Master of self-control

di Harriet
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** I - Incidente ***
Capitolo 2: *** II - Gratitudine ***



Capitolo 1
*** I - Incidente ***


Master of self – control


I - Incidente

Niente mette a proprio agio come un luogo conosciuto, una sera tranquilla senza impegni e la bella sensazione di poter fare tutto con calma.
Se avesse sempre potuto prendersi il tempo di cui aveva bisogno, quando ne aveva bisogno, probabilmente sarebbe stato veramente soddisfatto, e di certo meno stressato.
Si versò ancora tè, e rimase a guardare, un po’ soprappensiero, il vapore che si levava dalla tazza. Giusto il genere di cosa che avrebbe potuto fare Tsuzuki.
Oh, beh, era da solo ed era in un momento di assoluta libertà, poteva benissimo permettersi di fare una cosa vagamente idiota, no?
Finalmente si decise a prendere un sorso di tè, e in quel momento i pensieri soliti, il lavoro e le preoccupazioni, gli tornarono tutti in mente, con suo sommo disappunto. Era riuscito a liberare la mente per un po’, e adesso era di nuovo preda delle sue mille faccende.
Sospirò, rassegnato. Supponeva che fosse perfettamente normale. Per quanto uno si cerchi un luogo e un momento tranquillo, non può mai lasciare completamente fuori la propria vita. E forse era anche un bene: tra quei noiosi pensieri, tra quelle pressanti preoccupazioni si nascondevano anche delle cose piacevoli, immagini fugaci, volti e parole che facevano bene.
Posò la tazza e si guardò attorno, recuperando ancora, dentro di sé, quello sguardo puro che era tanto bello indossare, nei suoi momenti di libertà. Naturalmente solo per pochi secondi. Il suo volto severo e rigido emergeva subito, di nuovo. Allora rimetteva a posto gli occhiali, e il suo sguardo riprendeva l’abituale espressione di chi sa esattamente cosa fare, dove si trova e a che punto è.
Quando ebbe finito il tè, ogni traccia del precedente rilassamento era svanito, e lui era tornato quello di sempre. Come sempre.
Si aspettava che anche il pomeriggio sarebbe finito come sempre, ma quella volta non sarebbe andata così. Un attimo prima di alzarsi, pronto a pagare ed uscire, per fare ritorno alla sua casa, ci fu un evento del tutto inatteso, che avrebbe messo in moto una catena di altri eventi.
Una persona si sedette al suo tavolo. La cosa fu tanto inaspettata che gli ci volle un po’ per mettere a fuoco il viso dello sconosciuto.
E quando ci riuscì, per poco non gli venne un infarto.
- Buonasera, Tatsumi-san.-
- Lei?- Riuscì a tenere la voce sotto controllo, dissimulando la rabbia che sentiva vibrare dentro di sé, improvvisa ed inaspettata.
- Non sapevo che gli abitanti del Meifu venissero tra i mortali a trascorrere le loro ore libere.-
- Non è gradito al mio tavolo. Se ne vada subito.-
- La scortesia è una dote non apprezzabile in una persona di tutto rispetto com’è lei, Tatsumi-san.-
Tatsumi fissò in silenzio il suo interlocutore. L’occhio che si faceva largo tra i ciuffi chiari di capelli rideva di una luce maliziosa. Tatsumi strinse la mani sul bordo del tavolo, con forza, ma non diede altro segno visibile del suo turbamento.
Non desidero restare in compagnia di questa persona.
- Non vuole concedermi l’onore di una conversazione, Tatsumi-san?-
- No.- sibilò, riempiendo la sillaba di disgusto. Riacquistò subito la padronanza di sé, riuscendo a svendere al dottore anche un sorriso di circostanza. – Se non le dispiace lasciarmi solo, adesso…-
Il dottore ignorò la richiesta, e continuò a rimanere al suo posto, guardando lo shinigami con aria di sfida.
Questa persona danneggia la mia tranquillità.
- E’ dietro a qualche anima perduta, Tatsumi-san?-
…perché mi fa perdere ogni controllo.
- Non le interessa.-
…perché per quanto mi sforzi, continua a venirmi in mente tutto quello che ha fatto a coloro che mi sono cari…
- Come sta Tsuzuki-san?-
Tatsumi si alzò in piedi abbastanza di scatto, ma ebbe anche la prontezza di ricomporsi subito, nascondendo agli occhi degli altri avventori e dei proprietari del locale tutta la tensione che si era creata tra i due. Subito anche il dottore si alzò, avvicinandosi allo shinigami.
- Insomma, ha deciso di ignorarmi.-
- No, assolutamente.- rispose Tatsumi, sorridendo con la sua solita cortesia.
Prima di sferrargli un pugno che lo mandò disteso a terra.
Un mormorio di stupore si levò intorno a due, gli occhi di tutti i presenti si fissarono sul distinto signore che aveva appena aggredito senza motivo un altrettanto distinto signore.
Il quale stava a terra, sorridendo inspiegabilmente.
- Non l’avevo mai vista perdere il controllo, Tatsumi-san.-
- No, questo non è quando perdo il controllo, Muraki-san. E’ solo un po’ di divergenza di idee.- rispose lo shinigami, sorridendo ancora. Nessuno si accorgeva che gli tremavano le mani.
- Divergenza di idee su che cosa?- chiese Muraki, ridendo, e iniziando a rialzarsi.
- Sul luogo dove lei dovrebbe andare, Muraki-san. E ora, mi scusi, ma devo proprio andare, prima di diventare oltremodo inquieto e volgare.-
Tatsumi gli volse le spalle e si diresse verso l’uscita.
Naturalmente l’uscita fu immediatamente bloccata da alcuni volenterosi clienti, decisi a fermare l’uomo che aveva appena perpetrato un’aggressione ai danni di una persona che non aveva cattive intenzioni nei suoi confronti. Almeno ai loro occhi.
- Quante storie.- borbottò il segretario del Juoh-cho, seccato da tutta la faccenda. Poi fece un semplice gesto, allargando le braccia, e creando un passaggio grazie alla sua ombra. In un attimo era svanito.

Mentre ricompariva in un luogo più sicuro, non poté non concedersi un sorriso all’idea dello stupore che aveva provocato in quella gente. Subito dopo si disse che invece era stato un affare deprecabile: loro dovevano immischiarsi con gli uomini viventi solo quando si trattava di lavoro. Dare spettacolo in quel modo non era stata per niente una buona idea.
Ma cosa pensavi di fare?
Era nel soggiorno della sua casa ordinata e spaziosa. Gettò il cappotto su una poltrona, iniziò a disfarsi il nodo della cravatta.
Non lo so. E’ stato più forte di me.
Non andava bene! Era stato sul punto di perdere il controllo…anzi, ad essere onesti, poteva dire che ne aveva perso almeno una buona metà.
Sì, però…Però era una di quelle volte in cui ero veramente convinto delle mie azioni.
- Andiamo bene.- borbottò, sedendosi sul divano e cercando di rilassarsi. Poi si distese, socchiuse gli occhi e cercò di dimenticare l’incidente.
E un attimo dopo scoppiò a ridere, e rise a lungo, prima di essere colto dal sonno.



- Watari, il suo sistema di ricerca è fantastico! Da quando lo abbiamo installato, stiamo ricevendo moltissime informazioni utili dal mondo dei vivi-
I Gushoshin sembravano in estasi, e così anche l’aspirante scienziato, che si godeva i complimenti, guardando con fierezza la sua creaturina, un computer all’apparenza normalissimo.
- Che fa di speciale, quel computer?- domandò distrattamente Hisoka, appena entrato nella stanza comune dell’ufficio.
- Ha una sorta di motore di ricerca impostato.- spiegò con entusiasmo Watari. – Se gli ordini di ricercare informazioni su qualcosa, lui te le trova!-
- E la differenza con un banalissimo motore di ricerca qual è?-
- Se tu chiedi informazioni su un argomento, o su una persona, lui ti trova immediatamente tutto ciò che è stato pubblicato sui giornali di tutto il mondo, il giorno stesso, sull’argomento! Noi lo usiamo per avere tutte le ultime notizie sulle persone viventi che dobbiamo tenere d’occhio, ad esempio.-
- Beh, questa è già una funzione più utile.- commentò il ragazzo, raggiungendo la fotocopiatrice e mettendosi ad usarla. Per fermarsi, imprecando, un minuto dopo. - Tsuzuki l’ha fatta fondere, ieri.- sospirò uno dei Gushoshin.
- Idiota. Adesso me le copia lui a mano, queste pagine!- borbottò il ragazzo, dirigendosi come una furia fuori dalla stanza.
- Oh, guardate, il computer ha trovato qualcosa!- stava dicendo intanto uno dei due bibliotecari tuttofare all’altro. – Sta stampando!-
- Significa che sui giornali sono apparse notizie riguardanti uno dei nostri sorvegliati speciali!-
- E’ vero!- notò Watari, prendendo il foglio appena stampato. – Vediamo. Ma è…-
- Un articolo sul dottor Muraki!- concluse il maggiore dei Gushoshin, affacciandosi sulla spalla di Watari.
Hisoka, sulla soglia, si bloccò e si voltò.
- Cosa dice l’articolo?- domandò l’altro bibliotecario.
- Ora ve lo leggo.- disse Watari, ignaro di avere uno spettatore in più. – Dunque…-
Hisoka si avvicinò al gruppetto, sempre in silenzio.
- E’ tratto dalle pagine di cronaca locale di Tokyo, in un quotidiano nazionale. Sentite un po’! Ieri pomeriggio un uomo ha aggredito Muraki e poi è sparito!-
- Sparito?-
- Proprio nel vero senso della parola! Sembra che questo fatto sia avvenuto in un locale tradizionale, il ***, e che quando i proprietari hanno cercato di fermare l’aggressore, un uomo sui trent’anni, ben vestito, con gli occhiali…-
- Sembra la descrizione di Tatsumi-san.- notò uno dei bibliotecari.
- Insomma, quest’uomo è scomparso davanti agli occhi di coloro che cercavano di impedirgli di fuggire!- continuò Watari. – Beh, è interessante e mi fa proprio piacere che qualcuno abbia assalito quel pazzo, ma non ci serve più di tanto.-
- Uhm…- Uno dei Gushoshin raccolse il foglio che Watari aveva lasciato cadere sulla scrivania più vicina. – Però questo locale l’ho già sentito nominare. ***.-
- E’ il locale preferito di Tatsumi.- ricordò Konoe, entrando nella stanza. – Perché, cos’è successo?-
Il bibliotecario porse l’articolo al capo, che lo lesse in fretta, con aria divertita.
- Muraki, eh? E’ quel tipo che ha dato un po’ di filo da torcere a Tsuzuki e al ragazzo, se non sbaglio.- commentò, senza accorgersi che Hisoka era nella stanza. – Se non conoscessi così bene Tatsumi, direi che l’assalitore era lui!-
- La descrizione corrisponde in pieno!- commentò un Gushoshin.
- E’ vero! Ma non riesco proprio a immaginarmelo!- disse Watari, facendo una risatina, che però gli morì in gola nel momento in cui si accorse della persona che stava entrando.
- Salve a tutti. Spero ci sia una spiegazione per il fatto che nessuno di voi è al lavoro, ma siete tutti radunati qui a spettegolare come comari.-
Tatsumi fece il suo trionfale ingresso in scena, e questo, in tempi normali, avrebbe dovuto provocare un fuggi fuggi generale di dipendenti colti sul fatto. Invece questa volta tutti rimasero immobili e silenti per qualche secondo, terrorizzati all’idea che il segretario avesse sentito i loro discorsi, prima di ritrovare lo spirito giusto per sparire più in fretta possibile dalla stanza.
Qualche secondo di troppo. Tatsumi serrò la porta alle sue spalle, impedendo la fuga a coloro che erano nella stanza.
- Si può sapere cos’avete?-
- Eh? Cosa? Ma no, niente!- rispose Watari, sorridendo. – Mi faresti passare? Ho del lavoro da sbrigare! E non posso certo perdere tempo qui, giusto?-
- E allora perché eri qui, se hai così tanto lavoro da sbrigare, Watari?-
- Chiacchieravo un po’, nient’altro.-
- E di cosa chiacchieravate?-
- Di uno strano articolo su Muraki che abbiamo appena ricevuto dal mio pc – ricercatore!-
Tatsumi non parve particolarmente colpito da quella notizia. Anzi, si scostò dalla porta, lasciando libera l’uscita ai suoi colleghi. Poi, all’improvviso, si volse verso lo scienziato, con espressione indecifrabile.
- Che articolo?-
Watari prese il testo incriminato e lo dette al segretario. Tatsumi scorse rapidamente il foglio, poi lo accartocciò, e fece un sorriso forzato.
- Niente di cui preoccuparsi. Adesso mi sembra il caso di lavorare!-
Si diresse verso la fotocopiatrice (ignorava in che stato fosse), ma in quel momento Hisoka vi stava transitando davanti, per uscire dalla stanza. Tatsumi si scostò bruscamente, ma non poté evitare di sfiorare il ragazzo. Hisoka fu raggiunto da un’ondata di sentimenti negativi nei suoi confronti, e da un pensiero chiarissimo, un pensiero di Tatsumi su di lui…
perché proprio lui è qui non posso permettere che se ne accorga dannazione devo evitarlo
Stupito e un po’ infastidito guardò con aria interrogativa il segretario, ma lui si era già ricomposto.
- Kurosaki – kun, c’è qualche problema?-
Hisoka scosse la testa e si affrettò a lasciare la stanza.

Ha qualcosa da nascondere, aveva paura che io me ne accorgessi.
Tatsumi aveva qualcosa da nascondere?
Sembra esattamente il tipo di persona che non ha segreti. E se lo guardi da un’altra prospettiva, sembra anche il tipo di persona che ha tantissimi segreti che non rivelerebbe mai a nessuno.
Anzi, sembra molto di più quest’ultimo tipo di persona.

- A cosa pensa Hisoka stamattina?-
- Al fatto che ogni volta che sto pensando in santa pace arrivi tu e rovini tutto.- brontolò il ragazzo, voltandosi verso il collega, appena entrato nell’ufficio comune dei due.
- Uffa, sei cattivo!- piagnucolò Tsuzuki. – Lo sai che sta succedendo una cosa davvero divertente?-
- Ah sì?-
- Sì! Tutto l’ufficio ne sta parlando! Gira la voce che Tatsumi abbia assalito una persona, ieri pomeriggio! Assurdo, vero? Però è anche divertente, la sola idea di immaginare una cosa così inverosimile!-
- Ah.- borbottò Hisoka, poco interessato alla faccenda. Aveva assistito alla nascita di quella leggendaria notizia e non gli importava granché. Soprattutto dal momento che riguardava anche Muraki.
- Yuma e Saya…- iniziò Tsuzuki, e Hisoka si voltò verso di lui, vagamente terrorizzato.
- Cosa c’entrano quelle due pazze?- domandò.
- Sono venute a trovarci oggi! Ecco, proprio loro due hanno trovato un articolo di giornale dove si diceva che un uomo del tutto simile a Tatsumi avrebbe aggredito una persona, proprio nel locale preferito di Tatsumi! Non ci crederai, ma anche il capo Konoe si è messo a spettegolare su questa cosa!-
- Lo so. Ero lì quando Watari, Konoe e i Gushoshin si sono messi a fare ipotesi.- commentò il ragazzo, sperando di troncare il discorso sgradito.
- Davvero? E come mai erano tutti così interessati? Non crederanno davvero che Tatsumi abbia fatto una cosa simile?-
- Ne stavano parlando perché la persona aggredita è…-
Ha qualcosa da nascondere, aveva paura che io me ne accorgessi.
- Hisoka?-
- Non è possibile.- Fissò lo sguardo su un punto indefinito, concentrato sull’intuizione che aveva appena avuto.
- Hisoka, che c’è?-
Tsuzuki si avvicinò al ragazzo, tentando di decifrare il suo sguardo. Era una cosa difficile di per sé, e in quel momento lo era ancora di più. Negli occhi di Hisoka leggeva, dietro l’abituale freddezza, stupore, dubbio e qualcosa di strano a cui non riusciva a dare un nome.
- Hisoka, mi stavi dicendo chi è la persona aggredita.-
- Oh. Sì.- Hisoka sembrò tornare in sé. – Insomma, si tratta di Muraki.-
Nemmeno sotto la luce del sole e in presenza di Tsuzuki riuscì ad evitare di rabbrividire, pronunciando quel nome. Ma non si aspettava altro.
- Cosa?-
- Già. Senti un po’, adesso tu hai qualcosa da fare.-
- Eh? Io?-
- Sì. Perché devi ricopiarmi alcuni documenti.-
- Ricopiarti dei documenti? Hisoka, ma perché?-
- Perché hai fuso la fotocopiatrice, scemo! E io ho bisogno di quei documenti! Quindi non fare tante storie e copia!-
Tsuzuki iniziò a piagnucolare come al solito. Ma almeno erano riusciti a cambiare discorso.



Non so perché, ma sono sicuro che è così.
Hisoka non riusciva a pensare ad altro, mentre si preparava la cena nella sua casa sempre spoglia.
L’uomo di quell’articolo era Tatsumi. La descrizione ed il locale corrispondono, ed ancor più quadra il fatto che sia sparito subito dopo.
Da solo, nell’intimità della sua casa, si concesse una breve risata.
Vorrei solo sapere perché l’ha fatto.
Mentre si infilava sotto le coperte, un ultimo pensiero gli solcò la mente.
Potrei ricattare Tatsumi. Potrei diventare uno shinigami ricco.



Continua…
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Capitolo 2
*** II - Gratitudine ***


II – Gratitudine

Per qualche giorno si parlò della strana vicenda, poi la curiosità ed il divertimento per il fatto svanirono, lasciando posto a nuove trovate, nuovi gossip da ufficio e nuovi modi di perdere tempo, come diceva Tatsumi.
La questione tornò alla luce all’improvviso, una mattina in cui, per qualche misterioso motivo, Tatsumi non solo non aveva protestato per una pausa caffè un po’ prolungata, ma si era addirittura unito a Tsuzuki, Hisoka e Watari, ovviamente facendosi offrire il caffè dallo scienziato con la scusa di qualche vecchio debito da saldare.
- …come si chiama quel locale dove vai sempre, Tatsumi?- domandò ad un certo punto Watari, che era immerso in una conversazione con Tsuzuki, a proposito di cibo.
- Non ci vado più.- rispose distrattamente l’altro, che stava rispondendo ad Hisoka.
- Non ci vai più? Che strano! Credevo ti ci trovassi bene.-
Tatsumi ebbe un impercettibile momento di esitazione, quando si rese conto cosa si era lasciato sfuggire. Ma si dominò immediatamente, e fece un sorriso, rimettendosi a posto gli occhiali.
- La gestione è cambiata e il cibo è diventato più scadente, per non parlare della scortesia di certi camerieri.-
Mentre rispondeva a Watari si allontanava bruscamente da Hisoka. Ma non così in fretta da nascondergli uno dei suoi pensieri.
Credevo che quella storia fosse dimenticata, che non ci sarebbero stati più problemi.
La pausa finì, ed ognuno ritornò alle proprie occupazioni. Tsuzuki ed Hisoka lasciarono l’ufficio per una convocazione, e in breve si trovarono a passeggiare per le strade di una piccola cittadina del mondo dei vivi, accompagnati da un vento lieve e dal sole primaverile.
- Aaaaaah, che bella giornata!- esclamò Tsuzuki, allontanando il pensiero che tra poco avrebbero dovuto portare via un’anima, e consolandosi col fatto che si trattava di una persona molto anziana, che aveva probabilmente già vissuto molti anni felici.
- Già.- rispose Hisoka, che apprezzava il fatto di essere in un luogo tanto piccolo e poco abitato. Senza vie affollate che gli riempivano la testa di pensieri non suoi e sensazioni non desiderate.
- Hisoka, senti, è stata una mia impressione o a un certo punto Tatsumi era piuttosto inquieto, stamattina?-
- Non era una tua impressione.- rispose il ragazzo, stranamente bendisposto a spiegarsi e parlare.
- Davvero? E tu sai perché?-
Non dovrei parlarne. Non dovrebbe proprio interessarmi. E odio chi rivela i segreti altrui. Uno dovrebbe andare avanti per la sua strada e impicciarsi dei suoi affari.
Lanciò un’occhiata al partner, e un altro pensiero lo attraversò, un pensiero che non era di Tsuzuki, ma era germogliato proprio nella testa dello shinigami più giovane. Anche se era diverso dal suo modo di pensare quanto la notte dal giorno.
Però, se glielo dicessi, lui ne sarebbe veramente felice.
- Dai, Hisoka, dimmelo!-
Ne sarebbe felice, perché non si può non essere felici quando qualcuno si preoccupa per noi.
Perché non trovo altra spiegazione al gesto di Tatsumi. Anche se viene provocato, non è tipo da rispondere. L’unico motivo che può averlo spinto ad aggredire Muraki è il pensiero di ciò che Muraki rappresenta per noi. Per questo sciocco qui.

- Lo sai perché Tatsumi non va più nel suo locale preferito?-
- Cosa? No, non lo so. Che c’entra?-
- Lasciami finire, scemo. Ti ricordi che tempo fa Muraki fu aggredito?-
- Sì, da un uomo che somigliava a Tatsumi!-
- Nel locale preferito di Tatsumi.-
- Oh, davvero? Ma allora…Hisoka, stai cercando di dirmi che è stato veramente Tatsumi ad aggredire Muraki?-
Un’ondata di meraviglia genuina, proveniente dall’animo sempre un po’ bambino di Tsuzuki, invase Hisoka e lo costrinse a sorridere, suo malgrado.
- E’ così.-
- L’hai letto nella sua mente?-
- Un po’. E un po’ l’ho capito.- rispose il ragazzo.
- Ma…ma è pazzesco! E’ incredibile! Tatsumi! Non ci credo! E perché l’ha fatto?-
- Evidentemente Muraki non gli è simpatico.- rispose Hisoka, abbassando lo sguardo.
Se non ci arriva da sé…
- Tatsumi non ha motivo di attrito con lui. Ed è sempre molto controllato, anche se viene provocato. Cosa può essere successo?-
Hisoka alzò le spalle.
Non ho proprio intenzione di spiegarglielo io, a questo scemo!
- Pensi che ce l’abbia con Muraki perché Muraki…insomma…noi…-
- Fai un po’ tu.-
- Hisoka, ma è…Insomma…-
Tsuzuki si fermò, e Hisoka non ebbe bisogno di guardarlo per riconoscere l’emozione dell’altro che lo stava pervadendo.
Commozione, gratitudine.
Sbirciò il viso dell'altro, illuminato da uno dei suoi soliti sorrisi.
Almeno per una volta l’ho reso felice. Anche se non è per una cosa che ho fatto io.
- Anche Tatsumi ha un cuore, eh?- commentò, un po’ a disagio, senza capire il perché.
- Hisoka, dovremmo ringraziarlo, in qualche modo!- esclamò Tsuzuki con foga.
- Cosa? Ringraziarlo? Sei completamente impazzito?- gridò il ragazzo. – Lui non sa che io lo so!-
- Hai ragione, ma potremmo dirglielo…-
- Scordatelo! Non avrei nemmeno dovuto rivelarti questa storia! E’ un suo segreto.-
- Ma tu lo sapevi.-
- L’ho saputo non certo perché l’avrei voluto sapere!- esclamò Hisoka, esasperato. – Certo che a volte sei veramente idiota!-
- Scusami, io…- balbettò Tsuzuki, comprendendo immediatamente dove aveva sbagliato. – Scusami, Hisoka, hai ragione! Va bene, come non detto. Lasciamo perdere tutta la faccenda, eh?-
Hisoka gli lanciò un’occhiataccia glaciale, ma poi si rilassò. C’era davvero un sole splendido, un vento leggero e piacevole, e per di più erano in un luogo delizioso, con un incarico nemmeno troppo triste. Una combinazione di fattori che probabilmente si sarebbe ripresentata loro non prima di un paio di secoli. Era tutto troppo bello per sprecare la giornata litigando con quello scemo.
- Sì, lasciamo perdere, dai.- rispose. – Abbiamo tutta la giornata, per questo lavoro?-
- Sì. Ma se vuoi tornare prima in ufficio, per finire qualche lavoro…Sai, devo ancora finire di copiarti quei documenti…sono lì da un mese!-
- Veramente volevo rimanere un po’ in questo posto, se a te va.- mormorò timidamente il ragazzo.
- Certo che mi va.-
Hisoka socchiuse gli occhi, lasciandosi sfuggire un sorriso. Se avesse potuto avvertire solo i sentimenti positivi – come la felicità che lo aveva raggiunto in quel momento – sarebbe stato veramente contento del suo potere maledetto.

La mattina seguente Tatsumi entrò nella sala comune dell’ufficio, aspettandosi di trovarla buia e vuota, come sempre. Mai che a qualcuno venisse in mente di arrivare presto, per una volta, e iniziare il suo lavoro ad un orario decente!
A malapena trattenne un’esclamazione di stupore. No, non un’esclamazione: la visione che ebbe richiedeva un autentico grido, e magari anche un balzo all’indietro. Ma il signore dell’autocontrollo ovviamente si contenne, limitandosi ad alzare un po’ la voce.
- Tsuzuki, cosa stai facendo qui?-
Lo shinigami si sollevò dal luogo dove stava loscamente trafficando e sorrise radioso.
- Buongiorno Tatsumi!-
- Cosa stai facendo?-
- Dici sempre che dovremmo essere puntuali, e sfruttare bene il nostro tempo, e…-
- Non hai risposto alla mia domanda.-
- Ma no, niente, è che siccome ho rotto di nuovo la fotocopiatrice, stavo cercando di farla funzionare di nuovo, ecco.-
Prima Tsuzuki che arrivava prima di lui, poi il fatto che avesse ricordato una delle massime preferite del segretario, e infine Tsuzuki che rimetteva la fotocopiatrice. Ce n’era abbastanza per farsi venire un infarto multiplo.
- Togliti subito di lì!- esclamò il segretario, inorridito, realizzando bene l’ultima frase del collega. – Molla la fotocopiatrice! Smetti di lavorarci! Non toccarla! Non guardarla neanche!-
- Tatsumi, che ti prende?-
- Non abbiamo i soldi per ricomprarla! Non aumentare il danno, rendendolo irreparabile!-
- Ma…ma io…Volevo solo rendermi utile!-
- Ecco, renditi utile altrove!- Tatsumi afferrò il collega per un braccio e lo spinse fuori dalla stanza. – Solo la tua presenza potrebbe causare un’esplosione improvvisa di quel povero macchinario! E poi mi spieghi come mai ti è venuta voglia di rimetterla? In genere ci pensa Watari o qualcun altro che se ne intende!-
- Lo so, lo so, ma sai, avevo voglia di fare qualcosa di carino per l’ufficio. E’ che tu ti prodighi sempre per tutti, ecco, e…io…-
- C’è qualcosa che mi sfugge. Non sapresti mentire nemmeno se facessi un corso accelerato.- commentò ironico il segretario. Tsuzuki scosse vigorosamente la testa.
- Ma no, ma no, cosa ti viene in mente? Non c’è nulla, dietro, niente più di quel che ti ho detto!-
- Sarà. Adesso vai nel tuo ufficio, stai lontano dalle cose che puoi rompere.-
Tsuzuki obbedì con una prontezza sorprendente. Un altro elemento molto sospetto. In tempi normali avrebbe protestato, affermando con forza che lui non era solo un imbranato, era anche un lavoratore volenteroso.
Tatsumi rinunciò a capire. Probabilmente era solo particolarmente di buon umore, ecco tutto. Avrebbe fatto meglio a lasciar perdere, e magari a chiamare Watari per vedere se faceva ripartire quella fotocopiatrice, visto che aveva da stampare una circolare per tutti i dipendenti, sulle nuove norme vigenti in ufficio, naturalmente decise dallo stesso segretario.

- Tsuzuki, hai la camicia sporca di inchiostro.- notò Hisoka, entrando nella stanza del partner. Poi si rese conto che c’era qualcosa di molto strano. – Tsuzuki, cosa cavolo ci fai qui?-
- Ci lavoro, Hisoka. Buongiorno anche a te.-
- Intendo dire, che ci fai qui a quest’ora?-
- Niente. Sono solo arrivato presto, ecco.-
- Sì, e io ci credo. Cos’hai in mente?-
- Oh, possibile che tutti siate convinti che ho qualcosa in mente?- esclamò lo shinigami, esasperato.
- Non sono convinto. In questo momento avverto chiaramente un sentimento a cui non saprei dare un nome, ma che provano quelli che stanno macchinando qualcosa.- spiegò il ragazzo. – Se ti degni di dirmi cosa macchini, mi fai piacere.-
- Intendi aiutarmi?-
- Assolutamente no. Voglio solo trovarmi lontano qualche miglio, quando farai esplodere l’ufficio.-
- Sfiduciato!- protestò l’altro. – Non macchino niente. Pensavo solo a un modo di fare una cosa carina per Tatsumi, ecco.- confessò. – Non posso ringraziarlo, per quel che mi hai raccontato, ma mi piacerebbe comunque ricambiarlo, anche se lui non saprà mai che lo sto ricambiando per quella faccenda. Ero venuto stamattina presto, per rimettere la fotocopiatrice, ma mi ha trovato subito e mi ha cacciato da lì!-
- Non ha molta fiducia nelle tue capacità di tecnico.- commentò Hisoka. – E comunque i gesti di affetto non vanno ricambiati. Uno non li fa per averne un altro, uno li fa e basta.- borbottò, serio.
- Lo so.- rispose Tsuzuki. – Ma il bello dei gesti d’affetto è che, alla fine, molto spesso ne generano altri. Anche se non vuoi niente in cambio.-
- Le tue solite teorie ottimiste.-
Tsuzuki alzò le spalle e sorrise. Sicuro di sé, almeno per una volta. Hisoka scosse la testa, e sospirò, come una madre che non sa cosa fare col più indisciplinato dei suoi figli.
- Io vado, Hisoka. Troverò un modo, vedrai!- lo salutò Tsuzuki, dirigendosi verso la porta.
- Offrigli un caffè!- gli gridò il ragazzo, che iniziava ad essere divertito da quella faccenda.
- Banale!- gli giunse la risposta da dietro la porta.
- Ma umanamente possibile.- commentò tra sé Hisoka, ridendo. – Non voglio sapere cosa succederà.-
Non avrebbe voluto saperlo, ma circa dieci secondi dopo l’uscita di scena di Tsuzuki fu raggiunto da urla inconsulte. Un po’ allarmato, ma nemmeno più di tanto, si alzò, per andare a fare il conto dei feriti e dei morti.

La scena che gli si presentò davanti nella stanza comune era veramente sconcertante. Anzi, a dire il vero non era definibile neppure come scena, era piuttosto un grazioso quadretto in movimento. Gli ci volle non poco per capire come accidenti potesse essere successo tutto quello, ma grazie all’intuito ci arrivò. C’erano fiamme provenienti dalla fotocopiatrice, e c’era Tsuzuki con un’aria a dir poco inorridita, e in un angolo un irriconoscibile Terazuma, tremante e sconvolto, che stringeva in mano una ciocca dei capelli rossi della sua partner. La quale lo guardava con un’espressione a metà tra l’estatico e il commosso. E poi Tatsumi, che si era rifugiato dietro uno scaffale, e Watari che saltellava attorno a Wakaba, evidentemente molto felice per una qualche ragione.
- Benissimo. Suppongo che qualcuno alla fine sia riuscito a fare danno anche stamattina.- borbottò Hisoka, facendo per andarsene.
- Non è vero!- protestò Tsuzuki. – Quando me ne sono andato la fotocopiatrice era normale!-
- E’ vero, ha iniziato a fiammeggiare quando ci ho messo le mani io.- confermò Watari, senza però perdere il suo sorriso estatico.
- Forse perché qualcuno ha tentato di ripararla con un ofuda e qualche incantesimo?- fece notare Tatsumi, piuttosto seccato.
- Io…non mi sono trasformato?- articolò a malapena Terazuma, rientrando in sé.
- Che è successo?- chiese Hisoka, notando anche lui lo strano particolare: Terazuma stava stringendo una ciocca dei capelli di Wakaba, ma conservava il suo aspetto umano. Beh, più o meno umano.
- Quando le fiamme sono uscite dalla fotocopiatrice, ho fatto un salto all’indietro.- spiegò Watari. – Sono andato addosso a Wakaba, che è scivolata su Terazuma…e lui non è riuscito ad evitarla.- La sua voce assunse il tono professionale e vagamente invasato che preoccupava sempre i suoi colleghi. – E’ venuto in contatto con i suoi capelli, e non si è trasformato! Guarda! Sta toccando i suoi capelli ed è ancora umano! E’ sensazionale! Significa che non può toccare il corpo di una donna, ma i capelli sì! Potrei lavorarci su! Potrei trovare un antidoto al tuo problema!-
- Oooooooooooh, ma sarebbe meraviglioso!- esclamò Wakaba, entusiasta e rassegnata al fatto che Terazuma le stava tirando i capelli, mentre stringeva convulsamente la ciocca rivelatrice. Terazuma non commentò, era ancora troppo sconvolto.
- In ogni modo, credo che dovremmo risolvere la situazione della fotocopiatrice, prima che tutto l’ufficio vada a fuoco.- disse Tatsumi, emergendo dal suo nascondiglio, e fissando lo sguardo su Tsuzuki. Facendolo rabbrividire.
- Vuoi dire che devo…farlo io?- balbettò Tsuzuki, facendo chiari segnali ad Hisoka perché lo aiutasse. Ma lo shinigami più giovane era ben deciso a lasciarlo al suo destino.
- Certo che devi farlo tu!- gridò Tatsumi. – Usa incantesimi, filtri, pozioni o un semplice secchio d’acqua, ma quelle fiamme devono sparire!-
- Va bene.- rispose l’altro, mesto, ed uscì dalla stanza. Hisoka scosse la testa, come al solito certo che l’amico fosse un caso irrecuperabile.
- Però è stato carino.- commentò Wakaba, rivolgendosi a Tatsumi. – Sa quanto tu ci tieni all’ufficio, e ha voluto aiutarti.-
- Già, non è colpa sua se è…- iniziò Watari, che stava ancora esaminando i capelli di Wakaba.
- Se è Tsuzuki.- borbottò Terazuma, stranamente senza aggiungere qualche offesa a quel nome. Tatsumi sospirò e fece un sorriso.
- Ammetto che avete ragione. E’ stato apprezzabile. Forse non detrarrò l’intero costo della fotocopiatrice dal suo stipendio, ma solo metà.-
Hisoka fece un sorrisetto. In un modo o nell’altro quell’idiota era quasi riuscito nel suo intento. Una simile concessione da parte del segretario poteva significare solo che era di un buon umore sconcertante.

Giunse il momento di tornare a casa, e Tsuzuki, distrutto per aver lavorato tutto il giorno alla fotocopiatrice (le fiamme si erano spente, alla fine, ma dopo un immenso dispendio di energie), si incamminò verso la sua casa. Un attimo dopo fu raggiunto da Hisoka, per fare un tratto di strada con lui, prima di dirigersi verso la propria abitazione.
- Ho combinato il solito casino, eh?- commentò il più vecchio dei due, un po’ abbattuto.
- Ma no. Cioè, sì, ma almeno Tatsumi ha apprezzato.-
- Dici di sì?-
- Dico di sì. E ora per favore ritieniti soddisfatto, e non cercare di ringraziare più nessuno, va bene? E se ti facessi un favore, un giorno, non ricambiarlo.-
- Uffa, smettila di prendermi in giro!- si lamentò Tsuzuki.
- Mi dispiace, ma te le chiami, le prese in giro!- brontolò l’altro.
- Eh, hai ragione.- sospirò Tsuzuki. – Per poco non succede un disastro. Se Terazuma si fosse trasformato lì dentro…se le fiamme si fossero propagate…Insomma, sono sempre il solito idiota!-
- Ma no che non lo sei!- si alterò il ragazzo. – E’ che sei…insomma, il tuo modo di voler bene alle persone ti porta a strafare, ecco! Ma ognuno ha i suoi difetti, no?-
Tsuzuki si fermò all’improvviso, in mezzo alla strada, fissando il ragazzo come se fosse stato qualche strana apparizione.
- Hisoka. Tu…mi hai appena detto una cosa vagamente carina? Hai appena detto che non sono un idiota? Tu?-
- Io…cosa…- Il ragazzo parve rendersi conto solo allora delle sue frasi, e si premurò di rimediare. – Non era quello che volevo dire!-
- Ma l’hai detto! Spontaneamente! Dopo tre anni di lavoro insieme e di offese! E’ meraviglioso! Vuol dire che non pensi per davvero che io sono scemo, anche se oggi ho combinato l’ennesimo disastro!-
- Che noia. Non ti dirò più niente di positivo, se questo è il risultato.- brontolò il ragazzo. – E comunque oggi non hai combinato proprio un disastro. Hai dato a Watari un nuovo argomento di studio, un’ottima cosa per tutti noi. Se riuscisse a trovare un antidoto, Terazuma non si trasformerebbe più, per la gioia sua e di Wakaba-san. E sei anche riuscito a ringraziare Tatsumi, come volevi tu.-
- Già.- confermò Tsuzuki. – Qualcosa di positivo è avvenuto.-
- Molto positivo, direi. Almeno Watari non cercherà più di trasformarti in una donna, per un po’.-
- E pensa che tutto questo è avvenuto perché Tatsumi ha perso il controllo e ha aggredito Muraki! Non è curioso?-
Hisoka fece una risatina stranamente serena e rilassata, e alzò le spalle.
- Non avrei mai pensato che anche Muraki sarebbe potuto servire a qualcosa, per una volta!-


FINE
Questa storia è dedicata alle persone che l’hanno letta e alle fotocopiatrici di tutto il mondo (soprattutto quelle di una certa sede).
Questa storia è un tentativo di:
a) scrivere una fic più allegra del solito
b) scrivere una fic in cui appaiono un po’ tutti gli shinigami di Yami, e in cui Hisoka si sente in pace col mondo e Tsuzuki non combina troppo caos
c) esercitarmi nei dialoghi e nelle scenette umoristiche
d) far divertire voi
Se ci sono riuscita, mi sento una donna realizzata!
I’m here: yumemi@hotmail.it
Oppure: http://harriet-yuuko.livejournal.com

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