AHO A BONAZZA,
Mamma mia... a volte mi chiedo se tu abbia fatto un corso. De che, chiedi? Di "strappa via il cuore di Miryel senza alcuna pietà", perché ci riesci proprio bene...
Voglio parlare tanto della prima parte, ma tanto... e il motivo, sallo, è legato all'umanità di Tony. Un'umanità che si mostra, come sempre, attraverso la narrazione priva di dialoghi, dove non può nascondersi più di tanto. Dove la sua introspezione si apre come un album di vecchie fotografie, mostrando fantasmi e perdite, e fa male.
C'è un concetto che ho particolarmente apprezzato, specie come hai deciso di raccontarlo. La vita vissuta senza logica, con sonni non più popolati di incubi, siccome questi si sono avverati tutti. Ed è questo. È questo che è accaduto: Tony non voleva perdere nessuno, e si sente responsabile perché non ha fatto niente – secondo lui, per impedirlo. Non esiste logica, in questo, si lascia logorare dai sensi di colpa. Si lascia mangiare vivo da quello che ha perso e che non riavrà indietro... mangiato vivo dalle occasioni perse, ed è questo che delinea Tony più di tutto. Le occasioni perse, che lo schiacciano. Come sempre il tuo Tony è lui, nella maniera più perfetta e ineccepibile che possa esistere. Non ci sono sbafature, non c'è niente fuori posto, nella sua psicologia, che ci mostri con sapienti descrizioni di un uomo così contorto affascinante, ma frainteso da molti... ma mai da te ♥ niente, ti amo.
Ultimo plauso alla prima parte va alla difficoltà di dormire, di vivere dove Pepper è sparita. Una casa dapprima colma, satura di lei, che ora non c'è a scaldare quel posto che era loro. Solo loro.
Un concetto decadente, ma umano. Umano perché è così che ci si sente, quando muore qualcuno che viveva con noi, che riempiva le nostre abitudini anche con la presenza e poi.. e poi si deve colmare quel vuoto, ma non è detto che ci si riesca sempre, o che lo si voglia fare.
E Tony vuole e non vuole. Rhodey è come sempre il collante che lo tiene esattamente dove deve stare, ma Tony è un bambino capriccioso, certe volte. Tony è un ragazzino che sa come convincere gli altri che farà qualcosa, che poi però non farà. In questo caso però Rhodey continua ad essere una luce nel buio che gli dà qualcosa a cui aggrapparsi ma, soprattutto, lo mette in quella condizione dove è costretto ad ammettere che da solo si autodistrugge, che effettivamente ha bisogno di una mano, di non restare con se stesso; un po' per arricchire quei momenti fatti di logoramento, tra il caos di altre presenze; un po' perché ha bisogno di essere controllato... e Rhodey mi ha fatto una tenerezza infinita, soprattutto perché lui è così: Tony lo deve bacchettare. Lo ha probabilmente fatto sempre senza chiedere il permesso e continuerà a farlo sempre, perché sono amici, sono come fratelli... e sebbene Tony, infine, non faccia davvero niente per riprendersi e non prenda una decisione, ogni volta che Rhodey comparirà di fronte a lui, non avrà mai nulla da ridire. Si lascia fare tutto; perché lo sa che è una testa di cazzo e che in certi momenti ha bisogno di questo, e c'è una cosa che mi ha colpito da morire e mi ha fatto balzare il cuore in gola:
Forse è solo per quello che si sta lasciando andare a quel modo nel vuoto: perché c’è qualcuno che all'ultimo momento gli impedisce di sfracellarsi a terra, ogni volta.
È un concetto contorto, ma che sta su Tony così bene... l'arrogante consapevolezza che accadrà, è così dannatamente da lui. Tanto quanto un altro concetto che hai affrontato, ovvero quello del ritorno. Il ritorno dall'Afghanistan gli ha permesso di vivere, di cambiare vita, di cambiare se stesso, di capire molte cose... il ritorno da Titano è stato desolante; laddove ha visto sparire persone, tra cui Peter di certo la più cara fra queste, ha poi avuto notizia della sparizione di Pepper... devastante, distruttiva, l'altra metà del suo cuore che se ne va, il suo metro di giudizio, la sua logica umana... Pepper che era tutto, è sparita portandosi via quella parte che a Tony mancava ma che lei rendeva vera: l'umanità e l'amor proprio. Se li è portati via con lei, inconsapevolmente.
Infine, che se continuo altro che postale, mi mandi Casa Pound, la promessa non mantenuta a Rhodey è in realtà l'inizio di tutto, dunque. Dopo quel tentativo di rialzarsi, tutto torna come prima... e i giorni, il tempo, le ore, tornano a non avere un vero e proprio filo conduttore; tutto è caos. E adoro come descrivi questo senso di confusione, questa inconsapevolezza da parte di Tony di che giorno sia, catapultato in orari o giorni diversi, solo perché in quel momento consapevole dato che la testa non è offuscata dall'alcool... e quindi, tornato a vivere quella vita che cerca solo una fine, una risoluzione estrema, autodistruggendosi per il sensi di colpa con punizioni che gravano sulla sua salute e la sua mente... arriva uno spiraglio di sole, che però lo abbaglia, mentre è steso su quel pavimento; ma lei arriva, e riponiamo un po' – tanto, in lei, le speranze di rivederlo tornare su; perché mia cara Cosa, è quello che speriamo, siccome è impossibile, attraverso la tua prosa, non immedesimarsi dentro il tuo Tony, sentire la sua voce, percepire i suoi mugugni, vederlo fare tutti quei gesti con le mani, i suoi movimenti del viso, espressioni, persino la luce negli occhi che va a viene... perché ogni riga che lo descrive, è lui, e fa male, quando lui sta male.
Dunque, mia cara cosa, sperando di riuscire a tornare presto su questi lidi – non so manco quante parole ti ho lasciato, ma lo scoprirò presto – ti saluto e ti giuro che passerò prima di quanto tu possa credere *____* E' una minaccia ovviamente, ma io... DEVO SAPERE.
Grazie per il tuo Tony, bonazza... grazie davvero ♥
Miry, cosa3, guascona |