Cara Celeste,
come stai? Spero tutto bene ed è sempre un piacere immergersi nelle sensazioni che trasferisci nelle parole, le quali poi diventano poesia, trattando tematiche le più svariate.
Chi non ha sentito il richiamo dei diciotto anni e con esso l’aspettativa di poter essere finalmente padroni del proprio destino? Penso che tutti abbiano atteso questo traguardo, il quale significava che ci lasciavamo alle spalle l’età adolescenziale per entrare a pieno titolo nel mondo degli adulti. Ancora non si potevano sapere quali e quante sarebbero state le incognite che ci avrebbe riservato il futuro, ma si era consci che le si sarebbero potute affrontare liberamente, operando delle scelte, facendo appello solo a noi stessi. Un carico di responsabilità ci ha allora investito e noi, ancora a digiuno, ci siamo trovati un po’ smarriti, in quanto non eravamo certi che saremmo stati in grado di sopportarlo. Forse, in quei momenti, avremmo voluto temporeggiare solo qualche attimo ancora per poterci sentire pronti a iniziare un percorso dal quale non si sarebbe più tornati indietro.
Il tuo componimento, fatto di concetti che hai saputo mettere delicatamente in rima, mi ha rimandato con la memoria indietro nel tempo, a quando anche io ho attraversato quel periodo e ho rivissuto, in un lampo, i dubbi che mi si erano aperti davanti, accompagnati da un leggero timore di non essere in grado, o di non avere la forza necessaria, di fronteggiarlo tutta da sola.
Complimenti e, sperando di risentirti prossimamente, dato che siamo ad un passo dalle festività pasquali, ti mando un affettuoso augurio affinché possa festeggiarle in piena serenità con i tuoi cari. A presto! Elena |