Gentile Elena, come stai? È da diverso tempo che non ci sentiamo e mi faceva veramente piacere passare sotto un tuo nuovo componimento e farti avere un mio parere a riguardo. Approfitto anche dell'occasione per augurarti un sereno anno nuovo: spero che possa offrirti serenità, sollievo e qualche bella soddisfazione che non guasta mai. A proposito di anni che passano e tempo che fugge via, se non sono invadente e non erro mi sembra di dedurre dal tuo testo che quanto trascorso ti abbia lasciato un retrogusto amaro, come una sensazione di sospensione emotiva, uno stato d'animo di malinconia soffusa che non va via: può capitare, infatti, che il ripiegamento nel proprio mondo interno e nello spettro di dubbi e affanni di un determinato tratto del nostro tragitto di vita sia tale che ci si sente sopraffatti e disconnessi dal mondo reale, come se di colpo ci si trovasse in uno stato al confine tra sogno e realtà e l'atmosfera attorno a noi si facesse rarefatta, quasi evanescente: la mente comincia a correre lungo binari che non riconosce come suoi e si contorce in un vortice che ci lascia addosso tensione non risolta e stress. Mi piace molto l'associazione tra la confusione legata al fluire incessante degli interrogativi che ti poni e il mare in tempesta - immagine, quest'ultima, che tra l'altro adoro inserire anche nei miei testi: quando l'anima si affolla di domande che non trovano risposta, di echi che non donano pace e di rumore di fondo, la sensazione predominante è quella di una progressiva e lacerante perdita di controllo, come se qualcosa stesse sviando tutti i termini e, di fatto, onde enormi stessero cercando di travolgerci e a grandi sorsi di farci affogare; in questo caso, non si sta bene con sé stessi, si ha paura, si brancola nel buio, ci si trascina a passi incerti lungo la nebbia che riempie il ritmo delle nostre giornate, lungo il tremolio furtivo delle nostre parole, delle nostre emozioni, dei nostri respiri. Mi piace molto anche il fatto che tu abbia paragonato il tuo intorpidimento ad una danza di ombre sfuggenti: quel che non trova risposta, dentro di noi, continuerà a scalpitare, in silenzio, nella penombra della solitudine, nella speranza inconscia di essere integrato col resto dei contenuti psichici della nostra personalità. La presenza di vuoti lasciati aperti, infatti, contrasta col bisogno umano di completezza e chiusura emotiva e, dal mio punto di vista, produce proprio quel genere di sensazione che hai descritto. Concludo offrendoti, se posso permettermi, un piccolo suggerimento, una chiave di lettura personale: di fronte a questa apnea che descrivi, prova ad accettare il momento presente così com'è, senza giudicarlo, senza provare a cambiarlo, senza rinnegarlo, ma osservandolo da un punto di vista analitico e da una prospettiva più dolce. Va bene non avere sempre tutte le risposte a portata di mano, così come va bene, anche se non ci piace, pensare che forse, per trovare la pace di cui necessitiamo, dovremo faticare un altro po' o comunque attendere una porzione di tempo che non possiamo quantificare né calcolare; anzi, non è detto che ci faccia necessariamente del bene ostinarci nel trovare soluzioni ai nostri interrogativi, sebbene sia umano, fisiologico, desiderare una sorta di omeostasi interna. A volte, forse, bisogna lasciar che le cose si sedimentino da sole, con naturalezza, e si collochino, col tempo, con la calma e la pazienza, in un'angolazione percettiva che sul momento non riusciamo a prevedere. In ogni caso, non esistono risposte giuste o sbagliate, ma esiste solo quel che si confà al proprio modo di essere ed esperire la realtà. Spero davvero che le mie parole possano esserti d'aiuto in questo momento e offrirti un piccolo angolo di riflessione, mi piaceva l'idea di condividere la mia visione personale delle cose nell'ottica di una piena partecipazione emotiva alla tua esperienza. Detto questo, ti faccio i miei complimenti per questo scritto e mi auguro davvero di risentirti presto! Un carissimo saluto
|