Recensioni per
Il futuro della specie
di Parmandil

Questa storia ha ottenuto 3 recensioni.
Positive : 3
Neutre o critiche: 0


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Recensore Master
13/08/21, ore 09:13

Ciao^^
gironzolavo per la sezione fantascientifica e mi sono imbattuto in questa bella storia.
Ah, un po' di eugenetica. Come ci vorrebbe al giorno d'oggi! Quante malattie si potrebbero evitare, come si potrebbe migliorare la specie!
Momento di sdilinquimento a parte, devo farti i complimenti per svariati motivi. In primis la tua prosa piacevolissima, scorrevole, elegante ma per nulla ampollosa. le descrizioni sono precise ma non pedanti e riescono a creare un'immagine vivida sia dello studio del grande naturalista, sia di lui stesso, esattamente com'era nei suoi ultimi anni, un po' curvo, con le sopracciglia folte e la barba da patriarca.
Bello il particolare degli occhi, che invece si mantengono brillanti e attenti: a Darwin non la si fa, basti solo leggere le sue considerazioni finali sull'aspetto del sedicente intervistatore.
L'intervista ripercorre i punti fondamentali delle teorie di Darwin e il percorso che il grande scienziato ha seguito per enunciarle. Ritroviamo il Beagle, le Galapagos, i fringuelli e le iguane. Giustamente Darwin si rammarica della "selezione innaturale" che già allora cominciava a prendere piede. Così facendo, si selezionano soggetti deboli, inadatti alla sopravvivenza. Certo, le macchine facilitano tutto, ma quando saremo delle amebe circondate di tecnologia (ovvero fra poco) cosa succederà?
Colpo di scena, l'intervistatore è un umano perfetto, proveniente dal XXVI secolo, che viene a conferire, tramite una macchina del tempo, con colui che essenzialmente gli ha permesso di essere perfetto. Non a caso lo definisce "profeta", cosa che in effetti ai suoi tempi fu, osteggiato come la maggior parte dei profeti.
Una storia molto bella, scritta in modo ineccepibile, dalla quale traspare una conoscenza dell'argomento non scolastica nè pedante, ma ragionata e precisa.
Complimenti, spero che troverai il tempo di scrivere altri racconti del genere.

Recensore Master
02/08/21, ore 14:21

Sono contento di avere letto questa bella storia, che ci porta al cospetto di uno degli intellettuali che rispetto di più. Questo rispetto, devo dire, non è stato condiviso ai suoi tempi, e da qui il fiorire di caricature bestiali e di battute che di arguto potevano avere solo la forma, che mascherava ignoranza e presunzione dei loro autori.
C'è da dire anche che, se non una parola di quelle scritte da Darwin mi sembra men che ragionevole, molto spesso le versioni divulgate dai suoi sostenitori nel tardo ottocento e primo novecento erano deformazioni grossolane del suo pensiero che hanno dato ai loro avversari dei bersagli deboli sul quale impostare confutazioni.
Altre interpretazioni ispirate a Darwin nascondevano soprattutto l'aggressività dei loro propugnatori: per esempio, l'idea che un leone e una gazzella si sveglino e comincino a correre per sopravvivere, propugnata dai sostenitori del laissez-faire economico (ma hanno mai misurato col cronometro quanto tempo leoni e gazzelle corrono realmente in una giornata?), oppure l'idea che la guerra sia una competizione in cui si affina la razza... ma non è che in guerra vadano e muoiano soprattutto gli uomini validi?
Indubbiamente la preoccupazione espressa dal tuo Darwin è molto credibile come risposta che avrebbe potuto dare il vero: le cure mediche, la protezione sociale e altri fattori sospendono la selezione che per milioni di anni è stata alla base dell'evoluzione, creando un'umanità sempre più fisicamente debole e dipendente da risorse che prevedibilmente possono venire a mancare prima o poi.
Il tuo racconto lascia anche balenare una soluzione: una selezione artificiale dovuta a un ministero dell'eugenetica, prevedibilmente abbinata a una drastica riduzione numerica e a una ridefinizione completa dell'etica e della politica. Vengono passati sotto silenzio, anche per brevità, gli stravolgimenti sociali, demografici ed ecologici nella fase di transizione verso questo nuovo mondo in apparente equilibrio col suo ambiente.
Insomma, è una bella storia sia per come è scritta, sia per gli argomenti del passato, del presente e del futuro sui quali ci fa spaziare.
MaxT :)

Nuovo recensore
13/07/21, ore 13:39

Fantastico! Davvero, non ho altre parole per descrivere questa storia. A parte il fatto che mi ero completamente dimenticato che si trattava di una storia di fantascienza fino al finale (e questo è un complimento, perché dovrebbe far capire quanto sono stato catturato e ipnotizzato da ciò che hai scritto), quella che ho davanti è una storia scritta davvero... bene. Non parlo solo di grammatica e flusso di parole e periodi—e non che questi siano di poca importanza o che renderli nel modo corretto sia semplice o banale, anzi—ma proprio di forma, di... confezionamento, direi. Hai usato le virgolette corrette (niente "[...]", o addirittura <<[...]>>), usando peraltro uno stile unico e coerente lungo tutto lo scritto, ossia virgolette seguite dalla minuscola senza alcun segno d'interpunzione se immediatamente seguito da un commento o da un dialogue tag, e poi un punto alla fine per concludere ogni periodo, anche se termina direttamente con una chiusura di virgolette.

Mi azzardo anzi a chiederti due cose, tanto stimo il modo in cui hai redatto questa storia: la prima è come rendere l'indentatura all'inizio dei paragrafi (forse c'è un'opzione qui su EFP che mi è sfuggita, ma anche in tal caso sarebbe bene capire come fare per attivarla su tutti i paragrafi in automatico), ma soprattutto se hai usato un qualche manuale di stile per suggertirti questo uso della punteggiatura (e in tal caso quale), o se ti sei ispirato a qualche romanzo che ti piace e che, nella sua forma pubblicata, usava le stesse convenzioni grafiche per riportare dialoghi e il resto.

Il modo in cui scrivi, poi—punteggiatura a parte, che ho già discusso—è fenomenale. Non mi spavento a dire che è un livello che mi sembra del tutto professionale, tanto che non mi sorprenderei se tu mi dicessi di essere un autore già pubblicato. È difficile dispensare complimenti in forma scritta sperando che colpiscano nel segno, ma lascia almeno che ti dica questo: la tua storia era scritta talmente bene che non avrei potuto saltare un singolo paragrafo anche se avessi voluto, per il semplice fatto che la storia nella sua interezza mi calamitava e mi attraeva tanto che non volevo perdere alcunché, fosse stato anche il saltare una parola mentre gli occhi scorrevano sul testo. E io penso che non ci sia complimento migliore per un autore che il sentire che il pubblico ha letto e apprezzato tutto, perché davvero quello è il punto che io ho raggiunto.

Per quanto riguarda la storia in sé, poi, anche quella è un piccolo colpo di genio: attribuire a Darwin l'idea del darwinismo sociale è una cosa alla quale non avevo mai pensato, ma effettivamente ci sta che lui stesso possa aver avuto questi pensieri. Di per sé il concetto non è neanche sbagliato: è chiaro che questo non vuol dire che vanno eliminati gli esseri umani più deboli, però è anche vero che proteggendo tutti andiamo a incidere sul meccanismo della selezione naturale in modi che potrebbero essere del tutto imprevisti. L'unica consolazione, quantomeno, sta nel fatto che non è una cosa di ora: i fossili dimostrano che già centinaia di migliaia di anni fa le popolazioni umane si prendevano cura dei feriti (ad esempio ci sono fossili di gente anziana con gambe rotte nell'infanzia, il che testimonia la presenza di una civiltà in grado di provare pietà per gli ammalati e accudirli per un lungo tempo), ergo già da molto l'influenza che gli uomini esercitano sulla natura si è estesa anche all'evoluzione mediante selezione.

E poi, il tocco finale di fantascienza coi viaggi nel tempo: è stato davvero sorprendente perché come accennavo prima mi ero completamente dimenticato che si trattava di science fiction (ero davvero stato catturato così tanto dai discorsi di Darwin e del giornalista), ma è un finale che ci sta tutto! Spiega anche l'interesse del giornalista nel far virare la conversazione verso una certa direzione, anche se questa è una cosa che penso si possa notare solo a posteriori—ed è un bene, nonché un altro segno di ottima scittura.

L'unica cosa che potrei dire, sempre che di errore si tratti, è la presenza di un ‘dì’ imperativo verso il finale, in «[...] dì la verità [...]»; so che è troncamento di ‘dici’, e in quanto tale dovrebbe essere scritto con l'apostrofo: ‘di'’. Ma è pure possibile che ricordi male, e in ogni caso si tratta di una cosa che, essendo una storia in digitale, può essere corretta in quattro e quattr'otto. E poi quello che resterà sarà un vero gioiello, davvero una delle one-shot più belle e, soprattutto, ben scritte che io abbia mai letto—qui o altrove!