì, ma era il primo personaggio incontrato, non potevo essere ancora del tutto convinta, insomma.

Diciamo che, al momento, potevo decisamente prenderlo in considerazione: soprattutto per quanto era bello, cavolo.

"Ci fosse un barman come lui sotto casa mia. Gli avrei già chiesto di uscire, seriamente... O in alternativa lo avrei stalkerato dalla finestra, ma dettagli"

Mi spiegò rapidamente la strada per raggiungere il market e quindi uscii, ringraziandolo e salutandolo per la sua cortesia, guardando infine, una volta uscita, il quaderno.

Improvvisamente un "okay" era spuntato in rosso nel quaderno.

Il secondo obbiettivo era 'vai al market'

"In fondo, chiedere mi é servito"


 

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Capitolo 4
*** Capitolo 3-Case in barattolo? ***


Natalie
 

"Ma quindi i soldi ce li ho o no?" esalai, trovandomi sul punto di entrare al market, ma ricordarmene di colpo, prendendo perciò a frugare nella borsa.

"Qui no, qui no... Merda, ma quante tasche ha 'sta borsa? Peggio di quella di Hermione Granger in Harry Potter... Se non di quella di Mary Poppins o ancora quella di Newt Scamander... No forse così esagero" pensai, quasi affondando tra le duemila tasche che dominavano quella che appariva una semplice borsa
...ma che semplice borsa non era, a quanto pareva.

Probabilmente avrei perfino trovato un ombrello se continuavo in questa maniera.

Dopo minuti e minuti di ricerche, ecco finalmente l'oggetto tanto desiderato: un portafoglio rosso, segnato da una parte dalla costellazione dell'Orsa Maggiore e dall'altra parte dall'Orsa Minore.

"Mmmh... Quindi, ho...?"

Ad aprire, spalancando gli occhi, vidi due banconote da cento mila... Con un segno molto strano che non si poteva ricondurre né al dollaro, né all'Euro, né tantomeno alla generale fonte di pagamento elettronico, il bitcoin.

"Ma magnifico. Chissà a quanto equivalgono?" Pensai grattandomi la testa "Va bene. Sono al market. Cosa devo fare qui?"

Tornai ad aprire il quaderno, vedendo la scritta seguente diventare leggibile.

'Acquista un appartamento di salvataggio'

"Ah. Ecco perché sono così ricca al momento... Ma ... Ad un Market posso comprare un appartamento? Certo che si sono proprio attrezzati, quelli lì"

Il negozio era in uno stato perfetto: le finestre erano di un verde bottiglia, le pareti prive di crepe.

Entrai, sentendo il campanello appeso alla porta tintinnare nel suo scampanellio delicato.

L'odore di libri, di pittura e molto altro mi si diffuse nelle narici, tanto che rimasi boccheggiante sulla soglia.

Si apriva in un openspace circolare, quasi gigantesco, con almeno venti categorie che dominavano dei cartellini simili a postit colorati che decoravano lunghe file di scaffali in legno.

Sorrisi leggermente, vedendo poi al centro del tutto una sorta di enorme scrivania di vetro, scrivania con dietro un commesso con barba e capelli brizzolati, con almeno quarant'anni alle spalle.

-Benvenuta all'Emporio dei fratelli Grimm! C'é qualcosa di sua necessità? Vendiamo da incantesimi portatili a congegni elettronici, da bolle di trasporto a carrozze con cavalli cyborg, da appartamenti a ville in perimetro allargato e tante altre cose! -

-Beh, sì, io avrei bisogno di un appartamento-

"Cazzo, speriamo non costino troppo, un po' di soldi vorrei tenermeli... "

-Certo. Mi segua- fece ancora il quarantenne, accennando un rapido inchino, portando una delle proprie mani al petto in un rapido gesto di umiltà.

Feci quello che mi aveva detto, andando dietro alla sua figura muscolosa e slanciata, coperta da un kimono color arancia di una tonalità che sfociava nel giallo.

Nel frattempo mi osservavo attorno: c'erano davvero un sacco di cose! Vedevo palesemente oggetti che a tratti riuscivo a riconoscere, mentre in altri tratti non li comprendevo molto bene.

Uno di questi era stato una sorta di porta matite che sputava sabbia arcobaleno, piovendo a terra in un sacchetto, laddove questa diventava simile a liquido fuso, pronto a creare una statua, con i colori che si dividevano.

"No ma... Che figata. Tutto questo é stupendo"

Procedetti addietro all'uomo, trovandomi davanti ad uno scaffale pieno di casette piccole, tutte racchiuse in dei vasetti della marmellata.

"Ma che cazz..."

-Il primo appartamento ha due bagni, due camere da letto e una cucina salotto. É un po' piccola, infatti costa solo cinquanta mila yijilki. Quello subito dopo é più grande, difatti la cucina e il salotto si separano...-

-Scelgo questa- dissi subito, ammirando la scritta sessanta mila yijilki, ricevendo un occhiata leggermente storta dal cassiere, come irritato dal fatto che non gli avevo permesso di finire la propria spiegazione ed il proprio bellissimo elenco di case.

Lo ignorai bellamente, confermando ancora la mia scelta con un -Questa, questa, sì, questa- ripetuto almeno tre volte.

Certo, rispetto alla prima pagavo di più, ma detestavo da morire l'idea che salotto e cucina fossero attaccate.

Se cadeva magari una bottiglia d'olio, era tutto inutilizzabile, divano compreso.

Questa cosa la avevo appresa per colpa di Alex alla nostra prima casa... Qualcosa di molto più ristretto rispetto a quella in cui vivevamo ora: si era portato a casa una delle sue amichette tutto seno e niente cervello ... E cercando di impressionarla con la cucina... Beh. Aveva reso la cucina un maledetto putiferio tra condimenti a terra e panna montata di cui la ragazza era stata sporca sul seno, con una tetta di fuori e i capelli fuori posto.

Non avevo voluto fare domande quel giorno, avevo semplicemente aggirato la questione come la peste, ma mi disgustava parecchio anche solo l'idea di un capezzolo di fuori.

Insomma, non era normale pensare al proprio fratello, quello che da piccolo diventava rosso e impacciato al solo non arrivare ad uno sgabello, mentre andava a letto con una tizia, insomma!

Tra questi pensieri, neppure mi ero accorta di aver raggiunto la cassa con il barattolo di marmellata in mano, o più che altro, con la casa imbarattolata in mano, dettaglio che, se dovevo dirlo, mi faceva ridere.

Come facevo a vivere in una casetta del genere?

Dovevo infilarmi nel barattolo, per caso con una magia restringente? Dovevo comprarla?

Nonostante tutte le domande, tirai fuori il portafoglio e sborsai rapidamente la cifra... O provai a sborsare rapidamente la cifra, anche perché un tonfo mi fece saltare in aria, mollando di colpo il portafoglio, il quale cadde a pera morta sul bancone.

Il rumore improvviso era provenuto dalla porta, gettata palesemente contro il muro con un calcio, accompagnato da una decina di uomini e donne che, con la classe di degli scimmioni, presero a spintonarsi a vicenda.

Il loro vestiario mi suggeriva parecchio su di loro.

"Pirati? Pirati in un market?"

-Ohi, zoticone! Rhum! Non guardare le riviste- disse un uomo dai capelli castano rossiccio, con un grande squarcio sulla lingua.

-Yo~ho, io non prendo le tue porcherie alcoliche, é molto meglio andare in cerca di belle signore- fu la risposta di un altro, dai capelli di un color nero seppia, ma con un collo troppo lungo che decisamente si faceva notare.

Il primo rise sguaiato -Come se le signore ti dessero il filo! Hanno tutte interesse per il comandante Philip-

-Agh. Sarà per il suo accento, ti assicuro che é tutto fumo e niente arrosto-

-Zitto, se ti sente, quello ti riempie di botte, se c'é qualcosa a cui tiene é l'orgoglio-

-Scusatemi- interruppe una voce pacata -Chi é... Che riempirebbe di botte chi?-

-C-C-C-Comandante Philip!- squittí il corvino, facendo un salto all'indietro, mentre un ragazzo sui diciannove anni si faceva strada tra la schiera di pirati, i quali si erano messi tutti in riga di colpo.









 

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Capitolo 5
*** Capitolo 4- Philip ***


Natalie

Carnagione pallida, lunghi ed in parte ricci capelli biondo platino, legati in una piccola coda di cavallo, occhi azzurri come il cielo più celeste, sereno e privo di nuvole che fosse mai esistito, con delle labbra simili a boccioli di rosa: ecco com'era il ragazzo che mi era davanti.

Una bellezza da mozzare il fiato nel suo completo azzurro, una giacca decorata da ghirigori che gli raggiungeva le caviglie, coperte da stivali di pelle nera, circondati da serie di cinghie.

Al di sotto della giacca portava una camicia bianca, seguita da un fazzoletto che pendeva dal suo collo, ben allacciato.

I pantaloni erano sempre di pelle, come gli stivali, tanto da farli apparire quasi incollati tra di loro... O una cosa unica.

Ciò che li differenziava era la totale mancanza di cinghie nei pantaloni, con soltanto una cintura marrone, decorata da una serie di catenelle argento tintinnanti.

Attaccata alla cintura poi vi era una spada, circondata dalle spine e dal gambo di una rosa rossa, la quale sorgeva affianco all'impugnatura oro laccato.

"Mi sa tanto che scegliere una route sarà la cosa più complicata mai esistita" mi dissi, ridacchiando tra me e me... "Perché c'è la sua route, vero? Vi prego, ditemi di sì. É troppo bello per non esserci, seriamente. Magari non più di Nicholas, per me e la mia fissa per i capelli viola, ma... Aiuto. É un pirata, contando che adoro Jack Sparrow e Capitan Uncino di Once Upon a Time, non potevo chiedere di meglio"

Mi sbrigai rapidamente ad afferrare il portafoglio lasciato sul bancone, tirando fuori la prima banconota da cento e aspettando il resto di quaranta che arrivò in poco, cercando di non mostrare troppo interesse a quello che accadeva dietro di me, sapendo, come per istinto, che il pirata si sarebbe messo al mio fianco.

E così infatti fece, appoggiandosi al bancone di vetro con il gomito, inclinato appena nella schiena, mostrando i bellissimi fianchi sodi che mi sforzai di ignorare, squadrando probabilmente prima il cassiere, passando poi a me.

Lo sentivo: il suo sguardo era inquisitore e assurdamente pungente nel suo quasi spogliare chi era intento a studiare.

Cercai di non mostrare interesse alcuno nei suoi confronti, fingendo di volermene andare, prendendo quindi ad attraversare la stanza in direzione della porta.

Non sapevo perché, ma qualcosa mi diceva che, visto che tutte le donne sembravano gettarsi ai suoi piedi, dovevo fingere poca attenzione... Però, porca puttana, era di un difficile da far paura, soprattutto se mi sentivo così punzecchiata.

-Hey- fece, chiamandomi da dietro a mezza voce.

"Aspetta ancora un po'. Aspetta ancora un po' " mi dissi, continuando ad avanzare.

-Hey, rossa, sto parlando con te- asserí con tono leggermente più alto... E innervosito.

"Okay. Ora credo vada bene" mi fermai, girandomi di colpo.

Alzai lo sguardo in sua direzione -Parli con me?-

-Con chi credi possa parlare, non c'è nessun altra donna con i capelli rossi qui in mezzo- ridacchiò, facendo uno sbuffo - Avrei dovuto dire 'ehi, Yeekal' per farti capire al volo che volevo la tua attenzione?-

"Ancora questa cosa dello Yeekal?" Mi dissi, perplessa.

-Mmh.  Forse sì o forse no- alzai le spalle, facendo per tornare a girarmi ed avanzando ancora.

"3...2...1..."

-Ohi, aspetta. Non andartene-

"Bingo!"

-Potresti dirmi il tuo nome?- chiese, avvicinandosi palesemente, mentre tutti i pirati avevano espressioni perplesse... Parecchio perplesse.

-A quale scopo?- cercai di dirlo senza sorridere, ma era ben difficile fingersi serie quando si sapeva benissimo di stuzzicare una persona molto probabilmente amante delle sfide.

Okay, mi stavo comportando da scema... o stronza... sì, forse stronza era il termine più appropriato, ma... A mio discapito, era troppo divertente.

E poi la vena sadica la avevo sempre avuta, si manifestava soprattutto nei libri: non era esattamente colpa mia, dai.

-Mh... Magari potrei invitarti ad un appuntamento- fece, prendendomi la mano e lasciando un delicato bacio sulle dita, con un piccolo inchino, facendomi sentire un brivido che mi correva, birichino, lungo la schiena.

"Quanti anni di vita ho perso con questo baciamano?"  Sarei seriamente scoppiata a ridere dal nervoso.

Sentivo le guance in fiamme... Forse fu per questo che girai completamente la faccia in direzione del muro, asserendo un semplice -E se non volessi?- con il tono più serio possibile, nascondendo l'imbarazzo.

Dovevo sembrare inflessibile... Per quanto risultasse complicato.

-E quindi non vorresti?-

"Merda. Dí no con tono convincente, dí no con tono convincente!"

-No-

"Cazzo, ma che è? Un mugolio? Un fottuto sussurro gattaro, peggio di Macchia di mia zia! E dovevo sembrare convinta. Se, se"

-Ah, no?- Philip sorrise sghembo, guardandomi con ancora il viso poco distante dalla mia mano, col suo respiro che si scontrava sulla mia pelle.

"Se Dio esiste, sono sicura che ha creato lui questo gioco. Sembra davvero che stia accadendo, porca puttana!"

Ed in effetti, il suo respiro caldo continuava a scorrere sulla mia mano, mentre dei "Merda" continui suonavano nella mia testa.

Tutto il mio sangue stava affluendo lungo la mia faccia, mentre le mie gambe tremavano palesemente in un disperato tentativo di reggere.

-No- ripetei in un tono di voce più convinto e alto, subito dopo aver mandato giù un groppo alla gola che si era incastrato a dir poco.

Se prima mi era sembrato di starlo rigirando come una marionetta, ora era sicuramente lui a farlo.

-Scusami. Ma devo andare.- mostrai con la seconda mano il barattolo con dentro la casa -Devo posizionare il mio appartamento- asserii, togliendo la mano dalla sua presa.

-Posizionare?- lui prima mi guardò, poi scoppiò in una risata fragorosa -Quella é la chiave, sciocchina. O più che altro è il radar che ti porterà all'appartamento e che ti aprirà automaticamente la porta, registrandoti.-

"Okay. Ora é tutto più chiaro... Ma perché cazzo una chiave-radar é a forma di casa? E perché non la smette di ridere questo qui?"

-Mpf. Io vado. Ciao-

Lui smise di ridere di colpo -No, dai, ohi. Mi devi dire ancora il tuo nome-

-É un segreto- asserii, ghignando leggermente per la vendetta presa, uscendo così dal negozio, sentendo la campanella tintinnare di nuovo.

Dopo essermi nascosta, una volta dopo essere uscita e aver girato l'angolo, aprii il quaderno.

Dopo il fatidico ' Acquista un appartamento di salvataggio'  , un altra scritta, che però era già stata svolta, a quanto pareva.

Attira l'attenzione del capo dei pirati'

- La ho fatta senza nemmeno saperlo - dissi in un mugugnare, cercando di evitare a tutti i costi di ricordare il baciamano.

-Bene. La prossima missione...-

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Capitolo 6
*** Capitolo 5- Maximilian ***


?


Si ripete.

Si ripete tutto, ancora.

È iniziato, di nuovo.

Il circolo, quel giro tondo che si interrompe quando tutti cadono a terra.

Sta rotando, rotando, rotando...

Ne uscirò mai?

No.

Finirà mai diversamente?

No.

Quante volte mi toccherà ucciderli?

Chiudo gli occhi.

Mi sembra che stia per piovere, ma non può ridursi ad un sembra.

Pioverà.

Tutto è un orologio rotto.

Tutto è un orologio che ruota, ma non funziona mai per davvero, lo sarà in un domani e in un oggi senza tregue.

Avanti, indietro, avanti, indietro, avanti, di nuovo indietro.

Datemi ossigeno, ve ne prego.

Ho bisogno di ossigeno.

Tutto è rosso.

La mia testa pulsa, le mie mani tremano.

La scritta ERROR non sta ferma.

É dietro alle mie palpebre.

Ho bisogno di aiuto.

Per favore.

Qualcuno mi salvi.

Qualcuno ci salvi.

Ma mai accadrà, me ne rendo conto.

Il loop si ripeterà. Ancora. E ancora. E ancora. E ancora.

Una goccia d'acqua cade sulle mie mani, una sola.

Mi esplode la testa.

Non guardatemi.

Non è colpa mia.

Non lo faccio perché voglio.

Odio questo gioco.

Sono sempre loro ad iniziare.

Sono sempre io a rimanere.

Mi inseguono.

Le loro immagini mi torturano la testa.

Sempre.

Non posso dire ovunque, io rimango sempre qui, nascosto.

Io rimango sempre qui.

Non ho una casa, le route non mi permettono di dormire.

Io rimango qui.

Qui.

Sono qui!

Qualcuno mi può vedere?

O sono solo un fantasma di me stesso?

La lei non mi vede.

La nuova lei non mi vedrà come le altre non lo hanno fatto, se non per darmi la colpa.

Una colpa che non è mia.

É solo loro.

E della mia.. della mia testa.

Della mia testa che non mi permette di arrendermi, di mollare, di lasciarmi catturare e di venire ammazzato come un cane in un vicolo.

La mia testa sta andando via di nuovo.

Perché non se ne và completamente?

Il buio non può inghiottirmi del tutto.

Voglio urlare, ma non lo faccio.

Loro mi udiranno.

Loro si rialzeranno tra pochi giorni.

Sangue.

Tanto sangue.

Ma non sono loro.

Non sono più loro a sanguinare da tanto tempo.

Sono io.

Sono io, che sento il cuore che mi batte nel torace senza fermarsi mai, nonostante questo sfreghi contro la carne ogni volta.

Perché é così difficile?

Qualcuno mi aiuti.

Qualcuno.

Nessuno sente la mia voce?

Qualcuno mi tiri fuori da qui.

Qualcuno.

Qual...

Qua...

Sono di nuovo qui.

Io e loro.

***

Natalie
 

" Okay. Devo raggiungere il punto di salvataggio. Ovvero casa. Sì. Ma come dovrebbe funzionare? Il radar...? Ah. Oddio"

-Ohi. É tutto okay?-

Sobbalzai al vedere, fuori dalla porta, un ragazzo dai capelli castano scuro, pelle abbronzata e coperta da muscoli letteralmente divini, con gli occhi da gatto, di un giallo oro.

Indossava una maglia nera, molto attillata, maglia che mostrava ogni singolo cenno di muscolo, tanto che potevo immaginarlo anche senza maglia e non era un problema.

Sotto aveva poi dei pantaloni a zampa di elefante che si chiudevano con uno sbuffo, simili a quelli degli uomini del deserto, con qualche bracciale che gli decorava le caviglie.

"Oh. Mio. Dio. É..."

Il ragazzo mi sorrise, energico, talmente tanto che quasi mi sciolsi.

"É la mia divinità! É quello in copertina! Oh. Oddio. E cosa faccio adesso? Non riesco a pensare, porca miseria"

-S...sí! - asserii, riscuotendomi dai miei pensieri di colpo, cercando di non sorridere come un ebete.

Lui mi guardò divertito, con una mano stringeva una sigaretta, ma la spense, facendola cadere a terra e spegnendola con il piede.

-Ti sei persa?- chiese, inclinando leggermente la testa, con sempre un sorriso accennato sulle labbra.

-No... Devo solo trovare... Casa mia-

Detta così mi veniva da ridere.

Dio, ma quanto era bello questo qui? Superava tutti gli altri visti fino ad ora! Vederlo dal vivo gli dava tutto un altro effetto, cazzo!

"La perfezione in persona. Questo è la perfezione in persona. Ci scommetto cento mila yijilki o quel che sono!"

-Ah, sei nuova? E a quanto pare hai appena preso casa- il suo sorriso mi accelerò i battiti di colpo.

"Altro che baciamano... Se questo mi stende con un sorriso, sono messa male"

-Se vuoi saperlo, io sono uno dei fratelli Grimm. So perfettamente dove si trova casa tua. Vuoi che ti ci porti?-

"Mio Dio sì. Sì. Cazzo, sì"

-Non vorrei recarti disturbo...-

"Cosa stai dicendo, scema! Accetta! Sei ritardata o cosa?"

-Ma no, ma no! Ho il turno libero al momento. Voglio solo dare un occhiata a che punto é mio fratello maggiore. So che generalmente oggi c'é lo sbarco dei pirati, ma lui é tipo mille volte meglio di me con gli affari-

"É... É pure... É pure modesto. Niente. So qual'è la mia prima route. Ho deciso. Nessuno me lo toglie più di testa questo qui!"

-Uhm. Okay. Tu... Tu sei?-

Lui batté le palpebre pensieroso per qualche istante -Cacchio! Scusa. Non mi sono presentato, che idiota. Sono Maximilian-

-No! Non sei... Non sei idiota. Nemmeno io ho detto come mi chiamo. - mi passai le mani tra i capelli -Sono Natalie-

-Piacere- sorrise ancora - Mi aspetteresti per cinque minuti? Torno subito!-

"Ti aspetterei per mesi... Anni..."

-Okay, grazie Maximilian-

-Figurati!-

Lo vidi accelerare il passo, dirigendosi in direzione del market e sparendovi dentro.

Cercai di prendere aria: impossibile, cavolo.

Avrei fatto la sua route chissà quante volte, ne ero certa.

Ovviamente prima di rifare la sua, le avrei svolte tutte, ma la sua era la definitiva.

Non potevo resistere.

Una goccia mi scese sulla fronte, seguita da una seconda.

"Sta per piovere?" Guardai in alto, notando il cielo oscurato da una serie di nuvole, mentre il temporale era in avvicinamento.

"Ah. Beh. Se magari lo invitassi anche in casa, quando si mette a piovere? Potrei parlare di più con lui."

Mi ritrovai a fissare il vuoto, sognante, o così feci fino a che un ombra, un unica ombra oltrepassò un vicolo.

Non riuscii a capire bene di chi si trattasse.

Cercai dunque di sporgermi e di avvicinarmi a dove lo avevo visto, ma nulla.

Come era comparsa, l'ombra era sparita.

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Capitolo 7
*** Capitolo 6- Sono una fottuta donna coniglio?! ***


Natalie
 

- Eccomi di ritorno!- asserí Maximilian, attirando istantaneamente la mia attenzione, come una calamita, avvicinandosi a me -Spero di non averci messo troppo...-

-No, affatto. Solo... Sta per piovere a quanto pare- asserii, ritrovandomi a fissare ancora le nubi nere.

-Già! Dobbiamo sbrigarci prima che venga giù il diluvio universale. Vieni, ti porto a casa- mi afferrò la mano, facendomi arrossire come un pomodoro al percepire la stretta.

Il calore della sua mano sulla mia... Era perfetto... Era straordinario come una realtà aumentata riuscisse a trasmettere simili sensazioni, tutte in un colpo.

All'inizio camminavamo solo con ritmo rapido, poi la pioggia prese ad accelerare e questo ci fece letteralmente correre, cercando rapidamente l'appartamento.

Non sentivo le gocce che mi scorrevano sulla pelle: riuscivo solo a vedere il ragazzo che mi era affianco, coprendo la mia testa con un braccio per evitare che mi bagnassi, incitandomi a correre più in fretta.

E io correvo, correvo come una disgraziata affianco a lui, cercando di calmare i fremiti e i battiti isterici.

Vidi lui, la testa che sembrava sollevata ad accettare l'acqua che scendeva mentre correva.

Era una visione che mi faceva venire voglia di fare lo stesso, solo per sentire l'acqua scorrere lungo la pelle, ma qualcosa me lo impedí, forse il fatto che lui stesse facendo da scudo e mi sembrava stupido scostarlo.

La destinazione fu raggiunta dopo qualche istante, qualche breve istante, forse troppo corto per me.

Ci trovammo davanti ad una casa identica a quella piccola dentro al barattolo.

Era un appartamento dalle modeste dimensioni, ma era adatto, era dannatamente adatto, con queste dimensioni sentivo che sarei potuta stare il più vicino possibile a Maximilian.

In parte mi sentivo un idiota: cioè, se fosse stata una vita reale, molto probabilmente una richiesta come questa non sarebbe stata nemmeno fattibile, cioè, ci conoscevamo a malapena da... Mezz'ora? Chi poteva dirlo.

Eppure...

Qui era un gioco, no? Tutto era fattibile, non c'era nulla di sbagliato.

Anche se mi sarebbe piaciuto tantissimo fosse stata una cosa reale, davvero.

Entrammo in essa, ovviamente dopo che lui mi spiegò come posizionare la chiave radar, la quale appena eravamo stati entro tipo cinquanta metri da casa, aveva preso ad illuminarsi peggio di un faro.

Per farlo, trafficammo parecchio, anche perché sembrava decisamente non voler entrare nel foro apposito e per riuscirci ci mettemmo in due a spingerlo, senza risultati per circa venti minuti, finché non si scoprí che vi era uno stramaledetto sasso che bloccava l'incastro.

"Ma... Scherziamo? Perfino nella vita reale, generalmente è un occasione su mille, cavolo!"

Nonostante questo, però, ignorai palesemente il dettaglio: magari era fatto apposta dal gioco, anzi, sicuro era fatto apposta dal gioco, era programmato così!

"Questa cosa devo ficcarmela in testa, eh"

L'appartamento non era male: le pareti erano tutte di un azzurro celeste: no, decisamente non era affatto male.

-Hai tutta la testa zuppa- dissi, accennando un sorriso

-E tu sembri un calzino bagnato. Dovresti metterti qualcosa di ricambio sennò ti prenderai un malanno-

-Direi di sì, ma tu? Dici che io sono un calzino, ma non credo tu sia da meno-

"Ignorando il fatto che non ho vestiti da mettere... "

-Nessun problema. Chiamo un fattorino volatile-

-Fattorino volatile?- risi appena al termine utilizzato.

Tutte queste cose inventate mi facevano ridere per quanto risultavano strane ed epiche all'unisono.

E in un secondo temetti di aver detto qualcosa di troppo, soprattutto per l'espressione del ragazzo che avevo davanti.

-Giuro, non scherzo- fece -Non prendermi in giro! É una nuova invenzione di mio fratello. Qui a Miracle, tutto è possibile- lui rise di rimando.

"Stai calma. Stai calma. Stai calma. Non diventare uno stramaledetto gelato sciolto"

-Ah, dai. E come funziona?-

Lui mi si avvicinò, tanto che eravamo uno davanti all'altra, lui ad una distanza minima, con un sorriso stupendo stampato sul volto -Guarda-

Tirò fuori quello che d'aspetto era un pulsante.

Lo tenne schiacciato per una volta, poi me lo porse.

Titubante, lo premetti a mia volta.

Percepii un accenno di bruciore lungo il dito che aveva spinto il pulsante, ma nulla di doloroso, semplicemente fu un lieve fastidio, come quello di una scossa elettrica ricevuta da un altra persona, nulla che provocasse veri e propri problemi.

Passarono tre secondi scarsi e di colpo comparvero due gufi, gufi che attraversarono le pareti senza problemi, portando con loro delle valigie nere, mollandole poi davanti a noi, facendole aprire sul colpo, mostrando così, da una parte, una camicia maschile, boxer e pantaloni a sbuffo, dall'altra un vestito femminile in tutto e per tutto!

Era verde, abbastanza lungo da raggiungere facilmente le caviglie, con una sorta di fascia color mare al centro.

-Woah! Ma che figata! Come avete fatto?-

-Beh, diciamo che i nostri maestri erano dannatamente bravi! Ci hanno insegnato l'elettronica e l'alchimia. Noi le abbiamo semplicemente mischiate-

-Siete grandiosi- asserii entusiasta -Ti devo qualcosa?-

-Ah. No. É tutto ok! ... Ora andiamo a cambiarci, d'accordo?-

-Sí, penso che sia la cosa migliore-

Io entrai in un bagno, lui nell'altro.

Appena superai la porta, cercai disperatamente di non gongolare o fare salti di gioia, prendendo frequentemente dei respiri per non morire soffocata.

"Aaaah! Non ho mai adorato così tanto un gioco elettronico in realtà aumentata!"

Mi mordicchiai le labbra, stringendo gli abiti tra le mani.

"Nat. Respira. Calma. É solo il tuo ragazzo ideale, nulla di che. Calma. Cavolo, stai calma"

E nulla.

Per quanto me lo ripetessi, non riuscivo a non essere esaltata e a non sentirmi completamente pazza per la voglia che avevo di concludere il tutorial ed iniziare la sua route.

Presi rapidamente a spogliarmi, togliendo prima la maglia, poi rimuovendo in fretta e furia i pantaloni.

Quando lo feci, però, ebbi una certa sorpresa che fu in mezzo allo sgradevole e al sorprendente.

"Eh? Ho... Una fottutissima coda? Una... Cos... "

Andai istantaneamente allo specchio, trovando, al posto delle mie normali orecchie, quelle di un coniglio.

I miei capelli rossi, poi, verso le punte, avevano degli accenni più scuri, come se questi fossero stati influenzati dal generale grigiore in alcuni punti del pelo dell'animale.

-Sono una fottuta donna coniglio?!-

Beh. Questo almeno spiegava il soprannome che mi aveva dato Nicholas.

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Capitolo 8
*** Capitolo 7- Infanzia ***


Natalie
 

- Ohi, è tutto ok? Ho sentito gridare- Maximilian mi fece letteralmente saltare in aria.

"Cacchio. Mi è uscito senza che me ne rendessi conto. Idiota"

-Sí, sì... É tutto ok. Stavo.. stavo rischiando di perdere l'equilibrio, ecco- inventai, muovendomi a vestirmi, per poi tastarmi ripetutamente le orecchie.

Erano... Ruvide e... Il solo toccarle mi faceva solletico.

Smisi immediatamente.

Odiavo il solletico, era maligno.

Uscii dal bagno, sistemandomi i capelli ad un lato della testa, mordicchiandomi il labbro.

Il vestito non era male, ma... Mi sentivo in ansia... Nella mia testa non potevo non chiedermi come mi trovasse.

Ero abbastanza carina? O no?

"É un gioco, dacci un taglio, i pg sono praticamente portati tutti a provare attrazione nel giocatore. Non devo farmi tutte ste domande"

Eppure, continuavo a sperare, in una piccola parte, che Maximilian lo pensasse davvero, non che fosse obbligato dalle idee dei creatori del gioco.

Lui era già sulla soglia ad aspettare.

Appena mi vide, lo notai rimanere lì per lì immobile, con la bocca socchiusa per la sorpresa, come se fosse rimasto improvvisamente senza fiato, impressionato dal mio aspetto.

Un brivido di emozione, mi costrinsi ad inghiottire la saliva, nonostante tutta la sensazione che mi diceva che mi si era incastrata in gola semplicemente persisteva.

Lo raggiunsi, non riuscendo a smettere di torturarmi i capelli.

-Stai... davvero bene- disse in un filo di voce.

"Sto morendo dentro, aiuto"

-G...G...Grazie- balbettai.

Quell'oro che mi scrutava, quasi fossi la cosa più bella che avesse mai visto.

Quell'espressione.

Il mio stomaco stava sfarfallando per l'emozione, assistendovi.

-Uh... Ehm- tossicchiò appena, come imbarazzato, cosa che mi strappò un sorriso lieve.

Il mio cuore batteva all'impazzata, come se richiedesse ossigeno... E a quanto pareva lui era l'ossigeno che necessitavo.

Mi trovai al suo fianco in quattro e quattrotto, le mani che tornavano a ricadermi sui fianchi.

-Andiamo in salotto? Dopotutto devi vedere un po' tutto l'appartamento, non il semplice aspetto generale. E poi magari é meglio aspettare che smetta di piovere se stiamo seduti su un divano, non se stiamo in un corridoio-

-Ah, beh, immagino di sì- lui sorrise e io feci lo stesso, di rimando.

Lo vidi aprire una porta sulla sinistra, poco lontana dal bagno, spalancando la stanza più grande, con un divano nero, un tappeto, un armadio di vetro e legno con uno specchio che aderiva perfettamente alla parete.

Il lampadario sembrava un sole per la forma.

Mi piazzai proprio al centro, quasi facendo una giravolta mentre mi osservavo attorno, studiandone ogni dettaglio, gettando poi uno sguardo alla finestra chiusa, con le tende e quella che appariva una barriera per evitare eventuali piogge in casa.

-A quanto mi sembra di capire, questo posto ti piace-

-Decisamente! É magnifica. Non posso crederci che è davvero mia-

-Eh, però lo è- sorrise -Diciamo che hai scelto bene. Non che le altre non siano belle, però... Questa casa ha un fascino tutto suo- appoggiò la mano ad un muro -Mi ricorda quella in cui abitavo tempo fa. Era piccola. Ma piena di calore-

E mentre lo diceva, posò lo sguardo su di me.

Mi misi seduta sul divano, quasi invitandolo a fare lo stesso.

-Sai, da piccolo io e mio fratello eravamo parecchio poveri. Mamma e papà non avevano mai un pasto intero da darci quando tornavano - prese fiato, con espressione persa -Tornavano a casa tardi, ma i capi li pagavano poco e niente. Dopotutto io e mio fratello siamo di Egypt. Nessuno vorrebbe pagare a pieno delle persone che, soprattutto all'inizio, non capiscono perfettamente come funziona la società moderna. Ingannare viene facile. E i miei genitori erano stupidi, cercavano di farci sembrare che tutto fosse perfetto. Ma più stupidi di loro ero io, che ci credevo davvero. Dopotutto... questa é Miracle, tutto é possibile, no?- fremette appena, un tremolio lieve che lo portò a distogliere lo sguardo.

E si interruppe di colpo, portando una mano tra i capelli -Non so perché te lo sto dicendo... Forse ti sto pure annoiando con la mia depressione, scusa-

-No...- aggrottai la fronte, sentendo una sensazione di tristezza e di ansia che mi piegava lo stomaco.

L'idea di un infanzia simile mi faceva sentire in colpa.

In colpa perché io avevo sempre detto su ai miei genitori, li avevo sempre insultati... Mentre lui... Lui li aveva persi perché avevano cercato di renderlo felice.

Per qualche motivo, sentivo che una volta dopo aver salvato... Li avrei chiamati.

Avevo bisogno di chiamarli, anche solo per sentire la loro voce ed assicurarmi che stassero bene.

- Va bene per me... - asserii ancora, prendendo fiato -Non mi da fastidio. Se vuoi andare avanti fai pure, sennò puoi anche interromperti-

-Non so cosa mi sia preso. Di solito non ne parlo . Non lo ho mai detto a nessuno- fece una pausa, tornando a guardarmi - Sarà perché mi sembri una persona speciale di cui posso fidarmi-

Sussultando impercettibilmente, percepii il cuore perdermi un battito, soprattutto quando si avvicinò, andando ad accarezzarmi delicatamente la guancia.

Per una decina di secondi, non riuscii a respirare, completamente in tilt.

Boccheggiai appena: avrei voluto dire qualcosa, ma non ci riuscivo.

Era come se la route fosse già iniziata, per me, eppure era ancora il tutorial e io sentivo il pieno desiderio di cristallizzare quell'istante, con lui che mi accarezzava come se fossi stata davvero speciale, come se fossi stata preziosa per lui.

Un fiotto di calore mi percorse la bocca dello stomaco e la superficie della schiena, lungo tutta la spina dorsale, raggiungendo il petto ed il viso ad una rapidità incredibile.

-Maximilian...- sussurrai solo questo.

Riuscii a sussurrare solo e soltanto questo.

Il suo nome che suonava come una musica, mentre desideravo mi accarezzasse ancora e che si avvicinasse.

Volevo abbracciarlo... E lo feci, di istinto, lasciando che si permettesse di appoggiare la fronte all'incavo del mio collo.

Il mio cuore batteva, folle, partito in una corsa disperata, mentre lui era lì.

Chiusi gli occhi, beandomi del suo calore e della pioggia che scendeva in una sorta di cauto sfondo piacevole, come quello della penna che andava a scontrarsi con la carta.



 

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Capitolo 9
*** Capitolo 8- Stronzo e sexy, my dear ***


Natalie
 

Appena la pioggia era cessata, lui se n'era andato, una sigaretta posata tra le labbra, le quali erano nuovamente stese in un sorriso tranquillo.

Dopo quegli istanti difficili di ricordi, infatti, si era ripreso, ritornando allo stesso sorridere che in precedenza mi aveva sciolto e che continuava a sciogliermi disgraziatamente.

Presi un gran respiro, appoggiandomi pesantemente con la schiena alla porta, ascoltando i miei battiti.

Dopo diversi minuti in quello stato, mi ero alzata e mi ero diretta verso il bagno, setacciandolo fino a ritrovare la borsa che vi avevo lasciato.

Tirai fuori il quaderno, appoggiandolo alle gambe per aprirlo.

Quando lo feci, la prima pagina, palesemente, diceva , sotto alle missioni fino ad ora fatte: ' Vai nel letto per attuare il salvataggio. Dopo di esso, potrai scegliere la tua route'

Istantaneamente mollai borsa e quaderno, quasi correndo in direzione della mia camera, gettandomi sul materasso con una foga che gli strappò degli sottospecie di latrati misti a cigolii.

Appena la mia testa fu sul cuscino, tutto divenne nero.

-Vuoi salvare i dati fin'ora acquisiti?-

"Merda! Di nuovo questa dannata voce!"

-Sí- risposi, prendendo ossigeno

-Attenda un minuto- disse essa con il suo tono robotico, facendomi sentire semmai più in ansia.

E lo feci: attesi esattamente un minuto prima che un improvviso fascio di luce mi immergesse da capo a piedi.

E mi trovai in un cerchio, con sei sedie, di cui solo tre illuminate.

Guardai le figure nell'oscurità con perplessità.

"Che siano i presupposti personaggi da sbloccare?"

Mi tenni davanti ad una di esse per qualche secondo e la voce robotica tornò all'attacco.

-Vuoi dare due euro per sbloccare i personaggi?-

-Sí-

-Possiamo prelevare i soldi dal tuo numero di telefono, dalla tua carta di credito o in terzo caso con una ricevuta al game store dove hai compiuto l'acquisto. Quale delle tre opzioni scegli?-

-La terza- asserii, dopo averci pensato brevemente.

-La ricevuta sta uscendo dal casco di realtà aumentata. Entro una settimana dovrai portarla al game store, dare i due euro e farti scrivere il codice. Quando sceglierai di aprire i nuovi personaggi per le loro route, dovrai inserire nuovamente la ricevuta nel casco. É tutto chiaro?-

-Sí-

-Vuoi scegliere la route o uscire dal gioco? Sono le sette di sera. Il gioco è stato creato per permettere il funzionamento cerebrale adatto all'evitare lo sforzo-

"Eh? Le sette? Di già? Cazzo!"

-In caso però che vogliate continuare, prima di selezionare definitivamente, spiegheremo la razza che il vostro personaggio ha. Scegli dunque cosa fare-

Una parte di me gridava di andare avanti, l'altra invece mi diceva palesemente che era meglio scendere e andare a mangiare qualcosa, farmi una bella dormita e, nella mattina dopo, iniziare la route.

Scelsi di seguire la parte salutarista, anche perché poi così avrei chiamato i miei.

-Un ultima cosa, posso chiederla?-

-Chieda-

-Se esco, rientrando, mi ritroverò qui?-

-Sí-

-Okay. Allora esco-

-Rimovimento della realtà aumentata in caricamento. Attendere-

Capii che era uscito nel momento esatto in cui tutto, di colpo, si spense.

Mi tolsi perciò il casco, appoggiandolo al letto, cercando poi un posto dove nasconderlo e trovandolo nel piccolo buco sotto al letto, coperto dal tappeto viola.

Ce lo misi dentro, scendendo pigramente in sala e cercando nel frigo le prime schifezze disponibili.

"Pizza da mettere nel microonde? Perfetto. Mmh. Poi? Uh! Barretta di cioccolato! Mia!"

Afferrai le due cose, mettendo il cibo a riscaldarsi e già azzannando il cioccolato.

Forse ero strana... Ma adoravo mangiare il dolce e poi il salato, al contrario rispetto alla norma.

Se ci fosse stato mio padre, mi avrebbe sicuramente detto che nel mio sangue vi era una vena inglese... E solo perché loro guidavano diversamente rispetto alle altre nazioni.

Beh, in parte sí, ero fatta al contrario: da piccola infatti, alla mia nascita, mi avevano trovata con i piedi in direzione di uscita, non con la testa.

L'ostetrica ginecologa di mia madre, da come mi avevano detto, aveva trafficato parecchio per dei risultati.

E per aumentare la convinzione che fossi stata fatta al contrario, a scuola, invece che scrivere in maniera normale, avevo preso a farlo da destra verso sinistra, non da sinistra verso destra.

Pensando a questo, mi ritrovai all'essere come svegliata dal rumore del microonde che suonava, accompagnato dal profumo di pizza, con la cioccolata che si era volatilizzata dalle mie mani.

Non mi ricordavo neppure più quando la avevo finita! Riuscivo proprio ad esiliarmi quando ero pensierosa.

Tirai fuori il cibo, assaltando subito pomodoro e mozzarella con un morso vorace, prendendo a girare per la sala con un che di nervoso.

"E se vado stasera stessa a farmi dare gli altri tre personaggi? No... Altrimenti quello scemo di Alex mi lascia fuori per spassarsela con una sua amichetta. Domani mattina punto la sveglia per le sette. Alle otto sono di ritorno, in teoria. E potrò passare tutta la giornata a giocare alla mia route con Maximilian" pensai sorridendo, prendendo poi a saltellare per la casa, gettandomi pesantemente sul divano, quasi di faccia, ignorando la protesta della mia spalla.

Non era nulla: nella mia infanzia mi ero già rotta un piede e un dito, una spalla non mi avrebbe impedito di giocare.

Probabilmente iniziai a ridacchiare come una malata mentale, siccome, nonostante non lo avessi sentito entrare, una certa persona se ne uscí con un -Sei una fottutissima strega?- a cui sbuffai di istinto, lanciandogli un occhiataccia.

-Beh, tu sei uno stramaledetto animale in calore. Meglio una strega, ti pare?-

-Nah. Anche perché io mi diverto, tu ci vai in bianco - accennò un sorriso cretino che mi portò a lanciargli un cuscino, asserendo uno -Stronzo- mentre davo un altra boccata alla pizza.

-Stronzo e sexy. Stronzo e sexy, my dear- fece un inchino, scostandosi un ciuffo di capelli ramati dagli occhi verdi, andando a spalancare il frigo, tirando fuori una birra.

-Ma la cioccolata?-

-Oops- feci con un finto tono scioccato, accennando un sorriso di vittoria.

-Oops? Oops col cazzo, vai a fanculo Bat-

-E vacci tu, visto che sei così bravo.-

-Ti preferivo a pulire la casa, Bat-

-Pulisci tu invece. É stato fin troppo il mio lavoro forzato. É il tuo turno. A me tocca starmene spaparanzata sul divano ad assistere, mentre mi guardo qualche serie TV sui vampiri, quelle che tu tanto odi- ghignai, accavallando le gambe e finendo la pizza, per poi stiracchiarmi e andare alla ricerca del telefono.

Lo avevo lasciato attaccato alla presa per il suo stato al due percento, salvato per un pelo.

Composi il numero, appoggiando il telefono all'orecchio, aspettando che mia madre rispondesse.

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Capitolo 10
*** Capitolo 9- Ma è una donna o un bradipo? ***


?
 

Da quanto sto correndo? Da quanto?

Non mi sento più le gambe, a tratti sembrano addormentate.

Mi fanno anche male, poi: mi devo essere preso una storta, anche se non mi ricordo bene né come né quando.

Tutto é troppo uguale.

La lei é uscita dal gioco.

Perché é uscita? Almeno sarebbero rimasti... Occupati.

Tutti ai loro posti, con lei.

Tutti in un copione perfetto, con lei.

Io non voglio seguire il mio...

Io non ho un copione.

Stringo il coltello nella mano, trattenendo il fiato mentre mi blocco istantaneamente contro il muro.

Quanti ce ne sono ancora? Posso prendere una boccata d'aria o no?

Domani le route inizieranno, ne sono sicuro.

Da domani, tutto sarà ancora peggio.

Una voce mi riporta alla realtà.

Il coltello che stringo piomba nel collo di uno dei miei nemici, accompagnato da uno schizzo di sangue che mi sporca la maglia e i capelli, caldo e umido, gocciolando silenzioso in direzione del suolo.

Posso sentire solo il suo gemito di dolore, ma lo ignoro, schivando un altro dei miei avversari che si è aggiunto al primo, riuscendo soltanto a graffiargli la faccia con la lama, senza andare a fondo.

Si copre il volto con una mano, le dita appoggiate al taglio che gli percorre la guancia, sfregiandogliela.

-Maledetto- ansima il mio avversario in un filo di voce, tirando fuori una pistola da sotto il braccio, posata precedentemente in una tasca del cappotto nero.

É troppo lento, come sempre.

Gli mollo un calcio che va a pestargli la mano mentre uno sparo si getta a vuoto nel nulla.

Un altro calcio, dritto in faccia, che gli spacca il labbro inferiore.

"Tanto si rialzerà, poi. Ritornerà come nuovo appena decideranno che serve"

Una volta atterrato, ripresi a correre, sentendo il cuore sbattere con violenza contro la cassa toracica, andando a visualizzare la figura di un tombino.

Lo sollevo e mi ci infilo, chiudendolo al di sopra della mia testa.

Per un po' sarei stato lì, senza muovermi, senza dare nell'occhio.

C'é una puzza disgustosa, ma sempre meglio che stare fuori e rischiare una pallottola nel cranio.

Quando inizierà la prima route, dovró rubare qualche scorta di armi: il coltello non mi basta più.

***

Natalie
 

Mi svegliai per colpa del rumore fastidioso della sveglia.

Ogni volta che suonava, mi salivano di quelle bestemmie assurde, ma oggi era qualcosa di diverso.

Saltai in piedi di colpo, pronta a dirigermi verso il Game Store.

Non vedevo l'ora di sapere che aspetto avrebbero avuto gli altri tre personaggi disponibili.

Cercai il mio portafoglio nel cassetto, notando i due centesimi scarsi nella moneta e i cinque euro di carta, tutti spiegazzati, talmente tanto da sembrare più carta igienica che veri e propri soldi.

"Avrei potuto prenderci un fumetto, ma... Fanculo! Al massimo li frego a mio fratello!"

Andai nella sua stanza in fretta, rotando gli occhi alla vista di una bionda immersa tra le coperte al suo fianco, afferrando il mazzo di chiavi che dominava la sua scrivania e sgusciando via di casa.

Ricordavo perfettamente la chiamata fatta a mia madre: all'inizio era rimasta parecchio sorpresa, poi la avevo percepita più felice e la cosa, strano ma vero, mi aveva scaldato il cuore, seppur un po' meno per colpa dell'arrivo della fenomenale Jessica, l'amica di letto preferita da Alex.

Mamma mi aveva invitata ad un barbecue in famiglia tra due settimane.

Avevo, strano ma vero, accettato seriamente e senza particolari tentennanze, cosa non da me quando si trattava di famiglia.

Presi a camminare , le mani immerse nella giacca jeans afferrata al volo dall'attaccapanni.

"É estate, é vero, ma é un estate balorda. Non può smetterla di piovere, per la miseria? Un giorno c'è un caldo che uccide, un altro sembra che venga giù il finimondo tra tempeste, pioggia e grandine"

Le strade erano silenziose, o quasi, l'unico rumore che interrompeva il tutto era il cantare dei grilli disperati in cerca di attenzione femminile.

"Che poi sfregandosi, muoiono quasi subito. Che idioti" pensai, calciando un sasso, soffermandomi sul cemento armato e su dove mettevo i piedi.

Se mi perdevo tra i pensieri, sarei finita sicuramente lontanissima dal negozio e palesemente preferivo evitare di perdere tempo.

Ero sulle spine: chissà cosa mi sarebbe aspettato con il primo giorno di route!.

Quando mi avrebbe baciata lo avrei sentito davvero? Avrei sentito tutto, proprio come quando lo avevo percepito con il biaciamano di Philip?

L'idea mi faceva andare tutto il sangue alla testa.

Trattenni a stento un sorriso, riuscendo finalmente a raggiungere il Game Store tanto richiesto e desiderato.

Apriva alle sette e mezza di mattina e ora, guardando l'orologio con soddisfazione, erano le sette e trentacinque.

Non era il più grande Game Store esistente, ma per me decisamente lo era abbastanza da risultare il mio mondo.

Tra videogiochi mi sentivo a casa: certo, imprecavo comunque come una dannata quando non si salvava l'ultimo passaggio o quando si spegnevano a caso o ... Quando si scaricavano in tre secondi, neanche li avessi messi sotto tortura... Ma li adoravo troppo e non ne avrei mai fatto senza.

Mi ritrovai la stessa vecchietta davanti, quella che me lo aveva venduto.

In quattro e quattrotto mi misi davanti a lei, con lo scontrino stretto in pugno.

-Desidera?-

-Vorrei sbloccare anche gli ultimi tre personaggi del gioco- dissi trafelata e tremante di emozione.

La vecchia sorrise leggermente, per poi tirare fuori un manuale molto sottile ed una penna nera.

Presi rapidamente i soldi dalla tasca, portandola a cominciare a scrivere una serie di numeri a mo' di codice.

Il tempo in cui scriveva, controllava, rileggeva, scriveva di nuovo, ricontrollava sistemandosi gli occhiali da lettura sul naso, rileggeva ancora e così via... Mi parve a dir poco infinito.

"Ma é una donna o un bradipo?"

Quando concluse, ringraziai, presi il resto e letteralmente mi misi a correre, uscendo dal negozio e attraversando la strada in maniera tale che quasi mi feci prendere sotto da un auto che mi suonò, con un conducente palesemente infuriato, cosa deducibile dal suo educato -Porca puttana, ragazzina, vuoi farti investire?!- che ignorai a dir poco palesemente. 


 

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Capitolo 11
*** Capitolo 10- Iniziano le route ***


Natalie

Rimisi il CD nel casco, inserendo subito dopo anche lo scontrino con su scritto la serie di numeri.

Il normale loading iniziale venne preceduto da una scritta che chiaramente diceva 'aggiornamento' .

Solo quando fu pronto, lo indossai, permettendomi di cadere sul letto e sentendo una sensazione strana addosso, anche se non riuscivo a definire che tipo di emozione fosse.

E mi ritrovai di nuovo in quel cerchio, con tutte e sei le sedie illuminate, con davanti delle grosse 'i' che si illuminavano, quasi implorando di essere schiacciate.

Nonostante tutto, però, non lo feci.

-Buongiorno! Ben tornata! Grazie per aver sbloccato anche gli ultimi tre ragazzi delle route!- fece la voce robotica -Eccoci alla spiegazione rapida del tuo personaggio! Tu sei uno Yeekal, ovvero una ragazza che ha parte del proprio corpo mutato in un coniglio. Il tuo esserlo, accende grandi feromoni nell'aria che sono sicuramente il modo più rapido per attirare  i personaggi, anche perché fin dall'inizio ti giudicheranno attraente. Questi feromoni usciranno soprattutto nei momenti di felicità e più un personaggio ti prenderà, più diventeranno forti. E ora...  le schede delle route dei personaggi! Clicca la 'i' del personaggio di cui vuoi leggere i dati per primo-

Mi ritrovai a guardare anche gli ultimi tre con particolare interesse prima di avvicinarmi seriamente.

I nuovi tre personaggi non erano male, affatto.

Uno aveva i capelli bianchi, lunghi fino in fondo alla schiena, con gli occhi tendenti al viola chiaro.

Indossava un mantello e degli abiti al di sotto che parevano essere stati copiati palesemente da quelli di Gandalf il Bianco del Signore degli Anelli.

Il secondo dei tre aveva dei capelli rossi, corti e disordinati, con due occhi oro ed un espressione mezza sorridente.

Sulla testa aveva delle piccole corna arrotondate.

Il rosso indossava uno smoking, accompagnato da camicia viola e scarpe da vecchio che, strano ma vero, gli stavano terribilmente bene!

L'ultimo, se dovevo dirlo, era quello che mi piaceva meno: non perché non fosse bello, ma perché era stramaledettamente inquietante!

Aveva dei capelli neri e due occhi piccoli, uno rosso e uno nero, circondati da un accenno di occhiaie.

Metà del suo volto era coperto da una sottospecie di benda e vestiva di una tunica sempre nera come la notte.

Non sapevo esattamente come mai, ma mi ricordava un po' un corvo rinsecchito.

Era molto interessante, ma... Non sarebbe stato una delle mie prime scelte, diciamocelo.

Avevo già un ordine in testa.

La prima route era sicuramente con Maximilian, la seconda con Nicholas, la terza con il tipo dai capelli bianchi, la quarta con Philip, la quinta con il corvino e la sesta con il rosso.

Mi avvicinai comunque a loro per cliccare le 'i' luminose, facendo comparire una sorta di scheda di luce.

"Klaus... L'albino si chiama Klaus. É uno stregone di prim'ordine, con vago interesse nei confronti dell'alchimia. É testardo e particolarmente orgoglioso. Il suo colore preferito è... Il bianco?  Ama mangiare pancakes... Eh, lo capisco, i pancakes sono buonissimi. Attenzione: ogni tanto soffre di attacchi di epilessia per colpa dei propri poteri... Scherziamo? Attacchi di epilessia?"

Mi staccai dalla scheda, avvicinandomi al rosso, premendo il tasto.

"Logan. É un incubus... Ma cosa? Un incubus? Quei demoni che si nutrono dell'energia sessuale? Ma che figata!... É uno yandere" mi bloccai, grattandomi la testa e alzando le spalle con disinvoltura "Il suo colore preferito è il rosso. Mh. Gli piacciono sia i suoi sia i miei capelli. Ama mangiare zollette di zucchero, lanciandosele e vedendo se riesce a fare il cosiddetto 'canestro'. " Mi scappò una risata al solo immaginarlo " Attenzione: essendo uno yandere è meglio non farlo ingelosire o cercherà di eliminare i personaggi delle altre route"

Rimasi in silenzio, inghiottendo saliva a vuoto.

"Beh, se lo evito, non dovrebbe esserci alcun problema, no? Lo evito nelle route che non si trattano della sua. Fine"

Raggiunsi il corvino e cliccai la i, ancora una volta.

" Lysander. Lysander? Ma che nome è? Va beh. In realtà non suona neanche poi così male, se devo metterla in questa maniera." Pensai, grattandomi la testa e continuando a ripetere quelle otto lettere nella mente, alzando poi le spalle e riprendendo a leggere "É un ragazzo pipistrello... ok, questo gli fa prendere punti, adoro  i pipistrelli , non per nulla mio fratello mi chiama Bat ... Nasconde orecchie e ali solo grazie ad anni di allenamento. Le sue unghie sono però affilate come lame. É facilmente irritabile e ben di poca compagnia, particolarmente scontroso con chi non gli va a genio. Ah. Non è esattamente quello in cui speravo. Inquietante e scorbutico. Non il mio tipo. Il suo colore preferito è il grigio. Il grigio?... Cosa ci trova nel grigio? Ama mangiare il ramen caldo. Attenzione: può diventare parecchio aggressivo"

Lo squadrai per qualche secondo, con un -mph- che mi uscí di bocca, tornando in direzione dei primi tre che avevo già incontrato.

Premetti la 'i' che vi era sulla sedia di Nicholas.

"...Anti Gravity, sì, lo aveva detto. Educato e ossessivo nei confronti della pulizia e delle buone maniere. Il suo colore preferito è il viola. Ama mangiare le ciliegie e le fragole ed ogni tanto lo si può vedere con una di esse intrappolata tra le labbra. Attenzione: con lui è meglio evitare di mettersi a fissare, di dire parolacce o bestemmie, siccome lo irritano parecchio. Ugh. Dovrò trattenermi un bel po' "

Mollai il tasto, andando in direzione di Philip.

"Comandante pirata con grande bravura nel maneggiare lame o pistole. Donnaiolo e con un ego lievemente un po' troppo elevato. Il suo colore preferito è il blu, siccome gli fa pensare al mare... Carino il fatto che cerchi il mare anche nei colori... Ama la carne al sangue ed il vino rosso. Ah, di già? Anche lui già con gli alcolici! Ma cosa ci si troverà mai? Davvero, non lo riesco a capire... Attenzione: più lo si respinge e più troverà la situazione come una sfida, ma se lo si respingerà alla fine della route, non é detto che questo abbia risvolti positivi. Mi sembra ovvio, cioè, dai, al massimo lo respingo sette giorni su dieci, cavolo, non tutti! Ovviamente se la route dura dieci giorni, ecco... Se devo ammetterlo a me stessa, non mi sembra di aver letto quanti giorni dura una route..."

Mi staccai dal tasto, cercando di reprimere a stento un sorrisetto quando mi trovai davanti Maximilian, mordicchiandomi le labbra per l'emozione.

"Un respiro profondo, Nat, un respiro profondo..."

Premetti ancora una volta, facendo comparire la didascalia.

"Un ragazzo volpe... Oddio... Io amo le volpi, é fantastico ... Sensibile e parecchio sfiduciato nei confronti di sé stesso... No, non può essere sfiduciato, dai, andiamo, si è visto?... Il suo colore preferito é il verde. Io... Io avevo indossato il vestito verde... Oh mio dio... Ama il cacao ed il cioccolato fondente... Porca vacca, ma siamo anime gemelle!? Diamine. Attenzione:  anche se è bravissimo a nasconderlo, soffre spesso di depressione. Lo nasconde dietro ad un sorriso allegro."

Rimasi lì, immobile, cercando di non sentirmi improvvisamente in ansia, prendendo un grosso respiro, osservando la scritta che sorgeva al di sotto.

Diceva 'scegli Maximilian.'

Lo cliccai istantaneamente e quando chiese la conferma, accettai immediatamente.

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Capitolo 12
*** Capitolo 11- mi sembrava di essere morta e finita in paradiso ***


Natalie
 

Aprii gli occhi, ritrovandomi nuovamente nella mia stanza nel gioco, con un raggio di luce che penetrava dalla finestra, solleticandomi il naso ed infastidendomi le palpebre.

Mi sentivo rintontita, come se avessi dormito davvero.

Mi alzai, stiracchiandomi per rimettere in moto i muscoli indolenziti, sbadigliando e dirigendomi verso la stanza con il quaderno delle missioni.

Lo cercai per buoni dieci minuti, trovandolo, ma con frustrazione, siccome era finito dentro ad un armadio che nascondeva dei vestiti mai visti in cui, sinceramente, non avevo messo assolutamente mano... E con ancora più irritazione, una volta aperto, vidi la pagina missioni.

Era bianca, stramaledettamente bianca: vi era scritta la route, ma nulla d'altro.

Guardai dunque la mappa, abbastanza insicura sul da farsi, prendendo a cambiarmi nel frattempo.

"Forse troverò Maximilian nel negozio..." Pensai , dirigendomi verso il bagno e sciacquandomi la faccia ripetutamente, come per chiarirmi le idee.

In effetti era probabile: dove altro avrebbe potuto essere?

Cercai dunque mentalmente una scusa per presentarmi al negozio.

Dovevo comprare qualcosa, sì.

Ma cosa? C'erano tante di quelle cose nel market che non conoscevo... E presentarmi lì con un -vorrei curiosare un po' - non mi avrebbe certo assicurato che potessi parlargli ancora!

Potevo chiedergli, magari, la possibilità di avere uno di quei fattorini volatili ...  Ma l'idea mi metteva ansia.

Non é che presentarmi lì mi avrebbe fatta sembrare precipitosa? Beh... Forse... Però...

In mezzo secondo mi ritrovai a scuotere la testa come una dannata, afferrando la borsa con il quaderno e cacciandomela sotto braccio, sperando che comparisse qualche missione, uscendo di casa.

E appena misi piede fuori, raggiungendo il marciapiede, mi ritrovai davanti il castano con tuta da corsa e una sorta di cuffia che gli si arrampicava lungo l'orecchio.

Per poco non ci scontrammo: riuscii ad evitarlo a stento, tanto che persi l'equilibrio, cadendo a terra e dando una di quelle culate che di certo non mi sarei mai dimenticata.

-Ow. Ow. Ow...-

- Oddio, scusa!- fece, agitato, con aria decisamente preoccupata -Ti sei fatta male?-

-Non ... Non tanto- asserii, cercando di ignorare il fastidioso bruciore del mio sedere che decisamente diceva il contrario.

-Mi dispiace! Dovrei tenere più conto a cosa mi circonda quando corro. Lascia che ti aiuti- mi porse entrambe le mani, mani che accettai, rimettendomi così in piedi.

"Sembra troppo una scena da film" pensai tra me e me, cercando di nascondere un sorriso "Non che mi dispiaccia, l'unica pecca é il segno rosso che decorerà le mie chiappe per il resto della giornata"

-Grazie- asserii, una volta in piedi.

-E di cosa? Sono io ad averti fatta cadere a terra-

-Beh, molte persone sono capaci di farti cadere, non è detto che tutte ti aiutino a rialzarti- feci, alzando le spalle.

Mi guardò sorpreso, per poi scoppiare a ridere fragorosamente -Questo é vero, hai ragione. Mi sento già meglio, ho la coscienza un po' meno sporca, adesso-

Sorrisi, mordendomi l'interno delle guance e trattenendo la risata che stava per uscire anche da me.

-Non sei a lavoro, ora?- chiesi, incerta.

-Mmh, al momento no. É ancora chiuso il negozio, perché?- lui aggrottò la fronte, mostrando un espressione che avrei definito adorabile anche a voce alta se non fossi stata davanti a lui.

-Ah, niente, ero... Curiosa di vedere le vostre creazioni e capire come funzionavano... ieri ero più che altro concentrata sull'appartamento  per fare domande- asserii, cercando di non arrossire al sentirmi osservata da lui, sperando che tutti i pensieri che facevo non fossero leggibili sulla mia faccia.

Sarebbe risultato problematico, ecco.

-Okay, se vuoi ti faccio fare un giro generale-

-Se non ti da fastidio... Mi farebbe piacere-

Lui sorrise -Non sei affatto un fastidio, tranquilla. Mi piace stare in tua compagnia, sei una ragazza simpatica e il tuo modo di pensare è davvero singolare-

Felice come una pasqua? Toccare il cielo con un dito? Naaah. Semplicemente mi sembrava di essere morta e finita in Paradiso, nulla di che, nulla di preoccupante.

Se avesse poi detto che ero carina, mi avrebbe messa k.o, quindi forse era un bene che avesse semplicemente detto questo: non volevo schiattare al primo giorno di route.

Mi limitai a sorridere - Sono felice che la pensi così. Molti mi definirebbero strana-

-Meglio gli strani che i noiosi, dico io. Andiamo?-

-Certo-

Camminare a fianco a fianco in direzione del negozio, senza che la pioggia si mettesse a rompere le scatole, non essendo costretti a velocizzare il passo, era davvero bello.

Vedevo le persone passare, chiacchierando tranquilli, con qualche bambino che correva, o giocando, o stringendo cibo tra le mani.

Due di questi bambini si avvicinarono a noi di colpo.

-Max! La girella che mi hai dato la ho messa sulla cuccia di Billo! A Billo piace tanto- fece il primo, un bambino dai capelli color prugna, agitando leggermente le mani, appoggiandone una alla tuta di Maximilian.

-Lo spara bolle poi é divertentissimo!- aggiunse invece la seconda, la quale aveva i capelli neri raccolti in due codini -Tom voleva fregarmelo-

-Non è vero! Volevo solo vedere come funzionava- borbottò il bambino nominato con espressione mista ad un broncio, agitando la coda da leoncino.

-Invece sì! Volevi prenderlo- ribatté la bambina, facendo la linguaccia, per poi tornare ad osservare Maximilian.

-Laara, se glielo fai provare almeno una volta, vedrai che non tenterà di rubartelo - fece il castano, esibendo un sorriso ed accarezzando la testolina della più piccola -E se dopo prova a prenderlo, tu vieni da me che te ne do un altro-

-Sí!- quasi gridò Laara, tutta contenta, saltellando come una rana, afferrando una mano a lui, per poi guardarmi, come se si fosse accorta solo ora della mia presenza, allargando le pupille in maniera inquietante.

-Max, lei chi è?-

-Uhm... Lei é Natalie, Natalie, loro sono Tom e Laara, i figli di mio fratello-

Sorrisi ai due bambini, i quali guardavano prima Maximilian e poi me, poi di nuovo Maximilian e così via.

-É la tua fidanzata?- chiesero di colpo Tom e Laara, praticamente all'unisono, lasciando me con la faccia simile a quella di un pomodoro ed il castano che cercava di dire qualcosa di sensato, mentre loro facevano espressioni in parte divertite.

-No, ehm... Noi...-

-Sono una ... Una cliente- asserii, agitando le mani per negare il tutto, strappando degli -Ah, ok- ai bambini, prima che alzassero le spalle .

-Papà ha detto di dirti comunque che oggi verso le quattro é meglio non lavorare. - fece la bambina, per poi tossicchiare e fare la voce grossa, come per imitare il genitore -I Cavalieri Neri passeranno di qui ed è meglio chiudere bottega in questa zona. Non si sa mai con cosa potrebbero uscirsene-




 

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Capitolo 13
*** Capitolo 12- Natalie.exe ha smesso di funzionare ***


Natalie
 

- Cavalieri neri?- chiesi mentre continuavamo a tornare in direzione del negozio, dopo diversi minuti di silenzio , i quali erano rimasti tali siccome non avevo saputo se esporre la domanda o meno.

-Ah, sì. É meglio evitarli, quelli- Maximilian si strinse nelle spalle -É il soprannome che si fanno dare qui, ma in realtà sono solo dei furfanti . Rubano, rompono vetrine e diventano molto violenti ad ogni tipo di provocazione, sanno essere davvero pericolosi. Sono tutti demoni, chi più forti, chi meno.-

-Tutti demoni? Tipo anche gli incubus?- chiesi, improvvisamente preoccupata.

-Sí- fu la sua risposta rapida iniziale, in parte anche brusca, accompagnata da una smorfia di disgusto.

Probabilmente apparsi un po' confusa, perché subito prese a spiegare -Gli incubus sono i peggiori, se devo dire la mia. Anche perché la loro violenza non si limita a vetrine spaccate o stupide risse. Cercano donne per strada, che siano scostumate o meno non ha importanza, anche bambine e ragazzi o bambini maschi leggermente più femminili andrebbero bene per loro. Si divertono così-

Rabbrividii leggermente alla conclusione, mentre brutte immagini iniziavano a formarsi nella mia mente, immagini che respinsi.

Che anche quel Logan fosse così? In parte ne dubitavo, cioè, i creatori non potevano aver inserito un personaggio pg che violentava il main character o qualsiasi persona che fosse nel gioco, vero? Sarebbe stato abbastanza disturbante.

-Ehi. Stai tranquilla. Se ti tieni fuori dalla loro portata, nessuno ti farà del male. Basta non uscire quando ti avvertono del loro arrivo. È difficile che non lo facciano, anche perché nonostante i pirati non siano esattamente persone con cui uscirei, tengono sempre d'occhio le nubi ad est. Okay?- mi guardò con un che di così dolce che mi tremarono le gambe, aggiunto al fatto che, anche se solo per un istante, mi accarezzò la guancia.

Mi costrinsi ad annuire, cercando di trattenere la sensazione del suo tocco, avvicinandomi leggermente un po' di più quando lui lasciò cadere la mano.

Continuammo ad attraversare la strada, fianco a fianco, per un tempo che avrei voluto cristallizzare.

-Nat... Posso chiamarti Nat? - chiese improvvisamente perplesso allo stesso soprannome che lui mi aveva dato.

Annuii, trattenendo la voglia di lanciare un urlo di gioia isterica.

Prima la carezza, ora il soprannome: quante gioie stupende in una giornata sola.

-Mi parli un po' di te? Dopotutto tu sei stata ad ascoltare, ora tocca a me.-

-Uh. - sudai freddo a questo punto della situazione.

Avrei dovuto inventarmi qualcosa, anche perché non avrebbe capito alcune cose se avessi detto pienamente la verità.

  -Ehm... ho un fratello maggiore- dissi vaga, cercando altre informazioni che non mi dessero problemi -Il suo nome è Alex-

-É simpatico?- chiese.

-Un tempo lo era- misi le mani nelle tasche per mascherare il nervosismo, prendendo un grande respiro -Poi ha iniziato a cambiare e... Ora é solo un idiota-

Ne sembrò turbato -In che senso é cambiato?-

-La ragazza di cui si era innamorato ha fatto un incidente. É finita in coma per tipo tre anni, poi i suoi hanno deciso di staccarle la spina. All'inizio ho provato ad aiutarlo... ma... lui non voleva accettare il mio aiuto, perciò prima ha deciso di cambiare casa, poi ha preso ad ubriacarsi ed infine a portarsi a letto ogni singola ragazza che respiri e che abbia almeno una coppa B nel seno-

-Okay, diciamo che sta superando il proprio dolore in una maniera un po' ... Sbagliata- asserí con le sopracciglia inarcate.

-Decisamente.- gettai via la mia irritazione in un piccolo lato della mia mente, scuotendo ripetutamente la testa.

-Siete tutti Yeekal nella tua famiglia?-

"Merda, dico sì? O é meglio dire di no?"

-Cioè, a me sembra di sì. Poi non so, magari nascondi una vena Anjo- disse, per poi zittito di colpo in maniera che definii parecchio strana.

"Anjo? Cos'è l'Anjo?"

-Ehm. No. Sono solo una Yeekal, come tutta la famiglia.- trattenni una risata nervosa -Cosa ho che mi porterebbe a sembrare anche un Anjo?-

"Magari chiedendo in questa maniera, fingendo di saperne di più, posso avere qualche dettaglio su cosa sia quest'essere..."

Lo vidi bloccarsi ancora di più e battere le palpebre parecchie volte, arrossendo di botto.

Lo osservai, perplessa e parecchio confusa.

-Uhm.- prese a guardare fisso in basso, parecchio imbarazzato, per poi prendere un respiro e tornare calmo, ma continuando palesemente a non volere incrociare il mio sguardo.

"Cos'é questa reazione? Che essere é l'Anjo? Oddio, inizio ad essere curiosa ed in ansia in contemporanea"

-B-Beh... Sei ... Carina come un Anjo... Non ci sarebbe da sorprendersi se avessi anche delle ali... Ah, ecco il negozio-

"Eh? Carina... Ali..."

Il mio cervello era in tilt, tutte queste cose in un colpo sembravano rendermi solo incapace di rispondere a voce e perlopiù mi paralizzavano più che nel caso avessi preso una scossa direttamente dalla presa.

Se fossi stata un computer, sicuramente vi sarebbe stato scritto su di me un ' Natalie.exe ha smesso di funzionare' o robe del genere.

"C-c-cos... M-m-mi ha paragonata... Che mi abbia paragonata ad... Un ... Angelo? O ho capito male? Magari tipo intendeva una mezza arpia, anche quella ha le ali. Ma se mi ha paragonata ad un arpia vuol dire che per lui sono brutta. E non avrebbe senso... Credo. Merda. Uccidetemi. Uccidete me e le mie pare mentali."

Mi riscossi rapidamente, seguendolo nel market, vedendo qualche scatola piazzata sulla soglia.

-Cosa c'é lì dentro?- domandai per sciogliere la tensione

-Teoricamente vi sono le barriere portatili. Sono quattro capsule che piazzi davanti al vetro in zone d'ombra. Tre di esse formano, appunto, tre barriere, una invece diventa una telecamera. Così possiamo proteggere i vetri del negozio e allo stesso tempo scoprire chi ci attacca. Una volta individuato, manderemo il video al gruppo di guardia di sicurezza della città. Ultimamente sono molto occupati con un criminale che gira a zonzo per la città e che uccide o ferisce gravemente sia cittadini sia membri della guardia, quindi forse è meglio evitare di chiamarli in diretta-

-Criminale?-

Lui annuí -É meglio evitare di girare da soli nelle piccole strade di questa città se non si sa come difendersi. É molto rinomato per il suo talento con il coltello e per la sua capacità a sparire. Lo stanno cercando da ormai quasi quattro anni e ancora non sono riusciti a catturarlo-

-Capisco- feci, riluttante nel rispondere.

Tutti questi pericoli rendevano il gioco tra l'elettrizzante e lo strano: non avevo mai giocato a qualcosa di questo genere.

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Capitolo 14
*** Capitolo 13- Sto insultando da solo le mie gambe ***


?

La sensazione di una siringa infilata nel braccio s'infiltra tra i miei sensi.

La reprimo per l'ennesima volta.

Stupido flashback inutile.

Anche dopo tempo che sembra ripetersi senza tregua, sempre uguale, tornando e ritornando per mandarmi in palla il cervello, riesce a infastidirmi.

I miei occhi scrutano nell'oscurità, pronti a captare qualsiasi segno che mi dica che devo fuggire, mentre le pareti gocciolano e la puzza d'acqua sporca mi piega lo stomaco.

C'é una pulsazione, un insulsa pulsazione che vaga attorno al mio petto.

"Merda, sto sanguinando. A quanto pare non avevo schivato tutti i colpi. O forse... No. Impossible. Non fa parte anch'esso delle stupide immagini. Non c'era mai stato prima, ne dubito"

Mi mordo il labbro inferiore e inghiottisco la saliva a fatica.

Ho la parte vicino al fianco che brucia, anche se in maniera non troppo forte, probabilmente il colpo é lì.

Strano che lo abbia notato solo ora, forse prima avevo troppa adrenalina nel sangue per percepirlo.

So che se non mi armo, finirà male, ma non so se sono in grado di uscire oggi.

Non con quegli stupidi Demoni in giro e il corpo di guardia che mi sta col fiato sul collo come se fossi un animale braccato.

"Ma domani starò peggio... Non posso rimanere qui a perdere tempo prezioso. Domani sarò affamato, indolenzito e stanco, se non vado a caccia, crollerò prima del terzo giorno."

Qualcosa nella mia testa mi prega di resistere.

Non so cosa sia.

Magari questa volta sarà diverso.

"No, impossibile." Mi ritrovo a scuotere il capo ed infilare le mani tra i capelli.

Mi sto illudendo un altra volta.

Sarà sempre identica, la conclusione, é inutile che io speri diversamente.

Devo andare.

Devo andare a cercare delle armi, qualcosa da mettere sotto i denti... E magari delle garze per la ferita stupida che mi sono ritrovato.

"Alzati" mi dico "Alzati e vai, non restare lì seduto. Altrimenti non ti metti più in piedi."

Le mie gambe e i miei piedi si stanno addormentando, il mio cervello sembra voler tornare ad andare ad intermittenza, lasciandomi in questo sporco buco, completamente privo di sensi.

Lo impedisco, aggrappandomi ad una sporgenza nel muro con entrambe le mani, tirandomi su.

Il terreno é scivoloso come non mai, se non sto attento posso fare una caduta che, altro che una piccola ferita, da come sono messo mi spezzerebbe tutte le ossa della schiena, o uccidendomi o rendendomi un invalido e quindi portando la stessa identica fine in ogni caso.

"Huh. L'idea farebbe quasi ridere. Sopravvissuto in tempo immemore a combattimenti senza quasi pause, ucciso da una stupida fogna e da una ferita da coltello del burro. Sarebbe il colmo" una risata sarcastica mi sarebbe potuta uscire di bocca se solo avessi saputo che nessuno passava di lì, in direzione del tombino .

Striscio faticosamente in direzione delle scale, cercando di padroneggiare meglio i miei arti : stanno tremando come foglie e sembra quasi che mille zanzare mi punzecchino la pelle.

"Haha. Molto divertente. Grazie per la sicurezza che mi state infondendo. Davvero. Grazie. Ci mancavano solo delle benedette ginocchia terrorizzate. Gentili, chi offre di più? Su, chi vende un altra sensazione di merda a questo schifoso essere e al suo sostegno cretino che non fa neanche il suo lavoro? Ah, cazzo, sto insultando da solo le mie gambe. Genio. Vabbè, non che sia un problema, tanto lo sapevo che prima o poi sarei impazzito del tutto. "

Afferro il bordo della scaletta e prendo a salire i gradini, ignorando le proteste del mio corpo.

Raggiungo lentamente il 'piano superiore' sollevando di pochissimo il tombino.

"Non vedo nessuno. É davvero così o mi stanno tendendo una trappola? Se hanno capito che sono qui, non ho più posti dove andare che non abbia già utilizzato. Speriamo di no."

Quasi certo della mancanza di presenza altrui, lascio andare silenziosamente il metallo che blocca l'uscita, mi appoggio al suolo e ne rotolo fuori, richiudendo al volo.

Ansia.

Mi devo infiltrare nel magazzino del market, ma sicuramente ci saranno problemi.

I Fratelli Grimm . Non le persone più simpatiche nei miei confronti.

Non che ci sia qualcuno con cui io vada d'accordo in questo posto.

Schizzo contro il muro e salgo in direzione della grondaia con un salto, mettendomi in una posizione in cui io possa essere nascosto dal tubo di scarico.

Mi squadro rapidamente: in effetti un taglio ce lo ho davvero.

"Si cicatrizzerà" mi stringo nelle spalle al pensiero, ignorando la sensazione aspra delle costole che implorano pietà per la serie di movimenti troppo rapidi per un corpo in fase mezza addormentata.

Mi strappo parecchia di stoffa da una delle maniche, legandola attorno a quello sfregio rossastro, poi balzo in avanti,  trattenendo il respiro e  camminando come un animale sulle tegole, cercando di non provocare tonfi.

Posso vedere ogni lato della città da qui: é un ottima posizione strategica, ma devo togliermi il prima possibile se voglio evitare di essere notato.

Schizzo dunque giù, tornando dove ero in precedenza, sentendo un rumore di passi.

"Ti prego, dimmi che non sono già le guardie. Se sono già in piedi ci saranno il triplo dei problemi per andare"

Silenzio.

Una bambina dai capelli neri discute con un altro tipo della sua età.

"Oh, grazie, sono solo due mocciosi"

Aspetto che se ne vadano: stanno chiacchierando animatamente su degli spara bolle.

Avanzano con un ritmo noiosamente rallentato, fermandosi ogni tre per due.

"Certo che ce ne mettono di tempo a camminare 'sti dannati"

Ci mettono difatti fin troppo prima di sparire dalla mia vista... E proprio in quel momento mi sento afferrare da una morsa alle spalle.

Mi dibatto, visualizzando la figura di una persona, la quale và a premere sulla ferita aperta, nonostante sia coperta.

Il dolore accecante di espande lungo la mia spina dorsale.

Mi fa cadere a terra di schiena, cosa che mi mozza il fiato, rendendomi peggio che un pesce fuori dall'acqua.

Riesco ad afferrare il coltello e a puntarglielo nello stomaco: lo evita, andando a bloccarmi i polsi.

É forte: dannatamente forte.

Devo inventarmi qualcosa.

Gli do dunque una testata, dritta dritta sul naso, facendolo così mollare la presa, un po' boccheggiante dal colpo arrivato.

Gli ho rotto il naso, sanguina copiosamente.

Mi stacco e lo infilzo in una vena sporgente, balzando e schizzando via, abbastanza rintontito.

Non ci voleva, ma dopotutto, sempre meglio confuso che già morto.

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Capitolo 15
*** Capitolo 14- Challenge Accepted ***


Natalie
 

Maximilian mi aveva mostrato il funzionamento della barriera portatile, attivandola, poi aveva preso a farmi vedere anche altri strani oggetti che vi erano nel market.

Mi presentò così tante cose strane che a momenti non mi sorprendevo neanche più del fatto che anche la quindicesima stramberia mi avrebbe lasciato a bocca aperta come la prima.

Nel frattempo delle varie spiegazioni erano venuti solo due clienti scarsi, per poi svignarsela rapidamente: forse per via dell'avviso dei Cavalieri Neri, forse perché comunque avevano degli impegni, ma comunque la cosa non mi dispiacque.

La prima motivazione era sicuramente perché non avevo potuto fare a meno di notare il carisma del ragazzo durante la vendita e complimentarmi con lui appena dopo l'uscita della clientela, senza che qualcuno si intromettesse per richiedere qualsiasi altra cosa era il massimo.

La seconda motivazione si basava sul fatto che la sua compagnia era proprio piacevole: mi sentivo in pace a parlare con lui del più e del meno, apprezzando ogni suo più piccolo sorriso.

Il fatto che poi desse attenzioni solo a me mi rendeva straordinariamente di buon umore.

Tra una cosa e l'altra, l'orologio a pendolo attaccato ad una parete suonò il mezzogiorno, provocando un brontolio nel mio stomaco estremamente rumoroso, tanto che mi sarei detta su in mille lingue diverse.

"Per la miseria, un po' di contegno, no?" pensai, cercando di non sentirmi dannatamente in imbarazzo e soprattutto di non guardare Maximilian negli occhi.

O almeno non lo feci all'inizio, fino a che non lo sentii sghignazzare, asserendo un -Credo proprio che tu abbia bisogno di mettere qualcosa sotto i denti-

Un sorriso sghembo gli attraversava le labbra, sorriso che mi fece completamente dimenticare il mio imbarazzo iniziale.

-Se vuoi posso prepararti qualcosa ... dobbiamo solo scendere le scale e andare nelle cucine, affianco al magazzino.-

-Sai cucinare?- chiesi sbalordita, guardandolo con un sorriso raggiante.

-Abbastanza, sì. Anche se so solo fare tipo quattro pietanze e basta, tra cui pasta al pomodoro, la piadina, le jeele e lo strudel. Non ho mai provato null'altro, ma se nessuna ti ispira, posso provare qualcosa di nuovo, non assicuro però la riuscita-

"Jeele? Che cosa sarà mai?"

-Credo che accetterò volentieri le Jeele- asserii, abbastanza calma -Piuttosto, sei sicuro di voler cucinare per me? Non vorrei darti problemi o...-

-Nat... É tutto okay. Va benissimo così, per me. Di solito mangio da solo verso quest'ora, un po' di compagnia ci vuole. E poi... C'é il fatto che i Cavalieri Neri se ne andranno a zonzo per la città, non me la sento di lasciarti andare-

Arrossii in maniera decisamente palese, annuendo leggermente, per poi riprendere il discorso.

-Per quanto tempo saranno in giro?-

Lui alzò il sopracciglio, pensieroso -Generalmente tipo dalle quattro alle sei ore. Per precauzione noi ne aspettiamo generalmente sette...-

-Quindi... Potremo uscire solo verso cena?-

-Se non si vuole rischiare, sì-

-Capisco- feci, per poi scendere nella cucina fianco a fianco di Maximilian, per poi sentire una richiesta che mi punzecchiava sempre di più la testa.

"Lui mi chiama Nat... Posso anche io chiamarlo con un soprannome? I bambini dicevano semplicemente Max "

Non ero sicura se chiederglielo o meno, però, come appunto avevo già pensato e ripensato, lui lo faceva, non era così strano, in fondo.

Dovevo solo tirare fuori una domanda... E provare ad inserire il soprannome cercando di sembrare naturale e soprattutto senza mettermi a balbettare parole insensate scambiando il 'Max' con tipo un 'Ma...ccheroni' o un "Ma...ria" e tante robe simili.

Ogni tanto mi capitava, era una sorta di ... Tic nervoso che non riuscivo a contrastare.

Lo vidi mettersi ai fornelli.

"Okay. Se il quaderno non ti da missioni, la tua missione é dire il suo soprannome. Challenge accepted, Natalie"

-Uhm, ti piace cucinare?- chiesi

-In realtà non tanto, ho sempre l'ansia di dare fuoco a qualcosa-

Risi -Ti capisco, per me é lo stesso. Le uova non sono mai al sicuro quando ci sono io nei dintorni. Una volta mi sono piegata casualmente per raccogliere un pezzo di carta dopo aver aperto un mobile, mentre mi alzavo in piedi ho sturlato contro il porta uova e ho fatto strage-

-Quante erano?- ridacchiò

-Cinque- mi lamentai in un borbottio, facendolo ridere appena, forse per via del broncio che misi su che in qualche modo riusciva sempre a risultare bambinesco e portandolo a scuotermi i capelli con una mano.

-Io sono riuscito ad inserire, la prima volta, del sale al posto dello zucchero nello strudel e lo ho cotto talmente tanto che sembrava carbone.-

-Okay, meno disastroso ma... Comunque difficile da scordare-  trattenni una risata a fatica all'immaginare il povero dolce.

-Prometto che cercherò di non fare la stessa cosa qui. Non è il mio primo tentativo, né uno dei primi in generale, dovrei riuscire ad evitare questi disastri.-

Si appoggiò ad una delle mensole, andando ad aprire uno sportello, tirando fuori parecchi ingredienti, tutti che non conoscevo.

Andò a tagliare una sfera bianca in due, rivelando un interno liquido di un misterioso blu a cui strabuzzai gli occhi.

Lo vidi metterlo sul fondo della pentola, spezzettando la sfera divisa in due, mettendo poi delle erbe argento e delle sottospecie di perline che si sciolsero inesorabilmente.

Lo mescolò per un tempo che parve non finire mai prima che iniziasse a mostrare ennesimi cambiamenti, diventando solide e leggere chiacchiere colorate, solo molto più sottili.

Li mise sui piatti, ma proprio nel momento in cui stavamo per sederci nel tavolo al centro, uno strano verso acuto prese a ripetersi, fastidioso come non mai.

Sembrava un allarme o robe del genere, peró era così acuto da farmi venire l'isteria.

Vidi Maximilian alzarsi di colpo, spalancare la porta e correre fuori dalla stanza.

Lo seguii, tappandomi le orecchie, sentendo l'ansia che mi scorreva nelle vene.

Cosa significava quell'allarme? Era tipo la barriera a emettere quel suono? No, non aveva accennato a nessun rumore spacca timpani. E poi i Demoni arrivavano alle due, teoricamente.

-M...M...Max!- urlai -Che succede?-

Notai la porta del magazzino aperta e vi entrai istantaneamente, sperando fosse lì, cosa che si rivelò tale, mentre qualcuno usciva di corsa dalla stanza con una sorta di botola che scomparve nel nulla.

Riuscii a notare solo delle bende bianche e null'altro.

Maximilian rimase immobile per qualche istante.

Non dissi nulla, avvicinandomi appena, cercando di non far rumore.

-Merda- urlò di colpo, strappandomi un sussulto per l'inaspettata esclamazione, mollando un calcio ad un sacchetto con dentro delle bottiglie di plastica che rotolarono a terra rumorosamente, chiudendo le mani a pugno e tremando convulsamente.
 

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Capitolo 16
*** Capitolo 15- Che sia davvero il ricercato killer? ***


Natalie
 

Aspettai diversi minuti, lasciando che si calmasse: per qualche motivo, sentivo di non dovermi avvicinare prima di quel momento.

Appariva come un nervo, teso e pronto ad esplodere al minimo stuzzicare.

Solo quando lo vidi passarsi le mani tra i capelli decisi di avvicinarmi, seppure nella maniera più cauta esistente.

Avrei voluto porgergli tante domande, chiedergli che era successo esattamente, chi fosse lo sconosciuto... Ma semplicemente afferrai la sua mano, portandolo a guardarmi negli occhi.

Abbozzò un sorriso con cui cercò di rassicurarmi, ma il risultato fu tutto il contrario.

-É tutto ok?- chiesi in un sussurro, stringendo ancora la sua mano, aumentando la forza della presa, seppur non di molto per evitare che potesse infastidirlo.

Lui si limitò ad annuire e la prima cosa che feci fu quella di lasciare la presa e mettermi a raccogliere le cose cadute.

Individuai altre garze e delle gocce di sangue a terra: chiunque fosse entrato, era stato sicuramente ferito e ... Non aveva delle garze in casa.

Avevo decisamente capito il fatto che fosse un ladro, ma... Il fatto che era ferito e che fosse venuto al magazzino, sapendo benissimo del rischio che correva, mi turbava.

O era un pazzo, o un disperato: cioè, chi sarebbe venuto a rubare delle garze?

Solo quando notai che, andando avanti, vi erano delle armi a destra e manca, cambiai totalmente idea.

Non aveva decisamente rubato soltanto qualcosa per chiudersi i tagli...

E forse iniziavo anche a capire chi potesse essere.

"Armato, ferito, ruba, scappa subito, Maximilian urla di rabbia... Che sia stato davvero il ricercato killer?"

La tesi stava in piedi, ma non ne ero sicura.

Continuai a ragionare in silenzio, spostando ciò che trovavo nello scatolone su cui era scritto il nome dell'oggetto.

Da come le cose erano gettate, mi riuscivo ad immaginare uno sconosciuto in tutta fretta che disperatamente cercava ciò di cui aveva necessità.

Mi distolsi da questi pensieri quando vidi Max alle mie spalle che prendeva a sistemare le bottiglie dentro al sacchetto che aveva calciato, rimanendo nel silenzio più assoluto.

Sembrava decisamente più calmo, anche di più di quando gli avevo dato la mano.

Dopo minuti e minuti in cui sistemammo, tornammo in cucina, pronti a mangiare ciò che lui stesso aveva cucinato.

Ero estremamente curiosa di sapere che sapore potesse avere.

*

Il periodo dalle due alle sette, volò di una fretta che neppure lo vidi, un attimo prima avevo ancora cinque ore buone, un attimo dopo erano sparite, rivelandosi perfino una mezz'ora più tardi del dovuto: io e Max eravamo riusciti a distogliere l'attenzione dall'avvenimento ed eravamo tornati al chiacchierare tranquillo già avuto in precedenza.

-Sei sicura di non voler anche cenare qui? É tardi- commentò preoccupato, con il fumo che scivolava fuori per via del tiro appena fatto.

-Sí. Sono sicura, mi sento già in colpa perché... mi sento come se avessi approfittato troppo della tua gentilezza e... Comunque, proprio perché si sta facendo tardi, preferisco muovermi a tornare a casa. Volevo... Beh... Volevo ringraziarti della magnifica giornata, mi sono divertita molto... Max-

-Anche io- il castano sorrise -Beh, se dovessi cambiare idea, puoi tornare indietro, sai dove trovarmi.-

-Certo- asserii.

Feci qualche passo in sua direzione, poi mi bloccai, contenendo le pretese stupide che mi sfarfallavano per la testa.

Non potevo chiedere un bacio, nossignore, non al primo giorno.

Decisi dunque di indietreggiare di qualche piccolo passo.

Mi era così vicino che mi sembrava di stare impazzendo, soprattutto per via della posizione in cui era messo: gambe incrociate, schiena appoggiata al muro, braccia strette tra di loro, con la cicca nuovamente tra le labbra.

In un certo senso, invidiavo quella sigaretta: lei aveva un posto fisso su quella bocca rosea e meravigliosa che io, al momento, potevo solo osservare ed aspettare.

Mi riscossi dal pensiero rapidamente, facendo un passo indietro, salutando con un rapido cenno di mano, per poi girarmi con il cuore che batteva nel mio petto così forte da sembrare un tamburo.

Pareva stesse per esplodere: una bomba ad orologeria non era per nulla paragonabile alla sensazione che quel gongolare sfrenato e urlante del muscolo mi trasmetteva.

Mi allontanai ancora un po', trattenendo perfino il mio stesso respiro durante i passi, sorridendo probabilmente come un ebete.

Ero sicura che appena fossi tornata in casa, la casa-casa, quella nella realtà, sarei potuta anche starmene sul letto, sdraiata, stringendo il cuscino con tutta me stessa, come se quel cuscino fosse stato lui.

Poi avrei anche iniziato a lanciare gridolini isterici, ma quello era un dettaglio.

Il primo giorno di route era stato magnifico: quasi perfetto.

Raggiunsi l'appartamento di salvataggio in un tempo scostante.

C'erano istanti in cui mi sembrava di andare a rallentatore, altri in cui credevo di star correndo per come le mie gambe bruciavano dallo sforzo e da come il mondo sembrava muoversi, correndo a sua volta con me, dandomi una sensazione di euforia assolutamente assurda.

Avrei voluto urlare, piangere e ridere all'unisono, la felicità che provavo era così innaturale da sembrare perfino impossibile da sentire.

Eppure era così: ero un idiota, piena di gioia, piena di entusiasmo: non ero mai stata così in tutta la mia vita, non potevo chiedere di meglio.

"Chissà come andrà domani. E dopodomani. E dopodomani ancora... No, Natalie, se non vuoi perderti, non iniziare a lavorare di fantasia proprio ora!"

Mi dissi mentalmente su almeno una decina di volte con i peggiori insulti, raggiungendo la meta tanto desiderata.

Lì potevo urlare: lì potevo decisamente urlare tutto quello che mi passava per la testa.

Potevo ballare, cantare, correre per casa, fare fantasie, rompere qualcosa... Tanto non c'era nessuno che potesse dirmi di stare zitta o di calmarmi, o ancora che mi prendesse palesemente per i fondelli.

Aprire l'appartamento e farsi strada in esso era decisamente sempre la parte più complicata, poi lanciarsi sul materasso era la cosa più semplice del mondo.

-Vuoi attuare un salvataggio?- chiese la voce robotica con tono monotono e quasi ripetitivo.

-Sí- feci allegramente, agitando le gambe, mettendo da parte il fastidio che la robot mi provocava.

-Vuoi uscire dal gioco?-

-Sí- dissi ancora, dando conferma e sospirando al vedere la luce spegnersi.

 

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Capitolo 17
*** Capitolo 16- Confessione? ***


Natalie
 

" Che ore saranno mai?" Pensai, alzandomi dal letto, ancora assonnata, soprattutto dopo aver passato una nottata a dir poco insonne per fare delle sorte di 'ricapitolamento giornaliero'.

"Aaah... Mi gira un po' la testa. Orologio, orologio... Sette e cinquantotto? Però. Non è un orario neanche poi così male"

Mi decisi a cercare di fare una colazione decente appena vidi il cinquantotto mutare nel numero che lo seguiva.

Non dovevo perdere tempo, non dovevo assolutamente perdere tempo: volevo giocare il più tempo possibile.

Raggiunsi la cucina: afferrai due fette di pane ai cinque cereali, delle fette di prosciutto cotto, le scaldai tutte insieme, già chiuse a panino e corsi in camera come un cane, con le fette strette tra i denti, smangiucchiandole con attenzione, evitando così che potessero staccarsi dei pezzi.

Fu uno di quei momenti in cui divorare una colazione divenne una vera e propria prova di velocità, prova di velocità in cui fissavo insistentemente l'orario, pronta ad iniziare una nuova, entusiasmante giornata di route.

Lo conclusi con una certa fretta che erano arrivate le otto e sette, inghiottendo l'ultimo boccone, afferrando il casco, indossandolo e attivando così ancora una volta il gioco, ritrovandomi nuovamente nella mia stanza di salvataggio, sempre con quella sensazione di torpore addosso.

Mi lavai lí, indossando una maglia verde e dei jeans strappati, accompagnandoli con una coda di cavallo, siccome non avevo voglia di tenerli slegati.

La maglia verde la avevo scelta senza indugio, era stata la prima cosa che mi era venuto in mente di indossare.

"Ecco. Ora credo che possa anche..  andare?"

Mi ritrovai a fissare la borsa, borsa che di colpo emetteva strane, stranissime luci gialle, come quando il telefono ti avvisava di una notifica.

Mi avvicinai e la aprii, rivelando il quaderno delle missioni con la copertina illuminata che andava ad intermittenza.

Sinceramente? Ero abbastanza indecisa se aprirlo oppure no.

Dopotutto fino a ieri il quaderno era stato drasticamente vuoto, perché avrebbe dovuto interessarmi della nuova missione?

Nonostante tutti i pensieri da 'ragazza offesa' , aprii comunque il 'manuale', curiosa di sapere cosa avessero tirato fuori, così di colpo.

All'inizio mi parve di aver letto male, difatti lo rilessi quasi otto volte di fila, le ultime due stropicciandomi gli occhi come non mai, quasi per sicurezza che non fosse un qualsiasi scherzo del cervello.

Eppure era reale, quella scritta... Era reale, davvero.

"Stiamo... Stiamo scherzando? Di già?... "

Il quaderno delle missioni, chiaramente, diceva ' Confessa i tuoi sentimenti entro le otto e mezza'

- M...Ma stiamo scherzando?  Sono le ... Le e un quarto! Ho a malapena altri quindici minuti! Merda!"

Mi ritrovai ad uscire di casa di corsa, prendendo letteralmente a correre fuori, stringendo a me il quaderno con un ansia tremenda, osservando costantemente la pagina delle missioni, pagina che mi diceva anche il momentaneo orario e che sotto aveva perfino il countdown.

Dovevo confessarmi? Dovevo davvero confessare il fatto che lui mi piacesse? Ma era a malapena il secondo giorno, per non dire quasi ancora il primo, siccome io ero entrata nel gioco, nella route di Max proprio... Proprio alle otto e mezza.

Erano passate a malapena ventiquattro ore e già pretendevano che riuscissi ad esporre i sentimenti nei suoi confronti, come se il gioco sapesse che li provavo.

"Idea stupida. È solo un gioco"

Continuai a correre per quelle che parvero ore, ma che in realtà furono dieci minuti scarsi, i quali erano già due terzi del tempo a disposizione.

L'ansia che provavo era enorme, tremenda e devastante mentre il mio stomaco pareva sfarfallare per la tensione e per il timore.

"Cazzo, cazzo, cazzo!"

Riuscii ad evitare di cadere per un pelo in una curva, quasi andando addosso ad una donna, la quale mi guardò malissimo.

"Dove sei... Dove sei? Ti prego, dimmi che sei appena uscito per correre e che non sei nella parte opposta della città!"

L'agitazione, il tempo che scorreva ad una velocità impressionante: era strano che neppure all'inizio della giornata, dopo un risveglio abbastanza tranquillo, mi trovassi a correre sgraziatamente con un agitazione tremenda che iniziava a scorrermi per le vene al posto del sangue.

"E ventisette... E ventotto... Mancano due minuti, merda"

-Max! Max, dove sei?!- urlai a squarciagola, cercando di trattenere i battiti cardiaci che sbalzavano mentre correvo.

Mancava così poco, così poco...

Ce la potevo fare? O no? Sarebbe cambiato qualcosa se non avessi adempiuto la missione? Non sarebbe successo nulla di grave, vero? Per qualche motivo non volevo saperlo sul serio, speravo solo di arrivare in tempo.

Il fiato pareva essere completamente sparito dai miei polmoni mentre la disperazione mi portava a cercarlo, il cuore che batteva anche nelle mie orecchie oltre che nel mio petto e nei miei polsi.

Sentivo il suo sbattere nelle tempie, rumoroso, assordante come solo quello stramaledetto muscolo pulsante poteva essere.

-Max!- urlai con tutta la voce che possedevo, facendo risultare il mio chiamare una sorta di strillo disperato.

"Un minuto... Merda! Il tempo è contro di me!"

Svoltai l'angolo, trovandolo praticamente davanti a me, o comunque poco lontano, lo riconoscevo, era di profilo, con i due bambini affianco a lui che si guardavano attorno con parecchia confusione.

-Max!- urlai di gioia, continuando a correre in sua direzione, portandolo a girarsi e a guardarmi, inizialmente turbato.

-Nat?...- fece, le sopracciglia inarcate, l'espressione incuriosita.

-Max, io... Tu...-

"Oddio, sto morendo dentro! Devo dirglielo davvero così?! Urlato? Davanti ai bambini? Stiamo scherzando?"

-Max, tu... Tu mi... Pia...-

Una scossa elettrica mi percorse dalla testa ai piedi prima che potessi concludere la frase, facendomi perdere totalmente l'uso delle gambe, portandomi a ruzzolare a terra.

-Nat!- Maximilian fece per correre in mia direzione, ma qualcosa lo bloccò in precedenza, strappandogli un sussulto.

Soprattutto negli istanti in cui ero a terra non riuscii a comprendere.

Non riuscii a comprendere assolutamente cosa stesse accadendo.

Sollevandomi sui gomiti, invece, tutto si fece leggermente più chiaro, accompagnato da uno sgomento assurdo: la sensazione che non potesse essere vero.

Il quaderno delle missioni era davanti a me, il quaderno mostrava il timer, l'orario delle sette e mezza e la scritta 'missione fallita'.

La cosa peggiore però era una.

Sul petto di Maximilian vi era una macchia di sangue che si espandeva man mano, diventando sempre più larga.

Lo vidi crollare al suolo, con un proiettile incastrato nella schiena, mentre tutto prendeva a tremolare con del frenetico, accompagnato da continue scritte 'error' e da una, molto più grande: 'Game Over'.

Fu questione di istanti, istanti in cui corsi in sua direzione, ma non riuscii neppure a sfiorarlo con un dito, siccome i pixel saltarono, rimandandomi nella pagina delle route.

Inizialmente non riuscii a fare nulla, forse per via dei fremiti, poi gli occhi presero a bruciarmi tremendamente e l'istinto mi chiese di fare solo una cosa.

Urlai.

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Capitolo 18
*** Capitolo 17-Delusione ***


Natalie
 

Confusione.

Rabbia.

Sconforto.

Delusione.

Non una parola sembrava esprimere a pieno il caos emozionale che mi dominava la testa ed il petto.

Me ne stavo ferma, immobile, al centro del cerchio con le sei sedie, con un unico dettaglio che differenziava lo scenario rispetto a quello che avevo visto per la prima volta.

Il posto di Max era vuoto, non più illuminato, con una grossa X rossa al centro.

Rossa come il sangue, silenzioso e gocciolante nella sua sostanza vischiosa.

Mi portai le mani tra i capelli, cercando di frenare il mio tremare convulso, mentre l'immagine di Max che crollava a terra mi torturava la mente.

"Fatemela... Fatemela rifare... Voglio rifare la route, ve ne prego! C'é qualcosa per poter tornare indietro?"

Mi guardai disperatamente attorno, cercando di trovare qualsiasi cosa che potesse anche soltanto permettermi di riavviare.

Mi avvicinai alla sedia con sopra disegnata la X, mandando giú la saliva a stento, cliccando la 'i' in giallo.

Appena lo feci, il risultato fu semplicemente uno.

La schermata era nera, percorsa da una scritta inquietante in rosso.

Non più disponibile '

- Merda! Cazzo, merda, cazzo, porca puttana!- mi lasciai cadere in ginocchio, trattenendo un singhiozzo isterico, raccogliendo le gambe e circondandole con le braccia, sentendo il mio respiro che mancava, il mio ossigeno che spariva in ogni sua piccola parte, dalla più grande alla più piccola.

"Non è possibile. Non è possibile. Non è possibile che non riuscire a completare una missione abbia portato simili conseguenze! No, no, no!"

- Scegli la tua prossima route - asserí la voce robotica, di colpo, strappandomi un ennesimo sussulto.

- Vai a fanculo - le risposi urlando, particolarmente incazzata, stringendo i pugni e strofinando le mani contro le palpebre, ignorando il fastidio prepotente che questo mi provocava.

Tremavo: non c'era un solo punto del mio corpo in cui io non tremassi.

Avrei voluto urlare per ore, ma non avevo neppure la forza di farlo, ero sconvolta.

Le lacrime presero a scendere, involontarie e copiose lungo le mie guance, crollandomi in seguito sui palmi, scivolando a terra silenziosamente.

Sentivo come se il mio cervello fosse partito, come se qualcuno  si fosse divertito a farmi incontrare la persona "perfetta" per poi strapparmela via dalle mani.

Dolore.

Tanto dolore.

Le immagini si ripetevano in un loop.

Uno strazio che si mischiava nei miei pensieri.

I flashback della sua morte non volevano darmi pace, continuavano a ripetersi, portandomi a piangere ancora più forte.

Non volevo giocare.

Non volevo più giocare.

Erano andati troppo oltre.

Staccai tutto e una volta in piedi, gettai il casco sotto al letto, tornando a buttarmi sul materasso, non riuscendo a smettere di piangere nemmeno per un istante, strattonandolo le coperte con i pugni.

Tutto questo era insensato, così insensato che non riuscivo a trovare un filo logico.

Come si poteva far vivere un esperienza del genere? Okay che era un gioco, ma il realismo generale era tremendo e...

Max era morto. Qualcuno gli aveva sparato. La sua espressione mentre cadeva era inscritta nella mia testa.

Chi aveva fatto partire quel colpo? Perché? Cosa sarebbe cambiato se mi fossi confessata? Se gli avessi detto che mi piaceva?

Forse tutto. Forse niente. Non lo avrei mai saputo, anche perché la sua route non mi sarebbe stata più possibile da svolgere.

Ma che senso aveva? Seriamente.

Uccidere un personaggio del tuo stesso gioco, renderlo inutilizzabile, sconvolgendo la mente di chi giocava...

Di certo non aiutava gli acquisti: potevano esserci anche facili denunce per questo tipo di cose.

Okay, c'era stato l'avviso, ma non mi sembrava abbastanza! Questa cosa era assolutamente devastante.

Continuai a piangere, rannicchiata sul letto in posizione fetale per una ventina di minuti, non riuscendo a muovermi, tirando su col naso, mentre cercavo di cacciare via le foto della morte di Maximilian dalla testa, come se il rullino si fosse inscritto e non fosse stato possibile rimuoverlo.

"Non ci voglio giocare mai più" questo mi dissi, abbastanza convinta, o almeno così ero stata inizialmente.

Per qualche strano motivo... Una parte del mio cervello mi chiedeva di continuare, di provare a capire se c'era o se non c'era proprio un senso, sul dove volessero andare a parare.

Era un po' come una dipendenza da droga, sapevi avrebbe fatto male continuare, ma in fondo in fondo ne eri a conoscenza: ne avevi bisogno.

Mi asciugai rapidamente le goti con i polsi.

Sapevo che non aveva senso: sapevo che me ne sarei pentita se avessi riprovato, ma...

Volevo sapere. La parte curiosa, stupida e testarda di me, voleva sapere tutto.

Rialzandomi leggermente, mettendomi seduta, con tutti i capelli che mi coprivano gli occhi bagnati, provai a mettermi  in piedi.

Riafferrando il casco con le mani che tremavano, trattenni una sottospecie di spasmo isterico.

La parte opposta a quella che mi diceva di farlo, stava urlando: urlando così tanto che pareva avrebbe vinto lei.

Ma la testardaggine non si poteva sconfiggere, non in questo caso.

E infatti così lo indossai per una seconda volta nella mattinata, aspettando che tornasse l'immagine delle sei sedie.

E tornò, ma al posto delle sei erano già diventate cinque.

Masticai un ennesimo insulto, cercando di regolarizzare il mio respiro ed il mio battito cardiaco.

Non ero più sicura di voler andare in ordine nella lista che mi ero fatta...  Ma comunque mi ritrovai a scegliere Nicholas, sperando internamente che in questa route finisse diversamente.

Cliccai dunque la sua 'i' ,rileggendo i vari dettagli con attenzione, o almeno, con l'attenzione che una persona distrutta internamente e delusa poteva dare.

Un respiro, un altro.

Aveva davvero un accenno di senso quello che volevo fare? Dovevo essere completamente andata per voler fare un secondo tentativo.

Lasciai che il mio sguardo si incentrasse su Nicholas e sulla sua espressione calma, prendendo ossigeno, andando così a premere il tasto dello ' Scegli Nicholas ' .

Ed eccola: la camera di salvataggio.

Ero di nuovo qui, per nulla pronta a ciò che mi aspettava.

L'orologio del quaderno, di nuovo vuoto dalle missioni, diceva nove e mezza.

Mi passai le mani tra i capelli e buttai fuori il respiro rassegnato.

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Capitolo 19
*** Capitolo 18- Non strozzarti, coniglietta ***


Natalie
 

Ero istantaneamente entrata nel bar delle creature, andando in direzione del bancone, con un sospiro che mi usciva dalle labbra e decisamente con poca spinta.

Ero abbastanza depressa, non facevo che chiedermi che zucca dura potessi essere se proprio non riuscivo a staccarmi neppure da un videogioco dopo esserci stata così male e soprattutto dopo il non aver ancora superato la morte di Max.

Mi sedetti al bancone, vedendo la figura di Nicholas che, impegnato nei suoi lavori, serviva persone su persone, schioccando le dita.

Ancora una volta non potei non rimanere ad ammirare gli oggetti che si sollevavano in aria.

Era sempre una visione che mi sorprendeva, non potevo farci niente... Però... Non riuscivo a sentirmi bene a lungo.

Mi mancava Max, mi mancavano le sue straordinarie stramberie.

Degli oggetti sollevati in aria vi era anche un altro libro, diverso da quello che gli avevo visto leggere neppure un giorno prima.

Mi sembrò naturale, estremamente naturale che avesse già concluso il libro: dopotutto con un lavoro del genere e con un talento simile, chissà quante pagine si faceva fuori in un giorno.

-Oh, ciao coniglietta- fece lui di colpo, notandomi, girandosi dalla mia parte con un espressione abbastanza calma -Di nuovo qui?-

Mi limitai ad annuire come risposta, appoggiando il gomito al tavolo e lasciandomi pesare sul palmo.

In una posizione simile mi ricordavo io stessa un ubriacone, ma non mi importava di dare quell'idea.

-É tutto okay? Mi sembri parecchio giù di morale- commentò, portandomi ad alzare la testa e ad osservare la sua espressione preoccupata che mi scrutava con attenzione, la fronte aggrottata, quasi incavata.

-Sí... Mi sono svegliata abbastanza male stamattina. É appena partita come giornata e già mi sento... vuota-

-Vuota?- ripeté, strappandomi un ennesimo sospiro ed un altro cenno di testa.

-Del tipo che ti manca qualcosa e vorresti capire cosa sia ciò che ti permetterebbe di tornare allo stato originale?-

-Piú o meno- mi strinsi nelle spalle -Mi manca qualcosa, so cosa sia, ma non posso recuperarla, siccome a quanto pare è troppo tardi-

-Ah.- lui mi si avvicinò di più, subito dopo aver agitato due bevande e averle servite con uno schiocco di dita, andando ad appoggiare una mano sulla mia spalla destra -Mi spiace... Ma devi ricordarti che se perdi quel qualcosa, è meglio non stare a rimpiangerlo per tutta la vita. C'é sempre un modo per mantenere quel qualcosa nella tua testa, facendo però spazio anche alla ricerca della tua felicità con ciò che potrebbe piacerti, ma che magari non hai ancora calcolato per davvero-

Battei le palpebre, lievemente sorpresa dalle parole di Nicholas.

Non avevo specificato cosa fosse ciò che avevo perso e infatti lui non sembrava aver inteso cosa stesse occupando la mia mente, ma il suo discorso, in un certo senso, valeva.

-Hai ragione- asserii, provando ad accennare un sorriso, rimettendomi in una posizione più decente e tossicchiando nervosamente.

-Ecco a te- mi porse un  bicchiere di ambrosia con un rapido gesto di mano.

-Come hai capito che lo stavo per chiedere?-

-Ti si leggeva in faccia. E poi penso che tu ne abbia decisamente bisogno. Ti risolleva un po' l'umore- si spostò gli occhiali sul naso con l'indice, andando poi ad attirare a sé delle tazze o dei bicchieri che erano appoggiati sui tavoli svuotati dai clienti, per poi lasciarli dentro al lavandino e ruotare la mano tre volte, andando ad agitare l'acqua e il detersivo, tirando poi fuori la ceramica estremamente pulita e lucida.

E sollevandolo, vidi tutte le gocce come cristallizzate in aria,le quali in seguito si dissolsero, come se non ci fossero mai state.

Portai alle labbra il nettare d'ambrosia, sorseggiandolo.

-Che ne dici di uscire con me oggi pomeriggio?- chiese lui, improvvisamente, prendendomi così di sorpresa che per poco non sputai ciò che stavo bevendo, facendomelo perfino quasi andare di traverso, prendendo a tossire a più non posso.

-Ehi, non strozzarti, coniglietta- asserí, prendendo a battere rapidamente la mano sulla mia schiena, con il risultato che riuscii a riprendermi dopo cinque minuti di soffocamento e di gola annacquata.

-Te lo ho chiesto per provare a tirarti un po' su di morale, non prenderla come se stessi cercando di... - arrossì leggermente e, con il rossore sulle sue guance, tutto quello che stava volando in aria, crollò in direzione del suolo.

La cosa mi lasciò estremamente sorpresa per quanto risultò adorabile.

Fortunatamente le uniche cose sollevate erano state il libro ed un bicchiere che lui riuscì, in entrambi i casi, per un pelo, a riprendere al volo.

Tossicchiò leggermente, girandosi e appoggiando entrambi, per poi riprendere e concludere il discorso.

-Ehm... Non prenderla come se stessi cercando di rimorchiare. Però se non vuoi...-

-No, no. Non é questo... É più che altro che non me lo aspettavo.- feci, prendendo abbastanza fiato per poter continuare a bere senza rischiare di buttare fuori nettare da tutte le parti.

Lui parve riprendersi, facendo un gran respiro e sistemandosi ancora gli occhiali con un certo nervosismo -Quindi... -

-Accetto volentieri- dissi con un lieve sorriso sulle labbra, cercando di cacciare via il più possibile l'amarezza che mi saliva in gola al solo immaginare che questa fosse la seconda giornata di route con Max, magari dopo che mi fossi confessata... Con un appuntamento vero e proprio.

Spinsi il pensiero in un piccolo lato del mio cervello, cercando di cacciarlo il più lontano possibile.

Ero nella route di Nicholas, pensare a Max sarebbe stato ingiusto nei suoi confronti, soprattutto con tutta la gentilezza che mi stava dimostrando.

-Io stacco all'una. Se vuoi potremmo uscire a mangiare qualcosa e poi ti porto in un posto che sono sicuro ti piacerà, coniglietta-

La sua espressione, mezza sorridente, mi portò una ventata di calore al centro del petto, ventata che subito mi fece sorridere a mia volta.

Quel soprannome, strano ma vero, iniziava seriamente a piacermi: detto da lui era affettuoso e... Carino.

-Volentieri. Sarò felice di scoprire dove vuoi portarmi-

Rimasi lì, vedendo degli uomini entrare e mettersi a loro volta davanti al bancone, richiedendo degli ordini.

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Capitolo 20
*** Capitolo 19- Cinque figli adottivi ***


Natalie
 

L'una . L'una era arrivata anche prima che me ne rendessi conto.

Mi appoggiai con la schiena al muro, aspettando che Nicholas uscisse, sentendomi abbastanza in tensione.

Avrei dovuto comportarmi normalmente, me ne rendevo conto... Eppure tutto in me stessa mi diceva che la situazione era da panico.

Panico perché il mio cervello continuava a tirarmi fuori immagini a mo' di figuracce gigantesche e si aggiungevano poi ipotesi orrende, tipo quella in cui, completamente a caso, il quaderno riprendesse a brillare improvvisamente, dicendomi nuovamente di confessarmi e che finisse nella stessa identica maniera di Max.

Avevo una paura tremenda che potesse accadere, solo l'idea mandava all'aria ogni speranza di divertimento o di allegria.

Presi un grosso respiro, cercando di mantenere una calma sia espressiva che interna, nonostante sia nell'una sia nell'altra ci fosse una gran tempesta ad infuriare.

Nicholas comparve dalla stanza dei lavoratori, con addosso una felpa viola accompagnata da un cappuccio e una zip che mostrava la canotta bianca al di sotto, dei jeans attillati di un grigio molto scuro e scarpe nere, lucide, con un ghirigoro argento ai lati esterni.

Accennò un sorriso, le mani cacciate nelle tasche della maglia.

-Affamata?- chiese con un tono lievemente retorico.

-Mi sembra ovvio- e insieme alla mia frase, saltò su il mio stomaco -Appunto- mi sarei stampata una mano in faccia da quanto si faceva sentire, diamine, la reazione la aveva fatta anche con Max, proprio non voleva starsene zitto -Dove mi porteresti a mangiare, quindi?- chiesi, mantenendo un tono calmo e pacato, affiancandolo.

-Una pizzeria qui vicino. Ti va'?-

-Idea niente male, capo- dissi scherzosa, mettendo la mano a livello tempia e facendo il gesto da militare.

Lo vidi trattenere una risata, emettendo un buffo verso divertito, una sorta di 'pff' sbarazzino che mi fece ridacchiare leggermente.

Girammo un po' prima di trovare la pizzeria desiderata, la quale aveva delle pareti di un luminoso color mango, con dei quadri raffiguranti dei violini e dei tavoli coperti da tovaglia bianca, decorati da note musicali e da segni che ricordavano degli spartiti.

Ogni tavolo sembrava voler continuare la melodia, formando uno zigzagare di linee continue che davano un effetto assolutamente fantastico.

-Ti piace la musica classica?- chiese lui, facendo poi un cenno all'uomo della cassa che subito ci fece sedere ad un tavolo, non troppo lontano da un lampadario a spirale.

-Abbastanza. Adoro ascoltare il pianoforte, a volte, soprattutto se piove. Sono più per la musica rock, però, la ascolto praticamente ogni minuto libero che ho, é come una dipendenza-

-Capisco- fece lui, scostando un ciuffo di capelli dagli occhiali.

-Tu invece?- domandai, subito dopo aver guardato un po' dappertutto.

Dopotutto lui odiava essere fissato, no? Non dovevo infastidirlo. Come non dovevo dire parolacce e bestemmiare, sinceramente era una vera propria gara mentale, anche perché linguaggio poco educato e insulti divini erano il mio pane quotidiano.

-A me piace molto. Avevo un amico, da piccolo. Suonava il violino, arpa e anche il pianoforte. Lui mi ha fatto appassionare-

-Ah, wow- asserii, prima di rendermi conto di un piccolo, piccolissimo dettaglio nella frase: stava parlando al passato.

-Avevi...?- chiesi dunque, abbastanza turbata.

Lui si oscurò leggermente in volto, per poi riprendersi, stringendosi nelle spalle e scuotendo il capo -Beh. Ora non so più esattamente dove sia. Lo ho perso di vista-

Dal suo tono, qualcosa mi disse che non era del tutto vero, ma capii al volo in fatto che doveva essere un argomento delicato, quindi preferii non fare domande al riguardo, cambiando presto il discorso.

-Ci vieni spesso, qui?-

Mi piaceva il clima di questo posto: vi era un chiacchierare non troppo alto, persone che sorridevano, bambini che indicavano le fotografie appese alle pareti, persone ben vestite, ma non in maniera esagerata, camerieri che facevano via vai servendo vino o chiedendo il parere del cibo...

Lui annuì - Questa pizzeria é gestita dal mio 'patrigno'. Cucinano bene e come posto in cui mangiare é molto calmo e piacevole.-

-Che tipo é lui?... Sempre se posso chiedere-

-Ah. Lui é- parve cercare una definizione precisa -Un uomo rigoroso, di buoni principi. Magari un po' troppo chiuso mentalmente in certe cose, ma una brava persona-

- Anche il mio per certi versi lo é... Non contando poi il fatto che odia così tanto le bugie da risultare ossessivo e non avere peli sulla lingua-

-É un bene o un male in questo caso?-

-Entrambe- mi grattai la testa - Non si fa scrupoli a pignolare su ogni più piccolo dettaglio, tanto che ha detto su ad una cassiera per quasi mezz'ora- agitai leggermente la mano, come per dire di lasciar perdere, soprattutto quando vidi la sua espressione parecchio irritata -La tua pizza preferita?- accavallai le gambe sotto il tavolo, appoggiando i gomiti e sorreggendo la testa.

-Prosciutto e funghi. La tua?-

-Quella patatine fritte e würstel-

-Non male. Hai intenzione di ordinare quella?-

Annuii e lui, facendo subito un gesto rapido ad uno dei camerieri, lo portò ad avvicinarsi e a raccogliere le ordinazioni.

Era un ragazzino sui quattordici anni, smilzo, capelli di un color beige seguiti da delle piume e quelle che sembravano delle rotelle, lentiggini ed occhi decisamente molto grossi di un verde speranza.

Le sue braccia erano entrambe di metallo ed indossava un grembiule con su scritto 'tomatoes' in un giallo fosforescente.

Appena si girò per allontanarsi con le nostre ordinazioni, mostrò una coda simile a quella di un cane, solo coperta da meccanismi, metallo e ferro.

- Lui é un altro dei figliastri del mio patrigno. In totale siamo tre maschi e due femmine, tutti adottati- fece Nicholas, prendendo gli occhiali e cercando una salvietta per pulirli: forse li giudicava appannati, sinceramente non lo sapevo, a me sembravano abbastanza puliti.

Una serie di domande presero a ruotarmi nella testa.

Cinque figli adottivi? Non erano un po' tanti?

Forse capì la mia confusione, difatti riprese a parlare -Il mio patrigno é un prete. Ci ha adottati siccome nel nostro orfanotrofio rimanevamo solo noi... - si fermò -E dopo ti porterò nella chiesa... O puntualizzando, una stanza della chiesa che si attacca a dove dormivamo-

"Oddio... Io e le chiese non abbiamo mai avuto un buon rapporto... Spero di non prendere fuoco all'entrata"

 

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Capitolo 21
*** Capitolo 20- Carta Pesta ***


Natalie

Se all'inizio ero stata in ansia per probabili figuracce, ora era molto, molto peggio.

In chiesa? Io? Anche solo metterci piede era qualcosa che non facevo da... Tempo immemore? Forse a cinque anni era stata la mia unica volta, la religione era un argomento tabù nella mia vita.

Diciamo che, probabilmente, questa mancanza di fede era dovuta ad una famiglia che non era mai stata molto credente e... In parte era dovuta anche alla perdita di mia nonna a sei anni.

L'idea di entrare mi spaventava un po' tanto: non ero adatta a questo tipo di cose.

Mi ritrovai ad avanzare per la strada, fissando il suolo con insistenza, cercando di non alzare lo sguardo e non sentirmi più a disagio di quanto non fossi già.

"Stai calma. Stai... Stai calma Nat"

Un respiro profondo, nuovo ossigeno da prendere.

-Mi sembri un po' pallida. Non devi essere agitata, non ho intenzione di farti pregare o robe del genere-

-Ehm... Non é questo- di nuovo altro ossigeno da afferrare in una boccata d'aria, cercando di mantenere un tono serio, portandolo ad alzare il sopracciglio quasi impercettibilmente.

-É che... Non ho esattamente buoni rapporti con la religione, quindi mi sento un po' strana a tornare in chiesa dopo tutto questo tempo-

-Beh, non staremo a lungo nella parte della chiesa vera e propria- Nicholas si passò una mano tra i capelli, come in un accenno lievemente assorto -Non passeremo davanti a nessuna delle navate-

Lo guardai negli occhi solo per qualche istante, poi mi limitai ad annuire, seppur in maniera non del tutto convinta.

Camminammo in direzione della chiesa per quelle che a me parvero ore, decisamente la mia testa sembrava rallentare lo scorrere degli istanti, rendendoli stramaledettamente eterni.

E ci trovammo lì, l'edificio si erigeva imponente.

Aveva tre porte d'ingresso a sud: una centrale, relativa alla navata maggiore e le altre due laterali, corrispondenti alle navate minori.

Il prospetto, nella parte inferiore, era costituito da una imponente gradinata di sei scalini; seguito da una zoccolatura sulla quale si alzavano quattro paraste con basi e capitelli.

Le due centrali racchiudevano un portale in calcarenite, sormontato da un timpano spezzato al centro.

C'erano poi, subito dopo, le due porte laterali, al di sopra delle quali si aprivano due finestre a croce greca.

Altre due paraste fiancheggiavano il complesso architettonico.

Ai lati continuavano le quattro paraste, di stile composito, sormontate da una seconda trabeazione, sulla quale stava al centro una nicchia.

Squadrai tutta la composizione con un che di perplesso, vedendo poi un enorme mosaico in direzione del tetto.

Prendemmo a salire gli scalini in direzione dell'entrata, passando però in direzione dei fianchi della costruzione e raggiungendo il fondo, laddove una piccola porta di legno veniva subito seguita da una serie incredibile di scalini disposti a spirale.

Salimmo anche essi, nonostante la fatica enorme di raggiungere anche soltanto metà della scala a chiocciola.

Raggiunta la fine del percorso , svoltammo in una stanza con delle tende viola davanti che mi lasciarono abbastanza di stucco, anche perché ci fermammo di colpo.

-Pronta?- chiese lui con tono essenzialmente calmo, ma con gli occhi che brillavano leggermente e che sorridevano al posto della sua espressione.

-Sí- dissi la risposta prontamente, anche perché iniziavo davvero ad essere curiosa di ciò che si nascondeva subito dopo.

Lui mosse una tenda e mi invitò con un cenno di capo ad entrare.

Lo feci e mi ritrovai davanti qualcosa che non mi sarei mai aspettato e che soprattutto mi lasciò priva di aria da poter utilizzare, troppo scioccata per poter mostrare anche solo un cenno di entusiasmo tramite un urlo isterico di euforia.

Sentii Nicholas raggiungermi e lo vidi incrociare le braccia, mettendosi affianco a me.

Io non sapevo se guardare ciò che avevo di fronte o lui: cioè, era una gara dura, dovevo aver perso pure l'uso della parola!

Volevo ringraziarlo di avermi portato in un simile paradiso, ma l'unica cosa che mi veniva da fare era zigzagare lo sguardo da ogni singola parte, annusando l'odore di carta pesta che immergeva totalmente quelle quattro mura, rendendole un paradiso per i miei sensi.

Per me, facilmente tramutabile in un topo da biblioteca, quel posto con una tale serie di scaffali pieni di libri più o meno vecchi , voluminosi e inchiostrati con accuratezza,  era il tipo di luogo in cui ci sarei stata per anni, leggendo ogni singolo volume.

Avrei voluto poter dirne di tutti i colori, tanto che mi sarebbero uscite pure delle bestemmie, ma mi trattenni, limitandomi a versi striduli poco comprensibili.

Vidi Nicholas con un leggero sorrisetto, mentre mi guardava di sottecchi.

-Vedo che stai apprezzando -

Annuii con foga, avvicinandomi istantaneamente ad una serie di 'mattoni' dalle copertine rilegate in una stoffa parecchio curiosa.

-Mamma- l'esclamazione mi uscí dalle labbra in un filo di voce, mentre mi cacciavo all'indietro la frangia, le mani lasciate sulle tempie nel disperato tentativo di mantenere la calma.

-Nel resto della città, le biblioteche ci sono, ma non al livello di questa. Questa libreria raccoglie sia i volumi più famosi, sia quelli così antichi che quasi sono stati dimenticati. Alcuni sono molto fragili, perciò sono stati segnati con un piccolo asterisco rosso sulla copertina, ovviamente nuova, siccome anche essa è già crollata da tempo. Alcuni sono proprio davanti a te-

Mi si mise vicino, spalla contro spalla, prelevando uno di quelli su cui aveva già gettato l'occhio.

In effetti un asterisco rosso sulla copertina vi era e si notava immediatamente, siccome lo sbalzo di colore lo rendeva subito evidente.

-Quanti ne hai letti?- chiesi, cercando di parlare decentemente senza tornare ai versi striduli un ennesima volta.

-Fin'ora ho concluso due scaffali, contenenti quasi seicento volumi l'uno.-

Avrei potuto avere degli spasmi dall'emozione: tutto questo era davvero epico.

-Quali ti sono piaciuti di più?- chiesi, mettendomi davanti a lui e guardandolo con decisione, portandolo a spostare leggermente lo sguardo in direzione dello scaffale pieno dietro di noi.

Vi si mise davanti, prendendo a far vagare il dito lungo le strutture dei volumi, come accarezzandole, tirandone fuori poi circa quattro.

-Questa é la mia momentanea lista top- asserí.

- Me ne leggi qualche pagina di ciascuno?- chiesi implorante, mettendo su uno sguardo da cucciolo che gli strappò un espressione divertita.

-Come vuoi, coniglietta-

 

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Capitolo 22
*** Capitolo 21- Esplosione ***


?  

" Di nuovo al sicuro "

Un sospiro mi esce di bocca, ringrazio il cielo per essere ancora in queste fogne.

Stringo coi denti le garze nuove per premere di più sulle ferite non ancora guarite abbastanza da potersi rimarginare, guardando quella pila bianca di scorta appoggiata ai miei vestiti con la coda dell'occhio e le armi, fatto ciò mordo un pezzo di galletta che ho rubato ad un uomo oramai cadavere.

"Un uomo con un maledetto enorme fucile di precisione" puntualizzo tra me e me, ricordando alla perfezione il calcio mollato a basso ventre e, nel momento di distrazione provocata dal colpo laddove non batte il sole, una bella pallottola nel cranio, con la pistola fumante.

Avevo rubato anche quel fucile, ovviamente, sperando non ci fosse una qualche spia o un rintracciatore, sarebbe stato un bel guaio.

Alzo gli occhi in direzione del tombino, ascoltando lo sgocciolare per la miliardesima volta.

Per qualche motivo, é un rumore che mi calma il cervello a volte, ma ora non sta dando molti risultati.

"Che ore saranno?É solo il giorno due, ma credo sia pomeriggio inoltrato... "

Mi blocco di colpo, grattandomi la testa come se avessi le pulci, infastidito a dir poco dalla sensazione di sporcizia.

"Madonna, potrei puzzare come una capra se non fossi nel gioco"

Mi lascio osservare il nulla per diversi minuti, poi sento le palpebre particolarmente pesanti.

Ultimamente sono parecchio stanco, forse sto iniziando a gettare la spugna.

"E potrei tentare un restare qui sempre, ma poi... Forse mi scoprirebbero. "

La pistola é invitante, a detta mia, a detta del mio cervello particolarmente malandato.

Mi basterebbe prenderla, puntarla e premere il grilletto: sempre meglio di dare la soddisfazione a qualcun altro.

Le mie palpebre crollano verso il basso; non ho la forza per rialzarle e rimango dunque in semi coscienza, cercando di captare ogni rumore possibile.

Oltre alle gocce non sento nulla, non il chiacchiericcio al di fuori dal tombino, non un alito di vento.

Il silenzio... Sembra innaturale, talmente tanto innaturale che a momenti pare si spengano pure le gocce.

I miei sensi si allertano di colpo, tanto che porto una mano al fucile, senza aprire gli occhi, continuando ad ascoltare il nulla, percependo di colpo che, come prevedevo, anche il gocciolare si spegne.

Mi alzo di scatto, spalancando le palpebre e assistendo ad una strana luce che proviene dal fondo della galleria delle fogne.

É rossa-arancio, come quella di uno sparafiamme sonoro.

Cattura i rumori, butta fuori fuoco a destra e manca.

E a giudicare dal silenzio assurdo che mi circonda... Deve essere bello carico.

Comincio a correre rapidamente in direzione dell'uscita, trattenendo un verso strozzato al vedere un cenno di fiamma che comincia ad essere vomitato fuori dall'arma di colui che mi sta attaccando.

Decido di prendere l'uscita secondaria e non di utilizzare il tombino, anche perché sento che loro sanno: sanno che potrei prendere quell'uscita e molto probabilmente mi aspettano lì.

L'unico problema è che devo raggiungerla , quell'uscita; é parecchio lontana, decisamente parecchio lontana rispetto a me e lo sparafiamme non aspetta mica.

Inizio a correre, sentendo cenni di odore di fumo che mi fanno tossire parecchio .

"Sta sparando ovunque?... Che senso c'è? Dovrebbe vedermi... A meno che... "

Tante ipotesi si sovrappongono nella mia testa, non so di quale potrei fidarmi.

Mi limito a continuare a correre, girandomi solo ogni tanto, assistendo a come il fuoco stia percorrendo le spesse pareti .

E poi realizzo.

"Merda!"

Visualizzo la seconda porta, ma prima di poterla raggiungere, prima di poterla attraversare, semplicemente esplode.

Per un istante tutto sembra congelarsi, mentre un brivido gelido mi guizza lungo la schiena.

Volo in aria per lo scoppio, catapultato all'indietro.

La botta contro il terreno compatto e freddo mi soffoca, lasciandomi boccheggiante, con quel dolore già provato il giorno prima che si riaccende in maniera estremamente dolorosa.

I miei sensi prendono a saltellare, le luci a giocare vistosamente e il fumo aumenta a dismisura.

Il suolo trema, come scosso da un terremoto.

Se ci sono altre esplosioni, non sto riuscendo a sentirne nemmeno una, anche perché il mio udito se ne sta andando a puttane insieme alla mia vista e a qualsiasi altro senso.

Il fumo... Il fumo é l'unica cosa che riesco a sentire e mi fa tossire vistosamente.

"Cazzo..."

Striscio lentamente come un bambino a quattro zampe, senza alzare ne le gambe ne le braccia di un centimetro da terra.

Se lo facessi, sento tornerei a crollare da quanto tutto , il mio corpo é compreso, sta vibrando.

Anche strisciando, perdo comunque l'equilibrio, sentendo il cuore che sbatte ferocemente nelle tempie.

Qualcosa di caldo, un probabile resto, mi finisce in faccia, quasi in un occhio.

Rotolo su un fianco, mandando giú la saliva più e più volte.

"Devo alzarmi"

Più facile a dirsi che a farsi: mi gira così tanto la testa che una trottola non é niente a confronto.

Se mi alzo, sono sicuro che avrei delle vertigini spaventose e il mio senso d'orientamento é palesemente sparito nel momento stesso dell'esplosione dell'uscita secondaria, solo che se non mi alzo, sono più che sicuro che morirò o bruciato, o per la troppa cenere e per il troppo fumo nei polmoni.

Inizia a prendermi il panico.

Devo assolutamente uscire da qui, fuggire, ma i miei sensi non sono d'aiuto e non riesco a camminare nemmeno a quattro zampe.

Riprovo però a muovermi, finisco con il rotolare di nuovo, battendo rapidamente le palpebre.

Sento dei passi, dei passi che avanzano sicuri, calmi, con un che di incredibilmente tranquillo.

Mi spaventa, quella calma.

Mi ricorda quella di un cacciatore, così abituato nel suo lavoro da risultare dannatamente esperto e freddo in ogni sua azione.

"Bella merda. Sono quasi sicuro di sapere chi sia quello che mi ha attaccato."

Avanza in mia direzione con passo felpato, pronto ad attaccare, lo sparafiamme stretto tra le mani.

"Fetente come sempre, eh, Grimm?"

E proprio mentre abbassa l'arma, puntandomela in faccia, tanto che ormai mi sono arreso alla mia fine, il terreno sotto di me sparisce e mi ritrovo a precipitare.

 

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Capitolo 23
*** Capitolo 22- Era un illusione? ***


?  

Crollo a vuoto per una serie di secondi che appaiono infiniti, poi mi ritrovo a scontrarmi con il pavimento.

Un mugolio irritato mentre scorro la mano lungo la mia schiena, la testa che gira ancora come una trottola e la gola infastidita dal fumo, prima di visualizzare una figura davanti a me.

É alto, ma la mia mente é così appannata  da non permettermi neppure di capire che colore di capelli abbia.

"Chiunque esso sia, al momento non sembra intenzionato ad attaccare: strano, veramente molto strano, forse troppo per essere vero, dovrei stare sull'attenti"

Eppure... perdere totalmente i sensi é l'unica cosa che riesco a fare, forse troppo stanco per riuscire a mettermi in moto o per reggere ad un possibile attacco.

E sprofondo nel nulla.

 

Natalie  

- Questo piace molto anche a me- feci contenta, sorridendo a Nicholas che finisce l'ultimo paragrafo del secondo libro.

-Lo hai detto anche prima- disse il viola con un lieve alzare di sopracciglio.

- Sì, ma questo è perfino più bello del libro precedente! Ha un modo di descrivere che è fantastico! Il linguaggio è ricercato, mai ripetitivo... E... É come se ci stessi nuotando dentro!- dissi entusiasta al ragazzo, il quale abbozzò un sorriso.

-La penso esattamente come te. É per questo che è uno dei miei preferiti- accarezzò lievemente la copertina e la rilegatura del volume che stringeva tra le mani, quasi fosse la cosa più preziosa del mondo, dettaglio che adorai.

Il fatto che trattasse i libri come oro colato, mi entusiasmava: era una persona davvero fantastica.

-Immagino!- esclamai, ritrovandomi ad annuire più volte prima di percepire una strana sensazione.

Il terreno... Aveva preso a tremare vistosamente, accompagnato da un rumore gigantesco, simile a quello di un esplosione.

Strabuzzai gli occhi dalla sorpresa, trovandomi a guardare Nicholas, sperando che lui ne sapesse qualcosa.

A sua volta appariva parecchio turbato, non riuscivo a capire se ne sapesse qualcosa o meno.

-Cosa é stato?- chiesi quando tutto smise di tremare, osservando la polvere che scivolava dal soffitto silenziosamente, accompagnato anche da sassolini, con qualche piccola crepa che si aggiungeva, non abbastanza estesa da risultare preoccupante.

-Oh, nulla di che. - Nicholas agitò leggermente la mano -Le guardie di protezione della città hanno trovato il nascondiglio del Killer, molto probabilmente lo avranno fatto saltare in aria-

-Quindi... Probabilmente é morto?-

Lui si strinse nelle spalle -Chissà come, quello la scampa sempre: non ne sarei così certa. Sinceramente io non ci spero, non si può sperare per la morte di una persona, é una cosa crudele, anche con un assassino psicopatico che se ne va in giro ad ammazzare le persone quando gli pare e piace. Bisogna essere migliori di lui.-

Lo disse con espressione particolarmente assorta, il volto appoggiato al palmo della mano.

Una sorta di brivido caldo mi percorse la schiena: un misto di stima e apprezzamento che mi portò ad avvicinarmi ancora un po' di più, appoggiandomi alla sua spalla.

Non guardai la sua espressione, mi limitai a socchiudere le palpebre, sussurrando un -Hai ragione- in un filo di voce, prima di tornare ad aprire gli occhi ed aggiungere un -Continui a leggere?- a cui lui rispose positivamente semplicemente andando ad allungare la mano e afferrando un altro volume.

Prese a leggere, lasciandomi in balia al suo alzare ed abbassare il tono ad ogni scena, risultando estremamente bravo a dare un tono ai discorsi.

E la mia testa sembrava viaggiare in quelle parole, come se mi trovassi davanti a quel carro con le spezie che le pagine trattavano in ogni loro più piccolo odore, trovandomi come la protagonista nel deserto.

Vedevo benissimo me stessa su quel cammello, le vesti tendenti ad un pallido viola, la mano appoggiata sulla testa per il calore divorante che il sole cocente rilasciava.

E affianco a me vi era proprio Nicholas, avvolto in un abito da samurai, il volto coperto per evitare che la sabbia, trasportata dal vento, andasse a colpirgli i lineamenti, con un borsone di pergamene attaccate alla sella.

Sentivo la colonia della sabbia, mista a quella del condimento per il cibo e all'odore piacevole del ragazzo che mi lasciava priva di parole.

Nicholas sapeva di... Caffé, ciliegie e di libri, era impregnato di tali odori.

E mi risvegliai dalle mie immaginazioni, quando improvvisamente un tonfo ruppe il clima, interrompendo la tela di parole che, intrecciate nella mia fantasia, avevano dato vita ad un bellissimo gioco di scene.

Aprii gli occhi, cercando di non farmi scappare un sussulto di sorpresa e soprattutto di spavento.

Misi faticosamente a fuoco l'immagine che mi venne mostrata, poi credetti di avere una vera e propria allucinazione.

"Ma... Ma tu... Tu sei..."

Lo riconobbi all'istante ed il mio cuore perse più di un solo battito.

Era un illusione? Che stessi ancora fantasticando? O era vero?

A me lo sembrava, vero, o almeno, il suo respirare, i suoi capelli leggermente ondulati, gli occhi sempre illuminati da una luce estremamente naturale... Mi stava confermando la veridicità.

Mi immersi nella tonalità oro del suo sguardo, alzandomi all'istante, con il cuore che batteva come un pazzo, prendendo la rincorsa.

"Sei... "

Le sue braccia leggermente muscolose ed abbronzate sorreggevano a stento una pila di volumi che stava sistemando al loro posto.

-Nicholas, ti ho riportato indietro i volumi che avevi prestato a mio fratello-

-Ah, uhm, grazie Maximilian- il viola tossicchiò, con un tono incomprensibile.

Non mi girai, non ci riuscii, ero come paralizzata.

Il mio cervello non riusciva a capire: lo avevo visto morto davanti ai miei occhi, il gioco stesso aveva detto che non era più disponibile, allora... Perché?

La confusione infuriava, mista ad una gioia che non riuscivo a reprimere.

Avrei voluto poter abbracciarlo, urlare il suo nome, dirgli quanto mi piaceva e quanto ero felice di vederlo... Eppure non ci riuscivo, ero come paralizzata, obbligata a non entrare in contatto con lui.

Lo vedevo sistemare i libri, uno ad uno, prima di concludere, sorridendo e facendo un inchino, simile ad un rapido saluto.

Senza un minimo di vero e proprio ossigeno, senza poterci fare nulla, lo vidi uscire e sparire dalla libreria.

"Max..."



 

 

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Capitolo 24
*** Capitolo 23- Scaricarti? Neanche per idea ***


Natalie

Non riuscivo a pensare a nulla, nulla se non a lui, era come se il suo arrivo mi avesse mandato completamente in tilt il cervello.

Era vivo. Era davvero vivo.

A momenti avrei potuto perfino piangere di gioia per le emozioni che mi stavano scombussolando lo stomaco ed il petto.

Certo, magari... La sua non-disponibilità era momentanea. Magari sarebbe stato rimesso nella lista appena avessi finito questa route.

Mi portai le mani al volto, sentendo il calore che lo impregnava all'idea.

-...lie-

Ero già sicura di cosa fare in quella situazione.

Confessarmi portando a termine la missione: dirglielo prima della scadenza delle ventiquattro ore disponibili.

Mi strinsi la maglia con una mano per l'euforia, con il continuo sbattere del muscolo al centro del mio petto che accelerava a dir poco in maniera impossibile.

Volevo rivederlo! Volevo rivederlo di nuovo! Non era un desiderio, era una missione.

"Max! Che bello... Max...!"

-...Talie-

Anche solo pensare il suo nome mi faceva sentire felice come non mai, con lo stomaco che riprendeva a sfarfallare e il sangue a percorrermi le guance, come impazzito.

Che poi il fatto che ero riuscita a dire il suo soprannome era davvero fantastico... E a dirla tutta... Non vedevo l'ora di farlo di nuovo.

Quante cose avrei potuto cambiare? Avrei potuto andare subito al sodo? No, forse farlo lo avrebbe messo a disagio, insomma, per lui quelle cose non erano mai accadute.

Avrei dovuto seguire la giornata... Poi... Poi confessarmi all'uscire, di sera, prima di salvare, prima della conclusione del tempo prestabilito.

Sì, ero più che decisa a farlo, non dovevo arrendermi.

-Natalie-

Sussultai di colpo, girando la testa e vedendo Nicholas, la cui espressione era nettamente incomprensibile.

Boccheggiai per qualche istante, vedendolo sospirare lievemente e scuotere la testa.

Un vago senso di colpa mi perforò lo stomaco: ma quanto facevo schifo? Lo avevo ignorato completamente.

Dopo tutto quello che aveva fatto per me oggi, era bastato un istante per metterlo di lato.

-Scusa- asserii, a disagio -Mi ero un po' persa-

Non lo avevo fatto apposta... Era che... Max mi metteva completamente a soqquadro e... Quando si trattava di lui, la mia testa partiva in quarta anche contro il mio volere.

Lui non rispose inizialmente, si limitò ad afferrare gli occhiali e lasciarli brevemente a terra, a portata di mano.

-Ti piace Maximilian, vero?-

Un altro sussulto, forse per la domanda così a bruciapelo, forse  per il tono lievemente incrinato che mi fece salire un ansia che mi bloccò lo stomaco.

Mi ritrovai ad abbassare lo sguardo, terribilmente imbarazzata da come era stata gettata la conversazione, da con quale facilità era stata tirata fuori.

Avrei voluto dire qualcosa, ma sentivo che provare a negarlo sarebbe stato incredibilmente stupido.

Eppure... Eppure io mi sentivo in colpa.

In colpa perché era con Nicholas che stavo parlando, in colpa perché era la sua route e pensare ad un altro era da stronza.

In colpa perché... In parte mi piaceva anche lui, seppur meno di Max.

Mi piaceva come amico, però, non ancora al livello di volerlo baciare.

O forse sì?

Mi sentivo una merda umana, non riuscivo a fare chiarezza nella mia testa scombussolata.

Mi sedetti, non troppo lontana da lui, appoggiando la testa alle ginocchia.

Questo gioco... Questo gioco era davvero strano... Avrei potuto dire che mi coinvolgeva in maniera folle, forse per il fatto che sembrava così reale...

-Ho capito- lo vidi fare un accenno di sorriso -Perché non vai a parlargli?-

-Eh?...- mi trovai a battere più volte le palpebre, turbata da come era tornata a piegarsi la conversione.

-Vai. Dopotutto se non provi, non potrai mai sapere se a tua volta gli piaci-

-M...ma io-

Mi ritrovai a fissarlo con occhi sgranati, cercando di collegare la spina, nonostante questa non si attaccasse, forse per il troppo shock.

-Cosa ti trattiene?-

Bella domanda.

Una parte di me voleva solo ascoltare il consiglio, uscire da quella stanza di corsa, cercando disperatamente Max.

L'altra invece mi insultava per questo tipo di pensiero, l'altra aveva paura, forse, anche se non riuscivo a decifrare di cosa potessi aver paura.

Inghiottii la saliva, per poi prendere ossigeno e cercare, in un modo o nell'altro, di dare una risposta sensata a tutto quello che stava accadendo nel mio cervello.

L'idea di uscire di lì mi faceva paura, okay.

Ma perché?

Forse perché temevo di far stare male Nicholas? Sì, questo era sicuro, ma non era tutto.

Forse perché temevo di rivivere la scena di Max e della pistola? Anche questo sì, ma sempre non del tutto.

Forse... Forse perché temevo che accadesse a Nicholas la stessa cosa che era accaduta a Max, seppur non in maniera completa, a quanto pareva, dettaglio dimostrato dal fatto che fosse vivo e vegeto, anche se vivo e vegeto non era un aggettivo da affibbiare ad un personaggio di un gioco.

Ecco, questa ipotesi in parte mi feriva: era la route di Nicholas, non potevo comportarmi così.

Non dovevo, non aveva senso.

-Non vado.- asserii, convinta, dopo aver preso una boccata di ossigeno -Perché dovrei? Tu mi hai invitata ad uscire con te, oggi, sarebbe maleducato da parte mia cercare qualcun altro. E non lo farò. Scaricarti? Neanche per idea-

Di colpo, l'espressione di Nicholas mutò.

Si tinse di sorpresa, di netta confusione e a dir poco di una luce a me estranea, ma piacevole, anche troppo piacevole.

Gli sorrisi a questo mutare, tornando ad avvicinarmi a lui, appoggiandomi laddove ero stata anche prima.

-Vuoi riprendere a leggere?-

Lo vidi battere le palpebre più volte, per poi sciogliere quella tensione in un sorriso, tornando ad afferrare gli occhiali e a posarseli sul ponte del naso con nonchalance -Volentieri-

Mi venne da ridere appena, ma mi trattenni, aspettando che aprisse il libro e che iniziasse così a leggere nuovamente, lasciandomi danzare tra quelle descrizioni.

E in men che non si dica, ero nuovamente sul cammello, con le spezie alle mie spalle, il sole cocente che bruciava sulla mia testa e Nicholas che cavalcava a sua volta affianco a me.
 

 

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Capitolo 25
*** Capitolo 24- Dimmi tutto ***


Natalie


Appena finí, Nicholas chiuse l'ultimo volume, lasciandomi a rivedere mentalmente le ultime parole nella mia testa.

Dei libri che mi aveva letto, mi erano piaciuti praticamente tutti, non avevo potuto fare a meno di trovarli straordinariamente ben scritti e decisamente piacevoli da leggere o da ascoltare.

Mi rimisi seduta normalmente, prendendo un respiro profondo e passandomi le mani tra i capelli, cacciandoli all'indietro, poi mi girai verso di lui, il quale si era alzato e si era messo a posare i volumi nelle posizioni apposite.

Lo seguii attentamente con lo sguardo in ogni sua movenza, ritrovandomi poi ad osservare particolarmente i suoi capelli, o almeno lo feci finché non tornò a girarsi in mia direzione, portandomi a scappare dal suo sguardo per timore che notasse che lo stavo fissando, dettaglio che a lui dava parecchio fastidio.

Mi limitai dunque a lanciare occhiate alla mia borsa, la quale non dava neppure il minimo cenno di illuminarsi per via di una missione, almeno per il momento, passando poi ad osservare l'orologio.

Erano le cinque del pomeriggio, quasi le sei, poi: il tempo era letteralmente volato via.

In totale, quindi, erano passate circa otto ore, ma togliendo il tempo in cui uscivo per dormire, me ne rimanevano ben poche.

Circa due per il momento in cui sarei uscita e... Se mettevo la sveglia all'orario giusto, altre tre, quindi cinque in totale.

Non sapendo esattamente quanto ci avrei potuto mettere a ritrovarlo, la mattina dopo, aggiungendo poi che potevano esserci intoppi tipo la sveglia che non suonava o robe del genere... Forse era meglio completare la missione ancora non data in anticipo.

E forse era meglio che mi trattenessi lì il più possibile: se il quaderno avesse cominciato ad illuminarsi, dicendo una missione diversa, sarei stata leggermente un po' nei guai.

Certo, tre ore erano tante, dalle sette alle dieci il tempo c'era... Ma non riuscivo a fidarmi del tutto.

Dopo quella corsa contro il tempo con Max, tutto quello che desideravo era evitare che potesse accadere una cosa simile una seconda volta.

E mi ritrovai quindi a chiudere gli occhi, cercando di mettere chiarezza nella mia testa confusionaria.

Dirgli "mi piaci" mi sembrava strano, strano perché fino a nemmeno... Otto ore prima, avrei dovuto dirlo a Maximilian, ora dovevo dirlo a lui e ... Davvero, era strano.

Dopo qualche istante, iniziai a sentirmi parecchio osservata, aprendo dunque gli occhi e trovandomi davanti Nicholas a distanza minima, messo sulle proprie ginocchia.

Sussultammo praticamente entrambi all'unisono, io per l'inaspettatezza del trovarlo così vicino, lui per l'esserlo, probabilmente.

Nonostante l'attimo di disagio iniziale, lui non si spostò, ma si limitò prendermi la mano e stringerla delicatamente tra le sue, appoggiandovi il capo sopra.

La sensazione delle sue dita che stringevano le mie, dei suoi capelli che solleticavano il mio braccio mi fece perdere chissà quanti battiti e soprattutto mi lasciarono in un panico totale.

Perché? Perché era così dolce con me? Okay che era un gioco, ma... Dannazione, stava mandando a puttane il mio intero petto solo con un atteggiamento!

Avevo fatto qualcosa per meritarmelo, oltre al comprare un videogioco? No! Mi ero comportata come una vera merda inizialmente... Solo agli ultimi mi ero ripresa, convincendomi a mettere da parte Max almeno per un po'.

Eppure lui... Si comportava in questa maniera e mi stravolgeva totalmente.

-Volevo ringraziarti- asserì Nicholas con tono particolarmente basso, talmente tanto da sembrare un sussurro roco che, se non fossi stata così vicina a lui, non avrei mai sentito.

Rimasi come senza gravità per diversi istanti, non capendo per quale motivo mi stesse ringraziando, non riuscendone ad afferrare la ragione.

-Per... Per quale motivo mi... Mi stai ringraziando?- balbettai, cercando di prendere ossigeno, nonostante questo iniziasse a mancare sempre di più, sentendo come se la mia testa stesse girando su se stessa come una trottola ed il mio corpo fosse in grado di esplodere di punto in bianco.

Il silenzio perdurò per diversi istanti, istanti in cui rimasi zitta, in sospeso, aspettando che giungesse una qualsiasi risposta.

Continuò a non rispondere, rimase semplicemente lì, con la fronte appoggiata alle mie mani, l'espressione nuovamente incomprensibile, come quella che aveva avuto in precedenza.

Non riuscivo a tradurla, quell'espressione: diceva tante cose e allo stesso tempo non le rendeva distinguibili, facendola svuotare e sembrare così di una gelidità inaudita.

-Nulla di che- asserì di nuovo, dopo un po' -Volevo solo ringraziarti-

La mia confusione non diminuiva affatto: semmai aumentava, lasciandomi sempre più spiazzata.

-Non ho fatto nulla per meritarmi questo tuo grazie- insistetti, portando la mia seconda mano alle sue, facendolo alzare leggermente il capo, con uno sguardo che esprimeva così tanto che rimasi priva di fiato.

Diceva palesemente - Grazie per non avermi lasciato solo -

Un fremito mi travolse la pelle, portandomi una sensazione di angoscia tremenda addosso, talmente tanto che se fossi stata in piedi, sarei crollata a terra a peso morto.

Iniziavo a sentire caldo: troppo caldo.

Avrei voluto stringerlo in un abbraccio, dirgli che ero qui e che non lo avrei mai lasciato da solo... Però era un gioco, come facevo a fare una promessa simile e a mantenerla? Come facevo a dirgli una cosa simile senza andare a scontrarmi in una menzogna gigantesca?

Mi sarei picchiata da sola per quanta rabbia stavo iniziando a provare.

Perché creare un personaggio così? Era così... Umano. Umano nelle espressioni. Umano nella sua fragilità.

Era come se avessero preso un ragazzo normale, lo avessero studiato e avessero gettato i suoi atteggiamenti in questo personaggio di gioco.

Avrei voluto poter sapere molto di più su di Nicholas.

Volevo capire cosa c'era nella sua storia per farlo reagire in questa maniera.

Sapevo che era stato adottato, sapevo che aveva dei fratelli adottivi, sapevo che aveva avuto un amico che lo aveva portato ad adorare la musica classica...

-Per favore, parlami. Dimmi tutto- lo sussurrai con agonia, lo stomaco che mi si riempiva di crampi senza smettere un solo secondo.

Non riuscivo ad alzare la voce: era come se si fosse ridotta visibilmente per quanto quello sguardo mi stava spaccando a metà.

Lo vidi inghiottire la saliva a stento, abbassando lo sguardo, tenendo comunque la fronte sulle nostre mani, per poi prendere un respiro e cominciare il proprio discorso.




 

 

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Capitolo 26
*** Capitolo 25- Sono Egoista ***


Natalie
 

 In un modo o nell'altro, tutti quelli che ho incontrato e ho iniziato ad apprezzare, quando facevano per andarsene, dicendo che sarebbero tornati, sparivano dalla mia vita.

Mia madre, mio padre lo hanno fatto.

Mio nonno, la prima persona che mi ha adottato, prima di finire  dal Padre.

Il mio migliore amico lo ha fatto.- prese fiato - I miei genitori devono essersene andati per la povertà della nostra città, poco lontana da questa, mi hanno lasciato che avevo sette anni, con mio nonno, il quale é morto nel sonno l'anno dopo.

La prima famiglia che mi ha adottato mi utilizzava come una sorta di schiavetto della casa, ma a me andava bene, nonostante tutto, perché non lo facevano per cattiveria.

Volevano che imparassi a vivere con le mie sole forze. E lo ho fatto, ma forse non abbastanza bene, all'inizio, siccome sono usciti di casa con la scusa di portarmi una sorpresa... Per poi non tornare più.

Dopo di quello ho preso a vagare e sono arrivato in questa città.

Qui ho incontrato un bambino.

Era della mia stessa età, ma al contrario mio era ben vestito e suonava il pianoforte fino a farsi sanguinare le dita, riempiendo le stanze della propria casa con la propria musica.

I suoi genitori erano ricchi e sempre via per mare: lui mi accolse senza che loro lo sapessero.

Sono stato con lui per tre anni senza che i suoi genitori lo sapessero, poi per qualche strano scherzo del destino, arrivarono e lo portarono via, cacciando via me dalla loro casa e trascinandolo in un viaggio da cui non fece ritorno.-

Nicholas si fermò dal lungo discorso, non per riprendere fiato, non per fare la pausa ad effetto, ma perché sembrò cercare le parole per esprimere le emozioni che lo stavano sconvolgendo e che attraversavano il suo sguardo, una dopo l'altra, susseguendosi.

-Era salito sulla nave dei suoi genitori, lo vidi insistere per non andarci, ma nessuno lo ascoltò, non i genitori, non i marinai che lo tenevano stretto impedendogli la fuga... ma appena lo fece, appena salí a bordo, questa venne distrutta, poco lontana dal porto da dei pirati... La ho vista bruciare ed affondare senza poter fare nulla, sentendo le urla disperate delle persone che vi erano dentro. Alcune sono riuscite ad arrivare a riva, le altre sono tutte morte o sperdute nel mare.-

Non sapevo cosa dire.

Non avevo la più pallida idea di cosa dire.

Nuovamente mi trovavo nello sgomento più totale e non sapevo proprio come fare a riprendermi da un simile sentimento così sovrastante.

- Dopo questo, ho trovato il Padre che mi ha adottato. Lui non se n'è mai andato, per fortuna. Non credo che lo avrei sopportato un altra volta, probabilmente. Ed è per questo... È per questo che sto ringraziando anche te. Lo so che ci conosciamo da neppure due giorni... Lo so che non ha senso. Non lo capisco nemmeno io, se devo dirlo. So solo che non voglio che tu vada, nonostante te lo avessi detto io stesso. E mi sento un egoista per questo. Mi sento dannatamente egoista-

Il senso di colpa.

Un enorme laccio che mi impediva palesemente di respirare o di dire qualcosa.

Ero così impacciata, così confusa .

I creatori di questo videogioco... Non erano normali. Non erano affatto normali.

Una marea di sensazioni negative mi scrosciavano addosso, infiltrandosi fino in fondo nella mia carne.

-Sono egoista, ma... Non voglio più perdere nessuna persona a cui tengo o a cui inizio a tenere.-

-Non lo sei- feci, aumentando la stretta sulle sue mani, tracciandovi poi sopra dei cerchi invisibili -É una cosa normale. Si cerca di evitare di riaprire le ferite, impedendo che qualcosa di negativo riaccada.-

Lasciai che una delle mie mani andasse a sfiorargli il viso, anche solo con un breve tocco per raggiungere i capelli ed accarezzarli.

Nel mentre, mi partí un battito al vederlo spalancare gli occhi ed arrossire leggermente, senza però muoversi di un muscolo.

Lasciai dunque la mano appoggiata al suo volto, senza scostarla, senza farla salire per raggiungere i suoi capelli e senza levarla, tenendola semplicemente sulla sua guancia.

Mi era venuto spontaneo, non ci avevo neppure pensato, se dovevo dirlo.

La sua pelle era liscia, tendente al calore, soprattutto con l'arrossire che aumentava a dismisura.

-Coniglietta... - disse quella parola con un tono lievemente preoccupato -Perché stai piangendo?-

"Eh?"

Neanche me ne ero accorta, ma per qualche motivo era proprio così.

Non le avevo sentite arrivare, non avevo neppure percepito il bruciore degli occhi.

Stavano uscendo senza il mio controllo, semplicemente scivolavano giù per i miei zigomi.

Staccai la mano, andando ad asciugarmi il volto in fretta e furia, cercando di contenere ogni singola sensazione amara che mi saliva e scendeva nel petto, facendomi sentire una completa idiota.

Perché stavo piangendo io? Avrebbe dovuto essere lui a piangere, non io.

Eppure le lacrime sembravano non voler fermarsi, continuando il loro percorso senza freni, colando, riformandosi e riformandosi ancora.

Anche se mi sforzavo di cancellarle o di trattenerle, scendevano e basta.

In men che non si dica, mi ritrovai a singhiozzare come un idiota, coprendomi la faccia per la vergogna.

"Ma quanto sono stupida, cazzo. Quanto lo sono?"

-Ehi. É... Tutto okay, coniglietta. Lo ho superato, in parte, non devi... Non devi dispiacerti per me, okay? Ogni tanto, la cosa mi infastidisce, ma... Sono solo vecchie cicatrici non del tutto rimarginate, ma non starci male per me, per favore-

Me ne rendevo conto.

Me ne rendevo davvero conto, però... Non bastava.

Non ero io a comandare me stessa e il peso allo stomaco che mi impediva di sentire il sollievo.

Volevo smettere di piangere come una bambina, ma l'unico risultato che stavo ottenendo mi portava tutto il contrario: più rabbia, più angoscia, ansia, dolore all'immaginare di perdere una dopo l'altra tutte le persone che conoscevo e a cui mi sarei potuta affezionare.

Non riuscivo proprio a calmarmi e non ci riuscii fino a che non percepii entrambe le sue mani andare a posarsi sul mio viso e le sue labbra che mi lasciavano un semplice bacio sulla fronte, gesto da cui rimasi così scioccata da non riuscire più a fiatare, e tantomeno riuscire più a piangere.

-É tutto okay- disse di nuovo, in un tono simile ad una cantilena -Non piangere per me-

 

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Capitolo 27
*** Capitolo 26-Questa uscita non me la aspettavo ***


Natalie
 

Quando finalmente fui completamente calma, decidemmo di andare fuori da quella libreria.

Dalle cinque quali erano state, ormai erano già passate alle sette meno un quarto.

Nicholas si era offerto di accompagnarmi al mio appartamento e mi limitai ad accettare la sua gentilezza, anche perché speravo, tra me e me, di riuscire a gettare fuori quella confessione che probabilmente la missione mi avrebbe richiesto, anche se non ne ero del tutto sicura.

Dovevo dirglielo e così evitare possibili "morti" che poi non lo erano in realtà, ma che lasciavano comunque una morsa al petto enorme.

Non mi importava se era un personaggio di un gioco: non volevo morisse.

Non doveva morire, non lo accettavo.

Era un amico, era... Non trovavo le parole esatte per dirlo.

Mi limitai a camminare affianco a lui per minuti che parevano infiniti, passando davanti ad una strana serie di macchine di costruzione che stavano sistemando delle case sprofondate nel terreno.

"Ah, giusto. L'esplosione... L'esplosione ha provocato tutto questo"

Ce ne erano davvero tante, di macchine.

Sistemavano le abitazioni con pezzi di legno, di metallo e di marmo, riuscendo a sollevare lo scheletro di una casa e ad 'operare' il suo interno attentamente.

Sembrava una cosa complicata.

Bracci meccanici si muovevano a destra e manca, spostando materiali su materiali.

Smisi di osservarli solo dopo un po', tempo in cui mi ripresi mentalmente per la mia facilità di distrazione.

Dovevo capire come buttare fuori quelle poche parole, in che momento e dove.

Non di certo in mezzo alla strada: avevo più tempo a disposizione, dovevo usarlo bene a mia disposizione.

Magari davanti a casa? Glielo avrei potuto dire lì?

Quello era probabilmente il posto migliore, anche perché non ero sicura se volesse entrare in casa o no.

Il nervosismo prese a giocare con il mio stomaco in maniera palesemente disturbante.

Avevo un dolore enorme lì, dei crampi che non avrei potuto sentire nemmeno se avessi avuto il ciclo.

Era davvero, davvero tremendo.

"Sono due parole, Nat. Non preoccuparti. Stavolta ce la farai. Devi farcela, chiaro?"

Più me lo ripetevo nella testa e più i crampi aumentavano.

Per riassumere, il tentativo di convinzione non mi aiutava per niente, anzi, peggiorava a dir poco la situazione.

Mi sembrava uno di quei momenti in cui tutto o sarebbe andato liscio come l'olio con una partenza merdosa, o tutto sarebbe andato completamente da schifo con una partenza superlativa.

Sinceramente? Delle due speravo vivamente fosse la prima: al massimo mi sarei potuta umiliare, ma non sarebbe andata a gettarsi in una maniera depressiva.

-Sei davvero molto immersa tra i pensieri... sembri lontana mille miglia dal pianeta. Terra chiama Natalie- fece improvvisamente Nicholas, distogliendomi dalle mie gigantesche pare mentali.

All'inizio lo guardai con una certa sorpresa, poi scoppiai a ridere senza poter trattenermi.

Questa uscita non me la aspettavo, davvero.

-Ah, wow, improvvisamente mi sento magico. Sono riuscito a farti ridere-

-Decisamente- asserii, sghignazzando appena e facendomi aria con una mano, cercando di prendere aria.

Decisamente, non me la ero proprio aspettata quella frase.

-Beh, la tua risata é molto bella, dovresti... Dovresti ridere di più-

Sorrisi a Nicholas, con una completa spontaneità.

Lo ringraziai, ricevendo un -Non c'è di che-

E tornai di nuovo sulla base terra, sperando vivamente di riuscire a trovare il coraggio di buttare fuori la confessione senza risultare troppo strana.

"Ossigeno, Natalie. Solo un po' di ossigeno. Questa volta andrà tutto bene. Puoi metterci tutto il tempo di cui avrai bisogno quando sarai davanti a casa. Chiuderai la giornata con la tua confessione e vedrai se domani il libro delle missioni lo accetterà e ti metterà altre giornate a disposizione. Dai. Forza. "

-Ehm. Nicholas?-

-Sí?- la sua espressione si fece incuriosita.

-Quando arriveremo... Ti devo dire una cosa importante. Solo che è una cosa complicata da dire... Quindi non uccidermi se ci metterò un po' ...- risi nervosamente

-Uhm... Okay? É una cosa davvero così complicata?-

-Per me? Sì. Per qualche motivo mi risulta stramaledettamente complicato. E sarebbe facile, in realtà... Ma il mio cervello non lo vede come tale, a quanto pare-

-Okay. Aspetterò allora- sorrise leggermente, un espressione che mi sciolse.

Ma di cosa avevo paura? Era Nicholas, per la miseria! E poi... Quell'espressione mi scioglieva dalla testa ai piedi.

Dovevo dirglielo. Quanto mancava all'appartamento di salvataggio? Mi sembrava di camminare da una strafottutissima ora!

O il tempo faceva gli scherzi, o ero così emozionata che nulla sembrava muoversi per davvero.

Eppure si muoveva, cosa constatata dopo quella decisamente troppo lunga parte  di tempo che era passato prima che riuscissi , accompagnata da lui, a raggiungere una delle case più vicine alla mia, la quale seguì dopo una serie di istanti eterni e dannatamente troppo lunghi per il mio povero cervello, già surriscaldato e pericolosamente messo a rischio dall'emozione misto a qualche altro crampo di troppo che avrebbe dovuto sparire, ma che era ancora lì.

Una volta lì davanti, mi fermai.

Anche lui lo fece, l'aria calma, attenta, che mostrava palesemente il fatto che avrebbe anche aspettato tutto il giorno pur di avere la mia frase, cosa di cui gli ero grata in una maniera impensabile.

E dentro di me ero pronta: dovevo solo riuscire a collegare quel "dentro di me" con i muscoli della bocca e sputare fuori la sentenza, sentendo il cuore che a momenti mi sfondava il petto dall'ansia.

Un continuo "devi dirglielo, buttati" si ripeteva nella mia testa, insistente e fastidioso, ma non privo di ragione.

"O ora o mai più. È il momento"

-Nicholas... Tu mi ... Tu mi piaci!-

Lo avevo praticamente urlato, anzi, niente 'praticamente': lo avevo urlato, seriamente.

Lo avevo fatto con tutto il fiato che avevo nei miei polmoni, chiudendo gli occhi di netto per la tensione.

Li tenni chiusi per non so quanto... I secondi passarono, come se tutto si fosse fermato.

Quando li aprii per vedere cosa diavolo fosse accaduto, mi ritrovai davanti ad una sottospecie di schermata in rosso.

La schermata diceva una sola parola, in una calligrafia forse anche troppo ordinata e ben decorata per risultare reale.

La parola scritta era -Bugiarda-

"Eh?"

Quando la schermata scomparve, mi ritrovai davanti ad un Nicholas con un espressione piegata in un che di doloroso quanto distruttivo.

Ma ancora più distruttivo fu il momento in cui vidi un asta di metallo staccarsi dal braccio elettronico di una macchina, andando ad infilzare il petto di Nicholas.
 

 

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Capitolo 28
*** Capitolo 27- Non ho parole ***


Natalie 
 

Il sangue.

Vedevo solo e soltanto sangue davanti a me.

Scorreva dalla sua bocca, dalla ferita spalancata attorno all'asta metallica che lo attraversava da parte a parte, crollando a terra, mentre tutto sfarfallava ancora una volta.

Mi ritrovai a tremare, mentre il sapore di vomito mi saliva lungo la gola, impossibile da frenare.

-Ni... Nicho...-

E la scritta del Game Over riapparve, tremendamente distruttiva, così tanto che mi lasciai cadere a terra, ritrovandomi di nuovo alla schermata delle route.

Una sedia delle cinque presenti era nuovamente attraversata dalla X rossa.

Mi portai le mani al volto, faticando perfino, sentendo il mio stomaco piegato su se stesso.

Un moto di rabbia, di irritazione pura, insieme a dolore, di nuovo.

-Chi...-

Mi tremò la voce e non solo.

Decisamente non solo la voce mi tremò.

Il mio corpo non stava fermo.

-Chi cazzo ti ha detto che mentivo?! - urlai, trovandomi a fissare il vuoto, mentre il respiro mi usciva e mi entrava dai polmoni come fuoco.

Non c'era soffitto sulla mia testa.

Solo il nulla più assoluto, un niente tremendo che era anche peggio di uno spazio ristretto e con poco ossigeno.

Mi sentivo piccola rispetto a quel nulla, inerte, fragile e ferita.

-Chi? Eh? Rispondimi! Pretendi di essere nella mia testa? Pretendi di sentire quello che sento?!-

Mi strinsi le braccia attorno al petto, cercando di non gettarmi in un pianto a dirotto.

-Cosa ho sbagliato? Eh? Dimmelo, porca puttana!-

Lanciai la borsa a terra, stringendo i pugni, mentre gli occhi bruciavano ancora come non mai, andando a ripiegarmi su me stessa, appoggiando la testa al terreno e tentando di trattenere i singhiozzi che, dispettosi e disperati, premevano per uscire insieme a quelle stupide lacrime che non riuscivo assolutamente a ricacciare.

-Scegli la prossima route-

-Fanculo, voce robotica di merda, dammi delle spiegazioni! Non giocherò ancora se non... Se non mi dirai cosa ho fatto di sbagliato!- altre lacrime presero a crollarmi sulle mani, silenziose, mentre tutto sembrava sbagliato, dannatamente sbagliato.

Non giunse nessuna risposta di quelle che io volevo, nessuna, solo un ennesimo -Scegli la prossima route- che mi portò ad urlare.

Urlare tutto il fiato che avevo nei miei polmoni.

Urlare fino a essere come un peso morto, sdraiato a terra, sentendo la freddezza del pavimento sotto di me e una sorta di buco nel petto che non si chiudeva, non si chiudeva affatto, per nulla sistemato dalle mie lacrime e soprattutto non dalle mie grida di disperazione.

Uscii dal gioco, immersa tra lamenti incomprensibili, tornando a posizionare il casco sotto al letto, accasciandomi contro il muro.

"Chi me lo ha fatto fare... Chi me lo ha fatto fare di continuare questo stramaledetto gioco? Dopo la... La scena di Max... Dovevo aspettarmelo... Io... Però..."

Smisi di singhiozzare di colpo, mentre la speranza tornò a riaccendersi, anche se flebile e parecchio spenta.

Se Max era vivo... Allora molto probabilmente lo era comunque anche Nicholas, anche se quello che avevo visto avrebbe testimoniato decisamente il contrario.

A quanto pareva, però, nonostante fosse vivo, la sua route non era più disponibile.

"Tutto questo... Tutto questo non ha un minimo senso... Perché? Perché una roba del genere? E perché mi ha dato della bugiarda? Non stavo... Non stavo mentendo"

Continuai a rimanere accasciata, spegnendo totalmente la mia testa.

Non avrei ripreso in mano quel gioco, stasera.

Non avrei potuto reggervi: non ero neppure sicura di voler continuare.

Dove voleva andare a parare? C'era o non c'era un senso di fondo?

La mia parte masochista mi diceva che avrei dovuto procedere fino alla fine: vedere cosa sarebbe successo, alla fine.

Non potevo proprio farne a meno, per quanto questa cosa risultasse ancora più ridicola di prima da fare.

 

?
 

I sensi mi si riaccendono faticosamente, ancora mezzi addormentati, confusi dal fumo ingerito e da quell'orrenda caduta.

Mi fischiano le orecchie come se fossero delle teiere a vapore.

Sono in una stanza, illuminata soltanto da una flebile luce, uno spiffero di luminosità che, come un filo di ragnatela, si allunga pigramente, facendosi strada tra il nero più assoluto.

Cerco di muovermi, ma subito mi fermo al notare delle bende sulle mie braccia che vanno ad allacciarsi al mio petto.

"Quel tipo misterioso... Mi sta curando?"

Sorpresa, shock, un miscuglio di emozioni che mi attraversano le vene al posto del sangue.

Provo a mettermi seduto, ma l'unica cosa che ottengo è un capogiro tremendo per la mia testa.

"No. Non di nuovo. Alzati, non puoi perdere tempo. Ormai sarà il terzo giorno e... Non hai la più pallida idea se quello ti sta guarendo per portarti dalle guardie. Andare da loro é l'ultima cosa in cui potrei sperare. Sarei spacciato"

Tento di mettermi in piedi e riesco a non crollare al suolo soltanto per via del mio placcarmi contro il muro.

Il problema, nel farlo, é il rumore scatenato : un orrendo tonfo che mi fa spalancare gli occhi dalla sorpresa, mentre una serie di insulti a me stesso iniziano a venir ripetuti nella mia testa senza la più piccola tregua.

"Cazzo. Cazzo. Cazzo! Ma che merda che sei. Madonna. Speriamo... Che non ci sia nessuno qui"

Neanche fossi stato ascoltato da qualcuno che, palesemente, mi odia, la porta davanti a me viene aperta, mostrando la stessa identica figura che avevo intravisto prima di perdere i sensi.

"Non ho parole. Non ho parole, porca miseria"

-Ah, sei sveglio, finalmente-

Non rispondo, insospettito parecchio da chiunque sia colui che ho davanti.

"Che vorrà mai? Cercare di attirarmi in una trappola? Fingersi amico per poi colpire alle spalle?"

La sua voce è monotona, priva di emozioni nel tono, simile a quella di un apatico.

Alzo gli occhi al cielo.

Massì, ora credo di sapere chi sia.

Tono privo di emozione, un buco nel terreno che mi ha portato via dalla fogna...

Tutto però mi fa solo più dubitare di lui.

Perché salvarmi? Poteva lasciarmi morire, dopotutto è soltanto una delle tante pedine in uno stupido schema che si ripete, seppur leggermente diverso solo nei tentativi di assassinio o di incarceramento nei miei confronti.

-Cosa vuoi da me, Klaus?-

 

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Capitolo 29
*** Capitolo 28- Te le cedo ***


Natalie
 

Avevo dormito parecchio male, talmente tanto male che il risveglio fu ancora più tremendo, forse per via della sensazione orrenda della sabbia negli occhi, accompagnata dalla secchezza degli occhi per le troppe lacrime spese.

Allo specchio, non avevo potuto evitare di notare le gigantesche borse nere sotto i miei occhi, insieme allo stomaco che brontolava insistentemente dalla fame.

Non avevo cenato e praticamente avevo pranzato "mentalmente" , quindi a livello fame ero estremamente troppo in su.

Raggiunsi la sala da pranzo, alzando leggermente il sopracciglio alla vista di una ragazza con addosso una camicia e mutandine di pizzo, null'altro, che girava per la casa con una tazza fumante in mano, i capelli neri, decisamente post sesso, lasciati di lato.

Alzai il sopracciglio, cercando di contenere il mio disgusto, limitandomi dunque a roteare gli occhi, cercando nel frigo qualcosa di decente.

Sì, come no, in frigo era rimasta una confezione di latte palesemente scaduto per via della puzza che vi dimorava e ... Birra. Troppa birra.

Cercai dunque in un armadietto dei tanti, aprendo lo sportello e trovando un pacchetto di pane ai cinque cereali a fette che, se messo a scaldare nel tostapane, poteva diventare anche abbastanza commestibile.

Le afferrai con poca voglia, andando a caccia di prosciutto crudo e magari un po' di maionese.

Facevo le colazioni sempre in questa maniera, i biscotti avevano preso ad annoiarmi, strano ma vero.

Sollevai con i denti il pacchetto con il pane, cercando il necessario, non riuscendo però neppure a trovarlo dopo aver rovistato almeno quattro di essi.

-Scusami- dissi in direzione della corvina, la quale si era seduta sul tavolo della cucina a gambe accavallate, osservandomi come se fossi un qualche spettacolo, la tazza fumante con dentro una cannuccia che in precedenza non c'era stata -Potresti darci un taglio di startene lì? Esistono le sedie-

Lo dissi col tono più calmo possibile, ma il mio probabile cattivo umore dovuto alla sera precedente, mi aveva portato ad aggiungere al tono parecchia acidità incontenibile, trasmessa con una punta di sarcasmo, riprendendo a cercare nei mobili.

La sentii tirare su dalla cannuccia, ma si tolse, grazie al cielo, dal tavolo.

-Tu sei la sorella più piccola?- chiese, prendendo ancora liquido dalla cannuccia.

Non risposi a voce, mi limitai a girare il capo, guardarla male, seppur annuendo e a tornare alla ricerca di qualcosa di commestibile.

A questo punto mi sarebbe andata bene anche della bresaola se proprio non c'era il prosciutto: sarebbe sicuramente stato meglio che parlare con quella lì che mi dava dannatamente sui nervi per l'atteggiamento e... Beh, per il fatto che fosse un altra di quelle che il mio 'caro, adorato fratello' si era portato a letto.

Un altra di quelle che gli aveva aperto le gambe soltanto perché magari lo trovava carino, non perché volesse ci potesse essere qualcosa di più di una botta e via, tutto il contrario della prima ragazza di Alex.

"Lucy ... Lucy era diversissima. Era gentile... Divertente... E un po'  pazza. Queste sono solo delle scostumate"

Afferrai al volo una bellissima ed invitante confezione di salame che trovai sepolta sotto porcherie allucinanti che non mi sarei mai degnata di ingerire a mattina presto.

Aprii entrambe le confezioni mentre tornavo in camera, chiudendomi dentro, fregandomene del fatto che il pane sarebbe stato freddo.

Non avevo voglia di stare con quella tipa, non mi importava proprio un fico secco di lei, ero già abbastanza di malumore per parlare con una rompipalle che non sapeva neppure come ci si comportava in un posto che non era casa sua.

Non poteva semplicemente andare a letto con mio fratello e pretendere che per questo motivo potesse fare i suoi comodi: chi si credeva di essere?

Mi limitai a sospirare, cercando di cacciare il nervosismo e divorando il panino in quattro e quattrotto.

Lanciai un occhiata al mio letto, o più che altro a quello che c'era sotto, al letto, contenendo una sensazione di ansia incredibile e tremenda allo stesso tempo.

Presi ossigeno così tanto che a momenti ci sarebbe stata la probabilità che mi strozzassi con il pane che non avevo ancora inghiottito.




?

 

- Ha provocato l'effetto farfalla. Un unica scelta che ha già scombussolato l'intero sistema-

-Scusami- faccio, abbastanza seccato, davanti allo stregone albino -Ma di cosa cavolo stai parlando? Effetto farfalla? E come mai anche tu sai e non hai mai fatto niente?-

-Non ho mai potuto. Ma ora tutto è cambiato.-

-Io non vedo nessun cambiamento, se devo dirlo- asserisco con stizza, facendo ruotare nella mia mano il coltello di riserva che avevo, fin dall'inizio, nascosto nella tasca.

"Avrò mandato al diavolo il fucile, la pistola e molto altro, ma almeno questo c'è ancora"

- Te le cedo-

-Cosa mi cedi? Potresti essere leggermente più chiaro invece di farmi scannare la testa con le tue frasi da... Visionario? No, cioè, seriamente! Non sono stupido, magari un po' giù di testa, ma non stupido... Però non ci capisco un fico secco di quello che stai dicendo, davvero. Perciò, vorresti farmi cortesemente il piacere di tradurre?-

Mi sto spazientendo, decisamente.

O questo qui sta sparando così tante balle da cercare appigli campati in aria per una motivazione del mio salvataggio, tenendomi intento ad uccidere la mia stessa materia celebrale per farmi perdere tempo -e farmi perdere tempo prezioso- , o molto probabilmente il suo cervello-non cervello è partito prima del mio.

-Loro mi impediscono tutto. So che può sembrare strano, detto da uno stregone, ma la mia magia, ogni volta, é sempre più debole, invece di rafforzarsi. E l'unica cosa che posso fare é darti del tempo per respirare. Tempo per aspettare di poter fuggire-

-Sto fuggendo da anni, non capisco perché adesso dovrei aspettare per poterlo fare. Non ha un cazzo di senso, okay? E continui a risultare incomprensibile, dacci un taglio con il mistero.-

Mi si avvicina a passo lento, mettendomisi affianco nel silenzio più totale.

Scruto il suo sguardo gelido, freddo e senza emozioni come una lastra di ghiaccio, di un viola pallido, i quali sono parecchio incomprensibili, se devo dirlo.

Alzo il sopracciglio dopo una serie di secondi che scorrono a lentezza disarmante.

-Ma allora sei davvero un pazzo-

 

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Capitolo 30
*** Capitolo 29- Il porto è stato sbloccato ***


Natalie
 

- Ma che... Dov'è finito?-

Guardai ripetutamente le sedie con le route, come studiando una scena del delitto.

Improvvisamente il posto di Klaus, ovvero la route che avrei dovuto iniziare, seguendo l'ordine che mi ero predisposta, era sparita nel nulla.

Le sedie erano solo tre.

"Okay. Sono leggermente un po' tanto confusa, ora. Perché é sparita? Non ci ho fatto nessuna route con lui, non lo ho neppure iniziato,e che cavolo!"

Turbata, mi avvicinai alla sua schermata, vedendo la scritta 'non disponibile' che mi lasciò abbastanza esasperata.

Davvero, che aveva questo gioco? Un virus? Era per questo che aveva dei simili svolgimenti?

Era per questo che mi aveva dato della bugiarda con Nicholas?

Che fossi finita in uno di quei fantomatici giochi fantasma delle creepypasta che mandavano al suicidio le giocatrici ?

Beh, poteva anche essere fattibile, se dovevo proprio ammetterlo: il sangue c'era e stavo diventando abbastanza instabile di umore.

Un attimo prima ero incazzata, quello dopo mi deprimevo come non mai, quello dopo ancora ero determinatissima a scoprire che cosa diavolo ci fosse sotto.

Sospirando, mi spostai in direzione della sedia del pirata biondo, rileggendo lentamente le informazioni, andando poi a premere lo 'Scegli Philip',   confermando questa mia scelta senza troppi fronzoli.

Erano le undici, questo voleva dire che in un ipotetico domani, sempre che non mandassi a cagare tutto prima, avrei avuto sempre un ora in più rispetto al tempo nella route di Nicholas.

Presi fiato, cercando di mantenere anche solo un minimo di contenimento.

Con lui mi dovevo comportare da... 'non farò nulla che tu mi chieda' ... Ma per quanto tempo? Un giorno non permetteva molto, se dovevo essere sincera.

Era già strano il fatto che non fossi riuscita a resistere dall'affezionarmi a Max e a Nicholas così tanto da andare in crisi totale, come se li conoscessi da una vita.

Se dovevo poi aggiungere il dettaglio, era anche strano il fatto che i miei sentimenti esplodessero da tutte le parti in questo gioco.

Ero emotiva come non mai: fuori con i ragazzi ero la cosiddetta giovane che non faceva che ripetere 'siete tutti uguali' con tono uguale.

Forse era perché il gioco aveva dei personaggi fantastici, forse perché le loro storie mi coinvolgevano in maniera dannatamente innaturale...

Ancora immersa in tali pensieri, mi ritrovai a fissare il muro della stanza di salvataggio, alzandomi dal letto solo dopo parecchi secondi, notando di colpo la borsa a tracolla appoggiata ad un mobile, la quale si illuminava leggermente.

Irritata, la afferrai, cercando di contenere il nervosismo che mi diceva di prendere a calci quello stupidissimo quaderno di missioni.

Lo tirai fuori e lo aprii.

La prima pagina diceva chiaramente " il porto è stato sbloccato. Dirigiti lì"

Mi grattai leggermente la testa, stringendomi nelle spalle con un 'okay' mentale.

Cercai rapidamente qualche cosa con cui vestirmi ed indossai una maglia bianca a righe azzurre, seguita da jeans, stivali ed il solito laccio per i capelli.

Tornai a sistemare la borsa di malavoglia, chiudendola e cercando la mappa nel quaderno, reprimendo anche degli insulti mentali nei riguardi di tutto quello che si scontrava con l'argomento "missioni".

Uscii dall'appartamento con passo spedito, come eclissandomi mentalmente, non dandomi il permesso di guardare ciò che mi stava attorno se non per essere sicura di star facendo la strada giusta che mi mostrava quella cartina, con il porto evidenziato in un giallo acceso, continuando ad avanzare per non seppi esattamente quanto.

Seppi di aver seguito positivamente la strada quando l'odore di salsedine e lo stridere dei gabbiani iniziò a farsi man mano più presente.

E mi trovai davanti alla baia anche prima di quanto potessi sperare da me stessa.

La spiaggia dorata era percorsa da onde che fragorose andavano a scontrarsi con gli scogli, con tre ricchissime navi attraccate al porto, circondate da uomini che facevano un continuo via vai, uscendo ed entrando dalla nave, chi con bottiglie di rhum, chi canticchiando allegramente qualche musica, chi ancora faceva entrambe le cose, singhiozzando per la propria poca sobrietà.

Qualcuno dei pirati si girò e si trovò a guardarmi, sbattendo più volte le ciglia dalla sorpresa, andando poi a tirare gomitate ad un compagno era sussurrargli qualcosa .

Riuscii, seppur con qualche difficoltà, a catturare una parte di un discorso.

-Ma non era quella che...?-

-Quella che si era rifiutata di dire il proprio nome al comandante Philip!-

-Cosa ci farà qui? Avrà cambiato idea?-

-Chiamate il comandante! Ditegli che è qui-

Un uomo di quelli si avvicinò a me: aveva dei capelli di un tinto e pungente verde pistacchio, tintura che si notava palesemente dalla ricrescita corvina che sbucava nella chioma, la pelle tendente ad un color caramello e la mascella abbastanza squadrata.

Aveva entrambe le mani composte da delle sottospecie di piccoli cannoni.

-Cosa ci fate qui, signorina?- chiese con tono morbido, ma morbido in una maniera falsa, almeno a mio scettico parere.

Lo guardai, particolarmente distaccata e distante sia nell'atteggiamento, sia nello sguardo stesso.

-Cos'é? Una ragazza non può venire a guardare il mare? Non mi sembra una cosa così piena di novità-

La stizza sembrava uscire da tutti i pori.

Okay, forse mi dovevo dare un po' una calmata... Però in effetti era l'aria che dovevo dare con Philip, quindi non stavo neanche sbagliando così tanto.

-Ah, beh, diciamo che è raro che le donne vengano sulla spiaggia a quest'ora , siccome è rinomato in tutta la città che questo è il cosiddetto orario dei pirati- asserí una voce che non mi era troppo sconosciuta al di sopra di una delle imbarcazioni, con un mezzo sorriso sulle labbra che, a detta mia, era facile da voler prendere a schiaffi per quanto risultasse vittorioso nelle sue sfumature.

Vidi Philip scendere dalla nave più grande, lasciandosi scivolare lungo uno dei corrimani del ponte, slittando come se il legno fosse oliato, le gambe posizionate in uno accavallarsi che risaltava nettamente la loro struttura  lunga e snella, quasi femminile.

"Quando si dice fare entrate di scena con stile..." Pensai istantaneamente, trovandomi davanti a quel celeste magnifico e alla grazia che sembrava contraddistinguerlo .


 

 

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Capitolo 31
*** Capitolo 30- Red Moon ***


Natalie
 

-Mpf- sbuffai rumorosamente, guardando il biondo che, davanti a me, con lo stesso sorriso, dopo essersi dondolato brevemente, facendo uso della forza delle braccia come uno scimmione, saltava giù con lo stesso mezzo sorriso sfacciato che gli avevo già visto stampato in faccia qualche giorno prima.

-Quindi siete qui per vedere il mare?- si sistemò la giacca con un veloce gesto di mano, quasi per pulirla da una qualche polvere invisibile, scrutandomi con uno sguardo seducente e particolarmente sensuale che mi portò ad inghiottire a vuoto.

Mi costrinsi a stringermi nelle spalle, senza dare risposte comprensibili al pirata.

-Non mi avete ancora detto il vostro nome-

-Vi ho già detto che è un segreto-

Lui fece uno sbuffo divertito.

-Perché il vostro nome dovrebbe essere tale se voi conoscete quello del sottoscritto?-

Avrei potuto rispondere in tanti modi, ma semplicemente sospirai.

Non sapevo esattamente come mai, ma era come se mi fosse passata la voglia di giocare, oggi, ma sapevo che se avessi interrotto, il tempo sarebbe passato comunque qui e... Questo voleva automaticamente dire che non sarebbe esattamente finita bene.

-Siete molto silenziosa, my lady -

Il suo tono non era di scherno, non più almeno, ma risultava più che altro incuriosito, come se si chiedesse e non potesse non chiedersi cosa rotasse nella mia testa.

Lo vidi fare un cenno con la testa in direzione degli altri pirati, i quali subito presero ad allontanarsi, chi per entrare in una delle navi, chi per andare in direzione della città.

-Solo perché trovo che venire qui sia stata una cattiva idea, forse avrei dovuto evitare fin dall'inizio- dissi con tono lievemente pungente, facendo per girarmi, venendo però subito bloccata dal suo braccio.

-Non è detto che sia tempo sprecato- fece Philip, con un espressione sì sorridente, ma meno da prendere a schiaffi, quasi accomodante che mi portò ad abbassare lo sguardo, tra l'imbarazzata e una sensazione di ansia che non comprendevo -Se me lo permetterai, ti dimostrerò che tra i pirati non ci si annoia mai- fece una sorta di inchino -Posso invitarvi a salire sulla mia Red Moon, my lady?-

Rimasi in silenzio per qualche istante, come squadrandolo con la coda dell'occhio, per poi, seppur con un certo distacco,  annuire.

Lui mi invitò ad appoggiare il palmo della mano sulla sua, tenendola sollevata come se stessimo iniziando a danzare e io lo feci, prendendo dunque a salire lungo il ponte che lui aveva superato scivolandone giù con estrema maestria.

Fummo a bordo della nave in pochissimi istanti, superando quella sottospecie di passerella troppo larga per risultare veramente tale.

Appena fui sulla nave, non potei non lasciare vagare lo sguardo ovunque potesse arrivare, forse per via della mia adorazione per le navi pirata.

Ero totalmente innamorata della Jolly Roger, ma anche questa non era affatto male

La Red Moon era divisa in tre parti, quella anteriore del ponte fu la prima che notai, forse per via  dell'essere lì presenti due catapulte, seppur di piccole dimensioni.

Mi piacevano parecchio, se dovevo dirlo: erano di un nero laccato, con parti in legno tendente al color del bambù.

Poco lontano da esse, poi, vi era l’ Albero di Trinchetto, dotato di postazione di Vedetta. 

La seconda parte della nave che notai fu la sezione centrale, la quale era la parte più bassa del Ponte.

La sezione centrale era collegata con due castelli tramite quattro rampe di scale, due per ciascun castello, collocate ai lati di ognuno di essi.

Dal ponte centrale si poteva accedere direttamente all’ Ufficio del Capitano, una porta che si notava subito per il colore rosso ben decorato da ghirigori oro

Al centro della seconda fazione vi era una botola aperta con una scaletta che scendeva al di sotto nella zona sotto coperta.

L'ultima parte era il cosiddetto Castello di Poppala parte posteriore del Ponte.

Rialzato rispetto alla parte centrale, qui vi si trovava il Timone e alle sue spalle, sui lati, due baliste di piccole dimensioni, in grado di scagliare dardi delle dimensioni di una lancia.

Dietro il timone, in direzione della Poppa, si ergevano l’ Albero di Maestra, l’ albero più grande dei tre e dotato di postazione di vedetta, e l’ Albero di Mezza, situato all’ estremità posteriore della Nave e dotato di vela Triangolare.

Tutte queste parti erano di colori accomodanti, i quali sciamavano da un nero acceso ad un marrone leggermente più simile ad un oro che al marrone in sé.

Vi erano poi anche degli accenni, proprio come nella porta dell'ufficio di Philip, che erano rossi e che davano un effetto estremamente regale nell'estetica della struttura.

Le vele erano più tendenti al panna che al bianco puro, ma non stonava affatto come cosa, anzi, probabilmente il bianco avrebbe preso a cazzotti con le altre tonalità su questa nave.

Lasciai che Philip mi portasse in direzione dell'ufficio, rivelando un enorme openspace con vetrate enormi che riempivano di luci naturali e che ti gettavano la visuale sul mare.

Mi ritrovai, abbastanza sorpresa, nel vedere che la cattedra, al centro della stanza, era circondata da ciò che meno mi sarei aspettata.

Sì, c'era un letto anche, decorato da coperte di lino, per tonalità non dissimili alle vele, ma era un dettaglio minuscolo rispetto a tutto il resto.

Strumenti musicali.

Strumenti musicali erano posti ovunque in quella stanza, accompagnati da spartiti ordinatamente posati sui leggii appositi.

Vi erano diversi pianoforti, arpe, violini, clavicembali, flauti di ogni dimensione...

Oltretutto, poi, sulle pareti vi erano dei triangoli che tintinnavano, appesi a dei sottospecie di uncini a due punte attaccati alla parete.

Mi avvicinai al piano messo completamente al centro di quello spazio così esteso.

-Li sai suonare?- chiesi a Philip, abbastanza perplessa.

Sentivo che c'era qualcosa, qualcosa che era ovvio ed era esattamente sotto al mio naso, ma ero o troppo stupida per collegare o il mio cervello era completamente partito e non riusciva a stare calmo, dandomi simili strane sensazioni.

Lui annuì -Ora sposteremo questo qui- batté delicatamente la mano sulla superficie del piano a cui mi ero avvicinata -E se riuscirò a farti divertire, mi dirai il tuo nome, accetti?-

 

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Capitolo 32
*** Capitolo 31- Date una nave a questo por bon uomo ***


Natalie
 

Appena eravamo riusciti a trasportare il pianoforte a destinazione, seppur con difficoltà, attraversando una porta secondaria che si gettava sulla sala da pranzo, non potei non notare l'euforia dei vari pirati.

Chi con boccali pieni, chi semplicemente battendo le mani, si misero tutti non troppo distanti dal pianoforte.

Vidi il biondo prendere una sorta di panca di pelle, sedendovisi e accavallando le gambe.

-Yo- ho capitano! Posso richiedere il brano dell'altra volta?-

-Ancora quello?- chiese accigliato un altro pirata -Io avrei preferito il Sakè di Minks-

-Veramente quella la facciamo anche fin troppo spesso-

I due pirati che avevano cominciato a discutere erano gli stessi visti al negozio di Maximilian.

Dalla frase vennero scaturite subito nuove richieste e nuove voci che si sovrastavano tra di loro, non portando però da nessuna parte, siccome iniziava a non capirsi niente.

O almeno fu così finché, improvvisamente, il piano a coda non emerse, interrompendo tutti con un amara nota, presa all'estrema sinistra dello strumento musicale, la quale parve più un ruggito che una nota e zittì tutti.

Osservai l'espressione di Philip: era calmo, molto calmo, come se fosse una cosa già accaduta mille volte.

Uno dei pirati, un ragazzo con una benda sull'occhio, affiancato da una donna affascinante, tossicchiò, tracannando il proprio bicchiere di alcolico, per poi battere le mani -Dovremmo far scegliere all'ospite- suggerí quello, lanciandomi uno sguardo rapido.

Boccheggiai leggermente: ecco, io di canzoni piratesche non ne sapevo nulla, quindi più di tanto non potevo suggerire.

Philip mi osservò, in silenzio, per poi allentare le maniche e spostarsi i capelli che magari rischiavano di coprirgli gli occhi all'indietro ed emise un -Penso che se le chiedessimo di scegliere tra i vostri titoli, finireste solo con il metterla in difficoltà. Piuttosto... Che ne dite di 'Date una nave a questo por bon uomo' ?-

Ci fu, strano ma vero, un annuire generale, anche se qualcuno, ovvero i due litiganti, battibeccavano ancora, seppur solo con delle gomitate che, in un modo o nell'altro, mi fecero leggermente ridacchiare.

E con questo, il pianoforte prese a creare una melodia che aveva un ritmo abbastanza piacevole ed incalzante, come quello di una ballata.

Pochi secondi dopo l'inizio della musica, i pirati insorsero con le loro voci, pronti a cantare.

-La prima nave affondata fu, colpita da una palla di cannone, in fondo al mare e ancor più giù, sotto ad onde e via il pennone.

La seconda da fuoco venne immersa,
Fumo salì al cielo e i resti galleggiavan'
Oh buon Dio, anche questa persa
Così i marinai pensavan'

Yo-ho, yo-ho date una nave a questo por bon uomo
Date una nave a questo por bon uomo-

Presero fiato, aspettando una scala di note prima di riprendere.

Se dovevo ammettere, non erano affatto stonati e la canzone era, nel ritmo, decisamente piena di calore, tanto che mi portava a desiderare di battere le mani per seguire le parole.

Mi trattenni dal farlo, non riuscendo però a non sorridere quando l'uomo con la benda e la donna presero a ballare, con alcuni membri della ciurma che fischiavano e sollevavano i bicchieri.

-La terza nave fu inghiottita
Un Kraken la divorò in un boccone
Non le vele, non la stiva, non la ciurma impazzita
Non rimase un sol bastione

La quarta nave fu rubata
Tenuta in ostaggio e mai ridata.
Cattiva, cattiva la risata
Del furfante e ladro pirata.

Yo-ho, yo-ho, date una nave a questo por bon uomo
Date una nave a questo por bon uomo-

Per quanto il testo della canzone risultasse vagamente sadico e narrante di tragici eventi, era stranamente divertente vedere la ciurma che cantava e ballava, alcuni senza scarpe perlopiù, con il ritmo incalzante.

Vidi con la coda dell'occhio Philip che lasciava scorrere le mani lungo praticamente tutti i tasti del piano, riprendendo subito dopo la melodia e tenendo il ritmo con il piede, quasi trascinato dalla melodia.

Sembrava danzare lungo le note dello strumento, aveva un che di estremamente trascinato, come se la passione lo spingesse a muoversi attorno alla musica che lui stesso creava.

- La quinta nave dai capi della marina fu fermata
Presa in ostaggio, catturata
Poi distrutta e oltraggiata
Da mani che la avevano sventrata.

La sesta nave rimase un idea su un foglio di carta
Nulla di più di un sogno d'inchiostro
Il por bon uomo la vita aveva corta
Disse dunque alla sua ciurma 'Il mio sogno sarà dunque il vostro'

Yo-ho, yo-ho, date una nave a questi por bon uomini
Date una nave a questi por bon uomini-

Senza che nemmeno me ne fossi accorta, mi ero ritrovata a battere le mani e a ridere, tenendo il tempo ai ballerini, osservando ogni singolo componente che, più o meno ubriaco, faceva parte di quella allegria contagiosa a cui neppure la mia precedente delusione poteva resistere.

Era come se il clima su questa nave non potesse fare altrimenti se non scacciare dalla tua testa i brutti pensieri, coinvolgendoti fino a portarti a voler ballare e cantare a tua volta.

Risi parecchio all'assistere i due uomini che in precedenza litigavano che si erano messi a fare una gara di braccio di ferro, senza voler darla vinta all'altro, mentre una seconda musica iniziava, calorosa e allegra anche di più che quella precedente.

Non aveva un testo, era una melodia senza parole, ma che portava parecchio calore.

Risate, pacche sulle spalle, gare di bevute, qualcuno che ogni tanto a forza di ridere cadeva dalla sedia, portando ancora più risate generali.

Il cuoco di bordo entrò improvvisamente nella stanza, portandosi appresso dei piatti che per aspetto e odore decisamente non erano affatto male e che mi fecero salire un acquolina in bocca incredibile.

Notai dei pasti a base di animali marini, poi quello che appariva un cervo, le cui corna erano state messe come decoro alla tavola.

Feci dunque per avvicinarmi quando vidi buona parte della ciurma che, a turni, si dirigeva verso il sostentamento, per poi, però, girarmi a guardare Philip.

Il suo viso era steso in un espressione concentrata, semplicemente adorante nello scorrere tra i tasti con lo sguardo.

Un brivido mi percorse dalla testa ai piedi, portandomi a battere brevemente le ciglia.

Il comandante sembrava quel tipo di persona, così innamorato della musica, da portare anche le persone che aveva attorno ad amare a loro volta la musica, forse per la passione più totale che ci metteva.

Questo dettaglio mi strappò un sussulto, facendomi realizzare di colpo un dettaglio che in precedenza mi era sfuggito, ma che ora mi era tornato alla mente.






 

 

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Capitolo 33
*** Capitolo 32- Non sono geloso del mio piano ***


Natalie

'Avevo un amico, da piccolo. Suonava il violino, arpa e anche il pianoforte. Lui mi ha fatto appassionare'

"Questi strumenti c'erano." Pensai di colpo, visualizzando l'immagine nella mia testa, quasi la avessi scattata o mi fosse rimasta davvero molto impressa " C'erano tutti e tre nella stanza. Sia il piano, sia l'arpa, sia il violino"

'Era salito sulla nave dei suoi genitori, lo vidi insistere per non andarci, ma nessuno lo ascoltò, non i genitori, non i marinai che lo tenevano stretto impedendogli la fuga... ma appena lo fece, appena salí a bordo, questa venne distrutta, poco lontana dal porto da dei pirati'

"Può essere possibile... Che Philip sia l'amico di infanzia di Nicholas? O sto solo cercando collegamenti inutili? Beh, se devo proprio dirlo, in parte mi pare probabile... Ma i pirati hanno distrutto la nave, perché Philip dovrebbe esserne a capo? Non capisco"

Con questa domanda, mi portai alle labbra il cibo che avevo preso dalla tavolata, tenendo sott'occhio il biondo, il quale parve notare questo suo essere osservato, alzando appena il capo ed incrociando il suo sguardo nel mio.

Trattenni diversi sussulti, cercando di non far notare il disagio dell'essere stata beccata così platealmente, sentendo tutto il calore espandersi lungo le mie guance e il sudore crollarmi lungo il collo.

Mi spostai dunque, girando le spalle e mettendomi affianco alla coppia che avevo visto ballare.

La donna mi osservò brevemente prima di iniziare a sorridere, l'uomo la seguí a ruota.

-Ti stai trovando bene, ragazza?- chiese ella con tono morbido, portandosi poi la propria bevanda alle labbra con una certa eleganza.

Aveva dei bellissimi capelli neri, occhi di un castano chiaro, accompagnati da un piccolo neo, le labbra ricoperte da un rossetto rosso violaceo.

Indossava un abito dello stesso colore che tingeva la sua bocca, non particolarmente scollato né attillato, ma che stava divinamente sul suo fisico, seguito da una serie di collane oro piene zeppe di anelli.

Annuii di istinto, osservandola per qualche istante per poi tornare con lo sguardo su Philip.

-Beh, allora cos'è quell'espressione turbata? Suvvia, dovresti sorridere- disse con un che di affettuoso, appoggiando la testa al palmo della mano, come per sorreggerla.

-Uhm... Più che altro... Ho troppe domande in testa- mi passai le mani tra i capelli, cacciandomeli all'indietro con una certa rapidità, ignorando la sensazione di essere osservata da Philip.

-Che tipo di domande?- mi chiese l'uomo, guardandomi con scrupolosa attenzione con l'unico occhio che gli era disponibile.

-Sono su... Sul comandante.- balbettai la parola per non seppi quale motivo, forse proprio per il suo guardarmi che riuscivo a percepire senza neppure aver bisogno di alzare la testa - Qualcuno di voi sa della sua infanzia?-

I due amanti si guardarono brevemente con le sopracciglia inarcate e i volti parecchio dubbiosi.

-A quel che ne so, l'infanzia del capitano è sconosciuta a tutti. Lui non ne parla, non ne ama parlare proprio, molti hanno cercato di fargli sputare fuori anche solo un informazione, ma non ne ha mai fornite. L'unica persona che ne sapeva qualcosa era il comandante prima che lo diventasse lui. - asserí l'uomo, grattandosi il mento.

-Che tipo era?-

-Una persona un po' burbera... Ma non cattiva. Lo trattava come se fosse suo figlio e a tratti sembrava lo fosse davvero-

-Voi quando siete entrati in questa ciurma?-

-Mmh... Non troppo dopo il suo arrivo. Lo conosciamo abbastanza da definirci alcuni dei primi della sua ciurma. Quando il vecchio è morto, ci sono stati molti dei pirati che si sono rifiutati di star ancora sulla Red Moon con Philip come capitano. Per farsi accettare, li batté tutti in molteplici tipi di prove, meritandosi il rispetto che tutt'ora noi proviamo per il capitano- l'uomo andò ad osservare in direzione del biondo con estrema ammirazione -Scherma, nuoto, forza, corsa, indovinelli... Perfino una gara di barzellette fu fatta, ma lui le vinse tutte, dalla prima all'ultima-

Mi ritrovai a non sapere esattamente cosa dire o fare, forse troppo sorpresa per riuscirvi, ancora più incuriosita.

-Se vuoi dunque conoscerlo di più... potresti chiederlo direttamente tu a lui- fece maliziosa la donna, con un espressione parecchio divertita -Immagino che a lui potrebbe piacere già di piú parlare di sé a colei che ha attualmente attirato la sua attenzione, soprattutto se c'è un certo clima.-

-Un certo clima?-

Lei sogghignò -Non credere che sia l'unico a saper suonare un pianoforte. Per quanto lui sia a livelli estremamente avanzati, io non sono poi così malaccio- la donna si tirò le dita qualche volta, facendole risuonare con un che di abbastanza inquietante a detta mia, quasi le si rompessero le ossa.

-Comunque non ci siamo ancora presentati!- aggiunse poi, appoggiando il palmo al petto -Io sono Taylor, lui è Jacop... So che vuoi continuare a mantenere il segreto del tuo, di nome, per il momento, quindi per evitare che a qualcuno scappi in un discorso è che giunga all'orecchio del capitano, non dircelo- Taylor mi fece l'occhiolino, cosa che, con la sua espressione, mi fece abbastanza ridere.

La vidi alzarsi ed inarcare leggermente la testa, andando dritto dritto da Philip e toccando ripetutamente per ben dodici volte il pianoforte.

Notai Philip che assumeva un espressione abbastanza divertita.

-C'era bisogno di infastidire il mio pianoforte in questa maniera? Dea non ama queste attenzioni, credo che tu lo sappia-

-Beh, in realtà nessuno dei tuoi pianoforte ama essere infastidito, o sbaglio? Ancora meno il tuo piano preferito. Quello se lo sfioro anche solo con un dito mi abbai dietro, Comandante-

Philip cambiò istantaneamente espressione modificandola diverse volte prima di raggiungere quella finale, come se tanti pensieri si fossero aggrappati alla sua testa uno dopo l'altro -Beh, mi sembra ovvio.- il suo tono era improvvisamente irritato, seppur soltanto nelle sfumature - Quel piano é solo mio-

-Lo so, lo so gelosone- Taylor rise -Allora, mi lasci suonare Dea o no? -

-Non... Non sono geloso del... Del mio piano. - sottolineò il mio senza neppure accorgersene, probabilmente - Comunque sì, fai pure- si alzò in piedi, scostando leggermente il colletto della propria giacca azzurra e tornando ad assumere un espressione mezza sorridente -Mi raccomando, vai con un ritmo regolare e non fare la tua solita impennata-

-Certamente, capitano. Lei vada invece dalla sua ospite- Taylor sorrise a Philip, il quale ricambiò con un -Ci puoi contare-

 

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Capitolo 34
*** Capitolo 33- Ballo ***


Natalie
 

Appena Taylor si sedette per suonare, vidi le sue dita andare a scivolare sui tasti, ma senza premere nulla.

Nel frattempo che questo accadeva, Philip mi si avvicinò, allungando una mano con movimento elegante e rotatorio, quasi raffinato.

-Mi offriresti la possibilità di avere un ballo, my lady?-

Battei lievemente le palpebre, abbastanza insicura, per poi, prendendo un grosso respiro, annuire.

Il biondo dunque sorrise, facendo coincidere il suo palmo con il mio, andando a posare la mano libera sul mio fianco, senza muoverla da lì.

Il suo tocco era delicato, rassicurante, non fastidioso, sembrava quasi che non volesse sfiorarmi, anche se sinceramente mi sarei aspettata tutto il contrario.

Non era per nulla rozzo, anzi, era decisamente garbato.

Magari appariva fiducioso, arrogante e pieno di sé solo per la sua ciurma... sinceramente non sapevo dirlo.

La musica del pianoforte iniziò e quasi subito io e Philip iniziammo a ballare.

All'inizio mi sentivo abbastanza a disagio, insomma: non ero molto brava in questo tipo di cose, ma il capitano pirata lo era eccome, tanto che ci ritrovammo a danzare in perfetta sincronia, io che mi lasciavo trascinare nei passi con completa fiducia, sapendo che qualsiasi movimento mi avrebbe fatto fare, sarebbe andato a conclusione in maniera corretta.

-Siete davvero molto portata, my lady- asserí Philip, poco dopo avermi fatto fare una giravolta e avermi ripresa in maniera tale da trovarci molto più vicini, petto contro petto, con lui che aveva il suo viso non troppo lontano dal mio, lo sguardo ammaliante per quanto esso risultasse luminoso, seppur in parte coperto dalle ciglia e dal fatto che le palpebre fossero socchiuse.

-Grazie- dissi in un filo di voce, cercando di risultare fredda -Ma credo che la maggior parte del ballo lo stia compiendo tu-

-Questo perché ad un uomo è data la responsabilità di dirigere per la maggior parte delle danze... Ma se tu non avessi talento, puoi essere più che sicura che non staremmo a ballare così- sorrise -Siete troppo umile-

Non seppi più cosa rispondere a questo punto, avevo iniziato a pensare di averlo giudicato male... E allo stesso tempo temevo che mi stesse ingannando.

Non avevo idea di cosa pensare su Philip: volevo sapere se era l'amico d'infanzia di Nicholas e capire cosa nascondesse sotto quell'espressione sorridente, sotto quelle parole e soprattutto sotto al suo carattere che prima sembrava egocentrico e vanitoso da paura, per poi diventare anche fin troppo delicato e rispettoso.

Nascosi il rossore, comunque, alla troppa vicinanza con lui e mi limitai a continuare a ballare senza dire nulla, lasciando che procedesse nel suo  semplice dirigermi nei movimenti della danza, quasi fossi una bambola, assecondandolo.

Quando il ballo finí, i pirati presero tutti o a fischiare o ad applaudire, cosa che mi fece sentire nettamente stranita: avevo come esiliato ciò che mi circondava in precedenza, era come se ci fossimo stati solo io e Philip, nessuno che osservava.

-Grazie per gli applausi, ma mi dispiace dirvi che questo non era uno spettacolo, state solo mettendo a disagio l'ospite- fece lui con tono leggermente divertito alla ciurma, per poi guardarmi.

I pirati a quel punto smisero di mostrare il loro apprezzamento, continuando a prendere altro cibo dalla tavolata.

Il cuoco si avvicinò al capitano -Ti ho tenuto del cibo da parte, comandante, così non rimarrai senza-

-Molto gentile da parte tua- Philip spostò lo sguardo da me al cuoco, per poi tornare a me -Sono uno che a mangiare è lento da paura, vorresti aspettarmi qui?-

Anche se abbastanza confusa dalla cosa, annuii.

"Non mangia in pubblico? Perché?" Mi chiesi istantaneamente, cercando di non far trasparire nulla della domanda che si ripeteva più e più volte, parecchio insistente.

Per qualche motivo, più avevo vicino Philip e più iniziavo a credere che, nonostante lo incuriosissi, non era tipo da avvicinarsi a lungo e tantomeno da parlare di sé, come se avesse paura.

Paura di potersi attaccare a qualcuno? Paura di rivelarsi? O forse paura di non sentirsi libero di andare con altre donne? Non ne avevo idea.

-Spero vorrai scusarmi- asserí a voce non troppo alta.

Mi fece, ancora una volta, proprio come al nostro primo incontro, un rapido baciamano, per poi dileguarsi, saettando e scivolando negli spazi liberi del ponte, districandosi tra la folla con una bravura assurda.

Lo seguii con lo sguardo fino a che egli non scomparve.

-Non gli hai chiesto nulla?- domandò Jacop avvicinandosi a me, battendo prima le due scarpe tra di loro per segnalare la propria presenza.

Negai con un rapido movimento di testa, mentre improvvisamente calava il silenzio, silenzio che venne rotto da Taylor.

-Tesoro, puoi andare a prendere lo spartito di Beethoven? Non lo trovo- chiese all'uomo al mio fianco

-Certo.- rispose quello con un rapido innalzamento di spalle e facendo per allontanarsi a sua volta, bloccandosi però prima e girandosi verso di me -Vuoi venire anche tu?-

-Uhm, volentieri- accordai, accodandomi a Jacop che si diresse così verso la stanza con gli strumenti musicali, la stanza del capitano.

Mi lasciai ammirare un ennesima volta i bellissimi strumenti, passando dallo studiarne uno per poi raggiungere un altro con lo sguardo.

-Sinceramente mi aspettavo che il capitano ti invitasse a cenare con lui... Non che se ne andasse- asserí.

-Ah sì?-

Annuì, avvicinandosi ad ogni leggio, alla ricerca dello spartito richiesto -Il capitano mi sembra un po' strano, oggi. Di solito è abbastanza leggibile e non perde neppure la più piccola occasione per corteggiare. Eppure... Sembra distante in questo caso. Come se avesse la testa altrove-

-Non capita spesso di vederlo così, immagino-

-Quasi mai, non con un ospite, almeno-

Mi ritrovai a portarmi una mano alla testa, scostando una ciocca di capelli dietro all'orecchio, mordicchiandomi il labbro.

Cosa poteva significare? Era una giornata no o qualcosa del genere?

Cancellai rapidamente il pensiero dalla testa al vedere di colpo quello che appariva un pianoforte, seppur ricoperto da un telo bianco, come se dovesse per forza essere nascosto perfino dagli occhi altrui, quasi dovesse venir protetto.

Mi ci avvicinai, sollevando leggermente la stoffa bianca, prendendo a scostarla leggermente -Questo...-

-No... Quello... é meglio non toccarlo-  mi fermò di colpo Jacop -É il piano preferito del capitano. Meglio non rischiare a sollevare quel telo-

In parte lo avevo già sollevato e riuscivo a vedere una colorazione bronzea, molto scrostata e antica, con un accenno di scritta su di esso.

"Las...?"

Lo scostai comunque un altro po', siccome mancava buona parte della parola che stavo leggendo, rimanendo presto senza fiato.

Sul piano... Vi era scritto  Nicholas

 

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Capitolo 35
*** Capitolo 34- Quell'amico ***


Natalie
 

"Nicholas. Non può essere una coincidenza. Questo decisamente significa qualcosa e inizio ad essere sempre più sicura che Philip sia davvero l'amico di infanzia di cui aveva parlato."

-Ohi Natalie, ho preso lo spartito, dovremmo tornare indietro- fece Jacop con tono leggermente preoccupato.

Praticamente lo ignorai, cercando di ragionare sui pezzi di situazione che si sommavano gli uni sugli altri .

"Che ci sia qualcos'altro su questo piano? Dovrei togliere completamente il telo..."

Mi grattai il capo, continuando a guardare la parte visibile dello strumento musicale, parecchio combattuta dalla indecisione che duellava con una certa foga nel mio cervello.

"Lo faccio? O no? Vorrei, ma..."

Presi a sollevare un altro po', ma poi mi bloccai di netto da ciò che stavo facendo, lasciando però sempre sollevato, seppur parzialmente, il telo.

Rimasi bloccata lì, non sapendo esattamente che fare.

" Davvero, potrei ... Ma teoricamente sarebbe meglio di no, altrimenti poi magari lui..."

-Scusatemi... Potrei sapere come mai siete qui, per cortesia?-

"Oh, cazzo"

La voce di Philip saltó su all'improvviso, portandomi istantaneamente a sobbalzare dalla sorpresa, girandomi in sua direzione e notandolo con completo disagio.

Quando era entrato?

Beh, decisamente non era questo l'importante in sé: il biondo aveva uno sguardo decisamente serio e freddo, pungente e gelido come una lastra di ghiaccio, quasi assassino per come questo si fosse assottigliato.

Non era rabbia, né nervosismo che dimorava in quegli occhi, ma un distacco incomparabile e pericoloso.

Sembrava essere capace di strangolarci senza battere ciglio.

Guardava principalmente me e il lembo di stoffa che sollevavo: il quale mollai come se mi fossi scottata, un gesto fatto per istinto.

-Ehm...- iniziai, boccheggiando, poco prima che Jacop si mettesse in mezzo.

-Siamo entrati per recuperare lo spartito di Beethoven, capitano. Mi è stato chiesto da Taylor- prese fiato egli, piazzandomisi davanti quasi a protezione.

Lo sguardo del capitano era comunque capace di mandare brividi di paura per tutta la spina dorsale fino a far rizzare tutti i capelli, accompagnati da pelle d'oca.

Iniziavo nettamente a pensare di averla fatta molto, molto grossa.

-E vorreste spiegarmi, per cortesia, cosa implicasse in questo compito il mio pianoforte?- il tono era tra il sarcasmo e il disprezzo, con un aggiunta di minaccia che mi rendeva sempre più in ansia.

Mandai giù la saliva a stento.

Dovevo giustificare il mio gesto? Beh.

All'inizio era stato per curiosità... Poi ... Era stato tutto istinto e poca responsabilità.

Provai a parlare di nuovo, ma Jacop parlò sempre prima di me.

-Me ne assumo io la responsabilità, avrei dovuto dirglielo all'entrata. Non lo sapeva-

Guardai Jacop, sentendomi confusa.

Perché mi stava proteggendo? Non gli avevo fatto niente per portarlo ad aiutarmi, soprattutto con il rischio di finire nei guai in questa maniera con il suo capitano.

-N...no!- asserii di colpo, abbastanza agitata -Non è stata colpa sua. Okay che magari non me lo aveva detto, ma poi ho fatto tutto da sola. Jacop non c'entra-

Philip non parve cambiare espressione a questo battibecco, tantomeno il suo sguardo parve farlo, ma notavo che mi stava ascoltando dal fatto che si era fermato sul posto dall'iniziale avanzare lento in nostra direzione.

-Semplicemente...- continuai io, scostandomi dalla protezione dell'uomo con la benda, il quale mi osservò con silenziosa preoccupazione -Ho letto il nome che é inciso sul pianoforte... E io conosco uno che si chiama così, il quale mi ha detto di aver avuto un amico da piccolo che suonava tre strumenti musicali-

Di colpo, appena dissi ciò, vidi la sua espressione cambiare di netto, risultando meno fredda, piú sorpresa e confusa, decisamente turbata da ciò che stavo dicendo.

-Questo suo amico lo aveva invitato a stare con lui fino a che non fu obbligato a partire dai genitori... E a detta sua, lo credette morto, siccome la nave in cui si era imbarcato era stata distrutta-

L'espressione di Philip si piegò vistosamente, diventando tale da sembrare immersa in un dolore che mi piegò lo stomaco.

-Quell'amico... Sei tu?-

Lui non rispose, stringendo i pugni e guardando in basso, con la mandibola così contratta che sembrava impossibile permetterle anche solo un movimento.

Fissava il suolo con uno sguardo che mi lasciava sempre più senza fiato.

Rimase in silenzio per diverso tempo, poi alzò nuovamente il capo e sospirando annuí.

-Sí. Sono... Sono io quell'amico. Sono quello che non é riuscito a ribellarsi dall'idea dei genitori, lasciando solo l'unico amico che io abbia mai avuto nella mia infanzia. Sono quello che ha voluto scappare dalla nave poco dopo che era salpata e che si è gettato giù dall'oblò, vedendo poi quella stessa nave venir affondata da delle cannonate. - rise, ma nessuna felicità emerse dalla sua risata, la quale fu terribilmente amara nelle sue sfaccettature -Sono quello che non sapeva nuotare e che credeva di star per morire a sua volta, ma che è stato salvato dallo stesso uomo che ha ucciso i miei genitori. E soprattutto sono quello che non è tornato indietro a cercarlo per vergogna-

-Ma... Perché avresti dovuto vergognarti? Lui sarebbe stato felice se ti avesse saputo vivo! Ha sofferto tanto e... Perderti lo ha fatto soffrire anche di più!-

Philip scosse la testa più e più volte, quasi meccanicamente, gli occhi improvvisamente chiusi, per non dire serrati.

-Meglio perderle che averle le persone come me.-

Il commento mi spiazzò.

Mi spiazzò così tanto che sentivo come se il mio cervello fosse partito e non trovasse più il collegamento.

Perché la pensava così? Io non lo capivo proprio.

Lo vidi girarsi e istantaneamente scossi la testa, prendendo a correre in sua direzione fino ad essergli davanti, fissandolo da vicino per solo qualche istante, guardando l'espressione impassibile e incomprensibile.

Quasi d'istinto, gli mollai uno schiaffo dritto in volto.

Il ciocco risuonò nella stanza come un eco.

Lui mi tornò a guardare dritto negli occhi, dapprima con shock, sorpresa e confusione, poi con un che di arrabbiato, testimoni il ritorno delle mani chiuse a pugno e dello sguardo irritato, per poi scostare la testa, guardando altrove nel più totale dei silenzi.

E proprio in quel momento, finalmente giunsero: lacrime.

 

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Capitolo 36
*** Capitolo 35- Era un chiodo fisso ***


Philip
 

La sensazione dello schiaffo vibrava ancora sulla mia pelle e il mio stesso corpo mi pregava di ingoiare tutto.

Ingoiare la sensazione di voler sfuggire.

Ingoiare il rimorso che insistentemente picchiava contro allo stomaco.

Ingoiare le parole che sarebbero potute scivolarmi fuori dalle labbra per un ennesima volta.

Tutto sembrava una tempesta che infuriava nel mio cervello, depositando immagini dopo immagini, seppur sfocate dagli anni passati, a tratti quasi luccicanti o troppo vaghe, effetto che poteva essere dovuto allo shock.

Gli occhi mi pizzicavano e in maniera ardua resistevano dal gettare fuori.

Ed ero arrabbiato.

Arrabbiato per questo con me stesso, arrabbiato con quella ragazza di cui non conoscevo neppure il nome per il semplice motivo di aver gettato ai quattro venti ciò che avevo sepolto, limitandomi a contenerlo nella solitudine di una scatola anche troppo piccola, lasciata leggermente aperta solo nei momenti in cui le mie mani andavano a cercare i tasti di Nicholas.

Nessuno avrebbe dovuto aprirla più di quello spiffero.

Nessuno.

Repressi la rabbia e la frustrazione semplicemente stringendo i pugni, ma appena lo feci, iniziarono.

Iniziarono le immagini che trattavano di me, di Nicholas... Sapendo che tutto era cambiato da fin troppo tempo, avrei dovuto esservi abituato, ma il peso... Quell'enorme peso, un macigno che si bloccava all'altezza del petto, calpestando ogni cosa che poteva trovare, beh, quello era lí, di nuovo.

Rimuoverlo non era mai facile, ma questa volta sembrava anche mille volte peggio rispetto al solito.

Mi ritrovai a guardare irritato la ragazza, per poi sentire che tutto quello che stava accadendo non era colpa sua, non lo era.

Era solo colpa mia.

Mia.

Percepii gli occhi pizzicare e cercai di cancellare le emozioni per fermare le lacrime che premevano, ma senza risultati.

Erano anche loro lì: non scendevano ancora, non volevo permetterlo.

Eppure... Bastò un ennesima immagine a flash, quasi incisa nella mia testa, in cui vedevo l'espressione allegra di Nicholas mentre suonavo, cercando di insegnargli a sua volta, accompagnata dalle risate di sfondo, per lasciarle libere.

Lacrime.

Lacrime che mi attraversavano le goti stupidamente, togliendosi anche solo quel minimo cenno di contegno che avevo mantenuto in tutti questi anni.

Stupide, inutili, fragili gocce che irrompevano, appannandomi la vista, lasciando che questa diventasse sempre più incapace di rispondere agli impulsi mentali che mi imponevano di richiudermi su me stesso come un guscio, mettendo quel sorriso strafottente davanti a tutto e tutti.

Pericolo: la mia fragilità era un pericolo, lo diceva anche il vecchio.

Esporsi non era qualcosa di permissibile, soprattutto con qualcuno che a malapena si conosceva.

Mi asciugai il volto con la mano il più frettolosamente possibile, costringendomi a cancellarle, a rimuoverle totalmente, come se non ci fossero mai state, ricacciandole via per poi irrigidirmi di netto.

Irrigidirmi per una piccola, piccolissima motivazione, che poteva decisamente far crollare la facciata una volta per tutte, cosa che non avrei mai accettato.

Voltai la testa di colpo, quasi realizzando il fatto che sì, lui c'era ancora e sì, mi ero completamente dimenticato di ciò, forse perché a parlare di Nicholas tornavo a diventare come un bambino, per quanto non lo volessi era più forte di me.

-Jacop ... Sei ancora qui?-

Avrei potuto imprecare in mille modi per quanto mi sentivo irritato con me stesso.

Mi ero lasciato andare davanti ad uno della mia ciurma: okay che era uno di quelli che era stato di più con me come capitano, ma comunque non mi avrebbe più visto nella stessa maniera.

La maschera stava cadendo a pezzi e non potevo più farci nulla.

L'uomo con la benda sull'occhio non si scompose, semplicemente si strinse nelle spalle e rapidamente uscí dalla stanza, tenendo stretto lo spartito di Beethoven.

Lo segui con lo sguardo con costanza, tenendolo d'occhio, come per dirgli di non aprire bocca con nessuno su ciò che aveva udito e visto.

Non volevo che la notizia divagasse.

Non volevo che qualcuno lo venisse a sapere oltre alle persone in questa stanza: non che volessi che loro sapessero, ma ormai era troppo tardi per tornare indietro.

Prima di uscire, Jacop fece un inchino, a cui mi ritrovai ad inarcare leggermente il sopracciglio.

Quando si rimise nella posizione originale, il suo sguardo guizzó nel mio.

Vi lessi molte parole mute, molte che avrebbe potuto pronunciare e che stranamente non erano quelle che mi sarei aspettato.

Non c'era pena, non disgusto, solo un affetto che accolsi e compresi, facendomi sentire come se avessi dubitato troppo.

Quello sguardo voleva la mia felicità è non potevo non essergli grato per questo.

Dopo l'incrociare di sguardi, rapido e silenzioso, lui se ne uscí asserendo un - Con permesso- per poi sparire oltre la porta della stanza.

Vi fu silenzio per parecchio tempo, un silenzio che mi parve eterno, prima che mi degnassi di tornare con lo sguardo alla ragazza che avevo di fronte.

Sembrava attendere le mie parole, quasi non aspettasse che un verdetto finale.

Mi uscí un semplice sospiro pieno di esasperazione, soprattutto nel tempo in cui realizzai il fatto che la mia testa si stava riempiendo di domande, tutte incentrate sul bambino con cui avevo fatto amicizia tempo addietro e che non aveva mai smesso di avvolgere la mia mente in tutti gli anni.

Avevo cercato di allontanarlo, desiderando di placare quelle richieste sconsiderate semplicemente concentrandomi sulle donne.

La facilità nel sedurle era immane, soprattutto mettendo in atto qualche cortesia e gentilezza.

Eppure Nicholas c'era sempre stato.

Un chiodo fisso, puntato al centro della mia testa, spinto a fondo dalle onde dei piaceri carnali che io stesso giudicavo come disgustosi a tratti, ma che tornava sempre a galla a punzecchiarmi nei momenti più inopportuni.

Appena la ragazza era salita a bordo infatti, oggi, lui aveva preso a balenare senza tregua e senza un motivo vero e proprio.

Avevo cercato di resistere, ma lui aveva continuato a picchiare i miei altri pensieri e a spingerli altrove infiltrandosi laddove non avrebbe dovuto passare.

Pure Hunk, il mio cuoco di bordo, se n'era accorto e aveva finto di avermi tenuto da parte il cibo solo per parlarmi e chiedermi se era ciò che pensava.

Hunk era l'unico a sapere, siccome era stato con me dai tempi in cui vi era stato il vecchio, quando ero stato salvato dal mare che mi avrebbe potuto inghiottire per sempre.

E di quelle domande tanto insistenti che andavano a basarsi su Nicholas, una sola era quella che si ripeteva più frequentemente.

E fu proprio quella che chiesi.

-Come sta?-

 

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Capitolo 37
*** Capitolo 36- Queste catene invisibili ***


Natalie
 

-Come sta?- chiese Philip, quasi pregando con lo sguardo per una risposta, ma in una maniera viva, estremamente vera, tanto che mi venne da sorridergli leggermente.

-Meglio.- cercai di ricacciare l'immagine di lui che veniva colpito dalla trave, sperando veramente parecchio che, come per Max, fosse vivo al momento - Ha trovato una famiglia. Un prete lo ha adottato e dei fratelli a cui volere bene. -

Philip si morse leggermente il labbro, assumendo un aria sollevata -Capisco- fece una pausa, andando a sedersi su dei gradini che portavano alla sua scrivania.

Lo seguii, sedendomi a mia volta, le braccia come incrociate tra di loro.

-Come sapevi che ero io? Da cosa lo hai capito?-

-Nicholas mi ha raccontato della sua infanzia e mi ha parlato di te. Ho semplicemente fatto due più due-

-Quindi... Voi siete amici?-

-Sí . Lo ho incontrato a lavoro, fa il barista al Bar delle Creature, mi ha aiutato a raggiungere il negozio in cui noi ci siamo incontrati-

-Mmh- appoggiò la mano al mento, sostenendosi e battendo nervosamente il piede contro il pavimento, quasi in un tic, per poi tornare a gettare fuori un sospiro, quasi si scaricasse da dei pesi tramite essi.

Il suo volto parve essere attraversato da tanti, tantissimi pensieri, insieme ad una sfumatura leggermente irritata di cui non capivo per nulla l'oggetto a cui era riferito e perché, questo fino a che non parlò ancora.

-Se mi rifacesse vivo, mi odierà-

-Perché dovrebbe?- lo dissi, particolarmente turbata -Vero, non sei tornato da lui, molto probabilmente si arrabbierà un po' ... Ma non credo arriverà ad odiarti. Penso invece ne sarebbe molto felice, anche perché lo ho sentito, gli manchi parecchio-

Lui scosse il capo -Mi odierebbe, invece. Sono cambiato in questo tempo e farmi rivedere... così...-

-Secondo me hai solo paura- lo dissi senza neppure pensarci, mi uscí talmente tanto naturale che neppure me ne pentii.

Lo vidi alzare la testa di colpo e arrossire di botto, andando ad immergere le mani tra i capelli biondi, rendendoli una massa disordinata, mentre per qualche strano motivo, mi sembrò di vedere come un pixel saltare nello sfondo, sostituito da un altro di colore rosso.

"Che sia una mia impressione... O é successo davvero?"

-Magari ho paura, sí.- Philip strinse la mascella, andando a torturarsi le mani tra di loro -Perché sono io a non trovarmi più come prima e lui sarà stato male per me, mentre io ho solo allungato le sue sofferenze non volendo tornare indietro. Ma tornare ora mi sembra sbagliato, come se... Come se ci fosse qualcuno o qualcosa che mi incatena qui, su questa nave.- fece una pausa -Prima credevo fosse semplicemente il fatto che non avevo idea di dove Nicholas fosse. Ora invece so dov'è, ma comunque... Non credo di avere il coraggio necessario per andare ad affrontarlo, anche se lo vorrei vedere, davvero lo vorrei tantissimo-

Chiuse gli occhi, lasciando che entrambe le mani si sciogliessero dalla presa, mostrando segni rossastri per la tensione della stretta.

Una seconda volta, un pixel mi parve partire e questa volta mi sembrò sempre meno di essermelo immaginato, dettaglio che mi fece sudare freddo.

Cosa stava accadendo?

-Però... Credo che ci andrò comunque- Philip alzò la testa dalla posizione precedente, accennando un sorriso, anche se un po' malinconico e tirato -Perché anche se ho... - boccheggiò leggermente, come cercando le parole -Queste catene invisibili addosso che mi tirano per farmi restare... - prese un respiro - Quello che so é che voglio vederlo e mi é stata data un occasione. Non posso sprecarla a deprimermi su quanto io sia stato idiota in questi anni-

Avrei voluto rispondere con il mio apprezzamento per ciò che aveva detto, ma più i secondi passavano e più sentivo come se qualcosa di negativo stesse per accadere.

Guardai la borsa che avevo sul mio fianco, la quale risultava normalissima: non dava cenni di luminosità e tantomeno era troppo tardi.

Erano probabilmente quasi le quattro, magari le cinque, ma non di più di questo.

-Volevo ringraziarti- aggiunse poi il biondo, prendendo un grosso respiro -Se non ci fossi stata tu, probabilmente non avrei mai capito di starmi comportando da idiota. Ho continuato a nascondermi e basta, senza capire l'ovvio.- sorrise leggermente, ma stavolta in maniera meno tirata, per poi guardarmi.

Dovevo avere un espressione veramente molto preoccupata, perché a sua volta, immediatamente, il suo volto tornò serio e anche parecchio confuso.

-Tutto okay? Che succede?-

Un altro pixel, un altro ancora, tanti che si aggiungevano, andando lentamente a formare delle grosse 'x' e delle fasce con ennesime scritte di Error che si ripetevano e si ripetevano ancora, aggiungendosi.

Philip batté le palpebre due volte, come se anche lui riuscisse a vederle.

Si alzò in piedi, quasi fosse stato seduto su una molla, guardandosi attorno con un che di spaesato.

Sempre più scritte, sempre più 'x' che si aggiungevano alla mischia, con l'unica aggiunta che prendevano a fare rumore, come una sirena di allarme.

Philip mi guardò per poi tornare a guardare le fasce rosse, passando da me ad esse con rapidità ed estrema preoccupazione.

-Diglielo- quasi urlò, per sovrastare il rumore che si ripeteva e si ripeteva ancora -Digli che sono vivo, per favore, diglielo.-

Probabilmente non sapeva neppure lui perché me lo stava chiedendo, ma forse era l'istinto a parlare.

-Digli dove sono al posto mio, te ne prego-

La visuale prese a sciamare, a tremare come non mai.

Il panico mi afferrò dalla testa ai piedi, portandomi ad alzarmi a mia volta, cercando disperatamente di afferrare la mano del biondo, come per essere pronta a farlo scansare da qualsiasi oggetto che avrebbe potuto cadere dal cielo, da qualsiasi cosa che avrebbe cercato di ucciderlo, sapendo che molto probabilmente nella prossima route lui non si sarebbe ricordato di nulla di quello che era accaduto e di ciò di cui avevamo parlato.

Appena provai a prendergli la mano, però, ancora la scritta error che andava a mettersi in mezzo, come uno scudo, mentre tutto collassava.

-Ti prego!- urlò, con un espressione mista al dolore e allo sbigottimento, prima che tutto diventasse nero, saltando definitivamente, con un ennesimo 'Game Over' che danzava davanti al mio sguardo.

 

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Capitolo 38
*** Capitolo 37- Torna indietro ***


Natalie
 

La scritta era scomparsa dopo qualche istante, portandomi per l'ennesima volta a quel menù  principale che iniziavo proprio a detestare, con quella voce robotica che avrei mandato a quel paese così tante volte che probabilmente ci avrei potuto anche prendere gusto, se soltanto non avesse dato neppure un minimo di reazione, chiedendomi di raggiungere la prossima route.

L'unica cosa che potevo giudicare rassicurante stava nel fatto che almeno non avevo visto un altra persona morirmi davanti, ma... Insomma, che diavolo stava a significare tutto questo?

Anche la sedia di Philip era sparita nel nulla.

Ne rimanevano due: lo yandere e il corvino scorbutico.

Seguendo l'ordine, il mio prossimo sarebbe stato Lysander, perciò, seppur un po' irritata e ancora parecchio confusa, decisi che la mattina seguente avrei iniziato con lui... O questo lo pensai fino a che non mi venne in mente la situazione che era passata con Klaus che un attimo prima era stato disponibile e un attimo dopo era sparito nel nulla.

Non volevo assolutamente che riaccadesse, preferivo provare almeno a conoscere i personaggi, per quanto questo poi si rivelasse masochismo in seguito quando li vedevo sparire come nuvole di fumo.

Mi avvicinai alla sedia di Lysander, sospirando e premendo sullo schermo, andando a rileggere la presentazione e a prepararmi psicologicamente alla cosa.

Ero in ansia, non sapevo neppure perché, ma ero in ansia: guardavo quel ragazzo pallido, corvino, con le occhiaie... E il mio braccio tremava.

Il mio braccio tremava tutto, sembrava volermi impedire di andare a cliccare lo "scegli Lysander" che vi era proprio sotto ai miei occhi.

Mi sentivo come se avessi preso una scossa e che non potessi, non dovessi premere quel tasto.

"Che io debba quindi andare dall'altro? Che debba scegliere lo yandere? Perché?"

All'inizio mi sentivo un po' confusa ed incerta, dopotutto cosa cambiava dallo scegliere questo o quell'altro...

Poi però mi irritai parecchio: mi ero data un ordine, lo avevo seguito fino ad ora, non lo avrei cambiato.

Però allo stesso tempo mi davo della scema per il mio farmi simili pare, non in maniera tale, in ogni caso, da permettere a me stessa di cambiare opinione sulla mia fissazione.

Ero testarda, decisamente e più avrei trovato problemi, più ci avrei riprovato.

Nonostante le mie braccia tremassero, cercai di irrigidirle e allo stesso tempo di svegliarmi da quella sensazione strana che aveva preso a pervadermi dalla testa ai piedi.

Dopo un tempo che mi parve davvero infinito, continuai a non avere risultati di alcun tipo, tanto che la frustrazione era alle stelle.

"Oh, andiamo! Non deve essere così difficile premere uno stramaledetto tasto del cazzo!"

Avrei potuto anche urlare da quanto mi sentivo irritata, davvero: era un azione così semplice! Perché invece stava diventando così complicata ora?

Mi assaltai le labbra con i denti con piena stizza, sentendo le pellicole protestare ed il sapore di ferro che scivolava in bocca.

Ci vollero dieci secondi da quel momento per farmi realizzare che finalmente avevo ripreso possesso delle mie braccia, o più o meno, anche perché di colpo presero ad andare da sole e dirigersi verso il tasto.

"Finalmente!" Pensai esasperata, riuscendo a cliccare quello stramaledetto tasto tanto agognato.

E mi ero già preparata mentalmente a mettere il sì per confermare la mia scelta, ma qualcosa... Qualcosa continuava a non andare bene.

Invece della scritta 'confermi' , era comparsa una schermata totalmente diversa.

Diceva 'torna indietro' e c'era solo il sì.

"Ma che cazzo sta a significare questa cosa?"

Mi ritrovai a cliccare il sì, per poi ritrovarmi davanti al suo profilo e riprovare una seconda volta.

Ancora il torna indietro.

Riprovai di nuovo, di nuovo, di nuovo ancora, aumentando sempre di più la velocità per l'irritazione che iniziava a salire più non posso.

Tutto questo non era normale.

Un gioco non doveva essere così, lo pensavo dal momento esatto in cui avevo visto la morte di Max e continuavo a pensarlo senza dubitarne neppure un solo secondo.

Riprovai così tante volte da perdere il conto, sempre più innervosita nel mio disperato tentare che non andava mai a termine.

Cosa dovevo fare? Perché non funzionava?

-E che palle- quasi urlai, andando ad allontanarmi totalmente dalla schermata per poi mettermi seduta nel disperato tentativo di far acquietare la mia irritazione che fiammante non mi lasciava ragionare lucidamente, anche se non è che ci fosse poi tanto da ragionare in una cosa simile, se non per dire che questo gioco non voleva farmi entrare nella route di Lysander.

La domanda che mi sorgeva spontanea era : perché.

Perché non Lysander?

Con l'altro si sarebbe comportato diversamente?

Mi rialzai, avvicinandomi alla sua schermata.

Provai a cliccare il suo nome e spuntò la solita richiesta di conferma.

Per un istante mi ritrovai ad essere tentata a dire di sì, ma il mio orgoglio lo rigettò istantaneamente, riportandomi davanti a Lysander.

Ricliccai la schermata, pressi il dito sulla scritta.

Di nuovo il torna indietro che si opponeva ed il sì.

Di nuovo la lotta contro il gioco con pura e piena insistenza fino a farmi avere un crollo isterico.

Ma prima che tornassi a sedermi a terra, masticando qualche insulto, una luce accecante immerse la postazione del corvino.

Probabilmente saltai in aria per lo spavento quando questo accadde, trovandolo inaspettato e... Decisamente parecchio strano.

La luce rimase e continuò a rimanere.

L'istinto mi disse di muovermi in sua direzione e di entrare in quel fascio luminoso che mi bruciava gli occhi.

Seppur titubante, iniziando a desiderare con tutto il cuore di uscire dal gioco e lasciarlo stare una volta per tutte, mi ritrovai a farlo.

Entrai, sentendo ogni passo che si susseguiva, ogni movimento che veniva seguito dal mio battito cardiaco che sbalzavano con del frenetico e malato.

L'agitazione stava prendendo il possesso della mia mente insieme ad una sensazione di star sbagliando, ma non volevo smettere di muovermi.

Mi ritrovai davanti alla scritta, la pigiai, comparve finalmente la richiesta di conferma con sia il sì, sia il no.

Schiacciai senza troppi dubbi il sì.

Una pressione enorme prese inizialmente a schiacciarmi, facendomi sentire a dir poco sul punto di rompermi, ma proprio nel momento in cui tutte le particelle del mio corpo sembravano sul punto di saltare in aria, mi resi conto di essere stata catapultata in mezzo ad una stradina piccola, parecchio inquietante.

Mi guardai attorno, davanti a me non c'era assolutamente nessuno.

Ma quando mi girai, mi trovai di fronte ad un ragazzo circa della mia stessa altezza, corvino, con entrambi gli occhi neri come la notte, col volto nascosto da una sottospecie di fazzoletto.

Ma soprattutto notai il fatto che era sporco di sangue dalla testa ai piedi.

 

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Capitolo 39
*** Capitolo 38- Non è come sembra ***


Natalie

 

Il corvino mi guardava con lo sguardo parecchio scioccato, come se fossi un fantasma.

-Ma che...- batté infatti le palpebre due volte di fila, proprio come se stesse vedendo un allucinazione.

Non era l'unico ad essere sorpreso, decisamente: insomma, chi si sarebbe aspettato di trovarsi davanti un ragazzo sporco di sangue dalla testa ai piedi? Era suo, il sangue? Stava rischiando la vita appena ero arrivata? Ma era possibile che non ci fosse proprio un pizzico di normalità in questo videogame?

Udii un rumore metallico che pareva provenire dal suolo e immediatamente mi ritrovai a guardare a terra.

Rimasi totalmente scioccata al vedere cosa era caduto.

Un coltello, anche esso completamente sporco di liquido vitale.

E dietro di lui, lo notai di colpo, vi era anche di peggio: di molto peggio.

C'erano diversi corpi umani, probabilmente tutti morti per via delle pozze che si formavano al di sotto di loro, chi con ferite sul collo, chi con lo stomaco perforato.

Un conato di vomito mi salì in bocca e mi venne istintivo fare un passo indietro, tenendo d'occhio lo sconosciuto, con un brivido di paura che mi attraversava dalla testa ai piedi.

"É... Il killer di cui parlava Max"

Un altro passo all'indietro, mentre il mio intero corpo si preparava a schizzare via, iniziando a correre come se non ci fosse un domani.

Lui dovette accorgersene, anche perché vidi le sue pupille dilatarsi e tremare.

-As...aspetta! Non é come sembra!-

Non sapevo assolutamente cosa pensare o dire: l'unica cosa che volevo era scappare via il più velocemente possibile da lì, però...

Vedevo il suo sguardo, sottile, il quale sembrava pregarmi di ascoltarlo.

Non avevo idea se provare ad ottenere una spiegazione, anche solo qualcosa che magari dicesse che era stato qualcun'altro che lo aveva incastrato o robe del genere oppure semplicemente mandarlo al diavolo e scappare via .

Osservandolo attentamente, notai cenni di bende che spuntavano dai vestiti in parte strappati.

Bende. Le bende.

Anche il killer che era entrato nel negozio di Max aveva preso delle bende.

E armi. Tante armi.

Lui sembrava avere solo un coltello e non pareva intenzionato a cercare di prenderlo, ma chissà, magari non aspettava altro che abbassassi la guardia per poi sfoderarne un altra da sotto quegli abiti che parevano di almeno tre taglie più larghe e che mettevano in mostra delle braccia quasi scheletriche, coperte al punto tale da mostrare pochissimi cenni di pelle.

-Non ti farò del male. Ti chiedo solo... Ti chiedo solo di ascoltarmi. Per favore. Non mi avvicinerò neppure di un millimetro- come per mostrare la sua buona fede, stese le braccia ai  lati con fare totalmente remissivo, andando a metterle dietro alla testa, girandosi per mostrare la mancanza di armi e tornando col volto in mia direzione.

Lo osservai sospettosa con totale costanza, aspettando anche solo un passo falso per mettermi a correre a rotta di collo in direzione di casa, salvare e uscire...

Già.

Il piano sarebbe stato davvero ottimo se non ci fosse stato un piccolo dettaglio a rompere le scatole.

"Dove diavolo sono?"

Probabilmente sarebbe finita con me che correvo tra i vicoli come una disgraziata con lui alle calcagna e... Beh, lui conosceva questo posto, quindi sarei stata spacciata in partenza.

Anche con la mappa, non avevo la più pallida idea di dove potessi essere, quindi... Non sapevo che strada intraprendere.

-So chi sei- continuò lui, prendendo fiato -So che tu stai giocando a questo videogioco e che hai visto ogni singolo personaggio delle tue route morire o in ogni caso, svanire, per poi tornare in vita la route seguente-

Mi ritrovai ad osservarlo con una certa confusione, guardandolo spaesata.

-Come so queste cose, ti chiederai. Beh, io... Io provengo dalla terra, proprio come te. -

"Eh?"

-Sono umano. Non un personaggio normale di questo gioco. Sono un ragazzo umano che é stato intrappolato in questa realtà aumentata.-

"Non ha senso. Tutto questo... Non ha dannatamente senso"

-Questo videogioco vuole eliminarmi. Le persone che ho dietro di me volevano eliminarmi. Nel giro di qualche ora torneranno in piedi come nuovi, proprio come i personaggi delle tue route. -

"No..."

-Sono robot praticamente tutti tranne me. E questo gioco... Questo gioco non...-

-Non ti credo. Quello che stai dicendo non ha senso. Tu. Un umano? E scusami, come avresti fatto a finire in questo gioco? Stai mentendo. Vuoi solo che io abbassi la guardia per uccidermi-

-Cos...? No! Non sto mentendo!- lui parve quasi boccheggiare.

"Sta recitando. Sono sicura che sta recitando. É stato programmato così. Lui è un personaggio, é assolutamente impossibile che una persona venga intrappolata in un videogioco"

-Non sto mentendo e non voglio ucciderti, sono davvero stato messo in questo gioco!- parve esasperato, ma nulla cancellò i miei dubbi, tanto che lo guardavo con ancora più sospetto.

-E poi, se lo volessi, molto probabilmente saresti già morta- asserí come in un borbottio, per poi rendersi conto di ciò che aveva aggiunto, difatti i suoi occhi lampeggiarono.

Sembravano decisamente dire : mi sono fregato da solo.

Mi ritrovai ad indietreggiare ancora di un passo e lo vidi tentare di farne uno in mia direzione, per poi bloccarsi di netto, lasciando cadere le braccia sui fianchi, scuotendo la testa.

-Va bene.- disse, gettando fuori un sospiro- Mi arrendo. Che vada a fanculo tutto. E tutti quanti- borbottò - Mi sono rotto le palle. Scappa. Esci pure da sto cazzo di gioco. E assicurati di non tornare più. Ho finito-

Lo vidi piegarsi per prendere il coltello e subito mi ritrovai a sudare freddo, riprendendo ad indietreggiare.

E lo vidi anche stringerlo nel pugno, andando ad avanzare a sua volta... Ma nella direzione opposta rispetto a quella in cui ero io.

Presi dunque l'occasione al volo, mettendomi a correre nella parte opposta, cercando un modo rapido per raggiungere la mia casa il prima possibile, sperando che il killer, di punto in bianco, non cambiasse idea nella direzione presa e che, magari, arrabbiato, mi infilzasse con la sua arma.

Avanzai di corsa per neppure un minuto e poi altri  dieci buoni li sprecai nel disperato tentativo di ritrovare una strada che conoscessi, ma ognuna di esse in cui passavo mi sembrava uguale all'altra.

Frustrata, avanzai e avanzai ancora, ritrovandomi però davanti ad un vicolo cieco.

Mi lasciai cadere a terra.

Finché non trovavo l'appartamento, non potevo salvare e finché non potevo salvare, non sarei riuscita ad uscire.

"Guarda, me lo sono detta tante, troppe volte di smettere di giocare, ma io no, eh. Io no. Io proprio testarda a non capire quando smettere. Deficiente di una Natalie... "

 

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Capitolo 40
*** Capitolo 39- Apatismo ***


Lysander
 

"Lo immaginavo. Cavolo se lo immaginavo che sarebbe finita così"

Calcio un pattume con stizza, portandomi le mani alle tempie, con il coltello che preme a contatto con la pelle nello stivale destro.

Ce lo ho cacciato per non dover tenerlo costantemente in mano, anche perché così arrabbiato probabilmente finirei per distruggerlo a forza di lanciarlo contro i muri.

Sono deluso e irato con me stesso: ci avevo creduto davvero, eh, dopo tutti i tentativi di convincere le giocatrici per quattro maledetti lunghi anni che no, non ero, e non sono, uno psicopatico assassino che elimina gente a caso e che sì, ero e sono tutt'ora solo un disgraziato cacciato in un gioco crudele che mi rema contro, sempre senza risultati, ci avevo creduto davvero di poter cambiare le cose.

Prima, ci avevo creduto, ora decisamente non più.

E la motivazione? Beh, la motivazione era stata una nuvoletta di fumo creata da quel visionario maledetto e del suo 'ah, guarda, quella ragazza ha provocato l'effetto farfalla. Devi aspettare, poi potrai scappare', spiegato alla mia incapacità di comprensione del, quasi in arabo a detta mia, discorso iniziale, tutto questo prima di 'suicidarsi' -era un robot anche lui, dopotutto, come tutti gli altri, anche se non capivo ancora come mai mi avesse aiutato- , completamente a caso se devo aggiungere, davanti a me, cededomi le sue ventiquattro ore di route.

In poche parole, avevo due giorni, okay, ma due giorni platealmente inutili contando che, ovviamente, la ragazza non aveva voluto nemmeno provare ad ascoltare.

Massì, probabilmente neppure io lo avrei fatto se mi fossi trovato davanti qualcuno sporco di sangue, ma, ohi, non era stata colpa mia se mi avevano attaccato pochi minuti prima che arrivasse lei.

"Che culo, eh" penso, sarcastico, per poi andare ad appoggiarmi contro il muro, esausto, sia mentalmente che fisicamente, cercando di reprimere il nodo, quell'orrendo nodo allo stomaco che mi dice che a quanto pare non sono destinato a poter tornare alla mia vita normale.

La avevo sempre disprezzata prima di venire intrappolato qui, in parte per la noia, in parte per quanto trovavo irritante quel coinquilino con cui dividevo la stanza prima di andare a lavoro, sempre a dirmi quanto fossi sfigato al non aver mai avuto una ragazza... ora non posso non rimpiangerla.

Pagherei oro pur di tornarci, anche solo per qualche ora, anche solo per vedere il paesaggio generale, osservare le mere e vaghe preoccupazioni delle ragazze che pensano a come truccarsi il giorno seguente per fare colpo, osservare il divertirsi dei ragazzi all'andare in cerca di qualche tipa 'figa', parlando seppur stupidamente di qualsiasi cosa, magari facendo un tiro con una canna.

Ignoro sempre il pizzicare doloroso della ferita non rimarginata, con un lamento che mi sfugge, roco, mentre sento che forse, in un altra vita, potrei essere sulla terra.

"In un altra vita... Solo in un altra vita, eh?"

E realizzo di colpo quanto mi sento morto dentro, in questo momento.

É come se... Avessi abbandonato ogni cosa.

Come se il mio corpo, sì, si muovesse, ma dentro ci fosse solo un vuoto freddo, un vuoto così freddo da risultare soltanto un niente caotico.

Apatismo, una mancanza totale di voglia di muovermi, di superare un altro giorno solo per lottare in quello seguente, e in quello seguente ancora... E così via, all'infinito, in quello stupido girotondo in cui semplicemente continuo a ruotare, non rendendomi conto di essere già a terra, come un giocattolo crepato, spezzato da troppe speranze infrante che semplicemente cercano di salire a galla, ma che diventano sempre più sottili, sempre più fragili ed incapaci di incassare un altro colpo di più.

Le menzogne che mi ero raccontato per non arrendermi, quelle piccole bugie bianche che cercavano di difendermi da una probabile rottura, si sono mostrate per quello che sono e che rimarranno in eterno: bugie, stupide bugie, nulla di possibile.

"Sono stanco. Stanco da morire. Chiedere aiuto non ha più senso da tempo, anche se ci ho provato. Meglio chiuderla qui. Non voglio più fare tentativi"

Gli occhi pesano troppo, anche il mio corpo pesa troppo, potrei lasciarmi sprofondare nel baratro.

La mia mano cade, scivola percorrendomi la gamba, andando a sfiorare il profilo del mio stivale.

Ma si ferma ad un rumore improvviso di passi: magari qualcuno mi risparmierà il compito, tanto hanno desiderato di uccidermi così a lungo che non dovrei nemmeno provare a farlo da me.

Alzo la testa e apro gli occhi solo per vedere chi sarà l'esecutore, ma rimango totalmente sotto shock al vedere la rossa davanti a me, la quale mi si avvicina.

"Ma che cazz?... Cosa ci fa lei qui? Non dovrebbe essere già uscita? Cosa diamine vuole?"

La ragazza avanza ancora, per poi fermarsi davanti a me, né troppo lontana, né troppo vicina, così da essere sicura che la ascoltassi, molto probabilmente, e soprattutto che non la attaccassi

Rimango in silenzio, non apro bocca, semplicemente aspetto che parli, sempre che abbia davvero da parlare e che non mi sia venuta davanti solo per vedere quanto io sia patetico nella mia posizione da gatto randagio.

Se l'opzione fosse la seconda, un biglietto a fanculo non glielo leverebbe nessuno, ma non mi sento capace neppure di aprire bocca al momento.

La guardo. Lei guarda me.

"Vai al punto e smettila di farmi aspettare. Tanto lo so che anche la fine di questa situazione sarà uguale a quella delle altre. Mi sono arreso , non farmi sprecare altro tempo"

Lei continua a stare zitta e ad osservarmi in una maniera alquanto snervante.

Inizio a dubitare dell'opzione una e a calcolare mentalmente quanto tempo ci voglia per farle girare i tacchi, cercando già di preparare la lista di insulti mentali che le sparerò a dietro a raffica.

Ancora silenzio: vorrei davvero che la piantasse.

Non mi piace come mi guarda.

Non mi piace il silenzio che ci accompagna.

Non mi piace il fatto che quella lì stia solo prolungando le mie pene proprio quando ero sul punto di farla finita.

"Sputa il rospo o vattene. Non voglio dover aspettare oltre"

E lei finalmente parla.
 

 

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Capitolo 41
*** Capitolo 40- Sei come Tommaso della Bibbia ***


Natalie
 

Dopo qualche istante in cui ero rimasta seduta davanti a quello stramaledetto vicolo cieco, il mio cervello mi aveva posto una soluzione al tutto.

Una soluzione ai miei problemi, luminosa in un mare di domande e pretese mentali che continuavano a chiedermi di ritrovare la strada per raggiungere il salvataggio e uscire.

Una soluzione così semplice che non potevo non chiedermi come mai ci fossi arrivata solo ora e non prima: chissà quanto tempo era passato.

Mi alzai , decisa a portare a termine la mia decisione, ricacciando una sensazione aspra che mi diceva di non farlo.

"Lo devo fare, assolutamente. Non farti spuntare delle pare, é un ottimo piano" mi dissi mentalmente, cercando di convincermi con tutta me stessa, nonostante i costanti nodi allo stomaco che salivano su per il nervoso.

E proprio quel nodo alimentava i dubbi senza fermarsi.

Presi a camminare, seguendo i vicoli che avevo visto ed evitando quelli che, invece, mi apparivano totalmente sconosciuti.

Più avanzavo e più i dubbi di aggiungevano, ammassandosi gli uni sugli altri.

Farlo? Non farlo?

Mi avrebbe portato a qualche risultato il farlo? Sì, tornare a casa e buttare quello stupido videogioco nel pattume.

Ma mi avrebbe fatto sentire sporca? Eccome se lo avrebbe fatto, ma non tanto per il risultato finale: era il metodo utilizzato per raggiungere la meta che mi turbava.

Presi un respiro, scacciando una dopo l'altra le richieste mentali che mi dicevano di lasciar perdere per mantenere una reputazione pulita.

Avanzai ancora per troppo tempo, poi mi ritrovai finalmente laddove vi erano tutti i cadaveri lasciati dal killer.

"Seh. Come se potessero davvero alzarsi da un momento all'altro" pensai, evitandoli con lo sguardo per non finire con l'avere lo stramaledetto ennesimo conato di vomito della giornata.

Generalmente non avevo nausea a vedere i morti nei film... Ma dal 'vero' era tutta un altra storia.

Aggirati i cadaveri, cercai di avanzare con decisione, sperando che la strada non risultasse avere troppi sbocchi, altrimenti col cazzo che avrei potuto trovare il killer.

Sinceramente avevo paura di perdermi anche qui, anche perchè proprio non ne sarei uscita e mi sarei trovata al punto di partenza.

Pensandoci, mi ritrovai a procedere con un improvvisa domanda che mi lampeggiava nella testa, la quale si ripeteva più e più volte per quanto risultasse improvvisamente basilare nei miei pensieri.

Nelle altre route ero sempre arrivata a 'casa' prima di iniziare una route, questa volta no: perché?

E cos'era significato quel raggio luminoso iniziale?

Più ci pensavo e più rimanevo turbata nella mia stessa testa, a ragionare, a calcolare, ad ipotizzare possibilità più o meno sensate.

E i dubbi decisamente non diminuivano, anzi.

Camminai fino a trovarmi davanti un pattume rovesciato, con un sacco di enormi topi che sgraffignavano cibo tra gli sprechi lasciati nell'immondizia.

E più in avanti lo vidi, il killer.

Se ne stava accasciato su se stesso in posizione fetale, cosa che mi turbò parecchio, ma continuai ad avanzare, portandolo ad alzare la testa, mostrando uno sguardo inizialmente strano che poi si immergeva di confusione.

Procedetti fino a raggiungerlo, cercando di non mostrare alcun tipo di tentennare nella mia scelta, non avvicinandomi troppo e neppure standogli troppo lontano.

In parte ero contenta di non essermi persa per la trentesima volta e per averlo trovato praticamente al primo colpo.

Se non ci fossi riuscita, probabilmente avrei ceduto totalmente nella mia decisione.

Mi costrinsi a guardarlo negli occhi , cercando qualche straccio di pericolo o di idea che avrebbe potuto guizzargli nello sguardo, ma senza successo.

Non ne trovai alcuna, iniziai solo a leggere vaga attesa.

Tacqui, quasi per metterlo alla prova, curiosa di vedere quanto tempo avrebbe retto prima di mostrare cenni di nervosismo tramite magari un insulto o uno stringere di pugni.

Lo guardai, cercando di immaginare cosa potesse esserci al di sotto di quel fazzoletto di stoffa che gli copriva il volto ed il collo, attaccandosi direttamente agli abiti sporchi di sangue secco e in generale di sporcizia di qualsiasi tipo.

Rimasi zitta fino al punto tale che fui io a scocciarmi, anche perché il suo corpo non si mosse e non disse nulla, solo il suo sguardo iniziava a mostrare seccatura.

-Facciamo un patto- asserii, calma -Io sarò disposta a continuare ad ascoltarti e a calcolare ció che mi dici, cercando di ragionare, ma tu dovrai farmi capire di potermi fidare. Aiutami ad uscire fuori da questo labirinto. Parleremo della situazione a casa mia-

Il suo sguardo si assottigliò leggermente, come scrutandomi.

Fu lui a non dire nulla poi, decisamente non convinto, per poi uscirsene con un -Non credo sia possibile- a cui aggrottai la fronte, non sapendo come prendere quella risposta.

Di certo non avevo calcolato neppure per un mezzo secondo che potesse dire di no.

-E perché?- insistetti, cercando di apparire calma.

-Perché sono un ricercato in questo gioco.- asserí con tono monotono - Se uscissi da qui in direzione di casa tua per parlare , molto probabilmente ci sarebbero tutti i passanti ad avvertire la polizia. E poi sono più che sicuro che invece che ascoltarmi, torneresti direttamente a casa con il salvataggio, quindi col cavolo. Non sono così tonto da non capire-

-Ti prenderò degli abiti con cui coprirti, così da non farti notare dagli altri, mi basterà passare dal market- dissi, non mostrando insicurezze, senza battere ciglio

-E nel frattempo che le compri che faccio, aspetto affianco al negozio che qualcuno mi veda e che mi catturi?- sbottò, rotando gli occhi.

-No. Ti nascondi. Quando uscirò con i vestiti, dirò 'giú', lancerò i vestiti, tu li prenderai e io aspetterò che ti cambi. Così nessuno capirà che sei tu- presi fiato -E prometto che non me ne andrò. Cercherò di capirti, ma tu dovrai darmi delle prove-

-Hah. Sei come Tommaso della Bibbia, allora- disse con tono sarcastico, guardandomi con un che di sprezzante che decisamente mi fece irritare parecchio, anche se tentai di trattenere la stizza.

-Allora?- mi ritrovai ad alzare leggermente il tono con fare eloquente -Abbiamo o non abbiamo un accordo?-

-Come faccio a credere che non mi tradirai? Dopotutto potresti andare al market, dirlo al tuo amato Maximilian Grimm e farmi catturare-

Cercai di reprimere la rabbia che iniziava decisamente a salire a galla contro a quel tipo, dovuta principalmente al suo fare il nome di Max e tentai frettolosamente di non rabbrividire al sentirmi , seppure a metà, colta in flagrante.

Perché sì, avevo intenzione di tradirlo, ma non in quel momento, almeno.

-Non sono l'unica Tommaso a quanto vedo.- ribattei con pieno disprezzo -Abbiamo un accordo oppure no?- quasi ringhiai per pronunciare la frase.

Continuò a scrutarmi con quegli occhi scuri, talmente tanto da sembrare dei pozzi vuoti, circondati da occhiaie decisamente molto, molto evidenti e quasi nere, per poi socchiudere gli occhi, con una piccola ruga che gli si formava sulla fronte.

-Okay- fece, di colpo, non modificando minimamente il proprio tono -Va bene. Ti accompagnerò-

Si mise in piedi, appoggiando una mano al muro per tenersi su, muovendo la testa prima da una parte e poi dall'altra, prendendo così ad avviarsi.

 

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Capitolo 42
*** Capitolo 41- Nessuno ti riconoscerà ***


Lysander 
 

"C'é sicuramente qualcosa sotto a questo suo improvviso cambiamento. Sembrava molto, forse troppo  sicura di sé, soprattutto in mia presenza. Rispetto al nostro primo incontro, ha fatto un salto troppo grosso. Ma non importa" penso, accucciandomi nel mio nascondiglio, aspettando ancora che quella esca dal negozio.

Mi guardo attorno, nel frattempo, cercando di osservare ciò che mi circonda il più possibile.

Nessuno di troppo importante, né di minaccioso.

Tengo d'occhio anche a ciò che vi è dietro di me, ma fortunatamente non vi è nulla se non una minuscola stradina che porta direttamente al dietro del negozio.

Ricordo quando ci sono entrato, rubando un 'crea passaggi' da un uomo disattento, semplicemente stordendolo.

Avevo faticato per raggiungere il dietro del negozio, soprattutto dopo l'attacco iniziale che mi aveva fatto sbattere la schiena contro il suolo.

Ora il 'crea passaggi' é molto probabilmente esploso insieme a tutte le altre armi che sono andate al diavolo quando il fratello maggiore dei due Grimm mi ha fatto saltare quasi in aria, prima che Klaus comparisse.

"Chissà dove cavolo sta adesso quel visionario" mi chiedo, tornando sull'attenti in mezzo secondo al più piccolo rumore, andando a portare la mano allo stivale, per poi sentire un -Giú- asserito con un filo di voce, notando la rossa che spunta e lancia i vestiti su degli scalini in marmo non troppo distanti da dove mi sto nascondendo, coperto da una pianta.

Lascio schizzare lo sguardo ovunque prima di provare anche solo a muovere un piede in avanti.

Non c'è proprio nessuno: magari quella non vuole davvero tradirmi... O magari vuole farlo in un posto dove non posso scappare.

"Ma bene..."

Allungo il braccio, mi sollevo leggermente ed afferro gli abiti, tornando subito a rintanarmi dietro alla pianta per cambiarmi.

Getto via la maglia sporca e non posso non notare quanto la mia pelle sia coperta da tagli e lividi, con qualche cicatrice.

Tolgo anche i pantaloni e procedo nell'indossare in tutta fretta i nuovi vestiti, cercando di non fare caso all'orrendo abbonamento tra nero e giallo in certi punti che comunque mi ricorda un ape.

"Ma qualcosa di meglio, proprio no, eh. Preferivo i miei abiti sporchi, piuttosto"

Questa risulta decisamente molto, molto larga rispetto a me, ma le maniche lunghe almeno coprono le bende.

La parte inferiore si può salvare: pantaloni jeans di un grigio scuro.

Mi ha preso poi una mascherina bianca, di quelle che ricordano i periodi in malattia di mia madre.

Ha preso perfino un paio di occhiali ed un cappello con la visiera con un laccio che mi permette di nascondere i capelli.

Posso dire tranquillamente che non c'é nulla, ma proprio nulla, di mio, se non gli stivali con il coltello e cosa ancora più importante, l'unico pezzo di pelle visibile é il collo.

Nemmeno io mi riconoscerei così conciato se mi piazzassi allo specchio.

Esco dal buco in cui mi nascondevo, cercando di afferrare gli altri vestiti alla bell'e meglio e arrotolarli, permettendo quindi alla rossa di prenderli, seppur con sfiducia, piazzandosi dentro alla borsa.

-Nessuno ti riconoscerà- asserisce convinta e non posso non darle ragione mentalmente: sembro un misto tra un fissato con i germi, un teppista, una persona con pessimo gusto nella moda ed, ultimo ma non ultimo nelle definizioni, un rifiuto della società.

Manca solo una collanina d'oro con su scritto YOLO e mi sarei definito lo scempio più totale.

Non apro bocca per mostrare il mio disappunto nel vestire, semplicemente rimango zitto e inizio a camminare tra strade che, prima di adesso, immaginavo di poter percorrere solo nei sogni, soprattutto non alla luce del sole.

Osservo i passanti, tenendoli d'occhio con accuratezza, cercando di captare anche solo il più piccolo dei discorsi.

Se avessero anche solo accennato qualcosa tra di loro, cercando di non farsi sentire, coprendosi la bocca per evitare di farmi capire dal movimento di essa ciò che stavano dicendo, avrei iniziato sicuramente a preoccuparmi... E non poco.

Fortunatamente vedo persone che quando mi notano si limitano a fare espressioni perplesse per poi tornare alle conversazioni precedenti.

"Sono tutti robot. Tutti programmati. Basterà che io apra bocca per dire anche solo 'A' far capire loro chi sono."

Il mio sguardo guizza alla ragazza al mio fianco: appare stranamente naturale, non sembra dare cenni di nervosismo, eppure sono sicuro di star notando benissimo che c'è qualcosa nel suo sguardo che non mi convince.

"E questa avrebbe davvero fatto l'effetto farfalla? Mi sembra solo una ragazzina testarda che deve ancora crescere e che non vede l'ora di svignarsela, ora che ci sono io. No, perché prima qualcuno schiattava, ma ovviamente il gioco ti attira a sé come una calamita, ma se poi ci sono io, diventa di colpo tutto il contrario. Stupidi feromoni da coniglio che si mischiano alla spinta che i demoni incubus lasciano ad inizio e fine settimana"

Di colpo mi trovo ad osservare una bambina che si è fermata davanti a me: mi guarda con aria vacua, portandosi la mano alla bocca e chiedendo al genitore -Papà. Perché il signore é vestito così? Oggi a scuola ho letto che le persone non possono tenere il viso completamente coperto-

-In effetti é così, tesoro, é la legge- l'uomo mi guarda, assottigliando gli occhi.

Un brivido gelido mi percorre dalla testa ai piedi.

Anche Natalie si é fermata e ha un espressione che dice decisamente 'oh, cazzo'

Mi ritrovo a trattenere il respiro, per poi sentire qualcosa toccarmi il braccio.

L'istinto mi grida 'pericolo' e faccio per piegarmi a cercare il coltello, ma poi realizzo che é solo la rossa che mi ha fatto prendere un accidente, afferrandomi la mano.

Nel frattempo, però, nel movimento mi scivolano gli occhiali in avanti.

Cadono a terra.

L'unica cosa a cui posso pensare é il fatto che sono totalmente nella merda, siccome riconoscono non solo la mia voce, ma anche i miei occhi.

Chiudo di scatto le palpebre, cercando gli occhiali al buio, sentendo la consistenza della plastica sotto i polpastrelli e quindi afferrando al volo le lenti, piazzandomele davanti agli occhi e iniziando subito a correre, con Natalie che mi tira il braccio in avanti, spingendomi ad accelerare il passo.

 

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Capitolo 43
*** Capitolo 42- Il suo sguardo ***


Natalie
 

Non avevo la più pallida idea sul perché lo stessi aiutando.

Afferrare il suo braccio mi era venuto totalmente istintivo e non capivo neppure il senso, contando che neppure dieci minuti prima o poco più ero stata totalmente decisa a non voler aiutarlo sul serio, soprattutto per via di ciò che avevo comprato insieme ai vestiti.

Semplicemente, nel momento in cui quella bambina si era fermata, avevo sentito qualcosa di strano.

Che forse avessi paura che il killer attaccasse la bambina ed il padre? Era per questo?

"Probabile" mi dissi, continuando comunque a correre, stringendo i denti e in contemporanea anche la presa sulla stoffa della sua manica, come se temessi sfuggisse per fare proprio ciò che non volevo facesse.

Attaccare dei passanti? No, non glielo avrei permesso.

Continuammo, entrambi, a correre fino ad essere privi di fiato, distanti abbastanza dalla folla di persone e non troppo lontani dall'appartamento di salvataggio.

Mancava poco, veramente poco.

Rallentammo decisamente di molto il passo e non potei fare a meno di notare come il corvino continuasse a guardarsi a destra e manca come un animale braccato, così in allerta da mettermi in ansia.

Raggiungemmo la meta scelta dopo minuti e minuti passati a camminare, con un silenzio totale attorno che trovavo abbastanza pesante se dovevo dirlo.

L'appartamento sorgeva davanti al mio sguardo come acqua fresca dopo aver attraversato un deserto.

Infilai la chiave e in pochi secondi fummo entrambi dentro, lui che sfilava rapidamente occhiali e cappello, lasciando scivolare fuori la chioma scura, lasciando che la propria schiena si scontrasse con la parete, emettendo un mugugnare basso ed incomprensibile.

-Sono pronta alla tua spiegazione- asserii - Ma prima permettimi di andare a mettere i tuoi vestiti in bagno, sono talmente tanto sporchi che probabilmente potrebbero macchiare l'interno della mia borsa. E anche tu probabilmente hai bisogno di un bagno- aggiunsi, portandolo a guardarmi con un che di nettamente poco convinto.

Avevo bisogno di tempo, un po' di tempo per mettere in ordine l'idea generale nelle sue tempistiche e tutto quello che era accaduto

Il suo sguardo parve tornare in maniera parecchio inquietante a quello sguardo iniziale, quello che avevo visto quando lo avevo trovato accasciato su sé stesso in quella posizione fetale che, di colpo, sembrava un immagine incapace di staccarsi dalla mia testa.

-Dove sarebbe dunque la doccia?- chiese con voce piatta, fredda e parecchio vuota rispetto al tono sarcastico con cui mi aveva parlato in precedenza.

Glielo indicai con la mano, mostrandogli poi il salotto, ovvero dove lo avrei aspettato in seguito alla conclusione della sua doccia.

Lui sparí in un bagno, io rapidamente entrai nell'altro, pronta a piazzare gli abiti nella vasca, sperando ci potesse essere qualcosa per il sangue secco che non equivalesse al dover strofinare troppo a lungo: dopotutto dovevo avere una sorta di alibi per non portarlo a sospettare troppo.

Speravo vivamente di non essere sembrata troppo "accomodante", altrimenti i sospetti se li sarebbe sicuramente fatti.

In parte ne dubitavo, anche perché sennò avrebbe già dovuto fuggire, no? Scappare via, portando il mio piano ad un punto morto, seppur non del tutto, anche perché ero a casa, quindi potevo salvare ed uscire, proprio come avevo smaniato da tutto il pomeriggio.

Mi ritrovai ad aprire il quaderno per l'orario, leggendo un venti e dieci che mi lasciava abbastanza sorpresa, ma non troppo.

Il cielo aveva infatti preso ad oscurarsi sempre di più, cosa che notai dalla finestra del bagno, risultando di un blu che sfumava nell'azzurro scuro, percorso solo da qualche nuvola grigiastra.

Portai la mano alla tasca, tirando fuori delicatamente l'acquisto.

Era una sorta di bottone che, se schiacciato, mandava un allarme che potevano captare solo gli agenti di guardia di questo gioco, ovvero coloro che cercavano il killer da chissà quanto tempo, senza riuscire a catturarlo.

Una volta suonato, gli uomini si sarebbero precipitati qui, circondando la casa e facendo irruzione.

Questo, ovviamente, solo se lo premevo.

Nella tasca lo avevo messo in verticale, così che non provocasse spessore e che la stoffa non andasse a premere sul bottone prima del previsto.

Prima avrei ascoltato il killer, come avevo promesso, poi avrei tirato fuori una scusa per tornare in bagno e suonarlo al momento opportuno, così lo avrebbero preso e... Beh, forse... Forse il gioco avrebbe smesso di comportarsi in una maniera simile?

Che fosse lui la causa delle 'morti' di Max, Nicholas e che avesse poi inserito qualche virus?

No, in parte non aveva senso questo ragionamento e decisamente me ne rendevo conto io stessa.

Cioè, uno era morto per colpa di una trave... E se avesse avuto poteri simili nel gioco, molto probabilmente non avrebbe... Non avrebbe avuto quello sguardo.

Mi bloccai di colpo, come risvegliandomi da una trance.

"Ma che diavolo sto pensando? Scema, Natalie. Quello è un killer. Non farti influenzare"

Appoggiai il pulsante sul mobile, prendendo un grande, grosso respiro, schiaffeggiandomi le guance e andando alla ricerca di qualcosa che potesse rimuovere le macchie di sangue secco, trovando poco altro che candeggina e un boccetto strano verde di cui cercai l'etichetta.

"Ah. Eccolo. A quanto pare c'era sì. Hanno organizzato tutto con cura, eh, i creatori"

Lo versai, spargendolo poi con una spugnetta nei punti rovinati, ovvero praticamente ovunque.

E mentre lo facevo, notai la borsa sul mio fianco che prendeva ad illuminarsi.

Battei le palpebre, confusa, andando a prendere il quaderno, il quale rivelò avere una missione.

L'ultima che gli avevo visto era stata quella di Philip, anche se non si poteva definire una vera e propria missione, mentre la penultima era stata con la morte di Max, quindi iniziai a sentirmi vagamente tesa.

Una volta tirato fuori il quaderno , lo aprii, cercando la pagina in cui vi doveva essere scritta la richiesta del gioco.

Appena la trovai, vidi un grosso sei scritto in rosso, accompagnato ad una scritta che mi lasciò letteralmente senza parole e soprattutto senza fiato.

"Eh? Cosa? Ma..."

Provai a tirarmi un pizzicotto da sola, con l'unico risultato che nulla cambiò.

Quella scritta era davanti ai miei occhi in uno stampatello che era impossibile da confondere.

Anche uno mezzo cieco avrebbe potuto capirlo per quanto la scritta era grande.

Ciò che il quaderno mi chiedeva... Era un messaggio con una sola parola.

Uccidilo

 

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Capitolo 44
*** Capitolo 43- Non Farlo ***


Lysander
 

Le mie braccia vanno da sole, prendono a far scivolare ogni cenno di benda, mostrando le ferite più gravi che fortunatamente hanno smesso di sanguinare.

Mi guardo attorno, trovando la doccia ed uno specchio poco lontano in cui mi ritrovo a fissarmi.

"Sembro uno spaventapasseri" penso, andando poi a levarmi la maschera davanti alla bocca, ma senza guardarmi più.

Sono completamente nudo dalla testa ai piedi e la sensazione di freddo mi si insinua nelle ossa come un pugnale gelido che toglie il respiro.

Mi avvicino alla doccia: é da un bel po' che non ne ho vista una dal vivo.

Mi limito ad aprire il rubinetto e a tirare la tenda una volta entrato, mettendomi seduto sul fondo di essa.

Non mi piace stare in piedi nella doccia: mi fa sentire scoperto.

Se me ne sto invece in basso, posso sentirmi già più al sicuro, per quanto poi risulti complicato rimettermi in piedi.

Prendo sia lo shampoo, sia il docciaschiuma semplicemente allungando la mano verso quella sorta di muretto a cui sono appoggiati e mi ritrovo a strofinare a destra e manca, partendo prima dalle spalle, rabbrividendo ad ogni tocco.

Dopo aver proceduto con tutto il corpo, passo ai capelli e lo shampoo mi scivola negli occhi che, all'istante iniziano a bruciare e a lacrimare leggermente per il fastidio.

Impreco, andando a cercare il muretto per tirarmi su, sperando di trovare rapidamente anche il rubinetto seppur con gli occhi chiusi.

Fatico per non so quanto prima di trovarlo e finalmente l'acqua si interrompe.

Seguo il muro, cercando di visualizzare mentalmente l'immagine della stanza in cui sono per poter trovare l'asciugamano.

Lo trovo e subito me lo piazzo in faccia, strofinandolo contro le palpebre per rimuovere la sensazione aspra all'interno.

Quando accade, torno a cercare la mascherina e a piazzarmela sulla bocca.

Cerco delle bende nuove, ma in questo bagno non ce ne sono.

"Acc... Neppure un cerotto o due? Non faranno molto con questi mostri ma sempre meglio di niente. Proprio no?"

Apro diversi mobili, ma tutto ciò che trovo é un phon, una piastra, dei pettini di varie dimensioni, altri asciugamani e... Decisamente altra roba inutile che non  c'entra nulla con un maledetto kit di pronto soccorso.

Mi arrotolo l'asciugamano alla vita, facendo sporgere leggermente la testa nel momento esatto in cui sento la rossa uscire dall'altro bagno.

Nel momento in cui mi nota, lei sobbalza leggermente, dettaglio che mi fa roteare gli occhi.

-Scusami- dico con voce piatta -Potresti per favore allungarmi delle bende o dei cerotti? Qui non ce ne sono-

-Uhm. Eh. Okay- risponde lei, quasi tra degli scatti che mi ricordano dei saltelli.

Lei torna di nuovo nel bagno, facendone capolino dopo un po' con in mano un grosso contenitore marrone leggermente aperto che mi fa vedere la scritta 'disinfettante'.

Apro la porta di più, permettendole di darmelo.

Mentre lo faccio, vedo che lei sta cercando di non guardarmi, ma che allo stesso tempo finisce con il farlo, probabilmente dopo aver visto il brutto ematoma che ho sul braccio.

-Quello...- inizia, facendo per allungare leggermente la mano, cosa a cui mi ritraggo immediatamente.

-Non- cerco di trovare la maniera più educata per dirle di non toccarmi, non tanto perché la odi o robe del genere, ma perché essere sfiorato non fa altro che aumentare la tensione e fare un salto in questo momento, con le ferite tutte scoperte , non sarebbe il massimo: magari ne riaprebbe pure qualcuna -... Farlo- concludo, prendendo fiato.

Lei si riprende, appoggiando dunque il kit davanti a me e girandosi in fretta e furia, scivolando nella stanza dell' incontro che mi aveva indicato in precedenza.

Sollevo dunque il kit, tornando a chiudere la porta e aprendo per vedere il contenuto.

"Tutto quello che potrei sperare" penso, vedendo una scorta di materiali di cura che decisamente sono ciò di cui in questo momento non potrei fare a meno.

Prendo le prime bende e subito inizio ad avvolgerle alla mia vita in maniera parecchio stretta, talmente tanto da irrigidirmi e farmi respirare a malapena.

Passo al medicarmi le braccia, lasciando che la stoffa particolare cancelli dalla vista ogni centimetro di pelle in esse, piazzandomele perfino sulle mani.

Avvolgo perfino qualche parte delle gambe e poi chiudo il kit, andando a caccia di maglia, jeans, intimo e stivali.

Mi rivesto completamente, scivolando fuori dal bagno ed entrando nella stanza in cui vi é la rossa.

Lei è lì, ad aspettarmi con le braccia incrociate e lo sguardo puntato al terreno, con le dita che battono sulla pelle con un ritmo disperso e poco regolare.

Mi avvicino, seppur non di troppo, guardandomi attorno.

"Non mi sembra di vedere niente di sospetto... Che voglia davvero ascoltarmi? Mi sarei aspettato che nel tempo della scusa da hai bisogno di un bagno si mettesse a tirare fuori un piano. Davvero niente?..." Continuo ad osservare, mordicchiandomi l'interno della guancia "Che io abbia sospettato troppo di lei? Che voglia ascoltarmi? O c'è altro sotto? Cosa devo pensare?"

-Mettiti pure seduto- mi dice lei, improvvisamente guardandomi di nuovo, cosa che mi turba parecchio -Devi iniziare col tuo racconto e tutto-

La osservo, ma poi, sospirando, annuisco, mettendomi sulla superficie di quel divano che subito mi fa sentire a disagio.

Morbido.

Troppo morbido per i miei standard.

-Quindi vuoi davvero ascoltare- dico, risultando parecchio scettico, per poi vederla annuire senza dare cenni di negatività.

"Cosa diavolo é successo nel mentre che facevo la doccia? É così diversa tutta di colpo. Non ha senso"

Inizio a sentirmi nervoso, ma prendo un respiro ed inizio a parlare.

-Mi avevi detto che era impossibile che una persona venisse intrappolata in un gioco... Beh, posso assicurarti che invece è possibile. Questo perché i creatori del gioco, quattro anni fa, poco dopo aver finito di sviluppare l'idea del videogame e la realtà aumentata in sé, crearono una macchina che permetteva loro di entrare interamente in questo gioco, non con un casco che ti coinvolge solo la mente, ma con l'intero corpo- faccio una pausa, guardando la ragazza che mi osserva, ascoltando attentamente -Se la domanda ti sale sul 'come fai a sapere di questa costruzione', la risposta è ovvia. Sono uno dei lavoratori che ha partecipato alla costruzione del videogame.-

 

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Capitolo 45
*** Capitolo 44- Geloso? ***


4 anni prima

Lysander 
 

- Credo che adesso questo cavo regga- asserí il vecchio dopo averlo esaminato, andando ad appoggiarmi la mano sulla spalla.

-Credo anche io- risposi, sorridendo all'uomo dai capelli bianchi, il quale aveva il volto abbronzato, coperto di rughe, con dei buffi baffi attorcigliati e con un paio di occhiali a forma circolare lasciato sul naso.

Hai fatto un ottimo lavoro- continuò egli, passando affianco alla serie di componenti che si attaccavano ad una USB piena zeppa di dati sulla costruzione dei vicoli che andavano dietro alla città, vicoli che ricordavano parecchio una sottospecie di labirinto: se lo imparavi a memoria, diventava la cosa più semplice del mondo.

-Grazie, Walter- mi ritrovai a guardare l'elenco dei lavori di oggi, per poi alzare leggermente la testa -Ma secondo te, come saranno le route? Cioè, i creatori del gioco non ne hanno parlato e noi ci stiamo semplicemente limitando a creare il paesaggio e a renderlo più realistico possibile, ma se la storia non é emozionante per le giocatrici, non ha senso provare a svilupparlo in questa maniera, non trovi?-

-Beh, io ho sentito che sarà sicuramente qualcosa capace di far rimanere senza fiato- rispose lui, accarezzandosi i baffi con aria pensierosa -Poi per il resto non so nulla. Su, Lysander, continuiamo col lavoro. Se vuoi ce lo spartiamo di nuovo e poi controlliamo i risultati per essere sicuri che sia tutto apposto. Ci pagano per questo, dopotutto-

-Certo- risposi, cercando una penna per mettere una riga su entrambe le cose che avevamo appena finito e controllato.

-Io faccio parte del quaderno, ora, tu il bar del personaggio, sai, quello di cui stanno facendo il carattere seguendo le dichiarazioni di quel modello.- disse lui, guardando a sua volta la lista.

Annuii con un rapido cenno di capo -Per farlo dovrei andare da lui e porgergli le domande su come lo pensa?-

-Se é libero, sí. Se non é libero, no e provi ad ipotizzare tu come questo possa essere nella maniera più comoda possibile-

-Okay- mi grattai la testa -Che poi seguano anche il suo aspetto alla perfezione mi lascia un po' di stucco. Ma anche dell'altro. Va bene che sono dei modelli sul punto di sbocciare e che il gioco darebbe loro una bella spinta sul mercato, però...- mi grattai la testa, per poi sospirare - Va beh. L'importante é che le ragazze si infatuino del loro atteggiamento e del loro aspetto, no?  Per poi ovviamente passare a quello dopo e quello dopo ancora. Ci vediamo più tardi-

-Sí, a dopo Lysander-

Mi incamminai, cercando la tavoletta grafica e aprendo un nuovo file con su scritto 'Bar delle Creature'.

Mi ritrovai, dopo qualche minuto, davanti al ragazzo dai capelli neri con sfumature viola, inizialmente circondato da qualche persona che poco dopo sparirono da qualche parte nell'azienda di tutta fretta.

Mi avvicinai a lui, trovandomi di fronte a quel volto tanto serio quanto rilassato nel suo cercare il libro sul tavolo che aveva affianco per poi dargli una sbirciatina, quasi incuriosito da quello che sarebbe accaduto in quella breve occhiata, se avesse trovato una parola o una frase alquanto scioccante o robe del genere.

Tossicchiai, cercando di attirare la sua attenzione, attenzione che ottenni al volo.

-Ah. Scusami. Non ti avevo visto arrivare.- disse lui, chiudendo il libro -Sei?...-

-Lysander-

-Piacere, Lysander, sono Nicholas- si sistemò gli occhiali, per poi porgermi la mano, mano che accettai .

-Sí, ehm. So chi sei, ovviamente- asserii, cercando di non ridacchiare per il nervoso -Comunque, sono qui per farti delle domande su come vorresti il bar in cui il tuo personaggio si muove-

-Umh...- si accigliò - Da dove dovrei partire a descrivere?-

- Possibilmente dall'esternooptai, cominciando a stilizzare rapidamente la figura di un edificio con rapidi gesti, limitandomi, soprattutto inizialmente ad una sorta di grande rettangolo, piazzandoci un tetto.

- All'esterno dovrebbe essere con le pareti bianche... E magari anche con il tetto che pare sepolto da del grano.-

-Interessante- asserii, iniziando ad appuntare -Poi?-

-Un camino. - optò -E finestre in legno ovunque, con possibilmente delle tende-

-Tende verso l'esterno o verso l'interno?-

-Esterno-

Annotai anche questo -Vuoi un insegna o robe simili?-

- Possibilmente un insegna pulita, ma che ha quel cigolio molto cliché che trovi nei film-

Lasciai il pennino, guardandolo con aria leggermente divertita -Davvero?-

-Sí. Quelle che inquietano, sai. Molto scure, con la scritta in oro che salta subito all'occhio-

- Mi piace- approvai, ritrovandomi a spostare il "foglio elettronico, iniziando a sviluppare il disegno di ciò che aveva appena detto, schizzando un idea di fondo e mostrandola a lui, il quale annuí.

-Passiamo all'interno ora?- chiese Nicholas, sistemandosi sulla sedia e posizionandosi in maniera migliore gli occhiali.

-Oka...- il mio accordare venne interrotto di colpo nel momento esatto in cui sentii qualcosa alle mie spalle, come una presenza che mi fece saltare in aria per la totale inaspettatezza, soprattutto dopo il, quasi gridato -Buh!- con cui questa persona se n'era uscita.

Cercando di calmare il mio povero battito cardiaco che si era leggermente preso un infarto, notai la testa bionda alle mie spalle, leggermente ghignante.

-Philip- lo chiamò leggermente esasperato Nicholas, ma con un sorriso che si formava sulle sue labbra - Non potevi evitare di far prendere un accidente a Lysander?-

-Chi é Lysander?- chiese il biondo, sempre ghignando

-Il sottoscritto- asserii irritato, portando l'altro a scoppiare a ridere, allontanandosi da me per andare dal secondo modello.

-Scusate per il disturbo- asserí con un lieve sghignazzare -Semplicemente ho trovato che foste leggermente un po' troppo affiatati, ecco- si limitò a concludere, dopo aver ricevuto un occhiata da Nicholas che lo fece arrossire.

-Geloso?- chiese il viola, andando ad accarezzare un ciuffo di capelli del biondo -Quando la smetterai?-

E a questa frase lo vidi abbassarsi ad altezza dell'orecchio dell'altro, abbassando perfino la voce, ma non abbastanza per non farmi capire che cosa gli stesse dicendo tramite il movimento labiale.

-Probabilmente quando tu smetterai di essere così bello?-  asserí, facendo arrossire istantaneamente l'altro nel suo posare le proprie labbra ad altezza del suo naso, lasciandomi nettamente di stucco e senza parole.

"Okay? Ci sono anche io, eh, ricordatevelo" pensai, ritrovandomi però a ridacchiare appena.
 

 


 

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Capitolo 46
*** Capitolo 45- Provaci ***


Lysander
 

- Voglio ringraziare tutti i lavoratori per gli ottimi risultati a cui siamo riusciti ad arrivare. Finalmente, i personaggi delle route e le loro storie sono stati realizzati completamente e il paesaggio ha tutti gli aggiornamenti necessari. Davvero, grazie per ciò che avete fatto- il presidente si scostò i capelli castani con sfumature quasi bianche e grigiastre in certi punti -Ringraziamo poi Nicholas Meyer e Philip Collins per la pazienza e per la disponibilità-

I due ragazzi sorrisero al presidente, andando a stringersi leggermente la mano tra di loro, cosa notata principalmente da me.

-In questa  settimana avrete delle ferie, cosí permetterete a dei tester di partecipare al gioco e di poter porgerci una buona recensione, utile per i prossimi giochi da noi futuramente creati. Il progetto Ventiquattr'ore é stato portato a conclusione, ho intenzione di creare anche una macchina che permetta il totale assorbimento nel gioco. La massima prestazione dei videogiochi verrà realizzata dalla Coral Game Company!-

Seguì uno scrosciare di applausi a cui a mia volta mi unii, vedendo poi il vecchio che mi si avvicinava.

-Sinceramente vorrei vedere la reazione dei tester di gioco, io- dissi a lui, cercando di pronunciare le parole in maniera tale che potesse sentirle solo Walter.

Lui mi fece un cenno, come per dire -Ne parliamo dopo, okay?- a cui annuii.

-Buone ferie- concluse il presidente, portando la folla di persone che avevo davanti a sciamare, a essere smaltita dalla stanza e lasciare solo me, Walter e pochi altri che ancora chiacchieravano su chissà che tipo di cosa.

Oltre a Walter non conoscevo nessuno in questo posto, ma non potevo fare a meno di osservare tutti e studiarli nel dettaglio.

Forse fu per questo che notai al volo una ragazza: pelle leggermente abbronzata, capelli di un tinto blu scuro simile al color notte, con meches viola e con occhi di un luminoso verde smeraldo.

Non la avevo mai vista prima, ma all'istante la trovai parecchio carina.

Aveva un piercing sull'orecchio e un tatuaggio a forma di orchidea sul dorso della mano.

-Ti piace quella?- chiese di colpo Walter, facendomi sussultare all'istante e arrossire tremendamente: sentivo la faccia in fiamme.

-Ma no!- esclamai, balbettando qualche parola masticata, spostando lo sguardo altrove e grattandomi la testa.

-Credo che sia la prima tester. Perché non vai a parlarle? Cosí saprai la sua reazione, proprio quello che volevi sapere tu, dico bene?- Walter ridacchiò, dandomi una spintarella a cui misi il muso, ma con un sospiro mi ritrovai ad annuire.

-Io ora vado, Lysander. Ci vediamo tra una settimana-

-Okay, ciao- agitai la mano per non seppi quanto prima di vederlo sparire oltre la porta, trovandomi a disagio, non sapendo se avvicinarmi davvero oppure no alla ragazza.

Okay, era carina ed era il mio tipo, ma probabilmente io non ero il suo, difatti non lo ero di nessuno.

Chi avrebbe voluto un ragazzo quasi completamente pelle e ossa, pallido come un cadavere e a dir poco inquietante? Perché lo ero, inquietante, a detta mia.

"Provaci, Lysander. Poi se vieni schifato sarà solo... un altra delusione, ma qualcosa che passerà presto... Spero"

Mi avvicinai alla ragazza, titubante, cacciando le mani nelle tasche.

La giovane stava smanettando con il cellulare e aveva una sola cuffia nelle orecchie, aspettando di essere chiamata.

-Ehm... Ciao- feci, una volta dopo essere stato abbastanza vicino da farmi sentire, seppur non troppo, anche perché non potevo prendermi troppa confidenza: quelli che si avvicinavano troppo, arrivando subito al dunque erano i sicuri, quelli che sapevano di avere fascino.

E beh, io di fascino non ne avevo.

La ragazza smise di guardare il telefono, arrivando ad osservarmi con improvvisa curiosità, come se non si aspettasse di essere chiamata in causa così presto.

Quando mi incrociò con lo sguardo, tacque per qualche istante, come per studiarmi.

Strano ma vero, mi sorrise.

-Ciao a te- fece, continuando a sorridere, cacciandosi un ciuffo di capelli dietro all'orecchio.

-Sono Lysander- mi presentai, sentendo il nervosismo salire alle stelle: con le ragazze di solito arrivavo a malapena al ciao, generalmente la risposta che ricevevo era un 'che cazzo vuoi' o robe simili.

Almeno qui avevo fatto un passo, ma non avevo idea di che cosa dire.

-Chiara- mi porse la mano, mano che accettai, stringendola.

Il silenzio sarebbe stato più che  imbarazzante, quindi decisi di provare a tirare fuori qualcosa.

-Ho sentito che sei la prima tester- asserii, lasciando andare la mano.

-Sí, sono riuscita ad ottenere questo 'regalo' tramite quella sorta di concorso sulle bottiglie della Fanta. Sai, quelle in cui devi inserire il codice-

-Sei stata fortunata- asserii, accennando un sorriso.

-Già, non me lo aspettavo proprio. Tu invece sei uno di quelli che ha creato il gioco?-

-Sí, sono abbastanza bravo nella grafica e in generale nelle cose elettroniche-

-É una cosa piuttosto lunga, mi hanno detto-

-Diciamo che puoi arrivare a passare parecchie ore attaccato ad un computer fino a farti venire un mal di testa da cani-

Lei sorrise ancora e ridacchiò appena.

"Okay. Cosa significa? Come devo prendere la cosa? Male? O no?"

-Uhm- boccheggiai per qualche istante, non sapendo esattamente che fare o dire -Vorresti...-

-Darti il mio numero?- Chiara aveva un espressione divertita che mi fece solo più arrossire per quanto mi sentissi un idiota.

Mi costrinsi ad annuire e a guardare altrove, quasi temendo una reazione del tipo 'ma scherzi? Sei tutt'altro che il genere di ragazzo a cui sarei disposta a dare il mio numero' o robe del genere.

-Okay, certo. Ma devi darmi anche il tuo-

"Eh?"

Decisamente mi sarei aspettato una risposta che non fosse un sì, ma a quanto pareva non ero così malaccio per lei al punto tale da venire platealmente rifiutato.

Ci scambiammo rapidamente il numero di telefono, praticamente appena in tempo prima che arrivasse il presidente.

-Signorina Blanchett, venga con me- la chiamò l'uomo, invitandola a seguirlo con un gesto di mano, mettendosi in mezzo a noi, né con troppa educazione né con troppo poca: diciamo che era frettoloso.

Il suo modo di fare era costantemente così, tendeva ad aggiungere progetti su progetti alla propria lista e al voler completarli il prima possibile.

Chiara annuí e lo seguí, girandosi però prima e salutandomi con un rapido gentile gesto di mano e con un labiale -Ci sentiamo quando ho finito-

 

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Capitolo 47
*** Capitolo 46- Dove sei? ***


Lysander
 

- Scommetto che é una cessa- asserí il mio coinquilino con tono alquanto irritante, facendomi salire alle stelle la voglia di mollargli una sberla.

-Ma vai a fanculo, Harry- sbottai di tutta risposta, guardando il cellulare e cercando subito dopo una bottiglia di Coca Cola dal frigo, mettendomi seduto sul letto.

-Per darti attenzione deve essere sicuramente una dagli standard bassi... E le ragazze con gli standard bassi sono sempre quelle brutte. Insomma, i penosi si attirano a vicenda. Brutta con brutto. Bella con bello.-

-Se continui a parlare, giuro che inizio a prepararmi a prendere a calci quel tuo orrendo culo fino a farti arrivare sulla luna-

- Questo orrendo culo sarebbe capace di sedurre la tua 'cotta' in meno di due ore- disse piccato, accendendo la televisione e buttandosi sul divano letto su cui lui dorme.

Masticai così tanti insulti che decisamente feci indigestione, guardando parecchio male il ragazzo a me davanti.

Harry aveva capelli neri, rasatura, faccia da spaccone e vestiti interamente in pelle, coperto da scritte tatuate e con incisioni a filo spinato: era quel tipico cattivo ragazzo che tutte volevano, ovvio ...e che, altrettanto ovviamente, odiavo per questo.

Era invidia? In parte.

Era il fatto che mi dispiaceva osservare le ragazze che si lamentavano per il cuore spezzato? Anche, soprattutto perché sapevo come ci si sentiva.

-Bro', dovresti scoparti quella tipa prima che scappi- continuò -Anche perché sono sicuro che ce lo hai piccolo e che, brutta  o meno brutta, vedendomi, si pentirà di aver ceduto la sua probabile prima volta ad un anoressico-

A questo punto mi alzai in piedi, particolarmente scazzato, andando in bagno, ascoltando le sue risate stupide e fastidiose, cercando un secchio e riempiendolo d'acqua, nascondendolo dietro alla schiena.

Una volta rientrato in stanza, mi avvicinai particolarmente di soppiatto.

Avevo un passo leggero, forse per il mio essere "anoressico", cosa che non era affatto vera, anche se, okay, magari un po' sottopeso lo ero.

Arrivavo ai cinquanta chili a vent'anni, non ero esattamente l'esemplare più muscoloso ed in carne sulla faccia della terra.

Nel frattempo che io avanzavo, Harry stava ancora guardando la televisione, ridacchiando tra sé e sé, cosa che mi portò a alzare entrambe le sopracciglia per la seccatura.

Smise ben presto, grazie al cielo, nel momento in cui una secchiata d'acqua fredda gli finí addosso, portandolo a saltare in aria come un gatto spaventato.

-Ma che cazzo fai?!- urlò, guardandomi con espressione da ebete, gocciolante dalla testa ai piedi, con una pozza d'acqua che si allargava sul divano.

- Qualcosa che nettamente ti meritavi- asserii con una netta punta di soddisfazione -Dopotutto avresti dovuto stare zitto, ma hai continuato a parlare. Ora ne paghi le conseguenze. Fammi la cortesia di tacere o sono pronto a passare a gesti ancora meno simpatici-

Lui mise su un espressione alquanto stupida, cercando di mollarmi un calcio, ma senza centrarmi per il semplice fatto che guizzai fuori portata, girandomi e prendendo il telefono nuovamente in mano, afferrando anche la bibita.

-Torno tra le sei e le sette. Se ti azzardi a vendicarti, saprai bene che sono capace di infilare qualcosa nel tuo shampoo e a farti diventare calvo-

-Cretino- mi insultò

-Mi sa che stai parlando da solo- cercai le chiavi e le cuffie nel buco al centro della parete che io e Harry utilizzavamo come contenitore per ricordarci sempre dove le piazzavamo.

Avevo intenzione di infiltrarmi in un negozio di elettronica, solo per la curiosità di vedere cosa avrei trovato prima di dover riprendere a lavorare praticamente.

Erano passati quasi sei giorni, sei giorni in cui mi ero messaggiato con Chiara.

Inizialmente nei messaggi mi era sembrata parecchio allegra, soprattutto nel primo giorno, poi... Poi già dal secondo mi era sembrata strana, quasi incerta.

Al terzo era diventata fredda, al quarto parecchio in cerca di affetto.

Non avevo idea se quella ragazza fosse così tutti i giorni, ma iniziavo a preoccuparmi.

Uscii dall'appartamento, mandando un messaggio di saluto alla ragazza, sorseggiando in seguito la Coca dal collo della bottiglia, piazzandomi la musica nelle orecchie, mettendo così qualche canzone dei miei cantanti preferiti e sentendo quasi immediatamente se mi arrivava un messaggio di risposta.

Mi lasciai trasportare dalla canzone, prendendo a camminare quasi a ritmo della batteria, cercando di non sembrare troppo strano ai passanti, ma fregandomene alla fine se qualcuno mi guardava storto.

Lasciai scorrere lo sguardo su varie vetrine, incontrando prima una libreria, poi una gelateria ed infine la mia meta.

Televisori, telefoni, nuovi tablet: decisamente mi persi nel guardarli, studiandoli.

Notavo subito sia i pregi sia i difetti degli apparecchi: forse perché mi ingozzavo di volumi in cui venivano trattati nel dettaglio, libri anche di più case editrici, per cercare se qualcuno avesse scritto qualcosa di sbagliato che andava a contraddire qualcosa detto da un altro e così via.

Tendevo a faticare nel fidarmi a primo impatto, soprattutto della parola degli altri.

Rimasi lì per non seppi quanto, semplicemente lo feci fino a quando , di colpo, percepii il telefono che smetteva di produrre la musica che stavo ascoltando, per inondarmi di una suoneria che mi lasciò abbastanza sorpreso.

Presi in mano il telefono e la scritta che non potei non notare fu una: Chiamata da Chiara

Premendo il tasto, aprii la chiamata.

-Pronto?-

- L-L-Lysa... Lysander- la sentii balbettare dall'altro lato, con un tono che subito allertò la mia preoccupazione.

-Chiara? Cosa succede?-

Un singhiozzo.

Il silenzio che si protrasse fin troppo.

-Sono... Sono tutti morti!-

-Di che parli?- chiesi, letteralmente sbarrando le palpebre.

Iniziavo decisamente a preoccuparmi. E non poco.

Chi era morto?

-Li ho visti- singhiozzò -Nell'ultima. Li hanno uccisi tutti. Volevano uccidere anche me-

Ancora più confuso, cercai di trovare cosa dire, ma la realtà era che più ci provavo e meno capivo qualcosa.

-Dove sei?- chiesi - Chiara, dimmi dove sei.-

Lei singhiozzò ancora per poi sussultare appena quando di sfondo si udí un tonfo.

-Coral... - un verso, non dissimile ad un lamento spaventato - Aiutami!-

La chiamata si chiuse di colpo e l'unica cosa che feci per qualche secondo fu elaborare ciò che avevo sentito, per poi iniziare a correre.

 

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Capitolo 48
*** Capitolo 47- Siringa ***


Lysander  

Raggiunsi la Coral Game Company con così poco fiato in corpo da sentire i polmoni che mi andavano a fuoco.

La fortuna era che non era un tratto troppo lungo, però per uno non allenato a correre era già una tortura.

Entrai nell'edificio in fretta e furia, superando i vari corridoi iniziali e oltrepassando il punto di lettura del badge grazie al semplice fatto che la sbarra era stata tirata giù.

C'era un silenzio pesante che sapeva di ansia: sentivo il cuore che mi esplodeva nel petto per l'ansia più totale.

Avrei dovuto chiamare ad alta voce Chiara? Certo, sarebbe servito a farmi sentire da lei, ma non solo da lei e avevo una paura tremenda della probabilità che vi fosse un assassino in circolazione o robe del genere.

Un assassino in una fabbrica di videogiochi? Davvero?

Inghiottii la saliva, sudando freddo, con lo stomaco che mi si riempiva di crampi per il nervoso.

"Calmo. Lysander, stai calmo. Trovala e fuggi via con lei. Nient'altro"

Oltrepassato anche un altro corridoio, mi trovai davanti all'intera fabbrica, quasi completamente vuota. Quasi.

Chiara era lí, accasciata su se stessa, con dietro un casco e le diverse macchine di costruzione, con qualche computer e tablet che sorgevano sui tavoli rintanati negli angoli.

La raggiunsi in fretta e furia, scuotendola leggermente, portandola ad alzare la testa con un espressione che mi lasciò completamente senza fiato.

Aveva uno sguardo... Morto. Vacuo. Vuoto. Di quelli che non avevo mai e poi mai visto.

-Sono tutti morti- farneticó, tirando su con il naso e singhiozzando - Li ho visti morire tutti e cinque una volta, prima di vederlo morire di nuovo. Li ha uccisi tutti-

"Ma che?..."

-Di cosa stai parlando?-

Chiara ebbe uno spasmo isterico, andando ad aggrappare la mano al mio braccio, le pupille dilatate e un espressione inquietante da paura che mi fece rizzare i capelli.

-Il gioco- ansimò - Dopo un giorno... Tutti muoiono. Non importa se riesci a confessarti nel tempo che ti dice la missione - un fremito la prese dalla testa ai piedi -Ho provato in tutti i modi, ma sono morti e basta... Poi... Poi nell'ultima route... C'erano tutte. Si ripetevano. E lui diceva che dovevo votare il gioco positivamente e che poi... dovevo morire...-

Iniziai finalmente a capire, seppur non del tutto.

-Ho votato- la sua espressione si fece pazza, con gli occhi che parevano uscirle dalle orbite. -Devo morire? Devo uccidermi? Merito la morte? - strinse ancora di più la presa sul mio braccio, tremando.

-No! Che stai dicendo? Non avresti dovuto neppure votare! Chi ti ha detto una cosa del genere?-

Fece per aprire bocca, ma prima che potesse farlo, qualcosa mi venne messo nel braccio.

"Una... siringa?"

Tutto si fece nero.

*

Mi risvegliai con la vista che saltava ed un enorme pulsare ad altezza della fronte e con la sensazione della siringa che si accendeva ancora e ancora, risultando estremamente fastidiosa.

Ruotando lo sguardo attorno a me, notai il mio essere sdraiato, con le braccia tenute ferme da lacci emostatici, come nelle gambe.

Misi a fuoco poi quella che sembrava una dottoressa, la quale mi sorrideva in una maniera che non mi piaceva per nulla.

Affianco a lei vi era il presidente, il quale mi guardava con aria seria, estremamente affrettata, battendo le dita tra di loro con una certa isteria.

"Cosa... Cosa sta succedendo? Perché sono legato?"

Provai a parlare, cercando di esporre le mie domande, ma tutte le mie parole si chiudevano in mugolii che si ripetevano e che risultavano a dir poco incomprensibili.

Faticavo a respirare, sentivo come un peso enorme che mi giaceva sul petto.

Riuscii a recuperare man mano la lucidità, seppur non si potesse definire completamente tale per il semplice motivo che in sottofondo avevo ancora l'idea del mio sentirmi come un drogato, cosa che non mi piaceva per nulla.

-Quindi... Lo teniamo sotto sedativo finché non sarà pronta la macchina?- chiese la donna, spostandosi in mia direzione, avvicinandosi per osservarmi con attenzione.

-Sí. Sa troppo per restare qui. E soprattutto...- il presidente fece un sorriso - Renderebbe il gioco molto, molto più divertente, non pensi anche tu?- batté di nuovo le mani

-Una sesta route?- chiese ella, sorridendo ancora di più.

-Esattamente. Ma una sesta route che ovviamente sarà l'ultima di ogni giocatrice. Se qualcuno proverà a entrare nella sua prima... Beh, metteremo una schermata con su scritto "torna indietro"-

-É una bellissima idea, presidente- la donna sorrise ancora di più, ridendo - Tutti cercheranno di ucciderlo. E le giocatrici lo vedranno solo come un nemico. Anche le giocatrici potrebbero cercare di eliminarlo- un ennesimo sorriso, più pazzo dei precedenti, andando ad avvicinarsi e a prendermi il volto con una mano, quasi graffiandolo con le lunghe unghie dipinte di un rosa shocking.

-Riguardo a lui, penso che dovremo eliminare anche l'uomo che gli stava vicino... Era un bravo lavoratore, peccato. - l'uomo si avvicinò anche lui, andando ad osservarmi per bene -Nella descrizione potremmo metterlo come una sorta di ragazzo pipistrello con gli occhi bicromi, così da risultare ancora più inquietante. Poi ovviamente le ragazze saranno talmente tanto sconvolte da non farci caso all'ultima route- l'uomo mi andò ad appoggiarmi una mano sul petto, facendomi istantaneamente sussultare, percorrendo poi da esso in direzione della siringa che continuava a pulsare.

Cercai di scalciare, di dimenarmi per liberarmi da quegli stupidi lacci emostatici per fuggire, anche perché sentivo che ben presto sarei crollato nel buio di nuovo appena avesse premuto ancora quello stupido strumento che mi perforava la pelle e a quel punto non ci sarebbe più stata storia.

Cercai perfino di urlare, di chiedere aiuto fino a ritrovarmi boccheggiante e senza fiato, ma la mano della donna mi tappava le labbra, lasciando che solo quei mugolii già emessi in precedenza uscissero da esse, borbottati e privi di senso.

Avevo paura, no, anzi, non avevo paura, ero terrorizzato, tanto che le lacrime avevano preso a scorrermi per le guance: tutto il discorso portato in ballo da quei due risultava estremamente pazzo e insensato, uno di quei discorsi che solo gli psicopatici potevano tirare fuori.

Dovevano aver perso qualche rotella, davvero.

Per un attimo sperai potesse essere un sogno, un sogno di quelli estremamente realistici, ma che poi si concludevano sempre sul più brutto, ma per qualche motivo sentivo che non era così.

Il dolore, la pressione, la testa pulsante... Erano tutti troppo veri per essere giudicati come un sogno e il mio cervello riusciva a leggere la scritta del nome dell'infermiera sulla sua camicia rosa, perfettamente combaciante con il rosa di quelle ridicole, stupide e orribili unghie.

Nonostante tutti i tentativi di fuggire, però, il presidente premette la siringa e tutto si chiuse in un nulla caotico dove pure i miei pensieri si spegnevano.

 

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Capitolo 49
*** Capitolo 48- No ***


Natalie

 Presente

-Quando i sensi tornarono, sempre molto confusi per via del sedativo, mi ritrovai in una macchina: una macchina interamente bianca, con così tanta luce all'interno da risultare ossessiva. Dopo esserci finito, sono stato catapultato in questo posto... E l'entrata decisamente non è stata delle migliori- Lysander aveva evitato di guardarmi per tutto il racconto e tutt'ora continuava a sviare lo sguardo, apparendo a disagio.

-Appena sono stato gettato nel gioco, mi sono subito trovato tra i vicoli, attaccato da un uomo con una fissa per i coltelli da cucina. La mia fortuna era solo quella che li avevo creati io stesso, i vicoli, perciò sapevo benissimo come si diramavano. Ho preso solamente a nascondermi nelle fogne da quel momento in poi.- fece una smorfia -Puzzolente, ma salvo. Almeno fino a che non me lo hanno fatto saltare in aria al tuo secondo giorno di route-

Sussultai a questa frase quasi all'istante, ricordando alla perfezione quell'istante.

-Quindi in poche parole- iniziai, cauta -Mi dici che questo gioco é stato creato principalmente per uccidere coloro che giocano, in cambio di voti? Porta davvero al suicidio?-

Lui annuí -Puoi anche non credermi, ma ci rimetti tu, non io. Cioè, io ci ho già rimesso abbastanza, oramai non ho nulla da perdere-

-Tranne la vita- asserii con tono lugubre, portandolo ad alzare la testa e a guardarmi intensamente.

-Già- fece un respiro -Tranne la vita. É l'ultima cosa che mi rimane- alzò le spalle, andando poi ad alzarsi in piedi, fissandomi dritta negli occhi al punto tale che mi sentii piccola e stupida in contemporanea, non tanto perché mi stesse incolpando lui, ma perché in effetti l'idea che il gioco a cui stavo partecipando avrebbe portato al suicidio era passata per la mente anche a me, ma non la avevo calcolata per troppo tempo, non prendendola sul serio.

-Fallo- disse di colpo, sempre con gli occhi puntati nei miei, strappandomi una netta confusione a questa frase.

Lo guardai, assumendo un aria interrogativa, cosa a cui sospirò.

-Allora? Fai ciò per cui mi hai portato fin qui dall'inizio. So che avevi qualcosa in mente, non negarlo-

E improvvisamente mi resi conto di aver completamente annullato il mio piano iniziale, troppo persa ad ascoltare un racconto che aveva dell'inverosimile, ma che allo stesso tempo iniziava a prendere piede nella mia testa, quasi dicendomi che era una cosa fattibile.

Il killer... Lysander... Mi era sembrato sincero.

Non sapevo quindi più cosa dire, anche perché lui sapeva che avevo provato a tradirlo e che ero stata decisa nella mia scelta fino a... Quando avevo letto l'uccidilo sul quaderno delle missioni.

Insomma, d'accordo sospettare, d'accordo volerlo fare catturare... Ma ucciderlo? Stavano scherzando?

Imbarazzata, mi ritrovai ad alzare e ad abbassare la testa, stringendo i pugni, cercando ossigeno.

Cosa dire e fare? Dovevo fidarmi di lui? O continuare sulla mia idea iniziale?

La risposta, dopo diversi minuti passati in silenzio, cercando di mettere chiarezza, mi venne sbattuta decisamente in faccia.

-No-

Lo dissi con calma e tranquillità, come se ne fossi stata sicura da ore, realizzando ogni secondo di più che sì, ne ero davvero sicura, seppur non dal tempo inizialmente definito.

Lysander mi osservò con una confusione negli occhi che non pensavo di poter mai trovare in nessuno: cominciò poi a tremare, quasi con frenesia, non respirando affatto regolarmente.

-Che significa?-

Turbato non sembrava abbastanza per descrivere il suo tono.

Confuso o scioccato, neppure.

Era a dir poco sconvolto: lo sgomento si leggeva ovunque, almeno prima che facesse un passo all'indietro e si irrigidesse di colpo, diventando una statua, con l'espressione più fredda che mai.

-Cosa intendi?-

- Intendo proprio quello che ho detto. No. Non ho intenzione di tradirti. Non mento sul fatto che all'inizio ne avessi l'intenzione, ma non lo farò-

-É... - parve cercare le parole -Un trucco? Uno scherzo di cattivo gusto? Se lo é, smettila di mentire, non...- strinse entrambi i pugni, andando a serrare gli occhi per poi riaprirli, ricominciando con il suo 'non ti voglio guardare' - Questo gioco di 'facciamo finta di nulla' é durato anche troppo, non voglio procedervi ulteriormente-

-Non sto scherzando, Lysander-

All'udire il suo nome, sussultò, indietreggiando ancora di un passo, tornando a fermarsi e al guardarmi con una disperazione che aumentò la mia ansia.

Perché più leggevo il dolore degli altri e più me ne sentivo immersa? Perché il suo dolore semplicemente riusciva a prendermi a schiaffi per ogni secondo in cui mi ero comportata come un insulsa ragazza incapace di ascoltare senza negare il tutto?

Con gli altri personaggi delle route avevo sempre cercato di ascoltare, di capire, di andare oltre a qualsiasi cosa che magari potesse frenarmi dal non voler capire, anche cancellando il mio egoismo ed il mio orgoglio.

Perché invece con lui non ci avevo provato neppure per un istante?

Certo, magari il fatto che fosse stato sporco di sangue mi aveva influenzata un tantino.

E anche vedere un coltello e dei cadaveri non avevano aiutato.

Ma se era come diceva lui... Allora non era colpa sua, ma di quelli che lo attaccavano in partenza e, ancora di più, dei creatori del gioco.

-No?...- il tono si ridusse ad un sussurro confuso, in cui lui si portò entrambe le mani alla testa, passando le dita tra i capelli con un che di meccanico, di morboso, come se stesse cercando di calmarsi.

Non respirava regolarmente, anzi, sembrava quasi fosse spasmodico il ritmo dell'ossigeno e dell'anidride carbonica che si scambiavano nei suoi polmoni.

Mi alzai a mia volta, iniziando a preoccuparmi parecchio: sembrava sull'orlo di una crisi isterica.

Pareva sul punto di esplodere, quasi fosse fuori controllo, quasi fosse così disabituato all'essere accettato o ascoltato sul serio al punto tale che esserlo diventava proprio qualcosa di incomprensibile e inaccettabile.

"Cosa posso fare per aiutarlo? Adesso è lui a non credermi" pensai, particolarmente amareggiata, avanzando in direzione del ragazzo che decisamente non pareva pronto a calmarsi.

Ma proprio per niente.

Aveva perfino preso a fare avanti indietro, girando in tondo così tante volte che io, al posto suo, avrei già finito col cadere a terra come una pera matura.

Mi avvicinai il più possibile, mantenendo comunque le distante.

-Lysander- lo chiamai, cercando di staccarlo da quella sorta di collasso mentale.

Non sapevo se provare a toccarlo, anche solo con un dito mi sembrava che avrebbe avuto una reazione di rigetto, bastava pensare a quel -Non farlo- che mi aveva detto quando mi ero ritrovata a vedere quell'enorme scala di tagli e lividi che attraversavano il suo fisico asciutto, talmente tanto asciutto da far vedere le costole.

Provai a richiamarlo ancora diverse volte, senza capire proprio cosa o come comportarmi al semplice fatto che continuava a non sentirmi.

E cosí, ignorando la sensazione del venire rigettata o magari anche schiaffeggiata, andai ad afferrare entrambe le sue mani, facendolo sobbalzare, con il suo sguardo che tornava nel mio, seppur tremante.

-Non ho intenzione di tradirti.- dissi, stringendo la presa sulle sue mani -Lascia che io provi ad aiutarti, se posso-

 

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Capitolo 50
*** Capitolo 49- Per terra, in un angolo di una stanza, fuori casa, sul tetto? ***


Lysander
 

Riesco a mettere da parte quella confusione che sembra agitarsi nella mia testa senza tregua, risultando estremamente fastidiosa, talmente tanto che mi è sembrato di perdere il controllo.

Nel momento esatto in cui tutto é tornato alla normalità, ciò che  noto praticamente all'istante è la rossa che mi stringe entrambe le mani, con un aria che mi lascia perplesso.

Non so cosa dovrei pensare, sinceramente.

Se mi convincessi, anche solo in un piccolo, piccolissimo lato della mia testa, che lei é davvero disposta ad aiutarmi, che tutto finirà... Non so come potrei reagire ad una delusione.

Eppure non mi sembra più da sospettare, di colpo, qualcosa mi prega di fidarmi di lei, anche solo per un ora o due.

Non le parlo: non apro bocca.

Semplicemente mi giro, facendo scorrere lo sguardo sulle pareti, semplicemente cercando un angolo vuoto a cui appoggiarmi per riposare.

Ho sonno, parecchio sonno: avrei bisogno di riposare decentemente almeno per tre ore, poi magari avrei la mente nuovamente lucida.

-Cosa fai?- chiede la rossa di cui ancora non conosco il nome, anche perché non ho mai provato a chiederlo e... Beh, mi sembra normale non incentrarsi su questo dettaglio quando sei pronto a comunque dichiarare la persona come un nemico.

Darle un nome vorrebbe solo dire o giudicarla il cattivo principale o il cercare un legame con quella persona e a me non era mai interessato il secondo punto, come non la avevo mai giudicata una persona crudele per andare incontro al primo, per quanto non smettessi di dubitare delle sue intenzioni.

Alzo le spalle -Cerco un posto in cui dormire...- faccio una pausa, girandomi -Sempre che mi sia permesso, altrimenti levo le tende e torno a dormire nei miei vicoli-

La vidi negare, agitando la testa, per poi asserire un - Vieni con me- a cui semplicemente non so se annuire o dire un 'mi stai sbattendo fuori di casa?'.

Nonostante queste due opzioni, ne trovo una terza: sto zitto e la seguo, il modo più facile per non sembrare un misto tra un bambino spaventato ed uno        troppo fiducioso, misto che non mi riassume affatto.

No, infatti il riassunto per parlare di me é semplicemente 'sfigato'.

Sfigato nel mio aspetto, sfigato perché l'unica ragazza che mi avesse dato del filo fosse finita con l'impazzire e non avevo la più pallida idea di dove si trovasse ora, ma molto probabilmente era morta, sfigato per l'aver lavorato in una agenzia videoludica con a capo un uomo ed una donna leggermente andati di cervello.

La rossa mi fa avanzare fino a farmi trovare davanti la sua stanza, andando poi a battere la mano sul materasso, asserendo uno -Sdraiati pure- che aumenta la mia perplessità.

-Dovrei... Dormire sul letto?-

Lei mi guarda come se avessi detto la cosa più ovvia del mondo, mista ad una certa confusione, come se cercasse di capire cosa ci fosse di sbagliato.

-E dove altro?- chiede infatti.

-Per terra, in un angolo di una stanza, fuori casa, sul tetto?- faccio l'elenco, mostrando un dito della mano sinistra ad ogni opzione, alzando il sopracciglio.

Lei continua a guardarmi, sempre più stralunata, per poi assumere un volto strano, molto strano, come se si stesse trattenendo.

"Sta... per ridere?"

A confermare l'idea, scoppia davvero a ridere.

Non ci trovo nulla di buffo, ma contenta lei.

-No che non ti lascio a dormire sul tetto- biascica, continuando a ridere.

Sono leggermente confuso dal suo reagire, anche perché non ho detto nulla di sbagliato... Almeno credo.

Certo, quattro anni fa dormivo su un letto, ma era perché era casa mia e perché ero abituato a farlo.

-Su. Sali pure -  mi invita.

Non faccio alcun commento: avrei potuto ribattere in tanti modi, ma continuo a rimanere zitto.

Mi metto sopra ad esso, spingendomi il più possibile verso il muro, rimanendo sul bordo.

"Sempre troppo morbido"

Lei invece tace e si mette seduta sul materasso, sempre non troppo lontana e non troppo vicina, chiudendo gli occhi, con i capelli che le vanno davanti alla faccia.

E mentre mi chiedo perché abbia deciso di farmi sdraiare mentre lei se ne sta seduta, improvvisamente un pensiero mi attraversa la mente, ma prima che io possa parlare, lo fa lei.

-Perché tieni una maschera o generalmente quel fazzoletto-benda davanti alla bocca?- mi osserva con lo sguardo rossiccio, passandosi una mano tra i capelli, aspettando una mia risposta.

Non dico nulla, portandomi una mano alla stoffa, ma non cercando di toglierla, sfiorandola per istinto.

-Sí, già- fa, andando a grattarsi la testa -Probabilmente almeno su questo dovrei farmi gli affari miei, dopotutto mi hai già raccontato molte cose di te nel giro di qualche ora. Sono davvero... Una impicciona- giocherella con un pezzo di coperta , prendendo a farci sopra delle sorte di ghirigori con l'unghia.

-Sono Natalie, comunque- fa una pausa -Ho voluto dirtelo per il semplice fatto che io... Beh. Ho pensato di farlo, così da presentarci in una maniera un po' più decente, siccome siamo partiti con il piede sbagliato-

Annuisco appena, non proferendo parola, provando a rilassare i muscoli costantemente in allerta, sempre pronti a scattare.

La rossa chiude le palpebre e si lascia sdraiare a sua volta: a quanto pare non è abituata a riposare seduta a contrario mio, che non lo sono da sdraiato, soprattutto con un materasso morbido sotto.

Lei mugugna poi un -Salva- ed infine un -No- restando lì, ferma, così ferma da risultare quasi statuaria nella sua immobilità, se non per il suo respiro cadenzato che le solleva e abbassa il petto e che mi finisce addosso, andando a scontrarsi con il mio collo, facendomi quasi il solletico.

Quasi.

Mi ritrovo a guardare il muro con plateale insistenza, ascoltando il ritmo del suo espirare ed inspirare, immergendomi nei miei pensieri e nelle mie domande.

Quella che principalmente mi punzecchia la testa é una e non sembra voler andarsene dal centro dei miei pensieri.

"Anche se lei vuole aiutarmi, a quanto pare... Come dovrei fare? Non sono mai riuscito a trovare un modo per uscire da questa realtà aumentata, solo perché aiutato da qualcuno non credo... Non credo che arrivi a cambiare qualcosa, se devo essere sincero. Però... Almeno... Potrei provare a farmi venire un idea, domani"

Chiudo gli occhi, sentendo la stanchezza che prende completamente possesso delle mie membra e finisco con l'addormentarmi.

 

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Capitolo 51
*** Capitolo 50- La situazione non cambia ***


Natalie 
 

Quando i sensi si riaccesero, uno dopo l'altro, mi presi quasi un accidente, costringendomi a calmarmi il più possibile al realizzare chi avevo affianco a me.

L'abitudine a risvegliarmi da sola ed il fatto che fossi ancora nel gioco e che non ne fossi uscita andavano a cozzare decisamente parecchio.

Probabilmente lo avevo fatto per il corvino, per fargli capire che non sarei uscita per non tornare più e magari finire, rientrando, con il non avere la più pallida idea di dove fosse.

Mi ritrovai ad osservare per qualche istante la sua posizione rannicchiata su se stessa, la schiena contro il muro e le occhiaie sempre abbastanza accentuate e non potei non domandarmi come sarebbe stato senza maschera e senza quei segni neri a contornare quelle iridi già completamente color inchiostro.

Smisi di osservarlo solo quando mi ritrovai anche a domandarmi da quanto tempo non mettesse qualcosa sotto i denti e se avesse fame.

Io un po' ne avevo, ma cucinare non era il mio forte... Max sarebbe stato bravo a prepararci qualcosa, seppur nella sua lista di quattro cose in croce, ma sentivo che provare a chiedere era sconsigliabile.

Perché? Perché Lysander era in pericolo con tutti quelli che volevano eliminarlo e... Forse Max non avrebbe cercato di eliminarlo, ma di metterlo in prigione sicuramente.

Mi ricordavo perfettamente la sua reazione al negozio quando stavo facendo la sua route: forse era un po' perché Lysander aveva rubato, forse  perché Max non sapeva e appunto lo giudicava un assassino vero e proprio, come avevo fatto io prima di aggiungere dubbi su dubbi.

"Ma..." Mi ritrovai a passarmi una mano dietro all'orecchio "Se a Nicholas e Philip si sono ispirati a questi modelli che hanno il loro stesso nome e a Lysander lo hanno intrappolato... Max ? Lui è semplicemente un pg o... È altro? Dopotutto potrebbero aver cambiato mille volte il gioco mentre lui era sotto sedativo e so quello che lui sa. Che possa esserci anche solo una possibilità... Una piccola possibilità di poterlo vedere dal vivo?"

L'idea mi emozionava e mi agitava in contemporanea: questo perché mi rendevo conto che se i personaggi del gioco erano portati all'attrazione per la giocatrice, una persona poteva trovarmi carina quanto invece poteva ritrovarsi schifato.

Percepii un lieve movimento alle mie spalle e mi ritrovai a vedere il ragazzo che si era messo seduto, tirandosi su leggermente le maniche, con tutte  le bende che le circondavano come una mummia, slacciandole all'inizio, seppur leggermente, come per vedere quanta resistenza avrebbero posto, per poi tornare al movimento opposto e chiudere il tutto.

-Hai... Ehm... Fame?- glielo domandai, cercando di non fare pause tra le parole, ma senza risultato.

Lui parve pensarci su, poi rispose con un movimento di capo che diceva di sì.

-E cosa vorresti?-

-Mi va bene qualsiasi cosa. Non ho molte pretese-

-Nemmeno sulla qualità? Perché non so cosa può uscirne se cucino io, sono abbastanza una frana. L'unica cosa che saprei farti di decente è un panino-

-Ok- disse solo questo al mio lungo discorso.

Se dovevo dirlo, me lo ricordavo leggermente più sarcastico e poco convincibile prima che gli dicessi che volevo aiutarlo.

Era diventato così silenzioso, ora, da farmi sentire a disagio.

Uscii dunque dalla stanza, sentendolo alzarsi dal materasso che, istantaneamente, scricchiolò.

Raggiunsi la cucina mai utilizzata e mi ritrovai a guardare la serie di sportelli tutti uguali in cui non sapevo proprio dove mettere mano.

-Il pane é nel quinto verso destra. Il prosciutto nel terzo- disse improvvisamente Lysander, passandomi affianco, andando poi ad aprire gli sportelli appena nominati e tirando fuori delicatamente il cibo, lasciandolo appena sotto, tornando a chiudere ciò che aveva aperto e girandosi, come se stesse aspettando.

-Hai aiutato a progettarle?-

-No, ma a detta di quello che ha progettato, seppur non lo abbia detto a me, le cucine di tutte le case sono tutte uguali e hanno disposizioni, seppur non troppo ordinate, che si possono capire- una pausa.

-Ah, capito- andai ad affiancarlo con passo abbastanza rapido -Quindi per scaldare il pane...?-

Lysander batté una mano sul primo dei mobili, tirando fuori poi quello che appariva come un tostapane ed in contemporanea una sorta di strumento da grigliata in cui lui semplicemente agitò una manovella posta di lato.

-Anche tu con i panini?- si limitò a chiedere -O qualcosa di diverso?-

-Anche a me- accennai un sorriso e lui semplicemente girò la testa, andando a smanettare con quello strumento che a me appariva impossibile da utilizzare, inserendoci il pane, pane che iniziò a disporsi roboticamente tramite le griglie in quattro punti diversi, quasi a formare un quadrato.

-I miei vestiti... In quanto tempo saranno asciutti?- domandò

-Penso che in parte lo siano già. Dovrei andare a dargli una controllata per esserne sicura-

Un altro 'Ok'  prima del ritorno del silenzio, seppur non troppo a lungo.

-Avresti dovuto già uscire- si limitò a dire - Uscire e buttare questo gioco, fregandotene di tutto il resto- mentre diceva questo aveva un tono estremamente serio -A cercare di darmi una mano, semplicemente rischi inutilmente che la situazione peggiori anche per te.-

-Inutilmente?- ripetei questa parola, parecchio contrariata - Perché inutilmente? Se sei una persona intrappolata in un gioco, cercare di darti una mano non è inutile-

-Invece credo proprio di sì. Non credo che tu abbia in mente un qualche modo per farmi uscire, o sbaglio? Non possiamo limitarci a sperare di trovare una soluzione ed aspettare che ci venga servita su un piatto d'argento- asserí, particolarmente seccato - Ed i quattro anni lo testimoniano.-

Turbata, mi ritrovai a dovergli dare ragione: non potevo mica sperare che un qualche portale si formasse, completamente a caso e che venisse in nostro aiuto.

-L'unica persona a cui potremmo chiedere qualcosa é Klaus, anche perché lui sembra sapere, anche se spiega in maniera maledettamente complicata... Ma lui comunque non sarebbe capace di tirarmi fuori di qui con le sue mani, neppure con i suoi poteri da stregone, altrimenti lo avrebbe fatto la volta scorsa, quando ci siamo incontrati. La situazione non cambia-

-Beh... Magari non cambia qui- dissi -Hai detto che una macchina bianca ti ha portato qui. Sarebbe possibile che quella macchina riesca anche a portarti in dietro?- ipotizzai.

Lo vidi assumere uno sguardo pensieroso, quasi perplesso -Sarebbe possibile...? Non ne ho idea... Ma potrebbe anche essere, forse. Però bisognerebbe raggiungere nuovamente l'agenzia e cercare di capire come diavolo farla funzionare, anche perché io non ne ho la più pallida idea-

Lo strumento di cottura del pane se ne uscí con un tintinnio completamente inaspettato, difatti sia io, sia lui sobbalzammo quasi all'unisono.
 

 

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Capitolo 52
*** Capitolo 51- Quanto vorrei il potere Anti Gravity in questo momento ***


Natalie

Nonostante lui paresse abbastanza affamato, tentennava parecchio all'idea di togliersi la maschera che gli copriva la bocca ed il naso.

Non avevo idea, sinceramente, del motivo.

Avevo provato a chiedere la sera prima, ma non aveva dato alcun tipo di risposta e decisamente avevo interpretato il suo silenzio con un 'non ne voglio parlare'.

-Se vuoi... Mangio prima io ed esco, così se non vuoi proprio... Che ti veda... Al massimo vado in bagno a controllare i vestiti-

Lui annuì, non guardandomi affatto, tenendo gli occhi fissi sul cibo, immerso in chissà che pensiero.

E mentre lui pensava, io, ancora, non potevo non farmi domande su ciò che era sotto a quella maschera, sul perché non volesse minimamente rimuoverla.

La curiosità era davvero tanta e straripava da tutte le parti del mio cervello con migliardi di idee.

Che avesse tipo qualche cicatrice, un gonfiore, qualcosa che giudicava imbarazzante? O era altro?

Non potevo saperlo, non rimanendo zitta e in ogni caso sapevo che non avrebbe risposto nuovamente alla mia domanda.

A forza di immaginare, la mia mente stava partendo tra le ipotesi anche le cose più stupide e ridicole, al punto tale che per distrarmi dovetti divorare il mio cibo con rapidità inaudita, alzandomi dalla sedia, lanciando uno sguardo fuori dalla finestra: la strada era così silenziosa e così vuota da risultare innaturale, senza vento, senza il solito chiacchierare.

L'unica cosa che si percepiva era, ogni tanto, l'abbaiare di qualche cane.

Quello era ciò a cui dovevo pensare, mi dissi tra me e me, non dovevo mettermi a pensare alla maschera, mi dovevo limitare a rimuginare su ciò che c'era fuori... E nulla di più.

Non dovevo neppure ipotizzare che tipo di volto potesse esserci sotto.

Non dovevo... Eppure più mi ripetevo di non farlo e più il risultato era opposto a quello dei miei desideri, andando a fantasticare ancora di più e ad immaginarmi tanti tipi di naso e di bocca che saltavano su per poi scomparire, sostituite da una nuova idea di faccia.

"E sai perché? Perché sei masochista, ecco perché... Cosa pienamente ovvia e alquanto evidente in qualsiasi cosa faccia, ma okay"

Presi a dirigermi verso il bagno per controllare lo stato degli abiti, oltrepassando il corridoio, aprendo la porta e così entrando nella stanza, cercando subito la stoffa nera e trovandola al volo, ancora non completamente asciutta, ma solo per cenni di umidità.

Notai però che alcune macchie avevano ancora l'insistenza di restare sull'abito, nonostante le avessi strofinate come non mai.

Sospirai: non c'era nulla da fare, con quelle.

"Chissà da quanto sono lì... " Abbassai la testa "E... Chissà come si è sentito in tutti questi anni. Molto solo, probabilmente. Io non avrei retto se fosse capitato a me. Probabilmente o sarei impazzita del tutto o mi sarei già suicidata. Che lui abbia pensato una cosa simile, qualche volta? Oppure é sempre rimasto abbastanza lucido da continuare a lottare? Beh, in ogni caso, anche se lo avesse pensato, lui è ancora qui, quindi ha reagito"

Un moto di ammirazione mi prese dalla testa ai piedi, portandomi a sorridere leggermente e ad alzarmi, appoggiandomi al bordo del lavandino alle mie spalle per mettermi in piedi, guardando sempre quegli abiti.

"Dovrebbe avere finito di mangiare? Oppure no?"

E rimettendomi in posizione normale, semplicemente tornai a portare la mano al fianco... Sbattendo però contro qualcosa.

Un qualcosa che, praticamente terrorizzata, compresi quasi al volo cosa potesse essere.

Un qualcosa che avevo totalmente dimenticato di aver lasciato qui e che non avevo neppure notato vi fosse, entrando.

"Quanto vorrei il potere Anti Gravity in questo momento"

Trovandomi ad imprecare fortemente, cercai di prendere l'oggetto prima che potesse cadere a terra, prima che potesse schiacciarsi contro il pavimento.

Non ci riuscii , neppure desiderandolo ardentemente lo riacciuffai: semplicemente cadde, scontrandosi con il terreno.

"Il... Pulsante d'allarme... Come ho fatto a dimenticarmene?! Cazzo!"

Mi ritrovai a correre in direzione della cucina, ma appena oltrepassato tutto il corridoio per raggiungerla ed avvertire Lysander che dovevamo scappare in fretta da quest'appartamento, persone su persone presero a comparire attraverso i muri, uno dei quali aveva preso il corvino alle spalle, ricevendo un calcio di tacco che gli aveva centrato lo stomaco.

Provai a dire qualcosa, ma non ci riuscii, anche perché la mia voce venne subito sovrastata dal casino enorme che si formò dopo questo colpo.

Un altro degli uomini provò ad attaccarlo, con la mano che sparava fulmini da tutte le parti.

Lysander schivò a fatica un assalto, piegandosi verso il basso e andando ad evitare poi un calcio da parte di un secondo uomo.

Erano in troppi: erano decisamente in troppi e da solo non avrebbe avuto nessun risultato.

Mi misi in mezzo a mia volta, sapendo che potevo risultare magari un peso morto, ma che allo stesso tempo non sarei mai e poi mai riuscita a restare lì a guardare uno scontro completamente impari.

Il corvino mi osservò con occhi sgranati per solo un mezzo istante, prima di tornare con aria  nuovamente concentrata e, fulmineo, tirare fuori un coltello dallo stivale sinistro, abbassandosi nel momento in cui stava per ricevere un ennesimo colpo.

Io invece, semplicemente, gli paravo le spalle dai tre che lo puntavano come cani da caccia.

Per qualche strano motivo, a me non stavano attaccando.

Non vi provavano neppure, limitandosi a digrignare i denti e avanzare come bestie arrabbiate a destra e manca, cercando punti ciechi.

Non avevo la più pallida idea di cosa significasse, ma non potevo non sfruttare questa cosa a mio vantaggio.

Non ero armata, non ero forte o agile... Ma a quanto pareva i personaggi non potevano fare nulla, come se non fossero autorizzati a ferirmi.

Vidi con la coda dell'occhio che gli avversari che avevano attaccato, semplicemente se ne stavano al tappeto, eliminati... Ma che molti altri iniziavano ad arrivare, accompagnati perfino da dei cani.

"Bella merda." Pensai, agitata " E tutto questo é colpa mia e della mia sbadataggine"

Cercavo di coprirlo il più possibile, sperando vivamente che nessuno cambiasse idea sul fatto che non potevano attaccarmi e che decidessero che non ci sarebbero stati più limiti di alcun tipo, rendendomi automaticamente un bersaglio per arrivare a Lysander.

Quando, di colpo, notai che uomini su uomini, tanti da risultare un esercito, presero a occupare quasi ogni centimetro della stanza, al punto tale che se uno attaccava il corvino e veniva ucciso, subito dopo un altro prendeva il posto, come se fosse sempre stato lì... Beh... Per un certo senso, sapevo che era molto di più che in dei guai grossi.









 

 

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Capitolo 53
*** Capitolo 52- Che sia dunque la fine? ***


Lysander
 

Ad ogni infilzare, calciare e schivare di più, mi ritrovo senza fiato, con il cuore che mi batte nelle tempie senza tregua, il sangue che sale lungo tutta la faccia e l'ansia a mille che mi spinge a stare attento ad ogni singolo movimento di qualsiasi soggetto nella stanza.

Già le troppe persone sono tante, ma come se non bastasse, poi, ci sono pure i cani ad aggiungersi: le bestie continuano a cercare di assaltarmi e mi costringo a rispondere ai loro attacchi con il coltello, eliminando pure quelli, per quanto mi sembri insensato.

Eppure, insensato o meno, se non voglio essere sbranato o perdere un arto, mi tocca rispondere anche ad essi.

"Stupendo" penso, sarcastico, infilzando il fianco di una delle tante facce, schivando poi a fatica quello che sembra un colpo di pistola andato a vuoto.

Individuo l'arma e vedo chi ha sparato: é praticamente dal lato opposto della stanza e non ho la più pallida idea di come il proiettile sia riuscito a raggiungere questo punto.

Dietro di me posso sentire la rossa che piazzata lì dov'è non permette ai nemici di attaccarmi alle spalle.

Non ho idea se esserle grato o meno di questo, anche perché sinceramente per questo improvviso radunarsi di persone della guardia deve esserci davvero qualcosa che tocca.

Mi riprendo dal mio momentaneo pensiero, cercando di schivare ancora una raffica di colpi che provengono da tre persone che ho davanti.

Anche loro hanno dei coltelli, ma questi luccicano di una strana sfumatura viola che mi inquieta parecchio se devo dirlo.

"Veleno?"

Il ritmo dei loro attacchi è assolutamente spaventoso: non mi da un attimo di respiro, cosa che mi spinge ad utilizzare la gamba per calciare via uno nel momento in cui il terzo ritira la propria lama, prima che questo possa attaccare, schivando subito dopo il tentativo del secondo.

L'uomo che ho calciato ha provocato il cadere di varie persone come dei birilli, ma nel mentre, noto un ennesimo proiettile che guizza verso la mia direzione.

Calcio il secondo dei tre uomini con i coltelli, spingendolo nel posto in cui avrebbe dovuto esserci il primo ed il proiettile passa da una parte all'altra il corpo del robot programmato, da cui schizza un enorme getto di sangue, estremamente caldo e disgustoso, che mi finisce dritto dritto sugli occhi e quasi dentro, spingendomi a chiudere le palpebre per cacciarlo via.

Il cadavere collassa e crolla a terra con un tonfo.

"Non ci vedo più niente. Merda!"

Sento uno spostamento d'aria in mia direzione e cerco di evitarlo, ma qualcosa va decisamente storto, siccome, accecato in questa maniera, riesco solo a sentire delle lame penetrare la carne della mia gamba: sono quattro e tutte di fila.

Cerco di non farmi uscire un fiato, ma risulta più difficoltoso del dovuto, anche perché insieme alle lame nelle gambe, qualcosa va a chiudersi attorno al mio braccio destro.

Un dolore allucinante mi percorre tutta la spina dorsale mentre tento di riaprire gli occhi nonostante il sangue continui ad infastidirmi.

Una mandibola: quello che ho sul braccio è una mandibola.

Sento poi alle mie spalle la rossa irrigidirsi.

Grida il mio nome una sola volta, abbastanza da farmi sentire un brivido che mi percorre la pelle e la sensazione di qualcosa che é a poca distanza dal mio volto.

D'istinto agito il braccio assaltato dalla mandibola e me lo piazzo a scudo.

Un guaito.

La presa si annulla e sento il cane crollare a peso morto, mentre il sangue scorre rapidamente giù da tutti i punti in cui i denti hanno stretto la morsa, affondando sempre più in giú.

Con l'altro braccio, riesco finalmente a pulirmi completamente gli occhi e a riaprirli, visualizzando tutte le figure, seppur sfocate.

Sto ansimando pesantemente.

"Quanti sono ancora?" mi chiedo, andando a colpire un ennesimo uomo che cerca di sferrare un attacco.

Sembrano non finire mai.

Uno muore, un altro si aggiunge.

E intanto sia la gamba ferita che il braccio sputano sangue a più non posso.

"Che sia dunque la fine? Che si concluda tutto in questa maniera?"

Non so se voglio saperlo, a dire la verità, anche perché una parte del mio cervello continua a non accettarlo.

"Mi ero arreso, prima. Ero stato pronto a morire. Cosa cavolo è cambiato nel giro di... Neppure ventiquattr'ore?"

Sento la rossa muoversi: ha mollato un calcio a qualcuno e dal verso soffocato della persona, credo di sapere dove lo abbia centrato.

Sento un capogiro, accompagnato da un brivido di freddo, mentre respingo l'ennesima persona e in contemporanea calcio la figura di un cane.

E poi di colpo accade qualcosa.

Un altro colpo di pistola: arriva in fretta, troppo in fretta ed oltrepassa senza problemi la mia spalla, perforandola.

Se la testa prima mi girava, ora è molto, molto peggio.

La vista sta andando e venendo, quasi fosse una lampadina scarica che tira gli ultimi nel disperato tentativo di non essere sostituita.

"No... No... No... Non ora... Non... Oggi"

La mia bocca vomita un verso strozzato, mentre sento qualcuno che mi piazza un calcio nello stomaco.

Sputo sangue e la rossa mi chiama di nuovo, ma la mia vista e le sensazioni di ciò che mi circonda stanno andando totalmente a puttane.

Spariscono, una dopo l'altra, mentre ogni singolo cenno di me crolla, portandomi a cadere in ginocchio, riuscendo solo a peggiorare la situazione della mia gamba, con i coltelli che affondano ancora di più.

La rossa sembra stia facendo di tutto per aiutarmi: mi chiama, molla calci a chiunque e molto probabilmente deve anche aver preso il mio coltello.

"Quando lo ho mollato?"

-Lysander! Resisti!-

Tutto sembra essersi spento: percepisco soltanto la sua voce.

-...sander!-

Anche essa però sta diminuendo, diventando più bassa, incompleta ed impossibile da percepire per il mio udito.

-...der!-

Leggo un ultima nota disperata in quelle tre lettere.

Vorrei poter reggere al tutto, poter rassicurarla che sto provando a resistere con tutto me stesso.

Ma l'unica cosa che riesco a percepire é un altro dolore, il sapore metallico che mi si diffonde in bocca e tanta, tanta luce che si diffonde seppur i miei sensi stiano svanendo.
 

 

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Capitolo 54
*** Capitolo 53- Ho rovinato tutto ***


Natalie
 

L'unica cosa che riuscii a vedere, in questo momento, fu Lysander, mentre, seppur a disagio dalle azioni che stavo facendo con il coltello, vidi uno dei troppi uomini che gli mollava un calcio nello stomaco, seguito dalla caduta in ginocchio.

Mi voltai, ignorando le persone che avevo dietro e facendo l'unica cosa che mi viene in mente.

Lanciai il coltello: questo andò ad incastrarsi nella gola dell'uomo.

Fino a questo momento mi ero limitata a spingere all'indietro, ferendo ma non uccidendo...

Questo decisamente era un salto parecchio grande e cercai di reprimere una sensazione di disgusto e di senso di colpa che mi afferravano lo stomaco senza tregua.

Con questo gesto, mi gettai poi affianco al corvino, il quale stava per crollare sul pavimento da un momento all'altro, sorreggendolo, lasciando che si appoggiasse a me e cercando di stringerlo in maniera tale che non vi fosse nessuno che potesse farsi venire in mente di colpire ora.

Per reprimere la nausea dell'azione, cercai di concentrare la mente principalmente su Lysander.

Se la protezione funzionava ancora, se proprio quelli non erano capaci di andare a colpirmi, allora più lo coprivo e più gli stavo vicino e meglio era.

Purtroppo però vi era un grosso dilemma: le ferite che lui aveva stavano sanguinando a più non posso e non sembravano disposte a smetterla, cosa che mi trasmise un enorme magone alla gola, mentre un nodo si creava nel mio stomaco.

Braccia, gamba, spalla... Decisamente con quelle ferite sarebbe potuto morire dissanguato.

"E ora? Che faccio?" La domanda saltò su repentinamente, lasciandomi completamente priva d'aria.

Non ne avevo idea, davvero.

Se fossi rimasta qui, sarebbe morto, se mi fossi mossa lo avrebbero attaccato e il risultato sarebbe stato identico a quello precedente.

Lo sentii avere uno spasmo, mentre già percepivo il suo corpo farsi estremamente poco resistente: a dimostrarlo, la sua testa si piegò di lato, mentre lo sentivo sforzarsi per mettere in moto qualsiasi parte del proprio corpo, ma senza alcun tipo di risultati.

-Lysander, resisti!- dissi ad alta voce, vedendolo respirare decisamente molto a fatica e notando soprattutto come sembrasse di stare per svenire.

-Lysander!- lo chiamai ancora, sentendo un amarezza allo stomaco enorme, per il semplice fatto che se fossi stata più attenta, tutto questo non sarebbe minimamente accaduto.

"Ho rovinato tutto. Quello che sta accadendo è colpa mia" pensai, sentendo un singhiozzo che mi sfugge dalle labbra, continuando a girare la testa a destra e manca, osservando tutti gli uomini e gli animali che, immobili, stringono le armi, con espressioni totalmente prive di emozioni e che in contemporanea non vedono l'ora che io dia loro anche solo il più piccolo spiraglio per poter attaccare il corvino, nonostante questo sia già sul punto di perdere i sensi.

-Lysander!- la mia voce si ridusse ad un verso stridulo ed alquanto isterico.

"Cazzo, no! Non cedere, ti prego, non cedere! Non me lo perdonerei mai!"

E le sue palpebre crollarono verso il basso, cedendo totalmente.

Avrei voluto gridare ancora, chiamarlo, evitare che potesse perdere i sensi, ma prima di poter anche solo farlo, un enorme luce si accese nella stanza, quasi una divinità entrasse all'improvviso, oltrepassando il soffitto.

Vi seguirono delle urla, tante urla, le grida degli uomini ed i guaiti dei cani, poi di colpo sento la stessa percezione di quando sono entrata nella route di Lysander.

La pressione difatti tornò a pestarmi, quasi cercando di distruggermi, per poi svanire insieme alla luce e rivelare che tutti gli uomini erano a terra, privi di sensi.

E ci fu altro che decisamente non potei non notare: un enorme vuoto sotto di me ed il corvino, in cui ci ritrovammo a precipitare.

L'unica cosa che mi venne d'istinto fare, fu stringere Lysander il più possibile e chiudere gli occhi.

*

Quando finalmente smettemmo di crollare a vuoto in quel buco nero, trovandomi a mezz'aria con la caduta che rallentava vistosamente, ancora stretta al corvino tra le mie braccia, notai di essere finita in un altra casa.

Ciò che vidi per prima cosa furono delle tende di un bianco latte ed una serie di candele profumate disposte su ogni gradino di una scala a chiocciola in legno che portava al piano di sopra, dove il tetto, estremamente alto, mostrava una vetrata con tante, tantissime piante e gettava anche un occhio su dove le scale portassero.

A primo sguardo, vidi che dal muro partiva una cascata, crollando in un enorme vasca da bagno che occupava buona parte del perimetro.

Notai poi un uomo, il quale inizialmente se ne stava di lato, appoggiato al muro e che mi si avvicinò -che ci si avvicinò- con rapido passo, affrettandolo man mano procedeva.

All'inizio ne fui parecchio allarmata, poi però riuscii a vedere chi fosse questa figura inizialmente tanto sospetta.

Era alto, magro, con un viso estremamente serio ed asciutto, con i capelli bianchi come la neve, lunghi, di cui alcune ciocche erano state raccolte in una piccola treccia che comunque gli raggiungeva il fondo della schiena.

Aveva gli occhi tra viola e grigio, i cui due colori sembravano giocare estremamente parecchio tra di loro nelle sfumature.

Indossava una, altrettanto lunga, tunica, la quale gli raggiungeva le caviglie coperte da stivali bassi di tonalità perlacea.

Era Klaus, quello di cui Lysander aveva già accennato, parlando del fatto che lo aveva medicato e non andando oltre nel dettaglio.

L'albino si avvicinò parecchio, tanto da essere a distanza minimale, andando a mettersi in ginocchio davanti al corvino e ad appoggiare entrambe le mani sulla sua spalla.

Un altra, a dir poco accecante, fonte di luce che subito avvolse la  ferita.

Per diversi istanti il mio cervello si torturò su cosa avrebbe fatto questa luminosa aurea sprigionata dai palmi dell'uomo che, con espressione gelida, procedeva.

Avrei voluto poter domandare, ma la mia bocca sembrava cucita dalla tensione.

La luce passò da un puro bianco ad un oro acceso, così di colpo da farmi sussultare, facendo uscire il proiettile e bloccando quasi all'istante il flusso di sangue.

Lo guardai senza fiato, sentendo come se il peso sul mio stomaco si stesse alleggerendo ad ogni istante di più.

Klaus procedette, andando a rimuovere i coltelli dalla gamba di Lysander, semplicemente continuando con il proprio lavoro nella stessa identica maniera, bloccando sempre il liquido.

Fece lo stesso processo anche per il braccio, semplicemente evitando la parte della rimozione.

Quando concluse il lavoro, mi ritrovai a sussurrare un -Grazie- soffocato a cui Klaus rispose con un freddo annuire.

 

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Capitolo 55
*** Capitolo 54- Okay ***


Lysander
 

Quando i sensi mi si riaccendono, un dolore tremendo mi percorre dalla testa ai piedi.

Mi ritrovo in un letto - ancora. Che presto torni ad essere un abitudine? Chi lo sa- ma questa volta non è quello dell'appartamento della rossa.

Metto a fuoco ciò che mi sta attorno, o almeno lo faccio prima di notare la ragazza che si stringe le gambe al petto, seduta su una sedia nel silenzio più totale.

Provo a tirarmi su, volendo semplicemente cercare di chiederle dove siamo, ma l'unico risultato che mi esce é uno spasmo mentre il dolore mi assale.

Cerco di non farmi scappare neppure un fiato, ma non vi sono risultati: gemo appena, sentendo come se la spalla mi andasse a fuoco, lacerandomi dall'interno.

A questo verso di troppo, vedo Natalie che alza il capo con un espressione particolare: il viso quasi completamente arrossato, con gli occhi spalancati in una sorpresa plateale e le labbra socchiuse.

Mi fissa per qualche breve attimo e posso benissimo notare come i suoi occhi si inumidiscano di colpo, diventando lucidi.

Questa reazione mi agita, ma mi agita ancora di più il fatto che di colpo mi si avvicina e va a cingermi le spalle in un abbraccio, iniziando a singhiozzare rumorosamente.

Già al semplice contatto fisico iniziale, sussulto, cercando di non mostrare il mio imbarazzo e la mia confusione totale.

-E...ehi...- borbotto, appoggiando delicatamente la mano alla sua testa, non avendo la più pallida idea di cosa stia succedendo.

Ho le idee parecchio confuse, se devo dirlo e questo tipo di atteggiamento nei miei confronti non me lo sarei aspettato nemmeno tra cinquant'anni.

Lei non alza la testa e non smette di piangere: semplicemente rimane lì, così stretta a me da farmi sentire strano, piangendo come non avevo mai visto fare a nessuno.

Cerco di scuoterla leggermente, reprimendo la debolezza fisica che mi afferra di colpo, facendomi sentire spaesato.

E poi realizzo, mentre vedo ennesime garze e bende andare a ricoprirmi, tanto che se continuo così potrei davvero diventare una mummia.

Le immagini prendono a saltare su, una dopo l'altra, con il combattimento, il sangue che mi era schizzato sugli occhi, la visuale offuscata e la sensazione della totale perdita di sensi che ha decisamente chiuso il sipario, per poi gettarmi in questa stanza.

"Com'é possibile... Che io sia ancora vivo?" Mi domando, turbato, prima di udire la voce della rossa, la quale si stacca dall'abbraccio, ma rimanendo sempre con lacrime che vanno a bagnarle il volto e con singhiozzi che le scappano dispettosamente dalle labbra e che non sembrano voler diminuire.

-Scusa- fa, andando a coprirsi gli occhi con le mani, strattonando i propri capelli -Scusa, scusa, scusami tanto!-

Altri singhiozzi. Non so cosa rispondere a questa frase che, davvero, aumenta soltanto il mio essere turbato, portandomi ad aggrottare la fronte, cercando di parlare, ma rimanendo poi in completo silenzio.

-É tutta colpa mia!- trema, si irrigidisce mentre i singhiozzi cercano di 'mangiarsi' la sua voce e prende fiato, emettendo un lamento distorto -Se fossi stata più attenta... Forse nulla sarebbe accaduto. Invece stavi per morire ed era solo per... Perché avevo pre...preso quello stupido pulsante- cerca di calmare i fremiti, con i risultati che semplicemente si ritrova a tremare anche di più -E mi ero pure scordata di dove lo avevo lasciato-

Tacqui, sentendo che avrebbe continuato a parlare, che avrebbe proceduto nel suo discorso.

In ogni caso, poi, anche se non avesse aggiunto più nulla, non avrei saputo proprio cosa dire.

A quanto pare avevo avuto ragione: quel radunarsi improvviso di guardie non era stato affatto una coincidenza.

-Mi sento... Così idiota... E stupida... Non ricordavo proprio di averlo messo lì, dopo... E credimi, non avevo intenzione di sfiorarlo neppure con un dito. Lo avevo preso all'inizio, quando dubitavo di te, ma non... Non avevo più intenzione di usarlo. - torna a levare le mani dalla faccia, mostrando la retina arrossata ed altre lacrime che continuavano a scendere, nonostante cerchi di cacciarle via.

-Mi dispiace così tanto.-

Più lei parla e più semplicemente aumenta in me la sensazione che fosse davvero sinceramente dispiaciuta: la sua espressione mostra già tutto e decisamente basta a farmi sentire come se finalmente potessi definitivamente crederle.

Non so se questa cosa si possa davvero definire buffa, ma in parte mi fa ridere il fatto che, non so quante ore prima rispetto a questo momento, ero quasi morto per colpa di una persona, ma che non stavo affatto prendendo a scappare da essa, anzi.

Cioè, mi fa ridere perché é una cosa estremamente stupida per uno come me, ma non avevo e non ho proprio intenzione di fuggire.

-Okay- rispondo soltanto, portandola ad alzare la testa con sguardo confuso, come se non si aspettasse minimamente questo tipo di risposta.

Beh, non so esattamente che tipo di cosa si immaginasse alle sue scuse, ma a me non è venuto nient'altro in mente se non quel semplice 'okay'.

Lei continua a guardarmi, tirando su col naso, con le ultime gocce che scendono prima di concludersi completamente.

-Okay?...- chiede, leggermente spaesata.

Annuisco alla sua espressione confusa, con i suoi occhi che mi fissano, da cui scappano due ultime lacrime, estremamente rapide.

-É tutto okay- aggiungo frettolosamente, cercando di non essere in imbarazzo, cosa di cui non capisco il motivo, stringendomi nelle spalle, con l'unico risultato che quella colpita mi protesta a dietro, costringendomi a mordermi il labbro per non farmi uscire versi di dolore.

Mi sento... Meglio.

Non di corpo, di certo, ma di mente.

Sono più sollevato, forse, dal sapere che a qualcuno importava, che poteva starci bene o male e che non sarebbe semplicemente stato indifferente.

"É davvero diversa dalle altre" penso di colpo, vedendola comunque preoccupata, tanto che, mentre molteplici domande vanno a colpirmi la testa prima che io mi lasci appoggiare nuovamente al cuscino per il giramento che é nuovamente saltato su, immergendomi di nuova debolezza dalla testa ai piedi, va a scuotere la testa ripetutamente, schiaffeggiandosi la faccia per ben due volte di fila, come per svegliarsi.

"E che cazzo... Mi hanno davvero ridotto così male?" Mi chiedo di colpo all'ennesimo lamento della mia gamba quando provo a spostarla, seppur di un minimo.

Il mio corpo sembra protestare ad ogni cenno di movimento che io provi a fare, quindi devo calcolarlo come un sì.

E mentre penso a questo, vedo una figura non del tutto sconosciuta oltrepassare la porta ed entrare nella stanza come se il legno non ci fosse mai stato.

"Le porte esistono per essere aperte, non per essere attraversate, cavolo. Spero vivamente che non si comporti così anche nei bagni..."

 

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Capitolo 56
*** Capitolo 55- Sono un alleato ***


Natalie
 

-Ti senti meglio?- chiese Klaus a Lysander poco dopo essere entrato nella stanza, facendo pochi passi prima di bloccarsi a braccia incrociate, il volto completamente insensibile.

Lysander annuí leggermente di risposta alla domanda appena ricevuta, scutando l'altro con particolare attenzione.

-Ci hai aiutato tu, quindi- disse di colpo, andando a fissarlo con sguardo estremamente attento -Ancora una volta mi salvi quando credo di essere completamente spacciato... Perché?-

L'albino schioccò le dita, facendo comparire di colpo una sedia e lasciandosi cadere sopra di essa con nonchalance, guardando poi anche me.

-Sono un alleato- semplicemente asserí, stringendosi nelle spalle -Sarò anche una macchina io stesso, un personaggio robot di una route, ma sono un alleato-

-Perché?- insistette il corvino, assottigliando lo sguardo, strappando un sospiro al ragazzo dai capelli bianchi.

-Non potresti prima riposarti un po' di più e poi aspettare le mie risposte? Sembri uno straccio, Lysander-

-Non aggirare la domanda. Il tuo fare misterioso non mi piace affatto e credo di averlo dimostrato anche nello scorso incontro. Mi dai delle risposte comprensibili prima che si faccia notte?-

Fino a questo momento avevo continuato a girare la testa da uno all'altro, cercando di comprendere come il discorso sarebbe potuto finire, ritrovandomi davanti ad un nervosismo assurdo da parte del corvino e dalla solita impassibile espressione dell'altro, il quale semplicemente si spostò una ciocca di capelli.

-Okay. Te lo dirò. Mi era stato chiesto di tenerlo per me fino a che non saresti stato psicologicamente pronto, ma a quanto pare più aspetto e meno lo sei- Klaus alzò leggermente un sopracciglio -Come devi aver capito, ormai, so che tu sei una persona, al contrario mio. Questo perché sono stato modificato nei miei sistemi. All'inizio avrei dovuto essere... Come gli altri... E cercare di ucciderti a mia volta. Ma sono stato operato nel mio hardware da parte di un lavoratore dal codice di badge 432598-

Vidi Lysander spalancare lievemente le palpebre dalla sorpresa, risultando completamente paralizzato, le mani che andavano a stritolare le coperte.

-Questo lavoratore mi ha detto di chiamarsi Walter e di proteggerti nei casi più disperati e... soprattutto di darti questa-

L'albino allungò una sottospecie di USB con sopra un tasto rosso.

-Questa USB funziona soltanto se con la tua impronta digitale. Nessuno oltre a te potrà far passare i file allegati in essa in un qualsiasi computer. Nemmeno io so cosa vi possa essere dentro. Semplicemente mi è stato detto di consegnartela nel caso che finalmente la Lei fosse riuscita a provocare l'effetto farfalla e a spezzare dunque la catena di eventi-

Klaus mi guardò negli occhi, lasciandomi particolarmente perplessa dalle sue frasi.

Avevo spezzato la catena di eventi? Come? Che cosa avevo fatto per riuscirci?

Proprio non ne avevo idea.

-Che intendi? Io ho fatto che?...-

-Hai spezzato la catena di eventi- ripeté - Una delle tue tante azioni, nelle route, ha sconvolto l'intero sistema. Quando ciò é accaduto, il gioco ha perso buona parte del controllo su di te. A testimoniare questo rompere di catena vi é il fatto stesso che il gioco ha preso a fare di tutto per andarti contro... Come ad esempio spostarti l'allarme per le guardie così da fartelo prendere contro e farlo cadere a terra, così da allertare l'intero corpo di guardia-

Battei più volte le palpebre, cercando di carpire l'informazione alla bell'e meglio.

"In effetti non mi ricordavo di averlo lasciato in bagno... E non lo avevo visto all'inizio. Questo perché non c'era?... Lo avevo messo... Lo avevo messo nell'armadio infatti!"

-Cosa ho fatto per rompere la catena?- chiesi in un filo di voce, parecchio confusa da ciò che lui aveva detto.

Lui mi osservò e mi sentii a disagio al percepire quegli occhi su di me che, freddi come lame, mi studiarono per qualche istante.

-Hai scelto di mettere da parte l'egoismo. - disse -E ciò ha impedito che pure tu cadessi nel solito ciclo. Una scelta soltanto può modificare un intera serie di eventi... Senza quella scelta, molto probabilmente non saresti qui, anzi. Molto probabilmente il gioco ti avrebbe in pugno e continuerebbe a torturare la tua mente fino a portarti alla pazzia-

Un sussulto mi scappò dalle labbra, completamente involontario, prima di muovermi sulla mia sedia, parecchio a disagio.

Provai ad esaminare le mie scelte, ma nonostante tutto non riuscii a capire comunque cosa potessi aver fatto.

In ogni caso, era meglio così: l'idea che, nel caso non avessi fatto quella cosa, qualsiasi essa fosse, avesse portato al fatto che mi stessero controllando... Beh. Mi inquietava molto, se dovevo dirlo.

-Walter mi ha detto che la sua ultima volontà era quella di farti vedere il contenuto di questa chiavetta, anche perché a detta sua, presto sarebbe stato eliminato-

Portai lo sguardo a Lysander, il quale aveva preso a strattonare ancora di più le coperte, quasi sul punto di strapparle, per poi prendere fiato e allungare la mano per ricevere la USB.

-In poche parole dobbiamo trovare un computer in questo posto?- chiese con tono lievemente retorico -Un computer dentro ad un videogioco? Questa è nuova-

-Infatti ce ne sono come massimo due. Ma uno é sotto il possesso del gruppo di guardia... -

-Ovvero il posto più irraggiungibile di tutti, quindi é già escluso- asserí Lysander con un tono particolarmente pieno di seccatura.

-Mentre l'altro- continuò Klaus, ignorando la frase del corvino e continuando nel suo discorso -L'altro si trova nell'emporio Grimm-

A questa frase percepii il cuore perdermi un battito dalla sorpresa.

Dovevamo andare da Max?

-In poche parole mi stai dicendo che non c'è nulla di semplice.- Lysander andò a sbattersi una mano in fronte -Sia perché i due fratelli mi odiano, sia perché entrare in quel posto per me equivale ad ennesime persone alle calcagna durante il percorso.

-Mi dispiace dirtelo, ma é così- Klaus si sollevò dalla sedia -Io al massimo posso darvi una mano... Ma i miei poteri non riescono a trasportare dentro a quel negozio. Se volete entrare dovete procurarvi un crea passaggi.-

-Perché i tuoi poteri non permettono l'entrata?-

-Ha una barriera contro i poteri psichici- si limitò a dire - Riuscirei ad entrarci solo utilizzando tutto il mio potere e questo equivalrebbe a finire col gettarmi in attacchi epilettici o anche in coma. Quindi non è affatto consigliabile-

-Chiaro. Nel tempo che ci rimane di queste quarantott'ore dobbiamo trovare un crea passaggi e scoprire cosa c'è nella chiavetta- alzò il sopracciglio - Si prospetta una giornata impegnativa-

-Oppure...- continuò l'albino -Potremmo entrare dalla porta principale-

Entrambi lo guardammo parecchio turbati.

-Spiegati meglio-

 

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Capitolo 57
*** Capitolo 56- Grazie, Walter ***


Lysander
 

Sono così nervoso che potrei mettermi ad urlare per qualsiasi cosa contro chiunque, perciò mi costringo a buttare la testa su un venticello pigro che mi agita i capelli appena mi affaccio, seppur di poco, alla finestra, cercando di non mostrarmi troppo, ma in contemporanea di prendere aria, anche perché l'irritazione mi sta facendo sentire decisamente troppo caldo.

Klaus ha detto che ci vorrà almeno un po' prima di iniziare con la missione che mi sono predisposto nel momento esatto in cui ho ricevuto la chiavetta che continuo a stringere in una mano.

Sono turbato, estremamente turbato dal semplice fatto che Walter abbia pensato più a me che a sé stesso, riuscendo a modificare i dati di un personaggio di gioco e praticamente pianificando in tutti i modi possibili un idea per aiutarmi.

"E a quanto pare è davvero morto" penso, amareggiato, trattenendo un sospiro.

Dovevo aspettarmelo dopo quello che avevo sentito prima di finire nel gioco... Ma avevo sperato fosse riuscito a sfuggire a tale sorte.

Mi ritrovo a chiudere gli occhi

"Grazie, Walter. Probabilmente se non fosse stato per te mi sarei trovato in una situazione mille volte peggiore di questa. Avere Klaus come nemico non mi sembra una cosa facile e molto probabilmente sarei davvero già morto. Seriamente, grazie... Spero tu sia in un posto migliore, anche se non più sulla terra"

Riapro gli occhi, andando a scuotere il capo più volte, cacciando il magone che mi sta afferrando la gola a più non posso.

Guardo la chiavetta e la stringo nel pugno, cercando di mantenere la calma .

Difficile farlo, soprattutto sapendo alla perfezione il fatto che entrare nel negozio non solo sarà complicato, ma anche dover tenere d'occhio la rossa: okay che ho iniziato, seppur cautamente, a fidarmi, ma so cosa significa per lei quel posto.

Significa Maximilian Grimm, significa dover puntargli una pistola contro se tenta di attaccare e se serve anche sparargli davvero, cosa che lei, ne sono più che sicuro, non vorrà affatto fare.

"Perché dovrebbe" penso, lievemente irritato "É così infatuata da lui che probabilmente preferirebbe sparare a sé stessa che farlo a lui"

Sospiro, ancora.

"Se qualcuno dovesse darmi un soprannome, dovrebbe essere il sospiratore, non riesco a smettere proprio, eh."

Infilo la USB nella tasca dei nuovi abiti che indosso: sono molto, molto più comodi e più da mio stile.

Porto una felpa nera senza zip e con cappuccio, pantaloni da ginnastica lunghi dello stesso identico colore e i miei stivali -quelli rimangono sempre-.

La mascherina bianca, leggermente sporca all'interno, ha fatto posto ad una seconda mascherina della stessa colorazione dei miei abiti, con soltanto qualche sfumatura violacea.

Mi ritrovo a guardare dietro di me, aspettando Natalie e Klaus.

Non ci posso ancora credere che ho due alleati adesso.

Fino a neppure... Non so quanto tempo sia passato... Lavoravo e lottavo completamente da solo senza l'aiuto di nessuno.

Ora invece ho due persone che stanno dalla mia parte e non so definire se sia incredibilmente strano o meno.

Beh. Strano o meno, ci stanno mettendo un sacco di tempo per cambiarsi a loro volta, questo perché anche loro, non ho capito esattamente perché, hanno preso a vestirsi con gli stessi identici abiti che ho io.

Probabilmente serve nel caso in cui qualcosa vada storto... O forse è una sorta di copertura per far sembrare che siamo dei ladri, non ne ho idea e sinceramente più di tanto non gli do importanza.

"Certo che però ce ne mettono di tempo, eh. Sono lentissimi, io ci ho messo a malapena cinque minuti e loro sono ancora lì"

Ruoto gli occhi, annoiato, tornando con lo sguardo alla chiavetta che ho nella tasca, per poi agitare la testa.

Vorrei che la mia mente smetta di torturarmi di domande e pressioni, ma a quanto pare più aspetto quei due e più se ne esce con le richieste che al momento non posso risolvere.

-Eccoci qui- salta su la voce della rossa, portandomi a pensare un "finalmente" e a girarmi.

La ragazza ha già il cappuccio sulla testa e stringe una pistola tra le mani.

Klaus invece ne tiene due, di armi, solo che una é una pistola, mentre l'altra... L'altra arma é un fucile.

-Stai scherzando? Con un fucile ci faremo sicuramente notare-

-Non se lo faccio diventare invisibile- Klaus mi allunga la pistola e mi rendo conto del fatto che così vestiti sembriamo davvero parecchio una banda di rapinatori.

-Io punterò il fucile contro uno dei due fratelli, lei contro all'altro. Nel frattempo tu cercherai il computer e ci metterai la USB. Quando torni indietro, fingi di aver preso qualcosa, possibilmente che costi molto e che magari possa risultare utile. Cerca di essere veloce. Tutto potrebbe sfuggire di mano, soprattutto la copertura. Se il gioco capisce che sei tu, farà di tutto non solo per ucciderti, ma anche per scoprire cosa c'è nella chiavetta. Alle telecamere noi dovremo apparire come dei ladri, se non sembreremo nulla di più, non indagheranno particolarmente su di noi. È chiaro?-

-Chiaro- rispondo secco, andando a guardare la rossa che è rimasta in silenzio e che in parte sembra abbastanza tesa.

"Perché tutto deve sempre andare a scontrarsi con i Grimm? In un modo o nell'altro loro sono sempre la mia spina nel fianco."

-Pronti ad andare?-

Sia io che la rossa ci ritroviamo ad annuire all'unisono.

Mi vengono dati sempre degli occhiali da sole per coprirmi gli occhi e li indosso rapidamente, vedendo che anche gli altri due mi imitano.

E finalmente siamo fuori da quella casa: usciamo dalla porta sul retro che subito si getta lungo una strada circondata da alti muretti e che raggiunge l'unico parco della città, né troppo lontano né troppo vicino al Bar delle creature.

"Speriamo solo che la situazione non precipiti. Per una volta mi piacerebbe se risultasse facile qualcosa che faccio... Anche se ne dubito parecchio. E soprattutto spero che le ferite coperte dalle bende non si mettano a protestare nel momento sbagliato. Potrebbe risultare un bel gran problema se ciò accadesse, davvero. "

 

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Capitolo 58
*** Capitolo 57- Mantieni la calma ***


Nicholas
 

L'odore del caffè mi scivolava addosso, piacevole ed abituale, accompagnandomi nelle pagine del nuovo volume che stavo leggendo.

"Un altra riga" pensai all'istante, schioccando le dita per sollevare la tazza e mandarla al tavolo quattro, proprio come da richiesto, divorandomi totalmente le parole di inchiostro che navigavano su quelle sottili pagine.

E come al solito, quell' ultima riga non poteva altro che diventare una penultima, prima dell'ultima ancora che a sua volta avrebbe subito la stessa sorte.

Era qualcosa a cui proprio non potevo resistere, diventava quasi inutile imporsi dei limiti, perfino con il mal di testa non ero capace di smettere di immergermi in quelle descrizioni che, quasi come le ciliegie, mi tiravano in una catena golosa.

Schioccai di nuovo le dita, mettendo un piatto usato dentro all'acqua, procedendo nel leggere e nel contemporaneo stare attento ai clienti che concludevano il proprio caffé o in generale qualsiasi cosa avessero ordinato.

Un tintinnare.

"Nuovo cliente in arrivo." Pensai, alzando leggermente lo sguardo in direzione della porta, abbastanza per visualizzare chi potesse essere entrato e a che tavolo si sarebbe seduto.

Appena vidi il suo aspetto, non seppi esattamente il perché, mi scappò un sussulto involontario, tanto che ciò che sollevavo mentalmente sobbalzò all'unisono con me.

Non fui più capace di respirare decentemente per parecchi secondi, questo mentre cercavo di capire, di studiare la persona davanti ai miei occhi che semplicemente aveva acceso una sensazione di confusione più totale nella mia testa.

Capelli biondi, lunghi, legati in una coda, gli occhi azzurri... Il volto...

"No. No. Philip é morto. Non..." Strinsi i pugni, levando lo sguardo a forza, rimproverandomi mentalmente prima di tornare a dare concentrazione al libro.

O almeno... A provarci , anche perché qualcosa punzecchiava la mia mente, spingendomi a lanciare una seconda occhiata.

Una seconda occhiata in cui vidi il vestiario che indossava, abbastanza da farmi storcere il naso: pirata.

Era un pirata.

Odiavo i pirati, tutti, dal primo all'ultimo.

Avevano fatto saltare in aria quella nave, la avevano affondata, avevano ucciso Philip.

"Che strano scherzo del destino" pensai, ironico ed irritato "Un ragazzo che mi ricorda Philip che é esattamente il tipo di persona che lo ha eliminato."

Strinsi i pugni, cercando di contenere la rabbia che saliva, la piena stizza che mi portava ad accelerare il ritmo del mio respiro a più non posso.

Fremevo. Fremevo come mai prima avevo fatto. Non riuscivo a trattenermi.

Il mio petto era un continuo accumularsi di seccatura, di rabbia.

In un certo senso sentivo che se non mi fossi calmato, lo avrei potuto anche buttare fuori alla più piccola motivazione.

"Stai calmo, lo devi ignorare. Torna sul libro. Nicholas, torna sul libro"

Dire che ci provai e che fallii miseramente non era altro che la verità: il mio cervello non riusciva più ad attaccarsi alle parole.

Decisi perciò di gettarmi sul semplice lavare a mano ciò che generalmente pulivo con i miei poteri da Anti Gravity.

Presi a strofinare tazze, piatti, a cercare disperatamente di concentrare la mia testa, stravolta dal pirata dall'aspetto decisamente troppo simile a quello del mio amico di infanzia, ma soprattutto cercai di inoltrarmi nelle conversazioni altrui.

Tutti discorsi alquanto inutili, nulla che mi interessasse davvero.

Un altro tintinnare di campanello mi prese alla sprovvista, portandomi a vedere un uomo dai capelli bianchi con una benda sull'occhio e una donna che andavano a sedersi... Affianco al biondo.

"No, basta . Non é possibile" pensai, prendendo i miei occhiali tra le mani e trovandolo inesorabilmente sporchi, cominciando dunque a strofinare la salvietta prelevata dalla nuova scatola appena comprata, cercando di pulirli fino a che quella stupida macchia che mi appannava il vetro non sarebbe completamente sparita.

Lo feci per più tempo possibile, cercando di ignorare palesemente le mie mani che avevano cominciato a tremare vistosamente per l'insieme di emozioni che mi premevano nello stomaco, quasi pestandolo.

Mi resi conto di star trattenendo il fiato solo nel momento in cui i miei polmoni sembravano sputare fuoco, mentre la mia faccia era così accaldata che non mi sarei affatto sorpreso nel vederla immersa di tantissime sfumature di rosso e qualcuna anche di violaceo.

"Mantieni la calma" mi dissi tra me e me "Respira e mantieni la calma."

Più facile a dirsi che farsi, anche perché mi trovavo a strofinare con vistosa ed ossessiva attenzione la superficie degli occhiali, innervosendomi ogni qualvolta smettevo e continuavo a notare quelle macchie che proprio non volevano sparire.

Per quanto sfregassi, sembrava proprio che non se ne sarebbero andate.

-Cosa vuoi ordinare?- udii dire dall'uomo con la benda nei confronti del biondo, il quale era rimasto zitto da quando era entrato e semplicemente continuava a tacere.

Nessuna risposta infatti giunse da lui.

-Capitano- lo richiamò l'uomo.

-Eh? Ah. Del vino rosso-

-Niente da mangiare? Lo sa che Hunk oggi é in pausa, vero?-

-Me ne rendo conto- tagliò corto il biondo, riscuotendo leggermente il capo -Semplicemente mi si é chiuso lo stomaco.-

-Sta bene?- chiese la donna, accigliata.

Lui annuí -Non so perché, ma ho uno strano presentimento... Come se questo posto significasse qualcosa per me. Solo che non riesco a capire cosa. Anche quando abbiamo deciso di venire qui... Era la stessa cosa-

-Magari ha solo bisogno di calmare i nervi con una sbronza, capitano- ridacchiò la donna, andando a battere frequentemente la mano sulla spalla del biondo.

-Dannazione, Taylor, é a malapena pomeriggio, sai che non riesco a ubriacarmi quasi con niente se non con il Bourbon.  Vuoi che mi riduca ad uno zombie umano a quest'ora?-

-Mmh- Taylor ridacchiò comunque -Per me ci starebbe comunque-

-Infatti sei una disgraziata- disse il biondo, trattenendo un sorriso.

-Capitano- chiamò improvvisamente l'uomo dai capelli bianchi, interrompendo il discorso tra la donna e il comandante, attirando l'attenzione di tutti e due i membri della ciurma -Qualcuno ci sta osservando-

-Mh?-

L'albino fece un rapido movimento di capo, portando il biondo a voltare la testa in mia direzione.

Solo quando si girò mi resi conto di essere rimasto ad osservare il gruppo di pirati per tutto il tempo, senza aprire bocca e senza lavorare, semplicemente osservandoli e ascoltando, ignorando tutte le altre persone.

E proprio in quell'istante lo sguardo del capitano guizzò nel mio, spalancando le palpebre dalla sorpresa quasi all'istante.

 

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Capitolo 59
*** Capitolo 58- Ho detto girati ***


Natalie
 

Sentivo un nervosismo enorme addosso: mi si attorcigliava lo stomaco senza darsi tregua.

Non ero esattamente sicura di potercela fare, questo perché mi bastava il pensiero del fatto di dover avere Max come 'nemico' per farmi tremare le gambe vistosamente.

Detestavo questa cosa, davvero, ma non c'era nulla per evitarlo e in parte cercavo di rassegnarmi.

Lysander e Klaus invece sembravano abbastanza calmi e se dovevo essere sincera, non avevo idea di come facessero.

Beh, doveva essere abituale per Lysander, mentre per Klaus sembrava una cosa da niente.

Per me invece non era né una né l'altra, anzi, tutto il contrario.

Metà del percorso lo avevamo già fatto senza troppi intoppi, passando da un vicolo all'altro, cosa in cui almeno provavo del leggero sollievo.

Se ci fosse stato anche solo un problema durante il percorso, molto probabilmente avrei potuto tranquillamente dare di matto.

Dopo altro rapido procedere, ci piazzammo contro un muro, quasi acquattati contro di esso, superando in seguito in accelerata una via decisamente più grande ed alquanto trafficata.

Superata questa, un altra serie di vicoli.

Il corvino procedeva rapido, facendoci bloccare solo ogni tanto, nel caso in cui qualcuno stesse passando, facendo poi un cenno col capo nel caso in cui avessimo ripreso il nostro percorso.

Non riuscivo a respirare decentemente: ogni volta che ci provavo, in un modo o nell'altro finivo col trattenere il fiato per la tensione, sentendo l'ansia che mi si accatastava addosso come un grosso masso estremamente pesante e che mi torturava psicologicamente.

Ancora agitata, mi ritrovai a grattarmi il polso, provando, seppur senza risultati, a mantenere il pensiero calmo e lucido.

"Quanto vorrei poter convincere  Max che Lysander non é un pericolo. Sarebbe dalla nostra parte, cercherebbe di aiutarci anche lui... E non saremmo costretti a minacciare lui e suo fratello per poter vedere quello stramaledetto computer..."

Svoltammo un ennesima volta in direzione di un altro vicolo prima che riuscissi ad intravedere il Bar delle creature.

Parte della mia testa sentiva ancora quel 'diglielo' di Philip che mi sbatteva in testa.

Purtroppo, anche se glielo avessi detto, molto probabilmente Nicholas non si ricordava più del suo avermi raccontato la sua storia e... Per motivi ben più articolati, non potevo perdere neppure qualche minuto prezioso, non potevo finché non avessimo finito la momentanea missione e probabilmente, da come le cose si stavano piegando, neppure dopo.

Il fatto che avessi una pistola tra le mani non migliorava per nulla il mio nervosismo.

Era vero che avrei dovuto semplicemente impugnarla e non sparare ma... Cavolo , avrei dovuto puntarla contro o a Max o a suo fratello!

Se dovevo dirlo, mi sembrava la cosa più stupida e strana che potessi scegliere di fare in vita mia, ma a quanto pare le stranezze erano all'ordine del giorno.

Ed ecco che lo notai di nuovo: avevo ripreso a trattenere il fiato, soprattutto perché la distanza tra me ed il negozio era oramai così minima da risultare quasi inesistente.

"Stai calma. Natalie, dovrai solo puntare, nulla di più. Non farti prendere dal panico. Non farlo. E respira. Devi aiutare Lysander, concentrati solo su questo"

Presi fiato almeno quattro volte di fila prima che noi tre entrassimo nel negozio.

Appena ci mettemmo piede, ció che principalmente notai fu proprio Max, circondato da due persone di clientela, un anziana e una ragazza giovane sui quindici anni.

Vidi Maximilian alzare leggermente il capo al nostro entrare, per poi osservarci con aria confusa.

Cercai di trattenere con tutta me stessa la sensazione di buttare l'arma via, mandare tutto e tutti a fanculo e dirgli che non volevamo fare nulla di male, ma sentivo di non potere.

Lo sentivo e lo sapevo perfettamente, ricevendo poi anche una conferma tramite lo sguardo di Klaus.

Mi ritrovai dunque al dover puntare la pistola in avanti, mentre lo stregone se ne usciva con un -Mani in alto-, puntando il proprio fucile ed avanzando insieme a Lysander che a sua volta camminava con l'arma ben puntata.

Vedevo il castano davanti a me e sentivo tutto il mio cervello urlare, soprattutto assistendo alla sua espressione che semplicemente mi provava e mi toglieva ogni minimo cenno di ossigeno che avevo preso con quei respiri iniziali prima di mettere piede in quel negozio.

"Contieniti, Nat. Non tremare" pensai, ripetendomelo a più non posso nel cervello fino a trasformare quella frase in una cantilena.

Sentivo le braccia che fremevano mentre vedevo tutte e tre le persone davanti ai miei occhi alzare le mani.

-Mettete le mani dietro alla testa e giratevi lentamente- continuò Klaus con tono completamente inespressivo, portando sia la vecchia, sia la ragazza ad obbedire.

Max invece rimase immobile, assumendo di colpo uno sguardo estremamente sprezzante nei confronti dell'albino.

-Girati o sparo- continuò Klaus gelidamente, strappandomi quasi un sussulto e portandomi a guardarlo con piena preoccupazione.

"Max, per favore... Girati... Fai come ha detto" pregai mentalmente, mandando giú la saliva a fatica.

Mi si era incastrata in gola in una maniera assurda e decisamente non riuscivo a trovare un motivo valido per cui non aver paura.

Sentivo infatti il cuore battermi nel petto a dismisura, mentre sotto agli occhiali e alla mascherina, prendevo vistosamente a sudare.

Con la coda dell'occhio vidi Klaus fare un cenno di testa a Lysander, il quale annuí leggermente, prendendo subito ad inoltrarsi in una delle file del negozio, con sempre la pistola pronta a mirare, ben alzata.

Lo vidi sparire e la mia testa tornò istantaneamente al castano che non si era ancora mosso dalla sua posizione.

-Ho detto girati- insistette Klaus con sempre lo stesso tono, non risultando neppure insistente, ma semplicemente uno che pretendeva e sapeva che chi lo avrebbe ascoltato avrebbe fatto quello che diceva.

Eppure il castano continuava a non girarsi, osservando prima Klaus e poi me, immobile.

Sembrava voler vedere davvero se lo stregone gli avesse sparato.

"Ti prego , non fare stupidate... Voltati" mi dissi tra me e me, sentendo che ogni istante che passava finiva semplicemente col pesarmi addosso, facendomi sprofondare nella vergogna e nella paura che qualcosa potesse precipitare, facendo crollare il tutto come un castello di carte.


 

 

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Capitolo 60
*** Capitolo 59- Un po'come il freesbe o il boomerang ***


Lysander
 

"Il computer. Devo trovare il computer. " Penso immediatamente, mentre inizia la ricerca.

Spero vivamente di trovare un portatile, così da poter prenderlo e da osservare il materiale della chiavetta con un clima più calmo, anche perché poi cercare di prestare attenzione con il rischio di incontrare guai grossi per via del Grimm... Ecco, decisamente non sarebbe la cosa migliore.

Prendo a correre, ignorando gli acciacchi delle parti del mio corpo, guardando a destra e manca per trovare quel maledetto aggeggio elettronico per non so quanto tempo esattamente.

Comincio a sentirmi in ansia più il tempo scorre, è come se riuscissi a sentire un orologio che mi sbatte nella testa, tanto forte da mandarmi abbastanza vicino ad una crisi di isteria.

Continuo però nel mio lavoro, nella mia ricerca che decisamente sarà più complicata che mai, ovvio.

Percorro un intera colonna. Non c'è niente.

Passo ad una seconda, sentendo che anche solo una distrazione potrebbe portarmi ad oltrepassare quel computer senza che io me ne renda conto.

Durante la ricerca mi ritrovo ad afferrare qualcosa di alquanto casuale, sapendo di dover avere un alibi.

Nonostante io non fumi -e mi faccia anche parecchio schifo il sapore di sigaretta, cosa testata a sedici anni in un totale disgusto- prendo un pacchetto di sigarette, scatole casuali di cui non so il contenuto, prese soltanto per la curiosità del prezzo alquanto alto e una felpa con cerniera di un rosso arancio.

A questo punto posso finalmente concentrarmi solo sul computer.

Passo alla terza colonna ed anche questa, dopo una rapida esaminazione, risulta un buco nell'acqua.

Con la quarta, invece, finalmente lo individuo e, ovviamente, non è portatile.

"Ma che cazzo. Spero solo che non venga richiesta la password"

Il computer é di un grigio topo, con un mouse scollegato alla corrente, come il computer stesso.

Difatti, non c'è una presa.

"Respira, Lysander... Troverai quella presa. La troverai. Nonostante a quanto pare qualcuno ti stia prendendo decisamente per il culo, lo troverai."

Mollo dunque le cose afferrate e riprendo la mia ricerca.

Una presa della corrente con un lungo filo da attaccare ad un computer che non si accenderà mai se non ha tutti i collegamenti e che per di più potrebbe avere una strafottuta password che non fa entrare neanche a volerlo? Già, ci mancava solo questa.

"A volte provo l'immenso desiderio di fare fuori tutto e tutti. L'unico dilemma è che anche se li uccido, si rialzano, quindi non cambia un tubo. Un po' come il freesbe o il boomerang. Lo lanci e ritorna indietro"

Un ennesimo cercare, lasciando il dolore in un piccolo lato della mia mente.

Come diavolo avrei potuto trovare uno spinotto della corrente da attaccare ad una presa completamente a caso?

"Potrei anche arrendermi qui, ma poi mi toccherebbe andare al quartier generale delle guardie. E sarebbe mille volte peggiore come cosa. Però... Qui come faccio? Proprio non c'è nulla! Che noi abbiamo sprecato tempo? Che mi tocchi prendere l'intero computer con tutti gli stramaledetti cavi con il rischio di perderne uno per strada? O continuo con la lunga ed alquanto inutile ricerca? Merda, quanto odio questo posto. Riesce a rendere una cosa che sembra semplice stramaledettamente complicata."

Continuo lo stesso nella mia ricerca, lo faccio fino a raggiungere il fondo del negozio, dove mi ritrovo a cercare qualche presa sul muro.

Se non c'è qui, non può essere da nessuna parte.

E non c'è, infatti.

"Ma porco demonio. Che dovrei fare, adesso? Eh?"

E mi ritrovo a sbattere le sopracciglia, bloccandomi di colpo, con un idea che va a fulminarmi il cervello.

"Perché non ci ho pensato subito?! Era la cosa più semplice del mondo!"

Cerco una sacca, fregandomene di quanto sia grande e la trovo senza troppi problemi, mettendomi poi a correre sgraziatamente alla quarta colonna, tornando dunque dal computer staccato.

Inizio ad afferrare ogni singolo filo e a infilarli nella sacca, per poi tenere soltanto le due scatole da quello che ho preso all'inizio e sollevando il computer.

Le mie braccia sembrano decisamente poco capaci di reggerlo, quell'aggeggio, anche perché un masso di marmo non sembra nulla a suo confronto e le ferite di certo non aiutano.

L'unica mia fortuna è che sono abituato al dolore.

"Devo solo riuscire a sollevarlo fino a che non sarò da Klaus. Poi lui farà il resto."

Okay che è un ragionamento un po' da scarica barile, ma, oi, lui ha i poteri, io no.

Già sollevarlo per tutto lo spazio di differenza sarà un impresa, davvero.

La sacca che ho preso, mettendoci le due scatole e la serie di fili, invece, é straordinariamente leggera a suo confronto, tanto che mi sembra di non averlo neppure.

Nonostante le mie braccia inizino ad urlare pietà per lo sforzo che il computer mi provoca, mi costringo a continuare con tutto me stesso.

C'é la grande possibilità che magari il computer mi caschi dalle mani e si rompa, ma non devo darmi il tempo per pensarci su e renderglielo possibile.

"Lysander, porco schifo, non mollare" mi ordino, accelerando sempre di più il passo in direzione dell'uscita.

Il percorso sembra non finire mai.

Le mie braccia possono essere tranquillamente paragonate a due stuzzicadenti sul punto di rottura e decisamente la cosa non mi piace... Ma proprio per nulla.

E mi ritrovo finalmente a destinazione, vedendo Klaus e Natalie, una che punta la pistola, tremando come una foglia, in direzione del fratello maggiore appena entrato nel negozio e l'altro che la ha indirizzata a Maximilian Grimm.

Neanche questa cosa mi piace, davvero.

Una volta arrivato, so che basta un solo istante, un solo stramaledetto istante per permettere al più grande di fare qualcosa, anche perché probabilmente nessuno sarebbe spaventato da una ragazza tremante dalla testa ai piedi.

Potrebbe fare una mossa, qualsiasi mossa e io non potrei invece fare nulla per impedire che questo accada, anche perché nel tempo di mollare il computer cercando di non romperlo possono accadere tante, troppe cose.

Siamo in una fase di stallo, sembra che tutti se ne rendano conto, anche perché il maggiore ci blocca l'uscita e Natalie non si azzarderà mai a premere il grilletto contro il fratello di Max.

Primo, perché non ha mai sparato a nessuno, secondo, perché è il fratello di Max, sperare che faccia qualcosa a qualcuno che c'entra con il Grimm é come chiedere allo zucchero di essere salato.

Decisamente una missione impossibile.

"E ora che si fa?"

 

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Capitolo 61
*** Capitolo 60- Non posso farlo ***


Natalie

"Non posso... Non posso farlo" pensai, sentendo le mani che tremavano, sudando vistosamente a contatto con la pistola.

Non riuscivo a muovermi, sentivo solo il petto che veniva distrutto dal mio battito cardiaco e dalla fatica per mandare giù la saliva.

Sentivo poi un brivido gelido che mi percorreva la schiena, quasi camminandovi sopra, attraversandola in ogni singolo punto, tanto che proprio non riuscivo a prendere neppure un accenno di fiato.

Sapevo che anche il fratello di Max era parte del gioco, che anche lui avrebbe sicuramente tentato di fare fuori Lysander, ma non riuscivo a tenere il braccio fermo, né ad apparire probabilmente sicura di quello che stavo facendo.

Serrai la mandibola, vedendo lo sguardo dell'uomo che mi scrutava con piena attenzione, con un aria altamente pericoloso.

La coincidenza era che poco prima di entrare, Max stava pienamente prendendo a girarsi e a seguire l'ordine dato... Ma poi era arrivato lui e la situazione era degenerata, portandolo a ritornare alla posizione originale e soprattutto portando questa situazione.

Klaus, dalla posizione in cui era, non diceva nulla, ma sentivo, ogni tanto, le sue occhiate sulla schiena, sapendo perfettamente dunque quanto mi tenesse d'occhio.

Lysander invece era appena arrivato, a testimoniarlo vi era stato il rumore dei passi ed il fatto che fosse fermo immobile sulla soglia.

Ciò che subito notai fu l'enorme computer che sollevava e che sinceramente non capivo come ci riuscisse, a sollevarlo.

Mi rendevo pienamente conto del fatto che eravamo ad un punto morto e che molto probabilmente era colpa mia se lo eravamo, ma a mia discolpa, uno, non avevo mai toccato un arma da fuoco in vita mia, due, nessuno mi aveva insegnato come stare calma con davanti qualcuno quando impugnavo un arma da fuoco.

Lanciai quindi un ennesima occhiata ai due, uno che era impossibilitato a muoversi con quel computer e l'altro... L'altro aveva gli occhi che di colpo diventavano visibili anche dietro gli occhiali da sole, illuminandosi di una luce rosata e particolarmente accesa.

"Ma non aveva detto che non poteva farlo o..." Bloccai istantaneamente il pensiero, guardandolo non priva di shock.

Vidi l'albino avvicinarsi a Lysander, portando la sua mano alla mia e così mettendoci in posizione, sempre con le armi puntate.

Passarono alcuni secondi scarsi prima che il terreno sotto di noi tornasse a svanire nel nulla, come se non ci fosse mai stato, proprio come con l'attacco dei 'poliziotti' di questo posto.

C'era però una strana sfumatura rossastra nel buco nero, qualcosa che essenzialmente all'inizio non notai per nulla, ma che poi iniziai a notare sempre di più ogni secondo di più che passava.

*

Quando raggiungemmo la destinazione, ci ritrovammo a volteggiare, ma questo per pochi secondi, anche perché poi crollammo immediatamente a terra.

Lysander gemette al di sotto del peso decisamente non da piuma del computer, io invece mi limitai a sibilare per lo scontro del mio sedere con il terreno.

Le armi da fuoco erano sparite nel nulla, tutte tranne, strano ma vero, la mia pistola, la quale me la misi nella tasca, ma non era questa la cosa che subito riuscí a sconvolgermi e a lasciarmi totalmente senza parole.

Lo stregone volteggiava in aria, immerso in uno strano scudo trasparente che luccicava, agitandosi.

"Lo aveva detto che usare i suoi poteri nel negozio poteva portare questo genere di complicazioni..." pensai, alzandomi istantaneamente e guardando l'uomo, il quale era così immobile da non far sembrare neppure che respirasse.

"Anche questo é per colpa mia, vero?" Pensai, sospirando, lievemente esasperata e vedendo il corvino dietro di me che appoggiava delicatamente il computer a terra, guardando a sua volta Klaus, ma senza dire nulla.

Prese a guardare attorno a sé, in silenzio, aprendo una borsa che decisamente non avevo visto e mostrando prima due scatole ed infine una serie di cavi che non finivano mai.

-Aiutami a trovare una spina- asserí il corvino con tono incomprensibile.

-Ma... Klaus...-

-Non possiamo fare niente per aiutarlo. E non credo che accetterà di venire appoggiato a terra o su una qualsiasi superficie così volteggiante. Non abbiamo più molto tempo. Il primo giorno é ormai portato completamente a termine-

Seppur decisamente poco convinta, mi ritrovai ad annuire.

Dal suo sguardo era assolutamente incomprensibile che cosa gli stesse passando per la testa.

Prendemmo dunque a cercare una presa a cui attaccare il computer, trovandola fortunatamente non troppo lontano e non troppo tempo dopo.

Cominciammo dunque ad attaccare i vari fili presi, attaccandoli al computer uno dopo l'altro insieme al mouse e riuscendo dunque a collegare in seguito quella matusa alla spina.

Lysander premette perciò il tasto di accensione, portando così l'attivarsi di esso, tirando fuori dalla tasca la chiavetta.

Io invece ero andata ad afferrare le due scatole, guardando spesso lo stregone con pieno rimorso e senso di colpa.

Se solo fossi stata più esperta e meno timorosa, magari la situazione si sarebbe svolta diversamente.

La mia mente poi tornò a Max e istantaneamente mi venne da sorridere, seppur non con piena allegria, anzi, in maniera più malinconica.

Mi riscossi da tali pensieri, cercando di tornare mentalmente qui e soprattutto di non aumentare il peso che sembrava aggiungersi sulla mia coscienza ogni secondo di più.

Mi sentivo in colpa per chiunque, per Max perché avevo puntato una pistola sia contro di lui che contro suo fratello, per Lysander perché non ero stata in grado di assicurare una protezione e una via di uscita siccome mai avrei potuto premere quel grilletto e non riuscivo a non rendermene conto, per Klaus perché era colpa mia se si era ridotto in un simile stato.

Nervosa, trafficai con la prima scatola, non tentando però di aprirla, lasciandola quindi a terra e tornando dal corvino e dal computer che finalmente si era caricato.

-Ti sta chiedendo una password?- chiesi, andandogli affianco.

-No. Non ancora almeno. Vediamo tra poco- fu la risposta decisamente distaccata di Lysander prima di far calare un lungo silenzio in cui nessuno di noi proferiva parola, ma semplicemente ci limitavamo a fissare lo schermo.

O almeno così finché non fu lui a parlare.

-Mi dispiace- disse, andando a circondare le proprie gambe con le braccia, lo sguardo sempre puntato sul computer, finendo col sospirare -Non penso sia bello andare contro a quello che ti piace.-

-Eh?...-

-Fa niente. Ignorami. Qualsiasi cosa che dico, mi esce di bocca senza che io lo voglia davvero. Quindi ignorami.-

 

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Capitolo 62
*** Capitolo 61- In poche parole ***


Lysander 
 

Osservo il computer in silenzio mentre si carica e finalmente si apre la schermata.

Strano ma vero, completamente contro alle mie aspettative, non mi chiede una password e mi ritrovo dunque ad aprire la USB, togliendovi quella sorta di tappo che la copre e ad attaccarla al computer.

Appena lo faccio, essa si illumina e subito il computer inizia ad aprire ciò che vi è dentro, installando la chiavetta.

Natalie é dietro di me e sta aspettando paziente i risultati generali.

Mi ritrovo a guardarla per qualche breve istante prima di tornare a concentrarmi sul computer che ha aperto una schermata con su scritto 'Vuoi continuare?' schermata a cui rispondo con un sì, limitandomi ad aspettare ancora.

Ho un ansia tremenda addosso.

"Cosa vi sarà mai dentro? Walter, cosa vuoi comunicarmi?"

Il computer non mi fa aspettare troppo a lungo per delle risposte: nella USB compaiono delle cartelle, varie cartelle.

In totale sono quattro.

Ne apro una e ciò che trovo all'interno sono tantissime foto di cui non si vede ancora l'aspetto.

Ne apro una, deciso a sfogliarle tutte con il tasto: sono tante, almeno una cinquantina.

Quando la prima si apre, vedo qualcosa che mi lascia dannatamente basito.

-Ma... Ma quelli sono... Sono Nicholas e Philip- dice la rossa con voce strozzata.

Mi giro un unico istante, ma poi torno alla foto, osservando come i due siano stati praticamente intubati, con dei caschi sulla testa.

-Quindi... In un certo senso... É come se loro stessero giocando nel ruolo del proprio personaggio- mi ritrovo a mugugnare -Loro non muoiono, siccome ci sono solo mentalmente, ma possono subire grossi traumi al cervello con queste cose...-

-Dobbiamo aiutarli... Dobbiamo salvare anche loro- fa Natalie con tono immerso tra determinazione e rabbia, portandomi a passare alla foto seguente, foto che rappresenta la macchina bianca.

Sussulto, cercando di reprimere il panico e inghiottendo a vuoto.

Passo a quella dopo ancora.

La terza foto rappresenta un articolo di giornale.

-Le votazioni positive del nuovo videogioco portato dalla Coral Game Company ha permesso alla casa di videogiochi di mettere in ballo i soldi necessari per... Quattro nuovi videogiochi? Da quello psicopatico?!- cerco faticosamente di mantenere la calma, ma risulta ancora più difficile di prima, soprattutto perché sono più che sicuro che anche i nuovi tipi di giochi programmati hanno più o meno gli stessi scopi di questo.

Passo alla foto ancora dopo, andando a farmi sanguinare la lingua a forza di morderla per trattenere uno scatto isterico.

La quarta foto é sfocata, tremolante, ma fa vedere benissimo lo stato decisamente più magro di Nicholas e Philip, i quali sono stati di nuovo inquadrati nell'obbiettivo della foto e che hanno ancora più tubi e fili attaccati al corpo.

Scorro nelle foto seguenti che semplicemente mostrano dei ragazzi e delle ragazze abbastanza giovani, più o meno sui diciotto anni.

Scorro nelle foto fino a che non mi ritrovo davanti ad una fotografia di lavori in corso e in quella dopo del progetto della macchina che mi ha portato nel gioco.

-Vi é... L'accensione in una manopola... Che bisogna tenere ferma per evitare che non si spenga... Poi... Bisogna rendere visibile il portale di trasporto mettendovisi in mezzo, così da poter sia trasportare dentro, sia trasportare fuori... In poche parole servono più persone per far funzionare questa roba.-

-Già. - sospiro -In poche parole- sottolineo - Non potrò mai uscire da qui se non troverai qualcuno disposto ad aiutarti, cosa che trovo alquanto improbabile, anche perché non credo tu conosca qualcuno di così pazzo da credere ad una cosa del genere-

-No... - risponde, mordendosi il labbro -Mio fratello è un cretino, mia madre e mio padre mi manderebbero probabilmente da uno psicologo se raccontassi tutto questo-

-Ecco. Appunto- le foto finiscono e mi ritrovo ad uscire dalla prima cartella, aprendo la seconda.

In essa vi sono dei file, parecchi file, tutti con sopra dei numeri che subito mi fanno pensare a delle date.

Ne apro una a caso, circa a metà tra le due parti, a metà tra le prime e le ultime.

-Due ottobre. Nel nuovo gioco appena creato è stato inserita la cavia tre. Ragazza bionda alta un metro e sessanta,  tossicodipendente da cannabis e marijuana. La abbiamo resa sorda prima di farla entrare nel gioco. XX.
La cavia uno è nel gioco da otto mesi e sette giorni, aveva le labbra cucite. È ancora in buono stato. Tentativi di omicidio svolti nei suoi confronti: quattrocentonovanta totali. Tentativi di suicidio non portati a termine: sei
Rango : B.
Terremo d'occhio i suoi movimenti XX-

Trattengo istantaneamente il fiato e smetto di leggere all'istante.

"Stanno parlando di me."

Cerco di ignorare la sensazione aspra di vomito nel ricordare quegli stupidi fili che mi bloccavano la bocca, impedendomi di respirare decentemente e soprattutto faccio finta di non sentire lo sguardo sgomento della rossa che mi pesa addosso come un macigno.

Riprendo a leggere, cercando di risultare tranquillo, come se ciò che ho letto non mi pesi per niente addosso, come se fosse normale, mentre in realtà è tutt'altro.

-La cavia due é deceduta. Ragazzo capelli marroni a cui avevamo cucito gli occhi.
Giorni in cui é rimasto nel gioco: quarantotto
Tentativi di omicidio: ottanta
Tentativi di suicidio: dieci
Morte dovuta ad affogamento.
Il cadavere è stato prelevato dal gioco. XX
Cerchiamo Cavia quattro per nuovo gioco in fase di sviluppo. XX-

La pagina si chiude così ed esco da essa.

Scorro in basso, raggiungendo l'ultima messa, solo per la curiosità di vedere cosa ci sia scritto in essa.

La apro e visualizzo subito molte scritte in meno rispetto a prima.

-Cavia due, tre, quattro, cinque, decedute.
Cavia uno ancora in vita.
Nel gioco da un anno e dieci mesi.
Tentativi di omicidio: mille e settecentosessantacinque
Tentativi di suicidio: venti
Rango: S. Estremamente pericoloso ed interessante.
Segni di cedimento: sotto il dieci percento
La cavia cerca di interagire con le giocatrici. XX- prendo fiato, chiudendo nuovamente la pagina.

-O hanno smesso di segnare i dati, o dopo questi anni Walter é stato scoperto nel suo prelevare i dati e quindi è stato ucciso- dico, stringendo la mascella -Ma la cosa che è certa è che ci sono state persone messe in altri giochi proprio come me... E che sono stato l'unico a sopravvivere, fino a questa data qui messa-

 

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Capitolo 63
*** Capitolo 62 - Top secret ***


Lysander
 

Dopo la conclusione, é calato un silenzio parecchio pesante, silenzio in cui passo alla terza cartella.

In essa vi é un solo file con un piccolo appunto dentro.

-Nel caso in cui Klaus finisca in uno stato di coma o epilessia, inserire il soggetto in acqua?- leggo, alzando lo sguardo in direzione di Natalie che si é messa in piedi appena dopo che ho pronunciato tali parole.

-Faccio io- dice infatti, allontanandosi, portandomi ad annuire e ad uscire dalla terza cartella, cercando la quarta.

Anche in essa vi è un solo file con  sopra  una scritta enorme che dice "TOP SECRET".

La cosa mi lascia tra il sospirare e l'incuriosito, ma come con gli altri, mi limito ad aprirlo.

A Lysander. Non far toccare questo documento da nessuno. Non farlo leggere alla Lei. Ciò che ti dirò dovrà rimanere tra me e te. Non tutto, ma l'ultima parte non devi esporla a nessuno. La prima è che per farti uscire da qui, devi utilizzare la copia originale. Una qualsiasi non servirebbe, ti ucciderebbe se tu ci provassi. L'originale invece ti tirerà fuori definitivamente, anche se l'influenza d'uscita potrebbe avere risvolti negativi sul tuo cervello per colpa dei raggi ad alta frequenza. La copia originale si trova nell'ufficio del capo, nella Coral Game Company. La Lei potrà accedervi seppur con difficoltà tra le sei e le sette, il periodo di assenza generale. Ma ora passiamo ai dettagli più importanti, quelli che non devi assolutamente rivelare a nessuno se non nel momento adatto...'

Continuo a leggere in silenzio, divorando ogni riga, per poi bloccarmi di scatto, quasi avessi preso una scossa direttamente dalla presa.

"Lui..."

Lancio uno sguardo all'indietro, sentendo un improvviso rumore di passi che si avvicinano, chiudendo così il file top secret ed eliminandolo di netto, uscendo dalla cartella come se niente fosse.

La rossa si sta avvicinando, ha gli abiti tutti bagnati e sta cercando di levarli, mostrando parte del reggiseno.

All'istante distolgo lo sguardo, arrossendo imbarazzato e cercando di contenermi a tutti i costi.

-Devi prendere qualcosa con cui cambiarti- mi limito a dire, cercando di distrarmi dalla stupida idea di voltarmi ancora.

"Non fare lo stupido. Non è il momento. Soprattutto dopo quello che hai letto. Sarebbe come approfittarsene e no. Non puoi. Smettila"

Agito la testa rapidamente mentre lei risponde con un semplice e balbettato -S-sí. Hai ragione-

Lei torna a sparire e ricompare dopo qualche minuto con una maglia che sfocia tra il rosso ed il nero, mettendosi al mio fianco.

-Qualche miglioramento quando lo hai immerso?-

-Sí. La sua aurea è sparita al solo sfiorarla con la schiena e... Ora... Semplicemente galleggia-

-Mh- lascio vagare lo sguardo davanti a me senza troppi indugi .

Torna il silenzio, il quale dura abbastanza a lungo.

-L'ultima cartella?- improvvisa lei, come risvegliandosi.

Trattengo il fiato all'istante, inghiottendo a vuoto, cercando di mascherare la sensazione di colpevolezza che prende ad annegarmi la gola.

-Diceva che bisogna prendere il videogioco originale per tirarmi fuori. Si trova nella mia azienda, nell'ufficio del mio capo. E che se si desiderano risultati, bisogna entrare tra le sei e le sette. Null'altro-

Lei mi guarda e io sfuggo da un contatto con il suo sguardo, fissando il vuoto ed inghiottendo ancora.

Mi concentro dunque il più possibile su ciò che ho preso.

Le due scatole mi intrigano e non ho la più pallida idea di cosa possa esservi dentro.

Cautamente ne apro una e questa subito sputa fuori un grosso teiser, uno spray al peperoncino, del cibo e una spilla con disegnata sopra un grosso asterisco.

La seconda scatola invece fa uscire una grossa amaca di un verde bottiglia.

-Come cavolo ha fatto a stare dentro alla scatola?- chiedo tra il confuso e l'ironico, mascherando il mio nervosismo.

-Ah, non so, magari è fatto apposta per restringersi in essa?- ipotizza lei.

- Beh, in ogni caso, mi sembra abbastanza utile. Tu vai a dormire su, io sto qui- asserisco, facendola annuire, seppur, cosa strana ma molto probabile, non apparendo completamente d'accordo.

So che non dormirò facilmente sull'amaca, ma al massimo finirò col farlo a terra e come idea non mi dispiace neanche tanto.

Vedo Natalie sospirare ed allontanarsi lentamente.

Appena lo fa, il nervosismo, invece di calare, aumenta a dismisura, ma decido di ignorarlo e dopo aver preso la chiavetta e aver spento il computer, di mettermi dunque sull'amaca nel frattempo.

Stringo il metallo e fisso il soffitto a vuoto, guardando poi perfino quella sorta di gigante vasca in cui galleggia Klaus.

E lascio che i miei pensieri si spengano uno dopo l'altro: contrariamente alle mie aspettative, la struttura su cui sono sdraiato mi fa addormentare immediatamente.

*
La prima sensazione che percepisco quando apro gli occhi é quella di qualcosa di freddo e metallico che mi si appoggia sulla gola.

Apro gli occhi di netto, con i sensi che si svegliano tutti in un colpo e riesco ad afferrare un braccio prima che la situazione peggiori.

Ciò che immediatamente vedo é un rosso acceso che mi fa pensare a Natalie... Ma poi noto delle corna nere, simili a quelle di un ariete e due occhi oro che mi fissano, alquanto inquietanti.

Mi sta puntando una spada alla gola.

Non un coltello.

Non una pistola.

Una strafottuta spada.

Lo strattono con la forza, spingendolo via poi con un calcio netto, cadendo dall'amaca appena dopo aver svolto tale movimento, siccome ciò che mi sorregge si agita d si ribalta.

Facendomi cadere, vi spunta fuori sia un problema sia una cosa positiva.

La seconda è che riesco ad afferrare lo spray al peperoncino e a tirare fuori in contemporanea il coltello dallo stivale.

La prima è che le ferite mi urlano contro in mille modi, probabilmente anche riaprendosi.

Mi piazzo in piedi, cercando di riprendere a respirare e parando subito un assalto della sua spada con la lama del coltello, sentendo il peso della sua arma che incombe, aggressiva a dir poco.

Riesco ad intravedere la coda del nemico, la quale a sua volta sembra alquanto pericolosa, tanto che potrebbe strangolarmi se soltanto volesse.

-Alla fine... Ti sei fatto vedere, eh, Logan?- dico, osservando la mandibola affilata del demone che si stende in un ghigno.

 

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Capitolo 64
*** Capitolo 63- Logan ***


Lysander

All'istante cerco di mollargli un calcio, ma il demone mi sbatte la coda sulla gamba a mo' di frusta.

Ignoro la sensazione della punta che mi fora la pelle e, con l'arma in una mano, tremolante per il peso della spada, mi stacco, balzando all'indietro meccanicamente.

Lui torna all'attacco con un salto e mi piomba addosso, mostrando i lunghi artigli nella mano libera, non stretta attorno alla spada.

Cerca di agguantarmi al collo, ma di tutta risposta metto in avanti la mano con lo spray al peperoncino che premo all'istante.

Lo spruzzo gli raggiunge gli occhi e subito si piega in due, facendo versi raccapriccianti, ma non mi da comunque neppure un attimo di vantaggio, difatti la coda del nemico inizia ad agitarsi ovunque e alla cieca, proteggendo Logan e attaccando me in contemporanea.

Sono costretto a difendermi con il coltello da ogni colpo, i quali stanno accelerando nella loro velocità, tanto da diventare spasmodici.

Non riesco vedervi uno schema, non un ritmo: semplicemente la coda colpisce a caso, ovunque ella possa arrivare.

Ogni volta che paro, sento il sibilo del coltello, accompagnato dal rumore stranamente metallico della parte del demone.

Logan si riprende dal bruciore agli occhi, nel frattempo, mostrando due occhi arrossati e lucidi, con la pupilla di un oro luccicante ed alquanto pericoloso.

La sua espressione si è piegata in un che di tremendo, di mostruoso, i canini da cui scende la bava e del sangue, con altre due retine che si sono aperte lungo le sue guance, inizialmente bianche, ma che poi prendono delle iridi simili a quelle di un gatto.

La coda continua a sfrecciare contro di me e subito mi affretto nel cercare il teiser con lo sguardo.

Se riuscissi a piegarmi, non risulterebbe neppure così tanto lontano, ma quella fottutissima frusta lucida che spunta dal didietro del quinto personaggio di Route non me ne dà, di tempo.

Mi ritrovo ad indietreggiare per evitare dei colpi, ma questo ritrarre non basta affatto.

Mi sta solo allontanando dal teiser a terra e ogni passo di distanza equivale ad una velocità ancora maggiore dei colpi che sinceramente stanno diventando sempre più complicati da parare o evitare.

A dare conferma di ciò vi è il fatto che mi ritrovo a sbilanciarmi all'indietro: questo accade perché la coda và a colpirmi i polpacci di entrambe le gambe.

Sbatto di schiena. Ancora.

Per qualche gioco del destino, sbatto sempre a terra di schiena e il livido che già ci aleggia ne risente parecchio.

Cerco di reprimere il misto bruciore e stordimento, respirando con difficoltà e cercando di mettermi in piedi.

Inutile tentativo: sia del respirare, sia del mettermi in piedi.

Sento la lama della spada del demone che mi infilza totalmente una gamba.

L'urlo che avrebbe dovuto uscirmi di bocca si riduce ad un verso indistinto, accompagnato soltanto dal pulsare del sangue nella mia testa, disperato, il quale picchietta con rabbia, come per opporre resistenza.

La coda di Logan mi si attorciglia alla gola e sento subito la stretta che mi stritola e che mi toglie ancora di più l'opportunità di riprendere ossigeno.

Mi dibatto freneticamente, vedendolo e sentendolo spingere l'arma nella mia gamba, sempre più a fondo.

Sorride, l'incubus, andando a levarmi la maschera dalla bocca.

Mi agito ancora di più mentre, disgustato, percepisco la sua lingua che mi tocca le labbra, andando ad infiltrarsi sugli sfregi.

Sento l'aria che mi manca e disperatamente cerco di capire cosa fare, reprimendo la voglia di vomitare che mi sale ad ogni secondo di più.

E i suoi denti vanno a sollevarmi il labbro superiore, stringendo la morsa leggermente per farmi aprire la bocca, in contemporanea affondando con la lama nella mia carne fino a farmela sentire nella parte opposta, in direzione di uscita.

Tengo però i denti serrati: solo all'immaginare quello che prende maggior forza da me, uccidendomi in contemporanea, mi schifa da morire.

Il problema viene però quando la sua mano libera va a toccarmi un certo punto, cosa che mi porta a digrignare i denti e a ringhiare in contemporanea.

Prendo a tremare, seppur non volendo anche ad ansimare per la mancanza d'aria, cosa che mi costringe per forza ad aprire leggermente la bocca e accettare il contatto forzato, con la sensazione del sangue che scende dalla mia gamba.

"Devo... Infilzarlo con il coltello..."

Disperatamente, alzo il braccio, seppur sentendolo instabile e così pesante da risultare impossibile da muovere con rapidità, ma qualcosa me lo ferma.

Per colpa del bacio forzato é uscita una cazzo di seconda coda e questa mi sta frenando da ogni movimento del braccio armato.

"Mer...da"

La sua lingua và a costringere la mia ad un contatto che decisamente aumenta il mio disgusto, come se non fosse già abbastanza.

E proprio mentre sono sul punto di arrendermi alla mia incapacità di reazione, il demone si paralizza e si inarca di netto, tremando convulsamente come se fosse stato colpito da un fulmine o da una scarica elettrica direttamente dalla presa.

Entrambe le code mi lasciano andare e immediatamente taglio la gola a Logan, fregandomene dello schizzo che mi arriva in faccia, riprendendo finalmente aria.

L'incubus crolla a terra, facendomi assistere ad una Natalie con in mano il teiser e con un espressione estremamente seria, quasi arrabbiata.

Lascia cadere a terra il teiser e mi viene incontro quasi di corsa.

-Nat...-

Lei non risponde, semplicemente la vedo respirare a ritmo anormale, come se fosse sul punto di perdere il controllo.

La rossa guarda prima me e poi la spada che é incastrata nella mia gamba, circondata da una pozza di sangue.

-Nat- la richiamo ancora, vedendola correre in direzione del bagno e tornando con un ennesimo kit.

Di nuovo non mi risponde.

Detesto quando non parla, non so perché, ma lo detesto davvero, forse perché in parte, un piccolo lato del mio cervello, vuole sapere cosa diavolo vi sia nella sua testa, così da non vedere cosa c'è nella mia: il solito caos, agitazione, paura, morte, un allerta costante.

La sento togliere la lama dalla mia gamba, facendomi sfuggire un verso di dolore.

Mi guarda brevemente con un che di dispiaciuto e rapidamente cerca un modo per bloccare il flusso del sangue.
 

 

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Capitolo 65
*** Capitolo 64- Cosa diavolo era?! ***


Philip
 

Mi sembrava di aver trovato qualcuno.

Qualcuno di estremamente familiare.

Qualcuno a cui tenevo.

Chi?

"Non mi ricordo più." Pensai, nervosamente, lasciando scorrere la penna sulla carta del diario che scrivevo da tempo... Beh, da tempo che sembrava a me, anche perché ogni volta che aprivo la prima pagina era sempre vuota.

'Il mio cervello lo ha cancellato. Qualcosa lo cancella. Non so cosa'  annotai in fretta, mordicchiandomi il labbro inferiore, passandomi una mano tra le ciocche bionde con un sospiro.

Non potevo non trovarlo frustrante: ogni volta che chiedevo alla mia ciurma del giorno precedente, la risposta usciva dalle loro labbra con innata naturalezza.

Eppure io continuavo a non ricordare nulla: la mia mente era letteralmente a brandelli, mi rimandava solo la mia storia e gli atteggiamenti, i nomi dei miei compagni... Ma nulla del giorno precedente.

Sinceramente non sapevo nemmeno da quanto tempo fossi a capo della mia nave, né perché non mi sembrava mai di andare davvero per mare.

Da dove proviene la mia amnesia? A cosa è dovuta? Ogni tanto sento di avere qualcosa di sbagliato. Stamattina mi sono svegliato con un ricordo non mio. Era una struttura. Un edificio buio. Attorno a me c'erano dei fili e un vetro. Cosa significa? Perché non riesco a collegare questa cosa a nulla? Perché lo vedo?'

Tornai ad appoggiare la penna, guardando le mie stesse scritte: la mia calligrafia non è ordinata come al solito, ma è un miscuglio incomprensibile di parole che, sbadate e sbarazzine, occupano la carta.

Battei le palpebre, andando ad afferrare un calice di vino e portandomelo alle labbra con gesto meccanico.

Appena ne presi un sorso, l'alcool andò ad attraversarmi il cervello, accompagnato da una scarica e da un brivido discontinuo.

Chiusi gli occhi, lasciando ciondolare le braccia all'indietro, rimanendo appoggiato allo schienale senza fare niente.

Il mare era piuttosto calmo, oggi: non avevo voglia di uscire all'aperto, non avevo voglia di ascoltare i soliti discorsi che poi, in ogni caso, non mi sarei mai ricordato.

Ad Hunk avevo parlato anche di questi vuoti di memoria, o così mi sembrava di aver fatto chissà quante volte... ma lui, ogni volta, sembrava che glielo dicessi per la prima, preoccupandosi e chiedendomi perché non lo avessi comunicato in precedenza.

"Che io stia diventando pazzo?" Andai ad appoggiare due dita sul ponte del mio naso, stringendolo, quasi per alleviare un emicrania.

Tornai poi al mio essere immobile, gustandomi il rumore piacevole delle onde che si scontravano con la Red Moon.

"Red..."

La ragazza dai capelli rossi nel market mi balenò nella testa così di colpo da farmi sussultare leggermente.

-Ma... Perché avresti dovuto vergognarti? Lui sarebbe stato felice se ti avesse saputo vivo! Ha sofferto tanto e... Perderti lo ha fatto soffrire anche di più!-

"Questa frase..." Inghiottii la saliva a vuoto "Quando... Quando la ho sentita?"

Ed eccolo, nuovamente come il chiodo fisso della mia testa.

" Nicholas "

Riuscivo a sentire ancora la sua voce alla perfezione, a vedere il suo sorriso mentre suonavo affianco a lui...

Riuscivo a vederlo correre affianco a me in un prato.

- Aspetta! Aspetta Nick! Dammi un attimo di fiato, eh-

- Devi prendermi! Se non mi prenderai, non prenderò mai sul serio la tua promessa!-

- Dai, non è giusto, non sono nemmeno allenato!-

-Nemmeno io, e quindi? Se vuoi farti credere, prima di tutto devi...-

- Prendermi - sussurrai, con un sorriso a fior di labbra, sollevando il braccio e aprendo la mano in direzione del soffitto, fissandola con un orrenda sensazione che si impossessava della mia testa.

Lui ti odia. Ti odia. Avresti dovuto lottare di più. Avresti dovuto impedire che vi dividessero. Anche a costo di uccidere i tuoi genitori. Ti odia. Se sapesse che sei vivo... Ti ripudierebbe in eterno. Riusciresti ad assistere al suo disgusto? -

" No " strinsi le palpebre, andando a strattonarmi i capelli con irritazione, irritando il bruciore che la cute mi rievocava "Non ci riuscirei. Non... Non potrei riuscirci."

Eppure la mia testa mi gridava di cercarlo.

Mi gridava di andare da lui, di stringerlo, di baciarlo come...

"Come quando? Non lo..." Mi alzai di colpo, spalancando le palpebre, portando una mano al mio petto e strattonando la stoffa, fregandomi della possibilità che questa si potesse in qualche modo strappare al di sotto della mia salda presa.

"Non lo ho mai baciato. Non lo ho mai fatto, eravamo troppo piccoli, non mi sarebbe mai nemmeno saltata in testa l'idea... Cosa stavo pensando?"

Serrai la mascella, cercando di riesaminare qualcosa, qualsiasi cosa che potesse darmi anche solo una motivazione di un simile pensiero.

Non ne trovavo. Non ne riuscivo a trovare.

" Philip... Philip, riportalo alla testa. Cosa diavolo era?!"

Sentivo che era importante.

Era davvero molto, troppo importante per poter essere messo di lato, come se niente fosse.

Mi misi in piedi di colpo, facendo cadere la sedia all'indietro, sentendo improvvisamente un capogiro che andava a sconvolgermi la testa, facendomi sentire come se non respirassi, come se non lo facessi davvero da tanto, troppo tempo.

E di nuovo altre immagini.

Io e lui, circa sui quindici, sedici anni, davanti ad una gelateria, accanto a degli alberi di ciliegio in fiore, lui con dei libri in mano, io che mi mettevo sulle punte perché troppo basso per riuscire ancora a raggiungerlo.

A quell'età non mi ero ancora alzato definitivamente di statura,  poi il mio salto di altezza era stato tra i sedici ed i diciotto, diciannove.

Era stato il nostro primo bacio: mi ero buttato, troppo imbarazzato per poter parlare.

Eravamo stati amici di infanzia, i nostri genitori erano stati a loro volta molto uniti, ma non a questo punto, non come me e Nicholas.

Dormivamo insieme, andavamo a casa o da uno o dall'altro per mangiare, andavamo in vacanza insieme: non c'era da meravigliarsi se il nostro rapporto si era così stretto e così sviluppato al punto tale da sbocciare definitivamente diventando amore .

Ricordavo poi anche la prima volta che lo avevamo fatto: al suo compleanno, compiuti i diciotto.

Di età io lo superavo di quattro mesi e sette giorni, io nato il tre Luglio, lui il dieci Novembre.

"Mi ricordo... Tutto" cercai disperatamente di non perdere l'equilibrio per i fremiti che mi stavano prendendo dalla testa ai piedi.

"Nick..."

Spalancai la porta di netto, prendendo a correre verso il ponte della nave, desiderando di scendere da essa il più in fretta possibile.

Ma una volta dopo averla oltrepassata, qualcuno mi sbatté qualcosa in testa, facendomi perdere i sensi, con un enorme Error che mi navigava davanti allo sguardo prima che tutto si facesse nero.
 

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Capitolo 66
*** Capitolo 65- Potresti darmi una mano? ***


Natalie
 

Erano stati solo degli istanti: istanti in cui il mio cervello e la mia tranquillità mattutina erano andati a farsi fottere bellamente, venendo sostituiti da rabbia, paura ed irritazione.

Com'era possibile? Lo lasciavo da solo nel tempo di una serata e Logan, il demone incubus con atteggiamenti assassini e yandere cercava e a quanto pareva riusciva quasi a far fuori Lysander!

Non che con me non ci fosse arrivato vicino comunque, però... Dannazione, ora che potevo fare?

Anche il secondo giorno presto sarebbe stato agli sgoccioli e una volta concluso... Che sarebbe successo?

Come facevo a tirarlo fuori dal gioco se una persona sola non bastava per la macchina?

Come facevo ad essere sicura che non sarebbe morto appena dopo aver messo piede fuori dal gioco?

I dubbi aumentavano, quasi all'unisono con la mia ansia e con il silenzio che mi stava circondando, uccidendomi dall'interno mentre avvolgevo le garze attorno alla nuova ferita sulla sua gamba.

Lui guardava un punto imprecisato, io fissavo semplicemente ciò con cui cercavo di coprire il nuovo sfregio.

Il corvino in precedenza aveva provato a dirmi qualcosa, ma non ero riuscita a rispondere.

Non ero riuscita a farlo perché, primo, avevo la gola secca, secondo, praticamente avevo partecipato ad un assassinio.

Certo, un assassinio che poteva essere giudicato come legittima difesa e che poi in ogni caso era di una macchina che si sarebbe rimesso in piedi chissà quando... Però... Sempre un assassinio.

Inghiottii la saliva a stento, chiudendo completamente le garze ed osservando il lavoro fatto.

Non era male.

Certo, mi sarebbe potuto venire anche meglio nell'ordine generale, ma... Non era importante l'ordine.

Serviva che impedesse al lungo cerotto di staccarsi.

Tornai dunque ad alzare lo sguardo, osservando il volto di Lysander, insanguinato al punto tale che sembrava lo avesse bevuto, più o meno come un vampiro.

Provò ad alzarsi, ma glielo impedii, strappandogli uno sbuffare leggero.

-Potresti riempire... nuovamente la bacinella?- chiese dunque, sembrando di star mordicchiandosi l'interno della guancia.

Annuii, alzandomi e prendendola, svuotandolo nel lavandino e riempiendo il contenitore tramite il rubinetto della cucina, tornando indietro.

Lo vidi cercare un fazzoletto e appoggiai nuovamente la bacinella, così che lui facesse il resto.

Andò a strofinarlo leggermente sul volto prima di avere uno spasmo e bloccarsi, riprendendo comunque con una smorfia sul volto.

Ero rimasta lì nel mentre e volente o nolente, non riuscivo a non sentirmi in ansia, forse per il  genere di espressione, forse perché volevo vedere la sua faccia per intero in modo chiaro e ben comprensibile, ma non sapevo come avrebbe potuto reagire.

Ero davvero combattuta, seriamente, ma mi girai comunque altrove per educazione, rimproverandomi mentalmente ed in contemporanea imprecando come se non ci fosse un domani.

Lo sentii sospirare leggermente da dietro di me, dettaglio che mi fece accigliare.

-Nat- mi chiamò ancora una volta, come in quelle due precedenti a cui non avevo risposto -Potresti... Darmi una mano? Non riesco a... Farlo da me-

Il tono che stava utilizzando era decisamente incomprensibile e mi portò a voltarmi e tornare ad avvicinarmi.

Non mi guardava. Di nuovo.

-Va bene- mi limitai a rispondere, nascondendo la sensazione di agitazione pura dietro ad un accenno di sorriso palesemente falso.

Mi sedetti affianco a lui, tirando fuori lo straccio dalla bacinella che Lysander aveva precedentemente mollato, cercando di rimuovere buona parte delle gocce di troppo e appoggiandolo al volto del corvino che subito sussultò, trattenendo il respiro e contraendo ogni singolo muscolo.

"Non c'è da sorprendersi se non riusciva a pulirsi il volto da sé" pensai all'istante, premendolo delicatamente e con altrettanta dolcezza lasciandolo scivolare lentamente, portando via il sangue e mostrando i fori che facevano capolino al di sopra delle sue labbra.

Cercai di evitare di andarci troppo attorno, scendendo a pulire la sua bocca.

Risultava, man mano che rimuovevo il liquido carminio, di un aspetto leggermente femminile, non troppo grosse, molto sottili e in parte un po' screpolate, ma gradevoli, nonostante tutto.

E la sua bocca infatti non stonava con il volto: gli dava un aria leggermente meno inquietante e se dovevo ammetterlo, anche bella.

Aveva un che di giovanile e di adulto in contemporanea, mischiato allo strano dovuto ai buchi provocati dalle cuciture che gli erano state provocate da quei bastardi dei creatori del gioco.

Il corvino continuò a fissare altrove, seppur lanciandomi occhiate di tanto in tanto, quasi si aspettasse esclamassi un -Che schifo!- o robe del genere.

Conclusi il trattamento, riuscendo a rimuovere tutto il sangue, portandolo semplicemente a sdraiarsi al suolo, le braccia aperte, il volto puntato in direzione del soffitto.

-Porto via le cose , poi torno- asserii, vedendolo annuire, continuando ad osservare il soffitto con aria neutrale, senza cercare di recuperare la maschera, almeno per il momento.

Mi sbrigai a portare tutto in bagno, tornando, guardando male il cadavere del demone che era riverso al suolo.

-E se lo legassimo?- chiesi di colpo -Cosí, per evitare che faccia scherzi?-

-Ci starebbe anche- rispose Lysander -Ma più di tanto non avrebbe senso, anche perché temo che con la forza e la velocità che aveva questa volta gli venga facile distruggere delle catene.-

-Uhm . E allora che si fa con il cadavere?-

- Se fosse per me, lo getterei in una brace. Solo per vedere se la prossima volta avrà ancora segni di carbonizzamento. E se magari si mette ad urlare appena dopo averlo gettato nel fuoco-

Lo guardai parecchio confusa, chiedendomi se stesse dicendo sul serio.

L'idea a me faceva venire i brividi, se dovevo essere sincera e probabilmente lui lo lesse, girando leggermente la testa e guardandomi.

-Sto scherzando- asserí, alzando le spalle e tornando al soffitto con lo sguardo -Potremmo chiuderlo a chiave in una stanza di questa casa. Tanto io domani me ne sarò molto probabilmente già andato da qui. É pericoloso restare nello stesso posto per troppo tempo-

-E dove tornerai? Nei vicoli?-

Lui annuì -É l'unico posto che conosco come il palmo della mia mano. Quindi so dove nascondermi se cercano di attaccarmi.-

-Okay. - dissi di risposta a lui - Io cercherò di capire come tirarti fuori da qui, invece. Devo trovare almeno una persona che mi ascolti e che mi permetta di accendere la macchina.

-Mmh.- allungò il braccio, portandolo verso di me, cosa che mi portò a piegarmi in sua direzione, percependo le sue dita sfiorarmi una tempia.

Un tocco delicato, quasi invisibile ed impossibile da percepire, che però io sentii benissimo, con un battito che mi scappava all'improvviso, quasi sobbalzando.

Battei lievemente le palpebre.

-Anche se non dovessi riuscirci...- Lysander accennò un sorriso, seppur abbastanza tirato - Ti ringrazio -

 

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Capitolo 67
*** Capitolo 66- Città ***


Lysander
 

Dopo che Natalie ha chiuso a chiave Logan in uno stanzino, sia io che lei siamo rimasti sdraiati a terra a fissare il soffitto.

Io lo faccio per svuotare la mente dalle troppe cose che si seguono tra di loro.

Lei... Non so perché lo stia facendo, se devo essere sincero, forse vuole capire perché io lo stia facendo.

In ogni caso, non ha minimamente importanza.

Non ho mai avuto uno straccio di giornata così, nemmeno una mezz'ora: stare sdraiato, per una volta, senza fare niente, neppure per dormire, senza stare in allerta ogni secondo... La sensazione mi piace e vorrei che rimanesse tale per un bel po'.

Non avere la maschera mi da una sensazione di leggero nervosismo, probabilmente per mancanza di abitudine, ma allo stesso tempo non mi và di indossarla ancora.

Volto la testa verso la rossa, lanciandole un occhiata, non rapida come al solito, ma più approfondita.

I suoi occhi castani rossicci sembrano immersi nel vuoto, le labbra socchiuse.

Non l'avevo mai guardata attentamente prima di questo istante, forse perché troppo impegnato a non rischiare di perdere la pelle o in generale di non essere catturato e poi, in seguito, eliminato.

Deve sentirsi osservata, difatti si volta a ricambiare l'occhiata e strano ma vero non scappo minimamente dal suo sguardo.

-Cosa?- chiede, mettendosi lentamente sul fianco, con la testa appoggiata al dorso della mano.

-Niente- rispondo, continuando ad osservarla e a rimanere nella posizione senza muovere un muscolo.

Natalie aggrotta leggermente la fronte, ma annuisce appena, un rapido cenno di testa che mi porta ad osservare come i suoi ciuffi di capelli scivolino sulla linea del suo collo, tracciando percorsi incomprensibili.

Mi copro la faccia con il braccio e immagino mentalmente come sarebbero andate le cose nel caso in cui io non fossi finito nel gioco.

Avrei avuto una vita normale... Probabilmente la solita.

E molto probabilmente io e la rossa non ci saremmo mai e poi mai incontrati.

Già... In effetti, pensandoci, non ho idea di dove lei abiti.

Non so niente di lei, mentre lei sa già molto.

Torno ad abbassare il braccio e a guardarla ancora in completo silenzio, con lei che guarda me.

Sembra quasi stia diventando una gara di sguardi.

-Dimmi qualcosa che ti viene in mente- sussurro, strappandole un aria leggermente confusa.

-Qualcosa che mi viene in mente...- ripete pensierosa, mordicchiandosi il labbro con insistenza, facendo varie buffe smorfie.

Dopo qualche serie di secondi silenziosi, lei mi risponde.

-I pancake- sbotta, portandomi a guardarla accigliato.

-Hai già fame?-

-No, ma è la prima cosa che mi è venuta in mente-

-Ti piacciono?-

-Solo quelli che cucinava mio fratello insieme alla sua ragazza prima che... beh...- si blocca di netto, assumendo un espressione desolata, quella che sa di brutti ricordi, riscuotendosi -Di smettere di cucinarli.-

-Immagino che non abbia smesso perché si sono mollati.- asserisco, senza però andare oltre nell'ipotizzare e cambiando dunque argomento -Cosa ti piace fare?-

-Leggere, scrivere, ascoltare la musica, guardare ogni genere di serie TV tranne soap opere o programmi tipo Masterchef... giocare a videogame-

-E hai finito col comprare questo gioco per... noia? interesse?-

-Interesse. Fin da subito mi è interessato parecchio per la copertina con...-

-Maximilian Grimm- completo, secco, cercando di non gelarmi sul posto e di nascondere il ritorno del nervosismo, vedendola annuire rapidamente.

-Città che ti interessa di più? Se dovessi scegliere delle mete, dove andresti?- domando, attirando completamente la sua attenzione.

-Perché questa domanda?-

Alzo le spalle -Io me la sono posta chissà quante volte stando qui... e ho realizzato che stare chiuso obbligatoriamente in un posto ti fa desiderare di andare a vedere il mondo.-

-Quindi tu hai già delle risposte per te?-

Annuisco rapidamente -Mi piacerebbe visitare Venezia, Vienna, Parigi, Londra, anche a Praga, Madrid, Mosca, New York, Tokyo e Kyoto, Salisburgo, Atene, Sydney...- mi ritrovai a sorridere appena all'idea -Sono tante mete... che purtroppo, probabilmente non raggiungerò mai neppure volendo-

-Io non ci avevo mai pensato particolarmente, i viaggi non fanno molto per me, non dopo che mi sono trasferita- commenta con un che di nuovamente pensieroso, andando a giocherellare con un proprio ciuffo di capelli per poi rimetterlo sempre e comunque al suo posto originale, andando poi a puntarne un altro spostandolo a destra e manca, concludendo sempre nella stessa maniera, come se preferisse rimettere sempre tutto al suo posto.

"Interessante" penso tra me e me, alzando il sopracciglio.

-Beh, se puoi, nel caso in cui io proprio non riesca ad uscire... visitale per me, se ti viene possibile - lo dico senza nemmeno pensarci troppo, semplicemente la frase mi scivola dalle labbra senza un vero e proprio controllo.

Torna a cadere il silenzio per non so quanto tempo, semplicemente cala e nessuno dei due fa niente per impedirlo.

Non ho assolutamente idea di quante ore passino in quel silenzio: me ne frego perfino del fatto che mi si stiano addormentando le gambe e che abbiano preso a formicolare fastidiosamente.

Non voglio muovermi di un muscolo, non voglio spostarmi da dove sono ora.

Mi ritrovo a guardare l'orologio., anche se non so nemmeno in che momento ho spostato la testa per quanto mi sta salendo la sensazione di sonnolenza.

Il secondo giorno sta per concludersi, lo riesco a vedere perfettamente.

Manca un minuto e mezzo scarso.

Inizio a seguire la lancetta dei secondi: scorre lentamente, concludendo rapidamente il primo cerchio già a metà percorso.

Lo seguo con così attenzione che mi sento come se fossi su quell'orologio: come se ogni ticchettio simboleggiasse un battito del mio cuore, il quale procede estremamente a rilento, mettendomi non ansia, ma una strana calma, quella calma che precede la tempesta, quella calma che è una sottospecie di preavviso e che tu puoi provare a gustarti il più possibile.

E gli ultimi secondi sono quelli più lenti: procedono con ritmo che non sembra possibile come reale.

All'ultimo, istantaneamente chiudo gli occhi, pronto ad avere quella sorta di scarica elettrica che mi dice che la mia Route si è conclusa.

Ma questo non viene fuori da nessuna parte.

Apro gli occhi, preoccupato.

L'orologio mostra chiaramente che il secondo giorno è finito...

Eppure Natalie è ancora affianco a me e ha la stessa mia espressione stampata in faccia.

Cosa significa? Come devo interpretare questa novità?

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Capitolo 68
*** Capitolo 67 - A meno che? ***


Natalie

Sinceramente mi aspettavo che qualcosa accadesse, ma non era successo proprio niente.

Io e Lysander ci guardammo tra di noi, alquanto confusi, io alzandomi in piedi, lui mettendosi seduto, cercando di non fare movimenti con la gamba ferita.

-Teoricamente le quarantotto ore sono finite. Perché sei ancora qui? Dovresti ritrovarti alla home. -

-Non ne ho la più pallida idea- risposi -Sarebbe dovuta comparire la solita schermata con gli Error ed il Game Over... Invece... Non è successo davvero niente-

Lui rimase brevemente in silenzio, per poi parlare -É come se mi avessero ceduto altre Ventiquattr'ore. E teoricamente la Route che ti rimaneva era quella di Logan. Ma non credo che Logan volesse darmele. Stava cercando di uccidermi. A meno che...- fece un espressione terrificata

-A meno che?-

Rimase zitto brevemente, per poi portarsi una mano ai capelli -A meno che questo gioco non sia ancora peggio di quello che pensassi-

-Che intendi?-

Iniziavo ad essere davvero molto nervosa, insomma, già questo gioco non si poteva definire la cosa più bella e divertente del mondo, se diventava anche peggio voleva dire che era proprio un diavolo quello che lo aveva creato, no? Perfino più pazzo del livello di pazzia con cui lo avevo definito.

-Klaus mi ha dato le sue ore, suicidandosi nella Route che tu stavi con Nicholas, o almeno, probabilmente la parte di Route in cui tu eri uscita perché la sua era conclusa - fece con tono lugubre -E generalmente si hanno Ventiquattr'ore solo per un personaggio, no? Però lui mi ha ceduto le sue, appunto morendo. Bene. Logan é morto anche lui. Lo abbiamo ucciso io e te, praticamente. E se per aggiungersi ore in una Route bisogna ammazzare gli altri personaggi delle storie? Praticamente se tu avessi voluto una durata di sei giorni con qualcuno avresti dovuto eliminare tutti i personaggi per averla. E questo spiegherebbe perché nessuno é mai riuscito ad avere più di un giorno di Route con qualcuno, mentre io e te siamo già a tre-

L'idea mi lasciò totalmente priva di parole.

Aveva senso, okay, ma era davvero, davvero tremenda.

Se avessi voluto avere una Route intera con Max, avrei dovuto eliminare insieme a lui tutti i personaggi? Avrei dovuto eliminare perfino Lysander stesso?

Diciamo che era un modo come un altro per suggerire sempre alle giocatrici di ucciderlo.

Ma non era questo comunque l'unico dettaglio che mi prendeva.

Avrei dovuto uccidere davvero i personaggi per un po' di ore in più?

Ma dove avevano il cervello, quelli?!

Solo l'idea di doverli uccidere io... Mi mandava la nausea ed un senso di disgusto nei confronti di me stessa.

Uccidere Nicholas? Philip? Klaus e Lysander?

Stavano male. Stavano decisamente male se si aspettavano che lo facessi.

- Beh. A quanto sembra abbiamo altre Ventiquattr'ore. Ma non penso che saranno tranquille come le ultime appena passate, a questo punto mi aspetto perfino che l'incubus resusciti da un momento all'altro. Dovremmo andare via da qui, ma allo stesso tempo sarebbe rischioso anche quello: dopotutto vi sono i demoni anche fuori. E la mancanza di Klaus ci rende più facili da bersagliare. E come se non bastasse, ora c'è perfino la mia gamba a fare da ostacolo-

-Già. Penso che sarà un bel problema - appena lo dissi, mi ritrovai a fissare il terreno per il semplice motivo che sentii quasi un fremito in esso, ma cercai di ignorare il dettaglio.

-Non abbiamo più nessun alleato a cui fare appello. E non credo sia possibile trovarne uno qua fuori- asserí, sospirando -Una volta ho provato a farmi riconoscere da Nicholas. E aveva funzionato... Però qualcuno lo ha colpito in pieno ed è iniziata una stupida, ennesima fuga-

-... Ma... Pensandoci...- mi ritrovai improvvisamente a dire, spalancando gli occhi -Nicholas e Philip sono sempre dentro alla Coral Game Company, no?...- dissi, portando Lysander ad annuire, seppur confuso dal discorso.

Io, al contrario, mi illuminai di netto - Loro sono in due! In due, capisci? Se li libero prima di te, uno tiene accesa la macchina, l'altro sta in mezzo al passaggio, io vengo a cercarti e abbiamo fatto!-

Verso le ultime parole mi ritrovai ad alzare esponenzialmente la voce, mentre lo vedevo spalancare gli occhi e paralizzarsi sul posto come se avesse ricevuto una scarica elettrica.

-Potrebbe davvero funzionare- disse di colpo lui, portandosi una mano alla stoffa della maglia, praticamente strattonandola -Potrebbe davvero.- mi guardò con un espressione che era incomprensibile.

Sembrava star per sorridere e star per mettersi a piangere in contemporanea, mentre io ero già raggiante come una malata.

-T-Tu quanto disti? Giorni di auto, un aereo, il treno...-

-Sedici ore di auto facendo delle pause- asserii - Tra la tua città e la mia ci saranno almeno mille e duecento chilometri. Il dilemma è che non ho preso la patente... Ma obbligherò in un modo o nell'altro mio fratello a portarmi lì- feci, convinta, vedendolo invece oscurarsi in volto.

-Molte cose potrebbero andare storte.- fece -A dirlo sembra facile, ma... Non credo lo sia così tanto, Nat-

-Non mi importa. Non mi importa se usciranno fuori mille problemi. Io ti tirerò fuori di lì, costi quel che costi- ribattei, fissandolo dritto negli occhi, le mani chiuse a pugno e la decisione che mi scorreva nel petto come una fiamma arrabbiata e impossibile da spegnere -E ora, come hai detto tu, dobbiamo trovare un nuovo posto in cui stare. Ma ti dovrai mascherare ancora e... Beh... Cercare di sopportare il dolore alla gamba, per quanto può risultare una cosa abbastanza difficile da fare-

-Ce la faccio- rispose lui, tirandosi lentamente su e facendosi da supporto con la superficie dell'amaca, attaccandosi al metallo.

Anche con una gamba messa male ed esebendo smorfie ogni tre per due, il suo passo non aveva diminuito di ritmo.

Andò a cercare la propria maschera, piazzandosela nuovamente sul volto, cercando anche gli occhiali e sollevando il cappuccio della felpa che, fortunatamente, nonostante il combattimento, era rimasta completamente intatta e priva di macchie di sangue.

Io andai rapidamente a dare un occhiata a Klaus prima di dirigermi insieme a Lysander verso l'uscita, ringraziando l'albino ancora una volta.

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Capitolo 69
*** Capitolo 68- Ciuffo di capelli ***


Nicholas

- Nicholas!-

Allungai un braccio disperatamente, mentre mi dimenavo sentendo il mio nome che veniva urlato.

-Nicholas!... Las...Lasciatemi andare... Nicholas! -

Una figura non troppo lontana si dimenava esattamente come me, cosa che mi portò ad aumentare la violenza nel mio agitarmi pur di liberarmi dalle braccia che mi tenevano fermoseppur inutilmente.

Vedevo maniche bianche, bottoni semplici di un color argento, ma soprattutto vedevo la mano del biondo davanti a me, tremante, quasi presa da degli spasmi, non nascosta dai corpi di altri uomini che lo stavano trattenendo come il resto invece era.

-Philip! Philip!- mi ritrovai ad urlare a mia volta con tutto il fiato che avevo in corpo mentre il mio cuore improvvisamente sembrava esplodere, risuonando con i suoi battiti dispersi ed incomprensibili.

Vidi un uomo davanti a me, uno di quelli che tenevano fermo Philip che semplicemente andavano ad atterrarlo con forza, facendolo cadere al suolo mentre lui scalciava e ancora urlava come una persona priva di senno.

E chiunque avrebbe potuto pensarlo a vederlo, chiunque, tutti e due sembravamo pazzi isterici che semplicemente cercavano di scappare via, ma senza risultati.

Ma decisamente non eravamo noi i pazzi qui.

-Nicholas- urlò ancora, con il tono che sembrava sull'orlo delle lacrime, tono che mi fece stringere la mascella e provare a mollare un pugno sul naso ad uno dei tanti accalcati che cercavano di trattenermi, frenato in precedenza da delle manette che mi vennero messe all'istante, portandomi dunque a spingere via chiunque con spallate.

Riuscii ad intravedere l'azzurro dello sguardo di Philip in quell'intralcio di braccia e di mani: fu solo per un secondo o due, abbastanza da mozzarmi il fiato e da aumentare la rabbia che già mi stava sconvolgendo all'udire le sue urla senza poter fare niente.

Gridai a mia volta nuovamente il suo nome, vedendo qualcosa di alquanto preoccupante pararsi davanti ai miei occhi.

Di colpo, mentre si agitava, vi fu un tonfo netto, il quale portò il silenzio.

Ma soprattutto, mentre tutto sembrava immobile, riuscii a notare una macchia rossa che si allargava sul suolo.

-Philip!- il mio urlo divenne strozzato, così strozzato che sembrava più che altro il lamentarsi di un cane.

Ed il suono assordante di una campana distrusse il resto.

Aprii gli occhi di scatto, ansante, scivolando fuori dalle coperte con le mani che andavano ad intermittenza mentre cercavano gli occhiali, faticando parecchio per trovarli sul comodino.

Inghiottendo a vuoto e lasciando che le lenti mi si posassero sul naso, portai la mano alla t-shirt zuppa di sudore che indossavo, cercando di assimilare le immagini che il sonno mi aveva portato alla mente.

"Philip..."

Non riuscivo a calmare i fremiti, il mio essere era gremito di nervosismo che non voleva assolutamente sciamare, anzi, più le immagini mi balenavano davanti agli occhi e più mi sembrava così... Reale... Impossibile da eliminare dalla mia testa.

Riuscii a riprendere me stesso solo ad un tratto, rendendomi conto che molto probabilmente era solo un sogno... Dopotutto come poteva essere vero? Nonostante tutte le emozioni cosí... Cosí veritiere... Non poteva essere vero, giusto?

"O lo è? Potrebbe?" mi suggerí una piccola voce nella mia testa che mi ritrovai a spingere via scuotendo la testa.

Non aveva senso, Philip era morto da bambino, il ragazzo del sogno doveva avere sui diciotto anni almeno, quindi non poteva proprio essere fattibile come cosa.

Guardai dunque nel letto affianco a me, vedendo il bambino di otto anni con la pettinatura azzurro scuro scarmigliato che andava a coprirgli gli occhi e la punta della lingua serpentina che usciva e rientrava nella sua bocca mentre il piccolo russava.

Mi rilassai leggermente al vedere la sua espressione calma, una tale rarità sul suo volto, contando che Joshua era quasi sempre imbronciato, andando a sistemargli leggermente la coperta sfatta e che crollava verso il terreno in un disordine totale.

E subito mi riscossi mentalmente, più che sicuro di dovermi mettere a lavoro.

Avevo bisogno di darmi una lavata, cambiarmi, cercare un libro nuovo tra la lunga pila che dominava la scrivania delle mie future letture, anche perché avevo finito l'ultimo da poco, poi sarei andato al bar.

Ancora prima, questo mi appuntai, mi dissi di raggiungere rapidamente la cucina e prendere qualche ciliegia dal frigo: non potevo farne a meno, davvero, le ciliegie e in generale fragole o frutti rossi erano una dipendenza difficile da superare.

Anche di più però una punta della mia testa mi chiedeva di mettere da parte il lavoro e di raggiungere la spiaggia.

Non capivo perché, davvero non ci riuscivo.

Perché? Perché la spiaggia? Io ed il mare non andavano più d'accordo come una volta, anzi, anche solo pensare ad esso mi metteva addosso un ansia tremenda.

Perché avrei dovuto raggiungere la spiaggia? Mi avrebbe portato solo sofferenze e molto probabilmente saltando il lavoro mi avrebbero potuto licenziare.

Però... La voce continuava. La voce insisteva, insinuandosi nella mia mente senza permettermi di dubitare troppo o di pensarci troppo.

Scivolai fuori dalla stanza, cercando il cibo e portandomene due alle labbra, per poi lasciarle lì e quasi correre in bagno.

"Libero, fortunatamente" pensai, tornando a rimuovere le lenti e ad appoggiarle sul mobile poco lontano, sapendo che poi dopo le avrei attirate a me con il mio potere per evitare di scivolare eventualmente a terra per problemi di piastrelle bagnate.

Mia "sorella" Paysha ci avrebbe messo un ora e mezza ad uscirne se ci fosse stata dentro: probabilmente in quel caso avrei dovuto evitare la doccia mattutina, rimandandola al pomeriggio.

E nel mentre che mi pulivo, il mio cervello viaggiava ancora in direzione delle immagini che a mattina presto mi avevano già stravolto in maniera tremenda, abbastanza da lasciarmi in un totale affanno.

Riuscivo a rivedere l'azzurro perfino ad occhi chiusi, rimanendo sotto l'acqua corrente cercando di recuperare la lucidità che quel solo sguardo riusciva a strapparmi via, accelerandomi il respiro ed il battito cardiaco in contemporanea.

"Basta, Nicholas. Basta . Mettilo da parte, é impossibile sia reale. Cancellalo e basta"

Un respiro, due, andando ad accarezzarmi un ciuffo di capelli con una mano, per poi sentire un brivido.

- Dovrei tagliarmi la frangia. Quasi mi copre gli occhiali-

-A me piacciono i tuoi capelli- ridacchiò il biondo, alzandosi leggermente e mostrando cosí il petto nudo, andando a giocherellare con essa prima di posare un bacio sulle mie labbra - Al massimo te li mettiamo in delle mollette. Ma per favore non tagliarli-

-E perché?-

-Perché li amo. E sinceramente ti vedrei bene con i capelli anche più lunghi-

Ma con i capelli lunghi sembrerei un barbone e ci metterei un anno e mezzo per pettinarli! Non sono come te. A te donano- protestai

- Beh, allora saresti il mio barbone e tutti smetterebbero di guardarti con gli occhi dolci-

-Geloso ancora, Phil?-

-Come sempre sono e sempre sarò- rise per poi fare l'occhiolino, alzandosi e mandandomi una bellissima visione del sedere e delle gambe lunghe, nude, che coprí con una camicia bianca che a malapena gli raggiungeva le cosce, cercando il proprio orologio -Vuoi che ti prepari io il tuo solito? Caffè e latte con spruzzata di panna e ciliegina sopra?-

-Ovvio. Adoro le colazioni fatte da te.-

- E mi meriterò più di un bacio- asserí malizioso, scostandosi i propri di capelli, di lato, mostrando il collo già segnato di morsi e marchi in ogni dove.

-Anche subito se vuoi- risposi con una risata, vedendolo però muovere leggermente la testa a negazione con un -Devi aspettare- sussurrato sensualmente per poi scivolare fuori dalla camera a piedi nudi.

Nicholas- una mano batté contro la superficie della porta ripetutamente -Nicholas, esci dal bagno? Sono un essere umano e ho bisogno di pisciare- quasi urlò Paysha dietro alla porta, risvegliandomi completamente dalla mia momentanea trance, portandomi a mollarmi i capelli e chiudere di netto l'acqua, guardandomi attorno come mai avevo fatto prima, rendendomi improvvisamente conto della tela di ragno che mi aveva frenato fino ad ora.

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Capitolo 70
*** Capitolo 69 - Il solito me ***


Nicholas

Avevo finito con l'uscire dal bagno con espressione estremamente calma, guardando la ragazza dai capelli corvini e le orecchie da gatto, la quale aveva sbuffato, osservandomi con aria irritata.

-Certo che ce ne hai messo- brontolò ella, battendo frequentemente le palpebre, piegando il volto in un broncio seccato e mettendo le mani sui fianchi.

-Parla per te Paysha, sei tu quella che ci impiega di più- mi ritrovai a rispondere, falsificando un sorriso e cercando di non risultare troppo strano nell'espressione.

Il problema era che non ero molto bravo a mentire, anzi, mi ero sempre giudicato un pessimo bugiardo, soprattutto con il mio odio smisurato per esse... Però...

In questo caso era diverso.

In questo caso dovevo mentire, altrimenti avrebbero capito che ero lucido e soprattutto avrebbero inteso ciò che volevo fare, fermandomi anche prima che potessi svolgere un tentativo.

Andare a riprendermi Philip... non mi importava proprio nulla di tutto il resto che non c'entrasse con questa decisione e non volevo assolutamente essere bloccato.

Il problema era che di solito, quando mi riprendevo, qualcuno continuava a stordirmi  prima che ci riuscissi, forse perché notando in me un atteggiamento diverso dal solito, non ne avevo idea.

Avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse e credevo di sapere anche perfettamente chi: Lysander, il ragazzo che io e Philip avevamo visto immobile, su un lettino, con una dottoressa che stava cucendogli le labbra per cacciarlo in questo gioco... E lo avevamo visto solo perché eravamo entrati nella fabbrica per il voler parlare con il creatore del gioco e ringraziarlo, non per altro.

Lui era l'unico non progettato, che sapeva difendersi al punto tale da sopravvivere nonostante lo dichiarassero come killer, mettendolo ricercato ovunque ed era l'unico che, in contemporanea, era difficile da trovare, così tanto che forse questo dettaglio mi avrebbe potuto portare una garanzia -sempre se io stesso lo avessi trovato e ci speravo vivamente- : non dimenticarmi più di ciò che sapevo, trovare il biondo e stare con lui senza che qualcuno ci dividesse.

In cambio avrei fatto qualsiasi cosa mi avesse chiesto - qualsiasi cosa che non richiedesse l'argomento Philip, ovviamente - e sarei stato in debito con lui a vita.

Osservai Paysha con la coda dell'occhio mentre entrava nel bagno, tentando di non mostrarmi differente rispetto al solito e lasciandomi il via libera.

Raggiunsi la camera principale con una certa rapidità, cercando gli abiti da lavoro, come se tutto fosse il solito, trattenendo il nervosismo che mi si addossava senza tregua.

Dovevo rimuoverlo, essere calmo e tranquillo, rilassato come ogni mattina in cui mi svegliavo per andare a lavoro.

Una parte di me mi chiedeva di lasciar perdere tutte le buone impressioni, ma sapevo benissimo che se lo avessi fatto avrei mandato tutto daccapo e decisamente potevano passare settimane o anche anni prima che tornassi allo stato in cui ero adesso e decisamente non ci tenevo.

Finendo di prepararmi, schioccando le dita per allacciarmi la cravatta in maniera rapida e curata, sentii come una lieve scossa nel terreno che non seppi assolutamente definire.

Aggrottando la fronte, mi affrettai a procedere riuscendo in un modo o nell'altro a fingere di avere come destinazione il bar, anche perché conoscevo abbastanza bene il modo in cui potevo svoltare e sapevo anche che c'erano molti modi per nascondersi in questo posto, come per svoltare, arrivando nello stesso posto con più strade.

"Dove mai potrebbe andare?" Mi chiesi all'istante, portando le mani nelle tasche e chiudendole a pugno, guardando ovunque il mio sguardo riuscisse a giungere.

In parte avevo già lo stomaco che mi si legava per il nervosismo e per l'ansia, tanto che mascherare un simile insieme di emozioni diventava un vero e proprio dilemma, era alquanto complicato sembrare il solito me.

E di colpo realizzai di avere già fatto un passo falso quando realizzai di non aver minimamente preso un libro e di non starlo leggendo per strada, sentendo improvvisamente lo sguardo di qualche passante che mi si addossava come non era mai capitato prima.

Già così non ero il solito me.

Il solito me avrebbe preso a sollevare in aria un volume e a cercare di captare se andavo addosso a qualcuno, fregandomene di chiunque.

Mi paralizzai sul posto, sentendo il respiro mozzarmisi nei polmoni.

Guardai prima da un lato, poi da un altro, poi perfino dietro per essere sicuro che nessuno mi attaccasse alle spalle facendomi crollare a terra ancora una volta.

Ero stato talmente preso dalle mie idee, dai miei pensieri, da Philip che l'unico dettaglio che mai avrei dovuto lasciare, ovvero il libro, era ciò che mi ero dimenticato: tenerlo volante davanti al mio volto simboleggiava palesemente che lo avrei letto per tutta la giornata, perfino lavorando, era praticamente uno dei simboli che mi distingueva.

E invece non ce l'avevo più.

Mi ritrovai a gettare completamente la facciata calma, iniziando a correre distrattamente nel primo posto privo di persone che riuscissi a trovare, sapendo alla perfezione che meno gente avevo attorno e meglio era se volevo trovare il corvino per farmi aiutare.

Dovevo guardarmi attorno ovunque: non potevo permettere a nessuno di impedirmi di raggiungere Lysander per avere finalmente il mio ragazzo e nessuno che potesse mettersi in mezzo.

Proprio durante alla corsa, percepii qualcuno che mi correva a dietro e non potei fare altro che accelerare a più non posso, voltando in una serie di vicoli che non avevano né capo ne coda, tanto che a momenti temevo di potermi ritrovare al punto di partenza.

A tratti temevo perfino di beccare uno che mi avvicinasse all'inseguitore, inseguitore che vidi per un istante e distinsi senza troppi problemi per l'aspetto che risultò immediatamente familiare, troppo familiare, anche perché la conoscevo benissimo, quasi come il palmo della mia mano e non avevo assolutamente idea del modo in cui fosse arrivata a me.

La persona che mi inseguiva era messa a quattro zampe, correva come un animale ed era decisamente molto, troppo veloce, cosa che mi rassicurava sempre meno, al punto tale che percepivo già la paura scorrermi lungo la schiena.

Ad inseguirmi era proprio una delle persone che si fingeva parte della mia famiglia e che avevo in un certo senso sempre creduto come tale.

Il suo sguardo verde acceso luccicava in maniera assurda, tanto da risultare ancora più animalesca di prima.

Paysha.

La persona che mi inseguiva era proprio Paysha.

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Capitolo 71
*** Capitolo 70 - Dolori ***


Philip
 

La testa mi doleva anche di più rispetto al solito, oggi.

Era un ammasso di fastidio, di irritazione, tanto che non riuscivo a tenere particolarmente gli occhi aperti senza avere una fitta.

Non capivo esattamente il perché, ma era così e non sembrava possibile che il dolore diminuisse.

Serrando la mandibola, potevo percepire un punto in particolare, sepolto tra i capelli, che pulsava in modo ben poco vago e che decisamente non riuscivo ad ignorare.

Era come se fosse percorso da una ferita, ma non ve n'era alcuna se la accarezzavo con la mano.

Rimasi immobile, premendo le dita sul lato del capo per poi andare a sedermi , appoggiandomi tra il lato del letto ed il pavimento di legno, trascinandomi poi sulla superficie morbida del materasso.

Faceva decisamente troppo male, la testa, ma proprio troppo: ero abbastanza bravo ad ignorare sofferenze piú o meno leggere, ma quella andava ben oltre al limite e se dovevo dirlo la cosa mi preoccupava abbastanza.

Aprii gli occhi e li chiusi un paio di volte di fila, cercando di trovare un po' di sollievo da quella tortura che il mio cervello stava patendo, come scacciandola via tramite il battere di ciglia, ma senza alcun tipo di risultato utile.

Mi sembrava quasi che la mia testa picchiasse a terra più e più volte, tutte che aumentavano di forza ogni volta che capitava per la sofferenza che stamattina mi infliggeva, come se fossi crollato al suolo e il mio cranio ci avesse rimesso davvero molto, tanto da riprodurmelo a loop.

Seppur parecchio infastidito, riprovai a mettermi in piedi: non potevo continuare così, seriamente.

Inizialmente fui, fin dal primo istante, deciso a farmi dare una pillola dal dottore di bordo, sapendo che mi avrebbe probabilmente fatto dormire per un po', nella speranza che questo fastidio si spegnesse nel giro di una mattina, seppur sapessi dentro di me che c'era qualcosa di sbagliato nel farlo.

Che cosa fosse, poi, proprio non ne avevo idea, però... L'emicrania era quasi insopportabile, non riuscivo a reggerla, cosa c'era di non giusto nel volerla annullare?

Scivolai fuori dalla stanza, venendo subito colpito in pieno da un aria fresca e frizzante, piena di quell'odore irresistibile di mare che generalmente mi rilassava, ma che in questo caso non lo stava facendo per nulla, anche perché il dolore risultava espandersi, tanto che per poco non persi l'equilibrio nell'arrivo fuori cabina, costringendomi ad appoggiarmi alla superficie legnosa della nave, ricevendo occhiate leggermente preoccupate da qualche componente dell'equipaggio.

Cercai di riprendermi almeno un minimo, così da non apparire sul punto di crollare da un momento all'altro.

"É tutto okay... Devo solo raggiungere Loís... "

L'idea iniziale di andare dal medico, improvvisamente non mi sembrava più così adatta, o almeno lo era, ma qualcosa nel mio cervello si opponeva.

Avrei dovuto chiedere la pillola, ma in contemporanea ero frenato da me stesso e dalla paura che qualcosa di negativo potesse accadere.

Era insensato, stupido e probabilmente una para come tante, perciò lo ignorai totalmente, lasciandolo in un piccolo lato della mia testa per raggiungere Loís.

Lo raggiunsi in un tempo che mi parve infinito e non mi soffermai  quasi su nulla, anche se la stanza mostrava palesi cenni di disordine, ma non potei non notare la sua espressione preoccupata.

Loís era un uomo alto, magro e molto muscoloso con pelle scura simile alla tonalità del cioccolato, accompagnata da una rasatura militare e da dei capelli non troppo lunghi di un color nero fumo, raccolti in delle treccine piccole e ben curate, messe in un ordine rigoroso.

Indossava una canottiera azzurra e dei pantaloni in pelle, tutti sovrastati da un camice bianco di una stoffa leggerissima che odorava di frutti tropicali, questo perché tendeva a tenerlo affianco ad una candela di questi odori di sera, come in una sottospecie di portafortuna.

-Capitano, siete estremamente pallido- commentò il medico, facendomi sedere sul lettino, cosa che attuai all'istante appena che egli batté una mano ripetutamente sulla superficie di esso.

-Sintomi?- domandò quindi, cercando una lucina e sollevandomi le palpebre per controllarmi inizialmente gli occhi, facendomi percepire la plastica sulla pelle, girandosi quasi all'istante dopo averlo fatto.

-Mal di testa. Forte. Molto più forte rispetto al solito- risposi secco, portandolo a voltare soltanto il capo ed annuire.

-Posso provare a farle dei massaggi alle meningi nei punti di sforzo. Se non funzione, le dó una pillola e dovrà stare un po' a letto-

"Lo immaginavo" pensai, sentendo l'uomo che prendeva a muovere delicatamente le mani sulla mia testa, sia nei punti in cui dicevo di accusare dolore, sia in altri, cosa che in parte mi rilassò e mi fece praticamente crollare, difatti tutto si fece nero, così tanto nero che per un po' mi sembrò di essere sul punto di dormire ... o almeno così parve, anche perché aprii gli occhi di scatto, quasi contro alla mia volontà, semplicemente venni immerso da luce e da uno strano ronzio riprodotto in sottofondo.

E mi ritrovai sdraiato, con le braccia legate e piene zeppe di flebo e in generale aghi che vi erano attaccati, circondato da persone che non conoscevo affatto e che decisamente mi spaventavano, anche perché mi osservavano in maniera strana, fredda e distaccata, neppure fossi un caso da laboratorio.

Erano tutti interamente vestiti bianco, cosí tanto che insieme al soffitto candido sembravano bruciarmi gli occhi, mettendolo a paragone con il buio iniziale tutti con mascherine e occhiali di vetro.

Mi faceva male tutto, tanto che riuscivo ben poco ad accennare movimenti.

Sollevai leggermente la testa, sentendo quello stesso dolore che mi si infiammava il lato sinistro del capo.

Gli sconosciuti sparlottavano di chissà che cosa, sentivo stracci incompleti di termini, non riuscendo ad allacciare però il significato, quasi stessero parlando in un altra lingua.

Riuscii a captare solo poco, decisamente poco, una frase o due scarse, composte da parole che rimasero impresse nonostante il ritorno ad offuscarsi di ogni cosa, probabilmente per un iniezione di endorfine o comunque qualcosa per annullare i sensi uno dopo l'altro, partendo dalla vista.

E in quel tremendo buio, sentivo solo le parole che si ripetevano, a volte chiare, altre volte sovrapponendosi.

-Riaperta emorragia interna in zona cerebrale. Operazione in zona tra temporale e occipitale-

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Capitolo 72
*** Capitolo 71 - Calma Apparente ***


Lysander
 

Raggiungere i vicoli non era stato così difficile come magari mi ero immaginato all'inizio: era stato invece piuttosto facile e la cosa mi puzza parecchio.

Certo, soprattutto all'inizio era risultato diversamente come cosa, anche perché la gamba doleva in maniera davvero tremenda, alquanto complicata da ignorare, ma poi era diventato quasi abituale, nulla di così grave, ne avevo subite di peggio e mi trovo così ora: nessuna corsa disperata, nessuno a cercare di uccidermi, nessun nuovo sgozzamento.

Nulla.

È come quel clima di calma totale in cui vogliono convincerti che proprio nulla  accadrà, che sei solo tu a farti fantasie alquanto stupide ed inutili, che davvero non c'è nulla da temere e che poi... beh... la cosa sarebbe finita con il crollare totalmente, con mille problemi che si aggiungono a pesare sulle tue spalle fino a farti sprofondare nella disperazione dell'idea che se avessi continuato a sospettare e a guardarti attorno magari sarebbe finita diversamente, che magari ne saresti davvero uscito.

L'idea mi spaventa parecchio, se devo ammetterlo: preferisco mille volte di più continuare a guardarmi attorno come una bestia in gabbia piuttosto che arrivare ad un punto del genere.

"Nulla mi deve distrarre. Assolutamente nulla" penso, tenendo d'occhio anche Natalie, la quale sembra tesa più o meno quanto me, solo che al contrario mio non prende questa tensione con paura, ma con determinazione, o almeno così appare al mio sguardo.

Vorrei sentirmi come lei, in questo momento, ma forse l'aver sperato di uscire così a lungo semplicemente mi fa aver più terrore addosso rispetto a lei che può uscirne con tranquillità dopo la fine di questo terzo giorno... A meno che il futuro non riservi altre brutte sorprese.

Il volere troppo qualcosa aumenta la tua paura di perderla.

Il desiderio ti spinge a cercare qualsiasi appoggio per sentirti un po' sicuro che tutto andrà per il meglio, ma allo stesso tempo il tuo cervello ti picchia contro, riempiendo le tue speranze di insicurezze, di domande, di confusione e di sfiducia che semplicemente si accavallano tra di loro fino a sovrastarti totalmente dalla testa ai piedi.

E mi sarebbero tremate le gambe all'idea di quante pieghe negative avrebbe potuto prendere la situazione se soltanto non mi fossi ritrovato a leggere la determinazione che aleggia in quello sguardo rossiccio, quei due occhi che mi fanno riscuotere parecchio, come risvegliandomi e cacciando via tutto le immagini del futuro, lasciando solo quelle del presente.

"Ciò che mi aspetta, arriverà. Se sono destinato a non uscirne, allora vuol dire che la mia vita semplicemente finirà qui. Se invece andrà bene, mi gusterò i miei prossimi giorni da vivo."

Con le stradine vuote che ci circondano, il gioco sembrava essersi improvvisamente spento.

C'è un silenzio incredibile, quasi totale, di quelli tremendi.

Provo a vedere se da qualche parte possa visualizzarsi il cenno di uno sparafiamme sonoro, ma non ve n'è neanche l'ombra.

Ogni punto in cui il mio sguardo cade è calmo.

Stramaledettamente calmo, forse davvero troppo, tanto che a momenti forse preferisco quando almeno qualcuno spunta cercando di attaccarmi.

Almeno quello non è così innaturale, soprattutto perché sono riuscito ad oltrepassare quella strada grande centrale, prima di raggiungere i vicoli e non c'é più nessuno nemmeno lì.

Sembra quasi che la città sia stata spolpata in ogni suo punto, svuotata, gli abitanti nascosti dalla vista di chiunque, come se tutti sapessero che arriverà il peggio del peggio.

Mi gratto la base del collo, continuando nel mio semplice osservare, lasciando vagare lo sguardo da grigio terreno a grige mura, cercando quel qualcosa di più che desidero trovare al più presto per mettergli fine.

Sono sicuro che ci sarà, un qualcosa: é una certezza che mi parte dalla bocca dello stomaco.

Non so davvero cosa possa essere, cosa il gioco si sia inventato, ma se deve arrivare, che arrivi subito: la sto aspettando.

Prima nulla.

Poi ancora nulla.

Trattengo quasi il fiato a momenti, il mio cervello sta catturando praticamente ogni singolo secondo che scorre, lento da paura, quasi insopportabile nel suo parer rallentare a vasta scala.

E poi una leggera scossa, simile ad un terremoto, ma molto, molto lieve.

Ne avevo percepito già una dentro alla casa di Klaus, ma mi era sembrata una sensazione passeggera, anche perché dopo di essa lí non era successo nulla.

Eppure ora ve n'è un altra e dura molto, molto più a lungo.

Non può essere una coincidenza, ne dubito, non c'è bisogno di un genio per capirlo.

-Lo hai sentito anche tu o é stata solo una mia sensazione?- chiede in un sussurro Nat, voltandosi in mia direzione con espressione alquanto turbata una volta che questa si ferma, lasciandoci entrambi fermi sulla soglia di un nuovo vicolo.

Di risposta annuisco, facendo guizzare gli occhi a destra e manca, pienamente in allerta, respirando sempre così poco che mi sorprendo di essere ancora qui in piedi e non già morto per soffocamento.

E ritorna il nulla, quella stupida calma apparente che mi da quasi il voltastomaco per quanto sia fuori luogo e falsa allo stesso tempo.

Non capisco cosa abbia questo videogioco e tantomeno quali siano le sue intenzioni, ma mi sto stufando di giocare a nascondino o a qualsiasi cosa che stia escogitando in questo preciso istante l'insieme di rotelle che compone il cervello master del progetto Ventiquattr'ore.

Io e Natalie riprendiamo dunque a camminare silenziosi, procedendo fino a che qualcosa effettivamente sembra star arrivando in nostra direzione.

Un rumore di passi affrettati, molto affrettati, o forse è qualcuno che corre, non ne ho idea.

Istintivamente tiro fuori il coltello, mentre vedo Natalie maneggiare la pistola che Klaus le ha dato prima di entrare nell'Emporio Grimm.

La corsa si fa sempre più veloce e più rapida, accompagnata da un respirare rapido, così tanto che non posso non chiedermi che fretta abbia quel qualcuno sconosciuto che sta avanzando in nostra direzione.

E finalmente la figura raggiunge la mia visuale, tanto che rimango sotto shock ad assistere.

"Ma... Lui che ci fa qui?"

-Nicholas?!- fece Nat, con una sorpresa nel tono che decisamente non avrei mai cercato di cancellare con un qualsiasi commento sarcastico, anche perché pure io non ero da meno.

Solo poco dopo notai la ragazza gatto che lo inseguiva.


 

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