Memories of a ginger W i z a r d .

di OrangeBubbles
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** 1st chapter ***
Capitolo 2: *** 2nd chapter. ***
Capitolo 3: *** 3rd chapter. ***



Capitolo 1
*** 1st chapter ***


-   Memories of a Ginger W i z a r d.
-
Remember anything.

 

-Oh? Cosa?-

Hermione sussultò quando Harry le afferrò agitato il polso, indicandole, sotto il Mantello dell’ Invisibilità, un punto non molto lontano alla loro destra.

-Eccolo! Corri, o lo perderemo un’altra volta!-

La ragazza strizzò gli occhi, poichè nel mezzo della folla non scorgeva nessuno che gli somigliasse, quando la sua attenzione venne catturata da una macchia rosso fuoco che si dirigeva svelta verso l’ampia entrata di un ‘Centro informazioni turisti’.

Cominciarono a correre, con il fruscio a terra e il tocco delicato del Mantello sulle caviglie.

Harry imprecava continuamente, e in un modo particolare che avrebbe fatto rizzare i capelli della McGranitt quando dovevano virare bruscamente se un passante sbucava fuori dal nulla, perdendo di vista Ron per qualche secondo.

Sfilò la bacchetta dalla tasca posteriore dei jeans, e Hermione, continuando a corrergli accanto, lo fermò ancor prima di esclamare l’incantesimo.

-Harry, no! Rischi di effettuare una Maledizione Senza Perdono su qualche babbano, e se il Ministero lo venisse a sapere sarebbero guai ancor più grandi che se le praticassi su un mago!

Riluttante, il ragazzo abbassò la bacchetta, mentre la testa rossa di Ronald entrava nel Centro informazioni.

Con un ultimo sforzo che parve richiedere a entrambi fino all’ultima goccia di energia nel loro corpo, Hermione e Harry arrivarono correndo dove qualche attimo prima si era fermato incerto Ron.

-Aspettiamo… che esca... o lo facciamo… subito?- ansimò Hermione piegata sulle ginocchia, riprendendo fiato.

Harry si passò una mano tra i capelli spettinati, togliendosi i ciuffi più lunghi da davanti gli occhiali.

-Io…- iniziò incerto.

Pensò che una Maledizione Senza Perdono non era roba da niente; non era come lanciare uno Stupeficium od uno Schiantesimo.

Fece una smorfia che non sfuggì ad Hermione, che intuì l’incertezza dell’amico.

-Lo faccio io, Harry, non… preoccuparti.-

Estrasse la bacchetta, la puntò verso Ron, che ciarlava animatamente guardandosi intorno in preda all’ansia, ed esclamò:

-Imperio!-

Il rosso si fermò di colpo, la testa girata appena verso un cartello che mostrava le mappe delle metropolitane di Londra, la bocca semiaperta pronta a vomitare un’altra valanga di parole.

-Dai…- supplicò Harry a mezzavoce.

E se l’effetto di un Incantesimo avesse fatto ricordare a Ron di essere un mago?

E se fosse riuscito e a opporre resistenza?

Oppure.. se Hermione non fosse riuscita a Maledirlo come si deve?

Ma i dubbi di Harry furono messi a tacere: il ragazzo all’interno del centro uscì e, ovviamente senza vederli, si diresse nel punto verso il quale Hermione puntava la bacchetta.

Lo seguirono in un passaggio semibuio, costruito in pietra di una sfumatura beige, senz’anima viva che vi passasse, e lì si fermarono.

Si tolsero in fretta il Mantello dell’ Invisibilità, che quasi scivolò tra le mani sudate di Harry.

Scambiò uno sguardo eloquente con la sua amica bruna, che aveva le gote rosse per l’agitazione.

-R-Ron?- disse lei, e la sua voce risuonò ancora più tremula nel freddo eco nel sottopassaggio.

Il rosso sobbalzò, senza essere più sotto la Maledizione Imperius, e si voltò verso di loro.

-Ci… conosciamo?-

Hermione, che si mordeva nervosamente il labbro inferiore, aveva tutta l’aria di star trattenendo copiose lacrime.

Harry si sentì sprofondare.

Il loro migliore amico davvero non ricordava davvero nulla… nemmeno loro?

-Ehilà, Ron!- disse, ignorando il nodo che gli si formò in gola un po’ per il muso di Hermione e un po’ per la situazione. Ronald lo guardò con una strana espressione.

–Io sono Harry e lei è Hermione… e beh… Sì, noi ci conosciamo, anche da un bel po’.-



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Spazio autrice:
che ho combinato?
mi sono messa in una situazione senza via d’uscita, cribbio! °///°
beh, è il bello del mettersi alla prova, no? *cerca conforto nei lettori.*

well, qualcuno ha capito cos’è capitato al Roscio? 8D
ed io non so che altro dire .___. … concludo in maniera classica:
spero apprezziate! Tanto love(:

OrangeBubbles.

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Capitolo 2
*** 2nd chapter. ***


-         Memories of a Ginger W i z a r d.

-         Memories are all we have.


Harry e Hermione avevano portato Ron in una locanda vicino a quel passaggio scuro.

Tetra, polverosa e poco frequentata, ricordava molto il Testa di Porco.

Il Testa di Porco… il pub dove loro tre (più la memoria di Ron) avevano dato vita all’ Esercito di Silente che a sua volta aveva causato loro un grosso problema: Ronald Weasley smemorato.

Gli raccontarono tutto, dalla stazione di King’s Cross, il binario 9 e 3\4, il loro primo incontro, all’olio per le insalate che servivano a Hogwarts preso dai capelli del professor Severus Piton.

Hermione aveva persino accennato, impacciata e rossa come i capelli di Ron, al triangolo amoroso che si era formato l’anno prima tra lei, lui e Victor Krum.

Ron aveva ascoltato tutto attentamente, spalancando la bocca in una grande “O” ogni volta che arrivavano alle imprese di Harry contro Voldemort, appoggiando la testa rossa sulle braccia conserte e assumendo espressioni corrucciate.

Quando i due ebbero finito, seguì in lungo silenzio.

Non ci crederà mai, pensarono.

Ron sembrava caduto in trance.

Però… non è detto… continuò Harry, cercando di ingannare anche sé stesso.

Un tipo dall’altra parte della sala grugnì e voltò pagina del giornale.

Non ce la faremo. Insomma, chi crederebbe ad una storia del genere?, pensò Hermione, cercando di non far influenzare la sua razionalità dal desiderio di riavere il Ron di prima.

Il proprietario del bar fece cadere un boccale di birra mandandolo in mille pezzi. Ron si riscosse.

-Okay, quindi io sarei un mago, voi due sareste i miei migliori amici e frequentiamo la scuola di Magia e Stregoneria di Hoghenz?- ripetè stordito.

-Hogwarts.- lo corresse Hermione, con una punta di gelo nella voce. Ron scoppiò in una risata ironica.

-Sì, siete molto convincenti. Ma sapete cosa? Non amo essere preso per i fondelli.- Si fermò e guardò torvo prima Hermione e poi Harry. –Miseriaccia, se vi ha mandati qualcuno a farmi uno scherzo… e non ne capirei il motivo, beh, ditegli che non ha funzionato.-

Con pochi lunghi passi superò i due ragazzi e uscì dal pub tornando verso la Londra abitata.

Crash!

Harry e Hermione sembrarono sentire in ritardo il rumore del vetro in frantumi, poiché una parte del loro cuore –non irrilevante- si era infranta con l’andarsene di Ron.

Hermione gemette.

-E come ti spieghi la tua perdita di memoria, eh?- incalzò Harry, correndo fuori dal locale.

Non poteva… non poteva proprio lasciarlo andare così! Il suo MIGLIORE amico!

Hermione si spinse fino a trattenere Ron per una manica. Lui parve un momento spiazzato, le orecchie rosse.

-N-non so di cosa tu stia parlando.-

-Oh, andiamo! Ron, noi ti teniamo d’occhio da giorni, ormai! Pensi che non sappiamo che non hai la minima idea di cosa siano tutte quelle cose che hanno inventato i Babb…-

-Voi fate cosa?!- esclamò infuocato il rosso. –P-potrei denunciarvi alla ciolizia! Ma siete spie o… o cosa?!-

Hermione borbottò un ‘polizia’ mentre Harry sbottava: -SIAMO MAGHI, RON!-

-Dimostratelo.-

Le mani della ragazza si contrassero nervose sul braccio di Ronald.

–Cosa?- chiese con un fil di voce.

-Che siete maghi.-

Le braccia le ricaddero lungo i fianchi. Indietreggiò fino ad Harry che, scoprì, nell’ira della discussione era avanzato.

-Io… io non so… il Ministero lo verrà a sapere…-

Cominciò a blaterare agitata su un articolo dei Tiri Vispi Weasley che aveva permesso loro di creare abbastanza disordine tra i dipendenti del Reparto dell’ Uso Improprio della Magia, in modo che non avessero notizia che lei avesse usato la magia fuori da Hogwarts.

Dal canto suo, Ron si spazientiva ad ogni parola.

-Bene, non potete dimostrarlo, perciò io non vi credo. Addio.-

-Ron! Ti prego…-

Hermione lo afferrò di nuovo per la giacca e questa volta anche Harry. –Andiamo, amico.-

-Miseriaccia… miseriaccia, insomma, pensate davvero che io creda a questa storia? Maghi…- sbuffò. – storie per bambini.-

-Ronald Weasley!- esclamò Hermione. –Non dire fesserie. Tu non conosci le storie per bambini. Almeno non Babbane.-

Il rosso strizzò gli occhi mimando un ‘Babbane?’ sulle labbra.

Harry scosse la testa: anche in questa situazione trovava un pretesto per battibeccare.

Dopodichè, sospirando, gli allungò una grossa scheggia di vetro.

Ron lo guardò allibito. –E questo?-

-Se proprio non vuoi crederci, almeno prendi questa.-

-E chi mi dice che non è una cosa che voi due strambi avete inventato?-

Harry fece un gesto insistente con la mano. –Per favore.-

Hermione strinse di più la manica di Ron, guardandolo supplichevole.

Lui sbuffò e, lentamente, si sporse a prendere la grossa scheggia, che rigirò tra le mani.

-Non ne capisco l’utilità, ma okay.-

-Ci sono molte cose che non capisci, ora come ora.- mormorò Hermione lasciandolo andare.

Ron emise un sospiro sarcastico e si allontanò.

Harry, fissando la testa rossa del suo amico-non amico andare via, abbracciò Hermione, sconvolta.

-Funzionerà, ‘Mione.- Le accarezzò i capelli bruni.

Spero, aggiunse nella sua mente.

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Capitolo 3
*** 3rd chapter. ***


-         Memories of a Ginger W i z a r d.

-          Just trust ‘em.

 

Ron aveva girovagato per Londra per diversi giorni, dopo quell’insolito incontro.

Siamo maghi, Ron!

Non aveva la minima idea di che fare. Si crogiolava nel fastidioso dubbio che ti divora davanti ad un bivio: credere a quei due, e a quel punto dare una svolta alla propria esistenza, o non credere a quei due, come qualunque persona sana di mente avrebbe fatto.

Ma Ron, pur non ricordando assolutamente nulla, sentiva di non essere nella norma.

Siamo maghi, Ron!

Miseriaccia, tutte le persone normali portavano con sé strani oggetti dalla dubbia origine innocua, che si suonavano, si illuminavano. A volte li portavano all’orecchio e iniziavano a parlare da soli. Ron li guardava perplesso. Sembrava quasi parlassero con quegli affari!

Altri ancora presentavano degli strani prolungamenti che si infilavano nelle orecchie. Miseriaccia, sono contento di non averne uno. Sembra che da un momento all’altro possano prendere vita e dare inizio ad un’invasione aliena!, pensò terrorizzato.

Lui non aveva niente, NIENTE in comune con loro, eppure cercava disperatamente di mescolarsi tra quella gente, di non essere un emarginato.

Perché se non poteva stare da quella parte, dalla parte dei comuni, l’altra possibilità era l’essere mago. E questa scelta lo spaventava.

Siamo maghi, Ron!

Quello che per lui era uno strano e surreale scherzo, ma che in realtà era la pura verità, gli si era rovesciato addosso come un secchio d’acqua ghiacciata e sì, l’aveva intimorito.

In quel momento vagabondava per un largo viale della periferia di Londra.

Ai lati c’erano negozi su negozi, di tre o quattro piani, che riversavano gente da tutti i fori.

Alzò appena gli occhi alla sua destra e lo vide. Non fu una coincidenza e Ron lo percepì.

Lui sapeva che il rosso si sarebbe trovato lì, quel giorno.

Da una piccola finestra dalla cornice di legno e dall’aspetto sgangherato, sbucava il viso magro del ragazzo con gli occhiali che aveva visto qualche giorno prima.

Gli occhi verdi lo scrutarono con uno sguardo amichevole e ansioso. Intercettò un leggerissimo movimento delle labbra: diceva un qualcosa ad un qualcuno. Poi, scomparve.

Ron sentì premere su di lui un’atmosfera familiare, innocua.

Mentre il suo cervello lavorava febbrilmente per opporsi a quella magnifica aria, di cui non si fidava neanche un po’, ogni singola cellula del suo corpo sembrava volerlo spingere verso quel locale dall’aspetto antico. Si chiamava il Paiolo Magico. Ronald non credeva ai propri occhi.

Fermò un passante a caso, e poi un altro, e un altro ancora, e a tutti rivolgeva la stessa domanda:

-Mi scusi, mi sa dire come si chiama quel locale?-

-Figliolo- gli rispose un signore anziano, dalla barba fitta –Non c’è nessun locale!-

-Ma non è possibile!- sbottò. –Io lo vedo!-

-Sicuro di sentirti bene, ragazzo?-

Le orecchie di Ron diventarono più rosse che mai.

-Non proprio.- ammise in un sussurro.

Dopodichè, successero tre cose in contemporanea.

Due tizi dall’aspetto insolito, con mantelli e cappelli di colori sgargianti, entrarono nel Paiolo Magico. Parlavano del Ministero della Magia.

Si scontrarono con due ragazze, ma tirarono dritto.

Una di loro era quella che aveva detto di chiamarsi Hermione. Uscì dalla locanda con un’aria mortificata.

Davanti a lei, con aria imperiosa e occhi che saettavano sulla folla, c’era un’altra ragazza.

Aveva i capelli rossi fiammeggianti, come quelli di Ron, e lentiggini sulle guance lattee.

I suoi occhi si posarono su di lui. Boccheggiò.

Hermione la portò via di corsa e Ron capì.

Le persone normali non possono vederlo.

La verità lo ghiacciò dal primo capello rosso ai piedi.

Sono un mago. Provò a mormorarlo. –Sono un ma-go.-

Suonava ridicolo. E improbabile.

Entrò al Paiolo senza curarsi di non farsi vedere dai passanti.

Al suo ingresso, qualche faccia curiosa si voltò a guardare il nuovo cliente. Qualcuno gli sorrise affabile.

I due uomini vestiti in modo particolare ciarlavano allegri con il barista. La tunica azzurra fluorescente di uno faceva a pugni con il cappello dorato dell’altro.

Ron si sedette accanto a loro e comprese troppo tardi il suo errore.

Non che fosse grave, certo, ma dimenticarsi di Dedalus Lux, membro dell’Ordine insieme ai suoi genitori, beh, era una bella fregatura.

-Ron Weasley!- esclamò Dedalus, del quale Ron non ricordava neanche l’iniziale. –Ciao, ragazzo, come procede?-

Ron sgranò gli occhi. Impallidì e arrossì ad alternanza almeno quattro volte. –T-tutto bene…?- disse, accennando appena il tono interrogativo.

Chi è questo tizio?!

-Oh, egregio, Ron!- Lux gli dedicò una poderosa, amichevole pacca sulla spalla. –Il buon vecchio Arthur, eh? E tua madre, come sta? La Tana è la solita deliziosa casetta?-

Se Ron avesse saputo come fare sarebbe scomparso, polverizzato, smaterializzato all’istante.

Chi miseriaccia è Arthur? Cos’è la Tana? E CHI E’ MIA MADRE?

Si disse che tanto valeva improvvisare. –Tutto benone, certo, tutto okay.- disse, poco convinto.

Dedalus Lux montò uno strano sorriso.

-Ma perché non sei a Hogwarts?- chiese a bruciapelo.

Ron era sul punto di fingere un malore –e non era poi tanto sicuro di dover fingere- o di svenire sul pavimento.

SALVATEMI! pensò con tanta foga che, per un momento, dati gli occhi e la bocca spalancata dell’uomo al suo fianco, arrivò alla terrorizzante idea che i maghi potessero leggere nel pensiero.

-Per la barba di Merlino, come si è fatto tardi!-

Strinse la spalla di Ron per un momento a di saluto, si allontanò dagli altri verso il centro della sala. Alzò il cappello in un ultimo congedo e dopo uncrac’, diventò una cosa informe di colore e massa prima di sparire del tutto.

Ron si scandalizzò non poco. –Ma che cazz…!- si lasciò sfuggire.

Il barista tossicchiò per riportare l’ordine.

-Signor Weasley- disse il barista in tono professionale. –Se cerca il signor Potter, mi ha incaricato di dirle che l’ha preceduta a Diagon Alley.-

-Oh, bene, bene! Devo proprio fermarmi al Ghirigoro.- esclamò contento l’uomo panciuto con la tunica azzurra. Si chinò verso di Ron e gli disse, in tono di chi se ne intende –Mi è arrivata la voce che c’è lo sconto di dieci galeoni su un certo libro sulle Creature Magiche. Voglio proprio saperne di più sugli Schiopodi Sparacoda, sai?- terminò con un sorriso mancante di un canino.

Ron si trovò a dover improvvisare una seconda volta. –Ah…sì… Gli Schiopodi Sparacoda!- ripetè con voce tremula. –Creature molto…molto affascinanti!- continuò mettendo enfasi.

Il barista ed il signore lo guardarono in silenzio: Ron capì di aver appena fatto un’epica Gaffe.

-Sì, bene, vogliamo andare, giovanotto? Ti faccio strada io!-

In un solo movimento fluido –che Ron non si sarebbe mai aspettato da un uomo con una pancia del genere-, si alzò e procedé verso la porta dietro il bancone. Il rosso lo seguì incerto.

Lo vide picchiettare una particolare stecca di legno chiaro su determinate mattonelle del muro che gli sbarrava il cammino. Come l’ostacolo si aprì –letteralmente-, Ron indietreggiò di qualche passo. Il chè fece stranire il suo accompagnatore. –Cosa c’è?- chiese sospettoso.

-Nulla, mi ha sempre fatto u-n certo effetto questo… questo… quest’incantesimo!-

-Mio caro ragazzo!- ridacchiò il panzone. –Non è certo un incantesimo questo… vedi…-

Entrarono a Diagon Alley mentre il signore spiegava a Ron cosa fosse quella cosa a cui avevano appena assistito, ma lui non ascoltava.

Si guardava attorno ammaliato, c’erano posti di ogni tipo, d’abbigliamento, ma no di certo con vestiti normali come quelli che indossava lui ora –si chiese però, cosa fosse veramente normale in quella situazione-, biblioteche con libri che svolazzavano qua e là come se avessero vita propria, negozi di scope, che sospettava non si utilizzassero per togliere la polvere, e, alla fine della strada, un’enorme costruzione di marmo bianco.

Creaturine alte poco più del suo stinco andavano avanti e indietro da quel posto, con aria indaffarata e professionale.

-Le dispiace se vado a farmi un giro? Devo cercare Harry Fett… Lott… , beh, Harry!-

Senza aspettare risposta, si rintanò in un vicolo poco frequentato. Non aveva la minima, minima idea di come poter rintracciare quel ragazzo. E la sua amica.

Forse avrebbe dovuto credergli che… credeva a quanto gli avevano detto. Che si era sbagliato a dargli degli strambi e trattarli così freddamente perché, se era tutto vero, allora era vero anche che quelli erano i suoi migliori amici. Ma, per il momento, era meglio trattenersi solo sulla questione della magia.

Miseriaccia, Ron Weasley non chiede scusa per i suoi comportamenti!

Ignorò la vocina remota che, nella sua mente, chiese: Ma…chi è Ronald Weasley?

Poi, tirò fuori quello specchio che gli aveva dato giorni prima quel ragazzo.

Glielo aveva donato, aveva insistito perché lo accettasse. A qualcosa doveva pur servire.

Ron decise che quello, era il momento adatto a scoprirlo.

 

 


Spazio per la Sbilfia. che no, non è una malattia, ma il mio soprannome.
Mi ero detta che avrei postato ogni due giorni… e quindi sono in un ritardo bestiale.
Chiedo venia, signore!
Vi prego di leggere quanto segue, perché importante per la storia.
Bene, a quanto pare Ron ha capito la faccendaccia e presto intuirà l’utilità dello specchio di Sirius.
Per questa storia purtroppo ho dovuto modificare questo particolare:
Siamo al quinto anno, perché l’Esercito di Silente c’è ancora nel suo massimo splendore, però Harry riceve lo specchio solo alla fine dell’anno. Per questa mia longfic ho dovuto cambiare proprio questo, cioè che Sirius gli da il suo dono all’inizio del libro.
Scusatemi per la modifica… ma mi era necessaria per rendere possibile la storia!

OrangeBubbles.

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