Recensioni per
Lettere dal mondo sotterraneo
di Noize

Questa storia ha ottenuto 5 recensioni.
Positive : 5
Neutre o critiche: 0


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Recensore Master
27/03/26, ore 10:25

III
TERZO POSTO, CON UN TOTALE DI 49.25/50
Lettere dal mondo sotterraneo, di Noize

Grammatica e Stile: 9.75/10 (media tra 9.5/10 di g. e 10/10 di s.)
La grammatica è praticamente perfetta, ci sono solo pochi errori di battitura.
“Avevano il corpo dipinto” – doppia spaziatura prima dell’inizio della frase -0.10
“che davano carne” – “che davano alla carne” -0.10
“umano. Quel fuoco” – doppia spaziatura -0.10
“E questa è l’unica forma di esistenza che qui mi concessa” – “Che qui mi è concessa” -0.20
“Non ve ne seguiranno altre” – non è propriamente un errore, ma avrei rimosso il “ve”
Il punteggio complessivo è quindi 9.5/10.

L’obbligo dell’inferno da te pescato era forse uno dei più ostici, almeno a livello di valutazione formale, in quanto è andato a impattare stile, trama e modalità espressive dei personaggi. Ne terrò comunque conto all’interno della valutazione: lo stile epistolare ha le sue peculiarità, nella struttura e nella voce.
In ogni caso, l’uso delle lettere mi ha convinto: si vede l’intento di costruire la storia come un flusso comunicativo tra figlio e madre, ma anche tra Itzcuin e l’interno mondo che ha dovuto abbandonare per prendere posto negli inferi (a tema con il contest, tra l’altro XD)
La voce narrante è gestita molto bene. La lingua, seppur sintatticamente semplice, è posata e formale, coerentemente con la funzione che la parola scritta aveva all’interno della civiltà azteca. Ha inoltre senso l’uso di termini anche alti e settoriali, in determinati passaggi, da parte del protagonista: sono indice della conoscenza che gli dèi gli hanno attribuito per svolgere al meglio il ruolo di custode, ma al tempo stesso non impedirebbero un’eventuale comprensione del contenuto delle missive da parte della madre, destinatario originale – il tono resta onesto e sincero.
Fantastico poi l’uso delle chiusure e delle firme, che da mero passaggio formale si trasformano in veri e propri vettori di trama, a mano a mano che la storia si avvia alla conclusione.
Le descrizioni ambientali del Messico sono straordinarie: tra una pagina e l’altra del viaggio di Quauhtli si vedono l’estrema varietà del paesaggio naturale e culturale. Il modo in cui hai ricreato l’arida regione settentrionale mi ha ricordato tantissimo Meridiano di Sangue di Cormac McCarthy – che per tanti motivi non ho apprezzato, come scrittura, ma che nelle descrizioni del deserto e delle sue popolazioni ha dato il meglio di sé: si respira la polvere, nelle tue pagine come nelle sue, e le facce dipinte dei nativi nomadi emergono vivide, apparizioni violente se poste a confronto con lo scenario piatto che le circonda.
E poi nel sud, tra lo Yucatan tempestato di rovine Maya e la giungla centroamericana, mi sono sentito in un vero e proprio romanzo d’avventura: la tua prosa, estremamente suggestiva, mi ha lasciato meravigliato di fronte alla ricchezza di dettaglio, suoni e colori.
Eccezionali infine anche le ricerche sul lessico, precisissime e complete. Non posso che attribuirti il punteggio pieno.

Trama e Originalità: 9.75/10
Partendo dall’originalità, non posso che constatare l’eccellenza della storia in questo parametro, a partire dalla scelta del tema e considerando la tua rielaborazione della leggenda originale, che ti ha permesso di inserire all’interno del racconto il tema del confronto tra vita mortale e vita eterna (qualcosa che ricorre nelle storie di questo contest, sto notando). Ottimo anche il worldbuilding, tra ricerca sulle tradizioni azteche e aggiunte personali molto interessanti.
L’inizio del racconto è un po’ lento (è a questo che è legata l’unica, piccola penalizzazione relativa a questo parametro): soprattutto le prime due lettere, secondo me, spiegano un po’ troppo la situazione (da un lato è giusto che il contesto soprannaturale venga introdotto in questo modo, alla fine è come se Itzcuin lo stesse raccontando alla madre, ma avrei compensato tagliando un po’ le parti relative alla sua vita mortale, che vengono poi riprese nel flashback in cui si parla del rito d’iniziazione della sorella e della morte materiale del protagonista, e che ho trovato molto coinvolgente).
Tuttavia, la sensazione dura poco, perché tra il suddetto flashback e le vite delle anime che Itzcuin accompagna, la storia ha preso il volo, catturandomi completamente, come se anch’io avessi iniziato un vero e proprio viaggio al loro fianco, da cui è impossibile staccarsi fino alla fine.
Un punto a favore è costituito anche dalla disposizione delle lettere: mi è piaciuto come ognuna di esse porti avanti la trama in un modo diverso, non necessariamente lineare nonostante l’ordine cronologico, in modo che il mosaico vada a completarsi soltanto alla fine. Nonostante la struttura forzatamente rigida, la storia procede imprevedibile, ma naturale e sempre coerente con sé stessa; un po’ come la corrente di un fiume, insomma.
Il finale, poi, mi ha stupito molto. O meglio, ero convinto anch’io che Itzcuin non sarebbe riuscito ad abbandonare il Mictlan, ma il modo in cui il tutto si è svolto mi ha proprio colpito.
Nonostante le promesse degli dèi, infatti, i segnali provenienti dalle lettere non sono mai giunti alla madre – e scoprirlo nel momento in cui lui legge l’anima di lei dopo la sua morte è stato un colpo al cuore – e proprio da lì parte la riflessione del protagonista che si ricollega alla citazione di Svevo, al continuo confronto tra “agire” ed “essere agito” che è il cuore della seconda parte della storia. L’inevitabilità del destino si percepisce come un vero e proprio peso, a cui non c’è alternativa se non sottostare, rassegnandosi.

Caratterizzazione e introspezione dei personaggi: 10/10
Anche qui, l’obbligo di ricorrere al genere epistolare poteva costituire una difficoltà, ma trovo che l’introspezione – nel modo in cui, tramite la scrittura delle lettere, Itzcuin si scava dentro, analizzando la propria condizione – sia stata gestita alla perfezione.
Oltre che filo conduttore di trama, le lettere sono un percorso che il protagonista compie anche nei confronti di sé stesso: scoperta della novità prima, respingimento poi, e infine accettazione della propria condizione, quando in assenza di alternative Itzcuin abbandona definitivamente la propria identità umana, prendendo definitivamente la forma semidivina di Xolotl.
La chiave per sfruttare al meglio il genere soprannaturale, secondo me, è bilanciare le particolarità dell’ambientazione con la componente emotiva dei personaggi: nonostante il mondo in cui sono immersi sia profondamente diverso dal nostro, devono comunque risultare umani, vicini al nostro sentire. E così è stato qui: ho proprio empatizzato con Itzcuin, nel momento in cui attraverso i ricordi altrui rivive prima ciò che ha dovuto lasciarsi alle spalle, e poi vede mondi che non aveva mai neanche potuto immaginare, conosce vite che apparentemente non sono altro che banali esistenze di sconosciuti, e che invece lo arricchiscono profondamente – e noi lettori con lui, in verità.
Sembra proprio di conoscerli, i personaggi secondari: non stiamo vedendo solo i loro ricordi sulla pagina, a mano a mano che affrontano le insidie letali del Mitclan, ma stiamo entrando all’interno della loro stessa anima, proprio com’è in grado di fare Xolotl. Ognuno ha le sue speranze, il suo modo di vivere e pensare: per Quauhtli è la ricerca continua della libertà, tra oceani e deserti, anche a costo di abbandonare per sempre gli affetti e l’amore; per la madre di Itzcuin è il dolore – per la perdita di un figlio, per la vita dura che ha condotto, anche se ricca di speranza e affetti.
Insomma, cara Noize, anche i tuoi personaggi sono davvero umani nel profondo, e mi sono rimasti impressi. 10/10!

Bonus: 10/10
Paradiso – Demone: Soprannaturale/Fantasy, Labirinto, “Strano – pensò – sembrerebbe che metà dell'umanità esista per vivere e l'altra per essere vissuta” (Italo Svevo, Senilità): La tua rielaborazione dell’aldilà azteco inserisce indubbiamente il racconto all’interno del genere soprannaturale, aspetto che hai poi arricchito con le interazioni tra le anime dei defunti, Xolotl e i nove livelli del Mictlan. Mi è piaciuta molto l’interpretazione data al prompt del labirinto: se da un lato il percorso delle anime è lineare, seppur ricco di insidie, dall’altro l’aldilà stesso è in grado di modificare la propria forma per impedire al custode di uscirne: la sequenza in cui descrivi lo spostamento delle pareti e delle strade mi ha davvero colpito. Infine, la frase di Svevo, che capolavoro! Non l’hai inserita esplicitamente all’interno del testo, ma il suo significato si respira lungo l’intera seconda parte della storia, in cui Itzcuin è attanagliato dal dubbio: può dire davvero di aver vissuto, o tramite il suo ruolo eterno sta solamente subendo le vite altrui? Geniale. 3/3
Purgatorio – Messico: Se già la rielaborazione della mitologia azteca legata all’aldilà sarebbe bastata da sola ad assolvere indicazione, le descrizioni che dell’intero Paese che hai fornito tramite i ricordi delle diverse anime (in particolar modo, ripercorrendo la vita di Quauhtli) hanno reso il Messico vero e proprio co-protagonista del racconto, perfettamente caratterizzato nei suoi aspetti ambientali e culturali. 2/2
Inferno – Il racconto deve essere scritto in forma di lettera / diario / verbale / notizia di giornale: L’obbligo era molto difficile, secondo me. La forma epistolare è infida perché richiede perfetta adesione alla voce del personaggio, senza dare la libertà espressiva e introspettiva che concede invece una prima persona pura. Considerando la combinazione con genere e luogo, ammetto di aver pensato che la sfida fosse quasi proibitiva. E invece, wow, che risultato! Il tono è gestito alla perfezione, e tramite ogni lettera la trama si evolve, portando il lettore e il protagonista in direzioni sempre inaspettate. 5/5

Titolo: 4.75/5
Hai scelto un buon titolo, a mio parere, adatto a un testo scritto in forma epistolare e in grado di incuriosire il lettore, portandolo da subito a chiedersi quale sia questo mondo sotterraneo, che cosa nasconda: l’aldilà dei defunti, come da tradizione, o qualcosa di diverso?
A fine lettura, confermo la mia impressione iniziale: già da questo titolo si respira l’atmosfera cupa e riflessiva che anima il racconto. Inserisco la penalità minima perché mi sarebbe piaciuto trovare fin da subito un piccolo riferimento alla cultura azteca, ma riconosco la difficoltà linguistica che unire italiano e Nahuatl avrebbe comportato.

Gradimento Personale: 5/5
Lo dico senza alcun problema, che, tra tutti i partecipanti al contest, il tuo racconto è stato senza dubbio il mio preferito: mi ha fatto emozionare per il rapporto tra madre e figlio, meravigliare di fronte alla ricerca e al mondo vivido che hai saputo costruire intorno a un’intera cultura e alla sua mitologia.
L’inizio è stato un po’ lento, ne ho già parlato in precedenza, ma quando la storia è entrata nel vivo non sono più riuscito a staccarmene, seguendo le vite straordinarie delle anime che hanno attraversato il Mictlan, e al viaggio interiore che Itzcuin/Xolotl ha vissuto accompagnandole, respingendo e infine accogliendo la sua nuova identità.
Ho sempre amato le culture mesoamericane, e trovo che tu sia riuscita a rendere giustizia al popolo azteco, di cui così poco ci è rimasto. Non conoscevo il loro sistema di scrittura e, grazie alle tue note, ho avuto modo di incuriosirmi e approfondirlo come si deve, aprendomi un mondo vero e proprio.
Davvero complimenti, sei un’autrice eccezionale, e anche questo racconto è uno dei più belli che abbia mai letto su EFP.

+ PREMIO SPECIALE “SCHERZETTO” PER IL MIGLIOR UTILIZZO DELL’OBBLIGO INFERNALE

Recensore Master
12/02/26, ore 22:21

Ciao! Vengo dal contest di Mystery 😄
Nonostante la lunghezza ho letto tutto (anche le note si) con molto interesse, la mitologia mi ha sempre affascinato e infatti ho qualche volume anche sulle culture diverse da quelle classiche, più occidentali e nostre diciamo....

Questa storia però non narra esclusivamente di mitologia, anzi, la mitologia fa in parte da sfondo quasi se vogliamo.
Questo racconto parla di umanità.
L'umanità sì, variegata nelle sue storie di vita vissuta, quasi a mostrarci che, in fondo, possono passare i secoli ma le "pulsioni", le caratteristiche degli uomini restano sotto sotto le stesse.
E così abbiamo la madre che piange il suo bimbo (non ci hai detto quando è morto Izcuin ma per una madre resta sempre il suo bimbo) vista attraverso gli occhi dello stesso bimbo.
Abbiamo il vicino di casa, una vita che inizia in maniera difficile e un viaggio appagante lungo una vita intera fino a vedere i confini della terra conosciuta (almeno da loro).
E poi si ritorna alla figura della madre, alla sua vita molto più "statica" certo, ma non per questo meno degna di quella avventurosa di Quauhtli, con le sue difficoltà e i suoi compiti.

Nel mentre vediamo crescere anche il protagonista, attraverso questo interminabile viaggio di accompagnamento nell'aldilà che compie con le anime.
Si arricchisce certo.
Ma sono.... Le vite degli altri.
Altri con cui non può interagire e questo alla lunga pesa, cambia.
E allora l'arricchimento diventa un macigno, diventa dubbi, insofferenza per un ciclo infinito mentre per gli altri è un cerchio che invece ha una fine.
Ma quando prova a lasciare il suo ruolo e quel luogo che conosce cosi bene ha un'amara constatazione: non può, perché è diventato parte del luogo stesso.

Mi hai lasciato addosso la malinconia delle cose vere e la tristezza per il destino di Izcuin, ma ne è valsa la pena perché hai ricavato da un pacchetto complesso un racconto intenso e interessante. Complimenti!
In bocca al lupo per il contest e alla prossima occasione! 🤗
Nala

Recensore Master
28/01/26, ore 15:32

Buongiorno,
ho trovato molto affascinante la tua scelta relativa alla civiltà di ambientazione e ho apprezzato il modo in cui la storia viene raccontata tramite le lettere che il protagonista scrive alla madre.

L'introspezione mi è piaciuta molto e l'ho trovata molto adatta alla storyline, che hai saputo narrare molto bene e che fa immegere a pieno nella cultura della civiltà azteca.
Ho apprezzato molto l'interrogarsi del protagonista su come sarebbe stato avere una normale vita umana e il modo in cui ne sente la mancanza.
Quelle riflessioni le ho trovate piuttosto commoventi e mi sono sentita molto coinvolta durante la lettura.

Fun fact: ti scrivo questa recensione dopo una call lavorativa con un cliente messicano. XD

Un saluto,
Milly

Recensore Master
15/01/26, ore 14:50

Ciao!
È stata una lettura estremamente interessante. Non strettamente rilevante ma credo che se mi fosse toccato l’obbligo di raccontare via lettere mi sarei ritirata, invece tu ne hai tirato fuori un’idea davvero intrigante! Amo come hai reimmaginato Xolotl, rendendolo un semidio che nasce tra gli uomini (tra l’altro è stato molto interessante trovare i piedi al contrario come segno che lo distinguono, perché informandomi sulla mitologia brasiliana per la mia storia ho trovato anche lì un personaggio con la stessa caratteristica, il curupira – non che poi ne abbia scritto, ma insomma interessante trovare punti in comune tra le mitologie di culture comunque vicine!) invece di un dio (interessante anche la leggenda originale che hai riportato in nota, grazie).
Uno dei temi che mi ha più affascinata qui è la scrittura: Itzcuin venendo reclamato dagli dèi ha perso tutto, quindi insegue le ultime tracce della sua identità precedente immaginando di scrivere alla madre, ma come dice lui stesso la verità in fondo è che Itzcuin scrive per sé stesso, per ricordarmi chi sono o chi credevo di essere.
E alla fine, una volta che ogni legame avuto in vita è perso definitivamente senza che lui potesse far niente per impedirlo (e anzi costretto a testimoniare ogni addio) e qualsiasi speranza di riuscire mai a lasciare il Mictlan (nonostante al di fuori non ci sia, presumibilmente, niente per lui), si rassegna a restare dove è diventato ciò che è e dice addio a chi è stato in un tempo che nessuno potrà più ricordargli, ed ecco che nella sua ultima lettera si firma Xolotl, guardiano del Mictlan e non più amato figlio di una donna morta da tempo che le sue lettere non le ha mai ricevute. Rinuncia alla sua identità mortale e alla scrittura, non vedendo più il senso di ancorarsi a una vita che gli è stata tolta senza che potesse mai scegliere.
Affascinanti anche le vite che hai dipinto attraverso i suoi occhi: l’amico che ha visitato tutte le Americhe fino ad arrivare al punto d’incrocio degli oceani, la maqui (l’esistenza di questo ruolo mi ha molto colpita).
Insomma, complimenti per il mondo vivido che hai tratteggiato e per come hai raccontato il percordo di rinuncia alla sua umanità di Itzcuin/Xolotl!
Alla prossima,
Mari

Recensore Master
14/01/26, ore 20:49

Ciao ^^
Eccomi a leggere la tua storia.
L'intro mi ha subito incuriosita, associare la cultura azteca a un racconto epistolare è una scelta particolare e originale. Non conosco praticamente nulla di questo contesto storico, quindi è stato interessante approfondire la cultura e la mitologia di questo popolo. La storia del protagonista è molto drammatica, strappato troppo presto alla sua vita terrena per essere destinato a un compito divino. Il suo ruolo mi ha ricordato molto quello di Caronte che accompagna le anime dei morti. E il fatto che egli rimanga in questo limbo, lontano dalla realtà terrena, ma sempre legato alle anime di chi ha vissuto, gli rende ancora più difficile accettare il suo destino. Le lettere che scrive alla madre sono molto commoventi, ricche di amore e compassione. Alla fine, il suo ruolo come guardiano dei morti, lo porta ad amare e contemplare ancor più la vita attraverso le esperienze passate delle anime dei defunti.
Solo quando vede passare le anime di chi ha conosciuto, compresa quella della madre, si rende conto che il mondo è andato avanti, e che la sua umanità è ormai perduta per sempre. Così accetta il suo destino, contemplando le vite degli altri, senza aver mai avuto la possibilità di vivere la sua.
Un racconto molto intenso, complimenti.
Buona fortuna per il contest e alla prossima! :)