Why now?

di Gisella_Sara
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** 1. Sam. ***
Capitolo 2: *** 2.Jacob. ***



Capitolo 1
*** 1. Sam. ***


La mattina del 22 la sveglia suono alle 10:00, ma io avevo l’impressione che fossero le 6:00. Sì, so che era improbabile, anche perché vivevo da sola da quando lui era andato via. Precisamente cinque mesi prima. Ogni 22 del mese mi ritornava in mente, quel giorno più che mai. Sarà che tra tre giorni avrei festeggiato il Natale da single, quando invece avrei preferito stare sotto l’albero di Natale a cantare canzoni con Lui ‘Jingle bells, Jingle bells’, cantava lui l’anno prima…quell’anno invece avrei fatto un bel monologo, o magari avrei scritto a Babbo Natale come quando ero piccola, ma magari gli avrei chiesto un po’ d’amore. Ero nel letto a rimuginarci supina, quando ero ancora indietro con i regali di Natale. Mi alzai dal letto e mi accorsi che indossavo ancora l’abito della sera prima. Avevo deciso di divertirmi un po’ con le mie amiche. In discoteca c’erano molti ragazzini, ma tra loro mi sentivo un’adolescente. E stavo bene. Presi un jeans, una camicetta a quadri e un paio di stivali dalla pianta bassa. Non era il massimo dell’eleganza, ma infondo dovevo solo andare al centro commerciale a pochi kilometri dalla mia abitazione. Nel giro di un quarto d’ora ero pronta. Feci un pensierino ad ogni parente e alla mia migliore amica, che in questi cinque mesi mi è stata molto vicina. Tornai a casa verso mezzogiorno. Stavo seguendo una dieta. Anche se non ero particolarmente grassa, tenevo a curare il mio aspetto. Dopo avrei mangiato una bruschetta e una sogliola. Suonò il campanello. Ero convinta che fossero dei parenti in ferie, che avevano pensato di passare una serata con me…invece..
-Chi è?-
Non rispose nessuno, forse era qualche stupido ragazzino che aveva voglia di scherzare. Era Natale, mica Halloween. Provai di nuovo a chiedere: -Chi è?-
Questa volta sibilò qualcosa, una frase sconnessa che lasciò intendere:
-Io.-
Non c’erano alternative, era Lui. Jacob. Lui che mi aveva abbandonata per cinque mesi. Non si era fatto sentire nemmeno per un misera “Ciao, come va?” No,no. Cosa avrei risposto poi? “Bene tu?” “Bene”. Che senso ha mentirsi a vicenda? Perché proprio ora? Chissà se si era ricordato del nostro “anniversario” o se era stato solo un caso.. Ma perché mi ostino a parlare al plurale? Io ho la mia vita e lui la sua, punto. Non voglio farmi illusioni. Forse voleva solo rinfacciarmi qualcosa, oppure voleva solo chiacchierare. Ero sempre stata troppo impulsiva. Senza rispondere aprii la èprta e dissi: -Che c’è?-
Era l’unica cosa che mi era venuta in mente. Ero stanca dei miei interrogativi, volevo solo sapere cosa voleva sapere, ora, da me, senza troppi giri di parole.
-Passavo di qui e mi sei venuta in mente.-
Oh bene, bene. Io l’avevo pensato per cinque mesi, lui massimo gli ultimi cinque minuti della sua esistenza. Non riuscivo a respingerlo, no. -Entra.-
-Che bella casa.-
-Oh, sì. Mi sono sistemata bene.-
Cosa volevo dimostrare con questa risposta? Che stavo bene senza di lui? Che orgogliosa di merda. Ci fu un silenzio religioso, nessuno sapeva da che parte iniziare. Ma io ero stufa e decisi di prendere l’iniziativa, di colmare quel vuoto.
-Perché sei qui?-
-Emmh…sentivo la tua mancanza.-
-PERCHE’ ORA?-
-Ho cercato in tutti i modi di starli lontano, ma non ce la faccio più.-
Allora non ero la sola a star male senza lu. Eravamo sempre stati in due, avevo sempre parlato al plurale, ed avevo fatto bene. Se entrambi soffrivamo, significava forse che il nostro amore non era mai finito?
-Manchi anche tu, e tanto…però sono frenata. Posso fidarmi?-
-Certo che puoi.-
-Perché cinque mesi fa mi hai abbandonato? Perché mi hai sostituita con quella puttuna? DIMMI PERCHE’! Sai che sarei ritornata in ogni momento, in qualsiasi momento. E ora che te la sei scopata, che ti sei divertito con lei, torni? E che sono io?! La ruota di scorta?!-

Sì, ero stata dura, ma non volevo rinfacciargli tutto, volevo vomitare tutto quello che mi ero tenuta dentro per troppo tempo.
-Sam, hai tremendamente ragione. Scusami, ho fatto l’errore più grande di tutta la mia vita, non avrei dovuto mai lasciarti. Ti prego, perdonami. Non ho mai pensato che ti saresti sentita usata.-
-Sapevo che saresti tornato, lo sapevo che i nostri sentimenti si sarebbero trasformati da cenere e nulla in carde ed ossa. Ti amo, Jacob. Voglio dirlo a te, a quella puttanella, al mio cervello e a tutto il mondo! -
-Anche io ti amo, cazzo, Sam! Allora urliamolo a tutti. TI AMO SAM, TI AMO!-

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Capitolo 2
*** 2.Jacob. ***


Quella mattina la sveglia suonò prima del solito, dovevo fare qualcosa, ma quella mattina non ricordava niente di preciso. Faceva freddo, era esattamente domenica ventidue Dicembre. Tra poco era Natale, ma a me non importava dei regali.
Mi rigirai nel letto, e presi a guardare il soffitto. Lei. Erano passati cinque mesi da quando ci eravamo lasciati, cinque mesi da quando se n’era andata, lasciando in me un vuoto, una voragine enorme. Mi mancava tantissimo. Vedevo il suo viso dappertutto, non riuscivo a dimenticarla in nessun modo,  e quell’anno avrei passato il Natale senza di lei.
Volevo fare qualcosa per rimediare, qualsiasi cosa. L’avrei riconquistata in qualche modo, l’avrei rifatta mia, solo mia.
Mi alzai, mi buttai sotto il getto d’acqua calda. Ci voleva proprio. Nonostante i due piumoni e il pigiama di lana la notte avevo freddo. Forse perché faceva freddo, o forse perché non c’era Lei a riscaldarmi. Non c’era lei che mi preparava la colazione la mattina, e quella casa sembrava tremendamente vuota senza Lei.
Mi vestii in fretta e uscii subito di casa. Un freddo improvviso pervase il mio corpo, facendomi bloccare sull’uscio di casa per qualche secondo. Giusto il tempo di ambientarmi, poi scesi gli scalini e mi incamminai. Verso dove? Non lo sapevo nemmeno io, le mie gambe si muovevano da sole, la mia testa era completamente vuota. Ma quella strada la conoscevo benissimo, l’avevo fatta tante volte. Stavo andando da Lei. Sì, questa volta ce l’avrei fatta. Tante volte ci avevo provato, ad andare da lei, ma poi mi bloccavo e ritornavo indietro. Avevo paura della sua reazione. Chissà se mi aveva dimenticato, o se ancora le era rimasto un po’ di me nel suo cuore. Ma no, lei aveva sicuramente trovato un altro, magari lo aveva anche sposato. Non era certo sciocca come me, lei. Lo sciocco ero io, perché non riuscivo ad andare avanti, non riuscivo a baciare un’altra ragazza perché ci vedevo lei. Ero solo io, lo sciocco.
Immerso nei miei pensieri non mi accorsi di essere arrivato davanti casa sua, e di aver suonato il campanello.
Lei rispose dopo poco.
-Chi è?-
LA sua voce. Dio, da quanto non la sentivo. Un brivido mi percorse il corpo. Non riuscivo a parlare, ero bloccato, scosso, impaurito. La verità è che non lo sapevo nemmeno io.
-Chi è?-
Lo chiese di nuovo. Feci un respiro profondo, poi mi decisi ad aprire bocca.
-Io.-
Stupido. Che razza di risposta sarebbe ‘io’? Sicuramente non avrebbe capito, la porta sarebbe rimasta chiusa. Perché lei la mia voce non se la poteva ricordare, sarebbe stato troppo bello.
Aprì la porta. Si era ricordata forse della mia voce? Dio, quanto era bella la mia Sam. Sì, mia. Perché lei è sempre stata mia, anche se lei non lo sapeva. Volevo fare qualcosa, ero fermo sull’uscio della porta. Ma avevo paura di toccarla, perché magari lei non voleva. Meglio stare fermo, e aspettare una sua mossa, una sua parola.
-Che c’è?-
Ecco, cose le avrei detto? “Amore, per favore, perdonami, ti ho pensato per questi cinque mesi?” No, troppo romantico.
-Passavo di qui e mi sei venuta in mente.-
Andava bene come risposta, anche se in verità, dalla mia mente non se n’era andata mai andata.
-Entra.-
-Che bella casa.-
La cosa bella non era la casa, ma lei. Non avevo il coraggio di dirglielo, non ce la facevo. Le parole mi rimanevano in gola ogni volta che provavo a dirgli “Sei bellissima” oppure “Wow, non sei cambiata per niente, sempre bella, sei.” Niente. Codardo.
Non sapevo che dire, ero in imbarazzo. Tra noi era calato un silenzio snervante. Forse non era stata una buona idea andare da lei. Agisco sempre d’impulso e sbaglio tutto.
-Perché sei qui?- Disse lei d’un tratto.
-Emh…sentivo la tua mancanza.-
-PERCHE’ ORA?-
-Ho cercato in tutti i modi di starti lontano, ma non ce la facevo più.-
Ce l’avevo fatta, finalmente le avevo detto la verità. Mi sentivo libero, sollevato. Avevo da troppo tempo quel peso sullo stomaco.
-Manchi anche tu, e tanto…però sono frenata. Posso fidarmi?-
-Certo che puoi.-
-Perché cinque mesi fa mi hai abbandonata? Perché mi hai sostituito con quella puttana? DIMMI, PERCHE’?! Sai che sarei ritornata in qualsiasi momento. E ora che te la sei scopato, che ti sei diverti, TORNI? E io che sono? La tua ruota di scorta?-
La verità è che quelle parole mi ferirono. Ma aveva ragione. L’avevo sostituita con una puttanella incontrata così, per caso in strada.
-Sam, hai tremendamente ragione. Scusami, ho fatto l’errore più grande di tutta la mia vita, non avrei dovuto lasciarti mai. Ti prego perdonami. Non ho mai pensato che tu ti saresti sentita usata.-
-Sapevo che saresti tornato, e sapevo che i nostri sentimenti si sarebbero trasformati da cenere e nulla, in carne ed ossa. Ti amo, Jacob. Voglio dirlo a te, a quella puttanella, al mio cervello e a tutto il mondo!-
-Anche io ti amo, cazzo, Sam! Allora urliamolo a tutto il mondo. IO TI AMO SAM, TI AMO!-

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