Recensioni di Nirvana_04

Queste sono le ultime cinque recensioni che l'utente ha lasciato nella sezione nell'ambito del programma recensioni.


Recensione alla storia La Vergine e il Leone - 12/09/19, ore 15:11
Capitolo 5: Dichiarazioni
Ciao!
Sono solo di passaggio, una delle mie tante pause dalla scrittura (ogni scusa è buona per perdere tempo). In realtà non stavo neanche cercando qualcosa da leggere, ho solo iniziato a dare un'occhiata a diversi profili e ho trovato questa raccolta, ho dato uno sguardo veloce ai titoli e ho semplicemente letto questa qui. Niente di più.
Non è una di quelle mie solite recensioni dove analizzo punto per punto, dove faccio complimenti e do consigli... non mi va (e ti chiedo scusa, perché sembra così che a me non mi importi, e tu potresti dire "e allora che vuoi?"). Ho solo letto e apprezzato, perché adoro questa coppia, perché volevo che stessero insieme anche se sapevo che non sarebbe stato da Jamie (nonostante lui la ami davvero, ma la discussione è troppo lunga) e perché seppure dalla prima battuta sembrava un fanservice, già la seconda riga mi ha ricordato che stavo parlando con un'autrice che apprezzo e che ha sensibilità verso la caratterizzazione dei personaggi.
E niente, voglio che tu sappia che mi è piaciuta moltissimo, sopratutto perché nell'introspezione, nel modo di ragionare, nel modo di interagire erano loro. Spiccicati, identici. La diffidenza di Brienne, quella sua fragilità nascosta dietro a maniere onorevoli e di forza, la corazza che indossa. Pensa che lui le menta, non ci casca ma allo stesso tempo ne rimane ferita, perché se da un lato accetta che lui non la possa mai amare, dall'altro ha imparato a contare sull'onore e sul comportamento "cavalleresco" di Jamie Lannister.
E dall'altra parte c'è lui: orgoglioso anche in mezzo al fango, fiero e sfrontato anche quando non è sicuro di sé e di ciò che gli riserva il futuro. Mi piace il modo in cui l'affronta di petto, il modo in cui si dissolve la sua insicurezza in nome di un onore che conserva solo agli occhi di lei, la sua insolenza anche, quel suo non arrendersi neanche davanti alle cause perse. E mi piace anche moltissimo l'ultima battuta, in cui si vede tutta la sua semplicità di pensiero, di uomo d'armi. Jamie viene sempre accusato dai suoi fratelli e da suo padre di non possedere quella sottigliezza che li distingue: lui è un guerriero, affronta di petto ogni cosa, la sua visione del mondo è semplice, pulita, non viziata da sotterfugi e secondi fini. Mi è piaciuto leggere questa storia, ti volevo solo dire questo e farti i complimenti per la caratterizzazione. Avrei tanto voluto che la serie ci avesse regalato un momento simile, ne sento la mancanza.
A presto!
Recensione alla storia Perché devo viver’ io come un’ombra? - 12/07/18, ore 11:17
Capitolo 1: Perché devo viver’ io come un’ombra?
Ciao! ^^
In un momento di calma apparente, ho adocchiato questa piccola os su Sansa e l'ho letta con molto piacere.
Ad attrarmi, come sempre, sono i titoli. Tu hai la capacità di farmi apprezzare anche quelli più lunghi, poi :)
Questo è carico di tensione, rabbia, frustrazione, e segna quel passaggio pieno di dolore e incertezza che affronta Sansa. Il titolo la coglie proprio nel momento in cui rischia di perdersi, ma nel dolore si ritrova, si pone una semplice domanda: io che sono una Stark posso lasciarmi andare così?
Sansa ha vissuto sempre cercando qualcosa di diverso da Grande Inverno. Quel luogo sicuro, dove lei era libera di sognare giardini e principi valorosi, era troppo duro e austero per lei che incarnava la delicatezza. E allora eccola lasciare il nido, prima del tempo sicuramente, ancora ignara di tutto, con il suo fragile bagaglio.
Mi piace il modo in cui hai descritto i cofanetti, perché rispecchiano davvero le donne a cui appartengono: la forza vorace di Arya, lo spirito eccezionale di Lyanna con quella nota malinconica che tra l'altro mette l'accento su come la sua felicità sia diventata terreno fertile per guerre; e quello di Catelyn, la donna che incarna la forza della donna fedele al marito che si sacrifica per la causa del suo regno e vive e muore per la sua famiglia, radici profonde e antiche.
Bella l'immagine del rossore sulle sue guance che assume nuove sfumature con il dolore e l'umiliazione. E poi la metafora della tela e dei ragni. Si può dire che nella sua vita ce ne siano stati diversi, e tutti l'hanno usata: Petyr, Cersei, Ramsey; ognuno di loro in modi diversi. E Sansa ha conosciuto il dolore e l'umiliazioni a più livelli, in ogni loro forma, sia nel corpo che nello spirito. Chiunque altro, al suo posto, avrebbe cercato la morte o si sarebbe annullata nella disperazione. Ma Sansa è una Stark, e crescendo è lo spirito del lupo che si rafforza in lei. Quella vena vendicativa, che in lei sembra per il momento non allontanarsi mai dal senso di giustizia, nel finale mi è piaciuta. Io la vedo più come un "non avrò più paura di sporcarmi le mani, se questo vuol dire non arrendermi".
Hai usato uno stile un po' arzigogolato, carico, con una punteggiatura che allungava un po' le frasi. Nel suo insieme però esprimeva il peso e la durezza di questa introspezione. Molto bene per quanto riguarda la caratterizzazione. Infine non ho trovato alcun errore. Brava!
A presto!
Recensione alla storia You're a Stark to me - 06/07/18, ore 19:51
Capitolo 1: You're a Stark to me
Ciao!
Ho aspettato un po' per commentare questa storia (è tra le preferite da una settimana, direi), ma avevo bisogno di riprendermi dalla bellezza che mi aveva lasciato senza parole, dalla delicatezza con cui hai saputo rendere una coppia fanon in modi canonici, leggere, effimeri, tanto che se volessi potrei considerarla una bromance un po' spinta, ma la verità è che non importa, perché è proprio la delicatezza con cui l'hai trattata a meritare tutta la mia ammirazione. E poi, così ho avuto anche la scusa di rileggerla, e l'ho riletta con molto gusto, sempre con più venerazione.
Ecco, perché, la prima cosa che ti voglio dire è: chapeau!
Non uso questa parola molto spesso - credo di averlo fatto per una o altre due storie al massimo - ma qui è più che meritato, credimi.
All'inizio non si capisce dove si trova Sansa, da che punto guardi la stanza. Sembra quasi un'ombra del passato che rievoca tutto ciò che ha perduto. E poi arriva Jon, e lei prende vita. Solo allora il suo corpo si muove e tutto prende prospettiva. Ed è un effetto che mi è piaciuto tantissimo.
Altrettanto bella è questa frase:
[...] in quest'affermazione riecheggiano i nomi di Robb, Bran e Rickon. Jon non li pronuncia, sono nomi prigionieri del silenzio, ma non serve pronunciarli per avvertirne il peso. -> poetica ma mai pesante, sempre coerente con questo stile semplice e allo stesso tempo suggestivo, che possiede alcuni cenni che richiamano i modi e i comportamenti medievali (come quando dici "la lady sua madre"). Per dirla tutta, adesso che ho letto almeno il primo dei libri, posso dire che è uno stile molto coerente persino con quello di Martin, quella stessa semplicità unita a quella suggestiva nota che si percepisce nel modo di strutturare alcuni concetti, in alcune metafore. Mi piace moltissimo.
Anche ciò che segue (di questo passo dovrò citare tutto il testoXD) è bellissimo e importante allo stesso tempo, perché segna quel passaggio tra la Sansa sognatrice che voleva regnare su un "giardino incantato" e la Sansa che ha visto cosa un lord (Joffrey, Ramsey) può fare. Il disincanto che l'ha portata a essere uno strumento che apprende, perché lei è comunque una lady del nord, una Stark, e ha la tempra di restare in piedi e di combattere. Ha imparato e ora mette in pratica le lezioni che ha ricevuto. E' stato un metodo crudele e drastico, e lei possiede anche la fiera crudeltà del nord che la porterà a darne dieci volte tanto, seppur con giustizia. E' un personaggio che mi ha sorpreso molto in positivo, e tutto questo l'ho ritrovato con gioia in questa fic.
Anche Jon è perfettamente IC, espresso in pieno a partire da quel significativo "«Non dirlo» la prega d'improvviso, con voce dura e implorante, quasi il lamento di un animale ferito. " C'è il dolore per una vita passata da "bastardo", ai margini, amato e odiato allo stesso tempo, sempre un passo indietro, un passo in disparte, una zona di mezzo che molti avrebbero cancellato e altrettanti hanno finto che non esistesse. Il figlio che vergognosamente sognava di impugnare la spada del padre, il ragazzo che sarebbe corso incontro alla morte per suo fratello Robb e quello "zio" che non gli ha detto la verità. C'è anche il rimorso per tutti questi "peccati", perché Jon è un uomo d'onore, della "peggior specie", e questo lo porta a mostrare la sua fragilità davanti a cose come il potere, il trono e la guerra; nei confronti dei morti e dei vivi. Ma c'è anche il Jon selvaggio, quello che ha conosciuto il mondo salvando e venendo salvato, quello morto e tornato indietro, c'è il Jon che è sceso a compromessi, che ha creato una sua dimensione di equità e giustizia, c'è chi ha scolpito la propria forza nella pietra e che sa di non poter voltare le spalle a lungo a niente e nessuno. In altre parole c'è il peso del sopravvissuto, che lo rende inadatto ma comunque l'unico, ai suoi stessi occhi.
Jon sembra inesperto persino di fronte alla piccola Sansa, perché lui è il guerriero ma lei è stata la bambola politica; e sa cosa lo aspetta. E mi piace questo suo doppio ruolo. Sono due personaggi complementari, sotto questo aspetto.
Ho apprezzato davvero tanto anche la maturità con cui tratti il personaggio di lei, un personaggio su cui il ricordo del dolore e dell'umiliazione è ancora vivo. Ed ecco che trovo bellissime e significative le sovrapposizioni tra il personaggio di Jon e quello di Ramsey. Perché sembra che ogni male, ogni ferita che quest'ultimo abbia cercato di modellare sulla pelle di lei, Jon lo cancella, lo purifica. Non può cancellare il passato, ma può rendere migliore la stessa Sansa e il suo modo di reagire a esso.
Altrettanto meraviglioso è il sottile modo di prendersi in giro, un modo che non è totalmente divertente, ma è velato dalla serietà, e quindi più che canzonatorio è dolce, stuzzicante, quasi nasconde un legame più profondo che forse in questo momento porterebbe a domande incresciose e dialoghi imbarazzanti; e allora resta solo un fantasma, impallidito da tenere parole che voglio rincuorare piuttosto che far ridere. Assicurare che un pezzo di famiglia è sopravvissuto ed è forte.
La scena con cui concludi questo "spezzettato del loro ritorno a casa" è potente, tenero, carico di un'intimità che più è più che fisica o familiare: sono due anime piene di cicatrici che hanno gli incubi e non lo nascondono. Sono anime piene di fragilità che si reggono in piedi e si fanno forza. In quella stanza, soli, con i fantasmi a vegliare su di loro, sembrano due contro il resto del mondo. Appesantiti da dolore e da un futuro incerto e difficile, trovano il tempo per ricucire ferite, rimediare agli errori del passato, mostrarsi all'altro in veste più matura eppure uguale a come lo aveva lasciato. In poche parole, si ritrovano e allo stesso tempo si scoprono per la prima volta. Ed è qualcosa che avviene con una naturalezza e sottigliezza da lasciare senza parole.
Forse non ci sarebbe bisogno neanche di dirlo, ma adoro il tuo stile: è semplicemente perfetto, maturo, mai pesante, mai "elaborato", ma limato, curato, suggestivo, potente. Sa colpire, ecco; e lo fa con una scioltezza e naturalezza disarmante, tanto da far impallidire stili più ricercati e poetici a cui ho sempre guardato con ammirazione.
Chapeau! (ed è sicuramente la prima volta che lo ripeto due volte in una recensioneXD).
A presto!
Recensione alla storia And Once for Love - 17/04/18, ore 15:13
Capitolo 2: An island of glass and salt
Dopo secoli torno anche io.
Ho deciso di leggere il capitolo a più riprese, quindi recensisco POV per POV, e appena leggo e recensisco l'ultimo invio la recensione tutta insieme, altrimenti se dovessi aspettare di avere tempo sufficiente per leggerlo tutto insieme non arrivo più. Purtroppo, mi ritaglio dieci minuti quando posso durante il giorno.
Allora, vedo che di Dany hai tirato fuori la parte più sensibile e premurosa, quella che ascolta e si fa guidare. Attenta, però, a non renderla troppo servizievole. In queste circostanze ci stava, ma lei è anche il personaggio impetuoso e suscettibile, distante un po' da tutti. La sua reazione davanti al luogo in cui è nata è diversa rispetto la serie, però in questo caso non l'ho trovata OOC, perché se nella serie marcano la sua estraneità ai luoghi, qui ho sentito l'interesse di Dany nei confronti dell'anima del luogo, qualcosa che arriva dal passato e a cui lei si è comunque aggrappata durante il periodo in esilio.
A convincermi di più, però, sono stati i personaggi secondari del POV, primo fra tutti Tyrion: sei riuscita a ricalcare il suo modo di parlare e le sue gestualità.
Non so se è un effetto della narrazione, ma io specificherei meglio due cose, in questa prima parte:
1. Il movimento della nave che cessa è quello che la spinge in avanti, della navigazione, e non vuole intendere che la nave è immobile, perché non è possibile. Una nave alla fonda è soggetta al movimento ondulatorio delle onde, e posso assicurarti che è più fastidioso di quello di una nave in navigazione.
2. La nave non attracca: per come Daenerys descrive la sabbia con le conchiglie e il resto, sembra che si trovi a due passi dalla riva, ma le navi in una spiaggia non possono attraccare per via dei fondali bassi. Quindi o attraccano in un porto con degli ormeggi o altrimenti usano delle scialuppe... e qui la cosa diventa difficile con i cavalli. Altrimenti si tratta di far arenare le navi, il che le danneggerebbe non poco.
Questo per dirti che questi passaggi, visivamente mentre leggo, mi hanno un attimo confuso nella resa. Come errori, ho notato la solita d eufonica dove non dovrebbe e l'apostrofo invece dell'accento nella terza persona singolare del verbo essere, in maiuscolo.


Arrivo al secondo POV!
Questo mi ha convinto meno, purtroppo. Di Rhaegar e Lyanna si sa davvero poco dalla serie, quindi non so se c'è un minimo di caratterizzazione nei libri su cui ti sei basata, ma in generale la loro conversazione è molto "veloce", troppe domande, troppa chiarezza di comportamenti per due che comunque sembrano avere ancora una distanza da colmare tra loro, seppur fai evincere che non è la prima volta che si scambiano battute tra di loro. Comunque ho trovato i loro atteggiamenti troppo "infantili" ecco, avrei pensato a un discorso meno esplicito comunque, vista anche l'ambientazione medievale, che facesse spiccare le loro personalità certo, ma che non le rendesse così "aperte".
Per Bran, invece, non mi pronuncio più di tanto, non me la sento di parlare di IC per quanto lo riguarda. Nella serie è sempre stato un personaggio più da trama che da introspezione, non se se si capisce ciò che voglio dire. Non hanno approfondito in modo particolare il suo carattere, il suo ruolo è più "servire il corso degli eventi", non ho molta empatia nei suoi confronti. Per quello che ho letto qui, però, direi che si sta tutto: il senso di colpa, il suo volere la verità, il suo sgomento, la sua curiosità.
Gli errori che ho trovato in questo POV:
La Barriera si stagliava sul cielo azzurro-ghiaccio maestosa e terribile come al solito, la sommità così lontana da perdersi nelle nuvole. -> contro il cielo o nel cielo.
La consapevolezza di aver distrutto la vita di quel ragazzo senza nemmeno saperlo, lasciava Bran senza fiato -> la virgola non va messa tra soggetto e verbo.
Il cavaliere dell’albero di diresse verso le stanze private dei partecipanti al torneo -> si diresse


Per quanto riguarda il terzo POV, questi sono i vari problemi:
Ditocorto aveva pensato con amarezza -> manca la virgola dopo il pensiero.
Quando si erano separati, Sansa l’aveva abbracciato come un fratello, nonostante, da quanto Brienne aveva potuto capire, quel ragazzo era il responsabile della conquista di Grande Inverno e della presunta uccisione di Bran e Rickon. -> fosse il responsabile...
Ti avverto lady Brienne -> manca la virgola prima del vocativo
Dopo il "BASTA COSI" ci sono diversi errori: mancano punti fermi a fine dei discorsi indiretti e virgole prima dei vocativi.
Una cosa che mi ha messo il dubbio fin dall'inizio è come ti rivolgi a "Roccia del Drago". Nella serie, viene considerato un nome proprio, e quindi chi si riferisce a essa dice "Andranno a Roccia del Drago". Tu invece lo adoperi come se fosse una "roccia", il che ho pensato che dipendesse dai libri, ma in questo terzo POV ho visto che fai confusione:
1. Conosco bene Roccia del Drago
2. Ma come farà ad arrivare alla Roccia del Drago senza nave
Quindi, per coerenza, dovresti scegliere: o è un luogo, cosa che secondo me sarebbe più appropriata, o una roccia. Non so se si è capito ciò che voglio dire. In altre parole devi usare la preposizione semplice e non quella articolata, oppure scrivi "conosco bene la Roccia del Drago".
Neanche io capisco la tattica di Sansa, se è per via di qualche suggerimento di Ditocorto o perché lei ha già dei suoi piani che Brienne potrebbe impedirle di attuare. Comunque, Brienne l'ho trovata molto buona come caratterizzazione, anche Podrik con i suoi problemi con il cavallo. Sansa che le corre incontro e la abbraccia, invece, è stato strano. Tutti quei suoi sorrisi, quella serenità che Brienne vede... quello che ha vissuto lei non si dimentica dall'oggi al domani per volontà o perché si è finalmente al sicuro. Spero che fosse solo una facciata da mostrare in pubblico.
Una cosa che mi domando... Jon era in riunione già da prima che arrivasse Brienne, ma quindi che ci faceva al portone? Ha sentito lo scontro?
Ancora una volta, Ditocorto è il personaggio più debole. Certo, quella scena ti è servita per mostrare le sue doti di cadere sempre in piedi, ma è l'idea di fondo che è troppo sciocca per uno come lui. Dire a una guardia del nord - e questa lo ha ascoltato? - di tenere fuori qualcuno, usare il suo nome e il suo potere sapendo che Jon sarebbe venuto a saperlo? No, assolutamente!
Come personaggio, lo apprezzo molto proprio per le sue doti viscide e per i suoi sotterfugi velati. Lui mostra il suo lato più serpentino, sembra quasi gridare "quanto sono velenoso", ma è un veleno innocuo, mentre quello vero è proprio quello che nasconde. E' un personaggio delicato, sopraffino, manca tutto questo nel tuo personaggio. La differenza tra ciò che mostra - un'insolenza garbata e irritante - con quello che nasconde - piani egocentrici e megalomani. E' un serpente con due facce, ricordalo.


Ok, finalmente sono al quarto POV, praticamente ne ho letto uno al giorno per essere quiXD
Allora, anche qui ci sono le varie virgole che mancano, ma non ho perso tempo a segnarmele tutte.
Sinceramente, penso che sia una contraddizione da parte di Jon definire una piangente e implorante Sansa forte. Certo, ci vuole forza per fare quello che ha fatto - e lo reputo da Sansa questo - ma forza sarebbe stato mantenere il controllo, mostrarsi sicura seppur dando le dovute spiegazioni. Ancora una volta, Sansa è troppo fragile e più vicina alla bambina della prima serie piuttosto che alla donna ferita della sesta. Anche nella seconda parte, quando arriva questa ragazza (non ricordo il suo nome, con tutti i nomi di personaggi che si susseguono nella serie, non so se l'ho già sentito), il tutto è molto infantile, poco curato. La scena mi è parsa un po' troppo semplice, non adatta al contesto di questa storia.
Un atteggiamento convincente invece è stato quello di Jon con Willys, il suo modo di aiutarlo mi ha ricordato quello che già avevamo visto mettere in pratica alla Barriera con i suoi compagni. Forse anche qui la soluzione della scena è molto da "fan" che pensata per un vero e proprio adattamento, però è stata più gradevole.

Cercando di tirare le somme, la prima parte è stata quella più piacevole, le altre hanno avuto uno sviluppo più acerbo e semplicistico. Il capitolo non mi ha convinto del tutto, mi dispiace. Manca profondità a certi personaggi, li rendi troppo prevedibili, li spiattelli al lettore, mentre il bello di GOT sono proprio i sottintesi e gli intrighi, le congetture a cui portano, la complessità dei personaggi, la loro coerenza con se stessi.
Ci sono anche diversi errori lungo la lettura, sempre il problema dei dialoghi che ogni tanto si presenta (ogni personaggio, quando parla, deve avere il suo rigo, tranne quando vuoi esprimere un accavallarsi tra le battute dei diversi personaggi), d eufoniche di troppo.
Lo stile è piacevole ma a tratti semplice e acerbo. Scrivi bene, ma mancano alcuni effetti stilistici che a me piace ritrovare quando leggo, soprattutto se poi la storia si presenta caratterizzata da un costante fondo di introspezione. Preferisco che sia la storia a parlare. Anche per questo, ho preferito leggerlo a pezzi, perché ribadisco la mia prima impressione: tutto insieme risulta pieno e pesante. Sembra di leggere più capitoli insieme, manca la coerenza tra le parti.
Non so se hai ritoccato la storia prima di pubblicarla, perché ho capito che l'hai scritta un po' di tempo fa. Secondo me, servirebbe una limatura generale del capitolo.
A presto!
Recensione alla storia Da Nord a Sud, da Est a Ovest - 11/04/18, ore 14:28
Capitolo 3: L'ululato della Lupa
Quarta Recensione Premio per il contest "Ignotus - Telefono senza fili"

Allora, giungo per la recensione premio, però ci tengo a precisare una cosa sopra tutte: questa è la mia drabble preferita del contest; quindi, una volta finito questo periodo infernale, avrei lasciato un commento come si deve in ogni caso. Su questo non ci piove!
Non so veramente da dove cominciare, non mi capita spesso. Questa drabble è semplicemente perfetta, dovrei citarla tutta solo per esprimere quanto mi sia piaciuta. La prima volta che l'ho letta, ho avuto i brividi. Davvero!
Ci sono tanti di quei riferimenti che mi sono piaciuti, o associazioni che ho fatto che mi hanno davvero mandato in brodo di giuggiole.
A parte che non ci sono errori di alcun tipo, ma stilisticamente parlando ho adorato il tempo presente: fa sentire la vicenda come se si stesse svolgendo davanti agli occhi del lettore. E per una scena come questa è tutto dire quello che trasmetti in questa maniera. Sembra di avere Arya davanti agli occhi, di sentire sulla pelle la sua calma letale, di trovarsi nella sua mente tra i pensieri di vendetta meditata. Il suo sangue freddo è come una brezza sulla pelle: elettrizzante.
Persino la punteggiatura è tutto dire: mi piace il fatto che tu abbia sospeso la prima frase con i puntini, la lega in maniera sospirata alla seconda, dove la freddezza vendicativa e la sicurezza ragionata di Arya traspaiono in un mix letale. Questa ragazza fa venire i brividi per il luccichio di morte con cui guarda alla vita. Lei vive nella vendetta, ma ha imparato a farlo con lucidità. Mi piace il ritmo complessivamente breve, spezzato: dà il senso di minaccia e decisione che asseconda l'atmosfera; è crudo e diretto, così come è la protagonista. Non ci sono dubbi o tentennamenti, si va solo avanti.
Anche il corsivo mette in risalto le parole chiave, sembra quasi di sentire il lupo che è in Arya emettere quel verso di minaccia che arriva prima dell'assalto. E' una rabbia controllata, di chi sa che non fallirà il colpo e già pregusta il banchetto.
Il lessico è stato scelto con molta cura, si vede, ed è la parta migliore (sempre se si può decidere quale sia il punto forte di questa drabble).

È tutto pronto nella sua mente: sta per sbranare l’agnello. -> Mi piace perché dà il senso di contemporaneità tra ciò che lei ha programmato che accada e ciò che accadrà. Sembra una profezia che si avvererà, per i lettori che conoscono il fandom e sanno come andrà a finire.
Definire Walder Frey unu agnello è tutto dire! Ha sempre fatto la parte della iena, in un certo senso, facendo pendere l'ago dalla parte in cui già si dirigeva. Ma definendolo "agnello" esalti tutta la forza e la sicurezza di Arya, e crei una bellissima associazione con la fine che il personaggio è destinato a fare. Cibo (anche se è lui che mangia i figli) da arrostire e mandare giù, anche se la carne è un po' vecchiaXD
La sequenza che segue è un climax ascendente che esprime l'odio e la perdita di Arya: lei vuole fargli male tanto se non di più di quello che lui ha provocato alla sua famiglia. Ed è per questo che la mia frase preferita è quella che segue...

Il vento del Nord gli carezza la pelle con fare materno, in lontananza un ringhio spezza il silenzio della montagna. -> Mi vien da dire "arrivano i lupi, arriva il vento del nord". La personificazione del vento del nord è perfetta, perché mi fa pensare alle parole che Arya stessa pronuncia, ovvero "Il nord non dimentica". Il fatto che il vento l'accarezza come farebbe una madre fa sembrare il nord un istigatore a quell'atto: è una madre che chiede sangue, che incoraggia la figlia a uccidere il mostro, la sua preda. Inoltre richiama anche la rabbia e il senso di vendetta che la stessa Catelyn potrebbe provare dopo la frustrazione di aver visto il proprio figlio morire per quel losco tradimento. Davvero, bellissima immagine!

L'ultima immagine è di Arya che risponde al richiamo della sua gente e sembra correre alla fine, famelica, già con i denti scoperti. Ti ho già detto che mi hai fatto venire i brividi? Questa raccolta finisce tra le mie preferite. Complimenti per questo bellissimo lavoro e anche per i risultati nel contest, più che meritati.
A presto!