Recensioni di Blue Eich

Queste sono le ultime cinque recensioni che l'utente ha lasciato nella sezione nell'ambito del programma recensioni.


Recensione alla storia Poesie di un perdente - 29/04/17, ore 00:32
Capitolo 16: Oltre le parvenze (Signore)
Quartultima. Posso farcela, lentamente, ma posso farcela!
Anche qui siamo di fronte a un argomento che posso capire e di cui potrei andare avanti a parlare per ore... Trovo che tu abbia avuto coraggio a scrivere una poesia dedicata al rapporto con tuo padre. Io penso che non lo farei mai, o verrebbero fuori tutta la rabbia e la pena che provo verso di lui. Anche il mio mi verrebbe da chiamarlo signore, perché spesso i padri sono distanti, figure fisicamente presenti ma che sono come sconosciuti... Veramente triste e in contrasto con altri che ho visto, più simpatici e che tengono sinceramente alla famiglia.
Il paragone del mese primaverile ha il suo fascino, semplice ma chiaro.
Conosco quel dolore, perché l'ho provato anche io prima di rassegnarmi. Con certe persone non si può parlare purtroppo, non tutti – specialmente chi è un po' in là con gli anni e ha solo un determinato modo di vedere le cose senza accettarne altri – hanno voglia di ascoltare un punto di vista diverso da quello a cui sono abituati. Non c'è cosa più odiosa della chiusura mentale e delle persone mentalmente chiuse, che vivono in una bolla di monotonia. Ma credo di star divagando. Mi dispiace che neanche tu abbia trovato in lui la comprensione di cui avevi bisogno, ma se non altro in futuro sai come non dovrai comportarti – io la vedo così, perlomeno.
Tra parentesi, gocce di dolore è un'ottima espressione, complimenti.
L'importante è non lasciarsi trascinare nella monotonia. Che gusto c'è a vivere in modo monotono? In quel caso si tratta di sopravvivere, di aspettare la fine, non di vivere nel vero senso della parola.
Ho notato che sono in molti gli adulti che perdono quella scintilla negli occhi, che appunto si spengono. Per questo ho trovato stupenda la frase sugli occhi d'alessandrite – una pietra preziosa che non conoscevo e penso farò rubare a Lupin in qualche storia futura.
Il pezzo non c'è più incanto nel somigliarti mi ha fatto pensare al cliché del bambino che guarda con ammirazione, con incanto appunto, il padre, vedendolo come una specie di eroe dal quale prendere esempio e cercare di continuo approvazione. Secondo me si dovrebbe sempre mirare a essere migliori, imparare dagli errori dei genitori per non ripeterli così come faranno i figli con i nipoti e così via. Qui sono riuscita a cogliere una sorta di rassegnazione, di lieve acidità...
E riguardo alla fine, beh... Purtroppo la vita funziona così: si va avanti, con o senza l'appoggio dei genitori. Dev'essere bello poter contare su di loro, altrimenti beh ci si responsabilizza prima e di più.
In particolare l'ultimo pezzo mi ha colpita. Alla fine noi possiamo tentare quanto vogliamo, ma purtroppo va oltre ciò che loro possono dare, perché sono fatti così. Ecco come l'ho intesa. La consolazione, in tutto questo quadro di tristezza, è la consapevolezza di essere diversi da loro.
Scusami se ho divagato un po', non sapevo che altro dire. In sintesi, un ottimo lavoro come sempre, sai che la maggior parte delle espressioni che usi riescono ad affascinarmi.
Alla prossima!
-H.H.-
Recensione alla storia Cantico notturno - 26/04/17, ore 22:01
Capitolo 1: Cantico notturno
Ciao, cara! Scusami per il ritardo, eccomi qua finalmente.
Si vede che sei un'amante della poesia, perché hai tirato fuori davvero dei versi meravigliosi, ognuno è curato e ti sei soffermata sul linguaggio affinché niente fosse lasciato al caso.
Inoltre, ho apprezzato anche il modo in cui hai impostato l'impaginazione, con le stelline finali e le due lune iniziali, semplice ma nonostante ciò elegante, senza troppi fronzoli. Dieci punti solo per le stelline perché sono bellissime, sarei tentata di rubartele (?)
Sublime la descrizione della luna, soprattutto il verso iniziale della falce d'avorio e dei postumi del vino. Non so, trovo affascinante l'immagine appunto della luna che osserva dall'alto le persone sole e gli ubriachi, che soprattutto nelle grandi città non mancano mai.
Sarebbe bello se la luna riuscisse a curare l'insonnia, mi servirebbe proprio!
Ho amato ogni tua singola espressione, hanno tutte un certo fascino e non mancano di eleganza – e secondo me queste sono le prime qualità che dovrebbe possedere una poesia per non annoiare il lettore, donandogli un po' di magia. E leggendo questa poesia è questo che ho sentito: un'aura di magia che la avvolge, il miglior tributo che si potesse fare alla luna, personificandola un po' ma continuando a mantenerla come una figura lontana. L'ho vista come una donna bellissima che si muove libera per il firmamento, guardando tutto e tutti in silenzio dall'alto...
Il finale è perfetto: non avevo mai pensato che potesse essere proprio la stessa luna a “raccogliere” gli incubi degli uomini e rubarne per sempre la memoria, portandoli con sé. La scia di lucciole, poi, ha dato un tocco di classe!
In sostanza mi ha lasciata senza parole e con occhi a cuoricino, un lavoro evocativo e che vale la pena di essere letto. E te lo dico da non-amante delle poesie, sappilo!
Complimenti per la meraviglia che hai creato e alla prossima
-H.H.-
Recensione alla storia Poesie di un perdente - 15/04/17, ore 22:39
Capitolo 15: Sedici anni
Come sempre sono in ritardo, ma ho deciso che questa era la sera giusta per provare a passare.
I sedici anni... Un'età importante, dicono alcuni. Non so tu, ma a me non è sembrata così differente rispetto agli anni precedenti della mia vita – ma è soggettivo, c'è chi a questa età comincia a uscire e a sentirsi più maturo, o a mettere la testa a posto.
Chi, come l'amico a cui hai dedicato la poesia, vuole ancora crescere lentamente. O chi si sente già grande dentro e vorrebbe finire di crescere in fretta – io appartengo a questa seconda categoria, ma in effetti è brutto sprecare gli anni “più belli” nel costante desiderio di bruciarli. Secondo me, tra l'altro, a sedici non si è più così piccoli, però ancora legalmente impotenti, il che dà vita a ulteriori complessi... Nel senso, sai che dovresti fare qualcosa, ma tutti ti dicono con poca sensibilità che non puoi perché non sei maggiorenne, davvero irritante, come se senza la maggior età non si valesse niente e le proprie decisioni fossero spazzatura.
Un po' mi rivedo nelle parole successive: la mancanza di affetto è una delle ragioni principali che porta una persona a chiudersi a riccio, ergere una barriera voluta dalla sofferenza, una sorta di autodifesa. Come sempre tratti di argomenti ricchi di sentimenti, in questo caso un uragano di malinconia, così l'ho percepito.
Mi è piaciuta particolarmente la frase sul cadere e quella che la segue. Impotenza, scocciatura... Solo alcuni dei sentimenti tormentati che accompagnano l'adolescenza, per chi più e per chi meno.
Perché, proprio come evidenziato dalla tua poesia, adolescenza fondamentalmente è lacrime, acidità, solitudine e incomprensione da parte del mondo. Anche a me è capitato di trattare male ossia con parole velenose chi cercava di aiutarmi, ma credo sia dovuto al fatto che in quel momento non si percepisce il tutto come un aiuto, bensì come il punto di vista magari frivolo o che suona arrogante di chi non ha capito nulla della situazione (o ci ha provato, fraintendendo completamente), per quanto le intenzioni siano buone e innervosirsi è inevitabile... Non tutti capiscono, non sempre, e non sempre si è in grado di spiegare.
La frase finale l'ho trovata velata di tenerezza, anche per via dell'ultima rima, un modo carino di chiudere, con semplicità, uno spiraglio di speranza per quel cuore ferito.
Spero che tu sia riuscito a dare a quell'amico il conforto che meritava. Da adolescente (che spera di non esserlo ancora per molto), posso dirti senza dubbio che c'è davvero bisogno di amici che siano disposti ad ascoltare e capire, senza giudicare (ma, conoscendoti, questo lo sapevi già da solo).
Beh, mi avvicino al termine della raccolta! Piano piano, ci arriverò.
Un altro bel lavoro, che stavolta ho potuto commentare un po' di più essendo un argomento che mi è leggermente più vicino.
Alla prossima!
-H.H.-
Recensione alla storia Poesie di un perdente - 31/03/17, ore 11:01
Capitolo 14: Nuovo piccolo trifoglio
Buongiorno! Oggi è giornata di recensioni (quando si ha quel poco di voglia è meglio non lasciarsela sfuggire), e ne approfitto per passare anche da te.
Dunque, riflettendoci un attimo penso di aver colto l'immagine che volevi trasmettere con i primi versi della poesia, o almeno ti dirò ciò che mi hanno evocato. Ho pensato subito a un bambino sorridente, che impugna questo trifoglio di campo, un po' il simbolo della sua innocenza, perché il trifoglio è semplice, anche più di una margherita che è solitamente il fiore che si ricollega a primo impatto alla semplicità. Ma, visivamente parlando, il trifoglio è spoglio, facile da trovare quanto una margherita, se non di più. E nel verso successo ho pensato sempre a questo bambino, a cui cercano di distruggere brutalmente l'innocenza, quando lui magari non capisce il perché.
Andando avanti a leggere, mi sembra di vedere questo bambino crescere ed essere sempre più chiuso... L'ho interpretato così. E mi sembra ottimo per esprimere come può nascere la diffidenza di una persona verso gli altri: a volte nasce proprio da bambini, quando sembra che ogni nostra azione per quanto naturale non vada mai bene, ci si sente sbagliati, confusi in mezzo alla mischia. E magari si smette di fare ciò che prima ci rendeva felici: può essere impugnare ingenuamente un trifoglio, o giocare a un determinato videogioco, ascoltare una determinata musica o vestirsi in un determinato modo. Tutte insicurezze che negli anni ci seguono come ombre, e si diventa più cauti. Cauti nell'esprimere emozioni, perché si sa, la gente è sempre pronta a criticare e deridere crudelmente.
Infatti mi è piaciuto il fatto di contare fino a tre, perché è come dire che bisogna sempre pensare un attimo prima di parlare, in base a chi si ha di fronte. Ho pensato a un bambino, prima, perché i bambini sono proprio i più spontanei a donare emozioni agli altri, con i loro sorrisi e la visione totalmente pura del mondo – ecco perché li amo, ma adesso ciò non c'entra. Ed è un peccato che, come evince – in diciassette anni è la prima volta che uso questo verbo, mi sento in vena di termini complessi stamattina – dalla tua poesia questa spontaneità negli anni per persone sensibili e un po' emarginate vada persa, sbiadendosi lentamente.
Però è bello, nonostante tutto, che quel cuore non smetta di amare, con le persone giuste ovviamente, seppur ci sia quel pizzico d'esitazione che ci si trascina dietro nel tempo.
Non so, stavolta forse sono riuscita a trovarvi più profondità del solito, e ho cercato di fare un'analisi forse leggermente più breve ma più... Seria? Non lo so, ma spero che tu abbia apprezzato questo mio piccolo sforzo.
Alla prossima!
-H.H.-
Recensione alla storia Poesie di un perdente - 26/03/17, ore 00:13
Capitolo 13: Un'integritÓ
Buonasera! (E per una volta è sera davvero). Avevo un po' di voglia e un po' di tempo, quindi ho pensato di impiegarli per continuare.
Di solito guardando degli occhi azzurri o blu si pensa istintivamente al mare, ma il tuo non è stato un paragone banale, per via dell'utilizzo di immensi che dà un altro effetto alla frase.
Mi piace la descrizione che hai fatto dei limiti: è vero, spesso ci penalizzano, ma sono comunque una parte di noi molto soggettiva che va fuori dal nostro controllo.
Nelle frasi successive un po' mi sono rispecchiata, perché mi sono tornati in mente i tempi delle medie/elementari. Di preciso come mi sentivo sola in mezzo a tante persone che sembravano non vedermi, e quando mi vedevano era solo per criticarmi pesantemente. In quel caso si trattava di limiti, perché qualcosa mi bloccava dal reagire a testa alta come farei ora. E ricordo bene la sensazione di solitudine, l'impotenza e la bruciante malinconia. Forse c'entra poco con ciò che in realtà volevi comunicare tu, ma la mia mente ha immaginato di conseguenza.
Da questa poesia ho aggiunto al mio dizionario mentale le parole piglio e stillicidio – che penso userò in qualche storia, se trovo il posto giusto.
Il paragone con la pioggia è perfetto. Perché è vero, quando vieni criticato da tante bocche tutte insieme, ti senti circondato, non c'è via di scampo, e le parole ti piovono violente addosso. Come se ogni parola fosse una goccia che ferisce con la potenza di una bomba a mano. (Vedi che poetessa? Ogni tanto se m'impegno anch'io riesco a tirar fuori qualcosa di non banale).
È sempre una fortuna avere qualcuno che riesce a tirarti fuori dal baratro, a farti vedere di nuovo il lato buono del mondo e che non tutto è grigio. A me sinceramente non è mai successo, o meglio, tutti i tentativi degli altri sono sempre stati inutili; l'equilibrio nel mio mondo l'ho sempre trovato da sola con il tempo, ma ognuno di noi è diverso e trovo meraviglioso che a te abbia aiutato qualcuno. Bisognerebbe sempre dirigersi verso quell'arcobaleno, ma purtroppo non è facile e siamo umani, per cui è normale abbattersi un po' ogni tanto.
La fine mi è piaciuta molto, una richiesta dolce e un po' surreale. Concordo sul fatto che le piccole cose siano le più importanti, perché ci fanno assaporare pienamente la vita e senza si inizia a dubitare che abbia un senso. Tuttavia io rimango ancora troppo materialista, purtroppo.
Un ottimo lavoro come sempre – stavolta è stato tutto chiaro – e alla prossima!
-H.H.-