Hunted Jealousy

di LADY_youkai
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Chapter One ***
Capitolo 2: *** Chapter Two ***



Capitolo 1
*** Chapter One ***


rr

Alla fine torno sempre su loro due. Dovrei sforzarmi di cambiare pairing.

Beh, buona lettura ♪(´ε)


Chapter One


Rimase per un attimo a osservare la finestra, assuefatto dal calore rilasciato dai termosifoni: mescolava distrattamente il caffè, mentre lo sguardo vagava tra le foglie degli alberi, agitate dal vento. Si era sempre stupito di come lo stato d'animo cambiasse in base al tempo e di come una giornata grigia come quella potesse abbattere ogni suo spirito creativo. Gli sembrava quasi di sopravvivere durante quei giorni. Sospirò, sperando di poter tornare a casa presto, essere lasciato in pace, abbandonato sul divano o sotto la doccia, bagnato dall'acqua calda. Ma non poteva, non in quel momento. Osservò il tavolo, anche quello era freddo.

Ultimamente lo era tutto.

Il vento, i vestiti, la pelle...

Tutto gli sembrava così spaventosamente inutile e odiava non riuscire a scollarsi di dosso quella sensazione orribile.

Perché svegliarsi, camminare, respirare, dormire pensando a lui era diventata un'agonia. Non sapeva quando aveva iniziato ad accorgersi di lui in quel modo, era anche stupido e inutile domandarselo. Semplicemente era successo.

Il suo sorriso era diventato più prezioso, la sua risata più cristallina, la sua pelle più candida e i suoi occhi più profondi. Si era accorto di voler stare accanto a lui più stesso, da solo, vantarsi di aver passato lunghe ore con lui. E succedeva. Ma poi stava sempre peggio. Provava una sorta di angoscia nel vederlo andar via che non riusciva a spiegarsi.

Odiava quella situazione, perché non era mai stato così dipendente da nessuno...

E poi...

-Si gela là fuori!- Si voltò di scatto e osservò Uruha aggrapparsi al calorifero, quasi con violenza -E tu da quanto sei qui?- Disse, rivolgendosi all'amico, come se si fosse accorto solo ora della sua presenza

-Da quando ho detto che sarei andato a farmi un caffè perché mi stavo addormentando- Rispose, cercando di metterci un sorriso ironico. Il chitarrista mormorò un "hai ragione" e si staccò a malincuore dal termosifone, per andarsi a sedere davanti a Reita

-Il tuo caffè dura da quasi mezz'ora però- Sbuffò e osservò l'altro con una smorfia

-Mi cronometri?-

-Dovrei?-

Rimasero un attimo in silenzio e il dubbio che lui potesse sospettare qualcosa di dissolse all'istante: Uruha non sarebbe riuscito a vivere con il pensiero che il bassista potesse nascondergli qualcosa per più di mezza giornata.

Si era stupito di come fosse capace a recitare davanti agli altri

-Sono stanco, siamo qui da due ore e non ci si smuove manco a pagare oro-

-Lo so, ma quello là vuole precisione-

Una fitta al cuore o semplicemente una sensazione. Perché? Perché anche nominarlo era diventato uno strazio?

-Sai come è fatto e in fondo ha ragione...-

-Sì, ma manco Kai fa così-

Sì, era sempre stato una persona precisa in fin dei conti: ogni cosa doveva essere studiata nel minimo particolare, doveva diventare perfetta a ogni costo. Sacrificio, lavoro, lacrime

"Non vi gratifica vedere i risultati?"
Indubbiamente. Ma era gratificante vedere la soddisfazione nei suoi occhi. Bevve il caffè, ormai freddo e si alzò, pronto a tornare al lavoro. O forse stufo di piangersi addosso

-Dai, prima iniziamo e prima finiamo-

-Ma a me andrebbe anche bene il durante- Ribatté Uruha, richiudendo la porta -Se solo Ruki non lo facesse diventare un parto-

Si avviarono in una sala di medie dimensioni e si trovarono gli altri tre intenti a lavorare o quanto meno cercare di andare avanti: Aoi era appoggiato alla finestra e fumava, mentre fissava con strano interesse il parcheggio sottostante, mentre Kai alternava sbadigli a colpetti sulla faccia nel tentativo di svegliarsi. E poi c'era lui, concentrato su alcuni disegni schizzati su quattro o cinque fogli. La sigaretta appoggiata alle labbra, gli occhiali da vista facevano da cornice a uno sguardo corrucciato e non completamente soddisfatto. Chiuse per un attimo le palpebre e iniziò a massaggiarsi le tempie, in attesa di una qualche ispirazione

-Ruki, vuoi staccare almeno cinque minuti?- Chiese Uruha, già sapendo di combattere una battaglia persa. Solo in quel momento il vocalist li guardò, quasi seccato da quell'interruzione

-Prima voglio finire-Una risposta secca, che non accettava repliche. Avevano imparato ad annuire in silenzio e non ad aggiungere altro. Si sedettero sul divano, chiedendosi che cosa ci facessero lì.

Lui soprattutto.

Cosa diavolo segregato tra quelle quattro mura?

Lo sguardo vagava sulla figura davanti a lui, quasi non sentisse la sua presenza e sentì un dolore al petto indescrivibile: perché sembrava che non fosse successo niente?

Perché sembrava che quell'istante si fosse realizzato solo nella sua mente?

Eppure così non era...lo sapeva...le ferite c'erano. Le lacrime di rabbia le aveva versate silenziosamente nel buio della stanza. Stupido.

Stupido.

Quante volte se l'era ripetuto nella mente quella sera? Quanto aveva rischiato?

E per cosa?

Per una completa indifferenza?

-Mi spieghi perché siamo qui anche noi?- Disse all'improvviso Aoi, richiudendo la finestra e guardando Ruki in attesa di una risposta che doveva essere data: il chitarrista sapeva essere paziente, ma odiava perdere tempo inutilmente. E in fondo era quello che stavano facendo: perdere tempo

-Perché se dovessi finire in tempo potremmo andare avanti dopo-

-Stai scarabocchiando da un'ora...e non guardarmi così, sono scarabocchi- Disse Kai, bloccando immediatamente Ruki, pronto per protestare. Lo osservava: si sentiva accerchiato e non sapeva cosa rispondere, ma sapeva in realtà a cosa serviva la loro presenza.

Protezione.

Perché lui doveva davvero occuparsi del design e il bassista doveva davvero registrare, ma quello sarebbe significato un incontro ravvicinato che il vocalist avrebbe preferito evitare, almeno per il momento. E in fin dei conti, forse, nemmeno Reita se la sentiva di affrontare l'argomento

-Andiamo, ti lamenti sempre che vegeti sul divano, almeno così fai qualcosa- Disse, cercando di mantenere un tono ironico che, evidentemente, era stato colto: Aoi abbozzò un sorriso, mentre Uruha e Kai iniziarono a discutere sul nulla facentismo del primo chitarrista.

Sentiva lo sguardo di Ruki su di lui: probabilmente si era stupito di come avesse aggiustato tutto così velocemente, gli aveva risparmiato un sacco di risposte tentennate.

Forse pensava che volesse dire tutto agli altri.

Ma non ne avrebbe parlato ora e forse nemmeno in futuro.

Si voltò verso il vocalist, che era tornato a guardare con insistenza i fogli.


Sì...in fondo...che senso aveva parlare?


continua....


E se l'ispirazione se ne va la denuncio e poi denunceranno me per omicidio

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Capitolo 2
*** Chapter Two ***


rr

Ecco il secondo capitolo! Come sempre, non è venuto come volevo. Vabbè...ormai ci sono abituata XD


Chapter Two


Una birra di troppo e le risate scorrevano incontrollate. Avevano deciso di andare a casa del bassista dopo un giro al bar che si era concluso un po' troppo tardi. Prendere la metropolitana era fuori questione e Reita poteva far tutto, tranne che guidare.

Entrarono rapidamente nell'appartamento, cercando di contenere il rumore che facevano le loro voci e i loro passi stranamente pesanti. Si guardarono, continuando a ridere, senza una vera ragione per farlo

-Sei ubriaco-

-Io lo reggo benissimo l'alcool- Disse sicuro il vocalist, subito prima di inciampare nei suoi passi e provocando un'ulteriore risata nell'altro. Non ascoltò nemmeno le imprecazione dell'amico a terra, ma subito dopo gli allungò il braccio e lo aiutò a rialzarsi

-Siediti- Ruki quasi si gettò sul divano, assumendo una posizione decisamente scomoda, ma non sembrava interessargli: l'unica cosa importante era essere sdraiati su qualcosa di comodo. Reita si sedette accanto a lui, senza nemmeno ascoltare quello che gli stava dicendo: ogni volta che lo vedeva fuori dal lavoro, si rendeva conto di quanto, per certi punti, fosse lontano il personaggio che si era creato: tanto era misterioso e quasi taciturno sul palco, quanto diventava insopportabile fuori. Parlava, continuava a parlare. Molte volte era tentato di rinchiuderlo in uno sgabuzzino per fargli smettere la sua cantilena logorroica, ma poi si voltava e lo osservava sempre con quello sguardo indecifrabile che lo bloccava tutte le volte.

E allora non riusciva a fare altro che perdonarlo

-Mi stai ascoltando?- Lo osservò con la poca lucidità che il livello di alcool poteva concedergli e cercò di non perdersi ancora a osservare con insistenza le sue labbra

-Certo!- Lo guardò torvo, abbozzando un mezzo ghigno

-E che stavo dicendo?-

-Qualcosa di certamente interessante- Gli tirò dietro un cuscino come risposta e senza volerlo si ritrovano in una grottesca scena di lotta infantile.

Rideva.

Continuava a ridere

"Continua a ridere..."

Le sue risate sincere erano rare. Sia sul palco che fuori.

E lui cercava sempre di memorizzarle tutte, per poi rivederle silenziosamente nel sonno. Molte volte si sentiva ridicolo, stupido...eppure era più forte di lui...sognava così tante volte di poterlo toccare, di potersi concedere un leggero tocco sulle sue labbra...semplicemente abbracciarlo in modo diverso.

Caddero dal divano e si ritrovarono per terra, a contatto con il pavimento freddo. Si osservarono negli occhi, continuando a ridere.

Poi...le risate si affievolirono, quasi si fossero accorti solo in quel momento della situazione.

Reita poteva sentire chiaramente sotto di sé il corpo dell'amico, caldo, morbido...continuava a fissare Ruki, che non sembrava avere intenzione di scostarlo. Perché sembrava un sogno?

Forse il buio?

Forse perché stava davvero toccando quel corpo in modo diverso?

Infiniti secondi, laceranti ticchettii di orologio...

Doveva alzarsi? Continuare a ridere?

Doveva...eppure perché gli stava sfiorando il volto?

"Perché non mi allontani?"

Si avvicinava, sempre di più e gli sembrò che Ruki alzò la testa per annullare la distanza tra le loro labbra. Socchiuse gli occhi, così come fece il vocalist. Pochi centimetri...e poi...

La suoneria del cellulare del bassista iniziò a rieccheggiare rumorosamente per la casa, facendo destare i due da quello stato di coma. Si alzarono di scatto, senza nemmeno guardarsi in faccia...

-P..pronto?- La voce tremava, così come il corpo

-Mi hai chiamato tu?-

-No, perché?-

-Mi ha suonato il telefono-

Reita provò il forte desiderio di mandare a quel paese Uruha, di riattaccare, di voltarsi e tornare assieme a Ruki...ma tempo di fare quei pensieri, che sentì la porta aprirsi e richiudersi subito dopo.

Andato.

Senza una parola, senza nemmeno far rumore...


Si gettò sotto la doccia, quasi volesse fermare tutti i suoi pensieri, congelarli lì, nella sua testa.


Ma era impossibile...


Si ritrovò a piangere di rabbia, come un bambino.

Picchiò il cuscino, soffocò le urla.

Si odiava.

Non doveva ridursi così, non era da lui, non era mai stato da lui.


Eppure perché faceva così male?



E ora era lì. A guardarlo, comunque amarlo, mentre continuava a scarabocchiare frammenti di chissà quali pensieri.


continua..



Che

gran

cagata


Alla prossima e___e

Ah! Ringrazio chi ha commentato e chi ha messo la ff tra i preferiti *W* <3

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