Recensioni per
Come fumo i nostri giorni
di Semperinfelix

Questa storia ha ottenuto 39 recensioni.
Positive : 39
Neutre o critiche: 0


Devi essere loggato per recensire.
Registrati o fai il login.
[Precedente] 1 2 3 [Prossimo]
Recensore Veterano

Incominciamo subito da coloro che ci hanno lasciato: povero Francesco d’Aragona, ch’abbiamo conosciuto appena appena per fargli chiedere ad Ippolita di cantare! Curiosità: visto che Francesco non è un nome comune tra i reali spagnoli, in onore di chi l’hanno così chiamato? Dello Sforza?

Quanto dovette esser stato duro per Ferrante congedarsi così precocemente da colui che, Ferrandino a parte, prometteva un futuro brillante. Volendo essere fatalisti, dopo don Enrico, sembra quasi che gli ingranaggi che porteranno alla fine della Real Casa d’Aragona si stiano lentamente muovendo, in un inesorabile conto alla rovescia. E rende ancora più amaro il trionfo dell’ignaro Ferrante, il quale crede d’aver sventato l’ennesimo scossone al suo casato e di averne ristabilito l’autorità, quando invece quanto accaduto non è che il preludio di una tragedia ben maggiore. Perfino la guarigione miracolosa di Ferrandino possiede un sentore di beffa del destino: come il malato che, prima di morire, si sente estremamente in forze.

Ti confesso che in questo capitolo ho un pelino odiato Ferrante, specie durante il colloquio con Ippolita (di cui ti faccio i complimenti, la tensione era alle stelle così come il sottile veleno sotto lo zucchero delle parole del re). Che i traditori debbano essere puniti è sacrosanto, tuttavia non mi piace quando la sentenza viene eseguita con tale sfacciata doppiezza. Piuttosto, come facevano a Venezia, preferisco la pubblica accusa e la pubblica condanna, indifferentemente dal ceto, giacché più onesto. In più occasioni mi hai fatto notare la severità delle leggi veneziane, però preferisco la loro schiettezza invece dei raggiri di falso perdono, per poi pugnalare improvvisamente alle spalle e di nascosto, com’è successo. George Martin lo negherà, i critici lo negheranno, però è innegabile che “Le Nozze Rosse” sono state ispirate da questo matrimonio-farsa-trappola. La promessa di perdono, le nozze di riconciliazione, l’ospitalità violata così come un patto siglato e garantito, il furbo che mangia la foglia e non si presenta … Troppe coincidenze. Certo, non siamo ai livelli delle purghe che fece Caterina Sforza dopo l’uccisione di Giacomo Feo, però innegabilmente l’Aragona ci andò pesante con la mannaia: perfino negare la confessione ad una moribonda, robe alla Filippo Maria Visconti.

Quindi sì, il Conte di Sarno ha ragione (per questo ho insistito): Ferrante ha peccato d’hybris mortale, credendosi intoccabile nel suo Regno e ciò è vero, ma la sua reputazione è stata ulteriormente rovinata. Infatti, le tre garanti della pace – Milano, Firenze e Spagna – ironia della sorte, direttamente o indirettamente, giocheranno un ruolo nella caduta del suo casato. Inoltre, questa violazione dei patti porterà, entro al fine dell’anno, ad un cambiamento d’accordi con Venezia, rimasta neutrale, la quale fa da garante al Papa, dovesse Ferrante, dimentico di ogni accordo, prendersela con lui dopo i baroni. La dice lunga sul clima di sospetto che l’Aragona ha suscitato nella penisola. E non può neanche tanto biasimare i congiurati: hanno ragione, quando gli dicono che lui fu il loro maestro.

D’altra parte, però, la rabbia che Ferrante ha provato alla notizia della cattura di Federico, così come l’angoscia per la sorte del nipote e per il destino della famiglia reale, sprovvista di figure in grado di governare un regno, gli ha conferito la giusta umanità da controbilanciare il suo tiro barbino. Sequestrare un figlio non fa piacere a nessuno, anche se detto pargolo è sostanzialmente un cretino, però rimane sempre figlio suo. Povero Federico, dev’essersela vista brutta e meno male che ad accoglierlo c’è stato il padre commosso e non il fratello a pigliarlo a pizze in faccia, per essersi lasciato catturare così come uno scemo. Per me il signor Mariotto era un assiduo frequentatore di femminelli, per questo nessun s'è stupito di vederlo gironzolare con una donna così poco femminile. E' la sola spiegazione logica.

Ippolita ci ha fatto persino pena: è l’unica, assieme a Ferrandino, veramente sana in quella famiglia contorta, bugiarda, assassina. Forse il suo modo di concepire il mondo non era vincente per quell’epoca, tuttavia se lei intuiva che i congiurati si fossero veramente pentiti, forse era il caso di far clemenza. Anche perché, a quanto pare, la bontà e le preghiere della Sforza avevano sempre portato effetti positivi.

Un capitolo molto drammatico, anche nel linguaggio ricco e articolato ed io reitero che Ferrante doveva darsi al teatro. Finisce qui per il momento Napoli o dobbiamo aspettarci altre vicende? In ogni modo, Beatrice adesso è a Ferrara, quindi addio bel sole sul Golfo, viva le zanzare e le brume sul Po!

Ultima recensione dell’anno, ci credi?
H.
P.S. Grazie per la pubblicità progresso, ci impegneremo a finire Donato entro il prossimo mese.

Buongiorno,
Be' dai abbiamo assistito alla punizione... è triste da dire ma sono d'accordo con il re in linea di massima, chi tradisce lo rifarà, e la seconda volta è più dolorosa della prima. Quindi meglio non rischiare!

Recensore Junior

Che dire, la vendetta di Ferrante mi ha lasciato abbastanza sconcertata, più che altro per le modalità e per aver ingannato con grande faccia tosta la dolce e pia Ippolita che chiedeva clemenza per i baroni, dichiarando di avere intenzione di perdonare. Bello il discorso del conte di Sarno, Ferrante sarà pure il re ma ha violato i patti e le sacre regole dell’ospitalità ed i suoi garanti a tempo debito lo ricorderanno! Immagino poi che le nozze farlocche tra Maria e il Coppola non siano mai state consumate; la sfortunata fanciulla è diventata dunque pedina nel gioco di Ferrante.
Mi fa sorridere l’advertising finale: certo che vi dovete divertire parecchio tu e Hoel!
(Recensione modificata il 27/12/2021 - 10:19 pm)

Recensore Junior

Buongiorno e buon Natale innanzitutto!
Non immaginavo che Beatrice avesse tutti questi fratelli! Oltre ai due fratellastri (possibile che vivessero a corte come se niente fosse? E le loro madri?) abbiamo Isabella di 11, il pomposo Alfonso di 9 anni , Ippolito di 6, Sigismondo di 5 e poi il piccolo Ferrante rimasto a Napoli. Beatrice essendo, la secondogenita, ha circa 10 anni allora, ma nella nota ho letto che le attribuivano circa 8 anni, sono un po’ in confusione…
Certo che l’accoglienza a Ferrara non è delle migliori, Isabella a parte. Il padre risulta veramente anaffattivo, la madre piuttosto fredda. Quell’esprimersi in castigliano subito stroncato da tutti esprime bene la radicalita’ del cambiamento cui Beatrice è stata sottoposta; non basteranno gli affreschi a lenire la nostalgia di Napoli!
Il duca è stato davvero inqualificabile: passi per la mancata accoglienza perché si era andato a svagare (forse da una forma di depressione) uccellando, ma rientrare a palazzo e uscire subito dopo per andare a fare visita a un suddito… eppure Beatrice serba nel cuore per lui un rapporto di amore/odio , si sente rifiutata ma ancora anela al suo affetto ed è gelosa delle attenzioni riservate alle sorelle. Vedremo se nei capitoli successivi la loro relazione subirà una evoluzione. Confesso che l’ambientazione napoletana mi mancherà, in fondo ti ho conosciuto come autrice in una storia che si svolgeva quasi tutta nel regno di Napoli. Cercheremo di farci piacere pure le zanzare… : D

Recensore Veterano

Sinceramente credo che Isabella d’Este abbia sempre considerato sua sorella, almeno nel periodo pre-matrimoniale, come quell’eterna bambinetta emarginata e bisognosa del suo supporto. Anche l’affresco rappresenta bene questa dinamica: Isabella davanti, espansiva, sicura di sé, mentre Beatrice dietro, timida, appoggiata sulla spalla della sorella, quasi in soggezione.

Evidentemente, era così che la marchesa voleva ricordare in eterno la minore (nonché consegnarla ai posteri) poiché fino al matrimonio con Ludovico, Beatrice era stata la n.2 in tutto e soltanto la sua morte riportò alla ribalta Isabella, relegando per la seconda volta la duchessa nell’ombra. Dai suoi carteggi, infatti, mi sono fatta l’idea che Isabella avesse un bisogno quasi patologico di sentirsi superiore all’universo mondo, arrivando a denigrare gente che tentava magari d’essere ospitale oppure che aveva osato superarla in qualcosa. Forse il segreto per il quale Beatrice risultava subito più simpatica (oltre alla sua giovinezza e al rubino-assassino, ben inteso) era il suo genuino apprezzamento senza far i musi lunghi, chissà.

In ogni modo, è un atteggiamento che non amo molto, quello d’Isabella, e il romanzo della Bellonci proprio non m’ha aiutato a digerirla come personaggio. Vediamo come uscirà dalla tua tastiera: nella prima versione, me la ricordo abbastanza complice di Beatrice, almeno prima delle nozze, per poi accennare ad una sottile rivalità tra sorelle, specie per via dei pargoli (mi ricordo come Bea gongolasse all’idea di aver tre maschi di fila mentre Isabella soltanto femmine). In questa nuova versione, finora Isabella risulta addirittura simpatica: smussa un po’ il disagio nel primo incontro tra fratelli (con Alfonso stile Mastino) e perfino la consola, facendole scoprire l’unico vero amore della sua vita: i bell’omeni in armatura. XD Questo sforzo da parte di Isabella di creare un legame con la sorellina l’ho molto apprezzato e mi immalinconisce pensare, che bastasse così poco per far contenta Beatrice. Tuttavia mi viene da chiedere se fosse sincera o se lo facesse per sentirsi superiore. Con Lucrezia era facile, essendo l’altra una figlia illegittima. Di certo ad Isabella il matrimonio col Gonzaga non ha molto giovato al suo carattere.

Molto particolare poi il dettaglio dell’impresa dei diamanti sulla camorra di Beatrice e dei sentimenti ambivalenti da lei provati nei confronti del padre; come col nonno, c’è stato per lei verso Erchulisse una sorta di colpo di fulmine, malgrado lui non se la fili minimamente. Un amore strano, contorto eppure non meno affascinante. Adesso aspettiamo l’incontro col terzo uomo di Beatrice.

Eleonora l’ho trovata molto più umana e sfaccettata in questa versione e devo dire che la preferisco di più così. Nella prima, m’era apparsa veramente fredda, mentre qui alterna un atteggiamento formale e distaccato ad uno più materno, sebbene goffo nel dimostrarlo. Evidentemente, Eleonora conosce il dolore di staccarsi da una famiglia tutto sommato amorevole e quindi cerca come può di venire incontro alla figlia; di fatti, ho trovato davvero tenera e struggente la scena degli affreschi, così come Beatrice che vi sta vicino quasi desiderasse entrarci dentro e riabbracciare il nonno e la sua famiglia. Perfino lo zio Alfonso l’amava! (Non so sinceramente se la cosa mi inquieti o mi rallegri) Certo è che la partenza della piccola Estense è stata davvero un colpo per tutti, considerandola ormai gli Aragona una di loro a tutti gli effetti. Tranne Isabella.

“Ci vediamo a Milano, cuginetta!”
“Grrrrrr …”

Giovannella, piccina, che sale con lei per accompagnarla fino all’ultimo! Forse non ci renderemo mai conto dell’entità del trauma che quest’esperienza fu per Beatrice. Si potrebbe dire ch’era abbastanza piccola per obliare e riadattarsi, però dal suo modo di vestire certamente non fu così. Anche se magari perse molte tracce d’espanidad nella sua parlata ed atteggiamenti generali, in lei quel periodo rimase sempre. Un vero peccato che il destino aveva decretato che lei ed Isabella la cugina si fossero ritrovate rivali.

Il discorso di Ferrante mi pare essere rimasto uguale e come m’era piaciuto allora, mi piace ancora di più adesso, perché hai approfondito molto il rapporto con la nipote, nonché gli aspetti della nascente personalità di Beatrice. Hai capito che tipetto? Si veste alla napoletana, parla in spagnolo, la sua testardaggine diventerà la sua virtù nel momento delle prove, rendendola una combattente. Dinanzi al palese freddo disinteresse dimostrato dalla sua famiglia ferrarese – sì, Erchulisse, stiamo proprio indicando te – le opzioni erano o di rimanerne schiacciata o di reagire, mantenendo la sua identità e così Beatrice ha fatto. Ovvio quindi che come donna attirasse: una personalità così forte non lascia indifferenti, o la ami o la odi, ma qualcosa ti lascia.
Un minuto di silenzio per la povera vergine napoletana: se soltanto il buon Ferrarini le avesse parlato prima!

Un capitolo piuttosto malinconico, come le brume ferraresi, speriamo che la nostra picciotta dalla guanciotta cicciotta si riprenda dalla sua malinconia, ritornando la discola che tutti abbiamo amato a Napoli.

Un caloroso augurio di Buon Natale!
H.

Buongiorno,
Non mi aspettavo una Isabella cosi! Finora l'ho sempre conosciuta come... la gemella del padre, fredda quanto lui, invece questa bambina vuole davvero costruire qualcosa con la sorellina. Immagino sia solo un primo momento, però! Intanto il rientro è terminato.

Recensore Junior

Lo conoscevo il canto delle lavandaie, mi ricordo che quando esistevano ancora i 33 giri a casa di mia madre c'era un disco di canzoni napoletane cantate da Murolo e c'era appunto anche questa antica canzone popolare. Mi ha pure commosso l'amore di Ferrante (e Beatrice) per la città partenopea, effettivamente credo che spostarsi nelle nebbie ferraresi, con tutto il rispetto per quelle zone, fosse un bel passo indietro rispetto al clima ed all'amenità del golfo di Napoli! Del resto le ragioni del sangue e dell'affetto dovevano cedere rispetto alla politica, ed ecco che, benchè possa sembrare obiettivamente duro, la piccola Beatrice viene subito richiamata ai propri doveri di figlia e di sposa. Può darsi però che gli scrupoli del Moro sulla mollezza o sulle nefandezze della corte aragonese avessero il loro fondamento, da ciò che riporti nelle note. Mi è piaciuta la figura della regina Juana, capace di far ragionare il sanguigno sovrano e convincerlo a compiere un gesto doloroso e non facile.

Recensore Veterano

Uh, che bei maschioni nel rilievo! Quant’è dolce svegliarsi alla mattina, aprire la propria storia preferita e trovarsi schiaffati dritti nel muso questi fusti in armatura, tutti impettiti e le lanze in mano?! Pure a gambe divaricate! Mi devi comunque una tastiera nuova, la mia l’ho tutta macchiata di bava! XD

Leggendo questo capitolo ho scoperto 3 verità.

Verità n.1 : Napoli se la sta pericolosamente giocando per il primato di città più immorale d’Italia. Ora, non dico che il resto d’Italia fosse una sacrestia, tutt’altro: a Venezia a momenti si praticava la bigamia; a Mantova i Gonzaga cavalcavano cavalli, donne e uomini; a Ferrara c’era il Ferrarini; a Bologna tutte amanti di quei gnocchi di manzo dei Bentivoglio; a Rimini il Pandolfaccio faceva per tre; a Firenze tutti o quasi sodomiti; a Forlì tutti puttani di Caterina Sforza; Roma era un bordello di nome e di fatto, etc. etc.
Ma a Napoli davvero sono impressionata dalla libertà di costumi, specie nella famiglia reale! A parte i maschietti, che vabbè, era prassi comune ed accettata (tranne quando andavano a rapire le altrui figlie/sorelle/fidanzate/ mogli) ma pure le donne! E bravo Ferrante, l’unico vero campione ante-litteram delle pari opportunità: se l’ho fatto io, vuoi che impedisca alle mie figlie di trastullarsi? XD Sul serio gli Aragona avevano fuoco al posto del sangue, amanti appassionati quanto crudeli. E la piccola Beatrice, che tra tutti i fratelli forse fu quella che più ereditò da loro, giustamente suscita grandi preoccupazioni, specie al signor Ludovico che teme arrivargli la moglie troppo “esperta” e soprattutto addestrata da nonno Ferrante nell’antica arte dello 007. Altro perché “voglio vederla più spesso”. E certo! Con una bambina di 10 anni che fai? Ti metti a giocare con le bambole? Ludovico, una scusa più convincente, no? Di fatti quella volpaccia di nonno Ferrante mica l’ha bevuta la panzana dello Sforza.

Verità n.2. Ferrante ha sbagliato tutto nella vita, così come Alfonso. Il primo doveva darsi al teatro e il secondo fare il sicario. Già nei previi capitoli il nostro Aragona s’era esibito in monologhi degni di Corneille e Racine, ma in quest’ultimo credo che si sia superato. Tra citazioni di Seneca, del Salmo sulla Sapienza, etc. ha dimostrato che la cultura serve, specie se vuoi prima rintronare la nipote e poi affondarle il colpo di grazia, come i toreador (e lui è spagnolo, il cerchio si chiude!) Ora però voglio un monologo alla “Orazi e Curiazi” durante la rivolta baronale, nonché la citazione di Cesare Augusto quando muore. Applaudite! Applaudite!

Verità n. 3. Rileggendo il capitolo dopo una robusta assunzione di caffè, devo dire che mi ha molto commossa il commiato tra Ferrante e Beatrice. Un po’ perché ho colto la citazione di Sanguis Meus che già era stato un colpo dritto al cuore, specie l’ultima frase; un po’ perché mi ha ricordato la dinamica ch’io stessa avevo con mio nonno, di grandissima complicità, come se riuscissimo a capirci meglio tra noi due che con gli altri parenti. Infatti, andare in vacanza dai nonni per me era il massimo della vita e tornare una tragedia immane, eppure insomma ai miei volevo (e voglio) pur bene!
Figurarsi quindi il dolore che doveva aver provato la piccola Beatrice, cresciuta pressoché alla stregua di una figlia. Dovette sul serio esser stato per lei un trauma, perché alla fine di Ferrara e della sua famiglia biologica poco niente si ricordava, né mai sembrava esser giunto un grande interessamento verso di lei, tranne per delle sporadiche lettere. Tutto il mondo di Beatrice ruotava attorno al nonno e a Napoli: lì era cresciuta, lì aveva la sua famiglia dell’anima, lì era amata. Citando Sanguis, il nonno l’aveva raccolta uccelletto implume, scartato da nido e comprendo la sua rabbia per la richiesta del genero di rivolerla indietro, adesso che per lui era conveniente avere una figlia. E quanto avrà maledetto i baroni e se stesso per la sua mancanza di sapienza!

Certo è che un capitolo s’è chiuso dell’arco narrativo di Beatrice, aprendosene un altro. La sua meta ultima, Milano, si fa sempre più vicina. Come ha giustamente detto Alessandro, Napoli tuttavia rimarrà nel sangue dell’Estense, peccato però solo nel comportamento e non nel cuore …

Facciamo i bagagli per ritornare a Ferrara!

A presto,

H.
P.S. Donato arriverà, in barella, ma arriverà.
(Recensione modificata il 06/12/2021 - 12:07 am)

Buongiorno ,
Dunque è giunto il momento di separarsi , tuttavia c'è stato tempo per parlarne. Duro questo allontanamento, però lo sposo lo ritiene quanto meno doveroso.
Addio a questa splendida corte... ma come ci ricordi tu nelle note, questa bambina porterà per sempre con sé i ricordi aragonesi e brillerà come una stella...

Recensore Veterano

Dunque, premetto col dire, che qualora dovessi trovarmi a tavola con un vegetariano/vegano e questi dovesse lagnarsi delle mie abitudini carnivore, reciterò lo stesso monologo di Ferrante, su come sia la volontà di Dio, che ha creato il maiale acciocché esso si trasformasse per mio sollazzo in una fetta di cotechino. Poi ti riferirò le reazioni XD

Insomma, dopo Lorenzo, Ferrante si scatena in un secondo monologo con la piccola Beatrice e stavolta non per intimidire, bensì per infondere coraggio nella titubante fantolina. L’ultima frase m’ha un po’ ricordato quella del classico assassino psicopatico (Galeazzo Maria approva) con un pizzico di Hannibal Lecter per il rossetto al sangue, ed in effetti, dal punto di vista pedagogico, Ferrante ha un pelino esagerato: d’accordo che il mondo è crudele e yadda yadda, però conoscendo i difetti della tua famiglia, non è che incoraggiandoli ti si possano ritorcere contro? Una volta assaggiato il sangue (dunque il potere, stando a Ferrante) non è che poi la nipotina lo vorrà ancora di più, scavalcando tutto e tutti, perfino te? Viziare i pargoli non è mai buona cosa.

Inoltre, leggendo dell’episodio della formichina, Beatrice parrebbe avere in sé una volontà di dominio al limite quasi del patologico: emblematico quando ragiona sulla sua capacità di dare la vita e la morte, un potere effettivamente tremendo, da non prendere alla leggera e amministrare con senno e moderazione, sennò si pecca di hybris, punita puntualmente da ogni divinità di ogni religione. Invece, parrebbe che Beatrice si glori di possedere tale potere e vuole riprovare l’ebbrezza d’esercitarlo, senza capire che così pecca di superbia oltre a passare per una leggermente psicolabile. Perché il passaggio da animale a uomo – disse il buon Erasmo – è molto breve e facile.
Ma al momento, Beatrice relega la sua esperienza alla caccia, anche per non sfigurare davanti ai parenti, in particolare a Ferrandino, il testimonial per eccellenza del kalos kai agathos. Se tutti gli Aragona sono bravi in ogni cosa, vuoi che la piccola Estense sia l’unica pirla del gruppo? Giammai!

Decisamente Ferrandino mi piace più in questa versione (ossia quella storica) che in Et cedamus, in particolare mi è piaciuto il misto tra gravitas adulta e spensieratezza giovanile tipica della sua età. E sotto-sotto è anche un po’ vanitosetto, sa di essere affascinante e lo usa spudoratamente XD Molto inteso l’episodio alla Alessandro e Bucefalo e guarda, guarda chi è ritornato sulla scena, il buon Giovanni da Capua. E la guagliona chi è?

“Non è forse egli figlio mio?” = guarda, Alfonso, su questa domanda si è costruito un intero romanzo a parte …
“egli sì che farà grandi cose un giorno!” = la Moira si fa una risata.

Cacce, addomesticamento di cavalli selvaggi, la compagnia del nonno … un vero idillio per la protagonista, sennonché delle ombre si stanno affacciando all’orizzonte: i baroni.
Anche se Ferrante rimane generalmente un personaggio positivo, specie agli occhi di Beatrice, giustamente hai dimostrato come le sue magagne politiche esterne ed interne se le sia più che guadagnate. Non si può ingannare e pestare i piedi al prossimo, senza che prima o poi qualcuno restituisca e anche cogli interessi. Certo però che dopo Otranto e la Guerra del Sale, ora pure la congiura? Non c’è mai pace per il nonno, quasi a presagio della fine turbolenta che attende il suo regno …

Attendiamo la seconda parte per sapere come s’evolverà la congiura e l’impatto sull’ignara Beatrice.

Sanguis vita est (cit. Vlad Tepes)
H.

Buongiorno,
Una famiglia che ama il pericolo, Ferrandino già quasi un leader da cosi giovane... si direbbe che non possano essere in pericolo... ma la forza alla fine non è solo uccidere un animale o domare cavalli,è restare uniti e vincere le guerre.

Recensore Junior

Buongiorno e buona domenica! 
Nella prima parte del capitolo va in scena "Tutte pazze per Ferry" , l'audace cavaliere e domatore di cavalli (che io mi sono immaginata, chissà perché,  inguainato in una tutina alla Achille Lauro!) suscita grande ammirazione tra le cuginette. Tra lui e Beatrice vi erano dunque circa 8 anni di differenza; qui Beatrice comincia a manifestare una infatuazione infantile per il bel cugino, che nell'altra tua storia " Et nos cedamus" diveniva una vera e propria passione proibita. Diciamo che la particolarità di quel racconto era che avevi immaginato che  anche Ferrandino ricambiasse quell'amore ma che lo avesse compreso solo quando ella era già sposata ad un altro.  Intreccio  del tutto di fantasia, qui non leggeremo  nulla di tutto questo. Immagino che l'unico sentimento che Ferrandino nutrirà per Bea sarà qui quello di un tenero e protettivo affetto fraterno. 
Bella forte la scena finale del sangue del cinghiale ucciso sulle labbra della bambina, abbastanza gotica... la tenera Beatrice, dimostra, come i suoi avi,  di essere assetata di sangue e di potere... a proposito della caccia credo anche io che fosse piuttosto scomodo per le donne cacciare all'amazzone, anche per una questione di equilibrio, però ricordo anche che in Downton Abbey, ambientato verso il 1920, la contessa Mary deve sedersi a cavallo con le gambe di lato durante una battuta di caccia  per non suscitare lo sdegno di sua nonna; e se non erro in quella puntata era pure già sposata e vedova! Quindi forse il problema dell' apparire in pubblico a cosce aperte si era posto. Sarebbe interessante approfondire le abitudini dell'epoca degli Aragona... a presto!
 

Recensore Veterano

Di tutti i personaggi finora incontrati, direi che Alfonso d’Aragona e Ippolita Sforza sono i migliori che ti siano venuti. La loro dinamica coniugale è assai intensa, uno scontro-incontro tra due personalità forti eppure diversissime tra di loro. Hai molto approfondito con aneddoti, episodi sparsi, proponendo una coppia molto interessante, che lascia nel lettore un certo amaro in bocca per il loro potenziale non sfruttato.

Alfonso m’ha sempre dato l’impressione d’essere una bestia in gabbia: inquieto, animoso, violento, insofferente forse ai (giusti) freni del padre Ferrante. Ippolita, invece, tanto sembra angelica ma sotto-sotto nasconde una volontà granitica e altrettanto rancorosa all'occasione, lo dimostra come i due, pur seguitando ad amarsi, siano troppo orgogliosi per riappacificarsi. Certo non condono come Alfonso alzi le mani su Ippolita – giochi di mano, giochi di villano - di conseguenza bravo Ferrandino per essere corso in difesa della madre, anche se con esiti ancora disastrosi per via dell’età. Di sicuro questo non gioverà ai rapporti tra padre e figlio, almeno nell’immediato, ma d’altronde per un uomo la mamma è la mamma ed Edipo non è un’opinione, specie se il genitore la maltratta. In ogni modo, per come è venuto fuori, Ippolita più di tanto non deve preoccuparsi per Ferrandino, fatta eccezione d’un certo vizietto, il ragazzo crescerà sano. Curiosamente, è come se il meglio di Alfonso ed Ippolita si fosse unito in Ferrandino (ardore in battaglia, tenacia, magnanimità) mentre il peggio in Isabella (impulsività, testardaggine fino all’autodistruttivo, orgoglio), creando praticamente due poli opposti nei due fratelli. Se fosse sopravvissuto, sarebbe stato interessante vedere lo sviluppo di Pietro, forse il continuum tra loro due? Di sicuro sarebbe stato un valido sostegno per il fratello.

A furia di leggere di condottieri guerci – Pietro Busicchio, Baldassare degli Scipioni e ora anche Alfonso – mi domando se costoro avessero avuto un buon motivo per non indossare l’elmo con la celata, tranne per fare i fighi: soltanto Cesaruccio può correre spavaldo davanti al nemico, i capelli fluenti al vento! Egli può!

Divertenti i siparietti con Beatrice che, inconsciamente, appioppa il peggior insulto che si possa dare ad un milanese, se la sentisse Ludovig! Che poi “Moro” significa anche arabo/saraceno, quindi al massimo era un beduino! Sarebbe divertentissimo se avesse proposto ad Ercole di comprare sua figlia con una mandria di cammelli: “Dalle mie parti si fa così” Yalla!
Poi ho sogghignato all’immagine di Ferrante stile Robert Baratheon, con la trippa fuori e il povero paggio che non sa come allacciargli la corazza e ancora di più all’immagine di lui fare pilates assieme ad Ippolita.

Della Guerra del Sale t’ho già detto abbastanza in privato la mia opinione, aggiungendo che è inutile che Ercole sbuffi e rosichi, se la prenda piuttosto esclusivamente col Trotti (sì, QUEL Trotti) il quale era plenipotenziario a Bagnolo per contrattare. Se non mandi dei rappresentati che sappiano fare il proprio mestiere, o se accetti i raccomandati, questi sono i risultati. E mi fa pensare se, alla Pace di Versailles del 1919, non ci fosse stato un discendente del Trotti, visti i pesci in faccia che si prese l’Italia. Un po’ come accadrà ad Alfonso d’Este che, entrando nella Lega di Cambrai tutto baldanzoso per riprendersi il Polesine, alla fine non soltanto non l'otterrà ma dovrà pure finire per difendere i propri territori dalle truppe pontificie.

In ogni modo, non possiamo non gongolare per il risultato, ottenendo il Polesine e la morte del Papa in un colpo solo: un anno proficuo, insomma.

Hasta luego,
H.
(Recensione modificata il 15/11/2021 - 10:56 am)

Recensore Junior

Sicuramente l’idea mi garba, anche se non avere Beatrice come protagonista mi parrà strano. Non mettere però troppa carne a cuocere, c’è anche sangue sitisti da ultimare, per il quale resto in attesa! Ma non farmi passare per una malata che legge solo storie a bollino rosso, non è affatto così! E poi colpa tua, che in et nos cedamus descrivevi così bene le scene hot!
Per il nome della donzella deve essere ovviamente un nome medievale e non ho abbastanza dimestichezza sul punto. D’istinto mi è venuto Virginia, per contrappasso, essendo costei, da quello che anticipi, abbastanza zoxxola.
Quanto a questo capitolo, la narrazione scorre sempre fluente e trascina il lettore tra battaglie ed intrighi. Quando leggo di Fer mi viene sempre una tristezza pensando che avrebbe potuto essere davvero un buon re, ma il fato glielo ha impedito.

Buongiorno,
un capitolo molto tecnico, dedito agli eventi storici più rilevanti del periodo.
Certo che i ferraresi questa volta se la sono vista brutta...
Però ecco ancora il tira e molla tipico dello scenario italiano, tanta guerra e poi poco di fatto, cambi di schieramenti e pacificazioni.

[Precedente] 1 2 3 [Prossimo]