Recensioni per
Cuore di Drago
di TotalEclipseOfTheHeart

Questa storia ha ottenuto 11 recensioni.
Positive : 11
Neutre o critiche: 0


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Recensore Veterano
18/08/17, ore 12:08

Contest Stella D'Oriente

2° pari merito: Cuore di drago – E. Comper – 47/50

Grammatica e stile: 8/10
Lo stile mi piace, è semplice e diretto, anche se a volte divaga leggermente. Questo divagare, però, è dovuto al fatto che sia il protagonista stesso a raccontare la storia, quindi va bene. La cosa che più di tutti ho apprezzato è stata la cura nel dettaglio, che lo si nota nelle parole giapponesi e anche nella scelta dei nomi. Non ne hai messo qualcuno a caso, ma hai curato anche questo particolare che per me è fondamentale.
Per quanto riguarda la grammatica, invece, qui di seguito ti riporto gli errori che ho riscontrato nel testo:
• ci manchi solo (ci manca solo);
• manco fossi il suo animaletto (io avrei trovato più appropriato mettere al posto di “manco” “nemmeno”);
• la più pallida idea di perché (del perché);
• subito un gran d’affare per mettermi (qui vorrei un chiarimento: è “d’affare” o “da fare”?);
• innamorarsi per Palazzo (del Palazzo);
• mentre la schiena di ingobbiva esausta (si ingobbiva);
• solo il cruore e la verginità di un’Eletta (solo il cuore…);
• in fatti, a dire il vero, (infatti);
• sarei per lo meno rinchiuso nelle mie stanze da mio padre per il resto dei miei giorni Naghici (sarei stato…);
• vi quattro Pagode di guardia (vi erano quattro…);
• le mia guardie danno bene come non ami essere interrotto (le mie guardie sanno…);
• Un live silenzio (un lieve silenzio);
• non importava che non possedessi più quella dannati sima gemma (dannatissima gemma);
• che faccia avrebbero patto (avrebbe fatto);
• laddove era avvenuto il tutto di erano presto parse per tutta Ayumu (si erano presto sparse…).

Caratterizzazione dei personaggi: 10/10
Ryujin è stato caratterizzato molto, molto bene. Mi è piaciuta molto l’introspezione di questo personaggio e anche leggere, capitolo dopo capitolo, di come è cresciuto, dando corposità al personaggio stesso. Non lo hai reso banale, forse un po’ odioso all’inizio, ma penso che senza questo fattore fondamentale, la storia non avrebbe avuto il medesimo impatto nel lettore. Hitomi è stata magnifica, tanto quanto il fratello Makoto. Nella loro semplicità sono stati fondamentali affinché Ryujin crescesse e diventasse quello che è. Seimei e lo zio Shenlong sono stati dei personaggi magnifici, soprattutto per il ruolo da cattivo che hanno avuto. Se devo dirti la verità mi sono completamente innamorata di Seimei per la descrizione che gli hai dato.

Utilizzo del pacchetto: 10/10
Hai utilizzato i gli elementi del pacchetto molto bene, dando ad ognuno di essi la giusta attenzione e il giusto riguardo. In particolar modo mi è piaciuto come hai utilizzato il colore acquamarina e anche la motivazione. È stata una delle cose che più di tutte mi è piaciuta.

Originalità e trama: 10/10
Per la trama che hai creato, ad un certo punto mi sono sentita dentro uno dei film orientali che mi vedo sempre e della quale sono ossessionata. L’originalità di questa storia sta nell’aver fuso insieme, nella storia, l’essere umano e il dragone. Geniale, semplicemente geniale. Mancava solo un pizzico di magia o anche negromanzia o un mago cattivo (tipo Seimei poteva esserlo) e sarebbe stato sublime.

Gradimento personale: 9/10
Mi è piaciuta, e non lo dico tanto per scrivere qualche commento con la quale riempire questo parametro. L’intera storia mi è piaciuta, la caratterizzazione dei personaggi, la trama, l’intreccio, ogni cosa. Il personaggio che più di tutti mi ha colpito, come ti ho scritto precedentemente, è stato Seimei, che, ahimè, fa una brutta fine.

Totale: 47/50

Recensore Master
17/08/17, ore 09:15

Ed eccoci qui alla fine di questa bellissima avventura. Ti faccio i complimenti, fra le altre cose, anche per la tua conoscenza profondissima della cultura orientale, che ti ha permesso di creare un mondo di Naga, demoni e palazzi di giada senza alcuno sforzo e con una naturalezza che l'ha reso vivo e palpabile davanti agli occhi dei lettori.
Molto bella la metafora che proponi: non è il potere magico che rende in grado di compiere imprese enormi, ma la conoscenza di se stessi e l'accettazione di sè. Ryu consuma il proprio Carisma per salvare Hitomi, ma questo inaspettatamente gli dona in ritorno la stessa forza, perchè lui a questo punto capisce il valore del sacrificio e il valore della vita.
Ryu compie un viaggio che è sì nella dimensione demoniaca, ma anche e soprattutto all'interno di se stesso, scendendo dalla superficie del rampollo viziato e un po' cialtrone per arrivare al nucleo di generosità, coraggio e spirito di sacrificio che alla fine costituisce la base della vera sovranità.
Una storia bellissima, emozionante, visionaria e commovente, complimenti!

Recensore Master
17/08/17, ore 09:01

Eccomi di nuovo^^
colpone di scena! Quindi lo zio di Ryu è in combutta con l'imperatore degli Oni?
Peraltro, bellissimo personaggio l'imperatore, ambiguo e fascinoso.
Si potrebbe dire però che a questo punto Ryu trova, o ritrova, se stesso, capisce qual è il suo dovere, e decide di rischiare tutto per compierlo. Molto bello lo scontro, molto ben descritto, e bellissime anche le descrizioni dell'ambiente demoniaco, dotato di una sisnistra bellezza che non manca di colpire il nostro eroe, sebbene sia una creatura di luce.
Corro a leggere l'ultimo capitolo!^^

Recensore Master
17/08/17, ore 08:43

Ciao di nuovo^^
molto bello anche questo capitolo. L'ambientazione è sempre molto suggestiva, il mondo in cui i personaggi si muovono è ben definito ed emozionante. Qui fa una decisa comparsa l'introspezione del protagonista, che colpisce, perchè in effetti dal capitolo precedente siamo abituati a una specie di simpaticone noncurante che cerca sempre di ottenere più che può con il minimo sforzo. Qui vediamo una carrellata di ricordi e pensieri che ci fanno capire meglio anche la sua scelta di vivere lontano dalla corte.
Hitomi si dimostra profondamente legata a lui, al punto da sacrificare la propria purezza di Eletta per salvarlo dalle febbri. Il personaggio di Hitomi sta man mano diventando più complesso e ricco, e immagino non abbia ancora finito di stupirci. Ryu, dal canto suo, sta facendo un importante esame di realtà, e sta imparando che per tante cose deve affidarsi agli altri, perchè non le sa fare.
Di nuovo complimenti!^^

Recensore Master
17/08/17, ore 08:23

Ciao^^
questo primo capitolo mi è piaciuto moltissimo! Intanto è davvero bello e originale il tono vagamente "controvoglia" e seccato che hai scelto per descrivere le vicende, come se si trattasse del protagonista, che riluttante come sempre quando c'è da intraprendere qualche dovere, si appresta infastidito a rispondere alle richieste altrui.
Il mondo che descrivi è suggestivo e immaginifico, lo si ha davanti agli occhi leggendo, ci si perde nei meandri del Palazzo di Giada, o si sorvolano con il protagonista le pianure e le foreste di smeraldo.
Bellissimi anche i personaggi, a partire dal protagonista, Ryu, riluttante erede al trono perso in divertimenti e svaghi, che non ne vuole sapere di diventare imperatore! Bellissimo come ti dicevo il tono vagamente ironico che usa, le sue considerazioni sugli umani mi hanno fatto morire dal ridere.
È interessante anche quella Hitomi, che a prima vista sembra la classica scema svampita, ma ho idea che riserverà molte sorprese...
Insomma, complimenti per quella che si preannuncia come una bellissima storia!

Recensore Junior
22/07/17, ore 12:51

Ciao! Come te partecipo anche io al contest di Dollarbaby e un po' alla volta sto passando a leggere le altre storie in gara.

La tua mini long è davvero ben costruita, hai creato un mondo dal nulla quindi ti faccio i miei complimenti. Sei stata davvero capace di richiamare la cultura orientale: i nomi dei personaggi sicuramente d'ispirazione giapponese, mentre l'ambientazione e i nomi dei luoghi mi ricordano la Cina.

Il personaggio maschile è ben fatto, simpatico e spiritoso, ma anche leale e forte; così come quello femminile. Hitomi è una donna che alla fine si è dimostrata forte, nonostante il suo aspetto docile e delicato, e tutt'altro che inetta.

Sei stata molto brava anche nella descrizione dei luoghi e della storia di questo popolo che hai narrato all'inizio del primo capitolo.
Inoltre dal secondo capitolo in poi la storia cambia completamente, diventando più avvincente e incalzante.

Se posso permettermi, l'unica pecca sono le troppe virgole. Io sono una che fa un uso smoderato delle virgole, eppure leggendo la tua storia ho trovato che la lettura di alcuni periodi sarebbe stata più scorrevole senza qualche virgola.

Ma è davvero poca cosa visto che hai messo su proprio un bel "castello" ;)

Nina

Recensore Master
04/07/17, ore 15:10
Cap. 5:

Eccomi qua per la recensione completa!
Allora, tutto, e dico tutto, il complesso della storia mi è piaciuto un casino, di una scorrevolezza fantastica e la sintassi era perfetta, degna di te! Le ambientazioni facevano davvero sognare, a parte il Naraka che mi faceva accapponare la pelle dai brividi. Il Palazzo di Giada è quello che mi è piaciuto di più per via di descrizione, era ... magico ecco.
Passando ai personaggi: Ryujin mi è piaciuto tantissimo, anche se il carattere lasciava parecchio a desiderare, ma il suo percorso di maturazione nel corso della storia era vero, palpabile, talmente tangibile che lo sentivo fin dentro le ossa, fremevo di eccitazione, mi sembrava di essere lui in un certo senso. Alla fine però è diventato chi doveva essere davvero, ossia una speranza per gli umani e una guida e questo mi piace tantissimo.
Hitomi mi è piaciuta da matti, giuro, il personaggio più realistico femminile che tu avessi mai fatto, ho amato la sua indole gentile, timida e insicura, ma ho visto anche la forza nel suo sguardo da cerbiatta e la determinazione, anche tra le lacrime la vedevo indomita e decisa, ha persino salvato la vita a Ryujin mostrandole i suoi sentimenti, è stata davvero coraggiosa e il suo coraggio è una cosa che mi ha lasciato senza fiato, a bocca aperta.
Seimei più di tutti mi ha colpito come carattere e qui hai lasciato il tuo segno indelebile, ovvero la tua bravura nel fare i cattivi, e questo aveva tutto il fascino di un grande villain (mi raccomando, quando revisionerò Jamila mi servirà tutto il tuo appoggio)
Bene, e con questo ho finito, giuro una delle tue long migliori di sempre, spero che continuerai anche quella dei Guardiani. Detto questo i miei più sinceri complimenti e a presto!
Baci baci EF

Recensore Master
04/07/17, ore 14:44

Non avrei mai immaginato che il Passaggio avrebbe potuto essere tanto doloroso.
Gemetti, stramazzando al suolo, mentre un dolore atroce, quale non avevo mai provato prima, mi invadeva le membra, impedendomi di vedere, si sentire … o anche solo di pensare. Sentivo il sangue ribollirmi nelle vene, mentre un’energia gelida e ardente al tempo stesso mi attraversava le membra, inebriandomi i sensi e tormentandomi la mente.
Sentii, lente, le mie parvenze umane svanire, le carni lacerarsi, i muscoli piegarsi e modellarsi a nuova forma. Le ossa schioccarono, dolorose, mentre la fragile pelle mortale lasciava lentamente spazio a un’armatura rossa come il tramonto, spessa e lucente, di squame dal profilo tagliente e seghettato. Sentii, con una chiarezza quasi sconcertante, il mio corpo mutare, i capelli color dell’oro trasformarsi in una possente criniera, che andò ad avvolgermi il collo per poi scendere giù, lungo quella spina dorsale sempre più affusolata e dai tratti sempre meno umani e più rettilinei.
I muscoli schioccarono, lasciando spazio a una creatura persino più possente e immensa di ciò che ricordavo essere mio padre, mentre le membra scattanti da rettile si muovevano sinuose e le corna si torcevano, fino a trasformarsi in un’imponente corona a dodici palchi, in oro, così come la criniera e il resto del corpo.
Così come gli occhi che, quando li riaprii, si soffermarono silenziosi su quella stanza improvvisamente piccola e stretta, e sullo sguardo stupito e ammaliato di Hitomi.
Abbassai lo sguardo, a osservare quel corpo non più mortale, assaggiando quelle membra così cariche di potere che, lo sentivo, avrebbero potuto facilmente radere al suolo l’intera Orochi se solo lo avessi desiderato. Ma, soprattutto, di soffermarono su quella gemma, tonda e lucente che brillava elusiva sul mio petto, intrisa di un potere più profondo, di una nuova consapevolezza di me stesso, che aveva cambiato per sempre.
Il mio Karisuma.
Ne osservai, quasi commosso, quasi incerto, quelle sfumature color acquamarina, così simili agli occhi di lei che, per la prima volta, mi resi realmente conto di come se non fosse stato per il suo aiuto probabilmente non avrei nemmeno potuto essere lì in quel momento.
Sorrisi, tra me e me, ripensando alle parole che mi aveva rivolto Makoto, al ritorno dal suo, di Passaggio.
"Ryu, i 100 Oni della leggenda non sono ciò che realmente consente a un Naga di entrare tra i Mille. Essi, sono solo un pretesto, un misero rituale, che non ha nulla a che vedere con ciò che, realmente, permette a noi Naga di raggiungere quella nuova consapevolezza di noi stessi che solo il Karisuma ci concede. Il viaggio che compiamo per ottenerlo, i dubbi e le incertezze, le continue sfide e le notti insonni, ci mettono di fronte a una sfida con noi stessi, e solo dopo averla superata possiamo dire di essere, veramente,dei Naga. Solo superando le nostre paure e accettando i nostri difetti senza “ma” e senza “se”, possiamo finalmente ottenere quella forma perfetta che tutti ci invidiano. E allora … nessun demone, nessun potere e nessuna forza potrà mai essere paragonata alla soddisfazione di aver, finalmente, compreso quale sia il nostro posto nel mondo"
E aveva perfettamente ragione.

Quindi, poco avrebbe importato se fossi rimasto chiuso, per il resto della mia eternità, nel sottosuolo.
Hitomi avrebbe continuato a vivere … certo, probabilmente, il suo amore le avrebbe impedito di dimenticarmi, perseguitandola per il resto dei suoi giorni.
Almeno, però, avrei saputo che lei era al sicuro, che poteva proseguire con la propria vita, che poteva ancora inseguire i propri sogni. E tanto bastava.
Sorrisi, tristemente: “Ormai ho deciso, ti farò tornare in superficie. E io resterò qui.”
Lei mi guardò, le lacrime agli occhi, singhiozzando disperata e cercando invano di sfiorarmi la zampa. Tuttavia, mi imposi di non guardarla, altrimenti tutta la mia determinazione sarebbe venuta meno, e non potevo assolutamente permettermelo.
Già così, la sola idea di perderla di nuovo mi stava letteralmente dilaniando il cuore. L’avevo appena ritrovata, e la consapevolezza che non l’avrei più rivista, che la nostra felicità non era stata che un miraggio provvisorio, mi faceva impazzire dal dolore. Ma non potevo indugiarvi troppo, non potevo fermarmi su certi pensieri, altrimenti avrei rischiato di perdere ogni determinazione, e allora sarebbe finita per sempre.
Così, mi costrinsi a fare quell’unica cosa che, forse, avrebbe potuto spingerla ad andarsene.
Probabilmente, avrebbe passato il resto della sua esistenza a odiarmi.
Se però questo era il prezzo per salvarla, allora sarei stato ben felice di pagarlo. Anche se farlo mi sarebbe costato uno sforzo enorme e, probabilmente, avrebbe finito con lo spezzarmi il cuore una volta per tutte.
Scostai la zampa, imprimendo nelle mie iridi l’espressione più fredda e glaciale che potessi elaborare. Per un’ultima volta, richiamai a me tutta forza e la disperazione che mi avevano portato a erigere quel muro tra me e il mondo, ricorrendovi, questa volta, non per difendere il mio cuore ma per salvaguardare lei.
Sbuffai, mentre i miei occhi la perforavano, più crudeli che mai, e quelle parole che, ne ero certo, non avrebbe mai scordato mi uscivano di bocca, precise e letali: “Hitomi, io non ti sto CHIEDENDO di andare, te lo sto ORDINANDO.
Come tuo signore e padrone, tu farai ciò che ti ho chiesto. Quando partimmo, dicesti che mi avresti protetto, che mi saresti sempre rimasta accanto, e così hai fatto. Mi hai protetto e incoraggiato anche quando io stesso non avrei avuto la forza di rialzarmi, da solo, e sei stata disposta persino a sacrificare la tua innocenza, senza alcuna garanzia di essere ricambiata, pur di farmi sopravvivere. Ora, però, le cose sono cambiate. Grazie a te, ho finalmente aperto gli occhi, e proprio per questo, mi rifiuto di prendere anche solo in considerazione l’idea di perderti di nuovo!!!”, esclamai, mentre, silenzioso, radunavo tutta quell’energia millenaria che, lo sentivo, ormai era parte di me.
Osservai determinato il soffitto, pronto a sfidare ogni legge della natura, a bruciare tutta la mia forza vitale se fosse stato necessario, pur di portarla in salvo.
Sentii quel corpo nuovo scattare, repentino e possente, mentre un’energia mai provava prima, un potere illimitato e incommensurabile mi incendiava il petto e le vene. Sentii il mio Karisuma rifulgere, di una luce tale da invadere non solo quella sala, ma la capitale intera, facendo indietreggiare terrorizzati gli Oni che, in preda al terrore di fronte a tutto quel potere dalla natura tanto differente dal loro, iniziarono a sparpagliarsi terrorizzati in cerca di riparo. Quasi come se l’ira degli dei si stesse apprestando a cadere impietosa sul loro capo.
I miei occhi brillarono, illuminati da una scintilla di determinazione che mai avevo provato prima, mentre spalancavo le fauci e, con un ruggito che per poco fece tremare il terreno stesso, una vampa di fiamme incandescenti si scagliò rapida e potente verso il soffitto.
Il soffio scarlatto fuse completamente il tetto, per poi avanzare, letale e impietoso, per miglia e miglia sopra il nostro capo, lasciandosi dietro una scia di scintille incandescenti, fino a quando, con un rombo assordante, non sentimmo quella realtà dimensionale tremare, scossa da quell’onda di potere mai combattuta prima.
Un live silenzio, poi, con un tremolio lieve, l’intero Naraka venne scosso da un fremito inatteso, mentre un ponte di luce, Luce Terrestre, si formava ai nostri piedi, congiungendo la Sala del Trono al mondo esterno.
Annaspai, sfinito, le membra scosse dallo sforzo e il capo imperlato di sudore.
I miei occhi si spostarono nuovamente su Hitomi, che osservava tentennante quell’unica via di fuga.
Sospirai, stringendo i denti, nello sforzo di mantenere aperto quel portale e, prima ancora che lei potesse voltarsi per rispondere alle mie parole, le spinsi deciso col muso nel mezzo del fascio di luce.
Lei mi guardò, disperata, cercando invano di raggiungermi mentre, poco a poco, il passaggio la sollevava da terra, pronto a ricondurla in quel luogo a cui era sempre appartenuta. Ma che, inevitabilmente, l’avrebbe separata da me per sempre.
La osservai, sorridendo tristemente.
“Ti prego …”, dissi, mentre il cuore mi si stringeva, nel vedere le lacrime disperate di lei, “… non odiarmi per questo. Mi hai salvato da una vita che, altrimenti, non avrebbe nemmeno avuto realmente la pena di essere vissuta. Mi hai guarito dalla sfiducia che mi aveva sempre spinto a diffidare degli altri, pensando sempre e solo a me stesso. Ma, soprattutto, mi hai insegnato ad amare. E proprio per questo non posso permettermi di privarti della possibilità di continuare la tua esistenza.”, per la prima volta, sentii che erano i miei occhi a imperlarsi di calde lacrime mentre, sorridendo appena, ammettevo, il capo chino, “Perché si … Hitomi. Io mi sono innamorato di te. E sono stato uno sciocco a non comprendere prima i tuoi sentimenti nei miei confronti. Tuttavia, se solo potessi perdonarmi, allora, potrei anche morire in pace, sapendo che, almeno, nel tuo cuore ci sarà sempre uno spazio per me. Anche se, dopo questa confessione, dovessi perdere per sempre il mio Karisuma. Non me ne pento, se è questo il prezzo del poter finalmente realizzare quali siano i miei sentimenti per te, sarò ben felice di pagarlo.”
La osservai, e mentre, ancora con le lacrime agli occhi, la sua figura si allontanava sempre di più, sentii qualcosa spezzarsi.
Il mio sguardo si abbassò, triste, verso quella gemma che possedevo da così poco.
E fu mentre osservavo le crepe iniziare a invaderne la superficie perfetta che, in un rombo di grida e urla furiose, un plotone di guardie oni fece irruzione nella stanza, circondandomi su ogni lato.
Chiusi gli occhi, pronto ad accettare il mio destino a braccia aperte.

Tuttavia, strinsi i denti. Non importava che non fossi più un Naga, non importava che non possedessi più quella dannati sima gemma, o che non potessi più scuotere il mondo con la sola forza del mio ruggito.
Dopotutto, se possedere un Karisuma significava solo accedere a una forma superiore, e rincretinirsi a causa del potere che dava, come d’altronde era accaduto a mio zio, ne potevo anche fare a meno. E ben volentieri.
Makoto aveva ragione, il Carisma è qualcosa di diverso che del semplice potere. E, anche quando si viene banditi, lo si conserva per sempre.
Il viaggio che avevo compiuto, assieme a Hitomi e dentro me stesso, mi aveva fatto aprire gli occhi su ciò che realmente valeva la pena di proteggere. Ora che lo sapevo, non mi sarei mai tirato indietro, nemmeno di fronte a nemici cento, mille o un miliardo di volte più potenti di me.
Avevo qualcuno per cui valeva la pena vivere, e se il Karisuma non era semplice potere, ma risiedeva nel cuore delle persone, allora non lo avrei mai perso realmente.
Lo pensi davvero?
Alzai il capo, perplesso, senza comprendere cosa stesse accadendo.
Ormai, doveva essere spezzato quindi, perché sentivo ancora quella voce?
Potresti abbandonare tutto. Nessuno ti garantisce che una volta tornato in superficie tu possa essere in grado di proteggerla, e prendere quel posto che ti spetta di diritto. Sarebbe molto più semplice fermarsi qui, non credi?
Un luccichio.
Il mio sguardo si posò nuovamente sulla gemma, i cui frammenti mi osservavano silenziosi da lontano.
Corrugai le sopracciglia, tetro, poi sorrisi, come, d’altronde, mi ero abituato a fare anche di fronte alle situazioni più disperate e assurde.
Io? Mollare qui? Per chi mi hai preso? Dovessi pure perdere sia le braccia che le gambe, continuerò a combattere … c’è gente che vuole rivedermi, non posso nemmeno PENSARE di mollare!
Silenzio.
Ebbene, in questo caso, ti accompagnerò ancora una volta.
Un boato sconvolse la stanza, propagandosi fino nelle profondità più remote del Naraka, mentre un turbine impetuoso mi piegava a terra e l’intera città veniva spazzata via, come se non fosse mai esistita. Tra le grida disperate degli Oni, sentii quell’energia che credevo svanita tornare, diversa, mutata, più consapevole ma, anche, in un certo tempo più fragile.
Vedi i frammenti della gemma fondersi con quell’oggetto che, ormai, era divenuto l’emblema stessa del mio legame con Hitomi, con quella strada che mi ero scelto e che ero disposto a percorrere al suo fianco.
Le mie fattezza rimasero quelle di un mortale, ma il mio Karisuma si fuse una volta per tutte con la mia spada, e mi bastò anche solo sollevarla per sentire il Naraka fremere e contorcersi dal dolore. Fino a collassare su sé stesso.

Alzai il capo, mentre, ancora attoniti e incapaci di proferire parola, i presenti mi fissavano a bocca aperta.
Tra tutti, la mia attenzione, però, era incentrata solo su loro tre.
Potei vedere Hitomi singhiozzare, disperata, tra le braccia di Makoto.
Evidentemente, doveva avergli raccontato cosa fosse successo in sua assenza, e ora mio fratello la osservava, tristemente rammaricato, mentre Aiko cercava invano di accarezzarle dolcemente la schiena, per consolarla.
Quando mi videro emergere, arrossii, senza sapere bene cosa dire. Insomma, in una sola settimana, io e lei eravamo andati a letto assieme, le avevo detto di amarla (quando, per tutto quel tempo, non aveva mai realmente sperato di poter essere ricambiata allo stesso modo) e poi l’avevo costretta a mettersi in salvo, abbandonandomi nel Naraka.
Il tutto senza fare una piega.
Visto che però ero miracolosamente sopravvissuto (lei successivamente sostenne che era perché “L’erba cattiva non muore proprio mai”), mi aspettavo, per lo meno, un bell’abbraccio.
O un bacio.
Sorrisi, quasi come se, in realtà, non fossi appena emerso da una dimensione mezza distrutta, con i vestiti lacerati e tutta l’aria di uno che ha appena tirato su un casino incredibile.
Poi, arrivò lo schiaffo.
Voltai la testa di lato, massaggiandomi sorpreso la guancia arrossata, mentre gli occhi ricolmi di lacrime di lei mi fissavano, furiosi.
Cercai di dire qualcosa, ma, alla fine, non riuscii proprio a trovare di che parlare.
Quindi abbassai il capo, colpevole, in attesa della sfuriata.
Che non tardò certo ad arrivare.
“TU!”, eccola, lanciai un’occhiataccia a Makoto, che sorrideva divertito alla scena, poco lontano, “SEI UN’IMMENSO DEFICIENTE, RYUJIN! Si può sapere che diamine ti è passato per la mente? Hai idea di come mi sia sentita? Spero per te che tu abbia delle OTTIME  scuse, altrimenti, Ser Ti-amo-ma-te-lo-dico-solo-ora-che-sto-per-schiattare, posso assicurarti che, amore o non amore, col cavolo che diventerò tua moglie! Anzi … puoi scordarti pure di venire a letto con me, per quel che mi riguarda, io sciopero!”
La osservai, scandalizzato, mentre Makoto mi osservava, con l’aria compassionevole di chi ci è già passato, e sa bene cosa significhi.
“Aspetta un attimo!”, risposi, per poi riprendere, “E che cavolo … sono appena riemerso da un viaggio di miglia e miglia di terra, vermi e cose che non starò a descrivere. Ho fatto fuori una razza intera e raso al suolo una dimensione, e tutto perché volevo rivederti, ed è così che mi accogli? Grazie tante, eh!”
“La prima lite di coppia, crescono così in fretta.”, altra occhiataccia verso Makoto.
I miei occhi si spostarono nuovamente su di lei, in attesa.
Inaspettatamente, però, non disse altro.
Un istante dopo, era tra le mie braccia, ancora in lacrime, certo, ma, almeno, da come le sue labbra cercarono, quasi istintivamente, le mie, dovetti per lo meno credere che mi avesse perdonato. Sorrisi, assaporando in silenzio quell’aroma di pesche e ciliegia, gustandomi quel momento perfetto prima che, seppure a  malavoglia, mi staccassi da lei con un sospiro.

Eccomi qui! Andiamo con ordine.

1. La prima parte l'ho citata perchè mi è piaciuta molto la sua trasformazione e per come l'hai descritta mi è sembrato quasi di percepirla, dato che AMO i draghi alla follia! E le parole di Makoto sono state a dir poco profonde!

2. La seconda perchè SONO un'amante delle cose struggenti e strappalacrime come la decisione di salvare la donna che si ama e dichiararsi prima di andare incontro alla morte per poi tornare vivo. Ryujin l'ha capito solo dopo aver ottenuto il Karisuma di amare Hitomi e le ha confessato i suoi sentimenti mentre lei veniva sollevata dal portale che l'avrebbe riportata a casa. Mi sono sciolta come neve al sole! E' stato disposto persino a rinunciare al suo Karisuma pur di dirle che l'amava, che cosa dolce!

3. Questa parte perchè ho amato la sua determinazione e alla fine il suo Karisuma si è fuso con la sua katana dandogli la forza per vincere e distruggere persino un'intera dimensione demoniaca, una vera e propria bomba non c'è che dire! Ha capito che in fondo era qualcosa che alla fine non valeva la pena ottenere perchè era un potere che dava alla testa e non volendo diventare come suo zio ha preferito vivere da mortale per stare accanto alla donna che amava. Una cosa a dir poco stupenda!

4. E alla fine ... amo gli incontri di questo tipo, sono davvero divertenti. La sfuriata di Hitomi faceva davvero paura! Cavolo se l'hai fatta bene come personaggio, forse i tuo miglior personaggio femminile! Ma alla fine arriva il bacio passionale di perdono e qui mi sciolgo davvero!

Capitolo in generale: una vera meraviglia non c'è che dire, a parte gli errori di battitura si legge come un bicchier d'acqua e la sintassi è semplicemente perfetta! Bon passo al glossario per una recensione completa!
Baci baci EF

Recensore Master
03/07/17, ore 17:57

Tuttavia, col cavolo che gli avrei permesso di fare i propri porci comodi, quindi sorrisi, prendendola per mano e portandomela ancora più vicina. In parte, per rassicurarla (come se ce ne fosse bisogno, non ci pensavo nemmeno a farmi mettere sotto da un dannato ermafrodito), e in parte per chiarire, indirettamente, come fossi già impegnato (almeno in teoria).
L’altro sorrise, divertito, per poi constatare, con un tono che, sin dall’inizio, mi fece letteralmente immobilizzare dal terrore: “Vostro zio aveva perfettamente ragione. Siete proprio come vi aveva descritto: sfrontato, sciocco ma anche incredibilmente affascinante … sfortunatamente per voi, mio giovane RYUJIN, temo che non potrò godere molto della vostra indubbiamente gradevole compagnia. Perché la vostra permanenza nel Naraka finisce ora.”, sorrise, alzandosi pigramente in piedi.
Mi bloccai, fissandolo senza realmente capire.
Osservai interdetto Hitomi, ma anche lei pareva non comprendere di cosa stesse parlando, ed era sconvolta almeno quanto me.
Lo osservai, scettico e diffidente, quasi a carpire dove stesse la menzogna. Eppure, mentre scrutavo quelle iridi color ametista, fu con mio immenso dolore che non riuscii a scorgervi nemmeno una più pallida scintilla d’inganno.
Deglutii, scoppiando a ridere.
Per la verità, il suono che ne uscì fu fin troppo forzato, segno indelebile del nervosismo che, subdolo e letale, si stava facendo strada nel mio animo: “Quello che state dicendo è totalmente assurdo, Shenlong non avrebbe avuto alcun motivo per entrare in contatto con voi.”
L’altro sorrise, e per poco non avrei voluto staccargli la testa a morsi, nel vedere il tono quasi compassionevole con cui mi aveva guardato.
“Principe Ryujin, la vostra ingenuità mi sorprende. E si che, in tutti questi anni, avreste ormai dovuto comprendere come vostro zio disprezzi la vita a cui voi Naga siete costretti … dopotutto, non avete condiviso lo stesso modo di vedere le cose, in questi anni?”, sorrise, riprendendo, con tono laconicamente triste, “Una specie così splendida e magnifica, che avrebbe dovuto essere destinata a regnare sui mortali, e invece si trova a doverli servire, proteggendoli come cani da guardia! Non ditemi che non lo avete mai pensato, anche se per un solo istante, da quando avete vissuto al Palazzo di Giada.”
Tremai, incapace di credere a quelle parole. Era vero, avevo sempre saputo del disprezzo che mio zio aveva per la vita di corte, e per la situazione in cui ci trovavamo, ma mai, nemmeno per un istante, avrei potuto immaginare che potesse ordire una trama simile. Contro la sua famiglia, contro la sua specie e contro l’umanità intera.
Lui era sempre stato, per me, l’ancora di salvezza, l’unico cenno di comprensione in quel mondo altrimenti monotono e distante, il solo in grado di comprendere i miei pensieri e desideri. Aveva rappresentato tutto ciò a cui ambivo e che desideravo essere, era stato un amico, un mentore e un padre, laddove Tianlong aveva fallito più volte. E la fiducia, cieca e assoluta, che avevo sempre avuto nei suoi confronti m’impediva anche solo di IMMAGINARE che potesse tradirmi in quel modo. Non dopo tutte le ore passate assieme, non dopo tutti gli sguardi complici, i viaggi compiuti, le giornate passate a chiedergli delle sue avventure.
Era stato, laddove tutti gli altri avevano fallito, il solo in grado di comprendere il mio disagio. Il solo che, seppure silenziosamente, sapesse cosa mi passava per la testa, e condividesse i miei stessi pensieri e preoccupazioni.
Mi morsi il labbro, mentre lo sguardo indeciso di Hitomi si posava sul mio.
Era vero … io avevo sempre considerato gli esseri umani come niente di più e niente di meno che delle creature deboli e inferiori. Non l’avevo mai nascosto e, anzi, non perdevo certo occasione per far sapere al mondo come la pensassi ma … ma …
La guardai, terrorizzato mentre, per la prima volta, un’ombra di dubbio si faceva strada in quelle iridi color acquamarina. Come poteva veramente credere che avrei mai potuto appoggiare un tradimento simile? Che desiderassi realmente solo e soltanto la distruzione della sua specie? Che li disprezzassi a tal punto?
Mi morsi il labbro, guardandola supplice, consapevole di come, in tutti quegli anni, non le avessi mai realmente dato modo di pensare il contrario.
L’avevo sempre maltrattata e denigrata, continuando a rimproverarla ogni giorno che passava, vessandola in ogni modo possibile e immaginabile. E standomi a fianco, aveva potuto vedere bene come, con gli altri suoi simili, non fossi certo più gentile.
Mi voltai a osservare l’Imperatore, furioso, sbottando in preda a un’ira a stento trattenuta: “Q-questo … non è affatto vero! Non avrei mai potuto desiderare la distruzione della razza umana, né mi sarei mai sognato di tradire in questo modo la mia specie!”
Quello sorrise, bonario, per poi rispondere, perfettamente pacato: “Davvero? Non hai mai desiderato poterli vedere svanire, cosicchè non fossi costretto a prendere il tuo posto come Imperatore, passando la tua esistenza a difendere una guerra non tua? Hai mai sperato che se fossero svaniti nel nulla, senza lasciare traccia, tu saresti stato finalmente libero? Ti sei mai chiesto, anche se solo per un minimo istante, come sarebbe stata la tua esistenza senza di loro?”
Mi bloccai, incapace di rispondere.
Perché si, in cuor mio, lo avevo desiderato.
Forse non in modo conscio, forse non con l’intento di esternare tale mio pensiero … ma lo avevo fatto.
E mi sentivo un verme per questo.

Assottigliai gli occhi, per poi sorridere, impavido, ed estrarre Yoosenmaru.
Guardai appena Hitomi, sussurrandole: “Stai indietro … questa cosa non deve riguardarti.”
Mi osservò, ancora indecisa.
Potevo chiaramente percepire come, dopo le infide (ma brutalmente veritiere) parole di lui nemmeno lei fosse più realmente sicura su cosa pensare al mio riguardo.
Sospirai, chiudendo appena gli occhi, prima di voltarmi e alzarle il mento, osservando assorto quelle iridi imperlate di lacrime, così dannatamente magnifiche e struggenti da farmi stringere il cuore nel petto, di fronte alla consapevolezza di averla ferita in quel modo orribile e crudele. Sorrisi, tristemente, consapevole di come, dopo tutto ciò che avevo fatto, non meritassi certo il suo perdono, o la sua comprensione: “Hitomi … guardami, ti prego.”, alzò il capo, fissandomi spaurita, tremava e, in fondo al cuore, non potevo certo biasimarla per questo, “Lo so. Ti ho delusa, non sono mai stato un padrone, o un compagno, che si potesse definire responsabile. Ti ho biasimata, per le tue origini mortali e per la natura debole della specie a cui appartieni, e per questo non sono mai stato capace di dare, a te o ad altri, il reale valore che meritate.”, mi morsi il labbro, deglutendo appena, per poi riprendere, la gola che quasi mi doleva nel pronunciare quel fiume di parole che, in tutto quel tempo, non avevo mai avuto il coraggio di dire, “E me ne pento. Me ne pento amaramente, perché so di averti ferita e sfruttata, nonostante la tua dedizione, nonostante il tuo coraggio e nonostante la tua gentilezza. Io sono stato cieco, e non potrò mai perdonarmi per questo.
È vero”, ammisi, abbassando il capo colpevole, “Io ho sempre pensato, in fondo al cuore, che non valesse realmente la pena di proteggervi. Ho biasimato il mio stesso fratello per essersi unito a un’umana, rinnegato mio padre per il suo amore verso di voi e abbandonato te, che mi eri sempre rimasta fedele, per le tue origini. Vi credevo una razza debole e inferiore, perché non possedevate la nostra stessa forza, la nostra durata vitale o i nostri poteri. Ma, mentre attraversavamo assieme il Naraka, ho visto in te qualcosa che prima non ero mai riuscito a vedere, una forza unica e differente che per anni ha permesso alla tua specie di rialzarsi, sempre e comunque, anche di fronte alle difficoltà apparentemente più insormontabili. Forse, non sarete come noi, ma possedete, senza ombra di dubbio, una grandissimo potenziale che, spero, potrò un giorno vedere trasformarsi in qualcosa di nuovo e unico, in grado di cambiare il mondo.”, le sorrisi, mentre vedevo quei bellissimi occhi da cerbiatta sgranarsi, e le lacrime smettere di imperlarle le gote candide e perfette.
“Ryu …”, si limitò a dire, mentre le sfioravo leggermente, e con una dolcezza quasi reverenziale, le labbra. Sorrisi, accarezzandole il viso, consapevole di come, se avessi fallito, avrei potuto non rivederla mai più: “Tranquilla, nessuno ti farà del male. Finché avrò vita, non permetterò che gli esseri umani possano soffrire. Ho già fallito troppe volte, commesso troppi errori e perso troppe persone care … ora che finalmente posso comprendere le motivazioni di mio padre, voglio poter reggere a dovere quel compito che mi è stato affidato.”

Non mi ci volle molto per comprendere come, se per tutti quegli anni non era mai stato ucciso, ci dovesse essere necessariamente un buon motivo dietro.
E infatti un motivo c’era.
A dispetto del fisico effeminato e ben più esile del mio, quel tipo possedeva una potenza a dir poco impressionante, oltre che dei riflessi e un’agilità ben superiori anche a quelli di un Naga adulto ed esperto.
Si muoveva con una grazia che, altrimenti, avrei creduto impossibile all’interno di uno scontro come quello, ma non per questo le sue movenze erano meno precise, o letali.
Si spostava, colpiva e parava con un precisione e una puntualità estreme, senza smuoversi nemmeno di un millimetro di fronte alla mia carica affiatata e senza nemmeno curarsi troppo di rispondere ai miei continui assalti. Si limitava a evitare, tranquillo e pacato, oltre che con un sorrisino decisamente molto irritante in viso, tutti i miei colpi, giocando con me come il gatto fa col topo, e col chiaro intento di stancarmi e farmi arrivare al limite.
Così da potermi infliggere il colpo di grazie senza troppe difficoltà.
Ovviamente, se credeva sul serio che glielo avrei permesso, allora si sbagliava di grosso.
Nonostante fosse un ottimo guerriero, e i miei attacchi continuassero ad andare a vuoto, la situazione non era nemmeno così precaria. Seppure a fatica, anch’io riuscivo a reggere ai suoi assalti, e grazie alla determinazione che avevo acquisito, ero tutt’altro di che disposto a perdere … anzi, da quando avevo iniziato ad apprendere l’arte della spada, potevo dire con assoluta certezza che mai, come allora, raggiunsi simili livelli di forza.
La consapevolezza di trovarmi con le spalle al muro, e il sapere che tutta l’umanità si appoggiava ora sulle mie spalle, mi spinsero a dare il massimo di me stesso, superando di gran lunga quelle che sarebbero state le mie naturali capacità e facendomi procedere spedito, rialzandomi sempre e comunque.
Lo scontro procedeva spedito, senza esclusione di colpi.
Io, spinto dall’ardore e dalle determinazione, cercavo in tutti i modi possibili di penetrare nella difesa del mio avversario ma, purtroppo, l’arma a medio raggio di cui disponeva mi metteva in una naturale posizione di svantaggio. La naginata è un’arma ad asta, contro cui, notoriamente, una comune katana può ben poco, vista la possibilità di tenere lontano l’avversario e controllare il gioco senza problemi … e se non potevo avvicinarmi troppo, ferirlo sarebbe stato ancora più complicato.
Lu, d’altro canto, come potei notare col proseguire dell’incontro, pareva iniziare a infastidirsi sempre di più. Era riuscito a farmi un paio di graffi, ma ogni volta che cercava di prendere in mano la situazione, mi spingevo con le spalle al muro, verso quella zona della sala in cui la sua arma a medio raggio avrebbe avuto maggiori difficoltà a essere maneggiata facilmente. E allora ritornava alla sua posizione di base, osservandomi sempre più irritato da quel naturale fervore che gli impediva di darmi il colpo di grazia.
Tuttavia, ero ben consapevole come, di quel passo, avrei finito immancabilmente con l’essere ucciso.
Il braccio sinistro era già stato ferito, e sebbene il graffio non fosse eccessivamente profondo, trattandosi della mia mano portante fui costretto a continuare a combattere con la destra, cosa che rese immancabilmente più impacciati i miei movimenti. Inoltre, era riuscito anche a farmi un taglio alla gamba, anche questo lieve ma comunque doloroso e in grado di rallentarmi non poco, e quello che avevo sulla fronte mi offuscava la vista, col sangue che gocciolava fastidioso sull’occhio sinistro. Potevo anche muovermi, ma era chiaro che, così continuando, avrei seriamente rischiato di rimanere ucciso.
Fu allora che mi venne l’illuminazione.
Non potendo avvicinarmi troppo al mio avversario, mi condussi con le spalle contro una delle colonne in onice nera, così da dargli l’impressione di avermi messo con le spalle al muro.
Quando questo si slanciò in avanti, mi scansai di lato, lasciando che la lama di Seshamaru penetrasse nella colonna, restando bloccata, giusto il tempo per afferrare una delle torce ivi appese e scagliarla con precisione contro il mio avversario.
L’Imparatore Oni fu costretto a indietreggiare, lasciando l’arma conficcata nella colonna, ma finendo comunque con l’essere ustionato dalle ceneri e dai lapilli verde smeraldo provocati dalla torcia, che si conficcarono letali negli occhi, facendoli sfrigolare in modo decisamente sinistro mentre, con un grido di agonia, si portava le mani al viso, accasciandosi a terra dal dolore.
Mi fermai, annaspando stremato, e portandomi istintivo una mano alla gamba, che, a dispetto della ferita lieve, continuava a sanguinare, e in modo anche abbastanza insistente e fastidioso.
Lo osservai, avvicinandomi a lui lentamente, e osservando disgustato quell’essere prima così arrogante e pieno di sé.
Il volto, ridotto ormai a un ammasso scuro e fumante, era totalmente deturpato. Le fiamme avevano scavato la carne senza pietà, fondendola senza fermarsi e bruciando in larga parte anche la chioma prima magnifica, per poi procedere letali lungo tutto il busto.
Ormai, non rimaneva che l’ombra della figura bellissima che era un tempo.
Fissai, serio, quella creatura ormai sconfitta, al che dissi: “E’ finita. Siete stato sconfitto.”
Quello mi fissò, le orbite vuote che mi sondavano l’animo, quindi sorrise. In mezzo a quella pozza di sangue nero e rappreso, sentii quasi il cuore gelarmisi nel petto, mentre la risata roca e disperata di lui riecheggiava nella stanza, mentre rispondeva, in preda al delirio: “Certamente, uccidimi pure, giovane principe. Ma non uscirete MAI di qui. Pensavi veramente che fossi così sciocco da non avere un piano di riserva? Le Porte del Naraka sono sigillate, puoi anche ammazzarmi, ma per quanto potente possa mai essere il tuo Karisuma, non tornerai mai a Shukai – Shi e, con la tua scomparsa, alla fine la razza umana sarà comunque condannata!”
Mi bloccai, fissandolo, incapace di credere a quelle parole.
Digrignai i denti, mentre l’ira prendeva possesso del mio animo.
Lo osservai, carico di disprezzo poi, senza attendere oltre, conficcai Yoosenmaru nel suo cuore.

Eccomi qua! Allora, andiamo con ordine.

1. La prima parte l'ho citata perchè mi è piaciuto tantissimo come dialogo, il senso di colpa di Ryujin davanti a quelle parole talmente vere era talmente reale che mi sembrava di percepirlo, dico davvero. Ha scoperto una cosa che nemmeno si sarebbe immaginata, ovvero che lo zio che tanto ammirava è un traditore ma il colpo più duro è stato che anche lui come suo zio la pensava in quel modo, senza però rendersene davvero conto, ma di fronte alle parole dell'Imperatore ne ha ricevuto l'amara consapevolezza, soprattutto quando guardava Hitomi, giuro, mi sono sciolta come neve al sole.

2. La seconda parte perchè ho apprezzato moltissimo come Ryujin abbia parlato a Hitomi cercandole di farle capire quanto in verità tenesse a lei, deve essere stata dura dirle tali parole, ma alla fine il loro rapporto è tornato come prima. Ho apprezzato anche come ha l'ha definita così come la sua specie, e anche qui mi sono sciolta! Che dolce che è stato!

3. Lo scontro migliore di sempre, così realistico che mi sembrava di essere li. E alla fine Ryujin seppur con difficoltà l'ha avuta vinta. Sul serio, l'Imperatore Oni mi ricordava tanto Aphrodite di Saint Seiya, il famoso pesiolino che tanto detesto (e qui molte mi lincerebbero viva). Spero che si concluda per il meglio.

Passiamo infine al capitolo in generale, tutto il complesso a parte qualche piccolo errore di battitura è davvero fenomenale non c'è che dire, mi è piaciuto un sacco, soprattutto le descrizioni che sono il tuo punto forte. I miei più sinceri complimenti e alla prossima!
Baci baci EF

Recensore Master
02/07/17, ore 19:15

Percepivo con chiarezza i movimenti di Hitomi al mio fianco, i suoi singhiozzi disperati e le sue lacrime fedeli … potevo quasi vederla, muoversi assidua da un lato all’altro della tenda, cercando invano di farmi stare meglio.
Improvvisamente, però, parve chetarsi. Alzai, seppure forzatamente, il capo, e allora la vidi.
Stava consultando un vecchio tomo, un manoscritto tramandato di generazione in generazione alle Elette per imparare a gestire e comprendere i propri doveri e poteri.
E quando il suo sguardo, questa volta non più umido di lacrime ma carico di determinazione, incontrò il mio, capii subito cosa volesse fare.
E sentii il terreno inghiottirmi.
Scossi il capo, improvvisamente più lucido, dicendo: “No … non se ne parla nemmeno. Non ti permetterò di fare una cosa del genere per aiutarmi. Vattene … io non posso tornare indietro, ma ora che la morte mi sta già sussurrando suadente all’orecchio, nulla ti intrattiene realmente a starmi accanto. Torna in superficie, creati una nuova vita. Nessuno verrà a cercarti.”
Lei sorrise, e fu allora che lo notai. Per la prima volta, nel suo sguardo: un amore cieco, sincero e profondo.
“Va tutto bene, mio signore. Se siete voi, sarò più che felice di donarvi la mia innocenza … è il solo modo. Sapete bene quanto me che solo il cuore e la verginità di un’Eletta possiede un potere sufficiente a curare il vostro male e se … se sarà necessario per guarirvi, io … sono perfettamente disposta a fare questo sacrificio anche se … anche se sono consapevole che per voi io non varrò mai altrettanto.”, sorrise, questa volta, però, nei suoi occhi vidi anche una tristezza, profonda e implacabile, che mi scavò un vuoto nel cuore.
E l’avrei anche fermata, se proprio in quell’istante le sue labbra non si fossero posate sulle mie. Sgranai gli occhi, sorpreso e indeciso, come non ero mai stato realmente di fronte a nessun’altra donna.
Come immagino avrete certamente già compreso, io non ero proprio un gran stinco di santo in termini di castità, e non avevo mai avuto tante difficoltà a trattare con una fanciulla come mi succedeva con lei.
Tuttavia, ero troppo debole per oppormi quindi, che mi piacesse o meno, fui costretto ad assecondarla, mentre, lentamente, si infilava sotto le coperte e, trepidamente d’attesa inespressa, mi spogliava del kimono e dell’obi, per poi osservare silenziosa quel fisico che, tante volte, si era trovata a curare nei periodi di malattia e sconforto.
Sentii i suoi occhi color acquamarina sondarmi l’animo, andando oltre l’armatura di freddezza e indifferenza che avevo eretto negli anni, osservando silenziosa quel vuoto profondo e inconsolabile che si era formato a seguito della partenza di lei e del tradimento di Makoto.
Voltai il capo, incapace di sostenere quello sguardo in grado, come sempre, di far emergere quei lati di me che spesso vorrei non possedere nemmeno.
Fu lei a sollevarmi il mento, costringendomi a guardarla negli occhi mentre, lentamente, si spogliava a sua volta, lasciando cadere quelle sete che coprivano il suo fisico esile e leggiadro a terra. Osservai, silenzioso, quel fisico che, seppure quasi privo di curve, possedeva lo stesso fascino di uno spirito dei boschi.
La pelle scintillava, perfetta e candida, sotto il lume del candele profumate, mentre i capelli corvini, simili a inchiostro fuso, le cadevano lungo i fianchi, lisci e perfetti. Le mani, piccole ma perfettamente curate, corsero rapide sul mio viso, sfiorandolo appena, con timore quasi reverenziale, per poi toccare lievemente quella chioma dorata di cui ero sempre andato tanto fiero.
Sorrise, timida, mettendosi a cavalcioni su di me e iniziando a percorrere la mia pelle, bollente a causa delle febbri, con una scia di delicati baci.
Sospirai, chiudendo gli occhi e, per la prima volta dopo lungo, lunghissimo tempo, decisi di lasciarmi tutto alle spalle.
Di dimenticare ogni cosa, di scordare il dolore passato e le preoccupazioni future. Non volevo più pensare, desideravo solo abbandonarmi a quelle carezze così dolci e delicate, a quegli occhi così innocenti e a quell’amore tanto fedele e cieco, al punto da sfiorare quasi la venerazione.
Sorrise, quasi potesse realmente sentire i miei pensieri, e, lentamente, iniziò a sfiorarmi, inesperta e indecisa, certo, ma non per questo meno determinata.
Sorrisi, tra me e me, mentre iniziavo ad assecondare i suoi gesti.
Quella notte, a dispetto della tempesta di sabbia che, impietosa, continuava a infuriare fuori dalla nostra tenda, noi consumammo la nostra notte assieme. E nonostante il mio senso di colpa, nonostante il dolore nel vederla donarsi con tanta dedizione a me, nonostante il futuro sempre più incerto, almeno per un istante, potei finalmente vedere uno scorcio di luce nel mio orizzonte. Non ero più solo un principino capriccioso e indifferente, non dovevo più temere il rancore e il biasimo della corte perché sapevo che, per lei, sarei stato sempre solo e soltanto io. Senza doveri, senza oneri o titoli.
E per questo fui felice.
Il nostro rapporto fu dolce, delicato.
Feci il possibile per renderla quell’esperienza il meno dolorosa possibile (sebbene, a dire il vero, ero così rincretinito da capire a malapena DOVE fare COSA, ma dettagli, le mie straordinarie doti riproduttive avrebbero compensano ampiamente a tale mancanza).
Passai la notte al suo fianco, a sfiorare silenzioso quei seni perfetti, quel ventre piatto e liscio, quel collo così esile e innocente. Ascoltai deliziato i suoi sospiri, mentre quei gemiti lievi mi facevano sorridere divertito, e intanto la vidi, seppure nel rossore delle sue gote innocenti, togliersi l’intimo, annuii, silenzioso.

Questa è la parte che mi è piaciuta di più in assoluto! Hitomi è stata disposta a donarsi a lui per salvargli la vita, anche se era da molto che provava qualcosa nei suoi confronti. Che dolci, certo da Ryujin mi sarei aspettata una reazione simile visto che non se lo aspettava. Poi la scenata che le ha fatto Hitomi quando ha scoperto il suo folle piano suicida era veramente azzeccata e se fossi stata nei panni di Ryujin molto probabilmente me la sarei filata a gambe levate eheheh.
Passando ad altro, allora il racconto sulla sua katana mi ha davvero sciolta, in ogni senso. Mi spiace che da quel momento dopo che Hitomi era andata al Tempio del Sole lui sia totalmente cambiato sentendosi responsabile del loro allontanamento.
Altra cosa che mi è piaciuta molto sono stati i suoi pensieri in preda alla febbre, davvero molto profondi e reali, talmente reali che mi sembrava di percepirli pure io.
Comunque un vero e proprio capolavoro di capitolo, i miei più sinceri complimenti e alla prossima!
Baci baci EF 😘
(Recensione modificata il 03/07/2017 - 08:10 am)

Recensore Master
02/07/17, ore 18:03

Eccomi qui!
Evvai sono la prima a recensire! Comunque, anche se il capitolo lo avevo già letto in anteprima non posso fare a meno di commentare. Allora, tutto il complesso è davvero fantastico! Le ambientazioni sono meravigliose, soprattutto il Palazzo di Giada, una bellezza da far mozzare letteralmente il fiato! Passiamo ai personaggi principali, allora, Ryujin è davvero fantastico e molto ben caratterizzato non c'è che dire, ha un bel caratterino, esattamente adatto alla sua persona, un vero e proprio ribelle come piace a me. Hitomi poi è davvero meravigliosa, molto ben fatta, bella, gentile, timida, insicura, ma anche decisa e coraggiosa per il fatto di accompagnare Ryujin nel Naraka per ottenere il Karisuma, l'ammiro molto! Poi il tappeto volante è eccezionale come idea di mezzo di trasporto! Che dire, davvero un bellissimo capitolo a parte un piccolo errore di battitura quando parla con suo zio, ma per il resto si legge che è una meraviglia! I miei più sinceri complimenti e alla prossima!
Baci EF 😘