Recensioni di Nirvana_04

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Recensione alla storia La ama(va) - 25/05/20, ore 11:45
Capitolo 1: La ama(va)
Terzo Posto
La ama(va)
Premio “Viceversa” per il migliore bilanciamento della coppia e il miglior connubio tra azioni e reazioni dei personaggi
di GiuniaPalma





Grammatica: 5/5

Non ho trovato errori grammaticali né sintattici. Complimenti.


Stile: 19/20

Lo stile è semplice, ben strutturato e si basa soprattutto su un gioco di affinità e contrapposizioni. Lo fa a livello strutturale, lo fa anche a livello di immagini. Ciò che colpisce, però, è la sua schiettezza, il modo diretto e pulito con cui presenta fatti, personaggi e, soprattutto, emozioni.
Lo stile è caratterizzato da periodi lunghi, uso di paratattiche e parentetiche. Questo contribuisce a rendere il testo “pieno”, corposo (l’impressione è che vengono messe in campo più di 500 parole); non ci sono frasi morte o di passaggio, e soprattutto l’impressione è quella di un testo aperto, chiaro (non cupo, che si richiude in se stesso). L’uso di parentetiche, poi, ti aiuta a stemperare l’idea di un testo troppo leggero, ma equilibra il tono narrativo, dando densità e incisività alle immagini evocative di sensazioni. Nonostante, poi, il lavoro speculare tra i paragrafi di cui parlerò a breve, lodo la capacità di non rendere forma dei periodi e espressioni mai uguali tra loro, ma hai saputo dare al testo versatilità di contenuto e di sintagma.
Ci sono diversi livelli in cui poter suddividere questa flash, e questo gioco complesso, a incastro, ha arricchito la struttura stilistica. Innanzitutto possiamo considerare la flash suddivisa in quattro parti, quasi del tutto speculari tra di loro, scanditi in primo luogo dai seguenti “espedienti” spaziali: la lineetta (nella frase di apertura e in quella di chiusura), l’aggettivo e il verbo in corsivo. La seconda suddivisione riguarda i tre paragrafi e avviene a livello d’immagini (l’affinità di un oggetto sempre presente nella mano di Davos) e un climax discendente: gli insulti non repressi, la furia trattenuta a stento fino ad arrivare al silenzio. Inoltre c’è quel “lei” ripetuto a inizio delle seconde parentetiche, che è quasi un’ossessione, ma anche una sollecitazione, quasi odiasse lei a prescindere, forse per i sentimenti che prova e che ignora. Come a dire “sempre lei”.
Infine abbiamo la terza suddivisione, che riguarda il primo e secondo paragrafo, poi, e mette in atto un gioco anche a livello argomentativo oltre che di ruolo: il verbo “incolpare” una volta riferito a Melisandre una volta a Davos; l’essenza disumana e l’apparenza umana; il ruolo del re; il gioco di personaggi morti e lei viva.
L’espediente però che colpisce in questo gioco di “specchi” e rimandi è proprio il momento in cui questo gioco di spezza, nell’ultimo paragrafo, non solo perché l’ultimo verbo, che sembra prendere le sembianze di un velo che avvolge l’intera flash, è posto visivamente a destra ed è messo in chiusura, ma anche perché dopo l’apertura di tre paragrafi con “il tentativo di ucciderla”, Melisandre muore e la caccia è, quindi, finita.
In conclusione, l’effetto che si viene a creare è quello di una matrioska stilistica. Complimenti, dunque, per la cura e l’esecuzione strutturale dell’opera: denota un lavoro attento e uno stile pulito, che lavora con la struttura piuttosto che con un uso massiccio di figure retoriche. In tal senso, il testo non manca di bellezza e sostanza, ma dona al lettore una lettura semplice e immediata senza mai essere banale o priva di carattere.
Il tono narrativo non si pone come obiettivo quello di esaltare dei sentimenti, piuttosto è distaccato, critico, descrittivo e cadenzato – nel senso che segue sempre un “ritmo”, una cadenza speculare tra i paragrafi, quasi una metrica in prosa. Lo trovo adatto a un narratore esterno, che utilizza, certamente, il punto di vista del personaggio di Davos, ma lo fa con sguardo analitico e distaccato. In tal senso, condivido la scelta di rendere quasi nulli i dialoghi e di lasciar parlare eventi e personaggio.
L’unico “neo” nel tono è proprio la decisione di inserire “a forza” la seconda lineetta nell’ultimo paragrafo.

- Se ne va dolcemente nell’alba gelida – bellezza che invecchia in un istante, rosso che si scioglie in neve bianca.
La Donna Rossa è scomparsa e a lui manca qualcosa – uno scopo, una nemesi, un colore. → Proprio perché l’ultimo paragrafo rompe questo gioco di specchi, io avrei evitato di “spostare” la parentetica in mezzo (mi riferisco al secondo trattino lungo, non al primo), soprattutto perché ne risente il tono, il quale fino ad adesso si era mantenuto scandito dagli stessi ritmi. Si ha un senso di ripetitività nell’intonazione, che secondo me fa perdere di eleganza alla varietà con cui hai portato avanti la narrazione.

Per accompagnare un simile narratore è importante l’uso di un lessico vario, espressivo e soprattutto mirato, al fine di rendere ogni singola espressione potente e chiara. In questo sei stata bravissima. A partire dalla scelta di aggettivi e verbi in corsivo, passando dalla sfera semantica più “astratta” quando devi descrivere Melisandre (ho notato una tipologia di termini che girano intorno l’occulto e il divino, come folle, magia, miracoli, essenza), per arrivare a termini specifici che richiamano molto bene il mondo e alcuni passaggi fondamentali della trama, come “notte oscura e piena di terrori” o la dicotomia “donna del fuoco” e “uomini di ghiaccio”. Quest’ultimo è un vero tocco elegante perché pone sempre su più livelli, come una matrioska, il dualismo: donna e uomini, uno e tanti, fuoco e ghiaccio. Altri passaggi degni di nota sono l’antitesi nella parte finale – rosso e il bianco – e l’ossimoro – alba gelida – e ancora l’affinità tra i personaggi dati dai verbi “scomparire” e “mancare”.
La punteggiatura è minima, semplice, scandisce bene il tempo e rispetta i vari legami sintattici. L’unico suggerimento che voglio darti riguarda questa frase:

- Suo figlio è morto e lei è viva a mormorare veleno nelle orecchie del suo re. → Io aggiungerei una virgola dopo “morto” per rendere il rapporto consequenziale dei due eventi, e soprattutto per dare una pausa al lettore che legge. Potresti aggiungerla dopo “viva”, se preferisci, ma io continuerei a seguire il rapporto speculare con gli altri paragrafi.

I generi sono stati entrambi trattati con profondità e attenzione. Ma se da un lato abbiamo un “drammatico” che permea l’intera flash in maniera preponderante, dall’altra parte l’introspezione non è mai immersiva, ma anch’essa passa da una forma analitica da parte del narratore.


Sviluppo del tema: 15/15

La prima cosa su cui mi devo complimentare è l’equilibrio che hai saputo dare alla coppia all’interno del componimento. Entrambi sono egualmente protagonisti e, ancor meglio, le azioni dell’una influenzano le reazioni dell’altro. Un complimento a parte va fatto al modo in cui hai saputo dare tanto spazio alla trama, rendendola veicolo di emozioni. In questo caso specifico, gli eventi sembrano avere il compito di “nascondere” le emozioni reali, questo amore che Davos prova, dietro a sentimenti più forti quali l’odio e il disprezzo e il desiderio di vendetta e giustizia.
Il momento dell’addio coincide con il momento della rivelazione, o meglio della presa di consapevolezza di Davos. Dico così perché l’impressione che ho avuto è stata quella di un’ossessione che – Davos consapevole o meno – ha avvolto il personaggio POV dall’inizio alla fine. Un’ossessione che in qualche modo nasconde interesse e attrazione, che li lega in maniera forse un po’ ambigua, ma sicuramente indissolubile.
Detto questo, la rivelazione – l’amava – ha la capacità i lanciare in due modi differenti una luce retrospettiva sull’intera flash. Da un lato la forma al passato esalta il fatto che la consapevolezza sia giunta quando ormai è troppo tardi, lei non c’è più e Davos finalmente le riesce a dare un nome proprio a partire dalla mancanza, quasi come una scritta sommersa completamente i cui contorti si scoprono solo quando ciò che la inabissava si è prosciugato. L’odio copriva tutto, e adesso che non c’è più l’incisione della parola amore è ben visibile. Dall’altra parte, poi, la sua collocazione a destra rispetto l’intero testo ha la capacità, come credo di aver preannunciato prima, di avvolgere come un velo l’intera flash, dando l’impressione così che questo sentimento, appunto era sempre stato lì. Sembra dire: Davos l’ha sempre amata. Quindi l’amore non è solo qualcosa di totalizzante, ma è anche qualcosa di perso per sempre. Tutto questo non fa che aumentare lo struggimento alla base di questa separazione.
Il momento dell’addio riesce, nella sua staticità – Davos guarda e basta – a essere alienante quasi, ha la potenza di chi lascia andare, resta fermo e non fa nulla, né per attuare né per impedire ciò. Inoltre quel “sola” non indica solo, secondo me, il fatto che non sia Davos a farlo, ma anche la solitudine di questa camminata di Melisandre nell’alba e nella neve. Il momento è così lento e dolce che quando si perde sembra quasi non essere mai esistito. Sembra quasi dire “il mondo non si ricorderà di lei” ma c’è Davos che non dimenticherà mai quel vuoto lasciato dalla Donna Rossa.


Titolo, Introduzione e impaginazione: 4.5/5

Il titolo è, nella sua semplicità, disarmante. Due parole, mille letture differenti. Credo che sia la sua composizione visiva a renderlo attraente agli occhi del lettore (sicuramente con me ha funzionato), il suo doppio significato (che nel testo si arricchisce di almeno altri due) ha la capacità di incuriosire e di mettere in chiaro fin da subito che all’interno la storia sia strutturata, curata; quasi a garanzia che la storia valga la pena di essere letta. Quello che voglio dire è che un titolo così pensato, che promette sfumature, non può che preannunciare una storia ben scritta.
Riguardo alla sua attinenza, il titolo va sicuramente al cuore del contest, mettendo in primo piano quello che è il sentimento portante dei temi. Lo spiattelli in faccia, non lasci dubbi. La doppia ambivalenza, poi, sembra dargli tridimensionalità: da un lato l’amore che persiste e che resta, si scopre e prende solidità solo dopo la morte – una morte che viene in qualche modo promessa da quel “(va)”; dall’altra, appunto, c’è il senso di perdita, di distanza, di qualcosa che non c’è più. Il tutto non fa che conferire al titolo un tono cupo, denso, allo stesso tempo struggente e pieno di un rimorso credo che non prende mai del tutto forma in Davos, ma che aleggia sul componimento.
L’introduzione, però, lascia il compito di attirare i lettori solamente al titolo. Essa, infatti, è troppo riassuntiva nella sua formulazione. Inoltre è talmente schietta da “spoilerare” in un modo che non ammette fraintendimenti o dubbi quello che è il punto cruciale della flash. Personalmente avrei giocato di più con “se” e “ma”, avrei dato al lettore un po’ di suspense emotiva e non avrei reso la trama, o comunque la struttura della flash, così evidente. Comunque trovo l’implicazione nascosta messa alla fine capace di dare un senso di aspettativa e trepidazione nel lettore. Avrei soltanto cercato di dare anche un minimo di atmosfera in più, un tono più corposo anche alla prima parte.
L’impaginazione è ordinata, pulita quanto allo stile. In questo connubio grafico/stilistico lodo assolutamente la coerenza e il modo in cui hai saputo far camminare di pari passo i diversi aspetti, estetici e strutturali. La scelta di mettere in corsivo aggettivi e verbi ha fatto risaltare l’introspezione e ha scandito il tempo e la spartizione, così come gli spazi che dividono i vari paragrafi scandiscono il ritmo della narrazione. Infine, credo di averlo detto in più modi possibili ma lo ribadisco ancora una volta, è stato vincente l’apporre quelle ultime due parole a destra, sembrano chiudere un cerchio iniziato proprio con il titolo. Inoltre è stata visivamente bella proprio questa contrapposizione tra la forma chiusa del titolo con le parentesi e la forma aperta, libera del finale della flash. Complimenti.


Caratterizzazione dei personaggi: 20/20

Partiamo dal fatto che, nonostante la coppia non sia canonica, i personaggi sono perfettamente IC. Ancor meglio, l’amore e i sentimenti legati a esso sono plausibili e fatti ben fluire all’interno del canon. Così, quelli che a prima vista sembrano sentimenti e reazioni dettati solo dall’avversione e dalla diffidenza, diventano sentimenti e reazioni mossi da un’attrazione letale e ripudiata allo stesso tempo.
Ti devo fare i complimenti per come hai saputo, nonostante il POV sia di Davos, caratterizzare i contrasti del personaggio di Melisandre. Questo perché hai saputo dare al personaggio maschile la giusta capacità di “sentire”, di “parlare” di sé e allo stesso tempo di Melisandre. Attraverso gli occhi di Davos, quindi, Melisandre è personaggio tridimensionale e reale. Hai saputo richiamare la sua doppia natura, che si mostra in due diversi momenti: il momento in cui era accanto a Stannis, in cui la sua fede è forte, il suo personaggio si mostra quasi disumano, spietato e senza scrupoli, una strega che incanta con la sua bellezza e manipola gli altri per i suoi scopi; il momento in cui è accanto a Jon, dove si mostra incerta, sconvolta ella stessa dei miracoli che ha compiuto, riconosce le sue debolezze e prende atto delle conseguenze dei suoi errori, si mostra quindi in quanto donna, e forse per questo ancora più da ammirare per la fede che ritrova e che non abbandona. Importante e sempre presente è l’elemento “religioso”, mistico, che è fondamentale per racchiudere la natura di questo personaggio: Melisandre è votata al suo dio, ed è pronta a tutto, anche alla morte per seguire la sua missione. Nella terza parte, questo concetto riesce a farsi molto profondo:

- lei, la sua magia, la sua folle missione, il disincanto verso la morte. → Melisandre è un personaggio devoto, che guarda alla morte come al volere del suo dio. Per tutta la vita ha sempre avuto chiaro il momento in cui sarebbe morta, ecco che la morte non ha segreti per lei. Il modo in cui poi Davos la mostra – la sua magia – le dona un senso d’indipendenza, di definizione che Melisandre non si concede – lei avrebbe detto che la magia è un dono di R’hllor e che non è veramente sua.

Il personaggio di Melisandre sa essere descritta in maniera IC, ma soprattutto sotto il filtro degli occhi di Davos. Complimenti.
Riguardo al lord delle Cipolle, hai fatto un lavoro encomiabile, seguendo tutti i passaggi dei suoi sentimenti. Ma prima passiamo dalla caratterizzazione della personalità. Hai mostrato il Davos invasato dall’odio e addolorato dalla perdita del figlio, il suo bisogno di aggrapparsi a un capro espiatorio per poter continuare a vivere, per espellere parte di quel dolore. Hai mostrato anche la sua fedeltà e la devozione che ha verso il suo re, ponendo l’accento su quell’aggettivo possessivo – che manca invece in riferimento a Jon – creando un legame più profondo e intimo con Stannis. Hai mostrato il suo senso di giustizia e anche il suo essere un uomo integro, dai valori sani a cui non volta mai le spalle, lo fa quando non prende l’iniziativa ma si appella al re Jon. Hai mostrato la sua diffidenza e i suoi sensi di colpa, ne hai fatto sentire la debolezza, il suo sentirsi sempre non abbastanza per un ruolo – in questo caso, il suo ruolo di proteggere il re. E hai mostrato la sua integrità, l’approccio rispettoso che ha verso gli altri, anche verso la Donna Rossa e il rispetto per la vita.
A tutto questo si unisce un’ottima introspezione emotiva. La rabbia e il disprezzo nella prima parte, che sono speculari alla delusione e all’odio nella seconda. Perché rabbia e disprezzo nascondono i sensi di colpa che prova per se stesso, mentre l’odio che prova verso di lei si riversa anche su di lui, proprio perché adesso sa di avere parte della colpa. Così come la delusione non è solo verso la Donna che pensava di aver capito, ma anche verso quello che perde lui arrivando a tale consapevolezza. La determinazione e il rispetto che in qualche modo si muovono in lui ai sensi opposti – determinazione nel voler finalmente attuare, a prescindere dagli altri sentimenti, quello che si era ripromesso da tempo; e rispetto per quella che comunque è una donna coerente con se stessa, come lui con i suoi valori. Rispetta la sua fede perché anche lui ha una fede a cui si aggrappa, che è la giustizia. Infine, il fatto che all’amore è associata la reazione di disgusto implica in un certo senso quanto lo stesso Davos sia contrario a simili sentimenti, quanto li trova ripugnanti e li allontana (in questo, la posizione dell’amore a destra aiuta anche a rendere visivamente quest’idea). Posso dire, che alla fine c’è anche un senso di rifiuto verso quello che è un sentimento forte, ma soprattutto un senso di bisogno che non vuole provare. Lo stesso contrasto reso con i termini nel terzo paragrafo lo ritroviamo nel quarto. Compliementi.


Gradimento personale: 4.5/5

Questa è stata una di quelle poche coppie che mi ha veramente sorpreso in questo contest. Sono il tipo di persona che apprezza molto il canon, ma poi mi sorprendo spesso e volentieri ad amare coppie a cui non avevo minimamente pensato, tanta è la mia ossessione di seguire il sentiero tracciato dall’autore originale. In quest’attrazione verso il “lato oscuro” galeotti sono stati gli autori che ho incontrato qui sul sito. Questa è la seconda coppia di GOT a cui non avevo pensato che mi conquista senza alcuna riserva (o davvero poche e tutte azzittite) – l’altra è stata la Sansa/Jon che un’autrice mi ha fatto amare alla follia, accidenti a lei.
Credo che quando un autore/autrice riesce a piegare la trama e i personaggi originali lanciando una nuova luce prospettica su di loro, quell’autore/autrice ha davvero un grandissimo talento. Ti faccio quindi i miei complimenti per la sensibilità e l’abilità con cui hai saputo manovrare i personaggi e i loro sentimenti, sfruttando – ed è questo il punto forte – gli eventi originali, senza mai storpiarli. Davvero bravissima, mi hai conquistato.
Passando alla storia vera e propria.
Ho trovato molto bello il fatto che un narratore dal punto di vista di Davos usasse la formula “notte oscura e piena di terrori” perché in qualche modo vuol dire che Davos si rende quasi conto, che in qualche modo diventa partecipe di quella visione che Melisandre aveva sempre profetizzato a tutti, dal suo punto di vista questa formula diventa più concreta, si lega a un fatto fisico, e non è più solo un rito nelle preghiere della sacerdotessa. Lui la vede attuarsi, è finalmente reale e presente. Bellissimo quest’effetto.
Inoltre non posso che mostrare il mio amore per Davos. Amavo già questo personaggio per la sua integrità e la sua onestà, sembra un personaggio secondario, la tipica spalla, e invece ha una caratterizzazione protagonista che riesce a fare quello che in una storia è indispensabile: bilancia le personalità dominanti. Lui è un padre, un contrabbandiere, un uomo del re, un brav’uomo. A questo si è aggiunto un nuovo tassello, più intimo e profondo: quello dell’amore/odio verso la Donna Rossa, che stimola in lui i più estremi e contrapposti sentimenti, di attrazione/repulsione. Ho davvero tantissimo apprezzato il modo in cui hai saputo donare al narratore parte del suo spirito autocritico, gettando sui suoi sentimenti anche un po’ di quella lotta interiore che non è certo protagonista, ma che avviene forse a livello inconscio in lui e che si esplica soltanto nel finale.
A questo punto, però, sembra quasi un controsenso che tu non abbia un punteggio pieno in questa voce. La verità è che mentre leggevo, mi è mancato un po’ di trasporto, quella forza espressiva che toccasse anche il cuore. A volte – lo so, sono un paradosso vivente – uno stile meno ordinato, più “sporco”, sa rendere un senso di coinvolgimento maggiore rispetto a uno più schematizzato e tanto curato. È difficile per me da spiegare, ma la sensazione è stata quella di un distacco emotivo, di un qualcosa che, nonostante la bravura con il quale è stato sviscerato, non mi ha fatto entrare completamente nella sua pelle. I sentimenti ci sono tutti, ma non li ho saputi vivere appieno addosso. Soltanto questo mi ha fermato dal godere appieno della lettura e del momento.

Punteggio: 68/70

Recensione alla storia The day we die - 25/05/20, ore 11:43
Capitolo 1: The day we die
Quarto Posto
The day we die
Premio “Oggi sono io” per la migliore caratterizzazione
e Premio “Dalla pelle al cuore” per il miglior effetto stilistico
di DamadiSangue





Grammatica: 3.4/5

La grammatica va bene, ma la coerenza modale e verbale va un attimino rivista. Ho trovato poi l’uso errato del trattino ( - ) al posto della lineetta ( – ) e ho dovuto assegnare una penalità generale di -0.5.
Di seguito gli errori trovati:

Sei mia sorella, vorrebbe dirle. → -0.25(Vorresti dirle… il resto della drabble è in seconda persona narrante)
"Jaime." ti chiama → -0.5 (Anche qui ho assegnato una penalità generica, perché commetti lo stesso errore in tutti i dialoghi. Il punto non va messo all’interno se c’è un verbo dicendi a seguire.)
ti invoca- → -0.1 (manca lo spazio)
e mai come in quel momento assomiglia a una leonessa ferita, disperata. → -0.25 (Io credo che questo particolare costrutto voglia, per forza maggiore, il verbo al passato. Quindi: è/era assomigliata)


Stile: 18.5/20

Lo stile è un tatuaggio che s’imprime a fuoco sulla pelle di chi legge. Se ne sente tutta la potenza, se ne assaggia tutta la bravura di chi scrive, ma questa volta è venuto a mancare un po’ di sano labor limae.
Partiamo dalla punteggiatura e dal tono del narratore. È una punteggiatura piena di contrasti, gli unici segni usati sono la virgola – che ha un tono morbido, dolce – e il punto e la lineetta – che hanno un tono duro, spigoloso. Questa semplicità di pause ha reso il tono della narrazione pieno di contrasti bellissimi, un sali e scendi di emozioni più fragili e sensazioni più potenti, inevitabili, brucianti. Credo, però, che proprio l’uso massiccio della lineetta non abbia saputo accompagnare al meglio questa dualità, diventando troppo predominante.
La lineetta ha diversi scopi, e la usi per creare diversi effetti.
Ci sono momenti in cui la lineetta è stata usata in maniera ineccepibile, con una potenza senza eguali. Sono quei momenti in cui la seconda parte “ridicolizza” e annulla quello che dice la prima. Ad esempio:

- Non possiamo, il verdetto - la menzogna. → La parola “menzogna” smentisce la forza della parola “verdetto”. La smaschera, la priva di valore pratico.

O ancora:

- l'accende di un desiderio immorale - viscerale. → “Viscerale” sembra dire “me ne frego dell’immoralità”. Cosa vuoi che ne sappia chi giudica qualcosa immorale quando il desiderio è così profondo, un tutt’uno con il corpo?

Ci sono frasi in cui la sua funzione è quella di accentuare, di accrescere l’incisività rispetto alla prima parte, come nella frase “"Jaime." ti chiama - ti invoca-[…]”. Altre in cui invece ti serve per aprire una finestra al narratore e far risaltare il suo commento, la sua voce che spoglia il personaggio, come nella frase “Bruciano le tue illusioni, le tue patetiche scuse - debole, mai cresciuto leone senza denti."
Ci sono frasi, però, in cui il suo utilizzo è stato smoderato, creando nell’insieme un effetto troppo spezzettato. Quando si usa un effetto per troppo tempo, si rischia di rendere il tutto più “piatto”, rendere il tono più continuato, mentre credo che questa storia sia piena di spigoli ma anche piena di curve, e che sia proprio il gioco asimmetrico tra queste due intonazioni la carta vincente su cui puntare in maniera più accurata. Anche perché queste diverse “tonalità” andrebbero ad accompagnare le diverse tonalità emotive dei personaggi: il loro ardore ma anche le loro debolezze. Asprezza e dolcezza insieme.
Esempi di frasi a cui mi riferiscono sono:

- Tra vostre dita - sotto la lingua - un sentimento che ruggisce e vive. → Avrei messo, al posto della lineetta, le semplici virgole, per ammorbidire un attimino il tono, renderlo più morbido. Qui poi non ho ben compreso la mancanza dell’articolo determinativo, senza la frase risulta avere un costrutto completamente slegato dal tono e dallo stile del resto della raccolta.

- Brucia Cersei tra le tue braccia - lungo le spigolosità di un corpo indurito dalla guerra, dall'assenza. → Qui avrei evitato il prolungamento di quell’effetto di cui parlavo sopra, perché nonostante abbia capito che tu voglia mettere in contrasto l’umanità delle braccia con l’idea di un corpo quasi privo di vita, vista la lunghezza del periodo avrei evitato di spezzarlo, lo avrei lasciato scorrere, gli avrei lasciato addolcire un momento lo stile.

- Jaime avanza di un passo, due - l'accoglie proprio mentre cade, diventando polvere e pianto. → Anche qui, come sopra, una scorrevolezza maggiore nel tono avrebbe accompagnato la dolcezza del momento.

L’uso di un narratore diverso all’inizio mi ha spiazzato, ma l’effetto che viene creato è di una centralità “spostata”, come qualcosa di asimmetrico, che entra in contrasto con l’estetica speculare del testo (ma dell’impaginazione parlerò in altra sede). Ho trovato che il cambio di narratore abbia reso un particolare effetto vicino/lontano; allo stesso modo, ha creato un prima e un dopo. Da una parte abbiamo un momento passionale, dove sono i sentimenti, ma anche la “superficialità” dei personaggi a prendere il sopravvento, sono loro contro il mondo. La seconda persona ti aiuta a far indossare al lettore la pelle di Jaime, a mostrargli con che forza brucia questo amore incestuoso, a rendere il lettore meno “moralista” nei suoi confronti, in un certo senso; ma è anche la drabble più emotiva, più sensoriale, più slegata dalla trama (si potrebbe contestualizzare in diversi punti della serie) più introspettiva. Le altre due, con il narratore esterno e POV del personaggio, accompagnano i due momenti che seguono i due differenti addii, ne manifestano nella forma la separazione, ma credo che oltre al distacco accompagnino anche la maturazione e la presa di consapevolezza dei personaggi, il loro svelarsi per quello che sono; non sono più due anime chiuse nello stesso corpo, ma due corpi diversi e indipendenti che riescono paradossalmente a diventare uno.
In tutto questo, il tempo presente della narrazione fa sì che l’introspezione e le emozioni vengano amplificate, risultino più dirette e immediate.
Per riuscire a elogiare al meglio il lessico dovrei citare ogni singola frase e analizzarla pezzo per pezzo, poiché non ce n’è una che sia più debole o meno importante, ogni sillaba è chiamata al compito di evocare, di scavare nella mente di chi legge sensazioni poliedriche, profonde, complesse, ricche di contrasti. Ogni parola è atta ad affermare quanto sia impossibile resistere a certi istinti viscerali, necessari quanto l’aria. Esprime la forza dei personaggi, mostrando in quale modo la loro debolezza e il loro bisogno si mischiano e convivono con sensazioni opposte: l’immoralità, la lotta, l’amore, la mancanza, la possessione. La forza del lessico si poggia su alcune sfere semantiche, legate tra di loro: il fuoco e la polvere innanzitutto, ma anche il corpo e la simbologia del leone. Come ti avevo già detto una volta, il fuoco non è solo del drago, ma anche proprio del leone. La ferocia è fuoco.
Inoltre ho notato un climax discendente, come un gioco di due forze in contrasto: nella prima drabble è il fuoco che vince a mani basse; nella seconda fuoco e polvere convivono, il fuoco anzi sembra allearsi in una doppia analogia con la polvere e si “chiude” negli occhi di Cersei, diventa distruttore e separatore (mentre nella prima drabble è il fuoco che brucia di passione i due amanti e li fonde insieme); nella terza drabble il fuoco sembra non esserci più, è la polvere che ha il dominio, li seppellisce ma non può in alcun modo dividerli, anzi li cristallizza insieme, il compito del fuoco è stato ormai ultimato, tanto che persino Cersei diventa polvere (il fuoco, il fervore, la furia, la passione si sono consumati, hanno lasciato polvere, a nudo soltanto la sua fragilità).
È l’uso del corsivo a evidenziare alcuni termini-specchio tra le varie drabble: assenza-urgenza; morire-vive; brucia-estinto-divorarli (questo è davvero particolare, perché da un lato c’è il fuoco e dall’altro la sepoltura, e in mezzo l’annullamento, un po’ il connubio dei due); possiamo-doveva-voglio (a parte il climax ascendente dei tre verbi servili, ho notato la diversa persona “noi-lui-io” che segue un po’ l’evoluzione del loro rapporto, prima loro due contro il mondo, poi l’intralcio esterno che mette a nudo le loro debolezze e i loro limiti, e infine quell’indipendenza che mette in risalto la maturazione del noi finale).
Tra tutte, poi, questo effetto specchio è di una poesia indescrivibile:

- "Jaime." ti chiama - ti invoca- e tu non puoi fare altro che cadere. Morire.
Jaime avanza di un passo, due - l'accoglie proprio mentre cade, diventando polvere e pianto. Approdo del Re muore, loro con lui. → Bello anche l’idea speculare e opposta della caduta di Jaime e Cersei: Jaime cade, muore nel desiderio; Cersei cade nello sconforto e cade anche fisicamente. Credo sia uno dei modi più belli che potevi trovare per caratterizzare la loro affinità e allo stesso tempo la loro diversità. Jaime cerca la passione e l’amore in Cersei, Cersei cerca la protezione e la forza in Jaime. Anche la morte è speculare e opposta: la morte nella prima drabble è il suo annullamento di singolo e un tutt’uno con la sorella, muore la sua identità, la sua resistenza, muore la sua opposizione. Muore lui in quanto uomo e si fonde con lei… è un passaggio spirituale; la morte nella terza drabble è fisica, concreta.

O ancora:

- Bruciano i suoi occhi, la sua bocca.
Jaime le cerca gli occhi, la bocca - tutto ciò per il quale era partito e infine tornato. → Anche qui c’è un effetto a specchio. Quel “cerca” poi sembra continuare l’evoluzione del “bruciare” come se il fuoco avesse potuto aver già divorato occhi e bocca.

Non posso esimermi – mi dispiace per la lunghezza vergognosa di questo commento – dal riportare anche alcune delle frasi in cui le varie sfere semantiche si vanno a incastrare, si mischiano.

- Jaime osserva la grotta crollare attorno a loro, divorarli vivi. → Divino il modo in cui i leoni diventano pecore e la grotta è personificata nel leone. “Divora” tra le sue fauci cavernose i due Lannister. Inoltre questa è una delle tre personificazioni che hanno impreziosito il testo senza mai appesantirlo.

- Avanzi di un regno finito - estinto. → Anche qui l’analogia con i leoni è forte, la parola “avanzi” richiama le carcasse che si lasciano dietro i leoni dopo aver consumato il loro pasto. Inoltre la lineetta e il corsivo insieme riescono a dare alla parola estinto sia una valenza di contrasto sia una valenza rafforzativa. Sembrano suggerire un doppio tono con cui leggerlo, davvero bello e particolare.

- Sotto la lingua → Qui c’è l’analogia del corpo con il fuoco. Sotto la lingua pulsa un sentimento, così come sotto la cenere si può trovare della brace che arde.

Altre figure retoriche (o espedienti narrativi) che hanno concorso a raffinare questo stile sono le seguenti:

- Jaime solleva il viso verso il cielo, al suo fianco lei - sempre. → L’immagine del cielo sembra quasi schiacciarli, li rende piccoli, soli, formiche destinate a essere schiacciate. E intorno a loro, già ci sono macerie, quasi una profezia di quello che li aspetta alla fine della loro vita.

- Il suo ultimo respiro avrà lo stesso sapore di Cersei. → Non credo che sia propriamente una sinestesia, ma l’effetto è il medesimo. C’è questa fusione tra il senso dell’olfatto con quello del gusto che rende graffiante e struggente quest’epilogo.

- Macerie di sogni, rimasugli di gloria.
Avanzi di un regno finito - estinto. → Crei un bellissimo parallelismo tra Approdo del Re e la relazione tra Cersei e Jaime. Sembra che a essere distrutto non sia soltanto il tempio di Baelor ma anche tutto ciò che li legava. L’ultimo legame – Tommen – è stato distrutto.

Accodo a questi complimenti due piccoli suggerimenti:

- tutto ciò per il quale era partito e infine tornato → Mi suona meglio “tutto ciò per cui”

- "Non avevo altra scelta." gli dice solo → “soltanto” lo trovo più elegante

Concludo con un piccolo commento sui generi trattati. L’angst è protagonista, pervade la scena e caratterizza l’introspezione, la quale non lascia niente di inespresso o di affrontato. Concordo anche sulla scelta di non segnalare il genere “romantico” ma quello “sentimentale”, poiché la gamma di emozioni affrontata è talmente ampia e sfaccettata che limitare la chiave di lettura di questa raccolta con il romanticismo non sarebbe stato per niente coerente o completo.
Non mi resta che farti i complimenti per la bellezza di questo stile, per l’eleganza e la pienezza con cui hai saputo caratterizzarlo, e l’incisività con cui ha saputo esprimere tutte le emozioni.


Sviluppo del tema: 14.5/15

Fino all’ultimo ho avuto qualche difficoltà a decidere il punteggio in questa voce.
Sicuramente hai svolto con originalità il tema della “rivelazione”. La consapevolezza che metti in atto non è quella di provare amore, ma di non poterne fare a meno. È una consapevolezza matura, disillusa, e questo la rende più profonda e inappuntabile. La passione, il desiderio c’erano fin dall’inizio, ma Jaime ha avuto bisogno di separarsi da Cersei e scoprire se stesso prima di raggiungere la consapevolezza di non poter esistere senza di lei. Prima era fin troppo facile affermare che erano loro due contro il mondo: ogni cosa che diceva, ogni cosa che faceva, era per volontà di Cersei o per compiacerla. Ma chi era Jaime Lannister veramente? Jaime si è scoperto, ed è da uomo che è tornato e ha potuto dire di essere lui a volere lei. In questo la tua storia ha saputo seguire benissimo l’evoluzione da un amore “infantile”, cieco, un amore a senso unico in cui le persone che vi concorrono non conoscono altro, a un amore maturo, consapevole, che ha visto i difetti dell’altra persona e che la ama comunque. Ed è quando si ama l’altro, difetti compresi, che l’amore si priva del suo candore e diventa profondo, sporco forse, ma vero.
Le difficoltà che ho avuto invece sono inerenti al tema de “l’addio”. Ci sono due momenti che lo rappresentano: il primo è quando Jaime abbandona ad Approdo del Re Cersei e parte per il nord; l’altro è la loro morte effettiva di entrambi sotto le macerie della capitale. In entrambi i casi, però, la richiesta del contest, temo, non sia stata soddisfatta appieno. Per quanto riguarda la seconda drabble, è vero che c’è una separazione ma non è definitiva, non si percepisce il sapore di un addio irreversibile; c’è una rottura nel loro rapporto, una scissione nel loro essere un unico corpo, un’unica mente. Ma poi Jaime torna da lei, e l’addio in qualche modo viene annullato. Per quanto riguarda la terza drabble, non posso del tutto accettarla come adempimento perché la richiesta del contest era che uno dei due morisse, ovvero doveva esserci un addio l’uno dall’altro; mentre, nella tua storia sono loro due insieme che dicono addio alla vita, ma non c’è una vera e propria separazione.
Per questi motivi non ho potuto darti il punteggio pieno in questa voce; nonostante questo, ho voluto sicuramente premiare la maturità e la personalità nel modo in cui hai sviluppato il primo tema.


Titolo, Introduzione e impaginazione: 4.75/5

La prima cosa che mi ha colpito del titolo è il gioco di suoni, dato da “day” e “die”. Quest’assonanza sembra renderlo ancora più corto, contrarlo. È un gioco che resta impresso nella mente di chi legge. Di per sé il titolo non l’ho trovato molto originale, né il suo significato forse è accattivante; ma è proprio il suono a catturare, stavolta. Scelta insolita, ma interessante.
Per quanto riguarda l’attinenza, invece, ho sicuramente notato il rimarcare l’attenzione sul verbo “morire”, che all’interno della raccolta assume diversi significati: muore Jaime nella prima drabble annullandosi nel richiamo di Cersei; muore il loro rapporto simbiotico quando Cersei “uccide” il loro ultimo figlio; muoiono loro sotto le macerie di Approdo del Re. Anche il “giorno” arricchisce di una prospettiva nuova, più consapevole, la raccolta, perché sembra suggerire il modo in cui leggerla, ovvero la raccolta è formata da tre giorni diversi, tre momenti che hanno segnato la loro “morte”.
L’introduzione ha un tono particolare, ma la sua attrattiva sta proprio nella sua eleganza. Non sembra invogliare, catturare il lettore presentando la storia; sembra piuttosto di sentire la sentenza del narratore che commenta la storia. È un tono che non lascia ai personaggi vie di fuga, si professa invece come il messaggero del destino. Ho apprezzato anche il modo duro e deciso, freddo, a rimarcarne l’aspetto più negativo forse, ambiguo, in cui hai caratterizzato i due fratelli a partire dall’introduzione: oro e metallo. In una prima impressione, sembra che il primo sia destinato a lei e il secondo richiama l’essere un cavaliere di lui; ma a ben guardare, persino l’introduzione li rende un tutt’uno, diversi eppure affini, perché il dorato si riferisce sicuramente anche a Jaime, mentre il metallo rimanda alla corona che tanto brama Cersei. E in tutto questo, esalti anche il sentimento, questo fuoco che diventa emblema del leone, del loro respiro. Qualcosa che non è concreto come nel caso del drago, ma che brucia per la forza dei sentimenti che provano.
Arrivo infine all’impaginazione, di cui avevo fatto cenno sopra. L’impaginazione colpisce per la specularità della prima e terza drabble, tra cui la seconda viene compressa in un unico blocco. L’estetica, quindi, ha il compito di dare un senso più ordinato, simmetrico al testo, laddove invece il narratore aveva spostato l’asse dell’equilibrio. Ho notato come “morie” sia isolato al pari di “un destino inevitabile”. Così come le due frasi indipendenti rispetto al corpo delle due drabble abbiano un’impostazione sintattica e una tonalità molto differenti rispetto al resto, che le fa esaltare, cosa che fa anche l’impaginazione.
Una scelta che devo contestare in parte è l’uso del corsivo per evidenziare sia pensieri sia alcuni termini. Avrei evitato di dargli questo doppio compito, perché fa perdere d’immediatezza delle due diverse funzioni.
Infine posso solo complimentarmi per l’eleganza dei titoli sottolineati e la cura con cui hai scelto le due citazioni poste una in apertura e l’altra in chiusura. Sembrano dare due diverse chiavi di lettura, una che parte dall’alto verso il basso e l’altra che invita a interpretare la raccolta dal basso verso l’alto.


Caratterizzazione dei personaggi: 20/20

Inizio facendoti i complimenti per il modo in cui hai saputo caratterizzare entrambi i personaggi. Hai saputo mettere in risalto sia le loro affinità sia le loro differenze. A partire dall’ultima drabble, quando vediamo il loro diverso modo di reagire alla morte imminente. Jaime resta fermo, calmo, a osservare, il suo unico bisogno è stringere Cersei, riunirsi a lei gli dà la pace. Mentre nella sorella è l’urgenza di scappare, il bisogno di continuare a vivere che smania, Cersei è talmente attaccata alla vita che è sopravvissuta alla morte di tutti e tre i suoi figli. E subito dopo c’è la soluzione uguale per entrambi: lei è tutto ciò che lui desidera, lui è il suo unico rifugio sicuro, l’altra parte di sé.
Ma adesso procedo con più metodo.
Cersei è perfettamente IC, fin da quella risata che sembra prendersi gioco delle patetiche obiezioni di Jaime. È Cersei che comanda, Cersei che decide; e finché lei non dice basta, Jaime non ha proprio modo di sottrarsi. Anche il “brucia tra le tue braccia”, come se quando si trova nelle braccia del fratello Cersei prendesse fuoco, si fondesse con lui è pieno di significati: sembra fondersi proprio con quel corpo indurito dalla guerra, virile, mascolino, che è il simbolo di ciò che lei non è, libera. Quello che voglio dire è che Jaime è il suo riscatto verso un destino che l’ha relegata a semplice cavalla da soma e merce di scambio in mano agli uomini. Attraverso Jaime, Cersei diventa padrona di se stessa, il fratello è la parte mancante della sua forza, della sua ferocia pure. Ecco perché Jaime è quasi un’arma, un mezzo nelle sue mani e perde coscienza, volontà.
Altrettanto perfetto è il tono distaccato con cui parla a Jaime nella seconda drabble: non fa accenno al figlio, è privata di ogni barlume di umanità. La sua “voce” è in linea con il momento, hai saputo caratterizzarla molto bene, dandogli un tono atono, freddo, sprezzante. Quel ringhio manifesta tutta l’offesa per l’umiliazione subita, lo scorno che ha fatto pagare a caro prezzo a tutti i suoi aguzzini. E ancora una volta Cersei aspetta che sia lui ad andare da lei, nella loro relazione è sempre stata lei a comandare, a muovere i fili; Jaime è l’unico che la “supplica” in qualche modo, mentre gli altri pretendono e basta, la costringono a elemosinare, a piegarsi al suo ruolo di donna. Ecco perché nell’ultima drabble il fatto che sia lei a “cadere” tra le sue braccia, come un “amante” al prodigo che ritorna a casa segna l’evoluzione nel loro rapporto e una maturità nella loro scissione: Cersei non ha più il controllo del fratello, adesso vede in lui davvero un’altra persona, distinta da sé, ma che nonostante tutto la ama. Ed è questo amore “nonostante quello che è” che la fa sciogliere finalmente, liberare di quella corazza meschina di cui si era ammantata.
Anche Jaime – che lo dico a fare – è perfettamente IC.

- debole, mai cresciuto leone senza denti. → Potrei non fermarmi più nell’elencare tutti i riferimenti racchiusi in quest’unica frase. Credo di poter riassumere il tutto dicendo che Jaime non ha mai veramente preso una sola decisione nella sua vita, fino a questo momento; non lo ha fatto mai da persona indipendente, quanto meno. Dietro ogni sua azione c’è la famiglia, ma ancor di più c’è Cersei. Inoltre un leone senza denti fa tanto pensare a un bambino. È Jaime è veramente un bambino, lo è attraverso la sua ingenuità, la sua semplicità di pensiero, lo è nel modo in cui è attaccato a entrambi i suoi fratelli, lo è nell’arroganza con cui affronta il mondo, nel modo sfacciato e strafottente con cui evita le responsabilità e si limita a riempire quella definizione di Sterminatore di Re che gli danno gli altri.

La prima drabble mi ha fatto pensare a un momento già post amputazione della mano, quando lo Sterminatore di Re è stato messo faccia a faccia con la sua fragilità. È un Jamie ferito, privato dell’orgoglio e della forza, “senza denti” per l’appunto, pieno di dubbi che Cersei riesce ancora a mettere a tacere. Jaime è passione, è ardimento, è l’impavido coraggio di chi non teme stoltamente nulla. Jaime è colui che affronta il nemico di petto, perché è così che fanno gli uomini. Nella seconda drabble c’è il Jaime messo davanti a una scelta: la perdizione o la lotta per essere se stesso. Jaime rifiuta di farsi per l’ennesima volta azzittire e usare, la donna che ama non c’è più, è stata divorata da un fuoco distruttore, adesso rappresenta esattamente tutto quello che lui aveva combattuto, tutto quello per impedire il cui aveva dato via l’onore e la fama. Sceglie di lasciarla, ma come dice l’incipit della terza drabble “amarla non era mai stata una scelta” e Jaime si mostra il personaggio più coerente quando accetta i suoi difetti, i suoi peccati e soprattutto i peccati di lei. Lo fa da uomo libero, consapevole di sé e delle sue bruttezze. Quello nel finale è un Jaime in pace con se stesso, il Jaime amante delle piccole cose. L’uomo che non ha mai voluto responsabilità, l’uomo che ha rinunciato alle grandi imprese. È l’uomo che ama.
Non solo sono IC, ma la forza di questa caratterizzazione sta proprio nella completezza in cui ha saputo dipingere i personaggi. Non ti sei limitata a tratteggiarne alcuni aspetti, ma sei riuscita, attraverso il punto cruciale della loro relazione, a mostrargli tutti. Ogni dettaglio, nella sua complessità, colora un’unica immagine con tutti i colori che, unendosi, danno vita a chiaro scuri e a sfumature inscindibili tra di loro. Il tutto ha concorso a farli risultare non solo identici agli originali, ma soprattutto reali quanto persone di carne e ossa.


Gradimento personale: 5/5

Devo partire questa voce della valutazione con un commento non proprio “formale”.
“Sempre lui”: le due parole che hai messo in grassetto. Sarà che quando mi trovo davanti questo personaggio la mia capacità di raziocinio si annulla totalmente, ma la posso leggere come una dichiarazione d’amore, un messaggio inconscio inserito dall’autore all’interno della raccolta? Beh, sicuramente credo che sia il messaggio in codice nascosto nel POV di Jaime da parte di Cersei (della seria, deve sempre dire la sua, anche quando è il fratello che è chiamato a raccontare) ma io mi ci accodo.
Il tuo stile è davvero molto particolare, spezzettato, scomposto, e questo lo rende graffiante, scava nella pelle e sa come marchiarla a fuoco. Fa male e il lettore di questo se ne compiace, per giunta. La potenza che riesci a dare al lessico mi affascina, mi rincretinisce. Starei ore a osservare un singolo termine e a cercarci tutti i possibili significati dietro. In questo, la tua scrittura sa essere davvero ermetica.
Il modo in cui hai usato le parole per evocare ogni più infinitesimale percezione mi ha fatto venire i brividi. Giuro, a un certo punto sembrava di essere a una seduta spiritica. Perdona il paragone, ma è stato davvero così per me, leggerti. Le emozioni dei personaggi non sono descritte, sono evocate, incise nella mente del lettore, prendono sostanza, forma, vita propria. Si attaccano alla pelle e il lettore diventa il personaggio, quasi viene posseduto. Non saprei in quale altro modo spiegarti le sensazione che mi dà il tuo stile, il tuo modo di raccontare. E raccontare di loro, poi.
Ho amato alla follia i loro personaggi nella serie (la loro fine è una delle poche cose che non cambierei del finale), li sto amando ancora di più nei libri (sto al terzo e tutto quello che riesco a dire è: Jaime, oh Jaime) e li ho adorati leggendo la tua bellissima raccolta. Se ne sente tutto il tuo amore, la cura con cui li vuoi rendere fedeli e profondi quanto se non più degli originali. Io non riesco a dilungarmi oltre in questa voce, perché credo che tutto quello che devo dire è che – può non crederci – ma leggere di loro mi ha lasciato senza parole. Chapeau.

Punteggio: 66.15/70

Recensione alla storia La rosa più bella - 25/05/20, ore 11:36
Capitolo 1: La rosa più bella
Ottavo Posto
La rosa più bella
Premio “Io ti vedo” per la miglior rivelazione
di milla4





Grammatica: 4.15/5

La grammatica va abbastanza bene, ho trovato giusto qualche errore, sicuramente sono sviste che all’autore sfuggono sempre quando si deve occupare della revisione di un proprio testo.
Di seguito gli errori trovati:

Mi hai sostenuto quando i demoni nati in quei lunghi mesi prigioniero → -0.3 (di prigionia credo sia più corretto vista la formulazione della frase)
Ed ora sei qui → -0.1 (togli la di eufonica)
con pazienza hai aspettato e ora Melìa era lì accanto al tuo corpo → -0.25 (è lì)
giorno che doveva essere il più felice della tua breve vita ma, moglie mia ti sei rialzata da sola, → -0.2 (aggiungi una virgola dopo “moglie mie” per chiudere l’inciso)


Stile: 16/20

Lo stile è semplice, punta sulla sostanza di trama e non sull’eleganza stilistica, non abbonda di figure retoriche; al tempo stesso è molto espressivo e riesce ad arricchirsi di alcune bellissime metafore.
Prima di ogni cosa devo assolutamente lodare l’uso magistrale della prima persona narrante. Ho notato che non sempre si è capaci di far aderire il narratore in prima persona al personaggio POV. Tu, invece, lo hai usato fare in maniera profonda, sentita, e soprattutto coerente con il personaggio. Ho percepito molto bene la “voce” di Edmure, quel suo arrovellarsi il cervello per gli errori commessi, il suo dover fare i conti con gli sbagli del suo ego, la sua “cecità”. Il tono quindi è quello di un uomo che riflette e prende coscienza del bene prezioso che ha perso e di cui stoltamente non ha saputo godere appieno. Trovo che il tono sia stato adattato perfettamente all’introspezione sia stato coerente con il personaggio POV.
Altrettanto difficile ho trovato l’uso del tempo presente per mettere in atto una storia che ripercorre in retrospettiva i passaggi della loro relazione, guardandoli sotto una luce più chiara, consapevole, e quindi profonda. È un effetto che complica molto la narrazione, soprattutto perché parte del narrato è distante, e raccontato, il ritmo della narrazione è quasi sommario – tende a giocare molto ad abbreviare il tempo della narrazione rispetto al tempo della storia, per poi rallentare lungo i passaggi introspettivi – ma che nel complesso tu hai saputo ben gestire, poiché sei riuscita a mantenere un tono riflessivo, rendendo il passato servo del momento presente e dell’introspezione che hai messo in gioco.
Per fare questo, ti sei avvalsa di frasi lunghe, riflessive, che ben si adattano a questa scelta retrospettiva/introspettiva, ma che a volte diventano forse un po’ troppo ingarbugliate. Per lo più, questo “inconveniente” è dato dall’uso della punteggiatura, in particolare dei due punti.

- Io mi amavo troppo per capire chi c’era oltre i tuoi vispi occhi azzurri, il tuo piccolo viso a forma di cuore: nemmeno durante quell’unica notte ho visto la paura che cercavi di mostrarmi, la richiesta di aiuto a quello che doveva essere il tuo compagno. → L’uso dei due punti è inappropriato e crea un legame sintattico che in realtà non c’è, la frase è continuata non dev’essere subordinata alla precedente, anche perché non c’è secondo me un rapporto esplicativo. Andrebbe meglio un punto-virgola, perché come ti ho già detto le frasi lunghe ben si adattano a narratore e tempo narrante, ma in alternativa anche un punto non andare bene.

- E ora sei qui, il tuo sangue inzuppa le lenzuola e nostra figlia piange sul tuo petto gonfio di latte ma svuotato di vita: ho scoperto ora di avere delle lacrime e sono tutte per te. → Qui invece i due punti possono anche andare bene, perché evidenziano quella che è la rivelazione a cui giunge Edmure, e lo fa proprio attraverso questa scena fondamentale: Roslin morta e la loro figlia ancora sul suo petto senza vita.

Per il resto, la punteggiatura si avvale molto di virgole, tende a formare periodi lunghi, subordinati, che vogliono rendere il flusso di pensieri, e questo espediente riesce, soprattutto quando la tensione emotiva di fa alta e il narratore esclama, senza pause forti: e io ti amo, dannazione, ti amo!
In questo caso, proprio per via del narratore in prima persona, ho percepito che il lessico, a contrario del tono narrativo, è parecchio lontano da quello che potremmo associare a Edmure. Semplice, a tratti troppo informale e ripetitivo, inoltre ho trovato uno o due termini troppo moderni per adattarsi a lui e al contesto.
Riporto alcuni esempi:

- mi hai sostenuto quando gridavo nella notte → Qui avrei utilizzato un verbo differente, sia per rendere più forte la scena, sia per evitare la ripetizione. “Mi hai stretto” o “mia hai trattenuto” per rendere meglio l’idea di un Edmure che senza Roslin accanto si sarebbe perso nella pazzia e nei sensi di colpa.

- La rosa dei Frey… hai raggiunto i membri della tua casata → Ti sei ricongiunta ai membri della tua famiglia sarebbe stato più elegante.

- Tuo padre aveva creato un orrido spettacolo al posto del giorno che doveva essere il più felice della tua breve vita ma, moglie mia ti sei rialzata da sola, crescendo un bambino disprezzato per colpa di un padre troppo idiota per capire la trappola in cui stava cadendo e troppo stupido per accorgersi, successivamente, dell’aiuto che gli stavi dando. → Non mi convince la formula “al posto del giorno”, la trovo un’espressione troppo informale e priva di carattere. “rubandoti quello che doveva essere il giorno più felice della tua vita” (breve lo eliminerei a prescindere) o “privandoti di quello[…]”. Inoltre questo è un periodo davvero lungo, avrei messo un punto fermo prima dell’avversativa, per renderla più forte e incisiva.

Ci sono però alcuni passaggi che colpiscono e riescono a essere potenti, come le due metafore sulla rosa.
Inoltre l’effetto di ripetere “una timida rosa” a breve distanza ti permette di esternare il dolore di Edmure, di rendere il suo rimpianto, il suo amore, la sua amarezza; come un uomo addolorato che ripercorre con le parole quel concetto che prima non aveva chiaro o non aveva mai espresso a dovere, e adesso sente il bisogno di rimarcare. Lo esalta, lo approfondisce, lo arricchisce di più sfumature. Colpisce poi anche il rimando al “prato pieno di letame” che indica non solo l’abbondanza di figli e nipoti della Casa Frey, ma soprattutto la loro natura meschina, lurida, deplorevole.
La scelta di paragonare poi la sua forza alla quercia è, a mio parere, ricca di un significato che trascende il fandom e che si arricchisce di diversi rimandi. Alla cultura celtica, tanto per iniziare, dove la quercia rappresenta la vita, la conoscenza; ma a rimandi anche al ruolo di nutrice e protettrice che Roslin assume per Edmure e per i figli.
Ultimo particolare che voglio commentare è la ripetizione di quel “piccola”, un continuo rimando alla sua delicatezza e alla sua fragilità, ma anche un rimando al suo essere stata per il marito un essere “marginale”, dato per scontato, che entra in contrasto con il suo ruolo protagonista nei suoi pensieri nella flash, con la sua forza di volontà e il grande sostegno che silenziosamente gli ha dato. Qualcosa di piccolo ma di incommensurabilmente prezioso.
Infine, i generi. Non ho molto da dire in questo punto, entrambi i generi sono stati trattati con cura e sono protagonisti nella storia. Romanticismo e malinconia vanno di pari passo, si intrecciano per trasportare il lettore all’interno della pelle di un personaggio che riesce davvero a sorprendere e a coinvolgere.


Sviluppo del tema: 15/15

Intanto sei stata bravissima nel dare pari spazio ai due personaggi, mettendo completamente al centro della flash la loro relazione. L’hai sviscerata, l’hai analizzata sotto una luce riflessiva, retrospettiva e, quindi, colma di una consapevolezza che sul momento dei fatti mancava al personaggio. Roslin appare altrettanto protagonista perché è intorno a lei che gravitano i pensieri e le emozioni del personaggio POV, il quale, attraverso la perdita, viene messo davanti ai suoi sbagli e agli errori di cui ha disseminato la sua vita. Allo stesso tempo, poi, riesci ad approfondire la loro vita insieme, il modo in cui l’uno è stato vicino all’altro, in che modo si è sviluppata la loro relazione, la loro convivenza. Questi sprazzi di vita – il figlio maschio, il disprezzo della gente, la vicinanza della moglie – hanno arricchito con personalità la loro storia, rendendola più piena e, quindi, più vicina al lettore. In questo modo, i sentimenti in qualche modo si fanno concreti e chi legge a modo di immedesimarsi maggiormente nei due protagonisti.
Il momento della rivelazione coincide con la perdita. Una perdita che non è dettata da ostacoli o da decisioni di uno dei due personaggi, ma è naturale, dovuta alle conseguenze di un parto difficile e allo stesso tempo alla nascita di un figlia tanto desiderata. Credo che il momento, che dovrebbe essere intriso di una gioia immensa, renda ancora più dolorosa la separazione. In questo momento di vita, di nascita, si mischiano tantissimi temi: la morte, l’amore, il rimpianto, l’ammirazione.
Trovo questa scelta forte proprio perché avresti potuto cercare effetti più devastanti per svolgere questo tema, ma hai scelto quello più inevitabile e antico di tutti: la sorte, o destino, o vita che si voglia chiamare. Lo trovo ironico visto tutto quello che hanno passato i personaggi: proprio quando le cose sembrano essersi messe apposto, Edmure viene privato della possibilità di redimersi come marito. Sembra quasi sorgere spontanea la domanda: se avesse avuto più tempo, avrebbe capito quanto la moglie contava per lui? Non lo sapremo mai, questa possibilità gli è stata tolta.
Tutto questo rende la presa di consapevolezza ancora più dolorosa, perché intrisa dei sensi di colpa del personaggio POV, il quale sente di non aver apprezzato mai abbastanza la moglie. Roslin muore senza sapere quanto la sua determinazione, il suo appoggio, la sua vicinanza siano stati fondamentali per Edmure, il quale se ne accorge soltanto nel momento in cui questo appoggio e questa presenza vengono a mancare.
Nella sua semplicità, quindi, lo sviluppo dei temi è stato intenso, ben strutturato, e soprattutto capace di dare profondità a un personaggio davvero secondario nella serie, la cui storia è stata tralasciata.

Titolo, Introduzione e impaginazione: 4/5

A parer mio, il titolo non riesce a essere all’altezza della storia. Il titolo è sì attinente, ma è anche molto semplice e manca di quel tono malinconico e drammatico che permea la storia. Non ne sa ricalcare la bellezza emotiva. Penso che nel mare di titoli, si perderebbe un po’, nonostante non sia del tutto privo di attrattiva. Il vero problema è che lo trovo poco originale, privo di una vera personalità. Un po’ scontato, ecco. Soprattutto perché all’interno la metafora della rosa è ripresa più volte e in più modi, a partire dal nome stesso della protagonista. Il che, da un lato, dona al titolo un particolare effetto, ma che nel suo insieme non mi riesce proprio a convincere, è come se ci fosse una sovrabbondanza. Avrei optato per un titolo più a tono, più incisivo, che riuscisse a esprimere un’emozione.
L’introduzione è minima, ma al contrario del titolo ha un tono ben definito che riesce a esprimere parte della malinconia che permea la storia. È vero che manca un contesto, ma quell’unica frase riesce comunque a creare un’atmosfera e soprattutto a presentare una storia all’insegna del rammarico e del rimorso, nonché della malinconia che attanaglia il lettore sia nei confronti di Roslin sia nei confronti di Edmure. Riesce perfettamente a creare un primo senso di empatia che non può che catturare l’attenzione.
L’impaginazione asseconda il tono della narrazione e accompagna il flusso di pensieri. Non vai a capo molto spesso, il testo è molto compatto e denso, e lo spazio tra i vari paragrafi dona quelle giuste pause in più per riprendere fiato; una boccata veloce, e poi di nuovo a leggere un altro paragrafo tutto d’un fiato. Ho trovato questa scelta adatta al tipo narrazione. Brava.


Caratterizzazione dei personaggi: 20/20

Entrambi i personaggi sono ben caratterizzati. Si mantengono IC per quel poco che ne sappiamo, ma soprattutto si arricchiscono di particolari e sfumature che riescono a renderli tridimensionali, a farli uscire dallo sfondo, senza però storpiare la loro natura originale.
Parto dal commentare il personaggio femminile.
Di solito inserire riferimenti fisici in una flash a me dà l’impressione di “riempimento”, come se l’autore voglia occupare uno spazio che non sa come riempire. Altrettanto mi risultano inutili perché si presume che il lettore abbia già un’idea fisica dei personaggi e che quindi in una flash si dia spazio esclusivamente alla parte caratteriale e introspettiva. Ma qui ho trovato perfetto il riferimento agli occhi e al viso a forma di cuore perché il personaggio POV evoca queste immagini con uno struggimento e un apprezzamento vezzeggiante che li rende veicoli di sentimenti profondi ma anche di dolore.

- Una timida rosa con la forza di una quercia. → Hai caratterizzato molto bene la forza e la determinazione segreta che in qualche modo si riscoprono in questo personaggio. Diviso tra dovere verso la famiglia e forse dovere verso il suo futuro sposo, ma ancora meglio senso di amore e giustizia verso colui che dividerà la vita con lei, e forse anche un senso di contrasto verso quello che la famiglia di lei vuole attuare.

Roslin è diversa dalla sua famiglia – in questo la frase iniziale è perfetta per descriverla – ha una forza interiore mista a una timidezza di fondo (che forse è riservatezza, ma anche contrasto interiore) che la rendono una piccola luce, fragile, sobria eppure potente. Ho trovato molto calzante e in linea con il personaggio caratterizzarla come un personaggio silenzioso, qualcuno che sostiene senza troppe parole, una presenza muta ma forte nella vita di Edmure. Altrettanto perfetto è l’idea di maternità, il suo desiderio di avere figli, di crescerli, di prendersene amorevolmente cura. La tratteggi come una persona paziente, resiliente, determinata nel suo piccolo, che sa passare inosservata e sa amare abbastanza per due.
Dalle parole di Edmure traspare tutto l’amore e la devozione verso la moglie.

- Tuo padre aveva creato un orrido spettacolo al posto del giorno che doveva essere il più felice della tua breve vita → La ama a tal punto che è arrivato a desiderare il meglio per lei, e di conseguenza e rammaricarsi per il peggio che invece ha ricevuto.

Di Edmure parti con una panoramica retrospettiva, vergata di suo stesso pugno, che ripercorre la sua natura arrogante, presuntuosa a volte, ma anche debole, pronta a sprofondare nel senso di colpa e nell’incapacità a reagire. Un uomo che ha dato importanza solo all’aspetto fisico – e anche per questo motivo inserire quegli elementi che per primi lo avevano affascinato della moglie risulta una scelta vincente – e che non si è curato degli avvertimenti. Un uomo cieco per gran parte della sua vita, incapace di ascoltare, di farsi saggio. Trovo IC anche il modo in cui si abbandona al rammarico, alla nostalgia e al dolore in questo presente: rimarca proprio la sua natura, nonostante la consapevolezza a cui giunge. Molto bene anche l’ardore con cui lo fai parlare, il modo semplice e istintivo con cui si lascia trasportare dai sentimenti (che forse sono sempre stati il suo punto debole), quando bestemmia, inveisce, esclama. Ottimo anche il tono struggente e fiacco con cui accompagna il momento, e il risentimento che mostra verso la famiglia di lei. Ho trovato il suo personaggio profondo, sviscerato da più angolazioni.
In conclusione, davvero un lavoro eccellente che non manca di nulla. Complimenti.


Gradimento personale: 4.5/5

Non avevo minimamente mai pensato a questa coppia, ma tu sei stata capace di farmela amare. Soprattutto sei stata in grado di esaltare due personaggi messi in ombra, del tutto secondari o marginali, facendomi empatizzare con loro, facendomi partecipare al loro dolore, ai loro silenzi, alle loro distanze. Credo che sia uno degli addii più struggenti, perché non è soltanto l’amore quello che è stato taciuto tra di loro, ma anche la gratitudine. A far più male è quasi quell’indifferenza, il modo scontato con cui Edmure considera Roslin fin quando non la perde. Non c’è dolore più grande di quello di non essere considerati, secondo me. E questa storia, puntando su questo, mi ha distrutto. Mi ha distrutto ancor di più perché ho pensato a Roslin, al fatto che morisse senza sapere che alla fine Edmure l’avesse amata, l’avesse capito quello che lei aveva fatto per lui. Forse a lei non serviva saperlo, forse a lei bastava amarlo e occuparsi di lui, forse era riuscita in maniera molto sobria e composta a ritagliarsi un po’ di felicità attraverso i figli; ma questi forse rendono il dolore ancora più grande, perché mi rendo conto che è una felicità sorda, limitata.
La frase che più mi ha ferito è proprio quella in corsivo, perché è piena di una delicatezza e di un trasporto amoroso che ha saputo prendermi alla gola. E niente, è una storia semplice che parla attraverso i sentimenti, e quei sentimenti sono arrivati dritti al mio cuore. Inoltre la maggior parte degli altri partecipanti ha sfruttato l’addio per creare struggimento, mentre nella tua flash lo struggimento avviene attraverso la presa di consapevolezza. Complimenti.
L’unico piccolo neo è che ho dovuto leggerla più volte per apprezzarla fino a questo punto, e parlo dell’aspetto tecnico, perché ci sono alcuni passaggi non fluidi come sarebbe piaciuto a me. E poi, ovviamente questa è una considerazione personale e ne parlo solo qui, mi sarebbe piaciuto un arricchimento figurativo più ampio, qualcosa che rendesse stilisticamente anche il contesto – ossimori, climax – effetti scenici di cui sono dipendente, me ne rendo conto.

Punteggio: 63.65/70
Recensione alla storia Regina di smeraldo - 25/05/20, ore 11:22
Capitolo 1: Regina di smeraldo
Decimo Posto
Regina di smeraldo
di Mystery_Koopa





Grammatica: 5/5

Non ho trovato errori grammaticali o di sintassi. Complimenti!


Stile: 16.5/20

Lo stile è volutamente ricercato, la narrazione è densa, ricca di simbolismi e figure retoriche degne di rilievo.
Il componimento, quindi, non risulta etereo o evocativo, non lavora con diverse immagini né si avvale di più campi sensoriali, bensì è forte e improntato verso un determinato filo conduttore: lo smeraldo. Di questa pietra ne riprendi, a tuo uso e consumo, diversi aspetti, sia fisici sia metafisici, e a ognuno di essi conferisci più significati concatenati tra loro, creando un’unica allegoria ben intrecciata, che funge da chiave di lettura dell’intero testo.
Sequenze descrittive e sequenze narrative si alternano e si concatenano, e la mancanza di dialoghi spinge il lettore a fare affidamento al solo narratore per recepire l’introspezione dei personaggi. Questo non fa altro che contribuire alla sensazione di un narratore critico e scrutatore.
Il tono narrativo è ben ponderato, gioca con sfumature intermedie di obiettività e soggettività prospettiche. Con questo, intendo dire che il narratore, pur utilizzando il punto di vista di Tommen, non è completamente immerso, la narrazione non segue gli eventi in maniera emotiva, ma mantiene in qualche modo la sua posizione elevata, un distacco che emerge soprattutto dall’eleganza ricercata della narrazione, da una sinteticità argomentativa – questa passa soprattutto dal fatto che il tempo della narrazione è più veloce rispetto a quello della storia. All’eleganza e alla cura della narrazione, quindi, si accompagna un tono diretto e mirato che conferisce una sorta di “maturità” al narratore rispetto al personaggio.
La scelta di adoperare il presente come tempo della narrazione e, al contempo, avvalersi di un narratore esterno ti ha permesso di esaltare al meglio l’aspetto allegorico della raccolta, non tralasciando, tuttavia, di caratterizzare anche il punto di vista del personaggio – il presente, in questo, ti ha molto aiutato, accorciando la distanza tra eventi e lettore.
Un errore che ho percepito è che il narratore a volte “esce” dal punto di vista del personaggio. Per esempio nella frase di apertura: Tommen aveva gli occhi coperti dal nonno e quindi non ha visto Margaery coprirsi gli occhi e voltarsi. O ancora, si sente un distacco netto nella frase “per Cersei portatrice di vergogna”. Da queste piccole informazioni, il narratore tende a “uscire” un po’ troppo dal personaggio.
All’effetto obiettivo/soggettivo concorre anche il lessico. È un lessico sicuramente scelto con cura, soprattutto nella prima parte si nota come vai alla ricerca di termini che richiamino il contrasto tra luce e buio (lo stesso verbo “risplendere” assume colore) ma anche calore e freddo (la fioca luce ha il potere di non dare, paradossalmente, calore, e risulta “fredda” in confronto alla presenza di Margaery). Un lessico settoriale che segue un climax ascendente: nella prima drabble termini come “candela, risplendere” richiamano una sfumatura più tenue; nella seconda drabble sono presenti termini più forti, decisi (lucente, bagliore); nell’ultima, invece, dove il richiamo alla luce è messo in chiusura (nelle altre due drabble è in apertura), i termini assumono quasi un lucore oscuro (deflagrazione, incenerire). Nel suo insieme, dunque, il lessico è medio-semplice, ma la prontezza del narratore si evidenzia attraverso i dettagli.
Il ritmo della narrazione è ricco. Non posso dire che esso segue l’andamento emotivo del personaggio o degli eventi; piuttosto si cura molto di esaltare la bellezza di alcune figure retoriche, scandendo invece le varie sequenze narrative.
Un esempio è il primo blocco della prima drabble:

- Margaery è sempre bella, anche mentre nasconde gli occhi azzurri tra le mani per non vedere Joffrey soffocare.
Lo è nel buio della notte, senza necessitare della fioca luce di una candela.
È lei stessa a risplendere. → L’uso del punto-a-capo ti permette di allungare le pause tra un periodo e l’altro, rendendo protagonista ogni singola frase e scandendo il trascorrere del tempo della storia. Lo spazio che separa questo blocco dal resto della drabble, poi, ti permette di esaltare il simbolismo che ne fa, di fatto, un primo blocco a sé. La correlazione tra bellezza e luce passa dalla prima drabble alla terza attraverso la seconda, in un gioco di luci e ombre, un’antitesi che in realtà non fa che avvalorare un singolo concetto. Ci sono contrasti di colore, di tonalità che in qualche modo si uniformano nell’unicità della bellezza di Margaery.

Allo stesso tempo, però, il ritmo si perde in alcuni passaggi, la scorrevolezza viene a mancare soprattutto a causa di una punteggiatura che risulta a volte arbitraria, rendendo arzigogolati alcuni passi e poco espressivi altri. Riporto un esempio:

- Quando suo fratello le mostrava cadaveri e teschi e ossa; quando le sue mani lo sfiorano: brividi in quel letto caldo e oscuro dove lei sorride e non distoglie lo sguardo, mai. → Innanzitutto, il polisindeto è usato in maniera magistrale, perché incalza e dona dramma e tensione a quest’evento così mostruoso; inoltre, ti faccio i complimenti per il lessico settoriale che usi (cadaveri, teschi, ossa), che crea un climax discendente, dove dal termine più generale si passa a quello più specifico. Ma tornando al punto, a mio parere non hanno senso i due punti usati in questo periodo, né in realtà avrei adoperato il punto-virgola. Per prima cosa, la pausa data dal punto-virgola è troppo forte secondo me, per legare frasi così brevi in un componimento così breve, rischi di appesantire la scorrevolezza del testo. In secondo tempo, stai creando una relazione tra i periodi davvero insolita, molto datata (e in questo caso mi riferisco all’uso dei due punti dopo il punto-virgola) che risulta incomprensibile. Credo che questo fosse uno di quei casi, soprattutto per il cambio di tono che intercorre tra il primo periodo e il secondo, dove avresti fatto bene a utilizzare un trattino che mettesse in opposizione la seconda parte, facendola risaltare.

Al contrario:

- Tommen la vede e sente il fuoco dentro, la perde per un'omissione sotto giuramento e si sente vuoto. → Il punto-virgola, qui, ti avrebbe permesso di dare la giusta distanza tra i due momenti, oltre a dare una pausa più lunga e accompagnare il passaggio di “sentimento”. Questa frase, poi, risulta ambigua dopo diverse letture. Leggendola, dà l’impressione che ad aver mentito sotto giuramento sia stato Tommen, tanto che per un po’ è dilagata un po’ di confusione nella mia testa.

Un altro esempio è nell’ultima drabble:

- Tommen non c’è: quando la Montagna s'impone sulla sua soglia espira piano e capisce che non la rivedrà più. → “Tommen non c’è” è una sentenza che dev’essere dura, amara. Ma questa sensazione si perde perché al posto del punto fermo hai inserito i due punti. Avrei capito se a seguire ci fosse stata una frase esplicativa, invece a seguire è una frase indipendente, che vuole la sua maiuscola.

O ancora:

- Sistemandole la corona in testa Tommen osserva la sua sposa annuire altera → Al contrario, qui manca una virgola dopo “testa” che accompagni l’inversione sintattica.

Per contro, ci sono passaggi in cui la punteggiatura è serva della narrazione, come nelle due frasi di chiusura della prima drabble, dove il punto fermo isola l’aggettivo dal suo sostantivo, facendolo vibrare. Un ultimo appunto lo devo fare all’epilogo della seconda drabble: è meno forte e graffiante rispetto agli altri due (nella prima c’è forza; nell’ultima c’è il graffio giusto per colpire).
Come anticipato prima, ci sono diverse figure retoriche (ma forse sarebbe più corretto dire “espedienti narrativi”) che arricchiscono il testo, tra cui quella sopra commentata o la sinestesia nella seconda drabble – “tocco melodioso” dove accosti due parole appartenenti a due sensi differenti, sollecitando le sensazioni del lettore; o la paratassi che segue (È solo un giovane e carnale peccatore) che dona innocenza al pensiero, poiché ha un tono più morbido e “pulito” rispetto a una costruzione per asindeto – che tra l’altro lo precede e che suona più pressante, forte, adatto al senso di mancanza. O la frase di chiusura dove l’inversione “soggetto/verbo” fa da sunto perfetto tra la regina Tyrell e Cersei. Altro bell’effetto – significativo – è il fatto che tutte le tre drabble si aprano con il nome di Margaery: rimarcano “l’ossessione” di Tommen.
Altro tocco elegante è nell’ultima drabble, quando scomponi in qualche modo le proprietà dello smeraldo e le usi per intrecciare le vite di Margaery e Tommen:

- In lontananza, una deflagrazione devasta Approdo del Re e incenerisce con verdi fiamme la regina Tyrell. Crudele ironia della sorte… Tommen posa la corona e la segue, lasciandosi cadere sulla pietra. → Il verde, colore dello smeraldo, che rappresenta la parte esteticamente bella del cristallo, segna la fine di Margaery, mentre la pietra, richiamo alla consistenza, che rappresenta la materia del suddetto, segna la fine di Tommen.

O ancora:

- Brillano al tramonto gli occhi verdi dell’unica regina dei Sette Regni. → La contrapposizione tra gli occhi azzurri di Margaery in apertura della prima drabble e gli occhi verdi di Cersei, ma soprattutto è l’aggettivo “unica” che si contrappone alla frase di chiusura della prima drabble, dove lo stesso aggettivo si rafforzava del significato di “vera”.

Non dimentico che il verde, poi, rappresenta una triade all’interno del componimento, triade che converge in un solo corpo nell’ultima drabble: Margaery, l’Altofuoco e Cersei. Il verde, quindi, assume diverse sfumature: quello della bellezza e della speranza; quello della morte e della putrefazione; quello della vendetta e dell’orgoglio.
Per finire, i due generi sono stati trattati in maniera soddisfacente. Punto che tengo a sottolineare è la scelta di aver segnalato “sentimentale” – e non “romantico” – come genere. Trovo che sia la scelta perfetta per questa coppia e per questa narrazione dove tutto è filtrato, in un modo o nell’altro, dagli occhi di un ragazzino.


Sviluppo del tema: 15/15

La forza di questa raccolta sta nell’aver scelto una coppia così particolare. Tommen è giovane, ha vissuto sempre sotto la protezione di sua madre e ha conosciuto soltanto le sue gonne e le angherie del fratello. E quando si è così giovani, il confine tra attrazione e amore è talmente labile da confondersi. In realtà, non conoscendone la differenza, diventano praticamente la stessa cosa.
Tommen, quindi, ama la moglie; e la ama a partire dalla dolcezza con cui lei lo irretisce e la bellezza con cui lo seduce. Questi due fili si muovono di pari passo con Margaery, perché senza uno dei due la presa su Tommen non sarebbe così totalizzante.
Qui risiede la particolarità del tuo lavoro, nel modo in cui hai sviluppato il tema della “consapevolezza” dell’amore. Ci sono due fili differenti, secondo me: da una parte l’amore di Tommen per Margaery, un amore convinto, passionale come lo può essere il primo vero amore; dall’altra c’è la consapevolezza del lettore, che ne vede appunto la consistenza effimera, infantile, ingenua, e soprattutto c’è anche la sua conoscenza, che lo porta anche a vedere “oltre” la percezione di Tommen.
Inoltre tra la prima e la seconda drabble passa una sottile differenza che rafforza ancora di più questo sentimento: dalla bellezza quasi spirituale si passa a quella carnale.
L’altro tema – quello dell’addio – è stato anch’esso sviluppato in maniera particolare, perché si presume che esso rientri nella tipologia “uno dei due muore”, quindi una separazione obbligata da un fatto esterno e incontrollabile. In un primo momento non mi aveva convinto, perché il suicidio di Tommen in qualche modo annulla questa separazione, ma poi analizzando con cura ho notato che più che con la morte effettiva, l’addio corrisponde un altro momento: quando si rende conto che non la rivedrà, c’è questa prima separazione, un primo grado di consapevolezza che fa sentire la mancanza. Il momento in cui si lascia cadere sulla pietra mostra gli effetti di questa perdita, effetti drastici ed estremi – per non parlare del fatto che esalta ancora di più la presa perversa che Margaery aveva sulla sua fragile mente. Insomma, il suicidio enfatizza l’intolleranza di questa separazione, rendendola ancora più dolorosa.
Infine ti faccio i complimenti per aver saputo, nonostante la richiesta di mantenere un singolo punto di vista, equilibrare il ruolo dei personaggi all’interno della coppia, riuscendo a parlare di entrambi. Ancora meglio, la bravura si denota dall’aver, attraverso il parlare dell’oggetto dell’amore, parlato del personaggio POV. È esattamente quello che intendevo con la prima parte del titolo del contest. Hai saputo parlare del suo amore, e parlando di lei hai parlato di lui, di cosa prova, di come si modella intorno a lei. Bravissimo!


Titolo, Introduzione e impaginazione: 3.25/5

Temo che sarò brutale con questo giudizio, ma il titolo mi è parso banale, seppure allo stesso tempo perfetto per la raccolta. Banale perché purtroppo il lettore, senza conoscere la tua storia, non riesce a farsi catturare, l’accostamento con la pietra preziosa sembra una cosa vista e già letta. E in questa prima apparenza, l’introduzione non aiuta a farsi un’idea migliore o a mettere in discussione l’effetto del titolo che dà. Anche leggendo, poi, credo che non riesca a essere all’altezza della bellezza della storia, a reggerne la cura, la poeticità.
Tolto questo primo approccio a sfavore, non posso che riconoscerli la centralità, ma anche le sue sfumature ambigue. A me sembra che oltre a racchiudere l’essenza di Margaery, il titolo racchiuda anche quella di Cersei. A quale regina si riferisce? Beh, ovviamente a Margaery, che dello smeraldo incarna la bellezza, la preziosità per Tommen. Ma io dico ovviamente anche a Cersei, che del gioiello incarna la durezza, la sua natura più algida, meno poetica e più fisica.
I sottotitoli sono frasi ripresi dal testo. Questa decisione mi ha convinto e non mi ha convinto. Ho trovato elegante e poetica la scelta di riprendere alcuni versi delle drabble come sottotitoli poiché sembrano quasi degli echi. Tuttavia, il fatto che si concentrino ancora sulla pietra e sul colore non fa altro che appesantire un po’ troppo questo simbolismo – qualcosa, se viene troppo usata diventa banale, comune, perde di valore. Inoltre, estrapolati dal contesto, il terzo titolo risulta completamente slegato dagli altri due, quindi la triade non si viene a chiudere, in un certo senso.
L’introduzione, come ti avevo anticipato, non è in grado di invogliare il lettore. Devi considerarla un po’ come la quarta di copertina, quell’angoletto che deve convincere il lettore a comprare il libro – a leggere la storia. La tua introduzione è priva di tono, innanzitutto. È una frase cruda, scarna, che sintetizza ma non riesce a dare un assaggio dell’atmosfera, dei sentimenti che si trovano all’interno. Inoltre non valorizza la coppia, ma sembra quasi annunciare una narrazione a “tre” dove la leonessa ha un ruolo attivo; mentre invece, le azioni di Cersei hanno effetti grandi ma stanno sullo sfondo, fungono da miccia, ma è la bomba che viene descritta nel componimento.
L’impaginazione, invece, è ordinata grazie all’impostazione speculare dei paragrafi, con l’ultima frase di ciascuno isolata che pretende di essere protagonista. La seconda drabble completamente impostata a destra, infine, riesce a dare esteticamente movimento al componimento: sembrano stracci di pergamene che vagano al vento, pezzi di carta volati fuori dalla finestra lasciata aperta da Tommen.


Caratterizzazione dei personaggi: 18/20

Margaery è caratterizzata attraverso gli occhi di Tommen. Ciò che di lei si evince è quello che di lei Tommen nota. Questo non ha penalizzato affatto la sua caratterizzazione, secondo me, perché la narrazione comunque non ha pecunia di aggettivi, e tutti gli aggettivi sono rivolti a lei. Da quelli fisici – i suoi occhi – a quelli sensoriali – la sua voce, il suo tocco – a quelli in riferimento alla sua anima, o meglio all’anima vista dagli occhi di Tommen. Hai caratterizzato molto bene la sua capacità di ascoltare, di sa arrivare al cuore di Tommen. Ciò nonostante, trovi il modo di far arrivare anche altro:

- lei sorride e non distoglie lo sguardo, mai → Hai centrato bene la scena della visita notturna, dove la missione di Margaery era proprio quella di irretire Tommen, spingerlo verso le sue grazie. Quello sguardo deciso, fisso, provocatorio e allo stesso tempo dolce, ha il potere di legarlo completamente a lei. In questo modo, ne hai caratterizzato la determinazione, la forza.

La frase finale della seconda drabble racchiude perfettamente l’incrinatura di quella maschera che Margaery porta sul volto davanti a Tommen – e a tutti, in realtà. Margaery non è più la stessa, è stata toccata dall’umiliazione, è stata spogliata – ha perso i suoi petali lussuriosi – delle sue sicurezze. E quando spogli un fiore, non gli togli solo la sua protezione, ma anche la sua dolcezza, tutto quello che lo rende “adorabile”. L’immagine della pelle dilaniata riesce a mostrarne la natura meno perfetta, ma anche il distacco che prende da Tommen, che prima era nascosto.
Tommen si caratterizza attraverso il modo che ha di guardare Margaery. Dalla prima drabble fino all’ultima, l’elemento che viene maggiormente rimarcato è la sua ingenuità: ingenuità nel modo di vedere il mondo, ingenuità nel modo in cui cede al fascino di Margaery, ingenuità in cui vede sua madre e la sottovaluta.

- Margaery è una pietra preziosa, lo smeraldo lucente di speranza e bagliori di vita oltre le perdite → Non “uno” smeraldo, ma “lo” smeraldo. Ancora una volta hai rimarcato la sua unicità agli occhi di Tommen.

Tutto il componimento ruota intorno a questo amore totalizzante, che avvinghia Tommen e soprattutto si lega indissolubilmente alla sua natura. Una natura che lo vede buono e volubile. Completamente succube di personalità più forti e sicure di lui. La sua unica luce, tutto ciò che vede, è Margaery.
Nella seconda drabble ne caratterizzi l’aspetto “ormonale”: la felicità che prova stando con la moglie, la sua soddisfazione ma anche il modo in cui beve la presenza di lei. Ma anche il suo riscatto da un passato in cui era stato soggiogato dalle cattiverie del fratello. Margaery diventa l’unico appiglio “oltre le perdite”… anche la perdita di sua madre, forse, che lui allontana per amore di Margaery. Si evidenzia la sua dipendenza.
Nell’ultima, poi, sicuramente hai saputo riportare fedelmente quell’espressione che attanaglia Tommen quando la Montagna gli sbarra il cammino, quel “broncio” di desolazione e impotenza che lo vede spettatore immobile.
Il punteggio non è pieno perché è venuta a mancare quel senso di colpa e quella paura di non essere all’altezza che Tommen prova nei confronti di Margaery, soprattutto dal momento in cui viene fatta prigioniera. Ti sei talmente soffermato sull’amore che ti sei dimenticato dell’altra faccia della medaglia: il bisogno di Tommen di essere diligente e di compiacere – che potrebbe anche essere interpretato come l’abitudine a obbedire, in un certo senso. Quando Margaery viene catturata, è il senso di colpa per non essere intervenuto che pervade Tommen, l’incapacità di reagire. Nella parte finale della seconda drabble, questo non c’è; e, secondo me, avresti potuto rimarcarlo anche nella terza drabble, poiché non credo che Tommen biasimi solo sua madre, ma pure se stesso, per quello che è accaduto.
Credo, inoltre, anche a causa del narratore (un po’ dentro e un po’ fuori il personaggio), che Tommen appare un po’ troppo consapevole e “arguto” verso gli eventi.


Gradimento personale: 4.25/5

Ora tocca a me.
Mi hai sorpreso tantissimo con la coppia, l’ho trovata stupenda. A loro modo loro due sono perfetti insieme, perché anche Margaery si dimostra “ingenua” in alcuni aspetti, o forse talmente concentrata sulla sua ambizione da non riuscire ad avere quella lungimiranza e quella spietatezza fredda di Olenna, sua nonna. Anche lei è delicata, proprio come un fiore, in un modo diverso, più malizioso di Tommen, ma altrettanto fragile credo. Il suo amore per Loras, ad esempio, la indebolisce. Inoltre il suo personaggio, forse, è uno di quelli più stratificati, e intendo dal punto di vista delle maschere. Gli altri personaggi ne indossano una, e prima o dopo si riesce a capirla, a scoprirne i contorni, a vedere dove finisce la maschera e inizia il loro vero volto. Con Margaery questo, a mio parere, non accade. Forse perché neanche lei si sa veramente, fino in fondo.
Mi sono piaciute moltissimo alcune espressioni, come “senza necessitare della fioca luce di una candela” poiché sembra quasi disprezzare la candela, come a dire “ma che vuoi fare quando nella stanza c’è Margaery Tyrell?” come a ripudiare qualcosa di così concreto alla presenza di una creatura ultraterrena, e l’ultima – in assoluto la mia preferita – mi ha affascinato il suo costrutto, quel verbo posto davanti, quel “brillare” che richiama anche lo scoppio delle mine, la sua ambiguità. Insomma, è davvero molto bella. Complimenti!
Ho poi adorato il modo in cui questo amore è sì totalizzante, sincero, ma si basa su effimeri particolari, tanto finti e imperfetti da creare un doppio fondo. Avrei tanto voluto che mi facessi maggiormente assaporare le emozioni di Tommen, che riuscissi a portare nelle drabble meglio le sue varie “fasi”, perché io non lo trovo assolutamente un personaggio piatto o marginale, ma ha anche lui i suoi diversi strati, forse più semplici, e forse anche per questo dati per scontati.
Passando alla raccolta in generale, confesso che a una prima lettura la raccolta mi era parsa troppo pesante. Questa sensazione in qualche modo è rimasta, forse a causa dell’attenzione posta così tanto alla forma “estetica” e alla ricchezza di simbolismo. Tutto questo ha offuscato la parte espressiva e soprattutto emotiva. Ti ha portato a trascurare un po’ alcune “strade” che potevi imboccare per far emergere Tommen.
Alla fine il risultato è davvero buono, ma secondo me se ti fossi curato maggiormente della parte emotiva, avresti fatto faville.

Punteggio: 62/70
Recensione alla storia La cosa giusta - 25/05/20, ore 11:15
Capitolo 1: La cosa giusta
Quindiciemo Posto
La cosa giusta
di Pampa313





Grammatica: 4.3/5

La grammatica va benissimo. L’unico errore di rilievo è un’espressione impropria che forse sarà sfuggita in corso di revisione. Di seguito gli errori trovati:

il dolore del suo sguardo → -0.3 (nel suo sguardo)
stava andando in una missione per mantenere il giuramento fatto alla sua adorata Lady Catelyn → -0.3 (La forma più propria sarebbe “stava andando in missione”, ma l’intera formulazione mi convince davvero poco. Io proverei a cambiare il costrutto con “stava partendo per mantenere”)
“Non andartene. Torna da me.” quando lei → -0.1 (qui è il punto finale che devi togliere)


Stile: 12.5/20

Lo stile è molto semplice, nel suo insieme risulta scarno di figure retoriche e privo di un lessico “corposo” che dia carattere alle emozioni o alla scena. Trovo che sia uno stile che debba ancora prendere forma, una propria personalità, che possa ancora rafforzarsi.
La punteggiatura non riesce a servire la narrazione a dovere. Trovo che la linearità con cui hai seguito le “regole basi” della grammatica (per esempio non porre una virgola tra coordinate) non ti abbia permesso di arricchire il testo delle giuste pause. La verità è che a parte da elementi coordinati, la virgola posta accanto alle congiunzioni permette di evidenziare alcuni particolari legami sintattici. Per esempio:

- Si impose di pronunciare quelle parole perché sapeva che lei doveva andarsene e ritardare l’inevitabile sarebbe stato inutile. → È come se sottinteso ci fosse “e quindi ritardare…”, la seconda coordinata, dunque, parla di un qualcosa che è consequenziale alla prima. Una virgola, in questo caso, posta prima della congiunzione, avrebbe donato una pausa per accompagnare il tono, dare incisività al flusso di pensieri.

O ancora:

- Le sue labbra si schiusero ed era pronto a gridare → Qui, addirittura, per evidenziare l’intenzione mai attuata rispetto all’azione vera e propria di “schiudere le labbra”, avresti potuto inserire un punto-virgola. Una pausa più forte per dare potenza a questo suo istinto trattenuto.

Nel complesso, le frasi sono troppo lunghe, prive delle giuste pause, senza un’impostazione attiva che sappia esprimere al pieno l’emotività della scena. Il risultato è una lettura senza la giusta intonazione, una narrazione privata di carattere ed espressività. Mancano espedienti “focus”, quelle frasi che sappiano calamitare l’attenzione, porre l’accento su alcuni passaggi, come il colpo di scena:

- Ad un tratto lei si voltò a guardarlo, cogliendolo di sorpresa. Anche da lontano, riusciva a distinguere il blu intenso dei suoi occhi e il dolore del suo sguardo. → È una frase “passiva” nella sua formulazione, che in un componimento così breve manca di incisività. Invece di porre Jaime come soggetto, rielaborare la frase usando il blu e il dolore come soggetti li avrebbe fatti risaltare: non li fare subire l’azione, rendili protagonista. Un esempio di quello che voglio dire potrebbe essere “D’un tratto, lei si voltò e lo guardò, cogliendolo di sorpresa. E anche da lontano, il blu intenso dei suoi occhi e il dolore nel suo sguardo ebbero la forza di turbarlo.” In questo modo non ti limiti a dire che Jaime vede, ma ne mostri anche l’effetto che ha su di lui, lo rendi espressivo.

Purtroppo la mancanza di carattere si ripercuote anche sul narratore in parte, poiché nonostante sia un narratore POV, non riesce ad assumere il sapore della mente del personaggio. È un narratore sì vicino, ma che nella sua forma rimane asettico e generale come quello onnisciente.

- Quel pensiero gli aveva causato una fitta al cuore, ma non vi aveva prestato troppa attenzione. Lei era diventata un suo punto fisso in quell’ultimo, terribile anno. Forse era addirittura diventata sua amica, una vera amica. Per questo soffriva al pensiero di perderla. → È un narratore che spiega, che mostra poco e che mantiene un’introspezione molto analitica, distaccata. Quando dico che manca della personalità del personaggio, che non riesce del tutto a filtrare la storia dal suo punto di vista intendo che mancano effetti più personali, ad esempio “Aveva provato una ridicola fitta al cuore a quel pensiero. Certo, lei era stata il suo unico punto fisso in quell’ultimo, terribile anno. E forse adesso era diventata sua amica, una vera amica. Doveva essere per questo che si rammaricava tanto.” L’aggettivo “ridicola” ti permette di far capire il modo in cui Jaime sminuisce, allontana i suoi sentimenti, mentre la formula “doveva essere per questo” dona parzialità a tale sentenza, la rende più personale, più soggettiva e quindi più prossima al personaggio.

Approfitto di questo estratto per poter parlare anche del lessico. Come puoi vedere ho anche sostituito “soffriva” con “rammaricava”. Inoltre ho fatto in modo di eliminare la ripetizione del verbo “diventare”. Questo perché il lessico è importante per enfatizzare alcune sfumature sia caratteriali sia emotive. Trovo che il lessico da te utilizzato sia troppo semplice e troppo limitato per accompagnare tutte le sfumature e i passaggi introspettivi messi in campo.
Comunque ci sono passaggi in cui hai saputo rendere più vicino il narratore al personaggio, per esempio quando dici “sua adorata Lady Catelyn”, che esprime bene il sarcasmo di Jaime nei confronti del senso di onore che possiede Brienne, o l’ultima frase prima del corsivo in chiusura dove hai espresso bene la sorpresa e la quasi incompatibilità del sentimento che prova con il modo in cui lui si percepisce. Devi soltanto, affinare la tecnica e applicare un po’ di sano labor limae al testo.
Altro particolare che invece è stato ben reso sono le frasi in corsivo: scandiscono il tempo della narrazione, riescono a esprimere al meglio l’evoluzione emotiva del personaggio, il crescente tormento che prova Jaime e la crescente consapevolezza; inoltre il fatto che si ruotino tutte intorno al personaggio “amato” riesce a dare centralità a Brienne e al tema dell’amore. Ho apprezzato che sia il nome di Brienne ad aprire tutte le tre frasi, in quest’escalation sempre più irreversibile, perché dona ai pensieri un senso ossessivo e tormentato. Escalation che continua e raggiunge l’apice nell’ultima frase in cui il nome di Brienne viene sostituito con il suo “significato”: la donna che amo. Ecco cosa rappresenta quel nome ripetuto, quale forma sorprendente prende nei pensieri di Jaime.


Sviluppo del tema: 15/15

Inizio col dire che, nonostante sia Jaime il protagonista della flash, la focalizzazione narrativa su una scena in cui li vede entrambi presenti fa sì che anche Brienne sia un personaggio attivo; ed è possibile vedere, seppure in maniera indiretta, il loro modo di relazionarsi, prendendo atto sul “campo” delle dinamiche del loro rapporto.
Entrambi i temi, poi, sono stati sviluppati in maniera soddisfacente.
Il ritmo rallentato della narrazione rispetto al tempo della storia, che prolunga il momento dell’addio, rende la loro separazione più dolorosa, ma soprattutto dà l’impressione che il momento dell’addio avvolga quello della rivelazione. Questo effetto particolare l’ho trovato ben strutturato. Allo stesso tempo ho trovato ben pensato il momento scelto in cui ambientare la flash: non nell’ultima stagione, ma quando Brienne lascia Approdo del Re. Secondo me è stata una scelta “sicura” per poter utilizzare il POV di Jaime, poiché l’alternativa ti avrebbe costretto ad affrontare il doppio amore di Jaime per Brienne e Cersei. Il che non avrebbe significato per forza un annullamento dell’amore nei confronti della donna di Tarth, ma forse sarebbe stato più difficile da gestire, questo doppio sentimento.
Passando più nel dettaglio, ho trovato interessante la lenta presa di consapevolezza a cui giunge Jaime: passa dall’agire secondo un “codice” di cavalleria e amicizia, fino allo scoprire quale tipo di mancanza lascia addosso a lui la partenza di Brienne. Ad aiutarti, in questo processo, è anche l’attenzione che poni sulle descrizioni e la lenta narrazione degli eventi.
Il momento dell’addio riempie l’intera flash. Ti concentri su un’unica scena, e questo ti permette di far passare le emozioni della separazione attraverso piccoli indizi sparsi con parsimonia, in un gioco di giustificazioni effimere e speranze vane.
Posso concludere dicendo che i due temi si intersecano tra di loro, anzi è proprio la separazione, l’idea di non “rivedersi più”, che porta Jaime a dare un nome onesto a quel dolore sordo che cresce in lui. Una consapevolezza a cui lui giunge solo nel finale ma che il lettore assaggia sin dalle prime battute.


Titolo, Introduzione e impaginazione: 2.5/5

Il titolo è troppo generico, privo di sentimento o attrattiva. Potrebbe andar bene per un testo riflessivo, che dibatte su ciò che giusto e cosa è sbagliato, può andar bene se la storia parlasse in forma di saggio della ricerca di una definizione di cosa è giusto; insomma, lo vedo bene per una storia di tutt’altro genere, non per una che tratta di un sentimento, per quanto poi a questo sentimento si rinuncia per fare la cosa giusta.
Il titolo non riesce ad accattivarsi l’interesse del lettore, penso che si perderebbe facilmente nel mare di storie del fandom. Per contro, è inerente con le due scelte prese da entrambi i personaggi: da una parte Jaime che allontana Brienne perché Approdo del Re non è un luogo sicuro per lei; dall’altra parte Brienne che non resterà perché ha un giuramento da mantenere.
Anche l’introduzione è striminzita, non raccoglie che una parte della flash nel sua presentazione. E comunque è una presentazione che dice poco e lo dice priva di tono, senza una vera voglia di incuriosire il lettore. Si limita a definire la storia, in maniera asettica e, scusa la brutalità, senza una cura particolare. Inoltre, la formulazione stessa della frase manca di qualcosa; quanto meno aggiungere un “ma è comunque difficile dirle addio” sarebbe stato più completo: avrebbe reso la lotta tra ragione e sentimento che avviene nel personaggio.
L’impaginazione è semplice, forse per un testo così compatto avrei preferito che adoperassi il giustificato, per rendere meglio l’idea di pulizia e impostazione. Per il resto, posso solo dire che risalta molto bene la suddivisione del testo attraverso le frasi in corsivo.


Caratterizzazione dei personaggi: 15/20

Brienne, seppure non protagonista della scena, è stata caratterizzata bene nei suoi tratti più essenziali.
Hai sicuramente fatto un buon lavoro nel caratterizzare il suo forte senso del dovere, tanto da esaltare il contrasto tra ciò che desidera e ciò che deve fare. Brienne antepone il giuramento fatto a Lady Catelyn ai suoi sentimenti, così come decide di onorare il suo lato di cavaliere rispetto a quello femminile. I due particolari che hai descritto poi – il blu dei suoi occhi e il dolore nel suo sguardo – non hanno fatto altro che caratterizzare ancora di più il suo aspetto più fragile, dimostrando la forza nel perseguire i suoi ideali.
L’IC di Jaime funziona fino a un certo punto, invece.
Intanto voglio commentare gli aspetti positivi.

- Jaime mosse un passo verso di lei. Le sue labbra si schiusero ed era pronto a gridare “Non andartene. Torna da me.” quando lei tornò a concentrarsi sulla strada da percorrere e si allontanò dalla sua vista. → In questa frase, vi ho letto sì paura di perderla e indecisione su come comportarsi, ma anche grande rispetto verso quelle che sono le volontà di Brienne. Jaime non agisce fino a quando non pensa che sia lei a volerlo. Mostra, invece, rispetto per quella donna, per la sua determinazione, e non ostacolerebbe mai i suoi propositi, non per meri sentimenti.

L’altro punto a favore sta nel suo intento di proteggerla, nel suo modo di agire discreto, quasi senza far capire quali sono le sue reali intenzioni. Questo perché non vuole mostrare che a lei ci tiene. A questo proposito, hai ben caratterizzato la lotta interiore che è in corso dentro di lui: fa di tutto per nascondere persino a se stesso i suoi sentimenti, essendo lui il primo a non crederci. Ecco perché la frase di chiusura è perfetta: rende bene la sua amarezza e il dolore sordo che gli resta addosso.
Passando invece alle parti che non mi hanno convinto.

- L’avrebbe solo reso più doloroso per entrambi. Per lui di sicuro. → Questa frase introspettiva è troppo esplicita e troppo diretta come introspezione per adattarsi a Jaime Lannister. La preoccupazione per i sentimenti altrui non è un tratto caratteristico del personaggio. Jaime è un personaggio cinico, che mostra disprezzo per le conseguenze delle proprie azioni, che affronta tutto di petto quando si tratta di agire ma che difficilmente dà voce così chiara dei suoi sentimenti, a meno che non si tratti di sua sorella Cersei o di suo fratello Tyrion. Jaime, poi, che ammette il dolore, di soffrire più di Brienne, ma soprattutto che accetta questa sofferenza a mani bassi non gli si addice. Sarebbe stato meglio, in questo punto, che non puntassi sul dolore ma più sulla sua abitudine di “togliersi il dente”. Jaime, infatti, è il tipo di persona che non pensa e che non sa pazientare, agisce di istinto e agisce in modo tale da non doversi arrovellare troppo sul problema.

Quando valuto l’IC di un personaggio, poi, io do molta importanza alla sua “voce”. Alla maniera che ha di esprimersi, di pensare. Nella “voce” che gli hai dato mancava il suo tono sprezzante, ironico, salace anche, che entrasse in contrasto con la sua parte più profonda, più seria, da uomo d’onore. Un’altra cosa che ti ha penalizzato, quindi, è stato proprio quel pensiero fugace di Jaime. Non è la sua “voce” quella che hai espresso, la battuta non si addice al personaggio, è troppo sentimentale e delicata per lui. Sarebbe servito una frase più forte, più ardente anche, ma il “torna da me” suona come una supplica che Jaime Lannister non pronuncerebbe secondo me.
Nel complesso, quindi, i due personaggi funzionano ma manca una completezza e un’attenzione maggiore alle sfumature del personaggio protagonista, che lo sappiano rende vivo e complesso così com’è veramente lui.


Gradimento personale: 3.5/5

Certamente va limato lo stile, ma di quello ho già parlato abbastanza; e si ha sempre tempo per migliorare e raffinarsi, tra l’altro è un processo, questo, che secondo me non ha mai fine.
La coppia Jaime/Brienne è una di quelle di cui amo il potenziale ma di cui vedo anche i limiti, purtroppo. La tua scelta è stata molto coraggiosa, e secondo me il momento che tu hai scelto – Jaime appena tornato dalla prigionia, il distacco momentaneo da Cersei, l’apertura emotiva con Brienne – ti ha permesso di dare forza senza forzare (perdona il gioco di parole) l’amore di Jaime per la donna di Tarth. Tra l’altro è una delle scene, questa, che mi hanno fatto sperare in un destino più benevolo nei confronti di Jaime. Non hai idea di quanti probabili futuri io abbia immaginato per loro due, quindi sono felice che tu mi abbia riproposto un’introspezione su questa scena, io non l’ho trovata assolutamente forzata e ci stava tutto il turbamento di Jaime.
Ciò che mi è piaciuto della tua storia è la lenta consapevolezza di Jaime, il modo in cui lui stesso fa resistenza a ciò che prova, lo sminuisce, lo giustifica. E nel frattempo, Brienne è sempre più lontano, così come sempre più remota diventa la possibilità di fermarla. Sembra che sia il tempo stesso, nonostante si allunghi così tanto attraverso questa lenta consapevolezza, ad accorciarsi, a farsi sempre più poco, sempre più lento ma sempre meno a sua disposizione. Questo effetto mi è piaciuto molto, così come il suo cercare un segnale da parte di Brienne per decidersi a fermarla.
Mi è dispiaciuto però non vedere appieno il Jaime Lannister che mi ha fatto innamorare, con tutta la sua ironia, la sua sfacciataggine, i suoi demoni anche. Jaime è un uomo pieno di contrasti ma estremamente sincero entro certi limiti, non sicuramente la persona perfetta ma senza ombra di dubbio un personaggio complesso e profondo. O lo ami o lo odi. E io lo venero. Ecco perché la delusione è stata più forte quando hai mancato alcuni tratti: se ci fossero stati, mi avresti fatto arrivare al settimo cielo.
Penso comunque che la storia abbia un buon potenziale, che il taglio che hai scelto sa convincere e ciò che manca è un’impostazione più forte, graffiante, che sprigioni tutta l’intera gamma di sentimenti che questi due possono offrire.

Punteggio: 52.8/70