Frammenti di desideri

di _Syn
(/viewuser.php?uid=35935)

Disclaimer: Questo testo proprietà del suo autore e degli aventi diritto. La stampa o il salvataggio del testo dà diritto ad un usufrutto personale a scopo di lettura ed esclude ogni forma di sfruttamento commerciale o altri usi improri.


Lista capitoli:
Capitolo 1: *** L'eredità del cielo ***
Capitolo 2: *** Silenzio ***
Capitolo 3: *** Strawberries ***
Capitolo 4: *** Requiem ***



Capitolo 1
*** L'eredità del cielo ***


Note: Questo che vi apprestate a leggere è il primo capitolo di una raccolta di 30 capitoli. I contenuti saranno eterogenei: si passerà dal genere angst a quello slice of life, dal romantico all'amicizia. Insomma, ce ne sarà per tutti i gusti.

Ogni capitolo prenderà ispirazione a un prompt [la lista di prompt la trovate alla fine del capitolo.]

Prompt: spirits within
Personaggi: Kyoshiro Todoh, Chiba Nagisa
Contesto: questa prima flash è ambientata durante l'ultima battaglia. Il momento preciso è quello in cui Todoh cerca di tornare in battaglia, ma è fermato prima da Chiba e poi dalle sue stesse ferite.



Frammenti di desideri

1. L'eredità del cielo


Il suo viso è sempre una maschera di durezza e serietà, austero e inflessibile.
Nei suoi gesti c'è la forza delle promesse e del passato che non smette di esistere, vive come una luce imperitura, quando le sue mani stringono la spada della guerra e dell'instancabile orgoglio di un popolo di cui sente il peso ogni giorno.

Todoh dei miracoli.

Motivo d'orgoglio, aveva pensato Chiba prima di riconoscere negli occhi dell'uomo che rispettava e amava il vero peso di ciò che un'azione volta al bene può provocare nel cuore di un popolo distrutto.

Todoh dei miracoli.

Un nome e il dovere di convivere e sopravvivere insieme al fulgido ricordo di quel giorno: un attimo per spostare la speranza da un cielo immenso, simbolo astratto a cui volgere gli occhi lacrimanti, al volto concreto e mortale di un uomo. 

Todoh dei miracoli.

Un corpo e milioni di anime e spiriti dentro di lui.
Chiba può sentirli, quando le sue mani arrivano per sostenerlo e impedirgli di cadere, per salvarlo da quel nome. Anche se c'è stato il tempo di Zero, della nuova Luce, lui li ha tenuti dentro di sé e ora vibrano di speranza.
Lo chiamano, invocano il suo nome mentre sanguina.
Lo pregano, ricordano lo splendore di quel singolo istante miracoloso.

Ed è la sensazione di salire in alto, in un cielo oscuro e pieno di solitudine, quella che lei avverte mentre lo stringe tra le braccia per permettergli di compiere un miracolo dedicato solo a se stesso. A lei. 

Prega, Chiba, che lui possa credere che la spada stretta nella sua mano per così tanto tempo riesca a trovare la sua forza altrove. Perché mentre Todoh si abbandona contro di lei, straziato dalle ferite e dalla debolezza, Chiba sa che sarà quello il suo ultimo miracolo.


Liberati del nome e ritorna uomo tra gli uomini, ora che non sei solo. Ora che la speranza non è più un desiderio vago e illusorio.
Chiudi gli occhi e libera le anime, libera te stesso
.


E' colpita da un senso materno quando si rende conto che le sue braccia sono la culla della morte e della nuova nascita di quell'uomo che ama e amerà. L'ultimo miracolo entra dentro di lei e anche lui deve arrendersi.
Eppure, scosso dal tremito dell'orgoglio spezzato, ancora abbandonato contro di lei, Todoh rivolge l'ultimo pensiero a colui il quale dovrà ereditare quel cielo.
Ma ancora non sa, mentre scivola nell'incoscienza, che quell'immensa volta celeste, colma delle speranze del mondo, dovrà restare nascosta per sempre, riflessa sul fondo di una maschera.

E la solitudine esplode come una stella già morta.



Qui trovate i 30 prompt che userò. Sono presi dalla community 30_dreams. E' un peccato che non esista una community gemella italiana. Comunque, eccoli qui:

Kiss

hug
touch/caress
vanilla; flavour
rose; flower
awake; asleep
purple; colour
disjointed
haunting
alluring
sweet melody
passion
drowning; falling
sleepwalking; sleep talking
night; stars; moon
white dragon
strawberries; fruit
treasure hunt
talking to "God"
endless corridor 
peace; chaos
flying without wings
anything is possible
running with unicorns
phoenix; rebirh
when it's cold outside
every moment I'm awake
spirits within
breathe
dream; nightmare


Ritorna all'indice


Capitolo 2
*** Silenzio ***


Note: Purtroppo, dalla informazioni che abbiamo, non sappiamo se Xingke sia sopravvissuto alla fine. Per questo ho scritto la mia versione, per onorare un personaggio bellissimo e una coppia che mi ha commossa più di una volta.


Prompt: Hug (abbraccio)
Personaggi: Tianzi, Li Xingke.
Avvertimenti: Death-character, one shot, angst.

Silenzio


Li Xingke sta morendo.

Quattro parole, uno sguardo subito abbassato, mani intrecciate e silenzio. Vestito di bianco, il medico sembra già in piedi davanti a un bara vuota. Quella non è una prognosi. Perché l'esito va oltre la comprensione e l'abilità di chiunque.

Tianzi ricorda, sconfitta da un silenzio incommensurabilmente denso, le esecuzioni a cui ha assistito. Ingiuste, definitive, incomprensibili davanti ai suoi occhi pieni di lacrime e confusione. Piano piano, il silenzio prende il sopravvento sulle immagini che le scorrono davanti agli occhi. Abbandona i bordi dell'immagine e il suono si concentra sulle urla o sullo sguardo affranto del condannato. Poi viene il turno del vento: niente più fruscii, niente parole lontane provenienti dall'esterno della Città Proibita. In quei momenti la piccola Tianzi dimenticava persino il suo desiderio di scappare, perché c'era la morte davanti a lei, qualcosa che ti dà la caccia senza che tu possa difenderti. In quel caso, la morte era rappresentata dall'ingiustizia del governo degli Eunuchi. Sfruttare la morte, la cacciatrice che non lascia scampo, a proprio piacimento. E' abominio, è sconfinare in un territorio immenso in cui qualcuno non dovrebbe entrare con una leggerezza tale. Ma era successo. Anni prima quella è stata la realtà.

Quella morta ingiustamente sfruttata aveva risucchiato i colori di quel piccolo mondo e, in un secondo, strappato via il respiro di un innocente. Ed era a quel punto che il silenzio diventava insostenibile per Tianzi.

Il silenzio è la fine di un respiro e Tianzi non poteva – non può – spiegarsi perché qualcuno, dotato di quello stesso respiro, potesse strapparlo a un altro.


Li Xingke sta morendo.

Tianzi ha solo tredici anni, eppure ha sperimentato la morte in tante forme diverse.

Morire di vecchiaia. Una morte giusta, si potrebbe dire. Non c'è nulla di violento, è solo la fine naturale di un viaggio. Non è causata da nessuno, solo dal tempo.

Morire in battaglia. Si muore per onore, si muore per orgoglio, si muore perché la battaglia è inevitabile anche se non si è pronti. Per difendere qualcosa, qualcuno, la morte è in cima alla lista di possibilità. E allora Tianzi non sa se morire così sia giusto oppure no. Non sa se uccidere per difendere sia l'unica scelta da fare perché non ha mai sperimentato un vero campo di battaglia. Lei non era nei Knightmare durante la battaglia contro la Damocles. Non ha sferrato attacchi, ma solo aspettato che qualcuno arrivasse.

Stringe i pugni e le lacrime bruciano gli occhi mentre pensa alla sua impotenza di fronte al massacro. La debolezza è ingiusta? Non sa neanche questo. Rimanere vivi mentre si è deboli è giusto? Un singhiozzo e le ginocchia tremano. Si domanda se la forza dello spirito, la speranza, le preghiere, siano davvero utili a quel punto. E tutto sfuma in un bianco infinito, in cui i pensieri diventano frammenti di vetro che riflettono una luce accecante. Tra le lacrime, vede solo quella luce, ed è ovunque. Ovunque tranne che nel suo cuore, che brulica nel buio nato da quelle quattro parole.


Li Xingke sta morendo.

Né di vecchiaia, né per una ferita da guerra.

E' qualcosa che l'ha indebolito da dentro, come una radice malata. La radice più forte, quella che nutre ogni parte del suo corpo, è stata attaccata da qualcosa. Se anche chiedesse al medico di cosa si tratti, Tianzi non potrebbe fare nulla. Solo continuare a fare domande e scoprire che le risposte conducono allo stesso punto. L'ultimo.

Morire di una malattia incurabile. Che cosa sta succedendo?

Perché una persona pura come Li, una persona generosa e piena di coraggio e forza, è stata colpita da quel male? Dov'è la giustizia? Dov'è il dubbio?

No, Tianzi non può neanche dubitare, perché Li sta subendo l'attacco di un nemico che non può vedere né toccare. Un nemico che l'ha attaccato senza un motivo, senza dire una parola, strisciando silenzioso alle sue spalle per logorarlo dentro.

Non è giusto. Eppure è inevitabile. Quello dicono le parole del medico. Non si può scappare, non si può essere dei codardi, mettere in moto il Knightmare, e tornare alla base. Tutto diventa vano e impossibile.

Anche i sogni, anche il cielo.


Kaguya è venuta a trovarla nel pomeriggio ed è rimasta con lei fino a sera. Solitamente la sua amica le parla tanto, le racconta cose che l'affascinano con quel tono sicuro e convincente, di chi non nasconde nulla e regala solo verità, bella o dolorosa che sia. Ma quel giorno, Kaguya è stata diversa. Forse per colpa sua.

Ha provato a sorridere, ha provato a essere sempre la stessa per non dare inutili preoccupazioni all'amica. Ma il pensiero di Li, chiuso in una stanza del palazzo, debole e addormentato per le cure che il medico ha definito semplicemente “palliative”, la sfianca. Il pensiero di essere sfiancata, a sua volta, la uccide dentro. Come può lei essere stanca quando Li è avvelenato da quella malattia? Lei dovrebbe essere forte, fargli vedere che non deve aggiungere altre preoccupazioni a quelle che già ha. Non può pensare anche a lei mentre sta...

“Tianzi...”

La voce di Kaguya è lontana. Tianzi sa solo che nella sua mente quella parola non riesce a nascere, che si blocca a metà tra pensiero e consapevolezza. Quella parola, è l'ultima corda, e prima o poi verrà tagliata. Ora può solo logorarsi, rimanere tesa fingendo una forza piena di orgoglio. Può solo nutrirsi della testardaggine di entrambi.

Scoppia in un pianto disperato quasi senza rendersene conto e prima che possa cadere arrivano le braccia di Kaguya a sostenerla, a stringerla nel calore del suo abbraccio.

Vorrebbe tanto che bastasse un abbraccio per salvare Li. Vorrebbe tanto che bastasse il calore.




Tianzi sa che prima o poi se ne andrà. Solo, non credeva che quel momento sarebbe arrivato così presto. Glielo dice il corpo, il modo in cui l'alba sorge dietro le finestre e l'attesa che la relega fuori dalla stanza di Li mentre il medico lo visita. E' tutto diverso, è tutto silenzioso.

No, non pensava che sarebbe arrivato così presto.

Ma forse per certe cose è sempre troppo presto. Non si vuole lasciare andare, il troppo tardi è solo una scusa per allentare una testardaggine inutile e logorante. Il troppo tardi è l'aguzzino della speranza, la lama affilata della ghigliottina che taglia via la il ponte tra respiro e sospiro.

Se lui c'è, Tianzi può respirare. Quando Li l'abbraccia, la solleva, Tianzi sa di essere nel posto giusto. Ma è da tanto che non può stringerlo, sentire la sua forza, quella sensazione di felicità che fluisce dal suo corpo e finisce in quello di Li. E viceversa. Qualcosa sta per spezzarsi e non c'è nessuno di così forte da poterlo impedire.

Ora che Li sta per andarsene, un sospiro affranto, pungente, spinge per uscire. Le fa male la gola, un groppo doloroso la costringe ad abbracciarsi il petto, irrigidendo i muscoli. Si raggomitola in posizione fetale, combattendo con tutta la forza che ha, come per proteggere una piccola fiamma dalla forza di una tempesta. Resta così per non perdere. Resta così per non accettare di stare perdendo lui.


Quando il medico esce dalla sua stanza, Tianzi può entrare. Il silenzio ha già cominciato a stendere il suo velo opaco su ogni cosa e Tianzi non sa se quella visione confusa della stanza sia dovuta a quel velo oppure alle lacrime. Ma non sta ancora piangendo, no.

Li non vorrebbe che piangesse, non ancora. Li vuole ricordarla con quel sorriso che Tianzi gli ha mostrato fin dall'inizio, da quando l'ha salvato.

E lei non può rifiutare quel desiderio non espresso, ma che brilla come l'ultima luce del mondo sul volto stanco di Li. Deve sorridere, deve rimanere lì e non mollare fino alla fine. Ora spetta e lei essere forte, fare qualcosa. Farlo sentire protetto.

“Ciao, Li...” la sua voce trema impercettibilmente e prega che lui non se ne accorga. Ma è difficile. Perché persino ora che lui è così debole, Tianzi avverte quel legame indistruttibile che li ha sempre uniti. Quello non muore, non si lascia sconfiggere neanche dalla malattia incurabile di Li. In un certo senso, questo amplifica il dolore di mille volte. Perché sa che una volta finito, la mancanza e il vuoto che sentirà saranno immensi. Lui ci sarà e non ci sarà. E Tianzi non sa come affrontare una vita in cui la voce di Li sia un ricordo, una vita in cui le sue mani forti e piene delle battaglie che ha vinto siano solo frasi di uomini che l'hanno conosciuto, ricordi che sostano nelle sue lacrime come una consolazione.

“Tianzi...” Li cerca di muovere una mano per invitarla a sedersi, ma è subito scosso da un attacco di tosse che lo costringe a fermarsi.

La ragazzina corre verso di lui, il cuore che minaccia di fermarsi o di sfondarle il petto, e lo aiuta. Si arrampica sul letto e prende il fazzoletto pulito dal cuscino, avvicinandolo alla bocca di lui. Non trema di fronte al sangue, rimane ferma e decisa come la terra. E' il suo dovere, ora.

“Non dovete.” sussurra lui, debole. Le tocca la mano ferma sulla sua bocca mentre Tianzi pulisce via il sangue. Ma la presa diventa ancora più debole quando Li vede lo sguardo di lei.

Sa di non poterla fermare. Sa che la bambina a cui ha fatto una promessa così importante quella notte di tanti anni prima ora è una donna. E non dovrebbe essere così.

“Ecco fatto.” dice Tianzi. Vorrebbe distendere le labbra in un sorriso e poi sa che se lo facesse i suoi occhi si riempirebbero di lacrime. Perciò, per ora, lo guarda e basta.

“Grazie.”

Sembra quasi irriconoscibile la voce di Li.

“Come ti senti?”

Parla, parla, lascia che ascolti la tua voce. Sono le tue parole che vuole sentire, il tuo respiro che vuole ascoltare, la tua pelle che vuole percepire mentre il freddo lo avvolge.

“Meglio. Adesso.”

Tianzi sa che non è una bugia completa. Stringe i denti quando guarda un debole sorriso, come una cicatrice, sulle labbra di Li. Anche adesso lui è così forte.

E lei, seduta su quel letto di fronte a lui, può solo essere se stessa. Fingere una forza di cui avrà davvero bisogno alla fine. Dove la troverà?

“Sono contenta.”

Ora è la sua, di voce, che non riconosce.

Si guardano per un po', senza dire nulla, e lentamente Tianzi allunga la mano per prendere quella di Li. E' già più fredda di ieri, come se l'inverno stia avanzando dentro il suo cuore. Ancora si ritrova a desiderare che un po' di calore possa riscaldare quelle mani, scacciare il gelo che lo indebolisce. Lei glielo donerebbe, fino a sfinirsi, e sarebbe felice. Potrebbe fare qualcosa, salvarlo.

“Tu mi hai già salvato.”

Tianzi sussulta. Non perché Li le abbia dato del tuo – a volte è lei stessa a chiederglielo – ma perché ha letto il suo volto con quella facilità disarmante. La sorpresa le toglie il respiro, le toglie il controllo, e non sa quanto potrà resistere senza scoppiare in lacrime sul petto dell'uomo che ama. In un secondo tutti gli anni che li separano, il fatto che lei sia solo una ragazzina di tredici anni e lui un uomo che ha attraversato anni di guerre, scompaiono. Non c'è niente tranne la consapevolezza di un amore puro come il cielo.

L'amore vero... Tianzi ricorda le parole di Kaguya e finalmente riesce a comprenderle ancora meglio di prima. Fino in fondo, finché non fa così male che sembra di morire.

E' quello l'amore?

Perché, si domanda, deve scoprirlo così?

“Mi hai dato la possibilità di vivere ancora una volta. Questo mondo non è gentile, Tianzi. E io sono stato fortunato a trovare te.”

Lei continua a stringergli la mano. Le sue parole hanno quella forza che non morirà mai. Ogni secondo che passa il pensiero che Li stia lasciando quel mondo le svuota il petto e vorrebbe morire con lui. Trema davvero, stavolta, e lui se ne accorge.

“La paura fa onore a un guerriero.” sussurra Li, tossendo appena dopo.

Tianzi abbassa lo sguardo per un attimo, per fermare le lacrime, e lo guarda ancora. Anche negli occhi di Li c'era un po' di paura, ma non se ne vergogna.

“Io non sono una guerriera, Li. Io sono solo... una bambina.”

“Sei sopravvissuta con la tua forza, mentre eri sola... Combattere non significa solo uccidere, piccola Tianzi.”

E in quel momento è il padre che non ha.

Poi allunga la mano per sfiorarle la guancia e diventa l'amante che avrebbe voluto per sempre al suo fianco. La sua carezza la riempie di tenerezza e un sospiro le sfugge dal petto. Deve cominciare ad essere debole di fronte alla perdita per poi trovare, recuperare, conquistare tutta la forza che le servirà. Non si comincia dall'alto, dicono gli occhi di Li, ma dalla terra che ti sporca il viso.

L'Imperatrice afferra con entrambe le sue piccole mani quella grande e fredda di Li. La bacia sul dorso, sul palmo e lascia che le labbra imprimano il calore che anima ancora il suo corpo su quella pelle preziosa. Vuole ricordare ogni particolare, perché quando sarà sola sarà il ricordo di quella mano stretta tra le sue a darle il coraggio.

Diventa sempre più difficile sopportare il dolore che quel groppo in gola provoca. Sente di soffocare, che non ci sia più aria.

“Voglio sorridere, Li, voglio che tu mi guardi...” esita, il dolore è un pugnale nel cuore “... sorridere, anche ora.”

L'uomo l'attira dolcemente a sé. I loro visi, vicini sul cuscino, sono l'uno lo specchio dell'altro.

Sembra più sereno, ora. Tianzi sa che quella tosse non lo tormenterà più, che il male dentro di lui si sta calmando. E' davvero la fine.

Gli occhi scuri di Li sono fissi nei suoi e le raccontano tante storie. Non ha bisogno di parlare, Tianzi capisce ogni cosa, ogni parola silenziosa. Vede quello che sarà, quello che è stato, la felicità che hanno avuto, anche se così breve. Non c'è altro negli occhi di Li, solo racconti di vita, di bellezza e pace.

La sua mano ritorna ancora – per l'ultima volta – sul volto dell'Imperatrice. La sua carezza resterà impressa lì per sempre, come un tatuaggio. Ma è mille volte più doloroso di un ago. Tuttavia, Tianzi il dolore non l'avverte, non ora. Perché c'è una pace negli occhi di Li che supera qualunque altra cosa. Anche l'ingiustizia di quella morte. Uccide i pensieri che l'hanno tormentata per tutto quel tempo.

Piano piano, anche gli occhi di Tianzi si liberano dall'oppressione precedente e un sorriso li illumina.

E' così bella e angelica che Li ha paura di crollare, ma senza morire, e perdere ogni ricordo. Ma la sua Tianzi sarà sempre quella bambina dalle piccole mani, la sposa che ha salvato e che ricordava una promessa con un sorriso d'amore sulle labbra, la donna che ha riportato a casa e a cui ha mostrato quello spicchio di mondo prima di arrendersi alla malattia.

C' è quello nei suoi occhi. I ricordi di quel piccolo viaggio e la felicità di Tianzi e la sua. Non c'è nessun prezzo troppo alto per quello sguardo.


“State sorridendo, ora.”

Torna a quel tono cerimoniale per non trascinarla ancora nel buio della sofferenza, per trattenerla ancora un po', il tempo necessario, in quella bolla di serenità.

“Sì...” anche la sua voce è più ferma, più forte.

E Tianzi sa cosa deve fare.

“Chiudi gli occhi, Li.”

Le sembra infinito, eppure troppo veloce, il tempo che serve a Li per abbassare le palpebre. Scorge le iridi scure svanire, il viso cristallizzato in una maschera di pace e fiducia. Vorrebbe restare così per sempre, Tianzi. Ma il tempo passa.

Fa scivolare la testa sul cuscino e avvicina ancora di più i loro volti, finché non è solo un velo a dividerli. Sente il suo respiro, l'ultimo soffio di calore che gli resta, e poi lo fa.

Poggia piano, delicatamente, le sue labbra su quelle di lui. Le sfiora appena e così fa lui. Una morfina per cancellare il dolore, un dolce veleno per dire addio, per dire grazie, per dire ti amo. Perché Tianzi avrebbe voluto dirgli tanto, sprigionare un fiume per dimostrargli quanto gli sia grata e quanto lo ami, ma non c'è tempo.

In un secondo gli dice tutto quello che non avrebbe potuto dirgli in una vita. Lui sorride e lascia che la sua fronte resti contro quella di lei. Ormai non combatte più per non lasciarla andare.

Il calore dolce e gentile di Tianzi gli entra dentro e allevia ogni pena, finché niente fa più male. Finché può vedere solo a occhi chiusi.

Neanche lei li riapre, per rimanere in quell'istante fino alla fine, per racimolare lì la forza di cui ha bisogno. Solo per un po', solo per un po'...

Si stringe a lui, anche se un abbraccio non lo salverà, e aspetta come una guerriera quello che sarà. Non si illude che sarà facile, che sarà serena quando lui chiuderà gli occhi per sempre; non si illude che il mondo si fermerà solo per Li. Né che non avrà mai paura quando ricorderà che lui non c'è più.

Ma ora che gli occhi bellissimi di Li sono ancora chiari e pieni dei loro ricordi dentro di lei, Tianzi può trattenere il dolore, stringerlo mentre si dimena e la dilania dentro. Il difficile verrà dopo.

Ora ha solo quell'abbraccio e il tocco di Li sulle mani, sulle labbra e sul cuore.

E l'avrà per sempre. Anche se lui non ci sarà.


Lo sente quando se ne va. E solo in quel momento, mentre tutto diventa buio, Tianzi piange e libera il dolore nel silenzio di quel respiro.

Ritorna all'indice


Capitolo 3
*** Strawberries ***



Personaggi: Kallen Kozuki, Gino Weinberg.
Coppia: Gino/Kallen
Prompt: Strawberries [fragole]
Avvertimenti: Fluff, Slice of life, post-guerra.


Strawberries


Una cascata di fragole.
Fu quella la prima cosa che Kallen vide quando entrò in cucina. Una coloratissima, vivacissima cascata di frutti rossi e maturi. Dietro la cascata, invece, c'era il volto sorridente di Gino. Teneva alta, con entrambe le mani, una busta bianca e lasciava cadere sul tavolo tutto il suo contenuto.
Kallen rimase a guardare finché l'ultima fragola non ricadde sul mucchio, poi rivolse al suo ragazzo uno sguardo interrogativo.
“Perché hai comprato tutte queste fragole?”
Gino lasciò la busta, appendendola per uno dei manici alla sedia più vicina.
“Me le hanno regalate.” rispose semplicemente.
“Regalate? Non ti hanno imbrogliato, vero?”
Già se l'immaginava. Gino era un ragazzo intelligente, davvero. E forte. Ma certe volte si divertiva troppo e il suo giudizio poteva essere compromesso. Tuttavia, davvero non riusciva a immaginare che razza di imbroglio potesse coinvolgere un carico di fragole. Persino dopo tutti gli anni in cui era stata costretta a stare all'erta e a sospettare di qualunque cosa, Kallen non riusciva a farsi venire in mente niente. E probabilmente non era niente, ma avrebbe aspettato la spiegazione di Gino per esserne sicura.
“Ehi, che vuol dire “imbrogliato”?” assunse un'espressione confusa e offesa insieme, poi cominciò a giocherellare con una fragola, raccogliendola dal piccolo monte che si era formato sul tavolo.
“Niente, niente... Allora? Chi te le ha regalate?”
“Ho ritrovato un cane e l'ho riportato al suo padrone. E come ricompensa ho ricevuto queste fragole.” rispose.
Solitamente le ricompense di quel genere erano in denaro, ma dubitava che per Gino facesse differenza. Semmai il denaro l'avrebbe rifiutato e avrebbe chiesto, invece, di passare qualche ora con il cane che aveva ritrovato. Non era un tipo venale e questo a Kallen piaceva.
Ora che ci pensava, una volta gli aveva detto che andava matto per la frutta estiva.
“L'ho trovato che vagava per Shinjuku. Era sporco e affamato. Per fortuna aveva ancora il collare con l'indirizzo.”
Kallen sorrise. Gino aveva assunto un'espressione un po' malinconica, come se il cane gli mancasse già. Si affezionava subito a qualunque cosa, sembrava incastrarsi perfettamente in ogni contesto, anche se magari per gli altri lui poteva sembrare imbarazzante. Lui neanche ci faceva caso. Era bizzarro, perché lei aveva agito seguendo lo schema contrario: essere quello che non era, sentirsi inadeguata e in imbarazzo quando era costretta a indossare quella “seconda pelle”. Eppure, eccoli insieme di fronte a una montagna di fragole.
“Il suo padrone mi aveva offerto una ricompensa diversa, veramente, ma ho rifiutato.” appunto. “Ha insistito, poi si è ricordato di avere queste fragole, ma è allergico mi ha detto, perciò mi ha chiesto di accettarle in segno di ringraziamento. Sarebbe stato uno spreco gettarle via. A te piacciono, no?”
“Molto. Quelle fragole hanno un aspetto delizioso.” assentì Kallen. Poi notò che aveva i pantaloni tutti sporchi di fango e i capelli più scompigliati del solito, come se avesse corso o giocato per un po'.
Continuò a sorridere, indovinando i pensieri di Gino. Aveva davvero passato un po' di tempo con il cane. Era strano, ma prima immaginava che avere un ragazzo avrebbe significato preoccuparsi che andasse dietro qualcun'altra. Gino andava dietro ai cani e alle fragole. Ovviamente questo non significava che avvenisse il contrario. La fauna femminile della scuola, prima che si diplomassero, andava in visibilio ogni volta che Gino era in vista.
“Ti va una macedonia di fragole e succo di limone?” la riscosse dai suoi pensieri la voce di Gino. Stava già cominciando a raccogliere le fragole per sciacquarle.
“Ti do una mano? Prendo...”
“No, fragolina, sono pieno di energie, potrei travolgerti.” ribatté lui. Kallen lo guardò scettica.
“Per chi mi hai preso? Ti ricordo che sono il pilota del Guren e che potrei schiacciarti in qualsiasi momento. E quel nomignolo è da brivido.”
Gino addentò una fragola e poi guardò il frutto rosso e Kallen.
“No, direi di no. Mi piace. Fragolina.” lo ripeté, come per assicurarsi che suonasse davvero bene, o semplicemente per farle perdere le staffe. E tanto per fermare ogni suo proposito di vendetta, le sorrise in quel modo che, qualunque fosse la situazione, le fermava il cuore e le faceva dimenticare per qualche secondo cosa stesse facendo.
Magari, più tardi, gli avrebbe fatto ricordare quanto le piacesse che la chiamasse per nome – qualunque fosse la situazione – e l'avrebbe convinto a dimenticarsi quel nomignolo.
Ora, l'unica cosa che voleva fare era riempirsi le mani dell'odore e del sapore delle fragole.
“Passami un coltello, fragolino.”
Oh sì, con un tono minaccioso persino quel nomignolo sembrava carino.

Ritorna all'indice


Capitolo 4
*** Requiem ***



Personaggi: C.C., Lelouch

Prompt: Passion

Avvertimenti: Flashfiction, Het

Note: Torno, finalmente, con una fanfiction che sogno di scrivere da secoli. Non so quanto bene/male mi sia venuta, perché è la prima volta che scrivo su di loro come coppia. Certo, per questi due il termine coppia è un tantino limitativo per come la vedo io, ma ci siamo capiti :D E' ambientata prima che lo Zero Requiem venga ideato, nonostante il titolo. Diciamo che manca poco e che Lelouch, nonostante il momento non sia ancora arrivato, comincia a capire. 

Spero vi piaccia e che vogliate dirmi cosa ne pensate <3. Baci,

Alexiel.


Requiem

C.C. l'ha guardato in tanti modi. I suoi occhi possono esprimere emozioni eterne eppure non comprenderle; la sua mente è l'estensione di un'esistenza senza fine, ma tra le sue mani i ricordi sono la cenere di un falò estinto portata via dal vento. Resta solo un nucleo piccolo, che arde ancora un po', nascosto sotto la sabbia. Ed è sotto quella sabbia che affondano di tanto in tanto le dita di Lelouch: alla ricerca di quel sentimento che sente pulsare, che sente sia indissolubilmente legato a se stesso. E' come cercare l'estremità di un filo: la prima estremità – o forse l'ultima, chi lo sa – lo avvolge completamente, e ogni giorno quel filo compie un nuovo giro e il suo corpo si avvicina a quello di lei.

La sabbia non finisce mai, non fin quando C.C. deciderà di rivelargli il suo segreto. E mentre scava, mentre le sue dita spingono a fondo nell'anima di lei, abbracciandola e tenendola vicina, Lelouch rimane – sempre sempre sempre – immobile, lo sguardo incatenato a quello della strega, del diavolo, di colei che l'ha trascinato via dal buio. C'è il mondo in quel verde, ma è ricoperto da una patina grigia.

Quant'è grande il mondo, C.C.?”

La strega gli risponde prima con una risata vuota – e lui che le sta chiedendo di riempirlo si sente un po' preso in giro – ma poi arrivano le sue parole, quelle che lui potrebbe giurare di aver sentito da qualche altra parte; forse è solo il mondo che gira e rivela i suoi segreti a chi è disposto a fare silenzio e ascoltare.

Non più grande di te, o dei Cavalieri Neri, o di Britannia.” fa una pausa, si alza dal divano dov'era sdraiata, abbracciata al suo peluche, e con leggerezza lo raggiunge, senza muovere neanche l'aria.

Lelouch è seduto per terra, una gamba piegata e un braccio poggiato sul ginocchio. La testa ciondola da un lato e i vestiti, sgualciti da una giornata pesante, cominciano a somigliare a una camicia di forza. Poi arriva lei, si porta dietro il solito profumo ineffabile, le vibrazioni di un corpo che si tende verso di lui senza ammettere resistenza, e gli poggia la testa sulla spalla.

Il mondo è grande, Lelouch, solo se le tue intenzioni lo sono a loro volta. Solo se i tuoi desideri si realizzano quando non sai ancora cosa sia l'eternità.”

La sabbia scorre via come se fosse in una clessidra, gli accarezza le dita ma ancora ricopre quel segreto, quel desiderio ormai corrotto dal peso che C.C. si porta dietro. E' il peso del mondo e lui, Lelouch Vi Britannia, ne sente l'incombenza. Il mondo dorme sulla sua spalla, giace sulla sua mano, sussurra nel suo orecchio, serpeggia tra i desideri dei suoi uomini, si scioglie nella dolcezza di Nunnally.

Solo per un istante, quando chiude gli occhi e il buio comprime ogni limite e confine, Lelouch percepisce tutta quella grandezza e sa che, presto o tardi, ogni suo desiderio sconfinerà nell'abisso che si apre davanti ai suoi occhi. La domanda, quella che anche C.C. continua a farsi, è se sarà disposto a diventare parte dell'abisso per realizzare quel sogno.

Si chiede se l'abisso sarà più grande del mondo, se siano una cosa sola, se esista davvero, ma poi la voce di C.C. risuona ancora una volta nella sua testa.

La grandezza è solo il limite che sei disposto a dare a te stesso e ai tuoi desideri. Non c'è niente di grande se non sei disposto a...

Il resto della sua voce si spegne in una visione di luce e oscurità che rimbomba nella sua anima come un requiem. Per un istante gli è sembrato che la voce di C.C. fosse spezzata dal pianto. Ma lei dorme, oppure finge, sulla sua spalla.

Il mondo lì fuori, invece, ribolle e brucia senza fermarsi mai. Desideri e sogni decidono i suoi confini, mentre la voce di chi li incarna li distrugge con passione. Ma ancora non è abbastanza, per questo lui esiste.

La maschera, la voce senza identità, il simbolo. Il nuovo mondo.

Ed è in quel momento, mentre il respiro di C.C. è l'unico suono che sente, che Lelouch – o Zero – sente con chiarezza il carico di quelle voci e di quei sogni sulle spalle. Molto più di C.C., molto più di ogni cosa. Lo vede e lo sente, il mondo, mentre gli gravita intorno, sussurrando la sua solitudine e la sua grandezza. Lo sente respirare tra le sue dita e arrancare verso l'abisso insieme a lui. Smette di essere un sogno e si trasforma in una strada solitaria, lontana dai suoni umani. Forse troverà lei dall'altra parte, anche se ora è lì, insieme al segreto che si accosta al suo cuore sempre di più. Forse troverà quello stesso desiderio che C.C. ora gli cela, perché il Fato ha già deciso che un giorno diventerà il suo.

Per ora, prima che il mondo gli faccia dimenticare di Lelouch Vi Britannia, prima che il sonno lo porti via, Zero indossa la maschera.

Il mondo è davvero piccolo in questo momento, pensa Lelouch. Ma è così caldo, nella sua visione, nel momento in cui le braccia di Nunnally si tendono verso di lui e lo abbracciano.

Il mondo è il desiderio più grande, pensa Zero. Sterminato come un abisso, il futuro.

C.C. apre gli occhi, la patina grigia che luccica appena. Vorrebbe, per una volta, che il mondo bastasse a se stesso.

Poi compare quel sorriso triste, pieno, consapevole, e l'illusione di quel pensiero cade ai suoi piedi. Se lo facesse, i desideri morirebbero, e Zero svanirebbe insieme a loro. Perciò poggia una mano sulla sua e lo culla con sé, dolcemente.

Ritorna all'indice


Questa storia è archiviata su: EFP

/viewstory.php?sid=740787